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RICAPITOLAZIONE E RETTIFICA DEL PROGRAMMA DELLE PRESENTAZIONI AL SALONE DEL LIBRO (Salone In e Off)

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022

PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

SALONE IN

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio,ore 12.15

UN PONTE FRA EST E OVEST

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE 

 Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

Attenzione: le credenziali Zoom sono state cambiate:

Ora: 21 mag 2022 12:00 AM

Entra nella riunione in Zoom

https://us06web.zoom.us/j/81381685241

ID riunione: 813 8168 5241

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15.00

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE  NEI GIORNI  DEL CONFLITTO UCRAINO

PRESENTAZIONE DI: “ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”, PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis,Riccardo Lala,Marco Margrita, Enrica Perucchietti

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/89121340117?pwd=ajFZQ3NEdnlaWDVkUVEvRTAvTzdJZz09

ID riunione: 891 2134 0117
Passcode: 997292

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16.00

GALIMBERTI E CHABOD:

L’IMPRONTA DELLE ALPI OCCIDENTALI SU RESISTENZA ED EUROPA

DAL PASSATO AL FUTURO DELL’ EUROPA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA

 Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/86298136839

ID riunione: 862 9813 6839

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022 PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

La sacra di San Michele, simbolo del Piemonte, sede della riunione introdutticva

Le attività dell’ “Associazione Culturale Diàlexis”, che opera da 15 anni  nell’ area piemontese per promuovere una cultura più proattiva verso le crescenti difficoltà del territorio e verso le crisi dell’Europa, si stanno rivelando di giorno in giorno più necessarie, in considerazione, da un lato, dello svuotamento del Piemonte da parte dell’imprenditoria e delle Istituzioni (che, come ha detto Monsignor Nosiglia, “non ha un’idea di futuro”), e, dall’ altro, dell’implosione dell’ Europa sotto l’effetto congiunto delle vecchie carenze irrisolte e del conflitto mondiale fra le grandi potenze.

Per questo, nonostante il mutare delle circostanze e le difficoltà indotte dalla pandemia e dalla guerra, non dobbiamo, e non vogliamo, interrompere la tradizione oramai consolidata di una presenza costante al Salone del Libro di Torino, con le nostre proposte di libri sull’ Europa e di temi ad essi connessi.

Inoltre, poiché quest’anno il Salone è stato collocato il 19-23 di Giugno, e, quindi, non coincide, come spesso accaduto, con il Salone, abbiamo pensato d’introdurre e preparare il Salone con una manifestazione preliminare di riflessione, dedicata alla discussione sul 9 maggio, nei suoi aspetti storici e politici, quale momento cruciale di consapevolezza europea.

Infatti, i libri che presentiamo quest’anno al Salone trattano temi d’importanza fondamentale per l’Europa di oggi, dopo la fine “grigia”, come ha detto Mattarella, della Conferenza sul Futuro dell’ Europa, che presenterà le proprie conclusioni molto in sordina proprio il 9 maggio, eclissata dal clamore della guerra in Ucraina, che l’ Europa non è stata in grado né di prevenire, né di concludere.

Il primo dei tre libri, dedicato a “Intelligenza Artificiale e Agenda Digitale” è dedicato al tema forse più urgente in questo momento: la comprensione, studio e discussione degli effetti dell’Intelligenza Artificiale sul futuro dell’Umanità, e delle politiche poste in essere da parte delle diverse Autorità per tenerli sotto controllo.

La seconda opera, che costituisce una ristampa del nostro (attualissimo) Quaderno 3-2014 (“Ucraina, no a un’inutile strage”), è dedicata all’ inquadramento storico e culturale dell’ attuale conflitto, nell’ ottica del recupero dell’ europeità, tanto dell’ Ucraina, quanto della Russia.        

La terza, anch’essa a nostro avviso attualissima (Progetti europei nella Resistenza), è dedicata alla rilettura di alcuni dei documenti più pertinenti per la comprensione del progetto europeo del dopoguerra, progetto realizzato solo in piccola parte, ma per la maggior parte inattuato, ed ora arenatosi di fronte all’ incapacità dell’Unione di garantire la sovranità europea e la pace in Europa. In questi progetti, il volume rivendica il ruolo centrale delle Alpi Occidentali e del Piemonte.

Tutte le manifestazioni si svolgeranno in parte in presenza, in parte a distanza, mediante collegamenti zoom con coloro che si segnaleranno all’indirizzo di posta elettronica info@alpinadialexis.com.

Le tre presentazioni, nel Salone In e nel Salone Off, saranno precedute da un convegno, il 9 maggio, nel quale, nella giornata che, in Europa Occidentale, è dedicata alla commemorazione della Dichiarazione Schuman, e, nell’ Europa Orientale era stata tradizionalmente dedicata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tenteremo di fare il punto circa le conseguenze che si possono trarre dai temi dei tre libri, circa l’andamento delle drammatiche vicende in corso e le vie di uscita dalla crisi che l’ Europa dovrebbe ricercare.

Il Convegno avrà luogo alla Sacra di san Michele, monumento simbolo della Regione Piemonte e delle Alpi Occidentali.Per chi voglia partecipare online, verranno distribuite le credenziali.

Scrivere a:

info@alpinadialexis.com

il Canto del Principe Igor descrive una battaglia nel Donbass nell’11°secolo

GIORNATA CONCLUSIVA DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

9 MAGGIO: CONVEGNO

La Conferenza sul Futuro dell’ Europa, indetta fin dal 2019,  avrebbe dovuto fornire idee condivise sul futuro iter dell’ integrazione europea, attraverso un complesso meccanismo basato, in parte, sulle Istituzioni, e, in parte, sulla “democrazia partecipativa”: La guerra in Ucraina, con le sue origini e conseguenze, vicine e lontane, ha dimostrato, se ve ne fosse bisogno, l’insufficienza di quest’ iniziativa per permettere all’ Europa di vivere appieno la propria esperienza nel 21° secolo, sventando anche le gravissime derive della situazione internazionale.

Il convegno sarà quindi dedicato a tre grandi temi:

-Le Conferenza nella storia dell’ Integrazione Europea;

-Le criticità dell’ Europa attuale di fronte alle sfide del presente e del futuro;

-Una strategia degli Europei per gestire in modo proattivo le trasformazioni in corso.

 Programma della giornata:

12.00 Brunch alla Sacra di San Michele

14.00 Collegamento con le Istituzioni per la giornata conclusiva della Conferenza

15.30 Visita della Sacra

16.30 Saluti del Rettore della Sacra, del Consiglio del Movimento Europeo in Italia e dell’ Associazione Culturale Diàlexis

Inizio dei lavori

SALONE IN

Anna Jaroslavna, principessa di Putivl’, piange i guerrieri kievani caduti
a Sloviansk

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio, 12,15

UN PONTE FRA EST E OVEST 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE 

L’opera affronta, con spirito costruttivo, un tema vessato quant’altro mai, in un’ottica poliedrica e anticonformistica, mostrando innanzitutto quanto le attuali controversie sull’ Ucraina siano la necessaria conseguenza della centralità geopolitica di quel Paese, da sempre punto d’incontro e di scontro delle più svariate tendenze etniche, culturali, politiche, religiose. Basti pensare ai Kurgan, alla Rus’ di Kiev, ai Cosacchi, al Cosmismo… 

Un contributo sofferto, anche se indiretto, alla soluzione di problemi drammatici dell’oggi 

Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

 SALONE OFF 

I computer quantici, al centro delle nuove tecnologie digitali

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15,00

PRESENTAZIONE DI: “ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”, PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

L’evoluzione in corso in tutti i settori dell’attività umana, dall’automobile alla sanità, dalla manifattura alla finanza, dal diritto alla difesa, indica che il digitale, e, in particolare, l’intelligenza artificiale, sono destinati a modificare radicalmente la vita di tutti noi. Tutte le comunità del mondo, statuali o locali, pubbliche o private, si stanno attrezzando per fare fronte a queste sfide. Sono nate così le “agende digitali” europea e italiana, e il progetto dell’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale. Il segnale più significativo di questa trasformazione è dato dal passaggio della storica sede della FIAT, il Lingotto, a una società torinese di Information Technology.

Il dibattito intorno all’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale potrebbe dunque essere il punto di ripartenza dell’ industria, della cultura e della società del Piemonte, all’ altezza delle sue gloriose tradizioni.

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis,Riccardo Lala ,Marco Margrita, Enrica Perucchietti, Roberto Saracco,

Il comandante partigiano cuneeese Duccio Galimberti, autore dell’unica
“Costituzione Italiana ed Europea”

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16,00

DAL PASSATO AL FUTURO DELL’ EUROPA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA

Nel momento in cui, complice la guerra in Ucraina, la Conferenza sul Futuro dell’ Europa si è chiusa, come ha detto il Presidente Mattarella, in modo “grigio”, non è superfluo lanciare uno sguardo retrospettivo verso la fase ideativa dell’ integrazione europea, con particolare riguardo al periodo a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e alla Resistenza. Il Piemonte, con la Carta di Chivasso e la Costituzione Europea di Galimberti, ha dato un contributo fondamentale alla riflessione sul futuro dell’ Europa,  contributo che il dibattito e la prassi politica attuale non hanno ancora saputo eguagliare.

Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

UNA GRANDE PAN-EUROPA, “TRENDSETTER” DELLA LOTTA CONTRO LA SOCIETA’ DEL CONTROLLO TOTALE

Commento agli articoli di Massimo Cacciari e di Vito Mancuso su “La Stampa” dell’11 Aprile 2022.

Come non condividere il disappunto di Massimo Cacciari per la mancata realizzazi+one delle promesse della Ostpolitik nel secolo scorso, che è sfociata nel suo opposto, l’attuale contrapposizione frontale fra Russia e “Occidente”? Chi può dirlo più di me, che ho dedicato parecchi anni della mia vita a tentare di realizzare investimenti europei in Europa Centrale e Orientale con l’obiettivo di realizzare una vera integrazione fra “i due polmoni” dell’ Europa?

Credo però che non ci si debba solo lamentare, bensì  che si richiedano quelle azioni concrete e immediate che invece l’”establishment” ha omesso da ben 40 anni.

1.Le ragioni di un fallimento

Il motivo ultimo  del  fallimento dell’ Europa, e, in particolare, della sua “Ostpolitik” è  un’innaturale l’interiorizzazione dell’antropologia americana, fondata su elementi estranei ed ostili all’ Europa: il millenarismo, il ressentissement verso il nostro Continente, il fondamentalismo e l’ipocrisia puritani, l’eccezionalismo, l’Impero Nascosto, l’esportazione della democrazia, la tecnocrazia,  il dominio della mediocrità, il “politicamente corretto”(cfr. Cotton Mather,il testamento politico di Washington, Emerson, Whitman, Rostow, Brzezinski, Huntington).

Prima dell’affermarsi dell’egemonia americana (cioè nella “Welt von Gestern” di Stefan Zweig), nell’atteggiamento mainstream  europeo (la “Patria Comune del Cuore”, ibidem)prevalevano il realismo di origine paolina, l’elitarismo, il pluralismo, l’egemonia delle culture classiche, la collaborazione fra le classi, il dibattito (e scontro) fra le concezioni del mondo (IIa Lettera ai Tessalonicesi, Machiavelli, Matteo Ricci, Montesquieu, i Grundrisse di Marx, la Paideia di Jaeger, i 9 partiti della 1a Repubblica italiana, il Modello Sociale Europeo).Non vi era ostilità nei confronti dell’ Europa Centrale e Orientale, ma, invece , la cultura mitteleuropea si era praticamente fusa con quella orientale (Leibniz, Diderot, Herder, De Maistre, Liszt, Pannwitz, Diaghilev, Gramsci, Stravinski, Malaparte…). Dopo l’imposizione anche  qui da noi del “politicamente corretto” americano, dominano oramai un moralismo da Esercito della Salvezza, l’esaltazione monocorde delle virtù dell’ America, lo strapotere dei GAFAM, il lassismo pedagogico, che, tutti insieme, portano diritto al “suicidio dell’Europa”(di cui vediamo già ora le non piccole nuove avvisaglie, nell’impotenza a fermare le stragi, nell’ autodistruttività delle cosiddette “sanzioni”, nell’ininterrotto declino economico, nel formarsi di gruppi contrapposti).

L’affermarsi di una tecnocrazia mondiale livellatrice (la “monotonizzazione del mondo”) l’aveva prevista sempre Zweig:”Lo spirito tecnico , che adesso agisce verso l’unità del mondo, è più un modo di pensare del genere umano che del singolo individuo. Questo spirito non ha patria, non ha linguaggio umano, pensa per formule, calcola in cifre, crea macchine, e queste macchine a loro volta – quasi contro il nostro volere – riplasmano noi uomini a sembianze esteriori sempre più simili.”

Una condotta coerente dell’Ostpolitik avrebbe richiesto invece come presupposto, fin dal 1985, una “politica del riconoscimento” delle diverse culture dell’Europa Orientale (come premessa, a sua volta, del riconoscimento del valore del resto del mondo). L’Europa da Lisbona a Vladivostok (voluta da de Gaulle e dalla destra francese e citata da Medvedev) è un territorio così vasto, che inevitabilmente comprende popoli molto diversi, dagli Jacuti (tirati impropriamente  in ballo per Buća) agli Yuppies londinesi, dai Tuvani (come il ministro russo Shojgu), agli Enarques come Macron, dai Ceceni agli Svizzeri, dai Cosacchi ai Napoletani, dai Turchi ai Tedeschi, dai Russi ai Polacchi…Orbene, non si può pensare, soprattutto in un momento storico dominato dall’equilibrio atomico, e, quindi, per definizione, molto teso e conflittuale, di riuscire a trovare, come giustamente richiede Cacciari, un sistema organico di accordi fra Est e Ovest, se non grazie al sommo rispetto e alla piena comprensione degli altri partners.

Questo atteggiamento di rispetto è stato sempre molto raro dovunque, ma particolarmente nell’ Europa Occidentale, caratterizzata dalle contrapposizioni “esistenziali” fra Greci/Romani  e barbari, Ebrei e Goim, Cristiani e Pagani, illuminati e arretrati, Occidentali e Orientali, “democrazie” e “autocraszie”…Pochi intellettuali e politici sono sfuggiti a queste schematiche contrapposizioni: Erodoto, Alessandro Magno, Tacito, Sant’Agostino, Wolfram von Eschenbach, Federico II, Matteo Ricci, Guénon, Saint-Exupéry, Simone Weil….In particolare, l’“Arroganza romano-germanica” (Trubeckoj) verso l’ Europa Orientale risale addirittura allo “Scisma d’Oriente”, si è rafforzata con l’arrivo degli Ottomani, è divenuta frenetica  contro la Santa Alleanza, e si è tramutata infine in maccartismo, russofobia ed islamofobia, saldandosi ora con il chiliasmo della “Fine della Storia” e della Singularity Tecnologica.

2.Il respingimento dell’Oriente e le relative reazioni

Il comportamento della politica europea “mainstream” è stato coerente, nella storia,  con questa impostazione conflittuale: la Guerra di Crimea, l’assalto alla Russia dopo la Ia Guerra Mondiale e al tempo dell’Asse; il rifiuto di ammettere l’URSS, e poi la Russia, nella NATO; la risposta di Prodi, secondo cui la Russia non potrebbe entrare nella UE “perché troppo grande”; le persecuzioni della Serbia e delle minoranze etniche russe; le sanzioni; la costruzione a tavolino  delle Rivoluzioni Colorate e dell’ Euromaidan secondo il manuale di Gene Sharp e agli ordini di Victoria Nuland; l’imposizione agli Europei orientali, prima di aderire alla UE, di far parte della NATO; le complicità con il colpo di Stato militare fomentato dall’America da Gülen…

L’atteggiamento della Russia, della Turchia  (e dell’Ungheria) è stato specularmente conflittuale: dall’alleanza con l’Occidente fino alla morte di Stalin, alla coesistenza pacifica andando da Khrusciov a Elcin, alla paziente sopportazione, fino al 2008, da parte di Putin, per passare alla sfida del 2014, e, nel caso di Erdogan, del 2017; ora, la guerra aperta della Russia (in realtà prima all’ America e alla NATO che non all’ Ucraina), come pure l’atteggiamento indipendente della Turchia e dell’ Ungheria nella crisi in corso.

Si è trattato di un eccesso di legittima difesa? Certamente Tuttavia, i comportamenti violenti e spesso paranoici di tutti i nostri vicini (Serbi e Russi, Turchi e islamici in generale) hanno tutti come minimo una loro ben precisa spiegazione storica, e non sono rivolti contro di noi, ma contro l’ America.

Nikolaj Trubeckoj, linguista eurasiatista

3.Che fare?

Purtroppo, sarà ben difficile, per l’Europa Occidentale, liberarsi da quel suo atteggiamento d’integralismo atlantico, fintantoché,  sul nostro territorio, stazioneranno centinaia di migliaia di soldati americani, e le comunicazioni sociali saranno totalmente controllate dai GAFAM e dalla NSA. Tuttavia, gl’intellettuali europei, e, in particolare, quelli che hanno il coraggio di sfidare, come Cacciari, almeno su qualche piccolo punto, il “Pensiero Unico”, avrebbero il dovere di non limitarsi alle loro continue lamentele, indicandoci anche una linea di azione concreta- prima, concettuale, e, poi, politica-.

Infatti, non è affatto vero che oramai, come afferma Cacciari, non si possa più fare nulla per la Ostpolitik. Intanto, si può e si deve riflettere sugli errori passati. Poi, si può studiare e dibattere, con l’obiettivo di definire un rapporto più paritario, che prescinda dall’ “Arroganza Romano-Germanica” verso i “Discendenti di Činggis Khan” (Trubeckoj), che non sono solo gli Slavi, ma anche i Turchi, gli Ungheresi e tutti coloro che li circondano.

Solo allora sarà possibile ripresentare, come auspica Cacciari e anche noi vorremmo, quel grandioso piano che avevano ideato Gorbaciov e Mitterrand nel 1989, e che oggi viene rimpianto con nostalgia dal Movimento Europeo: la Confederazione Europea, fra, da un lato, l’Unione Europea, e, dall’altro, un’Unione Eurasiatica. Un piano che oggi non può avere  come obiettivo quello di unire le nostre forze per fare avanzare, a livello mondiale, la lotta per la messa sotto controllo società delle macchine intelligenti: quel “crackdown sui BATX” che per ora solo la Cina  è riuscita a impostare vittoriosamente nei confronti delle stesse proprie multinazionali.

L’Unione Europea continua a ripetere che vuol essere il “Trendsetter del dibattito globale”, ma in realtà tiene il sacco ai GAFAM americani con i suoi paradisi fiscali, con la disapplicazione dell’ Antitrust, dell’ Internet Act e delle Sentenze Schrems, con l’outsourcing di tutte le attività delle Istituzioni a Microsoft, con l’egemonia dei GAFAM su GAIA-X e sui “cloud di Stato”, con il bando delle piattaforme russe…

Prendiamo atto che il Movimento Europeo difende questa impostazione, anche se non condividiamo l’idea che sia, a tal fine, necessario un “regime change” nel “Russkij Mir”. Ovvero, forse è proprio necessario, ma non più, e non prima,  di quanto lo sia in Europa Occidentale. Servono infatti idee assolutamente nuove, calibrate alle esigenze di un Umanesimo Digitale.

Shiva dà Pashupatastra
a Arjuna

4.Le logiche  dell’Ipermodernità portano alla distruzione dell’ Umanità

Se vi è un errore condiviso a Est e ad Ovest, questo è ignorare il centrale problema della distruttività della logica occidentale (Severino), girandovi continuamente intorno. Già fin dalla fine della IIa Guerra Mondiale, il più grande pericolo per il mondo veniva additato, da Horkheimer e Adorno,  con la loro “Dialettica dell’ Illuminismo”, nella Modernità; già per essi, il ritorno del mito (nel bene come nel male) era comunque  inevitabile.

Anche l’indipendenza dell’ India, nel 1947,  aveva dato un potente segnale di critica della cultura occidentale. Il vero pensiero di Gandhi a questo proposito è stato sfacciatamente deformato. Basti leggere il suo pamphlet in Gujarati “Hind Swaraj” (“L’Indipendenza dell’ India”), e il suo commento alla Bhagavad Gita, in cui delinea la sua critica allo spirito occidentale.

Fino dal 1962, il Club di Roma aveva avvertito contro la catastrofe ecologica, e, nel 1965, “Odissea nello Spazio” aveva ammonito contro la presa del potere da parte delle macchine intelligenti. Nel 1983, la vicenda del sistema OKO e del Tenente-Colonnello Petrov aveva dimostrato che l’equilibrio atomico non era adeguatamente garantito dai nuovi sistemi di controllo digitale.

Nel   1967 era stato firmato lo Outer Space Treaty, oggi desueto per via della militarizzazione dello spazio. Sulla base delle formulazioni di una Dichiarazione congiunta approvata  nel 1987, nel 1991 le superpotenze avevano adottato un trattato per la proibizione dei missili a medio raggio,  di cui ne vennero smaltiti quasi 2.700.Gli Usa, avevano lanciato le Guerre Stellari per distruggere l’URSS, e, negli anni successivi, avevano accusato più volte la Russia di avere violato l’accordo, sino all’autunno del 2018, quando il presidente Trump  ha annunciato il ritiro degli USA dal trattato. Dal 22 gennaio 2020 è entrato in vigore il Trattato ONU sul divieto di produrre, stoccare e testare le atomiche. Peccato che nessuno degli Stati nucleari, ivi compresa l’Italia, l’abbia firmato.

Tuttavia, l’assenza di adeguati trattati nucleari non costituisce neppure il massimo dei problemi. Nel frattempo, è proseguita la corsa all’ Intelligenza Artificiale, e i 165 codici di etica digitale approvati dagli Enti più diversi non sembrano, “prima facie” idonei a tenere sotto controllo la società delle macchine intelligenti. Si avvicina il momento della “Singularity Tecnologica”, o quanto meno il momento della presa del potere mondiale da parte dei guru dell’ informatica (Zuckerberg, Schmidt, Musk).

L’Europa, la più attiva nella produzione di norme in questo campo, mentre ne rivendica la leadership morale, è in realtà priva di qualsivoglia potere sull’ecosistema digitale e sull’arsenale nucleare detenuti dalle Grandi Potenze.

La Russia insiste sul fatto che, dopo il ripudio dei vari trattati sul disarmo da parte degli USA, e l’allargamento a Est della NATO, non esiste attualmente una soddisfacente architettura di sicurezza in Europa, per cui, nel 2021, aveva richiesto agli USA di negoziare sulla base di due bozze di trattato, che, respinte, sono state il “casus belli” per la guerra in Ucraina.

In realtà, il problema è ben più vasto, e dal punto di vista concettuale, e da quello geografico. Dal punto di vista concettuale, l’intero insieme di sviluppi dell’industria militare e duale (intelligenza artificiale, missili ipersonici, militarizzazione dello spazio), ci sta portando alla soglia della guerra nucleare. D’altro lato, i possibili punti di scontro non si limitano certo  all’ Europa Centrale, ma si estendono allo spazio, all’ Artico e al Mare della Cina, a cui gli USA vogliono estendere la NATO.

La pretesa degli USA di controllare il cosmo si fonde con le fantasie esoteriche di Kurzweil di “decidere che cosa fare dell’ Universo”.

Il vero fatto scatenante della guerra in Ucraina è però stato costituito dal temporaneo sorpasso, da parte di Russia e Cina, sugli Stati Uniti, nell’ area dei missili ipersonici, e dal parallelo sforzo, appena iniziato, da parte degli Stati Uniti, per recuperare la loro precedente superiorità tecnologica. Questo sforzo si sta traducendo nell’Unlimited Frontier Act, in discussione da tempo al Parlamento USA, ma oggetto di una violenta battaglia politica a causa del carattere eversivo del suo interventismo economico rispetto ai canoni tradizionali di un’economia di mercato, e ha generato una serie di documenti ufficiali americani che hanno addirittura reso pubblica questa temporanea debolezza, che soprattutto la Russia sta sfruttando per nulla velatamente.

Proprio i documenti americani hanno evidenziato una “finestra di opportunità” per eserciti avversari per colpire in questi anni.

Il Postumanesimo è una tentazione millenaria, che attraversa Oriente e Occidente. Anche l’attuale mondo missilistico è figlio più della cultura orientale (Cina, Mongolia, Turchia, Cosmismo, Bogostroitel’stvo) che di quella occidentale, dove fu “trapiantata” dal prigioniero von Braun, a sua volta discepolo occulto di Tsiolkowski. Invece, la logica cibernetica è figlia della cultura millenaristica americana, prendendo essa le mosse dalle “Conferenze Macy”. Il loro incontro ha generato la miscela esplosiva che si chiama “post-umanesimo” e l’attuale situazione di “Guerra Mondiale a pezzi”, come l’ha chiamata il Papa.

In pratica, si sta realizzando la profezia degl’inventori della Geopolitica (Mahan, Mackinder, Haushofer), della guerra fra la talassocrazia anglosassone (l’”America Mondo” di Valladao, l’”Impero Nascosto” di Immerhof, l’”Impero Sconosciuto” del Papa), e l’”Heartland” eurasiatico.

Di conseguenza, coloro i quali, come Quirico su “La Stampa” di ieri, ci trasmettono, giustamente, un’immagine feroce del futuro mondiale post-Ucraina, sbagliano, ma per difetto: si tratterà di gestire la “guerra al tempo delle macchine intelligenti” (de Landa), per la quale sarà inevitabile l’accentramento assoluto del comando, politico, economico e militare, come è stato fatto simultaneamente negli scorsi giorni in Russia e in Ucraina, e i robot assumeranno un potere sempre maggiore sotto il controllo, ma solo per ora per ora, dei rispettivi “comandanti in capo”.

Si richiede da subito una maggiore iniziativa da parte di tutti per la creazione di un nuovo sistema mondiale di sicurezza, basato su un umanesimo digitale condiviso a livello mondiale, su nuovi trattati internazionali e un sistema politico globale capace di conciliare il necessario coordinamento fra i popoli con le loro separate identità e con il loro pluralismo interno.

Sarebbe estremamente positivo se le auspicabili trattative per la fine della guerra in Ucraina si allargassero all’ intero spettro dei problemi aperti.

I cittadini di Istanbul difendono la Repubblica

5.L’Eurasia: perno dell’ umanesimo digitale

Come dimostrano i dibattiti in corso, solo gli “Stati Civiltà” si rivelano vocati ad occuparsi delle questioni dell’Umanesimo digitale, perché:

-solo grandi aggregati politici hanno le risorse per creare ecosistemi digitali completi, comprensivi di una cultura digitale, di una classe dirigente adeguata, di grandi reti autonome, di un complesso informatico-digitale e di una capacità negoziale a tutto tondo;

-incorporando, essi, nella loro stessa missione, la parola “civiltà”,  sono automaticamente portati a trasfondere, nello loro politiche, una forma di comprensione concettuale della storia: per esempio, per l’America, il messianismo immanente  dei guru dell’ informatica; per la Cina, una visione relativistica della governance mondiale, fondata sulla sua cultura sincretistica; per l’India, la continuità della concezione della tecnica al di là della faglia Modernità-Premodernità.

Tra parentesi, la  Singularity Tecnologica, nella sua versione distruttiva accennata da Kurzweil,  era stata già descritta, come Pashupatastra,  perfino nel Mahabharata:”Quell’ arma, lanciata da Mahadeva, può distruggere in un microistante (metà del battito di un ciglio) intero Universo, con tutto ciò ch’esso contiene. Nessuno, neppure Brahma, Visnu e le dee Lakshmi, Parvati e Sarasvati, è immune  dai suoi effetti ferali”

Infine l’Europa e il Ruskij Mir condividono la caratteristica di vivere una fase di transizine, in cui le loro identità sono tutt’altro che definite:

-Nel caso dell’Europa, l’ideologia “occidentale” le è stata imposta forzatemente. Come dice Alexander Rar,”gli  Americani le hanno asportato il cervello”, nel senso che essa continua a girare in tondo intorno a vecchie idee solo perché non è libera di cercarne altre (come dimostrano i casi di Olivetti e di Gorbaciov). In concreto, in Europa, l’establishment eterodiretto dai GAFAM, dalle lobbies globaliste, dall’ “America Mondo” ha ristretto la “Finestra di Overton” al punto di chiudersi in un “Pensiero unico”, sintesi del progressismo positivista e del moralismo puritano,  soffocando l’ampio spettro di tradizioni culturali che caratterizzavano l’ Europa e sostenevano la sua forma politica pluralistica tradizionale, impropriamente definita come “democratica” (lo sciamanesimo dei popoli delle steppe, il classicismo delle élites europee, i vari cristianesimi, ebraismi, islamismi, illuminismi, le varie  culture “nazionali” e “locali “ e  “di classe”,le diverse ideologie sette-ottocentesche…).

A sua volta,  nel Ruski Mir (allora, Impero Russo), abbiamo assistito, dall’ inizio del XX secolo, a un completo rovesciamento di fronti. A partire dalla scuola di partito bolscevica a Capri intorno a Gorkij,Lenin e Trockij, concentrata sul  “Bogostroitel’stvo”, la cultura russa (e ucraina) è passata, dal millenarismo dei primi Bolscevichi (come Lunačarskij, Bogdanov e Tatlin), al Socialismo reale, che tentava di conciliare il progressismo marxiano con le realtà nazionali e tradizionali, poi  a un nazional-comunismo spiritualista (come quello di Florenskij e di Gumiliov), fino ad approdare ora alla rivincita piena dell’ “anima russa” neo-zarista e cristiano-ortodossa.

Il nostro compito consiste proprio nell’ andare oltre a tutte queste posizioni di Est e  Ovest, riallacciandoci alle più profonde tradizioni europee: lo scetticismo della più antica filosofia greca (“sol sa chi sa che nulla sa”), le pedagogie classica e cristiana (Paideia, Askesis), la dottrina platonica e aristotelica delle costituzioni…In quelle tradizioni si riconoscono infatti  ambedue i filoni culturali sotterranei dominanti tanto dell’ Est (che si rifanno a Dostojevskij),  e quanto quelli dell’Ovest (che si rifanno a Nietzsche).

L’Europa deve smetterla di reagire pavlovianamente alle crisi indotte da altri, per divenire un soggetto attivo e creativo delle dialettiche mondiali.

I soldati di terracotta e l’unificazione dei popoli della Cina

6.Una ricerca senza limiti di frontiere.

Come si vede, dunque, nessun’area del mondo ha ancora maturato una strategia completa e definitiva per il controllo delle macchine intelligenti. A tutte manca, o la volontà politica, o la base culturale, o la forza tecnologica, o l’autonomia sociale, o la solidità politica. Inoltre, gli Stati Uniti, “santuario”, per volontà dei GAFAM, del progetto post-umano, stanno organizzando una militarizzazione universale, a Est, a Ovest, nello spazio e nell’ Artico (le nuove “Guerre stellari”), proprio per impedire quella messa sotto controllo, che frustrerebbe la loro alleanza con i GAFAM. S’impongono pesanti sforzi, tanto nazionali, quanto internazionali, per contrastare questa militarizzazione dell’ Universo.

Essi si dovrebbero indirizzare verso le direzioni seguenti:

-comprensione culturale delle trasformazioni in corso (l’”Era delle Macchine Intelligenti”);

-recupero delle basi antropologiche necessarie (le culture dell’ Epoca Assiale);

-trasformazione della società nel senso dell’ umanesimo digitale (paideia, askesis);

-rafforzamento dell’ecosistema digitale europeo (la cosiddetta “Sovranità digitale”);

-una strategia tempificata, che vada oltre l’attuale “Bussola Digitale” della UE, assolutamente inadeguata alle dimensioni della sfida;

-collegamento fra la trasformazione interna e le relazioni esterne(superamento dell’ attuale fallimentare PESC);

-riforma giuridica interna ed esterna (nuova Costituzione Europea; Organizzazione Internazionale per il Principio di Precauzione);

-educazione continentale (Accademia Europea).

Se l’ Europa vuole essere, come essa pretenderebbe, il “trendsetter del dibattito mondiale”, bene, si accomodi, troverà il suo bel daffare.

Ne avrebbe tutte le basi culturali (Ippocrate, Socrate, San Paolo, Matteo Ricci, Cartesio, Pascal, Hume, Leopardi, Foscolo, Nietzsche, Jaeger, Saint-Exupéry…), geopolitiche (la sua prossimità ad aree importanti come America, Russia, Medio Oriente), le sue dimensioni demografiche (più di 500 milioni), giuridiche (l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, l’OCSE).

Deve solo eliminare due “palle al piede”:il pensiero unico e l’ occupazione americana.

Come tutto ciò possa avvenire è, a oggi, difficilmente discernibile, anche perché, apparentemente, tanto l’indottrinamento del “Pensiero Unico”, quanto l’occupazione americana, stanno procedendo a ritmo di corsa. Tuttavia, la situazione, per lo meno, di confusione, che si è creata per effetto della guerra in Ucraina, sta rimescolando i vari fronti (la NATO, la destra, la sinistra) ponendo le condizioni preliminari per l’affermazione di direzioni di tipo nuovo, quali quelle a cui sopra accennavamo. Il fatto stesso che tutti riconoscano che gli equilibri preesistenti non possono essere ricostituiti costituisce già un importante punto di partenza.

Ma anche la divisione fra un fronte settentrionale (Inghilterra, Scandinavia e Intermarium) e di un fronte centro-meridionale (Francia, Germania, Serbia, Ungheria), farebbe sperare alla possibilità di spezzare l’unanimismo filo-atlantico.La Francia, e soprattutto la Germania, se messe di fronte alla loro economia dal blocco del gas russo, non potranno che prendere le distanze dal diktat americano, che ha come obiettivo precisamente la distruzione del concorrente europeo.

In tutto questo, il Russkij Mir giocherà comunque un ruolo centrale, sia che la leadership putiniana continui il suo progetto (con maggiore o minore efficacia), sia che in Russia emerga una nuova leadership (che per ora non si vede, e di cui è quindi impossibile prevedere i piani). In ogni caso, è temeraria l’idea americana che si possano ovunque realizzare progetti di esportazione violenta della democrazia come quella della Germania postbellica. Infatti, abbattuti i Talibani, questi sono ritornati più forti che mai. Abbattuto Saddam Hussein, sono arrivati gli Sciiti. Abbattuto Gheddafi, sono arrivati i Turchi e i Russi…Ucraina e Bielorussia sono anch’essi culle di “uomini forti”, che aspirano a guidare, in un modo o nell’ altro, il Russkij Mir, contrapponendolo all’ Occidente.

Tuttavia, la vera carta vincente sarebbe la “fusion” fra l’Europa e Russkij Mir, in uno “Stato Civiltà” sui generis (La Confederazione Europea), ispirato al tradizionale  particolarismo europeo, esaltato da Ippocrate e Strabone, Dante e Machiavelli, Althusius e Proudhon, Alexandre Marc e Jovan Djordjevich.In tutto questo, l’Ucraina avrebbe un ruolo centrale, trovandosi essa al centro geografico dell’ Europa continentale, e raccogliendo essa le vestigia culturali di molte delle più antiche civiltà.

La tentazione russa di unificare l’ Eurasia con il ferro e con il fuoco, sul modello bismarckiano, provocata dall’ espansionismo americano, è oggi più forte che mai. Dopo tutto, all’ Europa, per potersi chiamare “Stato Civiltà”, erano mancati a suo tempo , a causa del suo radicatissimo pluralismo, un Qin Shi Huang Di o un Ashoka. Anche Bismarck aveva scelto, in ultima analisi, di preservare fino all’ eccesso il pluralismo germanico, nel II Reich, in Austria Ungheria e nell’ Europa Orientale.

Come si potrebbe verificare, in fine una vera “fusione statuale” dell’ Europa? Il caso ucraino non lascia ben sperare sotto questo punto di vista.

Horkheimer, i primi critici della Modernità dopo la IIa Guerra Mondiale

7.Ripudiamo le Retoriche dell’Idea di Europa

I fatti hanno dimostrato che , nell’ attuale crisi ucraina, tutte le pretese “armi” dell’ Europa sono spuntate.

La difesa della pace da parte del Papa si è scontrata con la missione della Russia quale interpretata dal Patriarcato di Mosca, ma anche con il nazionalismo religioso del Governo ucraino e del Patriarca di Kiev.

La NATO è più che mai dominata dall’ agenda americana, e la Politica Estera e di Difesa si riduce a una sola persona, Borrell. Macron, oltre a dover ancora essere rieletto, è già stato liquidato da Putin come privo dei mandati necessari di UE e NATO. Steinmeier è stato declassificato da Zelenski a “potere ostile”.

La UE non ha una sua forza missilistico-nucleare, bensì solo bombe americane sui suoi aerei, e la Force de Frappe della Francia, agli ordini esclusivi del presidente pro-tempore di quest’ultima. Non ha neppure un proprio ecosistema digitale, bensì è controllata dai GAFAM e dalla NSA.

La sua posizione nei confronti dei fornitori di energia (Russia, ma anche Ucraina, Azerbaidjan, Algeria, Libia, Stati Uniti, Medio Oriente) è così subalterna che ogni mossa ch’essa faccia (sanzioni, embargo, messa in concorrenza dei fornitori) si è tradotta in un intollerabile aggravio di costi, in un ulteriore guadagno da parte di tutti i fornitori e in un’ulteriore dipendenza verso America, Russia e Cina.

I risultati di tutte queste debolezze si vedono. Tutti i tentativi d’intervento pacificatore sulla Russia, da parte di tutte le Autorità competenti, sono falliti, e l’Europa è divenuta perfino il capro espiatorio di Zelenski e di Biden.

Se non vuole veramente sparire, l’Europa deve darsi “una spina dorsale”, e questo può venire, proprio per la sua situazione disperata, solo dalla cultura. Innanzitutto, l’Europa deve ripudiare come suicide le “Retoriche dell’ idea di Europa” che sono state fino ad ora dominanti perchè sostenevano il nostro ruolo di succubi di Washington, e che hanno trovato una bella sintesi nell’ articolo di Vito Mancuso “Sacramenti e identità sessuale”.

Che c’entra Mancuso con la geopolitica? Lo dice lui stesso:”Vi è a mio avvio la convergenza di geopolitica e biopolitica……””. La questione nella sua essenza è la medesima, è quella che divide da un lato l’autodeterminazione nel nome della libertà e della sua irriducibile singolarità, e dall’altro la determinazione imposta dalla biologia o dalla tradizione. Che si tratti di un popolo o di un individuo, di geopolitica o di biopolitica, in entrambi i casi la sostanza è rappresentata dallo scontro tra cultura e natura, tra libertà e obbedienza, tra soggetto e istituzione, e dal decidere quale dei due poli abbia più valore. All’autodeterminazione di un popolo che non accetta più il secolare vassallaggio nei confronti di un altro popolo cui lungo i secoli la geopolitica l’aveva consegnato, corrisponde l’autodeterminazione di un singolo che non accetta l’altrettanto pesante vassallaggio cui la biologia da un lato e il costume sociale dall’altro l’avevano a loro volta consegnato. E nel nome dell’autodeterminazione, ovvero della libertà, un popolo e un singolo, il primo a livello geopolitico, il secondo a livello biopolitico, iniziano la loro marcia di liberazione …”

E’, in sostanza,  quella dipendenza del “romanticismo politico” (Carl Schmidt), basato sul “sapere aude” kantiano, denunziata come distruttiva nel  classico saggio “Nationalism” di Elie Kadurie: l’”autoaffermazione”(“Selbstbehauptung”) quale rifiuto della tradizione, che si traduce, oggi, nella subalternità al potere anonimo delle macchine intelligenti. Una tendenza storica sopravvalutata dagl’ ipermodernisti, ansiosi di darsi un “pedigree”, per quanto discutibile. Per esempio, è del tutto falso che il suo iniziatore fosse stato, come afferma Mancuso,  Lutero, che, anzi, fu un feroce avversario delle tendenze anarchiche, per esempio,  degli Anabattisti. Il suo “sola scriptura” non era un invito all’anarchismo, bensì alla tradizione.

La retorica individualistica dell’auto-affermazione costituisce in realtà uno strumento propagandistico del Complesso Informatico-Militare per spianare la strada al post-umanesimo. Gli uomini ridotti a monadi desideranti, aiutati dalla tecnica a trascendere la loro specificità, stanno diventando poco più di un database per il complesso informatico-digitale, che sta creando un’umanità artificiale.  Quel Complesso Informatico- Militare che governa la Mutua Distruzione Assicurata, i Database, le interferenze nelle elezioni, l’espansionismo americano, la cybersecurity, le fake news, i social networks, fino alla vita quotidiana,  mascherandosi  sotto l’etichetta  di “Occidente”. L’ipocrisia puritana copre, con il nome di “patria delle libertà”, la tirannide centralizzatrice dei GAFAM e della NSA.

E’ chiaro che, se l’Europa vuole avere un suo ruolo nel mondo, non può continuare ad essere assoggettata al 100% a questa mostruosa entità, ma deve cercare, come minimo, di separarsi da essa, per esempio, con gli strumenti utilizzati finora dalla Cina (il “crackdown sui giganti del web”).

E, a monte, deve domandarsi realisticamente che, contrariamente a quanto sostenuto dai sedicenti “ingenui” (ma in realtà bugiardi) zelatori della Pace Perpetua, come scrive Corrado Augias, “chi siamo noi per presumere che l’eterna legge del conflitto valida per tutte le passate generazioni non valga anche per la nostra?”

Certo, un compito di difficoltà diabolica. Eppure, solo allora saremmo in grado di difendere noi stessi e l’Umanità intera contro l’onnipotenza dell’Impero Mondiale.

KULTURKAMPF

L’arresto di Assange a Londra due anni fa

Eventi disparati succedentisi in questi pochi ultimi giorni stanno confermando che è in corso in tutto il mondo una guerra culturale “senza limiti” (Kulturkampf),  combattuta prima di tutto con un uso congiunto di retoriche ideologiche e delle nuove tecnologie ( che funzionano come  prolungamenti dell’ideologia). E’quella che Sunzu aveva già definito “Conquistare il Tian Xia senza uccidere nessuno” e Nietzsche avevachiamato “L’Ultima Grande Battaglia” fra “grande e piccolo, ricco e povero”).

L’ultima versione ufficiale di tutto ciò è la “Dottrina Biden”, che Massimo Giannini ha descritto ironicamente sulla prima pagina de “La Stampa”: “La Dottrina Biden è ormai nota: è in atto una ‘recessione globale delle democrazie’e un’aggressione sistematica delle autocrazie. La Cina e la Russia, la Turchia e l’ Iran. La minaccia è ovunque. E gli eserciti nemici, come l’Impero del Male teorizzato a suo tempo da Bush, incedono su più fronti. A colpi di armamenti e/o di investimenti.”

A nostro avviso, la situazione è in  realtà più complessa, come tentiamo di spiegare qui di seguito.

Colombo contestato in America

1.”Il “summit delle democrazie”: un sintomo dell’erosione del sistema americanocentrico

Non è infatti casuale che ora l’ America, scossa oggi in tante sue vecchie certezze (Fine della Storia, della concordia  fra le “sue razze”, e della leadership tecnologica) senta il bisogno di rilanciare così platealmente la sua politica di egemonia sugli Stati che si pretendono “democratici”. Come scrive appunto Giannini, il  “Summit for Democracy” si è rivelato però perdente, già anche perché (aggiungiamo noi), su 249 Stati indipendenti del mondo  gli Stati Uniti se la sono sentita di invitarne solo 110, a causa del tacito presupposto che, dopo 70 anni dalla Dichiarazione di San Francisco e 32 anni dopo la caduta del Muro di Berlino, l’”esportazione della democrazia” è ancora in alto mare, visto che gli altri 138 (la maggioranza) non sono stati considerati come democratici.Scrive Giannini:”Questo ‘Club delle democrazie’ finora non ha saputo opporre granché di concreto ai suoi avversari esterni””Sulla Cina si balbetta. Sulla Russia si nicchia (a parte qualche rituale altolà, e ora l’annuncio di sanzioni Ue in arrivo per la famigerata Brigata Wagner, accusata di violazioni dei diritti umani in Ucraina, in Siria e in Libia)”.

In secondo luogo, l’affermazione che “le democrazie sono le più efficienti” (che avrebbe dovuto essere il Leitmotiv dell’ evento) è stata smentita degli schiaccianti dati dei morti di Covid (USA 796.000, Cina 4.636).Un dato che ha alitato su tutta la manifestazione, e che ha creato non poco imbarazzo in molti oratori (come Draghi), che sembravano recitare, ma con scarsissima convinzione, un copione scritto, o meglio prescritto:“..le nostre nazioni allarmate non hanno le carte in regola per denunziare la ‘recessione democratica’ altrui, se prima non si interrogano su ciò che sta succedendo a se stesse.”(Massimo Giannini, La Stampa).

Infine, sulle prime pagine erano comparse, in contemporanea, le immagini del processo per l’estradizione di Assange, richiesta dagli USA, con la scandalosa decisione della corte inglese di concederla, e ora compaiono notizie sul fallito colpo di Stato di Trump.Il tutto concorre a dimostrare che le “democrazie occidentali” non sono soltanto inefficienti, ma anche (qualunque cosa possa voler dire) “antidemocratiche”, o, più correttamente, “illiberali”.

Giorgio Washington, Gran Maestro della Massoneria americana.

2.Alle radici del messianesimo americano

Fino dalla “scoperta” dell’ America da parte di Colombo, che si considerava investito di una missione affidatagli da Dio, si sono succeduti una serie di eventi che facevano, già ai loro tempi, pensare ad un’unica, colossale, lotta ideologica, fra, da una parte,  una serie di cosiddetti “utopisti”, come Tommaso Moro, Ruggero Bacone, Vieira, e  Harrington, che ambientavano i loro progetti apocalittici in America, e , dall’ altra, i loro antagonisti, come De Las Casas, Montaigne, Rousseau, Voltaire, Kierkegaard, nonché fra varie versioni dell’utopia  “atlantica”: la Fine della Storia “all’americana”, quella trockista, quella ariana….

Pochi sanno che Colombo, nel Libro delle Profezie, annoverava  sé stesso nella discendenza dei profeti di Israele, ed enumerava le corrispondenze delle Sacre Scritture con l’impresa da lui compiuta – identificandosi via via con Ezechiele, gli Apostoli, i Re Magi, l’Arcangelo Michele, Salomone, Re Davide e Cristo stesso. La sua visione del futuro veniva presentata, come poi ribadito da Viera nell’ “Història do Futùro”, come l’ultimo capitolo della Storia Sacra, destinata a culminare nella Fine del Mondo, ovvero nel Secondo Avvento di Cristo. che la Chiesa aveva dilazionato nel tempo, mentre gli eretici non mancavano di predirlo come imminente di secolo in secolo, e Colombo considerava avverato da se stesso.

E’ dunque con Colombo che nasce l’idea, espressa poi da Lessing, di portare sulla terra le speranze escatologiche (morali e materiali) della religione.

Venendo a tempi più recenti, queste fantasie apocalittiche sono state i riprese nei Magnalia Dei Americana, nel Testamento di Washington, nelle opere di Emerson, di Saint-Simon,di Whitman, di Enfantin, di Friske e di Kipling, nella lettera di Mazzini a Lincoln, nei “Leaves of Grass” di Whitman,  nella “Filosofia dell’ Opera Comune” di Fëdorov, in von Neumann, in Kurzweil e nel primo Fukuyama.

Queste utopie hanno un contenuto “olistico” per eccellenza: sono, da un lato, spirituali (la fine del “peccato”), e, dall’ altra, materiali (un mondo di abbondanza e di facilità), che, secondo l’idea manichea e poi positivista, sono intrinsecamente legate. E’ l’ “Eterogenesi dei fini”, temuta dal pensiero classico e dai Padri della Chiesa, ma fatta propria anche da illuministi come Vico, Wundt, Mandeville e Kant.

La volontà di realizzare l’utopia  in pratica ha provocato, fra l’altro, in America, grandi calamità come la guerra d’indipendenza americana, il Trail of Tears, le guerre con il Messico, i Confederati e la Spagna, e, di riflesso, in Europa e in Asia, tutte le guerre degli ultimi 2 secoli.

L’Europa divisa a Yalta non è ancora riunita

2.”Occidente” e “Blocco Socialista”:  due volti della stessa rivoluzione

La cosiddetta “Guerra Fredda”, conseguenza dell’ espansione mondiale delle “Rivoluzioni Atlantiche”, è stata una lotta globale fra due versioni di quella  stessa utopia messianica: da un lato, la deterministica Teoria dello Sviluppo di Rostow; dall’ altra la Coesistenza Pacifica intesa da Hruśčëv come  una sorta di ordalia per stabilire chi (USA o URSS) fosse veramente in grado di realizzare il mondo giusto e ricco fantasticato da Bacone. Sempre per via dell’ “Eterogenesi dei Fini”, quell’ordalia fu più sanguinosa di quanto normalmente si riconosca Essa provocò, tra l’altro, le guerre di Corea, del Vietnam e dell’ Afghanistan, i colpi di Stato in Ungheria, Turchia, Iran, Grecia, Brasile, Cile, Argentina e Polonia, e le guerre civili in Europa Orientale, Sudamerica e Asia Sud Orientale.

Mentre il primo Fukuyama era convinto che  quella battaglia sarebbe stata ormai vinta inevitabilmente dall’ America, Huntington era più scettico, ipotizzando ancora uno Scontro di Civiltà fra “The West” e “The Rest”: precisamente ciò che  vorrebbe realizzare Biden , con il suo “Summit delle Democrazie”, dove i politici sostenitori del sistema americano, autodefinentesi, a torto o a ragione, “democrazie”, si sono incontrati apparentemente con lo scopo di coalizzarsi per sconfiggere  tutte le altre forme di società oggi esistenti (138 Stati indipendenti!), definite collettivamente e dispregiativamente  come “autocrazie”. Ambedue definizioni non del tutto appropriate, ma tuttavia comprensibili  purché le si legga attentamente alla luce della filologia classica.

L’America, senza un nemico da combattere, perderebbe la sua ragion d’essere e si dissolverebbe, perché, come diceva Chesterton,  essa non ha un’ideologia, bensì è un’ideologia (e, aggiungiamo noi, è un’ideologia bellicosa e apocalittica).La lotta fra “la” democrazia e tutti gli altri (le “autocrazie”) non  è infatti che il nuovo volto della rivoluzione permanente portata avanti dagli Americani(Emerson, Whitman, Ledeen), prima contro il “Selvaggi Indiani”, poi contro i Francesi”papisti”, il Re fedifrago,  gl’ignavi Messicani, i “colonizzatori” spagnoli, i “Crucchi”, i “Musi Gialli”, i “Comunisti”, gl’”Islamisti”…

I due  concetti  facenti parte  dell’ antitesi propria alla c”dottrina Biden (democrazia e autocrazia) hanno come secondo membro il termine “crazia” ( che Luciano Canfora precisa, nel suo articolo “La democrazia non è liberale”) significa “potere”. Nel primo caso, il potere sarebbe “dei poveri” (come dice Aristotele, ma io direi oggi, piuttosto anacronisticamente, “delle periferie”, significato originale di “demos”),nel secondo, del “libero arbitrio” (cfr. Platone).Giustamente, Canfora scrive dunque che, per questi motivi,  “Quando parliamo di democrazia non sappiamo di che cosa parliamo. E’ una parola come la clava di Eracle, che si scaraventa contro l’interlocutore per intimidirlo”. Ma lo stesso si può dire, a maggior ragione, di “autocrazia”, che, a sentire gli Americani, unirebbe sistemi così diversi come Cuba, il Venezuela, l’Ungheria, la Turchia, la Russia, l’ Egitto, l’ Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, Singapore,  l’Iran, la Cina, il Vietnam e la Corea del Nord (vale a dire tutti e soltanto quei Paesi che non obbediscono ciecamente agli USA) .In effetti, in Greco, “autokratèia” significa padronanza di se stessi, indipendenza, sovranità. Le “autocrazie” sono quelle che, essendo indipendenti dall’ Impero Mondiale e “padrone di se stesse”, possono esercitare il proprio “libero arbitrio”. L’”autocrazia”, anziché essere sinonimo di dispotismo centralizzatore, ha una vocazione personalistica ed individualistica, che mira alla difesa della personalità contro la spersonalizzazione delle società di massa.

E’ per questa ragione politica che, sul piano filosofico, è ora in corso un attacco generalizzato contro il “libero arbitrio” (cfr. Galimberti).E qui si spiega anche la campagna contro il Greco e il Latino (Cingolani), che, invece, sono fondamentali, almeno per le élites pensanti, per capire criticamente le basi vere del “Kulturkampf” in corso. “Last but not least”, la martellante propaganda buonistica per persuaderci che, finalmente, con la nuova cultura dell’ eguaglianza, dell’accoglienza, dell’ibridazione, della fluidità, il male, macchia delle società passate, scomparirà dal “Legno Storto dell’ Umanità”, grazie alla razionalità imposta dalla tecnica e incarnata nell’ Intelligenza Artificiale (Ferraris).

La guerra fredda fra USA e Cina è
una guerra d’informazione e tecnologica

3.La Nuova Guerra Fredda

Secondo Oskar Lange, il socialismo avrebbe potuto realizzarsi solo con un uso massiccio dei computers. E’ ciò che si sta verificando oggi, e questo favorisce, da un lato, lo sviluppo dell’ inedito “Socialismo con catratteristiche cinesi”, e, dall’ altro,  la convergenza fra capitalismo e socialismo nell’ Ideologia Californiana.

La caduta del Muro di Berlino  ha avuto infatti come primo effetto lo svilupparsi l’ egemonia incontrollata  dei GAFAM americani, prima confinati allo spionaggio e alla guerra elettronica, e ora spazianti su qualunque attività umana, e poi una serie di nuove guerre (Nagorno Karabagh, Cecenia, Transnistria, Jugoslavia, Donbass), e la destabilizzazione permanente degli avversari (Irak, Libia, Siria, Serbia, Ucraina, Tibet, Xinjiang, Hong Kong). Tuttavia, l’effetto più appariscente è stato quello culturale, dove il crollo del Socialismo Reale ha comportato anche una metamorfosi in tutto il mondo dell’egemonia culturale marxista, apparentemente superata dalla rivoluzione tecnologica,  perché ha reso obsoleto i vecchi piani quinquennali. I molti eredi del movimento internazionale comunista hanno scelto ovunque di ri-posizionarsi rapidamente nella nuova realtà (così come avevano  fatto i fascisti nei partiti “antifascisti”), mantenendo comunque il loro potere: chi, come in Corea del Nord, radicalizzandosi, che, come a Cuba, divenendo più flessibili, chi, come in Vietnam, rimanendo se stesso ma alleandosi con gli USA.

La Cina ha continuato sulla propria strada diversa, segnata da Kang You Wei, Sun Yat Sen e Mao Zedong, mentre la Russia ha mantenuto (e mantiene) il partito erede del PCUS, anche  seridotto a maggior partito d’opposizione, di Russia e d’ Europa (9 milioni di elettori).

Altrove, i post-comunisti, mescolandosi con rivoluzionari non marxisti, con socialdemocratici, e cattolici del dissenso, con sciiti, radicali, democristiani, liberali, conservatori, tradizionalisti, populisti e post-fascisti, e soprattutto con i “post-umanisti”, anno portato ovunque gli slogan progressisti, egualitari, materialisti ereditati dal gauchismo (egualitarismo, antiautoritarismo, fluidità sessuale) . L’egemonia culturale marxista si è mescolata così alle lobby “californiane”  avanguardie del “Kulturkampf”, e sta estendendosi  anche al centro e alla destra. L’apparente “ammucchiata”, che ha trovato la sua massima espressione nel “Natale dei Conservatori” di Atreju costituisce la plastica rappresentazione di questa sostanziale convergenza, che, se, apparentemente,costituisce una grande vittoria di una destra dichiaratamente postfascista e finalmente sdoganata, rappresenta nella realtà il successo  postumo collettivo del ’68 : da un lato, la “testimonianza” tradizionalista  di evoliana memoria, e, dall’ altro, la “Lunga Marcia attraverso le Istituzioni” di Rudi Dutschke, il cui esito finale è stato che i “radical chic”, così estremisti da essere in realtà conservatori, dettano la linea culturale e politica  a un’ intera classe dirigente deculturalizzata. Per esempio, che cos’altro è l’ideologia “gender” se non quella fluidità sessuale che, secondo il Marcuse di Eros e Civiltà (libro cult del ’68), avrebbe caratterizzato il felice stato dell’ uomo primitivo?

In questo contesto, i  GAFAM restano nonostante tutto il “nocciolo duro” del progetto baconiano incarnato dall’ America (l’isola di Bensalem piena di motori e di telefoni ), ed hanno anche preso formalmente il controllo della società americana (comitato NSCAI, Endless Frontier Act) e, attraverso di essa, cercano di prenderlo di tutto il mondo (cfr. Schmidt e Cohen, The New Digital Age). Al di fuori della Cina e dei suoi BATX, non esiste oggi nessun Paese libero dall’ ecosistema digitale americano.

Il “politicamente corretto” oggi imperante è  precisamente l’effetto  della “manovra a tenaglia” fra post-comunismo in cerca di nuovi padroni, messianismo americano disorientato e controllo informatico dei GAFAM, che sta restringendo sempre più i margini di libertà e di creatività in tutto il mondo, in preparazione di una IIIa Guerra Mondiale informatica contro l’ ecosistema digitale cinese, e del superamento dell’ Umanità da parte delle macchine. Che questa previsione non sia azzardata, è che hanno parlato di concrete possibilità di guerra soggetti tanto diversi quanto Biden, Lukashenko e Orbàn.-

 

La Cina persegue il “ringiovanimento della nazione”

4.Le reazioni delle culture “altre”

Ovviamente, questo processo di espansione del potere tecnocratico occidentale, per quanto camuffato,  non può avvenire in modo totalmente indolore, ed è per questo che lo si descrive in termini edulcorati, come “esportazione della democrazia”. Tutta l’attività dell’ “establishment” è volta semplicemente a mascherare la transizione, dall’oligarchia costituzionale del II° Dopoguerra, allo Stato Mondiale del Controllo Totale.

Vi sono vari tipi di reazione, dipendenti dalla natura dei vari Paesi e delle varie culture.

Come si è visto, la prima “contro-azione”, è stata quella della Cina, la quale, nel corso di esperienze traumatiche come le guerre dell’ oppio, quelle  anti-giapponese, di Corea e del Vietnam, le insurrezioni dei Taiping e dei Boxer, e quelle contro le occupazioni occidentale e giapponese, le lotte contro i secessionismi, l’egemonia sovietica, le infiltrazioni occidentali e le sanzioni americane, ha resuscitato  un fortissimo senso della propria identità, tradizione e grandezza, e ne ha tratto la forza per uno sviluppo autonomo nonostante la disperata posizione iniziale- bruciando in 70 anni le tappe da Paese sottosviluppato a dittatura “sviluppista”, a Paese in via di Sviluppo, a “Fabbrica del Mondo”, e, ora, a leader della tecnologia e dell’ economia mondiali-. Essa è, per questo motivo, oggetto di un attacco violentissimo dell’America, che non vuole perdere la propria leadership, alla quale  deve il proprio benessere e la propria stessa esistenza.

Il “Socialismo con Caratteristiche Cinesi” è più avanti dell’ Occidente (di forese 50 anni) sulla strada verso una società compiutamente tecnocratica, tanto che,  in molti casi, come la preservazione della cultura tradizionale, la tutela dei consumatori e l’educazione dei giovani, sta già sperimentando , grazie alla persistenza dei suoi valori ancestrali dei correttivi che in Occidente ancora non si vedono. In questo senso, essa può dare quelle risposte alle domande poste in questi giorni da vari autori ai “conservatori” europei e russi, e per le quali una risposta non è ancora pervenuta.

La Russia, che non si era mai identificata al 100% con l’URSS, e, anzi, aveva provocato il crollo di quest’ultima con atteggiamenti quali quelli di Sol’ženitsin e di Elcin, si era però resa conto ben presto che gli USA stavano approfittando della debolezza delle ex Repubbliche e dei Paesi dell’ Europa Centrale per attaccare la stessa Russia (cfr. casi della Serbia, della Transnistria, della Georgia, dell’ Ucraina), e che, da parte sua, l’Europa non aveva alcuna intenzione di accoglierla nell’ Unione come richiesto da Gorbačëv e da Elcin. Come conseguenza, essa ha usato tutti i mezzi ancora a sua disposizione (esercito, arma nucleare, minoranze etniche, solidarietà storiche, diplomazia, gas) per compensare la perdita dell’influenza ideologica e strategica dell’ ex URSS. Nell’ ultimo decennio, Putin ha sottolineato l’appartenenza della Russia all’ Europa e alla religione cristiana, puntando a divenire il leader dei conservatori, ma senza dare uno sviluppo compiuto a questa parabola culturale brillantemente avviata.

I Paesi medio-orientali, scossi da profonde tensioni interne, hanno comunque in comune il fatto di sottolineare la comune eredità islamica ( almeno per ciò che riguarda il culto, l’educazione, l’etica sessuale, la lingua sacra, la difesa della Palestina, i simboli identitari), e questo permette loro di difendere, anche se disordinatamente, la loro identità.

L’interazione  fra l’offensiva culturale e sociale occidentale-americana e delle contro-azioni  dei vari Continenti, ha dato luogo a una serie di sotto-conflitti minori, come quello fra Woke e suprematisti bianchi, fra EU e Visegrad, fra Visegrad e Bielorussia, fra Russia e Ucraina, fra Aseri e Armeni, Cinesi di Hong-Kong di varie fazioni, ecc…).

Anche in Europa si sono manifestati, di tanto in tanto, movimenti disordinati di reazione all’invasione di concetti, armi, organizzazioni, movimenti, imprese, americani, come per esempio il neo-liberismo, l’americanizzazione della lingua, la costruzione di nuove basi militari, le “guerre Umanitarie”: gollismo, Serbia, Erdoğan, “Sovranità Europea”. Tuttavia, si ha l’impressione che nessuno sia disposto a tirare molto la corda per timore di fare la fine di Olivetti, Mattei, Gorbaciov.

Sul piano culturale, gli Stati Uniti sono ancora forti, perché le culture ufficiali di tutto il mondo, nate in un modo o nell’ altro sotto la spinta dell’Occidente imperiale, faticano a riscoprire una serie di approcci delle loro tradizioni (come “Tian Xia”, paneuropeismo, euroislam), che le aiuterebbero a mantenere una maggiore indipendenza, e continuano a puntare su forme di sincretismo che, alla fine, si rivelano, come già il vecchio “Wakon Yosei” giapponese, perdenti. Occorre urgentemente costruire, un discorso culturale mondiale che non sia quello dei GAFAM, riuscendo a rintracciare quei “valori spessi” che accomunano, secondo Hans Kueng, tutte le civiltà del mondo (mentre quelli “sottili” sono specifici delle singole culture). Fra  i primi non c’è la “democrazia” americana, che rientra invece semmai fra i secondi.

Capek ha descritto fino dal 1923 la rivolta dei robot

4. La dittatura informatico-digitale

Il “vertice mondiale sulla democrazia” è iniziato il giorno stesso in cui  una corte inglese, su richiesta degli Stati Uniti, ha deciso che Julian Assange può essere estradato negli Stati Uniti, dove potrebbe essere condannato a più di 170 anni di reclusione soltanto per le sue attività giornalistiche, cioè per avere reso accessibili al pubblico di Internet tutti gli e.mail scambiati negli ultimi anni fra Governi ed ambasciate, oltre che i filmati di uccisioni mirate di droni pilotati dall’ Esercito Americano da basi europee.

Non si capisce perché solo gli Stati Uniti abbiano tanta voglia di processare Assange se questi ha rivelato i segreti di tutti gli Stati del mondo, e nessuno di questi ultimi intenda processare Assange (salvo l’ Inghilterra che lo tiene prigioniero e si accinge a consegnarlo agli USA).Evidentemente, gli Stati Uniti si considerano i tutori e i maggiori beneficiari dell’attuale ordine mondiale, e soprattutto della dittatura digitale, sì che, non solo chi lo attacca, ma perfino chi ne rivela i lati negativi, così, come scriveva Foscolo, “temprando lo scettro ai regnator” , diviene il “nemico numero uno” dell’ America, che si arroga  anche il diritto, con la sua “applicazione extraterritoriale del diritto”, di giudicare chiunque in qualunque parte del mondo, come se fosse un vero sovrano universale.

Anche non è proprio, come ha affermato uno speaker russo, “come se la tenutaria di un bordello pretendesse d’ impartire lezioni di morale a giovani fanciulle”, questo è piuttosto rivelatore di che cosa sia veramente la “democrazia” americana -.

Essa invera l’ipocrisia puritana (l”uomo bianco ha la lingua biforcuta”),  , ma, soprattutto, dimostra la verità di quanto affermato da Canfora là dove scrive che “la democrazia non è liberale”. Infatti, “i romani si ritenevano il luogo della libertas. Libertà e democrazia erano per loro agli antipodi. Ancora nella lingua italiana del Trecento maggioranza significava sopraffazione.”

L’invasione digitale impedisce l’innovazione sociale perché favorisce la mediocrità dell’ utente e impedisce l’eccellenza del creatore: un Pericle, un Orazio, un Cesare, un Sant’Agostino, un Dante, un Machiavelli, un Goethe, un Nietzsche, non sarebbero possibili nella blogosfera. Come aveva scritto Antoine de Saint-Exupéry, “mettendo in bella” le idee di Tocqueville, “E’ triste quando un individuo schiaccia la maggioranza, ma è più grave quando la maggioranza schiaccia l’individuo”, che è ciò che si verifica nelle presenti società di massa.

Infatti, l’unico modo per garantire l’eguaglianza è distruggere l’ “autokratèia”,il “libero arbitrio” personale o nazionale, per trasferire tutto il potere alla cosiddetta “intelligenza dello sciame”, che è quell’intelligenza digitale che impone pavlovianamente il “Politically Correct”.  Soprattutto, l’”intelligenza dello Sciame” gestita dai GAFAM non è né liberale, né democratica, bensì totalitaria e post-umana.

Dall’ invasione digitale americana, si capisce perché tutti gli Stati del mondo cerchino disperatamente di tenere gli Americani fuori dalle loro società: perché, una volta   risucchiati nella rete americanocentrica, non si riesce più ad uscirne, come la mosca dalla tela del ragno.

La tanto decantata legislazione digitale europea non funziona

5.La sovranità europea ridotta a slogan elettorale

Purtroppo, le energie di buona parte dell’”establishment” in molte parti del mondo è volta innanzitutto a nascondere l’evidenza di quanto descritto in questo articolo.

Ad esempio, nel presentare il programma del Semestre Europeo Gennaio-Giugno 2022, il Presidente Macron ha indicato, fra i propri obiettivi, la tanto declamata e attesa “Sovranità Europea”.

Però, come al solito, non si vedono proprio, nel programma,  gli elementi di questa sovranità, bensì al contrario la volontà di “vendere” come successi quelle che sono in realtà delle vergognose rese.

Per uno “Stato-Civiltà” come l’ Europa, “Sovranità” potrebbe significare:

a)Sovranità culturale: avere un’identità diversa da altri Stati-Civiltà;

b)Sovranità internazionale: Non essere condizionata da poteri esterni;

c)Sovranità interna: Avere la prevalenza sulle realtà politiche [LR1] parziali che la compongono;

d)Sovranità religiosa (autocefalia);

e)Sovranità militare: non essere occupata da eserciti stranieri e poter comandate proprie truppe, adeguate a fronteggiare le sfide circostanti;

f)Sovranità tecnologica: Disporre di tutte le più moderne tecnologie;

g)Sovranità economica: essere potenzialmente autosufficiente, e comunque non avere una bilancia dei pagamenti, commerciale, energetica o alimentare sbilanciata.

Oggi, solo 5 Stati sono sovrani sotto almeno 6 di questi profili: USA, Cina, Russia, Israele e Iran. Fra questi non vi è l’ Europa, e, a meno che non si enunzi e persegua una strategia di emergenza, non lo sarà almeno per i prossimi 20 anni.

Come al solito, Macron non ha affrontato i nodi che bloccano tutte queste sovranità dell’ Europa: il mito del progresso; l’atlantismo; la limitazione dell’UE, dopo Brexit,  a 500 milioni di Europei; la NATO; i GAFAM; l’assenza dei Paesi dell’ Europa Orientale.

I leader dei GAFAM non sono affatto spaventati dalle normative europee

6. “Con le big tech la multa non basta”

Sempre in contemporanea con il “Summit della democrazia” è giunta la notizia che l’Antitrust italiano, unendosi in ciò a quello europeo, ha comminato alla Amazon una multa milionaria.

Queste e simili notizie relative ad analoghe sanzioni da parte di altre autorità in Europa hanno fatto parlare, da parte di politici e di giornalisti, di  una reazione adeguata allo strapotere dei GAFAM. Come abbiamo scritto infinite volte, non siamo d’accordo, perché i GAFAM (così come, anche se meno, i BATX cinesi), non sono “imprese” (che possano essere contrastate isolatamente da vari settori del diritto), bensì organizzazioni “politiche” che perseguono un programma di trasformazione globale dell’Umanità, operando sui campi antropologico, psicologico, teologico, estetico, biologico, familiare, medico, spionistico, tecnologico, politico, commerciale, finanziario, lavoristico, elettorale, fino a svuotare gl’individui, le imprese e gli Stati, e instaurando un unico sistema macchinico di controllo mondiale. Come ha scritto su “La Stampa”, il 10 Dicembre 2021,Innocenzo Genna, contro i GAFAM una multa non basta: la presa di controllo sui GAFAM da parte di cultura e politica dev’essere globale.

I GAFAM sono saldamente installati negli Stati Uniti, e vivono in simbiosi con lo Stato e le 16 agenzie di intelligence, mentre le Forze Armate americane occupano saldamente l’Europa. Pretendere di controllarli con strumenti archeologici come l’ antitrust (nato 150 anni fa), o la fiscalità internazionale (che non è ancora nata), è come voler svuotare il mare con un cucchiaino.

Come dimostra l’esperienza della Cina, porre sotto controllo i giganti del web è un’impresa ciclopica, che richiede uno Stato enorme, con una sua chiara visione del mondo; un Governo fortissimo, mezzi illimitati; un approccio per fasi, ma ravvicinate, senza guardare in faccia nessuno.

Internet era stata introdotta in quel Paese nel 1994, e, nel 2008, essa era diventata  quello con il maggior numero di internauti. A partire dal 2000, erano nate imprese digitali nazionali come Baidu, Alibaba e Tencent, che, pur avendo un mercato solo “nazionale” (ma di un milione e mezzo di abitanti”), rivaleggiano ormai con quelle americane. Certamente sono state favorite dal Governo, tra l’altro, ma non solo, con la censura dei loro concorrenti americani.

Vent’anni fa, i GAFAM erano forti in Cina come in Europa: oggi, essi  sono praticamente usciti dal mercato nazionale, dove oggi operano invece i BATX, governati dalla legge cinese e rispettosi degli interessi nazionali, della concorrenza e dei diritti dei consumatori. Il che dimostra che la sovranità digitale è possibile, e anche in tempi brevi.

Oggi, la Cina è l’unico Paese del mondo con una legislazione digitale che comprende tutti i settori:

-societario;

-valuta digitale;

-sicurezza;

-tutela della “privacy” e  del segreto di Sato;

-rete;

-internet providers;

-concorrenza;

-tasse;

-finanza;

-banca e borsa.

Nonostante che le ultime norme siano entrate in vigore solo il 1° novembre di quest’anno, esse sono state immediatamente applicate, con una raffica di sanzioni contro tutti. Sono state bloccate varie gigantesche operazioni borsistiche dei dei BATX, in Cina e a Wall Street, che avrebbero fatto di essi qualcosa di molto simile ai GAFAM. Le varie Authorities preposte al settore hanno sollevato obiezioni relative all’interesse dei consumatori, alla tutela dei dati e alla trasparenza finanziaria.

Gli osservatori occidentali sono stupiti di questi interventi “ai danni” delle multinazionali cinesi,  perché in America nessuno nasconde che le Autorità chiudono ambo gli occhi quando si tratta dei GAFAM, col pretesto di non agevolare i concorrenti cinesi. E perfino in Europa il garanter della privacy, il polacco Wewiòrowski, ha affermato che è meglio condividere i dati con gli alleati piuttosto che con gli avversari.

I cinesi invece non vedono questa connessione stretta  fra il mercato esterno e quello nazionale. Intanto, perché è ovvio che (esattamente come in Occidente), la salvaguardia della tutela della privacy cessa quando entra in azione la difesa nazionale, ed è quindi garantita indipendentemente dalla legislazione sul civile. Come precisa un’altra legge, le Forze Armate hanno infatti accesso ai dati dei cittadini (come i nostri Servizi Segreti).

Per tutto il resto, invece, la tutela della legge è ferrea. Le grandi imprese nazionali non possono, né ledere i diritti dei cittadini, né bypassare la legge, né acquisire un potere sociale spropositato (per esempio, nell’ editoria) superiore a quello dello Stato.

L’Europa è pronta a fare tutto ciò contro i GAFAM, e per giunta nel giro di pochi anni? Dal discorso di Macron non si direbbe, in quanto egli ha collocato le future imprese europee del Web (che afferma di voler creare) sotto la voce “start-up” e non dei “campioni europei”, dando credito allo screditatissimo mito che i GAFAM siano nati da ragazzini che lavoravano nei garages, e non dai “progetti segreti di Hitler”, dall’ operazione Enigma, dal DARPA, dall’ IBM, da Echelon, Prysm e l’Endowement for Democracy.

Com’è possibile che l’ Europa possa realizzare tutto questo con delle semplici start-up?

Macron ha giustamente ricordato che, delle 8 massime imprese digitali, 5 sono americane, e 3 sono cinesi. Nessuna europea. Ha promesso di ovviare a questa situazione, ma non ha detto, né quando, né come.

Atreju: l’imprevista convergenza

7. Web Tax

Nel discorso di presentazione del semestre francese, Macron ha anche parlato della tassazione dei giganti del web -problema annoso che, a suo dire, si sarebbe risolto con gli accordi di Pittsburg su una tassazione minima del 15% sulle multinazionali.- Il Presidente ha sviato anche qui il discorso, perché questo (teorico) accordo non mette il dito sulle piaghe degli arretrati fiscali, dello spostamento di imponibile fuori dell’ Europa, dei “tax rulings” e della “discriminazione a rovescio” ai danni dei “new entrants” europei.

Inoltre, Macron ha ignorato tre precisi fallimenti della Francia: Minitel; Qwant; GAIA-X, tutti causati dalla propaganda governativa, dal minimalismo, dal clientelismo ministeriale e sull’asservimento di fatto agl’interessi americani.

L’ultimo scacco, di cui abbiamo parlato recentemente, è quello di GAIA-X. Come scrivevamo, alcune imprese francesi hanno addirittura abbandonato GAIA-X perché troppo dominata dai GAFAM. Inoltre, il Presidente Macron ha inaspettatamente lanciato il concetto di “Cloud de Confiance” per sponsorizzare l’accordo fra Thales e Google,  la quale ultima, grazie a questa formula, verrebbe ammessa  a fruire di un “trattamento europeo”.

Tutta la faccenda di GAIA-X si rivela così una gigantesca manovra, con la connivenza di tutti  per aggirare le due sentenze Schrems: si immagazzinano i dati dei Governi europei in clouds situati in Europa e cogestiti fra imprese europee e americane, e si fa credere che ad esse  non si applichi il CLOUD Act. Ma nessun serio esperto crede, né che il CLOUD Act sia legalmente inapplicabile, né che i GAFAM creino veramente, fra le loro reti e queste loro joint-ventures europee, dei solidi “Chinese Walls”. E poi, in definitiva, con Echelon e Prism, l’intelligence americana riesce comunque a spiare tutto dell’Europa. E questo spiega perché nessuno voglia investire in nuove tecnologie.Ma, nello stesso tempo continuiamo a vantare il GDPR quale fosse la migliore legge del mondo, e continuiamo a dare i nostri dati ai GAFAM e alla NSA.

L’attentato a Rudi Dutchke

8.”Declino autoprodotto” o trend universale?

Massimo Giannini è giustamente convinto che lanciare una campagna contro le “autocrazie” (stanziando i soliti miliardi di dollari per le “covert operations”), come ha fatto Biden, sia cosa inutile perché “il declino delle democrazie è in buona misura auto-prodotto”.

Ciò è parzialmente vero, anche se forse inevitabile: “Il risultato è che i governi e i parlamenti hanno finito per delegittimare se stessi. E un numero crescente di cittadini, marginalizzati dalla globalizzazione ed esclusi dalla partecipazione, ha disconosciuto la propria cittadinanza. Convinti che votare non serva a nulla, e che la democrazia non è così importante.”

A mio avviso, neppure questa spiegazione della crisi delle democrazie è sufficiente, in quanto pone in luce i sintomi, non già le cause prime, che sono costituite dalla consunzione storica (dopo il suo culmine alla fine del ‘900) della democrazia occidentale “classica”, dovuto al sovrapporsi, sulla società industriale, della società del controllo totale, con la simbiosi incestuosa fra industria informatica e servizi segreti, con il controllo totale sui cittadini, con l’accumularsi abnorme di profitti da pratiche anticoncorrenziali ed elusione fiscale,  con la creazione di  5 grandi monopoli legati fra di loro da un’inestricabile rete d’interessi, con il voto digitale e la manipolazione digitale delle elezioni, con il controllo dell’ opinione pubblica e dei media, la concentrazione in un unico luogo dei server della NSA e quelli dei GAFAM, l’uso sistematico dell’intelligenza artificiale…

Certamente, la “democrazia occidentale” ha conosciuto come tutti i fenomeni storici,  una parabola ascendente e discendente, della durata di  meno di un secolo. Nell’immediato dopoguerra, quando almeno il 75% degli Europei votava per partiti estranei alla cultura politica “mainstream”dell’ Occidente (p.es. democrazia cristiana, comunisti, post-fascisti e monarchici) e, essa aveva potuto comunque prendere piede proprio grazie all’ opera di questi partiti, che, inseriti controvoglia nel sistema,  avevano stimolato potentemente, nonostante il sistema privo di alternanza, una partecipazione popolare polemica con un’ azione “top down”. Al tempo della “contestazione” studentesca e operaia, la democrazia era stata concepita essenzialmente come democrazia di base e sostanzialmente antisistema. Per la prima volta  dopo gli Anni di Piombo, si era cercato un compromesso fra partitocrazia e movimentismo, che aveva permesso un funzionamento pacifico della democrazia rappresentativa, e, negli Anni successivi alla caduta del Muro di Berlino, si era perfino avuto un inizio di contendibilità del sistema.

All’ inizio del  nostro secolo, con il cronicizzarsi della crisi economica e la scomparsa dell’etica pubblica e delle culture politiche tradizionali, si era incominciato a parlare di crisi della politica. Nel secondo decennio, dominato dal prosperare nel mondo di sistemi politici non allineati con la democrazia rappresentativa occidentale, avevano preso piede dubbi di vario tipo sulla credibilità di quest’ ultima e delle sue ragion d’essere ideali (cfr. Parag Khanna, Martin Jacques, Daniel Bell, Zhang Weiwei).

Credibilità ulteriormente danneggiata da:

a)l’incapacità di tutti i sistemi occidentali di fronteggiare efficacemente il Covid, mentre, con la “Battaglia di Wuhan”, la Cina ha risolto il problema con un numero di vittime veramente irrisorio;

b)le prove sempre più schiaccianti del controllo poliziesco esercitato sull’ Europa dal mondo digitale americano (Echelon, Prysm, processi Assange e Schrems);

c)le assurdità e contraddittorietà della politica estera europea e occidentale, con una gragnuola di “Guerre umanitarie” che non hanno risolto alcun problema, ma hanno anzi provocato gravissime calamità di ogni genere (guerre civili, terrorismo, migrazioni bibliche);

d)in particolare, l’assurda invasione dell’ Afganistan, con l’altrettanto assurda permanenza dopo la morte di Bin Laden, e l’assurdissima fuga all’ultimo momento;

e)la crescita esponenziale della disoccupazione, delle delocalizzazioni e dell’ emigrazione;

f)lo spezzarsi del consenso intra-americano fra etnie, ceti sociali e culture pubbliche: afro-americani, latinos, nativi americani, WASP, suprematisti neri e bianchi, latinamericanisti, “European Traditionalists”, sudisti, terzomondisti, integralisti cattolici, protestanti, ebrei, islamici, di destra e di sinistra, yuppies, agricoltori, operai, finanzieri, che ha comportato l’ impossibilità per l’ America di formulare politiche credibili e continuative.

Orbene, tutti questi trend costituiscono una contraddizione vivente delle retoriche della “liberaldemocrazia occidentale”, la quale pretenderebbe di costituire la massima realizzazione storica della libertà, eguaglianza, dignità e pace sociale, nonché del benessere materiale dei cittadini (appunto, il Secondo Avvento di Gesù Cristo sulla terra, come profetizzato da Cristoforo Colombo).

Ma c’è di più. Giacché, contrariamente a quanto ipotizzato inizialmente da Fukuyama, il mondo odierno è un mondo altamente competitivo, la centralità del controllo digitale sta aumentando di giorno in giorno nell’ ambito della “competizione fra USA e Cina” per la supremazia mondiale. In questa situazione, è del tutto prevedibile che il livello di controllo sui cittadini debba ancora salire ovunque per esigenze di preparazione bellica (previsione di attacchi militari, controllo della lealtà di cittadini e organizzazioni, intercettazione e censura di informazioni sensibili). Questa sensazione di un controllo sempre crescente è la giustificazione (inconscia) del movimento “no vax”, il quale sospetta (non a torto), che l’introduzione delle (seppur troppo blande) di misure di controllo sulla pandemia costituisca l’avvio appena mascherato di un sistema di controllo militare.

Alla luce di quanto precede, tutti gli Stati (a cominciare da quelli “democratici”) non possono sfuggire a forme di centralizzazione dei controlli e delle decisioni in materia di sicurezza (sulla falsariga dello SFIU, del FIFA, del Patriot Act, del FIFA, del Comitato NSCAI, dell’Endless Frontier Act e del Transatlantic Technology Dialogue).

Alla luce di tutto ciò che abbiamo scritto, diventa sempre più difficile, pretendere, al contempo, come fa l’ “Alleanza delle Democrazie”:

a) che la democrazia costituisca il toccasana di tutti i mali (etici, politici, tecnici ed economici);

b)che l’Occidente sia l’esempio ammirabile di tutte quelle virtù ch’esso definisce come “democratiche”.

La fine del Kali-Yuga

9. Esiste una via di uscita?

Inaspettatamente, secondo Giannini, la soluzione  a questa crisi delle democrazie sarebbe costituita da una mossa assolutamente “laterale”: fornire  3 milioni di vaccini gratuiti ai Paesi in via di sviluppo.Peccato che la proposta di Giannini (del 12 Dicembre), non faccia che copiare  la promessa di Xi Jinping ai Paesi africani, formulata ufficialmente all’OttavaConferenza Ministeriale del Forum on China-Africa Cooperation (FOCAC) di Dakar, del 29-30 Novembre.1 milione e 600 mila di questi vaccini sono già stati consegnati.

Come volevasi dimostrare, l’Occidente non riesce a reggere il passo, né come capacità decisionale, né come motivazioni etiche, né come potenza di fuoco, al millenario e miliardario sistema cinese.

Senza contare che come può l’America, che ha avuto un milione e 600 mila morti di Covid, proporsi come salvatore dei Paesi in via di sviluppo?

In effetti, spetterebbe all’ Europa indicare la strada per l’uscita da questo circolo vizioso,:

-con una visione culturale che, sulla scia di Matteo Ricci, Kircher, Guénon, Weil, Saint-Exupéry, Frankopan, permetta un dialogo effettivo con i Paesi dell’Asia e dell’Africa;

-con una nuova “epistocrazia” europea sulle tracce di Nietzsche, Weber, Gentile, Reale, Bell in grado di dialogare con i talenti selezionati dai sistemi scolastici orientali;

-un sistema economico europeo che, pur anticipando le trasformazioni economiche e sociali indotte dall’ Intelligenza Artificiale, permetta il controllo umano sulle macchine intelligenti e il reimpiego di ciascuno secondo la propria vocazione;

-una politica estera e di difesa veramente “sovrana”, con una funzione mitigatrice del “Kulturkampf” e di prevenzione della IIIa Guerra Mondiale tecnologica.


 

SALONE DEL LIBRO: I NOSTRI APPUNTAMENTI DI DOMANI

Il Salone del LIbro di Torino volge oramai al termine.

Abbiamo tenuto tre manifestazioni, la prima introduittiva, e le due successive dedicate, rispettivamente, alla transizione digitale in Europa e alle piccole e medie imprese.

Domani, abbiamo le ultime due manifestazioni:

a)il collegamento in diretta con la riunione a Roma dei responsabili dei movimenti europei dell’ Europa Meridionale;

b)l’incontro, in diretta e in digitale, presso la Biblioteca Ginzburg di Torino, con la rivista “La Società” della Fondazione Toniolo, dedicata alla digitalizzazione.

1.Collegamento con la riunione dei responsabili del Movimento Europeo dell’ Europa Meridionale su Conferenza sul Futuro dell’ Europa

https://zoom.us/j/91957152382?pwd=VzIxNDFQYWxQKzg1aGNyVkRUUnhYZz09

“Sharing European Union, for a future-challenges-proof restart”

Meeting of the National Councils of the European Movement International in Italy, Portugal, Spain, France, Malta, Greece, Cyprus and Croatia on the future of Europe

Rome, 18-19 October 2021

Venue: Hotel Pace Helvezia

Via IV Novembre, 104 / +39 06 679 5105

Working Language: English and French with no translation

Monday, 18 October 2021

  Opening 14:30-15:00  Pier Virgilio Dastoli, President of EM-ITEva Maydell (Paunova), President of IEM and MEP (video)Antonio Parenti, Head of European Commission Representation in ItalyCarlo Corazza, Head of Office European Parliament in ItalyBenedetto Della Vedova, Secretary of State
  15:00-17:00 (First Session)  THE CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE   Moderator: Nicoletta Parisi, EM-IT Introductions by Yves Bertoncini, President EM-FR and Francisco Aldecoa Luzárraga, President EM-ES (members of the Conference)Vincenzo Amendola, Secretary of State (TBC)Ferdinando Nelli Feroci, President of the Italian scientific Committee on the Conference and of IAILara Lanzarini, Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation (TBC)Brando Benifei, MEP and Vice- President IEMLuca Visentini, Secretary General ETUC – European Trade Union ConfederationLia Quartapelle, Chamber of Deputies (TBC)

ORE 16,45: DIBATTITO

2.PRESENTAZIONE DELLA RIVISTA “LA SOCIETÀ” DELLA FONDAZIONE TONIOLO NUMERO UNICO SULLA DIGITALIZZAZIONE

Sala Molinari

https://zoom.us/j/96685550666?pwd=SEltVlJyUmppNlhCN0VmTzhnK3hRUT09

In collaborazione con la rivista “La Società”, della Fondazione Toniolo

Presentazione del numero speciale di “La Società” dedicato alla digitalizzazione.

Ne discutono:

Marcello Croce

Ferrante Debenedictis

Markus Krienke

Riccardo Lala

Roberto Saracco

Modera Marco Margrita

La rivista “La Società” ha dedicato molto opportunamente un numero unico agli aspetti culturali della digitalizzazione, che spaziano dalla filosofia, alla teologia, alla politica, al diritto. Quest’opera copre un’ampia gamma di temi, con l’obiettivo di fare opera di informazione e di sintesi interdisciplinare, quanto più possibile obiettiva, cercando di mantenere le debite distanze dagli estremi del tecno-ottimismo e del catastrofismo apocalittico.

Questo incontra punta a rendere conto dei molteplici aspetti del tema, provocando anche a una riflessione su temi collegati, come per esempio l’incidenza che la digitalizzazione può avere su aspetti tradizionali dell’organizzazione del lavoro, quali la concertazione, la partecipazione, la tutela dei diritti, la diffusione della proprietà, le piccole e medie imprese…

STASERA AL SALONE EVENTO DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

Venerdì 15, ore 20, Sala Argento, Padiglione 3 : CANTIERI D’EUROPA 2021

CREDENZIALI PER SEGUIRE IN STREAMING

https://zoom.us/j/93318223851?pwd=OUJnYWFBQkdsM0N3T091N2J3UERhdz09

Le politiche europee del digitale sono
ancora inattuate

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Dialexis Movimento Europeo

Con il patrocinio della Commissione Europea

“Conferenza sul Futuro dell’Europa”

LE NUOVE TECNOLOGIE : SUPERARE LO STALLO

L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, European Technology Agency

con

con

Mojca Bozic, Vittorio Calaprice, Marcello Croce, Ferrante Debenedictis, Virgilio Dastoli, Markus Krienke, Riccardo Lala,  Nicoletta Parisi,  Roberto Saracco e Vitaliano Alessio Stefanoni

I computer quantici: nuova frontiera del digitale

In collaborazione con ALPINAAssociazione Culturale Diàlexis, Movimento Europeo e CNA e con il

Presentazione dei libri:Markus Krienke, L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, Alpina, Torino, 2021;Riccardo Lala, European Technology Agency , Alpina, Torino, 2020

La storia della Modernità s’identifica con quella delle tecnologie: dall’ importazione di quelle orientali (occhiali, bussola, carta, moneta, stampa, polvere da sparo, armi da fuoco) nell’ era delle grandi esplorazioni, all’avvio delle prime  produzioni automatizzate, come quelle con il telaio Jacquard che originarono le  agitazioni luddiste, fino al motore  a vapore, che permise di accelerare la creazione delle nazioni europee e degl’imperi coloniali, e al motore a scoppio, che fu alla base delle due guerre mondiali, fino alla nascita della cibernetica dalla guerra sottomarina nel nord-atlantico, all’ industria nucleare partita dal Progetto Manhattan, e alla corsa allo spazio partita dal cosmismo russo e proseguita con la cibernetica americana, all’ ideologia californiana nata dalla contestazione studentesca e sviluppatasi grazie ai social network, per passare all’attuale equilibrio del terrore (“MAD”) basato sul controllo digitale delle armi nucleari, fino all’influenza  che il digitale ha sulla politica (Wikileaks, Cambridge Analytica, Fake News) e alle guerre tecnologiche in corso fra USA e Cina.

Per questo Alpina Diàlexis ha dedicato fin dall’ inizio un’estrema attenzione alle politiche digitali dell’Unione Europea e dell’ Italia, con parecchi libri, per lo più opere collettive, che si sono ora arricchiti di due opere di studio analitico della situazione esistente e di proposte analitiche per superare lo stallo esistente, che richiede, a nostro avviso, un’azione di emergenza, non già misure di ordinaria amministrazione:

-Markus Krienke (a cura di),L’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale;

-Riccardo Lala, European Technology Agency,

che presentiamo in questa serata.

Come si vedrà, queste due opere adottano  un approccio molto critico nei confronti della situazione esistente, caratterizzata da una gravissima arretratezza dell’ ecosistema europeo rispetto a quelli  americano e cinese, e dall’assenza  di quella Sovranità Strategica Digitale Europea pur invocata dalle politiche europee.

Carro da guerra dei primi Indoeuropei:la tecnologia non è così moderna!

1.Il ruolo delle nuove tecnologie nell’ Unione

Nell’ Unione Europea il ruolo centrale delle nuove tecnologie è stato gradualmente, anche se tardivamente, riconosciuto, grazie anche alle esperienze negative di Echelon e Wikileaks, Prism, e all’ attuale rincorsa al digitale fra USA e Cina (Made in China 2025, NSCAI Report, China Standards 2030, caso Huawei,e, attualmente, il  Transatlantic Technology Council).

Questa crescente attenzione  aveva dato origine fin dal 2001 alla commissione d’ indagine del Parlamento Europeo su Echelon e, fin dal  2008, al “GDPR”, un regolamento europeo con il quale per la prima volta si erano affermati alcuni  dei diritti dei cittadini in rete. Intorno  al GDPR, l’Unione aveva costruito da allora una panoplia di altri documenti e politiche, che essa  vanta come una delle sue principali conquiste. Il 19 febbraio 2020, la Commissione aveva presentato un pacchetto di proposte per promuovere e sostenere la transizione digitale, che comprendeva la comunicazione- quadro in materia “Plasmare il futuro digitale dell’Europa”, la comunicazione sulla Strategia europea per i dati e il Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale. La comunicazione-quadro contemplava iniziative in ogni settore, dal potenziamento della connettività e del rapporto tra cittadini e pubbliche amministrazioni, a nuove misure per il sistema delle imprese e per potenziare le competenze digitali degli europei. La strategia per i dati proponeva la creazione di un cloud europeo per competere a livello internazionale nei big data (realizzato poi con GAIA-X) e il Libro bianco indicava strumenti e orientamenti per rendere accessibile l’Intelligenza Artificiale alle industrie, ma anche alle PMI e alla Pubblica Amministrazione. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni europee era di assicurare all’UE la sovranità digitale, attraverso lo sviluppo di tecnologie e infrastrutture, reti e capacità digitali europee per ridurre la dipendenza nella fornitura di tecnologie da paesi extra europei e recuperare il ritardo che separava, e ancora separa, l’Europa da competitor come Stati Uniti e Cina

Lo studente Schrems ha fatto causa alla Facebook che aveva raccolto su di lui una trentina di pagine di dati a lui relativi: le sentenze a dsuo favore sono tuttora inattuate

2.I limiti del GDPR

E, in effetti, il GDPR è stato imitato da alcuni legislatori extraeuropei, come quello indiano e quelli di alcuni Stati degli USA. Soprattutto,  fra  20 giorni entrerà in vigore il GDPR cinese. Per questo, la Commissione si autodefinisce “Trendsetter of the Global Debate”. L’unico Paese che si rifiuta di tutelare i diritti di privacy dei cittadini, facendo prevalere quelli dei servizi segreti e della polizia, sono gli Stati Uniti.

Ciò che è paradossale è che, proprio per via di questa particolarità della legislazione americana, anche in Europa il GDPR risulta   sostanzialmente disapplicato. Né l’ Europa, né gli USA, hanno finora tentato seriamente di rimediare a questo grave vulnus allo Stato di diritto. Infatti, il GDPR si applica di fatto esclusivamente alle attività dei GAFAM, vale a dire Google,Apple,  Facebook, Amazon e Microsoft, perché questi hanno il monopolio delle attività digitali in Occidente. Purtroppo, esse sono imprese americane, che, come tali, sono soggette, per via della sua pretesa applicabilità extraterritoriale, alla completamente diversa legislazione americana (fra gli altri, il Patriot Act e il CLOUD Act, quest’ultimo adottato proprio per neutralizzare il GDPR), che invece impone alle imprese della rete di rendere accessibili i dati degli utenti alle 16 agenzie americane di intelligence (che, di fatto, già ora li usano senza problemi, come illustrato da Snowden, dalle due sentenze Schrems della Corte di Giustizia e dalle risoluzioni dello European Data Protection Board).

L’EDPB ha denunziato la dipendenza rtottale delle Istituzioni da Microsoft

3.L’arretratezza digitale della UE

Secondo la Commissione Europea, il settore digitale nel suo complesso contribuisce al PIL dell’UE per l’1,7%, a quello della Cina per il 2,2% e a quello degli USA per il 3,3% (Commissione Europea, DG Ricerca e innovazione, 2018 – Si noti che la Commissione, per riuscire a redigere  questa sua relazione, aveva dovuto fare ricorso a una società di consulenza americana, la McKinsey).

Ulteriori ricerche stimano che la dimensione dell’economia digitale possa variare dal 4,5 al 15,5 per cento del PIL mondiale a seconda degli indicatori considerati. L’economia digitale appare trainata da Stati Uniti e Cina, che rappresentano da soli il 75% di tutti i brevetti relativi alle tecnologie blockchain, il 50% della spesa globale per l’Internet of Things e oltre il 75% del mercato mondiale per il cloud computing pubblico. Stati Uniti e Cina detengono anche il 90% del valore di capitalizzazione di mercato delle 70 maggiori piattaforme digitali del mondo a fronte di una quota del 4% in Europa e dell’1% in Africa e America Latina assieme. Sette grandi piattaforme (Microsoft, Apple, Amazon, Google, Facebook, Tencent, Alibaba) rappresentano i due terzi del valore totale di mercato (UNCTAD, Digital economy report, 2019).

Perdura, secondo la Banca Europea degli Investimenti, il ritardo delle imprese europee nell’utilizzo di nuove tecnologie. Il divario tra Unione europea (74%) e Stati Uniti (83%) nell’adozione di strumenti come la stampa 3D, la robotica avanzata, automazione di routine e contenuti digitali, interessa in particolare le imprese operanti nel settore dei servizi.

Questa situazione d’impotenza dell’Europa dinanzi al mondo digitale ha dato luogo di tanto in tanto a dei sussulti di orgoglio, subito repressi. Il primo era stato quello dell’ Olivetti d’Ivrea, che, con l’ ELEA e il Programma 101, aveva costruito, fabbricato e distribuiti due dei primi e migliori computer, che avevano conquistato letteralmente in pochi giorni lo stesso mercato statunitense, per poi essere stati fatti misteriosamente cadere. Ricorre fra meno di un mese il sessantesimo anniversario della discussa morte di Mario Tchou, il giovanissimo direttore tecnico dell’ Olivetti che aveva realizzato il miracolo.

Successivi tentativi, meno geniali e comunque anch’essi falliti: Minitel e Qwant. Ora le Istituzioni e le imprese europee stanno riprovandoci con GAIA-X, ma i risultati si fanno attendere.

Tutta l’economia di oggi ruota
intorno all’ITC

4.La transizione digitale: una questione di vita o di morte per l’ Europa.

Qualsiasi territorio della Terra che non si dotasse, entro 10-20 anni,   di una capacità digitale complessiva comparabile a quelle di USA e Cina, si ridurrebbe alla condizione di un Paese sottosviluppato. Già ora, infatti, le multinazionali del web drenano in modo esponenziale le principali risorse di tutti i Paesi (informazioni, influenza politica, potere amministrativo, gettito fiscale, partecipazioni azionarie, supporto al management, informazioni sulle tecnologie, produzione e distribuzione, royalties per l’utilizzo dei loro sistemi), utilizzando le quali esse stanno scalzando i tradizionali creatori di ricchezza (Stati, Banche, Imprese, capitalisti), divenendo esse le uniche monopoliste in quasi tutti i settori economici (finanza,automotive, aerospazio, comunicazione, difesa…).

A ciò si aggiunga che, con i Big Data e l’ Internet of Things, interi settori amministrativi, produttivi e di servizi, verranno automatizzati, venendo controllati direttamente dalle imprese informatiche. Infine, la conquista dello spazio lanciata da Musk e Bezos si potrà realizzare solo inviando nelle spedizioni una gran massa di automi, gli unici a resistere in quelle condizioni, e i quali diverranno dunque i lavoratori del domani, controllati anch’essi dalle grandi imprese informatiche. Le imprese tradizionali (per esempio nei settori del commercio o dalla manifattura) si volatilizzeranno semplicemente (come sta accadendo per esempio con Amazon e Stellantis), per “rimaterializzarsi” nei Paesi leader sotto la forma di guru dell’ informatica, di cyber-spie, di azionisti, di cyberguerrieri, di consiglieri d’amministrazione, di hackers, di presidenti, di operatori digitali, di   funzionari, di attivisti post-umanisti…, che si sostituiranno ai funzionari, imprenditori e lavoratori dei Paesi controllati.

Dopo l’”Industria 4.0” (che ancora non siamo riusciti ad introdurre), sta già arrivando l’ “Industria 5.0”.

Ora, secondo l’indice DESI, l’ Italia è quartultima in Europa quanto a livello di digitalizzazione, davanti a Grecia e Bulgaria!

La Singularity promette la realizzazione del Paese di Bengodi

5.Improrogabilità della Web Tax

La Commissione intende presentare una comunicazione sulla tassazione delle imprese per il XXI secolo che affronti le sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell’economia tenendo conto dei progressi realizzati dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo). L’obiettivo è  rimediare alla situazione attuale, nella quale alcune imprese detentrici delle principali quote di mercato ottengono la maggior parte dei profitti sul valore creato in un’economia sui dati, potendo spesso beneficiare di una tassazione più favorevole in luoghi diversi da quelli dove operano, con effetti distorsivi sulla concorrenza. Nel marzo del 2018 l’UE aveva presentato alcune proposte in materia di tassazione digitale con l’intento di imprimere uno slancio alla discussione internazionale ed evitare una frammentazione nella regolamentazione degli Stati membri. In seguito, sono ripresi i lavori in sede OCSE/G20, tuttora in corso, e le proposte dell’UE sono state momentaneamente accantonate, ed alcuni Stati membri (come Francia, Italia, Austria) hanno nel frattempo adottato soluzioni a livello nazionale

Di fatto, le imprese digitali americane non pagano praticamente alcun’imposta da decenni sull’enorme quota di business ch’esse realizzano in Europa, distruggendo i canali commerciali tradizionali e rendendo impossibile per le imprese europee (che pagano dal 40% al 40% d’imposte) entrare nei business digitali presidiati dalle imprese americane. L’eventuale tassazione di questi redditi (specie se si contassero gli arretrati illecitamente trattenuti) basterebbe da sola a sanare il deficit di tutti gli Stati europei e a fare nascere nuovi concorrenti in Europa così come essi sono nati in Cina negli ultimi 20 anni.

Tuttavia, anche là dove (come in Italia) gli Stati membri hanno approvato le nuove imposte, la loro applicazione in concreto viene postposta di anno in anno con i più svariati pretesti.

L’attuale fuga dei cervelli dall’ Italia e dall’ Europa si spiega in gran parte con questi fenomeni.

I GAFAM sono monopolisti ovunque; gli Europei
sono sistematicamente assenti

6. Le politiche europee e nazionali

Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo prepararci anche noi a cambiare mestieri, dotandoci per tempo (con le risorse fiscali così conseguite) delle adeguate attrezzature, ma soprattutto inventandoci davvero una nostra civiltà digitale, come si dice oggi, “umanocentrica”(attualmente inesistente).

Termine su cui occorrerebbe soffermarsi, dato che il potere delle macchine intelligenti cresce in proporzione alla “decadenza” culturale, esistenziale ed etica dell’umanità, incapace di proporsi obiettivi, di compiere sforzi e di combattere, sì che non basta “porre l’uomo al centro della civiltà delle macchine intelligenti”, ma occorre anche capire quale tipo di uomo, dato che buona parte delle affermazioni delle macchine derivano da altrettante abdicazioni da parte dell’uomo.

La consapevolezza di questi problemi ha fatto nascere e svilupparsi in tutti i Paesi del mondo, un sistema di “politiche delle alte tecnologie”,  ove non si fa mistero del carattere strategico di queste tecnologie per la stessa sopravvivenza della propria nazione, e, per estensione, dell’ Umanità.

In particolare, la cosiddetta “guerra commereciale” fra Cina e USA consiste in realtà in un’imitazione continua fra le due potenze (“rivalità mimetica”) per ciò che riguarda le nuove tecnologie. All’ inizio, gli Stati Uniti avevano creato il proprio ecosistema digitale, e lo Stato Cinese aveva tentato di imitarlo almeno per ciò che concerne la sicurezza e la difesa; quando gli USA avevano favorito la nascita dei GAFAM, la Cina ha dapprima cercato di ostacolarne lo sviluppo sul proprio mercato nazionale, poi sostenuto la crescita dei propri BATX. In una terza fase, i GAFAM hanno  raggiunto il monopolio sui mercati occidentali, e la Cina, non avendo accesso a questi mercati, ha sviluppato nuove forme di creatività imprenditoriale e/o sociale, come per esempio i sistemi 5G e 6G, i Bitcoin di Stato, il sistema di credito sociale, il sistema digitale di tracciamento delle pandemie….A ciò gli USA hanno risposto con il bando a Huawei e creando una politica pubblica a sostegno dell’Intelligenza Artificiale (lo NSCAI Report, che mira deliberatamente ad evitare il sorpasso da parte della Cina).

Oggi, anche l’Europa sta cercando di darsi una siffatta politica, la cui ingente mole non può però nascondere le debolezze.

Intanto, come abbiamo detto, nell’ area della tutela dei dati, che sembrerebbe la più importante e la meglio presidiata, i dati degli Europei continuano (per affermazione della Corte di Giustizia e del European Data Protection Board), ad essere trasferiti (per omissioni delle Istituzioni Europee e delle Autorità nazionali) in Paesi che non offrono le adeguate garanzie (in particolare gli Stati Uniti), e ad essere usati liberamente da imprese, Stati, eserciti e polizie extraeuropei , senza renderne conto ai cittadini danneggiati, ma nemmeno alle Istituzioni, ai Governi, alla magistratura, ai servizi di sicurezza e alle autorità di Difesa europei.

Quanto al Cloud, dal 2020 è stata fondata l’associazione GAIA-X, dedicata all’immagazzinamento di dati in Europa (per scoraggiarne il trasferimento fuori Europa), ma fino ad ora non sussistono dati rilevanti sull’effettivo utilizzo dei cloud di GAIA-X e sulla quantità di dati che sono stati sottratti, in tal modo, al controllo dei GAFAM, e, di conseguenza, delle autorità americane.

Quanto alle imprese europee nel settore, esse sono praticamente inesistenti, o comunque non comparabili ai GAFAM e ai BATX cinesi), e nessuna seria azione viene annunziata, né da parte dell’ Unione, né da parte degli Stati membri, per crearne.

Invece, a nostro avviso, solo un’azione proattiva del settore pubblico potrebbe oramai colmare l’enorme gap fra l’economia europea e quella dei Paesi leader.

Una siffatta azione dovrebbe comprendere almeno:

-la promozione di una nuova cultura digitale e di cyber-difesa;

-la creazione d’ imprese pilota a guida pubblica e integrate nel sistema della Politica Estera e di Difesa;

-l’applicazione rigorosa delle diverse legislazioni  che concernono il digitale, a cominciare dalle sentenze della Corte di Giustizia e dalle risoluzioni dello European Data Protection Board..

Siffatti interventi sarebbero giustificabili  perfino alla stregua dei criteri liberistici più estremi. Per esempio:

-l’assenza di industrie europee del web dà luogo ad un’insanabile debolezza della difesa europea, a cui occorre rimediare nell’ interesse della sicurezza nazionale;

-l’assenza di operatori europei  in questo campo strategico indebolisce la libertà dei cittadini e l’operatività delle imprese e dello stesso apparato normativo e repressivo (“Market failure”);

-la concessione, da parte di una serie di Stati membri e soprattutto dei loro Territori e Dipendenze d’ Oltremare, di tax rulings che equivalgono alla cancellazione delle imposte, costituisce un aiuto di Stato e una gravissima distorsione della concorrenza ai danni delle imprese europee.

Nel libro “European Technology Agency”, si caldeggia la creazione, nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa, di un’apposita agenzia europea che gestisca in modo unitario tutte queste azioni.

Oggi, certamente, la situazione è opposta.Buona parte di coloro che operano in Europa nei settori più avanzati della ricerca digitale operano di fatto con ruoli sussidiari nei confronti o della NATO o dei GAFAM. La ricerca condotta da istituzioni nazionali o imprese non è coordinata e non persegue nessun obiettivo strategico. I finanziamenti europei non sono finalizzati alla sovranità strategica europea, e il meccanismo dei “progetti europei”, anziché avere l’effetto di concentrare gli sforzi su precisi obiettivi, tende a disperderli “a pioggia”.

La caldeggiata Agenzia dovrebbe poter disporre dell’autorevolezza politica, delle risorse economiche e umane e di un ampio mandato, che le permettano di progettare ed attuare una politica d’emergenza per il raggiungimento degli obiettivi dell’ Autonomia Strategica Europea: cultura digitale, coordinamento con la Difesa, web europeo, cloud europeo, imprese digitali europee.

Nell’ opera collettiva “L’Istituto Italiano di Intelligenza Industriale di Torino”, abbiamo raccolto i numerosi documenti, europei ed italiani,  che hanno contrassegnato la formazione della Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale, consigliando anche al Governo di creare un unitario Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale. Il Governo Conte 1 aveva in effetti iscritto l’ Istituto nel PNRR. Il Conte 2, dopo vari tentennamenti, non solo aveva reinserito l’Istituto nel Piano, ma aveva perfino indicato che avrebbe dovuto trovarsi a Torino.

Il Governo Draghi ha infine chiarito che un vero Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale non verrà creato, ché, anzi, 30 milioni di Euro, ad esso destinati, erano già stati stanziati per ricerche sull’Intelligenza Artificiale e sulla robotica, da realizzarsi fra iìl Politecnico di Torino e la Stellantis. Il resto dei previsti 90 milioni verrebbe distribuito fra i vari hub italiani.

Come si vede, l’instabilità politica italiana permette ai successivi governi di rimangiarsi qualsivoglia decisione. A nostro avviso, lo “spacchettamento” del previsto Istituto è grave per lo stesso motivo per cui lo è l’assenza, a livello europeo, di un ‘unitaria Agenziaì Tecnologica. Se, infatti, l’arretratezza italiana ed europea è così grave, s’impone un programma d’emergenza, non già degli aiuti a pioggia fra Università e imprese.

L’eutanasia  dell’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ci ricorda da vicino quella, avvenuta sessant’anni fa, della Divisione Elettronica della Olivetti.

Non bisogna dare per chiusa la partita. Nei prossimi anni, anzi mesi, la nostra arretratezza diventerà sempre più evidente, sì che s’imporranno decisioni coraggiose. D’altro canto, il Governo francese già incombe con il suo Piano Decennale di finanziamento per le industrie europee. Occorrerà battersi perché il digitale vi sia rappresentato con il peso che gli compete in questo decennio.

Presentazione della rivista “La Società” della Fondazione Toniolo numero unico sulla digitalizzazione

Lunedì 18 ottobre,Ore 17:00-19:00

Biblioteca Natalia Ginzburg,Via Lombroso 16,

Sala Molinari

https://zoom.us/j/96685550666?pwd=SEltVlJyUmppNlhCN0VmTzhnK3hRUT09

In collaborazione con la rivista “La Società”, della Fondazione Toniolo

Presentazione del numero speciale di “La Società” dedicato alla digitalizzazione.

Ne discutono:

Marcello Croce

Ferrante Debenedictis

Markus Krienke

Riccardo Lala

Roberto Saracco

Modera Marco Margrita

La rivista “La Società” ha dedicato molto opportunamente un numero unico agli aspetti culturali della digitalizzazione, che spaziano dalla filosofia, alla teologia, alla politica, al diritto. Quest’opera copre un’ampia gamma di temi, con l’obiettivo di fare opera di informazione e di sintesi interdisciplinare, quanto più possibile obiettiva, cercando di mantenere le debite distanze dagli estremi del tecno-ottimismo e del catastrofismo apocalittico.

Questo incontra punta a rendere conto dei molteplici aspetti del tema, provocando anche a una riflessione su temi collegati, come per esempio l’incidenza che la digitalizzazione può avere su aspetti tradizionali dell’organizzazione del lavoro, quali la concertazione, la partecipazione, la tutela dei diritti, la diffusione della proprietà, le piccole e medie imprese…

SALONE DEL LIBRO: CANTIERI D’EUROPA 2021

Dialexis Movimento Europeo

Con il patrocinio della Commissione Europea

“Conferenza sul Futuro dell’Europa”

Salone del Libro di Torino: 14-18 Ottobre

Finalmente, riapre il Salone.

Alpina/Dialexis non poteva non essere presente, come da 15 anni, con i suoi libri, esposti nello stand della CNA (Confederazione Nazionale dell’ Artigianato), con le sue novità, presentate il 15 in Sala Argento, e con una serie di manifestazioni nel Salone Off, dedicate alla Conferenza sul Futuro dell’ Europa ed aperte dalla Conferenza Stampa del 14 alla Biblioteca Ginzburg.

Infatti, è in corso (anche se pochissimi lo sanno) la Conferenza sul Futuro dell’ Europa, che dovrebbe, nelle intenzioni degli Sti Membri e delle Istituzione, affrontare una serie di nodi irrisolti dell’ integrazione europea, a partire dai suoi rapporti con le tecnologie e con il resto del mondo, la sua struttura decisionale, il suo impegno per la salvezza del Creato dalla demonia dell’ economia.

L’iniziativa si pone nel solco di una grande quantità di tentativi fatti in passato per trasformare l’idea letteraria di una generica “Physis ton Europaion” in un’integrazione effettiva del nostro Continente, sulla falsariga di quanto fatto altrove (per esempio in Cina e negli Stati Uniti). Quest’esigenza, appena abbozzata dai Romani, dai Bizantini, dalla Chiesa e dall’ Impero, aveva cominciato a concretizzarsi dal Medioevo con i progetti di crociata e per la Pace Perpetua, pervenendo a formulazioni giuridiche a metà del ‘900, e dando vita a una serie d’Istituzioni Europee (come il Consiglio d’Europa, l’Unione Europea Occidentale, la Banca Europea degl’Investimenti, la Banca Europea di Coperazione e Sviluppo , la Banca Centrale Europea, l’Agenzia Spaziale Europea, e, soprattutto, prima, le Comunità Europee e oggi l’ Unione Europea).

Nello sviluppo postbellico dell’integrazione europea, si erano tenuti vari incontri fra gli Stati Euriopei, come le Conferenze di Messina e di Laeken, i trattati di Maastricht, di Amsterdam e di Lisbona, e si era tentato anche di scrivere e approvare una Costituzione Europea, che però era state bocciata dagli elettori.

Con il passare dei secoli, poi dei decenni, l’esigenza di una forma statuale continentale, sia essa una Confederazione, una Federazione, un’Unione o uno Stato-Civiltà, è divenuta sempre più impellente, con il passaggio da strutture di tipo tribale a quelle di carattere feudale, poi, con la nascita di culture e mercati nazionali, per culminare infine ai margini del conflitto fra superpotenze tecnologiche sull’arena mondiale.

Se l’Europa ha sofferto fin dall’ inizio del suo eccessivo particolarismo, quest’ultimo è divenuto, negli ultimi secoli, foriero d’ insostenibili lotte intestine, fino a sfociare in una vera e propria paralisi dinanzi al potere globale delle multinazionali dell’ informatica.

L’Unione Europea, che manifesta tutt’ora l’ambizione di partecipare su un piede di parità alle grandi decisioni mondiali, e addirittura, come afferma la Commissione, di porsi quale “Trendsetter del dibattito globale”, non può letteralmente più permettersi di procedere in ordine sparso, con i suoi 27 Stati Membri, che per altro, dopo Brexit, rappresentano appena la metà del continente europeo.

Per questo motivo, la cuiltura europea, se vuole mantenere un qualsivoglia significato, non può esimersi dallo studiare, approfondire, sviluppare e popolarizzare la sempre più scottante Questione Europea, comn l’obiettivo di formulare un progetto coerente, da diffondere, attraverso il MOvimento, nella Società Civile, e, da questa, nell’ arena politica, in modo da stimolare, dopo la Conferenza, una Fase Costituente che dovrebbe portare a catalizzare il dibattito delle elezioni europee del 2024 intorno al ruolo dell’Europa nel Mondo, alle imprese europee di alta tecnologia, al rafforzamento dell’ Esecutivo Europeo, al passaggio all’ Europa, dagli Stati Membri, delle competenze per le politiche economiche e culturali.

Il Salone del Libro e la Conferenza per il Futuro dell’ Europa offrono le condizioni ideali per avviare questa battaglia sui piani cuilturale ed istituzionale.

Per un’ Europa poliedrica

IL PROGRAMMA DEI CANTIERI D’EUROPA 2021

Tema del ciclo:

LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA

Rientra  da sempre nell’orizzonte e negli obiettivi dei nostri Cantieri d’ Europa costituire un momento di stimolo non convenzionale per i dibattito intorno al nostro Continente.

Quest’anno, essi possono, e debbono, costituire il necessario complemento della Conferenza, attualmente  in corso, sul Futuro d’ Europa.

Coerentemente con quanto dichiarato dal Presidente Janša nell’ inaugurare il semestre di presidenza slovena , questo periodo dovrà essere caratterizzato da un intenso dibattito senza pregiudizi, in cui tutti i cittadini europei potranno fare sentire la loro voce, soprattutto coloro che hanno da dire qualche cosa “al di fuori del coro”. Il Salone del Libro non potrà mancare proprio quest’anno di fornire una tribuna per questo sforzo collettivo.

Data la complessità e l’impegno della tematica in oggetto, l’iniziativa si articolerà, come gli anni passati, fra Salone In e Salone Out.

Inoltre, sulla base dell’ evoluzione della crisi pandemica, una parte delle manifestazioni si svolgerà a distanza.

I tre presidenti aprono i lavori della Conferenza

Giovedì 14 Ottobre

Ore 10:00-12:00

Biblioteca Natalia Ginzburg

Via Lombroso 16 Torino

CONFERENZA STAMPA INAUGURALE

“SALVARE L’EUROPA PER  SALVARE IL MONDO”

Con Massimo Gaudina,  Riccardo Lala, Marco Margrita e Vitaliano Stefanoni

L’Europa non è nata con la Dichiarazione Schuman, ma secoli (se non millenni) addietro.
Qui, la Cappella Palatina del palazzo di Carlo Magno, ad Aquisgrana

L’ Europa, che è chiamata, dalla Conferenza, a pensare al proprio futuro, non può pensarlo se non all’interno  del futuro del mondo intero. Essere “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, come vuole la Commissione, significa innanzitutto, a nostro avviso,  individuare i pericoli  che incombono sulla sopravvivenza dell’ Umanità, e indirizzare  al mondo proposte per contrastarli.

Nel fare ciò, le Istituzioni potrebbero svolgere un ruolo centrale, coordinando i vari aspetti culturali, di politica internazionale, industriale e di difesa, di disciplina del mercato e fiscale. Verrà proposto, tra l’altro, progetto editoriale dell’ Associazione Culturale Diàlexis, SALVARE L’EUROPA PER SALVARE IL MONDO

Partecipare alle grandi decisiooni del mondo presuppone
di porsi alla pari delle tecnologie americane e cinesi

Venerdì 15 ottobre, Ore 20:00-21:00

Sala Argento, PAD 3

LE NUOVE TECNOLOGIE IN EUROPA E A TORINO: SUPERARE LO STALLO

L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, European Technology Agency

L’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale:un’ennesima occasione perduta per Torino?

In collaborazione con ALPINA, Associazione Culturale Diàlexis, Movimento Europeo e CNA e con il

Presentazione dei libri:Markus Krienke, L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, Alpina, Torino, 2021;Riccardo Lala, European Technology Agency , Alpina, Torino, 2020 

Con questi due libri, dedicati ai livelli italiano ed europeo, il marchio Alpina  fornisce il proprio contribuito al dibattito in corso, in un’ottica al contempo propositiva e critica. L’Associazione Culturale Diàlexis si farà parte zelante nel portare all’ interno della Conferenza la consapevolezza che, o l’Europa s’inserirà nella attuale corsa tecnologica con un ruolo di leadership, tecnica, ma soprattutto culturale e giuridica, oppure il nostro Continente sarà condannato ad un ruolo sempre più marginale.

Se l’Unione Europea non metterà sotto controllo tutti gli sforzi europei per la corsa alle nuove vtecnologie, l’Europa non riuscirà a raggiungere in tempo utile Stati Uniti e Cina

Sabato 16 Ottobre, Ore 10:00-13:00

Biblioteca Natalia Ginzburg, Via Lombroso 16

   “UNA STRATEGIA EUROPEA PER LE PMI DI NUOVA GENERAZIONE: quale futuro e quali le sfide per la sostenibilità del sistema manifatturiero”  

L’industria europea, grande, piccola o piccolissima, deve accettare l’idea che, entro tempi brevissimi, tutta l’economia (progettazione, produzione, distribuzione, servizi) sarà digitalizzata, e che coloro che non si adegueranno saranno espulsi dal mercato

Nel 2020 la Commissione Europea il 10  marzo 2020 ha promosso la “Strategia Europea PMI”, ma non ha modificato nella sostanza nonostante gli effetti disastrosi della pandemia sul tessuto economico e sociale  e nonostante la risoluzione del Parlamento Europeo e quella del Comitato Economico e Sociale che richiedevano una nuova stagione di politiche a misura di PMI e maggiore determinazione nell’analisi del loro impatto,  visti  anche i nuovi equilibri e la situazione globale nell’affrontare la crisi sanitaria. 

Il Governo Francese sarà protagonista del  programma del Semestre di Presidenza di  Turno UE nel 2022,  1° Gennaio-30 giugno 2022, mentre si fa strada sul piano europeo la proposta  di  un piano decennale d’investimenti per una politica industriale europea:  un piano altamente necessario visto che i maggiori concorrenti internazionali dell’ Europa stanno approntando singoli piani per il periodo 2025-2045, mentre il Recovery Plan/Next Generation , essendo esso una rielaborazione del Quadro Pluriennale 2021-2027, per la sua natura storicamente delimitata,  non sarebbe  idoneo a generare una comparabile politica proattiva a medio termine.  

La Tavola rotonda, che coinvolgerà le imprese di settore delle PMI e dell’artigianato italiane ed europee, Rappresentanti della Commissione Europea e del Parlamento Europeo, Autorità, si articolerà su tre temi della massima attualità:  

– le priorità per il rilancio produttivo dell’UE pluriennale europea in vista della Presidenza di turno dell’UE;  

– le strategie UE per le piccole e medie imprese;  

– le sfide per il sistema manifatturiero del Piemonte, in discussione fra le Autorità nazionali e locali. 

Con:Dominique Anract, Marco Bolatto, Claudio Cappellini, Ferruccio Dastoli, Antonio Franceschini, Panagiotis Gkofas, Audrey  Gourraud, Vitaliano Alessio Stefanoni

Il piano decennale di investimenti è fortemente voluto
da Macron

Lunedì 18 ottobre, Ore 14:30-17:00

Biblioteca Natalia Ginzburg,

Via Lombroso 16,

“SHARING EUROPEAN UNION, FOR

A FUTURE-CHALLENGES-PROOF RESTART”

Meeting of the National Councils of the European Movement International in Italy, Portugal, Spain, France, Malta, Greece, Cyprus and Croatia on the future of Europe Rome Working Language: English and French with no translation Monday

Opening 14:30-15:00

· Pier Virgilio Dastoli, President of EM-IT

· Eva Maydell (Paunova), President of IEM and MEP (video)

· Antonio Parenti, Head of European Commission Representation in Italy

· Carlo Corazza, Head of Office European Parliament in Italy

· Benedetto Della Vedova, Secretary of State

15:00-17:00 (First Session) THE CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE Moderator: Nicoletta Parisi, EM-IT ·

 Introductions by Yves Bertoncini, President EM-FR and Francisco Aldecoa Luzárraga, President EM-ES (members of the Conference)

· Vincenzo Amendola, Secretary of State (TBC)

· Ferdinando Nelli Feroci, President of the Italian scientific Committee on the Conference and of IAI

· Lara Lanzarini, Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation (TBC)

· Brando Benifei, MEP and Vice- President IEM

· Luca Visentini, Secretary General ETUC – European Trade Union Confederation

· Lia Quartapelle, Chamber of Deputies (TBC)

Debate in connection with the Salone del Libro of Turin

Chi vorrà, potrà proseguire il collegamento online della conferenza il 19 Ottobre.

Markus Krienke presenta la rivista “La Società”

Lunedì 18 ottobre,Ore 17:00-19:00

Biblioteca Natalia Ginzburg,Via Lombroso 16,

In collaborazione con la rivista “La Società”, della Fondazione Toniolo

Presentazione del numero speciale di “La Società” dedicato alla digitalizzazione.

Ne discutono:

Marcello Croce

Ferrante Debenedictis

Markus Krienke

Riccardo Lala

Roberto Saracco

Modera Marco Margrita

La rivista “La Società” ha dedicato molto opportunamente un numero unico agli aspetti culturali della digitalizzazione, che spaziano dalla filosofia, alla teologia, alla politica, al diritto. Quest’opera copre un’ampia gamma di temi, con l’obiettivo di fare opera di informazione e di sintesi interdisciplinare, quanto più possibile obiettiva, cercando di mantenere le debite distanze dagli estremi del tecno-ottimismo e del catastrofismo apocalittico.

Questo incontra punta a rendere conto dei molteplici aspetti del tema, provocando anche a una riflessione su temi collegati, come per esempio l’incidenza che la digitalizzazione può avere su aspetti tradizionali dell’organizzazione del lavoro, quali la concertazione, la partecipazione, la tutela dei diritti, la diffusione della proprietà, le piccole e medie imprese…

In vendita al Salone tutte le collane di Alpina

VENDITA LIBRI

I libri del marchio Alpina, venduti dall’ Associazione Culturale Diàlexis, sono disponibili nello stand della CNA Comunicazione:

J.P.Malivoir, 50 ans d’Europe, images et reflexions

R.Lala, 10.000 anni d’identità europea, I° Volume, Patrios Politeia

A.A.V.V. Il ruolo dell’ Europa nel mondo

A.A.V.V. Intorno alle Alpi Occidentali, Identità di un’ Euroregione

M. Krienke (a cura di) L’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino

R.Lala, DA QIN

R.Lala, Il ruolo dei lavoratori nell’ì era dell’ intelligenza artificiale

A.A.V.V, Es Patrida Gaian

M. Georgopoulou, Grammatica di Neogreco

M.Georgopoulou, Esercitazioni di Neogreco

INCONTRI DI LAVORO

I responsabili Alpina/Diàlexis sono disponibili nell’ area B2B

COLLEGAMENTI ONLINE

Tutte le manifestazioni potranno essere fruite tanto in presenza, quanto online.

Le credenziali verranno diffuse attraverso le newsletter di Alpina Diàlexis

ISTITUITA IN VATICANO LA FONDAZIONE RenAIssance, che si occuperà d’intelligenza artificiale.

Stupisce, dinanzi alla lentezza dell’Italia, dell’Unione Europea e perfino degli Stati Uniti e della Cina, nel darsi una struttura dedicata all’ Intelligenza Artificiale, la rapidità di azione dimostrata invece in questo campo da parte del Vaticano.

Mentre, infatti, la Commissione NSCAI ha appena proposto al presidente americano la costituzione di un Artificial Intelligence Board, e l’ Italia fatica a dare attuazione all’idea, espressa dal Governo Conte, di creare a Torino l’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale, il Vaticano ha già creato la sua fondazione.

E, a ben vedere, non vi è, in questo, nulla di eccezionale, giacché, come insistiamo a dire da molto tempo, l’Intelligenza Artificiale rientra senz’ ombra di dubbio nell’ esperienza religiosa, come affermato con decisione da autori diversi  quali Meyrink, Capek, Teilhard de Chardin, McLuhan, Pouwels, Idel e Kurzweil, e il Vaticano ne è da tempo consapevole.

Uno dei temi più ricorrenti a questo proposito è quello, caro già a Newton, dell’azione tecnica quale prosecuzione dell’opera creatrice di Dio. L’altro è quello, attribuito dal mito a Rabbi Loew, secondo cui i Golem verrebbero  creati per proteggere dalle persecuzioni il popolo d’ Israele. Secondo Capek, poi, l’esistenza di automi capaci di riprodursi sarà un dono di Dio all’Umanità per ovviare alla decadenza dell’umano, espressa dalla crisi della natalità.Per gli Hojjatiyye iraniani, l’esistenza dell’intelligenza artificiale sarebbe un segno dell’approssimarsi dell’ avvento del Mahdi.Poi, per Kurzweil, l’intelligenza artificiale sarà una realtà sovraumana in grado di decidere la sorte dell’Universo. Infine, secondo McLuhan, la rivoluzione elettronica avrebbe costituito semplicemente l’avvento dell’ Anticristo.

Per ciò che riguarda la Chiesa, essa si trova da sempre al centro dei dibattiti sull’ Intelligenza Artificiale, in quanto ad essa il pensiero rivoluzionario settecentesco attribuiva  la funzione storica di aver anticipato, con la sua escatologia, la sua ecclesiologia e la sua etica, la nuova “Religione dell’ Umanità”, la “nuova mitologia” idealistica e positivistica, che sfocerà  alla fine nella “religione di Internet” quale principio di ”quasi eternità”.

La Chiesa stessa non è stata certo estranea alla nascita di queste narrazioni, in particolare attraverso le opere di Teilhard de Chardin, a cui, non per caso, ancora due anni fa la Chiesa aveva rifiutato di togliere l’interdetto.

Il dibattito sull’ Intelligenza Artificiale parte dal Golem di Praga

1.I presupposti culturali dell’ intelligenza artificiale

Giustamente, quindi, la Chiesa si è preoccupata dei presupposti culturali dell’ Intelligenza Culturale, sponsorizzando la firma, nel 2020, del “Rome Call for AI Ethics. A livello locale, l’ Arcidiocesi di Torino, si è battuto e si batte per la creazione dell’ Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino.

Come risulta dal titolo del “Call”, la “questione culturale” dell’ Intelligenza Artificiale tende a identificarsi, per la Chiesa  come per l’accademia, per l’industria e per la politica, con la “questione etica”, che vede, sostanzialmente, l’ Intelligenza Artificiale come  uno strumento di governance, che, come tale, è neutro, e può quindi essere utilizzato in modo “etico” o “non etico”. Impostazione discutibile, poiché, come affermato da Heidegger, “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, bensì una realtà esistenziale.

Per questo suo approccio limitativo, il “call” si inseriva nella sequenza degl’infiniti “codici etici” emanati da organizzazioni professionali ed accademiche,e ripresi sostenziamente nella recente normativa UE. Tali codici riprendono sostanzialmente l’insuperata idea delle “Tre Leggi della Robotica”, le quali a loro volta si riducevano all’ unico comandamento secondo cui i robot non debbono fare nulla che sia dannoso per l’ Umanità.Per altro, tutta la sterminata produzione letteraria di Asimov, inventore delle Tre Leggi,  ha avuto per obiettivo quello di dimostrare esse, ch’egli, negli Anni ’50 del XX Secolo, immaginava fossero adottate dall’ umanità del futuro, non avrebbero mai potuto funzionare, perché un precetto normativo non è  fa parte del linguaggio macchina, e, inoltre, perché l’Intelligenza Artificiale presuppone proprio l’autonomizzarsi della macchina dalla logica umana.

L’Intelligenza Artificiale parte dallo “Hair Trigger Alert” dei missili nucleari

2.Etica dell’ Intelligenza Artificiale ed Equilibrio del Terrore

Anche noi riteniamo che la formulazione di precetti etici destinati alle macchine (o agli sviluppatori che devono progettare le macchine) sia inefficace. Ma, quand’anche vi fosse questa possibilità di trasfondere in algoritmi dei principi normativi generali ed astratti , sorgerebbero problemi di altro genere.

Infatti, innanzitutto,  come ha dimostrato De Landa,  l’intero universo macchinico è parte integrante di un sistema geopolitico fondato sull’ equilibrio del terrore. Anche le applicazioni più innocenti come i cellulari o Alexa, essendo utilizzati per controllare il comportamento delle persone, fanno parte dell’ intelligence finalizzata ad anticipare un colpo nucleare avversario. Le macchine vengono usate prioritariamente per garantire  la Mutua Distruzione Garantita (MAD), che non è certo un principio etico. Etico è disattivarle, come dimostrato nel 1983 dal Tenente-Colonnello Petrov.

Secondo il mito, l’inventore del Golem, Rabbi Loew, poteva disattivarlo sostituendo una scheda nella sua testa

3.La virtù nell’ era delle Macchine Intelligenti

Quindi, i principi etici vanno inculcati prima nei membri della classe dirigente che controlla le macchine. Ed è ciò di cui sembra si stia discutendo fra le Superpotenze, con incerti risultati, come dimostrato per esempio dalle parallele discussioni sulla messa al bando delle armi nucleari e sulle armi autonome. Tuttavia, un effettivo controllo sulle macchine presuppone la capacità dell’ umano di mantenere un elevatissimo livello di efficienza, quale quello richiesto ad “analisti” dell’ Armata Rossa, come il Tenente Colonnello Petrov, capace di individuare in pochi secondi un errore di funzionamento della difesa nucleare sovietica, di assumersi la responsabilità di forzare il regolamento militare , e, infine, di imporsi a 150 ufficiali suoi subordinati che chiedevano a gran voce l’attivazione del sistema missilistico.

Per realizzare in tutto il mondo e in ogni momento un controllo capillare contro il malfunzionamento del sistema macchinico, occorre realizzare un’educazione capillare dell’intera umanità, sia dal punto di vista tecnico (conoscenza dei sistemi),sia da quello della maturità filosofica (solida adesione a dei principi),sia da quello decisionale (prontezza di riflessi e forza di carattere), sia, infine, da quello della conoscenza delle complesse normative sui vincoli del sistema macchinico (per esempio, degli accordi internazionali sulle armi autonome).

Per fare ciò, è senz’altro utile il contributo delle religioni, nate in ere di gradi avversità, le cui etiche erano volte in gran parte a forgiare l’uomo per renderlo capace di reagire in modo umano alle continue sfide del mondo. Su queste basi erano state costruite le etiche classica, confuciana, ebraica e cristiana. La concezione delle “virtù” (cardinali e teologali) era  funzionale proprio alla poliedricità delle capacità richieste per far fronte alle più svariate sfide.

La nostra era digitale non è infatti più libera da insidie di quelle degli Stati Combattenti o dell’Impero Romano. Ogni passo avventato, del sistema (guerra nucleare), o di singoli (catastrofi come il Ponte Morandi) può essere fatale per l’umanità.

Secondo Max Weber, ci siamo rinchiusi noi stessi in una gabbia d’acciaio

4. Salvare l’umano dal macchinico

Ma, al di là di questo, giacché “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, è l’avanzare stesso del mondo macchinico che, come vedevano già Max Weber, Heidegger e Anders, ci porta a rinchiuderci nella nostra “gabbia d’acciaio”, paralizzando ogni guizzo di umanità. In questo senso, la resistenza dev’essere ancor più capillare.

Infine, l’argomento  principe che viene usato per disinnescare la paura dell’Intelligenza Artificiale (che, cioè, questa non arriverà mai ad un livello sufficientemente di creatività da sostituire quella umana) è un’arma a doppio  taglio, perché, come dimostra ancor sempre l’esempio di Petrov, il pericolo viene proprio dal carattere conservatore e conformistico dell’informatica. Il regolamento militare, che prevedeva il “first strike” nucleare a meno che non vi fosse un contrordine del Comitato Centrale del PCUS, incarnava la volontà di quest’ultimo di mantenere il proprio potere. Per questo, il rifiuto di telefonare al Comitato Centrale, per quanto oggettivamente provvidenziale, fu considerato una colpa per Petrov, che fu infatti mobbizzato.

Le deviazioni dalla logica del sistema macchinico, o la lotta contro gli abusi di questo, come quelle di Assange, Snowden, e perfino Schrems, sono considerate delle colpe, che vengono sanzionate, non già come tali, bensì attraverso i più svariati mezzi di pressione indiretta.

Il peso che le multinazionali del web hanno in tutte le società contemporanee è dimostrato dal fatto stesso che il “Call for an ethic AI” sia stato firmato innanzitutto, dai GAFAM, responsabili delle maggiori violazioni dell’ etica in campo digitale, oltre dal fatto che la commissione NSCAI sull’intelligenza artificiale, che ha appena concluso i lavori, sia capeggiata da Eric Schmidt, Presidente di Google, il quale, nella sua opera del 2010 “The New Digital Age”, aveva formulato la tesi secondo cui Google avrebbe dovuto subentrare a Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo.

Lo studio dei presupposti culturali, e soprattutto etici, dell’Intelligenza Artificiale, non può non tenere conto di questo vastissimo scenario, ché, altrimenti, si tradurrebbe in un esercizio retorico e propagandistico, né può esimersi da un’azione politica, ci cui la Chiesa, se lo vuole, è senz’altro capace.

Per questo, non possiamo ovviamente non salutare positivamente la nascita della nuova Fondazione, augurandoci ch’essa possa servire di stimolo, da un lato, alla creazione delle corrispondenti istituzioni europea ed italiana, e, dall’ altra, all’avvio, da parte della Chiesa, ma non soltanto, di una riflessione a tutto tondo sul  futuro digitale dell’ Umanità, che vada al di là dei limiti angusti dell’attuale “etica digitale” .

18 maggio 2021 Il Vaticano ha istituito una Fondazione che si occuperà di intelligenza artificiale. Accogliendo la richiesta del presidente della Pontificia Accademia per la Vita mons. Vincenzo Paglia, papa Francesco – con un rescritto ‘ex audientia’ firmato il 16 aprile scorso dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin – ha istituito infatti la Fondazione ‘renAIssance’, con personalità canonica giuridica pubblica, che ha sede nello Stato della Città del Vaticano, presso la stessa Accademia per la Vita. A dare la notizia l’’ANSA. Già approvato anche lo statuto del nuovo organismo. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vaticano-istituita-Fondazione-per-intelligenza-artificiale-1acbf056-2d7d-4ae6-af11-be217acf8607.htmlCOMUNICATO

DOMANI,VENERDì 9 APRILE,

Ore 15,00

WEBINAR SU INTELLIGENZA ARTIFICIALE!

Continua la serie di manifestazioni dei Cantieri Digitali d’ Europa dedicata all’Intelligenza

PER ENTRARE: DIGITARE: https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

Per eventuali problemi, telefonare a:

 3357761536 0116690004

Come non si stancano di ripetere autorevoli istanze, quali le recenti commissioni parlamentari tedesca e americana, la tendenza prevalente dell’ intelligencija, della politica, della Pubblica Amministrazione, delle imprese e dell’opinione pubblica, è, al di fuori dell’ Asia, quella d’ignorare la profondità delle trasformazioni che l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale sta apportando alla vita dell’Umanità (dalla religione al gioco, dall’epistemologia alla medicina, dalla filosofia alla vita domestica, dalla politica alla scuola, dalla difesa ai trasporti, dalla geopolitica alla finanza, dall’economia al lavoro…).

Sempre quelle autorevoli fonti ammoniscono la classe dirigente sugl’inconvenienti che derivano dalla noncuranza con cui questo fenomeno viene lasciato a se stesso, anziché tenerlo sotto controllo attraverso una serie di attenzioni: sul piano della riflessione culturale, della legislazione, della organizzazione sociale, dell’educazione…

Nell’ambito delle riflessioni, da un lato, sulla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro, sull’Istituto Italiano di Intelligenza Internazionale, i Cantieri d’ Europa dedicano il webinar del 9 aprile precisamente alla comprensione di che cosa caratterizza la transizione dall’informatica all’ Intelligenza Artificiale -prima realizzazione concreta di certe misteriose realtà astratte di cui parlavano, a volte, le religioni, le filosofie, le ideologie politiche, la fantascienza: l’Intelletto Immaginale, l’ Intelletto Attivo, lo Spirito Assoluto, il “General Intellect”, la “Singularity Tecnologica”.

Questa è la realtà in cui viviamo, con il suo equilibrio nucleare, con i suoi big data, con la sorveglianza di massa, con le “fake news”…

Fortunatamente, qualcosa si muove anche in campo organizzativo e legislativo. S’ incomincia a parlare di strumenti internazionali di controllo sulle armi autonome, di forme condivise di tassazione dei GAFAM, di un maggior intervento pubblico per diffondere la cultura tecnologica….

Se vogliamo essere dei cittadini a tutto tondo, non possiamo certo disinteressarci dell’Intelligenza Artificiale e di tutto ciò ch’essa comporta.

Paola Pisano

CANTIERI DIGITALI D’EUROPA/ 2021 EUROPE’S DIGITAL BUILDING SITES 2021/DIGITALE BAUSTELLEN EUROPAS 2021 /CHANTIERS DIGITAUX D’EUROPE 2021

CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE

KONFERENZ UEBER DIE ZUKUNFT EUROPAS

CONFERENCE SUR LE FUTUR DE L’EUROPE

Dibattito transnazionale su: “L’Intelligenza Artificiale nel futuro dell’ Europa”

Transnational debate on: “Artificial intelligence in the Future of Europe”

Uebernationale Debatte um: „Künstliche Intelligenz in der Zukunft Europas“

Débat transnational : « L’Intelligence artificielle dans le futur de l’ Europe

n.2

Dialexis insiste da 7 anni con i vertici europei affinché prendano sul serio la rivoluzione digitale

XXI SECOLO : DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA A QUELLA DELL’ IA/XXI CENTURY: FROM A DIGITAL SOCIETY TO THE AI /XXI JAHRHUNDERT: VON DER DIGITALER ZUR K.I.-GESELLSCHAFT/XXI SIÈCLE: DE LA SOCIÉTÉ NUMÉRIQUE À LA SOCIÉTÉ DE L’ IA

La controversa decisione di collocare a Torino l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ha avuto il pregio di portare allo scoperto discussioni che normalmente si svolgono all’ ombra delle cancellerie, delle segreterie di partito, delle lobbies: quelle circa gli strumenti per promuovere, orientare e controllare l’innovazione tecnologica. E’ stata comunque una vittoria della trasparenza.

Il discusso istituto è chiamato a inserirsi, con un ruolo di punta, all’interno di una vasta ragnatela di hubs tecnologici, istituiti o istituendi dagli Stati europei all’ interno di un quadro determinato dall’ Unione, per presiedere alla transizione digitale.

La necessità e l’urgenza di enti di questo tipo è confermata dal recentissimo Final Report al Presidente e al Congresso della National Security Commission on Artificial Intelligence americana, presieduta da Eric Schmidt, la quale, dopo aver affermato che occorre “buttare nel cestino” quanto fatto finora in America (almeno dalla Pubblica Amministrazione, e soprattutto delle Forze Armate) nel campo dell’ AI, indica come soluzione principe la creazione di una National Technology Foundation, che assomiglia molto alla European Technology Agency  caldeggiata dalla nostra Associazione.

Nessuno può oggi, infatti, fare a meno di organi che promuovano, coordinino, gestiscano e orientino l’innovazione digitale.

In attesa che il Governo chiarisca le proprie intenzioni circa l’Istituto assegnato a Torino, il nostro ciclo di webinar dedicato al nuovo Istituto prosegue così (nell’ ottica d’inserirsi, da un lato, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro,  di elaborare un libro bianco dedicato, nel prossimo Salone del Libro di Torino), con un nuovo incontro, focalizzato sulle basi stesse della transizione verso l’AI, partendo dalla sua natura,  per poi passare alla sua articolazione interna e ai suoi diversi campi di attuazione.

L’obiettivo è quello di far comprendere che l’Intelligenza Artificiale non è una circoscritta disciplina specialistica, bensì un intero spazio culturale, del quale non possiamo disinteressarci se vogliamo essere capaci di vivere come cittadini attivi nel  21° secolo.

WEBINAR DEL 9APRILE 2021

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof.Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro dell’ Innovazione Tecnologica   e della Digitalizzazione: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof.Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis


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