Disponibile da gennaio 2018
 
 
 

GUERRA DI LIBERAZIONE DAI GAFAM?

Prima, educare una  nuova Classe Dirigente.

1.I dazi, la Groenlandia, la penalizzazione di Breton

I dazi erano  stati imposti da Trump con la motivazione che noi Europei saremmo dei “parassiti” che “derubano l’America”, con il loro “surplus commerciale”,  quando in realtà è l’America che ci ha taglieggiati da 80 anni con la sua fornitura di pretesi “servizi”, non richiesti -perché non sono altro che il pagamento travestito di un tributo (basi militari, banche d’affari, società di rating e revisione, piattaforme digitali), con cui il deficit commerciale ampiamente si compensa -. Dazi che sono stati ulteriormente rincarati con l’imposizione di investimenti forzosi negli USA, più acquisti forzati di prodotti della difesa. Il punto di scontro (per altro prevedibile) è stato infine la richiesta di un alleggerimento, per le piattaforme americane, delle normative europee in materia digitale (antitrust, tasse, privacy, intelligenza artificiale), che ha dimostrato che Trump è solo una testa di legno dei GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft, ma ora dovremmo aggiungere Palantir, META,X: “GAMPFAMX”?).

La nomina di un “Rappresentante” per la Groenlandia è stata chiaramente quella di un governatore americano su un territorio oggi europeo, atto che anticipa la promessa  annessione “manu militari”. D’altronde, l’affermazione che “il Canada e la Groenlandia ci servono per la difesa nazionale, che equivale alla difesa del mondo” significa che, contrariamente alla propaganda di Trump,  gli USA sono tutt’ora (o pretendono di essere ancora) l’unico impero mondiale, i cui interessi strategici si assume coincidano con quelli dell’ Umanità. In tutto ciò, gli Europei, lungi dall’ essere degli alleati, sono degli estranei, o ancor meglio dei sudditi, che non debbono immischiarsi nelle scelte sovrane dell’America.

La sanzione unilaterale  a un (ex-) commissario UE e a giudici della CPI confermano quanto sopra affermato: gli USA si considerano al di sopra di qualsivoglia autorità europea e internazionale, ch’essi possono sanzionare a loro piacimento per via amministrativa, senza diritto di ricorso, con una laconica motivazione “Ci hanno danneggiati”. Siamo sudditi, e la lesa maestà degli States è di per sé il delitto più grave. Va già bene che non ci fanno uccidere da droni assassini come i generali iraniani, e come Zelenski vorrebbe fare con Putin.

2.Si può creare una “deterrenza anti-USA”?

In conseguenza di tutto ciò e altro ancora, come scrive giustamente Bill Emmot su “La Stampa” di Sabato 27, “la deterrenza non è più necessaria soltanto per mantenerci al sicuro dalla Russia: è necessaria per mantenerci al sicuro dall’ America”. Come abbiamoscritto in precedenti post,i motivi di fondo per opporsi all’ America in realtà sono molto più solidi di quelli per opporsi alla Russia, la quale ultima, come del resto anche  l’ Ucraina, è semplicemente una delle tante macro-regioni dell’ Europa (anzi, è la più grande, e per questo avrebbe dovuto fare oggetto fin dall’ inizio di una considerazione speciale).

Peccato che, per opporci agli USA, per dirla con Trump, noi  “non abbiamo le carte”. Infatti, per 300 anni lobbies trasversali hanno fatto di tutto per farci allineare  sempre più con la cultura , i valori e i sistemi militari americani. Gli USA non sarebbero divenuti indipendenti senza le truppe inviate da Luigi XVI(che se ne dovette pentire amaramente) e i buoni uffici  delle “Logge Militari”. Le insurrezioni “liberali” in Europa furono fomentate dagli esuli napoleonici delle due Americhe (fra cui Garibaldi). La Francia e la Russia vendettero agli USA per importi irrisori (prestati da banche europee) la valle del Mississippi e del Missouri (la Luisiana francese) e l’Alaska. Nella IIa Guerra Mondiale, per espresso riconoscimento del Presidente americano di allora, gli USA finanziarono tanto i nazisti quanto i sovietici, in modo da essere in ogni caso dalla parte del vincitore. Dopo la guerra, crearono strutture segrete come Gladio, attraverso le quali finanziarono i “servizi deviati” e la “strategia del terrore”. Imposero alle nascenti Comunità Europee, attraverso teorici operanti negli USA (Mitrany), l’autolesionistica ideologia “funzionalistica”, e, all’ Italia, la vera e propria distruzione della divisione informatica dell’ Olivetti (vedasi il film della RAI e il libro della giornalista Melrose), che, con il P101, si avviava a dominare il mercato mondiale, e, innanzitutto, quello americano. Sottraendo inoltre la direzione del Movimento Europeo perfino al fedelissimo Churchill, Imponendo, ai nuovi Stati membri,  l’adesione alla NATO prima che all’Unione Europea, resero impossibile il crearsi, nel Consiglio, di una maggioranza neutralista. Quando Mitterrand e Gorbaciov s’ incontrarono al Castello di Hradcany per avviare la “Casa Comune Europea”, s’intromise Bill Clinton, e così non se ne fece nulla. Si rese la vita impossibile all’ EADS (società aerospaziale europea), che presto ripiegò sul ben più modesto formato dell’Airbus. Quando l’Italia aderì alla Via della Seta, Pompeo, e poi Biden, chiesero espressamente a Conte e a Giorgia Meloni, di ritrarsi dall’ accordo.Oggi, quando Airbus tenta, per l’ennesima volta, di uscire dal “Cloud” americano, si scontra con le posizioni acquisite da Palantir.

Per creare una vera “deterrenza” come suggerisce Emmot, bisognerebbe avere molto più coraggio.

3.La Presidenza Trump, braccio armato dell’impero dei GAFAM

Nel 1998,il Parlamento Europeo aveva scoperto l’esistenza della rete di ascolto Echelon, costruita dagli Stati Uniti in tutto il mondo,  destinata a spiare tutte le conversazioni  pubbliche e private, civili e militari, soprattutto dei Paesi “alleati”. Nel 2007, gli USA avevano implementato Echelon con il nuovo sistema Prism, tecnologicamente più avanzato. Edward Snowden aveva dovuto rifugiarsi in Russia dopo averne rivelato al mondo l’esistenza.

In tal modo, gli USA hanno acquisito rispetto al resto del mondo un vantaggio d’”intelligence” difficilmente recuperabile (che è il segreto della lunga resistenza dell’ Ucraina).

Nel 2014 , Schmidt e Cohen avevano scritto, in “The New Digital Age”, che Google avrebbe dovuto subentrare alla Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo. Con ciò, inauguravano l’attività pubblicistica dei guru dell’ informatica e il progetto politico di conquista del potere mondiale assoluto. Nello stesso periodo, Valladao teorizzava l’”America-Mondo”, una megamacchina mondiale governata centralmente dagli USA attraverso l’informatica. Poco dopo, ne “I signori del SilicioEvgeny Morozov spiegava che, attraverso la “società della sorveglianza”, l’establishment americano tenta di frenare lo slittamento del suo potere verso l’Asia, “bloccando” le società occidentali. Sempre Schmidt ha promosso la Commissione NSCAI, destinata a rinnovare negli Stati Uniti una nuova possente politica di aiuti di stato all’industria digitale, con l’obiettivo, espresso dal relatore Schumer, di “mettere il mondo intero fuori mercato”.

Con il 2° mandato di Trump, i guru dell’informatica hanno rovesciato le loro preferenze politiche (che prima andavano ai Democratici, quando non alla cultura “woke”), passando in blocco al movimento MAGA. Essendo  oramai completata la “pars destruens” della loro azione politica, consistente nel rincretinimento dell’Intelligentija con l’ideologia “Woke”, possono ora mostrare “in positivo” il loro vero volto: una setta fanatica e assetata si potere “incistata” negli USA e avviata alla conquista del mondo. Ultimamente, i direttori tecnici dei GAFAM sono stati incorporati, su iniziativa di Trump, nell’ Esercito Americano con il grado di Tenente Colonnello , imitando il modello cinese di “Fusione del Civile e del Militare”.

E’ questa, non già l’ambiente, la ripresa delle guerre o le autocrazie, la vera sfida per l’Umanità.

4.Il “Pacchetto digitale” UE al centro della rottura transatlantica

Si evidenzia così la logica dell’azione di Trump contro Breton. Per quanto la recente legislazione europea, estremamente carente, non abbia affatto frenato la presa di potere dei GAFAM (anzi, li abbia coperti ideologicamente) , la seconda presidenza Trump costituisce per essi, dopo la Commissione NSCAI, un’irripetibile occasione per mettere lo Stato americano al servizio del loro controllo sul mondo (il “momento straussiano” salutato da Thiel). Per questo essi, fedeli in ciò alle idee di Saint-Simon, hanno lanciato ciascuno un proprio libro e una propria ideologia, che giustificano tutti il ruolo dominante dei leader informatici all’ interno della “Repubblica Tecnologica”americana (Karp:epistocrazia, conservatorismo).

La legislazione tecnologica europea, sulla privacy, sull’ intelligenza artificiale e sui contenuti sul web,  è basata sostanzialmente sull’idea che ciò che è vietato fuori dal web lo sia anche dentro. Con ciò, essa non ha colto il nocciolo della Società del Controllo Totale: la mutazione esistenziale che l’informatica sta inducendo nell’essenza dell’Umanità, spegnendone l’individualità, la libertà, la creatività, e, quindi, la vita (Joy, Anders, Asimov, Rees, Yudkowski). Se l’Intelligenza Artificiale non fa altro che ripetere, assolutizzato e moltiplicato all’infinito e classificato in modo statistico, ciò che l’Umanità vi ha messo dentro (in pratica, la cultura della Modernità, già di per sé un’era di stagnazione e mediocrità), alla fine del processo gli uomini resteranno schiacciati dal peso del passato e del collettivo, e, senza alcun imprevisto, nessuno potrà più inventare nulla. Condizione ideale per un controllo centralizzato del mondo da parte delle macchine (la “Società del Controllo Totale”). Non c’è da stupirsi se, come già immaginava Capek nel 1923 e ora si sta ampiamente avverando, da quando esistono le Macchine Intelligenti, nessuno vuole più avere figli, perché non esiste più il futuro per gli umani.

Pur nei suoi modesti limiti, la legislazione europea costituisce comunque un ostacolo (insieme ai BAATX cinesi e ai “firewalls” russo e indiano), al controllo dei GAFAM sul mondo intero. Secondo i GAFAM, questi  ostacoli devono essere eliminati dall’ America non appena possibile, ed ecco che interviene, servizievole, il Presidente Trump.

5.La “Finestra di Overton” nella Società della Sorveglianza Totale.

Uno degl’infiniti aspetti del controllo dei GAFAM sulle società mondiali è il crescente monopolio dei “social networks” fra gli strumenti di comunicazione di massa. Per questo, la loro evoluzione s’incrocia con la lotta per l’influenza ideologica (“cultural wars”), lotta che mira a veicolare una ideologia dominante come strumento di coesione sociale e di condizionamento della politica. Nelle “democrazie occidentali”, quest’esigenza è più forte che in tante altre società. Infatti, svanita la forza plasmatrice della tradizione, venute meno le “élites naturali”, spappolatasi  la “Cultura Alta”, anche  le masse popolari sono in preda a un sostanziale nichilismo, a cui si tenta di porre un freno mediante la costruzione e la diffusione di “Grandi Narrazioni” che spieghino la realtà e diffondano autoritativamente standard di comportamento omologati (i cosiddetti “valori non negoziabili”). Nel mondo della cultura di massa, non è più ammessa  la competizione, per quanto limitata, fra diverse “visioni del mondo” (religiose, filosofiche, politiche), come accadeva ancora nel XX° secolo, bensì s’impone un unico indirizzo, risultato volta per volta di una lotta fra diverse lobby mediatiche, all’ interno di una fascia molto ristretta di opinioni, ricompresa in ciò che viene chiamato “Finestra di Overton”, all’ interno della quale debbono situarsi tutte le opinioni ammissibili. E’ ciò che viene definito gramscianamente come  “egemonia culturale”.

Nel XX° secolo, i limiti della Finestra di Overton erano fissati per legge (democrazia, antifascismo). Oggi, questi limiti vengono imposti con l’informatica (vedi  la vicenda “X”), colpendo con la cancellazione le opinioni che non si conformano alle norme sociali prevalenti (“Fake News”, “Hate Speech”, “Ingerenze Maligne”). Per questo, è divenuto fondamentale chi, e come, fissa i limiti della Finestra di Overton: negli Stati Uniti, i “giornaloni”, le TV GAFAM o X; in Europa, il Consiglio Europeo, la Corte di Giustizia, le “Agenzie” regolatrici, le Corti Costituzionali.

La presa del potere da parte del movimento MAGA ha comportato che, ai limiti posti tradizionalmente dalle culture di sinistra (“Cancel culture”, “Woke”, “Gender”) si stiano sovrapponendo quelli della “Alternative Right” (“Ordo Amoris”, “America First”). Questo periodo di transizione viene presentato come una liberazione, nel senso che le vecchie barriere sono state sostituite, e l’effetto delle nuove non è ancora chiaramente percepibile .

Nel rapporto transatlantico, questo risulta particolarmente evidente. Infatti, in USA e in Europa vigono oggi due tipi diversi di “Finestre di Overton”: in America, quella emergente del movimento MAGA; in Europa quella, preesistente, delle culture “woke” e “gender”. Perciò, i GAFAM e, di conseguenza, l’Amministrazione Americana, condannano la legislazione europea sui Media tra l’altro perché violerebbe la libertà di espressione, vietando cose che in America non sono più vietate (per esempio, i reati di opinione legati al fascismo, oppure quelli legati a una  visione “tridentina” della sessualità).

Queste differenze (in fondo marginali), vengono ingigantite dalla narrativa  MAGA, che vede nell’Unione Europea l’ipostasi stessa del “nemico interno”: il centro-sinistra anti-trumpiano.

Da ciò è derivata la politica ufficiale del Dipartimento di Stato contro gl’ “ individuals who have led organized efforts to coerce American platforms to censor, demonetize, and suppress American viewpoints they oppose. These radical activists and weaponized NGOs have advanced censorship crackdowns by foreign states—in each case targeting American speakers and American companies. As such, I have determined that their entry, presence, or activities in the United States have potentially serious adverse foreign policy consequences for the United States. 

Based on these determinations, the Department has taken steps to impose visa restrictions on agents of the global censorship-industrial complex who, as a result, will be generally barred from entering the United States. Further, based on the foreign policy determination, the Department of Homeland Security can initiate removal proceedings against certain individuals pursuant to INA section 237(a)(4)(C), which renders such individuals deportable.    

President Trump has been clear that his America First foreign policy rejects violations of American sovereignty. Extraterritorial overreach by foreign censors targeting American speech is no exception. The State Department stands ready and willing to expand today’s list if other foreign actors do not reverse course.”

Così, Breton e altri sono stati condannati per avere “spinto le piattaforme americane a censurare, boicottare e reprimere punti di vista americani”, per “avere promosso attacchi censori di Stati esteri, ai danni di autori e imprese americani”, costituendo così un “complesso globale di censura industriale”, “violando la sovranità americana”. In sostanza, tutto ciò che è americano deve arrivare dovunque nel mondo; ciò che è “Un-American” dev’essere vietato.

6.La guerra fra “Manifesto Cyber” e “Ordo Amoris”

Certamente, l’Amministrazione Trump ha buon gioco nel denunziare il clima censorio che è sempre esistito (anche sotto l’influenza americana) nell’ Europa post-bellica: i reati di opinione, in continuo aumento in questi anni (divieto de negazionismi, per esempio sull’ Holodomor; divieto di simboli totalitari; divieto di omofobia; divieto di Hate Speech; divieto di antisionismo), le campagne “contro la disinformazione”, in particolare quelle contro i media dei Paesi extra-europei (come FR e Sputnik).. Ma non è che l’America sia esente da questa colpa, perché, come ampiamente illustrato da Eric Voegelin, i Paesi “democratici” sono altrettanto “totalitari” di quelli cosiddetti “Marxisti” o “Fascisti”, e l’inasprimento della repressione contro il dissenso deriva dal clima pre-bellico fomentato ovunque soprattutto dagli USA da quando esistono i BRICS. Poi, proprio Trump ne sta combinando di tutti i colori: dalla “normalizzazione” del New York Times, alla cacciata dei giornalisti ostili…Infine, se vi è un Paese in cui l’opinione pubblica è imbrigliata dai media e dai social, è proprio l’America.

Tuttavia, l’Amministrazione americana tende a esagerare questi problemi, perché oggi la politica negli USA è particolarmente polarizzata, sicché l’Europa viene descritta come la quintessenza della “cultura woke”, che va estirpata in quanto attacco all’ “Identità Occidentale”. Tipico a questo proposito il discorso di A.D.Vance alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza. Discorso che per altro si inserisce nella polemica fra Vance e il Papa americano, proprio sull’ interpretazione di un concetto fondamentale di quel Padre della Chiesa:l’”Ordo amoris”, sul se sia lecio per i Cristiani “graduare” l’amore fra i “prossimi” e i “più lontani”.Su questo punto,  noi non siamo d’accordo, né con il Papa, né con Vance, perché,a nostro avviso, avviso Agostino pensava a un fatto molto personale e intimo: il distacco dalla sua amante per seguire la sua vocazione ecclesiastica. Inoltre, San Tommaso aveva fatto salva la gerarchizzazione di Sant’Agostino, ma inserendo  un correttivo per lo stato di necessità.

Si è realizzata qui un’inversione di ruoli fra USA ed Europa, nel senso che, mentre nel 1796, gli Stati Uniti rappresentavano  l’ideologia utopica dei Diritti Universali dell’ Uomo,  essi si presentano come i rappresentanti a livello mondiale di una volontà di restringere tale carattere universale (per esempio nei rapporti di genere e verso il resto del mondo), e accusando l’Europa di “essere troppo a sinistra”per le sue politiche di immigrazione e LGTB+ (per altro copiate pedissequamente dall’America). In sostanza, si accusa l’ Europa di continuare ad attenersi alle politiche propri della precedente Amministrazione americana.

 Questa rappresentazione è troppo schematica, perché la dicotomia “destra-sinistra” non funziona più da circa un secolo (cfr. Sorel, D’Annunzio, Mussolini, Sternhell,  Blair, ecc..), ma è soprattutto inservibile oggi, quando i problemi sono ben diversi che al ,momento della Rivoluzione Francese, quando quella terminologia era nata.

Nel movimento MAGA sono confluite posizioni “teocon” (p. es. il “Momento Straussiano” di Thiel), “tecno-fasciste” (Yarvis), cattoliche conservatrici (A.D.Vance), mentre in Europa è divenuto difficile distinguere fra post-marxisti, post-democristiani, post-fascisti e puri e semplici populisti, per altro tutti accomunati da una generica credenza nel “Progresso” e nella “Democrazia”.

In sostanza, la colpa degli Europei sarebbe che la loro intolleranza è diversa da quella dell’ America perché i partiti al potere sono diversi; gli USA pretendono ora, con MAGA al potere, la stessa cosa che pretendevano i Democratici, cioè l’allineamento ideologico con il presidente in carica. Peccato che i MAGA non siano neppure coerenti con i propri presupposti ideologici, perché i GAFAM sono i motori immobili e i propulsori dell’omologazione “woke”, che avanza grazie alla trasformazione dell’ umanità in Cyborgs, che, come affermato correttamente in “Manifesto Cyborg” di Donna Haraway, ottunde le differenze fra i sessi, e, in tal modo, apre la strada alla “fluidità di genere”. Solo tale trasformazione rende infatti credibile l’ideologia della “Transizione”.

7. Credere ancora nella “Sovranità Digitale”dell’ Europa?

Dai tempi del Generale De Gaulle e di Jean-Jacques Servan-Schreiber, molti in Europa hanno agitato un programma d’indipendenza tecnologica dagli USA, ma tutti li hanno abbandonati. Basta confrontare la situazione in cui si trova oggi l’Europa con quella in cui si trova la Cina, che, libera dai condizionamenti americani, ha realizzato molti dei programmi che De Gaulle aveva pensato per l’Europa: lanciatori spaziali, satelliti artificiali, aerei ipersonici, treni ad alta velocità. Al contrario, Macron , che si è costantemente sbilanciato nel promettere programmi di autonomia, non ha neppure recuperato le posizioni di Mitterrand e Chirac, perdutee nel 2013 con lo smantellamento dell’ EADS. Tutto ciò è in realtà uno dei motivi fondamentali dell’ Euroscetticismo.

Casi quali la spinta politica degli Usa per escludere le Big Tech dalla tassa minima globale negoziata da OCSE e G20, l’affondo del vicepresidente J.D. Vance a favore dei tecno-oligarchi contro la (indubbiamente ipertrofica) burocrazia europea, il sostanziale assorbimento nel perimetro delle Big Tech del progetto di cloud sovrano Gaia-X e il motore di ricerca QWANT mostrano quanto sia oggi ancor più complesso, per l’Europa, trovare una via autonoma. E perfino aziende come Airbus, che, pure drasticamente ridimensionata nel 2013,  rappresenta la più compiuta e pressoché irripetibile esperienza di campione europeo integrato in un settore industriale trainante, hanno difficoltà a uscire dagli ecosistemi tecnologici americani.

Airbus mira oggi a investire almeno 50 milioni di euro per l’emancipazione dal cloud americano “.Un obiettivo dichiarato dai governi francesi e tedeschi da molti decenni, ma che non è mai stato raggiunto, anzi, ha portato addirittura alla dissoluzione dell’ EADS, il grande conglomerato franco-tedesco-inglese- spagnolo dell’ aerospazio.

8.Airbus e Palantir

Del resto, se anche si riuscisse a uscire dalla governance tecnologica statunitense, per aziende come Airbus resterebbe da scalare il livello successivo, quello della gestione strutturata dei dati. E la stessa esperienza dell’azienda a guida franco-tedesca conferma che è proprio qui che si trova forse il vero valore aggiunto statunitense.

Da circa un decennio, infatti, Airbus coopera strategicamente nientemeno che con Palantir, l’azienda americana del data mining e dell’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza guidata dal Alex Karp e finanziata da Peter Thiel, ambedue tecno-oligarchi vicini al presidente Trump e scrittori teorici del “tecnofascismo” dei GAFAM.

Skywise è un  ecosistema integrato  che aiuta le compagnie aeree, i fornitori di servizi di manutenzione, revisione e revisione (MRO) e i produttori di apparecchiature originali (OEM) a estrarre informazioni fruibili da dati complessi sugli aeromobili, cosa che  non sarebbe possibile senza un partner come Palantir

L’Europa continua a essere profondamente dipendente da infrastrutture digitali, modelli linguistici componentistica e servizi cloud sviluppati altrove. Nonostante l’ambizione normativa, oltre il 75% del cloud europeo è gestito dai tre grandi provider statunitensi e più dell’80% dei modelli Llm usati per addestrare i sistemi di Ai generativa arriva da aziende extra-europee. È un divario strutturale che non riguarda solo la competitività tecnologica, ma la capacità di mantenere autonomia decisionale in un contesto geopolitico sempre più instabile.

Come dimostrano l’esperienza americana e cinese e i fallimenti europei, la sovranità digitale è una realtà complessa, che ha come fondamento una cultura umanistico-digitale basata sulla propria identità culturale.

Mentre il progetto digitale dei GAFAM si fonda sulle pretese messianiche del sansimonismo, dell’ unitarianesimo e del trascendentalismo, e quello  cinese sulla sintesi fra i San Jiao e il  socialismo visto con le lenti di Mao e di Xi Jinping, l’attuale  progetto digitale europeo, che sottintende, senza dirlo, il pensiero di Teilhard de Chardin, è ancillare al messianesimo americano, e quindi non può reggere da solo. Mancano degli strateghi che non si limitino a copiare gli Americani. Perciò, occorrerà, con fondi pubblici, avviare un energico processo di formazione teologica, filosofica, storica, politica, pedagogica, informatica e militare, alternativa a quella impartita nelle grandi Università e centri di ricerca americani.

LA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DELL’EUROPA?Come arrivarci

Come molte altre nuove iniziative dei soggetti più svariati che emergono in questo giorni – dal “Riscrivere l’ identità dell’ Europa” al Ministro Giuli, alla “Nato sotto il controllo dell’ Europa” del Pentagono, fino al “G5” della Strategia di Trump-, anche la lodevole iniziativa del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa  di una Dichiarazione di Indipendenza (evidentemente, dagli Stati Uniti)- è qualcosa che noi pensavamo e proponevamo da almeno 70 anni. Ci chiediamo perché nessuno vi abbia mai dato seguito, e cerchiamo qui di seguito di trovare una spiegazione.

1.80 anni di “torti” degli USA verso l’ Europa

Crediamo che abbia ragione a questo proposito Marco Travaglio:  “L’Europa, oggi pronta a scandalizzarsi per i toni di Trump, paga le conseguenze di trent’anni di obbedienza agli Stati Uniti anche quando questa la danneggiava”.Travaglio elenca quindi le recenti scelte che considera autolesionistiche: i dazi di Trump accettati senza reagire, la Via della Seta abbandonata “perché Biden non la voleva”, un piano di riarmo “contro un nemico che non esiste semplicemente perché ce lo stiamo inventando”.E conclude: “Abbiamo detto di sì al 5% di Pil alla Nato perché siamo dei servi. E non ci meritiamo il rispetto perché i servi il rispetto non se lo meritano, i padroni coi servi non perdono nemmeno il tempo a discutere”.

In realtà, i “torti” verso l’ Europa risalgono a molto prima:

-le decine di basi (alcune con testate nucleari) concesse da De Gasperi senza un serio dibattito parlamentare;

-il “Kanzlerakte” segreto con la Germania (se esiste);

-l’oscura fine della Olivetti;

-le misteriose morti di Moro e Herrhausen;

-il divieto di bomba atomica europea;

-il nulla di fatto della Conferenza di Praga per una Confederazione Europea,

-il progetto GUAAM per l’inserimento dell’ Est Europa negli “standard NATO”

 le ingerenze in Euromajdan (p.es. Victoria Nuland).

Non per nulla, giovedì, POLITICO   ha incoronato Trump come “the most powerful person shaping European politics”, scatenando le meritate ire di Ursula von der Leyen.

E’il presidente americano, non quello europeo, a plasmare il futuro dell’ Europa. Il disegno che è emerso in questi giorni sotto varie forme è molto più di una semplice “strategia di difesa” degli USA, come è stata qualificata dall’ Amministrazione americana: e’ una riproposizione  del “Novus Ordo Seclorum” massonico, citato sulle banconote da un dollaro, perseguito dai precedenti Presidenti (“the New American Century”dell’ omonima fondazione, l’”America-Mondo” di Valladao), ma  descritto ora con un linguaggio compatibile con l’ideologia imperiale degli Stati-Civiltà eurasiatici, in modo da poter costituire una base di discussione con gli stessi (“If you can’t beat ‘em, join’em”). Un modo per riprendersi con la mano sinistra quello che la sinistra “liberal” si era lasciata sfuggire dalla destra, con il fallimento della narrativa tradizionale dell’America esportatrice di progresso.

Per contrasto con gl’Imperi, gli Europei sono descritti  come decadenti, e i loro leader come deboli e privi di progetto. Del resto, l’aveva già scritto Nietzsche 150 anni fa: “Ma la loro ora giunge, e giunge anche la mia. Povera erba, misero suolo, desiderosa non di acqua, ma di fuoco”.Per non parlare di Leontiev, di Eliott, di Céline.

Sotto questo aspetto, Trump ha perfettamente ragione:“I think they’re weak “I think they don’t know what to do. Europe doesn’t know what to do” Per Trump, i governanti europei sono deboli perché non riescono a portare a termine il compito loro affidato dall’ America: essere l’avanguardia dell’ Occidente sul continente eurasiatico (Brzezinski), ma, anzi, si associano all’ opera disgregatrice del “nemico interno” americano (la “Cultura Woke”). Colpa fondamentale: l’immigrazione, che starebbe alterando definitivamente l’equilibrio “Whites-non Whites”, su cui si regge l’equilibrio  dell’ Occidente modernistico. Nel  nuovo ordine mondiale perseguito da MAGA, viene enfatizzato e ribadito il ruolo di vassalli degli Europei (che già esisteva almeno dal 1945, se non da prima-vedi Società delle Nazioni-) . Nella  parte “riservata” della Strategia per la Sicurezza Nazionale, si propone infatti di sostenere «i partiti, i movimenti e le figure intellettuali e culturali che invocano la sovranità e la preservazione/restauro dei tradizionali stili di vita europei… pur rimanendo filoamericani», così come l’RSS promuoveva i partiti comunisti.. Per Trump, come per tutti i populisti, i “tradizionali stili di vita” degli Europei sarebbero quelli dei piccolo-borghesi del 2° Dopoguerra, filoamericani perché avevano appena subito la “batosta” della Guerra Mondiale (vedi “La Pelle” di Malaparte). Non si sognano neppure di ipotizzare che gli “stili di vita” tradizionali degli Europei siano quelli dei “kaloi k’agathoi” dell’ Antichità, dei cavalieri cristiani, dei santi medievali, dei signori rinascimentali, degli “Hommes d’esprit” illuministi e degli eroi romantici.

In pratica, la “Strategia” propone (sulla scia di Musk) di “distruggere l’Unione Europea” facendo leva sui partiti sovranisti di Italia, Austria, Ungheria e Polonia (lasciando invece prudenzialmente da parte Inghilterra, Francia, Germania, Repubblica Ceca e Slovacchia). Per fronteggiare quest’eventualità, da tempo  Von der Leyen aveva proposto il cosiddetto “Democracy Shield”, mirante a impedire, sul modello americano (poi anche russo), ogni ingerenza straniera sui processi elettorali (come per esempio quelli di Oxford Analytics, per non parlare di quelli americani in Romania, Moldova e Georgia). Questo ha esacerbato l’accusa americana all’ Europa di conculcare la libertà di parola. Accusa anch’essa fondata, soprattutto alla luce di leggi come la proposta Gasparri-Delrio.

La parte “riservata” della Strategia parla anche di un «Core 5», o” C5”, in pratica un nuovo forum globale che dovrebbe prendere il posto del G7(se non del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), e di cui farebbero parte Stati Uniti, Cina, Russia, India e Giappone, ma nessun Paese europeo. Del resto, sono gli Europei quelli che, contrariamente a Trump, non vogliono parlare con le “autocrazie”, e, di conseguenza, si stanno riducendo a parlare con se stessi.

2.L’establishment europeo è obsoleto

Occorre subito dire che la visione che Trump ha dell’ Europa  è molto comprensibile, e si avvicina perfino a quella del federalismo europeo. L’Establishment europeo “non ha un progetto proprio” perché sostanzialmente vuole ancora realizzare nel nostro continente (con un ritardo di 300 anni) l’utopia americana, trasformatasi però nel frattempo, prima,  nelle “Rivoluzioni Atlantiche”, poi ,nella “democrazia liberale” (cioè capitalistica), poi ancora in quella postumanistica, mentre il mondo è andato avanti, evolvendo verso gli Stati Civiltà e le Repubbliche Tecnologiche. Lo dice il fatto stesso di evocare, perfino nel nome del Comitato, gli “Stati Uniti d’Europa”, che sarebbero una palese “clonazione” degli USA, per giunta basata sull’ idea degli “Stati” membri (che son quelli che hanno sempre fatto problema). Si dice che, in una federazione, gli Stati “cederebbero la sovranità”. Ma in Europa non possiamo  più cederla: l’abbiamo  già ceduta all’ America. Quello che dovrebbero mettere in comune è, invece, l’ Identità, cioè una sostanza condivisa dell’ uomo europeo anche dopo l’invasione delle Macchine Intelligenti – una visione che dovrebbe essere alternativa a quelle di USA (e anche Cina)-, e guidarci ad una strategia politica diversa.Cosa che la nostra cultura non sta proprio facendo, ferma, com’è,   all’ America di 300 anni fa.

Dal punto di vista istituzionale, ciò significherebbe riscoprire l’”Antica Costituzione Europea” (di cui parlava Tocqueville), trasfondendola nella “Società delle Macchine Intelligenti”.

Ciò detto, una “Dichiarazione d’Indipendenza dell’ Europa”, che appunto non c’è ancora mai stata, sarebbe forse l’unico fatto concreto per fare avanzare almeno di un poco la statualità europea, dandole un contenuto quasi costituzionale, e contrastando apertamente la vassallizzazione di fatto del nostro Continente. Tuttavia, già solo il modo per attuare tale indipendenza costituisce un arduo compito, che cercheremo di  abbozzare alla fine di questo  post.

Perfino l’”autonomia strategica” invocata dal “Comitato di azione per gli Stati Uniti d’Europa” continua  e rimestare una visione limitativa del progetto europeo: la capacità di gestire veramente la politica estera e di difesa, con differenze rispetto all’ America, ma restando sempre all’ interno dell’ “Occidente”. Secondo il documento firmato da un certo numero di politici e intellettuali di molti Paesi europei,  la Strategia USA di Difesa Nazionale, da noi commentata gli scorsi giorni, costituisce “una dichiarazione politica di guerra contro l’ UE”, “L’Europa deve pertanto trarne le necessarie conclusioni: la sua sicurezza, la sua prosperità e la sua democrazia non possono più dipendere dalla mutevole volontà degli Stati Uniti. L’autonomia strategica non è più un’opzione, ma una necessità.” Giustamente, ad esempio, gli 007 danesi hanno ricordato al loro Governo che, fra i nemici da sorvegliare, ci sono gli Stati Uniti, che hanno ufficialmente in programma di invadere la Groenlandia, e di cui sono già stati arrestati alcuni agenti che preparavano una sommossa delle popolazioni locali.

In particolare, i firmatari del documento contestano il ruolo che Trump pretende di assumersi, di “autorità politica mondiale”, in alternativa alle Nazioni Unite, che è proprio quella che, se fosse veramente “isolazionista”, dovrebbe invecerifuggire. Questo è il più puro imperialismo universalistico, nello stile cinese, persiano, romano e islamico.

Gli USA, poi, senza il loro eccezionalismo, sparirebbero immediatamente. Forse, questo vale per tutti gli attuali Stati Continentali, eredi di antichi imperi, e  perfino per l’Unione Europea, che si presentava come l’aspirante erede del progetto americano, ma invece Trump sta trasformando ne “caro estinto”.

3.I programmi scolastici “trumpiani” di Valditara

Il Ministro Valditara ha rilasciato un’intervista in cui ha chiosato la nuova strategia americana, facendone la premessa della sua politica scolastica: :”mi pare che il bersaglio non sia l’Europa in quanto tale, ma un’Europa wokista, che ha smarrito i propri riferimenti storici e culturali. Il documento pone un tema enorme: quale futuro può avere un’Europa che non fa figli, non tutela i propri interessi, non crede più in sé stessa e ignora la propria storia? Io lo ripeto da mesi anche ai miei colleghi ministri dell’Istruzione dei Paesi Ue: abbiamo bisogno di programmi scolastici che rimettano al centro la storia europea e i valori dell’Occidente.”

Certamente, anche nell’interpretazione di Valditara c’è del vero (circa la storia europea), però neppure l’idea di Trump e del ministro del Ministro sulle pratica equivalenza fra identità europea e “valori dell’ Occidente”  ci pare fondata alla luce dei molti decenni dedicato da Alpina Dialexis allo studio dell’ Identità Europea (cfr. “10.000 anni di Identità Europea”). Intanto, un’ “Identità Occidentale” non esiste. Semmai, è in corso una “Guerra Culturale” fra varie “anime” dell’ Europa – fra, da un lato, il modernismo americano, e, da un altro lato, i conservatorismi dei popoli delle steppe e dell’ Islam, che influenzano, seppur dall’ esterno, l’evoluzione culturale in Europa-. Orbene, non si capisce in che modo l’imposizione totalitaria, che Valditara vorrebbe fare attraverso la scuola, della “Grande Narrazione” occidentale, osteggiata nella storia da tanti grandi intellettuali europei o filo-europei – tra gli altri,  da Vico, Leopardi, Goethe, Kierkegaaard, Schopenhauer, Dostojevskij, Soloviov, Spengler, Toynbee, Trubeckoj, Guénon, Eliott, Pound, Evola, Simone Weil e Toynbee-, potrebbe aiutare l’ Europa a superare la propria crisi di civiltà, che, anzi, deriva in gran parte proprio da passate imposizioni ideologiche sotto l’influenza dell’ America (per esempio, attraverso il “Comitato di Corrispondenza” della Rivoluzione Americana; la Costituzione di Cadice influenzata da quella americana; i 14 Punti di Wilson; l’occupazione militare dell’ Europa; il “Russia Bashing” accoppiato allo“Europe Bashing” ….

Prosegue il Ministro: “Oggi accade che si studi approfonditamente un felino preistorico vissuto in Messico milioni di anni fa e poi si trascurino Atene, Roma e Gerusalemme“,  senza rendersi conto che proprio dall’ abuso di questa triade è derivato in gran parte il grande rifiuto delle nuove generazioni delle Retoriche dell’Idea di Europa,  proprio a causa delle quali non si era riusciti a scrivere una decente Costituzione Europea. Eppure, il ministro intende perseverare sulla strada fallimentare di Giscard e di Pera, ripercorrendo il pensiero di A.D.Vance sull’ “Ordo Amoris”, già stroncato dal Cardinale Prevost non ancora cardinale:”Riportiamo ordine nelle priorità: i ragazzi devono uscire dalle medie avendo compreso che la nostra civiltà nasce da Atene, da Roma, dal cristianesimo, dall’Umanesimo”.

Non che quanto sopra non sia vero. Purtroppo, però, sotto l’influenza delle pressioni occidentali per un  “Nation Building europeo”(p.es, Weiler), si è manipolata la storia delle nostre culture in modo tale da fare dir loro esattamente il contrario di quello che erano i loro obiettivi originari, e da farle sembrare uguali a quella americana:

-Grecia e Roma: si è tentato di farne “la culla della democrazia”, mentre la Grecia classica  (Ippocrate, Socrate, Platone) qualificava costantemente  la democrazia come la peggiore fra le 6 “classiche” forme di governo, e riservava la partecipazione alla vita pubblica a un numero irrisorio di cittadini;  Roma, dove il potere era lottizzato fra un “Princeps” onnipotente, dei Senatori schiavisti e inamovibili e le Legioni in stato di mobilitazione permanente,  ignorava perfino la parola “democrazia”, e condannava la Grecia per le proprie istituzioni troppo “”liberali”;

-Israele: Il regime descritto nel Vecchio Testamento era una sintesi di patriarcato, teocrazia e genocidi,  che, per la sua durezza,  non ha praticamente eguali nella storia mondiale. La stessa parola “patriarcato”, oggi tanto deprecata,  deriva delle figure fondatrici di Israele, da Abramo a Mosè (che per altro corrispondevano a concetti di tutti i popoli antichi, da “Patrios Politeia” a “Patres Conscripti”, a “Padri della Chiesa”,a “Patrizi”ai “Padri della Patria” .

Ma persino i tanto esaltati Rinascimento e Illuminismo furono il regno dei monarchi assoluti, delle guerre di religione e di successione, e  il modello per Leibniz e di Voltaire fu l’impero cinese, apprezzato per il suo dispotismo illuminato.

Che queste cose imbarazzino i legislatori e i legislatori “democratici” è un controsenso, quando invece tutti esaltiamo come nostri ispiratori Mosè, Giulio Cesare, Machiavelli e gl’Illuministi, e l’ideologia MAGA si riproporrebbe proprio di affermare una visione realistica della storia contro le romanticherie e la debolezza del “Woke”. Le culture europee classiche non vanno demonizzate per questi loro aspetti realistici e anti-millenaristici, così come non va demonizzata la cultura moderna per via della Leggenda Nera, della Tratta Atlantica, del Terrore rivoluzionario, del Trail of Tears, del colonialismo, dei Gulag,  dei genocidi e della bomba atomica, né le civiltà extraeuropee per il Jihad, gli harem, il Satee, le caste, Cingghis Khan e Tamerlano, Qin Shi Huang Di, la rivolta di Anshi e quella dei Taiping, lo stupro di Pechino, i Lager, i Gulag e i Laogai:”Es irrt der Mensch, solange er strebt!”. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!

Lo studio dell’ Occidente che Valditara si accinge a imporre agli scolari italiani è sbagliato già per quanto sopra, come è un controsenso la pretesa di permettere di sconfiggere le cosiddette “autocrazie” (cioè l’enorme maggioranza del mondo) attraverso l’insegnamento delle nostre culture classiche (che assomigliano così tanto alle esecrate “autocrazie”). Infatti, scriveva correttamente Sun Zu “Se conosci il nemico e conosci te stesso, non hai bisogno di temere il risultato di cento battaglie. Se conosci te stesso, ma non il nemico, per ogni vittoria ottenuta soffrirai anche una sconfitta. Se non conosci te stesso né il nemico, soccomberai in ogni battaglia.”

Se noi facciamo esattamente il contrario di SunZu, è perché partiamo dall’ idea che i nostri giovani non abbiano alcuna chance di influenzare i conflitti del futuro, e quindi è inutile che si montino la testa a fare delle strategie. Mentre i giovani cinesi, arabi, russi, indiani e sudamericani conoscono, oltre alle loro rispettive culture, anche tutto dell’ Occidente, in modo da potervisi confrontare autorevolmente (e lo stanno facendo sempre di più), noi ci chiudiamo in una bolla autoreferenziale, cosicché cadiamo dalle nuvole quando, per esempio, avevamo perso le battaglie della IIa Guerra Mondiale; quando avevamo visto cadere il Muro di Berlino; quando avevamo visto arrivare i barconi dei migranti e la automobili elettriche cinesi.

In realtà, i programmi scolastici di Valditara servono a una sola cosa: ad abbrutire ancora ulteriormente le masse di giovani Europei senza prospettive, che debbono subire senza reagire continue “rivoluzioni dall’ alto” imposte dall’ esterno, e, al limite, morire sui campi di battaglia in guerre che non sono loro, senza sapere neppure il perché.

Valditara ha per altro ragione quando dice che “serve una rivoluzione culturale che parta dalla scuola. Se un continente smette di conoscere la propria storia, smette di credere nei propri valori e nella propria missione nel mondo. “ Ma è proprio ciò che è successo e continua a succedere con l’ Europa, dove nessuno conosce le nostre lingue, né antiche,né moderne (salvo l’Inglese), ma nessuno sa neppure i nomi degli Stati Europei e delle rispettive capitali (per esempio, Tallin  e Riga per cui dovremmo morire). Figuriamoci se conosciamo i principali letterati e artisti, oppure i principali eventi storici. Chi sa chi fu Nestore di Kiev, oppure il Cid Campeador, o Chrétien de Troyes, oppure Solimano il Magnifico?

Occorrerebbe, certo, come suggerisce Valditara, partire da ciò che è prossimo, per arrivare a ciò che è universale. Ma lungo questo iter si pongono la città, il dialetto, la storia regionale e nazionale, le lingue nazionali, l’Europa, le lingue classiche europee ed extraeuropee, i grandi classici mondiali, da Sinliqiunnini a Confucio, da Buddha al Corano, non già “l’Occidente”.

4 Ora è l’Europa che vuole esportare la democrazia?

Come scrive l’Ambasciatrice Basile su “Il Fatto Quotidiano”, mentre i governi “trumpiani” preparano i nostri giovani a diventare inconsapevole carne da cannone, i “Volenterosi” anti-trumpiani hanno preso il posto dei “Neocon” nel portare avanti il piano fanatico e settario di esportare la democrazia”. Scrive Basile:”L’Europa…critica  la dottrina Trump perché vorrebbe portare avanti ,anche da sola, le guerre di esportazione della democrazia a interesse esclusivo del dollaro”.Un vecchio sogno dei filo-atlantisti: diventare più realisti del re, in modo che il re ci lasci finalmente creare un esercito europeo decente, purché combatta per lui (i Giannizzeri,  la Legione Straniera, o le Waffen SS).

Del resto è quanto, in piccolo,  si era già verificato in Afghanistan, dove gli USA avevano imposto agli Europei di ritirarsi, perché fosse chiaro chi comanda: “Siamo venuti insieme e ce ne andiamo insieme”.Orbene, essi vogliono impedire che ciò avvenga di nuovo, perché queste cose distruggono la loro residua credibilità.

In realtà, ci sarebbe ben altro di cui preoccuparsi. La parte “riservata” della Strategia di Trump configura una nuova organizzazione dei rapporti internazionali (senz’altro più aderente all’ attuale realtà di potenza di quella disegnata 70 anni fa), un’organizzazione che sancisce esplicitamente il declassamento dell’ Europa. Al primo livello (quello che è oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), si porrebbe un “G5”, comprensivo dei soli veri “Stati Civiltà”, che condividono, in grandi linee,  l’ideologia “autoritaria” trumpiana (USA, Cina, Russia, India e Giappone). Subito al di sotto, ci sarebbero le “corti” di “vassalli del primo livello”, coloro che sono comunque “allineati con Trump”. Per l’Europa, il documento parla di Italia, Austria, Ungheria e Polonia, mentre la Strategia ufficiale parlava di “Anglosfera”.

Trump si riserva un ruolo di sovrano del nuovo ordinamento internazionale, in cui tutti i ruoli apicali saranno destinati a suoi più stretti alleati. Un’applicazione dello “spoil system” a livello mondiale: la realizzazione dello Stato Mondiale dei GAFAM quale descritto da Schmidt e Cohen in “The New Digital Age” e da Karp in “Repubblica Tecnologica”, che significa anche e soprattutto la definitiva presa del potere da parte delle macchine senza che neanche ce ne accorgiamo, come da noi profetizzato da molti anni  sulla scia di De Landa e di Morozov. Questo è il maggior pericolo per l’ Umanità, quello contro cui occorre coalizzare tutte le forze disponibili (confronta i nostri post precedenti).

Crediamo che questo progetto possa ancora non realizzarsi se continuerà l’opposizione di molti. Soprattutto di Russia e Cina, che, avendo addirittura  anticipato la guerra in Ucraina con i due documenti di Lavrov che chiedevano proprio la rinuncia degli USA a un siffatto ruolo sovraordinato, non si accontenteranno certo di rimanere dei comprimari. Tant’è vero che stanno addirittura creando una valuta alternativa al dollaro (per Trump, la massima delle eresie).Del resto, l’ha appena detto Lavrov: finalmente Trump ha capito (e sarebbe il solo) quali erano le cause profonde della guerra in Ucraina.

Comunque, la battaglia è aperta su tutti i fronti, e l’Europa non può certo tirarsi indietro, né tanto meno accettare da sola di subordinarsi agli USA, quando tutte le parti del mondo lo stanno rifiutando e rivendicano giustamente un ruolo di primo livello.

5.Le pendenze fra la UE e i GAFAM

Trump, e soprattutto Musk, vogliono dunque “abolire la UE”, sostituendola con una miriade di staterelli insignificanti subordinati agli USA e manipolabili attraverso il web e i partiti addomesticati.

Certamente, soprattutto la posizione dei GAFAM è comprensibile, perché le sanzioni contro di essi sono rimaste l’unico brandello di resistenza opposto dall’Europa contro il loro dominio, resistenza che ha provocato, come si vedrà, una reazione inconsulta di Musk, che, da privato qual è, vorrebbe emulare la prassi terroristica dei Governi americano e soprattutto israeliano, di colpire individualmente funzionari stranieri che eseguono politiche sgradite dei loro Governi.

Dalla nuova indagine sull’uso dell’intelligenza artificiale ai maxi-procedimenti che hanno colpito Google, Apple, Amazon, Meta e Microsoft: la Commissione Ue ha rafforzato la propria pressione sui giganti digitali. Multe miliardarie, nuovi obblighi del Dma e rischi regolatori:

(i)X

Poco dopo l’annuncio della multa di 120 milioni a X, Musk si è sfogato sulla sua piattaforma, accusando l’UE di averlo multato “personalmente” e definendo la decisione sul DSA “folle”. Ha inoltre minacciato ritorsioni non solo contro l’UE, ma anche contro “le persone che hanno preso questa decisione contro di me”.

 “Non multiamo individui ai sensi del DSA”, ha spiegato ai giornalisti il portavoce Thomas Regnier. Eppure, le minacce hanno colpito nel segno a Bruxelles, da dove i funzionari dell’UE viaggiano spesso negli Stati Uniti per la diplomazia tecnologica e ora si chiedono quanto siano i benvenuti.

(ii)Google

L’indagine avviata dalla Commissione nei confronti di Google sull’uso degli strumenti legati all’AI è solo l’ultimo tassello di una battaglia iniziata quasi vent’anni fa. Negli ultimi due decenni, infatti, la Commissione Ue – ora guidata dalla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera – ha costruito uno dei più ampi e incisivi arsenali regolatori al mondo contro gli abusi di posizione dominante delle grandi piattaforme digitali. Dalle maxi-multe inflitte a Google e Microsoft, fino ai nuovi procedimenti nati con il Digital Markets Act (Dma), l’Europa si è trasformata nel laboratorio globale della regolamentazione tecnologica, anche se assolutamente insufficiente.

Il confronto tra Bruxelles e Google è quello più lungo e complesso. Tutto inizia con il caso Shopping, concluso nel 2017 con una multa da 2,42 miliardi di euro per aver favorito il proprio comparatore di prezzi nei risultati di ricerca. L’anno successivo arriva la stangata più pesante: 4,34 miliardi di euro per le pratiche legate ad Android, accusato di imporre ai produttori la preinstallazione di Google Search e Chrome. Nel 2019 tocca ad AdSense, con un’ulteriore sanzione da 1,49 miliardi di euro per clausole anticoncorrenziali nei contratti di pubblicità online. La partita più nuova e strategica si gioca nel mondo dell’adtech. Nel 2025 la Commissione conclude un’indagine storica sull’ecosistema pubblicitario digitale, infliggendo a Google una multa da quasi 3 miliardi di euro e ordinando profonde modifiche strutturali al business pubblicitario.

(iii)Apple

Apple è finita nel mirino dell’Antitrust Europeo per le regole dell’App Store, in particolare per i vincoli imposti agli sviluppatori di servizi musicali come Spotify. La prima fase istruttoria, avviata nel 2020, ha evidenziato possibili pratiche “anti-steering”, cioè ostacoli al reindirizzamento degli utenti verso abbonamenti esterni più economici. Il procedimento si è concluso con una delle sanzioni più significative mai applicate: oltre 1,8 miliardi di euro contro Apple per abuso di posizione dominante nel mercato delle app musicali. Parallelamente, nuove decisioni giudiziarie europee (tra cui quelle dei Paesi Bassi nel 2025) stanno aprendo la strada a cause collettive e a ulteriori richieste di risarcimento contro la società di Cupertino.

(iv)Amazon:

Nel 2020 Amazon riceve una Statement of Objections: la Commissione contesta l’uso dei dati non pubblici dei venditori del marketplace per favorire le proprie linee di prodotti. Dopo due anni di negoziati, nel dicembre 2022 Amazon accetta impegni vincolanti — anziché una multa — per modificare Buy Box, Prime e l’uso dei dati interni. Per Bruxelles si tratta comunque di una vittoria regolatoria: l’azienda viene obbligata a separare ruoli, algoritmi e flussi informativi.

(v)Meta:

Con Meta la Commissione si muove in modo diverso, sfruttando i nuovi poteri del Digital Markets Act. Tra il 2024 e il 2025 Bruxelles impone multe per oltre 200 milioni di euro per violazioni degli obblighi di trasparenza e per i modelli pubblicitari basati su un consenso non considerato sufficiente. La Commissione ottiene anche che Meta offra agli utenti europei opzioni non-personalizzate per le pubblicità, un cambio strutturale al cuore del business della società.

(vi)Microsoft:

La disputa con Microsoft è considerata un punto di svolta: nel 2004 la Commissione infligge una multa da 497 milioni di euro per aver legato Windows al suo media player e per aver rifiutato interoperabilità con prodotti rivali. Seguono ulteriori sanzioni per il mancato rispetto degli obblighi, tra cui la maxi-multa del 2008. Anche se i casi più recenti hanno riguardato fusioni (come Activision Blizzard) e questioni legate al cloud, il precedente Microsoft è ancora la base giuridica dell’attuale dottrina Ue. (riproduzione riservata)

6. Gestire la transizione

 Come detto all’ inizio, il problema fondamentale è che una Dichiarazione d’Indipendenza dagli USA non può essere oggi implementata perché gli Europei non dispongono dei mezzi effettivi per  tale indipendenza:

  • Attualmente,gli Stati Uniti occupano l’Europa con aolmeno 80000 soldati;
  • la Russia, in assenza di una Politica di Difesa Comune, avrebbe la possibilità di colpire singoli Stati membri, per esempio come rappresaglia per il sostegno all’ Ucraina;
  • occorrerebbe disciplinare la transizione nell’ Intelligence, la cessione di  basi e armamenti, il trasferimento del personale, la  liquidazione delle pendenze in contanti, gli scambi tecnologici.

Per questi motivi, una reale indipendenza dell’ Europa dagli Stati Uniti dovrebbe essere negoziata a lungo con gli Stati Uniti, ma anche con la Russia, nell’ambito di quella Nuova Architettura della sicurezza Comune Europea accennata da Gorbaciov e ripresa dalla Russia nel 2021.

In quest’ottica, anche il previsto “declassamento” dell’ Unione e dei suoi Stati membri potrebbe essere evitato, perché la Russia, e, soprattutto, la Cina, hanno un interesse vitale nel non  concedere troppo potere agli USA (il che è il motivo dichiarato per cui hanno ingaggiato l’attuale conflitto). Ne consegue che l’Europa potrebbe benissimo inserirsi nella rivalità fra Est e Ovest, ma adottando un atteggiamento opposto a quello attuale, vale a dire opponendosi alla funzione di suprema istanza che Trump sta di fatto avocando a sé, e ottenendo in cambio da Russia e Cina un maggiore spazio e mercati, ma perfino investimenti e tecnologie che gli USA non hanno mai voluto darci, come dimostrato in 80 anni dai casi Olivetti, ENI, atomica europea, EADS…

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE E MILITARIZZAZIONE DELLE SOCIETA’

Uno sguardo comparativo

La polemica sulla legge recentemente approvata dal Senato, e la conseguente campagna referendaria, per quanto accanite, sembrano perdere di vista, come spesso accade in Italia, la panoramica generale  delle trasformazioni costituzionali in corso nel mondo, caratterizzata dalla preparazione della IIa Guerra Mondiale.

Questa legge, come quelle in materia di pubblica sicurezza e quelle sul web, vanno nel senso di una maggiore centralizzazione del potere, che si accoppia a tendenze altrettanto autoritarie e centralistiche della prassi politica: dai partiti personali e familiari, alla demonizzazione del pensiero dissidente, all’ allineamento cieco agli Stati Uniti.

Tuttavia, ciò non è tipico soltanto del Governo Meloni, dell’ Italia, dell’Europa o dell’ Occidente, ma si estende al mondo intero per effetto (i) della preparazione della guerra , (ii) della “rivalità mimetica” con la Cina, il grande vincitore di questi anni, (iii)del potere delle grandi piattaforme, (iv)del discredito delle retoriche libertarie dell’ultimo cinquantennio: il Patriot Act, l’unione del civile e del militare, il “Crackdown sui BAATX” in Cina; l’eliminazione dei limiti di eleggibilità al terzo mandato…

La trasformazione delle legislazioni in materia di giustizia (come quella italiana in materia di giustizia) costituiscono quindi solo una parte molto modesta di questo generale fenomeno. Anche perché, contrariamente a quanto si crede, l’”Indipendenza della magistratura” non esiste nella maggior parte dei Paesi dell’ Europa Occidentale, dove è palese che il giudici sono un organo politico. Per non parlare degli Stati Uniti, dove i giudici sono eletti come i Governatori, l’Attorney General è un organo del Governo, e i giudici della Corte Suprema sono nominati dal Presidente fra i candidati del suo partito, e modificano discrezionalmente il diritto perché la”common law” è un diritto giurisprudenziale.

Ecco una panoramica dei principali modelli:

Paesi dove la pubblica accusa dipende dal governo

Stati Uniti:

  • Modello di common law.
  • I procuratori (District Attorneys) sono eletti direttamente o nominati da autorità politiche locali.
  • Il Procuratore Generale (Attorney General) è nominato dal Presidente e fa parte del governo federale.

Regno Unito:La Crown Prosecution Service è formalmente indipendente, ma il Procuratore Generale è membro del governo e può intervenire in casi specifici.

Francia

  • I magistrati del pubblico ministero sono sottoposti al Ministero della Giustizia, che può influenzare la loro carriera e orientamenti generali.
  • Tuttavia, non può dare ordini su singoli casi.

Germania

  • I pubblici ministeri sono funzionari pubblici sotto l’autorità del Ministro della Giustizia.
  • Il governo può esercitare direttive generali, ma raramente interviene nei singoli procedimenti.

Giappone:Il Procuratore Generale è nominato dal governo e il Ministero della Giustizia ha forte influenza sulle indagini e sulle azioni penali.

L’Italia era caratterizzata, ed ancora è, dopo la recente riforma, dal principio dell’ indipendenza della magistratura, perché l’unica innovazione della presente legge è stata solo quella di eliminare la limitatissima opzione per i giudici (una volt nella vita) dalla carriera dei giudici giudicanti a quelli dei pubblici ministeri. Semmai, c’è da temere un ulteriore trend volto ad allineare il ruolo del pubblico ministero ai modelli degli altri Paesi occidentali, con la subordinazione al Governo e la discrezionalità dell’ azione penale.

Ciò dimostra che le battaglie intorno alla nuova legge sono pretestuose: il Governo vuole imitare diligentemente la campagna di Trump contro la magistratura, e la sinistra quella dei Democratici americani a favore della magistratura, nello stesso modo in cui tutti oggi si agitano per Mamdani.

Ma quando smetteremo di appassionarci per dibattiti a loro volta pretestuosi degli Americani? Il nostro sistema è ancora molto diverso. I veri problemi sono :

-la corruttibilità della magistratura (se si fanno corrompere per 30-40.000 Euro da parte di piccoli provinciali, immaginiamo quanto siano flessibili dinanzi ai Governi stranieri -cfr. le  morti di Olivetti, Tchu, Mattei, Moro, Servizi deviati, Cermis,. Calipari-; alle multinazionali (antitrust sul web, inquinamento); ai grandi patrimoni (impunità per evasioni fiscali multimiliardarie);

-l’ignoranza del segreto istruttorio (i processi si fanno alla televisione o sul web; le intercettazioni non servono per condannare i colpevoli, bensì per demonizzare chicchessia sui media.

2.La militarizzazione delle società occidentali

Dopo la caduta del Muro di Berlino, il sistema occidentale non ha cessato di tentare di occupare militarmente il resto del mondo, fomentando crisi locali come la guerra Iranian-Irak, l’indipendenza della Cecenia,  l’occupazione del Kuwait, la guerra alla Transnistria, all’ Abkhazia e all’ Ossezia, il movimento talibano, la guerra del Kossovo, Bin Laden, il “Progetto G.U.A.A.M.” (Georgia Ucraina Armenia Azerbaidzan), l’Isis, Hamas…

Infatti, esso non si è rassegnato, mé si rassegna, a perdere il controllo dei territori occupati nel corso dei secoli: le Americhe, l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia Meridionale e Orientale…

Per fare ciò, l’Occidente ha dovuto incrementare sempre più, anche servendosi  della psicosi dei “nemici pubblici”, il grado di controllo sulle società di tutto il mondo, attraverso l’esasperazione ideologica (“guerra delle democrazie contro le autocrazie”), il culto della personalità del Presidente, le intercettazioni a tappeto (Echelon, Prism), i GAFAM, l’inasprimento delle norme repressive (Patriot Act), la creazione nei Paesi alleati di partiti allineati con il movimento MAGA, il rafforzamento negli stessi della legislazione repressiva, la reintroduzione della leva obbligatoria…

Anche l’Italia è soggetta a questo tipo di pressioni, che si sono manifestate nel ritiro obbligato dalla Via della Seta, nello spostamento in Ucraina di armi essenziali alla sicurezza nazionale, nell’appalto di sistemi vitali di sicurezza nazionale a Musk e agl’Israeliani di Paragon, nell’esercizio della Golden Share contro innocue imprese cinesi. Per ciò che riguarda il diritto, c’è anche qui, come in America, un inasprimento delle leggi di pubblica sicurezza, e invece un rilassamento della repressione dell’ attività dei GAFAM americani, i peggiori nemici della privacy, ma oggi rivalutati (fra l’altro, dal Garante europeo Wewiòrowski) come preziosa fonte di dati per l’Intelligence Community americana.

Non parliamo ovviamente dell’ Ucraina, dove,  causa della guerra, il governo dimissionario è restato in carica un anno, sono stati sciolti 11 partiti, e fuse tutte le reti televisive, ed istituita addirittura una milizia specializzata nel controllo dell’ uso dell’ Ucraino anziché del Russo (che, puro o nella forma ibrida del Surzhik, ha costituito negli ultimi 2 secoli, la lingua d’uso in Ucraina, e perfino del Presidente Zelenskij e del Battaglione Azov).

Ultime novità:

-i diplomatici americani, prima durante e dopo le trattative interazionali per la riforma del diritto del mare, hanno minacciato i loro colleghi di altri Paesi di sanzioni personali e per i loro Paesi nel caso di voto difforme da quello degli USA;

-gli USA si sono rifiutati di partecipare al G20 in Sudafrica per protesta contro le discriminazioni contro i bianchi locali, non dissimili da quelle in USA, Canada  e Australia contro i nativi, e nelle repubbliche ex-sovietiche contro i russofoni e i russofili.

3. L’Europa a un bivio

Mell’ ottica della preparazione delle nostre società a crescenti pericoli bellici, si confrontano due esigenze apparentemente contraddittorie:

-da un lato, quella di rafforzare comunque la capacità bellica delle società europee (gravemente arretrate in questo campo), cosa che richiede un grande anticipo delle vere e proprie situazioni di crisi;

-dall’ altro, tenere conto che, fa le possibili minacce al territorio dell’ Unione, la più imminente è quella, del Presidente Trump, di annettere con la forza la Groenlandia agli Stati Uniti, occorrerebbe  che la preparazione bellica in corso potesse essere usata anche contro un attacco statunitense. In quest’ottica, non si può dimenticare che l’Europa Occidentale è soggetta a una vera e propria occupazione militare americana, con centinaia di migliaia di soldati, che non si sa se resterebbero inattivi nel caso di occupazione della Groenlandia. E’ difficile immaginare come strutturare una difesa europea capace di fare fronte anche a questa eventualità

Per questo motivo, la formula spesso suggerita di introdurre, per le politiche di difesa, in luogo dell’ attuale unanimità fra gli Stati, una forma di voto a maggioranza, oltre ad essere giuridicamente vuota, è anche un’arma a doppio taglio. Intanto, Le decisioni di carattere bellico, soprattutto in caso di guerra fra le macchine intelligenti, fuoriesce di per se stessa dalle formule tradizionali del diritto internazionale bellico (innanzitutto la “dichiarazione di guerra”): Le guerre non si dichiarano; gli obiettivi dei missili e dei droni sono segreti; i colpi di mano li decidono i Presidenti con i Servizi Segreti. In parlamento si discutono semmai i budget militari a lungo termine. In quale organo si voterebbe a maggioranza?

Nello stesso modo, fare affidamento a scatola chiusa su organi istituzionali, vuoi europei, vuoi europei, schierati in modo acritico con l’ America, come i Presidenti Costa e von der Leyen, l’Alta Rappresentante Kallas e il Commissario Kubelius, sarebbe un grave rischio per l’ Europa. A quel punto, meglio l’attuale regola della maggioranza.

Occorre invece urgentemente un’azione culturale, coerente con l’avanzata nel mondo del ruolo delle civiltà non europee, per creare, fra l’opinione pubblica, e soprattutto fra le classi dirigenti, specie quelle del futuro, e  soprattutto nel mondo intellettuale, e ancor più nel servizio pubblico, specie militare, la consapevolezza della nostra diversità dal “mainstream” americano, con le critiche  che Burke, Herder, Renan, Taine, Dickens, Kafka, Céline, e Weil, avevano mosso all’ America fino da due secoli fa., in modo che, nel momento decisivo, l’Europa sappia fare le proprie e scelte.

MAI PIU’GUERRE?

Considerazioni su Trump come “pacificatore”

Se c’è un tema che accomuna buona parte del mondo politico e culturale di oggi, è la pretesa ricerca della pace.

Tuttavia, la fragilità della tregua di Gaza mostra l’eccesso di retorica che ancora una volta ha caratterizzato la pretesa “Pace Perpetua” mediata questa volta dal Presidente Trump, dimostrando un’ennesima volta l’impossibilità della Pace Perpetua nell’immanenza.

1.Pacifismo e imperi

Come abbiamo spiegato in precedenti post, quella ricerca è stata presente, nel discorso culturale e politico, fino dall’ antichità, specie nei grandi Imperi (persiano, cinese, romano, islamico) e nelle religioni universali  ad essi legate (mazdea, buddista, cristiana, Islam), ma il suo significato reale è sempre stato intrinsecamente ambiguo. Tutti d’ispiravano alla formula, fatta propria da Trump, “Piece through force”,, vale a dire che il potere esorbitante dell’ impero avrebbe reso impossibile, fa i popoli conquistati, una guerra divenuta, dopo la conquista, intestina all’ Impero stesso, e quindi vietata dall’ Imperatore (anche se l’Impero Persiano fu presto sconfitto da Alessandro e l’impero macedone fu spartito  fra i Diadochi).

Attraverso l’imposizione della pace, l’Imperatore voleva dimostrare la propria superiorità (quasi divina), e la propria funzione storica.

La pace vantata dagli imperatori achemenidi era quella ottenuta soggiogando i regni e le città del Medio Oriente e trascinando in catene a Persepoli i loro governanti, come raffigurati sulle tombe imperiali e nei palazzi della capitale. Quella dei profeti ebraici prevedeva che Gerusalemme divenisse la capitale del mondo, e quella dei Romani si concretizzava nel “parcere victis et debellare superbos”. La “Trewa Dei” era, come dice il nome stesso, una tregua fra i potenti cristiani, sponsorizzata dalla Chiesa, per poter meglio combattere gl’infedeli per la “Dilatatio Christanitatis” auspicata da Sant’Agostino, mentre l’ “Ewiger Landfrieden” era la pace fra i feudatari tedeschi imposta dall’ Imperatore, sotto severe sanzioni.

Anche la Pace di Westfalia consistette essenzialmente nell’imposizione ai vari Stati, dopo la guerra dei Trent’Anni, della confessione religiosa dei rispettivi principi (“cuius regio, eius religio”). La Pace Perpetua di Podiebrad e di St-Pierre era una pace fra gli Europei  per meglio gestire la colonizzazione degli altri Continenti, mentre i Trattati di Versailles, Trianon e Santo Stefano  sancivano la distruzione degl’imperi tedesco, austriaco, russo e ottomano, preparando il terreno alla guerra totale e agli stermini del nazionalismi scatenati.

La Guerra Fredda si reggeva sulle bombe di Hiroshima e Nagasaki e sull’ occupazione dell’ Europa: la Pax americana si fonda  sulle basi NATO e sulla Società del Controllo Totale. L’”Ordine Mondiale Basato sulle Regole” mira ad imporre il mantenimento in piedi  di un equilibrio culturale, sociale, demografico, economico e militare egemonico intorno agli Stati Uniti (l’”Impero Nascosto”), sì che ogni attentato a tale equilibrio viene inquadrato come un delitto, e, come tale, esposto a sanzioni (che vanno dalla bomba atomica, al napalm, ai colpi di Stato, ai dazi, ai processi e le esecuzioni contro i leader sconfitti).

In queste condizioni, vale quanto scritto a suo tempo da Tacito: “fecero un deserto e lo chiamarono pace”.E il testo più realistico sulla guerra resta il  “Bhagavad Gita”, parte del Mahabharata contenente gl’insegnamenti di Krishna. Nel primo capitolo, il principe-guerriero Arjuna si trova sul campo di battaglia di Kurukshetra, pronto a combattere contro i suoi stessi parenti e maestri. Di fronte alla prospettiva della guerra fratricida, è sopraffatto dal dolore e dal dubbio morale. Dice:“O Krishna, dopo aver visto tutti i miei parenti riuniti qui con ansia di combattere uno contro l’altro, sento le mie membra perdere forza e la mia bocca seccarsi.”Krishna  lo esorta a compiere il proprio dharma (dovere) di guerriero, insegnandogli che l’anima è immortale e che la morte nel corpo non è la fine. La guerra diventa così un simbolo del dovere spirituale e della lotta contro l’ignoranza.

2.Guerra e natura umana

La guerra fa parte della “natura umana”, come scrissero Eraclito, De Maistre e De Landa, ed è  ben riassunto in un recente saggio di Sadun Bordoni. Non solo e non tanto come un residuo di animalità, ma anche e soprattutto per il trauma della finitezza – cognitiva, temporale e pratica- (la “Geworfenheit”, per dirla con Heidegger), che provoca, nell’ uomo, un senso incessante di frustrazione e rivalsa.

Nella condizione della Geworfenheit, la pace perpetua significherebbe accettazione dell’ inutilità della vita, mentre la guerra (in tutte le sue forme) viene sentita invece come garanzia di libertà, cioè di movimento, di cambiamento (la “rivolta”). Oggi la pace fra gli uomini è forse possibile attraverso  il trasferimento delle loro qualità alle macchine (le quali, semmai, si faranno poi la guerra fra di loro, così come, in parte, sta già accadendo), mentre gli uomini, finché esisteranno, saranno sottoposti alla disciplina mondiale imposta dal sistema macchinico ( Big Data, Intelligenza Artificiale, Cyberintelligence).

Prendere atto di quanto precede significa forse favorire e fomentare le guerre?Al contrario, significa, a nostro avviso, tentare di  riportare i conflitti umani entro limiti sopportabili, evitando che la loro estremizzazione porti al passaggio del controllo alle macchine, come sta avvenendo attraverso sistemi digitali come “Dead Hand”, che contengono un comando di autodistruzione dell’Umanità.Richiede anche una lotta concorde dell’ Umanità contro il predominio delle macchine.

Oggi, i discorsi concilianti sulla pace e sulla guerra da parte di potenti, Chiese, cultura, politica e comunicazione, sono pura propaganda a favore  questo o per quell’altro gruppo di potere. A sentire tutti costoro, infatti,  la pace sarebbe raggiunta non appena il nemico si arrendesse (il disarmo di Hamas, la “denazificazione” dell’ Ucraina, il “Régime Change” in Russia o in Iran). Nessuno pensa neppure lontanamente a un disarmo reciproco, e neppure a forme più blande dello stesso, come il controllo degli armamenti e della ricerca in campo digitale, come suggerito da Kissinger e Yudkowsky.E, soprattutto, nessuno pensa minimamente a un “Disarmo culturale”(Raimon Panikkar), ove venga riconosciuta l’eguale legittimità di tutte le civiltà (precolombiana e cinese, africana e delle steppe, medio-orientale e americana, indiana ed europea), come invocato da tempo da Spengler e Toynbee. Solo su questo presupposto si potrebbe evitare il protrarsi in eterno di conflitti che sono radicati nell’identità stessa dei vari popoli e nel loro senso di “eccezionalità”(dall’ arroganza romano-germanica al conservatorismo russo, dal messianesimo americano a quello sionista, dal jihad islamico al Bharat Akhand indiano..).

Venendo ora a Palestina e Ucraina, quei territori sono stati da sempre i punti di partenza dei maggiori conflitti: dagli Yamnaya agli Argonauti; da Attila ai Magiari; dal Principe Igor a Chinggis Khan; dai Cosacchi ai Tartari; da Chmelnicki a Mazeppa; dalla Guerra di Crimea all’UPA; dalla stele di Merneptah ai bassorilievi di Medinat Habu; dalle Guerre Giudaiche alla rivolta di Zenobia; dalle Crociate a Lawrence d’ Arabia…

I testi egizi erano già pieni di riferimenti a infiniti popoli in competizione nel “Levante Meridionale” (cfr.Ida Oggiano, “Dal terreno al divino”: oggi, la “Palestina”), agli Hyksos, ai Popoli del Mare, agli Habiru, agli Aperu, agli Ya’su, agli Yahu, ai Pelest, i Zeker, I Shekelesh, gli Sherdana…per non parlare degli Egizi a Ashdod, degli Aramei, dei Samaritani, dei Fenici , degli Assiri e dei Greci, che anticipano di millenni l’attuale conflitto.

Il “Sarmatismo”, importato dall’ Italia alla corte di Bona Sforza a Cracovia, ha legittimato l’enorme regno di Polonia (comprendente l’Ucraina Occidentale), e ancor oggi ispira le politiche espansioniste dell’ Occidente sotto l’influenza di politici di origine ucraina, Brzezinski, Nuland e  Blinken       .Anche  il Sionismo fu fatto avanzare dagli Ebrei ucraini, e i maggiori fautori della Grande Israele (come Žabotinskij, Golda Meir, e, ora, Nethanyahu -da parte di madre-, Smotrich, dal nome di una cittadina ucraina)provengono da quell’ area. Non parliamo poi di Zelenskij.

Jihad e Crociate si sono scontrate proprio in Palestina, così come la Guerra di Crimea nacque per la rivendicazione, da parte dei vari Paesi Europei, del diritto di fungere da protettori dei Cristiani di Terrasanta.

3.I “Costruttori di Pace”

Quindi, nella storia, la pace non è stata mai una realtà, ma piuttosto solo un tentativo. Anche le pretese grandi paci, come per esempio la Pax Romana, la Pax Mongolica, la Pace di Westfalia, la Belle Epoque e la Pax Americana, sono state costellate da guerre terribili, come quella con Antonio e Cleopatra e quella con i Germani, oppure l’invasione di Siria, Palestina, Russia, Ungheria e Polonia; come le Guerre di Successione;  le Guerre Balcaniche e quelle in Palestina, Grecia, Corea, Vietnam. Afghanistan, Iraq…

Questa è la ragione per cui, una volta messa in luce l’ipocrisia che sta dietro alle retoriche pacifiste degli imperi, questa critica non si estende all’invocazione della pace da parte delle religioni, che svolgono, ciò facendo, un loro compito, purché siano consapevoli del fatto che, fino all’ Ora Ultima, questo sarà sempre e soltanto confinato al ruolo di un tentativo.Al massimo, ciò che spetterebbe ad esse, e, innanzitutto, per la sua posizione inequivocabilmente eminente, al Sommo Pontefice,  sarebbe il ruolo di un altissimo mediatore, come veniva riconosciuto nei progetti medievali di “Pace Perpetua”. La pretesa dei Presidenti degli Stati Uniti di occupare questo spazio è obiettivamente una forma di hybris, che  non cesserà di avere conseguenze negative.

Insomma, la Civitas Dei e la Civitas Homini si incontreranno solo alla fine.

Intanto, in contrasto con le retoriche europeistiche sulla “Pace Perpetua”, le guerre in corso stanno plasmando addirittura il panorama politico dell’ Europa, creando fronti contrapposti proprio sull’atteggiamento da tenersi sulle guerre. Basti pensare a Giorgia Meloni, a Orbàn, a Kallas, a Albanese, a Fico, a Merz, a Babiš. Così, si è creato un “Fronte dell’Intermarium”, favorevole alla guerra con la Russia, che monopolizza gli incarichi rilevanti dell’ Unione (Kallas, Kubilius, Dombrovkis), contro  un “Fronte di Visegrad” (Orbàn, Fico, Babiš, Vučić), favorevole al dialogo con la Russia. Quant’è lontano il tempo in cui l’ Europa Centrale e Orientale era un territorio lontano e sconosciuto!

4La corsa dell’Europa per costruire  il suo “Scudo Aereo”

Altrettanto temeraria di quella di Trump è perciò la pretesa dell’ Unione Europea di costituire l’avanguardia della pace mondiale.

In effetti, mentre gli Stati premoderni avevano almeno tentato in concreto (con i “Due Soli”)di costruire un organismo, se non unitario, almeno coerente, che potesse interfacciarsi con l’Impero Islamico, con quello mongolo e con la Cina, l’Unione Europea è partita fino dall’ inizio sotto una forte spinta americana (Fulbright, Sullivan, la CIA), e ha continuato per decenni a coltivare solo una limitata politica commerciale, ancillare agli USA (la concorrenza, il management), mentre l’Arabia, Israele e la Cina emergevano quali poli effettivi del potere mondiale; infine, proprio alla caduta dell’ Impero Sovietico, quando avrebbe potuto ergersi a nuova potenza indipendente, si è appiattita su un occidentalismo che le ha tolto ogni capacità di proposta e di iniziativa.

Ora, come scrive, su Euractiv, Miriam Saenz de Tejada, quando i leader dell’Unione europea si sono riuniti a Copenaghen all’inizio di ottobre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha sottolineato l’urgenza di costruire una “muraglia di droni” europea – una rete coordinata di radar, sistemi di disturbo e intercettori anti-drone per neutralizzare le minacce prima che raggiungano spazi aerei sensibili. Allo stesso tempo, sta prendendo forma un piano ben più ambizioso, che potrebbe integrare la cosiddetta “muraglia di droni” in una rete difensiva su scala continentale, lo Scudo Aereo Europeo (European Air Shield).

Le recenti incursioni di droni russi – considerate un modo per testare la difesa aerea e la tenuta politica della NATO, ma soprattutto gli annunzi sui missili ipersonici e sul siluro nucleare Poseidon, – hanno messo a nudo alcune scomode verità:la guerra moderna non si misura più con i numeri, ma con la precisione su larga scala. Costruire uno Scudo Aereo Europeo non sarà né facile né economico. L’UE dovrà superare differenze politiche, problemi di approvvigionamento e costi elevati. Inoltre, non può semplicemente replicare l’Iron Dome israeliano: quel sistema protegge un territorio ristretto e densamente popolato da minacce a corto raggio. L’Europa, invece, ha popolazioni sparse su un’area immensa e deve affrontare l’intero arsenale russo, dai missili Iskander a corto raggio agli ipersonici Avangard a lungo raggio, fino a Oreshnik, Burevestnik e Poseidon..

L’industria della difesa europea resta frammentata. “Berlino sostiene IRIS-T e Patriot attraverso la European Sky Shield Initiative, mentre Parigi e Roma puntano sul SAMP/T, e Oslo e altri Paesi si affidano ai NASAMS”. La sfida, dunque, non è solo tecnologica, ma politica. Un sistema di difesa credibile e multilivello richiede non solo miliardi di investimenti, ma un grado di coordinamento che l’Europa ha storicamente faticato a raggiungere.

5.Etica dell’Intelligenza artificiale nella difesa

In realtà, l’Europa sta affrontando la difesa del XXI° Secolo con una mentalità da XX° Secolo.

Mentre, nel XX° Secolo, dominavano l’aviazione e la missilistica, nel XXI° domina l’Intelligenza Artificiale. Ai problemi, oramai risalenti, dell’”eticità” dell’ Intelligenza Artificiale, si aggiunge il rapido avanzare delle tecnologie di difesa.

I problemi sono assolutamente nuovi. Una potenza che, come l’Europa “parta da 0”, dovrebbe incominciare con l’AI. Qui confluiscono  tante questioni irrisolte. Come possa la guerra essere etica? Se esista una “guerra giusta?;  Come applicare alla guerra tecnologica moderna i principi “tradizionali” dello “jus in bello” (quelli antichi, greco-romani, cristiani, islamici, hindu, quelli relativamente recenti)?.

Secondo le culture guerriere dell’ antichità (pensiamo al Bhagavad Gita, a Sant’Agostino, al Jihad, alla Regula Novae Militiae, allo Jus ad Bellum e allo Jus in Bello della Dottrina della Chiesa e del Diritto internazionale), la guerra era non solo etica, ma era una delle attività più nobili. Pensiamo che Ramses, Pericle, Augusto, Carlo V, Washington, Napoleone, Vittorio Emanuele II, Stalin, Mao, Castro e Che Guevara (per non dire Mussolini e Hitler), sono sempre stati rappresentati in tenuta militare.

Tuttavia, questo era già contestato dal jainismo, dal Buddhismo, dai primi Cristiani, dagli anarchici. Oggi, sembra che il pacifismo sia divenuto “mainstream”, anche se si vede che, quando c’è una guerra concreta, dalla destra alla sinistra, nessuno si tira indietro a stanziare miliardi e a spedire missili.

Il punto è che molte guerre, e tutte quelle contemporanee, sono “guerre culturali”. Sono combattute per affermare la superiorità di una cultura sull’ altra: “democrazia” contro “autocrazia”; “Occidente” contro “il Resto”; “Mondo Russo” contro Occidentalismo; Islam contro Sionismo, ecc…Quindi, esse sono “giuste” per ciascuna delle parti combattenti. Anche i concetti di “aggressore” e “aggredito” sono soggettivi, perché all’origine c’è sempre una prevaricazione reciproca: il colonialismo, l’imperialismo, la Guerra Santa, le Guerre del Signore…

Le guerre erano sempre state  “non etiche”, non soltanto per il principio in sé, ma perché le difficoltà tecniche e logistiche rendevano normali il saccheggio, lo stupro, la distruzione di città, perfino il genocidio (pensiamo alla Guerra di Troia, alle conquista di Canaan, della Gallia o dalle Americhe).Tuttavia, proprio quando, con il diritto internazionale bellico, si è tentato di mettere un rattoppo su tutto ciò, e le condizioni tecniche renderebbero possibile un controllo come in tempo di pace, sono sopravvenuti i bombardamenti a tappeto, la bomba atomica e l’Intelligenza Artificiale. Si tenta di usare un “approccio basato sull’ analogia”, cioè di applicare il diritto internazionale bellico alle guerre digitali (il cosiddetto “Manuale di Tallinn” della NATO).

Inrealtà, è più facile pervenire a un’idea di “Cyberguerra etica” partendo dalle concezioni orientali dell’ Arte della Guerra (p.es. Sun Zu, Mo Zi o l’Arthashastra). Per SunZu, l’obiettivo del condottiero dovrebbe essere quello di conquistare il mondo senza uccidere nessuno. Com’è possibile questo? Attraverso la conoscenza: se conosci te stesso e il tuo nemico, vinci; se non conosci te stesso e il tuo nemico, perdi. Come in una partita di “Go”, basata sugli “stratagemmi”.

Tutto ciò è esemplificato dall’ apologo di Mozi, che fa togliere un assedio semplicemente illustrando al re assediante la perfezione del proprio sistema difensivo.

Per fortuna le potenze orientali, eredi di questa antica saggezza, stanno acquisendo un sempre maggior peso nell’ arena internazionale, influenzando sempre più le trattative sulla pace e sulla guerra.

CONFRONTO FRA LE STRATEGIE PER l’AI

Europa, Cina e USA

La centralità dell’ Intelligenza Artificiale fa sì che le grandi potenze elaborino piani di azione in questo campo sempre più simili fra di loro nella speranza di superare l’avversario. Solo nel luglio del 2025 sono stati pubblicati quello cinese e quello americano. Nel frattempo, una serie di scienziati informatici ha elaborato un Manifesto europeo che caldeggia la creazione di un centro europeo per l’ AI, sulla falsariga di quanto da noi proposto da anni con il libro European Technology Agency.

 Vi è una fondamentale differenza fra il documento della Cina , che sposa l’idea, di Kissinger e di Judkowski, di un accordo internazionale sull’ AI,  e quello degli USA che lo ignorano, nella speranza di mantenere una posizione di vantaggio nei confronti degli avversari, riproponendo attraverso l’ AI l’egemonia dell’ “America-Mondo”, e, soprattutto, uno stretto controllo sui propri alleati. Resta da vedere se la presunta posizione di vantaggio degli USA sia ancora tale, perché, in caso contrario, la politica americana di chiusura si ritorcerà contro gli USA (e soprattutto i loro alleati -salvo Israele- spiazzati e impossibilitati a ricercare soluzioni autonome).

 Sullo sfondo si staglia i più che mai il pericolo, dettagliatamente illustrato da Judkowski, dell’ estinzione a breve termine dell’ Umanità, soppressa dall’ Intelligenza Artificiale Generale- tema sul quale violenta è la contrapposizione all’ interno degli stessi GAFAM, i quali, per lo più, propendono per una moratoria delle ricerche sull’ AI generale, in attesa di trovare soluzioni (oggi inesistenti) che garantiscano la sopravvivenza dell’ Umano in un mondo dominato dalle macchine.

Attualmente, anche se a qualcuno potrà sembrare paradossale, la difesa dell’”Umano” contro quella  presa di controllo da parte dell’AI, che, negli USA, non ha più limiti,  resta affidata sostanzialmente alla Cina, mentre l’Europa ha abdicato di fatto a questa sua vecchia ambizione cedendo scandalosamente sempre più a tutte le pressioni dei GAFAM e di Trump per un allineamento sull’ America su ogni fronte (regolamentazione, antitrust, tasse), come previsto nel Piano americano di azione di Luglio.

Eppure, neanche la Cina ha elaborato fino in fondo un progetto alternativo di società dell’ Intelligenza Artificiale, sicché resterebbe aperto, teoricamente,  un enorme spazio politico per un’ Europa che divenisse indipendente, anche culturalmente, dagli USA, elaborando la propria visione del rapporto uomo-macchina partendo dagl’insegnamenti dei grandi Europei che si sono occupati della formazione dell’uomo come base per il fiorire della società: da Ippocrate a Senofonte, da Bernardo di Chiaravalle a Ignazio di Loyola, da Carlyle a Nietzsche…Solo una siffatta impostazione globale avrebbe la forza politica per coagulare una coalizione capace di generare un autentico sforzo dell’ Europa.

1.Il Centro Europeo di ricerca sull’ Intelligenza Artificiale

Purtroppo, il Centro Europeo di Ricerca sull’Intelligenza Artificiale, invocato dagli studiosi della materia (Yann LeCun, Premio Turing e capo scienziato di Meta AI; Cédric Villani, Fields Medal; Bernhard Schölkopf del Max Planck Institute; e Marc Mézard, oggi alla Bocconi), riuniti  presso l’ Università di Bologna, non percorre questa strada, continuando a puntare solo sulle solite  soluzioni istituzionali, regolatorie  e finanziarie.

Nel Manifesto presentato all’Alma Mater si immagina un’istituzione compatta, con un forte nucleo scientifico dedicato tanto alla teoria quanto alle applicazioni. Ricordiamo che nessuno dei tentativi posti in essere in questa direzione ha avuto finora un peso istituzionale e politico neanche paragonabile a quello del CERN. Mancano una sede centrale, un budget comune, una governance unitaria europea, ma soprattutto una cultura non trans-umanistica critica della Modernità e una volontà politica veramente sovranista. L’Europa dell’Intelligenza Artificiale resta frammentata in mille rivoli, con provinciali progetti nazionali che competono più che cooperare. Oggi la potenza di calcolo , così come i grandi modelli linguistici è concentrata tra Stati Uniti e Cina. L’Europa contribuisce alla ricerca di base, ma fatica a trattenere i ricercatori e a trasformare i risultati in innovazione industriale Come dimostra ciò che si sta facendo negli USA e in Cina, senza una strategia coordinata, l’Europa rischia di diventare solo un laboratorio di talenti da esportare.

Un “CERN dell’AI” europeo potrebbe non essere solo un simbolo, bensì un modo per affermare che l’Intelligenza Artificiale non è proprietà di poche aziende globali, bensì un bene pubblico globale.

 Manca comunque l’aspetto umanistico, la formazione di quei nuovi “Kaloikagathoi” che dovranno essere in grado di padroneggiare, e, se necessario, dominare, l’intelligenza artificiale, come, a suo tempo,  Gilgamesh, Ercole e Ulisse padroneggiavano le forze della natura e popoli barbari e selvaggi.

Nel nostro libro “European Technology Agency”, proponevamo di fondere in un solo Ente i molteplici Enti già esistenti, tanto a livello europeo, quanto a quello nazionale, aggiungendo però un pesante aspetto umanistico, orientato secondo la cultura europea.

2.I piani delle Grandi Potenze

;   winning the race”), esclusivistico ed americano-centrico,si contrappone  quello del il “Piano d’azione Globale per l’AI” della Cina, dove l’obiettivo principale è una governance mondiale dell’IA, quale quella proposta da Kissinger prima di morire, e ripresa dal MIRI di Eliezer Judkowski (cfr,. il nostro post precedente)

Questa contrapposizione costituisce il coronamento di quello che, già quarant’anni fa, gli ufficiali cinesi avevano chiamato “Guerra senza limiti”, e che oggi vediamo svolgersi sotto i nostri occhi -che comprende 3° Guerra Mondiale “a pezzi”,  guerra ideologica, guerre commerciali e finanziarie, guerre tecnologiche, quale traspare soprattutto dall’ “Action Plan” americano-.Mentre la Cina vuole affermare, anche attraverso la tecnologia, un nuovo ordine multipolare che tenga conto dei cambiamenti geopolitici ed economici avvenuti in questi anni, gli Usa di Trump inseriscono lo sviluppo delle nuove tecnologie  nel loro tentativo di riportare il mondo alla seconda metà del 900, già descritto da Evgeny Morozov, che vede nell’informatica l’ultima trincea di un’egemonia occidentale in decadenza.

I due piani  rispecchiano la diversa postura che le due superpotenze stanno assumendo sullo scenario globale. Bisogna inquadrare il Piano cinese nella “lunga marcia” digitale intrapresa dal PCC, a partire dall’ascesa di Baidu, di Alibaba e di Huawei, per finire con la transizione verde e digitale, e collocarlo all’interno del contesto legislativo cinese caratterizzato dalle tre leggi principali sul digitale, che sono la “Legge sulla Cybersicurezza” del 2017, la “Legge sulla Sicurezza dei Dati” e la “Legge sulla protezione dei Dati Personali”, che ripercorrono le normative europee, rendendole però più snelle (grazie anche agl’ideogrammi), ma soprattutto effettive, almeno sul territorio cinese

L’amministrazione Trump si trova invece a dover affrontare una forte discontinuità con la visione e l’assetto normativo ereditato dalla precedente amministrazione Biden, anche se alcuni aspetti di fondo si mantengono inalterati. Il settore delle Big Tech in America non è a trazione statale come in Cina. Questo fa sì che ci sia la necessità, implicita ma presente nel piano USA, di riportare la gestione della materia il più possibile nelle mani del potere centrale, per evitare un vero “colpo di Stato” contro Trump da parte dei guru dell’ informatica, quale quello tentato da Elon Musk,.e anche per fornire al Presidente il necessario potere negoziale nei confronti delle altre Grandi Potenze.

3.L’attacco all’ egemonia americana e la sua difesa

Il documento cinese inserisce la propria strategia in un contesto multilaterale: l’IA deve essere considerata un “bene pubblico internazionale a beneficio dell’umanità , che però “presenta rischi e opportunità che possono liberare il loro potenziale solo attraverso la solidarietà internazionale… mantenendo gl’ impegni delineati nel Patto per il futuro e nel Digital Compact delle Nazioni Unite, per un futuro digitale inclusivo, aperto, sostenibile, equo, sicuro, protetto per tutti”.

Invece, nella premessa all’Action Plan americano si afferma che è  “un imperativo di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti raggiungere e mantenere il dominio tecnologico globale indiscusso e non contestato” perché “chiunque abbia il più grande ecosistema di IA stabilisce gli standard globali e raccoglierà ampi benefici economici e militari”. Nel Piano sono contenuti molti principi che servono a  esplicitare nel contesto dell’ IA i tradizionali concetti americani di controllo internazionale delle tecnologie (tipo “Trading with the Enemy e CoCom), mentre la Cina rilancia con forza la sua postura multilateralista anche se nei fatti egemonica, sulla base di una asserita “Intellectual leadership” dell’ “Impero di Mezzo” (o “Celeste Impero”), che risalirebbe fino alla Dinastia Zhou e ai Classici Confuciani:  la Cina tende così ad occupare a tutti i livelli lo spazio internazionale lasciato vuoto da Trump.

Allo stato attuale, come peraltro per quasi tutte le altre grandi questioni presenti sulla scena internazionale, sembra che le alternative a questa nuova divisione del mondo in due blocchi stentino a farsi strada. In particolare, manca più che mai un’ efficace presenza dell’Europa (alla quale la leadership brussellese continua a voler credere).

4.I “pilastri” del piano di azione degli Stati Uniti

I pilastri del piano USA sono 3:

(i)Accelerare l’innovazione:

-Ricadute dell’IA sui lavoratori americani

I lavoratori americani, devono essere messi in grado di conseguire  le competenze necessarie attraverso appositi piani formativi. Inoltre, si punta tutto sulla capacità delle imprese private, , a cui viene promessa totale deregolamentazione e sburocratizzazione.

-Scienza “nazionalizzata” e infrastrutture senza limiti

Il piano poi punta, per favorire la nascita di ecosistemi dell’IA, su “sistemi basati sull’ open-source e sull’open-weight che possano diventare standard globali basati sui valori americani” Il piano USA contemporaneamente all’indicazione, costituzionalmente ineccepibile, di sistemi di IA “basati sulla libertà di parola e di espressione”, delinea però un’IA “libera da bias ideologici per raggiungere obiettivi di verità oggettiva”, definizione che evoca scenari tipici delle culture politiche totalitarie dove esiste una sola verità oggettiva e cioè quella del regime.

-Indirizzo fortemente accentratore e dirigista, si rinviene anche nelle parti dedicate all’IA in rapporto alla scienza, dove se da un lato si parla di una “IA-enabled science” dall’altro si chiede ai ricercatori di concedere i loro dati alle imprese private per costruire un “world class scientific data set” americano, che al pari di un asset strategico consenta all’America di superare le altre nazioni che “sono avanti nell’ammassare enormi quantità di dati scientifici”. Quindi una scienza che usa il potenziale dell’IA a scopi strategici nazionali, al di fuori di qualsiasi contesto multilaterale. Una strategia che si pone in perfetta continuità con le scelte dell’amministrazione Trump di uscire dai trattati internazionali sul clima o dalle organizzazioni internazionali come il WHO, e che delinea uno scenario di contrapposizione “scientifica” in un mondo globalizzato e fortemente connesso, che ci riporta indietro ai tempi del “caso Lysenko” di staliniana memoria.

(ii)Costruzione delle infrastrutture per l’IA

E’ in totale linea con il  mantra trumpiano del “Build Baby Build”:Prevede una deregolamentazione totale che favorisca la “costruzione di data center , semiconduttori e infrastrutture energetiche e per la sicurezza che portino a vincere la gara mondiale con la Cina preservando la potenza tecnologica americana dalle incursioni avversarie”.

(iii)Leadership USA della diplomazia e della sicurezza dell’ AI

Il piano prevede una vera e propria “colonizzazione digitale” globale, costringendo le nazioni alleate ad “adottare il sistema americano dell’IA , capacità computazionale, hardware e standard tecnici, in tutto il mondo…è imperativo che gli USA sfruttino questo vantaggio in un’alleanza globale duratura”.Questa forzata “Alleanza per l’IA” dev’ essere “allineata ai valori americani”. Qui il documento esplicita con forza la necessità di contrastare la Cina nei suoi intenti egemonici sia a livello bilaterale, bloccando gli “alleati” degli americani all’interno di pacchetti tecnologici e valoriali “chiavi in mano”, ma anche contrastando l’azione cinese nelle organizzazioni internazionali (UN-OCSE-G7-G20-ITU-ICANN-ETC) che spesso “nascondono regolamenti onerosi, codici di condotta vaghi che… sono stati influenzati da aziende cinesi”. A questo scopo vengono arruolate tutte le amministrazioni pubbliche per allineare gli incentivi e le leve politiche di tutto il governo USA per indurre gli alleati ad adottare “sistemi complementari” per evitare di fornire tecnologia USA agli avversari. Emerge qui con evidenza la tematica già più volte negli ultimi mesi comparsa nella discussione pubblica in Europa, dell’affidabilità e dei limiti operativi (“Kill Switch”) della tecnologia fornita dagli USA ai suoi alleati.

5.La proposta cinese: cooperazione e sviluppo sostenibile

Il piano cinese, sintetizzato in 13 punti, propone  una strategia multilaterale per il controllo globale dell’IA, ponendo al centro la “partecipazione e collaborazione di tutti gli stakeholder, compresi governi, organizzazioni internazionali, imprese, istituti di ricerca, organizzazioni sociali e singoli cittadini, per accelerare lo sviluppo dell’infrastruttura digitale” e collegando inoltre l’IA allo sviluppo degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite:

(i)Standard unificati e alleanza con il “Global South”

Al principio dell’ “Open IA” , enunciato anche dagli USA, i Cinesi affiancano il tema della condivisione e quindi propongono di lavorare per la creazione di “diverse piattaforme internazionali per la cooperazione scientifica e tecnologica”.

-Al punto 4 si possono identificare varie “divergenze parallele” con il piano USA , laddove anche i Cinesi spingono per la costruzione delle infrastrutture necessarie all’IA finalizzate a promuovere un “sistema standard di potenza informatica unificata”, ponendosi però l’obiettivo di supportare nell’utilizzo di questo sistema le nazioni del “Global South” ,che, come si è visto sia nell’ambito degli ultimi G20 come nella riunione dello SCO (Organizzazione per la cooperazione di Shanghai), rappresentano per Pechino l’equivalente dell’ “Alleanza Globale” invocata  dal Piano americano

(ii)Dati globali condivisi e sostenibilità energetica

Un altro punto di similitudine nei due piani di azione è quello relativo ai “dati di qualità” che vengono riconosciuti anche da Pechino come fondamentali per lo sviluppo dell’IA.. Sorvolando il problema dello stretto controllo centrale e della censura esercitati finora per tenere allineato il cyberspace alla visione del PCC, sottolineano la necessità di “salvaguardare attivamente la privacy personale e la sicurezza dei dati, migliorare la diversità dei data corpora dell’IA, eliminare la discriminazione e i pregiudizi e promuovere, proteggere e preservare la diversità dell’ecosistema dell’IA e della civiltà umana”.

Molto diverso l’approccio dei due documenti al tema energetico, a cause delle scelte totalmente divergenti in materia tra l’amministrazione americana, che punta decisamente su fossili e nucleare,  e la Cina, che,  coerentemente con i suoi piani di sviluppo delle rinnovabili, pone al centro della sua azione la “sostenibilità” energetica dell’IA, con uno sforzo non solo sull’uso delle fonti energetiche rinnovabili, ma anche sullo sviluppo di “chip a basso consumo energetico e algoritmi efficienti”.

(iii)Governance inclusiva contro frammentazione

Infine il piano per la governance globale cinese termina, come era iniziato, con un forte accento sulla necessità di incardinare lo sviluppo dell’IA all’interno del dialogo multilaterale, e in particolare del “Global Digital Compact” delle Nazioni Unite, per costruire una “governance inclusiva e multistakeholder”.

6.L’Europa tra multipolarismo e rischio marginalità

Con la presentazione contemporanea di questi due piani, il percorso della transizione tecnologica è diventato a pieno titolo un oggetto del confronto geopolitico mondiale. Questo fa sì che non sia più possibile una posizione attendista, e questo vale in primo luogo per l’Europa :Come ha affermato Mario Draghi,  “Gli Stati Uniti e la Cina usano apertamente il loro controllo sulle risorse strategiche e sulle tecnologie per ottenere concessioni in altre aree: ogni dipendenza eccessiva è così divenuta incompatibile con la sovranità sul nostro futuro”.

(i)Una nuova agenzia europea per l’intelligenza artificiale

Come scritto nel Manifesto di Bologna, l’Europa ha bisogno, proprio come fu per la corsa allo spazio negli anni 60, di avviare immediatamente un processo multilaterale, come quello che portò alla creazione dello European Space Research Organization (ESRO) e dell’ European Launcher Development Organization (ELDO), che insieme confluirono negli anni 70 nell’ Agenzia Spaziale Europea (ESA), definendo e realizzando un progetto spaziale europeo indipendente da quello degli USA e dell’URSS. Bisogna dire che allora c’era il Generale De Gaulle.

(ii)Data corpora europei e portabilità dei dati

In primo luogo, la nuova Agenzia dovrebbe mettere nel mirino la creazione di “data corpora” europei facendo leva sugli enormi giacimenti di contenuti scientifici, culturali, giornalistici, industriali, sociali, presenti in Europa. Ma l’Europa deve anche difendere meglio la sua sovranità digitale ,a partire dalla richiesta di restituzione di una copia dei dati generati dai cittadini europei e immagazzinati nei server delle Big Tech , sulla base di quanto normato dall’art 20 del GDPR, e dagli altri regolamenti e direttive vigenti DGA, DMA, AI act, e, ora, soprattutto dal Data Act, che consentono la “portabilità dei dati” e cioè di richiedere una copia dei propri dati e metadati da qualunque piattaforma detenuti per trasferirli a chi si vuole. Qualcosa di parallelo alla richiesta di restituzione delle riserve auree italiane e tedesche depositate a Washington.

(iii)Una chiamata collettiva per la sovranità tecnologica

Ogni soggetto sociale dovrebbe partecipare a questa strategia. È una chiamata “a condividere i dati” per il mondo della scienza, della cultura , dell’impresa, del lavoro e del terzo settore e dell’economia sociale , che deve avere la stessa intensità che ebbe nel dopoguerra, quando tutti insieme parteciparono alla costruzione del progetto europeo. L’Europa per “usare” in maniera efficace e competitiva  i suoi dati, dovrebbe mettere in campo risorse economiche adeguate, come chiesto nel rapporto Draghi, per realizzare le sue infrastrutture tecnologiche, e cioè la rete di supercomputers e di data center necessari allo sviluppo delle IA. Inoltre, dovrebbe anche finanziare la ricerca scientifica, difendendo le carriere dei ricercatori europei e i progetti delle aziende europee dell’ICT.

Tutto ciò però è stato detto infinite volte e non si è mai realizzato, perché, dopo le traumatiche esperienze di Adriano Olivetti e di Mario Tchu, nessuno ha più il coraggio di intralciare i piani delle multinazionali americane dell’ informatica.

Chi ci darà il coraggio per questa battaglia?

 VON DER LEYEN A TORINO PER L’ITALIAN TECH WEEK:

Un eco-sistema digitale sovrano è l’unico possibile “Futuro dell’ Europa”

Purtroppo, la Conferenza sul Futuro dell’ Europa, del 2021, era stata un fallimento a parere di tutti, a cominciare dal Presidente Mattarella.

Questo non soltanto per l’accumularsi di eventi negativi che hanno smentito platealmente i presupposti storici delle Retoriche dell’ Idea di Europa (in particolare, il Covid e le guerre in Ucraina e a Gaza), ma anche e soprattutto per un originario errore di concezione dell’intero processo d’integrazione e della stessa Conferenza. Lanciata 16 anni dopo la solenne “bocciatura” della Costituzione Europea da parte degli elettori francesi e olandesi, la Conferenza sul Futuro dell’ Europa avrebbe dovuto costituire, nelle intenzioni delle Istituzioni, un tentativo di rilancio “in extremis” di una riforma “legalistica”  in senso federale di un  ordinamento europeo che si è dimostrato incapace di fronteggiare efficacemente le sfide del 21°Secolo.

Purtroppo, queste sfide, incentrate sulla transizione dall’ era delle “Macchine Intelligenti” a quella delle “Macchine Spirituali”, continuano a non essere affrontate, se non in misura irrisoria, e anzi vengono banalizzate da intellettuali, politici, prelati e manager. Questi stanno addirittura trascinando, nel loro fallimento, l’intera civiltà moderna, e, di conseguenza, anche la  costruzione europea-, pure in quelle parti in cui essa ha già conseguito dei risultati, seppure parziali.

In particolare, le Retoriche dell’ Idea di Europa hanno ingigantito , nei decenni, la blasfema pretesa di Fukuyama (ispirata da Kojève), che l’Unione Europea avrebbe “realizzato  la Pace Perpetua” e, con ciò, la Fine della Storia preconizzata dalle scritture apocalittiche e poi dalla filosofia tedesca (Kant, Hegel, Marx). L’attuale crollo in tutto il mondo  di siffatto “Progetto Incompiuto della Modernità” travolge con sé anche l’Europa, che aveva preteso di identificarvisi. Mentre perfino Kojève e Fukuyama avevano già fatto autocritica in extremis, l’establishment europeo  e gli Stati membri  sono gli unici a pretendere di mantenerlo in vita, e per questo verranno travolti.

1.Un’alternativa globale all’impero tecnocratico ”nascosto”

Perciò, oggi più che mai, tentare di fornire un contributo sul futuro dell’ Europa significa caldeggiare un progetto alternativo alla società attuale, basato sulla necessità di vivere la transizione digitale con uno spirito critico e militante, lontano da tutte le ideologie sette-ottocentesche che ci hanno portato fino a questo punto drammatico, e che tenga conto invece delle critiche alla Modernità formulate a suo tempo da Kierkegaard, Nietzsche, Soloviov, Leontijev, Heisenberg, Weil,  Horkheimer, Adorno, Voegelin,  Molnàr e Del Noce .

Per essere obiettivi, va anche riconosciuto che solo l’Unione Europea e la Cina hanno compiuto, negli ultimi decenni, uno sforzo a 360° per regolamentare l’informatica, con l’obiettivo di realizzare un’opera di avanguardia: l’ Europa, dietro lo slogan del “Trendsetter of the Worldwide Debate”, e, la Cina, con il progetto “China Standards 2030”.Tuttavia, occorre anche prendere atto di questa realtà,  oramai condivisa da tutti gli osservatori: mentre la Cina sta riuscendo a realizzare un ecosistema digitale, completo, funzionante e sovrano,  l’approccio all’ informatica di fatto adottato dall’ Unione Europea e da i suoi Stati Membri, tutto basato sulla regolamentazione, ma privo di un qualsivoglia risvolto industriale, ne ha frustrato completamente le velleità di influire sul quadro mondiale, e non soltanto in campo tecnologico, screditando addirittura l’intera costruzione europea. Questo “errore concettuale” è il sintomo di un vizio ancora più grave del progetto d’ integrazione quale avviato con la Dichiarazione Schuman, vale a dire il “metodo funzionalistico”(i “piccoli passi”), che ha concepito l’integrazione europea solo come un’ennesima organizzazione internazionale destinata a coadiuvare, con metodo gradualistico e in funzione ancillare, la cooperazione internazionale, per favorire la realizzazione del Progetto Incompiuto della Modernità (quello di cui l’”Agenda 2030” delle Nazioni Unite vorrebbe costituire a sua volta una bozza finale), non già come un autonomo progetto geopolitico, disponibile, pur di  conseguire i propri obiettivi anche al conflitto con il “mainstream”.

Il compimento del Progetto della Modernità, quale delineato da Lessing, Condorcet, Saint-Simon, Michelet, Fiodorov, Rostow e Fukuyama, si è rivelato però quanto mai problematico, a causa della natura imperfetta dell’ Umanità stessa (la “Masa Damnationis” di Agostino; il “Legno Storto” di Isaiah Berlin), la quale, quanto più si sforza di realizzare un mondo perfetto, tanto più provoca imperfezione, tirannide, conflitti, morte e desolazione (la “Hybris”, l’”Eterogenesi del Fini”= schiavitù, ghigliottina,  “Trail of Tears”, Guerre Mondiali, Gulag,  Nakba ).

2.Dialettica dell’Illuminismo

La “Dialettica dell’Illuminismo”, a partire dall’Olocausto e dalla Bomba Atomica, per continuare via via con le guerre fra i due blocchi e le connesse guerre civili  (Palestina, Grecia, Corea, Berlino, Budapest, Viet-Nam, Afghanistan, Iraq/Iran, ex Jugoslavia, ex Unione Sovietica, Libia, Siria), ha confermato innanzitutto  che, sul Progetto della Modernità, non vi è stato, e ancora non vi è, un largo consenso sul piano mondiale, unico possibile presupposto per una pace, se non perpetua, almeno sostenibile. Basti pensare ai rapporti presentate alle Nazioni Unite , in occasione dell’approvazione della Carta dei Diritti dell’ Uomo, dell’ Associazione antropologica americana e delle parallele organizzazioni islamiche e del Blocco dell’ Est,che preludevano già all’ idea di un multipolarismo dei valori, oggi tanto in voga.

In particolare, la “ragnatela di istituzioni” che, secondo Ikenberry, Eichengreen e Overy, era stata creata intorno al’ONU per garantirvi l’egemonia americana, aveva perseguito, non già l’interesse obiettivo dell’ Umanità, bensì  un Progetto di Modernità provocatoriamente unilaterale, ispirato al modello puritano, quello illustrato da Eleanor Roosevelt.

Tutto  quanto precede comporta, a nostro avviso, oltre a un’autocritica della cultura modernista, anche l’urgenza  di un ripensamento  della Tecnica, anch’essa portatrice di  “effetti collaterali” al Progetto della Modernità (crisi ambientale, guerra nucleare).

Per quanto la centralità della Tecnica possa sembrare controintuitiva, in realtà, essa permea oggi tutti gli aspetti della vita sociale, dalla cultura alla religione, dall’antropologia all’etica, dalla politica all’ economia, dalla comunicazione alla geopolitica, al punto che autori come Heidegger hanno potuto affermare che “la Tecnica non è qualcosa di tecnico”. L’Europa, che, pur senza avere l’”esclusiva” della storia della Tecnica, aveva  svolto,  dal secolo 15° al 19°, un’ importante opera di recepimento e sviluppo delle nuove tecniche elaborate in India (matematica), in Asia Centrale (Algebra), in Cina (tecnologie belliche, ottiche e tipografiche), e nell’Impero Ottomano (balistica, sommergibile), ha poi passato gradualmente il testimone, prima all’ America (aereospazio, cinema, televisione, informatica),  e, ora, alla Cina (transizione verde e digitale, tecnologie del trasporto), è attualmente tagliata fuori da tutti i grandi sviluppi tecnologici, e, di conseguenza, anche dai dibattiti più vivi sulla loro regolamentazione.

Nel frattempo, le tecnologie (di comunicazione, di archiviazione, di ricerca, biologica, politologica, militare, dei trasporti, ecc..), sospinte dalle innovazioni dell’ informatica, hanno rivoluzionato, e ancor oggi rivoluzionano, la vita del mondo, con risvolti inquietanti, soprattutto per il loro legame inscindibile con la guerra totale, come confermato ancora oggi dalle guerre in Ucraina e in Palestina e dalle più recenti dottrine degli USA.

Di converso, la tanto decantata opera regolatoria della Commissione si è svolta  purtroppo nel vuoto pneumatico, fino all’ attuale resa ai giganti dell’ Informatica (GAFAM). Infatti, dopo l’”estirpazione” dalla Olivetti della sua divisione informatica, che stava mettendo sul mercato con enorme successo il primo personal computer (il P101), orchestrata dal Professor Visentini, e la misteriosa scomparsa dell’Ing. Tchu dopo un viaggio in Cina con Roberto Olivetti (cfr. Meryle Secrest), nessuno in Europa Occidentale ha mai più nemmeno tentato di ricreare un’industria europea dell’informatica, limitandoci noi a utilizzare esclusivamente, come consumatori passivi, tutti i software dei GAFAM, con un colossale trasferimento in America di dati e di denaro.

Come da noi ribadito in tutte le occasioni, un continente privo di una sua industria digitale completa, efficiente ed autonoma, non può partecipare alla geopolitica mondiale, né in quanto soggetto di diritto internazionale, né in quanto membro alla pari di alleanze, né quale sostenitore di particolari impostazioni culturali, né in quanto promotore di rivoluzioni tecnologiche e sociali.

3.”European Technology Agency”

Prendiamo atto con piacere che Ursula von der Leyen verrà a proporre a Torino, all’Italian Tech Week, la creazione di un Ecosistema Digitale Europeo, ma, dalle anticipazioni che circolano, ci appare che l’idea sarebbe, come al solito, quella di  puntare ancor più su piccole iniziative ancillari ai GAFAM (le famigerate “start-up”, senza scalzare con un’azione “top-down”, il monopolio delle attività di programmazione dei Governi americano e cinese, né la forza finanziaria e organizzativa dei GAFAM stessi. Avevamo già inviato nel 2014 a Ursula von der Leyen il nostro studio “European Technology Agency, a Sovereign Digital Ecosystem”(tema più che mai attuale), con cui Diàlexis proponeva di creare, in sostituzione dei dispersi Enti esistenti, una grande Agenzia Tecnologica Europea, destinata a coordinare gli sforzi europei e nazionali per la creazione di campioni europei in tutti i campi delle nuove tecnologie, sulla falsariga di quanto fatto in passato per l’Airbus e per l’Ariane. Solo ora si sta forse incominciando a pensare seriamente a quest’idea, e riteniamo nostro dovere stimolare un dibattito e uno studio in proposito.

Di conseguenza, giacché l’Europa non ha le proprie industrie informatiche serie, le varie normative europee possono applicarsi solo alle imprese realmente esistenti : quelle americane e quelle cinesi. Orbene, le imprese americane, spalleggiate da Trump, hanno buon gioco a rifiutare ogni applicazione delle normative europee sull’ informatica, e, soprattutto, ogni possibilità, per le Autorità Europee, di proclamare obblighi o divieti, e di comminare tasse o multe, mentre l’Unione, i nostri Governi e le nostre imprese, restano esposti più che mai a ordini, dazi e sanzioni americani. Lo scontro è attualmente in corso.

Tutti i documenti di  politica industriale dell’ Europa, proposti, via via  negli ultimi 60 anni – da Servan-Schreiber, Davignon, Delors, Juncker , Draghi e von der Leyen-, non hanno neppure menzionato l’esistenza di un problema con le alte tecnologie, rivelandosi così tutti insieme come  una mostruosa arma di distrazione di massa per il popolo europeo. Questo spiega la vera ragione per cui, come ha affermato il Ministro Crosetto, l’Italia e l’Europa non sono in grado di respingere un attacco militare, non solo di una Grande Potenza, bensì anche di una media. Infatti, soprattutto la Preparazione Industriale Bellica, elemento essenziale della Guerra senza Limiti attualmente in corso in tutti i Continenti, non può neppure essere avviata senza un’approfondita fase preparatoria di politica industriale come quelle in corso in USA e in Cina, e di cui oggi, in Europa, non vi è traccia, perché tale non è il “ReArm Europe”, costruzione finanziaria indotta dalle pressioni USA e limitata agli armamenti tradizionali. Infatti, una vera strategia bellica, come pure una “percezione delle minacce” non possono nascere se non dalla visione che un Paese ha del proprio “stare al mondo”(“conosci tre stesso e il tuo nemico”, Sun Zu). Ed è per questo che una seria strategia militare può sorgere solo nei cosiddetti “Stati Civiltà”, che percepiscono in modo chiaro, e senza pressioni esterne, il proprio ruolo nel modo, i propri obiettivi a lungo termine, e, di conseguenza, le possibili minacce.

La Cina percepisce il proprio ruolo come una grande forza stabilizzatrice mondiale (Hexie, ); l’India, come la roccaforte del politeismo, che deve difendere il suo pluralismo –“Sanata Dharma”- dal monoteismo esclusivo dell’Islam. La Russia si concepisce come l’erede dei popoli nomadi del centro dell’ Eurasia, che difendono la dialettica da cui nascono continuamente nuovi popoli (come i Variaghi, i Cosacchi, i Russi, i Bielorussi,  gli Ucraini: l’”etnogenesi” di Gumiliov). Basti pensare che Lavrov è georgiano; Mishustin e Soloviov, Ebrei;  Simonian, armena; Shoigu, mongolo buriato; Kadyrov, ceceno.

L’America è oggi particolarmente combattuta fra due contrastanti autopercezioni, foriere di uno scontro sempre più aperto:

-da un lato, la maggioranza “non white” concepisce gli Stati Uniti come un Paese multiculturale, che tende naturalmente ad allinearsi con le cause del Sud del Mondo e con la cultura Woke (cfr. Valladão, ma anche la cultura di Papa Prevost);

-dall’altra, la minoranza WASP, per quanto indebolita, si raccoglie sotto lo slogan “Make America Great Again” e la difesa del “White privilege”, tanto all’ interno, quanto all’ esterno del Paese.

4.Combattere i GAFAM

Come scrivevamo all’ inizio, i presupposti per la necessaria partecipazione di vari popoli alla formazione della volontà comune dell’ Umanità circa gli sviluppi della Tecnica erano fissati, nel sistema multilaterale preesistente, per quanto assolutamente insoddisfacente,  mediante regole  negoziate fra gli Stati, e le imprese vi si adeguavano. Invece, nel XXI° Secolo, il potere fattuale delle società di informatica (i “GAFAM”) , è talmente cresciuto che, tanto i cittadini, quanto i Governi, hanno rinunziato a intervenire nei confronti di queste ultime con i tradizionali strumenti del diritto (normative militari, norme di pubblica sicurezza, costituzione, antitrust, fisco), mentre i GAFAM si stanno dando dei “Codici di condotta” che rispondono al 100% alla loro visione di uno “stato di eccezione”, in quanto  essi starebbero operando per il bene pubblico, e non dovrebbero  essere disturbati, né nel Paese, né dall’ estero. La minaccia di nuovi, sproporzionati dazi, in violazione degli stessi accordi raggiunti con von der Leyen, viene agitata contro l’Unione qualora osasse applicare almeno le nuove tasse ai GAFAM americani. Questa concezione si è dotata anche un’ideologia, che è stata definita come “tecnofascismo”, la quale propugna la trasformazione di questo regime di fatto in un sistema giuridico, in cui gli Amministratori Delegati dei GAFAM assumono funzioni sovrane, e le loro imprese si trasformano in repubbliche, o regni, indipendenti, che scavalcano le barriere fra Stati e economie, semmai in alleanza con Trump, Presidente-imperatore, che per esempio nomina proconsoli come Blair, governatore inglese di un Paese arabo (la Striscia di Gaza), per ripristinare l’antico mandato, che tanto danno aveva già fatto al Medio Oriente e al mondo.

Trump si è adattato molto bene a quest’impostazione, che permette al suo stile autoritario e imprevedibile di manifestarsi nel modo più brillante, e terrorizzando gli alleati, che, nel caso dell’ Europa, sono incredibilmente remissivi, accettando qualunque cosa  egli metta sul tavolo, come si è visto soprattutto nel vertice in Scozia con la von der Leyen. In questo, egli sta attuando letteralmente il motto “Make America Great Again”, superando l’assertività subdolamente nascosta da Obama e Biden..

E’ dubbio se sarà possibile, per l’Unione, rispettare le promesse fatte a Trump dalla von der Leyen: utilizzo degli importi stanziati, non già per costruire armamenti propri, bensì per comprarli in USA, dandoli all’ Ucraina come e quando Trump vorrà; trasferimento netto dal budget europeo di un ulteriore incremento delle spese militari europee al di là di quella americane e russe; nuovi investimenti nell’ industria americana in generale. Per fortuna, nel piano di investimenti di Merz per la Difesa tedesca, “solo” il 20% degli acquisti è previsto in America. Tuttavia, è chiara la volontà di Trump di continuare a taglieggiare l’Europa senza regole senza limiti.

Al di là della discutibile percezione della minaccia russa, certamente l’Europa è carente di investimenti nell’industria militare. Ma è proprio a causa delle continue pressioni americane che la spesa militare europea si è rivolta, non già a settori altamente tecnologici, bensì a massicci quantitativi di armamenti, da esaurirsi in guerre di attrito come quella in Ucraina, sotto la guida degli USA, forti della loro “Intelligence” e della loro Intelligenza Artificiale. Come ha scritto recentemente Fubini, già soltanto il tipo di armamenti utilizzato dagli Ucraini è più sofisticato di quelli degli Europei. Perfino i droni medio-orientali, Bayraktar (che verranno costruiti dai Turchi a Finale Ligure) e Shahed (iraniani, ma prodotti in Russia) sono più “intelligenti” delle armi europee.

Perché questo? Perché l’America non ha mai tollerato che gli Europei si dessero strutture di difesa integrate e sofisticate, che avrebbero permesso agli Europei, in taluni contesti, di operare autonomamente: il concetto di De Gaulle della « Force de Frappe à tous azimuts », a servizio di un’ Europa “Dall’ Atlantico agli Urali”. Qualcuno potrà anche dire che un siffatto scenario non è proponibile oggi. Eppure, la situazione in Groenlandia sta muovendosi proprio in quella direzione, con agenti segreti americani arrestati dai Danesi perché preparavano un’insurrezione contro di essi  del popolo Nuuk, e gli Europei obbligati moralmente a difendere il loro partner danese (e magari a creare la “fake news” dei droni russi in Scandinavia, mentre chi minaccia la Danimarca sono inequivocabilmente gli USA).

Ma questa non è ancora la forma più grave di destabilizzazione che stiamo subendo in questi giorni. La “Minaccia Esistenziale” costituita dall’ Intelligenza Generale Generativa è divenuta così insostenibile che proprio da parte dei guru dei GAFAM giungono ogni giorno sempre più pressanti grida di allarme, fino al punto attuale, quando uno dei principali sviluppatori di questa IA ha pubblicato un libro impressionante, secondo cui essa non sarebbe proprio compatibile con la sopravvivenza dell’Umanità.

5. (L’”AGI”):”SE QUALCUNO LA PRODURRA’, MORIREMO TUTTI”

Eliezer Judkowski, uno dei pionieri dell’ Intelligenza Artificiale e fondatore del Machine Intelligence Research Institute, sta pubblicando il libro “If Enyone Builds It, Everyone Dies”, un catastrofico pamphlet contro l’Intelligenza Artificiale Generale, o generativa, nel quale ribadisce energicamente la tesi, tutt’altro che nuova, che tale forma d’ intelligenza prelude necessariamente all’ estinzione dell’ Umanità.

La base del ragionamento di Judkowski è quasi elementare: ”intelligenza non implica necessariamente benevolenza”. La presunzione contraria era invece stata alla base delle teologie occidentali, dove la coincidenza parmenidea fra l’ Essere e il Bene confluiva  in una visione provvidenziale della Divinità e poi del Progresso. Questa presunzione, già scossa fin dall’ inizio da fonti come il Libro di Giobbe e la demonologia, era divenuta ancor più necessaria per la Religione del Progresso,  che dava per scontato che la crescente razionalità portasse con sé la crescente moralizzazione dei costumi, fino a uno stato di perfezione paragonabile, mutatis mutandis,  a quella della Santità. Come si è visto, per altro, con le Rivoluzioni Occidentali, fondate sul culto della Dea Ragione e della Dialettica, e con l’utilizzo della razionalità tecnica e manageriale per la costruzione della bomba atomica e degli universi concentrazionari, non si è dimostrato, nei fatti, alcun nesso fra razionalità e benevolenza. Anzi, al contrario, un minimo di razionalità sociale normalmente ha coinciso con l’abbandono delle etiche filantropiche e solidaristiche, ritenute “naturali” in epoche di maggiore incertezza cognitiva, ma non più tollerate nell’ era della tecnica dispiegata.

6.L’”autoaffermazione delle Intelligenze Artificiali”

Un eco-sistema macchinico fondato sulla razionalità strumentale tenderebbe perciò per sua natura, non diversamente dalle grandi organizzazioni sociali su cui esso è stato  modellato (eserciti, imprese, Stati), a perseguire fini propri, di autoperpetuazione e/o autoaffermazione (il “principio di prestazione”), a meno che esso non sia guidato da una presenza umana, dotata di propri valori e di un’adeguata capacità di comando, comparabile a quelle delle antiche aristocrazie e clero.

Infatti:

 -l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SARA’ ORIENTATA AL PERSEGUIMENTO DI OBIETTIVI PERFORMATIVI A LUNGO TERMINE, perchè le società di AI la stanno progettando in tal modo per rispondere alle  esigenze economiche a cui la loro attività è orientata.

-ESSA PERSEGUIRA’ MOLTO PROBABILMENTE OBIETTIVI “SBAGLIATI” DAL PUNTO DI VISTA UMANO, perché i sistemi di “machine learning” sono “addestrati ”automaticamente, in modo non controllabile  , non già“educati”.

– “BENE “ E “MALE” NON SONO COMUNQUE CONCETTI INFORMATICI, SI CHE NON C’È ALCUN LINGUAGGIO- MACCHINA CAPACE DI INSERIRLI IN UN  ALGORITMO;

– GLI ALGORIMI NASCONDONO AGLI SVILUPPATORI CIÒ CHE POTREBBE CONSIGLIARE DI NON RENDERLI OPERATIVI.

Unico rimedio: un’Umanità “forte” e combattiva, che, lungi dall’ adeguarsi passivamente agl’impulsi del Sistema Macchinico, lo domini seguendo quello che nelle società passate era il “pathos delle distanze” (Cfr. Nietzsche) : per esempio, la scena di “HAL” in “Odissea nello Spazio”

7.Le teorie e le tecniche dell’“alignment” attualmente impiegate  non sono ancora mature

La problematica relativa al controllo, da parte dell’ Umanità, sull’ Intelligenza Artificiale, è chiamata “Alignment”. Il problema è che nessuno è ancora riuscito a capire comefunzioni, e, a maggior ragione, come utilizzarlo per rendere innocua l’Intelligenza Artificiale.

Esso si distingue in:

-Outer alignment, che è la scelta di obiettivi adeguati per l’ AI .I Valori umani sono troppo complessi per l’IA, ma, se diamo all’ AI solo alcuni obiettivi umani, l’ IA  travolgerà tutti gli altri valori, nel perseguimento esclusivo  degli obiettivi assegnatile;

-Inner alignment, è l’inserimento negli algoritmi dei valori prescelti: il solo fatto di “avere evocato un demone” non ti garantisce certo  che questo poi farà ciò che tu vuoi Per esempio: In natura, il “Sistema Uomo” ricerca degli “Equivalenti” di una sana nutrizione, come i sapori dolci e/o grassi  Questi erano stati all’ inizio buoni sintomi di una dieta sana, ma sono stati frustrati dall’invenzione del junk food. Se addestri una tigre a non mangiarti, non l’hai ancora resa partecipe del tuo desiderio di sopravvivere sano e salvo, bensì hai solo associato certi comportamenti a certe conseguenze. Se i suoi desideri divengono più forti  delle associazioni a cui è stata addestrata, per esempio se non la alimenti, tornerà ai comportamenti indesiderati (mangiarti).

Un’IA  superintelligente” non resterà a lungo confinata in un computer. Nel mondo di oggi, si possono inviare stringhe di DNA via email a laboratori che producono proteine su richiesta, permettendo a un’AI inizialmente limitata a internet di costruire forme di vita artificiali o sviluppare direttamente una manifattura molecolare post-biologica. Immaginatevi un’intera civiltà aliena che pensa milioni di volte più velocemente di un essere umano”, scrive Yudkowsky.

Yudkowsky va quindi ben oltre l’allarme lanciato da figure come Elon Musk nella lettera aperta che chiedeva una pausa di sei mesi nello sviluppo dell’AI (salvo poi sviluppare lui stesso Grok con la. sua xAI) . Per Judkowski, una pausa temporanea alla ricerca sull’AGI (quale proposta da Musk)non è sufficiente.La sua proposta è più radicale: spegnere tutti i grandi cluster di GPU in cui vengono sviluppate le intelligenze artificiali più potenti e imporre un limite alla potenza di calcolo usabile per l’addestramento delle AI.

E se qualcuno infrange queste regole? “Siate pronti a distruggere un data center ribelle con un attacco aereo”, è la sua risposta. Nessuna eccezione, nemmeno per governi ed enti militari. Qui ritorna l’arroganza americana, che cerca sempre nuovi pretesti per bombardare qualcuno, ma è lei il vero problema. Oggi si bombardano i centri per l’arricchimento dell’ uranio; domani, si bombarderanno i laboratori dell’ Intelligenza Artificiale.

8.Quando arriverà l’ AGI?

Secondo un sondaggio interno condotto nell’autunno 2023, i ricercatori MIRI prevedono l’arrivo dell’Artificial General Intelligence in una mediana di 9 anni e una media di 14,6 anni. La maggioranza ha previsto meno di dieci anni, con un solo ricercatore che rappresentava un outlier a 52 anni. Tempi che rendono ancora più urgente, secondo il MIRI , l’intervento politico.

Nel 2022, Yudkowsky aveva annunciato una strategia che molti interpretarono come una resa totale: “death with dignity”. L’umanità, disse, era destinata a morire, e invece di continuare a combattere una battaglia persa per allineare l’AI con i valori umani, era meglio concentrarsi su come affrontare il destino con dignità. In sostanza, riproponeva la visione deterministica della Fine della Storia, o ciò che Nietzsche chiamava “Amor Fati”“È ovvio a questo punto che l’umanità non risolverà il problema dell’allineamento”, scriveva allora. E oggi?

Il Machine Intelligence Research Institute, guidato ora da un nuovo CEO dopo che Yudkowsky ha fatto un passo indietro, ha annunciato nel 2024 un cambio di strategia epocale. Il nuovo focus si concentra su tre obiettivi:

-aumentare la probabilità che i governi mondiali raggiungano un accordo internazionale per fermare i progressi verso un’AI più intelligente degli umani;

-condividere i loro modelli con un pubblico ampio;

-continuare a investire in ricerca, ma principalmente a supporto degli obiettivi di policy e comunicazione.

9.Il conflitto USA-Commissione sui GAFAM

Attualmente, è in corso un conflitto aperto fra la Commissione UE e gli USA sulla tassazione dei colossi del web:” Come Presidente degli Stati Uniti, mi opporrò ai Paesi che attaccano le nostre incredibili aziende tecnologiche americane”, ha affermato Trump. “L’America e le aziende tecnologiche americane non sono più né il ‘salvadanaio’ né lo ‘zerbino’ del mondo. Mostrate rispetto per l’America e le nostre fantastiche aziende tecnologiche o considerate le conseguenze!”

La Commissione ha risposto: “È diritto sovrano dell’UE e dei suoi Stati membri regolamentare le attività economiche sul nostro territorio, che siano coerenti con i nostri valori democratici”, ha affermato la portavoce della Commissione europea Paula Pinho durante un briefing pomeridiano. Rispondendo all’affermazione di Trump secondo cui la legislazione UE stava “attaccando” le aziende tecnologiche americane, il portavoce della Commissione Thomas Regnier ha insistito sulla neutralità delle norme. “Il DSA non tiene conto del colore di un’azienda, della sua giurisdizione o del suo proprietario”, ha affermato. “Il DSA e il DMA si applicano entrambi a tutte le piattaforme e aziende che operano nell’UE, indipendentemente dal loro luogo di stabilimento… Le ultime tre decisioni di applicazione che abbiamo preso riguardavano AliExpress, Temu e TikTok”.

Questo obiettivo e inevitabile conflitto negli orientamenti sul futuro dell’industria informatica aggiunge nuova benzina al fuoco dei disaccordi USA-Europa. L’Europa si è dimostrata fino ad ora incredibilmente paziente. Tuttavia, se si vorrà coinvolgerla nei futuri conflitti che si delineano, con la Russia ma anche e soprattutto con la Cina, è probabile che i disallineamrenti europei si amplifichino.

E’ proprio qui che s’intravvede un campo d’azione per chi voglia rovesciare l’egemonia mondiale dei GAFAM attraverso un’adeguata azione culturale e politica.

Occorre innanzitutto puntare sulla neutralità dell’Europa nei prossimi conflitti (che tra l’altro corrisponde anche, secondo i sondaggi, ai desiderata della maggior parte degli Europei).

L’azione culturale consiste nel dimostrare le affinità, non già le divergenze, fra la cultura europea e quelle delle altre grandi aree del mondo: parallelismo Romani/Han, filosofia islamica, ecc.. L’azione politica dovrebbe puntare alla rivitalizzazione dei legami violentemente spezzati: Nuove Vie della Seta,Casa Comune Europea, dialogo Euro-Mediterraneo. Poi, l’erosione dell’attuale egemonia politica e culturale dell’America sulle destre europee, appoggiandoci anche, ma non solo, gl’insegnamenti di Pound, Dos Passos, Eliot, Evola, Voegelin..

Infine, grandi manifestazioni pacifistiche sul modello dei Pro-Pal, per scongiurare una guerra mondiale che non è la nostra.

UN MOVIMENTO POLITICO ANTI-AMERICANO? “CasaBianca-Italia” di Alessandro Orsini.

Non è per noi una sorpresa che -per quanto la volontà degli USA di “contingentare il capitalismo europeo”- come aveva scritto Trockij già ai tempi della Ia Guerra Mondiale fosse evidente (in particolare, a partire dalla fine imposta alla Divisione Elettronica della Olivetti, dell’arma atomica europea, dell’EADS…)-, alla fine , con la presidenza Trump, e in particolare, con l’enorme messa in scena dei dazi, una larga parte degli addetti ai lavori abbia solo ora finalmente capito (o smesso di negare) che la subordinazione dell’ Europa agli USA è negativa, e soprattutto pericolosa.

Pensiamo soprattutto all’ enorme contributo in cash che Trump richiede attraverso l’imposizione di acquisti e di investimenti  in USA, che Trump vuole vedere subito sotto pena di un ingente innalzamento dei dazi.

L’insieme della politica dei dazi, e soprattutto i modi in cui Trump la motiva, la attua e la giustifica (per esempio, legando i dazi a interferenze nell’ attività politica o giudiziaria nazionale, come in Canada o in Brasile) ci fa comprendere come sia una sorta di cosmico boss mafioso che impone il pizzo a tutto il mondo con il ghigno sardonico e la voce roca del Padrino (altro che il “paparino” di Rutte!)

Eppure, nonostante che,  su queste constatazioni, vi sia un consenso trasversale (vedi per esempio Macron, Follini, Orban,Fabbrini, Monti, Klingbeil ecc…),  più ristretto è il numero di coloro che propongono misure concrete per uscire da questa situazione di ricatto mondiale. Uno di questi è il coraggioso professor Alessandro Orsini, autore tra l’altro dei libri “Casa Bianca-Italia, La corruzione dell’ informazione in uno Stato satellite” (Paper First 2025) e “Gaza-Meloni, La politica estera di uno Stato satellite (Piemme). Nell’ articolo”Arginare gli USA in sole tre mosse”, pubblicato su “Il Fatto Quotidiano”, il professore delinea quelle che, secondo lui, dovrebbero essere le basi per “un movimento anti-americano in Italia”.

La Guantanamo italiana in cui fu rinchiuso Ezra Pound

1.La proposta di Orsini

Con tutta la simpatia per il Professor Orsini, che, ripetiamo, è l’unico ad avere proposto una qualche idea per uscire dalla presente situazione, a noi pare che le prospettive delle sue proposte  siano più circoscritte di quanto necessario.

Secondo Orsini, il partito da lui auspicato dovrebbe qualificarsi per tre rivendicazioni:

a)Chiusura delle basi americane, ma rimanendo l’Italia nella NATO (sul modello della Francia di De Gaulle);

b)riapertura del commercio con la Russia e intensificazione di quello con la Cina;

c) fuoriuscita dell’ Italia dalle missioni nelle aree geografiche disastrate dagli Stati Uniti;

Secondo Orsini, “non importa che questo partito sia di destra o di sinistra”;” è importante che raccolga milioni di voti e che sia anti-americano”.

A nostro avviso, Orsini sottovaluta le difficoltà incontrate già in passato dall’ anti-americanismo in Europa, giacché in fondo gli unici due personaggi di rilievo che si siano detti anti-americani sono stati Enrico Mattei e Gianni Alemanno. Il primo finì ben presto con l’ “incidente” di Bascapé, e il secondo è l’unico sindaco di grandi città che, per gli scandali della sua amministrazione, sia attualmente in prigione.

Ciò premesso, un’opera così temeraria (anche se meritoria) dovrebbe almeno venire preparata, e/o accompagnata da:

-un lavoro programmatico volto a dimostrare che il conflitto politico ed economico in corso non è un accidente storico dovuto ad aspetti caratteriali di Donald Trump, ma invece, costituisce lo sbocco logico di un’ ostilità di fondo che si è sviluppata nei secoli, dalle dottrine dei teologi puritani  Winthrop  e Mather, è proseguita con il Testamento Politico di Washington e con le “Leaves of Grass” di Whitman, trovando la sua apoteosi nei progetti “neocon” di Ledeen e di Vance, scontrandosi  per altro con le espressioni di avversione di molti autori europei, come Dickens, Freud, Kafka, Céline, Simone Weil e Evola, e perfino americani, come Boas, Eliot, Pound, Miller e Dos Passos (che amo definire per semplicità “Euro-Americani”);

-collegamenti sul piano europeo con movimenti che ancora non si sono manifestati, ma che certamente esistono almeno in Francia, in Germania e nell’ Est; non è pensabile una diversa politica estera e di difesa che non  faccia anche parte al contempo una proposta rivolta all’ Europa;

-una critica competente e motivata della subordinazione, all’ America, dei movimenti e Istituzioni europei, a cominciare dai rapporti del Movimento Europeo di Churchill con l’American Committee for a United Europe ACUE) sostenuto dalla CIA, per continuare con il contributo di Dean Acheson alla redazione, da parte di Jean Monnet, della “Dichiarazione Schuman”, scritta in realtà da quest’ultimo. Per poi passare, infine, all’ infeudamento delle Istituzioni alle lobbies americane, e, in primo luogo, ai GAFAM (come dimostrato innanzitutto dalla sostanziale disapplicazione delle sentenze Schrems e dalla delega totale alla Microsoft delle attività digitali delle Istituzioni).

Il Dott.Schrems, accanito difensore in giudizio dei principi europei.

2.Una strategia dell’ Unione?

Secondo il negoziatore UE Maroš Šefćović, l’Unione Europea avrebbe ceduto sui dazi per timore che gli USA abbandonino la difesa dell’ Europa. Non si è mai capito perché gli Europei dovrebbero volere che l’America (che non è europea, ma occupa l’Europa con più di cento basi militari) li difenda dai Russi (che sono europei e non hanno truppe in Europa): un paradosso denunziato da ben cinquant’anni da Franz Josef Strauss. In realtà, come affermato addirittura 80 anni fa da un politico inglese, l’obiettivo dell’ America è quello di “tenere i Russi fuori e i Tedeschi sotto”: Perciò, l’America farebbe qualunque cosa, compresa una guerra “tipo Gaza”  contro gli Europei, pur di non andarsene (Russi o non Russi) dall’ Europa. Anche se l’Afghanistan dimostra che, a lungo termine, gli USA possono alla fine essere cacciati.Per giustificare i magri risultati della sua trattativa, Šefćović ci sta racconta un sacco di fandonie. Fra la caduta del Muro di Berlino e l’inizio di questo secolo, si erano fatte molte discussioni  su una federazione fra Europa e Russia, e di ingresso della Russia nella NATO. Queste discussioni non furono mai veramente approfondite, ma è opinione diffusa e condivisa che il motivo di questo mancato accordo era stata l’indisponibilità della Russia ad associarsi all’ Occidente con meno diritti degli USA.

Comunque, una possibilità di coesistenza pacifica in Europa, la “Casa Comune Europea” c’era stata: il “Sistema Comune Europeo di Sicurezza”, e anche dopo si manifestò lo “Spirito di Pratica di Mare”. La fantomatica via di uscita dalla guerra in Ucraina sarebbe ancor oggi proprio questa: un accordo federativo fra Russia, Ucraina ed Europa, con l’Ucraina come territorio federale comune.

Come dimostrano le esperienze passate, questo è proprio ciò che l’ America non vuole.In effetti, vi è una lunga storia (da tutti occultata) della Russia quale integratrice benevola dell’ Europa, che parte dall’ “arca russa” (l’Ermitage) dove viene salvata, secondo Tjutchev e Sakurov, la cultura “alta” europea, alle “Soirées de Saint Petersbourg” del savoiardo De Maistre, alla “Nazione Cristiana” creata da Alessandro 1°(l’”imperatore degli Europei”) con la Santa Alleanza, seguendo le idee di Pufendorf, Leibniz, Novalis e De Maistre, fino alle varie Conferenza dell’ Aia con cui Nicola II aveva fondato quel  diritto internazionale bellico così gravemente violato nell’ ultimo secolo con l’Operazione Barbarossa, la Shoah, Hiroshima e Nagasaki, le guerre del Vietnam, del Golfo, dell’ Afghanistan, di Gaza.

Significativa a questo propositpo la poesia “Gli Sciti” di Aleksandr Blok.

Dostojevskij, tipico esponente del “Pensiero Russo”.

3.L’umiliazione dell’Europa è una strategia di comunicazione?

Secondo Politico, “ proprio come le promesse del 5% di spesa per la difesa fatte al vertice NATO di giugno, l’umiliazione ha più a che fare con le concessioni performative dei leader europei. Queste esibizioni imbarazzanti di auto-umiliazione permettono a Trump di vantarsi delle proprie vittorie, ma risultano meno dolorose se osservate più da vicino”.

“Ma, al di là delle cifre a effetto, gli annunci del vertice NATO contribuiranno a rafforzare la difesa europea. L’aumento delle spese nazionali in ambito difensivo, se ben gestito, potrà infatti creare le basi per una maggiore autonomia europea in materia di sicurezza.”

“gran parte dell’integrazione del 1,5% sarà destinata a investimenti infrastrutturali già previsti. Altro che regalo a Trump: gli investimenti europei nella difesa europea potrebbero ridurre sensibilmente la dipendenza dagli Stati Uniti, almeno per quanto riguarda la deterrenza convenzionale.”

“..a un’analisi più attenta, queste concessioni performative consistono in gran parte in investimenti già previsti dai Paesi europei (chip AI, GNL, armamenti), e/o in promesse vaghe e non vincolanti, su cui la stessa UE non ha controllo, poiché le scelte finali spettano alle imprese private.”

Non è d’accordo il ministro tedesco Klingbeil “che da Washington, ha accusato la Commissione di debolezza e di aver prodotto un’intesa considerata insoddisfacente  ».

In ogni caso, “il prezzo politico rischia di essere molto alto: l’Europa ha segnalato ai suoi cittadini e al mondo intero di essere disposta a piegarsi alla pressione di Trump. Questa strategia, poco dignitosa, potrà dirsi efficace solo se i leader europei sapranno usare la tregua conquistata per ridurre in modo concreto e congiunto la dipendenza dagli Stati Uniti.

Questo perché significherebbe perdere l’ennesima occasione per rendersi autonomi, e, con ciò, giustificare l’esistenza stessa dell’Unione. Il limbo in cui ci troviamo, nella non gradita compagnia di Puerto Rico e Guam, consiste nel condividere i costi e i rischi degli USA senza partecipare ai dividendi in termini di prestigio, di potere e di ricchezza.

La “Casa Comune Europea” non si è fatta

4.La mancanza di una base culturale autonoma

La proposta di Orsini, certamente efficace sul piano provocatorio, e forse anche su quello elettorale, manca dunque di uno sfondo propositivo, anche perché  carente di un altro importante elemento: una critica approfondita del progetto storico americano, che, non a caso, è parallelo all’ispirazione tecnocratica che Saint-Simon visse in America quando, come ufficiale di Luigi XVI, combatteva per l’indipendenza americana. Ispirandosi allo spirito mercantile degli Americani che aveva conosciuto, propose che, nella società futura, gl’”industriali” assumessero il “potere spirituale”, sostituendo, alle aspettative escatologiche della religione, quelle del Progresso (la “Réligion de l’Humanité”. Anche Marx (che era favorevole allo schiavismo americano) aveva lanciato un’idea simile, sostenendo che gli USA fossero l’avanguardia della rivoluzione industriale. L’”eccezionalismo americano” si fonda su questa “teologia materialista”, ben espressa nelle “Leaves of Grass” di Whitman, nell’ “eresia americanista” della Chiesa cattolica degli USA, nell’ansia di “esportare la democrazia” e nel Postumanesimo di Kurzweil, di Thiel e di Musk.

Se l’Europa vuol essere portatrice, nelle trattative a livello mondiale, di un messaggio universale, deve prendere le distanze dalle diverseb “teologie materialistiche” (dall’ “Ideologia Californiana”dei GAFAM come dal Cosmismo Russo, dagli Hojjatiyye iraniani e anche dal Sionismo, movimento apocalittico che interpreta materialisticamente l’ Antico Testamento, ed è collegato all’interpretazione fondamentalista americana del Libro dell’Apocalisse).

Nel fare ciò, la cultura europea dovrebbe prendere atto dello sbocco nichilista del Mito del Progresso, ricercando tanto nella propria cultura (p.es., San Paolo, Sant’Agostino, Averroè, Matteo Ricci,  Nietzsche, Wittgenstein, Heisenberg, Simone Weil, Saint-Exupéry), quanto in quelle di altri Continenti (p.es., Laotse, Confucio, il Buddhismo Mahayana, il Bhagavad Gita,Gandhi, Pound) spunti per progettare un futuro diverso dall’ Era delle Macchine Spirituali preparata da Kurzweil ed attuata da Musk.

Come scrive Carlo Pizzati su La Stampa, “Forse è arrivato il momento di accettare il dato, che si sta già verificando molto più rapidamente di quanto avremmo potuto immaginare, che essere diversi dal modello culturale ed economico americano non è poi così orribile. Uscire dall’ombra della cultura americana è perfettamente accettabile.”

Era qualcosa che aspettavamo da decenni.

“Un punto di partenza per trovare un sentiero più autentico, che ci riporti a chi siamo davvero al di là della maschera americana che indossiamo, potrebbe essere quello di rivisitare valori e idee che esistevano prima dell’americanizzazione diffusa, prima che diventassimo americanizzati fino a non riconoscerci più, nutriti a cucchiaiate di piano Marshall e, dopo la caduta del Muro, da una presunta ‘fine della Storia’.Per troppo tempo abbiamo imitato ‘la voce del padrone’. Imparando a pensare come lui. A forza di imitare, ci siamo dimenticati chi eravamo. Per quanti anni ancora le scuole di scrittura creativa più famose indottrineranno gli autori in erba ad esprimersi con la rozza brutalità di un adolescente newyorkese del secolo scorso, quel giovane Holden che incarnò una rabbia americana spacciata per universale?

Per quanto ancora dovremo sorbirci le lezioni di sport poco amati in Italia, come le disquisizioni sul baseball in Underworld di Don De Lillo, oppure nel Leviathan di Paul Auster?

Interessarsi al mondo è nobile, ma un voyeurismo ossessionato dalla società che ha più potere su di noi non è da ruffiani?

Solo alla luce di una prospettiva culturale diversa l’Europa potrebbe ergersi veramente, nelle trattative con gli altri continenti, come vorrebbe la von der Lyen, come il “Trendsetter of the Worldwide Debate”, quello che addita, non, come fa Trump, nel proprio provinciale interesse, ma in quello di tutti,  prospettive diverse. Per esempio, un “crackdown sui GAFAM”, parallelo al “crackdown sui BAATX” realizzato dalla Cina non sarebbe un meschino tentativo di incassare dazi a spese dell’ America, bensì unire le forze per realizzare qualcosa che l’ Antitrust americano ha perseguito, ma inutilmente per decenni per mancanza di forza politica. Occorre farlo divenire un compito internazionale.

Lina Khan, l’eternamente sconfitta responsabile della Federal Trade Commission

5.Anche l’assetto “tripolare” è un’eredità della IIa Guerra Mondiale

Forse, come pensa l’ “establishment” europeo, l’Unione Europea non può niente contro il “tecno-fascismo” americano perché l’esito della IIa Guerra mondiale avrebbe sancito in modo duraturo la sottomissione dell’ Europa (in quanto “Stato Satellite”, come dice bene Orsini), una sottomissione che Trump, la von der Leyen, Rutte e Giorgia Meloni, hanno almeno il merito di mettere in scena nel modo più plateale in modo che tutti possono rendersene conto e memorizzarla come si conviene.

Molti si attendono che il prossimo futuro sarà ancora dominato dal presente  assetto tripolare, che viene venduto addirittura come la novità del XXI Secolo. Tuttavia,  tale assetto sembra scricchiolare proprio per la crescente debolezza dell’ America, che è rivelata in tutta la sua profondità da già da un confronto fra i PIL basati sul potere di acquisto, -China $43.204 miliardi,

-US’s   $27.615 miliardi. 

Del resto, è di oggi la notizia che India, Cina, Iran, Brasile e Sudafrica stanno rigettando l’ultimatum di Trump  contro l’ acquisto degl’idrocarburi dalla Russia, esponendosi così alle “sanzioni secondarie” americane, ma  dimostrando anche che queste sono inefficaci se applicate contro la  metà del mondo. Tutto ciò in stridente contrasto con l’arrendevolezza dell’ Europa.

“Duraturo” non equivale a “eterno”, e 80 anni sono oramai troppi, specie in un tempo di grandi trasformazioni come il nostro. Quindi, l’iniziativa di Orsini potrebbe avere almeno il merito di avviare un dibattito, uno studio e una preparazione degli Europei, perché non arrivino sprovveduti anche alla prossima trasformazione. Ricordiamoci però anche del Coro dell’ Adelchi!:”Tornate alle vostre superbe ruine, all’ opere imbelli dell’ arse officine,ai solchi, bagnati xdi servo sudor!”

NON RATIFICHIAMO, NÉ ATTUIAMO, I PRETESI “ACCORDI” EURO-AMERICANI!

“È un giorno buio quando un’alleanza di popoli liberi, uniti per affermare i propri valori e difendere i propri interessi, decide di sottomettersi”, ha scritto il capo del governo francese su X.” François Bayrou, Primo ministro francese

“Ue non è stata temuta abbastanza, non finisce qui”

”, Emanuel Macron, Presidente francese

“L’Europa si svende alle multinazionali Usa”Paolo Ferrero, Il fatto quotidiano

“Donald Trump non ha raggiunto un accordo con Ursula von der Leyen, ma piuttosto si è mangiato la presidente della Commissione europea per colazione“, Viktor Orbàn, Primo Ministro ungherese.

Ursula von der Leyen ha importanti elementi di discendenza americana (anzi, da proprietari schiavisti del Sud e politici coloniali e sudisti), che possono spiegare la sua particolare arrendevolezza verso Trump:“Von der Leyen’s father’s grandparents were the cotton merchant Carl Albrecht (1875–1952) and Mary Ladson Robertson (1883–1960), an American who descended from a planter family in Charleston, South Carolina. Her American ancestors played a significant role in the British colonization of the Americas, and she descends from many of the first English settlers of Carolina, Virginia, Pennsylvania and Barbados, and from numerous colonial governors. Among her ancestors were Carolina governors John Yeamans, James Moore, Robert Gibbes, Thomas Smith and Joseph Blake, Pennsylvania deputy governor Samuel Carpenter, and the American revolutionary and lieutenant governor of South Carolina James Ladson.”

Inoltre, c’è un mistero sul perchè  a Londra si faceva chiamare , anziché Ursula Albrecht, “Rose Ladson” come il suo antenato rivoluzionario americano. E’ legale? Perché in America tutti si cambiano il nome (per esempio i Drumpf, e, soprattutto Vance)?:”As an economics student at the London School of Economics in the late 1970s, she lived under the name Rose Ladson, the family name of her American great-grandmother from Charleston, South Carolina.”
Si ha l’impressione che ci Siano tante cose nascoste da fare dimenticare. Anche la famiglia del marito (il famigerato consulente della Pfizer), pur avendo un cognome identico a quello di antichissimi principi del Sacro Romano Impero, discende in realtà dall’ “aristocrazia della roba”(erano i “padroni” di Krefeld, contro cui fu fatto uno storico sciopero) fu nobilitata  da Napoleone, ed era di religione mennonita, una setta estremista erede degli Anabattisti di Muentzer, presente in USA e Ucraina.

Tutto ciò può avere avuto un’influenza sul comportamento nelle trattative con Trump (Drumpf?)(della Presidente che d’ora in avanti chiameremo con il suo alias britannico: Rose Ladson)

I continui cedimenti della Commissione UE alle esorbitanti pretese di Trump  hanno comunque fornito, se ancora ve ne fosse bisogno, la dimostrazione più schiacciante della falsità del discorso politico dell’ establishment, tanto occidentale, quanto europeo (e italiano), sulle principali, anzi, esistenziali,  questioni oggi sul tavolo, e in particolare su:

1.IL “CONTINGENTAMENTO DEL CAPITALISMO EUROPEO” (come prevedeva Trockij più di 100 anni fa). Claudia Perina ha scritto su La Stampa: ”La partita dei dazi finisce quindici a zero, con numeri mostruosi di contorno. Acquisti di petrolio e gas dagli Usa per 750 miliardi di dollari, investimenti garantiti in America per altri 650 miliardi da parte della nostra industria, una ‘tassa sull’amicizia’ così enorme da rendere increduli sulla sua effettiva applicazione. Poi, pure la beffa perché nelle dichiarazioni seguite all’incontro con Ursula von der Leyen il Paparino prometterà di essere gentile con i Paesi che non hanno trattato accordi: pagheranno tariffe del 15 o del 20. Insomma, abbiamo negoziato per mesi per ottenere un risultato poco distante o forse identico di chi al tavolo non si è neanche seduto.

Difendere l’indifendibile è un problema alquanto italiano, gli altri non provano nemmeno a nascondere la delusione o addirittura l’allarme per le conclusioni di questa difficile partita, che si somma alle onerosissime intese sulla difesa continentale “.

2.L’ILLOGICITÀ DELL’INTERO MECCANISMO: IL “SURPLUS COMMERCIALE” CON GLI USA È UN FATTO FISIOLOGICO, NON GIÀ PATOLOGICO: esso è già abbondantemente compensato (se non causato) da un surplus dei “servizi” americani, che, pur essendoci “venduti” come servizi, in realtà sono i lacci e lacciuoli che servono a controllare le società europee: telecomunicazioni; internet; basi militari; industria culturale; entertainment; licenze; consulenze; banche…; eliminarlo con un accordo intergovernativo (come quelli che si facevano nel COMECON) è comunque un intervento dirigistico della potenza egemone, che smentisce la pretesa natura “liberale” dell’ Occidente, e ribadisce invece la sua sostanza tirannica Come scrive Paolo Ferrero su “Il Fatto Quotidiano”, “Si tratta di una bugia colossale, priva di ogni fondamento. Nei rapporti tra Usa e Ue infatti gli Usa hanno un disavanzo di 213 miliardi per quanto riguarda le merci ma hanno un avanzo di 156 miliardi per quanto riguarda i servizi e di 52 miliardi per quanto riguarda i capitali.In sostanza il disavanzo economico reale tra Usa e Ue è di 5 (cinque) miliardi. Avete letto bene: cinque! Per riequilibrare questi 5 miliardi di disavanzo l’Unione Europea accetta di beccarsi una mazzata colossale a partire dai dazi dal 15 al 50% per tutte le merci che esporta in Usa.”

3.LA DEVASTANTE ESSENZA VASSALLATICA DELL’ACCORDO: Non ci saranno nuovi dazi per le tutte le merci USA vendute in Europa (altro che “dazi reciproci”!), bensì un colossale trasferimento di denaro dall’ Europa all’ America, tale da portare le nostre economie alla recessione, se non al collasso. Al tutto va sommato l’effetto cambio che raddoppia il vantaggio americano. In cambio della pretesa “riduzione” dei tassi dal 30% al 15%, il presidente USA ha ottenuto le seguenti, sanguinose, ulteriori concessioni europee in ordine a:

a)esenzione fiscale per tutte le tutte le Big Tech (che già godono di fatto di esorbitanti privilegi)Cfr. Ferrero”Un mese fa, i paesi del G7, su pressione degli Usa, hanno deciso di non applicare la tassa minima globale sulle multinazionali. in sede di discussione del bilancio pluriennale 2028-2034, ed  eliminato dalla proposta anche la digital tax, prelievo mirato a colpire i big della rete come Google, Meta e Amazon.

Dopo queste decisioni, le aziende Usa che vendono servizi all’Unione Europea, non vengono quasi tassate in quanto hanno tutte sede in Irlanda che praticamente si comporta come un paradiso fiscale. Emblematico l’esempio di Microsoft che nel 2020 ha realizzato nella filiale europea sita in Irlanda 314,7 miliardi di profitti ma non ha pagato un euro di tasse.  il negoziatore per la Ue sulla tassazione sui servizi era il presidente dell’Eurogruppo che guarda caso è Paschal Donohoe, proprio il ministro irlandese delle Finanze protagonista della trasformazione dell’Irlanda in un paradiso fiscale per soli ricchi…. Ovviamente nulla gli Usa pagano per i 52 miliardi di trasferimenti finanziari…”

b)” l’abolizione delle regole europee relative al cibo (OGM, Carne agli ormoni, etc etc). Se confermata, questa deregulation significherà che l’Unione Europea ha deciso di distruggere oltre all’industria anche l’agricoltura, in particolare quella di qualità”.

c)”L’abolizione delle regole europee attraverso cui viene approvata la messa in commercio dei nuovi farmaci: per l’Europa vale il principio di precauzione per cui un farmaco viene messo sul mercato solo quando è stato verificato che non è nocivo. Viceversa negli Usa un farmaco può essere immesso immediatamente sul mercato e ci resta fino a quando venga provato che è nocivo”.

d)Investimenti in USA per 600 milioni.

La stessa Commissione ha dovuto smentire ufficialmente la von der Leyen poche ore dopo l’incontro perché non è nei poteri della Commissione costringere il settore privato a acquistare idrocarburi o fare degli investimenti in America, come si faceva nell’ URSS. Ma la von der Leyen non ha neanche avuto il coraggio di dirlo nella conferenza stampa (e comunque si è prestata a una mascherata da venditori ambulanti). Vedremo ora come va a finire.

e)importazione massiccia di gas liquido a prezzi esorbitanti, per 750 miliardi di dollari (stesso discorso);

f)acquisto delle armi in USA con gli 800 miliardi del “ReArm Europe”. Qui la competenza è degli Stati membri.

3.LA DISTRUZIONE DI 80 ANNI DI SFORZI PER EMANCIPARCI DALLO STATUS DI “SCONFITTI” (“VAE VICTIS!”)

Abbiamo lavorato per intere generazioni nell’ industria europea (in concorrenza, tra l’altro, con le imprese americane) per arrivare alla fine della nostra vita, grazie a “Rose Ladson”,  al risultato pratico (80 anni dalla fine della guerra) di trasferire massicciamente in America i nostri soldi e i nostri dati (oltre che le nostre imprese, come quelle del Gruppo Stellantis, la cui sede operativa è stata appena trasferita a Detroit, mentre la Marelli va in “Chapter 11”=amministrazione controllata, davanti a un tribunale del Delaware).

Come scrive Perina:  “Non ci sono più partner, per Washington, ma solo potenze concorrenti e piccole potenze da mettere in riga sui commerci, sulla difesa, su tutto. Si comincia a comprendere la portata della narrazione Maga sull’Europa parassita, che il centrodestra aveva derubricato a posizione da comizio ma era tutt’altro: la base ideologica della cancellazione di una partnership privilegiata. È un trauma scoprire che Trump non è un ‘Taco’, un cultore dell’esagerazione che però fa sempre marcia indietro, né un amico capriccioso ma alla fin fine ragionevole e manovrabile. È una brutta botta rendersi conto che il vantato legame con lui potrebbe rivelarsi una relazione imbarazzante e forse pericolosa per il consenso, perché hai voglia a dire Make West Great Again: qui il grande vincitore è solo l’America, tutti gli altri e anche gli italiani devono aprire il portafoglio per tagliare le tasse americane, aumentare l’occupazione americana, sostenere le merci americane, in cambio (forse, vedremo) della clemenza del leader americano”.

4.LA SCOMPARSA DEL MILLANTATO “BAZOOKA”DELLA UE: Nessun Paese, dal Canada alla Cina, è stato così servile verso Trump come l’ Europa. “Rose Ladson” è andata da Trump in un resort scozzese di sua proprietà privata, dove Trump stava gestendo i propri affari privati, e, parlando in Inglese, ha accettato tutte le sue condizioni. Una UE  così serve soltanto a formalizzare i “Diktat” dell’ America, in modo che essi diventino vincolanti per gli Europei. Come fare per continuare a persuadere i cittadini a sostenere la UE? E,  pensare che, nel caso europeo, per “mettere al loro posto” gli USA, non ci sarebbe neanche bisogno della paventata “guerra commerciale” di cui tanto si discute, bensì solo di applicare infine seriamente almeno le norme esistenti da decenni (e di cui tanto ci vantiamo vanamente: il preteso’”Effetto Bruxelles”!): quelle del WTO (di cui i dazi costituiscono una plateale violazione); quelle del DGPR, violate per prima dalla Commissione; quelle dell’ Antitrust (soprattutto americano); le Sentenze Schrems; lo “Strumento Anti-Coercizione”; il Golden Power; la minimum tax, e, “last but not least”, quelle sul regime linguistico dell’ Unione Europea (l’Inghilterra non è più uno Stato membro)!……La disapplicazione generalizzata di tutte le norme, nazionali, europee e internazionali, nei confronti degli USA e dei loro cittadini (l’“American Privilege”), costituisce una situazione coloniale, e una vera e propria omissione di atti di ufficio, di cui le nostre Autorità dovranno rispondere ai loro popoli, ma anche   ai tribunali, oltre che la smentita di trecento anni di bugie sui “valori umanitari”, sullo “Stato di diritto” e sulla “democrazia internazionale”. Tutti parlano di “autonomia strategica” dell’Europa, ma questa non è possibile fintantoché vi sarà una sudditanza di fatto e concettuale, come quella sintetizzata nell’ incontro in Scozia (”la genuflessione di Ursula”).Ma anche i Francesi e i Tedeschi, che si lamentano delle concessioni fatte da “Rose Ladson”, potrebbero, se volessero, ribaltare da subito la situazione, impugnando gli accordi in Consiglio e in Parlamento e rilanciando le procedure contro i GAFAM aperte e mai concluse. Consiglio e Parlamento possono non ratificare! Vediamo quanto coraggio avrà Macron. E anche noi, perché non creiamo un movimento “di base” su questo tema?

5.L’ABBANDONO DELLA “POLITICA DEI DUE FORNI”: in un momento in cui la ripresa del dialogo con la Cina, a 50 anni dell’ avvio dei rapporti diplomatici, sarebbe stata appena ovvia, se non necessaria (come ribadito dall’ inviato cinese in Europa), l’incontro protocollare a Pechino, con Xi Jinping, di Ursula von der Leyen, Antonio Costa e Kaja Kallas è stato ridotto al minimo, per rispecchiare la freddezza nei rispettivi rapporti, che sarebbero invece, come vedremo, l’ unica alternativa alla sudditanza a Trump. Anzi, perfino il comunicato congiunto conclusivo non è altro che un collage di accuse UE alla Cina. Eppure, il PIL americano è stimato (in IMF Projections (2025)):in $30.51 miliardi, quello cinese in $40.72miliardi. Qual’è dunque il partner commerciale più interessante? Non certo gli USA. Se le esportazioni verso gli USA dovessero diminuire o essere meno profittevoli per via dei dazi di Trump, basterebbe incrementare quelle verso la Cina. Giustamente la Cina  ha umiliato come si merita la troika europea (von der Leyen, Costa e Kallas), facendola arrivare al Palazzo del Popolo in pullman, senza bandiere e senza inni (così sottolineando il carattere non statuale della UE)!

6.IL 5% DEL PIL IN “SPESA MILITARE”: fino a un anno fa, non era neppure pensabile il 2% (vedi Giorgetti); oggi, tutti  d’accordo sul 5%, solo perché lo chiede Trump, che lo interpreta come un pagamento dall’ Europa agli USA (ma bisognerà poi vedere che cosa se ne farà veramente, visto che non siamo stati capaci neppure di spendere i soldi del PNRR, e che nel 2035, con la Singularity e i missili ipersonici,  potrebbero non esserci più né Trump, né la NATO, né l’Occidente, né la stessa Umanità ). Comunque, per fortuna questo impegno non è vincolante, perchè non realistico. Secondo Politico,” it’s unlikely the trade deal will boost U.S. weapons purchases by EU countries more than originally planned…European officials quietly clarified nothing concrete on arms had been agreed.” 

Tra l’altro,“Last year’s report on EU competitiveness by former European Central Bank chief Mario Draghi found that 78 percent of the €75 billion EU countries spent on defense between June 2022 and June 2023 went outside the bloc, with 63 percent going to the U.S.”

Impossibile fare di più.

6.COME SPENDERLO?: Tutti danno praticamente per scontato che questi 5% verranno spesi esattamente come dice Trump, cioè per armamenti “maturi” fabbricati in USA (che in fondo l’ Europa già ha, o almeno aveva, prima di darli all’ Ucraina) e inviati in Ucraina dagli Europei, prendendosi le ire della Russia al posto dell’ America. Così facendo, non si risolverebbero certo i gravi problemi della difesa europea, cioè: l’impossibilità di negoziare alla pari con gli avversari come fanno gli USA; l’assenza di un’ ideologia “europea” da difendere,  di basi tecnologiche avanzate,  di un comando unico, di un’intelligence unica e agguerrita, di un adeguato deterrente missilistico e nucleare…Si finanzierebbero soltanto il bilancio americano e le guerre per espandere la NATO.

Macron dice che l’Europa dovrebbe “essere temuta”. Ma come fa ad essere temuta se non ha un’ideologia, una classe dirigente, un servizio segreto, un’arma nucleare, una propria industria militare? E’ lì che l’Europa dovrebbe spendere il suo 5%.

7.NATO ED EUROPA “FUNZIONARI” DEL PRESIDENTE AMERICANO, PIÙ ZELANTI DELLO STESSO TEAM PRESIDENZIALE (infatti il segretario olandese della NATO, Rutte, ha esultato fantozzianamente per la decisione sul 5%, definendola “una vittoria di Trump-chiamato affettuosamente “paparino”- contro la UE” :“com’è umano Lei!”), e, a sua volta, Giorgia Meloni si è affrettata a dichiarare in Parlamento che non ha nessun’intenzione di spendere quei soldi per una difesa europea, che costituirebbe “una duplicazione della NATO” (frase copiata esattamente da ciò che diceva il Pentagono già quarant’anni fa).

8.L’ARTICOLO 5 DEL TRATTATO NATO, che (proprio a causa del suo tenore vaghissimo, ben evidenziato da Trump), non ha mai creato alcun tipo di automatismo, né tanto meno alcun obbligo degli USA d’ intervenire (autodistruggendosi) con l’arma atomica per fare un favore agli oligarchi Europei. Men che mai ora gli USA hanno alcun’intenzione di interpretare quell’ articolo come sancente un siffatto obbligo, perché, come chiarito ad abundantiam da Trump e da Vance, essi non sentono nessun legame particolare con noi, che considerano con disprezzo come dei “parassiti”. Invece, noi dovremmo subire automaticamente eventuali reazioni russe, perché ospitiamo le testate nucleari americane (ne sono state spostate alcune appena ora nel Regno Unito). E, nonostante noi ben sappiamo tutto ciò, ci ostiniamo a voler coinvolgere gli USA nella nostra difesa.

9.EUROPA E TRUMP: Come ha dichiarato Romano Prodi, “la destra europea, a cominciare da quella italiana, appoggia il presidente degli Stati Uniti come i vecchi partiti comunisti seguivano l’ URSS.”Tra l’altro, parecchi “occidentali” , come per esempio Salvini (e, indirettamente, Trump, Vance e Musk), sono degli ex “progressisti”, tant’è vero che Trump e Zelenskij salutano ancora con il pugno sinistro chiuso (mentre altri  prediligono il destro teso, che non è affatto un saluto fascista, né europeo, bensì è per eccellenza il saluto americano alla bandiera, il “Balch Salute” o “Bellamy Salute”, scopiazzato da d’Annunzio nelle “Notti di Cabiria”, e, dopo di lui, dai movimenti fascisti), oppure la sua versione post – Seconda Guerra mondiale, quella con la mano sul cuore.

D’altra parte, lo squilibrio fra le due parti è abissale. Come ha detto Luca Caracciolo: “Da una parte tu hai il presidente Trump, che è il presidente eletto del numero uno, e dall’altra parte c’è la signora von der Leyen che chiaramente non capisce nemmeno quello che sta dicendo e che soprattutto non rappresenta assolutamente i 27 paesi“. In queste condizioni, “L’accordo? È stato finora, almeno nei confronti degli europei, un negoziato di Trump con se stesso“, prosegue il giornalista. La controparte, a suo giudizio, semplicemente non c’è.

10.L’ “AMERICA-MONDO”: alla fine del XX° Secolo, Antonio Valladâo aveva scritto il libro “Il secolo XXI sarà americano”, in cui descriveva il mondo come oramai fagocitato dall’ America (l’”America-Mondo”), seppure in una versione “woke” e latina. Questi decenni sono stati segnati proprio dalla lotta della “maggioranza del mondo” per smontare questa prospettiva. Il compito dei diversi presidenti americani è stato invece quello di tentare (apparentemente senza successo) di difenderla. Trump vuole dare agli Americani e ai filoamericani sparsi nel mondo l’impressione che quella prospettiva sia ancora attuale, e pertanto si comporta di proposito con arroganza, come se fosse ancora il padrone del mondo, per vedere chi si fa impressionare. Arroganza che funziona perfettamente almeno con l’Europa di “Rose Ladson”, spalleggiata da Giorgia Meloni, che si confermano come sue  vassalle (è il caso di dirlo) “a prova di bomba”.

11.L’“ECONOMIA ESTRATTIVA”DEGLI USA: Secondo Il Sole 24 Ore di domenica scorsa, gli Stati Uniti avrebbero subito, con Trump, una“mutazione”, nel senso di divenire un’ “economia estrattiva”, che sopravvive “estraendo ricchezza” dagli altri Paesi (in particolare, dagli alleati). In realtà, di “economia estrattiva” avevano già incominciato a parlare  all’ inizio del nostro secolo Evgeny Morozov e Shushanna Zubow, riferendosi per altro alle grandi multinazionali (sempre americane) del web, che, di fatto, costituiscono la punta di diamante del colonialismo economico statunitense, in quanto spostano fra i continenti  enormi quantità di denaro (e di potere), senza che il fenomeno venga nemmeno percepito. Nel fare ciò, esse non hanno fatto altro che proseguire con i nuovi mezzi tecnologici quanto fatto da decenni dalle imprese di servizi americane (banche, società di revisione, società di consulenza, studi legali), che controllano da sempre i gangli vitali dell’economia occidentale, avendo “ucciso” (con il fattivo supporto del Governo Americano e dei suoi agenti segreti, tutti i possibili concorrenti: Olivetti, ENI, Concorde, Auditel, EADS…).Così, anche l’esorbitante privilegio per i GAFAM è solo l’ultimo anello di una catena che ci porta diritti al dominio globale delle macchine intelligenti: la Singularity.

 Leonardo Sinigaglia ha commentato su Quora: “A prima vista potrebbe sembrare un trattato di pace siglato dopo la resa incondizionata di un paese a un suo nemico, ma si tratta in realtà dell’accordo imposto dal presidente Trump ai suoi ‘alleati’ europei. Una vera e propria umiliazione che ha definitivamente archiviato qualsiasi surreale idea riguardo alla pretesa ‘autonomia’ dell’Unione Europea e al suo essere qualcosa di diverso da un’entità al servizio degli Stati Uniti, la cui azione ed esistenza è possibile esclusivamente nei modi, nei tempi e negli spazi decisi da Washington. Si tratta di un vero e proprio ‘trattato ineguale’, simile a quelli che le potenze occidentali imposero alla Cina nella seconda metà del XIX Secolo, a cui ora proprio i paesi europei sono costretti da quello che ci è stato presentato come il nostro più fedele e disinteressato alleato.”

Questo ci affratella più che mai con la Cina e con l’ India, due millenari imperi che, nel XIX° Secolo, furono costrette, come noi, a subire due umilianti declassamenti, appunto con i “trattati ineguali” e con la cerimonia feudale del Durbar.

La conseguenza per il futuro è che, a meno di uscire dall’ Occidente, l’Italia (e l’ Europa) saranno condannate a una decadenza programmata e senza fine, come la Cina e l’India fino alla loro totale indipendenza: “E’ evidente che non possa esserci futuro, che non possa esserci vita in Occidente. L’Italia non è chiamata a scegliere tra ‘contare nel mondo’ come parte dell’Europa o l’irrilevanza alla quale la condannerebbe il ‘sovranismo’, ma tra esistere fuori dall’Occidente o incancrenirsi fino alla morte all’interno di esso.”

CANTIERI D’ EUROPA 2025

Dopo il successo della manifestazione di oggi presso il Padiglione del Zhejiang, Vi ricordiamo che domani,

LUNEDI’ 19 MAGGIO ORE 15 e 30
Lingotto Galleria Visitatori Spazio Arancio
Programma Istituzioni- Grande Pubblico
LA BATTAGLIA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

in collaborazione con
Associazione Diàlexis, CNA, Movimento Europeo, Rinascimento Europeo, Studio Ambrosio & Commodo
Presentazione del volume “La regolamentazione internazionale dell’AI” (pubblicato dall’Associazione Diàlexis)
con
Marcello Croce, Pier Virgilio Dastoli, Ferrante De Benedictis, Fabrizio Lala, Riccardo Lala, Beatrice Magni, Paolo Migliavacca
moderano Marco Margrita e Alessio Stefanoni

Ci permettiamo di attirare la Vostra attenzione sulla bruciante attualità anche di questa seconda manifestazione:

PERCHE’ “LA REGOLAMENTAZIONE INTERNAZIONALE DELL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE”?

 Il viaggio di Trump in Medio Oriente conferma l’attualità del libro che sarà presentato il 19 al Salone del Libro

Da quando, oramai più di 10 anni fa, l’Associazione Diàlexis si occupa degli aspetti geopolitici dell’informatica,  gli eventi stessi si sono incaricati di dimostrare sempre più di giorno in giorno la pertinenza della nostra tesi  che quello dei GAFAM è un progetto globale, volto alla sostituzione, al mondo dell’Uomo, di quello delle Macchine Intelligenti, o, per dirla con Kurzweil, delle “Macchine Spirituali”. Solo così, infatti, si spiega il nebuloso concetto di “Progetto Incompiuto della Modernità” (di Habermas), diffuso nella cultura “mainstream” come una spiegazione esoterica dell’obiettivo del sempre più evanescente “Progresso”. Solo nella Società delle Macchine Spirituali potrebbe infatti realizzarsi la convergenza fra Reale e Razionale postulata da Hegel e ripresa da tutte le ideologie progressiste, a partire dal marxismo. La “Post-Verità” è infatti una realtà virtuale (una “Other life”), costruita dalle Macchine Spirituali, capace di realizzare sulla terra le aspirazioni di infinitezza e perfezione ch’erano state delle religioni, così come richiesto da Lessing (ne “L’Educazione dell’ Umanità”) e da Hoelderlin, Schlegel e Hegel (nel “Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo Tedesco”, la cui attualità è impressionante).

1.La fine della “Fine della Storia”

La traduzione di questo progetto in un preciso programma politico era stata messa “nero su bianco”, prima, da Fukuyama, ne “La Fine della Storia e l’ Ultimo Uomo”, poi, da Schmidt e Cohen,  nel loro “The New Digital Age”, in cui si teorizzava che Google avrebbe dovuto sostituire la Lockheed nel “guidare l’America alla conquista del mondo”, e fu infine          trasformata in azione legislativa dallo stesso Schmidt con la creazione della “Commissione NSCAI”, che poi realizzò le nuove norme americane per il finanziamento dell’ Intelligenza Artificiale.

Il progetto del controllo totalitario del mondo da parte dei GAFAM (“googleization of the World”) non si era poi potuto realizzare in modo totalmente lineare a causa dello sviluppo, in Cina, di un ecosistema digitale distinto e alternativo a quello americano, e ad esso impermeabile, con una sua regolamentazione, “clonata” su quella europea(i “BAATX”), con l’aspirazione ad espandersi oltre la Cina,  anche se in ciò <a sua volta frenata da misure legislative ispirate dagli USA (Huawei, TikTok). Resa impossibile la sovranità unitaria del web americano, si era così aperta un’era di grande conflittualità, caratterizzata dai conflitti in Georgia e in Ucraina (la “Fine della Fine della Storia”) e dalla teoria “Pivot to Asia”, secondo cui il problema principale degli USA sarebbe quello di frenare lo sviluppo della Cina per salvaguardare la leadership americana, con i privilegi per la “Società dell’ 1%”.connessi a tale leadership.

L’ultimo  atto di questa vicenda  è ora costituito dalla convergenza, intorno a Trump, di tutti gli amministratori delegati delle piattaforme informatiche americane (i “GAFAM”), per svolgere un’azione comune contro il resto del mondo, modo da poter esercitare un potere irresistibile, capace di:

-permettere lo sviluppo indisturbato della “Società delle Macchine Spirituali” fino al conseguimento della “Singularity”;

-garantire la permanenza della centralità dell’ America (“Make America Great Again”);

-supportare, attraverso la “cyber-intelligence” la superiorità militare degli alleati dell’ America;

-influenzare, attraverso i “social”, il carattere e l’ideologia dei vari popoli e le loro opinioni pubbliche, soprattutto in occasione del voto;

-garantire l’avanzamento dell’industria americana grazie a spionaggio e controspionaggio.

2.Trump e i GAFAM

Secondo Grerolamo Fazzioni (“L’Avvenire” dell’11 novembre 2024.”Perché anche “noi” abbiamo dato una mano a Trump”), “Al netto di errori e debolezze della candidata Kamala Harris e del presidente uscente Joe Biden, possiamo affermare che – in quanto fruitori delle Big Tech in mano ai “gigacapitalisti” (copyright Riccardo Staglianò) – anche noi abbiamo dato, seppur indirettamente, una mano a Trump.

‘Noi’ siamo l’insieme degli utenti di Twitter, il social network comprato da Elon Musk per 44 miliardi di dollari nel 2022 e ribattezzato X l’anno dopo. Soltanto nei primi 6 mesi di quest’anno, stando all’indagine di una no-profit specializzata, Musk avrebbe diffuso fake news sui democratici in almeno 50 post sul suo social. Nell’ultimo periodo il patron di X (oltre che di Tesla, Space X, Neuralink… ) si è spinto oltre, diventando, nei fatti, uno dei suoi più decisivi alleati di Trump, investendo decine di milioni di dollari a sostegno di The Donald e dei candidati repubblicani al Congresso.”

“ ‘Noi’ siamo l’esercito di clienti di Amazon, oltre 300 milioni nel mondo. Pure il suo boss, Jeff Bezos, si è ritagliato un ruolo in questa campagna elettorale: infrangendo una consolidata tradizione, infatti, l’imprenditore, proprietario dal 2013 del “Washington Post”, una delle più importanti testate del mondo, ha deciso di non appoggiare ufficialmente alcun candidato, bloccando un “endorsement” a favore di Harris già predisposto in redazione e provocando così polemiche e dimissioni dal giornale.
Ce n’è abbastanza per dire che queste elezioni hanno rivelato, come mai prima d’ora, il ruolo decisivo – sotto il profilo tecnologico, economico e pure politico – dei GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft) negli Usa e nel mondo. Come si legge in un report del Congresso Usa pubblicato nel 2020, aziende che un tempo erano coraggiose startup ‘si sono ormai trasformate nel genere di oligopolio che per l’ultima volta abbiamo visto nell’era dei baroni del petrolio e dei magnati delle ferrovie’”.

Ma c’è di più. L’informatica non è una commodity, bensì è il cuore della Società delle Macchine Spirituali. Il monopolio dell’ informatica implica anche il monopolio della conoscenza, dell’ ideologia e della formazione, di un Paese o di una comunità internazionale. Quindi, la simbiosi Presidente-GAFAM prefigura una dittatura mondiale, che potrebbe essere ulteriormente rafforzata da un Papa americano che non prendesse veramente le distanze dal progetto della Singularity. In questo senso, Trump, che viene costantemente accusato da tutti di non riuscire a realizzare il suo programma elettorale, sta invece riuscendo nel principale  obiettivo dichiarato: “Make America Great Again”, aggirando la strategia tradizionale USA, quella dell’ imposizione ideologica, mediante una applicazione parossistica delle tecniche ben collaudate dell’”Advocacy” dei Presidenti a favore dell’ecosistema economico e tecnologico USA. Non per nulla, il mondo MAGA sta spingendo per un’evoluzione in senso monarchico della presidenza americana, adombrata dalle fantasie distopiche che raffigurano Trump come un colosso dorato (sul modello della statua di Nerone), oppure, addirittura, come un Papa.

Ricordiamo che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti avevano imposto al mondo le Nazioni Unite (uno slogan tratto dal Prince Harold Pilgrimage di Byron, riferito alla Battaglia di Waterloo, una tappa fondamentale per l’espansione dell’anglosfera). Intorno alle Nazioni Unite, essi avevano creato quello che Ikenberry ha chiamato “una ragnatela” al servizio della loro egemonia. Ebbene, nel lungo periodo, tale “ragnatela” si è rivelata parzialmente inadeguata per i loro  scopi, principalmente perché il “trickle down effect” della Strategia dello Sviluppo americana (Rostow) ha posto in essere progressivamente, perfin prima del previsto,  la capacità di un numero crescente di attori (Russia, Cina, India, Iran) di affermarsi quali attori geopolitici globali, fino al momento attuale, in cui la combinazione delle loro forze ha perfino tolto agli USA la loro capacità complessiva d’iniziativa. Il motivo principale  è il fatto di basarsi su regole generali e astratte (“a rule-based world order”), che ha impedito agli USA di fare valere spregiudicatamente i propri punti di forza, contribuendo così all’ indebolimento complessivo derivante dal “trickle down effect”, e dal conseguente sviluppo economico, culturale e militare della “Maggioranza del Mondo” (“Bol’shinstvo Mira”).

Di ciò, il movimento MAGA accusa i partiti americani tradizionali, ed ha perciò inaugurato una tattica “transazionale”, basata sul trattare separatamente con ogni Paese per tutelare gl’interessi americani al di là delle ideologie, usando tutte le tattiche, lecite o illecite, e non nascondendolo, bensì facendosene un vanto.

2.L’Intelligenza Artificiale e la guerra

Fin qui abbiamo detto che il sistema digitale americano è oramai inequivocabilmente un bastione a sostegno del potere del Presidente e di MAGA, e che il Presidente fa di tutto per imporre i propri   GAFAM al resto del mondo, attuando pedissequamente il programma di Schmidt, che è divenuto  il suo proprio programma imperiale. Questa alleanza è chiaramente simboleggiata dalla presenza di Musk nell’ esecutivo: un’alleanza strategica al punto che Musk, pur di averla, ha speso somme inaudite e sta subendo perfino il tracollo di Tesla. Il ruolo di Musk è così divenuto determinante, come fosse quello di uno Stato, nelle grandi crisi mondiali, al punto che le sue decisioni, di fornire, ritirare e poi di fornire nuovamente, all’ Ucraina, il supporto d’intelligence e logistico di Starlink ha comportato violente oscillazioni nell’ andamento dei combattimenti.

Imporre a un Paese l’uso della rete Starlink è più importante che farlo aderire alla NATO, perché permette di condizionarne completamente la vita e la sopravvivenza.

Nell’ ambito delle trattative a tutto tondo fra le Grandi Potenze, nonostante che le bozze sull’intelligenza artificiale predisposte presso le Nazioni Unite e l’ OCSE siano in stallo, un discorso sull’ Intelligenza Artificiale continua a procedere, per quanto alla chetichella. Tra l’altro, in che cosa potrebbe consistere un sistema paneuropeo di sicurezza se non comprendesse il coordinamento dei sistemi di intelligenza artificiale dei potenziali combattenti? Ed è appunto tale sistema, richiesto già da Gorbachev e ribadito da Kissinger, l’ unica possibile base per la cosiddetta “pace duratura in Ucraina”, che sta rivelandosi la sola possibile chiave di volta per concludere la guerra. Se non più la “Pace Perpetua”, rivelatasi impossibile, almeno, come si dice oggi, una “Pace giusta e duratura”, per quanto possibile nell’ era dell’ Intelligenza Artificiale.

5.Il nodo più difficile: quale “tipo di uomo” per la società postmoderna?

Al di là si tutte le difficoltà, si pone quello che noi consideriamo il rischio più insidioso: che l’Intelligenza Artificiale sia legittimata dalle stesse Chiese come la “nuova religione” ricercata dal “Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco”.

Quando il nuovo Papa ha affermato che la maggior parte dei battezzati è in realtà ateo, ha espresso una mezza verità. Abbiamo, infatti, l’impressione che la maggior parte della nostra società, lungi dall’essere priva di religione, abbia in realtà il culto della tecnica, quella che può fare miracoli, e, in definitiva, salvarci, facendo a meno degl’insegnamenti di Buddha come di Cristo, di Krsna come di Maometto.

La tanto temuta “Intelligenza Artificiale Generale” non è una nuova tecnologia che si aggiungerà alle altre: è il grado più avanzato dell’ informatica, quello che permette di affrontare tutti gli aspetti della tecnica, ma anche della cultura: un vero “Deus ex machina”, che permette di realizzare la Singularity. In questo senso, essa risulterebbe essere il nostro vero “Salvatore”, sì ch’essa  è stata equiparata, da Teilhard de Chardin, addirittura al Cristo risorto (il “Punto Omega”). Tale Salvatore tecnologico non potrebbe  liberarci dalla nostra finitezza, e, come tale, esso sarebbe comunque un falso profeta, come l’Anticristo di Soloviev.

Purtroppo, perfino Sant’Agostino confessava di non avere compreso le allusioni di San Paolo all’”Uomo dell’ Iniquità” e al “Katèchon”, cosicché non abbiamo, dalla religione, alcuna guida chiara sull’era apocalittica in cui oramai viviamo. Altrettanto sibillina l’interpretazione dello Zarathustra nietzscheano sul “Grande Meriggio” e sul Superuomo. Resta quindi un enorme spazio per la ricerca filosofica e teologica. Queste ultime, non già regole più o meno ben congegnate, siano esse “algoretiche” o giuridiche, potranno costituire il più solido baluardo contro lo strapotere delle “Macchine Spirituali”.

CANTIERI D’ EUROPA 2025

Quest’anno come sempre l’Associazione Diàlexis sarà presente con i suoi libri e le sue presentazioni al Salone Internazionale del Libro di Torino, in particolare, Domenica 18 maggio 2025 alle ore 16.00, nello Stand della Provincia del Zhejiang (ZHEJIANG PAVILION Padiglione 2 – stand K134-L133:Dialogo Culturale Cina-Europa
e, Lunedì 19 maggio 2025 alle ore 15,30, presso la Sala Arancio, con CNA Comunicazione (Programma Istituzioni- Grande Pubblico:LA BATTAGLIA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, Presentazione del volume “La regolamentazione internazionale dell’AI”

DOMENICA 18 MAGGIO 2025 ORE 16.00

ZHEJIANG PAVILION Padiglione 2 – stand K134-L133
Dialogo Culturale Cina-Europa
Promotori:
ANGI – Associazione Nuova Generazione Italo-cinese
Associazione Diàlexis

16:00-16:05 CHEN Ming, presidente ANGI
16:05-16:20 Riccardo LALA,
Autore di “Da Qin, L’Europa sovrana in un mondo multipolare”
e del blog “Turandot”

16:20-16:35 Isabella Doniselli Eramo,
Vice presidente ICOO-Istituto di Cultura per l’Oriente e l’Occidente
Coordinatrice Comitato Scientifico

16:35-16:50 Giuseppina Merchionne,
Autrice di “Conversazione sulla Cina”,
“Il pulsante di un destino comune: Italia e Cina nella lotta contro il Covid-19”

16:50-17:05 Silvia Polidori, Poeta
Autrice di “Le Avventure di SUN”,
“Il Soffio del Vento” e “Sulla Cresta dell’Onda”
17:05-17.30 Coffee Break
Lingua: italiana/cinese interpreti: Fabio Nalin/Ming Chen
R.S.V.P. angi.torino@gmail.com / whatsapp 339.6422242

LUNEDI’ 19 MAGGIO ORE 15 e 30
Lingotto Galleria Visitatori Spazio Arancio
Programma Istituzioni- Grande Pubblico
LA BATTAGLIA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
in collaborazione con
Associazione Diàlexis, CNA, Movimento Europeo, Rinascimento Europeo, Studio Ambrosio & Commodo
Presentazione del volume “La regolamentazione internazionale dell’AI” (pubblicato dall’Associazione Diàlexis)
con
Marcello Croce, Pier Virgilio Dastoli, Ferrante De Benedictis, Fabrizio Lala, Riccardo Lala, Beatrice Magni, Paolo Migliavacca
moderano Marco Margrita e Alessio Stefanoni