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RILEGGERE  L’EUROPA :Il trumpismo come occasione  di autoanalisi

Anticipando di alcuni giorni l’intervista del Ministro della Cultura Giuli al Circolo dei Lettori di Torino, alcuni articolisti “mainstream” avevano già invocato nelle settimane scorse una rilettura della storia e della ragion d’essere dell’ Unione Europea.

1.Le critiche di Quirico e Fabbri

Per esempio, ripetendo quanto da noi  scritto, inascoltati, oramai fino alla nausea da decenni, Quirico aveva criticato, su “La Stampa”, l’arroganza degli Europei:“Il resto del mondo America, Cina, Russia , il Sud globale che una volta era formato da nostri sviliti sudditi, lo ha compreso da un pezzo e si comporta di conseguenza. Ignorandoci. E’ inutile discutere e perdere tempo con personaggi irrilevanti, ma che insistono a fingersi Napoleone o Churchill. E pretendono di fare correzioni alla realtà, imporre punizioni e scrivere la loro parola fine, loro che sono, più o meno, i rappresentanti di 450 milioni di consumatori”!Cioè, sul piano mondiale, pochissimo!

Ma, senza una presa d’atto della nostra decadenza, non  nascerà mai un vigoroso progetto di riscatto.

La presunzione con cui gli Europei si impuntano a ostacolare in modo del tutto inefficace i tentativi di pace in Ucraina potrebbe  sembrare ispirata a un’abile manovra tattica (per sfuggire al consueto ossequio all’ America), ma conduce invece a una strategia molto autolesionistica, sia perché potrebbe portare da un momento all’ altro a uno “show-down” militare con la Russia (come quello a cui sembra mirare Cavo Dragone), al quale  per altro, come affermato per primo da Crosetto, siamo impreparati, sia perché ci esporrebbe anche  dal lato dell’ America, la quale non verrebbe neppure in nostro soccorso.

Quirico se la prende poi con la pretestuosa difesa del diritto internazionale che gli Occidentali, e, in primis, gli Europei, sono  stati i primi a violare (cfr. p.es. i casi del processo al Kaiser, dei bombardamenti a tappeto, del Canale di Suez, del Kossovo..):“.. le sue nazioni  e le sue azzoppatissime elite si ostinano a presentarsi come  i sacerdoti del tempio del diritto internazionale. E in base a questa veste sacerdotale che ci siamo attribuiti come consacrati apostoli del dio pensiamo di poter continuare a fulminare e punire  peccati della perduta gente fatta di eretici, o, peggio, atei autocratici. Pensiamo a noi stessi come all’inizio di una era nuova, una infanzia della vera umanità, di una promessa. Promettiamo l’età dell’oro, la pace millenaria. Ma è davvero così? Sono bugie a cui crediamo solo noi che le abbiamo inventate. Non siamo stati noi per primi occasione di vari delitti?”

Ma, prima ancora di compiere delitti, la nostra cultura ha sempre esaltato, nonostante gli scongiuri in contrario,  la guerra nelle sue forme estreme, dal Vecchio Testamento all’ Apocalisse, da Omero a Erodoto, dal De Bello Gallico alle Gesta Dei per Francos, dalle prediche di Lutero a Thomas Mann, da Marinetti a D’Annunzio. Ancor oggi, i nostri politici fanno a gara a predicare guerre contro “le autocrazie”, dal tedesco Merz, che sta attuando il riarmo della Germania, all’Alto Rappresentante Kallas, che invoca una guerra per distruggere la Russia, fino a Francia e Inghilterra che smaniano di poter stazionare truppe in Ucraina, rendendo più che mai impossibile una politica comune europea di difesa, meno che mai “sovrana”.

Una siffatta “guerra contro le autocrazie”, da parte dell’ Europa postbellica, non c’era mai stata: non contro l’Unione Sovietica, non contro i regimi iberici e medio-orientali alleati dell’ America, non contro la Turchia e la Grecia dei colonnelli. Vecchi amici del Patto di Varsavia si accorgono delle“autocrazie” solo adesso, quando i Paesi ex comunisti sono passati, dal Socialismo Reale,  sotto diverse ideologie.

A Quirico fa eco Dario Fabbri su Domino, il quale se la prende con la vuotezza dell’europeismo del “mainstream”. Ricorderò qui che, quando il Ministro Mogherini era Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa, faceva aggiornare la Dottrina UE di Politica Estera e Difesa direttamente dai suoi consulenti americani, senza curarsi neppure di tradurla nelle lingue ufficiali dell’ Unione. Questo fa dire a Fabbri “Non è dato per altro conoscere con quale lingua e guidati da quale canone dominante possa generarsi un’Europa unitaria”.

La tabe originaria dell’integrazione post-bellica è stata infatti l’assoluta subordinazione fin dall’ inizio alle idee, agli interessi e ai diktat americani, che ancor oggi  impedisce una visione chiara della situazione:”Soprattutto, la presenza militare statunitense viene quasi messa da parte. Sovrastati da una narrazione politologica e sovrastrutturale, vediamo in Donald Trump l’ennesimo avversario dell’ Europa Unita, tolto il quale gli statunitensi accetterebbero di buon grado l’iperbolica ‘autonomia strategica’ europea. Da alleati e da pari della superpotenza.”Tutto ciò è una pia illusione.Infatti,Gli Stati Uniti sono stati molto interessatamente (per opporsi all’ URSS) alla ripresa ,a cavallo della IIa Guerra Mondiale, dell’ideologia europeista a suo tempo abbozzata dagl’Illuministi, dalla Santa Alleanza,   dalla Massoneria, da Nietzsche e dall’ Asse, ospitando in America, e finanziando, tramite Warburg, Coudenhove-Kalergi. Poi, approvando in Senato la mozione Fulbright sull’unificazione dell’Europa. Infine, finanziando, attraverso l’ ACUE, la nascita del Movimento Europeo e prendendone il controllo esautorando perfino Churchill(Cfr. De Villiers, “Je tire les ficelles..”).

Anche la tanto esaltata “Dichiarazione Schuman” fu in realtà un adeguamento, alle critiche “funzionalistiche” di Mitrany (insegnante in America), del federalismo di Spinelli, già anch’esso per altro succube al fascino americano dei “Federalist Papers” di Hamilton. Essa fu scritta da Jean Monnet, presentata a Schuman alla Gare de l’Est mentre questi stava  tornando al suo paese natio in Lorena per il week-end, e, infine, concordata con il Segretario di Stato Dean Acheson venuto apposta a Parigi  prima di informarne, all’ ultimo momento, Adenauer.

E, ancora, l’idea della CED (Comunità Europea di Difesa) anticipava già  l’attuale  impostazione di un “riarmo dell’ Europa”, poi imposta da Biden, da Trump e dalla von der Leyen: una serie di eserciti europei arretrati e scoordinati (o meglio, coordinati da Washington), aventi  come unico obiettivo quello di combattere l’Unione Sovietica, mentre invece l’idea di una bomba atomica italo-franco-tedesca veniva bocciata, e sostituita dalla diabolica trovata delle testate nucleari americane “con doppia chiave” parcheggiate in basi europee, facendo così degli Europei degli ostaggi permanenti dell’ America e il primo bersaglio dei missili russi.

Gli unici che avessero  genuinamente (e, diremmo, addirittura fanaticamente) perseguito un’unità europea  “sovrana” erano stati Nietzsche e Coudenhove-Kalergi ,  i quali però non avevano scorto i segni premonitori dell’eccezionalismo americano (Winthrop, Washington, Emerson, Fiske, Kipling, Wilson…).Certo, moltissimi si erano ribellati contro l’americanizzazione dell’ Europa (per esempio, Dickens, Céline, Malaparte, Gonella, Pzywara, De Gaulle, Servan-Schreiber), ma nessuno aveva proposto e perseguito un’alternativa concreta.

2.Lo smascheramento del diritto internazionale

Perciò, per Quirico, il diritto internazionale tanto conclamato dal mainstream occidentale  si rivela una frode: “Questo dio non esiste più, non è morto, non è mai esistito. Prima ancora di cominciare aveva già la spina dorsale rotta. L’essenza del secolo dei diritti è una vita che sputa sangue, ingiustizia e morte.” Basti pensare alla Guerra di Crimea, a San Martino e Solferino, alla “lotta al  brigantaggio” -tutte tappe esaltate del Risorgimento Italiano, che costituirono invece una delle molte anticipazioni delle stragi del ‘900-: l’occupazione occidentale della Cina; lo “Stato Libero del Congo”; le Guerre Mondiali; la bomba atomica..-.

Il diritto internazionale come “dio”: un’ennesima incarnazione della religione secolarizzata che ispira il “mainstream” occidentale (“the Gods of America”: il Metodo Scientifico; il Progresso; il Benessere; la Democrazia..).

Forse, Quirico esagera, perché, di fatto, il diritto internazionale esiste da millenni, per esempio a partire dal Trattato di Qadesh (un primo preteso “Trattato Eterno”),del 1259 a.C., fra l’ Egitto e l’ impero Ittita (scritto in Egizio, Ittitico e Accadico,invocando gli dei dei due Paesi), per continuare con la “Pax Aeterna” con la Persia di Filippo l’Arabo, per poi venire al “Serment de Strasbourg”, in Althochdeutsch e Langue d’Oil, fra i figli di Carlo Magno, al Dar al-‘Uqd della dottrina islamica e alla tregua decennale per Gerusalemme di Federico II e il re egiziano al-Malik (incredibilmente simile al “Piano Trump” per Gaza), per concludere con i Trattati di Tordesillas,  Vestfalia e Vienna. Si trattava (e si tratta) però, di un diritto consuetudinario e pattizio, che riposa sulla “compliance spontanea” delle parti.

Un qualche  “diritto internazionale umanitario” in senso moderno moderno comincia solo con le convenzioni dell’ Aia e di Ginevra, e -cosa sempre taciuta- sotto l’impulso dello Zar Nicola II (proprio quello ucciso con la sua famiglia dai Bolscevichi).Le conferenze di pace tenutesi all’Aia sotto gli auspici della Russia e conclusesi con le convenzioni del 29.7.1899 e del 18.10.1907, furono il primo serio tentativo (se vogliamo, “paternalistico”) di tradurre in realtà i vecchi progetti, imperiali, cristiani e illuministici,  volti al mantenimento della pace universale. Da  qui la loro importanza nella storia delle relazioni internazionali, anche se subito violate.

Perciò, secondo Quirico, nel caso del mito europeo della Pace Perpetua, “gli officianti erano sacerdoti finti, come quelli della rivoluzionaria dea Ragione giacobina, imbonitori che agitavano turiboli e organizzavano processioni ma che servivano solo al proprio potere[LR1] .”Basti pensare alla pretestuosità  del “grido di dolore” di Vittorio Emanuele II (anticipazione del Donbass), all’incriminazione del Kaiser per lo scoppio della Ia Guerra Mondiale (iniziata in realtà fra Serbia e Austria), ai bombardamenti a tappeto e alla bomba atomica, che colpirono deliberatamente le popolazioni civili, e alla IIa Guerra del Golfo, partita con l’assurda sceneggiata di Colin Powell alle Nazioni Unite (con la complicità di queste ultime), con una presunta provetta di antrace, che, se tale fosse stata veramente, avrebbe dovuto comportare l’immediata sospensione della seduta, l’evacuazione della sala e l’allontanamento di Powell.

3.Con Trump, l’Occidente ha gettato la maschera

Scrive Quirico: “Con Trump perfino questa finzione è stata arrogantemente abolita.”Per questo Trump è tanto aborrito da tutti: perché li costringe a vedere  la terribile verità sottostante:”Nessun imperialismo umanitario”, bensì l’imperativo americano di conquistare il mondo per imporre una nuova umanità tecnologica, come affermato nelle dottrine ufficiali del Pentagono e nelle opere di guru americani dell’informatica come Schmidt, Cohen e Karp.

Da un altro punto di vista, Trump rappresenta una sorta di “provvida sventura”, perché getta le basi di una possibile emancipazione progressiva dell’ Europa dal “Progetto Incompiuto della Modernità”: dall’ infatuazione rivoluzionaria a quella democratica, per passare al fatalismo capitalistico e poi al “piano inclinato” della Singularity Tecnologica, tutti smentiti dalla brutalità della retorica MAGA e dal fallimento delle  strategie già avviate dai predecessori e portate a maturazione sotto Trump.

Invece di quella deterministica “Teoria dello Sviluppo”, nasce ora uno scenario aperto a molte alternative, in cui tanto le potenze intermedie, quanto nuove tendenze culturali,  hanno qualche chance di farsi strada senza venire stroncate immediatamente.

E’ questo l’inizio dell’ era multipolare, in cui il dialogo internazionale si farà sulla base del rispetto reciproco fra le Weltanschauungen, come tentato, a suo tempo, da Marco Polo, Matteo Ricci, Akbar, Schopenhauer, Kang You Wei, Eliade, Massignon, Guénon, Pound, Evola, Panikkar, Béjart, Papa Francesco.

Il che, dal punto di vista culturale, si dovrebbe tradurre in un rinnovato e approfondito studio comparato di tutte le culture e ideologie, e, da quello politico, in un’arena mondiale dove le soluzioni derivanti da ciascuna cultura possano confrontarsi, così come avvenuto a suo tempo al momento dell’ approvazione della Carta Universale dei Diritti dell’ Uomo, dove poterono almeno esprimere le loro “dissenting opinions” l’Associazione Antropologica Americana, l’ Arabia Saudita, l’Unione Sovietica e il Kuomintang cinese.

4.L’Europa nella nuova Dottrina USA di Sicurezza:”imminent, total, cultural unravelling in Europe”. 

Quest’affermazione è contenuta nella  U.S. National Security Strategy:”The larger issues facing Europe include activities of the European Union and other transnational bodies that undermine political liberty and sovereignty, migration policies that are transforming the continent and creating strife, censorship of free speech and suppression of political opposition, cratering birthrates, and loss of national identities and self-confidence” .

Nuovo tentativo dell’ Amministrazione Trump di influenzare il corso delle politiche in Europa, in linea con quanto già fatto da Musk e Vance: “America encourages its political allies in Europe to promote this revival of spirit, and the growing influence of patriotic European parties indeed gives cause for great optimism”.

Il documento sostiene anche la “Teoria della Grande Sostituzione” (attribuita impropriamente a Coudenhove-Kalergi), che afferma che delle élites tramano per ridurre la forza elettorale degli Europei bianchi attraverso l’immigrazione:“Over the long term, it is more than plausible that within a few decades at the latest, certain NATO members will become majority non-European,”.Peccato che il Paese NATO che quasi certamente avrà, fra pochi anni, una maggioranza “non-white”(latina, africana, asiatica,medio-orientale) siano proprio gli Stati Uniti (e il secondo sarà Israele)   

5.Una “guerra esistenziale”

Gabriele Segre descrive così le sensazioni di sgomento dell’ establishment occidentale di fronte ai nuovi scenari:

“…viviamo questa guerra con la sensazione che, nel Donbass, non si stia decidendo soltanto il futuro dell’Ucraina, ma la sopravvivenza dell’idea di mondo in cui abbiamo creduto per ottant’anni.

L’epoca in cui vivevamo è cambiata, e questo lo abbiamo ormai capito. Di più: lo abbiamo studiato, discusso, interiorizzato fino alla nausea. Eppure, continuiamo a fare una fatica immensa ad accettarlo, al punto da trasformare questa guerra in una sorta di consultazione del destino: di giorno in giorno seguiamo i bollettini dal fronte, all’affannosa ricerca di indizi che smentiscano la sensazione che il nostro rassicurante passato sia davvero finito e, allo stesso tempo, ci suggeriscano che l’Europa in cui ci eravamo riconosciuti sia ancora viva da qualche parte, pronta a riemergere. Così, quella con la Russia è diventata, prima ancora che una guerra esistenziale, il sintomo più evidente della nostra crisi identitaria collettiva: il momento in cui ci accorgiamo che l’immagine che avevamo di noi non coincide più con il tempo che stiamo vivendo.”

Secondo le “retoriche dell’ idea di Europa”,L’Europa era il punto più avanzato di un ordine che immaginavamo pacificato. Avevamo perfino creato una cittadinanza senza popolo, fondata non su un’origine comune ma su un principio: l’adesione a un progetto in cui la violenza era stata espulsa dalla storia.”

Giustamente, Segre osserva che questa incertezza ha una base più profonda:

“Questa guerra ci rivela che siamo sempre meno disposti a cercare dentro di noi la risposta a questo interrogativo e, piuttosto che interrogarci, preferiamo affidarla agli spostamenti del fronte, al fatto che la Russia avanzi o arretri, alle decisioni che maturano a Kyiv, Mosca e Washington. Così, se Mosca guadagna terreno, ci convinciamo che il nostro vecchio mondo sia davvero finito; se invece l’Ucraina resiste, ci aggrappiamo all’idea che qualcosa dell’ordine passato possa ancora reggere, come un edificio puntellato in fretta per ritardarne il crollo. La verità è che non stiamo sostenendo l’Ucraina per paura della Russia: ci stiamo aggrappando all’Europa per paura del futuro.”

E ne consegue che “la verità — scomoda, ma forse liberatoria — è un’altra: la nostra crisi identitaria proseguirà comunque, a prescindere dalla Russia. È innanzitutto una frattura temporale, non un effetto collaterale del Cremlino. Finché non faremo i conti con questo, non riusciremo a leggere il conflitto in Ucraina per ciò che è”…

La crisi identitaria è di lunga durata, è figlia della democratizzazione, della secolarizzazione, della sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, e, infine, della Società del Controllo Totale:“Ed è questo, alla fine, il punto decisivo: solo un’Europa capace di chiarire a se stessa che cosa può e vuole diventare riuscirà a uscire dalla logica della guerra esistenziale.”Di fronte alla società del controllo totale, nessuna società del mondo sa che cosa rispondere, però, fra tutte, l’Europa è la meno preparata, perché ha soffocato da quasi un secolo la propria identità sotto quella americana, e, ora che l’America sta per affondare, l’Europa rischia di affondare con essa.


PRIMA DI “SCOMPARIRE” (COME DICE MUSK),

L’ITALIA SARA’ “PUTINIANA”?

Sui quotidiani “mainstream” assistiamo a una continua, per altro da lungo tempo dovuta, autoflagellazione e autocritica: crisi della natalità, errori progettuali del progressismo, avanzata dell’”autocrazia”: tutto cospira a distruggere l’arroganza di chi aveva investito la sua credibilità, e la sua carriera, sull’ ingiustificata promessa di un futuro sempre migliore: ”l’illusione che ogni malattia sia curabile” (nel linguaggio della teologia ebraica, “tikkun ha-olam”, “curare il mondo”, come titola infatti Gabriele Segre su “La Stampa”) .

A partire dal clima, dove, sostiene Segre, “alcune zone costiere dovranno essere abbandonate, altre diventeranno troppo aride per essere coltivate..”Per esempio, la Bassa Padana tornerà a essere un braccio di mare, mentre Roma, Napoli. Amsterdam, San Pietroburgo, saranno parzialmente sommerse. Uno scenario per altro simile a quello del 1° millennio a.C., che penalizzerà certo il modo di vivere affluente e in particolare i centri tentacolari delle talassocrazie, come New York (in particolare, Lower Manhattan) e Shang-hai (che è “sul mare”), ma non sarebbe certo insostenibile, come non lo era allora, con le paludi dove poi ci furono i Fori Imperiali e Ferrara raggiungibile via mare. In quell’epoca nacquero Roma, Atene, e gl’imperi romano, persiano, Maurya, Gupta, Qin e Han. Saranno rivalutati luoghi lontani dal mare, come Mosca, Pechino, Pretoria, Tehran, Nuova Delhi, le capitali degli Stati “terragni” (l’”Heartland” di Mackinder).

Tutto ciò, sostiene Segre, metterà in discussione i presupposti stessi della nostra civiltà:”per oltre due secoli, la sua legittimità si è fondata su una promessa rassicurante: migliorare la vita dei cittadini evitando di metterli di fronte al valore della perdita, ma il problema è che la democrazia contemporanea fatica a farlo : chiedere consenso significa quasi sempre promettere un ‘qualcosa di più’, non un ‘qualcosa d’altro’. Certo, ci fu un tempo in cui anche alcune democrazie  (“democrazie armate”) chiedevano anziché promettere, come nei casi della Rivoluzione Francese, di Churchill, di Galimberti, di Kennedy, ma quei tempi sono passati, perché l’”ideologia californiana” ha promosso in Occidente il libertinismo di massa, destinato inevitabilmente ad essere sconfitto dalla Pasionarnost’ dei “popoli terragni”, che oggi costituiscono il nocciolo duro dei BRICS (teorizzati da Ibn Haldun, da Mahan, Mackinder e Gumilev).Oggi, solo la Cina “epistocratica” è ancora capace di sfide “long-termist”, come per esempio l’alta velocità, la sovranità sul web, i brevetti, la transizione ecologica, la Via della Seta.

1.Musk contro l’Italia

Buona parte dell’attuale “guerra culturale” fra USA, Islam e Russia verte sull’eredità storica dell’Impero Romano, l’unico capace di rivaleggiare con l’Impero Cinese. Negli USA, non sono mai venute meno le correnti che considerano l’America come l’erede privilegiata di Roma. Leggiamo i versi  del vescovo  Berkeley, che sescrivono l’America come il “Quinto Impero” della Bibbia:

“Westward the course of empire takes its way;
 The four first acts already past,
A fifth shall close the drama with the day:
 Time’s noblest offspring is the last.

To West goes the Empire”.

Ricordiamo anche lo pseudonmo “Publiusdegli autori del Federalist (tanto amato dai Federalisti europei), per finire con il profluvio di aquile, fasci littori, immagini di dei e di colonne palladiane che costellano Washington. “Last, but not least”, Elon Musk, che ama vestirsi da gladiatore e finanzia il restauro delle antichità romane. Ma anche Costantinopoli (Istanbul) è la “seconda Roma”, e il Fanari un “secondo Vaticano”, sì che i Sultani si erano auto-proclamati “Kaisar-e-Rum”, e a Istanbul c’è il Rumeli Hisar (il “Forte di Romania”); infine, Mosca è per definizione “la Terza Roma”, oltre la quale non ce ne sarà un’altra, e quello che noi chiamiamo “Zar” si autodefiniva invece “Imperator vsech Rossij”.

Ma l’Italia sparisce non solo geologicamente anche anche dal punto di vista demografico.

Musk, a suo tempo (quand’era “ministro” di Trump), era amicissimo di Giorgia Meloni, ma,  da quando l’Italia gli ha negato il monopolio dei nostri sistemi di comunicazione militare e sta tergiversando sull’acquisto di armi in America, ne è divenuto un accanito detrattore. Di qui, l’attacco su “X”  per la denatalità del nostro Paese. A cui va aggiunta l’imponente emigrazione di giovani italiani (e di immigrati) :il doppio dell’ immigrazione.

Il che non è certo un segnale positivo, ed è in contrasto con la propaganda del “mainstream”, e, in particolare, di quella meloniana, secondo cui l’Italia, salvo che per l’immigrazione, andrebbe a gonfie vele, ma tuttavia non va drammatizzato, per una serie di ragioni:

a)entro il 2050, gli “agenti artificiali” (robot e intelligenze artificiali) potrebbero avere sostituito, in tutto o in parte, gli umani. Quindi , in ogni Paese, occorrerà computare, da un lato, gli umani, e, dall’ altro, gli agenti artificiali (che daranno essenzialmente cinesi);

b)buona parte dei compiti nella società (dalla programmazione strategica, alla ricerca scientifica, all’ informazione, alla finanza, al diritto, all’organizzazione aziendale, all’ insegnamento, ai trasporti, alla cura, alla sicurezza, alla guerra), saranno svolti da agenti autonomi, sicché sotto tutti i punti di vista sarà irrilevante quanti saranno gli umani in un certo territorio, molto più rilevante essendo quale sarà il loro rapporto con gli agenti autonomi, nonché a chi “obbediranno” questi ultimi;

c) le “identità italiche” (da quella cattolica a quella latina, a quella mediterranea) sono debilitate, non già dalla denatalità, bensì dall’erosione dei ceti portatori di tali identità (dalle Chiese, all’ intellighentija indipendente, alla cultura classica) provocata da ben altri fenomeni (come la secolarizzazione, l’americanizzazione, i GAFAM, l’ideologia Woke).Buona parte di questi “agenti della de-italianizzazione” sono legati proprio ai GAFAM e all’eccezionalismo americano, di cui Musk è uno dei primi esponenti. Così come in tanti altri contesti (Germania, Ucraina, Israele) l’eccezionalismo americano strumentalizza come burattini i piccoli nazionalismi (“Kleinstaaterei”), per minare le identità dei grandi Stati-Civiltà che potrebbero divenire concorrenti degli USA (cfr. “Rapporto Wolfowitz”).Basti pensare che, in Lettonia, i ragazzi delle elementari non ragionano più in Lettone, bensì in Inglese, e poi traducono in Lettone le risposte da dare ai loro insegnanti. Questa sarebbe l’”Identità Europea” dei Baltici. In Italia, l’idea di un “Patriottismo Occidentale” svolge la stessa funzione.

Anche l’enfasi posta sulla denatalità e sull’ immigrazione riflette un problema tipico solo delle “Società di Immigrati” di ispirazione protestante o comunque puritana (anglosfera più Israele), le quali erano basate sul presupposto di poter “sommergere” le società native delle terre conquistate grazie all’immigrazione “di qualità”, all’”apartheid” e all’assimilazione. Invece, la “globalizzazione”, che ha alterato i flussi migratori (oltre all’occupazione israeliana), ha portato proprio in quegli Stati a una superiorità numerica (e spesso qualitativa) dei “Non Whites” sui “Whites”, anche e soprattutto nelle posizioni apicali (Harris, Mamdani, Pichai, Nadella, Sadiq Khan, Suniq, Oezdemir...). Ciò provoca lo sgomento nei ceti medi (“underdogs”), provinciali e abituati a comandare ai “Non Whites” come se fossero ancora degli schiavi, mentre invece sono ora sulla strada di divenire, non solo maggioritari, ma anche dominanti. Ma questo non è mai stato un problema europeo, se non come una delle tante sfaccettature dell’americanizzazione, perché la maggioranza è saldamente in mano a Europei, che non potranno essere “sostituiti” in tempi storici prevedibili, se non dai robot.Il famigerato “Piano Kalergi” è una”fake news” onventata da Hitler, che odiava l’aristocratico cosmopolita Coudenhove-Kalergi. Certo,  quest’ultimo, nella sua opera -predittiva, e non programmatica-, “Praktischer Idealismus”, ipotizzava il crearsi di una classe dirigente “bianca”, formata dalla fusione dell’ aristocrazia mitteleuropea (compresa quella ebraica), con la nomenklatura sovietica, mentre i ceti popolari europei, a causa del colonialismo, sarebbero divenuti meticci. Ed è per questo  che qualcuno aveva pensato alle leggi razziali anche in relazione alla nascita dell’ Impero d’Etiopia. Ma, come abbiamo visto, questa profezia non si realizzò per via della IIa Guerra Mondiale, del declassamento dell’ aristocrazia, della Shoah, della perdita delle colonie e della fine del socialismo, mentre il problema è divenuto più che mai reale in Sudafrica (da cui provengono Musk e Thiel), in Israele, negli USA, nel Regno Unito, in Australia e in Nuova Zelanda, dove i “Whites” diverranno ben presto minoranza e già ora abbiamo sindaci e capi di authorities indù o mussulmani. E ora, al posto degl’immigrati (anch’essi stufi dell’ Italia), arrivano i robot.

Infine, questa “sparizione” economica, che colpisce l’ Europa, è particolarmente percettibile qui in Piemonte, che è passata fra le regioni italiane più deboli, ovviamente in gran parte a causa della vera e propria dissoluzione della FIAT.

2.Un’Europa “naturaliter putiniana”?

Questo sgomento  ha avuto, in Europa, la contropartita di un sentimento  speculare al suprematismo WASP:  la russofilia. Secondo Luigi Manconi (La Repubblica)”la Federazione Russa appare come un baluardo rispetto alla decadenza dell’ Occidente”. Concetto anticipato già da Tacito e Jordanes con riferimento ai Germani, sviluppato da poi, per la Russia, da Teofane di Pskov e da De Maistre, portato poi alle estreme conseguenze  estremi da Leontijev e Dostojevskij, e coltivato ancora da Ilin e da Dugin .Siamo sempre ancora intorno alla questione della “Terza Roma”: la prima cadde sotto i barbari, la seconda sotto gli Ottomani, ma la terza, Mosca, sarà eterna (la “Rossija Viečnaja”), che sarà quindi, la vera Gerusalemme Celeste di cui parlava Sant’Agostino).

Nonostante gli sforzi secolari in contrario dei russofobi di tutte le risme (De Custine, Shevčenko, Hitler, Brodskij), sono “putiniane” secondo Manconi“tutte, ma proprio tutte, le organizzazioni del fondamentalismo cattolico, gran parte dei gruppi novax, e in generale quelli antiscientifici, la destra neofascista e la sinistra sovranista (c’è pure quella!).

Da queste propaggini estreme le pulsioni filorusse si diffondono nella società italiana attraverso i partiti (in particolare Lega e M5S, ma non solo), trovando simpatie sorprendenti e impreviste amicizie.”

In realtà, si è cercato di nascondere con l’oblio molti dei forti legami fra Russia ed Europa: le città greche e romane sul Mar Nero; il ruolo dei Variaghi nel creare la Rus’ di Kiev; lo sforzo di Pietro e Caterina per creare legami permanenti con l’Olanda (i canali di San Pietroburgo; l’Italia (l’architettura palladiana), la Francia (la lingua, il balletto, la biblioteca di Diderot);la Germania (la filosofia); inoltre, i rapporti strettissimi fra la monarchia russa e i Savoia, dalle vacanza e Nizza alla concessione di una base navale a Villefranche sur Mer alla costruzione di una linea ferroviaria diretta da San Pietroburgo a Nizza, alla visita dello Zar al castello reale di Racconigi, all’ospitalità data a Capri, sotto gli auspici della Regina Elena, a Trotskij, Lenin e la scuola di quadri del Partito Bolscevico.

Ma, a monte ancora di tutto ciò, c’è la profonda similarità fra Russi e Europei, che fa dei primi parte integrante ed essenziale del nostro Continente. Dalla lingua, simile a quella degli altri Slavi ma anche a quella dei Baltici; alla religione, comune a Ucraina, Bielorussia, Moldova, Transnistria, Bulgaria, ma anche a Georgia, Armenia, Gagauzia, Cipro e Grecia; alle origini dai popoli migratori delle steppe  ,simili a quelle dei Finnici, degli Ungheresi, dei Turchi, dei Bulgari, dei Serbi e dei Croati; alla cultura moderna, sorella di quelle contemporanee di Francia, Italia, Germania, Inghilterra e Polonia -pensiamo solo all’ Ermitage- ; al pensiero politico, con De Maistre, Bakunin, Soloviov, Fiodorov, Lenin, Trotskij, Gramsci, Togliatti..; all’intellighentija emigrata dopo la Rivoluzione d’Ottobre: Ustrialov, Trubeckoj, Nabokov, Kojève, Stravinskij… ).

La Russia è quindi  un Paese europeo a tutti gli effetti, e l’Europa sarà se stessa solo quando comprenderà anche la Russia, con le sue risorse naturali, culturali, economiche, demografiche e militari, oltre che l’Ucraina, il Caucaso e l’Anatolia : l’”Europa dall’ Atlantico agli Urali”, o “da Brest a Vladivostok”. Solo così essa  potrà apportare il contributo della propria identità continentale alla definizione della governance mondiale dell’ Intelligenza Artificiale, oggi tutt’altro che matura.

Per questo, è importante contrastare nel modo più risoluto la linea politica dell’ attuale Alto Rappresentante per la politica estera e di difesa europea, Kaja Kallas, che punta oramai dichiaratamente alla guerra contro la Russia, per perpetuare le divisioni interne del nostro Continente.

3.Chi smonterà il monopolio dei GAFAM?

In un’intervista a “La Repubblica”, l’ex segretaria generale della CGL, Susanna Camusso, ha ripreso la vecchia proposta, formulata di tanto in tanto da qualcuno ma poi sempre abbandonata, di “smontare” i GAFAM (in sostanza, lo “spin off” imposto ai monopolisti dalle autorità antitrust, previsto da più di un secolo nello Sherman Act americano ma non più attuato da molti decenni).

Come scrive Michele Serra su “La Repubblica”, “Leggendo le sue parole quasi si sussulta, per quanto insolita è la loro drasticità: e viene da chiedersi come mai questo argomento ..n on sia al centro del dibattito politico mondiale; al punto che la sola idea di una battaglia politica contro i monopoli sembra un azzardo irrealistico, coltivabile soltanto in piccole cerchie radicali, e non un’evidente urgenza della democrazia e financo del capitalismo, che ridotte in poche mani perde il suo potere di penetrazione e di contagio.”

In realtà, neppure Serra ha il coraggio di andare al di là di qualche allusione:”Come si sia arrivati, in pochi decenni, alla totale complicità politica e alla quasi idolatria di massa per l’impero dei Pochi, è un mistero che (forse) capiremo  solo quando ne saremo usciti.”

In realtà, i GAFAM costituivano, e ancora costituiscono, il nocciolo segreto del progetto della Modernità, dal Golem di Rabbi Loew, ai progetti teo-tecnocratici di Saint-Simon, al “Punto Omega” di Teilhard de Chardin, e, per ultimo, al “comunismo digitale” di Maurizio Ferraris. Secondo Saint-Simon, nella società socialista il potere spirituale sarebbe spettato agl’”industriali”. Nulla di strano, dunque, che, oggi, spetti ai guru dell’informatica. Orbene, con il loro “potere spirituale”, attraverso lo spionaggio, il “cyberwarfare” e i “social”, essi orientano la società. Ciò comporta, tra l’altro, una capacità di ricatto enorme, unita alla possibilità di mobilitare somme spropositate, utilizzabili ovviamente per la corruzione su vasta scala. Pensiamo al miliardo di dollari come premio di produzione, deliberato dagli azionisti di Tesla.

Nessuno osa contestare i GAFAM per il semplice fatto che questi hanno da tempo infiltrato i propri complici nella politica, nelle Chiese, nella cultura, nei media, nelle imprese, nei servizi segreti, negli eserciti, sicché quando, come proposto per esempio in America nella precedente legislatura, si propone di applicare contro di loro le regole ormai classiche per i monopoli, regole che prevedono un loro “spin-off”/smantellamento (come si era fatto con Standard Oil o con la SKF), queste proposte non giungono mai a una conclusione.Basti vedere , come esempio fra tanti, l’incresciosa vicenda attualmente in corso della multa a META da parte del Garante, oggetto di sfacciati patteggiamenti con i partiti e di censure nei confronti del giornalismo d’inchiesta.

La realtà è che oramai è dato per scontato quanto sostenuto da Eric Schmidt, già Direttore Generale di Google, che, cioè, i GAFAM sono la punta di diamante degli USA nella loro offensiva per il controllo del mondo, e, quindi, sono al di sopra della legge.

Di fatto, una siffatta operazione contro le grandi piattaforme è avvenuta solo in Cina (il cosiddetto “Crackdown on the BAATX”), con il blocco dell’ IPO del gruppo ANT di Jack Ma e una multa di 2,8 milioni per comportamento monopolistico.

Questo spiega perché ci possa essere in Occidente una simpatia diffusa per le potenze eurasiatiche che contrastano gli Stati Uniti. Infatti, questi ultimi da 50 hanno favorito di fatto anni la nascita dei GAFAM, nonché il loro affermarsi in tutto il mondo come streumenti di disciplinamento delle società civili. Il comportamento dei successivi presidenti è stato quello di impedire ogni intervento limitativo, da parte delle autorità americane ed estere (in primo luogo, dell’Unione Europea), che ha vanificato, su richiesta dei GAFAM e dei successivi Governi, ogni iniziativa delle legislazioni nazionali, delle autorità fiscali e dei vari Garanti, che si sono rivelate sempre più come semplici “gride manzoniane”. Ora, la Commissione von der Leyen sta ulteriormente dilazionando nel tempo l’applicazione di  buona parte dell’ Artificial Intelligence Act. L’intera normativa UE ha perduto, e ancora perde, così, ogni credibilità, mentre Trump dichiara che impedirà qualunque attentato ai GAFAM, che costituiscono un’eccellenza americana.

Perciò, la risposta a Camusso e a Michele Serra è che un “Crackdown in Occidente sui GAFAM”, parallelo al “Crackdown cinese sui BAATX” si avrà solo quando l’America avrà rinunziato alla sua pretesa di collocarsi a un livello più elevato degli altri Stati. Cosa che si potrà ottenere solo con una vera e propria “debellatio” del potere americano, quale perseguita, a parole e nei fatti, dai vertici dei BRICS, per esempio coll’ ultimatum agli USA e alla NATO prima della guerra in Ucraina, o  con le dichiarazioni congiunte fra Russia e Cina. Solo allora gli USA accetteranno di sedersi a un tavolo paritetico con le altre grandi potenze per discutere di una  governance mondiale comprensiva dei principi di base del diritto internazionale e delle regole comuni sull’ informatica e l’intelligenza artificiale.Per questo, gli Europei, privi di qualunque potere di intervento e minacciati nella loro libertà di espressione, possono solo confidare,  ma solo di nascosto, in una vittoria dei BRICS.

Unico rischio, quello del Coro dell’ Adelchi:
“Tornate alle vostre superbe ruine, all’ opere imbelli dell’arse officine, ai solchi, bagnati di servo sudor”…”Al nuovo signore si aggiunge l’antico.    
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta”.

MAI PIU’GUERRE?

Considerazioni su Trump come “pacificatore”

Se c’è un tema che accomuna buona parte del mondo politico e culturale di oggi, è la pretesa ricerca della pace.

Tuttavia, la fragilità della tregua di Gaza mostra l’eccesso di retorica che ancora una volta ha caratterizzato la pretesa “Pace Perpetua” mediata questa volta dal Presidente Trump, dimostrando un’ennesima volta l’impossibilità della Pace Perpetua nell’immanenza.

1.Pacifismo e imperi

Come abbiamo spiegato in precedenti post, quella ricerca è stata presente, nel discorso culturale e politico, fino dall’ antichità, specie nei grandi Imperi (persiano, cinese, romano, islamico) e nelle religioni universali  ad essi legate (mazdea, buddista, cristiana, Islam), ma il suo significato reale è sempre stato intrinsecamente ambiguo. Tutti d’ispiravano alla formula, fatta propria da Trump, “Piece through force”,, vale a dire che il potere esorbitante dell’ impero avrebbe reso impossibile, fa i popoli conquistati, una guerra divenuta, dopo la conquista, intestina all’ Impero stesso, e quindi vietata dall’ Imperatore (anche se l’Impero Persiano fu presto sconfitto da Alessandro e l’impero macedone fu spartito  fra i Diadochi).

Attraverso l’imposizione della pace, l’Imperatore voleva dimostrare la propria superiorità (quasi divina), e la propria funzione storica.

La pace vantata dagli imperatori achemenidi era quella ottenuta soggiogando i regni e le città del Medio Oriente e trascinando in catene a Persepoli i loro governanti, come raffigurati sulle tombe imperiali e nei palazzi della capitale. Quella dei profeti ebraici prevedeva che Gerusalemme divenisse la capitale del mondo, e quella dei Romani si concretizzava nel “parcere victis et debellare superbos”. La “Trewa Dei” era, come dice il nome stesso, una tregua fra i potenti cristiani, sponsorizzata dalla Chiesa, per poter meglio combattere gl’infedeli per la “Dilatatio Christanitatis” auspicata da Sant’Agostino, mentre l’ “Ewiger Landfrieden” era la pace fra i feudatari tedeschi imposta dall’ Imperatore, sotto severe sanzioni.

Anche la Pace di Westfalia consistette essenzialmente nell’imposizione ai vari Stati, dopo la guerra dei Trent’Anni, della confessione religiosa dei rispettivi principi (“cuius regio, eius religio”). La Pace Perpetua di Podiebrad e di St-Pierre era una pace fra gli Europei  per meglio gestire la colonizzazione degli altri Continenti, mentre i Trattati di Versailles, Trianon e Santo Stefano  sancivano la distruzione degl’imperi tedesco, austriaco, russo e ottomano, preparando il terreno alla guerra totale e agli stermini del nazionalismi scatenati.

La Guerra Fredda si reggeva sulle bombe di Hiroshima e Nagasaki e sull’ occupazione dell’ Europa: la Pax americana si fonda  sulle basi NATO e sulla Società del Controllo Totale. L’”Ordine Mondiale Basato sulle Regole” mira ad imporre il mantenimento in piedi  di un equilibrio culturale, sociale, demografico, economico e militare egemonico intorno agli Stati Uniti (l’”Impero Nascosto”), sì che ogni attentato a tale equilibrio viene inquadrato come un delitto, e, come tale, esposto a sanzioni (che vanno dalla bomba atomica, al napalm, ai colpi di Stato, ai dazi, ai processi e le esecuzioni contro i leader sconfitti).

In queste condizioni, vale quanto scritto a suo tempo da Tacito: “fecero un deserto e lo chiamarono pace”.E il testo più realistico sulla guerra resta il  “Bhagavad Gita”, parte del Mahabharata contenente gl’insegnamenti di Krishna. Nel primo capitolo, il principe-guerriero Arjuna si trova sul campo di battaglia di Kurukshetra, pronto a combattere contro i suoi stessi parenti e maestri. Di fronte alla prospettiva della guerra fratricida, è sopraffatto dal dolore e dal dubbio morale. Dice:“O Krishna, dopo aver visto tutti i miei parenti riuniti qui con ansia di combattere uno contro l’altro, sento le mie membra perdere forza e la mia bocca seccarsi.”Krishna  lo esorta a compiere il proprio dharma (dovere) di guerriero, insegnandogli che l’anima è immortale e che la morte nel corpo non è la fine. La guerra diventa così un simbolo del dovere spirituale e della lotta contro l’ignoranza.

2.Guerra e natura umana

La guerra fa parte della “natura umana”, come scrissero Eraclito, De Maistre e De Landa, ed è  ben riassunto in un recente saggio di Sadun Bordoni. Non solo e non tanto come un residuo di animalità, ma anche e soprattutto per il trauma della finitezza – cognitiva, temporale e pratica- (la “Geworfenheit”, per dirla con Heidegger), che provoca, nell’ uomo, un senso incessante di frustrazione e rivalsa.

Nella condizione della Geworfenheit, la pace perpetua significherebbe accettazione dell’ inutilità della vita, mentre la guerra (in tutte le sue forme) viene sentita invece come garanzia di libertà, cioè di movimento, di cambiamento (la “rivolta”). Oggi la pace fra gli uomini è forse possibile attraverso  il trasferimento delle loro qualità alle macchine (le quali, semmai, si faranno poi la guerra fra di loro, così come, in parte, sta già accadendo), mentre gli uomini, finché esisteranno, saranno sottoposti alla disciplina mondiale imposta dal sistema macchinico ( Big Data, Intelligenza Artificiale, Cyberintelligence).

Prendere atto di quanto precede significa forse favorire e fomentare le guerre?Al contrario, significa, a nostro avviso, tentare di  riportare i conflitti umani entro limiti sopportabili, evitando che la loro estremizzazione porti al passaggio del controllo alle macchine, come sta avvenendo attraverso sistemi digitali come “Dead Hand”, che contengono un comando di autodistruzione dell’Umanità.Richiede anche una lotta concorde dell’ Umanità contro il predominio delle macchine.

Oggi, i discorsi concilianti sulla pace e sulla guerra da parte di potenti, Chiese, cultura, politica e comunicazione, sono pura propaganda a favore  questo o per quell’altro gruppo di potere. A sentire tutti costoro, infatti,  la pace sarebbe raggiunta non appena il nemico si arrendesse (il disarmo di Hamas, la “denazificazione” dell’ Ucraina, il “Régime Change” in Russia o in Iran). Nessuno pensa neppure lontanamente a un disarmo reciproco, e neppure a forme più blande dello stesso, come il controllo degli armamenti e della ricerca in campo digitale, come suggerito da Kissinger e Yudkowsky.E, soprattutto, nessuno pensa minimamente a un “Disarmo culturale”(Raimon Panikkar), ove venga riconosciuta l’eguale legittimità di tutte le civiltà (precolombiana e cinese, africana e delle steppe, medio-orientale e americana, indiana ed europea), come invocato da tempo da Spengler e Toynbee. Solo su questo presupposto si potrebbe evitare il protrarsi in eterno di conflitti che sono radicati nell’identità stessa dei vari popoli e nel loro senso di “eccezionalità”(dall’ arroganza romano-germanica al conservatorismo russo, dal messianesimo americano a quello sionista, dal jihad islamico al Bharat Akhand indiano..).

Venendo ora a Palestina e Ucraina, quei territori sono stati da sempre i punti di partenza dei maggiori conflitti: dagli Yamnaya agli Argonauti; da Attila ai Magiari; dal Principe Igor a Chinggis Khan; dai Cosacchi ai Tartari; da Chmelnicki a Mazeppa; dalla Guerra di Crimea all’UPA; dalla stele di Merneptah ai bassorilievi di Medinat Habu; dalle Guerre Giudaiche alla rivolta di Zenobia; dalle Crociate a Lawrence d’ Arabia…

I testi egizi erano già pieni di riferimenti a infiniti popoli in competizione nel “Levante Meridionale” (cfr.Ida Oggiano, “Dal terreno al divino”: oggi, la “Palestina”), agli Hyksos, ai Popoli del Mare, agli Habiru, agli Aperu, agli Ya’su, agli Yahu, ai Pelest, i Zeker, I Shekelesh, gli Sherdana…per non parlare degli Egizi a Ashdod, degli Aramei, dei Samaritani, dei Fenici , degli Assiri e dei Greci, che anticipano di millenni l’attuale conflitto.

Il “Sarmatismo”, importato dall’ Italia alla corte di Bona Sforza a Cracovia, ha legittimato l’enorme regno di Polonia (comprendente l’Ucraina Occidentale), e ancor oggi ispira le politiche espansioniste dell’ Occidente sotto l’influenza di politici di origine ucraina, Brzezinski, Nuland e  Blinken       .Anche  il Sionismo fu fatto avanzare dagli Ebrei ucraini, e i maggiori fautori della Grande Israele (come Žabotinskij, Golda Meir, e, ora, Nethanyahu -da parte di madre-, Smotrich, dal nome di una cittadina ucraina)provengono da quell’ area. Non parliamo poi di Zelenskij.

Jihad e Crociate si sono scontrate proprio in Palestina, così come la Guerra di Crimea nacque per la rivendicazione, da parte dei vari Paesi Europei, del diritto di fungere da protettori dei Cristiani di Terrasanta.

3.I “Costruttori di Pace”

Quindi, nella storia, la pace non è stata mai una realtà, ma piuttosto solo un tentativo. Anche le pretese grandi paci, come per esempio la Pax Romana, la Pax Mongolica, la Pace di Westfalia, la Belle Epoque e la Pax Americana, sono state costellate da guerre terribili, come quella con Antonio e Cleopatra e quella con i Germani, oppure l’invasione di Siria, Palestina, Russia, Ungheria e Polonia; come le Guerre di Successione;  le Guerre Balcaniche e quelle in Palestina, Grecia, Corea, Vietnam. Afghanistan, Iraq…

Questa è la ragione per cui, una volta messa in luce l’ipocrisia che sta dietro alle retoriche pacifiste degli imperi, questa critica non si estende all’invocazione della pace da parte delle religioni, che svolgono, ciò facendo, un loro compito, purché siano consapevoli del fatto che, fino all’ Ora Ultima, questo sarà sempre e soltanto confinato al ruolo di un tentativo.Al massimo, ciò che spetterebbe ad esse, e, innanzitutto, per la sua posizione inequivocabilmente eminente, al Sommo Pontefice,  sarebbe il ruolo di un altissimo mediatore, come veniva riconosciuto nei progetti medievali di “Pace Perpetua”. La pretesa dei Presidenti degli Stati Uniti di occupare questo spazio è obiettivamente una forma di hybris, che  non cesserà di avere conseguenze negative.

Insomma, la Civitas Dei e la Civitas Homini si incontreranno solo alla fine.

Intanto, in contrasto con le retoriche europeistiche sulla “Pace Perpetua”, le guerre in corso stanno plasmando addirittura il panorama politico dell’ Europa, creando fronti contrapposti proprio sull’atteggiamento da tenersi sulle guerre. Basti pensare a Giorgia Meloni, a Orbàn, a Kallas, a Albanese, a Fico, a Merz, a Babiš. Così, si è creato un “Fronte dell’Intermarium”, favorevole alla guerra con la Russia, che monopolizza gli incarichi rilevanti dell’ Unione (Kallas, Kubilius, Dombrovkis), contro  un “Fronte di Visegrad” (Orbàn, Fico, Babiš, Vučić), favorevole al dialogo con la Russia. Quant’è lontano il tempo in cui l’ Europa Centrale e Orientale era un territorio lontano e sconosciuto!

4La corsa dell’Europa per costruire  il suo “Scudo Aereo”

Altrettanto temeraria di quella di Trump è perciò la pretesa dell’ Unione Europea di costituire l’avanguardia della pace mondiale.

In effetti, mentre gli Stati premoderni avevano almeno tentato in concreto (con i “Due Soli”)di costruire un organismo, se non unitario, almeno coerente, che potesse interfacciarsi con l’Impero Islamico, con quello mongolo e con la Cina, l’Unione Europea è partita fino dall’ inizio sotto una forte spinta americana (Fulbright, Sullivan, la CIA), e ha continuato per decenni a coltivare solo una limitata politica commerciale, ancillare agli USA (la concorrenza, il management), mentre l’Arabia, Israele e la Cina emergevano quali poli effettivi del potere mondiale; infine, proprio alla caduta dell’ Impero Sovietico, quando avrebbe potuto ergersi a nuova potenza indipendente, si è appiattita su un occidentalismo che le ha tolto ogni capacità di proposta e di iniziativa.

Ora, come scrive, su Euractiv, Miriam Saenz de Tejada, quando i leader dell’Unione europea si sono riuniti a Copenaghen all’inizio di ottobre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha sottolineato l’urgenza di costruire una “muraglia di droni” europea – una rete coordinata di radar, sistemi di disturbo e intercettori anti-drone per neutralizzare le minacce prima che raggiungano spazi aerei sensibili. Allo stesso tempo, sta prendendo forma un piano ben più ambizioso, che potrebbe integrare la cosiddetta “muraglia di droni” in una rete difensiva su scala continentale, lo Scudo Aereo Europeo (European Air Shield).

Le recenti incursioni di droni russi – considerate un modo per testare la difesa aerea e la tenuta politica della NATO, ma soprattutto gli annunzi sui missili ipersonici e sul siluro nucleare Poseidon, – hanno messo a nudo alcune scomode verità:la guerra moderna non si misura più con i numeri, ma con la precisione su larga scala. Costruire uno Scudo Aereo Europeo non sarà né facile né economico. L’UE dovrà superare differenze politiche, problemi di approvvigionamento e costi elevati. Inoltre, non può semplicemente replicare l’Iron Dome israeliano: quel sistema protegge un territorio ristretto e densamente popolato da minacce a corto raggio. L’Europa, invece, ha popolazioni sparse su un’area immensa e deve affrontare l’intero arsenale russo, dai missili Iskander a corto raggio agli ipersonici Avangard a lungo raggio, fino a Oreshnik, Burevestnik e Poseidon..

L’industria della difesa europea resta frammentata. “Berlino sostiene IRIS-T e Patriot attraverso la European Sky Shield Initiative, mentre Parigi e Roma puntano sul SAMP/T, e Oslo e altri Paesi si affidano ai NASAMS”. La sfida, dunque, non è solo tecnologica, ma politica. Un sistema di difesa credibile e multilivello richiede non solo miliardi di investimenti, ma un grado di coordinamento che l’Europa ha storicamente faticato a raggiungere.

5.Etica dell’Intelligenza artificiale nella difesa

In realtà, l’Europa sta affrontando la difesa del XXI° Secolo con una mentalità da XX° Secolo.

Mentre, nel XX° Secolo, dominavano l’aviazione e la missilistica, nel XXI° domina l’Intelligenza Artificiale. Ai problemi, oramai risalenti, dell’”eticità” dell’ Intelligenza Artificiale, si aggiunge il rapido avanzare delle tecnologie di difesa.

I problemi sono assolutamente nuovi. Una potenza che, come l’Europa “parta da 0”, dovrebbe incominciare con l’AI. Qui confluiscono  tante questioni irrisolte. Come possa la guerra essere etica? Se esista una “guerra giusta?;  Come applicare alla guerra tecnologica moderna i principi “tradizionali” dello “jus in bello” (quelli antichi, greco-romani, cristiani, islamici, hindu, quelli relativamente recenti)?.

Secondo le culture guerriere dell’ antichità (pensiamo al Bhagavad Gita, a Sant’Agostino, al Jihad, alla Regula Novae Militiae, allo Jus ad Bellum e allo Jus in Bello della Dottrina della Chiesa e del Diritto internazionale), la guerra era non solo etica, ma era una delle attività più nobili. Pensiamo che Ramses, Pericle, Augusto, Carlo V, Washington, Napoleone, Vittorio Emanuele II, Stalin, Mao, Castro e Che Guevara (per non dire Mussolini e Hitler), sono sempre stati rappresentati in tenuta militare.

Tuttavia, questo era già contestato dal jainismo, dal Buddhismo, dai primi Cristiani, dagli anarchici. Oggi, sembra che il pacifismo sia divenuto “mainstream”, anche se si vede che, quando c’è una guerra concreta, dalla destra alla sinistra, nessuno si tira indietro a stanziare miliardi e a spedire missili.

Il punto è che molte guerre, e tutte quelle contemporanee, sono “guerre culturali”. Sono combattute per affermare la superiorità di una cultura sull’ altra: “democrazia” contro “autocrazia”; “Occidente” contro “il Resto”; “Mondo Russo” contro Occidentalismo; Islam contro Sionismo, ecc…Quindi, esse sono “giuste” per ciascuna delle parti combattenti. Anche i concetti di “aggressore” e “aggredito” sono soggettivi, perché all’origine c’è sempre una prevaricazione reciproca: il colonialismo, l’imperialismo, la Guerra Santa, le Guerre del Signore…

Le guerre erano sempre state  “non etiche”, non soltanto per il principio in sé, ma perché le difficoltà tecniche e logistiche rendevano normali il saccheggio, lo stupro, la distruzione di città, perfino il genocidio (pensiamo alla Guerra di Troia, alle conquista di Canaan, della Gallia o dalle Americhe).Tuttavia, proprio quando, con il diritto internazionale bellico, si è tentato di mettere un rattoppo su tutto ciò, e le condizioni tecniche renderebbero possibile un controllo come in tempo di pace, sono sopravvenuti i bombardamenti a tappeto, la bomba atomica e l’Intelligenza Artificiale. Si tenta di usare un “approccio basato sull’ analogia”, cioè di applicare il diritto internazionale bellico alle guerre digitali (il cosiddetto “Manuale di Tallinn” della NATO).

Inrealtà, è più facile pervenire a un’idea di “Cyberguerra etica” partendo dalle concezioni orientali dell’ Arte della Guerra (p.es. Sun Zu, Mo Zi o l’Arthashastra). Per SunZu, l’obiettivo del condottiero dovrebbe essere quello di conquistare il mondo senza uccidere nessuno. Com’è possibile questo? Attraverso la conoscenza: se conosci te stesso e il tuo nemico, vinci; se non conosci te stesso e il tuo nemico, perdi. Come in una partita di “Go”, basata sugli “stratagemmi”.

Tutto ciò è esemplificato dall’ apologo di Mozi, che fa togliere un assedio semplicemente illustrando al re assediante la perfezione del proprio sistema difensivo.

Per fortuna le potenze orientali, eredi di questa antica saggezza, stanno acquisendo un sempre maggior peso nell’ arena internazionale, influenzando sempre più le trattative sulla pace e sulla guerra.

L’ORGANIZZAZIONE DI SHANGHAI

E LA PACE IN EUROPA

Gli eventi occorsi in questa settimana in Cina (il “vertice” della Shanghai Coordination Organisation) hanno confermato, se mai ve ne fosse bisogno, come i problemi che abbiamo qui in Europa (come i nostri rapporti con gli USA e la Russia) non possono essere compresi se non  da una prospettiva ancora più elevata di quella fino ad ora adottata, alla quale ci dovremo adattare.

Riassumendo:

– la risposta negativa di India e Cina alla pretesa imposizione, da parte di Trump, di “dazi secondari” come rappresaglia per l’acquisto (in valute locali) del gas russo,  ha confermato quanto scritto dalla Russia a USA e NATO prima dell’”Operazione Militare Speciale”, vale a dire che il vero movente di quell’ operazione sarebbe stato , non già una limitata (per quanto simbolicamente importante) controversia territoriale fra due ex-repubbliche dell’ URSS (per la Crimea e il Donbass), bensì la sfida globale alla pretesa americana di egemonizzare il pianeta. Infatti, vi si chiedeva, né più né meno, di arretrare gli asset militari USA e NATO nella stessa posizione in cui essi si trovavano al momento della famigerata promessa formulata in tal senso da Baker a Gorbachev per ottenere il suo consenso alla riunificazione tedesca;

-L’accerchiamento, da parte dell’Occidente, dell’ intero Heartland eurasiatico (da Warin nell’ Holstein, lontana patria di Rurik, a Taiwan; dall’isola birmana di Saint Martin, oggi rivendicata dagli USA, alla Carelia finlandese e russa; dal Golfo Persico al Kossovo; da Gaza al Caucaso), affiancato allo scadere senza rinnovo di tutti i preesistenti trattati di non-proliferazione nucleare, ha posto in essere uno scenario di possibile attacco occidentale contro la Russia e contro la Cina, mentre l’Iran e l’India sono già sottoposti a pressioni militari.

A dire il vero, proprio in questi giorni, tutte le grandi potenze hanno preso posizione, senza pubblicità,  circa  l’urgenza di ripresa delle trattative per rinnovare i trattati di non proliferazione scaduti, e questo spiega molte cose delle febbrili attività diplomatiche in corso. Trump ha proposto alla Russia di riavviare le trattative per rinnovare i trattati, includendovi anche la Cina. Putin ha risposto positivamente, ma ha chiesto il coinvolgimento anche della Francia e dell’Inghilterra (riconoscendo così l’importanza delle loro “forces de frappe”). Infine, la Cina si è dichiarata per il momento indisponibile a essere coinvolta,  per due motivi:

-la sua dottrina militare, contrariamente a quelle attuali di Russia e America, non permette il “First Strike”(primo colpo), cosicché buona parte delle possibili previsioni degli eventuali trattati sarebbero inapplicabili nella loro formulazione attuale;

-il suo arsenale nucleare è estremamente più ristretto di quelli dei suoi concorrenti, sicché la Cina si riserva di accrescerlo ulteriormente.

 Ciò detto, la fine effettiva della guerra in Ucraina potrà avvenire solo quando sarà stato affrontato questo tema  di una nuova nuova regolamentazione internazionale degli armamenti.

L’approccio europeo, basato su ipotetiche “garanzie” armate all’ Ucraina, non coglie invece il nocciolo del problema, perché lascia irrisolta la questione della minaccia nucleare reciproca in una situazione di mancato controllo comune e in presenza di obiettive ragioni per uno  “scontro di civiltà” fra le classi dirigenti dell’ Est e dell’ Ovest. In realtà, la UE, per simulare un’influenza a cui non crede più nessuno,  si ostina a fingere di ignorare che un accordo potrebbe basarsi solo  su una nuova articolazione dell’ “equilibrio” del terrore a cui essa è sostanzialmente estranea. Il Primo Ministro Cinese Wang Yi ha chiarito che il nuovo equilibrio dovrà inserirsi nella rinnovata governance mondiale a cui stanno lavorando la i BRICS e l’ Organizzazione di Shanghai, ponendosi un termine di 10 anni.

1.Come contribuire veramente alla pace?

Nonostante l’irrealismo dei vertici europei, una via da percorrersi per migliorare  la situazione esiste, purché, anche qui, si porti il dibattito  su un piano più elevato.

Intanto, come aveva affermato giustamente Trump, la guerra in Ucraina non avrebbe mai dovuto cominciare. Ucraina e Russia sono entrambe Paesi europei, che, nell’ era dell’ unificazione europea, non avrebbero mai dovuto giungere a una guerra che è, di fatto, una guerra civile. L’impostazione corretta era stata quella di Gorbachev e di Mitterrand, cioè quella della “Casa Comune Europea”: una confederazione fra Unione Europea e Unione Eurasiatica (e, aggiungiamo noi, con Kiev come capitale). Le differenze sociali e politiche fra Est e Ovest avrebbero potuto superarsi con un adeguato dispiegamento  congiunto dell’ ecumenismo di Giovanni Paolo II, dell’Eurocomunismo di Gorbachev e della cultura classica europea.

Ma ancor oggi non è ancora escluso che quella spirale di violenza possa venite fermata. Infatti, qualora, come sembrerebbe, le grandi potenze siano veramente intenzionate a discutere in modo obiettivo sui problemi della deterrenza, resterebbe, come motivo della guerra, solo la presunta opposizione ideologica fra una Russia neo-zarista e un’Ucraina piccolo-nazionalista. Quest’ opposizione è meno radicale di quanto potrebbe apparire a prima vista. Infatti, la tradizione dell’impero russo, perfino nei momenti di maggiore accentramento, non fu mai così centralizzatrice come è stata di fatto quella degli Stati Uniti, nati come espressione politica dell’esclusivismo  puritano WASP. Né l’Ucraina (da quando esiste) fu mai così nettamente anti-russa come ci si vuole fare credere. Basti pensare che fu Chmelnicky a volere il trattato di Perejaslav per avvalersi della protezione russa; che fu sostanzialmente l’ Impero Russo a popolare di “Ruteni” la “Nuova Russia”; che il grande sviluppo economico dell’ Ucraina con i progetti della diga sul Dniepr e dell’Impresa Missilistica Meridionale (Juzhmash/Pivdenne) fu imposto dall’ Unione Sovietica; che la “russificazione” dei giovani ucraini ai tempi dell’ URSS non dipendeva dal Governo (che, anzi, aveva imposto l’Ucrainizzazione), bensì dalla volontà dei genitori, che, attraverso l’apprendimento di una lingua più diffusa e prestigiosa, desideravano garantire ai figli un futuro migliore, e, infine che ben due segretari del PCUS (Khruscev e Brezhnev) erano nati in Ucraina, regalandole perfino la Crimea.

2.Un’identità eurasiatica

All’ interno di una Grande Europa, Russia e Ucraina apparirebbero dunque appena come due modeste varianti sullo stesso tema: i Popoli delle Steppe.

Se guardiamo, poi, all’ insieme del blocco eurasiatico che è riunito in Cina, esso appare sempre più come un’alleanza di antichi imperi che si uniscono per difendere insieme, dal Postumanesimo dei GAFAM diffuso dagli USA,  le loro antiche tradizioni: dall’ Islam sci’ita all’Induismo; dalla sintesi taoista-confuciano-buddhista, all’ “Eredità di Gengis Khan”. Perché mai esse dovrebbero essere ostili a degli Stati Uniti che oggi si richiamano al Cristianesimo, al classicismo, quando non alla Monarchia e all’ Impero Romano, e, ancor meno, a un’ Europa che (a suo dispetto) è tutta un monumento all’Epoca Assiale (Stonehenge, Cnosso), alla classicità (Micene, Delfi, Olimpia, Partenone, Colosseo, Pompei), al Medioevo (Granada, Mont Saint Michel, Notre Dame) e al Rinascimento (San Pietro, Venezia, Wawel)?

L’establishment europeo occidentalista vuole sottolineare la differenza fra il preteso “dispotismo orientale” della Russia e il preteso “libertarismo” degli Ucraini. Tuttavia, non vi sono basi storiche per sostenere questa distinzione, visto che l’Ucraina, e non la Russia,  fu per lunghi secoli la sede dei Turco-Tartari (Unni, Avari, Bulgari, Khazari, Cumani, Peceneghi, Polovesiani, Mongoli, Tartari, Circassi).”Russia” deriva dinvece a “Ruotsi”( Svezia in Finlandese), perché i primi “Rus’” venivano dalla Scandinavia (e si erano installati nella regione “nordica” e “finnica” di Novgorod e di San Pietroburgo). Infine, anche la presunta conflittualità fra “autoritari” e “libertari” sta svanendo sotto la spinta del trumpismo e dei suoi alleati come Meloni e Orbàn. Zelensky, che ha sciolto 11 partiti di opposizione, è più “democratico” della Russia, dove in Parlamento sono presenti da trent’anni almeno 5 importanti partiti? Ma gli stessi Stati Uniti, dove il Presidente governa con “Executive Orders”simili agli “Ukaze” russi, dove l’esercito è permanentemente nelle strade nelle città che votano per l’opposizione, dove le università non obbedienti al Governo sono private dei finanziamenti?

3.Il compito storico dell’ Europa

Noi Europei,dell’ Est e dell’ Ovest, abbiamo davanti a noi un lungo e faticoso percorso culturale, di educazione alla vera  pluralità culturale dell’ Europa (i “Due Polmoni” di Viaceslav Ivanov), che i “progressisti” non hanno saputo salvaguardare, ma, anzi, si ostinano a voler travolgere, ignorando la storia, la cultura e la geografia, sotto l’eccezionalismo occidentale (che in realtà è americano).

Basti pensare a quanto raccontano le antiche cronache sulla presenza di Anglosassoni nella Guardia Variaga; alla discendenza dei Variaghi stessi dagli Slavi Occidentali dello Juetland; alla partecipazione di Novgorod all’ Hansa tedesca; al ruolo della bizantina  Zoe Paleologa nel portare a Mosca le tradizioni dell’ Impero d’Oriente; al filo-germanesimo di Pietro il Grande e di Caterina II; all’idea di Nicola I dell’ Europa quale “Nazione Cristiana”; a “Les Soirées de Saint Petersbourg” del grande intellettuale e politico savoiardo Joseph de Maistre, come pure al romanzo “Le Prisonnier du Caucase “di suo fratello Xavier ; al ruolo di Gogol nella letteratura russa, e quello di Trockij nella rivoluzione bolscevica…

4.Gli Europei e il “Nuovo Conservatorismo”

Paradossalmente, gli Europei si sono messi nella situazione insostenibile di opporsi a un mondo intero che ha finalmente preso atto realisticamente della “Dialettica dell’ Illuminismo”, e che, conseguentemente, ritiene indispensabile ritornare alle proprie radici dopo l’ubriacatura “progressista”. Certo, lo fa per lo più in un modo “rozzo” e inautentico, “copiando” l’eccezionalismo americano, com’ è il caso della normalizzazione  sci’ita della poliedricità iranica, o della visione de-contestualizzata del Russkij Mir propria di Dugin.[LR1] 

Certo, tatticamente, nella presente situazione di soffocante dominio degli USA sul nostro Continente, la strategia di sopravvivenza adottata dalla UE, per esempio in relazione ai rapporti con Zelenskij (di essere “più realisti del re” americano ), è l’unica possibile, fingendo, con un “gioco delle tre carte”,  di difendere  quei pretesi “Valori Occidentali” che, in realtà, sono semplicemente quelli post-umanistici dei GAFAM e dei “Progressisti” americani, e a cui non crede neppure l’Amministrazione Trump. Solo così, forse, potremo darci quegli armamenti che ci servirebbero poi per divenire indipendenti. Anche se purtroppo alla fine ci ritroveremo  a subire (ingigantito) lo stesso smacco dell’ Afghanistan, quando gli USA decisero improvvisamente e unilateralmente di andarsene, e ci attaccarono violentemente perché noi  non volevamo andarcene contemporaneamente.

In realtà, la transizione “a ritroso” dal post-umano al neo-conservatorismo, in atto in tutto il mondo, e, in particolare, all’ interno delle Grandi Potenze che condizionano il nostro futuro, è destinata a “sfuggire di mano” anche  a queste ultime. Essa infatti non è il risultato di effimeri sbalzi di umore della “pancia” dell’ elettorato, bensì di una maturazione di lungo periodo della critica degl’intellettuali all’ insostenibilità della secolarizzazione delle Religioni abramitiche, trasformate in Religione dell’ Umanità, o meglio della Tecnica. Questa secolarizzazione ha infatti portato, via via,  all’ inautenticità (Kierkegaaard), alla ricerca alternativa di spiritualità orientali (Schopenhauer),  alla follia (Nietzsche), al dogmatismo (Lenin), al solipsismo (De Finetti), al totalitarismo (Mussolini), al prevalere della Ragion di Stato (Stalin), all’ “Eterogenesi dei fini” (Hitler), alla religione della tecnica (Teilhard de Chardin), alla mistica dell’informatica (Kurzweil); e, alla fine, al regno dei robot (Musk).Quindi,alla smentita proprio di tutti i pretesi Valori Umanistici della Modernità a cui siamo stati educati con uno zelo fanatico (culto della verità e della libertà, socialità, razionalità, pluralismo, libertarismo, distinzione fra religione e politica.

Giacché il progressismo, incarnato oggi dai GAFAM, proseguirà comunque il Progetto Incompiuto della Modernità anche qualora (per denegata ipotesi) l’Amministrazione Americana se ne chiamasse veramente fuori (anziché continuare a favorirlo), s’impone ora un nuovo umanesimo “di battaglia”, che, pur partendo dall’ indefinibilità della “realtà obiettiva” (Socrate, Pirrone, Tertulliano, Cartesio, Pascal, Kant, Nietzsche, Wittgenstein, Heisenberg, Feyerabend, Antiseri, Vattimo), sia comunque in grado di motivare i combattenti contro la Società delle Macchine Intelligenti. Infatti, solo da lì potrebbe venire una base logica del movimento conservatore in via di sviluppo in tutto il mondo, il quale non ha ancora trovato una sua propria filosofia unificante, al di sopra dei vari trend politici e ideologici di ciascun continente. Ed è qui che l’Europa potrebbe, e dovrebbe, fornire il proprio contributo. Ma, per fare questo, dovrebbero essere rimosse tutte le barriere intellettuali (diktat, totem o tabù ch’esse siano) che ci separano da una retta comprensione delle culture classiche e religiose, come pure degli infiniti grandi pensatori – europei, islamici, ebraici, russi, indù, cinesi e di tutto il resto del mondo – che se ne sono occupati.


UN MOVIMENTO POLITICO ANTI-AMERICANO? “CasaBianca-Italia” di Alessandro Orsini.

Non è per noi una sorpresa che -per quanto la volontà degli USA di “contingentare il capitalismo europeo”- come aveva scritto Trockij già ai tempi della Ia Guerra Mondiale fosse evidente (in particolare, a partire dalla fine imposta alla Divisione Elettronica della Olivetti, dell’arma atomica europea, dell’EADS…)-, alla fine , con la presidenza Trump, e in particolare, con l’enorme messa in scena dei dazi, una larga parte degli addetti ai lavori abbia solo ora finalmente capito (o smesso di negare) che la subordinazione dell’ Europa agli USA è negativa, e soprattutto pericolosa.

Pensiamo soprattutto all’ enorme contributo in cash che Trump richiede attraverso l’imposizione di acquisti e di investimenti  in USA, che Trump vuole vedere subito sotto pena di un ingente innalzamento dei dazi.

L’insieme della politica dei dazi, e soprattutto i modi in cui Trump la motiva, la attua e la giustifica (per esempio, legando i dazi a interferenze nell’ attività politica o giudiziaria nazionale, come in Canada o in Brasile) ci fa comprendere come sia una sorta di cosmico boss mafioso che impone il pizzo a tutto il mondo con il ghigno sardonico e la voce roca del Padrino (altro che il “paparino” di Rutte!)

Eppure, nonostante che,  su queste constatazioni, vi sia un consenso trasversale (vedi per esempio Macron, Follini, Orban,Fabbrini, Monti, Klingbeil ecc…),  più ristretto è il numero di coloro che propongono misure concrete per uscire da questa situazione di ricatto mondiale. Uno di questi è il coraggioso professor Alessandro Orsini, autore tra l’altro dei libri “Casa Bianca-Italia, La corruzione dell’ informazione in uno Stato satellite” (Paper First 2025) e “Gaza-Meloni, La politica estera di uno Stato satellite (Piemme). Nell’ articolo”Arginare gli USA in sole tre mosse”, pubblicato su “Il Fatto Quotidiano”, il professore delinea quelle che, secondo lui, dovrebbero essere le basi per “un movimento anti-americano in Italia”.

La Guantanamo italiana in cui fu rinchiuso Ezra Pound

1.La proposta di Orsini

Con tutta la simpatia per il Professor Orsini, che, ripetiamo, è l’unico ad avere proposto una qualche idea per uscire dalla presente situazione, a noi pare che le prospettive delle sue proposte  siano più circoscritte di quanto necessario.

Secondo Orsini, il partito da lui auspicato dovrebbe qualificarsi per tre rivendicazioni:

a)Chiusura delle basi americane, ma rimanendo l’Italia nella NATO (sul modello della Francia di De Gaulle);

b)riapertura del commercio con la Russia e intensificazione di quello con la Cina;

c) fuoriuscita dell’ Italia dalle missioni nelle aree geografiche disastrate dagli Stati Uniti;

Secondo Orsini, “non importa che questo partito sia di destra o di sinistra”;” è importante che raccolga milioni di voti e che sia anti-americano”.

A nostro avviso, Orsini sottovaluta le difficoltà incontrate già in passato dall’ anti-americanismo in Europa, giacché in fondo gli unici due personaggi di rilievo che si siano detti anti-americani sono stati Enrico Mattei e Gianni Alemanno. Il primo finì ben presto con l’ “incidente” di Bascapé, e il secondo è l’unico sindaco di grandi città che, per gli scandali della sua amministrazione, sia attualmente in prigione.

Ciò premesso, un’opera così temeraria (anche se meritoria) dovrebbe almeno venire preparata, e/o accompagnata da:

-un lavoro programmatico volto a dimostrare che il conflitto politico ed economico in corso non è un accidente storico dovuto ad aspetti caratteriali di Donald Trump, ma invece, costituisce lo sbocco logico di un’ ostilità di fondo che si è sviluppata nei secoli, dalle dottrine dei teologi puritani  Winthrop  e Mather, è proseguita con il Testamento Politico di Washington e con le “Leaves of Grass” di Whitman, trovando la sua apoteosi nei progetti “neocon” di Ledeen e di Vance, scontrandosi  per altro con le espressioni di avversione di molti autori europei, come Dickens, Freud, Kafka, Céline, Simone Weil e Evola, e perfino americani, come Boas, Eliot, Pound, Miller e Dos Passos (che amo definire per semplicità “Euro-Americani”);

-collegamenti sul piano europeo con movimenti che ancora non si sono manifestati, ma che certamente esistono almeno in Francia, in Germania e nell’ Est; non è pensabile una diversa politica estera e di difesa che non  faccia anche parte al contempo una proposta rivolta all’ Europa;

-una critica competente e motivata della subordinazione, all’ America, dei movimenti e Istituzioni europei, a cominciare dai rapporti del Movimento Europeo di Churchill con l’American Committee for a United Europe ACUE) sostenuto dalla CIA, per continuare con il contributo di Dean Acheson alla redazione, da parte di Jean Monnet, della “Dichiarazione Schuman”, scritta in realtà da quest’ultimo. Per poi passare, infine, all’ infeudamento delle Istituzioni alle lobbies americane, e, in primo luogo, ai GAFAM (come dimostrato innanzitutto dalla sostanziale disapplicazione delle sentenze Schrems e dalla delega totale alla Microsoft delle attività digitali delle Istituzioni).

Il Dott.Schrems, accanito difensore in giudizio dei principi europei.

2.Una strategia dell’ Unione?

Secondo il negoziatore UE Maroš Šefćović, l’Unione Europea avrebbe ceduto sui dazi per timore che gli USA abbandonino la difesa dell’ Europa. Non si è mai capito perché gli Europei dovrebbero volere che l’America (che non è europea, ma occupa l’Europa con più di cento basi militari) li difenda dai Russi (che sono europei e non hanno truppe in Europa): un paradosso denunziato da ben cinquant’anni da Franz Josef Strauss. In realtà, come affermato addirittura 80 anni fa da un politico inglese, l’obiettivo dell’ America è quello di “tenere i Russi fuori e i Tedeschi sotto”: Perciò, l’America farebbe qualunque cosa, compresa una guerra “tipo Gaza”  contro gli Europei, pur di non andarsene (Russi o non Russi) dall’ Europa. Anche se l’Afghanistan dimostra che, a lungo termine, gli USA possono alla fine essere cacciati.Per giustificare i magri risultati della sua trattativa, Šefćović ci sta racconta un sacco di fandonie. Fra la caduta del Muro di Berlino e l’inizio di questo secolo, si erano fatte molte discussioni  su una federazione fra Europa e Russia, e di ingresso della Russia nella NATO. Queste discussioni non furono mai veramente approfondite, ma è opinione diffusa e condivisa che il motivo di questo mancato accordo era stata l’indisponibilità della Russia ad associarsi all’ Occidente con meno diritti degli USA.

Comunque, una possibilità di coesistenza pacifica in Europa, la “Casa Comune Europea” c’era stata: il “Sistema Comune Europeo di Sicurezza”, e anche dopo si manifestò lo “Spirito di Pratica di Mare”. La fantomatica via di uscita dalla guerra in Ucraina sarebbe ancor oggi proprio questa: un accordo federativo fra Russia, Ucraina ed Europa, con l’Ucraina come territorio federale comune.

Come dimostrano le esperienze passate, questo è proprio ciò che l’ America non vuole.In effetti, vi è una lunga storia (da tutti occultata) della Russia quale integratrice benevola dell’ Europa, che parte dall’ “arca russa” (l’Ermitage) dove viene salvata, secondo Tjutchev e Sakurov, la cultura “alta” europea, alle “Soirées de Saint Petersbourg” del savoiardo De Maistre, alla “Nazione Cristiana” creata da Alessandro 1°(l’”imperatore degli Europei”) con la Santa Alleanza, seguendo le idee di Pufendorf, Leibniz, Novalis e De Maistre, fino alle varie Conferenza dell’ Aia con cui Nicola II aveva fondato quel  diritto internazionale bellico così gravemente violato nell’ ultimo secolo con l’Operazione Barbarossa, la Shoah, Hiroshima e Nagasaki, le guerre del Vietnam, del Golfo, dell’ Afghanistan, di Gaza.

Significativa a questo propositpo la poesia “Gli Sciti” di Aleksandr Blok.

Dostojevskij, tipico esponente del “Pensiero Russo”.

3.L’umiliazione dell’Europa è una strategia di comunicazione?

Secondo Politico, “ proprio come le promesse del 5% di spesa per la difesa fatte al vertice NATO di giugno, l’umiliazione ha più a che fare con le concessioni performative dei leader europei. Queste esibizioni imbarazzanti di auto-umiliazione permettono a Trump di vantarsi delle proprie vittorie, ma risultano meno dolorose se osservate più da vicino”.

“Ma, al di là delle cifre a effetto, gli annunci del vertice NATO contribuiranno a rafforzare la difesa europea. L’aumento delle spese nazionali in ambito difensivo, se ben gestito, potrà infatti creare le basi per una maggiore autonomia europea in materia di sicurezza.”

“gran parte dell’integrazione del 1,5% sarà destinata a investimenti infrastrutturali già previsti. Altro che regalo a Trump: gli investimenti europei nella difesa europea potrebbero ridurre sensibilmente la dipendenza dagli Stati Uniti, almeno per quanto riguarda la deterrenza convenzionale.”

“..a un’analisi più attenta, queste concessioni performative consistono in gran parte in investimenti già previsti dai Paesi europei (chip AI, GNL, armamenti), e/o in promesse vaghe e non vincolanti, su cui la stessa UE non ha controllo, poiché le scelte finali spettano alle imprese private.”

Non è d’accordo il ministro tedesco Klingbeil “che da Washington, ha accusato la Commissione di debolezza e di aver prodotto un’intesa considerata insoddisfacente  ».

In ogni caso, “il prezzo politico rischia di essere molto alto: l’Europa ha segnalato ai suoi cittadini e al mondo intero di essere disposta a piegarsi alla pressione di Trump. Questa strategia, poco dignitosa, potrà dirsi efficace solo se i leader europei sapranno usare la tregua conquistata per ridurre in modo concreto e congiunto la dipendenza dagli Stati Uniti.

Questo perché significherebbe perdere l’ennesima occasione per rendersi autonomi, e, con ciò, giustificare l’esistenza stessa dell’Unione. Il limbo in cui ci troviamo, nella non gradita compagnia di Puerto Rico e Guam, consiste nel condividere i costi e i rischi degli USA senza partecipare ai dividendi in termini di prestigio, di potere e di ricchezza.

La “Casa Comune Europea” non si è fatta

4.La mancanza di una base culturale autonoma

La proposta di Orsini, certamente efficace sul piano provocatorio, e forse anche su quello elettorale, manca dunque di uno sfondo propositivo, anche perché  carente di un altro importante elemento: una critica approfondita del progetto storico americano, che, non a caso, è parallelo all’ispirazione tecnocratica che Saint-Simon visse in America quando, come ufficiale di Luigi XVI, combatteva per l’indipendenza americana. Ispirandosi allo spirito mercantile degli Americani che aveva conosciuto, propose che, nella società futura, gl’”industriali” assumessero il “potere spirituale”, sostituendo, alle aspettative escatologiche della religione, quelle del Progresso (la “Réligion de l’Humanité”. Anche Marx (che era favorevole allo schiavismo americano) aveva lanciato un’idea simile, sostenendo che gli USA fossero l’avanguardia della rivoluzione industriale. L’”eccezionalismo americano” si fonda su questa “teologia materialista”, ben espressa nelle “Leaves of Grass” di Whitman, nell’ “eresia americanista” della Chiesa cattolica degli USA, nell’ansia di “esportare la democrazia” e nel Postumanesimo di Kurzweil, di Thiel e di Musk.

Se l’Europa vuol essere portatrice, nelle trattative a livello mondiale, di un messaggio universale, deve prendere le distanze dalle diverseb “teologie materialistiche” (dall’ “Ideologia Californiana”dei GAFAM come dal Cosmismo Russo, dagli Hojjatiyye iraniani e anche dal Sionismo, movimento apocalittico che interpreta materialisticamente l’ Antico Testamento, ed è collegato all’interpretazione fondamentalista americana del Libro dell’Apocalisse).

Nel fare ciò, la cultura europea dovrebbe prendere atto dello sbocco nichilista del Mito del Progresso, ricercando tanto nella propria cultura (p.es., San Paolo, Sant’Agostino, Averroè, Matteo Ricci,  Nietzsche, Wittgenstein, Heisenberg, Simone Weil, Saint-Exupéry), quanto in quelle di altri Continenti (p.es., Laotse, Confucio, il Buddhismo Mahayana, il Bhagavad Gita,Gandhi, Pound) spunti per progettare un futuro diverso dall’ Era delle Macchine Spirituali preparata da Kurzweil ed attuata da Musk.

Come scrive Carlo Pizzati su La Stampa, “Forse è arrivato il momento di accettare il dato, che si sta già verificando molto più rapidamente di quanto avremmo potuto immaginare, che essere diversi dal modello culturale ed economico americano non è poi così orribile. Uscire dall’ombra della cultura americana è perfettamente accettabile.”

Era qualcosa che aspettavamo da decenni.

“Un punto di partenza per trovare un sentiero più autentico, che ci riporti a chi siamo davvero al di là della maschera americana che indossiamo, potrebbe essere quello di rivisitare valori e idee che esistevano prima dell’americanizzazione diffusa, prima che diventassimo americanizzati fino a non riconoscerci più, nutriti a cucchiaiate di piano Marshall e, dopo la caduta del Muro, da una presunta ‘fine della Storia’.Per troppo tempo abbiamo imitato ‘la voce del padrone’. Imparando a pensare come lui. A forza di imitare, ci siamo dimenticati chi eravamo. Per quanti anni ancora le scuole di scrittura creativa più famose indottrineranno gli autori in erba ad esprimersi con la rozza brutalità di un adolescente newyorkese del secolo scorso, quel giovane Holden che incarnò una rabbia americana spacciata per universale?

Per quanto ancora dovremo sorbirci le lezioni di sport poco amati in Italia, come le disquisizioni sul baseball in Underworld di Don De Lillo, oppure nel Leviathan di Paul Auster?

Interessarsi al mondo è nobile, ma un voyeurismo ossessionato dalla società che ha più potere su di noi non è da ruffiani?

Solo alla luce di una prospettiva culturale diversa l’Europa potrebbe ergersi veramente, nelle trattative con gli altri continenti, come vorrebbe la von der Lyen, come il “Trendsetter of the Worldwide Debate”, quello che addita, non, come fa Trump, nel proprio provinciale interesse, ma in quello di tutti,  prospettive diverse. Per esempio, un “crackdown sui GAFAM”, parallelo al “crackdown sui BAATX” realizzato dalla Cina non sarebbe un meschino tentativo di incassare dazi a spese dell’ America, bensì unire le forze per realizzare qualcosa che l’ Antitrust americano ha perseguito, ma inutilmente per decenni per mancanza di forza politica. Occorre farlo divenire un compito internazionale.

Lina Khan, l’eternamente sconfitta responsabile della Federal Trade Commission

5.Anche l’assetto “tripolare” è un’eredità della IIa Guerra Mondiale

Forse, come pensa l’ “establishment” europeo, l’Unione Europea non può niente contro il “tecno-fascismo” americano perché l’esito della IIa Guerra mondiale avrebbe sancito in modo duraturo la sottomissione dell’ Europa (in quanto “Stato Satellite”, come dice bene Orsini), una sottomissione che Trump, la von der Leyen, Rutte e Giorgia Meloni, hanno almeno il merito di mettere in scena nel modo più plateale in modo che tutti possono rendersene conto e memorizzarla come si conviene.

Molti si attendono che il prossimo futuro sarà ancora dominato dal presente  assetto tripolare, che viene venduto addirittura come la novità del XXI Secolo. Tuttavia,  tale assetto sembra scricchiolare proprio per la crescente debolezza dell’ America, che è rivelata in tutta la sua profondità da già da un confronto fra i PIL basati sul potere di acquisto, -China $43.204 miliardi,

-US’s   $27.615 miliardi. 

Del resto, è di oggi la notizia che India, Cina, Iran, Brasile e Sudafrica stanno rigettando l’ultimatum di Trump  contro l’ acquisto degl’idrocarburi dalla Russia, esponendosi così alle “sanzioni secondarie” americane, ma  dimostrando anche che queste sono inefficaci se applicate contro la  metà del mondo. Tutto ciò in stridente contrasto con l’arrendevolezza dell’ Europa.

“Duraturo” non equivale a “eterno”, e 80 anni sono oramai troppi, specie in un tempo di grandi trasformazioni come il nostro. Quindi, l’iniziativa di Orsini potrebbe avere almeno il merito di avviare un dibattito, uno studio e una preparazione degli Europei, perché non arrivino sprovveduti anche alla prossima trasformazione. Ricordiamoci però anche del Coro dell’ Adelchi!:”Tornate alle vostre superbe ruine, all’ opere imbelli dell’ arse officine,ai solchi, bagnati xdi servo sudor!”

“UMOM ROSSIJU NE PONIAT’: V ROSSIJU MOZHNO TOL’KO VERIT’” (“E’ IMPOSSIBILE COMPRENDERE LA RUSSIA CON LA RAGIONE; ALLA RUSSIA SI PUO’ SOLTANTO CREDERE”, Fjodor Ivanovič Tjutčev)

Ha stupito molti l’affermazione di Trump secondo cui “Putin è impazzito”, perché sta rifiutando il suo piano di cessate il fuoco (anche se in realtà sta approntando un suo proprio memorandum). Noi no. In realtà, ben pochi leader stanno perseguendo così lucidamente come fa Putin, un progetto preciso, che non cerca  per altro di nascondere, ma che gli altri non vogliono semplicemente vedere. Un pubblicista che sta finalmente avvicinandosi alla comprensione del “fenomeno Putin” è Domenico Quirico de “La Stampa”.

Intanto, come scriveva Tjutčev, fascinoso poeta romantico che per campare faceva, a Torino, l’ambasciatore di Russia presso il Re di Sardegna, è impossibile comprendere la Russia “con la ragione”, o, almeno, con la ragione occidentale. Infatti, nella cultura russa s’incontrano lo spirito nomade e guerriero dei Kurgani, quello navigatore e  commerciante dei Variaghi, quello mistico e missionario dei Bizantini, quello ribelle dei Cosacchi, quello neoclassico del mondo baltico, le influenze filosofiche tedesche, così come quelle artistiche italiane e francesi, nonché la religiosità incontaminata delle etnie islamiche e buddhiste, da Kazan’ad Astrakhan, dall’ Altaj alla Jakutija, da Tuva alla Buriatia. Non c’è posto per le semplificazioni dell’ “esprit de géométrie” occidentale.

1.L’eredità di Činggis Khan

Dunque, è impossibile applicare pedissequamente, alla Russia, i concetti occidentali, tanto di  “nazionalità” quanto di “impero”. Non per nulla  lo  storico Nestore di Kiev scriveva già nel 12° Secolo che la Rus’ era “un paese immenso: le sue frontiere non sono in alcun luogo”. Per questo, la funzione geopolitica della Russia è stata sempre molto mobile: si tratta di collegare fra di loro le diverse civiltà sedentarie delle coste eurasiatiche, collegate dalle Vie della Seta(Giappone, Corea, Cina, Indocina, India, Persia, Anatolia, Europa), coprendo le sterminate distese di quello che già l’Ammiraglio Mahan, e poi Mackinder, chiamarono “Heartland”. Su questo territorio immenso si muovono i pochi abitanti di un’area inospitale, per loro natura militarizzati e mobilissimi, come i loro antenati, i “popoli a cavallo” (in Giapponese, “Kiba Mingoku”), ultimo dei quali l’Impero Mongolo (“nasledije Činggis Khana”, l’ “Eredità di Gengis Khan”, cfr. Nikolaj Trubeckoj).

La Russia non può dunque rientrare nelle definizioni, né di “nazione”,né di “Impero”, elaborati per i popoli sedentari. Per questo sono state elaborata la nozione anomala di “Russkij Mir”e di “Etnogenesi”. Le richieste ch’essa rivolge al resto del mondo non sono le normali richieste di una “nazione” o di un “impero”. Non vuole territori né risorse (ché ne ha a bizzeffe),e neppure zone di sicurezza (sostituite dai missili ipersonici di ultima generazione),bensì  “riconoscimento”, come ha compreso finalmente Domenico Quirico (La Stampa). Il che non è, come lascia intendere Quirico, una sorta d’ infantilismo, bensì, come aveva intuito già Fukuyama, ciò che resta della storia moderna: la “battaglia per il riconoscimento”. Del resto, già al tempo degli Han l’Ambasciatore degli HiungNu (antenati della Russia) aveva preteso l’omaggio dell’ imperatore cinese Wudi (anche se questo, astutamente, aveva fatto sedere sul trono un suo ufficiale, rendendo così nullo l’omaggio).

Il diritto internazionale, che costituisce il mantra dei politici euroatlantici, non è mai stato in grado, né lo è oggi, di descrivere questi fenomeni, e tanto meno di disciplinarli, come dimostrato dalla Dottrina della Sovranità Limitata, dagl’interventi in Corea, DDR, Palestina, Ungheria, Vietnam, Cecoslovacchia, Afghanistan, Transnistria,Kossovo, Cecenia, Iraq, Ossetia, Ucraina. E questo per molte ragioni (imperfezione del sistema internazionalistico; origini colonialistiche del sistema attuale; stravolgimento di tutte le strutture giuridiche da parte dello strapotere digitale).Ci vorrebbe un nuovo “Diritto delle Genti”più flessibile, che considerasse non solo gli “Stati Nazionali”, bensì tutti i livelli della “Multi-Level Governance” (Organizzazioni Internazionali, Blocchi, Religioni, Civiltà, Macro-Regioni, Etnie,Regioni, Città, Cantoni, Quartieri), quali che siano le loro denominazioni nelle diverse lingue.

Il riconoscimento quale potenza mondiale di quell’ agglomerato atipico di popoli delle steppe costituisce  ancor oggi il presupposto essenziale perché esso possa partecipare al “Grande Gioco” (“Bol’shaja Igra”), per il controllo dell’ Eurasia, inaugurato a suo tempo dagli Inglesi (vedi Mackinder e Kipling) nella totale indifferenza per il diritto internazionale. Non per nulla, fin dall’ inizio della guerra in Ucraina, il Primo Canale russo organizza due volte al giorno (almeno, nei giorni lavorativi), un talk show sul Grande Gioco.

Ma perché il Grande Gioco è così importante, non solo per l’ Eurasia, ma per il mondo intero? Perché, dopo la caduta del Muro di Berlino, l’America aveva lanciato una campagna ideologica senza precedenti circa il fatto che il sistema occidentale, avendo sconfitto tutti gli avversari, era oramai padrone del mondo (l’”America-Mondo” di Antonio Valladão), sicché eravamo giunti alla Fine della Storia (Fukuyama), realizzando così l’obiettivo di tutta la storia occidentale, dagli Achemenidi ad Alessandro, da Roma al Cristianesimo, da Hegel a Marx, a Emerson a Whitman, da Kipling a Wilson. L’America pretendeva cioè, blasfemamente, di stare realizzando le promesse messianiche di Ahura Mazda, di Jahvè, di Cristo, Maometto, Winthrop, Emerson e Whitman, ma in realtà mettendo in scena il Racconto dell’Anticristo di Soloviov.

2.Dalla “Fine della Storia” al nuovo sistema europeo di sicurezza

E’ singolare che nessuno abbia pensato che un progetto tanto ambizioso avrebbe urtato nel profondo  convinzioni radicate, non solo nelle Chiese Cristiane, ma in tutte le religioni abramitiche e anche nel mondo sinico, e che quindi avrebbe provocato reazioni a catena. La brusca corsa dei carri armati russi da Sarajevo  all’aeroporto di Prishtina, l’attacco alle Torri Gemelle e le Guerre del Golfo e dell’ Afghanistan mostrarono proprio che l’America-Mondo non si sarebbe potuta realizzare in modo pacifico, bensì, semmai, solo attraverso lo “scontro di Civiltà” profetizzato da Huntington. Con il passare degli anni, risultava poi sempre più chiaro che questo scontro di civiltà si sarebbe svolto essenzialmente nello spazio digitale, con le intercettazioni (Wikileaks), la Cyber-intelligence (Prism), la “Googleization of the World” (Schmidt e Cohen), il Great Chinese Firewall (Crackdown sui BAATX), la Cyber-war (Starlink), in cui la preminenza americana era ancora, all’ inizio del secolo, incontrovertibile. Non per nulla, Putin aveva definito Internet, fin dall’ inizio, “un’operazione speciale della CIA”. Proprio questa aveva suscitato una forte reazione nel resto del mondo, a cominciare da Russia e Cina, e per finire, nell’ America stessa, con le “Cultural Wars”, facendo così crescere a dismisura la domanda di un’azione di controbilanciamento, che ponesse fine al progetto tecnocratico unipolare,e sfociasse invece in un mondo multipolare. Il primo passo di questo controbilanciamento fu costituito dal secondo mandato di Trump.

Mentre la Cina si sforzava di crescere smisuratamente, per condurre questa lotta nel campo dell’economia e della tecnologia (con i BAATX, l’ Intelligenza Artificiale, le costellazioni di computer quantici e l’avanguardia della transizione elettrica e verde), la Russia era naturalmente incline a presidiare attivamente le aree della guerra culturale (la “Terza Roma”), della geopolitica (i BRICS), e del militare (Kossovo, Transnistria, Cecenia, Ossetia, Donbass, Siria, Sahel).

E’ grottesco quindi che tutti si sforzino di decifrare i “veri”  obiettivi dell’Operazione Militare Speciale, quando  questi erano già stati indicati chiaramente fin dal 2021 in note indirizzate, dal Ministero degli Esteri della Russia, agli Stati Uniti, alla NATO e alla UE, in cui si chiedeva di avviare finalmente il processo, discusso fin dal secolo scorso, per la creazione di uno spazio di sicurezza comune in Europa. Infatti, parallelamente allo smantellamento del Patto di Varsavia, stanno scadendo tutti i trattati sulla limitazione degli armamenti fra l’URSS e gli Stati Uniti, non sostituiti da nulla se non altro perché gli aspetti tecnici dei vecchi trattati sono obsoleti (fallimento del MAD con la vicenda del sistema OKO; informatizzazione della guerra; entrata in scena di altre potenze nucleari, e, non ultimo, lo spostamento a Oriente dei confini dell’ “Occidente”).Ma, soprattutto, venuto meno il bipolarismo, tutto il sistema non poteva più reggersi, sì’ che la Russia si sente indifesa dall’ accerchiamento americano (intelligence digitale, “covert operations”, nuove basi e portaerei, allargamento della NATO, altre alleanze regionali).

Per portare l’Occidente al tavolo delle trattative “vere” (quelle sul potere tecnologico mondiale), c’era bisogno di una guerra sanguinosa come quella in Ucraina?In ogni caso, la vera trattativa si deve ancora svolgere fra Russia e USA, e vertere sul potere dei GAFAM e delle lobby transumaniste e sulle modalità di controllo congiunto sull’ Intelligenza Artificiale e sulla Cyberguerra (come suggerito da Kissinger prima di morire). Tutti temi su cui, né l’Ucraina, né i “Volenterosi” possono dare alcun contributo. Queste trattative si stanno per altro già svolgendo, seppure  sottotraccia,  anche con la Cina (basti pensare al “Golden Dome” e alla costellazione cinese di computer quantici); e il motivo per cui la guerra in Ucraina si sta protraendo così a lungo è che è difficile fare accettare a molti soggetti (i GAFAM, il “deep State” americano,  il “mainstream” europeo) un così drammatico cambio di rotta, con  cui l’obiettivo generalizzato è diventato, dall’ “esportazione della democrazia”, quello di frenare un “Progresso” ormai incontrollato, e i nemici sono diventati amici (e viceversa).

Anche l’Europa dovrebbe prendere atto, infine, di questa trasformazione in corso a livello mondiale, trovandovi un proprio ruolo. L’avanzata dei cosiddetti “populisti” non è che un primo avvertimento dello slittamento, dalle ideologie della Guerra Fredda, a quelle del Multipolarismo,  che potrebbero portarci, alla fine, a una nuova auspicabile visione dell’Identità Europea quale sintesi delle culture mondiali per fronteggiare al meglio l’assalto delle Macchine Intelligenti. Solo così l’Europa potrebbe diventare il “Trendsetter del Dibattito Mondiale” come essa dichiara di volere.

“L’OCCIDENTE NON ESISTE PIU’?Salutare incertezza sull’ identità dell’ Europa (“Sovranità Europea”, “Nazionalismo Occidentale”, “Magna Europa”?)

1.L’Europa quale “Trendsetter of the Worldwide Debate”
Come ha affermato Ursula von der Leyen nella sua intervista a Die Zeit, «L’Occidente, per come lo conoscevamo, non esiste più: il mondo è diventato un globo anche a livello geopolitico».
Cose che noi abbiamo affermato per circa un cinquantennio, e non con preoccupazione, venendo per questo attaccati da tutti. Così continua la von der Leyen: serve «un’Unione europea pronta a lanciarsi in un mondo più ampio e a svolgere un ruolo molto attivo nel plasmare questo nuovo ordine mondiale che sta arrivando», e che aiuterà a superare l’attuale «disordine mondiale». Certamente, gli USA stanno manovrando, come sempre, perché l’Europa non possa acquisire questo ruolo di “Trendsetter of the Worldwide Debate”, a cui aspirerebbe la von Der Leyen, e il “ponte” che sta cercando di costruire Giorgia Meloni s’inserisce in questa strategia di Trump.
Se l’UE non potrà certo essere il vertice di questo movimento, potrebbe però essere (con USA, Cina e India) una delle potenze decisive dello stesso, com’era già nei voti, per esempio, di Leibniz (Novissima Sinica) e di Coudenhove-Kalergi (Paneuropa). Anche il “Nazionalismo Occidentale” propugnato da Giorgia Meloni potrebbe essere interpretato in un modo non incompatibile con un mondo multipolare, quale quello a cui accennava la von der Leyen, e senza riconoscere agli USA la continuazione di un ruolo di leadership.
Ma , per ambo le ipotesi, si richiede un enorme lavoro culturale, che oggi non c’è, perché i politici non sono vocati a svolgerlo. Solo a questa condizione l’attuale confusione potrebbe rivelarsi alla fine provvidenziale per la salvezza dell’ Europa e dell’ Umanità.
Intanto, come non ci stanchiamo di scrivere da decenni, partecipare alla configurazione di quel nuovo ordine mondiale è impossibile senza una propria deterrenza militare (“à tous les azimuts”, come voleva De Gaulle), culturale, tecnologica ed economica. Ed ecco che, ci dicono da Bruxelles, arriva giusto a proposito il piano di riarmo “Readiness Europe 2030”; ecco che Kaja Kallas dichiara che l’Europa diverrà il leader del “Mondo libero” (termine “rubato” all’ ideologia americana della Guerra Fredda). A dire il vero, è quello che hanno sempre pensato (inutilmente) buona parte delle élites europeiste, che per questo avevano parlato di “Stati Uniti d’Europa”, pensando forse di trasferire qui in Europa le idee occidentali, i GAFAM, i poteri forti, le organizzazioni segrete, i miliardari, le banche d’affari americane, la cui vita è oggi resa insicura in America dai conflitti fra la Realpolitik plebea di Trump e il terzomondismo e il wokismo delle grandi fondazioni e università. Praticamente, si trattava, e si tratta, soprattutto di invidia per il ruolo centrale delle élites americane.
Invece, per essere fattibile, un progetto di leadership europea dovrebbe andare al di là dell’ imitazione servile dell’America, e comportare anche una trasformazione radicale della cultura europea, e, in particolare:
-la fusione dell’Europa Occidentale con gli elementi più identitari dell’ Europa, come per esempio la naturale egemonia della Germania (che intanto si sta riarmando grazie a Rearm Europe), gli “Orienti d’Europa” (il mondo delle steppe, l’Euroislam), l’antimodernismo della cultura alta (la cosiddetta “Distruzione della ragione” criticata da Lukàcs), la pasionarnost dell’ Europa orientale (dai micro-nazionalismi baltici al neo-ottomanesimo, dalle nostalgie prussiana, nazista, DDR, jugoslava e sovietica, dalla “Wielka Polska Katolicka” alla “Romania Mare”, agl’irredentismi balcanici);

-costituire anche un “ponte” fra Europa e il resto del mondo. Questa nuova fusione non potrebbe farsi, né contro la Russia, né contro la Cina, ché, altrimenti, il “peso” dell’ Europa all’ interno dell’ Occidente risulterebbe troppo debole, e quest’ultimo risulterebbe isolato in un mondo intero che oggi è, intorno alla Cina, in “rivolta contro l’egemonia occidentale”.Al contrario, se si proseguisse nell’attuale idillio di Trump e di Meloni con Musk e con i GAFAM, il resto del mondo non potrebbe non considerare definitivamente l’Occidente come la roccaforte del transumanesimo, contro cui occorrerà procedere in modo spiccio, come ha fatto la Cina con il suo “Crackdown sui BAATX”.


2.E’ finita la retorica della “Pace Perpetua”

Intanto, come scrive, su La Stampa, Marco Revelli, “Ursula von der Leyen non dice la verità quando afferma, con una sorta di coazione a ripetere, che ‘l’Europa è ancora un progetto di pace’. Perché il retropensiero della sua Commissione è all’opposto quello di tentare di rimontare il fallimento della propria attuale irrilevanza con una velleitaria politica di riarmo, come se fallita la costruzione dell’Unione per via politica se ne debba tentare una per via militare. Via che peraltro, a conti fatti, solo la Germania sarebbe in grado di permettersi. Col bel risultato di trovarcela di nuovo armata nel cuore d’Europa, a ciclo compiuto, tra 5 anni, nel fatidico 2030 indicato da Ursula come l’anno in cui si sarà finalmente pronti alla guerra. Di chi con chi? Con la Russia di Putin, impero già ampiamente declinato? La Cina ancora così lontana? Con l’occupante di un qualche territorio irredento se gli ultranazionalisti di AfD dovessero ancora crescere? Non si sa.”
Una risposta chiara a questa domanda non c’è, né nella recente risoluzione del Parlamento Europeo, né nell’altrettanto recente Libro Bianco della Commissione. Eppure solo questa permetterebbe di comprendere quale sarà la natura, l’orientamento, la cultura e la struttura di potere del nuovo ordine mondiale multipolare.
Caduta la pretesa della Pace Perpetua, tanto la von der Leyen quanto la Meloni pensano purtroppo ancora all’ “Europa” come a un costruzione ideologica materialistica e tecnocratica, volta a realizzare il “Progetto Incompiuto della Modernità”, mentre l’America si distinguerebbe da essa solo per il temporaneo ritorno, sotto Trump, all’americanismo gretto di stile maccartista, senza particolari fondamenti culturali. Quanto a noi, non vediamo invece, oggi, nel 2025, una grande differenza fra i due progetti, ambedue figli del “millenarismo secolarizzato” e dell’eccezionalismo occidentale (in realtà, americano) ad esso connesso, che è sfociato nell’ egemonia di Musk e dei GAFAM, e che Trump non ha affatto respinto, ma invece sembra ancora subire passivamente. Sotto questo punto di vista, l’America resta il pericolo maggiore.
Vale la pena di fare intanto alcune precisazioni e commenti sull’improvvisa attualità del riarmo dell’Europa, prendendo in considerazione soprattutto tre aspetti: (i) la risoluzione del Parlamento Europeo, (ii)il Libro Bianco della Commissione e (iii) le trattative fra Trump e Meloni – tre diverse facce dello stesso finto orgoglio europeo, e sostanziale arrendevolezza dell’ Europa-.


3.La risoluzione del Parlamento Europeo.
Come scrive su La Stampa del 15/4 Salvatore Settis, commentando la risoluzione stessa (”La pace non si fa solo preparando la guerra”).” il Parlamento Europeo considera come la più grave minaccia per l’ Europa l’invasione, da parte della Russia, dell’ Ucraina, che non fa parte della Ue, ma ignora invece totalmente il proposito enunziato ripetutamente da Trump di invadere la Groenlandia”.
La risoluzione è “ di circa 35.000 parole, quasi come l’Iliade. Tanta prolissità par fatta per scoraggiare la lettura integrale del documento”.L’autore mette in evidenza anche e soprattutto l’autoreferenzialità del Parlamento:“E i cittadini dei Paesi europei? Le loro eventuali opinioni non sono mai citate dalla Risoluzione; dev’essere anzi l’Ue a mettere in riga i cittadini, in modo che sviluppino “una comprensione condivisa e un allineamento delle percezioni” a quelle degli organi di governo dell’Unione.”Non mancano certo elementi evidenti di questo zelo pedagogico, dall’ orientamento ideologico dato ai fondi europei per la ricerca e lo spettacolo, all’ uso ossessivo di un gergo ultra-progressista (da “i Diritti” a “non lasciare indietro nessuno” ,a “inclusione”, a “maschilismo”, a“narcisismo”,a “democrazie contro autocrazie”)- un gergo divenuto praticamente obbligatorio per tutti-,fino all’inaudito ultimatum di Kaja Kallas agli Stati Membri, e perfino agli Stati candidati, perché non partecipino alla commemorazione di Mosca del 9 Maggio degli 80 anni dalla sconfitta del nazismo.
Settis conclude, infine, che tutto questo frenetico bellicismo a senso unico del Parlamento è in stridente contrasto con la posizione della massima autorità morale dell’Italia e dell’ Europa: il vescovo di Roma:“Ma c’è ai massimi livelli, in Europa, una voce che non si stanca di predicare la pace, la diplomazia, il negoziato. E’ quella di papa Francesco. E non per le ragioni a cui alludeva una famosa battuta di Stalin a Yalta (“quante divisioni ha il Papa?”)..” A dire la verità, con il passare degli anni, c’è da incominciare a dubitare anche della serietà ed efficacia degl’interventi vaticani, da un lato perché, come notato da Riccardo Campo, non sono estranei a una certa retorica trans-umanistica, e, dall’ altro, perché spesso sono ripetitivi ma senza effetto (a nostro avviso proprio perché si adeguano pedissequamente all’ interpretazione immanentistica del concetto di Salvezza, che è ciò che contraddistingue il “pensiero unico”, facendone invece un ennesimo ”mito incapacitante”).
In effetti, i continui richiami, nel corso della Storia, alla Pace Perpetua, dall’imperatore romano e cristiano Filippo l’Arabo al persiano Cosroe, dalla Dieta di Worms all’ Abate di Saint-Pierre, da Kant a Woodrow Wilson, hanno semplicemente rivelato la sua inanità, perché, come insegnano le Apocalissi di tutte le religioni, la Pace Perpetua sarà possibile solo dopo la Fine del Mondo (come dimostrano le Guerre Eterne in Palestina e in Ucraina: dai Popoli del Mare all’Esodo, dalle Guerre Giudaiche alle Crociate, dal Sionismo ad Hamas; dagli Yamnaya ad Attila, dai Goti ai Polovesiani, dai Mongoli ai Cosacchi, dagli Svedesi alla Guerra di Crimea, dalla Guerra Civile russa all’ Operazione Barbarossa, dal Donbass all’ Operazione Militare Speciale).
Tuttavia, ripudiare l’ipocrita retorica della Pace Perpetua non implica in alcun modo il voler partecipare alla Terza Guerra Mondiale in via di preparazione; anzi, è un prerequisito necessario per individuare le vere ragioni di essa e le vere strategie per prevenire questa guerra.Secondo il sondaggio di Porta a Porta, il 44% degli Italiani non vuole aumentare la spesa militare.


4.La Russia (e la Cina) non sono nostre nemiche
La soluzione più semplice per mitigare i conflitti in corso è mettere in chiaro, con un discorso culturale, che tutta l’Eurasia costituisce un continuum etnico e culturale, dove non vi sono confini e fratture precisi, né rivalità insanabili.
Dopo il crollo del Muro di Berlino, hanno preso il potere in tutta l’Eurasia gli avversari culturali storici dell’Unione Sovietica (come i neo-zaristi e i maoisti, ma anche il Janata Party e l’Islam politico), riprendendo temi cari al conservatorismo mondiale, dall’idea di un “Mondo Russo” (un mondo culturale comprensivo di Russia, Bielorussia, Ucraina e relative diaspore e minoranze), espressa da Solzhenicin come motivazione della Perestrojka, alla continuità culturale fra la Repubblica Cinese e il Celeste Impero, fino alla parola d’ordine indiana dell’ “Hindutva”. Perciò, con la fine, anche in Occidente, dei Partiti Comunisti, e quando anche le maggioranze elettorali in tutti i paesi occidentali sembrerebbero orientarsi verso il conservatorismo, non si sarebbe mai dovuto arrivare a riproporre, ed, anzi, a inasprire, il conflitto della Guerra Fredda fra l’Europa e l’Eurasia, a suo tempo motivato da un dissidio ideologico. In questo mondo prevalentemente conservatore, l’ostilità preconcetta contro Russia e Cina, che rappresentano quasi emblematicamente le culture conservatrici per eccellenza(per esempio, la “simfonia” fra trono e altare, l’ epistocrazia) possono dunque sembrare un’assurdità e un anacronismo, se non fosse che gli Stati Uniti, che controllano oggi l’Europa, continuano ad essere ancestralmente ostili, nonostante Trump e Vance, a Russia e Cina, in quanto queste rappresentano sviluppi potenzialmente opposti della mitologia messianica occidentale (Hamilton e Caterina di Russia, cugini-nemici sull’ interpretazione di Montesquieu), e che molti dei leaders delle sedicenti “destre” , a partire da Trump, Musk e Salvini, in realtà provengono dalla sinistra, conservandone i pregiudizi, per esempio quelli contro i popoli russo e cinese, considerati popoli di straccioni. Pensiamo per esempio alla gaffe di Vance che ha definito “contadini” i Cinesi.
Invece il rapporto fra America ed Europa è conflittuale, perché l’America rappresenta per l’Europa “The Dissidence of Dissent”(Huntington), erede della Congregazione di Scrooby, un’infima minoranza eretica europea che, in alcuni secoli, è riuscita ad imporre il suo potere all’ America, agli Europei e, poi, a tutto il mondo. Per quanto Trump e Vance sembrino volersi staccare da quello stereotipo, ne conservano anch’essi ancora molte caratteristiche. L’attuale America, che sembrerebbe la quintessenza del conservatorismo, è in realtà il luogo dove quest’ultimo stenta ancora ad affermarsi, perché le sue radici culturali sono rivoluzionarie.
In definitiva, vale anche qui l’idea di un sostanziale superamento della distinzione fra “destra” e “sinistra”, sostituita da altre conflittualità.
Gret Haller, in “I due Occidenti”, descrive nel dettaglio le differenze fra le identità europea e americana (il “pensiero religioso di tipo settario”, l’”American way of life”,l’”interesse dell’ America”, la superiorità dell’ America e del suo diritto al diritto internazionale), rilevando con disappunto che la maggior parte degli osservatori non riesce ad effettuare questo confronto perché parte da “un’adesione fideistica pro o contro gli Stati Uniti”. In pratica, ”l’intera Europa centrorientale si trova davanti alla questione so adottare o no, almeno tendenzialmente, il modello europeo o quello americano.” Secondo Geller, “chi in Europa affronta l’argomento delle differenze transatlantiche nella storia delle idee viene ampiamente ‘Americanizzato’. Cioè postato dal ‘mondo della ragione’ al ‘mondo della fede’, dove domina una morale che non è oggetto di trattative”.


5.Una nuova comprensione culturale fra le grandi aree del mondo.
Certo, come effetto della “Dialettica dell’ Illuminismo”, oggi i leaders di tutti i principali Paesi del mondo sono approdati a idee politiche molto simili fra di loro, ma, purtroppo, manca una dottrina conservatrice per il XXI secolo, tanto a livello mondiale (cioè una sintesi delle tradizioni dei grandi imperi di tutti i continenti), quanto a livello europeo (vale a dire una riflessione approfondita sugli errori di progettazione del “mainstream” europeo e sulle sue possibili alternative).
Va innanzitutto eliminata quella censura, di cui scrive Haller, che ci vieta di studiare in modo obiettivo puritanesimo, razzismo, destabilizzazione dell’Europa e del mondo da parte dei “democratici radicali”, Guerra Civile Europea, contingentamento dell’ Europa (Trockij), opportunismo delle classi dirigenti….Vediamo di riassumere qui di seguito quei temi.
Nel Settecento, quando le Tredici Colonie avevano motivato (nella Dichiarazione di Indipendenza) la rivolta contro il Re (questo l’originario significato di “conspiracy”) come una reazione alla difesa, da parte dell’ Inghilterra, degli Afroamericani, dei nativi e dei québecqois, ed avevano subito costituito a Parigi il “Comitato di Corrispondenza” per fomentare la Rivoluzione Francese; invece, nel frattempo, i Gesuiti stavano propagandando presso i sovrani europei l’imitazione del sistema politico e culturale cinese; Leibniz proponeva un asse fra Europa, Russia e Cina; Voltaire invocava, come progetto per l’unificazione dell’ Europa, il modello cinese; le capitali europee si arricchivano di monumenti in stile cinese; Joseph De Maistre scriveva in Russia il suo capolavoro “Les Soirés de Saint- Petersbourg”, e suo fratello Xavier, ufficiale zarista, “Le Prisonnier du Caucase”, ambientato nella prima guerra cecena; più tardi, Massignon e Guénon scopriranno l’Islam, ed Eliade e Evola l’India. L’intelligentija europea degli ultimi 2 secoli è cresciuta leggendo Pushkin, Gogol, Chechov, Dostojevskij, Tol’stoj, Nabokov e Kojève.
Intanto, l’America aveva incominciato, nell’Ottocento, a cercare di disintegrare la Russia, con l’acquisto dell’ Alaska, poi favorendo il ritorno in Russia di Trockij e, infine, sostenendo il separatismo siberiano. Come emerse dopo la IIa Guerra Mondiale, gli USA avevano finanziato tanto il Nazismo quanto lo Stalinismo, per provocare la Guerra Civile Europea. Gli accordi di Yalta furono la soluzione ideale per mantenere l’Europa divisa, e, quindi, debole.
Nell’ analizzare la “minaccia” russa non si tiene conto oggi di quella storica aggressività dell’Occidente verso la Russia, vera causa della militarizzazione dell’anima russa: i Cavalieri Teutonici; l’occupazione polacca di Mosca; le invasioni napoleonica e hitleriana; la Guerra di Crimea; le occupazioni straniere dopo la Ia Guerra Mondiale; l’operazione GUAAM (Georgia, Ucraina, Armenia, Azerbaidjan, Moldova), per integrare i Paesi in questione nella NATO; l’appoggio plateale di America (Victoria Nuland) ed Europa (Merkel, Sikorski, Cohn-Bendit) all’insurrezione dell’ Euromaidan…Eppure, come cantava Blok ne “gli Sciti”, la Russia anela da sempre ad essere accolta fra gli Europei.
Contro quella storica aggressività occidentale, Gorbaciov e Mitterrand si erano adoperati nel 1989, per la creazione di una confederazione “pan-europea” fra Unione Europea e Unione Eurasiatica, denominata “Confederazione Europea”, quale auspicata realizzazione concreta della “Europa dai due polmoni” di Viacheslav Ivanov e di Giovanni Paolo II, e della Casa Comune Europea di Gorbaciov, ma quel piano fu sventato dall’intromissione di Clinton. Nel 1991, la Russia aveva chiesto addirittura di aderire alla NATO, ma non aveva ricevuto alcuna risposta. Evidentemente, gli USA non apprezzano che nella NATO vi siano “due galli in un pollaio”, e vogliono assolutamente che permangano motivi di conflitto con la Russia (l’”invenzione del nemico”, cfr. Elena Basile).Sembrava che la vicinanza fra Trump e Putin avesse portato a un’inversione di rotta, ma si trattava di un equivoco: Trump propone una tregua con l’Ucraina, mentre Putin aveva chiesto invece tre anni fa per iscritto un accordo formale con USA, UE e NATO, sul posizionamento dei missili nucleari e sulla neutralizzazione dei Paesi dell’ Europa Orientale.


6.Il Libro Bianco della Commissione
Che, dopo l’atteggiamento ostile verso l’ Europa conclamato da questa Amministrazione americana, l’Europa non possa ragionevolmente restare senza una sua vera politica estera e di difesa, diversa da quella USA, costituisce oramai per tutti una verità indiscussa. Le divergenze sull’ Ucraina sono soprattutto un pretesto per affermare una distinta soggettività politica dell’ Europa.
Quella descritta nel Libro Bianco non è una VERA politica estera e di difesa, bensì un ennesimo camuffamento del vassallaggio all’ America. Innanzitutto, perchè non contiene alcun accenno alle reali minacce contro cui è necessario armarsi, le quali possono e debbono ricondursi tutte, in ultima analisi, al progetto della Singularity, di cui sono paladini i GAFAM, che, a loro volta, sono i massimi sostenitori di Trump. Nella Singularity (quel momento mitico, che, nella religione trans-umanistica, corrisponde alla Fine del Mondo delle Religioni di Salvezza, di cui essa è la secolarizzazione), saranno superate, così come nello Spirito Assoluto hegeliano, tutte le contraddizioni, quella fra spirito e materia, uomo e cosmo, unità e pluralità… In pratica, l’intero universo si contrarrà in un solo punto (la “Singularity”, il “Punto Omega”), come nelle teologie neoplatonica e cabbalistica. E’ questo il fantomatico “Sogno” che accomunerebbe, secondo molti, il Cristianesimo primitivo, l’America, il Marxismo “non inquinato” e il progetto di Ventotene, un “Sogno” che si è infranto dopo la caduta del Muro di Berlino, invece con l’affermarsi del neo-liberismo, con le guerre del Golfo, dell’ex Jugoslavia, dell’ Afghanistam e dell’ex Unione Sovietica e l’affermarsi delle “Democrazie Illiberali”. Per noi, nessuna novità perché esso ha sempre rappresentato l’incubo del nostro tempo, la Fine dell’ Umano nello Spirito Oggettivo. Certo, solo Teilhard de Chardin, Neumann e Ray Kurzweil hanno esplicitato francamente quegli obiettivi nichilistici. Tuttavia, il concetto aleggia in tutta la letteratura postumanistica e trans-umanistica, ed è penetrato in molti, insospettabili, ambienti, come alcune omelie papali, la filosofia di Habermas e il libro di Schmidt e Cohen “The New Digital Age”. Anche l’idea di una “Pace Perpetua” (vedi sopra) costituiva una propaganda occulta a favore della Singularity e una preparazione al lavoro avviato in tal senso dai GAFAM (secondo il modello della “Rana Bollita” di Chomsky).
Un libro bianco che si proponga di “rendere pronta l’Europa” per il 2030 (cioè fra 5 anni) contro le incombenti minacce, e che si preoccupa tanto dell’Ucraina (che più che una minaccia, è un fatto compiuto, che non può essere eliminato ora), ma non cita neppure la Singularity e la Groenlandia, che possono ancora essere prevenute, non ha alcuna credibilità. La Groenlandia è la prima vera “minaccia” militare all’ Europa, certificata dallo stesso Trump. Essa costituisce il primo obiettivo pericolo per l’Europa, non soltanto perché costituisce un’aggressione del principale Paese NATO a un altro Stato membro (ennesima conferma del rapporto di vassallaggio e dell’ inconsistenza dell’ Art.5 del Trattato), ma perché inaugura la prospettiva di una serie di annessioni americane in Europa (visto anche che le vicine Islanda e Norvegia non sono nell’ Unione Europea), da “vendere” come una reazione ai temuti (ma forse accettati) spostamenti di pedine a Est (Georgia, Romania, Moldova, Paesi Baltici).
Ma, nel Libro Bianco, non mancano solo Singularity e Groenlandia; mancano soprattutto elementi essenziali per qualunque esercito: identificazione delle minacce; cultura militare; Stato Maggiore; Accademia Militare; programmazione operativa; intelligence; spazio; nucleare; dottrina militare; “covert operations”. In definitiva, il Libro Bianco mira a fare, dell’ Europa, come desiderato dagli USA, “una Grande Ucraina”: un Paese con 500 milioni di cittadini da trasformare in carne da cannone, con la regia occulta degli USA, unici detentori di ciò che serve per dirigere una guerra (come si vede chiaramente in Ucraina), e quindi unici grandi belligeranti.
Al contrario, sempre secondo il sondaggio di Porta a Porta, il 65% degl’Italiani (di cui il 70% del PDI, 68% per FDI e Lega, 64% per Forza Italia, e perfino 94% per Azione), l’Europa deve diventare indipendente tecnologicamente dagli USA. Ebbene, nulla nel documento della Commissione, ma neanche nei nostri dibattiti parlamentari, fa pensare a un’”Indipendenza Tecnologica” dagli USA.Come potrebbe l’opinione pubblica fidarsi di questa classe politica?
Veniamo ora ad alcuni punti critici del documento:
-necessità di una più solida base industriale, che non dovrebbe concepirsi soprattutto come base produttiva di hardware, ma anche e soprattutto un forte ecosistema digitale “duale”;
-mancanza di giustificazione per le politiche anti-russe e anti-cinesi (soprattutto queste ultime, dato che la Cina si trova agli antipodi dell’Europa, e non potrebbe portarvi la guerra, se non altro per motivi logistici);
-mancanza di una strategia credibile per superare rapidamente l’inaudito gap con l’America e con la Cina nel campo delle nuove tecnologie;
-mancanza totale di una strategia missilistica adeguata all’era ipersonica;
-mancanza di una valutazione adeguata dell’ importanza della Groenlandia (e dell’ Islanda, le Faeroer e la Norvegia) come base per una geopolitica artica dell’Europa.

7.La “Magna Europa”
Le proposte portate avanti da Meloni nel suo viaggio a Washington e nelle successive discussioni a Roma con JD Vance consistono essenzialmente nell’accettare a scatola chiusa quello che è stato da un decennio il sogno di tutte le Amministrazioni americane: un’area di libero scambio fra UE e America (TTP), che eliminerebbe qualunque tipo di autonoma identità dell’ Europa, appiattendoci ancor più sull’ “American Way of Life” (il “Nazionalismo Occidentale”), ed impedendoci qualunque interscambio (commerciale, ma anche culturale e politico) con la “Maggioranza del Mondo”, in modo che anche noi veniamo trascinati in basso dalla prevista decadenza degli USA nei confronti della Maggioranza del Mondo
Di fatto, stiamo già vivendo da molto tempo in un regime di “nazionalismo occidentale”: l’idea che il mondo sia composto da una moltitudine di piccole nazioni monoculturali e borghesi nasce dall’ imitazione della Rivoluzione Americana, si rafforza attraverso movimenti rivoluzionari ottocenteschi che, come la Giovine Europa, avevano legami con gli USA, diviene dominante con la Ia Guerra Mondiale e la Società delle Nazioni (i “14 Punti”), e raggiunge il suo apogeo con la costruzione delle Nazioni Unite e della NATO, dove si evidenza sempre più il rapporto di vassallaggio fra gli Stati Uniti e i suoi “alleati” anticipato da Mazzini nella sua lettera ad Abramo Lincoln. Il principio è che le Nazioni hanno la missione comune (quella di Herder) di realizzare il Progetto della Modernità (razionalismo, industrializzazione, egualitarismo, omologazione, moralismo) , sotto la guida degli Stati Uniti, avanguardia (anche per Carlo Marx), del Progresso. I piccoli nazionalismi non sono quindi antagonistici, bensì complementari e sinergici, all’ Eccezionalismo Americano, che guida il processo di modernizzazione (Rostow), aiutato dalle Nazioni Storiche, che devono guidare i “popoli senza storia” e i popoli coloniali. Per questo si parla di un patriottismo buono (quello che “lavora”, come si dice oggi, ai progetti dell’America) e di un nazionalismo cattivo (quello che vi si oppone). Non casualmente, oggi, alla guida effettiva del “Paese-Guida” America c’è un guru informatico che si propone di realizzare proprio gli obiettivi estremi della religione secolarizzata dell’ Occidente: la conquista del Cielo con la missilistica e l’unificazione dell’ Umanità in una “Supersoul” (Emerson), tramite Spacelink e, rispettivamente, Neuralink.
In quella sua ideologia, Giorgia Meloni evidenzia proprio lo spirito occulto dell’ ideologia nazionalistica, quale espresso nella lettera di Mazzini. Di converso, il federalismo europeo può essere alternativo al “Nazionalismo Occidentale” se prende atto del fatto che l’idea moderna di nazione, sia essa borghese o socialista, non porta affatto alla coesistenza pacifica e pluralistica promessa da Mazzini, Hugo e Masaryk, bensì all’imposizione dell’egemonia di un blocco mondiale unitario che persegue il superamento dell’ Umano tramite la tecnica. Nel fare ciò, la “Democrazia Illiberale” è solo un modesto, limitato, passaggio, perché il vero obiettivo del “Nazionalismo Occidentale” è il controllo centralizzato dell’Umanità attraverso la Megamacchina informatica e culturale comandata da uno o più Guru, o, meglio, dall’ Intelligenza Artificiale che li sostituirà. Come brillantemente esemplificato dai plateali rapporti fra Musk, Trump, Zelenskij e la Meloni.
Purtroppo, anche la visione dominante nel “mainstream” europeo, nata dalla Dichiarazione di Copenaghen del 1973 sull’ Identità Europea, s’ inserisce in quel progetto transumanistico. Quella Dichiarazione partiva dal presupposto (non errato nel 1973), che la differenza essenziale fra Europa e America era che la prima si ispirava a modelli socialdemocratici o cristiano-sociali, e, la seconda, al liberismo, o, meglio ancora, al keynesismo militare (reminescenza di un concetto presente nei Grundrisse di Marx; cfr. Luciana Castellina, 50 anni di Europa). Oggi, però, la distinzione non è più quella di allora, perché incombe su tutto la Singularity. Il problema centrale è divenuto quello dell’ “Egemonia Culturale” all’ interno dell’ “Occidente”: vale a dire se, al centro dell’ “Occidente”, debba esserci (a dispetto delle sparate conservatrici di Trump e di Vance), l’oligarchia dei GAFAM,e quindi il transumanesimo di Musk e il sistema poliziesco ad essi collegato delle 16 agenzie di intelligence, oppure il pluralismo europeo di culture, religioni e popoli di antichissime tradizioni(l’”Ancienne Constitution Européenne” di Tocqueville). La cosiddetta “Magna Europa” propugnata da alcuni autori (Dawson, Bull) e fondata sulla continuità di cultura classica e radici giudaico-cristiane, non sarebbe da sola sufficiente a controbilanciare (anche solo retoricamente) l’arroganza dei GAFAM che ancora si va manifestando nelle richieste di Trump di detassare le High Tech e di assegnare a Starlink il monopolio sui satelliti militari. Per bilanciare l’egemonia americana sulla “Magna Europa” ci vogliono la cultura russa, e, in particolare, le idee di Soloviov e Dostojevskij.
Nell’ambito della “Multi-Level Governance”, che comunque già oggi esiste sul piano mondiale, solo una “federazione di federazioni” paneuropea, comprensiva di Europa Occidentale, Unione Eurasiatica, Turchia, USA e Israele, e, quindi, con almeno un miliardo di abitanti, potrebbe rappresentare degnamente la tradizione culturale “occidentale” nei confronti della “Maggioranza del Mondo” (India, Cina, Asia-Pacifico, Islam politico, Unione Africana, America Latina..), cioè di altri 7 miliardi di persone, accomunate da antiche tradizioni e, per questo, ancora più resistenti di noi all’egemonia dei GAFAM veicolata dagli USA.
Solo in quella prospettiva avrebbe senso lo sforzo, dispiegato in questi giorni dal Governo italiano, per fare di Roma il luogo d’incontro per i grandi dialoghi sul futuro del mondo, seguendo, in ciò, la tradizione inaugurata dai “Comitati per l’ Universalità di Roma” di Coselschi, nonché dai Trattati di Roma per la fondazione delle Comunità Europea e per il Tribunale Penale Internazionale.
Raccomanderemmo soprattutto di proporre a Roma una conferenza sulla regolamentazione internazionale dell’ Intelligenza Artificiale.

VERSO UN’AUTOCRAZIA COSMICA.Nella confusione del momento, non dimentichiamo il vero pericolo per l’Umanità: la Singularity

Parafrasando il discorso del Vice Presidente americano J.D. Vance alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, il massimo pericolo viene oggi, non già dalla Russia o dalla Cina (e neanche, come ha detto Vance, dalle retoriche europee), bensì dalla stessa Amministrazione Americana, e, in particolare, da un collega di Vance, il responsabile del dipartimento D.O.G.E., Elon Musk (che, infatti, incomincia ad essere inviso ai propri colleghi, alla magistratura e perfino ai clienti di Tesla), il quale rappresenta, dentro l’ Amministrazione, l’ormai onnipotente lobby dei GAFAM, le società digitali americane, che già ora controllano totalitariamente le nostre società, e che, se lasciate indisturbate, cederanno fra brevissimo il controllo dell’ Umanità alle Macchine Intelligenti da esse create. E’ per questo che, misteriosamente, in Occidente si stanno smantellando tutte le possibili resistenze (alleati, Costituzioni, cultura, pubbliche amministrazioni).
L’evoluzione, in corso, della “presidenza imperiale” americana verso una “democrazia illiberale” (concentrazione di tutti i poteri nel Presidente, violazione delle norme di salvaguardia, applicazione estremistica dello “spoil system”, applicazione pretestuosa del diritto), così pure quella dal tradizionale timore riverenziale per gli USA a uno smaccato servilismo, rientrerebbero in un comprensibile trend mondiale generalizzato, inevitabile nell’ era delle Macchine Intelligenti; invece, l’inedita unione fra il potere presidenziale di Trump e il potere digitale di Musk costituisce un ulteriore salto in avanti, che va ben oltre la Società delle Macchine Intelligenti, per trapassare nel Postumanesimo e nella Singularity Tecnologica.
Addirittura, Trump ha portato ufficialmente al vertice del potere politico occidentale un guru digitale dichiaratamente adepto del “cosmismo”, la forma più integrale di transumanesimo, erede, nonostante le apparenza, della forma più estrema del progressismo, i “Costruttori di Dio” bolscevichi. Per fortuna, parte del movimento MAGA (come per esempio, Rubio e Bannon) aborre Musk quasi fosse l’Anticristo, e Trump ha già fatto parzialmente marcia indietro, togliendo a Musk stesso il principale potere originariamente attribuitogli: quello di licenziare in massa i pubblici funzionari americani, oggetto centrale dell’attività del suo dipartimento. Speriamo che la crisi economica dei GAFAM, che per ora li ha resi solo più aggressivi, e soprattutto della Tesla di Elon Musk, finisca per depotenziare il loro esorbitante potere politico.
Questo pericolo viene effettivamente evidenziato anche nell’ultima newsletter del Movimento Europeo, ma, a nostro avviso, in termini troppo blandi, che finiscono per depotenziare il necessario potere di urto sugli Europei, contribuendo alla continuazione dell’ avanzata dei GAFAM:“Oggi la Resistenza europea ha nuovi nemici: deve difendersi dalle tecno-oligarchie digitali che accumulano ricchezze inaudite appropriandosi dei nostri dati e dagli imperi che vogliono l’Europa divisa per meglio dominarla e controllarla.”
Si continua a pensare, e a scrivere, che i problemi economici rappresentati dal capitalismo della sorveglianza, e quelli politici rappresentati da USA e Russia, siano due cose distinte. A nostro avviso, invece, si tratta di un unico problema: il rischio esistenziale che le Macchine Intelligenti sostenute dalle Grandi Potenze si sostituiscano completamente all’ Umano nel pensiero, nella biologia e nelle decisioni politiche, compresa quelle sulla guerra nucleare.


1.Il cosmismo di Musk
Durante la rivoluzione bolscevica, i cosmisti (Bogdanov, Tsiolkovskij, Vernadskij-i “Costruttori di Dio”, sostenuti da Trockij-), volevano in sostanza far luogo all’attuazione radicale del “Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo Tedesco”, realizzando nell’ immanenza le promesse escatologiche delle religioni, a cominciare dalla Conquista del Regno dei Cieli attraverso l’ astronautica e la Resurrezione dei Morti attraverso la clonazione. Nel fare ciò, essi invocavano il concetto di “comunismo fortyano”, riferendosi ad un eccentrico tycoon newyorkese che cumulava simpatie bolsceviche e hobbies postumanisti. Il culmine di questo trend fu costituito dall’ affermazione, dallo spazio, del cosmonauta Jurij Gagarin: “Boga niet!” (“Dio non c’è”). In ultima analisi, tutte le tendenze progressiste, dal superomismo alla tecnocrazia, dall’ateismo cristiano al liberalismo di sinistra, dalla socialdemocrazia al comunismo, mirano a quello stesso obiettivo, senza peraltro avere il coraggio di affermarlo apertamente. In concreto, oggi, l’Umanità non attende più il ritorno del Messia, bensì le meraviglie della tecnologia; la salvezza non è ricercata nella fede o nella virtù, bensì nella politica (la democrazia) e nell’ economia (Stato o mercato), che vengono difese con un accanimento degno dell’ Inquisizione.
Musk è anch’egli, come i Cosmisti, un fautore della migrazione dell’uomo su Marte e di un’”Enhancement” dell’Umanità ottenuto collegando ogni singolo cervello con un computer centrale, attraverso un impianto neurale sottocutaneo, trasformandoci tutti in una “macchina mondiale” che sarebbe l’incarnazione materialistica dello Spirito Oggettivo di Hegel. Si rivela così qual’era, ed è, l’obiettivo segreto ultimo di tutti i totalitarismi: fare di tutti gli uomini un’unica “noosfera” (termine non per nulla inventato dal cosmista Vernadskij e ripreso dal teologo Teilhard de Chardin).
Trump si è avvicinato progressivamente ai progetti di Musk, firmando un ordine esecutivo con cui incoraggiava le aziende americane a estrarre risorse dalla luna e dagli asteroidi limitrofi. Non percependo essi lo spazio come un bene e una proprietà comune (global commons), come previsto invece dal vigente diritto spaziale internazionale pattizio, hanno rifiutato un coordinamento multilaterale, e inoltre hanno dato il via allo sfruttamento commerciale della Luna, senza curarsi di negoziare e redigere alcun trattato internazionale, e legittimando, inoltre, la possibilità di formare partnership tra il governo federale e le aziende private per l’estrazione di materie prime dalla Luna, tra cui acqua e minerali rari. Gli Stati Uniti, inoltre, non hanno mai firmato il «Moon Treaty» del 1979, che stipulava che qualsiasi attività spaziale avrebbe dovuto conformarsi alle direttive internazionali. Ma, a vero dire, non lo avevano accettato neanche la Russia e la Cina, le altre due potenze intergalattiche avversarie. Si apre una nuova era astro-politica, che applicherà la dottrina colonialista americana del Destino Manifesto allo spazio profondo: «Gli Stati Uniti siedono sull’orlo di un precipizio: l’impero deve decidere se procedere a manifestarsi come una sovranità de-territorializzata oppure restare a terra e provocare un collasso ambientale di proporzioni apocalittiche».
Si spiega così la frenesia di Trump di raggiungere un accordo con le altre superpotenze, per poter realizzare questa spartizione dell’Universo. Si realizzerebbe così, grazie agli USA, l’”Opera Comune” di Tsiolkovskij che diverrebbe così un’ estensione del mito americano della Frontiera (Frederick Turner) e della “Nuova Frontiera” (Kennedy, Clinton). Il tutto condito con le rivendicazioni territoriali sul Canada e della Groenlandia:”la colonizzazione della Groenlandia rappresenta l’apertura di un nuovo territorio agli uomini occidentali, una frontiera che forgerà , mel tempo, un nuovo popolo, condizionato dal clima freddo e dalla durezza del terreno”.Già secondo Turner, “l’Ovest era una fonte di eterna giovinezza, immergendosi nella quale, l’America ringiovanisce”, e con la pretesa di essere ‘la guida del mondo libero’”.
Il recente decreto italiano sull’ economia dello spazio apre agli USA il mercato dell’economia spaziale, frustrando il tentativo dell’ Europa di creare una propria infrastruttura spaziale. Il provvedimento è stato approvato con i voti favorevoli dei partiti che sostengono il governo Meloni, mentre tutti partiti all’opposizione hanno votato contro. Essi hanno criticato il provvedimento perché, a detta loro, sarebbe un (ennesimo) favore a Elon Musk:«Questo disegno di legge sull’economia dello spazio è al centro di un ricatto fin dall’inizio. Musk da tempo lavora al suo monopolio: il rischio che lo spazio diventi nuova terra di conquista ora è realtà», ha dichiarato Marco Grimaldi, vicepresidente del gruppo parlamentare di Alleanza Verdi-Sinistra alla Camera.
Durante il suo esame alla Camera, le critiche dei partiti all’opposizione si sono concentrate sull’articolo 25 del disegno di legge, che prevede la creazione, da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di una “riserva di capacità trasmissiva nazionale” aperta alla gestione da parte di operatori privati appartenenti all’Unione europea o alla NATO. In pratica, questa riserva di capacità trasmissiva nazionale consiste in una rete di satelliti, che potranno essere gestiti da imprese private, per garantire la comunicazione degli apparati dello Stato in caso di emergenza e di assenza di altri mezzi di comunicazione.

L’aspetto più contestato di questo articolo è stato il fatto che il governo ha previsto l’accesso alla “riserva di capacità trasmissiva” ad aziende provenienti da Paesi membri della NATO, tra cui gli Stati Uniti. Secondo i partiti all’opposizione, questo permetterebbe anche a SpaceX, l’azienda statunitense di Musk, di poter gestire le comunicazioni istituzionali italiane in casi di emergenza, e ciò si configurerebbe come un problema di sicurezza nazionale, vista l’influenza politica di Musk, i suoi rapporti con l’amministrazione degli Stati Uniti e il carattere ondivago dei suoi rapporti con i Paesi clienti (vedi Ucraina). Questa formulazione era stata adottata in luogo di una più limitativa verso gli USA in seguito a una minaccia del rappresentante italiano di Musk, Andrea Stroppa, che aveva accusato Fratelli d’Italia di piegarsi alle richieste del PD: «Agli amici di Fratelli d’Italia: evitate di chiamarci per conferenze o altro», aveva scritto Stroppa su X.
La reticenza dei legislatori verso Space X deriva: (i)dall’importanza strategica dei satelliti-spia di cui trattasi, che non consiglia di cederli a Stati stranieri,né a persone private;(ii) dall’uso spregiudicato che Musk e gli USA stanno facendo dei satelliti-spia come strumento per coartare la volontà del Governo ucraino; (iii)dal pericoloso precedente dello scandalo SOGEI; (iv) dall’ atteggiamento tracotante dell’organizzazione di Musk nei confronti del Governo italiano e di tutti i partiti europei (compreso Fratelli d’Italia); (v) dalla scoperta che tutte le forniture militari o duali americane contengono una “backdoor” che consente al Governo americano di influenzarne a distanza il comportamento, fino allo spionaggio e all’ eventuale spegnimento.
A ciò si aggiunga la stretta parentela del cosmismo con tutte le forme di trans-umanesimo, basata sull’ idea che la migrazione nello spazio obbligherà l’umanità a modificare la sua struttura psicosomatica, fondendosi con la macchina (il “Cyborg”).La cosa più preoccupante è che Musk abbina l’esigenza dell’ “Enhancement” per rendere possibile la migrazione nello spazio con l’idea che occorra abbandonare la Terra ai robot.
In quanto ex dirigente del settore aerospaziale della FIAT, avevo partecipato alla creazione della società VEGA Spa, con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’EADS, che fabbricava, e fabbrica, l’unico missile italiano(realizzato con collaborazioni con Russia e Ucraina), che serve anche come lanciatore per i satelliti militari italiani e come primo stadio per il lanciatore europeo Ariane. Arianespace aveva realizzato in pratica, sulla scia delle politiche gaulliste, l’autonomia spaziale europea, integrando anche i lanciatori russi Sojuz. Tuttavia, per l’assenza di un sufficiente appoggio pubblico, si è ridotta anch’essa ad acquistare i lanciatori di Starlink, e, per colpa delle sanzioni e contro-sanzioni con la Russia, ha dovuto rinunziare alla collaborazione con Sojuz, cedendo quindi il mercato a Elon Musk.

2.Samantha Cristoforetti
La convergenza verso il transumanesimo da parte del mondo dell’astronautica è generale a livello mondiale. Come Musk, anche l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti ritiene che la specie umana debba diventare multi-planetaria per sopravvivere a disastri imprevedibili ma non per questo impossibili, tra cui rientrano le collisioni con gli asteroidi e le pandemie. Bastano questi rischi per giustificare la necessità dei viaggi spaziali e di eventuali ricollocazioni intergalattiche.
Il programma di Musk, sulla scia di Tsiolkovskij, è quello di abbandonare al più presto la Terra, presto dominata dalle Macchine Intelligenti, per migrare nello spazio. I progetti per le nuove colonie lunari sono pronti: includeranno uomini e donne, così da garantire la preservazione della specie. I membri dell’equipaggio spaziale della NASA, con i loro piccoli Uomini Vitruviani diligentemente ricamati sulla tuta, non possono lasciare nulla al caso Ci troviamo di fronte allo slancio di colonizzazione di più ampio respiro da cinquecento anni a questa parte, quando l’espansionismo coloniale europeo aveva appena mosso i primi passi.
Cristoforetti ha espresso soddisfazione per i 26 nuovi posti di astronauta riservati a un nucleo di persone che rappresentano la diversità. L’analogia che questo progetto stabilisce fra le donne e le persone disabili offre un’ occasione di riflessione sui sorprendenti colpi di scena della condizione postumana, affermando che «quando si tratta di viaggi nello spazio, siamo tutti disabili» (Reuters, 17 febbraio 2021). In effetti, a gravità zero, tutti i corpi galleggiano liberamente. Si realizzerebbero così alcune delle condizioni previste nel “Manifesto Cyborg” di Donna Haraway, punto di collegamento fra il transumanesimo e il movimento LGTB+. Tutto ciò spiega il conflitto con ministri ultratradizionalisti come Rubio che invece va in giro con una croce di cenere sulla fronte, Vance che fa l’esegesi dell’ “Ordo Amoris” di Sant’ Agostino, e Hegseth che esalta i “valori guerrieri”.


3.Un’autocrazia cosmica
Contrariamente a quanto affermato dalla retorica del Mainstream, uno Stato Mondiale non costituirebbe una situazione idilliaca, foriera di pace perpetua, bensì il massimo della tirannide. Lo diceva già Erodoto quando faceva pronunziare a Serse un discorso programmatico palesemente ispirato all’ egemonia achemenide, contrapponendogli lo spirito particolaristico e bellicistico di Leonida:”avendo conquistato tutta l’ Europa, il nostro regno confinerà con quello degli Dei”. Il primo esprimeva una “hybris” considerata barbarica, e, il secondo, la “virtù” degli eroi omerici. Continuava su questa strada Maometto, che, nell’ instaurare la “dhimma”, esaltava la pluralità delle religioni come forza incentivante della competizione internazionale. Vi insistevano Rousseau e Kant, quest’ultimo paragonando la Pace Perpetua a quella di un cimitero.
Lo Stato Cosmico in via di costruzione da parte di Musk sarebbe evidentemente ancora peggio di tutto quanto si è fino ad ora immaginato.
Già il primo federalismo mondiale, quello di Coudenhove-Kalergi (“Paneuropa”) non prevedeva la “Pace Perpetua”, bensì era basato su una dialettica fra gli Stati-Civiltà (quello che oggi viene chiamato “multipolarismo”), e si contrapponeva, in questo, allo Stato Mondiale ipotizzato da Thierry, da Jouffray, da Willkie e da Juenger. Oggi, sembra sempre universalmente accettato il concetto di “multipolarismo” in luogo dell’equivoco “multilateralismo”, maschera dell’ “America-Mondo”. Certo, quest’ultimaimpostazione porta con sé un cambio di paradigmi, che non può essere esente da conflitti.E’ inevitabile che forze trasversali oggi in campo lottino per affermare il proprio ruolo all’ interno di questo Nuovo Ordine Mondiale, se non addirittura cosmico, ed eventualmente per dominarlo. Non è esatto parlare di “sfere di influenza”, bensì di grandi blocchi di potere (post-umanesimo, nazionalismo americano, PCC, “establishment” modernista, Russkij Mir, sionismo), che lottano per il predominio, per spartirsi l’attuale “America Mondo”-costretta, quest’ultima, dall’avanzare del “Resto del Mondo”, ad accettare, almeno tatticamente, la propria finitezza (come dimostrano le attuali trattative con la Russia) ”,e, al di là di questa, lo spazio siderale -.
Ciò si traduce in una “guerra culturale” fra il post-Umanesimo e le differenti tradizioni continentali. Si sta tentando di concretizzare il quadro (lasciato incompiuto per la prematura follia di Nietzsche), dell’ Ultima Grande Battaglia”(Zarathustra), attraverso la quale si sarebbe realizzata la transizione fra gli “Ultimi Uomini” e il “Superuomo” (il “Grande Meriggio”).
Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, come pure i dazi commerciali, sono un epifenomeno di questa competizione. L’ eccezionalismo americano (vistosi bloccato, da Islam, Cina e Russia, il tentativo di dominare il mondo colla globalizzazione), cerca, attraverso il movimento MAGA, una nuova strategia per confrontarsi in modo parzializzato con tutti i Paesi del mondo (“divide et impera”), condizionandoli uno per uno senza arrivare allo scontro finale (la “Guerra Mondiale a Pezzi”). L’internazionalismo liberale professato (con sempre meno convinzione) dai presidenti precedenti a Trump, è stato invece abbandonato proprio perché inefficace dal punto di vista dell’ eccezionalismo americano, avendo esso di fatto permesso, se non favorito, la crescita della Cina e della Russia.
La tendenza all’ accentramento è la prima conseguenza di questa lotta mortale. In siffatta lotta (sia essa una guerra o una guerra civile), il “comandate in capo” di ciascun blocco deve avere mani libere. Per questo Trump governa con gli Executive Orders e Russia e Cina hanno abolito il divieto del 3° mandato dei rispettivi presidenti. Ora, con l’utilizzo dell’ Art 122 del Trattato di Lisbona, anche l’Unione Europea ha decretato lo Stato di Emergenza (in Polacco, “Stan Wojenny”, “Stato di Guerra”), by-passando l’unanimità nel consiglio e il dibattito al Parlamento Europeo, ed avviandosi così sulla strada della dittatura militare.
E’ paradossale che, mentre, per le solite esasperanti questioni di lana caprina (come l’unione bancaria o la transizione green) si devono seguire iter ultra-democratici che durano anni, per stanziare 800 miliardi per preparare la guerra si eviti ogni dibattito pubblico. Se lo si facesse, lo stanziamento verrebbe bocciato, come i 400 miliardi per l’Ucraina chiesti da Kaja Kallas.
Con questo precedente, si è dimostrato che l’Unione Europea, in questo momento convulso, non può esimersi dall’ evoluzione accentratrice e bellicistica che caratterizza oggi tutte le parti del mondo, proprio se vuole mantenere un barlume di autonomia e di libertà di azione rispetto ai colossi molto accentrati che la circondano. Ora, si tratta d’inquadrare questo fenomeno all’ interno di un contesto culturale europeo, mentre in altra sede studieremo logiche e problemi di ReArm Europe, per sfruttarle a favore di un autentico Sovranismo Europeo.
Il problema, qui come altrove, è che lo “Stato di Eccezione”, per sua natura, appunto, eccezionale, diviene permanente, divenendo una “legge dei pieni poteri”, coincidente con la “dittatura a vita”, come quella attribuita dal Senato a Giulio Cesare. A quel punto, la pretesa differenza dell’Europa dalle “autocrazie”, e, fra queste, dagli Stati Uniti, diviene minima. Un passo però forse necessario se si vuole creare in fretta un Esercito Europeo senza avere un solido Stato europeo.

L’ EUROPA CONTRO LA DITTATURA POSTUMANISTICA:L’unica chance di mantenere un senso al nostro Continente

Le trasformazioni in corso in tutto il mondo in connessione con la seconda vittoria elettorale di Trump avranno, sul nostro futuro, un tale impatto, che è, a nostro avviso, essenziale seguirle e studiarle con la massima attenzione per elaborare una strategia culturale e politica innovativa, adeguata ai tempi.
Infatti, nel giro di un mese, la nuova leadership americana intorno a Trump ha dimostrato un attivismo e una versatilità ideologica inaspettati, attaccando con indubbia abilità l’ideologia “mainstream” americana ed europea, in alcuni dei settori più importanti della società, con una strategia di “rottura dei tabù” che Carlo Caracciolo ha definito come “rivoluzione”. Questo sta comportando una radicale trasformazione anche nelle strategie delle altre grandi potenze e nella politica europea.

Alessandro Orsini, su “Il Fatto Quotidiano”, afferma che ciò corrisponde a una prima fase di elaborazione dello Choc: “E’ come se i leader europei scoprissero soltanto oggi che la Russia ha seimila testate nucleari che userebbero in caso di guerra con l’ Europa”. In realtà, si tratta in buona parte di missili ipersonici a traiettoria casuale, non intercettabili e più “letali” dei tradizionali missili nucleari.
Riteniamo pertanto necessario seguire il tutto con grande cura e obiettività, sempre tenendo presente le esigenze molto diverse dell’Europa e dell’ America, e la nostra pluridecennale dedizione alla causa europea.
Senza soffermarci troppo sugli aspetti folcloristici, che invece tanto solleticano i media, e concentrandosi invece sempre sul vero problema del nostro tempo: la dittatura dei GAFAM post-umanisti, rappresentati da Elon Musk.

Von der Leyen: una dinastia tedesca

1.Balch Salute; Bellamy Salute; Saluto Romano; Hitlergruss
Ha suscitato grande scandalo il fatto che due luogotenenti di Trump abbiano accennato, in fondamentali eventi pubblici governativi americani, qualcosa che assomiglia al saluto romano o all’ Hitlergruss nazista. E’ora di sfatare l’enorme coltre di disinformazione su quest’argomento: il cosiddetto “saluto romano” non è affatto romano, bensì fu inventato di sana pianta nell’ Ottocento da un solerte funzionario di New York, e poi imitato dai film “peplum” di Hollywood, da Gabriele d’Annunzio, e solo alla fine da Mussolini, Hitler e tutti i Paesi fascisti, a cominciare dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Romania e dall’ Ucraina.
Più in generale, si è voluto nascondere il fatto che i Nazionalismi (o Patriottismi) europei (o in generale moderni) sono in realtà (come altre ideologie) epifenomeni della Rivoluzione Americana, che, attraverso di essi, con il processo di “Nation Building”, è riuscita ad esportare l’”Etica puritana” e a creare un’ “America-Mondo”(basti pensare a Lincoln inviato in Francia per preparare la Rivoluzione Francese, a Garibaldi che, prima dell’impresa dei Mille, lavora a New York, al supporto americano per il Sinn Féin irlandese, ai finanziamenti a Hitler di Ford e della Banca Schroeder..). Perfino il nazismo riconobbe implicitamente questo debito concettuale, inviando in America un intero transatlantico pieno di giuristi, per studiare e clonare le “Jim Crow Laws”, che governarono per più di un secolo la segregazione razziale e ancora conformano di sé l’habitus mentale dell’America.
Certo, la tradizionale critica federalista del federalismo è più che motivata. Occorre però non confondere il “nazionalismo”, sottoprodotto delle rivoluzioni atlantiche, che è l’esaltazione della sovranità di un’etnia, con l’”autoaffermazione delle identità collettive” (famiglia, clan, tribù, villaggio, popolo, città, Stato, Regno, impero, che è un elemento ineliminabile nella storia umana, dagli uomini primitivi fino ai grandi blocchi continentali di oggi.
Anche la critica al nazionalismo europeo ha un senso, in quanto coloro che lo proposero (Benda, Drieu la Rochelle, Moseley) erano ancora troppo influenzati dal nazionalismo borghese e poi socialista (le famose “Repubbliche Socialiste”) per comprendere il mondo contemporaneo.
In realtà, I grandi blocchi continentali (per usare un termine cinese, gli Stati Civiltà) sono espressione, non già di una nazione, bensì di una cultura. Per esempio, la Pan-Europa proposta da Coudenhove Kalergi era un tentativo di salvare le élites della Europa borghese (con una fusione fra aristocrazie mitteleuropee, Hofjuden e nomenklatura bolscevica. Essa sarebbe coesistita con una Pan-America, una Pan-Asia e un Commonwealth britannico.
Di fatto, gli Stati-Civiltà tendono alla pace, al multipolarismo e alla stabilità, mentre i blocchi di nazioni ideologizzate aspirano all’ unità mondiale sotto l’egida di ideologie livellatrici.

Il Pledge of Aiiance


2.Il “Pledge of Alliance”
In una forma semplificata (per non essere confuso con i più propagandati casi italiano e tedesco), il Bellamy Salute è ancora in vigore oggi, in quanto esso è il quotidiano saluto alla bandiera di tutti gli scolari americani. Normale che i nazionalisti americani, come Bannon e Musk, lo usino per salutare il loro presidente e in generale nei loro raduni. La provocazione sta nell’usarlo nella sua forma piena, vietata dal 1942 per l’evidente identità con il saluto dei “nemici” dell’ Asse. Meno normale che molti personaggi europei, da Zelenskij, a Nordio a Bocelli, lo usino (nella sua forma semplificata) quando ascoltano i rispettivi inni nazionali.
Esso era stato creato dal capitano George T. Balch, veterano della Guerra Civile e “professore di patriottismo” (un equivalente della “Mistica Fascista”) nelle scuole di New York City , sotto lo slogan” one country; one language; one flag!”( il corrispettivo di “ein Reich, ein Volk, ein Fuehrer”)“, per impulso delle DAR (Daughters of the American Revolution),e dei GAR (Grand Army of the Republic) (quello che sono oggi i “Proud Boys”).
Il saluto fu perfezionato da Francis Bellamy, un battista e socialista cristiano, nel 1892.
Il Pledge of Allegiance ( Giuramento alla Bandiera ), da pronunziare contemporaneamente al Bellamy Salute, fu pubblicato su “The Youth’s Companion”, nell’ ambito delle celebrazioni del 400° anniversario del Columbus Day; “I pledge allegiance to my Flag and the Republic for which it stands, one nation, indivisible, with liberty and justice for all,” Il 12 Ottobre 1892 cominciò ad essere recitato nelle scuole, come accade ancor oggi.
Il Balch Salute adottato nel 1887 consisteva nel tendere il braccio destro verso la bandiera, poi piegarlo verso la fronte, e infine posarlo sul cuore. Il successivo Bellamy Salute comprendeva solo il primo movimento (come il “Saluto Romano”). Dal 1942, fu sostituito dalla mano sul cuore, per distinguerlo dal saluto nazista
L’uso del saluto da parte di Musk e di Bannon è deliberatamente provocatorio, costituendo esso un invito all’estrema destra in Europa, dove il gesto è vietato, ad unirsi alla loro iniziativa MEGA, d’altra parte in sé contraddittoria, perché tanto la Germania nazista, quanto l’Italia Fascista, durante la Seconda Guerra Mondiale avevano coerentemente dichiarato guerra agli Stati Uniti, rientranti fra “le potenze plutocratiche e reazionarie dell’ Occidente”. Inversamente provocatoria Maria Zakharova che canta “Bella Ciao” alla televisione russa.
E’ il momento di affrontare un dibattito a tutto tondo sulle radici all’ interno delle destre europee, che non si riduca alle solite logore e strumentali diatribe sul nazifascismo e sui migranti.
Per esempio, Massimo Giannini, su “La Repubblica” si sofferma sul relativo mistero dell’ ideologia di Musk, lasciando intendere che, a suo parere, si tratta solo di dare un nuovo volto al fascismo. Invece, dimentica che tutte le idee espresse da Musk si ritrovano proprio in un preciso movimento storico, apparentemente diversissimo : il cosmismo russo (per Trockij, “la religione del proletariato”), con la sua fissazione per i voli spaziali, per Marte e il Pianeta Rosso effigiato infinite volte dal comunismo internazionale come una Stella Rossa (dal romanzo “Il Pianeta Rosso” di Bogdanov).
E’ quello l’ideale teo-tecnocratico verso cui convergono tutti i totalitarismi moderni e post-moderni.

Nietzsche: tutta la vita è una battaglia per i gusti

3.»De gustibus est disputandum »
Nella generale confusione culturale generata dai movimenti MAGA e MEGA, si è scatenata una caccia alle streghe priva di spessore culturale, in cui tutto viene reclutato maldestramente per sostenere le tesi dell’uno o dell’ altro dei contendenti.
Prendiamo il Bauhaus, imprudentemente richiamato da Ursula von Der Leyen quale memoria sacra dei “Valori dell’Europa”, tanto da battezzarvi una delle infinite campagne dell’Unione a cui non ha fatto seguito alcun interesse, né da parte degli architetti, né da parte dei cittadini.
Adesso, l’AfD, al potere in Sassonia-Anhalt, ha condannato il Bauhaus (nato in quel Land), quale simbolo delle aberrazioni del Modernismo. Modernismo che aveva fra i suoi fondatori i Futuristi italiani e Russi, poeti americani come Eliot e Pound, e le stesse sempre deplorate architetture piacentiniana e brutalista. Un’arte strettamente legata alla società (e ai totalitarismi) del ‘900, tra cui, il funzionalismo capitalistico (vedi fabbrica del Lingotto a Torino), il costruttivismo bolscevico (il famoso grattacielo della nomenklatura sulla riva della Moscova), l’edilizia monumentale fascista (la Casa del Fascio di Como, l’EUR), e perfino il Ponte Morandi e i campi di concentramento…
Come si fa ad arruolare un movimento così trasversale sotto questa o quella bandiera? Non casualmenteBarbara Carnevali finisce il suo articolo su La Stampa con un’indiretta citazione di Nietzsche : “come sarebbe che ‘de gustibus non est disputandum’, se tutta la vita non è che una lotta per i gusti!”
E, siccome i gusti sono molteplici, Nietzsche, con la sua prematura pazzia, ci ha lasciato da risolvere un bel rebus!

L’insegna araldica dei Von Der Leyen


4.L’Autonomia Strategica Europea
La questione ucraina sta facendo tornare di attualità anche il dibattito sulla difesa europea, che si trascina da 80 anni senza avere fatto, dai tempi della CED(1954), il seppur minimo passo in avanti, e forse non li può fare neppur oggi, a meno che l’Europa non subisca una drastica trasformazione esistenziale. Il punto è che le attività militari possiedono il requisito dell’ unità di comando, che poteva essere facilmente delegata in passato (come quando perfino gli Ateniesi delegarono allo spartano Leonida il comando delle operazioni contro la Persia), ma non oggi, quando la “guerra senza limiti” (culturale, digitale, nucleare, ibrida, tecnologica, economica..) richiede un grado di rapidità, imprevedibilità e di riservatezza, che mal si conciliano, tanto con una gestione collettiva, quanto con una dipendenza dall’esterno.
Tant’è vero che i due casi effettivamente verificatisi nella storia di un esercito europeo (ambedue, si noti, orientati contro la Russia): l’armata napoleonica e l’Operazione Barbarossa, avevano, nella potenza egemone, un comando comune, che qui non si intravvede (a meno di non riaffidarlo all’ America, che è proprio quel che tutti dicono oggi di voler evitare).
Inoltre, l’enorme distanza fra il livello quantitativo, ma soprattutto qualitativo, degli eserciti europei (in particolare, quelli francese e inglese) e quelli delle Grandi Potenze (in termini di intelligence, IA, arma spaziale, missili ipersonici..), fa sì che la deterrenza europea, per quanto possa essere coordinata, non potrà divenire paragonabile a quella americana. Ma poi, quale solidità avrebbe una garanzia congiunta franco-inglese dipendente da accordi contrattuali o momentanei, quando nessuno si fida più neppure della garanzia apparentemente solida fornita dall’ Art. 5 del Trattato NATO e delle centinaia di basi americane?
Il che è un peccato, perché, come dimostrato recentissimamente dall’ ultima analisi dell’ OCPI, diretta dal Professor Cottarelli, la spesa annua complessiva dell’ Europa è superiore del 58% a quella della Russia, sicché ci si chiede perché mai ci sia bisogno dell’ America.
Infine, come dimostrato dalla drammatica notte del 1983 in cui il Maggiore Popov bloccò la risposta nucleare automatica del sistema “OKO”, molte decisioni, in una guerra contemporanea, hanno un carattere esistenziale, che richiede la preesistenza di una solida cultura ed etica degli ufficiali, che oggi in Europa non esiste perché non esistono, né un’élite culturale europea, né un sistema di formazione specifico all’ Esercito Europeo. Purtroppo, gli ufficiali europei, formati alla scuola americana, pensano e parlano come i loro colleghi USA. Non si capisce come possano essere in grado di ideare ed attuare (come si dice) strategie di indipendenza dagli USA, o, addirittura, combattere contro gli USA, come potrebbe rivelarsi necessario per la difesa della Groenlandia.

Paneuropa, il vero inizio del federalismo mondiale


5.La Bomba Europea
Perciò, occorre qui innanzitutto richiamare alla mente i tentativi più recenti di difesa comune, e, in particolare, il progetto per realizzare la “bomba europea”.
La Francia voleva realizzare la sua atomica (cosa che effettivamente poi fece), e vennero coinvolte nell’iniziativa anche le Germania e Italia. In sette diverse occasioni – nelle cosiddette “riunioni del caminetto” – si ritrovano i tre ministri della difesa: il francese Jacques Chaban-Delmas, il tedesco Franz Joseph Strauss e l’italiano Paolo Emilio Taviani. Italia e Germania, potenze sconfitte, non avrebbero potuto dotarsi dell’arma atomica, ma, dopo due anni di discussioni, fu elaborato un progetto che avrebbe dovuto essere finanziato al 45% dalla Francia, al 45% della Germania e per il restante 10% dall’Italia. Il primo impianto per la realizzazione dell’atomica si sarebbe realizzato a Pierrelatte, in Francia. Ma, alla fine del 1958, il progetto, così come era nato improvvisamente, era tramontato.
Tre sono i fattori che ne determinano la fine. Non c’era una struttura di comando e controllo ben definita. Non si sapeva chi avrebbe avuto “le chiavi”. Il secondo era che il generale Charles De Gaulle, non appena diventato presidente, aveva iniziato a coltivare l’idea (poi realizzata) di allestire un arsenale interamente francese:la force de frappe “tous azimuts” (cioè anche contro gli Stati Uniti).
Il terzo motivo è l’opposizione manifestata da questi ultimi. Misteriosamente, in capo a pochi anni, Enrico Mattei viene ucciso da una bomba posta nel suo aereo, il leader del progetto nucleare civile italiano, Felice Ippolito, e il mentore della ricerca farmaceutica di punta, Domenico Marotta, vengono arrestati con accuse che molti ritengono vistosamente esagerate se non del tutto infondate, e infine la morte in un incedente stradale dell’ingegnere Mario Tchou, il capo del Dipartimento Elettronica dell’Olivetti di Ivrea che aveva realizzato il primo computer elettronico a transistor al mondo.
A questo punto, si capisce bene perché nessuno abbia più voluto occuparsi dell’ Autonomia Strategica Europea.


La morte di Tchou: l’inizio della fine per l’autonomia digitale europea


6.I requisiti minimi

r tutto quanto precede, nella situazione presente, la Difesa Europea potrebbe essere usata al massimo quale (seppure poco credibile) argomento per influenzare gli USA, ma non certo per sconfiggere la Russia. Come Zelenskij, gli Europei “non hanno le carte” per trattare (come dice Trump). Ciò non significa affatto che non si debba procedere per quanto possibile fin da ora a tutto quanto potrà servire un giorno (cambiato lo scenario) per una difesa dell’ Europa indipendente dall’ America
Per questo, bene ha fatto il Movimento Europeo in Italia a proporre 7 domande sulla politica estera e di difesa, come avvio di un dibattito. Tentiamo qui di rispondere ad alcune di esse:
“si tratta di fondare un esercito unico nonostante le differenze linguistiche con una organizzazione sovranazionale nel quadro di una sovranità condivisa e una rinuncia alle apparenti autonomie nazionali o mantenere gli eserciti nazionali con l’eccezione di limitate strutture comuni?”
Si possono affiancare contingenti europei e contingenti nazionali. La lingua non può essere l’Inglese. 0ccorre risolvere la Questione della Lingua, spinosa ovunque (prendiamo per esempio l’Hindi)
“gli uomini e le donne chiamati a svolgere un servizio militare avranno una educazione politica-militare europea o nazionale qualunque sia la scelta fra un unico esercito o più eserciti nazionali?”Ci vuole un’ Accademia Federale Europea, un’ Accademia Militare Europea e un’ Accademia Militare Europea (vedi infra)
“sarà costituita preventivamente o parallelamente una autorità politica sovranazionale agli ordini della quale la forza armata europea o le forze armate nazionali dovranno rispondere oppure gli Stati membri conserveranno il potere di constatare le aggressioni ad uno degli Stati membri, di ordinare la mobilitazione, di dichiarare la guerra o di fare la pace?”Oggi, tutte queste cose non si fanno più. Tutto è gestito informalmente dai Comandanti Supremi, che compiono infine Operazioni Militari Speciali.
Aggiungiamo alcune proposte squisitamente nostre:
a)l’”Unione del Civile e del Militare” (sul modello cinese), nei campi della cultura, della formazione, della ricerca, dell’ IA e dell’industria;
b)la creazione con fondi pubblici europei di imprese digitali europee comparabili Alphabet, Apple, Microsoft, Palantir, PayPal, TikTok, Meta, Tesla, Tencent, Baidu, Alibaba;
c) uno Stato Maggiore Europeo, con sue capacità di strategia e di pianificazione indipendenti dalla NATO;
d)servizi di intelligence europei;
e)un’arma missilistica, digitale, nucleare e spaziale, europea, con armi comparabili ai più recenti missili ipersonici russi, come il Kinzhal, il Sarmat e l’Oreshnik;
f)truppe europee di pronto intervento (come i Navy Seals, gli Spetsnazy e la Legione Straniera) da affiancarsi a contingenti nazionali.
Ma, più in fondo ancora, occorrerebbe liberarsi dal “pensiero unico” in cui siamo stati educati, un puzzle artificiale di tecnocrazia, di Selbsthass, di irrealismo, ipocrisia e utopismo, costruito artificialmente per giustificare l’innaturale egemonia dell’ America sull’ Europa, e per costringerci a combattere contro la Russia, che è europea come noi, per difendere gl’interessi e i valori dell’America, espressi, ieri, da Biden, Blinken e la Nuland, e, oggi, da Trump, Musk e Bannon.
Addirittura, occorre ritornare aipotizzare, con Gorbaciov, che l’unico pensabile “Federatore Esterno”(de Gaulle) di un’Automia Strategica Europea è proprio la Russia, nell’ ambito della vecchia “Casa Comune Europea”. Quindi, non un avversario, bensì un partner (come del resto lo è per Trump). Ma non è che non lo si pensi, ché altrimenti non vi sarebbe in giro tutta quest’isteria antirussa; solo, ci si vieta di dirlo. Però, il fatto stesso che Trump abbia accettato di discutere sulla proposta di Putin, che ha sempre incluso nel suo “pacchetto” una nuova architettura della sicurezza europea, lascia presagire che qualcosa di quel genere affiorerà ben presto.
Di questo si sta già discutendo fra Trump, Putin e Ji Xinping, in particolare sotto le voci “Architettura comune di difesa” e “Regolamentazione Internazionale dell’ IA”. Ed è lì che siamo veramente esclusi, mentre non dovremmo.


7.La dinastia dei Von der Leyen
Con l’articolo dell’ultimo numero di Politico (“Ursula von der Leyen tightens her grip on power”), la testata euro-americana ci informa che , silenziosamente, la Presidente della Commissione sta portando avanti quello stesso processo di centralizzazione che, in America, sta realizzando Trump, in Europa Orbàn e Fico, e altrove Erdogan, Modi, Putin e Xi Jinping. Questo trend ha portato al conflitto con il commissario Breton, costretto a dimettersi per avere pubblicato una lettera di diffida a Elon Musk senza previa concertazione con von der Leyen.
La realtà è che, in un mondo dominato dal conflitto di tutti contro tutti e dall’ economia di guerra, al vertice dello Stato ci vuole, in pratica, un leader militare, possibilmente inamovibile, come stabiliscono d’altra parte molte costituzioni. La stessa idea di Macron di rafforzare enormemente l’esercito per proporre la Francia come sostituto degli Stati Uniti parte dall’aspirazione a proporre se stesso quale capo militare degli Europei, forte della bomba atomica, dei caccia e della Legione Straniera.
D’altra parte, il personaggio “Ursula” rientra nell’idea della personalizzazione e rafforzamento del potere, anche grazie all’ “appropriazione culturale” del nome di un’antica e prestigiosa casata aristocratica.
Il ramo dei von der Leyen a cui appartiene il marito di Ursula, Heyko, di religione mennonita, discende dal mercante Peter von der Leyen, attestato nel 1579 in Westfalia, dove esiste un quartiere chiamato Leye. La nobilitazione della casata fu realizzata durante l’occupazione napoleonica. Un’altra famiglia Von der Leyen, di origine carattere cavalleresca, era esistita i fin dall’Alto Medioevo nel principato ecclesiastico di Treviri.
Nel 1828 , gli operai dei von der Leyen si ribellarono ad una riduzione di stipendio; questa era stata ricordata da Carlo Marx, anch’egli renano, come la prima insurrezione operaia nella storia tedesca.
Il trend “imperiale” della von der Leyen potrebbe per altro essere rallentato nel caso di un governo Merz in Germania, perché Merz mal sopporterebbe la preminenza della von der Leyen (come anche

“THERE IS A NEW SHERIFF IN TOWN”(J. D. Vance)MA NON LASCIAMOCI DISORIENTARE!

Da quando Trump ha vinto per la seconda volta le elezioni americane, si è evidenziata ormai senza veli l’enorme complessità dell’attuale situazione del mondo, sì che è divenuto difficile perfino descriverla. A dispetto di questa complessità, sui giornali mainstream europei è stata, in questi giorni, tutta una sequela di isteriche lamentele per il “destino cinico e baro” che, per motivi incomprensibili, avrebbe stracciato il preteso “sogno” del “Pensiero Unico” (basato sul laicismo, sull’economicismo, sull’ egualitarismo e su norme generali e astratte), in cui le classi dirigenti europee si sono crogiolate in 80 anni, pretendendo addirittura che esso fosse la base culturale dell’ integrazione europea. Le istituzioni italiane ed europee si stanno associando al coro di piagnistei, senza, per altro, suggerire nessuna nuova alternativa, che pure esisterebbe, alla dittatura internazionale delle società digitali americane (i GAFAM), rappresentate platealmente da Musk (per dirla con Marina Berlusconi, “la dittatura dell’ algoritmo”) , le quali costituiscono il più grave problema della nuova presidenza, degno coronamento, in ciò, della precedente presidenza Biden. Ma, come ha scritto bene Stefano Stefanini su La Stampa, queste lamentele sono “vane”. Il problema è costituito “dalla sproporzione della potenza messa in campo” fra America ed Europa (Gabriele Segre). Occorre ora pensare a un’”Europe-Puissance”(Coudenhove-Kalergi, Giscard d’Estaing), e a una “lunga marcia sulle istituzioni” per ottenerla.
Ciò è tanto più vero in quanto l’Amministrazione Trump non si è limitata a perseguire da sola (in questa fase?) le trattative con la Russia, ma ha anche chiarito di non condividere affatto il “sogno” dell’establishment europeo, sostenendo di averne un altro, tutto suo, che, come al solito, vorrebbe imporci.
In realtà, il preteso “scavalcamento” dell’Europa (meglio, “protettorato”) da parte di USA e Russia, era in atto fino dai tempi di Yalta, anche se, tanto il “Mainstream”, quanto i “Sovranisti”, hanno fatto sempre di tutto per nascondercelo, soprattutto prima del 1989, quando l’URSS e, in parte, gli USA, erano ambedue, a loro modo, “progressisti”. I leaders dell’Europa occidentale e orientale erano stati collocati originariamente nelle loro rispettive posizioni per fare gl’interessi dell’una o dell’ altra superpotenza. A quell’ epoca, nessuno si agitava un gran ché per la Germania Est, l’Ungheria, la Polonia o la Cecoslovacchia, né tanto meno per l’Ucraina, e, anzi, se qualcuno lo faceva, veniva ignorato e aggredito. In realtà, fin dalla nascita degli USA l’Europa era stata ininterrottamente influenzata dalle lobby americane; a partire dalla 2° guerra Mondiale, l’ Europa Occidentale era stata pesantemente occupata dagli USA, e, a partire dal 1989, gli USA si sono ingeriti nella politica di tutti i paesi del mondo (a cominciare dall’ Europa), presentandosi come il messianico salvatore dell’ Umanità, ai quali tutto sarebbe stato permesso in nome della salvifica Fine della Storia.
Se vogliamo trovare una strada per uscire da quest’”impasse”, occorre quindi gettare un minimo di sguardo retroattivo sulla storia europea.
L’aspirazione, a partire dalla Rivoluzione Francese, verso una Nuova Età Organica (Saint-Simon, “Ancien régime e rivoluzione”, Mirabeau), e, dopo la IIa Guerra Mondiale, verso una progressiva centralizzazione del potere, interno e internazionale (Maccartismo, “Dottrina Brezhnev”, Patriot Act), è una tendenza di lungo periodo, perfettamente percettibile da molti decenni, e il Mainstream europeo ne è stato, non solo complice, ma uno dei principali vettori, mentre i sedicenti sovranisti, una volta entrati nelle grazie del potere americano, incominciano anch’essi a minimizzare il pericolo della Singularity Tecnologica e dello Stato Mondiale, tipici obiettivi dei progressisti, da loro un tempo almeno a parole avversati.
Il fatto che tutti abbiano insistito , in questi anni, che sarebbe invece stata in corso un’evoluzione in senso contrario (il loro “sogno”: l’”abolizione dello Stato”, la “liberal-democrazia”, la “democrazia socialista”, l’”anti-autoritarismo”, il “welfare State”, l’egualitarismo, il “diritto mite”, la “crescita”) è stato solo un ennesimo “fuoco di copertura” per evitare che i popoli si ribellassero all’allineamento dei Governi ai dettami di Washington, al dominio dei GAFAM e alle “guerre umanitarie”.
L’unica seria alternativa a questo processo a lungo termine era stata fornita dalla cultura alta europea (“die guten Europaeer” di Nietzsche)-per esempio da Leopardi, Foscolo, Saint-Exupéry, Simone Weil, Coudenhove-Kalergi-, che però, nonostante lodevoli sforzi, non era riuscita a incidere sulla storia politica del Continente, e che ora occorre invece riscoprire in connessione con le “culture alte” delle grandi aree del mondo.

“2005 Odissea nello Spazio” anticipa i dilemmi dell’ avventura spaziale


1.I segni premonitori dell’odierno totalitarismo
Ricordiamo che:
a)Horkheimer e Adorno, recatisi in America invitati dalla locale Comunità Ebraica per studiare il “carattere autoritario”, ne ritornavano segnalando che l’ America non aveva, quanto a totalitarismo, nulla da invidiare al nazismo.
b)in America,vari teorici, come Wolin, Voegelin e Molnar, avevano riscontrato l’esistenza di una forma americana di “totalitarismo invertito”.
c)Non per nulla lo stesso Generale Eisenhower, presidente degli Stati Uniti e generale vincitore, a mmoniva sulle ambizioni del sistema burocratico-militare americano.
d) Sol’zhenitsin, emigrato negli Stati Uniti, vi aveva constatato una illibertà non minore di quella sovietica: nel caso di dissenso, negli USA ti veniva semplicemente tolto il microfono.
e)Contemporaneamente, Isaac Asimov dimostrava in centinaia di opere che le Tre Leggi della Robotica (oggi diremmo l’”Algoretica”) , non possono funzionare perché i robot stanno divenendo più intelligenti dell’ Umanità, tant’è vero che Teilhard de Chardin li identificava come il vero Messia (il “Punto Omega”), Guenther Anders spiegava che, per questo, l’Uomo è Antiquato, e De Landa precisava che ciò avviene perché i robot sono oramai in grado di farsi la guerra fra di loro, e, quindi, non hanno più bisogno degli umani per fornire loro un obiettivo.
f)fin dal 1960, i “poteri forti” avevano deciso che, nello sviluppo dell’informatica, l’imprenditoria illuminata europea (p.es., Olivetti, con il supporto di Enrico Fermi) non avrebbe dovuto ingerirsi, sì che la Divisione Elettronica della Olivetti fu “estirpata” secondo un’ingiunzione di Visentini e con il “braccio armato” dell’IBM.
g)Assange e Snowden hanno dimostrato nei fatti che l’Occidente sta usando le tecnologie informatiche per ingannare, spiare e condizionare il mondo intero.
h) Evgenij Morozov ha spiegato che l’obiettivo è divenuto quello di impedire la fine dell’ egemonia WASP all’ interno degli USA, e dell’ egemonia americana sul mondo, dove l’informatica viene utilizzata per creare un sistema di controllo capace di sostituirsi, come collante, a un consenso popolare che non c’è. Questo è il senso della grande alleanza dei GAFAM, capeggiati da Musk, con il Presidente Trump. E questo è il grande problema da risolvere ora, non già il fatto che la nuova Amministrazione americana sia più sfacciata delle precedenti nel violare le regole inventate e imposte dalla stessa America, e nel farcelo pure sapere.
E allora, se autorevoli osservatori avevano avvertito proprio da ottant’anni che ciò stava avvenendo, perchè tanti altri hanno aspettato fino ad ora per lamentarsi, e altri, che sembravano allora essersene accorti, oggi minimizzano, giocando sul tasto della nostalgia per un’era ingiustamente definita “Trente Glorieuses”? E’ chiaro che ciò deriva dallo sforzo incessante un po’ di tutti per adeguarsi al mutevole corso del potere americano, da cui tutte le loro carriere dipendono, e che quindi “occorre non fare innervosire”. Tutto ciò, fino a giungere alla presente situazione kafkiana, in cui gli establishments americano ed europeo, entrati finalmente in collisione, si stanno accusando reciprocamente di “autoritarismo”, cioè di un qualcosa che, invece, è generalizzato sul piano mondiale.

La gabbia d’ acciaio di Max Weber si è tramutata nelle reali gabbie d’ acciaio di Camp Derby e di Guantanamo


2.Il totalitarismo invertito
Il tentativo di mantenimento dell’egemonia mondiale americana nonostante la sfida cinese ha infatti ora imposto in Occidente un’ ulteriore centralizzazione del potere (quello che si sta incominciando a chiamare “democratura di Trump”, che si allinea su metodi di governo orientali):
a)l’assalto dei BRICS all’ anglosfera ha infatti, come background, da un lato, una strisciante guerra civile americana fra WASP e NON-WASP (“Black Lives Matters”), e, dall’ altro, una guerra senza limiti fra l’Occidente e “il Resto” (Cina, Russia, India, Sahel, Sudamerica cfr. Huntington, “Lo scontro di civiltà”..). Ciò richiede, per l’America, di essere in grado di adottare in modo centralizzato e senza preavviso decisioni impreviste (come i ben noti “Executive Orders”), in modo da spiazzare costantemente gli avversari (come direbbero i Cinesi, con “i 16” e “i 24” stratagemmi), e di poter dare ordini (possibilmente segreti) ai propri vassalli, in modo che colpiscano il nemico in modo coordinato;
b)l’antidoto ideato da Trump è costituito innanzitutto dai dazi generalizzati (e reciproci), che, implicando una rinegoziazione quotidiana con tutti gli Stati del mondo, forniscono agli USA un veicolo particolarmente agevole per ingerirsi nelle politiche interne di tutti ancor di più di quanto non lo facessero già i precedenti presidenti “globalisti”(altro che “isolazionismo”!);
c)Ne consegue che anche all’ interno di ciascuno degli “Stati vassalli”, il leader che gode della fiducia del potere americano deve poter manovrare senza disturbi. Ed è così che si spiega uno smantellamento ovunque dei servizi segreti e una delegittimazione della magistratura. L’opposizione “centrista”, essendo tradizionalmente filoamericana, resta priva di argomenti “spendibili”, e si accoda all’ ossequio ai nuovi padroni, quali ch’essi siano.
Per un’esigenza di difesa (la “Rivalità Mimetica”), le stesse dinamiche si sono sviluppate da tempo (ovviamente, invertite) in ciascuno dei poli alternativi agli USA (ivi compresi paesi minori), perché, come dimostrato dai casi dei Paesi Arabi e di quelli dell’ex Unione Sovietica, per mantenere e allargare la propria sfera di influenza si ricorre sempre di più a metodi violenti, come nel caso delle Rivoluzioni Colorate e delle Primavere Arabe, sicché qualunque governante che non voglia essere esautorato con le cattive da interventi esterni e manifestazioni di piazza (come Sadat, Yanukovich o Gheddafi) dev’essere disposto a usare maniere sempre più forti. Ovunque, ma in particolare in Cina, in Russia e in India, il grado di centralizzazione è aumentato vertiginosamente dopo le Guerre del Golfo, dopo Echelon e Prism, dopo le Rivoluzioni Colorate e le Primavere Arabe, i disordini a Hong Kong, l’”Euromaidan”…
Il risultato complessivo è stato l’esatto contrario di quell’“Ordine Basato sulle Regole”, che dovrebbe essere, secondo il “Mainstream”, il carattere distintivo del sistema occidentale:
a)la retroattività delle pene irrogate dai Tribunali Internazionali (creati ex post factum);
b)il rifiuto fin dall’ inizio, da parte delle neo-create Nazioni Unite, di riconoscere le rivendicazioni, circa i Diritti Umani, dell’ Associazione Americana di Antropologia, dell’allora Unione Sovietica, della Cina allora nazionalista, e dell’ Arabia Saudita;
c)il giganteggiare delle società informatiche americane, i GAFAM, in spregio delle esistenti normative antitrust, fiscali, sulla privacy, non solo europee, ma anche americane;
d)la delegittimazione di tutte le organizzazioni internazionali;
e)il progetto di espansionismo militare ai danni degli stessi alleati degli USA (Danimarca, Canada, Panama).
Tutto ciò era in corso, o in gestazione, almeno fino dai tempi di Reagan, ma la classe dirigente “mainstream”, che ora se ne lamenta, l’ha sempre coperto e avallato, minimizzandone le conseguenze.

Il carattere seducente del Progresso cela in sé un risvolto diabolico


3.I vizi di progettazione dell’ “Ordine Internazionale basato sulle Regole”
Gli USA di Trump e di Musk stanno per altro riempiendo di contenuti estremi e ancora imprevedibili gli enormi vuoti lasciati dalle contraddizioni e dagli errori progettuali degli originari fondatori del mondo post-guerra fredda, realizzando così la transizione piena fra il Modernismo e il Post-Umanesimo, profetizzata da Fiodorov e da Kurzweil. Processo che a nostro avviso va, non solo controllato, bensì anche “dirottato” verso obiettivi coerenti con le grandi tradizioni del mondo.
Che il Progetto Incompiuto della Modernità (il famoso “sogno infranto” del “Mainstream”) fosse irrealizzabile fin dal principio lo aveva dimostrato il fatto che la maggior parte delle religioni (dal buddismo allo zoroastrismo, dall’ ebraismo al cristianesimo all’ Islam), nella loro fase primitiva, avevano predicato un’escatologia immanente (il Paradiso in terra, come il moderno progressismo), ma, con il passare del tempo, si erano trasformati in un’ opposta narrazione, atta a permettere ai loro fedeli di collocarsi armoniosamente nel mondo reale, imperfetto e contingente (il “legno storto dell’ umanità”). Invece, coloro (come i buddhisti Hinayana, i Catari, i Karmati, gli Anabattisti, i Doenmeh o i Bahai), che hanno preteso di attenersi all’originaria purezza delle rispettive fedi, hanno normalmente incontrato enormi resistenze, oppure hanno instaurato, per reazione, come i Karmati o gli Anabattisti (la cui bandiera era l’arcobaleno, oggi divenuto il vessillo di molti), un regime terroristico. Si trattava infatti del tentativo di rovesciare delle realtà di fatto (come il mistero, la finitezza e la differenza), che prima o poi si vendicano. Lo stesso sta accadendo ora con il Pensiero Unico oggi dominante, che è la traduzione in termini materialistici delle Religioni di Salvezza (le cosiddette “Radici Giudaico-Cristiane”). Si tratta però di una dialettica diversa da quella descritta per esempio da Mancuso, secondo cui i “conservatori” sarebbero fondamentalisti e vicini al potere politico, mentre i nostalgici dell’anarchica religione primitiva sarebbero “i veri religiosi”. A noi pare che i “fondamentalisti” fanatici e arroganti siano quelli che propugnano un’escatologia terrena e materialistica (come il puritanesimo americano, il sionismo, e, specialmente, il transumanesimo), siano essi di “destra” o di “sinistra”. Come giustamente conclude Mancuso, vi sarebbe un percorso alternativo (per quanto stretto e accidentato) fra il fanatismo apocalittico e la cosmesi di un potere diabolico, quale quella che si esprime nel “Racconto dell’ Anticristo” di Soloviov. Quello che invece si sta realizzando di fatto mentre tutti discutono è la “Singularity Tecnologica”, la fusione fra tecnica e natura, uomo e macchina, sotto l’egida dei guru dell’ informatica, sorprendentemente con la benedizione di “tradizionalisti” come Vance.
Tutto ciò si è ripercosso “a cascata” in tutti gli ambiti del moderno Occidente: filosofico, storico; sociale, politico, economico, giuridico:
-in ambito filosofico, si è privilegiato un pensiero escatologico immanentistico (es., marxismo), che a sua volta non si è potuto applicare concretamente per gli stessi motivi, ma sopravvive, nascosto, nel linguaggio corrente di tutti, compresi i pretesi “conservatori”;
-in ambito storico, si è costruita una “Storia sacra” sui generis, che coincide con l’evoluzionismo e si chiude con la Singularity Tecnologica (anche se nessuno ne vuole parlare);
-in ambito politico, si è imposta una ferrea “Finestra di Overton”, con la criminalizzazione di tutte le forme di pensiero alternativo ai due “partiti” (“progressisti” e “conservatori”) ammessi nella dialettica politica “occidentale”;
-in ambito economico, si sono chiuse o svuotate tutte le grandi iniziative europee (Concorde, EADS, FIAT…), sostituendole con una galassia d’imprese insignificanti manovrate dai GAFAM e da fondi americani;
-in campo giuridico, si è creata una “ragnatela” di norme e istituzioni (cfr. Ikenberry: trattati anti-proliferazione, ONU, NATO, GATT, WTO, Corti Penali Internazionali, normative sui ICT), che solo l’Europa ha rispettato, mentre tutti gli altri le hanno sempre ignorate, traendone il massimo vantaggio.
La pretesa delle voci del Mainstream, secondo cui l’Occidente (prima di Trump) rispettava almeno la libertà, mentre il resto del mondo (liquidato come “le autocrazie”), no, è falsa. Le libertà di pensiero, di parola e di associazione, non sono state rispettate. La “cancel culture” è solo l’espressione ufficiale di una censura che ha colpito da sempre il discorso pubblico, espungendovi tutto quanto non coincideva con la Teologia Politica dominante:
-dalla lettura senza paraocchi della Bibbia e dei Classici (dalle stragi a Canaan alle contraddizioni del Nuovo Testamento, all’ esaltazione in Omero di ogni forma di violenza, alla classificazione, da parte dei filosofi greci, della “democrazia” fra le forme degeneri di governo);
-al privilegiamento delle tradizioni ereticali e protestanti del Cristianesimo (Catari, Calvinisti, Puritani, Mormoni) contro Cattolicesimo e Ortodossia;
-alla censura sulle stragi delle Rivoluzioni Atlantiche e degli Stati Uniti per enfatizzare quelle della Spagna e degli Stati Totalitari;
-all’ esaltazione dei pensatori politicizzati e progressisti e censura su quelli scettici o conservatori ( Cartesio, Pascal, Rousseau, Berkeley, Malebranche, Hume, De Maistre, Nietzsche, Wittgenstein, Heisenberg, Feyerabend, De Finetti, Gehlen, Anders, Voegelin…).
Si sono moltiplicati nel tempo i tabù di cui è impossibile parlare: gerarchie, maschilismo, Shoah, strage armena, Massoneria. brigantaggio meridionale…
Le violazioni recenti della libertà di pensiero e di parola , imputate da Vice-presidente americano Vance all’ Unione Europea, sono solo un’ultima, limitata manifestazione di un generale atteggiamento censorio, che ci ha accompagnati per tutta la vita.
Non c’è mai stata libertà di associazione, perché il sistema mirava a favorire grandi organizzazioni e grandi partiti già esistenti (tipico il bipartitismo americano), con il risultato che più della metà degli elettori non va a votare.
Vance ha affermato perfino che il vero pericolo per l’ Europa non è costituito dalla Russia e dalla Cina, bensì dalla restrizione della libertà da parte dell’ Unione Europea: “The threat I worry the most about vis-à-vis Europe is not Russia, it’s not China, it’s not any other external actor. What I worry about is the threat from within, the retreat of Europe from some its most fundamental values, values shared with the United States of America.” Si riferiva alla censura sui media e alla criminalizzazione della religione, Soprattutto, si riferiva all’ annullamento, da parte della Corte Suprema rumena, del primo turno delle elezioni presidenziali, perché vinto, grazie a una campagna su Tik Tok, da un candidato sospettato unicamente di essere sostenuto dalla Russia. Ma poi si è scoperto che il candidato aveva semplicemente sfruttato abilmente la campagna di hackeraggio di un partito concorrente, dirottandola a proprio favore. Avrebbe potuto benissimo parlare dei Baltici (dove esiste perfino la categoria dei “Non Cittadini”).
Le critiche di Vance potrebbero applicarsi benissimo anche agli USA.
Si dice anche, a sua discolpa, che il sistema occidentale avrebbe incrementato il benessere del “ceto medio”. Tuttavia, mentre quest’ultimo in Occidente è in costante declino, nello stesso periodo (il Dopoguerra), il resto del mondo, e, in primis, la Cina, è passata, dall’ essere un deserto devastato da 100 anni di guerre e di occupazione, al Paese tecnologicamente più avanzato del mondo, con il più grande PIL a parità di potere di acquisto, e questo proprio a favore del “ceto medio” più vasto del mondo.Secondo Elsa Fornero, lo stesso potrebbe dirsi dell’ Arabia Saudita.
Si dice infine che, se non facesse parte della NATO, l’ Europa sarebbe già stata conquistata dalla Russia. Ma intanto proprio la Russia di Gorbaciov e di Eltsin aveva deciso lo scioglimento dell’ URSS e aveva chiesto di entrare nelle Comunità Europee e nella NATO, essendone però respinta, mentre in Occidente nessuno ha mai pensato di sciogliere la NATO. E’ ovvio che, dopo 40 anni di rifiuti e di prepotenze, alla fine la Russia si sia ribellata all’ atteggiamento impositivo dell’Occidente, ma se, invece, quell’atteggiamento non vi fosse stato, Putin avrebbe mantenuto il punto di vista espresso nel 2006 su “La Stampa”, secondo cui l’Unione Europea costituiva la massima conquista del XX secolo, e solo nel 2007, proprio alla Conferenza annuale a Monaco, aveva cominciato a denunziare gli eccessi dell’ egemonia americana. Infine, che cosa dovrebbe fare la Russia quando il Russo non è considerato come una lingua ufficiale dell’Unione Europea, mentre il suo numero di parlanti è superiore a quello degli abitanti di una decina di Stati membri, e certamente di quelli parzialmente anglofoni (in Irlanda e a Malta), e ciononostante l’Inglese è utilizzata abusivamente nell’ Unione senza alcuna base giuridica, per una pura volontà di sopraffazione culturale delle elites occidentaliste?
E’ vero che, in questi 80 anni vi è stata l’assenza di guerre “ufficiali” sulla maggior parte del territorio comunitario, ma guerre con la partecipazione europea ce ne sono state moltissime (civili balcaniche, irlandese, basca; di Corea; in Medio Oriente; nel Vietnam; in Afghanistan; in URSS; in Jugoslavia; in Africa; “interventi umanitari” a cui tutti abbiamo partecipato; terrorismi).
L’unico punto su cui tutti sembrano d’accordo è che l’ Europa dovrebbe aumentare la propria spesa per la difesa, ma i dati sembrano dimostrare che la questione sia stata molto mal posta. Intanto, l’ Europa Occidentale spende da sempre in difesa più della Russia (457 miliardi contro 145), e non si capisce perché non sarebbe in grado di difendersi da sola se non aumentasse ulteriormente la spesa. In secondo luogo, se aumentasse la spesa al 5% mentre gli altri la diminuiscono, finirebbe per avere l’esercito più grande del mondo. In terzo luogo, perché tale esercito dovrebbe essere concepito per fronteggiare la Russia (che, come scritto nel 2006 da Putin, è a tutti gli effetti europea), e non per fronteggiare gli USA, che non lo sono, che ci occupano, ci insultano e ci minacciano?

Il bullismo americano è tutt’altro che nuovo


4.La dittatura dei GAFAM (“dell’ algoritmo”): il vero problema del XXI Secolo.
A nostro avviso, il vero problema oggi è la dittatura dei GAFAM sull’ Occidente, che sta portando al dominio delle macchine intelligenti e alla sparizione dell’umano. Anche su questo, tutto si sapeva da molto tempo, fino da quando Saint-Simon, all’ inizio dell’ Ottocento, aveva teorizzato apertamente che, nella “Nuova Società Organica” fondata, dopo la Rivoluzione Francese, sulla scienza e sulla tecnica, il “Potere Spirituale” sarebbe spettato “agl’industriali”: esattamente ciò che abbiamo visto realizzarsi all’ “Inauguration” di Trump.Per Bogdanov (un leader bolscevico vicino a Trockij), la conquista di Marte (che ora vorrebbe realizzare Musk) sarebbe stato il compito della Russia bolscevica, e questo avrebbe coinciso con l’istaurazione del comunismo (dove, secondo Gustev, le macchine avrebbero impartito ordini agli uomini). Ancora nel secolo scorso, De Landa e Kurzweil ,avevano profetizzato la presa del controllo mondiale da parte dei robot, e, nel 2003, in “The new Industrial Age”, Schmidt e Cohen avevano previsto che Google avrebbe superato la Lockheed nel guidare l’ America verso la conquista del mondo. Nelle distopie del ‘900 (Čapek, Asimov), i robot, che domineranno l’universo, sarebbero stati fabbricati e gestiti da società private (p.es, R.U.R. Universal Robots, che anticipano Musk). Di fatto, già oggi il sistema informatico-militare americano ci controlla nei minimi dettagli come nei romanzi di Zamiatin e di Orwell, intercettando tutte le nostre comunicazioni (Echelon, Prism, Paragon Solutions), censurando ciò che leggiamo (la cosiddetta “moderazione”), mostrandoci solo ciò che è funzionale al nostro indottrinamento (“software di raccomandazione”), orientando le elezioni (Cambridge Analytica, X),in sostanza impedendoci di parlare o fare qualunque cosa contro il sistema (la “Wehrhafte Demokratie” sostenuta dalla Baerbock, che si traduce nella criminalizzazione degli avversari). Nonostante le pretese dell’Amministrazione americana di voler difendere gli Europei contro tutto ciò, invece questo stato di cose è destinato ad essere moltiplicato esponenzialmente dalle iniziative di Musk nei settori degl’impianti cerebrali, delle comunicazioni e dell’Intelligenza Artificiale.
Ma anche l’idea di un controllo diretto degli USA sul mondo intero non è un’ invenzione di Trump, dato che era stato teorizzato in tutti i suoi aspetti da Emerson, Whitman, Fiske, Willkie, Cabot Lodge, Valladão…e portato avanti con strumenti ufficiali, come il National Endowment for Democracy e lo USAID, o ufficiosi, come la “Open Society” di Soros, finalmente sotto la lente della nuova Amministrazione americana.
Così stando le cose, il cambio di amministrazione può essere addirittura positivo. Addirittura, secondo Cacciari, “potremmo anche considerare i primi atti della presidenza Trump un commendevole sforzo per liberare il campo da infingimenti e ipocrisie…La chiarezza è sempre preferibile alla confusione. Meglio un populismo quasi razzista esplicito che un umanitarismo d’accatto e sempre disposto a tradirsi”.
Le tardive lamentele contro questo stato di cose da parte del “mainstream” sono quindi l’ennesimo avatar della “rana di Chomsky”, che si accorge di essere stata bollita quando oramai è troppo tardi. Mentre, invece, l’improvvisa infatuazione dei “sovranisti” per Trump e Musk nonostante le loro continue ingerenze nella politica interna degli Europei (dalla Groenlandia, all’ AfD) è anch’essa quanto mai strumentale.

Le vittorie di Schrems dinanzi alla CVorte di Giustizia sono state nullificate dalla Commissione


5.Le proteste di Mattarella e di Ursula von der Leyen
La maggior parte degli “orfani di Biden” si consola pensando che, almeno, ci sono Mattarella e Ursula von der Leyen che “ne dicono quattro” a Trump e a Musk. In realtà, ambedue queste personalità stanno dimostrando plasticamente i limiti della capacità europea di reagire. Il Presidente italiano se la prende giustamente con il “nuovo feudalesimo” dei guru dell’ informatica, che occupano abusivamente beni pubblici, come l’informazione, la rete e perfino lo spazio siderale, e con il “vassallaggio felice” degli Europei. Ma, commenta Alessandro Aresu su “Il Fatto Quotidiano”, egli non si sofferma affatto sulle ragioni dell’incapacità dell’Europa di costruire una propria industria digitale. Balzano, su il Fatto Quotidiano, ricorda che anche il Presidente, come la pubblicistica Mainstream, ha taciuto per un decennio su tanti altri atti di vassallaggio degli Europei nei confronti degli USA.
Che cosa intenda Aresu lo si capisce leggendo il suo recente libro “Geopolitica dell’Intelligenza Artificiale”, che descrive un ambiente americano profondamente intriso di post-umanesimo (l’”Ideologia Californiana”), in cui la creazione di nuove imprese e nuovi prodotti immateriali è un fatto naturale, che non può essere imitato perché è un humus culturale, quando non religioso. E, difatti, tutta l’”ideologia” di Musk è ripresa di pari passo dal Cosmismo russo (La “Filosofia dell’ Opera Comune” di Fiodorov e i Principi dell’Astronautica” di Tsiolkovkij), che postulavano la conquista dello spazio quale dovere religioso, per popolare lo spazio con i nostri antenati, resuscitati mediante la clonazione ottenuta con le nuove tecnologie.
Tuttavia, sotto questo punto di vista, l’ideologia di Musk dopo la sua conversione trumpiana è alquanto contorta. Dopo avere preso atto in modo appariscente che esiste il pericolo concreto che i robot si sostituiscano all’ uomo, Musk ha fatto un’ardita capriola concettuale, tutt’altro che convincente. Secondo lui, visto che i robot supereranno le capacità degli uomini sulla Terra, questi ultimi dovranno emigrare verso altri pianeti (come i Ghazawi secondo Trump). Inoltre, dovranno essere forniti di impianti cerebrali (Neuralink) per poter superare i robot in intelligenza (quindi, diverranno in realtà dei Cyborg, o meglio un’”Intelligenza Collettiva”, parte della Megamacchina Mondiale, governata centralmente dalle macchine stesse). Da ciò si capisce che le recenti evoluzioni ideologiche di Musk sono strumentali e funzionali alla conciliazione dei suoi contrastanti obiettivi politici e imprenditoriali. Apparentemente, sarebbe passato dal fanatismo per il transumanesimo ad appoggiare le idee conservatrici di Trump per reazione alla transessualità di suo figlio. Però, le motivazioni da lui fornite non sono convincenti. Inoltre, stranamente, anche tutti i suoi colleghi amministratori delegati dei GAFAM hanno fatto, contemporaneamente, lo stesso “salto della quaglia”. Con ciò, sono riusciti a realizzare il progetto di Schmidt (“The New Digital Age”), di fondere i GAFAM con l’espansionismo americano, costringendo l’amministrazione Trump ad abbandonare le sue, per quanto modeste, velleità antitrust, e, anzi, a farsi loro avvocata presso la UE per eliminare le multe già irrogate per violazione di varie norme europee, inserendola addirittura nei dazi che l’UE dovrà pagare agli USA.
Ma soprattutto, il suo vero problema è il conflitto con Altman per il controllo di OpenAI: l’anello mancante nella sua catena assoluta di comando, e una minaccia al suo rapporto esclusivo con Trump e i GAFAM.
A nostro avviso, è lì che ci si dovrebbe concentrare per una critica effettiva a Trump e a Musk, mostrando le contraddizioni delle loro posizioni, la loro incapacità (non diversa da quella dei progressisti) ad affrontare seriamente i problemi dell’era delle Macchine Intelligenti, e, in particolare, a creare un’alternativa alla Singularity, meglio dei loro avversari, che, in pratica, non se ne erano neppure occupati.
Il problema è che, per fare ciò, le classi dirigenti europee dovrebbero essere più intelligenti di quelle americane e russe -cosa che oggi non è-.
Infatti, ancora meno convincenti le difese di Ursula von der Leyen, che dovrebbe a preparare un solido piano contro i nuovi dazi (anche perché è lo stesso Trump che li concepisce come “reciproci”), ma in pratica sta semplicemente accettando di accrescere le spese militari. Resta il fatto che anche l’arrendevolezza della Commissione verso gli USA, e, in particolare, i GAFAM, è stata conclamata da gran tempo (Schrems, contratti Microsoft, Wewiòrowski), e stupisce che solo ora essa finga di svegliarsi. Del resto, quest’arrendevolezza è anche il tallone di Achille di coloro che si autodefiniscono “sovranisti” ma non lo sono affetto.
Non parliamo poi dei patetico summit di Macron, sull’AI, dove si è che insistito sull’approccio trionfalistico e inconcludente già dimostratosi perdente con QWANT e GAIA-X, e sull’ Ucraina, dove sono emerse posizioni inconciliabili fra gli Europei. In effetti, non si affronta mai la questione centrale dell’ “Autonomia strategica digitale”: avere un proprio “nocciolo duro” di scienziati, militari, intellettuali, imprenditori e imprese, ingegneri, tecnici, legati a progetti europei (civili e militari), e non infeudati ai GAFAM.
Il punto è che ora si vorrebbe finalmente essere trattati da eguali agli USA quando non si è nemmeno capaci di contrastare la loro appropriazione culturale delle nostre tradizioni, sicché essi si possono presentare come i veri eredi di Grecia, Roma, Cristianità e Illuminismo, gli unici di cui occorra tener conto nel dialogo fra le grandi civiltà, ormai in corso a Riad.

Dopo anni di reclusione, Assange è stato costretto a dichiararsi colpevole e a ritirarsi in Australia


6.Contrastare lo Stato Mondiale dei GAFAM

In particolare, i governanti europei avevano deciso ottant’anni fa (o vi erano stati costretti, vedi Olivetti) di lasciare all’ America lo sviluppo delle nuove tecnologie, che costituiscono l’essenza del XXI secolo, così condannando l’Europa, non solo alla dipendenza politica e militare, bensì anche alla sterilità intellettuale e al declino economico.
Sotto questo punto di vista, la critica all’ approccio all’ AI meramente “normativo” della UE è pienamente giustificata. E’ impensabile che le imprese di una superpotenza (gli USA), che detiene il controllo politico dell’ Occidente e il controllo tecnico dei GAFAM accettino che il digitale sia disciplinato a livello internazionale da un’altra realtà politica (la UE), che non ha, né la competenza tecnica, né la giurisdizione, né il potere militare, per gestire una realtà così esplosiva. E infatti, tanto Zuckerberg quanto Vance, hanno chiamato alle armi l’Amministrazione americana perché annulli le patetiche sanzioni della UE contro i GAFAM (considerandole assurdamente come dazi impropri, mentre esse sono in realtà il residuo dell’illusione di poter contrastare le Macchine Intelligenti con ricette liberiste del Secolo XIX).
Se la UE vuole legiferare sulle società informatiche, deve crearsi le proprie società informatiche.
Di fatto, vi è un solo attore che voglia, e possa, tener testa alla dittatura mondiale dell’ algoritmo: la Cina, le cui competenze tecnologiche e le cui dinamiche politiche e giuridiche in materia di digitale sono deliberatamente ignorate in Europa, mentre i vertici americani, pur deprecandole, tentano segretamente di copiarle e di conciliarle.
La Cina:
a)ha stabilito una chiara indipendenza dai poteri forti americani (sette, lobby, finanza, tecnologia, forze armate, intelligence, media), sì che essa è l’unico territorio del mondo dove essi non arrivino con il loro spionaggio e con il loro furto di dati;
b)ha creato proprie piattaforme eguali e contrarie a quelle americane (i BAATX);
c)ha informatizzato tutta la sua vita sociale, esportando largamente i suoi beni e servizi più avanzati (pannelli solari, auto elettriche, treni ad alta velocità, Intelligenza Artificiale);
d)ha introdotto regolamentazioni ispirate a quelle europee, ma più complete e concrete, applicandole senza indugio proprio alle imprese cinesi, e sanzionando tutti i BAATX per le loro trasgressioni;
e)ha esautorato ed esiliato (senza espropriarlo) Jack Ma, che stava trasformandosi, sul modello di Musk, in un mostro finanziario capace di dominare tutta la scena imprenditoriale e politica cinese (il “crackdown sui BAATX”, che dovrebbe costituire il modello per un analogo “Crackdown” in Occidente).
f)ha immesso sul mercato internazionale, con perfetta tempistica su “Made in China 2025”, due programmi di Intelligenza Artificiale conformi alle normative UE, “open source”, più potenti di quelli americani e realizzati, con un costo infinitesimo, da start-ups di giovani teste d’uovo, così ridicolizzando 10 anni di politica legislativa europea e americana, che ha stanziato (e ancora sta stanziando) fondi pubblici enormi con l’obiettivo “di fare dell’Europa l’area più competitiva del mondo”, e, rispettivamente, “di mettere fuori mercato il mondo intero”.
g)ha proposto a Monaco, per bocca di Wang Yi, di unire alla Nuova Via della Seta gli analoghi sforzi della Commissione, unico modo per trovare subito enormi sbocchi commerciali alternativi al mercato americano (unica ancora di salvezza per l’economia europea).
Poi ci si lamenta per le simpatie di Musk per la Cina. Musk (che possiede la maggiore fabbrica di Tesla in Cina), sa bene che Xi Jinping non si fa manipolare, come l’Unione Europea, e perfino Trump, dalle società informatiche, e quindi lo tratta da pari a pari.
E’ lì che l’Europa dovrebbe guardare per non restare indietro di 80 anni, come sta accadendo oggi, aspettando addirittura lo sbarco miracoloso di Musk, che, giustamente, invece, dal suo punto di vista, non è andato agl’incontri con i suoi meschini adulatori, né a Madrid, né a Parigi, né a Monaco, troppo occupato, com’è, su fronti per lui ben più sfidanti, come il Progetto D.O.G.E. e l’OPA su OpenAI.
Certo, bene ha fatto il Presidente Macron a invitare il Primo Ministro indiano a co-presiedere il summit di Parigi sull’ Intelligenza Artificiale, perché l’India di Modi, totalmente immersa nell’induismo e, nel contempo, centro di eccellenza dell’AI, avrebbe tutte le caratteristiche per divenire un partner importante per l’Europa in una strategia di intelligenza artificiale basata, non già su regole astratte, bensì su educazione e cultura. Oggi, tuttavia, nel settore specifico dell’ AI, essa è molto arretrata rispetto alla Cina, e non gode neppur essa di quell’ Autonomia Strategica Digitale che Macron vorrebbe proporre come obiettivo per gli Europei (e che potrebbe conseguire solo con una stretta alleanza con l’ Europa). D’altronde, l’ Europa, grazie alle scelte sciagurate della Commissione, ha reso in pratica disponibili i dati degli Europei, oltre che ai servizi segreti americani, anche alle imprese americane per addestrare la loro AI, lucrando cifre immense sull’abuso delle nostre intelligenze naturali. E, nell’ ambito delle trattative con Trump, c’è il rischio che quest’espropriazione addirittura si legalizzi. Un’eventuale vera alleanza con l’India imporrebbe anche accordi molto più seri sull’ utilizzo reciproco dei dati dei due miliardi di cittadini europei e indiani, e anche un’alleanza di tipo politico, militare e culturale.

Solo De Gaulle aveva raggiunto l’Autonomia Strategica Europea


7.L’Europa ignorata sull’ Ucraina
Come detto sopra, sono lacrime di coccodrillo anche quelle sull’esclusione dell’Europa da ogni dibattito sul futuro ordine internazionale, a cominciare dalla pace in Ucraina, a cui è stato dedicato l’abortito summit parigino, che non ha portato a nessuna conclusione. Peskov ha detto testualmente: “gli europei dovranno probabilmente parlare con Washington per chiedere un posto” al tavolo delle trattative.
E’ chiaro che l’Unione Europea non è, di fatto, sullo stesso livello di America, Russia e Cina, anche se è certo doloroso per il nostro establishment vederselo ricordare in modo così umiliante come con quest’esclusione dalle trattative per l’ Ucraina. Era anche chiaro che le spese europee per l’Ucraina sono state costruite come un vero tributo all’America, e non avrebbero dato alcun diritto alla co-decisione. È l’America stessa ad aver creato le Comunità Europee nei territori occupati, con la risoluzione Fulbright del Senato americano, con i finanziamenti della CIA attraverso l’ACUE, con l’intervento di Dean Acheson su Monnet per la Dichiarazione Schuman e con il lavoro sui Trattati di Roma dello Studio Allen & Overy, per creare un fittizio interlocutore europeo da contrapporre al blocco sovietico.L’America non ha mai voluto che l’ Europa raggiungesse il suo stesso status, e ha sempre avuto le leve necessarie per impedirlo. I tanto gli esaltati politici nazionali, come Churchill, Adenauer, Degasperi e Schuman, quanto lo stesso Spinelli, svolsero un ruolo di comparse, tanto nella Dichiarazione Schuman, quanto nella redazione dei Trattati.
Invece, per arrivare al suo status di eccezionalità, l’America aveva dovuto combattere ininterrottamente, in 250 anni, 250 guerre, di cui almeno 5 contro delle potenze europee. L’America ha anche inventato un’ideologia (gli “Stati Uniti d’Europa”), che l’Europa ha semplicemente copiato, appropriandosi della ricchissima eredità culturale europea. Ha centinaia di basi militari in tutto il mondo, di cui la maggioranza in Europa. Le sue imprese informatiche le permettono di condizionare le coscienze degli Europei. Possiede armi nucleari e spaziali che l’Europa non possiede, in quantità pressoché pari a quelle della Russia e della Cina. Come si può pensare che accetti di discutere alla pari con noi della guerra e della pace, in un momento, come questo, in cui la Russia e la Cina la sfidano ad affrontare questioni esistenziali?
Addirittura, l’Amministrazione Trump punta proprio a umiliare l’Europa, per esempio con le accuse (per altro non immotivate) del Vice-Presidente Vance, di limitare la libertà di parola. Tra l’altro, chi dovrebbe rappresentarci in queste discussioni, l’alto commissario Kaja Kallas, è la più accanita nemica della Russia, ha negato per anni nel suo Paese i diritti civili (compreso il voto) alla minoranza russofona, e ha come programma esplicito, quello d’invadere la Russia per ridurla a una miriade di repubblichette piccole come l’ Estonia. Perché mai la Russia dovrebbe essere smaniosa di discutere con la Kallas?
L’Europa postbellica aveva avuto molte eccezionali occasioni per influire pesantemente sulla politica di pace in Europa (dal missile italiano SCOUT, previsto vettore dell’ atomica europea), al viaggio a Mosca di De Gaulle, al ’68 di Parigi e di Praga, alla Conferenza di Praga del 1989, alla visita di Elcin al Parlamento Europeo, ai viaggi di Putin in Germania, all’incontro a Kaliningrad fra Putin, Schroeder e Chirac, quando la Russia era ancora molto filo-europea, fino alle sentenze Schrems e all’ adesione, fra cui l’ Italia di alcuni Stati Membri alla Via della Seta, e all’ invio all’ Unione Europea della proposta russa di nuovo ordine mondiale prima dell’Operazione Militare Speciale), ma non ne ha mai voluto approfittare al momento opportuno.
Allora, la Russia voleva, non solo trattare con l’ Europa, ma addirittura fare parte della UE, e non era stata accettata. Perché l’Ucraina si e la Russia no? Adesso, ci si lamenta se la Russia tratta direttamente con gli Stati Uniti, che, a loro volta, non ci hanno mai preso sul serio. Oggi, Trump e Musk dicono “apertis verbis” ciò che tutti i presidenti americani hanno sempre pensato: gli USA, in quanto prima potenza, discutono di ciò che conta (guerra e pace, difesa, alte tecnologie, economia mondiale), con chi ne possiede le competenze e gli strumenti (Cina e Russia).
Ma anche la Russia, prima dell’ Operazione Militare Speciale, aveva inviato richieste formali differenziate a USA, NATO e Unione Europea (a cui nessuno aveva risposto), e, quindi, si aspettava trattative differenziate.E’ quindi normale che sia preliminare un incontro USA-Russia per parlare di Intelligenza Artificiale, di Non Proliferazione e di basi militari nel mondo, che non riguardano l’Unione Europea, che non ha nessuna di queste cose.
Certo, sarebbe importantissimo che l’Europa non si fosse ridotta in questa situazione (senza industrie di alta tecnologia, senza Stato Maggiore, Accademia Militare, Servizi Segreti, bombe atomiche, con la recessione in Germania e in Italia oramai da molti anni), ma tutto ciò è stato voluto proprio dall’Establishment (filo-americano), e i Sovranisti non solo non vi hanno obiettato, ma vi hanno collaborato attivamente. Adesso, tutti vorrebbero che la situazione fosse l’opposto di quella reale, ma crediamo che non la si potrà rovesciare senza un radicale sconvolgimento di tutta la classe dirigente responsabile di questo sfacelo.
Nel caso in cui, “per grazia ricevuta”, l’Unione Europea fosse invitata al tavolo delle trattative per l’Ucraina, dovrebbe rilanciare, rivendicando la rappresentanza un’Europa che sia veramente “Great Again”, cioè che non sia solo l’Unione Europea, ma anche il Vaticano, la Comunità Eurasiatica, l’Ucraina, la Turchia, i Balcani Occidentali, il Caucaso, la Svizzera e la Scandinavia Occidentale (Norvegia, Islanda e Groenlandia), che, anche loro, avrebbero molto da dire.
Ora la questione più urgente è quella di dotare l’Europa di una potenza equivalente a quella americana (Gabriele Segre). Purtroppo, la potenza non è solo una questione di soldi, come si vede nella discussione sul 2%,3%,5%. Basta vedere come i Vietnamiti e i Talibani hanno sconfitto gli Stati Uniti, e i Palestinesi siano ancora vivi e vegeti dopo 80 anni di occupazione israeliana. Il problema è che gli Europei non hanno, contrariamente a Vietnamiti, Afghani e Palestinesi, un’identità vera che li motivi a battersi per la loro patria comune, perché i loro presunti valori sarebbero in realtà quelli degli Americani. Occorre dunque costruirla, quest’identità, partendo dalla cultura, per passare alla politica, alla società, all’ economia, alla tecnologia, all’ esercito. Solo alla fine, non all’ inizio, potrà venire il diritto costituzionale.
8.Cos’ è l’Ucraina?
Con la telefonata fra Putin e Trump si è comunque aperta una fase in cui è lecito sollevare qualunque questione e parlare apertamente, come ha affermato, alla Conferenza di Monaco, Ursula von der Leyen.
Per ciò che ci riguarda, avevamo sollevato già nel 2014 la questione di che cosa l’Ucraina rappresenti per l’Europa, con un Quaderno di Azione Europeista intitolato “No a un’inutile strage”. Poi, questa strage si è puntualmente verificata. A dire il vero, facendo una piccola digressione autobiografica, personalmente avevo già organizzato nel 1970 un “sit-in” degli studenti torinesi alla Facoltà di Giurisprudenza per protestare contro l’arresto del Professor Dziuba e del progettista aereonautico Antonov, per la loro lettera aperta al Primo Segretario del Partito Comunista Ucraino, intitolata “Internacijonalizm čy Russifikacija?”, in cui si sollevavano già gli stessi temi di oggi: in un territorio pluriculturale come l’ Ucraina, che senso hanno le successive ondate di russificazione e di ucrainizzazione che si sono succedute da metà Ottocento, e continuano sotto i nostro occhi? Il risultato era stata un’aggressione ai nostri studenti da parte degli antenati del “mainstram” attuale: i gauchisti, allora mosche cocchiere del PCUS.
Questo non è un problema solo dell’Ucraina, ma anche dei Paesi Baltici, della Moldova, della Turchia, dei Balcani, dell’ Irlanda, ecc…L’Europa è un continuum etnico, culturale, linguistico e storico (Papa Francesco). E’ impossibile costringerla dentro i limiti rigidi dei confini degli “Stati nazionali”: Si possono inventare tutte le “autonomie differenziate”, gli “Statuti speciali”, i regimi delle minoranze, ma il risultato sarà sempre che c’è un patrimonio culturale comune, che reclama una posizione comune sullo scenario mondiale (un unico “Stato-Civiltà”, come la Cina e l’India). Quanto, in particolare, all’ Ucraina, essa è, per noi, il vero cuore dell’ Europa, il luogo dove si è formato, con l’apporto di popoli precedenti, il popolo “Yamnaya” (alias “Popolo dei Kurgan”, alias Proto-indoeuropei), che è l’antenato di buona parte degli Europei. Essa fu il centro degl’imperi unno, gotico, bulgaro, khazaro, dei popoli Cumani e Peceneghi (i Polovesiani del Canto del Principe Igor), dei Caraiti, dei Cosacchi, dei Tartari di Crimea, di letterati russi, tedeschi ed ebrei, come Gogol’, von Masoch, von Rezzori, Bebel,Grossmanm, Bialik , ben Jehuda..)..Ascriverla alla Russia, alla Turchia, alla Polonia, all’Austria o alla Germania, fu sempre arbitrario. E’ un caso tipico di “territorio pan-europeo”. Per questo, un’ interpretazione ristretta del conflitto di oggi non è adeguata, e occorre, come ha richiesto Putin proprio in questi giorni, in coerenza con i documenti russi del 2021, di “andare alle radici del conflitto”, che, a nostro avviso, si possono ricondurre in ultima analisi alla pretesa occidentale della “Fine della Storia”, e alla conseguente eliminazione delle diversità.
La soluzione non sta quindi evidentemente nella spartizione dell’Ucraina secondo linee falsamente “etniche” (che non esistono), bensì nel riconoscimento che l’Europa è un ininterrotto “continuum” poliedrico, e che il suo regime politico dev’essere conforme alla sua natura, non già un insieme di Nazioni rissose, incolte e arroganti. In particolare, basta con l’antropomorfizzazione delle Nazioni (“aggressore” e “aggredito”), ultimo avatar delle Teologie Politiche della Modernità! L’Ucraina non è la frontiera dell’ Europa: è il suo centro, da cui si dipartono la Mitteleuropa, il mondo pontico-caucasico e quello delle pianure eurasiatiche. E’ offensivo trattarla come un Paese in via di sviluppo, che Trump vuole espropriare, approfittando del momento di difficoltà, delle sue risorse naturali.

L’Europa Una, e signora del mondo:
il progetto di Nietzsche


9.Riequilibrare gli armamenti, sì, ma come?
Se c’è un aspetto interessante nell’orgia di esternazioni e di prese di posizione di tutti, questo è la proposta di Trump di limitare gli armamenti, in particolare quelli delle grandi potenze (USA, Cina e Russia), le quali dovrebbero dimezzare le loro spese militari (oggi rispettivamente di 1300, 145 e 232 miliardi di dollari (quindi, a 600, 70 e 120). Se si considera che, invece, secondo Trump, gli Europei dovrebbero triplicare le loro (arrivando al 5% del PIL, cioè a 850 miliardi), ci si troverebbe alla fine in Europa con un esercito pari a più della somma degli altri tre. Quindi, altro che debolezza dell’ Europa, bensì finalmente l’”Europa Una e signora del mondo” di cui parlava Nietzsche. Ma, visto che in Europa non si è andati, come pensava Nietzsche, verso il Superuomo, bensì spadroneggia ancora l’”Ultimo Uomo”(Fukuyama), chi gestirebbe questo potere enorme? Ed ecco spiegata l’operazione “Make Europe Great Again”. Questa mostruosa Europa iper-militarizzata ma incapace di autogovernarsi, sarà etero-governata dai GAFAM, come e più ancora dell’America, attraverso una serie di politici-marionette militaristi e nazionalisti scelti e gestiti da Musk e da Trump, in modo che nessuno possa sfuggire alla Singularity, che intanto va avanti indisturbata con base in America, finché la Cina non glielo impedirà L’attacco contro l’attuale classe politica europea serve solo per coprire e razionalizzare il ricambio del ceto politico, da quello “woke” filo-democratico, a quello “sovranista” pro-Musk. Gli Europei diventerebbero così un enorme esercito mercenario dei GAFAM, pronto a reprimere Americani, Russi e Cinesi se provassero ad opporsi alla Singularity.
Ammesso che ciò si verificasse, sarebbe più urgente che mai una battaglia culturale per modificare le basi culturali dell’ ufficialità europea, unica garanzia di Autonomia Strategica, in modo che l’enorme potenziale celato nell’ Europa non venga utilizzato per fini apocalittici, bensì venga in aiuto di tutti coloro che, nei diversi continenti, si battono per la sopravvivenza dell’umano.