COMMENTI ALLA DICHIARAZIONE CONGIUNTA

sulla Conferenza sul Futuro dell’ Europa

La Conferenza sul Futuro dell’Europa costituisce, per l’Associazione Culturale Diàlexis, lo sbocco naturale dei suoi 14 anni di attività. Fondata nel 2007 in occasione delle commemorazioni, alla Regione Piemonte, dei 50 anni del Trattato di Roma, essa ha come scopo precipuo far conoscere l’ Europa nell’ area alpina occidentale, e l’area alpina occidentale in Europa. Molte delle opere pubblicate sotto i suoi auspici, a cominciare da 10.000 anni d’Identità Europea, ai Quaderni di Azione Europeista, a DA QIN, a “Il ruolo dei lavoratori nell’ere dell’Intelligenza Artificiale”, fino a “European Technology Agency” trattano proprio dei temi ora in discussione.

In occasione dell’avvio dei lavori della Conferenza sul Futuro dell’Europa, è urgente per tutti, ma innanzitutto per noi, per fare chiarezza sul senso della propria partecipazione e per interfacciarsi in modo lineare con i vari interlocutori, fare il punto sullo stato dell’integrazione europea e sulla realtà della Conferenza.

Questi commenti sono formulati quale illustrazione delle logiche sottese ai suggerimenti contenuti in calce al documento relativi alle possibili modalità della Conferenza e in particolare della partecipazione dei cittadini.

Abbiamo preso atto con piacere che la Dichiarazione Comune delle tre Istituzioni ha superato la vecchia impostazione della Conferenza, in base a cui la Conferenza stessa avrebbe dovuto muoversi lungo i binari di 6  priorità, ch’erano le priorità oiginarie della Commissione von der Leyen (e che oggi sono diventate 10). Ora, come è logico che sia, i cittadini potranno indicare i temi ch’essi considerano più importanti. Il che implica che i primi contributi dovranno vertere proprio sulle priorità.

Sulla base di queste considerazioni, riteniamo di raccomandare 10 nostre priorità, che sono enumerate al punto4.

1.Il futuro dell’ Europa nell’ era dell’ Intelligenza Artificiale

Tutte le culture si sono sempre sforzate di congetturare il futuro: da ciò sono nate la profezia e l’escatologia. Attualmente, si contrappongono quattro tipologie di escatologia: quella che crede in una fine salvifica della storia ;quella che pensa che “il mondo venga dal nulla e ritorni nel nulla”; quella che pensa che il mondo sia infinito, e quella scettica, che lascia la determinazione del futuro al caso o alla divinità

Mentre i fondatori delle Comunità Europee erano scettici sul chiliasmo politico, con la caduta del Muro di Berlino e il passaggio all’ Unione Europea, si è affermato, nel discorso pubblico, il concetto secondo cui la neonata Unione Europea avrebbe realizzato il “millenarismo del filosofo” di cui parlava Kant,  e, quindi, “la Fine della Storia”, in concorso, e/o in competizione, con gli Stati Uniti (il “Sogno Europeo” contrapposto al “Sogno Americano” – dove per altro è stato sempre difficile distinguere fra i due-).

Nel contempo, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale ha invertito radicalmente la nostra percezione dell’escatologia, giacché la tecnologia ci sta sfuggendo di mano e, se non regolamentata, rischia di distruggere la natura, e perfino l’uomo quale lo abbiamo storicamente conosciuto. E, giacché gli sforzi per imporre questo controllo si stanno rivelando vani, l’utopia si converte in distopia. Per scongiurare questo scenario, non si tratta solo di contrastare delle novità inquietanti, bensì anche d’ipotizzare una civiltà alternativa, che sfrutti e orienti l’innovazione, anziché subirla.

Un dibattito sul futuro,e quindi anche sul futuro dell’Europa, è dunque innanzitutto un dibattito sulla tecnica, sul suo rapporto con l’umano, e, in particolare, con l’idea stessa di umanità, in cui si contrappongono varie visioni del mondo e strategie geopolitiche: il progetto nichilistico della Singolarità Tecnologica (Kurzweil); quello tecnocratico della competizione fra Superpotenze (Schmidt); quello ottimistico del tecno-umanesimo (Nida-Ruemelin).

L’Europa, Paese tradizionalmente umanista, punta istintivamente verso il controllo umano sulle tecnologie, e quindi tende a rifiutare tanto il nichilismo, quanto  l’imperialismo tecnologico delle multinazionali. Di qui, l’obiettivo delle Istituzioni  che va sotto il nome di “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, che  è però rimasto allo stato embrionale, perché le debolezze interne ed esterne dell’ Europa le stanno impedendo, da un lato, di sviluppare un proprio modello alternativo di società, e, dall’ altro, d’influenzare in modo determinante l’evoluzione mondiale. Infatti, l’Europa viene trascinata nel conflitto sempre più grave fra le Grandi Potenze, che è anche e soprattutto una “guerra senza limiti” intorno alla tecnologia, senza riuscire mai a recuperare  gli “handicap” di cui essa è gravata.

Dibattere sul futuro dell’Europa significa quindi innanzitutto confrontarsi con quegli handicap e con le strategie per superarli.

2. Superare il funzionalismo

L’idea di un ruolo salvifico della tecnica, pur non essendo solamente europea (per esempio, i Bahai,gli  Hojjatiyye), aveva trovato, nell’ Europa del XVIII secolo, un terreno fertile, quale conseguenza dell’espansione economica e militare delle conquiste coloniali, il conseguente emergere delle classi mercantili e le guerre di religione e ideologiche, fino a divenire poi uno degli elementi caratterizzanti degli Stati Uniti.

Di converso, dopo l’era dell’ottimismo positivistico e imperiale, l’Europa ha dovuto ridimensionare le proprie ambizioni, “importando”, dall’America e dalla Russia, le innovazioni culturali (costituzionalismo, federalismo, democrazia, cosmismo, socialismo reale), e tecniche (taylorismo, fordismo, energia nucleare, corsa allo spazio, informatica),e accettando così in tutti i campi il ruolo di “follower” sulla strada tracciata da altri.

Nel secolo scorso, questa scelta opportunistica aveva permesso ai Governi europei di offrire ai propri cittadini i vantaggi a breve termine della conversione in campo civile delle strutture e delle competenze acquisite durante l’espansione  coloniale e la Guerra Civile Europea, rivestiti delle forme ideologiche del consumismo occidentale e del socialismo reale. Tuttavia, il ruolo di “follower” implica già di per sé un progressivo declino, tanto in campo economico, quanto in campo culturale, perché è implicito nella logica imperiale che le attività più “nobili”, e quindi più innovative, si svolgano nelle “capitali”; le già scarse velleità d’ innovazione culturale (Movimento Comunità, “socialismo dal volto umano”) sono state stroncate sul nascere perché atte a mettere in forse l’egemonia culturale delle Superpotenze.

Ne è derivato uno svuotamento della cultura e dell’economia europee, che hanno perduto il contratto con le realtà trainanti nel mondo: conquista dello spazio, economia della rete …

La cultura funzionalista, che, in campo psicologico, anticipa la “trasfusione senza spargimento di sangue” della vita, dall’ uomo alle macchine, si è tradotta, nel campo delle dottrine politiche, nel concepire l’integrazione europea come un sottoprodotto adattivo della “Teoria dello Sviluppo”, con il soffocamento del suo aspetto volontaristico.

Le dinamiche della Nuova Guerra Fredda tendono ora ad allontanare ancor più l’Europa dalla frontiera dell’ innovazione, in quanto, da un lato, essa è esclusa quasi per definizione dalle attività che hanno un impatto sull’equilibrio strategico mondiale, ma, dall’ altra, oramai solo più in queste (le industrie “duali”) può svilupparsi l’innovazione tecnologica e sociale, anche in settori apparentemente lontani quali l’ecologia, la sanità o le politiche sociali (cfr.  Final Report al Presidente degli Stati Uniti della  National Security Commission on Artificial Intelligence-NSCAI).

3Cultura e tecnologia

Se l’Europa non vuole ridursi a un territorio coloniale sottosviluppato (come il Medio Oriente), terreno di scontro fra le Grandi Potenze, essa dovrà sfruttare al massimo gl’interstizi ancora liberi per sviluppare, al contempo, una propria cultura e una propria tecnologia, spendibili sull’ arena mondiale, in particolare nelle ininterrotte trattative in corso fra le diverse aree del mondo per configurare lo sviluppo dello stesso (in campo aerospaziale, digitale, della difesa, economico e sociale).

La transizione digitale dell’Europa va inquadrata infatti nel periodo di accesa concorrenzialità (di qui al 2045) preannunziato dai più recenti documenti cinesi e americani, e, in secondo luogo, concentrata sulla transizione digitale, che, di questo periodo, sarà il fattore trainante. Basti pensare a quanto è scritto nel rapporto NSCAI:“The NSCAI Final Report presents an integrated national strategy to reorganize the government, reorient the nation, and rally our closest allies and partners to defend and compete in the coming era of AI-accelerated competition and conflict.”

Seguendo passo passo l’esempio della Cina, gli Stati Uniti si stanno orientando verso una forma altamente interventistica e protezionistica di politica tecnologica, che la Commissione NSCAI propone semplicemente di clonare: “The United States must therefore develop a single, authoritative list of the technologies that will underpin national competitiveness in the 21st century and take bold action to catalyze U.S. leadership in AI, microelectronics, biotechnology, quantum computing, 5G, robotics and autonomous systems, additive manufacturing, and energy storage technology.”

4. I presupposti  culturali e tecnologici della resilienza

Come si vede, lo spazio lasciato ai terzi è minimo. Tuttavia, l’Europa deve sfruttare tutti gli spazi a sua disposizione, e per fare questo deve darsi una struttura decisionale e politica più efficiente (competitiva con quelle USA e cinesi), capace di affermare con energia “gl’interessi e i valori” degli Europei, non già solo di piegarsi di fronte a qualunque interlocutore, com’è avvenuto troppo spesso, nei casi delle guerre umanitarie, dello spionaggio, delle “extraordinary renditions”, dei vaccini, delle battaglie protocollari in Russia e in Cina…E’ quanto i leaders europei chiamano “Sovranità Strategica Digitale” (Macron, Borrell, Breton).  I più recenti avvenimenti hanno evidenziato l’urgenza di una capacità decisionale tout court.

Il rapporto della Fondazione Adenauer (Vergleich nationaler Strategien zur Förderung von Künstlicher Intelligenz) è però chiaro a questo riguardo: in tutto il mondo,  le difficoltà della maggior parte delle politiche digitali derivano da una definizione poco chiara di concetti, obiettivi, priorità, politiche. Rischio che gli Stati Uniti avevano evitato subito dopo la II Guerra Mondiale con le “Conferenze Macey sulla cibernetica”. Nel caso dell’Europa, per aver trascurato per troppo tempo il digitale, lasciando che tutti gli snodi centrali di quest’attività fossero presidiati da altri, ma, soprattutto, per  avere omesso di riflettere sul significato storico della tecnica (Kurzweil, Schmidt),  la pretesa di un ruolo di leadership basata sull’ asserita superiorità della propria visione della tecnologia, che non privilegia, né le multinazionali, né lo Stato-partito, si rivela oggi irrealistica: di fatto, le tanto conclamate “regole” digitali degli Europei non possono trovare pratica applicazione perché l’ecosistema digitale mondiale, e anche europeo, è dominato dalle multinazionali americane (GAFAM) e cinesi (BATX) e dai rispettivi complessi burocratico-militari, e perché la visione europea non è ancora così alternativa alle altre così come si pretenderebbe.

Senz’altro è possibile imporre propri valori anche per chi non possiede, né armi, né ricchezza,  secondo i principi  non violenti dell’Oriente – ”Ahimsa”,”Satyagraha” o “Wu wei”-, che assomigliano, nella nostra cultura,  all’atteggiamento francescano. Tuttavia questo presuppone personalità superiori. Anche il controllo dell’uomo sulla macchina presuppone l’esistenza di realtà umane sostanziali, valori condivisi, senso di responsabilità, impegno quotidiano, una progettualità forte, che sono il contrario del disincanto del mondo, del livellamento generale, del “laissez-faire” e dell’ assistenzialismo dell’attuale società europea. Un “tipo di uomo” all’ altezza della propria pretesa civilizzatrice, così come i guru della Silicon Valley e di Shenzhen sono adeguati agli obiettivi dell’ Ideologia Californiana, e, rispettivamente, del “Zhongguo Meng”(“Sogno Cinese”).

Per uscire “dalla stato di minorità in cui colpevolmente si trova”, l’Europa, rivalutando tutti gli aspetti della sua cultura e dialogando con tutte le culture del mondo, deve ora darsi una propria cultura “alta” dell’ era digitale- veritiera, meritocratica, ispirata, impegnata, aperta e  libera-. In essa debbono trovare posto la Bibbia e Confucio, i classici e l’Islam, Dante e Shakespeare, Ibn Hamdun e i Gesuiti, Cartesio e Pascal, gl’illuministi e i romantici, Marx e Kierkegaard, Baudelaire e Nietzsche, la psicanalisi e l’”Italian Thought”, i perennialisti e in modernisti, Kang You Wei e Gandhi, Simone Weil e Heidegger, Jaspers e Anders… Questa cultura dev’essere intrinsecamente connessa con una solida base tecnico scientifica, e, in particolare digitale.

Certamente, l’emergere di una siffatta cultura comporterà conflitti e traumi.

5.Un nuovo universo storico e ideale

La trasformazione di tutte le società digitali avanzate ha provocato una redistribuzione caotica dei ruoli fra intelligencija e politica, fra politica e amministrazione, fra amministrazione ed economia e fra economia e tecnica, che si constata tutti i giorni nei rapporti fra Organizzazioni internazionali e superpotenze, fra queste e i loro alleati, fra NATO ed Unione Europea, fra questa e gli Stati Membri, e fra questi ultimi e le Regioni. Si richiede ora una precisa attribuzione di ruoli, di competenze e di responsabilità, con un’applicazione razionale del principio di sussidiarietà, che eviti l’attuale confusione delle competenze “concorrenti” a tutti i livelli.

La nuova società emersa dalla transizione digitale va già oggi al di là  dei tradizionali concetti di Stato e Mercato (DARPA, Recovery Fund), di liberalismo e socialismo (“capitalismo politico”, Stato innovatore) di accentramento e decentramento (Big Data e Blockchain), di nazione (“Stati-Civiltà”, Unione Europea), e d’ ideologia (“fine delle Grandi Narrazioni”).

L’Europa è chiamata a reinterpretare le sue tradizioni storiche e le sue istituzioni, affinché queste possano rispondere alle sfide della società dell’Intelligenza Artificiale.

Tutto ciò dovrebbe essere ricomposto in un nuovo federalismo multilivello aperto al mondo, dove la cultura indicherà gli obiettivi, la politica gli strumenti, l’economia le strategie, e la tecnica i mezzi.

6.I temi prioritari

Il fatto che si senta l’esigenza di una Conferenza sul Futuro dell’ Europa implica già di per sé che anche le Istituzioni siano consapevoli dell’attuale stallo su tutti i problemi cruciali dell’ Europa: identità, sviluppo, autonomia, difesa, cultura, migrazioni. I temi stessi da sottoporre all’ attenzione della Conferenza non possono essere gli stessi dibattuti da 70 anni senza alcuno sbocco concreto, perché, nel frattempo, abbiamo avuto l’informatica, la corsa allo spazio la decolonizzazione, l’egemonia culturale marxista, Cernobyl e Fukushima, la caduta del Muro di Berlino,le Torri Gemelle, le Nuove Vie della Seta…

Pertanto, la Dichiarazione Comune  sulla Conferenza apre ora alla possibilità di fornire contributi e proposte praticamente su qualsiasi argomento:“la costruzione di un continente sano, la lotta contro i cambiamenti climatici e le sfide ambientali, un’economia al servizio delle persone, l’equità sociale, l’uguaglianza e la solidarietà intergenerazionale, la trasformazione digitale dell’Europa, i diritti e valori europei, tra cui lo Stato di diritto, le sfide migratorie, la sicurezza, il ruolo dell’UE nel mondo, le fondamenta democratiche dell’Unione e come rafforzare i processi democratici che governano l’Unione europea. Le discussioni potranno riguardare anche questioni trasversali connesse alla capacità dell’UE di realizzare le priorità politiche, tra cui legiferare meglio, l’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, l’attuazione e applicazione dell’acquis e la trasparenza)”.

Infine,con una “clausola di chiusura”, la Dichiarazione aggiunge: “I cittadini restano liberi di sollevare ulteriori questioni che li riguardano”.I temi che noi consideriamo prioritari non coincidono, infatti, con quelli indicati dalla Dichiarazione Comune. Essi sono:

a. L’intelligenza artificiale, chedovrebbe essere sviluppata in modo da risponderea diverse visioni del mondo e identità continentali: diritto scritto e “principi etici”, “enhancement” vs. norme prescrittive. A questo fine, occorrerebbe dibattere sull’urgenza della creazione di un’Agenzia Europea della Tecnologia.

b.Le politiche culturali e identitarie (totalmente ignorate dalla Dichiarazione): La necessità che l’Unione promuova molto di più la ricerca e il dibattito sulla cultura europea, e, in particolare, la rilettura della storia della cultura europea come fatto unitario e poliedrico, eliminando i pregiudizi nazionalistici, confessionali e ideologici, usando il passato come strumento principe di confronto con il futuro digitale, costituisce addirittura il presupposto di qualunque decisione sul futuro. A questo fine, si dovrebbero potenziare le Università Europee e Euronews, creare  piattaforme europee e mettere al primo posto lo studio, l’approfondimento e la promozione di tutte le culture e le lingue d’Europa, antiche e moderne.

c.La lotta per le  libertà europee: In particolare, occorre rivitalizzare  lo speciale  attaccamento degli Europei alle libertà, al di fuori e contro le visioni deterministiche della storia, quale caratteristica costante degli Europei, e, in particolare, quale radice  segreta della vocazione europea al disciplinamento  delle megamacchine digitali. Occorrerà rivedere in quest’ ottica la Carta dei Diritti per enfatizzare il ruolo delle libertà e dei diritti civili nell’ attuale società tecnologica, e l’antitrust, che deve attaccare più direttamente l’egemonia dei GAFAM.

d.Lavoro e cultura nella società digitale: il fatto che tutti i lavori meccanici e ripetitivi potranno fra breve essere delegati alle macchine comporta l’eliminazione di certe attività di manovalanza o burocratici; la drastica riduzione di quelli tecnici aventi ridotto grado di creatività implicherà una radicale riduzione del personale d’ordine; i lavori altamente creativi richiederanno maggiori responsabilità, mentre  i ruoli ideativi e decisionali si moltiplicheranno, e  proliferano attività puramente teoretiche, nelle quali però si svilupperà un’ aspra competizione.

Tutto ciò comporterà un enorme sforzo di progettazione, di legislazione, di trasformazione sociale, di accompagnamento, di formazione, di coordinamento, di finanziamento. In particolare, un nuovo diritto economico europeo: programmazione, banche del lavoro, “stakeholder’s value”, nuove forme di parasubordinazione,  agenzie di promozione della digitalizzazione, un nuovo diritto del lavoro…

Quest’opera immane dovrebbe essere finanziata dalla Web Tax.

e.I curricula europei:

Alla luce del punto precedente, occorre rivedere completamente le competenze degli Europei per ciò che concerne l’umanesimo europeo, le scienze e le tecniche, la partecipazione politica, la gestione digitale delle varie professioni. Ciò si può ottenere solo con una rivisitazione a livello europeo di tutti i curricula, dalle scuole materne alle accademie superiori, passando per la scuola dell’obbligo, l’Università, il sistema universitario, le scuole di specializzazione, l’Esercito Europeo,  il lifelong learning, fino ad un sistema europeo di verifica e di portabilità delle competenze. Occorrerà istituire un’accademia europea per ciascuna branca di attività e promuovere il multilinguismo

f.Il principio di sussidiarietà.

Oggi, i livelli di governance in Europa sono almeno 8. La distribuzione delle competenze ha un carattere prevalentemente storico, senz’alcuna correlazione con le esigenze del XXI Secolo (come si vede per esempio per i vaccini). Occorre studiare un nuovo sistema di competenze fra ONU (OMS, WTT, ecc..), NATO, Unione Europea, Paesi Associati e partner, Macroregioni Europee, Stati Membri, Regioni e Città).

La riforma del Principio di Sussidiarietà dovrebbe perciò estendersi sia a monte (come l’Unione Europea s’interfaccia con le Nazioni Unite, la Nato, l’ Unione Eurasiatica, gli Stati europei non membri), sia a valle (rapporti con le Costituzioni e le Corti nazionali, con le Regioni e con le Città).

Vi sono a tutti i livelli ridondanze e conflitti di competenze, con effetti catastrofici per l’incisività dei ruoli istituzionali (vedi l’EMA, la delegazione europea ad Ankara…). Una nuova serie di norme coordinate (costituzioni, statuti, leggi fondamentali,. “Conventions of the Constitution”?) per disciplinare la collaborazione reciproca.

g.La partecipazione multilivello dei cittadini europei.

Come il dibattito sul principio di sussidiarietà, così anche quello sulla democrazia viene effettuato avente in mente solo le realtà del XX secolo. Come dice Luciano Canfora, “Si può chiamare democrazia la nostra, quando non dà voce alle minoranze?”Oggi, le decisioni più importanti, come quelle sul Recovery Fund – sui vaccini, sui migranti, sul digitale, sulla politica estera e di difesa-, vengono adottate sul piano internazionale senza che i cittadini le possano influenzare. Gli stessi governanti italiani non sono emersi da inequivocabili vittorie elettorali, bensì da manovre di corridoio. Quelli europei senza rispettare il principio degli Spitzenkandidaten che pure i maggiori partiti si erano autoimposti. Inoltre, come ha osservato giustamente  sempre Canfora, “da una quarantina d’anni il nostro sistema sta perdendo i suoi connotati democratici”.

Del resto, questo è un problema universale, indotto dalla competizione fra le grandi potenze, dall’informatizzazione e dall’ accelerazione della Storia, che reclamano la creazione di Stati Continentali, la militarizzazione delle tecnologie e una forma di “propaganda di guerra”.

In questa situazione, occorre ristrutturare la partecipazione dei cittadini in modo da permettere, nonostante tutto,  una maggiore rappresentatività, competenza, responsabilità e incisività a ciascun livello. In particolare, riorganizzare delle competenze del vertice europeo, che oggi è organizzato deliberatamente per non funzionare. Come lo definisce il Movimento Europeo:” una bizantina natura quadricefala dell’Unione europea in materia di politica estera e di azioni esterne, attribuendo diverse responsabilità al Consiglio europeo e al suo Presidente, al Consiglio dell’Unione e al suo Presidente di turno, alla Commissione europea e al suo presidente e infine all’Alto Rappresentante per gli affari esteri e della sicurezza sotto il parziale controllo del Parlamento europeo.” Qualora non si voglia andare (come sarebbe forse più logico, e anche più semplice) verso un sistema presidenziale, forse occorrerebbe una collegialità 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 e chiare regole sulla rappresentanza esterna, come previsto per il Consiglio Federale svizzero.

h.Il dialogo interculturale.

Fa parte delle retoriche dell’idea di Europa che i rapporti internazionali debbano reggersi sul mutuo riconoscimento e sul dialogo alla pari fra le diverse culture. Invece, di fatto, l’Unione Europea non cessa di urtarsi gratuitamente con buona parte dei propri interlocutori, che rappresentano una larga parte del mondo (Cina, Russia, Islam, parte del Sudamerica), in quanto contesta a questi interlocutori delle caratteristiche dei loro Stati che non coincidono con l’”ortodossia” occidentale: il sistema cinese a partito unico; il carattere religioso degli Stati islamici; e soprattutto l’attaccamento alle proprie tradizioni di tutti i Paesi asiatici ed est-europei. Si vuole in realtà creare una “Cortina di Ferro Culturale” fra “The West” e “The Rest”, basata su una pretesa incomunicabilità fra “democrazie” e “autocrazie”, che non è credibile,  in quanto gli Stati più “autocratici” non si considerano fra queste ultime solo quanndo alleati dell’ “Occidente”.

Questa contrapposizione rigida e aggressiva, oltre a non corrispondere ai principi pacifici conclamati dall’ Unione, non è neppure conforme ai suoi interessi, giacché il commercio e gli scambi d’idee con l’Asia, il continente oggi più dinamico, sono l’unica leva disponibile con cui l’Europa può sottrarsi alla sua arretratezza economica, culturale e politica.E’ vero che, in una fase di contrapposizione fra USA, da un lato, e Cina e Russia, dall’ altro, è difficile per i politici non schierarsi dalla parte degli USA. Tuttavia, quest’interdetto non dovrebbe valere sul piano culturale, sul quale l’ Unione Europea potrebbe fare notevoli passi in avanti, in attesa che le acque si calmino.

i.No alla Cortina di Ferro Culturale

Come si può disgiungere il multiculturalismo dal multipolarismo? Se si accetta che tutte le culture abbiano una loro dignità, che merita riconoscimento, allora diventerà chiaro che le varie culture hanno bisogno di una loro specifica area territoriale, quella a cui esse si ricollegano storicamente e che sono abitate prevalentemente da coloro che in tale cultura s’identificano. Non è possibile che le varie culture si sviluppino autonomamente se esse sono soggette all’arbitrio di culture “altre”. L’esempio tipico di genocidio culturale è costituito dall’ atrofizzarsi della cultura coreana sotto l’influenza della potenza dominante americana, che spinge addirittura gli abitanti del Paese a sottoporsi a continui interventi di chirurgia plastica per assomigliare sempre più ai tratti somatici dei  WASP.

L’Europa deve intrattenere rapporti culturali, politici e economici con tutte le aree del mondo e deve dialogare ininterrottamente su un piede di parità sui grandi temi d’interesse comune: transizione digitale, limitazione degli armamenti, patrimonio e ambiente, spazio, finanza internazionale, commercio, diritti umani, lotta alle malattie e alla povertà, rappresentando vigorosamente i propri punti di vista sulle questioni mondiali, ma senza la presunzione  fare parte del solo polo legittimo di potere.

i.La sovranità strategica europea.

Alla luce della crisi costante dell’ Europa, del trumpismo, del fallimento di “Defender Europe 2020”, della  crescente connessione fra civile e militare, è sorto, fra gli Stati membri e le Istituzioni, un consenso sul fatto che non sia più possibile delegare all’America aree sempre più ampie di attività umane (dalla ricerca avanzata alla difesa nucleare, dall’industria aerospaziale al digitale) senza cadere nel sottosviluppo, specie in un momento in cui il ruolo di avanguardia tecnologica sta passando alla Cina, e in cui, quindi, la subordinazione agli USA rischia di bloccare le poche occasioni di accesso dell’ Europa a tecnologie e mercati (per esempio, nelle telecomunicazioni, nell’industria automobilistica, nei commerci con l’ Africa e l’ Asia). Questa Sovranità Strategica europea sta avanzando ad un ritmo troppo lento e in modo contraddittorio. Occorre urgentemente una solida Agenzia Tecnologica Europea, eventualmente riciclando e fondendo realtà esistenti come l’ EIT e l’ ESA.

l.Il  Movimento Europeo

Non avrebbe senso che il futuro dell’Europa non avesse anche uno spazio dedicato al futuro del Movimento Europeo. In un’Europa più viva e più vibrante, quale quella caldeggiata in queste proposte, sarebbe comunque necessario un Movimento Europeo che rappresentasse gl’interessi permanenti dell’Europa al di là delle mutevoli strutture istituzionali, delle formule politiche e partitiche, e senza soggezioni verso nessuno. Infatti, la Conferenza sul Futuro dell’Europa non può avere come obiettivo quello di dare all’ Europa un assetto definitivo (che comunque non sarà mai tale senza le regioni europee del Nord-Ovest, quelle orientali e regioni centrali come la Svizzera e i Balcani Occidentali). Il Movimento Europeo deve già pensare all’ Europa dell’era spaziale, e rappresentare anche gli Europei che sono attualmente fuori dall’ Unione.

5. Le modalità di partecipazione dei cittadini

Le pretese di democrazia assoluta invocate dall’ Unione si schiantano di fronte ad ogni prova concreta. Questo problema si pone in modo estremo nel caso della Conferenza per il Futuro dell’Europa, una scadenza così epocale che non può certo esaurirsi in un turbine di manifestazioni formali della durata di un anno, dominata dai Governi, dalle Istituzioni, dai “poteri retroscenici” (Canfora) e dall’establishment.

Se la Conferenza deve andare “dal basso verso l’ alto”, come indicato nella Dichiarazione Comune, devono potere indicare anche temi e metodi.

Che è ciò che stiamo indicando con questo documento, e continueremo a fare nel corso della Conferenza.

LA “MALATTIA” ESISTENZIALE

e la Conferenza sul Futuro dell’ Europa

Stella Kyriakides, Commissaria alla Sanità

Salutiamo con favore i quattro articoli di Aldo Rizza sulla “Malattia dell’Europa” pubblicati su “Rinascimento Europeo”;al di là dei contenuti specifici,si tratta proprio di quel tipo di riflessioni culturali che sono preliminarmente necessarie per affrontare e risolvere le difficoltà in cui l’Europa è immersa, le quali sono ben più gravi di quanto i seppur moderatamente pessimistici toni della cultura “mainstream” permettano di percepire.

Questo tema è attuale soprattutto in questi giorni in cui prende avvio, con infinito ritardo e infinite difficoltà, la Conferenza sul Futuro dell’Europa, un compito “tremendum et fascinans”, eppure inaggirabile, a cui nessuno sa come mettere mano, proprio perché non è stata preceduta da un’adeguata riflessione culturale, quale quella che intendiamo qui proporre. Tant’è vero che sono anni ch’essa viene annunziata senza mai cominciarla.

Orbene, quella “malattia” si è oggi infinitamente aggravata: dalla crisi spirituale, a quelle economica, sociale e politica.

Giustamente Rizza ricorda che il tema della “decadenza” riguardava, già  per gli autori a cavallo fra l’800 e il 900, non solo l’Europa, il mondo intero, perché “l’Europa aveva dato forma al mondo”.

Il Covid-19 è solo una pallida metafora per descrivere questa malattia: anche in questo caso, comunque, si vede come l’habitus mentale dell’Europeo odierno -imprevidente, mediocre, disinformato, servile, indisciplinato-, lo renda meno atto a rispondere alle emergenze, per esempio rispetto alla Cina e a Israele, e ora anche agli Stati Uniti. Tant’è vero che i primi 11 Paesi del mondo per mortalità pro-capite sono europei.

Il declino dell’Europa non è altro che uno degli aspetti della crisi dell’umano di fronte alla tecnica dispiegata, di cui erano già consapevoli Nietzsche, Weber, Huxley, Heidegger, Asimov, Anders, Gehlen, Horkheimer e Adorno.

E’ “the Waste Land” di Eliot: un’armonia ancestrale deliberatamente spezzata dal progetto post-umanista, che rende l’uomo “antiquato” (Anders):

” A crowd flowed over London Bridge , so many,

I had not thought death had undone so many

Sighs, short and infrequent, were exhaled,

And each man fixed his eyes before his feet.

Flowed up the hill and down King William Street,

To where Saint Mary Walnooth kept the hours

With a dead sound on the final stroke of nine.”

In sostanza, già negli Anni ’20, al poeta nord-americano (e al suo sodale Ezra Pound), la borghesia europea, che popolava per esempio di white collars la Londra tardo-imperiale, appariva già come un popolo di  fantasmi

Certo, c’è un nesso, come spiegato a suo tempo dagl’idealisti, Weber, i positivisti, gl’Idealisti, i cosmisti e tanti altri, fra, da un lato,  il passaggio dalle religioni del Libro alla Religione positivista dell’ Umanità e, dall’ altro, l’era della tecnica dispiegata: il trasferimento delle speranze ultramondane nell’escatologia materialistica, esito quasi necessitato dalle radici apocalittiche della scienza moderna (vedi Newton) ha aperto il vaso di Pandora delle potenzialità implicite nelle antiche scienze orientali e occidentali, prima tenute a freno dalla “Kultur”. Dunque, come aveva ben visto Weber, e come confermato da una serie di autori,  si tratta non già della fuoriuscita dalle religioni abramitiche, bensì del sopravvento di una scuola teologica sull’altra: per Rizza, il marcionismo; secondo me, più genericamente, il passaggio  da Sant’Agostino, Averroè  San Tommaso, a Cotton Mather, Fiodorov e Teilhard de Chardin. Un passaggio che non riguarda dunque principalmente l’Europa, perché trae la proprie lontane origini dall’ Asia, esplode con la scoperta dell’America, e ritorna ancor più forte in Europa in un’era di crescente egemonia asiatica.

1.Un declino mondiale

Le radici più profonde di quel nichilismo affondano nelle filosofie pessimistiche dell’India, nel mazdeismo e nel neoplatonismo, che negavano al mondo quel ruolo positivo che invece gli riconoscevano la Bibbia e la cultura classica. L’humus comune a tutte le civiltà mondiali, dall’era della sedentarizzazione fino alla Modernità, era stato definito brillantemente da Jaspers come “Epoca Assiale”. La  “malattia” universale consiste in realtà nella  fuoriuscita dall’ Epoca Assiale, con la  perdita dei suoi millenari archetipi culturali: del senso grandioso e tragico della vita e della cultura. Più nessun’ epopea di Gilgamesh o di Ulisse, di Mosè o di Leonida, di Alessandro o di Cristo, di Maometto o di Re Carlo,  di Genji o di Faust, di Garibaldi o di Gandhi, e neppure di Oniegin o Madame Bovary, ma, al loro posto, il “Technological Sublime”, il “Futurismo”: le magnifiche sorti e progressive del “bello e orribile mostro”, dell’ “aeromobile”, dello Sputnik, di HAL o del World Wide Web,

Come intuiva già Nietzsche, abbondantemente citato da Rizza, il nichilismo teologico trasmigra in Europa attraverso mille rivoli, per poi passare in America  (sotto forma di millenarismo): attraverso il chiliasmo esoterico del Cristoforo Colombo del Liber de Profetiis e del Bacone di Nuova Atlantide, e fondatore di Terranova, i quali vedevano, nelle enormi possibilità di sviluppo dell’Eldorado, il primo, la realizzazione delle profezie bibliche, e, il secondo, l’inizio dell’era della ragione e della tecnica.

Dunque, la moderna tecnocrazia prende le mosse dall’ America:  dal progetto baconiano, dallo schiavismo (che, secondo Marx, faceva degli Stati Uniti il Paese all’ avanguardia mondiale e premessa all’ organizzazione razionale del lavoro). Per quanto concerne poi il suo “arrivo” in Europa, esso era forse parzialmente  evidente nelle menti dei suoi anticipatori europei moderni (per esempio, Newton e Fiodorov); ma troverà,  di nuovo, la sua espressione migliore in America, nel taylorismo e nel fordismo, e, poi,  il suo culmine nella visione del mondo  di Asimov (dove i robot prendono il sopravvento, soprattutto dal punto di vista “etico”).

Tale preminenza della tecnocrazia americana si era manifestata, prima, nella corsa post-bellica allo spazio, all’ informatica e agli armamenti, e, poi, dopo la caduta del Muro di Berlino, nella tesi della “Fine della Storia”, identificata con la vittoria di quello che Antonio Valladao aveva chiamato “America-Mondo”. Apparentemente, il contrario di quanto previsto all’inizio del secolo da Spengler, che invece aveva profetizzato il “Tramonto dell’Occidente”.

Eppure, Spengler aveva visto giusto: l’apparente vittoria dell’America si stava infatti convertendo in una sua sotterranea sconfitta a lungo termine. Né la Cina, né l’Afghanistan, né l’Irak, né i Balcani, né lo spazio post-sovietico, pur pesantemente investiti dall’ espansionismo americano, si stanno americanizzando: piuttosto, sono l’Asia, la Russia, e perfino l’Occidente, che si stanno “cinesizzando”.Ad esempio, il Bharatiya Janata Party, per competere con il Partito Comunista Cinese, ha lanciato una mastodontica campagna di iscrizioni che ne ha fatto il più grande partito del mondo (con 140 milioni di iscritti); la Russia, minacciata dall’ Occidente,  è divenuta l’alleato incrollabile della Cina; il Congresso Americano ha appena approvato un piano per l’intelligenza artificiale che è la copia conforme di quello cinese. Ed è questo il massimo problema politico degli Stati Uniti.

In definitiva, il grande malato è ora l’”Occidente” (proprio come pensava Spengler).

Riassumendo.

In progressione: l’Europa è il Paese più malato; un po’ meno l’Occidente; infine, lo è un poco tutto il mondo.

Il Ludus de Antichristo

2.Un declino trasversale

L’attuale declino mondiale non coinvolge un solo lato dell’esperienza umana, bensì l’insieme di quegli aspetti che, fino dall’ inizio della storia, eravamo abituati a considerare come parte essenziale dell’umano, inteso come un ecosistema complesso: senso della vita e slancio vitale, afflato mistico e volontà di potenza, razionalità e vitalità, amore e solidarietà, etica e prassi, estetica e felicità, diritto e libertà politiche. Ciò che è stato, sotto varie forme e con molti nomi, celebrato come “umano”, dalle civiltà primitive a quelle classiche, dalle religioni e dalla stessa Modernità, risulta oggi affievolito, umiliato e insostenibile, di fronte alla meccanizzazione della vita e alla delega di ogni attività alle macchine. Non per nulla oggi il termine più usato è:”fragilità”.

E’ “la Nuova Mitologia” del Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco, la religione della scienza che genera “la Nuova Società Organica” di Saint Simon e di Comte. Ecco la chiave per comprendere la “malattia” della cultura: la Modernità è  un’”epoca critica” per eccellenza, che, secondo  Saint-Simon, conta storicamente solo come forma della transizione dall”Ancien Régime” dominato dall’ alleanza fra trono e altare alla “nuova società organica” retta dalla religione della scienza. Questa “criticità” è percepita come malattia spirituale: il “Disagio della Civiltà”(Freud).

Possiamo seguire questa mutazione antropologica partendo ancora da Nietzsche, dall’antica setta dei Rinunzianti all’ identificazione del Bene Assoluto  con la figura dell’imperatore achemenide quale Messia, per passare al carattere, al contempo, rassicurante e soffocante, dei catechismi delle diverse Chiese, e, poi, ancora, alla razionalità borghese.

Di qui possiamo poi partire per proiettarci verso lo “spirito oceanico” dei totalitarismi, fino al “caos calmo” della “società liquida”, e, infine, al “Technological Sublime” dell’Ideologia Californiana.

L’”Apparato” (“Gestell”) che ci soffoca, non è infatti solo la macchina, bensì qualunque “protesi” dell’ umano (Gehlen) che si sovrappone a quest’ultimo: la “Gabbia d’acciaio” di Weber costruita dalla razionalità calcolante,  anche se ciò che più assomiglia alla descrizione heideggeriana è l’attuale Complesso Informatico Militare.

Certamente, all’ interno di quest’ universale malattia, l’Europa è particolarmente malata, perché il suo carattere subordinato, dal punto di vista psicologico e culturale, tecnologico e militare, economico e politico, fa sì che qui non si possano neppure creare quegli anticorpi che si sono invece creati, e si continuano a creare, nel resto del mondo, e che hanno permesso di realizzare alcuni, isolati ma significativi, episodi di ribellione al progetto della Singularity Tecnologica: Petrov, Assange, Snowden. Tutti questi casi sono nati all’ interno dei meccanismi stessi del potere informatico-militare: unico spazio in cui si possano comprendere appieno le attuali dinamiche tecnologiche, e maturino le competenze necessarie per opporvisi. Infatti, nelle Superpotenze, l’appiattimento delle individualità, a dispetto delle ideologie, non può mai essere totale, perché ci vogliono comunque  alcuni leaders (della tecnologia, della finanza, dell’ esercito) per tenere a freno con la sorveglianza e le “covert operations” i popoli egemonizzati.

Invece, l’Europa  è stata addirittura a torto esaltata per decenni (per esempio, dal primo Kojève e dal primo Habermas), come la migliore incarnazione dell’ umanità post-istorica, liberata dalla volontà di potenza. In realtà, questa è una versione opportunistica della realtà, che vede in effetti l’Europa subire indifesa le imposizioni del Complesso Informatico-militare, senza avere alcun reale  strumento per rallentarne la corsa (a ciò non bastano certo quelle  normative europee che si pretendono “etiche”, ma che poi neppure le stesse Autorità riescono ad applicare): le testate nucleari sui nostri aerei di cui non abbiamo la “chiave”; la nostra rete, completamente esposta, più ancora che al GRU o all’ FSM russi,  alle 16 agenzie dell’ “Intelligence Community”; Echelon, Prism e i GAFAM che ci controllano e manipolano ininterrottamente….

L’informativa su questi temi che viene finalmente fornita ad alcuni nostri politici in alcune sedi formali non è certo sufficiente a renderci protagonisti del cambiamento, né a permetterci di gestirlo. Ogni fase della nostra storia è segnata da un ulteriore avanzamento di questa sudditanza, ma solo oggi i media  europei si stanno rendendo conto dell’incredibile passo in avanti che il Complesso Informatico Militare  sta facendo con l’ondata di acquisizioni d’impresa nel settore digitale da parte dei GAFAM, con l’installazione dei missili ipersonici, con la riforma del Complesso Informatico-militare sotto l’impulso della Commissione Schmidt; solo ora le Istituzioni Europee cominciano a riconoscere che “siamo stati ingenui” e cheora“l’Europa deve apprendere il linguaggio della potenza”(Borrell).

La Hvarenah, simbolo della grazia di Ahura Mazda

3.Al di là delle Chiese, dei partiti e dei regimi.

Interessanti anche le riflessioni di Rizza sul totalitarismo -in particolare, quello nazista-, quale snodo centrale di questo processo involutivo (per dirla con Améry, “Hitler quale precursore”). In fondo l’inizio del XXI secolo è ancora  immerso nell’età dei totalitarismi. Intanto, per la stretta connessione di questi ultimi con la storia occidentale, pre-totalitaria e post-totalitaria: con tendenze nazionali ancestrali già riscontrate dalla psicanalisi, poi anche con i valori della classicità e del Medioevo; con le eresie delle religioni abramitiche, e anche con l’esoterismo e con le rivoluzioni democratiche, con le filosofie “mainstream”, con Nietzsche e con i partiti europei pre-rivoluzione. Ma anche con quella della Cina e degli Stati Uniti, punti di riferimento essenziali per la  storia del paradigma totalitario (basti pensare all’ ideologia dei Taiping e alla “Cancel Culture”). Non parliamo poi del sistema  internazionale, ancora tutto ricalcato, di fatto, sul postumanesimo di Nietzsche e di Fiodorov, sugli schemi dell’economia di guerra, dello stalinismo e del corporativismo, sulla Grossraumwirtschaft e sui progetti europei dibattuti nel Terzo Reich.

Ancor oggi Est e Ovest stanno convergendo, al di là delle polemiche propagandistiche, verso un unico modello “totalitario” di subordinazione della società al progetto post-umanista, dello Stato al Complesso Informatico-Militare, e  delle persone  alla sorveglianza di massa.

Dunque, al di là delle retoriche manipolative, vi sono state ben poche fratture fra le varie fasi della Modernità, bensì, al contrario, un affermarsi ininterrotto dell’“Apparato” (sia esso costituito dalla razionalità calcolante, dal militarismo, dal dogmatismo religioso o ideologico, dal moralismo, dalle burocrazie statali e industriali, dalla “normalizzazione “concentrazionaria, dalla razionalità tecnocratica o dal “politically correct”).

Senz’altro, l’Europa ha dato, e sta dando, il suo contributo (in negativo) a questa problematica  vicenda universale (contributo che viene strumentalmente enfatizzato, ma che, soprattutto oggi, si risolve in una sua particolare indolenza). Questo contributo è lo stesso ch’era stato paradossalmente esaltato, dal primo Kojève e dal primo Habermas, come un’anticipazione dell’agognata Era Post-Istorica, ma che invece altri (per esempio Leontijev e Berdjajev), avevano già giustamente stigmatizzato come “inizio della decadenza universale”).

La particolare “malattia” della società europea si configura dunque come l’incapacità di reagire alle successive ondate di “omologazione” scatenate dai GAFAM secondo la strategia delineata ormai da tempo   ne “The New Digital Age” di Schmidt e Cohen e criticata per esempio da Noam Chomski. Un fenomeno che va dominato hic et nunc, facendo leva sulla crescente  domanda, che oggi si diffonde soprattutto in Francia e in Germania, di sovranità digitale europea,  e sul contributo delle culture non occidentali. L’ambizione espressa dalle Istituzioni europee, di fare dell’Unione il “Trendsetter del dibattito mondiale” sul digitale costituirebbe, perciò, per l’Europa, se veramente perseguito,  il più nobile degli obiettivi, a condizione ch’essa si liberasse, al contempo, e della cultura chiliastica e nichilistica che la paralizza , e della soggezione politica nei confronti del Complesso Informatico-Militare.  Invece, i molti strumenti fino ad oggi approntati  si sono rivelati sterili, perché come dimostrato già anche solo dalle sentenze Schrems. non si fondano, né sull’effettiva disponibilità in Europa delle nuove tecnologie, né su un autonomo potere normativo e coercitivo.

Basti pensare che il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione contro le “armi autonome”, ma l’Unione viene esclusa dalle discussioni, che s’intendono avviare fra USA, Russia e Cina, sul divieto dei sistemi di “Mano Morta” nucleare, con i quali si affida alle macchine la decisione ultima sull’ avvio della guerra nucleare (commissione Schmidt). Già solo questo fatto dimostra quanta strada occorra ancora percorrere per divenire il “Trendsetter del Dibattito Globale”.

Sotto molti punti di vista, il processo di trasferimento del potere alle macchine è certamente più avanzato in altri Continenti, dove la cultura nazionale si fonde ancor più che da noi con l’avanzare inesorabile delle macchine intelligenti. Basti pensare al fatto che la “Gabbia di Acciaio” di Max Weber è strettamente legata alla religiosità  puritana, più americana che europea; come pure dal fatto che sono oggi gli USA i custodi e i tutori del progetto della “Singularity tecnologica”. E certamente non sono estranei a quest’avanzata delle macchine, né la mistica giapponese dei robot come nuovi kami, né la presunzione ortodossa e poi sovietica di “costruire Dio” con la tecnica, simile a quella dei Bahai e degli Hojjatiyye iraniani; né, infine, la generalizzazione della società della sorveglianza in Cina e in Israele.

Il guaio è che, con l’arretratezza della nostra economia, non sono i nostri principi a diffondersi altrove, bensì siamo noi a subire i principi altrui. Là dove i nostri principi vengono ripresi (come nel caso del DGPR), ciò avviene perché la disapplicazione di quest’ultimo ha convinto i legislatori extraeuropei ch’essi sono comunque innocui quando si oppongono alla ragion di Stato, e anzi costituiscono una difesa contro le accuse rivolte alla reale situazione di fatto. Si noti che la Cina è oggi la maggiore importatrice delle norme europee sul digitale, ch’essa applica addirittura con più determinazione dell’Europa stessa. Tuttavia, essa può farlo perché ha una sua forte industria digitale, a cui in effetti impone una severa normativa antitrust, con multe miliardarie, e sta imponendo una specie di DGPR. Invece, l’Unione Europea pretenderebbe d’imporre  le proprie leggi ai GAFAM, che hanno uffici, server e società fuori dell’ Unione, e quindi possono permettersi, non soltanto di non rispettare le regole UE, ma addirittura di tenere sotto ricatto i politici europei, impedendo loro di applicare le proprie leggi.

L’Europa deve riuscire a governare se stessa, prima di guidare il dibattito mondiale

4.L’Europa “Trendsetter del Dibattito Mondiale”?

Ciò che si richiederebbe ora dall’Europa, per poter essere veramente il “Trendsetter del dibattito mondiale” sarebbe uno scatto di orgoglio, un “Rinascimento Europeo” che le facesse riprendere veramente il suo posto fra i grandi “Stati-Civiltà”, recuperando la sua sovranità culturale prima ancora di quelle politica, militare, tecnologica ed economica, di cui si sta ora parlando. Solo così essa potrebbe avviare, al suo interno, quella ricerca e quel dialogo che, soli, possono permettere di affrontare in modo adeguato la pesante trasformazione in corso, eliminando i tabù culturali accumulatisi nella storia, attraverso tutta la sua evoluzione storica. E solo così essa potrà pretendere di essere riconosciuta dagli altri Continenti come un interlocutore alla pari, e chissà, domani, come un esempio. Oggi come oggi, invece, pretendere d’ impartire lezioni agli altri è solo una ridicola presunzione, che diminuisce ulteriormente la credibilità del nostro Continente.

Infatti, come nota la Fondazione Adenauer,  “nei Paesi dell’ Europa Occidentale, orientati verso la scienza e la tutela dell’ individuo, non  sono sorti attori globali. Questo deriva in gran parte da una diffusa diffidenza nei confronti delle tecnologie digitali, e dal conseguente atteggiamento difensivo della politica.  Vengono sostenute soprattutto opere di ricerca, poli aperti di dati il trasferimento di tecnologia verso settori consolidati e le piccole e medie imprese, ma non invece la formazione di una voce creativa a livello globale.

Lo studio continua:” d’altra parte, la pretesa di configurare l’Intelligenza Artificiale secondo i dettami etici non viene seguito da proposte concrete. Per poter partecipare alla configurazione del mercato digitale europeo e a quelli di altre aree del mondo, bisogna essere capaci di ragionare al di là del DGPR. Invece, l’etica e il senso di responsabilità degli Europei e dei Tedeschi si lasciano volentieri travolgere dalle forze dell’economia digitale”

Certo, un siffatto  Rinascimento Europeo non potrà prescindere dalla rilettura assolutamente innovativa dei principali snodi della storia culturale: dalle tracce in Europa di svariate civiltà orientali, al carattere tragico delle culture classiche, alla problematicità dell’Illuminismo, alle ragioni profonde della “distruzione della Ragione”, fino alla necessità della comparazione continua fra le civiltà, sulle tracce di Spengler e di Toynbee.

Ne potrebbe nascere una nuova “missione dell’ Europa”, alternativa rispetto a quella delineata nel corso dei secoli da Vieira, Condorcet, Cobden, Hugo, Mazzini, Macauley, Kipling, Kojève, Gehlen, Habermas…., ch’era quella di portare in tutto il mondo i lumi della civiltà moderna, realizzando così la Fine della Storia. Essa sarebbe invece quella di frenare l’entropia generata dall’eccessiva frenesia del nuovo, così come avevano postulato Ottone di Frisinga, Kierkegaard,  Leontiev, Soloviov, Berdiajev, Simone Weil, e, infine, Pietro Barcellona…: “l’Europa come Katèchon”. Nel fare ciò, la cultura europea potrebbe incontrarsi proficuamente con le “civiltà pre-alfabetiche”, con l’indigenismo latinoamericano, con i San Jiao del mondo sinico, con le religioni indiche, con l’Islam, con l’intelligencija critica americana: questo, sì, l’unico vero approccio universale, ecumenico, multiculturale, multipolare e multilaterale che sia oggi possibile.

Questa incontro dovrebbe aver luogo soprattutto sul tema delle “Virtù”, che è quello fondamentale per il dominio sulle Macchine Intelligenti, come dimostrano i casi di Petrov, Assange e Snowden, che, per salvare la pace, hanno agito virtù eroiche tratte da contesti “tradizionali”. Questo tema è particolarmente malvisto in Occidente, perché in contrasto con la retorica della Fine della Storia, che vorrebbe l’eccellenza individuale oramai obsoleta grazie al controllo dell’Apparato sulle difficoltà della vita. Di qui l’esaltazione di caratteri umani “liquidi”, privi di personalità, di volontà e di vitalità, completamente fiduciosi nella rivoluzione pilotata dal “mainstream”, e completamente succubi della “macchina mondiale”. Anziché le “virtù”, che disegnano una personalità forte e differenziata, i “diritti”, che non richiedono nessuno sforzo, perché garantiti dall’ Apparato ai suoi fedeli seguaci,  e, semmai, i “doveri” quale concetto speculare e omogeneo ai “diritti”. Ma questi sono cose che vanno bene nei parlamenti  e nei tribunali, non nella vita, dove, sulle “leggi scritte” prevalgono le “leggi non scritte”, i “comandamenti”. Perchè solo uomini  in carne ed ossa possono difendere la vita.

Per questi motivi, lo sforzo per cristallizzare l’etica dell’intelligenza artificiale attraverso i cosiddetti “codici etici” si è scontrato fino ad oggi con l’inadeguatezza delle culture attuali a comprendere le poste in gioco, e, di conseguenza, ad approntare i necessari rimedi. La parola d’ordine europea del “Trendsetter”, non diversamente da quella pontificia de “l’Europa…. come un modo di concepire l’uomo a partire dalla sua dignità trascendente e inalienabile”, per non essere pura retorica, deve avere per base una presa concreta sulla realtà, tanto umana quanto  tecnologica.

Si rende perciò  innanzitutto necessario un rinnovamento reale della società europea, un “Rinascimento Europeo”  per dotarla innanzitutto delle tecniche più avanzate, che la pongano in grado di comprendere e d’influenzare il dibattito sull’avvenire del mondo. Poi, anziché lanciare campagne maccartiste di demonizzazione, occorre studiare le logiche delle altre civiltà, per avviare un dibattito serio, come quelli a suo tempo intavolati, per esempio, dai Gesuiti,  dagl’Illuministi, da Guénon e da Pound. Tra parentesi, basta leggere l’ultimo numero di “Foreign Affairs” per vedere come gl’intellettuali americani, in netto contrasto con le isterie fondamentalistiche della politica, si orientino anch’essi in concreto soprattutto verso lo studio delle culture e delle politiche degli altri continenti, soprattutto i più ostili, vera chiave di lettura per ogni politica mondiale nel XXI secolo. Esattamente il contrario di quella “Cortina di ferro culturale” che mira ad impedirci di fruire dei prodotti più attuali (siano essi antichi o contemporanei) del pensiero di altre parti del mondo (siano essi le opere di Gandhi, i saggi di Daniel A. Bell e Zhang Wei Wei).

Infine, a questo movimento di approfondimento senza censure, ne dovrebbe seguire a ruota un altro, altrettanto gravoso: quello di trasformare radicalmente, secondo questi principi, tanto la nostra società, quanto l’ambiente circostante.

Si riuscirà, alla fine, a sanare quella malattia dell’Europa? Certo, non totalmente, perchè siamo tutti comunque contingenti ed effimeri, e quindi aveva ragione Paul Valéry quando scriveva “noi civiltà ora lo sappiamo: siamo mortali”. Tuttavia, come aveva affermato invece Matteo Ricci ne “il vero significato del Signore del Cielo”,” anche se in un qualche modo potrebbe aver ragione il Buddha, noi invece vogliamo ancora conservare questo mondo” (e questo è in fondo anche il senso delle encicliche di Papa Francesco)”.

Perciò, ben vengano sforzi come quello di Rizza, particolarmente attuali per tutti i motivi che abbiamo detto. Sarebbe anche ora di trovare uno spazio accogliente per questo tipo di ricerche, da cui dipende completamente la sopravvivenza, non solo dell’Europa, ma del mondo intero.

ALLE 15,00 INIZIA IL WEBINAR

Oggi alle 15,00 inizia il webinar:

XXI SECOLO :

DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA

A QUELLA DELL’ IA

Per entrare digitare:

https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof.Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro dell’ Innovazione Tecnologica   e della Digitalizzazione: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof.Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis

DICHIARAZIONE COMUNE SULLA CONFERENZA SUL FUTURO D’ EUROPA

DIALOGO CON I CITTADINI PER LA DEMOCRAZIA
Pubblichiamo qui di seguito la dichiarazione comune fra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione, con cui è stata avviata la Conferenza, a cui contiamo di partecipare a molti livelli
Intanto, proseguono (con un webinar domani), i Cantuieri digitali d’ Europa, che puntiamo ad inserire nella Conferenza
Fra breve, pubblicheremo anche commenti alla Dichiarazioni e indicazioni su comne partecipare alla stessa.
Ecco il testo:
DIALOGO CON I CITTADINI PER LA DEMOCRAZIA — Costruire un’Europa più resiliente
70 anni fa la dichiarazione Schuman gettava le fondamenta dell’Unione europea, avviando un progetto politico unico che ha portato pace e prosperità e migliorato la vita di tutti i cittadini europei. È ora giunto il momento di riflettere sulla nostra Unione, sulle sfide che ci troviamo ad affrontare e sul futuro che vogliamo costruire insieme allo scopo di rafforzare la solidarietà europea.
Fin dalla sua creazione l’Unione europea ha affrontato molteplici sfide, ma la pandemia di COVID-19 ha messo alla prova il modello unico dell’Unione europea come mai prima d’ora. L’Europa può e deve trarre insegnamenti anche da queste crisi, coinvolgendo strettamente i cittadini e le comunità.
L’Unione europea deve dimostrare di essere in grado di rispondere alle preoccupazioni e alle ambizioni dei cittadini. La politica europea deve fornire risposte inclusive ai compiti che la nostra generazione è chiamata a realizzare, ossia compiere la transizione verde e quella digitale, rafforzando nel contempo la resilienza dell’Europa, il suo contratto sociale e la competitività dell’industria europea. Deve affrontare le disuguaglianze e garantire che l’economia dell’Unione europea sia equa, sostenibile, innovativa e competitiva, e che non lasci indietro nessuno. Per affrontare le sfide geopolitiche nell’ambiente globale post COVID-19 occorre che l’Europa diventi più assertiva, assumendo un ruolo di primo piano a livello mondiale nel promuovere i suoi valori e le sue norme in un mondo sempre più instabile.
L’aumento dell’affluenza alle urne durante le elezioni europee del 2019 riflette il crescente interesse dei cittadini europei a svolgere un ruolo più attivo nel decidere il futuro dell’Unione e le sue politiche.
La conferenza sul futuro dell’Europa aprirà un nuovo spazio di discussione con i cittadini per affrontare le sfide e le priorità dell’Europa. I cittadini europei di ogni contesto sociale e ogni angolo dell’Unione potranno partecipare, e i giovani europei svolgeranno un ruolo centrale nel plasmare il futuro del progetto europeo.
Noi, presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea desideriamo che i cittadini prendano parte al dibattito e dicano la loro sul futuro dell’Europa. Ci impegniamo congiuntamente ad ascoltare gli europei e a dare seguito alle raccomandazioni formulate dalla conferenza, nel pieno rispetto delle nostre competenze e dei principi di sussidiarietà e proporzionalità sanciti dai trattati europei. Coglieremo l’occasione per sostenere la legittimità democratica e il funzionamento del progetto europeo e per consolidare il sostegno dei cittadini dell’UE a favore di obiettivi e valori comuni, dando loro ulteriori opportunità di esprimersi.
La conferenza è un’iniziativa comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea, che agiscono in qualità di partner paritari insieme agli Stati membri dell’Unione europea. In quanto firmatari della presente dichiarazione comune, ci impegniamo a collaborare durante tutta la conferenza e a destinare le risorse necessarie a tale iniziativa. Ci impegniamo a lavorare nell’interesse dell’Europa, dei nostri cittadini e della democrazia europea, rafforzando il legame tra i cittadini europei e le istituzioni che sono al loro servizio.
Nel quadro della conferenza e nel pieno rispetto dei principi enunciati nella presente dichiarazione comune, organizzeremo eventi in partenariato con la società civile e le parti interessate a livello europeo, nazionale, regionale e locale, con i parlamenti nazionali e regionali, il Comitato delle regioni, il Comitato economico e sociale, le parti sociali e il mondo accademico. La loro partecipazione garantirà che la conferenza non resti
circoscritta alle capitali europee e raggiunga ogni angolo dell’Unione. Gli eventi saranno organizzati sulla base di una serie di principi comuni concordati dalle strutture della conferenza.
Invitiamo altre istituzioni e organi a partecipare a questo esercizio democratico europeo. Insieme, faremo di questa conferenza un successo. La conferenza sarà invitata a giungere a conclusioni entro la primavera del 2022, in modo da fornire orientamenti sul futuro dell’Europa.
a. Modalità di lavoro
La conferenza sul futuro dell’Europa è un processo “dal basso verso l’alto”, incentrato sui cittadini, che consente agli europei di esprimere la loro opinione su ciò che si aspettano dall’Unione europea. Conferirà ai cittadini un ruolo più incisivo nella definizione delle future politiche e ambizioni dell’Unione, di cui migliorerà la resilienza. Ciò avverrà attraverso molteplici eventi e dibattiti organizzati in tutta l’Unione, nonché attraverso una piattaforma digitale multilingue interattiva.
Gli eventi organizzati nel quadro della conferenza, in presenza o in formato virtuale, possono essere svolti a diversi livelli, ad esempio a livello europeo, nazionale, transnazionale e regionale, e coinvolgeranno la società civile e le parti interessate. La partecipazione dei cittadini a tali eventi dovrebbe mirare a rispecchiare la diversità dell’Europa.
Sebbene, alla luce delle misure di distanziamento e delle restrizioni analoghe connesse alla COVID-19, gli sforzi e le attività di coinvolgimento digitale siano di vitale importanza, la partecipazione fisica e gli scambi in presenza dovrebbero costituire una parte essenziale della conferenza.
A livello europeo, le istituzioni europee si impegnano a organizzare panel europei di cittadini.
I panel dovrebbero essere rappresentativi in termini di origine geografica, genere, età, contesto socioeconomico e/o livello di istruzione dei partecipanti. Eventi specifici dovrebbero essere dedicati ai giovani, in quanto la loro partecipazione è essenziale per garantire un impatto duraturo della conferenza. I panel di cittadini dovrebbero tener conto dei contributi raccolti nel quadro della conferenza e alimentare i lavori della plenaria della conferenza mediante la formulazione di una serie di raccomandazioni a cui l’Unione dovrà dare seguito.
Ciascuno Stato membro e ciascuna istituzione può organizzare ulteriori eventi, in linea con le proprie specificità nazionali o istituzionali, e fornire ulteriori contributi alla conferenza, quali panel di cittadini a livello nazionale o eventi tematici che raccolgano i contributi di diversi panel.
Gli eventi nazionali ed europei nel quadro della conferenza saranno organizzati sulla base di una serie di principi e criteri minimi che rispecchino i valori dell’UE e che saranno definiti dalle strutture della conferenza.
Le istituzioni europee si rivolgeranno inoltre ai cittadini e promuoveranno forme di partecipazione più ampie, interattive e creative.
I contributi di tutti gli eventi relativi alla conferenza saranno raccolti, analizzati, monitorati e pubblicati nel corso dell’intera conferenza attraverso una piattaforma digitale multilingue, dove i cittadini potranno condividere le loro idee e inviare contributi online.
Un meccanismo di feedback garantirà che le idee formulate durante gli eventi connessi alla conferenza si traducano in raccomandazioni concrete per le future azioni dell’UE.
La conferenza sarà posta sotto l’egida delle tre istituzioni, rappresentate dal presidente del Parlamento europeo, dal presidente del Consiglio e dalla presidente della Commissione europea, che svolgeranno le funzioni di presidenza congiunta.
Una struttura di governance snella contribuirà a guidare la conferenza; garantirà una rappresentanza paritaria delle tre istituzioni europee e sarà equilibrata sotto il profilo del genere, in tutte le sue componenti.
Sarà istituito un comitato esecutivo, composto da una rappresentanza paritaria del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea, con tre rappresentanti e un massimo di quattro osservatori per ciascuna istituzione. La troika presidenziale della COSAC parteciperà in qualità di osservatore. Anche il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale possono essere invitati in qualità di osservatori, come pure, se del caso, rappresentanti di altri organismi dell’UE e delle parti sociali.
Il comitato esecutivo sarà copresieduto dalle tre istituzioni e riferirà periodicamente alla presidenza congiunta. Il comitato esecutivo sarà responsabile dell’adozione per consenso delle decisioni connesse ai lavori della conferenza e ai suoi processi ed eventi, nonché della supervisione della conferenza nel corso del suo svolgimento e della preparazione delle sessioni plenarie della conferenza, compresi i contributi dei cittadini e il loro seguito.
Un segretariato comune, di dimensioni limitate e che garantisca un’equa rappresentanza delle tre istituzioni, coadiuverà i lavori del comitato esecutivo.
Una sessione plenaria della conferenza garantirà che le raccomandazioni dei panel di cittadini a livello nazionale ed europeo, raggruppate per temi, siano discusse senza un esito prestabilito e senza limitare il campo di applicazione a settori d’intervento predefiniti. La sessione plenaria della conferenza si riunirà almeno ogni sei mesi e sarà composta da rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea, nonché da rappresentanti di tutti i parlamenti nazionali su un piano di parità, e da cittadini. Saranno rappresentati anche il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale, le parti sociali e la società civile. L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dovrebbe essere coinvolto nei dibattiti riguardanti il ruolo internazionale dell’UE. Possono essere invitati rappresentanti delle principali parti interessate. Il comitato esecutivo trarrà le conclusioni della sessione plenaria della conferenza e provvederà alla loro pubblicazione.
Le strutture della conferenza concorderanno da subito e su base consensuale le modalità per riferire in merito ai risultati delle varie attività intraprese nell’ambito della conferenza stessa. Il risultato finale della conferenza sarà presentato in una relazione destinata alla presidenza congiunta. Le tre istituzioni esamineranno rapidamente come dare un seguito efficace a tale relazione, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze e conformemente ai trattati.
b. Azioni previste
Noi, presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea, intendiamo dare ai cittadini la possibilità di esprimersi sulle questioni che li riguardano.
Sulla scorta dell’agenda strategica del Consiglio europeo, degli orientamenti politici 2019-2024 della Commissione europea e in considerazione delle sfide poste dalla pandemia di COVID-19, le discussioni riguarderanno, tra l’altro:
la costruzione di un continente sano, la lotta contro i cambiamenti climatici e le sfide ambientali, un’economia al servizio delle persone, l’equità sociale, l’uguaglianza e la solidarietà intergenerazionale, la trasformazione digitale dell’Europa, i diritti e valori europei, tra cui lo Stato di diritto, le sfide migratorie, la sicurezza, il ruolo dell’UE nel mondo, le fondamenta democratiche dell’Unione e come rafforzare i processi democratici che governano l’Unione europea. Le discussioni potranno riguardare anche questioni trasversali connesse alla capacità dell’UE di realizzare le priorità politiche, tra cui legiferare meglio, l’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, l’attuazione e applicazione dell’acquis e la trasparenza).
La portata della conferenza dovrebbe riflettere i settori in cui l’Unione europea ha la competenza ad agire o in cui l’azione dell’Unione europea sarebbe stata vantaggiosa per i cittadini europei.
I cittadini restano liberi di sollevare ulteriori questioni che li riguardano.
c. I principi della conferenza
La conferenza si basa sull’inclusività, l’apertura e la trasparenza, nel rispetto della vita privata delle persone e delle norme dell’UE in materia di protezione dei dati. I lavori dei panel di cittadini organizzati a livello europeo sono trasmessi in diretta streaming, e i contributi online e la documentazione sono messi a disposizione sulla piattaforma.
La conferenza, la sua governance e gli eventi organizzati nel suo ambito si basano anche sui valori dell’UE sanciti dai trattati dell’UE e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
La conferenza è riconoscibile attraverso un’identità unica e una Carta della conferenza cui tutti gli organizzatori degli eventi devono aderire.

DOMANI,VENERDì 9 APRILE,

Ore 15,00

WEBINAR SU INTELLIGENZA ARTIFICIALE!

Continua la serie di manifestazioni dei Cantieri Digitali d’ Europa dedicata all’Intelligenza

PER ENTRARE: DIGITARE: https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

Per eventuali problemi, telefonare a:

 3357761536 0116690004

Come non si stancano di ripetere autorevoli istanze, quali le recenti commissioni parlamentari tedesca e americana, la tendenza prevalente dell’ intelligencija, della politica, della Pubblica Amministrazione, delle imprese e dell’opinione pubblica, è, al di fuori dell’ Asia, quella d’ignorare la profondità delle trasformazioni che l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale sta apportando alla vita dell’Umanità (dalla religione al gioco, dall’epistemologia alla medicina, dalla filosofia alla vita domestica, dalla politica alla scuola, dalla difesa ai trasporti, dalla geopolitica alla finanza, dall’economia al lavoro…).

Sempre quelle autorevoli fonti ammoniscono la classe dirigente sugl’inconvenienti che derivano dalla noncuranza con cui questo fenomeno viene lasciato a se stesso, anziché tenerlo sotto controllo attraverso una serie di attenzioni: sul piano della riflessione culturale, della legislazione, della organizzazione sociale, dell’educazione…

Nell’ambito delle riflessioni, da un lato, sulla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro, sull’Istituto Italiano di Intelligenza Internazionale, i Cantieri d’ Europa dedicano il webinar del 9 aprile precisamente alla comprensione di che cosa caratterizza la transizione dall’informatica all’ Intelligenza Artificiale -prima realizzazione concreta di certe misteriose realtà astratte di cui parlavano, a volte, le religioni, le filosofie, le ideologie politiche, la fantascienza: l’Intelletto Immaginale, l’ Intelletto Attivo, lo Spirito Assoluto, il “General Intellect”, la “Singularity Tecnologica”.

Questa è la realtà in cui viviamo, con il suo equilibrio nucleare, con i suoi big data, con la sorveglianza di massa, con le “fake news”…

Fortunatamente, qualcosa si muove anche in campo organizzativo e legislativo. S’ incomincia a parlare di strumenti internazionali di controllo sulle armi autonome, di forme condivise di tassazione dei GAFAM, di un maggior intervento pubblico per diffondere la cultura tecnologica….

Se vogliamo essere dei cittadini a tutto tondo, non possiamo certo disinteressarci dell’Intelligenza Artificiale e di tutto ciò ch’essa comporta.

Paola Pisano

CANTIERI DIGITALI D’EUROPA/ 2021 EUROPE’S DIGITAL BUILDING SITES 2021/DIGITALE BAUSTELLEN EUROPAS 2021 /CHANTIERS DIGITAUX D’EUROPE 2021

CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE

KONFERENZ UEBER DIE ZUKUNFT EUROPAS

CONFERENCE SUR LE FUTUR DE L’EUROPE

Dibattito transnazionale su: “L’Intelligenza Artificiale nel futuro dell’ Europa”

Transnational debate on: “Artificial intelligence in the Future of Europe”

Uebernationale Debatte um: „Künstliche Intelligenz in der Zukunft Europas“

Débat transnational : « L’Intelligence artificielle dans le futur de l’ Europe

n.2

Dialexis insiste da 7 anni con i vertici europei affinché prendano sul serio la rivoluzione digitale

XXI SECOLO : DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA A QUELLA DELL’ IA/XXI CENTURY: FROM A DIGITAL SOCIETY TO THE AI /XXI JAHRHUNDERT: VON DER DIGITALER ZUR K.I.-GESELLSCHAFT/XXI SIÈCLE: DE LA SOCIÉTÉ NUMÉRIQUE À LA SOCIÉTÉ DE L’ IA

La controversa decisione di collocare a Torino l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ha avuto il pregio di portare allo scoperto discussioni che normalmente si svolgono all’ ombra delle cancellerie, delle segreterie di partito, delle lobbies: quelle circa gli strumenti per promuovere, orientare e controllare l’innovazione tecnologica. E’ stata comunque una vittoria della trasparenza.

Il discusso istituto è chiamato a inserirsi, con un ruolo di punta, all’interno di una vasta ragnatela di hubs tecnologici, istituiti o istituendi dagli Stati europei all’ interno di un quadro determinato dall’ Unione, per presiedere alla transizione digitale.

La necessità e l’urgenza di enti di questo tipo è confermata dal recentissimo Final Report al Presidente e al Congresso della National Security Commission on Artificial Intelligence americana, presieduta da Eric Schmidt, la quale, dopo aver affermato che occorre “buttare nel cestino” quanto fatto finora in America (almeno dalla Pubblica Amministrazione, e soprattutto delle Forze Armate) nel campo dell’ AI, indica come soluzione principe la creazione di una National Technology Foundation, che assomiglia molto alla European Technology Agency  caldeggiata dalla nostra Associazione.

Nessuno può oggi, infatti, fare a meno di organi che promuovano, coordinino, gestiscano e orientino l’innovazione digitale.

In attesa che il Governo chiarisca le proprie intenzioni circa l’Istituto assegnato a Torino, il nostro ciclo di webinar dedicato al nuovo Istituto prosegue così (nell’ ottica d’inserirsi, da un lato, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro,  di elaborare un libro bianco dedicato, nel prossimo Salone del Libro di Torino), con un nuovo incontro, focalizzato sulle basi stesse della transizione verso l’AI, partendo dalla sua natura,  per poi passare alla sua articolazione interna e ai suoi diversi campi di attuazione.

L’obiettivo è quello di far comprendere che l’Intelligenza Artificiale non è una circoscritta disciplina specialistica, bensì un intero spazio culturale, del quale non possiamo disinteressarci se vogliamo essere capaci di vivere come cittadini attivi nel  21° secolo.

WEBINAR DEL 9APRILE 2021

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof.Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro dell’ Innovazione Tecnologica   e della Digitalizzazione: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof.Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis


 [LR1]Serire

SAVE THE DATE: WEBINAR DEL 9 APRILE 2021,

“XXI secolo:

dalla società digitale a quella dell’ Intelligenza artificiale”: Ore 15,00

Collegarsi al canale You Tube

 https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

sezione VIDEO IN DIRETTA

Aprirà i lavori Paola Pisano,

Proseguendo la nostra serie di manifestazioni “Cantieri d’ Europa Digitali”, siamo arrivati al SECONDO SEMINARIO, aperto da Paola Pisano, già Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale.

Dopo la manifestazione iniziale, dedicata a una visione generale, con un taglio anche politico, quale quella del Parlamento Europeo,  stiamo passando a un livello di maggiore approfondimento, cercando d’individuare, anche con l’aiuto di esperti di altissimo livello, che cosa comporti la transizione, oggi in corso, fra la società automatizzata che conosciamo, in cui l’informatica è già determinante per la difesa, per la scienza, per la Pubblica Amministrazione, per le comunicazioni, per la finanza, per i sistemi veicolistici, a una società retta dall’ Intelligenza Artificiale, dai contorni ancora indefiniti, e che sta a noi progettare.

In questa successiva fase, tutte le attività umane verranno svolte, almeno parzialmente, con l’ausilio di “agenti autonomi non umani”: dalle diagnosi mediche alle operazioni chirurgiche, alle procedure elettorali e giudiziarie, al marketing, all’ editoria, alla traduzione, alla guida dei veicoli, alle produzioni di massa o di nicchia…

La società sarà chiamata a confrontarsi con un’infinità di nuove sfide, la cui mancata soluzione potrà comportare un deterioramento sostanziale della vita umana, il sottosviluppo d’interi continenti, e/o, infine, veri e propri “rischi esistenziali” per l’intera Umanità.

L’istituendo Istituto Italiano dell’Intelligenza Artificiale dovrebbe avere come obiettivo proprio quello di supportare Istituzioni, imprese e cittadini per affrontare questo complesso compito.

La manifestazione, come la precedente, sarà registrata sul canale Youtube  dell’ Associazione Culturale Diàlexis e sarà poi inserita nel contesto dei Dibattiti Transnazionali della Conferenza sul Futuro dell’ Europa  (Conferenza sul futuro dell’Europa: coinvolgere i cittadini per costruire un’Europa più resiliente | Italia)

Volete rimanere sempre aggiornato sui video che di volta in volta andremo a pubblicare sul nostro nuovo canale Youtube?

Seguite questi steps:

-Cliccate sul seguente link:

https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA;

-in alto a dx clic su “ISCRIVITI”

-non scordatevi di cliccare anche sulla “CAMPANELLINA” a fianco in modo tale da ricevere una notifica ogniqualvolta pubblichiamo un nuovo video:

Garantiremo un follow-up di queste attività con le Istituzioni europee (e, in primis, con la Commissione AIDA del Parlamento Europeo) e con le Autorità Italiane preposte alla creazione dell’Istituto.

ECCO IL PROGRAMMA:


CANTIERI DIGITALI D’EUROPA/ 2021 EUROPE’S DIGITAL BUILDING SITES 2021/DIGITALE BAUSTELLEN EUROPAS 2021 /CHANTIERS DIGITAUX D’EUROPE 2021

CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE

KONFERENZ UEBER DIE ZUKUNFT EUROPAS

CONFERENCE SUR LE FUTUR DE L’EUROPE

Dibattito transnazionale su: “L’Intelligenza Artificiale nel futuro dell’ Europa”

Transnational debate on: “Artificial intelligence in the Future of Europe”

Uebernationale Debatte um: „Künstliche Intelligenz in der Zukunft Europas“

Débat transnational : « L’Intelligence artificielle dans le futur de l’ Europe

n.2

XXI SECOLO : DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA A QUELLA DELL’ IA/XXI CENTURY: FROM A DIGITAL SOCIETY TO THE AI /XXI JAHRHUNDERT: VON DER DIGITALER ZUR K.I.-GESELLSCHAFT/XXI SIÈCLE: DE LA SOCIÉTÉ NUMÉRIQUE À LA SOCIÉTÉ DE L’ IA

La controversa decisione di collocare a Torino l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ha avuto il pregio di portare allo scoperto discussioni che normalmente si svolgono all’ ombra delle cancellerie, delle segreterie di partito, delle lobbies: quelle circa gli strumenti per promuovere, orientare e controllare l’innovazione tecnologica. E’ stata comunque una vittoria della trasparenza.

Il discusso istituto è chiamato a inserirsi, con un ruolo di punta, all’interno di una vasta ragnatela di hubs tecnologici, istituiti o istituendi dagli Stati europei all’ interno di un quadro determinato dall’ Unione, per presiedere alla transizione digitale.

La necessità e l’urgenza di enti di questo tipo è confermata dal recentissimo Final Report al Presidente e al Congresso della National Security Commission on Artificial Intelligence americana, presieduta da Eric Schmidt, la quale, dopo aver affermato che occorre “buttare nel cestino” quanto fatto finora in America (almeno dalla Pubblica Amministrazione, e soprattutto delle Forze Armate) nel campo dell’ AI, indica come soluzione principe la creazione di una National Technology Foundation, che assomiglia molto alla European Technology Agency  caldeggiata dalla nostra Associazione.

Nessuno può oggi, infatti, fare a meno di organi che promuovano, coordinino, gestiscano e orientino l’innovazione digitale.

In attesa che il Governo chiarisca le proprie intenzioni circa l’Istituto assegnato a Torino, il nostro ciclo di webinar dedicato al nuovo Istituto prosegue così (nell’ ottica d’inserirsi, da un lato, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro,  di elaborare un libro bianco dedicato, nel prossimo Salone del Libro di Torino), con un nuovo incontro, focalizzato sulle basi stesse della transizione verso l’AI, partendo dalla sua natura,  per poi passare alla sua articolazione interna e ai suoi diversi campi di attuazione.

L’obiettivo è quello di far comprendere che l’Intelligenza Artificiale non è una circoscritta disciplina specialistica, bensì un intero spazio culturale, del quale non possiamo disinteressarci se vogliamo essere capaci di vivere come cittadini attivi nel  21° secolo.

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof. Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof. Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’ Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis

STATO DI ECCEZIONE VACCINALE E CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

L’emergenza sanitaria: punta dell’iceberg di una crisi globale

I protagonisti del Consiglio virtuale di ieri

Ieri e oggi si è svolto il Consiglio europeo dedicato prioritariamente al nodo dei vaccini, le cui forniture ancora arrivano a rilento nel Continente, specie in quei Paesi che più hanno puntato sul siero AstraZeneca, azienda partecipata dal Governo britannico, che sta mancando tutti gli obiettivi di consegna previsti nel contratto siglato con l’UE, mentre invece le vaccinazioni nel Regno Unito (e negli USA) procedono a tutta velocità. Il Ministro inglese della Sanità ha dichiarato in Parlamento che tutto ciò è normale, perché AstraZeneca aveva firmato con il Regno Unito un contratto in esclusiva, e l’aveva firmato prima che con la UE. Come osserva Liberoquotidiano, l’Europa , stritolata fra l’”America First” di Big Pharma e l’ “Hard Brexit” di Astra-Zeneca, rischia di divenire lo zimbello del mondo: “La portavoce del governo francese, Gabriel Attal, ha dichiarato che ‘si tratta di una situazione totalmente inaccettabile. L’Unione europea non sarà lo zimbello della vaccinazione’. A quanto pare sembra però proprio questa la figura che sta facendo a livello internazionale”. Essa infatti aveva prefinanziato la ricerca dell’ Astra Zeneca, senza avere in contropartite, né garanzie certe di fornitura, né diritti di licenza.

Il presidente del parlamento europeo David Sassoli ha esordito perciò. prima del Consiglio europeo,  affermando:“Non possiamo più essere ingenui: è il momento di applicare i principi di reciprocità e proporzionalità  prima di dare il via libera europeo alle esportazioni”. Tuttavia, questi principi, nonostante il Consiglio, non si stanno applicando, né verso gli USA, né verso il Regno Unito.

Nei lucidi  presentati da Ursula von der Leyen si poteva leggere  che:

-nel secondo trimestre, le case farmaceutiche che hanno vaccini approvati dall’EMA si sono “impegnate” a consegnare le quantità seguenti: Pfizer/BioNTech 200 mln di dosi, Moderna 35 mln, AstraZeneca 70 mln (rispetto ad un impegno da contratto più che doppio, 180 mln) e Johnson & Johnson 55 mln;

 –l’Ue ha esportato dal primo dicembre 2020 ad oggi circa 77 mln di dosi di vaccini anti-Covid verso 33 Paesi ,non solo i più bisognosi, e tutto ciò nonostante ch’essa sia in ritardo sulle vaccinazioni e che tutte le case farmaceutiche (che hanno delle controllate in Europa) siano inadempienti;

La commissione Ue  si è dichiarata poi intenzionata a proseguire per vie legali nei confronti di AstraZeneca se non otterrà risultati soddisfacenti sul rispetto del contratto per la consegna delle dosi del vaccino anti-Covid. L’UE avrà infatti tassi di vaccinazione molto inferiori all’obiettivo del 70% della popolazione adulta, che si raggiungerà, se va bene, solo tre-quattro mesi dopo gli Stati Uniti, cioè quando i vaccini USA, ormai ampiamente disponibili e non più necessari agli Americani,  potrebbero essere (finalmente) inviati agli alleati europei (e ai Paesi in via di sviluppo). Magra consolazione per un trattamento illegale da parte di Big Pharma, ma soprattutto discriminatorio da parte dell’Amministrazione Biden, che sta mantenendo il divieto assoluto di esportazione dei vaccini, decretato dall’ odiato Trump, e non mitigato neppure da esportazioni verso i Paesi in Via di Sviluppo.

E dire che questo Consiglio sarebbe stato dedicato a stringere i rapporti transatlantici e a persuadere gli Europei a fare sacrifici per la causa atlantica, come per esempio fermare il North Stream 2 (quasi completato e pagato) e il Trattato sugl’investimenti con la Cina, già concordato e attuato da quest’ultima. Tuttavia, Biden, visto che non è disponibile a concedere nulla, ha avuto il buon gusto di non chiedere nulla. Come scrive Rai 24 ore: “Gli Alleati hanno riconosciuto in Pechino un attore globale in grado di porre una sfida sistemica all’intero Occidente, ma non hanno ritenuto di doversi impegnare in bellicose dichiarazioni d’intenti, com’era probabilmente nelle aspettative del segretario di Stato americano e di tutta la nuova amministrazione Usa. Una differenza di vedute che la missione diplomatica statunitense ha appurato anche su altri due dossier molto caldi: le sfide poste dalla Russia, in particolare con il progetto di gasdotto Nord Stream 2, e la fine della missione Nato in Afghanistan.

Come commenta sempre Liberoquotidiano, “La vicenda, che per certi versi richiama la notte di Sigonella, quando Bettino Craxi aveva difeso la sovranità del territorio italiano, acclama ora una gestione simile della situazione da parte del premier Mario Draghi…Il sospetto è che i ritardi nella consegna dei dati all’Ema, prima quelli per ottenere l’approvazione del vaccino e poi quelli per la certificazione degli stabilimenti di produzione, siano in realtà una tattica per avvantaggiare il Regno Unito. Il Paese guidato da Boris Johnson ha continuato a ricevere tutte le dosi previste dal contratto firmato in casa, mentre l’Ue nei primi sei mesi del 2021 otterrà, nelle migliore delle aspettative, 180 delle 300 milioni di dosi previste.”

Soberana de Cuba, il vaccino cubano sovranista

1.Una valutazione d’insieme delle politiche sanitarie.

Nell’ anno in cui si dovrebbe aprire la Conferenza sul Futuro dell’Europa, gli Europei, che non sono riusciti a prevenire la pandemia, né con un serio protocollo “stile NCB”, come ha fatto invece la Cina, né con una politica nazionalistica sui vaccini (come stanno facendo Israele, Stati Uniti e UK), stanno ancora dibattendosi intorno alla questione di come l’Europa possa approvvigionarsi di vaccini  quando la sua industria farmaceutica dipende totalmente dal resto del mondo. Situazione che esiste, ahimé,  anche nelle comunicazioni, nell’ informatica, nella difesa, nell’energia e nell’ aerospaziale, ed è deteriore perfino a quella dell’ India, che proprie industrie nazionali in tutti questi settori. Quanto ai vaccini, pur non avendo certo le capacità produttive delle multinazionali del farmaco, l’industria cubana ha la tecnologia per sviluppare i vaccini, anche quello contro il Covid. La sperimentazione del vaccino Soberana 2 è entrata nella fase 3, ma i cubani stanno lavorando su altri 3 vaccini anticovid.

Questa situazione meriterebbe di essere affrontata di petto nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa che sta per aprirsi, con precedenza su tutte le altre, con un energico intervento pubblico, di cui invece non si vede traccia.

Ma procediamo con ordine.

L’approccio necessario per gestire le crisi pandemiche sarebbe prescritto dai protocolli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della NATO. Il primo potrebbe essere meno stringente, il secondo, invece, non potrebbe essere se non severissimo, perché un attacco “NBC” potrebbe  essere una questione di pochi minuti (l’“Hair Trigger Alert”), e, in quel caso, la reazione  dovrebb’essere immediata. Tanto Xi Jinping, quanto Macron e Conte, avevano dichiarato “Siamo in guerra”, ma solo il primo aveva  operato in modo  conseguente. Infatti, nel caso di un attacco NBC, i pieni poteri passano al Capo dello Stato, che li esercita attraverso le forze armate (cosa che finalmente Draghi ha deciso di fare dopo più di un anno dall’ inizio della pandemia, con la nomina del Generale Figliuolo). Invece, come noto, neppure la NATO si era comportata in modo coerente con le buone pratiche in campo sanitario, avviando la manovra Defender Europe 2020 proprio in concomitanza con l’inizio della pandemia,  cosa che ha portato alla maggiore sconfitta storica della NATO.

Quindi, è vero che l’ Unione Europea non ha le competenze per gestire i protocolli NBC, ma la NATO, che queste competenze le ha, eccome, si è rivelata ancor più inefficiente per il fatto che ha dovuto annullare, per la malattia dei suoi generali, le più grandi manovre della storia, che si sono concluse con un’ignominiosa ritirata.

Lo stato di emergenza lo si può gestire solo se si è preparato per tempo l’intero sistema, con la possibilità di un’estensione istantanea  delle normali strutture, da un lato, a  dei “riservisti”,  e dall’ altro a scorte di materiali e impianti industriali, che si debbono mantenere costantemente  disponibili.  Invece, durante tutta la pandemia,   non si sono riusciti a trovare, né i medici, né le mascherine, né i posti letto, anche se tutto ciò sarebbe  stato prescritto dai vari protocolli esistenti (sulla carta).

La Catalent di Anagni, dove l’Astra Zeneca tiene 30 milioni di dosi

2.La pandemia e il codice penale

Lo Spiegel ha reso noto a tutta Europa un fatto che invece viene taciuto dai media italiani: ch’ è in corso dinanzi  al Tribunale di Bergamo una “class action” di 500 parenti delle vittime contro il Governo italiano, per non aver aggiornato, fino dal 2006, gli standards di prevenzione delle epidemie. Un rapporto su quest’omissione dell’OMS era stato ritirato su pressione del nostro Governo.

Mentre si sta dunque discutendo  in tribunale  sulle responsabilità del nostro Governo per la prima ondata, intanto è già insorto un nuovo problema: neppure dopo molti mesi dall’ inizio della pandemia si sono ancora approntati i rimedi ora necessari (vale a dire una solida catena di forniture vaccinali). Anche qui è stata nominata una commissione d’inchiesta, questa volta del Parlamento Europeo.

L’aspetto più grave è  che l’industria farmaceutica europea, che, con la sola eccezione del “Vaccino di Oxford” (AstraZeneca, partecipata dal Governo inglese), non ha ancora approntato alcun prodotto concretamente utilizzabile, non ha sviluppato nessun brevetto, e, quando opera, lo fa su licenza delle controllanti anglo-americane, che dispongono a loro libito del prodotto.

Inoltre, AstraZeneca, oltre a rivelare vari aspetti dubbi dal punto di vista medico, sta tenendo comportamenti inspiegabili, come quello di stoccare di nascosto enormi quantità di dosi, fornire solo il 15% del promesso, non attivare gli stabilimenti europei, mentre non ha mancato un colpo nei rifornimenti al Regno Unito (da cui dipende). Comportamenti che rasentano gravi reati, e che dovrebbero portare normalmente alla revoca delle licenze. E, da parte del Governo inglese, rasentano il livello di un atto di guerra contro l’Europa.

Ciò deriva da una carenza ben più profonda del sistema europeo. La struttura industriale europea non è propriamente “globalizzata”: è semplicemente ancillare di quelle americana e inglese, e questo lo si è visto in tutti gli aspetti della reazione alla pandemia. D’altronde, questo è ciò che accadeva, nel COMECON, nei rapporti Unione Sovietica-satelliti, e nell’ America Latina nel Secondo Dopoguerra (secondo la “Teoria de la dependencia”).

Durante gli ultimi settantacinque anni, l’industria europea, che a suo tempo aveva presidi importantissimi in tutti i campi, non ha fatto che svuotarsi, a vantaggio di tutti gli altri Continenti (bati pensare a BMW, a Olivetti, a Minitel, al Concorde) sì che ora siamo a implorare Inghilterra, America, Russia, Cina e India di darci un po’ dei loro vaccini. Il comportamento di Big Pharma dimostra che, contrariamente a quanto sostenuto dai liberisti, non è affatto indifferente se la proprietà e il controllo delle imprese sia o meno sul nostro territorio: le controllate europee di Big Pharma non hanno alcuna autonomia, e per giunta le loro lobbies influenzano le nostre autorità, che le trattano con eccessiva accondiscendenza (garantendo alle case madri profitti inimmaginabili: vedi il caso Bourla). L’ideologia liberista e la cosiddetta “delega” all’America della funzione “difesa”ha semplicemente portato allo smantellamento delle imprese strategiche degli Stati Membri, senza sostituirle con dei “campioni europei”, lasciandole migrare verso gli USA, dove il loro sostegno da parte dello Stato si basa sul colossale bilancio della Difesa, finanziato con i “tributi” degli alleati.

Gli Stati Membri avevano conferito l’anno scorso alla Commissione un mandato (per altro molto debole)  relativo all’ acquisto dei vaccini, e, a sua volta, la Commissione aveva fatto affidamento, assurdamente, su qualche scarsa impresa farmaceutica europea (come CureVac e Sanofi, che non sono riuscite a produrre alcun vaccino), e soprattutto su quelle americane e inglesi (che potevano fruire, da un lato, della ricerca batteriologica militare, e dall’ altro, dell’influenza finanziaria e lobbistica di “benefattori” come Bill Gates).

La Commissione (e gli Stati membri) hanno negoziato in uno spirito di sudditanza contratti iniqui, che oggi non hanno il coraggio d’ impugnare in giudizio, neppure dopo le ingiunzioni di Italia e Germania, e nemmeno di mostrare; stanno ancora accettando che, in violazione di tali contratti, le case farmaceutiche dirottino il grosso della produzione in America (da cui esiste un divieto di esportazione), in Inghilterra, in Israele, nell’ Anglosfera e nelle monarchie del Golfo, e, questo, nonostante che esistano precisi strumenti comunitari per bloccare queste esportazioni, che Draghi chiede inutilmente di attuare. Qualcuno dovrebbe dimostrarci anche che i nuovi contratti che si stanno stipulando non contengano le stesse clausole vessatorie del contratto AstraZeneca (carattere facoltativo degli impegni di fornitura, divieto di fabbricazione sul territorio, esclusione della responsabilità).E qualcuno dovrebbe anche spiegarci perchè non si possano applicare le altre norme di emergenza, come la sospensione dei brevetti chiesta dai Paesi in Via di Sviluppo, o le licenze obbligatorie previste dal diritto brevettuale, e, anzi, si siano addirittura edulcorate, dopo l’intervento italiano, le regole del Nuovo Meccanismo di Controllo. Solo l’Italia ha vietato, provocatoriamente, una singola esportazione (probabilmente perché già conscia dell’enorme stoccaggio clandestino  in corso ad Anagni) prima dell’ ammorbidimento delle regole, mentre tutti gli altri Stati membri hanno permesso (e continuano a permettere) di esportare dall’ Europa milioni e milioni di dosi prodotte dalle filiali europee delle multinazionali, secondo l’arbitrio di queste ultime, in spregio ai contratti e alla situazione di emergenza. Tali esportazioni stanno continuando indisturbate. Per tentare attuare il divieto generalizzato previsto nelle nuove norme europee e ribadito dalla Commissione e dal Consiglio occorre, ora addirittura creare quel novello  “Asse Roma-Berlino” che Draghi sta promuovendo, per forzare tutti a un atteggiamento più assertivo.

L’EMA, (che aveva autorizzato da mesi l’Astra Zeneca, non ancora autorizzata in America, e che tanti problemi sta avendo ancor ora), di converso sta boicottando fino a quando può lo Sputnik V russo, utilizzato da tempo in 40 Paesi in tutto il mondo, compresi l’Ungheria e San Marino, mentre la comunità scientifica e l’industria farmaceutica,  in Germania e in Italia, non vedono l’ora di poterlo importare. Si lascia trapelare, neppure troppo velatamente, che l’obiettivo è evitare di far fare una “bella figura” alla Russia, mentre l’America e l’Inghilterra ci stanno negando i loro vaccini, e perfino le licenze per fabbricarli, provocando morti e perdite economiche.

La Landesgemeinde di Appenzell/Inner Rhoden, il solo esempio sopravvissuto di democrazia diretta degli antichi Indoeuropei.

3.Discutere di sovranità alla Conferenza sul futuro dell’ Europa

Solo adesso Breton e Giorgetti stanno lavorando per reperire stabilimenti convertibili a produzioni su licenza di imprese extraeuropee, che invece avrebbero dovuto esistere anch’essi da un anno. Purtroppo infatti , molti Paesi europei, e ,”in primis” l’Italia, avevano smantellato a tal punto le loro tradizionali strutture farmaceutiche (basti pensare alla Sclavo e agli stessi laboratori dell’ Esercito), che una produzione autonoma sarebbe oggi impensabile.Questo smantellamento è stato un esempio di assenza di volontà autonoma europea, mentre le industrie farmaceutiche erano, e sono ancora, un possibile candidato per un “campione europeo”.

Nessuno  ricorda la definizione di Carl Schmitt, “Sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione”. Orbene, lo “stato di eccezione” è proprio ciò su cui il sistema europeo è inidoneo a decidere, come dimostrano i fatti di quest’anno. Il che è gravissimo proprio in un momento in cui spirano venti di guerra fra le Grandi potenze, e, come ha detto Blinken, l’Europa è ancora libera di non scegliere. La capacità di gestire lo Stato d’Eccezione è infatti fondamentale per salvaguardare la vita dei cittadini europei in una situazione di conflitto.

Tutto questo accade, certamente, secondo il tradizionale insegnamento federalista, perché l’ Europa non è uno Stato, non diciamo forte, non diciamo unitario, ma, almeno, federale. Quindi, come scrive Davide Nava su “L’Unità Europea”, “La risposta imperfetta della Commisdsione e degli Stati membri è forse il massimo che si può pretendere allo stato attuale di questa Unione Europea”.Ma anche per una totale deformazione culturale, in base alla quale si è negata nei fatti l’identità europea, si sono confuse dilettantescamente le competenze di Chiesa e Stato, si è battezzata “democrazia” l’anarchia istituzionalizzata (per esempio degli Enti locali italiani e tedeschi), lasciando il campo aperto un po’ a tutti, le sette, le Chiese, le lobbies, le potenze estere, le multinazionali, i servizi segreti, le corporazioni, gli Enti locali, tranne che all’intelligencija europeista, ai campioni europei e ai cittadini. Cosicché siamo stati soggetti, su una vicenda da cui dipende la sopravvivenza fisica dei nostri popoli, ai diktat di Trump e di Biden, al narcisismo dei virologhi, all’arroganza del Big Pharma, alla demagogia dei populisti, al protagonismo dei capipopolo,  degli affaristi  locali e dei media. Giunge ora la notizia che, dopo un gran discutere di competenze regionali, nazionali ed europee, la Campania ha appena stipulato un contratto di acquisto dello Sputnik. Se può la Campania, non si capisce perchè non lo possa l ‘Unione.

Nel frattempo, ci è voluto più di un anno per varare un piano di rilancio economico che ha meno risorse di quelle che avrebbe dovuto mobilitare un normale Quadro Pluriennale 2021 (e non è ancora operativo), che è infinitamente inferiore a quello americano e agli stessi progetti cinesi varati prima della pandemia (che lì non c’è mai stata), e che, comunque, non affronta in alcun modo i temi di fondo che i Parlamenti americano e tedesco hanno appena affrontato. Non  basta, infatti, ripristinare la (catastrofica) situazione precedente alla pandemia, bensì occorre “ripartire da 0”, come il Rapporto Schmidt invita l’ America a fare, partendo da un “Consiglio della Competitività Tecnologica”, che sia umanamente, culturalmente, giuridicamente, economicamente e professionalmente,  attrezzato a gestire unitariamente le emergenze di oggi: sanitaria, digitale, di sicurezza.

Il Consiglio della Competitività  Tecnologica proposto dal Congresso corrisponde a quello che noi chiamiamo “European Technology Agency”. Vorremmo vedere come si potrà negarne l’utilità ora che il presidente della più importante società informatica del mondo è riuscito farlo approvare, in veste di presidente di una commissione parlamentare speciale, dal Congresso degli Stati Uniti, proponendolo al Presidente degli Stati Uniti.

Non per nulla Manon Aubry, che tanto violentemente ha attaccato la gestione europea della pandemia, e sta promuovendo una commissione d’inchiesta sui vaccini, si mostra sconcertata per il senso d’impotenza che traspare dall’atteggiamento della Commissione. Tutti tendono a vedere tale impotenza come un fatto puramente giuridico: l’Unione non ha certe competenze giuridiche in campo sanitario, che invece avrebbe se vi fosse la mitica costituzione federale. Questo  giudizio è irrealistico. Spesso, gli organi esecutivi dello Stato non hanno certi poteri, ma, di fatto, se li prendono quando ciò si rivela indispensabile: la “costituzione materiale” è sempre diversa dalla “costituzione formale”. Basta vedere come si comportano, nei casi di guerra, i presidenti americani. Intanto, per le enormi lacune che esistono in tutte le leggi costituzionali; poi, perché leaders carismatici riescono ad ottenere la compliance alle loro esortazioni senza dover ricorrere ai carabinieri, né ai colpi di Stato. E, infine, perché tutte le rivoluzioni (e noi andiamo conclamando che quella federale europea è una rivoluzione), non sono, né balli di gala, né passeggiate nel parco.  Ciò era scritto pure nel Manifesto di Ventotene (ma non era poi stato fatto).

La realtà è che l’ideologia “mainstream” nega agli Europei il diritto di essere assertivi, e per questo non emerge quello che Giscard d’ Estaing chiamava “l’Europe Puissance”.

Ciò si traduce, sul piano costituzionalistico, nella la confusione fra Europa, Unione Europea, Federazione, Confederazione e Stato Unitario è totale. Il ministro Orlando ha affermato, a proposito dei vaccini: “la guerra non si può fare in modo federale”. Ma allora, gli Stati Uniti, che sono una federazione, come hanno fatto a condurre continue guerre da 300 anni a questa parte: indiana, d’ indipendenza, contro il Messico, civile, contro i Mormoni, contro la Spagna, contro gl’insorti filippini, le Guerre Mondiali, di Corea, del Vietnam, del Golfo, dell’Afganistan…

Ciò detto, per ovviare a situazioni come quella attuale, la capacità decisionale del vertice europeo va ovviamente comunque incrementata, con un mix d’interventi culturali, politici e legislativi.

Dal punto di vista culturale, occorre eliminare i diversi tabù che offuscano l’identità europea (alimentati dall’ignoranza -cfr. Tinagli e Iacci– dalla “Cancel Culture” e dalle leggi memoriali-cfr. Nora-Chadernagor-), e paralizzano i comportamenti dei vertici. Occorre riconoscere coraggiosamente come parte della nostra identità periodi e fenomeni pudicamente sottaciuti: la preistoria, la kalokagathìa,  le lingue classiche, il “barbaricum”, il “kathèchon”, l’ Euro-Islam, i progetti europei premoderni, Leibniz, Voltaire, Nietzsche, la psicanalisi, Coudenhove-Kalergi, gli eurasiatisti, Galimberti, il postumanesimo e transumanesimo…

Dal punto di vista politico, va consolidata l’idea di un Movimento che riunisca tutte le tendenze che vogliono rafforzare l’Europa, senza, né discriminazioni, né subalternità verso i partiti o verso le istituzioni, così come Gandhi si poneva nei confronti del Congresso e dei partiti che lo componevano.

Dal punto di vista istituzionale, occorre rafforzare la collegialità delle posizioni apicali, una costituzione leggera ma efficiente, una legge europea sullo Stato di Eccezione, un’Intelligence e un cyber-esercito europei, un’Accademia Militare e un’Agenzia Europea delle Tecnologie (sul modello della proposta Schmidt al Congresso e al Presidente americani). Occorre creare e rafforzare in tutti i campi una base industriale comune sui modelli di Airbus, Arianespace, Galileo e Gaia-X.

Il tutto, in un momento di estrema ebollizione degli equilibri mondiali, in cui l’ Europa funge più che mai da “vaso di coccio” negli scontri fra grandi potenze, e comunque la sua ambizione di costituire il “Trendsetter del Dibattito Mondiale” risulta smentita dagli atteggiamenti ondivaghi di Stati Membri e Istituzioni.

Tutti questi punti dovrebbero essere discussi nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa che è stata lanciata il 10 Marzo, la cui agenda non potrà certo costituire un’esaltazione dello status quo, così poco apprezzato, non solo dai cittadini europei, ma perfino dai movimenti europeisti, dall’ accademia e dai governi nazionali, bensì una riflessione lucida sugli errori commessi, e una spinta verso il rinnovamento.

CANTIERI D’EUROPA DIGITALI 2021

L’istituto  Italiano per l’ Intelligenza Artificiale nello scenario mondiale

Si è svolto venerdì 19 il previsto webinar, avente l’obiettivo primario di avviare un rapporto fra il pubblico del Nord Ovest e la Commissione Speciale per l’Intelligenza Artificiale (AIDA), recentemente creata del Parlamento Europeo, per chiarire al pubblico il ruolo della Commissione nelle politiche europee del digitale, e scambiare dei punti di vista circa il  ruolo stesso che istituti come quello di Torino possono e debbono svolgere all’ interno di esse.

1.La Strategia Nazionale dell’Intelligenza Artificiale

Nel corso del 2020,  l’Italia ha maturato, in modo autonomo ma coordinato con l’Unione, una politica del digitale, che dovrebbe avvalersi anche delle opportunità offerte dal Recovery Fund/Next Generation e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sembra sia stata inserita-.

L’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, che dovrebbe aver sede a Torino, costituisce un elemento di questa recente tendenza, che prende le mosse dall’”acquis” europeo circa i più recenti sviluppi delle nuove tecnologie. Come noto, la decisione iniziale, di creare l’Istituto come raccomandato dal Gruppo di Esperti, era stata assunta nel Settembre 2020 dal Governo Conte. Tuttavia, con le tempestose vicende che hanno caratterizzato il Governo italiano e le incertezze che ancora gravano sul PNRR, non è chiaro se lo si voglia realizzare davvero ancora, quando e come.

Per questo, un incontro fra la politica, europea e nazionale, e la società civile del territorio, è fondamentale per mantenere un adeguato livello di consapevolezza e di mobilitazione intorno a questo importante progetto.

La nostra Associazione sta dedicando da anni le sue principali cure alla definizione delle politiche del digitale, giacché è convinta che il XXI Secolo sia caratterizzato proprio dall’ utilizzo dell’ Intelligenza Artificiale in tutte le aree più strategiche della vita umana, dal mantenimento della pace, alla gestione della conoscenza, all’ ordine pubblico, alla finanza, alle professioni, all’economia…, come è stato illustrato dai singoli relatori.

2.Un “Trendsetter del Dibattito Mondiale”

Nel presentare il suo sempre più corposo pacchetto di politiche digitali, la Commissione si è data l’ambizioso obiettivo di qualificarsi quale “Trendsetter del dibattito mondiale”, in pratica impegnandosi, non solo a entrare con decisione nel dialogo internazionale sulla tecnica, ma anche a proporre un proprio modello, approfondito e convincente. Nella prospettiva della prossima Conferenza sul Futuro dell’Europa, si va ripetendo che occorre stimolare la partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche -in questo caso, la digitalizzazione, vero motore di questo secolo e una delle priorità dell’Unione-

Quale migliore campo sperimentale di questo vasto programma, se non la creazione di un’Istituzione, come l’Istituto, con potenzialità epocali, anche in considerazione dell’assenza, per ora, d’istituti comparabili nel resto d’ Europa?

Il presente ciclo, che, in attesa che l’uscita dalla pandemia renda nuovamente possibile un Salone del Libro in presenza, inaugura le attività dei “Cantieri Digitali d’ Europa 2021”, si  articola in una serie d’incontri, destinati a focalizzare i vari aspetti della questione: le politiche europee in materia di digitale e d’ intelligenza artificiale; le esperienze di altri Paesi; l’intelligenza artificiale nella cultura e nelle politiche sociali; la posizione dell’ Istituto fra gli hubs tecnologici; l’Istituto fra il territorio e i campioni europei.

Hanno parlato il Prof. Pier Virgilio Dastoli, Presidente della Commissione del Movimento Europeo Italia,la coordinatrice del PPE nell’ AIDA, l’ on.le Eva Maydell, On.le Brando Benifei, Capodelegazione PD al Parlamento europeo, relatore della Commissione AIDA per il Gruppo dei Socialisti, l’Onorevole Alessandra Basso, membro dell’AIDA (Identità e Democrazia), l’onorevole Sabrina Pignedoli, membro supplente dell’AIDA (Movimento 5 Stelle), Don Luca Peyron, Docente di teologia all’ Università Cattolica di Milano, Massimiliano Cipolletta, Vice-Presidente  di Confindustria Piemonte, l’Avvocato Fabrizio Lala, Studio Jacobacci & Partner e il Prof. Markus Krienke, Professore ordinario di Filosofia moderna ed Etica sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano e Direttore della Cattedra Rosmini.

I filmati saranno disponibili su You Tube nei prossimi giorni.

Il 21 marzo (due giorni dopo il nostro webinar) su La Stampa era comparso un articolo a firma Diego Longhin,che dimostrava l’utilità e l’urgenza della nostra iniziativa. Infatti, l’articolista registra che, come detto nel nostro convegno, “Da settembre a oggi nessun passo avanti. E c’è chi a Torino sospetta che l’istituto per l’ intelligenza artificiale, nel passaggio tra un governo e l’ altro e tra una maggioranza e l’altra, possa essere messo a rischio. Nessuno a Roma si è rimangiato l’impegno preso dal Conte  bis il 4 settembre dello scorso anno, quando ha deciso di candidare Milano come futura sede del Tribunale dei brevetti europei, dando però a Torino la sede dell’ I3A”

Da allora, si è scatenata una ridda di prese di posizione del mondo politico e imprenditoriale piemontese, finché, il 23, è arrivata una dichiarazione rassicurante del Sottosegretario Castelli. E’comunque necessario restare vigilanti, e seguire passo passo l’evoluzione del progetto.

Kamala Harris,la vice-presidente degli USA indicata dalla commissione Schmidt quale organo direttivo
del Consiglio per la Competitività Tecnologica, è molto vicina ai GAFAM

3.Le attività dei Parlamenti

Nel frattempo, si accavallano  nel mondo iniziative volte ad organizzare i singoli Paesi per fare fronte alle sfide dell’AI.

Mentre a Strasburgo ha appeno preso il via l’attività dell’AIDA, prima il Bundestag, e, poi, il Congresso americano, hanno elaborato complessi programmi operativi, volti letteralmente a rivoluzionare le attività delle Pubbliche Amministrazioni per adeguarli alla transizione digitale,  programmi molto più  radicali di quanto lascino trapelare i documenti dell’ Unione.

I documenti de Congresso e del Bundestag si differenziano poi per essere, come prevedibile, l’uno, focalizzato sugli aspetti militari, l’altro su quelli civili.

Il rapporto della National Security Commission, firmato significativamente da Eric Schmidt,  amministratore delegato di Google dal 2001 al 2011 e da allora presidente del consiglio di amministrazione. Nel 2013, con Jared Cohen , aveva  scritto il saggio: La nuova era digitale. La sfida del futuro per cittadini, imprese e nazioni..

Il rapporto al Congresso Americano costituisce la materializzazione del progetto espresso dai due managers 18 anni fa, secondo il quale Google ambiva a sostituire la Lockheed nel guidare l’ America alla conquista del mondo. Il rapporto è ispirato ad una visione ancor più aggressiva di quella del libro, atta a confermare le previsioni circa il futuro del Complesso Informatico-Militare di due classici del pensiero strategico: “La Guerra al tempo delle macchine intelligenti” e “Guerra senza Limiti”.

Il lavoro della commissione americana parte dall’idea che l’America (sostanzialmente a causa dell’ ideologia liberista) sia rimasta indietro rispetto alla Cina sotto molti aspetti, ma soprattutto per ciò che riguarda il settore digitale. Soprattutto, la Cina si è data una serie di programmi, in particolare “l’Unione del Civile e del Militare”, che le permetteranno  di divenire,  secondo quanto previsto, nel giro di pochi lustri, la prima potenza mondiale  nell’ industria digitale . Orbene, come ha affermato in passato il Presidente Putin, “chi controlla l’intelligenza artificiale controlla il mondo”.

L’idea di Schmidt è che, per questo motivo, l’America deve avviare una mobilitazione generale sotto la guida di Google:The NSCAI Final Report presents an integrated national strategy to reorganize the government, reorient the nation, and rally our closest allies and partners to defend and compete in the coming era of AI-accelerated competition and conflict”.

Mettendo in pratica le idee di De Landa e degli ufficiali cinesi, Schmidt, in quanto organo apicale dell’impresa centrale del complesso informatico-militare americano, si muove oggi, verso i legislatori, per prescrivere una riforma complessiva del sistema americano, avente come base non più la politica, né la tecnologia, bensì la cyberguerra:“In addition to AI’s narrow national security and defense applications, AI is the fulcrum of a broader technology competition in the world. AI will be leveraged to advance all dimensions of national power, from healthcare to food production to environmental sustainability. The successful adoption of AI in adjacent fields and technologies will drive economies, shape societies, and determine which states exert influence and exercise power in the world resources, commercial might, talent pool, and innovation ecosystem to lead the world in AI.”

Come prima mossa, la commissione suggerisce d’ istituire, accanto a un National Security Council sotto la guida della Vice-Presidente“to build a strategy that accounts for the complex security, economic, and scientific challenges of AI and its associated technologies.”Guarda caso, quello che noi propugnavamo per l’ Europa da un anno, la “European Technology Agency”.

Ed, esattamente sulla stessa linea d’onda la Commissione continua con un progetto iconoclastico, “We need to build entirely new talent pipelines from scratch. Academy and civilian National Reserve to grow tech talent with the same seriousness of purpose that we grow military “.

In netta competizione con il documento del Congresso, quello del Bundestag afferma che “la Germania e l’ Europa devono assumere un ruolo di leadership nello sviluppo e uso di questa fondamentale tecnologia.”, invocando la “Sovranità tecnologica europea” cara a Macron e trattata dal Rapporto Longue del Senato francese.

ALLE 15,00 INCOMINCIA IL WEBINAR

                

L’ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

NELLE STRATEGIE DIGITALI  DELLA UE

CREDENZIALI:

Con You Tube: https://www.youtube.com/channel/UCoeLkH5oIh4Ewt_Hu1-huJA

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Per qualunque problema telefonare a 011/6690004 oppure 3357761536

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RECALL: DOMANI, 19 MARZO, WEBINAR SU ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Associazione Culturale Diàlexis

     Webinar del 19 marzo 2021 

L’ISTITUTO ITALIANO PER

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLE STRATEGIE DIGITALI  DELLA UE

Il webinar ha l’obiettivo di avviare un rapporto fra il pubblico del Nord Ovest e la Commissione Speciale per l’Intelligenza Artificiale (AIDA), recentemente creata dal Parlamento Europeo, per chiarirsi e scambiare punti di vista circa il ruolo che realtà come il previsto Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale di Torino possono e debbono svolgere all’ interno di esse.

Verranno affrontati i nodi essenziali per lo svolgimento dei compiti dell’Istituto, come il necessario equilibrio fra aspetti etico-politici e scientifico-tecnologici, e i rapporti con le diverse Istituzioni e Autorità.

15,00: Prof. Pier Virgilio Dastoli, Presidente della Commissione del Movimento Europeo in Italia; Saluto del Movimento

15,10 On.le Eva Maydell, Presidentessa del Movimento Europeo e coordinatrice della Commissione speciale AIDA del Parlamento Europeo: “Una visione europea delle strategie dell’Intelligenza Artificiale

15.25 On.le Brando Benifei, Capodelegazione PD al Parlamento europeo, relatore della Commissione AIDA per il Gruppo dei Socialisti e Democratici: Il lavoro dell’AIDA sull’intelligenza artificiale, fra il Recovery Plan e le ricadute sul territorio” 

15,45 On.le Alessandra Basso, membro dell’AIDA (Identità e Democrazia):

“Utilizzi dell’intelligenza artificiale: divari di genere, disabilità, medicina e trasporti”.

16,00 On.le Sabrina Pignedoli, membro supplente dell’AIDA (Movimento 5 Stelle):

“IA e criminalità, la sfida europea”

16,20 Don Luca Peyron, Docente di teologia all’ Università Cattolica di Milano; Coordina il Servizio per l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino; è il primo promotore della candidatura di Torino: “L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale: a che punto siamo e come lo vogliamo?”

16,40 Massimiliano Cipolletta, Delegato Confindustria Piemonte all’ Intelligenza Artificiale:”L’Istituto Italiano per L’intelligenza Artificiale: La prospettiva concreta delle imprese in un ecosistema digitale competitivo”

17,00 Avvocato Fabrizio Lala, Studio Jacobacci & Partner:” L’Intelligenza Artificiale e il diritto: un nuovo orizzonte di attività e di studio”

17,20 Prof. Markus Krienke, Professore ordinario di Filosofia moderna ed Etica sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano e Direttore della Cattedra Rosmini: “Un punto di vista comparato”

17,40 Domande e Interventi7

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis e autore del libro “European Technology Agency, A Sovereign Digital Ecosystem

Questo webinar sarà il primo di una serie di dibattiti a distanza sull’ “Intelligenza Artificiale nel futuro dell’Europa”, che s’ inseriranno, come contributi dell’Associazione Culturale Diàlexis e del  Movimento Europeo, nella Conferenza sul  Futuro dell’Europa.

Le credenziali:

Qui i link per seguire la diretta Live:

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-Su Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCoeLkH5oIh4Ewt_Hu1-huJA

Le domande ai relatori potranno essere formulate attraverso la funzione “chat”, nel corso della giornata, possibilmente indicando il destinatario specifico, e verranno considerate  quando possibile.

Per qualunque problema, telefonare ai seguenti numeri:

0116690004                                                                                       3357761536