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SALONE DEL LIBRO: I NOSTRI APPUNTAMENTI DI DOMANI

Il Salone del LIbro di Torino volge oramai al termine.

Abbiamo tenuto tre manifestazioni, la prima introduittiva, e le due successive dedicate, rispettivamente, alla transizione digitale in Europa e alle piccole e medie imprese.

Domani, abbiamo le ultime due manifestazioni:

a)il collegamento in diretta con la riunione a Roma dei responsabili dei movimenti europei dell’ Europa Meridionale;

b)l’incontro, in diretta e in digitale, presso la Biblioteca Ginzburg di Torino, con la rivista “La Società” della Fondazione Toniolo, dedicata alla digitalizzazione.

1.Collegamento con la riunione dei responsabili del Movimento Europeo dell’ Europa Meridionale su Conferenza sul Futuro dell’ Europa

https://zoom.us/j/91957152382?pwd=VzIxNDFQYWxQKzg1aGNyVkRUUnhYZz09

“Sharing European Union, for a future-challenges-proof restart”

Meeting of the National Councils of the European Movement International in Italy, Portugal, Spain, France, Malta, Greece, Cyprus and Croatia on the future of Europe

Rome, 18-19 October 2021

Venue: Hotel Pace Helvezia

Via IV Novembre, 104 / +39 06 679 5105

Working Language: English and French with no translation

Monday, 18 October 2021

  Opening 14:30-15:00  Pier Virgilio Dastoli, President of EM-ITEva Maydell (Paunova), President of IEM and MEP (video)Antonio Parenti, Head of European Commission Representation in ItalyCarlo Corazza, Head of Office European Parliament in ItalyBenedetto Della Vedova, Secretary of State
  15:00-17:00 (First Session)  THE CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE   Moderator: Nicoletta Parisi, EM-IT Introductions by Yves Bertoncini, President EM-FR and Francisco Aldecoa Luzárraga, President EM-ES (members of the Conference)Vincenzo Amendola, Secretary of State (TBC)Ferdinando Nelli Feroci, President of the Italian scientific Committee on the Conference and of IAILara Lanzarini, Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation (TBC)Brando Benifei, MEP and Vice- President IEMLuca Visentini, Secretary General ETUC – European Trade Union ConfederationLia Quartapelle, Chamber of Deputies (TBC)

ORE 16,45: DIBATTITO

2.PRESENTAZIONE DELLA RIVISTA “LA SOCIETÀ” DELLA FONDAZIONE TONIOLO NUMERO UNICO SULLA DIGITALIZZAZIONE

Sala Molinari

https://zoom.us/j/96685550666?pwd=SEltVlJyUmppNlhCN0VmTzhnK3hRUT09

In collaborazione con la rivista “La Società”, della Fondazione Toniolo

Presentazione del numero speciale di “La Società” dedicato alla digitalizzazione.

Ne discutono:

Marcello Croce

Ferrante Debenedictis

Markus Krienke

Riccardo Lala

Roberto Saracco

Modera Marco Margrita

La rivista “La Società” ha dedicato molto opportunamente un numero unico agli aspetti culturali della digitalizzazione, che spaziano dalla filosofia, alla teologia, alla politica, al diritto. Quest’opera copre un’ampia gamma di temi, con l’obiettivo di fare opera di informazione e di sintesi interdisciplinare, quanto più possibile obiettiva, cercando di mantenere le debite distanze dagli estremi del tecno-ottimismo e del catastrofismo apocalittico.

Questo incontra punta a rendere conto dei molteplici aspetti del tema, provocando anche a una riflessione su temi collegati, come per esempio l’incidenza che la digitalizzazione può avere su aspetti tradizionali dell’organizzazione del lavoro, quali la concertazione, la partecipazione, la tutela dei diritti, la diffusione della proprietà, le piccole e medie imprese…

STASERA AL SALONE EVENTO DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

Venerdì 15, ore 20, Sala Argento, Padiglione 3 : CANTIERI D’EUROPA 2021

CREDENZIALI PER SEGUIRE IN STREAMING

https://zoom.us/j/93318223851?pwd=OUJnYWFBQkdsM0N3T091N2J3UERhdz09

Le politiche europee del digitale sono
ancora inattuate

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Dialexis Movimento Europeo

Con il patrocinio della Commissione Europea

“Conferenza sul Futuro dell’Europa”

LE NUOVE TECNOLOGIE : SUPERARE LO STALLO

L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, European Technology Agency

con

con

Mojca Bozic, Vittorio Calaprice, Marcello Croce, Ferrante Debenedictis, Virgilio Dastoli, Markus Krienke, Riccardo Lala,  Nicoletta Parisi,  Roberto Saracco e Vitaliano Alessio Stefanoni

I computer quantici: nuova frontiera del digitale

In collaborazione con ALPINAAssociazione Culturale Diàlexis, Movimento Europeo e CNA e con il

Presentazione dei libri:Markus Krienke, L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, Alpina, Torino, 2021;Riccardo Lala, European Technology Agency , Alpina, Torino, 2020

La storia della Modernità s’identifica con quella delle tecnologie: dall’ importazione di quelle orientali (occhiali, bussola, carta, moneta, stampa, polvere da sparo, armi da fuoco) nell’ era delle grandi esplorazioni, all’avvio delle prime  produzioni automatizzate, come quelle con il telaio Jacquard che originarono le  agitazioni luddiste, fino al motore  a vapore, che permise di accelerare la creazione delle nazioni europee e degl’imperi coloniali, e al motore a scoppio, che fu alla base delle due guerre mondiali, fino alla nascita della cibernetica dalla guerra sottomarina nel nord-atlantico, all’ industria nucleare partita dal Progetto Manhattan, e alla corsa allo spazio partita dal cosmismo russo e proseguita con la cibernetica americana, all’ ideologia californiana nata dalla contestazione studentesca e sviluppatasi grazie ai social network, per passare all’attuale equilibrio del terrore (“MAD”) basato sul controllo digitale delle armi nucleari, fino all’influenza  che il digitale ha sulla politica (Wikileaks, Cambridge Analytica, Fake News) e alle guerre tecnologiche in corso fra USA e Cina.

Per questo Alpina Diàlexis ha dedicato fin dall’ inizio un’estrema attenzione alle politiche digitali dell’Unione Europea e dell’ Italia, con parecchi libri, per lo più opere collettive, che si sono ora arricchiti di due opere di studio analitico della situazione esistente e di proposte analitiche per superare lo stallo esistente, che richiede, a nostro avviso, un’azione di emergenza, non già misure di ordinaria amministrazione:

-Markus Krienke (a cura di),L’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale;

-Riccardo Lala, European Technology Agency,

che presentiamo in questa serata.

Come si vedrà, queste due opere adottano  un approccio molto critico nei confronti della situazione esistente, caratterizzata da una gravissima arretratezza dell’ ecosistema europeo rispetto a quelli  americano e cinese, e dall’assenza  di quella Sovranità Strategica Digitale Europea pur invocata dalle politiche europee.

Carro da guerra dei primi Indoeuropei:la tecnologia non è così moderna!

1.Il ruolo delle nuove tecnologie nell’ Unione

Nell’ Unione Europea il ruolo centrale delle nuove tecnologie è stato gradualmente, anche se tardivamente, riconosciuto, grazie anche alle esperienze negative di Echelon e Wikileaks, Prism, e all’ attuale rincorsa al digitale fra USA e Cina (Made in China 2025, NSCAI Report, China Standards 2030, caso Huawei,e, attualmente, il  Transatlantic Technology Council).

Questa crescente attenzione  aveva dato origine fin dal 2001 alla commissione d’ indagine del Parlamento Europeo su Echelon e, fin dal  2008, al “GDPR”, un regolamento europeo con il quale per la prima volta si erano affermati alcuni  dei diritti dei cittadini in rete. Intorno  al GDPR, l’Unione aveva costruito da allora una panoplia di altri documenti e politiche, che essa  vanta come una delle sue principali conquiste. Il 19 febbraio 2020, la Commissione aveva presentato un pacchetto di proposte per promuovere e sostenere la transizione digitale, che comprendeva la comunicazione- quadro in materia “Plasmare il futuro digitale dell’Europa”, la comunicazione sulla Strategia europea per i dati e il Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale. La comunicazione-quadro contemplava iniziative in ogni settore, dal potenziamento della connettività e del rapporto tra cittadini e pubbliche amministrazioni, a nuove misure per il sistema delle imprese e per potenziare le competenze digitali degli europei. La strategia per i dati proponeva la creazione di un cloud europeo per competere a livello internazionale nei big data (realizzato poi con GAIA-X) e il Libro bianco indicava strumenti e orientamenti per rendere accessibile l’Intelligenza Artificiale alle industrie, ma anche alle PMI e alla Pubblica Amministrazione. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni europee era di assicurare all’UE la sovranità digitale, attraverso lo sviluppo di tecnologie e infrastrutture, reti e capacità digitali europee per ridurre la dipendenza nella fornitura di tecnologie da paesi extra europei e recuperare il ritardo che separava, e ancora separa, l’Europa da competitor come Stati Uniti e Cina

Lo studente Schrems ha fatto causa alla Facebook che aveva raccolto su di lui una trentina di pagine di dati a lui relativi: le sentenze a dsuo favore sono tuttora inattuate

2.I limiti del GDPR

E, in effetti, il GDPR è stato imitato da alcuni legislatori extraeuropei, come quello indiano e quelli di alcuni Stati degli USA. Soprattutto,  fra  20 giorni entrerà in vigore il GDPR cinese. Per questo, la Commissione si autodefinisce “Trendsetter of the Global Debate”. L’unico Paese che si rifiuta di tutelare i diritti di privacy dei cittadini, facendo prevalere quelli dei servizi segreti e della polizia, sono gli Stati Uniti.

Ciò che è paradossale è che, proprio per via di questa particolarità della legislazione americana, anche in Europa il GDPR risulta   sostanzialmente disapplicato. Né l’ Europa, né gli USA, hanno finora tentato seriamente di rimediare a questo grave vulnus allo Stato di diritto. Infatti, il GDPR si applica di fatto esclusivamente alle attività dei GAFAM, vale a dire Google,Apple,  Facebook, Amazon e Microsoft, perché questi hanno il monopolio delle attività digitali in Occidente. Purtroppo, esse sono imprese americane, che, come tali, sono soggette, per via della sua pretesa applicabilità extraterritoriale, alla completamente diversa legislazione americana (fra gli altri, il Patriot Act e il CLOUD Act, quest’ultimo adottato proprio per neutralizzare il GDPR), che invece impone alle imprese della rete di rendere accessibili i dati degli utenti alle 16 agenzie americane di intelligence (che, di fatto, già ora li usano senza problemi, come illustrato da Snowden, dalle due sentenze Schrems della Corte di Giustizia e dalle risoluzioni dello European Data Protection Board).

L’EDPB ha denunziato la dipendenza rtottale delle Istituzioni da Microsoft

3.L’arretratezza digitale della UE

Secondo la Commissione Europea, il settore digitale nel suo complesso contribuisce al PIL dell’UE per l’1,7%, a quello della Cina per il 2,2% e a quello degli USA per il 3,3% (Commissione Europea, DG Ricerca e innovazione, 2018 – Si noti che la Commissione, per riuscire a redigere  questa sua relazione, aveva dovuto fare ricorso a una società di consulenza americana, la McKinsey).

Ulteriori ricerche stimano che la dimensione dell’economia digitale possa variare dal 4,5 al 15,5 per cento del PIL mondiale a seconda degli indicatori considerati. L’economia digitale appare trainata da Stati Uniti e Cina, che rappresentano da soli il 75% di tutti i brevetti relativi alle tecnologie blockchain, il 50% della spesa globale per l’Internet of Things e oltre il 75% del mercato mondiale per il cloud computing pubblico. Stati Uniti e Cina detengono anche il 90% del valore di capitalizzazione di mercato delle 70 maggiori piattaforme digitali del mondo a fronte di una quota del 4% in Europa e dell’1% in Africa e America Latina assieme. Sette grandi piattaforme (Microsoft, Apple, Amazon, Google, Facebook, Tencent, Alibaba) rappresentano i due terzi del valore totale di mercato (UNCTAD, Digital economy report, 2019).

Perdura, secondo la Banca Europea degli Investimenti, il ritardo delle imprese europee nell’utilizzo di nuove tecnologie. Il divario tra Unione europea (74%) e Stati Uniti (83%) nell’adozione di strumenti come la stampa 3D, la robotica avanzata, automazione di routine e contenuti digitali, interessa in particolare le imprese operanti nel settore dei servizi.

Questa situazione d’impotenza dell’Europa dinanzi al mondo digitale ha dato luogo di tanto in tanto a dei sussulti di orgoglio, subito repressi. Il primo era stato quello dell’ Olivetti d’Ivrea, che, con l’ ELEA e il Programma 101, aveva costruito, fabbricato e distribuiti due dei primi e migliori computer, che avevano conquistato letteralmente in pochi giorni lo stesso mercato statunitense, per poi essere stati fatti misteriosamente cadere. Ricorre fra meno di un mese il sessantesimo anniversario della discussa morte di Mario Tchou, il giovanissimo direttore tecnico dell’ Olivetti che aveva realizzato il miracolo.

Successivi tentativi, meno geniali e comunque anch’essi falliti: Minitel e Qwant. Ora le Istituzioni e le imprese europee stanno riprovandoci con GAIA-X, ma i risultati si fanno attendere.

Tutta l’economia di oggi ruota
intorno all’ITC

4.La transizione digitale: una questione di vita o di morte per l’ Europa.

Qualsiasi territorio della Terra che non si dotasse, entro 10-20 anni,   di una capacità digitale complessiva comparabile a quelle di USA e Cina, si ridurrebbe alla condizione di un Paese sottosviluppato. Già ora, infatti, le multinazionali del web drenano in modo esponenziale le principali risorse di tutti i Paesi (informazioni, influenza politica, potere amministrativo, gettito fiscale, partecipazioni azionarie, supporto al management, informazioni sulle tecnologie, produzione e distribuzione, royalties per l’utilizzo dei loro sistemi), utilizzando le quali esse stanno scalzando i tradizionali creatori di ricchezza (Stati, Banche, Imprese, capitalisti), divenendo esse le uniche monopoliste in quasi tutti i settori economici (finanza,automotive, aerospazio, comunicazione, difesa…).

A ciò si aggiunga che, con i Big Data e l’ Internet of Things, interi settori amministrativi, produttivi e di servizi, verranno automatizzati, venendo controllati direttamente dalle imprese informatiche. Infine, la conquista dello spazio lanciata da Musk e Bezos si potrà realizzare solo inviando nelle spedizioni una gran massa di automi, gli unici a resistere in quelle condizioni, e i quali diverranno dunque i lavoratori del domani, controllati anch’essi dalle grandi imprese informatiche. Le imprese tradizionali (per esempio nei settori del commercio o dalla manifattura) si volatilizzeranno semplicemente (come sta accadendo per esempio con Amazon e Stellantis), per “rimaterializzarsi” nei Paesi leader sotto la forma di guru dell’ informatica, di cyber-spie, di azionisti, di cyberguerrieri, di consiglieri d’amministrazione, di hackers, di presidenti, di operatori digitali, di   funzionari, di attivisti post-umanisti…, che si sostituiranno ai funzionari, imprenditori e lavoratori dei Paesi controllati.

Dopo l’”Industria 4.0” (che ancora non siamo riusciti ad introdurre), sta già arrivando l’ “Industria 5.0”.

Ora, secondo l’indice DESI, l’ Italia è quartultima in Europa quanto a livello di digitalizzazione, davanti a Grecia e Bulgaria!

La Singularity promette la realizzazione del Paese di Bengodi

5.Improrogabilità della Web Tax

La Commissione intende presentare una comunicazione sulla tassazione delle imprese per il XXI secolo che affronti le sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell’economia tenendo conto dei progressi realizzati dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo). L’obiettivo è  rimediare alla situazione attuale, nella quale alcune imprese detentrici delle principali quote di mercato ottengono la maggior parte dei profitti sul valore creato in un’economia sui dati, potendo spesso beneficiare di una tassazione più favorevole in luoghi diversi da quelli dove operano, con effetti distorsivi sulla concorrenza. Nel marzo del 2018 l’UE aveva presentato alcune proposte in materia di tassazione digitale con l’intento di imprimere uno slancio alla discussione internazionale ed evitare una frammentazione nella regolamentazione degli Stati membri. In seguito, sono ripresi i lavori in sede OCSE/G20, tuttora in corso, e le proposte dell’UE sono state momentaneamente accantonate, ed alcuni Stati membri (come Francia, Italia, Austria) hanno nel frattempo adottato soluzioni a livello nazionale

Di fatto, le imprese digitali americane non pagano praticamente alcun’imposta da decenni sull’enorme quota di business ch’esse realizzano in Europa, distruggendo i canali commerciali tradizionali e rendendo impossibile per le imprese europee (che pagano dal 40% al 40% d’imposte) entrare nei business digitali presidiati dalle imprese americane. L’eventuale tassazione di questi redditi (specie se si contassero gli arretrati illecitamente trattenuti) basterebbe da sola a sanare il deficit di tutti gli Stati europei e a fare nascere nuovi concorrenti in Europa così come essi sono nati in Cina negli ultimi 20 anni.

Tuttavia, anche là dove (come in Italia) gli Stati membri hanno approvato le nuove imposte, la loro applicazione in concreto viene postposta di anno in anno con i più svariati pretesti.

L’attuale fuga dei cervelli dall’ Italia e dall’ Europa si spiega in gran parte con questi fenomeni.

I GAFAM sono monopolisti ovunque; gli Europei
sono sistematicamente assenti

6. Le politiche europee e nazionali

Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo prepararci anche noi a cambiare mestieri, dotandoci per tempo (con le risorse fiscali così conseguite) delle adeguate attrezzature, ma soprattutto inventandoci davvero una nostra civiltà digitale, come si dice oggi, “umanocentrica”(attualmente inesistente).

Termine su cui occorrerebbe soffermarsi, dato che il potere delle macchine intelligenti cresce in proporzione alla “decadenza” culturale, esistenziale ed etica dell’umanità, incapace di proporsi obiettivi, di compiere sforzi e di combattere, sì che non basta “porre l’uomo al centro della civiltà delle macchine intelligenti”, ma occorre anche capire quale tipo di uomo, dato che buona parte delle affermazioni delle macchine derivano da altrettante abdicazioni da parte dell’uomo.

La consapevolezza di questi problemi ha fatto nascere e svilupparsi in tutti i Paesi del mondo, un sistema di “politiche delle alte tecnologie”,  ove non si fa mistero del carattere strategico di queste tecnologie per la stessa sopravvivenza della propria nazione, e, per estensione, dell’ Umanità.

In particolare, la cosiddetta “guerra commereciale” fra Cina e USA consiste in realtà in un’imitazione continua fra le due potenze (“rivalità mimetica”) per ciò che riguarda le nuove tecnologie. All’ inizio, gli Stati Uniti avevano creato il proprio ecosistema digitale, e lo Stato Cinese aveva tentato di imitarlo almeno per ciò che concerne la sicurezza e la difesa; quando gli USA avevano favorito la nascita dei GAFAM, la Cina ha dapprima cercato di ostacolarne lo sviluppo sul proprio mercato nazionale, poi sostenuto la crescita dei propri BATX. In una terza fase, i GAFAM hanno  raggiunto il monopolio sui mercati occidentali, e la Cina, non avendo accesso a questi mercati, ha sviluppato nuove forme di creatività imprenditoriale e/o sociale, come per esempio i sistemi 5G e 6G, i Bitcoin di Stato, il sistema di credito sociale, il sistema digitale di tracciamento delle pandemie….A ciò gli USA hanno risposto con il bando a Huawei e creando una politica pubblica a sostegno dell’Intelligenza Artificiale (lo NSCAI Report, che mira deliberatamente ad evitare il sorpasso da parte della Cina).

Oggi, anche l’Europa sta cercando di darsi una siffatta politica, la cui ingente mole non può però nascondere le debolezze.

Intanto, come abbiamo detto, nell’ area della tutela dei dati, che sembrerebbe la più importante e la meglio presidiata, i dati degli Europei continuano (per affermazione della Corte di Giustizia e del European Data Protection Board), ad essere trasferiti (per omissioni delle Istituzioni Europee e delle Autorità nazionali) in Paesi che non offrono le adeguate garanzie (in particolare gli Stati Uniti), e ad essere usati liberamente da imprese, Stati, eserciti e polizie extraeuropei , senza renderne conto ai cittadini danneggiati, ma nemmeno alle Istituzioni, ai Governi, alla magistratura, ai servizi di sicurezza e alle autorità di Difesa europei.

Quanto al Cloud, dal 2020 è stata fondata l’associazione GAIA-X, dedicata all’immagazzinamento di dati in Europa (per scoraggiarne il trasferimento fuori Europa), ma fino ad ora non sussistono dati rilevanti sull’effettivo utilizzo dei cloud di GAIA-X e sulla quantità di dati che sono stati sottratti, in tal modo, al controllo dei GAFAM, e, di conseguenza, delle autorità americane.

Quanto alle imprese europee nel settore, esse sono praticamente inesistenti, o comunque non comparabili ai GAFAM e ai BATX cinesi), e nessuna seria azione viene annunziata, né da parte dell’ Unione, né da parte degli Stati membri, per crearne.

Invece, a nostro avviso, solo un’azione proattiva del settore pubblico potrebbe oramai colmare l’enorme gap fra l’economia europea e quella dei Paesi leader.

Una siffatta azione dovrebbe comprendere almeno:

-la promozione di una nuova cultura digitale e di cyber-difesa;

-la creazione d’ imprese pilota a guida pubblica e integrate nel sistema della Politica Estera e di Difesa;

-l’applicazione rigorosa delle diverse legislazioni  che concernono il digitale, a cominciare dalle sentenze della Corte di Giustizia e dalle risoluzioni dello European Data Protection Board..

Siffatti interventi sarebbero giustificabili  perfino alla stregua dei criteri liberistici più estremi. Per esempio:

-l’assenza di industrie europee del web dà luogo ad un’insanabile debolezza della difesa europea, a cui occorre rimediare nell’ interesse della sicurezza nazionale;

-l’assenza di operatori europei  in questo campo strategico indebolisce la libertà dei cittadini e l’operatività delle imprese e dello stesso apparato normativo e repressivo (“Market failure”);

-la concessione, da parte di una serie di Stati membri e soprattutto dei loro Territori e Dipendenze d’ Oltremare, di tax rulings che equivalgono alla cancellazione delle imposte, costituisce un aiuto di Stato e una gravissima distorsione della concorrenza ai danni delle imprese europee.

Nel libro “European Technology Agency”, si caldeggia la creazione, nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa, di un’apposita agenzia europea che gestisca in modo unitario tutte queste azioni.

Oggi, certamente, la situazione è opposta.Buona parte di coloro che operano in Europa nei settori più avanzati della ricerca digitale operano di fatto con ruoli sussidiari nei confronti o della NATO o dei GAFAM. La ricerca condotta da istituzioni nazionali o imprese non è coordinata e non persegue nessun obiettivo strategico. I finanziamenti europei non sono finalizzati alla sovranità strategica europea, e il meccanismo dei “progetti europei”, anziché avere l’effetto di concentrare gli sforzi su precisi obiettivi, tende a disperderli “a pioggia”.

La caldeggiata Agenzia dovrebbe poter disporre dell’autorevolezza politica, delle risorse economiche e umane e di un ampio mandato, che le permettano di progettare ed attuare una politica d’emergenza per il raggiungimento degli obiettivi dell’ Autonomia Strategica Europea: cultura digitale, coordinamento con la Difesa, web europeo, cloud europeo, imprese digitali europee.

Nell’ opera collettiva “L’Istituto Italiano di Intelligenza Industriale di Torino”, abbiamo raccolto i numerosi documenti, europei ed italiani,  che hanno contrassegnato la formazione della Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale, consigliando anche al Governo di creare un unitario Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale. Il Governo Conte 1 aveva in effetti iscritto l’ Istituto nel PNRR. Il Conte 2, dopo vari tentennamenti, non solo aveva reinserito l’Istituto nel Piano, ma aveva perfino indicato che avrebbe dovuto trovarsi a Torino.

Il Governo Draghi ha infine chiarito che un vero Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale non verrà creato, ché, anzi, 30 milioni di Euro, ad esso destinati, erano già stati stanziati per ricerche sull’Intelligenza Artificiale e sulla robotica, da realizzarsi fra iìl Politecnico di Torino e la Stellantis. Il resto dei previsti 90 milioni verrebbe distribuito fra i vari hub italiani.

Come si vede, l’instabilità politica italiana permette ai successivi governi di rimangiarsi qualsivoglia decisione. A nostro avviso, lo “spacchettamento” del previsto Istituto è grave per lo stesso motivo per cui lo è l’assenza, a livello europeo, di un ‘unitaria Agenziaì Tecnologica. Se, infatti, l’arretratezza italiana ed europea è così grave, s’impone un programma d’emergenza, non già degli aiuti a pioggia fra Università e imprese.

L’eutanasia  dell’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ci ricorda da vicino quella, avvenuta sessant’anni fa, della Divisione Elettronica della Olivetti.

Non bisogna dare per chiusa la partita. Nei prossimi anni, anzi mesi, la nostra arretratezza diventerà sempre più evidente, sì che s’imporranno decisioni coraggiose. D’altro canto, il Governo francese già incombe con il suo Piano Decennale di finanziamento per le industrie europee. Occorrerà battersi perché il digitale vi sia rappresentato con il peso che gli compete in questo decennio.

Presentazione della rivista “La Società” della Fondazione Toniolo numero unico sulla digitalizzazione

Lunedì 18 ottobre,Ore 17:00-19:00

Biblioteca Natalia Ginzburg,Via Lombroso 16,

Sala Molinari

https://zoom.us/j/96685550666?pwd=SEltVlJyUmppNlhCN0VmTzhnK3hRUT09

In collaborazione con la rivista “La Società”, della Fondazione Toniolo

Presentazione del numero speciale di “La Società” dedicato alla digitalizzazione.

Ne discutono:

Marcello Croce

Ferrante Debenedictis

Markus Krienke

Riccardo Lala

Roberto Saracco

Modera Marco Margrita

La rivista “La Società” ha dedicato molto opportunamente un numero unico agli aspetti culturali della digitalizzazione, che spaziano dalla filosofia, alla teologia, alla politica, al diritto. Quest’opera copre un’ampia gamma di temi, con l’obiettivo di fare opera di informazione e di sintesi interdisciplinare, quanto più possibile obiettiva, cercando di mantenere le debite distanze dagli estremi del tecno-ottimismo e del catastrofismo apocalittico.

Questo incontra punta a rendere conto dei molteplici aspetti del tema, provocando anche a una riflessione su temi collegati, come per esempio l’incidenza che la digitalizzazione può avere su aspetti tradizionali dell’organizzazione del lavoro, quali la concertazione, la partecipazione, la tutela dei diritti, la diffusione della proprietà, le piccole e medie imprese…

SALONE DEL LIBRO: CANTIERI D’EUROPA 2021

Dialexis Movimento Europeo

Con il patrocinio della Commissione Europea

“Conferenza sul Futuro dell’Europa”

Salone del Libro di Torino: 14-18 Ottobre

Finalmente, riapre il Salone.

Alpina/Dialexis non poteva non essere presente, come da 15 anni, con i suoi libri, esposti nello stand della CNA (Confederazione Nazionale dell’ Artigianato), con le sue novità, presentate il 15 in Sala Argento, e con una serie di manifestazioni nel Salone Off, dedicate alla Conferenza sul Futuro dell’ Europa ed aperte dalla Conferenza Stampa del 14 alla Biblioteca Ginzburg.

Infatti, è in corso (anche se pochissimi lo sanno) la Conferenza sul Futuro dell’ Europa, che dovrebbe, nelle intenzioni degli Sti Membri e delle Istituzione, affrontare una serie di nodi irrisolti dell’ integrazione europea, a partire dai suoi rapporti con le tecnologie e con il resto del mondo, la sua struttura decisionale, il suo impegno per la salvezza del Creato dalla demonia dell’ economia.

L’iniziativa si pone nel solco di una grande quantità di tentativi fatti in passato per trasformare l’idea letteraria di una generica “Physis ton Europaion” in un’integrazione effettiva del nostro Continente, sulla falsariga di quanto fatto altrove (per esempio in Cina e negli Stati Uniti). Quest’esigenza, appena abbozzata dai Romani, dai Bizantini, dalla Chiesa e dall’ Impero, aveva cominciato a concretizzarsi dal Medioevo con i progetti di crociata e per la Pace Perpetua, pervenendo a formulazioni giuridiche a metà del ‘900, e dando vita a una serie d’Istituzioni Europee (come il Consiglio d’Europa, l’Unione Europea Occidentale, la Banca Europea degl’Investimenti, la Banca Europea di Coperazione e Sviluppo , la Banca Centrale Europea, l’Agenzia Spaziale Europea, e, soprattutto, prima, le Comunità Europee e oggi l’ Unione Europea).

Nello sviluppo postbellico dell’integrazione europea, si erano tenuti vari incontri fra gli Stati Euriopei, come le Conferenze di Messina e di Laeken, i trattati di Maastricht, di Amsterdam e di Lisbona, e si era tentato anche di scrivere e approvare una Costituzione Europea, che però era state bocciata dagli elettori.

Con il passare dei secoli, poi dei decenni, l’esigenza di una forma statuale continentale, sia essa una Confederazione, una Federazione, un’Unione o uno Stato-Civiltà, è divenuta sempre più impellente, con il passaggio da strutture di tipo tribale a quelle di carattere feudale, poi, con la nascita di culture e mercati nazionali, per culminare infine ai margini del conflitto fra superpotenze tecnologiche sull’arena mondiale.

Se l’Europa ha sofferto fin dall’ inizio del suo eccessivo particolarismo, quest’ultimo è divenuto, negli ultimi secoli, foriero d’ insostenibili lotte intestine, fino a sfociare in una vera e propria paralisi dinanzi al potere globale delle multinazionali dell’ informatica.

L’Unione Europea, che manifesta tutt’ora l’ambizione di partecipare su un piede di parità alle grandi decisioni mondiali, e addirittura, come afferma la Commissione, di porsi quale “Trendsetter del dibattito globale”, non può letteralmente più permettersi di procedere in ordine sparso, con i suoi 27 Stati Membri, che per altro, dopo Brexit, rappresentano appena la metà del continente europeo.

Per questo motivo, la cuiltura europea, se vuole mantenere un qualsivoglia significato, non può esimersi dallo studiare, approfondire, sviluppare e popolarizzare la sempre più scottante Questione Europea, comn l’obiettivo di formulare un progetto coerente, da diffondere, attraverso il MOvimento, nella Società Civile, e, da questa, nell’ arena politica, in modo da stimolare, dopo la Conferenza, una Fase Costituente che dovrebbe portare a catalizzare il dibattito delle elezioni europee del 2024 intorno al ruolo dell’Europa nel Mondo, alle imprese europee di alta tecnologia, al rafforzamento dell’ Esecutivo Europeo, al passaggio all’ Europa, dagli Stati Membri, delle competenze per le politiche economiche e culturali.

Il Salone del Libro e la Conferenza per il Futuro dell’ Europa offrono le condizioni ideali per avviare questa battaglia sui piani cuilturale ed istituzionale.

Per un’ Europa poliedrica

IL PROGRAMMA DEI CANTIERI D’EUROPA 2021

Tema del ciclo:

LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA

Rientra  da sempre nell’orizzonte e negli obiettivi dei nostri Cantieri d’ Europa costituire un momento di stimolo non convenzionale per i dibattito intorno al nostro Continente.

Quest’anno, essi possono, e debbono, costituire il necessario complemento della Conferenza, attualmente  in corso, sul Futuro d’ Europa.

Coerentemente con quanto dichiarato dal Presidente Janša nell’ inaugurare il semestre di presidenza slovena , questo periodo dovrà essere caratterizzato da un intenso dibattito senza pregiudizi, in cui tutti i cittadini europei potranno fare sentire la loro voce, soprattutto coloro che hanno da dire qualche cosa “al di fuori del coro”. Il Salone del Libro non potrà mancare proprio quest’anno di fornire una tribuna per questo sforzo collettivo.

Data la complessità e l’impegno della tematica in oggetto, l’iniziativa si articolerà, come gli anni passati, fra Salone In e Salone Out.

Inoltre, sulla base dell’ evoluzione della crisi pandemica, una parte delle manifestazioni si svolgerà a distanza.

I tre presidenti aprono i lavori della Conferenza

Giovedì 14 Ottobre

Ore 10:00-12:00

Biblioteca Natalia Ginzburg

Via Lombroso 16 Torino

CONFERENZA STAMPA INAUGURALE

“SALVARE L’EUROPA PER  SALVARE IL MONDO”

Con Massimo Gaudina,  Riccardo Lala, Marco Margrita e Vitaliano Stefanoni

L’Europa non è nata con la Dichiarazione Schuman, ma secoli (se non millenni) addietro.
Qui, la Cappella Palatina del palazzo di Carlo Magno, ad Aquisgrana

L’ Europa, che è chiamata, dalla Conferenza, a pensare al proprio futuro, non può pensarlo se non all’interno  del futuro del mondo intero. Essere “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, come vuole la Commissione, significa innanzitutto, a nostro avviso,  individuare i pericoli  che incombono sulla sopravvivenza dell’ Umanità, e indirizzare  al mondo proposte per contrastarli.

Nel fare ciò, le Istituzioni potrebbero svolgere un ruolo centrale, coordinando i vari aspetti culturali, di politica internazionale, industriale e di difesa, di disciplina del mercato e fiscale. Verrà proposto, tra l’altro, progetto editoriale dell’ Associazione Culturale Diàlexis, SALVARE L’EUROPA PER SALVARE IL MONDO

Partecipare alle grandi decisiooni del mondo presuppone
di porsi alla pari delle tecnologie americane e cinesi

Venerdì 15 ottobre, Ore 20:00-21:00

Sala Argento, PAD 3

LE NUOVE TECNOLOGIE IN EUROPA E A TORINO: SUPERARE LO STALLO

L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, European Technology Agency

L’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale:un’ennesima occasione perduta per Torino?

In collaborazione con ALPINA, Associazione Culturale Diàlexis, Movimento Europeo e CNA e con il

Presentazione dei libri:Markus Krienke, L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, Alpina, Torino, 2021;Riccardo Lala, European Technology Agency , Alpina, Torino, 2020 

Con questi due libri, dedicati ai livelli italiano ed europeo, il marchio Alpina  fornisce il proprio contribuito al dibattito in corso, in un’ottica al contempo propositiva e critica. L’Associazione Culturale Diàlexis si farà parte zelante nel portare all’ interno della Conferenza la consapevolezza che, o l’Europa s’inserirà nella attuale corsa tecnologica con un ruolo di leadership, tecnica, ma soprattutto culturale e giuridica, oppure il nostro Continente sarà condannato ad un ruolo sempre più marginale.

Se l’Unione Europea non metterà sotto controllo tutti gli sforzi europei per la corsa alle nuove vtecnologie, l’Europa non riuscirà a raggiungere in tempo utile Stati Uniti e Cina

Sabato 16 Ottobre, Ore 10:00-13:00

Biblioteca Natalia Ginzburg, Via Lombroso 16

   “UNA STRATEGIA EUROPEA PER LE PMI DI NUOVA GENERAZIONE: quale futuro e quali le sfide per la sostenibilità del sistema manifatturiero”  

L’industria europea, grande, piccola o piccolissima, deve accettare l’idea che, entro tempi brevissimi, tutta l’economia (progettazione, produzione, distribuzione, servizi) sarà digitalizzata, e che coloro che non si adegueranno saranno espulsi dal mercato

Nel 2020 la Commissione Europea il 10  marzo 2020 ha promosso la “Strategia Europea PMI”, ma non ha modificato nella sostanza nonostante gli effetti disastrosi della pandemia sul tessuto economico e sociale  e nonostante la risoluzione del Parlamento Europeo e quella del Comitato Economico e Sociale che richiedevano una nuova stagione di politiche a misura di PMI e maggiore determinazione nell’analisi del loro impatto,  visti  anche i nuovi equilibri e la situazione globale nell’affrontare la crisi sanitaria. 

Il Governo Francese sarà protagonista del  programma del Semestre di Presidenza di  Turno UE nel 2022,  1° Gennaio-30 giugno 2022, mentre si fa strada sul piano europeo la proposta  di  un piano decennale d’investimenti per una politica industriale europea:  un piano altamente necessario visto che i maggiori concorrenti internazionali dell’ Europa stanno approntando singoli piani per il periodo 2025-2045, mentre il Recovery Plan/Next Generation , essendo esso una rielaborazione del Quadro Pluriennale 2021-2027, per la sua natura storicamente delimitata,  non sarebbe  idoneo a generare una comparabile politica proattiva a medio termine.  

La Tavola rotonda, che coinvolgerà le imprese di settore delle PMI e dell’artigianato italiane ed europee, Rappresentanti della Commissione Europea e del Parlamento Europeo, Autorità, si articolerà su tre temi della massima attualità:  

– le priorità per il rilancio produttivo dell’UE pluriennale europea in vista della Presidenza di turno dell’UE;  

– le strategie UE per le piccole e medie imprese;  

– le sfide per il sistema manifatturiero del Piemonte, in discussione fra le Autorità nazionali e locali. 

Con:Dominique Anract, Marco Bolatto, Claudio Cappellini, Ferruccio Dastoli, Antonio Franceschini, Panagiotis Gkofas, Audrey  Gourraud, Vitaliano Alessio Stefanoni

Il piano decennale di investimenti è fortemente voluto
da Macron

Lunedì 18 ottobre, Ore 14:30-17:00

Biblioteca Natalia Ginzburg,

Via Lombroso 16,

“SHARING EUROPEAN UNION, FOR

A FUTURE-CHALLENGES-PROOF RESTART”

Meeting of the National Councils of the European Movement International in Italy, Portugal, Spain, France, Malta, Greece, Cyprus and Croatia on the future of Europe Rome Working Language: English and French with no translation Monday

Opening 14:30-15:00

· Pier Virgilio Dastoli, President of EM-IT

· Eva Maydell (Paunova), President of IEM and MEP (video)

· Antonio Parenti, Head of European Commission Representation in Italy

· Carlo Corazza, Head of Office European Parliament in Italy

· Benedetto Della Vedova, Secretary of State

15:00-17:00 (First Session) THE CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE Moderator: Nicoletta Parisi, EM-IT ·

 Introductions by Yves Bertoncini, President EM-FR and Francisco Aldecoa Luzárraga, President EM-ES (members of the Conference)

· Vincenzo Amendola, Secretary of State (TBC)

· Ferdinando Nelli Feroci, President of the Italian scientific Committee on the Conference and of IAI

· Lara Lanzarini, Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation (TBC)

· Brando Benifei, MEP and Vice- President IEM

· Luca Visentini, Secretary General ETUC – European Trade Union Confederation

· Lia Quartapelle, Chamber of Deputies (TBC)

Debate in connection with the Salone del Libro of Turin

Chi vorrà, potrà proseguire il collegamento online della conferenza il 19 Ottobre.

Markus Krienke presenta la rivista “La Società”

Lunedì 18 ottobre,Ore 17:00-19:00

Biblioteca Natalia Ginzburg,Via Lombroso 16,

In collaborazione con la rivista “La Società”, della Fondazione Toniolo

Presentazione del numero speciale di “La Società” dedicato alla digitalizzazione.

Ne discutono:

Marcello Croce

Ferrante Debenedictis

Markus Krienke

Riccardo Lala

Roberto Saracco

Modera Marco Margrita

La rivista “La Società” ha dedicato molto opportunamente un numero unico agli aspetti culturali della digitalizzazione, che spaziano dalla filosofia, alla teologia, alla politica, al diritto. Quest’opera copre un’ampia gamma di temi, con l’obiettivo di fare opera di informazione e di sintesi interdisciplinare, quanto più possibile obiettiva, cercando di mantenere le debite distanze dagli estremi del tecno-ottimismo e del catastrofismo apocalittico.

Questo incontra punta a rendere conto dei molteplici aspetti del tema, provocando anche a una riflessione su temi collegati, come per esempio l’incidenza che la digitalizzazione può avere su aspetti tradizionali dell’organizzazione del lavoro, quali la concertazione, la partecipazione, la tutela dei diritti, la diffusione della proprietà, le piccole e medie imprese…

In vendita al Salone tutte le collane di Alpina

VENDITA LIBRI

I libri del marchio Alpina, venduti dall’ Associazione Culturale Diàlexis, sono disponibili nello stand della CNA Comunicazione:

J.P.Malivoir, 50 ans d’Europe, images et reflexions

R.Lala, 10.000 anni d’identità europea, I° Volume, Patrios Politeia

A.A.V.V. Il ruolo dell’ Europa nel mondo

A.A.V.V. Intorno alle Alpi Occidentali, Identità di un’ Euroregione

M. Krienke (a cura di) L’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino

R.Lala, DA QIN

R.Lala, Il ruolo dei lavoratori nell’ì era dell’ intelligenza artificiale

A.A.V.V, Es Patrida Gaian

M. Georgopoulou, Grammatica di Neogreco

M.Georgopoulou, Esercitazioni di Neogreco

INCONTRI DI LAVORO

I responsabili Alpina/Diàlexis sono disponibili nell’ area B2B

COLLEGAMENTI ONLINE

Tutte le manifestazioni potranno essere fruite tanto in presenza, quanto online.

Le credenziali verranno diffuse attraverso le newsletter di Alpina Diàlexis

ISTITUITA IN VATICANO LA FONDAZIONE RenAIssance, che si occuperà d’intelligenza artificiale.

Stupisce, dinanzi alla lentezza dell’Italia, dell’Unione Europea e perfino degli Stati Uniti e della Cina, nel darsi una struttura dedicata all’ Intelligenza Artificiale, la rapidità di azione dimostrata invece in questo campo da parte del Vaticano.

Mentre, infatti, la Commissione NSCAI ha appena proposto al presidente americano la costituzione di un Artificial Intelligence Board, e l’ Italia fatica a dare attuazione all’idea, espressa dal Governo Conte, di creare a Torino l’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale, il Vaticano ha già creato la sua fondazione.

E, a ben vedere, non vi è, in questo, nulla di eccezionale, giacché, come insistiamo a dire da molto tempo, l’Intelligenza Artificiale rientra senz’ ombra di dubbio nell’ esperienza religiosa, come affermato con decisione da autori diversi  quali Meyrink, Capek, Teilhard de Chardin, McLuhan, Pouwels, Idel e Kurzweil, e il Vaticano ne è da tempo consapevole.

Uno dei temi più ricorrenti a questo proposito è quello, caro già a Newton, dell’azione tecnica quale prosecuzione dell’opera creatrice di Dio. L’altro è quello, attribuito dal mito a Rabbi Loew, secondo cui i Golem verrebbero  creati per proteggere dalle persecuzioni il popolo d’ Israele. Secondo Capek, poi, l’esistenza di automi capaci di riprodursi sarà un dono di Dio all’Umanità per ovviare alla decadenza dell’umano, espressa dalla crisi della natalità.Per gli Hojjatiyye iraniani, l’esistenza dell’intelligenza artificiale sarebbe un segno dell’approssimarsi dell’ avvento del Mahdi.Poi, per Kurzweil, l’intelligenza artificiale sarà una realtà sovraumana in grado di decidere la sorte dell’Universo. Infine, secondo McLuhan, la rivoluzione elettronica avrebbe costituito semplicemente l’avvento dell’ Anticristo.

Per ciò che riguarda la Chiesa, essa si trova da sempre al centro dei dibattiti sull’ Intelligenza Artificiale, in quanto ad essa il pensiero rivoluzionario settecentesco attribuiva  la funzione storica di aver anticipato, con la sua escatologia, la sua ecclesiologia e la sua etica, la nuova “Religione dell’ Umanità”, la “nuova mitologia” idealistica e positivistica, che sfocerà  alla fine nella “religione di Internet” quale principio di ”quasi eternità”.

La Chiesa stessa non è stata certo estranea alla nascita di queste narrazioni, in particolare attraverso le opere di Teilhard de Chardin, a cui, non per caso, ancora due anni fa la Chiesa aveva rifiutato di togliere l’interdetto.

Il dibattito sull’ Intelligenza Artificiale parte dal Golem di Praga

1.I presupposti culturali dell’ intelligenza artificiale

Giustamente, quindi, la Chiesa si è preoccupata dei presupposti culturali dell’ Intelligenza Culturale, sponsorizzando la firma, nel 2020, del “Rome Call for AI Ethics. A livello locale, l’ Arcidiocesi di Torino, si è battuto e si batte per la creazione dell’ Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino.

Come risulta dal titolo del “Call”, la “questione culturale” dell’ Intelligenza Artificiale tende a identificarsi, per la Chiesa  come per l’accademia, per l’industria e per la politica, con la “questione etica”, che vede, sostanzialmente, l’ Intelligenza Artificiale come  uno strumento di governance, che, come tale, è neutro, e può quindi essere utilizzato in modo “etico” o “non etico”. Impostazione discutibile, poiché, come affermato da Heidegger, “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, bensì una realtà esistenziale.

Per questo suo approccio limitativo, il “call” si inseriva nella sequenza degl’infiniti “codici etici” emanati da organizzazioni professionali ed accademiche,e ripresi sostenziamente nella recente normativa UE. Tali codici riprendono sostanzialmente l’insuperata idea delle “Tre Leggi della Robotica”, le quali a loro volta si riducevano all’ unico comandamento secondo cui i robot non debbono fare nulla che sia dannoso per l’ Umanità.Per altro, tutta la sterminata produzione letteraria di Asimov, inventore delle Tre Leggi,  ha avuto per obiettivo quello di dimostrare esse, ch’egli, negli Anni ’50 del XX Secolo, immaginava fossero adottate dall’ umanità del futuro, non avrebbero mai potuto funzionare, perché un precetto normativo non è  fa parte del linguaggio macchina, e, inoltre, perché l’Intelligenza Artificiale presuppone proprio l’autonomizzarsi della macchina dalla logica umana.

L’Intelligenza Artificiale parte dallo “Hair Trigger Alert” dei missili nucleari

2.Etica dell’ Intelligenza Artificiale ed Equilibrio del Terrore

Anche noi riteniamo che la formulazione di precetti etici destinati alle macchine (o agli sviluppatori che devono progettare le macchine) sia inefficace. Ma, quand’anche vi fosse questa possibilità di trasfondere in algoritmi dei principi normativi generali ed astratti , sorgerebbero problemi di altro genere.

Infatti, innanzitutto,  come ha dimostrato De Landa,  l’intero universo macchinico è parte integrante di un sistema geopolitico fondato sull’ equilibrio del terrore. Anche le applicazioni più innocenti come i cellulari o Alexa, essendo utilizzati per controllare il comportamento delle persone, fanno parte dell’ intelligence finalizzata ad anticipare un colpo nucleare avversario. Le macchine vengono usate prioritariamente per garantire  la Mutua Distruzione Garantita (MAD), che non è certo un principio etico. Etico è disattivarle, come dimostrato nel 1983 dal Tenente-Colonnello Petrov.

Secondo il mito, l’inventore del Golem, Rabbi Loew, poteva disattivarlo sostituendo una scheda nella sua testa

3.La virtù nell’ era delle Macchine Intelligenti

Quindi, i principi etici vanno inculcati prima nei membri della classe dirigente che controlla le macchine. Ed è ciò di cui sembra si stia discutendo fra le Superpotenze, con incerti risultati, come dimostrato per esempio dalle parallele discussioni sulla messa al bando delle armi nucleari e sulle armi autonome. Tuttavia, un effettivo controllo sulle macchine presuppone la capacità dell’ umano di mantenere un elevatissimo livello di efficienza, quale quello richiesto ad “analisti” dell’ Armata Rossa, come il Tenente Colonnello Petrov, capace di individuare in pochi secondi un errore di funzionamento della difesa nucleare sovietica, di assumersi la responsabilità di forzare il regolamento militare , e, infine, di imporsi a 150 ufficiali suoi subordinati che chiedevano a gran voce l’attivazione del sistema missilistico.

Per realizzare in tutto il mondo e in ogni momento un controllo capillare contro il malfunzionamento del sistema macchinico, occorre realizzare un’educazione capillare dell’intera umanità, sia dal punto di vista tecnico (conoscenza dei sistemi),sia da quello della maturità filosofica (solida adesione a dei principi),sia da quello decisionale (prontezza di riflessi e forza di carattere), sia, infine, da quello della conoscenza delle complesse normative sui vincoli del sistema macchinico (per esempio, degli accordi internazionali sulle armi autonome).

Per fare ciò, è senz’altro utile il contributo delle religioni, nate in ere di gradi avversità, le cui etiche erano volte in gran parte a forgiare l’uomo per renderlo capace di reagire in modo umano alle continue sfide del mondo. Su queste basi erano state costruite le etiche classica, confuciana, ebraica e cristiana. La concezione delle “virtù” (cardinali e teologali) era  funzionale proprio alla poliedricità delle capacità richieste per far fronte alle più svariate sfide.

La nostra era digitale non è infatti più libera da insidie di quelle degli Stati Combattenti o dell’Impero Romano. Ogni passo avventato, del sistema (guerra nucleare), o di singoli (catastrofi come il Ponte Morandi) può essere fatale per l’umanità.

Secondo Max Weber, ci siamo rinchiusi noi stessi in una gabbia d’acciaio

4. Salvare l’umano dal macchinico

Ma, al di là di questo, giacché “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, è l’avanzare stesso del mondo macchinico che, come vedevano già Max Weber, Heidegger e Anders, ci porta a rinchiuderci nella nostra “gabbia d’acciaio”, paralizzando ogni guizzo di umanità. In questo senso, la resistenza dev’essere ancor più capillare.

Infine, l’argomento  principe che viene usato per disinnescare la paura dell’Intelligenza Artificiale (che, cioè, questa non arriverà mai ad un livello sufficientemente di creatività da sostituire quella umana) è un’arma a doppio  taglio, perché, come dimostra ancor sempre l’esempio di Petrov, il pericolo viene proprio dal carattere conservatore e conformistico dell’informatica. Il regolamento militare, che prevedeva il “first strike” nucleare a meno che non vi fosse un contrordine del Comitato Centrale del PCUS, incarnava la volontà di quest’ultimo di mantenere il proprio potere. Per questo, il rifiuto di telefonare al Comitato Centrale, per quanto oggettivamente provvidenziale, fu considerato una colpa per Petrov, che fu infatti mobbizzato.

Le deviazioni dalla logica del sistema macchinico, o la lotta contro gli abusi di questo, come quelle di Assange, Snowden, e perfino Schrems, sono considerate delle colpe, che vengono sanzionate, non già come tali, bensì attraverso i più svariati mezzi di pressione indiretta.

Il peso che le multinazionali del web hanno in tutte le società contemporanee è dimostrato dal fatto stesso che il “Call for an ethic AI” sia stato firmato innanzitutto, dai GAFAM, responsabili delle maggiori violazioni dell’ etica in campo digitale, oltre dal fatto che la commissione NSCAI sull’intelligenza artificiale, che ha appena concluso i lavori, sia capeggiata da Eric Schmidt, Presidente di Google, il quale, nella sua opera del 2010 “The New Digital Age”, aveva formulato la tesi secondo cui Google avrebbe dovuto subentrare a Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo.

Lo studio dei presupposti culturali, e soprattutto etici, dell’Intelligenza Artificiale, non può non tenere conto di questo vastissimo scenario, ché, altrimenti, si tradurrebbe in un esercizio retorico e propagandistico, né può esimersi da un’azione politica, ci cui la Chiesa, se lo vuole, è senz’altro capace.

Per questo, non possiamo ovviamente non salutare positivamente la nascita della nuova Fondazione, augurandoci ch’essa possa servire di stimolo, da un lato, alla creazione delle corrispondenti istituzioni europea ed italiana, e, dall’ altra, all’avvio, da parte della Chiesa, ma non soltanto, di una riflessione a tutto tondo sul  futuro digitale dell’ Umanità, che vada al di là dei limiti angusti dell’attuale “etica digitale” .

18 maggio 2021 Il Vaticano ha istituito una Fondazione che si occuperà di intelligenza artificiale. Accogliendo la richiesta del presidente della Pontificia Accademia per la Vita mons. Vincenzo Paglia, papa Francesco – con un rescritto ‘ex audientia’ firmato il 16 aprile scorso dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin – ha istituito infatti la Fondazione ‘renAIssance’, con personalità canonica giuridica pubblica, che ha sede nello Stato della Città del Vaticano, presso la stessa Accademia per la Vita. A dare la notizia l’’ANSA. Già approvato anche lo statuto del nuovo organismo. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vaticano-istituita-Fondazione-per-intelligenza-artificiale-1acbf056-2d7d-4ae6-af11-be217acf8607.htmlCOMUNICATO

DOMANI,VENERDì 9 APRILE,

Ore 15,00

WEBINAR SU INTELLIGENZA ARTIFICIALE!

Continua la serie di manifestazioni dei Cantieri Digitali d’ Europa dedicata all’Intelligenza

PER ENTRARE: DIGITARE: https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

Per eventuali problemi, telefonare a:

 3357761536 0116690004

Come non si stancano di ripetere autorevoli istanze, quali le recenti commissioni parlamentari tedesca e americana, la tendenza prevalente dell’ intelligencija, della politica, della Pubblica Amministrazione, delle imprese e dell’opinione pubblica, è, al di fuori dell’ Asia, quella d’ignorare la profondità delle trasformazioni che l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale sta apportando alla vita dell’Umanità (dalla religione al gioco, dall’epistemologia alla medicina, dalla filosofia alla vita domestica, dalla politica alla scuola, dalla difesa ai trasporti, dalla geopolitica alla finanza, dall’economia al lavoro…).

Sempre quelle autorevoli fonti ammoniscono la classe dirigente sugl’inconvenienti che derivano dalla noncuranza con cui questo fenomeno viene lasciato a se stesso, anziché tenerlo sotto controllo attraverso una serie di attenzioni: sul piano della riflessione culturale, della legislazione, della organizzazione sociale, dell’educazione…

Nell’ambito delle riflessioni, da un lato, sulla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro, sull’Istituto Italiano di Intelligenza Internazionale, i Cantieri d’ Europa dedicano il webinar del 9 aprile precisamente alla comprensione di che cosa caratterizza la transizione dall’informatica all’ Intelligenza Artificiale -prima realizzazione concreta di certe misteriose realtà astratte di cui parlavano, a volte, le religioni, le filosofie, le ideologie politiche, la fantascienza: l’Intelletto Immaginale, l’ Intelletto Attivo, lo Spirito Assoluto, il “General Intellect”, la “Singularity Tecnologica”.

Questa è la realtà in cui viviamo, con il suo equilibrio nucleare, con i suoi big data, con la sorveglianza di massa, con le “fake news”…

Fortunatamente, qualcosa si muove anche in campo organizzativo e legislativo. S’ incomincia a parlare di strumenti internazionali di controllo sulle armi autonome, di forme condivise di tassazione dei GAFAM, di un maggior intervento pubblico per diffondere la cultura tecnologica….

Se vogliamo essere dei cittadini a tutto tondo, non possiamo certo disinteressarci dell’Intelligenza Artificiale e di tutto ciò ch’essa comporta.

Paola Pisano

CANTIERI DIGITALI D’EUROPA/ 2021 EUROPE’S DIGITAL BUILDING SITES 2021/DIGITALE BAUSTELLEN EUROPAS 2021 /CHANTIERS DIGITAUX D’EUROPE 2021

CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE

KONFERENZ UEBER DIE ZUKUNFT EUROPAS

CONFERENCE SUR LE FUTUR DE L’EUROPE

Dibattito transnazionale su: “L’Intelligenza Artificiale nel futuro dell’ Europa”

Transnational debate on: “Artificial intelligence in the Future of Europe”

Uebernationale Debatte um: „Künstliche Intelligenz in der Zukunft Europas“

Débat transnational : « L’Intelligence artificielle dans le futur de l’ Europe

n.2

Dialexis insiste da 7 anni con i vertici europei affinché prendano sul serio la rivoluzione digitale

XXI SECOLO : DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA A QUELLA DELL’ IA/XXI CENTURY: FROM A DIGITAL SOCIETY TO THE AI /XXI JAHRHUNDERT: VON DER DIGITALER ZUR K.I.-GESELLSCHAFT/XXI SIÈCLE: DE LA SOCIÉTÉ NUMÉRIQUE À LA SOCIÉTÉ DE L’ IA

La controversa decisione di collocare a Torino l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ha avuto il pregio di portare allo scoperto discussioni che normalmente si svolgono all’ ombra delle cancellerie, delle segreterie di partito, delle lobbies: quelle circa gli strumenti per promuovere, orientare e controllare l’innovazione tecnologica. E’ stata comunque una vittoria della trasparenza.

Il discusso istituto è chiamato a inserirsi, con un ruolo di punta, all’interno di una vasta ragnatela di hubs tecnologici, istituiti o istituendi dagli Stati europei all’ interno di un quadro determinato dall’ Unione, per presiedere alla transizione digitale.

La necessità e l’urgenza di enti di questo tipo è confermata dal recentissimo Final Report al Presidente e al Congresso della National Security Commission on Artificial Intelligence americana, presieduta da Eric Schmidt, la quale, dopo aver affermato che occorre “buttare nel cestino” quanto fatto finora in America (almeno dalla Pubblica Amministrazione, e soprattutto delle Forze Armate) nel campo dell’ AI, indica come soluzione principe la creazione di una National Technology Foundation, che assomiglia molto alla European Technology Agency  caldeggiata dalla nostra Associazione.

Nessuno può oggi, infatti, fare a meno di organi che promuovano, coordinino, gestiscano e orientino l’innovazione digitale.

In attesa che il Governo chiarisca le proprie intenzioni circa l’Istituto assegnato a Torino, il nostro ciclo di webinar dedicato al nuovo Istituto prosegue così (nell’ ottica d’inserirsi, da un lato, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro,  di elaborare un libro bianco dedicato, nel prossimo Salone del Libro di Torino), con un nuovo incontro, focalizzato sulle basi stesse della transizione verso l’AI, partendo dalla sua natura,  per poi passare alla sua articolazione interna e ai suoi diversi campi di attuazione.

L’obiettivo è quello di far comprendere che l’Intelligenza Artificiale non è una circoscritta disciplina specialistica, bensì un intero spazio culturale, del quale non possiamo disinteressarci se vogliamo essere capaci di vivere come cittadini attivi nel  21° secolo.

WEBINAR DEL 9APRILE 2021

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof.Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro dell’ Innovazione Tecnologica   e della Digitalizzazione: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof.Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis


 [LR1]Serire

Risoluzione del Parlamento Europeo del 20 Gennaio 2021 sull’ Intelligenza Artificiale

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Mercoledì 20 gennaio 2021 – BruxellesEdizione provvisoria
Intelligenza artificiale: questioni relative all’interpretazione e applicazione del diritto internazionale nella misura in cui l’UE è interessata relativamente agli impieghi civili e militari e all’autorità dello Stato al di fuori dell’ambito della giustizia penale P9_TA-PROV(2021)0009 A9-0001/2021
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 gennaio 2021 sull’intelligenza artificiale: questioni relative all’interpretazione e applicazione del diritto internazionale nella misura in cui l’UE è interessata relativamente agli impieghi civili e militari e all’autorità dello Stato al di fuori dell’ambito della giustizia penale (2020/2013(INI))
Il Parlamento europeo, –  visto il preambolo al trattato sull’Unione europea e i suoi articoli 2, 3, 10, 19, 20, 21, 114,167, 218, 225 e 227, –  visto il diritto di petizione di cui agli articoli 20 e 227 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, –  vista la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, –  vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica(1) (direttiva sull’uguaglianza razziale), –  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(2) (direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione), –  visti il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)(3) (GDPR) e la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio(4), –  visto il regolamento (UE) 2018/1488 del Consiglio, del 28 settembre 2018, che istituisce l’impresa comune per il calcolo ad alte prestazioni europeo(5), –  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 giugno 2018 che istituisce il programma Europa digitale per il periodo 2021-2027 (COM(2018)0434), –  vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica(6), –  vista la sua risoluzione del 1° giugno 2017 sulla digitalizzazione dell’industria europea(7), –  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2018 sui sistemi d’arma autonomi(8), –  vista la sua risoluzione dell’11 settembre 2018 sull’uguaglianza linguistica nell’era digitale(9), –  vista la sua risoluzione del 12 febbraio 2019 su una politica industriale europea globale in materia di robotica e intelligenza artificiale (IA)(10), –  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dell’11 dicembre 2019 sul Green Deal europeo (COM/2019/640), –  visto il Libro bianco della Commissione del 19 febbraio 2020 dal titolo “Intelligenza artificiale – Un approccio europeo all’eccellenza e alla fiducia” (COM(2020)0065), –  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 19 febbraio 2020 dal titolo “Una strategia europea per i dati” (COM(2020)0066), –  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 19 febbraio 2020 dal titolo “Plasmare il futuro digitale dell’Europa” (COM(2020)0067), –  vista la relazione sugli orientamenti etici per un’intelligenza artificiale affidabile pubblicata l’8 aprile 2019 dal gruppo di esperti ad alto livello sull’intelligenza artificiale istituito dalla Commissione nel giugno 2018, –  visti la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa per la protezione delle minoranze nazionali, il protocollo n. 12 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, –  vista la Carta etica europea sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari e negli ambiti connessi, adottata dal gruppo di lavoro sulla qualità della giustizia del Consiglio d’Europa (CEPEJ-GT-QUAL) nel dicembre 2018, –  vista la raccomandazione del Consiglio dell’OCSE sull’intelligenza artificiale, adottata il 22 maggio 2019, –  visto l’articolo 54 del suo regolamento, –  visti i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, –  vista la relazione della commissione giuridica (A9-0001/2021), Introduzione A.  considerando che l’intelligenza artificiale (IA), la robotica e le tecnologie correlate sono in rapida evoluzione ed hanno un impatto diretto su tutti gli aspetti della società, inclusi i principi e i valori sociali ed economici di base; B.  considerando che l’IA sta provocando una rivoluzione nella dottrina e nel materiale militari attraverso un profondo cambiamento nel modo di operare degli eserciti dovuto, principalmente, all’integrazione e allo sfruttamento delle nuove tecnologie e delle nuove capacità autonome; C.  considerando che lo sviluppo e la progettazione della cosiddetta “intelligenza artificiale”, della robotica e delle tecnologie correlate sono effettuati dagli esseri umani e che le loro scelte determinano la misura in cui tali tecnologie possono offrire benefici alla società; D.  considerando che un quadro comune dell’Unione deve riguardare lo sviluppo, la diffusione e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, della robotica e delle tecnologie correlate e deve garantire il rispetto della dignità umana e dei diritti umani, come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; E.  considerando che l’Unione e gli Stati membri sono investiti di una responsabilità particolare nel garantire che l’intelligenza artificiale, la robotica e le tecnologie correlate – dal momento che possono essere utilizzate in modo transfrontaliero – siano incentrate sull’uomo, vale a dire fondamentalmente intese per essere impiegate al servizio dell’umanità e per il bene comune, onde contribuire al benessere e all’interesse generale dei cittadini; che l’Unione dovrebbe aiutare gli Stati membri a raggiungere tale obiettivo, in particolare quelli che hanno iniziato a riflettere sul possibile sviluppo di norme giuridiche o di modifiche legislative in questo settore; F.  considerando che i cittadini europei potrebbero beneficiare di un approccio normativo adeguato, efficace, trasparente e coerente a livello unionale, che definisca condizioni sufficientemente chiare affinché le imprese sviluppino applicazioni e pianifichino il proprio modello imprenditoriale, assicurando al contempo che l’Unione e gli Stati membri mantengano il controllo sulle normative da definire in modo tale che non siano costretti ad adottare o accettare norme stabilite da altri; G.  considerando che gli orientamenti in materia di etica, quali i principi adottati dal gruppo di esperti ad alto livello sull’intelligenza artificiale, costituiscono un buon punto di partenza ma non sono sufficienti per garantire che le imprese agiscano in modo equo e assicurino una protezione efficace degli individui; H.  considerando che tale responsabilità specifica implica segnatamente la necessità di analizzare le questioni relative all’interpretazione e all’applicazione del diritto internazionale legate alla partecipazione attiva dell’UE ai negoziati internazionali, nella misura in cui l’UE è interessata relativamente agli impieghi civili e militari di questo tipo di IA, robotica e tecnologie correlate, e le questioni di autorità dello Stato nei confronti di tali tecnologie restano al di fuori dell’ambito della giustizia penale; I.  considerando che è essenziale fornire un quadro giuridico adeguato e completo per gli aspetti etici di tali tecnologie nonché per la responsabilità, la trasparenza e la responsabilità (in particolare per l’IA, la robotica e le tecnologie correlate considerate ad alto rischio); che tale quadro deve riflettere il fatto che i valori umanisti intrinsecamente europei e universali sono applicabili all’intera catena del valore nello sviluppo, nell’attuazione e negli impieghi dell’IA; che tale quadro etico deve applicarsi allo sviluppo (ivi comprese la ricerca e l’innovazione), alla diffusione e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, nel massimo rispetto del diritto unionale e dei valori sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; J.  considerando che tale analisi mira a esaminare in che misura le norme del diritto internazionale pubblico e privato e del diritto dell’UE siano adeguate a tali tecnologie nonché a mettere in risalto le sfide e i rischi che queste pongono per l’autorità dello Stato, in modo da poterli gestire in modo adeguato e proporzionato; K.  considerando che la Commissione europea non contempla gli aspetti militari dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel proprio Libro bianco; L.  considerando che un approccio europeo armonizzato a questi problemi richiede una definizione comune di intelligenza artificiale e il rispetto dei valori fondamentali dell’Unione europea, dei principi della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della legislazione internazionale in materia di diritti umani; M.  considerando che l’IA offre possibilità inedite di migliorare le prestazioni nel settore dei trasporti, affrontando le sfide della crescente domanda di spostamenti, della sicurezza e della dimensione ambientale e rendendo nel contempo più intelligenti, più efficienti e più convenienti tutti i modi di trasporto; N.  osserva che è indispensabile affrontare a livello di UE il tema dell’intelligenza artificiale nella difesa ai fini dello sviluppo delle capacità dell’Unione in tale settore; Definizione di intelligenza artificiale 1.  ritiene che sia necessario disporre di un quadro giuridico europeo comune, con definizioni armonizzate e principi etici comuni, anche per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a fini militari; chiede, quindi, alla Commissione europea di adottare le seguenti definizioni:    – “sistema di intelligenza artificiale (IA)”: un sistema basato su software o integrato in dispositivi hardware che mostra un comportamento che simula l’intelligenza, tra l’altro raccogliendo e trattando dati, analizzando e interpretando il proprio ambiente e intraprendendo azioni, con un certo grado di autonomia, per raggiungere obiettivi specifici;    – “autonomo”: sistema basato sull’intelligenza artificiale che opera interpretando determinati dati forniti e utilizzando una serie di istruzioni predeterminate, senza essere limitato a tali istruzioni, nonostante il comportamento del sistema sia legato e volto al conseguimento dell’obiettivo impartito e ad altre scelte operate dallo sviluppatore in sede di progettazione; 2.  sottolinea che le politiche di sicurezza e difesa dell’Unione europea e dei suoi Stati membri sono guidate dai principi sanciti nella Carta europea dei diritti fondamentali e nella Carta delle Nazioni Unite – nella quale si invitano tutti gli Stati ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza nelle loro reciproche relazioni – nonché dal diritto internazionale, dai principi dei diritti umani e del rispetto della dignità umana e da una visione comune dei valori universali rappresentati dai diritti inviolabili e inalienabili della persona, dalla libertà, dalla democrazia, dall’uguaglianza e dallo Stato di diritto; sottolinea che tutte le attività nel settore della difesa nel quadro dell’Unione devono rispettare questi valori universali, promuovendo nel contempo la pace, la stabilità, la sicurezza e il progresso in Europa e nel mondo; Diritto internazionale pubblico e impieghi militari dell’intelligenza artificiale 3.  ritiene che l’IA utilizzata in un contesto militare e civile debba essere soggetta ad un significativo controllo umano, in modo tale che in qualsiasi momento un umano abbia i mezzi per correggerla, bloccarla o disattivarla in caso di comportamento imprevisto, intervento accidentale, attacchi informatici o interferenza di terzi con tecnologie basate sull’IA o qualora terzi acquisiscano tale tecnologia; 4.  ritiene che il rispetto del diritto internazionale pubblico, in particolare del diritto umanitario, che si applica inequivocabilmente a tutti i sistemi d’arma e ai relativi operatori, rappresenti un requisito fondamentale che gli Stati membri devono soddisfare, soprattutto con riferimento alla protezione della popolazione civile o all’adozione di misure precauzionali in caso di attacchi, per esempio aggressioni militari e guerra informatica; 5.  sottolinea che l’IA e le tecnologie a essa correlate possono svolgere un ruolo anche in guerre irregolari o non convenzionali; propone che la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in tali casi siano sottoposti alle stesse condizioni cui sono soggetti in conflitti convenzionali; 6.  mette in rilievo che il ricorso all’IA offre l’opportunità di consolidare la sicurezza dell’Unione europea e dei relativi cittadini e che è essenziale che l’UE adotti un approccio integrato nei prossimi dibattiti internazionali al riguardo; 7.  invita la comunità di ricerca sull’intelligenza artificiale a integrare questo principio in tutti i sistemi basati sull’intelligenza artificiale summenzionati destinati all’impiego militare; ritiene che nessuna autorità possa prevedere una deroga a tali principi o certificare un tale sistema; 8.  ribadisce che un processo decisionale autonomo non dovrebbe esonerare gli esseri umani dalla responsabilità e che le persone devono sempre avere la responsabilità ultima dei processi decisionali, in modo da poter identificare l’essere umano responsabile della decisione; 9.  sottolinea che, durante l’impiego dell’IA in un contesto militare, gli Stati, le parti di un conflitto e i singoli devono sempre rispettare i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale applicabile e assumersi la responsabilità delle azioni risultanti dall’uso di tali sistemi; sottolinea che, in ogni circostanza, le azioni e gli effetti previsti, accidentali o indesiderati dei sistemi basati sull’IA devono essere considerati responsabilità degli Stati membri, delle parti di un conflitto e dei singoli individui; 10.  plaude alle possibilità di utilizzare i sistemi di intelligenza artificiale a fini di addestramento ed esercitazione, il cui potenziale non dovrebbe essere sottovalutato, in particolare considerato che l’UE conduce esercitazioni di natura duplice, civile e militare; 11.  sottolinea che, durante le fasi di progettazione, sviluppo, collaudo, distribuzione e impiego dei sistemi basato sull’IA, si debba tenere debitamente conto dei rischi potenziali, in particolare del rischio di causare morti e feriti accidentali tra i civili, perdite accidentali di vite umane e danni alle infrastrutture civili, nonché dei rischi relativi all’impegno non intenzionale, alla manipolazione, alla proliferazione, agli attacchi informatici, all’interferenza da parte di terzi con tecnologie autonome basate sull’IA o qualora terzi acquisiscano tale tecnologia; 12.  ricorda che il principio di novità, conformemente al parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, dell’8 luglio 1996, non può essere invocato a sostegno di qualsiasi deroga in merito al rispetto delle attuali norme del diritto internazionale umanitario; 13.  ritiene che, oltre alle operazioni di sostegno, l’IA andrà a beneficio anche del personale di servizio delle forze armate attraverso il trattamento di massa dei loro dati sanitari e l’estensione del monitoraggio sanitario, individuerà i fattori di rischio connessi al loro ambiente e alle loro condizioni di lavoro e proporrà garanzie adeguate per limitare l’impatto sanitario sul personale di servizio; 14.  ribadisce che gli sforzi normativi devono essere sostenuti da validi sistemi di certificazione e sorveglianza, nonché da chiari meccanismi di verificabilità, spiegabilità, responsabilità e tracciabilità, in modo che il quadro normativo non diventi obsoleto a seguito degli sviluppi tecnologici. 15.  sottolinea l’importanza, in un mondo iperconnesso, della partecipazione dell’Unione europea alla creazione di un quadro giuridico internazionale per l’uso dell’intelligenza artificiale: esorta l’UE ad assumere un ruolo guida e, insieme alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale, un ruolo attivo nella promozione di tale quadro globale che disciplini l’uso dell’IA per scopi militari e di altro tipo, garantendo che tale utilizzo rimanga entro i limiti rigorosi stabiliti dal diritto internazionale e dal diritto internazionale umanitario, in particolare le convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949; sottolinea che tale quadro non deve mai violare o consentire violazioni delle prescrizioni della coscienza pubblica e dell’umanità, come stabilito nella clausola Martens, ed essere in linea con le norme di sicurezza e i requisiti in materia di protezione dei consumatori; esorta l’UE e gli Stati membri a definire solidi sistemi di sorveglianza e valutazione per lo sviluppo delle tecnologie di IA, in particolare quelle utilizzate per scopi militari negli Stati autoritari; 16.  mette in rilievo che la robotica non solo consentirà al personale militare di rimanere a distanza, ma offrirà anche una migliore autoprotezione, per esempio nel caso di operazioni in ambienti contaminati, spegnimenti di incendi, sminamenti a terra o in mare e azioni di difesa da sciami di droni; 17.  sottolinea che lo sviluppo, la diffusione, l’utilizzo e la gestione dell’IA devono rispettare i diritti, i valori e le libertà fondamentali sanciti dai trattati dell’UE e invita gli Stati membri a non diffondere sistemi di IA ad alto rischio che rappresentino una minaccia per i diritti fondamentali; prende atto della pubblicazione del Libro bianco della Commissione sull’intelligenza artificiale e invita a esaminare in modo più approfondito i potenziali rischi per i diritti fondamentali dell’utilizzo dell’IA da parte delle autorità pubbliche come pure delle agenzie, degli organismi e delle istituzioni dell’Unione europea; 18.  chiede alla Commissione di agevolare le attività di ricerca e le discussioni circa le opportunità offerte dall’utilizzo dell’IA per i soccorsi in caso di calamità, la prevenzione delle crisi e il mantenimento della pace; 19.  accoglie con favore la creazione di un gruppo di esperti governativi delle Nazioni Unite per promuovere un comportamento responsabile nel ciberspazio da parte degli Stati nel contesto della sicurezza internazionale e invita l’UE a partecipare a pieno titolo al lavoro di tale gruppo; 20.  invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) a preparare il terreno per negoziati globali intesi a creare un regime di controllo delle armi basate sull’IA e ad aggiornare tutti gli strumenti previsti dai trattati relativi al controllo delle armi, al disarmo e alla non proliferazione, al fine di tenere in considerazione i sistemi basati sull’IA in situazione di guerra; chiede che la posizione comune del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari tenga pienamente in considerazione e contempli i sistemi d’arma basati sull’IA; 21.  rammenta che tali norme devono sempre rispettare i principi, ribaditi dalla Convenzione di Roma del 17 luglio 1998, di proibizione di crimini di genocidio, contro l’umanità e dei crimini di guerra; 22.  pone in evidenza i chiari rischi correlati alle decisioni prese dagli esseri umani qualora si basino unicamente su dati, profili e raccomandazioni generati dalle macchine; sottolinea che la progettazione generale dei sistemi di IA dovrebbe comprendere anche orientamenti sulla supervisione e sul controllo umani; chiede che sia introdotto un obbligo in materia di trasparenza e spiegabilità delle applicazioni di IA e la necessità di un intervento umano e che siano adottate altre misure, quali audit indipendenti e prove di stress specifiche per favorire e garantire la conformità; sottolinea che tali audit dovrebbero essere condotti periodicamente da un’autorità indipendente incaricata di vigilare sulle applicazioni di IA ad alto rischio utilizzate dalle autorità pubbliche o dalle forze armate; 23.  pone l’accento sull’importanza di verificare in che modo le tecnologie di IA ad alto rischio giungano a una decisione; rammenta che i principi di non discriminazione e proporzionalità devono essere rispettati e che le questioni relative alla causalità e alla responsabilità, nonché alla trasparenza, la rendicontabilità e la spiegabilità, devono essere chiarite per determinare se, o in che misura, lo Stato, in qualità di attore del diritto internazionale pubblico, ma anche nell’esercizio della propria autorità, possa agire servendosi di sistemi basati sull’intelligenza artificiale, che dispongono di una certa autonomia, senza violare gli obblighi derivanti dal diritto internazionale, come quelli in materia di giusto processo; 24.  insiste sull’importanza di investire nelle competenze umane, comprese quelle digitali, al fine di adattarsi ai progressi scientifici che includono soluzioni basate sull’IA per le persone che esercitano professioni regolamentate, tra cui le attività connesse all’esercizio dei poteri dell’autorità statale, quali l’amministrazione della giustizia; invita gli Stati membri e la Commissione a tenere debitamente conto di tale aspetto nel quadro dell’attuazione della direttiva 2005/36/CE(11); 25.  insiste sulla necessità che i sistemi di IA rispettino sempre i principi di responsabilità, equità, governabilità, precauzione, responsabilità, imputabilità, prevedibilità, tracciabilità, attendibilità, affidabilità, trasparenza, spiegabilità, capacità di individuare eventuali cambiamenti nelle circostanze e nell’ambiente operativo, distinzione tra combattenti e non combattenti e proporzionalità; sottolinea che detto principio subordina la legittimità di un’azione militare al rispetto di un equilibrio tra l’obiettivo e i mezzi utilizzati, e che la valutazione della proporzionalità debba essere sempre effettuata da una persona umana; 26.  sottolinea che, nell’uso dei sistemi di IA nel settore della sicurezza e della difesa, la comprensione completa della situazione da parte dell’operatore umano, la prevedibilità, l’affidabilità e la resilienza del sistema basato sull’IA, nonché la capacità dell’operatore umano di individuare possibili cambiamenti di circostanze e ambiente operativo e la sua possibilità di intervenire in un attacco o di interromperlo sono necessari per garantire che i principi del diritto internazionale umanitario, in particolare la distinzione, la proporzionalità e la precauzione negli attacchi, siano pienamente applicati all’intera catena di comando e controllo; sottolinea che i sistemi basati sull’IA devono consentire agli umani responsabili di esercitare un controllo significativo, di assumere la piena responsabilità dei sistemi e rispondere di tutti i loro utilizzi; invita la Commissione a promuovere il dialogo, una più stretta cooperazione e sinergie tra Stati membri, ricercatori, accademici, attori della società civile e settore privato, in particolare le imprese leader, e il settore militare per garantire che i processi decisionali riguardanti la regolamentazione dell’IA nel settore della difesa siano inclusivi; 27.  evidenzia che il Parlamento ha chiesto l’elaborazione e l’adozione urgente di una posizione comune sui sistemi d’arma autonomi letali (SALA), il divieto dello sviluppo, della produzione e dell’utilizzo di sistemi di detto tipo in grado di sferrare attacchi senza un controllo umano significativo, nonché l’avvio di negoziati fruttuosi per vietare tali armi; ricorda, a tale riguardo, la sua risoluzione del 12 settembre 2018 sui sistemi d’arma autonomi; ricorda che l’espressione “sistemi d’arma autonomi letali” (SALA) designa sistemi d’arma privi di un controllo umano significativo sulle funzioni critiche della selezione e dell’attacco di bersagli individuali; sottolinea che la decisione di selezionare un bersaglio e intraprendere un’azione letale con l’ausilio di sistemi d’arma con un certo livello di autonomia deve essere sempre presa da operatori umani che esercitano un controllo e una supervisione significativi e la necessaria discrezionalità, in linea con i principi di proporzionalità e necessità; sottolinea che i sistemi basati sull’IA non possono sostituire, in alcuna circostanza, il processo decisionale umano in tale ambito; 28.  osserva, inoltre, che i sistemi d’arma autonomi, in quanto categoria particolare di IA nel settore militare, dovrebbero essere discussi e concordati a livello internazionale, nello specifico in seno alla Convenzione delle Nazioni Unite su talune armi convenzionali; richiama l’attenzione sul dibattito internazionale in corso sui SALA per regolamentare le tecnologie militari emergenti, che finora non ha condotto a un accordo; sottolinea che solo di recente l’UE ha accettato di discutere degli effetti prodotti dagli sviluppi dell’IA e della digitalizzazione sul settore della difesa; ritiene che l’UE possa svolgere un ruolo decisivo nell’aiutare gli Stati membri ad armonizzare il loro approccio all’IA nel settore militare, al fine di guidare le discussioni internazionali; 29.  ribadisce la necessità di una strategia a livello europeo contro i SALA e di un divieto per i cosiddetti “robot assassini”; 30.  evidenzia che l’IA impiegata in un contesto militare deve soddisfare una serie di requisiti minimi, segnatamente essere in grado di distinguere tra combattenti, non combattenti e combattenti sul campo di battaglia, riconoscere quando un combattente si arrende o è fuori combattimento, non avere effetti indiscriminati, non causare sofferenze inutili alle persone, non essere falsato né formato intenzionalmente sulla base di dati incompleti e rispettare i principi del diritto internazionale umanitario, di proporzionalità nell’uso della forza e di precauzione prima dell’intervento; 31.  ritiene che l’uso di sistemi d’arma autonomi letali sollevi questioni etiche e giuridiche fondamentali circa la capacità degli esseri umani di controllare tali sistemi e chiede che la tecnologia basata sull’IA non sia in grado di prendere decisioni autonome riguardanti i principi giuridici di distinzione, proporzionalità e precauzione; 32.  chiede che a livello internazionale siano adottate misure trasparenti di riduzione dei rischi riguardo allo sviluppo e all’utilizzo dell’IA in ambito militare, in particolare in relazione ai principi di integrità territoriale, non intervento e uso della forza; pone l’accento sull’importanza di tenere conto degli aspetti militari nell’affrontare le questioni giuridiche ed etiche nell’ambito del quadro europeo in materia di IA; ricorda la sua posizione sul divieto di sviluppo, produzione e uso dei SALA; si rammarica del fatto che a livello mondiale non esistano convenzioni esplicite sull’uso di tali armi; 33.  riconosce che le moderne dinamiche della corsa agli armamenti tra i principali Stati nazionali militari per lo sviluppo di SALA procedono a un ritmo più rapido rispetto alla promozione di norme e quadri giuridici comuni e all’applicazione e all’attuazione universali ed efficaci degli stessi, poiché le informazioni sullo sviluppo e sulla distribuzione di tali sistemi sono classificate e gli Stati nazionali hanno un interesse intrinseco a creare le capacità offensive più rapide e più efficaci, indipendentemente dai quadri giuridici o dai principi attuali o potenzialmente futuri; 34.  ritiene che i SALA debbano essere utilizzati solo come ultima risorsa e siano leciti solo se soggetti a un rigoroso controllo umano, con una persona in grado di assumere il comando in qualsiasi momento, in quanto un intervento e una supervisione umani significativi sono essenziali nell’adottare decisioni letali e gli esseri umani dovrebbero sempre essere responsabili quando decidono tra la vita e la morte; è dell’avviso che i sistemi totalmente privi del controllo umano (“human off the loop”) e della supervisione umana dovrebbero essere vietati senza eccezioni e in qualsiasi circostanza; 35.  invita il VP/AR, gli Stati membri e il Consiglio europeo a delineare e adottare con urgenza una posizione comune sui sistemi d’arma autonomi che assicuri un controllo umano significativo sulle funzioni critiche dei sistemi d’arma, anche durante il dispiegamento, nonché a parlare con una sola voce nelle sedi pertinenti e ad agire di conseguenza; invita, in tale contesto, il VP/AR, gli Stati membri e il Consiglio a condividere le migliori prassi e a raccogliere contributi dagli esperti, dal mondo accademico e dalla società civile, come indicato nella posizione del 12 settembre 2018 sui sistemi d’arma autonomi, secondo cui gli attacchi dovrebbero sempre essere condotti con un intervento umano significativo; 36.  incoraggia gli Stati a valutare se e come i dispositivi militari autonomi abbiano contribuito alla loro sicurezza nazionale e che cosa la loro sicurezza nazionale potrebbe ottenere dai sistemi d’arma basati sull’IA, in particolare per quanto riguarda il potenziale di tali tecnologie di sostenere e migliorare il processo decisionale umano in conformità del diritto internazionale umanitario e dei suoi principi; ricorda che in qualsiasi sistema d’arma autonomo letale o arma con un alto livello di autonomia può verificarsi un malfunzionamento a causa di un codice non compilato correttamente o di un attacco informatico perpetrato da uno Stato nemico o da un soggetto non statale; 37.  insiste affinché i SALA siano utilizzati solo in casi specifici e conformemente alle procedure di autorizzazione dettagliate in anticipo in documenti per i quali lo Stato interessato — a prescindere dal fatto che faccia o meno parte dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico — garantisce l’accessibilità al pubblico o almeno al proprio parlamento nazionale; 38.  ritiene che i SALA debbano rispettare le disposizioni della convenzione del 10 ottobre 1980 su certe armi convenzionali, compreso il divieto per le armi “che possono essere considerate dannose”; 39.  propone, al fine di impedirne la diffusione incontrollata, che i SALA siano inseriti nell’elenco delle armi soggette alle disposizioni del trattato sul commercio delle armi del 2 aprile 2013, di cui all’articolo 2 di detto trattato; 40.  esige che sia imposto il divieto di antropomorfizzare i SALA onde evitare qualsiasi confusione tra una persona umana e un robot; 41.  accoglie con favore il fatto che il Consiglio e il Parlamento abbiano concordato di escludere i sistemi d’arma autonomi letali “senza la possibilità di un significativo controllo umano sulle decisioni relative alla selezione e all’ingaggio nell’effettuare attacchi” dalle azioni finanziate dal Fondo europeo per la difesa (FED); ricorda la sua posizione secondo cui l’uso, lo sviluppo o la produzione di SALA senza un significativo controllo umano non è ammissibile ai finanziamenti del FED; 42.  invita la Commissione a sostenere lo studio, lo sviluppo, la diffusione e l’utilizzo dell’IA nel contesto del mantenimento della pace e della prevenzione dei conflitti; 43.  osserva che l’ecosistema globale dell’intelligenza artificiale è dominato da giganti del digitale americani e cinesi che stanno sviluppando capacità interne e stanno acquistando molte imprese promettenti; è, pertanto, fermamente convinto che, onde evitare di rimanere indietro nel settore delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, è essenziale muoversi verso un equilibrio migliore tra la ricerca di base e le applicazioni industriali, sviluppando al contempo vantaggi competitivi strategici attraverso una crescita del proprio potenziale e delle proprie risorse; 44.  sottolinea che, nella misura in cui rientrano nella definizione di macchine di cui alla direttiva 2006/42/CE(12), i robot dovrebbero essere progettati e assemblati nel rispetto delle norme e delle misure di sicurezza ivi previste; 45.  ricorda l’ambizione dell’UE di essere un attore globale di pace e chiede che essa svolga un ruolo più ampio negli sforzi globali per il disarmo e la non proliferazione e che le sue azioni e politiche perseguano il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, garantendo il rispetto del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani e la protezione della popolazione civile e delle infrastrutture civili; 46.  sottolinea la necessità di esaminare il potenziale impatto dell’IA in quanto fattore strategico per la politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) dell’UE, in particolare con riferimento alle missioni e alle operazioni militari e civili e allo sviluppo delle capacità dell’UE; 47.  ricorda che anche i nostri alleati nel quadro nazionale, dell’UE e della NATO stanno integrando l’IA nei loro sistemi militari; ritiene necessario preservare l’interoperabilità con i nostri alleati mediante norme comuni, che sono essenziali per svolgere operazioni in coalizione; ribadisce che, oltre a ciò, la cooperazione in materia di IA dovrebbe svolgersi in un quadro europeo, che rappresenta l’unico contesto adeguato per creare realmente sinergie forti, come proposto dalla strategia dell’UE per l’intelligenza artificiale; 48.  ritiene che l’UE debba monitorare attentamente ed esaminare le implicazioni dei progressi conseguiti nell’IA impiegata nel campo della difesa e della guerra, tra cui sviluppi e diffusioni potenzialmente destabilizzanti, nonché guidare una ricerca e una progettazione etiche, assicurando l’integrità dei dati personali e un accesso e un controllo individuali, tenendo inoltre conto delle questioni economiche e umanitarie; 49.  ricorda la sua posizione del 12 settembre 2018 sui sistemi d’arma autonomi, che afferma che non devono essere effettuati attacchi senza un intervento umano significativo; invita il VP/AR, gli Stati membri e il Consiglio europeo ad adottare una posizione comune sui sistemi d’arma autonomi che garantisca un controllo umano significativo sulle funzioni essenziali di tali sistemi, anche durante la distribuzione; ribadisce il suo sostegno all’attività in materia di SALA svolta dal gruppo di esperti governativi ONU delle alte parti contraenti della Convenzione su talune armi convenzionali, che resta il forum internazionale di riferimento per i dibattiti e i negoziati sulle sfide giuridiche che tali sistemi comportano; chiede che tutti gli attuali sforzi multilaterali siano accelerati in modo che il quadro normativo e regolamentare non sia superato dagli sviluppi tecnologici e dai nuovi metodi di guerra; invita il VP/AR, nel quadro delle discussioni in corso sulla regolamentazione internazionale dei SALA da parte degli Stati che aderiscono alla CCW, a rimanere coinvolte e a contribuire a proseguire, senza indugio, gli sforzi intesi a sviluppare un nuovo quadro normativo globale e uno strumento giuridicamente vincolante incentrato sulle definizioni, i concetti e le caratteristiche delle tecnologie emergenti nel settore dei SALA, le questioni etiche e giuridiche del controllo umano, in particolare per quanto riguarda le loro funzioni essenziali quali la selezione e l’attacco degli obiettivi, il mantenimento della responsabilità e rendicontabilità umana e il necessario grado di interazione tra l’umano e la macchina, compreso il concetto di controllo e giudizio umani; chiede che tali sforzi garantiscano il rispetto del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani durante le diverse fasi del ciclo di vita di un’arma basata sull’IA, al fine di concordare raccomandazioni concrete per il chiarimento, l’esame e lo sviluppo di aspetti del quadro normativo sulle tecnologie emergenti nell’ambito dei SALA; 50.  ritiene cruciale per la sicurezza globale disporre di un meccanismo efficace per l’applicazione delle norme in materia di non proliferazione dei SALA e di eventuali future tecnologie offensive basate sull’IA; Autorità dello Stato: esempi inerenti gli ambiti civili, tra cui la sanità e la giustizia 51.  pone l’accento sulla necessità che gli Stati membri agiscano in maniera efficace per ridurre la loro dipendenza da dati esteri e garantiscano, senza distorcere significativamente il mercato, che il possesso di tecnologie di intelligenza artificiale più sofisticate da parte di potenti gruppi privati non porti a ricusare l’autorità della potenza pubblica e ancor meno a sostituirla con un’autorità privata, soprattutto se tali gruppi privati sono di proprietà di un paese terzo che non fa parte dell’Unione europea; 52.  sottolinea che l’uso di sistemi di IA nei processi decisionali delle pubbliche autorità può condurre a decisioni di parte che comportano conseguenze negative per i cittadini, che devono, pertanto, essere soggette a criteri rigorosi per controllarne, tra l’altro, la sicurezza, la trasparenza, la rendicontabilità, la non discriminazione e la responsabilità sociale e ambientale; esorta gli Stati membri a valutare i rischi connessi alle decisioni basate sull’IA relativamente all’esercizio dell’autorità statale e a prevedere garanzie quali una vigilanza umana significativa, requisiti di trasparenza e la possibilità di contestare tali decisioni; 53.  esorta gli Stati membri a valutare i rischi connessi alle tecnologie basate sull’IA prima di automatizzare le attività relative all’esercizio dell’autorità statale, come la corretta amministrazione della giustizia; invita gli Stati membri a considerare la necessità di introdurre garanzie, come la supervisione di un professionista qualificato e l’elaborazione di norme rigorose in materia di deontologia professionale; 54.  sottolinea l’importanza di intervenire a livello europeo per contribuire a promuovere gli investimenti, quanto mai necessari, le infrastrutture di dati, la ricerca, anche per quanto riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte delle pubbliche autorità, e un quadro etico comune; 55.  sottolinea che l’Unione europea deve impegnarsi per conseguire la resilienza strategica, in modo da non trovarsi mai più impreparata dinanzi a una crisi ed evidenzia che tale aspetto assume un importanza cruciale in particolar modo per l’intelligenza artificiale e le sue applicazioni militari; evidenzia che le catene di approvvigionamento per i sistemi militari di IA che potrebbero portare a una dipendenza tecnologica andrebbero riesaminate e che tali dipendenze dovrebbero essere progressivamente eliminate; chiede maggiori investimenti nell’IA europea per la difesa e nelle infrastrutture essenziali che la sostengono; 56.  invita la Commissione a valutare le conseguenze di una moratoria sull’utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale e, in funzione dell’esito di tale valutazione, a prendere in considerazione l’introduzione di una moratoria sull’utilizzo di tali sistemi da parte delle autorità dello Stato nei luoghi pubblici e nei locali destinati all’istruzione e all’assistenza sanitaria, come pure di una moratoria sull’utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale da parte delle autorità di contrasto in spazi semi-pubblici come gli aeroporti, fino a quando le norme tecniche non saranno considerate pienamente conformi ai diritti fondamentali, i risultati ottenuti non saranno privi di distorsioni e di discriminazioni e non vi saranno rigorose garanzie contro gli utilizzi impropri in grado di assicurare la necessità e la proporzionalità dell’utilizzo di tali tecnologie; 57.  pone l’accento sull’importanza della cibersicurezza per l’IA in scenari sia offensivi che difensivi; rileva, a tale riguardo, l’importanza della cooperazione internazionale e della pubblicazione e condivisione delle vulnerabilità e delle misure correttive nel settore della sicurezza informatica; sollecita una cooperazione internazionale in materia di cibersicurezza ai fini di un utilizzo e una diffusione efficaci dell’IA, nonché l’introduzione di garanzie contro gli utilizzi impropri dell’IA e i ciberattacchi; prende altresì atto della natura a duplice uso (vale a dire per finalità civili e militari) dei sistemi informatici e dell’IA e chiede una regolamentazione efficace della materia; 58.  ritiene che gli Stati membri dovrebbero promuovere tecnologie di IA che siano al servizio dei cittadini e che le persone nei confronti delle quali un’autorità pubblica ha preso una decisione basandosi sui dati di un sistema di IA debbano esserne informate, ricevere tempestivamente le informazioni di cui al paragrafo precedente, nonché avere la possibilità di contestare tale decisione e scegliere che la questione sia definita senza l’intervento di un sistema di IA; invita gli Stati membri a valutare la necessità di introdurre garanzie, come previsto dalla direttiva (UE) 2018/958(13), quali la supervisione di un professionista qualificato e norme di deontologia professionale; 59.  sottolinea che la possibilità di fare previsioni basate sulla condivisione e l’utilizzo dei dati nonché sull’accesso agli stessi deve essere disciplinata da requisiti di qualità, integrità, trasparenza, sicurezza, riservatezza e controllo; pone l’accento sulla necessità di rispettare, in tutte le fasi di sviluppo, diffusione e utilizzo dell’IA, della robotica e delle tecnologie correlate, il quadro giuridico dell’UE in materia di protezione dei dati e riservatezza al fine di accrescere la sicurezza dei cittadini e la loro fiducia in tali tecnologie; 60.  osserva il rapido sviluppo delle applicazioni di IA in grado di riconoscere elementi caratteristici univoci, come caratteristiche del volto, movimenti e atteggiamenti; mette in guardia dai problemi legati all’utilizzo delle applicazioni di riconoscimento automatico in termini di intrusione nella vita privata, non discriminazione e protezione dei dati personali; 61.  sottolinea che, a norma del GDPR, è vietata qualsiasi decisione su una persona fisica basata esclusivamente sull’elaborazione automatizzata, compresa la profilazione, che produca un effetto giuridico negativo sull’interessato o che abbia ripercussioni significative su detta persona, a meno che tale decisione sia autorizzata dal diritto dell’Unione o dello Stato membro e sia subordinata all’esistenza di misure adeguate atte a salvaguardare i diritti, le libertà e gli interessi legittimi dell’interessato; 62.  chiede che là dove l’intelligenza artificiale è utilizzata dalle autorità pubbliche siano garantite la spiegabilità degli algoritmi, la trasparenza e la sorveglianza regolamentare, e che siano effettuate valutazioni d’impatto prima del ricorso da parte di autorità statali a strumenti che utilizzano tecnologie di IA; invita la Commissione e il comitato europeo per la protezione dei dati a pubblicare orientamenti e raccomandazioni e a sviluppare buone prassi per specificare ulteriormente i criteri e le condizioni applicabili alle decisioni basate sulla profilazione e sull’uso dell’IA da parte delle autorità pubbliche; 63.  osserva che l’intelligenza artificiale svolge un ruolo sempre più cruciale nell’assistenza sanitaria, in particolare attraverso gli algoritmi di supporto alla diagnosi, la chirurgia robotica, le protesi intelligenti, le terapie personalizzate basate sulla modellizzazione tridimensionale del corpo del paziente, i robot sociali per l’assistenza agli anziani, le terapie digitali volte a migliorare l’indipendenza di alcune persone affette da disturbi mentali, la medicina predittiva e i software di anticipazione delle epidemie; 64.  insiste, tuttavia, sulla necessità che tutti gli usi dell’IA nella sanità pubblica debbano garantire la protezione dei dati personali dei pazienti e prevenire la loro diffusione incontrollata; 65.  chiede che tutti gli usi dell’IA nel settore della sanità pubblica rispettino il principio della parità di trattamento dei pazienti in termini di accesso alle cure, preservino il rapporto tra paziente e medico e siano coerenti in ogni momento con il giuramento di Ippocrate, di modo che il medico abbia sempre la possibilità di discostarsi dalla soluzione proposta dall’IA, mantenendo pertanto la responsabilità di qualsiasi decisione; 66.  osserva che l’utilizzo dell’IA nel contrasto alla criminalità e alla cibercriminalità potrebbe offrire un’ampia gamma di possibilità e opportunità; afferma nel contempo che dovrebbe continuare a prevalere il principio secondo cui ciò che è illegale offline lo è anche online; 67.  osserva che l’IA è utilizzata sempre più sovente nel settore della giustizia al fine di prendere decisioni più razionali, maggiormente conformi alle leggi vigenti e più rapide; plaude al fatto che il ricorso all’IA dovrebbe accelerare i procedimenti giudiziari; 68.  ritiene che occorra chiarire se sia opportuno che le decisioni inerenti all’applicazione della legge siano in parte delegate all’IA, pur mantenendo un controllo umano sulla decisione finale; 69.  sottolinea che l’utilizzo dell’IA nel settore giudiziario potrebbe migliorare l’analisi e la raccolta dei dati e la protezione delle vittime e che tale utilizzo potrebbe essere esplorato nell’ambito di attività di ricerca e sviluppo e accompagnato da valutazioni d’impatto, in particolare in relazione alle garanzie volte ad assicurare un giusto processo e ad evitare distorsioni e discriminazioni, applicando nel contempo il principio di precauzione; ricorda tuttavia che ciò non può sostituire il coinvolgimento di esseri umani nella pronuncia delle sentenze o nell’adozione delle decisioni; 70.  rammenta l’importanza dei principi di governance, trasparenza, imparzialità, responsabilità, equità e integrità intellettuale nell’utilizzo dell’IA nel settore della giustizia penale; 71.  esorta gli Stati membri a valutare i rischi connessi alle tecnologie basate sull’IA prima di automatizzare le attività relative all’esercizio dell’autorità statale, in particolare nel settore della giustizia; invita gli Stati membri a considerare la necessità di prevedere garanzie, come la supervisione di un professionista qualificato e norme di deontologia professionale: 72.  osserva che alcune tecnologie di IA consentono un’automatizzazione senza precedenti dell’elaborazione delle informazioni e delle attività, come nel caso della sorveglianza di massa in ambito civile e militare, che rappresenta una minaccia per i diritti fondamentali e spiana la strada a interferenze illecite nella sovranità statale; chiede che le attività di sorveglianza di massa siano sottoposte a controllo a norma del diritto internazionale, anche per quanto concerne le questioni relative alla competenza giurisdizionale e all’esecuzione; esprime vive preoccupazioni riguardo allo sviluppo di alcune applicazioni estremamente invasive che attribuiscono un punteggio sociale, poiché esse mettono seriamente a repentaglio il rispetto dei diritti fondamentali; chiede un divieto esplicito che impedisca alle autorità pubbliche di ricorrere all’attribuzione su larga scala di un punteggio sociale per limitare i diritti dei cittadini; chiede che sia rafforzata la responsabilità dei soggetti privati ai sensi del diritto internazionale, in considerazione dell’egemonia decisionale e del controllo che taluni soggetti privati hanno sullo sviluppo delle tecnologie in parola; invita a tale proposito la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a prestare particolare attenzione in sede di negoziazione, conclusione e ratifica di accordi internazionali in materia di controversie familiari transfrontaliere, come i casi internazionali di sottrazione di minori, nonché ad assicurare, al riguardo, che i sistemi di IA siano sempre impiegati sotto un effettivo controllo umano e rispettino il giusto processo, nell’UE e nei paesi firmatari di tali accordi; 73.  chiede che il pubblico sia informato dell’uso dell’IA nel settore della giustizia e che tale uso non dia luogo a discriminazioni derivanti da distorsioni nella programmazione; sottolinea che deve essere rispettato il diritto di ogni persona di aver accesso a un pubblico ufficiale, nonché il diritto del pubblico ufficiale interessato di prendere personalmente la decisione e di discostarsi dalle informazioni ricevute dall’IA quando lo reputi necessario alla luce delle specificità della questione in esame; pone l’accento sul diritto della parte convenuta di impugnare la decisione conformemente al diritto nazionale, senza che venga mai meno la responsabilità finale del giudice; 74.  chiede, pertanto, che tutti questi utilizzi in ambito pubblico e amministrativo siano considerati informazioni di pubblico dominio e che si evitino discriminazioni dovute a distorsioni nella programmazione; 75.  pone l’accento sull’importanza di consentire una diffusione e un utilizzo corretti dell’IA; invita gli Stati membri a offrire formazioni appropriate al personale civile e militare per consentirgli di individuare con precisione e di evitare le discriminazioni e le distorsioni negli insiemi di dati; 76.  esprime profonda preoccupazione per le tecnologie di deepfake, che consentono di produrre foto, audio e video falsificati sempre più realistici che potrebbero essere utilizzati per compiere ricatti, creare notizie false o minare la fiducia dei cittadini e influenzare il dibattito pubblico; ritiene che tali pratiche siano in grado di destabilizzare paesi, diffondere la disinformazione e influenzare le consultazioni elettorali; chiede pertanto l’introduzione di un obbligo in base al quale tutti i materiali deepfake o altri video artificiali realizzati in modo realistico debbano essere etichettati come “non originali” dal loro creatore, con severi limiti al loro utilizzo a fini elettorali, e che tale obbligo sia applicato rigorosamente; chiede che siano svolte adeguate attività di ricerca in questo campo per garantire che le tecnologie di contrasto dei suddetti fenomeni siano al passo con gli utilizzi dolosi dell’IA; Trasporti 77.  prende atto del notevole potenziale economico delle applicazioni dell’IA, anche in relazione all’ottimizzazione a lungo termine delle prestazioni, alla manutenzione, alla previsione dei guasti e alla pianificazione della costruzione delle infrastrutture di trasporto e degli edifici, nonché sotto il profilo della sicurezza, dell’efficienza energetica e dei costi; invita dunque la Commissione a continuare a promuovere la ricerca nel campo dell’IA e lo scambio di buone prassi nel settore dei trasporti; 78.  sottolinea la necessità di promuovere l’intelligenza artificiale per incentivare la multimodalità, l’interoperabilità e l’efficienza energetica di tutti i modi di trasporto, rendere più efficiente l’organizzazione e la gestione dei flussi di traffico merci e passeggeri, utilizzare in modo migliore le infrastrutture e le risorse in tutta la rete transeuropea di trasporto (TEN-T) e affrontare gli ostacoli alla creazione di un vero spazio unico europeo dei trasporti; 79.  ricorda i benefici del sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (ERTMS), un sistema continuo di protezione automatica dei treni, e sostiene lo sviluppo e la normalizzazione a livello internazionale dell’automazione delle operazioni ferroviarie; 80.  accoglie con favore i lavori nel quadro del progetto di ricerca sulla gestione del traffico aereo nel cielo unico europeo (SESAR) concernenti i sistemi di aeromobili senza equipaggio e i sistemi di gestione del traffico aereo, sia civile che militare; 81.  ricorda che i veicoli autonomi presentano un elevato potenziale in termini di miglioramento della mobilità e della sicurezza e apportano benefici ambientali, e invita la Commissione e gli Stati membri a garantire la cooperazione tra le autorità di regolamentazione e tutti gli attori pertinenti per la diffusione dei veicoli stradali automatizzati nell’UE; 82.  sottolinea che negli ultimi anni il comparto mondiale della navigazione è notevolmente cambiato grazie all’integrazione dell’IA; ricorda le ampie discussioni in corso in seno all’Organizzazione marittima internazionale su un’efficace integrazione nel suo quadro normativo di tecnologie nuove ed emergenti quali le navi autonome; 83.  sottolinea che i sistemi di trasporto intelligenti attenuano la congestione del traffico, aumentano la sicurezza e l’accessibilità e contribuiscono a migliorare la gestione dei flussi di traffico, l’efficienza e le soluzioni di mobilità; richiama l’attenzione sulla maggiore esposizione delle reti di trasporto tradizionali alle minacce informatiche; ricorda l’importanza di risorse adeguate e di ulteriori attività di ricerca sui rischi in termini di sicurezza per garantire la sicurezza dei sistemi automatizzati e dei relativi dati; accoglie con favore l’intenzione della Commissione di includere la sicurezza informatica come punto ricorrente all’ordine del giorno delle discussioni in seno alle organizzazioni internazionali del settore dei trasporti; 84.  plaude agli sforzi volti a introdurre sistemi di IA nel settore pubblico e sosterrà la prosecuzione delle discussioni sulla diffusione dell’intelligenza artificiale nei trasporti; invita la Commissione a effettuare una valutazione del ricorso all’IA e a tecnologie simili nel settore dei trasporti e a compilare un elenco non esaustivo dei segmenti ad alto rischio dei sistemi di IA che si sostituiscono alle decisioni prese nel quadro delle prerogative dei pubblici poteri in questo settore; 85.  sottolinea che il Fondo europeo per la difesa e la cooperazione strutturata permanente dovrebbero stimolare la cooperazione tra gli Stati membri e le industrie europee della difesa al fine di sviluppare nuove capacità di difesa europee nel settore dell’IA e garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, tenendo conto di considerazioni etiche; pone l’accento sulla necessità di evitare la frammentazione creando ponti tra i vari attori e settori di applicazione, promuovendo la compatibilità e l’interoperabilità a tutti i livelli e concentrandosi sul fatto di lavorare insieme sull’architettura e le soluzioni di piattaforme; ricorda inoltre che il prossimo meccanismo per collegare l’Europa, che promuove anche le infrastrutture intelligenti, prevede un fondo per l’adattamento e lo sviluppo di infrastrutture di trasporto civili o militari a duplice uso nelle TEN-T al fine di aumentare le sinergie tra esigenze civili e di difesa e di migliorare la mobilità civile e militare all’interno dell’Unione; evidenzia, pertanto, la necessità di ulteriori investimenti e attività di ricerca nonché di una maggiore leadership da parte europea nelle tecnologie che, oltre ad avere un forte impatto sulla crescita economica, hanno anche un notevole potenziale in termini di duplice uso; 86.  sottolinea che nel settore dei trasporti e della mobilità molti investimenti nelle nuove tecnologie sono indotti dal mercato, ma che le tecnologie e i prodotti a duplice uso disponibili in commercio sono spesso utilizzati in modo innovativo per scopi militari; evidenzia dunque la necessità di tenere conto del potenziale di duplice uso delle soluzioni basate sull’IA in sede di definizione delle norme per l’uso dell’IA in vari ambiti del comparto commerciale e militare; chiede che nella messa a punto di tecnologie, prodotti e principi operativi della difesa siano integrati norme e principi etici rigorosi; 87.  osserva che il trasporto efficace di merci, munizioni, armamenti e truppe è una componente essenziale per il successo delle operazioni militari; sottolinea che ci si attende che l’IA svolgerà un ruolo cruciale e offrirà numerose possibilità nel campo della logistica e del trasporto militari; segnala che in tutto il mondo gli Stati, compresi gli Stati membri dell’UE, stanno integrando armi e altri sistemi basati sull’intelligenza artificiale nelle piattaforme terrestri, navali e aeree; ricorda che le applicazioni dell’IA nel settore dei trasporti potrebbero assicurare nuove capacità e consentire nuove forme di tattica, come la combinazione di più sistemi, quali droni, imbarcazioni o carri armati senza equipaggio, in operazioni indipendenti e coordinate; Diritto internazionale privato 88.  osserva che l’internazionalizzazione delle attività umane, online o nel mondo reale, comporta un aumento costante delle controversie rientranti nel diritto internazionale privato, controversie che l’IA può aiutare a risolvere creando modelli per individuare la giurisdizione competente e il diritto applicabile in ciascun caso, ma anche per identificare i conflitti di leggi più spinosi e proporre soluzioni per risolverli; 89.  ritiene, tuttavia, che il pubblico debba essere debitamente informato circa gli impieghi dell’IA nel campo del diritto internazionale privato e che tali impieghi debbano evitare discriminazioni dovute alla programmazione – che favorirebbero sistematicamente un diritto nazionale a scapito di un altro -, rispettare i diritti del giudice predeterminato dalla legge, consentire possibilità di ricorso a norma della legge applicabile e permettere al giudice di ignorare la soluzione suggerita dall’IA; 90.  sottolinea che la circolazione di veicoli autonomi nell’Unione europea, che è suscettibile di dar luogo a un numero particolarmente elevato di controversie internazionali private, deve essere oggetto di specifiche norme europee che stabiliscano il regime giuridico applicabile in caso di danni transfrontalieri; 91.  segnala che, a seguito della crescente importanza delle attività di ricerca e sviluppo del settore privato e dei massicci investimenti di paesi terzi, l’UE si trova confrontata a una forte concorrenza; appoggia dunque gli sforzi profusi dall’UE per sviluppare ulteriormente i suoi vantaggi competitivi e ritiene che, in un mondo iperconnesso, l’Unione dovrebbe puntare ad assumere un ruolo guida nell’elaborazione delle norme relative all’IA, adottando una strategia efficace nei confronti dei suoi partner esterni e intensificando gli sforzi volti a stabilire norme etiche globali per l’IA a livello internazionale che siano in linea con le norme di sicurezza e i requisiti in materia di protezione dei consumatori, nonché con i valori dell’Unione e i diritti dei suoi cittadini, inclusi i diritti fondamentali; ritiene che ciò sia essenziale anche ai fini della competitività e della sostenibilità delle imprese europee; invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare la cooperazione con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali, quali l’ONU, l’OCSE, il G7 e il G20, e ad avviare un dialogo più ampio per affrontare le sfide derivanti dallo sviluppo di questa tecnologia in rapida evoluzione; ritiene che tali sforzi dovrebbero puntare, in particolare, alla definizione di norme comuni e al miglioramento dell’interoperabilità dei sistemi basati sull’IA; invita la Commissione a promuovere il dialogo, una più stretta cooperazione e sinergie tra Stati membri, ricercatori, accademici, attori della società civile, settore privato, in particolare le imprese leader, e settore militare per garantire che i processi decisionali riguardanti la regolamentazione dell’IA nel settore della difesa siano inclusivi; Principi guida 92.  ritiene che le tecnologie di IA e i sistemi di rete dovrebbero mirare a garantire ai cittadini la certezza del diritto; sottolinea, pertanto, che le norme in materia di conflitto tra leggi e giurisdizioni dovrebbero continuare ad applicarsi, tenendo conto al contempo degli interessi dei cittadini e della necessità di ridurre il rischio di scelta opportunistica del foro; rammenta che l’IA non può sostituirsi agli esseri umani nei procedimenti giudiziari quando si tratta di pronunciare sentenze o adottare decisioni definitive, di qualsiasi tipo esse siano, poiché tali decisione devono essere sempre prese da un essere umano ed essere soggette a una rigorosa verifica umana nonché alla garanzia del giusto processo; insiste sul fatto che, quando vengono utilizzati elementi di prova forniti da tecnologie basate sull’IA, le autorità giudiziarie dovrebbero essere tenute a motivare le loro decisioni; 93.  ricorda che l’IA costituisce un progresso scientifico che non deve minare il diritto bensì, al contrario, deve essere sempre disciplinata da quest’ultimo — nell’Unione europea dal diritto delle sue istituzioni e dei suoi Stati membri — e che, in nessun caso, l’intelligenza artificiale, la robotica e le tecnologie a esse correlate possono violare i diritti fondamentali, la democrazia, lo Stato di diritto; 94.  sottolinea che gli usi dell’IA a fini di difesa dovrebbero essere responsabili, equi, tracciabili, affidabili e governabili; 95.  ritiene che l’intelligenza artificiale, la robotica e le tecnologie correlate, compresi i software, gli algoritmi e i dati utilizzati o prodotti da tali tecnologie, a prescindere dal settore di utilizzo, debbano essere sviluppati in modo sicuro e tecnicamente rigoroso; o
o   o 96.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione  
  

Riflessioni sull’Istituto Italiano dell’Intelligenza Artificiale con le osservazioni nella Consultazione del MISE sulla Strategia Nazionale

Sarebbe ora che l’Unione assumesse un atteggiamento più assertivo sulle tecnologie

Pubblichiamo qui di seguito in quattro blocchi i commenti presentati dall’ Associazione Culturale Diàlexis nell’ ambito della Consultazione del MISE sulla Strategia Nazionale dell’ Intelligenza Artificiale, inviati anche ai Ministri Patuanelli e Manfredi e al Presidente del Parlamento Europeo Sassoli.

Nella prima puntata, la parte generale, nella seconda (inn Inglese, su “Technologies for Europe”, il testo e il commento al parere dell’ EPDRS sull’Accordo Interistituzionale fra le Istituzioni dell’ Unione Europea e Microsoft, nella terza il testo e il commento dell’ accordo fra Poste Italiane e Microsoft, e nella quarta la Parte Speciale.

INTRODUZIONE

Prendendo atto del fatto che il Ministero ha giustamente esposto alla discussione, tanto la vera e propria Strategia, quanto le precedenti proposte del Gruppo di Esperti, abbiamo ritenuto di “sdoppiare” le nostre osservazioni, in una prima parte, che funge da premessa e quadro d’insieme per i singoli commenti,  e una seconda, dedicata al vero e proprio commento alla Strategia Nazionale.

Osserviamo  preliminarmente che la strategia del Ministero è molto più selettiva di quella del Gruppo di Esperti, e, come tale, corre il rischio di essere inutile, perché ignora i temi più controversi,  e in particolare la battaglia in corso, da parte delle Istituzioni (Commissione, Corte di Giustizia, EDPS, Antitrust italiano) , di imprese (Qwant) e cittadini europei (Schrems) contro il monopolio delle multinazionali del web, che  sono giunte a controllare le forniture di servizi alle Istituzioni Europee e alle amministrazioni pubbliche nazionali,  e gli sforzi in corso per creare, con Gaia-X, JEDI e Qwant, un ecosistema digitale europeo capace di dare all’ Europa l’autonomia strategica invocata, per esempio, da Macron, Altmaier e Breton. Proponiamo invece che l’autonomia digitale italiana ed europea sia inserita a pieno titolo fra gli obiettivi della strategia italiana.

Il profeta inascoltato delle tecnologie europee: Jean-Jacques Servan-Schreiber

PARTE GENERALE :COMMENTO ALLE PROPOSTE DEGLI ESPERTI

  1.    CONTRO L’ARRETRATEZZA DELL’ ITALIA E DELL’ EUROPA
  2.    DOPO IL COVID
  3.    DIGITAL HUMANITIES EUROPEE
  4.    UNA PEDAGOGIA PER IL XXI SECOLO
  5.    UNO SFORZO COORDINATO
  6.    TUTELA DEL PATRIMONIO INTELLETTUALE
  7.    HORIZON SCANNING
  8. DIGITAL UPSKILLING
  9.    L’ITALIA NEI CAMPIONI EUROPEI
  10.    AREE DI RICERCA E RICADUTE SUL TERRITORIO
  11.    DALL’ITALIA ALL’EUROPA
Il Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli

I.CONTRO L’ ARRETRATEZZA DELL’ ITALIA E DELL’ EUROPA

La crisi del Covid-19, che non accenna a cessare, sta dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, la mancanza di resilienza dell’Europa attuale, se confrontata, per esempio, con le società dell’Estremo Oriente (le “polveri bagnate dell’ Europa”).

Senza addentrarci in giudizi di valore, prendiamo intanto atto che questa mancata resilienza, che si è manifestata oramai ripetutamente – di fronte alla crisi energetica, a quella dei subprime, alle migrazioni, alla pandemia-, impone una drastica ristrutturazione delle nostre società, la quale non può prendere avvio se non dalla trasformazione digitale. Le autorità europee stanno incominciando a rendersene conto, come dimostrano i primi passi, per quanto per ora solo teorici, fatti, verso l’autonomia strategica digitale e verso la creazione di campioni digitali europei, nel Piano Coordinato dell’Unione Europea.

Un’ efficace strategia europea  di transizione dalle “Macchine Intelligenti” (robot) alle “Macchine Spirituali” (AI), per usare le parole del Direttore tecnico di Google, Ray Kurzweil, non può più partire, dato il ritardo accumulato dal nostro Continente, se non da un approccio “top down”, quale quello da noi delineato nel libro “European Digital Agency” inviato a tutte le Autorità competenti), in sostituzione di quello “bottom up” adottato fino ad ora, il quale non ha sortito gli effetti promessi dalla Strategia di Lisbona, da “Europa 2000” e da “Horizon 2000”, e, anzi, ha visto l’ Europa retrocedere rispetto a tutte le aree del mondo.

Un approccio che potrebbe essere chiamato, citando Macron, “DARPA EUROPEO”, o, secondo le proposte degli Esperti del MISE,  “un CERN ITALIANO”. Certo, non sono la stessa cosa: uno è un Ente militare, l’altro un centro di ricerca pura. In ogni caso, la Commissione, in persona dell’allora commissario Moedas, aveva già contestato a Macron l’idea del “DARPA EUROPEO”, precisando che Francia e Germania erano libere di perseguire questo approccio, ma per conto loro.

Purtroppo, com’ è stato scritto eloquentemente dagli Esperti, giacché i concorrenti da battere sono i GAFAM americani e i BAATX cinesi, che sono delle grandi imprese multinazionali, per giunta sostenute  apertamente dai rispettivi Governi, “un investimento distribuito e non coordinato” (com’è oggi quello europeo, e ancor più quello italiano) “rischia di rimanere sotto la soglia critica “.Tutto l’impianto della politica tecnologica europea, anche in epoca di Recovery Fund (Next Generation), è basato invece su un investimento “distribuito e non coordinato” di Commissione, BEI, EIT, ESA, 27 Stati Membri, 27 Istituti Europei di Tecnologia, 27 Istituti Europe dell’Intelligenza Artificiale, qualche centinaio di “Technological Hubs” e di “Regulatory Sandboxes”, migliaia di debolissime imprese…Nel frattempo, non casualmente, come ha rilevato la stessa Commissaria Vestager, i GAFAM non si sono mai arricchiti tanto alle spalle degli Europei, incuranti delle azioni della Commissione, del Parlamento, della Corte di Giustizia e dei Governi.

Inoltre, i programmi “Digital Europe” e ”Digital Services”, che saranno presentati a giorni, continuano a considerare, quale compito dell’ Europa digitale (Istituzioni, “Hubs”, Stati Membri), quello d’incoraggiare l’utilizzo, da parte della PA (comprese le Istituzioni) e delle imprese, dei prodotti e servizi digitali, che però non ci si premura affatto di produrre in Europa (come sarebbe fattibilissimo), dando implicitamente per scontato ch’ essi siano prodotti dai GAFAM (e, forse dai BAATX), senz’alcun ruolo per l’ Europa, così ridotta a “colonia tecnologica”, il tutto  con l’attiva cooperazione delle stesse Istituzioni Europee, che hanno acquistato dai GAFAM tutti i beni e servizi che servono per la loro attività (cfr. Allegato 2).

Alcune voci si sono levate, dai Governi e dalle stesse Istituzioni, per lamentare l’attuale eccessiva timidezza europea. In particolare, il Parlamento sta rifiutando ancor ora di accettare l’accordo con il Consiglio sul Quadro Pluriennale 2021-2027, tra l’altro, come da noi richiesto,  anche per i “tagli” ai programmi tecnologici. Anche l’EDPS (Autorità europea garante dei dati) ha presentato un rapporto durissimo in cui lamenta che l’appalto a Microsoft di tutte le attività digitali delle Istituzioni equivalga all’inversione del rapporto fra il controllore (le Autorità europee) e i controllati (il fornitore, per giunta soggetto alla legislazione americana), concretando una violazione gravissima dei divieti del DGPR e di quanto stabilito nelle sentenze della Corte di Giustizia.

Isaac Asimov: aveva previsto che “l’etica dell’ intelligenza artificiale” non poteva funzionare

II.DOPO IL COVID

La Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale, che stiamo qui commentando, impostata prima del Covid, tiene conto solo parzialmente degli effetti, sulla società, della pandemia, ma è ancora inevitabilmente troppo arretrata rispetto, non soltanto ai trend della concorrenza americana e cinese, ma perfino rispetto ai timidi tentativi industriali europei in corso (Qwant, JEDI. e Gaia-X, di cui la Strategia non fa assolutamente menzione, come se l’Italia potesse fare qualcosa di serio in materia digitale prescindendo dalle battaglie comuni degli Europei- buone o cattive ch’esse siano-), e dando anch’essa per scontato che l’approvvigionamento di beni e servizi avvenga presso i GAFAM (in particolare Microsoft, trasformatosi, secondo l’ EDPS, da controllato a controllore delle Istituzioni europee). Invece, se l’Europa non si doterà, entro i prossimi 10 anni, di un ecosistema digitale autonomo, comprensivo di una propria cultura digitale, di campioni europei nei settori del “local storage”, delle piattaforme digitali, dei calcolatori e satelliti quantici, delle reti intercontinentali e della cybersecurity, subirà un’ inimmaginabile decadenza culturale, politica ed economica, la ”spirale del sottosviluppo” come l’ha chiamata Stefano Allievi.

Per questo motivo, pur apprezzando la professionalità e la completezza delle Proposte e della Strategia,  e usando come punto di partenza molte delle loro considerazioni e suggerimenti, riteniamo che l’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale  dovrebbe andare al di là, tanto delle strategie europee, quanto di quella italiana, proponendosi come l’antesignano di un nuovo, energico, approccio continentale, a cui le stesse Proposte  fanno più di un accenno.

Infatti, gli approcci attuali sono oramai insufficienti. La pretesa della Commissione, di fare, dell’Unione, il “Trendsetter del Dibattito Globale”, per quanto giustificatissima e condivisa, è stata oramai banalizzata dal proliferare in tutto il mondo, degl’ infiniti  documenti  sull’“etica dell’ Intelligenza Artificiale” (che sembrano redatti al ciclostile dai GAFAM), i quali oramai accomunano tutti -dalla Cina al Vaticano, dal Pentagono alla Commissione- e il fallimento delle strategie minimalistiche di contrasto ai GAFAM perseguite dalla Commissione (come l’azione contro Apple per aiuti di Stato e il Privacy Shield) è stato certificato dalla Corte di Giustizia, che implicitamente ha imposto l’adozione di nuove, più drastiche, misure. Lo stesso Department of Justice americano ha addirittura portato in tribunale Google, ingiungendole di cessare le sue pratiche monopolistiche, per non parlare, infine, del drammatico rapporto dell’ EDPS. Si noti che, subito dopo, si è mosso, buon ultimo, anche l’antitrust italiano.

Anche per l’Intelligenza Artificiale occorre fare un energico passo in avanti, abbandonando i concetti, vecchi di settantant’ anni, delle “Leggi della Robotica” di Asimov, ma anche il nuovo concetto di “affidabilità”, proposto dalle varie “strategie” disponibili sul mercato, per mettere in evidenza invece, da un lato,  le capacità di controllo e di autocontrollo dell’umano (“Empowerment” ed “Enhancement”), e, dall’ altra, l’urgenza di tradurre i programmi e le norme europee (e, in primo luogo, il DGPR), in concrete realizzazioni legislative e tecniche, come il Cloud europeo, su cui si incomincia appena ora a lavorare con Gaia-X, ma di cui manca ancora una solida base culturale, tecnologica, politica, finanziaria, di sicurezza, giuridica, commerciale, che garantisca l’integrazione nella strategia di sicurezza, l’effettiva autonomia, la coerenza con le varie normative, l’effettivo utilizzo, la non ingerenza da parte delle multinazionali del web. Un compito a cui l’Istituto è chiamato a collaborare.

E’da quattro secoli che si disputa sugli automi, senza alcuna conclusione.

III.DIGITAL HUMANITIES EUROPEE

Come ha scritto Julian Nida-Rümelin, la transizione digitale dovrebbe costituire un’occasione per creare un umanesimo digitale. Direi di più: senza un umanesimo digitale, è inevitabile che, come pronosticato da ormai un secolo da moltissimi autori (Čapek, Asimov, Teilhard de Chardin, Kurzweil, von Neumann, Vinge, McLuhan, de Landa, Joy, Fukuyama, Hawking, Rees, Musk, Bell, Wang Pei…), le macchine prendano il sopravvento sugli uomini, anche e soprattutto grazie all’ intelligenza artificiale, come del resto sta già avvenendo nei sistemi di difesa nucleari, nelle borse, nei social networks (cfr. casi “Miortvaja Rukà” e “Google Analytica”). D’altra parte, l’idea di un “Intelletto Attivo” sovrastante l’Umanità costituisce una tentazione millenaria di tutte le civiltà (dallo Spirito Assoluto di Hegel, al General Intellect di Marx, alla Noosfera di Teilhard de Chardin).

Molti intellettuali, religiosi ed esperti, si sono preoccupati della questione. Tuttavia, i tagli alla cultura, gli errori di programmazione, l’abbandono delle periferie, le chiusure localistiche, la disoccupazione intellettuale, la decadenza degli studi, le incertezze fra discipline umanistiche e tecnico-scientifiche, e ora il Covid, tutto ha contribuito alla crisi dell’intera cultura pedagogica del XXI secolo, rendendo gli uomini deboli nel confronto con le macchine.

Sembra assodato che in ogni caso il costituendo Istituto, fortemente voluto dall’Arcidiocesi di Torino, dedicherà una parte delle sue ricerche all’etica dell’Intelligenza Artificiale, sulla falsariga dell’”Appello di Roma” sponsorizzato dal Vaticano. In effetti, c’è ancora moltissimo da fare in questa direzione, giacché l’idea di poter infondere un’etica (ma quale?) nelle macchine, senza aver fatto lo stesso prima nell’uomo, è una semplice illusione, perché le “macchine intelligenti” non fanno altro che cristallizzare e perennizzare i pregiudizi (i “bias”) dei loro creatori (come il sistema elettronico russo “Miortvaja Rukà”, che garantisce comunque alla potenza nucleare sconfitta la Mutua Distruzione Assicurata dell’avversario anche dopo lo sterminio dei suoi alti comandi, rendendo così irreversibile la decisione della leadership politica pro tempore).

L’idea delle “Leggi della Robotica” poteva essere semmai giustificabile quando i robot non c’erano ancora, eppure Asimov aveva dimostrato già 70 anni fa ch’ esse non possono funzionare. Per avere un “ecosistema digitale” virtuoso occorre invece che la società sia virtuosa. Nello specifico: se si vuole evitare che le macchine comandino agli uomini, occorre che gli uomini stessi siano capaci di comandare: che siano spiriti forti, liberi, aperti, come tentavano di farli le educazioni “classiche” di tutte le antiche civiltà, cosa che ha permesso di fermare, seppure in estremi, gli errori degli automi, come nel mito del Golem e nella vicenda del 1983 del Tenente-Colonnello Petrov.

Se l’ Europa vuole veramente qualificarsi come “Trendsetter del Dibattito Globale”, deve risolvere in primo luogo questa questione, rispondendo così alle ineludibili preoccupazioni di scienziati di primo piano, come Hawking e Rees.

La sopravvivenza del mondo è già ora nelle mani di complessi ecosistemi digitali

IV.UNA PEDAGOGIA DEL XXI SECOLO

Primo compito dell’Istituto dovrebbe dunque essere quello d’investigare su una nuova educazione del XXI secolo, adatta alla ”Società delle Macchine Spirituali”. Ciò comporterebbe una rivisitazione di vari aspetti della società delle scienze, “umane” ed “esatte”: la pedagogia (i curricula del Processo di Bologna); il “Lifelong learning” (non “re-skilling”, ma “up-skilling”); la neurobiologia e la bioingegneria (l’”Enhancement”); l’interfaccia uomo-macchina (l’”Empowerment”).

Il convivere con le macchine spirituali richiede comunque anche una massa molto più ampia di conoscenze, che l’Intelligenza Artificiale, se ben utilizzata e organizzata, può dare, attraverso una nuova forma di enciclopedismo (che comunque va organizzato, politicamente, giuridicamente, imprenditorialmente e tecnicamente): empowerment, ICT law, data economy, e.publishing. In generale, disciplinare l’Intelligenza Artificiale richiede ovviamente un enorme lavoro legislativo e di programmazione, come per esempio trasformare il GDPR in algoritmi che attuino in concreto i principi legislativi: conferire l’accesso solo agli aventi diritto, conciliando queste regole con il flusso internazionale dei dati, il controllo pubblico sulle reti, la proprietà intellettuale,  il diritto militare e fiscale, l’antitrust,  la procedura penale, la legislazione d’emergenza….

Sempre secondo le Proposte degli Esperti (che noi condividiamo energicamente), c’è bisogno di un’Accademia Digitale, da dedicarsi all’insegnamento al massimo livello delle discipline legate al digitale (etica digitale informatica, cibernetica, robotica, bioingegneria, economia e diritto digitali, automazione, cyber-sicurezza, cyber-intelligence, cyber-guerra, digital art, ecc..). L’area piemontese si distingue per le sue variegate competenze, che comprendono, oltre che il Politecnico e l’Università, anche il Centro di Formazione dell’ Ufficio Internazionale del Lavoro (ILO), il Centro Europeo per la formazione in Est Europa, la Scuola Universitaria Interdipartimentale in Scienze Strategiche (SUISS) e la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Sezione Parallela di Torino. A Ivrea si sta tentando, con l’iniziativa ICO Valley – Human Digital Hub, di fare rivivere, negli spazi che furono di Adriano Olivetti, lo spirito della sua epoca, con la creazione di un’Accademia che potrebbe molto opportunamente venire integrata in un unico “Distretto dell’ AI”, insieme a Torino. l’ACCADEMIA DIGITALE focalizzata sull’alta formazione nel digitale e più in generale nell’economia immateriale, coordinata da Torino Wireless, in stretta collaborazione con il Politecnico e con l’Università degli Studi di Torino, Ires Piemonte e Talent Garden, dall’altro un INCUBATORE/ACCELERATORE DI STARTUP per supportarne lo sviluppo attraverso specifici programmi di crescita, servizi professionali dedicati e opportunità di finanziamento di CDP e altri investitori.

Occorrerà per altro un controllo molto attento delle materie d’insegnamento, perché la nuova Accademia non divenga la brutta copia di Istituzioni già esistenti, bensì riempia i moltissimi spazi lasciati vuoti dall’inazione di Istituzioni e imprese, e svolga anche un ruolo critico nei confronti delle molte carenze del mondo digitale europeo.

Torino, al centro della cultura per il lavoro

V.UNO SFORZO COORDINATO

Le tradizionali politiche europee nel settore tecnologico sono fondate:

-sull’ idea che la UE sia, non già una federazione, come volevano Coudenhove-Kalergi e Spinelli, bensì un’”organizzazione sovranazionale”, che ha come elementi di base gli “Stati Nazionali” attualmente esistenti, e che quindi si sente obbligata a dividere per 27 tutte le nuove iniziative, anche quelle che avrebbero un senso solo a livello continentale;

-sulla delega agli Stati Uniti delle “attività strategiche” (intese in un senso esageratamente largo, comprendente, in sostanza, anche le nuove tecnologie, come si vede nel recentissimo caso dell’outsourcing  verso Microsoft delle Istituzioni UE e di Poste Italiane);

-su un’interpretazione restrittiva del “principio di sussidiarietà”, secondo cui occorrerebbe lasciare al livello più basso di governo tutto ciò che possa essere fatto a quel livello, non già solo ciò che possa essere fatto meglio a quel livello (sicchè nessuno svolge poi in realtà le attività più “nobili” ed impegnative, perché singoli Stati membri non sono all’altezza, ma non vogliono nemmeno che le svolga l’Unione). Quindi, le si delegano alle multinazionali del web;

-su un’interpretazione limitativa dell’economia sociale di mercato, secondo cui la “socialità” si riferirebbe soprattutto alla redistribuzione, e pochissimo al coordinamento e alla promozione delle attività economiche (l’“advocacy”).

Si susseguono quindi le proposte di creare nuovi organi centralizzati (Invitalia, Fondo per l’Innovazione, Cabina di Regia per l’AI.., Alto Commissario per il Recovery Fund). A ciò si aggiunga che già esiste a Genova un Istituto Italiano di Tecnologia, e sono stati appena confermati dal Governo, con un’azione anticipata assai discutibile, gli hub tecnologici europei creati sotto Horizon 2020. Tutte quelle proposte non vanno certo nel senso della semplificazione e della centralizzazione, bensì in quello della moltiplicazione degli Enti, delle sedi e delle poltrone. L’Associazione Culturale Diàlexis aveva scritto una serie di lettere (allegate) a tutte le Istituzioni e ai Governi, chiedendo di non rinnovare sic et simpliciter le strutture esistenti, semplicemente rifinanziandole per i prossimi 7 anni, perché, data la situazione, sarebbe stato richiesto, per questo periodo, un molto maggiore sforzo aggiuntivo. Purtroppo, i progetti della Commissione (per altro non approvati, né dal Consiglio, né dal Parlamento), sono molto simili a Horizon 2020 (e non tengono conto delle promesse di trasformazione radicale espresse in occasione del Covid).

Prendiamo atto del fatto che il Quadro Pluriennale è ancora fermo, come da noi richiesto, tra l’altro proprio per la sua insufficienza in campo tecnologico. Quindi, le attuali strutture non sono ancora state legalmente confermate, e, almeno in teoria, potrebbero ancora essere modificate. A regime, l’intero sistema europeo dovrebbe comunque essere drasticamente semplificato, come spiegato nel nostro libro, centralizzando in un’unica Agenzia Tecnologica Europea (DARPA EUROPEA, CERN delle tecnologie), quello che fanno oggi EIT, ESA, Agenzia Europea degli Armamenti, hubs tecnologici….

In attesa che quest’ esigenza venga metabolizzata, l’Italia non può fare a meno di formalizzare una propria strategia, come hanno già fatto altri Stati europei. Tuttavia, com’è espresso chiaramente nelle proposte che stiamo commentando, l’idea è che, attraverso la Strategia e l’Istituto, l’Italia possa assumere un ruolo di leadership nell’Intelligenza Artificiale, possa caldeggiare la creazione di un Istituto Europeo per l’Intelligenza Artificiale (che a quel punto non potrebbe non essere strutturato insieme all’ EIT), e candidarsi a ospitarlo.

Tutto ciò presuppone un’intensa capacità propositiva, anche per ciò che riguarda le strategie e le politiche: altro tema che potrebbe rientrare fra gli obiettivi del nuovo Istituto: la costruzione (eventualmente con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale), di scenari per il futuro dell’ industria digitale italiana ed europea.

Ciò presupporrebbe però che si facesse ordine innanzitutto in Italia, in particolare creando un piano dettagliato, che, come in questa nota, parta da alcune questioni di principio, per poi articolarsi, da un lato, in temi di ricerca, e, dall’ altro, in azioni di governo per sostenere i filoni strategici. Tutto ciò anche nell’ ottica di spendere al meglio le risorse del Recovery Fund.

Nel 2021, per le tecnologie europee non ci resta che lo “stato di emergenza”

VI.TUTELA DEL PATRIMONIO INTELLETTUALE

Una delle principali carenze del settore digitale europeo è che il suo patrimonio intellettuale non è, di fatto, tutelato. Questo spiega perché le imprese europee siano poco propense a investire in ricerca e sviluppo.

Certo, con il tempo, si è estesa di molto la protezione intellettuale del software e del know-how in generale. Tuttavia, un’enorme quota del patrimonio intellettuale dell’industria informatica è costituito da un  know-how informale, come pure da sperimentazioni non brevettate. Orbene, come è noto, questo tipo di patrimonio in Europa non è praticamente tutelato. Innanzitutto, come  messo in evidenza dalle due cause Schrems, l’intera massa dei dati degli Europei (delle Istituzioni europee e di molte amministrazioni nazionali), siano essi cittadini o imprese, è immagazzinata nei server dei GAFAM, i quali, ai sensi del Patriot Act e del CLOUD Act, sono tenuti a metterli a disposizione delle 16 agenzie americane d’intelligence, le quali a loro volta, come illustrato per esempio da “L’Express”, non hanno alcuna difficoltà  a renderli disponibili alle imprese americane. In secondo luogo, gli stessi Americani accusano un po’ tutto il mondo di carpire, attraverso l’hackeraggio, i segreti industriali di tutte le imprese occidentali. Quindi, i dati degli Europei vengono piratati almeno due volte.

Basti pensare a un tipico caso di sviluppo di prodotto italiano: il calcolatore “Programma 101” dell’Olivetti, che sarebbe stato teoricamente già ceduto alla General Electric per le pressioni del mondo politico e finanziario italiano, e che fu invece terminato “clandestinamente” dai tecnici dell’Olivetti, e venduto, soprattutto negli Stati Uniti, in 44.000 esemplari, che furono subito copiati e cannibalizzati dai concorrenti. Nessuno si curò neppure di proseguire la produzione di quel prodotto, già sviluppato a spese dell’impresa e con un così straordinario successo commerciale, né di difendere una proprietà intellettuale strategica per l’Italia e per l’Europa.

Un altro esempio drammatico è costituito dal recente accordo interistituzionale fra Commissione, Consiglio e Parlamento, in forza del quale tutte le attività di software dell’Unione Europea, compreso il trattamento dei dati, sono state appaltate a Microsoft. Lo stesso dicasi per molte pubbliche amministrazioni europee, in primis Poste Italiane (all.2). E’ ovvio che, in questo modo, tutto il know-how europeo viene messo a disposizione dei GAFAM, e questi non solo non pagano, ma vengono addirittura profumatamente retribuiti dagli Europei.

Occorrerebbe controllare che, almeno per l’Istituto Italiano dell’Intelligenza Artificiale, non avvenga lo stesso.

La bozza di “Digital Europe” che verrà presentata a giorni dedica una certa attenzione a questo problema.

“-garantire un’ampia implementazione delle soluzioni di cibersicurezza più recenti in tutti i settori economici;

-rafforzare le capacità negli Stati membri e nel settore privato per aiutarli a ottemperare alla direttiva UE recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione”.

Occorrerà vedere come si passerà dalle parole ai fatti. Uno dei compiti fondamentali dell’Istituto sarebbe, a nostro avviso, proprio quello di studiare come questi fenomeni possano e debbano cessare, attraverso un’adeguata politica legislativa, finanziaria, di “advocacy” e di supporto alle imprese nazionali ed europee innovative.

Ovviamente, tutto ciò presuppone anche un enorme lavoro tecnico nel settore della cyber-security, anche perché, qui come su altri punti, “Digital Europe” parte dall’ idea che dobbiamo “acquisire” i sistemi di sicurezza, non produrli. E perché mai? E’ difficile che chi produce i nostri sistemi di sicurezza non si riservi anche la chiave per poter accedere abusivamente ai nostri dati. Ed è comunque certo che non potrà rispettare il DGPR, perché le autorità del Paese sede della società gl’imporranno sicuramente di rendere i dati disponibili al Governo stesso. L’Europa, se non l’Italia, dev’essere assolutamente autonoma in questo campo, e l’Istituto dovrà gettare le basi teoriche perché l’industria europea possa generare e gestire essa stessa siffatti sistemi.

L’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale, insieme all’ Istituto Tecnologico Italiano, deve innanzitutto “predire il futuro”

VII. HORIZON SCANNING

L’Intelligenza Artificiale, essendo il principale elemento di vantaggio competitivo nel commercio internazionale, ma anche in geopolitica, fa oggetto di una lotta accanita fra USA, Cina, Russia, Israele, India, Iran.

Il Governo Italiano, nelle sue iniziative presso l’Unione Europea, la NATO, le Nazioni Unite e la Cina, ha bisogno, per tutelare al massimo i propri interessi e valori, di difendere il know-how italiano, migliorare le performances dell’ Unione Europea e conseguire vantaggiosi accordi tecnologici e militari, di un sostanzioso  e competente supporto tecnico, economico e giuridico, che l’ Istituto dovrebbe essere in grado di dare.

Ci riferiamo in particolare agli argomenti seguenti:

-strategia europea per l’intelligenza artificiale;

-norme internazionali sull’ intelligenza artificiale;

-cyber-security;

-cyber-guerra;

-strategie di trasformazione digitale della scuola, dell’amministrazione, delle forze armate, della sanità, dell’industria;

-legislazione in materia d’ intelligenza artificiale;

-precisazione dell’inserimento dell’Intelligenza Artificiale nei curricula scolastici e del lifelong learning.

Nello stesso modo, le imprese innovative debbono essere guidate nell’ individuazione dei filoni più promettenti, attraverso uno studio attento dell’evoluzione del mercato mondiale, che dev’essere accessibile alle imprese nazionali ed europee.

Entro 10 anni, tutta la nostra società dev’essere digitalizzata e riqualificata

VIII.DIGITAL UPSKILLING

Le previsioni circa il possibile impatto sul lavoro dell’ intelligenza artificiale rischiano di essere  errate per difetto.

In effetti, l’intelligenza artificiale permette di automatizzare quasi tutte le attività umane:

-quelle politiche (voto elettronico, big data, social networks);

-quelle culturali (visite a distanza, webinar, e.publishing);

-quelle militari (cyber-intelligence, cyber-guerra);

-quelle digitali (didattica a distanza);

-quelle economiche (dematerializzazione della borsa, e.commerce)

-quelle produttive (machine learning, fabbriche 5.0);

-quelle burocratiche (lavoro da remoto);

-quelle tecniche (video-perizie)

-quelle religiose (cerimonie in streaming);

-quelle ludiche (videogiochi).

La pandemia ha dimostrato che, in certi casi, questa trasformazione può addirittura essere necessaria. Una volta superate le difficoltà tecniche (cosa relativamente alla quale l’intelligenza artificiale darà certamente un suo contributo), si rivelerà ch’ esse saranno anche più economiche di quelle fisiche, e, quindi, saranno competitive. Il risparmio si farà non tanto, o non soltanto, sul lavoro umano, ma anche e soprattutto sull’ enorme fabbisogno di infrastrutture, immobili, trasporti, che oggi è reso necessario dagli spostamenti di miliardi di persone sui territori.

Tutti si pongono il problema di chi lucrerà su questi vantaggi, ma il tema è mal posto, perché, sul medio-lungo, si ha comunque sempre un trasferimento di ricchezza fra ceti e persone. Il legislatore ha incominciato a individuare forme di trasferimento adeguate all’ attuale transizione, come la tassazione del web, il supporto alle start-up, il reddito di cittadinanza. Certo, dovranno essere studiati, sviluppati ed attuati, sistemi estremamente più sofisticati.

Quanto al ruolo dell’uomo nel mondo delle “macchine spirituali”, questo è un buon tema di riflessione per un istituto di ricerca. A nostro avviso, il ruolo dell’umanità si sposterà dalle operazioni fisiche (zappare, avvitare), a quelle intellettuali (progettare, amministrare); da quelle ripetitive (operazioni bancarie, vendite telefoniche); a quelle creative (soluzione di problemi, organizzazione di reti); da quelle burocratiche a quelle imprenditoriali (dall’amministrazione al controllo); da quelle esecutive a quelle deliberative (dai funzionari dello Stato agli organi politici), ecc…In tutto questo processo, non mancheranno per le persone(se questi saranno adeguatamente preparate), un gran numero di ruoli da svolgere, di momenti di decisione e controllo, di possibilità di acquisire reddito e proprietà.

Per esempio:

-politici eletti (che dovranno guidare la transizione);

-consulenti della politica (esperti di big data, di data mining..);

-intellettuali (self publishers, bloggers);

-insegnanti (dal vivo e a distanza);

-artisti (cyber-art);

-divulgatori (social networks);

-amministratori locali (il Comune digitalizzato);

-imprenditori dell’informatica (i proprietari delle piattaforme);

-professionisti digitalizzati (l’ospedale informatico, lo studio legale informatico);

-i fornitori digitali (i titolari delle fabbriche 5.0 e oltre);

-i subfornitori digitali (gestori di singole supply chains, free-lance automatizzati, ecc…).

Questa configurazione della società futura richiede la sincronizzazione della trasformazione digitale della società e della formazione digitale della popolazione, in modo da ottimizzare il “time to market” (che ogni salto tecnologico corrisponda ad un’effettiva esigenza sociale, e che ogni trasformazione sia accompagnata dalla formazione richiesta, oltre che da un’evoluzione del diritto, che offra adeguate tutele ad ogni ruolo sociale).

L’intelligenza artificiale, con i big data, la modellizzazione e la ricerca operativa, dovrà permettere di conseguire questo complesso risultato.

Resteranno certamente fuori un certo numero di attività che, per il loro alto valore simbolico, non potranno, o non dovranno, essere automatizzate (per esempio le messe, i matrimoni, i funerali, gl’incontri sportivi, le feste, le visite in luoghi naturali o della memoria, le cerimonie militari…).

Queste occasioni, proprio perché più rare, diverranno più importanti, e sarà compito degl’intellettuali valorizzarle, attraverso la sottolineatura dell’elemento cerimoniale, la memoria culturale e la cura dell’identità (sulla falsariga di Confucio, di Foscolo, dei coniugi Assmann..).

Con “Programma 101”, l’Italia era al vertice dell’industria digitale: poi, più nulla.

IX. L’ITALIA NEI CAMPIONI EUROPEI

Contro la creazione dei cosiddetti “Campioni Europei” si sono sempre cumulate difficoltà di ogni genere: geopolitiche, ideologiche, nazionalistiche, di marketing, di management. In ultima analisi, dopo 70 anni, gli unici tre “campioni europei” esistenti sono quelli dell’aerospaziale civile:  Arianespace, Airbus e Galileo.

Attualmente, i Francesi e i Tedeschi stanno proponendo agli altri Europei di entrare in tre aspiranti “campioni”:JEDI, nel campo del finanziamento alle imprese tecnologiche, Qwant, nel campo dei motori di ricerca, e, soprattutto, Gaia-X. Tuttavia, le modalità di questo ingresso sono tutt’altro che chiare, anche e soprattutto perché altri Paesi europei, come l’Italia, mancano di soggetti importanti fornitori di tecnologia, e possono partecipare per lo più soltanto come acquirenti. Il che è meglio di niente, ma spesso non è abbastanza attraente per questi stessi soggetti, che continuano a lavorare con i GAFAM.

S’impone preliminarmente un’attività di “horizon scanning”, per comprendere le ragioni di questa situazione e per individuare via di uscita.

Dopo di che, l’Italia dovrebbe creare veicoli pubblici-privati per veicolare una partecipazione italiana attiva nei campioni europei.

Dopo essere stato completato di nascosto ed esposto a New York quasi
di nascosto, il P101 fu venduto in 44.000 esemplari, e poi dismesso

X.AREE DI RICERCA E RICADUTE SUL TERRITORIO

Nonostante l’affollamento di iniziative ed Enti, esistono ancora molte aree dell’intelligenza artificiale dove si possono compiere progressi importanti, il cui utilizzo potrebbe risultare particolarmente utile per l’Italia e per l’Europa, in quanto afferenti ad attività in cui esistono tradizionali o potenziali vocazioni, e che non sono ancora presidiate da concorrenti internazionali:

  1. repertoriazione, divulgazione e disseminazione culturale;
  2. traduzione automatica;
  3. promozione dei territori;
  4. fintech (valute artificiali);
  5. manifattura automatizzata e parzialmente automatizzata (prodotti ad alto valore qualitativo);
  6. ospedale automatizzato;
  7. ufficio automatizzato;
  8. ricerca giuridica e progettazione giuridica;
  9. comparazione giuridica;
  10. scrittura di documentazione giuridica;
  11. simulazioni economiche e politiche;
  12. arte automatizzata;
  13. e.publishing.

Si ha tuttavia l’impressione che, in Europa, l’approfondimento dell’impatto della ricerca sui territori sia molto limitato, perché l’impostazione del ruolo politico delle attività di ricerca è stato minimalistico, e si mira semplicemente a dare qualche vantaggio alle attività esistenti, senza l’ambizione di crearne di nuove.

Si sono confuse arbitrariamente la ricerca pura, che dovrebbe avere uno scopo culturale ed essere tendenzialmente aperta a tutti, e la R&D, che spesso altro non è che il mascheramento di attività di progettazione, o addirittura solo di calcolo o disegnazione, ma che per fini vari (finanziamenti, statistiche) si vogliono “nobilitare”. In realtà, la vera ricerca si situa a metà strada fra questi due estremi, e ha un reale valore economico, perché permette alle imprese un salto qualitativo (è “disruptive”). Tuttavia, perché da questa parte della ricerca si arrivi ad un reale impatto positivo per i territori, ci vogliono ancora parecchi passaggi.

Intanto, occorre che, pur trattandosi di ricerca finanziata, sia ammissibile vincolarne la fruizione all’ utilizzo economico nel territorio. Questi vincoli sono stati visti fino a recentemente con sfavore, in quanto in Europa, sul “nazionalismo economico”, ha prevalso un generico liberismo, spesso accoppiato al “sublime tecnologico”, grazie a cui, ai GAFAM, veniva attribuito addirittura un valore salvifico. Ancor oggi la creazione in Italia o in Europa di un magazzino di Amazon, di un ufficio amministrativo di Facebook o di un server di Google veniva “venduto” come un grande avanzamento per un territorio, che alla fine si vedeva accrescere la forza lavoro di qualche decina di magazzinieri, contabili o periti informatici, mentre invece escono dal territorio (per giunta con l’etichetta nobilitante di “europei”) miliardi e miliardi dei dati dei cittadini,  molti cervelli che vanno a ricoprire ruoli ancillari altrove, e soprattutto fiumi di profitti non tassati.

Anche nel caso dell’Istituto per l’Intelligenza Artificiale, viene “venduto” come un grande vantaggio il fatto di occupare 600 ricercatori. Tuttavia, se si pensa che sono previsti  7 ulteriori hub sparsi nel territorio, si capisce che gl’ideatori di Digital Europe, ma anche dell’Istituto,  hanno in mente quel modello “disperso” che così pochi frutti ha dato fino ad ora, e che soprattutto rischia di non favorire il Piemonte in alcun modo sostanziale. In quest’ottica, l’Istituto sarebbe solo un gestore dei fondi europei, da spendersi in tutta Italia.

A nostro avviso, pur non essendovi obiezioni (in una situazione in cui il lavoro a distanza diviene la regola, soprattutto per gl’informatici) alla distribuzione degli hub sul territorio, è invece fondamentale che la ricerca non si disperda, bensì che le risorse dedicate a questi temi da Digital Europe, che sono veramente scarse, come sostiene lo stesso Parlamento Europeo), vengano spese razionalmente.

Ricordiamo che, negli Anni ’60, in Piemonte vi erano, non solo la holding FIAT, con i suoi azionisti, i suoi professionisti e dirigenti e i suoi più di dieci settori di attività (dall’auto i veicoli commerciali e industriali, dall’aviazione allo spazio, dai giornali alle banche, dalla finanza alla componentistica, dalla formazione alla chimica, dalla difesa all’ informatica,…), ma anche  la RAI, il Banco di San Paolo, la Cassa di Risparmio di Torino, la SAI, la Toro Assicurazioni, la Lancia, la Olivetti, la RIV, la CIR,  la CEAT e la SEAT, la Ferrero, la Zegna, la Burgo, la Microtecnica, l’Einaudi, la Bollati Boringhieri, la Loescher, la Paravia, la De Agostini…Oggi, si tratta di sostituire tutto questo con attività di alta tecnologia e culturali.

Una vera ricaduta positiva sul territorio si avrebbe solo se si approfittasse della presenza dell’Istituto per modificare l’atmosfera culturale, politica ed imprenditoriale del Piemonte, sottolineando le spinte verso produzioni vendibili internazionalmente o comunque utili per colmare le lacune dell’informatica europea, costituendo anche un elemento di rinnovamento dell’accademia, delle amministrazioni locali e delle imprese.

Soprattutto, andrebbe creato un intero ecosistema d’investitori, di leaders, d’inventori, d’imprenditori, di professionisti, di politici, d’intellettuali, di studiosi, di specialisti, di managers, di fornitori di servizi che ruotino intorno all’ intelligenza artificiale.

Dopo la crisi energetica, quella dei subprime, quella del Covid, le imprese italiane sono deserte

XI. DALL’ITALIA ALL’EUROPA

Nelle Proposte per una Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale, si accenna al fatto che l’Italia dovrebbe esercitare un ruolo attivo nella definizione della strategia europea, e che, ciò facendo, potrebbe legittimamente ambire a ospitare un Istituto Europeo dell’Intelligenza Artificiale. Per questo, vale la stessa considerazione che vale per un accordo mondiale sull’ Intelligenza Artificiale: che, cioè, l’Europa potrà essere qualificata al ruolo di “Trendsetter del Dibattito Internazionale” se, e nella misura in cui, saprà eccellere in questo campo. Lo stesso vale per l’Italia

A nostro avviso, data la debolezza dell’intero sistema europeo del settore, la strategia corretta sembrerebbe quella di specializzarsi in studi e ricerche che abbiano un valore di orientamento generale, come quelle relative all’ etica dell’intelligenza artificiale, all’”horizon scanning”, all’”upskilling sociale”, alle piattaforme, al fintech, in modo da potersi poi proporre in Europa con funzioni di “leadership”.

Inoltre, occorrerebbe, pur nell’ obiettiva necessità di andare sempre più verso l’automazione, valorizzare al massimo, a titolo compensativo, gli aspetti ambientali (ritorno al territorio), culturali (le tradizioni di editoria, Salone del Libro, cinema e televisione, collaborazioni transfrontaliere e con l’ Est Europa), formazione (ISVOR), progettualità politico-sociale (Olivetti, Fondazione Agnelli, Circolo dei Lettori, Biennale Tecnologia), che si possono e si debbono integrare  perfettamente con l’intelligenza artificiale.

Infine, la vicinanza con Genova, con Ivrea, e, volendo, anche con Milano (Human Technopole e Tribunale Europeo dei Brevetti), Ginevra (CERN), Nizza (Sophia Antipolis), dovrebbe permettere di promuovere Torino quale centro di un’area particolarmente qualificata in questo senso.

La nostra Associazione si propone, come sempre, come luogo di riflessione, di divulgazione, di studio, di proposizione, di disseminazione, a Torino, in Italia e in Europa.

LETTERA APERTA A MASSIMO CACCIARI. AMARE L’EUROPA; NARRARE L’EUROPA

 

 

Caro Professore,

Appena terminato un Salone del Libro in cui la nostra casa editrice si è prodigata in modo speciale per fare avanzare il dibattito sull’Europa, la lettura del Suo articolo su “L’Espresso” del 19 u.s., “Patria Europa”, così vicino alle nostre preoccupazioni, mi ha stimolato a prendere posizione come segue sul tema della comunicazione dell’Europa, nella speranza di contribuire così a un dibattito autentico nella cultura “alta” anche su questo , centrale, tema.

Intanto, a me sembra che ciò che Lei ha scritto molto bene in quell’articolo, cioè che “..non si vince una grande battaglia politica e ideale come l’unione federale dell’Europa senza un’idea intorno ai suoi fini, e cioè al cammino che ha di fronte, ovvero alla sua missione o destinazione”, chi non fosse obnubilato da pregiudizi ideologici  o da interessi particolari, lo avrebbe potuto comprendere  già perfino a partire dal 1957, data di firma dei Trattati di Roma. Invece, proprio nella “Dichiarazione Schuman” si parlava di “realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”, un cammino fatto di “piccoli passi” senza una precisa meta finale (il “funzionalismo” deprecato, tra gli altri, da Spinelli e da Przywara).  La cultura europea sta forse cominciando a comprendere il vicolo cieco in cui si è messa in quel modo la politica, anche se, purtroppo, l’incertezza circa l’obiettivo finale, anziché svanire, sembra oggi addirittura infittirsi. Eppure, quelli erano gli anni in cui in America si tenevano le cosiddette “Conferenze Macy” sul futuro delle scienze e della tecnologia, nell’URSS venivano lanciati nello spazio gli Sputnik e Gagarin, e Asimov e Lem scrivevano i loro insuperabili romanzi distopici. Certo, lo stato di obiettiva depressione della politica europea in seguito alla 2° Guerra Mondiale e alla divisione di Yalta giustificavano il tono minimalistico dei discorsi europei, ma una cultura che annoverava personaggi come Heidegger e Russell, Croce e Heysenberg, Einstein e Anders, avrebbe dovuto prevedere quali sarebbero stati i veri temi con cui i vertici dell’Europa si sarebbero dovuti prima o poi a scontrare. E invece, ancor oggi, il “rischio esistenziale” non è ancora entrato nel cuore del dibattito  politico.

Nonostante quella scelta funzionalistica (e, quindi, implicitamente materialistica e minimalistica) dei Padri fondatori, le idee idonee a “narrare la Patria europea” esistevano già da tempo, seppur solo “in nuce”, disperse  attraverso la cultura alta, e si sarebbero potute ricostruire, nelle loro grandi linee, semplicemente “collegando i puntini” contenuti, come in un grande rebus, nelle opere dei grandi autori che citerò qui di seguito.Intanto, già all’ epoca dei Trattati, alcuni, come Simone Weil, Husserl, Jaspers, Heidegger, Anders, Guardini e  Przywara, ci avevano avvertiti che, come Lei ha scritto in modo pregnante, “fine dello spirito europeo non è lo sviluppo di scienza, tecnica, economia in se stesse, il mero incrementum scientiarum, bensì la sua connessione con il sistema delle libertà”. E infatti, fin dai primordi della cultura europea,  come per esempio  nelle opere  di Ippocrate e di Erodoto, era stato considerato come insito nell’identità europea (la “physis ton Europaion”) il fatto d’ identificarsi con la libertà un po’ selvaggia di Leonida, contro il progetto di conquista dell’Europa e di stabilizzazione universale incarnato dalla Persia di Serse (vedi il discorso di quest’ultimo riportato  nelle Storie e le iscrizioni funerarie di Behistun e Naqsh-e-Rustam, che anticipano i programmi di tanti imperi successivi, da quello romano, a quello sovietico,  a quello americano).

Nello stesso modo, era stato chiarito proprio allora (per esempio nell’opera di Federico Chabod) che, all’amore per la libertà politica, si collega, nell’ identità europea, la ricerca della verità, da ritrovarsi innanzitutto nell’autenticità con se stessi. Insomma, il motto dell’oracolo di Delfi: “Conosci te stesso”. Non per nulla, è l’oracolo stesso a profetizzare che ”la grande rocca gloriosa verrà devastata dai discendenti di
Perseo, oppure questo non avverrà, ma la terra dei Lacedemoni piangerà la
morte di un re della stirpe di Eracle.”
La morte per la libertà della patria quale esempio estremo di coerenza con se stessi e di dedizione alla libertà. Quello che tanto viene esaltato nel mito della Resistenza, ma che oggi nessuno sarebbe propenso a imitare.

1.Un sistema informatico mondiale: il vero nemico della libertà

Innanzitutto , oggi il  “mondo della libertà” è messo in pericolo quanto mai prima nella storia, non solo in Europa, ma nel mondo intero, non già dai diversi sistemi politici e sociali (i quali sono tutti ancora fondamentalmente “umanistici” e/o “culturali”: vedi Lévy Strauss e Luc Ferry), bensì proprio dalla “gabbia d’acciaio”, prima teologica, poi giuridica,  poi ideologica, e, infine,  tecnologica, che ci si siamo costruiti addosso con l’economia, l’industria e la tecnocrazia, che costituisce lo sbocco ultimo da sempre implicito in qualsivoglia progetto di “Fine della Storia”. Non vi è quindi alcuna contraddizione fra la tesi (oramai divenuta luogo comune) dell’egemonia della finanza internazionale e quella, da me qui ripresa, dell’egemonia della tecnica, l’una essendo la continuazione naturale dell’altra. La postulata condizione finale di assenza di conflitto (la “Pace Perpetua”) non può infatti essere raggiunta semplicemente con una qualche forma di eterodirezione “soft” della società da parte dei “poteri forti”, bensì solo eliminando la fonte prima dei conflitti, vale a dire l’Uomo. L’orrore per il “Diverso” è solo il primo passo verso la negazione della pluralità delle Persone, a favore del carattere seriale dei cyborg e degli androidi (la “vergogna prometeica”). Come avevano previsto Max Weber, Horkheimer e Adorno e Arnold Gehlen, l’apparato tecnico e amministrativo non è dunque uno strumento di libertà, bensì, vincolando l’uomo a prassi e a meccanismi consolidati, costituisce una fonte di omologazione e di entropia, che distrugge la libera creatività, e lo stesso slancio vitale, portando all’ eterna ripetizione di standard già dati (i pretesi “principi etici di progettazione” delle macchine intelligenti). C’è di più: con la “trasfusione senza spargimento di sangue” dei profili umani nell’Intelligenza Artificiale (De Landa) si  finisce per congelare, e quindi per eternare, i pregiudizi del XXI secolo, così come il sistema “OKO”, fortunatamente bloccato una notte dell’’83 dal maggiore Petrov, pretendeva di incarnare senza sbavature la dottrina nucleare del PCUS. La più importante di tutte le decisioni della storia dell’umanità, quella circa lo scatenamento della guerra totale, è stata così delegata da gran tempo a sistemi elettronici automatizzati, lo “Hair trigger alert”, al quale è stata affidata, da tutte le grandi potenze (quindi, sempre al di fuori dell’Europa), la reazione al primo attacco nucleare dell’avversario. In una simile situazione, a meno che non intervengano nuovi, stringenti, accordi internazionali (di cui solo l’ Europa può farsi propugnatrice), la distruzione reciproca mondiale per effetto di una “Cernobyl militare” è praticamente assicurata. La controprova del carattere centrale della militarizzazione della società e della sua cura per la segretezza e la manipolazione delle informazioni è costituita dall’accanimento con cui si sta perseguitando Julian Assange, reo di avere reso palese il carattere onnipervasivo del sistema di controllo del complesso informatico-militare. L’indifferenza dell’Europa (sempre così attenta ai diritti umani là dove essa non può farci nulla) verso la persecuzione di Assange che ha luogo nell’ Inghilterra della Brexit, che sta ancora eleggendo i suoi Europarlamentari, fa perdere di credibilità al richiamo all’amore per la libertà che si leva dall’establishment politico e culturale, nonché all’esaltazione acritica della tradizione costituzionalistica inglese. All’accordo “Five Eyes” spetta dunque una superiorità costituzionale rispetto all’Habeas Corpus?

Una volta che  decisioni come quelle militari siano state delegate alle macchine, tutto l’insieme dei comportamenti umani tenderà sempre più ad essere subordinato al fine di agevolare il “proprio” sistema di Hair trigger alert, per farlo prevalere sul sistema nemico: dal controllo di massa del comportamento della popolazione, all’infiltrazione delle reti di comunicazione amiche e nemiche, alla disinformazione delle opinioni pubbliche…Che altro s’ intende quando si afferma che ovviamente ogni decisione in vari campi dev’essere subordinata alle esigenze della “sicurezza”? Occorre innanzitutto evitare che possano nascere dei protagonisti autonomi, che esercitino in modo obiettivo, e perfino eroico come il maggiore Petrov, quel ruolo di critica del sistema che perfino l’Armata Rossa aveva affidato ad “analisti militari” indipendenti come quest’ultimo.

Come facciamo dunque a sentirci liberi se tutto il flusso delle opinioni pubbliche è condizionato a tavolino dai big data e dagli spin doctors dei sistemi informativi delle grandi potenze, se ciascuno di noi è monitorato giorno e notte dal sistema (attraverso i cellulari, i personal, i social…) per spiarne le più recondite movenze e per condizionarlo di conseguenza? In queste condizioni, perdono di senso i tradizionali strumenti della libertà di stampa, di parola, le stesse elezioni. Non per nulla, è il carattere stesso dei cittadini che è alla fine pervertito dal minimalismo, dal conformismo e dall’ autocensura, portando all’ inconcludenza di ogni discorso e alla supina accettazione del “destino della tecnica” e delle cosiddette “lezioni della Storia”.

La “perdita di democrazia”, di cui taluni incolpano il populismo, altri l’Unione Europea, altri ancora l’egemonia culturale della sinistra, trae in realtà ovunque la propria origine prima proprio dall’ inevitabile centralizzazione delle decisioni richiesta dalla delega al sistema informatico-militare della gestione  della cosiddetta “guerra senza limiti” già in corso fra i grandi blocchi continentali, che non lascia spazio, né a un reale pluralismo, né a un aperto dibattito.

Se anche la UE ha la tendenza a centralizzare progressivamente le decisioni più importanti come le politiche della ricerca, dell’informazione, finanziaria, estera e di difesa, è  perché essa  deve confrontarsi quotidianamente con USA, Cina e Russia; in queste ultime, il potere “politico” si centralizza e si personalizza a sua volta per contrastare, chi il deep State,  chi gli oligarchi,  chi la burocrazia…Quando Federica  Mogherini deve rispondere alle missive minatorie delle sottosegretarie americane alla Difesa, è sola; non può convocare il Parlamento Europeo (ormai a fine mandato) o i Parlamenti nazionali, come pretenderebbero i politici di tutti gli orientamenti. Si potrà porre freno a queste tendenze solo con la ricostituzione di una classe dirigente dotata di “virtus”, come quelle del mondo classico, indispensabile da sempre per una gestione collegiale della Res Publica, ispirata da un ethos e non da incentivi materiali, capace di superare indenni anche i periodi dello “stato d’eccezione” come questo delle Macchine Intelligenti.

Per questo la polemica contro la pretesa “dittatura di Bruxelles” è fuori luogo: se riferita a oggi, quando la UE, con meno dipendenti del Comune di Torino e con risorse inferiori all’ 1% del PIL europeo, non può fare praticamente nulla, ma anche  se riferita a un futuro in cui un’eventuale federazione europea, diretta da una nuova classe dirigente, per fare “più Europa”, dovrebbe, non già sovrapporsi agli Stati membri, bensì occuparsi di ciò che gli Stati membri non hanno mai fatto: una politica culturale; una difesa tecnologica; una programmazione operativa; la creazione di “campioni nazionali”; una politica monetaria proattiva.

2.La missione dell’Europa

All’Europa spetterebbe dunque, all’ interno di questa sfida mondiale, grazie al suo tradizionale attaccamento alla libertà, una  specifica “missione” prioritaria: quella d’ inventare (o reinventare) una cultura capace di tenere a freno le pretese totalitarie del sistema macchinico, opponendo ad esse la “prassi liberante” propria dell’Umano (Burgess, Kubrick, Barcellona). Tuttavia, l’attuale cultura occidentale, imperniata sul sansimonismo, sull’etica puritana, sui miti deterministici dell’”intelligenza collettiva” e del “lavoratore”, non è la più adatta a generare questo nuovo tipo di uomo, signore e padrone del mondo macchinico. L’Europa si trova perciò oggi in un vicolo cieco.

L’attuale debolezza politica, culturale e militare del Continente non può costituire una scusa, ma, anzi, deve costituire uno stimolo per l’impresa memorabile di “rovesciare il tavolo”. Per essere all’altezza della situazione, la cultura deve ritornare ai valori “assiali” della saggezza, della filosofia, dell’“humanitas”, che l’accomunano alle altre antiche civiltà, contrapposti al “banauson ergon” (quel “lavoro bruto” che oggi si identifica con le macchine intelligenti, mentre il lavoratore-macchina sta finalmente sparendo dall’orizzonte). Un compito ciclopico che, anche in questo caso, è destinato a travolgere tutte le prospettive di corto respiro che si fronteggiano nei dibattiti politici sul futuro della società europea. Nel fare ciò, la cultura, oltre a rileggere in una luce nuova le idee classiche di “eu zen” e di “kalokagathia” e quella cristiana di “askesis”, dovrebbe aprirsi a quelle confuciane, di “junzi” e di “ren”:come Lei scrive,  ”etiche nel senso più profondo e radicale del termine: non qualche massima morale, ma insieme di consuetudini, costumi, forme di vita, che sembrano quasi affondare in passati immemorabili, dentro ai quali abitiamo.”.

Solo educando il carattere umano come si faceva in Grecia, a Roma o nei monasteri asiatici e cristiani, non già tentando, come si sta facendo oggi, di trasferire nelle macchine principi astratti (come i codici etici) che neppure noi umani riusciamo ad applicare, si potrà evitare la presa del controllo delle macchine sugli uomini e l’estinzione dell’Umano. L’Unione Europea è già oggi, certamente, un elemento di resistenza contro questo progetto totalitario, e lo sta dimostrando con la legislazione sulla privacy, con le multe ai grandi operatori, con la lotta all’ erosione fiscale. Tuttavia, l’energia impiegata in questa lotta prometeica è troppo modesta rispetto all’unicità del compito, e, soprattutto, manca a monte un modello culturale forte che supporti l’intera azione dell’Unione: il “mito della Patria Europa”, di cui parla il Suo articolo. L’azione europea su questo tema appare episodica, marginale e decontestualizzata rispetto a tanti altri temi, certamente meno urgenti che non il “Rischio Esistenziale” (Hawking, Martin Rees).

Ma, soprattutto, l’Europa  di oggi è talmente arretrata, rispetto a USA, Cina, Russia, India, Israele e Giappone, per ciò che concerne la cultura e la tecnologia informatica (intelligenza artificiale, cyberguerra, internet, intelligence, ingegneria genetica….), da non disporre neppure dei necessari strumenti di sperimentazione (come per esempio i Big Data); figuriamoci se essa è in grado di costruire un’alternativa agli attuali approcci verso l’informatica, o addirittura di imporli agli altri. Lo sforzo che l’Europa deve compiere in questo campo nei prossimi pochissimi anni è prometeico, e richiederebbe un suo specifico “mythomoteur”. Ecco quello che, a mio avviso, costituisce, come Lei scrive, “forse un valido mito per la sua rifondazione”. Del resto, i miti sono inevitabilmente congiunti a un’etica eroica, indispensabile per questo sforzo disperato (Foscolo, Carlyle).

Questa sarebbe l’unica interpretazione concreta di quell’impegno totale per la formazione permanente alla rivoluzione digitale che tutti invocano, ma nessuno attua, non avendone compreso, né la vera posta, né i necessari contenuti e sacrifici. Non è infatti l’integrazione europea a mancare di fascino, bensì la classe dirigente in essa coinvolta. Se essa prendesse a cuore con un’etica eroica la rivoluzione digitale e quanto la circonda, si conquisterebbe quell’aura che aveva circondato, nella vita come nella fiction, i protagonisti delle prime imprese spaziali sovietiche e americane.

3.Il posto dell’Europa fra i grandi Subcontinenti

Intanto, è ben vero che i valori dell’Epoca Assiale (Jaspers) sono comuni a tutte le grandi civiltà del mondo, e questo è il significato vero da dare al concetto di “universalità” e di “diritti umani”. Come Lei scrive, “…il loro valore, nel senso più reale, materiale del termine, è ancora ben riconoscibile, in America come in Russia, in Cina come in India.” Tuttavia, la specificità dell’Europa è quella di rivendicare, all’interno della comune lotta contro il totalitarismo delle macchine intelligenti, una particolare attenzione per la tutela della libertà personale e comunitaria. Purtroppo, in un mondo in cui, tanto la cultura tecnologica, quanto il controllo del web, sono in mano alle Big Five dell’informatica, e al di fuori dello spazio di controllo europeo, non bastano, né le sterili invocazioni di sacri principi, né una sofisticatissima rete di norme UE. Solo se gli Europei si battessero con spirito prometeico per contestare quel controllo, quell’auspicabile “curvatura europea” dei valori universali uscirebbe finalmente dal mondo delle sterili declamazioni. Infatti, il Caso Schrems ha messo in evidenza che anche i migliori principi del diritto europeo restano lettera morta se i nostri dati sono immagazzinati fuori dell’Europa.

Se esistono, infatti, anche fuori dell’Europa- per esempio in America e in Cina- forze che si muovono di fatto a favore della tutela dell’Umano contro l’onnipotenza delle macchine, tuttavia solo l’Europa ha posto e pone ancor oggi la libertà al centro delle questioni sociali dell’informatica. In America, dove pure è nato il movimento dei “whistleblowers”, lo spirito di libertà è soffocato dall’etica puritana, dal “politicamente corretto” e dal senso ossessivo della missione dell’esportazione della democrazia. La Cina, come tutti i Paesi socialisti,  manifesta in modo paradossale e parossistico (per esempio attraverso il sistema del “credito sociale”) proprio quelle tendenze liberticide che in America sono occultate sotto lo smalto del mercato e della “rule of law” (il “totalitarismo invertito”), tendenze ch’ essa ha clonato e clona sempre più nel suo sforzo ciclopico di superare l’Occidente per recuperare la propria autonomia anche spirituale (Zhongxue wei ti, xixue wei yong 中学为体,西学为用; come direbbe René Girard: “rivalità mimetica”).La libertà è stata tradizionalmente concepita in Cina come una liberazione collettiva con un moto atemporale verso il Datong, la Grande Armonia, ma, per raggiungere quest’ultima, s’impongono nel frattempo le dure leggi dei Legisti. Certo, la Cina costituisce anche, oggi, in pratica, con il suo formidabile sistema informatico, il principale baluardo oggettivo contro l’imposizione in tempi brevi della Singularity (unione di umano e macchinico) da parte delle Big Five (Baidu contro Google, Alibaba contro Amazon, Hwawei contro tutti). Infatti, se la Singularity non riesce ad essere unica, non è tale: non realizza, cioè, la fusione in un’unica entità dell’intero sistema pensante mondiale; quindi, non può sopprimere totalmente l’Umano. Il sopraggiungere dell’informatica cinese sta dunque dando a tutto il mondo il tempo per riorganizzarsi contro la dittatura delle Big Five.

Tuttavia, solo un’Europa molto più forte sui piani politico, militare e tecnologico, ma soprattutto culturale, potrebbe interloquire autorevolmente con le Grandi Potenze anche e soprattutto su questi delicatissimi aspetti. Se e nella misura in cui riuscirà a imporre un dialogo e un accordo internazionale, essa avrà realizzato la sola forma possibile e necessaria oggi (e filosoficamente difendibile) della “potenza assimilatrice delle proprie idee”,  da Lei auspicata.

E certamente solo un’Europa vittoriosa sul fronte dell’interfaccia uomo-macchina potrebbe prendersi serenamente cura della propria identità – e, innanzitutto, della propria poliedricità-, che va ben al di là delle “diverse nazioni e le loro lingue”, bensì comprende anche il pluralismo delle  religioni, culture, ideologie, ceti sociali, regioni, città. Gli Europaioi di Ippocrate e di Erodoto sono, infatti, oltre che gli amanti della libertà, anche il popolo federale per eccellenza. La Grecia ne era il modello (con i suoi dialetti omerico, esiodeo, arcado-cipriota, ionico, attico, dorico, eolico); con le sue leghe (peloponnesiaca, delio-attica, ionica,  tebana, cretese, etolica…);con le sue poleis e i suoi koinà. Ma  gli autori classici esaltavano anche i popoli vicini, in particolare gli “Sciti” e i “Sarmati”, in quanto animati dallo stesso amore per la libertà.

 

  1. Come narrare la Patria Europea

Per narrare, come Lei propone, la Patria Europea, s’impone, come pensava già Freud, la liberazione, dalle retoriche dell’idea di Europa, dell’autentica identità europea. Identità che, come Lei scrive, non definisce “né radici, né confini, né dimore dove poter essere ‘in pace.” Quindi, l’esatto contrario della retorica dell’Europa come Fine della Storia e come strumento di “stabilizzazione”. Grazie all’ Europa, la Storia deve poter continuare, anche se alcune sue tendenze avrebbero voluto farla finire. Questo indispensabile mito dell’Europa baluardo della diversità, e quindi del conflitto, “costruito sull’ interrogazione, il dubbio, la ricerca” ci impone di liberare da censure e tabù vaste aree della nostra cultura. A mio avviso, occorre innanzitutto non vergognarci della cultura europea quale essa è, buona o cattiva ch’essa sia;  non volerla addomesticare e censurare per renderla accettabile ai poteri del momento, ai gusti dell’elettorato oppure, ancor peggio, a una lobby che pretenderebbe che il “mito della Patria Europea” sia identico a quello dell’America.

Nello stesso modo, proprio perché l’Europa è una Patria, non già una setta, essa non è di nessuno Stato in particolare (per esempio, non del duo franco-tedesco), non di una Chiesa (per esempio, quella cattolica), non di un’ideologia (per esempio, quella progressista), non di un partito (per esempio, l’attuale “centro” del Parlamento europeo). Essa è di tutti coloro che vi vivono: del mondo atlantico come di quello eurasiatico; della Mitteleuropa come dei Balcani, dei cristiani come degli ebrei e dei mussulmani; dei riformisti come dei conservatori, dei rivoluzionari come dei reazionari. Non possiamo dire a nessuno, che viva fra di noi: tu non sei Europeo. E, di converso, tutti gli Europei hanno il diritto di formulare un “loro” progetto di Europa, che esprima la loro particolare visione.

  1. I ”Cantieri d’ Europa” continuano.

Con l’iniziativa “Cantieri d’Europa”, la nostra piccola casa editrice, Alpina, ha incominciato a fare ciò per cui essa era stata fondata fin dal 2005: riunire in un solo luogo ideale, attraverso i propri libri e le proprie manifestazioni, le voci di tutti coloro che abbiano dei contributi concreti da dare alla costruzione dell’Europa, nei vari campi dello scibile (linguistica, filosofia, storia, dottrine politiche, economia, diritto, diplomazia, tecnologia…), ma vengano marginalizzati da una cultura “mainstream” che tollera solo la superficialità e la ripetizione inconcludente di luoghi comuni. Nello stesso tempo, con il nostro stand e con le nostre 8 manifestazioni, per metà al Lingotto, e per metà fuori (il “Salone Off”), abbiamo dimostrato che l’Europa si può e si deve narrare, attraverso le cose concrete, proprio oggi, quando la maggioranza ritiene che ciò sia diventato impossibile.

In particolare, i “Cantieri”, con i libri, nostri e altrui, ivi presentati, sono riusciti a realizzare nel Salone quel compito di sintesi che originariamente avrebbe dovuto essere assunto dalla grande editoria. Nell’ assenza d’iniziative maggiori, il nostro stand ha costituito il punto d’incontro dove sono confluiti il Movimento Europeo, le Istituzioni e tanti editori, italiani e stranieri, che hanno pubblicato libri sull’ Europa: Ullstein, ADD, il Mulino, Icaria Editorial, Rubbettino, Aracne, EGEA…

Dopo le elezioni europee, si apre, per la prossima legislatura, un compito appassionante: quello di recuperare l’Europa alla battaglia per la libertà tecnologica, portandola finalmente sull’unico piano veramente attuale: quello della sovranità digitale.

Last but not least: per riuscire a narrare l’Europa, bisogna amarla, per come essa è, anche con i suoi peccati, la sua decadenza e la sua vecchiaia.

Esistiamo proprio per questo, e saremmo lieti di averLa con noi su questi temi.

Per Alpina Srl,

 

Riccardo Lala

 

 

 

10 MAGGIO SALONE DEL LIBRO: GIORNATA SU ECONOMIA, TECNOLOGIA E LAVORO

10 MAGGIO SALONE DEL LIBRO: GIORNATA SU ECONOMIA, TECNOLOGIA E LAVORO (e rettifica orario del 9, cfr infra in amaranto)

Mai dibattito sui temi dell’economia è stato più attuale di oggi, quando lo stesso Trump sostiene che la crescita del PIL americano è la diretta conseguenza dei dazi ch’egli ha imposto sui prodotti del resto del mondo, e quando le sue parole hanno fatto precipitare le borse mondiali e le previsioni di crescita per Germania e Italia.

Nell’ambito del progetto “Cantieri d’Europa”, abbiamo organizzato, per Martedì 10, due iniziative attinenti al rapporto fra lavoro e impresa:

-al mattino, la presentazione congiunta del libro di Enzo Mattina  “Europa Contro” (Edizioni Rubbettino), e del libro di Riccardo Lala “Il ruolo dei lavoratori nella società delle macchine intelligenti”(Alpina);

-al pomeriggio, la presentazione, da parte del Presidente del CNEL, Professor Tiziano Treu, del sondaggio sull’ Europa condotto dalla sua Istituzione, seguito dall’ illustrazione, da parte del responsabile dell’ Ufficio Studi della Confindustria, Fontana, del manifesto congiunto sull’ Europa di Confindustria e sindacati (vedi infra, in verde).

Riportiamo qui di seguito il programma dettagliato di Cantieri d’ Europa con evidenziato in arancione il programma del 10, e con un’ulteriore rettifica (in amaranto)dell’ orario del 9 pomeriggio

Giovedì 9 maggio

Ore 13,30 Salone del Libro – Sala Internazionale

Cantieri d’ Europa: un percorso attraverso le sfide e i dubbi del presente

Presentazione dell’iniziativa

Con Pier Virgilio Dastoli,  Ulrike Guérot (autrice di La nuova guerra civile, Edizioni Alpina), Eric Joszef, Davide Mattiello, Roberto Santaniello.

Presenta Riccardo Lala

 

A cura di Alpina, in collaborazione con il Movimento europeo – Italia (progetto “Academic Agorà on the future of Europe”, co-finanziato dall’ Unione Europea nell’ambito del programma Erasmus+ – Azione Jean Monnet), con la Rappresentanza a Milano della Commissione europea, ADD, Benvenuti in Italia e Ullstein

 

Nella Giornata dell’Europa, autori ed editori presentano il percorso “Cantieri d’Europa”, per comprendere ciò che siamo, attraverso le tendenze attuali della politica, della cultura e della tecnologia.

 

Giovedì 9 maggio

 

RETTIFICA ORARIO DEL 9 POMERIGGIO

Officine Grandi Riparazioni, C.so Castelfidardo, 22

Ore 16,30

All’interno della Mostra “Cuore di tenebra – Castello di Rivoli@OGR.1”, Opera “The Nature of the Beast” Di Goshka Macuga

 

Cantieri d’ Europa: Poliedricità e attualità di Spinelli*

@Presentazione dell’ edizione spagnola di Come ho tentato di diventare saggio (Como traté de hacerme sabio) Icaria Editorial

Con Marcello Belotti, Renata Colorni, Pier Virgilio Dastoli, Ulrike Guérot, Eric Jozsef, Roberto Palea, Davide Mattiello, Roberto Santaniello

Modera Riccardo Lala,

A cura di Alpina, in collaborazione con OGR,  con Movimento Europeo – Italia (progetto “Academic Agorà on the future of Europe” , co-finanziato dalla Unione Europea nell’ambito del programma Erasmus+ – Azione Jean Monnet),  Il Mulino e Icaria Editorial

Nell’ambito della presenza della lingua spagnola come ospite d’onore del Salone, intellettuali di diversa estrazione e specializzazione affrontano uno dei personaggi centrali della storia dell’integrazione europea.

 

Posti limitati; richiesta la conferma (e informazioni) al numero 3357751536 o all’e.mail info&alpinasrl.com

 

Giovedì 9 maggio

 

Centro Studi San Carlo  Via Monte di Pietà 2

Ore 21,00

 

Cantieri d’Europa:  Film “l’Europa non cade dal cielo”, di Italo Spinelli: proiezione e dibattito

 

Con Stefano Commodo, Ulrike Guérot, Pier Virgilio Dastoli, Eric Jozsef,Roberto Santaniello,  Italo Spinelli

 

Modera: Riccardo Lala

 

A cura di: Alpina, in collaborazione con Rinascimento Europeo e Movimento Europeo – Italia (progetto “Europe Day 2019” co-finanziato dal Movimento Europeo Internazionale nel quadro del Programma Europa per i cittadini).

 

In un momento in cui è forte la tentazione di fare, dei Padri Fondatori dell’Europa, delle icone disincarnate e inoffensive, occultandone il forte carattere e l’indipendenza di pensiero, può essere istruttivo un confronto senza pregiudizi con il vissuto di quei personaggi, pienamente inseriti nei conflitti del loro tempo e nondimeno pienamente attuali

 

 

Venerdì 10 maggio

Ore 10,30 Salone del Libro – Sala Avorio

Cantieri d’ Europa: Lavoro e tecnologia nell’ Europa di domani

Dialogo fra Enzo Mattina, autore di Europa Contro (Edizioni Rubbettino) e Riccardo Lala , autore di Il ruolo dei lavoratori nell’intelligenza artificiale (Edizioni Alpina)

Con Pier Virgilio Dastoli

A cura di Alpina, in collaborazione con il Movimento Europeo – Italia (progetto “Academic Agorà for the future of Europe” cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Erasmus+ – Azione Jean Monnet), e Rubbettino Editore

 

Solo l’Europa è in grado guidare una trasformazione delle nostre società  che permetta al lavoro di vivere da protagonista  la nuova era dell’intelligenza artificiale e del pluricentrismo


Venerdì 10 maggio

Officine Grandi Riparazioni, C.so Castelfidardo, 22

Ore 16,30

All’interno della Mostra “Cuore di tenebra – Castello di Rivoli@OGR.1”, Opera “The Nature of the Beast” Di Goshka Macuga

 

Cantieri d’ Europa: “L’Europa e il mondo del lavoro”, Presentazione della Consultazione Pubblica sul Futuro dell’ Europa, a cura del CNEL (Consiglio Nazionale dell’ Economia e del Lavoro)

Con Pier Virgilio Dastoli, Alessandro Fontana, Enzo Mattina, Massimo Richetti,  Tiziano Treu

Modera Riccardo Lala

A cura di Alpina, in collaborazione col CNEL e con il Movimento Europeo – Italia, con il suo progetto “Academic Agorà for the future of Europe”, cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Erasmus+ – Azione Jean Monnet),

In una fase così delicata per le istituzioni, il CNEL, nell’ambito delle sue prerogative costituzionali, ha predisposto una Consultazione pubblica sul futuro dell’Europa, con particolare riferimento agli iscritti a tutte le organizzazioni sociali e produttive del Paese rappresentate. Il Presidente ne discute in anteprima, anche in relazione al recentissimo appello per l’Europa della Confindustria ev dei sindacati.

 

Posti limitati; richiesta la conferma al numero 3357751536 o all’e.mail info&alpinasrl.com

 Domenica 12 maggio

Ore 18,30 Salone del Libro – Sala Avorio

Cantieri d’ Europa: Sulle vie della Seta, Quale strategia?

Colloquio con Alberto Bradanini sull’opera collettiva “L’Europa sulle Vie della Seta, Documenti e riflessioni sul rapporto con la Cina”

Con Riccardo Lala e Giuseppina Merchionne

a cura di Alpina, in collaborazione con Movimento Europeo (progetto “Academic agorà for the future of Europe”, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Erasmus+ – Azione Jean Monnet), ed EGEA

L’adesione dell’Italia alla Via della Seta è al centro del dibattito politico ed economico: quali i vantaggi e i rischi? Esiste una strategia, in Italia o in Europa?

Lunedì 13 maggio

Ore 10.30 Salone del Libro – Sala Avorio        

 Cantieri d’Europa: Le lingue e l’identità europea.

Presentazione del libro “Es patrida gaian, Le lingue per un ritorno all’ Europa” (Alpina)

Con Federico Gobbo, Lucio Levi, Anna Mastromarino, Elisabetta Palici di Suni, Alfredo Papadakis, Stefano Piano,  Dario Elia Tosi

Modera Riccardo Lala

A cura di Alpina, in collaborazione con il Movimento Europeo – Italia (progetto “Academic agorà for the future of Europe”, co-finanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Erasmus+ – Azione Jean Monnet) e con il Centro Einstein di Studi Internazionali.

Con il rimescolamento seguito all’avanzata dell’Intelligenza Artificiale, all’allargamento della UE, alla Brexit e all’emergere della Cina, anche le prassi consolidate nell’ uso delle lingue vengono messe in discussione: ruoli delle lingue classiche e dell’Inglese; lingue minori e orientali. Linguisti, classicisti, medievisti, giuristi e orientalisti discutono di politiche linguistiche.

Lunedi 13 maggio

Ore 15,00

Hotel NH Torino Centro

Sala Deledda

Corso Vittorio Emanuele 104

 

Cantieri d’Europa: Le infrastrutture del Nord-Ovest e le Nuove Vie della Seta

Dibattito fra Alberto Bradanini, Mino Giachino, Giovanna Giordano, Comitato “La Nuova Via della Seta”, Alfonso Sabatino

Modera Riccardo Lala

A cura di Alpina, in collaborazione con il Movimento Europeo – Italia (progetto “Academic agorà for the future of Europe”, co-finanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Erasmus+ – Azione Jean Monnet),

Le Nuove Vie della Seta permettono di mettere in contatto un’Europa in difficoltà con il mondo asiatico in piena espansione. Le modalità con cui il nostro territorio si inserirà in questa dialettica determineranno il nostro successo o insuccesso. Ne discutono intellettuali e imprenditori, diplomatici e politici.

 

Contatti:  Tel. 3357761536     www.alpinasrl.com    info@alpinasrl.com

 

APPELLO PER L’EUROPA

 

Perché un appello per l’Europa?

Perché l’Unione europea ha garantito una pace duratura in tutto il nostro continente e ha unito i cittadini europei attorno ai valori fondamentali dei diritti umani, della democrazia, della libertà, della solidarietà e dell’uguaglianza.

Perché l’UE è stata decisiva nel rendere lo stile di vita europeo quello che è oggi. Ha favorito un progresso economico e sociale senza precedenti con un processo di integrazione che favorisce la coesione tra Paesi e la crescita sostenibile. Continua a garantire, nonostante i tanti problemi di ordine sociale, benefici tangibili e significativi, nella comparazione internazionale, per i cittadini, i lavoratori e le imprese in tutta Europa.  Perché gli interessi economici nazionali, oggi, possono essere perseguiti, in una dimensione continentale, solo attraverso politiche europee.

Di fronte ai giganti economici, i paesi europei presi singolarmente, avranno sempre minore peso politico ed economico. Perché stiamo affrontando enormi sfide, una globalizzazione senza regole, il risorgere di nazionalismi, tensioni internazionali, ridefinizione delle relazioni UE-Regno Unito, migrazioni,disoccupazione, prospettive per il futuro dei nostri giovani, cambiamenti climatici, trasformazione digitale, crescita costante delle diseguaglianze economiche e sociali. Perché la risposta non è battere in ritirata ma rilanciare l’ispirazione originaria dei Padri e delle Madri fondatrici, l’ideale degli Stati Uniti d’Europa.

Per queste ragioni esortiamo i cittadini di tutta Europa ad andare a votare alle elezionieuropee dal 23 al 26 maggio 2019 per sostenere la propria idea di futuro e difendere la democrazia, i valori europei, la crescita economica sostenibile e la giustizia sociale. Sono tempi incerti, instabili, travagliati per l’Europa e per il mondo. Le conseguenze economiche e sociali della crisi degli anni recenti e delle politiche di rigore pesano ancora sui cittadini, sui lavoratori e sulle imprese. Quelli che intendono mettere in discussione il Progetto europeo, vogliono tornare all’isolamento degli Stati nazionali, alle barriere commerciali, ai dumping fiscali, alle guerre valutarie, richiamando in vita gli inquietanti fantasmi del novecento

Il progetto dell’UE deve, al contrario, essere rilanciato nitido e forte in tutta la sua portata di civiltà e noi, Parti Sociali italiane, crediamo sia cruciale per affrontare le sfide e progettare un futuro di benessere per l’Europa, ancora uno dei posti migliori al mondo per vivere, lavorare e fare impresa.Abbiamo molto di cui essere orgogliosi e da questo dobbiamo partire per migliorare lavorandoinsieme.

1.L’Europa deve proseguire il processo di integrazione, deve andare avanti, completare l’Unione economica, accelerare la convergenza sui diritti e sulle tutele sociali, rafforzare la prospettiva dell’Unione politica. Guai a pensare che le conquiste raggiunte siano sufficienti: significherebbe noncomprendere le preoccupazioni, le frustrazioni, il disagio e la sofferenza sociale dei tanti milioni dieuropei che non sono in grado di gestire autonomamente la complessità dei nostri tempi. Non diversamente si potrà interpretare lo slancio di partecipazione dei giovani di tutta Europa con il rinnovato impegno sull’ambiente, ormai drammaticamente ineludibile, e con un modello di crescitache restituisca ai giovani il diritto al futuro.Urge accelerare il processo di integrazione europea, da perseguire anche se sarà necessario coinvolgere i Paesi membri in tappe e tempi diversi avviando un percorso costituente, comunque necessario. È già accaduto nel 1957 con i sei paesi fondatori; è successo nel 1998 con la creazione dell’’euro. Con questo spirito, continueremo a contribuire ad un progetto europeo di successo e ad un’Europaunita che garantisca una crescita sostenibile ed inclusiva, un contesto di benessere a lavoratori e imprese, proponendo iniziative che migliorino le condizioni di vita e di lavoro ed offrano un futuromigliore a tutti i cittadini europei.Le Parti sociali ritengono importante che i deputati italiani che verranno eletti al Parlamento Europeosi occupino prioritariamente di:

1.Unire persone e luoghi.

Si tratta di rafforzare le maglie del tessuto connettivo dell’Unione Europea attraverso:

a)ilpotenziamento delle politiche di coesione economiche, sociali, territoriali nell’ambito delQuadro finanziario pluriennale 2021/2027.

b)Ilpotenziamento degli strumenti di studio e di lavoro all’estero, offrendo la possibilità ad ogniadolescente europeo tra i 15 e i 17 anni di passare 15 giorni in un altro a Paese dell’Unione. Per il mondo del lavoro va sviluppato l’Apprendistato Europeo associato al conseguimento di un titolo di studio comunitario, progettato su standard condivisi, per permettere ai giovani di formarsi in una sorta di “Erasmus in azienda”, sviluppando oltre a nuove competenze tecniche, anchecapacità linguistiche, consapevolezza e coscienza europea.

c)UnPiano straordinario per gli investimenti in infrastrutture ed in reti che rappresentano un forteelemento di inclusione perché uniscono territori, città, paesi, assicurando sviluppo, occupazionee coesione sociale. I maggiori investimenti devono essere orientati a promuovere un modello dicrescita e di vita socialmente responsabile ed ambientalmente sostenibile, rispettosodell’equilibrio naturale e meno energivoro, puntando a obiettivi di riduzione delle emissioni nocivee di riconversione modale, secondo i principi e gli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 15 dicembre2015. Il piano straordinario di investimenti può incrementare la crescita potenziale del continente,guardando al Mediterraneo come a una grande opportunità di scambio e di sviluppo, erispondere alla concorrenza degli altri grandi player mondiali nei confronti dei quali l’Europa èdecisamente in ritardo.Per finanziare il piano straordinario di investimenti proponiamo di ricorrere a:

➢Eurobond per la crescita:emissioni di titoli di debito europei, “garantiti” da un capitale inizialeversato dai Paesi membri. Nel medio-lungo termine, il debito verrebbe rimborsato con ilgettito di nuove imposte gestite a livello europeo che andrebbero a sostituire impostenazionali. A titolo esemplificativo, un debito europeo del 3 per cento del PIL genererebbe350 miliardi di euro di risorse addizionali.

➢Esclusione della spesa nazionale di cofinanziamento dei progetti europei dai vincoli del Patto di Stabilità e Crescita.

1.Dotarsi degli strumenti per competere nel nuovo contesto globale.“America first”, la “Nuova via della seta”, la polarizzazione dei baricentri economici e degli equilibrigeopolitici esigono un deciso rafforzamento degli ormeggi europei. Per questo riteniamo urgente:

a)Il completamento del mercato unico: dal mercato dei capitali, decisivo per il rilanciodell’industria europea, che rimane estremamente frammentato; al mercato digitale, che è ancorapresidiato da 28 sistemi di regole diversi e non permette alle aziende europee di raggiungeredimensioni comparabili a quelle americane; al mercato dell’energia, le cui importazionirappresentano un quinto delle importazioni del continente e il cui costo rimane decisamente altonella comparazione internazionale.

b)Una politica industriale europea con due obiettivi prioritari: migliorare la competitività,stimolando gli investimenti in ricerca e innovazione per rilanciare la leadership industrialeeuropea ed affrontare le sfide della trasformazione digitale e della sostenibilità ambientale,rafforzare la contrattazione e la partecipazione nelle imprese come fattore competitivo econdizione del lavoro di qualità; rivedere le regole sulla concorrenza, per creare dei veri campionieuropei che diventino attori globali in grado di competere con i colossi americani e asiatici.

c)Una effettiva politica estera comune capace di esprimere il peso politico internazionaledell’Unione, potenzialmente ben maggiore rispetto alla somma dei pesi dei singoli paesi. Nel 2030 solo tre stati membri europei resteranno tra i primi otto paesi al mondo per livello di PIL e nel 2050 solo la Germania. Considerando l’aggregato UE, il terzo posto è confermato al 2030 dopo Cina e USA e il quarto nel 2050 dopo l’India. Ciò significa che tutti gli stati europei presisingolarmente sono marginali. Solo un’Europa politicamente unita può aspirare ad avere un ruolo nella governance economica mondiale contribuendo alla convergenza multilaterale ed alla stabilità globale.

d)Un rafforzamento istituzionale che assicuri il primato del Parlamento europeo e renda il modello di governante più efficace, anche attraverso un trasferimento di sovranità.

2.Potenziare la rete di solidarietà sociale europea Una delle lezioni più rilevanti dell’ultimo, travagliato decennio ha riguardato l’insufficienza della strumentazione europea per affrontare crisi finanziarie e recessioni globali. Riteniamo, pertanto,necessario superare quel deficit politico ed istituzionale mediante:

a)Una funzione di stabilizzazione del ciclo economico, complementare ai meccanisminazionali, in grado di supportare il reddito e la domanda interna in tempi di crisi con l’obiettivo difinanziare:

3.Uno strumento di sostegno europeo, finanziato senza pesare sulle imprese, per rispondere inoccasione di crisi di uno o più paesi membri, alle ricadute sulla disoccupazione, presidiandoinvece la coesione sociale e prevenendo rischi di contagio

Investimenti pubblici, ad alto moltiplicatore, con funzione anti ciclica.

b)Una effettiva politica comune dell’immigrazione in grado di governare i processi migratori,determinati da dinamiche demografiche, economiche, sociali ed ambientali, come un fenomenostrutturale di lungo periodo, nel rispetto dei diritti universali della persona, dei Trattati e delleConvenzioni internazionali di accoglienza solidale dei migranti, dei richiedenti asilo, dei profughi.L’ampia eterogeneità nelle regole di ammissione, nelle politiche di accoglienza e di integrazionee nelle pratiche di respingimento creano caos, inefficienze, conflitti e, soprattutto, non sonocompatibili con l’esistenza di uno spazio di libera circolazione. Una politica dell’immigrazionecomune è il necessario presupposto per presidiare e rendere effettiva la libertà di circolazionenell’U.E. In materia di immigrazione sarebbe, inoltre, importante replicare in Italia il modello di partenariatoeuropeo per l’integrazione sottoscritto nel 2017 tra la Commissione europea, la Confederazionesindacale europea e Business Europe per i richiedenti asilo.

c) L’armonizzazione e la convergenza dei sistemi fiscali e dei sistemi di protezione del lavorodei paesi membri, oggi quanto mai differenziati. Nell’ambito di un mercato unico, se questedivergenze sono significative alterano la concorrenza, diventano strumento di lotta commerciale e creano forme di dumping sociale e salariale. Per questo occorre uniformare i sistemi fiscali e definire standard comuni di protezione del lavoro all’interno dell’UE secondo i principi del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali.

3.Sviluppare il dialogo sociale e la contrattazione  Relazioni sindacali partecipative e partecipazione creativa delle lavoratrici e dei lavoratori aiprocessi di innovazione continua sono elementi costitutivi di una strategia vincente nelle imprese edi una Governance politica lungimirante e di successo nei Paesi. A tal fine intendiamo favorire:

a)un rinnovato protagonismo delle Parti Sociali nei singoli Paesi e a livello europeo attraversoconfronti stringenti preventivi alle decisioni governative, confermando il Dialogo Sociale qualestrumento democratico efficace di confronto.

b)Il contrasto ai processi di dumping sulle condizioni di lavoro attraverso l’avvio di percorsi chetendano all’armonizzazione europea a partire dai diritti e dalle tutele fondamentali, nonché daitrattamenti salariali delle lavoratrici e dei lavoratori, ispirandosi alle finalità indicate nei 20 principidel Pilastro dei diritti sociali europei.

c)La promozione e la definizione di un quadro normativo europeo certo di sostegno alle relazionisindacali e alla contrattazione collettiva.

d)La valorizzazione il ruolo dei Comitati di Azienda europei per rafforzare relazioni industrialiorientate a definire soluzioni efficaci e innovative, che favoriscano anche processi diarmonizzazione e di estensione della contrattazione a livello europeo.

e)La creazione di un percorso di livello europeo di politiche attive del lavoro e di long lifelearning adeguate alla straordinaria fase di cambiamento epocale determinata dal passaggiodalle fonti energetiche fossili alle fonti rinnovabili e dalla innovazione dell’economia digitale, cosìda affrontare in modo sostenibile ed efficace i cambiamenti legati alla globalizzazione, alletransizioni energetiche, alla digitalizzazione, all’invecchiamento della popolazione, con leconseguenti riorganizzazioni produttive, ridisegno della manifattura e dei servizi, creazione,

innovazione, riconversione degli skill professionali, mobilità occupazionali, cambiamenti nei consumi e negli stili di vita. Per queste ragioni noi Parti Sociali italiane siamo più che mai convinte che il colpo d’ala europeo siastoricamente maturo, necessario, possibile. Esso rappresenta la risposta coerente ed efficace perpreservare e sviluppare, nella complessità del nostro tempo, il patrimonio di civiltà costruito nei secoli dall’Europa nel quale trovano compendio gli ideali di progresso economico, giustizia sociale,democrazia, pace