Tutti gli articoli di Riccardo Lala

RICAPITOLAZIONE E RETTIFICA DEL PROGRAMMA DELLE PRESENTAZIONI AL SALONE DEL LIBRO (Salone In e Off)

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022

PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

SALONE IN

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio,ore 12.15

UN PONTE FRA EST E OVEST

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE 

 Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

Attenzione: le credenziali Zoom sono state cambiate:

Ora: 21 mag 2022 12:00 AM

Entra nella riunione in Zoom

https://us06web.zoom.us/j/81381685241

ID riunione: 813 8168 5241

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15.00

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE  NEI GIORNI  DEL CONFLITTO UCRAINO

PRESENTAZIONE DI: “ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”, PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis,Riccardo Lala,Marco Margrita, Enrica Perucchietti

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/89121340117?pwd=ajFZQ3NEdnlaWDVkUVEvRTAvTzdJZz09

ID riunione: 891 2134 0117
Passcode: 997292

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16.00

GALIMBERTI E CHABOD:

L’IMPRONTA DELLE ALPI OCCIDENTALI SU RESISTENZA ED EUROPA

DAL PASSATO AL FUTURO DELL’ EUROPA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA

 Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/86298136839

ID riunione: 862 9813 6839

GALIMBERTI E CHABOD:

L’IMPRONTA DELLE ALPI OCCIDENTALI SU RESISTENZA ED EUROPA

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16.00

DAL PASSATO AL FUTURO DELL’ EUROPA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA

 Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

RICCARDO LALA ti sta invitando a una riunione pianificata in Zoom.

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/86298136839

ID riunione: 862 9813 6839

La Savoia: nocciolo duro
del regno burgundo

1.Savoia europea

La Savoia era già un’Europa in miniatura. Il suo territorio era stato attribuito dai Romani ai Burgundi, popolo germanico originario dell’ isola baltica di Bornholm (Burgundaholmr), come “premio” per aver combattuto a fianco dei Romani e contro gli Unni sui Campi Catalaunici. I Burgundi (Worms, Gunther, Hagen, Crimilde) sono perciò al centro del Canto dei Nibelunghi e del Waltharius, ma i Romani avevano loro destinato la Sapaudia (Savoia), così chiamata per i suoi abeti (“sapins”).

La Savoia era dunque una contea del regno dei Burgundi, poi “di Arles”. I suoi  signori, originariamente franchi, si espansero dai due lati delle Alpi, divenendo vicari imperialoi tanto in Italia quanto in Provenza, eunendo popoli di Langue d’Oil, Langue d’Oc, Franco-Provenzali, Schwytzerduetch, Walser, Piemontesi,Valdesi, Italiani.

Attraverso la Savoia arrivò in Italia il Gotico Internazionale. Emanuele Filiberto e Eugenio di Savoia erano stati i grandi condottieri del Sacro Romano Impero, mentre il Piemonte era stato poi annesso integralmente da Napoleone alla Francia. Lo Statuto Albertino era stato scritto in Francese, e Torino era la città preferita del filosofo tedesco Nietzsche.

Non stupisce dunque che anche in epoca recente gli abitanti dell’antico Ducato avessero mantenuto una tempra al contempo altrettanto internazionale ed altrettanto combattiva (Gramegna). Abbiamo avuto infatti, in Piemonte e in Valle d’Aosta, due dei più dignificativi comandanti partigiani, e, al contempo, teorici dell’ Europa: Duccio Galimberti e Federico Chabod, di cui, deplorevolmente e misteriosamente, nessuno si ricorda.

Emanuele Filiberto, vincitore a San Quintino

2.Duccio Galimberti

Galimberti, avvocato e poi comandante del CLM piemontese per Giustizia e Libertà, ucciso misteriosamente durante una finta liberazione, fu l’unico giurista nel corso della storia ad avere scritto una costituzione coordinata italiana ed europea. Un uovo di colombo: come evitare i continui conflitti di competenze che paralizzano la vita dell’ Unione Europea (Germania, Lituania, Polonia, Ungheria)? Basta scriverle contemporaneamente, come due “gradini” di una stessa costruzione istituzionale.

Oltre a questa geniale idea, la costituzione di Galimberti precede di trent’anni le pur timide prime bozze del Parlamento Europeo, che per altro  non furono mai nemmeno discusse.

Infine, si tratta di una costituzione mista, con elementi di democrazia rappresentativa, di socialismo e di corporativismo, che bene incarnava lo spirito dei tempi (per esempio la legislazione tedesca sulla partecipazione,  l’Organische Gedanke olandese o il pensiero politico di Simone Weil). Oltre tutto, Galimberti scrisse la sua Costituzione a cavallo dell’8 Settembre, lanciò il suo progetto partigiano direttamente dal balcone del suo studio legale al centro di Cuneo, dopo di che, fatta incetta di armi, si diresse decisamente verso le Alpi per iniziare la lotta armata.

La Sacra di San Michele,simbolo
del Piemonte

3.Federico Chabod

Quanto a Chabod, storico valdostano e alpinista, titolare di cattedra a Milano, stava insegnando in questi anni sul tema Europa e Nazione (Storia dell’Idea di Europa, L’idea di nazione). Sopravvenuto l’8 settembre, si dedicò alla lotta partigiana e fu fra i principali coautori della Dichiarazione di Chivasso, un documento in cui le popolazioni alpine delle Alpi Occidentali rivendicarono, per il periodo postbellico, un’ampia autonomia. Infine, fu incaricato di redigere lo statuto della Regione Autonoma Valle d’ Aosta (secondo la falsariga delle idee della Dichiarazione di Chivasso), che fu adottato prima ancora della Costituzione italiana, e fu perciò di modello per le altre Regioni Autonome, nonché per le Comunidades Autònomas spagnole.

In un momento in cui, dopo decine di Trattati, una Convenzione e una Conferenza, l’Europa stenta più che mai a darsi una Costituzione, non sarebbe proprio superfluo se i giuristi, i politici e i movimenti sociali riprendessero umilmente in mano le opere di chi aveva tempestivamente posto il tema della costituzionalizzazione dell’Europa.

Il penitenziario di Ventotene

3.Il Manifesto di Ventotene

Tutto ciò non esclude certo l’importanza del contributo al movimento per l’integrazione europea da parte del Manifesto di Ventotene, altro illustre sconosciuto, anzi, tradito, dalla politica “mainstream”. Il Manifesto si pone, rispetto alla costituzione europea, alla Dichiarazione di Chivasso e alle opere di Chabod, su un piano diverso: quello della riflessione politica (o geopolitica), mentre gli altri si pongono su quelli della costruzione istituzionale, della storia culturale e della “multi-level governance”. Tuttavia, la mancata integrazione di tutti questi livelli in un unico corpus progettuale è stata una delle debolezze del federalismo “politico” à la Spinelli nella sua competizione con il metodo funzionalistico prescelto dai Governi, e, soprattutto, dagli Stati Uniti.

In un momento in cui la chiusura in sordina della Conferenza sul Futuro dell’Europa e l’entusiasmo costruttivistico di Macron richiedono nuove idee, ci sembra necessario aprire un dibattito a tutto tondo e a tutti i livelli con tutte le tradizioni della storia dell’integrazione europea, per elaborare un percorso veramente innovativo ed efficace contro tutti gli ostacoli che ci circondano.

Vi aspettiamo numerosi per avviare questo dibattito

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE  NEI GIORNI  DEL CONFLITTO UCRAINO

PRESENTAZIONE DI: “ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”, PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15.00

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis,Riccardo Lala,Marco Margrita, Enrica Perucchietti, Roberto Saracco,

Alpina Diàlexis ti sta invitando a una riunione pianificata in Zoom.

Argomento: IA e Agenda digitale // Dott. Riccardo Lala
Ora: 21 mag 2022 ore 15:00 Torino (TO)

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/89121340117?pwd=ajFZQ3NEdnlaWDVkUVEvRTAvTzdJZz09

ID riunione: 891 2134 0117
Passcode: 997292

Nel corso di Aprile, Enrica Perucchietti e Riccardo Lala avevano svolto, all’ interno di “Pensare il Futuro”, mini-master organizzato da Azione Futura e Rinascimento Europeo presso il Centro Studi san Carlo, due lezioni circa l’intelligenza artificiale, in cui erano stati presentati, fra l’altro, una serie di documenti di base su quest’argomento dell’Unione Europea e del Governo Italiano, oltre che stralci di documentazione sulle azioni, in questo settore, delle autorità di altri Paesi.

Ora,  quei materiali, preceduti da due testi introduttivi dei due docenti, viene presentata al pubblico del Salone Off.

Pur trattandosi di una selezione, è una documentazione importante, raccolta non già per uno sterile scrupolo documentario, bensì con lo scopo di permettere ai lettori di comprendere quali e quante questioni fondamentali per la nostra società si celino dietro la terminologia spesso astrusa del diritto dell’informatica e delle politiche della transizione digitale.

I missili ipersonici sono governati dall’IA

1.Un’evoluzione a ritmo accelerato

Rispetto ad alcune settimane fa, lo stato dell’arte si è ora ulteriormente precisato in due diverse direzioni:

-da un lato, l’intelligenza digitale si sta rivelando quale uno dei protagonisti del conflitto in corso, la cui origine neppur tanto remota si può situare nella corsa fra le Grandi Potenze verso l’Intelligenza Artificiale, con l’ Endless Frontier Act, i missili ipersonici e la cyberguerra;

-dall’ altro, Torino si sta lodevolmente  orientando ad essere un centro di eccellenza nel campo dell’ Intelligenza Artificiale, da un lato con la trasformazione, operativa da pochi giorni, da parte di Reply, della storica palazzina del Lingotto, sede del Gruppo FIAT durante  due periodi della sua storia, in un laboratorio di produzione di robot e di altri prodotti accomunati dall’ uso dell’ Intelligenza Artificiale, e, dall’ altro, dalla localizzazione, nel grattacielo di Intesa Sanpaolo, della direzione dedicata all’ intelligenza artificiale nel settore finanziario.

Da qualche giorno,
al Lingotto
si producono i robot

2.Un impegno serrato per il futuro

Questi sviluppi rendono sempre più evidente come l’Intelligenza Artificiale stia divenendo un elemento integrante  della cultura generale, che influenza direttamente la vita culturale, politica, geopolitica, economica e sociale di qualsiasi territorio, sicché risulta necessario promuoverne la conoscenza e la padronanza a tutti i livelli.

L’Associazione Culturale Diàlexis, in collegamento, nella misura del possibile, con tutte le forze vive della società, intende promuovere la conoscenza e la consapevolezza di questa realtà sempre più centrale, stimolando anche la volontà politica di Enti, Associazioni, partiti, imprese, di partecipare in modo attivo al suo sviluppo e alle decisioni a livello nazionale e internazionale circa la sua disciplina giuridica ed economica.

Desideriamo discutere con voi le modalità per proseguire questo dialogo, con l’obiettivo di creare un vero movimento di pensiero mirante a formare una cultura europea dell’umanesimo digitale, capace di porre sotto controllo l’onnipotenza delle imprese dell’ informatica, confermata in modo spettacolare in questi giorni , tra l’altro, dalle vicende  borsistiche, e perfino militari, del gruppo Tesla, che sembra voler contendere ad Alfabet e a Meta la leadership tecnologica e politica del mondo digitale occidentale.

LA SITUAZIONE IN UCRAINA CONFERMA LA CENTRALITA’ DEI NOSTRI DIBATTITI

Invito alla presentazione del 21/5/2022 al Salone del Libro

SALONE IN

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio,ore 12.15

UN PONTE FRA EST E OVEST 

Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA, NO A UN’INUTILE STRAGE 

RICCARDO LALA ti sta invitando a una riunione pianificata in Zoom.

Entra nella riunione in Zoom :
https://us06web.zoom.us/j/86298136839

ID riunione: 862 9813 6839 .Trova il tuo numero locale: https://us06web.zoom.us/u/kscAFeR7q

Un contributo sofferto, anche se indiretto, alla soluzione del problema più drammatico dell’oggi. 

L’opera affronta, con spirito costruttivo, un tema vessato quant’altro mai, in un’ottica poliedrica e anticonformistica, mostrando innanzitutto quanto le attuali controversie sull’ Ucraina siano la necessaria conseguenza della centralità geopolitica di quel Paese, da sempre punto d’incontro e di scontro delle più svariate tendenze etniche, culturali, politiche, religiose. Basti pensare ai Kurgan, alla Rus’ di Kiev, ai Cosacchi, al Cosmismo…

Dopo la battaglia del Principe Igor, fra Sloviansk e Izjum

1.La storia del volume 

Nel 2014, nel momento dell’Euromaidan e delle rivolte  nell’ Est e nel Sud dell’ Ucraina, avevamo raccolto fior d’ intellettuali per un dibattito, attraverso le pagine dei nostri “Quaderni di Azione Europeista”, circa la situazione conflittuale che si andava creando. Era nato così il volume n. 3-2014 dei nostri Quaderni di Azione Europeista (Ucraina 2014, no a un’inutile strage), Quaderni concepiti come  strumenti snelli per  un intervento corale su temi strategici per il futuro dell’ Europa, fuori, tanto dei consunti binari  del “mainstream”, che dei piagnistei inconcludenti degl’intellettuali che si pretendono “alternativi”.

Ricordiamo che l’organizzazione del Salone aveva annunziato di voler dedicare il Salone 2022 all’ Ucraina, ma, in realtà, il tema dell’ anno è stato definito come “Cuori Selvaggi”. Inoltre, nessuno tranne noi sta presentando un libro dedicato specificamente alla guerra in Ucraina.

Quanto il nostro “Quaderno” fosse profetico già nel 2014 dovrebbe risultare chiaro dal fatto che ci è bastato, sostanzialmente, togliere  l’indicazione dell’ anno 2014, per poter riproporre, sostanzialmente inalterata, un’opera che già allora aveva la non irrilevante ambizione di andare al di là del nascente conflitto, per guardare al futuro con uno sguardo ampio.

Già il titolo, “No a un’inutile strage”, con il suo richiamo all’arcinota frase con cui Benedetto XV° aveva stigmatizzato la 1° Guerra mondiale – una guerra contro l’Europa e le sue tradizioni-, era stato particolarmente profetico, in considerazione dell’interminabile conflitto ucraino, iniziato nel 2014, ulteriormente aggravatosi e che non sembra destinato a terminare a breve. Profetico soprattutto alla luce dell’esigenza, oggi sentita dalla maggior parte degli attori della politica, di trovare una via d’uscita alla guerra in corso.

Ma profetico soprattutto perché i punti di riferimento di fondo non sono cambiati rispetto al 2014.

La moschea di Roxana e Solimano a Mariupol

2.I contenuti

Basta, per comprenderlo, scorrere l’elenco degli articoli di cui quell’ opera si compone:

“Dall’ ‘allargamento’ al ‘completamento’ dell’ Unione”, introduzione dell’Associazione Diàlexis:    mette in luce la straordinaria convergenza, sull’ area ucraina, di una pluralità di tradizioni, culture, pretese, interessi, che ne ha fatto da sempre una delle aree più centrali dell’ Europa, la quale  avrebbe dovuto essere, in particolare, al centro della Confederazione Europea proposta, nel 1989, da Gorbaciov, Mitterrand e Giovanni Paolo II, mai attuata, ma oggi ripresa da molti, a cominciare dal Presidente pro-tempore del Consiglio Europeo, Macron, in occasione della seduta conclusiva della Conferenza sul Futuro d’ Europa;

-“Tra l’agitazione ucraina e la zona aerea d’identificazione cinese”, di Giovanni Martinetto: pone in evidenza già fin da allora la stretta connessione fra il conflitto ucraino e le tensioni fra Cina e Stati Uniti sul Mar della Cina, che rendevano, e rendono, vieppiù improrogabile,  una struttura coordinata fra USA, Europa e America, necessaria per partecipare attivamente alla gestione di un mondo dominato sempre più dagli stati-civiltà;

“Come impedire lo smembramento dell’ Ucraina”, di Lucio Levi: fa giustamente notare che un’ Ucraina “federalizzata” (come quella a cui aveva pensato il “Partito delle Regioni” avrebbe potuto essere il centro ideale dell’ auspicata Federazione Europea;

-“La restaurazione del Califfato?” di Franco Cardini: mette in evidenza uno dei principali elementi geopolitici al centro della crisi attuale-il ritorno della Turchia, o meglio del suo Impero- che si sta qualificando sempre più come un’autonoma potenza europea, capace di respingere le ingerenze americane, di moderare la Russia e l’ Ucraina, di utilizzare i suoi poteri sugli Stretti e nella NATO, di produrre efficaci tecnologie militari. Ricordiamo che, a Mariupol, si trova la Moschea di Roxana e Solimano, a ricordare l’origine ucraina dell’imperatrice ottomana, e dove si sono rifugiati, durante i combattimenti, i mussulmani presenti in città;

-“Una strategia dell’ Unione Europea per la crisi dell’ Ucraina”, di Alfonso Sabatino: invocava già allora un’inesistente azione diplomatica per creare un quadro europeo di sicurezza, che nessuno si è preoccupato, invece, di creare, mentre solamente la tardiva proposta “in quattro fasi” del nostro Governo alle Nazioni Unite sembra oggi riproporre;

-la Dichiarazione del Movimento Federalista Europeo sulla Crisi Ucraina: attribuiva all’ Unione Europea la massima responsabilità per la crisi, in quanto era stata la carenza di un’adeguata Politica Estera e di Difesa dell’ Europa ad avere aperto un vuoto, in cui si è inserita l’attuale destabilizzazione;

-la “European Charter for  regional or minority Languages”: approvata fin dal 1992, la sua applicazione avrebbe impedito la nascita stessa del problema delle minoranze linguistiche russofone in Ucraina, Moldova, Georgia e Paesi Baltici, e, di conseguenza, le guerre della Cecenia, della Transnistria, dell’ Abkhazia, dell’Ossezia e del Donbass.

Siamo nuovamente riuniti per discutere gli stessi temi di allora, avendo sotto gli occhi i risultati della mancata adozione di quanto da noi suggerito nel 2014, e non ci stanchiamo di sottoporre le nostre opere a chi ha poteri decisionali a questo proposito, nella speranza che, quand’anche in ritardo, i fatti stessi costringano tutti a prendere atto dell’ inevitabilità delle nostre proposte.

Intervenite numerosi, e aiutateci a diffondere, prima che sia troppo tardi, la consapevolezza di questi problemi!

PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA” 2022

9-10 MAGGIO

GIORNATA CONCLUSIVA DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

Il 9 maggio, le Istituzioni europee hanno presentato al Parlamento Europeo le conclusioni della Conferenza sul Futuro dell’Europa,che si è svolta fra il 2021 e il 2022, nel 72° anniversario della Dichiarazione Schuman e della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Subito dopo, la nostra Associazione ha commentato, al Centro Studi San Carlo di Torino, con il professor Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Comitato del Movimento Europeo in Italia, i risultati della giornata, aprendo poi un dibattito fra i soci e con gl’intervenuti, dibattito   i cui esiti riportiamo nel prosieguo di questo post. Con il Professor Dastoli,  si è discusso in particolare delle modalità concrete per proseguire l’attività riformatrice, soprattutto coinvolgendo la società civile, i partiti e le loro fondazioni. Si è parlato soprattutto delle fondazioni Martens e Degasperi, del cui comitato scientifico Marco Margrita fa parte

Certamente, la situazione creatasi con la Guerra in Ucraina ha sottolineato l’urgenza di rispondere alle molte questioni sollevate dai cittadini durante la Convenzione.

In particolare, come noto, il Presidente Macron, padrone di casa della riunione finale al Parlamento di Strasburgo,

Tutto ciò sarà sviluppato nelle tre presentazioni di libri in programma da parte dell’Associazione Culturale Diàlexis il 21 e 22 Maggio al Salone del Libro di Torino.

Il 10 maggio, si è svolta poi a distanza , a cura del Movimento Europeo, una riunione della Piattaforma italiana della conferenzadestinata a valutare l’esito della Conferenza.

Il tutto in un momento drammatico, segnato dalla guerra in Ucraina, a cui non ci sembra che la Conferenza abbia risposto in modo soddisfacente (se non altro perché la guerra non era prevista, anche se molto prevedibile).

Anzi, le conclusioni della Conferenza sono state considerate così poco pertinenti dallo stesso establishment, che, tanto il padrone di casa Macron, quanto  gli altri governi europei, sono partiti immediatamente a discutere di un eventuale seguito dedicato proprio e soltanto agli importanti temi esclusi dalla Conferenza. Per fortuna, tutti sembrano caldeggiare una qualche forma di prosecuzione dei lavori, vuoi sotto la forma di una nuova Convenzione per la modifica dei Trattati, vuoi sotto quella di una lotta politica per inserire i temi europei nei programmi delle prossime elezioni, sicché avremo tutto il tempo per rimediare alle carenze della Conferenza, attraverso adeguate attività pubblicistiche, di cui le presentazioni al Salone costituiscono una premessa.

In questo senso, il nostro volume “Progetti Europei nella Resistenza, Un primato italiano”(Presentazione 22 maggio, Casa del Quartiere San Salvario, ore 16) può fornire un indispensabile contributo, mostrando come già 75 anni fa, nel cuore della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia, e, innanzitutto, l’area alpina piemontese e valdostana avesse, a questo proposito idee ben più chiare degli apprendisti riformatori di oggi, che si richiamano abusivamente a quelle persone e a quelle idee, mentre ne costituiscono più spesso un tradimento.

D’altro canto, il Presidente Macron, nell’ ospitare la cerimonia a Strasburgo, è stato anche il primo a lanciare temi nuovi (dalla modifica dei Trattati, alla “confederazione” pan-europea, alla trattativa con la Russia), legittimando tutti a fare nuove proposte. Anche qui, l’Associazione Culturale Diàlexis aveva già dato un suo, a nostro avviso, fondamentale e profetico contributo con il nostro quaderno 3-2014 sulla prima guerra in Ucraina, che ripubblichiamo quasi integralmente sotto un titolo altamente esplicativo: “Ucraina, no a un’inutile strage”(presentazione 21 maggio, Sala Arancio, ore 12,5).

Macron ha riproposto la “Confederazione” delle Assise di Praga (1989)

1.Un po’ di storia della Conferenza

I cittadini europei hanno dunque elaborato 49 proposte di riforma dell’Ue. Inizio modulo

Sono stati coinvolti  attraverso una piattaforma multilingue dove ogni cittadino poteva caricare le sue idee e proposte, stimolando eventi nei ventisette Paesi. Poi, 800 cittadini estratti a sorte (la cosiddetta “democrazia deliberativa”) sono stati i diretti protagonisti del dibattito pan-europeo che ha riguardato diverse tematiche, dal cambiamento climatico alla migrazione (ma, come vedremo, non quelle essenziali).  

I cittadini erano stati divisi in 4 “panel” (200 membri ciascuno) elaborando una prima serie di 178 raccomandazioni. Quindi, 80 “ambasciatori” (20 per ogni panel) si sono uniti a eurodeputati, parlamentari degli Stati membri, rappresentanti delle istituzioni Ue, dei governi nazionali e della società civile (che hanno evidentemente orientato la Conferenza nel senso voluto dal vertice): la plenaria della Cofoe così composta ha dunque elaborato una relazione finale contenente 49 proposte. Tale relazione, nella speranza dei fautori della Cofoe, dovrà fungere da base per il lavoro legislativo di Commissione, Parlamento e Consiglio nei prossimi anni. Ciascuna istituzione esaminerà nel dettaglio il contenuto concreto delle proposte, valutando caso per caso cosa può essere fatto a trattati vigenti e capire come farlo. Il Parlamento, la settimana scorsa, ha annunziato l’imminente attivazione dell’articolo 48, con cui intende incaricare il Consiglio del lancio di una convenzione per avviare la revisione delle leggi fondamentali dell’ Unione.

Immediatamente si è formato un fronte di oppositori, composto da 13 Paesi (Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia e Svezia), cui potrebbero aggiungersene altri (magari l’Ungheria), che mettono in discussione questa interpretazione dei risultati della Conferenza: “Mentre non escludiamo alcuna opzione in questa fase, non sosteniamo i tentativi sconsiderati e prematuri di lanciare un processo verso il cambiamento del trattato”, si legge nel documento. Concludendo in modo molto discutibile: “Abbiamo già un’Europa che funziona. Non abbiamo bisogno di precipitarci in riforme istituzionali per ottenere risultati”.

Come commentato dal Professor Dastoli nella riunione della piattaforma italiana, anche se venisse avviato, il processo di riforma eventualmente innescato dall’avvio di una Convenzione potrebbe rimanere incagliato per anni: del resto, ce ne sono voluti diversi per sbloccare il contenuto del Trattato di Lisbona, e con la guerra alle porte dell’Europa e i costi della vita che schizzano alle stelle non sono poche le cancellerie insofferenti a sedersi al tavolo delle riforme istituzionali.

Eppure, come abbiamo avuto modo di ricordare alla piattaforma italiana, quelle azioni a cui ci invitano a partecipare i politici sul piano internazionale, come “fornire una garanzia all’ Ucraina”, creare una “Comunità Politica Europea”, “non umiliare la Russia”, si traducono tutti nella riscrittura dell’ intero impianto dei trattati esistenti (l’Organizzazione Europea, come l’ha definito l’On.le Gozi), non solo quelli europei, ma anche quelli NATO, OSCE, anti-nucleari, ecc…

Un compito immane, per cui non basterà neppure una Convenzione, ma che richiederà un vero movimento europeo rivoluzionario, che sappia travolgere vecchi schemi obsoleti nati in situazioni ben diverse da oggi.

Come non si stanca di affermare lodevolmente un numero crescente di pubblicisti e di personaggi pubblici (ricordo qui solo Carlo De Benedetti, Barbara Spinelli e Maurizio Belpietro…), l’andamento del conflitto ucraino  mostrerebbe infatti in un modo sempre più chiaro l’ urgenza di una svolta della storia dell’ Europa, che la liberi dalla sudditanza verso l’ America, la quale si sta rivelando più esiziale che mai, con la sua deliberata volontà di prolungare la guerra, d’imporre abusivamente alla NATO i propri diktat (che è solo uno fra i tanti alleati), e di far pagare all’ Europa il peso delle assurde sanzioni che paradossalmente giovano molto alla Russia, alla Cina e all’ Iran (incrementando il prezzo dei prodotti petroliferi ne favorendo l’”import substitution”),ma  indebolendo invece ulteriormente la capacità dell’ Europa di fare concorrenza all’ America.

Quindi, se una riforma dell’Europa s’impone, questa non dovrebbe andare verso un’imitazione crescente dell’America , bensì verso quell’ “Europe- Puissance” teorizzata da Giscard d’Estaing e richiamata ancora l’altro ieri da Macron, ma che in realtà né l’uno, né l’altro, hanno mai seriamente perseguito. Per non parlare del Governo Draghi, che mira a qualificarsi come il migliore alleato dell’America, così bravo, per l’affermazione stessa del presidente Biden, da avere realizzato la diversificazione energetica dell’ Italia “meglio di quanto avrebbe fatto Biden stesso”. In realtà, il suggerimento dato da Draghi alla Yellen di sequestrare i ricavi presso la Banca russa si sta rivelando per gli Europei un clamoroso autogoal, con l’obbligo di pagare le materie prime in rubli (accettato proprio da Draghi a Washington), a prezzi del 20% superiori a quelli praticati ai Paesi non allineati.

Queste considerazioni preliminari sono confermate dall’esame delle singole “proposte” della Conferenza.

L’idea della pace era già al centro dell’ ideologia imperiale romana

2.Una valutazione d’insieme

Abbiamo letto rapidamente le proposte, riscontrando ch’ esse, purtroppo, non si distinguono un gran che dai dossier già pendenti da decenni presso l’Unione, e mai da questa attuati. Questo deriva dall’impianto stesso della piattaforma, organizzata sulla base dei grandi “filoni” delle attuali attività delle Istituzioni (non già su quella delle esigenze di innovazione del sistema), e dal controllo e manipolazione politiche sulle organizzazioni coinvolte e sulle opinioni espresse. La “Democrazia Partecipativa” si dimostra infatti un tipico strumento di manipolazione, vale a dire l’erede diretto del “Centralismo democratico” del PCUS, che, adesso che in Est Europa non c’è più il comunismo, è migrato presso di noi (quanti leaders oggi “occidentalisti” hanno iniziato la loro carriera nei partiti comunisti orientali e occidentali, o in organismi fiancheggiatori!)

Quanto ai contenuti, le proposte denotano le stesse carenze della politica tecnocratica “mainstream”, volta alla conservazione degli attuali rapporti di potere fra USA ed Europa, GAFAM e società, funzionalismo e post-umanesimo, ignorando invece molte aree prioritarie, e perfino riconosciute tali dal mainstream in occasione della pandemia e della guerra in Ucraina. Non si capisce a che pro fare questo enorme sforzo di mobilitazione, manipolazione e discussione, quando nessuno ha ivi  affrontato alcuno dei grandi temi del pericolo nucleare, della crisi di valori, della dittatura dei GAFAM, della guerra in corso, della decadenza del Continente nel confronto mondiale, della crisi infinita, della disoccupazione giovanile, della deindustrializzazione, della repressione della cultura classica europea, del politicamente corretto…

Purtroppo, si vuole dare (anche con messe in scena trionfalistiche e sorrisini di circostanza), l’erronea impressione che tutto stia già andando nel migliore dei modi, mentre invece manca moltissimo di ciò che veramente servirebbe.

Più in dettaglio, mancano:

Nella Proposta 1, DEMOCRAZIA:

-il divieto  di ogni forma di censura;

-una definizione  della mitica “Rule of Law” secondo non secondo la Common Law, ma secondo il diritto continentale (visto che la Gran Bretagna non c’è più) (“Rechtsstaatlichkeit”? “Principio di legalità”?);

-un richiamo al “Modello sociale renano”, e, in particolare, alla co-gestione e al diritto del lavoro quale “ius activae civitatis”;

-l’indicazione che le liste multi-nazionali si debbono formare sulle questioni europee (federazione, confederazione, Est Europa, Esercito Europeo), non già su slogan vecchi di due/tre secoli (nazione, “diritti”, “welfare”);

-un’applicazione seria delle sentenze Schrems;

-un web europeo, alternativo ai GAFAM;

-l’”Unbundling” dei GAFAM;

-dei campioni europei sul modello di Arianespace ed Airbus;

Nella Proposta 3, RAPPORTI COMMERCIALI E INVESTIMENTI:

-una definizione convincente dell’ “etica” nell’economia contemporanea;

-il rifiuto dell’“esportazione della democrazia”;

Nella proposta 4, CAPACITA’ DECISIONALE:

-i poteri  di un Presidente Europeo quale “Commander in Chief” dell’ Esercito Europeo;

-l’idea francese della “confederazione” (o “comunità politica europea”);

Nella proposta 6, RUOLO DELL’ EUROPA NEL MONDO:

-la sovranità militare europea;

-il rifiuto della propaganda di guerra;

Nella proposta 7, RAPPORTI CON I PAESI TERZI:
-la lotta contro la Società del Controllo Totale;

-l’ideale multiculturale e multipolare.

Ricordiamoci che Ursula van del Leyen al sedicente “Vertice sociale europeo” di Lisbona, aveva detto: “Bisogna cambiare tutto perchè nulla cambi”, aveva detto, citando Tomasi di Lampedusa).Ne deriva un’esorbitante sproporzione nelle priorità politiche della Conferenza, che giustifica il disinteresse generalizzato per la stessa, che va dallo sprezzante commento del Presidente Mattarella (“una conclusione grigia”), al silenzio da parte dei media, per non parlare dell’ignoranza assoluta da parte dei cittadini. Si impone un coinvolgimento forte della società civile, ma anche un allontanamento dal “politicamente corretto”, per tener conto dell’ evoluzione effettiva del mondo contemporaneo.                                                                                                                                    

La buona notizia è che, non avendo la Conferenza concluso molto, ed essendosi, invece, proposto Macron energicamente quale riformatore dell’ architettura dell’ “organizzazione europea”, secondo l’originaria impostazione della Perestrojka (Giovanni Paolo II, Gorbaciov e Mitterrand alle Assise di Praga del 1989), egli ha sostanzialmente riportato indietro di trent’anni il dibattito sul futuro dell’ Europa, delegittimando non solo la Conferenza, ma anche le retoriche “occidentalistiche”, è ora possibile condurre una campagna a tutto tondo a favore di una nuova architettura di sicurezza, della federazione fra Unione Europea e Unione Eurasiatica, sulla base del vecchio principio dei “Due Polmoni”. La mossa è stata talmente spiazzante, che, a pochi secondi di distanza, Draghi ha creduto bene di riposizionarsi, con indubbia abilità manovriera, nel campo dei “Putinversteher”, nel tentativo di sottrarre a Macron il ruolo di negoziatore-capo dell’ Europa.

L’Europa dei popoli

3.I temi trattati nella nostra riunione

Sono stati esaminati i grandi temi del Futuro dell’ Europa:

-L’idea dell’ integrazione nel corso del tempo;

-La divisione dell’Europa;

-I limiti dell’Europa funzionalista;

-Le Conferenza quale ultimo anello nella storia dell’ Integrazione Europea;

-Le criticità dell’Europa attuale di fronte alle sfide del presente e del futuro;

-Una strategia degli Europei per gestire in modo proattivo le trasformazioni in corso.

Alleghiamo alcune slides proiettate durante l’incontro:

L’IDEA DELL’INTEGRAZIONE  NEL CORSO DEL TEMPO

E’ANTICHISSIMA. Risale all’ Impero Romano (Svetonio), al Sacro Romano Impero (De Monarchia, Tractatus Pacis Fiundae, Gran Dessin, Projets pour la paix Perpetuelle, Santa Alleanza, Paneuropa, Progetto Briand, Manifesto di Ventotene,Costituzione Italiana ed Europea di Galimberti)

NEL DOPOGUERRA:COMUNITÀ EUROPEE: Movimento Europeo(1948), Consiglio d’ Europa (1949), Dichiarazione Schuman(1950), Trattati di Parigi (1957), Trattati di Roma (1957)

TENTATIVI DI RIFORMA DELLE COMUNITÀ EUROPEE: Dichiarazione di Copenhaghen sull’Identità Europea (1973), Assise di Praga (1989), Trattato di Maastricht (1992), Trattato di Amsterdam (1997), Convenzione sul Futuro dell’ Europa (2021-2003)

TRATTATO COSTITUZIONALE approvato dalla Conferenza, ma bocciato dagli elettori francesi e olandesi (2005), Trattato di Lisbona (2009)

CONFERENZA SUL FUTURO DELL EUROPA (2019-2022)

LA DICHIARAZIONE SCHUMAN

Viene considerata il momento di avvio dell’integrazione postbellica. In realtà è un documento puramente teorico, che esprime l’applicazione, all’ integrazione europea, del “metodo funzionalistico” (poi adottato in effetti dalle Istituzioni Europee).

Il FUNZIONALISMO: è un movimento culturale (filosofico, psicologico, architettonico, giuridico, politologico, informatico) che sostiene che in ogni campo occorre guardare alle funzioni, che si possono anche trasferire fra substrati diversi)

IL FEDERALISMO: è un orientamento politologico di lungo periodo (dalla Grecia antica, al Medioevo, da Hamilton a Proudhon, dalle Americhe alla Russia, alla Germania e alla Jugoslavia), che mira all’ aggregazione paritetica fra Paesi diversi

IL FEDERALISMO EUROPEO: è un movimento che spinge per il trasferimento di maggiori competenze all’ Unione Europee (Spinelli, Galimberti)

IL FEDERALISMO INTEGRALE: un movimento, ereditato dal costituzionalismo dell’Ancien Régime (Althusius, Montesquieu), che mira a inserire il federalismo territoriale in una pluralità di rapporti federali, di carattere sociale, culturale, economico. (Proudhon, Alexangre Marc, Jovan Djordjecic)

LA CONFERENZA

TEMPISTICHE:La Conferenza sul futuro dell’Europa è un’iniziativa proposta nel 2019, che avrebbe dovuto iniziare il 9 maggio 2020, ma che, a causa della pandemia di COVID-19, era stata rinviata al 9 maggio 2021, nella giornata dell’ Europa, e, infine, prorogata fino ad oggi.

OBIETTIVI:La conferenza avrebbe dovuto servire a rilanciare il progetto dell’Unione Europea, coinvolgendo tutti i cittadini Europei e la società civile, senza non precludere una revisione dei trattati fondanti la stessa UE, considerando anche che l’ultima revisione dei Trattati risale al 2007 con la firma del Trattato di Lisbona.

RESPONSABILI: Dopo mesi di stallo causati dalla pandemia, il 3 febbraio 2021, tutti i 27 Stati membri avevano  accettato la proposta del presidente portoghese António Costa (Presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea) secondo cui la conferenza dovrà essere unitamente organizzata dalle tre principali istituzioni europee (Commissione europeaParlamento europeo e Consiglio europeo) e da un comitato esecutivo.

PIATTAFORMA:E’ stata aperta per un anno una piattaforma digitale in cui i cittadini hanno potuto inserire proposte circa gli argomenti di competenza dell’ Unione, raggruppati in nove tematiche. Abbiamo già una cinquantina di proposte selezionate da appositi comitati, ma si tratta di argomenti marginali, che non affrontano i problemi fondamentali.

Reiteriamo qui di seguito il programma delle presentazioni al Salone del Libro.

SALONE IN

21 maggio, Lingotto, Sala Arancio, 12,15

UN PONTE FRA EST E OVEST 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO:

UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE

Con: Virgilio Dastoli, Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

SALONE OFF 

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15,00

PRESENTAZIONE DEL LIBRO:

“ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”,
PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis, Riccardo Lala ,Marco Margrita, Enrica Perucchietti, Roberto Saracco

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16,00

PRESENTAZIONE DEL LIBRO:

“PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA”
DAL PASSATO AL FUTURO DELL’EUROPA

Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

L’IDEA DELL’INTEGRAZIONE  NEL CORSO DEL TEMPO

E’ANTICHISSIMA. Risale all’ Impero Romano (Svetonio), al Sacro Romano Impero (De Monarchia, Tractatus Pacis Fiundae, Gran Dessin, Projets pour la paix Perpetuelle, Santa Alleanza, Paneuropa, Progetto Briand, Manifesto di Ventotene,Costituzione Italiana ed Europea di Galimberti)

NEL DOPOGUERRA:COMUNITÀ EUROPEE: Movimento Europeo(1948), Consiglio d’ Europa (1949), Dichiarazione Schuman(1950), Trattati di Parigi (1957), Trattati di Roma (1957)

TENTATIVI DI RIFORMA DELLE COMUNITÀ EUROPEE: Dichiarazione di Copenhaghen sull’Identità Europea (1973), Assise di Praga (1989), Trattato di Maastricht (1992), Trattato di Amsterdam (1997), Convenzione sul Futuro dell’ Europa (2021-2003)

TRATTATO COSTITUZIONALE approvato dalla Conferenza, ma bocciato dagli elettori francesi e olandesi (2005), Trattato di Lisbona (2009)

CONFERENZA SUL FUTURO DELL EUROPA (2019-2022)

LA DICHIARAZIONE SCHUMAN

Viene considerata il momento di avvio dell’integrazione postbellica. In realtà è un documento puramente teorico, che esprime l’applicazione, all’ integrazione europea, del “metodo funzionalistico” (poi adottato in effetti dalle Istituzioni Europee).

Il FUNZIONALISMO: è un movimento culturale (filosofico, psicologico, architettonico, giuridico, politologico, informatico) che sostiene che in ogni campo occorre guardare alle funzioni, che si possono anche trasferire fra substrati diversi)

IL FEDERALISMO: è un orientamento politologico di lungo periodo (dalla Grecia antica, al Medioevo, da Hamilton a Proudhon, dalle Americhe alla Russia, alla Germania e alla Jugoslavia), che mira all’ aggregazione paritetica fra Paesi diversi

IL FEDERALISMO EUROPEO: è un movimento che spinge per il trasferimento di maggiori competenze all’ Unione Europee (Spinelli, Galimberti)

IL FEDERALISMO INTEGRALE: un movimento, ereditato dal costituzionalismo dell’Ancien Régime (Althusius, Montesquieu), che mira a inserire il federalismo territoriale in una pluralità di rapporti federali, di carattere sociale, culturale, economico. (Proudhon, Alexangre Marc, Jovan Djordjecic)

LA CONFERENZA

TEMPISTICHE:La Conferenza sul futuro dell’Europa è un’iniziativa proposta nel 2019, che avrebbe dovuto iniziare il 9 maggio 2020, ma che, a causa della pandemia di COVID-19, era stata rinviata al 9 maggio 2021, nella giornata dell’ Europa, e, infine, prorogata fino ad oggi.

OBIETTIVI:La conferenza avrebbe dovuto servire a rilanciare il progetto dell’Unione Europea, coinvolgendo tutti i cittadini Europei e la società civile, senza non precludere una revisione dei trattati fondanti la stessa UE, considerando anche che l’ultima revisione dei Trattati risale al 2007 con la firma del Trattato di Lisbona.

RESPONSABILI: Dopo mesi di stallo causati dalla pandemia, il 3 febbraio 2021, tutti i 27 Stati membri avevano  accettato la proposta del presidente portoghese António Costa (Presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea) secondo cui la conferenza dovrà essere unitamente organizzata dalle tre principali istituzioni europee (Commissione europeaParlamento europeo e Consiglio europeo) e da un comitato esecutivo.

PIATTAFORMA:E’ stata aperta per un anno una piattaforma digitale in cui i cittadini hanno potuto inserire proposte circa gli argomenti di competenza dell’ Unione, raggruppati in nove tematiche. Abbiamo già una cinquantina di proposte selezionate da appositi comitati, ma si tratta di argomenti marginali, che non affrontano i problemi fondamentali.

La crisi ucraina nasce con il “Fuck Europe”
di Victoria Nuland

I LIMITI DELL’EUROPA FUNZIONALISTA

ELUSIONE DELLA CULTURA

OCCIDENTALISMO

SUBORDINAZIONE ALLE IDEOLOGIE SETTE-OTTOCENTESCHE

LA DIVISIONE DELL’ EUROPA

IL FALLIMENTO DELLA CASA COMUNE EUROPEA

IL FALLIMENTO DELLA CONVENZIONE E DELLA CONFERENZA

FALLIMENTO DELLA CONFEDERAZIONE DEGLI STATI INDIPENDENTI E DELL’UNIONE EURASIATICA ;YALTA NON E’ FINITAL’EUROPA

ATTENZIONE!

IL MEETING DI DOMANI E’

AL CENTRO STUDI SAN CARLO

VIA MONTE DI PIETA’ 1, Torino

Tel.3357761536

Le credenziali per lo zoom sono:

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022 PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

INCONTRO INTRODUTTIVO

9 MAGGIO 2022, ORE 15,30-18,30

Credenziali per collegamento zoom:

Alpina Diàlexis ti sta invitando a una riunione pianificata in Zoom.

Argomento: CANTIERI D’EUROPA 2022 // Lunedì 9 Maggio ore 15:00
Ora: 9 mag 2022 03:00 PM Torino (TO)

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/85868889952?pwd=YnpOK3NQTWFDMTFFZDU0OGJWdnNodz09

ID riunione: 858 6888 9952
Passcode: 673415

Domani,il 72°anniversario della Dicharaziomne Schuman, le Istituzioni Europee comunicheranno le conclusioni della Commissione, mentre in Ucraina imperversa la guerra.

Questo è il momento di riflettere seriamente con il Presidente del Movimento Europeo sullo stato di avanzamento dell’integrazione europea e sui pericoli del momento.

Domani alle 15,30, Vi aspettiamo, in Via Monte di Pietà 1, 1° piano (centro Studi san Carlo), o su zoom.

A presto!

URGENTE:

LA MANIFESTAZIONE DI LUNEDI’ 9 MAGGIO SI SVOLGERA’, ANZICHE’ PRESSO LA SACRA DI SAN MICHELE

IN VIA SANTA CHIARA 1, TORINO, 1°PIANO A SINISTRA

PRESSO IL CENTRO STUDI  SAN CARLO

+

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022 PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

INCONTRO INTRODUTTIVO

9 MAGGIO 2022, ORE 15,30-18,30

Credenziali per collegamento zoom:

Alpina Diàlexis ti sta invitando a una riunione pianificata in Zoom.

Argomento: CANTIERI D’EUROPA 2022 // Lunedì 9 Maggio ore 15:00
Ora: 9 mag 2022 03:00 PM Torino (TO)

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/85868889952?pwd=YnpOK3NQTWFDMTFFZDU0OGJWdnNodz09

ID riunione: 858 6888 9952
Passcode: 673415

Le attività dell’ “Associazione Culturale Diàlexis”, che opera da 15 anni  nell’ area piemontese per promuovere una cultura più proattiva verso le crescenti difficoltà del territorio e verso le crisi dell’Europa, si stanno rivelando di giorno in giorno più necessarie, in considerazione, da un lato, dello svuotamento del Piemonte da parte dell’imprenditoria e de mondo istituzionale(che, come ha detto Monsignor Nosiglia, “non ha un’idea di futuro”), e, dall’ altro, dell’implosione dell’ Europa sotto l’effetto congiunto delle vecchie carenze irrisolte e del conflitto mondiale fra le grandi potenze.

Per questo, nonostante il mutare delle circostanze e le difficoltà indotte dalla pandemia e dalla guerra, non dobbiamo, e non vogliamo, interrompere la tradizione oramai consolidata di una presenza costante al Salone del Libro di Torino, con le nostre proposte di libri sull’ Europa e di temi ad essi connessi.

Inoltre, poiché quest’anno il Salone è stato collocato il 19-23 di Giugno, e, quindi, non coincide, come spesso accaduto in passato, con il Salone, abbiamo pensato d’introdurre e preparare il Salone con una manifestazione preliminare di riflessione, dedicata alla discussione sul 9 maggio, nei suoi aspetti storici e politici, quale momento cruciale di consapevolezza europea.

Infatti, i libri che presentiamo quest’anno al Salone trattano temi d’importanza fondamentale per l’Europa di oggi, dopo la fine “grigia”, come ha detto il Presidente Mattarella, della Conferenza sul Futuro dell’Europa, la quale presenterà le proprie conclusioni molto in sordina proprio il 9 maggio, eclissata dal clamore della guerra in Ucraina, che l’ Europa non è stata in grado, né di prevenire, né di concludere.

Il primo dei tre libri, dedicato a “Intelligenza Artificiale e Agenda Digitale” è dedicato al tema forse più urgente in questo momento: la comprensione, studio e discussione, degli effetti dell’Intelligenza Artificiale sul futuro dell’Umanità, e delle politiche poste in essere da parte delle diverse Autorità per tenerli sotto controllo.

La seconda opera, che costituisce una ristampa del nostro (tuttora attualissimo) Quaderno 3-2014 (“Ucraina, no a un’inutile strage”), è dedicata all’ inquadramento storico e culturale dell’attuale conflitto, nell’ ottica del recupero dell’ europeità, tanto dell’ Ucraina, quanto della Russia.        

La terza, anch’essa a nostro avviso attualissima (Progetti europei nella Resistenza), è dedicata alla rilettura di alcuni dei documenti più pertinenti per la comprensione del progetto europeo del dopoguerra, progetto realizzato solo in piccola parte, ma per la maggior parte inattuato, ed ora arenatosi di fronte all’incapacità dell’Unione di garantire la sovranità europea e la pace in Europa. In questi progetti, il volume rivendica il ruolo centrale delle Alpi Occidentali e del Piemonte.

Tutte le manifestazioni si svolgeranno in parte in presenza, in parte a distanza, mediante collegamenti zoom.

Le tre presentazioni, nel Salone In e nel Salone Off, saranno precedute da un incontro, il 9 maggio, nel quale, nella giornata che, in Europa Occidentale, è dedicata alla commemorazione della Dichiarazione Schuman, e, nell’ Europa Orientale, era stata tradizionalmente dedicata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tenteremo di fare il punto circa le conseguenze che si possono trarre dai temi dei tre libri, circa l’andamento delle drammatiche vicende in corso e le vie di uscita dalla crisi che l’ Europa dovrebbe ricercare.

9 MAGGIO:COMMENTO ALLE CONCLUSIONI DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

La Conferenza sul Futuro dell’ Europa, indetta fin dal 2019,  avrebbe dovuto fornire idee condivise sul futuro iter dell’ integrazione europea, attraverso un complesso meccanismo basato, in parte, sulle Istituzioni, e, in parte, sulla “democrazia partecipativa”. La guerra in Ucraina, con le sue origini e conseguenze, vicine e lontane, ha dimostrato, se ve ne fosse bisogno, l’insufficienza di quest’ iniziativa per permettere all’ Europa di vivere appieno la propria esperienza nel 21° secolo, sventando anche le gravissime derive della situazione internazionale.

L’incontro sarà quindi dedicato a tre grandi temi:

-Le Conferenza nella storia dell’ Integrazione Europea;

-Le criticità dell’ Europa attuale di fronte alle sfide del presente e del futuro;

-Una strategia degli Europei per gestire in modo proattivo le trasformazioni in corso.

 PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

15,30 Inizio dei lavori

15,45 Proiezione dell’estratto della giornata conclusiva della Conferenza sul Futuro dell’ Europa

16,00 Intervento del Presidente del Comitato del Movimento Europeo in Italia

16,30 Domande e dibattito

Modera Marco Margrita

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022 PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

La sacra di San Michele, simbolo del Piemonte, sede della riunione introdutticva

Le attività dell’ “Associazione Culturale Diàlexis”, che opera da 15 anni  nell’ area piemontese per promuovere una cultura più proattiva verso le crescenti difficoltà del territorio e verso le crisi dell’Europa, si stanno rivelando di giorno in giorno più necessarie, in considerazione, da un lato, dello svuotamento del Piemonte da parte dell’imprenditoria e delle Istituzioni (che, come ha detto Monsignor Nosiglia, “non ha un’idea di futuro”), e, dall’ altro, dell’implosione dell’ Europa sotto l’effetto congiunto delle vecchie carenze irrisolte e del conflitto mondiale fra le grandi potenze.

Per questo, nonostante il mutare delle circostanze e le difficoltà indotte dalla pandemia e dalla guerra, non dobbiamo, e non vogliamo, interrompere la tradizione oramai consolidata di una presenza costante al Salone del Libro di Torino, con le nostre proposte di libri sull’ Europa e di temi ad essi connessi.

Inoltre, poiché quest’anno il Salone è stato collocato il 19-23 di Giugno, e, quindi, non coincide, come spesso accaduto, con il Salone, abbiamo pensato d’introdurre e preparare il Salone con una manifestazione preliminare di riflessione, dedicata alla discussione sul 9 maggio, nei suoi aspetti storici e politici, quale momento cruciale di consapevolezza europea.

Infatti, i libri che presentiamo quest’anno al Salone trattano temi d’importanza fondamentale per l’Europa di oggi, dopo la fine “grigia”, come ha detto Mattarella, della Conferenza sul Futuro dell’ Europa, che presenterà le proprie conclusioni molto in sordina proprio il 9 maggio, eclissata dal clamore della guerra in Ucraina, che l’ Europa non è stata in grado né di prevenire, né di concludere.

Il primo dei tre libri, dedicato a “Intelligenza Artificiale e Agenda Digitale” è dedicato al tema forse più urgente in questo momento: la comprensione, studio e discussione degli effetti dell’Intelligenza Artificiale sul futuro dell’Umanità, e delle politiche poste in essere da parte delle diverse Autorità per tenerli sotto controllo.

La seconda opera, che costituisce una ristampa del nostro (attualissimo) Quaderno 3-2014 (“Ucraina, no a un’inutile strage”), è dedicata all’ inquadramento storico e culturale dell’ attuale conflitto, nell’ ottica del recupero dell’ europeità, tanto dell’ Ucraina, quanto della Russia.        

La terza, anch’essa a nostro avviso attualissima (Progetti europei nella Resistenza), è dedicata alla rilettura di alcuni dei documenti più pertinenti per la comprensione del progetto europeo del dopoguerra, progetto realizzato solo in piccola parte, ma per la maggior parte inattuato, ed ora arenatosi di fronte all’ incapacità dell’Unione di garantire la sovranità europea e la pace in Europa. In questi progetti, il volume rivendica il ruolo centrale delle Alpi Occidentali e del Piemonte.

Tutte le manifestazioni si svolgeranno in parte in presenza, in parte a distanza, mediante collegamenti zoom con coloro che si segnaleranno all’indirizzo di posta elettronica info@alpinadialexis.com.

Le tre presentazioni, nel Salone In e nel Salone Off, saranno precedute da un convegno, il 9 maggio, nel quale, nella giornata che, in Europa Occidentale, è dedicata alla commemorazione della Dichiarazione Schuman, e, nell’ Europa Orientale era stata tradizionalmente dedicata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tenteremo di fare il punto circa le conseguenze che si possono trarre dai temi dei tre libri, circa l’andamento delle drammatiche vicende in corso e le vie di uscita dalla crisi che l’ Europa dovrebbe ricercare.

Il Convegno avrà luogo alla Sacra di san Michele, monumento simbolo della Regione Piemonte e delle Alpi Occidentali.Per chi voglia partecipare online, verranno distribuite le credenziali.

Scrivere a:

info@alpinadialexis.com

il Canto del Principe Igor descrive una battaglia nel Donbass nell’11°secolo

GIORNATA CONCLUSIVA DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

9 MAGGIO: CONVEGNO

La Conferenza sul Futuro dell’ Europa, indetta fin dal 2019,  avrebbe dovuto fornire idee condivise sul futuro iter dell’ integrazione europea, attraverso un complesso meccanismo basato, in parte, sulle Istituzioni, e, in parte, sulla “democrazia partecipativa”: La guerra in Ucraina, con le sue origini e conseguenze, vicine e lontane, ha dimostrato, se ve ne fosse bisogno, l’insufficienza di quest’ iniziativa per permettere all’ Europa di vivere appieno la propria esperienza nel 21° secolo, sventando anche le gravissime derive della situazione internazionale.

Il convegno sarà quindi dedicato a tre grandi temi:

-Le Conferenza nella storia dell’ Integrazione Europea;

-Le criticità dell’ Europa attuale di fronte alle sfide del presente e del futuro;

-Una strategia degli Europei per gestire in modo proattivo le trasformazioni in corso.

 Programma della giornata:

12.00 Brunch alla Sacra di San Michele

14.00 Collegamento con le Istituzioni per la giornata conclusiva della Conferenza

15.30 Visita della Sacra

16.30 Saluti del Rettore della Sacra, del Consiglio del Movimento Europeo in Italia e dell’ Associazione Culturale Diàlexis

Inizio dei lavori

SALONE IN

Anna Jaroslavna, principessa di Putivl’, piange i guerrieri kievani caduti
a Sloviansk

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio, 12,15

UN PONTE FRA EST E OVEST 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE 

L’opera affronta, con spirito costruttivo, un tema vessato quant’altro mai, in un’ottica poliedrica e anticonformistica, mostrando innanzitutto quanto le attuali controversie sull’ Ucraina siano la necessaria conseguenza della centralità geopolitica di quel Paese, da sempre punto d’incontro e di scontro delle più svariate tendenze etniche, culturali, politiche, religiose. Basti pensare ai Kurgan, alla Rus’ di Kiev, ai Cosacchi, al Cosmismo… 

Un contributo sofferto, anche se indiretto, alla soluzione di problemi drammatici dell’oggi 

Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

 SALONE OFF 

I computer quantici, al centro delle nuove tecnologie digitali

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15,00

PRESENTAZIONE DI: “ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”, PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

L’evoluzione in corso in tutti i settori dell’attività umana, dall’automobile alla sanità, dalla manifattura alla finanza, dal diritto alla difesa, indica che il digitale, e, in particolare, l’intelligenza artificiale, sono destinati a modificare radicalmente la vita di tutti noi. Tutte le comunità del mondo, statuali o locali, pubbliche o private, si stanno attrezzando per fare fronte a queste sfide. Sono nate così le “agende digitali” europea e italiana, e il progetto dell’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale. Il segnale più significativo di questa trasformazione è dato dal passaggio della storica sede della FIAT, il Lingotto, a una società torinese di Information Technology.

Il dibattito intorno all’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale potrebbe dunque essere il punto di ripartenza dell’ industria, della cultura e della società del Piemonte, all’ altezza delle sue gloriose tradizioni.

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis,Riccardo Lala ,Marco Margrita, Enrica Perucchietti, Roberto Saracco,

Il comandante partigiano cuneeese Duccio Galimberti, autore dell’unica
“Costituzione Italiana ed Europea”

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16,00

DAL PASSATO AL FUTURO DELL’ EUROPA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA

Nel momento in cui, complice la guerra in Ucraina, la Conferenza sul Futuro dell’ Europa si è chiusa, come ha detto il Presidente Mattarella, in modo “grigio”, non è superfluo lanciare uno sguardo retrospettivo verso la fase ideativa dell’ integrazione europea, con particolare riguardo al periodo a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e alla Resistenza. Il Piemonte, con la Carta di Chivasso e la Costituzione Europea di Galimberti, ha dato un contributo fondamentale alla riflessione sul futuro dell’ Europa,  contributo che il dibattito e la prassi politica attuale non hanno ancora saputo eguagliare.

Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

O ДOНЧЕ! (O DONČE!/O DONETZ!)

E’ iniziata l’ennesima battaglia del Donbass.

I corpi dei caduti dopo la battaglia con i Polovesiani

“Уже бо выскочисте изъ дѣдней славѣ. Вы бо своими крамолами начясте наводити поганыя на землю Рускую”

(”Avete ripudiato l’antica della gloria. Con le vostre discordie avete aperto ai pagani  la strada verso le terre russe”).

(Il Canto della Schiera del Principe Igor)

La battaglia del Donbass si sta combattendo ormai presso i Laghi Salati (il “Kurort di Slaviansk”), dove, secondo il Canto della Schiera del Principe Igor,  c’era stato lo scontro fra i Kievani e i Polovesiani, e comunque presso Raygorodok, dove sarebbe stato posto l’accampamento dei Polovesiani, che avevano allestito le famose danze in onore del principe prigioniero.

E’ strano che, in una guerra che si sta giocando in gran parte intorno alla storia, tutte le parti in causa ignorino un fatto così importante dal punto di vista simbolico, così come altri due fatti fondamentali: il Donbass ,  coincide infatti anche, in gran parte, da un lato, con l’area della repubblica anarchica della Makhnovscina (il fronte passa anche per Huiapole), e, dall’altro, esso era stato teatro dell’ avanzata italiana nell’ ambito dell’ Operazione Barbarossa; infine,  esso è anche molto vicino a Nikolajevka, vale a dire a quella “Sacca del Don” dove, durante la ritirata, morirono molti soldati dell’ Asse, in primo luogo i nostri alpini. Il tutto, all’interno dell’ antica Sarmazia, a cui accenna l’ultramoderno missile russo “Sarmat”, lanciato l’altra settimana.

Forse perché, mentre i “Rus’” sono descritti, nel Canto, come una nazione unitaria, per quanto distinta fra diversi principati, il Donbass viene invece attribuito inequivocabilmente ai loro  antagonisti polovesiani. Infine, tutto il “Canto” è praticamente una perorazione, rivolta ai principi della Rus’, per una lotta contro i “pagani”, che per altro sono strettamente imparentati con i principi della “Rus’”. Dunque, questa narrazione non si presta a nessuna delle due opposte propagande di guerra. Semmai, avrebbe un maggiore senso per i Turchi (che, infatti, a Mariupol hanno la loro importante “moschea di Roxolana”, scenario di varie vicende belliche). Del pari, spiace in Italia associare il Donbass a Nikolajevka, perché il ricordo dell’ Operazione Barbarossa sembrerebbe confermare le accuse all’Occidente di voler “colonizzare” la Russia, nonché avvalorerebbe le accuse russe al “neonazismo” ucraino, accrescendo l’”appeal” dei “rosso-bruni” nostrani. Infine, nessuno ricorda più la Makhnovśćina, perché l’anarchismo non ha mai avuto buona stampa, né in Russia né in Ucraina, ed, oggi, anche  il suo ricordo rischierebbe di incoraggiare il “putinismo di sinistra”.Infine, non occorre dimenticare che il Sarmatismo, uno dei principali sforzi nella storia per affermare un’identità europea-orientale, esercita ancor oggi il suo fascino specie in ambienti atlantisti, attraverso l’eredità di Brzezinski.

Resta il fatto che questa guerra, e questa regione del mondo, dovrebbe sollecitare una seria riflessione, oltre ovviamente, che  sulla pace e sulla guerra,  sui popoli e la loro natura, confini e organizzazione.

Statua polovesiana nel Donbass

1. Il canto della Schiera del Principe Igor

Ha per argomento la sconfitta di un esercito  della Rus’, avvenuta nel 1185 ad opera dei Polovesiani o Cumani (in Russo, Polovcy), un popolo di origine turanica, stanziato a nord del Mar Nero, noto soprattutto per le Danze Polovesiane, inserite nell’ opera lirica “Il Principe Igor” di Borodin,riciclate poi dagli Americani sotto il titolo di “A Stranger in Paradise”

Scritto forse poco dopo gli eventi narrati, il poema si staglia quasi come un unicum nella letteratura antico-russa, in una prosa ritmica, straordinariamente ricca di allitterazioni, metafore, ambiguità testuali. Un’altissima poesia, coincisa, evocativa, fatta di immagini tumultuose, s’intreccia con dolenti riflessioni sulla situazione politica della Rus’ kievana, dominata dalle lotte intestine tra i principi, sulla conquista del potere e sui cinici meccanismi dell’arte del governo e della diplomazia. Sembra proprio di vedere l’attuale guerra russo-ucraina. E, in effetti, le guerre non sono mai cessate nel “Corridoio Pontico” fra l’ Europa e l’ Asia: il bellicoso popolo Yamnaya, i popoli dei Kurgan, gli Sciti, i Sarmati, gli Argonauti, i Persiani, i Goti, i Khazari, i Mongoli, i Tatari, i Polacchi, gli Ottomani, i Cosacchi, i Russi, gli Svedesi, Napoleone, gl’Inglesi, il Regno di Sardegna, gli Austro-tedeschi, i nazionalisti,  i Rossi, i Bianchi, i Nazisti, l’ARMIR, la Légiòn Azul, l’UPA, l’Armia Krajowa, l’Armata Rossa, il Pravy Sektor, le Repubbliche del Donbass, il Battaglione Azov, l’esercito ucraino, quello russo, i mercenari, la NATO, i Ceceni…

Nel Canto, spiccano indimenticabili sprazzi di umanità: per quanto ingigantiti dall’esagerazione epica, le emozioni dei personaggi fremono e vibrano su tutte le corde della natura umana, che, nonostante il diversissimo clima culturale, sembrano rivivere oggi nel contesto tragico di questa guerra, altrettanto difficile da comprendere. La sete di gloria, l’eroismo, la nostalgia, la disperazione, il cordoglio, emergono prepotenti sullo sfondo di un ambiente naturale che sembra accordarsi alle emozioni dei personaggi. Il testo risente moltissimo – anche se forse soltanto per aderenza a un tipo di poesia epica – dell’antico spirito pagano: le forze della natura sono vive e titaniche; il principe Igor’ può dialogare  direttamente con il fiume Donetz,  simbolo del mito fondatore panrusso, e la mesta Jaroslavna può effondere il suo lamento al sole e al vento dalle mura di Putivl’, sostanzialmente al centro della zona  di partenza russa per l’ “Operazione Speciale” in corso. L’ideologia pagana affiora sotto molti aspetti, dando l’idea di una stratificazione piuttosto complessa di idee e concezioni. Al livello più evidente, abbiamo varie citazioni di antiche divinità slave, quali Daz’bog, Stribog, Veles, Trojan. La poesia trasfigura eroi e cantori in lupi e in falchi, e quelle che sembrano similitudini poetiche sono forse l’eco di antiche concezioni venate di sciamanesimo, che riappaiono nelle metafore usate ancor oggi, come per esempio “l’orso russo”.  Questi riferimenti alle antiche divinità hanno allo Slovo di valore euristico inestimabile inestimabile per lo studioso cazaco Olžas Omarovič Sulejmenov (Olžas Omarulı Sülejmenov) il quale, nel suo libro Az i Ja, ha sostenuto che molti dei loci obscuri dello Slovo possono essere  compresi solo analizzando il poema da un punto di vista turcofono. Anche l’inserzione  di riferimenti scandinavi, e, in generale, di tutta l’ Europa, fa pensare a interpolazioni. Tutto ciò avvalora la tesi che, nei popoli russo ed ucraino, vi siano forti componenti (storiche, culturali ed etniche) uralo-altaiche. Basti pensare ai nomi di Chaaadajev, Diaghilev, Frunze, Kaganovich, Chapaiev, Achmatova, Chagal, Gumiliov, Gagarin,  Nureyev,  Shoigu….

Sotto molti aspetti , il Canto si apparenta alla contemporanea epica europea e medio-orientale, e, in primis, al Nibelungenlied  e al Kudrunslied, al   Cantar de Mio Cid e alle Gesta Regum Britanniae (anch’essa al confine fra le  visioni del mondo pagane e cristiana), confermando il carattere europeo fin dal nascere delle culture russa e ucraina.

I Peceneghi ungheresi sono i Polovesiani

2.La Rus’ di Kiev e i Polovesiani

La Rus’ di Kiev era una federazione politica medievale situata nell’area delle odierne Bielorussia, Ucraina e la parte più occidentale della Russia. La denominazione “Rus’ di Kiev” (Kievskaja Rus’), del XIX secolo,  ha lo stesso significato di “Terra dei Rus’” (Ruskaja Zemlja), nome con il quale la regione era conosciuta nel Medioevo, e tuttora usata ora dal Patriarca Kirill a sostegno dell’ idea russa di unicità del popolo slavo-orientale.

I Rus’(Variaghi) , menzionati per la prima volta negli Annali di Saint-Bertin e nella Racconto degli anni passati, del XII secolo, una cronaca in lingua “drevno-ruskij”, provenivano dal Baltico, ma la loro etnia non è mai stata stabilita con sicurezza. Nella  la Cronaca, sono identificati come  Svedesi, Normanni, Inglesi  , Goti. In Norreno: Væringjar, da vár, pegno; in Greco :ΒάραγγοιVárangoi; in Slavo Ecclesiastico :варяже, varyazhe or варязи, varyazi; in Inglese Antico  wærgenga; in Francone:  wargengus  e, in  Langobardo, waregang. Dal 1°° secolo, moltiVariaghi”  furono mercenari nell’ esercito bizantino, e la “Guardia Variaga” costituì la guardia del corpo dell’ Imperatore.

La Cronaca  racconta come, a metà del IX secolo, la gente abitante nell’ area che sarà poi chiamata “Rus’” aveva invitato i “Rus’” a governare e mantenere l’ordine nel loro paese. Tre fratelli, uno dei quali si chiamava Riurik, accettarono l’invito e fondarono la dinastia dei Riurikovici, che sarebbe durata per oltre 700 anni. Intorno al 750,  si era stabilito un insediamento variago a Staraja Ladoga, vicino alla Finlandia. Igor, il figlio  di  Riurik aveva  spostato la capitale da Novgorod a Kiev (882 circa), da dove i “Riurikovici” governarono collettivamente le città della “Rus’”, ruotando fra i vari Principati.

Quando l’imperatore bizantino Basilio II ( che regnò dal 976 al 1025) chiese al Gran Principe Vladimir di Kiev un aiuto militare per difendere il suo trono, Vladimir chiese in matrimonio la sorella di Basilio, Anna. Il matrimonio fu approvato a condizione che Vladimir si convertisse al Cristianesimo (il “Battesimo della Rus’ di Kiev”).Quest’ultima  cadde poi in mano ai Mongoli tra il 1237 e il 1242, in seguito al che si svilupparono  le distinte “nazioni” bielorussa, russa e ucraina.

I Polovesiani (Kipchak, Cumani, Kun) erano un popolo turcico, che abitava il Desht-i-Kipchak (Steppa Polovesiana),  dall’ Irtysh (nella Siberia Orientale), al Danubio, passando per il centro dell’attuale Ucraina. La loro capitale era Sharukan, presumibilmente presso Raygorodok (“il villaggio del Paradiso”), presso Slaviansk, proprio dove si sta ora combattendo più animatamente.

Come testimoniato proprio dal Canto,  Kievani e Polovesiani intrattenevano rapporti strettissimi ed erano fra di loro imparentati.

Ancor oggi, in tutti i musei del Donbass ci sono molte statue polovesiane, simili a quelle dell’antico regno dei Turchi Azzurri, ritrovate sulla loro montagna sacra, in Mongolia.

I Polovesiani e altri popoli affini (Peceneghi, Cumani, Jassiani) furono travolti dai Mongoli e si trasferirono in gran parte in Ungheria, dove crearono la provincia della “Piccola Cumania” (Kiskunhalas). Nella visione del romanziere ungherese Ferenc Herceg, i Peceneghi costituirebbero il vero e proprio simbolo  degl’indomiti popoli pagani delle steppe, rimasti indenni dalla forzata cristianizzazione degli Ungheresi.

Fu pecenego anche il “Nobile Baibars”, lo schiavo  divenuto sultano d’Egitto, il cui nome, in lingua Qipchak, significa “Principe-Tigre”.

L’anarchico ucraino Makhno

2.La Makhnovśćina

Durante la Guerra Civile Russa, l’area fra Mariupol e Volnavakha aveva fatto parte della repubblica anarchica di Hulia-polie, sotto la guida di Nestor Makhno, mentre la parte orientale dell’ Ucraina faceva parte della Repubblica del Donetz e di Krivoj Rog, la Crimea era occupata dai generali  “Bianchi” Denikin e Vrangel’, a Kharkov c’era una Repubblica sovietica, e in Galizia una repubblica filotedesca creata con la Pace di Brest-Litovsk.

Durante un casuale incontro con Lenin,  espresse la differente visione della società tra anarchici e bolscevichi apparve con tutta la sua evidenza:

« Lenin mi rispose allora: il fatto è che i vostri contadini sono contaminati dall’anarchia. È un male? gli risposi. Lenin mi chiese poi dei distaccamenti rossi, della loro lotta eroica contro l’occupante, della mancanza di sostegno dei contadini. Temo, compagno Lenin, che siate male informato, risposi. I vostri gruppi restano lontani dalle strade e non combattono nelle campagne, come potete pensare che i villaggi vi sostengano? Non li vedono mai. Lui si mise a ridere: voi anarchici scrivete e pensate al futuro, siete incapaci di pensare al presente.» Ed ecco l’inno di Makhno: “Makhnovśćina, Makhnovśćina,Le tue bandiere sono nere nel vento, Nere come il nostro dolore, rosse del nostro dolore,
Sulle montagne e nelle pianure,
Alla neve e nel vento.

Attraverso l’Ucraina, insorgono i nostri partigiani
La primavera dei Trattati di Lenin ha consegnato l’Ucraina alla Germania;
In Autunno hanno disperso al vento la Makhnovśćina;

L’Armata Bianca di Denikin è entrata in Ucraina cantando,

Ma ben presto la Makhnovśćina l’ha dispersa nel vento.
Makhnovśćina, Makhnovśćina,

Che hai combattuto in Ucraina contro i Bianchi e i Rossi;
Makhnovśćina, Makhnovśćina,

Armata nera dei nostri partigiani, che voleva cacciare tutti i tiranni
Per sempre dall’ Ucraina. Makhnovśćina….”  
La ritrata dell’ ARMIR

3.La “Sacca del Don”

Qualche giorno fa, nel più completo silenzio, è stato approvato al Senato italiano il disegno di legge che istituisce la Giornata Nazionale della Memoria e del Sacrificio degli Alpini . Il provvedimento ha avuto 189 voti favorevoli, nessun contrario e un astenuto.  L’intento è di celebrare la Giornata il 26 gennaio di ogni anno in ricordo dell’eroismo dimostrato dal corpo d’armata nella battaglia di Nikolajevka del 26 gennaio del 1943, durante la seconda guerra mondiale. Gli bersaglieri, recandosi sul Don, erano avanzati attraverso Donetzk (Stalino/Staline) e, al contempo, calando da nord, la “Pasubio” si era aperta la strada verso la città combattendo contro agguerrite truppe motorizzate sovietiche. La battaglia di Nikolajevka, combattuta il 26 gennaio 1943, fu un feroce scontro tra le incalzanti truppe sovietiche e le forze residue dell’Asse in caotico ripiegamento dopo la sconfitta di Stalingrado e costituì la fase cruciale e risolutiva della ritirata, determinando l’annientamento delle truppe italiane dell’ ARMIR, decimate da morti, feriti e prigionieri, con una minima parte in grado di uscire dalla “sacca”.

Dopo la resa di Stalingrado, gli Italiani dell’ ARMIR  si ritirarono verso Occidente lungo una direttrice lievemente a nord del Donbass, passando per Nikolajevka: il 26 gennaio 1943 gli alpini e i rimanenti cannoni d’assalto tedeschi si scagliarono con le ultime energie contro le linee sovietiche e, alla fine della sanguinosa battaglia di Nikolajevka riuscirono finalmente a rompere l’accerchiamento. Come noto, un certo numero di reduci passò dalla parte dei partigiani, e un distaccamento aveva addirittura tentato di catturare Hitler e Mussolini.

Ovviamente, anche l’idea di celebrare Nikolajevka, il giorno prima della Giornata della Memoria, ha dato luogo a polemiche, dato che molti vi hanno visto un tentativo di banalizzare la Shoah, esaltando le truppe dell’Asse impegnate nell’Operazione Barbarossa. Tutto ciò sullo sfondo della rivalutazione del collaborazionismo ucraino, quale premessa alle attuali azioni della destra ucraina e del Battaglione Azov, che ricordano molto le modalità della resistenza a Stalingrado di von Paulus (che però, alla fine, non solo si arrese, ma addirittura passò ai Sovietici senza perdere il suo grado, e concluse la sua carriera in Germania Est).

Come si vede, i missili russi colpiscono un po’ dovunque all’ impazzata, anche nell’ immobile stagno delle politiche italiane della memoria.

Il “sarmatismo” della Confederazione polacco-lituana

4.Sarmat”, Sarmatismo

Ieri è stato effettuato il primo lancio ufficiale del missile balistico intercontinentale ipersonico russo “Sarmat”, dal nome del popolo che abitava anticamente l’Ucraina. E’ singolare la scelta di questo nome, legato all’Ucraina, alla Lituania, alla Polonia e alla Prussia.

Con un raggio d’azione di circa 18.000 km, il Sarmat è in grado di colpire qualsiasi punto del globo eludendo le difese  ABM statunitensi oggi in servizio, semplicemente ricorrendo ad una traiettoria che passi al di sopra del polo, zona non coperta da alcun apparato radar di “early warning” o sistema missilistico difensivo.

Lo sviluppo del nuovo ordigno era stato decretato nel 2010, In risposta allo schieramento dei missili antimissile statunitensi GMD, e dell’avvio da parte del Pentagono del programma Prompt Global Strike (PGS), nel 2009. Per garantire la sopravvivenza del sistema d’arma, il tempo di preparazione al lancio previsto è di 1 minuto, riducendo notevolmente la probabilità di essere colpito nel silo da un attacco preventivo nemico lanciato da sommergibili. A difesa dei siti di lancio è prevista l’installazione del sistema “Mozyr”, formato da un insieme di cannoni che sparano una “nuvola” di piccoli proiettili, costituiti da cilindretti di metallo che a una quota di 6 km d’altezza rilasciano 40.000 palline del diametro di 3 cm.

Lo sviluppo di sistemi d’arma sempre più sofisticati sta costringendo almeno qualcuno in Europa (compresi vari generali in congedo), a discutere sullo stato increscioso delle nostre difese antimissile, che contrasta in modo impressionante con l’inopinata presenza sui nostri aerei di testate nucleari comandate dall’ America, in palese spregio del Trattato anti-nucleare delle Nazioni Unite entrato in vigore l’anno scorso, ma non firmato dall’ Italia, che ci espone ad essere i primi destinatari dei missili russi. Laura Boldrini sta molto opportunamente preparando un progetto di legge a questo proposito, ma mi sembra molto improbabile che il Parlamento lo approvi.

I Sarmati, che come altri “barbari” a partire dal II-III secolo avevano ottenuto di stabilirsi nel territorio dell’Impero; in cambio dovevano fornire soldati per l’esercito romano. La Notitia Dignitatum attesta la presenza in Italia, nei primi anni del V secolo, di 15 colonie militari di Sarmati, soprattutto nella pianura del Po, sotto il comando di un Praefectus Sarmatarum Gentilium. Una di queste guarnigioni era stanziata nell’odierna provincia di Cuneo, a Pollentia (oggi Pollenzo), nota per essere stata teatro nel 402 della battaglia tra i Visigoti di Alarico e i Romani, fra le cui file erano presenti cavalieri Sarmato-Alani (e oggi sede dell’ Università del Gusto). In seguito si sarebbero spostati dove oggi sorge il piccolo paese di Salmour.

Nella Confederazione Polacco-lituana si credeva che molti nobili fossero in qualche misura discendenti dei Sarmati. In particolare, gli “Ucraini” di quel periodo affermavano di essere discendenti dei Roxolani e dei Khazari turchici. I loro antenati avrebbero asservito gli Slavi nativi e, come i Bulgari in Bulgaria o i Franchi germanici che conquistarono la Gallia (Francia), alla fine avrebbero adottato la lingua locale. La nobiltà giunse quindi a credere di appartenere a un popolo diverso  dagli Slavi che governavano: la “Nazione Aristocratica” (“Herrenvolk”). Gli studiosi moderni hanno scoperto  prove che mostrano che effettivamente gli Alani, un popolo tardo-sarmatico che parlava un idioma iranico (oggi, gli Osseti, divisi fra le Repubbliche dell’Alania russa e Ossetia “alleata”, centro di un altro conflitto post-sovietico), avevano effettivamente assoggettato prima del VI secolo le tribù slave nell’Europa orientale, e che questi “Sarmati” formavano effettivamente la classe dominante dell’area. Nella sua pubblicazione del 1970 “The Sarmatians” (nella serie “Ancient Peoples and Places”) Tadeusz Sulimirski (1898–1983), discuteva  queste prove dell’antica presenza sarmatica nell’Europa orientale, ad esempio, i ritrovamenti di vari oggetti funebri come ceramiche, armi e gioielli.

In Europa, Hürrem Sultan, l’unica imperatrice ottomana, è conosciuta come Roxelana, nome attribuitole dall’ambasciatore di Amburgo, il  quale sosteneva che fosse originaria dell’attuale Ucraina e si chiamasse in realtà Alexandra. Roxolana era il nome in Latino della sua terra di origine, la “ Roxolania” (Rutenia), dal nome di una tribù sarmata. Infatti, i poeti polacchi dell’ epoca scrivevano le poesie “Roxolanae” in onore delle damigelle ucraine.

Aleksandra era stata ceduta dai Tatari di Crimea ai mercanti di schiavi genovesi di Caffa, che  portarono la ragazza, allora probabilmente quattordicenne, al loro mercato degli schiavi di Costantinopoli nel distretto Genovese di Pera e Galata , dove fu “acquistata” dall’Harem del Solimano il Magnifico.

Nel XIX secolo la cultura sarmatista della Confederazione polacco-lituana fu ritratta e popolarizzata da Henryk Sienkiewicz nella sua trilogia: Col ferro e col fuoco (Ogniem i mieczem), Il diluvio (Potop) e Il signor Wołodyjowski (Pan Wołodyjowski). Perfino Nietzsche, teorico per eccellenza  dell’aristocrazia europea,  pretendeva di discendere dalla Szlachta e si atteggiava a “sarmata”, in particolare  con i suoi baffi “a manubrio”, tipici  della piccola aristocrazia polacca e dei Cosacchi. Sosteneva anche che il suo cognome originario fosse Nitzski.

Il Battaglione Azov, elemento fondante del nazionalimo ucraino

5.”Nation Building”

Come risulta dai fatti precedentemente citati, anticamente non c’era una distinzione fra Russi, Bielorussi ed Ucraini. Questo fatto può evidentemente portare alle due diverse conclusioni: (i)i tre Paesi sono uno solo, come sostengono Sol’zheitzin e Putin, oppure che (ii)sono distinti e contrapposti, come sostengono Shevchenko e Zelenskii.

I primi fanno leva soprattutto sul fatto culturale: la letteratura, la musica, la politica, russe ed ucraine sono praticamente identiche (La “Cronaca” e il “Canto”, la lingua “drevno-ruski”, i Cosacchi, Gogol’, Trockij, Khrusciov,Brezhniev). I secondi, sull’ etnos: i Moscoviti sarebbero una sintesi di Finnici e Mongoli, mentre gli Ucraini sarebbero una sintesi di Slavi e Germani. Questo avvicina paradossalmente la “metanarrazione” dell’Ucraina “post-Maidan” a quella del Mein Kampf, paradossalmente perché l’obiettivo storico centrale di Hitler era proprio la distruzione di tutti i Paesi slavi orientali (da trasformarsi nel terreno principale d’insediamento dei Tedeschi, il Lebensraum), anche se il vero e proprio “genocidio” avrebbe dovuto colpire soprattutto “la Russia del Nord”. La prima fase del Generalplan Ost comprendeva proprio l’Ucraina centrale (“Gothenland”) e la Crimea “Mark Thaurid”). Gli Ucraini avevano anche sviluppato, sulla base di quella nazista, tutta una loro teoria razziale ucraina, e si erano distinti per operazioni di pulizia etnica, tanto contro gli Ebrei, quanto contro i Polacchi. Questo  fa parte della controversa storia dell’ OUN, dell’ UPA, del Battaglione Azov e delle lotte interne alla Germania nazista a proposito del ruolo dell’ Ucraina nel Nuovo Ordine Europeo. Si sta vedendo quanto siano centrali queste memorie in tutte le guerre attualmente in corso, che sorprendentemente tutti tendono a dimenticare in questo caso, mentre ciò non succede certo in tutti gli altri casi di collaborazionismo.

Tutto quanto sopra dimostra quanto le dispute culturali o giuridiche sui “confini” delle “nazioni” siano sempre state (e continuino ad essere) pretestuose, perché i “confini” cambiano continuamente, e le “nazioni” non sono l’unica forma di organizzazione “politica”. Esistono anche le famiglie, le città, clan, le leghe, le tribù, le classi, i regni, i partiti, le allenze, gl’imperi,le Chiese,gli Stati-Civiltà …Chi invoca l’”essenza” di una “nazione” lo fa in genere in modo strumentale (l’”Anglo-saxon idea”; la “laicité à la Francaise; la “romanità” dell’ Italia). Basti pensare alle differenze fra America, Inghilterra, Irlanda, Scozia, Galles; fra lo spirito giacobino e quello vandeano…E poi, l’Alto Adige, l’Istria, la Dalmazia, sono “intrinsecamente” italiane, tedesche, austriache, slovene, croate? Infine, l’idea moderna di “nazione” non è europea, bensì americana: nasce con la Rivoluzione Americana, per essere poi trapiantata in Francia, Grecia, Germania, Italia, Finlandia, Polonia, Belgio, Ungheria, Sudamerica, e negl’Imperi russo e austro-ungarico, e imposta con un movimento violento di “Nation Building”(il deputato Barère, il Trail of Tears, la strage di Tripolitsa, la spedizione dei “Mille”,  la Guerra Civile americana, la Prima Guerra Mondiale, la strage armena, l’Olocausto, le Foibe, la cacciata dei Tedeschi Orientali, l’Operazione Vistola, le guerre dell’ ex Jugoslavia…

Invece, oggi, come chiarito, tra gli altri,  da Zhang Wei Wei e da Christopher Coker, ciò che conta sono gli “Stati Civiltà”:”Gli Stati europei non capiscono che gli Stati-civiltà sono distinti dagli Stati-nazione. Per uno Stato-civiltà, i cambiamenti politici significano poco. “

Gli “Stati-Civiltà”, metamorfosi postmoderna degli “Imperi”, sono chiamati a compiti  assolutamente differenti dagli Stati Nazionali: strategie culturali, politiche, economiche, militari, mondiali. Per essi, la conflittualità è permanente, perché essi sono impegnati contemporaneamente su tutti i fronti: Est-Ovest, Corea, equilibrio nucleare, Cuba, Vietnam, Afghanistan, Cecenia,  Irak, Bosnia, Kossovo, Georgia, Spazio, Artico, Ucraina…

Solo l’America, la Cina e l’India oggi di fatto lo sono (anche se spesso neppure essi in modo inequivoco), mentre la Russia, l’Europa e il mondo islamico non sono ancora riusciti a darsi un’identità sufficientemente forte de poter rappresentare sul piano mondiale la loro civiltà.

I Russi di oggi sono persuasi che, riunendo in un qualche modo “i cocci” dell’impero sovietico, essi potranno raggiungere la necessaria massa critica per essere uno “Stato-Civiltà”, evitando così, tanto la dissoluzione attraverso delle “rivoluzioni colorate” pilotate dalla NATO, quanto un lento assorbimento da parte della Cina. Gli Europei sembrano invece accontentarsi di essere un sub-assieme disorganico subordinato dell’Impero americano, che, secondo il “mainstream”, darebbe loro la tranquillità e il relativo benessere necessari per condurre un’ectoplasmatica vita “post-istorica”, senza capacità d’influire sulle sorti del mondo, ch’essi vogliono perciò considerare già decise a priori, “a prescindere, senza se e senza ma”. Noi siamo quindi parte dello “Stato-Civiltà” americano così come il Tibet, il Xinjiang, la Mongolia Interna, il Ningxia e lo Yunnan sono parte dello “Stato-Civiltà” cinese.

L’ascesa della Cina e la riottosità della Russia stanno dimostrando che “la Storia non è finita”, e che, pertanto, non è possibile, neanche per gli Europei, disinteressarsi delle sorti del mondo. Ché, anzi, oramai ogni frammento della nostra vita, dalla religione alla cultura, dall’ideologia alla politica, dall’ economia al lavoro, dalla casa al tempo libero, sono condizionati al 100% dallo “Scontro fra gli Stati-Civiltà”, attraverso le sanzioni, i profughi, l’escalation propagandistica.

Certo, le narrative geopolitiche di Russia ed Europa sono oggi fra loro molto distanti. Ma soprattutto, nessuna delle due è convincente, perché ambedue inconcludenti, e non adeguate all’ attuale stato del mondo. Infatti, esse non stanno portando, né l’una né l’altra, ad essere uno “Stato Civiltà”, come sarebbe oggi indispensabile per sopravvivere e come esse vorrebbero. La critica delle attuali narrative europee, russa e neo-ottomana deve costituire l’urgente strumento per la riscoperta dell’Identità Europea. Solo questa ci permetterà di ipotizzare una classe dirigente animata dalla difesa, con spirito unitario, delle particolarità dell’Europa, per opporci al Complesso Informatico-Militare.

Il simbolo del Battaglione Azov: Wolfsangel più Sole Nero

6. La “multi-level governance” al tempo delle macchine intelligenti

Il conflitto in corso è, fondamentalmente , parte di un conflitto fra i due unici Stati-Civiltà realmente esistenti: Gli USA e la Cina, combattuto, “per procura” da Russia e Ucraina. In situazioni di questo tipo, gli “Stati nazionali” tradizionali di stampo europeo (Inghilterra, Svezia, Finlandia, Germania, Polonia, Bielorussia, Ucraina, Francia, Italia, Ungheria, Serbia, Giappone, Australia),e la stessa Russia,  sembrerebbero  avere ancora un loro ruolo storico, come alleate o come avversarie degli Stati-Civiltà. Ma, in un mondo dominato dalle alte tecnologie, dove si collocano essi veramente?

Nel caso della Cina, essa segue la collaudata logica del “Tian Xia” quale codificato fin dai tempi della Dinastia Shang, o dei “cerchi concentrici”, che risale a Qin Shi Huang Di, vale a dire: Zhong Guo (Regno di Mezzo), province, ”concessioni”,  Stati tributari, Tian Xia (Ecumene): per esempio, Città  Metropolitana di Pechino, Province Ordinarie, Nazionalità, Province autonome, ”Una Nazione-due sistemi” (Hong Kong, Taiwan), CSO…

Nel caso dell’ America, c’ è qualcosa di simile (Stati federati, territori come Guam e Porto Rico, “alleati” NATO e AUKUS, Paesi sotto occupazione, come l’Irak e Okinawa)…(cfr. Immerwahr, l’Impero Nascosto).Almeno metà del globo fa parte di questo impero, come illustrato da Antonio Valladao (l’”America Mondo”). E’ proprio questo ciò che è oggi in discussione. Cina e Russia contestano che possa esistere un’”America-Mondo” che ingloba tutti i Continenti, come illustrato plasticamente dalla mappa del mondo dell’Esercito Americano, nella quale ogni parte del mondo fa parte di un comando americano, e come testimoniato dalle mosse americane negli ultimi anni (Prism, sanzioni a mezzo mondo, Patriot Act, Cloud Act, boicottaggio delle Nuove Vie della Seta, Endless Frontier Act…). La Cina e la Russia affermano ormai da gran tempo di non accettare un ulteriore rafforzamento dell’”America Mondo”, che si sta traducendo in un assedio “ibrido” nei confronti di più di metà del mondo e in un tentativo di loro strangolamento economico (come ben evidenziato nel recente conflitto). Questo rifiuto si è tradotto, nella recente dichiarazione congiunta di Pechino, nel lancio di un piano per sostituire l’attuale sistema internazionale, basato sulle alleanze dell’ America (l’”America-Mondo di Antonio Valladao), con un nuovo sistema multipolare. L’accettazione, da parte della FED, della continuazione delle forniture di gas russo all’ Europa, e, da parte della UE, del sistema di pagamenti in rubli, dimostra che questo progetto sta procedendo speditamente.

Ciò detto, dove si collocano oggi, in particolare, Russia, Ucraina ed Europa?

Il problema nasce dal fatto che l’Europa non è riuscita a realizzare la transizione fra gli Stati Nazionali ad una forma statuale continentale, foss’anche federale o confederale, come denunziato inutilmente da 70 anni dal federalismo europeo. In ciò sta il suo tipo specifico di particolarismo. Anche in Cina, in India e negli Stati Uniti, vi sono forti particolarismi, ma quelli europei sono così forti da rendere impossibile un’azione comune. Ai tempi della Battaglia di Teutoburgo, Roma sperava conquistare la Magna Germania, ma, dopo di essa, aveva rinunziato al Barbaricum. Jiri z Podebrad, re di Boemia, aveva poi addirittura inviato, nel XV Secolo,  come proposta, ai sovrani d’ Europa, il testo con tanto di timbri di un trattato per costituire un’organizzazione federale europea. Napoleone e Hitler avevano tentato di unire l’ Europa con la forza, a Alessandro I si era autoproclamato “Imperatore degli Europei”.

Tuttavia, (forse con la sola esclusione del periodo 1942-43) non vi è mai stato un momento in cui la maggioranza dei territori europei sia stata sotto il controllo di un unico potere, come invece successo nella Cina dei Qin, degli Han, dei Tang, degli Yuan e dei Ming, dei Ching, e sotto la Repubblica Popolare, o nell’ India dei Gupta, dei Maurya, dei Mughal e dell’ Impero Anglo-Indiano, oppure oggi, sotto il Bharat.

Le Comunità Europee, e, oggi, l’Unione Europea, sono stati due tentativi  di conciliare il tradizionale particolarismo europeo con l’esigenza di una gestione unitaria. Se tali tentativi erano stati assolutamente realistici negli anni ‘60 e ‘70 del ‘900, essi erano oramai insufficienti negli anni ‘80 e ’90, sotto la pressione della Perestrojka, e sono divenuti addirittura grotteschi nel XXI secolo, di fronte alla Società del Controllo Totale. Non per nulla, molti osservatori ritengono che l’Unione Europea abbia fallito il suo compito, in particolare nella crisi ucraina, dimostrando di essere solo un satellite degli USA.

In considerazione di quest’insufficienza, e della conferma del particolarismo europeo data dall’ emergere di ben precise soggettività della Russia, dell’Inghilterra e della Turchia, risulta più che mai indispensabile quella costruzione confederale ch’era stata proposta, alle Assise di Praga,  da Mitterrand e Gorbačev sotto l’egida di Giovanni Paolo II.

Questa sarebbe stata l’unica proposta sensata a conclusione della Conferenza sul Futuro dell’ Europa che si sta concludendo “grigiamente” (Mattarella). Come noto, oggi i più votati politici italiani (Letta, Meloni) stanno tentando per fortuna di appropriarsi di questa proposta, ma, intanto, la stanno deformando ideologicamente per farla diventare qualcosa di molto diverso.

Infatti, quella proposta aveva un senso solo se essa permetteva all’Europa, come diceva Giovanni Paolo II, di “respirare con i suoi due polmoni”, l’Europa Occidentale (con la sua cultura modernistica), e quella orientale (con la”pasionarnost”-per dirla con Gumilev- da una parte, del Ruskij Mir, e, dall’ altra, dell’ Euroislam).Crediamo che ci sarà molto da combattere su questo