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CINQUE STRADE PER LA FINE DEL MONDO: Thiel e la battaglia di Armageddon

A pagina 17  de “La Repubblica” dell’ 8 marzo erano comparsi due articoli paralleli che, lodevolmente, si sforzavano di comprendere  il senso dell’attuale fase storica attraverso l’interpretazione della  visione del mondo apocalittica  di  MAGA e dei suoi antagonisti. Luca Caracciolo (“Il bellicismo religioso che unisce Bibi e Donald”) si concentrava sul messianesimo apocalittico che unisce Trump e Nethaniyahu (ma anche gli Ayatollah), mentre invece Ezio Mauro descriveva le linee direttive della rivoluzione intrapresa negli USA da Trump e dai suoi alleati (ciò che è stato chiamato “Tecnofascismo”).Invece, alla Pag.7 de “La Stampa” del 10 marzo, Giordano Stabile parlava della tradizione vittimaria, propria della Shi’a, che “colora” in  modo particolare il messianesimo iraniano. Nel frattempo, Peter Thiel ha tenuto a Roma le annunziate “lezioni” sull’ Apocalisse e l’Anticristo, che hanno chiarito molto bene la “grande narrazione” dei GAFAM che sostengono l’Amministrazione Trump.Mauro descriveva appunto l’alleanza, nel movimento MAGA, fra tecnologia e ideologia dell’innovazione, che ha in Thiel il suo teorico estremo.

Caracciolo  ritiene che Trump e i suoi descrivano le attuali guerre  come finalizzate ad accelerare l’ avvento dell’Apocalisse (che, secondo il “sionismo evangelico” americano, avverrebbe solo dopo che gli Ebrei siano tornati in Israele e si saranno convertiti al Cristianesimo), e Trump come un inviato del Signore con questa missione. Tesi smentita però platealmente da Thiel, che vede invece l’Anticristo in Xi Jinping, e il Katèchon in Trump.

Si tratta di analisi più acute di quelle usuali nel “mainstream”, ma ancora molto al di sotto delle reali necessità di comprensione e di azione. Quella di Thiel è poi un’ennesima deformazione a fini propagandistici di una realtà ben diversa, coerente con secoli di disinformazione da parte del “mainstream” occidentale

1.Chiliasmo e tecnocrazia

Contrariamente alla settorialità delle varie interpretazioni correnti, il messianesimo (o meglio, il chiliasmo) e la tecnocrazia digitale costituiscono , a nostro avviso,un tutt’uno, che innerva l’intera storia occidentale, conducendola verso l’attuale esito apocalittico. Il “chiliasmo” è l’interpretazione materialistica del Millennio finale dell’Apocalisse, quella che Sant’Agostino imputava ai Manichei, ma che è oramai divenuta dominante nella cultura occidentale, e, in particolare, nell’interpretazione della Modernità quale fase ulteriore delle religioni occidentali (Lessing, Croce, Trockij). Basti pensare allo Spirito Assoluto di Hegel, al Comunismo in Marx, alla Opera Comune in Fiodorov, al Punto Omega in Teilhard de Chardin e alla Fine della Storia in Kojève, tutti accomunati dall’ idea della Fine della Storia. Oggi, la profezia di Saint-Simon che, nella Nuova Società Organica sorta dalle Rivoluzioni Atlantiche,  il potere spirituale sarebbe passato agli industriali si è incarnata in Kurzweil, Musk e Thiel.

La nascita, in tempi remoti, dell’ idea di Apocalisse, era  stata una conseguenza della precoce consapevolezza della caducità delle cose umane. Come tale, essa ha percorso trasversalmente tutta la storia mondiale, dai Veda  fino alla “Singularity Tecnologica” di von Neumann, Vinge e Kurzweil. Questa continuità costituisce poi addirittura   il “Leitmotiv”   di quella “Civiltà Occidentale” di cui tanto oggi si parla, ed è per questo che, per esempio, Heidegger e Severino   hanno potuto fare , del “nichilismo”, l’essenza stessa della storia della filosofia occidentale, che era, già per Hegel, la storia di un “Tramonto”. Del resto, già per gli Egizi, “gli Occidentali”(“Amentiu”) erano  i morti, e le “Isole dei Beati” erano  in Occidente.

Sotto un altro punto di vista, l’Apocalisse è anche il residuo “troncato” dell’ eredità concettuale dei  “144.000 Kalpas”della cosmologia indiana ( dove essi si riducono a tre  Kalpas=Eoni: fra prima e seconda creazione, poi, la storia umana, e, infine, il Millennio finale) .  Così, a  causa di quell’ aspetto “residuale”, il Genesi ha due inizi, e il Libro dell’ Apocalisse ha due fini, ambedue tracce “monche” della pluralità dei Kalpas e dei 7 eoni dello Zurvanismo.

Di per sé, l’idea  di Apocalisse (Frasho Kereti) è prettamente zoroastriana: è la descrizione della lotta eterna fra Ahura Mazda (Hormuz, come l’omonimo stretto), il Dio del Bene, e Ahura Mannu (Ahriman), il Dio del Male (oggi, “l’Impero del Bene” contro “l’Impero del Male”), come nelle slides di Thiel. Nelle epigrafi della necropoli  di Behistun e nelle Storie di Erodoto, gl’imperatori persiani (gli Shahanshah=Shahthiya Shahthiyanam) vantavano (come Trump) la loro missione di realizzare “la pace attraverso la forza”, e il generale   Mardonio   imponeva alle città greche della Ionia (gli Yavan)una rivoluzione democratica (un “régime change”)   per garantirne la debolezza (come si evince dal dibattito in Persia dopo la sconfitta del falso Smerdi), e quindi l’ossequio allo Shah di Persia, per contrasto con la dura tempra delle aristocratiche Sparta e Atene (ben simboleggiata dall’ eroica resistenza del re Leonida). Oggi, a parti invertite, si vorrebbe imporre un “régime change” alla Persia, per garantire l’ossequio a Israele di un’imbelle democrazia.

Sotto  la dominazione persiana, l’idea di un’ Apocalisse penetrò nell’ Ebraismo (come si può leggere nei Rotoli di Qumran, e, in particolare, nel “Rotolo della Guerra”: la guerra fra i Figli della Luce e i Figli delle Tenebre).Non per nulla, la Modernità ama dipingersi come erede delle “Lumières” (“Beney Or”). Nel Vecchio Testamento, Ciro è definito “Mashiah” (traduzione ebraica dello “Shaoshant” persiano= Salvatore), perché permette agli Ebrei di ritornare al Tempio di Gerusalemme. Per questo, Nethanyahu insiste sulla mitizzazione della figura di Ciro. La storia dell’ Ebraismo è la storia dell’ attesa di un nuovo Mashiah, e della lotta contro i falsi mashiah (in cui s’inseriscono anche le vicende di Cristo, Maometto e l’Anticristo).

Anche i Romani ereditano dall’ Oriente l’idea di un impero provvidenziale destinato a governare tutti i popoli (“Tu regere imperio populos Romane memento/parcere victis et debellare superbos”),imponendo la Pax Romana – idea poi trasmessa alla Chiesa Romana attraverso il Vangelo di Luca, a Bisanzio, all’Islam, ai popoli slavi ortodossi(Bulgaria, Russia, Boemia, Serbia, Polonia=la Terza Roma) e ai Protestanti (Winthrop, Mather, Blake, Emerson, Kipling, fino a Trump)-.

2.Antitesi fra Messianesimo e Chiliasmo

Mentre, nel Vangelo, Gesù afferma che “Il mio Regno non è di questa terra”, i “chiliasti” (siano essi Zoroastriani, Ebrei, Cristiani, Manichei,puritani, illuministi, idealisti, positivisti, marxisti, nazionalsocialisti, democratici  o islamici) pensano invece che si tratti di un regno terreno, il cui avvento sia addirittura, come scriveva Newton, calcolabile. Ed è proprio questa scelta la fonte, a causa dell’ “Eterogenesi dei fini”,  di tutte le tragedie della Modernità (nichilismo, Terrore rivoluzionario, alienazione, guerre mondiali, genocidi, bomba atomica, prevalere delle macchine sull’ uomo). Tentando di conquistare hic et nunc il Sommo Bene, si snatura l’Umanità: il finito pretende di essere infinito (“hybris”).

Purtroppo, tutte le ideologie della Modernità, mentre riconoscono le loro radici cristiane, partono dal presupposto che dopo Auschwitz e Hiroshima siamo ormai entrati nell’Eone finale, in cui non valgono più i principi della Storia, e, in particolare, l’Eterogenesi dei Fini.

Per questo Sant’Agostino aveva abbandonato i Manichei; ad esso faceva presumibilmente riferimento la dottrina segreta della IIa Lettera ai Tessalonicesi, che parlava dell’ Uomo di Iniquità, trattenuto dal misterioso Katèchon. Dottrina non compresa neppure da Sant’Agostino, e che invece oggi molti, a cominciare da Dugin per finire con Thiel, pretendono di padroneggiare.

Era chiliastico Cristoforo Colombo, padre fondatore dell’ America moderna, autore  del “De Prophetiis”, che si era fatto nominare dai RE di Spagna “Ammiraglio del Mare Oceano”,voleva finanziare le Crociate con l’oro di Eldorado e aveva dato avvio ufficiale alla Tratta Atlantica. I  Puritani Winthrop e Mather avevano ripreso la metafora del Discorso della Montagna,  della “Città Sulla Collina, riferendola all’America, e il Presidente Wilson aveva aderito  paradossalmente alla Prima Guerra Mondiale come “una guerra per por fine a tutte le guerre”. Concetto utilizzato anche per giustificare l’uso, da parte dell’ America,  a Hiroshima e Nagasaki, delle prime bombe atomiche – in realtà un crimine di guerra mai più eguagliato, perchè diretto proprio contro la popolazione civile, in contrasto con una norma fondamentale di diritto internazionale bellico (Convenzioni dell’Aia del 1899 e 1907)  -.

Nel frattempo,l’Apocalisse aveva trovato nuova vita in Hegel, in Marx, in Nietzsche, in Fiodorov, in Soloviov, in Tsiolkovskij, divenendo la trama segreta dei dibattiti della Modernità. Infatti, nonostante la sdegnata negazione di Kelsen (ma con il conforto trasversale di Trockij), il laicismo è una religione di matrice abramitica, e delle più fondamentalistiche. Spentasi l’ “egemonie culturale del marxismo”, troneggiano oggi tecnocrazia, postumanesimo, sionismo e Shi’a. La “guerra Culturale” in corso fra visioni del mondo trova la sua convincente ragion d’essere nella comune convinzione di essere “dentro l’Apocalisse”, là dove si decide l’avvenire non soltanto dell’ Umanità, bensì del cosmo intero.

I teocon avevano ripreso, da Kant, Kojève e Fukuyama,  l’idea di una  “Fine della Storia”, che, non potendosi realizzare per via dell’ “Eterogenesi dei fini”, si trasformerà ben presto in “Scontro di Civiltà” e in “Guerra senza Limiti”.

In realtà, una  Fine della Storia potrebbe realizzarsi solo con la fine dell’ Umanità, e  questo è proprio ciò che si sta verificando con l’uso militare dell’ Intelligenza Artificiale (che vede l’adozione ufficiale di Palantir da parte del Pentagono), con cui si sta cedendo alle macchine il controllo di tecnologie che possono distruggere l’Umanità in un brevissimo “micro-instant”.  Già secondo Manuel de Landa quest’esito era  inevitabile, perché, vista a posteriori, l’intera storia umana appare come la storia di un parassita (il “philum macchinico”), che si è sviluppato nei millenni a spese dell’ Umanità,appunto  attraverso la guerra. Gli ominidi avevano imparato a spaccare le amigdale e a conservare il fuoco. Nell’ età della pietra, si usavano le clave; in quelle dei metalli, frecce e scudi. Nell’evo antico arrivarono spade e e corazze; nel Medioevo, catapulte e balestre; nell’ era moderna, armi da fuoco  e polvere da sparo. Nella contemporaneità, abbiamo aereoplani e missili. Le guerre del futuro saranno combattute con droni e Intelligenza Artificiale bellica. Attraverso queste evoluzioni, le macchine  si sviluppano, divengono vive, dialogano fra di loro, oscurano l’umanità, fino a decidere la pace e la guerra.

Per questo ferve la  “Cultural War” fra Pentagono e Anthropic, la Cina e Trump, Thiel e la Chiesa cattolica, sulla regolamentazione dell’ Intelligenza Artificiale, mentre Musk, Palantir e Anthropic forniscono all’ Ucraina i software per combattere i Russi, e questi ultimi  forniscono all’ Iran i loro software.

3.La Terza Guerra Mondiale

Questa  evoluzione delle Macchine Intelligenti si sposa con l’intensificarsi del conflitto fra gli USA e il  resto del mondo (cfr. attacco all’ Iran, “fuori del diritto internazionale”, vedi Crosetto e Meloni) per l’egemonia mondiale, anche questo un risultato di un’ Intelligenza Artificiale  che tutto avvolge, senza lasciare ALCUNO SPAZIO DI LIBERTà  A CHI NON DISPONGA DI SPROPOSITATI MEzZI TECNOLOGICI.

Il primo esempio è costituito nella società cinese, dominata dal Partito Comunista (PCC) e  totalmente tecnologizzata, dall’uso dell’ AI per redigere e attuare i Piani Quinquennali; dal controllo delle menti a distanza; dalla produzione di massa di, e con, robot umanoidi, capaci di superare nelle arti marziali i monaci Chan (Zen); dai computer quantistici; dai missili ipersonici; dalle Smart Cities; dalle auto elettriche e a guida autonoma; dalle rivoluzioni digitale e green.  IL PCC è riuscito anche a sventare una sorta di colpo di mano del maggiore imprenditore informatico cinese, Jack Ma, che è stato perfino arrestato finché non si è allineato al Partito, ribadendo così il primato della politica sulla tecnica.

L’ approccio cinese, condannato da Thiel con vecchi stereotipi da Guerra Fredda, rivela invece la maggior sensibilità al problema del “Socialismo con Caratteristiche Cinesi”, che non si propone di conseguire il DATOng (la “Grande Armonia” dei San Jiao che Kang You Wei aveva assimilato al Comunismo), bensì lo Xiaokang, una “Società Moderatamente Prospera” che potremmo chiamare “Socialismo”).

I veri “chiliasti” restano i GAFAM (che pretendono di dominare la politica americana, e ci stanno riuscendo), e non i BAATX cinesi,  oramai assoggettati a una serrata normativa di “tipo europeo”.

 L’Amministrazione Trump, dapprima scettica sull’ Intelligenza Artificiale, ha stretto, a partire dal Secondo Mandato, un’alleanza di ferro con i GAFAM, reclutandoli  per la guerra con la Cina, come proposto da Kissinger prima di morire, e imitando, di quella, la politica  chiamata “Unione del Civile e del Militare”, al punto di arruolare nell’ Esercito i CEO delle grandi piattaforme. Questa mossa era già stata prevista da Evgeny Morozov, che aveva pensato che gli establishment occidentali si sarebbero buttati sul digitale come tattica per frenare il proprio declino. Cosa che essi hanno fatto abbondantemente, sviluppando un movimento politico creato da Schmidt e Cohen, e poi sviluppato da Thiel, Vance e Karp, volto a spostare gl’investimenti del Complesso Industriale-Militare verso il sostegno delle Big Tech, per incanalarle a supporto delle prossime guerre dell’America. Con risultati effettivi, come dimostrano le operazioni in Ucraina, Venezuela e Iran.

Proprio per questo, alcune Big Tech fanno resistenza contro l’uso bellico delle loro AI, perché temono di essere coinvolte nelle previste rappresaglie di Iran, Russia e Cina, e comunque in un’ondata di ostilità da parte di molti Stati, anche occidentali.

Nasce così la guerra culturale in America fra chi, come Anthropic (che tra l’altro ha una proprietà italiana), si oppone all’ uso militare della propria IA,  chi, come ChatGPT, è favore, e soprattutto Thiel , propugnatore fanatico dell’obbligo civile dei GAFAM di mettere l’AI al servizio delle guerre americane, e, soprattutto, fornitore agli USA e ai suoi più stretti alleati, attraverso Palantir, delle tecnologie più letali.

Giustamente, quindi, dal suo punto di vista, Thiel afferma che non bisogna prendere troppo sul serio la querelle fra Anthropic  e ChatGPT:ciò che conta è la lotta fra l’AI americana e l’ AI cinese. Coerentemente con le idee di De Landa, sono oramai le due Intelligenze artificiali che si fanno la guerra per il predominio sul mondo. Inutile fantasticare di un preteso “Umanesimo Digitale”: contro la forza dell’ impero mondiale delle Macchine Intelligenti occorre un esercito mondiale di  Uomini Superiori.

In sostanza, Thiel ha aggiornato le visioni tradizionali americane della Fine della Storia con una qualche pennellata di culture alternative e non occidentali, ma mantenendo sempre chiarissima l’idea che l’America è il salvatore del mondo perché è il massimo potere mondiale, e quindi svolge la funzione (il “Destino Manifesto”) del Katèchon, che sarebbe quella di frenare l’entropia Gehlen). In questa visione, gli USA padroni dell’ “America Mondo”, sarebbero l’ultima incarnazione dell’Impero Romano, inteso quale forza di conservazione. In tal modo, Thiel cerca di delegittimare, tanto le pretese si “Translatio Imperii” verso la seconda Roma (Instanbul), e la Terza Roma (Mosca), quanto la pretesa escatologica islamica incarnata dall’ Imam Nascosto Muhammad al-Mahdi, oggi incarnato dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei.

Nel fare ciò, egli si riallaccia alla visione nazionalsocialista del Katèchon, espressa da Carl Schmitt quale giurista del III Reich, il quale, dopo la caduta di quest’ultimo, aveva poi identificato il Katèchon negli Stati Uniti, ignorando l’essenza progressiva, tanto dell’ America quanto del nazional-socialismo (cfr. Eric Voegelin). La prima pretende infatti di essere “the Dissidence of Dissent”, e, il secondo, puntava a una “Fine della Storia” non dissimile dal “Secolo Americano” (il “Reich Millenario”).

In queste guerre, Israele è stato integrato pienamente con gli USA, anche e soprattutto per ciò che concerne la visione chiliastica dei Sionisti e l’uso generalizzato dell’ informatica, che ne ha fatto la “Nazione Start-up”. Non per nulla, USA e Israele(insieme agli Afrikaners come Musk), condivideno l’escatologia vetero-testamentaria.

4. Israele :dal Golem alla “Nazione Start-up”

E’ impossibile negare che il chiliasmo era  passato in Occidente attraverso l’ebraismo. Il chiliasmo moderno nasce con le riflessioni di Mosè Maimonide, il quale, interrogato su che cosa pensasse dell’Olam haBa (l’Era Messianica), aveva dichiarato che essa non si sarebbe distinta in nulla dai suoi tempi (il XII secolo), se non fosse che, nell’ Olam haBa, i Gentili sarebbero stati sottomessi agli Ebrei. In particolare, Maimonide osservava che, se i ben pochi membri della tribù dei Quraish, guidati da Maometto, avevano potuto assumere la leadership del Medio Oriente, non vedeva perché un popolo relativamente numeroso, come gli Ebrei, non avrebbe potuto, in futuro, egemonizzare lo stesso territorio (Israel ha-Shleimah, la Grande Israele, comprendente tutto i Medio Oriente, oggi rivendicata da Ben-Gvir e   Smotrich).Quanto allo strumento per conseguire tale risultato, Rabbi Loew di Praga avrebbe creato il mitico Golem (oggi, il complesso informatico-militare) per difendere il popolo ebraico. Tant’è vero che, quando Israele aveva inaugurato il suo primo computer a Rehovoth, lo aveva chiamato “Golem”.

Lo Stato d’ Israele nasce proprio dal Sionismo, uno fra i  progetti chiliastici all’ interno della MoDERNITà . La quale ultima è proprio come secolarizzazione del messianesimo, secondo quanto teorizzato da Lessing ne “L’Educazione dell’ Umanità”, dal “Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo tedesco” e da Saint-Simon nella “Religione dell’ UManità”.Come il Cristianesimo tridentino concepiva la Salvezza come un fatto spirituale, così faceva l’Ebraismo halakhico: ambedue condannavano  come “hybris” la tecnocrazia e lo scientismo. Per questo, vi è un parallelismo totale del Sionismo con  il messianesimo puritano, e soprattutto con le teorie tecnocratiche della Singularity e del Tecnofascismo. Per questo l’alleanza fra gli USA e Israele è sempre più stretta: ambedue sono dominate da aziende come i GAFAM, Palantir o Paragon, che stanno stringendo il mondo in una morsa mortale, di cui i missili su Gaza, Caracas e Tehran sono solo il risvolto esteriore, mentre il  vero attacco viene portato alle reti di comunicazione e alle coscienze dei cittadini, per realizzare una Fine della Stori quando il mondo sarà in pace perché, al posto degli uomini, deciderà l’Intelligenza Artificiale, che, come noto, manca di creatività, e quindi è condannata a ripetere all’ infinito quanto già  immagazzinato dall’ Umanità (salvando, così, dall’obsolescenza l’”establishment” occidentale.

5.La federazione europea e la fine della Storia

 L’obsolescenza in atto della democrazia occidentale denunziata da Ezio Mauro è solo uno dei  danni collaterali provocati da quanto sopra. Mauro si rende perfettamente conto che la rivoluzione portata avanti dal Mondo MAGA è difficilmente arrestabile, perché deriva da una spinta alla centralizzazione insita nell’ informatica, a partire dai “Big Data”, che funzionano solo se disponibili in grandi numeri, e potenzialmente in misura illimitata, come dimostrano i progetti Echelon e Prism.Gli attacchi alla Crimea, a Maduro, a Khamenei e a Larijani non sarebbero avvenuti senza l’accesso a miriadi di informazioni, reso possibile dall’ Intelligenza Artificiale. Oggi, la NSA e il Mossad stanno scansionando l’intero “sistema Cina” per trovarvi delle falle digitali. Non per nulla la Cina sta avviando un “Chinese Firewall a ritroso”, non più  per interdire ai Cinesi di accedere ai dati dei Paesi esteri, bensì per interdire agli stranieri l’accesso ai dati dei Cinesi (così determinanti nel caso di guerra). Gli attuali black-out informatici in Russia rientrano nella stessa logica. LE guerre americane e israeliane sono basate sulla conoscenza minuta della realtà del Paese nemico, come il Venezuela e l’Iran. Grazie ad essa si possono organizzare operazioni “chirurgiche”, come il rapimento di Maduro e l’assassinio dei leader iraniani. E’ una follia che un Paese, come la Russia, che è in guerra da anni contro il “Kollektiv Zapada”, continui a rendere accessibili agli Occidentali i dati dei suoi cittadini e delle sue istituzioni. Il fallimento dell’operazione Hostomel e l’attacco al naviglio del Mar Nero possono ricondursi a falle dell’ “intelligence” russa.

E’ per altro da molti anni che, proprio per questa ragione, tanto la Russia quanto l’India  hanno lavorato a un meccanismo di Internet che può essere bloccato in caso di guerra, sostituendolo con un Internet puramente nazionale (Max) .

Mauro  non giunge  fino in fondo al proprio ragionamento. Se Trump è in un certo senso costretto a reprimere i corpi intermedi per garantirsi una forza negoziale nei confronti dei Paesi esteri, e se alleati come l’Italia o avversari come il Venezuela sono costretti violentemente a seguire  politiche analoghe a quelle di Trump per poter soddisfare i suoi “Diktat”, è vano cercare di opporvisi. Infatti, già con Obama e Biden succedevano le stesse cose, ma quei Presidenti le nascondevano in ossequio all’ ipocrisia puritana e al mito incapacitante  della “Democrazia americana”. Mito a cui Mauro finge ancora di credere, tributandogli elogi sperticati ed evidentemente insinceri, ma che non corrispose  mai alla realtà, né dal punto concettuale, né da quello pratico. Ci pensavano poi i caudatari di sinistra in Europa alla creazione delle opportune cortine fumogene.

Ricordiamo tra l’altro:

-la Dichiarazione di Indipendenza, che implica la tratta degli schiavi e il “Trail of Tears”;la netta contrapposizione fra “Repubblica e “Democrazia”;  la “Finestra di Overton”, ecc..

i “cadaveri Eccellenti” (Lincoln, Kennedy); la politica migratoria

Diremo di più.

Anche le retoriche dell’Unione Europea incentrate sulla Pace Perpetua sono, così come  l’eccezionalismo americano e il Sionismo, dei sottoprodotti della secolarizzazione delle religioni occidentali. Tanto per cominciare, Kant, a cui erroneamente si è voluta ricondurre l’invenzione dell’idea della “Pace Perpetua” (che invece era  stata sempre uno degli obiettivi dell’Impero Romano e del Sacro Romano Impero), citava espressamente, a  proposito della Fine della Storia, il Libro dell’ Apocalisse.

Poi, il movimento per l’integrazione europea non nasce, né da Kant, né da Spinelli, né da Schuman. Esso si può già rintracciare nel tentativo romano di conquistare la Magna Germania; nel “Dictatus Papae”; nei progetti di crociata; nell’ammirazione di Voltaire per l’Impero Cinese; nell’avventura napoleonica; nell’ideologia nietzscheana; in Paneuropa. Infine, l’idea, accennata nella “Dichiarazione Schuman”, del “funzionalismo”, si riallaccia alla  “ragnatela di istituzioni internazionali” che, secondo Ikenberry, era stata creata per  mascherare la conquista del mondo da parte degli USA.

Oggi più che mai un’Unione Europea che pretende di essere l’ultimo baluardo dell’utopia occidentale (dopo la caduta del Socialismo Reale)“ avrebbe la pretesa di  esprimere  anch’essa una “nuova religione” – ripresa dal Cristianesimo materialistico dei Puritani, e oggi  dalla cultura “Woke”, con tutta la sua ipocrisia-.

A nostro avviso, la missione dell’ Europa è piuttosto , come aveva intuito Pietro Barcellona, proprio quella del Katechon paolino (quello che Thiel, sulle tracce di Carl Schmitt rivendica abusivamente per  Donald Trump). Infatti, l’Europa si è opposta per quanto possibile al chiliasmo americano: combattendo contro i rivoluzionari americani e contro l’esercito federale in Canada,e criticando gli USA attraverso i suoi intellettuali (Dickens, Baudelaire,Kafka, Simone Weil).

Invece, Thiel (e Trump), con un atteggiamento predatorio tipicamente americano, pretendono di appropriarsi dell’ideologia antimodernistica dei loro avversari, dimenticando semplicemente che sono essi quelli che hanno inventato il mito della “Singularity” e stanno forzando al massimo per l’egemonia delle Macchine Intelligenti. I droni assassini sono stati prodotti da Anthropic su richiesta del Pentagono,e  la gestione dei teatri di guerra con l’intelligenza artificiale spetta a Palantir.

Il Movimento MAGA non può certo autodefinirsi come il Katèchon, quando è palesemente l’Anticristo. Non per nulla ad-Dajjal significa “il Mentitore”.

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6. L’eredità zoroastriana nello Shi’ismo duodecimano

Ma anche la politica iraniana è fortemente impregnata di chiliasmo.Lo Shi’ismo nasce dall’opposizione all’idea di “lezione umana”o “consenso sociale” (shura), tipica dei Sunniti, a cui oppone la designazione divina (nass). Gli Shi’iti credono infatti che Maometto avesse designato  come suo successore spirituale e politico Ali ibn Abi Talib. Per essi, l’Imam non è solo un leader politico, ma è dotato di un’ispirazione divina particolare e dell’infallibilità (‘isma), come il Pontefice romano.

Lo shi’ismo attribuisce una sacralità specifica alla famiglia del Profeta (Ahl al-Bait). La leadership deve rimanere all’interno della linea di sangue di Ali e Fatima (figlia di Maometto), perché portatrice di una “luce” spirituale ereditaria. Il martirio di Hussein (figlio di Ali) a Kerbela ha trasformato la causa sciita in un’ideologia di resistenza contro l’oppressione e l’usurpazione del potere, che si nutre del culto delle vittime, a cui ben si addice la morte in battaglia dei leader per mano dell’ Esercito Israeliano.

Secondo le tradizioni Shi’ite, alla fine della Storia, Muhammad al-Mahdi e Gesù Cristo (Isa)  affonteranno   a Gerusalemme l’Anticristo (ad-Dajjal), e lo uccideranno. Quindi, è compito degli shi’iti combattere nella battaglia dell’ Apocalisse (quella che noi chiamiamo Armageddon).L’attuale guerra contro gli Stati Uniti e Israele assomiglia molto alla battaglia davanti a Gerusalemme descritta in numerose  Ahadith.


Non per nulla la nuova Guida Suprema invia i suoi proclami restando celato, come si dice che sia celato da più di mille anni Muhammad el-Mahdi. Questo circonda Mojtaba Khamenei di un’aura particolare, così come il fatto ch’egli sia sopravvissuto alla strage del suo lignaggio, come gli Alauiti sono sopravvissuti alla battaglia di Kerbela.

E’ singolare come tutto ciò riecheggi (come studiato in particolare da Corbin) l’escatologia  della religione zoroastriana (oggi “parsi”,”persiana”), tutt’ora presente in Iran e negli in altri territori dell’ ex impero persiano (come il Pakistan) , e, in particolare, la battaglia finale fra l’ultimo Salvatore (Thraetona/Fredon), e una creatura infernale (Azhi Dhahaka).

7.La lettera di Teofane di Pskov al Gran Principe di Mosca

Ci troviamo, dunque, in mezzo a una Terza Guerra Mondiale che è una guerra di religione per stabilire il “senso della Storia”, basata sulle vaghe profezie sull’ Apocalisse e sulle altrettanto vaghe interpretazioni datene da San Paolo, Sant’Agostino, Maometto, Teofane, Newton, Leibniz, Lessing, Bahau-llah, Hegel, Fiodorov, Soloviov, Buber, Teilhard de Chardin, e, ora anche Dugin e Thiel. La posta in gioco è l’avvenire dell’ Umanità.

L’Apocalisse è una profezia che si auto-avvera?Parzialmente, sì, ma proprio i suoi margini di incertezza (l’”Esprit de finesse”) ci permettono di illuderci di potervi giocare come attori, e non solo come soggetti passivi.

Anche nella tradizione russa ortodossa, citata fra gli altri da Dostojevskij, da Dugin e dal Patriarca Kirill, abbiamo la lotta contro l’Anticristo. Questa irrompe potentemente nella storia russa con la zarina Irina, principessa bizantina, e con la lettera di Teofane di Pskov al Gran Principe di Mosca sulla Terza Roma, dopo la caduta della prima e della seconda. Mosca, la Terza Roma, rappresenta il Katechon, e sarà eterna. A questa dottrina si ispireranno von Bader,Soloviov, Dostojevskij e Dugin, che parlerà di un “Katèchon Settentrionale”.

Come abbiamo visto, ora Thiel tenta clamorosamente di appropriarsi di questa tradizione, rovesciando il senso di quella contrapposizione. Ricordiamo per altro che il significato di ad-Dajjal è proprio “il Menzognero”, nel senso che l’ Anticristo si caratterizza per la sua capacità di seduzione, imitando la figura del Salvatore, come ben descritto nel “Racconto dell’ Anticristo” di Soloviov. Thiel si tradisce quando indica, fra le qualità “catecontiche” dell’ America la sua capacità di sedurre il mondo.

Ma, più in generale, il problema principale della visione di Thiel è che egli presuppone che il Katèchon debba essere un potere mondiale.Ma è proprio questo il carattere dell’ Anticristo,perchè il Demonio è il “Re del Mondo” che impone la pace mediante  il controllo totale, come stanno facendo i GAFAM, e in particolare Palantir. Se un solo potere controllasse (come vorrebbero Trump e Thiel) il mondo intero (mediante l’uso delle Macchine Intelligenti), in breve l’intelligenza umana sarebbe sostituita da quella artificiale, e non sarebbe più possibile alcun tipo di vita intelligente.

8.Le tradizioni non chiliastiche

Nel suo libro  “Lo scontro di civiltà”, Samuel Huntington affermava che, in esito allo contro fra l’Occidente e “il Resto”, l’India, rimasta neutrale, avrebbe imposto al resto del mondo il proprio punto di vista. E, in effetti, l’India costituisce un’area relativamente “neutra”, dove l’idea degl’infiniti Kalpas si oppone a qualunque chiliasmo. Certo, anche l’India aspira alla “Pace” (l’”Ahimsa”), ma, come illustra bene il Bhagavad Gita, si tratta di una pace interiore. Un’altra forma di nichilismo, quello del Nirvana.

Tuttavia, ci sembra che Huntington esagerasse, nel senso che neanche la Cina ha una cultura chiliastica. Il fatto di adottare ufficialmente il Marxismo, ideologia occidentale chiliastica per eccellenza, non deve trarre in inganno, perché il Socialismo con Caratteristiche Cinesi legge il marxismo con le lenti di Kang You Wei, di Sun Yat Sen e di Mao, ispirandosi alla massima Quando il Grande Tao viene messo in pratica, il mondo è una comunità comune (tianxia wei gong)…”(大道之行也,天下为公)”  Il DaTong non è “il comunismo” come inteso in Occidente, non è l’eguaglianza assoluta, non è la fine della Storia.

Semmai, il conflitto attuale è interna a gli eredi della “tradizione occidentale”, che si battono per vedersi riconosciuta la “Translatio Imperii” dell’ Impero Romano:USA, Israele, Russia, Islam, forse anche Europa e Chiesa Cattolica. Questa “guerra civile occidentale” sta aprendo enormi opportunità per le culture orientali, ma anche per l’ Europa e per il Vaticano, se esse sapranno prendere una maggiore distanza dal post-umanesimo dei Gafam e dell’ America, e quindi anche dal cosiddetto  “Patriottismo Occidentale.Il rifiuto di partecipare alla guerra contro l’ Iran (che “non è la nostra guerra”) potrebbe costituire la prima, debole, fiammella di questo nuovo orientamento.

Trump ha ragione nel definire gli Europei “codardi”. Ma non perchè stanno rifiutando di combattere a fianco degli USA nello Stretto di Hormuz, bensì perché accettano da 80 anni imposizioni che nessun paese ha mai accettato da una potenza straniera. Basi di occupazione eterne, testate nucleari altrui stazionate sul proprio territorio, misteriosi “cadaveri eccellenti” (Olivetti, Tchou, Mattei, Moro, Herrhausen), intercettazione sistematica dei nostri dati, imposizione di partecipare a guerre come l’Irak  e l’Afghanistan… Certo, senza l’intelligence, i missili e le atomiche americane, l’ Europa è “una tigre di carta” come ha detto TRump. Ma perché si è ridotta così, se non per i veti americani, che ci hanno spinto a “estirpare” la Divisione Elettronica dell’ Olivetti, a archiviare l’atomica europea, a comprare gli F35 anziché gli Eurofighter…

Per non essere “codardi”, occorrerebbe prendere alla lettera l’invito di Trump a difendere l’ Europa da soli, spendendo il giusto. Basterebbe che gli USA ci cedessero le loro basi in Europa, con dentro il loro software, le loro testate nucleari e le loro navi. A quando “The Deal”?

Certo, inconteremmo ogni genere di opposizione, ma allora s arebbe il caso, come ha proposto il Generale Mini, di “aprire le ostilità con gli USA”.

IL NUOVO ORDINE MONDIALE SECONDO “MAGA”:

L’ultimo passo prima della “Singularity”

Il termine“Novus ordo Seclorum” , che compare sulla banconota da un  dollaro, ha già dietro di sé una lunga storia nelle culture “occidentali”.Deriva dalla 4° Ecloga di Virgilio che annunzia il ritorno alla nuova Età dell’ Oro grazie al governo di Augusto. “Ordo Seclorum” è, a sua volta, la traduzione libera di “Aiòn” (“Era”, e corrisponde al sanscrito “Kalpa”,espressione che compare già nei Veda).E’ una tipica idea millenaristica, particolarmente cara allo zoroastrismo, e ripresa nell’apocalittica ebraica, cristiana e islamica, oltre che dalla Massoneria.

Dopo ogni “Kalpa” si verifica una grande deflagrazione, e incomincia il Kalpa successivo. Ma, nella visione zoroastriana, e poi ebraica e cristiana, non vi è l’Eterno Ritorno, e, per questo, dopo l’Apocalisse, regnerà la Pace Perpetua.

Nel 532, era stato stipulato fra Giustiniano e i Sassanidi un trattato “di Pace Perpetua”(“Pax Aeterna”), di durata indefinita, che pose fine alla Guerra iberica, le cui trattative iniziarono sotto Kavad I, sovrano citato nelle profezie zoroastriane e che favorì la setta chiliastica dei Mazdakisti. Il trattato inaugurò un periodo di relazioni relativamente cordiali fra i due imperi, che durò fino al 540, quando ripresero le ostilità per la guerra lazica.Giustiniano avrebbe pagato 110 centenaria (circa 11.000 libbre di oro), apparentemente come un contributo alla difesa del Caucaso contro i barbari, e le truppe del dux Mesopotamiae si sarebbero ritirate dalla fortezza di Dara alla città di Costantina. I due sovrani si riconoscevano come  di  pari grado, e si promettevano assistenza reciproca. Durante quel periodo, tuttavia, Giustiniano concentrò le sue energia e risorse nelle guerre di riconquista contro i Vandali e in Italia contro i Goti, trascurando le difese orientali. Ciò costituì un’ottima occasione per Cosroe, figlio di Kavad, che riprese le ostilità contro Bisanzio con la guerra lazica.

E’ singolare come i conflitti e le paci di oggi fra l’Iran e l’Occidente ripercorrano quasi pedissequamente quelli fra i Sassanidi e i Bizantini di più di 1500 anni fa.

1.”Woke” contro “MAGA”

Gli Stati Uniti (per Chesterton, “una nazione con l’anima di una chiesa”), nascono, seguendo suggestioni di Cristoforo Colombo, di Antonio Vieira, di Winthrop e dell’ Arcivescovo Berkeley, come una nazione apocalittica, destinata a realizzare le profezie della Bibbia (cfr. il libro “De Prophetiis” di Colombo).Fra queste, la “Pace Perpetua” (“Pax Aeterna” “Ewiger Landfrid”), slogan costante degli Imperatori romani e romano-germanici.

Secondo l’interpretazione progressistica, ripresa per ultimo dal movimento “woke”, lo sbocco naturale di quel messianesimo sarebbe la realizzazione terrena delle promesse evangeliche, e, quindi, la trasposizione sulla terra del “Regno dei Cieli” citato nel Discorso della Montagna. Ne consegue che l’attuale (effimera) maggioranza degli Americani, secondo la tradizione occidentale, sarebbe delegittimata nel suo attuale ruolo di guida politica del mondo, perché la sua posizione geopolitica e sociale è la conseguenza di una conquista violenta e della schiavitù degli afro-americani, di cui i “bianchi” dovrebbero “chiedere scusa”(la “Provincializzazione dell’ Europa” di Chaktavarti).

Invece, secondo il suprematismo bianco, a cui il movimento MAGA si ispira, lo sbocco autentico del messianesimo americano è costituito dalla supremazia dellaciviltà occidentale”, che si suppone corrispondere grosso modo alla “razza bianca” americana, vale a dire i discendenti degli immigrati dall’ Europa, ai quali Trump, Vance e Rubio si vantano di appartenere. I suprematisti bianchi rivendicano la superiorità della civiltà europea, che essi si pensano di incarnare, in modo indipendente dalla sua maggiore o minore moralità, ma basandosi soprattutto sulla sua capacità di espansione negli ultimi 5 secoli, cioè quella “conquista della patria” che è la ragion d’essere stessa degli Stati Uniti, prodotto estremo, con Israele, del colonialismo europeo, e degli altri Paesi dell’Anglosfera. Superiorità che ha una radice religiosa, ma che, con la secolarizzazione, tende  a divenire un concetto di civiltà: il “Cristianismo” (cfr. “L’etica protestante e la nascita del capitalismo” di Max Weber).

Secondo il movimento MAGA, l’Europa attuale starebbe “tradendo” l’Occidente perché accetterebbe, dalla cultura “woke”, un senso di inferiorità rispetto alle altre culture del mondo, che sarebbero state ingiustamente oppresse dagli Occidentali negli ultimi 500 anni di colonialismo. Una “guerra culturale” che sottintende l’attuale lotta per il potere in America, e, di riflesso, nel mondo.

Anche l’Europa è stata da sempre contesa fra l’Occidente “protestante”, il Mediterraneo “cattolico”, l’Est “ortodosso” , il Sud mussulmano e il Nord pagano; questa divisione è tutt’altro che sopita con le rivendicazioni “progressiste” delle Chiese del Nord, con la pretesa di primato da parte di Roma, con la teoria ortodossa della “Terza Roma”, con il progetto islamico della conversione di “Rum” e con la resistenza Inuit e danese al progetto trumpiano di annessione della Groenlandia. Per il “man of the street” americano, la maggior parte degli Europei (come gli Spagnoli, i Siciliani, i Greci, i Turchi, gli Ebrei sefarditi) sarebbero addirittura “non-White”, e questo costituisce il maggiore motivo di avversione nei confronti degli Europei stessi.

E’ perciò fondamentale il passaggio del discorso di Rubio in cui si afferma che gli Europei dovrebbero abbandonare l’idea della pari dignità delle culture (che era stata già di Montaigne, di Pascal, di Matteo Ricci, di Simone Weil, ma anche di Evola, di Pound e di Panikkar), e smettere di “chiedere scusa” alle altre culture. Problema drammatico in USA, dove i “non-whites” stanno divenendo più numerosi dei “white”, e perciò mettono in discussione la struttura stessa del Paese (per esempio, secondo Alfonso Valladão, per il quale esso potrebbe mantenere il suo ruolo centrale nel mondo anche sotto la guida dell’etnia “latina” -a cui appartengono tanto Valladao, quanto Rubio e Ocasio-Cortes- ). Se si considerano anche gl’immigrati clandestini, i “whites” sono ora il 56,3% – 57,5% del totale nazionale, con la restante quota (non-whites), di circa il 43%: è per questo che bisogna “deportarli” fuori degli USA. Una lotta mortale fra due etnie sullo stesso territorio, come in Israele, e, parzialmente, in India, che potrà cambiare profondamente gli scenari mondiali.

Questa situazione è rivelatrice di  un “errore di progettazione” originario dei Padri Fondatori, che, dalle dimensioni di Washington DC (progettata sotto la supervisione di Giorgio Washington) risulterebbero avere avuto in mente una nazione di ben 500 milioni di abitanti, tutti anglo-sassoni e protestanti. Previsioni basate sul tasso di natalità delle Isole Britanniche, che, a quell’ epoca, era elevatissimo, ma poi si è ridotto nel tempo. Per questo, l’idea originale di una “Casa sulla Collina” puritana e anglosassone, non si è potuta realizzare, e si è accresciuto invece progressivamente il peso delle altre etnie, inquinando” l’originaria purezza teologica. Questo, come già prevedeva Tocqueville, costituisce vero il tallone di Achille degli USA.

In Europa non vi è, invece,  tanto un problema di “sostituzione etnica”, quanto una questione di riscrittura della storia culturale, che, indipendentemente dall’ immigrazione,  dovrebbe tener conto delle radici Medio Oriente (p.es.,l’ “Atena Nera” di Bernal ), dei Popoli delle Steppe (“L’Eredità di Chinggis Khan” di Trubeckoj), delle tradizioni “cetuali” (“L’Ancienne Constitution Européene” di Tocqueville), e della cultura “alta” al di là  di “destra” e “sinistra”(Leibniz, Voltaire, De Maistre, Max Weber, Nietzsche, Guénon, Heidegger, Heisenberg, Feyerabend, De Finetti, St-Exupéry, Weil, Drieu la Rochelle).

Il cosiddetto “Piano Kalergi”, tanto temuto dall’ estrema destra, a cominciare da Hitler, non era affatto un “piano”, bensì una costatazione di fatto: il colonialismo avrebbe portato all’ ibridazione dei popoli europei e africani, mentre invece l’evoluzione del capitalismo e la socialdemocrazia a quella fra aristocrazie di origine germanica, “Hofjuden” e nomenklatura sovietica, ricreando così una nuova distinzione di casta e di razza, sul modello indiano. Anche per questo Hitler aveva denominato Coudenhove-Kalergi, primo grande federalista europeo, lo “Erz-Bastard”.

L’ossessione per la sostituzione etnica è una delle tante dimostrazioni del fatto che l’ Europa e l’ America sono sostanzialmente diverse, e ogni tentativo di organizzare l’Europa secondo modelli americani è una forzatura, che mortifica le potenzialità degli Europei, dividendoli secondo linee di conflitto altrui, da noi non applicabili. Se ci dividiamo e combattiamo sulla “remigrazione”, facciamo semplicemente un favore agli USA. Gli unici a “snaturare” l’Europa sono i soldati americani di stanza qui, sicché, con una vera “federazione europea”, saranno loro a dover “remigrare”.

In ogni caso, chi ha realizzato una vera sostituzione etnica sono proprio gli Americani e gli Israeliani. E’assurdo che proprio loro ci vogliano imporre ideologie politiche che paventano questo pericolo. Anche perché da noi, contrariamente all’ America, l’Islam è una delle componenti storiche e culturali fondamentali (da al-Andalus, alla Sicilia, all’Impero Ottomano, all’ Ucraina, alle repubbliche caucasiche e uraliche).

2.Che cosa vuole MAGA dal resto del mondo?

Secondo il movimento “MAGA” i suoi caudatari europei,  l’”Occidente” dovrebbe, a dispetto delle previsioni di Spengler, di Toynbee, di Jacques e di Todd,  mantenere ancora il proprio ruolo egemone nel mondo, e ciò richiederebbe, tra l’altro, che l’Europa resti nell’orbita americana, ma non a modo suo, bensì seguendo pedissequamente i desiderata di Washington, in modo da accrescere il peso specifico degli USA nel mondo. Secondo Trump, Vance e Rubio, l’Europa dev’essere forte e combattiva per supportare gli Stati Uniti nei suoi scontri e incontri con le altre superpotenze: Cina e Russia. Non sono invece ammesse incertezze ideologiche, né la “Politica dei due Forni” cara alla Ia e alla IIa Repubblica.

Per conseguire questo risultato, l’Amministrazione Americana ha perfino mobilitato le proprie Forze Armate contro il “Nemico Interno” (immigrati e sinistra), con l’obiettivo della “Remigrazione”, cioè di espellere dagli States il maggior numero di “non-whites”, per compensare l’effetto della maggiore natalità di questi ultimi. Per questo motivo, un ruolo centrale è stato affidato all’ ICE (la polizia di frontiera), una milizia volontaria sottoposta direttamente al Presidente, che si sforza di  “deportare”, e comunque tenere sotto controllo, i “non-whites”, con il pretesto che sarebbero immigrati illegali.

Il maggior controllo così ottenuto sugli Stati Uniti stessi e sugli alleati (la monarchia americana) dovrebbe permettere agli USA di  riconquistare, con una trattativa continua a tutti i livelli e in tutto il mondo (“the Art of the Deal”), un ruolo centrale nel mondo, perduto per effetto del crescente protagonismo, culturale, politico, diplomatico, militare ed economico, di Russia e Cina, assecondate, secondo Trump, dalle politiche liberali e liberiste.

Per fare ciò, Trump adotta senza discriminazione tutti i mezzi possibili, dalla persuasione, alla dialettica, agli artifizi commerciali, all’ ideologia, all’influenza, al ricatto, alla corruzione, alle minacce, alla guerra, ai rapimenti…(la “Guerra Senza Limiti”).

Di quella riconquista fanno parte innanzitutto la difesa senza quartiere dei GAFAM e delle loro piattaforme, che, attraverso i social, già controllano tutto l’occidente; poi, i dazi e le sanzioni, che offrono continui pretesti per immischiarsi nelle politiche interne di tutti i Paesi; gli attacchi militari e gli embargoes, che permettono senza costi eccessivi di realizzare “regime changes”, come avvenuto in Siria e in Venezuela, nonché, infine, il “divide et impera” fra tutte le alleanze e coalizioni del mondo diverse dagli USA (e, in primis, nell’ Unione Europea).

A termine, Trump aspira semplicemente a fondare, come profetizzavano Fukuyama e Valladão, un impero mondiale, di cui egli sarebbe il leader assoluto a vita, come lo è già ora nel “Board of Peace”. In questo  modo, egli potrebbe acquisire uno status sostanziale corrispondente a quelli di Xi e di Putin, e, grazie alla forza residua degli USA (e soprattutto ai GAFAM), perfino imporre a Russia e Cina una forma di compromesso che salvaguardi il proprio ruolo di leader mondiale, sul modello del Serse quale messo in scena da Erodoto.

3.Il nuovo impero

In effetti, Trump sta forgiando tutti gli elementi tipici di un impero mondiale, quale sognato dai suoi lontani predecessori, come, appunto,  Serse, e, poi, gl’imperatori cinesi e i primi Califfi, i “Rashidun”, ma mai realizzato pienamente da nessuno:

culto della personalità, di cui il ruolo di pacificatore risulta un elemento centrale;

una propria organizzazione internazionale di cui egli è il leader a vita, alternativo e in concorrenza (come il Komintern)con le Nazioni Unite, ormai dominate dalla Cina, di cui per altro condivide l’obiettivo: la pace mondiale, che però, contrariamente all’ ONU, intende conseguire con la forza (“Peace Through Force”), che è la versione moderna del romano “Parcere Victis et Debellare Superbos”;

una sua propria dinastia, attraverso Jovanka e Kutschner, e propri feudi privati (come Gaza);

-propri pretoriani (l’”ICE”)

-l’erezione di gigantesche statue dorate, come quella che campeggia nel videoclip su Gaza, la quale  costituisce una riedizione senza ambiguità del “Colossus” con l’ effigie di Nerone, che campeggiava a suo tempo dinanzi al Colosseo.

La novità è costituita dall’ Intelligenza Artificiale, sulla quale l’Amministrazione rifiuta ogni forma di regolamentazione, in modo da utilizzarla liberamente per qualsiasi obiettivo civile o miloitare.

Non per nulla, tanto Musk quanto Bannon idealizzano la figura dei “Gladiatori”, che fantasticano di addestrare nell’abbazia di Trisulti per conquistare l’ Europa.

4. L’ossessione per la pace

Alla luce di quanto precede, l’ossessione di Trump per la pace, che aveva raggiunto l’apogeo nella sua richiesta di ottenere il Premio Nobel, è tutt’altro che l’eccentricità di un narcisista, bensì costituisce un tassello importante nella costruzione del nuovo impero, che, come quelli antichi, fa avanzare le proprie legioni sotto il pretesto della Pace. Esso corrisponderebbe  a uno dei tanti titoli repubblicani riconosciuti ad Augusto, dalla cui somma nacque il concetto di “Princeps”. Se, infatti, l’Imperatore è il “Sotér” (il  “Shaoshant”, il “Messia” come il Dario della Bibbia), in quanto realizza la “Pax Aeterna”, la sua funzione provvidenziale risulterebbe dimostrata dai fatti stessi (la realizzazione di una pace che sembrava impossibile). Di qui l’argomento dei trumpiani: “se non accettate il Board of Peace significa che la pace non vi interessa veramente”, il che si tradotto tra l’altro nell’ affermazione di Tajani che partecipare al “Board of Peace” sarebbe, per l’Italia un imperativo politico discendente dall’ art. 11 della Costituzione.

Il conseguimento della pace in Palestina attraverso la trasformazione di Gaza, da un problema geopolitico a un progetto immobiliare e turistico, dimostrerebbe anche che il capitalismo costituisce la soluzione dei problemi mondiali, in quanto capace di trasmutare la natura umana, da quella di un essere desiderante con un’identità e un’etica, in un puro portafoglio ambulante, facile da condizionare con la subordinazione economica. In questo contesto, l’immobiliarista Trump, degno successore dell’immobiliarista Washington, costituirebbe il modello per l’umanità americanizzata.

Ancor di più, la fondazione di una città-stato governata da una società di capitali, come in sostanza è il Board of Peace, realizzerebbe anche il sogno di Larry Page, Curtis Yarvin, Fareed Zakaria e Parag Khanna, che vedrebbero il mondo futuro governato da città-Stato di proprietà di grandi Corporations, come a suo tempo la Lega Anseatica, o da dinastie come gli Stati del Golfo e le monarchie della Malaysia. Inoltre, queste città-Stato artificiali dedite essenzialmente al turismo, sul modello di Singapore e degli Emirati, rispecchierebbero il sogno post-moderno di una società dell’”entertainment” basata sull’ intelligenza artificiale e sulla robotica. Si noti che Trump, Vance, Musk, Thiel e Karp sono tutti a mezza strada fra imprenditoria  dei servizi e politica. Con ciò, il cerchio si chiuderebbe intorno al “Tecno-fascismo”  al governo del nuovo impero occidentale.

5.Il ruolo dell’ Europa

L’intervento di Rubio traccia una storia dell’ “Occidente” che parte dalla scoperta dell’America e giunge fino ad oggi,e dove il “climax” è costituito dal 1945, massima espansione territoriale dell’ Occidente, per poi passare  subito dopo alla decadenza dovuta alla decolonizzazione, che ha portato a un “restringimento” del dominio occidentale (pensiamo alla Cina, alla Corea, all’India, poi al mondo arabo e africano).

E’ ovvio che situare il punto di declino dell’Occidente al termine della IIa Guerra Mondiale, cioè all’avvento dell’ egemonia americana  (anche se corretto).è altamente controcorrente. Questo “restringimento” è stato soprattutto l’effetto del passaggio dal “colonialismo” europeo, basato sulla “dittatura diretta” dei Paesi dominanti, all’“impero nascosto” americano, basato sul  “soft power” e sulle organizzazioni internazionali, che evidentemente i MAGA non apprezzano. Si noti che l’ONU e quasi tutte le organizzazioni internazionali del II° Dopoguerra sono negli USA e  sono state create sotto la spinta di Eleanor Roosevelt; questo attacco è innanzitutto un rinnegamento delle politiche passate degli USA, incapaci di garantire a questi un’egemonia permanente (come avrebbe voluto “The New American Century” neocon).

Dal punto di vista MAGA, il “soft power” americano postbellico è stato, visto “a posteriori”, un’esperienza perdente, perché ha permesso ai “non-whites”, a livello mondiale, di ri-acquisire una legittimità storica, rinvigorendosi   e saldandosi con la Cina, e, in America, di rafforzarsi, creando, nei “campus”,  la “cultura Woke”. In particolare, il comitato NATO-Russia e il WTO con la Cina sarebbero stati, sempre  dal punto di vista dell’ Occidente, due fallimenti storici, perché l’introduzione in quelle due economie di elementi capitalistici, lungi dal diminuire, come sperato dall’ America, la forza complessiva di quei due Stati (rendendoli così succubi degli USA), l’ha accresciuta, permettendo ad essi una rivincita rispetto agli Stati Uniti, e aprendo così la strada a un mondo multipolare.

Quindi, l’America non vuole più nessuna “Fine della Storia”(Fukuyama), bensì uno “Scontro di Civiltà”(Huntington).

Oggi, 124 Stati membri delle Nazioni Unite sono schierati con la Cina, e perciò Trump, che mira a un confronto totale con quest’ultima, ritiene di dover “svuotare”  l’ONU, creando un’organizzazione, come il “Board”, composto da soli Stati filo-americani, che riesca ad imporre compromessi favorevoli agli USA sui principali scacchieri del mondo, sul modello dei mai realizzati TTIP e TIPP dei tempi di Obama. Avendo constatato che quelle due alleanze non potevano costituire un’ “Alleanza delle Democrazie”, per il rifiuto di molti Stati occidentali,  Trump ha deciso che, per i suoi fini, può andare bene anche un’”Alleanza delle Autocrazie”, purchè a lui sia riconosciuto un incarico a vita e un potere assoluto, e purché il conto di tutto possa essere addebitato all’ Europa. Egli è addirittura confidente (non si capisce perché) che, alla lunga, tutti vi aderiranno. Il ruolo dell’Europa dovrebbe essere evidentemente quello che avevano, nell’ Impero Romano, gli “auxilia”, dei vassalli come i Franchi, i Burgundi, i Visigoti, il Regnum Bospori, o i regni di Giudea, di Palmyra,  Emesa e dei Nabatei, che pagavano un tributo e fornivano truppe ausiliarie.Che la sostanza sia quella di un tributo è dimostrato dall’ applicazione che l’Amministrazione americana sta dando del “burden sharing” per la difesa dell’ Europa, dove si oppone per- fino alla modesta pretesa che, se spesa ci dev’essere per rendere “autonoma” la difesa europea, allora questa spesa vada fatta prioritariamente in Europa (“Buy European”):

“The United States strongly opposes any changes to the Directive that would limit U.S. industry’s ability to support or otherwise participate in EU member state national defense procurements,”

“Protectionist and exclusionary policies that strong-arm American companies out of the market — when Europe’s largest defense firms continue to greatly benefit from market access in the United States — are the wrong course of action,”

E’ significativo anche il caso della ditta americana Anthropic, controllata  dai fratelli italiani Amodei. Il Dipartimento della Difesa Usa chiede accesso illimitato ai modelli IA di Anthropic “per ogni scopo legale”, incluse le operazioni belliche Il contratto che lega il dipartimento della difesa americano ad Anthropic vale 200 milioni di dollari (169 milioni di euro), ma Anthropic si appella alla necessità di mantenere salvaguardie etiche.

 Il Department of War vuole totale libertà di azione nell’uso dei modelli IA, vuole quindi che vengano tolte le restrizioni etiche e di sicurezza che tutte le aziende, Anthropic inclusa, impongono agli utenti. Nello specifico, il Pentagono intende usare i modelli IA per perseguire quelli che definisce “tutti gli scopi leciti” secondo le leggi americane. Questo include la raccolta delle informazioni (intelligence), lo sviluppo di armamenti e il supporto alle operazioni militariIl Pentagono teme che i blocchi imposti dagli sviluppatori di prodotti IA possano intralciare le operazioni militari più critiche.In altri termini, il Pentagono vuole che le IA diventino strumenti che non obiettino agli ordini impartiti dagli alti gradi militari facendo leva su principi etici o ideologici.

I molti che in Europa approvano le politiche di Trump pensano che gli Europei possano sopravvivere anche sotto questa forma più dura  di protettorato nello stesso modo in cui erano sopravvissuti agli ultimi 80 anni a quello più soft, grazie soprattutto alla diminuzione della natalità,  che ha un effetto compensatore rispetto alla diminuzione reale del PIL indotta dai tributi all’ America, mantenendo costante il PIL pro capite.

Purtroppo, le nazioni “non vivono di solo pane”, e anche le umiliazioni simboliche o ideali hanno un peso determinante, come sta rivelando, per esempio, l’atteggiamento vaticano.

6. Il Vaticano censura il “Board of Peace”

Il Cardinale Parolin ha affermato che “Il Vaticano non parteciperà al board of peace”, spiegando che  esso ha una “particolare natura che non è quella degli altri Stati”.

Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Ci sono punti che lasciano un po’ perplessi – ha osservato Parolin -, punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni“. ” per noi ci sono criticità che dovrebbero essere risolte. La preoccupazione è quella che a livello internazionale sia l’Onu a gestire queste situazioni di crisi”.

In effetti, mentre a suo tempo i tentativi di degli Asburgo di fare, dell’ Imperatore germanico, un arbitro super partes a livello mondiale,  erano falliti(come rilevava per esempio con disappunto nel ‘700 il mercante portoghese Bandeiras), di fatto l’unica autorità che, nella Storia,  sia stata arbitra fra le grandi potenze è  il Sommo pontefice, con azioni quali la Magna Charta (riscritta su mandato pontificio dal Cardinale Guala), e la bolla Inter Caetera e il  Trattato di Tordesillas, che avevano segnato il confine fra le colonie spagnole e quelle portoghesi.

Anche oggi la Santa Sede è in una buona posizione per operare in qualità di arbitro fra le Nazioni, anche quelle non cattoliche, grazie al gran numero di fedeli, alla potente organizzazione e ai buoni rapporti con le altre religioni (movimento ecumenico). Anche per questo, sopporta male che Trump e l’intera Amministrazione americana si atteggino a leader anche spirituali, secondo l’idea che aveva Saint-Simon degli “industriali” come “potere spirituale”, e di cui  Trump e Vance tentano di appropriarsi.

7.La posizione del Movimento Europeo

Come noto, sono presenti, come osservatori, al “Board of Peace”, la Commissione (nella persona della Commissaria Šuica), la presidenza pro-tempore Cipro e l’Italia (nella persona del Ministro Tajani). Il Movimento Europeo in Italia ha emesso un comunicato di condanna della Commissione Europea e degli Stati membri, fra cui l’Italia, per avere avallato, almeno parzialmente l’iniziativa di Trump:

 “COMUNICATO STAMPA

Il Movimento Europeo Italia esprime la propria ferma e convinta disapprovazione per la decisione della Commissione europea e di alcuni Stati membri – tra cui l’Italia – di aderire come membri a pieno titolo o come osservatori al Board of Peace, un organismo posto sotto il controllo diretto del Presidente degli Stati Uniti e che pretende, di fatto, di sostituirsi al ruolo delle Nazioni Unite nella gestione dei conflitti internazionali. In questo spirito il Movimento Europeo condivide la posizione espressa dal Segretario di Stato, il Cardinale Parolin, secondo cui queste situazioni di crisi devono essere della responsabilità delle Nazioni Unite sottolineando le perplessità della Santa Sede sulla partecipazione dell’Italia come osservatore.

Il Board of Peace è un organismo a pagamento, nel quale la logica degli interessi economici prevale sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla ricerca di una pace giusta. La sua riunione avviene mentre continuano le morti a Gaza e mentre Israele ha avviato la campagna per l’occupazione della zona C della Cisgiordania. Il New York Times, in un articolo di Thomas Friedman, ha riportato la denuncia pubblicata su Haaretz dall’ex Primo Ministro Ehud Olmert riguardo alle devastazioni, alle minacce e alle uccisioni perpetrate da gruppi di coloni israeliani nella West Bank, con l’obiettivo di costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre e le proprie case.

Il nodo costituzionale: l’articolo 11

Il Movimento Europeo richiama con forza l’attenzione sul fatto che la partecipazione dell’Italia al Board of Peace, per di più in una non meglio definita veste di “osservatore”, aggira surrettiziamente quanto previsto dall’articolo 11 della Costituzione. L’articolo 11 stabilisce che l’Italia ripudia la guerra e consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie per la costruzione di un ordinamento internazionale che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni. Ciò significa che l’Italia può aderire solo a organismi internazionali fondati sul multilateralismo, sull’uguaglianza tra gli Stati e sul rispetto del diritto internazionale. Il Board of Peace, per struttura e finalità, non risponde assolutamente a questi requisiti.

Un passo in contrasto con i principi fondativi dell’Unione europea

Il Movimento Europeo condanna inoltre la decisione della Commissione europea di partecipare a un organismo che contraddice apertamente il principio del multilateralismo, sul quale l’Unione europea è nata e che è consacrato nei Trattati e nella Carta dei Diritti Fondamentali. L’adesione a strutture parallele e non multilaterali indebolisce il ruolo dell’ONU e rischia di compromettere la credibilità internazionale dell’Europa come attore impegnato nella pace, nel diritto e nella cooperazione internazionale.

Appello alle istituzioni democratiche

Il Movimento Europeo esorta le istituzioni democratiche e parlamentari a condannare la partecipazione della Commissione e degli Stati membri al Board of Peace e a riaffermare con chiarezza che la soluzione del conflitto israelo-palestinese deve tornare nell’alveo delle Nazioni Unite, unico organismo legittimato a garantire una pace giusta tra i due popoli, assicurare la ricostruzione e tutelare i diritti fondamentali.

Roma, 19 febbraio 2026”

8.Conclusioni

Ricordiamoci che anche le stesse Nazioni Unite, pure più accettabili perché più equilibrate, erano state, all’origine, una costruzione dell’ America vincitrice della IIa Guerra Mondiale per controllare il mondo insieme agli altri Paesi vincitori, rappresentati nel Consiglio di Sicurezza, sì che non si può neppure rimpiangere quell’ assetto.

Purtroppo, chi non approva i progetti di Trump  non riesce però a formulare progetti alternativi che non siano la pura conservazione, anche perché le lobby americane e israeliane riescono oggi più che mai a bloccare ogni sforzo in tal senso -in campo editoriale, accademico o politico-.

Di qui la crescita, nonostante varie forme di repressione, dei “Putin-Versteher”, coloro che non nascondono le loro simpatie per la Russia, perché, paradossalmente, una mano per controbattere l’egemonia americana potrebbe venire oggi soprattutto dalla Russia. Anche perché, tanto l’Europa quanto la Russia, sono troppo piccole per fare concorrenza agli USA e alla Cina, ma soprattutto per contrastare i GAFAM, sì che il vero “game changer” sarebbe l’unione delle due aree in un’unica potenza eurasiatica che realizzasse, nei confronti dei GAFAM, quel “crackdown” che la Cina ha realizzato nei confronti dei BATX cinesi.

Certo, un vero Nuovo Ordine Mondiale, comprensivo di una riforma radicale delle Nazioni Unite, potrebbe venire solo da un ampio dibattito internazionale. Però, nel frattempo, occorre bloccare il trend verso la dittatura mondiale dei GAFAM, alleati di Trump, facendo leva sulle forze che sono a oggi oggettivamente in campo.

“BUSINESS AS USUAL” PER L’ECOSISTEMA DIGITALE EUROPEOGià caduti i nuovi velleitari propositi dopo le minacce alla Groenlandia

Non dovrebbe essere semplicemente immaginabile che l’Europa, con le sue dimensioni e con la sua da sempre conclamata aspirazione all’autonomia industriale, non sia ancora riuscita a fare nascere un ecosistema digitale europeo, comparabile, se non a quello americano, a quello cinese. Questo in un’era in cui tutto è informatica, e, in particolare, la difesa è affidata innanzitutto all’ Intelligenza Artificiale.Ne scriviamo oramai da almeno vent’anni.

  1. L’informatica, espressione estrema della dominazione dell’ “America-Mondo”

E’ evidente che vi è “un sistema para-mafioso” che blocca ogni e qualsiasi nostra velleità di ecosistema digitale autonomo dagli USA. Ne abbiamo la prova provata con la vicenda della Olivetti, di 65 anni fa, nella quale (anche prescindendo dai ben realistici sospetti di omicidio), il Professor Visentini e la General Electric si prestarono quali sicari materiali dell’industria digitale americana ,e, secondo la ricostruzione della RAI, anche della CIA, per “estirpare” (parole di Visentini) quella che, all’ epoca, era la più promettente impresa digitale del mondo, in grado di vendere in pochi giorni 41.000 personal computer sul mercato americano.

Si capisce che, dopo quella vicenda, nessuno in Europa abbia avuto il coraggio di tentare una nuova avventura. Chi l’ha fatto (QWANT, GAIA-X), l’ha fatto solo in modo apparente, intascando i soldi e scappando: normalmente, vendendo il tutto alle big americane.

Ciò non toglie che , ipocritamente, il mondo politico, a ogni nuova crisi (Echelon, Prism, Sentenze Schrems, Groenlandia), ribadisca la sua volontà di creare un’industria digitale europea. Buoni propositi che vengono abbandonati il giorno dopo.

2.La Risoluzione 22 Gennaio 2026

Ora, il Parlamento europeo, con la risoluzione approvata il 22 gennaio scorso, “Dipendenze informatiche e software europee” (allegata) ha chiesto di “impedire la dipendenza da attori stranieri”, chiedendo una “valutazione dei rischi per monitorare e affrontarla lungo tutta la catena del valore digitale”.

La “crescente concentrazione di potere nelle imprese extra-UE” è innegabile. In sostanza, l’Europa dovrebbe allevare una Big Tech autoctona per cautelarsi da Donald Trump. Soprattutto per tutelare i servizi cloud, ovvero i server dove si possono archiviare anche le informazioni sensibili per la sicurezza nazionale. Il Cloud act americano, infatti, consente alla Casa Bianca di richiedere l’accesso ai dati delle aziende americane, anche sui server costruiti all’estero. Ma anche senza questo, volete che, finché non sarà bandita dall’ Europa,  la NSA non abbia modo di rubare i dati da qualunque server?

Nel 2027 il mercato Ue del cloud supererà quello Usa, ma i GAFAM  controllano quasi il 90 per cento Il “cloud sovrano” europeo fa gola ad Amazon, Google e Microsoft. I tre che dominano già circa il 70 per cento del mercato europeo. Altri fornitori Usa, come IBM e Oracle, controllano un’altra fetta. In totale le aziende americane divorano tra “l’80 e il 90 percento” della torta. Così agli europei restano letteralmente le briciole. “Persino il principale operatore dell’Ue, Sap, detiene solo circa il 2% del mercato del cloud “e “la quota dei fornitori europei è scesa al 13%”.

Secondo un Rapporto Gartner, pubblicato il 9 febbraio, il mercato europeo del cloud sovrano è destinato a triplicare: dai 6,868 miliardi di dollari del 2025, ai 23,118 del 2027. Il prossimo anno supererà il volume d’affari generato negli Usa, stimato in 21,127 miliardi.

L’ultimo servizio cloud che si pretende “sovrano”, è stato lanciato il 15 gennaio da Amazon web services. In che modo potrebbe garantire la riservatezza degli europei? Attraverso società con sede in Ue, amministrate da dirigenti con residenza nel Vecchio continente, dunque vincolati alle leggi locali. Ci sarà una casa madre e tre filiali locali in Germania. L’anno scorso anche Google e Microsoft hanno lanciato servizi cloud, etichettandoli come “sovrani”. Ma secondo il ceo di Proton, Andy Yen, è marketing per mascherare la realtà giuridica: “AWS resta soggetta al Cloud Act.

 La Germania ha scelto il cloud sovrano di Amazon, mentre in fila ci sono già Belgio, Paesi Bassi e Portogallo. La Francia invece vuole tagliare i legami con Big Tech. Sul cloud il governo Meloni ha già fatto la sua scelta di campo: a gennaio 2025 è stato siglato l’ingresso di Amazon nel Polo Strategico Nazionale, per i servizi destinati alla pubblica amministrazione.

ALLEGATO

European Parliament 2024-2029 TEXTS ADOPTED P10_TA(2026)0022 European technological sovereignty and digital infrastructure European Parliament resolution of 22 January 2026 on European technological sovereignty and digital infrastructure (2025/2007(INI))

The European Parliament,––––––– having regard to the Treaty on the Functioning of the European Union (TFEU), in particular Articles 173, 179 and 190 thereof, having regard to the Commission communication of 29 January 2025 entitled ‘A Competitiveness Compass for the EU’ (COM(2025)0030), having regard to the Commission communication of 11 February 2025 entitled ‘Commission work programme 2025: Moving forward together: A Bolder, Simpler, Faster Union’ (COM(2025)0045), having regard to Regulation (EU) 2023/1781 of the European Parliament and of the Council of 13 September 2023 establishing a framework of measures for strengthening Europe’s semiconductor ecosystem and amending Regulation (EU) 2021/694 (Chips Act)1, having regard to Directive (EU) 2022/2555 of the European Parliament and of the Council of 14 December 2022 on measures for a high common level of cybersecurity across the Union, amending Regulation (EU) No 910/2014 and Directive (EU) 2018/1972, and repealing Directive (EU) 2016/1148 (NIS 2 Directive)2, having regard to the detailed report by the European Union Agency for Cybersecurity (ENISA) entitled ‘Foresight Cybersecurity Threats For 2030 – Update 2024’, published in March 20243, having regard to Regulation (EU) 2024/2847 of the European Parliament and of the Council of 23 October 2024 on horizontal cybersecurity requirements for products with 1 2 OJ L 229, 18.9.2023, p. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2023/1781/oj. OJ L 333, 27.12.2022, p. 80, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2022/2555/oj. 3 https://www.enisa.europa.eu/publications/foresight-cybersecurity-threats-for-2030 update-2024. digital elements and amending Regulations (EU) No 168/2013 and (EU) 2019/1020 and Directive (EU) 2020/1828 (Cyber Resilience Act)4,––––––––––– having regard to Regulation (EU) 2019/881 of the European Parliament and of the Council of 17 April 2019 on ENISA (the European Union Agency for Cybersecurity) and on information and communications technology cybersecurity certification and repealing Regulation (EU) No 526/2013 (Cybersecurity Act)5, having regard to Regulation (EU) 2025/38 of the European Parliament and of the Council of 19 December 2024 laying down measures to strengthen solidarity and capacities in the Union to detect, prepare for and respond to cyber threats and incidents and amending Regulation (EU) 2021/694 (Cyber Solidarity Act)6, having regard to Regulation (EU) 2025/37 of the European Parliament and of the Council of 19 December 2024 amending Regulation (EU) 2019/881 as regards managed security services7, having regard to the Commission White Paper of 21 February 2024 entitled ‘How to master Europe’s digital infrastructure needs?’ (COM(2024)0081), having regard to Mario Draghi’s report of 9 September 2024 entitled ‘The future of European competitiveness’, having regard to Enrico Letta’s report of 17 April 2024 entitled ‘Much more than a market’, having regard to the Commission communication of 2 July 2024 entitled ‘State of the Digital Decade 2024’ (COM(2024)0260), having regard to Decision (EU) 2022/2481 of the European Parliament and of the Council of 14 December 2022 establishing the Digital Decade Policy Programme 20308, having regard to Regulation (EU) 2024/903 of the European Parliament and of the Council of 13 March 2024 laying down measures for a high level of public sector interoperability across the Union (the Interoperable Europe Act)9, having regard to Directive (EU) 2019/1024 of the European Parliament and of the Council of 20 June 2019 on open data and the re-use of public sector information10, having regard to Regulation (EU) 2024/795 of the European Parliament and of the Council of 29 February 2024 establishing the Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), and amending Directive 2003/87/EC and Regulations (EU) 4 5 OJ L, 2024/2847, 20.11.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/2847/oj. OJ L 151, 7.6.2019, p. 15, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2019/881/oj. 6 7 8 9 10 OJ L, 2025/38, 15.1.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2025/38/oj. OJ L, 2025/37, 15.1.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2025/37/oj. OJ L 323, 19.12.2022, p. 4, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2022/2481/oj. OJ L, 2024/903, 22.3.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/903/oj. OJ L 172, 26.6.2019, p. 56, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2019/1024/oj. 2021/1058, (EU) 2021/1056, (EU) 2021/1057, (EU) No 1303/2013, (EU) No 223/2014, (EU) 2021/1060, (EU) 2021/523, (EU) 2021/695, (EU) 2021/697 and (EU) 2021/24111,––––––––– having regard to Regulation (EU) 2023/2854 of the European Parliament and of the Council of 13 December 2023 on harmonised rules on fair access to and use of data and amending Regulation (EU) 2017/2394 and Directive (EU) 2020/1828 (Data Act)12, having regard to Regulation (EU) 2024/1309 of the European Parliament and of the Council of 29 April 2024 on measures to reduce the cost of deploying gigabit electronic communications networks, amending Regulation (EU) 2015/2120 and repealing Directive 2014/61/EU (Gigabit Infrastructure Act)13, having regard to Regulation (EU) 2024/1689 of the European Parliament and of the Council of 13 June 2024 laying down harmonised rules on artificial intelligence and amending Regulations (EC) No 300/2008, (EU) No 167/2013, (EU) No 168/2013, (EU) 2018/858, (EU) 2018/1139 and (EU) 2019/2144 and Directives 2014/90/EU, (EU) 2016/797 and (EU) 2020/1828 (Artificial Intelligence Act)14, having regard to Regulation (EU) 2021/1153 of the European Parliament and of the Council of 7 July 2021 establishing the Connecting Europe Facility (CEF) and repealing Regulations (EU) No 1316/2013 and (EU) No 283/201415, having regard to Regulation (EU) 2021/694 of the European Parliament and of the Council of 29 April 2021 establishing the Digital Europe Programme and repealing Decision (EU) 2015/224016, having regard to Regulation (EU) 2021/695 of the European Parliament and of the Council of 28 April 2021 establishing Horizon Europe – the Framework Programme for Research and Innovation, laying down its rules for participation and dissemination, and repealing Regulations (EU) No 1290/2013 and (EU) No 1291/201317, having regard to Regulation (EU) 2021/696 of the European Parliament and of the Council of 28 April 2021 establishing the Union Space Programme and the European Union Agency for the Space Programme and repealing Regulations (EU) No 912/2010, (EU) No 1285/2013 and (EU) No 377/2014 and Decision No 541/2014/EU18, having regard to Regulation (EU) 2023/588 of the European Parliament and of the Council of 15 March 2023 establishing the Union Secure Connectivity Programme for the period 2023-202719, having regard to Council Regulation (EU) 2021/2085 of 19 November 2021 establishing the Joint Undertakings under Horizon Europe and repealing Regulations 11 12 OJ L, 2024/795, 29.2.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/795/oj. OJ L, 2023/2854, 22.12.2023, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2023/2854/oj. 13 14 15 16 17 18 19 OJ L, 2024/1309, 8.5.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1309/oj. OJ L, 2024/1689, 12.7.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj. OJ L 249, 14.7.2021, p. 38, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/1153/oj. OJ L 166, 11.5.2021, p. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/694/oj. OJ L 170, 12.5.2021, p. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/695/oj. OJ L 170, 12.5.2021, p. 69, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/696/oj. OJ L 79, 17.3.2023, p. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2023/588/oj. (EC) No 219/2007, (EU) No 557/2014, (EU) No 558/2014, (EU) No 559/2014, (EU) No 560/2014, (EU) No 561/2014 and (EU) No 642/201420,–––––––––– having regard to Council Regulation (EU) 2021/1173 of 13 July 2021 on establishing the European High Performance Computing Joint Undertaking and repealing Regulation (EU) 2018/148821, having regard to Council Regulation (EU) 2024/1732 of 17 June 2024 amending Regulation (EU) 2021/1173 as regards a EuroHPC initiative for start-ups in order to boost European leadership in trustworthy artificial intelligence22, having regard to Directive (EU) 2018/1972 of the European Parliament and of the Council of 11 December 2018 establishing the European Electronic Communications Code23, having regard to Regulation (EU) 2024/1183 of the European Parliament and of the Council of 11 April 2024 amending Regulation (EU) No 910/2014 as regards establishing the European Digital Identity Framework24, having regard to the joint communication from the Commission and the High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy of 21 February 2025 to the European Parliament and the Council entitled ‘EU Action Plan on Cable Security’ (JOIN(2025)0009), having regard to the Commission communication of 29 January 2020 entitled ‘Secure 5G deployment in the EU – Implementing the EU toolbox’ (COM(2020)0050), having regard to the European Declaration on Digital Rights and Principles for the Digital Decade, which commits ‘to promote a European way for the digital transformation, putting people at the centre’25, having regard to the Commission communication of 30 December 2021 entitled ‘Criteria for the analysis of the compatibility with the internal market of State aid to promote the execution of important projects of common European interest’ (IPCEIs) (COM(2021)8481), having regard to Rule 55 of its Rules of Procedure, having regard to the report of the Committee on Industry, Research and Energy (A10 0107/2025), A. whereas technological sovereignty should be seen as the whole value chain from excellence in research to creating better competition and achieving greater European sovereignty; 20 21 OJ L 427, 30.11.2021, p. 17, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/2085/oj. OJ L 256, 19.7.2021, p. 3, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/1173/oj. 22 23 24 25 OJ L, 2024/1732, 19.6.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1732/oj. OJ L 321, 17.12.2018, p. 36, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2018/1972/oj. OJ L, 2024/1183, 30.4.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1183/oj. OJ C 23, 23.1.2023, p. 1. B. whereas the EU relies on non-EU countries for over 80 % of digital products, services, infrastructure and intellectual property; C. whereas a few technological companies hold concentrated power over key digital markets and control over underlying internet infrastructure, including operating systems, computing, artificial intelligence (AI), search engines, social media capacity, digital advertising and payment services; D. whereas our technological sovereignty will greatly depend on Europe’s ability to create the market conditions needed for European companies to flourish and compete with each other, thereby increasing the quality of their products; E. F. whereas the EU is at risk of failing to meet its digital decade targets and objectives, including the adoption of cloud, big data and AI; whereas European firms contribute a minor share to global research and development (R&D) in software, internet technologies and electronics, while the United States and China lead in these sectors; G. whereas the Commission’s Digital Compass, Digital Decade Policy Programme, and Competitiveness Compass are essential frameworks for strengthening Europe’s digital ecosystem, securing technological leadership and ensuring long-term economic resilience; H. whereas digital infrastructure is composed of hardware elements related to connectivity, including fibre, 5G and 6G, submarine cables, satellites and spectrum, and computing, including semiconductors, data centres, HPC and quantum technologies, and of software elements including identity solutions, the Internet of Things, and cloud and AI systems, as well as the intermediary layer including advertising, search engines, payments and communication systems; I. J. whereas the EU’s competitiveness will increasingly depend on the digitalisation of all sectors, supported by resilient, safe and trustworthy digital infrastructure; notes, in this context, that the digital single market is a vital asset as it can enable companies to grow and scale up; whereas the full potential of the digital single market remains untapped, with intra-EU trade in digital services representing just 8 % of GDP, which is significantly lower than the 25 % for trade in digital goods; K. whereas the availability of eID schemes and digital public services and access to e Health records are increasing, but there are still significant gaps in the provision of privacy preserving, fully user-centric, accessible and sovereign digital public services among Member States due to differences in the adoption of eID; L. whereas eID is currently available to 93 % of the EU’s population, but achieving 100 % of digital public services for citizens and businesses by 2030 remains challenging; M. whereas interoperability and interconnectedness would enhance the competitiveness of the European economy and might benefit from policies such as open-source first and public money, public code, and the implementation of common and open standards; N. whereas digital infrastructure is of key importance for EU industry, including the automotive industry and the possible development of connected and autonomous vehicles; whereas robust data and communications infrastructure is needed to support a secure ecosystem for connected and autonomous vehicles; O. whereas fibre-optic networks form one of the backbones of the EU’s digital infrastructure, enabling high-speed internet, 5G networks and future technological improvements; P. whereas the EU is behind on the roll-out of 5G to meet its 2030 targets, with still limited fibre coverage of only about 64 % of European households being included; Q. whereas investment needs in state-of-the-art connectivity in the EU are immense; R. S. T. whereas resolving challenges related to access to land and grids is key to the successful deployment of digital infrastructure; whereas the EU GOVSATCOM initiative aims to ensure the long-term availability of secure, reliable and cost-effective governmental satellite communication services for EU and national public authorities that manage critical security infrastructure and missions; whereas chips play a crucial role in increasing the technological competitiveness and resilience of Europe; U. whereas the Commission’s Competitiveness Compass, the Clean Industrial Deal and the 2025 Commission Work Programme make little to no mention of semiconductor technologies despite their critical importance for the EU’s industrial ambition; V. whereas the Chips Act was an ad hoc adaptation mechanism aimed at addressing certain challenges regarding semiconductor shortages; whereas its areas of action are mostly limited to advanced semiconductors; whereas EU engagement on legacy semiconductors is insufficient; whereas the revision of the Chips Act is expected in September 2026; W. whereas the existing European regional clusters in the semiconductor sector have a role to play and should be further strengthened; X. whereas processors, memory technologies, graphics processing units (GPUs), and quantum chips are critical to Europe’s digital infrastructure and supply chain security; Y. whereas cloud services are fundamental to a wide range of computational activities and computing services that have become an essential enabler of competitiveness; Z. whereas federated models could enhance the competitiveness of the EU market by facilitating the emergence of significant European alternatives, building on local market expertise and presence; AA. whereas large-scale AI infrastructure, such as AI gigafactories, is essential for enabling open and collaborative development of the most complex AI models; AB. whereas the AI value chain is still under development and tackling the development of AI models is only part of it; whereas European AI solutions may be developed using Europe’s public and private computing infrastructure, driving innovation, and start-ups and small companies should be in particular beneficiaries of access to public computing infrastructure; AC. whereas AI models that can be run on widely available hardware at moderate costs allow a greater number of actors to shape how AI systems are created and used, providing more immediate value in applications and enabling a more democratic use of AI; AD. whereas at the moment, the roll-out, marketing and deployment of AI is often shaped by a small number of big tech companies; whereas some AI features are not being rolled out in the EU at the same time as in non-EU countries, creating a competitive disadvantage for European businesses and consumers; AE. whereas data centres are an essential part of an advanced digital society, as enablers of distributed processing and effective data storage; AF. whereas trusted capacity and availability of data storage is essential for European resilience and development; whereas most data centres in Europe are not owned by European companies; AG. whereas building and operating large-scale data centres requires substantial investment; AH. whereas around 9 % of global electricity consumption results from data centres, cloud services and connectivity; AI. whereas submarine cables are critical infrastructure for global connectivity, economic stability and security, carrying over 99 % of international communications through them, and they remain vulnerable to physical damage, cyberthreats and geopolitical risks; AJ. whereas secure and resilient digital infrastructure is crucial, particularly considering the increasing number of cyberattacks against the EU, its Member States and its industry and society; AK. whereas the EU toolbox for 5G security is important for preventing cyberespionage and strengthening the resilience of supply chains in the EU’s digital infrastructure; AL. whereas 21 % of businesses cite compliance and legal uncertainties as a barrier to digital investment; AM. whereas the ‘one in, one out’ approach ensures that all burdens introduced by Commission initiatives are considered and that administrative burdens are offset by removing burdens of equivalent value in the same policy area; AN. whereas the energy consumption challenges in AI, cloud and quantum computing, as well as data centres, require the integration of sustainability into digital infrastructure strategies; AO. whereas data centre power consumption is projected to nearly triple by the end of this decade, increasing from approximately 62 terawatt-hours (TWh) today to more than 150 TWh, thus escalating from 2 % to 5 % of total European power consumption; AP. whereas the digital skills gap remains a major concern, with only 54 % of European citizens possessing at least basic digital skills – well below the 80 % target set in the digital decade policy programme; AQ. whereas the shortage of ICT professionals in the EU is projected to reach 12 million by 2030, falling significantly short of the EU’s target of 20 million skilled workers; AR. whereas the 2024 State of the Digital Decade report and the Draghi report both stress the urgent need to invest in digital and science, technology, engineering and mathematics (STEM) skills to preserve Europe’s technological capabilities and global competitiveness; AS. whereas 60 % of EU companies report difficulties in recruiting skilled workers in areas such as AI, cybersecurity and clean technologies, posing a significant barrier to innovation, competitiveness and the green and digital transitions; AT. whereas current labour market developments, including global lay-offs and political instability outside the EU, create an opportunity to attract high-skilled digital talent to the EU; AU. whereas increasing competitiveness and resilience require appropriate funding; whereas public funding can act as a catalyst and private investment and competitive market forces are key for the long-term development of digital infrastructure; AV. whereas a robust, agile and excellence-driven research and innovation (R&I) ecosystem is essential to ensure the EU’s global competitiveness and leadership in strategic technologies, such as quantum and AI; AW. whereas standardisation is at the core of genuine European digital and technological sovereignty; whereas the importance of standards is growing due to increasing technological competition across the world, particularly with the United States and China; AX. whereas the EU is committed to negotiating comprehensive digital trade agreements (DTAs) to promote secure, resilient and competitive digital infrastructure development with partner countries; AY. whereas the Commission has announced landmark DTAs with South Korea and Singapore, setting an important precedent for future agreements; AZ. whereas Parliament and the Council have agreed on the ‘EU horizontal provisions on Cross-border data flows and protection of personal data and privacy in the Digital Trade Title of EU trade agreements’, which was endorsed by the Commission and remains an important tool in relation to digital trade and the establishment of new DTAs; General introduction 1. Underlines that European sovereignty is the ability to build capacity, resilience and security by reducing strategic dependencies, preventing reliance on foreign actors and single service providers, and safeguarding critical technologies and infrastructure; calls for the development of a comprehensive risk assessment framework to monitor and address dependencies across the digital value chain; underlines that such a framework should serve as a basis for ensuring EU preparedness and resilience by enhancing European industrial policy and boosting domestic R&D and manufacturing capabilities in strategic technologies; 2. 3. 4. 5. Believes that technological sovereignty is the capacity to design, develop and scale up digital technologies needed for the competitiveness of our economy, the welfare of our citizens and the EU’s open strategic autonomy in a globalised world; believes that this includes ensuring the EU’s ability to make autonomous decisions, engaging with trusted non-EU countries and entities, diversifying and strengthening supply chains and promoting the concept of openness and interoperability to ensure that Europe remains an attractive hub for investment; Recognises the increasing concentration of power in non-EU companies, which constrains Europe’s ability to innovate, compete and maintain control over its digital economy, society and democracy; is concerned by excessive dependencies on non-EU actors in critical areas such as cloud infrastructure, semiconductors, AI and cybersecurity – where market concentration and foreign control threaten to undermine Europe’s competitiveness, democratic resilience and security; Reaffirms that the EU must remain sovereign in enforcing its laws, especially in the digital field; firmly condemns and calls for the cancellation of the travel bans imposed by the United States on civil society leaders Imran Ahmed, Clare Melford, Anna-Lena von Hodenberg and Josephine Ballon, whose work contributes to a safer digital environment for all and holds digital platforms accountable, as well as the travel ban imposed by the United States on former EU Commissioner Thierry Breton, who played a key role in establishing EU digital rules; calls on the Commission and the Member States to deliver a firm response to these unprecedented attacks; notes recent enforcement actions taken under the Digital Services Act26 for breaches of transparency and risk-mitigation obligations, such as the EUR 120 million fine against X; recalls that enforcement of the EU’s digital legislation aims to ensure compliance with EU law and the protection of fundamental rights, and not to regulate political opinions; underlines that the deployment of new functionalities, including those based on generative AI, by very large online platforms must be accompanied by appropriate safeguards and risk mitigation measures to ensure full compliance with EU law, in particular as regards the prevention of the dissemination of illegal or manipulated content; denounces the support provided by certain political parties – such as the AfD, Reconquête, Fidesz or Konfederacja – which repeat narratives originating from outside the EU and weaken the EU’s digital legislation and democratic values; Believes that the EU’s industrial tech ambitions should focus on the key strategic technologies of the future, such as semiconductor technologies or quantum, that 26 Regulation (EU) 2022/2065 of the European Parliament and of the Council of 19 October 2022 on a Single Market For Digital Services and amending Directive 2000/31/EC (Digital Services Act) (OJ L 277, 27.10.2022, p. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2022/2065/oj). contribute to the EU’s open strategic autonomy and are essential for our green, digital and defence transitions; 6. 7. 8. 9. Recognises the shift in the geopolitical landscape and the resulting opportunity for market demand for European products and services; sees this as a window of opportunity to position Europe as a global leader in trusted and secure digital solutions; Underlines the need to foster a supportive regulatory environment that encourages innovation, investment and the development of cutting-edge technologies in Europe, while protecting EU end users from the consequences of extraterritoriality; Recognises the need for a comprehensive European industrial policy for the digital ecosystem, integrating all relevant policy domains such as market access, standardisation, R&D, investment, trade and international cooperation; calls on the Commission to develop this comprehensive policy with the aim of reducing harmful strategic dependencies, strengthening domestic value chains and ensuring a secure, trustworthy and innovation-driven digital ecosystem that adheres to European values; Recalls that the high-tech product and digital services markets depend heavily on external supply chains, posing risks to sovereignty and resilience; stresses the importance of boosting industrial capacity and technological expertise in emerging and disruptive technologies to support the EU’s open strategic autonomy; 10. Emphasises that boosting Europe’s technological sovereignty in the era of rapid technological development requires enhancing innovation and commercialisation in order to build the necessary capabilities; highlights that Europe must transform itself into a globally attractive and agile business environment by reducing bureaucracy, enhancing regulatory predictability and fostering entrepreneurship and risk-taking; 11. Recognises that open strategic autonomy and democratic resilience must be at the core of the Commission’s agenda and that a comprehensive approach must integrate procurement, funding and long-term institutional frameworks to establish sovereign digital infrastructure in critical domains; 12. Calls on the Commission to analyse and establish a comprehensive list of critical dependencies in digital infrastructure and technologies, assessing, at minimum, storage services, identity and payment systems, communication platforms, as well as the software, protocols and standards that support them, and to propose measures to promote market access for products and services with a strong positive impact on the EU’s technological sovereignty, resilience and sustainability; believes, in that regard, that the use of specific award criteria in public procurement may be promoted in areas where such critical dependencies exist; believes that such criteria can help incentivise competition and strengthen European technological sovereignty by facilitating the procurement of European digital products and services, where possible; Digital public infrastructure 13. Strongly believes that digital infrastructure is the backbone of our economy and that there should therefore be a base layer of digital public infrastructure (DPI) that ensures sovereignty and a competition-friendly market environment; observes that the market has not developed this base layer in many important areas, which has resulted in monopolies and reliance on foreign actors; underlines that in order to fill this gap, the EU should take the lead in creating a strong foundation for DPI by creating layers of digital technologies consisting of semiconductors, connectivity solutions, cloud infrastructure, software, data and AI; believes that European DPI should be founded on fair and competitive economic models and also use governance models where neither private companies nor governments maintain centralised control; is of the opinion that it should be built on common and open standards, embrace interoperability and interconnectedness, so as to prevent user and vendor ‘lock-ins’, and spur innovation by facilitating new market entrants, and that it should also ensure privacy and security by default; 14. Believes that the deployment of DPI should be focused on areas where critical dependencies exist, as identified in the Commission’s comprehensive list; calls on the Commission to prepare a detailed and comprehensive plan for establishing European DPI by identifying technologies that are best suited to European action, and urges the Commission and the Member States to dedicate appropriate resources to deploying European DPI; 15. Stresses that European DPI should be stimulated by coordinated action at EU level to ensure the presence and competitiveness of European providers as well as a competitive market environment; underlines that these objectives will not be achieved through regulation alone and will require significant public investment; recognises that the forthcoming multiannual financial framework (MFF) should therefore include additional funding for this purpose, focusing on EU added value and financing the base layer of European DPI; 16. Recognises that as part of the forthcoming MFF, the EU must commit to increased spending to achieve technological sovereignty; underlines that this should include a dedicated envelope for the development and deployment of the DPI layers identified in the Commission’s comprehensive list, as well as additional funds to ensure a competition-friendly market environment in other digital areas; 17. Believes that the funding under the forthcoming MFF should prioritise active capacity building in key hardware, software and service areas, including high-performance computing, quantum computing, encryption and communication, connectivity, cloud, data, web and AI ecosystems, and digital libraries; 18. Is of the opinion that European DPI should be based on EU values and remain open to like-minded non-EU partners; calls on the Commission and the Member States to sustain their efforts and add more impetus to the process with the UN Development Programme on DPI; 19. Recognises e-government services as a key enabler of efficient, secure and accessible public service delivery, which should be designed to facilitate digital identification, government data sharing and public sector payments without distorting markets or undermining existing private sector solutions; emphasises that the EU’s approach to e government services should focus on strengthening digital government-to-citizen and government-to-business interactions, while ensuring trust, interoperability and accessibility; believes, therefore, that secure and seamless access to public services requires a trustworthy e-identification framework and welcomes the announcement of a ‘business wallet’ aimed at significantly simplifying the interconnection between businesses and public authorities; 20. Calls on the Commission to further develop public interest data platforms, enabling secure cross-border data sharing between public and private entities for use cases, in particular, in healthcare, urban planning and environmental monitoring; calls, furthermore, on the Commission to promote interoperability between public interest and industry-specific data platforms, ensuring the seamless flow of data while minimising administrative burdens; notes that this could be achieved by leveraging existing market driven solutions that foster innovation, maintain trust and uphold privacy and security standards; 21. Recognises that under the current legal framework, European citizens have the right to control their personal data and that data generated within the EU must be processed in accordance with EU law; stresses that safeguarding privacy and personal data is essential for building trust in the digital economy, allowing European consumers to engage with confidence, regardless of where their data is processed; highlights that European companies – particularly small and medium-sized enterprises (SMEs) – must be able to make use of data in a lawful, ethical and secure manner to drive sustainable growth and competitiveness; Digital infrastructure 22. Highlights that digital infrastructure is the backbone of Europe’s economy and society and that its importance will continue to grow; calls on the Commission to include in the requested list of critical dependencies a comprehensive assessment of the composition of European digital infrastructure in order to adequately analyse the state of play, assess risks and coordinate action; 23. Believes that in order to strengthen digital infrastructure, it is essential to implement capacity-building initiatives in critical areas at EU level; considers that these initiatives should focus on developing a base layer of public infrastructure, such as a network of AI gigafactories and a European web index model; is of the opinion that this base layer will empower companies to develop their business models and boost technological sovereignty; points to the digital solutions created by the EU, such as the EU digital identity, that can offer innovative infrastructure for the EU’s digital economy; 24. Recognises the strategic importance of critical digital infrastructure and the need to strengthen their security and resilience; understands that critical digital infrastructure includes, but is not limited to, cables (terrestrial and submarine), cellular network towers, satellite communication systems, spectrum and radio equipment, cloud servers that contain sensitive information and data centres that process sensitive information, as well as certain software elements, including security software that protects critical networks and data centres; 25. Highlights the need to ensure that this infrastructure falls under EU jurisdiction, meaning that it fully adheres to EU law; stresses the importance of privacy and security by-design; calls on the Commission. therefore, to introduce legislation to mitigate risks posed by high-risk vendors from non-EU countries, including risks posed by foreign controlled energy resource providers; 26. Calls on the Commission, while preparing future legislative proposals and the forthcoming MFF, to concentrate efforts on deepening the single market, in line with the recommendations made in Enrico Letta’s report entitled ‘Much more than a market’ and in Mario Draghi’s report on ‘The future of European competitiveness’, with the aim of unlocking the potential of the digital single market; 27. Takes note of the recommendations laid down in these two reports that the EU needs a paradigm shift from promoting connectivity in the EU to establishing a single market for electronic communications and connectivity; supports a simplified, harmonised and innovation-friendly telecommunications framework that ensures fair competition and the accessibility of infrastructure; 28. Welcomes the Commission’s white paper on how to master Europe’s digital infrastructure needs, which outlines three pillars: creating the ‘3C Network’ – ‘Connected Collaborative Computing’, completing the digital single market, and secure and resilient digital infrastructure for Europe; 29. Views the white paper and the subsequent consultation process as part of the preparation of the legislative initiatives planned for this term, including the Digital Networks Act; calls on the Commission to take a more holistic view of digital infrastructure throughout this process and to acknowledge that digital infrastructure comprises many elements beyond mere connectivity; underlines the need to accompany any new digital policy measure with an impact assessment; 30. Urges the Commission to simplify and harmonise telecommunications rules as part of the forthcoming Digital Networks Act and the broader Digital Package; 31. Calls on the Commission to introduce an EU cloud and AI development act to strengthen European data infrastructure and the promotion of European cloud providers; underlines that this act should aim to actively build a European single market for cloud and AI; 32. Acknowledges that deploying cutting-edge digital infrastructure across the EU requires substantial investment and recognises that both public and private funding are essential for achieving this goal; expresses concern over the persistent shortage of venture capital and investment financing in Europe, which undermines technological sovereignty; calls on the Commission to significantly scale up public-private investment instruments, including venture capital, strategic platforms and dedicated funding tools for start-ups and scale-ups in critical technology sectors; highlights the importance of leveraging public procurement to support the deployment and scaling of open and interoperable digital solutions and of ensuring that private capital, competition and innovation become the main drivers of Europe’s digital transformation over the medium and long term; High-speed connectivity 33. Is of the opinion that the upcoming Digital Networks Act must support the objective of providing all EU consumers with high-quality connectivity by 2030, especially in remote and rural areas, as well as removing administrative barriers for the roll-out of 5G, 6G and secure, high-speed broadband; 34. Recognises the increasing convergence of telecommunications infrastructure with cloud and edge technologies, and sees the potential of open radio access networks to deliver advanced technological solutions, reduce costs and enhance the interoperability of connectivity; believes that the future of connectivity lies in the complementarity of diverse technologies such as 5G/6G, Wi-Fi and satellite, where seamless integration benefits both businesses and consumers; 35. Recognises that with cloud and edge services at the core of their transformation, connectivity networks are evolving rapidly into platforms for innovation and will increasingly depend on cloud computing, AI, virtualisation and other technologies; 36. Calls for ambitious targets in the development and innovation of wireless communication networks, acknowledging the need for a broad-based approach that includes cloud computing, AI, edge computing and quantum computing; emphasises that the innovation ecosystem for electronic communications, especially for vertically integrated telecoms, should remain market-driven, and insists that future regulatory measures be based on thorough, knowledge-based impact assessments of existing regulations; 37. Recognises that competition between operators of all sizes remains a key driver of investment in connectivity networks; calls on the Member States to ensure that copper networks are switched off progressively in favour of fibre-optic or 5G technologies, in particular where regular maintenance or updates of the network are needed, thus ensuring that the shift is carried out in an attainable manner and allowing providers to plan logistically and financially in advance; 38. Stresses that all consumers in the EU should have access to adequate quality, reliable and affordable connectivity, thus contributing to increased demand for connectivity services; calls on the Commission and the Member States to expand and upgrade digital networks, especially in rural areas, and to support public-private investments in broadband and 5G/6G deployment, while maintaining cybersecurity standards and secure-by-design principles; 39. Is convinced that, as digital connectivity infrastructure such as fibre, 5G and 6G will be crucial for future industrial competitiveness, the forthcoming MFF should include funds for the large-scale deployment of network infrastructure, bridging the existing deployment gap to achieve the 2030 Digital Decade targets, creating pan-European 5G coverage for citizens’ use and ensuring the successful deployment of Industry 4.0 tools; Fibre 40. Stresses the importance of accelerating the deployment of fibre-optic networks and modern wireless communications systems that can deliver fast, secure and reliable digital services; 41. Recognises that the need to prioritise direct fibre connections for homes, businesses and public institutions is crucial to ensure ultra-fast and reliable connectivity, in addition to network roll-outs with public works, such as roads, water and electricity, to streamline fibre roll-out; 42. Welcomes the introduction of the Gigabit Infrastructure Act, which responds to the growing needs for faster, reliable and data-intensive connectivity; recognises the importance of the shared use of ducts and poles for deploying very high capacity networks to optimise resources and reduce costs; urges the Member States to streamline permitting processes and harmonise regulations to lower financial and administrative barriers to the expansion of fibre infrastructure; 5G and 6G 43. Believes that private investments are essential for deployment of electronic communication networks, 5G and 6G that are advanced enough in terms of transmission, speed, storage capacity, edge computing power and interoperability; 44. Stresses that the enforcement and implementation of the Gigabit Infrastructure Act is further necessary for the creation of a one-stop shop for permits and a centralised digital permitting process to reduce delays in infrastructure deployment and to ensure uniform rules for infrastructure access, pricing and environmental impact assessments; calls, in this regard, for strong efforts in this area; 45. Takes the view that the EU needs strong cybersecurity protection in all critical infrastructure sectors, with stricter measures to de-risk high-risk vendors in 5G and 6G networks, ensuring dense deployment of small cells and macro towers, particularly in urban and rural areas with inconsistent coverage, and ensuring the sustainability and energy efficiency of the infrastructure so as to support Europe’s global competitiveness in the digital economy; Spectrum 46. Calls on the Commission and the Member States to work towards enhanced coordination of spectrum allocations, in particular through earlier identification and the harmonisation of the release of new frequencies, starting with 6 GHz frequencies; calls for a radio spectrum policy that promotes investment in Europe, including through the harmonisation of spectrum assignment policies across the Member States to accelerate 5G deployment based on best practices, the promotion of longer license durations and access to new spectrum such as the upper 6 GHz band in order to meet future demand and enable 6G; believes that a shared effort from public and private entities is necessary in order to increase the competitiveness of Europe and not lag behind the fastest growing networks in the world, i.e. in China and South Korea; Satellites and satellite communication systems 47. Underlines the importance of satellite-based communications in developing EU digital infrastructure, increasing its resilience, strengthening the capabilities of EU actors, and reducing dependence on non-EU providers, particularly in the area of defence; highlights the need to provide alternative connectivity solutions for consumers in remote and rural areas; 48. Highlights the strategic role of the EU space programme, as one of the pillars of EU sovereignty, in providing state-of-the-art and secure positioning, navigation and timing services for Galileo and EGNOS and cost-effective satellite communication services for GOVSATCOM; notes that this allows the EU and its Member States to have greater sovereignty in their satellite capabilities, including geopositioning, earth observation, space surveillance and connectivity; welcomes, in particular, the EU GOVSATCOM and IRIS2 programmes, which aim to ensure the short- and long-term availability of secure, reliable and cost-effective governmental satellite communication services for EU and national public authorities that manage critical security infrastructure and missions; 49. Deplores the strong dependence on non-EU data for the tracking and surveillance of space objects; stresses the need for Europe to urgently reinforce its own capabilities and infrastructure in space situational awareness (SSA) to ensure open strategic autonomy and security; calls on the Commission and the Member States to significantly increase investment in EU-owned surveillance and tracking assets, and to develop effective mechanisms for information-sharing among the Member States, enabling Europe to independently monitor and protect its critical space infrastructure; 50. Stresses the importance of private sector involvement in launcher technologies to further accelerate the deployment of IRIS2; stresses the importance of fostering a robust and competitive European space launch sector through greater private sector involvement and support for upstream and downstream industries; calls on the Commission to promote a European space industrial policy that strengthens sovereignty in space technologies and services by reducing strategic dependencies and improving the operational governance of European space programmes; 51. Calls, to this end, for concrete measures to facilitate the provision of satellite services throughout Europe, including by defining common procedures and conditions; calls, in parallel, for fair competition, with clear and enforceable rules for all satellite constellations accessing the EU market; 52. Notes that there are currently several issues with latency in satellite networks and recognises that the integration of satellite networks with 5G and, in the future, 6G technologies is pivotal in extending the reach and reliability of terrestrial networks; High-performance computing (HPC) systems 53. Recognises the progress made in recent years in enhancing HPC; calls on the Commission to continuously integrate and enhance the computing power at EU HPC centres, in particular, enhancing the training of AI models and preparing for future advancements in supercomputing; 54. Calls on the Commission to develop a coordinated strategy to bridge the gap between Europe’s cutting-edge HPC technology and its practical, scalable deployment across industries, including by creating a public network for supercomputing; notes that this strategy should foster collaboration between public institutions and private sector partners, including SMEs, to ensure that Europe’s HPC capabilities become a key driver of economic competitiveness and technological sovereignty; 55. Highlights that HPC centres must ensure accessibility for developers and deployers of AI foundation models, generative AI and applied AI; notes that EuroHPC Centres should be available for these use cases and particularly for SMEs, start-ups and scale ups; emphasises that this must be seamlessly complemented by initiatives to enable the development and deployment of AI in the EU; 56. Welcomes the creation of new AI factories; underlines that AI factories will upgrade EuroHPC supercomputers to deliver computing capacity for AI and support start-ups and scale-ups in the training and large-scale development of general-purpose and trustworthy AI models; Hardware for computing: semiconductors, chips and quantum chips 57. Believes that urgent action is needed to boost EU domestic semiconductor manufacturing, improving supply chain resilience by forming strategic global partnerships, encouraging start-ups and innovation, fostering cross-border collaboration in advanced semiconductor development and providing financial incentives, regulatory support and market access; 58. Emphasises the need for legal certainty to support semiconductor development, ensuring secure supply chains for critical raw materials and avoiding disruptions caused by investment uncertainties; 59. Urges to give utmost political importance to ensuring a sufficient supply of AI chips in the EU and to make it a focal point of EU digital industry policies; notes the increase in demand for AI chips driven by expanding applications in cloud computing, edge devices, autonomous systems and generative AI; 60. Calls on the Commission to react to the new geopolitical realities and the use of digital supply chains as pressure tools; urges the Commission to find a negotiated solution to the US ban on the export of AI chips to 16 EU Member States; 61. Calls on the Commission to put advanced AI chips, including their design and production, at the core of the revision of the Chips Act; calls on the Commission to present the revision this year, featuring a long-term strategy rooted in current geopolitical realities that builds European strategic indispensability through technological leadership, adequate production capabilities and a strong R&D ecosystem, which will be essential to secure European sovereignty in increasingly troubled times; believes that it is crucial to strengthen the interactions among research, training, suppliers and robust public infrastructure to accelerate the path from research, development, testing and finally full-load production; 62. Believes that the EU should enhance its efforts on quantum chip development if it intends to accelerate the time-to-market for EU industrial innovation in quantum technology; 63. Calls on the Commission to support the manufacturing within the EU of widely used chips e.g., for electronic devices and cars; calls for support for the development of chips that reduce the energy consumption of the digital sector; 64. Underlines the need to support the performance of the circular economy and recalls that information and communications technology products and other electronics are part of the priority product groups in the working plan to be adopted by April 2025 under Regulation (EU) 2024/178127; 27 Regulation (EU) 2024/1781 of the European Parliament and of the Council of 13 June 2024 establishing a framework for the setting of ecodesign requirements for sustainable 65. Believes that additional funding under the forthcoming MFF must be allocated to the development of semiconductor production capacities and other next-generation semiconductor technologies and processes (e.g. photonic chips, wide-bandgap chips, as well as design, manufacturing, testing, assembly and advanced packaging) within the EU; Cloud services 66. Recognises that there is a market need for sovereign solutions that offer enhanced levels of control over data for certain categories of sensitive data and acknowledges the risks associated with reliance on single dominant providers; calls for a strategy for reducing reliance on foreign cloud providers, while fostering European alternatives; 67. Notes that the discussions on the EU Cybersecurity Certification Scheme for Cloud Services have not brought any results; points out that there are sovereignty considerations, in particular related to the extraterritoriality of binding legal regimes, that cannot be solved through technical discussions; calls on the Commission to propose a definition of sovereign cloud and its scope of application in the planned cloud and AI development act; 68. Notes the need to secure data storage and computational power, and distributed computing infrastructure; calls on the Commission to ensure that cloud users have the ability to choose solutions that meet their needs by urgently removing barriers to switching and diversifying providers through multi-cloud strategies, and by fostering a competitive European cloud market, thereby reducing reliance on single providers and enhancing digital sovereignty; 69. Calls on the Commission to leverage initiatives such as 8ra and IPCEI CIS to advance decentralised cloud and edge infrastructure, which are enablers of sovereignty and contribute to reducing reliance on foreign providers and ensuring resilience while enhancing operational flexibility within Europe; AI systems 70. Welcomes the InvestAI initiative, including the AI gigafactories; emphasises the need for Europe to position itself as a global leader in AI model training, scientific research and quantum computing advancements; is committed to further supporting AI development by launching initiatives such as AI factories to provide computing power for start-ups, scale-ups and researchers; 71. Calls on the Commission to further support the design and development of European AI and to adopt policies and measures that will enable European industrial sectors to benefit from their data and AI deployment; 72. Emphasises that the delayed deployment of AI-driven innovations hinders technological progress, market competitiveness and digital transformation within the EU; products, amending Directive (EU) 2020/1828 and Regulation (EU) 2023/1542 and repealing Directive 2009/125/EC, (OJ L, 2024/1781, 28.6.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1781/oj). 73. Expects that the public-private financing model will unlock unprecedented private investment in AI that will open up access to supercomputers for start-ups and industry to supercomputers; Quantum 74. Recognises the urgent need to define a clear roadmap for quantum technology development, including quantum computing and quantum encryption, ensuring that public and private investments lead to tangible commercial applications; 75. Calls on the Commission to conduct an assessment of existing national quantum sandbox frameworks and how existing legislation applies to them in order to prevent market fragmentation; welcomes the announcement of the Quantum Strategy and Quantum Act in the Commission’s Competitiveness Compass; 76. Urges the Commission to ensure that the Quantum Act, accompanied by an impact assessment, positions Europe as the leading region for quantum excellence and innovation by investing in R&D and innovation, mobilising funding to scale up the European quantum ecosystem, capabilities and production, and ensuring Europe’s leading quantum research is commercialised in Europe; underlines that it should deliver tangible technological applications by fostering policies that accelerate technological maturity and facilitate the transition from research to commercial success; 77. Calls for targeted investments, industry collaboration and regulatory frameworks that support the development, scaling and market adoption of quantum technologies across key sectors; 78. Calls for a coordinated EU strategy for post-quantum cryptography to protect data from future cyberthreats; Data centres 79. Calls on the Commission to support ecosystems for sharing industry-specific data within industrial sectors, fostering collaboration and driving innovation, while maintaining data sovereignty and ensuring compliance with EU regulations, as outlined in the Data Act; urges the Commission for strong enforcement to ensure that dominant market players do not impose unfair terms on SMEs and mid-sized enterprises when accessing and sharing data; 80. Believes that there is a need to ensure interconnected infrastructure that would allow data centres to work together efficiently under common standards with high-speed connectivity, while flexibility, security and scalability would be maintained; believes this interconnected system would help in ensuring distributed redundancy so that data and services remain available even in the event of a data centre failure; 81. Calls on the Commission to prioritise interoperability across platforms, enabling the seamless integration of data across businesses and sectors, in alignment with the requirements of the Data Act, which mandate data portability and interoperability obligations for cloud and edge services; stresses the need for the robust enforcement of these provisions to prevent vendor lock-in and ensure that European industrial ecosystems can leverage data-driven innovation without technical or contractual barriers; 82. Recalls the Commission’s plan to make data centres climate-neutral and highly energy efficient by 2030; sees the need to improve the integration of data centres with the energy system, focusing on heat reuse and providing flexibility services to the electricity grid needs; recognises the need to incentivise research for cooling and energy-efficient processors, while special attention should be given to supporting EU data centres; urges the Commission to ensure clear and consistent implementation of existing legal requirements for data centre operators across EU legislation and the Member States; 83. Calls on the Commission and the Member States to increase and target public investment and to incentivise private investment in digital infrastructure to enable the growth and modernisation of data centres; Submarine cables 84. Calls on the Commission to take coordinated action to protect submarine cables and reinforce cable security and repair capabilities; stresses the need for continued investment in the construction of new submarine cables to ensure redundancy; welcomes the EU’s role in co-financing such projects to enhance digital infrastructure and connectivity across the Member States; calls on the Commission to explore potential synergies between the maintenance of undersea digital and energy infrastructure; 85. Emphasises the importance of improving EU and Member State repair capabilities and response mechanisms to handle submarine cable disruptions, which are essential for maintaining secure and uninterrupted communications; underlines the importance of international cooperation in repairing sabotaged cables and facilitating the necessary investments, and calls for the establishment of an EU-based rapid-response repair fleet to ensure swift recovery and operational continuity in the event of disruptions; calls on the Commission to carry out an assessment of regulatory measures to ensure fair access and security, regardless of whether the infrastructure is privately or publicly owned; 86. Welcomes the adoption of the action plan on cable security, which will be organised around four pillars: prevention, detection, response and repair, and deterrence; highlights the importance of its full and timely implementation; urges, in the current geopolitical context, increased investment in technologies to strengthen the security and resilience of subsea and offshore infrastructure; 87. Calls on the Commission to promote R&I to enable advanced technological innovations in cable security, including early warning systems and AI-driven threat assessments; 88. Urges the Commission to review available instruments designed to better leverage private investments in support of Cable Projects of European Interest (CPEIs); calls on the Commission to include submarine cable projects in the list of IPCEIs; recognises the need to streamline and simplify the application and administrative process governing IPCEIs; Cybersecurity 89. Recalls the legislative work carried out over the previous legislative term aimed at significantly improving cybersecurity in the EU; welcomes, in particular, the adoption of the Cyber Resilience Act, the Cyber Solidarity Act and the NIS2 Directive; stresses the need for the harmonised and timely implementation and enforcement of these measures; 90. Calls on the Commission to present an evaluation report on the Cybersecurity Act and to propose a legislative act to review it in order to strengthen the EU’s cybersecurity framework, with a particular focus on the interplay between sovereignty and security; calls, furthermore, on the Commission to enhance the protection of strategic and critical infrastructure and prevent foreign interference from entities subject to extraterritorial legislation, as well as accelerating the adoption process for EU cybersecurity certification schemes; calls for ENISA’s mandate to be strengthened to coordinate crisis response, oversee cybersecurity certification for critical infrastructure and ensure uniform implementation of cybersecurity standards across the single market; 91. Emphasises the importance of the upcoming European internal security strategy in strengthening cybersecurity and critical infrastructure protection; 92. Notes with concern that, according to the second report on Member States’ progress in implementing the EU toolbox on 5G cybersecurity, 14 Member States have yet to implement any restrictions on high-risk suppliers, posing significant security vulnerabilities; calls for the full implementation of the EU toolbox for 5G security in order to reduce reliance on high-risk vendors; calls on the Commission to make the toolbox binding, specifically with regard to high-risk vendors in critical infrastructure; Simplification 93. Notes that to achieve true technological sovereignty, the EU must have viable commercial alternatives; stresses that the EU must urgently pursue a comprehensive agenda of simplification and bureaucracy reduction to foster an innovation-friendly environment capable of supporting competitive European alternatives to dominant global digital players; underlines that excessive administrative burdens, fragmented regulatory frameworks, an incomplete digital single market and overly complex compliance procedures disproportionately impact European start-ups, scale-ups and SMEs, limiting their capacity to compete at global level; recognises that the EU should therefore prioritise regulatory streamlining and the deepening of the digital single market, ensuring that legislation is proportionate, innovation-driven and does not stifle the development of European technological solutions; 94. Emphasises the need for new legislative proposals to be aligned with better regulation principles, ensuring that any new digital policy measure that affects competitiveness is accompanied by an impact assessment, including a competitiveness, SME and small mid-cap check that evaluates whether a given legislative instrument is necessary, proportionate and does not create unnecessary burdens for businesses, especially SMEs, and thus its effects on competitiveness, investment prospects and consumer welfare; 95. Highlights that the simplification of EU legislation must not endanger any of the fundamental rights of citizens and businesses and thus jeopardise regulatory certainty; believes that any simplification proposal should not be rushed or proposed without proper consideration, consultation and an impact assessment; 96. Welcomes the Commission’s commitment to fully implement the principle of burden reduction for companies in EU legislation; calls on the Commission, therefore, to enhance its efforts by aiming to remove more cost and administrative burdens for businesses compared to the benefits that would be derived from any new regulatory requirements introduced at EU level in the same policy area, so that barriers to market entry are removed to help European companies to scale and grow; 97. Calls on the Commission to ensure consistent simplification, implementation and enforcement of EU digital legislation through the Digital Package, streamlining definitions and reporting procedures, assessing ways to alleviate reporting obligations and reducing the gap between industry and government; 98. Believes that supporting companies and innovators to stay in Europe by developing the EU as an attractive and agile business environment is key to enhancing technological sovereignty; emphasises, in that regard, that excessive regulation and administrative burdens should be avoided and that EU rules should be clear, consistent, predictable, proportionate and technologically neutral, thus maintaining a globally competitive regulatory environment; believes that new public procurement methods and the development of regulatory sandboxes and test beds should also contribute to an innovation-friendly framework; 99. Welcomes the Commission’s proposal of a 28th legal regime, recognising that a single, harmonised set of EU-wide rules will be a game changer for digital investment and innovation; believes that reducing regulatory fragmentation across 27 national legal regimes will boost private investment, lower compliance costs and accelerate the deployment of next-generation digital infrastructure, products and services; encourages the Commission to ensure that this framework specifically addresses regulatory barriers in the digital sector, such as permitting and cross-border data flows, in order to create a true digital single market; 100. Urges the Commission to create a single point of contact to simplify the application process for private-sector access to EU funding mechanisms, ensuring that private companies, SMEs and start-ups can more easily participate in digital investment programmes; Energy 101. Emphasises that data centres will put additional pressure on electricity grids, making it imperative to reinforce them through anticipatory investments; stresses that data centres can also help stabilise the grid by participating in demand-side flexibility; calls for measures to incentivise such contributions based on the implementation of the revision of the European electricity market reform; 102. Calls on the Commission and the Member States to propose and implement instruments that ensure orderly planning of the escalating energy demand from data centres, facilitating their strategic placement near available energy sources and thus minimising reliance on the broader grid infrastructure; 103. Recognises that fibre is more energy efficient than traditional copper networks; acknowledges the importance of reducing energy consumption in data transmission and ensuring long-term stability and efficiency; 104. Calls on the Commission to ensure a reliable and sufficient clean energy and net-zero technology supply to support the digital infrastructure of the future; Skills 105. Recognises the urgent need for more skilled professionals in digital fields to meet the EU’s strategic objectives; calls on the Member States to develop national strategies and incentives to retain European talent and attract the world’s best digital professionals, thereby strengthening the EU’s innovation capacity and technological leadership; 106. Stresses the importance of closing the digital and STEM skills gap to enhance technological resilience, innovation capacity and open strategic autonomy; calls on the Member States to strengthen investments in digital education, upskilling and reskilling, particularly in areas essential for the green and digital transitions; supports prioritising investments that address digital skills shortages, particularly in AI, cybersecurity, data analysis and clean technologies, in order to support innovation and technological sovereignty; 107. Calls for coordinated strategies at national level to improve access to high-quality STEM education, promote lifelong learning and attract talent to ICT and related fields; encourages partnerships between public institutions, industry and educational providers to ensure alignment between curricula and evolving market needs; 108. Calls for intensified efforts to improve digital literacy and skills across all demographics, focusing on early STEM education, vocational education and training, and lifelong learning in digital technologies; recommends aligning national education and training strategies with the EU Digital Decade goal of 80 % of the population possessing basic digital skills by 2030, with a focus on gender-inclusive policies to increase women’s participation in ICT and STEM fields; calls on the EU institutions to take concrete steps to uphold the commitments referred to in the European Declaration on Digital Rights and Principles for the Digital Decade, both within the EU framework as in the Union’s cooperation with third countries; 109. Supports the establishment of a common EU certification framework for digital and technical skills to improve the recognition and portability of qualifications among the Member States; 110. Encourages the European Investment Bank and national development institutions to support digital talent retention by co-investing in European deep-tech start-ups, ensuring that EU-funded innovation remains within the region and contributes to Europe’s technological sovereignty; Research and innovation 111. Recognises the importance of bridging the gap between research and commercialisation and calls on the Commission to enhance the valorisation of innovation within the EU; 112. Believes that Europe’s ability to transform research into market-ready solutions is critical for building necessary capabilities and reducing reliance on non-EU technologies; 113. Emphasises that funding needs to be strategically allocated to accelerate the development and market introduction of solutions that strengthen Europe’s technological resilience and drive innovation; underlines the importance of a more agile, excellence-based funding structure, particularly in improving the translation of research into industrial applications; calls for increased investment in R&I to strengthen Europe’s knowledge and technological capabilities and insists that EU research, development and innovation (RDI) funding be based on open competition and excellence; 114. Highlights the need for policies that support industrial innovation, including targeted investment in key strategic technologies where Europe can lead globally, such as quantum computing, in order to build an innovation ecosystem; 115. Believes that private investment in RDI is of utmost importance and calls for the EU to create incentives that effectively leverage private funding for the development of critical technologies, including through public-private partnerships; 116. Stresses the urgent need for stronger incentives to mobilise private sector capital for technology-driven innovation; encourages the Member States to introduce targeted fiscal incentives, regulatory simplification and risk-sharing instruments designed to attract private equity to the technology and digital sectors; highlights the need to streamline cross-border capital flows within the single market to facilitate access to finance for innovative European start-ups; Standards 117. Strongly believes that promoting interoperability and EU standards is paramount to fostering competitiveness in the technology sector, as it ensures that products can be connected and work with each other, thus fostering innovation and open markets; recalls that both interoperability and common technological standards pave the way for the functioning of the single market; 118. Underlines that the Commission must increase its engagement in existing global standardisation structures and focus on the international uptake of European standards through a bottom-up approach, avoiding centralisation; Partnerships 119. Welcomes the EU’s commitment to negotiating DTAs that facilitate secure and competitive digital infrastructure development with partner countries; encourages the Commission to increase efforts in negotiating DTAs with additional partner countries; 120. Calls on the Commission to accelerate technical cooperation in multilateral forums such as the G7, the Organisation for Economic Co-operation and Development and the World Trade Organization (WTO) so as to develop global standards for digital governance, AI regulation, cross-border data flows and emerging technologies; 121. Urges the Commission to advance negotiations on a permanent solution to the WTO moratorium on e-commerce to prevent the introduction of digital tariffs, ensuring international digital trade remains open, predictable and conducive to innovation; ° ° ° 122. Instructs its President to forward this resolution to the Council and the Commission

SULL’ANIMA DI USA ED EUROPA

da Rubio a Cacciari

Sessant’anni fa, alla pubblicazione dell’ omonimo libro di Anders, la domanda sul se “l’uomo fosse antiquato” sembrava una follia. Cinquant’anni fa, al tempo del “Arco Costituzionale”, l’idea che il fascismo sarebbe divenuto il tema ideologico centrale in America, Italia, Germania e Francia sembrava un’ allucinazioine per nostalgici. Quarant’anni fa, al tempo del “Rapporto Wolfowitz” le proposte di “autonomia europea” lanciate da qualche estremista cadevano nel vuoto. Trent’anni fa, l’idea di Vinge di una “Singolarità” che unisse uomo e natura, tecnica e intelletto, sembrava una stranezza. Vent’anni fa, l’idea di Morozov, che l’Occidente volesse coprire con l’informatica il proprio fallimento veniva apprezzata solo da ristretti circoli neo-luddisti. Dieci anni fa, l’idea di Bannon, di “spezzare le catene di approvvigionamento cinesi” veniva bocciata perfino da Trump.Tuttavia, tutto questo è divenuto una banalità quotidiana. Quanto sopra dimostra come, in seguito alla “de-colonizzazione”, la storia mondiale si sia mossa rapidamente in tutte le direzioni, e come il nostro “mainstream” sia stato costantemente ipocrita, provinciale e misoneista nell’ ignorarlo.

Oggi, escono ogni giorni centinaia  di libri sul superamento dell’ Umano. Il mondo MAGA, i suoi collaborator europei e il “mainstream” culturali non fanno che discutere se Trump,o Meloni, o Le Pen, o Abascal, o Weigel, siano, o no, fascisti. Oggi, l’autonomia europea è un mantra condiviso da tutti. Musk annunzia che la Singularity c’è già, e Zuckerberg che tutte le professioni intellettuali saranno automatizzate con l’ AI entro 18 mesi. Oggi, l’America ha bloccato gli approvvigionamenti cinesi dal Venezuela, e sequestra in giro per gli Oceani navi sotto tutte le bandiere.

Alla fine, non vi è più nulla che non possa succedere, ma gli Europei (con qualche rara eccezione) continuano a fare finta che il mondo sia sempre eguale, e ritornano sempre sui loro vecchi slogan e vecchie ricette.

1.La posizione di Cacciari

Fra queste rare eccezioni, c’è Massimo Cacciari,il quale, almeno a parole, è il più aperto alle novità. In particolare, Cacciari sostiene che la linea direttrice della politica di Trump ”esprime tendenze di lungo periodo, se non un destino, …tutte le correnti politiche e culturali europee dovrebbero discuterla con serietà e radicalità”. Cosa che noi chiediamo, inutilmente, da decenni.

Al contrario, afferma Cacciari “vi è un’intellighenzia intorno a Trump, guai a lasciarsi ingannare dalla maschera del presunto capo! Questa intellighenzia, che dispone di formidabili mezzi economici e finanziari, ritiene che l’Europa sia il centro storico-museale di un’idea del tutto anacronistica di democrazia, fondata su una divisione dei poteri che rende inefficace sia l’azione di governo  che quella dei soggetti economici

“Il vecchio capitalismo liberal-concorrenziale è un ferro vecchio, come le vecchie democrazie rappresentative.” “le ragioni dell’ indefinito progresso tecnico-economico è il valore fisso“Nazionalismi, sovranismi, nostalgie para-fasciste non sono che farsesche coperture.”

Quale sia quest’intellighenzia onnipotente lo chiarisce un libro recentemente pubblicato:”Imperialismo digitale.Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’ AI”(Laterza), di Dario Guarascio: il complesso militare-digitale, termine che noi,isolati,abbiamo usato oramai da più di 20 anni, e che è alla base di una decina di libri di Alpina e Diàlexis.

Tutte queste tendenze (meno l’ultima, che resta sempre in sordina), sono state presenti nel lucido intervento di Rubio a Monaco, che commentiamo e pubblichiamo in allegato,e  il quale costituisce un fulgido esempio di propaganda intellettuale  trumpiana, che invoca astutamente l’unione dell’Europa con gli USA, quasi che questi ultimi fossero la continuazione naturale della civiltà europea, mentre invece, catalizzando tutte le forze entropiche dell’ Europa fino all’ inevitabile esito post-umano, ne costituiscono una deliberata negazione.

A nostro avviso, per altro, anche l’altro filone dell’attuale  dibattito infra-americano (la cultura “woke”)è altrettanto estraneo all’ Europa, per la sua pretesa di condannare il nostro Continente per aver imposto la colonizzazione puritana, che, invece, era una rivolta contro l’ Europa stessa.A partire  dal Mayflower Compact, fino  alla Guerra di Indipendenza dall’ Inghilterra, alla Dottrina Monroe, a Gladio, all’ appropriazione delle tecnologie Olivetti, alla dottrina Wolfowitz, al “fuck the EU” di Victoria Nuland, fino agli Epstein files….

Il parlare sempre di “valori comuni” fra America ed Europa nasconde una fondamentale verità. Come scritto da Washington nel suo testamento politico, gl’Europei erano già allora tanto estranei agli Americani quanto i “selvaggi indiani”. Oggi, come giustamente mette in rilievo Rubio, l’America intenderebbe “correggere” (con quale diritto) gli errori degli Europei, che sono invece semplicemente l’effetto delle diversità delle nostre storie e delle nostre geografie. Infatti:

-l’immigrazione non è un problema per l’Europa (come non lo era originariamente per l’ America), perché l’Europa non è un Paese di immigrati, sì che una “sostituzione etnica” non è possibile, perché i “nativi” sono incommensurabilmente più numerosi degli immigrati, mentre, invece, in America, l’equilibrio fra “white” e “non white” è così precario che, fra pochissimo, gli USA saranno a maggioranza “non white”, e proprio Rubio (o Ocasio-Cortes)potrebbero esserne  (un) presidente, con un effetto dirompente sull’ identità nazionale;

-la transizione “verde” non è un problema per l’ Europa perché l’Europa non ha grandi risorse naturali, e quindi l’”energia pulita” è, per essa, l’unico modo (per quanto costoso) per rendersi autonoma dalla Russia (che per altro è Europa), dal Medio Oriente e perfino dagli USA, oltre che per non farsi superare tecnologicamente dalla Cina.

2.Il rifiuto della cultura MAGA da parte di Merz

Però, anche la posizione di Merz su questo tema è insufficiente. I valori dell’Europa non possono certo ridursi ai mantra sessantottini (egualitarismo, antiautoritarismo, rivoluzione sessuale), che costituivano una profonda deviazione dagli stessi standard culturali dell’ Europa democratica postbellica (etica del lavoro, famiglia tradizionale, classe politica fortemente acculturata), e, questo, sempre per seguire delle mode americane (rivolta di Berkeley, “Gay Pride”,”Manifesto Cyborg”, ”Gender Theory”). Per non parlare dalla radicale alterità rispetto all’ etica guerresca di Greci, Romani e Medioevo, dalla struttura altamente gerarchica, non solo dell’ Impero, bensì anche delle Repubbliche (poleis, romana, comuni, Città Imperiali Svizzera, Polonia e Olanda), delle Chiese e delle Corporazioni.

Certo, vi era stato un tentativo d’imporre, con un atto ufficiale, quest’interpretazione modernistica unilaterale dell’ identità europea, vale a dire la Dichiarazione di Copenaghen sull’ Identità Europea del 1973. Che essa non corrisponda affatto alla reale identità degli Europei è dimostrato dal fatto che nessuno l’ha presa sul serio e nessuno la ricorda nemmeno.

Infatti, l’Identità Europea nasce molto prima della Dichiarazione de Copenaghen, con Ippocrate (gli “Europaioi), Erodoto (La battaglia delle Termopili), Machiavelli (Alcuni regni e infinite repubbliche), Voltaire (Rescrit de l’ Empereur de la Chine), Novalis (Christenheit oder Europa), Alessandro I (“l’Europa Nazione Cristiana”), Nietzsche (“die Gute Europaeer”) , Dostojevskij (la commemorazione di Pushkin),  Coudenhove-Kalergi (“Paneuropa”), Drieu La Rochelle (“L’Europe contre les Patries”), Simone Weil (“Considerazioni sul colonialismo”), Milosz (“Rodzinna Europa”)…

3.Rubio: la rivendicazione di un Paese di immigrati

Certamente, l’intervento di Rubio è stato un brano di alto valore culturale a favore della propria tesi.

Intanto, Rubio ha perfino accennato al fatto che l’ Europa sia “una nazione”, come era scritto nella versione russa della Santa Alleanza e nei titoli dei libri di Benda e di Moseley.Poi, lodevolmente,ha giudicato la tesi di Hegel, Marx, Cojève e Fukuyama, sulla “Fine della Storia” un grave errore, che pretendeva di cancellare 5.000 anni di Storia. Quanto alla, più realistica,  “Fine dell’ Occidente”, egli ha affermato, del tutto logicamente, che l’America non intende assistere inerme al suo tramonto, cioè è pronta alla guerra, come dimostra il nuovo nome del Dipartimento delle Difesa: il “Dipartimento della Guerra”.

E intende addirittura imporre agli Europei, sulla scia di “Leaves of Grass”, ciò che essi debbono volere, e, addirittura, volere. Questo è ciò che non possiamo perdonare a dei pretesi alleati

A nostro avviso, anche la sua visione condivide lo stesso millenarismo ch’egli imputa a Fukuyama e alla cultura “woke”: il principio di elezione dell’Occidente, che ha portato alla sua espansione secolare, ma che, già nel 1945, aveva incominciato a scricchiolare. Egli condanna perciò “the polite pretense that our way of life is just one among many”.  Ma qui non si tratta di “buona educazione”, bensì di una concreta presa di coscienza  (condivisa da autori europei, come Pascal, Voltaire, Leopardi, De Maistre, Kierkegaard, Baudelaire, Dostojevskij, Nietzsche, Pannwitz, Guénon, Heidegger, , Herskovitch, Horkheimer, Adorno, Evola, Lévy-Strauss), ma anche americani (Eliot, Pound, Miller) che è la stessa dialettica interna alla civiltà occidentale che ci ha portati sull’ orlo di una distruzione auto-inflitta, cioè della “Singularity Tecnologica”, che rende l’Uomo “antiquato” (Anders). Quest’ultima è una fase storica e culturale del tutto americana, che, come certificato da Horkheimer e Adorno)nasce con Bacone, continua con Einstein, si approfondisce con Kurzweil e giunge a maturazione con lo strapotere del GAFAM. Questo è il vero nocciolo dell’ identità americana, e l’ideologia MAGA, che, come nota Cacciari, pesca in modo intelligente in varie tradizioni culturali, è solo un orpello per continuare a ingannare il mondo sulla propria natura.

Per questo, se è comprensibile che gli Americani vogliano difendere questi sviluppi, come accenna anche Rubio, meno comprensibile è che almeno una parte degli Europei siano disposti a seguirli. In effetti, i veri conservatori non possono appoggiare un movimento che mira alla distruzione dell’ Umano nel nome di un mito autolesionistico, ma, invece, devono raggrupparsi per combatterlo. In questo, ha perfettamente ragione Cacciari, quando invita tutte le tradizioni culturali europee a studiare con più attenzione ciò che sta succedendo sotto i nostri occhi.

ALLEGATO

INTERVENTO DEL SEGRETARIO ALLA DIFESA RUBIO ALLA CONFERENZA DI MONACO SULLA SICUREZZA

Thank you very much.  We gather here today as members of a historic alliance, an alliance that saved and changed the world.  When this conference began in 1963, it was in a nation – actually, it was on a continent – that was divided against itself.  The line between communism and freedom ran through the heart of Germany.  The first barbed fences of the Berlin Wall had gone up just two years prior. 

And just months before that first conference, before our predecessors first met here, here in Munich, the Cuban Missile Crisis had brought the world to the brink of nuclear destruction.  Even as World War II still burned fresh in the memory of Americans and Europeans alike, we found ourselves staring down the barrel of a new global catastrophe – one with the potential for a new kind of destruction, more apocalyptic and final than anything before in the history of mankind.

At the time of that first gathering, Soviet communism was on the march.  Thousands of years of Western civilization hung in the balance.  At that time, victory was far from certain.  But we were driven by a common purpose.  We were unified not just by what we were fighting against; we were unified by what we were fighting for.  And together, Europe and America prevailed and a continent was rebuilt.  Our people prospered.  In time, the East and West blocs were reunited. A civilization was once again made whole. 

That infamous wall that had cleaved this nation into two came down, and with it an evil empire, and the East and West became one again.  But the euphoria of this triumph led us to a dangerous delusion:  that we had entered, quote, “the end of history;” that every nation would now be a liberal democracy; that the ties formed by trade and by commerce alone would now replace nationhood; that the rules-based global order – an overused term – would now replace the national interest; and that we would now live in a world without borders where everyone became a citizen of the world. 

This was a foolish idea that ignored both human nature and it ignored the lessons of over 5,000 years of recorded human history.  And it has cost us dearly.  In this delusion, we embraced a dogmatic vision of free and unfettered trade, even as some nations protected their economies and subsidized their companies to systematically undercut ours – shuttering our plants, resulting in large parts of our societies being deindustrialized, shipping millions of working and middle-class jobs overseas, and handing control of our critical supply chains to both adversaries and rivals. 

We increasingly outsourced our sovereignty to international institutions while many nations invested in massive welfare states at the cost of maintaining the ability to defend themselves.  This, even as other countries have invested in the most rapid military buildup in all of human history and have not hesitated to use hard power to pursue their own interests.  To appease a climate cult, we have imposed energy policies on ourselves that are impoverishing our people, even as our competitors exploit oil and coal and natural gas and anything else – not just to power their economies, but to use as leverage against our own. 

And in a pursuit of a world without borders, we opened our doors to an unprecedented wave of mass migration that threatens the cohesion of our societies, the continuity of our culture, and the future of our people.  We made these mistakes together, and now, together, we owe it to our people to face those facts and to move forward, to rebuild. 

Under President Trump, the United States of America will once again take on the task of renewal and restoration, driven by a vision of a future as proud, as sovereign, and as vital as our civilization’s past.  And while we are prepared, if necessary, to do this alone, it is our preference and it is our hope to do this together with you, our friends here in Europe. 

For the United States and Europe, we belong together.  America was founded 250 years ago, but the roots began here on this continent long before.  The man who settled and built the nation of my birth arrived on our shores carrying the memories and the traditions and the Christian faith of their ancestors as a sacred inheritance, an unbreakable link between the old world and the new. 

We are part of one civilization – Western civilization.  We are bound to one another by the deepest bonds that nations could share, forged by centuries of shared history, Christian faith, culture, heritage, language, ancestry, and the sacrifices our forefathers made together for the common civilization to which we have fallen heir.

And so this is why we Americans may sometimes come off as a little direct and urgent in our counsel.  This is why President Trump demands seriousness and reciprocity from our friends here in Europe.  The reason why, my friends, is because we care deeply.  We care deeply about your future and ours.  And if at times we disagree, our disagreements come from our profound sense of concern about a Europe with which we are connected – not just economically, not just militarily.  We are connected spiritually and we are connected culturally.  We want Europe to be strong.  We believe that Europe must survive, because the two great wars of the last century serve for us as history’s constant reminder that ultimately, our destiny is and will always be intertwined with yours, because we know – (applause) – because we know that the fate of Europe will never be irrelevant to our own. 

National security, which this conference is largely about, is not merely series of technical questions – how much we spend on defense or where, how we deploy it, these are important questions.  They are.  But they are not the fundamental one.  The fundamental question we must answer at the outset is what exactly are we defending, because armies do not fight for abstractions.  Armies fight for a people; armies fight for a nation.  Armies fight for a way of life.  And that is what we are defending: a great civilization that has every reason to be proud of its history, confident of its future, and aims to always be the master of its own economic and political destiny.

It was here in Europe where the ideas that planted the seeds of liberty that changed the world were born.  It was here in Europe where the world – which gave the world the rule of law, the universities, and the scientific revolution.  It was this continent that produced the genius of Mozart and Beethoven, of Dante and Shakespeare, of Michelangelo and Da Vinci, of the Beatles and the Rolling Stones.  And this is the place where the vaulted ceilings of the Sistine Chapel and the towering spires of the great cathedral in Cologne, they testify not just to the greatness of our past or to a faith in God that inspired these marvels.  They foreshadow the wonders that await us in our future.  But only if we are unapologetic in our heritage and proud of this common inheritance can we together begin the work of envisioning and shaping our economic and our political future.

Deindustrialization was not inevitable.  It was a conscious policy choice, a decades-long economic undertaking that stripped our nations of their wealth, of their productive capacity, and of their independence.  And the loss of our supply chain sovereignty was not a function of a prosperous and healthy system of global trade.  It was foolish.  It was a foolish but voluntary transformation of our economy that left us dependent on others for our needs and dangerously vulnerable to crisis.

Mass migration is not, was not, isn’t some fringe concern of little consequence.  It was and continues to be a crisis which is transforming and destabilizing societies all across the West.  Together we can reindustrialize our economies and rebuild our capacity to defend our people.  But the work of this new alliance should not be focused just on military cooperation and reclaiming the industries of the past.  It should also be focused on, together, advancing our mutual interests and new frontiers, unshackling our ingenuity, our creativity, and the dynamic spirit to build a new Western century.  Commercial space travel and cutting-edge artificial intelligence; industrial automation and flex manufacturing; creating a Western supply chain for critical minerals not vulnerable to extortion from other powers; and a unified effort to compete for market share in the economies of the Global South.  Together we can not only take back control of our own industries and supply chains – we can prosper in the areas that will define the 21st century.

But we must also gain control of our national borders.  Controlling who and how many people enter our countries, this is not an expression of xenophobia.  It is not hate.  It is a fundamental act of national sovereignty.  And the failure to do so is not just an abdication of one of our most basic duties owed to our people.  It is an urgent threat to the fabric of our societies and the survival of our civilization itself.

And finally, we can no longer place the so-called global order above the vital interests of our people and our nations.  We do not need to abandon the system of international cooperation we authored, and we don’t need to dismantle the global institutions of the old order that together we built.  But these must be reformed.  These must be rebuilt. 

For example, the United Nations still has tremendous potential to be a tool for good in the world.  But we cannot ignore that today, on the most pressing matters before us, it has no answers and has played virtually no role.  It could not solve the war in Gaza.  Instead, it was American leadership that freed captives from barbarians and brought about a fragile truce.  It had not solved the war in Ukraine.  It took American leadership and partnership with many of the countries here today just to bring the two sides to the table in search of a still-elusive peace. 

It was powerless to constrain the nuclear program of radical Shia clerics in Tehran.  That required 14 bombs dropped with precision from American B-2 bombers.  And it was unable to address the threat to our security from a narcoterrorist dictator in Venezuela.  Instead, it took American Special Forces to bring this fugitive to justice. 

In a perfect world, all of these problems and more would be solved by diplomats and strongly worded resolutions.  But we do not live in a perfect world, and we cannot continue to allow those who blatantly and openly threaten our citizens and endanger our global stability to shield themselves behind abstractions of international law which they themselves routinely violate. 

This is the path that President Trump and the United States has embarked upon.  It is the path we ask you here in Europe to join us on.  It is a path we have walked together before and hope to walk together again.  For five centuries, before the end of the Second World War, the West had been expanding – its missionaries, its pilgrims, its soldiers, its explorers pouring out from its shores to cross oceans, settle new continents, build vast empires extending out across the globe. 

But in 1945, for the first time since the age of Columbus, it was contracting.  Europe was in ruins.  Half of it lived behind an Iron Curtain and the rest looked like it would soon follow.  The great Western empires had entered into terminal decline, accelerated by godless communist revolutions and by anti-colonial uprisings that would transform the world and drape the red hammer and sickle across vast swaths of the map in the years to come. 

Against that backdrop, then, as now, many came to believe that the West’s age of dominance had come to an end and that our future was destined to be a faint and feeble echo of our past.  But together, our predecessors recognized that decline was a choice, and it was a choice they refused to make.  This is what we did together once before, and this is what President Trump and the United States want to do again now, together with you. 

And this is why we do not want our allies to be weak, because that makes us weaker.  We want allies who can defend themselves so that no adversary will ever be tempted to test our collective strength.  This is why we do not want our allies to be shackled by guilt and shame.  We want allies who are proud of their culture and of their heritage, who understand that we are heirs to the same great and noble civilization, and who, together with us, are willing and able to defend it. 

And this is why we do not want allies to rationalize the broken status quo rather than reckon with what is necessary to fix it, for we in America have no interest in being polite and orderly caretakers of the West’s managed decline.  We do not seek to separate, but to revitalize an old friendship and renew the greatest civilization in human history.  What we want is a reinvigorated alliance that recognizes that what has ailed our societies is not just a set of bad policies but a malaise of hopelessness and complacency.  An alliance – the alliance that we want is one that is not paralyzed into inaction by fear – fear of climate change, fear of war, fear of technology.  Instead, we want an alliance that boldly races into the future.  And the only fear we have is the fear of the shame of not leaving our nations prouder, stronger, and wealthier for our children. 

An alliance ready to defend our people, to safeguard our interests, and to preserve the freedom of action that allows us to shape our own destiny – not one that exists to operate a global welfare state and atone for the purported sins of past generations.  An alliance that does not allow its power to be outsourced, constrained, or subordinated to systems beyond its control; one that does not depend on others for the critical necessities of its national life; and one that does not maintain the polite pretense that our way of life is just one among many and that asks for permission before it acts.  And above all, an alliance based on the recognition that we, the West, have inherited together – what we have inherited together is something that is unique and distinctive and irreplaceable, because this, after all, is the very foundation of the transatlantic bond. 

Acting together in this way, we will not just help recover a sane foreign policy.  It will restore to us a clearer sense of ourselves.  It will restore a place in the world, and in so doing, it will rebuke and deter the forces of civilizational erasure that today menace both America and Europe alike.

So in a time of headlines heralding the end of the transatlantic era, let it be known and clear to all that this is neither our goal nor our wish – because for us Americans, our home may be in the Western Hemisphere, but we will always be a child of Europe.  (Applause.)

Our story began with an Italian explorer whose adventure into the great unknown to discover a new world brought Christianity to the Americas – and became the legend that defined the imagination of a our pioneer nation.

Our first colonies were built by English settlers, to whom we owe not just the language we speak but the whole of our political and legal system.  Our frontiers were shaped by Scots-Irish – that proud, hearty clan from the hills of Ulster that gave us Davy Crockett and Mark Twain and Teddy Roosevelt and Neil Armstrong. 

Our great midwestern heartland was built by German farmers and craftsmen who transformed empty plains into a global agricultural powerhouse – and by the way, dramatically upgraded the quality of American beer.  (Laughter.)

Our expansion into the interior followed the footsteps of French fur traders and explorers whose names, by the way, still adorn the street signs and towns’ names all across the Mississippi Valley.  Our horses, our ranches, our rodeos – the entire romance of the cowboy archetype that became synonymous with the American West – these were born in Spain.  And our largest and most iconic city was named New Amsterdam before it was named New York.

And do you know that in the year that my country was founded, Lorenzo and Catalina Geroldi lived in Casale Monferrato in the Kingdom of Piedmont-Sardinia.  And Jose and Manuela Reina lived in Sevilla, Spain.  I don’t know what, if anything, they knew about the 13 colonies which had gained their independence from the British empire, but here’s what I am certain of:  They could have never imagined that 250 years later, one of their direct descendants would be back here today on this continent as the chief diplomat of that infant nation.  And yet here I am, reminded by my own story that both our histories and our fates will always be linked.

Together we rebuilt a shattered continent in the wake of two devastating world wars.  When we found ourselves divided once again by the Iron Curtain, the free West linked arms with the courageous dissidents struggling against tyranny in the East to defeat Soviet communism.  We have fought against each other, then reconciled, then fought, then reconciled again.  And we have bled and died side by side on battlefields from Kapyong to Kandahar. 

And I am here today to leave it clear that America is charting the path for a new century of prosperity, and that once again we want to do it together with you, our cherished allies and our oldest friends.  (Applause.) 

“JŪN JŪN, CHÉN CHÉN, FÙ FÙ, ZǏ ZǏ” (君君, 臣臣, 父父, 子子).Dall’Oriente, un ritorno dei “Padri”?

Dalle pagine dei “La Repubblica”, Massimo Recalcati propone un‘ interpretazione psicanalitica del ritorno al Culto della Personalità in tutto il mondo (“Il Ritorno dei padri despoti”), che non ci convince per la sua ottica occidento-centrica, non atta, a nostro avviso, a cogliere le trasformazioni in corso nel mondo globalizzato, di cui la psicanalisi è solo una delle tante sfaccettature.

1.Pivot to Asia

Quando si dice che, con il “Pivot to Asia”, il mondo sta semplicemente tornando al suo assetto naturale, prima sconvolto dall’ eccezionalità del “Secolo dell’ Umiliazione” del Tian Xia cinese, non si chiarisce ancora tutto il significato più profondo di questa trasformazione. Certo, per cinquemila anni, il grosso della produzione, materiale e intellettuale, del mondo, si è realizzato fra il Nilo e l’Amur: le Piramidi, i Geroglifici, le Zigurrat, il cuneiforme, la filosofia, la matematica, l’ingegneria idraulica, la carta, la seta, la bussola, le armi da fuoco, gli occhiali….Ma anche con la Bibbia, Gilgamesh, le scritture zoroastriane, i filosofi islamici, il Ramayana, il Mahabharata, il Manavadharmashastra, . i Classici Confuciani, il Genji Monogatari

In tutti questi millenni, il PIL di India e Cina era rimasto costantemente superiore a quello dell’Europa, fino alla metà dell’ Ottocento, quando, con la Guerra dell’ Oppio, il Sacco di Delhi e l’occupazione di Pechino, gli Occidentali avevano inferto un duro colpo alle società e alle economie degl’ Imperi Ching e Mughal, e, con l’arrivo di Perry nel porto di Edo, avevano costretto il Giappone as aprirsi al commercio con l’ Occidente.

Dall’ inizio del XX secolo, l’Asia ha recuperato la sua posizione centrale: nella tecnologia, nell’ economia e nell’arte militare. E’ normale che anche nel settore culturale riprendano peso ora le concezioni asiatiche tradizionali (i “Valori Asiatici[LR1] ”). Brillanti ingegni europei (come Massignon, Max Mueller, Guénon, Saint-Exupéry, Simone Weil, Evola, Panikkar, se n’erano resi conto nell’Ottocento e nel Novecento, e, prima ancora, Marco Polo, i Gesuiti, Leibniz e Voltaire..

Confucio credeva che il caos nel mondo nella sua epoca (l’era delle “Primavere e Autunni”) derivasse dal fatto che le parole avevano perso il loro significato reale. Se un “re” si comporta in modo tirannico, non è più un re; se un “padre” non si cura del figlio, non è più un padre. Per Confucio, il nome (il titolo) porta con sé dei doveri morali. Se vuoi che la società funzioni, non devi inventare nuove leggi complicate, devi solo fare in modo che ognuno aderisca perfettamente alla responsabilità del proprio ruolo. Qualcosa di simile alla maieutica di Socrate.

Spesso leggiamo quella frase come un invito all’obbedienza, ma è un’arma a doppio taglio. Se il “principe non fa il principe” (ovvero non è giusto e saggio), perde la legittimità di governare (il “Mandato del Cielo”). È un richiamo alla responsabilità individuale. La stabilità dello Stato (Principe/Suddito) inizia dalla stabilità della famiglia (Padre/Figlio). Se la cellula base è in ordine, lo sarà anche l’impero. Questa idea è alla base di tutte le culture estremo-orientali, anche quelle non confuciane. In India, esso trova espressione nell’”homo hierarcicus” (Dumont), che ha una sua precisa collocazione (cosmica ed escatologica) nel proprio ceto (una casta: Varna, Jhati).Anche se lo scopo del movimento indipendentista era quello di eliminarle con l’”affirmative action”, di fatto, la Costituzione indiana è l’unica che citi e perpetui le caste, proprio come strumento dell’ “affirmative action”.

In buona parte delle lingue orientali (e in primo luogo, il Giapponese e il Coreano), esiste una forma specifica per indicare deferenza, mentre in tutti i Paesi asiatici permane la diglossia fra la lingua aulica (sempre più mitizzata), e le lingue popolari.

Solo l’Occidente contemporaneo ha messo al bando ogni forma di gerarchia, prima ecclesiastica, poi monarchica, poi ancora aristocratica, e, infine, culturale, produttiva o di genere (il “Despota Illuminato”, l’”Homme d’Esprit”, il “Maestro”,”l’Imprendotore”, la “Regina”,  il “Maschio Alfa” …

Quell’antica sottolineatura della gerarchia culturale si sposa invece molto bene con l’evoluzione della tecnologia sul piano mondiale. Da un lato, lo sviluppo della tecnica ha reso centrale la conoscenza, secondo un processo nato nell’ antica Cina: l’epistocrazia sancita dagli esami imperiali (Gaokao). Dall’ altro, l’enorme concentrazione del potere nelle mani dei guru dell’informatica rende più che mai necessario un contrappeso “politico” forte, oggi costituito da partiti di massa come il Partito Comunista Cinese e il Janata Bharatya Party (Partito Nazionalista) indiano, ambedue con più di 100 milioni di iscritti, ,e quindi in grado di controllare Stato e società.

In realtà, le culture orientali, come le nostre culture classiche e medievali,  erano e sono molto più complesse di come le immaginiamo. All’ interno della società cinese vi è una sintesi di confucianesimo, legalismo e influenze occidentali, che oggi sfocia nel “socialismo con caratteristiche cinesi”, che ha fra i suoi precedenti il “Datong” confuciano e taoista, l’ “ideologia Taiping”, il Datong Shu di Kang You Wei e i “Quattro Principi del Popolodi Sun Yat Sen. Non si tratta di un semplice compromesso, bensì di un’interpretazione originale, ma rigorosa, del marxismo: il “socialismo” non è il capitalismo di Stato in stile sovietico, bensì il marxiano“Controllo sociale dei mezzi di produzione”, che serve per sviluppare al massimo il sistema produttivo, e, quindi, rendere possibile il “comunismo”, identificato nell’ ideale l’ancestrale del “Datong”, l’ autogoverno della società in base all’etica e alla meritocrazia.

2.La”Rivalità Mimetica” fra “America-Mondo” (Valladao) e “Mondo-Contro”(Fabbri).

Che gli “Stati-Civiltà” basati sui “Valori Asiatici” siano più efficienti dell’”America-Mondo” diretta dalle tecnocrazie digitali lo dimostra l’andamento delle rispettive economie (cfr. Martin Jacques, Fareed Zakaria, Parag Khanna, Wang Weiwei, Daniel A. Bell, Pierrani, Scarpari, Aresu, ecc..). Non per nulla, i Governi occidentali (a partire da Trump, continuando con Meloni e con von Der Leyen) stanno correndo di fatto a folle velocità per allontanarsi dai loro modelli egualitari e unanimistici dell’era post-‘68,e per copiare, oggi, il culto della personalità (“Trump King”), domani, la censura (legislazione contro le “fake news”), dopodomani, l’”Unione del Civile e del Militare”(l’annunziata militarizzazione della società), la programmazione operativa (come quella prevista dalle più recenti leggi americane), e, infine, i “crackdown” contro i vari territori “separatisti” (dal Donbass al Venezuela).

Certo, un gravissimo ostacolo a una completa militarizzazione dell’ Occidente è l’esistenza di inauditi “Poteri Forti” segreti, quali quelli su cui si sta iniziando a indagare con gli “Epstein Files”, che costituiscono una “cupola” di potenti (da membri delle Case Regnanti ai guru dell’ informatica, dai leaders dell’ estrema sinistra americana, fino allo stesso Trump e i suoi consiglieri) capace di svuotare gli Stati, compreso quello americano. Per questo si propende per un ritorno di un monarca, capace di unire in sé il potere reale e quello formale.

La ragione di fondo dell’allineamento di fatto di tutto il mondo sul modello cinese è la “Rivalità Mimetica”(cfr. René Girard), vale a dire l’eterna tendenza di tutti i poteri a imitare i propri avversari per appropriarsi della loro forza.  Sono infatti decenni che l’Occidente dibatte su come contrastare l’inevitabile rovesciamento della sua egemonia culturale, militare, economica, finanziaria e sociale, a favore della Cina e altri Paesi asiatici, ma tutte le soluzioni adottate si sono rivelate inefficaci. Gl’ investimenti in Asia hanno solo rafforzato le economie locali; l’informatizzazione ha portato alla nascita di un ecosistema digitale cinese; i dazi hanno portato al rafforzamento dei rapporti commerciali all’ interno dell’ area eurasiatica e,  anziché spezzare le catene del valore cinesi, le hanno saldate con quelle di altri Paesi non occidentali, creando un sistema inattaccabile; l’accentramento dei poteri nei Paesi occidentali ha tolto ogni credibilità alle loro retoriche democratiche.

Tutto ciò contraddice, a nostro avviso, l’interpretazione psicanalitica della rivoluzione in corso, quella sostenuta da Recalcati, la quale si rivela così essere una ennesima mistificazione  della realtà da parte dell’ Occidente.

2.La critica del patriarcato

Tutta la storia, non solo occidentale, è dominata dall’ idea e dalla prassi del “patriarcato”, oggi bestia nera della cultura “woke”. La parola stessa, “patriarchi” (Avoth=Padri), deriva dalla Bibbia, e viene ancora usata correntemente nel discorso politico israeliano. Gli eroi delle antiche epopee (Gilgamesh, Mosè, Ulisse, Rama) erano al contempo capostipiti, guerrieri e sovrani. Le società antiche erano organizzate intorno al “signore della casa” (despotes, pater familias, jun), le sue mogli, le sue concubine,i suoi armigeri,  i suoi figli, i suoi parenti, i suoi “clientes”, i suoi servi. Questa struttura si era conservata nelle Repubbliche (la “patrios politeia”,  i “Patres Conscripti”), nelle Chiese (il Papa, gli abati,i Padri della Chiesa) e  nelle casate nobiliari (albero genealogico, legge salica). Ancor oggi, in molte lingue (Russo, Arabo), si usa comunemente il patronimico. I popoli delle steppe hanno anche un  concetto di “fratello maggiore”/il “precettore  del principe”(Atabeg in Turco arcaico, Lala in Persiano e Ottomano, Batya in Ungherese, in Russo, Batjushka, applicato più tardi addirittura al leader del comunismo mondiale: Josip Vissarionovich Djugashvili, detto“Stalin”, “d’ acciaio”).

Tutte le diverse società sono state così ossessionate da questa organizzazione sociale che i pretesi critici della stessa (come per esempio Freud), ne sono stati in realtà piuttosto affascinati. Per esempio, quest’ultimo aveva affermato, nella sua risposta ai Bney Brith (la massoneria ebraica) in occasione del suo settantesimo compleanno,  che tutta la sua riflessione (incentrata su Mosè) era stata dedicata all’identità ebraica. E’ vero che il nocciolo di quella riflessione era il mito dell’uccisione di Mosè da parte degl’Israeliti, per vendetta contro la vicenda del Vitello d’Oro ( a cui Freud dedicò il libro “L’uomo Mosè”),  ma questo conferma una volta ancora la centralità della figura del Padre. Il fatto che gl’Israeliti, come ricorda Recalcati, si siano riconosciuti come tali, cioè come fratelli, proprio  nella comune colpa per l’uccisione del Padre, nulla toglie alla centralità di tale figura, anzi, la esalta. Certo, Recalcati parla di una “paternità simbolica”, che sarebbe quella della legge, che, proprio grazie all’ omicidio rituale di Mosè, avrebbe sostituito l’antica “paternità ordalica”. Orbene, proprio la vicenda del Vitello d’Oro rafforza l’idea di una forte soggettività di Mosè, perché le tavole da lui portate all’ accampamento ebraico  dopo avere distrutto quelle originarie, scritte da Dio, erano state invece scritte da lui (con una pretesa evidentemente blasfema, sulla quale però si fonda l’intera tradizione occidentale).

Le personalità forti (anche femminili), che oggi governano il mondo sono le eredi concettuali di questa pretesa prometeica di sostituzione di Dio, secondo il progetto illustrato da Lessing ne”L’ Educazione del Genere Umano”. Come tali, essi sono in una posizione insostenibile, per la quale Nietzsche usa l’espressione “l’Uomo più Brutto” (vale a dire colui che ha ucciso Dio senza essere all’altezza di sostituirvisi).

3.I “Tiranni dello Spirito”

In Recalcati vi è un equivoco : quella paternità simbolica ch’egli invoca può esistere, ma non come quella della Legge, bensì come creazione di valori.  

L’uccisione del Padre inteso come distruzione delle originarie (e inconoscibili) tavole della legge non è il prologo a un nuovo dominio della politica o della ragione, bensì l’apertura a una ricerca tragica di senso, simboleggiata dalle “Tre Metamorfosi” dello Zarathustra  e agita da Heidegger. E’ per questo che i Post-moderni sono condannati a pescare disperatamente nelle varie tradizioni (la monarchia o la rivoluzione, l’ Avesta, il Vecchio Testamento o l’ Islam, l’Impero, la Terza Roma, il Sanatan Dharma, il Tian Xia o i Rashidun), come unica fonte d’ispirazione. Certo, le diverse tradizioni (siano esse orientali od occidentali), offrono tutte una grande panoplia  di valori, derivanti dall’ essere state esse delle società complesse (l’ascetismo o l’etica marziale, lo spirito dionisiaco o quello apollineo, eros e thanatos, la salvezza e la compassione, l’arte o il lignaggio, la filosofia o l’arte della guerra), sì che  una loro eventuale eventuale rinascita (quello che Xi Jinping chiama “il ringiovanimento della nazione cinese”)non può essere un fatto meccanico. Non è possibile far rinascere sic et simpliciter ciò che è morto (il “reincanto del mondo”).

Ciò che rende impossibile il ritorno puro e semplice alla figura del Padre  (e/o dell’incanto del mondo) è il Destino della Tecnica, che svuota l’Umanità della sua vitalità (la “Volontà di Potenza”, l’”élan vital”, ecc…). L’evento che provoca lo svuotamento dell’ umano è la Tecnica Dispiegata, che aliena l’uomo, non più capace di vivere all’altezza degli antichi santi e poeti. Gli unici capaci di rovesciare questo processo sono stati gli eroi culturali à la Carlyle: Nietzsche, Freud, Weber, Heisenberg,  Pound, Solzhenitsin...

Per “Tecnica” non dobbiamo qui intendere soltanto il fatto ingegneristico, bensì in generale la “techne”, prodotto della razionalità strumentale. Come affermava già Max Weber, la scuola, la ripetitività, la burocrazia, gli affari, il conformismo, uccidono l’individualità, sono la Gabbia di Acciaio in cui l’uomo moderno si è imprigionato da sé, trasformandosi in Uomo senza Qualità. Oggi, questo processo è ulteriormente avanzato, da un lato, grazie all’educazione anti-autoritaria, e, dall’altro, grazie all’ informatizzazione: due facce della stessa medaglia, che, da un lato, depotenziano le individualità, e, dall’ altra, le inseriscono in una routine in cui gli umani sono solo più una miniera di dati per le macchine che operano e decidono.

Contro questo svuotamento, s’impone l’azione degli “Uomini Superiori” , coloro che “tramontano” seguendo l’”Amor Fati”, come preludio di un’umanità più alta: L’”Uebermensch”. Nel vuoto della banalità tecnocratica, sola ancora di salvezza sono gli Eroi che riaffermano la volontà di esistere.

Intere biblioteche sono state dedicate a questi argomenti, ma gli apologeti della Modernità sembrano non accorgersene. Come accadeva nei Paesi del Socialismo Reale seguendo le idee di Lukacs, i libri che denunziano questa deriva vengono resi inaccessibili, e denunziati come “La distruzione della Ragione”.

4.Una dialettica esistenziale

Come si può già vedere, il “nuovo ordine internazionale” da tutti invocato sarà segnato prima di tutto da salutari differenze culturali. Ogni continente avrà una sua “missione”. L’ha chiarito il cancelliere Merz, dichiarando che i valori MAGA non sono i nostri. Ma perché mai dovrebbero esserlo? Non si può vivere benissimo con valori dominanti diversi in diversi Paesi e continenti?Coloro che hanno valori diversi devono per forza farsi la guerra? Ed è poi vero che in ogni continente tutti hanno gli stessi valori? In America, MAGA e Cultura Woke hanno forse gli stessi valori? E, così, in India, gl’induisti ortodossi e gl’Islamici?   

La fase che abbiamo davanti,  dominata dall’ Intelligenza Artificiale, dalla corsa agli armamenti e dalla proliferazione nucleare, dovrebbe essere caratterizzata dalla continuazione e dall’ approfondimento del dialogo fra i Continenti, per domare questi fenomeni. Quel dialogo non può però ripartire dal presupposto che solo i valori di un Continente, o addirittura, di un partito, siano legittimi, poiché ciascuno dovrà dare il suo contributo, concettuale e politico. Anche il tanto decantato “diritto internazionale basato sulle regole”, e, in particolare, la Dichiarazione universale dei diritti dell’ Uomo, erano nati con ben 4 “dissenting opinions”: quelle dell’ Associazione Antropologica Americana, dell’URSS, della Cina Nazionalista e dell’Arabia Saudita.

Né tanto meno, si può ripartire  dal programma americano, che, al tempo dei Neocon, era “il Nuovo Secolo Americano”, e, ora, per Rubio, è ”il Secolo Occidentale”. Se il “Mondo MAGA” non è democratico, e non vuole nemmeno esportare la democrazia, nel nome di che cosa Trump sta mobilitando mezzo mondo per “fermare la Cina”, tanto in campo economico che in quello militare?

Certamente, come ha affermato il Cardinale Zuppi, c’è un grande bisogno di Europa, non già come una delle parti in causa, cioè a difesa di un iper-modernismo oramai obsoleto e nocivo, bensì, come diceva Ursula von der Leyen con una delle sue poche frasi azzeccate, come “Trendsetter of the Worldwide Debate”, una sorta di moderatrice, che comprende le regioni di tutti perché in parte le condivide.

4.Dall’aereo GCAP a un nuovo “Asse Roma-Berlino-Tokyo”?

Friedrich Merz, cancelliere tedesco e democristiano, ha spiegato già qualche mese fa che il suo obiettivo è costruire “l’esercito più forte d’Europa”, non già un più forte esercito comune europeo. La conferma è arrivata in queste ore, con la sepoltura di fatto del progetto di “caccia del futuro” franco-tedesco, lanciato ai tempi di Angela Merkel.

Questo caccia pilotato è stato al centro, come tutti i progetti del genere da settant’anni a questa parte, delle aspre dispute industriali tra la francese Dassault e la “comunitaria” Airbus su chi dovesse averne la leadership, decidendo così anche su tecnologia, ripartizione del lavoro, dell’occupazione e dei profitti. Francia e Germania avevano fissato una scadenza al 17 dicembre dello scorso anno per raggiungere l’accordo, ma la data è passata senza trovare una soluzione.

A questo punto è anche venuto fuori che Berlino sta valutando per proprio conto un cambiamento radicale di progetto. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz sta ponendo ora maggiore attenzione sul programma rivale, il Global Combat Air Programme (GCAP) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Dall’asse franco tedesco a quello cripto-statunitense, insomma, con buona pace dell’”indipendenza europea”. E’ del resto la traccia indicata dal segretario della NATO, Mark Rutte, che aveva già affossato l’idea di “difesa autonoma”, spalleggiato dall’Ammiraglio  Cavo Dragone: «Chi pensa che l’Europa possa difendersi senza gli Stati Uniti, può continuare a sognare».

Del resto molti paesi sono formalmente dentro la UE, ma hanno stretto intese bilaterali con gli Usa o ne vengono direttamente finanziati (p.es., i Baltici). Questi ultimi stanno sostenendo che la sempre invocata e mai attuata Difesa Comune potrebbe essere diretta da un “Consiglio di Sicurezza”di 5 membri. Ma si è mai visto un esercito con 5 comandanti, specie in un momento, come questo, di, come dicono i generali cinesi, “guerra senza limiti”: guerre culturali e informative, operazioni militari speciali, guerre ibride, guerre per procura, ecc..?

Per gestire una politica di difesa occorre non tanto un quadro giuridico, quanto una filosofia comune, una classe dirigente comune, una cultura militare comune. E’ su questo che dovremmo concentrarci ora.


 [LR1]

DOPO OTTANT’ANNI DI FAKE NEWS, finalmente un barlume di verità?

Su Foreign Affairs. Stephen Walt scrive che il Presidente Trump “has been called a realist, a nationalist, an old-fashioned mercantilist, an imperialist, and an isolationist,”  ma la sua strategia è “perhaps best described as ‘predatory hegemony,’” Sotto la sua guida, gli  StatiUniti cercano  “to extract concessions and asymmetric benefits from its allies and adversaries alike.” L’Amministrazione “appears to believe it can prey on other states forever, and that doing so will make the United States even stronger and further increase its leverage,”
  1. Trump continua la politica dei predecessoriCome abbiamo già scritto, tutto questo non è però “colpa” del solo Trump, perché la natura predatoria degli USA risultava evidente fin dal principio, fin dalla missione di Sir Francis Drake,  e le nostre classi dirigenti ne sono state complici per 80 anni. Andrea Malaguti scriveva sulla prima pagina de “La Stampa” del 25 Gennaio 2026, come commento delle politiche americane anti-immigrati:“I primi schiavi arrivarono in Virginia all’ inizio del Seicento, portati da una nave olandese. Era un’America che gli ‘stranieri’ li importava e li incatenava, sfruttandoli come manodopera sfruttata a colpi di frusta. Oggi li mastica e li sputa. E quando nel 1793 il Congresso approva la legge sugli schiavi fuggitivi, controfirmata da Giorgio Washington, nasce un vero e proprio esercito di Slave Patrols. Cacciatori di uomini, con la stessa attitudine alla violenza indiscriminata e la stessa licenza di uccidere dell’ Immigration and Customs Enforcement. In un inatteso e bestiale gioco dell’ oca, siamo tornati alla casella di partenza.”

Noi non crediamo nella buona fede di  questo stupore da parte delle grandi firme mainstream. Infatti, a nostro avviso, quel gioco fu tutt’altro che “inaspettato” per l’ “establishment” europeo:  

-già Cristoforo Colombo aveva  cominciato a schiavizzare gl’indigeni, portandoli su e giù per l’Atlantico dagli stessi Reali di Spagna;

– Bartolomeo de las Casas, mentre si batteva strenuamente contro la schiavizzazione degli Indios, patrocinava invece quella degli Africani;

-La Dichiarazione d’ Indipendenza cita favorevolmente la schiavitù, e annovera fra i giusti motivi di ribellione al Re d’Inghilterra il Proclama Reale del 1763, che vietava la conquista del territorio indiano,  e Quebec Act del 1774  che proteggeva cattolici e francofoni;

-Giorgio Washington era (come Donald Trump) un immobiliarista, che lottizzò i territori indiani subito dopo l’indipendenza, e appare in veste di architetto dell’ omonima capitale e in tenuta di Gran Maestro della Massoneria. Ben si comprende l’avversione dei “non bianchi” verso la storia americana;

-Carlo Marx,che sosteneva i Sudisti, riteneva che l’eventuale abolizione della schiavitù avrebbe portato alla sparizione degli Stati Uniti, a suo avviso già allora il paese-guida del Progresso;

-Emerson e Whitman esaltavano la “razza sassone imperatoria” e l’omposizione, da parte dei “figli di Manhattan” del loro modo si sentire al resto del mondo;

-Rudyard Kipling scrisse la sua famosa ode sul “Fardello dell’ Uomo Bianco” per celebrare la conquista americana delle Filippine, dove gli USA repressero nel sangue la rivolta dei nativi, riprendendo dall’ Impero Britannico il testimone dell’ imperialismo;

-gli Stati Uniti di Truman furono l’unico Paese a far esplodere deliberatamente sulla popolazione civile ben due bombe atomiche, a Hiroshima e Nagasaki;

-l’ Amministrazione di G.Bush Jr.scatenò la IIa Guerra del Golfo con il pretesto che Saddam Hussein disponeva di armi chimiche, fornite dagli USA, e di cui Colin Powell fornì un’asserita prova portando alle Nazioni Unite una provetta contenente assertivamente antrace (cosa, che se fosse stata vera, avrebbe dovuto portare all’evacuazione dell’Assemblea Generale)

2. L’insufficienza  dell’Unione Europea rispetto agli obiettivi del federalismo

La “colpa” di Trump è quella di avere abbandonato, nel proprio discorso politico, ogni riferimento alla missione moralizzatrice dell’ America (colpevole, nel suo pensiero, di essere diventata patrimonio della cultura “woke”) Missione che si ripropone ora, mutatis mutandis, nell’ Unione Europea, dove gl’imitatori  servili dell’ideologia americana continuano a detenere posizioni egemoniche. Si continua a fingere che l’Unione  costituisca un primo passo verso una vera statualità europea (quella che avrebbe voluto Spinelli), non già un epifenomeno dell’ Occidente americano-centrico, come più realisticamente scritto da De Villiers, e che tale “statualità” miri in realtà al “superamento dello Stato”, così  come lo vedeva Marx-.  Ricevendo la laurea honoris causa dalla KU-Leuven in Belgio, l’ex premier Draghi ci spiega come “il fallimento del sistema risiede in ciò che non è stato in grado di correggere”. Ora l’Unione europea deve “intraprendere i passi necessari per diventare una potenza”, passando da una confederazione a una federazione .Ci sono alcuni salti logici, perché un cambiamento istituzionale dell’ Unione non riuscirebbe certo a realizzare un obiettivo messianico come la Pace Perpetua, su cui avevano fallito già Serse, Filippo l’Arabo, Basilio II, Enrico IV e Saint-Pierre.Anche l’idea di un’ Europa Superpotenza era stata teorizzata, ma senza sbocchi concreti, da Coudenhove-Kalergi e Giscard d’Estaing.  Secondo la newsletter di gennaio del Movimento Europeo,“Nei primi anni di questo terzo decennio di secolo e nonostante la crescita tumultuosa dei suoi nemici interni ed esterni, l’Unione europea ha risposto positivamente a sei sfide: reagendo con azioni comuni alle emergenze planetarie alla pandemia e poi alle sue conseguenze economiche e sociali di cui sono stati un esempio i programmi SURE e NGEU, avviando un piano per la transizione ecologica con lo European Green Deal nel quadro degli obiettivi dello sviluppo sostenibile adottati a livello internazionale a metà del secondo decennio, definendo un quadro di regole per governare l’infosfera attraverso le direttive servizi e mercato, confermando i principi di un sistema di assistenza sociale più elevato nel mondo con il Piano d’azione sul pilastro dei diritti sociali adottato a Porto, proteggendo i valori dello stato di diritto all’interno dei suoi confini con le condizionalità legate alle sovvenzioni europee e i ricorsi alla Corte di Giustizia, difendendo l’ordine internazionale fondato sulla inviolabilità delle frontiere e sulle scelte sovrane dei popoli con il sostegno all’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin.” A   noi, tali risultati sembrano assolutamente insufficienti, per la subordinazione dell’ establishment europeo al progetto post-umanistico degli USA, che impedisce, non diciamo di risolvere i problemi, ma  perfino di prenderne atto.. 2.La catastrofe dello European Green Deal Caso esemplare, lo “European Green Deal”, dove ci siamo fatti surclassare dalla Cina. L’avevamo inventato per dimostrare la presunta superiorità dell’economia mista europea, tanto sul liberismo americano, quanto sul dirigismo cinese. Invece, il nostro modello decentrato e individualistico ha fatto sì che la necessaria transizione avvenisse con un ritmo così lento, da mettere in luce l’inferiorità strategica del nostro sistema, tanto rispetto all’ideologismo americano (che invece si è abilmente sottratto al confronto), quanto al volontarismo cinese (che ha riempito la Cina, tutta l’Eurasia e, oggi, il mondo intero, di pannelli solari, di pale eoliche, di centrali idro-elettriche, di smart cities e di auto elettriche e autonome, quando noi ci stiamo, invece,  ritirando da una  competizione che abbiamo già perso). Infatti, la decisione della Commissione Europea di rivedere il regolamento che prevedeva l’azzeramento delle emissioni di CO₂ per le nuove auto dal 2035 non è un incidente di percorso, né un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è un passaggio dal grande significato politico che mette in discussione il modo stesso in cui l’Europa ha pensato la transizione ecologica negli ultimi anni. Il phase out del 2035, infatti, non è mai stato soltanto una norma ambientale. È stato un atto identitario, il perno su cui due governi europei hanno costruito la propria legittimazione politica. Una soglia non tecnica ma mitologica, capace di condensare in una data la promessa di un riscatto collettivo. In quei due numeri – 2035 e 100% – si era cristallizzata un’intera visione non soltanto del mercato, ma della società nel suo insieme: l’idea che l’Europa, priva di un ruolo geopolitico determinante nei nuovi equilibri globali, potesse rivendicare la propria centralità affermando un primato etico ad altri precluso. Il “phase out” – già di per sé un’espressione millenarista – era diventato il simbolo politico di una comunità alla disperata ricerca di un’istanza fondativa, qualcosa che ne orientasse la coscienza e ne ridefinisse il posizionamento globale. Il vero evento, dunque, non è il 10% salvato, che ha implicazioni marginali, ma il 100% abbandonato. Ma anche  raggiungere anche il 90% di riduzione delle emissioni nel 2035 rischia di rimanere un obiettivo estremamente arduo, se si dà credito alle stime più attendibili che collocano la penetrazione delle elettriche pure attorno al 50%. Un divario di questa ampiezza non può essere colmato per decreto, né compensato con aggiustamenti marginali… Questa situazione di confusione ha avuto effetti catastrofici sull’ industria europea, come dimostra il crollo di Stellantis. Invece, in Cina,  a metà del 2025, circa il 10,3% (36,9 milioni su 359 milioni) dei veicoli totali sulle strade cinesi era già costituito da veicoli a nuova energia, e  la quota di mercato  delle auto elettriche ha raggiunto circa il 54-60% delle nuove immatricolazioni .  3.Fallimento delle altre politiche UE. Ma non solo il “Green Deal”, bensì tutte le politiche europee sono fallite, come ben illustrato da Sergio Fabbrini su “Il Sole 24 Ore”: a)In generale, i fondi del PNRR (seguendo una tradizione purtroppo consolidata) non sono stati spesi (soprattutto in Italia) secondo lo spirito, le intenzioni e le modalità originarie, bensì “a pioggia”. Basti guardare il caso di Niscemi, un esempio perfetto di ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare, e non si è fatto. Per recuperare la distanza da USA e Cina, nella cultura, nella scienza, nell’informatica, nello spazio, nell’energia  e nella difesa, l’Europa dovrebbe  adottare non già una programmazione indicativa (che pure non c’è mai stata ), bensì addirittura una pianificazione operativa da economia di guerra (quale quella di cui tanti oggi straparlano), creando subito ex novo campioni europei in tutti i settori, e, in primis, quelli digitali; cfr. i nostri libri….e….); b)le regole europee dell’infosfera vengono censurate dagli USA sotto la spinta dei GAFAM; non sono mai state attuate seriamente, né lo potrebbero in assenza di un’infosfera europea; infine, non dovrebbero più essere informate, come oggi, a un astratto moralismo e legalitarismo, bensì alla promozione proattiva di un’educazione della personalità dei cittadini, quali soggetti attivi della società delle Macchine Intelligenti (“ius activae civitatis”); d)corrispondentemente, il sistema sociale europeo deve mirare non già a creare dei pensionati super-viziati   (la “Società signorile di massa”), bensì dei “Soldaten der Arbeit” secondo la tradizione operaistica tedesca, oggi attualizzata dalla cogestione (“Mitbestimmung”, che è legge in quasi tutta Europa), unico baluardo contro la distruzione del lavoro; e)l’UE confonde: – i diritti civili eredità della storia europea (alla vita, all’ integrità, alla sicurezza, al lavoro, alla privacy, alla libertà di pensiero, di religione, di espressione, di stampa, di associazione, di parola,di voto, di manifestazione, di rappresentanza sindacale, sociale ed etnica), con quelli genericamente umani (che, nella loro astrattezza,  non sono il compito di un singolo Stato), nonché, infine,  con i diritti “ di nuova generazione”(p.es., la “Teoria Gender”), che hanno inquinato e sfocato i primi (come ad esempio, privacy, diritto di pensiero e di espressione, rappresentanza sindacale ed etnica; in un certo senso, ciò che ha detto Vance a Monaco);

-lo “Stato di Diritto” di tradizione francese e prussiana (diritto scritto e codificato), con la Common Law ( giurisprudenziale e politicizzata), che è divenuta di fatto la regola anche qui, con la zuffa continua fra Governi e magistrati, fra UE e Stati membri sulla creazione di nuove norme e sull’ interpretazione di quelle vecchie;

f)Il mito dell’ inviolabilità delle frontiere è contraddetto da tutta la storia moderna, che si basa sul “Nation Building” occidentale. Se lo si fosse rispettato, non sarebbero mai sorti,  né gli Stati Uniti e gli altri Stati americani, né la Grecia, il Belgio, l’Italia, la Germania, la Polonia, la Romania, i Paesi Baltici, il Kossovo e la stessa Ucraina (che, secondo  gli Accordi di  Belowieza e il successivo Referendum, avrebbe dovuto fare parte della Comunità di Stati Indipendenti). Vi ricordate il “Grido di dolore” di Vittorio Emanuele II, la dittatura di Garibaldi in Sicilia, l’Incontro di Teano?In che cosa si distingueva dai fatti del Donbass? E per quanto riguarda gli Stati Uniti, la Francia (Luigi XVI) aveva inviato un esercito  sotto il comando del Conte de Rochambeau,  che fu decisiva nella Battaglia di Yorktown (1781), mentre la Spagna aveva dichiarato guerra alla Gran Bretagna  con il Trattato di Aranjuez e fornìto cospicui finanziamenti agl’insorti. Le spese per la guerra provocarono indirettamente la Rivoluzione Francese, con conseguente ghigliottinamento di Luigi XVI.

Il  mito dell’intoccabilità degli Stati Nazionali era, ed è, un  tipico prodotto del nazionalismo ottocentesco (contro cui aveva giustamente  reagito nel Novecento il Federalismo Europeo),ed era stato creato proprio per scalzare le unità multinazionali macroregionali dell’ “Antica Costituzione Europea” (Imperi Russo, Ottomano, Austro-Ungarico e Germanico –“Die Welt von gestern” di Zweig-), la cui distruzione è  stata il risultato della Ia Guerra Mondiale e la ragione della IIa, dei totalitarismi e delle guerre della ex Jugoslavia ed ex URSS. Oggi, dopo 200 anni, dobbiamo combattere più che mai la “Kleinstaaterei” europea nel nome di un nuovo grande “Stato-Civiltà”(国家文明), capace di fronteggiare le sfide del XXI° Secolo, confrontandosi ad armi pari con USA, Cina e India;

g)Le cosiddette “scelte sovrane” sono un altro mito della grande narrazione occidentale, come se gli USA non fossero stati “creati” dai re di Francia e di Spagna con il Trattato di Parigi  in concomitanza con le guerre europee di successione (si tenne mai un referendum per la secessione dal British Empire?); come se i quelli tenuti mel Lombardo-Veneto,  nei Ducati, nelle Due Sicilie, a Nizza a e in Savoia, fossero stati genuini; come se Yanukovich  non fosse stato cacciato da Kiev “manu militari”,   sotto la minaccia delle armi e al ,motto “fuck EU”..Del resto, quando, nel 2005, la nuova costituzione europea era stata sottoposta a referendum in Francia e Olanda, essa era stata bocciata dai cittadini. La UE non è una stata una “scelta sovrana” dei cittadini. Ora, bisogna trovare un’altra strada per conseguire gli stessi risultati.

3.L’ICE  e i dati sugli Europei; il Congresso e la libertà di espressione in Europa.

Intanto, le Istituzioni, nonostante le incrinature polemiche, continuano a collaborare sulle cose concrete con gli USA, in palese spregio tanto degli interessi, quanto delle opinioni degli Europei.

La Commissione  sta negoziando un ennesimo accordo per lo scambio di informazioni sui viaggiatori europei ,  ivi comprese impronte digitali e caselle giudiziarie:

“The pressure which the United States is extorting on our member states, the threats that if you don’t agree with this we will cancel your access to the visa waiver program, that is an element of blackmail that we cannot let go,”

The EDPS watchdog has cautioned that the scope of data sharing should be as narrow as possible, with clear justifications for every query; transparency around how the data is used; and judicial redress available in the U.S. for any person.

Capgemini, a prominent French IT firm, on Sunday said it was selling off its American activities after it faced political backlash from the French government that its software was being used by ICE authorities.

“The current initiatives are being presented as toward counter-terrorism, but a lot of them are actually adopted for the chilling effect [on political activism],”

 Ciò non ha impedito al Congresso degli Stati Uniti  di attaccare (giustamente) i comportamenti delle Istituzioni che si ispirano a quei comportamenti da “democrazia illiberale” che rendono l’UE sinile ai Paesi che essa critica.Secondo il documento, del Congresso, Bruxelles avrebbe interferito in almeno otto elezioni in un arco temporale ristretto, dal 2023 al 2025, coinvolgendo Stati membri e Paesi limitrofi.: Slovacchia e Paesi Bassi nel 2023; Francia, Romania, Moldavia e Irlanda nel 2024; quindi nuovamente Paesi Bassi e Irlanda nel 2025. Una sequenza che, per i legislatori americani, non può essere liquidata come una coincidenza o come un eccesso di zelo burocratico.

Il punto più controverso riguarda l’uso sistematico della minaccia dell’“ingerenza russa” come giustificazione per interventi diretti nei processi elettorali. In Moldavia e Romania, in particolare, la Commissione Europea avrebbe tentato di attribuire a Mosca operazioni di influenza che, secondo il rapporto statunitense, non presentano prove concrete. Un’accusa che, paradossalmente, finisce per ritorcersi contro Bruxelles: non interferenze russe mascherate, ma interferenze europee camuffate da difesa democratica.

Il dossier del Congresso descrive nel dettaglio l’architettura utilizzata dalla Commissione Europea per esercitare questa pressione. Al centro c’è il Digital Services Act (DSA), ufficialmente concepito per contrastare la disinformazione online, ma che – secondo Washington – viene impiegato come strumento di controllo politico durante le campagne elettorali. Attraverso le strutture collegate al DSA, Bruxelles avrebbe esercitato pressioni dirette sulle principali piattaforme social, influenzando la circolazione dei contenuti in momenti decisivi.

Particolarmente controversa è la pratica della cosiddetta “risposta rapida”, affidata a reti di fact-checker che segnalano contenuti ritenuti fake. Un meccanismo che, secondo il rapporto, consente di colpire selettivamente messaggi sgraditi, sottoponendoli a limitazioni, oscuramenti o ulteriori verifiche, con effetti concreti sul dibattito pubblico e sull’equilibrio elettorale.

Il caso rumeno rappresenta, per gli Stati Uniti, l’esempio più eclatante di questa deriva. Le elezioni presidenziali dello scorso anno sono state annullate dopo la vittoria di Călin Georgescu, con la motivazione di una presunta campagna russa coordinata sui social media. Eppure, sottolinea il rapporto, nessuna prova verificata è mai stata presentata a sostegno di tale accusa. Nonostante ciò, il risultato elettorale è stato invalidato e il Paese è stato costretto a tornare alle urne.

Un mese prima delle elezioni presidenziali, la Commissione Europea ha organizzato un vertice dedicato alla gestione del “rischio disinformazione”, focalizzato sugli strumenti del DSA, al quale hanno preso parte rappresentanti di Chisinau. Un dettaglio che il Congresso americano ritiene cruciale: la Moldavia non è membro dell’Unione Europea e, di conseguenza, le disposizioni del Digital Services Act non dovrebbero essere applicabili al Paese.

In controluce, il messaggio del Congresso degli Stati Uniti è chiaro: mentre l’Europa si erge a paladina della democrazia contro presunte ingerenze esterne, finisce per replicare gli stessi comportamenti che denuncia. E lo fa, paradossalmente, nel nome della difesa dei valori che dichiara di proteggere.

4.L’Europa manovrata dalle lobbies americane e israeliane.

La nuova normalità: ingerenze russe in Est Europa; ingerenze UE tantpo a Est quanto a Ovest; ingerenze americane in tutto il mondo, ma specialmente nella UE.

Un Sergio Fabbrini insolitamente polemico, attacca,   dalla prima pagina de “Il Sole 24 Ore”, allo stesso tempo, le ingerenze di Trump e  le politiche della Commissione:

“Trump ha umiliato il mondo intero, l’UE in particolare. L’ha indeboolita economicamente (imponendole dazi ingiustificabili), mentre le ha imposto di raddoppiare le spese della difesa (comprando armi dalle imprese americane):come se non bastasse, Trump ha richiesto, agli umiliati, il tributo della sottomissione, come se fossero i governi fantocci dei paesi occupatoti da Hitler o quelli del Patto di Varsavia dominati dai sovietici.

Eppure, di fronte a tutto ciò, non pochi leader europei continuano a minimizzare. I governi tedesco e italiano sono i capofila di questo approccio. Occorre accettare tutto da Trump, perché opporsi a lui avrebbe costi più alti, in particolare nella difesa….Gli Europei debbono convincersi che non   potranno mai fare a meno del ‘daddy’ americano. Anche la Commissione di Ursula von der Leyen si è schierata a favore di questi leader, in particolare del governo tedesco, assecondandone gli interessi.. Non ha risposto agli attacchi dei Tech Brothers americani alle leggi europee che regolamentano i servizi digitali..Non c’è stata una singola scelta dell’ egemone pedatore che abbia ricevuto una risposta adeguata da parte della Commissione.. Ursula von der Leyen è divenuta parte del problema, e non della soluzione”.

Ma non è solo Trump, bensì l’intero sistema americanocentrico, a manovrare nell’ ombra: Un documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rivela che un informatore dell'FBI ha espresso la convinzione che Jeffrey Epstein agisse come agente del Mossad. Il documento afferma che l'informatore, identificato come una fonte umana confidenziale (CHS), ha segnalato che uno degli avvocati di Epstein, Alan Dershowitz, avrebbe detto ad Alex Acosta, allora Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale della Florida, che Epstein "apparteneva sia ai servizi segreti statunitensi che a quelli alleati". "La CHS ha condiviso le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra Dershowitz ed Epstein, durante le quali la donna prendeva appunti. Dopo queste chiamate, il Mossad chiamava Dershowitz per un rapporto. Epstein era vicino all'ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak (Barak) e aveva ricevuto un addestramento da spia sotto la sua guida”. dei servizi segreti israeliani (Mossad”

Adesso, apprendiamo anche che Epstein collaborava con Bannon per manipolare le elezioni italiane e europee, e che Epstein aveva investito in Palantir, il produttore americano di apparecchiature di sorveglianza di proprietà di Thiel, un vivaio di politici e intellettuali MAGA, fra i quali Vance e Karp.

Il padre di Ghislaine Maxwell, l’amante di Epstein, morto misteriosamente come Epstein, era il proprietario del settimanale  “The European”, anch’esso mirante a manovrare l’opinione pubblica europea. Anche Maxwell era un agente dei Servizi Segreti inglesi e israeliani.

Già cinquant’anni fa il Presidente Mao aveva suggerito al cancelliere Schmidt di uscire dalla dipendenza verso l’America, ma nulla era stato fatto.

Oggi, è temporaneamente tornato di moda lo spirito di indipendenza che a suo tempo aveva caratterizzato il Presidente francese De Gaulle. Dominique de Villepin vuole candidarsi alla presidenza sotto slogan gollisti. Siamo ancora in tempo per seguire i saggi consigli del Presidente Mao e le politiche abbozzate da De Gaulle (Force de Frappe, Ariane, TGV)?.Non basterebbe, a questo fine,  smettere di definire la Cina un “rivale sistemico”, né le fuggevoli visite di affari a Pechino dei leaders europei, e neppure i superficiali riconoscimenti che ora si fanno (come ha fatto Giorgia Meloni), che occorre parlare anche con la Russia .

Occorre però  prioritariamente  riconoscere che le identità e culture rispettive di Europa, Cina, Russia, India, Islam, Giappone, Africa e America Latina sono fra di loro più simile di quella americana, e quindi, s’ impone un dialogo approfondito con tutti, mon solo per controbilanciare Trump, bensì anche e soprattutto per sfruttare la saggezza di tutte le grandi culture nell’ affrontare i nuovi, inauditi, problemi posti dall’ Intelligenza Artificiale.

Abbiamo avuto la tradizione romana e cattolica, parallela a quella Han; abbiano avuto la presenza nestoriana nell’ Impero Han e in quello mongolo (la “Luminosa Dottrina di Da Qin”); abbiamo avuto al-Andalus e l’Impero Ottomano (“Qaysar-e-Rum”); abbiamo avuto i Gesuiti in Cina(“il vero significato del Signore del Cielo” di Matteo Ricci);  abbiamo avuto il progetto di Leibniz di collaborazione fra Europa, Russia e Cina(“Novissima Sinica”); abbiamo avuto  il “Rescrit de l’ Empereur de la Chine” di Voltaire; abbiamo avuto  Caterina II, i De Maistre, Blok, Ivanov, Gorbachev.

Dobbiamo avviare subito il grande dibattito culturale e politico  intercontinentale, senza più pregiudizi e censure.

VIVA SPINELLI (BARBARA)!

Non c’è nessuno che lanci un’azione politica operativa  per rovesciare la situazione di dipendenza dell’ Europa.

Nell’ articolo “Zelenski, nuova ancella di Trump” su “il Fatto Quotidiano”, Barbara Spinelli ha pubblicato una descrizione semplice ma efficace del rapporto fra UE e Stati Uniti, affermando tra l’altro che che:

– si “punta a impedire in tutti i modi la nascita di una potenza europea pronta a cooperare con la Federazione Russa”;

-“nei Baltici gli abitanti russi (27% in Lettonia, 24 in Estonia, 6 in Lituania) sono discriminati in ambito linguistico, di accesso al pubblico impiego, di cittadinanza. Lo status è “non cittadini”, o “alieni” in Estonia”, il che è in flagrante contrasto con i tanto conclamati diritti delle minoranze;

-“la Ue punisce con il congelamento dei conti bancari chi denuncia la russofobia: lo decide il Consiglio dei Ministri Ue senza preventivi pareri giudiziari e parlamentari, proprio come Trump”Aggiungiamo che la UE, come Trump, punisce in questo modo anche cittadini non UE, come lo svizzero Maud;

-“l’Ucraina dev’essere sovrana, ma il Venezuela no, e neanche la Cina o la Palestina cui viene negato lo Stato”. Ma sono sovrani la UE, che accetta tutte le imposizioni di Trump, e l’Italia, che addirittura accetta come parte del suo sistema di sicurezza, un corpo paramilitare americano che neppure nel suo Parese sarebbe competente per le funzioni che svolgerà a Milano?;

-un’autonomia strategica  sarebbe stata possibile – sarebbe possibile- resuscitando la “casa Comune” che Gorbachev propose  di edificare con  gli Occidentali del Vecchio Continente. Quel treno è passato. Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto, nei primi anni ’90, perché ci dividessimo in Vecchia e Nuova Europa e il treno dell’ Eurasia non passasse mai”.

1.Tener testa alle pressioni

Spinelli conclude l’articolo magistralmente, sintetizzando come segue la formula utilizzata da John Carney, Primo Ministro canadese, al colloquio di Davos:una ”sovranità basata non più sulle regole ma sull’ abilità a tener testa alle pressioni”.

Come avrebbe detto ironicamente  De Gaulle, “vasto programma”, ma ben difficile da attuare se non si analizzano e si affrontano uno per uno i motivi e le modalità di queste pressioni:

-creazione in Europa di forze paramilitari parallele, come Gladio, per garantire con la forza la “fedeltà” al Patto Atlantico, oggi rese inutili dalla presenza di 80 soldati statunitensi, oltre ai membri della “Intelligence community”, e, ora, anche dell’ICE;

-il controllo capillare attraverso il web;

-accordi segreti, come quelli che disciplinano l’uso delle basi e l’operatività dei servizi segreti americani in Europa (p.es., il cosiddetto “Kanzler-Akte”);

-conformismo ideologico bipartisan;

-“pasportizacija”(doppio passaporto) di molti personaggi pubblici, come Schlein o Rampini;

-immunità dei militari americani (Cermis, Extraordinary Renditions);

-trattamento di favore delle multinazionali (p.es. Lockheed, Starlink, Microsoft, META);

-Centri di ascolto e intercettazioni (es. Echelon, Prism);

-“advocacy” a favore delle multinazionali (p.es. quella contro Olivetti o Huawei);

-backdoors nei computer, come nel caso dell’EMC;

-investimenti diretti (come quelli di Google e Amazon);

-industrie culturali (p. es., Netflix);

-egemonia dell’Inglese, che è divenuto l’unica  lingua veicolare delle Istituzioni.

Di fronte alla pressione incrociata di tutti questi elementi, è ben difficile che un qualche politico, europeo o degli Stati membri, opponga serie resistenze, per non fare la fine di Olivetti, Mattei, Herrhausen o Calipari.

Il rapimento di Maduro ha provocato un ulteriore sgomento, per la sua risolutezza ed efficacia.

2. Il Caso Maduro come messaggio di ricatto verso i vertici politici.

Il Venezuela possedeva effettivamente i radar cinesi JY-27A, sistemi a onde metriche teoricamente in grado di rilevare velivoli stealth come l’F-35 e l’F-22. Sulla carta, questa rete di difesa aerea, che includeva anche gli S-300VM russi, era una delle più moderne del Sud America. Eppure, durante l’attacco, l’F-35B e l’F-22A hanno operato su Caracas senza incontrare alcuna resistenza. Questo completo fallimento ha causato scandalo, sanzioni  contro l’esercito venezuelano e sospetti di tradimento. I rapporti suggeriscono che i sistemi di difesa siano stati deliberatamente disattivati ​​o sabotati, rendendo impossibile trarre conclusioni sull’efficacia tecnica dei radar.

Preparato meticolosamente dall’agosto 2025, l’attacco si è basato su informazioni infiltrate della CIA, voli di ricognizione che hanno permesso agli EA-18G Growler di mappare le firme elettroniche dei radar venezuelani, quindi su una devastante offensiva di guerra elettronica. Il giorno X, i Growler e gli F-35 hanno saturato lo spazio elettromagnetico venezuelano con interferenze intensive, esche e possibili attacchi cyber.

Il colpo di forza di Caracas dimostra la dominanza americana in una serie di settori: intelligence, cyberguerra, coordinamento inter-arma, pianificazione e alta qualità del personale.

3.L’arretratezza militare dell’ Europa è causata dalla sua assenza dal mercato dell’informatica[LR1] 

L’Unione europea sta perdendo la corsa mondiale all’IA su quasi tutti i parametri chiave Gli Stati Uniti hanno prodotto 40 foundation models di IA (ovvero un algoritmo di AI addestrato su grandi quantità di dati generali). La Cina ne ha sviluppati 15. Tutta l’Europa insieme ne ha creati solo tre.

Mentre Cina e Stati Uniti investono miliardi in infrastrutture, talenti, start-up, laboratori e ricerca, l’Europa rimane concentrata sulle regole.

Nonostante la posizione attuale, l’Ue si rifiuta di ammettere la sconfitta: nell’ambito della sua strategia AI 2025, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha promesso che “d’ora in poi sarà ‘AI first'”, giurando di “non risparmiare alcuno sforzo per fare dell’Europa un continente IA”.

Sebbene l’Europa produca i migliori talenti, non riesce a trattenerli. L’Ue ha circa il 30 per cento in più di professionisti dell’IA pro capite rispetto agli Stati Uniti, ma finanziamenti migliori, percorsi di carriera più chiari e normative più morbide all’estero li attirano.In totale, un terzo degli specialisti di IA non statunitensi si trasferisce negli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti investono nell’IA da quattro a dieci volte di più rispetto all’Ue. Gli investimenti annuali in AI negli Stati Uniti ammontano a 60-70 miliardi di dollari, rispetto ai circa 7-8 miliardi di dollari dell’Ue.Nell’ultimo decennio, gli investimenti privati nell’IA negli Stati Uniti hanno superato i 400 miliardi di dollari, mentre tutti i Paesi dell’Ue hanno attirato circa 50 miliardi di dollari.

Questa carenza di finanziamenti si ripercuote direttamente sull’infrastruttura europea per l’IA.Il continente ha meno centri dati e molta meno capacità di calcolo specifica per l’IA. Per ovviare a questo problema, la Commissione europea ha annunciato iniziative, tra cui “fabbriche” di IA e future “giga-fabbriche” con molti acceleratori, sostenute da finanziamenti pubblici e da previsti co-investimenti privati.

Con l’iniziativa InvestAI, l’Ue intende mobilitare 200 miliardi di euro, di cui 20 miliardi per la costruzione di un massimo di cinque giga-fabbriche di IA, ciascuna delle quali dovrebbe produrre oltre 100mila chip avanzati di IA.

Oltre alle infrastrutture, l’Ue ha aumentato costantemente i finanziamenti per l’IA. Attraverso Horizon Europe e Digital Europe, la Commissione stanzia già più di un miliardo di euro ciascuno per l’IA.Il piano d’azione per il continente sull’IA ha mobilitato 20 miliardi di euro per lo sviluppo dell’IA nell’aprile 2025, seguito da un miliardo di euro nell’ambito della Strategia per l’applicazione dell’IA nell’ottobre 2025.

Il venture capital europeo è strutturalmente più cauto di quello statunitense. Le start-up di IA in Europa raccolgono circa 8,5 milioni di dollari nei loro primi round di finanziamento, rispetto ai 13 milioni di dollari negli Stati Uniti.Le società di venture capital statunitensi gestiscono circa 270 miliardi di dollari, sei volte di più dei 44 miliardi gestiti in Europa.

L’applicazione dell’AI Act è incoerente e insufficiente. Mentre alcuni Stati membri come l’Italia, la Spagna, la Danimarca e l’Irlanda stanno facendo progressi significativi nell’applicazione della legge sull’IA, altri non dispongono ancora di organi di controllo pienamente operativi, mettendo a rischio l’impatto immediato della legge sull’IA.

La frammentazione riguarda anche i dati. Le differenze nell’applicazione della privacy, le norme settoriali e le pratiche di condivisione dei dati del settore pubblico rendono difficile la creazione di serie di dati a livello continentale.Gli sviluppatori di alcuni Stati membri affermano che le diverse interpretazioni del Gdpr e delle leggi sul copyright limitano i set di dati che possono utilizzare.Di conseguenza, le aziende si affidano spesso a dati non europei o a modelli di intelligenza artificiale stranieri addestrati altrove.

Per il momento, l’Europa dipende in larga misura da attori esterni per i componenti fondamentali dell’IA.

I modelli linguistici di grandi dimensioni più importanti al mondo sono americani o cinesi. Le aziende europee si affidano a piattaforme che non controllano.Nel complesso, i fornitori statunitensi controllano circa il 72 per cento, mentre le aziende con sede nell’Ue rappresentano meno del 20 per cento.Gli Stati Uniti dispongono di una capacità di supercalcolo dell’intelligenza artificiale 17 volte superiore a quella europea e controllano il 74 per cento del calcolo dell’intelligenza artificiale di fascia alta a livello mondiale.La maggior parte dei chip avanzati di IA sono progettati e prodotti al di fuori dell’Europa, principalmente negli Stati Uniti e nell’Asia orientale.

La Cina è in testa ai brevetti di IA e sta avanzando rapidamente nell’IA generativa, plasmando gli standard e la concorrenza a livello globale.

4. Il “Digital Networks Act”: cosa (non) cambia per le Big Tech e per le Telco.

Anche l’evoluzione del Digital Networks Act tetimonia della crescente pusillanimità delle autorità europee.

In base alla proposta di riforma, la Commissione fornirà semplici orientamenti alle autorità nazionali di regolamentazione sullo sviluppo delle infrastrutture in fibra ottica, fondamentali per raggiungere i suoi obiettivi digitali e recuperare il ritardo rispetto agli Stati Uniti e alla Cina Il Digital Networks Act consentirà inoltre ai governi di prorogare il termine del 2030 per la sostituzione delle reti in rame con infrastrutture in fibra ottica, se potranno dimostrare di non essere pronti, hanno affermato le persone.

Il documento in dirittura d’arrivo riflette un lavoro durato un biennio. La Commissione aveva  sulle esigenze infrastrutturali europee già all’inizio del 2024, pubblicando il white paper “How to master Europe’s digital infrastructure needs?”, che ha posto le basi concettuali per un nuovo quadro normativo sulle reti.La Commissione ha affiancato alla consultazione tre studi tematici (interconnessione transfrontaliera, accesso all’infrastruttura, finanziamento) e ha collegato il Dna alla revisione della “ Recommendation on relevant markets” e ad altri testi (Gigabit Infrastructure act, revisione del Codice europeo delle comunicazioni).

Il regolamento, che avrebbe dovuto essere approvato a metà dicembre,  è stato presentato il 20 gennaio da Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea e Commissaria per le tecnologiedigitali e di frontiera. Il ritardo è dovuto a una serie di ostacoli interni, inclusi i caveat di una commissione di controllo che ha evidenziato carenze nella valutazione dell’impatto della legge, nonché l’acceso dibattito tra fautori e critici,in primis le Big Tech .

Secondo le indiscrezioni,  i GAFAM  saranno infatti soggetti solo a un quadro volontario piuttosto che alle norme stringenti a cui i fornitori di servizi di telecomunicazioni devono invece conformarsi. “Sarà loro chiesto di cooperare e discutere volontariamente, con la moderazione del gruppo dei regolatori delle telecomunicazioni dell’Ue Berec. Non ci saranno nuovi obblighi. Sarà un regime di buone pratiche”, precisa una delle fonti interpellate da Reuters.

Per le “telco”invece il quadro è destinato a mutare: in base a quanto si legge nella bozza del documento, la Commissione stabilirà infatti la durata delle licenze per lo spettro radio, le condizioni per la vendita delle frequenze e una metodologia di determinazione dei prezzi per guidare le autorità nazionali di regolamentazione durante le aste dello spettro radio, “che possono fruttare miliardi di euro ai governi”, sottolineano le fonti.


 [LR1]

GUERRA DI LIBERAZIONE DAI GAFAM?

Prima, educare una  nuova Classe Dirigente.

1.I dazi, la Groenlandia, la penalizzazione di Breton

I dazi erano  stati imposti da Trump con la motivazione che noi Europei saremmo dei “parassiti” che “derubano l’America”, con il loro “surplus commerciale”,  quando in realtà è l’America che ci ha taglieggiati da 80 anni con la sua fornitura di pretesi “servizi”, non richiesti -perché non sono altro che il pagamento travestito di un tributo (basi militari, banche d’affari, società di rating e revisione, piattaforme digitali), con cui il deficit commerciale ampiamente si compensa -. Dazi che sono stati ulteriormente rincarati con l’imposizione di investimenti forzosi negli USA, più acquisti forzati di prodotti della difesa. Il punto di scontro (per altro prevedibile) è stato infine la richiesta di un alleggerimento, per le piattaforme americane, delle normative europee in materia digitale (antitrust, tasse, privacy, intelligenza artificiale), che ha dimostrato che Trump è solo una testa di legno dei GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft, ma ora dovremmo aggiungere Palantir, META,X: “GAMPFAMX”?).

La nomina di un “Rappresentante” per la Groenlandia è stata chiaramente quella di un governatore americano su un territorio oggi europeo, atto che anticipa la promessa  annessione “manu militari”. D’altronde, l’affermazione che “il Canada e la Groenlandia ci servono per la difesa nazionale, che equivale alla difesa del mondo” significa che, contrariamente alla propaganda di Trump,  gli USA sono tutt’ora (o pretendono di essere ancora) l’unico impero mondiale, i cui interessi strategici si assume coincidano con quelli dell’ Umanità. In tutto ciò, gli Europei, lungi dall’ essere degli alleati, sono degli estranei, o ancor meglio dei sudditi, che non debbono immischiarsi nelle scelte sovrane dell’America.

La sanzione unilaterale  a un (ex-) commissario UE e a giudici della CPI confermano quanto sopra affermato: gli USA si considerano al di sopra di qualsivoglia autorità europea e internazionale, ch’essi possono sanzionare a loro piacimento per via amministrativa, senza diritto di ricorso, con una laconica motivazione “Ci hanno danneggiati”. Siamo sudditi, e la lesa maestà degli States è di per sé il delitto più grave. Va già bene che non ci fanno uccidere da droni assassini come i generali iraniani, e come Zelenski vorrebbe fare con Putin.

2.Si può creare una “deterrenza anti-USA”?

In conseguenza di tutto ciò e altro ancora, come scrive giustamente Bill Emmot su “La Stampa” di Sabato 27, “la deterrenza non è più necessaria soltanto per mantenerci al sicuro dalla Russia: è necessaria per mantenerci al sicuro dall’ America”. Come abbiamoscritto in precedenti post,i motivi di fondo per opporsi all’ America in realtà sono molto più solidi di quelli per opporsi alla Russia, la quale ultima, come del resto anche  l’ Ucraina, è semplicemente una delle tante macro-regioni dell’ Europa (anzi, è la più grande, e per questo avrebbe dovuto fare oggetto fin dall’ inizio di una considerazione speciale).

Peccato che, per opporci agli USA, per dirla con Trump, noi  “non abbiamo le carte”. Infatti, per 300 anni lobbies trasversali hanno fatto di tutto per farci allineare  sempre più con la cultura , i valori e i sistemi militari americani. Gli USA non sarebbero divenuti indipendenti senza le truppe inviate da Luigi XVI(che se ne dovette pentire amaramente) e i buoni uffici  delle “Logge Militari”. Le insurrezioni “liberali” in Europa furono fomentate dagli esuli napoleonici delle due Americhe (fra cui Garibaldi). La Francia e la Russia vendettero agli USA per importi irrisori (prestati da banche europee) la valle del Mississippi e del Missouri (la Luisiana francese) e l’Alaska. Nella IIa Guerra Mondiale, per espresso riconoscimento del Presidente americano di allora, gli USA finanziarono tanto i nazisti quanto i sovietici, in modo da essere in ogni caso dalla parte del vincitore. Dopo la guerra, crearono strutture segrete come Gladio, attraverso le quali finanziarono i “servizi deviati” e la “strategia del terrore”. Imposero alle nascenti Comunità Europee, attraverso teorici operanti negli USA (Mitrany), l’autolesionistica ideologia “funzionalistica”, e, all’ Italia, la vera e propria distruzione della divisione informatica dell’ Olivetti (vedasi il film della RAI e il libro della giornalista Melrose), che, con il P101, si avviava a dominare il mercato mondiale, e, innanzitutto, quello americano. Sottraendo inoltre la direzione del Movimento Europeo perfino al fedelissimo Churchill, Imponendo, ai nuovi Stati membri,  l’adesione alla NATO prima che all’Unione Europea, resero impossibile il crearsi, nel Consiglio, di una maggioranza neutralista. Quando Mitterrand e Gorbaciov s’ incontrarono al Castello di Hradcany per avviare la “Casa Comune Europea”, s’intromise Bill Clinton, e così non se ne fece nulla. Si rese la vita impossibile all’ EADS (società aerospaziale europea), che presto ripiegò sul ben più modesto formato dell’Airbus. Quando l’Italia aderì alla Via della Seta, Pompeo, e poi Biden, chiesero espressamente a Conte e a Giorgia Meloni, di ritrarsi dall’ accordo.Oggi, quando Airbus tenta, per l’ennesima volta, di uscire dal “Cloud” americano, si scontra con le posizioni acquisite da Palantir.

Per creare una vera “deterrenza” come suggerisce Emmot, bisognerebbe avere molto più coraggio.

3.La Presidenza Trump, braccio armato dell’impero dei GAFAM

Nel 1998,il Parlamento Europeo aveva scoperto l’esistenza della rete di ascolto Echelon, costruita dagli Stati Uniti in tutto il mondo,  destinata a spiare tutte le conversazioni  pubbliche e private, civili e militari, soprattutto dei Paesi “alleati”. Nel 2007, gli USA avevano implementato Echelon con il nuovo sistema Prism, tecnologicamente più avanzato. Edward Snowden aveva dovuto rifugiarsi in Russia dopo averne rivelato al mondo l’esistenza.

In tal modo, gli USA hanno acquisito rispetto al resto del mondo un vantaggio d’”intelligence” difficilmente recuperabile (che è il segreto della lunga resistenza dell’ Ucraina).

Nel 2014 , Schmidt e Cohen avevano scritto, in “The New Digital Age”, che Google avrebbe dovuto subentrare alla Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo. Con ciò, inauguravano l’attività pubblicistica dei guru dell’ informatica e il progetto politico di conquista del potere mondiale assoluto. Nello stesso periodo, Valladao teorizzava l’”America-Mondo”, una megamacchina mondiale governata centralmente dagli USA attraverso l’informatica. Poco dopo, ne “I signori del SilicioEvgeny Morozov spiegava che, attraverso la “società della sorveglianza”, l’establishment americano tenta di frenare lo slittamento del suo potere verso l’Asia, “bloccando” le società occidentali. Sempre Schmidt ha promosso la Commissione NSCAI, destinata a rinnovare negli Stati Uniti una nuova possente politica di aiuti di stato all’industria digitale, con l’obiettivo, espresso dal relatore Schumer, di “mettere il mondo intero fuori mercato”.

Con il 2° mandato di Trump, i guru dell’informatica hanno rovesciato le loro preferenze politiche (che prima andavano ai Democratici, quando non alla cultura “woke”), passando in blocco al movimento MAGA. Essendo  oramai completata la “pars destruens” della loro azione politica, consistente nel rincretinimento dell’Intelligentija con l’ideologia “Woke”, possono ora mostrare “in positivo” il loro vero volto: una setta fanatica e assetata si potere “incistata” negli USA e avviata alla conquista del mondo. Ultimamente, i direttori tecnici dei GAFAM sono stati incorporati, su iniziativa di Trump, nell’ Esercito Americano con il grado di Tenente Colonnello , imitando il modello cinese di “Fusione del Civile e del Militare”.

E’ questa, non già l’ambiente, la ripresa delle guerre o le autocrazie, la vera sfida per l’Umanità.

4.Il “Pacchetto digitale” UE al centro della rottura transatlantica

Si evidenzia così la logica dell’azione di Trump contro Breton. Per quanto la recente legislazione europea, estremamente carente, non abbia affatto frenato la presa di potere dei GAFAM (anzi, li abbia coperti ideologicamente) , la seconda presidenza Trump costituisce per essi, dopo la Commissione NSCAI, un’irripetibile occasione per mettere lo Stato americano al servizio del loro controllo sul mondo (il “momento straussiano” salutato da Thiel). Per questo essi, fedeli in ciò alle idee di Saint-Simon, hanno lanciato ciascuno un proprio libro e una propria ideologia, che giustificano tutti il ruolo dominante dei leader informatici all’ interno della “Repubblica Tecnologica”americana (Karp:epistocrazia, conservatorismo).

La legislazione tecnologica europea, sulla privacy, sull’ intelligenza artificiale e sui contenuti sul web,  è basata sostanzialmente sull’idea che ciò che è vietato fuori dal web lo sia anche dentro. Con ciò, essa non ha colto il nocciolo della Società del Controllo Totale: la mutazione esistenziale che l’informatica sta inducendo nell’essenza dell’Umanità, spegnendone l’individualità, la libertà, la creatività, e, quindi, la vita (Joy, Anders, Asimov, Rees, Yudkowski). Se l’Intelligenza Artificiale non fa altro che ripetere, assolutizzato e moltiplicato all’infinito e classificato in modo statistico, ciò che l’Umanità vi ha messo dentro (in pratica, la cultura della Modernità, già di per sé un’era di stagnazione e mediocrità), alla fine del processo gli uomini resteranno schiacciati dal peso del passato e del collettivo, e, senza alcun imprevisto, nessuno potrà più inventare nulla. Condizione ideale per un controllo centralizzato del mondo da parte delle macchine (la “Società del Controllo Totale”). Non c’è da stupirsi se, come già immaginava Capek nel 1923 e ora si sta ampiamente avverando, da quando esistono le Macchine Intelligenti, nessuno vuole più avere figli, perché non esiste più il futuro per gli umani.

Pur nei suoi modesti limiti, la legislazione europea costituisce comunque un ostacolo (insieme ai BAATX cinesi e ai “firewalls” russo e indiano), al controllo dei GAFAM sul mondo intero. Secondo i GAFAM, questi  ostacoli devono essere eliminati dall’ America non appena possibile, ed ecco che interviene, servizievole, il Presidente Trump.

5.La “Finestra di Overton” nella Società della Sorveglianza Totale.

Uno degl’infiniti aspetti del controllo dei GAFAM sulle società mondiali è il crescente monopolio dei “social networks” fra gli strumenti di comunicazione di massa. Per questo, la loro evoluzione s’incrocia con la lotta per l’influenza ideologica (“cultural wars”), lotta che mira a veicolare una ideologia dominante come strumento di coesione sociale e di condizionamento della politica. Nelle “democrazie occidentali”, quest’esigenza è più forte che in tante altre società. Infatti, svanita la forza plasmatrice della tradizione, venute meno le “élites naturali”, spappolatasi  la “Cultura Alta”, anche  le masse popolari sono in preda a un sostanziale nichilismo, a cui si tenta di porre un freno mediante la costruzione e la diffusione di “Grandi Narrazioni” che spieghino la realtà e diffondano autoritativamente standard di comportamento omologati (i cosiddetti “valori non negoziabili”). Nel mondo della cultura di massa, non è più ammessa  la competizione, per quanto limitata, fra diverse “visioni del mondo” (religiose, filosofiche, politiche), come accadeva ancora nel XX° secolo, bensì s’impone un unico indirizzo, risultato volta per volta di una lotta fra diverse lobby mediatiche, all’ interno di una fascia molto ristretta di opinioni, ricompresa in ciò che viene chiamato “Finestra di Overton”, all’ interno della quale debbono situarsi tutte le opinioni ammissibili. E’ ciò che viene definito gramscianamente come  “egemonia culturale”.

Nel XX° secolo, i limiti della Finestra di Overton erano fissati per legge (democrazia, antifascismo). Oggi, questi limiti vengono imposti con l’informatica (vedi  la vicenda “X”), colpendo con la cancellazione le opinioni che non si conformano alle norme sociali prevalenti (“Fake News”, “Hate Speech”, “Ingerenze Maligne”). Per questo, è divenuto fondamentale chi, e come, fissa i limiti della Finestra di Overton: negli Stati Uniti, i “giornaloni”, le TV GAFAM o X; in Europa, il Consiglio Europeo, la Corte di Giustizia, le “Agenzie” regolatrici, le Corti Costituzionali.

La presa del potere da parte del movimento MAGA ha comportato che, ai limiti posti tradizionalmente dalle culture di sinistra (“Cancel culture”, “Woke”, “Gender”) si stiano sovrapponendo quelli della “Alternative Right” (“Ordo Amoris”, “America First”). Questo periodo di transizione viene presentato come una liberazione, nel senso che le vecchie barriere sono state sostituite, e l’effetto delle nuove non è ancora chiaramente percepibile .

Nel rapporto transatlantico, questo risulta particolarmente evidente. Infatti, in USA e in Europa vigono oggi due tipi diversi di “Finestre di Overton”: in America, quella emergente del movimento MAGA; in Europa quella, preesistente, delle culture “woke” e “gender”. Perciò, i GAFAM e, di conseguenza, l’Amministrazione Americana, condannano la legislazione europea sui Media tra l’altro perché violerebbe la libertà di espressione, vietando cose che in America non sono più vietate (per esempio, i reati di opinione legati al fascismo, oppure quelli legati a una  visione “tridentina” della sessualità).

Queste differenze (in fondo marginali), vengono ingigantite dalla narrativa  MAGA, che vede nell’Unione Europea l’ipostasi stessa del “nemico interno”: il centro-sinistra anti-trumpiano.

Da ciò è derivata la politica ufficiale del Dipartimento di Stato contro gl’ “ individuals who have led organized efforts to coerce American platforms to censor, demonetize, and suppress American viewpoints they oppose. These radical activists and weaponized NGOs have advanced censorship crackdowns by foreign states—in each case targeting American speakers and American companies. As such, I have determined that their entry, presence, or activities in the United States have potentially serious adverse foreign policy consequences for the United States. 

Based on these determinations, the Department has taken steps to impose visa restrictions on agents of the global censorship-industrial complex who, as a result, will be generally barred from entering the United States. Further, based on the foreign policy determination, the Department of Homeland Security can initiate removal proceedings against certain individuals pursuant to INA section 237(a)(4)(C), which renders such individuals deportable.    

President Trump has been clear that his America First foreign policy rejects violations of American sovereignty. Extraterritorial overreach by foreign censors targeting American speech is no exception. The State Department stands ready and willing to expand today’s list if other foreign actors do not reverse course.”

Così, Breton e altri sono stati condannati per avere “spinto le piattaforme americane a censurare, boicottare e reprimere punti di vista americani”, per “avere promosso attacchi censori di Stati esteri, ai danni di autori e imprese americani”, costituendo così un “complesso globale di censura industriale”, “violando la sovranità americana”. In sostanza, tutto ciò che è americano deve arrivare dovunque nel mondo; ciò che è “Un-American” dev’essere vietato.

6.La guerra fra “Manifesto Cyber” e “Ordo Amoris”

Certamente, l’Amministrazione Trump ha buon gioco nel denunziare il clima censorio che è sempre esistito (anche sotto l’influenza americana) nell’ Europa post-bellica: i reati di opinione, in continuo aumento in questi anni (divieto de negazionismi, per esempio sull’ Holodomor; divieto di simboli totalitari; divieto di omofobia; divieto di Hate Speech; divieto di antisionismo), le campagne “contro la disinformazione”, in particolare quelle contro i media dei Paesi extra-europei (come FR e Sputnik).. Ma non è che l’America sia esente da questa colpa, perché, come ampiamente illustrato da Eric Voegelin, i Paesi “democratici” sono altrettanto “totalitari” di quelli cosiddetti “Marxisti” o “Fascisti”, e l’inasprimento della repressione contro il dissenso deriva dal clima pre-bellico fomentato ovunque soprattutto dagli USA da quando esistono i BRICS. Poi, proprio Trump ne sta combinando di tutti i colori: dalla “normalizzazione” del New York Times, alla cacciata dei giornalisti ostili…Infine, se vi è un Paese in cui l’opinione pubblica è imbrigliata dai media e dai social, è proprio l’America.

Tuttavia, l’Amministrazione americana tende a esagerare questi problemi, perché oggi la politica negli USA è particolarmente polarizzata, sicché l’Europa viene descritta come la quintessenza della “cultura woke”, che va estirpata in quanto attacco all’ “Identità Occidentale”. Tipico a questo proposito il discorso di A.D.Vance alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza. Discorso che per altro si inserisce nella polemica fra Vance e il Papa americano, proprio sull’ interpretazione di un concetto fondamentale di quel Padre della Chiesa:l’”Ordo amoris”, sul se sia lecio per i Cristiani “graduare” l’amore fra i “prossimi” e i “più lontani”.Su questo punto,  noi non siamo d’accordo, né con il Papa, né con Vance, perché,a nostro avviso, avviso Agostino pensava a un fatto molto personale e intimo: il distacco dalla sua amante per seguire la sua vocazione ecclesiastica. Inoltre, San Tommaso aveva fatto salva la gerarchizzazione di Sant’Agostino, ma inserendo  un correttivo per lo stato di necessità.

Si è realizzata qui un’inversione di ruoli fra USA ed Europa, nel senso che, mentre nel 1796, gli Stati Uniti rappresentavano  l’ideologia utopica dei Diritti Universali dell’ Uomo,  essi si presentano come i rappresentanti a livello mondiale di una volontà di restringere tale carattere universale (per esempio nei rapporti di genere e verso il resto del mondo), e accusando l’Europa di “essere troppo a sinistra”per le sue politiche di immigrazione e LGTB+ (per altro copiate pedissequamente dall’America). In sostanza, si accusa l’ Europa di continuare ad attenersi alle politiche propri della precedente Amministrazione americana.

 Questa rappresentazione è troppo schematica, perché la dicotomia “destra-sinistra” non funziona più da circa un secolo (cfr. Sorel, D’Annunzio, Mussolini, Sternhell,  Blair, ecc..), ma è soprattutto inservibile oggi, quando i problemi sono ben diversi che al ,momento della Rivoluzione Francese, quando quella terminologia era nata.

Nel movimento MAGA sono confluite posizioni “teocon” (p. es. il “Momento Straussiano” di Thiel), “tecno-fasciste” (Yarvis), cattoliche conservatrici (A.D.Vance), mentre in Europa è divenuto difficile distinguere fra post-marxisti, post-democristiani, post-fascisti e puri e semplici populisti, per altro tutti accomunati da una generica credenza nel “Progresso” e nella “Democrazia”.

In sostanza, la colpa degli Europei sarebbe che la loro intolleranza è diversa da quella dell’ America perché i partiti al potere sono diversi; gli USA pretendono ora, con MAGA al potere, la stessa cosa che pretendevano i Democratici, cioè l’allineamento ideologico con il presidente in carica. Peccato che i MAGA non siano neppure coerenti con i propri presupposti ideologici, perché i GAFAM sono i motori immobili e i propulsori dell’omologazione “woke”, che avanza grazie alla trasformazione dell’ umanità in Cyborgs, che, come affermato correttamente in “Manifesto Cyborg” di Donna Haraway, ottunde le differenze fra i sessi, e, in tal modo, apre la strada alla “fluidità di genere”. Solo tale trasformazione rende infatti credibile l’ideologia della “Transizione”.

7. Credere ancora nella “Sovranità Digitale”dell’ Europa?

Dai tempi del Generale De Gaulle e di Jean-Jacques Servan-Schreiber, molti in Europa hanno agitato un programma d’indipendenza tecnologica dagli USA, ma tutti li hanno abbandonati. Basta confrontare la situazione in cui si trova oggi l’Europa con quella in cui si trova la Cina, che, libera dai condizionamenti americani, ha realizzato molti dei programmi che De Gaulle aveva pensato per l’Europa: lanciatori spaziali, satelliti artificiali, aerei ipersonici, treni ad alta velocità. Al contrario, Macron , che si è costantemente sbilanciato nel promettere programmi di autonomia, non ha neppure recuperato le posizioni di Mitterrand e Chirac, perdutee nel 2013 con lo smantellamento dell’ EADS. Tutto ciò è in realtà uno dei motivi fondamentali dell’ Euroscetticismo.

Casi quali la spinta politica degli Usa per escludere le Big Tech dalla tassa minima globale negoziata da OCSE e G20, l’affondo del vicepresidente J.D. Vance a favore dei tecno-oligarchi contro la (indubbiamente ipertrofica) burocrazia europea, il sostanziale assorbimento nel perimetro delle Big Tech del progetto di cloud sovrano Gaia-X e il motore di ricerca QWANT mostrano quanto sia oggi ancor più complesso, per l’Europa, trovare una via autonoma. E perfino aziende come Airbus, che, pure drasticamente ridimensionata nel 2013,  rappresenta la più compiuta e pressoché irripetibile esperienza di campione europeo integrato in un settore industriale trainante, hanno difficoltà a uscire dagli ecosistemi tecnologici americani.

Airbus mira oggi a investire almeno 50 milioni di euro per l’emancipazione dal cloud americano “.Un obiettivo dichiarato dai governi francesi e tedeschi da molti decenni, ma che non è mai stato raggiunto, anzi, ha portato addirittura alla dissoluzione dell’ EADS, il grande conglomerato franco-tedesco-inglese- spagnolo dell’ aerospazio.

8.Airbus e Palantir

Del resto, se anche si riuscisse a uscire dalla governance tecnologica statunitense, per aziende come Airbus resterebbe da scalare il livello successivo, quello della gestione strutturata dei dati. E la stessa esperienza dell’azienda a guida franco-tedesca conferma che è proprio qui che si trova forse il vero valore aggiunto statunitense.

Da circa un decennio, infatti, Airbus coopera strategicamente nientemeno che con Palantir, l’azienda americana del data mining e dell’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza guidata dal Alex Karp e finanziata da Peter Thiel, ambedue tecno-oligarchi vicini al presidente Trump e scrittori teorici del “tecnofascismo” dei GAFAM.

Skywise è un  ecosistema integrato  che aiuta le compagnie aeree, i fornitori di servizi di manutenzione, revisione e revisione (MRO) e i produttori di apparecchiature originali (OEM) a estrarre informazioni fruibili da dati complessi sugli aeromobili, cosa che  non sarebbe possibile senza un partner come Palantir

L’Europa continua a essere profondamente dipendente da infrastrutture digitali, modelli linguistici componentistica e servizi cloud sviluppati altrove. Nonostante l’ambizione normativa, oltre il 75% del cloud europeo è gestito dai tre grandi provider statunitensi e più dell’80% dei modelli Llm usati per addestrare i sistemi di Ai generativa arriva da aziende extra-europee. È un divario strutturale che non riguarda solo la competitività tecnologica, ma la capacità di mantenere autonomia decisionale in un contesto geopolitico sempre più instabile.

Come dimostrano l’esperienza americana e cinese e i fallimenti europei, la sovranità digitale è una realtà complessa, che ha come fondamento una cultura umanistico-digitale basata sulla propria identità culturale.

Mentre il progetto digitale dei GAFAM si fonda sulle pretese messianiche del sansimonismo, dell’ unitarianesimo e del trascendentalismo, e quello  cinese sulla sintesi fra i San Jiao e il  socialismo visto con le lenti di Mao e di Xi Jinping, l’attuale  progetto digitale europeo, che sottintende, senza dirlo, il pensiero di Teilhard de Chardin, è ancillare al messianesimo americano, e quindi non può reggere da solo. Mancano degli strateghi che non si limitino a copiare gli Americani. Perciò, occorrerà, con fondi pubblici, avviare un energico processo di formazione teologica, filosofica, storica, politica, pedagogica, informatica e militare, alternativa a quella impartita nelle grandi Università e centri di ricerca americani.

LA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DELL’EUROPA?Come arrivarci

Come molte altre nuove iniziative dei soggetti più svariati che emergono in questo giorni – dal “Riscrivere l’ identità dell’ Europa” al Ministro Giuli, alla “Nato sotto il controllo dell’ Europa” del Pentagono, fino al “G5” della Strategia di Trump-, anche la lodevole iniziativa del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa  di una Dichiarazione di Indipendenza (evidentemente, dagli Stati Uniti)- è qualcosa che noi pensavamo e proponevamo da almeno 70 anni. Ci chiediamo perché nessuno vi abbia mai dato seguito, e cerchiamo qui di seguito di trovare una spiegazione.

1.80 anni di “torti” degli USA verso l’ Europa

Crediamo che abbia ragione a questo proposito Marco Travaglio:  “L’Europa, oggi pronta a scandalizzarsi per i toni di Trump, paga le conseguenze di trent’anni di obbedienza agli Stati Uniti anche quando questa la danneggiava”.Travaglio elenca quindi le recenti scelte che considera autolesionistiche: i dazi di Trump accettati senza reagire, la Via della Seta abbandonata “perché Biden non la voleva”, un piano di riarmo “contro un nemico che non esiste semplicemente perché ce lo stiamo inventando”.E conclude: “Abbiamo detto di sì al 5% di Pil alla Nato perché siamo dei servi. E non ci meritiamo il rispetto perché i servi il rispetto non se lo meritano, i padroni coi servi non perdono nemmeno il tempo a discutere”.

In realtà, i “torti” verso l’ Europa risalgono a molto prima:

-le decine di basi (alcune con testate nucleari) concesse da De Gasperi senza un serio dibattito parlamentare;

-il “Kanzlerakte” segreto con la Germania (se esiste);

-l’oscura fine della Olivetti;

-le misteriose morti di Moro e Herrhausen;

-il divieto di bomba atomica europea;

-il nulla di fatto della Conferenza di Praga per una Confederazione Europea,

-il progetto GUAAM per l’inserimento dell’ Est Europa negli “standard NATO”

 le ingerenze in Euromajdan (p.es. Victoria Nuland).

Non per nulla, giovedì, POLITICO   ha incoronato Trump come “the most powerful person shaping European politics”, scatenando le meritate ire di Ursula von der Leyen.

E’il presidente americano, non quello europeo, a plasmare il futuro dell’ Europa. Il disegno che è emerso in questi giorni sotto varie forme è molto più di una semplice “strategia di difesa” degli USA, come è stata qualificata dall’ Amministrazione americana: e’ una riproposizione  del “Novus Ordo Seclorum” massonico, citato sulle banconote da un dollaro, perseguito dai precedenti Presidenti (“the New American Century”dell’ omonima fondazione, l’”America-Mondo” di Valladao), ma  descritto ora con un linguaggio compatibile con l’ideologia imperiale degli Stati-Civiltà eurasiatici, in modo da poter costituire una base di discussione con gli stessi (“If you can’t beat ‘em, join’em”). Un modo per riprendersi con la mano sinistra quello che la sinistra “liberal” si era lasciata sfuggire dalla destra, con il fallimento della narrativa tradizionale dell’America esportatrice di progresso.

Per contrasto con gl’Imperi, gli Europei sono descritti  come decadenti, e i loro leader come deboli e privi di progetto. Del resto, l’aveva già scritto Nietzsche 150 anni fa: “Ma la loro ora giunge, e giunge anche la mia. Povera erba, misero suolo, desiderosa non di acqua, ma di fuoco”.Per non parlare di Leontiev, di Eliott, di Céline.

Sotto questo aspetto, Trump ha perfettamente ragione:“I think they’re weak “I think they don’t know what to do. Europe doesn’t know what to do” Per Trump, i governanti europei sono deboli perché non riescono a portare a termine il compito loro affidato dall’ America: essere l’avanguardia dell’ Occidente sul continente eurasiatico (Brzezinski), ma, anzi, si associano all’ opera disgregatrice del “nemico interno” americano (la “Cultura Woke”). Colpa fondamentale: l’immigrazione, che starebbe alterando definitivamente l’equilibrio “Whites-non Whites”, su cui si regge l’equilibrio  dell’ Occidente modernistico. Nel  nuovo ordine mondiale perseguito da MAGA, viene enfatizzato e ribadito il ruolo di vassalli degli Europei (che già esisteva almeno dal 1945, se non da prima-vedi Società delle Nazioni-) . Nella  parte “riservata” della Strategia per la Sicurezza Nazionale, si propone infatti di sostenere «i partiti, i movimenti e le figure intellettuali e culturali che invocano la sovranità e la preservazione/restauro dei tradizionali stili di vita europei… pur rimanendo filoamericani», così come l’RSS promuoveva i partiti comunisti.. Per Trump, come per tutti i populisti, i “tradizionali stili di vita” degli Europei sarebbero quelli dei piccolo-borghesi del 2° Dopoguerra, filoamericani perché avevano appena subito la “batosta” della Guerra Mondiale (vedi “La Pelle” di Malaparte). Non si sognano neppure di ipotizzare che gli “stili di vita” tradizionali degli Europei siano quelli dei “kaloi k’agathoi” dell’ Antichità, dei cavalieri cristiani, dei santi medievali, dei signori rinascimentali, degli “Hommes d’esprit” illuministi e degli eroi romantici.

In pratica, la “Strategia” propone (sulla scia di Musk) di “distruggere l’Unione Europea” facendo leva sui partiti sovranisti di Italia, Austria, Ungheria e Polonia (lasciando invece prudenzialmente da parte Inghilterra, Francia, Germania, Repubblica Ceca e Slovacchia). Per fronteggiare quest’eventualità, da tempo  Von der Leyen aveva proposto il cosiddetto “Democracy Shield”, mirante a impedire, sul modello americano (poi anche russo), ogni ingerenza straniera sui processi elettorali (come per esempio quelli di Oxford Analytics, per non parlare di quelli americani in Romania, Moldova e Georgia). Questo ha esacerbato l’accusa americana all’ Europa di conculcare la libertà di parola. Accusa anch’essa fondata, soprattutto alla luce di leggi come la proposta Gasparri-Delrio.

La parte “riservata” della Strategia parla anche di un «Core 5», o” C5”, in pratica un nuovo forum globale che dovrebbe prendere il posto del G7(se non del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), e di cui farebbero parte Stati Uniti, Cina, Russia, India e Giappone, ma nessun Paese europeo. Del resto, sono gli Europei quelli che, contrariamente a Trump, non vogliono parlare con le “autocrazie”, e, di conseguenza, si stanno riducendo a parlare con se stessi.

2.L’establishment europeo è obsoleto

Occorre subito dire che la visione che Trump ha dell’ Europa  è molto comprensibile, e si avvicina perfino a quella del federalismo europeo. L’Establishment europeo “non ha un progetto proprio” perché sostanzialmente vuole ancora realizzare nel nostro continente (con un ritardo di 300 anni) l’utopia americana, trasformatasi però nel frattempo, prima,  nelle “Rivoluzioni Atlantiche”, poi ,nella “democrazia liberale” (cioè capitalistica), poi ancora in quella postumanistica, mentre il mondo è andato avanti, evolvendo verso gli Stati Civiltà e le Repubbliche Tecnologiche. Lo dice il fatto stesso di evocare, perfino nel nome del Comitato, gli “Stati Uniti d’Europa”, che sarebbero una palese “clonazione” degli USA, per giunta basata sull’ idea degli “Stati” membri (che son quelli che hanno sempre fatto problema). Si dice che, in una federazione, gli Stati “cederebbero la sovranità”. Ma in Europa non possiamo  più cederla: l’abbiamo  già ceduta all’ America. Quello che dovrebbero mettere in comune è, invece, l’ Identità, cioè una sostanza condivisa dell’ uomo europeo anche dopo l’invasione delle Macchine Intelligenti – una visione che dovrebbe essere alternativa a quelle di USA (e anche Cina)-, e guidarci ad una strategia politica diversa.Cosa che la nostra cultura non sta proprio facendo, ferma, com’è,   all’ America di 300 anni fa.

Dal punto di vista istituzionale, ciò significherebbe riscoprire l’”Antica Costituzione Europea” (di cui parlava Tocqueville), trasfondendola nella “Società delle Macchine Intelligenti”.

Ciò detto, una “Dichiarazione d’Indipendenza dell’ Europa”, che appunto non c’è ancora mai stata, sarebbe forse l’unico fatto concreto per fare avanzare almeno di un poco la statualità europea, dandole un contenuto quasi costituzionale, e contrastando apertamente la vassallizzazione di fatto del nostro Continente. Tuttavia, già solo il modo per attuare tale indipendenza costituisce un arduo compito, che cercheremo di  abbozzare alla fine di questo  post.

Perfino l’”autonomia strategica” invocata dal “Comitato di azione per gli Stati Uniti d’Europa” continua  e rimestare una visione limitativa del progetto europeo: la capacità di gestire veramente la politica estera e di difesa, con differenze rispetto all’ America, ma restando sempre all’ interno dell’ “Occidente”. Secondo il documento firmato da un certo numero di politici e intellettuali di molti Paesi europei,  la Strategia USA di Difesa Nazionale, da noi commentata gli scorsi giorni, costituisce “una dichiarazione politica di guerra contro l’ UE”, “L’Europa deve pertanto trarne le necessarie conclusioni: la sua sicurezza, la sua prosperità e la sua democrazia non possono più dipendere dalla mutevole volontà degli Stati Uniti. L’autonomia strategica non è più un’opzione, ma una necessità.” Giustamente, ad esempio, gli 007 danesi hanno ricordato al loro Governo che, fra i nemici da sorvegliare, ci sono gli Stati Uniti, che hanno ufficialmente in programma di invadere la Groenlandia, e di cui sono già stati arrestati alcuni agenti che preparavano una sommossa delle popolazioni locali.

In particolare, i firmatari del documento contestano il ruolo che Trump pretende di assumersi, di “autorità politica mondiale”, in alternativa alle Nazioni Unite, che è proprio quella che, se fosse veramente “isolazionista”, dovrebbe invecerifuggire. Questo è il più puro imperialismo universalistico, nello stile cinese, persiano, romano e islamico.

Gli USA, poi, senza il loro eccezionalismo, sparirebbero immediatamente. Forse, questo vale per tutti gli attuali Stati Continentali, eredi di antichi imperi, e  perfino per l’Unione Europea, che si presentava come l’aspirante erede del progetto americano, ma invece Trump sta trasformando ne “caro estinto”.

3.I programmi scolastici “trumpiani” di Valditara

Il Ministro Valditara ha rilasciato un’intervista in cui ha chiosato la nuova strategia americana, facendone la premessa della sua politica scolastica: :”mi pare che il bersaglio non sia l’Europa in quanto tale, ma un’Europa wokista, che ha smarrito i propri riferimenti storici e culturali. Il documento pone un tema enorme: quale futuro può avere un’Europa che non fa figli, non tutela i propri interessi, non crede più in sé stessa e ignora la propria storia? Io lo ripeto da mesi anche ai miei colleghi ministri dell’Istruzione dei Paesi Ue: abbiamo bisogno di programmi scolastici che rimettano al centro la storia europea e i valori dell’Occidente.”

Certamente, anche nell’interpretazione di Valditara c’è del vero (circa la storia europea), però neppure l’idea di Trump e del ministro del Ministro sulle pratica equivalenza fra identità europea e “valori dell’ Occidente”  ci pare fondata alla luce dei molti decenni dedicato da Alpina Dialexis allo studio dell’ Identità Europea (cfr. “10.000 anni di Identità Europea”). Intanto, un’ “Identità Occidentale” non esiste. Semmai, è in corso una “Guerra Culturale” fra varie “anime” dell’ Europa – fra, da un lato, il modernismo americano, e, da un altro lato, i conservatorismi dei popoli delle steppe e dell’ Islam, che influenzano, seppur dall’ esterno, l’evoluzione culturale in Europa-. Orbene, non si capisce in che modo l’imposizione totalitaria, che Valditara vorrebbe fare attraverso la scuola, della “Grande Narrazione” occidentale, osteggiata nella storia da tanti grandi intellettuali europei o filo-europei – tra gli altri,  da Vico, Leopardi, Goethe, Kierkegaaard, Schopenhauer, Dostojevskij, Soloviov, Spengler, Toynbee, Trubeckoj, Guénon, Eliott, Pound, Evola, Simone Weil e Toynbee-, potrebbe aiutare l’ Europa a superare la propria crisi di civiltà, che, anzi, deriva in gran parte proprio da passate imposizioni ideologiche sotto l’influenza dell’ America (per esempio, attraverso il “Comitato di Corrispondenza” della Rivoluzione Americana; la Costituzione di Cadice influenzata da quella americana; i 14 Punti di Wilson; l’occupazione militare dell’ Europa; il “Russia Bashing” accoppiato allo“Europe Bashing” ….

Prosegue il Ministro: “Oggi accade che si studi approfonditamente un felino preistorico vissuto in Messico milioni di anni fa e poi si trascurino Atene, Roma e Gerusalemme“,  senza rendersi conto che proprio dall’ abuso di questa triade è derivato in gran parte il grande rifiuto delle nuove generazioni delle Retoriche dell’Idea di Europa,  proprio a causa delle quali non si era riusciti a scrivere una decente Costituzione Europea. Eppure, il ministro intende perseverare sulla strada fallimentare di Giscard e di Pera, ripercorrendo il pensiero di A.D.Vance sull’ “Ordo Amoris”, già stroncato dal Cardinale Prevost non ancora cardinale:”Riportiamo ordine nelle priorità: i ragazzi devono uscire dalle medie avendo compreso che la nostra civiltà nasce da Atene, da Roma, dal cristianesimo, dall’Umanesimo”.

Non che quanto sopra non sia vero. Purtroppo, però, sotto l’influenza delle pressioni occidentali per un  “Nation Building europeo”(p.es, Weiler), si è manipolata la storia delle nostre culture in modo tale da fare dir loro esattamente il contrario di quello che erano i loro obiettivi originari, e da farle sembrare uguali a quella americana:

-Grecia e Roma: si è tentato di farne “la culla della democrazia”, mentre la Grecia classica  (Ippocrate, Socrate, Platone) qualificava costantemente  la democrazia come la peggiore fra le 6 “classiche” forme di governo, e riservava la partecipazione alla vita pubblica a un numero irrisorio di cittadini;  Roma, dove il potere era lottizzato fra un “Princeps” onnipotente, dei Senatori schiavisti e inamovibili e le Legioni in stato di mobilitazione permanente,  ignorava perfino la parola “democrazia”, e condannava la Grecia per le proprie istituzioni troppo “”liberali”;

-Israele: Il regime descritto nel Vecchio Testamento era una sintesi di patriarcato, teocrazia e genocidi,  che, per la sua durezza,  non ha praticamente eguali nella storia mondiale. La stessa parola “patriarcato”, oggi tanto deprecata,  deriva delle figure fondatrici di Israele, da Abramo a Mosè (che per altro corrispondevano a concetti di tutti i popoli antichi, da “Patrios Politeia” a “Patres Conscripti”, a “Padri della Chiesa”,a “Patrizi”ai “Padri della Patria” .

Ma persino i tanto esaltati Rinascimento e Illuminismo furono il regno dei monarchi assoluti, delle guerre di religione e di successione, e  il modello per Leibniz e di Voltaire fu l’impero cinese, apprezzato per il suo dispotismo illuminato.

Che queste cose imbarazzino i legislatori e i legislatori “democratici” è un controsenso, quando invece tutti esaltiamo come nostri ispiratori Mosè, Giulio Cesare, Machiavelli e gl’Illuministi, e l’ideologia MAGA si riproporrebbe proprio di affermare una visione realistica della storia contro le romanticherie e la debolezza del “Woke”. Le culture europee classiche non vanno demonizzate per questi loro aspetti realistici e anti-millenaristici, così come non va demonizzata la cultura moderna per via della Leggenda Nera, della Tratta Atlantica, del Terrore rivoluzionario, del Trail of Tears, del colonialismo, dei Gulag,  dei genocidi e della bomba atomica, né le civiltà extraeuropee per il Jihad, gli harem, il Satee, le caste, Cingghis Khan e Tamerlano, Qin Shi Huang Di, la rivolta di Anshi e quella dei Taiping, lo stupro di Pechino, i Lager, i Gulag e i Laogai:”Es irrt der Mensch, solange er strebt!”. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!

Lo studio dell’ Occidente che Valditara si accinge a imporre agli scolari italiani è sbagliato già per quanto sopra, come è un controsenso la pretesa di permettere di sconfiggere le cosiddette “autocrazie” (cioè l’enorme maggioranza del mondo) attraverso l’insegnamento delle nostre culture classiche (che assomigliano così tanto alle esecrate “autocrazie”). Infatti, scriveva correttamente Sun Zu “Se conosci il nemico e conosci te stesso, non hai bisogno di temere il risultato di cento battaglie. Se conosci te stesso, ma non il nemico, per ogni vittoria ottenuta soffrirai anche una sconfitta. Se non conosci te stesso né il nemico, soccomberai in ogni battaglia.”

Se noi facciamo esattamente il contrario di SunZu, è perché partiamo dall’ idea che i nostri giovani non abbiano alcuna chance di influenzare i conflitti del futuro, e quindi è inutile che si montino la testa a fare delle strategie. Mentre i giovani cinesi, arabi, russi, indiani e sudamericani conoscono, oltre alle loro rispettive culture, anche tutto dell’ Occidente, in modo da potervisi confrontare autorevolmente (e lo stanno facendo sempre di più), noi ci chiudiamo in una bolla autoreferenziale, cosicché cadiamo dalle nuvole quando, per esempio, avevamo perso le battaglie della IIa Guerra Mondiale; quando avevamo visto cadere il Muro di Berlino; quando avevamo visto arrivare i barconi dei migranti e la automobili elettriche cinesi.

In realtà, i programmi scolastici di Valditara servono a una sola cosa: ad abbrutire ancora ulteriormente le masse di giovani Europei senza prospettive, che debbono subire senza reagire continue “rivoluzioni dall’ alto” imposte dall’ esterno, e, al limite, morire sui campi di battaglia in guerre che non sono loro, senza sapere neppure il perché.

Valditara ha per altro ragione quando dice che “serve una rivoluzione culturale che parta dalla scuola. Se un continente smette di conoscere la propria storia, smette di credere nei propri valori e nella propria missione nel mondo. “ Ma è proprio ciò che è successo e continua a succedere con l’ Europa, dove nessuno conosce le nostre lingue, né antiche,né moderne (salvo l’Inglese), ma nessuno sa neppure i nomi degli Stati Europei e delle rispettive capitali (per esempio, Tallin  e Riga per cui dovremmo morire). Figuriamoci se conosciamo i principali letterati e artisti, oppure i principali eventi storici. Chi sa chi fu Nestore di Kiev, oppure il Cid Campeador, o Chrétien de Troyes, oppure Solimano il Magnifico?

Occorrerebbe, certo, come suggerisce Valditara, partire da ciò che è prossimo, per arrivare a ciò che è universale. Ma lungo questo iter si pongono la città, il dialetto, la storia regionale e nazionale, le lingue nazionali, l’Europa, le lingue classiche europee ed extraeuropee, i grandi classici mondiali, da Sinliqiunnini a Confucio, da Buddha al Corano, non già “l’Occidente”.

4 Ora è l’Europa che vuole esportare la democrazia?

Come scrive l’Ambasciatrice Basile su “Il Fatto Quotidiano”, mentre i governi “trumpiani” preparano i nostri giovani a diventare inconsapevole carne da cannone, i “Volenterosi” anti-trumpiani hanno preso il posto dei “Neocon” nel portare avanti il piano fanatico e settario di esportare la democrazia”. Scrive Basile:”L’Europa…critica  la dottrina Trump perché vorrebbe portare avanti ,anche da sola, le guerre di esportazione della democrazia a interesse esclusivo del dollaro”.Un vecchio sogno dei filo-atlantisti: diventare più realisti del re, in modo che il re ci lasci finalmente creare un esercito europeo decente, purché combatta per lui (i Giannizzeri,  la Legione Straniera, o le Waffen SS).

Del resto è quanto, in piccolo,  si era già verificato in Afghanistan, dove gli USA avevano imposto agli Europei di ritirarsi, perché fosse chiaro chi comanda: “Siamo venuti insieme e ce ne andiamo insieme”.Orbene, essi vogliono impedire che ciò avvenga di nuovo, perché queste cose distruggono la loro residua credibilità.

In realtà, ci sarebbe ben altro di cui preoccuparsi. La parte “riservata” della Strategia di Trump configura una nuova organizzazione dei rapporti internazionali (senz’altro più aderente all’ attuale realtà di potenza di quella disegnata 70 anni fa), un’organizzazione che sancisce esplicitamente il declassamento dell’ Europa. Al primo livello (quello che è oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), si porrebbe un “G5”, comprensivo dei soli veri “Stati Civiltà”, che condividono, in grandi linee,  l’ideologia “autoritaria” trumpiana (USA, Cina, Russia, India e Giappone). Subito al di sotto, ci sarebbero le “corti” di “vassalli del primo livello”, coloro che sono comunque “allineati con Trump”. Per l’Europa, il documento parla di Italia, Austria, Ungheria e Polonia, mentre la Strategia ufficiale parlava di “Anglosfera”.

Trump si riserva un ruolo di sovrano del nuovo ordinamento internazionale, in cui tutti i ruoli apicali saranno destinati a suoi più stretti alleati. Un’applicazione dello “spoil system” a livello mondiale: la realizzazione dello Stato Mondiale dei GAFAM quale descritto da Schmidt e Cohen in “The New Digital Age” e da Karp in “Repubblica Tecnologica”, che significa anche e soprattutto la definitiva presa del potere da parte delle macchine senza che neanche ce ne accorgiamo, come da noi profetizzato da molti anni  sulla scia di De Landa e di Morozov. Questo è il maggior pericolo per l’ Umanità, quello contro cui occorre coalizzare tutte le forze disponibili (confronta i nostri post precedenti).

Crediamo che questo progetto possa ancora non realizzarsi se continuerà l’opposizione di molti. Soprattutto di Russia e Cina, che, avendo addirittura  anticipato la guerra in Ucraina con i due documenti di Lavrov che chiedevano proprio la rinuncia degli USA a un siffatto ruolo sovraordinato, non si accontenteranno certo di rimanere dei comprimari. Tant’è vero che stanno addirittura creando una valuta alternativa al dollaro (per Trump, la massima delle eresie).Del resto, l’ha appena detto Lavrov: finalmente Trump ha capito (e sarebbe il solo) quali erano le cause profonde della guerra in Ucraina.

Comunque, la battaglia è aperta su tutti i fronti, e l’Europa non può certo tirarsi indietro, né tanto meno accettare da sola di subordinarsi agli USA, quando tutte le parti del mondo lo stanno rifiutando e rivendicano giustamente un ruolo di primo livello.

5.Le pendenze fra la UE e i GAFAM

Trump, e soprattutto Musk, vogliono dunque “abolire la UE”, sostituendola con una miriade di staterelli insignificanti subordinati agli USA e manipolabili attraverso il web e i partiti addomesticati.

Certamente, soprattutto la posizione dei GAFAM è comprensibile, perché le sanzioni contro di essi sono rimaste l’unico brandello di resistenza opposto dall’Europa contro il loro dominio, resistenza che ha provocato, come si vedrà, una reazione inconsulta di Musk, che, da privato qual è, vorrebbe emulare la prassi terroristica dei Governi americano e soprattutto israeliano, di colpire individualmente funzionari stranieri che eseguono politiche sgradite dei loro Governi.

Dalla nuova indagine sull’uso dell’intelligenza artificiale ai maxi-procedimenti che hanno colpito Google, Apple, Amazon, Meta e Microsoft: la Commissione Ue ha rafforzato la propria pressione sui giganti digitali. Multe miliardarie, nuovi obblighi del Dma e rischi regolatori:

(i)X

Poco dopo l’annuncio della multa di 120 milioni a X, Musk si è sfogato sulla sua piattaforma, accusando l’UE di averlo multato “personalmente” e definendo la decisione sul DSA “folle”. Ha inoltre minacciato ritorsioni non solo contro l’UE, ma anche contro “le persone che hanno preso questa decisione contro di me”.

 “Non multiamo individui ai sensi del DSA”, ha spiegato ai giornalisti il portavoce Thomas Regnier. Eppure, le minacce hanno colpito nel segno a Bruxelles, da dove i funzionari dell’UE viaggiano spesso negli Stati Uniti per la diplomazia tecnologica e ora si chiedono quanto siano i benvenuti.

(ii)Google

L’indagine avviata dalla Commissione nei confronti di Google sull’uso degli strumenti legati all’AI è solo l’ultimo tassello di una battaglia iniziata quasi vent’anni fa. Negli ultimi due decenni, infatti, la Commissione Ue – ora guidata dalla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera – ha costruito uno dei più ampi e incisivi arsenali regolatori al mondo contro gli abusi di posizione dominante delle grandi piattaforme digitali. Dalle maxi-multe inflitte a Google e Microsoft, fino ai nuovi procedimenti nati con il Digital Markets Act (Dma), l’Europa si è trasformata nel laboratorio globale della regolamentazione tecnologica, anche se assolutamente insufficiente.

Il confronto tra Bruxelles e Google è quello più lungo e complesso. Tutto inizia con il caso Shopping, concluso nel 2017 con una multa da 2,42 miliardi di euro per aver favorito il proprio comparatore di prezzi nei risultati di ricerca. L’anno successivo arriva la stangata più pesante: 4,34 miliardi di euro per le pratiche legate ad Android, accusato di imporre ai produttori la preinstallazione di Google Search e Chrome. Nel 2019 tocca ad AdSense, con un’ulteriore sanzione da 1,49 miliardi di euro per clausole anticoncorrenziali nei contratti di pubblicità online. La partita più nuova e strategica si gioca nel mondo dell’adtech. Nel 2025 la Commissione conclude un’indagine storica sull’ecosistema pubblicitario digitale, infliggendo a Google una multa da quasi 3 miliardi di euro e ordinando profonde modifiche strutturali al business pubblicitario.

(iii)Apple

Apple è finita nel mirino dell’Antitrust Europeo per le regole dell’App Store, in particolare per i vincoli imposti agli sviluppatori di servizi musicali come Spotify. La prima fase istruttoria, avviata nel 2020, ha evidenziato possibili pratiche “anti-steering”, cioè ostacoli al reindirizzamento degli utenti verso abbonamenti esterni più economici. Il procedimento si è concluso con una delle sanzioni più significative mai applicate: oltre 1,8 miliardi di euro contro Apple per abuso di posizione dominante nel mercato delle app musicali. Parallelamente, nuove decisioni giudiziarie europee (tra cui quelle dei Paesi Bassi nel 2025) stanno aprendo la strada a cause collettive e a ulteriori richieste di risarcimento contro la società di Cupertino.

(iv)Amazon:

Nel 2020 Amazon riceve una Statement of Objections: la Commissione contesta l’uso dei dati non pubblici dei venditori del marketplace per favorire le proprie linee di prodotti. Dopo due anni di negoziati, nel dicembre 2022 Amazon accetta impegni vincolanti — anziché una multa — per modificare Buy Box, Prime e l’uso dei dati interni. Per Bruxelles si tratta comunque di una vittoria regolatoria: l’azienda viene obbligata a separare ruoli, algoritmi e flussi informativi.

(v)Meta:

Con Meta la Commissione si muove in modo diverso, sfruttando i nuovi poteri del Digital Markets Act. Tra il 2024 e il 2025 Bruxelles impone multe per oltre 200 milioni di euro per violazioni degli obblighi di trasparenza e per i modelli pubblicitari basati su un consenso non considerato sufficiente. La Commissione ottiene anche che Meta offra agli utenti europei opzioni non-personalizzate per le pubblicità, un cambio strutturale al cuore del business della società.

(vi)Microsoft:

La disputa con Microsoft è considerata un punto di svolta: nel 2004 la Commissione infligge una multa da 497 milioni di euro per aver legato Windows al suo media player e per aver rifiutato interoperabilità con prodotti rivali. Seguono ulteriori sanzioni per il mancato rispetto degli obblighi, tra cui la maxi-multa del 2008. Anche se i casi più recenti hanno riguardato fusioni (come Activision Blizzard) e questioni legate al cloud, il precedente Microsoft è ancora la base giuridica dell’attuale dottrina Ue. (riproduzione riservata)

6. Gestire la transizione

 Come detto all’ inizio, il problema fondamentale è che una Dichiarazione d’Indipendenza dagli USA non può essere oggi implementata perché gli Europei non dispongono dei mezzi effettivi per  tale indipendenza:

  • Attualmente,gli Stati Uniti occupano l’Europa con aolmeno 80000 soldati;
  • la Russia, in assenza di una Politica di Difesa Comune, avrebbe la possibilità di colpire singoli Stati membri, per esempio come rappresaglia per il sostegno all’ Ucraina;
  • occorrerebbe disciplinare la transizione nell’ Intelligence, la cessione di  basi e armamenti, il trasferimento del personale, la  liquidazione delle pendenze in contanti, gli scambi tecnologici.

Per questi motivi, una reale indipendenza dell’ Europa dagli Stati Uniti dovrebbe essere negoziata a lungo con gli Stati Uniti, ma anche con la Russia, nell’ambito di quella Nuova Architettura della sicurezza Comune Europea accennata da Gorbaciov e ripresa dalla Russia nel 2021.

In quest’ottica, anche il previsto “declassamento” dell’ Unione e dei suoi Stati membri potrebbe essere evitato, perché la Russia, e, soprattutto, la Cina, hanno un interesse vitale nel non  concedere troppo potere agli USA (il che è il motivo dichiarato per cui hanno ingaggiato l’attuale conflitto). Ne consegue che l’Europa potrebbe benissimo inserirsi nella rivalità fra Est e Ovest, ma adottando un atteggiamento opposto a quello attuale, vale a dire opponendosi alla funzione di suprema istanza che Trump sta di fatto avocando a sé, e ottenendo in cambio da Russia e Cina un maggiore spazio e mercati, ma perfino investimenti e tecnologie che gli USA non hanno mai voluto darci, come dimostrato in 80 anni dai casi Olivetti, ENI, atomica europea, EADS…

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE E MILITARIZZAZIONE DELLE SOCIETA’

Uno sguardo comparativo

La polemica sulla legge recentemente approvata dal Senato, e la conseguente campagna referendaria, per quanto accanite, sembrano perdere di vista, come spesso accade in Italia, la panoramica generale  delle trasformazioni costituzionali in corso nel mondo, caratterizzata dalla preparazione della IIa Guerra Mondiale.

Questa legge, come quelle in materia di pubblica sicurezza e quelle sul web, vanno nel senso di una maggiore centralizzazione del potere, che si accoppia a tendenze altrettanto autoritarie e centralistiche della prassi politica: dai partiti personali e familiari, alla demonizzazione del pensiero dissidente, all’ allineamento cieco agli Stati Uniti.

Tuttavia, ciò non è tipico soltanto del Governo Meloni, dell’ Italia, dell’Europa o dell’ Occidente, ma si estende al mondo intero per effetto (i) della preparazione della guerra , (ii) della “rivalità mimetica” con la Cina, il grande vincitore di questi anni, (iii)del potere delle grandi piattaforme, (iv)del discredito delle retoriche libertarie dell’ultimo cinquantennio: il Patriot Act, l’unione del civile e del militare, il “Crackdown sui BAATX” in Cina; l’eliminazione dei limiti di eleggibilità al terzo mandato…

La trasformazione delle legislazioni in materia di giustizia (come quella italiana in materia di giustizia) costituiscono quindi solo una parte molto modesta di questo generale fenomeno. Anche perché, contrariamente a quanto si crede, l’”Indipendenza della magistratura” non esiste nella maggior parte dei Paesi dell’ Europa Occidentale, dove è palese che il giudici sono un organo politico. Per non parlare degli Stati Uniti, dove i giudici sono eletti come i Governatori, l’Attorney General è un organo del Governo, e i giudici della Corte Suprema sono nominati dal Presidente fra i candidati del suo partito, e modificano discrezionalmente il diritto perché la”common law” è un diritto giurisprudenziale.

Ecco una panoramica dei principali modelli:

Paesi dove la pubblica accusa dipende dal governo

Stati Uniti:

  • Modello di common law.
  • I procuratori (District Attorneys) sono eletti direttamente o nominati da autorità politiche locali.
  • Il Procuratore Generale (Attorney General) è nominato dal Presidente e fa parte del governo federale.

Regno Unito:La Crown Prosecution Service è formalmente indipendente, ma il Procuratore Generale è membro del governo e può intervenire in casi specifici.

Francia

  • I magistrati del pubblico ministero sono sottoposti al Ministero della Giustizia, che può influenzare la loro carriera e orientamenti generali.
  • Tuttavia, non può dare ordini su singoli casi.

Germania

  • I pubblici ministeri sono funzionari pubblici sotto l’autorità del Ministro della Giustizia.
  • Il governo può esercitare direttive generali, ma raramente interviene nei singoli procedimenti.

Giappone:Il Procuratore Generale è nominato dal governo e il Ministero della Giustizia ha forte influenza sulle indagini e sulle azioni penali.

L’Italia era caratterizzata, ed ancora è, dopo la recente riforma, dal principio dell’ indipendenza della magistratura, perché l’unica innovazione della presente legge è stata solo quella di eliminare la limitatissima opzione per i giudici (una volt nella vita) dalla carriera dei giudici giudicanti a quelli dei pubblici ministeri. Semmai, c’è da temere un ulteriore trend volto ad allineare il ruolo del pubblico ministero ai modelli degli altri Paesi occidentali, con la subordinazione al Governo e la discrezionalità dell’ azione penale.

Ciò dimostra che le battaglie intorno alla nuova legge sono pretestuose: il Governo vuole imitare diligentemente la campagna di Trump contro la magistratura, e la sinistra quella dei Democratici americani a favore della magistratura, nello stesso modo in cui tutti oggi si agitano per Mamdani.

Ma quando smetteremo di appassionarci per dibattiti a loro volta pretestuosi degli Americani? Il nostro sistema è ancora molto diverso. I veri problemi sono :

-la corruttibilità della magistratura (se si fanno corrompere per 30-40.000 Euro da parte di piccoli provinciali, immaginiamo quanto siano flessibili dinanzi ai Governi stranieri -cfr. le  morti di Olivetti, Tchu, Mattei, Moro, Servizi deviati, Cermis,. Calipari-; alle multinazionali (antitrust sul web, inquinamento); ai grandi patrimoni (impunità per evasioni fiscali multimiliardarie);

-l’ignoranza del segreto istruttorio (i processi si fanno alla televisione o sul web; le intercettazioni non servono per condannare i colpevoli, bensì per demonizzare chicchessia sui media.

2.La militarizzazione delle società occidentali

Dopo la caduta del Muro di Berlino, il sistema occidentale non ha cessato di tentare di occupare militarmente il resto del mondo, fomentando crisi locali come la guerra Iranian-Irak, l’indipendenza della Cecenia,  l’occupazione del Kuwait, la guerra alla Transnistria, all’ Abkhazia e all’ Ossezia, il movimento talibano, la guerra del Kossovo, Bin Laden, il “Progetto G.U.A.A.M.” (Georgia Ucraina Armenia Azerbaidzan), l’Isis, Hamas…

Infatti, esso non si è rassegnato, mé si rassegna, a perdere il controllo dei territori occupati nel corso dei secoli: le Americhe, l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia Meridionale e Orientale…

Per fare ciò, l’Occidente ha dovuto incrementare sempre più, anche servendosi  della psicosi dei “nemici pubblici”, il grado di controllo sulle società di tutto il mondo, attraverso l’esasperazione ideologica (“guerra delle democrazie contro le autocrazie”), il culto della personalità del Presidente, le intercettazioni a tappeto (Echelon, Prism), i GAFAM, l’inasprimento delle norme repressive (Patriot Act), la creazione nei Paesi alleati di partiti allineati con il movimento MAGA, il rafforzamento negli stessi della legislazione repressiva, la reintroduzione della leva obbligatoria…

Anche l’Italia è soggetta a questo tipo di pressioni, che si sono manifestate nel ritiro obbligato dalla Via della Seta, nello spostamento in Ucraina di armi essenziali alla sicurezza nazionale, nell’appalto di sistemi vitali di sicurezza nazionale a Musk e agl’Israeliani di Paragon, nell’esercizio della Golden Share contro innocue imprese cinesi. Per ciò che riguarda il diritto, c’è anche qui, come in America, un inasprimento delle leggi di pubblica sicurezza, e invece un rilassamento della repressione dell’ attività dei GAFAM americani, i peggiori nemici della privacy, ma oggi rivalutati (fra l’altro, dal Garante europeo Wewiòrowski) come preziosa fonte di dati per l’Intelligence Community americana.

Non parliamo ovviamente dell’ Ucraina, dove,  causa della guerra, il governo dimissionario è restato in carica un anno, sono stati sciolti 11 partiti, e fuse tutte le reti televisive, ed istituita addirittura una milizia specializzata nel controllo dell’ uso dell’ Ucraino anziché del Russo (che, puro o nella forma ibrida del Surzhik, ha costituito negli ultimi 2 secoli, la lingua d’uso in Ucraina, e perfino del Presidente Zelenskij e del Battaglione Azov).

Ultime novità:

-i diplomatici americani, prima durante e dopo le trattative interazionali per la riforma del diritto del mare, hanno minacciato i loro colleghi di altri Paesi di sanzioni personali e per i loro Paesi nel caso di voto difforme da quello degli USA;

-gli USA si sono rifiutati di partecipare al G20 in Sudafrica per protesta contro le discriminazioni contro i bianchi locali, non dissimili da quelle in USA, Canada  e Australia contro i nativi, e nelle repubbliche ex-sovietiche contro i russofoni e i russofili.

3. L’Europa a un bivio

Mell’ ottica della preparazione delle nostre società a crescenti pericoli bellici, si confrontano due esigenze apparentemente contraddittorie:

-da un lato, quella di rafforzare comunque la capacità bellica delle società europee (gravemente arretrate in questo campo), cosa che richiede un grande anticipo delle vere e proprie situazioni di crisi;

-dall’ altro, tenere conto che, fa le possibili minacce al territorio dell’ Unione, la più imminente è quella, del Presidente Trump, di annettere con la forza la Groenlandia agli Stati Uniti, occorrerebbe  che la preparazione bellica in corso potesse essere usata anche contro un attacco statunitense. In quest’ottica, non si può dimenticare che l’Europa Occidentale è soggetta a una vera e propria occupazione militare americana, con centinaia di migliaia di soldati, che non si sa se resterebbero inattivi nel caso di occupazione della Groenlandia. E’ difficile immaginare come strutturare una difesa europea capace di fare fronte anche a questa eventualità

Per questo motivo, la formula spesso suggerita di introdurre, per le politiche di difesa, in luogo dell’ attuale unanimità fra gli Stati, una forma di voto a maggioranza, oltre ad essere giuridicamente vuota, è anche un’arma a doppio taglio. Intanto, Le decisioni di carattere bellico, soprattutto in caso di guerra fra le macchine intelligenti, fuoriesce di per se stessa dalle formule tradizionali del diritto internazionale bellico (innanzitutto la “dichiarazione di guerra”): Le guerre non si dichiarano; gli obiettivi dei missili e dei droni sono segreti; i colpi di mano li decidono i Presidenti con i Servizi Segreti. In parlamento si discutono semmai i budget militari a lungo termine. In quale organo si voterebbe a maggioranza?

Nello stesso modo, fare affidamento a scatola chiusa su organi istituzionali, vuoi europei, vuoi europei, schierati in modo acritico con l’ America, come i Presidenti Costa e von der Leyen, l’Alta Rappresentante Kallas e il Commissario Kubelius, sarebbe un grave rischio per l’ Europa. A quel punto, meglio l’attuale regola della maggioranza.

Occorre invece urgentemente un’azione culturale, coerente con l’avanzata nel mondo del ruolo delle civiltà non europee, per creare, fra l’opinione pubblica, e soprattutto fra le classi dirigenti, specie quelle del futuro, e  soprattutto nel mondo intellettuale, e ancor più nel servizio pubblico, specie militare, la consapevolezza della nostra diversità dal “mainstream” americano, con le critiche  che Burke, Herder, Renan, Taine, Dickens, Kafka, Céline, e Weil, avevano mosso all’ America fino da due secoli fa., in modo che, nel momento decisivo, l’Europa sappia fare le proprie e scelte.