Disponibile da gennaio 2018
 
 
 

PERCHE’ ABBIAMO BISOGNO DI UN ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

La Germania è il solo Paese europeo che, con l’ Istituto Fraunhofer, abbia un unico istituto centralizzato per le tecnologie

Per quanto la notizia che il Ministro Colao abbia annunziato che l’Istituto per l’Intelligenza Artificiale, in quanto Ente unitario con competenze generali, non si farà, non giunga del tutto inaspettata, essa costituisce comunque  un ennesimo colpo per Torino e anche per la credibilità della classe politica, che ha nutrito la cittadinanza di aspettative immotivate.

Non per nulla, si sta giustamente creando (anche se un po’ tardivamente) una “lobby” torinese per convincere il Governo a tornare sulle sue posizioni.

1.Lo “spezzatino” non può funzionare

Come avevamo  cercato di spiegare nel nostro Libro Bianco, una suddivisione delle attività italiane nel settore dell’ AI attraverso vari hub sul territorio non è la stessa cosa di un Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, quale proposto nella Strategia Italiana per l’ Intelligenza Artificiale presentata lo scorso anno dal comitato di esperti. Infatti, nelle diverse “missioni”, e, in particolare, in quelle proposte per Torino, mancherebbe proprio la cosa più importante -la riflessione di carattere umanistico e politico- che avrebbe dovuto costituire la base per lo sviluppo ulteriore della strategia italiana, secondo la formula olivettiana della congiunzione fra cultura, politica e tecnologia.

Le  considerazioni esposte nel nostro Libro Bianco restano quindi perfettamente valide. Non si tratta di continuare con un “trasferimento” di tecnologie create altrove, bensì di riflettere obiettivamente sul ruolo dell’ intelligenza artificiale nel futuro dell’ Europa, come sarebbe necessario se si vuole dare un minimo di serietà alla Conferenza in corso (e di cui non si sente proprio  parlare).

Come ha detto giustamente don Luca Peyron, con l’Istituto è in gioco innanzitutto il nostro ruolo in Europa. Infatti, da un lato, tutto il mondo si sta rendendo conto di aver bisogno di una “testa pensante” sull’ Intelligenza Artificiale, ma nessun Paese riesce a darsela, per le stesse difficoltà politiche e culturali che incontriamo in Italia. Alleghiamo, come testimonianza di questo dibattito internazionale, la sintesi del rapporto finale della commissione parlamentare tedesca.

2.O trasformarsi o perire

Se non si parla del ruolo dell’ Europa nella società dell’ Intelligenza Artificiale che inizia proprio adesso con Made in China 2025 e con la “Commissione NSCAI” del Congresso, di che cosa vogliamo parlare alla Conferenza sul Futuro dell’ Europa? In  capo a un decennio, le società di tutto il mondo saranno, infatti, irriconoscibili.

La rete e l’intelligenza artificiale sottrarranno a finanza e cultura, politica e forze armate, imprese e privati, ogni forma di autonomia. Chiunque sarà fuori della piramide dio potere dei guru dell’informatica, dei servizi segreti, dei governi delle Grandi Potenze, non conterà nulla. Altro che fuga dei cervelli! Avremo una vera e propria schiavizzazione dei cervelli più efficienti, che saranno costretti a lavorare solo per i poteri forti, come successe dopo la II guerra mondiale a von Braun e ad Antonov!

Anche  per ciò che concerne i singoli lavoratori, chi non si sarà trasformato in un piccolo imprenditore informatico, che svolga automaticamente  il lavoro prima effettuato da centinaia di addetti, non potrà proprio più lavorare. Nessuno riuscirà a fare alcun lavoro da solo, ma solo assoggettandosi a grandi catene (come oggi Amazon o Uber), o ottenendo un solido supporto dallo dal proprio Stato, che potrà, e vorrà, sostenere questa piccola imprenditoria così come si fa ora con l’agricoltura mediante i mutui agricoli che permettono a semplici agricoltori di divenire proprietari di colossali macchine agricole automatizzate.

Orbene, perfino l’America sta incontrando notevoli difficoltà a darsi una “testa” siffatta, per il braccio di ferro per la conquista del potere  fra Google e il Pentagono, e l’Europa, dal canto suo,  non sta facendo proprio  nulla, perché ancora dominata all’idea di una ricerca decentrata, del tutto inutile per gestire una trasformazione tumultuosa come quella in corso.

Qualora l’Italia si desse un suo Istituto centralizzato, andrebbe in controtendenza, e potrebbe addirittura influenzare il resto d’Europa.

Le società che non si organizzeranno con questi criteri periranno. Non c’è nessuna scusa per non fare queste cose in Europa (come quando Valletta diceva che l’ Italia non poteva permettersele), perché l’Europa unita ha tutte le capacità organizzative e finanziarie per realizzare anche io programmi più ambiziosi.

E li deve realizzare prima dell’America e della Cina, perché, altrimenti, la sua pretesa di costituire un modello sistemico (il “Trendsetter del dibattito mondiale” di cui tanto parla la Commissione) evaporerà come neve al sole, di fronte all’incapacità di farsi valere nei confronti delle multinazionali che dominano il mercato europeo.

I politici che tanto si agitano per la cosiddetta “Gigafactory” (che vorrebbero contendere a Pomigliano, con una penosa guerra fra poveri) non tengono conto che, in quel caso, si tratterebbe di 500 posti di lavoro esecutivi e diretti dall’ esterno, che potrebbero crearsi nella migliore delle ipotesi nel 2030 (quando, se non cambiamo le nostre politiche, non ci sarà più Stellantis, e forse nemmeno l’ Italia e l’ Europa), mentre i 600 posti dell’ Istituto sarebbero posti di ricercatori, pensatori e tecnologi operativi fin da subito per riorientare il panorama italiano ed europeo della ricerca, della tecnologia e della società, prima che la nostra decadenza (inevitabile senza la rivoluzione digitale) divenga irreversibile.

AI Arm wrestling

ALLEGATO

Deutscher Bundestag

SCHLUSSBERICHT DER ENQUETE-KOMMISSION KÜNSTLICHE INTELLIGENZ

EXECUTIVE SUMMARY OF THE FINAL REPORT OF THE STUDY COMMISSION ON ARTIFICIAL INTELLIGENCE

The text below summarises the main findings of the German Bundestag’s Study Commission on Artificial Intelligence -Social Responsibility and Economic, Social and Ecological Potential established in 2018.

Introduction

Artificial intelligence (AI) is set to play a relevant role in increasing areas of our lives in the future. AI systems recognise voice commands, filter out spam, recognise images, sort search results, correct typos and suggest products. They translate texts and play Go or chess, the latter long since better than

a human. These systems control robot vacuum cleaners, driver assistance systems and entire production plants. AI systems are increasingly helping doctors make diagnoses and select the best therapy for the individual patient. This entails various advantages such as convenience and efficiency, but it is also a matter of safety and health. Furthermore, AI and intelligent systems harbour great potential for solving current societal challenges, such as an ageing society or climate change.

What definition of AI has the Study Commission agreed on? To lay the foundation for discussion, the Study Commission agreed on a description of AI. During the Commission’s work, there was recurring criticism of the awkward and emotionally charged term “AI”, which can trigger exaggerated expectations and fears alike. The Study Commission deliberately refrained from defining AI itself and instead sought to clarify the term (see relevant chapter). In its work, it primarily addressed the aspect of learning systems. Why should policymakers and society actively address this issue? The use of AI in ever more areas will continuously change our working and private lives far more

drastically going forward. It is neither possible nor would it make sense to halt this change. The challenge and aspiration is to shape this change and ensure that it is guided by values for the good of humans and the environment. To manage this feat, Germany and Europe must assume a leading role in the development and use of this key technology. The benefits and opportunities arising from the new technological possibilities should be fostered and harnessed, at the same time weighing up the risks and, if need be, limiting them.

What was the Study Commission’s brief? For this reason, on 26 June 2018 the German Bundestag established a Study Commission with the brief of closely examining AI and its societal, economic and ecological impacts. Based on a common understanding of the technologies, existing and future impacts on different areas of society were to be investigated and recommendations for action for lawmakers were to be developed jointly.

27 October 2020

Who was involved in the Study Commission? The Study Commission comprised members of the Bundestag and experts in equal numbers. In

addition, numerous further experts were invited to both the meetings of the project groups and the meetings of the Study Commission, enriching the discussions with ideas and in-depth knowledge. How did the Study Commission involve the public? Even though a Study Commission is established first and foremost to make recommendations to the

German Bundestag, there was a cross-party consensus that the public should be involved. This is why all the presentations given by experts in the Study Commission’s meetings are available to the general public.1 The Study Commission published the summaries of the individual reports at the end of each project group phase and in spring 2020 set up a digital platform enabling interested citizens to enter into dialogue with each other and with the members of the Study Commission. The presentation of the findings on 28 September 2020 was also broadcast as a livestream where it was possible to put questions to the members of the Study Commission. The publication of this final report will potentially contribute to a broad debate on AI. The Study Commission would like to take this opportunity to thank all citizens and experts for their valuable contributions once again.

What was the setting for the Study Commission’s work? The work of this Study Commission is embedded in a variety of policy initiatives addressing the implications of an increasingly widespread use of AI in all areas of society. These include, for instance, updating the Federal Government’s AI strategy, the work by the Data Ethics Commission, the European Commission’s White Paper on AI and the numerous AI initiatives by European partners. It is of course important to continue this dialogue at all political levels going forward, too. How did the corona pandemic impact the Study Commission’s work? The Covid-19 pandemic was a watershed for the Study Commission and its work, too. Instead of meeting in person, the individual groups then began working first and foremost in video conferences and using digital platforms. Meetings of the entire commission took place online or in hybrid form. The experiences with the pandemic also gave the Study Commission new food for thought in terms of content, which has been included in the final report.2 In addition to this, it was no longer possible to hold focus groups and a delegation trip to Russia and Finland that had been planned had to be cancelled.

Overview of the project groups and the general report

The report in its entirety is the product of in-depth study of the technology, its requirements and areas of use, as well as the opportunities and risks it gives rise to. The Study Commission decided to divide it into six project groups, whose brief was to examine specific cases of AI use in various policy areas. The project group members discussed the current state of play, future challenges and resulting recommendations for action, documenting this in their project group reports. On the basis of these specialist and yet practice-related discussions, the members of the Study Commission then jointly identified overarching topics cutting across all areas of use. These were pooled in the general section of the report. The report concludes with a chapter on the Study Commission’s working methods. The text below briefly outlines the different parts of the report and their content and structure.

1     They are available at https://www.bundestag.de/ausschuesse/weitere_gremien/enquete_ki (last consulted on 13 October 2020).

2     See also chapter 10 of the general report [AI and SARS-CoV-2].

General report: overarching topics The general report starts with the chapter entitled “Clarification of the term Artificial Intelligence” explaining the key basic terms used in the different sections of the report. The following chapters address meta topics such as data or law. Basic principles and findings that are important for the reader’s overall understanding of the report are described and general recommendations for action are made.3 Artificial Intelligence and Business (project group 1) The “AI and Business” project group commences its report with an objective stocktake of the current

situation and a common objective for the year 2030. Using specific scenarios, it discusses the situation and options for action available to the three key players -start-ups, SMEs and corporations. A SWOT analysis then ascertains the current state of play in business-related research and in AI implementation in selected sectors (industry/production, commerce, finance and insurance, the agricultural economy and agriculture) and for the three players cited above. This was then the basis for a catalogue of recommendations for action.

Artificial Intelligence and Government (project group 2) Due to the broad scope of government use of AI, the project group report was divided into three parts, each of which was compiled by a working group (WG). WG 1 examined AI in public administration, WG 2 addressed the issues of smart cities and open data and WG 3 discussed AI in the context of public safety, national security and IT security. The WG reports are preceded by a general section containing a comprehensive catalogue of recommendations for action that cut across the different subjects. In addition, subject-specific recommendations for action are listed at the end of the relevant chapter in the WG report. Artificial Intelligence and Health (project group 3) The report by the “AI and Health” project group starts with an overview of examples of the specific areas of use (such as early diagnosis, care and monitoring, personalised therapies, nursing), followed by a SWOT analysis for Germany. This is followed by an overview of AI-specific fields of action (in particular digitisation and data availability, Germany as a centre of research and business, liability and approval, intelligent assistance systems, for instance in nursing care). For each of the fields of action, specific recommendations are made, which are summarised in the introduction in the form of ten selected recommendations for action.

Artificial Intelligence and Work, Education and Research (project group 4) This project group examined first the use cases and impacts of AI on the world of work, and second how AI can be used in education and continued education and training, in which fields of education instruction and continued training should be provided on the subject of AI and finally also which research fields are relevant to AI. The report looks at use cases to study where AI is being tried and tested in business and administrative settings, and how AI is already being used. Similarly, it cites examples of where AI can or already is being used in schools and universities and in research. The use cases are shored up with a vision for the year 2030 and as such what the world of work, education and research of tomorrow might look like, as well as an examination of the drivers and brakes to this development. Following this overview, the main challenges in all areas are identified and corresponding recommendations for action developed. Artificial Intelligence and Mobility (project group 5) In addition to its executive summary, preliminary remarks and introduction, the report by this project

group consists of a number of thematic focal points. First, it discusses AI-based visions of the future

of mobility as well as intermodality and platforms. It then studies road, rail, air and water transport in terms of the use of AI, and finally analyses the meta issues of the economy, competition and urban development. Each of the resulting chapters on each thematic focus contains its own recommendations for action, addressing both passenger and freight transport.

Artificial Intelligence and the Media (project group 6) The “AI and the Media” project group took into account the multi-faceted nature of the media. The report first addresses the links between AI and the media in a broad sense. These sections examine both the perspective of the users/consumers of media and that of the providers/the market. The report studies both information and entertainment media. In addition to this, in the scope of its market analysis the report takes a comprehensive look at the platform markets. Second, the report explores specific issues such as deep fakes, recommendation systems, automated journalism, social bots and political microtargeting in depth. Third, the report puts the spotlight on media regulation, dealing with AI relevance in the context of hate speech or upload filters in the context of large platforms. Each of the sections, which adopted different approaches, is rounded off by specific recommendations for action taking into account the diversity of the media and AI linkages. Brief and background of the Study Commission The chapter “The Study Commission’s Brief and Working Methods” provides an overview of the background, composition and work of the Study Commission. The list of external experts is provided in annex 2.4.11 [guests invited to Study Commission consultations] and in annex 2.4.12 [guests invited to project group consultations].

Summary and recommendations for action (selection)

Some aspects were omnipresent in the work of the Study Commission. A selection is presented below.

AI’s potential to change our society

AI is the next stage of digitisation driven by technological progress. Its potential to bring about far¬reaching changes in many areas of life and society is evident in the analyses of the status quo of the project group reports (see chapter 3.1 of the report by the “AI and Work, Education and Research” project group [Basic Principles and Stocktake of the Current Situation], chapter 2.1 of the report by the “AI and Government” project group [Introduction], chapter 4.4.2 of the report by the “AI and Health” project group [Status Quo of AI Applications in Nursing Care], chapter 4.1 of the report by the “AI and Business” project group [Status Quo of AI in Business], chapter 4.1 of the report by the “AI and Mobility” project group [Future of Mobility], chapter 3.2 of the report by the “AI and the Media” project group [Introduction to the Technical Foundations]). The change in values that goes hand in hand with technological change is not bad per se; changing values are part and parcel of the development of humankind and society. This means that technological development needs to be shaped democratically -on the basis of an agreement on a good and just way of living now and for future generations (see chapter 6.1 of the general report [Aims and Objectives of AI Ethics]). The Study Commission identified a need for society to reflect on the impact of AI systems, outlined direct impacts on society of using AI systems and the discourses on them, and explored the possibilities of sustainable and prosperity¬oriented policymaking to shape of the opportunities and impacts of AI systems (see chapter 7 of the general report [AI and Society]).

Humans front and centre

In its debates, the Study Commission was guided by the model of human-centred AI. This means that AI applications should be geared first and foremost towards human well-being and dignity and should bring benefits to society. Here, it should be borne in mind that the use of AI systems preserves and possibly even bolsters people’s control over how they live and act and their freedom of decision. The Study Commission is confident that this premise enables the positive potential of AI applications to be fully harnessed and the confidence and trust of users in the use of AI systems to be best developed and strengthened. This trust is the fundamental key to the societal acceptance and economic success of this technology. And this success, in turn, is the key to establishing this as “AI made in Europe”, to ensuring a future-proof economy and to our society not being shaped by AI with different underlying fundamental values.

New technology highlights and sometimes reinforces the need for action

AI systems sometimes make a need for action in existing societal, economic and government tasks more visible or even reinforce it. This includes areas such as educational and gender justice, combating racism and other forms of discrimination and overseeing ecological and economic structural change. The Study Commission’s debates repeatedly highlighted that AI systems are a powerful tool, but ultimately just a tool. Parliament and the Government still need to find political solutions to societal challenges -AI can then be harnessed for implementation. Sometimes, though, AI can also open up new approaches to challenges society faces. It is worth noting that even the discussion about AI itself is leading business, workers and policymakers alike to not just look closely at the technological aspects of AI, but also issues such as distributive justice and ways to design fair digital markets (see chapter 4.1.3 of the report by the AI and Business project group [Current State of the Market]).

A common European AI strategy

A strong, recurring element in the Study Commission’s discussions was thinking about a future AI

strategy in European terms. AI development hinges on the cooperation of different players in the fields of research, development and application. On its own, Germany has little chance of shaping the development of AI systems to meet the aforementioned objectives. So what is needed is a European understanding in order to be able to design AI applications in line with European ideas.

This was also reflected in many central recommendations for action, which recommend a European dimension with regard to a digital infrastructure (see chapter 9.2 of the general report [Guidelines]) and an accelerated expansion of capacities throughout Europe and Germany, for instance in cloud computing and network buildout. Securing technological sovereignty (see chapter 5.1.3 of the report by the “AI and Business” project group [Technological Sovereignty]), a joint research strategy (see chapter

9.5 of the general report [Central Recommendations for Action for Government]), a data policy rooted in European values (see chapter 2.6 of the general report [Political Framework for Action on AI and Data]) and uniform regulation throughout Europe (see chapter 4.4 of the general report [AI-specific Risk Management]) have also all been called for.

Interdisciplinarity unlocks potential

An interdisciplinary dialogue between the different players and society is necessary to unlock the potential surrounding AI, to identify possible risks early on and to duly reflect the complexity of this subject. This means initial and continuing education and training on AI will have to be broad-based to facilitate this interdisciplinary dialogue. Education and information campaigns will also help address fears and preferences relating to AI-driven societal development at an early stage and paint a more realistic picture of the opportunities and risks of using AI systems.

Likewise, technical interdisciplinarity is key to successful AI innovation in Germany: AI software, AI hardware and AI use must be considered together, as only together can an energy-efficient solution be achieved, the safety (robustness, reliability) of the overall solution (for instance for autonomous means of transport) be ensured or -in the case of the commercial use of an AI solution – the costs compared.

Foster standardisation

Standardisation and certification processes are tried and tested means in many sectors of the economy to foster exchanges between companies and to establish products and services on the market quickly and easily. They also often make it possible to dovetail technologies across different sectors. There are therefore high expectations that standardisation and certification will help propel companies to success in the AI sector. The Study Commission sees a need for adjustment here, inter alia in regulations or standards issued for introducing AI into industrial processes and products.

Innovation and experimental spaces

Experimental spaces, also known as sandboxes, are a frequently cited way to push AI innovation forward. Experimental spaces are needed in order to be able to safely test and further develop AI technologies in real environments. This also supports research findings being swiftly translated into applications as is often called for. Particularly in the business, mobility and health project groups, but also in the chapter on research, experimental spaces were mentioned as an effective method. Lawmakers need to shore this up by defining the legal framework and supporting the designation of experimental spaces.

Digital infrastructure is a prerequisite for using AI

A performing digital infrastructure in public administration (see the report by the “AI and Government” project group in chapter C III [Artificial Intelligence and Government (project group 2)]), in the health sector (see the report by the “AI and Health” project group in C IV [Artificial Intelligence and Health (project group 3)]), in educational establishments and nationwide is a must for AI to be able to be used in various different sectors. Here, the Federal Government and the federal states must work together even more closely to close existing gaps in the supply of broadband, but also in hardware and software in public institutions.

The following chapters quote selected recommendations for action from the overall report in abbreviated form. The aim of this list is to help readers identify and find central recommendations for action.

1 Data

Data plays a central role for AI systems in use, testing, but above all in training. In reflection of this, many sections of the report contain recommendations for action to improve how data is handled. The sample recommendations for action listed here address better availability through trust centres, higher interoperability thanks to the use of standards, promoting open data and more precise data protection provisions.

2.Data availability

Additional policy measures can improve data availability outside of government and administration, too. In science and academia, for instance, there are often insufficient resources to make data collated in research projects more widely available. The exchange or shared use of data between companies entails legal uncertainty, especially in relation to antitrust law. Here there is a need for action

3

For this chapter, there is a dissenting opinion from the CDU/CSU parliamentary group.

4

[Dissenting opinion on chapter 1 of the executive summary of the report (“Data”) as well as chapter 5.7 of the general report (“AI and Law -Recommendations for Action”) by the expert member Dr Sebastian Wieczorek and Members of the Bundestag Marc Biadacz, Hansjörg Durz, Ronja Kemmer, Jan Metzler, Stefan Sauer, Professor Claudia Schmidtke, Andreas Steier und Nadine Schön and the expert members Susanne Dehmel, Professor Wolfgang Ecker, Professor Alexander Filipović,

Professor Antonio Krüger and Professor Jörg Müller-Lietzkow].

5 Use of data

The [Study Commission] has the expectation that the amount of available training data could increase by propagating trust-building concepts for the anonymisation and pseudonymisation of data. It therefore recommends putting in place trust structures for the interdisciplinary, trustworthy sharing of non-personal data.

6. Data release

The [Study Commission] recommends enabling phased, voluntary and revocable data release in close consultation with the data protection supervisory authorities, using coordinated, interoperable and, where possible, open standards […], putting in place a national health care register or a group of registers and the associated decentralised registers and swiftly harmonising data protection legislation for the field of health on the basis of the General Data Protection Regulation (GDPR).

7 Networked data infrastructure

Dependence on providers based outside of the EU can only be curbed by developing or strengthening our own expertise. Public administration has an important lever at its disposal here in the form of public procurement. Furthermore, the skills of European companies in this field should be bolstered. With the GAIA-X initiative, the Federal Government has launched a European initiative to set up a networked data infrastructure. In the area of research, the development of a National Research Data Infrastructure is designed to connect and strengthen expertise in the management of research data. When putting infrastructure in place, the sustainable use of resources must be heeded.

8.Data standards promote interoperability

Data standards foster the cross-organisational use of data and support broad application possibilities of and interoperability between AI systems. Standards also facilitate the merging of data sets from different sources. The Study Commission therefore recommends linking decentralised data sets, for instance in value chains, research networks and public administrations more interoperably. This should entail supporting flagship initiatives to network and connect decentralised data, such as International Data Spaces, the aforementioned National Research Data Infrastructure or the Open Knowledge Foundation, by appropriate underlying legal conditions and targeted funding.

9 Further develop open data legislation

Further developing the extremely varied open data legislation at federal, federal state and European level is also central to the development of a data policy. It must stress the protection of fundamental rights and be positioned as an alternative to data models driven by state security and control interests like in China, and heavily influenced by the interests of large Internet platforms and the tech industry like in the US.

10 Data protection

The balance struck by the GDPR between data protection and innovation should be preserved. Legal uncertainties that persist in the interpretation of the GDPR rules with regard to the functioning of AI systems need to be clarified. This should be done in part by further specifying the rules applying through the regulated self-regulation provided for in the GDPR, so in the form of codes of conduct and certification. The voluntary commitments should be evaluated after five years and, if need be, replaced by appropriate legal provisions. Second, problems identified during the GDPR evaluation should be eliminated by way of clarification. This is without prejudice to the fundamental principles of the GDPR. […] Attempts to link anonymised data to individuals to date do not constitute a criminal offence. It should be examined whether and to what extent it would make sense to criminalise intentional de¬anonymisation of data.

11 Research

In many sub-areas of AI, research in Germany enjoys an outstanding reputation internationally. Europe as a whole is on a par with the US and China, depending on the data available. Germany has a lot of catching up to do in the field of cutting-edge research, both in terms of its remuneration system and research conditions, and in terms of attracting foreign researchers and keeping researchers here. Leading German research institutions are not very visible by international comparison. Targeted additional investments could enable Germany to set its own priorities, building on existing strengths and developing selected core topics of relevance to society as a whole in particular (see chapter 9.1 [Introduction and Overview], chapter 9.4.1 [What are the Strengths of AI Research in Germany?], chapter 9.4.2 [What are the Problems of AI Research in Germany?], chapter 9.4.3 [What Potential can be Harnessed?] and chapter 9.5 [Central Recommendations for Action for Government] of the general report).

Values

Societal values, human well-being and the acquisition of knowledge must take centre stage in the endeavours by science and research. The findings and the applications based on them should be sustainable, trustworthy and mindful of resources.

12 Funding

To have a say in shaping AI, Germany, in concert with other European states, must invest far more resources in research on AI. This will also make it possible to ensure technological sovereignty. Here, it is not just national flagship projects that are important and needed -European efforts to establish centres based on broad research and industry networks require backing. This also entails making Germany more attractive as a place to conduct research for international researchers. Foundational AI research on algorithms, systems, hardware and software also need to be expanded and permanently embedded in universities and research institutions. Emerging fields, that is to say fields harbouring high potential in terms of development and success, already need to be established and heavily promoted now.

13 Transfer

The cooperation between research, business and industry and society is essential in order to transfer technologies out of the realm of research and onto the market and into society. A central issue here is providing the data and technologies that research needs. To enable this transfer, processes should be simplified at universities and research institutions and special rules should be developed for the collaboration with start-ups. To ensure society as a whole benefits from the progress made in AI research, a high-performing, nationwide research infrastructure needs to be put in place and interconnected.

14 Research topics

The opportunity and challenge for research funding in the field of AI consists of identifying medium to long-term topics of major strategic, economic and societal importance in the areas of foundational research and applications. Alongside the bases of AI algorithms and AI systems, these include above all the energy supply, industrial manufacturing, transport and logistics, smart cities, e-democracy and societal discourse, education and continuing education and training, social inclusion by means of assistance and communication systems, security and defence, diagnostics and, overall, improving prevention, intervention and care in the health sector. The mechanisms and impacts of algorithmically personalised messages, microtargeting, filter bubbles and hate speech also need to be researched.

15  Sustainability thanks to AI and sustainable AI

Sustainability in its holistic sense was a subject in almost all of the Study Commission’s project groups. Various aspects of the social, economic and ecological dimensions of sustainability were also described in the general report (see chapter 7.3 [Developing and Using AI Systems for Sustainability and Prosperity] and chapter 8 [AI and Ecological Sustainability] of the general report).

AI systems have the potential to contribute to the sustainable development of mobility (see chapter 4.1 of the report by the “AI and Mobility” project group [Future of Mobility]), to a more efficient use of resources and to a successful energy transition (see chapter 8.3 of the general report [AI’s Potential for Advancing the Energy Transition]), in turn supporting the attainment of the climate goals. The Study Commission advocates AI systems also being used in a targeted manner to support societal progress – for instance for less discrimination, more equal opportunities, better working conditions and attaining the UN Sustainable Development Goals (SDGs).

At the same time, it is important to remeber that using AI solutions is not per se economically, ecologically and socially sustainable. Here, an environment with clear conditions must be established that fosters sustainable innovation (see chapter 8.6 of the general report [Conclusion]).

Sustainable and prosperity-oriented use of AI

AI harbours wide-ranging potential to solve pressing future problems -from climate change to demographic change. Whether this potential can be tapped depends largely on whether these approaches are deliberately promoted at the level of research and economic development funding, particularly in fields that are not yet market-ready.

16 Sustainable AI as a brand

It is recommended that the (market) potential of a “Sustainable AI” brand (see chapter 1 of the report by the “AI and Business” project group [Executive Summary of the Project Group Report]), say AI applications that are optimised in terms of energy and resource use and their efficiency potential when in use, be a key consideration in further developing the AI Strategy. This ties in with a recommendation for more research on the systematic analysis of the potential to save on CO2 harboured by AI applications in the key sectors of energy, industry, agriculture, housing and mobility. This should take into account sufficiency issues.

17 Improve the data base on energy consumption and sustainable IT

It is recommended that the data base on AI applications’ contribution to the energy consumption trend, both in terms of positive and negative impacts, be improved. The Study Commission also recommends more funding for sustainable IT as an infrastructural pre-condition for reducing AI’s ecological footprint.

18Business and work 19

The disruptive nature of AI technologies enables not just totally new products, but also novel business models. New competitors will come onto the scene to challenge established companies, but there will also be opportunities for new business. The failure to rapidly scale up ideas and pilots into effective large-scale projects and players, the lagging expansion of nationwide digital infrastructure and the absence of technological sovereignty, for instance when it comes to the development of computing power (including hardware and quantum computing), cloud structures or data pooling, were identified as key problems in asserting German and European approaches in the field of AI. Recommendations for action addressing these issues are included in the report by the “AI and Business” project group in chapter C II [Artificial Intelligence and Business (project group 1)].

AI also makes new forms of automation possible, which on the one hand enable monotonous, dangerous or strenuous activities to be performed by machines, but on the other hand also eliminate jobs and create new ones with new demands and requirements. AI also enables new personnel management methods.

19. Systematic monitoring of AI

For law and policymaking to effectively strategically steer the important topic of AI, a sound analysis of strengths and weaknesses and realistic technical and economic expectations are needed. The Study Commission therefore suggests compiling a valid, differentiating data base on the economic impacts of the use of AI for Germany (and Europe) as a foundation for decision-making. Furthermore, a dynamic goal and monitoring system should be designed that supports a central control structure for AI with the power to issue instructions. To better prepare and shape structural change, evidence-based research and reliable projections of the economic and employment impacts of using AI are indispensable. In addition to the activities of the AI Observatory, special funding programmes need to be set up to systematically record and analyse the impacts of AI that have a bearing on the labour market.

20 Start-ups driving the AI transformation

Start-ups are seen as a major driving force behind the AI transformation, leading to various recommendations to bolster an AI start-up ecosystem. These include measures such as funds and

funding opportunities in the growth phase of fledgling companies provided by the EU, the Federal Government and the federal states and proposals for improving the translation of current research into new business models through spin-off processes and research spin-offs. Awarding more public administration contracts to German start-ups is seen not only as a way to strength the start-up ecosystem, but also to enable more collaboration between AI start-ups and SMEs. This requires barriers to participating in public procurement processes being lowered further and these processes being made more start-up-friendly, for example by reducing red tape further, through quick award decisions and award procedures that promote innovation, based on the “competitive dialogue” and “innovation partnerships” under European public procurement law.

21 Incentives for SMEs/economic development funding

When it comes to SMEs, advice and concrete support services for technology scouting and transfer provided through the SME 4.0 competence centres, AI trainers and specific skills development measures should be intensified. The creation of data pools, for instance in the form of interdisciplinary data cooperatives, and the continued promotion of regional clusters and hubs appear key. Furthermore, greater incentives should be created for SMEs and ways to share non-personal or anonymised data securely and jointly with other companies and organisations need to be demonstrated so as to generate added value for all those involved, for instance through trust centres for data sharing or by creating interdisciplinary data cooperatives […]. This will allow concentration effects and monopolisation tendencies in the data economy to be curbed, which give major international players (especially GAFAM) a competitive edge in the AI market thanks to their extensive data stocks and data expertise.

22 AI Moonshot projects

AI harbours wide-ranging potential to solve pressing problems of the future. Whether this potential can be tapped hinges crucially on whether such approaches are singled out for research and business development funding though, especially in fields that are not yet market-ready or whose use is not yet rewarded by competition incentives. As an instrument for this, the Study Commission proposes funding and implementing “AI Moonshot Projects” that are beneficial to society.

23 Promote the transfer from research to practice

AI is more than just a technology; the changes it engenders are already disrupting some economic sectors and markets, and in other areas changes are highly probable. […] Policymakers and government must help shape this transformation. The Study Commission recommends expanding advice for companies on the transformation of their own business processes and models and the sharing of best practices further […], merging existing decentralised AI resources on a platform under neutral, non¬commercial leadership and with political support, and putting in place “regulatory sandboxes” […] or free experimental spaces which researchers can use to conduct real-life experiments under suitable conditions.

24 Use AI to secure decent work

To nurture the potential for emancipation, sustainability and decent work, and to minimise risks for employees posed by the downgrading of their skills, to their personal rights and their ability to secure work in the future, and to avoid unjustified control and scrutiny, employees becoming disempowered, work concentration and job losses, work design needs to be guided by special principles. It makes sense to gear the influence of lawmakers and other standard-setters inter alia towards the following aims: The potential of AI for increasing productivity and improving the well-being of the working population should be leveraged to develop and promote new business models which help secure and expand employment, to develop “decent work by design” and to first and foremost transfer monotonous or dangerous tasks to machines, […] and to ensure that as social beings humans have the opportunity to interact socially with other humans at their place of work, receive human feedback and see themselves as part of a workforce.

25 Modernise co-determination

Acceptance among employees and the successful implementation of AI hinges significantly on early information and involvement. To preserve the opportunities for employees to influence the protection of their personal rights, to avoid excessive strain, to cope with the transformation of their place of work and to design employment conditions, co-determination needs to be updated taking into account technological developments and evolving the previous balance struck between employee rights and property rights. In reflection of the process characteristics of learning machines and in order to have a forward-looking, effective and rapid impact, co-determination at plant level needs be geared towards the concept of developing, using and further developing systems. It also needs to be able to address the normative effect of all major issues relating to personal rights and effectively influence the amount of work, organisation of work and requisite skills development arising in connection with the use of AI systems.

26 Conditions for AI use in the field of human resources

When using AI applications, it needs to be ensured that humans continue to decide on personnel matters. When it comes to managing human resources, it must be ensured that no data is allowed be collected and used for automated programmes or AI solutions that are no longer under the deliberate control of the people concerned.

27 Further develop social security systems

The increasing prevalence of AI systems in business and society makes the debate on the further development of social security systems already under way all the more important. The recommendation is to establish an Expert Commission on this issue during the German Bundestag’s next electoral term. Taking empirical research findings as the basis, it should be reviewed whether and to what extent suitable criteria and provisions can be created for designating vulnerable workers at platform companies as requiring coverage under social security law.

28 Skills, education, empowerment

Nearly all project groups formulated recommendations on the investments needed to build up AI expertise and skills. These recommendations relate to all facets of the education sector, with a special emphasis on ensuring the requisite foundation is laid for AI (especially in the MINT subjects and soft skills), the general development of AI skills starting at school – for girls and boys equally – and in continuing professional development. At school, it should also be reviewed whether and how AI can be used to assist teaching. It is also a matter of measures which enable society to deal with AI in an empowered way.

Expand education policy to include AI-specific issues

Another key field is education policy. Here, government is called upon to initiate comprehensive measures starting in school that promote and foster education in the field of AI, especially in the MINT subjects, but also in the sense of overarching, interdisciplinary education, so that enough young people are able to fully take advantage of the courses offered at universities. Only then will it be possible in the medium to long term to train a sufficiently large number of AI specialists at universities, who are needed in all areas, and make them available for research as well as for applications in business and industry and government.

29 Explore the use of AI systems in the classroom further

To use AI in learning processes in an educationally meaningful way, even more research should be done on how AI systems impact learners and teachers and how they can support them in achieving educational goals (inter alia inclusion). When introducing AI systems and the data infrastructure this entails, media-education process support should be provided.

30 Promote diversity

Imbalances that exist between girls and boys or women and men in terms of their knowledge and use of AI should be redressed. This can entail both schools and universities developing programmes and courses which encourage girls’ and young women’s interest in information technology and AI and give them the opportunity to get involved. During their training, teachers should be sensitised towards this. Universities should examine the possibilities of specific programmes for girls and boys within computer science courses. The general public’s knowledge of AI should be expanded in an inclusive way, that is to say reflecting both the heterogeneity of society and the different areas of use.

31 Create initial and continuing education and training programmes on AI

In the field of initial and continuing education and training, education programmes need to be put in place that promote the workforce’s AI skills and expertise. These training courses should comply with uniform standards. […] Boosting continuing professional development at companies is key to enabling lifelong learning, which AI is making increasingly important. The mismatch problem, so there simultaneously being job losses and a shortage of skilled workers on the labour market, can only be tackled by tangibly expanding a functioning knowledge infrastructure. Continuing professional development is a task for education policy and it must be accessible to everyone.

32 Educate and inform people about the use of AI

People need to be prepared as optimally as possible for the social upheavals ahead (both positive and negative) stemming from the use of AI systems through opinion-forming, empowerment, transparency, participation and protection to secure broad acceptance of AI systems. An important field of action is fostering understanding and awareness of the opportunities offered by AI systems and with regard to one’s own skills and knowledge about how they work and their impact.

33 Create a publicly available continuing education and training platform for AI

To empower the general public to understand fundamental interrelationships in the field of AI and how it works, a continuing education and training platform should be developed. […] Here, attention should be paid to ensuring that a government continuing education and training platform is not limited to just pooling different offers and courses, but that access is low-threshold.

34 Study the impact of AI recommendations on decision-making autonomy

It is unclear what influence recommendations by AI systems have on final decisions by humans. For instance, it is questionable whether and to what extent administration employees contradict AI recommendations in their everyday work and in turn help avoid mistakes being made. This gives rise to a need to study the sociological and psychological impacts of AI recommendations on humans and their decision-making autonomy. AI systems should always be designed in such a way that they do not run contrary to the autonomy of the individual. There is a clear and interdisciplinary need for research here, which is why studies on this issue need to be actively promoted.

35  People and society

36 AI-based systems are already impacting the behaviour and knowledge of individuals in many areas of society today and so in turn are also a factor impacting collective behaviour. Examples are vehicle navigation and the content displayed or recommended on social networks and video portals. The Study Commission discussed the design processes and design of such systems in many contexts. Recommendations for action in the areas of mobility and the media are listed below, with a special focus on the issues of freedom and diversity of opinion, non-discrimination, transparency and traceability.

Holistic view of mobility

The mobility of the future and in turn AI applications in mobility have to be viewed holistically. […] This entails combining innovative and expedient endeavours in a holistic approach, to in turn advance AI for the entire mobility sector. This requires greater interconnectedness and networking in transport planning, research and development and the legal framework in Germany and Europe alike.

37 Preserve media diversity

The potency or leverage effect of using AI in recommendation systems is evident and strengthens intermediaries in the media markets in particular, even if they do not offer their own media content. […] If media diversity is to be preserved, a useful instrument from this perspective -in addition to the application of antitrust law – remains the introduction of a digital tax on the AI-based services of platform and social media providers, which secure them a disproportionate share of advertising markets.

38 Recommendations on Decision-making Autonomy].

Limit political microtargeting

Similar to personalised targeting offline (for instance in election advertising sent by mail), there should be limits to what data on personal behaviour is allowed to be used for political microtargeting. This limitation should apply to both targeting (by advertisers) and display (by the platforms’ AI). Legal rules should replace the voluntary measures of some commercial platforms here.

39 No upload filters for the time being

The uncontrolled use of upload filters should not be allowed as far as possible when it comes to assessments that depend on context or that are not trivial in legal terms. This does not preclude using AI-based filtering systems for pre-sorting prior to review by a human. Against this background, it seems advisable that systems currently in use be improved and their use be subject to regulatory oversight, whereby an automation of law enforcement should definitely be avoided. Automated erasure or non¬publication should be limited to cases where the dissemination of specific content has to be prevented regardless of any and every conceivable context.

40 Research transfer in the detection of discrimination

There has been a great deal of research in recent years on detecting and preventing discrimination in AI systems. The next step, transferring these findings to everyday software development, should be promoted so that the findings can be translated into practice as swiftly and broadly as possible and overseen by researchers.

41Review AI-based decisions regularly to verify non-discrimination

It must be ensured that AI systems developed and used by government are non-discriminatory […]. There must be reviews of whether the data in the algorithmic decision-making system is used in a field of application where fundamental rights have to be protected and where equal treatment is especially important (for instance access to social benefits). If so, the result of the machine decision and […] that of the final human decision must be regularly examined to determine whether the decision is discriminatory.

42 Make AI use transparent

Rules governing the use of AI therefore need to be developed that reflect the diversity of society and, where appropriate, involving those affected. Depending on how critical the context is, citizens must be informed of the use of AI and generally educated in how to deal with AI. […] Wherever people are affected by the consequences of a decision based on an AI system, they must receive sufficient information to be able to exercise their rights adequately and, potentially, question the decision.

43 Regulation and government

As a body established by lawmakers, the Study Commission repeatedly examined regulatory issues relating to AI. The Basic Law of the Federal Republic of Germany and the Charter of Fundamental Rights of the European Union, with the concept of human dignity as the yardstick for all policymaking, form the broader framework for shaping AI. As evidenced by the recommendations for action cited here, the issues addressed included the definition of principles, questions of proportionality, the need for risk¬specific and sector-specific regulation and liability questions. The general and ex ante categorisation of AI systems into risk classes, as recommended by the Data Ethics Commission, was controversial in the Study Commission.

Build trust through a trustworthy AI

Trust is an important factor for the success AI. This is why when using AI systems, sufficient traceability and transparency has to be ensured for consumers and employees alike. Concerns voiced by the public should be actively addressed and allayed through suitable information campaigns, protection mechanisms and requirements. Here it is important to strike the right balance between consumer and businesses’ interests – measures must be transparent and practicable for both sides so as not to be an obstacle to innovation.

44 Ensure proportionality

When assessing the use of AI systems in the field of public safety, alongside the cost-benefit ratio, the proportionality of measures should be verified. Here, the fundamental rights of those concerned must be carefully weighed up.

45 Sector-specific regulation

Existing sector-specific regulatory regimes should be reviewed and expanded to include AI-specific requirements where the use of AI in the specific use case gives rise to additional risks. […] The supervision and enforcement of rules should primarily be the role of sectoral supervisory authorities that have already developed sector-specific expertise.

46 Liability

In the view of the Study Commission, the existing liability system is fundamentally suited to ensuring compensation for damages caused by AI systems as well. It does not currently see any urgent need to put in place new liability provisions specifically for AI systems. When standardising AI systems, however, particular attention should be paid to ensuring that processes in AI systems are traceable and thus demonstrable.

47 Government as a service provider

AI systems should make life easier both for citizens when it comes to obtaining information and lodging applications and administrative staff when it comes to processing them. AI systems should help make it possible to extend the services offered so that they include a round-the-clock, multilingual, barrier¬free and free-of-charge range of services. AI systems can improve accessibility and fulfil people’s right to participate. AI systems should be used to home in on lowering bureaucratic hurdles, which can in turn fundamentally simplify access to information and the entire application process.

48 International ban on lethal autonomous weapon systems

In the future, too, at international level the Federal Government must advocate and work towards a worldwide ban on lethal autonomous weapon systems, adopting a path that allows the largest possible group of states to be involved.

49   See also chapter 1 of the report by the “AI and Business” project group [Executive Summary of the Project Group Report].

45   See also chapter 3.1 of the report by the “AI and Government” project group [Public Safety].

46   See also chapter 4.5 of the general report [Recommendations for Action].

47   See also chapter 5.5 of the general report [Liability Law].

48   See also chapter 1.1 of the report by the “AI and Government” project group [Introduction].

49   See also chapter 3.2.3 of the report by the “AI and Government” project group [Recommendations for Action and Operationalisation].

CHI COMANDERA’ IN EUROPA? Risposta all’ articolo di Ezio Mauro su “La Repubblica” del 21 Giugno

Come usuale, in Europa comanderanno tutti tranne noi

L’articolo di Ezio Mauro rappresenta, a mio avviso, l’esempio più estremo di scollamento fra le capacità di comprensione della realtà del “mainstream” europeo e la realtà effettiva del mondo contemporaneo.

Infatti, mentre quest’ultimo è dominato, come tutti vedono, e vedrebbero ancor meglio se non venissero sistematicamente disinformati, dalla corsa verso le nuove tecnologie – certamente di USA e Cina, ma non soltanto (anche Vaticano, Russia, Israele, India, Corea del Sud e del Nord, Giappone)- perché queste, come ha detto Putin, “garantiscono il controllo del mondo”, il nostro ”mainstream” si diletta a disputare circa modeste questioni di bilancio.

Come scrive Mauro, il tutto mentre si svolge senz’alcuna copertura mediatica la Conferenza sul Futuro dell’Europa, che dovrebbe occuparsi proprio di queste cose, e “l’Europa si trova in prima linea come stesse riscrivendo la propria costituzione materiale”.

Teilhard de Chardin, il teologo del postumanesimo

1.Teo-tecnocrazia

Il fatto è che, in Europa ancor più che altrove, il vero potere è oggi inserito nella tecnologia, una tecnologia le cui leve sono altrove.

La tecnologia nasce come fatto religioso, e, quindi, automaticamente, come supremo fatto di potere. Fare miracoli era infatti una prerogativa degli Dei;“eritis sicut Dii” è stata da sempre la grande tentazione. Basti pensare a Dedalo e Icaro, come pure al Golem.

Newton, teologo ed alchimista, aderiva a una setta secondo cui la scienza e la tecnica erano una continuazione dell’opera di Dio, che questi aveva affidato all’ uomo. Il “Primo Programma Sistemico deell’ Idealismo Tedesco”                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           patrocinava  una “nuova scienza”, con cui l’uomo avrebbe creato se stesso. I “cosmisti” russi credevano che andare nel Regno dei Cieli significasse andarvi fisicamente con delle astronavi (concetto non per nulla coniato dal loro Tsiolkowski, e ribadito nel “Gimn-Marsh Kosmonautov” di era sovietica). Ci ricordiamo della frase di Gagarin dallo spazio: “Boga niet” (“Dio non c’è”)?

Di converso, il  gesuita Teilhard de Chardin credeva che lo sviluppo dell’ informatica avrebbe costituito il ritorno di Gesù Cristo (il “Punto Omega”), mentre Ray Kurzweil, direttore tecnico di Google, crede che esso permetterà la fusione fra uomo e natura (la “Singolarità Tecnologica”).

Il Vaticano ha appena creato una Fondazione RenAIssance, dedicata all’intelligenza artificiale.

L’Intelligenza Artificiale, redentrice dell’ Umanità. Come potrebbero delle superpotenze come la Russia e gli Stati Uniti, che si credono investite della missione di salvare, l’una, l’ Europa, e, l’ altra, il mondo, esimersi dalla corsa verso la Singolarità Tecnologica? Come potrebbero le Chiese astrarsi da questa competizione?

Nel soffitto della Rotonda del Congresso, dissacrata dai Trumpiani, c’è l'”Apotheosis” di Giorgo Wahington, la sua trasformazione in un dio

2.”Chi saranno i signori della Terra?”

Questa competizione apocalittica era stata anticipata da Nietzsche sotto la voce “Grande Politica”. Per questo filosofo, che ricalcava da vicino gli archetipi delle varie Apocalissi, prima dell’avvento del Superuomo, vi sarebbe stato l’ultima grande battaglia, appunto, per la “signoria della Terra”. E non dimentichiamo ch’egli pensava che questo conflitto l’avrebbe vinto l’Europa.

Ora Mauro pone la stessa domanda, ma vi dà una risposta estremamente più banale. Dove gli attori sono la Commissione, gli Stati membri, il populismo, il liberismo.

In realtà, in Europa non comandano oggi le istituzioni, né europee, né nazionali. E’ questa la ragione dell’insolubilità dei suoi problemi, e questo è l’unico, centrale, tema di riforma: la “Sovranità Europea”: solo  con essa gli Europei comanderanno in Europa e potranno discutere efficacemente con il resto del mondo

Come si può vedere in mille occasioni, dai progetti tecnologici,  alle guerre in Medio Oriente, allo spionaggio, alle sanzioni, all’ antitrust, ai paradisi fiscali,  i diktat, non solo del Presidente americano, ma perfino dei GAFAM, sono determinanti per fare cambiare politiche faticosamente concordate fra gli Europei: dall’ Eurofighter, alla Web Tax, alla Via della Seta, al Trattato con la Cina.

Le previsioni su chi comanderà in Europa non possono quindi prescindere da uno studio, seppure sommario, delle strategie delle Grandi Potenze, e, in primo luogo, degli Stati Uniti.

Questi ultimi, dopo la caduta del Muro di Berlino, erano convinti di avere oramai mano libera per il controllo del mondo intero. Giacché, però, proprio in quel momento incominciavano ad intravvedersi gl’inizi di nuovi movimenti di resistenza, potenzialmente più pericolosi del comunismo brezhneviano, come l’ Islam politico degli Ayatollah, gli USA avevano  preso in mano la strategia digitale dei guru californiani, consistente nel controllare ogni attività, umana e non, attraverso il World Wide Web, i cui nodi essenziali sono sotto controllo americano. In questo modo, la “Fine della Storia” non sarebbe più stata un vuoto slogan, bensì una realtà, perché ogni resistenza al centro teo-tecnocratico sarebbe divenuta impossibile.

A quel punto, il maggiore possibile concorrente degli Stati Uniti, la Cina, ha elaborato a sua volta una strategia alternativa, fondata su un’antichissima dottrina militare, quella di MoZi e di SunZu: la “guerra senza limiti”, che semplicemente prendeva atto dell’onnipervasività dell’elemento informatico.

Fu in quella sede che fui coniata l’idea di una “Sovranità Digitale” cinese, copiata vent’anni dopo dai leaders europei. Tale sovranità consiste nel fatto di dotarsi di una rete autonoma dal web americano e possedente le stesse caratrteristiche. Obiettivo, questo, realistico per la Cina per due motivi: la vastità del mercato cinese, superiore a quello americano, e la completa indipendenza del governo cinese da quello americano.

Detto, fatto: oggi, la Cina possiede le stesse strutture digitali degli Stati Uniti, e un mercato digitale superiore a quello di tutto l’“Occidente” messo insieme. Ovviamente, le multinazionali cinesi (BATX) ambiscono a competere sui mercati mondiali con quelle americane (GAFAM), e questo costituisce uno dei principali motivi di conflitto.

Da circa un decennio, gli Stati Uniti sono ossessionati da questa concorrenza, che, non riuscendo a stroncare con strumenti di mercato, cercano di strangolare con mezzi politici (propaganda, boicottaggi, sanzioni, embargo), oramai dettagliatamente programmati con il Final Report della Commissione NSCAI e con la Resolution  1169, che contiene e commenta ampi stralci dei discorsi di Xi Jinping.

A sua volta, la Cina ha approntato una serie di documenti strategici, come “Made in China 2025” e “China Standards “2030”, che descrivono nel dettaglio il percorso per superare gli Stati Uniti  in campo tecnologico entro meno di un decennio.

Nel frattempo, la Russia non è stata a guardare, e si è data un’autonomia digitale parziale dal World Wide Web, in questo imitata dall’India.

Tutto ciò non significa affatto che le Superpotenze non intendano dialogare fra di loro. Come dimostrato dal recente viaggio il Europa di Biden, quest’ultimo, dopo avere richiamato energicamente gli “alleati” europei al dovere di allinearsi al 100% sulle posizioni anti-cinesi e anti-russe dell’ America, è andato a Ginevra (in un castello di proprietà cinese, a scambiarsi complimenti con Putin, e, soprattutto, a concordare un percorso per sostituire, alle consultazioni sui missili nucleari, oramai obsolete, quelle sulla cyberguerra (con cui ambo i Paesi hanno incominciato a colpire gli avversari). Infatti, come ai tempi della Guerra Fredda, è essenziale, da un lato, per la sicurezza nucleare, ma, dall’altra, per il controllo sugli alleati, l’accordo fra le Superpotenze. Così, come prima si adopravano instancabilmente per impedire la proliferazione nucleare, ora si adoprano con altrettanto zelo per impedire la sovranità digitale degli alleati.

Eric Schmidt, Amministratore di Google, presiede la Commissione NSCAI

3. Le previsioni dei documenti americani e NATO

Gli anni dal 1945 al 2021 sono stati caratterizzati in Europa da conflitti a bassa intensità: guerre civili in Est Europa, guerre coloniali e post-coloniali,  invasioni sovietiche, terrorismo, guerra greco-turca, guerre post jugoslave e post-sovietiche, guerre umanitarie.

Gli sviluppi in corso annunziano invece guerre tecnologiche, come quelle  digitali (Styx, Echelon, Wikileaks, Prism, attacchi alle reti baltiche, Cambridge Analytica) e legali (Huawei, Tik Tok,17+1, Sputnik V).

Non sappiamo quanto procederanno le discussioni fra Russi e Americani sul contenimento delle guerre digitali, né quelli, in corso, fra Cinesi e Americani. Presumibilmente, già prima dei fatidici 2025-2030, avremmo anche presenze conflittuali in Europa di hacker arabi, israeliani, turchi, iraniani.

Gli unici ad essere inerti saranno gli Europei, più che mai privi di strumenti operativi, e quindi soggetti passivi e sudditi, se non obiettivi da colpire (soprattutto per danneggiare gli Americani, che immagazzinano da noi truppe e bombe atomiche).

I meccanismi “di coordinamento” previsti con gli Europei nel quadro delle iniziative di Biden sono tutti volti a tenere sotto controllo gli Europei, relegandoli addirittura ad un “terzo livello”, sotto quelli dei “Five Eyes” (UK, Canada, Australia e Nuova Zelanda), e quelli del “Quad” (India, Vietnam e Giappone), come scritto a chiare lettere nella “Resolution 1169”.  I comitati congiunti per le nuove tecnologie e la cybersecurity (previsti nei vari documenti ma tenuti praticamente segreti) saranno a senso unico, nel senso che gli USA ci racconteranno quello che fanno loro, ma noi non faremo praticamente nulla.

Se nessuno fa nulla, l’ Europa diverrà come il Medio Oriente.

4. Probabili conflitti a bassa intensità

In considerazione della competizione conflittuale sul piano mondiale fra gli USA e il blocco eurasiatico, è improbabile che la vita politica in Europa si svolga pacificamente. Più probabile è la prosecuzione di conflitti a bassa intensità, anche con fronti variabili, come in Medio Oriente, fra la superpotenza egemone (USA), lo sfidante europeo (la Russia), un paio di potenti outsider (Cina e Israele), altri outsiders (vari potentati medio-orientali), e, poi, Inghilterra, Turchia, Ungheria, Polonia, e non dimentichiamo neppure il Vaticano. Non dimentichiamo neppure che continuano i conflitti in Ucraina, Azerbaidjan e Kurdistan, e che Catalogna e Scozia non sono certo domate. Né, infine, che, da un lato, l’Unione Europea non rappresenta più, dopo Brexit, la maggioranza degli Europei, e, dall’ altro, che perfino la Svizzera ha interrotto il cammino verso l’integrazione.

L’ Unione Europea  ignora tutte queste criticità, continuando a pensare che i suoi faticosi processi interni siano l’ “ombelico del mondo”, e pretendendo, come ha fatto Borrell, di “avere imparato il linguaggio del potere” Sembra impossibile che i vertici non se ne rendano conto. E’più probabile ch’essi pensino  al loro ruolo come a quello  di Don Ferrante nei “Promessi Sposi”: “sopire, troncare, troncare, sopire”, per poi riuscire ad andare in pensione cumulando vitalizi nazionali ed europei.

Tuttavia, è possibile che, se da parte europea si continua a non attrezzarsi, dal punto di vista culturale, istituzionale, tecnologico, economico e militare (per esempio, con un’Agenzia Europea per la Tecnologia), a comandare saranno, certamente non i vertici europei o degli Stati Membri; probabilmente, non più gli Stati Uniti da soli, bensì una pluralità di poteri, statali e non statali,  in conflitto fra di loro, come succede in Medio Oriente almeno dalla crisi dell’ Impero Ottomano. Chi ne farà le spese saranno i nostri figli.

Se queste sono le intenzioni, era inutile convocare una Convenzione sul Futuro dell’Europa.

PER RIFORMARE, OCCORRE STUDIARE!Commento alle proposte del Movimento Europeo circa la Conferenza sul Futuro dell’ Europa

Dopo 70 anni d’integrazione post-bellica, per fronteggiare la massa crescente di problemi derivanti dalla caduta del Muro di Berlino, dal fallimento del Trattato Costituzionale del 2003,dalla Brexit, dall’arresto dell’allargamento e dall’avvento dell’ Intelligenza Artificiale, l’Unione Europea necessiterebbe comunque di una profonda riforma.

Per giunta, la vita dello spazio  Europeo in questo periodo non  fa oggetto di una tranquilla evoluzione, bensì di una traumatica involuzione:

-disgregazione ideologica e geopolitica (rifiuto da parte della Svizzera; Brexit; conflitti con gli Slavi Orientali, con Visegrad e la Turchia)

-gravissimo ritardo tecnologico (completa assenza di un’industria digitale europea degna di questo nome);

disoccupazione alle stelle (vedi gli scandalosi obiettivi del summit sociale di Porto);

-nuove povertà, anziché eliminazione di quella estrema;

-mancanza di sovranità (cfr. CAI, GAFAM,North Stream);

-letargia decisionale (cfr. tempi tecnici del Recovery Plan-Next Generation);

-privilegi ingiustificati (Big Pharma, GAFAM, Statuto delle truppe americane);

-lontananza dai cittadini (livelli bassissimi di partecipazione, prevalenza di autorità non elette).

violazioni dei “diritti umani” (“guerre umanitarie” in contrasto con il diritto internazionale, violazione sistematica della “Rule of Law” europea in materia digitale (Schrems, contratti Microsoft, spionaggio Danimarca), confusione normativa in materia di migrazioni, delitti di opinione, divieto di simboli religiosi, persecuzione giudiziaria dell’indipendentismo catalano, statuto di “non cittadini” nei Paesi baltici; espropriazione della minoranza serba della Krajina…);

-incoerenze sul tema dei “diritti civili” (Paesi di Visegràd).

Facendo seguito a nostre precedenti proposte, meno articolate, per la Conferenza sul Futuro dell’Europa, precisiamo qui di seguito il punto di vista dell’Associazione Culturale Diàlexis.

Dalla documentazione delle Istituzioni relativa alla Conferenza, risulta chiaro che non si ha alcuna intenzione di modificare significativamente l’insoddisfacente status quo sopra descritto, e, anzi, si persevera in un illogico atteggiamento di compiacimento autoreferenziale, che non risponde, né a risultanze obiettive, né alle convinzioni di cittadini e osservatori, bensì solo all’ autoreferenzialità della “Società dell’1%”. Ciò che scandalizza non è in rallentamento di un processo in marcia oramai da secoli, bensì la mancanza di idee nuove e di creatività. Il primo ad esserne deluso è il Movimento Europeo in Italia, che scrive:“Are the gates of the European Institutional Construction Site closed for citizens?”; “ Is the Conference descending into farce?”

Infatti:

a)non c’è, nei documenti della Conferenza neppure una traccia di riflessione “sul futuro” (intelligenza artificiale, multipolarismo, conquista dello Spazio);

b)non sono state aperte possibilità serie di intervento, né ai cittadini, alle associazioni, né alla cultura, e neppure ai partiti, e addirittura neppure al Movimento Europeo(risultando così chiaro che c’è la volontà d’imporre una soluzione prefabbricata, basata come sempre su un compromesso al ribasso fra Stati membri e Istituzioni).

Nonostante ciò, e forse proprio a causa di ciò, questa costituisce un’occasione d’oro per il Movimento stesso, per riqualificarsi in senso “rivoluzionario”, come collettore delle istanze di tutti i soggetti esclusi, preparando, con questi ultimi,  dei “cahiers de doléances” da sottoporre alle Istituzioni-

I.IL RUOLO DEL MOVIMENTO EUROPEO

Oggi, il Movimento ha un ruolo subordinato nei confronti delle Istituzioni, dei partiti e delle grandi organizzazioni sindacali, perché, coerentemente con una scelta  fatta 75 anni fa, esso ritiene che la politica in Europa debba essere fatta dai grandi partiti di massa di origine ottocentesca (liberale, cristiano-sociale, socialista, comunista). Oggi, in realtà, quei partiti, o non esistono più, o sono frantumati e dispersi all’ interno di “partiti europei” che non portano più neppure gli stessi nomi (Partito Popolare, Socialisti e Democratici, Renew), inoltre, hanno un notevole peso partiti prima inesistenti (Verdi, Conservatori, Identitari), e tutti insieme conducono politiche sincretiche e irriconoscibili all’ interno del “mainstream occidentale” politicamente corretto.

In questa situazione, paradossalmente, l’unico ad aver mantenuto delle idee-forza rimaste almeno parzialmente conformi alle problematiche del mondo contemporaneo è il Movimento Europeo:

uno Stato Europeo più forte di quello attuale (la “Federazione”, che potrebbe corrispondere agli altri cosiddetti “Stati-civiltà” che dominano la geopolitica contemporanea, e dove si potrebbe concentrare il fuoco dell’innovazione tecnologica e sociale);

il multipolarismo (il “federalismo mondiale”, in netto contrasto con l’idea di un’esclusivistica “Comunità euro-atlantica”);

-la politica estera e di difesa comune (con l’idea, conclamata ma mai avviata, della “Sovranità Strategica Europea”, in evidente contrasto con l’idea di una “guida americana” quale sostenuta da Biden);

-un’idea concreta di “Modello Sociale Europeo” fondato sul “Dialogo Sociale” e sulla partecipazione dei lavoratori quale esistente in quasi tutto il Continente (i “Comitati Aziendali”).

Spetterebbe dunque ad esso indicare il cammino ai partiti, non già viceversa.

Inoltre, giacché le stesse  idee-forza erano state concepite ben 100 anni fa (cfr. “Paneuropa”), in una situazione radicalmente diversa (addirittura prima della 2° Guerra Mondiale), esse avevano  cominciato fin da subito ad essere riviste (prospettiva di vittoria degli Alleati, abbandono dell’ apertura alla Russia, accettazione delle Comunità Europee…). Da molto tempo, però, queste idee non vengono più aggiornate, nonostante l’intelligenza artificiale, il crollo del Muro di Berlino, il Pensiero Unico, i BRICs, la Brexit….

Occorre perciò almeno aggiornare l’idea della ricerca della pace dell’ Abate di Saint Pierre alla luce dell’ Equilibrio del Terrore e del Rischio Esistenziale; la Carta dei Diritti alla luce dell’incombente conformismo digitale; l’egemonia franco-tedesca alla luce dello spostamento del baricentro europeo verso Oriente….

Tale linea di pensiero aggregante un insieme progettuale coerente dovrebbe riunire i  diversi filoni di riflessione : identità culturale, transizione digitale, evoluzione geopolitica, “multi-level governance”.

L’Asklepieion di Cos, dove Ippocrate scrisse “Arie, Acque, Luoghi”, la più antica e la più azzeccata teoria dell’ identità europea.

II.UNA BASE COGNITIVA FORTE QUALE PRESUPPOSTO DI RIFORME STRUTTURALI.

Il mainstream post-umanista (erede di messianesimo, utopia, occidentalizzazione e  modernizzazione), che ha gestito la transizione all’ Intelligenza Artificiale, sta esercitando una censura implacabile sul filone del  pessimismo tecnologico che, partendo da Huxley, passando per Anders, Asimov, Joy, Hawking, Rees, Assange e Snowden, ci ammonisce contro il “Rischio Esistenziale” implicito nel “Superamento dell’ Umano”.  Di fronte all’ attuale biforcazione fra due promesse messianiche -l’”Esportazione della Democrazia” degli USA e la“Comunità di Destino Condiviso”della Cina-, l’Europa sembra voler proporre in alternativa un proprio  non meglio definito “Umanesimo Digitale”,  relativamente al quale l’Unione  si candida ad essere il “Trendsetter del dibattito mondiale”. Infatti, l’Europa critica tanto la transizione digitale guidata dai GAFAM, quanto quella guidata dal Partito Comunista Cinese.

Pur non essendo consono a un’Europa multiculturale e multipolare ingerirsi nelle scelte di civiltà degli altri Continenti, l’Europa deve poter partecipare senza interferenze esterne alla formazione delle normative internazionali decisive, come quelle sul controllo delle nuove tecnologie, sulla limitazione degli armamenti, sulla preservazione dell’ambiente e sulla pace nel mondo, al fine di potersi sviluppare in modo coerente con la propria cultura.

Tale ruolo presupporrebbe però una forza, ideale e tecnologica, che l’Europa oggi non ha, e quindi richiede una trasformazione rivoluzionaria (di cui la Conferenza dovrebbe essere l’inizio) che la ponga in grado di dialogare alla pari con gli Stati-Civiltà, “saltando” (“leapfrogging”) le fasi di sviluppo intermedie ch’essa non ha vissuto: le “Conferenze Macy”, la “corsa allo Spazio”, il DARPA,l’ “Ideologia Californiana”, il “Wangluo Zhuquan”,l’ “Unione del Civile e del Militare”, ecc..).

Per fare ciò, dal punto di vista concettuale, l’ Europa deve superare l’attuale visione puramente formalistica dell’”etica digitale”, volta a far salva, pur nella Società del Controllo totale, l’apparenza delle libertà borghesi (come nel GDPR e nell’ Antitrust), per disegnare invece realisticamente un “tipo di uomo” della società delle macchine intelligenti che recuperi, in forma nuova, i valori dell’ Epoca Assiale (vitalità, comunità, spiritualità, pietas, eccellenza, partecipazione):le virtù nell’ Era dell’ Intelligenza Artificiale.

Dal punto di vista tecnologico, l’Europa deve costruire, fondandosi sulle esperienze altrui, un ecosistema digitale sovrano finalizzato al controllo sulle macchine intelligenti, e fondato sulla liberazione, grazie a queste ultime, delle proprie energie vitali, da incanalare, attraverso una “governance” appropriata, nella meditazione, nella coltivazione del Sé, nella ricerca intellettuale, nella dialettica politica, nell’amministrazione del sistema. Ciò richiede una gestione europea centralizzata dell’intero ecosistema tecnologico (l’”Agenzia Tecnologica Europea”); la moltiplicazione d’ iniziative di autonomia tecnologica europea sul modello di GAIA-X; l’”upgrading” a livello di filiera e di fondi sovrani del sistema di up-skilling tecnologico; l’aggregazione in rete  delle imprese automatizzate con nuove forme di affiliazione, di para-subordinazione e di cogestione.

I Paesi Baltici si spacciano per la roccaforte delle libertà in Bielorussia, ma, unici nel mondo,
hanno una precisa categoria di “non-cittadini” a cui negano i diritti civili.

III.GUADAGNARE  TEMPO  FINO ALLE ELEZIONI EUROPEE

Per questo motivo, il meccanismo e la tempistica previsti per la Conferenza sono inadeguati. Occorre sviluppare con riunioni, papers e libri bianchi, un’intensa attività di approfondimento autonomi del Movimento, sui temi seguenti:

Le Comunità Europee nascono come “L’Europa dei Giudici”

1)una struttura istituzionale funzionale alla transizione digitale-ecologica, attraverso forti organi progettuali centrali (un’ Agenzia tecnologica Europea, parallela alla Fondazione RenAIssance del Vaticano, al National Artificial Intelligence Board americano e all’ Istituto Fraunhofer tedesco).

Infatti, le strutture statuali non sono eterne, bensì debbono rispondere alle esigenze storiche della società (gestire un’economia agraria, favorire la nascita dell’industria, gestire la transizione digitale). L’esperienza dimostra che  quest’ultima richiede ovunque la presenza di forti Stati continentali, capaci di controllare gli sviluppi dell’ Intelligenza Artificiale, negoziare con le Grandi Potenze, tenere a bada i GAFAM e i BATX, escludere la sorveglianza di massa di potenze straniere, finanziare la ricerca e sviluppo, proteggere le proprie multinazionali e svolgere un’azione di advocacy in loro favore. E’ significativo a questo proposito come, in una prima fase, la Cina abbia copiato il deep State, il DARPA, i GAFAM, ed ora siano gli USA ad ispirarsi espressamente all’ “Unione del Civile e del Militare” tipica dell’ approccio cinese.

Senza un forte Stato europeo che svolga tutte quelle funzioni, l’Europa è condannata al sottosviluppo (caduta del tasso di redditività delle imprese, mancanza di innovazione, colonizzazione culturale ed economica, disoccupazione, crisi sociali, ingovernabilità). Questa situazione rende meno determinante la questione istituzionale europea, perché l’esperienza di USA e Cina dimostra che buona parte di questi processi, piaccia o no, si svolgono in una dialettica strettissima fra Enti amministrativi e multinazionali, mentre i processi istituzionali legali non  sono in grado di seguire la complessità e la rapidità di questi processi. Rende invece necessario lo studio attento dei meccanismi della collaborazione civile-militare e progetti come quello dello NSCAI americano, fondati essenzialmente sull’ idea di uno “stato d’ eccezione tecnologico”.

2)La sovranità strategica europea quale presupposto e risultato della transizione digitale-ecologica.

A partire dall’ inizio della presidenza Macron, era sembrato che si stesse diffondendo, a tutti i livelli, la consapevolezza che, in un mondo dominato dalle multinazionali del web, una trasformazione epocale quale la transizione digitale ed ecologica non può essere realizzata concretamente se l’Unione non dispone delle leve per controllare la società europea: un’ autonoma cultura economica e politica; proprie multinazionali; leve giuridiche importanti in materia di sicurezza, di programmazione, di antitrust, di aiuti di Stato (la cosiddetta “Sovranità Strategica Digitale”).

Purtroppo, con il passare degli anni, si è visto che l’Europa si allinea invece sistematicamente sulle posizioni degli Stati Uniti e dei “Five Eyes”, che, dopo Brexit, sono divenuti un clone degli Stati Uniti; che tutte le vantate azioni contro i GAFAM (dal GDPR all’ antitrust, alla web tax), non stanno affatto procedendo, come  stigmatizzato dal Parlamento Europeo, dall’ Antitrust e dall’EDPB.

Una seria riforma dell’Unione dovrebbe partire da una ridefinizione degli obiettivi strategici della stessa , che non possono essere pappagallescamente quelli degli Stati Uniti: dalla rivisitazione di Gaia-X per renderla veramente conforme al GDPR; all’ applicazione effettiva delle tasse sui GAFAM, decise da molti anni ma sempre sospese per le proteste dell’ America.

3)L’aggiornamento del modello sociale europeo e della cultura europea per la preparazione della società delle macchine intelligenti

Un altro tema su cui si gioca la credibilità dell’ Unione è il Modello Sociale Europeo. Modello sociale che era originariamente diverso da quello americano, perché, come scriveva Marx nei Grundrisse, il capitalismo si era sviluppato, non già, come in America, autonomamente (o meglio, dalla pulizia etnica e dallo schiavismo), bensì da un sistema feudale con profondi legami solidaristici.  Legami confermati da idee come “”sobornost’”, “Gemeinschaft”, “corporativismo”,Comunità,  “partecipazione”, “cogestione”, “concertazione”, agitati da Vogelsang, Toniolo, de Kuyper, Tönnies, Spirito, Fanfani, Olivetti, Wallon, Capitant, Ichino. Tuttavia, da oramai molti anni, quest’ elemento organicistico, senza venir meno (ed, anzi, perfino espandendosi dal punto di vista formale per l’emulazione della Germania e per la narrativa delle Chiese), è passato in realtà in secondo piano, sopraffatto da una visione assistenzialistica e pietistica della socialità come “compassione” verso gli “ultimi”. E’ venuto meno il concetto centrale del sistema sociale europeo, il lavoro come elemento non secondario dei diritti civili, dello “ius activae civitatis”, sancito soprattutto dalla Costituzione italiana (mai attuata su questo punto come su tanti altri), dalla Betriebsverfassungsgesetz tedesca e dal Wet op de Ondernemingsraden olandese. Se l’idea mitteleuropea d’ impresa co-gestita (tipici esempi, la Volkswagen, l’Airbus, la Siemens, la Daimler, la BMW) è oggi purtroppo sempre più rara a causa della decadenza delle grandi imprese europee, che ne riduce il numero (ma occorrerebbe vedere che cosa succede in gruppi come Stellantis), e se l’impresa del futuro sarà probabilmente l’impresa digitale “a rete”,  occorre ideare una transizione societaria orientata alla “federazione”  di ciascuna  filiera sul modello GAIA-X, regolamentata da “governances” rigorose, e articolata in una rete di medie e piccole imprese con nuove forme di associazione capitale-lavoro, fornitrici degli specifici servizi digitali.

L’Europa postbellica non è stata pacifista

IV.AREE PRIORITARIE DI RIFLESSIONE

Per rendere  concepibili i progetti di trasformazione di cui al punto precedente, sono necessari preliminarmente, a nostro avviso,  i seguenti supplementi di indagine a livello politico e tecnico, da concretizzarsi in appositi documenti:

-impatto dell’ intelligenza artificiale sulla cultura, sulla geopolitica, sul diritto costituzionale, sull’antropologia, sulla politica, sull’ economia e sulla società;

-strutturazione  fattuale (“costituzione materiale”)dell’attuale “multi-level governance” europea (società dell’ 1%, multinazionali, ONU, NATO, Unione Europea, BCE, macro-regioni, Stati membri, regioni, città);

-presupposti storico-culturali dell’ Unione Europea (tradizioni classiche e religiose, concetto di “Pace Perpetua”  nel costituzionalismo europeo pre-moderno, funzionalismo vs. federalismo, apogeo e crisi delle ideologie, questione linguistica e identità europea);

-trasmutazione dei principi umanistici nella società dell’automazione totale (valori “spessi” e valori “sottili”; la prospettiva apocalittica; gl’insegnamenti della futurologia e della fantascienza) .

L’Europa non possiede un’industria digitale, e dipende dalle Grandi Potenze

1)Impatto dell’ Intelligenza Artificiale

L’ Intelligenza Artificiale costituisce un cambio di paradigma nelle società umane (dall’Umanità formata dalla Natura a un’Umanità formata da se stessa; da una società “fisica” a una società virtuale; dalla dialettica Stato-Persona a quella algoritmo-essere umano; dagli Stati territoriali agli imperi virtuali; dal lavoro umano al controllo umano sulle macchine; dalla memoria collettiva ai Big Data; dall’ opinione pubblica ai social networks…

Al fine di configurare l’Europa di domani, questo nuovo scenario va conosciuto e padroneggiatom in modo critico e problematico, in modo da dare risposte adeguate alle nostre tradizioni culturali, e contribuire così in modo attivo (Trendsetter) al dibattito mondiale.

Mladic è stato condannato per Srebrenica, ma neppure i Caschi Blu europei sono innocenti

2) Rivoluzione nella “Costituzione materiale”

L’ordinamento giuridico comunitario è nato come “l’Europa dei Giudici”. Come tale è stato solo parzialmente diritto positivo, e per gran parte una costruzione fondata sui “principi giuridici comuni degli Stati Membri”. Inoltre, lungi dall’ essere un ordinamento monistico, racchiuso in se stesso, esso è aperto alla sociologia (la “società europea”), alla giurisprudenza dei valori (“ i nostri valori”), il diritto comparato (i principi degli Stati Membri), il diritto internazionale (i trattati), il diritto sovrannazionale (ONU, NATO, OSCE, UNESCO, Consiglio d’ Europa, Banca Mondiale…), i diritti interni (le “competenze concorrenti”), le normative interprofessionali, la “lex mercatoria”, ecc…

Per poterlo riformare, occorre prima censirlo (cosa che oramai non si potrà fare completamente se non con l’informatica giuridica), poi elaborandone una teoria, e, infine, studiandone una riorganizzazione che, in base a una nuova versione del principio di sussidiarietà, distribuisca le norme ai livelli più appropriati.

Data l’importanza e l’urgenza delle attività in corso, preghiamo i nostri lettori di segnalarci i loro interessi, le loro  osservazioni, le loro obiezioni e le loro proposte, da inserire nei nostri programmi, e soprattutto il Movimento Europeo di aprire al più presto un dibattito su questi temi.

Matteo Ricci, pioniere di una visione europea postmoderna
e multiculturale

3)I Presupposti culturali dell’ integrazione europea nel XXI secolo

L’integrazione europea è essa stessa una “Grande Narrazione”, che tende a divenire il “mainstream” dell’ Unione Europea. Questa “Grande Narrazione” ha una storia, che parte dai teorici dell’impero romano e del Sacro Romano Impero, per passare alle varie teorie della “Pace Perpetua”, di Paneuropa, del manifesto di Ventotene e della Dichiarazione Schuman. Verso la fine del XX secolo, si privilegiava il benessere dovuto al “modello sociale europeo”; più recentemente, si enfatizza una certa visione dei “diritti di nuova generazione”, con particolare enfasi per quelli digitali.

Il fatto stesso che la giustificazione teorica dell’Unione Europea si sia modificata nel tempo dimostra ch’essa è storica e contingente, e come tale va rivisitata costantemente. Oggi, le pretese di rappresentare la “Pace Perpetua”, “Stato sociale” e “difesa dei diritti” sono state scalfite dai fatti. Gli obiettivi dell’ Unione debbono essere ricalibrati alla luce del “rischio esistenziale”, del multipolarismo, della cyberguerra, della transizione ecologica, dei valori post-materialistici e dell’“epistocrazia”. 

Nell’ UE continuano molte violazioni dei diritti umani e civili che, se compiute altrove, susciterebbero valanghe di sanzioni

4)Trasmutazione dei principi umanistici

La cultura europea moderna, a partire dal Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco, per passare a Nietzsche, a Heidegger, a Buber, a Teilhard de Chardin, a Jünger, a Kurzweil, vive in una prospettiva apocalittica, in cui comunque il significato delle cose non può rimanere lo stesso ch’esso era prima della rivoluzione tecnologica.

Alla prova del dominio delle macchine intelligenti, valori sempre invocati dal Mainstream europeo rischiano, come rilevavano già Nietzsche e Saint-Exupéry- di rivelarsi inattuabili – anzi, di fare da copertura al loro opposto-. La “misericordia” rischia di divenire la copertura dell’ignavia; l’”umanesimo”, dell’assistenzialismo burocratico; l’”eguaglianza”, dell’omologazione, la “libertà”, della manipolazione occulta, la “democrazia”, di una vera e propria  messa in scena; i “diritti”, delle discriminazioni a rovescio; la “pace”, di una guerra infinita sotto le menzognere insegne dell’aiuto umanitario.

Indipendentemente dalla tecnica legislativa prescelta, occorre una ridefinizione dei diritti civili alla luce dell’intelligenza artificiale, che realizzi concretamente libertà e solidarietà in un mondo dominato dalle macchine.

La Carta Europea dei Diritti dovrebbe enfatizzare i diritti di libertà contro la Società del Controllo Totale

V. APPELLO AL MOVIMENTO EUROPEO

Come sin vede dall’ esemplificazione qui fatta dei singoli temi, occorrerebbe un lavoro serio e di lungo periodo, assolutamente alieno all’ approccio molto sbrigativo adottato dagli Stati Membri e dalle Istituzioni.

Per questo motivo, ribadiamo la nostra adesione alla proposta del Movimento Europeo, che i lavori della Piattaforma della Conferenza sul Futuro dell’ Europa proseguano fino alle prossime elezioni europee, trasformandosi in un comitato promotore, che sottoponga le proprie proposte ai partiti e ai candidati, con la speranza che il prossimo Parlamento si assuma un ruolo costituente, avvalendosi anche dei lavori preliminari svolti con la Piattaforma.

A questa proposta, aggiungiamo anche quella che il Movimento Europeo si faccia tramite, a livello europeo, di iniziative di ogni genere volte ad approfondire i temi qui indicati, al fine di pervenire alla scadenza delle prossime elezioni europee con un bagaglio completo di proposte e di argomenti adeguate alla scadenza del 2024, quando tanto i progetti cinesi di “Made in China 2025”, quanto quelle americane della Commissione NSCAI, si saranno oramai sostanzialmente realizzati, sicché nessuno potrà trincerarsi dieto al fatto di non sapere, o alla pretesa che una politica autonoma del digitale sia impossibile per degli Stati di dimensioni continentali. Come abbiamo cercato di illustrare in questa nota, tutto il dibattito europeo ne dovrebbe risultare sconvolto, secondo le linee direttrici che raccomandiamo con questa nota.

Desideriamo, con la presente, fornire al Movimento Europeo e ai nostri lettori, suggerimenti e materiali utili per questo impegnativo periodo di attività. Stiamo preparando nuove manifestazioni ed opere dedicate specificamente alla Conferenza.

Associazione Culturale Diàlexis

La questione linguistica dopo Brexit non è procrastinabile.

LINKS:

1)Alla Piattaforma dei Cittadini: futureu.europe.eu#

2)Alle proposte già inserite nella Piattaforma:

Role of the European Movement within European Institutional framework

Role of the European Movement within European Institutional framework – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Agenzia Europea per la Tecnologia Agenzia Europea per la Tecnologia – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia digitale europea Accademia digitale europea. – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Agenzia Internazionale Per Il Principio Di Precauzione (https://futureu.europa.eu/processes/OtherIdeas/f/8/proposals/1458)

Trattati Internazionali sulle armi autonome (LAWS)( Trattati Internazionali sulle armi autonome (LAWS) – Idee – Altre idee – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Legge organica sull’ intelligenza artificiale

Legge organica sull’ intelligenza artificiale – Idee – Altre idee – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Digital Champions

European Digital Champions – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Regolamento organico per le piattaforme digitali  Regolamento organico per le piattaforme digitali – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Codex Juris Technologici

Codex Juris Technologici – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia Militare Europea

Accademia Militare Europea – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Intelligence Service

A European Intelligence Service – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Group of Strategical Reflection

A European Group of Strategical Reflection – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A Multi-level Task Force for European Constitutionalism

A Multi-level Task Force for European Constitutionalism – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Basic Points of a Constitutional Frame for Europe’s Multi-level Governance

Basic Points of a Constitutional Frame for Europe’s Multi-level Governance – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Rewording the European Charter of Rights

Rewording the European Charter of Rights – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A Task Force Concerning the Linguistic Regime of the Union

A Task Force Concerning the Linguistic Regime of the Union – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Motore di Ricerca Europeo

Motore di Ricerca Europeo – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Piattaforma Commerciale Europea

Piattaforma Commerciale Europea – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Piattaforma social europea

Piattaforma social europea – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Publishing, Movies and Tourism about European Culture

Publishing, Movies and Tourism about European Culture – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

 Piattaforma della cultura e identità europee

Piattaforma della cultura e identità europee. – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Curricula europei

Curricula europei – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Philosophical Academy

European Philosophical Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Philological Academy

European Philological Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Theological Academy

A European Theological Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia Superiore Europea

Accademia Superiore Europea – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

3)Agli eventi già realizzati:

COME GUARIRE LA MALATTIA DELL’ EUROPA (COME CURARE LA "MALATTIA DELL' EUROPA"? – Eventi – Altre idee – Conference on the Future of Europe);

4)Ai volumi già  pubblicati sugli argomenti pertinenti alla Conferenza, e, in particolare:

a)10.000 anni d’Identità Europea, Primo Volume, Patrios Politeia ,Torino, 2006 (cfr amazonaws.com);

b)Re-starting EU Economy via Technology-intensive Industries(cfr. Microsoft Word – Economy 22 settembre.docx (amazonaws.com);

c)Codex Juris Technologici (cfr Corpus Juris Technologici – Riccardo Lala, Associazione Culturale Diàlexis – Alpina – 9788890247064 (streetlib.com);

d)European Technology Agency (cfr PaginedaRiccardoLalaEUROPEANTECHNOLOGYAGENCYpreview_aefbf634-8bee-44e3-b424-786c7a6bde6d.pdf (amazonaws.com);

e)L’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino(cfr L’Istituto per l’Intelligenza Artificiale di Torino – Documentazione e Riflessioni (amazonaws.com).

f) Es Patrida Gaian (Es Patrida Gaian – AA VV – Associazione Culturale Diàlexis – Alpina – 9788834120330 (streetlib.com)

g)Il ruolo dei lavoratori nell’ era dell’ intelligenza artificiale

(anteprima_9c541f10-3c5e-4be2-9353-bd9e2059470b.pdf (amazonaws.com)

Data l’importanza e l’urgenza delle attività in corso, preghiamo i nostri lettori di segnalarci i loro interessi, le loro  osservazioni, le loro obiezioni e le loro proposte, da inserire nei nostri programmi, e soprattutto il Movimento Europeo di aprire al più presto un dibattito su questi temi.

TECNICA, POLITICA E FILOSOFIA:

dibattito avviato fra Massimo Cacciari e Donatella De Cesare

Donatella De Cesare

E’ senz’altro positivo che la designazione a primo ministro di Mario Draghi abbia ravvivato il dibattito sui ruoli di tecnica, politica e filosofia (certamente il problema numero uno del nostro tempo).

Il governo dei tecnici era stato posto all’ordine del giorno fin dagli albori della Modernità, dal socialismo utopistico,l’ altra faccia del positivismo. Come giustamente osservava già Heidegger, questa “Tecnica” non era qualcosa di puramente tecnico. Essa era infatti quella “nuova scienza” mediante la quale, secondo il Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo Tedesco, l’uomo si sarebbe “salvato da solo”. Secondo Enfantin e Comte, questi tecnici-teologi avrebbero dovuto divenire i nuovi politici. In effetti, qualche decennio più tardi,  epoca appaiono i primi tecnici al governo: Rathenau, Bogdanov, Salazar, Hoover, Goering, Einaudi….

Intanto, la tecnica condizionava sempre più la società e la cultura: la rivoluzione industriale, il marxismo, taylorismo e fordismo, corporativismo…Auschwitz e la bomba atomica portano al centro del dibattito politico la Questione della Tecnica, e la corsa agli armamenti e allo spazio e la coesistenza pacifica segnano un ulteriore momento di valorizzazione politica della tecnica, che diviene l’arena in cui si affrontano le diverse visioni del mondo modernistiche per affermare la loro rispettiva superiorità.

Non per nulla, la lunga fase che va dagli Anni 50 agli anni 80 è dominata, in URSS, dall’ Ingegner Brezhnev. Secondo l’economista Oskar Lange, il socialismo avrebbe potuto prevalere sul capitalismo solamente grazie all’ informatica: l’Ideologia Californiana postula una tecnocrazia digitale capace di realizzare una sintesi fra i due sistemi: la “Googleization of the World”. E, difatti, con i manager di Google, compare una tipologia sociale inedita, che realizza quest’idea del tecnico  come sintesi fra il teologo, il filosofo, l’imprenditore e il politico.

E’ senz’altro positivo che la designazione a primo ministro di Mario Draghi abbia ravvivato il dibattito sui ruoli di tecnica, politica e filosofia (certamente il problema numero uno del nostro tempo).

Il governo dei tecnici era stato posto all’ordine del giorno fin dagli albori della Modernità, dal socialismo utopistico,l’ altra faccia del positivismo. Come giustamente osservava già Heidegger, questa “Tecnica” non era qualcosa di puramente tecnico. Essa era infatti quella “nuova scienza” mediante la quale, secondo il Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo Tedesco, l’uomo si sarebbe “salvato da solo”. Secondo Enfantin e Comte, questi tecnici-teologi avrebbero dovuto divenire i nuovi politici. In effetti, qualche decennio più tardi,  epoca appaiono i primi tecnici al governo: Rathenau, Bogdanov, Salazar, Hoover, Goering, Einaudi….

Intanto, la tecnica condizionava sempre più la società e la cultura: la rivoluzione industriale, il marxismo, taylorismo e fordismo, corporativismo…Auschwitz e la bomba atomica portano al centro del dibattito politico la Questione della Tecnica, e la corsa agli armamenti e allo spazio e la coesistenza pacifica segnano un ulteriore momento di valorizzazione politica della tecnica, che diviene l’arena in cui si affrontano le diverse visioni del mondo modernistiche per affermare la loro rispettiva superiorità.

Non per nulla, la lunga fase che va dagli Anni 50 agli anni 80 è dominata, in URSS, dall’ Ingegner Brezhnev. Secondo l’economista Oskar Lange, il socialismo avrebbe potuto prevalere sul capitalismo solamente grazie all’ informatica: l’Ideologia Californiana postula una tecnocrazia digitale capace di realizzare una sintesi fra i due sistemi: la “Googleization of the World”. E, difatti, con i manager di Google, compare una tipologia sociale inedita, che realizza quest’idea del tecnico  come sintesi fra il teologo, il filosofo, l’imprenditore e il politico.

Henri de Saint Simon

1.La Commissione NSCAI: trionfo della lobby informatica

Per il direttore tecnico Kurzweil, la transizione digitale porta automaticamente con sé il superamento dell’ uomo da parte delle macchine; per Eric Schmidt (nominato dal Congresso americano presidente della Commissione NSCAI), Google avrebbe sostituito Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo. E, in effetti, l’oggetto stesso della Commissione NSCAI è proprio un immane sforzo volontaristico dell’America per raggiungere la Cina nel campo dell’Intelligenza Artificiale, nell’ambito dello sforzo ancor maggiore promosso dalla Risoluzione S 1169.

Si tratta di riproporre, nei confronti della Cina, quello stesso programma di contenimento tecnologico esercitato, nei confronti dell’ URSS, ai tempi dello Sputnik e di Gagarin. Si tratta anche di disciplinare gli alleati, i quali dovrebbero rinunziare alle loro velleità di “Autonomia Strategica Digitale” nel nome di una presunta comunità di valori e d’interessi all’ interno di una pretesa “civiltà occidentale”.

E’ chiaro come, in questo contesto, la tecnica divenga più che mai un momento determinante della lotta per il potere mondiale: dal punto di vista esistenziale (per il rapporto uomo-macchina); da quello ideologico (per la “curvatura etica” data alle diverse politiche del digitale); da quello militare (per il legame fra controllo totale e guerra nucleare); dal punto di vista sociale (per la pregnanza del digitale nel configurare l’umanità del futuro); da quello economico (per la capacità dei GAFAM di drenare enormi quantità di risorse da un continente all’ altro); da quello politico, per la possibilità, attraverso i social networks e lo spionaggio elettronico, di manipolare l’opinione pubblica e l’elettorato (basti pensare alla controversia fra il Movimento 5  Stelle e la Casaleggio e Associati).

In questa situazione, è ovvio che i tecnici hanno già di fatto in mano, non soltanto la politica e la comunicazione, ma anche l’ Accademia, che tutte dipendono dai GAFAM (per le possibilità di ricatto, le enormi ricchezze, i legami con lo spionaggio, e con l’editoria, i finanziamenti alla ricerca.Come stupirsi allora se, anche dal punto di vista formale, il governo di un certo numero di Paesi venisse affidato anche formalmente a dei tecnici?

La competizione sino-americana per l’ Intelligenza Artificiale

2.Il caso Draghi

Per la verità, non sembra che il caso Draghi costituisca la svolta determinante a questo riguardo. In effetti,  è vero che Draghi è emerso attraverso un lungo processo, non elettorale, bensì di cooptazione (accademica, burocratica, governativa, presidenziale), però anche quest’ultima presuppone una non comune abilità politica e un notevole grado di complicità con le tendenze ideologiche e di potere dell’élite dominante.

Quando si contrappongono i “tecnici” ai “politici”, s’intende riferirsi ai “politici democratici”, vale a dire quelli emersi da un curriculum di tipo elettorale. Ma, se così è, buona parte dei leaders storici dell’Occidente non sono affatto emersi da un confronto elettorale, bensì da percorsi diversi. Basti pensare ad Eisenhower, a De Gaulle, a De Gasperi, a Togliatti, alla Merkel, a Di Pietro, Berlusconi, Ciampi, Monti, Grillo…

Certamente, il monopolio della tecnica non è riconducibile tanto all’universale  aggiramento dei processi democratici, bensì molto di più a un fenomeno ancor più importante e generalizzato: l’impossibilità per i cittadini dei Paesi democratici d’influire comunque in qualche modo sulla scelta dei fini della politica.

Anche questa non è una novità. Avrebbero potuto i vari Paesi d’Europa rifiutarsi, dopo la IIa Guerra Mondiale,  di aderire ai blocchi, rispettivamente, americano o sovietico? Avebbero potuto fuoriuscire dall’ “società dei consumi”? E, oggi, è l’Europa libera di conquistarsi, come preteso da Macron, Merkel e Borrell, la propria “sovranità strategica” (culturale, militare, tecnologica, economica)?

Erich Schmidt alla presentazione di “The New Digital Age”

3.Il fine della Modernità

In realtà, nonostante la debolezza delle “teorie del complotto”, non si può negare che i fini dell’Europa e del mondo fossero stati effettivamente definiti in modo non trasparente già dai fondatori dell’ Idealismo, da imprenditori visionari come Saint Simon, Owen e Fourier; da sette integraliste come la Chiesa Positivistadi Auguste Comte, i Cosmisti russi,  la “Singularity University”; da multinazionali come  quelle dei  GAFAM e dei BATX, rispetto ai quali i politici, da Eisenhower a Prodi, da Juncker a Renzi, fino a Biden e all’attuale Commissione Europea, sono stati e sono in evidente soggezione.

Come risultato di questo processo storico, il Fine della Storia fissato all’ Umanità intera dal Complesso Informatico-Militare è oggi rappresentato dall’ unione fra uomo e macchina, fra natura e tecnica, fra impresa e Stato, in un’unica Megamacchina, capace di controllare il mondo intero, e di sopprimere tutte le alterità, e quindi la stessa vita sulla terra.

E’ stato inutile che, nell’ultimo secolo,  pensatori come Huxley e Asimov, Joy e Rees, si siano adoprati per denunziare i lati oscuri di questo progetto e proporre alternative: grazie alle strette connessioni fra il “post-umanismo” e la “Società dell’ 1%”, il progetto nichilistico sta procedendo , e la stessa competitività anche militare fra gli Stati Uniti e il resto del mondo rischia di accelerare la presa di potere delle macchine, grazie alla “guerra al tempo delle macchine intelligenti”, che, secondo Manuel de Landa, sarà determinante a questi effetti.

Quest’ obiettivo, solo parzialmente irrealistico, costituisce l’eredità di una millenaria evoluzione, che parte dalle religioni nichilistiche dell’ antica India, passa per il dualismo esasperato della cultura persiana, riemerge carsicamente nelle Religioni Occidentali, per  reincarnarsi infine nel messianismo immanentisticodella Modernità, per incarnarsi nel modo più estremo nella Società del Controllo Totale e nella Guerra al Tempo delle Macchine Intelligenti (de Landa), inaugurata ufficialmente qualche giorno fa con l’utilizzo, nella guerra civile libica, del drone intelligente assassino “Kargu” dell’ Esercito Turco.

IL sottosegretario americano Blinken

4.Chi comanda in Europa?

Per ora, il controllo, sull’ Europa del Complesso Informatico-Militare, è solamente indiretto. Infatti, l’Europa non possiede un suo moderno esercito digitalizzato. Pertanto, l’importante è renderle impossibile arrivarci, in modo ch’essa assista impotente alla presa del potere a livello mondiale delle macchine intelligenti.

A questo scopo bastano gli strumenti di un’America a sua volta controllata dai GAFAM: i poteri del Presidente; le lobbies delle grandi famiglie; il DoD ;l’ “intelligence community”; Hollywood…

Come afferma giustamente Donatella De Cesare, “Dietro il Tecnico, tanto più se ben funzionante come ora, spunta l’ingranaggio di una governance amministrativa che minaccia di rendere superfluo e vacuo il Politico”.A nostro avviso, la realtà è ancora più complessa, perché la “governance amministrativa” dei Ministeri, della Commissione Europea, delle Associazioni di categoria, è essa stessa impotente ed eterodiretta, come dimostrano gli sconcertanti rapporti fra i GAFAM, Juncker, le Istituzioni, Renzi; quelle fra la Mackinsey e l’ attuale Governo; quelli fra Rothschild e Macron; e, infine, l’inaudita vicenda dello spionaggio della Danimarca, per conto degli USA, contro i leaders europei.

Per questo, la conclusione di Donatella di Cesare ci sembra esageratamente ottimistica: “Perciò, malgrado tutto, bisogna far sì che il Politico si riprenda presto il proprio ruolo.”Perché ciò avvenga, non basterebbe certo che, eletto Draghi a Presidente della Repubblica, si tenessero finalmente delle elezioni, ma sarebbe invece preliminarmente necessario un ben più profondo rivolgimento a livello europeo, in forza del quale potesse emergere un nuovo schieramento, alternativo a quelli attuali, che si opponesse a dare per scontato che il Fine della Storia è un sostanziale passaggio di consegne fra l’ uomo e la macchina. Tra l’altro, solo allora si potrebbe parlare di una democrazia europea, cioè della possibilità di scelta fra due reali alternative.

Inoltre, affinché il passaggio di consegne alle macchine fosse veramente scongiurato non  basta certo la cosiddetta “etica dell’ Intelligenza Artificiale” di cui tanto si parla. Come ha scritto Padre Philip Larrey, se si considera che praticamente tutto il sistema digitale è una colossale arma autonoma ancillare alla guerra nucleare, è impossibile darle un’etica, che non sia il dovere di uccidere. Infatti, lo scopo di un’arma è quello di uccidere.

Inoltre,l’etica la possono avere solo degli uomini, che, con il loro libero arbitrio, possono decidere, a loro rischio e pericolo, di fermare quell’ arma.

Infine, come ha fatto rilevare lo stesso Schmidt, sarebbe anche impossibile imprimere nell’ Intelligenza Artificiale, un’”etica universale”, perché le etiche sono molte, e sono situate storicamente e geograficamente.

5.L’Europa, unica barriera contro il Controllo delle Macchine Intelligenti

Un’Europa non dipendente dalla Tecnica  avrebbe una cultura molto diversa da quella attuale, basata sulla  “salvezza dell’ uomo attraverso la tecnica”, in una “Fine della Storia” che elimini il conflitto eliminando la differenza. Come aveva scritto in modo insuperabile già Ippocrate, gli Europei, essendo localizzati in un Paese molto frastagliato e differenziato, hanno sviluppato fin dai primordi il carattere dell’ “Autonomia”, che li rende insofferenti non solo ai poteri troppo centralizzati, bensì anche agli eccessi di conformismo e di moralismo, che soffochino la loro personalità. Solo degli Europei molto differenziati, che ricerchino ciascuno a suo modo l’eccellenza, possono avere in sé lo stimolo a reagire all’ imposizione delle macchine, tenendo sempre viva la necessaria resistenza.

La Conferenza sul Futuro dell’ Europa ci offre un’occasione imperdibile per affrontare questo fondamentale argomento, eb per tradurlo in proposte concrete di governo.

Conteremmo d’inserire questo dibattito all’ interno, non solo della Conferenza per il Futuro dell’ Europa, bensì anche del prossimo Salone del Libro

CONGIURE CONTRO IL PIEMONTE DIGITALE: si ripete “Il caso Olivetti?”

Le enormi difficoltà che Torino incontra da ormai quasi un anno per farsi riconoscere il ruolo (promessole dal Governo Conte) di sede dell’Istituto Italiano d’Intelligenza Artificiale conferma che vi sono correnti e interessi ostili allo sviluppo di un’industria digitale seria, non solo a Torino, ma, in generale, in Europa.

Ne costituiscono prove l’assenza, nel Recovery Plan-Next Generation europeo e nel PNRR italiano (per ora ancora solo sulla carta) di qualunque previsione a favore della nascita di multinazionali europee del digitale, come pure il fallimento di tutte le iniziative intraprese dalla Commissione per limitare il potere dei GAFAM, e, infine, la violentissima requisitoria del Parlamento Europeo contro l’inattività delle istituzioni e degli Stati Membri per attuare realmente il GDPR.

L’ultima beffa è stata costituita dalla destinazione di 30 milioni (che voci di corridoio governative attribuivano all’Istituto), per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel settore “automotive”, stanziati a favore del Politecnico, mentre invece nulla si sta facendo per l’ Istituto, i cui compiti non dovrebbero essere settoriali, bensì generali, come illustrato in precedenti post, e non possono certo esaurirsi nel canalizzare fondi destinati a determinate imprese.

Prendiamo atto con piacere che i politici torinesi di tanto in tanto reagiscono a questo stallo, ma si tratta d’ interventi isolati e scoordinati.

Eppure, Torino presenterebbe tutte le caratteristiche per sviluppare un’industria digitale competitiva, purché le pubbliche Autorità l’aiutassero, così come il DARPA aveva aiutato la nascita dei GAFAM. Cosa che tanto l’Unione, quanto i Governi nazionali, rifiutano di fare, non rispondendo neppure alle continue sollecitazioni in tal senso.

E non si dica che solo le Superpotenze possono permettersi di creare i loro Campioni Nazionali digitali, perché, come scrive Ruchir Sharma su Foreign Affairs, anche una serie di potenze medie, come India, Indonesia, Turchia, Colombia, Cile, e perfino  Polonia, Kenya e Nigeria, stanno creando i loro campioni.

 Che anche l’Europa (e l’Italia) facessero qualcosa sarebbe il minimo che ci si potrebbe e dovrebbe attendere da un’Unione che vanta addirittura la propria “sovranità strategica digitale”, ma che in realtà sembra orientata piuttosto a rinchiudersi deliberatamente nell’ arretratezza.

1.Si ripetono i misfatti del 1960-61?

La situazione di oggi riporta all’attualità la triste vicenda che portò alla disintegrazione dell’impero Olivetti, e, in particolare, il sogno di Adriano Olivetti di realizzare, intorno a Ivrea, un’impresa digitale di respiro mondiale, culminata nel progetto del calcolatore P101.

L’anno scorso ricorreva il 60° anniversario della morte di Adriano Olivetti, e quest’anno quellom della morte, di poco successiva, del suo direttore Mario Tchou, il “padre” dell’ELEA 9003 e della P 101, deceduto in un misterioso incidente sulla Torino-Milano il 9 novembre 1961 (data  che si riserviamo di commemorare adeguatamente).Secondo il circostanziatissimo libro di Meryle Secrest, una giornalista americana intima degli Olivetti, uscito non casualmente in America nel 2019 e in Italia  l’anno scorso, vi fu un preciso complotto, ch’essa chiama “tempesta perfetta” per impedire che la Olivetti, forte dell’acquisizione della Underwood e del prestigioso progetto P101, divenisse la prima vera multinazionale dell’informatica, con ramificazioni in USA, in Russia e perfino in Cina, e con un background culturale, politico e sociale che anticipava di cinquant’anni la Silicon Valley, realizzando così un mutamento geopolitico di primaria importanza (Il caso Olivetti, Rizzoli, 2020.

Per impedire quel progetto, furono mobilitati politici, imprenditori, banche (a cominciare dalla Banca d’ Italia),governi e servizi segreti,  con l’obiettivo primario di chiudere la divisione informatica, che, secondo Valletta, costituiva “un neo da estirpare”,  come lo stesso Paolo Fresco, che aveva acquisito la divisione per conto di General Electric, ha confermato nelle sue memorie.

La pretesa dei poteri forti che il Piemonte si concentrasse nella produzione di automobili di bassa gamma poteva ancora avere un senso allora, quando l’industria autoveicolistica torinese impiegava 300.000 persone e il mercato italiano assorbiva milioni di vetture, ma non ne ha certo più ora, quando Torino non è che uno stabilimento periferico di Stellantis e tutte le sue attività decisive sono localizzate altrove, mentre invece tutto il mondo corre verso il digitale

2.Torino  è stata svuotata per l’assenza della politica

Di fronte all’ evidenza del fatto che Torino ha bisogno di una nuova attività trainante, quel che resta delle attività passate si coalizza per fare barriera contro il nuovo. Procedendo così, andiamo verso un ulteriore svuotamento della città: dopo la capitale, il cinema, la moda, l’editoria, i cuscinetti a sfere, le macchine da scrivere, la formazione, l’autoveicolistico, che cosa ci possono ancora portare via? Più la città si svuota, più vengono meno le forze sociali che la difendevano: la Corte, l’ aristocrazia, l’esercito, gl’imprenditori, gl’ intellettuali, gli operai, i manager…

La stampa aveva informato la cittadinanza che sarebbe stato costituito un comitato promotore, coordinato da Don Luca Peyron. Qualcosa si sta muovendo?

Con quale coraggio i politici dei vari partiti del territorio si presenteranno alle prossime elezioni amministrative se avranno lasciato cadere la migliore occasione che si è presentata inaspettatamente alla città grazie agli sforzi dell’Arcidiocesi di Torino?

I giochi non sono ancora fatti. Perciò, invitiamo tutti a rimboccarsi le maniche, venendo allo scoperto con concrete proposte al Governo.

Per ciò che la riguarda,l’Associazione Culturale Diàlexis ha fatto tutto quanto possibile, partecipando alle consultazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, coinvolgendo le Istituzioni Europee, pubblicando il libro bianco “L’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale”(ora disponibile anche in forma cartacea), inserendo il tema nella piattaforma della Conferenza per il Futuro dell’ Europa,  organizzando ben 4 eventi, e lanciando una petizione indirizzata al Presidente Draghi e al Ministro Giorgetti, ed è ancora a disposizione per procedere oltre in queste attività.

Tuttavia, occorre accelerare, perché tutto il mondo si sta muovendo.

Chi si ferma è perduto!

ISTITUITA IN VATICANO LA FONDAZIONE RenAIssance, che si occuperà d’intelligenza artificiale.

Stupisce, dinanzi alla lentezza dell’Italia, dell’Unione Europea e perfino degli Stati Uniti e della Cina, nel darsi una struttura dedicata all’ Intelligenza Artificiale, la rapidità di azione dimostrata invece in questo campo da parte del Vaticano.

Mentre, infatti, la Commissione NSCAI ha appena proposto al presidente americano la costituzione di un Artificial Intelligence Board, e l’ Italia fatica a dare attuazione all’idea, espressa dal Governo Conte, di creare a Torino l’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale, il Vaticano ha già creato la sua fondazione.

E, a ben vedere, non vi è, in questo, nulla di eccezionale, giacché, come insistiamo a dire da molto tempo, l’Intelligenza Artificiale rientra senz’ ombra di dubbio nell’ esperienza religiosa, come affermato con decisione da autori diversi  quali Meyrink, Capek, Teilhard de Chardin, McLuhan, Pouwels, Idel e Kurzweil, e il Vaticano ne è da tempo consapevole.

Uno dei temi più ricorrenti a questo proposito è quello, caro già a Newton, dell’azione tecnica quale prosecuzione dell’opera creatrice di Dio. L’altro è quello, attribuito dal mito a Rabbi Loew, secondo cui i Golem verrebbero  creati per proteggere dalle persecuzioni il popolo d’ Israele. Secondo Capek, poi, l’esistenza di automi capaci di riprodursi sarà un dono di Dio all’Umanità per ovviare alla decadenza dell’umano, espressa dalla crisi della natalità.Per gli Hojjatiyye iraniani, l’esistenza dell’intelligenza artificiale sarebbe un segno dell’approssimarsi dell’ avvento del Mahdi.Poi, per Kurzweil, l’intelligenza artificiale sarà una realtà sovraumana in grado di decidere la sorte dell’Universo. Infine, secondo McLuhan, la rivoluzione elettronica avrebbe costituito semplicemente l’avvento dell’ Anticristo.

Per ciò che riguarda la Chiesa, essa si trova da sempre al centro dei dibattiti sull’ Intelligenza Artificiale, in quanto ad essa il pensiero rivoluzionario settecentesco attribuiva  la funzione storica di aver anticipato, con la sua escatologia, la sua ecclesiologia e la sua etica, la nuova “Religione dell’ Umanità”, la “nuova mitologia” idealistica e positivistica, che sfocerà  alla fine nella “religione di Internet” quale principio di ”quasi eternità”.

La Chiesa stessa non è stata certo estranea alla nascita di queste narrazioni, in particolare attraverso le opere di Teilhard de Chardin, a cui, non per caso, ancora due anni fa la Chiesa aveva rifiutato di togliere l’interdetto.

Il dibattito sull’ Intelligenza Artificiale parte dal Golem di Praga

1.I presupposti culturali dell’ intelligenza artificiale

Giustamente, quindi, la Chiesa si è preoccupata dei presupposti culturali dell’ Intelligenza Culturale, sponsorizzando la firma, nel 2020, del “Rome Call for AI Ethics. A livello locale, l’ Arcidiocesi di Torino, si è battuto e si batte per la creazione dell’ Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino.

Come risulta dal titolo del “Call”, la “questione culturale” dell’ Intelligenza Artificiale tende a identificarsi, per la Chiesa  come per l’accademia, per l’industria e per la politica, con la “questione etica”, che vede, sostanzialmente, l’ Intelligenza Artificiale come  uno strumento di governance, che, come tale, è neutro, e può quindi essere utilizzato in modo “etico” o “non etico”. Impostazione discutibile, poiché, come affermato da Heidegger, “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, bensì una realtà esistenziale.

Per questo suo approccio limitativo, il “call” si inseriva nella sequenza degl’infiniti “codici etici” emanati da organizzazioni professionali ed accademiche,e ripresi sostenziamente nella recente normativa UE. Tali codici riprendono sostanzialmente l’insuperata idea delle “Tre Leggi della Robotica”, le quali a loro volta si riducevano all’ unico comandamento secondo cui i robot non debbono fare nulla che sia dannoso per l’ Umanità.Per altro, tutta la sterminata produzione letteraria di Asimov, inventore delle Tre Leggi,  ha avuto per obiettivo quello di dimostrare esse, ch’egli, negli Anni ’50 del XX Secolo, immaginava fossero adottate dall’ umanità del futuro, non avrebbero mai potuto funzionare, perché un precetto normativo non è  fa parte del linguaggio macchina, e, inoltre, perché l’Intelligenza Artificiale presuppone proprio l’autonomizzarsi della macchina dalla logica umana.

L’Intelligenza Artificiale parte dallo “Hair Trigger Alert” dei missili nucleari

2.Etica dell’ Intelligenza Artificiale ed Equilibrio del Terrore

Anche noi riteniamo che la formulazione di precetti etici destinati alle macchine (o agli sviluppatori che devono progettare le macchine) sia inefficace. Ma, quand’anche vi fosse questa possibilità di trasfondere in algoritmi dei principi normativi generali ed astratti , sorgerebbero problemi di altro genere.

Infatti, innanzitutto,  come ha dimostrato De Landa,  l’intero universo macchinico è parte integrante di un sistema geopolitico fondato sull’ equilibrio del terrore. Anche le applicazioni più innocenti come i cellulari o Alexa, essendo utilizzati per controllare il comportamento delle persone, fanno parte dell’ intelligence finalizzata ad anticipare un colpo nucleare avversario. Le macchine vengono usate prioritariamente per garantire  la Mutua Distruzione Garantita (MAD), che non è certo un principio etico. Etico è disattivarle, come dimostrato nel 1983 dal Tenente-Colonnello Petrov.

Secondo il mito, l’inventore del Golem, Rabbi Loew, poteva disattivarlo sostituendo una scheda nella sua testa

3.La virtù nell’ era delle Macchine Intelligenti

Quindi, i principi etici vanno inculcati prima nei membri della classe dirigente che controlla le macchine. Ed è ciò di cui sembra si stia discutendo fra le Superpotenze, con incerti risultati, come dimostrato per esempio dalle parallele discussioni sulla messa al bando delle armi nucleari e sulle armi autonome. Tuttavia, un effettivo controllo sulle macchine presuppone la capacità dell’ umano di mantenere un elevatissimo livello di efficienza, quale quello richiesto ad “analisti” dell’ Armata Rossa, come il Tenente Colonnello Petrov, capace di individuare in pochi secondi un errore di funzionamento della difesa nucleare sovietica, di assumersi la responsabilità di forzare il regolamento militare , e, infine, di imporsi a 150 ufficiali suoi subordinati che chiedevano a gran voce l’attivazione del sistema missilistico.

Per realizzare in tutto il mondo e in ogni momento un controllo capillare contro il malfunzionamento del sistema macchinico, occorre realizzare un’educazione capillare dell’intera umanità, sia dal punto di vista tecnico (conoscenza dei sistemi),sia da quello della maturità filosofica (solida adesione a dei principi),sia da quello decisionale (prontezza di riflessi e forza di carattere), sia, infine, da quello della conoscenza delle complesse normative sui vincoli del sistema macchinico (per esempio, degli accordi internazionali sulle armi autonome).

Per fare ciò, è senz’altro utile il contributo delle religioni, nate in ere di gradi avversità, le cui etiche erano volte in gran parte a forgiare l’uomo per renderlo capace di reagire in modo umano alle continue sfide del mondo. Su queste basi erano state costruite le etiche classica, confuciana, ebraica e cristiana. La concezione delle “virtù” (cardinali e teologali) era  funzionale proprio alla poliedricità delle capacità richieste per far fronte alle più svariate sfide.

La nostra era digitale non è infatti più libera da insidie di quelle degli Stati Combattenti o dell’Impero Romano. Ogni passo avventato, del sistema (guerra nucleare), o di singoli (catastrofi come il Ponte Morandi) può essere fatale per l’umanità.

Secondo Max Weber, ci siamo rinchiusi noi stessi in una gabbia d’acciaio

4. Salvare l’umano dal macchinico

Ma, al di là di questo, giacché “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, è l’avanzare stesso del mondo macchinico che, come vedevano già Max Weber, Heidegger e Anders, ci porta a rinchiuderci nella nostra “gabbia d’acciaio”, paralizzando ogni guizzo di umanità. In questo senso, la resistenza dev’essere ancor più capillare.

Infine, l’argomento  principe che viene usato per disinnescare la paura dell’Intelligenza Artificiale (che, cioè, questa non arriverà mai ad un livello sufficientemente di creatività da sostituire quella umana) è un’arma a doppio  taglio, perché, come dimostra ancor sempre l’esempio di Petrov, il pericolo viene proprio dal carattere conservatore e conformistico dell’informatica. Il regolamento militare, che prevedeva il “first strike” nucleare a meno che non vi fosse un contrordine del Comitato Centrale del PCUS, incarnava la volontà di quest’ultimo di mantenere il proprio potere. Per questo, il rifiuto di telefonare al Comitato Centrale, per quanto oggettivamente provvidenziale, fu considerato una colpa per Petrov, che fu infatti mobbizzato.

Le deviazioni dalla logica del sistema macchinico, o la lotta contro gli abusi di questo, come quelle di Assange, Snowden, e perfino Schrems, sono considerate delle colpe, che vengono sanzionate, non già come tali, bensì attraverso i più svariati mezzi di pressione indiretta.

Il peso che le multinazionali del web hanno in tutte le società contemporanee è dimostrato dal fatto stesso che il “Call for an ethic AI” sia stato firmato innanzitutto, dai GAFAM, responsabili delle maggiori violazioni dell’ etica in campo digitale, oltre dal fatto che la commissione NSCAI sull’intelligenza artificiale, che ha appena concluso i lavori, sia capeggiata da Eric Schmidt, Presidente di Google, il quale, nella sua opera del 2010 “The New Digital Age”, aveva formulato la tesi secondo cui Google avrebbe dovuto subentrare a Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo.

Lo studio dei presupposti culturali, e soprattutto etici, dell’Intelligenza Artificiale, non può non tenere conto di questo vastissimo scenario, ché, altrimenti, si tradurrebbe in un esercizio retorico e propagandistico, né può esimersi da un’azione politica, ci cui la Chiesa, se lo vuole, è senz’altro capace.

Per questo, non possiamo ovviamente non salutare positivamente la nascita della nuova Fondazione, augurandoci ch’essa possa servire di stimolo, da un lato, alla creazione delle corrispondenti istituzioni europea ed italiana, e, dall’ altra, all’avvio, da parte della Chiesa, ma non soltanto, di una riflessione a tutto tondo sul  futuro digitale dell’ Umanità, che vada al di là dei limiti angusti dell’attuale “etica digitale” .

18 maggio 2021 Il Vaticano ha istituito una Fondazione che si occuperà di intelligenza artificiale. Accogliendo la richiesta del presidente della Pontificia Accademia per la Vita mons. Vincenzo Paglia, papa Francesco – con un rescritto ‘ex audientia’ firmato il 16 aprile scorso dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin – ha istituito infatti la Fondazione ‘renAIssance’, con personalità canonica giuridica pubblica, che ha sede nello Stato della Città del Vaticano, presso la stessa Accademia per la Vita. A dare la notizia l’’ANSA. Già approvato anche lo statuto del nuovo organismo. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vaticano-istituita-Fondazione-per-intelligenza-artificiale-1acbf056-2d7d-4ae6-af11-be217acf8607.htmlCOMUNICATO

“SE VOGLIAMO CHE TUTTO RIMANGA COME È, BISOGNA CHE TUTTO CAMBI”,da Tomasi di Lampedusa al vertice sociale di Porto

DOMATTINA ALLE 10, WEBINAR DI DIALEXIS IN APERTURA DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA


Il link per partecipare è:


https://zoom.us/j/99951521048?pwd=MHdsRlJkSEJwVUQvcVZ1bGcvQW01UT09

L’evento è inserito sulla piattaforma https://futureu.europa.eu/?locale=it 
 
https://futureu.europa.eu/processes/OtherIdeas/f/7/meetings/366?locale=it&page=4
 
le precedenti manifestazioni sono state reperibili in Alpina Diàlexis – YouTube
 

La famosa frase di Tomasi di Lampedusa citata inaspettatamente da Ursula von der Leyen nel discorso introduttivo del vertice sociale di Porto, così come quella dedicata ad Erdogan dal Presidente Draghi, è suscettibile d’ infinite interpretazioni. Questo fatto, come Europei, ci consola, perché significa che i nostri leaders sono molto più intelligenti di quanto vogliono far credere, ma sono costretti, per raggiungere e mantenere le loro posizioni, a parlare per enigmi.

Non è questa la sede per svolgere un’esegesi attenta di queste frasi, che pure dovrebbe essere fatta, né quella d’intervenire sul summit sociale di Porto, al quale stiamo comunque dedicando due importanti interventi nell’ ambito della piattaforma futureu.europa.eu#, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa. Fra le infinite letture possibili (e, prima o poi, doverose), scegliamo oggi quella direttamente riferibile alla Conferenza sul Futuro dell’Europa, dove la mancanza di idee-guida lascia sospettare che si voglia anche lì “cambiare tutto perché tutto resti come prima”. Il falso presupposto concettuale è lo stesso: gli Europei godrebbero di un benessere quale mai visto prima, e dunque non ci dovrebbero essere cambiamenti, né culturali, né politici, né economici.

A questa impostazione ultra-ottimistica, noi ribattiamo :

1)che il benessere non è tutto, come avevano messo in evidenza autori così diversi come Kierkegaard, Nietzsche, Eliot, Huxley, Orwell, St-Exupéry, Simone Weil, Burgess, Anders, Przywara,…;

2)che una situazione in cui i giovani Europei sanno già, come affermato dalla von der Leyen, che non riusciranno mai a raggiungere il livello dei padri (perché gli obiettivi sociali indicati dalla stessa von der Leyen per il 2030 sono addirittura inferiori a quelli realizzati già ora, per esempio, dalla Cina), non  costituisce certo un bilancio positivo del Secondo Dopoguerra, e provoca un nichilismo generalizzato;

3)che comunque, pensando solo al preteso “benessere materiale”, si trascura il problema principale, che è la disumanizzazione, la massificazione dei pre-pensionati e dei “bamboccioni”, premessa inevitabile di un dispotismo invisibile, come quello che già Tocqueville vedeva venire dall’ America, e che i GAFAM stanno ora realizzando in pratica con il web e l’intelligenza artificiale.

La nostra partecipazione alla Conferenza, pur non contraddicendo neppur essa la famosa frase di Tomasi di Lampedusa, significa in concreto l’opposto di quanto affermato nell’ intervento di cui trattasi:

1)l’Europa sociale di domani dev’essere un’ Europa spirituale, com’ è nella natura stessa del pensiero sociale europeo (cfr. “Modello Sociale Europeo e Pensiero Sociale Cristiano”, Laudato-si-1-2018-1-nuova-copia.jpg (1772×2481) (alpinadialexis.com));

2)l’Europa deve eliminare totalmente la disoccupazione e permettere a ciascuno, attraverso l’umanesimo digitale, di salire almeno di un gradino nella catena del valore delle attività sociali ( cfr. Il ruolo dei lavoratori nell’era della intelligenza artificiale – LALA RICCARDO – Alpina – 9788834120460 (streetlib.com));

3)il controllo sui GAFAM e il riorientamento dell’educazione verso la coltivazione del “Sé” e verso l’esercizio delle virtù deve permettere il mantenimento del controllo nelle mani dell’ Umanità proprio durante l’ Era delle Macchine Intelligenti (cfr .European Technology AgencyPaginedaRiccardoLalaEUROPEANTECHNOLOGYAGENCYpreview_aefbf634-8bee-44e3-b424-786c7a6bde6d.pdf (amazonaws.com);

4) La Conferenza sul Futuro dell’ Europa non può essere solo un “window-dressing” della decadenza dell’ Europa e dell’ Umanità, bensì deve costituire un momento costituente per l’avvio di un autentico autentico Tecno-Umanismo, di un’autentica Europa Sociale dell’ Era delle Macchine Intelligenti e di un’ autentica Sovranità Strategica Europea)(cfr. https://futureu.europa.eu/processes/OtherIdeas/f/7/meetings/366?locale=it&page=4).

Cos’ com’è congegnata, la Conferenza si può riassumere con la frase di Pier Virgilio Dastoli,Presidente del Movimento Europeo in Italia, “Bruxelles parla a Bruxelles

Alla luce di quanto precede, ci associamo alle richieste del Movimento Europeo e del Movimento Federalista Europeo per una Conferenza sul Futuro d’ Europa molto più incisiva per uscire dalla malattia dell’ Europa e del mondo, e Vi invitiamo tutti a partecipare attivamente al webinar di domattina.

LA MALATTIA DELL EUROPA E QUELLA DEL MONDO

Considerazioni preliminari all’ inaugurazione della Conferenza sul Futuro dell’ Europa: 9 maggio 2021

Domenica, alle 15.00, avrà luogo da Strasburgo l’inaugurazione ufficiale della Conferenza sul Futuro dell’ Europa, già avviata con la piattaforma futureu.europa.eu#.

CREDENZIALI PER PARTECIPARE (DOMENICA 9 ALLE 10.00)

https://zoom.us/j/99951521048?pwd=MHdsRlJkSEJwVUQvcVZ1bGcvQW01UT09
L’evento è inserito sulla piattaforma https://futureu.europa.eu/?locale=it 


IL NOSTRO WEBINAR:

Visto in astratto, si tratterebbe di un momento epocale, che dovrebbe segnare veramente il passaggio da un’era ad un’altra. Tuttavia, alla luce, da una parte, di una serie di fallimenti dei precedenti esercizi dello stesso tipo, e, dall’altra, delle modalità e delle tempistiche con cui la Conferenza è stata pensata ed attuata, prevale un generalizzato scetticismo.

Personalmente, nonostante che partecipare alla Piattaforma comporti, per ciascun cittadino, uno sforzo tecnico ed editoriale non indifferente a fronte di un modesto risultato atteso, mi è sembrato doveroso dedicarvi il massimo sforzo, perché, altrimenti, con che animo potremo criticare, a posteriori,  la classe politica per non aver fatto l’Europa?Vista  infatti la nostra generale ignavia politica, questo sforzo è il minimo contributo dovuto, che invito tutti a dare.

Nell’aggiungere le mie critiche costruttive all’ iniziativa  a quelle di tanti autorevoli europeisti (a cominciare dal Movimento Europeo e dal Movimento Federalista), mi sono concentrato innanzitutto sulla superficialità con cui si presume di poter banalizzare in modo propagandistico dei problemi dell’Europa, che, se sono rimasti fino ad ora irrisolti, è  perché sono difficilissimi. Mi riferisco  in particolare al rapporto con la tecnica, ai presupposti culturali dell’ integrazione europea e al tema della decadenza, la “malattia dell’ Europa”, oggetto specifico dell’ incontro a distanza da noi organizzato per Domenica Mattina (cfr. infra).

Malattia che è, al tempo stesso, politica, economica, etica e tecnologica. Si potrebbe, e dovrebbe, definire come “olistica”.

1.Riandare ai presupposti dell’integrazione europea.

Per tutti questi temi di carattere preliminare, abbiamo suggerito che si svolgano, in parallelo  con le attività della piattaforma, non idonee a un lavoro serio e approfondito, altre attività, di carattere conoscitivo, come questa serie dedicata ai presupposti culturali dell’integrazione, che abbiamo inserito nella piattaforma e che cercheremo anche di coordinare, con il supporto del Movimento Europeo e del Movimento Federalista, con altre analoghe iniziative.

Il tema della malattia dell’Europa, oltre ad essere altamente evocativo in quest’era di pandemia, è anche il primo, perché è il punto di partenza, la crisi da cui parte la motivazione per l’integrazione dell’Europa.

A dire il vero, l’idea di una grande crisi della società è stata da sempre alla radice della creazione delle unità politiche in Europa. La Pax Augusta viene presentata dai poeti augustei come il ritorno dell’Età dell’ Oro dopo la crisi del Mos Maiorum e le guerre civili (“aurea volvent saecula”). Il progetto di Pace Perpetua dell’Abate di Saint Pierre, negoziatore del Trattato di Utrecht, si poneva come rimedio alle guerre di religione e dinastiche. La Santa Alleanza viene venduta da Alessandro I, dopo la Rivoluzione Francese e le guerre napoleoniche, come la ricostituzione dell’unità religiosa fra i popoli d’Europa. Anche Coudenhove Kalergi, Spinelli e Juenger vedevano il progetto europeo come una qualche forma di restaurazione di un’antica Europa pacifica („Die Welt von Gestern“ di Zweig).

2.Finis Europae?

In effetti, il senso della crisi esistenziale a cui l’ Europa tenta di fare argine, con il ruolo del paolino Katèchon, non è mai stato così forte come a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, con le opere di Simone Weil e di Pietro Barcellona (“l’ Europa come Katèchon”).

In realtà, il senso di un’universale entropia era diffusissimo da più di un secolo in tutta la cultura, non solo europea: da Kierkegaard a Nietzsche, da Leontijev a Weininger, da Freud a Guénon, da Berdjajev a Eliot, da Pound a Jaspers, da Heidegger a Anders.Come noto, molteplici sono le ragioni addotte per questo senso incombente di crisi: dallo Scisma d’Occidente (Hoelderlin), ai peccati dell’ aristocrazia francese (De Maistre), dall’eredità ascetica orientale (Nietzsche), alla perdita, delle tradizioni arcaiche  salvate solo dagl’indù e dagl’islamici (Guénon), dal moralismo borghese (Freud), all’irrazionalismo mitteleuropeo (Benda, Huizinga, Lukàcs), fino all’abbandono dell’ equilibrio della esperienza religiosa (tema che emerge soprattutto nelle pastorali degli ultimi tre pontefici).

Tuttavia,  la spiegazione più convincente e preveggente è stata, secondo noi, quella della sostituzione della macchina all’uomo, come tematizzato da un robusto filone di pensiero, che parte da Max Weber, attraversa Capek, Heidegger, Asimov e Anders, e sfocia nel pessimismo culturale di grandi tecnologi, scienziati ed economisti  come Bill Joy, Martin Rees, John Hawking, Evgeny Morozov e Shoshana Zuboff.

Secondo questo filone, l’uomo ha cominciato a perdere di autenticità con l’inizio della civiltà, per poi venire alienato dalle tecniche, e progressivamente soppiantato dalle macchine, fino a ridursi, come oggi, a un uomo senza qualità (Musil),e a una dimensione (Marcuse).

E, in effetti, quest’ultima spiegazione assorbe dentro di sé tutte le altre. Com’ è stato autorevolmente riconosciuto, fra gli altri, da Newton, Lessing, St.Simon, Comte, Fiodorov, Weber, Capek, Voegelin, Musso, la religione della tecnica costituisce l’esito naturale del processo di secolarizzazione, vale a dire della trasformazione della fede messianica delle religioni occidentali di salvezza (incluse quelle mazdea, manichea, ebraica ed islamica) in una nuova escatologia materialistica, incentrata sul ruolo redentore della scienza e della tecnica. Il Cristianesimo ridotto a “educazione dell’ Umanità” come voleva Lessing, o le “radici cristiane” invocate, forse improvvidamente, da Benedetto XVI.

3. La seconda Guerra Mondiale come nemesi e catarsi.

Com’è noto, anche i due grandi eventi catastrofici della Seconda Guerra Mondiale, la Shoah e la bomba atomica, sono stati ripresi dall’escatologia materialistica della tecnica (Heidegger, Horkheimer e Adorno).

Tuttavia, nella teologia politica europea, il momento di svolta sarebbe costituito soprattutto dalla Shoah, che, riassumendo in sé tutti i mali della storia, avrebbe costituito per gli Europei, e soprattutto per la Germania, una catarsi, con cui sarebbe stata superata (per Girard) la fase storica dominata dall’idea di sacrificio umano. In questo senso, la sorte dell’Europa sarebbe nuovamente paradigmatica per tutto il mondo.

Così, paradossalmente, la Shoah è divenuta la fonte di un nuovo tipo di eccezionalismo, non solo ebraico, ma anche europeo, e, in particolare, tedesco.

Come brillantemente illustrato, per esempio, da Aleida Assmann, il  discorso pubblico europeo è profondamente impregnato di questa dottrina.In effetti, essa serve mirabilmente ad assorbire, senza però rinnegarle,  le precedenti retoriche sulla missione civilizzatrice dell’ Europa. L’enfasi posta su una presunta superiorità morale del modello europeo e sul dovere di diffonderla costituisce un’ennesima eco delle invettive di Condorcet e di Hugo.

La retorica della “potenza mite” e del rifiuto della guerra sono servite anche per marcare un’ impercettibilmente differenza dagli Stati Uniti che, nella realtà, non esiste, perché l’ Europa spende in armamenti, rispetto al suo impegno su un solo continente, proporzionalmente più degli stessi Stati Uniti (oltre che della Russia e della Cina), ed è stata coinvolta ininterrottamente in guerre di tutti i tipi, nel Continente e altrove (da quelle civili est-europee e irlandese, a quelle di Corea, Suez, Algeria, Greco-turca,Libano, in Medio Oriente e nel Sahel).Se nell’ Europa di oggi la violenza è meno palese che altrove, ciò avviene per due ragioni: il livello medio di vita, ancora leggermente superiore alla media mondiale, e l’equilibrio del terrore, che ha il suo baricentro proprio in Europa, e che, per essere mantenuto, richiede il controllo totale sugli Europei. Controllo, che,  a sua volta,  è facilitato dall’apparenza di benessere e dalla conseguente diffusa mentalità piccolo-borghese.

Nell’ ultimo secolo, di fronte all’ affievolirsi dei ricordi delle Guerre Mondiali, all’acuirsi della crisi economica  e agli spettacolari ed inquietanti sviluppi dell’ Intelligenza Artificiale, sta sviluppandosi una nuova retorica dell’ Europa, figlia e parallela a quella precedente, basata sempre sulla “catarsi”, ma orientata verso  l’Intelligenza Artificiale.

Scelta politica lodevolissima, se solo fosse declinata in modo serio e coerente.

4. Trendsetter del dibattito mondiale”?

Oggi,  questo preteso eccezionalismo europeo finisce per essere identificato sempre più con la capacità dell’Unione di regolamentare il web, attraverso la fitta serie di libri bianchi e di regolamenti sulle attività dell’ industria digitale, ch’essa pubblica a getto continuo . Questo tema esula per altro  dall’oggetto della giornata di domenica, e fa invece oggetto dell’altra serie di approfondimenti, quella sull’ Intelligenza Artificiale. Qui mi limiterò a rilevare due cose:

1)dal punto di vista programmatico, la scelta di concentrare tutte le ambizioni dell’Europa sulla messa sotto controllo della transizione digitale è geniale, perchè obiettivamente, di fronte alla corsa verso l’Intelligenza Artificiale, in atto fra gli USA e la Cina, il mondo corre veramente il rischio di vedersi dominato fra breve da “soggetti autonomi” militari, come previsto lucidamente da tempo da Manuel De Landa. Per i motivi indicati all’ inizio,  esso ha quindi veramente un urgente  bisogno di un potente difensore (un “Trendsetter del dibattito globale”), che orienti  quest’ultimo verso un nuovo umanesimo digitale;

2)tuttavia, come e più che in casi precedenti, l’atteggiamento dell’Europa appare qui abilmente opportunistico e sostanzialmente ipocrita: come ha rilevato il New York Times, essa, non essendo minimamente nelle condizioni di padroneggiare le tecnologie decisive per il mondo contemporaneo, né di condizionare le Grandi Potenze e le multinazionali che le posseggono, ed essendo, per questo, destinata al declino (questo significa in realtà il dibattito sulla Sovranità Strategica Digitale), consola i propri cittadini, fingendo di convincere le Grandi Potenze ad adottare i suoi principi giuridici, che, se adottati, servirebbero a limitare i difetti delle nuove tecnologie. In realtà, da un lato, USA, Cina e Russia non stanno neppure consultando l’Europa sulle trattative, che si avvieranno fra breve, sul controllo digitale della guerra nucleare; inoltre, le tanto decantate normative europee sulla privacy sono state disapplicate fin dal primo giorno da tutti i soggetti rilevanti, a cominciare proprio da tutte le Istituzioni Europee, con i loro contratti con Microsoft, con i quali esse hanno delegato in bianco a questa multinazionale, soggetta alle norme inderogabili delle leggi militari americane, la gestione di tutte le informazioni sui suoi funzionari e sulle attività politiche dei loro organi, e continuano  a rendere possibili (con accordi illegittimi secondo la Corte di Giustizia) la gestione da parte dei GAFAM dei dati di tutti i cittadini europei.

Se qualcuno (per esempio la Cina) sta copiando la normativa europea, è proprio per la sua collaudata capacità di fare da paravento all’ arbitrio delle imprese e degli Stati.

Certamente, l’ Europa può, e deve, divenire il “trendsetter del dibattito mondiale” sull’ Intelligenza Artificiale, ma, per fare questo, deve modificare radicalmente i propri comportamenti pratici, e, in primo luogo, perseguire veramente la Sovranità Strategica Digitale sempre conclamata e mai perseguita veramente, con una propria cultura strategica e digitale, con propri investitori nel settore digitale, con dei veri servizi segreti e  proprie imprese del web, e, infine,  con una Politica Estera e di Difesa  veramente sovrana, che non segua pedissequamente i “richiami all’ordine” (“Rallies”) delle successive Amministrazioni americane.

5.L’arretratezza dell’ Europa

La mancanza di una politica europea del digitale, iniziata con la disaggregazione, da parte del Gruppo d’Intervento, della divisione informatica della  Olivetti nel momento della sua massima creatività (ELEA9003 e P101), è la chiave di lettura per comprendere declino europeo. Senza un’ industria digitale, non è possibile, né un’intelligence moderna, né l’accesso all’ economia della rete; senza un’ Intelligence autonoma non è possibile una reale politica estera, e senza economia della rete, sempre nuove risorse vengono trasferite fuori dell’ Europa.

Senza una politica estera, anche la società civile viene cloroformizzata, e senza l’economia della rete, i settori economici tradizionali divengono sempre più obsoleti. Con una società civile sonnecchiante e con un’economia perennemente in crisi, non si dà né politica demografica, né ricambio generazionale, né innovazione, e, senza questi, la società si dibatte in un senso di vuoto e di mancanza di prospettive. L’Europa è ancora con questo emblematica della crisi del mondo intero.

6.La malattia del mondo.

Anche il mondo, infatti, soffre (anche se in grado minore), delle stesse malattie dell’Europa. Anche nel resto del mondo impera  la società de controllo totale (in molti casi, in modo più soffocante ancora che non in Europa). Ma, a parte che in certi Paesi sono concentrate le élites che traggono profitto da questa situazione, colà,  il fatto di essere situati nel cuore del sistema permette anche di comprenderlo e di criticarlo più efficacemente, e, soprattutto, di maturare  i necessari anticorpi e di ribellarsi in modi più efficaci (come nei casi di Petrov, di Assange e di Snowden). In altri Paesi, poi, il sistema informatico mondiale non ha ancora tutto il peso che esso ha in Occidente, in Cina o in Russia. Ovunque, le idee delle precedenti tradizioni culturali e politiche (siano esse l’American Creed o il veterocomunismo, l’ebraismo o l’ortodossia,  l’islamismo o l’induismo) sono ancora così radicate, che la società non è ancora stata plasmata integralmente dal web.

Eppure, dovunque imperversa, ove più, ove meno, il “disagio della civiltà” denunziato a suo tempo da Freud: l’integrazione ancora mancata fra le idee tradizionali della propria civiltà e i problemi dell’ età postmoderna

Se la classe dirigente europea fosse meno radicata nelle retoriche del XX° Secolo e meno dipendente dall’America e dai GAFAM, essa potrebbe divenire veramente il “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, direttamente  per ciò che riguarda il mondo digitale, e, indirettamente, per ciò che riguarda la “crisi di civiltà” nel suo complesso.

Essere “Trandsetter” non significa essere la Terra Promessa, né lo Stato Guida, né il centro di un Impero, bensì un creatore di modelli che possono, o meno, essere utilizzati.

Il mondo ha bisogno di questi modelli, innanzitutto nel rapporto uomo-macchina.Il problema non è, come tanti affermano, se le macchine prenderanno o meno il sopravvento sull’ uomo, o se l’Intelligenza Artificiale verrà progettata (come vogliono i legislatori europei)in modo da rispettare gli (attuali) Diritti Umani (che sono diversissimi da quelli di 20 anni fa, e saranno sicuramente ancor più diversi fra altri 20 anni. Il problema è che,  a causa delle macchine, noi siamo diversi già da oggi da com’eravamo 20 anni fa, e non siamo necessariamente migliori. Gli effetti del web che si vorrebbero “curare” con le nuove legislazioni sono in realtà, amplificati, i difetti della nostra società: allontanamento dalla natura; perdita di personalità; discriminazioni da parte degli attuali ceti dominanti; conformismo; incomunicabilità, burocrazia, irresponsabilità.. Per ovviare a questi difetti, non dobbiamo programmare meglio le macchine, bensì cambiare la cultura, la società e l’educazione, perché, almeno fino ad ora, siamo noi che imprimiamo nelle macchine i nostri viozi e le nostre virtù..

Dobbiamo smetterla di idolatrare la “Rule of Law” (che altro non è che la legge scritta –“Rechtsstaatlichkeit”-così definita perché importata in America dalla Germania nel secolo scorso), e tornare invece, almeno parzialmente alle “leggi non scritte”(“Agrafoi nomoi”), vale a dire, in sostanza alle”virtù”. Solo se i cittadini saranno capaci di praticare le virtù, saranno in grado di non farsi influenzare dalla burocrazia digitale, dalle “Grandi Narrazioni”, dai “social networks”, dalle “bolle digitali”, dalle “fake news”…

E’ su questo che l’ Europa potrebbe dialogare con altre culture, egualmente attente alle “virtù”, come quelle asiatiche, anch’esse alla ricerca di un nuovo equilibrio, che l’ Europa potrebbe suggerire, in un confronto serrato e continuo. Questo è esattamente il contrario della “Guerra Fredda Culturale” che gli Americani, e gli Europei fomentati da loro, stanno cercando di creare.

7.La  cultura del XXI Secolo e il futuro dell’ Europa

La riforma dell’Europa, a cui la Conferenza dovrebbe tendere, dovrebbe avere, come punto qualificante, proprio questo: una nuova cultura, capace di porsi come “punto di riferimento per il mondo intero”,  cheil Pontefice aveva  ascritto all’ Europa nel suo discorso di Strasburgo.

Orbene, perché questa nuova cultura possa nascere, occorrono due grandi condizioni: da un lato, la conoscenza di tutte le grandi culture e delle più moderne tecnologie, e, dall’ altro, una società capace di garantire la propria sopravvivenza, non una di perdenti come quella attuale.

Per ottenere questi due risultati, occorrono due battaglie: l’una, culturale, per liberarci dalle incrostazioni di casta e  di setta, delle imposizioni straniere e degli stereotipi del politicamente corretto; l’altra, politica ed economica, per la Sovranità Digitale Europea, e quindi, in definitiva, per la rinascita della nostra società.

Le strutture e le politiche dell’Unione dovrebbero essere al servizio di queste battaglie.

Quindi, una diversa distribuzione dei ruoli sociali fra cultura, politica, economia e lavoro; un vertice europeo più assertivo; la rinegoziazione del nostro ruolo internazionale; una struttura costituzionale ed economica basata sulle nuove tecnologie.

Questo è appunto l’oggetto della nostra presenza sulla piattaforma futureu.europa.eu# e edei Cantieri Digitali d’ Europa.

DICHIARAZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO, ASSEMBLEA NAZIONALE, ROMA, 29 APRILE 2021, SULLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA,con i commenti di DIALEXIS.

Dichiarazione del Movimento europeo

Assemblea nazionale, Roma, 29 aprile 2021

Grafico di Eva Bòka, che sintetizza l’integrazione europea

Il Movimento europeo ha esaminato lo stato della preparazione della Conferenza sul futuro dell’Europa dopo la firma della Dichiarazione Comune del 10 marzo, le prime riunioni del Comitato esecutivo e l’avvio della Piattaforma online il 19 aprile.

Il dibattito sul futuro dell’Europa si apre durante una fase di preoccupante rallentamento del processo di integrazione europea dopo le forti aspettative create dagli accordi sul Piano di ripresa (Recovery Plan) legate alla nuova prospettiva di un debito pubblico europeo necessario per investire in beni pubblici europei come la lotta alle diseguaglianze, la transizione ecologica e la digitalizzazione.

Il Movimento europeo ha preso nota dello stato preoccupante delle ratifiche sull’aumento del massimale delle risorse proprie, con ritardi in dieci paesi membri – in particolare in Finlandia, nei Paesi Bassi e in Polonia – che rischiano di rinviare di molti mesi l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza, e del confuso  e conflittuale dibattito fra i governi sull’introduzione di nuove risorse e specialmente dell’imposta sulle società e sui cosiddetti giganti del web nonostante l’apertura verso queste imposte dell’amministrazione Biden, risorse necessarie per evitare il ricorso ai contributi nazionali alla scadenza del debito europeo.

Nell’attuazione del Recovery Plan attraverso i piani nazionali sarà essenziale che la Commissione e il Parlamento europeo verifichino che siano rispettati pienamente i criteri della sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti così come le condizionalità legate allo stato di diritto. In questo quadro il Movimento europeo aggiunge la sua preoccupazione alla denuncia della recente legge adottata in Ungheria che tende a creare fondazioni sotto il controllo governativo a sostegno della “modernizzazione delle Università” usando i fondi del Next Generation EU.

La capacità fiscale autonoma dell’Unione europea è parte essenziale della sua autonomia strategica e del finanziamento futuro del bilancio europeo, insieme alla questione della politica industriale e dell’intelligenza artificiale, quando si porrà la questione della perennizzazione del Piano di ripresa e della riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea a cominciare dal rafforzamento del ruolo internazionale dell’Euro e dalla revisione del Patto di Stabilità e del Fiscal Compact.

Il Movimento europeo condivide in questo quadro l’idea di un piano di investimenti europeo con scadenza decennale che dovrebbe ispirarsi al rapporto della task force presieduta da Romano Prodi e Cristine Sautter sulle infrastrutture sociali con l’obiettivo di un New Deal Europeo e alle recenti proposte della Commissione europea sulla strategia industriale dell’Unione europea che sia pienamente coerente con gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile nel quadro dell’Agenda 2030.

La confusione e la conflittualità fra i governi è ancora più grave se si esamina lo stato di preparazione del Vertice Sociale di Porto del 7 maggio dove undici paesi hanno già preannunciato la loro intenzione di bloccare le proposte della Commissione europea volte a dare un seguito concreto e giuridicamente vincolante al Pilastro adottato all’unanimità a Göteborg nel novembre 2017.

All’altolà di undici paesi di fronte alla prospettiva di un’Unione più forte e più solidale è seguito il silenzio assordante degli altri sedici paesi europei che hanno per ora ignorato la volontà innovativa espressa dalla grande maggioranza del Parlamento europeo e dai rappresentanti dei lavoratori europei.

Nel caso in cui non fosse possibile raggiungere la maggioranza qualificata nel Consiglio nei settori della politica sociale in cui il Trattato prevede la procedura legislativa ordinaria o nei casi in cui il Trattato prevede il voto all’unanimità nel Consiglio la via da seguire è quella che fu adottata nel 1992 con il Protocollo sulla politica sociale a carattere vincolante introdotto nel Trattato di Maastricht per superare l’ostilità del Regno Unito ponendo la questione della dimensione prioritaria dell’Unione sociale al centro del dibattito nella Conferenza sul futuro dell’Europa e adottando alla fine della Conferenza le misure operative per realizzarla.

Ancor più grave appare l’irresponsabilità del Consiglio e dei governi di fronte alla tragedia immane dei flussi migratori di chi fugge dalle guerre, dalla fame, dai disastri ambientali e dal land grabbing, una tragedia che esige con urgenza la revisione del regolamento di Dublino bloccata all’unanimità dal Consiglio europeo nel giugno 2018 e la conclusione della procedura legislativa ordinaria sul Migration Compact presentato dalla Commissione Von der Leyen, la creazione di corridoi umanitari e la modifica della missione dell’Agenzia Frontex al fine di farne uno strumento di intervento coerente con la Carta dei Diritti Fondamentali, la Convenzione di Ginevra e la Convenzione di Amburgo.

L’incapacità dell’Unione europea di far fronte a questa tragedia epocale, esplosa otto anni fa, si somma alla sua impotenza nella politica estera e nelle relazioni con i paesi vicini come è stato confermato recentemente nel “dialogo” con la Turchia e nella sua cecità davanti alla realtà di quel che avviene in Libia.

Iin un mondo instabile dove prevalgono sempre di più tendenze autoritarie, volontà di sopraffazione e inaccettabili ingerenze nella vita delle nostre società democratiche.

Sotto questa luce l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa non può essere legato ad una scelta teorica ed astratta fra diversi modelli di integrazione europea ma ad un confronto fra due alternative: la condivisione della sovranità all’interno di una comunità fondata sui valori della solidarietà, dell’uguaglianza, della democrazia e dello stato di diritto o il conflitto continuo e paralizzante fra apparenti interessi nazionali.

L’idea di uno spazio pubblico dedicato al futuro dell’Europa – e non di un cantiere “vietato ai non addetti ai lavori” – in cui la dimensione della democrazia partecipativa e quella della democrazia rappresentativa si potessero ritrovare su un piano di eguaglianza o ancor di più in cui si sperimentassero modelli di scrittura collettiva a livello europeo simili a quelli realizzati in Irlanda, in Islanda e in Belgio rischia di trasformarsi in una gigantesca operazione di consultazioni nazionali già inutilmente sperimentate nel 2018 lasciando poi alle istituzioni il compito di tradurre le narrazioni delle cittadine e dei cittadini europei in aride raccomandazioni sottoposte all’esame delle stesse istituzioni che le avranno scritte.

In questo quadro, il Movimento europeo condivide la posizione espressa dal Parlamento europeo relativa ad un’ampia composizione della Conferenza e alla necessità che le conclusioni dei dibattiti siano adottate dalla Conferenza stessa e non dal Comitato esecutivo.

Il Movimento europeo condivide la necessità di un’azione sinergica delle istituzioni, della società civile, del mondo accademico e della scuola, dell’informazione e delle forze politiche per sollecitare la “conoscenza, la partecipazione e la consapevolezza delle cittadine e dei cittadini al fine di contribuire alla creazione di uno spazio democratico in cui modellare il futuro dell’Europa” così come è stato affermato nel recente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per la partecipazione dell’Italia alla Conferenza sul futuro dell’Europa.

Vale la pena di sottolineare che, pur essendo  stato affermato che la piattaforma online “è il cuore della Conferenza”, ad essa possono attualmente accedere solo singoli cittadini e non associazioni rappresentative o cittadini di paesi  terzi residenti nell’Unione europea, che il sistema della traduzione multipla non funziona in modo efficace rendendo difficile un dialogo interattivo, che solo poco più di 6100 cittadini in tutta l’Unione europea (su quattrocento cinquanta milioni di europei) hanno per ora deciso di creare un loro account, che le regole del suo funzionamento non sono conosciute e non sono trasparenti, che nulla è stato detto sull’uso che sarà fatto dalla Conferenza delle idee sottomesse alla Piattaforma e che i quattro paneltematici europei saranno aperti a duecento cittadini europei per panel scelti a sorte, che non si sono ancora realizzate le condizioni di una vera democrazia partecipativa nel tempo della società digitale.

Last but not least e come sta avvenendo per il Piano di azione sociale, dodici governi hanno già manifestato la loro volontà di opporsi a qualunque riforma dell’Unione europea e alla revisione dell’attuale squilibrio istituzionale mentre il silenzio degli altri quindici governi è assordante.

Il Movimento europeo conferma il suo impegno a battersi per un’Unione europea solidale e democratica aperta a tutti i paesi e a tutti i popoli pronti a portare a compimento il progetto ideato nel 1941 da chi scrisse nel confino di Ventotene il Manifesto per un’Europa libera e unita.

Per portare a compimento questo progetto il Movimento europeo è convinto che la via da seguire dopo la conclusione della Conferenza sul futuro dell’Europa è quella dell’assunzione da parte del Parlamento europeo – in vista delle elezioni europee del 2024 – di un ruolo costituente in un dialogo costante con i parlamenti nazionali, rivendicando questo ruolo già durante i lavori della Conferenza per creare le condizioni di un ampio consenso della società civile su questa scelta di democrazia europea.

(proposta dal Consiglio di presidenza del 27 aprile 2021)

Alla ricerca di un’ “Europa Poliedrica” (Papa Francesco)

COMMENTI SULLE PRESE DI POSIZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO CIRCA

LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

La prima osservazione che viene alla mente nel leggere la presa di posizione del Movimento Europeo è che finalmente si stia prendendo atto dell’ambiguità sempre più evidente delle Istituzioni, le quali, sul piano retorico, “alzano continuamente l’asticella” degli obiettivi dell’ Unione (Sovranità strategica europea, Trendsetter del Dibattito Globale), ma dall’ altra, conservano ed aggravano quelle situazioni che fino ad ora hanno impedito all’ Europa di decollare (ruolo ancillare nel sistema occidentale e verso le multinazionali -come i GAFAM e Big Pharma-; incapacità a decidere e a parlare ai cittadini; mancanza di una rappresentanza credibile all’ esterno; assenza della seppur minima idea di politica economica e tecnologica). Infatti, “il dibattito sul futuro dell’Europa si apre durante una fase di preoccupante rallentamento del processo di integrazione europea dopo le forti aspettative create dagli accordi sul Piano di ripresa (Recovery Plan)…il quale ultimo sta subendo un ritardo “ preoccupante delle ratifiche sull’aumento del massimale delle risorse proprie, con ritardi in dieci paesi membri – in particolare in Finlandia, nei Paesi Bassi e in Polonia – che rischiano di rinviare di molti mesi l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza”.

In particolare, l’Unione non sta prendendo atto in alcun modo che il Recovery Plan non è il rimedio universale all’ oramai cronica crisi economica e sociale, che potrebbe venire solo da una vera e propria ” politica industriale e dell’intelligenza artificiale“, dalla “perennizzazione del Piano di ripresa e della riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea.

Infine, last but not least, “Il dibattito sulla cosiddetta autonomia strategica dell’Unione europea in una dimensione planetaria appare in questo quadro paradossale perché è evidente che tale autonomia non può derivare solo dalla sua indipendenza nella dimensione della sicurezza e della difesa dagli Stati Uniti ma dalla sua capacità di essere un attore globale internazionale“.Il che presupporrebbe una definizione molto più precisa dell’ identità europea, e quindi degli obiettivi storici dell’ Europa, un profondo ripensamento culturale delle sue classi dirigenti, la creazione di organismi accademici, culturali, politici e militari capaci di pensare a un ruolo storico per il nostro Continente, e, infine, l’integrazione del mondo finanziario, economico e militare, intorno a questo ruolo .

La confusione che circonda la Conferenza non è che la punta dell’ iceberg di questo generale disagio, che qualcuno ha definito brillantemente come “La malattia dell’ Europa”, a cui dedicheremo il nostro annuale dibattito del 9 maggio. Di conseguenza, si rivela, in se stessa, un’arma assai spuntata. Tuttavia, essendo l’unico strumento disponibile in questo momento, è logico cercare di trarne il massimo profitto possibile, come suggerito nei seguenti Commenti.

“Credo infatti sia giusto chiedere una serie di modifiche. Ma, soprattutto, avendo scorso il materiale già versato nella piattaforma, vedo moli modi per sfuggire  comunque alle sue strettoie.

E’ facile ricordare l’insuccesso della Convenzione per la Costituzione Europea, per poi essere scettici circa il successo della Conferenza. Ciò detto, l’idea di fondo era stata probabilmente che, se anche non c’è una vera rivoluzione, il Covid e la Brexit,  mettendo in luce le contraddizioni  dell’ Europa attuale, avrebbero potuto costituire un salutare scossone. Inoltre, dato il disinteresse generalizzato per la politica, i partecipanti con una qualche  idea sarebbero stati necessariamente pochi.

Infine, nonostante che tutte le forme di “democrazia partecipativa” (tratte dalle prassi del socialismo reale), corrano il rischio di essere solo folklore, la piattaforma è in sé relativamente ben congegnata (salvo alcuni difetti tecnici), e potrebbe anche funzionare, a certe condizioni.

“.

I PRINCIPALI VIZI SONO I SEGUENTI:

1)mancanza di profondità culturale:In qualunque processo costituente, occorre mettere in sequenza l’analisi del contesto, le scelte culturali, gli obiettivi storici, gli aspetti costituzionali, quelli tattici, quelli programmatici.

Di fronte a quest’indubbia sfida, la piattaforma ha scelto di fermarsi a mezza strada. Ha individuato 10 priorità definite digitalmente (che sono i generici ambiti di attività dell’ Unione), ma poi ha inserito anche la voce “altre idee”, e, infine, ha suddiviso ciascuna voce in sotto-capitoli non vincolanti. Si tratta di una specie di “ufficio reclami” dell’attività ordinaria dell’ Unione, non già di veri e propri “Cahier de Doléances”:è’ difficile che ne esca un quadro organico.Certo, gli organizzatori potranno fingere che ci sia stata un’aggregazione del consenso intorno ai singoli temi.

Però, come dai Cahiers de Doléances voluti da Luigi XVI era nata la Convenzione, così, da questo “Ufficio Reclani”, con uno sforzo ben mirato, potrebbe uscire una Costituzione Europea

Un’organizzazione più sistematica del dibattito avrebbe richiesto più riflessione e più coraggio, abbozzando, non già una soluzione, bensì l’inizio di un processo logico:

La rivoluzione delkl’ Intelligenza Artificiale provoca una vertiginosa “Accelerazione della Storia”che corrisponde nella tecnologia alla “Legge dei Ritorni Crescenti”

a.L’ ANALISI DEL CONTESTO:

La Conferenza avrebbe dovuto  partire da un’analisi interdisciplinare della situazione attuale.

A nostro avviso, per evitare eccessi di intellettualismo, occorrerebbe prendere atto innanzitutto concretamente dalle cattive prove di efficienza nella gestione della pandemia e nei rapporti con le Grandi Potenze, riconoscendo apertamente che siamo molto arretrati in campo tecnologico; che, rispetto alle altre parti del mondo, ci siamo allontanati troppo dalle nostre radici, e che, infine, abbiamo un meccanismo decisionale non sufficiente per stare dietro alle trasformazioni del mondo odierno.

Se, come sembra, tutti i grandi soggetti mondiali, per garantirsi compattezza e sopravvivenza, sono costretti a darsi delle pretenziose missioni (la “Fine della Storia”; l’”Armonia Universale”), allora, anche l’Unione fa bene a pretendere di essere il “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, ma allora deve darsi gli strumenti per esserlo veramente.

b.GLI OBIETTIVI STORICI

Per conseguire l’obiettivo di cui sopra, non basta scrivere moltissimi e complicatissimi documenti inapplicabili perché i reali detentori del potere economico, tecnologico e militare, sono fuori dell’Europa, bensì occorre, come i più recenti documenti programmatici americani e cinesi, porci degli obiettivi quantificati e tempificati di recupero delle capacità operative e coercitive (ICT, difesa, tasse, antitrust).

c. LA COSTITUZIONE (FORMALE/MATERIALE)

Nella conferenza stampa di presentazione della Conferenza, Guy Verhofstadt ha affermato che la piattaforma ha deliberatamente lasciato impregiudicata la questione del se sia necessario modificare i Trattati, e che, quindi, chi lo volesse è libero d’inserire proposte in tal senso. Così stando le cose, tali proposte non possono non venire, e molti le hanno già inserite nella  piattaforma. Il punto è che si tratta di affermazioni generiche, anche perché il meccanismo della piattaforma non invoglia certo a proposte più organiche e impegnative, perché ciascuno può scrivere solo 1500 battute.

Ciò non toglie che occorrerebbe fare piovere proposte a tutto tondo , in modo che la Convenzione ne risulti letteralmente inondata.

d.IDEE DI CARATTERE PROGRAMMATICO O TATTICO (Per esempio, sono programmatiche quelle sull’ identità europea, sui campioni europei,  sull’ esercito europeo; è tattica quella sulla ratifica del  trattato con la Cina). 

Certo,  bisognerebbe almeno distinguere quali sono le proposte di carattere costituzionale (che non sono solo quelle sulla modifica dei trattati, anche perché, al di là di una costituzione formale, c’è pur sempre  una costituzione materiale)  e quali quelle  di modifiche normative o di policy.

2.Scarsa agibilità tecnica:

a)LENTEZZA DELLA PIATTAFORMA E NEL RENDERE OPERATIVE LE SUE FUNZIONALITA’ L’incertezza sulla disponibilità della traduziione ha reso difficile impostare la comunicazione transnazionale, spingendo molti a scrivere tutto in Inglese, con una grave perdita per il plurilinguismo

b)LIMITE DI 1500 BATTUTE PER OGNI TESTO: Impedisce di scrivere dei contenuti logici e costringe a rinviare tutto ad allegati i link esterni (praticamente ingestibili perchè i software ammessi non sono appropriati);

c)MECCANISMO MACCHINOSO PER ORGANIZZARE GLI EVENTI (Richiesta di permesso ,indicando già l’orario, realizzazione dell’ evento, relazione sull’ evento, idea tratta dall’ evento). Tutto ciò impone un grande sforzo di organizzazione, che va a scapito dei contenuti.

3.Soluzioni pratiche per bypassare i limiti attuali:

a.ORGANIZZARE UN’ATTIVITÀ AL DI FUORI DELLA PIATTAFORMA, E POI INSERIRLA SOLO QUANDO SI HANNO CHIARI ORATORI E DATE;

b.COORDINARE LE PROPOSTE E GLI EVENTI DI VARIE ASSOCIAZIONI IN MODO DA OTTENERE UNA MAGGIORE “POTENZA DI FUOCO” (esempio, i “Cantieri Digitali d’ Europa”;

c.FARE UN REPORTING COORDINATO AI VERTICI DELLA CONFERENZA

 4.Risposte a quesiti specifici :

a.RICHIEDERE LA REVISIONE TECNICA DELLA PIATTAFORMA (PRIVACY, TRADUZIONE, NUMERO DI BATTUTE, MODULO PER L’AUTORIZZAZIONE DI EVENTI, VELOCITÀ DI CALCOLO);

b.RICHIEDERE CHE, OLTRE AD “IDEE”, SI POSSANOM PROPORRE DELLE”POLITICHE”;

c.PROPORRE UN REGOLAMENTO DELLA PIATTAFORMA(CFR. PUNTI ALLEGATI SUB1);

d.PROPORRE CHE POSSANO PARTECIPARE ALLA CONFERENZA TANTO LE ASSOCIAZIONI QUANTO I CITTADINI ;CHE QUELLI PER GLI SPECIFICI PANEL SIANO SORTEGGIATI FRA COLORO CHE HANNO PRESENTATO PROPOSTE O ORGANIZZATO EVENTI , E CHE, AI FINI DEL SORTEGGIO, CONTI IL NUMERO DI INIZIATIVE PROMOSSE

ALLEGATO 1

PRINCIPI DI BASE DEL REGOLAMENTO

-1 cittadini o le organizzazioni hanno diritto di conoscere l’esito dei loro interventi: accettato, moderato, respinto, preso in considerazione per ulteriori attività;

-gli organizzatori della piattaforma raggrupperanno le idee, politiche ed eventi in base alla loro natura:

-riflessioni di base;

-proposte di carattere costituzionale (con o senza modifica dei trattati);

-proposte di carattere programmatico (modifiche strutturali, politiche a lungo termine) e soluzioni contingenti, anche queste divise per argomentio affini

-le idee, proposte e politiche così articolate saranno sottoposte alla Conferenza, che dovrà dare, sulle stesse, un parere motivato;

-in base alla recezione (o non recezione) delle proposte, politiche o misure da parte della Convenzione, i cittadini potranno propore petizioni

-le procedure dovranno essere pubbliche e verbalizzate (o filmate).

ALLE 15,00 INIZIA IL WEBINAR

Oggi alle 15,00 inizia il webinar:

XXI SECOLO :

DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA

A QUELLA DELL’ IA

Per entrare digitare:

https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof.Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro dell’ Innovazione Tecnologica   e della Digitalizzazione: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof.Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis