Disponibile da gennaio 2018
 
 
 

”UNBUNDLING” DEL GRUPPO CINESE ANT: VERSO LA CONTENDIBILITA’ DEL MERCATO DIGITALE GLOBALE?

La notizia che la capitalizzazione di borsa dei GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft)  ha raggiunto 9.396 miliardi di dollari rende bene l’idea di come il loro potere nel mondo sia così forte come mai fino ad ora.

E,  contemporaneamente,il Governo cinese, con una mossa inaspettata, l’ “unbundling” di ANT, ha indicato la strada per sventare questo monopolio mondiale.

Secondo l’Enciclopedia Treccani, l’”unbundling” è la “ Separazione tra le varie componenti della filiera produttiva di un’impresa verticalmente integrata finalizzata a introdurre una maggiore competitività nel mercato di riferimento. L’u. promuove l’apertura del mercato nei segmenti potenzialmente concorrenziali (produzione, approvvigionamento e vendita), separandoli dalle attività strutturalmente monopolistiche e favorendo l’accesso reale e non discriminatorio dei terzi ai servizi offerti dai proprietari delle infrastrutture (Third Party Access, TPA). Le attività caratterizzate da monopolio naturale sono tipicamente quelle legate alle infrastrutture essenziali non duplicabili (essential facilities), in quanto gravate da elevati costi fissi e costi non recuperabili (➔ sunk cost).”

Il satellite quantico Micius, progettato in Austria
e realizzato in Cina

1. Che cos’è il Complesso Informatico-Militare?

Il pericolo, da molti paventato, di una vera e propria dittatura mondiale dei GAFAM (Google, Apple,Facebook,Amazon, Microsoft), teorizzata da Eric Schmidt (amministratore delegato di Google), è tutt’ora più che mai incombente, sì che risultano particolarmente gravi le pretestuose tergiversazioni giuridiche delle autorità americane ed europee volte a dilazionare sine die le misure contro i GAFAM, annunziate da qualche decennio e mai attuate (se non sulla carta).

L’epoca storica che si apre in questi anni è stata definita, dal suo demiurgo Ray Kurzweil, direttore tecnico di Google e animatore del movimento post-umanista, come l’”Era delle Macchine Spirituali”, quella in cui le macchine sono in grado, non solo di pensare, bensì perfino di creare. Lo sbocco di tale era sarebbe, secondo lui, la Singularity, vale a dire in pratica, la ricostituzione, tramite il digitale, dell’unità originaria dell’ Essere (l’Uno di Plotino, il Tikkun ha-’Olam della Kabbalah, la Biomeccanica  del Cosmismo di Lunacarskij, Bogdanov, Platonov e Gustev):”’Singolarità’ si riferisce all’ idea che, attraverso  la condivisione diretta dei miei pensieri e delle mie esperienze con gli altri (una macchina che legge i miei processi mentali può anche trasporli in un’altra mente), nasce una sfera di esperienza mentale, condivisa a livello globale, che funzionerà come una nuova forma di divinità: i miei pensieri saranno direttamente immersi in un Pensiero globale dell’ universo stesso”(Slavoj Zizek, Hegel e il cervello postumano).

In effetti, i nostri anni sono caratterizzati in tutti i loro aspetti (ontologico, filosofico, religioso, storico, geopolitico, culturale, sociale, antropologico, economico, tecnico) dall’ onnipervasività del digitale, che rientra in una deriva assolutistica della nostra cultura, legata alla tradizione dell’ apocalittica immanentistica, che percorre le eresie medievali, le filosofie hegeliane e  la religione positivistica della scienza e del progresso. Sul piano ontologico, abbiamo la fusione dell’ uomo con la rete attraverso l’ identità digitale, la bioingegneria e i social network. Su quello filosofico, notiamo il prevalere  di teorie transumaniste e postumaniste. Su quello religioso,  la confusione del linguaggio teologico con quello informatico.  Nella ricerca storica, assumono un peso sempre più determinante la genetica storica e le simulazioni digitali. La geopolitica è dominata dai diversi sistemi di  cyberguerra, e la cultura dai social, dagli e.book, dagli eventi online. La società è incardinata sull’ economia digitale, mentre, con l’ Internet delle Cose, la rete collega l’intero universo materiale, senza più l’intervento dell’ uomo.

Il potere di chi controlla questi complessi meccanismi non può che accrescersi. Infatti, l’informatica finisce per divenire lo snodo principale della cultura, della politica e dell’ economia, con le imprese digitali che fungono da “gatekeepers”. Le nuove tecnologie vengono sviluppate insieme alle forze armate, con cui si stabilisce una forma di simbiosi, e vengono applicate prima dall’industria della difesa, poi in quella civile. I detentori delle tecnologie informatiche divengono così i partners necessari di Governi e imprese commerciali. Grazie a questa simbiosi, essi sviluppano servizi in rete che poi vendono direttamente al pubblico, creando dipendenze e canali di comunicazione alternativi.  Con ciò, essi condizionano politica, finanza e intelligence. I flussi  di cassa legati alle commesse pubbliche, ai beni strumentali e di consumo e alla pubblicità permettono di controllare interi settori economici e sociali, come per esempio la finanza, il commercio, l’editoria, le elezioni…, in un regime di vero e proprio monopolio (Morozov, Zuboff). I molti che si erano spesi così tanto contro i monopoli della RAI e dell’ ENEL se ne stanno ben zitti, e giungono perfino ad esaltare i monopoli dei GAFAM come una “vittoria del mercato”.

Organizzazioni sociali con un siffatto potere non si erano mai viste nella storia, sicché le disposizioni esistenti circa il monopolio statale della forza, il pluralismo delle idee, la tutela della concorrenza e la fiscalità, nate circa un secolo fa ed esaltate come il baluardo delle libertà democratiche, risultano ormai di fatto inapplicabili. Il “mainstream” occidentale appare percorso da una “hidden agenda” che, mentre pubblizza la libertà e la pace, in realtà persegue l’omologazione e l’imposizione.

Le informazioni disponibili attraverso la rete sono più preziose per la difesa nazionale di quelle dei servizi segreti; esse possono essere raccolte aggirando le normative sulla privacy; le informazioni così diffuse dalla rete hanno un impatto, sulla psicologia delle masse, sulle elezioni e sulle strategie d’impresa, ben superiore a quello di stampa, televisione e marketing. Ciascuno dei GAFAM controlla integralmente, senza concorrenza, il proprio  segmento dell’economia (chi la rete fisica, chi il web,chi il cloud, software, chi i big data, chi l’ e.commerce, chi i social networks..), e li usa per espandersi in settori paralleli (veicolistica, trasporti, bioingegneria, spazio…). L’informatica permette di gestire scenari di guerre nucleari di sterminio della durata di pochi minuti, sostituendo così Parlamenti, servizi segreti, Capi di Stato, Stati Maggiori a proposito del potere estremo della politica.

Di fronte a queste modalità operative inaudite divengono inefficaci le disposizioni costituzionali sullo stato di guerra, sull’ inviolabilità della corrispondenza, sul controllo sulla stampa, sull’ antitrust, sull’equità fiscale…, ma ancor più le tradizionali libertà costituzionali: di pensiero, di espressione, di partecipazione politica, d’intrapresa. Questo è il motivo di fondo per cui tutti gli Stati si sono già trasformati in “democrazie illiberali”, indipendentemente dalla loro storia e dall’ ideologia professata. Il dominio del Politically Correct e della Cancel Culture non sono altro che l’espressione sovrastrutturale della Società del Controllo Totale, in quanto lo stato di guerra nucleare potenziale indotto dallo “Hair Trigger Alert” e dal “Dead Hand” digitale impongono il controllo totale della società da parte dei servizi segreti. Alla fine del suo mandato, il Presidente Eisenhower aveva denunziato alla Nazione il pericolo costituito dal “Complesso Burocratico-Militare”, quell’ insieme di poteri economici, politici, militari, spionistici, ideologici e industriali rafforzatisi a dismisura durante la IIa Guerra Mondiale, e che avrebbero portato al maccartismo. Oggi siamo di fronte a una riedizione esponenziale di quel Complesso Burocratico-Militare, che ho battezzato “Complesso Informatico-Militare”,perché, nella forma promossa da Eric Schmidt, il collante non è più l’industria della difesa (la Lockheed), bensì quella digitale.

In effetti, l’aspirazione neppure tanto nascosta della tradizione immanentistica a cui si ispira l’attuale ”Occidente” (mazdeismo, manicheismo, averroismo latino, idealismo, marxismo, attualismo, bogograditel’svo), era sempre stata quella di fare delle persone degli organi dell’Intelletto Collettivo (cfr. Slavoj Zizek, supra).Gli sviluppi attesi prossimamente sono la trasformazione degl’individui in cyborg collegati in rete, la convivenza con ogni tipo di automi e di altri soggetti artificiali autonomi, la censura e manipolazione automatica delle comunicazioni, il passaggio dalle elezioni ai sondaggi online, il monopolio dei GAFAM sul trasporto spaziale..Seguiranno l’integrazione totale delle reti dei Paesi Occidentali, lo svincolo delle stesse dai controlli statali, l’uploading nel cloud delle identità umane. A quel punto, sarà finita non soltanto ogni forma politica costituzionale (sia essa liberale, democratica, socialista o totalitaria), bensì la stessa antropologia umana quale noi la conosciamo.

Tutto ciò è semplicemente l’antitesi di quanto la Presidente von der Leyen ha sintetizzato, nel Discorso sullo Stato dell’ Unione 2021, come l’”Anima dell’ Europa”:“Volevano libertà di parola e media indipendenti. Volevano porre fine alla delazione e allo spionaggio di Stato e combattere la corruzione. Volevano la libertà di essere diversi dalla maggioranza. In altre parole, come ha sottolineato l’ex presidente ceco Vaclav Havel, volevano tutti questi ‘straordinari valori europei’. Sono quei valori che hanno le loro radici nell’eredità culturale, religiosa e umanistica dell’Europa. Fanno parte della nostra anima, sono parte di ciò che siamo oggi. Questi valori sono sanciti nei nostri trattati europei. E ci siamo tutti impegnati a rispettarli nel momento in cui, come Stati liberi e sovrani, siamo entrati a far parte dell’Unione. Abbiamo deciso di difendere questi diritti e il nostro impegno”.In realtà, le Istituzioni, nonostante i loro buoni propositi, non stanno facendo nulla per arginare la Società del Controllo Totale, quando non ne agevolano lo sviluppo. Infatti, purtroppo,  le rendite di posizione dei GAFAM hanno  dato loro una tale forza, ch’essi s’impongono automaticamente alla politica, per esempio attraverso la diffusione capillare dell’ Ideologia Californiana”, l’isolamento dei contestatori come Bill Joy, il dirottamento dei fondi pubblici, come con il Progetto Brain, l’outsourcing di funzioni pubbliche come il funzionamento di istituzioni europee e di Ministeri, ma, soprattutto, una lobby martellante che impedisce l’adozione di qualunque normativa che possa limitare il loro arbitrio.

Tutto ciò senza che cessi la retorica pseudo-liberista, secondo cui l’assenza di regole sul web testimonierebbe della grande libertà di cui godrebbero i cittadini.

E’ in corso la competizione USA-Cina sulle tecnologie

2.Il movimento normativo a favore della privacy

Non che non sia esistito quasi fin dall’ inizio, e non esista ora, un ampio movimento normativo per la regolamentazione dell’informatica, né paralleli trends in favore del divieto dei monopoli, e della tassazione delle operazioni commerciali internazionali. Anzi, buona parte di queste normative sono nate proprio negli Stati Uniti, e gli altri Paesi “occidentali”, in primo luogo l’ Unione Europea, avevano dovuto adottarli nel secolo scorso anche per effetto di un generale processo di americanizzazione del mondo avviato con la “rieducazione” di Germania e Giappone.

La Corte Suprema degli Stati Uniti aveva derivato  il diritto alla privacy  dal 1°, 3°, 4° e 5° emendamento alla Costituzione, e il Giudice Brandeis aveva pubblicato già nel 1880, sul Law Review , l’articolo “Right to Privacy”, cercando to“consider whether the existing law affords a principle which can properly be invoked to protect the privacy of the individual.”Nel 1917, era stata adottato il “Ruling on Protection of Sealed Mail”, a tutela del segreto epistolare. Tuttavia, nel secondo decennio del ‘900, l’ FBI , nelle sue indagini sull’estremismo politico, sorvegliando e leggendo la corrispondenza delle persone sospette, ma, quando aveva richiesto ufficialmente di poterlo fare il Giudice Lamar aveva negato il proprio consenso.

Nel 1995, l’Unione Europea aveva adottato a sua volta la sua Direttiva sulla Protezione dei Dati, e, nel 2018, il Regolamento sulla Protezione Generale dei Dati, che assoggetta tutt’ora a molte limitazioni il trasferimento dei dati dei cittadini europei, vietando, in particolare, ch’ essi possano fare oggetto di ri-trasferimento non autorizzato, di accesso da parte delle Autorità o di trasferimento in Paesi che non permettano le stesse garanzie. Negli ultimi anni, alcuni Stati americani, l’Inghilterra,  il Brasile, l’ India e altri Stati hanno adottato norme simili a quelle europee, cosa che aveva fatto affermare ai vertici dell’Unione che tutto il mondo stava seguendo l’esempio dell’ Unione Europea (non più quello dell’ America), cosa che, come vedremo, è vera solo parzialmente.

I GAFAM hanno una posizione dominante a livello mondiale

3.Altre norme giuridiche applicabili ai giganti del web

Si suole affermare che ciò è illegale nel mondo reale dovrebbe essere illegale anche nel web.Di conseguenza, i giganti del web sarebbero  soggetti, come tutte le altre imprese, alle normative antitrust, fiscale, di sicurezza, sulle comunicazioni e sulla fede pubblica. Anche queste normative erano nate in molti casi negli Stati Uniti, e, poi, esportate in Europa. E’ il caso, in particolare, dell’ “antitrust”, introdotto negli Stati Uniti addirittura nel 1890 (Sherman Act), e attuato rigorosamente all’ inizio  del 1900 (casi Northern Securities Company, American Tobacco Company, Standard Oil AT&T).

In effetti, anche ora le autorità di tutti i Paesi hanno avviato azioni contro i GAFAM per la violazione dei principi di tutti questi corpi di diritto, ma la capacità di questi interventi repressivi di contenere  il potere dominante dei GAFAM è risultata irrisoria. Tutti i GAFAM sono stati accusati infatti, di volta in volta, dalla FTC americana, dalla Commissione Europea e dall’ Autorità Antitrust italiana, di abuso di potere dominante; una tassazione dei redditi delle società digitali è in discussione da decenni in tutto il mondo; i GAFAM sono stati accusati allo stesso tempo di  violare le norme di sicurezza americane e di agevolare lo spionaggio americano in Europa; si sta cercando di responsabilizzare i GAFAM per i contenuti  illegali veicolati dai social, come pure per la diffusione di notizie false e tendenziose (“fake news”).

In nessuno di questi campi si sono ottenuti risultati concreti, innanzitutto  perché fino ad ora si è tentato di estendere per analogia ai comportamenti dei GAFAM misure repressive nate per colpire altri tipi di abuso e aventi una  struttura differente, ma poi anche per l’eccezionale capacità di lobby dei GAFAM. Il comportamento concreto dell’ antitrust americano, della Commissione Europea, dei legislatori nazionali e dei vari garanti della privacy dimostra inequivocabilmente che tutte queste forme di repressione sono interpretate dalle Autorità stesse come meri specchietti per le allodole per l’opinione pubblica (Morozov), mentre in realtà si vuole mantenere ed accrescere il potere dominante dei GAFAM quale ultimo baluardo del potere occidentale in un momento di crisi della sua ideologia, della sua economia, della sua forza militare e della sua credibilità diplomatica.

IL Complesso Informatico-Militare è la sintesi di tutte le distopie

4.I GAFAM e l’ “America-Mondo” (cfr.Antonio Valladao, Il XXI secolo sarà americano)

Da quando, con la caduta del Muro di Berlino, gli Stati Uniti avevano avuto l’illusione di essere divenuti “la sola superpotenza”, vi era stata una progressiva identificazione la fra politica americana e i GAFAM, in  quanto, come teorizzato da Eric Schmidt, avrebbe dovuto sostituire la Lockheed quale guida dell’ America alla conquista del mondo. Infatti, alla Guerra Fredda si stava sostituendo la “globalizzazione”, nella quale, sotto il pretesto della liberalizzazione, si sarebbe dovuto estendere ovunque il “soft power” americano, che, dell’ informatica, avrebbe fatto il “passe-partout” per inserirsi, in modo apparentemente “asettico”, nei nodi vitali di tutte le società del mondo.  

Nasceva così l’idea (espressa senza mezzi termini, per esempio, da Casaleggio), di una democrazia diretta digitale come forma di eliminazione delle differenze (“uno vale uno”), e, quindi, di rafforzamento del potere occulto della “società dell’ 1%”. Vedendo dunque l’informatica come uno strumento essenziale della politica estera degli USA, le autorità americane avevano cominciato a ignorare sistematicamente tutti i principi costituzionali o di legge (di libertà, antitrust, tassazione) tradizionali della cultura americana, ma oramai capaci d’indebolire la loro presa imperiale sul mondo,  sviluppando anzi, sotto il pretesto della lotta al terrorismo, tutta una serie di attività, legislative e tecniche, in stridente contrasto con i succitati valori, volte a realizzare il controllo totale di tutte le comunicazioni a livello mondiale, cominciando dal Patriot Act e dal CLOUD Act per passare all’hackeraggio di tutte le reti mondiali e all’ ascolto di tutte le conversazioni degli organi governativi stranieri e delle Istituzioni europee, come documentato fino nei minimi dettagli da Assange e da Snowden.

Tutto questo in cooperazione totale con gli altri Paesi anglofoni, e con una cooperazione asimmetrica e riluttante con gli Stati Europei, che ancora continua ed è la ragione vera della mancanza di politiche europee credibili di sovranità, e, in particolare, di sovranità digitale.

L’industria digitale europea è stata boicottata fin dal nascere

4.Il fallimento dell’Europa quale “Trendsetter del dibattito globale”.

Per reazione contro queste attività americane e alle rivelazioni di Assange e di Snowden, l’ Unione Europea aveva intrapreso un’azione minuziosa di carattere legislativo, ch’essa pretendeva avere addirittura  un carattere esemplare a livello mondiale (qualificandola come “Trendsetter of the Worldwide Debate”), ma con un grave handicap: la loro totale ineffettività.

Infatti:

1)le normative europee sul digitale si riferiscono ad un’attività (il web) svolta in tutto il mondo occidentale, e anche in Europa, esclusivamente dai GAFAM, che hanno sede negli Stati Uniti e sono soggetti alla legislazione militare americana, che garantisce alla “comunità dell’ intelligence” la piena disponibilità dei dati degli Americani e degli stranieri;

2)gli Stati Uniti hanno ribadito all’ infinito la loro indisponibilità a derogare alla loro legislazione in materia d’intelligence e di non rinunziare in alcun modo a spiare gli Europei e le loro autorità;

3)gli Europei sono totalmente dipendenti tecnicamente dai GAFAM dal punto di vista tecnico, che le stesse Istituzioni europee hanno delegato da sempre alla Microsoft tutte le loro attività informatiche, cosa che rende assurda ed ipocrita la retorica dell’ “indipendenza digitale e strategica” dell’ Europa;

4)nonostante che la Corte di Giustizia abbia reiteratamente dichiarato che l’attuale trasferimento in America di tutti i dati degli Europei è illegale (sentenze Schrems), la Commissione, le imprese e gli Stati continuano ad effettuarlo, senza incorrere in alcuna sanzione;

5)gli abusi dei GAFAM sono quindi come quelli della mafia: le Autorità fingono di darsi un gran daffare contro di essi, ma, in realtà, non hanno fatto neppure il minimo passo in avanti sulla strada della soluzione del problema.

Se le Istituzioni credono davvero nella “sovranità digitale europea”, debbono risolvere immediatamente i loro contratti con la Microsoft, affidando le loro attività digitali a soggetti, pubblici o privati, europei, capaci di svolgere queste semplici attività (basti pensare agli appositi servizi delle Forze Armate), e attuare rigorosamente le due Sentenze Schrems. Il fatto che, contrariamente a quanto falsamente comunicato dai Media, la Presidente von der Leyen abbia accennato, nel Discorso sullo Stato dell’ Unione, per potenziare la difesa europea, non già a un’Intelligence Europea, bensì solo a un possibile “Centro comune di conoscenza situazionale”, la dice lunga sulla sincerità della pretesa intenzione di sganciarsi dagli USA: “Se gli Stati membri attivi nella stessa regione non condividono le loro informazioni a livello europeo, siamo destinati a fallire. È essenziale quindi migliorare la cooperazione in materia di intelligence; non si tratta solo di intelligence in senso stretto, ma della necessità di accorpare le conoscenze provenienti da tutti i servizi e da tutte le fonti, dallo spazio ai formatori del personale di polizia, dall’open source alle agenzie di sviluppo. Dal loro lavoro scaturisce un patrimonio dalla portata e profondità uniche: esiste già, ma possiamo usarlo per prendere decisioni informate solo se disponiamo di un quadro completo della situazione. Al momento non è così. Abbiamo le conoscenze, ma separate. Le informazioni sono frammentarie. Per questo motivo l’UE potrebbe prendere in considerazione la creazione di un proprio ‘Centro comune di conoscenza situazionale’ per accorpare tutte le diverse informazioni”.Inoltre, la Presidentessa si è guardata bene, nel Discorso sullo Stato dell’ Unione, dal citare lo slogan dellasovranità digitale europea (che, del resto, è un calco linguistico sul cinese 数字主权, di cui non possiede certo la concretezza). Questo significa che, in pratica l’intelligence deve restare monopolio americano.

Ma c’è di più:la “Digital Decade” (2020-2030) a cui si riferisce il “Digital Compass” è sostanzialmente vuota. Mentre la Cina e gli Stati Uniti competono per il predominio in tutti i settori delle tecnologie ICT (motori di ricerca, AI, cloud, big data, quantum computing, veicoli intelligenti, IoT), l’Unione si limita a fissare obiettivi generici e non qualitativi, e a scrivere procedure di riunioni: insomma, i soliti “ludi cartacei”

Il Sogno Cinese

5.La nascita dei BATX e la “Balcanizzazione del web”

Contro l’applicazione delle norme europee, e, in particolare, delle Sentenze Schrems, la retorica dei GAFAM insiste da almeno 20 anni sul fatto che la cosiddetta “balcanizzazione del web” (cioè la creazione di ecosistemi digitali concorrenziali fra di loro (come accade in tutti gli altri settori dell’ economia, anche molto simili, come l’aerospaziale), sminuirebbe i potenziali innovativi del web, perché solo ingenti risorse finanziarie permettono la ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie digitali.

A prescindere dal dubbio sul fatto che lo sviluppo del web, e, in particolare, questo sviluppo del web trainato dai GAFAM, abbia effettivamente aspetti positivi eccedenti gli svantaggi, resta il fatto che vi è da chiedersi perché mai le ingenti risorse richieste per questo sviluppo debbano essere gestite dai GAFAM in regime di monopolio, piuttosto che da Enti pubblici (come il DARPA che ha sostenuto i GAFAM al loro inizio, oppure l’ Esercito Europeo) .

In realtà, la cosiddetta “balcanizzazione del web” non porterebbe ad altro che a una pluralità di attori nell’ arena, prima che economica, culturale, politica e militare, ricostituendo quelle condizioni di libertà che solo il pluralismo può garantire. Invece, la creazione di un gruppo di monopoli americani, collegati fra loro da legami territoriali, politici, culturali e familiari, e strettamente interconnessi, fra di loro e con l’ “Intelligence Community” costituisce l’esempio più estremo di Stato totalitario mondiale.

D’altro canto, la nascita in Cina, nel corso di questo secolo,  di un completo ecosistema digitale  alternativo ha costituito la smentita più plateale della narrativa dei GAFAM. Anche senza i GAFAM e il loro monopolio, vi sono dunque risorse disponibili, non solo per fare nascere altri giganti del web, ma addirittura per renderli ancor più innovativi dei GAFAM, come dimostra l’attuale trend dei GAFAM stessi di copiare i BATX cinesi.

Così stando le cose, la propaganda dei GAFAM, rilanciata dalla pubblicistica “mainstream”, ha ora cambiato tattica. Essa afferma ora che, sì, è vero, i BATX sono molto efficienti, ma, essendo la longa manus del Partito Comunista Cinese, sono oppressivi e illiberali. Le recentissime misure per restringere le pratiche abusive dei BATX dimostrano invece che i tradizionali strumenti “liberali” per il controllo del potere dominante dei monopoli del web funzionano in Cina e non in Occidente, mentre invece il dibattito più recente (Rampini, L’Economist) dimostra che l’Occidente sta copiando a piene mani dalla Cina, e che tanto la destra quanto la sinistra occidentali stanno divenendo “illiberali”.

L’impero dei Zhou orientali

6.La ristrutturazione della legislazione cinese: clonazione e inveramento della legislazione europea

Dieci anni fa, si sarebbe potuto credere che il progetto della “Googleization of the World” ( la realizzazione della Singularity di Kurzweil grazie alla guida globale americana trainata dal web) si sarebbe potuta realizzare rapidamente, a causa dell’ inesistenza di qualsivoglia alternativa sostanziale. Basti pensare ai casi Echelon e Prism, e alle scadenze ravvicinate poste, da Kurzweil, alla realizzazione della Singularity (presumibilmente, per bruciare sul tempo i possibili concorrenti).

Tuttavia, proprio in quel periodo si era incominciato a parlare del web cinese, con le sue imprese Baidu, Alibaba, Ant, Tencent, Huawei, GTE (i “BATX”), le sole in grado di fare concorrenza ai GAFAM. Huawei era stata fondata nel 1987, Alibaba nel 1999 e Baidu nel 2000. Viste inizialmente solo come un sottoprodotto del “Great Chinese Firewall”, queste iniziative avevano, allora, quote di mercato piuttosto modeste. Tuttavia, le loro potenzialità di mercato erano già allora infinite, perché, da un lato, il pubblico cinese degl’internauti superava già allora quello americano, e, dall’ altro, le crescenti difficoltà dei GAFAM con le regolamentazioni e con il mercato cinesi,  facevano pensare a un rallentamento dell’ invasione digitale della Cina.

E, di fatto, le multinazionali cinesi del Web, seppure in concorrenza fra di loro, hanno conquistato in pochi anni la maggior parte del mercato cinese, riducendo a poca cosa la presenza dei giganti americani e iniziando ad espandersi all’ estero.Gli ultimi anni ci hanno permesso di assistere alle spettacolari performances, tecniche, commerciali e finanziarie, dei colossi cinesi: Alibaba, Huawei, GTE, TikTok, Wechat…, con il risultato, ben descritto da Forbes, ch’esse si stanno ora rivolgendo ai mercati esteri.A quel punto, si sono levate le voci di coloro che vogliono “frenare la politica predatrice dei Cinesi” con divieti, contingentamenti, ostracismi, in netto contrasto con la politica liberistica predicata (ma mai attuata) dagli Occidentali. Si accusano proprio i Cinesi di concorrenza sleale, come  se gli esorbitanti poteri dei GAFAM non derivassero dai soldi del DARPA e dal boicottaggio dei new entrants europei, quindi da un secolo di politiche protezionistiche e mercantilistiche americane, a cui gli altri soggetti mondiali possono rispondere solo con corrispondenti contromisure.

Di fatto, la guerra commerciale contro la Cina si è rivelata un boomerang almeno quanto quella militare contro l’Afghanistan. Se Huawei si è un po’ fermata, sono apparsi nuovi, ancor più aggressivi, marchi cinesi, come Oppo e Xiaomi; il contingentamento dei materiali strategici ha portato alla scarsità dei semiconduttori, che, a sua volta, ha prodotto una moria generalizzata di fabbriche in Occidente (com’è successo a Melfi e Pomigliano).

Così, in seguito alla reazione alla pandemia, miracolosa in Cina e catastrofica negli Stati Uniti, che detengono il record mondiale di morti di Covid, la Cina è divenuta, di fatto, un modello a cui tutti (a cominciare dagli USA) si ispirano, come spiega brillantemente Rampini nel suo ultimo libro. La Cina è oramai il Paese nettamente più avanzato nel mondo per ciò che concerne la transizione digitale ed ecologica, sicché si trova ad affrontare per primo problemi nuovi, come l’organizzazione di un enorme mercato interno con colossali conglomerati digitali, quali non hanno neppure gli USA. Basti pensare che il conglomerato Alibaba-Ant-Alipay gestisce pagamenti e prestiti digitali per un importo superiore all’ intero PIL della stessa Cina.

In tal modo, con l’abilità che le è unanimemente riconosciuta nel campo della “rivalità mimetica” (Toynbee, Girard), la Cina, dopo aver clonato, coi Taiping, il Cristianesimo; con il Kuomingtang, il nazionalismo; con Mao, il marxismo;  con Deng Xiaoping, l’America, ora, con Xi Jinping,  sta clonando la legislazione digitale europea, non già come essa è – cioè, come abbiamo visto, sostanzialmente inattuata-, bensì com’ essa pretenderebbe di essere, vale a dire il “Trendsetter of the Global Debate”. Questa “clonazione” è stata avviata una decina di anni fa, con il concetto di “Sogno Cinese” (中國夢)tratto dallo Shijing (2012) e  ricalcato sul “Sogno Europeo” coniato da Jeremy Rifkin (2005), il quale, a sua volta, voleva espressamente rifarsi al “Sogno Americano” (che, per Rifkin, sarebbe stato incarnato dalla cultura del West, e, in particolare, dalla California del ‘68).In sostanza, Rifkin (un Americano consulente dell’ Unione Europea) ipotizzava una sorta di “translatio imperii” del progressismo mondiale, dall’ ideologia californiana all’economia sociale di mercato europea.

L’idea del “Sogno Cinese” sarebbe che il “socialismo con caratteristiche cinesi” avrebbe potuto eguagliare le prestazioni del “welfare State” europeo. In realtà, il significato originario del termine riandava all’ identificazione confuciana del Datong con la Dinastia Zhou (poesia “quella primavera”). Oggi, quando i limiti  del modello europeo sono sotto gli occhi di tutti, la Cina vuole forse dimostrare la sua capacità di realizzare le promesse non mantenute dall’ Europa.

A parte il fatto che la Cina sta rendendo possibile anche la realizzazione dei progetti più avanzati della scienza e dell’imprenditoria europee soffocati dall’ angustia di nostri Stati e dei nostri mercati e dalla tutela americana (vedi i casi dell’ industria automobilistica tedesca e degli studiosi austriaci dei computer quantici), essa ha sta anche imitando con una rapidità pazzesca l’intero pacchetto della legislazione tecnologica europea, de iure condito e, soprattutto, de iure condendo. Occorre, a questo proposito, ricordare che l’Unione Europea è innanzitutto un incredibile deposito di progetti inattuati. Nata da un millenario progetto incompiuto, l’integrazione ha ereditato, di secolo in secolo, e, poi, di generazione in generazione, una massa sempre crescente di progetti incompiuti (spesso segreti o comunque riservati): il “De Recuperanda Terra Sancta”, il Trattato di Podiebrad, il Gran Dessin di Sully, il Projet di Saint Pierre e quello di Thierry, la versione russa della Santa Alleanza, Paneuropa, la costituzione italiana ed europea di Galimberti, la Dichiarazione di Ventotene, i vari progetti poi bocciati di costituzione europea e di campioni europei…

La Cina ha semplicemente messo insieme tutti i progetti europei inattuati nei settori tecnologici e li sta realizzando nel corso di un paio di anni. A titolo di curiosità, ricordo anche che, quando Rousseau aveva sottoposto a tutti i sovrani ed intellettuali il progetto di Saint-Pierre, tanto Leibniz, quanto Voltaire avevano risposto, in sostanza, che l’Europa avrebbe dovuto “copiare” la Cina (Leibniz, Novissima Sinica; Voltaire, Rescrit de l’ Empereur de la Chine).

Come base di partenza, la Cina ha adottato un codice civile e uno della proprietà intellettuale di tipo europeo. Inoltre ha concordato con il vertice europeo un Trattato UE-Cina per la protezione reciproca degl’investimenti, congelato immediatamente dopo su richiesta di Biden.  Poi, sta applicando già fin d’ora a tempo di corsa non solo questo trattato ancora sub judice, ma anche  i principi di diritto fiscale, della privacy, sulla sicurezza e sui mercati finanziari che l’Europa stava cercando di approvare ed attuare da decenni, senz’alcun  risultato, e che, per la piccola parte già adottata, non vengono però attuati.

Last but not least, essa ha attuato, contro ANT, la filiale di Alibaba che domina il mercato cinese dei pagamenti digitali, quella misura che tutti da decenni hanno inutilmente invocato in America e in Europa contro i GAFAM: l’”Unbundling”, vare a dire lo “spezzatino”, creando una pluralità d’imprese più piccole, in concorrenza fra di loro e con i terzi. Si noti che questa misura era stata ideata ed attuata in America fin dall’ Ottocento (Sherman Act), ma la politica americana si è sempre guardata bene dall’ applicarla ai GAFAM, con il pretesto che, ciò facendo, si sarebbe “fatto un regalo ai Cinesi”. Ora è chiaro che i Cinesi non hanno bisogno di questo “regalo”, perché, in Cina , la pluralità del web esiste, e questo dà ai suoi cittadini una libertà che gli Occidentali non hanno.

Certo, non si tratta ancora dello “spezzatino” a cui pensiamo noi per il mercato “europeo”, dove il monopolio dei GAFAM si tramuta in una vera e propria forma di colonialismo americano, con cui agli Europei viene praticamente impedito di creare imprese informatiche. Lo “spezzatino” di cui avremmo bisogno consisterebbe nel rimpicciolire i giganti americani per permettere ai new entrants di altri Paesi di occupare spazi di mercato, e per rendere le nostre Autorità meno dipendenti da essi. Si tratta comunque di un utile sasso nello stagno, che, o provocherà reazioni a catena, o comunque aumenterà l’appetibilità del sistema cinese e l’accettabilità all’estero dei BATX opportunamente ridimensionati, sempre utili alternative ai GAFAM.

Più in generale, la corsa normativa del Governo Cinese (che segue quella dell’ Unione dalla fine del 2019 alla primavera 2021) risponde all’ esigenza di dimostrare nei fatti che il suo sistema è meno “illiberale” di quello americano e realizza in concreto le esigenze di libertà e di trasparenza che l’Unione Europea ambirebbe a perseguire, ma che invece non persegue affatto perché impedita dalla tutela americana. Il “Trendsetter of the Global Debate” risulta  così essere oggi a tutti gli effetti la Cina, che diventa più che mai un partner obbligato dell’ Unione nell’ ambito del necessario dialogo internazionale sulla regolamentazione del Web.Le imprese cinesi potrebbero anche rappresentare partners fondamentali per cquelle europee per crescere, affrancandosi da quelle americane.

La tomba degl’imperatori Zhou a Luoyang: “Ho sognato la capitale dei Zhou”

7.Per un ecosistema digitale umanistico, poliedrico e multiculturale

L’unico modo in cui i GAFAM e i BATX potranno convivere proficuamente sul mercato mondiale del digitale è che tutti i Paesi attuino e applichino seriamente misure contro il monopolio dell’ecosistema digitale.

Le moderne tecnologie permettono perfettamente di ottenere i risultati perseguiti (privacy dei dati, accessi possibili a pagamento o per motivi di ordine pubblico), separando le diverse funzioni (abbonamenti al web, cessione di dati, accessi nell’ ambito di procedure pubbliche). Gli Stati e l’ Unione debbono poter controllare il rispetto di tali regole, nello stesso modo in cui possono controllare l’accesso alla telefonia fissa, agli abbonamenti televisivi o alle intercettazioni da parte della polizia.

Le imprese di tutti i Paesi devono poter competere senza posizioni dominanti, e gli Stati debbono supplire alle “market failures”, come quella dell’ industria digitale europea, con imprese di Stato, agevolazioni fiscali ai new entrants, preferenze nazionali, ecc…

Quello che proponiamo nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’ Europa è dunque che:

1)si svolga un dibattito a tutto tondo su digitale e società, come quello che stiamo organizzando all’ interno del Salone del Libro di Torino;

2)si studi adeguatamente il problema;

3)si crei l’Agenzia Tecnologica Europea;

4)Si renda operativa la Web Tax (già approvata da anni);

5)si vieti definitivamente l’esportazione dei dati fuori dell’ Unione (attuando finalmente le sentenze Schrems);

6)si negozi una disciplina mondiale del web;

7)si creino dei campioni europei “forti” (non delle semplici “alleanze”);

8)si ponga al centro della Politica Estera e di Difesa l’autonomia digitale dell’ Europa dagli Stati Uniti, secondo il vecchio modello “tous azimuts”;

9)Si crei, non già un anodino “centro di conoscenze situazionali”, bensì una vera “intelligence europea”.

REPLY OF ASSOCIAZIONE CULTURALE DIALEXIS TO The EMI network consultation: Europe’s Digital Transition (July 2021)

Can values be “not negotiable”?

We present here below the commentaries of Associazione Culturale Dialexis to the consultations of the European Movement on the EU technology policy, within the framework of the Conference on the Future of Europe.

A “Concrete Politica Ideal” is better than a Utopia

1. Which fundamental values, rights and principles should guide the EU’s policies shaping Europe’s digital transition?

A)VALUES:

The expression “values” is often utilised in an improper way (Rémi Brague). Introduced into the cultural discourse by Nietzsche, by the expression “Umwandlung aller Werte”, it has, first of all, a commercial backtaste (values which are traded on a marketplace), and, from another point of view, “values”are conceived as continuously changing (“Umwandlung”), as they factually are. This conception is paradoxically in stark contradiction with the idea, dear to UE politicians and Churches, that “values” are “not negotiable”(Benedict XVI), and “valid in any time and in any place”(George Bush Jr.).

For avoiding any misunderstanding, we will use, for the present purposes,  the wording “Concrete political ideals”, introduced by Martin Buber and accepted also by Benedict XVI.

Now, we think that the Concrete Political Project which should lead the legislative activities of the European Union as concerns Digital Transition in front of the challenge of Artificial Intelligence (Including first of all the Conference for the Future of Europe) should be:

(i) the Survival of Mankind, jeopardized by the unlimited autonomisation of the technological and digital complex from the control of culture and politics, in first instance via the control over on the outperformance  of Mankind by Artificial Intelligence (Čapek, Asimov, von Neumann, Kurzweil, Joy, Hawking, Rees), and, first of all, the automatization of warfare (de Landa)

(ii)The  rejuvenation of “natural” humanity, as shaped by Axial Civilisations, with its objective  of an equitable balance of right and duties, and a corresponding relationship with nature (“suum cuique tribuere”).

The Movimento Comunità of Adriano Olivetti tried to balance digital industry, rights and duties

B)RIGHTS

Also the term “Rights” is often utilised in an improper way, since “rights” are just one of the faces of a relationship, the other being “duties”. So, there are no rights without a corresponding duty imposed on anther legal subject (be it other citizens, enterprises, the State or foreign powers). Relationships which are in urgent danger and which Europe should protect are the ones deriving from its pluralistic traditions, and, in particular:

(i)The traditional freedoms – of  conscience, of expression and of association-, jeopardised by hidden persuasion, opinion crimes, political correctness, mass surveillance, fake news,  web censorship, and prosecution of whistleblowers;

(ii)Privacy, put at jeopardy by the ineffectiveness of consent policies, the omnipresence  intelligence agencies, international treaties breaching the citizens’ rights, non compliance with GDPR and with the Court of Justice’s judgements;

(iii)Non discrimination of European enterprises and citizens with regards to the GAFAM, for tax treatment as well as to freedom of speech, presently completely ignored by ourt comntinent’s legislators;

(iv)reverse discriminations brought about by all forms of “affirmative action”.

The focal question is to avoid machines outsmarting mankind

C)PRINCIPLES:

The policy guidelines which, according to us, shyould enable the European Union to achieve its Concrete Political Objective of item A) while protecting the relationships of item B) should be:

(i)Recognizance that the emergence of Artificial Intelligence has put in jeopardy the bases of post-war world arrangements (Western hegemony; Cold War political systems, European welfare, industrial society).with the risk,  for both the European Union and  the European Movement, to have become obsolete, unless they affirm their specific point of view and their leadership on the ongoing change of paradigm.

(ii)Putting  Artificial Intelligence at the centre of the Conference on the Future of Europe, of the ten-year European Economic Plan proposed by France and of the programs of the European Movement. In fact, all activities of Mankind (from religion to handworking, from culture  to economy, from art to warfare, from politics to administration, are presently carried out (and still more will be carried out within ten years) by Artificial Intelligence. So, it is impossible to think of a future of Europe outside Artificial Inytelligence, so as it is impossioble to think of the USA without the NSCAI Commission and of China without China Standards 2030.

(iii)Education of Europeans to man-machine interface, at all level of schooling and in lifelong learning. The attention of Europe for education, and, specifically, for technological education, is not even comparable with the one of other areas of the world, and, in particular, with the ones of Asia. Already this trend condemns Europe to underdevelopment.

(iv)Superiority of culture on politics, of politics on economy, to be achieved by enhancing the independence of teaching, the representation of academy at political level, a European Economic planning as requested by France and Germany, but never done,a, strict application of the rule of law towards economic powers (lobbies, finance, multinationals, trusts), workers’ participation according to the Betriebsverfassungsgesetz and the Directives on European Workers Councils;

(v)A Strategical sovereignty of Europe, as requested by Macron, Altmeier and Borrell, but never really pursued, to be achieved by a cultural transformation of the ruling classes, by new curricula, more respectful of both science and classical cultures,  the study of the policies of great powers, the creation of an appropriate economic and defence governance,the technological fall out of cyberwar on the whole European digital sector, transparency in the relationships with multinationals;

(vi)A political decision for a transition from “followers” to “leaders”, like it is happening  in China under our eyes in the cultural, political, economic, social, technological and military fields (see Pieranni, Lo Specchio Rosso; David P.Goldman, You will be assimilated);

(viii)A market-enhancing policy, able to remedy, by strategical interventions of the public sector, to the gigantic market failure of Europe vis-à-vis USA and China , to be achieved by fostering the birth of a plurality of European enterprises in all sectors and by an adequate antitrust reform;

(ix)A really progressive taxation of digital enterprises, avoiding to tax Web giants less than European SME and citizens, so reversing half a century of shameless privileges, which not even the recent decision of the G7 is able to challenge (Alain Denault,Le Monde Diplomatuique, July 2021);;

2. How can the EU strike a balance between regulating the tech industry and promoting fair competition and digital innovation in Europe?

Environment must not become a pretext for propaganda, business and marketing

A)CONTRADICTIONS BETWEEN THEORY AND REALITY

There should be no conflict among regulation, fair competition and digital innovation in Europe, if European academy, public opinion, politics and media would nurture an objective vision of  the following  facts:

(i)presently,  all high tech companies operating in Europe are US worldwide monopolies, with tight connections with the military-bureacratic complex;

(ii)de facto, there is a subordination of the policies of member States an d of European Institutions  towards the GAFAM;

(iii)After years of threats, to the GAFAM, by European Institutions, only Biden has succeded in taking a limited step against them (the 15% minimum tax), what shows all  powerlessness of the EU vis-à vis the US Digital-military complex;

(iii) already in 1960 ,the Olivetti Case (see Meryle Secrest. The mysterious Affair at Olivetti) that European Digital enterprises had been severely boycotted in Italy  for engaging in competition with the US;

(iv)European Institutions have subcontracted since more than 10 years all of their digital activities to Microsoft notwithstanding the warnings of the EDPB;

(v)as stated still recently by Max Schrems,after the “Schrems II Decision” of the Court of Justice:

-only a fraction of European businesses have moved towards hosting personal data in Europe, or other safe regions, as required by the “Schrems Decisions”;:

-a hoard of industry lawyers and US cloud providers, instead of investing in secure IT systems, invest in PR efforts that fake compliance with the Shrems Decisions;

-of the 101 model complaints noyb (Schrems’ organisation) filed following “Schreems II”, none have yet been decided, despite the creation of a task force by DPAs;

-the original complaint on Facebook, filed in 2013, was delayed by an unnecessary second investigation by the Irish Data Protection Commission;

-the European Commission is muddying the waters by issuing new transfer tools, like “Standard Contractual Clauses“, that carefully by-pass a clear say on EU-US transfers and allow industry lawyers to avoid long-term solutions;

-there seems to be little to no appetite to change the root of the problem: overreaching US surveillance laws.

-unless the US industry heavily lobbies Washington to improve protections for foreign customers, it is unlikely that US surveillance laws will change;

-a long-term solution can only be some form of “no spy” agreement, requested by Merkel more than 10 years ago, among democratic nations that protects users’ human right to privacy independent of location and citizenship.

The European Court of Justice is the only Institution having taken seriously European Digital Law

B)REGULATORY  PRECONDITIONS FOR THE BIRTH OF A EUROPEAN DIGITAL INDUSTRY:

Digital innovation in Europe can be started only by:

preventing in our Continent undue influences of the US bureaucratic-military complex, what President Eisenhower had invited Americans to do already 70 years ago;

– creating IMMEDIATELY  continental champions in Europe alongside the Arianespace, Airbus, Google, Apple, Microsoft, Facebook, Amazon, Alibaba, Baidu, Tencent, Huawei, ZTE, models;

-allowing tax holidays  and low cost financing for European infant industries while taxing monopolies at least at full amount (the 60% real tax impact of the average European enterprise, NOT THE 15% of the Biden proposal);

-dismantling digital monopolies alongside the Standard Oil, AT&T, SKF and GE-Honeywell models;

-allowing a European Preference to European  high tech; enterprises in public procurement, alongside the patterns of European defence procurement;

– creating a sole European Technology Agency programming, coordinating, implementing and controlling legislation, financing, research, development, creation and transformation of of companies, curricula, schools, lifelong learning, cooperation between Civil and Military, according to the  German, US and Chinese examples, as well as of the US DARPA and the Vatican RenAIsssance Foundation;

-setting precise targets and deadlines, in the European Ten-year Plan proposed by France, to the specific achievements of European legislation and economy in the high tech field, as done by the Chinese by the “Made in China 2025” Plan.

3. What elements of the EU’s plans to regulate digital services and online platforms should be further strengthened or emphasised? What role should civil society play in the oversight of digital platforms?

An overall world monopolisation has never existed like the one GAFAM

A)ELEMENTS OF EU PLANS TO BE STRENGTHENED:

(i)Utilising Artificial Intelligence not as an object to be programmed, but as the tool number one for working out the Master Plan for the future of Europe, based upon the study of:

 futurological assumptions extracted from Big Data;

-working out of models for geopolitical strategies;

-environment dynamics;

-demographics;

-economic planning;

(ii)Merging ESA, ETI, GAIA-X and the European Defence Fund into the European  Technology Agency (see our book European Technology Agency);

(iii)Creating a European Digital Academy and a European Military Academy as proposed by the European Parliament and by the French Government, alongside what suggested in the US by the NSCAI Commission, in order to enhance a European Culture of Digital Humanism (nida-Ruemelin), with the links among digital industry, culture and territory proposed by Adriano Olivetti;

(iv )Merging the existing European police and cybersecurity agencies into a full-fledged European Intelligence Service, as the initial cell of the future European Army;

(v)Re-founding European Antitrust in order to take into account that platforms are not just enterprises, but a hybrid  of Churches, parties, banks, enterprises and intelligence services, and that they monopolize worldwide culture, military, politics, economy and society. As a consequence, they should be subject to the principles of separation of State and Church, of the democratic governance of parties, of banking and stock exchange regulations, or the law on State secrets  and on the freedom of culture, and of military laws…

(vi)Starting to seriously  implement the two Schrems Judgements and the Resolutions of the European Data Protection Board concerning the GDPR, and in any case forbidding any transfer, by Institutions, States or enterprises, of the Europeans’ data into countries where they are made accessible to  a foreign State administration;

(vii)Introducing a Web Tax wherever possible notwithstanding the requests of both the United States and the European tax heavens, including the recovery of moneys lost because of past breaches of law or help to GAFAM by European tax heavens. As explained by Alain Deneault in Le Monde Diplomatique of July 2021, the 15% minimum tax proposed at the G7 by President Biden is not sufficient for restoring equal treatment with the usual European enterprise who pay an average of 60%;

(viii)Seriously pursuing Member States which (like Ireland, but not only) boycott European policies for complacency towards GAFAM, and recovering taxes not perceived in the past;

(ix)Writing into the proposed European Ten Year Economic Plan the ideas that the Digital Ecosystem is a basic element of European Culture, European Security and EuropeanEconomy, and that, therefore, the whole technological and economic cycle of digital industries must be mastered inside Europe, and governed, as such, by special security regulation;

(x)Instead of the present lack of competition among platforms,  putting European Platforms  in a position to compete among themselves and with third parties on the European market and worldwide, so as China has made its own platforms competitive both at home and abroad;

(xi)To become really the “Trendsetter of the Worldwide Debate on Digital”, signing agreements on an equal footing with all worldwide players on the above principles: non-spying, non-interference, war prevention,  antitrust, fair taxation.

The only obstacle found by GAFAM have been the BATX

B)ROLE OF CIVIL SOCIETY IN THE OVERSIGHT OF DIGITAL PLATFORMS

In the consulting procedures and in the governing bodies entrusted with control over the digital governance of the European Digital Ecosystem, the influence of GAFAM and of the European specialists colonized by GAFAM should be balanced by representatives of organisations and culture independent from the GAFAM, moved by different worldviews, with the aim to create a genuinely European digital ruling class of the Digital Ecosystem.

In particular, the European Movement International, being the forerunner of European Citizens fighting for the unification and freedom of Europe, must claim a leading role in the oversight of the Digital-Military complex, both as a challenging representative of civil society and as an institutional representative inside the governance bodies odf the European Economic Planning, and, in particular, of the European Technology Agency. For this purpose, the European Movement International shall develop internally the necessary skills.

4. What skills will be most relevant for the digital transition and how can citizens, businesses, and policymakers be better equipped?

(i)Awareness of the philosophical, historical, political, technical, legal, economic and military nature of digital transition (studying the history of philosophy, science and digitalisation, geopolitics, strategic sciences);

(ii)General cultural education strengthening citizen’s stamina for the difficult struggles of digital transition and worldwide competition, as  demonstrated by the Red Army producing Lieutenant-Colonel Petrov, as well the US Army producing Edward Snowden, both freedom fighters in the interests of the whole Mankind;

(iii)Coupling engineering and multipolar humanistic culture with managerial and political skills;

(iv)Strong civic engagement of all people involved in the transition;

(v)Protection worldwide of the fighters for the control by Mankind over Intelligent Machines (like Assange and Snowden), who must be sustained, if necessary intervening with the US and UK administrations, as suggested by Holger Stark in the front page of Die Zeit of July, 15th.

5. How can the EU protect social standards and workers’ rights in the digital transition?

European  Labor Law, which has expressed special standards and labour rights, is the heir of long standing European traditions , starting with guilds, Christian  Social Doctrine, arriving at the European Social Market Society, based on the idea of workers’ participation as a “Jus Activae Civitatis”.

Its principles are not limited to the declining Industrial Era, but, adequately modified, are apt to substantiate a brand-new Society of Intelligent Machines governed by Digital Humanism.

For this aim, cultural, ideological, political, legal and social bases must be adequated, by doctrine, politics, entrepreneurship, trade unions and workers’creativity and collective action, to the changed social needs:

(i)By planning and implementing a deep restructuring of European Industry, with the upskilling of every present role in the economy, and the objective to transform all workers into digital-self employed,  integrated within large organisations, financially supported by the public sector and protected by collective rules on workers’ participation;

(ii)By coordinating the transformation of industry with the enhancement of all skills, so that organisations evolve in parallel with their members;

(iii)By enhancing productivity, so that economy may transfer always higher shares of revenue to culture and services to the public, so to have a competent ruling class, as necessary to govern a post-industrial superpower.

6. How can Europe ensure that the digital transition benefits the environment and supports the EU’s environmental and climate ambitions?

European climate ambitions are fully justified by  Europe’s cultural heritage of harmony between man and nature in classical and Christian societies, as well as of the romantic revolt against the evils of industrialisation. These heritages must be re-interpreted alongside the needs of the society of Intelligent Machines and of Digital Humanism, overcoming the present contradictions between environmental choice and its practical hurdles, such as  the centrality in European economy of strong energy-consuming activities, like private transportation,and  mass events and the same fact that digital devices (including ecological ones, like electrical cars) are presently often more energy-consuming than old, non digital,  ones.

The environmental and climate ambitions of Europe may be achieved:

-by transforming the present days “quantitative” approach into a “qualitative approach” (“Deep Ecology”), where environment becomes just an element of a Europe conceived as a bulwark of culture, as hinted in the Encyclica “Laudato sì”;

-by mastering the technical side of digital transition, whereby the technologies for the Green Deal will not be purchased abroad, but developed in Europe having in mind Deep Ecology;

-by utilising Artificial Intelligence for understanding the overall impact of the ongoing transformations, such as the warming of the Arctic Region, the desertification of the Tropics, the migration and infrastructural needs, to be negotiated with all partners worldwide:

7. How can Europe’s digital transition strengthen other policy areas and sectors (incl. health, education, culture, etc.)?

First of all, the European Union has to oversight the modalities of the digital transition utilised by States and corporations, which is carried out, presently, in an abusive way,  where, by ineffective and cumbersome digital bureaucracies, the costs and inefficiencies of both public and private sectors are put on trhe shoulders of citizens, who are obliged to painful extra work for obtaining satisfaction of their rights via digital procedures which are much more time consuming than the previous paper-based ones.

We have discussed the solution -the European Digital Agency- with all European Institutions and political forces,
but nothing has happened

A)HEALTH

It is a typical example of how digital transition will change dramatically all professions.

Via digitalisation, a single “digital physician” may manage autonomously a whole clinic, from exams, to diagnoses, to hospitalisation and bureaucratic aspects (first of all, tracing medical histories of patients and of entire populations). Huge shared  databases will allow to follow-up all evolutions of sciences, and medical robots will take care of patients.

The European Union shall launch financing and organisational programs for restructuring healthcare alongside the same patterns of industry and administration, with a tight network of State Institutions, autonomous administrations healthcare corporations and self-employed professionals, holders of sophisticated medical infrastructures

The Italian Government has just split and vilified the Italian Institute for Artificial Intelligence

B)EDUCATION

The recent experience of confinement says that DAD has not achieved good results over the pandemic, but we must recognize that, during this period, DAD has been utilized in an emergency mood, not on a regular basis, nor taking profit of all techniques of remote learning, which would allow it to be much more intriguing. By the way, a large amount of University students learn today via  DAD, which, under many circumstances, is even more appropriate, like for instance for technical matters or for research of international literature.

The humanistic and human side of education should be furthered via associations, arts and sport, by civil service and the union of civil and military.

The new Huawei Campus in Dongguan is a Homage to European Culture

C)CULTURE

Europe would be a cultural superpower if it would join an increased awareness of the strength of its cultural identity with an appropriate utilisation of the most modern techniques:

(i)language pluralism: This is particularly important for Europe, where we need to enhance at the same time the knowledge:

-of our ancient cultures (Middle East, ClassicaL, abramitic,);

-of the classical cultures of the world (Asiatic, African, pre-Colombian);

-of all countries of Europe (modern, post-modern).

(ii)Art and performing arts:  The whole European cultural heritage shall be transformed into digital resources, in order to make it available worldwide, as a basis for the widespread knowledge of our culture, an enhancement to tourism and education to European Identity.

8. Considering the increasing geopolitical competition and rising external security threats, how can Europe ensure digital sovereignty while protecting citizens’ rights?:

A)Creating an organic European Digital Ecosystem, including:

(i)A European Digital Governance, including:the European Technology Agency, the European Digital Champions, the European Intelligence Service, the European Army

(ii)a true European Army, focussed on defence culture (Academy), cyberwar, technological fall-down of military technologies, people’s self defence, against all kind of threats (“tous les azimouts”);

(iii)A European digital law code (see our book “Codex Iuris Technologici”), including:-international law; military law; constitutional law; administrative law; commercial law; civil law; criminal law; antitrust law; financial law; technical law; industrial property law; digital procedural law;

(iv)Platforms for the diffusion of European Identity alongside the ones of DW, al-Jazeera and CGTN.

B)By strictly implementing the existing DGPR, first of all blocking all illegal transfers and abusive intelligence activities, and secondly fully utilizing the opportunities offered bu GAIA-X and by QWANT;

C)By negotiating with all partners of the world a series of treaties on Precautionary Principle, Hair Trigger Alert; no-spying; no extraterritoriality; universal early prevention of conflicts—

The American NSCAI Commission has proposed to send back Generals to school to study Artificial Intelligence

ADDITIONAL REMARKS (CONCLUSIONS):

Digital Transition is the transformation of human civilisation from the Industrial Era to the Era of Spiritual Machines (Ray Kurzweil).

As a consequence, it represents a change of paradigm (von Bartholffy), such as the passage to the Stone or to the Metallic Ages. Al aspects of mind, culture, language, society, are involved (artificial intelligence, multipolar culture, post-industrial economy).

The European construction may not remain unaffected. The crisis of the European Union derives indirectly from the absence of Digitalisation from the core of European life. Presently, Europe plays just a passive role in Digital Transition. Notwithstanding the rhetoric of European politics, EU’s regulatory activities do not play any relevant role in world economy or politics, because Europe has no digital industry, and it cannot pretend that other countries apply its rules.

This implies a subordinate role of Europe  in culture, research, military, economy, intelligence, society, today, vis-à-vis the US; tomorrow, possibly, also of other players.

 For becoming relevant in all areas of human life, Europe must create its own digital enterprises. This must be the first priority of Europe in the next few years. For this aim, it must launch, at the beginning of next year, within the framework of the European Ten Years Economic Plan, the creation of at least a European Digital Finance Institution, of a European Search Engine, of a European e.Commerce Platform, of a European Social Network, of a European e.Payments platform.

In order to make sense in the present historical moment, also the European Movement shall make, of this battle for a Sovereign Digital Ecosystem, promised by Macron and Borrell ( but never started),  its core activity, on which history will measure its effectiveness.

The publishing house Alpina, together with Associazione Culturale Diàlexis, has published, in the last 10 years, 5 books about the impacts, for Europe, of the digital transition.

Two of them,  in English, are attached hereto:

-Re-starting EU Economy via Technology-Intensive Industries (2014);

-European Digital Agency (2020), which will be presented at the Salone Internazionale del Libro of Torino (14-18 October).

Both have been widely diffused throughout European Institutions and the Governments of Member States

Associazione Culturale Diàlexis would be happy to discuss this matter with the European Movement at the next “Cantieri d’ Europa” within Torino book Fair or otherwise, and cooperate to a thorough transformation of political discourse in Europe.

Moreover, public events, both inside and outside the Conference, shall be organized

For Associazione Culturale Diàlexis,

The Chairman

Riccardo Lala

Legend: Cep = Centres for European Policy Network  FREIBURG | BERLIN | PARIS | ROMA

“GIGAFACTORY”, INTELLIGENZA ARTIFICIALE, FACOLTA’ DI STUDI STRATEGICI

Continua il declassamento di Torino

Un legionario romano misura il territorio per la fondazione di una città

La notizia dell’assegnazione a Termoli della terza “gigafactory” per le batterie di Stellantis è stata accolta con atteggiamenti diversi da Autorità  e organizzazioni sindacali.

Premesso che quello di fare sempre commenti a caldo, pro o contro, è una sorta di malvezzo, perché i fenomeni sociali vanno valutati nel loro complesso, a noi sembra che comunque, per Torino e il Piemonte, le nuove notizie siano sempre più negative.

Infatti, la notizia della Gigafactory a Termoli è arrivata insieme a quella di un drastico ridimensionamento dell’ Istituto per l’ Intelligenza Artificiale (che non si chiamerà più così, ridotto a uno dei tanti hub, con soli 20 milioni di Euro, e limitato al trasferimentio di tecnologie ad auto, spazio e robotica).

Infine, non c’è più il progetto dei compressori, e, dulcis in fundo, si parla anche di abolire la Facoltà di Scienze Strategiche e di Sicurezza.

Bonifacio del Monferrato, conquistatore del Levante

1. Trasformazioni inevitabili

 Certo, è scontato che, con il passare del tempo, un mercato di beni di consumo, com’è quello dell’auto, si sposti sempre più verso i paesi di recente industrializzazione, dove ci sono miliardi di nuovi clienti. Basti dire che in Cina si producono oggi mediamente trenta milioni di veicoli all’ anno, di fronte ai quali anche i due milioni dell’ Italia nei tempi migliori non possono che impallidire.Per non parlare dei 400.00 dell’ Italia di oggi,  dei 40.000 di Torino-quantità assolutamente irrilevanti-.

E’ anche vero che le case automobilistiche decidono le strategie  in base alle loro convenienze, e che in Italia c’è ancora una politica per il Mezzogiorno, di cui la stessa FIAT aveva fruito a suo tempo ad abundantiam. E’ la FIAT, non Stellantis, né il Ministro Giorgetti, ad avere costruito Termoli.E’ la FIAT, non Stellantis, né Giorgetti, ad avere trasferito la propria sede all’ estero.  E’ anche vero che Stellantis è ormai, nella sostanza, un’impresa degli stakeholders, corrispondente agli standards europei di “public company” e al vecchio ideale mitteleuropeo dell’ “Unternehmen an sich” esaltato da Rathenau, ed è quindi logico che, semmai, guardi a un interesse generale europeo piuttosto che a interessi settoriali locali o cittadini (pensiamo al classico esempio della Società dei Battelli del Reno).

Tuttavia, resta il fatto che una politica locale democratica mantiene un qualche senso se essa persegue interessi a lungo termine degli specifici territori. Proprio gli stakeholders sono per natura “situati”(“geortet”). Interessi che dovrebbero essere coordinati con quelli generali, attraverso il concetto di “missione” e gl’istituti giuridici della partecipazione (dei lavoratori, del management, del Governo). Secondo un insegnamento tradizionale, le nazioni europee avrebbero ciascuna una loro “missione”, e, in ciascuna nazione, i singoli territori dovrebbero avere le loro specifiche missioni. Inoltre, in un’impresa cogestita secondo il modello mitteleuropeo, le rappresentanze dei vari settori aziendali e dei vari territori dovrebbero essere bilanciaste, come accade ad esempio nel Gruppo Volkswagen, ma non nel Gruppo Stellantis (dove la Francia è sovrarappresentata). E qui mi chiedo quale sia la responsabilità dei sindacati, che ora tanto si lamentano, ma non hanno mai voluto loro rappresentanti negli organi societari.

Torino nel 1706: la più grande fortezza d’Europa

2.Le vecchie missioni di Torino

In passato, l’idea di una “missione di Torino” era stata in un modo o nell’ altro perseguita, con l’idea del federalismo quale contributo dell’Italia all’ Europa (vedi per esempio il Movimento “Comunità”), e quella della FIAT quale fabbrica intelligente di Torino in Europa. Pensiamo alla Fondazione Agnelli, alle mostre organizzate al Lingotto e a Palazzo Grassi. Ma l’intero sistema Fiat andava molto al di là della Città dell’ Auto, con la finanza, il management, la cultura, i giornali, i sindacati, la Difesa, l’aerospazio, lo sport,…con una logica di “patriottismo cittadino” teorizzata dall’ Avvocato Agnelli.

Ora, tutte queste tradizioni sembrano spezzate. L’Europa non riesce a farsi valere nel mondo, anche perché non sa  diventare nemmeno una federazione (quando dovrebbe oramai essere uno Stato-civiltà), e Torino, dopo la distruzione dell’ Olivetti e il trasferimento  della CIR e della  holding FIAT, non è più (contrariamente a quanto si continua a millantare)una metropoli industriale.

Il che, di per sé, non sarebbe un problema se, negli ultimi 50 anni, i poteri forti della città avessero lavorato nel senso, a suo tempo promesso, di una conversione al settore dei servizi, quella conversione per cui noi avevamo lavorato, nella proprietà intellettuale, nel diritto del lavoro, nel business development, nei mergers  acquisitions: un centro d’innovazione tecnologica e sociale capace di irradiarsi nel  resto del mondo (come attraverso le infinite controllate che aveva il Gruppo FIAT, un centro di finanza internazionale, come aveva tentato di essere il gruppo CIR, la Città della Cultura promessa dalle amministrazioni locali). In realtà, nessuno di questi progetti è stato seriamente perseguito, né dal mondo imprenditoriale, né da quello politico,  i quali, incapaci d’incarnare idee forti e competitive,  hanno preferito inchinarsi ai trend dominanti, cedendo la leadership ad altri, siano essi la Silicon Valley, la piazza finanziaria di Londra, i paradisi fiscali, la Cina, la Francia, anche soltanto Milano.

Il Principe Eugenio di Savoia, comandante in capo delle armate imperiali, massimo condottiero d’Europa

3. Fine del progetto modernista europeo

Il tragico è che, anche in un mondo competitivo come quello attuale, tutti i territori sono costretti, volenti o nolenti, a reinventarsi continuamente una nuova missione. Chi l’avrebbe detto, quarant’anni fa, che Shenzhen sarebbe diventata la capitale dell’informatica o Dubai del turismo di lusso?)

Quindi, nonostante gli sconvolgimenti in corso negli scenari mondiali, è normale che i cittadini continuino ad attendersi, dalle loro classi politiche, se non delle soluzioni, almeno delle proposte in tal senso. Invece,  anche se forse loro malgrado, i politici locali riescono sempre meno a fare proposte sensate, perché è la società europea nel suo complesso che non ha progetti. E questo lo dicono oramai tutti, anche i vertici dell’ “establishment” locale, che non si rendono conto di essere loro la causa di tutti questi problemi.

Nell’Ottocento, gli Stati europei perseguivano  obiettivi di forza politico-militare perché questa permetteva la razionalizzazione delle infrastrutture e la partecipazione all’ impresa coloniale(i treni, la flotta); nel ‘900, essi si attribuirono una funzione sociale per trainare l’industrializzazione e i consumi (l’auto, le assicurazioni sociali, l’edilizia popolare,la televisione); alla fine del secolo scorso, si perseguirono progetti di promozione sociale (il welfare State europeo) per coinvolgere le masse nella globalizzazione. Oggi, av prescinere dal fatto che quelli precedenti avessero un senso, i Governi europei non hanno più progetti. Il Green New Deal è innanzitutto un progetto cinese (massimo produttore di attrezzature per l’economia “verde”). La digitalizzazione europea è stata subappaltata ai GAFAM. La leadership della globalizzazione è passata, prima all’America, poi alla Cina; il benessere si diffonde negli ex Paesi sottosviluppati; la pretesa dell’Europa di essere leader della società dell’ informazione è sempre meno credibile.

Il Next Generation EU e il PNRR, gli ultimi miti dell’Europa, si stanno rivelando per quello che sono: dei modesti rattoppi su una situazione compromessa. Intanto, essi rappresentano una quota infinitesimale  del PIL europeo e italiano. Inoltre, come ha rilevato il  Giorgio Metta, direttore scientifico dell’ Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, essi considerano l’Intelligenza Artificiale, che è l’asset centrale del futuro, non come “una disciplina su cui investire a livello di ricerca” bensì come  “una commodity da acquistarsi da qualcuno”. In queste condizioni, è chiaro che l’Italia e l’Europa sono condannate a divenire delle colonie tecnologiche. Anche Torino, un tempo, con l’auto e il cinema, la moda e l’aeronautica, la cultura e la finanza, cuore pulsante dell’ economia italiana e una delle principali metropoli europee, non può fare altro che ripiegarsi su se stessa, rassegnandosi a una forma di musealizzazione. Una “Residenz”, come la chiamava Nietzsche, ma che aveva il suo stile (parzialmente conservato fino ad ora) solo grazie al fatto di essere ancora, dopo la perdita della capitale, la patria dei Grandi del Regno .

In Corso Marconi, dove c’era la Holding FIAT, s’erano incontrati nel 1821, gl’insorti della Cittadella di Alessandria e gli studenti rivoluzionari

4.Schizofrenia delle Autorità

Le Autorità locali hanno un bel gridare all’unisono al tradimento (da parte del Governo), finalmente in modo “bipartisan”, ma quale obbligo  avrebbero quelle nazionali di sostenere questa o quella città?

Secondo il Presidente Cirio e la Sindaca Appendino, la “gigafactory” doveva essere collocata a Torino per via della tradizione automobilistica  della Città “che ha inventato l’automobile”. Ma non è vero!L’auto fu inventata in Francia e in Germania da Cugnot, Lenoir e Benz.  E poi, chi l’ha detto che, anche cambiando totalmente l’economia mondiale, le città debbano continuare a produrre eternamente le stesse cose? Infine, già oggi c’è più automobile nel Sud Italia e in Emilia Romagna che a Torino. (400.000 auto prodotte in Italia contro le 40.000 a Torino).

Poi, non è neanche vero che la Gigafactory ha bisogno del Politecnico di Torino.500 dipendenti entro 10 anni,. Una cifra infinitesimale dei 7.000 managers degli ex “Enti centrali” che Stellantis si accinge a licenziare. E, poi, non si crederà mica che per fare andare avanti una fabbrica automatizzata di batterie ci vogliano tanti managers o progettisti locali? Basta andare a vedere la fabbrica modello della Lamborghini di Sant’Agata Bolognese, dove il capo progettista è Mitja Borkert, inviato dal Gruppo Volkswagen. Gli “operai” sono essenzialmente dei periti usciti dalle ITIS bolognesi e forniti di uno speciale training.

Non si può, né si deve, poi, arrivare, agli estremi di garantismo della cosiddetta “Embraco” (che in realtà è l’Aspera Frigo di Riva di Chieri),  ceduta al cliente  Whirpool, che la cedette a sua volta  alla sua controllata brasiliana Embraco, che a metà degli anni ’80 vantava 2500 lavoratori impiegati ed una produzione di 4 milioni e mezzo di compressori. Ma anche la Embraco venne ceduta dalla Whirlpool  ai Giapponesi, che di Riva di Chieri non ne vollero sapere. Il Governo italiano aveva tentato di riciclare lo stabilimento, con il trasferimento del ramo d’azienda alla Ventures Srl (israeliani e cinesi). Questa avrebbe dovuto diversificare la produzione (non più compressori ma robot) assicurando lavoro e reddito agli ultimi sopravvissuti di quella che fu una grande azienda, vale a dire più o meno 500 lavoratori in cassa integrazione. Invece giunsero la magistratura, la Guardia di Finanza, le perquisizioni e i sequestri: la Ventures fallì prima di iniziare l’attività, portando sulle spalle il peso di un’accusa di bancarotta fraudolenta.

Adesso è fallito l’ ennesimo progetto governativo: la fusione tra l’ Ex-Embraco e la ACC-Wanbao (entrambe in crisi): nome Italcomp; obiettivo, salvare 700 posti di lavoro in totale. Il tutto con l’intervento economico di soldi pubblici e privati.

Ma che senso ha che si sostenga per decenni un’attività che nessuno vuole (né la FIAT, né gli Americani, né i Brasiliani, né i Giapponesi, né gl’Israeliani, né i Cinesi) quando ce ne sarebbero cento altre da creare in Italia, molto redditive  richieste dai mercati di oggi?

Gli scontri di Piazza Castello nel 1864

5. Le missioni delle città sono sempre “polemiche”

D’altronde, la cosa non si è mai detta fino in fondo, ma la fortuna di Torino quale città della metalmeccanica è un’eredità della politica militaristica dei Savoia e del fascismo. La FIAT decollò con la guerra  italo-turca e divenne quel colosso che era grazie alla prima e alla seconda guerra mondiale. Anche dopo la seconda, la conversione all’ economia di pace fu facilitata dalle commesse militari. Con il diminuire delle guerre in Europa, e con la tecnicizzazione delle stesse, non c’è più bisogno di un’enorme industria meccanica nazionale. La “reindustrializzazione” è di moda negli USA perché essi si preparano a una guerra e non si fidano degli alleati. Ma, a parte il fatto che gli Europei sono più pacifisti, qui abbiamo bisogno di un’industria meccanica europea integrata, non già nazionale. Semmai, ci sarebbe bisogno di un’industria elettronica ed aerospaziale europea, a cui però gli Stati Uniti non ci vogliono dare accesso, come dimostrato già cinquant’anni fa dalla vicenda Olivetti.

E’per questo che l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale  sarebbe stato così importante, ed è per questo ch’esso è stato “smontato”, trasformandosi in un innocuo “hub” per il trasferimento di tecnologia alle (scvarse) industrie esistenti.Infatti, le più recenti formulazioni di compromesso parlano di soli 20 milioni (contro gli 80 originari),  destinati solo al trasferimento di tecnologie alle industrie esistenti: automotive (che quasi non c’è più), robotica e aerospaziale.

Resterebbero la cultura e il turismo, ma anche queste non vengono coltivate come dovrebbero perché un loro approfondimento implicherebbe anch’ esso di evidenziare aspetti non “politicamente corretti”, quali le onnipresenti radici sabaude e cattoliche, il carattere polemico ed anticonformistico della cultura piemontese, da Alfieri a Salgari, da Nietzsche a Gramsci, da Burzio a Pavese.

Vogliamo ricordarlo che, a fasi alterne, sono stati tabù le lettere di Nietzsche, i Quaderni dal Carcere, il Demiurgo di Burzio e il diario segreto di Pavese?

Perfino l’enorme influenza del modello del Lingotto sull’ architettura razionalista è stata tenuta nascosta per le sue assonanze futuristiche e littorie. Non parliamo poi di quando si era scoperto che la Juergen Ponto Platz di Berlino era stata copiata da Via Roma.

Adesso vogliono togliere a Torino anche  qualcosa del corso di laurea di Scienze Strategiche e della Sicurezza, erede ultima delle tradizioni antiche delle “Regie Scuole Teoriche e Pratiche di Artiglieria e Fortificazione” volute da Carlo Emanuele III di Savoia.

L’occupazione delle fabbriche a Torino nel 1921

6. Che fare?

Perfino i giornalisti mainstream, come Luigi La Spina sui La Stampa, giungono a conclusioni sconfortanti: ”parole di cui abbiamo già sentito, di cui abbiamo già verificato i risultati e che non vorremmo più ascoltare nella loro genericità, e quindi, inutilità, il mistero delle concrete scelte  dei candidati alla poltrona di sindaco resta insondabile”.

Alla fine, la stessa Stampa invita all’ astensionismo alle prossime elezioni amministrative: ”E crescerà la voglia di sottrarsi a una così allettante competizione”.

Non crediamo che sia questa la soluzione. La tradizione storica di Torino è polemica come poche altre. Dal villaggio taurino incendiato da Annibale perché si opponeva all’ invasione dell’ Italia, ai legionari le cui centuriazioni si vedono ancora dal Bosco del Vai, alle lotte solitarie del dissidente vescovo Claudio di Torino, dell’autoproclamato Re d’Italia Arduino, di Bonifacio del Monferrato, che tentò di conquistare la Macedonia e del Colonnello Arnaud, fino alle vittorie geopolitiche di Emanuele Filiberto e il Principe Eugenio, comandanti in capo delle truppe del Sacro Romano Impero, fino alla più grande fortezza d’Europa, alle guerre risorgimentali, all’ occupazione gramsciana delle fabbriche (esaltata da Gobetti come “Rivoluzione Liberale”,  al programma “Terra, Mare, Cielo”, alla Resistenza, all’Autunno Caldo, alla produzione dell’F104, del Tornado e del Typhoon.

Perfino Mussolini, in un discorso a Torino, si era sentito in obbligo di scusarsi per il fatto che parlava di pace a un pubblico ch’egli riteneva particolarmente bellicoso.

A questo punto, c’è da chiedersi: ha senso che i Torinesi accettino ormai da gran tempo tutte queste “capitis deminutiones” senza mai reagire?

Certo, non sono più i tempi dell’insurrezione carbonara della Cittadella di Alessandria, né dei moti del 1864, quando i Carabinieri ammazzarono una cinquantina di Torinesi, né quelli di Nizza, dove lo stewsso fece la Guarde Nationale, né dei fatti di Piazza Statuto.

Tuttavia, ancor oggi, in tutto il mondo vi sono momenti di protesta corale nelle città, come per esempio ciò che continua a succedere in Catalogna, per non parlare di “Black Lives Matters”. Senza necessariamente chiedere a nessuno di scendere materialmente in piazza, s’imporrebbe da parte di tutti una maggior radicalità nel pensiero e nella prassi politica.

PERCHE’ ABBIAMO BISOGNO DI UN ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

La Germania è il solo Paese europeo che, con l’ Istituto Fraunhofer, abbia un unico istituto centralizzato per le tecnologie

Per quanto la notizia che il Ministro Colao abbia annunziato che l’Istituto per l’Intelligenza Artificiale, in quanto Ente unitario con competenze generali, non si farà, non giunga del tutto inaspettata, essa costituisce comunque  un ennesimo colpo per Torino e anche per la credibilità della classe politica, che ha nutrito la cittadinanza di aspettative immotivate.

Non per nulla, si sta giustamente creando (anche se un po’ tardivamente) una “lobby” torinese per convincere il Governo a tornare sulle sue posizioni.

1.Lo “spezzatino” non può funzionare

Come avevamo  cercato di spiegare nel nostro Libro Bianco, una suddivisione delle attività italiane nel settore dell’ AI attraverso vari hub sul territorio non è la stessa cosa di un Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, quale proposto nella Strategia Italiana per l’ Intelligenza Artificiale presentata lo scorso anno dal comitato di esperti. Infatti, nelle diverse “missioni”, e, in particolare, in quelle proposte per Torino, mancherebbe proprio la cosa più importante -la riflessione di carattere umanistico e politico- che avrebbe dovuto costituire la base per lo sviluppo ulteriore della strategia italiana, secondo la formula olivettiana della congiunzione fra cultura, politica e tecnologia.

Le  considerazioni esposte nel nostro Libro Bianco restano quindi perfettamente valide. Non si tratta di continuare con un “trasferimento” di tecnologie create altrove, bensì di riflettere obiettivamente sul ruolo dell’ intelligenza artificiale nel futuro dell’ Europa, come sarebbe necessario se si vuole dare un minimo di serietà alla Conferenza in corso (e di cui non si sente proprio  parlare).

Come ha detto giustamente don Luca Peyron, con l’Istituto è in gioco innanzitutto il nostro ruolo in Europa. Infatti, da un lato, tutto il mondo si sta rendendo conto di aver bisogno di una “testa pensante” sull’ Intelligenza Artificiale, ma nessun Paese riesce a darsela, per le stesse difficoltà politiche e culturali che incontriamo in Italia. Alleghiamo, come testimonianza di questo dibattito internazionale, la sintesi del rapporto finale della commissione parlamentare tedesca.

2.O trasformarsi o perire

Se non si parla del ruolo dell’ Europa nella società dell’ Intelligenza Artificiale che inizia proprio adesso con Made in China 2025 e con la “Commissione NSCAI” del Congresso, di che cosa vogliamo parlare alla Conferenza sul Futuro dell’ Europa? In  capo a un decennio, le società di tutto il mondo saranno, infatti, irriconoscibili.

La rete e l’intelligenza artificiale sottrarranno a finanza e cultura, politica e forze armate, imprese e privati, ogni forma di autonomia. Chiunque sarà fuori della piramide dio potere dei guru dell’informatica, dei servizi segreti, dei governi delle Grandi Potenze, non conterà nulla. Altro che fuga dei cervelli! Avremo una vera e propria schiavizzazione dei cervelli più efficienti, che saranno costretti a lavorare solo per i poteri forti, come successe dopo la II guerra mondiale a von Braun e ad Antonov!

Anche  per ciò che concerne i singoli lavoratori, chi non si sarà trasformato in un piccolo imprenditore informatico, che svolga automaticamente  il lavoro prima effettuato da centinaia di addetti, non potrà proprio più lavorare. Nessuno riuscirà a fare alcun lavoro da solo, ma solo assoggettandosi a grandi catene (come oggi Amazon o Uber), o ottenendo un solido supporto dallo dal proprio Stato, che potrà, e vorrà, sostenere questa piccola imprenditoria così come si fa ora con l’agricoltura mediante i mutui agricoli che permettono a semplici agricoltori di divenire proprietari di colossali macchine agricole automatizzate.

Orbene, perfino l’America sta incontrando notevoli difficoltà a darsi una “testa” siffatta, per il braccio di ferro per la conquista del potere  fra Google e il Pentagono, e l’Europa, dal canto suo,  non sta facendo proprio  nulla, perché ancora dominata all’idea di una ricerca decentrata, del tutto inutile per gestire una trasformazione tumultuosa come quella in corso.

Qualora l’Italia si desse un suo Istituto centralizzato, andrebbe in controtendenza, e potrebbe addirittura influenzare il resto d’Europa.

Le società che non si organizzeranno con questi criteri periranno. Non c’è nessuna scusa per non fare queste cose in Europa (come quando Valletta diceva che l’ Italia non poteva permettersele), perché l’Europa unita ha tutte le capacità organizzative e finanziarie per realizzare anche io programmi più ambiziosi.

E li deve realizzare prima dell’America e della Cina, perché, altrimenti, la sua pretesa di costituire un modello sistemico (il “Trendsetter del dibattito mondiale” di cui tanto parla la Commissione) evaporerà come neve al sole, di fronte all’incapacità di farsi valere nei confronti delle multinazionali che dominano il mercato europeo.

I politici che tanto si agitano per la cosiddetta “Gigafactory” (che vorrebbero contendere a Pomigliano, con una penosa guerra fra poveri) non tengono conto che, in quel caso, si tratterebbe di 500 posti di lavoro esecutivi e diretti dall’ esterno, che potrebbero crearsi nella migliore delle ipotesi nel 2030 (quando, se non cambiamo le nostre politiche, non ci sarà più Stellantis, e forse nemmeno l’ Italia e l’ Europa), mentre i 600 posti dell’ Istituto sarebbero posti di ricercatori, pensatori e tecnologi operativi fin da subito per riorientare il panorama italiano ed europeo della ricerca, della tecnologia e della società, prima che la nostra decadenza (inevitabile senza la rivoluzione digitale) divenga irreversibile.

AI Arm wrestling

ALLEGATO

Deutscher Bundestag

SCHLUSSBERICHT DER ENQUETE-KOMMISSION KÜNSTLICHE INTELLIGENZ

EXECUTIVE SUMMARY OF THE FINAL REPORT OF THE STUDY COMMISSION ON ARTIFICIAL INTELLIGENCE

The text below summarises the main findings of the German Bundestag’s Study Commission on Artificial Intelligence -Social Responsibility and Economic, Social and Ecological Potential established in 2018.

Introduction

Artificial intelligence (AI) is set to play a relevant role in increasing areas of our lives in the future. AI systems recognise voice commands, filter out spam, recognise images, sort search results, correct typos and suggest products. They translate texts and play Go or chess, the latter long since better than

a human. These systems control robot vacuum cleaners, driver assistance systems and entire production plants. AI systems are increasingly helping doctors make diagnoses and select the best therapy for the individual patient. This entails various advantages such as convenience and efficiency, but it is also a matter of safety and health. Furthermore, AI and intelligent systems harbour great potential for solving current societal challenges, such as an ageing society or climate change.

What definition of AI has the Study Commission agreed on? To lay the foundation for discussion, the Study Commission agreed on a description of AI. During the Commission’s work, there was recurring criticism of the awkward and emotionally charged term “AI”, which can trigger exaggerated expectations and fears alike. The Study Commission deliberately refrained from defining AI itself and instead sought to clarify the term (see relevant chapter). In its work, it primarily addressed the aspect of learning systems. Why should policymakers and society actively address this issue? The use of AI in ever more areas will continuously change our working and private lives far more

drastically going forward. It is neither possible nor would it make sense to halt this change. The challenge and aspiration is to shape this change and ensure that it is guided by values for the good of humans and the environment. To manage this feat, Germany and Europe must assume a leading role in the development and use of this key technology. The benefits and opportunities arising from the new technological possibilities should be fostered and harnessed, at the same time weighing up the risks and, if need be, limiting them.

What was the Study Commission’s brief? For this reason, on 26 June 2018 the German Bundestag established a Study Commission with the brief of closely examining AI and its societal, economic and ecological impacts. Based on a common understanding of the technologies, existing and future impacts on different areas of society were to be investigated and recommendations for action for lawmakers were to be developed jointly.

27 October 2020

Who was involved in the Study Commission? The Study Commission comprised members of the Bundestag and experts in equal numbers. In

addition, numerous further experts were invited to both the meetings of the project groups and the meetings of the Study Commission, enriching the discussions with ideas and in-depth knowledge. How did the Study Commission involve the public? Even though a Study Commission is established first and foremost to make recommendations to the

German Bundestag, there was a cross-party consensus that the public should be involved. This is why all the presentations given by experts in the Study Commission’s meetings are available to the general public.1 The Study Commission published the summaries of the individual reports at the end of each project group phase and in spring 2020 set up a digital platform enabling interested citizens to enter into dialogue with each other and with the members of the Study Commission. The presentation of the findings on 28 September 2020 was also broadcast as a livestream where it was possible to put questions to the members of the Study Commission. The publication of this final report will potentially contribute to a broad debate on AI. The Study Commission would like to take this opportunity to thank all citizens and experts for their valuable contributions once again.

What was the setting for the Study Commission’s work? The work of this Study Commission is embedded in a variety of policy initiatives addressing the implications of an increasingly widespread use of AI in all areas of society. These include, for instance, updating the Federal Government’s AI strategy, the work by the Data Ethics Commission, the European Commission’s White Paper on AI and the numerous AI initiatives by European partners. It is of course important to continue this dialogue at all political levels going forward, too. How did the corona pandemic impact the Study Commission’s work? The Covid-19 pandemic was a watershed for the Study Commission and its work, too. Instead of meeting in person, the individual groups then began working first and foremost in video conferences and using digital platforms. Meetings of the entire commission took place online or in hybrid form. The experiences with the pandemic also gave the Study Commission new food for thought in terms of content, which has been included in the final report.2 In addition to this, it was no longer possible to hold focus groups and a delegation trip to Russia and Finland that had been planned had to be cancelled.

Overview of the project groups and the general report

The report in its entirety is the product of in-depth study of the technology, its requirements and areas of use, as well as the opportunities and risks it gives rise to. The Study Commission decided to divide it into six project groups, whose brief was to examine specific cases of AI use in various policy areas. The project group members discussed the current state of play, future challenges and resulting recommendations for action, documenting this in their project group reports. On the basis of these specialist and yet practice-related discussions, the members of the Study Commission then jointly identified overarching topics cutting across all areas of use. These were pooled in the general section of the report. The report concludes with a chapter on the Study Commission’s working methods. The text below briefly outlines the different parts of the report and their content and structure.

1     They are available at https://www.bundestag.de/ausschuesse/weitere_gremien/enquete_ki (last consulted on 13 October 2020).

2     See also chapter 10 of the general report [AI and SARS-CoV-2].

General report: overarching topics The general report starts with the chapter entitled “Clarification of the term Artificial Intelligence” explaining the key basic terms used in the different sections of the report. The following chapters address meta topics such as data or law. Basic principles and findings that are important for the reader’s overall understanding of the report are described and general recommendations for action are made.3 Artificial Intelligence and Business (project group 1) The “AI and Business” project group commences its report with an objective stocktake of the current

situation and a common objective for the year 2030. Using specific scenarios, it discusses the situation and options for action available to the three key players -start-ups, SMEs and corporations. A SWOT analysis then ascertains the current state of play in business-related research and in AI implementation in selected sectors (industry/production, commerce, finance and insurance, the agricultural economy and agriculture) and for the three players cited above. This was then the basis for a catalogue of recommendations for action.

Artificial Intelligence and Government (project group 2) Due to the broad scope of government use of AI, the project group report was divided into three parts, each of which was compiled by a working group (WG). WG 1 examined AI in public administration, WG 2 addressed the issues of smart cities and open data and WG 3 discussed AI in the context of public safety, national security and IT security. The WG reports are preceded by a general section containing a comprehensive catalogue of recommendations for action that cut across the different subjects. In addition, subject-specific recommendations for action are listed at the end of the relevant chapter in the WG report. Artificial Intelligence and Health (project group 3) The report by the “AI and Health” project group starts with an overview of examples of the specific areas of use (such as early diagnosis, care and monitoring, personalised therapies, nursing), followed by a SWOT analysis for Germany. This is followed by an overview of AI-specific fields of action (in particular digitisation and data availability, Germany as a centre of research and business, liability and approval, intelligent assistance systems, for instance in nursing care). For each of the fields of action, specific recommendations are made, which are summarised in the introduction in the form of ten selected recommendations for action.

Artificial Intelligence and Work, Education and Research (project group 4) This project group examined first the use cases and impacts of AI on the world of work, and second how AI can be used in education and continued education and training, in which fields of education instruction and continued training should be provided on the subject of AI and finally also which research fields are relevant to AI. The report looks at use cases to study where AI is being tried and tested in business and administrative settings, and how AI is already being used. Similarly, it cites examples of where AI can or already is being used in schools and universities and in research. The use cases are shored up with a vision for the year 2030 and as such what the world of work, education and research of tomorrow might look like, as well as an examination of the drivers and brakes to this development. Following this overview, the main challenges in all areas are identified and corresponding recommendations for action developed. Artificial Intelligence and Mobility (project group 5) In addition to its executive summary, preliminary remarks and introduction, the report by this project

group consists of a number of thematic focal points. First, it discusses AI-based visions of the future

of mobility as well as intermodality and platforms. It then studies road, rail, air and water transport in terms of the use of AI, and finally analyses the meta issues of the economy, competition and urban development. Each of the resulting chapters on each thematic focus contains its own recommendations for action, addressing both passenger and freight transport.

Artificial Intelligence and the Media (project group 6) The “AI and the Media” project group took into account the multi-faceted nature of the media. The report first addresses the links between AI and the media in a broad sense. These sections examine both the perspective of the users/consumers of media and that of the providers/the market. The report studies both information and entertainment media. In addition to this, in the scope of its market analysis the report takes a comprehensive look at the platform markets. Second, the report explores specific issues such as deep fakes, recommendation systems, automated journalism, social bots and political microtargeting in depth. Third, the report puts the spotlight on media regulation, dealing with AI relevance in the context of hate speech or upload filters in the context of large platforms. Each of the sections, which adopted different approaches, is rounded off by specific recommendations for action taking into account the diversity of the media and AI linkages. Brief and background of the Study Commission The chapter “The Study Commission’s Brief and Working Methods” provides an overview of the background, composition and work of the Study Commission. The list of external experts is provided in annex 2.4.11 [guests invited to Study Commission consultations] and in annex 2.4.12 [guests invited to project group consultations].

Summary and recommendations for action (selection)

Some aspects were omnipresent in the work of the Study Commission. A selection is presented below.

AI’s potential to change our society

AI is the next stage of digitisation driven by technological progress. Its potential to bring about far¬reaching changes in many areas of life and society is evident in the analyses of the status quo of the project group reports (see chapter 3.1 of the report by the “AI and Work, Education and Research” project group [Basic Principles and Stocktake of the Current Situation], chapter 2.1 of the report by the “AI and Government” project group [Introduction], chapter 4.4.2 of the report by the “AI and Health” project group [Status Quo of AI Applications in Nursing Care], chapter 4.1 of the report by the “AI and Business” project group [Status Quo of AI in Business], chapter 4.1 of the report by the “AI and Mobility” project group [Future of Mobility], chapter 3.2 of the report by the “AI and the Media” project group [Introduction to the Technical Foundations]). The change in values that goes hand in hand with technological change is not bad per se; changing values are part and parcel of the development of humankind and society. This means that technological development needs to be shaped democratically -on the basis of an agreement on a good and just way of living now and for future generations (see chapter 6.1 of the general report [Aims and Objectives of AI Ethics]). The Study Commission identified a need for society to reflect on the impact of AI systems, outlined direct impacts on society of using AI systems and the discourses on them, and explored the possibilities of sustainable and prosperity¬oriented policymaking to shape of the opportunities and impacts of AI systems (see chapter 7 of the general report [AI and Society]).

Humans front and centre

In its debates, the Study Commission was guided by the model of human-centred AI. This means that AI applications should be geared first and foremost towards human well-being and dignity and should bring benefits to society. Here, it should be borne in mind that the use of AI systems preserves and possibly even bolsters people’s control over how they live and act and their freedom of decision. The Study Commission is confident that this premise enables the positive potential of AI applications to be fully harnessed and the confidence and trust of users in the use of AI systems to be best developed and strengthened. This trust is the fundamental key to the societal acceptance and economic success of this technology. And this success, in turn, is the key to establishing this as “AI made in Europe”, to ensuring a future-proof economy and to our society not being shaped by AI with different underlying fundamental values.

New technology highlights and sometimes reinforces the need for action

AI systems sometimes make a need for action in existing societal, economic and government tasks more visible or even reinforce it. This includes areas such as educational and gender justice, combating racism and other forms of discrimination and overseeing ecological and economic structural change. The Study Commission’s debates repeatedly highlighted that AI systems are a powerful tool, but ultimately just a tool. Parliament and the Government still need to find political solutions to societal challenges -AI can then be harnessed for implementation. Sometimes, though, AI can also open up new approaches to challenges society faces. It is worth noting that even the discussion about AI itself is leading business, workers and policymakers alike to not just look closely at the technological aspects of AI, but also issues such as distributive justice and ways to design fair digital markets (see chapter 4.1.3 of the report by the AI and Business project group [Current State of the Market]).

A common European AI strategy

A strong, recurring element in the Study Commission’s discussions was thinking about a future AI

strategy in European terms. AI development hinges on the cooperation of different players in the fields of research, development and application. On its own, Germany has little chance of shaping the development of AI systems to meet the aforementioned objectives. So what is needed is a European understanding in order to be able to design AI applications in line with European ideas.

This was also reflected in many central recommendations for action, which recommend a European dimension with regard to a digital infrastructure (see chapter 9.2 of the general report [Guidelines]) and an accelerated expansion of capacities throughout Europe and Germany, for instance in cloud computing and network buildout. Securing technological sovereignty (see chapter 5.1.3 of the report by the “AI and Business” project group [Technological Sovereignty]), a joint research strategy (see chapter

9.5 of the general report [Central Recommendations for Action for Government]), a data policy rooted in European values (see chapter 2.6 of the general report [Political Framework for Action on AI and Data]) and uniform regulation throughout Europe (see chapter 4.4 of the general report [AI-specific Risk Management]) have also all been called for.

Interdisciplinarity unlocks potential

An interdisciplinary dialogue between the different players and society is necessary to unlock the potential surrounding AI, to identify possible risks early on and to duly reflect the complexity of this subject. This means initial and continuing education and training on AI will have to be broad-based to facilitate this interdisciplinary dialogue. Education and information campaigns will also help address fears and preferences relating to AI-driven societal development at an early stage and paint a more realistic picture of the opportunities and risks of using AI systems.

Likewise, technical interdisciplinarity is key to successful AI innovation in Germany: AI software, AI hardware and AI use must be considered together, as only together can an energy-efficient solution be achieved, the safety (robustness, reliability) of the overall solution (for instance for autonomous means of transport) be ensured or -in the case of the commercial use of an AI solution – the costs compared.

Foster standardisation

Standardisation and certification processes are tried and tested means in many sectors of the economy to foster exchanges between companies and to establish products and services on the market quickly and easily. They also often make it possible to dovetail technologies across different sectors. There are therefore high expectations that standardisation and certification will help propel companies to success in the AI sector. The Study Commission sees a need for adjustment here, inter alia in regulations or standards issued for introducing AI into industrial processes and products.

Innovation and experimental spaces

Experimental spaces, also known as sandboxes, are a frequently cited way to push AI innovation forward. Experimental spaces are needed in order to be able to safely test and further develop AI technologies in real environments. This also supports research findings being swiftly translated into applications as is often called for. Particularly in the business, mobility and health project groups, but also in the chapter on research, experimental spaces were mentioned as an effective method. Lawmakers need to shore this up by defining the legal framework and supporting the designation of experimental spaces.

Digital infrastructure is a prerequisite for using AI

A performing digital infrastructure in public administration (see the report by the “AI and Government” project group in chapter C III [Artificial Intelligence and Government (project group 2)]), in the health sector (see the report by the “AI and Health” project group in C IV [Artificial Intelligence and Health (project group 3)]), in educational establishments and nationwide is a must for AI to be able to be used in various different sectors. Here, the Federal Government and the federal states must work together even more closely to close existing gaps in the supply of broadband, but also in hardware and software in public institutions.

The following chapters quote selected recommendations for action from the overall report in abbreviated form. The aim of this list is to help readers identify and find central recommendations for action.

1 Data

Data plays a central role for AI systems in use, testing, but above all in training. In reflection of this, many sections of the report contain recommendations for action to improve how data is handled. The sample recommendations for action listed here address better availability through trust centres, higher interoperability thanks to the use of standards, promoting open data and more precise data protection provisions.

2.Data availability

Additional policy measures can improve data availability outside of government and administration, too. In science and academia, for instance, there are often insufficient resources to make data collated in research projects more widely available. The exchange or shared use of data between companies entails legal uncertainty, especially in relation to antitrust law. Here there is a need for action

3

For this chapter, there is a dissenting opinion from the CDU/CSU parliamentary group.

4

[Dissenting opinion on chapter 1 of the executive summary of the report (“Data”) as well as chapter 5.7 of the general report (“AI and Law -Recommendations for Action”) by the expert member Dr Sebastian Wieczorek and Members of the Bundestag Marc Biadacz, Hansjörg Durz, Ronja Kemmer, Jan Metzler, Stefan Sauer, Professor Claudia Schmidtke, Andreas Steier und Nadine Schön and the expert members Susanne Dehmel, Professor Wolfgang Ecker, Professor Alexander Filipović,

Professor Antonio Krüger and Professor Jörg Müller-Lietzkow].

5 Use of data

The [Study Commission] has the expectation that the amount of available training data could increase by propagating trust-building concepts for the anonymisation and pseudonymisation of data. It therefore recommends putting in place trust structures for the interdisciplinary, trustworthy sharing of non-personal data.

6. Data release

The [Study Commission] recommends enabling phased, voluntary and revocable data release in close consultation with the data protection supervisory authorities, using coordinated, interoperable and, where possible, open standards […], putting in place a national health care register or a group of registers and the associated decentralised registers and swiftly harmonising data protection legislation for the field of health on the basis of the General Data Protection Regulation (GDPR).

7 Networked data infrastructure

Dependence on providers based outside of the EU can only be curbed by developing or strengthening our own expertise. Public administration has an important lever at its disposal here in the form of public procurement. Furthermore, the skills of European companies in this field should be bolstered. With the GAIA-X initiative, the Federal Government has launched a European initiative to set up a networked data infrastructure. In the area of research, the development of a National Research Data Infrastructure is designed to connect and strengthen expertise in the management of research data. When putting infrastructure in place, the sustainable use of resources must be heeded.

8.Data standards promote interoperability

Data standards foster the cross-organisational use of data and support broad application possibilities of and interoperability between AI systems. Standards also facilitate the merging of data sets from different sources. The Study Commission therefore recommends linking decentralised data sets, for instance in value chains, research networks and public administrations more interoperably. This should entail supporting flagship initiatives to network and connect decentralised data, such as International Data Spaces, the aforementioned National Research Data Infrastructure or the Open Knowledge Foundation, by appropriate underlying legal conditions and targeted funding.

9 Further develop open data legislation

Further developing the extremely varied open data legislation at federal, federal state and European level is also central to the development of a data policy. It must stress the protection of fundamental rights and be positioned as an alternative to data models driven by state security and control interests like in China, and heavily influenced by the interests of large Internet platforms and the tech industry like in the US.

10 Data protection

The balance struck by the GDPR between data protection and innovation should be preserved. Legal uncertainties that persist in the interpretation of the GDPR rules with regard to the functioning of AI systems need to be clarified. This should be done in part by further specifying the rules applying through the regulated self-regulation provided for in the GDPR, so in the form of codes of conduct and certification. The voluntary commitments should be evaluated after five years and, if need be, replaced by appropriate legal provisions. Second, problems identified during the GDPR evaluation should be eliminated by way of clarification. This is without prejudice to the fundamental principles of the GDPR. […] Attempts to link anonymised data to individuals to date do not constitute a criminal offence. It should be examined whether and to what extent it would make sense to criminalise intentional de¬anonymisation of data.

11 Research

In many sub-areas of AI, research in Germany enjoys an outstanding reputation internationally. Europe as a whole is on a par with the US and China, depending on the data available. Germany has a lot of catching up to do in the field of cutting-edge research, both in terms of its remuneration system and research conditions, and in terms of attracting foreign researchers and keeping researchers here. Leading German research institutions are not very visible by international comparison. Targeted additional investments could enable Germany to set its own priorities, building on existing strengths and developing selected core topics of relevance to society as a whole in particular (see chapter 9.1 [Introduction and Overview], chapter 9.4.1 [What are the Strengths of AI Research in Germany?], chapter 9.4.2 [What are the Problems of AI Research in Germany?], chapter 9.4.3 [What Potential can be Harnessed?] and chapter 9.5 [Central Recommendations for Action for Government] of the general report).

Values

Societal values, human well-being and the acquisition of knowledge must take centre stage in the endeavours by science and research. The findings and the applications based on them should be sustainable, trustworthy and mindful of resources.

12 Funding

To have a say in shaping AI, Germany, in concert with other European states, must invest far more resources in research on AI. This will also make it possible to ensure technological sovereignty. Here, it is not just national flagship projects that are important and needed -European efforts to establish centres based on broad research and industry networks require backing. This also entails making Germany more attractive as a place to conduct research for international researchers. Foundational AI research on algorithms, systems, hardware and software also need to be expanded and permanently embedded in universities and research institutions. Emerging fields, that is to say fields harbouring high potential in terms of development and success, already need to be established and heavily promoted now.

13 Transfer

The cooperation between research, business and industry and society is essential in order to transfer technologies out of the realm of research and onto the market and into society. A central issue here is providing the data and technologies that research needs. To enable this transfer, processes should be simplified at universities and research institutions and special rules should be developed for the collaboration with start-ups. To ensure society as a whole benefits from the progress made in AI research, a high-performing, nationwide research infrastructure needs to be put in place and interconnected.

14 Research topics

The opportunity and challenge for research funding in the field of AI consists of identifying medium to long-term topics of major strategic, economic and societal importance in the areas of foundational research and applications. Alongside the bases of AI algorithms and AI systems, these include above all the energy supply, industrial manufacturing, transport and logistics, smart cities, e-democracy and societal discourse, education and continuing education and training, social inclusion by means of assistance and communication systems, security and defence, diagnostics and, overall, improving prevention, intervention and care in the health sector. The mechanisms and impacts of algorithmically personalised messages, microtargeting, filter bubbles and hate speech also need to be researched.

15  Sustainability thanks to AI and sustainable AI

Sustainability in its holistic sense was a subject in almost all of the Study Commission’s project groups. Various aspects of the social, economic and ecological dimensions of sustainability were also described in the general report (see chapter 7.3 [Developing and Using AI Systems for Sustainability and Prosperity] and chapter 8 [AI and Ecological Sustainability] of the general report).

AI systems have the potential to contribute to the sustainable development of mobility (see chapter 4.1 of the report by the “AI and Mobility” project group [Future of Mobility]), to a more efficient use of resources and to a successful energy transition (see chapter 8.3 of the general report [AI’s Potential for Advancing the Energy Transition]), in turn supporting the attainment of the climate goals. The Study Commission advocates AI systems also being used in a targeted manner to support societal progress – for instance for less discrimination, more equal opportunities, better working conditions and attaining the UN Sustainable Development Goals (SDGs).

At the same time, it is important to remeber that using AI solutions is not per se economically, ecologically and socially sustainable. Here, an environment with clear conditions must be established that fosters sustainable innovation (see chapter 8.6 of the general report [Conclusion]).

Sustainable and prosperity-oriented use of AI

AI harbours wide-ranging potential to solve pressing future problems -from climate change to demographic change. Whether this potential can be tapped depends largely on whether these approaches are deliberately promoted at the level of research and economic development funding, particularly in fields that are not yet market-ready.

16 Sustainable AI as a brand

It is recommended that the (market) potential of a “Sustainable AI” brand (see chapter 1 of the report by the “AI and Business” project group [Executive Summary of the Project Group Report]), say AI applications that are optimised in terms of energy and resource use and their efficiency potential when in use, be a key consideration in further developing the AI Strategy. This ties in with a recommendation for more research on the systematic analysis of the potential to save on CO2 harboured by AI applications in the key sectors of energy, industry, agriculture, housing and mobility. This should take into account sufficiency issues.

17 Improve the data base on energy consumption and sustainable IT

It is recommended that the data base on AI applications’ contribution to the energy consumption trend, both in terms of positive and negative impacts, be improved. The Study Commission also recommends more funding for sustainable IT as an infrastructural pre-condition for reducing AI’s ecological footprint.

18Business and work 19

The disruptive nature of AI technologies enables not just totally new products, but also novel business models. New competitors will come onto the scene to challenge established companies, but there will also be opportunities for new business. The failure to rapidly scale up ideas and pilots into effective large-scale projects and players, the lagging expansion of nationwide digital infrastructure and the absence of technological sovereignty, for instance when it comes to the development of computing power (including hardware and quantum computing), cloud structures or data pooling, were identified as key problems in asserting German and European approaches in the field of AI. Recommendations for action addressing these issues are included in the report by the “AI and Business” project group in chapter C II [Artificial Intelligence and Business (project group 1)].

AI also makes new forms of automation possible, which on the one hand enable monotonous, dangerous or strenuous activities to be performed by machines, but on the other hand also eliminate jobs and create new ones with new demands and requirements. AI also enables new personnel management methods.

19. Systematic monitoring of AI

For law and policymaking to effectively strategically steer the important topic of AI, a sound analysis of strengths and weaknesses and realistic technical and economic expectations are needed. The Study Commission therefore suggests compiling a valid, differentiating data base on the economic impacts of the use of AI for Germany (and Europe) as a foundation for decision-making. Furthermore, a dynamic goal and monitoring system should be designed that supports a central control structure for AI with the power to issue instructions. To better prepare and shape structural change, evidence-based research and reliable projections of the economic and employment impacts of using AI are indispensable. In addition to the activities of the AI Observatory, special funding programmes need to be set up to systematically record and analyse the impacts of AI that have a bearing on the labour market.

20 Start-ups driving the AI transformation

Start-ups are seen as a major driving force behind the AI transformation, leading to various recommendations to bolster an AI start-up ecosystem. These include measures such as funds and

funding opportunities in the growth phase of fledgling companies provided by the EU, the Federal Government and the federal states and proposals for improving the translation of current research into new business models through spin-off processes and research spin-offs. Awarding more public administration contracts to German start-ups is seen not only as a way to strength the start-up ecosystem, but also to enable more collaboration between AI start-ups and SMEs. This requires barriers to participating in public procurement processes being lowered further and these processes being made more start-up-friendly, for example by reducing red tape further, through quick award decisions and award procedures that promote innovation, based on the “competitive dialogue” and “innovation partnerships” under European public procurement law.

21 Incentives for SMEs/economic development funding

When it comes to SMEs, advice and concrete support services for technology scouting and transfer provided through the SME 4.0 competence centres, AI trainers and specific skills development measures should be intensified. The creation of data pools, for instance in the form of interdisciplinary data cooperatives, and the continued promotion of regional clusters and hubs appear key. Furthermore, greater incentives should be created for SMEs and ways to share non-personal or anonymised data securely and jointly with other companies and organisations need to be demonstrated so as to generate added value for all those involved, for instance through trust centres for data sharing or by creating interdisciplinary data cooperatives […]. This will allow concentration effects and monopolisation tendencies in the data economy to be curbed, which give major international players (especially GAFAM) a competitive edge in the AI market thanks to their extensive data stocks and data expertise.

22 AI Moonshot projects

AI harbours wide-ranging potential to solve pressing problems of the future. Whether this potential can be tapped hinges crucially on whether such approaches are singled out for research and business development funding though, especially in fields that are not yet market-ready or whose use is not yet rewarded by competition incentives. As an instrument for this, the Study Commission proposes funding and implementing “AI Moonshot Projects” that are beneficial to society.

23 Promote the transfer from research to practice

AI is more than just a technology; the changes it engenders are already disrupting some economic sectors and markets, and in other areas changes are highly probable. […] Policymakers and government must help shape this transformation. The Study Commission recommends expanding advice for companies on the transformation of their own business processes and models and the sharing of best practices further […], merging existing decentralised AI resources on a platform under neutral, non¬commercial leadership and with political support, and putting in place “regulatory sandboxes” […] or free experimental spaces which researchers can use to conduct real-life experiments under suitable conditions.

24 Use AI to secure decent work

To nurture the potential for emancipation, sustainability and decent work, and to minimise risks for employees posed by the downgrading of their skills, to their personal rights and their ability to secure work in the future, and to avoid unjustified control and scrutiny, employees becoming disempowered, work concentration and job losses, work design needs to be guided by special principles. It makes sense to gear the influence of lawmakers and other standard-setters inter alia towards the following aims: The potential of AI for increasing productivity and improving the well-being of the working population should be leveraged to develop and promote new business models which help secure and expand employment, to develop “decent work by design” and to first and foremost transfer monotonous or dangerous tasks to machines, […] and to ensure that as social beings humans have the opportunity to interact socially with other humans at their place of work, receive human feedback and see themselves as part of a workforce.

25 Modernise co-determination

Acceptance among employees and the successful implementation of AI hinges significantly on early information and involvement. To preserve the opportunities for employees to influence the protection of their personal rights, to avoid excessive strain, to cope with the transformation of their place of work and to design employment conditions, co-determination needs to be updated taking into account technological developments and evolving the previous balance struck between employee rights and property rights. In reflection of the process characteristics of learning machines and in order to have a forward-looking, effective and rapid impact, co-determination at plant level needs be geared towards the concept of developing, using and further developing systems. It also needs to be able to address the normative effect of all major issues relating to personal rights and effectively influence the amount of work, organisation of work and requisite skills development arising in connection with the use of AI systems.

26 Conditions for AI use in the field of human resources

When using AI applications, it needs to be ensured that humans continue to decide on personnel matters. When it comes to managing human resources, it must be ensured that no data is allowed be collected and used for automated programmes or AI solutions that are no longer under the deliberate control of the people concerned.

27 Further develop social security systems

The increasing prevalence of AI systems in business and society makes the debate on the further development of social security systems already under way all the more important. The recommendation is to establish an Expert Commission on this issue during the German Bundestag’s next electoral term. Taking empirical research findings as the basis, it should be reviewed whether and to what extent suitable criteria and provisions can be created for designating vulnerable workers at platform companies as requiring coverage under social security law.

28 Skills, education, empowerment

Nearly all project groups formulated recommendations on the investments needed to build up AI expertise and skills. These recommendations relate to all facets of the education sector, with a special emphasis on ensuring the requisite foundation is laid for AI (especially in the MINT subjects and soft skills), the general development of AI skills starting at school – for girls and boys equally – and in continuing professional development. At school, it should also be reviewed whether and how AI can be used to assist teaching. It is also a matter of measures which enable society to deal with AI in an empowered way.

Expand education policy to include AI-specific issues

Another key field is education policy. Here, government is called upon to initiate comprehensive measures starting in school that promote and foster education in the field of AI, especially in the MINT subjects, but also in the sense of overarching, interdisciplinary education, so that enough young people are able to fully take advantage of the courses offered at universities. Only then will it be possible in the medium to long term to train a sufficiently large number of AI specialists at universities, who are needed in all areas, and make them available for research as well as for applications in business and industry and government.

29 Explore the use of AI systems in the classroom further

To use AI in learning processes in an educationally meaningful way, even more research should be done on how AI systems impact learners and teachers and how they can support them in achieving educational goals (inter alia inclusion). When introducing AI systems and the data infrastructure this entails, media-education process support should be provided.

30 Promote diversity

Imbalances that exist between girls and boys or women and men in terms of their knowledge and use of AI should be redressed. This can entail both schools and universities developing programmes and courses which encourage girls’ and young women’s interest in information technology and AI and give them the opportunity to get involved. During their training, teachers should be sensitised towards this. Universities should examine the possibilities of specific programmes for girls and boys within computer science courses. The general public’s knowledge of AI should be expanded in an inclusive way, that is to say reflecting both the heterogeneity of society and the different areas of use.

31 Create initial and continuing education and training programmes on AI

In the field of initial and continuing education and training, education programmes need to be put in place that promote the workforce’s AI skills and expertise. These training courses should comply with uniform standards. […] Boosting continuing professional development at companies is key to enabling lifelong learning, which AI is making increasingly important. The mismatch problem, so there simultaneously being job losses and a shortage of skilled workers on the labour market, can only be tackled by tangibly expanding a functioning knowledge infrastructure. Continuing professional development is a task for education policy and it must be accessible to everyone.

32 Educate and inform people about the use of AI

People need to be prepared as optimally as possible for the social upheavals ahead (both positive and negative) stemming from the use of AI systems through opinion-forming, empowerment, transparency, participation and protection to secure broad acceptance of AI systems. An important field of action is fostering understanding and awareness of the opportunities offered by AI systems and with regard to one’s own skills and knowledge about how they work and their impact.

33 Create a publicly available continuing education and training platform for AI

To empower the general public to understand fundamental interrelationships in the field of AI and how it works, a continuing education and training platform should be developed. […] Here, attention should be paid to ensuring that a government continuing education and training platform is not limited to just pooling different offers and courses, but that access is low-threshold.

34 Study the impact of AI recommendations on decision-making autonomy

It is unclear what influence recommendations by AI systems have on final decisions by humans. For instance, it is questionable whether and to what extent administration employees contradict AI recommendations in their everyday work and in turn help avoid mistakes being made. This gives rise to a need to study the sociological and psychological impacts of AI recommendations on humans and their decision-making autonomy. AI systems should always be designed in such a way that they do not run contrary to the autonomy of the individual. There is a clear and interdisciplinary need for research here, which is why studies on this issue need to be actively promoted.

35  People and society

36 AI-based systems are already impacting the behaviour and knowledge of individuals in many areas of society today and so in turn are also a factor impacting collective behaviour. Examples are vehicle navigation and the content displayed or recommended on social networks and video portals. The Study Commission discussed the design processes and design of such systems in many contexts. Recommendations for action in the areas of mobility and the media are listed below, with a special focus on the issues of freedom and diversity of opinion, non-discrimination, transparency and traceability.

Holistic view of mobility

The mobility of the future and in turn AI applications in mobility have to be viewed holistically. […] This entails combining innovative and expedient endeavours in a holistic approach, to in turn advance AI for the entire mobility sector. This requires greater interconnectedness and networking in transport planning, research and development and the legal framework in Germany and Europe alike.

37 Preserve media diversity

The potency or leverage effect of using AI in recommendation systems is evident and strengthens intermediaries in the media markets in particular, even if they do not offer their own media content. […] If media diversity is to be preserved, a useful instrument from this perspective -in addition to the application of antitrust law – remains the introduction of a digital tax on the AI-based services of platform and social media providers, which secure them a disproportionate share of advertising markets.

38 Recommendations on Decision-making Autonomy].

Limit political microtargeting

Similar to personalised targeting offline (for instance in election advertising sent by mail), there should be limits to what data on personal behaviour is allowed to be used for political microtargeting. This limitation should apply to both targeting (by advertisers) and display (by the platforms’ AI). Legal rules should replace the voluntary measures of some commercial platforms here.

39 No upload filters for the time being

The uncontrolled use of upload filters should not be allowed as far as possible when it comes to assessments that depend on context or that are not trivial in legal terms. This does not preclude using AI-based filtering systems for pre-sorting prior to review by a human. Against this background, it seems advisable that systems currently in use be improved and their use be subject to regulatory oversight, whereby an automation of law enforcement should definitely be avoided. Automated erasure or non¬publication should be limited to cases where the dissemination of specific content has to be prevented regardless of any and every conceivable context.

40 Research transfer in the detection of discrimination

There has been a great deal of research in recent years on detecting and preventing discrimination in AI systems. The next step, transferring these findings to everyday software development, should be promoted so that the findings can be translated into practice as swiftly and broadly as possible and overseen by researchers.

41Review AI-based decisions regularly to verify non-discrimination

It must be ensured that AI systems developed and used by government are non-discriminatory […]. There must be reviews of whether the data in the algorithmic decision-making system is used in a field of application where fundamental rights have to be protected and where equal treatment is especially important (for instance access to social benefits). If so, the result of the machine decision and […] that of the final human decision must be regularly examined to determine whether the decision is discriminatory.

42 Make AI use transparent

Rules governing the use of AI therefore need to be developed that reflect the diversity of society and, where appropriate, involving those affected. Depending on how critical the context is, citizens must be informed of the use of AI and generally educated in how to deal with AI. […] Wherever people are affected by the consequences of a decision based on an AI system, they must receive sufficient information to be able to exercise their rights adequately and, potentially, question the decision.

43 Regulation and government

As a body established by lawmakers, the Study Commission repeatedly examined regulatory issues relating to AI. The Basic Law of the Federal Republic of Germany and the Charter of Fundamental Rights of the European Union, with the concept of human dignity as the yardstick for all policymaking, form the broader framework for shaping AI. As evidenced by the recommendations for action cited here, the issues addressed included the definition of principles, questions of proportionality, the need for risk¬specific and sector-specific regulation and liability questions. The general and ex ante categorisation of AI systems into risk classes, as recommended by the Data Ethics Commission, was controversial in the Study Commission.

Build trust through a trustworthy AI

Trust is an important factor for the success AI. This is why when using AI systems, sufficient traceability and transparency has to be ensured for consumers and employees alike. Concerns voiced by the public should be actively addressed and allayed through suitable information campaigns, protection mechanisms and requirements. Here it is important to strike the right balance between consumer and businesses’ interests – measures must be transparent and practicable for both sides so as not to be an obstacle to innovation.

44 Ensure proportionality

When assessing the use of AI systems in the field of public safety, alongside the cost-benefit ratio, the proportionality of measures should be verified. Here, the fundamental rights of those concerned must be carefully weighed up.

45 Sector-specific regulation

Existing sector-specific regulatory regimes should be reviewed and expanded to include AI-specific requirements where the use of AI in the specific use case gives rise to additional risks. […] The supervision and enforcement of rules should primarily be the role of sectoral supervisory authorities that have already developed sector-specific expertise.

46 Liability

In the view of the Study Commission, the existing liability system is fundamentally suited to ensuring compensation for damages caused by AI systems as well. It does not currently see any urgent need to put in place new liability provisions specifically for AI systems. When standardising AI systems, however, particular attention should be paid to ensuring that processes in AI systems are traceable and thus demonstrable.

47 Government as a service provider

AI systems should make life easier both for citizens when it comes to obtaining information and lodging applications and administrative staff when it comes to processing them. AI systems should help make it possible to extend the services offered so that they include a round-the-clock, multilingual, barrier¬free and free-of-charge range of services. AI systems can improve accessibility and fulfil people’s right to participate. AI systems should be used to home in on lowering bureaucratic hurdles, which can in turn fundamentally simplify access to information and the entire application process.

48 International ban on lethal autonomous weapon systems

In the future, too, at international level the Federal Government must advocate and work towards a worldwide ban on lethal autonomous weapon systems, adopting a path that allows the largest possible group of states to be involved.

49   See also chapter 1 of the report by the “AI and Business” project group [Executive Summary of the Project Group Report].

45   See also chapter 3.1 of the report by the “AI and Government” project group [Public Safety].

46   See also chapter 4.5 of the general report [Recommendations for Action].

47   See also chapter 5.5 of the general report [Liability Law].

48   See also chapter 1.1 of the report by the “AI and Government” project group [Introduction].

49   See also chapter 3.2.3 of the report by the “AI and Government” project group [Recommendations for Action and Operationalisation].

CHI COMANDERA’ IN EUROPA? Risposta all’ articolo di Ezio Mauro su “La Repubblica” del 21 Giugno

Come usuale, in Europa comanderanno tutti tranne noi

L’articolo di Ezio Mauro rappresenta, a mio avviso, l’esempio più estremo di scollamento fra le capacità di comprensione della realtà del “mainstream” europeo e la realtà effettiva del mondo contemporaneo.

Infatti, mentre quest’ultimo è dominato, come tutti vedono, e vedrebbero ancor meglio se non venissero sistematicamente disinformati, dalla corsa verso le nuove tecnologie – certamente di USA e Cina, ma non soltanto (anche Vaticano, Russia, Israele, India, Corea del Sud e del Nord, Giappone)- perché queste, come ha detto Putin, “garantiscono il controllo del mondo”, il nostro ”mainstream” si diletta a disputare circa modeste questioni di bilancio.

Come scrive Mauro, il tutto mentre si svolge senz’alcuna copertura mediatica la Conferenza sul Futuro dell’Europa, che dovrebbe occuparsi proprio di queste cose, e “l’Europa si trova in prima linea come stesse riscrivendo la propria costituzione materiale”.

Teilhard de Chardin, il teologo del postumanesimo

1.Teo-tecnocrazia

Il fatto è che, in Europa ancor più che altrove, il vero potere è oggi inserito nella tecnologia, una tecnologia le cui leve sono altrove.

La tecnologia nasce come fatto religioso, e, quindi, automaticamente, come supremo fatto di potere. Fare miracoli era infatti una prerogativa degli Dei;“eritis sicut Dii” è stata da sempre la grande tentazione. Basti pensare a Dedalo e Icaro, come pure al Golem.

Newton, teologo ed alchimista, aderiva a una setta secondo cui la scienza e la tecnica erano una continuazione dell’opera di Dio, che questi aveva affidato all’ uomo. Il “Primo Programma Sistemico deell’ Idealismo Tedesco”                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           patrocinava  una “nuova scienza”, con cui l’uomo avrebbe creato se stesso. I “cosmisti” russi credevano che andare nel Regno dei Cieli significasse andarvi fisicamente con delle astronavi (concetto non per nulla coniato dal loro Tsiolkowski, e ribadito nel “Gimn-Marsh Kosmonautov” di era sovietica). Ci ricordiamo della frase di Gagarin dallo spazio: “Boga niet” (“Dio non c’è”)?

Di converso, il  gesuita Teilhard de Chardin credeva che lo sviluppo dell’ informatica avrebbe costituito il ritorno di Gesù Cristo (il “Punto Omega”), mentre Ray Kurzweil, direttore tecnico di Google, crede che esso permetterà la fusione fra uomo e natura (la “Singolarità Tecnologica”).

Il Vaticano ha appena creato una Fondazione RenAIssance, dedicata all’intelligenza artificiale.

L’Intelligenza Artificiale, redentrice dell’ Umanità. Come potrebbero delle superpotenze come la Russia e gli Stati Uniti, che si credono investite della missione di salvare, l’una, l’ Europa, e, l’ altra, il mondo, esimersi dalla corsa verso la Singolarità Tecnologica? Come potrebbero le Chiese astrarsi da questa competizione?

Nel soffitto della Rotonda del Congresso, dissacrata dai Trumpiani, c’è l'”Apotheosis” di Giorgo Wahington, la sua trasformazione in un dio

2.”Chi saranno i signori della Terra?”

Questa competizione apocalittica era stata anticipata da Nietzsche sotto la voce “Grande Politica”. Per questo filosofo, che ricalcava da vicino gli archetipi delle varie Apocalissi, prima dell’avvento del Superuomo, vi sarebbe stato l’ultima grande battaglia, appunto, per la “signoria della Terra”. E non dimentichiamo ch’egli pensava che questo conflitto l’avrebbe vinto l’Europa.

Ora Mauro pone la stessa domanda, ma vi dà una risposta estremamente più banale. Dove gli attori sono la Commissione, gli Stati membri, il populismo, il liberismo.

In realtà, in Europa non comandano oggi le istituzioni, né europee, né nazionali. E’ questa la ragione dell’insolubilità dei suoi problemi, e questo è l’unico, centrale, tema di riforma: la “Sovranità Europea”: solo  con essa gli Europei comanderanno in Europa e potranno discutere efficacemente con il resto del mondo

Come si può vedere in mille occasioni, dai progetti tecnologici,  alle guerre in Medio Oriente, allo spionaggio, alle sanzioni, all’ antitrust, ai paradisi fiscali,  i diktat, non solo del Presidente americano, ma perfino dei GAFAM, sono determinanti per fare cambiare politiche faticosamente concordate fra gli Europei: dall’ Eurofighter, alla Web Tax, alla Via della Seta, al Trattato con la Cina.

Le previsioni su chi comanderà in Europa non possono quindi prescindere da uno studio, seppure sommario, delle strategie delle Grandi Potenze, e, in primo luogo, degli Stati Uniti.

Questi ultimi, dopo la caduta del Muro di Berlino, erano convinti di avere oramai mano libera per il controllo del mondo intero. Giacché, però, proprio in quel momento incominciavano ad intravvedersi gl’inizi di nuovi movimenti di resistenza, potenzialmente più pericolosi del comunismo brezhneviano, come l’ Islam politico degli Ayatollah, gli USA avevano  preso in mano la strategia digitale dei guru californiani, consistente nel controllare ogni attività, umana e non, attraverso il World Wide Web, i cui nodi essenziali sono sotto controllo americano. In questo modo, la “Fine della Storia” non sarebbe più stata un vuoto slogan, bensì una realtà, perché ogni resistenza al centro teo-tecnocratico sarebbe divenuta impossibile.

A quel punto, il maggiore possibile concorrente degli Stati Uniti, la Cina, ha elaborato a sua volta una strategia alternativa, fondata su un’antichissima dottrina militare, quella di MoZi e di SunZu: la “guerra senza limiti”, che semplicemente prendeva atto dell’onnipervasività dell’elemento informatico.

Fu in quella sede che fui coniata l’idea di una “Sovranità Digitale” cinese, copiata vent’anni dopo dai leaders europei. Tale sovranità consiste nel fatto di dotarsi di una rete autonoma dal web americano e possedente le stesse caratrteristiche. Obiettivo, questo, realistico per la Cina per due motivi: la vastità del mercato cinese, superiore a quello americano, e la completa indipendenza del governo cinese da quello americano.

Detto, fatto: oggi, la Cina possiede le stesse strutture digitali degli Stati Uniti, e un mercato digitale superiore a quello di tutto l’“Occidente” messo insieme. Ovviamente, le multinazionali cinesi (BATX) ambiscono a competere sui mercati mondiali con quelle americane (GAFAM), e questo costituisce uno dei principali motivi di conflitto.

Da circa un decennio, gli Stati Uniti sono ossessionati da questa concorrenza, che, non riuscendo a stroncare con strumenti di mercato, cercano di strangolare con mezzi politici (propaganda, boicottaggi, sanzioni, embargo), oramai dettagliatamente programmati con il Final Report della Commissione NSCAI e con la Resolution  1169, che contiene e commenta ampi stralci dei discorsi di Xi Jinping.

A sua volta, la Cina ha approntato una serie di documenti strategici, come “Made in China 2025” e “China Standards “2030”, che descrivono nel dettaglio il percorso per superare gli Stati Uniti  in campo tecnologico entro meno di un decennio.

Nel frattempo, la Russia non è stata a guardare, e si è data un’autonomia digitale parziale dal World Wide Web, in questo imitata dall’India.

Tutto ciò non significa affatto che le Superpotenze non intendano dialogare fra di loro. Come dimostrato dal recente viaggio il Europa di Biden, quest’ultimo, dopo avere richiamato energicamente gli “alleati” europei al dovere di allinearsi al 100% sulle posizioni anti-cinesi e anti-russe dell’ America, è andato a Ginevra (in un castello di proprietà cinese, a scambiarsi complimenti con Putin, e, soprattutto, a concordare un percorso per sostituire, alle consultazioni sui missili nucleari, oramai obsolete, quelle sulla cyberguerra (con cui ambo i Paesi hanno incominciato a colpire gli avversari). Infatti, come ai tempi della Guerra Fredda, è essenziale, da un lato, per la sicurezza nucleare, ma, dall’altra, per il controllo sugli alleati, l’accordo fra le Superpotenze. Così, come prima si adopravano instancabilmente per impedire la proliferazione nucleare, ora si adoprano con altrettanto zelo per impedire la sovranità digitale degli alleati.

Eric Schmidt, Amministratore di Google, presiede la Commissione NSCAI

3. Le previsioni dei documenti americani e NATO

Gli anni dal 1945 al 2021 sono stati caratterizzati in Europa da conflitti a bassa intensità: guerre civili in Est Europa, guerre coloniali e post-coloniali,  invasioni sovietiche, terrorismo, guerra greco-turca, guerre post jugoslave e post-sovietiche, guerre umanitarie.

Gli sviluppi in corso annunziano invece guerre tecnologiche, come quelle  digitali (Styx, Echelon, Wikileaks, Prism, attacchi alle reti baltiche, Cambridge Analytica) e legali (Huawei, Tik Tok,17+1, Sputnik V).

Non sappiamo quanto procederanno le discussioni fra Russi e Americani sul contenimento delle guerre digitali, né quelli, in corso, fra Cinesi e Americani. Presumibilmente, già prima dei fatidici 2025-2030, avremmo anche presenze conflittuali in Europa di hacker arabi, israeliani, turchi, iraniani.

Gli unici ad essere inerti saranno gli Europei, più che mai privi di strumenti operativi, e quindi soggetti passivi e sudditi, se non obiettivi da colpire (soprattutto per danneggiare gli Americani, che immagazzinano da noi truppe e bombe atomiche).

I meccanismi “di coordinamento” previsti con gli Europei nel quadro delle iniziative di Biden sono tutti volti a tenere sotto controllo gli Europei, relegandoli addirittura ad un “terzo livello”, sotto quelli dei “Five Eyes” (UK, Canada, Australia e Nuova Zelanda), e quelli del “Quad” (India, Vietnam e Giappone), come scritto a chiare lettere nella “Resolution 1169”.  I comitati congiunti per le nuove tecnologie e la cybersecurity (previsti nei vari documenti ma tenuti praticamente segreti) saranno a senso unico, nel senso che gli USA ci racconteranno quello che fanno loro, ma noi non faremo praticamente nulla.

Se nessuno fa nulla, l’ Europa diverrà come il Medio Oriente.

4. Probabili conflitti a bassa intensità

In considerazione della competizione conflittuale sul piano mondiale fra gli USA e il blocco eurasiatico, è improbabile che la vita politica in Europa si svolga pacificamente. Più probabile è la prosecuzione di conflitti a bassa intensità, anche con fronti variabili, come in Medio Oriente, fra la superpotenza egemone (USA), lo sfidante europeo (la Russia), un paio di potenti outsider (Cina e Israele), altri outsiders (vari potentati medio-orientali), e, poi, Inghilterra, Turchia, Ungheria, Polonia, e non dimentichiamo neppure il Vaticano. Non dimentichiamo neppure che continuano i conflitti in Ucraina, Azerbaidjan e Kurdistan, e che Catalogna e Scozia non sono certo domate. Né, infine, che, da un lato, l’Unione Europea non rappresenta più, dopo Brexit, la maggioranza degli Europei, e, dall’ altro, che perfino la Svizzera ha interrotto il cammino verso l’integrazione.

L’ Unione Europea  ignora tutte queste criticità, continuando a pensare che i suoi faticosi processi interni siano l’ “ombelico del mondo”, e pretendendo, come ha fatto Borrell, di “avere imparato il linguaggio del potere” Sembra impossibile che i vertici non se ne rendano conto. E’più probabile ch’essi pensino  al loro ruolo come a quello  di Don Ferrante nei “Promessi Sposi”: “sopire, troncare, troncare, sopire”, per poi riuscire ad andare in pensione cumulando vitalizi nazionali ed europei.

Tuttavia, è possibile che, se da parte europea si continua a non attrezzarsi, dal punto di vista culturale, istituzionale, tecnologico, economico e militare (per esempio, con un’Agenzia Europea per la Tecnologia), a comandare saranno, certamente non i vertici europei o degli Stati Membri; probabilmente, non più gli Stati Uniti da soli, bensì una pluralità di poteri, statali e non statali,  in conflitto fra di loro, come succede in Medio Oriente almeno dalla crisi dell’ Impero Ottomano. Chi ne farà le spese saranno i nostri figli.

Se queste sono le intenzioni, era inutile convocare una Convenzione sul Futuro dell’Europa.

PER RIFORMARE, OCCORRE STUDIARE!Commento alle proposte del Movimento Europeo circa la Conferenza sul Futuro dell’ Europa

Dopo 70 anni d’integrazione post-bellica, per fronteggiare la massa crescente di problemi derivanti dalla caduta del Muro di Berlino, dal fallimento del Trattato Costituzionale del 2003,dalla Brexit, dall’arresto dell’allargamento e dall’avvento dell’ Intelligenza Artificiale, l’Unione Europea necessiterebbe comunque di una profonda riforma.

Per giunta, la vita dello spazio  Europeo in questo periodo non  fa oggetto di una tranquilla evoluzione, bensì di una traumatica involuzione:

-disgregazione ideologica e geopolitica (rifiuto da parte della Svizzera; Brexit; conflitti con gli Slavi Orientali, con Visegrad e la Turchia)

-gravissimo ritardo tecnologico (completa assenza di un’industria digitale europea degna di questo nome);

disoccupazione alle stelle (vedi gli scandalosi obiettivi del summit sociale di Porto);

-nuove povertà, anziché eliminazione di quella estrema;

-mancanza di sovranità (cfr. CAI, GAFAM,North Stream);

-letargia decisionale (cfr. tempi tecnici del Recovery Plan-Next Generation);

-privilegi ingiustificati (Big Pharma, GAFAM, Statuto delle truppe americane);

-lontananza dai cittadini (livelli bassissimi di partecipazione, prevalenza di autorità non elette).

violazioni dei “diritti umani” (“guerre umanitarie” in contrasto con il diritto internazionale, violazione sistematica della “Rule of Law” europea in materia digitale (Schrems, contratti Microsoft, spionaggio Danimarca), confusione normativa in materia di migrazioni, delitti di opinione, divieto di simboli religiosi, persecuzione giudiziaria dell’indipendentismo catalano, statuto di “non cittadini” nei Paesi baltici; espropriazione della minoranza serba della Krajina…);

-incoerenze sul tema dei “diritti civili” (Paesi di Visegràd).

Facendo seguito a nostre precedenti proposte, meno articolate, per la Conferenza sul Futuro dell’Europa, precisiamo qui di seguito il punto di vista dell’Associazione Culturale Diàlexis.

Dalla documentazione delle Istituzioni relativa alla Conferenza, risulta chiaro che non si ha alcuna intenzione di modificare significativamente l’insoddisfacente status quo sopra descritto, e, anzi, si persevera in un illogico atteggiamento di compiacimento autoreferenziale, che non risponde, né a risultanze obiettive, né alle convinzioni di cittadini e osservatori, bensì solo all’ autoreferenzialità della “Società dell’1%”. Ciò che scandalizza non è in rallentamento di un processo in marcia oramai da secoli, bensì la mancanza di idee nuove e di creatività. Il primo ad esserne deluso è il Movimento Europeo in Italia, che scrive:“Are the gates of the European Institutional Construction Site closed for citizens?”; “ Is the Conference descending into farce?”

Infatti:

a)non c’è, nei documenti della Conferenza neppure una traccia di riflessione “sul futuro” (intelligenza artificiale, multipolarismo, conquista dello Spazio);

b)non sono state aperte possibilità serie di intervento, né ai cittadini, alle associazioni, né alla cultura, e neppure ai partiti, e addirittura neppure al Movimento Europeo(risultando così chiaro che c’è la volontà d’imporre una soluzione prefabbricata, basata come sempre su un compromesso al ribasso fra Stati membri e Istituzioni).

Nonostante ciò, e forse proprio a causa di ciò, questa costituisce un’occasione d’oro per il Movimento stesso, per riqualificarsi in senso “rivoluzionario”, come collettore delle istanze di tutti i soggetti esclusi, preparando, con questi ultimi,  dei “cahiers de doléances” da sottoporre alle Istituzioni-

I.IL RUOLO DEL MOVIMENTO EUROPEO

Oggi, il Movimento ha un ruolo subordinato nei confronti delle Istituzioni, dei partiti e delle grandi organizzazioni sindacali, perché, coerentemente con una scelta  fatta 75 anni fa, esso ritiene che la politica in Europa debba essere fatta dai grandi partiti di massa di origine ottocentesca (liberale, cristiano-sociale, socialista, comunista). Oggi, in realtà, quei partiti, o non esistono più, o sono frantumati e dispersi all’ interno di “partiti europei” che non portano più neppure gli stessi nomi (Partito Popolare, Socialisti e Democratici, Renew), inoltre, hanno un notevole peso partiti prima inesistenti (Verdi, Conservatori, Identitari), e tutti insieme conducono politiche sincretiche e irriconoscibili all’ interno del “mainstream occidentale” politicamente corretto.

In questa situazione, paradossalmente, l’unico ad aver mantenuto delle idee-forza rimaste almeno parzialmente conformi alle problematiche del mondo contemporaneo è il Movimento Europeo:

uno Stato Europeo più forte di quello attuale (la “Federazione”, che potrebbe corrispondere agli altri cosiddetti “Stati-civiltà” che dominano la geopolitica contemporanea, e dove si potrebbe concentrare il fuoco dell’innovazione tecnologica e sociale);

il multipolarismo (il “federalismo mondiale”, in netto contrasto con l’idea di un’esclusivistica “Comunità euro-atlantica”);

-la politica estera e di difesa comune (con l’idea, conclamata ma mai avviata, della “Sovranità Strategica Europea”, in evidente contrasto con l’idea di una “guida americana” quale sostenuta da Biden);

-un’idea concreta di “Modello Sociale Europeo” fondato sul “Dialogo Sociale” e sulla partecipazione dei lavoratori quale esistente in quasi tutto il Continente (i “Comitati Aziendali”).

Spetterebbe dunque ad esso indicare il cammino ai partiti, non già viceversa.

Inoltre, giacché le stesse  idee-forza erano state concepite ben 100 anni fa (cfr. “Paneuropa”), in una situazione radicalmente diversa (addirittura prima della 2° Guerra Mondiale), esse avevano  cominciato fin da subito ad essere riviste (prospettiva di vittoria degli Alleati, abbandono dell’ apertura alla Russia, accettazione delle Comunità Europee…). Da molto tempo, però, queste idee non vengono più aggiornate, nonostante l’intelligenza artificiale, il crollo del Muro di Berlino, il Pensiero Unico, i BRICs, la Brexit….

Occorre perciò almeno aggiornare l’idea della ricerca della pace dell’ Abate di Saint Pierre alla luce dell’ Equilibrio del Terrore e del Rischio Esistenziale; la Carta dei Diritti alla luce dell’incombente conformismo digitale; l’egemonia franco-tedesca alla luce dello spostamento del baricentro europeo verso Oriente….

Tale linea di pensiero aggregante un insieme progettuale coerente dovrebbe riunire i  diversi filoni di riflessione : identità culturale, transizione digitale, evoluzione geopolitica, “multi-level governance”.

L’Asklepieion di Cos, dove Ippocrate scrisse “Arie, Acque, Luoghi”, la più antica e la più azzeccata teoria dell’ identità europea.

II.UNA BASE COGNITIVA FORTE QUALE PRESUPPOSTO DI RIFORME STRUTTURALI.

Il mainstream post-umanista (erede di messianesimo, utopia, occidentalizzazione e  modernizzazione), che ha gestito la transizione all’ Intelligenza Artificiale, sta esercitando una censura implacabile sul filone del  pessimismo tecnologico che, partendo da Huxley, passando per Anders, Asimov, Joy, Hawking, Rees, Assange e Snowden, ci ammonisce contro il “Rischio Esistenziale” implicito nel “Superamento dell’ Umano”.  Di fronte all’ attuale biforcazione fra due promesse messianiche -l’”Esportazione della Democrazia” degli USA e la“Comunità di Destino Condiviso”della Cina-, l’Europa sembra voler proporre in alternativa un proprio  non meglio definito “Umanesimo Digitale”,  relativamente al quale l’Unione  si candida ad essere il “Trendsetter del dibattito mondiale”. Infatti, l’Europa critica tanto la transizione digitale guidata dai GAFAM, quanto quella guidata dal Partito Comunista Cinese.

Pur non essendo consono a un’Europa multiculturale e multipolare ingerirsi nelle scelte di civiltà degli altri Continenti, l’Europa deve poter partecipare senza interferenze esterne alla formazione delle normative internazionali decisive, come quelle sul controllo delle nuove tecnologie, sulla limitazione degli armamenti, sulla preservazione dell’ambiente e sulla pace nel mondo, al fine di potersi sviluppare in modo coerente con la propria cultura.

Tale ruolo presupporrebbe però una forza, ideale e tecnologica, che l’Europa oggi non ha, e quindi richiede una trasformazione rivoluzionaria (di cui la Conferenza dovrebbe essere l’inizio) che la ponga in grado di dialogare alla pari con gli Stati-Civiltà, “saltando” (“leapfrogging”) le fasi di sviluppo intermedie ch’essa non ha vissuto: le “Conferenze Macy”, la “corsa allo Spazio”, il DARPA,l’ “Ideologia Californiana”, il “Wangluo Zhuquan”,l’ “Unione del Civile e del Militare”, ecc..).

Per fare ciò, dal punto di vista concettuale, l’ Europa deve superare l’attuale visione puramente formalistica dell’”etica digitale”, volta a far salva, pur nella Società del Controllo totale, l’apparenza delle libertà borghesi (come nel GDPR e nell’ Antitrust), per disegnare invece realisticamente un “tipo di uomo” della società delle macchine intelligenti che recuperi, in forma nuova, i valori dell’ Epoca Assiale (vitalità, comunità, spiritualità, pietas, eccellenza, partecipazione):le virtù nell’ Era dell’ Intelligenza Artificiale.

Dal punto di vista tecnologico, l’Europa deve costruire, fondandosi sulle esperienze altrui, un ecosistema digitale sovrano finalizzato al controllo sulle macchine intelligenti, e fondato sulla liberazione, grazie a queste ultime, delle proprie energie vitali, da incanalare, attraverso una “governance” appropriata, nella meditazione, nella coltivazione del Sé, nella ricerca intellettuale, nella dialettica politica, nell’amministrazione del sistema. Ciò richiede una gestione europea centralizzata dell’intero ecosistema tecnologico (l’”Agenzia Tecnologica Europea”); la moltiplicazione d’ iniziative di autonomia tecnologica europea sul modello di GAIA-X; l’”upgrading” a livello di filiera e di fondi sovrani del sistema di up-skilling tecnologico; l’aggregazione in rete  delle imprese automatizzate con nuove forme di affiliazione, di para-subordinazione e di cogestione.

I Paesi Baltici si spacciano per la roccaforte delle libertà in Bielorussia, ma, unici nel mondo,
hanno una precisa categoria di “non-cittadini” a cui negano i diritti civili.

III.GUADAGNARE  TEMPO  FINO ALLE ELEZIONI EUROPEE

Per questo motivo, il meccanismo e la tempistica previsti per la Conferenza sono inadeguati. Occorre sviluppare con riunioni, papers e libri bianchi, un’intensa attività di approfondimento autonomi del Movimento, sui temi seguenti:

Le Comunità Europee nascono come “L’Europa dei Giudici”

1)una struttura istituzionale funzionale alla transizione digitale-ecologica, attraverso forti organi progettuali centrali (un’ Agenzia tecnologica Europea, parallela alla Fondazione RenAIssance del Vaticano, al National Artificial Intelligence Board americano e all’ Istituto Fraunhofer tedesco).

Infatti, le strutture statuali non sono eterne, bensì debbono rispondere alle esigenze storiche della società (gestire un’economia agraria, favorire la nascita dell’industria, gestire la transizione digitale). L’esperienza dimostra che  quest’ultima richiede ovunque la presenza di forti Stati continentali, capaci di controllare gli sviluppi dell’ Intelligenza Artificiale, negoziare con le Grandi Potenze, tenere a bada i GAFAM e i BATX, escludere la sorveglianza di massa di potenze straniere, finanziare la ricerca e sviluppo, proteggere le proprie multinazionali e svolgere un’azione di advocacy in loro favore. E’ significativo a questo proposito come, in una prima fase, la Cina abbia copiato il deep State, il DARPA, i GAFAM, ed ora siano gli USA ad ispirarsi espressamente all’ “Unione del Civile e del Militare” tipica dell’ approccio cinese.

Senza un forte Stato europeo che svolga tutte quelle funzioni, l’Europa è condannata al sottosviluppo (caduta del tasso di redditività delle imprese, mancanza di innovazione, colonizzazione culturale ed economica, disoccupazione, crisi sociali, ingovernabilità). Questa situazione rende meno determinante la questione istituzionale europea, perché l’esperienza di USA e Cina dimostra che buona parte di questi processi, piaccia o no, si svolgono in una dialettica strettissima fra Enti amministrativi e multinazionali, mentre i processi istituzionali legali non  sono in grado di seguire la complessità e la rapidità di questi processi. Rende invece necessario lo studio attento dei meccanismi della collaborazione civile-militare e progetti come quello dello NSCAI americano, fondati essenzialmente sull’ idea di uno “stato d’ eccezione tecnologico”.

2)La sovranità strategica europea quale presupposto e risultato della transizione digitale-ecologica.

A partire dall’ inizio della presidenza Macron, era sembrato che si stesse diffondendo, a tutti i livelli, la consapevolezza che, in un mondo dominato dalle multinazionali del web, una trasformazione epocale quale la transizione digitale ed ecologica non può essere realizzata concretamente se l’Unione non dispone delle leve per controllare la società europea: un’ autonoma cultura economica e politica; proprie multinazionali; leve giuridiche importanti in materia di sicurezza, di programmazione, di antitrust, di aiuti di Stato (la cosiddetta “Sovranità Strategica Digitale”).

Purtroppo, con il passare degli anni, si è visto che l’Europa si allinea invece sistematicamente sulle posizioni degli Stati Uniti e dei “Five Eyes”, che, dopo Brexit, sono divenuti un clone degli Stati Uniti; che tutte le vantate azioni contro i GAFAM (dal GDPR all’ antitrust, alla web tax), non stanno affatto procedendo, come  stigmatizzato dal Parlamento Europeo, dall’ Antitrust e dall’EDPB.

Una seria riforma dell’Unione dovrebbe partire da una ridefinizione degli obiettivi strategici della stessa , che non possono essere pappagallescamente quelli degli Stati Uniti: dalla rivisitazione di Gaia-X per renderla veramente conforme al GDPR; all’ applicazione effettiva delle tasse sui GAFAM, decise da molti anni ma sempre sospese per le proteste dell’ America.

3)L’aggiornamento del modello sociale europeo e della cultura europea per la preparazione della società delle macchine intelligenti

Un altro tema su cui si gioca la credibilità dell’ Unione è il Modello Sociale Europeo. Modello sociale che era originariamente diverso da quello americano, perché, come scriveva Marx nei Grundrisse, il capitalismo si era sviluppato, non già, come in America, autonomamente (o meglio, dalla pulizia etnica e dallo schiavismo), bensì da un sistema feudale con profondi legami solidaristici.  Legami confermati da idee come “”sobornost’”, “Gemeinschaft”, “corporativismo”,Comunità,  “partecipazione”, “cogestione”, “concertazione”, agitati da Vogelsang, Toniolo, de Kuyper, Tönnies, Spirito, Fanfani, Olivetti, Wallon, Capitant, Ichino. Tuttavia, da oramai molti anni, quest’ elemento organicistico, senza venir meno (ed, anzi, perfino espandendosi dal punto di vista formale per l’emulazione della Germania e per la narrativa delle Chiese), è passato in realtà in secondo piano, sopraffatto da una visione assistenzialistica e pietistica della socialità come “compassione” verso gli “ultimi”. E’ venuto meno il concetto centrale del sistema sociale europeo, il lavoro come elemento non secondario dei diritti civili, dello “ius activae civitatis”, sancito soprattutto dalla Costituzione italiana (mai attuata su questo punto come su tanti altri), dalla Betriebsverfassungsgesetz tedesca e dal Wet op de Ondernemingsraden olandese. Se l’idea mitteleuropea d’ impresa co-gestita (tipici esempi, la Volkswagen, l’Airbus, la Siemens, la Daimler, la BMW) è oggi purtroppo sempre più rara a causa della decadenza delle grandi imprese europee, che ne riduce il numero (ma occorrerebbe vedere che cosa succede in gruppi come Stellantis), e se l’impresa del futuro sarà probabilmente l’impresa digitale “a rete”,  occorre ideare una transizione societaria orientata alla “federazione”  di ciascuna  filiera sul modello GAIA-X, regolamentata da “governances” rigorose, e articolata in una rete di medie e piccole imprese con nuove forme di associazione capitale-lavoro, fornitrici degli specifici servizi digitali.

L’Europa postbellica non è stata pacifista

IV.AREE PRIORITARIE DI RIFLESSIONE

Per rendere  concepibili i progetti di trasformazione di cui al punto precedente, sono necessari preliminarmente, a nostro avviso,  i seguenti supplementi di indagine a livello politico e tecnico, da concretizzarsi in appositi documenti:

-impatto dell’ intelligenza artificiale sulla cultura, sulla geopolitica, sul diritto costituzionale, sull’antropologia, sulla politica, sull’ economia e sulla società;

-strutturazione  fattuale (“costituzione materiale”)dell’attuale “multi-level governance” europea (società dell’ 1%, multinazionali, ONU, NATO, Unione Europea, BCE, macro-regioni, Stati membri, regioni, città);

-presupposti storico-culturali dell’ Unione Europea (tradizioni classiche e religiose, concetto di “Pace Perpetua”  nel costituzionalismo europeo pre-moderno, funzionalismo vs. federalismo, apogeo e crisi delle ideologie, questione linguistica e identità europea);

-trasmutazione dei principi umanistici nella società dell’automazione totale (valori “spessi” e valori “sottili”; la prospettiva apocalittica; gl’insegnamenti della futurologia e della fantascienza) .

L’Europa non possiede un’industria digitale, e dipende dalle Grandi Potenze

1)Impatto dell’ Intelligenza Artificiale

L’ Intelligenza Artificiale costituisce un cambio di paradigma nelle società umane (dall’Umanità formata dalla Natura a un’Umanità formata da se stessa; da una società “fisica” a una società virtuale; dalla dialettica Stato-Persona a quella algoritmo-essere umano; dagli Stati territoriali agli imperi virtuali; dal lavoro umano al controllo umano sulle macchine; dalla memoria collettiva ai Big Data; dall’ opinione pubblica ai social networks…

Al fine di configurare l’Europa di domani, questo nuovo scenario va conosciuto e padroneggiatom in modo critico e problematico, in modo da dare risposte adeguate alle nostre tradizioni culturali, e contribuire così in modo attivo (Trendsetter) al dibattito mondiale.

Mladic è stato condannato per Srebrenica, ma neppure i Caschi Blu europei sono innocenti

2) Rivoluzione nella “Costituzione materiale”

L’ordinamento giuridico comunitario è nato come “l’Europa dei Giudici”. Come tale è stato solo parzialmente diritto positivo, e per gran parte una costruzione fondata sui “principi giuridici comuni degli Stati Membri”. Inoltre, lungi dall’ essere un ordinamento monistico, racchiuso in se stesso, esso è aperto alla sociologia (la “società europea”), alla giurisprudenza dei valori (“ i nostri valori”), il diritto comparato (i principi degli Stati Membri), il diritto internazionale (i trattati), il diritto sovrannazionale (ONU, NATO, OSCE, UNESCO, Consiglio d’ Europa, Banca Mondiale…), i diritti interni (le “competenze concorrenti”), le normative interprofessionali, la “lex mercatoria”, ecc…

Per poterlo riformare, occorre prima censirlo (cosa che oramai non si potrà fare completamente se non con l’informatica giuridica), poi elaborandone una teoria, e, infine, studiandone una riorganizzazione che, in base a una nuova versione del principio di sussidiarietà, distribuisca le norme ai livelli più appropriati.

Data l’importanza e l’urgenza delle attività in corso, preghiamo i nostri lettori di segnalarci i loro interessi, le loro  osservazioni, le loro obiezioni e le loro proposte, da inserire nei nostri programmi, e soprattutto il Movimento Europeo di aprire al più presto un dibattito su questi temi.

Matteo Ricci, pioniere di una visione europea postmoderna
e multiculturale

3)I Presupposti culturali dell’ integrazione europea nel XXI secolo

L’integrazione europea è essa stessa una “Grande Narrazione”, che tende a divenire il “mainstream” dell’ Unione Europea. Questa “Grande Narrazione” ha una storia, che parte dai teorici dell’impero romano e del Sacro Romano Impero, per passare alle varie teorie della “Pace Perpetua”, di Paneuropa, del manifesto di Ventotene e della Dichiarazione Schuman. Verso la fine del XX secolo, si privilegiava il benessere dovuto al “modello sociale europeo”; più recentemente, si enfatizza una certa visione dei “diritti di nuova generazione”, con particolare enfasi per quelli digitali.

Il fatto stesso che la giustificazione teorica dell’Unione Europea si sia modificata nel tempo dimostra ch’essa è storica e contingente, e come tale va rivisitata costantemente. Oggi, le pretese di rappresentare la “Pace Perpetua”, “Stato sociale” e “difesa dei diritti” sono state scalfite dai fatti. Gli obiettivi dell’ Unione debbono essere ricalibrati alla luce del “rischio esistenziale”, del multipolarismo, della cyberguerra, della transizione ecologica, dei valori post-materialistici e dell’“epistocrazia”. 

Nell’ UE continuano molte violazioni dei diritti umani e civili che, se compiute altrove, susciterebbero valanghe di sanzioni

4)Trasmutazione dei principi umanistici

La cultura europea moderna, a partire dal Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco, per passare a Nietzsche, a Heidegger, a Buber, a Teilhard de Chardin, a Jünger, a Kurzweil, vive in una prospettiva apocalittica, in cui comunque il significato delle cose non può rimanere lo stesso ch’esso era prima della rivoluzione tecnologica.

Alla prova del dominio delle macchine intelligenti, valori sempre invocati dal Mainstream europeo rischiano, come rilevavano già Nietzsche e Saint-Exupéry- di rivelarsi inattuabili – anzi, di fare da copertura al loro opposto-. La “misericordia” rischia di divenire la copertura dell’ignavia; l’”umanesimo”, dell’assistenzialismo burocratico; l’”eguaglianza”, dell’omologazione, la “libertà”, della manipolazione occulta, la “democrazia”, di una vera e propria  messa in scena; i “diritti”, delle discriminazioni a rovescio; la “pace”, di una guerra infinita sotto le menzognere insegne dell’aiuto umanitario.

Indipendentemente dalla tecnica legislativa prescelta, occorre una ridefinizione dei diritti civili alla luce dell’intelligenza artificiale, che realizzi concretamente libertà e solidarietà in un mondo dominato dalle macchine.

La Carta Europea dei Diritti dovrebbe enfatizzare i diritti di libertà contro la Società del Controllo Totale

V. APPELLO AL MOVIMENTO EUROPEO

Come sin vede dall’ esemplificazione qui fatta dei singoli temi, occorrerebbe un lavoro serio e di lungo periodo, assolutamente alieno all’ approccio molto sbrigativo adottato dagli Stati Membri e dalle Istituzioni.

Per questo motivo, ribadiamo la nostra adesione alla proposta del Movimento Europeo, che i lavori della Piattaforma della Conferenza sul Futuro dell’ Europa proseguano fino alle prossime elezioni europee, trasformandosi in un comitato promotore, che sottoponga le proprie proposte ai partiti e ai candidati, con la speranza che il prossimo Parlamento si assuma un ruolo costituente, avvalendosi anche dei lavori preliminari svolti con la Piattaforma.

A questa proposta, aggiungiamo anche quella che il Movimento Europeo si faccia tramite, a livello europeo, di iniziative di ogni genere volte ad approfondire i temi qui indicati, al fine di pervenire alla scadenza delle prossime elezioni europee con un bagaglio completo di proposte e di argomenti adeguate alla scadenza del 2024, quando tanto i progetti cinesi di “Made in China 2025”, quanto quelle americane della Commissione NSCAI, si saranno oramai sostanzialmente realizzati, sicché nessuno potrà trincerarsi dieto al fatto di non sapere, o alla pretesa che una politica autonoma del digitale sia impossibile per degli Stati di dimensioni continentali. Come abbiamo cercato di illustrare in questa nota, tutto il dibattito europeo ne dovrebbe risultare sconvolto, secondo le linee direttrici che raccomandiamo con questa nota.

Desideriamo, con la presente, fornire al Movimento Europeo e ai nostri lettori, suggerimenti e materiali utili per questo impegnativo periodo di attività. Stiamo preparando nuove manifestazioni ed opere dedicate specificamente alla Conferenza.

Associazione Culturale Diàlexis

La questione linguistica dopo Brexit non è procrastinabile.

LINKS:

1)Alla Piattaforma dei Cittadini: futureu.europe.eu#

2)Alle proposte già inserite nella Piattaforma:

Role of the European Movement within European Institutional framework

Role of the European Movement within European Institutional framework – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Agenzia Europea per la Tecnologia Agenzia Europea per la Tecnologia – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia digitale europea Accademia digitale europea. – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Agenzia Internazionale Per Il Principio Di Precauzione (https://futureu.europa.eu/processes/OtherIdeas/f/8/proposals/1458)

Trattati Internazionali sulle armi autonome (LAWS)( Trattati Internazionali sulle armi autonome (LAWS) – Idee – Altre idee – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Legge organica sull’ intelligenza artificiale

Legge organica sull’ intelligenza artificiale – Idee – Altre idee – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Digital Champions

European Digital Champions – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Regolamento organico per le piattaforme digitali  Regolamento organico per le piattaforme digitali – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Codex Juris Technologici

Codex Juris Technologici – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia Militare Europea

Accademia Militare Europea – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Intelligence Service

A European Intelligence Service – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Group of Strategical Reflection

A European Group of Strategical Reflection – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A Multi-level Task Force for European Constitutionalism

A Multi-level Task Force for European Constitutionalism – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Basic Points of a Constitutional Frame for Europe’s Multi-level Governance

Basic Points of a Constitutional Frame for Europe’s Multi-level Governance – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Rewording the European Charter of Rights

Rewording the European Charter of Rights – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A Task Force Concerning the Linguistic Regime of the Union

A Task Force Concerning the Linguistic Regime of the Union – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Motore di Ricerca Europeo

Motore di Ricerca Europeo – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Piattaforma Commerciale Europea

Piattaforma Commerciale Europea – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Piattaforma social europea

Piattaforma social europea – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Publishing, Movies and Tourism about European Culture

Publishing, Movies and Tourism about European Culture – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

 Piattaforma della cultura e identità europee

Piattaforma della cultura e identità europee. – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Curricula europei

Curricula europei – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Philosophical Academy

European Philosophical Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Philological Academy

European Philological Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Theological Academy

A European Theological Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia Superiore Europea

Accademia Superiore Europea – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

3)Agli eventi già realizzati:

COME GUARIRE LA MALATTIA DELL’ EUROPA (COME CURARE LA "MALATTIA DELL' EUROPA"? – Eventi – Altre idee – Conference on the Future of Europe);

4)Ai volumi già  pubblicati sugli argomenti pertinenti alla Conferenza, e, in particolare:

a)10.000 anni d’Identità Europea, Primo Volume, Patrios Politeia ,Torino, 2006 (cfr amazonaws.com);

b)Re-starting EU Economy via Technology-intensive Industries(cfr. Microsoft Word – Economy 22 settembre.docx (amazonaws.com);

c)Codex Juris Technologici (cfr Corpus Juris Technologici – Riccardo Lala, Associazione Culturale Diàlexis – Alpina – 9788890247064 (streetlib.com);

d)European Technology Agency (cfr PaginedaRiccardoLalaEUROPEANTECHNOLOGYAGENCYpreview_aefbf634-8bee-44e3-b424-786c7a6bde6d.pdf (amazonaws.com);

e)L’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino(cfr L’Istituto per l’Intelligenza Artificiale di Torino – Documentazione e Riflessioni (amazonaws.com).

f) Es Patrida Gaian (Es Patrida Gaian – AA VV – Associazione Culturale Diàlexis – Alpina – 9788834120330 (streetlib.com)

g)Il ruolo dei lavoratori nell’ era dell’ intelligenza artificiale

(anteprima_9c541f10-3c5e-4be2-9353-bd9e2059470b.pdf (amazonaws.com)

Data l’importanza e l’urgenza delle attività in corso, preghiamo i nostri lettori di segnalarci i loro interessi, le loro  osservazioni, le loro obiezioni e le loro proposte, da inserire nei nostri programmi, e soprattutto il Movimento Europeo di aprire al più presto un dibattito su questi temi.

TECNICA, POLITICA E FILOSOFIA:

dibattito avviato fra Massimo Cacciari e Donatella De Cesare

Donatella De Cesare

E’ senz’altro positivo che la designazione a primo ministro di Mario Draghi abbia ravvivato il dibattito sui ruoli di tecnica, politica e filosofia (certamente il problema numero uno del nostro tempo).

Il governo dei tecnici era stato posto all’ordine del giorno fin dagli albori della Modernità, dal socialismo utopistico,l’ altra faccia del positivismo. Come giustamente osservava già Heidegger, questa “Tecnica” non era qualcosa di puramente tecnico. Essa era infatti quella “nuova scienza” mediante la quale, secondo il Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo Tedesco, l’uomo si sarebbe “salvato da solo”. Secondo Enfantin e Comte, questi tecnici-teologi avrebbero dovuto divenire i nuovi politici. In effetti, qualche decennio più tardi,  epoca appaiono i primi tecnici al governo: Rathenau, Bogdanov, Salazar, Hoover, Goering, Einaudi….

Intanto, la tecnica condizionava sempre più la società e la cultura: la rivoluzione industriale, il marxismo, taylorismo e fordismo, corporativismo…Auschwitz e la bomba atomica portano al centro del dibattito politico la Questione della Tecnica, e la corsa agli armamenti e allo spazio e la coesistenza pacifica segnano un ulteriore momento di valorizzazione politica della tecnica, che diviene l’arena in cui si affrontano le diverse visioni del mondo modernistiche per affermare la loro rispettiva superiorità.

Non per nulla, la lunga fase che va dagli Anni 50 agli anni 80 è dominata, in URSS, dall’ Ingegner Brezhnev. Secondo l’economista Oskar Lange, il socialismo avrebbe potuto prevalere sul capitalismo solamente grazie all’ informatica: l’Ideologia Californiana postula una tecnocrazia digitale capace di realizzare una sintesi fra i due sistemi: la “Googleization of the World”. E, difatti, con i manager di Google, compare una tipologia sociale inedita, che realizza quest’idea del tecnico  come sintesi fra il teologo, il filosofo, l’imprenditore e il politico.

E’ senz’altro positivo che la designazione a primo ministro di Mario Draghi abbia ravvivato il dibattito sui ruoli di tecnica, politica e filosofia (certamente il problema numero uno del nostro tempo).

Il governo dei tecnici era stato posto all’ordine del giorno fin dagli albori della Modernità, dal socialismo utopistico,l’ altra faccia del positivismo. Come giustamente osservava già Heidegger, questa “Tecnica” non era qualcosa di puramente tecnico. Essa era infatti quella “nuova scienza” mediante la quale, secondo il Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo Tedesco, l’uomo si sarebbe “salvato da solo”. Secondo Enfantin e Comte, questi tecnici-teologi avrebbero dovuto divenire i nuovi politici. In effetti, qualche decennio più tardi,  epoca appaiono i primi tecnici al governo: Rathenau, Bogdanov, Salazar, Hoover, Goering, Einaudi….

Intanto, la tecnica condizionava sempre più la società e la cultura: la rivoluzione industriale, il marxismo, taylorismo e fordismo, corporativismo…Auschwitz e la bomba atomica portano al centro del dibattito politico la Questione della Tecnica, e la corsa agli armamenti e allo spazio e la coesistenza pacifica segnano un ulteriore momento di valorizzazione politica della tecnica, che diviene l’arena in cui si affrontano le diverse visioni del mondo modernistiche per affermare la loro rispettiva superiorità.

Non per nulla, la lunga fase che va dagli Anni 50 agli anni 80 è dominata, in URSS, dall’ Ingegner Brezhnev. Secondo l’economista Oskar Lange, il socialismo avrebbe potuto prevalere sul capitalismo solamente grazie all’ informatica: l’Ideologia Californiana postula una tecnocrazia digitale capace di realizzare una sintesi fra i due sistemi: la “Googleization of the World”. E, difatti, con i manager di Google, compare una tipologia sociale inedita, che realizza quest’idea del tecnico  come sintesi fra il teologo, il filosofo, l’imprenditore e il politico.

Henri de Saint Simon

1.La Commissione NSCAI: trionfo della lobby informatica

Per il direttore tecnico Kurzweil, la transizione digitale porta automaticamente con sé il superamento dell’ uomo da parte delle macchine; per Eric Schmidt (nominato dal Congresso americano presidente della Commissione NSCAI), Google avrebbe sostituito Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo. E, in effetti, l’oggetto stesso della Commissione NSCAI è proprio un immane sforzo volontaristico dell’America per raggiungere la Cina nel campo dell’Intelligenza Artificiale, nell’ambito dello sforzo ancor maggiore promosso dalla Risoluzione S 1169.

Si tratta di riproporre, nei confronti della Cina, quello stesso programma di contenimento tecnologico esercitato, nei confronti dell’ URSS, ai tempi dello Sputnik e di Gagarin. Si tratta anche di disciplinare gli alleati, i quali dovrebbero rinunziare alle loro velleità di “Autonomia Strategica Digitale” nel nome di una presunta comunità di valori e d’interessi all’ interno di una pretesa “civiltà occidentale”.

E’ chiaro come, in questo contesto, la tecnica divenga più che mai un momento determinante della lotta per il potere mondiale: dal punto di vista esistenziale (per il rapporto uomo-macchina); da quello ideologico (per la “curvatura etica” data alle diverse politiche del digitale); da quello militare (per il legame fra controllo totale e guerra nucleare); dal punto di vista sociale (per la pregnanza del digitale nel configurare l’umanità del futuro); da quello economico (per la capacità dei GAFAM di drenare enormi quantità di risorse da un continente all’ altro); da quello politico, per la possibilità, attraverso i social networks e lo spionaggio elettronico, di manipolare l’opinione pubblica e l’elettorato (basti pensare alla controversia fra il Movimento 5  Stelle e la Casaleggio e Associati).

In questa situazione, è ovvio che i tecnici hanno già di fatto in mano, non soltanto la politica e la comunicazione, ma anche l’ Accademia, che tutte dipendono dai GAFAM (per le possibilità di ricatto, le enormi ricchezze, i legami con lo spionaggio, e con l’editoria, i finanziamenti alla ricerca.Come stupirsi allora se, anche dal punto di vista formale, il governo di un certo numero di Paesi venisse affidato anche formalmente a dei tecnici?

La competizione sino-americana per l’ Intelligenza Artificiale

2.Il caso Draghi

Per la verità, non sembra che il caso Draghi costituisca la svolta determinante a questo riguardo. In effetti,  è vero che Draghi è emerso attraverso un lungo processo, non elettorale, bensì di cooptazione (accademica, burocratica, governativa, presidenziale), però anche quest’ultima presuppone una non comune abilità politica e un notevole grado di complicità con le tendenze ideologiche e di potere dell’élite dominante.

Quando si contrappongono i “tecnici” ai “politici”, s’intende riferirsi ai “politici democratici”, vale a dire quelli emersi da un curriculum di tipo elettorale. Ma, se così è, buona parte dei leaders storici dell’Occidente non sono affatto emersi da un confronto elettorale, bensì da percorsi diversi. Basti pensare ad Eisenhower, a De Gaulle, a De Gasperi, a Togliatti, alla Merkel, a Di Pietro, Berlusconi, Ciampi, Monti, Grillo…

Certamente, il monopolio della tecnica non è riconducibile tanto all’universale  aggiramento dei processi democratici, bensì molto di più a un fenomeno ancor più importante e generalizzato: l’impossibilità per i cittadini dei Paesi democratici d’influire comunque in qualche modo sulla scelta dei fini della politica.

Anche questa non è una novità. Avrebbero potuto i vari Paesi d’Europa rifiutarsi, dopo la IIa Guerra Mondiale,  di aderire ai blocchi, rispettivamente, americano o sovietico? Avebbero potuto fuoriuscire dall’ “società dei consumi”? E, oggi, è l’Europa libera di conquistarsi, come preteso da Macron, Merkel e Borrell, la propria “sovranità strategica” (culturale, militare, tecnologica, economica)?

Erich Schmidt alla presentazione di “The New Digital Age”

3.Il fine della Modernità

In realtà, nonostante la debolezza delle “teorie del complotto”, non si può negare che i fini dell’Europa e del mondo fossero stati effettivamente definiti in modo non trasparente già dai fondatori dell’ Idealismo, da imprenditori visionari come Saint Simon, Owen e Fourier; da sette integraliste come la Chiesa Positivistadi Auguste Comte, i Cosmisti russi,  la “Singularity University”; da multinazionali come  quelle dei  GAFAM e dei BATX, rispetto ai quali i politici, da Eisenhower a Prodi, da Juncker a Renzi, fino a Biden e all’attuale Commissione Europea, sono stati e sono in evidente soggezione.

Come risultato di questo processo storico, il Fine della Storia fissato all’ Umanità intera dal Complesso Informatico-Militare è oggi rappresentato dall’ unione fra uomo e macchina, fra natura e tecnica, fra impresa e Stato, in un’unica Megamacchina, capace di controllare il mondo intero, e di sopprimere tutte le alterità, e quindi la stessa vita sulla terra.

E’ stato inutile che, nell’ultimo secolo,  pensatori come Huxley e Asimov, Joy e Rees, si siano adoprati per denunziare i lati oscuri di questo progetto e proporre alternative: grazie alle strette connessioni fra il “post-umanismo” e la “Società dell’ 1%”, il progetto nichilistico sta procedendo , e la stessa competitività anche militare fra gli Stati Uniti e il resto del mondo rischia di accelerare la presa di potere delle macchine, grazie alla “guerra al tempo delle macchine intelligenti”, che, secondo Manuel de Landa, sarà determinante a questi effetti.

Quest’ obiettivo, solo parzialmente irrealistico, costituisce l’eredità di una millenaria evoluzione, che parte dalle religioni nichilistiche dell’ antica India, passa per il dualismo esasperato della cultura persiana, riemerge carsicamente nelle Religioni Occidentali, per  reincarnarsi infine nel messianismo immanentisticodella Modernità, per incarnarsi nel modo più estremo nella Società del Controllo Totale e nella Guerra al Tempo delle Macchine Intelligenti (de Landa), inaugurata ufficialmente qualche giorno fa con l’utilizzo, nella guerra civile libica, del drone intelligente assassino “Kargu” dell’ Esercito Turco.

IL sottosegretario americano Blinken

4.Chi comanda in Europa?

Per ora, il controllo, sull’ Europa del Complesso Informatico-Militare, è solamente indiretto. Infatti, l’Europa non possiede un suo moderno esercito digitalizzato. Pertanto, l’importante è renderle impossibile arrivarci, in modo ch’essa assista impotente alla presa del potere a livello mondiale delle macchine intelligenti.

A questo scopo bastano gli strumenti di un’America a sua volta controllata dai GAFAM: i poteri del Presidente; le lobbies delle grandi famiglie; il DoD ;l’ “intelligence community”; Hollywood…

Come afferma giustamente Donatella De Cesare, “Dietro il Tecnico, tanto più se ben funzionante come ora, spunta l’ingranaggio di una governance amministrativa che minaccia di rendere superfluo e vacuo il Politico”.A nostro avviso, la realtà è ancora più complessa, perché la “governance amministrativa” dei Ministeri, della Commissione Europea, delle Associazioni di categoria, è essa stessa impotente ed eterodiretta, come dimostrano gli sconcertanti rapporti fra i GAFAM, Juncker, le Istituzioni, Renzi; quelle fra la Mackinsey e l’ attuale Governo; quelli fra Rothschild e Macron; e, infine, l’inaudita vicenda dello spionaggio della Danimarca, per conto degli USA, contro i leaders europei.

Per questo, la conclusione di Donatella di Cesare ci sembra esageratamente ottimistica: “Perciò, malgrado tutto, bisogna far sì che il Politico si riprenda presto il proprio ruolo.”Perché ciò avvenga, non basterebbe certo che, eletto Draghi a Presidente della Repubblica, si tenessero finalmente delle elezioni, ma sarebbe invece preliminarmente necessario un ben più profondo rivolgimento a livello europeo, in forza del quale potesse emergere un nuovo schieramento, alternativo a quelli attuali, che si opponesse a dare per scontato che il Fine della Storia è un sostanziale passaggio di consegne fra l’ uomo e la macchina. Tra l’altro, solo allora si potrebbe parlare di una democrazia europea, cioè della possibilità di scelta fra due reali alternative.

Inoltre, affinché il passaggio di consegne alle macchine fosse veramente scongiurato non  basta certo la cosiddetta “etica dell’ Intelligenza Artificiale” di cui tanto si parla. Come ha scritto Padre Philip Larrey, se si considera che praticamente tutto il sistema digitale è una colossale arma autonoma ancillare alla guerra nucleare, è impossibile darle un’etica, che non sia il dovere di uccidere. Infatti, lo scopo di un’arma è quello di uccidere.

Inoltre,l’etica la possono avere solo degli uomini, che, con il loro libero arbitrio, possono decidere, a loro rischio e pericolo, di fermare quell’ arma.

Infine, come ha fatto rilevare lo stesso Schmidt, sarebbe anche impossibile imprimere nell’ Intelligenza Artificiale, un’”etica universale”, perché le etiche sono molte, e sono situate storicamente e geograficamente.

5.L’Europa, unica barriera contro il Controllo delle Macchine Intelligenti

Un’Europa non dipendente dalla Tecnica  avrebbe una cultura molto diversa da quella attuale, basata sulla  “salvezza dell’ uomo attraverso la tecnica”, in una “Fine della Storia” che elimini il conflitto eliminando la differenza. Come aveva scritto in modo insuperabile già Ippocrate, gli Europei, essendo localizzati in un Paese molto frastagliato e differenziato, hanno sviluppato fin dai primordi il carattere dell’ “Autonomia”, che li rende insofferenti non solo ai poteri troppo centralizzati, bensì anche agli eccessi di conformismo e di moralismo, che soffochino la loro personalità. Solo degli Europei molto differenziati, che ricerchino ciascuno a suo modo l’eccellenza, possono avere in sé lo stimolo a reagire all’ imposizione delle macchine, tenendo sempre viva la necessaria resistenza.

La Conferenza sul Futuro dell’ Europa ci offre un’occasione imperdibile per affrontare questo fondamentale argomento, eb per tradurlo in proposte concrete di governo.

Conteremmo d’inserire questo dibattito all’ interno, non solo della Conferenza per il Futuro dell’ Europa, bensì anche del prossimo Salone del Libro

CONGIURE CONTRO IL PIEMONTE DIGITALE: si ripete “Il caso Olivetti?”

Le enormi difficoltà che Torino incontra da ormai quasi un anno per farsi riconoscere il ruolo (promessole dal Governo Conte) di sede dell’Istituto Italiano d’Intelligenza Artificiale conferma che vi sono correnti e interessi ostili allo sviluppo di un’industria digitale seria, non solo a Torino, ma, in generale, in Europa.

Ne costituiscono prove l’assenza, nel Recovery Plan-Next Generation europeo e nel PNRR italiano (per ora ancora solo sulla carta) di qualunque previsione a favore della nascita di multinazionali europee del digitale, come pure il fallimento di tutte le iniziative intraprese dalla Commissione per limitare il potere dei GAFAM, e, infine, la violentissima requisitoria del Parlamento Europeo contro l’inattività delle istituzioni e degli Stati Membri per attuare realmente il GDPR.

L’ultima beffa è stata costituita dalla destinazione di 30 milioni (che voci di corridoio governative attribuivano all’Istituto), per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel settore “automotive”, stanziati a favore del Politecnico, mentre invece nulla si sta facendo per l’ Istituto, i cui compiti non dovrebbero essere settoriali, bensì generali, come illustrato in precedenti post, e non possono certo esaurirsi nel canalizzare fondi destinati a determinate imprese.

Prendiamo atto con piacere che i politici torinesi di tanto in tanto reagiscono a questo stallo, ma si tratta d’ interventi isolati e scoordinati.

Eppure, Torino presenterebbe tutte le caratteristiche per sviluppare un’industria digitale competitiva, purché le pubbliche Autorità l’aiutassero, così come il DARPA aveva aiutato la nascita dei GAFAM. Cosa che tanto l’Unione, quanto i Governi nazionali, rifiutano di fare, non rispondendo neppure alle continue sollecitazioni in tal senso.

E non si dica che solo le Superpotenze possono permettersi di creare i loro Campioni Nazionali digitali, perché, come scrive Ruchir Sharma su Foreign Affairs, anche una serie di potenze medie, come India, Indonesia, Turchia, Colombia, Cile, e perfino  Polonia, Kenya e Nigeria, stanno creando i loro campioni.

 Che anche l’Europa (e l’Italia) facessero qualcosa sarebbe il minimo che ci si potrebbe e dovrebbe attendere da un’Unione che vanta addirittura la propria “sovranità strategica digitale”, ma che in realtà sembra orientata piuttosto a rinchiudersi deliberatamente nell’ arretratezza.

1.Si ripetono i misfatti del 1960-61?

La situazione di oggi riporta all’attualità la triste vicenda che portò alla disintegrazione dell’impero Olivetti, e, in particolare, il sogno di Adriano Olivetti di realizzare, intorno a Ivrea, un’impresa digitale di respiro mondiale, culminata nel progetto del calcolatore P101.

L’anno scorso ricorreva il 60° anniversario della morte di Adriano Olivetti, e quest’anno quellom della morte, di poco successiva, del suo direttore Mario Tchou, il “padre” dell’ELEA 9003 e della P 101, deceduto in un misterioso incidente sulla Torino-Milano il 9 novembre 1961 (data  che si riserviamo di commemorare adeguatamente).Secondo il circostanziatissimo libro di Meryle Secrest, una giornalista americana intima degli Olivetti, uscito non casualmente in America nel 2019 e in Italia  l’anno scorso, vi fu un preciso complotto, ch’essa chiama “tempesta perfetta” per impedire che la Olivetti, forte dell’acquisizione della Underwood e del prestigioso progetto P101, divenisse la prima vera multinazionale dell’informatica, con ramificazioni in USA, in Russia e perfino in Cina, e con un background culturale, politico e sociale che anticipava di cinquant’anni la Silicon Valley, realizzando così un mutamento geopolitico di primaria importanza (Il caso Olivetti, Rizzoli, 2020.

Per impedire quel progetto, furono mobilitati politici, imprenditori, banche (a cominciare dalla Banca d’ Italia),governi e servizi segreti,  con l’obiettivo primario di chiudere la divisione informatica, che, secondo Valletta, costituiva “un neo da estirpare”,  come lo stesso Paolo Fresco, che aveva acquisito la divisione per conto di General Electric, ha confermato nelle sue memorie.

La pretesa dei poteri forti che il Piemonte si concentrasse nella produzione di automobili di bassa gamma poteva ancora avere un senso allora, quando l’industria autoveicolistica torinese impiegava 300.000 persone e il mercato italiano assorbiva milioni di vetture, ma non ne ha certo più ora, quando Torino non è che uno stabilimento periferico di Stellantis e tutte le sue attività decisive sono localizzate altrove, mentre invece tutto il mondo corre verso il digitale

2.Torino  è stata svuotata per l’assenza della politica

Di fronte all’ evidenza del fatto che Torino ha bisogno di una nuova attività trainante, quel che resta delle attività passate si coalizza per fare barriera contro il nuovo. Procedendo così, andiamo verso un ulteriore svuotamento della città: dopo la capitale, il cinema, la moda, l’editoria, i cuscinetti a sfere, le macchine da scrivere, la formazione, l’autoveicolistico, che cosa ci possono ancora portare via? Più la città si svuota, più vengono meno le forze sociali che la difendevano: la Corte, l’ aristocrazia, l’esercito, gl’imprenditori, gl’ intellettuali, gli operai, i manager…

La stampa aveva informato la cittadinanza che sarebbe stato costituito un comitato promotore, coordinato da Don Luca Peyron. Qualcosa si sta muovendo?

Con quale coraggio i politici dei vari partiti del territorio si presenteranno alle prossime elezioni amministrative se avranno lasciato cadere la migliore occasione che si è presentata inaspettatamente alla città grazie agli sforzi dell’Arcidiocesi di Torino?

I giochi non sono ancora fatti. Perciò, invitiamo tutti a rimboccarsi le maniche, venendo allo scoperto con concrete proposte al Governo.

Per ciò che la riguarda,l’Associazione Culturale Diàlexis ha fatto tutto quanto possibile, partecipando alle consultazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, coinvolgendo le Istituzioni Europee, pubblicando il libro bianco “L’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale”(ora disponibile anche in forma cartacea), inserendo il tema nella piattaforma della Conferenza per il Futuro dell’ Europa,  organizzando ben 4 eventi, e lanciando una petizione indirizzata al Presidente Draghi e al Ministro Giorgetti, ed è ancora a disposizione per procedere oltre in queste attività.

Tuttavia, occorre accelerare, perché tutto il mondo si sta muovendo.

Chi si ferma è perduto!

ISTITUITA IN VATICANO LA FONDAZIONE RenAIssance, che si occuperà d’intelligenza artificiale.

Stupisce, dinanzi alla lentezza dell’Italia, dell’Unione Europea e perfino degli Stati Uniti e della Cina, nel darsi una struttura dedicata all’ Intelligenza Artificiale, la rapidità di azione dimostrata invece in questo campo da parte del Vaticano.

Mentre, infatti, la Commissione NSCAI ha appena proposto al presidente americano la costituzione di un Artificial Intelligence Board, e l’ Italia fatica a dare attuazione all’idea, espressa dal Governo Conte, di creare a Torino l’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale, il Vaticano ha già creato la sua fondazione.

E, a ben vedere, non vi è, in questo, nulla di eccezionale, giacché, come insistiamo a dire da molto tempo, l’Intelligenza Artificiale rientra senz’ ombra di dubbio nell’ esperienza religiosa, come affermato con decisione da autori diversi  quali Meyrink, Capek, Teilhard de Chardin, McLuhan, Pouwels, Idel e Kurzweil, e il Vaticano ne è da tempo consapevole.

Uno dei temi più ricorrenti a questo proposito è quello, caro già a Newton, dell’azione tecnica quale prosecuzione dell’opera creatrice di Dio. L’altro è quello, attribuito dal mito a Rabbi Loew, secondo cui i Golem verrebbero  creati per proteggere dalle persecuzioni il popolo d’ Israele. Secondo Capek, poi, l’esistenza di automi capaci di riprodursi sarà un dono di Dio all’Umanità per ovviare alla decadenza dell’umano, espressa dalla crisi della natalità.Per gli Hojjatiyye iraniani, l’esistenza dell’intelligenza artificiale sarebbe un segno dell’approssimarsi dell’ avvento del Mahdi.Poi, per Kurzweil, l’intelligenza artificiale sarà una realtà sovraumana in grado di decidere la sorte dell’Universo. Infine, secondo McLuhan, la rivoluzione elettronica avrebbe costituito semplicemente l’avvento dell’ Anticristo.

Per ciò che riguarda la Chiesa, essa si trova da sempre al centro dei dibattiti sull’ Intelligenza Artificiale, in quanto ad essa il pensiero rivoluzionario settecentesco attribuiva  la funzione storica di aver anticipato, con la sua escatologia, la sua ecclesiologia e la sua etica, la nuova “Religione dell’ Umanità”, la “nuova mitologia” idealistica e positivistica, che sfocerà  alla fine nella “religione di Internet” quale principio di ”quasi eternità”.

La Chiesa stessa non è stata certo estranea alla nascita di queste narrazioni, in particolare attraverso le opere di Teilhard de Chardin, a cui, non per caso, ancora due anni fa la Chiesa aveva rifiutato di togliere l’interdetto.

Il dibattito sull’ Intelligenza Artificiale parte dal Golem di Praga

1.I presupposti culturali dell’ intelligenza artificiale

Giustamente, quindi, la Chiesa si è preoccupata dei presupposti culturali dell’ Intelligenza Culturale, sponsorizzando la firma, nel 2020, del “Rome Call for AI Ethics. A livello locale, l’ Arcidiocesi di Torino, si è battuto e si batte per la creazione dell’ Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino.

Come risulta dal titolo del “Call”, la “questione culturale” dell’ Intelligenza Artificiale tende a identificarsi, per la Chiesa  come per l’accademia, per l’industria e per la politica, con la “questione etica”, che vede, sostanzialmente, l’ Intelligenza Artificiale come  uno strumento di governance, che, come tale, è neutro, e può quindi essere utilizzato in modo “etico” o “non etico”. Impostazione discutibile, poiché, come affermato da Heidegger, “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, bensì una realtà esistenziale.

Per questo suo approccio limitativo, il “call” si inseriva nella sequenza degl’infiniti “codici etici” emanati da organizzazioni professionali ed accademiche,e ripresi sostenziamente nella recente normativa UE. Tali codici riprendono sostanzialmente l’insuperata idea delle “Tre Leggi della Robotica”, le quali a loro volta si riducevano all’ unico comandamento secondo cui i robot non debbono fare nulla che sia dannoso per l’ Umanità.Per altro, tutta la sterminata produzione letteraria di Asimov, inventore delle Tre Leggi,  ha avuto per obiettivo quello di dimostrare esse, ch’egli, negli Anni ’50 del XX Secolo, immaginava fossero adottate dall’ umanità del futuro, non avrebbero mai potuto funzionare, perché un precetto normativo non è  fa parte del linguaggio macchina, e, inoltre, perché l’Intelligenza Artificiale presuppone proprio l’autonomizzarsi della macchina dalla logica umana.

L’Intelligenza Artificiale parte dallo “Hair Trigger Alert” dei missili nucleari

2.Etica dell’ Intelligenza Artificiale ed Equilibrio del Terrore

Anche noi riteniamo che la formulazione di precetti etici destinati alle macchine (o agli sviluppatori che devono progettare le macchine) sia inefficace. Ma, quand’anche vi fosse questa possibilità di trasfondere in algoritmi dei principi normativi generali ed astratti , sorgerebbero problemi di altro genere.

Infatti, innanzitutto,  come ha dimostrato De Landa,  l’intero universo macchinico è parte integrante di un sistema geopolitico fondato sull’ equilibrio del terrore. Anche le applicazioni più innocenti come i cellulari o Alexa, essendo utilizzati per controllare il comportamento delle persone, fanno parte dell’ intelligence finalizzata ad anticipare un colpo nucleare avversario. Le macchine vengono usate prioritariamente per garantire  la Mutua Distruzione Garantita (MAD), che non è certo un principio etico. Etico è disattivarle, come dimostrato nel 1983 dal Tenente-Colonnello Petrov.

Secondo il mito, l’inventore del Golem, Rabbi Loew, poteva disattivarlo sostituendo una scheda nella sua testa

3.La virtù nell’ era delle Macchine Intelligenti

Quindi, i principi etici vanno inculcati prima nei membri della classe dirigente che controlla le macchine. Ed è ciò di cui sembra si stia discutendo fra le Superpotenze, con incerti risultati, come dimostrato per esempio dalle parallele discussioni sulla messa al bando delle armi nucleari e sulle armi autonome. Tuttavia, un effettivo controllo sulle macchine presuppone la capacità dell’ umano di mantenere un elevatissimo livello di efficienza, quale quello richiesto ad “analisti” dell’ Armata Rossa, come il Tenente Colonnello Petrov, capace di individuare in pochi secondi un errore di funzionamento della difesa nucleare sovietica, di assumersi la responsabilità di forzare il regolamento militare , e, infine, di imporsi a 150 ufficiali suoi subordinati che chiedevano a gran voce l’attivazione del sistema missilistico.

Per realizzare in tutto il mondo e in ogni momento un controllo capillare contro il malfunzionamento del sistema macchinico, occorre realizzare un’educazione capillare dell’intera umanità, sia dal punto di vista tecnico (conoscenza dei sistemi),sia da quello della maturità filosofica (solida adesione a dei principi),sia da quello decisionale (prontezza di riflessi e forza di carattere), sia, infine, da quello della conoscenza delle complesse normative sui vincoli del sistema macchinico (per esempio, degli accordi internazionali sulle armi autonome).

Per fare ciò, è senz’altro utile il contributo delle religioni, nate in ere di gradi avversità, le cui etiche erano volte in gran parte a forgiare l’uomo per renderlo capace di reagire in modo umano alle continue sfide del mondo. Su queste basi erano state costruite le etiche classica, confuciana, ebraica e cristiana. La concezione delle “virtù” (cardinali e teologali) era  funzionale proprio alla poliedricità delle capacità richieste per far fronte alle più svariate sfide.

La nostra era digitale non è infatti più libera da insidie di quelle degli Stati Combattenti o dell’Impero Romano. Ogni passo avventato, del sistema (guerra nucleare), o di singoli (catastrofi come il Ponte Morandi) può essere fatale per l’umanità.

Secondo Max Weber, ci siamo rinchiusi noi stessi in una gabbia d’acciaio

4. Salvare l’umano dal macchinico

Ma, al di là di questo, giacché “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, è l’avanzare stesso del mondo macchinico che, come vedevano già Max Weber, Heidegger e Anders, ci porta a rinchiuderci nella nostra “gabbia d’acciaio”, paralizzando ogni guizzo di umanità. In questo senso, la resistenza dev’essere ancor più capillare.

Infine, l’argomento  principe che viene usato per disinnescare la paura dell’Intelligenza Artificiale (che, cioè, questa non arriverà mai ad un livello sufficientemente di creatività da sostituire quella umana) è un’arma a doppio  taglio, perché, come dimostra ancor sempre l’esempio di Petrov, il pericolo viene proprio dal carattere conservatore e conformistico dell’informatica. Il regolamento militare, che prevedeva il “first strike” nucleare a meno che non vi fosse un contrordine del Comitato Centrale del PCUS, incarnava la volontà di quest’ultimo di mantenere il proprio potere. Per questo, il rifiuto di telefonare al Comitato Centrale, per quanto oggettivamente provvidenziale, fu considerato una colpa per Petrov, che fu infatti mobbizzato.

Le deviazioni dalla logica del sistema macchinico, o la lotta contro gli abusi di questo, come quelle di Assange, Snowden, e perfino Schrems, sono considerate delle colpe, che vengono sanzionate, non già come tali, bensì attraverso i più svariati mezzi di pressione indiretta.

Il peso che le multinazionali del web hanno in tutte le società contemporanee è dimostrato dal fatto stesso che il “Call for an ethic AI” sia stato firmato innanzitutto, dai GAFAM, responsabili delle maggiori violazioni dell’ etica in campo digitale, oltre dal fatto che la commissione NSCAI sull’intelligenza artificiale, che ha appena concluso i lavori, sia capeggiata da Eric Schmidt, Presidente di Google, il quale, nella sua opera del 2010 “The New Digital Age”, aveva formulato la tesi secondo cui Google avrebbe dovuto subentrare a Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo.

Lo studio dei presupposti culturali, e soprattutto etici, dell’Intelligenza Artificiale, non può non tenere conto di questo vastissimo scenario, ché, altrimenti, si tradurrebbe in un esercizio retorico e propagandistico, né può esimersi da un’azione politica, ci cui la Chiesa, se lo vuole, è senz’altro capace.

Per questo, non possiamo ovviamente non salutare positivamente la nascita della nuova Fondazione, augurandoci ch’essa possa servire di stimolo, da un lato, alla creazione delle corrispondenti istituzioni europea ed italiana, e, dall’ altra, all’avvio, da parte della Chiesa, ma non soltanto, di una riflessione a tutto tondo sul  futuro digitale dell’ Umanità, che vada al di là dei limiti angusti dell’attuale “etica digitale” .

18 maggio 2021 Il Vaticano ha istituito una Fondazione che si occuperà di intelligenza artificiale. Accogliendo la richiesta del presidente della Pontificia Accademia per la Vita mons. Vincenzo Paglia, papa Francesco – con un rescritto ‘ex audientia’ firmato il 16 aprile scorso dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin – ha istituito infatti la Fondazione ‘renAIssance’, con personalità canonica giuridica pubblica, che ha sede nello Stato della Città del Vaticano, presso la stessa Accademia per la Vita. A dare la notizia l’’ANSA. Già approvato anche lo statuto del nuovo organismo. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vaticano-istituita-Fondazione-per-intelligenza-artificiale-1acbf056-2d7d-4ae6-af11-be217acf8607.htmlCOMUNICATO

“SE VOGLIAMO CHE TUTTO RIMANGA COME È, BISOGNA CHE TUTTO CAMBI”,da Tomasi di Lampedusa al vertice sociale di Porto

DOMATTINA ALLE 10, WEBINAR DI DIALEXIS IN APERTURA DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA


Il link per partecipare è:


https://zoom.us/j/99951521048?pwd=MHdsRlJkSEJwVUQvcVZ1bGcvQW01UT09

L’evento è inserito sulla piattaforma https://futureu.europa.eu/?locale=it 
 
https://futureu.europa.eu/processes/OtherIdeas/f/7/meetings/366?locale=it&page=4
 
le precedenti manifestazioni sono state reperibili in Alpina Diàlexis – YouTube
 

La famosa frase di Tomasi di Lampedusa citata inaspettatamente da Ursula von der Leyen nel discorso introduttivo del vertice sociale di Porto, così come quella dedicata ad Erdogan dal Presidente Draghi, è suscettibile d’ infinite interpretazioni. Questo fatto, come Europei, ci consola, perché significa che i nostri leaders sono molto più intelligenti di quanto vogliono far credere, ma sono costretti, per raggiungere e mantenere le loro posizioni, a parlare per enigmi.

Non è questa la sede per svolgere un’esegesi attenta di queste frasi, che pure dovrebbe essere fatta, né quella d’intervenire sul summit sociale di Porto, al quale stiamo comunque dedicando due importanti interventi nell’ ambito della piattaforma futureu.europa.eu#, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa. Fra le infinite letture possibili (e, prima o poi, doverose), scegliamo oggi quella direttamente riferibile alla Conferenza sul Futuro dell’Europa, dove la mancanza di idee-guida lascia sospettare che si voglia anche lì “cambiare tutto perché tutto resti come prima”. Il falso presupposto concettuale è lo stesso: gli Europei godrebbero di un benessere quale mai visto prima, e dunque non ci dovrebbero essere cambiamenti, né culturali, né politici, né economici.

A questa impostazione ultra-ottimistica, noi ribattiamo :

1)che il benessere non è tutto, come avevano messo in evidenza autori così diversi come Kierkegaard, Nietzsche, Eliot, Huxley, Orwell, St-Exupéry, Simone Weil, Burgess, Anders, Przywara,…;

2)che una situazione in cui i giovani Europei sanno già, come affermato dalla von der Leyen, che non riusciranno mai a raggiungere il livello dei padri (perché gli obiettivi sociali indicati dalla stessa von der Leyen per il 2030 sono addirittura inferiori a quelli realizzati già ora, per esempio, dalla Cina), non  costituisce certo un bilancio positivo del Secondo Dopoguerra, e provoca un nichilismo generalizzato;

3)che comunque, pensando solo al preteso “benessere materiale”, si trascura il problema principale, che è la disumanizzazione, la massificazione dei pre-pensionati e dei “bamboccioni”, premessa inevitabile di un dispotismo invisibile, come quello che già Tocqueville vedeva venire dall’ America, e che i GAFAM stanno ora realizzando in pratica con il web e l’intelligenza artificiale.

La nostra partecipazione alla Conferenza, pur non contraddicendo neppur essa la famosa frase di Tomasi di Lampedusa, significa in concreto l’opposto di quanto affermato nell’ intervento di cui trattasi:

1)l’Europa sociale di domani dev’essere un’ Europa spirituale, com’ è nella natura stessa del pensiero sociale europeo (cfr. “Modello Sociale Europeo e Pensiero Sociale Cristiano”, Laudato-si-1-2018-1-nuova-copia.jpg (1772×2481) (alpinadialexis.com));

2)l’Europa deve eliminare totalmente la disoccupazione e permettere a ciascuno, attraverso l’umanesimo digitale, di salire almeno di un gradino nella catena del valore delle attività sociali ( cfr. Il ruolo dei lavoratori nell’era della intelligenza artificiale – LALA RICCARDO – Alpina – 9788834120460 (streetlib.com));

3)il controllo sui GAFAM e il riorientamento dell’educazione verso la coltivazione del “Sé” e verso l’esercizio delle virtù deve permettere il mantenimento del controllo nelle mani dell’ Umanità proprio durante l’ Era delle Macchine Intelligenti (cfr .European Technology AgencyPaginedaRiccardoLalaEUROPEANTECHNOLOGYAGENCYpreview_aefbf634-8bee-44e3-b424-786c7a6bde6d.pdf (amazonaws.com);

4) La Conferenza sul Futuro dell’ Europa non può essere solo un “window-dressing” della decadenza dell’ Europa e dell’ Umanità, bensì deve costituire un momento costituente per l’avvio di un autentico autentico Tecno-Umanismo, di un’autentica Europa Sociale dell’ Era delle Macchine Intelligenti e di un’ autentica Sovranità Strategica Europea)(cfr. https://futureu.europa.eu/processes/OtherIdeas/f/7/meetings/366?locale=it&page=4).

Cos’ com’è congegnata, la Conferenza si può riassumere con la frase di Pier Virgilio Dastoli,Presidente del Movimento Europeo in Italia, “Bruxelles parla a Bruxelles

Alla luce di quanto precede, ci associamo alle richieste del Movimento Europeo e del Movimento Federalista Europeo per una Conferenza sul Futuro d’ Europa molto più incisiva per uscire dalla malattia dell’ Europa e del mondo, e Vi invitiamo tutti a partecipare attivamente al webinar di domattina.