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CINQUE STRADE PER LA FINE DEL MONDO: Thiel e la battaglia di Armageddon

A pagina 17  de “La Repubblica” dell’ 8 marzo erano comparsi due articoli paralleli che, lodevolmente, si sforzavano di comprendere  il senso dell’attuale fase storica attraverso l’interpretazione della  visione del mondo apocalittica  di  MAGA e dei suoi antagonisti. Luca Caracciolo (“Il bellicismo religioso che unisce Bibi e Donald”) si concentrava sul messianesimo apocalittico che unisce Trump e Nethaniyahu (ma anche gli Ayatollah), mentre invece Ezio Mauro descriveva le linee direttive della rivoluzione intrapresa negli USA da Trump e dai suoi alleati (ciò che è stato chiamato “Tecnofascismo”).Invece, alla Pag.7 de “La Stampa” del 10 marzo, Giordano Stabile parlava della tradizione vittimaria, propria della Shi’a, che “colora” in  modo particolare il messianesimo iraniano. Nel frattempo, Peter Thiel ha tenuto a Roma le annunziate “lezioni” sull’ Apocalisse e l’Anticristo, che hanno chiarito molto bene la “grande narrazione” dei GAFAM che sostengono l’Amministrazione Trump.Mauro descriveva appunto l’alleanza, nel movimento MAGA, fra tecnologia e ideologia dell’innovazione, che ha in Thiel il suo teorico estremo.

Caracciolo  ritiene che Trump e i suoi descrivano le attuali guerre  come finalizzate ad accelerare l’ avvento dell’Apocalisse (che, secondo il “sionismo evangelico” americano, avverrebbe solo dopo che gli Ebrei siano tornati in Israele e si saranno convertiti al Cristianesimo), e Trump come un inviato del Signore con questa missione. Tesi smentita però platealmente da Thiel, che vede invece l’Anticristo in Xi Jinping, e il Katèchon in Trump.

Si tratta di analisi più acute di quelle usuali nel “mainstream”, ma ancora molto al di sotto delle reali necessità di comprensione e di azione. Quella di Thiel è poi un’ennesima deformazione a fini propagandistici di una realtà ben diversa, coerente con secoli di disinformazione da parte del “mainstream” occidentale

1.Chiliasmo e tecnocrazia

Contrariamente alla settorialità delle varie interpretazioni correnti, il messianesimo (o meglio, il chiliasmo) e la tecnocrazia digitale costituiscono , a nostro avviso,un tutt’uno, che innerva l’intera storia occidentale, conducendola verso l’attuale esito apocalittico. Il “chiliasmo” è l’interpretazione materialistica del Millennio finale dell’Apocalisse, quella che Sant’Agostino imputava ai Manichei, ma che è oramai divenuta dominante nella cultura occidentale, e, in particolare, nell’interpretazione della Modernità quale fase ulteriore delle religioni occidentali (Lessing, Croce, Trockij). Basti pensare allo Spirito Assoluto di Hegel, al Comunismo in Marx, alla Opera Comune in Fiodorov, al Punto Omega in Teilhard de Chardin e alla Fine della Storia in Kojève, tutti accomunati dall’ idea della Fine della Storia. Oggi, la profezia di Saint-Simon che, nella Nuova Società Organica sorta dalle Rivoluzioni Atlantiche,  il potere spirituale sarebbe passato agli industriali si è incarnata in Kurzweil, Musk e Thiel.

La nascita, in tempi remoti, dell’ idea di Apocalisse, era  stata una conseguenza della precoce consapevolezza della caducità delle cose umane. Come tale, essa ha percorso trasversalmente tutta la storia mondiale, dai Veda  fino alla “Singularity Tecnologica” di von Neumann, Vinge e Kurzweil. Questa continuità costituisce poi addirittura   il “Leitmotiv”   di quella “Civiltà Occidentale” di cui tanto oggi si parla, ed è per questo che, per esempio, Heidegger e Severino   hanno potuto fare , del “nichilismo”, l’essenza stessa della storia della filosofia occidentale, che era, già per Hegel, la storia di un “Tramonto”. Del resto, già per gli Egizi, “gli Occidentali”(“Amentiu”) erano  i morti, e le “Isole dei Beati” erano  in Occidente.

Sotto un altro punto di vista, l’Apocalisse è anche il residuo “troncato” dell’ eredità concettuale dei  “144.000 Kalpas”della cosmologia indiana ( dove essi si riducono a tre  Kalpas=Eoni: fra prima e seconda creazione, poi, la storia umana, e, infine, il Millennio finale) .  Così, a  causa di quell’ aspetto “residuale”, il Genesi ha due inizi, e il Libro dell’ Apocalisse ha due fini, ambedue tracce “monche” della pluralità dei Kalpas e dei 7 eoni dello Zurvanismo.

Di per sé, l’idea  di Apocalisse (Frasho Kereti) è prettamente zoroastriana: è la descrizione della lotta eterna fra Ahura Mazda (Hormuz, come l’omonimo stretto), il Dio del Bene, e Ahura Mannu (Ahriman), il Dio del Male (oggi, “l’Impero del Bene” contro “l’Impero del Male”), come nelle slides di Thiel. Nelle epigrafi della necropoli  di Behistun e nelle Storie di Erodoto, gl’imperatori persiani (gli Shahanshah=Shahthiya Shahthiyanam) vantavano (come Trump) la loro missione di realizzare “la pace attraverso la forza”, e il generale   Mardonio   imponeva alle città greche della Ionia (gli Yavan)una rivoluzione democratica (un “régime change”)   per garantirne la debolezza (come si evince dal dibattito in Persia dopo la sconfitta del falso Smerdi), e quindi l’ossequio allo Shah di Persia, per contrasto con la dura tempra delle aristocratiche Sparta e Atene (ben simboleggiata dall’ eroica resistenza del re Leonida). Oggi, a parti invertite, si vorrebbe imporre un “régime change” alla Persia, per garantire l’ossequio a Israele di un’imbelle democrazia.

Sotto  la dominazione persiana, l’idea di un’ Apocalisse penetrò nell’ Ebraismo (come si può leggere nei Rotoli di Qumran, e, in particolare, nel “Rotolo della Guerra”: la guerra fra i Figli della Luce e i Figli delle Tenebre).Non per nulla, la Modernità ama dipingersi come erede delle “Lumières” (“Beney Or”). Nel Vecchio Testamento, Ciro è definito “Mashiah” (traduzione ebraica dello “Shaoshant” persiano= Salvatore), perché permette agli Ebrei di ritornare al Tempio di Gerusalemme. Per questo, Nethanyahu insiste sulla mitizzazione della figura di Ciro. La storia dell’ Ebraismo è la storia dell’ attesa di un nuovo Mashiah, e della lotta contro i falsi mashiah (in cui s’inseriscono anche le vicende di Cristo, Maometto e l’Anticristo).

Anche i Romani ereditano dall’ Oriente l’idea di un impero provvidenziale destinato a governare tutti i popoli (“Tu regere imperio populos Romane memento/parcere victis et debellare superbos”),imponendo la Pax Romana – idea poi trasmessa alla Chiesa Romana attraverso il Vangelo di Luca, a Bisanzio, all’Islam, ai popoli slavi ortodossi(Bulgaria, Russia, Boemia, Serbia, Polonia=la Terza Roma) e ai Protestanti (Winthrop, Mather, Blake, Emerson, Kipling, fino a Trump)-.

2.Antitesi fra Messianesimo e Chiliasmo

Mentre, nel Vangelo, Gesù afferma che “Il mio Regno non è di questa terra”, i “chiliasti” (siano essi Zoroastriani, Ebrei, Cristiani, Manichei,puritani, illuministi, idealisti, positivisti, marxisti, nazionalsocialisti, democratici  o islamici) pensano invece che si tratti di un regno terreno, il cui avvento sia addirittura, come scriveva Newton, calcolabile. Ed è proprio questa scelta la fonte, a causa dell’ “Eterogenesi dei fini”,  di tutte le tragedie della Modernità (nichilismo, Terrore rivoluzionario, alienazione, guerre mondiali, genocidi, bomba atomica, prevalere delle macchine sull’ uomo). Tentando di conquistare hic et nunc il Sommo Bene, si snatura l’Umanità: il finito pretende di essere infinito (“hybris”).

Purtroppo, tutte le ideologie della Modernità, mentre riconoscono le loro radici cristiane, partono dal presupposto che dopo Auschwitz e Hiroshima siamo ormai entrati nell’Eone finale, in cui non valgono più i principi della Storia, e, in particolare, l’Eterogenesi dei Fini.

Per questo Sant’Agostino aveva abbandonato i Manichei; ad esso faceva presumibilmente riferimento la dottrina segreta della IIa Lettera ai Tessalonicesi, che parlava dell’ Uomo di Iniquità, trattenuto dal misterioso Katèchon. Dottrina non compresa neppure da Sant’Agostino, e che invece oggi molti, a cominciare da Dugin per finire con Thiel, pretendono di padroneggiare.

Era chiliastico Cristoforo Colombo, padre fondatore dell’ America moderna, autore  del “De Prophetiis”, che si era fatto nominare dai RE di Spagna “Ammiraglio del Mare Oceano”,voleva finanziare le Crociate con l’oro di Eldorado e aveva dato avvio ufficiale alla Tratta Atlantica. I  Puritani Winthrop e Mather avevano ripreso la metafora del Discorso della Montagna,  della “Città Sulla Collina, riferendola all’America, e il Presidente Wilson aveva aderito  paradossalmente alla Prima Guerra Mondiale come “una guerra per por fine a tutte le guerre”. Concetto utilizzato anche per giustificare l’uso, da parte dell’ America,  a Hiroshima e Nagasaki, delle prime bombe atomiche – in realtà un crimine di guerra mai più eguagliato, perchè diretto proprio contro la popolazione civile, in contrasto con una norma fondamentale di diritto internazionale bellico (Convenzioni dell’Aia del 1899 e 1907)  -.

Nel frattempo,l’Apocalisse aveva trovato nuova vita in Hegel, in Marx, in Nietzsche, in Fiodorov, in Soloviov, in Tsiolkovskij, divenendo la trama segreta dei dibattiti della Modernità. Infatti, nonostante la sdegnata negazione di Kelsen (ma con il conforto trasversale di Trockij), il laicismo è una religione di matrice abramitica, e delle più fondamentalistiche. Spentasi l’ “egemonie culturale del marxismo”, troneggiano oggi tecnocrazia, postumanesimo, sionismo e Shi’a. La “guerra Culturale” in corso fra visioni del mondo trova la sua convincente ragion d’essere nella comune convinzione di essere “dentro l’Apocalisse”, là dove si decide l’avvenire non soltanto dell’ Umanità, bensì del cosmo intero.

I teocon avevano ripreso, da Kant, Kojève e Fukuyama,  l’idea di una  “Fine della Storia”, che, non potendosi realizzare per via dell’ “Eterogenesi dei fini”, si trasformerà ben presto in “Scontro di Civiltà” e in “Guerra senza Limiti”.

In realtà, una  Fine della Storia potrebbe realizzarsi solo con la fine dell’ Umanità, e  questo è proprio ciò che si sta verificando con l’uso militare dell’ Intelligenza Artificiale (che vede l’adozione ufficiale di Palantir da parte del Pentagono), con cui si sta cedendo alle macchine il controllo di tecnologie che possono distruggere l’Umanità in un brevissimo “micro-instant”.  Già secondo Manuel de Landa quest’esito era  inevitabile, perché, vista a posteriori, l’intera storia umana appare come la storia di un parassita (il “philum macchinico”), che si è sviluppato nei millenni a spese dell’ Umanità,appunto  attraverso la guerra. Gli ominidi avevano imparato a spaccare le amigdale e a conservare il fuoco. Nell’ età della pietra, si usavano le clave; in quelle dei metalli, frecce e scudi. Nell’evo antico arrivarono spade e e corazze; nel Medioevo, catapulte e balestre; nell’ era moderna, armi da fuoco  e polvere da sparo. Nella contemporaneità, abbiamo aereoplani e missili. Le guerre del futuro saranno combattute con droni e Intelligenza Artificiale bellica. Attraverso queste evoluzioni, le macchine  si sviluppano, divengono vive, dialogano fra di loro, oscurano l’umanità, fino a decidere la pace e la guerra.

Per questo ferve la  “Cultural War” fra Pentagono e Anthropic, la Cina e Trump, Thiel e la Chiesa cattolica, sulla regolamentazione dell’ Intelligenza Artificiale, mentre Musk, Palantir e Anthropic forniscono all’ Ucraina i software per combattere i Russi, e questi ultimi  forniscono all’ Iran i loro software.

3.La Terza Guerra Mondiale

Questa  evoluzione delle Macchine Intelligenti si sposa con l’intensificarsi del conflitto fra gli USA e il  resto del mondo (cfr. attacco all’ Iran, “fuori del diritto internazionale”, vedi Crosetto e Meloni) per l’egemonia mondiale, anche questo un risultato di un’ Intelligenza Artificiale  che tutto avvolge, senza lasciare ALCUNO SPAZIO DI LIBERTà  A CHI NON DISPONGA DI SPROPOSITATI MEzZI TECNOLOGICI.

Il primo esempio è costituito nella società cinese, dominata dal Partito Comunista (PCC) e  totalmente tecnologizzata, dall’uso dell’ AI per redigere e attuare i Piani Quinquennali; dal controllo delle menti a distanza; dalla produzione di massa di, e con, robot umanoidi, capaci di superare nelle arti marziali i monaci Chan (Zen); dai computer quantistici; dai missili ipersonici; dalle Smart Cities; dalle auto elettriche e a guida autonoma; dalle rivoluzioni digitale e green.  IL PCC è riuscito anche a sventare una sorta di colpo di mano del maggiore imprenditore informatico cinese, Jack Ma, che è stato perfino arrestato finché non si è allineato al Partito, ribadendo così il primato della politica sulla tecnica.

L’ approccio cinese, condannato da Thiel con vecchi stereotipi da Guerra Fredda, rivela invece la maggior sensibilità al problema del “Socialismo con Caratteristiche Cinesi”, che non si propone di conseguire il DATOng (la “Grande Armonia” dei San Jiao che Kang You Wei aveva assimilato al Comunismo), bensì lo Xiaokang, una “Società Moderatamente Prospera” che potremmo chiamare “Socialismo”).

I veri “chiliasti” restano i GAFAM (che pretendono di dominare la politica americana, e ci stanno riuscendo), e non i BAATX cinesi,  oramai assoggettati a una serrata normativa di “tipo europeo”.

 L’Amministrazione Trump, dapprima scettica sull’ Intelligenza Artificiale, ha stretto, a partire dal Secondo Mandato, un’alleanza di ferro con i GAFAM, reclutandoli  per la guerra con la Cina, come proposto da Kissinger prima di morire, e imitando, di quella, la politica  chiamata “Unione del Civile e del Militare”, al punto di arruolare nell’ Esercito i CEO delle grandi piattaforme. Questa mossa era già stata prevista da Evgeny Morozov, che aveva pensato che gli establishment occidentali si sarebbero buttati sul digitale come tattica per frenare il proprio declino. Cosa che essi hanno fatto abbondantemente, sviluppando un movimento politico creato da Schmidt e Cohen, e poi sviluppato da Thiel, Vance e Karp, volto a spostare gl’investimenti del Complesso Industriale-Militare verso il sostegno delle Big Tech, per incanalarle a supporto delle prossime guerre dell’America. Con risultati effettivi, come dimostrano le operazioni in Ucraina, Venezuela e Iran.

Proprio per questo, alcune Big Tech fanno resistenza contro l’uso bellico delle loro AI, perché temono di essere coinvolte nelle previste rappresaglie di Iran, Russia e Cina, e comunque in un’ondata di ostilità da parte di molti Stati, anche occidentali.

Nasce così la guerra culturale in America fra chi, come Anthropic (che tra l’altro ha una proprietà italiana), si oppone all’ uso militare della propria IA,  chi, come ChatGPT, è favore, e soprattutto Thiel , propugnatore fanatico dell’obbligo civile dei GAFAM di mettere l’AI al servizio delle guerre americane, e, soprattutto, fornitore agli USA e ai suoi più stretti alleati, attraverso Palantir, delle tecnologie più letali.

Giustamente, quindi, dal suo punto di vista, Thiel afferma che non bisogna prendere troppo sul serio la querelle fra Anthropic  e ChatGPT:ciò che conta è la lotta fra l’AI americana e l’ AI cinese. Coerentemente con le idee di De Landa, sono oramai le due Intelligenze artificiali che si fanno la guerra per il predominio sul mondo. Inutile fantasticare di un preteso “Umanesimo Digitale”: contro la forza dell’ impero mondiale delle Macchine Intelligenti occorre un esercito mondiale di  Uomini Superiori.

In sostanza, Thiel ha aggiornato le visioni tradizionali americane della Fine della Storia con una qualche pennellata di culture alternative e non occidentali, ma mantenendo sempre chiarissima l’idea che l’America è il salvatore del mondo perché è il massimo potere mondiale, e quindi svolge la funzione (il “Destino Manifesto”) del Katèchon, che sarebbe quella di frenare l’entropia Gehlen). In questa visione, gli USA padroni dell’ “America Mondo”, sarebbero l’ultima incarnazione dell’Impero Romano, inteso quale forza di conservazione. In tal modo, Thiel cerca di delegittimare, tanto le pretese si “Translatio Imperii” verso la seconda Roma (Instanbul), e la Terza Roma (Mosca), quanto la pretesa escatologica islamica incarnata dall’ Imam Nascosto Muhammad al-Mahdi, oggi incarnato dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei.

Nel fare ciò, egli si riallaccia alla visione nazionalsocialista del Katèchon, espressa da Carl Schmitt quale giurista del III Reich, il quale, dopo la caduta di quest’ultimo, aveva poi identificato il Katèchon negli Stati Uniti, ignorando l’essenza progressiva, tanto dell’ America quanto del nazional-socialismo (cfr. Eric Voegelin). La prima pretende infatti di essere “the Dissidence of Dissent”, e, il secondo, puntava a una “Fine della Storia” non dissimile dal “Secolo Americano” (il “Reich Millenario”).

In queste guerre, Israele è stato integrato pienamente con gli USA, anche e soprattutto per ciò che concerne la visione chiliastica dei Sionisti e l’uso generalizzato dell’ informatica, che ne ha fatto la “Nazione Start-up”. Non per nulla, USA e Israele(insieme agli Afrikaners come Musk), condivideno l’escatologia vetero-testamentaria.

4. Israele :dal Golem alla “Nazione Start-up”

E’ impossibile negare che il chiliasmo era  passato in Occidente attraverso l’ebraismo. Il chiliasmo moderno nasce con le riflessioni di Mosè Maimonide, il quale, interrogato su che cosa pensasse dell’Olam haBa (l’Era Messianica), aveva dichiarato che essa non si sarebbe distinta in nulla dai suoi tempi (il XII secolo), se non fosse che, nell’ Olam haBa, i Gentili sarebbero stati sottomessi agli Ebrei. In particolare, Maimonide osservava che, se i ben pochi membri della tribù dei Quraish, guidati da Maometto, avevano potuto assumere la leadership del Medio Oriente, non vedeva perché un popolo relativamente numeroso, come gli Ebrei, non avrebbe potuto, in futuro, egemonizzare lo stesso territorio (Israel ha-Shleimah, la Grande Israele, comprendente tutto i Medio Oriente, oggi rivendicata da Ben-Gvir e   Smotrich).Quanto allo strumento per conseguire tale risultato, Rabbi Loew di Praga avrebbe creato il mitico Golem (oggi, il complesso informatico-militare) per difendere il popolo ebraico. Tant’è vero che, quando Israele aveva inaugurato il suo primo computer a Rehovoth, lo aveva chiamato “Golem”.

Lo Stato d’ Israele nasce proprio dal Sionismo, uno fra i  progetti chiliastici all’ interno della MoDERNITà . La quale ultima è proprio come secolarizzazione del messianesimo, secondo quanto teorizzato da Lessing ne “L’Educazione dell’ Umanità”, dal “Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo tedesco” e da Saint-Simon nella “Religione dell’ UManità”.Come il Cristianesimo tridentino concepiva la Salvezza come un fatto spirituale, così faceva l’Ebraismo halakhico: ambedue condannavano  come “hybris” la tecnocrazia e lo scientismo. Per questo, vi è un parallelismo totale del Sionismo con  il messianesimo puritano, e soprattutto con le teorie tecnocratiche della Singularity e del Tecnofascismo. Per questo l’alleanza fra gli USA e Israele è sempre più stretta: ambedue sono dominate da aziende come i GAFAM, Palantir o Paragon, che stanno stringendo il mondo in una morsa mortale, di cui i missili su Gaza, Caracas e Tehran sono solo il risvolto esteriore, mentre il  vero attacco viene portato alle reti di comunicazione e alle coscienze dei cittadini, per realizzare una Fine della Stori quando il mondo sarà in pace perché, al posto degli uomini, deciderà l’Intelligenza Artificiale, che, come noto, manca di creatività, e quindi è condannata a ripetere all’ infinito quanto già  immagazzinato dall’ Umanità (salvando, così, dall’obsolescenza l’”establishment” occidentale.

5.La federazione europea e la fine della Storia

 L’obsolescenza in atto della democrazia occidentale denunziata da Ezio Mauro è solo uno dei  danni collaterali provocati da quanto sopra. Mauro si rende perfettamente conto che la rivoluzione portata avanti dal Mondo MAGA è difficilmente arrestabile, perché deriva da una spinta alla centralizzazione insita nell’ informatica, a partire dai “Big Data”, che funzionano solo se disponibili in grandi numeri, e potenzialmente in misura illimitata, come dimostrano i progetti Echelon e Prism.Gli attacchi alla Crimea, a Maduro, a Khamenei e a Larijani non sarebbero avvenuti senza l’accesso a miriadi di informazioni, reso possibile dall’ Intelligenza Artificiale. Oggi, la NSA e il Mossad stanno scansionando l’intero “sistema Cina” per trovarvi delle falle digitali. Non per nulla la Cina sta avviando un “Chinese Firewall a ritroso”, non più  per interdire ai Cinesi di accedere ai dati dei Paesi esteri, bensì per interdire agli stranieri l’accesso ai dati dei Cinesi (così determinanti nel caso di guerra). Gli attuali black-out informatici in Russia rientrano nella stessa logica. LE guerre americane e israeliane sono basate sulla conoscenza minuta della realtà del Paese nemico, come il Venezuela e l’Iran. Grazie ad essa si possono organizzare operazioni “chirurgiche”, come il rapimento di Maduro e l’assassinio dei leader iraniani. E’ una follia che un Paese, come la Russia, che è in guerra da anni contro il “Kollektiv Zapada”, continui a rendere accessibili agli Occidentali i dati dei suoi cittadini e delle sue istituzioni. Il fallimento dell’operazione Hostomel e l’attacco al naviglio del Mar Nero possono ricondursi a falle dell’ “intelligence” russa.

E’ per altro da molti anni che, proprio per questa ragione, tanto la Russia quanto l’India  hanno lavorato a un meccanismo di Internet che può essere bloccato in caso di guerra, sostituendolo con un Internet puramente nazionale (Max) .

Mauro  non giunge  fino in fondo al proprio ragionamento. Se Trump è in un certo senso costretto a reprimere i corpi intermedi per garantirsi una forza negoziale nei confronti dei Paesi esteri, e se alleati come l’Italia o avversari come il Venezuela sono costretti violentemente a seguire  politiche analoghe a quelle di Trump per poter soddisfare i suoi “Diktat”, è vano cercare di opporvisi. Infatti, già con Obama e Biden succedevano le stesse cose, ma quei Presidenti le nascondevano in ossequio all’ ipocrisia puritana e al mito incapacitante  della “Democrazia americana”. Mito a cui Mauro finge ancora di credere, tributandogli elogi sperticati ed evidentemente insinceri, ma che non corrispose  mai alla realtà, né dal punto concettuale, né da quello pratico. Ci pensavano poi i caudatari di sinistra in Europa alla creazione delle opportune cortine fumogene.

Ricordiamo tra l’altro:

-la Dichiarazione di Indipendenza, che implica la tratta degli schiavi e il “Trail of Tears”;la netta contrapposizione fra “Repubblica e “Democrazia”;  la “Finestra di Overton”, ecc..

i “cadaveri Eccellenti” (Lincoln, Kennedy); la politica migratoria

Diremo di più.

Anche le retoriche dell’Unione Europea incentrate sulla Pace Perpetua sono, così come  l’eccezionalismo americano e il Sionismo, dei sottoprodotti della secolarizzazione delle religioni occidentali. Tanto per cominciare, Kant, a cui erroneamente si è voluta ricondurre l’invenzione dell’idea della “Pace Perpetua” (che invece era  stata sempre uno degli obiettivi dell’Impero Romano e del Sacro Romano Impero), citava espressamente, a  proposito della Fine della Storia, il Libro dell’ Apocalisse.

Poi, il movimento per l’integrazione europea non nasce, né da Kant, né da Spinelli, né da Schuman. Esso si può già rintracciare nel tentativo romano di conquistare la Magna Germania; nel “Dictatus Papae”; nei progetti di crociata; nell’ammirazione di Voltaire per l’Impero Cinese; nell’avventura napoleonica; nell’ideologia nietzscheana; in Paneuropa. Infine, l’idea, accennata nella “Dichiarazione Schuman”, del “funzionalismo”, si riallaccia alla  “ragnatela di istituzioni internazionali” che, secondo Ikenberry, era stata creata per  mascherare la conquista del mondo da parte degli USA.

Oggi più che mai un’Unione Europea che pretende di essere l’ultimo baluardo dell’utopia occidentale (dopo la caduta del Socialismo Reale)“ avrebbe la pretesa di  esprimere  anch’essa una “nuova religione” – ripresa dal Cristianesimo materialistico dei Puritani, e oggi  dalla cultura “Woke”, con tutta la sua ipocrisia-.

A nostro avviso, la missione dell’ Europa è piuttosto , come aveva intuito Pietro Barcellona, proprio quella del Katechon paolino (quello che Thiel, sulle tracce di Carl Schmitt rivendica abusivamente per  Donald Trump). Infatti, l’Europa si è opposta per quanto possibile al chiliasmo americano: combattendo contro i rivoluzionari americani e contro l’esercito federale in Canada,e criticando gli USA attraverso i suoi intellettuali (Dickens, Baudelaire,Kafka, Simone Weil).

Invece, Thiel (e Trump), con un atteggiamento predatorio tipicamente americano, pretendono di appropriarsi dell’ideologia antimodernistica dei loro avversari, dimenticando semplicemente che sono essi quelli che hanno inventato il mito della “Singularity” e stanno forzando al massimo per l’egemonia delle Macchine Intelligenti. I droni assassini sono stati prodotti da Anthropic su richiesta del Pentagono,e  la gestione dei teatri di guerra con l’intelligenza artificiale spetta a Palantir.

Il Movimento MAGA non può certo autodefinirsi come il Katèchon, quando è palesemente l’Anticristo. Non per nulla ad-Dajjal significa “il Mentitore”.

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6. L’eredità zoroastriana nello Shi’ismo duodecimano

Ma anche la politica iraniana è fortemente impregnata di chiliasmo.Lo Shi’ismo nasce dall’opposizione all’idea di “lezione umana”o “consenso sociale” (shura), tipica dei Sunniti, a cui oppone la designazione divina (nass). Gli Shi’iti credono infatti che Maometto avesse designato  come suo successore spirituale e politico Ali ibn Abi Talib. Per essi, l’Imam non è solo un leader politico, ma è dotato di un’ispirazione divina particolare e dell’infallibilità (‘isma), come il Pontefice romano.

Lo shi’ismo attribuisce una sacralità specifica alla famiglia del Profeta (Ahl al-Bait). La leadership deve rimanere all’interno della linea di sangue di Ali e Fatima (figlia di Maometto), perché portatrice di una “luce” spirituale ereditaria. Il martirio di Hussein (figlio di Ali) a Kerbela ha trasformato la causa sciita in un’ideologia di resistenza contro l’oppressione e l’usurpazione del potere, che si nutre del culto delle vittime, a cui ben si addice la morte in battaglia dei leader per mano dell’ Esercito Israeliano.

Secondo le tradizioni Shi’ite, alla fine della Storia, Muhammad al-Mahdi e Gesù Cristo (Isa)  affonteranno   a Gerusalemme l’Anticristo (ad-Dajjal), e lo uccideranno. Quindi, è compito degli shi’iti combattere nella battaglia dell’ Apocalisse (quella che noi chiamiamo Armageddon).L’attuale guerra contro gli Stati Uniti e Israele assomiglia molto alla battaglia davanti a Gerusalemme descritta in numerose  Ahadith.


Non per nulla la nuova Guida Suprema invia i suoi proclami restando celato, come si dice che sia celato da più di mille anni Muhammad el-Mahdi. Questo circonda Mojtaba Khamenei di un’aura particolare, così come il fatto ch’egli sia sopravvissuto alla strage del suo lignaggio, come gli Alauiti sono sopravvissuti alla battaglia di Kerbela.

E’ singolare come tutto ciò riecheggi (come studiato in particolare da Corbin) l’escatologia  della religione zoroastriana (oggi “parsi”,”persiana”), tutt’ora presente in Iran e negli in altri territori dell’ ex impero persiano (come il Pakistan) , e, in particolare, la battaglia finale fra l’ultimo Salvatore (Thraetona/Fredon), e una creatura infernale (Azhi Dhahaka).

7.La lettera di Teofane di Pskov al Gran Principe di Mosca

Ci troviamo, dunque, in mezzo a una Terza Guerra Mondiale che è una guerra di religione per stabilire il “senso della Storia”, basata sulle vaghe profezie sull’ Apocalisse e sulle altrettanto vaghe interpretazioni datene da San Paolo, Sant’Agostino, Maometto, Teofane, Newton, Leibniz, Lessing, Bahau-llah, Hegel, Fiodorov, Soloviov, Buber, Teilhard de Chardin, e, ora anche Dugin e Thiel. La posta in gioco è l’avvenire dell’ Umanità.

L’Apocalisse è una profezia che si auto-avvera?Parzialmente, sì, ma proprio i suoi margini di incertezza (l’”Esprit de finesse”) ci permettono di illuderci di potervi giocare come attori, e non solo come soggetti passivi.

Anche nella tradizione russa ortodossa, citata fra gli altri da Dostojevskij, da Dugin e dal Patriarca Kirill, abbiamo la lotta contro l’Anticristo. Questa irrompe potentemente nella storia russa con la zarina Irina, principessa bizantina, e con la lettera di Teofane di Pskov al Gran Principe di Mosca sulla Terza Roma, dopo la caduta della prima e della seconda. Mosca, la Terza Roma, rappresenta il Katechon, e sarà eterna. A questa dottrina si ispireranno von Bader,Soloviov, Dostojevskij e Dugin, che parlerà di un “Katèchon Settentrionale”.

Come abbiamo visto, ora Thiel tenta clamorosamente di appropriarsi di questa tradizione, rovesciando il senso di quella contrapposizione. Ricordiamo per altro che il significato di ad-Dajjal è proprio “il Menzognero”, nel senso che l’ Anticristo si caratterizza per la sua capacità di seduzione, imitando la figura del Salvatore, come ben descritto nel “Racconto dell’ Anticristo” di Soloviov. Thiel si tradisce quando indica, fra le qualità “catecontiche” dell’ America la sua capacità di sedurre il mondo.

Ma, più in generale, il problema principale della visione di Thiel è che egli presuppone che il Katèchon debba essere un potere mondiale.Ma è proprio questo il carattere dell’ Anticristo,perchè il Demonio è il “Re del Mondo” che impone la pace mediante  il controllo totale, come stanno facendo i GAFAM, e in particolare Palantir. Se un solo potere controllasse (come vorrebbero Trump e Thiel) il mondo intero (mediante l’uso delle Macchine Intelligenti), in breve l’intelligenza umana sarebbe sostituita da quella artificiale, e non sarebbe più possibile alcun tipo di vita intelligente.

8.Le tradizioni non chiliastiche

Nel suo libro  “Lo scontro di civiltà”, Samuel Huntington affermava che, in esito allo contro fra l’Occidente e “il Resto”, l’India, rimasta neutrale, avrebbe imposto al resto del mondo il proprio punto di vista. E, in effetti, l’India costituisce un’area relativamente “neutra”, dove l’idea degl’infiniti Kalpas si oppone a qualunque chiliasmo. Certo, anche l’India aspira alla “Pace” (l’”Ahimsa”), ma, come illustra bene il Bhagavad Gita, si tratta di una pace interiore. Un’altra forma di nichilismo, quello del Nirvana.

Tuttavia, ci sembra che Huntington esagerasse, nel senso che neanche la Cina ha una cultura chiliastica. Il fatto di adottare ufficialmente il Marxismo, ideologia occidentale chiliastica per eccellenza, non deve trarre in inganno, perché il Socialismo con Caratteristiche Cinesi legge il marxismo con le lenti di Kang You Wei, di Sun Yat Sen e di Mao, ispirandosi alla massima Quando il Grande Tao viene messo in pratica, il mondo è una comunità comune (tianxia wei gong)…”(大道之行也,天下为公)”  Il DaTong non è “il comunismo” come inteso in Occidente, non è l’eguaglianza assoluta, non è la fine della Storia.

Semmai, il conflitto attuale è interna a gli eredi della “tradizione occidentale”, che si battono per vedersi riconosciuta la “Translatio Imperii” dell’ Impero Romano:USA, Israele, Russia, Islam, forse anche Europa e Chiesa Cattolica. Questa “guerra civile occidentale” sta aprendo enormi opportunità per le culture orientali, ma anche per l’ Europa e per il Vaticano, se esse sapranno prendere una maggiore distanza dal post-umanesimo dei Gafam e dell’ America, e quindi anche dal cosiddetto  “Patriottismo Occidentale.Il rifiuto di partecipare alla guerra contro l’ Iran (che “non è la nostra guerra”) potrebbe costituire la prima, debole, fiammella di questo nuovo orientamento.

Trump ha ragione nel definire gli Europei “codardi”. Ma non perchè stanno rifiutando di combattere a fianco degli USA nello Stretto di Hormuz, bensì perché accettano da 80 anni imposizioni che nessun paese ha mai accettato da una potenza straniera. Basi di occupazione eterne, testate nucleari altrui stazionate sul proprio territorio, misteriosi “cadaveri eccellenti” (Olivetti, Tchou, Mattei, Moro, Herrhausen), intercettazione sistematica dei nostri dati, imposizione di partecipare a guerre come l’Irak  e l’Afghanistan… Certo, senza l’intelligence, i missili e le atomiche americane, l’ Europa è “una tigre di carta” come ha detto TRump. Ma perché si è ridotta così, se non per i veti americani, che ci hanno spinto a “estirpare” la Divisione Elettronica dell’ Olivetti, a archiviare l’atomica europea, a comprare gli F35 anziché gli Eurofighter…

Per non essere “codardi”, occorrerebbe prendere alla lettera l’invito di Trump a difendere l’ Europa da soli, spendendo il giusto. Basterebbe che gli USA ci cedessero le loro basi in Europa, con dentro il loro software, le loro testate nucleari e le loro navi. A quando “The Deal”?

Certo, inconteremmo ogni genere di opposizione, ma allora s arebbe il caso, come ha proposto il Generale Mini, di “aprire le ostilità con gli USA”.

UNA CONFERENZA  SULLA LA VISIONE EUROPEA DEL MONDO? Ma, per carità, senza i Capi di Governo!

Secondo l’Avvenire,”E’ ora che l’Europa decida che cosa vuole essere”. Mauro Magatti propone di “convocare al più presto una conferenza straordinaria dei capi dei governi che metta all’ordine del giorno la visione del mondo europea”Infatti, “il tempo delle rendite simboliche è finito”,in quanto “i pilastri dell’ integrazione europea postbellica traballano, erosi dal tempo e dall’incalzare dei mutamenti”. Traballano, aggiungiamo noi, insieme  alla visione del mondo millenaristica dell’ Occidente postbellico, secondo cui, con la Shoah, Hiroshima, Nagasaki, le Organizzazioni Internazionali e la caduta del Muro, sarebbe iniziato un Millennio finale di “Pace Perpetua”(la “Fine della Storia”). Né l’Avesta, né l’Apocalittica ebraica, né il Libro dell’ Apocalisse, né San Paolo, configurano il “Millennio” come una Pace Perpetua, bensì semmai come una tregua con Satana, in attesa dell’ Anticristo e della lotta finale, fino al Giudizio Universale. La “Pace Perpetua” non può regnare nel mondo, perché l’Umanità è una “Massa Damnationis”, così come non può regnare l’assoluta fraternità e giustizia. Del resto, ciò corrispondeva all’ esperienza concreta del fallimento delle varie “Paci Perpetue” proclamate da vari imperatori, e mai durate più dell’“espace d’un matin”.

L’idea che la Pace Perpetua possa avvenire prima della Fine del Mondo è  proprio l’illusione  che prelude all’ Eterogenesi dei Fini, la pretesa “anticristica”ben messa in scena nel Racconto dell’ Anticristo di Soloviov, e dalla quale, secondo San Paolo, ci proteggerebbe il Katèchon  di cui parla Carl Schmitt.

1.I tre finti pilastri della UE

I pilastri attribuiti al “Modello Europeo” dalla Dichiarazione di Copenaghen del 1973 sull’ Identità Europea erano: Lo Stato di Diritto; la Democrazia; il Welfare. Tuttavia, come scrive Magatti, “Lo Stato di diritto rischia di trasformarsi in un moloch burocratico che soffoca la vita e lo spirito di iniziativa; la democrazia rischia di ridursi a procedura vuota, mero rituale elettorale lontano dalle speranze e dalle paure dei cittadini; il welfare, da strumento di emancipazione, rischia di diventare un sistema di compensazione passiva, incapace di generare senso, responsabilità e futuro.”

In realtà, nonostante lo sforzo enorme di narrazione e di indottrinamento svolto nel corso tempo dai Poteri Forti occidentali, fin dall’ inizio i tre concetti poggiavano su ben  deboli basi (cfr. Boeckenfoerde).

Lo Stato di Diritto, lungi dall’ essere  un principio connaturato all’ “Occidente”, è un vecchio prodotto europeo (più precisamente, prussiano: “Rechtsstaat”), “occidentalizzato” nell’ Ottocento dagli Stati Uniti per contrastare l’anarchia giuridica che si cela nella  Common Law.  

La Democrazia era un concetto  che nasce dagli autori classici, ma aborrito da essi e dai loro successori (e perfino dai padri della Rivoluzione americana e del liberalismo europeo come Tocqueville),con la sola eccezione di Spinoza. In effetti, nato  con Platone e Aristotele come quella forma degenerativa di Repubblica in cui predominano “i poveri e molti ”(l’”apistos demos”), una forma imposta dai Persiani ai Greci della Ionia, essa non aveva alcuna connessione, né con lo Stato di diritto, né con la libertà, né con l’eguaglianza, con cui oggi viene pavlovianamente identificata. Essa tendeva pericolosamente a scivolare nel cesarismo e nella tirannide. Ancora al momento della sua esplosione in età moderna, dopo la IIa Guerra Mondiale, essa mostrava pesanti contraddizioni , come il Maccartismo o il legame con dittature militari gradite agli Stati Uniti.  Oggi, essa è minata soprattutto dalla centralizzazione accelerata del potere sociale, indotta ovunque dalla “Guerra Senza Limiti” fra America e Cina, e quindi: controllo digitale totale, militarizzazione della società, conformismo, reati di opinione, indottrinamento attraverso la scuola e i media…

Infine, il “Welfare” (brutto anglicismo per “Stato Sociale”)  è  sopravvissuto solo come fatto residuale, incapace di resistere alla frantumazione del mondo del lavoro, all’ arretramento economico dell’ Europa  e alla dismissione del diritto sociale.

I comportamenti fattuali delle élites intellettuali, della politica, dei legislatori e delle società sono in contraddizione da almeno 50 anni con i valori da essi conclamati: libertà di pensiero, pace perpetua, partecipazione, democrazia economica.Sempre più invadente è l’aspirazione a “esportare la democrazia”, che s’ identifica di fatto con la sfera di influenza delle Grandi Piattaforme americane e dell’ Intelligence Community.

Perciò, anche quello che, secondo la propaganda della UE, costituiva  l’”Identità Europea” si è dissolto nel vento, sì che, per avere voce nel contesto internazionale, l’Europa deve, come scrive Magatti, individuare una diversa identità, ad essa alternativa:l’Europa è oggi prima di tutto chiamata a dire che cosa vuole essere nel mondo. Non solo che cosa vuole difendere, ma che cosa vuole affermare. Esattamente come stanno facendo, in modo sempre più esplicito, altre grandi civiltà. Da un lato, gli Stati Uniti, pur attraversati da profonde divisioni, continuano a pensarsi come portatori di una missione storica, fondata su un’idea di libertà e di potenza. Dall’altro la Cina che propone un proprio modello di futuro che combina sviluppo tecnologico e controllo politico. L’Europa, invece, sembra definirsi solo per sottrazione: non imperiale, non autoritaria, non aggressiva.”Come si vede, anche l’organo  dell’episcopato italiano  dubita fortemente che dietro le Retoriche dell’Idea di Europa si celi veramente un qualunque  effettivo progetto alternativo al nichilismo prodotto dell’ espropriazione dell’ umano da parte delle macchine. E comunque Magatti afferma esplicitamente che, nel ricercare la propria identità, l’Europa debba imitare, “mutatis mutandis”, Stati Uniti e Cina, portatori di missioni storiche, giuste o sbagliate ch’esse siano.

2.L’autogoal delle “Radici Cristiane”

Purtroppo, al cuore del nichilismo europeo ci sono anche le Chiese, che  sono state le levatrici dell’ attuale situazione esistenziale. E’ proprio in questo senso che si dice che “non possiamo non dirci cristiani”.L’interpretazione del Cristianesimo come semplice “educazione dell’ Umanità”, come voleva Lessing, o come “radice dell’Europa” è un cedimento implicito all’ idea che alla salvezza spirituale si sia oramai sostituita la salvezza storica attraverso la tecnologia (Teilhard de Chardin). Ma una religiosità di questo tipo è inutile, perché, come ha scritto, sempre su “L’Avvenire”,  Monsignor Paglia, “l’uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una distruzione definitiva. ““Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell’uomo: il prolungamento di vita che procura la biologia non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore» (Gaudium et Spes). In realtà, senza un ‘oltre-umano’ la vita non è all’altezza delle sue promesse. “ Come possiamo ammettere una vita senza destinazione?

Invece, oggi anche le Chiese “ sembra abbiano messo da parte il Vangelo (la buona notizia) della risurrezione. È rara, infatti, la predicazione sui ‘novissimi’ (morte, giudizio, inferno e paradiso). La stessa riflessione teologica è in serio ritardo.” «I versetti biblici sulla risurrezione e sulla vita eterna continuano ad essere ripetuti, un po’ ritualmente; le formule tradizionali continuano ad essere utilizzate come se nulla fosse accaduto e come se esse trasmettessero ancora contenuti chiari e inequivocabili. In realtà sembra esserci, proprio su queste questioni un dislivello notevole tra le ‘verità ufficiali’ e le convinzioni o, più sovente, le perplessità dei singoli credenti».

La spiegazione è semplice. Da quando l’Europa, utilizzando intelligentemente le invenzioni matematiche, ingegneristiche, geografiche, finanziarie, amministrative, militari, fatte in Medio Oriente, in India e in Cina (vetro, carta, bussola, “zero”, ”infinito”, algoritmi, stampa,  carta moneta, occhiali, polvere da sparo, armi da fuoco), aveva acquisito l’egemonia mondiale, e avviato la rivoluzione industriale, il fascino un tempo esercitato dal misticismo si era traslato nell’economia e nella politica, fino a che Saint-Simon aveva profetizzato che il potere spirituale sarebbe passato agl’ industriali (cosa che sta puntualmente accadendo con i vari Kurzweil, Schmidt, Musk, Thiel e Vance). Così anche le Chiese hanno cominciato a farsi portatici del messaggio che la scienza, la tecnica e la buona politica avrebbero potuto risolvere tutti i problemi dell’Umanità. Certo, questo non è mai stato credibile a un certo livello, e la cultura europea aveva giustamente attaccato per questo le Chiese: tipica l’accusa di Kierkegaard all’Arcivescovo Mynster, di “essere una canaglia”, perché insegnava come vivere al meglio questa vita, non già a guardare a un’ altra.

Come scrive Paglia,” Le filosofie della vita erano nate – paradosso anche questo, ma pieno di verità – nel segno del tragico, pur diversamente interpretato (basti pensare a Nietzsche e a Kierkegaard): proprio la morte imponeva una decisione assoluta per la vita, religiosa o irreligiosa che fosse. Nella storia degli effetti che è seguita alla concentrazione sull’incombere della morte e sulla fragilità della vita, siamo approdati ad una strategia di spensierata dissimulazione della morte, che alla vita guasta la festa e sulla morte è completamente muta.”

3.Quale dibattito sull’ Europa?

Concordiamo con la provocazione di Magatti:ci vuole un dibattito al massimo livello,  su ciò che l’ Europa crede di essere e ciò che vuole o può realizzare. Tuttavia, già solo le modalità di questo dibattito costituiscono un complesso oggetto di indagine preliminare.

Il rischio numero uno è quello della superficialità. Rischio che corre soprattutto chi ripete ossessivamente le Retoriche dell’ Idea di Europa con la conseguenza di non poter  coinvolgere in modo serio il popolo europeo. Solo il 38% degli italiani si definisce sia europeo che italiano, mentre la maggioranza assoluta, il 57%, si sente esclusivamente italiana. Il vero nodo critico riguarda la fiducia: solo un cittadino su due dichiara di fidarsi dell’Unione Europea ed il 60% ritiene che Bruxelles non riesca a rappresentare adeguatamente gli interessi dell’Italia.

Gli italiani, più che “anti-europei”, si collocano in  quella posizione  che a suo tempo aveva descritto il presidente Schulz del Parlamento  europeo: l’identità europea è solo razionale, e invece quella nazionale è anche emotiva. Situazione  rispecchiata brillantemente dal fatto che i maggiori partiti siano oramai dovunque quelli micro-nazionalisti. La maggioranza, il 56%, si definisce infatti “europeista molto critico”, mentre gli europeisti convinti rappresentano una minoranza pari al 16%. Sul fronte opposto, gli apertamente contrari all’Unione si attestano al 17%. Ne emerge un atteggiamento diffuso di adesione condizionata: l’Europa non viene rifiutata, ma è sottoposta a una valutazione costante, legata ai risultati concreti che però, negli ultimi anni, non sono molto evidenti.

I responsabili di tutto ciò sono le classi dirigenti dell’ Europa: europea e nazionali (del resto sono le stesse, ed intercomunicanti), che avevano scelto palesemente il Funzionalismo, con i suoi corollari  del mondialismo, del micro-nazionalismo, della tecnocrazia, dell’ occidentalismo, del razionalismo, dell’ economicismo, invece di abbracciare il programma di un’ Europa Politica (foss’ essa federalistica, come per Coudenhove-Kalergi e Spinelli,  o imperiale, come per Drieu La Rochelle e Thiriart).   

A causa di questa loro impostazione culturale, essi non riescono, anche quando lo vogliono, neppure ad immaginare una “Missione dell’ Europa nel Mondo” che sia diversa dal continuare a portare acqua, anche senza parere, al “Progetto Incompiuto della Modernità” realizzato dalla tecnocrazia dei GAFAM americani. Ne consegue anche che, in assenza di un qualsivoglia progetto, non riescono a suscitare alcun entusiasmo. Cosa che è stata messa in evidenza dalla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, finita, come ha dovuto riconoscere lo stresso Mattarella, “in modo grigio”.

Ma, come si vedrà, questa conseguenza è voluta dall’ “establishment”, perché un coinvolgimento emotivi cittadini nella costruzione europea rischierebbe di generare un “orgoglio europeo”, che potrebbe far concorrenza all’eccezionalismo americano.

4. “Berlino 2045”

Su “La Stampa” del 23 dicembre, Gabriele Segre ha compiuto lo sforzo meritorio di ipotizzare 3 possibili scenari per l’ Europa del 2045:

-Comando unificato franco-tedesco, e Ucraina nell’Alleanza Atlantica;

-Germania alleata della Cina, Francia e polonia dell’America: l’Ucraina è divisa in tre;

-Federazione europea; Presidente eletto a suffragio universale

Tutto ciò è basato però sul presupposto che continui la “messa sotto tutela” dell’ Europa che dura da almeno da 80 anni”Guai a varcare la soglia dell’ unione politica: quella genera volontà autonome, accende immaginazioni, mette grilli per la testa  – magari persino sogni di Grandeur continentale.”Nessuno a Washington, Mosca o Pechino può escludere che un continente veramente unito sviluppi ambizioni proprie, chiuda mercati stringa alleanze scomode, costruisca capacità militari autonome.Ed è proprio quest’incertezza  a spingerli tutti ad agire in anticipo, limitando le nostre capacità oggi per evitare sorprese domani”.

Non avremmo dovuto aspettare 80 anni per accorgercene. Nietzsche aveva profetizzato “un’Europa una e signora del mondo”; Trockij aveva previsto che l’ America avrebbe “contingentato” il capitalismo europeo. De Gaulle voleva l’ Europa dall’ Atlantico agli Urali e Gorbaciov la Casa Comune Europea. Nessuno di costoro pensava, come scrive Segre, che “l’innocenza strategica dell’ Europa” fosse un privilegio, né che ci abbia permesso di “costruire prosperità”, visto che altri (per esempio la Cina) sono riusciti, senza l’occupazione militare straniera,  a fare di meglio senza rinunziare all’ indipendenza.

Non siamo d’accordo sul fatto che USA, Russia e Cina abbiano, nei confronti dell’Europa, lo stesso atteggiamento “predatorio”.

  • Mentre gli USA , creati dalla “Dissidence of Dissent”(Huntington), sono animati dal ”ressentissement” verso la vecchia Europa dell’aristocrazia (vedi il Testamemto di Giorgio Washington) e dalla volontà di sostituirla, la Cina considera da sempre l’ Europa quale la sua controparte naturale speculare: “Qin” e “Da Qin”, come testimoniati da Marco Polo e Matteo Ricci. Come tale, essa  è convinta di avere tutto da guadagnare da un’alleanza con l’Europa, per riportare il mondo all’ antica grandezza, contro l’arroganza dei “nouveaux riches” occidentali ( 红发恶魔 (hóng fà èmó “Demoni dai capelli rossi”. )

Quanto alla Russia, essa è parte integrante dell’ Europa.  Alessandro  I°, dopo avere licenziato alle stampe la versione russa della Santa Alleanza, dove si qualificava l’Europa come “Nazione Cristiana”, si era autoproclamato “Imperatore degli Europei”.Sotto il suo regno il “nostro” De Maistre aveva iniziato in Russia la scrittura de “Les Soirées de Saint-Petersbourg”(poi pubblicato postumo). Gorbacev aveva proposto una Confederazione fra Comunità Europee e Comunità di Stati Indipendenti, e Putin, scrivendo su “La Stampa” di Torino il 25 marzo 2007, 50°anniversario dei Trattati di Roma,  auto-definendosi”in quanto Pietroburghese, europeo a pieno titolo”, aveva qualificato l’ Unione Europea come “la più grande costruzione politica del XX° Secolo.”Leibniz aveva già ipotizzato, ai suoi tempi,  una grande alleanza fra l’ Europa, l’Impero Cinese e quello zarista, e Voltaire, mntre rigettava l’idea di una federazione europea volta alla Pace Perpetua (propugnata nell’ opera di Saint-Pierre sottopostagli da Rousseau), aveva additato come modello per l’ Europa l’impero cinese (“Rescrit de l’ Empereur de la Chine”).

Negli ultimi 40 anni, gli Stati Uniti sono riusciti a bloccare sul nascere questa grande alleanza eurasiatica, sul punto di realizzarsi nel nome della rinascita delle antiche culture. Oggi, sfruttando il fatto che noi abbiamo tagliato i ponti con Russia e Cina, gli Americani stanno cercando addirittura di annettersi la Groenlandia  col pretesto della sicurezza nazionale statunitense , che, a loro dire, coinciderebbe con quella del mondo. Altro che “isolazionismo”! Siamo di nuovo alla pretesa di costruire un’ “America-Mondo”(Valladao), in cui l’America è l’ Herrenvolk, e “il Mondo” (compresa l’ Europa)  è una colonia.

4.L’annessione della Groenlandia

Ieri,  Trump ha nominato Jeff Landry, governatore della Louisiana , “inviato speciale in Groenlandia“. L’obiettivo è “promuovere con forza gli interessi” di Washington in quel Paese,“per la sicurezza e sopravvivenza dei nostri alleati, di fatto, del mondo”. Landry, prosegue Trump, “comprende quanto sia essenziale la Groenlandia per la nostra sicurezza nazionale“. Landry ha risposto con un tweet su X ringraziando Trump: “Un onore servirti in questa posizione da volontario per rendere la Groenlandia parte degli Usa“. Quindi, una missione da vero e proprio proconsole imperiale.

La mossa di Trump ha provocato la reazione del presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e di quello del Consiglio europeo Antonio Costa: “La sicurezza dell’Artico rimane una priorità fondamentale per l’Ue, nell’ambito della quale intendiamo collaborare con alleati e partner. L’integrità territoriale e la sovranità sono principi fondamentali del diritto internazionale. Tali principi sono essenziali non solo per l’Ue, ma anche per le nazioni di tutto il mondo. Siamo pienamente solidali con la Danimarca e il popolo della Groenlandia”.Mache faranno tutti costoro quando gli USA invieranno le proprie truppe? Invocheranno l’articolo 5 del Trattato NATO? Schiereranno gli F-35 e i missili Patriot, oppure gli Eurofighter?Putin ha appena affermato che intende mettere nero su bianco che non intende attaccare la UE e la NATO, nello stesso giorno in cui Trump ha incaricato il proprio funzionario di annettere la Groenlandia, anche con la forza. E’ logico che tutte le strategie NATO prevedano solo una guerra con la Russia e non anche quella con gli Stati Uniti?E il poplo europeo, come reagirà

In questo scenario, una nuova Conferenza sul Futuro dell’ Europa è una necessità esistenziale, ben più drammatica di quella che aveva spinto alla prima Conferenza. Essa assume di per sé un valore rivoluzionario nei confronti della pretesa americana di spogliare e di fagocitare l’ Europa.

Purtroppo, oggi è ben difficile riunire personaggi pubblici interessati all’ Europa,  capaci di affrontare il tema e liberi di farlo. Le vicende della libertà di espressione, nei rapporti con gli USA e Israele e interne alla cultura di destra, convergono sul fatto che viviamo in un mondo di repressione, ricatti, risentimento, terrorismo e falsità di tutti contro tutti. Chi in Europa censura i media per permettere la sopravvivenza soltanto delle ideologie “woke”,“cancel” e “gender”, chi (lo Stato americano)sanziona personaggi pubblici come Baud (ex ufficiale svizzero), Albanese (funzionaria ONU), o Breton (ex commissario UE) per la loro ostilità ai GAFAM o al Sionismo, chi, come gl’Inglesi, gli Estoni o i Moldavi,  incarcera  i propri politici filorussi, chi, come il Polo del Novecento e i Salesiani, nega le sale ai convegni antimilitaristi.

Alla fine, chi si potrebbe invitare a partecipare a questa futura conferenza, e chi avrebbe il coraggio di parteciparvi; chi di dire ciò che pensa veramente? Per questo, stiamo lavorando a un social network che anticipi la fase del vero e proprio dibattito,  per creare un caso di studio per calibrare preliminarmente le possibilità concrete dell’operazione.

VIA I FANATICI DELL’APOCALISSE ! “Instaurare un dialogo con il Sud del mondo” (Guido Crosetto)

Le affermazioni estremamente critiche, all’ Università di Padova,  del Ministro Crosetto sull’ONU, sulla NATO e sull’ Unione Europea (“la NATO non ha più ragione di esistere” sono un’ulteriore conferma del fatto che la cultura politica dell’ “Establishment” occidentale è assolutamente inadeguata al mondo di oggi (secondo Crosetto, è indietro di 30 anni).

D’altro lato, la Russia non si stanca di ripetere che l’unico modo per giungere a una pace duratura è costituito dal rimuovere le ragioni di fondo delle attuali guerre, ragioni espresse fino dal 2021 in proposte ufficiali agli Stati Uniti, alla NATO e alla UE. Purtroppo, arrivare a comprendere e risolvere veramente siffatte questioni è complesso, laborioso e controverso, sì che nessuno è disponibile a farlo, se non costrettovi, come sta accadendo  appunto con  la „Guerra Mondiale a Pezzi” che si sta trasformando in una vera e propria “Terza Guerra Mondiale”. Occorrerebbe infatti un’analisi storica, filosofica, tecnologica e strategica, che siamo qui in grado appena di accennare. Tali ragioni sono molteplici ed apparentemente disparate, ma possono essere riassunte, a nostro avviso, nelle conseguenze geopolitiche della secolarizzazione delle grandi religioni mondiali (il Cristianesimo, ma anche l’ebraismo e l’Islam).

Viviamo oramai da tempo in un’era iper-apocalittica, in cui le diverse apocalissi (mazdea, cristiana, islamica, ideologica  e tecnologica) si fondono e s’inverano in concrete realtà storiche, fino ad assorbire l’intera realtà. Apocalissi che costituiscono da sempre un paradigma diffuso in molte culture, e, in particolare, in quelle eredi delle religioni occidentali di salvezza, ma che proprio la secolarizzazione ha reso finalmente complete, e intelleggibili al di là delle diverse cortine fumogene. La Fine del Mondo è tutt’uno con la pretesa delle religioni di inveramento della perfezione di salvezza: una hybris che scatena l’ Invidia degli Dei (“Fthonos ton theòn”) e la loro vendetta, come già nei casi della Cacciata dall’ Eden e del Diluvio Universale: un processo di lungo periodo, che s’identifica con la Modernità occidentale, e che per questo non potrà essere superato se non fuoriuscendo dall’escatologia occidentale.

Non stupisce quindi neppure che i discorsi sull’Intelligenza Artificiale  abbiano assunto, come da noi spesso rilevato, toni millenaristici, che ricordano più il fervore religioso che non la razionalità scientifica: «Più si ascoltano i dibattiti della Silicon Valley attorno all’Intelligenza Artificiale, più si sente l’eco della religione»,  ha scritto, su «Future Perfect», Sigal Samuel, che da anni si occupa dell’intreccio tra scienza e religione. E del resto, per Manuel De Landa, l’anima stessa dell’ Intelligenza Artificiale è la Cyberguerra, quella che domina la geopolitica attuale (Starlink, Iron Drome, Oreshnik) e che costituisce, per comune sentire, l’avvio concreto di un finale apocalittico (cfr. “La guerra nell’ era delle macchine intelligenti” di Manuel De Landa).

Non per nulla la Chiesa cattolica sta divenendo la maggiore interfaccia dei giganti del web, grazie anche alla formazione matematica del Papa americano.

1.Le radici persiane della Modernità

Se l’idea  di Modernità è nata concretamente dalla “scoperta” dell’America –  dalla sintesi fra, da un lato, la volontà di Cristoforo Colombo di realizzare le profezie bibliche e di Crociata, e, dall’ altro, e quella di Moro e di Bacone di sfruttare la conquista delle Americhe per realizzare utopie tecnologiche e sociali-, tuttavia, storicamente, il paradigma apocalittico si era già manifestato ben duemila anni prima, nella Persia Achemenide, ove la storia mondiale era stata descritta per la prima volta come un’epica lotta fra il Dio del Bene e il Dio del Male, che si sarebbe conclusa con una fase storica di conflittualità esasperata (“Frašō.Kǝrǝti”), durante la quale il Dio del Male (Agra Mayniu) sarebbe stato prima incatenato per mille anni (il Millennio, “Hazar”), per poi scatenarsi nella lotta finale contro il Salvatore (Shaoshant). Lo stesso imperatore persiano era identificato, nelle epigrafi di Behistun e Naqs-i-Rustam, con un  Salvatore, perché, inviato in missione nel mondo per conto del Dio del Bene, doveva imporre la pace fra i popoli. “Frašō.Kǝrǝti” ,che, in Avestico, significa “rendere perfetto”,  designa il rinnovamento e trasfigurazione del Creato, dopo la sconfitta del Male. La Pace veniva  identificata già allora con la sottomissione con l’Impero Universale, come avverrà più tardi con l’idea stessa di “Islam” e con quella di “Pace Eterna nel  Regno” nell’ Impero Germanico, sfociando, infine , nella sistemazione postbellica intorno ai vincitori della IIa Guerra Mondiale e nell’ idea, connessa, della Fine della Storia. Grazie ad esso, il mondo sarebbe divenuto “senza età, senza decadenza, non marcirà, non si putrefarà, vivrà per sempre, prospererà per sempre,” (Yt. 19.11.89). I morti risorgeranno, rianimati da colui che non decade, e la vita sarà creata di nuovo in modo eccellente e perfetto. La falsità sarà scacciata dalla buona creazione,  verso quel luogo da cui era venuta per il suo scopo distruttivo (Yasn) Il Buon Pensiero (vohu- manah-) prevarrà sul Pensiero Malvagio (aka- manah), la Parola pronunciata correttamente (ərəžuxδa- vac-), la Totalità (hauruuatāt-) e l’Immortalità (amərətatāt-) vinceramno sia la Fame (šud-) che la Sete (taršna-), e infine Aŋra Mainiiu  si ritirerà impotente (Yasn). La terra diverrà piana e livellata (Bundahišn); cielo e terra si uniranno e l’intera creazione dimorerà in eterna beatitudine insieme a Ohrmazd e agli Amahraspand.”

A questa idea della Fine della Storia accennava la Bibbia, ma le descrizioni fattene nelle posteriori teologie cristiana e islamica se ne erano poi discostate, sottolineando l’aspetto spirituale dell’ Apocalisse. Questo ha provocato i più violenti dissidi della storia, come quello fra Cristiani e Islamici, fra Sci’iti e Sunniti, fra Vecchi e Nuovi Credenti, fra Progresso e Reazione…

Paradossalmente ma non troppo, anche la democrazia compare , con Erodoto, per la prima volta nella storia, in connessione con la Persia, e più precisamente con Serse: prima, quale possibile scelta per l’ Impero Persiano; poi, quale strumento di sottomissione allo stesso, per fiaccare la resistenza delle aristocrazie delle poleis ioniche, inaugurando così il paradigma classico dell’ “esportazione della democrazia”: rivolta delle aristocrazie contro l’impero, “debellatio” e punizione dei “tiranni” (con relativa crocefissione, come nel caso di Samo), imposizione della democrazia, soggezione delle “democrazie” all’ impero. In realtà, nonostante le vittorie di Maratona e  di Salamina,la Grecia rimase nella sfera d’influenza persiana, e solo il barbaro monarca Alessandro riuscirà a rovesciare questo rapporto di forze. Forse anche per questo tutta la cultura greca classica e romana è stata unanimemente ostile alla democrazia.

2.Continuità del Messianesimo

In tutte narrazioni apocalittiche, la pace e la guerra sono state accoppiate, e non solo paradossalmente, come nei casi del Jihad, delle Crociate e della “Giustizia Infinita” di George Bush Jr.. ,fino all’idea di un Giudizio Finale. Ancora recentemente, la Pace Perpetua era stata ricollegata da Fukuyama alla Fine della Storia, grazie alla pretesa vittoria dell’Impero Americano sul comunismo.

I messianesimi ebraico, e poi cristiano e islamico, recavano dunque evidenti le tracce di quello mazdeo (Carsten Colpe). Il Messia (Măšīah, Christòs) era, nella Bibbia, un sacerdote guerriero, che veniva unto per propiziare l’esito della battaglia. Le guerre di Israele erano “le Guerre del Signore” e il modello del Messia venturo era stato  ripreso dal personaggio di Ciro, il re vincitore  che aveva permesso il ritorno del Popolo di Israele nella Terra Promessa, confondendosi così con l’immagine persiana di un Salvatore (Shaoshant, Jehoshuah).

Se, secondo Croce, “non possiamo non dirci cristiani”, a maggior ragione non possiamo neanche non dirci zoroastriani: la radice prima della visione occidentalistica della Storia non nasce, né in Grecia, né in Israele, bensì, come dimostrano Erodoto e la Bibbia, nell’ Impero Persiano. La “rivalità mimetica”(Toynbee, Girard) fra Persia e Israele, oscillante fra l’alleanza e il conflitto,  nasce già da questo parallelismo (cfr. il Libro di Ester, che fa da sfondo al conflitto Iraniano-israeliano). Il riferimento fatto da Nethaniyahu al “Leone che sorge” coglie un elemento comune nelle iconografie persiana imperiale e ebraica (il Leone di Giuda). Del resto, il fondatore dello Stato d’Israele è David Ben Gurion (“Il figlio del Leone”).Fuori luogo identificarsi automaticamente con Israele, quando Israele e Persia sono, sotto molti punti di vista, la stessa cosa. Basti pensare che il Libro di Esther si svolge tutto all’ interno della corte persiana.

La “secolarizzazione”  implica di evidenziare  ancor più l’ aspetto terreno delle guerre messianiche, che sono l’acme dell’inveramento della salvezza divina nella storia terrena (il primo elemento della quale è rappresentato dal ritorno del popolo d’Israele nella Terra Promessa).  Quest’idea dell’ “inveramento” è antica. Tanto San Paolo quanto Sant’Agostino mettevano in guardia contro le visioni immanentistiche della Parusìa, che  Agostino (Confessioni, Libro III, Capitolo 6) riferiva espressamente alla religione persiana dei Manichei, a cui egli stesso aveva aderito in gioventù, che, a suo avviso, descriveva il futuro escatologico come un’esplosione di piaceri sensuali.

L’ affermarsi dell’idea di un “inveramento” era stato fortemente favorito dal non verificarsi, nei secoli, della profezia della prossima venuta del Regno dei Cieli, una pecca che il Cristianesimo (ma anche l’Islam) hanno sempre voluto nascondere, o giustificare in modo cervellotico, tanto che lo stesso Sant’Agostino confessava di non avere capito le teorie di San Paolo sulla seconda venuta di Cristo. Non essendosi quest’ultima verificata, si era incominciato a teorizzare che essa consistesse in realtà in un processo di trasformazione tecnica e sociale dell’Umanità, processo che sarebbe già perfino incominciato. Insomma, la Seconda Venuta di Cristo quale storia del Progresso: il Cristianesimo quale “educazione del genere umano”(Lessing).

Già pensatori del Medioevo come Scoto Eriugena avevano ritenuto  di poter restituire all’essere umano, tramite la tecnologia, la perduta perfezione edenica, mentre, infine,  nel Novecento il gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin (su cui pende ancor oggi un interdetto vaticano) aveva concepito come messianica l’esplosione di complessità e intelligenza da lui battezzata «Punto Omega». Attraverso vari passaggi, questo concetto è stato infine rielaborato in quella che il futurologo e direttore  di Google Ray Kurzweil ha definito «Singolarità Tecnologica»: il momento in cui l’intelligenza artificiale raggiunge il livello umano e poi lo supera di vari ordini di grandezza. La Singolarità, che in altre interpretazioni prevede anche la fusione tra essere umano e macchina, è oggi il fondamento di ogni interpretazione millenarista dell’intelligenza artificiale, che sfocia in quella “Costruzione di Dio” a cui anelavano già i “Costruttori di Dio” nell’ ambito della Rivoluzione d’ Ottobre.

C’è insomma “un filo rosso” millenario che lega alcune interpretazioni religiose a determinate teorie tecnologiche della Silicon Valley.

Così, la narrazione quasi religiosa dell’Intelligenza Artificiale ha oltrepassato i confini della fantascienza o della retorica ed è stata presa alla lettera: ad esempio, nel 2017 Anthony Lewandowski, cofondatore della startup di camion autonomi Otto, ha creato l’associazione religiosa “Way of the Future”, una vera e propria chiesa dedita «a sviluppare e promuovere la realizzazione di una divinità basata sull’intelligenza artificiale e che attraverso la comprensione e l’adorazione di questa divinità contribuisca al miglioramento della società».

4.Origini apocalittiche delle guerre in Palestina e in Ucraina.

In uno degli Avatar più recenti della narrazione apocalittica iraniana, una Hadith sci’ita, predice che, alla fine dei tempi, Gesù Cristo (“Isa bin Maryam”) e “Muhammad al-Mahdi” si uniranno dinanzi alle mura di Gerusalemme per sconfiggere (e uccidere) “ad-Dajjal” (il nome islamico dell’Anticristo), che la starà occupando. L’imperativo della rivoluzione khomeinista- quello di distruggere Israele-, nasce da questa profezia, sintesi dell’Apocalisse cristiana e dell’idea sci’ita del ritorno “dei Salvatori”, per una lotta finale che era stata prevista già dalle scritture mazdee (dall’ Avesta allo Zand- ī Wahman Yasn), ma che è divenuta ancor più urgente con la secolarizzazione, ch’è tutta concentrata sulla realizzazione terrena delle promesse messianiche.

Per questo Israele concepisce l’Iran attuale come un pericolo per la sua esistenza (per altro in modo speculare a come il mondo islamico percepisce Israele come una minaccia esistenziale a causa della profezia biblica di una Grande Israele che andasse dal Nilo all’ Eufrate).

Del resto, anche la Guerra di Crimea, uno dei più calzanti precedenti della guerra in Ucraina, aveva una stretta connessione con le vicende politiche  e religiose della Palestina. Infatti, la guerra era nata dalla pretesa dello Zar di attuare in pratica il principio, sancito giuridicamente nel Trattato di Küçük Kaynarca, della difesa, da parte della Russia, dei Luoghi Santi e dei  sudditi cristiani dell’ Impero Ottomano. A questa pretesa avevano reagito le potenze occidentali (a cominciare dal Regno di Sardegna), con un’invasione in piena regola della Crimea da parte di una “Coalizione dei Volenterosi” occidentali e progressisti, per stroncare le pretese egemoniche sull’Est Europa della Russia ortodossa. Da quella coalizione era nata l’alleanza occidentale che avrebbe poi appoggiato, tra l’altro, per una precisa scelta politica preparata da Cavour, l’unificazione italiana, dando origine alla concezione moderna delle Nazioni quali oggetto di una “religione civile”, di cui la Guerra di Crimea è stata un passaggio importante.

5.Chiliasmo e Katèchon

Tutte le pulsioni belliche del XX e XXI secolo nascono “lato sensu” dallo sforzo delle diverse Nazioni per l’”inveramento” dell’Apocalisse come previsto dalle loro Sacre Scritture. Le culture dell’epoca assiale (come ad esempio la concezione tragica dei Greci e l’idea cristiana del Katèchon) avevano mirato a por freno a quell’ansia di perfezione che era al contempo un “cupio dissolvi” (basti pensare ai sadhu indiani, gli ordini militari, ai flagellanti cristiani e islamici). Invece, le guerre tecnologiche sono una traduzione in termini materiali delle battaglie cosmiche descritte dalle Apocalissi, coerentemente con l’impostazione delle “Religioni Civili” della Modernità e della Post-modernità.

Le religioni dell’ Epoca Assiale, animate anch’esse inizialmente da un’aspirazione palingenetica (e quindi distruttiva dell’ esistente),  avevano in sé anche un freno, il “Katèchon” (“la forza che  trattiene”), di cui parlava già San Paolo. Invece, la versione secolarizzata di quelle stesse religioni ha voluto eliminare qualunque freno al “cupio dissolvi” che anima l’ascetismo puro di origine orientale.Le religioni dell’ Epoca Assiale ne sono risultate modificate, e, anzi, stravolte: il Puritanesimo è sfociato nella “Singularity”; l’Ortodossia ha partorito il Cosmismo; la Qabbala’  si è trasformata in Sionismo; la Sci’a ha generato la tecnolatria “Hojjatiyye” (quella di Ahmadinejad), o addirittura Bahai. Oggi, assistiamo proprio allo scontro inevitabile fra queste teologie secolarizzate, specularmente identiche fra di loro per la cosiddetta “rivalità mimetica” (convergendo tutte in un giudizio negativo sul mondo e sulla necessità della sua distruzione), le quali vorrebbero imporsi ciascuna all’umanità intera come la “vera” modernità (i “Fanatici dell’ Apocalisse” di cui scriveva Norman Cohn). La rincorsa verso sempre più catastrofiche armi di distruzione di massa risponde quindi non solo a esigenze di tecnica militare, bensì soprattutto a questo “cupio dissolvi”, che ne costituisce la contropartita ideologica (cfr.Miguel De Landa,”La guerra al tempo delle macchine intelligenti”).

In questo contesto è più facile comprendere e spiegare le contrapposte retoriche della Pace: dai 14 Punti di Wilson, dal pacifismo filo-nazista di Chamberlain, Weil e Giono, al One-Worldism di Wilkie, al discorso alle Nazioni Unite di Eleanor Roosevelt, al ruolo della pace nel Manifesto di Ventotene e nella Dichiarazione Schuman, al movimento per la Pace favorito dall’ URSS: una serie di opposte “captatio benevolentiae” dell’ opinione pubblica mondiale per spianare la strada alla propria “pace”, occultando il fatto ch’essa sarà conquistata con la guerra. Dei più recenti sviluppi tecnologici viene così evidenziato solo l’aspetto salvifico, dei miracoli che fanno dimenticare la condizione creaturale e alimentano ambizioni quasi divine, mentre si nascondono le infinite ricadute negative nei campi politico, psicologico, ecologico, ecc…, intrinsecamente connesse all’”eterogenesi dei fini” (Wolf).

5.Dalla lite Musk–Trump alle critiche di Crosetto

Mentre, in questa competizione fra opposti messianesimi,  tutti aspirano al “regime change” degli altri (la Kallas a quello della Russia, Putin a quello dell’ Ucraina, Nethanyahu e Merz a quello dell’ Iran), il solo modo per evitare la Fine della Storia intesa come guerra totale e presa di possesso del mondo da parte delle Macchine Intelligenti (“Singularity”) sarebbe costituito da un opposto “Regime Change” globale, con l’esautoramento ovunque dei Fanatici dell’ Apocalisse che detengono il potere in buona parte del mondo, e la ripresa di altre visioni del mondo non apocalittiche, che vengano a supporto concettuale delle correnti “catecontiche”.Per esempio, le idee estremo-orientali di Ahimsa, Satyagraha, Wuwei…Il Dialogo con il Sud del Mondo auspicato da Crosetto potrebbe aver luogo solo utilizzando un armamentario culturale capace di tenere insieme il senso occidentale della Storia con una saggezza sovratemporale come quella di Laotse, Confucio e Matteo Ricci.

La presa del potere da parte dei guru dell’ informatica rispetto allo Stato americano aveva costituito invece un’ennesima mossa dei “Fanatici dell’ Apocalisse” per evitare di essere travolti dalla rivendicazione, da parte della maggioranza del mondo, di principi di convivenza non fondati sugli autodistruttivi  miti chiliastici dell’ Occidente (Evgeny Morozov).Per esempio, con straordinaria tempistica, Musk ha approfittato dell’attacco israeliano all’ Iran per rimettere in gioco i suoi satelliti Starlink e confermarsi un attore di primo piano nella Terza Guerra Mondiale, con una capacità di incidere sugli equilibri geopolitici superiore a quelli dell’intera Europa, per non parlare della Lega Araba o, ancor peggio, dell’Organizzazione degli Stati Islamici (oramai obsolete). Non v’è chi non veda che si tratta di una situazione inaudita, che supera i casi, ritenuti abnormi già secoli fa, dei Medici, dei Fugger, della banca Schroeder, dei Rothschild, della Standard Oil, dei Sassoon, della Lockheed, imprenditori portatori di proprie politiche estere indipendenti dagli Stati ch’essi sostenevano (Stato Pontificio, Impero, USA, Napoleone, Trockij, Cina Nazionalista…). Un privato non dovrebbe avere addirittura il potere di decidere da solo le missioni nello spazio, un “compito comune” all’ intera Umanità (cfr. Fiodorov e Tsiolkovskij). Per questo l’avversario di Musk nel mondo MAGA, Steve Bannon,  sostiene giustamente che le imprese di Musk dovrebbero essere nazionalizzate.

La guerra in Iran costituisce così l’oggetto di un nuovo scontro, addirittura all’ interno del Mondo MAGA. L’ultradestra isolazionista vuole portare avanti le promesse elettorali di Trump su migrazione e lavoro, mentre i capitalisti tecnologici  confluiti su Trump all’ultimo momento, vogliono invece che gli USA  rafforzino grazie alla tecnologia la loro posizione di dominio globale (Schmidt e Cohen), unico modo, a loro avviso, per rispondere alla minaccia cinese.

Il carattere settario  del post-umanesimo è confermato dagli straordinari collegamenti riscontrabili  fra le biografie dei protagonisti del movimento, dai Cosmisti russi, a von Braun, alla famiglia Musk. Il nonno di Musk era a capo di una lobby chiamata “Technocracy”, che si adoprava  a favore controllo dei tecnocrati sulla politica. Nel 1948, Von Braun aveva scritto un romanzo di fantascienza in cui immaginava la colonizzazione di Marte; nel libro, il governo marziano era nelle mani di un leader di nome Elon. Oltre 70 anni dopo, Elon Musk è in procinto di realizzare il suo progetto di colonizzazione del pianeta rosso. Prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, il barone tedesco Wernher von Braun era un maggiore delle SS, molto fedele a Hitler, figura chiave nello sviluppo della missilistica nella Germania nazista; creò una serie di armi letali, tra cui i razzi V2. Dopo la guerra si arrese agli americani che decisero di non rinunciare al suo genio e di impiegarlo in progetti di grande importanza, prima con l’esercito poi con la NASA, dove divenne il fondatore del programma spaziale e con il suo Saturn V guidò le missioni Apollo sulla Luna.

La Stella Rossa, che compariva sui colbacchi dei Soldati sovietici, era proprio Marte, il dio della guerra, dove, secondo Bogdanov, sarebbe già stato instaurato il comunismo. Chi leggeva le opere dei Cosmisti russi, e, in particolare, quelli di Tsiolkovskij (fondatore dell’ astronautica), e di Bogdanov (autore del “Pianeta Rosso”) era proprio von Braun, come dimostrato dal materiale trovato nella base nazista di Peenemuende, dove egli realizzava i missili V2.

Assolutamente fuori luogo invocare, in queste battaglie, vecchi stereotipi resistenziali o maccartisti: nel percorso storico del post-umanesimo ci sono cristiani e atei, socialisti e nazional-socialisti, capitalisti e nazional-religiosi. In realtà, ciascuna delle “eresie” post-umanistiche  è suscettibile di interpretazioni contrastanti, ed è per questo che, anche all’ interno di ciascuna area di civiltà, sono presenti forti tensioni sul reale significato di quelle ideologie e sul loro futuro orientamento, che si traducono nei conflitti che rendono sempre più probabile la IIIa Guerra Mondiale. Negli Stati Uniti, ve ne sono due autorevoli interpretazioni: fra chi, come il fronte “Woke”, lega il postumanesimo alla realizzazione del progetto “progressista” del livellamento generale, prodromo del governo mondiale, e chi, invece, ne vede soprattutto le implicazioni sulla struttura della società, che, sotto l’impulso dell’informatica, tende all’onnipotenza del potere informatico-militare. Il compito degl’intellettuali europei è quello di gettare le basi per il superamento  di ambedue quelle correnti, così come delle altre sette post-umanistiche,  sfruttando dialetticamente questo momento di “lotta di tutti contro tutti”. Sono incoraggianti anche a questo proposito le parole di Crosetto:«Una volta Usa ed Europa erano il centro, ora c’è tutto il resto con cui va costruito un rapporto. Se la Nato nasce per garantire la pace e la mutua difesa o diventa un’organizzazione che si prende questo compito parlando con il Sud del mondo, diventa quindi qualcosa di profondamente diverso, oppure non raggiungeremo l’obiettivo di avere sicurezza all’interno di regole che valgano per tutti».

“CULTURA DELLA PACE”?

Limiti concettuali delle retoriche pacifiste

I soliti discorsi natalizi oscillanti fra auguri e buoni propositi sono risultati, quest’anno, più improponibili che mai a causa delle immagini di Gaza e dell’Ucraina perennemente sui nostri televisori, che smentivano il sempre più surreale ottimismo dell’ “establishment” sulle “magnifiche sorti e progressive” dell’ Umanità.

Tuttavia, una seppur labile traccia di essi è rimasta nei discorsi d’occasione che sono stati comunque pronunziati dai rappresentanti delle Istituzioni.

Il nocciolo di questo discorsi è stato, come sempre, che la marcia del Progresso non si arresta, e che anche un qualche progresso verso la pace e si potrebbe comunque ottenere attraverso un’”educazione alla pace”, vale a dire l’ennesima iniziativa propagandistica basata sul lavaggio dei cervelli, avente come obiettivo quello di convincere tutti che, per risolvere gl’infiniti conflittiaperti, basterebbe educare a  dialogare con argomenti persuasivi, i quali sarebbero  fondati su un “utile generale” che nessuno sa definire.Qualcosa come la “Cura Federico” de “l’Arancia Meccanica”, con cui il teppista assassino veniva “rieducato” attraverso la somministrazione forzata di filmati di violenza. La stessa cosa che si vorrebbe fare per i femminicidi con la legge appena approvata.

Purtroppo, la realtà si è incaricata, da più di 2000 anni, di smentire l’efficacia di siffatti propositi, da sempre ripetuti con esiti catastrofici, sì che non c’è da stupirsi se questi discorsi dell’ “establishment” suscitino sempre  più scetticismo.

Gl’Indoeuropei si sono espansi in Europa con la guerra

1.Breve storia del pacifismo

La prima enunciazione ufficiale di un programma pacifistico la troviamo scolpita, nel 5° Secolo a.C, sulle tombe di Behistun e di Naqs-e-Rustam, ove le conquiste degli Achemenidi vengono “lette” come una missione divina, mirante ad instaurare la pace fra i popoli, sotto l’egida dell’ Impero Universale. Un’idea che sentiamo echeggiare ancor oggi, e ancor più di allora.

Gli Achemenidi furono sconfitti dai Greci, che Ippocrate, chiamandoli Europaioi, aveva giustamente definito come dei guerrieri “autonomoi”, che combattevano per acquisire terre e schiavi, non per il proprio Imperatore, bensì per se stessi. E dire che l’”establishment” vorrebbe fare dei Greci gl’”inventori della democrazia”.

Lontanamente ispirate all’ ideologia pacifistico-imperialistica  degli Achemenidi sono anche la profezia di Isaia, secondo cui “spezzeranno le loro spade per farne aratri, trasformeranno le loro lance in falci”, e le opere dei poeti augustei (“quis fuit horrendos primus qui protulit enses?”)

In quegli anni, il Discorso della Montagna parlava dei “Costruttori di pace”(riferendosi per altro al “Regno dei Cieli”; gl’imperatori Costantino e Cosroe avevano firmato, nel 532 un trattato per la “Pax Aeterna” fra Roma e la Persia, che fu per altro subito violato); la proposta di Giorgio Podiebrad ai sovrani d’Europa, del 1464, venne chiamata “Tractatus Pacis Fiundae”, mentre, nel 1495, l’imperatore Massimiliano I proclamava, alla Dieta di Worms, l’”Ewiger Landfriede” (la Pace Eterna nel Regno”), cioè l’abolizione delle faide feudali.

Il Progetto dell’ Abate di Saint Pierre (1708-1712), negoziatore della Pace di Utrecht, era intitolato “Trattato per la Pace Perpetua”, e Kant vi aveva imbastito una sua molto citata filosofia della Pace (1795). La Santa Alleanza, soprattutto nella sua versione russa, mirava a creare la pace fra le monarchie europee dopo le Guerre napoleoniche, e,  nel 1898, lo zar  Nicola  aveva proposto II la  prima Conferenza per la Pace.

Benedetto XV aveva definito la Ia Guerra Mondiale “un’inutile strage”, mentre il presidente americano Wilson l’aveva battezzata “la guerra per fare finire tutte le guerre”.

La Società delle Nazioni era stata creata proprio con lo scopo di evitare il ripetersi della Ia Guerra Mondiale, ma si sa come andò a finire, anche perché gli Stati Uniti, che l’avevano proposta, si erano rifiutati di aderirvi.Dopo la IIa Guerra Mondiale, anche la Carta Atlantica, le Nazioni Unite e il federalismo europeo si proponevano di garantire la pace mondiale, e i vari movimenti pacifistici del II° Dopoguerra si ripromettevano  anch’essi quest’ obiettivo.

Nella teorizzazione della “Fine della Storia” di Fukuyama (1992), si dava ancora per scontato che, una volta finita la contrapposizione con le ideologie “totalitarie” (socialcomunista e nazifascista), con la vittoria di quelle democratico-borghesi, non ci sarebbero più state guerre, perché, dalla Storia, si sarebbe passati alla “post-istoria”, dominata dall’ economia (Gehlen).

Nel nostro secolo, la retorica  che vorrebbe imminente una qualche forma di pace perpetua è divenuta sempre più ossessiva a mano a mano che l’impero americano si è ramificato nel mondo, e la pace  è stata concepita come uno strumento di consolidamento dell’ “America-Mondo”. Diego Fabbri ha infatti dimostrato, nel suo recente pamphlet “Geopolitica Umana”, che il pacifismo incondizionato imposto agli Europei è stato ed è strumentale a renderli inidonei a condurre una politica internazionale autonoma.

La prima menzione epigrafica di israele, la Stele di Meneptah:“Israele è stato distrutto”

2.Le smentite della storia

Come ci si poteva attendere, nel corso di questi 2.500 anni, il comportamento di quegli stessi soggetti collettivi (Stati, Chiese, imperi) che si erano ammantati nelle vesti dei pacificatori, ha sortito risultati opposti  a quanto progettato e promesso, in ossequio al principio puritano dell’ ipocrisia, che, secondo Nadia Urbinati, costituisce un elemento costitutivo della democrazia.Addirittura, più il tempo passa, più i conflitti più antichi ( Donbass, Gaza) tornano inesorabilmente a infuriare in un modo addirittura senza precedenti, mostrando una loro radice quasi superumana.

Il tanto pacifista Impero Persiano, che aveva invaso con più di un milione di uomini la Grecia che gli aveva rifiutato “terra e acqua”, cioè le basi militari,  fu sconfitto dagli Spartani, dagli Ateniesi e poi da Alessandro Magno. Gli antichi Ebrei non cessarono un istante di combattere contro i Macedoni, i Romani, i Persiani e i Romani le loro “Guerre del Signore”, aizzati da profeti che si affermavano ispirati da Dio ed esaltandole in tutto il Vecchio Testamento.

 I Romani si trovarono in uno stato di guerra permanente, che comportò un’estrema militarizzazione della società, che, dopo l’avvento del Cristianesimo, fu giustificata con la “Dilatatio Christianitatis”(Sant’Agostino), da cui derivarono poi l’ idea islamica della “Piccola Jihad” e la reazione speculare delle Crociate. Gl’ ideali cavallereschi e feudali, e le guerre di religione, costituirono la sublimazione di questa centralità del ceto militare nella società medievale (Laudatio Novae Militiae, Chanson de Roland, Nibelungenlied, Orlando Furioso).

L’introduzione delle armi da fuoco e i progressi nel settore dei trasporti ingigantì la micidialità delle guerre, che raggiunsero la loro massima ferocia con il colonialismo e le due Guerre Mondiali.

Dopo la IIa Guerra Mondiale, che avrebbe dovuto costituire “l’ultima delle guerre”, ci sono state guerre micidiali come quelle civile greca, coreana, vietnamita, palestinese, indo-pakistana, del Vietnam, russo-cinese, arabo-persiana, del Golfo, afgane, siriana, libica, ex jugoslave ed ex sovietiche.Oggi sono in corso due “guerre senza limiti”, che rischiano di trasformarsi nella Terza Guerra Mondiale: in Ucraina e in Palestina.Addirittura, queste ultime non sono mai cessate da 6000 anni.

Gli archeologi hanno infatti recentemente dimostrato che l’antico popolo Yamnaya, antenato degl’Indoeuropei era partito intorno al 4000 a.C., dall’area fra il Volga e il Don e, forte della sua tecnologia del cavallo, aveva sconfitto tutti i popoli della steppa pontica, sterminando completamente gli uomini e schiavizzando le donne, così creando la premessa per la conquista originaria dell’ Europa da parte degl’Indo-Europei. Qui combatterono gli Sciti e gli Argonauti, le Amazzoni e i Sarmati, i Romani e il Regnum Bospori, i Goti e gli Unni, gli Avari e i Bulgari, i Khazari, i Magiari, i Khazari, i Cumani, i Peceneghi, gli Unni e i Cosacchi. Qui si svolsero la battaglia del Principe Igor e quella di Ivan Donskoj, quelle di Stepan Razin e di Mazeppa, quelle di Pugaciov e del Khanato di Crimea, la Guerra di Crimea, la Rivoluzione d’Ottobre, l’Operazione Barbarossa e la guerra del Donbass.

Il Vecchio Testamento è sostanzialmente la narrazione della conquista e riconquista  della Palestina da parte degli Ebrei, con centinaia di battaglie ed assedi, concludentisi sempre con la distruzione delle città e un genocidio di Filistei e Cananei. A Gaza, capitale dei Filistei, Sansone uccisegli abitanti, morendo al contempo egli stesso.In memoria di ciò, l’esercito israeliano ha una sua “Dottrina Sansone”, per cui, nel caso in cui sue unità rischino di cadere prigioniere, vengono annientate (come pare sia accaduto il 7 ottobre).

Le lettere di Tell el-Amarna chiedevano sistematicamente aiuto al Faraone contro gli ‘Aperu (o ‘Apiru, o Hapiru, o Habiru), gli Ja’su e gli Jahu. Il Faraone Merneptah si vanta, nell’ omonima stele, “di avere sterminato Israele” (“ysrỉꜣ rfk.tbnpr.t=f”).

Dopo quell’ epoca, si erano combattuti in Palestina Egizi, Ittiti, Babilonesi, Assiri, Medi, Persiani, Macedoni, Romani, Nabatei, Ghassanidi, Bizantini, Persiani, Arabi, Selgiuchidi, Crociati,Mamelucchi, Mongoli,  Ottomani, Inglesi, Sionisti, Palestinesi.

E’ stupefacente che, dopo 2500 anni, il nostro establishment pretenda di avere “la bacchetta magica” per risolvere conflitti così risalenti e che neppure conosce. Ci dovrebbero spiegare com’è possibile che ciò che è stato impossibile per millenni divenga ora improvvisamente possibile. Non possono essere così ignoranti o presuntuosi da crederci in buona fede. Si tratta dell’ ennesimo messaggio trasversale: andiamo avanti così che va bene lo stesso, tanto nessuno ci chiederà conto delle promesse irrealistiche e non mantenute.

La battaglia delle Termpili, mito fondativo dell’Europa

3.Le religioni quali fonti di conflitto

La ragione prima di quella presunzione risiede nella pretesa che l’uomo moderno, in base alla sua superiore saggezza, abbia finalmente compreso che le religioni erano solo una forma di “Educazione dell’ Umanità”(Lessing), e che, una volta smesso di credere alle religioni dell’ Epoca Assiale (con la loro grande varietà), non ci sarebbero più state ragioni per nuovi conflitti, perché vi sarebbero stati dovunque gli stessi “valori”. Per questo s’ insiste molto sul fatto che le religioni non devono incitare i loro seguaci “all’ odio”, bensì promuovere la somiglianza reciproca, e, con ciò, lo spirito di collaborazione.

La realtà è invece che le religioni contemporanee costituiscono un motivo di conflitti ancora più grave di quelle del passato; questo perché una di esse, la “Religione del Mondo Industriale” per dirla con le parole del suo massimo promotore, Saint-Simon, dopo essersi sostituita di soppiatto a quelle tradizionali, ha la pretesa di essere l’unica “Religione Universale”, l’unica ad avere un collegamento reale con il Divino della Modernità, vale a dire con la potenza della Tecnica. Per questo, essa, a dispetto della conclamata “non dogmaticità” e “tolleranza” vuole imporsi con ogni mezzo su tutti gli altri credi (vedi Condorcet e Whitman) , suscitando una generalizzata reazione di ostilità. E’ per questo che le religioni”costituite” (cioè quelle dell’ Epoca Assiale) assumono di giorno in giorno un volto più aggressivo e dogmatico, ma non già verso le altre religioni “tradizionali”, bensì contro la religione del Progresso, che si propone come egemone in tutte le latitudini in modo quanto mai proteiforme (liberalismo, nazionalismo, socialismo, cristianesimo sociale, comunismo, islam politico).

Addirittura , le religioni tradizionali sono state  riformate, con “rivalità mimetica” rispetto alla Religione del Progresso”, come concezioni del mondo nuove, dogmatiche e burocratizzate, per poter servire direttamente da ideologie politiche anti-progressiste (come per esempio il Fondamentalismo Protestante, il Sionismo,l’Islam Politico e  il culto di Rama competendo con “rivalità mimetica”, in assertività e intolleranza, con la Religione della Scienza e della Tecnica.

L’astronauta disconnette il computer di bordo in “Odissea nello spazio”

4.Un progetto comune: la resistenza al Postumanesimo

Se c’è invece qualcosa che dovrebbe accomunare oggi, non solo  le “religioni tradizionali” , ma anche le concezioni del mondo dei grandi aggregati sub-continentali, è la loro volontà di bloccare l’avanzata della teo-tecnocrazia incarnata, oggi, dal culto del web. Solo facendo leva su questa comunanza si potranno stabilire relazioni pacifiche fra i grandi blocchi culturali  e politici del mondo. Manca però ancora un discorso culturale che permetta quest’ alleanza fra le varie visioni del mondo.L’Europa potrebbe, e dovrebbe, darsi il compito di elaborarne una.

Questa dovrebbe partire da una lettura adeguatamente contestualizzata del ruolo delle religioni nella storia, incentrata sulla relazione con il paradigma dell’ Apocalisse, che esse hanno fra di loro in comune.

Nel corso dell’ Epoca Assiale, e fino ad oggi, la guerra ha costituito e costituisce la normalità. Le guerre di Israele erano addirittura “le Guerre del Signore”, e Dio stesso era il Dio degli Eserciti. Per Democrito, la guerra era la struttura stessa della realtà, e per Tucidide è essa che stabilisce chi sia libero, chi schiavo. Per Il Bhagavad Gita, per il Corano, per la Laudatio Novae Militiae di  Bernardo di Chiaravalle e per l’Hagakure, la guerra è la forma suprema di ascetismo. Per Democrito e De Maistre  essa è eterna: un tribunale che seleziona i gruppi umani più solidi e motivati. Essa si rende necessaria per la pluralità di questi gruppi e delle loro visioni del mondo: ed è perciò da essa che, come scrivono Ippocrate e Tucidide, germoglia la libertà. Per Freud corrisponde a un istinto irrefrenabile dell’ Umanità.

A ben vedere, la stessa Apocalisse è la narrazione di una guerra cosmica, combattuta fra angeli e demoni, e solo per un lasso di tempo, il Millennio (Hazar) quando il dio del Male è incatenato, l’Umanità potrà godere di un periodo di pace.

Ed è proprio questo Millennio  lo spiraglio che rende possibile pensare, dopo molti millenni, un progetto di pace fra gli uomini.

Durante l’era dominata dall’Apocalisse, le regole del tempo profano, e quindi anche l’onnipresenza della guerra, sono abolite, se non altro perché si tratta non più di una guerra umana, bensì cosmica. E’ questo il motivo, da tutti sottaciuto, per cui diventa pensabile proporre la fine delle guerre. Come nella visione apocalittica, la transizione alla Società delle Macchine Intelligenti è un fatto nuovo che de-costruisce  il ruolo della guerra intesa come strumento di selezione fra visioni del mondo. Oggi, la ragione umana viene superata dall’ Intelligenza Artificiale, e la guerra diviene sta divenendo la vocazione per eccellenza delle Macchine Intelligenti (De Landa).Da un lato, viene meno il lato agonistico della guerra (cfr. l’attacco di Ariosto contro le armi da fuoco), e, dall’ altro, la guerra che conta è ormai quella fra gli Umani e le Macchine Intelligenti (cfr. p.es. 2001 Odissea nello Spazio).

La Terza Guerra Mondiale oramai avviata sarà comunque quella che vedrà il sorpasso dei guerrieri umani da parte della Armi Autonome, capaci anche di sopravvivere in ambiente di guerra chimico-batteriologica. La Terza Guerra Mondiale oramai iniziata sarà effettivamente l’ultima (almeno per l’Umanità).

Se così è, però, la Singularity Tecnologica, presentata dai post-umanisti come una Parusia, un mistico ritorno all’Uno attraverso la nascita di un unico ecosistema digitale mondiale, si avvicina pericolosamente alla figura dell’Anticristo (o del Dajjal o dello Pseudo-Messia): una pseudo-salvezza immanente (la “Quasi Immortalità”) che mima i miti delle escatologie occidentali, ma in realtà costituisce il manto ideologico della Fine dell’Umanità senza alcun “lieto fine” .

Occorreva da tempo approfondire questi temi

5.La “Guerra Mondiale a Pezzi”

Questa “escalation” della Guerra Mondiale è rapida e complessa. Ci limiteremo qui a riassumerne per sommi capi i momenti salienti.

Tutto era cominciato con l’idea, enunziata dai dirigenti di Google Schmidt e Cohen nel loro “New Digital Age”(avviato nella Baghdad bombardata e occupata), che la multinazionale “guidasse l’America alla conquistadel mondo”  grazie all’onnipervasività della rete, che tutto penetra e condiziona(“Googleization of the World”). Come scriveva Evgeny Morozov, l’informatica costituiva oramai l’ancora di salvezza a cui l’”establishment” occidentale si aggrappava per puntellare la sua traballante egemonia, erosa, come si sta vedendo, dalle sue stesse contraddizioni.

Alla presa del potere da parte del Complesso Informatico-Militare avevano risposto, proprio in nome delle stesse tradizioni  culturali occidentali, le disperate iniziative di Assange e di Snowden, che  avevano messo in evidenza il potere oramai illimitato di tale Complesso, creando allarme in  Cina per la propria sicurezza. Essa aveva perciò incominciato a favorire i propri “BAATX” per poter contendere agli USA il cyberspazio, concepito come l’area in cui si sarebbe potuto realizzare il superamento dell’America. Lo sviluppo senza precedenti dell’ informatica nella società cinese,  messo in evidenza dai meccanismi per la prevenzione e il controllo del Covid, aveva scatenato in America un’ondata di sinofobia e  portato alla creazione (sempre per iniziativa di Schmidt)del Comitato NSAI e dell’ Inflation Reduction Act, per “mettere fuori mercato il mondo intero”, secondo le parole del suo proponente, il Senatore Schumer, e delle “Rivoluzioni Colorate” quale strumento del “Régime Change”attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

A questa  pretesa americana di controllare il mondo attraverso un accerchiamento logistico dell’ Eurasia (basi militari all’ estero) e l’informatica (web, intelligenza artificiale) ha risposto la Russia con la sua “Operazione Militare Speciale”, mirante non tanto a piegare l’Ucraina e/o a proteggere gl’insorti russofoni del Donbass, bensì a sabotare  il sistema complessivo dell’ egemonia americana (dal signoraggio del dollaro alla catena di basi in tutta l’Eurasia, dal “soft power” alla satellizzazione dell’ Europa Centro-Orientale).Basta leggere a questo proposito i documenti recapitati  alle cancellerie occidentali prima dell’ “Operazione Militare Speciale”): un vero ultimatum con cui si intimava alla NATO di  abbandonare tutte le “conquiste” realizzate a partire dalla caduta del Muro di Berlino.Ultimatum non irrealistico se si pensa alla multiformità delle offensive lanciate da Mosca a partire dal 2022.

Proprio per gli obiettivi dichiarati da Mosca e perseguiti da tutto il Sud globale, l’Occidente non poteva non reagire per dimostrare la propria residua forza, e per questo ha garantito, fino ad oggi,  all’ Ucraina un appoggio senza precedenti. Giacché l’”Operazione Militare Speciale” si è trasformata così in una “guerra di attrito” di vecchio tipo, a sua volta, la Russia, non potendo stravincere sul campo,  ha attivato contro-misure a largo raggio, sulla falsariga del vecchio manuale cinese “Guerra Senza Limiti”: influenza su membri della UE come Ungheria e Slovacchia; aggiramento delle sanzioni e contro-sanzioni; colpi di Stato in tutta l’Africa. Il “Fronte del Rifiuto” ha approfittato della situazione per l’ attacco di Hamas del 7 Ottobre, a cui Israele ha risposto in modo ancor più energico, esponendosi però alle reazioni di tutto il mondo islamico e all’entrata nel conflitto degli Houthi.

Come si vede, un’escalation ininterrotta, che sta coinvolgendo gradualmente il mondo intero, e non si fermerà fintantoché non si giungerà a un nuovo equilibrio di forze complessivo a livello mondiale.

Impossibile quindi fermare le guerre in corso solo con le buone parole, senza intervenire a monte sulle cause prime dello scontro mondiale in atto.

I problemi si affrontano solo insieme
e a un livello adeguato

6.Qualche barlume di ragionevolezza?

In questo contesto, si comprende come l’invocare semplicemente l’”educazione alla pace”  costituisca veramente, contrariamente a quanto ha detto il Presidente della Repubblica, un atto di impotente buonismo.

Intanto, occorrerebbe abbandonare l’impostazione concettuale propria di buona parte del pensiero politico occidentale, che, nonostante lo storicismo, continua ad illudersi che la politica possa ridursi eternamente alla contrapposizione fra schemi ideali statici e fra loro escludentisi (democrazia contro tirannide; liberalismo contro socialismo; nazionalismo contro internazionalismo .

La Pace e la Guerra non sono stati, nella cultura europea, due principi statici fra loro contrapposti, perché “la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi(Clausewitz), e quindi hanno assunto significati diversi nelle varie epoche storiche.

Come abbiamo visto  in precedenza, l’alternanza di  pace e guerra ha avuto un peso decisivo  in tutta l’Epoca Assiale (dalla scoperta della scrittura fino ad oggi) perché costitutiva della dialettica dell’ alterità, che è il motore della storia, ed anzi della stessa vita.La guerra fra gli uomini continuerà ad imperversare fintantoché questi avranno idee diverse sul futuro del mondo, idee di fatto indecidibili con la “ragione”, a causa dell’imperfezione del pensiero umano. Lo stesso ruolo dell’ Intelligenza Artificiale costituisce, e costituirà sempre più, la causa prima dei conflitti, perché  incide profondamente sui fini e la fine della Storia. Il fronte “occidentale” dimostra una sostanziale connivenza con i GAFAM, mentre il Sud del mondo, nonostante i progressi fatti, ne diffida per una serie di ottimi motivi.

Nel momento in cui le macchine supereranno l’uomo, si potranno presentare tre scenari:

-l’uomo sarà in un modo o nell’ altro semplicemente cancellato;

-o saranno le macchine  a decidere al suo posto;

-o queste ultime saranno poste sotto il controllo di un’Umanità “enhanced” (vale a dire potenziata per reggere al confronto delle macchine..

Si avvicina quindi il momento in cui la guerra potrebbe finire, ma solo nel terzo scenario ciò potrà costituire un vantaggio per il genere umano, e soltanto se una nuova dialettica fra umanità e sistema macchinico garantirà anche il mantenimento di quella conflittualità creativa che è l’unica garanzia del libero arbitrio, e, in definitiva, della vita.

La scelta  del terzo scenario dipenderà dalla “virtus” di un’ Umanità, che sappia applicare, al rapporto uomo-macchina, gl’insegnamenti di tutte le tradizioni culturali, ivi comprese le qualità tradizionali del “guerriero”, quali espresse per esempio nella paideia greca, nell’arte della guerra di Sunzu, negli esercizi spirituali gesuitici, nell’ Hagakure…

In questo risiede oggi il vero dialogo interculturale.

Per fortuna, in gran parte su intuizione di Henry Kissinger, che per questo, prima di morire, era stato accolto in Cina come un imperatore, si è incominciato un seppur timido riavvicinamento fra USA e Cina, partendo proprio dal dialogo fra i rispettivi eserciti sull’ uso militare dell’ Intelligenza Artificiale, che ci ricorda l’apologo di Mozi che, parlamentando con il re nemico assediante, lo persuade a togliere l’assedio alla città presidiata dal filosofo-guerriero. Nello stesso modo ci Mozi, che dimostrò “a tavolimo” che la guerra sarebbe stata persa, anche oggi un’analisi spassionata del ruolo crescente dell’ IA soprattutto nel militare porterebbe alla constatazione che tutti i contendenti ne risulterebbero in definitiva sconfitti.

Sarebbe ora che il discorso pubblico, soprattutto in Europa, si allontanasse finalmente  dalla ripetizione coatta e totalitaria di slogan inneggianti alle “magnifiche sorti e progressive”(che ricordano lo stile del “socialismo reale”, da cui l’attuale “establishment” in gran parte deriva), e si calasse nei veri temi del dibattito attuale. Né la “cultura della pace”, né l’”educazione all’ affettività”, né altre forme di propaganda, devono diventare una forma generalizzata di lavaggio del cervello che nasconda la realtà effettuale, impedendo di risolvere i problemi.

Solo così l’Europa potrebbe sperare di essere rilevante nelle grandi scelte sul futuro del mondo, anziché assecondare ciecamente e passivamente le catastrofiche decisioni prese altrove, anche se ciò comporterebbe sicuramente un enorme sforzo intellettuale e un drammatico rivolgimento politico e sociale.

Ci chiediamo per esempio se, nonostante la discutibile scelta, già annunziata, di dedicare all’ automotive e all’ aerospaziale l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, con sede a Torino, non sarebbe il caso di tentare di allargarne le competenze  alla tematica geopolitica, in modo da fornire all’ Italia e all’ Europa argomenti  per la disciplina internazionale dell’ AI che possano inserirsi veramente nel dialogo da avviarsi  fra le Grandi Potenze, come promesso da Giorgia Meloni alle Nazioni Unite.