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RISPOSTA A CACCIARI, CALDERINI E COTTARELLI: COME SPENDERE IL RECOVERY FUND/NEXT GENERATION?

La Brexit e l’accordo con la Cina segnano un cambio di passo dell’Unione Europea

Massimo Cacciari ha avviato, su vari quotidiani, una campagna di critica all’ attuale assetto politico dell’ Italia. Ha ragione a scrivere, su “La Repubblica”, che siamo di fronte alla “bancarotta di una classe dirigente… esito di una lunga storia nella quale, invece di porre mano, come era necessario, e da molti anche compreso, a riforme  di sistema…siamo andati rottamando allegramente partiti, sindacati e corpi intermedi”.

Eppure, mi sembra che, alla fine, inaspettatamente, cacciarri non voglia trarre nessuna delle conclusioni che ragionevolmente bisognerebbe trarne. Un po’ come facevano i “fascisti di sinistra” e poi il PC quale “partito di lotta e di governo”.

Concordo sul fatto che questa “bancarotta” si evidenzia innanzitutto con l’ incapacità di scrivere un credibile Recovery Plan, sul quale sussiste (in buona o mala fede) una incredibile ridda di posizioni, senza che i veri problemi vengano mai enunziati.Il Professor Cottarelli scrive a questo proposito: ”Dico soltanto che è difficile, guardando dall’ esterno, capire perché non possano trovare un accordo dopo che tanti cambiamenti sono stati introdotti nel Recovery Plan rispetto alla sua versione iniziale”.

Cottarelli non lo capisce perché sostanzialmente ritiene che si tratti solo di personalismi, mentre io credo invece che si tratti di una colpevole deliberata volontà di scaricare su qualcun altro la responsabilità del sicuro fallimento, tanto del Recovery Fund, quanto del Recovery Plan, che si ostinano a non vedere le cose nella loro luce reale, della tecnologia e della geopolitica, bensì in quella del “pensiero unico”, che serve a mascherare il carattere conflittuale della storia.

Intanto, solo un’ impostazione “per subcontinenti” avrebbe potuto evitare già a partire almeno dagli anni ‘30 (sviluppando Paneuropa e il Piano Briand), come è detto nel Manifesto di Ventotene e nella  “Dichiarazione Schuman”, la Seconda Guerra Mondiale e il conseguente declassamento dell’ Europa. E in ogni caso, solo ripartendo in modo energico dai progetti federali europei della Resistenza (Galimberti e Spinelli) e dalle intuizioni imprenditoriali di Olivetti e di Mattei (informatica, energia, sovranità tecnologica) e geopolitiche di De Gaulle e di Servan-Schreiber (“Europa dall’ Atlantico agli Urali”,”Force de Frappe, aerospaziale,TGV), si sarebbero potute evitare, a partire dagli Anni ’60, le incredibili lungaggini dell’integrazione europea, la quale, correndo con parecchi decenni di ritardo rispetto al resto del mondo, arriva sempre fuori tempo massimo per partecipare alle sfide globali (nucleare, bipolarismo, conferenze Macy, Sputnik, Rivoluzione Verde, informatica, Perestrojka, Internet, multipolarismo, social networks, Via della Seta…), e quindi ne viene sistematicamente sconfitta e ostacolata.

Già l’intelligencija, con il Progetto di Pace Perpetua degl’Illuministi, i “Buoni Europei” di Nietzsche e Paneuropa, si era mossa con una lentezza esasperante, denunziata nel “Rescrit de l’ Empereur de la Chine” di Voltaire, avallando di fatto la restaurazione e il rafforzamento dei vecchi Stati nazionali, paventati nel Manifesto di Ventotene, non combattuta adeguatamente dal federalismo europeo.

Perciò, non contestiamo il principio dell’attuale sistema decentrato (figlio di quelle antiche riflessioni), fondato su Organizzazioni Internazionali, Organizzazioni europee, organizzazioni regionali, Stati nazionali, Regioni, NUTS 2, NUTS 3, il quale corrisponde ad un’effettiva dislocazione delle esigenze sociali in Europa nel XXI secolo. Non solo: esso rappresenta l’ultima evoluzione di principi particolarmente radicati in Europa, quali espressi nelle opere di Ippocrate, Aristotele, di Dante, Machiavelli, de las Casas, Montesquieu, Proudhon…(cfr. Bruno Frey, Ein neuer Foederalismus fuer Europa: die Idee der FOCJ“, pubblicato per il Walther Eucken Institut).

Ciò che contestiamo è che nessuno di questi livelli funzioni oggi in modo adeguato alle reali esigenze del XXI Secolo, così provocando un totale caos. Basti pensare alla gestione della pandemia (inottemperanza ai protocolli OMS e NATO, nazionalismo e libertarismo nei sistemi di tracciamento, divisione sul rapporto con la Cina, incapacità di creare un vaccino europeo, sudditanza verso Big Pharma, scatenamento dei localismi, lentezza del Recovery Fund…).

E questo deriva dal fatto che   l’attuale struttura europea, compresi gli attuali Stati membri, è stata progettata 75 anni fa con concetti vecchi di 100 anni – in epoche, comunque,  in cui la rivoluzione antropologica indotta dall’informatica non era neppure immaginabile-

Gli Europei avrebbero dovuto almeno curiosare nelle Conferenze Macy, che si svolgevano proprio in quegli anni, o leggere le opere di Asimov. Il mancato aggiornamento ha portato all’ incomprensione di ciò che avveniva intorno a noi. Basti pensare all’intera area della prevenzione delle guerre, al principio di precauzione, dell’illogicità del sistema di alleanze, alle prediche inutili del Club di Roma, alla debolezza del livello europeo, al disconoscimento delle esigenze di organizzazioni “regionali” come il Regno Unito, l’Organizzazione di Visegràd e l’Unione Euroasiatica, alla dispersione delle decisioni sulle migrazioni e sulla pandemia….

E’ chiaro che, nell’ ambito della prossima Conferenza sul Futuro dell’ Europa, tutto ciò dovrà essere seriamente ridiscusso.

Massimo Cacciari, una critica torrenziale, ma nessuna soluzione

1. “Recovery Plan” e “Next Generation”: un’”appropriazione culturale” delle idee del  vero federalismo

Il caso del Recovery Fund/Next Generation è altamente significativo.

Certamente, rispetto al passato, ci sono stati dei progressi, perché almeno si è stati tutti costretti a mettere nero su bianco i nostri obiettivi (cosa che non si faceva più dagli anni ’60, cioè dai tempi del Piano Economico Nazionale di Pasquale Saraceno), e addirittura a coordinarlo con il Quadro Pluriennale 2021-2027 dell’Unione Europea. Tuttavia, non si può non rilevare che, tanto il Recovery Fund europeo, quanto il Recovery Plan italiano, non rispondono affatto alle esigenze del prossimo decennio, perché ignorano totalmente la questione centrale: chi controllerà l’intelligenza artificiale controllerà il mondo, e noi non abbiamo ancora neppure incominciato. Ad esempio, l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, che il Governo avrebbe deciso a Luglio di creare a Torino, nel documento programmatico non è neppure citato. Eppure, esso dovrebbe essere il punto di partenza della riscossa, il centro pensante dell’Autonomia Strategica dell’ Europa.

Ne deriva che il sistema europeo non potrà essere competitivo, né con gli USA, né con la Cina, perché  mancherà delle leve tecnologiche fondamentali per riportare verso l’Europa gli enormi flussi di conoscenza, di tecnologia, di finanza e di business che sono oggi dirottati dai GAFAM e dai BATX. Queste leve sono la difesa, la cultura, ma, soprattutto, l’informatica.

L’attuale Pensiero Unico, figlio annacquato e ambiguo delle vecchie, obsolete, grandi narrazioni, non è in grado, neppure nella sua configurazione europea, le “Retoriche dell’ Idea di Europa”, di dare risposte alle questioni dell’ oggi.  Che senso ha parlare di “Pace Perpetua” mentre tutte le potenze del mondo, a cominciare dai nostri “alleati” americani, perseguono un’incessante corsa agli armamenti super-tecnologici, in cui ci trascinano nostro malgrado? Che senso ha proclamare la “guerra alle diseguaglianze” quando, negli ultimi decenni, da quando è al potere l’attuale classe dirigente, esse sono aumentate di migliaia di volte? Che libertà è quella accettare sempre le imposizioni ideologiche e sistemiche che vengono da Washington? Cosa si sta facendo contro la dittatura tecnologica? Che cosa ha a che fare la Politica Estera e di Difesa europea l’inviare nel Sahel modesti contingenti misti agli ordini dei Francesi, per contrastare le tendenze politiche e culturali dominanti in quell’ area, e così inimicandoci sempre più quelle popolazioni? Non era stato proprio il Generale De Gaulle a inaugurare una politica di liberazione dell’Africa dal colonialismo?

Per questo motivo, l’Europa ufficiale, così come il Governo italiano,  nel tentativo di dare dignità  a documenti “composti ed educati ma sicuramente non brillanti” (come li ha definiti Mario Calderini), si appropriano indebitamente, per abbellire una politica nettamente insufficiente, delle idee di quegli antichi teorici e politici, ma non hanno certo le carte in regola per realizzare quel salto qualitativo che sarebbe invece necessario per uscire dalla “bancarotta” denunziata da Cacciari.

Intanto, mentre noi parliamo di Brexit, di crisi dei governi estone, olandese e italiano, di successione alla Merkel, in America,  Kurzweil sta realizzando la Singularity tecnologica, Musk prepara la migrazione nello spazio e l’installazione sottocutanea di terminali intelligenti, Zuckerberg censura il presidente degli Stati Uniti e la Cina, ha realizzato un sistema di tracciamento infallibile delle pandemie, che le ha valso una decina di punti di PIL in più rispetto all’ Occidente,  e la prima cripto-divisa nazionale, controllata dalla banca centrale.

Il tracciamento del contagio ha permesso alla Cina di guadagnare molte posizioni
rispetto all’ Occidente

2. La lotta alla disoccupazione intellettuale passa per la sostituzione della classe dirigente

Un altro aspetto incontrovertibile della bancarotta dell’attuale classe dirigente è l’incredibile livello della disoccupazione intellettuale: ”I giovani,cui anche una scuola decente è oggi vietata, i giovani per il 60% senza lavoro, sotto-occupati,precari (costretti, cioè, a pregare se vogliono sfangarsela)…”(Cacciari)

Un fenomeno che risulta evidente alla luce di quanto detto sopra, ma di cui, né Cacciari, né Cottarelli, né Calderini, indicano le ragioni. La società europea ha goduto, nel 2° Dopoguerra, degli strascichi del colonialismo e della 2° Guerra Mondiale, che avevano lasciato intatte una serie di funzioni imperiali, di coordinamento, militari, di ricerca, di produzione tecnologica, che sostentavano i ceti politici, intellettuali, funzionariali, accademici, manageriali, che richiedevano alte qualificazioni e permettevano alti redditi.

Tuttavia, con la perdita, da parte degli Europei, del potere reale, queste posizioni acquisite venivano gradualmente erose dalle lobbies filo-americane.Il caso più schiacciante fu, come noto e testimoniato da moltissime fonti, la vera e propria congiura che aveva colpito la Olivetti all’ inizio degli Anni ’60 per aver preteso di produrre il primo personal computer, il “Programma 101”, prima degli Stati Uniti. Se ciò fosse continuato, sarebbe risultato difficile, a medio termine, giustificare un ruolo-guida dell’America sull’Europa nell’ era tecnologica. Questo non andava bene non solo all’ America, ma neanche a tutti coloro che grazie all’ America stavano facendo le loro fortune.

Alla Olivetti di Ivrea erano stati così tolti i finanziamenti delle banche italiane; Adriano Olivetti e il progettista Mario Tchou morirono in circostanze imprecisate e non fu fatta neppure l’autopsia; l’Olivetti fu acquisita da un sindacato dei più importanti finanzieri, che decisero di vendere alla General Electric il reparto elettronica, mentre i dipendenti cercavano di continuare quasi di nascosto la produzione del “Programma 101”. Sta di fatto che, come ha scritto recentissimamente da Paolo Fresco che di quell’ operazione fu un regista,General Electric in questo campo non era particolarmente competitiva”,  non le interessava acquisire la tecnologia dell’ Olivetti (che per altro gli Americani avevano già cannibalizzato, avendone comprate 44.000 esemplari in pochi giorni), bensì di uccidere un concorrente degli Stati Uniti. Nessuno aiutò il team tecnico (restato con la proprietà italiana) a continuare in un qualche modo la produzione.

Nel corso dei decenni, le posizioni lavorative interessanti che prima occupavano degli Europei (per esempio quelle di Olivetti o di Tchou) sono state trasferite, prima, in America, e,  poi, un po’ dovunque: in Cina, Israele, Russia, Paesi arabi, India, Giappone…E’ chiaro che adesso non c’è più bisogno delle stesse posizioni in Europa. Orbene, quando vengono meno le posizioni apicali, anche tutto ciò che segue (tecnostrutture, occupazione operaia, indotto, cultura, lusso, moda, turismo) vengono gradualmente a mancare.

Come farà l’Europa a inserirsi nei giochi geopolitici, culturali, scientifici, tecnologici ed economici di questo decennio, senza queste necessarie infrastrutture intellettuali? Solo un ricambio completo della cultura dominante, del personale accademico, politico e manageriale potrà permetterle di rientravi.

Guardiamo alle trasformazioni del mondo, non al nostro ombelico

3. La pretesa di quantificare l’impatto del Recovery Plan è ridicola

Anche le considerazioni previsionali del Recovery Plan si rivelano  inutili soprattutto perché anche non osano dire la verità sulle nostre debolezze (cioè sulla nostra dipendenza tecnologica).Ne consegue che anche quelli che sembravano un tempo salutari vincoli per governi nazionali ideologizzati e demagogici si rivelano anch’essi delle foglie di fico. Prendiamo come esempio le valutazioni d’impatto dei piani europeo e, rispettivamente, italiano, “Una visione puramente ex-ante e vaga, con cui per esempio si afferma che il complesso delle riforme previste, secondo il modellino del Mef, produrrà un aumento del pil dell’ 1%. Questi sono esercizi inutili, cui nessuno crede più e che non hanno nulla a che fare con la rendicontabilità politica delle azioni.” (Calderini).

Tanto è vero che l’esigenza della previsione della crescita del PIL l’ha abbandonata pure la roccaforte mondiale della programmazione economica, il Piano Quinquennale cinese, su cui evidentemente Calderini ha gettato un occhio. Il Piano, nonché la “Vision 2035” che ne costituisce un corollario, dovrebbero infatti essere consultati da titolo a titolo informativo, per vedere come si può fare, nel 2021,  una progettazione economica al contempo flessibile e credibile. Vi leggiamo principi di carattere qualitativo:

“Sostituire alla crescita rapida quella di alta qualità;

Espandere la  domanda  interna, senza cessare di sostenere i mercati internazionali di esportazione;

Guidare la modernizzazione  coll’ innovazione e i progressi nella tecnologia;

Promuovere una produzione di alta qualità, intelligente ed ecologica.”

Incuranti di tutto ciò, Conte e Renzi duellano invece per l’egemonia (l’uno fresco della benedizione di Trump, l’altro candidato a Segretario Generale della Nato); nel Nord Europa,  i “frugali” Rutte e Ratas sono costretti a dimettersi per “italianissimi” scandali, così come la “stabilissima” Germania si chiede chi sarà il suo prossimo primo ministro dopo le dimissioni della Merkel.

Tuttavia, inspiegabilmente, secondo Cacciari, la tanto deprecata “bancarotta  della classe politica”, nonostante quest’estensione paneuropea, e nonostante quelle sue profonde radici storiche e culturali, sarebbe magicamente superabile con “un sogno” :”gli attuali alleati di governo, eliminato Renzi, che giurano solennemente di aver capito la lezione, che concordano per la ripresa di un disegno di riforme istituzionali e amministrative del tutto abbandonato, e danno così vita a un’intesa oltre l’attuale emergenza e anche l’attuale legislatura”

Nulla di tutto ciò può evidentemente bastare. Resterebbe comunque l’arretratezza culturale e tecnologica, la subordinazione all’ America, un’assurda dispersione di competenze, la selezione alla rovescia delle classi dirigenti, il “carattere totalmente anaffettivo” del piano, che, come scrive Calderini, è “sideralmente distante da un’idea di società attiva, partecipante e protagonista su cui riporre fiducia”.

Ci vorrebbe invece una cultura diversa, veramente mondiale (che spazi fra i Veda, i San Jiao, Buddha, l’Islam…), e, al contempo, veramente europea (la Bibbia e Ippocrate, Erodoto ed Eschilo, San Paolo e Sant’Agostino, Averroè e San Tommaso, Dante e Cartesio, Pascal e Hume, i Gesuiti e gl’Illuministi, Nietzsche e Freud, Jung e Galimberti, Michels e Pareto, Heisemberg e Feyerabend,  St. Exupéry e Sol’zenicin…). Occorrerebbe  poi liberarci dalle forzature della storia, con un Pericle “democratico”, il Diritto Romano origine dello spirito borghese, il monachesimo e i comuni culle della modernità, Lutero, Voltaire e Jefferson  progressisti,  gli Americani antitotalitari e liberatori, il Piano Marshall taumaturgico; liberismo, socialismo e keynesismo quali unici modelli economici…

Solo una classe dirigente con una cultura veramente internazionale e a-ideologica potrebbe comprendere gli sviluppi delle società contemporanee, ed intervenire drasticamente là dove veramente occorre –vale a dire  a livello europeo-. Da una profonda riforma del sistema europeo deriverebbe anche un adeguamento di quelli nazionali, non più racchiusi negli sterili gusci otto-novecenteschi, bensì aperti a una “poliedrica” identità europea e mondiale del secolo XXI.

Occorrerebbe guardare con occhi geopolitici ed europeisti le realtà di oggi, per esempio il gruppo automobilistico “eurocentrico” Stellantis, con sede in Olanda, azionisti la Exor olandese, la famiglia Peugeot, lo Stato Francese e quello cinese, e con la cogestione in Opel. Non è una forma di “globalizzazione”, bensì di “europeizzazione”. Questo è un gruppo destinato a competere con altri gruppi eurocentrici, come la Volkswagen. L’Unione Europea sta curandone effettivamente gl’interessi, per esempio attraverso il recentissimo trattato con la Cina che ha messo al sicuro i recenti accordi con la Cina. Anche il Governo italiano ha espresso un interesse a entrare nella compagine azionaria (per esempio, convertendo in azioni il prestito di 7 miliardi fatto alla FCA).In quest’occasione, si potrebbe finalmente introdurre anche negli stabilimenti italiani quella cogestione che c’è oramai in tutta Europa, tranne che in Italia.

E’ un modello che dovrebbe essere seguito per tutti i “campioni europei”, a cominciare dal settore digitale.

CI SIAMO: LE MACCHINE INTELLIGENTI STANNO PRENDENDO IL POTERE. Commenti sul bando dei GAFAM contro Trump .

Il Campidoglio di Washington imita deliberatamente la Basilica di San Pietro

Il bando, decretato dai GAFAM, contro Trump e i suoi sostenitori, ha portato allo scoperto tutte le ambiguità dell’attuale sistema “occidentale”, che non a caso avevo definito, nel precedente post, come “un mix casuale di sistemi politici, tipico degli Stati Uniti”. Dove, come vediamo ancora in questi giorni, c’e di tutto: tecnocrazia e teocrazia, società segrete e servizi segreti, capitalismo e egualitarismo, democrazia rappresentativa e populismo, cetualismo e razzismo, burocrazia e imperialismo, fondamentalismo e materialismo, gatekeepers e whistleblowers…L’avanzata del potere delle macchine intelligenti, in corso da 75 anni, ha oramai fatto saltare il precario equilibrio preesistente: il momento scatenante è stato l’assalto al Campidoglio istigato dal discorso di Trump.

Questa situazione americana sta provocando un terremoto anche nell’intensa produzione legislativa dell’ Unione Europea in materia digitale, e, in particolare, relativamente al Digital Services Act presentato dalla Commissione come uno strumento del’ Europa per divenire il “trendsetter del dibattito globale” .

La questione è strettamente legata al dibattito dell’anno scorso sulla rimozione dal web dei contenuti terroristici, secondo cui le piattaforme sarebbero tenute a bandire entro un’ora contenuti sospetti,  installando dei filtri a questo scopo. E’ evidente che l’introduzione di filtri automatici per i contenuti equivale a conferire ai computer il compito della valutazione politica ed etica del pensiero umano, cioè il compito tradizionalmente riservato all’ Inquisizione e alla censura statale. Questo rappresenterebbe veramente la presa del potere culturale e politico, da parte delle macchine, sull’Umanità. Ma c’è di più. Vista l’assoluta latitanza degli Europei su questo mercato, chi dovrebbe applicare i filtri sarebbero i GAFAM americani in America. Ora, per tutto ciò che attiene al terrorismo, in America si applicano il Patriot Act e il CLOUD Act, che sanciscono la totale disponibilità dei dati all’ Intelligence Community, e contro i quali sono state adottate dalla Corte di Giustizia europea le sentenze Schrems. In pratica, in questo modo contorto le Istituzioni Europee stanno dando carta bianca ai servizi americani di controllare, con l’intelligenza artificiale, l’attività in rete degli Europei, proprio per quanto riguarda argomenti sensibili in materia geopolitica. Ma il guaio è che, con il conflitto USA-Cina, si tende a dare una valutazione geopolitica di tutto, come ai tempi del Maccartismo e di Stalin. In questo contesto, gli spazi di libertà divengono di giorno in giorno più illusori.

A ciò si aggiunga che la nuova amministrazione americana è strettamente legata, da un lato, attraverso Blackrock, a Wall Street, e, dall’ altro, attraverso Kamala Harris, ai GAFAM, e allora capiamo come stia formandosi un formidabile blocco di potere, attraverso il quale, tanto in America quanto in Europa, si sta rivelando il dominio diretto delle multinazionali dell’ informatica su tutto l’ “Occidente”. Con l’ambizione di estendere questo dominio a tutta l’umanità. Un vero “Stato come comitato d’affari della borghesia”.

Dan Brown ha posto in evidenza i messaggi masssonici impliciti nell’ architettura di Washington

1.Perché l’assalto al Campidoglio è stato deliberatamente provocatorio?

L’assalto dei trumpiani ha avuto una portata più simbolica che reale, giacché esso, senza la cooperazione di almeno parte delle Forze Armate, era del tutto inidoneo, non diciamo a realizzare un colpo di Stato, ma, addirittura, a intimorire i senatori, che, in effetti, hanno infine decretato la vittoria di Biden. Ma è stato molto importante come fatto simbolico, a causa del carattere squisitamente teocratico del sistema americano, che fa sì che trattare irrispettosamente il Campidoglio rappresenti un atto sacrilego, perché significa  non credere in tutta la mitologia messianica dell’America, “una nazione con l’anima di una chiesa” per dirla con Chesterton.

Come aveva ben posto in evidenza Dan Brown, l’architettura stessa di Washington (come per altro anche quelle di Parigi, Londra, Camberra e New Delhi), è tutta fondata sulla simbologia massonica (che, tra l’altro, riprende quella dell’ area templare egizia di Luxor). “Il Simbolo Perduto” è  tutto un’esaltazione di quest’architettura simbolica, che lo scrittore usa come palcoscenico per una lotta mortale fra due opposte anime dell’ebraismo e della massoneria. Uno scenario evocato sotto vari punti di vista dal “complottismo” dell’ Alt-Right che sostiene (o sosteneva) Trump. 

In particolare, la “Rotunda” al centro dell’ edificio, la cui cupola caratterizza il Campidoglio, è un vero e proprio tempio. Ai tempi di Washington e Jefferson, nel Campidoglio, dove ancora non c’era la cupola, si celebrava la messa domenicale. Il pittore italo-greco Brumidi, che aveva lavorato per molti anni a San Pietro a Roma, aveva rappresentato nella cupola, anziché le figure divine usuali nelle Chiese cattoliche, Giorgio Washington quale padre degli Dei, circondato da figure mitologiche e allegoriche. La cupola, aggiunta al Campidoglio in seguito, vuole infatti imitare e superare San Pietro, per significare che la nuova religione civile americana è destinata a sostituire, in quanto religione universale, quella cattolica.

Dunque, assalire in quel modo il Campidoglio significa desacralizzare l’“American Creed” ufficiale, ancor più di quanto non abbia fatto l’opposto movimento “Cancel Culture”, che ha attaccato sì molti importanti personaggi e miti del “canone occidentale” (melius, americano), ma non le idee centrali della sua religione politica, e, anzi, sembra prendersela piuttosto con la tradizione euro-americana.

Si tratta, come si vede, di una lotta per l’”anima dell’America”, che tenta di rispondere alla domanda di HuntigtonWho we are”. La risposta però è altamente conflittuale. Ognuno degli assiomi tradizionali dell’American Creed si sta frantumando, non essendo possibile darne un’interpretazione semplice e persuasiva.

Gli Europei dovrebbero guardarsi bene dall’ immischiarsi in questa battaglia, così come debbono smetterla di impartire lezioni agli altri Paesi del mondo, e pretendere invece che anche gli altri non si immischino nella nostra vita politica. L’Europa non è una costruzione ideologica, bensì è anch’essa un mix, risultato della convivenza millenaria, sul suo territorio, dei suoi popoli e delle sue culture, un mix diversissimo da quelli americano, cinese o indiano. Noi non siamo in grado di comprendere totalmente loro, come dimostrano le carenze della nostra cultura e gli errori della nostra storia. E presumibilmente neppure loro sono in grado di capire noi.

Cerchiamo d’ interpretare, ciononostante, i recenti eventi americani, per quanto possono essere utili ai nostri fini.

I famosi “sciamani” che hanno assaltato il Campidoglio citano innanzitutto
il Tea Party di Boston

2.La dissacrazione dell’”American Creed”

Ciò che ha scandalizzato Americani e americanisti è stato il tono provocatoriamente sacrilego dell’invasione da parte di personaggi che inalberavano simboli delle tradizioni americane minoritarie, dal suprematismo bianco al “Tea Party” (realizzato con un travestimento da pellerossa), dai Sudisti al “complottismo”. Una “cancel culture” a rovescio, che, come quella afro-americana, mira a fare uscire gli Stati Uniti dallo American Creed.

Come  scrive l‘edizione tedesca della testata russa online Sputnik, la scena  ricorda molto quelle ripetutesi come un rito a Belgrado, in Ucraina, Georgia, Moldavia ,Bierlorussia, Bolivia e Venezuela,nelle repubbliche centroasiatiche e nelle primavere arabe, da attivisti che non facevano mistero del loro inquadramento da parte della “diplomazia pubblica” americana (leggi “covert operations”), così implicitamente banalizzando la retorica che aveva  accompagnato quel genere di manifestazioni.

I rivoluzionari del Tea Party erano travestiti da Indiani

3.La negazione, in nome della democrazia, della libertà di parola

Innanzitutto, la pretesa che la “liberal-democrazia” possa risolvere magicamente  tutti i problemi proprio grazie al suo carattere intrinsecamente contraddittorio si sta rivelando illusoria.

Il liberalismo delle origini aveva avviato  una battaglia della libertà di stampa contro le forme di censura regie ed ecclesiastiche dell’ “Ancien Régime”, ma fin da subito aveva dovuto fare i conti con la censura rivoluzionaria e poi borghese, sì che molti autori diversi come Voltaire, Novalis, Gioberti e Baudelaire avevano dovuto constatare come fosse difficile pubblicare opere controcorrente.

Nel XX secolo, nei Paesi liberal-democratici, la tradizionale  “censura” si era trasformata in varie forme di persecuzione, come quelle a cui erano state esposte, da parte dell’ editoria occidentale o dei Governi, opere come “Praktischer Idealismus” di Coudenhove-Kalergi o “Il Dott. Zhivago”, nonché le condanne per reati di opinione dei letterati collaborazionisti (Pound, Brasillach e Céline), e infine l’autocensura di personaggi come Heidegger e Pavese.

Nel frattempo, i reati di opinione hanno proliferato: quelli legati ai fascismi, ai negazionismi, ai comunismi, all’ etica sessuale, alla libertà sessuale…

Infine, si è scatenata l’ondata terroristica verso ogni cosa che abbia fare con il passato, da Cristoforo Colombo a Shakespeare, da Caterina II alla  Confederazione del Sud, da Lenin a  Churchill (la “cancel culture”)…E’ l’orgia del nichilismo “democratico”, che, come scrivevamo, s’identifica in fin dei conti con il mito del mondo nuovo propiziato dalle macchine intelligenti. E, difatti, i GAFAM se ne fanno paladini e garanti.

Giacché, per costoro, l’etica coincide con l’adeguarsi all’ ultimo grido dell’evoluzione ideologica (e quindi sociale), il passato va pubblicamente condannato con cerimonie collettive di autodafé, e chi si ostina a inalberare simboli del passato è automaticamente un reprobo, che va svergognato sulla pubblica piazza. Il che, per l’Europa, ha un risvolto particolarmente negativo perché essa è proprio il passato dell’America, sicché condannare la cultura classica, medievale o umanistica, rappresenta la forma estrema del tradizionale Europe-Bashing americano.

Di qui, l’affannarsi di tutti, nel corso del nuovo secolo, per organizzare la caccia alle “fake news”, che in gran parte sono effettivamente tali, ma troppo spesso sono semplicemente l’espressione di un dissenso da una vulgata imposta. Questo soprattutto perché la versione offerta, della storia e dell’attualità, da parte dell’accademia e dei media occidentali è sempre più deliberatamente distorta in modo settario, come per ciò che concerne il peso relativo delle informazioni sull’Occidente atlantico rispetto  quelle sul resto del mondo (“from Plato to NATO”), per ciò che concerne la violenza nel corso della storia (i vari “libri neri”), il reale pensiero dei grandi autori (Socrate, Tucidide, Rousseau, Voltaire, Marx, Freud), i più importanti fenomeni sociologici ed economici (il “capitalismo”, il “socialismo”, il “fascismo”)…

Pur dando tutto ciò per acquisito, resta il fatto che l’ultima evoluzione della vicenda, vale a dire la messa al bando, da parte dei GAFAM, di ogni espressione sui social da parte del Presidente Trump, nonché l’oscuramento del sito indipendente Parler (e, per un istante, perfino del sito del giornale italiano “Libero”), ha lasciato senza fiato anche molti critici europei del Presidente Trump, a cominciare da Angela Merkel ed Emmanuel Macron. La tesi che simili decisioni dovrebbero poter  essere adottate solo da organismi pubblici, e non da aziende private, coglie solo una minima parte del problema. E anche con essa si fa in sostanza l’apologia della censura.

L’articolo di Carlos De Martin su “La Stampa” del 13 gennaio ha chiarito in modo esemplare la sostanza giuridica della questione:


“Un pugno di uomini residenti negli Stati Uniti prende decisioni -non di rado opportunistiche- che riguardano la sfera comunicativa di miliardi di persone.Giuste o sbagliate che siano le loro decisioni, ci va bene così?”

Le questioni irrisolte sono di quattro ordfini:

1)se tutte queste limitazioni alla libertà di parola abbiano una giustificazione dal punto di vista storico, costituzionale, etico e anche pratico;

2)come fare a garantire sul web un trattamento simile a quello della vita “offline”;

3) se non sia l’esistenza stessa dei “gatekeepers” del mondo digitale a dover essere ridiscusso;

4)che senso abbia la pretesa della UE di legiferare intensamente su imprese americane, intrinsecamente connesse con il “deep State”, e sulle quali l’Unione Europea, come dimostra il caso Schrems, non ha alcun potere.

La vicenda di Edward Snowden ha dimostrato la stretta correlazione
fra piattaforme e polizie politiche.

4. Le limitazioni della libertà nell’ era delle macchine intelligenti

Come abbiamo scritto nel post precedente, le tradizionali norme dei diversi ordinamenti relative alla modulazione delle libertà rispondevano a un approccio ancora ottimistico (spesso troppo) alla storia, dove si pensava che l’umanità sarebbe restata sempre sostanzialmente simile a se stessa, salvo che ci si sarebbe addirittura potuto permettere il lusso di lavorare continuamente ad un perfezionamento che portasse vicino a una società ideale. Ma la storia ha dimostrato che le cose non stanno così. Il mondo è da sempre in movimento (“Panta rhei”), e i primi a crederlo, e a volerlo, sono i nostri contemporanei, succubi del mito del Progresso. Quindi, è inutile lavorare in una prospettiva di perennità, bensì occorre situarsi nella storia.

Orbene, il problema che  abbiamo oggi è che, nel nostro periodo storico, le macchine intelligenti (che siano l’Intelligenza Artificiale o i Big Data, la NSA o lo Hair Trigger Alert, le piattaforme o l’Amministrazione Digitale), sono talmente più forti, non solo di tutti noi, ma perfino degli Stati e delle organizzazioni internazionali, che svincolarci dalla loro morsa  costituisce l’obiettivo prioritario. A questo punto, i concetti penalistici che valevano nei vari ordinamenti (per esempio quelli sull’”oltraggio”, sul “vilipendio”, sull’ “apologia di reato” o sulle “notizie false e tendenziose”), pur giusti in astratto, non sono più adeguati. Tutti contenevano principi di verità: vietare il propagarsi dell’odio, lo scatenamento di reazioni inconsulte, la diminuzione dolosa dell’onore  altrui. Ma qui siamo di fronte a fenomeni molto peggiori: la diffusione deliberata di comportamenti aberranti, la manipolazione del subconscio, il monitoraggio puntuale di ogni essere umano. Questi dovrebbero essere considerati oggi i reati più gravi, non quelli residui dal “codice Rocco”, né i nuovi reati di opinione inventati dal “politicamente corretto”.

Bisogna colpire prima di tutto l’avanzata del potere macchinico, il quale, nonostante tutte le programmazioni etiche, è fatto prescsamente per rendere inesorabile l’omologazione universale.

L’uso improprio dei principi giuridici ha portato al prosperare della mafia, al segreto sulle stragi di Stato, alla tolleranza nei confronti dei reati degli alleati…

4.Vietare online ciò che è vietato offline

Questo non vuol dire che si debbano creare nuovi reati solo perché il mezzo di comunicazione è più raffinato e più potente. Evidentemente, i beni protetti, che si tratti della libertà di pensiero, di espressione, di stampa, di associazione, oppure della tutela dell’ onore, della pubblica quiete.. sono sostanzialmente gli stessi, solo che l’ambito della loro esplicazione è più vasto.

Già oggi, senza neppure bisogno, né dei social, né di nuove norme, tutto il sistema giuridico è divenuto così complesso ch’esso viene manipolato da tutti impunemente portando ad abusi assurdi. L’intero regime del segreto, sia esso il segreto di Stato, quello militare, quello commerciale o quello istruttorio, è completamente deviato dai fini previsti dalla legge e rovesciato a fini propagandistici, monopolistici, truffaldini, criminali, elettoralistici, spionistici ed antinazionali (basti pensare all’uso degli avvisi di garanzia o del segreto di Stato). Infatti, è il  sistema politico nel suo complesso ad essere basato sullo sfruttamento scientifico dell’ignoranza (propaganda), del conformismo (politicamente corretto), della ristrettezza mentale (anticulturalismo), del rancore (populismo) e della disinformazione (grandi narrazioni).

Badiamo dunque alle priorità, e lasciamo per un momento da parte le piccolezze e gli anacronismi (che sono comunque anch’essi tantissimi, troppi).

5.I “Gatekeepers” non debbono semplicemente esistere

Tutta la retorica circa il “governo delle regole”, che tanto piace ai politici e agl’intellettuali occidentali, prospera, in mala fede, proprio su questo scollamento abissale fra la teoria e la realtà.

Do’ atto  ad Angela Merkel, Emmanuel Macron e Thierri Breton, ma perfino a Giorgia Meloni e Matteo Salvini, di aver commentato negativamente   la censura, da parte dei GAFAM,  a Trump, ai trumpiani e a Parler. Non dubito che la Commissione emanerà un’ennesima “grida manzoniana” come il GDPR, in cui si vieteranno severamente questi comportamenti.

Peccato che i social networks rilevanti per la libertà di parola degli Europei siano, come scrive De Martin, tutti americani, così come tutte le imprese di alta tecnologia. Quei networks americani, legati a filo doppio al DARPA e a Wall Street (oltre che a molti politici e industriali europei), non obbediscono neppure alla legge americana. Figuriamoci se si curano di ciò che dicono gli Europei, o dei regolamenti dell’Unione, che già ora vengono impunemente violati da questi ultimi. Si noti anche che ieri i GAFAM erano giunti perfino ad estendere il bando alla versione online del giornale italiano “Libero” (anche se all’ultimo momento hanno avuto il buon senso di fare marcia indietro).

L’unico modo per poter legiferare in base alla nostra cultura e ai nostri principi sul mondo digitale è crearne uno nostro, dove non sia possibile togliere la parola a nessuno, tanto meno da un continente lontano. Coerentemente con il programma, enunziato da Macron, Altmaier, Le Maire e Breton, di un “autonomia strategica europea”.

Quindi, totale adesione alla proposta di De Martin della creazione di piattaforme pubbliche: “contemplando anche opzioni pubbliche, come fece l’ Europa dopo il nazismo e il fascismo con l’istituzione di robuste televisioni pubbliche.”. Che io intendo come una pluralità di piattaforme europee in regime di concorrenza, capaci di operare worldwide, con una proprietà diffusa, e con regole anticoncentrazione all’ interno stesso del mercato europeo (sulle quali ritorneremo in altra sede).

Invece, nel Recovery Fund/Next Generation non c’ è nessuna posta dedicata alla creazione di piattaforme sovrane europee, che sappiano tener testa, sui mercati mondiali, ai GAFAM e ai BATX, e, in più, garantiscano la libertà di parola dei cittadini europei. Basti citare il commento del Presidente turco Erdogan: “bene, allora usiamo i social networks turchi“. Peccato che, mentre esistono social networks turchi, o russi, o coreani, o israeliani, non esistano networks europei. E’un caso o è voluto?

Tuttavia, visto che i soldi del Recovery Fund non li ha ancora spesi nessuno, siamo in tempo per fare i necessari, immediati, cambiamenti, perché questa è, come il COVID-19, un’emergenza vitale per gli Europei, non diversamente dalla lotta al COVID-19 (anzi, ancora di più).Faremo una precisa proposta.

E non si invochino qui le solite retoriche della concorrenza. Fra i GAFAM la concorrenza non c’è, e in tutti questi decenni le autorità antitrust occidentali non hanno fatto nulla per cambiare la situazione (anzi, i Governi ne sono stati ben contenti perché i GAFAM le aiutano a controllare il resto del mondo). Si noti che in Cina, dove, paradossalmente, c’è già una concorrenza fra i BATX, in aggiunta, proprio per quanto   riguarda social networks, le autorità antitrust e di borsa sono intervenute pochi giorni fa impedire l’ingigantirsi del gruppo di Jack Ma sulla falsariga di quelli americani.

Le piattaforme sono i terminali del mondo macchinico all’ interno del mondo umano

6. Le piattaforme quali avanguardie avanzate della macchinizzazione universale

Spero solamente che questa vicenda faccia riflettere finalmente qualcuno su queste elementari verità, che da sempre non mi stanco di urlare in tutte le direzioni, mentre tutti, a cominciare dai più diretti responsabili, di qualsivoglia Paese ed orientamento politico, fanno semplicemente finta di non avere sentito.

Se ora, dopo quest’ ultima flagrante prepotenza che, dall’ America, si proietta automaticamente sull’ Europa, la situazione qui da noi dovesse rimanere inalterata, dovremo concluderne che esiste veramente un “complotto” a favore delle macchine intelligenti fra tutti coloro che contano, come in quei film distopici (guarda caso, americani, e che da qualche anno sono scomparsi dalla circolazione), in cui una forza aliena s’installava sulla terra, e, trasformando tutti in mutanti, con un meccanismo che definiremmo “virale”, prendeva il controllo della stessa e sterminava gli umani.

Non è qui il caso di ripetere, fino alla nausea, la descrizione dei meccanismi con cui ciò possa, in concreto, essere fatto già alla luce delle informazioni oggi disponibili. Tuttavia, dopo la censura dei GAFAM dell’altro giorno, è evidente che tutto può ora accadere, ed è molto probabile che accadrà.

L’Europa è, come sempre, la più indifesa, e deve svegliarsi subito.

Quanto a Trump, il fatto ch’egli sia stato boicottato dai social americani è paradossale. Il 6 gennaio, egli aveva appena emanato severe norme restrittive  contro otto app cinesi.

Come si vede, l’intenzione censoria è oramai generalizzata, e, quindi, i pericoli che qui denunciamo sono più che mai incombenti. Come scrive Corrado Augias ne “La Repubblica” di Giovedì 14 gennaio, “il modo di scampare a questa forma di dittatura non è semplice – ammesso che ce ne sia uno.”Contrariamente ad Augias, noi vediamo questa scappatoia, ed abbiamo già pubblicato 4 libri per illustrarla; altri seguiranno fra breve.

RIFLESSIONI PER LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA: FINE DELLA DEMOCRAZIA O FINE DELL’ UOMO?

La polizia tenta, con le pistole spianate, di arginare i rivoltosi alla porta del Campidoglio di Washington


Il porre in discussione, come hanno fatto Aldo Rizza e Ettore Gotti Tedeschi, nei loro recenti interventi su “Rinascimento Europeo”, il carattere paradossale e ambiguo del concetto di “democrazia” nell’attuale contesto politico e culturale non costituisce, a mio parere, uno sterile esercizio intellettualistico, bensì un compito di grande attualità di fronte al desiderio, da parte della Commissione Europea e degli Stati Membri, di porre la questione di “un nuovo slancio per la democrazia europea” al centro della Conferenza sul Futuro dell’ Europa. L’Associazione Culturale Diàlexis ha già inviato ai vertici dell’Unione una sua proposta su ciascuna delle altre 5 priorità della Conferenza, ma non ha ancora formulato quella sulla “Democrazia Europea”. Visto il continuo slittamento del termine per l’avvio della Conferenza, intende farlo ora, con il supporto dei nostri lettori..
Il fatto di essere fortemente critici di quanto fatto fino ad ora, e, anzi, decisamente ” impolitici”, non inficia in nulla, a nostro avviso, l’opportunità e l’utilità dei nostri interventi, ché, anzi, la critica dovrebbe costituire il lievito di qualsivoglia azione di rinnovamento; in particolare, la Conferenza si dichiara aperta alle voci (e, quindi, ovviamente, alle critiche), dei cittadini. D’altro canto, dopo 60 anni di esperienze e d’ impegno per l’Europa, come non essere critici verso un processo avviato duemila anni fa, con l’Impero Romano, e che ancor oggi si trascina faticosamente? Nel commemorare il compianto Presidente Giscard d’Estaing, ho già scritto chiaramente quali furono le pecche della vecchia Convenzione e della sua Costituzione Europea, il cui fallimento ci ha portati alla presente confusione. L’articolo che segue mira ad evitare gli stessi, o anche nuovi, errori.

La Boulé di Priene, un “parlamento” greco antico perfettamente conservato

1.Il “Conformismo Democratico”


La necessità un dibattito sistematico è confermata dalla citazione di Rizza di un libro di Ugo Spirito del 1963, che contiene parecchi spunti di riflessione:
Nella democrazia rappresentativa (non parliamo qui di democrazia diretta, del resto non ne parlano più neppure in Svizzera o a San Marino), il conformismo democratico rappresenta, come in ogni regime, la più caratteristica evoluzione.su questo tema .Ognuno infatti, oggi, si dichiara democratico e lo è in un certo senso, ma mai completamente. Viviamo infatti, un periodo di estrema politicizzazione della società (che non vuol dire affatto vi sia un diffuso interesse per la politica) che si porta dietro l’estrema diffusione, anche a volte ridicola, dell’aggettivo democratico.
Ora, sono detti democratici uno spettacolo, un ristorante, un mezzo di trasporto ed anche certi metodi di insegnamento, certe tecniche di distribuzione dei prodotti, certe tecniche musicali ecc. Ciò che si sarebbe, in altri momenti, considerato neutrale, diviene democratico; per contrapposizione, poi, ciò che si oppone a queste patenti democratiche è subito detto antidemocratico (passaggio non necessario, tuttavia molto frequente e quasi sempre efficace nel senso di isolare immediatamente coloro che ancora intendono pensare in libertà)
.”


Con ciò, Spirito, alla fine del XX secolo, non faceva altro che riecheggiare quanto già scritto da Tocqueville a metà di quello precedente:“vedo una folla immensa di uomini simili ed eguali che non fanno che ruotare su se stessi…Al di sopra di costoro si erge un potere immenso e tutelare, che s’incarica da solo di assicurare il godimento dei loro beni e di vegliare sulla loro sorte. E’ assoluto, minuzioso, sistematico, previdente e moiteplice. Assomiglierebbe all’ autorità paterna, se, come questa, avesse lo scopo di preparare l’uomo all’ età virile, mentre non cerca che arrestarlo irrevocabilmente all’ infanzia.. E così che giorno per giorno rende meno utile e sempre più raro l’uso del libero arbitrio”


Orbene, il fatto inaudito osservato da Spirito-che, cioè, tutti si definiscano oramai come “democratici” (dai cesaristi sostenuti dal consenso fanatico delle folle a ristretti gruppuscoli che sognano una nazione di proletari in armi; dai difensori ad oltranza della ”Società dell’1%” ai fautori della dittatura di partito; dai capi della partitocrazia ai plutocrati; dai tecnocrati alle società segrete)-è un apparente mistero, che qualcuno dovrebbe finalmente tentare di spiegare.


Proviamo almeno a cominciare. Questo “mistero” potrebbe semplicemente rivelare una inconsistenza teorica del concetto stesso di “democrazia”, termine che può significare, a secondo di chi lo usa, “violenza (‘kratos’) del popolo”(Canfora), “regime delle classi popolari” (il ”demos” contrapposto all’ “ethnos” e al “laòs”), l’“egualitarismo”(la “Ribellione delle delle masse” di Ortega), la “democrazia diretta” (l’ assemblearismo),il “suffragio universale”(“uno vale uno”),il “regime rappresentativo” (“Repubblicanesimo”), o addirittura “liberal-democrazia” (occidentale), ”Stato di Diritto” (prevalenza del diritto scritto),il “progressismo” (messianesimo modernista). In realtà, esso sembra più spesso designare il ”mix casuale di sistemi politici tipico degli Stati Uniti”. …Come sembra confermato dai commenti del “mainstream” , secondo cui l’assalto al Campidoglio sconvolgerebbe tutta la civiltà occidentale. Del resto, anche Rizza, nell’esplorare, con occhio benevolo, questa polisemicità del concetto, ne svela implicitamente la scarsa utilità euristica.


Comunque, c’ê, certamente, qualcosa che tutte queste visioni hanno in comune: in primo luogo, la “passione dell’eguaglianza”, di cui parlava già Tocqueville, la preferenza per l’”Homo Aequalis” contro l’”Homo Hierarcicus” di Dumont, ma, soprattutto, la forza cogente dell’”impero Americano” che, con le sue lobbies, con i suoi eserciti, le sue piattaforme, i suoi “think tanks”, la sua economia, domina ancora gran parte del mondo, imponendogli la sua visione. Questa “passione per l’eguaglianza”, a prescindere da quale ne sia la radice ultima, è evidentemente imperante nell’ ostilità ad ogni forma di trascendenza, di eccellenza, di passione, di eccentricità…, che si manifesta nella censura di tutte le culture del passato (la “cancel culture”, nella banalizzazione di tutte le autorità, nella semplificazione di tutti gli studi, nell’ ottundimento di tutti gli stili, nel dissolvimento di tutte le logiche, nell’ esaltazione del difforme, del decadente. Esempi: i “politici istrioni”, come Bossi, Di Pietro, Berlusconi, Grillo, Salvini, Trump, Johnson; la legislazione alla giornata, come i vari dcpm…

Ma perché una parte non irrilevante della cultura e della politica prediligerebbe l’eguaglianza universale alla differenza, alla distinzione (che pure sono stati slogan importanti della stessa Modernità e della Post-Modernità)? Ci sono state, e ci sono, molte risposte. La più plausibile per il mondo di oggi ci sembra essere che l’eguaglianza, rendendo ingestibili i processi decisionali, postula, come osservava Tocqueville (e, prima di lui, già Mirabeau), un invincibile potere tutelare che ovvi a questa indecidibilità. Questo potere tutelare era stata per millenni l’impero provvidenziale (quelli di Ciro, di Serse, di Augusto, di Napoleone, di Hitler); oggi, ê l’Apparato, nelle sue varie forme, della cultura, della tecnica, delle Chiese, degli Stati, dell’economia, delle lobbies, dell’informatica, che riporta l’Umanità alla sua condizione originaria-di “branco”, ove l’ Apparato sostituisce l’istinto (Gehlen). Affinché tutti obbediscano all’ Apparato, occorre che nessuno osi affermare una propria soggettività contro il cosiddetto “Governo delle Regole”, rappresentato fino a ieri da un’impenetrabile burocrazia (chi è in grado di comprendere concetti come il MES o il Quantitive Easing?), e, oggi, è invece il mondo informatico, che già domina ogni seppur minimo aspetto della nostra vita sociale. Per questo i Big Data sostituiscono il cervello delle persone, che, come vuole Elon Musk, dovrà ospitare delle microchips che lo collegheranno alla Macchina Mondiale, facendolo diventare una semplice cellula di quest’ultima.


Certamente, gl’intellettuali e i politici che hanno spinto verso le rivoluzioni egualitarie (come per esempio Condorcet, Robespierre o Trotskij) si sono illusi che, siccome (come hanno sostenuto tanti, da Averroè a Michels e Pareto), il “Principe”, anche se comunica attraverso i “teologi”, ascolta però gl’”intellettuali” essi sarebbero riusciti a “cavalcare la tigre” della rivoluzione permanente senza esserne sbranati: cosa che invece avvenne puntualmente. Quella parte (a mio avviso non maggioritaria, ma tuttavia molto rumorosa ), dell’ “intelligencija” che aspira al livellamento antropologico non ha mai capito fino in fondo che cosa questo livellamento significhi per essa stessa: quando lo capisce, se ne ritrae inorridita, ma è oramai troppo tardi.


In effetti, la rivoluzione dev’essere permanente perché l’omologazione dell’Umanità, il renderla docile, serve appunto a spianare il terreno al potere delle macchine. Per questo i GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) sponsorizzano tutte le cause egualitarie. Questa coercizione di un potere centralizzato su una massa amorfa ê tanto più forte in quanto l’”Impero Nascosto” americano ê oggi guidato, come scrivono due insiders di eccezione come Schmidt e Cohen ( “The New Digital Age”), proprio dai GAFAM.E lo dimostra il fatto che Facebook abbia il potere di censurare il presidente degli Stati Uniti (che per altro aveva contribuito a far eleggere).


Sono queste le forze reali che spingono verso la destrutturazione delle società degli umani, per poterle manovrare dal centro macchinico (i Big Data di Salt Lake City, la Silicon Valley) attraverso ideologia, tecnica, eserciti, lobbies, economia…Invece, le società strutturate del passato, con un’infinità di livelli, di poteri e di identità, impedivano di fatto una siffatta centralizzazione (e per questo venivano considerate “reazionarie”).
Perché nessuno si metta in testa di contrastare questo corso “naturale” delle cose, occorre condizionare i cittadini fin da piccoli al “buonismo”, al “politicamente corretto”; in poche parole, al “conformismo democratico”, e, in realtà, all’ideologia “funzionalistica”, funzionale cioè all’eternizzazione dell’endiadi “America First”-“Europe Second”, che sarebbe anche la garanzia della indefinita espansione dei GAFAM. Non per nulla il “Funzionalismo” ê stato da sempre il nemico numero uno del Federalismo Europeo, e contro di esso tanto si era battuto (per altro con dubbio successo) Altiero Spinelli. Federalismo fondato sulla partecipazione attiva dei cittadini, non già sul “piano inclinato” del determinismo storico.


E, in effetti, il funzionalismo, nella sua versione olistica (epistemologico, psicologico, politico e sociologico) costituisce la radice occulta, la forza trainante, del nuovo totalitarismo (la Società del Controllo Totale), che parte dagli Stati Uniti (cfr. Schmidt e Cohen, ma, prima di lui, Rostow, Mitrany e Haas) e si diffonde nel mondo, influenzando anche (se non altro attraverso la “rivalità mimetica” di René Girard) tutte quelle società che pretenderebbero di contrastarlo. Fra queste forme d’influenza, consce o inconsce, c’ê anche la retorica democratica.

Facebook ha ufficialmente censurato il Presidente americano in carica


2.Come s’impone l’omologazione mondiale?


Il meccanismo con cui questo nuovo totalitarismo si diffonde nel mondo è dunque ben diverso da quello delle antiche tirannidi e assolutismi: quelli nascevano, o dall’invasione di stirpi guerriere, che imponevano una nuova spietata signoria (per esempio, Cinggis Khan), o da insorgenze popolari, che portavano ad emergere di un potente capopopolo (per esempio, Liu Bang, fondatore della dinastia Han).Oggi il totalitarismo si afferma invece grazie all’ alleanza fra le lobbies dominanti negli Stati moderni e il nuovo potere informatico, la quale permette, da un lato, l’imporsi degli strumenti del controllo sociale, e, dall’ altra, la manipolazione della società per infiacchire
tutte le forze sociali capaci di resistenza, dalle Chiese alle monarchie, dalla cultura alta agli Stati, dai partiti politici alle imprese, dal mondo contadino alle borghesie: “La disuguaglianza, in quel contesto storico, è stata una sorta di baluardo della libertà, consentendo agli uomini di esprimere pienamente la loro individualità creativa e, quando ce ne erano le condizioni, la loro
grandezza, anche rispetto alle figure e all’ opera dei grandi monarchi assoluti.
” (Michele Giliberto, La democrazia dispotica”) Basti ricordare i casi dell’ aristocrazia senatoria romana che espresse un Catone, un Cicerone, un Tacito, un Seneca; alla teoria dei Due Soli; alla resistenza dei principi inglesi, tedeschi, olandesi, polacchi, alle monarchie assolute; a de la Boétie, alla Fronda…


Questa è dunque dunque una “rivoluzione dall’ alto”, e, nel contempo, una “rivoluzione per procura”, dove sembra che gli attori siano i politici, la “società dell’ 1% o “la finanza internazionale”, ma al centro ci sono sempre e soltanto le macchine intelligenti.


Si parte dal “materialismo volgare” di un Meslier, capace di banalizzare le pretese di eccellenza delle società di Ancien Régime, per passare al messianismo immanentistico di Lessing e del Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo Tedesco; da questo, alla negazione della soggettività e dell’eccellenza (il “trascendentalismo” di Emerson e Whitman), poi, a quella della famiglia e del merito (l’”educazione antiautoritaria” post-sessantottina), fino a esaltare la macchina come superamento dell’umano (il Transumanesimo di Kurzweil):“L’indebolimento antropologico causato dalla fine del conflitto-da cui era germinata la ‘libertà dei moderni’-ha avuto effetti assai gravi sul piano politico, sottraendo forza, e potenza, alla stessa sovranità popolare, che nei regimi democratici su riduce ad una funzione periodica – a un’abitudine – senza significato effettivo e senza peso dal punto di vista dell’ esercizio reale del potere”(Giliberto).


L’alternativa di oggi ê chiara: o si pensa, si decide e si agisce, attraverso reti di umani (la società), e allora queste reti debbono avere i loro gangli essenziali (i pensatori, i politici, gli studiosi, gli amministratori, gl’insegnanti, gl’imprenditori, i comunicatori, ecc..), oppure si pensa, si decide e si agisce attraverso reti digitali, e allora i gangli vitali saranno costituiti dai big data, dai sistemi autonomi, dalle blockchains, da internet, dai social network, ecc.. (il “phylum macchinico” di Manuel de Landa), e l’umanità servirà solo più come serbatoio amorfo di storia e di cultura per poter progettare e addestrare i nuovi sistemi. In questo senso, per Lenin la società del futuro avrebbe potuto essere governata “dalle donne delle pulizie” (perché in realtà le decisioni sarebbero state prese da un apparato occulto -il Comitato Centrale, la CEKA-).E, difatti, con tutto il rispetto per le donne delle pulizie, buona parte dei politici, degli accademici e dei giornalisti che ci parlano quotidianamente nei “talk shows” sembrano piuttosto donne delle pulizie.


Mentre i GAFAM non hanno mai prosperato tanto come durante la pandemia (e le “blue chips” volano durante la marcia sul Campidoglio), invece la capacità decisionale degli Stati si riduce a vista d’occhio.

Come rileva giustamente Fabbrini su “Il Sole 24 Ore”, Stati Uniti e Unione
Europea sono stati praticamente bloccati dai rispettivi meccanismi
istituzionali.
I quali potevano funzionare in società meno complesse,
più solide e gerarchiche, quando non esisteva ancora il prevaricante
Complesso Informatico-Militare. Come hanno scritto Schumpeter e Boeckenfoerde, la modernità vive di premesse che essa non è in grado di garantire.

Il volto ambiguo della democrazia

3.Il sistema “Prism”


Non è poi un caso che i potentati informatici abbiano costruito i loro servers nel deserto dello Utah, inframmezzati con quelli della NSA e protetti dall’ esercito americano. Così come l’Impero Persiano costituiva il “santuario” del messianesimo mazdeista e poi manicheo, dove l’imperatore era considerato, dai persiani, uno “Shaoshant”(“Salvatore, discendente da Zarathustra) e, dagli Ebrei, il Messia (cfr. il Libro di Daniele), che, conquistando l’ Europa, avrebbe esteso il proprio regno fino a confinare con quello degli Dei”, così l’impero americano (che il Papa ha chiamato “impero sconosciuto” e Immerwahr ”impero nascosto”), costituisce la roccaforte del messianismo californiano, che aspira alla creazione per via digitale della Singolarità Tecnologica (in altre parole, alla “Ricostituzione degli Stati Originari dell’ Essere” della tradizione esoterica).


Sempre Erodoto ci educe sul fatto che il “Sogno di Serse” era stato indotto artificialmente in Serse dall’inganno dei Magi; così anche ora chi instilla la volontà di potenza nei politici delle Superpotenze sono dei novelli “Magi”, metà stregoni e metà profeti, come in primo luogo i guru dell’ informatica.
E, nello stesso modo in cui, come spiega Erodoto con lucidità, verve polemica e precisione, i Persiani, dopo avere attentamente comparato pregi e difetti di monarchia e democrazia, avevano scelto per sé la monarchia e, per gli altri, la democrazia, così gli Americani governano se stessi in modo militarizzato attraverso le società segrete, le grandi famiglie, le piattaforme, il Deep State, la “intelligence Community”, ecc.., ma poi pretendono che gli altri siano governati da sistemi “democratici” debolissimi e complicatissimi, i quali, non potendo decidere nulla, si debbono appoggiare sempre più all’ America (e oggi ai GAFAM).-Tipico il rapporto NATO/UE che paralizza da settant’anni la Politica Estera e di Difesa dell’ Europa. Ora però, scossa dalla coscienza della fine della propria egemonia, anche l’America sta per crollare, mettendo ovviamente in forse tutta questa kafkiana costruzione dell’ Occidente.


Infine, così come la pretesa messianica degli Achemenidi, scolpita sulle loro tombe nelle varie lingue dell’ impero, era fondata su una missione divina attribuita loro da Ahura Mazda, così oggi si pretenderebbe che l’”Imperialismo Democratico” sia una missione divina, fondata su una preferenza divina per un determinato tipo di uomo: l’ “Homo Aequalis” (”in God we Trust”).


Una siffatta genealogia del concetto di “democrazia” è avvalorata dal fatto che questa fa la sua comparsa in Grecia solo dopo che il generale persiano Mardonio, avendo schiacciato per Serse la rivolta anti-persiana dei Greci della Ionia e crocifisso i loro “tiranni”, aveva imposto in loro luogo dei regimi democratici, per garantirsi che non sorgessero delle élites guerriere come quella spartana, decise, come Leonida, a combattere i Persiani fino alla morte.Erodoto conosceva la vicenda dall’interno, essendo cittadino di Alicarnasso, sulla costa egea dell’Anatolia:”τοὺς γὰρ τυράννους τῶν ᾽Ιώνων καταπαύσας πάντας ὁ Μαρδόνιος δημοκρατίας κατίστα ἐς τὰς πόλις”(“Giunto nella Ionia, Mardonio, dopo aver deposto tutti i tiranni degli Ioni, avrebbe instaurato nelle città governi democratici”). Questo paradosso della democrazia “imposta” dal dispotismo orientale, come garanzia di servilismo, avrebbe suscitato, secondo Erodoto, “μέγιστον θῶμα”(“un grande stupore”) in quei Greci a cui sembrava già incredibile anche il dibattito sui tre tipi di costituzione che lo storico sostiene aver avuto luogo in Persia.
Inoltre, i Persiani avrebbero imposto agli Ioni una sorta di federalismo interno, simile, come principio, all’ attuale pseudo-federalismo europeo, battezzato dal Senatore Fulbright e da Dean Acheson a margine di una riunione NATO : “Convocati a Sardi gli ἄγγελοι delle πόλεις ioniche, Artaferne costrinse gli Ioni a stipulare accordi fra loro per
sottoporre ad arbitrato ogni controversia e mettere in tal modo fine a razzie e rappresaglie reciproche e soprattutto alle contese territoriali”.

D’altronde, quanti politici ed intellettuali, nelle poleis greche, erano esplicitamente filo-persiani? Per esempio, passarono decisamente dalla parte dei Persiani i condottieri ateniesi Alcibiade e Temistocle e il re di Sparta Demarato, deposto da Cleomene con l’accusa di illegittimità , che si era rifugiato in Asia presso Dario, «il quale lo accolse con munificenza e gli donò terre e città,(Pergamo, Teuthrania e Halisarna), come ricompensa proprio per averlo accompagnato nella spedizione contro la Grecia (“ἐκείνῳ δ᾿ αὕτη ἡ φώρα δῶρον ἐκ βασιλέως ἐδόθη ἀντὶ τῆς ἐπὶ τὴν ῾Ελλάδα συστρατείας”).


L’opposto del dispotismo persiano non era, per i Greci, la democrazia, bensì l’aristocrazia (la “kalokagathìa” degli “eroi”). E del resto lo stesso pensavano i filosofi romani come Tacito e Seneca, che si opponevano agli imperatori, oppure Machiavelli, che vedeva nei “baroni” l’antidoto contro il dispotismo “orientale”. Del resto, questo sarebbe stato anche il pensiero di Montesquieu, Goethe, Alfieri, Burke, Madison, Tocqueville, Saint Exupéry e tanti altri…A cui si contrappongono i fautori americanisti dell’ispirazione divina della democrazia, come Niebuhr e Novak.

Il calvario di Assange, reo solo di aver fatto conoscere la verità, continua in Inghilterra,
non in una “democrazia illiberale”


4.Che senso ha oggi la contrapposizione fra libertà e dispotismo?


“Democrazia” ha oggi più che mai, grazie al “conformismo democratico” un significato vago, riempibile a piacere, come un tempo “fascismo” e “socialismo”.

Per un certo periodo, tutto, in Italia, era stato “fascista”, dai Fasci Siciliani al comunismo (il “corporativismo impaziente”), dalla monarchia (il Duce e il Re) all’anarco-sindacalismo, dalla Dottrina Sociale della Chiesa (“l’Uomo della Provvidenza”) al laicismo gentiliano, dalla Confindustria (che ancor oggi ha per simbolo l’aquila fascista), al diritto sociale e del lavoro .

Così pure, in un successivo periodo, tutto sarebbe stato socialista, dal socialismo nazionale a quello rivoluzionario, dal socialismo liberale al maoismo, dal cristianesimo sociale al trotskismo, dai “nazi-maoisti” agli stalinisti, dai”Viet¬-lib” ai “miglioristi, dal PSDI al PSI, al PSIUP, alla Sozialistische Einheitspartei Deutschlands, al “socialismo reale”, dal socialismo arabo a quello islamico.


Nello stesso modo, oggi tutto è democratico: liberal-democrazia, social-democrazia, democrazia cristiana, democrazia islamica, democrazia illiberale, democrazia nazionale…Ma tutti questi regimi non hanno certo la stessa logica, la stessa struttura e lo stesso funzionamento.
In realtà, l’aspirazione di fondo di queste tre culture è la stessa: la “Nuova Società Organica” profetizzata da Saint Simon, fondata sulla “religione dell’ umanità” (lo “specismo”), intorno alla quale si sarebbero raccolti imprenditori e lavoratori. L’uomo si sarebbe “salvato da se stesso”, con una “nuova scienza”. Comte, Enfantin, Fiodorov e Lunacarskij avrebbero poi veramente fondato una siffatta religione, di cui oggi non c’ê più neppure bisogno, perché si sono trasformate in quella direzione buona parte delle religioni positive.


Giustamente poi, Rizza critica l’artificiosa contrapposizione fra “democrazia” e “autocrazia”, attualmente in voga nel discorso politico (sotto l’influenza americana), perché essa non coglie affatto lo specifico dei vari regimi, né in assoluto, né, tanto meno, nell’ oggi, ipotizzando essa un’assurda biforcazione di una realtà ben più variegata. Devo dire che, contrariamente a Rizza, credo che, almeno sulla carta, abbia ancora valore la classificazione platonica, aristotelica e tomista, delle diverse costituzioni, (anche se l’endiadi polemica non era stata, a mio avviso, come si ripete erroneamente, “democrazia e oclocrazia”, bensì “politeia e democrazia”, dove è quest’ultima a costituisce, fra le due, il regime degenerato: oggi, la chiameremmo “demagogia”, o, ancor meglio, “populismo”). Nella concreta realtà di oggi, abbiamo comunque un panorama estremamente variegato di regimi, per cui ci sarebbe bisogno di un nuovo Aristotele (o almeno di un buon costituzionalista comparato), attento non soiltanto alle costituzioni formali, bensì anche a quelle “materiali”. In questo quadro comparatistico, ci accorgeremmo che oggi solo poche repubbliche sono relativamente democratiche e al contempo indipendenti (delle “democrazie sovrane”), come alcuni Stati dell’Europa centrale e orientale, dell’America Latina e del Sud-Est Asiatico (Sri-Lanka, Indonesia).

Nel resto del mondo, ritroviamo i regimi più vari: una teo-tecnocrazia (gli Stati Uniti); dei protettorati americani (come li chiama Brzezinski= la UE, i “Five Eyes”, il Giappone); un “socialismo con caratteristiche cinesi”(la Repubblica Popolare ); alcune “democrazie militari” (Russia, Palestina e Gaza); una decina di Repubbliche islamiche (Iran, Turchia, Pakistan, Yemen, Indonesia, Cecenia …); una ventina di monarchie islamiche (Marocco, Giordania, Arabia Saudita, monarchie del Golfo, Isole dell’ Oceano Indiano, Malaysia, Brunei…); una Repubblica induista (l’ India); uno “Stato ebraico” (Israele); alcune monarchie buddhiste (Bhutan, Thailandia) ; uno “una monarchia comunista” (Cambogia); qualche potere dinastico camuffato da repubblica (Siria, Corea del Nord); alcuni regni tribali (Swaziland, Tonga ); molte repubbliche tribali (quasi tutti gli Stati africani e polinesiani, l’Iraq, il Libano, la Bolivia, la Malaysia);alcune repubbliche socialiste (Nepal, Cuba, Venezuela); qualche dittatura di partito (Vietnam, Laos).


Queste 14 categorie potrebbero, volendo, essere raggruppate in gruppi più ristretti, analoghi a quelli aristotelici: monarchie limitate e Stati-canaglia; sistemi a partito unico e federazioni pluralistiche; repubbliche rappresentative e “Stati falliti”….Non si tratta, quindi, di una contrapposizione frontale fra due visioni del mondo (“l’Occidente e il resto” di Huntington), bensì di un mondo veramente pluralista (“poliedrico”, come ha detto il Papa, o “multifaceted” come si esprime recentemente la Commissione), dominato da una pluralità di sistemi, anche se tutti (o quasi tutti) si autodefiniscono “democratici”. Di qui, l’impossibilità tecnica di stilare una graduatoria di “maggiore o minore libertà” come fa quello che Canfora chiama il “Democratometro” di Freedom House..Semmai, si potrebbe redigere una tabella, che registrasse la presenza maggiore o minore di certe diverse caratteristiche nei vari sistemi, quali: indipendenza nazionale; libertà dal controllo digitale; esistenza di una società civile; libertà religiosa; libertà di pensiero; libertà di parola; libertà economica; accessibilità dei media; contendibilità del potere accademico; libertà di associazione; conformismo; stato di diritto; equità; solidarietà…


Certo, sfuma anche, e di molto, l’idea che la democrazia sia il regime in qualche modo “normale”, sulla base del quale tutti gli altri possono essere “misurati”, e che alla fine, con un criterio deterministico, tutti i regimi si allineeranno. Fa impressione dopo 17 anni rileggere “Il futuro della libertà” di Fareed Zakaria, il teorico della “democrazia illiberale”, che teorizzava la transizione della Cina alla democrazia rappresentativa, come unica alternativa al caos, mentre invece il caos c’è oggi piuttosto in America, non certo in CIna.


Diventa così più urgente che mai ideare un sistema di governance specifico per l’ Europa, che non sia la pedestre traduzione in Europa del casuale mix americano (che oggi tutti vogliono modificare), un sistema tratto dalle nostre tradizioni storiche e culturali, come avevo tentato di fare nel libro “Da Qin”, in cui avevo suggerito di trarre insegnamenti dall’esperienza della Svizzera, la quale, seppure a livello micro, come “in vitro”, ha saputo mantenere per seicento anni un vero sistema federale, ereditato in pratica dagli antichi Indoeuropei e sopravvissuto a Celti, Germani, feudalesimo, impero, Napoleone e guerra civile (il “Sonderbund”). Un federalismo coerente con il regime ancestrale degli Europei, quello delle infinite tribù e città :Schwytzerduetch, Svizzeri Romandi,Ticinesi , Walser,Ladini…Mentre noi, da Saint Pierre a Kant, da Coudenhove-Kalergi a Spinelli , continuiamo a parlarne, mentrte nessuno, salvo Duccio GAlimberti, ha neppure tentato di scrivere una vera costituzione, al contempo nazionale ed europea.

Pergamo, la città che Serse diede a Demarato quale ricompensa peer avere militato per la Persia contro la Grecia

5. Quali previsioni?


Dando per un momento per risolto il difficile problema della definizione dell’ essenza della democrazia, nel considerare il futuro della stessa in Europa, si può guardarvi tanto da un punto di vista meramente previsionale, quanto da quello operativo.


Dal punto di vista previsionale, ê chiaro che l’avanzare delle tecniche di controllo sta portando ovunque automaticamente a un potere più accentrato (come si vede nel caso della pandemia e in quello del Recovery Fund). Ciò sarebbe obiettivamente positivo nell’ ottica del breve-medio (accrescendo la resilienza delle varie società nella lotta contro i flagelli dell’ Umanità, ivi compreso l’”Impero Nascosto”dei GAFAM), ma ha conseguenze catastrofiche sul lungo, perché porta comunque al prevalere delle macchine intelligenti, attraverso la corsa per la supremazia fra USA e Cina, che implica già ora al militarizzazione (“weaponisation”) di ogni aspetto della vita sociale: dalla religione alla scienza; dalla cultura alla tecnologia; dal diritto all’economia: la “guerra Senza Limiti” lanciata da Bush Junior e teorizzata dai militari cinesi. Dall’America e dalla Cina, questa tendenza si estende, “a cascata” perfino ai Paesi che hanno esigenze simili e che quei due paesi leaders costringono a schierarsi (ad esempio, la UE o Hong Kong). Per ciò che ci riguarda, la “weaponisation” ha portato all’intensificarsi della propaganda occidentale che, dopo un periodo di relativa apertura, vuole ora letteralmente oscurare tutte le informazioni utili ed obiettive sui popoli diversi da quelli “occidentali”. E’ quel processo di “rivalità mimetica” denunziato da Gotti Tedeschi, che porta i Paesi “alleati contro la Cina” ad assomigliare sempre più a quest’ultima (il “Reverse Totalitariansm” di Wolin), e il misoneismo occidentalistico a copiare la “cancel culture” dei multiculturalisti americani.


Agli Europei è stata imposta così la “political correctness” americana, che c’impone di restringere enormemente le nostre opzioni politiche, sociali, culturali e perfino linguistiche, ammissibili (la “Finestra di Overton”), come pure la lotta alle “fake news” che assomiglia molto a una nuova, formidabile, censura, nelle mani di imprese private come FAcebook.


Anche i Paesi che vogliono mantenere la propria indipendenza a dispetto del conflitto fra le due superpotenze sono costretti a “militarizzarsi” per evitare di essere fagocitati. Esempi tipici: la Russia dopo i casi della Cecenia, della Georgia e dell’Ucraina, e la Turchia dopo il colpo di Stato.

Infatti, dopo che Elcin aveva ottenuto così pochi risultati nel tentativo d’ingraziarsi l’ Occidente con lo scioglimento anticipato dell’ URSS, le privatizzazioni selvagge, la semi-indipendenza della Cecenia, il disarmo nucleare e il tentativo di entrare in Europa, la Russia era giunta sull’ orlo dello smembramento, della liquidazione e della guerra civile, il “deep State” russo si era visto costretto a provocare l’ascesa di un leader più energico, capace di prevalere al contempo sui Ceceni, sugli oligarchi e sulle influenze occidentali.


Nello stesso modo i Turchi, dopo essere stati per 40 anni nell’ anticamera della UE e dopo avere eliminato per questo il regime militare, non hanno potuto fare a meno, visto che erano stati ricompensati con il colpo di Stato appoggiato dagli USA e tollerato dagli Europei, di conquistarsi una loro autonomia strategica (termine di Macron ora ripreso da Erdogan), come misura preventiva contro nuovi tentativi come quello di Energekon e di Gülen, rafforzando i poteri del Presidente e conducendo una politica internazionale e degli armamenti più aggressiva.


In piccolo, valgono anche i casi della Polonia e dell’ Ungheria, le cui recenti politiche condannate come “illiberali” (anche se riprese semplicemente da leggi americane, francesi o italiane), mirano in sostanza a ridurre le possibilità delle lobby internazionali (per esempio l’americana Open Society Foundation) di condizionare la politica ungherese e polacca nell’attuale fase di conflittualità geopolitica internazionale.


A oggi, purtroppo, tutte queste sacrosante aspirazioni alla resistenza
dell’umano contro l’invadenza dell’omologazione tecnologica non hanno trovato una soddisfacente base culturale e politica, limitandosi esse soprattutto al regresso verso la fase iniziale (e meno evidente) dell’omologazione moderna, quando, nell’ Ottocento, sotto la spinta dell’occidentalizzazione forzata, si erano cominciate ad esasperare alcune delle caratteristiche “tradizionali” delle diverse società (in Giappone “Wakon Yosei”, in India “Hind Swaraj”…), senza però alcun autentico sforzo d’innovazione.


Sempre sul piano previsionale, non si può non credere che tutte queste tendenze continueranno ad accentuarsi con l’ulteriore perfezionamento delle macchine intelligenti, le quali, da un lato, condizioneranno maggiormente la vita di tutti, e, dall’ altro, permetteranno guerre con costi umani ridotti, perché condotte fra macchine, o anche soltanto fra software (le “cyberguerre”). Il lato più preoccupante di tutto ciò è che, se le macchine riusciranno a farsi delegare tutte le attività belliche, diventeranno ancora più influenti di noi sulle grandi scelte politico-sociali, come influenti erano prima i generali e i servizi segreti.

L’Apocalisse è ora
  1. Libertà e illibertà nella Fine della Storia
    Alla luce di tutto ciò, l’intero impianto del pensiero politico tradizionale, elaborato per una società di uomini (e di donne), sta divenendo obsoleto, e l’unica disciplina politologica rilevante diverrà la cyber-etica, che però si sta sviluppando anch’essa in base a concezioni meccanicistiche, che nel rapporto uomo-macchina, privilegiano il lato macchinico. Parafrasando il gergo della “cyber-etica mainstream”, il peggiore “bias” che l’industria informatica sta trasmettendo alle macchine intelligenti è quello costituito dalla cultura materialistica e razionalistica dei guru informatici “californiani” (in realtà, sempre più texani), che tende a perpetuare e consolidare, attraverso la dittatura macchinica, la presente civiltà dell’ omologazione universale. Soprattutto, la società delle macchine intelligenti sta abolendo il “libero arbitrio”, a meno che non riusciamo ad educare una nuova classe dirigente libera e creativa, che sviluppi un rapporto proattivo con il mondo macchinico, riproponendo, contro le “routines” della Modernità, l’imprevedibilità e la gratuità dell’agire umano. Ora, come scrive giustamente Rizza, “Presupposto della democrazia – che è poi il presupposto Per ogni costruzione di città – è che l’uomo libero …dev’essere preservato”.
    Orbene, come mi sembra di avere dimostrato, è proprio questo presupposto ch’è venuto meno progressivamente da decenni, sì che ora viviamo in un mondo di “ mutanti”, teleguidati dai GAFAM, dai Big Data, dai servizi segreti, dai think tanks, dalle lobby, dai “gatekeepers”… E’ questa la ragione occulta della “fine delle grandi narrazioni” (Lyotard). Oramai, quando la setta dei tecnocrati ha raggiunto il suo obiettivo – la soggezione dell’uomo alle macchine-le finzioni delle ideologie (democratiche o meno) sono oramai divenute inutili, e non rimane altro che la nuda realtà del controllo totale.
    Può sembrare paradossale, ma il discorso “mainstream” contemporaneo, che pretenderebbe di esprimere uno “Zeitgeist” obiettivo, ê in realtà l’ultima, la più menzognera, di tutte le ideologie. Esso pecca innanzitutto per mancanza di storicità. Il pensiero politico post-moderno dovrà infatti smetterla di presentarsi falsamente “sub specie aeternitatis” (come la ricerca greca della “kallipolis”, la migliore fra le città, quasi che l’uomo postmoderno rappresentasse la condizione “naturale” dell’Umanità), per riconoscersi storico, o meglio, apocalittico, rispecchiando così finalmente la vera essenza del XXI Secolo. I post-moderni si collocano infatti tutti nella prospettiva, appunto, apocalittica, della “Fine della Storia”. In questo senso, essi sono eredi, come tutti noi, delle tradizioni culturali dell’escatologia occidentale. Come altrimenti si giustificherebbe la loro pretesa di palingenesi totale, che rovescia tutte le certezze dell’”Epoca Assiale” (perennità dei valori; gerarchie consolidate; spirito acquisitivo; guerra; familismo; maschilismo..:cfr. Ian Assmann: “Achsenzeit, Eine Archaeologie der Moderne”)?
    Ma, proprio se così è, è per essi imperdonabile d’essersi dimenticati che tutte le visioni apocalittiche concepiscono la fine della Storia non già come un fatto puntuale, bensì come un periodo (millenario) di lotte cosmiche (l’incatenamento di Angya Mannu, il Millennio, l’Anticristo…). C’ê una vera e propria storia dell’Apocalisse (che poi costituisce lo sfondo del pensiero di Hegel e di Marx, di Nietzsche e di Fiodorov, di Lunačarskij e di Kurzweil), all’ interno della quale la politica attuale, nell’ era della Singularity e della Guerra senza Limiti, deve riuscire a pensarsi.
    Chi vuole veramente battersi per la difesa della libertà in quest’era di scontro apocalittico deve impegnarsi su qualcuno dei molteplici fronti che impattano sul rapporto uomo-macchina: dalla riscoperta delle etiche tradizionali allo studio della cibernetica, dalla cyber-etica alla legislazione europea, dalle scienze strategiche e dal rapporto Europa-America alle normative sui GAFAM.
    Vi sono oramai infinite proposte di “codici di cyber-etica”, ma tutte, fino ad ora, risultano vuote e inutili, perché non affrontano nessuna delle questioni enumerate in queste pagine. Tutte partono dall’ erroneo presupposto che la cibernetica sia una cosa valorialmente neutra, la cui positività o negatività dev’essere valutata alla stregua degli obiettivi (umani) ch’essa persegue. Ma, come avevano intuito già Čapek, Heidegger, Anders, Asimov e Kurzweil, la cibernetica persegue propri obiettivi superumani, e, come ha messo correttamente in evidenza De Landa, essa si comporta verso l’Umanità come un qualunque altro parassita. Essa ne abita il corpo e soprattutto l’anima, nutrendosi di essi, e, grazie ad essi, diviene più forte.
    Il problema non ê che la cibernetica si comporti “bene”, bensì che non prenda il sopravvento su di noi, affermando propri fini contro quelli umani. Affinché ciò sia possibile, occorre rovesciare la trasformazione antropologica in corso, che vede la distruzione sistematica delle qualità umane, sintetizzabili nel concetto di “virtù”, in favore di qualità astratte, quali la ragione, l’unità e la stabilità. Per fare ciò, occorre che le “virtù” non vengano ridotte a un solo principio astratto (il “Nirvana”, la “legge”, il “monoteismo”, il “coraggio”, la “carità”, la “verità”…..), bensì siano vissute come forme di equilibrio fra i diversi principi di cui l’Umanità è fatta (“Mesotes”, “Zhong Gong”), conciliando in modo olistico le diverse virtù: questo conforterebbe e rafforzerebbe il ruolo centrale del pluralismo, e quindi della libertà, in una singola società locale così come nella società mondiale.
    Le proposte per una “Democrazia Europea” da formulare per la Conferenza sul Futuro dell’Europa dovranno affrontare in primo luogo questo problema. Infatti, come scritto nell’ultimo fascicolo del MIT, la Cyberetica è dipendente dalle concezioni etiche delle diverse tradizioni. Nel libro DA QIN avevo perciò suggerito di farlo tenendo bene sott’occhio l’esempio, strettamente europeo, del federalismo svizzero: un piccolo popolo di uomini liberi, e tuttavia non imbelli, bensì organizzati come un esercito permanente: neutrali non perché deboli, ma perché così forti da poterselo permettere.
La Guardia Svizzera costituisce il massimo riconoscimento
del valore secolare dei Confederati.

1/1/2021:SORPRESA!

LA CINA STA GIA’ ATTUANDO L’ACCORDO CON LA UE SUGLI INVESTIMENTI

La Cina è il primo depositante di brevetti internazionali

C’è qualcosa di stupefacente nel trattato fra UE e Cina siglato il 31/12/2020: nonostante ch’esso non sia ancora neppure reso pubblico nella sua integralità, e ch’esso debba ancora essere ratificato dal Parlamento Europeo e dall’ Assemblea del Popolo cinese, la Cina lo sta già in gran parte attuando, e andando, addirittura al di là del trattato stesso. Infatti, contemporaneamente alla firma del trattato, sta entrando in vigore un ampio “pacchetto” di nuove norme, che sta rifacendo  da cima a fondo tutto il diritto civile, commerciale e della proprietà intellettuale.

COSCO sta facendo del Pireo il più grande porto del mondo

1. Gli emendamenti alla legislazione sulla proprietà intellettuale:

Da noi è ancora diffuso il mito secondo cui i Cinesi “copierebbero” i prodotti occidentali e, per dirla con Trump “ruberebbero la loro proprietà  intellettuale”. Orbene, non solo nei settori dell’informatica, dell’ aerospaziale, delle telecomunicazioni, delle ferrovie e  automobilistico, la Cina  costituisce l‘assoluta avanguardia, ma, addirittura,  essa è il Paese con il maggior numero di brevetti sul piano mondiale. Quest’attenzione quasi ossessiva per la proprietà intellettuale è dimostrata dall’ ennesima riforma delle legge sui brevetti e sui diritti d’autore.

Vediamo succintamente le principali riforme in corso:

a.Brevetti: Sono stati allungati i termini della tutela, sono stati facilitati i brevetti farmaceutici e di progetto.

b.Diritto d’autore: L’indennizzo per la contraffazione può arrivare a 5 volte il danno provocato. Viene invertito l’onere della prova e rafforzati i poteri interdittivi del giudice.

c.Contabilità e fisco: Sono stati aggiornati i principi contabili e allungata la lista delle attività che godono di agevolazioni fiscali, che oggi superano le 1200.

E’ aperta ai commenti (secondo le prassi UE) la nuova legge sulla proprietà intellettuale
(il GDPR cinese)

2.Nuovo codice civile: Si è passata dall’ approccio “nordico” o “anglosassone” delle “grandi leggi”, a quello romanistico di un unico codice. Un grande contributo è stato dato dall’Università Tor Vergata di Roma.

3.Legge sulla privacy: E’ appena finita la consultazione pubblica sulla legge sulla privacy, ispirata al DGPR europeo. In questo senso, ha ragione Ursula von der Leyen, nell’ affermare che l’Unione Europea si pone (almeno in questo campo) quale “trendsetter del dibattito mondiale”. Peccato che, come dimostrato dalla seconda sentenza Schrems, il DGPR sia sistematicamente frustrato dall’applicazione extraterritoriale della legislazione americana (che si  applica anche ai dati acquisiti, processati o immagazzinati all’estero dalle multinazionali americane).

Oltre a quella americana, anche le leggi europea e cinese affermano la propria applicazione extraterritoriale. Peccato però che, mentre in Cina quest’applicazione è possibile perché la gran parte dei dati dei Cinesi è immagazzinata in Cina, o sotto controllo cinese, la grande maggioranza dei dati europei è immagazzinata in America, o sotto controllo americano, sì che, di fatto, ad essi si applica la legislazione americana, diametralmente opposta, che, anziché imporre la “privacy”, impone la sorveglianza di massa (per giunta, sui dati altrui).

La Volkswagen possiede da quest’anno le proprie fabbriche in Cina al 100%

4. I trattati sono per loro natura bilaterali e reciproci

Il dibattito in corso sull’accordo con la Cina sui giornali occidentali, fondato su considerazioni esclusivamente politiche, se non propagandistiche, dimostra una volta di più l’incapacità della nostra classe dirigente a comprendere, non diciamo a padroneggiare, questo XXI secolo.

Sicuramente, è doveroso che un dibattito vi sia. Infatti, non v’è dubbio sul fatto che il trattato sollevi molte e importanti questioni sul futuro, non solo della Cina e dell’ Europa, ma del mondo: che cosa significhino “multilateralismo”, “multiculturalismo” e “multipolarismo”; se oggi sia ancora lecito, come fa Biden, a proporre delle alleanze “contro” qualcuno; come può l’ Europa difendere la sua economia dalle barriere occulte imposte dall’ America (no ai missili intercontinentali, no alle piattaforme web, no alle grandi società di servizi) e dai colossi naturalmente popolanti il mega-mercato cinese.

Ed è anche vero che l’Europa fa bene, da un lato, a discutere con tutti, e, in particolare, con il Paese che di fatto si sta rivelando il più influente in questo XXI secolo, ma, dall’ altrio, a mantenere alto il livello del dibattito, dove sono in gioco il futuro dell’uomo, i suoi diritti, la sua salute, la difesa della natura. Una volta tanto, complimenti alla von der Leyen e a Michel (senza ignorare che dovranno ancora affrontare una dura battaglia in Parlamento).

Tuttavia, tutto ciò va fatto sulla base di una visione realistica dei fatti: tecnici, economici, sociali, ma prima di tutto, culturali, filosofici e storici.

Intanto, i trattati sono per loro natura bilaterali e reciproci, altrimenti torneremmo ai “Trattati Ineguali” di cui tanto si lamentano i Cinesi. Invece, qui sembrerebbe che il principale obiettivo del trattato avrebbe dovuto essere quello d’imporre alla Cina strutture economiche ch’essa esita ad adottare, principi giuridici ch’essa non intende accettare, e, infine, un indebolimento della propria competitività complessiva, che sarebbe comunque inaccettabile per chicchessia. Se questo fosse stato l’obiettivo, la Cina non l’avrebbe certo accettato, perché i trattati debbono giovare ad entrambi i contraenti (“essere win-win”).

In realtà, il trattato non si limita a imporre alla Cina riforme (che tra l’altro la Cina sta già attuando), bensì chiede garanzie anche all’ Europa: in particolare la garanzia di poter investire in Europa, senza essere attaccati e danneggiati sotto vari pretesti, come nel caso dei porti italiani, delle Huawei e della ferrovia Belgrado-Budapest e del ponte di Peljesac.

Garanzie che servono subito, se riteniamo utile per l’economia che i Cinesi investano sui porti italiani e sull’ IVECO, e che non siano cacciati dal mercato europeo delle telecomunicazioni, rovinando, prima di tutto, l’industria europea che con essi collabora (come la Ericson, che ha addirittura minacciato di lasciare la Svezia se questa dovesse accedere al bando di Huawei.

La Cina e l’India sono state da sempre i maggiori produttori del mondo

5.La Cina spiazza l’Occidente

E, infatti, le cose non stanno certo come le descrive il mainstream. La Cina sta producendo molte più trasformazioni di quelle che stia realizzando l’ Europa, e lo fa in modo molto deciso, efficace e al contempo utile per se stessa. Il nocciolo centrale di queste trasformazioni sta nell’inserirsi criticamente nei trends in corso in Occidente, ma addirittura “scavalcando” (“leapfrogging”) i propri concorrenti sul loro stesso terreno. Per questo, essa supera tutte le supposizioni degli Occidentali, e le rende di fatto  irrilevanti nel momento stesso in cui le avvera. Quello che gli Occidentali chiedono, lo sta già facendo, ma i risultati non sono quelli attesi, perché gli Occidentali non hanno mai capito come stanno veramente le cose.

Questa crescita inevitabile,  viene descritta, strumentalmente, come una sorta di imposizione al resto del mondo, ma, a parte il suo carattere “naturale” (data la dimensione della Cina), essa si può rivelare come una benedizione per  il resto del mondo, perché rimette in circolo quei valori e quegli atteggiamenti propri dell’ Epoca Assiale (cfr. Jaspers, Assmann), che furono condivisi per millenni dalle civiltà estremo-orientale, medio-orientali, indica, classica e giudaico-cristiana, e che il postumanesimo vorrebbe (inutilmente) cancellare. Solo l’ alleanza fra quelle tradizioni culturali potrà dare all’ Umanità la forza di non macchinizzarsi, bensì di “ringiovanire”(come dice Xi), per affrontare insieme l’urto delle macchine intelligenti, come fanno gli eroi delle “anime” giapponesi.

6.Come “leggere” il Trattato?

La stupefacente durata delle trattative per il CAI  rivela la tetragona volontà di quanti, in Cina e in Europa, l’hanno voluto in tutti questi anni (in primo luogo, Angela Merkel). Forse più numerosi di quanto non si pensi. Ma fa immaginare anche quanto sia stato difficile aggiornarlo al continuo cambiamento degli scenari. Nel frattempo, la Cina, da Paese in via di rapida industrializzazione, è divenuto un Paese altamente industrializzato, che sta cancellando la povertà e raggiungendo le vette della civiltà tecnologica. Se, all’inizio, l’Europa le applicava parametri tratti dalle prassi dell’aiuto allo sviluppo e degli ACP, oggi, essa è costretta a fare le ben diverse  rivendicazioni, perchè oggi è l’Europa il Paese in via di rapida deindustrializzazione

Ne consegue che le rivendicazioni che l’Europa non poteva non fare sette anni fa, contro il “dumping sociale”, contro la pirateria brevettuale, contro i privilegi delle imprese di Stato, non hanno oggi più senso. Oggi, la competizione con la Cina non è più sul costo del lavoro, bensì sulle economie di sistema, sull’ efficienza, sull’alta tecnologia…Ma,andando ancor più in fondo, non c’è più competizione. Proprio perché l’Europa e la Cina di oggi sono così diverse, c’è fra loro un’impressionante complementarietà:

-se l’ Europa perde popolazione e non sa dove vendere i suoi prodotti, la Cina è il Paese più popoloso del mondo, dove più di un miliardo di persone si stanno aprendo ai prodotti sofisticati  classicamente europei;

-se la Cina ha degl’imbattibili colossi dell’ alta tecnologia (Huawei, ZTE, Alibaba, Tencent, Baidu), l’ Europa non ne ha più praticamente nessuno, sì che ha bisogno di partners, o almeno di diversificare il proprio parco fornitori.

31/12/2020:ACCORDO UE-CINA

Da molti anni il PIL italiano ha uno dei peggiori andamenti nel mondo

Il nuovo anno si apre in un clima d’ inedita cordialità fra Europa e Cina.Il  30 dicembre, ultimo giorno della presidenza tedesca, l’Unione Europea, rappresentata dal Presidente del Consiglio europeo Charles Michel, e dalla Presidentessa della Commissione, Ursula von der Leyen, e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, hanno concluso in via telematica il tanto atteso, e, al contempo, controverso, Accordo Comprensivo sugli Investimenti (CAI), destinato a proteggere e disciplinare gl’investimenti europei in Cina e quelli cinesi in Europa. Il testo redatto in tutte le lingue dell’Unione è in via di preparazione da parte dei servizi della Commissione, ma la firma definitiva è prevista appena nel 2022. Anche il Parlamento Europeo dovrà dire la sua parola, e non sono escluse sorprese.

Come ben noto, il tema è controverso, da un lato per le diverse valutazioni che ciascun attore dà della situazione attuale degl’investimenti esteri nelle due aree, e anche per il legame che gli Stati Uniti pretenderebbero  s’instaurasse fra i trattati commerciali e più generali questioni ideologiche e geopolitiche. Il segretario Sullivan, del “governo ombra” del neoeletto presidente Joe Biden, ha infatti criticato l’accordo, perché, a suo dire, si sarebbero dovute svolgere consultazioni con gli Stati Uniti. Con la sua decisione, l’Unione ha dato invece prova di autonomia, smentendo una politica americana volta, non da oggi, ad allontanare la Cina dall’ Europa, e, comunque, rifiutando ingerenze nella propria sovranità internazionale.

Più precisamente, si tratta di una conferma della tradizionale “politica dei due forni” degli Europei, inaugurata dal Generale de Gaulle con il suo viaggio a Mosca, e proseguita con l’incontro a tre fra Chirac, Schroeder e Putin a Danzica, per finire con le aperture verso la “Nuova Via della Seta”,  con cui gli Europei, pur riconoscendo come inevitabile la loro posizione di tipo neo-coloniale nei confronti degli Stati Uniti, si permettono di tanto in tanto d’intrattenere rapporti con avversari degli stessi USA, in genere per strappare qualche (spesso modesta), concessione.

Oggi, limitare la propria indipendenza a questi “giri di valzer” sarebbe gravemente sbagliato, visto che le poste in gioco sono molto più elevate che in passato: la presa del potere da parte delle macchine intelligenti, la IIIa Guerra Mondiale…, per le quali s’impone una presa di posizione molto energica dell’ Europa, distinta da quella, assolutamente connivente, dell’ America. Perfino la Cina si è dimostrata ben più energica dell’Occidente contro lo strapotere delle “proprie” piattaforme web,  mentre noi le tolleriamo tutte, pur essendo tutte straniere e sottraendo all’ Europa enormi risorse. Per questo, vogliamo sperare che questo accordo inauguri una fase di reale equidistanza dell’ Europa non solo fra gli USA e la Cina, ma anche nei rapporti con gli altri soggetti autonomi sulla scena mondiale, come la Russia, l’Iran e la Turchia, e che i governi di tutto il mondo si accordino per port fine allo strapotere delle multinazionali.

De Gaulle è un eroe per i Russi e i Cinesi

1.I principali contenuti dell’ accordo

Non essendo disponibile il testo del nuovo trattato, ne possiamo parlare solo in termini generali. Esso prescrive una maggiore apertura e trasparenza dei mercati delle parti contraenti, tutelando e  incrementando gl’investimenti  europei in Cina (come quello dell’ IVECO e della Volkswagen), e quelli  cinesi in Europa, come quelli in varie case automobilistiche, nei porti e nella Pirelli.

Con ciò, esso costituisce una sorta di continuazione della Belt and Road Initiative (la “Nuova Via della Seta”, a cui hanno aderito vari Paesi europei fra cui l’ Italia), nonché di altri paralleli accordi stipulati di recente dalla Cina, come il Regional Comprehensive Economic Partnership, or RCEP, il nuovo trattato fra tutti i Paesi dell’ Asia Orientale e dell’Oceania, fra cui anche il Giappone e l’ Australia.

Gl’investimenti cinesi in Europa ammontano a 113 miliardi circa, mentre quelli dell’Unione Europea in Cina hanno superato i 150 milioni di Euro, restando però modesti in confronto alle dimensioni e al potenziale enormi dell’ economia cinese, che si accrescono enormemente in seguito all’ enfasi posta, dal nuovo piano quinquennale, sul mercato interno e sulle province occidentali.

Il nuovo trattato sarà il più ambizioso, fra quelli sugl’investimenti, che la Cina abbia mai firmato con un altro paese. Vediamo rapidamente alcuni dei suoi aspetti più significativi:

-nel campo manifatturiero, la libertà d’ investimento che il trattato concede alle imprese straniere è massima. In particolare, la Cina ha accettato di rimuovere gradualmente l’obbligo di operare in joint venture con un partner locale. Si noti che il gruppo Volkswagen aveva già acquistato quest’anno dai propri partners la loro quota, e opera oramai direttamente sul mercato cinese.

-in  campo tecnologico, risulta vietata l’imposizione (che un tempo esisteva anche in Paesi europei, come la Spagna, e in parte esiste ancora nell’ antitrust europeo), del trasferimento del know-how licenziato  al licenziatario nazionale, e in generale di limiti alla libertà contrattuale delle parti;

-nel campo portuale, laChina permetterà gl’investimenti europei nelle attività ausiliarie a terra, sì che le imprese dell’Unione potranno investire senza restrizioni nello handling, nello stoccaggio dei containers, nelle agenzie marittime, facendo ciosì il paio con quanto stanno facendo le imprese cinesi al Pireo, a Trieste, a Vado, a Duisburg…;

-la Cina si è impegnata a non abbassare, per attrarre gl’investimenti, il livello delle garanzie lavoristiche ed ambientali, e a non utilizzare le norme lavoristiche e ambientali come forme di protezionismo (anche se i due principi sembrano a prima vista contraddittori);

-nel campo dell’ambiente e del clima, il trattato prevede l’impegno di dare effettiva attuazione all’ Accordi di Parigi;

-la  Cina si è impegnata a ratificare le convenzioni dell’ Organizzazione Mondiale del Lavoro, in particolare contro il lavoro forzato (anche se la Cina nega che vi sia nel Paese il lavoro forzato).

Si noti che le maggiori concessioni sono state fatte dalla Cina, anche se, in 7 anni, tanti quanti sono stati quelli delle trattative, la Cina (contrariamente all’ Europa) è cambiata radicalmente, sì che, mentre all’ inizio il rischio di “furti di tecnologia europea” da parte di imprese cinesi poteva essere motivato, oggi è l’Europa ad avere bisogno di iniezioni di tecnologia per poter superare la sua arretratezza (per esempio, nell’ informatica, nell’aerospaziale, nell’ ingegneria quantica e nelle criptovalute), mentre la Cina, lungi dall’ essere una “ladra di tecnologia” è oggi la titolare del maggio numero di nuovi brevetti. Quindi, più che concessioni, si tratta di prese d’atto di una situazione oramai rovesciata.

In ogni caso, buona parte di queste concessioni sono già contenute nell’accordo bilaterale della “Fase I”, firmato da Trump e sono quindi quasi un atto dovuto, sicché il significato dell’ acciordo è soprattutto politico, in quanto esclude un “asse” Europa-USA contro la Cina nelle future trattative multilaterali.

Dopo aver preso nota delle obiezioni che da molti sono state sollevate verso il trattato, vedo anch’io in quest’ultimo un limite culturale della parte europea: se il trattato è stato concepito come una spinta, nei confronti degli Stati Uniti, perché  ritornino anch’essi a negoziare con Europa e Cina su un piano di parità e in uno spirito di libero commercio mondiale, allora, l’impostazione eccessivamente liberistica del trattato potrebbe  ritorcersi contro l’Europa, la quale, con la sua arretratezza tecnologica, è la prima ad avere bisogno di una forte industria nazionale sostenuta dal settore pubblico, per rimediare ai “fallimenti del mercato” che ci hanno ridotto nello stato pietoso in cui oggi ci troviamo (vedi grafici).Mentre non ne hanno più bisogno, né gli USA, né la Cina, che hanno costruito nei decenni un potere economico indistruttibile, inestricabilmente connesso alla politica e al militare.

Più in generale, l’Europa dovrebbe rivisitare tutta la sua nozione di “mercato”, rimasta arretrata di almeno 100 anni, la quale non tiene conto , né dell’ informatica, né della “guerra senza limiti”, né nella globalizzazione…

L’incontro di Kaliningrad, il primo caso di vertice europeo anti-americano

2.Le funzioni concrete del trattato

Comunque sia, per i Paesi europei  che, dopo decenni di crescita lentissima, stanno ancora soffrendo di tutti gli effetti della pandemia, l’incremento dell’ interscambio con la Cina costituisce una indispensabile boccata d’aria, aprendo agli esportatori  l’ingente crescente e crescente mercato interno della Cina, fornendo occasioni di investimento comune e sviluppando le enormi potenzialità di collaborazione nella cultura, nella tecnologia e nel turismo. Infatti, la Cina, uscita molto presto dalla crisi, è l’unico Paese che termini il 2020 con una crescita del PIL, seppure modesta (si calcola del 3% circa), e che quindi possa alimentare oggi flussi massicci di import, così necessari per la nostra economia, che, di converso, è da decenni il fanalino di coda dell’Europa e del mondo intero (cfr. grafico).

Inoltre, la Cina, con le sue eccellenze nei settori tecnologici di punta (come supercomputer, aerospaziale, rivoluzione verde, digitalizzazione, valuta elettronica) può fornire agli Europei uno stimolo alla modernizzazione e un’alternativa ai GAFAM (Google, Apple, Facebook,Amazon e Microsoft), che proprio in questi giorni stanno rafforzando il loro dominio sull’ economia mondiale, a dispetto delle velleità regolatorie dei vari Governi, sempre frustrate nei tribunali e/o in sede politica. Ed è ben per questo che l’America vede ogni ravvicinamento fra l’Europa e la Cina come fumo negli occhi. Solo grazie ai commerci con la Cina l’Europa potrebbe recuperare la china che l’ha portata a una situazione di assoluta subordinazione verso l’America all’ interno di un Occidente che sarebbe naturalmente a guida europea.

Per le piccole e medie imprese, che lamentano le loro intrinseche difficoltà a confrontarsi  con un mercato enorme come quello cinese, l’accordo costituisce uno stimolo a consorziarsi, con imprese complementari italiane e europee, realizzando con ciò stesso un  comunque indispensabile salto di qualità. E tuttavia, anche questo è un ulteriore elemento che ci fa riflettere sull’assurdità dell’ accanimento della UE contro le imprese pubbliche, le quali non sono affatto vietate, ma, anzi, sono previste tanto dal diritto europeo, quanto dalla Costituzione italiana, con particolare riguardo alle funzioni d’interesse comune. Orbene, tutti i settori in cui si richiederebbero nuove imprese, e in cui i privati non vogliono investire, sono quelle in cui si gestiscono interessi pubblici, e dove pertanto, come ha spiegato brillantemente Marianna Mazzuccato, non può valere un’ottica di puro profitto. Si tratta in particolare della cultura, della ricerca, della difesa, dell’informatica, delle infrastrutture, dove la forza dei nostri concorrenti deriva proprio di avere alle spalle decenni, se non secoli, di supporto del settore pubblico e di commesse pubbliche (cfr. p.es. General Electric, Boeing, Lockhead, IBM, Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft, ZTE, Huawei, Gazprom, Rosneft, Rostec). Dubito che semplici federazioni di piccole imprese, come GAIA-X, siano in grado di fare concorrenza a questi colossi sui mercati mondiali.

Perfino nel settore dell’agricoltura gli accordi internazionali con la Cina come quelli di cui stiamo parlando possono essere  sviluppati solo da imprese di dimensioni ciclopiche, come dimostrano gli enormi vantaggi conseguiti, grazie agli accordi di Trump con la Cina, dai grandi produttori americani sui piccoli coltivatori europei, o, ancor più esplicitamente, dalla riforestazione del Gansu, che ha costretto a rastrellare milioni di alberi in tutta Europa.

L’accordo pone fine alle immotivate polemiche di alcuni Europei, che accusavano l’Italia di unilateralismo per avere firmato, con il Ministro Di Maio,  il memorandum della Belt and Road Initiative (mentre altri Paesi avevano già aderito, senza polemiche,  a iniziative cinesi equivalenti). D’ora in avanti, almeno, non si potrà più affermare che intrattenere rapporti commerciali con la Cina significhi rompere l’unità dell’Unione, visto che è l’Unione stessa favorire gl’investimenti reciproci, che sono un interesse primario del nostro Continente. Tra l’altro, giacché il nuovo trattato non si occupa della disciplina del contenzioso, restano in vigore, su questo argomento, in attesa di un nuovo trattato, i preesistenti accordi con gli Stati membri.

Ma, soprattutto, è ora l’Italia a potersi, e doversi, lamentare per il comportamento unilaterale di alcuni Stati membri e Istituzioni, che si sono permessi di concludere un accordo così importante con una procedura atipica non solo per la forma (suggerita dalla pandemia) della teleconference, ma anche e soprattutto per la partecipazione alla riunione del Presidente francese Macron, che non ha alcun titolo giuridico a partecipare alla conclusione di una trattativa di questo tipo, a cui avrebbe dovuto essere associato semmai l’Alto Rappresentante Borrell.

Si noti poi che l’accordo serve anche come ratifica a posteriori dell’operato delle autorità cinesi che, in anticipo sul trattato, hanno permesso alla Volkswagen di portare al 100% la sua partecipazione nelle joint-ventures. Il che è un’ottima cosa anche per l’ Italia, ma non può essere fatto sempre e comunque a favore delle sole imprese dei Paesi più forti.

Mariana Mazzucato: lo Stato imprenditore non serve solo a distribuire mance,
ma soprattutto a rafforzare l’economia nazionale

3.L’Italia e l’interscambio UE-Cina

Certo, l’Italia non ha in Cina molti investimenti  importanti che valgano la pena di essere incrementati, e questo perché l’Italia non ha (più, e per sua colpa) grandi Konzerne come quelli cinesi e americani, ma anche solo come quelli tedeschi e francesi. Una ragion per cui, per difendere il nostro diritto di rafforzare le nostre eccellenze, per esempio nel settore cantieristico, anche mediante fusioni e investimenti pubblici, senza essere sempre ostacolati dall’ Antitrust europeo, lo stesso che permette praticamente tutto ai GAFAM, e che quindi andrebbe totalmente rinnovato.

Purtroppo, la nostra presenza sul mercato cinese è modesta (13 miliardi di Euro), infinitamente modesta rispetto alle dimensioni del mercato stesso, dei buoni rapporti politici e delle affinità culturali.

Intanto ,il nuovo trattato agevolerà  i subfornitori italiani dell’ industria automobilistica  tedesca, che è al centro del nuovo trattato.
Come osserva, su “il Sole 24 Ore”, Giuliano Noci, il nuovo trattato, che non è sull’import-export, bensì sulla protezione degl’investimenti, richiede al Governo e alle nostre aziende un cambio di visione della Cina, coerente con le trasformazioni subite da quel Paese: “capitalizzare su quel mercato un’eventuale presenza produttiva locale non tanto per un obiettivo di riduzione dei costi (ad oggi non più perseguibile)  quanto piuttosto in una logica di asservimento di un’area geopolitica di grande rilevanza per quanto riguarda la crescita della domanda: in questo senso, la recente stipula del Regional Economic Comprehensive Partnership – che ha creato un’area di quasi libero scambio comparabile con quella europea – è un’opportunità che le nostre imprese non possono lasciarsi sfuggire. Sul piano politico, è invece richiesto al Governo una visione: infrastrutturale per quanto sopra evidenziato e industriale: non possiamo infatti dimenticare che il mercato cinese (e non solo) sono sempre più sofisticati sul fronte digitale e noi siamo purtroppo ultimi in Europa per competenze digitali.”

Ora, visto che gli ostacoli politici sembrano caduti, sarebbe il caso che l’Italia rivitalizzasse il MOU del 2019, portando avanti tutte le cooperazioni previste, per esempio nei campi culturale e delle infrastrutture, e riprendesse anche quei settori ch’erano stati originariamente indicati, come le telecomunicazioni, poi abbandonati per tenere conto delle critiche più o meno genuine, alle quali potremo ora rispondere con il supporto dell’Europa.

Soprattutto, s’impone un’intensissima azione d’informazione e di promozione nei due sensi, in campo culturale, tecnologico, turistico, delle infrastrutture, ma anche sui meccanismi stessi dei trattati, sulle loro implicazioni manageriali e giuridiche, comprensive dei meccanismi specifici degl’investimenti, nelle loro implicazioni societarie, fiscali, lavoristiche e processuali.

Infine, all’ interno del Recovery Plan oggi in discussione, una parte importante dovrebbe essere dedicata ad attività volte a implementare il CAI, con azioni culturali e investimenti comuni con la Cina, come per esempio azioni comuni sui mercati terzi, quali previsti dal vecchio MOU, e, soprattutto, la nascita di nuove imprese tecnologiche utilizzando know-how cinese.

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Riccardo Lala

IN MEMORIA DI VALERY GISCARD D’ESTAING

De Gaulle e Giscard, amici-nemici

E’ morto, il 3 dicembre, Valéry Giscard d’Estaing, ex presidente francese ed ex presidente della Convenzione sul Futuro dell’Europa, la quale  aveva predisposto quella Costituzione Europea ch’era poi stata bocciata dagli elettori francesi e olandesi.

Il giudizio storico come presidente francese e come presidente della Convenzione non può essere che molto diverso. Infatti, certamente, come ricordato da Emmanuel Macron,  il settennato di Giscard, pur non essendo questi gollista, aveva coinciso con un periodo in cui la Francia aveva proseguito lungo la strada già tracciata dal Generale De Gaulle, soprattutto con la creazione dei pochi, anzi degli unici, “progetti europei” effettivamente realizzati.

Inoltre, Giscard d’ Estaing era stato l’unico a lanciare l’idea di una “Europe Puissance ”, diversa dall’”Europa delle Patrie”, anche se con essa strettamente imparentata.

Giustamente Macron ha affermato con chiarezza, nella propria commemorazione, che la Francia si è sempre situata, dopo di lui,  nel solco di quanto seminato da Giscard stesso. Pensiamo soprattutto al concetto di ”Autonomie Stratégique Européenne”, che Macron è riuscito ad affermare talmente, nel discorso politico europeo, da farlo  adottare dal Presidente Europeo Michel, dall’Alto rappresentante Borrell, dal Commissario Macron, dal Ministro tedesco Altmaier, da quello francese Le Maire e dalla ministra italiana Pisano. Concetto che altro non è se non la riedizione aggiornata del concetto giscardiano di “Europe Puissance”.

E, in effetti, il progetto europeo che noi stessi stiamo tentando di delineare, che comprende elementi di continuità storica, di federalismo integrale, di laicità non laicistica, di decisionismo, incorpora infiniti aspetti della  “ideologia francese” (il realismo politico, l’assertività, la fusione del civile e del militare, lo Stato culturale, la programmazione operativa, la “cospirazione nel pubblico interesse”, la Force de Frappe,  i Campioni Europei), anche se pretende di superarlo e di andare molto più in là..

Infatti, il nostro modello non può esaurirsi nello schema gollista-giscardiano, già obsoleto negli Anni ’70, ma oggi ulteriormente sminuito dalla persistenta mancata reazione europea alla caduta del Muro, alla Società della Sorveglianza, all’avanzata del Mondo Extraeuropeo…

Più che una Costituzione, ci vorrebbe una Dichiarazione d’ Indipendenza

1.Una Costituzione con i piedi di argilla

Purtroppo, il tentativo di scrivere la Costituzione Europea, anziché una risposta tempestiva a quelle nuove sfide, era stato l’ennesima dimostrazione di come le generazioni postbelliche, nonostante tutte le loro retoriche, non siano all’ altezza del compito immane, ma improrogabile, dell’Europa, di darsi il proprio specifico regime  per il XXI Secolo.

Innanzitutto, per la debolezza del loro impianto culturale, fondato su un bricolage “antologico” (l’“occasionalismo politico”) di slogans (democrazia, classicità, illuminismo, modernità), a cui non corrisponde una reale consapevolezza storico-filosofica, e, spesso, neppure un riscontro fattuale.

Basti ricordare che, come  messo in rilievo da Canfora, la citazione “in exergo” della Costituzione della frase di Tucidide che cita la democrazia è mistificante sotto moltissimi aspetti. Non soltanto perché la “democrazia” di Pericle, a cui Tucidide fa pronunziare la frase stessa, non ha praticamente nulla in comune con la nostra, ma poi anche perché Pericle stesso dice con quella frase che si tratta di un regime rifiutato da tutti gli altri Greci, e inoltre lo dice in modo ambiguo (“chiamiamo democrazia..”), lasciando intendere di non crederci neppure lui, e soprattutto che non ci credesse Tucidide.

Lo stesso equivoco per la classicità, che, come noto, non è certo fatta soltanto di statue di Fidia e di templi dorici, bensì anche dei misteri, dello spirito dionisiaco, della tragedia, del “Rex Nemorensis”…, e  per l’ Illuminismo, di cui fanno parte a tutti gli effetti la dissertazione  di Rousseau  per l’ Accademia di Digione, il “Despotisme de la Chine” di Quesnais e il “Rescrit de l’ empereur de la Chine” di Voltaire, oltre che la notissima “Dialettica dell’ Illuminismo” di Horkheimer e Adorno.

Quanto alla Modernità, la Costituzione di Giscard non teneva assolutamente conto, né della radicale critica nietzscheana, né della psicanalisi, né del pessimismo culturale, né della polemica da parte della Chiesa sull’ “Identità Cristiana”.

Nel collage della Costituzione giscardiana mancava il filo conduttore critico della Dialettica dell’ Illuminismo

2.Mancanza di un disegno istituzionale

L’Europa è certamente un campo di sperimentazione  vasto, accidentato e affascinante per il costituzionalismo del XXI Secolo. Intanto, per le sue radici poliedriche, che si risalgono fino a un federalismo tribale ancestrale che riemerge carsicamente nei secoli(ed oggi più che mai, con Brexit e Catalogna, Grecia e Turchia, Polonia e Ungheria, Russia e Ucraina, nordici e sovranisti..), che continua con una concezione pluralistica dell’ impero, e sbocca, oggi, finalmente, in una sostanziale ambiguità fra Occidente, America, Europa, Macroregioni, Stati Membri, Regioni europee..

La Costituzione approvata dalla Convenzione e bocciata nel 2005 dagli elettori non affrontava minimamente questa complessità, limitandosi a un abnorme “collage” (di 500 articoli ), di tutti gli atti normativi pregressi delle Comunità Europee (fossero essi di natura internazionale, soprannazionale, costituzionale, amministrativa o civilistica). Non si trattava certo di una “norma fondamentale”, bensì di un vero e proprio codice.

Né si poneva la questione giuridica della scelta fra una costituzione scritta e una costituzione consuetudinaria, come quelle inglese e israeliana, né quella di una necessaria rottura istituzionale (visto che aveva comunque la forma di un trattato, non già di una costituzione). Né, infine,  quella di una scelta filosofica, come quella che (anche qui, con non grande fiuto) avrebbe voluto Benedetto XVI (“autogoal”, questo, della Chiesa).

Sarebbe stata ben più efficace la Costituzione Europea scritta da Duccio Galimberti il primo giorno della Resistenza.

Infine, la Costituzione proposta non affrontava le grandi domande della costruzione europea: a chi spetta “decidere sullo Stato di Eccezione”(vedi Covid)? chi comanderà l’esercito europeo? come si garantisce la coerenza  fra le politiche economiche (vedi Recovery Fund, MES, SURE…)?…

La Costituzione del 2005 è uno dei molti esempi di ciò che l’ Europa non deve più ripetere, come farsi travolgere da questioni teologiche (come il Dictatus Papae, lo Scisma d’ Oriente, le Crociate e le Guerre di Religione), l’affermazione di una “Grande Nation” conquistatrice (Napoleone, Hitler), l’egemonia di una parte d’ Europa (l’”Arroganza Romano-Germanica” di Trubeckoj), sulle altre parti del Continente (Orientale, Mediterranea).

L’azione per di De Gaulle e di Giscard per l’indipendenza dell’ Europa era stata comunque fin troppo debole, tant’è vero che Friedman aveva scritto sull’ International Herald Tribune che non intaccavano gl’interessi strategici americani. Quella di Macron e di alcuni vertici dell’ Unione che lo seguono, come Michel, Borrell e Breton, rischia di esserlo altrettanto. .Oggi vediamo infatti che, dopo tante declamazioni sull’ “autonomia strategica dell’ Europa”,alcuni, come il leader PPE Manfred Weber, parlano già di “un’alleanza fra America ed Europa contro la Cina” proprio quando quest’ultima è divenuta il pr solo grazie al mercato cinese.

Nello stesso modo, Gaia-X, partita con l’idea di contrastare il Cloud-Act, viene di fatto in gran parte monopolizzata dai GAFAM.Come scrive  Clothilde Goujard su Wired, “La battaglia pià dura potrebbe essere quella all’ interno della Commissione,” dice Johan Bjerkem, analista dello European Policy Centre di Bruxelles. “La delega al digitale del francese Breton si sovrappone con quella del vice-presidente operativo, responsabile spremo per l’ antitrust, Margrethe Vestager, con più potere di Breton ed uno stile diverso-“…

I tentativi di ricostruire l’Europa sulla base dell’ attuale Unione si sono rivelati meno concreti di quelli dei profeti degli anni ’30 e ’40

3. Non ripetere gli stessi errori della Convenzione

La Conferenza, che Ursula von der Leyen aveva inserito nel suo programma nel 2018, e che avrebbe dovuto cominciare a Dubrovnik nel 2019, non s’è fatta neppure nel 2020, e non sembra che nessuno abbia alcuna fretta di farla.

In realtà, la neo-battezzata Unione Europea ha subito, dopo la bocciatura, nel 2005, della proposta di Costituzione, altre gravi sconfitte, come il fallimento dell’ allargamento alle Repubbliche ex sovietiche, la repressione in Catalogna, il superamento tecnologico ed economico da parte della Cina, la spartizione del Mediterraneo fra la Russia e le potenze islamiche, i dazi americani, la crisi Covid, l’ingestibilità del GDPR, la “Hard Brexit” e la ribellione dei Paesi di Visegràd.

Di fronte a questi fallimenti, nessuno ha fatto la necessaria autocritica, ed, invece, si continua a mantenere un tono trionfalistico senz’alcun riscontro nei fatti. “70 anni di pace”, “il livello di vita europeo”, l’”economia sociale di mercato”, “lo Stato di Diritto” sono formule vuote, a cui non corrisponde talvolta, nella UE, perfino nessuna concreta realtà.

Di fronte alle infinite guerre in cui siamo coinvolti (spesso nostro malgrado), all’invito sempre più pressante a predisporci a una guerra un po’ contro tutti a difesa dell’ “Occidente”, alla continua discesa del nostro PIL rispetto alla media mondiale, al capitalismo della sorveglianza, alle enormità costituite da Assange, dai “non cittadini” dei Paesi Baltici, dal Governo catalano in prigione, risulta impressionante come i vertici europei abbiano il coraggio di fare continuamente prediche a tutti gli altri Paesi del mondo senza curarsi di rimediare alle proprie pecche: “non guardare la pagliuzza nell’ occhio del vicino anziché la trave che c’è nel tuo!”

La Conferenza sul Futuro dell’ Europa dovrà scrivere una forma di Patto Costituzionale (non necessariamente una Costituzione, meglio una Dichiarazione d’Indipendenza), che affronti con occhio nuovo tutti questi temi, andando alla radice degli stessi, che sta nel carattere apocalittico della società postmoderna, che non può essere governata con i principi dell’era moderna, cioè industriale, bensì solo in un’ottica “catecontica”, come scriveva il compianto Pietro Barcellona.


 [LR1]

THE BATTLE FOR EUROPE’S STRATEGICAL AUTONOMY

SECOND PART:JOINT RESPONSES TO THE OPEN CONSULTATIONS OF THE EDPB AND OF THE EUROPEAN COMMISSION ON THE NEW GOVERNANCE OF INTERNATIONAL DATA TRANSFERS

Commissioner Macron, responsible for the Internal Market, has sponsored, together with France and Germany, Gaia-X

Accompanying letter to EU Institutions:

To:

The European Commissioner Thierry Breton

c.c.

the President of the European Commission, Ursula von der Leyen

the President of the European Parliament, David Sassoli

the European Commissioner Margarethe Vestager

The European Commissioner Maria Gabriel

The European Commissioner Věra Jourová

The European Commissioner Paolo Gentiloni

Mr. Martin Bailey

Mr. Jorge Remuiñan-Suàrez

Mr. Sandro D’ Elia

Feedback of Associazione Culturale Diàlexis to the Gaia-X Summit, as well as to the calls on the EDPB recommendations 1/ 2000 and the Commission Implementing Decision on the new Standard Contractual Clauses

Honourable Commissioner,

Following to the previous mail exchange with you and all other concerned authorities, we are pleased to send you a copy of the feedbacks of our Association to the Gaia X Summit  and to the draft documents as above, which we are also diffusing via the web.

Whilst congratulating with you, with the Commission and the Gaia-X promoters for the tremendous  work done  for the European digital sector, we may not hide our pessimism.

In fact, 60 years since the failure of Olivetti and 8 from the one of Minitel, is lagging  the European digital sector is at least 40 years behind the US and the Chinese ones.Since it results from declarations of  the GAFAM’s top managers and from China’s “15 years’plan”, that, on about 2035, the digital race will have been finally decided,  we wonder whether the Commission really thinks that:

-we can catch-up  before that date;

-the EU will respond to the quest for European Strategic Sovereignty and for digital autonomy, expressed by all EU Institutions, or even to the modest requirement of  compliance with GDPR, as  imposed by the unequivocal documents of the EUCJ, the EDPS and the EDPB.

According to us, as demonstrated in the attached annexes, the regulatory strategy under discussion is too weak for coping with the overwhelming strength of the military-digital complex, as confirmed by:

a) the “Geopolitical Analysis of Digital Trade”, carried out on behalf of the European Pasrliament ( PE 53.616EP/EXPO/INTA/FWC/2019-01/LOT5/1/C/05);

b)the article of Stefane Fermigier and Sven Franck , “Gaia-X: A trojan horse for Big Tech in Europe” (Euractiv , 23 November), devoted to the Gaia-X Summit.

In fact, as it is written in the “Analysis”, “In contrast to the Chinese market for digital services, the European digital services sector has not been protected from US competition. While in China and the US, domestic companies are dominating the digital service market, in the EU large American multinational companies are the most important digital players …….

the digital giants roaming Silicon Valley have an exceptionally small footprint in terms of employment. However, the lack of a genuine European digital sector is problematic given its strategic geopolitical and economic value, and also its increasing relevance for (high-end) manufacturing goods….

SiliconValley, the epicentre of American digital technology, is a result of Cold War military investments into computer chips……

In each of the factors that contributed to US success, the European digital sector is at a disadvantage. …

The US CLOUD Act obliges US companies to hand over data stored outside the US to US law enforcement agencies, an action that could violate the GDPR.While the large fines for violations of the GDPR might protect against data misuse by private companies, they do not protect the privacy of European citizens against surveillance by foreign governments. To do that effectively, regulation has to be accompanied by strong cybersecurity policy and should be complemented with encryption where possible. “

According to us, there is, “de jure condito”, a blatant contradiction between the Schrems II judgement, which imposes to stop immediately data transfer towards the US, and the proposed Implementing Decision, which just imposes  to comply, within one year, with new SCC which, similarly to the old ones, will be surely challenged again in front of the EUCJ for not being compliant with GDPR.

Besides that, “de jure condendo”, the legitimate interest of European new entrants, forcefully kept outside of this market by US advocacy, GAFAM’s strength and anticompetitive practices and EU coercion inactivity  should be taken into account, as explicitly described by Fermigier and Franck:

“One has the impression that among Gaia-X founding members, the key principles of Gaia-X: (#4) digital sovereignty and self-determinatio nand (#5) free market access and European value creation have little or no priority, and that the project – while providing a vision for data portability and protection – is actually an elaborate exercise of window dressing and lip service to swoon European and national governments into providing significant additional revenues for US technologies.

This will be to the detriment of European technology providers such as OpenNebula or Rapid.Space, both Gaia-X Day-1 members receiving zero visibility during the Gaia-X summit. There is an ecosystem of European cloud scalers such as Proxmox ScalewayHetzner, Vates , or Linbit as well as European orchestration software such as OpenSVC or SlapOS . And they are being used to build alternatives to Hyperscalers. The question is whether public funding will be used to destroy them?”

In this situation, even the break up of the GAFAM according to business lines, as provided for in the proposed Internet Services Act, would not be enough, because also after that the core of the internet services will remain  firmly in the hands of the present gatekeepers, with the continuing absence of European players, the only ones  concretely in a position to retain in Europe soft power, competences, data, profits, taxable income, qualified jobs, ancillary activities. The GAFAM are more than enterprises: they are a  hybrid of sects, churches, political parties, States, intelligence services, and should be governed, beyond antitrust, and tax law, by legislations about civic freedoms, democracy, know-how protection and State secret.

As documented by economists like Evgeny Morozov, Szuszanna Zubov and Mariana Mazzuccato, and by the official documents of the relevant States, no serious digital industry, in the US, in China, in Russia, in India or in Israel,  has been born without a decisive effort of State financing, advocacy and cybersecurity.

This is a typical “market failure” of the European system: because of the absence of a strong engagement of the Union, new European enterprises  have not been growing, taxable income for the finances of Europe has been  pumped away with the complicity of many Member States which pretend to be “virtuous”, and, finally, the human rights of all European citizens, and the trade secrets of European enterprises, are put at the disposal of the sixteen intelligence intelligence agencies composing the US intelligence community, in conformity with the Cloud Act and many other US laws.

We understand the huge pressures that European Institutions are undergoing from different sides, and we think that the most appropriate roadmap would be to create, as proposed in our book “European Technology Agency”, an agency alongside the experiences of DARPA and MITI, and to define a 15 years warp-speed development program for the EU ICT industries, coordinating it with a corresponding timing schedule for forbidding  progressively all abusive practices of States and multinationals which up to now have emptied European economy, keeping it always at a lower level than the US one, and now also of the Chinese.

The matter should be dealt with in priority also within the Conference on the Future of Europe, and would be the only way for achieving sovereignty and becoming the trendsetter of worldwide debate on the Society of Intelligent Machines, as the Commission correctly purports.

Thanks to Mr. Sassoli, Mrs von der Leyen, Mr. Bailey, Mr. Draguiñan and Mr. D’ Elia, we have started a dialogue with the Institutions which we hope to continue and to further. They have always reassured us about the fact that the Commission is actively pursuing the European Strategic Autonomy, but we feel a very long road is still before us. We will also send to you further comments on the documents under preparation by Institutions, as requested by the same Commission, and to work within civil society for disseminating the consciousness about the urgency of these themes.

We would be pleased if somebody of the Commission would be allowed to participate in our debates with associates, as well with Turin citizens and civil society, on these themes.

Thanking you in advance for your attention,

For Associazione Culturale Diàlexis,

Riccardo Lala

The anti-Russia, anti-Turkey, anti-Islam and anti-China hystery recalls MacCarthyism

The present document aims at constituting a single  answer, by Associazione Culturale Diàlexis, to the following open consultations:

-EDPB 1/2020

-Commission Implementing Decision on standard contractual clauses,which have a common ground, hence they may dealt with simultaneously.

For understanding our position, it is necessary to recall briefly the historical background of the Commission Implementing Decision, as well as the annexed Standard Contractual Clauses and the draft EDPB’s directive 01/2020., which both are just the last steps of a long internecine fight, which all we are called to comment.

The Echelon surveillance system

1. From the US Postal Code to ECHELON

         European Institutions have correctly singled out international data transfers as one of the core focuses of their duties as a fledging supranational organisation, in particular for what concerns the relationship with the US intelligence legislation. More recently, national and EU leaders have focused still more this concept as “Europe’s digital band strategical autonomy”, and are striving to achieve the latter by promoting European Champions.

Computers and Internet were originally military in nature, and, with priority, intelligence projects. Even the practical functioning of Internet was tested thanks to military funds among DARPA-friendly research centers. Its whole development was paid by the DoD, and the core of their functioning is still defense-related.

The utilization of Internet for “covert operations” was anticipated by the one in nuclear warfare. First of all, the Anti-missile Defense System is based on the capability, by Big Data, to forecast, detect, monitor, prevent and counterattack any offensive act of potential enemies. In nuclear warfare, the objective need to act within a span of a few minutes since a nuclear attack renders the intervention of human beings absolutely irrelevant, and, on the contrary, the whole digital system essential. One could say that all present day digital intelligence is ancillary, in last instance, precisely to the need for an enhanced decision-making capability of computers during a potential Unlimited Warfare attack. In practice, all patterns of present days’ civilization tend to be organized alongside these needs: each citizen is either a tool in the hands of the Apparatus, or an enemy and a target.gital ace of conflict

Since its beginning, Mass Surveillance  had been used as part of wartime censorship for controlling communications that could damage the war effort and aid the enemy. For example, during World Wars, every international telegram from or to the United States sent through companies such as Western Union was reviewed by the US military. After the wars were over, surveillance continued in programs such as the Black Chamber following World War I and Project Shamrock and COINTELPRO following World War II.  

According to recent scandals, the German and Danish Intelligence cooperated with the US Intelligence in spying on European citizens

2.From ECHELON to the Schrems cases

Billions of dollars per year have been spent, by agencies such as the National Security Agency (NSA) and the Federal Bureau of Investigation (FBI), to develop, purchase, implement, and operate systems such as Carnivore,ECHELON, and Narus Insight to intercept and analyze the immense amount of data that traverses the Internet and telephone system every day. The Echelon Wikileaks and Prism cases have shown as this surveillance works.

ECHELON, a surveillance program established in 1971 by the United States with the aid of four other signatory states to the UKUSA Security Agreement, also known as “the Five Eyes” has evolved beyond its military and diplomatic origins into “a global system for the interception of private and commercial communications” (mass surveillance and industrial espionage). Former NSA employee Margaret Newsham claims that she worked on the configuration and installation of software that makes up the ECHELON system while employed at Lockheed Martin. Britain’s The Guardian newspaper summarized the capabilities of the ECHELON system as follows:”A global network of electronic spy stations that can eavesdrop on telephones, faxes and computers. It can even track bank accounts. This information is stored in Echelon computers, which can keep millions of records on individuals.”Schmidt and Cohen, members of Google’s Board, have written that, in the XXI Century, Google will substitute Lockhead in leading America to the control of the world.

In July 2000, the Temporary Committee on the ECHELON Interception System was established by the European Parliament to investigate the surveillance network. In 2001, the Committee recommended that citizens of member states routinely use cryptography in their communications to protect their privacy. In its report, the committee stated categorically that the Echelon network was being used to intercept not only military communications, but also private and business ones. James Bamford, in The Guardian in May 2001, warned that if Echelon were to continue unchecked, it could become a “cyber secret police, without courts, juries, or the right to a defence“.

Notwithstanding Snowden, the Prism mass surveillance system is still in force

3. After September 11

Since the September 11 terrorist attacks, a vast domestic intelligence apparatus has been built in the USA to collect information using NSA, FBI, local police, state homeland security offices and military criminal investigators. The intelligence apparatus collects, analyzes and stores information about millions of (if not all) American citizens, many of whom have not been accused of any wrongdoing. Under the Mail Isolation Control and Tracking Program, the U.S. Postal Service photographs the exterior of every piece of paper mail that is processed in the United States — about 160 billion pieces in 2012. The FBI developed the computer programs Magic Lantern” and CIPAV, which they can remotely install on a computer system, in order to monitor a person’s computer activity. The NSA has been gathering information on financial records, Internet surfing habits, and monitoring e-mails. They have also performed extensive analysis of social networks such as Myspace.

The PRISM special source operation system legally immunized private companies that cooperate voluntarily with U.S. intelligence collection. According to The Register, the FISA Amendments Act of 2008 “specifically authorizes intelligence agencies to monitor the phone, email, and other communications of U.S. citizens for up to a week without obtaining a warrant” when one of the parties is outside the U.S.. PRISM was first publicly revealed on 6 June 2013, after classified documents about the program were leaked to The Washington Post and The Guardian by American agent Edward Snowden.

The Communications Assistance for Law Enforcement Act (CALEA) requires that all U.S. telecommunications and Internet service providers modify their networks to allow easy wiretapping of telephone, VoIP, and broadband Internet traffic. In early 2006, USA Today reported that several major telephone companies were providing the telephone call records of U.S. citizens to the National Security Agency (NSA), which is storing them in a large database known as the NSA call database. This report came on the heels of allegations that the U.S. government had been conducting electronic surveillance of domestic telephone calls without warrants

Commercial mass surveillance often makes use of copyright laws and “user agreements” to obtain (typically uninformed) ‘consent’ to surveillance from consumers who use their software or other related materials. This allows gathering of information which would be technically illegal if performed by government agencies. This data is then often shared with government agencies – thereby – in practice – defeating the purpose of such privacy protections.

Google-hosted services many web sites on the Internet are effectively feeding user information about sites visited by the users, and now also their social connections, to Google:” Google will also know more about the customer – because it benefits the customer to tell Google more about them. The more we know about the customer, the better the quality of searches, the better the quality of the apps”.

Facebook also keep this information, as it has been ascertained in the ongoing procedures in front of national regulators, of the Court of Justice and of the Commission.

New features like geolocation give an even increased admission of monitoring capabilities to large service providers like Google, where they also are enable to track one’s physical movements while users are using mobile devices. With Google as the advertising provider, it would mean that every mobile operator using their location-based advertising service would be revealing the location of their mobile customers to Google. This data is valuable for authorities, advertisers and others interested in profiling users, trends and web site marketing performance. Google, Facebook and others are increasingly becoming more guarded about this data as their reach increases and the data becomes more all inclusive, making it

The CLOUD Act amends the Stored Communications Act (SCA) of 1986 to allow federal law enforcement to compel U.S.-based technology companies via warrant or subpoena to provide requested data stored on servers regardless of whether the data are stored in the U.S. or on foreign soil.

After many years, Assange is still in jail for having revealed the illegal deeds
of Western autorities

4.The battle around the US CLOUD Act

In considering the impact of the newly adopted US CLOUD Act, by the  “Initial legal assessment of the impact of the US CLOUD Act on the EU legal framework for the protection of personal data and the negotiations of an EU-US Agreement on cross-border access to electronic evidence”, the European Data Protection Board (EDPB) stated that “By choosing to create a legal avenue under US law for US law enforcement authorities to require disclosure of personal data directly from service providers who fall under US jurisdiction, irrespective of where the data is stored, the US Congress enacts into US law a practice of US governmental entities likely to bypass the Mutual legal assistance in criminal matters treaty (MLAT)2 in force between the European Union and the United States of America.….. The US CLOUD Act therefore entails the possibility that such electronic communication or remote computer service providers are compelled to answer a request by US law enforcement authorities for the disclosure of personal data that are subject to the provisions of the GDPR. … The US CLOUD Act thus states an extraterritorial reach of powers under the US Stored Communication Act….”                        

This aspect of the CLOUD Act is not compatible with international law:……..”

According to the Pentagon, Europe and Russia constitute a sole province
of the hidden US empire

5.Privacy Shield and General Contractual Clauses.

Two conflicting legal logics face each other. From one side, we have the “traditional liberal-democratic” legal order, embodied in European Law, which predicates that any kind of interference in the private sphere is prohibited. In exceptional cases, as in the case of criminal procedure or of military intelligence, it must be carried out by the responsible authorities, with formal authorizations and documentation, and for a limited period and scope.

From the other side, we have the American system, as it has evolved especially since September 11, that considers that an “unlimited warfare” is under way among, from one side, “Western Civilization”, and, from the other side, “The Rest”; that the US are “the policeman of the world”, and that, therefore, they must use military instruments for preventing and  fighting “terrorists”, who may be even American citizens (like  the “Taliban Johnny”). Therefore, taking into account the fact that today’s warfare is mainly a digital warfare, US agencies have the right and the duty to interfere with whichever activity is carried out, by anybody, in the world, for detecting, preventing and striking whichever activity which could result dangerous for “Western Civilization”.

The idea that, via a formal bureaucracy of certifications, it would have been possible to skip this substantive contradiction is a childish trick, which the European Court of Justice has had the merit to disclose, but which risks to result winning after two Schrems Cases notwithstanding the recent rhetorics of “European Digital and Strategic Autonomy”.

Gaia-X is supposed to civilize the overarching US intellence

     6.Schrems I

     Based on these facts, Max Schrems had filed a first complaint against Facebook for storing illegally his data with the Irish Data Protection Commissioner (“DPC”) already in 2013(!). The DPC first rejected the complaint as “frivolous and vexatious”(!!). Mr Schrems appealed against the DPC and ultimately won: In that case, C-362/14 Schrems, the CJEU (“Court of Justice of the European Union”, confirmed his view and ruled that mass surveillance violates European fundamental rights, since it allows massive storage and transfer abroad of European’s data collected without their informed consent. The CJEU struck down the previous “Safe Harbor” system (worked out by Commission and Parliament) that facilitated EU-US data transfers. This system was urgently replaced by the Commission at the last minute with the “Privacy Shield” system in 2016. According to Maximilian Schrems: Privacy Shield is an updated version of the illegal ‘Safe Harbor’. Nothing in US surveillance law was changed or fixed.”

     After the first CJEU decision on “Safe Harbor”, Facebook claimed it would not use “Privacy Shield” but, on the contrary, the so-called “Standard Contractual Clauses” (SCCs).  SCCs are a contract between an EU company (here Facebook Ireland) and a non-EU company (here Facebook Inc, in California) in which the foreign company pledges to respect Europeans’ privacy. The present Decision simply updates the SCC vetoed by the CJEU without any relevant change.

     Under the EU privacy laws (“GDPR”) and the SCCs, a “data export” to a third country is only legal if the exporting company (in this case Facebook Ireland Ltd) can ensure “adequate protection” in the US. In practice, this turned out to be impossible, because US surveillance laws (such as FISA 702 and EO 12.333) is imposerd by the US (and massively enforsced by 16 intelligence agencies, as documented by Edgar Snowden).

         Given the situation above and the ruling of the CJEU in the “Safe Harbor” case, Mr Schrems consequently requested the Irish DPC in 2015 to use Article 4 of the SCCs, which allows the DPC to order Facebook to “suspend” the data transfers in individual cases.  While the DPC now agreed with Mr Schrems that US surveillance laws violate EU law, they did not take direct action.

The espionnage network of the “Anglosphere” is present in all continents

7.Schrems II

     The DPC, however, did not follow the request of Mr. Schrems, but instead filed a lawsuit against Facebook and Mr. Schrems before the Irish High Court, with the aim to refer the case back to the CJEU – this time on the validity of the SCCs- The Irish High Court complied with the DPC’s request and referred eleven questions to the CJEU, despite the resistance of Mr. Schrems and Facebook (who both opposed the reference for different reasons).  

     The Court of Justice ruled on July 16, 2020 (Schrems II Case), that the Standard Contractual Clauses and that the transfer of Europeans’ data towards the States, not guaranteeing an adequate protection, is forbidden. So, since almost all providers are US platforms, and the Cloud Act imposes to such platforms to make available the data wherever they are stored, inserting data into the Internet is tantamount as delivering them directly to the US intelligence community.

      In practice, this means that, according to the DGPR as interpreted constantly by the EUCJ, all transfers of data via internet providers are forbidden. Now, because European citizens and enterprises have been used since a long time to utilize the Internet, and the legal devices like Safe Harbour, Privacy Shield and Standard Contractual Clauses are not valid, most of the current web transactions and operations are illegal

         According to Mr. Schrems: “In simple terms: EU law requires privacy, while US law requires mass surveillance. The question is, what happens when an EU company follows US rather than EU law?”(“In Deutschland gilt nicht deutsches Recht”). As Schrems correctly pointed out, the principles of US legislation (mass surveillance as a necessary instrument for maintaining and enlarging the “hidden Empire”, and the opposite principle of the EU (to forbid mass surveillance in defense of citizens’ rights), are at the opposite extremes.  And, being Europe in the worse negotiating condition, it could obtain an ,at least partial, victory, only via a very hard fight.

Since more than 10 years, EU Institutions have subcontracted to Microsoft
all their digital activities

  8.The low-profile approach of the Commission (and of EDPB)

         The Schrems cases are offering European Institutions and companies the opportunity to reverse the situation at least partially, emphasizing the existence of such basic contradiction, what renders illegal per se the continuation of the present state of things.

         Unfortunately, the power relationships between the two banks of the Atlantic are still too unbalanced:

a)from a cultural and military point of view;

b)from the technical and commercial point of view (the OTTs are absolute monopolists);

c)from the legal point of view (the US may not be obliged by the EU to abolish their intelligence legislation, which in practice allows them to spy everything and everybody everywhere, and which is essential for their imperial project);

d)from the practical point of view, European authorities claim to be unable to get rid from US platforms because there is no European platforms able to do the same things, and in any case free trade would require not to privilege European firms. In reality, all of these conditions could be quickly reversed if there would be a political will. Gaia-X, JEDI and Qwant are tentatives in this direction, not exploited up to now.

The choice of the Commission has been to address this issue with a low profile: “The EU is acting to mitigate such concerns through mutually beneficial international cooperation, such as the proposed EU-US Agreement to facilitate cross-border access to electronic evidence”.If this approach would be logical in a “normal” situation, it is no more such in the present “constant emergency” situation, where all decisions and policies have to be decided within a very short time, even forcing the legal mframework (because of the “Existential Risk”connected with AI outsmarting Mankind, because the Hair Trigger Alert, because of Global Warming and impending Pandemics). In fact, decisions  about vaccines are  adopted by the Commission within a few hours.

     It is noteworthy that the situation is rendered worse by the fact that both European Institutions and Member States are still more dependent on the US platforms than citizens and enterprises, because they have often subcontracted to the OTTS all their digital services, so that the most sensible data of Institutions, autorities, enterprises and citizens are available to the US intelligence community, as proven by many cases of unfair competition of US companies which would not have been possible without economic espionage.

      It is sufficient to look at the EDPS directives for communications inside the EU Institutions and the Interinstitutional agreement with Microsoft, for seeing that Microsoft has much more access to European confidential information than the European authorities themselves. What is prohibited to European authorities, armies, courts, police, is allowed to the 16 US intelligence agencies. As the EDPB  has noted, there is an inversion of the roles of controller and controlled, what is witnessed by the uncovered plan of Google to destabilize the present Commission.

It is this which has obliged the Commission to reword the Standard Contractual Clauses, inserting provisions about the controller-controlled relationship, which cannot work because US providers cannot breach the criminal military law of their country.

     Long discussions have been made on the ILA, with Microsoft, by journalists, the Commission and the EU Ombusdman. However, taking into account first of all the security character both of the EU rules and of the US laws imposing the disclosure to the intelligence community ( without any protection for foreign subjects), it is clear that the Institutions should not have signed such agreement with Microsoft, shall renegotiate the existing ones and shall be very attentive before signing another. The mere change of the wording of the SCC  does not change anything in the above objective session.

     As soon as the Schrems II decision was adopted on July 16 , the EDPS issued the Own Initiative Paper concerning the ILA, criticizing the ILA not for its core contents, but for a lot of details unbelievably inequitable, which not even a private company would have accepted.    Immediately thereafter , the EDPB and the Commission have issued new provisions which are simple reeditions of the previous documents invalidated by the EUCJ

     The present “standstill” situation is particularly negative for European businesses, which are at disadvantage vis-à-vis their American and Chinese counterparts, for several reasons:

a)to be exposed a continuous industrial and commercial espionage, which renders almost useless investing in R&D;

b)to be subject to inquiries and fines from US authorities;

c)not to be able to start businesses on markets already occupied by the OTTs;

d)to be obliged to comply with measures (like the ones against Iran), that European authorities have not approved or (like the North Stream) have even sponsored.

     For these reasons, an action is starting for transferring into Europe at least part of the storage of data (the Gaia-X initiative).This precious initiative will certainly not solve the problem, because American providers participating in Gaia-X will still be under an obligation to supply the data to the their authorities, but at least they will be constrained in servers located in Europe and will be more easily controlled as to the compliance with the GDPR. The problem is that it is established that also Danish and German intelligence is spying other Member States on behalf of NSA, i.a intercepting international cables.

The strategic autonomy of Macron, Michel and Borrell is the one of General De Gaulle.

9.Strategical autonomy

Being privacy on the Internet strictly connected with military, political and commercial intelligence, it is clear that a genuine data protection will not be reached until also a defence autonomy will exist (the “strategical autonomy”).

For the above reasons,  the

This is not a reason for not doing anything. The only correct approach would be to indicate a timing-schedule for a well defined phase-out of US control (and for the temporary permission of  data transfers under certain conditions during the different phases according to principles like the “red”, “orange” and “Yellow” zones for Covid-19).The Phase-our should last about 15 years

In the meantime, Europe should construct, always in phases, its Strategical Autonomy(cultural, intelligence, technological, military, political, economic).

THE BATTLE FOR EUROPE’S STRATEGICAL AUTONOMY: DIALEXIS CONTRIBUTIONS

The American hidden empire is the heir apparent of the Persian one.

The core problem of post-WWII politics is the centrality of deployed technique (Heidegger). With the ability of the machine to beat man, as shown by DeepBlue vs Kasparov, machines have become the protagonists of post-modern history – the history of the transition from Intelligent Machines (DeepBlue) to Spiritual Machines (the “Technological Singularity”)-. In this sense, present days history has been defined also as Post-History (Kojève, Gehlen).

If machines are the protagonists, the powers who embed intelligent machines have the control on the world (Putin). The “OKO” computer should have guaranteed, via the “second nuclear strike”, the victory of real socialism in WWIII, but “OKO” failed, so that technological sovereignty remained with the US, until China challenged them with its technological giants, like Huawei.

China challenging the US in “dual” technologies has come to the forefront of political debate

1.The core contradiction of the XXI Century

Thus , ICT, with  its trends and its control,  has become the most crucial cultural and political issue. Large part of the great questions at stake today are about the control on machines. The future of Mankind depends on the space machines will leave to humans. The conflict rudimentarily described as “Democracy vs. Autocracy” is in reality a transversal dialectics among the fledging Technological Singularity and the different forces protecting identity and difference.

At a geopolitical level, the GAFAM have almost succeeded to take control over the “Hidden Empire”, the “America-World”, making, of it, the main instrument for its control on Mankind (Schmidt & Cohen). On the other side, some stumbling blocks have arisen, which are making the march of the Singularity more difficult. The first of them is China, which has developed its own, parallel, Digital-Military Complex (The “Union of Civil and Military”),  similar to the American one, but not identical: the American political system is more widespread, but weaker.

Albeit one could think that two digital-military complexes are worse than  only one, in reality, Duality  has always been the worst enemy of Singularity (“Advaita”), and, thus, it is a remedy to the ongoing mechanisation. And, in fact, the existence of two competing digital powers gives the other powers of the world the time to reorganise. This is what is happening in Russia and what should happen also in Europe.

“The Singularity” is an archetypal aspiration of messianic empires (Ekata, Tawhid)

2.The role of Europe in the worldwide debate

The role of Europe is ambiguous. Its original idea at the times of Hippocrates, Herodotus and Eschilus,  was the one typical of  the sedentarized warring tribes (Western Semites and Western Aryans), which challenged the centralized empires governing large alluvional plains (let’s think of Moses vs. Pharaon and of Leonidas vs. Xerxes). However, with the time going on, also those tribes interiorized many ideas coming from Eastern Empires, such as enotheism, divine right, centralisation, what gave rise to decentralised “Western” empires such as the Roman, the Holy and the Ottoman Empires, conciliating centralisation and de-centralisation.

Europe’s post-WWII americanization included also puritan hypocrisy (Nietzsche’s “cant”), whereby exponential centralisation (1% Society, Political Correctness, Globalisation, Intelligence Community, Echelon, Prism), is  masked by ideologies which extol opposite principles (Thoreau’s transcendentalism, Whitman’s individualism, the Chicago School’s laissez-faire, Californian Ideology).

Under the influence of US dissidents from “the Web Delusion” (Bill Joy, Julian Assange, Evgeny Morozov), the EU had embraced enthusiastically the idea of compliance with the OECD privacy rules as an evidence  of its “superior democracy”, and was surprised (by the Echelon, Wikileaks and Prism cases) to realize that the US  were not following their same roadmap , but, on the contrary, under the pretext of Islamic terrorism, and, in reality, for stabilizing their role as the sole superpower, went on creating their own technological empire covering the whole world. Albeit the US did not appear as such at the forefront of this technological invasion, but the GAFAM, created by the DoD’s DARPA, and contiguous to the intelligence community, played the same role, or even a better one, presenting themselves as freedom-loving young start-ups. European States and even the European Union favoured these developments, by allowing the US intelligence community to work freely in Europe, by avoiding any State control on ICT, by creating incredible tax rulings in Luxemburg, Netherlands, Ireland and UK, and by postponing, for a huge amount of time, the adoption and implementation of any measures whatsoever against all that, in spite of laws on national security, secrets protection, intellectual property and privacy, and procedural law.

Europe will be the Trendsetter of Worldwide debate only when it will be a leading ICT power.

3.Beyond GDPR

The GDPR, praised by the official opinion as a masterwork of soft power, was based, in reality, on a deliberate misunderstanding: the idea that the GAFAM, which are a unique creation uniting 1% society and extractive capitalism, theological nihilism and Bal Excelsior rhetorics, hard power and intelligence, propaganda and lobbying, electoral technologies and guerrilla training, may not be effectively governed by one-sided sectoral regulations, such as privacy law, tax law, antitrust law, different according to States and political phases, without facing them in an holistic way, encompassing also international, constitutional, military, criminal, economic and electoral law.

So, each set of law, taken as such, has become a regulatory monstruosity, not achieving in any case the aim to curb abusive practices, which could be pursued only by a unitary strategy, privileging coordination and quality over quantity and bureaucracy. The failure of this policy has become evident over the time,(i) with the refusal, by Obama, to counter the system revealed by Edward Snowden, (ii)with the adoption, by the Congress, of the CLOUD Act, clearly reinstating, in deliberate contrast with the European GDPR,  that the US intelligence community has free access to all data stored by the GAFAM even abroad,(iv) with the coverage given by friendly governments, like the Irish one, to illegal practices of the GAFAM, and (v) finally, by the Schrems II Judgement of the ECCJ, which has finally condemned, as illegal, the escapeways found out by the Commission for avoiding to oblige Americans to stop their abuses.

The von der Leyen Commission had the objective to turn these weaknesses of the European system into a force, trying to counter, with a series of programmatic and legal documents, the abuses of the GAFAM, but, in the same time, accommodating very easily to the requirements of the US administration and of the GAFAM themselves. Up to the point that, refusing to comply with the GDPR as interpreted by the EUCJ, the European Institutions (by the ILA with Microsoft), and all Member States (by the inactivity of their respective DPAs) are infringing massively and permanently the laws which they have created, what constitutes the opposite of that Rule of Law which they pretend to utilise just as a pretext for boycotting unsympathetic political leaders (Orbàn, Morawiecki).

The situation has gone so far that, in the last years, the pressure on the governments, at least in some countries, for doing something concrete has become too strong. This is especially true in France, where President Macron is fighting constantly for inheriting the Gaullist tradition, still dominant in the country, which also the Rassemblement National, the second political force of the country, tries to rejuvenate.

As a consequence, Macron has launched the slogan “Souverainisme Européen”, which, as to ICT, sounds like “autonomie stratégique digitale”, which should pave the way to a more general European sovereignty.

Very recently, this slogan has been appropriated by some European Institutions (like Michel, Borrell and Breton), who are moving away from the traditional EU “liberal internationalism” (hiding a substantial subserviency to the US), for arriving at a “realistic” vision of international politics (the “power politics”).

The first imperative: stopping the trickle-down effect of European knowledge into the GAFAM and the American deep State

3. Critically discussing EU legislation

This situation has brought about a series of legislative actions, such as Macron’s walking out from the standstill on the web tax, such as  the creation of Qwant, JEDI, and,  especially, GAIA-X.

As clarified in the interventions of Associazione Culturale Dialexis, albeit these stand-alone initiatives represent a remarkable good news for  European sovereignists, they are still too weak for countering the multifaceted hegemony of the US military-digital complex on Europe in  the cultural, intelligence, military, political, social and economic fields.

In fact, whilst the “Californian Ideology” represents a consistent social design, starting from secularised millenarism, going on through American Exceptionalism, via the Rostow growth theory and “technological sublime”, the European “regulatory superpower” is dependent on millenarism for its Progress mythology, to American Exceptionalism via the “Allied Model”, to the Rostow development theory via the “multilateralistic” misunderstandings, and, finally, to Technological Sublime through Rifkin’s myth of the Third Industrial Revolution (as reworded by Floridi: “the Fourth Revolution”).

For overcoming these bottlenecks, the EU shall re-interpret its idea of “Trendsetter of Worldwide Debate”, for interconnecting it with the tradition of “Katechon”, as read by St-Paul, by the Ludus de Antichristo,by Soloviov, Dostojevskij, Mc Luhan and Barcellona, i.e. as a philosophical debate about the essence of Modernity.

For keeping abreast of these challenging times, Diàlexis is following intensely the ongoing events at world, European, Italian and Piemontese levels, proposing continuously, to competent authorities and to civil society, new formulas for overcoming the century-long difficulties which block our development and even threaten our survival.

In particular, Diàlexis has expressed its point of view about:

-the refinancing of EIT (European Institute for Technology);

-the creation of Gaia-X (the European Federated Cloud);

-the recommendations of the European Data Protection Board and the Commission Implementing Decisions (trying to comply with the Schrems II judgement of the EUCJ).

Technocratic messianism as the unmistakable implementation of the “antichristic” principle

PART 1: CONTRIBUTION TO THE GAIA-X SUMMIT

The Gaia-X summit was held virtually on 28-29 October, with the participation of the Ministers Altmaier, Le Maire and Pisano, of Commissioner Breton and of managers of different comnpanies, including Luigi Gubitosi of Telecom Italia, vice President of Confindustria responsible for digitalisation.

GAIA-X :A FIRST STEP TOWARDS EUROPE’s DIGITAL AND STRATEGIC AUTONOMY

Contribution, to the Gaia-X Summit,

by Associazione Culturale Diàlexis

Via B.Galliari 32

10125 Torino

e.mail info@alpinassrl.com

tel +393357761536

SUMMARY

The Gaia-X project arises after a lengthy process, which has revealed the weaknesses of the European system in its relationships with the large US platforms and US authorities as concerns access and utilization of data generated by Europeans.

This situation has caused, over the time, a series of problems to the EU, to member States, to European citizens and economy. It is clear today that the only way out is represented by data sovereignty as part of an all-encompassing digital and strategic autonomy. The Echelon, Prism and Schrems cases have shown that the complex legislation generated in Europe over the last two decades of the XXI Century is not sufficient for constraining the digital world within the borders set by digital ethics, national security, rule of law, citizen rights, national interest, privacy and general accepted tax principles.

In order to achieve the above goals, it is necessary that the European Union has, over platforms operating in Europe and data collected there, at least the same wide ranging control, that the US Administration has.For achieving that, the data of Europeans must be stored and processed in Europe by entities which are bound by European legislation and protected by European security laws.

This path will be lengthy and controversial, because Europe has arrived at this point too late, badly equipped from a cultural, technological, political, military, economic and social, point of view. However, without this effort, Europe will disappear from the number of developed countries.

The Institutions have chosen a low-profile approach, which, under several points of view, is too weak, first of all conceptually, since it has not taken note of the real earthquake occurred in the cultural, geopolitical, legal, social and economic paradigms of the XX Century, because of the “warp speed” by which the two digital superpowers are conducting their race.

This requires a long term effort by European intelligencija, politics,, enterprises, civil society, social organisations, for pushing forwards at all levels the battle for Europe’s digitisation and autonomy, to which Associazione Culturale Diàlexis, will be happy to contribute as a cultural organisation and as a publisher.

Since one of the most apparent weaknesses of the digital Europe is the absence of a solid digital industry to support EU policies, the Gaia-X initiative, which aims to create, by an alliance of available forces, the hard core of a truly European digital ecosystem, represents the most serious tentative to create a first European Digital Champion alongside the models of Arianespace, Tornado, Eurofighter, EADS and Galileo.

1.Europe’s difficulties in the Era of Intelligent Machines

For understanding the importance of Gaia-X, it is necessary, according to us,  to recall as briefly as possible the historical background of the  European quest for digital autonomy, which we trace back to the historical speech of President Macron at the Sorbonne.

The present paper’s starting point is the concrete dialectics between the advancement of the Society of Intelligent Machines and the plans of Europe as a geopolitical subject.

If the guiding phenomenon of XXI Century is ICT, this third decade is characterised by the crucial role of data.

The European Union, trying to update “classical” European ideals, purports to play a leading role (“Trendsetter of the Global Debate”) in a series of areas, and, in particular, the following:

-international democracy, whereby peoples should not be exploited, subjugated or discriminated because of their race, economic or military power, religion, size, ideology…;

-technological humanism, whereby our societies, whilst pursuing economic development, safeguard, and, if possible, enhance the traditional values of mankind;

-world federalism, whereby, in order to reconcile the peoples’ identities and diversities, the world should not be organized alongside a hierarchical relationship among peoples, but, on the contrary, it would strive to reach multifaceted and multicultural forms of governance.

The present state of the world does not correspond to these objectives, since, albeit decreasing, there is still the idea of a “World leadership” , which purports to influence and transform other countries in order to eliminate their diversity. This pretention impedes technological humanism to flourish, ICT  being “weaponized” and transformed into the main element of a Society of Mass Surveillance; the potentials of ICT are interpreted in such a way as to subject persons to the impersonal control of States, intelligence, corporations and, especially, algorithms. In this situation, a real world-federalism, as the one hinted by the EU discourse, cannot remain confined to a governance made of laws, of governments, of armies, of money, but shall become a governance of men over machines, alternative to world technocracy.

As a consequence, European Institutions have correctly singled out the control on data as one of their core  concerns as a principled supranational organisation. More recently, some national and EU leaders have focused still more this concept as “Europe’s digital and strategical autonomy”, and are striving to achieve the latter by promoting European Champions.

Unfortunately, Europe’s condition is the opposite of autonomy. It is still dependent on ineffective alien political myths, military and economic  subordination, political weakness, and, especially, lack of the most essential requisite of autonomy in the XXI century: a digital core, governing knowledge, debate, communication, defence, economy, money…

The major world powers, and, in first instance, China, have programmed in detail the growth of their digital structure, including 6G and quantic technologies, disaster management, national champions, worldwide market strategies and alliances…

The differences  among cultural and political systems has only a limited impact on this need for planning technological developments, because technology has a at least partially objective character, so that they, who are not mastering the most recent technologies,  cannot protect their values and interests, as it happened to the great empire of China at the time of the Opium Wars.

ICT is stretching its reach well beyond geopolitics, for reaching economy and society. The ability of each country to achieve its targets of social development and economic welfare is directly proportional to the amount of digital technology it is able to master.  We can say that ICT is a typical case of “dual use” technology, whereby defence industry is utilised as the main instrument for leveraging State intervention into a free-market economy for achieving a competitive advantage for the nation’s economy and society.

The fight for privacy is a prerequisite for European technology, defence and independence

2. From the US Postal Code to the Schrems cases

Like all dual use technologies, computers and the Internet were originally conceived as military in nature, and, with priority, intelligence projects. They have penetrated all branches of economic life, but always keeping their core defense character. Even the practical functioning of Internet was tested thanks to military funds among DARPA-friendly research centers. Its whole development was paid by the DoD, and the core of their functioning is still defense-related.

First of all, the Anti-missile Defense Systems are based on the capability, by Big Data, to forecast, detect, monitor, prevent and counterattack any offensive act of potential enemies If Mass Surveillance is so crucial, it is so primarily because of this tight connection with the needs of Unlimited Warfare. All patterns of present days’ civilization tend to be organized alongside these needs: each citizen is either a tool in the hands of the Apparatus, or an enemy and a target, as it clearly results reading the US Defense doctrine.

 Starting from the Macy conferences in the Forties, a utilization of ICT in dual, and, afterwards, civil fields, was already envisaged: mainframes, digital control engines, and machine tools, writing machines, computers, simulators.

Billions of dollars per year have been spent, by agencies such as the National Security Agency (NSA) and the Federal Bureau of Investigation (FBI), to develop, purchase, implement, and operate systems such as Carnivore,ECHELON, and Narus Insight to intercept and analyze the immense amount of data that traverses the Internet and telephone system every day. The Echelon and Prism cases have shown to all world as this surveillance works.

ECHELON, a surveillance program established in 1971 by the United States with the aid of four other signatory states to the UKUSA Security Agreement, also known as “the Five Eyes” has evolved beyond its military and diplomatic origins into “a global system for the interception of private and commercial communications” (mass surveillance and industrial espionage). Britain’s The Guardian newspaper summarized the capabilities of the ECHELON system as follows:”A global network of electronic spy stations that can eavesdrop on telephones, faxes and computers. It can even track bank accounts. This information is stored in Echelon computers, which can keep millions of records on individuals.”

In 2001,the Temporary Committee on the ECHELON Interception System,established by the European Parliament to investigate the surveillance network, recommended that citizens of member States routinely use cryptography in their communications to protect their privacy. In its report, the committee stated categorically that the Echelon network was being used to intercept not only military communications, but also private and business ones. James Bamford, in The Guardian in May 2001, warned that if Echelon were to continue unchecked, it could become a “cyber secret police, without courts, juries, or the right to a defence“.

The birth of the Internet allowed a much more widespread reach of Surveillance Society, leveraged by the commercial utilisation of data and data processing for manipulating consumers’ attitudes. Social networks became the channel whereby web multinationals collect data which they “resell” onto the most different ”markets”.

This has allowed the US platforms to create a brand-new area of business, collecting an enormous amount of money without paying taxes, which allows them to overcome any kind of competitors and to manipulate politics.

The effectiveness of NSA-led mass surveillance has overcome the one of the former STASI

3. After September 11

Since the September 11 terrorist attacks, a vast domestic intelligence apparatus has been built in the USA to collect information using NSA, FBI, local police, state homeland security offices and military criminal investigators. This intelligence apparatus collects, analyzes and stores information about millions of (if not all) American citizens, many of whom have not been accused of any wrongdoing. Under the Mail Isolation Control and Tracking Program, the U.S. Postal Service photographs the exterior of every piece of paper mail that is processed in the United States — about 160 billion pieces in 2012. The FBI developed the computer programs Magic Lantern” and CIPAV, which they can remotely install on a computer system, in order to monitor a person’s computer activity. The NSA has been gathering information on financial records, Internet surfing habits, and monitoring e-mails. They have also performed extensive analysis of social networks such as Myspace.

The PRISM special source operation system legally immunized private companies that cooperate voluntarily with U.S. intelligence collection. According to The Register, the FISA Amendments Act of 2008 “specifically authorizes intelligence agencies to monitor the phone, email, and other communications of U.S. citizens for up to a week without obtaining a warrant” when one of the parties is outside the U.S..Foreign subjects do not have any protection at all.

The Communications Assistance for Law Enforcement Act (CALEA) requires that all U.S. telecommunications and Internet service providers modify their networks to allow easy wiretapping of telephone, VoIP, and broadband Internet traffic. In early 2006, USA Today reported that several major telephone companies were providing the telephone call records of U.S. citizens to the National Security Agency (NSA), which is storing them in a large database known as the NSA call database.

Commercial mass surveillance often makes use of copyright laws and “user agreements” to obtain (typically uninformed) ‘consent’ to surveillance from consumers who use their software or other related materials. This allows gathering of information which would be technically illegal if performed by government agencies. This data is then often shared with government agencies – thereby – in practice – defeating the purpose of such privacy protections.

Many websites on the Internet are effectively feeding user information about sites visited by the users, and now also their social connections, to Google:” Google will also know more about the customer – because it benefits the customer to tell Google more about them. The more we know about the customer, the better the quality of searches, the better the quality of the apps”.

Facebook also keeps this information, as it has been ascertained in the ongoing procedures in front of national regulators, of the Court of Justice and of the Commission.

New features like geolocation give an even increased admission of monitoring capabilities to large service providers like Google, where they also are enable to track one’s physical movements while users are using mobile devices. With Google as the advertising provider, it would mean that every mobile operator using their location-based advertising service would be revealing the location of their mobile customers to Google.

The CLOUD Act amends the Stored Communications Act (SCA) of 1986 to allow federal law enforcement to compel U.S.-based technology companies via warrant or subpoena to provide requested data stored on servers regardless of whether the data are stored in the U.S. or on foreign soil.

Early this years, Google has opened its cloud facilities in Salt Lake City, beside theThe Utah Data Center (UDC), also known as the Intelligence Community Comprehensive National Cybersecurity Initiative Data Center,[1]  a data storage facility for the United States Intelligence Community that is designed to store data estimated to be on the order of exabytes or larger.[2] Its purpose is to support the Comprehensive National Cybersecurity Initiative (CNCI), though its precise mission is classified.[3] The National Security Agency (NSA) leads operations at the facility as the executive agent for the Director of National Intelligence.

Schmidt and Cohen, two members of Google’s Board, had written in their book “The new digital age” that Google will substitute Lockhead in leading America to the conquest of the world. In fact, also thanks to their important coverages, the US platforms, which have a monopoly position everywhere, exept in China (and perhaps South Korea and Russia), have generated the most important economic sector of the world,n which conditions all other areas of business (finance, communications, culture, commerce, manufacturing, agriculture, tourism, services, healthcare and even politics ; see Taxleaks, Cambridge Analytica).

Thus, as many observers have noted, the Surveillance Capitalism (see Szuszanna Zubov) has reversed all classical notions of political economy (State, monopoly, antitrust, civil freedoms..). This implies that ICT should be dealt with by a specific legislation, what the EU is trying to do more than any other part of the world. Unfortunately, up to now, these efforts have been unsuccessful because the EU are trying to cope with the new phenomenon via “classical” concepts (business ethics, international vs. civil or common law, politics, markets, prices).

This intervention aims at showing the problems arising from old fashioned paradigms and suggesting ways out.

The US Cloud Act has awaken an unexpected reaction because it has hit lsarge European industrial groups

4. The battle around the US CLOUD Act

In considering the impact of the US CLOUD Act, by the  Initial legal assessment of the impact of the US CLOUD Act on the EU legal framework for the protection of personal data and the negotiations of an EU-US Agreement on cross-border access to electronic evidence”, the European Data Protection Board stated that “By choosing to create a legal avenue under US law for US law enforcement authorities to require disclosure of personal data directly from service providers who fall under US jurisdiction, irrespective of where the data is stored, the US Congress enacts into US law a practice of US governmental entities likely to bypass the Mutual legal assistance in criminal matters treaty (MLAT)2 in force between the European Union and the United States of America.….. The US CLOUD Act therefore entails the possibility that such electronic communication or remote computer service providers are compelled to answer a request by US law enforcement authorities for the disclosure of personal data that are subject to the provisions of the GDPR. … The US CLOUD Act thus states an extraterritorial reach of powers under the US Stored Communication Act….”                         This aspect of the CLOUD Act is not compatible with international law.

Two conflicting legal logics face each other. From one side, we have the “traditional liberal-democratic” legal order, embodied in European Law, which predicates that any kind of interference in the private sphere is prohibited. In exceptional cases, as in the case of criminal procedure or of military intelligence, it must be carried out by the responsible authorities, with formal authorizations and documentation, and for a limited period and scope.

From the other side, we have the American system, as it evolved especially since September 11, that considers that an “unlimited warfare” is under way among, from one side, “Western Civilization”, and, from the other side, “The Rest”[1]; that the US are “the policeman of the world”, and that, therefore, they must use military instruments for preventing and  fighting “terrorists”, who may be even American citizens (like  the “Taliban Johnny”). Therefore, taking into account the fact that today’s warfare is mainly a digital warfare, US agencies have the right and the duty to interfere with whichever activity is carried out, by anybody, in the world, for detecting, preventing and striking whichever activity which could result dangerous for “Western Civilization”.

Moreover, there is a clear cut geopolitical conflict: the EU does not share all the aspects of US economic warfare, and wants to be free to go on dealing with China, Russia, Iran,…without being subject to retaliation from the US.

The idea that, via a formal bureaucracy of certifications, it would have been possible to skip this substantive contradiction is a childish trick, which the European Court of Justice has had the merit to disclose, but whichrisks to result winning after the  two Schrems Cases notwithstanding the recent rhetorics of European Digital and Strategic Autonomy.

Also the fruitless negotiations carried out between the EU and the US since many years have unveiled the European powerlessness:

a.The lack of European sovereign clouds (not belonging to US multinationals);

b.The non compliance, by French authorities, with the so called “French Blocking Statute”, banning the communication abroad of sensitive economic data;

c.Several EU member States never adopted the implementing provisions of Council Regulation  n. 2271/96 of 22 November 2996 protecting against the effectsv of extraterritorial  application of legislation of a third country.

d.The absence of criminal sanctions in European measures against the breach of confidential obligations;

e.The limitation of the strong penalties for breach of GDPR to the rights of private persons.

As Sir Martin Rees of Ludlow has written, this might be the last century of Mankind

5.Schrems I

Max Schrems had filed a first complaint against Facebook with the Irish Data Protection Commissioner (“DPC”) already in 2013(!) for having stored in his servers a huge amount of files concerning him. The DPC first rejected the complaint as “frivolous and vexatious”(!!). Mr Schrems appealed against the DPC and ultimately won: In that case, C-362/14 Schrems, the CJEU (“Court of Justice of the European Union”, the EU’s supreme court) confirmed his view and ruled that mass surveillance violates European fundamental rights, since it allows massive storage and transfer abroad of European’s data collected without their informed consent. The CJEU struck down the previous “Safe Harbor” system (worked out by Commission and Parliament) that facilitated EU-US data transfers. This system was urgently replaced by the Commission at the last minute with the “Privacy Shield” system in 2016. According to Maximilian Schrems: Privacy Shield is an updated version of the illegal ‘Safe Harbor’. Nothing in US surveillance law was changed or fixed.”

    After the first CJEU decision on “Safe Harbor”, Facebook claimed it would not use “Privacy Shield” but, on the contrary, the so-called “Standard Contractual Clauses” (SCCs).  SCCs are a contract between an EU company (here Facebook Ireland) and a non-EU company (here Facebook Inc, in California) in which the foreign company pledges to respect Europeans’ privacy. The law accepts that such contracts sufficiently protect European data when transferred abroad.

    Under the EU privacy laws (“GDPR”) and the SCCs, a “data export” to a third country is only legal if the exporting company (in this case Facebook Ireland Ltd) can ensure “adequate protection” in the US. In practice, this turned out to be impossible, because US surveillance laws (such as FISA 702 and EO 12.333) result in the US.

        Given the situation above and the ruling of the CJEU in the “Safe Harbor” case, Mr Schrems consequently requested the Irish DPC in 2015 to use Article 4 of the SCCs, which allows the DPC to order Facebook to “suspend” the data transfers in individual cases.  While the DPC now agreed with Mr Schrems that US surveillance laws violate EU law, they did not take direct action. Schrems: “We asked for a targeted solution, only for companies that fall under these surveillance laws. The DPC could have issued such a decision within a day.”

The traditional European Civil righta will remain on paper if they are not translated in michanised defence instruments of Europeans against all infringements

6.Schrems II

    The DPC, however, did not follow the request of Mr. Schrems, but instead filed a lawsuit against Facebook and Mr. Schrems before the Irish High Court, with the aim to refer the case back to the CJEU – this time on the validity of the SCCs-. The Irish High Court had complied with the DPC’s request and referred eleven questions to the CJEU, despite the resistance of Mr. Schrems and Facebook (who both opposed the reference for different reasons).  

    The Court of Justice ruled on July 16, 2020 (Schrems II Case), that the Standard Contractual Clauses and that the transfer of Europeans’ data towards the States, not guaranteeing an adequate protection, is forbidden. So, since almost all providers are US platforms, and the Cloud Act imposes to such platforms to make available the data wherever they are stored, inserting data into the Internet is tantamount as delivering them directly to the US intelligence community.

     In practice, this means that all transfers of data via internet providers are forbidden. Now, because European citizens and enterprises have been used since a long time to utilize the Internet, and the legal devices like Safe Harbour, Privacy Shield and Standard Contractual Clauses are not valid, most of the current internet transactions and operations are illegal

        According to Mr. Schrems: “In simple terms: EU law requires privacy, while US law requires mass surveillance. The question is, what happens when an EU company follows US rather than EU law?”as Schrems correctly pointed out, the principles of US legislation (mass surveillance os a necessary instrument for maintaining and enlarging the “hidden Empire”, and the opposite principle of the Eu (to forbid mass surveillance in defense of citizens’ rights), are at the opposite extremes.  And, being Europe in the worse negotiating condition, it can obtain an ,at least partial, victory, only via a very hard fight.

Competition now is on the worldwide market and among “Civilisational States”. Each one must have its “Continebntal Champions”

7.The role of European Champions.

Notwithstanding the fact that, as observed by Commissioner Vestager, the platforms have never made so much money at the expenses of Europeans as during the Covid infection, the official point of view reflected  in the most recent papers is still the one of neo-liberal rhetorics, which ignores self evident geopolitical facts, i.e. that ICT has deeply seated geopolitical roots, that have to be unraveled if you want a real digital autonomy. A concept which is implied already in the idea  of  Strategic Autonomy.

The same idea of European Champions is controversial, so that only a few examples exist as of now.  But what else, than American Champions, are Microsoft, Google, Facebook and Amazon? What, if not Chinese Champions, are Baidu, Alibaba, Tencent, Huawei, ZTE? If we want that Europe may compete with USA and China, we must have our champions. They may be slightly different from the American and the Chinese, may be governed by different laws, but they must cover the same markets, obtaining some shares for themselves. It would be impossible that we leave ICT to USA and China and retain just manufacturing or culture, because, within a short period of time, also manufacturing and culture will become simply two branches of the digital business.

Since the digital world is an integrated ecosystem, it is impossible that European champions arise if not in tight connection with the birth of a European digital culture, of a European Army, of a European Military Academy, of a European technology agency, of European platforms, of a Digital Euro…, as clearly identified recently by Josep Borrell.

Therefore, each of the present European initiatives, such as Qwant, JEDI and , now, Gaia-x, must fit within a general plan. As stated by all the promoters, Gaia X has been conceived precisely in this perspective, but we cannot forget the need to complete the landscape of the European Digital Ecosystem, taking into account all the background referred to above.

In fact, Gaia-X will foster the storage in Europe, but will not prevent either the obligation of US companies to share their data with their authorities, nor the Europeans to go on utilizing Google, Facebook and Amazon, nor even European Institutions and Poste Italiane to outsource all of their ICT activities to Microsoft. For avoiding that, it would be necessary that at least new companies arise in Europe for social networks and for secure data transfer, and that they obtain a complete backing fron Euriopean authorities.

Moreover, the European Union must work out a new set of rules governing the different types of access inside European clouds in conformity with GDPR, European criminal and civil procedures, cybersecurity, State secrets, intelligence and counterintelligence, enshrine them into algorithm and guarantee a proper security protection around personnel, servers and workers. Finally, the Union must create a brand-new legislation devoted to the ICT industry, conceived as a public service of strategic interest, whose ownership, control, management and taxation, shall be very tightly controlled like other public services carried out in a shared way with particulars, in health care or in the postal service, in such a way that it shall no more be allowed to subtract, from Europe, via different leaks, human resources, capitals, know-how, data, revenues, jobs and/or taxable income.

This having been said, Gaia-X results to be one of the few European initiatives having a concrete basis and responding to a precise need

Therefore, we cannot but congratulate with the promoters of this initiative and wish to them that it can thrive and can be the starting point of a fledging European Digital Ecosystem, as the one outlined by our book “European Digital Agency”, which proposes a legal framework for fostering and governing such ecosystem.


L’AUTONOMIA STRATEGICA DELL’EUROPA CONTRO LA TERZA GUERRA MONDIALE PARTE II: PERCHE MAI L’AMERICA DOVREBBE “GUIDARE IL MONDO”?

Presentazione del nuovo team di politica estera di Joe Biden

Contrariamente a quanto sostiene la retorica mondialista, l’autonomia degli Stati-Civiltà e la comunità internazionale non sono affatto due principi contrapposti, mentre lo sono globalismo e universalismo.

Una qualche forma di comunità internazionale che permetta di affrontare in modo negoziato i grandi problemi del mondo  è resa  più necessaria  che mai dal sorpasso delle macchine sull’uomo, che rende indispensabile un forte potere decisionale umano contro le macchine, per scongiurare lo scenario delineato nelle opere di Asimov, nel quale le “Tre Leggi della Robotica” non riescono ad essere applicate neppure dalla Federazione Mondiale, a causa delle insufficienze delle sue imbelli classi dirigenti:
“Come facciamo a sapere quale sia veramente il bene supremo dell’ umanità, Stephen? Noi non abbiamo a disposizione il numero infinito di dati che hanno a disposizione le Macchine(Asimov, “Conflitto Evitabile”)”

Solo con questo riallineamento alle realtà del 21° secolo il progetto federalista potrà acquistare un senso concreto e divenire realistico. Infatti,la Federazione Mondiale, che fino ad oggi appariva addirittura inquietante perché molto simile ad una tirannide incontrastabile ed eterna (cfr. Rousseau e Kant), appare ora nella sua vera luce, per così dire, “catecontica”, vale a dire quale unica possibile alternativa alla Megamacchina digitale governata da alcuni “guru” della Silicon Valley (Barcellona).

Questo scenario, sempre più ravvicinato a mano a mano che passano gli anni, anziché evolvere nel senso della Pace Perpetua, si confonde in modo impressionante con quello della “guerra senza limiti” lanciata dall’ Occidente contro il resto del mondo sulle orme di Huntington, che include il “Regime Change”, la cyberguerra, la militarizzazione dello spazio, la corsa agli armamenti, ma soprattutto “la guerra  fra le macchine intelligenti”, di cui  scriveva De Landa già 40 anni fa.

Un punto che non era chiaro fino a poco fa, soprattutto agli Europei, era che la collaborazione internazionale non esclude, bensì implica un sano funzionamento del “Principio di Sussidiarietà” anche a livello mondiale: in concreto, l’“autonomia strategica” di ciascuno dei grandi degli Stati-Civiltà, di cui parla il Presidente Macron. Intanto, la diversità di vedute fra le grandi culture deriva, non già da una “défaillance” del sistema ideale di organizzazione del mondo, bensì dall’ intrinseca fallibilità della ragione umana, che fa sì che, su qualunque questione, ma soprattutto su quelle decisive, vi sia necessariamente una divergenza di opinioni. E proprio perché non si riesce a stabilire chi abbia ragione, è salutare una conflittualità fra le varie concezioni del mondo. Coloro che invocano la democrazia (ma meglio sarebbe dire il pluralismo) come metodo euristico di ricerca della verità, non possono poi certo rifiutarsi di applicare lo stesso principio sul piano internazionale, dove oggi non vige certo la democrazia internazionale, e un solo Stato si arroga privilegi inauditi, che mai nessuno nella storia aveva preteso. Certamente, la “società dell’1% non è in possesso della verità assoluta o dei “valori universali”, e deve quanto meno discutere dei massimi problemi con le altre grandi civiltà.

Quest’esigenza di pluralismo era stata espressa nel modo più chiaro dal Corano,  nella forma della “comunità dei Popoli del Libro”. La politica americana del “Regime Change”, esaltata ancora recentemente da Pompeo, come pure la tendenza della UE a impartire lezioni al resto del mondo, mirano invece proprio ad eliminare questa dialettica, rendendo “inevitabili solo le Macchine Intelligenti”, come affermava,  nel racconto di Asimov, la Presidentessa della Regione Europea dello Stato Mondiale.

Tra l’altro, la molla segreta, per il Complesso Informatico-Militare,    per la realizzazione di queste ultime, è che solo esse sono in grado di sopravvivere alla guerra chimica, nucleare e batteriologica, sì che la Terza Guerra Mondiale segnerà, come minimo, la presa del potere da parte delle macchine stesse  (vedi il film “Terminator II”).

Questo totalitarismo digitale lo si vede per altro già in opera nella persecuzione implacabile dei whistleblowers, che osano contrastare il controllo mondiale del sistema informatico-militare, mettendo in tal modo in pericolo il suo sistema d’ intelligence per la IIIa Guerra Mondiale. Tutte cose già viste nei films distopici, come ad esempio “Rollerball”.

Quindi, lungi dall’ essere un’espressione di provincialismo e di egoismo (non parliamo poi di “nazionalismo”), l’autonomia strategica di ciascuno “Stato-civiltà” concretizza la necessità di sostenere il portato della propria cultura quale elemento utile alla soluzione dei problemi mondiali di oggi e di domani. Non è infatti vero che il materialismo volgare di un Mercier e, oggi, di un Pinker, sia l’approccio più efficace per affrontare i problemi della società della complessità, che ha bisogno di un dibattito a tutto tondo fra le più sofisticate scuole di pensiero. Ciascuno aspira legittimamente ad essere il “Trendsetter del Dibattito Globale”, come Ursula von der Leyen vorrebbe fosse l’ Europa. Perché questo sia possibile, occorre però partire non già della visione “angelistica” (per dirla con il Papa) che piaceva tanto agli “Occidentalisti”, perché, sostenendo che la Storia fosse ormai finita,  rendeva l’ Europa imbelle (“senza il rispetto” degli altri), bensì dalla nostra specifica concezione del mondo, che ci porta a guardare con sospetto al mito della Fine della Storia, perché quest’ultima sarebbe la realizzazione in termini materialistici (per Sant’Agostino, in termini manichei, per Mac Luhan, sotto la forma dei Media), della promessa messianica:  precisamente  ciò che San Paolo chiamava “il Mistero dell’ Iniquità”, cioè l’ eterogenesi dei fini.

L’ Europa deve tendere, sì, a un nuovo umanesimo digitale, ma questo, lungi dall’ essere un’apologia del “sublime tecnologico”,  dev’essere realisticamente capace di tenere sotto controllo le Macchine Intelligenti e i GAFAM, non già arrendersi alla loro antropologia,  e negoziare con le altre parti del mondo un trattato internazionale quale quello proposto dal ministro degli esteri Wang Yi,  che stabilisca regole comuni a livello mondiale per il controllo sull’ Intelligenza Artificiale.

Di questo dovrebbe farsi portatrice l’Europa se vuole veramente essere il “trendsetter del dibattito globale”.

Essa, proprio perché, in esito a un processo di maturazione intellettuale, è giunta a non credere più nella mistificazione della Pace Perpetua, ha un interesse vitale a evitare la Terza Guerra Mondiale, a cui invece gli altri Continenti (e, in particolare, gli Stati Uniti) si stanno preparando a ritmo accelerato, perché, da un lato, questa guerra porterebbe alla presa del potere da parte delle macchine, e, dall’ altra, perché, come ribadito senza tregua nel documento del Parlamento Europeo, l’ Europa sarebbe certamente il campo in cui si combatterebbero gli altri Continenti, innanzitutto a causa dell’ inaudito armamentario militare che vi stazionano, confrontato con l’assoluta inefficienza del seppur costosissimo sistema militare europeo, e che comunque non potrebbe certamente non essere oggetto del “first strike” di qualunque potenza che dovesse scontrarsi con gli Stati Uniti.

L’”autonomia strategica” dovrebbe servire proprio a svincolarci a tempo dai rischi mortali che ci fa correre l’attuale assetto della NATO, e ancor più la preparazione, in corso, della III Guerra Mondiale.

La terza guerra mondiale sarebbe combattuta in Europa

1. L’ Europa e la Terza Guerra Mondiale

Questa preoccupazione per una guerra imminente è certamente al centro del documento dell’Ufficio Studi del Parlamento, che, paradossalmente, propone in sostanza di avviare  anche in Europa un programma di preparazione pre-bellica come quella in corso nelle Grandi Potenze, e di cui fanno parte, non soltanto la corsa agli armamenti, la militarizzazione dello spazio, le sanzioni e i dazi, ma anche il controllo degl’investimenti esteri, e la crescente censura e repressione ideologica.

E’ significativo che gli Stati Uniti, in funzione della preparazione della Terza Guerra Mondiale sul suolo europeo, ci chiedano inoltre di sacrificare  proprio i principali business che potrebbero risollevare le nostre sorti economiche, rendendoci autonomi: il North Stream, il G5, la Via della Seta …, e abbiano tentato addirittura d’ imporre al Vaticano di denunziare l’accordo con la Cina. L’equivoco di fondo consiste proprio nell’affermazione ricorrente di Trump, secondo cui l’America starebbe difendendo l’Europa dalla Russia e dalla Cina, sicché gli Europei avrebbero l’obbligo di contraccambiare finanziariamente, ma anche politicamente (ancora la “dialettica servo-padrone” di Aristotele e di Hegel!). Trump ha affermato che Angela Merkel non ha saputo rispondere su questo punto, ma, essendo “una donna furba”, si è limitata a sorridere. In effetti, la risposta l’aveva fornita già, 40 anni  fa, Franz Joseph Strauss: “non vedo perché 200 milioni di Americani debbano difendere 500 milioni di Europei da 300 milioni di Russi”.

Ma anche Biden, appena eletto, si sta affrettando a fare sapere che anche per lui, come Obama, pena che l’America debba “guidare i mondo”.

Il fatto è che questa pretesa messianica è insita nell’identità americana, sicché partiti o presidenti non possono discostarsene. E questo “guidare il mondo” consiste nel trascinare un certo numero di Paesi (spesso europi) in avventure neo-coloniali per mantenere e ampliare il loro “impero nascosto” (Corea, Irak, Afghanistan, Iraq, Libia)…

Tutti i capitoli del documento del Parlamento Europeo citato nella prima puntata del post si riferiscono senza mezzi termini, anche se nella solita “langue de bois”, alla preparazione bellica: “approvvigionamento energetico e sicurezza”; “azioni nell’ estero vicino”; “sanzioni”; “l’industria della difesa e il mercato della difesa”; “”Reattività della EU nei campi della sicurezza e della difesa”. Pur non negando che, di fronte allo scriteriato smantellamento delle capacità belliche degli Europei, s’imponga un rafforzamento, ma soprattutto una razionalizzazione, del sistema europeo di difesa, il vero modo in cui l’Europa potrebbe divenire un trendsetter del dibattito mondiale sarebbe quello di coordinarsi con la politica estera e di difesa del Vaticano, che ha dimostrato la sua incredibile efficacia impedendo addirittura, con la lettera del Papa a Putin, l’entrata in guerra in Siria degli Stati Uniti, e rinnovando, nonostante gli attacchi di Pompeo, l’accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi.

Mi vengono in mente quegli esempi di cultura neutralistica che sono, da un lato, i manuali distribuiti ai cittadini  svedesi negli anni ’70,  intitolati “Om kriget komer” (“Se viene la guerra”) e (“Inte samarbejde” “Non collaborate”), e il libro del Gruppo Abele di quello stesso periodo “Per un’ Europa Inconquistabile”. Certo, oggi tutto ciò andrebbe aggiornato con un manuale di resistenza digitale alla guerra chimica, nucleare e batteriologica, oltre, ovviamente, che alla cyberguerra.

Gli Stati Civiltà rivendicano una continuità millenaria

2.L’Europa come Stato-Civiltà

Intanto, per “ricompattare il fronte interno”, si sta rivelando centrale, per tutte le potenze del mondo, il concetto di identità, che gli Stati-Civiltà si giocano soprattutto sulla continuità storica. Ed è qui che alcuni teorici cinesi, come Zhang Weiwei, hanno ragione circa il carattere esemplare della Cina, in quanto essa è, a oggi, l’unico Stato sub-continentale culturalmente, militarmente e tecnologicamente autonomo, che possa vantare una “Translatio Imperii” di 5000 anni, sorretta da una, seppur limitata, compattezza etnica (l’”etnia titolare” Han, a cui non sono comparabili le 56 minoranze etniche). Tutti gli altri aspiranti hanno dei limiti in confronto alla Cina. Degli Stati Uniti è insufficiente la popolazione, molto dubbia l’eredità storica, e debolissima l’egemonia WASP. Dell’ India, sono deboli sia il sistema economico, sia la compattezza etnica. All’ Unione Europea mancano autonomia, popolazione, compattezza etnica e culturale. Alla Russia e alla Turchia mancano la popolazione e l’indipendenza culturale dall’ Europa…

In particolare, secondo Wang Weiwei, “la Cina è quello che sarebbe l’Europa se l’Impero Romano non si fosse mai dissolto”.  E’ chiaro quindi, per contrasto, perchè l’Europa di oggi è un vaso di coccio fra vasi di ferro, e che pertanto, se essa vuole veramente acquisire la propria ”autonomia strategica”, deve rafforzarsi “in tutte le direzioni” (“à tous les azimuts”, come voleva De Gaulle): rapporto con America, Russia, Turchia e Cina, autonomia digitale, rafforzamento dell’ identità culturale…

Non per nulla LIMES parte dalla citazione di Mozi, secondo cui perfino il tradizionalismo di Confucio, che si riferiva alla dinastia Zhou, non risaliva abbastanza indietro. Questo dubbio vale ovviamente ancor più per l’Europa. Si deve partire dalla Dichiarazione Schuman o dal Manifesto di Ventotene?Dalla “pace Perpetua” di Kant o dal “Gran Dessin” di Sully? Dal “De Monarchia” di Dante o da Carlo Magno? Dalle Termopili, dalla cultura “Yamnaya” o da quella danubiana? Comunque sia, oggi in Cina s’è diffuso il culto dell’ Imperatore Giallo, inesistente in passato. Anche se non va così indietro, anche la lotta in corso negli Stati Uniti è una battaglia culturale per luna memoria culturale, dove quelle che si scontrano sarebbero, per Dario Fabbri, quelle nordista e sudista, la cui attualità non è mai passata di moda, perché in realtà ne celerebbe un’altra: quella fra l’élite WASP della Costa Orientale e il Midwest di origine piuttosto germanica.

Di questa “Memory Warfare” a livello mondiale  fa parte  ovviamente anche un rinnovato dibattito sull’ identità europea, di cui si faceva stato  nel post precedente, e che, come nello studio di LIMES, si può e si deve integrare con il dibattito sulle identità russa e turca (ma anche britannica, polacca israeliana,, ecc…), intese quali sotto-identità europee, che avrebbero potuto, e dovuto, essere integrate in un’ Europa più vasta, se solo si fosse avviata prima quella riflessione sull’ autonomia strategica di cui tanto si parla in questi ultimi giorni. Né Russia, né Turchia, né Regno Unito, né Polonia, né Ungheria,  sarebbero oggi in conflitto permanente con l’Unione Europea, ma, anzi,  farebbero parte di un quella  “Casa Comune Europea” di cui parlavano Gorbaciov e Giovanni Paolo II, se non avessimo esasperato deliberatamente  i nostri partners orientali, in modo da poterli poi presentare come una sorta di “nemici ereditari”. A Gorbaciov si negarono quegli aiuti finanziari che invece non erano mancati alla URSS assolutamente totalitaria del passato; a Jelcin si negò perfino la dignità; a Putin si negò la possibilità di collaborare in modo determinante, com’egli si offriva di fare, alla costruzione dell’Unione Europea. Questo fu fatto al Paese più grande d’ Europa, da cui sono arrivati gli Indoeuropei, i Turchi, gli Ungheresi, che ha creato San Pietroburgo, l’Ermitage, il Bol’shoi, che ha prodotto Pushkin, Cechov,Ciaikovskij, Dostojevskij, Tol’stoj, Stravinskij, Sol’zhenitsin, e che costituisce il grande polmone verde grazie a cui l’ Europa respira…:l’”arroganza romano-germanica” denunziata un secolo fa dal Principe Trubeckoj nel suo fondamentale “Europa e umanità ”. Le trattative per l’adesione della Turchia sono durate oramai 43 anni.

Mentre non si richiedeva alcuno sforzo particolare alla Turchia dei colonnelli, e si era chiuso un occhio sul colpo di Stato di Gülen, invece, dalla Turchia democratica di Erdogan si richiedono continue prove di democrazia. Questo, da uno Stato che racchiude le più antiche vestigia della civiltà europea, da Göbekli Tepe a Çatal Hüyük,  da Hattuşas a Troia, da Smirne a Efeso, da Alicarnasso al Monumentum Ancyranum, da San Paolo alle Sette Chiese dell’ Asia Minore, da Costantinopoli al Fanari…, ch’ è stato presente in mezza Europa per alcuni secoli, e, infine, che possiede il maggiore esercito europeo dopo gli Stati Uniti. E’ quindi chiaro che la riflessione sull’autonomia strategica dell’Europa non possa prescindere  anche da una rivisitazione del rapporto con la Russia, la Turchia, l’Inghilterra, la Polonia, l’Ungheria e Israele,  indispensabile per fare dell’ Europa una grande potenza, veramente autonoma. Come risposto a suo tempo da Walesa e Jelcin, che, cioè, né la Polonia, né la Russia, avevano bisogno di “entrare in Europa”, perché c’erano già da millenni, così anche Erdogan potrebbe (e, a mio avviso, dovrebbe) ricordare, agli Europei Occidentali, Goebekli Tepe, Catal Huyuk, Hattusas, Troia, Mileto, Efeso, Pergamo, Tarso, Bisanzio, Nicea… Già Erodoto ricordava che la Principessa Europa non era mai venuta nel Continente Europeo, visto che Zeus l’aveva portata a Creta, e poi era andata in Caria. Lo stesso Erodoto affermava, in quelle stesse pagine, che Greci ed Asiatici dovevano finirla di rapirsi reciprocamente le principesse…

Paradossalmente, simili negligenze sono state commesse anche circa la pluralità delle nazioni britanniche, circa il ruolo dell’aristocrazia inglese e ungherese, quello della Chiesa polacca, la Repubblica polacco-lituana, l’ Halakhà, il “superomismo ebraico”…

Tutte cose che avevamo scritto già fin dal 1° volume di “10000 anni”, “Patrios Politeia”.

Ma, ancor oltre, occorrerà una ricerca sull’ identità che vada al di là dei balbettamenti della bozza di Costituzione mai ratificata. Così come la Cina va addirittura oltre i “San Jiao” (Taoismo, Confucianesimo e Buddismo), per riallacciarsi anche alle religioni popolari e locali,  e all’Imperatore Giallo, così l’Europa deve andare oltre la semplice giustapposizione di alcune glorie passate (ebraismo, cristianesimo, rinascimento, illuminismo), come nella bozza di costituzione di Giscard, per vedere ciò che sta loro dietro, valea dire  la “Dialettica dell’ Illuminismo” che incomincia fin dall’ incontro dei popoli europei con l’ Oriente.

Alle scarse icone “europee” che sono state proposte dal “mainstream” (Pericle, Costantino, Carlo Magno, Dante, Kant, Spinelli, Giovanni Paolo II), occorre aggiungerne tante altre, come Gilgamesh, Abramo, Mosè, Ulisse, Ippocrate, Erodoto, Leonida, Socrate,  Cesare, Augusto, San Paolo, Tertulliano, Sant’Agostino, Podiebrad, Montesquieu, Napoleone, Nietzsche, Coudenhove-Kalergi, Galimberti, De Gaulle…).

La Russia è Europa

2. Il Nuovo Meccanismo Democratico Europeo quale strumento di auto-affermazione identitaria.

Infine, per poter essere veramente autonomi, occorrerà anche darci (come chiarito in un precedente post), una governance veramente europea, che non ricalchi la costituzione (formale e materiale) americana (ma neppure quella cinese, saudiana o iraniana), bensì l’Antica Costituzione Europea, con il Papato e l’Impero, i Regni e le Corone, i Paesi e le Città, di cui parlavano de las Casas e Machiavelli,  Montesquieu e Tocqueville. Mi chiedo se Iberia e Gallia, Britannia e Roma, Germania e Sclavinia, Costantinopoli e Russia, non debbano costituire un livello intermedio fra Europa e Stati Nazionali, con le competenze degli attuali Stati Membri, mentre all’ Europa dovrebbe essere affidato (come un tempo all’ Imperatore), solo il compito di ricercare, approfondire, gestire e difendere, l’Autonomia Strategica dell’Europa nei confronti del resto del mondo (il Praetor Peregrinus contrapposto al Praetor Urbanus). In tal modo si soddisferebbero tanto le esigenze “federalistiche” dell’“Europe Puissance”, quanto quelle “sovranistiche” del mantenimento del ruolo degli Stati nazionali per le questioni “più vicine ai cittadini”.I grandi Stati “regionali” potrebbero essere competenti in materia di programmazione economica e, politiche culturali, legislazione-quadro e, grandi imprese e politiche sociali. Certo che il livello “vicino agli interessi dei cittadini” tanto reclamato da tutti, non può essere, nell’attuale mondo altamente complesso, se non uno dei livelli inferiori, e necessariamente non dei più importanti. Ecco come risolvere il problema del “sovranismo”.

Finirebbero dunque le confusioni oggi imperanti fra campanilismo, nazionalismo e imperialismo, che ci portano a confondere questioni locali come l’endemico conflitto fra Fiamminghi e Valloni, quelle nazionali come l’indipendenza catalana, la Crimea e le acque dell’ Egeo, e quelle mondiali, come i “rischi esistenziali” per l’intera Umanità, senza poterne risolvere nessuna.

Quanto alle stesse modalità di contrapposizione politica, di scelta per le cariche, alle qualità richieste, al tipo di personale, al “cursus honorum”, questi dovrebbero essere differenziati per i diversi livelli, con variazioni per età, per cultura, per il sequenziamento delle cariche, in modo da garantire motivazione, correttezza, competenza, abilità, di ciascuno in base a ciò ch’è chiamato a fare.

Tutto questo comporterebbe comunque di rovesciare integralmente la decisione, assunta dal Consiglio dei Ministri di Blois, di limitare la continuità storica dell’ Europa alla Seconda Guerra Mondiale e al Dopoguerra, e di riaprirla invece, come si fa in Cina e in Russia, alla storia antica e alla preistoria, che, da noi, cominciano con il Medio Oriente e la sintesi fra Cacciatori-Raccoglitori, Civiltà Megalitiche, Civiltà Danubiana e Kurgan. Solo così si eviterebbero gli odi intestini attuali fra  familisti e post-umanisti, Est e Ovest, nostalgici dei totalitarismi e progressisti messianici, fra irredentisti e imperialisti, fra religiosi e laicisti, fra nordici e mediterranei…Infatti, si comprenderebbe finalmente in che cosa abbia consistito fin dal principio l’ “Unità nella diversità”.

In ogni caso, è assurdo che, mentre la Cina rivendica 5000 anni di storia, Israele i Patriarchi, l’America e la Russia vorrebbero essere gli eredi dell’ Impero Romano, la Turchia di quello bizantino e gl’Islamici del Califfato, l’Europa si autolimiti agli ultimi 70 anni, così riducendo, come minimo,  enormemente il proprio “appeal”.

In un’epoca come la nostra in cui tutti (WASPS e Afro-Americani, Indios e “laici alla francese”, Catalani e Ossis, Polacchi e Turchi, Russi e Curdi, Hindu e Han) rivendicano orgogliosamente la loro identità,  solo avendo alle spalle una cultura radicata nei millenni e su un’area vasta gli Europei potrebbero dare la loro adesione complessiva a una costruzione necessariamente complessa come un’Europa “plurale”, di cui oggi nessuno ha la neppure la forza intellettuale di abbracciare i contorni. Per questo mi ripropongo di terminare al più presto anche il secondo e il terzo volume di “10.000 anni”, un libro oggi più che mai necessario per l’educazione del popolo europeo.

Ma su tutto ciò torneremo in un prossimo post e nella stessa proiezione del nostro programma culturale.

3.L’atteggiamento del Papa come modello  di  autonomia strategica europea.

L’importanza di una visione storica “de longue durée”, per dirla con Braudel (quale dovrebbe avere l’ Europa), è dimostrata innanzitutto dall’esempio della Chiesa, la cui forza deriva in gran parte dal non aver essa di fatto mai rinnegato le infinite correnti che ne hanno alimentato da millenni, e ancora alimentano, la cultura: dagli archetipi dei popoli pre-alfabetici, al mono-politeismo primitivo, alle tradizioni medio-orientali, presenti ovunque nel Vecchio Testamento, a quelle classiche che alimentano i Vangeli, alla filosofia antica che traspare dalle Lettere degli Apostoli e dalla patristica, fino a quelle persiane ed ebraiche dell’ Apocalittica, e alle indubbie influenze islamiche sulla filosofia cristiana del Medioevo, per continuare con l’esoterismo orientale nella cultura pre-moderna, le influenze cinesi nella dottrina dello Stato, nella teologia e nella tecnica dell’ Età moderna, e continuando ancora con il romanticismo slavo, la filosofia moderna e il pensiero teologico sudamericano, che hanno trovato espressione negli ultimi pontefici. Il principio “extra Ecclesia nulla salus” non implica affatto una negazione di questa  “poliedricità” come la chiama il Papa, perché è la Chiesa stessa ad essere stata poliedrica da sempre, e la funzione decisiva della Chiesa permette proprio al Cristiamesimo di sopravvivere nonostante la sua poliedricità.  Grazie ad essa, la Chiesa può continuare a dialogare con tutti, essendo essa di fatto il “trendsetter del dibattito globale”. del Anzi, essa è l’unica organizzazione religiosa organizzata antichissima e universale (Katholiké), e grazie a questo può interloquire con gli sciamani e i sacerdoti shintoisti, con i guru induisti e i monaci buddhisti, con i rabbini e gli ulema.

Per questo, l’idea delle “radici cristiane” è stata, come scrivevo in “Patrios Politeia”, un autogoal, perché le radici del Cristianesimo sono ovunque (non solo in Europa), quella cattolica è l’unica Chiesa veramente presente, oggi, ed ovunque, dal Midwest trumpiano alla costituzione indigenista colombiana, da San Pietro a Zagorsk, dalla Siria al Zhejiang…  

In definitiva, la Chiesa continua con il rinnovo dell’accordo con la Cina, che Trump voleva stoppare, tracciando così un percorso che difficilmente l’Unione potrà non seguire (“il Trendsetter del dibattito globale”, appunto).

Unico neo: l’assenza di una teologia specificatamente europea, come quella nord-americana di Hecker, quella latinoamericana di Puebla e Aparecida, quella asiatica di Panikkar. Giovanni Paolo II e l’allora cardinale Ratzinger avevano diffuso l’esortazione post-sinodale “Ecclesia in Europa”, ma nessuno l’ha raccolta. Oggi, il Papa torinese-porteño finisce per portare con sé una cultura sudamericana che non può supplire a una inesistente “theologia europaea”.

L’autonomia strategica presuppone il controllo dell’ intero ecosistema digitale

4Autonomia strategica e autonomia digitale

Come giustamente scrive Aresu su Limes, ”A un certo punto, la nozione di ‘sovranità tecnologica’ è entrata nei discorsi dei leader europei, Lo European Political Strategy Centre (Epsc), think tank interno alla Commissione europea fondato da Jean-Claude Juncker col mandato di occuparsi di ‘governance anticipatoria’, probabile disciplina alchemica, definisce la sovranità tecnologica come ‘la capacità europea di agire in modo indipendente nel mondo digitale’, Tale sovranità andrebbe basata su meccanismi difensivi per salvare l’innovazione e strumenti offensivi per promuovere l’economia europea.“

Tuttavia, dopo il discorso di Breton su questo tema, il dibattito dei think thanks si è allargato, verso la più generale “autonomiastrategicavoluta da Macron, scatenando l’ira degli Americani.Tyson Baker, direttore dell’ Aspen Institute tedesco, ha accusato l’Unione Europea “di aver avviato una guerra tecnologica nonché di alimentare una visione russo-cinese della tecnologia”. Peccato che gli Stati Uniti avrebbero dovuto prevedere questo “effetto collaterale” quando hanno scatenato l’isterismo contro gl’investimenti cinesi. Se autonomia ha da esserci, questa dev’essere verso tutti: Huawei, ma anche Microsoft, ZTE, ma anche Google, Ant, ma anche Facebook… Forse, però, neppure i propugnatori dell’“autonomia tecnologica” hanno capito ch’essa presuppone di  avere una propria cultura digitale, una propria intelligence, proprie piattaforme, reti e clouds, indipendenti -certo, anche dalla Cina, ma prima di tutto, dagli Stati Uniti, che oggi controlla totalmente il mondo digitale, i nostri dati e le nostre telecomunicazioni-. L’avvio di Gaia-X è un buon inizio, ma non ci garantisce certo una rapida tempistica di recupero. Anzi, secondo Euractiv, il progetto sarebbe un diabolico “window dressing” per permettere ai GAFAM  di prosperare come non mai alle spalle dei contribuenti europei, schiacciando per sempre le nostre imprese.

Venendo infine alla famigerata questione del G5, occorre ricordare che la Cina sta già creando il suo G6, e che una soluzione di “autonomia strategica” consisterebbe già solo nel creare, più modestamente, un campione europeo Nokia-Erikson, il quale, accettando l’offerta di Huawei, si comprasse in blocco (con il Recovery Fund) la tecnologia G5, così divenendo autonoma, tanto dalla Cina, quanto dagli Stati Uniti. Stupisce che non si parli mai di una soluzione così semplice e così a portata di mano, mentre invece si continua ad ipotizzare un controllo americano su Nokia ed Erikson..

Osserviamo infatti i dati del mercato mondiale delle reti:

Market share estimates for 5G base stations
Supplier2019 market share2020 market share
Ericsson30%26.5%
Huawei27.5%28.5%
Nokia24.5%22%
Samsung6.5%8.5%
ZTE6.5%5%
Other5%9.5%
   

Qualora Ericsson e Nokia si fondessero sotto il controllo della BEI e della Commissione, ed acquisissero dalla Huawei la tecnologia 5 G (con la Huawei che si concentrerebbe sulla 6G), gli Europei dominerebbero i mercati maturi, mentre i Cinesi manterrebbero la leadership su quelli futuri, ma con la speranza, per gli Europei, di poterli raggiungere in un domani, e di godere, intanto, dell’ assoluta sicurezza dei dati, nei confronti tanto della Cina, quanto dell’ America (che non si raggiungerebbe invece  certo con la “golden share”, né con anacronistiche  esclusioni dagli appalti in Europa).

Su una cosa la posizione americana è corretta: la questione del G5 è anche una questione strategica, come lo sono oramai tutte le questioni digitali, perché, come messo in evidenza da trent’anni da Manuel de Landa, oggi guerra e informatica sono la stessa cosa, in quanto, quando un missile nucleare impiega 25 minuti a raggiungere l’obiettivo, la difesa globale non può essere affidata se non al sistema informatico. Ma quest’argomentazione prova troppo. Se sono strategici, perché funzionali al comando missilistico nucleare, i sistemi di trasmissione dei segnali, a maggior ragione lo sono le piattaforme che raccolgono i dati, i cavi che li trasmettono e i server che li immagazzinano, vale a dire l’intera informatica. Ma purtroppo, oggi, nulla, dalla medicina ai media, dalla cultura alla politica, dall’economia alla famiglia, si muove senza informatica, Ergo, se tutto ciò che attiene all’informatica interessa direttamente il Pentagono, allora tutta la nostra vita dev’essere non solo controllata da NSA, ma anche influenzata da Cambridge Analytica, in modo che noi ci muoviamo, o come disciplinati soldatini dell’ Impero Occidentale, o come bersagli di quello orientale.

Soluzione che è evidentemente, come hanno dimostrato i casi Echelon, Prism, Wikileaks, Tax Web  e Schrems,ma anche i recenti scandali dell’ intercettazione da parte dell’ intelligence tedesca e danese a favore degli Americani, in radicale contrasto (ancora più delle armi autonome o del riconoscimento facciale), con tutti i principi giuridici di cui si vanta l’Unione, incarnati nella Dichiarazione  Europea di Diritti, nelle Costituzioni nazionali, nella legislazione antitrust e nel DGPR. Questo tanto più in un momento, come questo, in cui perfino l’Amministrazione americana fa finta (anche se in modo più credibile della UE) di frenare lo strapotere di Google (con l’azione appena proposta dal Dipartimento di Giustizia presso il Tribunale Distrettuale di Washington, mentre invece la Commissione Europea si è vista rigettare la tanto attesa azione contro Apple).

L’esser venuta alla luce l’assoluta disapplicazione di questi principi costituisce  tuttavia oramai almeno l’ apertura di una possibilità di soluzione del problema.