PER RIFORMARE, OCCORRE STUDIARE!Commento alle proposte del Movimento Europeo circa la Conferenza sul Futuro dell’ Europa

Dopo 70 anni d’integrazione post-bellica, per fronteggiare la massa crescente di problemi derivanti dalla caduta del Muro di Berlino, dal fallimento del Trattato Costituzionale del 2003,dalla Brexit, dall’arresto dell’allargamento e dall’avvento dell’ Intelligenza Artificiale, l’Unione Europea necessiterebbe comunque di una profonda riforma.

Per giunta, la vita dello spazio  Europeo in questo periodo non  fa oggetto di una tranquilla evoluzione, bensì di una traumatica involuzione:

-disgregazione ideologica e geopolitica (rifiuto da parte della Svizzera; Brexit; conflitti con gli Slavi Orientali, con Visegrad e la Turchia)

-gravissimo ritardo tecnologico (completa assenza di un’industria digitale europea degna di questo nome);

disoccupazione alle stelle (vedi gli scandalosi obiettivi del summit sociale di Porto);

-nuove povertà, anziché eliminazione di quella estrema;

-mancanza di sovranità (cfr. CAI, GAFAM,North Stream);

-letargia decisionale (cfr. tempi tecnici del Recovery Plan-Next Generation);

-privilegi ingiustificati (Big Pharma, GAFAM, Statuto delle truppe americane);

-lontananza dai cittadini (livelli bassissimi di partecipazione, prevalenza di autorità non elette).

violazioni dei “diritti umani” (“guerre umanitarie” in contrasto con il diritto internazionale, violazione sistematica della “Rule of Law” europea in materia digitale (Schrems, contratti Microsoft, spionaggio Danimarca), confusione normativa in materia di migrazioni, delitti di opinione, divieto di simboli religiosi, persecuzione giudiziaria dell’indipendentismo catalano, statuto di “non cittadini” nei Paesi baltici; espropriazione della minoranza serba della Krajina…);

-incoerenze sul tema dei “diritti civili” (Paesi di Visegràd).

Facendo seguito a nostre precedenti proposte, meno articolate, per la Conferenza sul Futuro dell’Europa, precisiamo qui di seguito il punto di vista dell’Associazione Culturale Diàlexis.

Dalla documentazione delle Istituzioni relativa alla Conferenza, risulta chiaro che non si ha alcuna intenzione di modificare significativamente l’insoddisfacente status quo sopra descritto, e, anzi, si persevera in un illogico atteggiamento di compiacimento autoreferenziale, che non risponde, né a risultanze obiettive, né alle convinzioni di cittadini e osservatori, bensì solo all’ autoreferenzialità della “Società dell’1%”. Ciò che scandalizza non è in rallentamento di un processo in marcia oramai da secoli, bensì la mancanza di idee nuove e di creatività. Il primo ad esserne deluso è il Movimento Europeo in Italia, che scrive:“Are the gates of the European Institutional Construction Site closed for citizens?”; “ Is the Conference descending into farce?”

Infatti:

a)non c’è, nei documenti della Conferenza neppure una traccia di riflessione “sul futuro” (intelligenza artificiale, multipolarismo, conquista dello Spazio);

b)non sono state aperte possibilità serie di intervento, né ai cittadini, alle associazioni, né alla cultura, e neppure ai partiti, e addirittura neppure al Movimento Europeo(risultando così chiaro che c’è la volontà d’imporre una soluzione prefabbricata, basata come sempre su un compromesso al ribasso fra Stati membri e Istituzioni).

Nonostante ciò, e forse proprio a causa di ciò, questa costituisce un’occasione d’oro per il Movimento stesso, per riqualificarsi in senso “rivoluzionario”, come collettore delle istanze di tutti i soggetti esclusi, preparando, con questi ultimi,  dei “cahiers de doléances” da sottoporre alle Istituzioni-

I.IL RUOLO DEL MOVIMENTO EUROPEO

Oggi, il Movimento ha un ruolo subordinato nei confronti delle Istituzioni, dei partiti e delle grandi organizzazioni sindacali, perché, coerentemente con una scelta  fatta 75 anni fa, esso ritiene che la politica in Europa debba essere fatta dai grandi partiti di massa di origine ottocentesca (liberale, cristiano-sociale, socialista, comunista). Oggi, in realtà, quei partiti, o non esistono più, o sono frantumati e dispersi all’ interno di “partiti europei” che non portano più neppure gli stessi nomi (Partito Popolare, Socialisti e Democratici, Renew), inoltre, hanno un notevole peso partiti prima inesistenti (Verdi, Conservatori, Identitari), e tutti insieme conducono politiche sincretiche e irriconoscibili all’ interno del “mainstream occidentale” politicamente corretto.

In questa situazione, paradossalmente, l’unico ad aver mantenuto delle idee-forza rimaste almeno parzialmente conformi alle problematiche del mondo contemporaneo è il Movimento Europeo:

uno Stato Europeo più forte di quello attuale (la “Federazione”, che potrebbe corrispondere agli altri cosiddetti “Stati-civiltà” che dominano la geopolitica contemporanea, e dove si potrebbe concentrare il fuoco dell’innovazione tecnologica e sociale);

il multipolarismo (il “federalismo mondiale”, in netto contrasto con l’idea di un’esclusivistica “Comunità euro-atlantica”);

-la politica estera e di difesa comune (con l’idea, conclamata ma mai avviata, della “Sovranità Strategica Europea”, in evidente contrasto con l’idea di una “guida americana” quale sostenuta da Biden);

-un’idea concreta di “Modello Sociale Europeo” fondato sul “Dialogo Sociale” e sulla partecipazione dei lavoratori quale esistente in quasi tutto il Continente (i “Comitati Aziendali”).

Spetterebbe dunque ad esso indicare il cammino ai partiti, non già viceversa.

Inoltre, giacché le stesse  idee-forza erano state concepite ben 100 anni fa (cfr. “Paneuropa”), in una situazione radicalmente diversa (addirittura prima della 2° Guerra Mondiale), esse avevano  cominciato fin da subito ad essere riviste (prospettiva di vittoria degli Alleati, abbandono dell’ apertura alla Russia, accettazione delle Comunità Europee…). Da molto tempo, però, queste idee non vengono più aggiornate, nonostante l’intelligenza artificiale, il crollo del Muro di Berlino, il Pensiero Unico, i BRICs, la Brexit….

Occorre perciò almeno aggiornare l’idea della ricerca della pace dell’ Abate di Saint Pierre alla luce dell’ Equilibrio del Terrore e del Rischio Esistenziale; la Carta dei Diritti alla luce dell’incombente conformismo digitale; l’egemonia franco-tedesca alla luce dello spostamento del baricentro europeo verso Oriente….

Tale linea di pensiero aggregante un insieme progettuale coerente dovrebbe riunire i  diversi filoni di riflessione : identità culturale, transizione digitale, evoluzione geopolitica, “multi-level governance”.

L’Asklepieion di Cos, dove Ippocrate scrisse “Arie, Acque, Luoghi”, la più antica e la più azzeccata teoria dell’ identità europea.

II.UNA BASE COGNITIVA FORTE QUALE PRESUPPOSTO DI RIFORME STRUTTURALI.

Il mainstream post-umanista (erede di messianesimo, utopia, occidentalizzazione e  modernizzazione), che ha gestito la transizione all’ Intelligenza Artificiale, sta esercitando una censura implacabile sul filone del  pessimismo tecnologico che, partendo da Huxley, passando per Anders, Asimov, Joy, Hawking, Rees, Assange e Snowden, ci ammonisce contro il “Rischio Esistenziale” implicito nel “Superamento dell’ Umano”.  Di fronte all’ attuale biforcazione fra due promesse messianiche -l’”Esportazione della Democrazia” degli USA e la“Comunità di Destino Condiviso”della Cina-, l’Europa sembra voler proporre in alternativa un proprio  non meglio definito “Umanesimo Digitale”,  relativamente al quale l’Unione  si candida ad essere il “Trendsetter del dibattito mondiale”. Infatti, l’Europa critica tanto la transizione digitale guidata dai GAFAM, quanto quella guidata dal Partito Comunista Cinese.

Pur non essendo consono a un’Europa multiculturale e multipolare ingerirsi nelle scelte di civiltà degli altri Continenti, l’Europa deve poter partecipare senza interferenze esterne alla formazione delle normative internazionali decisive, come quelle sul controllo delle nuove tecnologie, sulla limitazione degli armamenti, sulla preservazione dell’ambiente e sulla pace nel mondo, al fine di potersi sviluppare in modo coerente con la propria cultura.

Tale ruolo presupporrebbe però una forza, ideale e tecnologica, che l’Europa oggi non ha, e quindi richiede una trasformazione rivoluzionaria (di cui la Conferenza dovrebbe essere l’inizio) che la ponga in grado di dialogare alla pari con gli Stati-Civiltà, “saltando” (“leapfrogging”) le fasi di sviluppo intermedie ch’essa non ha vissuto: le “Conferenze Macy”, la “corsa allo Spazio”, il DARPA,l’ “Ideologia Californiana”, il “Wangluo Zhuquan”,l’ “Unione del Civile e del Militare”, ecc..).

Per fare ciò, dal punto di vista concettuale, l’ Europa deve superare l’attuale visione puramente formalistica dell’”etica digitale”, volta a far salva, pur nella Società del Controllo totale, l’apparenza delle libertà borghesi (come nel GDPR e nell’ Antitrust), per disegnare invece realisticamente un “tipo di uomo” della società delle macchine intelligenti che recuperi, in forma nuova, i valori dell’ Epoca Assiale (vitalità, comunità, spiritualità, pietas, eccellenza, partecipazione):le virtù nell’ Era dell’ Intelligenza Artificiale.

Dal punto di vista tecnologico, l’Europa deve costruire, fondandosi sulle esperienze altrui, un ecosistema digitale sovrano finalizzato al controllo sulle macchine intelligenti, e fondato sulla liberazione, grazie a queste ultime, delle proprie energie vitali, da incanalare, attraverso una “governance” appropriata, nella meditazione, nella coltivazione del Sé, nella ricerca intellettuale, nella dialettica politica, nell’amministrazione del sistema. Ciò richiede una gestione europea centralizzata dell’intero ecosistema tecnologico (l’”Agenzia Tecnologica Europea”); la moltiplicazione d’ iniziative di autonomia tecnologica europea sul modello di GAIA-X; l’”upgrading” a livello di filiera e di fondi sovrani del sistema di up-skilling tecnologico; l’aggregazione in rete  delle imprese automatizzate con nuove forme di affiliazione, di para-subordinazione e di cogestione.

I Paesi Baltici si spacciano per la roccaforte delle libertà in Bielorussia, ma, unici nel mondo,
hanno una precisa categoria di “non-cittadini” a cui negano i diritti civili.

III.GUADAGNARE  TEMPO  FINO ALLE ELEZIONI EUROPEE

Per questo motivo, il meccanismo e la tempistica previsti per la Conferenza sono inadeguati. Occorre sviluppare con riunioni, papers e libri bianchi, un’intensa attività di approfondimento autonomi del Movimento, sui temi seguenti:

Le Comunità Europee nascono come “L’Europa dei Giudici”

1)una struttura istituzionale funzionale alla transizione digitale-ecologica, attraverso forti organi progettuali centrali (un’ Agenzia tecnologica Europea, parallela alla Fondazione RenAIssance del Vaticano, al National Artificial Intelligence Board americano e all’ Istituto Fraunhofer tedesco).

Infatti, le strutture statuali non sono eterne, bensì debbono rispondere alle esigenze storiche della società (gestire un’economia agraria, favorire la nascita dell’industria, gestire la transizione digitale). L’esperienza dimostra che  quest’ultima richiede ovunque la presenza di forti Stati continentali, capaci di controllare gli sviluppi dell’ Intelligenza Artificiale, negoziare con le Grandi Potenze, tenere a bada i GAFAM e i BATX, escludere la sorveglianza di massa di potenze straniere, finanziare la ricerca e sviluppo, proteggere le proprie multinazionali e svolgere un’azione di advocacy in loro favore. E’ significativo a questo proposito come, in una prima fase, la Cina abbia copiato il deep State, il DARPA, i GAFAM, ed ora siano gli USA ad ispirarsi espressamente all’ “Unione del Civile e del Militare” tipica dell’ approccio cinese.

Senza un forte Stato europeo che svolga tutte quelle funzioni, l’Europa è condannata al sottosviluppo (caduta del tasso di redditività delle imprese, mancanza di innovazione, colonizzazione culturale ed economica, disoccupazione, crisi sociali, ingovernabilità). Questa situazione rende meno determinante la questione istituzionale europea, perché l’esperienza di USA e Cina dimostra che buona parte di questi processi, piaccia o no, si svolgono in una dialettica strettissima fra Enti amministrativi e multinazionali, mentre i processi istituzionali legali non  sono in grado di seguire la complessità e la rapidità di questi processi. Rende invece necessario lo studio attento dei meccanismi della collaborazione civile-militare e progetti come quello dello NSCAI americano, fondati essenzialmente sull’ idea di uno “stato d’ eccezione tecnologico”.

2)La sovranità strategica europea quale presupposto e risultato della transizione digitale-ecologica.

A partire dall’ inizio della presidenza Macron, era sembrato che si stesse diffondendo, a tutti i livelli, la consapevolezza che, in un mondo dominato dalle multinazionali del web, una trasformazione epocale quale la transizione digitale ed ecologica non può essere realizzata concretamente se l’Unione non dispone delle leve per controllare la società europea: un’ autonoma cultura economica e politica; proprie multinazionali; leve giuridiche importanti in materia di sicurezza, di programmazione, di antitrust, di aiuti di Stato (la cosiddetta “Sovranità Strategica Digitale”).

Purtroppo, con il passare degli anni, si è visto che l’Europa si allinea invece sistematicamente sulle posizioni degli Stati Uniti e dei “Five Eyes”, che, dopo Brexit, sono divenuti un clone degli Stati Uniti; che tutte le vantate azioni contro i GAFAM (dal GDPR all’ antitrust, alla web tax), non stanno affatto procedendo, come  stigmatizzato dal Parlamento Europeo, dall’ Antitrust e dall’EDPB.

Una seria riforma dell’Unione dovrebbe partire da una ridefinizione degli obiettivi strategici della stessa , che non possono essere pappagallescamente quelli degli Stati Uniti: dalla rivisitazione di Gaia-X per renderla veramente conforme al GDPR; all’ applicazione effettiva delle tasse sui GAFAM, decise da molti anni ma sempre sospese per le proteste dell’ America.

3)L’aggiornamento del modello sociale europeo e della cultura europea per la preparazione della società delle macchine intelligenti

Un altro tema su cui si gioca la credibilità dell’ Unione è il Modello Sociale Europeo. Modello sociale che era originariamente diverso da quello americano, perché, come scriveva Marx nei Grundrisse, il capitalismo si era sviluppato, non già, come in America, autonomamente (o meglio, dalla pulizia etnica e dallo schiavismo), bensì da un sistema feudale con profondi legami solidaristici.  Legami confermati da idee come “”sobornost’”, “Gemeinschaft”, “corporativismo”,Comunità,  “partecipazione”, “cogestione”, “concertazione”, agitati da Vogelsang, Toniolo, de Kuyper, Tönnies, Spirito, Fanfani, Olivetti, Wallon, Capitant, Ichino. Tuttavia, da oramai molti anni, quest’ elemento organicistico, senza venir meno (ed, anzi, perfino espandendosi dal punto di vista formale per l’emulazione della Germania e per la narrativa delle Chiese), è passato in realtà in secondo piano, sopraffatto da una visione assistenzialistica e pietistica della socialità come “compassione” verso gli “ultimi”. E’ venuto meno il concetto centrale del sistema sociale europeo, il lavoro come elemento non secondario dei diritti civili, dello “ius activae civitatis”, sancito soprattutto dalla Costituzione italiana (mai attuata su questo punto come su tanti altri), dalla Betriebsverfassungsgesetz tedesca e dal Wet op de Ondernemingsraden olandese. Se l’idea mitteleuropea d’ impresa co-gestita (tipici esempi, la Volkswagen, l’Airbus, la Siemens, la Daimler, la BMW) è oggi purtroppo sempre più rara a causa della decadenza delle grandi imprese europee, che ne riduce il numero (ma occorrerebbe vedere che cosa succede in gruppi come Stellantis), e se l’impresa del futuro sarà probabilmente l’impresa digitale “a rete”,  occorre ideare una transizione societaria orientata alla “federazione”  di ciascuna  filiera sul modello GAIA-X, regolamentata da “governances” rigorose, e articolata in una rete di medie e piccole imprese con nuove forme di associazione capitale-lavoro, fornitrici degli specifici servizi digitali.

L’Europa postbellica non è stata pacifista

IV.AREE PRIORITARIE DI RIFLESSIONE

Per rendere  concepibili i progetti di trasformazione di cui al punto precedente, sono necessari preliminarmente, a nostro avviso,  i seguenti supplementi di indagine a livello politico e tecnico, da concretizzarsi in appositi documenti:

-impatto dell’ intelligenza artificiale sulla cultura, sulla geopolitica, sul diritto costituzionale, sull’antropologia, sulla politica, sull’ economia e sulla società;

-strutturazione  fattuale (“costituzione materiale”)dell’attuale “multi-level governance” europea (società dell’ 1%, multinazionali, ONU, NATO, Unione Europea, BCE, macro-regioni, Stati membri, regioni, città);

-presupposti storico-culturali dell’ Unione Europea (tradizioni classiche e religiose, concetto di “Pace Perpetua”  nel costituzionalismo europeo pre-moderno, funzionalismo vs. federalismo, apogeo e crisi delle ideologie, questione linguistica e identità europea);

-trasmutazione dei principi umanistici nella società dell’automazione totale (valori “spessi” e valori “sottili”; la prospettiva apocalittica; gl’insegnamenti della futurologia e della fantascienza) .

L’Europa non possiede un’industria digitale, e dipende dalle Grandi Potenze

1)Impatto dell’ Intelligenza Artificiale

L’ Intelligenza Artificiale costituisce un cambio di paradigma nelle società umane (dall’Umanità formata dalla Natura a un’Umanità formata da se stessa; da una società “fisica” a una società virtuale; dalla dialettica Stato-Persona a quella algoritmo-essere umano; dagli Stati territoriali agli imperi virtuali; dal lavoro umano al controllo umano sulle macchine; dalla memoria collettiva ai Big Data; dall’ opinione pubblica ai social networks…

Al fine di configurare l’Europa di domani, questo nuovo scenario va conosciuto e padroneggiatom in modo critico e problematico, in modo da dare risposte adeguate alle nostre tradizioni culturali, e contribuire così in modo attivo (Trendsetter) al dibattito mondiale.

Mladic è stato condannato per Srebrenica, ma neppure i Caschi Blu europei sono innocenti

2) Rivoluzione nella “Costituzione materiale”

L’ordinamento giuridico comunitario è nato come “l’Europa dei Giudici”. Come tale è stato solo parzialmente diritto positivo, e per gran parte una costruzione fondata sui “principi giuridici comuni degli Stati Membri”. Inoltre, lungi dall’ essere un ordinamento monistico, racchiuso in se stesso, esso è aperto alla sociologia (la “società europea”), alla giurisprudenza dei valori (“ i nostri valori”), il diritto comparato (i principi degli Stati Membri), il diritto internazionale (i trattati), il diritto sovrannazionale (ONU, NATO, OSCE, UNESCO, Consiglio d’ Europa, Banca Mondiale…), i diritti interni (le “competenze concorrenti”), le normative interprofessionali, la “lex mercatoria”, ecc…

Per poterlo riformare, occorre prima censirlo (cosa che oramai non si potrà fare completamente se non con l’informatica giuridica), poi elaborandone una teoria, e, infine, studiandone una riorganizzazione che, in base a una nuova versione del principio di sussidiarietà, distribuisca le norme ai livelli più appropriati.

Data l’importanza e l’urgenza delle attività in corso, preghiamo i nostri lettori di segnalarci i loro interessi, le loro  osservazioni, le loro obiezioni e le loro proposte, da inserire nei nostri programmi, e soprattutto il Movimento Europeo di aprire al più presto un dibattito su questi temi.

Matteo Ricci, pioniere di una visione europea postmoderna
e multiculturale

3)I Presupposti culturali dell’ integrazione europea nel XXI secolo

L’integrazione europea è essa stessa una “Grande Narrazione”, che tende a divenire il “mainstream” dell’ Unione Europea. Questa “Grande Narrazione” ha una storia, che parte dai teorici dell’impero romano e del Sacro Romano Impero, per passare alle varie teorie della “Pace Perpetua”, di Paneuropa, del manifesto di Ventotene e della Dichiarazione Schuman. Verso la fine del XX secolo, si privilegiava il benessere dovuto al “modello sociale europeo”; più recentemente, si enfatizza una certa visione dei “diritti di nuova generazione”, con particolare enfasi per quelli digitali.

Il fatto stesso che la giustificazione teorica dell’Unione Europea si sia modificata nel tempo dimostra ch’essa è storica e contingente, e come tale va rivisitata costantemente. Oggi, le pretese di rappresentare la “Pace Perpetua”, “Stato sociale” e “difesa dei diritti” sono state scalfite dai fatti. Gli obiettivi dell’ Unione debbono essere ricalibrati alla luce del “rischio esistenziale”, del multipolarismo, della cyberguerra, della transizione ecologica, dei valori post-materialistici e dell’“epistocrazia”. 

Nell’ UE continuano molte violazioni dei diritti umani e civili che, se compiute altrove, susciterebbero valanghe di sanzioni

4)Trasmutazione dei principi umanistici

La cultura europea moderna, a partire dal Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco, per passare a Nietzsche, a Heidegger, a Buber, a Teilhard de Chardin, a Jünger, a Kurzweil, vive in una prospettiva apocalittica, in cui comunque il significato delle cose non può rimanere lo stesso ch’esso era prima della rivoluzione tecnologica.

Alla prova del dominio delle macchine intelligenti, valori sempre invocati dal Mainstream europeo rischiano, come rilevavano già Nietzsche e Saint-Exupéry- di rivelarsi inattuabili – anzi, di fare da copertura al loro opposto-. La “misericordia” rischia di divenire la copertura dell’ignavia; l’”umanesimo”, dell’assistenzialismo burocratico; l’”eguaglianza”, dell’omologazione, la “libertà”, della manipolazione occulta, la “democrazia”, di una vera e propria  messa in scena; i “diritti”, delle discriminazioni a rovescio; la “pace”, di una guerra infinita sotto le menzognere insegne dell’aiuto umanitario.

Indipendentemente dalla tecnica legislativa prescelta, occorre una ridefinizione dei diritti civili alla luce dell’intelligenza artificiale, che realizzi concretamente libertà e solidarietà in un mondo dominato dalle macchine.

La Carta Europea dei Diritti dovrebbe enfatizzare i diritti di libertà contro la Società del Controllo Totale

V. APPELLO AL MOVIMENTO EUROPEO

Come sin vede dall’ esemplificazione qui fatta dei singoli temi, occorrerebbe un lavoro serio e di lungo periodo, assolutamente alieno all’ approccio molto sbrigativo adottato dagli Stati Membri e dalle Istituzioni.

Per questo motivo, ribadiamo la nostra adesione alla proposta del Movimento Europeo, che i lavori della Piattaforma della Conferenza sul Futuro dell’ Europa proseguano fino alle prossime elezioni europee, trasformandosi in un comitato promotore, che sottoponga le proprie proposte ai partiti e ai candidati, con la speranza che il prossimo Parlamento si assuma un ruolo costituente, avvalendosi anche dei lavori preliminari svolti con la Piattaforma.

A questa proposta, aggiungiamo anche quella che il Movimento Europeo si faccia tramite, a livello europeo, di iniziative di ogni genere volte ad approfondire i temi qui indicati, al fine di pervenire alla scadenza delle prossime elezioni europee con un bagaglio completo di proposte e di argomenti adeguate alla scadenza del 2024, quando tanto i progetti cinesi di “Made in China 2025”, quanto quelle americane della Commissione NSCAI, si saranno oramai sostanzialmente realizzati, sicché nessuno potrà trincerarsi dieto al fatto di non sapere, o alla pretesa che una politica autonoma del digitale sia impossibile per degli Stati di dimensioni continentali. Come abbiamo cercato di illustrare in questa nota, tutto il dibattito europeo ne dovrebbe risultare sconvolto, secondo le linee direttrici che raccomandiamo con questa nota.

Desideriamo, con la presente, fornire al Movimento Europeo e ai nostri lettori, suggerimenti e materiali utili per questo impegnativo periodo di attività. Stiamo preparando nuove manifestazioni ed opere dedicate specificamente alla Conferenza.

Associazione Culturale Diàlexis

La questione linguistica dopo Brexit non è procrastinabile.

LINKS:

1)Alla Piattaforma dei Cittadini: futureu.europe.eu#

2)Alle proposte già inserite nella Piattaforma:

Role of the European Movement within European Institutional framework

Role of the European Movement within European Institutional framework – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Agenzia Europea per la Tecnologia Agenzia Europea per la Tecnologia – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia digitale europea Accademia digitale europea. – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Agenzia Internazionale Per Il Principio Di Precauzione (https://futureu.europa.eu/processes/OtherIdeas/f/8/proposals/1458)

Trattati Internazionali sulle armi autonome (LAWS)( Trattati Internazionali sulle armi autonome (LAWS) – Idee – Altre idee – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Legge organica sull’ intelligenza artificiale

Legge organica sull’ intelligenza artificiale – Idee – Altre idee – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Digital Champions

European Digital Champions – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Regolamento organico per le piattaforme digitali  Regolamento organico per le piattaforme digitali – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Codex Juris Technologici

Codex Juris Technologici – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia Militare Europea

Accademia Militare Europea – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Intelligence Service

A European Intelligence Service – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Group of Strategical Reflection

A European Group of Strategical Reflection – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A Multi-level Task Force for European Constitutionalism

A Multi-level Task Force for European Constitutionalism – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Basic Points of a Constitutional Frame for Europe’s Multi-level Governance

Basic Points of a Constitutional Frame for Europe’s Multi-level Governance – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Rewording the European Charter of Rights

Rewording the European Charter of Rights – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A Task Force Concerning the Linguistic Regime of the Union

A Task Force Concerning the Linguistic Regime of the Union – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Motore di Ricerca Europeo

Motore di Ricerca Europeo – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Piattaforma Commerciale Europea

Piattaforma Commerciale Europea – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Piattaforma social europea

Piattaforma social europea – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Publishing, Movies and Tourism about European Culture

Publishing, Movies and Tourism about European Culture – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

 Piattaforma della cultura e identità europee

Piattaforma della cultura e identità europee. – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Curricula europei

Curricula europei – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Philosophical Academy

European Philosophical Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Philological Academy

European Philological Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Theological Academy

A European Theological Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia Superiore Europea

Accademia Superiore Europea – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

3)Agli eventi già realizzati:

COME GUARIRE LA MALATTIA DELL’ EUROPA (COME CURARE LA "MALATTIA DELL' EUROPA"? – Eventi – Altre idee – Conference on the Future of Europe);

4)Ai volumi già  pubblicati sugli argomenti pertinenti alla Conferenza, e, in particolare:

a)10.000 anni d’Identità Europea, Primo Volume, Patrios Politeia ,Torino, 2006 (cfr amazonaws.com);

b)Re-starting EU Economy via Technology-intensive Industries(cfr. Microsoft Word – Economy 22 settembre.docx (amazonaws.com);

c)Codex Juris Technologici (cfr Corpus Juris Technologici – Riccardo Lala, Associazione Culturale Diàlexis – Alpina – 9788890247064 (streetlib.com);

d)European Technology Agency (cfr PaginedaRiccardoLalaEUROPEANTECHNOLOGYAGENCYpreview_aefbf634-8bee-44e3-b424-786c7a6bde6d.pdf (amazonaws.com);

e)L’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino(cfr L’Istituto per l’Intelligenza Artificiale di Torino – Documentazione e Riflessioni (amazonaws.com).

f) Es Patrida Gaian (Es Patrida Gaian – AA VV – Associazione Culturale Diàlexis – Alpina – 9788834120330 (streetlib.com)

g)Il ruolo dei lavoratori nell’ era dell’ intelligenza artificiale

(anteprima_9c541f10-3c5e-4be2-9353-bd9e2059470b.pdf (amazonaws.com)

Data l’importanza e l’urgenza delle attività in corso, preghiamo i nostri lettori di segnalarci i loro interessi, le loro  osservazioni, le loro obiezioni e le loro proposte, da inserire nei nostri programmi, e soprattutto il Movimento Europeo di aprire al più presto un dibattito su questi temi.

TECNICA, POLITICA E FILOSOFIA:

dibattito avviato fra Massimo Cacciari e Donatella De Cesare

Donatella De Cesare

E’ senz’altro positivo che la designazione a primo ministro di Mario Draghi abbia ravvivato il dibattito sui ruoli di tecnica, politica e filosofia (certamente il problema numero uno del nostro tempo).

Il governo dei tecnici era stato posto all’ordine del giorno fin dagli albori della Modernità, dal socialismo utopistico,l’ altra faccia del positivismo. Come giustamente osservava già Heidegger, questa “Tecnica” non era qualcosa di puramente tecnico. Essa era infatti quella “nuova scienza” mediante la quale, secondo il Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo Tedesco, l’uomo si sarebbe “salvato da solo”. Secondo Enfantin e Comte, questi tecnici-teologi avrebbero dovuto divenire i nuovi politici. In effetti, qualche decennio più tardi,  epoca appaiono i primi tecnici al governo: Rathenau, Bogdanov, Salazar, Hoover, Goering, Einaudi….

Intanto, la tecnica condizionava sempre più la società e la cultura: la rivoluzione industriale, il marxismo, taylorismo e fordismo, corporativismo…Auschwitz e la bomba atomica portano al centro del dibattito politico la Questione della Tecnica, e la corsa agli armamenti e allo spazio e la coesistenza pacifica segnano un ulteriore momento di valorizzazione politica della tecnica, che diviene l’arena in cui si affrontano le diverse visioni del mondo modernistiche per affermare la loro rispettiva superiorità.

Non per nulla, la lunga fase che va dagli Anni 50 agli anni 80 è dominata, in URSS, dall’ Ingegner Brezhnev. Secondo l’economista Oskar Lange, il socialismo avrebbe potuto prevalere sul capitalismo solamente grazie all’ informatica: l’Ideologia Californiana postula una tecnocrazia digitale capace di realizzare una sintesi fra i due sistemi: la “Googleization of the World”. E, difatti, con i manager di Google, compare una tipologia sociale inedita, che realizza quest’idea del tecnico  come sintesi fra il teologo, il filosofo, l’imprenditore e il politico.

E’ senz’altro positivo che la designazione a primo ministro di Mario Draghi abbia ravvivato il dibattito sui ruoli di tecnica, politica e filosofia (certamente il problema numero uno del nostro tempo).

Il governo dei tecnici era stato posto all’ordine del giorno fin dagli albori della Modernità, dal socialismo utopistico,l’ altra faccia del positivismo. Come giustamente osservava già Heidegger, questa “Tecnica” non era qualcosa di puramente tecnico. Essa era infatti quella “nuova scienza” mediante la quale, secondo il Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo Tedesco, l’uomo si sarebbe “salvato da solo”. Secondo Enfantin e Comte, questi tecnici-teologi avrebbero dovuto divenire i nuovi politici. In effetti, qualche decennio più tardi,  epoca appaiono i primi tecnici al governo: Rathenau, Bogdanov, Salazar, Hoover, Goering, Einaudi….

Intanto, la tecnica condizionava sempre più la società e la cultura: la rivoluzione industriale, il marxismo, taylorismo e fordismo, corporativismo…Auschwitz e la bomba atomica portano al centro del dibattito politico la Questione della Tecnica, e la corsa agli armamenti e allo spazio e la coesistenza pacifica segnano un ulteriore momento di valorizzazione politica della tecnica, che diviene l’arena in cui si affrontano le diverse visioni del mondo modernistiche per affermare la loro rispettiva superiorità.

Non per nulla, la lunga fase che va dagli Anni 50 agli anni 80 è dominata, in URSS, dall’ Ingegner Brezhnev. Secondo l’economista Oskar Lange, il socialismo avrebbe potuto prevalere sul capitalismo solamente grazie all’ informatica: l’Ideologia Californiana postula una tecnocrazia digitale capace di realizzare una sintesi fra i due sistemi: la “Googleization of the World”. E, difatti, con i manager di Google, compare una tipologia sociale inedita, che realizza quest’idea del tecnico  come sintesi fra il teologo, il filosofo, l’imprenditore e il politico.

Henri de Saint Simon

1.La Commissione NSCAI: trionfo della lobby informatica

Per il direttore tecnico Kurzweil, la transizione digitale porta automaticamente con sé il superamento dell’ uomo da parte delle macchine; per Eric Schmidt (nominato dal Congresso americano presidente della Commissione NSCAI), Google avrebbe sostituito Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo. E, in effetti, l’oggetto stesso della Commissione NSCAI è proprio un immane sforzo volontaristico dell’America per raggiungere la Cina nel campo dell’Intelligenza Artificiale, nell’ambito dello sforzo ancor maggiore promosso dalla Risoluzione S 1169.

Si tratta di riproporre, nei confronti della Cina, quello stesso programma di contenimento tecnologico esercitato, nei confronti dell’ URSS, ai tempi dello Sputnik e di Gagarin. Si tratta anche di disciplinare gli alleati, i quali dovrebbero rinunziare alle loro velleità di “Autonomia Strategica Digitale” nel nome di una presunta comunità di valori e d’interessi all’ interno di una pretesa “civiltà occidentale”.

E’ chiaro come, in questo contesto, la tecnica divenga più che mai un momento determinante della lotta per il potere mondiale: dal punto di vista esistenziale (per il rapporto uomo-macchina); da quello ideologico (per la “curvatura etica” data alle diverse politiche del digitale); da quello militare (per il legame fra controllo totale e guerra nucleare); dal punto di vista sociale (per la pregnanza del digitale nel configurare l’umanità del futuro); da quello economico (per la capacità dei GAFAM di drenare enormi quantità di risorse da un continente all’ altro); da quello politico, per la possibilità, attraverso i social networks e lo spionaggio elettronico, di manipolare l’opinione pubblica e l’elettorato (basti pensare alla controversia fra il Movimento 5  Stelle e la Casaleggio e Associati).

In questa situazione, è ovvio che i tecnici hanno già di fatto in mano, non soltanto la politica e la comunicazione, ma anche l’ Accademia, che tutte dipendono dai GAFAM (per le possibilità di ricatto, le enormi ricchezze, i legami con lo spionaggio, e con l’editoria, i finanziamenti alla ricerca.Come stupirsi allora se, anche dal punto di vista formale, il governo di un certo numero di Paesi venisse affidato anche formalmente a dei tecnici?

La competizione sino-americana per l’ Intelligenza Artificiale

2.Il caso Draghi

Per la verità, non sembra che il caso Draghi costituisca la svolta determinante a questo riguardo. In effetti,  è vero che Draghi è emerso attraverso un lungo processo, non elettorale, bensì di cooptazione (accademica, burocratica, governativa, presidenziale), però anche quest’ultima presuppone una non comune abilità politica e un notevole grado di complicità con le tendenze ideologiche e di potere dell’élite dominante.

Quando si contrappongono i “tecnici” ai “politici”, s’intende riferirsi ai “politici democratici”, vale a dire quelli emersi da un curriculum di tipo elettorale. Ma, se così è, buona parte dei leaders storici dell’Occidente non sono affatto emersi da un confronto elettorale, bensì da percorsi diversi. Basti pensare ad Eisenhower, a De Gaulle, a De Gasperi, a Togliatti, alla Merkel, a Di Pietro, Berlusconi, Ciampi, Monti, Grillo…

Certamente, il monopolio della tecnica non è riconducibile tanto all’universale  aggiramento dei processi democratici, bensì molto di più a un fenomeno ancor più importante e generalizzato: l’impossibilità per i cittadini dei Paesi democratici d’influire comunque in qualche modo sulla scelta dei fini della politica.

Anche questa non è una novità. Avrebbero potuto i vari Paesi d’Europa rifiutarsi, dopo la IIa Guerra Mondiale,  di aderire ai blocchi, rispettivamente, americano o sovietico? Avebbero potuto fuoriuscire dall’ “società dei consumi”? E, oggi, è l’Europa libera di conquistarsi, come preteso da Macron, Merkel e Borrell, la propria “sovranità strategica” (culturale, militare, tecnologica, economica)?

Erich Schmidt alla presentazione di “The New Digital Age”

3.Il fine della Modernità

In realtà, nonostante la debolezza delle “teorie del complotto”, non si può negare che i fini dell’Europa e del mondo fossero stati effettivamente definiti in modo non trasparente già dai fondatori dell’ Idealismo, da imprenditori visionari come Saint Simon, Owen e Fourier; da sette integraliste come la Chiesa Positivistadi Auguste Comte, i Cosmisti russi,  la “Singularity University”; da multinazionali come  quelle dei  GAFAM e dei BATX, rispetto ai quali i politici, da Eisenhower a Prodi, da Juncker a Renzi, fino a Biden e all’attuale Commissione Europea, sono stati e sono in evidente soggezione.

Come risultato di questo processo storico, il Fine della Storia fissato all’ Umanità intera dal Complesso Informatico-Militare è oggi rappresentato dall’ unione fra uomo e macchina, fra natura e tecnica, fra impresa e Stato, in un’unica Megamacchina, capace di controllare il mondo intero, e di sopprimere tutte le alterità, e quindi la stessa vita sulla terra.

E’ stato inutile che, nell’ultimo secolo,  pensatori come Huxley e Asimov, Joy e Rees, si siano adoprati per denunziare i lati oscuri di questo progetto e proporre alternative: grazie alle strette connessioni fra il “post-umanismo” e la “Società dell’ 1%”, il progetto nichilistico sta procedendo , e la stessa competitività anche militare fra gli Stati Uniti e il resto del mondo rischia di accelerare la presa di potere delle macchine, grazie alla “guerra al tempo delle macchine intelligenti”, che, secondo Manuel de Landa, sarà determinante a questi effetti.

Quest’ obiettivo, solo parzialmente irrealistico, costituisce l’eredità di una millenaria evoluzione, che parte dalle religioni nichilistiche dell’ antica India, passa per il dualismo esasperato della cultura persiana, riemerge carsicamente nelle Religioni Occidentali, per  reincarnarsi infine nel messianismo immanentisticodella Modernità, per incarnarsi nel modo più estremo nella Società del Controllo Totale e nella Guerra al Tempo delle Macchine Intelligenti (de Landa), inaugurata ufficialmente qualche giorno fa con l’utilizzo, nella guerra civile libica, del drone intelligente assassino “Kargu” dell’ Esercito Turco.

IL sottosegretario americano Blinken

4.Chi comanda in Europa?

Per ora, il controllo, sull’ Europa del Complesso Informatico-Militare, è solamente indiretto. Infatti, l’Europa non possiede un suo moderno esercito digitalizzato. Pertanto, l’importante è renderle impossibile arrivarci, in modo ch’essa assista impotente alla presa del potere a livello mondiale delle macchine intelligenti.

A questo scopo bastano gli strumenti di un’America a sua volta controllata dai GAFAM: i poteri del Presidente; le lobbies delle grandi famiglie; il DoD ;l’ “intelligence community”; Hollywood…

Come afferma giustamente Donatella De Cesare, “Dietro il Tecnico, tanto più se ben funzionante come ora, spunta l’ingranaggio di una governance amministrativa che minaccia di rendere superfluo e vacuo il Politico”.A nostro avviso, la realtà è ancora più complessa, perché la “governance amministrativa” dei Ministeri, della Commissione Europea, delle Associazioni di categoria, è essa stessa impotente ed eterodiretta, come dimostrano gli sconcertanti rapporti fra i GAFAM, Juncker, le Istituzioni, Renzi; quelle fra la Mackinsey e l’ attuale Governo; quelli fra Rothschild e Macron; e, infine, l’inaudita vicenda dello spionaggio della Danimarca, per conto degli USA, contro i leaders europei.

Per questo, la conclusione di Donatella di Cesare ci sembra esageratamente ottimistica: “Perciò, malgrado tutto, bisogna far sì che il Politico si riprenda presto il proprio ruolo.”Perché ciò avvenga, non basterebbe certo che, eletto Draghi a Presidente della Repubblica, si tenessero finalmente delle elezioni, ma sarebbe invece preliminarmente necessario un ben più profondo rivolgimento a livello europeo, in forza del quale potesse emergere un nuovo schieramento, alternativo a quelli attuali, che si opponesse a dare per scontato che il Fine della Storia è un sostanziale passaggio di consegne fra l’ uomo e la macchina. Tra l’altro, solo allora si potrebbe parlare di una democrazia europea, cioè della possibilità di scelta fra due reali alternative.

Inoltre, affinché il passaggio di consegne alle macchine fosse veramente scongiurato non  basta certo la cosiddetta “etica dell’ Intelligenza Artificiale” di cui tanto si parla. Come ha scritto Padre Philip Larrey, se si considera che praticamente tutto il sistema digitale è una colossale arma autonoma ancillare alla guerra nucleare, è impossibile darle un’etica, che non sia il dovere di uccidere. Infatti, lo scopo di un’arma è quello di uccidere.

Inoltre,l’etica la possono avere solo degli uomini, che, con il loro libero arbitrio, possono decidere, a loro rischio e pericolo, di fermare quell’ arma.

Infine, come ha fatto rilevare lo stesso Schmidt, sarebbe anche impossibile imprimere nell’ Intelligenza Artificiale, un’”etica universale”, perché le etiche sono molte, e sono situate storicamente e geograficamente.

5.L’Europa, unica barriera contro il Controllo delle Macchine Intelligenti

Un’Europa non dipendente dalla Tecnica  avrebbe una cultura molto diversa da quella attuale, basata sulla  “salvezza dell’ uomo attraverso la tecnica”, in una “Fine della Storia” che elimini il conflitto eliminando la differenza. Come aveva scritto in modo insuperabile già Ippocrate, gli Europei, essendo localizzati in un Paese molto frastagliato e differenziato, hanno sviluppato fin dai primordi il carattere dell’ “Autonomia”, che li rende insofferenti non solo ai poteri troppo centralizzati, bensì anche agli eccessi di conformismo e di moralismo, che soffochino la loro personalità. Solo degli Europei molto differenziati, che ricerchino ciascuno a suo modo l’eccellenza, possono avere in sé lo stimolo a reagire all’ imposizione delle macchine, tenendo sempre viva la necessaria resistenza.

La Conferenza sul Futuro dell’ Europa ci offre un’occasione imperdibile per affrontare questo fondamentale argomento, eb per tradurlo in proposte concrete di governo.

Conteremmo d’inserire questo dibattito all’ interno, non solo della Conferenza per il Futuro dell’ Europa, bensì anche del prossimo Salone del Libro

CONGIURE CONTRO IL PIEMONTE DIGITALE: si ripete “Il caso Olivetti?”

Le enormi difficoltà che Torino incontra da ormai quasi un anno per farsi riconoscere il ruolo (promessole dal Governo Conte) di sede dell’Istituto Italiano d’Intelligenza Artificiale conferma che vi sono correnti e interessi ostili allo sviluppo di un’industria digitale seria, non solo a Torino, ma, in generale, in Europa.

Ne costituiscono prove l’assenza, nel Recovery Plan-Next Generation europeo e nel PNRR italiano (per ora ancora solo sulla carta) di qualunque previsione a favore della nascita di multinazionali europee del digitale, come pure il fallimento di tutte le iniziative intraprese dalla Commissione per limitare il potere dei GAFAM, e, infine, la violentissima requisitoria del Parlamento Europeo contro l’inattività delle istituzioni e degli Stati Membri per attuare realmente il GDPR.

L’ultima beffa è stata costituita dalla destinazione di 30 milioni (che voci di corridoio governative attribuivano all’Istituto), per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel settore “automotive”, stanziati a favore del Politecnico, mentre invece nulla si sta facendo per l’ Istituto, i cui compiti non dovrebbero essere settoriali, bensì generali, come illustrato in precedenti post, e non possono certo esaurirsi nel canalizzare fondi destinati a determinate imprese.

Prendiamo atto con piacere che i politici torinesi di tanto in tanto reagiscono a questo stallo, ma si tratta d’ interventi isolati e scoordinati.

Eppure, Torino presenterebbe tutte le caratteristiche per sviluppare un’industria digitale competitiva, purché le pubbliche Autorità l’aiutassero, così come il DARPA aveva aiutato la nascita dei GAFAM. Cosa che tanto l’Unione, quanto i Governi nazionali, rifiutano di fare, non rispondendo neppure alle continue sollecitazioni in tal senso.

E non si dica che solo le Superpotenze possono permettersi di creare i loro Campioni Nazionali digitali, perché, come scrive Ruchir Sharma su Foreign Affairs, anche una serie di potenze medie, come India, Indonesia, Turchia, Colombia, Cile, e perfino  Polonia, Kenya e Nigeria, stanno creando i loro campioni.

 Che anche l’Europa (e l’Italia) facessero qualcosa sarebbe il minimo che ci si potrebbe e dovrebbe attendere da un’Unione che vanta addirittura la propria “sovranità strategica digitale”, ma che in realtà sembra orientata piuttosto a rinchiudersi deliberatamente nell’ arretratezza.

1.Si ripetono i misfatti del 1960-61?

La situazione di oggi riporta all’attualità la triste vicenda che portò alla disintegrazione dell’impero Olivetti, e, in particolare, il sogno di Adriano Olivetti di realizzare, intorno a Ivrea, un’impresa digitale di respiro mondiale, culminata nel progetto del calcolatore P101.

L’anno scorso ricorreva il 60° anniversario della morte di Adriano Olivetti, e quest’anno quellom della morte, di poco successiva, del suo direttore Mario Tchou, il “padre” dell’ELEA 9003 e della P 101, deceduto in un misterioso incidente sulla Torino-Milano il 9 novembre 1961 (data  che si riserviamo di commemorare adeguatamente).Secondo il circostanziatissimo libro di Meryle Secrest, una giornalista americana intima degli Olivetti, uscito non casualmente in America nel 2019 e in Italia  l’anno scorso, vi fu un preciso complotto, ch’essa chiama “tempesta perfetta” per impedire che la Olivetti, forte dell’acquisizione della Underwood e del prestigioso progetto P101, divenisse la prima vera multinazionale dell’informatica, con ramificazioni in USA, in Russia e perfino in Cina, e con un background culturale, politico e sociale che anticipava di cinquant’anni la Silicon Valley, realizzando così un mutamento geopolitico di primaria importanza (Il caso Olivetti, Rizzoli, 2020.

Per impedire quel progetto, furono mobilitati politici, imprenditori, banche (a cominciare dalla Banca d’ Italia),governi e servizi segreti,  con l’obiettivo primario di chiudere la divisione informatica, che, secondo Valletta, costituiva “un neo da estirpare”,  come lo stesso Paolo Fresco, che aveva acquisito la divisione per conto di General Electric, ha confermato nelle sue memorie.

La pretesa dei poteri forti che il Piemonte si concentrasse nella produzione di automobili di bassa gamma poteva ancora avere un senso allora, quando l’industria autoveicolistica torinese impiegava 300.000 persone e il mercato italiano assorbiva milioni di vetture, ma non ne ha certo più ora, quando Torino non è che uno stabilimento periferico di Stellantis e tutte le sue attività decisive sono localizzate altrove, mentre invece tutto il mondo corre verso il digitale

2.Torino  è stata svuotata per l’assenza della politica

Di fronte all’ evidenza del fatto che Torino ha bisogno di una nuova attività trainante, quel che resta delle attività passate si coalizza per fare barriera contro il nuovo. Procedendo così, andiamo verso un ulteriore svuotamento della città: dopo la capitale, il cinema, la moda, l’editoria, i cuscinetti a sfere, le macchine da scrivere, la formazione, l’autoveicolistico, che cosa ci possono ancora portare via? Più la città si svuota, più vengono meno le forze sociali che la difendevano: la Corte, l’ aristocrazia, l’esercito, gl’imprenditori, gl’ intellettuali, gli operai, i manager…

La stampa aveva informato la cittadinanza che sarebbe stato costituito un comitato promotore, coordinato da Don Luca Peyron. Qualcosa si sta muovendo?

Con quale coraggio i politici dei vari partiti del territorio si presenteranno alle prossime elezioni amministrative se avranno lasciato cadere la migliore occasione che si è presentata inaspettatamente alla città grazie agli sforzi dell’Arcidiocesi di Torino?

I giochi non sono ancora fatti. Perciò, invitiamo tutti a rimboccarsi le maniche, venendo allo scoperto con concrete proposte al Governo.

Per ciò che la riguarda,l’Associazione Culturale Diàlexis ha fatto tutto quanto possibile, partecipando alle consultazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, coinvolgendo le Istituzioni Europee, pubblicando il libro bianco “L’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale”(ora disponibile anche in forma cartacea), inserendo il tema nella piattaforma della Conferenza per il Futuro dell’ Europa,  organizzando ben 4 eventi, e lanciando una petizione indirizzata al Presidente Draghi e al Ministro Giorgetti, ed è ancora a disposizione per procedere oltre in queste attività.

Tuttavia, occorre accelerare, perché tutto il mondo si sta muovendo.

Chi si ferma è perduto!

ISTITUITA IN VATICANO LA FONDAZIONE RenAIssance, che si occuperà d’intelligenza artificiale.

Stupisce, dinanzi alla lentezza dell’Italia, dell’Unione Europea e perfino degli Stati Uniti e della Cina, nel darsi una struttura dedicata all’ Intelligenza Artificiale, la rapidità di azione dimostrata invece in questo campo da parte del Vaticano.

Mentre, infatti, la Commissione NSCAI ha appena proposto al presidente americano la costituzione di un Artificial Intelligence Board, e l’ Italia fatica a dare attuazione all’idea, espressa dal Governo Conte, di creare a Torino l’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale, il Vaticano ha già creato la sua fondazione.

E, a ben vedere, non vi è, in questo, nulla di eccezionale, giacché, come insistiamo a dire da molto tempo, l’Intelligenza Artificiale rientra senz’ ombra di dubbio nell’ esperienza religiosa, come affermato con decisione da autori diversi  quali Meyrink, Capek, Teilhard de Chardin, McLuhan, Pouwels, Idel e Kurzweil, e il Vaticano ne è da tempo consapevole.

Uno dei temi più ricorrenti a questo proposito è quello, caro già a Newton, dell’azione tecnica quale prosecuzione dell’opera creatrice di Dio. L’altro è quello, attribuito dal mito a Rabbi Loew, secondo cui i Golem verrebbero  creati per proteggere dalle persecuzioni il popolo d’ Israele. Secondo Capek, poi, l’esistenza di automi capaci di riprodursi sarà un dono di Dio all’Umanità per ovviare alla decadenza dell’umano, espressa dalla crisi della natalità.Per gli Hojjatiyye iraniani, l’esistenza dell’intelligenza artificiale sarebbe un segno dell’approssimarsi dell’ avvento del Mahdi.Poi, per Kurzweil, l’intelligenza artificiale sarà una realtà sovraumana in grado di decidere la sorte dell’Universo. Infine, secondo McLuhan, la rivoluzione elettronica avrebbe costituito semplicemente l’avvento dell’ Anticristo.

Per ciò che riguarda la Chiesa, essa si trova da sempre al centro dei dibattiti sull’ Intelligenza Artificiale, in quanto ad essa il pensiero rivoluzionario settecentesco attribuiva  la funzione storica di aver anticipato, con la sua escatologia, la sua ecclesiologia e la sua etica, la nuova “Religione dell’ Umanità”, la “nuova mitologia” idealistica e positivistica, che sfocerà  alla fine nella “religione di Internet” quale principio di ”quasi eternità”.

La Chiesa stessa non è stata certo estranea alla nascita di queste narrazioni, in particolare attraverso le opere di Teilhard de Chardin, a cui, non per caso, ancora due anni fa la Chiesa aveva rifiutato di togliere l’interdetto.

Il dibattito sull’ Intelligenza Artificiale parte dal Golem di Praga

1.I presupposti culturali dell’ intelligenza artificiale

Giustamente, quindi, la Chiesa si è preoccupata dei presupposti culturali dell’ Intelligenza Culturale, sponsorizzando la firma, nel 2020, del “Rome Call for AI Ethics. A livello locale, l’ Arcidiocesi di Torino, si è battuto e si batte per la creazione dell’ Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino.

Come risulta dal titolo del “Call”, la “questione culturale” dell’ Intelligenza Artificiale tende a identificarsi, per la Chiesa  come per l’accademia, per l’industria e per la politica, con la “questione etica”, che vede, sostanzialmente, l’ Intelligenza Artificiale come  uno strumento di governance, che, come tale, è neutro, e può quindi essere utilizzato in modo “etico” o “non etico”. Impostazione discutibile, poiché, come affermato da Heidegger, “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, bensì una realtà esistenziale.

Per questo suo approccio limitativo, il “call” si inseriva nella sequenza degl’infiniti “codici etici” emanati da organizzazioni professionali ed accademiche,e ripresi sostenziamente nella recente normativa UE. Tali codici riprendono sostanzialmente l’insuperata idea delle “Tre Leggi della Robotica”, le quali a loro volta si riducevano all’ unico comandamento secondo cui i robot non debbono fare nulla che sia dannoso per l’ Umanità.Per altro, tutta la sterminata produzione letteraria di Asimov, inventore delle Tre Leggi,  ha avuto per obiettivo quello di dimostrare esse, ch’egli, negli Anni ’50 del XX Secolo, immaginava fossero adottate dall’ umanità del futuro, non avrebbero mai potuto funzionare, perché un precetto normativo non è  fa parte del linguaggio macchina, e, inoltre, perché l’Intelligenza Artificiale presuppone proprio l’autonomizzarsi della macchina dalla logica umana.

L’Intelligenza Artificiale parte dallo “Hair Trigger Alert” dei missili nucleari

2.Etica dell’ Intelligenza Artificiale ed Equilibrio del Terrore

Anche noi riteniamo che la formulazione di precetti etici destinati alle macchine (o agli sviluppatori che devono progettare le macchine) sia inefficace. Ma, quand’anche vi fosse questa possibilità di trasfondere in algoritmi dei principi normativi generali ed astratti , sorgerebbero problemi di altro genere.

Infatti, innanzitutto,  come ha dimostrato De Landa,  l’intero universo macchinico è parte integrante di un sistema geopolitico fondato sull’ equilibrio del terrore. Anche le applicazioni più innocenti come i cellulari o Alexa, essendo utilizzati per controllare il comportamento delle persone, fanno parte dell’ intelligence finalizzata ad anticipare un colpo nucleare avversario. Le macchine vengono usate prioritariamente per garantire  la Mutua Distruzione Garantita (MAD), che non è certo un principio etico. Etico è disattivarle, come dimostrato nel 1983 dal Tenente-Colonnello Petrov.

Secondo il mito, l’inventore del Golem, Rabbi Loew, poteva disattivarlo sostituendo una scheda nella sua testa

3.La virtù nell’ era delle Macchine Intelligenti

Quindi, i principi etici vanno inculcati prima nei membri della classe dirigente che controlla le macchine. Ed è ciò di cui sembra si stia discutendo fra le Superpotenze, con incerti risultati, come dimostrato per esempio dalle parallele discussioni sulla messa al bando delle armi nucleari e sulle armi autonome. Tuttavia, un effettivo controllo sulle macchine presuppone la capacità dell’ umano di mantenere un elevatissimo livello di efficienza, quale quello richiesto ad “analisti” dell’ Armata Rossa, come il Tenente Colonnello Petrov, capace di individuare in pochi secondi un errore di funzionamento della difesa nucleare sovietica, di assumersi la responsabilità di forzare il regolamento militare , e, infine, di imporsi a 150 ufficiali suoi subordinati che chiedevano a gran voce l’attivazione del sistema missilistico.

Per realizzare in tutto il mondo e in ogni momento un controllo capillare contro il malfunzionamento del sistema macchinico, occorre realizzare un’educazione capillare dell’intera umanità, sia dal punto di vista tecnico (conoscenza dei sistemi),sia da quello della maturità filosofica (solida adesione a dei principi),sia da quello decisionale (prontezza di riflessi e forza di carattere), sia, infine, da quello della conoscenza delle complesse normative sui vincoli del sistema macchinico (per esempio, degli accordi internazionali sulle armi autonome).

Per fare ciò, è senz’altro utile il contributo delle religioni, nate in ere di gradi avversità, le cui etiche erano volte in gran parte a forgiare l’uomo per renderlo capace di reagire in modo umano alle continue sfide del mondo. Su queste basi erano state costruite le etiche classica, confuciana, ebraica e cristiana. La concezione delle “virtù” (cardinali e teologali) era  funzionale proprio alla poliedricità delle capacità richieste per far fronte alle più svariate sfide.

La nostra era digitale non è infatti più libera da insidie di quelle degli Stati Combattenti o dell’Impero Romano. Ogni passo avventato, del sistema (guerra nucleare), o di singoli (catastrofi come il Ponte Morandi) può essere fatale per l’umanità.

Secondo Max Weber, ci siamo rinchiusi noi stessi in una gabbia d’acciaio

4. Salvare l’umano dal macchinico

Ma, al di là di questo, giacché “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, è l’avanzare stesso del mondo macchinico che, come vedevano già Max Weber, Heidegger e Anders, ci porta a rinchiuderci nella nostra “gabbia d’acciaio”, paralizzando ogni guizzo di umanità. In questo senso, la resistenza dev’essere ancor più capillare.

Infine, l’argomento  principe che viene usato per disinnescare la paura dell’Intelligenza Artificiale (che, cioè, questa non arriverà mai ad un livello sufficientemente di creatività da sostituire quella umana) è un’arma a doppio  taglio, perché, come dimostra ancor sempre l’esempio di Petrov, il pericolo viene proprio dal carattere conservatore e conformistico dell’informatica. Il regolamento militare, che prevedeva il “first strike” nucleare a meno che non vi fosse un contrordine del Comitato Centrale del PCUS, incarnava la volontà di quest’ultimo di mantenere il proprio potere. Per questo, il rifiuto di telefonare al Comitato Centrale, per quanto oggettivamente provvidenziale, fu considerato una colpa per Petrov, che fu infatti mobbizzato.

Le deviazioni dalla logica del sistema macchinico, o la lotta contro gli abusi di questo, come quelle di Assange, Snowden, e perfino Schrems, sono considerate delle colpe, che vengono sanzionate, non già come tali, bensì attraverso i più svariati mezzi di pressione indiretta.

Il peso che le multinazionali del web hanno in tutte le società contemporanee è dimostrato dal fatto stesso che il “Call for an ethic AI” sia stato firmato innanzitutto, dai GAFAM, responsabili delle maggiori violazioni dell’ etica in campo digitale, oltre dal fatto che la commissione NSCAI sull’intelligenza artificiale, che ha appena concluso i lavori, sia capeggiata da Eric Schmidt, Presidente di Google, il quale, nella sua opera del 2010 “The New Digital Age”, aveva formulato la tesi secondo cui Google avrebbe dovuto subentrare a Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo.

Lo studio dei presupposti culturali, e soprattutto etici, dell’Intelligenza Artificiale, non può non tenere conto di questo vastissimo scenario, ché, altrimenti, si tradurrebbe in un esercizio retorico e propagandistico, né può esimersi da un’azione politica, ci cui la Chiesa, se lo vuole, è senz’altro capace.

Per questo, non possiamo ovviamente non salutare positivamente la nascita della nuova Fondazione, augurandoci ch’essa possa servire di stimolo, da un lato, alla creazione delle corrispondenti istituzioni europea ed italiana, e, dall’ altra, all’avvio, da parte della Chiesa, ma non soltanto, di una riflessione a tutto tondo sul  futuro digitale dell’ Umanità, che vada al di là dei limiti angusti dell’attuale “etica digitale” .

18 maggio 2021 Il Vaticano ha istituito una Fondazione che si occuperà di intelligenza artificiale. Accogliendo la richiesta del presidente della Pontificia Accademia per la Vita mons. Vincenzo Paglia, papa Francesco – con un rescritto ‘ex audientia’ firmato il 16 aprile scorso dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin – ha istituito infatti la Fondazione ‘renAIssance’, con personalità canonica giuridica pubblica, che ha sede nello Stato della Città del Vaticano, presso la stessa Accademia per la Vita. A dare la notizia l’’ANSA. Già approvato anche lo statuto del nuovo organismo. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vaticano-istituita-Fondazione-per-intelligenza-artificiale-1acbf056-2d7d-4ae6-af11-be217acf8607.htmlCOMUNICATO

LA MALATTIA DELL EUROPA E QUELLA DEL MONDO

Considerazioni preliminari all’ inaugurazione della Conferenza sul Futuro dell’ Europa: 9 maggio 2021

Domenica, alle 15.00, avrà luogo da Strasburgo l’inaugurazione ufficiale della Conferenza sul Futuro dell’ Europa, già avviata con la piattaforma futureu.europa.eu#.

CREDENZIALI PER PARTECIPARE (DOMENICA 9 ALLE 10.00)

https://zoom.us/j/99951521048?pwd=MHdsRlJkSEJwVUQvcVZ1bGcvQW01UT09
L’evento è inserito sulla piattaforma https://futureu.europa.eu/?locale=it 


IL NOSTRO WEBINAR:

Visto in astratto, si tratterebbe di un momento epocale, che dovrebbe segnare veramente il passaggio da un’era ad un’altra. Tuttavia, alla luce, da una parte, di una serie di fallimenti dei precedenti esercizi dello stesso tipo, e, dall’altra, delle modalità e delle tempistiche con cui la Conferenza è stata pensata ed attuata, prevale un generalizzato scetticismo.

Personalmente, nonostante che partecipare alla Piattaforma comporti, per ciascun cittadino, uno sforzo tecnico ed editoriale non indifferente a fronte di un modesto risultato atteso, mi è sembrato doveroso dedicarvi il massimo sforzo, perché, altrimenti, con che animo potremo criticare, a posteriori,  la classe politica per non aver fatto l’Europa?Vista  infatti la nostra generale ignavia politica, questo sforzo è il minimo contributo dovuto, che invito tutti a dare.

Nell’aggiungere le mie critiche costruttive all’ iniziativa  a quelle di tanti autorevoli europeisti (a cominciare dal Movimento Europeo e dal Movimento Federalista), mi sono concentrato innanzitutto sulla superficialità con cui si presume di poter banalizzare in modo propagandistico dei problemi dell’Europa, che, se sono rimasti fino ad ora irrisolti, è  perché sono difficilissimi. Mi riferisco  in particolare al rapporto con la tecnica, ai presupposti culturali dell’ integrazione europea e al tema della decadenza, la “malattia dell’ Europa”, oggetto specifico dell’ incontro a distanza da noi organizzato per Domenica Mattina (cfr. infra).

Malattia che è, al tempo stesso, politica, economica, etica e tecnologica. Si potrebbe, e dovrebbe, definire come “olistica”.

1.Riandare ai presupposti dell’integrazione europea.

Per tutti questi temi di carattere preliminare, abbiamo suggerito che si svolgano, in parallelo  con le attività della piattaforma, non idonee a un lavoro serio e approfondito, altre attività, di carattere conoscitivo, come questa serie dedicata ai presupposti culturali dell’integrazione, che abbiamo inserito nella piattaforma e che cercheremo anche di coordinare, con il supporto del Movimento Europeo e del Movimento Federalista, con altre analoghe iniziative.

Il tema della malattia dell’Europa, oltre ad essere altamente evocativo in quest’era di pandemia, è anche il primo, perché è il punto di partenza, la crisi da cui parte la motivazione per l’integrazione dell’Europa.

A dire il vero, l’idea di una grande crisi della società è stata da sempre alla radice della creazione delle unità politiche in Europa. La Pax Augusta viene presentata dai poeti augustei come il ritorno dell’Età dell’ Oro dopo la crisi del Mos Maiorum e le guerre civili (“aurea volvent saecula”). Il progetto di Pace Perpetua dell’Abate di Saint Pierre, negoziatore del Trattato di Utrecht, si poneva come rimedio alle guerre di religione e dinastiche. La Santa Alleanza viene venduta da Alessandro I, dopo la Rivoluzione Francese e le guerre napoleoniche, come la ricostituzione dell’unità religiosa fra i popoli d’Europa. Anche Coudenhove Kalergi, Spinelli e Juenger vedevano il progetto europeo come una qualche forma di restaurazione di un’antica Europa pacifica („Die Welt von Gestern“ di Zweig).

2.Finis Europae?

In effetti, il senso della crisi esistenziale a cui l’ Europa tenta di fare argine, con il ruolo del paolino Katèchon, non è mai stato così forte come a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, con le opere di Simone Weil e di Pietro Barcellona (“l’ Europa come Katèchon”).

In realtà, il senso di un’universale entropia era diffusissimo da più di un secolo in tutta la cultura, non solo europea: da Kierkegaard a Nietzsche, da Leontijev a Weininger, da Freud a Guénon, da Berdjajev a Eliot, da Pound a Jaspers, da Heidegger a Anders.Come noto, molteplici sono le ragioni addotte per questo senso incombente di crisi: dallo Scisma d’Occidente (Hoelderlin), ai peccati dell’ aristocrazia francese (De Maistre), dall’eredità ascetica orientale (Nietzsche), alla perdita, delle tradizioni arcaiche  salvate solo dagl’indù e dagl’islamici (Guénon), dal moralismo borghese (Freud), all’irrazionalismo mitteleuropeo (Benda, Huizinga, Lukàcs), fino all’abbandono dell’ equilibrio della esperienza religiosa (tema che emerge soprattutto nelle pastorali degli ultimi tre pontefici).

Tuttavia,  la spiegazione più convincente e preveggente è stata, secondo noi, quella della sostituzione della macchina all’uomo, come tematizzato da un robusto filone di pensiero, che parte da Max Weber, attraversa Capek, Heidegger, Asimov e Anders, e sfocia nel pessimismo culturale di grandi tecnologi, scienziati ed economisti  come Bill Joy, Martin Rees, John Hawking, Evgeny Morozov e Shoshana Zuboff.

Secondo questo filone, l’uomo ha cominciato a perdere di autenticità con l’inizio della civiltà, per poi venire alienato dalle tecniche, e progressivamente soppiantato dalle macchine, fino a ridursi, come oggi, a un uomo senza qualità (Musil),e a una dimensione (Marcuse).

E, in effetti, quest’ultima spiegazione assorbe dentro di sé tutte le altre. Com’ è stato autorevolmente riconosciuto, fra gli altri, da Newton, Lessing, St.Simon, Comte, Fiodorov, Weber, Capek, Voegelin, Musso, la religione della tecnica costituisce l’esito naturale del processo di secolarizzazione, vale a dire della trasformazione della fede messianica delle religioni occidentali di salvezza (incluse quelle mazdea, manichea, ebraica ed islamica) in una nuova escatologia materialistica, incentrata sul ruolo redentore della scienza e della tecnica. Il Cristianesimo ridotto a “educazione dell’ Umanità” come voleva Lessing, o le “radici cristiane” invocate, forse improvvidamente, da Benedetto XVI.

3. La seconda Guerra Mondiale come nemesi e catarsi.

Com’è noto, anche i due grandi eventi catastrofici della Seconda Guerra Mondiale, la Shoah e la bomba atomica, sono stati ripresi dall’escatologia materialistica della tecnica (Heidegger, Horkheimer e Adorno).

Tuttavia, nella teologia politica europea, il momento di svolta sarebbe costituito soprattutto dalla Shoah, che, riassumendo in sé tutti i mali della storia, avrebbe costituito per gli Europei, e soprattutto per la Germania, una catarsi, con cui sarebbe stata superata (per Girard) la fase storica dominata dall’idea di sacrificio umano. In questo senso, la sorte dell’Europa sarebbe nuovamente paradigmatica per tutto il mondo.

Così, paradossalmente, la Shoah è divenuta la fonte di un nuovo tipo di eccezionalismo, non solo ebraico, ma anche europeo, e, in particolare, tedesco.

Come brillantemente illustrato, per esempio, da Aleida Assmann, il  discorso pubblico europeo è profondamente impregnato di questa dottrina.In effetti, essa serve mirabilmente ad assorbire, senza però rinnegarle,  le precedenti retoriche sulla missione civilizzatrice dell’ Europa. L’enfasi posta su una presunta superiorità morale del modello europeo e sul dovere di diffonderla costituisce un’ennesima eco delle invettive di Condorcet e di Hugo.

La retorica della “potenza mite” e del rifiuto della guerra sono servite anche per marcare un’ impercettibilmente differenza dagli Stati Uniti che, nella realtà, non esiste, perché l’ Europa spende in armamenti, rispetto al suo impegno su un solo continente, proporzionalmente più degli stessi Stati Uniti (oltre che della Russia e della Cina), ed è stata coinvolta ininterrottamente in guerre di tutti i tipi, nel Continente e altrove (da quelle civili est-europee e irlandese, a quelle di Corea, Suez, Algeria, Greco-turca,Libano, in Medio Oriente e nel Sahel).Se nell’ Europa di oggi la violenza è meno palese che altrove, ciò avviene per due ragioni: il livello medio di vita, ancora leggermente superiore alla media mondiale, e l’equilibrio del terrore, che ha il suo baricentro proprio in Europa, e che, per essere mantenuto, richiede il controllo totale sugli Europei. Controllo, che,  a sua volta,  è facilitato dall’apparenza di benessere e dalla conseguente diffusa mentalità piccolo-borghese.

Nell’ ultimo secolo, di fronte all’ affievolirsi dei ricordi delle Guerre Mondiali, all’acuirsi della crisi economica  e agli spettacolari ed inquietanti sviluppi dell’ Intelligenza Artificiale, sta sviluppandosi una nuova retorica dell’ Europa, figlia e parallela a quella precedente, basata sempre sulla “catarsi”, ma orientata verso  l’Intelligenza Artificiale.

Scelta politica lodevolissima, se solo fosse declinata in modo serio e coerente.

4. Trendsetter del dibattito mondiale”?

Oggi,  questo preteso eccezionalismo europeo finisce per essere identificato sempre più con la capacità dell’Unione di regolamentare il web, attraverso la fitta serie di libri bianchi e di regolamenti sulle attività dell’ industria digitale, ch’essa pubblica a getto continuo . Questo tema esula per altro  dall’oggetto della giornata di domenica, e fa invece oggetto dell’altra serie di approfondimenti, quella sull’ Intelligenza Artificiale. Qui mi limiterò a rilevare due cose:

1)dal punto di vista programmatico, la scelta di concentrare tutte le ambizioni dell’Europa sulla messa sotto controllo della transizione digitale è geniale, perchè obiettivamente, di fronte alla corsa verso l’Intelligenza Artificiale, in atto fra gli USA e la Cina, il mondo corre veramente il rischio di vedersi dominato fra breve da “soggetti autonomi” militari, come previsto lucidamente da tempo da Manuel De Landa. Per i motivi indicati all’ inizio,  esso ha quindi veramente un urgente  bisogno di un potente difensore (un “Trendsetter del dibattito globale”), che orienti  quest’ultimo verso un nuovo umanesimo digitale;

2)tuttavia, come e più che in casi precedenti, l’atteggiamento dell’Europa appare qui abilmente opportunistico e sostanzialmente ipocrita: come ha rilevato il New York Times, essa, non essendo minimamente nelle condizioni di padroneggiare le tecnologie decisive per il mondo contemporaneo, né di condizionare le Grandi Potenze e le multinazionali che le posseggono, ed essendo, per questo, destinata al declino (questo significa in realtà il dibattito sulla Sovranità Strategica Digitale), consola i propri cittadini, fingendo di convincere le Grandi Potenze ad adottare i suoi principi giuridici, che, se adottati, servirebbero a limitare i difetti delle nuove tecnologie. In realtà, da un lato, USA, Cina e Russia non stanno neppure consultando l’Europa sulle trattative, che si avvieranno fra breve, sul controllo digitale della guerra nucleare; inoltre, le tanto decantate normative europee sulla privacy sono state disapplicate fin dal primo giorno da tutti i soggetti rilevanti, a cominciare proprio da tutte le Istituzioni Europee, con i loro contratti con Microsoft, con i quali esse hanno delegato in bianco a questa multinazionale, soggetta alle norme inderogabili delle leggi militari americane, la gestione di tutte le informazioni sui suoi funzionari e sulle attività politiche dei loro organi, e continuano  a rendere possibili (con accordi illegittimi secondo la Corte di Giustizia) la gestione da parte dei GAFAM dei dati di tutti i cittadini europei.

Se qualcuno (per esempio la Cina) sta copiando la normativa europea, è proprio per la sua collaudata capacità di fare da paravento all’ arbitrio delle imprese e degli Stati.

Certamente, l’ Europa può, e deve, divenire il “trendsetter del dibattito mondiale” sull’ Intelligenza Artificiale, ma, per fare questo, deve modificare radicalmente i propri comportamenti pratici, e, in primo luogo, perseguire veramente la Sovranità Strategica Digitale sempre conclamata e mai perseguita veramente, con una propria cultura strategica e digitale, con propri investitori nel settore digitale, con dei veri servizi segreti e  proprie imprese del web, e, infine,  con una Politica Estera e di Difesa  veramente sovrana, che non segua pedissequamente i “richiami all’ordine” (“Rallies”) delle successive Amministrazioni americane.

5.L’arretratezza dell’ Europa

La mancanza di una politica europea del digitale, iniziata con la disaggregazione, da parte del Gruppo d’Intervento, della divisione informatica della  Olivetti nel momento della sua massima creatività (ELEA9003 e P101), è la chiave di lettura per comprendere declino europeo. Senza un’ industria digitale, non è possibile, né un’intelligence moderna, né l’accesso all’ economia della rete; senza un’ Intelligence autonoma non è possibile una reale politica estera, e senza economia della rete, sempre nuove risorse vengono trasferite fuori dell’ Europa.

Senza una politica estera, anche la società civile viene cloroformizzata, e senza l’economia della rete, i settori economici tradizionali divengono sempre più obsoleti. Con una società civile sonnecchiante e con un’economia perennemente in crisi, non si dà né politica demografica, né ricambio generazionale, né innovazione, e, senza questi, la società si dibatte in un senso di vuoto e di mancanza di prospettive. L’Europa è ancora con questo emblematica della crisi del mondo intero.

6.La malattia del mondo.

Anche il mondo, infatti, soffre (anche se in grado minore), delle stesse malattie dell’Europa. Anche nel resto del mondo impera  la società de controllo totale (in molti casi, in modo più soffocante ancora che non in Europa). Ma, a parte che in certi Paesi sono concentrate le élites che traggono profitto da questa situazione, colà,  il fatto di essere situati nel cuore del sistema permette anche di comprenderlo e di criticarlo più efficacemente, e, soprattutto, di maturare  i necessari anticorpi e di ribellarsi in modi più efficaci (come nei casi di Petrov, di Assange e di Snowden). In altri Paesi, poi, il sistema informatico mondiale non ha ancora tutto il peso che esso ha in Occidente, in Cina o in Russia. Ovunque, le idee delle precedenti tradizioni culturali e politiche (siano esse l’American Creed o il veterocomunismo, l’ebraismo o l’ortodossia,  l’islamismo o l’induismo) sono ancora così radicate, che la società non è ancora stata plasmata integralmente dal web.

Eppure, dovunque imperversa, ove più, ove meno, il “disagio della civiltà” denunziato a suo tempo da Freud: l’integrazione ancora mancata fra le idee tradizionali della propria civiltà e i problemi dell’ età postmoderna

Se la classe dirigente europea fosse meno radicata nelle retoriche del XX° Secolo e meno dipendente dall’America e dai GAFAM, essa potrebbe divenire veramente il “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, direttamente  per ciò che riguarda il mondo digitale, e, indirettamente, per ciò che riguarda la “crisi di civiltà” nel suo complesso.

Essere “Trandsetter” non significa essere la Terra Promessa, né lo Stato Guida, né il centro di un Impero, bensì un creatore di modelli che possono, o meno, essere utilizzati.

Il mondo ha bisogno di questi modelli, innanzitutto nel rapporto uomo-macchina.Il problema non è, come tanti affermano, se le macchine prenderanno o meno il sopravvento sull’ uomo, o se l’Intelligenza Artificiale verrà progettata (come vogliono i legislatori europei)in modo da rispettare gli (attuali) Diritti Umani (che sono diversissimi da quelli di 20 anni fa, e saranno sicuramente ancor più diversi fra altri 20 anni. Il problema è che,  a causa delle macchine, noi siamo diversi già da oggi da com’eravamo 20 anni fa, e non siamo necessariamente migliori. Gli effetti del web che si vorrebbero “curare” con le nuove legislazioni sono in realtà, amplificati, i difetti della nostra società: allontanamento dalla natura; perdita di personalità; discriminazioni da parte degli attuali ceti dominanti; conformismo; incomunicabilità, burocrazia, irresponsabilità.. Per ovviare a questi difetti, non dobbiamo programmare meglio le macchine, bensì cambiare la cultura, la società e l’educazione, perché, almeno fino ad ora, siamo noi che imprimiamo nelle macchine i nostri viozi e le nostre virtù..

Dobbiamo smetterla di idolatrare la “Rule of Law” (che altro non è che la legge scritta –“Rechtsstaatlichkeit”-così definita perché importata in America dalla Germania nel secolo scorso), e tornare invece, almeno parzialmente alle “leggi non scritte”(“Agrafoi nomoi”), vale a dire, in sostanza alle”virtù”. Solo se i cittadini saranno capaci di praticare le virtù, saranno in grado di non farsi influenzare dalla burocrazia digitale, dalle “Grandi Narrazioni”, dai “social networks”, dalle “bolle digitali”, dalle “fake news”…

E’ su questo che l’ Europa potrebbe dialogare con altre culture, egualmente attente alle “virtù”, come quelle asiatiche, anch’esse alla ricerca di un nuovo equilibrio, che l’ Europa potrebbe suggerire, in un confronto serrato e continuo. Questo è esattamente il contrario della “Guerra Fredda Culturale” che gli Americani, e gli Europei fomentati da loro, stanno cercando di creare.

7.La  cultura del XXI Secolo e il futuro dell’ Europa

La riforma dell’Europa, a cui la Conferenza dovrebbe tendere, dovrebbe avere, come punto qualificante, proprio questo: una nuova cultura, capace di porsi come “punto di riferimento per il mondo intero”,  cheil Pontefice aveva  ascritto all’ Europa nel suo discorso di Strasburgo.

Orbene, perché questa nuova cultura possa nascere, occorrono due grandi condizioni: da un lato, la conoscenza di tutte le grandi culture e delle più moderne tecnologie, e, dall’ altro, una società capace di garantire la propria sopravvivenza, non una di perdenti come quella attuale.

Per ottenere questi due risultati, occorrono due battaglie: l’una, culturale, per liberarci dalle incrostazioni di casta e  di setta, delle imposizioni straniere e degli stereotipi del politicamente corretto; l’altra, politica ed economica, per la Sovranità Digitale Europea, e quindi, in definitiva, per la rinascita della nostra società.

Le strutture e le politiche dell’Unione dovrebbero essere al servizio di queste battaglie.

Quindi, una diversa distribuzione dei ruoli sociali fra cultura, politica, economia e lavoro; un vertice europeo più assertivo; la rinegoziazione del nostro ruolo internazionale; una struttura costituzionale ed economica basata sulle nuove tecnologie.

Questo è appunto l’oggetto della nostra presenza sulla piattaforma futureu.europa.eu# e edei Cantieri Digitali d’ Europa.

IL 9 MAGGIO INIZIA LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

Alle 10.00:

Webinar di Diàlexis sulla “Malattia dell’ Europa”

ECCO LE CREDENZIALI:

Entra nella riunione in Zoom

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ID riunione: 999 5152 1048

Passcode: 879489

Come anticipato, l’inuaugurazione ufficiale della Conferenza sul Futuro dell’ Europa avrà luogo in remoto, alle 15 di Domenica, con una breve conferenza, in concomitanza con la commemorazione della Dichiarazione Schuman.

Ci sarà anche un breve discorso sul futuro dello storico Noah Yuval Harari. Idea su cui ci sarebbe molto da dire, viste le concezioni post-umanistiche dello stesso, non molto consone al concetto sotteso alla regolamentazione UE sull’ Intelligenza Artificiale, che si pretenderebbe “antropocentrica”. Ma il postumanesimo è compatibile con l’antropocentrismo? Nutriamo dubbi sempre più forti su questo punto, e quindi sulle scelte culturali effettive che sottendono le nuove normative.

Comunque sia, anche noi avvieremo i lavori il 9 (am mattino), ma con un evento di carattere dubitativo, dedicato alla “Malattia dell’ Europa”.

Nel frattempo, c’è stata la riunione (sempre a distanza) della Piattaforma Italiana della Conferenza sul futuro dell’ Europa, nella quale sono stati espressi altri dubbi sulle modalità con cui è stata congegnata la Conferenza, e sulle quale sembra aleggiare una grande incertezza.

Tutti gl’intevenuti sono stati concordi nel rilevare che la Conferenza si qualifica sempre più come un’arena della lotta di potere fra Istituzioni e Stati Membri, concordi soprattutto nel ridurre il peso, nella Conferenza, non solo dei cittadini, ma anche delle organizzazioni della società civile.

Oltre tutto, molti Stati Membri hanno espresso chiaramente posiozioni contrarie alla modifica dei Trattati, passaggio che, seppure non risolutivo, è tuttavia evidentemente necessario per la soluzione almeno dei più urgenti problemi dell’ Unione, quali la lentezza del processo decisionale, la mancanza di una rappresentanza unica e l’assenza di una competenza europea in materia culturale e sanitaria.

Infine, è stata molto criticata l’impostazione data alla piattaforma, che spezzetta enormemente il discorso, e dei cui risultati non si capisce quale uso si farà.

Intanto, l’Assemblea Nazionale aveva approvato, con modifiche, la bozza di risoluzione già pubblicata su questo blog.

La nuova risoluzione è la seguente:

Documento di lavoro del Movimento europeo sullo stato dell’Unione e il futuro dell’Europa

Assemblea nazionale, Roma, 29 aprile 2021

Il Movimento europeo ha esaminato lo stato della preparazione della Conferenza sul futuro dell’Europa dopo la firma della Dichiarazione Comune del 10 marzo, le prime riunioni del Comitato esecutivo e l’avvio della Piattaforma online il 19 aprile.

È finito il “momento hamiltoniano”?

Il dibattito sul futuro dell’Europa si apre durante una fase di forte rallentamento del processo di integrazione europea dopo il “momento hamiltoniano” del Piano di ripresa (Recovery Plan) legato alla prospettiva di un debito pubblico europeo per investire in beni pubblici europei come la lotta alle diseguaglianze, la transizione ecologica e la digitalizzazione.

  1. I tempi lunghi delle risorse proprie

Il Movimento europeo ha preso nota con preoccupazione dello stallo nelle ratifiche sull’aumento del massimale delle risorse proprie che richiede in base al trattato l’accordo unanime del Consiglio ma anche l’approvazione di tutti i parlamenti nazionali.

Dieci parlamenti nazionali non hanno ancora ratificato e lo stallo riguarda in particolare la Finlandia dopo la decisione della Corte costituzionale di imporre al Parlamento un voto a maggioranza super-qualificata, nei Paesi Bassi con i tempi lunghi per la formazione del nuovo governo e in Polonia.

Lo stallo rischia di rinviare in autunno l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza.

Allo stallo sull’aumento del massimale delle risorse proprie si aggiunge il confuso e conflittuale dibattito fra i governi sull’introduzione di nuove risorse. Ciò riguarda specialmente l’imposta sulle società e sulle multinazionali e sui cosiddetti giganti del web (la web tax) nonostante l’apertura verso queste imposte dell’amministrazione Biden.

Queste nuove risorse sono necessarie per evitare, a partire dalla scadenza nel 2028 del debito pubblico europeo, il ricorso ai contributi nazionali e cioè la prospettiva che il rimborso venga effettuato dai contribuenti di ciascun paese secondo la ricchezza nazionale con inevitabili reazioni negative delle opinioni pubbliche.

  1. Le condizionalità inevitabili dei prestiti e delle sovvenzioni europee

Nell’attuazione del Recovery Plan attraverso i piani nazionali sarà essenziale che la Commissione e il Parlamento europeo verifichino che siano rispettati pienamente i criteri della sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti così come le condizionalità legate allo stato di diritto.

In questo quadro il Movimento europeo aggiunge la sua protesta alla denuncia della recente legge adottata in Ungheria che tende a creare fondazioni sotto il controllo governativo a sostegno della “modernizzazione delle Università” usando i fondi del Next Generation EU.

  1. Alle radici dell’autonomia strategica dell’Unione europea

La capacità fiscale autonoma europea è parte essenziale della sua autonomia strategica e del finanziamento futuro del bilancio europeo che riguarda tutta l’Unione europea a cominciare dall’area dei paesi che hanno aderito alla moneta unica accettando vincoli finanziari a fronte dei quali è indispensabile accelerare la realizzazione delle unioni bancaria, dei capitali, fiscale e dunque economica il cui primo passo dovrebbe essere quello di creare safe assets europei e cioè titoli privi di rischio perché legati ad un forte bilancio comune.

Si tratta di questioni essenziali quando si aprirà il dibattito sulla perennizzazione del Piano di ripresa e sulla riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea a cominciare dalla revisione del Patto di Stabilità e del Fiscal Compact.

Dell’autonomia strategica fanno parte – oltre alla sicurezza e alla difesa – la politica industriale e la progressiva indipendenza nella dimensione dell’intelligenza artificiale, la cybersecurity, l’energia e il ruolo internazionale dell’euro.

  1. Un piano per sostenere gli investimenti a lungo termine

Il Movimento europeo condivide in questo quadro l’idea francese di un piano di investimenti europeo con scadenza decennale che dovrebbe a nostro avviso partire dal rapporto della task force presieduta da Romano Prodi e Christian Sautter sulle infrastrutture sociali con l’obiettivo di un New Deal Europeo e dalle recenti proposte della Commissione europea sulla strategia industriale dell’Unione europea che sia pienamente coerente con gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile nel quadro dell’Agenda 2030.

  1. L’attuazione del Pilastro sociale

La confusione e la conflittualità fra i governi è ancora più grave se si esamina lo stato di preparazione del Vertice Sociale di Porto del 7 maggio dove undici paesi hanno già preannunciato la loro intenzione di bloccare le proposte della Commissione europea volte a dare un seguito concreto e giuridicamente vincolante al Pilastro adottato all’unanimità a Göteborg nel novembre 2017.

All’altolà di questi undici paesi ostili alla prospettiva di un’Unione più forte e più solidale è seguito il silenzio assordante degli altri sedici paesi europei che hanno per ora ignorato la volontà innovativa espressa dalla grande maggioranza del Parlamento europeo e dai rappresentanti dei lavoratori europei.

Nel caso in cui non fosse possibile raggiungere la maggioranza qualificata nel Consiglio nei settori della politica sociale in cui il Trattato prevede la procedura legislativa ordinaria o nei casi in cui il Trattato prevede il voto all’unanimità nel Consiglio la via da seguire è quella che fu adottata nel 1992 con il Protocollo sulla politica sociale a carattere vincolante introdotto nel Trattato di Maastricht per superare l’ostilità del Regno Unito ponendo la questione della dimensione prioritaria dell’Unione sociale al centro del dibattito nella Conferenza sul futuro dell’Europa e adottando alla fine della Conferenza le misure operative per realizzarla.

  1. Il silenzio assordante davanti alla tragedia dei migranti

Ancor più grave appare l’irresponsabilità del Consiglio e dei governi di fronte alla tragedia immane dei flussi migratori di chi fugge dalle guerre, dalla fame, dai disastri ambientali e dal land grabbing, una tragedia che esige con urgenza la revisione del regolamento di Dublino bloccata all’unanimità dal Consiglio europeo nel giugno 2018 e la conclusione della procedura legislativa ordinaria sul Migration Compact presentato dalla Commissione Von der Leyen, la creazione di effettivi e non soltanto simbolici corridoi umanitari., l’allargamento dei canali legali di immigrazione e la modifica della missione dell’Agenzia Frontex al fine di farne uno strumento di intervento coerente con la Carta dei Diritti Fondamentali, la Convenzione di Ginevra e la Convenzione di Amburgo.

  1. Nel mondo “è vuoto il cappotto dell’Europa”?

L’incapacità dell’Unione europea di far fronte a questa tragedia epocale, esplosa otto anni fa, si somma alla sua impotenza nella politica estera e nelle relazioni con i paesi vicini, recentemente definito “il cappotto vuoto dell’Europa”.

Quest’impotenza è stata confermata nel “dialogo” con la Turchia dove la natura bicefala dell’Unione europea ha mostrato tutta la sua inconsistenza, nella sua cecità davanti alla realtà di quel che avviene in Libia e più in generale nelle relazioni con i paesi mediterranei e con tutto il continente africano.

Il dibattito sulla autonomia strategica dell’Unione europea in una dimensione planetaria appare in questo quadro paradossale perché è evidente che tale autonomia non può derivare solo dalla sua indipendenza nella dimensione della sicurezza e della difesa dagli Stati Uniti ma dalla sua capacità di essere un attore globale internazionale in un mondo instabile dove prevalgono sempre di più tendenze autoritarie, volontà di sopraffazione e inaccettabili ingerenze nella vita delle nostre società democratiche.

Si riapre il cantiere dell’Unione europea?

Sotto questa luce l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa non può essere legato ad una scelta teorica ed astratta fra diversi modelli di integrazione europea ma ad un confronto fra due alternative: la condivisione della sovranità all’interno di una comunità fondata sui valori della libertà, della solidarietà, dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della democrazia e dello stato di diritto o il conflitto continuo e paralizzante fra apparenti interessi nazionali.

  1. La democrazia partecipativa

L’idea di uno spazio pubblico dedicato al futuro dell’Europa – e non di un cantiere “vietato ai non addetti ai lavori” – in cui la dimensione della democrazia partecipativa e quella della democrazia rappresentativa si possano ritrovare su un piano di eguaglianza o ancor di più in cui si sperimentino modelli di scrittura collettiva a livello europeo simili a quelli realizzati in Irlanda, in Islanda e in Belgio rischia di trasformarsi in una gigantesca operazione di consultazioni nazionali già inutilmente sperimentate nel 2018 lasciando poi alle istituzioni il compito di tradurre le narrazioni delle cittadine e dei cittadini europei in aride raccomandazioni sottoposte all’esame delle stesse istituzioni che le avranno scritte.

  1. La democrazia rappresentativa

In questo quadro, il Movimento europeo condivide la posizione espressa dal Parlamento europeo relativa ad un’ampia composizione della Conferenza che garantisca la presenza attiva di tutte le forze politiche a livello nazionale ed europeo nel rispetto dei principi di una democrazia multilivello nello stesso tempo rappresentativa (i parlamenti) e di prossimità (i poteri locali e regionali)

È contemporaneamente indispensabile che le conclusioni dei dibattiti siano adottate dalla Conferenza stessa e non dal Comitato esecutivo per tradurre in un rapporto di insieme i diversi orientamenti che si saranno espressi sulla piattaforma, nei panels e nelle sessioni plenarie.

  1. Conoscenza. partecipazione e consapevolezza

Il Movimento europeo condivide la necessità di un’azione sinergica delle istituzioni, della società civile, del mondo accademico e della scuola, dell’informazione e delle forze politiche per sollecitare la “conoscenza, la partecipazione e la consapevolezza delle cittadine e dei cittadini al fine di contribuire alla creazione di uno spazio democratico in cui modellare il futuro dell’Europa” così come è stato affermato nel recente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per la partecipazione dell’Italia alla Conferenza sul futuro dell’Europa.

Si pone in questo quadro la questione del pieno coinvolgimento dei giovani dalle scuole alle Università con strumenti innovativi di partecipazione attiva che includano anche la dimensione pedagogica dell’educazione alla cittadinanza attiva.

  1. Le opportunità e le criticità della piattaforma online.

Vale la pena di sottolineare che, pur essendo  stato affermato che la piattaforma online “è il cuore della Conferenza”, ad essa possono attualmente accedere facilmente solo singoli cittadini e non le associazioni rappresentative o cittadini di paesi  terzi residenti nell’Unione europea, che il sistema della traduzione multipla non funziona in modo efficace rendendo difficile un dialogo interattivo, che solo poco più di 6300 cittadini in tutta l’Unione europea (su quattrocento cinquanta milioni di europei) hanno per ora deciso di creare un loro account, che le regole del suo funzionamento non sono conosciute e non sono trasparenti, che nulla è stato detto sull’uso che sarà fatto dalla Conferenza delle idee sottomesse alla Piattaforma e che i quattro panel tematici europei saranno aperti a duecento cittadini europei per panel scelti a sorte, che non si sono ancora realizzate le condizioni di una vera democrazia partecipativa nel tempo della società digitale.

  1. Gli immobilisti in azione

Come sta avvenendo per il Piano di azione sociale, dodici governi immobilisti hanno già manifestato la loro volontà di opporsi a qualunque riforma dell’Unione europea e alla revisione dell’attuale squilibrio istituzionale mentre il silenzio degli altri quindici governi è assordante.

  1. Apriamo il cantiere di un processo costituente

Il Movimento europeo conferma il suo impegno a battersi per un’Unione europea solidale e democratica aperta a tutti i paesi e a tutti i popoli pronti a portare a compimento il progetto ideato nel 1941 da chi scrisse nel confino di Ventotene il “Progetto di un Manifesto per un’Europa libera e unita”.

Per portare a compimento questo progetto il Movimento europeo è convinto che la via da seguire dopo la conclusione della Conferenza sul futuro dell’Europa è quella dell’assunzione da parte dell’attuale Parlamento europeo – in vista delle elezioni europee del 2024 – di un ruolo costituente in un dialogo costante con i parlamenti nazionali, rivendicando questo ruolo già durante i lavori della Conferenza per creare le condizioni di un ampio consenso della società civile su questa scelta di democrazia europea.

L’azione del Parlamento europeo sarà efficace e la prospettiva di un’integrazione secondo il modello federale sarà concreta se l’azione degli immobilisti sarà contrastata da una coalizione di innovatori e dall’impegno dei partiti politici europei nella formazione della coscienza politica europea e nell’espressione della volontà delle cittadine e dei cittadini europei.

  1. Entre ceux qui voudront

Secondo il metodo proposto dal “Progetto Spinelli” nel 1984, che fu sintetizzato dal presidente francese François Mitterrand nella formula “un nouveau Traité entre ceux qui voudront”, le conclusioni del processo costituente devono essere offerte a tutti i paesi e a tutti i popoli che appartengono oggi all’Unione europea e che avranno manifestato la volontà di aderire ad una comunità fondata sui valori comun dello stato di diritto.

Nella Conferenza sul futuro dell’Europa e poi durante la fase costituente dovranno essere discusse le condizioni politiche e costituzionali per consentire l’approvazione – anche attraverso un referendum pan-europeo associato alle elezioni europee nel maggio 2024 – delle conclusioni, a cui perverrà democraticamente il Parlamento europeo, fra i paesi e fra i popoli che lo vorranno secondo il metodo dell’integrazione differenziata con una comunità federale di paesi e un sistema di accordi di associazione con i paesi e i popoli europei che decideranno temporaneamente di non parteciparvi.”

La Dieta imperiale.

Nostri commenti e intervento nella riunione della PIattaforma

Come si può vedere, sono state confermate le critiche alla piattaforma, e si è ribadita l’opportunità di una proroga della Conferenza per dare tempo ad un auspicabile ruolo costituente del Parlamento Europeo.

Ho fatto presente alla Piattaforma che, se e nella misura in cui si ritenga di puntare su un processo costituente, parallelo e successivo alla Conferenza, questo si dovrebbe tradurre evidentemente (come ipotizzato apertamente da parte dell’Assemblea) in una proroga della Conferenza. Orbene, se si vuole veramente avviare un processo costituente, occorre superare enormi gaps conoscitivi, non soltanto da parte dei cittadini, ma anche dei decisori.

Innanzitutto, il gap di carattere filosofico, storico e filologico. La Conferenza, così com’è stata impostata, tiene conto solo delle politiche ordinarie dell’ Unione (vche si riflettono negli “Argomenti” della Piattaforma, senza considerare che, se c’è bisogno di una Conferenza per il Futuro dell’ Europa, questa è per innovare, intyroducendo nuovi argomenti).

Orbene, questi argomentoi possono venire, a seconda dei sewttori, solo da una riflessione storico-filosofica, da quella tecnico-economica, da quella giuridico-costituzionale, da quella filologico-linguistica.

Per ciascuno di questi argomenti, s’impone un enorme lavoro settoriale. Molto appropriato l’intervento, alla Piattaforma, del giudice Porchia della Corte di Giustizia Europea e dell’ On.le Fassino, rispettivamente sugli aspetti giuridici e linguistici..

Ho citato l’enorme lavoro portato avanti dall’ Associazione Culturale Diàlexis sul problema linguistico, che era sfociato nella pubblicazione dell’ opera collettiva “Es Pastrìda Gaian”.

Ho sottolineato poi come sia importante “occupare” la Piattaforma con contenuti propositivi e coordinati. L’Associazioone Culturale Diàlexis propone, per Domenica 9, il primo dei webinar sui presupposti culturali della Conferenza.

David Mitrany, il teorico del funzionalismo,
la vera malattia dell’ Europa.

COME PUO’ LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA RISPONDERE ALLA “MALATTIA DELL’ EUROPA”?

Affinche le politiche europee, e in particolare la Conferenza , raccolgano l’interesse e il consenso dei cittadini, occorre evitare il rischio   di non riuscire ad incidere significativamente   sulla situazione di disagio degli Europei, affrontando i loro problemi alla radice. Riflessione più necessaria che mai, di fronte alle prospettive, dopo Brexit e più di un anno di pandemia, di una sostanziale stagnazione a lungo termine (cfr. i “Challenges and Choices for Europe” dell’ESPAS per il 2030).

Vogliamo perciò andare al di là degli aspetti sociologici, economici, politici e giuridici,   per discutere in un’ottica storico-filosofica sul rapporto fra Europa e società contemporanea. In fasi successive,  tenteremo di prevedere gli sviluppi dei prossimi anni, e, finalmente, di proporre soluzioni, sul piano culturale, politico e sociale.

Quest’ incontro introduttivo dovrebbe rispondere alle domande seguenti:

– si può parlare di una “Malattia dell’Europa?

-in che cosa si distingue da quelle di altri Continenti?

-è possibile sanarla, e, se sì, come?

Luogo: Sede dell’ Associazione Culturale Diàlexis, Via B. Galliari 32 10125 Torino

Orario: 9 maggio, ore 10,00

PROGRAMMA

Ore 15.00  Apertura dei lavori

Ore 10, 15Virgilio Dastoli  ,Saluto del Movimento Europeo in Italia: Crisi identitaria e crisi istituzionale  nel contesto della Conferenza sul Futuro dell’ Europa

Ore 10, 20 Aldo Rizza, Storico e filosofo, “La Malattia dell’Europa”    

Ore 10,40Markus Krienke, Professore di filosofia moderna alla Facoltà di Filosofia di Lugano,Crisi e catarsi dell’Europa nel dibattito filosofico europeo

Ore 11,00Marcello Croce, Filosofo e storico, Cultura e fede nella costruzione europea

Ore 11,20Riccardo Lala, La  crisi esistenziale nelle diverse culture del mondo

Ore 11,40 Domande e dibattito

Modera Marco Margrita

DICHIARAZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO, ASSEMBLEA NAZIONALE, ROMA, 29 APRILE 2021, SULLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA,con i commenti di DIALEXIS.

Dichiarazione del Movimento europeo

Assemblea nazionale, Roma, 29 aprile 2021

Grafico di Eva Bòka, che sintetizza l’integrazione europea

Il Movimento europeo ha esaminato lo stato della preparazione della Conferenza sul futuro dell’Europa dopo la firma della Dichiarazione Comune del 10 marzo, le prime riunioni del Comitato esecutivo e l’avvio della Piattaforma online il 19 aprile.

Il dibattito sul futuro dell’Europa si apre durante una fase di preoccupante rallentamento del processo di integrazione europea dopo le forti aspettative create dagli accordi sul Piano di ripresa (Recovery Plan) legate alla nuova prospettiva di un debito pubblico europeo necessario per investire in beni pubblici europei come la lotta alle diseguaglianze, la transizione ecologica e la digitalizzazione.

Il Movimento europeo ha preso nota dello stato preoccupante delle ratifiche sull’aumento del massimale delle risorse proprie, con ritardi in dieci paesi membri – in particolare in Finlandia, nei Paesi Bassi e in Polonia – che rischiano di rinviare di molti mesi l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza, e del confuso  e conflittuale dibattito fra i governi sull’introduzione di nuove risorse e specialmente dell’imposta sulle società e sui cosiddetti giganti del web nonostante l’apertura verso queste imposte dell’amministrazione Biden, risorse necessarie per evitare il ricorso ai contributi nazionali alla scadenza del debito europeo.

Nell’attuazione del Recovery Plan attraverso i piani nazionali sarà essenziale che la Commissione e il Parlamento europeo verifichino che siano rispettati pienamente i criteri della sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti così come le condizionalità legate allo stato di diritto. In questo quadro il Movimento europeo aggiunge la sua preoccupazione alla denuncia della recente legge adottata in Ungheria che tende a creare fondazioni sotto il controllo governativo a sostegno della “modernizzazione delle Università” usando i fondi del Next Generation EU.

La capacità fiscale autonoma dell’Unione europea è parte essenziale della sua autonomia strategica e del finanziamento futuro del bilancio europeo, insieme alla questione della politica industriale e dell’intelligenza artificiale, quando si porrà la questione della perennizzazione del Piano di ripresa e della riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea a cominciare dal rafforzamento del ruolo internazionale dell’Euro e dalla revisione del Patto di Stabilità e del Fiscal Compact.

Il Movimento europeo condivide in questo quadro l’idea di un piano di investimenti europeo con scadenza decennale che dovrebbe ispirarsi al rapporto della task force presieduta da Romano Prodi e Cristine Sautter sulle infrastrutture sociali con l’obiettivo di un New Deal Europeo e alle recenti proposte della Commissione europea sulla strategia industriale dell’Unione europea che sia pienamente coerente con gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile nel quadro dell’Agenda 2030.

La confusione e la conflittualità fra i governi è ancora più grave se si esamina lo stato di preparazione del Vertice Sociale di Porto del 7 maggio dove undici paesi hanno già preannunciato la loro intenzione di bloccare le proposte della Commissione europea volte a dare un seguito concreto e giuridicamente vincolante al Pilastro adottato all’unanimità a Göteborg nel novembre 2017.

All’altolà di undici paesi di fronte alla prospettiva di un’Unione più forte e più solidale è seguito il silenzio assordante degli altri sedici paesi europei che hanno per ora ignorato la volontà innovativa espressa dalla grande maggioranza del Parlamento europeo e dai rappresentanti dei lavoratori europei.

Nel caso in cui non fosse possibile raggiungere la maggioranza qualificata nel Consiglio nei settori della politica sociale in cui il Trattato prevede la procedura legislativa ordinaria o nei casi in cui il Trattato prevede il voto all’unanimità nel Consiglio la via da seguire è quella che fu adottata nel 1992 con il Protocollo sulla politica sociale a carattere vincolante introdotto nel Trattato di Maastricht per superare l’ostilità del Regno Unito ponendo la questione della dimensione prioritaria dell’Unione sociale al centro del dibattito nella Conferenza sul futuro dell’Europa e adottando alla fine della Conferenza le misure operative per realizzarla.

Ancor più grave appare l’irresponsabilità del Consiglio e dei governi di fronte alla tragedia immane dei flussi migratori di chi fugge dalle guerre, dalla fame, dai disastri ambientali e dal land grabbing, una tragedia che esige con urgenza la revisione del regolamento di Dublino bloccata all’unanimità dal Consiglio europeo nel giugno 2018 e la conclusione della procedura legislativa ordinaria sul Migration Compact presentato dalla Commissione Von der Leyen, la creazione di corridoi umanitari e la modifica della missione dell’Agenzia Frontex al fine di farne uno strumento di intervento coerente con la Carta dei Diritti Fondamentali, la Convenzione di Ginevra e la Convenzione di Amburgo.

L’incapacità dell’Unione europea di far fronte a questa tragedia epocale, esplosa otto anni fa, si somma alla sua impotenza nella politica estera e nelle relazioni con i paesi vicini come è stato confermato recentemente nel “dialogo” con la Turchia e nella sua cecità davanti alla realtà di quel che avviene in Libia.

Iin un mondo instabile dove prevalgono sempre di più tendenze autoritarie, volontà di sopraffazione e inaccettabili ingerenze nella vita delle nostre società democratiche.

Sotto questa luce l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa non può essere legato ad una scelta teorica ed astratta fra diversi modelli di integrazione europea ma ad un confronto fra due alternative: la condivisione della sovranità all’interno di una comunità fondata sui valori della solidarietà, dell’uguaglianza, della democrazia e dello stato di diritto o il conflitto continuo e paralizzante fra apparenti interessi nazionali.

L’idea di uno spazio pubblico dedicato al futuro dell’Europa – e non di un cantiere “vietato ai non addetti ai lavori” – in cui la dimensione della democrazia partecipativa e quella della democrazia rappresentativa si potessero ritrovare su un piano di eguaglianza o ancor di più in cui si sperimentassero modelli di scrittura collettiva a livello europeo simili a quelli realizzati in Irlanda, in Islanda e in Belgio rischia di trasformarsi in una gigantesca operazione di consultazioni nazionali già inutilmente sperimentate nel 2018 lasciando poi alle istituzioni il compito di tradurre le narrazioni delle cittadine e dei cittadini europei in aride raccomandazioni sottoposte all’esame delle stesse istituzioni che le avranno scritte.

In questo quadro, il Movimento europeo condivide la posizione espressa dal Parlamento europeo relativa ad un’ampia composizione della Conferenza e alla necessità che le conclusioni dei dibattiti siano adottate dalla Conferenza stessa e non dal Comitato esecutivo.

Il Movimento europeo condivide la necessità di un’azione sinergica delle istituzioni, della società civile, del mondo accademico e della scuola, dell’informazione e delle forze politiche per sollecitare la “conoscenza, la partecipazione e la consapevolezza delle cittadine e dei cittadini al fine di contribuire alla creazione di uno spazio democratico in cui modellare il futuro dell’Europa” così come è stato affermato nel recente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per la partecipazione dell’Italia alla Conferenza sul futuro dell’Europa.

Vale la pena di sottolineare che, pur essendo  stato affermato che la piattaforma online “è il cuore della Conferenza”, ad essa possono attualmente accedere solo singoli cittadini e non associazioni rappresentative o cittadini di paesi  terzi residenti nell’Unione europea, che il sistema della traduzione multipla non funziona in modo efficace rendendo difficile un dialogo interattivo, che solo poco più di 6100 cittadini in tutta l’Unione europea (su quattrocento cinquanta milioni di europei) hanno per ora deciso di creare un loro account, che le regole del suo funzionamento non sono conosciute e non sono trasparenti, che nulla è stato detto sull’uso che sarà fatto dalla Conferenza delle idee sottomesse alla Piattaforma e che i quattro paneltematici europei saranno aperti a duecento cittadini europei per panel scelti a sorte, che non si sono ancora realizzate le condizioni di una vera democrazia partecipativa nel tempo della società digitale.

Last but not least e come sta avvenendo per il Piano di azione sociale, dodici governi hanno già manifestato la loro volontà di opporsi a qualunque riforma dell’Unione europea e alla revisione dell’attuale squilibrio istituzionale mentre il silenzio degli altri quindici governi è assordante.

Il Movimento europeo conferma il suo impegno a battersi per un’Unione europea solidale e democratica aperta a tutti i paesi e a tutti i popoli pronti a portare a compimento il progetto ideato nel 1941 da chi scrisse nel confino di Ventotene il Manifesto per un’Europa libera e unita.

Per portare a compimento questo progetto il Movimento europeo è convinto che la via da seguire dopo la conclusione della Conferenza sul futuro dell’Europa è quella dell’assunzione da parte del Parlamento europeo – in vista delle elezioni europee del 2024 – di un ruolo costituente in un dialogo costante con i parlamenti nazionali, rivendicando questo ruolo già durante i lavori della Conferenza per creare le condizioni di un ampio consenso della società civile su questa scelta di democrazia europea.

(proposta dal Consiglio di presidenza del 27 aprile 2021)

Alla ricerca di un’ “Europa Poliedrica” (Papa Francesco)

COMMENTI SULLE PRESE DI POSIZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO CIRCA

LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

La prima osservazione che viene alla mente nel leggere la presa di posizione del Movimento Europeo è che finalmente si stia prendendo atto dell’ambiguità sempre più evidente delle Istituzioni, le quali, sul piano retorico, “alzano continuamente l’asticella” degli obiettivi dell’ Unione (Sovranità strategica europea, Trendsetter del Dibattito Globale), ma dall’ altra, conservano ed aggravano quelle situazioni che fino ad ora hanno impedito all’ Europa di decollare (ruolo ancillare nel sistema occidentale e verso le multinazionali -come i GAFAM e Big Pharma-; incapacità a decidere e a parlare ai cittadini; mancanza di una rappresentanza credibile all’ esterno; assenza della seppur minima idea di politica economica e tecnologica). Infatti, “il dibattito sul futuro dell’Europa si apre durante una fase di preoccupante rallentamento del processo di integrazione europea dopo le forti aspettative create dagli accordi sul Piano di ripresa (Recovery Plan)…il quale ultimo sta subendo un ritardo “ preoccupante delle ratifiche sull’aumento del massimale delle risorse proprie, con ritardi in dieci paesi membri – in particolare in Finlandia, nei Paesi Bassi e in Polonia – che rischiano di rinviare di molti mesi l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza”.

In particolare, l’Unione non sta prendendo atto in alcun modo che il Recovery Plan non è il rimedio universale all’ oramai cronica crisi economica e sociale, che potrebbe venire solo da una vera e propria ” politica industriale e dell’intelligenza artificiale“, dalla “perennizzazione del Piano di ripresa e della riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea.

Infine, last but not least, “Il dibattito sulla cosiddetta autonomia strategica dell’Unione europea in una dimensione planetaria appare in questo quadro paradossale perché è evidente che tale autonomia non può derivare solo dalla sua indipendenza nella dimensione della sicurezza e della difesa dagli Stati Uniti ma dalla sua capacità di essere un attore globale internazionale“.Il che presupporrebbe una definizione molto più precisa dell’ identità europea, e quindi degli obiettivi storici dell’ Europa, un profondo ripensamento culturale delle sue classi dirigenti, la creazione di organismi accademici, culturali, politici e militari capaci di pensare a un ruolo storico per il nostro Continente, e, infine, l’integrazione del mondo finanziario, economico e militare, intorno a questo ruolo .

La confusione che circonda la Conferenza non è che la punta dell’ iceberg di questo generale disagio, che qualcuno ha definito brillantemente come “La malattia dell’ Europa”, a cui dedicheremo il nostro annuale dibattito del 9 maggio. Di conseguenza, si rivela, in se stessa, un’arma assai spuntata. Tuttavia, essendo l’unico strumento disponibile in questo momento, è logico cercare di trarne il massimo profitto possibile, come suggerito nei seguenti Commenti.

“Credo infatti sia giusto chiedere una serie di modifiche. Ma, soprattutto, avendo scorso il materiale già versato nella piattaforma, vedo moli modi per sfuggire  comunque alle sue strettoie.

E’ facile ricordare l’insuccesso della Convenzione per la Costituzione Europea, per poi essere scettici circa il successo della Conferenza. Ciò detto, l’idea di fondo era stata probabilmente che, se anche non c’è una vera rivoluzione, il Covid e la Brexit,  mettendo in luce le contraddizioni  dell’ Europa attuale, avrebbero potuto costituire un salutare scossone. Inoltre, dato il disinteresse generalizzato per la politica, i partecipanti con una qualche  idea sarebbero stati necessariamente pochi.

Infine, nonostante che tutte le forme di “democrazia partecipativa” (tratte dalle prassi del socialismo reale), corrano il rischio di essere solo folklore, la piattaforma è in sé relativamente ben congegnata (salvo alcuni difetti tecnici), e potrebbe anche funzionare, a certe condizioni.

“.

I PRINCIPALI VIZI SONO I SEGUENTI:

1)mancanza di profondità culturale:In qualunque processo costituente, occorre mettere in sequenza l’analisi del contesto, le scelte culturali, gli obiettivi storici, gli aspetti costituzionali, quelli tattici, quelli programmatici.

Di fronte a quest’indubbia sfida, la piattaforma ha scelto di fermarsi a mezza strada. Ha individuato 10 priorità definite digitalmente (che sono i generici ambiti di attività dell’ Unione), ma poi ha inserito anche la voce “altre idee”, e, infine, ha suddiviso ciascuna voce in sotto-capitoli non vincolanti. Si tratta di una specie di “ufficio reclami” dell’attività ordinaria dell’ Unione, non già di veri e propri “Cahier de Doléances”:è’ difficile che ne esca un quadro organico.Certo, gli organizzatori potranno fingere che ci sia stata un’aggregazione del consenso intorno ai singoli temi.

Però, come dai Cahiers de Doléances voluti da Luigi XVI era nata la Convenzione, così, da questo “Ufficio Reclani”, con uno sforzo ben mirato, potrebbe uscire una Costituzione Europea

Un’organizzazione più sistematica del dibattito avrebbe richiesto più riflessione e più coraggio, abbozzando, non già una soluzione, bensì l’inizio di un processo logico:

La rivoluzione delkl’ Intelligenza Artificiale provoca una vertiginosa “Accelerazione della Storia”che corrisponde nella tecnologia alla “Legge dei Ritorni Crescenti”

a.L’ ANALISI DEL CONTESTO:

La Conferenza avrebbe dovuto  partire da un’analisi interdisciplinare della situazione attuale.

A nostro avviso, per evitare eccessi di intellettualismo, occorrerebbe prendere atto innanzitutto concretamente dalle cattive prove di efficienza nella gestione della pandemia e nei rapporti con le Grandi Potenze, riconoscendo apertamente che siamo molto arretrati in campo tecnologico; che, rispetto alle altre parti del mondo, ci siamo allontanati troppo dalle nostre radici, e che, infine, abbiamo un meccanismo decisionale non sufficiente per stare dietro alle trasformazioni del mondo odierno.

Se, come sembra, tutti i grandi soggetti mondiali, per garantirsi compattezza e sopravvivenza, sono costretti a darsi delle pretenziose missioni (la “Fine della Storia”; l’”Armonia Universale”), allora, anche l’Unione fa bene a pretendere di essere il “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, ma allora deve darsi gli strumenti per esserlo veramente.

b.GLI OBIETTIVI STORICI

Per conseguire l’obiettivo di cui sopra, non basta scrivere moltissimi e complicatissimi documenti inapplicabili perché i reali detentori del potere economico, tecnologico e militare, sono fuori dell’Europa, bensì occorre, come i più recenti documenti programmatici americani e cinesi, porci degli obiettivi quantificati e tempificati di recupero delle capacità operative e coercitive (ICT, difesa, tasse, antitrust).

c. LA COSTITUZIONE (FORMALE/MATERIALE)

Nella conferenza stampa di presentazione della Conferenza, Guy Verhofstadt ha affermato che la piattaforma ha deliberatamente lasciato impregiudicata la questione del se sia necessario modificare i Trattati, e che, quindi, chi lo volesse è libero d’inserire proposte in tal senso. Così stando le cose, tali proposte non possono non venire, e molti le hanno già inserite nella  piattaforma. Il punto è che si tratta di affermazioni generiche, anche perché il meccanismo della piattaforma non invoglia certo a proposte più organiche e impegnative, perché ciascuno può scrivere solo 1500 battute.

Ciò non toglie che occorrerebbe fare piovere proposte a tutto tondo , in modo che la Convenzione ne risulti letteralmente inondata.

d.IDEE DI CARATTERE PROGRAMMATICO O TATTICO (Per esempio, sono programmatiche quelle sull’ identità europea, sui campioni europei,  sull’ esercito europeo; è tattica quella sulla ratifica del  trattato con la Cina). 

Certo,  bisognerebbe almeno distinguere quali sono le proposte di carattere costituzionale (che non sono solo quelle sulla modifica dei trattati, anche perché, al di là di una costituzione formale, c’è pur sempre  una costituzione materiale)  e quali quelle  di modifiche normative o di policy.

2.Scarsa agibilità tecnica:

a)LENTEZZA DELLA PIATTAFORMA E NEL RENDERE OPERATIVE LE SUE FUNZIONALITA’ L’incertezza sulla disponibilità della traduziione ha reso difficile impostare la comunicazione transnazionale, spingendo molti a scrivere tutto in Inglese, con una grave perdita per il plurilinguismo

b)LIMITE DI 1500 BATTUTE PER OGNI TESTO: Impedisce di scrivere dei contenuti logici e costringe a rinviare tutto ad allegati i link esterni (praticamente ingestibili perchè i software ammessi non sono appropriati);

c)MECCANISMO MACCHINOSO PER ORGANIZZARE GLI EVENTI (Richiesta di permesso ,indicando già l’orario, realizzazione dell’ evento, relazione sull’ evento, idea tratta dall’ evento). Tutto ciò impone un grande sforzo di organizzazione, che va a scapito dei contenuti.

3.Soluzioni pratiche per bypassare i limiti attuali:

a.ORGANIZZARE UN’ATTIVITÀ AL DI FUORI DELLA PIATTAFORMA, E POI INSERIRLA SOLO QUANDO SI HANNO CHIARI ORATORI E DATE;

b.COORDINARE LE PROPOSTE E GLI EVENTI DI VARIE ASSOCIAZIONI IN MODO DA OTTENERE UNA MAGGIORE “POTENZA DI FUOCO” (esempio, i “Cantieri Digitali d’ Europa”;

c.FARE UN REPORTING COORDINATO AI VERTICI DELLA CONFERENZA

 4.Risposte a quesiti specifici :

a.RICHIEDERE LA REVISIONE TECNICA DELLA PIATTAFORMA (PRIVACY, TRADUZIONE, NUMERO DI BATTUTE, MODULO PER L’AUTORIZZAZIONE DI EVENTI, VELOCITÀ DI CALCOLO);

b.RICHIEDERE CHE, OLTRE AD “IDEE”, SI POSSANOM PROPORRE DELLE”POLITICHE”;

c.PROPORRE UN REGOLAMENTO DELLA PIATTAFORMA(CFR. PUNTI ALLEGATI SUB1);

d.PROPORRE CHE POSSANO PARTECIPARE ALLA CONFERENZA TANTO LE ASSOCIAZIONI QUANTO I CITTADINI ;CHE QUELLI PER GLI SPECIFICI PANEL SIANO SORTEGGIATI FRA COLORO CHE HANNO PRESENTATO PROPOSTE O ORGANIZZATO EVENTI , E CHE, AI FINI DEL SORTEGGIO, CONTI IL NUMERO DI INIZIATIVE PROMOSSE

ALLEGATO 1

PRINCIPI DI BASE DEL REGOLAMENTO

-1 cittadini o le organizzazioni hanno diritto di conoscere l’esito dei loro interventi: accettato, moderato, respinto, preso in considerazione per ulteriori attività;

-gli organizzatori della piattaforma raggrupperanno le idee, politiche ed eventi in base alla loro natura:

-riflessioni di base;

-proposte di carattere costituzionale (con o senza modifica dei trattati);

-proposte di carattere programmatico (modifiche strutturali, politiche a lungo termine) e soluzioni contingenti, anche queste divise per argomentio affini

-le idee, proposte e politiche così articolate saranno sottoposte alla Conferenza, che dovrà dare, sulle stesse, un parere motivato;

-in base alla recezione (o non recezione) delle proposte, politiche o misure da parte della Convenzione, i cittadini potranno propore petizioni

-le procedure dovranno essere pubbliche e verbalizzate (o filmate).

COMMENTI ALLA DICHIARAZIONE CONGIUNTA

sulla Conferenza sul Futuro dell’ Europa

La Conferenza sul Futuro dell’Europa costituisce, per l’Associazione Culturale Diàlexis, lo sbocco naturale dei suoi 14 anni di attività. Fondata nel 2007 in occasione delle commemorazioni, alla Regione Piemonte, dei 50 anni del Trattato di Roma, essa ha come scopo precipuo far conoscere l’ Europa nell’ area alpina occidentale, e l’area alpina occidentale in Europa. Molte delle opere pubblicate sotto i suoi auspici, a cominciare da 10.000 anni d’Identità Europea, ai Quaderni di Azione Europeista, a DA QIN, a “Il ruolo dei lavoratori nell’ere dell’Intelligenza Artificiale”, fino a “European Technology Agency” trattano proprio dei temi ora in discussione.

In occasione dell’avvio dei lavori della Conferenza sul Futuro dell’Europa, è urgente per tutti, ma innanzitutto per noi, per fare chiarezza sul senso della propria partecipazione e per interfacciarsi in modo lineare con i vari interlocutori, fare il punto sullo stato dell’integrazione europea e sulla realtà della Conferenza.

Questi commenti sono formulati quale illustrazione delle logiche sottese ai suggerimenti contenuti in calce al documento relativi alle possibili modalità della Conferenza e in particolare della partecipazione dei cittadini.

Abbiamo preso atto con piacere che la Dichiarazione Comune delle tre Istituzioni ha superato la vecchia impostazione della Conferenza, in base a cui la Conferenza stessa avrebbe dovuto muoversi lungo i binari di 6  priorità, ch’erano le priorità oiginarie della Commissione von der Leyen (e che oggi sono diventate 10). Ora, come è logico che sia, i cittadini potranno indicare i temi ch’essi considerano più importanti. Il che implica che i primi contributi dovranno vertere proprio sulle priorità.

Sulla base di queste considerazioni, riteniamo di raccomandare 10 nostre priorità, che sono enumerate al punto4.

1.Il futuro dell’ Europa nell’ era dell’ Intelligenza Artificiale

Tutte le culture si sono sempre sforzate di congetturare il futuro: da ciò sono nate la profezia e l’escatologia. Attualmente, si contrappongono quattro tipologie di escatologia: quella che crede in una fine salvifica della storia ;quella che pensa che “il mondo venga dal nulla e ritorni nel nulla”; quella che pensa che il mondo sia infinito, e quella scettica, che lascia la determinazione del futuro al caso o alla divinità

Mentre i fondatori delle Comunità Europee erano scettici sul chiliasmo politico, con la caduta del Muro di Berlino e il passaggio all’ Unione Europea, si è affermato, nel discorso pubblico, il concetto secondo cui la neonata Unione Europea avrebbe realizzato il “millenarismo del filosofo” di cui parlava Kant,  e, quindi, “la Fine della Storia”, in concorso, e/o in competizione, con gli Stati Uniti (il “Sogno Europeo” contrapposto al “Sogno Americano” – dove per altro è stato sempre difficile distinguere fra i due-).

Nel contempo, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale ha invertito radicalmente la nostra percezione dell’escatologia, giacché la tecnologia ci sta sfuggendo di mano e, se non regolamentata, rischia di distruggere la natura, e perfino l’uomo quale lo abbiamo storicamente conosciuto. E, giacché gli sforzi per imporre questo controllo si stanno rivelando vani, l’utopia si converte in distopia. Per scongiurare questo scenario, non si tratta solo di contrastare delle novità inquietanti, bensì anche d’ipotizzare una civiltà alternativa, che sfrutti e orienti l’innovazione, anziché subirla.

Un dibattito sul futuro,e quindi anche sul futuro dell’Europa, è dunque innanzitutto un dibattito sulla tecnica, sul suo rapporto con l’umano, e, in particolare, con l’idea stessa di umanità, in cui si contrappongono varie visioni del mondo e strategie geopolitiche: il progetto nichilistico della Singolarità Tecnologica (Kurzweil); quello tecnocratico della competizione fra Superpotenze (Schmidt); quello ottimistico del tecno-umanesimo (Nida-Ruemelin).

L’Europa, Paese tradizionalmente umanista, punta istintivamente verso il controllo umano sulle tecnologie, e quindi tende a rifiutare tanto il nichilismo, quanto  l’imperialismo tecnologico delle multinazionali. Di qui, l’obiettivo delle Istituzioni  che va sotto il nome di “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, che  è però rimasto allo stato embrionale, perché le debolezze interne ed esterne dell’ Europa le stanno impedendo, da un lato, di sviluppare un proprio modello alternativo di società, e, dall’ altro, d’influenzare in modo determinante l’evoluzione mondiale. Infatti, l’Europa viene trascinata nel conflitto sempre più grave fra le Grandi Potenze, che è anche e soprattutto una “guerra senza limiti” intorno alla tecnologia, senza riuscire mai a recuperare  gli “handicap” di cui essa è gravata.

Dibattere sul futuro dell’Europa significa quindi innanzitutto confrontarsi con quegli handicap e con le strategie per superarli.

2. Superare il funzionalismo

L’idea di un ruolo salvifico della tecnica, pur non essendo solamente europea (per esempio, i Bahai,gli  Hojjatiyye), aveva trovato, nell’ Europa del XVIII secolo, un terreno fertile, quale conseguenza dell’espansione economica e militare delle conquiste coloniali, il conseguente emergere delle classi mercantili e le guerre di religione e ideologiche, fino a divenire poi uno degli elementi caratterizzanti degli Stati Uniti.

Di converso, dopo l’era dell’ottimismo positivistico e imperiale, l’Europa ha dovuto ridimensionare le proprie ambizioni, “importando”, dall’America e dalla Russia, le innovazioni culturali (costituzionalismo, federalismo, democrazia, cosmismo, socialismo reale), e tecniche (taylorismo, fordismo, energia nucleare, corsa allo spazio, informatica),e accettando così in tutti i campi il ruolo di “follower” sulla strada tracciata da altri.

Nel secolo scorso, questa scelta opportunistica aveva permesso ai Governi europei di offrire ai propri cittadini i vantaggi a breve termine della conversione in campo civile delle strutture e delle competenze acquisite durante l’espansione  coloniale e la Guerra Civile Europea, rivestiti delle forme ideologiche del consumismo occidentale e del socialismo reale. Tuttavia, il ruolo di “follower” implica già di per sé un progressivo declino, tanto in campo economico, quanto in campo culturale, perché è implicito nella logica imperiale che le attività più “nobili”, e quindi più innovative, si svolgano nelle “capitali”; le già scarse velleità d’ innovazione culturale (Movimento Comunità, “socialismo dal volto umano”) sono state stroncate sul nascere perché atte a mettere in forse l’egemonia culturale delle Superpotenze.

Ne è derivato uno svuotamento della cultura e dell’economia europee, che hanno perduto il contratto con le realtà trainanti nel mondo: conquista dello spazio, economia della rete …

La cultura funzionalista, che, in campo psicologico, anticipa la “trasfusione senza spargimento di sangue” della vita, dall’ uomo alle macchine, si è tradotta, nel campo delle dottrine politiche, nel concepire l’integrazione europea come un sottoprodotto adattivo della “Teoria dello Sviluppo”, con il soffocamento del suo aspetto volontaristico.

Le dinamiche della Nuova Guerra Fredda tendono ora ad allontanare ancor più l’Europa dalla frontiera dell’ innovazione, in quanto, da un lato, essa è esclusa quasi per definizione dalle attività che hanno un impatto sull’equilibrio strategico mondiale, ma, dall’ altra, oramai solo più in queste (le industrie “duali”) può svilupparsi l’innovazione tecnologica e sociale, anche in settori apparentemente lontani quali l’ecologia, la sanità o le politiche sociali (cfr.  Final Report al Presidente degli Stati Uniti della  National Security Commission on Artificial Intelligence-NSCAI).

3Cultura e tecnologia

Se l’Europa non vuole ridursi a un territorio coloniale sottosviluppato (come il Medio Oriente), terreno di scontro fra le Grandi Potenze, essa dovrà sfruttare al massimo gl’interstizi ancora liberi per sviluppare, al contempo, una propria cultura e una propria tecnologia, spendibili sull’ arena mondiale, in particolare nelle ininterrotte trattative in corso fra le diverse aree del mondo per configurare lo sviluppo dello stesso (in campo aerospaziale, digitale, della difesa, economico e sociale).

La transizione digitale dell’Europa va inquadrata infatti nel periodo di accesa concorrenzialità (di qui al 2045) preannunziato dai più recenti documenti cinesi e americani, e, in secondo luogo, concentrata sulla transizione digitale, che, di questo periodo, sarà il fattore trainante. Basti pensare a quanto è scritto nel rapporto NSCAI:“The NSCAI Final Report presents an integrated national strategy to reorganize the government, reorient the nation, and rally our closest allies and partners to defend and compete in the coming era of AI-accelerated competition and conflict.”

Seguendo passo passo l’esempio della Cina, gli Stati Uniti si stanno orientando verso una forma altamente interventistica e protezionistica di politica tecnologica, che la Commissione NSCAI propone semplicemente di clonare: “The United States must therefore develop a single, authoritative list of the technologies that will underpin national competitiveness in the 21st century and take bold action to catalyze U.S. leadership in AI, microelectronics, biotechnology, quantum computing, 5G, robotics and autonomous systems, additive manufacturing, and energy storage technology.”

4. I presupposti  culturali e tecnologici della resilienza

Come si vede, lo spazio lasciato ai terzi è minimo. Tuttavia, l’Europa deve sfruttare tutti gli spazi a sua disposizione, e per fare questo deve darsi una struttura decisionale e politica più efficiente (competitiva con quelle USA e cinesi), capace di affermare con energia “gl’interessi e i valori” degli Europei, non già solo di piegarsi di fronte a qualunque interlocutore, com’è avvenuto troppo spesso, nei casi delle guerre umanitarie, dello spionaggio, delle “extraordinary renditions”, dei vaccini, delle battaglie protocollari in Russia e in Cina…E’ quanto i leaders europei chiamano “Sovranità Strategica Digitale” (Macron, Borrell, Breton).  I più recenti avvenimenti hanno evidenziato l’urgenza di una capacità decisionale tout court.

Il rapporto della Fondazione Adenauer (Vergleich nationaler Strategien zur Förderung von Künstlicher Intelligenz) è però chiaro a questo riguardo: in tutto il mondo,  le difficoltà della maggior parte delle politiche digitali derivano da una definizione poco chiara di concetti, obiettivi, priorità, politiche. Rischio che gli Stati Uniti avevano evitato subito dopo la II Guerra Mondiale con le “Conferenze Macey sulla cibernetica”. Nel caso dell’Europa, per aver trascurato per troppo tempo il digitale, lasciando che tutti gli snodi centrali di quest’attività fossero presidiati da altri, ma, soprattutto, per  avere omesso di riflettere sul significato storico della tecnica (Kurzweil, Schmidt),  la pretesa di un ruolo di leadership basata sull’ asserita superiorità della propria visione della tecnologia, che non privilegia, né le multinazionali, né lo Stato-partito, si rivela oggi irrealistica: di fatto, le tanto conclamate “regole” digitali degli Europei non possono trovare pratica applicazione perché l’ecosistema digitale mondiale, e anche europeo, è dominato dalle multinazionali americane (GAFAM) e cinesi (BATX) e dai rispettivi complessi burocratico-militari, e perché la visione europea non è ancora così alternativa alle altre così come si pretenderebbe.

Senz’altro è possibile imporre propri valori anche per chi non possiede, né armi, né ricchezza,  secondo i principi  non violenti dell’Oriente – ”Ahimsa”,”Satyagraha” o “Wu wei”-, che assomigliano, nella nostra cultura,  all’atteggiamento francescano. Tuttavia questo presuppone personalità superiori. Anche il controllo dell’uomo sulla macchina presuppone l’esistenza di realtà umane sostanziali, valori condivisi, senso di responsabilità, impegno quotidiano, una progettualità forte, che sono il contrario del disincanto del mondo, del livellamento generale, del “laissez-faire” e dell’ assistenzialismo dell’attuale società europea. Un “tipo di uomo” all’ altezza della propria pretesa civilizzatrice, così come i guru della Silicon Valley e di Shenzhen sono adeguati agli obiettivi dell’ Ideologia Californiana, e, rispettivamente, del “Zhongguo Meng”(“Sogno Cinese”).

Per uscire “dalla stato di minorità in cui colpevolmente si trova”, l’Europa, rivalutando tutti gli aspetti della sua cultura e dialogando con tutte le culture del mondo, deve ora darsi una propria cultura “alta” dell’ era digitale- veritiera, meritocratica, ispirata, impegnata, aperta e  libera-. In essa debbono trovare posto la Bibbia e Confucio, i classici e l’Islam, Dante e Shakespeare, Ibn Hamdun e i Gesuiti, Cartesio e Pascal, gl’illuministi e i romantici, Marx e Kierkegaard, Baudelaire e Nietzsche, la psicanalisi e l’”Italian Thought”, i perennialisti e in modernisti, Kang You Wei e Gandhi, Simone Weil e Heidegger, Jaspers e Anders… Questa cultura dev’essere intrinsecamente connessa con una solida base tecnico scientifica, e, in particolare digitale.

Certamente, l’emergere di una siffatta cultura comporterà conflitti e traumi.

5.Un nuovo universo storico e ideale

La trasformazione di tutte le società digitali avanzate ha provocato una redistribuzione caotica dei ruoli fra intelligencija e politica, fra politica e amministrazione, fra amministrazione ed economia e fra economia e tecnica, che si constata tutti i giorni nei rapporti fra Organizzazioni internazionali e superpotenze, fra queste e i loro alleati, fra NATO ed Unione Europea, fra questa e gli Stati Membri, e fra questi ultimi e le Regioni. Si richiede ora una precisa attribuzione di ruoli, di competenze e di responsabilità, con un’applicazione razionale del principio di sussidiarietà, che eviti l’attuale confusione delle competenze “concorrenti” a tutti i livelli.

La nuova società emersa dalla transizione digitale va già oggi al di là  dei tradizionali concetti di Stato e Mercato (DARPA, Recovery Fund), di liberalismo e socialismo (“capitalismo politico”, Stato innovatore) di accentramento e decentramento (Big Data e Blockchain), di nazione (“Stati-Civiltà”, Unione Europea), e d’ ideologia (“fine delle Grandi Narrazioni”).

L’Europa è chiamata a reinterpretare le sue tradizioni storiche e le sue istituzioni, affinché queste possano rispondere alle sfide della società dell’Intelligenza Artificiale.

Tutto ciò dovrebbe essere ricomposto in un nuovo federalismo multilivello aperto al mondo, dove la cultura indicherà gli obiettivi, la politica gli strumenti, l’economia le strategie, e la tecnica i mezzi.

6.I temi prioritari

Il fatto che si senta l’esigenza di una Conferenza sul Futuro dell’ Europa implica già di per sé che anche le Istituzioni siano consapevoli dell’attuale stallo su tutti i problemi cruciali dell’ Europa: identità, sviluppo, autonomia, difesa, cultura, migrazioni. I temi stessi da sottoporre all’ attenzione della Conferenza non possono essere gli stessi dibattuti da 70 anni senza alcuno sbocco concreto, perché, nel frattempo, abbiamo avuto l’informatica, la corsa allo spazio la decolonizzazione, l’egemonia culturale marxista, Cernobyl e Fukushima, la caduta del Muro di Berlino,le Torri Gemelle, le Nuove Vie della Seta…

Pertanto, la Dichiarazione Comune  sulla Conferenza apre ora alla possibilità di fornire contributi e proposte praticamente su qualsiasi argomento:“la costruzione di un continente sano, la lotta contro i cambiamenti climatici e le sfide ambientali, un’economia al servizio delle persone, l’equità sociale, l’uguaglianza e la solidarietà intergenerazionale, la trasformazione digitale dell’Europa, i diritti e valori europei, tra cui lo Stato di diritto, le sfide migratorie, la sicurezza, il ruolo dell’UE nel mondo, le fondamenta democratiche dell’Unione e come rafforzare i processi democratici che governano l’Unione europea. Le discussioni potranno riguardare anche questioni trasversali connesse alla capacità dell’UE di realizzare le priorità politiche, tra cui legiferare meglio, l’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, l’attuazione e applicazione dell’acquis e la trasparenza)”.

Infine,con una “clausola di chiusura”, la Dichiarazione aggiunge: “I cittadini restano liberi di sollevare ulteriori questioni che li riguardano”.I temi che noi consideriamo prioritari non coincidono, infatti, con quelli indicati dalla Dichiarazione Comune. Essi sono:

a. L’intelligenza artificiale, chedovrebbe essere sviluppata in modo da risponderea diverse visioni del mondo e identità continentali: diritto scritto e “principi etici”, “enhancement” vs. norme prescrittive. A questo fine, occorrerebbe dibattere sull’urgenza della creazione di un’Agenzia Europea della Tecnologia.

b.Le politiche culturali e identitarie (totalmente ignorate dalla Dichiarazione): La necessità che l’Unione promuova molto di più la ricerca e il dibattito sulla cultura europea, e, in particolare, la rilettura della storia della cultura europea come fatto unitario e poliedrico, eliminando i pregiudizi nazionalistici, confessionali e ideologici, usando il passato come strumento principe di confronto con il futuro digitale, costituisce addirittura il presupposto di qualunque decisione sul futuro. A questo fine, si dovrebbero potenziare le Università Europee e Euronews, creare  piattaforme europee e mettere al primo posto lo studio, l’approfondimento e la promozione di tutte le culture e le lingue d’Europa, antiche e moderne.

c.La lotta per le  libertà europee: In particolare, occorre rivitalizzare  lo speciale  attaccamento degli Europei alle libertà, al di fuori e contro le visioni deterministiche della storia, quale caratteristica costante degli Europei, e, in particolare, quale radice  segreta della vocazione europea al disciplinamento  delle megamacchine digitali. Occorrerà rivedere in quest’ ottica la Carta dei Diritti per enfatizzare il ruolo delle libertà e dei diritti civili nell’ attuale società tecnologica, e l’antitrust, che deve attaccare più direttamente l’egemonia dei GAFAM.

d.Lavoro e cultura nella società digitale: il fatto che tutti i lavori meccanici e ripetitivi potranno fra breve essere delegati alle macchine comporta l’eliminazione di certe attività di manovalanza o burocratici; la drastica riduzione di quelli tecnici aventi ridotto grado di creatività implicherà una radicale riduzione del personale d’ordine; i lavori altamente creativi richiederanno maggiori responsabilità, mentre  i ruoli ideativi e decisionali si moltiplicheranno, e  proliferano attività puramente teoretiche, nelle quali però si svilupperà un’ aspra competizione.

Tutto ciò comporterà un enorme sforzo di progettazione, di legislazione, di trasformazione sociale, di accompagnamento, di formazione, di coordinamento, di finanziamento. In particolare, un nuovo diritto economico europeo: programmazione, banche del lavoro, “stakeholder’s value”, nuove forme di parasubordinazione,  agenzie di promozione della digitalizzazione, un nuovo diritto del lavoro…

Quest’opera immane dovrebbe essere finanziata dalla Web Tax.

e.I curricula europei:

Alla luce del punto precedente, occorre rivedere completamente le competenze degli Europei per ciò che concerne l’umanesimo europeo, le scienze e le tecniche, la partecipazione politica, la gestione digitale delle varie professioni. Ciò si può ottenere solo con una rivisitazione a livello europeo di tutti i curricula, dalle scuole materne alle accademie superiori, passando per la scuola dell’obbligo, l’Università, il sistema universitario, le scuole di specializzazione, l’Esercito Europeo,  il lifelong learning, fino ad un sistema europeo di verifica e di portabilità delle competenze. Occorrerà istituire un’accademia europea per ciascuna branca di attività e promuovere il multilinguismo

f.Il principio di sussidiarietà.

Oggi, i livelli di governance in Europa sono almeno 8. La distribuzione delle competenze ha un carattere prevalentemente storico, senz’alcuna correlazione con le esigenze del XXI Secolo (come si vede per esempio per i vaccini). Occorre studiare un nuovo sistema di competenze fra ONU (OMS, WTT, ecc..), NATO, Unione Europea, Paesi Associati e partner, Macroregioni Europee, Stati Membri, Regioni e Città).

La riforma del Principio di Sussidiarietà dovrebbe perciò estendersi sia a monte (come l’Unione Europea s’interfaccia con le Nazioni Unite, la Nato, l’ Unione Eurasiatica, gli Stati europei non membri), sia a valle (rapporti con le Costituzioni e le Corti nazionali, con le Regioni e con le Città).

Vi sono a tutti i livelli ridondanze e conflitti di competenze, con effetti catastrofici per l’incisività dei ruoli istituzionali (vedi l’EMA, la delegazione europea ad Ankara…). Una nuova serie di norme coordinate (costituzioni, statuti, leggi fondamentali,. “Conventions of the Constitution”?) per disciplinare la collaborazione reciproca.

g.La partecipazione multilivello dei cittadini europei.

Come il dibattito sul principio di sussidiarietà, così anche quello sulla democrazia viene effettuato avente in mente solo le realtà del XX secolo. Come dice Luciano Canfora, “Si può chiamare democrazia la nostra, quando non dà voce alle minoranze?”Oggi, le decisioni più importanti, come quelle sul Recovery Fund – sui vaccini, sui migranti, sul digitale, sulla politica estera e di difesa-, vengono adottate sul piano internazionale senza che i cittadini le possano influenzare. Gli stessi governanti italiani non sono emersi da inequivocabili vittorie elettorali, bensì da manovre di corridoio. Quelli europei senza rispettare il principio degli Spitzenkandidaten che pure i maggiori partiti si erano autoimposti. Inoltre, come ha osservato giustamente  sempre Canfora, “da una quarantina d’anni il nostro sistema sta perdendo i suoi connotati democratici”.

Del resto, questo è un problema universale, indotto dalla competizione fra le grandi potenze, dall’informatizzazione e dall’ accelerazione della Storia, che reclamano la creazione di Stati Continentali, la militarizzazione delle tecnologie e una forma di “propaganda di guerra”.

In questa situazione, occorre ristrutturare la partecipazione dei cittadini in modo da permettere, nonostante tutto,  una maggiore rappresentatività, competenza, responsabilità e incisività a ciascun livello. In particolare, riorganizzare delle competenze del vertice europeo, che oggi è organizzato deliberatamente per non funzionare. Come lo definisce il Movimento Europeo:” una bizantina natura quadricefala dell’Unione europea in materia di politica estera e di azioni esterne, attribuendo diverse responsabilità al Consiglio europeo e al suo Presidente, al Consiglio dell’Unione e al suo Presidente di turno, alla Commissione europea e al suo presidente e infine all’Alto Rappresentante per gli affari esteri e della sicurezza sotto il parziale controllo del Parlamento europeo.” Qualora non si voglia andare (come sarebbe forse più logico, e anche più semplice) verso un sistema presidenziale, forse occorrerebbe una collegialità 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 e chiare regole sulla rappresentanza esterna, come previsto per il Consiglio Federale svizzero.

h.Il dialogo interculturale.

Fa parte delle retoriche dell’idea di Europa che i rapporti internazionali debbano reggersi sul mutuo riconoscimento e sul dialogo alla pari fra le diverse culture. Invece, di fatto, l’Unione Europea non cessa di urtarsi gratuitamente con buona parte dei propri interlocutori, che rappresentano una larga parte del mondo (Cina, Russia, Islam, parte del Sudamerica), in quanto contesta a questi interlocutori delle caratteristiche dei loro Stati che non coincidono con l’”ortodossia” occidentale: il sistema cinese a partito unico; il carattere religioso degli Stati islamici; e soprattutto l’attaccamento alle proprie tradizioni di tutti i Paesi asiatici ed est-europei. Si vuole in realtà creare una “Cortina di Ferro Culturale” fra “The West” e “The Rest”, basata su una pretesa incomunicabilità fra “democrazie” e “autocrazie”, che non è credibile,  in quanto gli Stati più “autocratici” non si considerano fra queste ultime solo quanndo alleati dell’ “Occidente”.

Questa contrapposizione rigida e aggressiva, oltre a non corrispondere ai principi pacifici conclamati dall’ Unione, non è neppure conforme ai suoi interessi, giacché il commercio e gli scambi d’idee con l’Asia, il continente oggi più dinamico, sono l’unica leva disponibile con cui l’Europa può sottrarsi alla sua arretratezza economica, culturale e politica.E’ vero che, in una fase di contrapposizione fra USA, da un lato, e Cina e Russia, dall’ altro, è difficile per i politici non schierarsi dalla parte degli USA. Tuttavia, quest’interdetto non dovrebbe valere sul piano culturale, sul quale l’ Unione Europea potrebbe fare notevoli passi in avanti, in attesa che le acque si calmino.

i.No alla Cortina di Ferro Culturale

Come si può disgiungere il multiculturalismo dal multipolarismo? Se si accetta che tutte le culture abbiano una loro dignità, che merita riconoscimento, allora diventerà chiaro che le varie culture hanno bisogno di una loro specifica area territoriale, quella a cui esse si ricollegano storicamente e che sono abitate prevalentemente da coloro che in tale cultura s’identificano. Non è possibile che le varie culture si sviluppino autonomamente se esse sono soggette all’arbitrio di culture “altre”. L’esempio tipico di genocidio culturale è costituito dall’ atrofizzarsi della cultura coreana sotto l’influenza della potenza dominante americana, che spinge addirittura gli abitanti del Paese a sottoporsi a continui interventi di chirurgia plastica per assomigliare sempre più ai tratti somatici dei  WASP.

L’Europa deve intrattenere rapporti culturali, politici e economici con tutte le aree del mondo e deve dialogare ininterrottamente su un piede di parità sui grandi temi d’interesse comune: transizione digitale, limitazione degli armamenti, patrimonio e ambiente, spazio, finanza internazionale, commercio, diritti umani, lotta alle malattie e alla povertà, rappresentando vigorosamente i propri punti di vista sulle questioni mondiali, ma senza la presunzione  fare parte del solo polo legittimo di potere.

i.La sovranità strategica europea.

Alla luce della crisi costante dell’ Europa, del trumpismo, del fallimento di “Defender Europe 2020”, della  crescente connessione fra civile e militare, è sorto, fra gli Stati membri e le Istituzioni, un consenso sul fatto che non sia più possibile delegare all’America aree sempre più ampie di attività umane (dalla ricerca avanzata alla difesa nucleare, dall’industria aerospaziale al digitale) senza cadere nel sottosviluppo, specie in un momento in cui il ruolo di avanguardia tecnologica sta passando alla Cina, e in cui, quindi, la subordinazione agli USA rischia di bloccare le poche occasioni di accesso dell’ Europa a tecnologie e mercati (per esempio, nelle telecomunicazioni, nell’industria automobilistica, nei commerci con l’ Africa e l’ Asia). Questa Sovranità Strategica europea sta avanzando ad un ritmo troppo lento e in modo contraddittorio. Occorre urgentemente una solida Agenzia Tecnologica Europea, eventualmente riciclando e fondendo realtà esistenti come l’ EIT e l’ ESA.

l.Il  Movimento Europeo

Non avrebbe senso che il futuro dell’Europa non avesse anche uno spazio dedicato al futuro del Movimento Europeo. In un’Europa più viva e più vibrante, quale quella caldeggiata in queste proposte, sarebbe comunque necessario un Movimento Europeo che rappresentasse gl’interessi permanenti dell’Europa al di là delle mutevoli strutture istituzionali, delle formule politiche e partitiche, e senza soggezioni verso nessuno. Infatti, la Conferenza sul Futuro dell’Europa non può avere come obiettivo quello di dare all’ Europa un assetto definitivo (che comunque non sarà mai tale senza le regioni europee del Nord-Ovest, quelle orientali e regioni centrali come la Svizzera e i Balcani Occidentali). Il Movimento Europeo deve già pensare all’ Europa dell’era spaziale, e rappresentare anche gli Europei che sono attualmente fuori dall’ Unione.

5. Le modalità di partecipazione dei cittadini

Le pretese di democrazia assoluta invocate dall’ Unione si schiantano di fronte ad ogni prova concreta. Questo problema si pone in modo estremo nel caso della Conferenza per il Futuro dell’Europa, una scadenza così epocale che non può certo esaurirsi in un turbine di manifestazioni formali della durata di un anno, dominata dai Governi, dalle Istituzioni, dai “poteri retroscenici” (Canfora) e dall’establishment.

Se la Conferenza deve andare “dal basso verso l’ alto”, come indicato nella Dichiarazione Comune, devono potere indicare anche temi e metodi.

Che è ciò che stiamo indicando con questo documento, e continueremo a fare nel corso della Conferenza.

LA “MALATTIA” ESISTENZIALE

e la Conferenza sul Futuro dell’ Europa

Stella Kyriakides, Commissaria alla Sanità

Salutiamo con favore i quattro articoli di Aldo Rizza sulla “Malattia dell’Europa” pubblicati su “Rinascimento Europeo”;al di là dei contenuti specifici,si tratta proprio di quel tipo di riflessioni culturali che sono preliminarmente necessarie per affrontare e risolvere le difficoltà in cui l’Europa è immersa, le quali sono ben più gravi di quanto i seppur moderatamente pessimistici toni della cultura “mainstream” permettano di percepire.

Questo tema è attuale soprattutto in questi giorni in cui prende avvio, con infinito ritardo e infinite difficoltà, la Conferenza sul Futuro dell’Europa, un compito “tremendum et fascinans”, eppure inaggirabile, a cui nessuno sa come mettere mano, proprio perché non è stata preceduta da un’adeguata riflessione culturale, quale quella che intendiamo qui proporre. Tant’è vero che sono anni ch’essa viene annunziata senza mai cominciarla.

Orbene, quella “malattia” si è oggi infinitamente aggravata: dalla crisi spirituale, a quelle economica, sociale e politica.

Giustamente Rizza ricorda che il tema della “decadenza” riguardava, già  per gli autori a cavallo fra l’800 e il 900, non solo l’Europa, il mondo intero, perché “l’Europa aveva dato forma al mondo”.

Il Covid-19 è solo una pallida metafora per descrivere questa malattia: anche in questo caso, comunque, si vede come l’habitus mentale dell’Europeo odierno -imprevidente, mediocre, disinformato, servile, indisciplinato-, lo renda meno atto a rispondere alle emergenze, per esempio rispetto alla Cina e a Israele, e ora anche agli Stati Uniti. Tant’è vero che i primi 11 Paesi del mondo per mortalità pro-capite sono europei.

Il declino dell’Europa non è altro che uno degli aspetti della crisi dell’umano di fronte alla tecnica dispiegata, di cui erano già consapevoli Nietzsche, Weber, Huxley, Heidegger, Asimov, Anders, Gehlen, Horkheimer e Adorno.

E’ “the Waste Land” di Eliot: un’armonia ancestrale deliberatamente spezzata dal progetto post-umanista, che rende l’uomo “antiquato” (Anders):

” A crowd flowed over London Bridge , so many,

I had not thought death had undone so many

Sighs, short and infrequent, were exhaled,

And each man fixed his eyes before his feet.

Flowed up the hill and down King William Street,

To where Saint Mary Walnooth kept the hours

With a dead sound on the final stroke of nine.”

In sostanza, già negli Anni ’20, al poeta nord-americano (e al suo sodale Ezra Pound), la borghesia europea, che popolava per esempio di white collars la Londra tardo-imperiale, appariva già come un popolo di  fantasmi

Certo, c’è un nesso, come spiegato a suo tempo dagl’idealisti, Weber, i positivisti, gl’Idealisti, i cosmisti e tanti altri, fra, da un lato,  il passaggio dalle religioni del Libro alla Religione positivista dell’ Umanità e, dall’ altro, l’era della tecnica dispiegata: il trasferimento delle speranze ultramondane nell’escatologia materialistica, esito quasi necessitato dalle radici apocalittiche della scienza moderna (vedi Newton) ha aperto il vaso di Pandora delle potenzialità implicite nelle antiche scienze orientali e occidentali, prima tenute a freno dalla “Kultur”. Dunque, come aveva ben visto Weber, e come confermato da una serie di autori,  si tratta non già della fuoriuscita dalle religioni abramitiche, bensì del sopravvento di una scuola teologica sull’altra: per Rizza, il marcionismo; secondo me, più genericamente, il passaggio  da Sant’Agostino, Averroè  San Tommaso, a Cotton Mather, Fiodorov e Teilhard de Chardin. Un passaggio che non riguarda dunque principalmente l’Europa, perché trae la proprie lontane origini dall’ Asia, esplode con la scoperta dell’America, e ritorna ancor più forte in Europa in un’era di crescente egemonia asiatica.

1.Un declino mondiale

Le radici più profonde di quel nichilismo affondano nelle filosofie pessimistiche dell’India, nel mazdeismo e nel neoplatonismo, che negavano al mondo quel ruolo positivo che invece gli riconoscevano la Bibbia e la cultura classica. L’humus comune a tutte le civiltà mondiali, dall’era della sedentarizzazione fino alla Modernità, era stato definito brillantemente da Jaspers come “Epoca Assiale”. La  “malattia” universale consiste in realtà nella  fuoriuscita dall’ Epoca Assiale, con la  perdita dei suoi millenari archetipi culturali: del senso grandioso e tragico della vita e della cultura. Più nessun’ epopea di Gilgamesh o di Ulisse, di Mosè o di Leonida, di Alessandro o di Cristo, di Maometto o di Re Carlo,  di Genji o di Faust, di Garibaldi o di Gandhi, e neppure di Oniegin o Madame Bovary, ma, al loro posto, il “Technological Sublime”, il “Futurismo”: le magnifiche sorti e progressive del “bello e orribile mostro”, dell’ “aeromobile”, dello Sputnik, di HAL o del World Wide Web,

Come intuiva già Nietzsche, abbondantemente citato da Rizza, il nichilismo teologico trasmigra in Europa attraverso mille rivoli, per poi passare in America  (sotto forma di millenarismo): attraverso il chiliasmo esoterico del Cristoforo Colombo del Liber de Profetiis e del Bacone di Nuova Atlantide, e fondatore di Terranova, i quali vedevano, nelle enormi possibilità di sviluppo dell’Eldorado, il primo, la realizzazione delle profezie bibliche, e, il secondo, l’inizio dell’era della ragione e della tecnica.

Dunque, la moderna tecnocrazia prende le mosse dall’ America:  dal progetto baconiano, dallo schiavismo (che, secondo Marx, faceva degli Stati Uniti il Paese all’ avanguardia mondiale e premessa all’ organizzazione razionale del lavoro). Per quanto concerne poi il suo “arrivo” in Europa, esso era forse parzialmente  evidente nelle menti dei suoi anticipatori europei moderni (per esempio, Newton e Fiodorov); ma troverà,  di nuovo, la sua espressione migliore in America, nel taylorismo e nel fordismo, e, poi,  il suo culmine nella visione del mondo  di Asimov (dove i robot prendono il sopravvento, soprattutto dal punto di vista “etico”).

Tale preminenza della tecnocrazia americana si era manifestata, prima, nella corsa post-bellica allo spazio, all’ informatica e agli armamenti, e, poi, dopo la caduta del Muro di Berlino, nella tesi della “Fine della Storia”, identificata con la vittoria di quello che Antonio Valladao aveva chiamato “America-Mondo”. Apparentemente, il contrario di quanto previsto all’inizio del secolo da Spengler, che invece aveva profetizzato il “Tramonto dell’Occidente”.

Eppure, Spengler aveva visto giusto: l’apparente vittoria dell’America si stava infatti convertendo in una sua sotterranea sconfitta a lungo termine. Né la Cina, né l’Afghanistan, né l’Irak, né i Balcani, né lo spazio post-sovietico, pur pesantemente investiti dall’ espansionismo americano, si stanno americanizzando: piuttosto, sono l’Asia, la Russia, e perfino l’Occidente, che si stanno “cinesizzando”.Ad esempio, il Bharatiya Janata Party, per competere con il Partito Comunista Cinese, ha lanciato una mastodontica campagna di iscrizioni che ne ha fatto il più grande partito del mondo (con 140 milioni di iscritti); la Russia, minacciata dall’ Occidente,  è divenuta l’alleato incrollabile della Cina; il Congresso Americano ha appena approvato un piano per l’intelligenza artificiale che è la copia conforme di quello cinese. Ed è questo il massimo problema politico degli Stati Uniti.

In definitiva, il grande malato è ora l’”Occidente” (proprio come pensava Spengler).

Riassumendo.

In progressione: l’Europa è il Paese più malato; un po’ meno l’Occidente; infine, lo è un poco tutto il mondo.

Il Ludus de Antichristo

2.Un declino trasversale

L’attuale declino mondiale non coinvolge un solo lato dell’esperienza umana, bensì l’insieme di quegli aspetti che, fino dall’ inizio della storia, eravamo abituati a considerare come parte essenziale dell’umano, inteso come un ecosistema complesso: senso della vita e slancio vitale, afflato mistico e volontà di potenza, razionalità e vitalità, amore e solidarietà, etica e prassi, estetica e felicità, diritto e libertà politiche. Ciò che è stato, sotto varie forme e con molti nomi, celebrato come “umano”, dalle civiltà primitive a quelle classiche, dalle religioni e dalla stessa Modernità, risulta oggi affievolito, umiliato e insostenibile, di fronte alla meccanizzazione della vita e alla delega di ogni attività alle macchine. Non per nulla oggi il termine più usato è:”fragilità”.

E’ “la Nuova Mitologia” del Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco, la religione della scienza che genera “la Nuova Società Organica” di Saint Simon e di Comte. Ecco la chiave per comprendere la “malattia” della cultura: la Modernità è  un’”epoca critica” per eccellenza, che, secondo  Saint-Simon, conta storicamente solo come forma della transizione dall”Ancien Régime” dominato dall’ alleanza fra trono e altare alla “nuova società organica” retta dalla religione della scienza. Questa “criticità” è percepita come malattia spirituale: il “Disagio della Civiltà”(Freud).

Possiamo seguire questa mutazione antropologica partendo ancora da Nietzsche, dall’antica setta dei Rinunzianti all’ identificazione del Bene Assoluto  con la figura dell’imperatore achemenide quale Messia, per passare al carattere, al contempo, rassicurante e soffocante, dei catechismi delle diverse Chiese, e, poi, ancora, alla razionalità borghese.

Di qui possiamo poi partire per proiettarci verso lo “spirito oceanico” dei totalitarismi, fino al “caos calmo” della “società liquida”, e, infine, al “Technological Sublime” dell’Ideologia Californiana.

L’”Apparato” (“Gestell”) che ci soffoca, non è infatti solo la macchina, bensì qualunque “protesi” dell’ umano (Gehlen) che si sovrappone a quest’ultimo: la “Gabbia d’acciaio” di Weber costruita dalla razionalità calcolante,  anche se ciò che più assomiglia alla descrizione heideggeriana è l’attuale Complesso Informatico Militare.

Certamente, all’ interno di quest’ universale malattia, l’Europa è particolarmente malata, perché il suo carattere subordinato, dal punto di vista psicologico e culturale, tecnologico e militare, economico e politico, fa sì che qui non si possano neppure creare quegli anticorpi che si sono invece creati, e si continuano a creare, nel resto del mondo, e che hanno permesso di realizzare alcuni, isolati ma significativi, episodi di ribellione al progetto della Singularity Tecnologica: Petrov, Assange, Snowden. Tutti questi casi sono nati all’ interno dei meccanismi stessi del potere informatico-militare: unico spazio in cui si possano comprendere appieno le attuali dinamiche tecnologiche, e maturino le competenze necessarie per opporvisi. Infatti, nelle Superpotenze, l’appiattimento delle individualità, a dispetto delle ideologie, non può mai essere totale, perché ci vogliono comunque  alcuni leaders (della tecnologia, della finanza, dell’ esercito) per tenere a freno con la sorveglianza e le “covert operations” i popoli egemonizzati.

Invece, l’Europa  è stata addirittura a torto esaltata per decenni (per esempio, dal primo Kojève e dal primo Habermas), come la migliore incarnazione dell’ umanità post-istorica, liberata dalla volontà di potenza. In realtà, questa è una versione opportunistica della realtà, che vede in effetti l’Europa subire indifesa le imposizioni del Complesso Informatico-militare, senza avere alcun reale  strumento per rallentarne la corsa (a ciò non bastano certo quelle  normative europee che si pretendono “etiche”, ma che poi neppure le stesse Autorità riescono ad applicare): le testate nucleari sui nostri aerei di cui non abbiamo la “chiave”; la nostra rete, completamente esposta, più ancora che al GRU o all’ FSM russi,  alle 16 agenzie dell’ “Intelligence Community”; Echelon, Prism e i GAFAM che ci controllano e manipolano ininterrottamente….

L’informativa su questi temi che viene finalmente fornita ad alcuni nostri politici in alcune sedi formali non è certo sufficiente a renderci protagonisti del cambiamento, né a permetterci di gestirlo. Ogni fase della nostra storia è segnata da un ulteriore avanzamento di questa sudditanza, ma solo oggi i media  europei si stanno rendendo conto dell’incredibile passo in avanti che il Complesso Informatico Militare  sta facendo con l’ondata di acquisizioni d’impresa nel settore digitale da parte dei GAFAM, con l’installazione dei missili ipersonici, con la riforma del Complesso Informatico-militare sotto l’impulso della Commissione Schmidt; solo ora le Istituzioni Europee cominciano a riconoscere che “siamo stati ingenui” e cheora“l’Europa deve apprendere il linguaggio della potenza”(Borrell).

La Hvarenah, simbolo della grazia di Ahura Mazda

3.Al di là delle Chiese, dei partiti e dei regimi.

Interessanti anche le riflessioni di Rizza sul totalitarismo -in particolare, quello nazista-, quale snodo centrale di questo processo involutivo (per dirla con Améry, “Hitler quale precursore”). In fondo l’inizio del XXI secolo è ancora  immerso nell’età dei totalitarismi. Intanto, per la stretta connessione di questi ultimi con la storia occidentale, pre-totalitaria e post-totalitaria: con tendenze nazionali ancestrali già riscontrate dalla psicanalisi, poi anche con i valori della classicità e del Medioevo; con le eresie delle religioni abramitiche, e anche con l’esoterismo e con le rivoluzioni democratiche, con le filosofie “mainstream”, con Nietzsche e con i partiti europei pre-rivoluzione. Ma anche con quella della Cina e degli Stati Uniti, punti di riferimento essenziali per la  storia del paradigma totalitario (basti pensare all’ ideologia dei Taiping e alla “Cancel Culture”). Non parliamo poi del sistema  internazionale, ancora tutto ricalcato, di fatto, sul postumanesimo di Nietzsche e di Fiodorov, sugli schemi dell’economia di guerra, dello stalinismo e del corporativismo, sulla Grossraumwirtschaft e sui progetti europei dibattuti nel Terzo Reich.

Ancor oggi Est e Ovest stanno convergendo, al di là delle polemiche propagandistiche, verso un unico modello “totalitario” di subordinazione della società al progetto post-umanista, dello Stato al Complesso Informatico-Militare, e  delle persone  alla sorveglianza di massa.

Dunque, al di là delle retoriche manipolative, vi sono state ben poche fratture fra le varie fasi della Modernità, bensì, al contrario, un affermarsi ininterrotto dell’“Apparato” (sia esso costituito dalla razionalità calcolante, dal militarismo, dal dogmatismo religioso o ideologico, dal moralismo, dalle burocrazie statali e industriali, dalla “normalizzazione “concentrazionaria, dalla razionalità tecnocratica o dal “politically correct”).

Senz’altro, l’Europa ha dato, e sta dando, il suo contributo (in negativo) a questa problematica  vicenda universale (contributo che viene strumentalmente enfatizzato, ma che, soprattutto oggi, si risolve in una sua particolare indolenza). Questo contributo è lo stesso ch’era stato paradossalmente esaltato, dal primo Kojève e dal primo Habermas, come un’anticipazione dell’agognata Era Post-Istorica, ma che invece altri (per esempio Leontijev e Berdjajev), avevano già giustamente stigmatizzato come “inizio della decadenza universale”).

La particolare “malattia” della società europea si configura dunque come l’incapacità di reagire alle successive ondate di “omologazione” scatenate dai GAFAM secondo la strategia delineata ormai da tempo   ne “The New Digital Age” di Schmidt e Cohen e criticata per esempio da Noam Chomski. Un fenomeno che va dominato hic et nunc, facendo leva sulla crescente  domanda, che oggi si diffonde soprattutto in Francia e in Germania, di sovranità digitale europea,  e sul contributo delle culture non occidentali. L’ambizione espressa dalle Istituzioni europee, di fare dell’Unione il “Trendsetter del dibattito mondiale” sul digitale costituirebbe, perciò, per l’Europa, se veramente perseguito,  il più nobile degli obiettivi, a condizione ch’essa si liberasse, al contempo, e della cultura chiliastica e nichilistica che la paralizza , e della soggezione politica nei confronti del Complesso Informatico-Militare.  Invece, i molti strumenti fino ad oggi approntati  si sono rivelati sterili, perché come dimostrato già anche solo dalle sentenze Schrems. non si fondano, né sull’effettiva disponibilità in Europa delle nuove tecnologie, né su un autonomo potere normativo e coercitivo.

Basti pensare che il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione contro le “armi autonome”, ma l’Unione viene esclusa dalle discussioni, che s’intendono avviare fra USA, Russia e Cina, sul divieto dei sistemi di “Mano Morta” nucleare, con i quali si affida alle macchine la decisione ultima sull’ avvio della guerra nucleare (commissione Schmidt). Già solo questo fatto dimostra quanta strada occorra ancora percorrere per divenire il “Trendsetter del Dibattito Globale”.

Sotto molti punti di vista, il processo di trasferimento del potere alle macchine è certamente più avanzato in altri Continenti, dove la cultura nazionale si fonde ancor più che da noi con l’avanzare inesorabile delle macchine intelligenti. Basti pensare al fatto che la “Gabbia di Acciaio” di Max Weber è strettamente legata alla religiosità  puritana, più americana che europea; come pure dal fatto che sono oggi gli USA i custodi e i tutori del progetto della “Singularity tecnologica”. E certamente non sono estranei a quest’avanzata delle macchine, né la mistica giapponese dei robot come nuovi kami, né la presunzione ortodossa e poi sovietica di “costruire Dio” con la tecnica, simile a quella dei Bahai e degli Hojjatiyye iraniani; né, infine, la generalizzazione della società della sorveglianza in Cina e in Israele.

Il guaio è che, con l’arretratezza della nostra economia, non sono i nostri principi a diffondersi altrove, bensì siamo noi a subire i principi altrui. Là dove i nostri principi vengono ripresi (come nel caso del DGPR), ciò avviene perché la disapplicazione di quest’ultimo ha convinto i legislatori extraeuropei ch’essi sono comunque innocui quando si oppongono alla ragion di Stato, e anzi costituiscono una difesa contro le accuse rivolte alla reale situazione di fatto. Si noti che la Cina è oggi la maggiore importatrice delle norme europee sul digitale, ch’essa applica addirittura con più determinazione dell’Europa stessa. Tuttavia, essa può farlo perché ha una sua forte industria digitale, a cui in effetti impone una severa normativa antitrust, con multe miliardarie, e sta imponendo una specie di DGPR. Invece, l’Unione Europea pretenderebbe d’imporre  le proprie leggi ai GAFAM, che hanno uffici, server e società fuori dell’ Unione, e quindi possono permettersi, non soltanto di non rispettare le regole UE, ma addirittura di tenere sotto ricatto i politici europei, impedendo loro di applicare le proprie leggi.

L’Europa deve riuscire a governare se stessa, prima di guidare il dibattito mondiale

4.L’Europa “Trendsetter del Dibattito Mondiale”?

Ciò che si richiederebbe ora dall’Europa, per poter essere veramente il “Trendsetter del dibattito mondiale” sarebbe uno scatto di orgoglio, un “Rinascimento Europeo” che le facesse riprendere veramente il suo posto fra i grandi “Stati-Civiltà”, recuperando la sua sovranità culturale prima ancora di quelle politica, militare, tecnologica ed economica, di cui si sta ora parlando. Solo così essa potrebbe avviare, al suo interno, quella ricerca e quel dialogo che, soli, possono permettere di affrontare in modo adeguato la pesante trasformazione in corso, eliminando i tabù culturali accumulatisi nella storia, attraverso tutta la sua evoluzione storica. E solo così essa potrà pretendere di essere riconosciuta dagli altri Continenti come un interlocutore alla pari, e chissà, domani, come un esempio. Oggi come oggi, invece, pretendere d’ impartire lezioni agli altri è solo una ridicola presunzione, che diminuisce ulteriormente la credibilità del nostro Continente.

Infatti, come nota la Fondazione Adenauer,  “nei Paesi dell’ Europa Occidentale, orientati verso la scienza e la tutela dell’ individuo, non  sono sorti attori globali. Questo deriva in gran parte da una diffusa diffidenza nei confronti delle tecnologie digitali, e dal conseguente atteggiamento difensivo della politica.  Vengono sostenute soprattutto opere di ricerca, poli aperti di dati il trasferimento di tecnologia verso settori consolidati e le piccole e medie imprese, ma non invece la formazione di una voce creativa a livello globale.

Lo studio continua:” d’altra parte, la pretesa di configurare l’Intelligenza Artificiale secondo i dettami etici non viene seguito da proposte concrete. Per poter partecipare alla configurazione del mercato digitale europeo e a quelli di altre aree del mondo, bisogna essere capaci di ragionare al di là del DGPR. Invece, l’etica e il senso di responsabilità degli Europei e dei Tedeschi si lasciano volentieri travolgere dalle forze dell’economia digitale”

Certo, un siffatto  Rinascimento Europeo non potrà prescindere dalla rilettura assolutamente innovativa dei principali snodi della storia culturale: dalle tracce in Europa di svariate civiltà orientali, al carattere tragico delle culture classiche, alla problematicità dell’Illuminismo, alle ragioni profonde della “distruzione della Ragione”, fino alla necessità della comparazione continua fra le civiltà, sulle tracce di Spengler e di Toynbee.

Ne potrebbe nascere una nuova “missione dell’ Europa”, alternativa rispetto a quella delineata nel corso dei secoli da Vieira, Condorcet, Cobden, Hugo, Mazzini, Macauley, Kipling, Kojève, Gehlen, Habermas…., ch’era quella di portare in tutto il mondo i lumi della civiltà moderna, realizzando così la Fine della Storia. Essa sarebbe invece quella di frenare l’entropia generata dall’eccessiva frenesia del nuovo, così come avevano postulato Ottone di Frisinga, Kierkegaard,  Leontiev, Soloviov, Berdiajev, Simone Weil, e, infine, Pietro Barcellona…: “l’Europa come Katèchon”. Nel fare ciò, la cultura europea potrebbe incontrarsi proficuamente con le “civiltà pre-alfabetiche”, con l’indigenismo latinoamericano, con i San Jiao del mondo sinico, con le religioni indiche, con l’Islam, con l’intelligencija critica americana: questo, sì, l’unico vero approccio universale, ecumenico, multiculturale, multipolare e multilaterale che sia oggi possibile.

Questa incontro dovrebbe aver luogo soprattutto sul tema delle “Virtù”, che è quello fondamentale per il dominio sulle Macchine Intelligenti, come dimostrano i casi di Petrov, Assange e Snowden, che, per salvare la pace, hanno agito virtù eroiche tratte da contesti “tradizionali”. Questo tema è particolarmente malvisto in Occidente, perché in contrasto con la retorica della Fine della Storia, che vorrebbe l’eccellenza individuale oramai obsoleta grazie al controllo dell’Apparato sulle difficoltà della vita. Di qui l’esaltazione di caratteri umani “liquidi”, privi di personalità, di volontà e di vitalità, completamente fiduciosi nella rivoluzione pilotata dal “mainstream”, e completamente succubi della “macchina mondiale”. Anziché le “virtù”, che disegnano una personalità forte e differenziata, i “diritti”, che non richiedono nessuno sforzo, perché garantiti dall’ Apparato ai suoi fedeli seguaci,  e, semmai, i “doveri” quale concetto speculare e omogeneo ai “diritti”. Ma questi sono cose che vanno bene nei parlamenti  e nei tribunali, non nella vita, dove, sulle “leggi scritte” prevalgono le “leggi non scritte”, i “comandamenti”. Perchè solo uomini  in carne ed ossa possono difendere la vita.

Per questi motivi, lo sforzo per cristallizzare l’etica dell’intelligenza artificiale attraverso i cosiddetti “codici etici” si è scontrato fino ad oggi con l’inadeguatezza delle culture attuali a comprendere le poste in gioco, e, di conseguenza, ad approntare i necessari rimedi. La parola d’ordine europea del “Trendsetter”, non diversamente da quella pontificia de “l’Europa…. come un modo di concepire l’uomo a partire dalla sua dignità trascendente e inalienabile”, per non essere pura retorica, deve avere per base una presa concreta sulla realtà, tanto umana quanto  tecnologica.

Si rende perciò  innanzitutto necessario un rinnovamento reale della società europea, un “Rinascimento Europeo”  per dotarla innanzitutto delle tecniche più avanzate, che la pongano in grado di comprendere e d’influenzare il dibattito sull’avvenire del mondo. Poi, anziché lanciare campagne maccartiste di demonizzazione, occorre studiare le logiche delle altre civiltà, per avviare un dibattito serio, come quelli a suo tempo intavolati, per esempio, dai Gesuiti,  dagl’Illuministi, da Guénon e da Pound. Tra parentesi, basta leggere l’ultimo numero di “Foreign Affairs” per vedere come gl’intellettuali americani, in netto contrasto con le isterie fondamentalistiche della politica, si orientino anch’essi in concreto soprattutto verso lo studio delle culture e delle politiche degli altri continenti, soprattutto i più ostili, vera chiave di lettura per ogni politica mondiale nel XXI secolo. Esattamente il contrario di quella “Cortina di ferro culturale” che mira ad impedirci di fruire dei prodotti più attuali (siano essi antichi o contemporanei) del pensiero di altre parti del mondo (siano essi le opere di Gandhi, i saggi di Daniel A. Bell e Zhang Wei Wei).

Infine, a questo movimento di approfondimento senza censure, ne dovrebbe seguire a ruota un altro, altrettanto gravoso: quello di trasformare radicalmente, secondo questi principi, tanto la nostra società, quanto l’ambiente circostante.

Si riuscirà, alla fine, a sanare quella malattia dell’Europa? Certo, non totalmente, perchè siamo tutti comunque contingenti ed effimeri, e quindi aveva ragione Paul Valéry quando scriveva “noi civiltà ora lo sappiamo: siamo mortali”. Tuttavia, come aveva affermato invece Matteo Ricci ne “il vero significato del Signore del Cielo”,” anche se in un qualche modo potrebbe aver ragione il Buddha, noi invece vogliamo ancora conservare questo mondo” (e questo è in fondo anche il senso delle encicliche di Papa Francesco)”.

Perciò, ben vengano sforzi come quello di Rizza, particolarmente attuali per tutti i motivi che abbiamo detto. Sarebbe anche ora di trovare uno spazio accogliente per questo tipo di ricerche, da cui dipende completamente la sopravvivenza, non solo dell’Europa, ma del mondo intero.

ALLE 15,00 INIZIA IL WEBINAR

Oggi alle 15,00 inizia il webinar:

XXI SECOLO :

DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA

A QUELLA DELL’ IA

Per entrare digitare:

https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof.Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro dell’ Innovazione Tecnologica   e della Digitalizzazione: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof.Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis