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DANTE E LA LIBERAZIONE DELLA CULTURA

Commento alle esternazioni del Ministro Sangiuliano

Viviamo nel capitalismo
della sorveglianza

Premesso che questioni di urgenza drammatica come quelli dell’identità italiana ed europea  e della libertà della cultura dovrebbero essere trattate in modo più serio e approfondito, sottraendole alle polemiche spicciole fra politici e opinionisti, le esternazioni del Ministro hanno avuto comunque il merito di riportare l’attenzione per questi temi di un pubblico anestetizzato, offrendo almeno spunti per un dibattito più approfondito.

Ma, in sostanza, che cos’ ha detto Sangiuliano?

(i)Dante sarebbe “il padre della cultura di destra”;

(ii)occorrerebbe sostituire la presente “cultura di sinistra” con una “cultura libera”.

Ovviamente, come prevedibile, prestigiosi opinionisti dell’”establishment” hanno replicato indignati, con argomenti solo parzialmente sostenibili.

In realtà,  scrive Franco Cardini:“… già alcuni anni or sono Massimo Cacciari e qualcun altro fecero scalpore insistendo sul fatto che la grande cultura europea otto-novecentesca fosse stata ‘di destra’: il che era e resta verissimo, come peraltro resta vero il fatto che il fascismo, almeno quello italiano, si sia proposto come una forza tendenzialmente piuttosto “di sinistra”….

Fra le obiezioni sollevate, la più pertinente (e accettata dallo stesso Sangiuliano) è quella che “destra” e “sinistra” sono concetti tipici della Modernità, i quali originano più precisamente dalla Rivoluzione Francese. La prima osservazione sarebbe stata quindi solo una provocazione. L’idea di una Destra e di una Sinistra “eterne”, che retroagisca fino al Medioevo, o, addirittura, alla preistoria, è invece una poco fondata pretesa novecentesca. Suoi più autorevoli sostenitori: Mao Tse Dong, Bobbio ed Evola. A dire il vero, si può sospettare che Mao pensasse in realtà al Ying e allo Yang. Anche Bobbio in realtà pensava alla dialettica fra progressismo e conservazione, che ha una portata più generale della concezione assiale della politica, in cui rientrano Destra e Sinistra. Infine, Evola contrapponeva la Tradizione all’ Antitradizione. Queste  contrapposizioni “metapolitiche” sono effettivamente di più lunga durata che non “Destra” e “Sinistra”; tuttavia, in questa prospettiva, il “polo” concettuale opposto a quello “progressista” non è, propriamente, né “reazionario”, né “conservatore”, bensì, piuttosto,  “conservazionista”, o “catecontico”. Mentre il mito del Progresso è la secolarizzazione dei dogmi religiosi della salvezza e del Giudizio Finale, il “Katechon” è, secondo la IIa Lettera ai Tessalonicesi (ripresa da von Bader e Carl Schmitt),  quella misteriosa forza che “frena” l’avvento dell’Anticristo (preludio al ritorno di Gesù Cristo), corrispondente alla figura mitica dell’ avestico Thraetona, che “incatena “ per Mille anni Angra Mainyu, il dio persiano del Male, durante il “Millennio” che precede la Frashokereti, la “rigenerazione del mondo”.

Il Katèchon è dunque  l’opposto del Mito del Progresso, perché, mentre questo è la versione secolarizzata del millenarismo religioso, che vorrebbe “salvare l’Umanità con la tecnica”(cfr. il “Primo Programma Sistemico dell’Idealismo tedesco”), il Katèchon si oppone proprio  a questo tipo di “salvezza”, che considera un inganno, perché non potendo eliminare la finitezza esistenziale dell’essere umano, si ritorce contro questi ultimi, rendendoli incapaci di vivere la loro vita con tutte le sue contraddizioni.

Tornando a Dante, questi si potrebbe definire, come avevano scritto Auerbach, le Goff e Sanguineti, “reazionario” (o, nel nostro linguaggio, “catecontico”),  perchè portatore di una concezione perennialistica della metafisica e della società, dove l’immanenza è imitazione, “Mimesis” di un mondo assoluto ed immutabile.

La gabbia in cui fu rinchiuso Ezra Pound

 1.Il Katèchon  contro il Millenarismo

E’quindi ovviamente improprio affermare che Dante fu il fondatore della cultura di destra, perché, o parliamo della destra “postrivoluzionaria” nel senso sopra indicato, e, evidentemente, Dante non poteva farne parte, o del “Katechon”, la cui idea nasce nell’ Avesta e viene “cristianizzata” da San Paolo Se invece parliamo del  Katèchon (o  qualcosa di simile), questo è un tema dominante di tutte le grandi culture, a partire da quella iranica, dove, prima che giunga il il Giudizio Universale), Threatona “incatena per mille anni Angria Mainyu, il Dio del Male. L’idea del Katechon, ha, quale antesignano, semmai, Zarathustra.  Ritroviamo la lotta del Katechon contro il millenarismo nella contrapposizione che Erodoto mette in scena fra la “hybris”  dell’ impero universale degli Achemenidi e la concezione tragica ed eroica  dei Greci, che ha il suo simbolo in Leonida.

Dopo gli Achemenidi, i millenaristi sono stati sempre e ovunque una setta minoritaria, trasversale, intrigante e prepotente (gl’islamici Karmati, i Giochimiti, gli Anabattisti, i Puritani, i Trockisti, le Brigate Rosse), non solo invisa a tutti, e contro cui prima o poi gli stessi rivoluzionari si sono dovuti ribellare (pensiamo al Lutero che si scaglia  contro gli Anabattisti, e  a Goethe e Napoleone contro i rivoluzionari francesi…). Ciononostante, inseriti in posizioni di potere, hanno spesso  avuto occasioni per perseguitare gli spiriti indipendenti.

 Oggi, i millenaristi al potere sono i Postumanisti, come Zuckerberg e Musk, che frequentano incessantemente le stanze del potere, americano, europeo e perfino vaticano, facendo avanzare a loro piacimento l’agenda della Singularity Tecnologica, la fusione fra l’uomo e la macchina, che porrà fine alla Storia.

 Nessuno, nel 1800, aveva capito che il risultato finale del “Progresso” sarebbero state le Macchine Intelligenti, né che queste avrebbero preso il potere come ha scritto Bill Joy. Anche i più “progressisti” pensavano ancora a un mondo umano, per quanto rinnovato. Come aveva giustamente osservato Josef  Seifert (“Le Sette Idee Slave”), le tre parole d’ ordine della Rivoluzione Francese non erano altro che la sintesi delle aspirazioni dei tre Ordini dell’ “Ancien Régime”: la libertà, per l’aristocrazia, la l’eguaglianza, per la borghesia, la fraternità, per il clero. Oggi, però, di fronte al radicale dispiegarsi del progetto post-umanistico della Singularity, in corso di attuazione da parte dei GAFAM, tutte le culture attuali, orientate fino ad oggi in senso più o meno progressista, dovrebbero attraversare una fase di resipiscenza, divenendo finalmente “catecontiche”, perché tutte accomunate dall’obiettivo della conservazione dell’umano (il “conservazionismo”) contro la Società delle Macchine Intelligenti. Neghiamo che questo pericolo sia solo immaginario, perché l’Intelligenza Artificiale non sarebbe veramente intelligente” . Ma che c’è già oggi di più stupido dell’attuale classe dirigente, che, anziché pensare con la propria testa, ripete all’ infinito, a mo’ di robot, vecchi slogan assurdi? Eppure, proprio per questa sua mancanza di creatività, essa ci sta portando verso il baratro. Figuriamoci che cosa potrebbero fare le macchine se lasciate a se stesse(per esempio, in una guerra nucleare)! Il pericolo di oggi non è l’intelligenza delle macchine, bensì la bovina ripetitività del mondo contemporaneo, paralizzata da razionalismo, moralismo, burocrazia, che trasmette pedissequamente alla macchine da esso create (vedi il problema della “moderazione”).

2.La Dialettica dell’ Illuminismo

Horkheimer e Adorno avevano previsto tutto 75 anni fa

 Intanto, alcuni movimenti culturali e politici attuali, come l’ambientalismo e l’identitarismo, stanno implicitamente riconoscendo, sulla falsariga di Hrkheimer e Adorno, il fallimento del progetto modernista di conciliazione della vita con la tecnica, e l’urgenza d’impedire che la voglia irrazionale di razionalità si traduca in una “trasfusione senza spargimento di sangue”, cioè della vita, dall’uomo, alle macchine. Perciò, se vogliono avere ancora una qualche funzione storica, che non sia solo quella di una foglia di fico della tecnocrazia post-umanista, tutte le ideologie in cui si articolava il progetto moderno, e che animavano il variopinto spettro della politica, dovranno modificare la loro Weltanschauung e i loro programmi. E, in verità, almeno talune stanno già tentando di farlo. Basti pensare al tormentoso dibattito sull’ identità della Sinistra, a cui fa ora seguito quello, speculare, sulla Cultura di Destra.

 Senz’altro Dante, insieme a Confucio (il Libro dei Riti), San Paolo (Tessalonicesi II),  Gandhi (Hind Swaraj) e Matteo Ricci (“Il vero significato del Signore del Cielo”), potrebbero costituire utili maestri per questo movimento catecontico mondiale, capace di guidare almeno gli Stati-civiltà alla riscossa contro i GAFAM.

In questo contesto si pone, certo, anche la questione della poliedricità dei popoli e delle culture.

 Fra i popoli, nel senso che il loro contributo a un nuovo ordine mondiale catecontico può derivare solo dalle specificità delle rispettive tradizioni culturali: per l’ America, Fenollosa, Dos Passos, Elliot, Pound…; per la Cina, Confucio, LaoTse, SunZu, Kang You Wei, Zhang Wei Wei; per l’India, Vyasa, Valmiki, Gandhi; per l’Islam, Maometto, Averroè, al-Ghazzali, Ibn Qaldun; per l’Europa, Omero, Socrate, Orazio, San Paolo, Rousseau, Leibniz, Voltaire, Nietzsche, Saint-Exupéry…

 L’Italia ha certamente molto da apportare allo studio, la tutela, la difesa, la diffusione delle tradizioni europee: Dante, teorico della Monarchia; Botticelli, resuscitatore di antiche dee; Machiavelli, consigliere del Principe; Mercurino da Gattinara, ministro dell’Impero nello spirito di Dante; Ricci, difensore cattolico del Confucianesimo contro il Buddismo;  Leopardi, fustigatore delle “Magnifiche Sorti e Progressive”; Foscolo, custode dei Sepolcri; Canova, ricreatore della bellezza antica…

La nostra è un’era apocalittica

2.Dalla crisi delle ideologie, verso un nuovo ecosistema culturale mondiale

Come scrivevamo, l’attuale confusione deriva in gran parte dal fatto che l’intera cultura politica, non soltanto italiana, bensì europea,  si trova in uno stato di crisi endemica, dopo i colpi subiti dalle rivoluzioni totalitarie del 20° Secolo, dal nucleare, dal surriscaldamento atmosferico, dal post-comunismo, dai BRICS  e dalla Singularity,  tutte cose che hanno fatto giustamente dubitare della validità del Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo Tedesco, il quale progettava di sostituire la promessa messianica delle religioni (incarnata dal Paradiso di Dante) con un paradiso terreno, identificato poi da molti con il Comunismo, e di tutti i successivi progetti utopici (Saint-Simon, Comte, Fiodorov). All’ interno di questa generica aspettativa escatologica, i liberali promettevano il “Regno della Libertà”(Hegel), i socialisti una “Nuova Società Organica”(Comte), i Cristiano-Sociali un Paradiso “che incominciasse a realizzarsi su questa terra”(Teilhard de Chardin), i nazifascisti un Reich millenario (lo Hazar mazdeista) che avrebbe riportato la vita alla purezza delle origini ancestrali.

 Tutto ciò in un quadro di competizione pluralistica, che un tempo veniva chiamata “repubblica”, e, oggi, “democrazia”, ma  che comunque oggi ha smesso di funzionare:

 “La scommessa democratica è così ridotta a una finzione finalmente smascherata, esausta per la lunga traversata della crisi, adatta soltanto per la redistribuzione della ricchezza negli anni del benessere, sopraffatta dalle promesse che ha scritto nelle sue Costituzioni ma che palesemente non riesce più a mantenere, incapace di raccontare se stessa, di convincere, e soprattutto di suscitare passioni, la democrazia va in minoranza, accompagnata in questo transito malinconico dalla realtà…”(Ezio Mauro, L’eversione populista 2.0., La Repubblica  di Lunedì 16 gennaio 2023).

 Come abbiamo scritto nel n.3 dei Quaderni di Azione Europeista,  “Verso le elezioni del 2024”, questo fallimento pone tutti i movimenti politici in Europa dinanzi all’alternativa fra il rinnovarsi (a nostro avviso, in senso “catecontico”), o sciogliersi, venendo assorbiti negli ultimi grandi movimenti che si stanno formando:

-quello per la “Singularity”, che, sotto l’egida dei GAFAM, punta a realizzare i sogni millenari di entropia che erano stati del Buddhismo Hinayana e della Qabbalà, e, ora, sono di Ray Kurzweil, Chief Engineer di Google;

 -quello “per la vita”, pronto a difendere l’umanità contro l’invadenza delle Macchine Intelligenti (che siano esse i robot, i Big data, la rete, le bioingegneria, il nucleare, la “Guerra senza Limiti”..).

Ciascuno dei partiti esistenti, e ciascuno dei Continenti,  potrebbe legittimamente trovare posto, se solo volesse e sapesse recuperare le proprie storiche aspirazioni, all’interno di questa grande alleanza “catecontica” per la lotta contro i GAFAM.

Il Mito del Progresso accomuna
establishment e rivoluzione

 3.Liberare la cultura

Come risultato di quanto precede, circa il secondo punto trattato dal Ministro, quello della libertà della cultura, non si può non concordare sul fatto che la cultura sia oggi meno libera di quanto non lo sia mai stata in passato, in quanto l’attuale società tecnocratica ha fra i suoi principali obiettivi quello di subordinarla  al progetto di controllo totale da parte della tecnologia (l’Intelligenza Artificiale deve sostituire quella umana).

La cosiddetta “cultura di sinistra” è in realtà quella dell’“establishment”, che ha mutuato idee e linguaggi tradizionali del gauchismo (egualitarismo, antiautoritarismo..) perché sono particolarmente atti ad anestetizzare i cittadini  affinché accettino senza opporsi la “trasfusione senza spargimento di sangue”(la metafora della “rana bollita” di Chomski).

Non ci vengano poi a dire che non si può paragonare la libertà culturale che ci sarebbe oggi da noi con quella delle “autocrazie”: in realtà, le massime opere culturali (Orazio, Ovidio, Virgilio, Machiavelli, Leonardo, Michelangelo, Cartesio, Pascal, Rousseau, Voltaire, Goethe, Canova, Dostojevskij, Tolstoj, Pirandello, Heidegger, Pound,  Sol’zhenitsin) erano state create proprio sotto delle “autocrazie”, mentre, invece, nelle attuali “democrazie”, assistiamo ad una produzione culturale stentata, manipolata e conformistica.

 Certo, la cultura è sempre stata soggetta a limiti e controlli: da parte delle assemblee greche (che infatti condannarono Socrate), degl’Imperatori romani, delle Chiese, degli Stati, del capitale, dei partiti. E, infine , le censure che si sono accumulate fino ad oggi nel corso dei millenni hanno portato addirittura –con fenomeni come le leggi memoriali, il politicamente corretto e il “Me Too”- alla paralisi della cultura, attraverso l’ “autocensura”. Tanto grande è oggi la paura di essere messi al bando per una parola, una frase…

Già il Cristianesimo aveva censurato  la natura estremamente violenta delle società antiche a cui voleva riallacciarsi (che aveva trovato le sue massime espressioni in Omero e proprio nel Vecchio Testamento). La cultura umanistica aveva censurato il carattere tragico della cultura greca. L’Illuminismo aveva obliterato le costanti critiche degli antichi alla democrazia. La cultura postbellica ha censurato il carattere fondamentalista e prevaricatore del progetto occidentale. I media occidentali censurano ora i contributi alla soluzione dei problemi attuali forniti dalle culture e dal pensiero cinese, giapponese, indiano, islamico, russo…. Il “mainstream” sta censurando l’urgenza della lotta alla “Singularity”. Come risultato di tutto ciò, gl’intellettuali ormai si censurano da soli. Inoltre, la pretesa livellatrice dell’imperante ipocrisia occidentale, abbattendo deliberatamente le preesistenti barriere fra culture high brow”, “mid brow” e “low brow” (Martel), rende impossibile (o troppo pericoloso), ogni discorso adeguato ai vari contesti. In particolare, non vi è più un ambito “protetto” in cui si possa discutere serenamente  delle realtà più scomode, come il relativismo, i Poteri Forti, l’Apocalisse, le inevitabili gerarchie sociali, le origini dei popoli europei, la violenza nella Bibbia, le culture politiche dell’ Eurasia, le società segrete, la situazione reale delle minoranze etniche, il funzionamento concreto del progetto postumanistico,le guerre nucleari…

Sarebbe certamente ora che, come accennato dal Ministro,  in Europa il potere politico rimuovesse le cause profonde di quelle censure:

-il cristallizzarsi di una classe dirigente inadeguata, figlia della Guerra Civile Europea;

-l’adesione pedissequa alle “mode” di Oltre Oceano ( il gauchismo di Berkeley; il neo-liberismo di Chicago; il “Politicamente Corretto” della West Coast; l’”Ideologia Californiana” della Silicon Valley);

-la scarsa indipendenza economica degl’intellettuali, e della borghesia in generale;

-il livellamento degli studi, che rende impossibile un pensiero “alto” e sistematico;

-l’impostazione fortemente propagandistica ed autoreferenziale delle politiche culturali pubbliche, ivi comprese le sempre crescenti forme di censura.

Leonida è il prototipo del Katechon che “trattiene” l’Hybris dell’ Anticristo (Angra Mainyu)

4.L’Europa: ”Trendsetter of the Worldwide Debate”?

 

In conclusione, i movimenti politici europei potrebbero (ed, anzi, dovrebbero) spingere l’Europa a divenire davvero quel “Trendsetter of the Worldwide Debate” che la Commissione pretenderebbe (a parole) ch’essa fosse, mentre invece essa è oggi succube al 100% dei GAFAM, ai quali ha concesso tutti i dati degli Europei, che essi hanno trasformato in zombies spiati ed eterodiretti (cfr. Sentenze Schrems). Ma ciò potrà avvenire solo con un radicale cambio di passo da parte di tutti, ivi compresi gl’intellettuali, che dovrebbero divenire, come minimo, più coraggiosi e combattivi.

Se, poi, ciò non potesse avvenire, si dovrebbe infine “rovesciare il tavolo”, e unificare, in un’unica coalizione fondatrice, “conservazionista” e di lotta, tutte le tradizioni culturali di un determinato territorio: nel caso dell’ Europa, nel Movimento Europeo, con o senza, al suo interno, diverse “sezioni”, eredi degli attuali partiti.

In questo contesto, ha certamente un diritto di cittadinanza, e anche un primato, anche una “cultura dei conservatori” italiana ed europea, che però anche qui dovrebbe avere un respiro ben più vasto di quello della pura e semplice “destra”,  aprendosi all’insieme degl’intellettuali europei. Tutti, anche i più rivoluzionari, hanno infatti sempre celato un fondo di reazione, avendo tutti guardato con sospetto (come si legge nelle pieghe di Voltaire, di Goethe, di Marx, di Gramsci) la macchinizzazione del mondo a cui ci hanno portato il materialismo, l’egualitarismo e la censura generalizzata. Basti pensare all’avversione di Dante per “La gente nova e i facili guadagni”, al “Bürgergeneral” di Goethe, al timore di Tocqueville per la “passione dell’ eguaglianza”, all’avversione di Kierkegaard per l’arcivescovo Mynster, alla descrizione sprezzante che Nietzsche fa dell’ “Ultimo Uomo”, alla visione drammatica del “Waste Land” di Elliot, al Confucianesimo di Pound, al “Katèchon Europeo” di Barcellona.

Sarebbe così forse possibile anche risolvere i conflitti frazionistici, campanilistici e personalistici, all’ interno stesso di ciascuno dei partiti europei, e, in particolare, dei Conservatori (basti pensare alle differenti fazioni che si contrappongono nel Parlamento Europeo), dovuti in gran parte ai loro orizzonte eccessivamente nazionale, mentre i grandi autori “catecontici”, a cominciare da Dante, ma continuando con Ricci, De Maistre, Dostojevski, Nietzsche, Jung, Guénon, Saint-Exupéry, Evola, avevano tutti un respiro europeo, se non mondiale (Cina, Francia, Russia, Oriente, Europa, Islam).

Noi siamo qui per accompagnare questo dibattito. Ci poniamo umilmente al servizio di chi vorrà continuarlo. Speriamo che il Ministero della Cultura lo promuova seriamente, come rientrerebbe nella “mission” di questo Governo, con tutte le risorse che hanno le Istituzioni.

Parla di questo il nostro libro “Verso le Elezioni del 2024: I partiti europei nella tempesta”, Alpina/Dialexis, Torino, 2022, che presenteremo al prossimo Salone del Libro. 

TECNOLOGIA A TORINO,

Una riflessione  quanto mai tempestiva

Sta per partire (Venerdì 11 Novembre), la seconda edizione di

BIENNALE TECNOLOGIA DEL POLITECNICO DI TORINO.

Come scrive il Rettore Guido Saracco nella Premessa al programma,”Non a caso questa riflessione trova casa a Torino, che con le altre due manifestazioni dedicate a economia e democrazia può autenticamente dirsi capitale del pensiero critico: quel pensiero che affronta la realtà complessa che viviamo senza veli, pregiudizi o scorciatoie, che mette a sistema tutte le competenze a disposizione per comprendere a fondo i disagi che viviamo e le loro cause, che sa proporre obiettivi e soluzioni concrete per il mondo migliore che sapremo costruire.”

Un plauso al Politecnico per la straordinaria iniziativo. Verissimo che Torino ha una storia eccellente nel campo del pensiero anticonformista, dal Vescovo Claudio a Erasmo, da Alfieri a De Maistre, da Gioberti a Nietzsche, da Salgari a Michels, da Burzio a Pavese. E, tuttavia, Torino è stata anche la città-fabbrica, che, sotto un manto di efficienza, celava strutture di potere occulte, che hanno penalizzato da sempre i suoi intellettuali   (da De Maistre moro in miseria a Gioberti esiliato, a Pavese suicida).

Il Politecnico “fabbrica di diplomi” è l’erede culturale della “Grande Fabbrica”, dentro alla quale, e per la quale, abbiamo vissuto, e di cui per questo conosciamo gl’intrinseci  limiti, che vengono evidenziati più che mai dagl’interminabili  procedimenti giudiziari della dinastia che con quella Fabbrica si è identificata.

Perciò, pur apprezzando la presenza del Politecnico, e, in particolare, quest’iniziativa, non possiamo non esprimere anche qualche valutazione critica, in particolare sul nodo centrale della cultura tecnologica di oggi: il rapporto dell’ establishment  con l’informatica.

IL programma affronta con abbondanza una serie di temi veramente centrali:

Intelligenza artificiale e il post-umano(Morozov, Revelli, Ardizi, Santoni, Nowotny, Anerdi, Dario, Schiaffonati, Trotta, Sadin, Cristianini, Mueller);

La guerra nell’ era delle macchine intelligenti (Dassù, Ferruggia, Patrignani, Tamburini, Batacchi, Vignarca, Curioni, Giannuli,Busoni )

Medicina digitale (Bernardini; Fabris; Garattini, Novello, Balestra, Graziano, Tripodi, Balistreri, Bulletti, Dirindin, Barone, Di Monaco, Mariani, Roversi);

Lavoro digitale (Cascella, Cerini, Filippone, Neirotti, Calderini, Formai, Bonaria, Carbonato, Marsiaj, Bananav, Casilli, De Toni, Fantini, Falzetti, Sacchi, Mueller)

L’arte tecnologica (Lapucci; Nesson; Poggi, Giacometti, Iannella, Mazzaglia, Sterling, Menegazzo, Capucci, Mazzali, Vozzo);

Informatica e diritto (Ricciardi, Maurizi, Portinale, Quattrocolo, Bria, De Martin, Scorza, Sterling);

L’ informatica in Cina (Casolari, Pieranni, Alekna, Sun Xiaochun, Bonino, Pasqualini);

La tecnologia nell’ Italia fascista (Iori, Cassata)

Quello che vediamo mancare è invece il tema, a nostro avviso centrale, DELL’UMANESIMO DIGITALE, sempre conclamato e mai studiato a fondo.

La realtà è che vi è una convergenza fra le tendenze  generali della società moderna (materialismo volgare, razionalismo, formalismo giuridico, omologazione) e la trasformazione del mondo in mondo virtuale (algoritmi, codificazione dell’ esistente, governo delle regole), che, da un lato, impone unarafforzata critica della Modernità sulla falsariga di Kierkegaard, di Nietzsche, di Eliot, di Huxley, di Burgess, di Asimov), e, dall’altro, richiederebbe di rifondare una pedagogia sociale “di rinforzo”, sulla falsariga dell’ “Agogè” spartana, della “Paideia” ateniese, del “Taichi Quan” cinese….

Mancano poi altri tre temi rivelatisi fondamentali in questi giorni:

LA CRISI DEI GIGANTI DEL WEB

LA PRETESA DI ELON MUSK DI ESERCITARE UN RUOLO DI MEDIAZIONE NELLA GUERRA IN UCRAINA

LA PROPOSTA DI ALVIN CARPIO, PUBBLICATA SULL’ECONOMIST, DI AFFIDARE IL GOVERNO DELLO STATO ALL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Ritorneremo successivamente sulle singole manifestazioni.

ECCO IL PROGRAMMA:

10 Novembre

Inizio modulo

Ricerca tecnico-scientifica e cosa pubblica

A cura di: Dipartimenti di Scienze Cliniche e Biologiche e di Scienze della Terra dell’Università di Torino & Dipartimento di Architettura e Design DAD e Area Cultura e Comunicazione del Politecnico di Torino

Barbara CaputoDaniele CastelliSilvia De Francia

Modera: Gabriele Beccaria

Dibattito

12:00

Inaugurazione della mostra “La cosa pubblica. Salute, Lavoro, Società nelle collezioni storiche dell’Università e del Politecnico di Torino”

A cura di: Archivio Scientifico e Tecnologico-ASTUT dell’Università di Torino & Dipartimento di Architettura e Design DAD e Area Cultura e Comunicazione del Politecnico di Torino

In collaborazione con: “Progetto “VICINI. La Scienza per la Città al Valentino” dell’Università di Torino

16:30

Inaugurazione della mostra “Reti, Luoghi, Società. Infrastrutture per le generazioni” e delle altre mostre della Biennale

A cura di: Politecnico di Torino e Centro Interdipartimentale Full – Future Urban Legacy Lab

18:00

Inaugurazione di Biennale Tecnologia 2022 e Lectio Magistralis di Nassim Nicholas Taleb

Nassim Nicholas TalebGuido SaraccoLuca De BiaseMassimo Giannini

Original language: English (Nassim Nicholas Taleb)

Lezione

21:00

Gli Antenati della Fabbrica del Mondo

Marco PaoliniTelmo Pievani

Spettacolo

11 Nov

09:30

Studenti in cattedra!

A cura di: Gruppo di ricerca Marine Offshore Renewable Energy Lab

Dibattito

10:00

Business e sostenibilità nel futuro dello Spazio

Heinz Stoewer

Introduce: Marcello Romano

Original language: English

Lezione

Il corpo, il cervello e il mondo (virtuale)

Martina Ardizzi

Introduce: Emiliano Audisio

Lezione

Università e Pubblica Amministrazione per la trasformazione del Paese

Giulia CarluccioRemo Morzenti PellegriniVincenzo Tedesco

Dibattito

Verso un’intelligenza realmente artificiale

Evgeny Morozov

Introduce: Luca De Biase

Original language: English

Lezione

10:30

I princìpi del principio

Pierluigi Fagan

Introduce: Juan Carlos De Martin

Lezione

Ingegneria e fascismo: dalla sperimentazione autarchica al successo postbellico

Tullia IoriJeffrey Schnapp

Introduce: Sergio Pace

Lezione

La società tecnologica e la fine del diritto

In collaborazione con: Rivista il Mulino

Mario Ricciardi

Introduce: Alessandra Quarta

Lezione

11:00

Energia sostenibile e sicura per aviazione, marittimo e trasporti pesanti

A cura di: Istituto Affari Internazionali (IAI) e Politecnico di Torino

Massimiliano BienatiDavid ChiaramontiLivia CarratùMassimo DebenedettiGiuseppe Ricci

Modera: Marco Giuli

Dibattito

Food & Tech: le sfide del futuro

In collaborazione con: Next-Level & il content hub “Il Gusto” del Gruppo GEDI

Silvia BarberoLuca FerruaSara Roversi

Modera: Caterina Corapi

Dibattito

Musei e Biblioteche per la città del futuro

In collaborazione con: Treccani Libri

Christian GrecoFrancesco Guglieri

Modera: Simonetta Sciandivasci

Dialogo

Per le persone nei luoghi: le infrastrutture di comunità

Filippo BarberaAntonio De RossiWalter Franco

Modera: Adriana Riccomagno

Dibattito

Pre-occuparsi del futuro

In collaborazione con: Codice Edizioni

Roberto PauraAlberto Robiati

Dialogo

11:30

Cibo e clima

A cura di: Università di Scienze Gastronomiche

Franco FassioDebora FinoRhoman RossiTommaso Valle

Dibattito

Città del futuro in Cina, tra realtà e fantascienza

A cura di: MUFANT – Museo del Fantastico e della Fantascienza di Torino

In collaborazione con: China Center PoliTO

Silvia CasolariFrancesca GovernaGu Shi

Modera: Davide Monopoli

Original language: Chinese (Gu Shi)

Dibattito

Costruire nuovi orizzonti

Suzanne HeywoodGuido Saracco

Original language: English (Suzanne Heywood)

Dialogo

Critica alla ragione manageriale

Luigino Bruni

Introduce: Ottavia Giustetti

Lezione

Inclusione digitale per una nuova cittadinanza

A cura di: European Training Foundation & lnternational Training Centre of the ILO

Fabio NascimbeniManuela PrinaTom Wambeke

Modera: Delphine Dall’Agata

Dibattito

12:00

Il futuro è digitale: quale ruolo per l’Europa?

Juan Carlos De MartinPaola Papanicolaou

Dialogo

14:30

Ghiacci e fuoco

Peter Wadhams

Introduce: Gabriele Beccaria

Original language: English

Lezione

Il metaverso come metafora della vita

Martina ArdizziCarolina Vagnarelli

Modera: Luca De Biase

Dialogo

La tecnologia come alleato dell’uomo per la salvaguardia ambientale

Guido SaraccoLuca Dal Fabbro

Dialogo

Sfide e opportunità del piano scuola 4.0

A cura di: Fondazione LINKS & Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo

Lidia CangemiSusanna Sancassani

Modera: Lorenzo BenussiGiulia Guglielmini

Dialogo

15:00

Come vincere le Grandi Sfide dell’umanità

Isabella ConsolatiSebastiano FotiAlvise Mattozzi

Dibattito

Dati di valore

Mauro GaspariniStefano Menghinello

Dialogo

OGR Torino: verso le nuove frontiere dell’ArTechnology

Massimo Lapucci

Introduce: Giulia Zonca

Lezione

Presente e futuro dell’energia – parte 1

Giacomo Di FoggiaMarco RicottiAndrea Roventini

Modera: Cristina Sivieri Tagliabue

Dibattito

15:30

Machine Art

In collaborazione con: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

Fern L. NessonMonica Poggi

Dialogo

Non c’è cura senza prevenzione

In collaborazione con: SaluTO

Giada BernardiniLaura FabrisSilvio GarattiniSilvia Novello

Modera: Federico Mereta

Dibattito

Prendersi cura con l’ingegneria

Gabriella BalestraMariagrazia GrazianoVera Tripodi

Modera: Luca Falzea

Dibattito

16:00

Dal principio al futuro: una storia di innovazione e sostenibilità

Marco LavazzaPatrizia LombardiElisabetta Merlo

Modera: Bruno Ruffilli

Dibattito

L’informazione in tempo di guerra

Roberto Menotti

Introduce: Marco Zatterin

Lezione

L’Ingegnere del possibile

Jeffrey Schnapp

Introduce: Bruno Ventavoli

Lezione

Lo stato sociale nell’età dei Big Data

A cura di: Centro “Theseus – Tecnologia, Società e Umanità” del Politecnico di Torino”

Philipp RehmStefano Sacchi

Original language: English

Dialogo

16:30

Il mondo alle prese con la sindrome di Plyushkin

In collaborazione con: add editore

Ferruccio De BortoliAlessandro Giraudo

Introduce: Laura Montanaro

Dialogo

17:00

Moneta e tecnologia

Massimo Amato

Introduce: Marco Castelnuovo

Lezione

Tecnosfera e antropocene: per un approccio multidisciplinare alle sfide globali

Jürgen Renn

Introduce: Roberto Lalli

Lezione

Umano Inumano Postumano

Marco Revelli

Introduce: Letizia Tortello

Lezione

17:30

Dalla disciplina al controllo

Marco D’Eramo

Introduce: Juan Carlos De Martin

Lezione

Il futuro del lavoro e la domanda per nuove competenze

Roberto CascellaAlessandra CerianiClaudia FilipponePaolo Neirotti

Modera: Luca De Biase

Dibattito

Il prezzo della connessione: come i dati colonizzano la nostra vita

In collaborazione con: il Mulino

Nick CouldryUlises Mejias

Modera: Ivana Bartoletti

Original language: English

Dialogo

18:00

Cina: le piattaforme e il Partito

Simone Pieranni

Introduce: Vincenzo Tiani

Lezione

Come incentivare la digitalizzazione delle imprese italiane

A cura di: Festival Internazionale dell’Economia

Mario CalderiniSara Formai

Modera: Tito Boeri

Dialogo

18:30

I Musei del futuro

A cura di: Museo Egizio

Christian Greco

Introduce: Marina Paglieri

Lezione

Il sogno infranto della democrazia digitale

Paolo Gerbaudo

Introduce: Daniela Piccio

Lezione

21:00

Eterna attualità di Bach

Chiara Bertoglio

Spettacolo

12 Nov

09:30

Cervelli In Città: un’esperienza “civica” di divulgazione

A cura di: ADI – Associazione Dottorandi del Politecnico di Torino

Claudio CastiglioneSamuele Meschini

Dialogo

10:00

Dalla spada all’aratro: tecnologie e pace

A cura di: Centro Studi “Sereno Regis”

Francesca FarruggiaNorberto PatrignaniGuglielmo Tamburrini

Modera: Enzo Ferrara

Dibattito

I grandi ponti di New York: come e perchè curarli?

Raimondo Betti

Introduce: Matteo Robiglio

Lezione

Under 18 e digitale: una speranza per il futuro

Sandra Cortesi

Introduce: Paolo Morelli

Original language: English

Lezione

10:30

La libertà morale nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Filippo Santoni de Sio

Introduce: Vera Tripodi

Lezione

Materiali intelligenti: vita e agency dei corpi tecnologici

Vincenzo SantarcangeloLaura Tripaldi

Dialogo

Presente e futuro dell’energia – parte 2

Roberto FazioliGiorgio GraditiLuca Orrù

Modera: Cristina Sivieri Tagliabue

Dibattito

Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile: è ora di agire a livello territoriale!

Carmen AinaIacopo ChiaraMara CossuEnrico GiovanniniAnna PiccinniAlice Siragusa

Modera: Patrizia Lombardi

Dibattito

11:00

Dal Big Bang all’Intelligenza Artificiale

A cura di: Laboratorio Nazionale CINI su Informatica e Società

Viola SchiaffonatiRoberto Trotta

Dialogo

Le macchine di Dio

In collaborazione con: Luiss University Press

Helga Nowotny

Introduce: Luca De Biase

Original language: English

Lezione

Robot, Androidi (e altre Intelligenze): i nostri nuovi compagni di viaggio

In collaborazione con: Codice Edizioni

Giuseppe AnerdiPaolo Dario

Modera: Piero Bianucci

Dialogo

Un duce “moderno”? Il controverso rapporto tra fascismo, scienza e tecnologia

Francesco Cassata

Introduce: Cesare Martinetti

Lezione

11:30

Avatar e cittadini digitali. La Pubblica Amministrazione nel metaverso

Pietro PaciniMassimo Temporelli

Dialogo

La Cina tra tecnologia, scienza e storia

A cura di: China Center PoliTO

John AleknaSun Xiaochun

Introduce: Michele Bonino

Modera: Alberto Bardi

Original language: English

Dibattito

MetaSafari, una passeggiata nei metaversi

A cura di: OGR Torino

Flavio TrioneGiuliano Ambrosio

Dialogo

Ventilazione: che cosa abbiamo imparato dopo il Covid-19

Clara PerettiNatale Foresti

Modera: Stefano Corgnati

Dialogo

14:00

Gruppo TIM: l’innovazione con le persone

Gaetano di Tondo

Lezione

I materiali critici per la transizione energetica

In collaborazione con: Associazione Italiana degli Economisti dell’Energia (AIEE)

Guido SaraccoDavid ChiaramontiMaurizio DelfantiGiovanni Andrea BlenginiMartina LyonsAlicia MignoneMarco Ravazzolo

Modera: Giovanni Battista Zorzoli

Original language: English (Martina Lyons)

Dibattito

14:30

Il ruolo delle scienze sociali nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale

Urs Gasser

Introduce: Valentina Goglio

Original language: English

Lezione

Libri aperti

A cura di: Scuola Holden

Paolo MartinelliAndrea Zanni

Modera: Annalisa Ambrosio

Dialogo

Lo spillo e l’elefante. Un reading filosofico su tecnologia, umanità e speranza – parte 1 “Alle prese con le macchine. Il pensiero alla catena da Adam Smith ai rider”

Enrico DonaggioLeonard MazzoneGiancarlo Judica Cordiglia

Dialogo

15:00

Ciò che rimarrà sarà la bellezza

Pierre-Alain CrosetFrancesca Torzo

Dialogo

Lo Spazio tra tecnologia, economia e geopolitica

In collaborazione con: Luiss University Press

Alessandro AresuRaffaele Mauro

Introduce: Filomena Greco

Dialogo

Lo sport, oltre i limiti

In collaborazione con: CUS Torino & ASD Bionic People

Monica ContrafattoAndrea De BeniFrancesca Fossato

Modera: Alberto Dolfin

Dibattito

Mobilità sostenibile. Viaggiando veloci verso il futuro

Enrico CasaleMarco LiccardoDavide Viale

Modera: Andrea Tonoli

Dibattito

15:30

Qual è il futuro della riproduzione umana?

Maurizio BalistreriCarlo Bulletti

Modera: Vera Tripodi

Dialogo

Tra metaversi possibili e sogni di tecnologie senzienti

In collaborazione con: Luiss University Press

Veronica Barassi

Introduce: Silvia Rosa-Brusin

Lezione

16:00

Lo spillo e l’elefante. Un reading filosofico su tecnologia, umanità e speranza – parte 2 “Riprendersi le macchine. Storie di riscatto tra Italia e Francia”

Enrico DonaggioLeonard MazzoneGiancarlo Judica Cordiglia

Dialogo

Umanesimo 4.0. Le nuove frontiere dei rapporti uomo-macchina

Luciano BonariaGianfranco CarbonatoElena Maria PreviteraMassimiliano Cipolletta

Modera: Claudia Luise

Dibattito

16:30

Siamo coinquilini di un’unica Terra

Enzo Bianchi

Introduce: Paolo Griseri

Lezione

Verso un software per la Scienza Aperta

Roberto Di Cosmo

Introduce: Federica Cappelluti

Lezione

17:00

Automazione e futuro del lavoro

In collaborazione con: Luiss University Press

Aaron BenanavAntonio Casilli

Original language: English

Dialogo

Come convivere con l’odio online e restare ottimisti

Derrick De KerckhoveSara MonaciRoberta Ricucci

Modera: Domenico Morreale

Dibattito

I principi storico­-filosofici della critica della tecnica

In collaborazione con: Pandora Rivista

Carlo Galli

Introduce: Giacomo BottosIsabella Consolati

Lezione

17:30

Il lato oscuro della tecnologia – parte 1 “L’industria degli armamenti, fra business e tecnologia”

Pietro BatacchiFrancesco Vignarca

Modera: Peppino Ortoleva

Dialogo

Miyazaki: sogni di macchine e di natura

Alessio Giacometti

Introduce: Alessandro Aresu

Lezione

18:00

Arte e videogiochi: i nuovi scalpelli digitali

A cura di: OGR Torino

Davide Di Giannantonio PotenteGiacomo GiannellaMarco Mazzaglia

Dibattito

Il destino dell’Occidente

In collaborazione con: Rivista il Mulino

Biagio De GiovanniAldo Schiavone

Modera: Manuela Ceretta

Dialogo

L’Intelligenza Artificiale e il futuro-metaverso del mondo

In collaborazione con: Luiss University Press

Eric Sadin

Introduce: Riccardo Luna

Original language: French

Lezione

Ma piantala lì!

Maria Lodovica GullinoMichele MellanoAntonio Pascale

Dibattito

18:30

Andare a fuoco. Un racconto personale su “Memoriale” di Paolo Volponi

A cura di: Circolo dei Lettori

Mario Desiati

Lezione

La nuova arte dell’Intelligenza Artificiale

Bruce SterlingJasmina Tešanović

Introduce: Beniamino Pagliaro

Original language: English

Lezione

20:30

Notte Miyazaki. In volo sul mondo

A cura di: Museo Nazionale del Cinema

In collaborazione con: Torino Film Festival

Introduce: Steve Della CasaAlessandro Aresu

Spettacolo

13 Nov

10:00

Costruire vegetariano

Andrea BoccoGuillaume Habert

Original language: French (Guillaume Habert)

Dialogo

Quintino Sella e la nascita del Politecnico di Torino

In collaborazione con: Fondazione Sella & Università di Torino

Silvia CavicchioliBarbara CurliAnnalisa DameriPeppino Ortoleva

Modera: Sergio Pace

Dibattito

10:30

Cooperativismo di piattaforma e modelli di impresa alternativi

Francesca MartinelliAlessandro RocchiErmanno Tortia

Modera: Federico Piovesan

Dibattito

Il futuro del lavoro e il nuovo ruolo delle università

Alberto Felice De ToniPaola Maria FantiniPatrizia FalzettiPaolo NeirottiStefano Sacchi

Modera: Annalisa Magone

Dibattito

L’importanza del codice sorgente per la società

Stefano Zacchiroli

Introduce: Federica Cappelluti

Lezione

La Cina domani: tecnologia e società

A cura di: China Center PoliTo

Michele BoninoLucia Pasqualini

Dialogo

11:00

Chi ha ancora paura di Julian Assange e WikiLeaks

Stefania Maurizi

Introduce: Carlo Blengino

Lezione

I dilemmi della giustizia predittiva

A cura di: Università del Piemonte Orientale

Luigi PortinaleSerena Quattrocolo

Modera: Stefania Montani

Dialogo

Plasmare la materia: dalla natura divina alla sapienza dell’arte nella cultura giapponese

Rossella Menegazzo

Introduce: Mauro Volpiano

Lezione

11:30

Oltre le armi: le nuove frontiere della guerra

In collaborazione con: Mimesis Edizioni

Alessandro CurioniAldo GiannuliMariarosaria Taddeo

Dibattito

Pratiche artistiche tra scienza e tecnologia

Pier Luigi CapucciTatiana MazaliVanessa Vozzo

Modera: Antonio Pizzo

Dibattito

Stefano Rodotà, maestro di lunga durata

Francesca BriaJuan Carlos De MartinGuido ScorzaBruce Sterling

Modera: Luca De Biase

Original language: English (Bruce Sterling)

Dibattito

Tracciare una linea nel Deserto: due progetti, due futuri, una scelta?

Chrisna Du Plessis

Introduce: Patrizia Lombardi

Original language: English

Lezione

12:00

Le imprese di fronte alla crisi energetica: rischi, sfide e opportunità

Dario GallinaLaura RondiGuido Saracco

Dibattito

14:30

Andare al massimo

In collaborazione con: Treccani Libri

David GoodhartRaffaele Alberto Ventura

Original language: English (David Goodhart)

Dialogo

Pensare e agire nella complessità

In collaborazione con: Vita e Pensiero

Miguel Benasayag

Introduce: Rosa Elena Manzetti

Lezione

Una sanità rinnovata, tra continuità e discontinuità

Nerina Dirindin

Introduce: Sara Strippoli

Lezione

15:00

Convivere con le macchine intelligenti

In collaborazione con: il Mulino

Nello Cristianini

Introduce: Barbara Caputo

Lezione

La tecnica di Platone

Matteo Nucci

Introduce: Massimo Cuono

Lezione

Manutenzione e innovazione: la tecnologia declinata nel tempo

Andrea BonaccorsiStefano F. MussoCarlo Olmo

Dibattito

Plasticene, un secolo di plastica

Nicola NurraChiara Ravetti

Modera: Carlo Cambini

Dialogo

15:30

Archeologia del futuro: per una cultura del digitale a scuola

In collaborazione con: Egea Editore & Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo

Daniele BarcaGiulia GuglielminiStefano Moriggi

Introduce: Eugenio Giannetta

Dibattito

Il dilemma di Blade Runner

Giovanni Dosi

Introduce: Giuseppe Bottero

Lezione

16:00

Contro la tecnologia, contro il lavoro, contro il capitalismo?

In collaborazione con: Nero Editions

Gavin MuellerStefano Sacchi

Original language: English

Dialogo

L’economia fondamentale e la riduzione delle disuguaglianze

Joselle Dagnes

Introduce: Guido Saracco

Lezione

Prìncipi o Princìpi?

In collaborazione con: Biennale Democrazia

Valeria MarcenòGustavo Zagrebelsky

Dialogo

16:30

Intelligenza Artificiale: senziente o deficiente?

Paola BonomoStefano QuintarelliArnold SmeuldersMariarosaria Taddeo

Modera: Tatiana Tommasi

Dibattito

Paolo Boringhieri e l’editoria come ponte tra le due culture

Giulia BoringhieriVincenzo Barone

Lezione

Per una biotecnologia pubblica

Fabrizio ChiodoNerina Dirindin

Introduce: Alessandro Mondo

Dialogo

17:00

Il lato oscuro della tecnologia – parte 2 “Le armi pesanti: come cambiano la guerra e la società”

Paolo BusoniPeppino Ortoleva

Dialogo

Pandemia e lavoro: rischi e diseguaglianze

Maria Enrica Virgillito

Introduce: Stefano Sacchi

Lezione

Perché fidarsi della scienza?

In collaborazione con: Bollati Boringhieri

Naomi Oreskes

Introduce: Juan Carlos De Martin

Original language: English

Lezione

Ripensare i dispositivi nell’epoca dell’Antropocene

A cura di: UniVerso – Università di Torino

Francesco Casetti

Introduce: Giulia Carluccio

Lezione

17:30

Internet per la gente

Ben Tarnoff

Introduce: Viola Stefanello

Original language: English

Lezione

Ricucire la società: tecnologie e policies per una sfida epocale

Alberto AnfossiJoselle DagnesMaurizio FerrarisGuido Saracco

Modera: Filomena Greco

Dibattito

Siamo leggenda?

A cura di: Torino Film Festival

Steve Della Casa

Dialogo

18:00

Algo-ritmi: macchine e umani tra suoni, ritmi e parole

A cura di: OGR Torino

Vittorio Di TomasoEnsi  Pier Paolo Peretti GrivaFrancesco PistoiSamuel Romano

Dibattito

Gli usi dell’oggetto

A cura di: Istituto Psicoanalitico di Orientamento Lacaniano

Rosa Elena ManzettiSilvia Morrone

Dialogo

Per un sapere in atto: Bildung e Paideia

Carlo Ossola

Introduce: Juan Carlos De Martin

Lezione

Presente e futuro dell’energia – parte 3 “Il ruolo dell’Università”

David ChiaramontiStefano CorgnatiGiovanni De SantiFrancesca VergaRoberto Zanino

Modera: Cristina Sivieri Tagliabue

Dibattito

18:30

Bianciardi, una vita difficile

A cura di: Circolo dei Lettori

Francesco Piccolo

Lezione

Cibo, salute e disuguaglianze

Antonello BaroneRoberto Di MonacoMauro Mario MarianiSara Roversi

Modera: Luca Ferrua

Dibattito

19:00

In principio. Storia della letteratura attraverso gli incipit, da San Giovanni a Stephen King

In collaborazione con: Biennale Democrazia

Nicola Lagioia

Lezione

21:00

Music Bug: Biennale Tecnologia Closing Party

A cura di: Italia90, Sintetica e Stasis

Spettacolo

CONTINUA LA MALEDIZIONE DELL’ OLIVETTI

Confermata la fine dell’ Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale

Respingendo l’ Assedio di Torino,
il Ducato di Savoia divenne regno

Nel Settembre 2020 il Governo aveva annunziato che, nell’ambito della Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale,  sarebbe stato creato a Torino un Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale.

Avevamo sostenuto il progetto con la massima energia, dedicandovi addirittura il libro “L’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale”, con una prefazione di Markus Krienke, nel quale avevamo ricostruito le basi storiche e filosofiche del progetto, nonché il laborioso iter nelle Istituzioni Europee e nei Ministeri. Avevamo presentato il libro al Salone del Libro 2020. Quest’anno, abbiamo pubblicato un secondo libro, con la prefazione di Enrica Perucchietti, dedicato a”L’Intelligenza Digitale e l’Agenda Digitale”.

FIAT:un impero multinazionale

1.Una delusione prevedibile

Nel settembre del 2020, la sindaca  Appendino aveva annunciato: “L’Istituto italiano per l’Intelligenza artificiale sarà a Torino e avrà l’obiettivo di coordinare le attività di ricerca in questo campo”. Non era mai stato così. L’ attuale sindaco, Stefano Lo Russo, intervistato da La Stampa, conferma: “Quel progetto, va detto con chiarezza, non è mai stato attuato dal Parlamento e non è più tale già da luglio dello scorso anno, quando il governo ha deciso di fare di Torino la sede di un centro per l’intelligenza artificiale associata alla mobilità sostenibile”, uno dei 10 centri che dovrebbero sorgere nel nostro Paese.

L’Istituto  avrebbe dovuto costituire, per così dire, il “risarcimento” di Torino per la mancata  candidatura a sede di una corte secondaria del Tribunale Europeo dei Brevetti (TUB), ma chi aveva letto con attenzione le decisioni prese da governo e parlamento nel 2021 già sapeva che il progetto era stato fortemente ridimensionato, come avevamo anticipato proprio in questo blog. Le novità è che ora tutti lo ammettono, e che, inoltre, l’assegnazione all’ Italia (e la stessa nascita) della corte dei brevetti, è in alto mare (sicché anche l’ “indennizzo” per Torino avrebbe poco senso).

Il caso è tornato di attualità  sui media perché  venerdì 27 maggio il ministro dell’Innovazione e della Ricerca, Maria Cristina Messa – parlando a investitori e istituzioni alla Nuvola Lavazza, riuniti per discutere del PNRR – aveva detto che, sull’intelligenza artificiale, Torinodovrà partecipare a un bando come tutti” e che per la città è previsto invece “un Centro per la mobilità sostenibile che però non ha competenze specifiche sull’intelligenza artificiale”. La legge istitutiva definisce tale centro come segue: “Al fine di incrementare la ricerca scientifica, il trasferimento tecnologico e più in generale l’innovazione del Paese nel settore dell’automotive e di favorire la sua ricaduta positiva nell’ambito dell’industria, dei servizi e della pubblica amministrazione, è istituita la fondazione Centro italiano di ricerca per l’automotive, competente sui temi tecnologici e sugli ambiti applicativi relativi alla manifattura nei settori dell’automotive e aerospaziale, nel quadro del processo Industria 4.0 e della sua intera catena del valore, per la creazione di un’infrastruttura di ricerca e innovazione che utilizzi i metodi dell’intelligenza artificiale. La fondazione ha sede a Torino. Per il raggiungimento dei propri scopi la fondazione instaura rapporti con omologhi enti e organismi in Italia e all’estero.
Sono membri fondatori della fondazione il Ministero dell’economia e delle finanze, il Ministero dell’università e della ricerca e il Ministero dello sviluppo economico, ai quali è attribuita la vigilanza sulla fondazione medesima”.

Il problema a questo punto è che neanche la Fondazione è mai nata. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge il Ministero dell’economia (d’accordo con Mise e Miur) avrebbe dovuto nominare il Comitato di coordinamento. Ma questo non è mai avvenuto.

Inizio modulo

Da venerdì, a Torino circola infine la voce che il Centro italiano per l’intelligenza artificiale alla Città dell’Aerospazio sia stato “scippato” dalla “solita Milano”.

Tuttavia, non è questo il problema principale.

2.Il veto al rilancio di Torino

Togliatti: la città industriale
italo- russa, oggi ferma

Ciò che preoccupa veramente è l’assoluta assenza di programmi, da parte dell’ Europa, per l’intelligenza artificiale, e, da parte dell’ Italia, per Torino.

Per ciò che riguarda l’Europa, avevamo pubblicato l’anno scorso “European Technology Agency”, in cui reclamavamo un progetto centralizzato dell’Europa per stare al passo, da un lato, della legislazione cinese (Made in China 2025 e China Standards 2035), e, dall’ altra, di quella in preparazione in America (lo “Endless Frontier Act”). L’attuale approccio dell’Unione Europea, basato su un investimento molto inferiore a quello dei nostri concorrenti, come pure su un’organizzazione troppo decentrata della ricerca, dove la parte del leone è fatta da hubs” a livello locale e da piccole e medie imprese, sembra fatto apposta per non fare ombra ai GAFAM, i quali sono comunque coinvolti con un ruolo direttivo nelle iniziative europee (come nel caso di GAIA-X).

Come aveva rilevato già l’anno scorso il Prof. Metta, direttore dell’ Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, nel Piano Italiano per l’ Intelligenza Artificiale, l’IA è vista come qualcosa che si compra presso altri, non come una tecnologia che si sviluppa autonomamente, e che eventualmente si vende ad altri.

Non parliamo poi dell’idea di Don Luca Peyron, di orientare il previsto Istituto verso la tematica dell’etica dell’ Intelligenza Artificiale. Troncare, sopire, sopire, troncare! Come quando, a proposito della Olivetti, Valletta disse che la Divisione Informatica era “un neo che occorre estirpare”.

Per ciò che riguarda l’Italia, richiamiamo i nostri due libri  “L’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale” e ”Intelligenza Artificiale e  Agenda Digitale che illustrano il collegamento strettissimo fra Intelligenza Artificiale, economia nazionale, geopolitica e futuro dell’ Umanità.

L’Istituto Italiano dell’ Intelligenza, ed ancor più l’Agenzia Europea per la Tecnologia, avrebbero dovuto affrontare di petto proprio il problema dell’ inadeguatezza di Torino, dell’ Italia e dell’ Europa, dopo la distruzione dell’ Olivetti,  ad affrontare l’Era delle Macchine Intelligenti, portando i nostri territori a un livello di Paesi sottosviluppati.

Questo è il risultato del rapporto di tipo coloniale che intratteniamo con gli Stati Uniti, rapporto che risulta sempre più evidente ora che gli USA impongono la loro volontà, come nella riunione di Ramstein, gli Europei pagano (al DoD, ai GAFAM, alla Russia, all’ Ucraina), e gli Ucraini combattono e muoiono per un  “Occidente” a cui non appartengono.

Nell’abisso di arretratezza in cui questa situazione ci sta sprofondando, risulta più che mai urgente immergerci totalmente nella cultura (unica attività che non ci sia stata ancora preclusa), per studiare il rapporto fra cultura e tecnica, fra tecnica e geopolitica, fra informatica e Occidente, fra Occidente e mondo, elaborando una filosofia, una dottrina politica e militare, una strategia economica incentrati sul riscatto del nostro Continente.

Il nostro ultimo libro tratta dell’assenza europea, italiana e torinese

3.Da Emanuele Filiberto al Principe Eugenio, al Senatore Agnelli

I periodi di grandezza di Torino sono sempre stati avviati da atti di forza: dalla battaglia di San Quintino, all’assedio del 1706, a “Terra, Mare, Cielo”.

Quando manca il potere politico, anche l’economia langue. L’ultimo grande sforzo di Torino, con l’espansione internazionale (Togliatti, FIAT Polski, New Holland, Pegaso) è fallito di frante alla delusione del fallimento della Perestrojka.

Oggi, le fabbriche FIAT all’ estero, quando non siano state ri-nazionalizzate per volontà della NATO (come per esempio l’ Avtovaz), sono passate sotto il controllo straniero, quando non addirittura chiuse.

100 anni di sforzi di generazioni di managers, tecnici, lavoratori, per portare il lavoro italiano in tutto il mondo, dall’ Ungheria all’ Indonesia, dall’ Egitto alla Spagna, dal Marocco all’ Argentina, dalla Polonia alla Yugoslavia, dalla Russia al Brasile, dalla Turchia agli Stati Uniti, si sono rivelati inutili. Non siamo più destinati ad essere il centro di imperi economici, bensì docili colonie delle multinazionali del web. E ci stupiamo pure che altri non vogliano condividere questa stessa nostra sorte, e continuino a battersi per restare fra coloro che hanno voce in capitolo circa il futuro del mondo.

RICAPITOLAZIONE E RETTIFICA DEL PROGRAMMA DELLE PRESENTAZIONI AL SALONE DEL LIBRO (Salone In e Off)

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022

PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

SALONE IN

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio,ore 12.15

UN PONTE FRA EST E OVEST

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE 

 Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

Attenzione: le credenziali Zoom sono state cambiate:

Ora: 21 mag 2022 12:00 AM

Entra nella riunione in Zoom

https://us06web.zoom.us/j/81381685241

ID riunione: 813 8168 5241

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15.00

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE  NEI GIORNI  DEL CONFLITTO UCRAINO

PRESENTAZIONE DI: “ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”, PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis,Riccardo Lala,Marco Margrita, Enrica Perucchietti

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/89121340117?pwd=ajFZQ3NEdnlaWDVkUVEvRTAvTzdJZz09

ID riunione: 891 2134 0117
Passcode: 997292

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16.00

GALIMBERTI E CHABOD:

L’IMPRONTA DELLE ALPI OCCIDENTALI SU RESISTENZA ED EUROPA

DAL PASSATO AL FUTURO DELL’ EUROPA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA

 Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/86298136839

ID riunione: 862 9813 6839

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022 PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

La sacra di San Michele, simbolo del Piemonte, sede della riunione introdutticva

Le attività dell’ “Associazione Culturale Diàlexis”, che opera da 15 anni  nell’ area piemontese per promuovere una cultura più proattiva verso le crescenti difficoltà del territorio e verso le crisi dell’Europa, si stanno rivelando di giorno in giorno più necessarie, in considerazione, da un lato, dello svuotamento del Piemonte da parte dell’imprenditoria e delle Istituzioni (che, come ha detto Monsignor Nosiglia, “non ha un’idea di futuro”), e, dall’ altro, dell’implosione dell’ Europa sotto l’effetto congiunto delle vecchie carenze irrisolte e del conflitto mondiale fra le grandi potenze.

Per questo, nonostante il mutare delle circostanze e le difficoltà indotte dalla pandemia e dalla guerra, non dobbiamo, e non vogliamo, interrompere la tradizione oramai consolidata di una presenza costante al Salone del Libro di Torino, con le nostre proposte di libri sull’ Europa e di temi ad essi connessi.

Inoltre, poiché quest’anno il Salone è stato collocato il 19-23 di Giugno, e, quindi, non coincide, come spesso accaduto, con il Salone, abbiamo pensato d’introdurre e preparare il Salone con una manifestazione preliminare di riflessione, dedicata alla discussione sul 9 maggio, nei suoi aspetti storici e politici, quale momento cruciale di consapevolezza europea.

Infatti, i libri che presentiamo quest’anno al Salone trattano temi d’importanza fondamentale per l’Europa di oggi, dopo la fine “grigia”, come ha detto Mattarella, della Conferenza sul Futuro dell’ Europa, che presenterà le proprie conclusioni molto in sordina proprio il 9 maggio, eclissata dal clamore della guerra in Ucraina, che l’ Europa non è stata in grado né di prevenire, né di concludere.

Il primo dei tre libri, dedicato a “Intelligenza Artificiale e Agenda Digitale” è dedicato al tema forse più urgente in questo momento: la comprensione, studio e discussione degli effetti dell’Intelligenza Artificiale sul futuro dell’Umanità, e delle politiche poste in essere da parte delle diverse Autorità per tenerli sotto controllo.

La seconda opera, che costituisce una ristampa del nostro (attualissimo) Quaderno 3-2014 (“Ucraina, no a un’inutile strage”), è dedicata all’ inquadramento storico e culturale dell’ attuale conflitto, nell’ ottica del recupero dell’ europeità, tanto dell’ Ucraina, quanto della Russia.        

La terza, anch’essa a nostro avviso attualissima (Progetti europei nella Resistenza), è dedicata alla rilettura di alcuni dei documenti più pertinenti per la comprensione del progetto europeo del dopoguerra, progetto realizzato solo in piccola parte, ma per la maggior parte inattuato, ed ora arenatosi di fronte all’ incapacità dell’Unione di garantire la sovranità europea e la pace in Europa. In questi progetti, il volume rivendica il ruolo centrale delle Alpi Occidentali e del Piemonte.

Tutte le manifestazioni si svolgeranno in parte in presenza, in parte a distanza, mediante collegamenti zoom con coloro che si segnaleranno all’indirizzo di posta elettronica info@alpinadialexis.com.

Le tre presentazioni, nel Salone In e nel Salone Off, saranno precedute da un convegno, il 9 maggio, nel quale, nella giornata che, in Europa Occidentale, è dedicata alla commemorazione della Dichiarazione Schuman, e, nell’ Europa Orientale era stata tradizionalmente dedicata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tenteremo di fare il punto circa le conseguenze che si possono trarre dai temi dei tre libri, circa l’andamento delle drammatiche vicende in corso e le vie di uscita dalla crisi che l’ Europa dovrebbe ricercare.

Il Convegno avrà luogo alla Sacra di san Michele, monumento simbolo della Regione Piemonte e delle Alpi Occidentali.Per chi voglia partecipare online, verranno distribuite le credenziali.

Scrivere a:

info@alpinadialexis.com

il Canto del Principe Igor descrive una battaglia nel Donbass nell’11°secolo

GIORNATA CONCLUSIVA DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

9 MAGGIO: CONVEGNO

La Conferenza sul Futuro dell’ Europa, indetta fin dal 2019,  avrebbe dovuto fornire idee condivise sul futuro iter dell’ integrazione europea, attraverso un complesso meccanismo basato, in parte, sulle Istituzioni, e, in parte, sulla “democrazia partecipativa”: La guerra in Ucraina, con le sue origini e conseguenze, vicine e lontane, ha dimostrato, se ve ne fosse bisogno, l’insufficienza di quest’ iniziativa per permettere all’ Europa di vivere appieno la propria esperienza nel 21° secolo, sventando anche le gravissime derive della situazione internazionale.

Il convegno sarà quindi dedicato a tre grandi temi:

-Le Conferenza nella storia dell’ Integrazione Europea;

-Le criticità dell’ Europa attuale di fronte alle sfide del presente e del futuro;

-Una strategia degli Europei per gestire in modo proattivo le trasformazioni in corso.

 Programma della giornata:

12.00 Brunch alla Sacra di San Michele

14.00 Collegamento con le Istituzioni per la giornata conclusiva della Conferenza

15.30 Visita della Sacra

16.30 Saluti del Rettore della Sacra, del Consiglio del Movimento Europeo in Italia e dell’ Associazione Culturale Diàlexis

Inizio dei lavori

SALONE IN

Anna Jaroslavna, principessa di Putivl’, piange i guerrieri kievani caduti
a Sloviansk

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio, 12,15

UN PONTE FRA EST E OVEST 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE 

L’opera affronta, con spirito costruttivo, un tema vessato quant’altro mai, in un’ottica poliedrica e anticonformistica, mostrando innanzitutto quanto le attuali controversie sull’ Ucraina siano la necessaria conseguenza della centralità geopolitica di quel Paese, da sempre punto d’incontro e di scontro delle più svariate tendenze etniche, culturali, politiche, religiose. Basti pensare ai Kurgan, alla Rus’ di Kiev, ai Cosacchi, al Cosmismo… 

Un contributo sofferto, anche se indiretto, alla soluzione di problemi drammatici dell’oggi 

Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

 SALONE OFF 

I computer quantici, al centro delle nuove tecnologie digitali

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15,00

PRESENTAZIONE DI: “ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”, PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

L’evoluzione in corso in tutti i settori dell’attività umana, dall’automobile alla sanità, dalla manifattura alla finanza, dal diritto alla difesa, indica che il digitale, e, in particolare, l’intelligenza artificiale, sono destinati a modificare radicalmente la vita di tutti noi. Tutte le comunità del mondo, statuali o locali, pubbliche o private, si stanno attrezzando per fare fronte a queste sfide. Sono nate così le “agende digitali” europea e italiana, e il progetto dell’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale. Il segnale più significativo di questa trasformazione è dato dal passaggio della storica sede della FIAT, il Lingotto, a una società torinese di Information Technology.

Il dibattito intorno all’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale potrebbe dunque essere il punto di ripartenza dell’ industria, della cultura e della società del Piemonte, all’ altezza delle sue gloriose tradizioni.

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis,Riccardo Lala ,Marco Margrita, Enrica Perucchietti, Roberto Saracco,

Il comandante partigiano cuneeese Duccio Galimberti, autore dell’unica
“Costituzione Italiana ed Europea”

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16,00

DAL PASSATO AL FUTURO DELL’ EUROPA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA

Nel momento in cui, complice la guerra in Ucraina, la Conferenza sul Futuro dell’ Europa si è chiusa, come ha detto il Presidente Mattarella, in modo “grigio”, non è superfluo lanciare uno sguardo retrospettivo verso la fase ideativa dell’ integrazione europea, con particolare riguardo al periodo a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e alla Resistenza. Il Piemonte, con la Carta di Chivasso e la Costituzione Europea di Galimberti, ha dato un contributo fondamentale alla riflessione sul futuro dell’ Europa,  contributo che il dibattito e la prassi politica attuale non hanno ancora saputo eguagliare.

Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

UNA GRANDE PAN-EUROPA, “TRENDSETTER” DELLA LOTTA CONTRO LA SOCIETA’ DEL CONTROLLO TOTALE

Commento agli articoli di Massimo Cacciari e di Vito Mancuso su “La Stampa” dell’11 Aprile 2022.

Come non condividere il disappunto di Massimo Cacciari per la mancata realizzazi+one delle promesse della Ostpolitik nel secolo scorso, che è sfociata nel suo opposto, l’attuale contrapposizione frontale fra Russia e “Occidente”? Chi può dirlo più di me, che ho dedicato parecchi anni della mia vita a tentare di realizzare investimenti europei in Europa Centrale e Orientale con l’obiettivo di realizzare una vera integrazione fra “i due polmoni” dell’ Europa?

Credo però che non ci si debba solo lamentare, bensì  che si richiedano quelle azioni concrete e immediate che invece l’”establishment” ha omesso da ben 40 anni.

1.Le ragioni di un fallimento

Il motivo ultimo  del  fallimento dell’ Europa, e, in particolare, della sua “Ostpolitik” è  un’innaturale l’interiorizzazione dell’antropologia americana, fondata su elementi estranei ed ostili all’ Europa: il millenarismo, il ressentissement verso il nostro Continente, il fondamentalismo e l’ipocrisia puritani, l’eccezionalismo, l’Impero Nascosto, l’esportazione della democrazia, la tecnocrazia,  il dominio della mediocrità, il “politicamente corretto”(cfr. Cotton Mather,il testamento politico di Washington, Emerson, Whitman, Rostow, Brzezinski, Huntington).

Prima dell’affermarsi dell’egemonia americana (cioè nella “Welt von Gestern” di Stefan Zweig), nell’atteggiamento mainstream  europeo (la “Patria Comune del Cuore”, ibidem)prevalevano il realismo di origine paolina, l’elitarismo, il pluralismo, l’egemonia delle culture classiche, la collaborazione fra le classi, il dibattito (e scontro) fra le concezioni del mondo (IIa Lettera ai Tessalonicesi, Machiavelli, Matteo Ricci, Montesquieu, i Grundrisse di Marx, la Paideia di Jaeger, i 9 partiti della 1a Repubblica italiana, il Modello Sociale Europeo).Non vi era ostilità nei confronti dell’ Europa Centrale e Orientale, ma, invece , la cultura mitteleuropea si era praticamente fusa con quella orientale (Leibniz, Diderot, Herder, De Maistre, Liszt, Pannwitz, Diaghilev, Gramsci, Stravinski, Malaparte…). Dopo l’imposizione anche  qui da noi del “politicamente corretto” americano, dominano oramai un moralismo da Esercito della Salvezza, l’esaltazione monocorde delle virtù dell’ America, lo strapotere dei GAFAM, il lassismo pedagogico, che, tutti insieme, portano diritto al “suicidio dell’Europa”(di cui vediamo già ora le non piccole nuove avvisaglie, nell’impotenza a fermare le stragi, nell’ autodistruttività delle cosiddette “sanzioni”, nell’ininterrotto declino economico, nel formarsi di gruppi contrapposti).

L’affermarsi di una tecnocrazia mondiale livellatrice (la “monotonizzazione del mondo”) l’aveva prevista sempre Zweig:”Lo spirito tecnico , che adesso agisce verso l’unità del mondo, è più un modo di pensare del genere umano che del singolo individuo. Questo spirito non ha patria, non ha linguaggio umano, pensa per formule, calcola in cifre, crea macchine, e queste macchine a loro volta – quasi contro il nostro volere – riplasmano noi uomini a sembianze esteriori sempre più simili.”

Una condotta coerente dell’Ostpolitik avrebbe richiesto invece come presupposto, fin dal 1985, una “politica del riconoscimento” delle diverse culture dell’Europa Orientale (come premessa, a sua volta, del riconoscimento del valore del resto del mondo). L’Europa da Lisbona a Vladivostok (voluta da de Gaulle e dalla destra francese e citata da Medvedev) è un territorio così vasto, che inevitabilmente comprende popoli molto diversi, dagli Jacuti (tirati impropriamente  in ballo per Buća) agli Yuppies londinesi, dai Tuvani (come il ministro russo Shojgu), agli Enarques come Macron, dai Ceceni agli Svizzeri, dai Cosacchi ai Napoletani, dai Turchi ai Tedeschi, dai Russi ai Polacchi…Orbene, non si può pensare, soprattutto in un momento storico dominato dall’equilibrio atomico, e, quindi, per definizione, molto teso e conflittuale, di riuscire a trovare, come giustamente richiede Cacciari, un sistema organico di accordi fra Est e Ovest, se non grazie al sommo rispetto e alla piena comprensione degli altri partners.

Questo atteggiamento di rispetto è stato sempre molto raro dovunque, ma particolarmente nell’ Europa Occidentale, caratterizzata dalle contrapposizioni “esistenziali” fra Greci/Romani  e barbari, Ebrei e Goim, Cristiani e Pagani, illuminati e arretrati, Occidentali e Orientali, “democrazie” e “autocraszie”…Pochi intellettuali e politici sono sfuggiti a queste schematiche contrapposizioni: Erodoto, Alessandro Magno, Tacito, Sant’Agostino, Wolfram von Eschenbach, Federico II, Matteo Ricci, Guénon, Saint-Exupéry, Simone Weil….In particolare, l’“Arroganza romano-germanica” (Trubeckoj) verso l’ Europa Orientale risale addirittura allo “Scisma d’Oriente”, si è rafforzata con l’arrivo degli Ottomani, è divenuta frenetica  contro la Santa Alleanza, e si è tramutata infine in maccartismo, russofobia ed islamofobia, saldandosi ora con il chiliasmo della “Fine della Storia” e della Singularity Tecnologica.

2.Il respingimento dell’Oriente e le relative reazioni

Il comportamento della politica europea “mainstream” è stato coerente, nella storia,  con questa impostazione conflittuale: la Guerra di Crimea, l’assalto alla Russia dopo la Ia Guerra Mondiale e al tempo dell’Asse; il rifiuto di ammettere l’URSS, e poi la Russia, nella NATO; la risposta di Prodi, secondo cui la Russia non potrebbe entrare nella UE “perché troppo grande”; le persecuzioni della Serbia e delle minoranze etniche russe; le sanzioni; la costruzione a tavolino  delle Rivoluzioni Colorate e dell’ Euromaidan secondo il manuale di Gene Sharp e agli ordini di Victoria Nuland; l’imposizione agli Europei orientali, prima di aderire alla UE, di far parte della NATO; le complicità con il colpo di Stato militare fomentato dall’America da Gülen…

L’atteggiamento della Russia, della Turchia  (e dell’Ungheria) è stato specularmente conflittuale: dall’alleanza con l’Occidente fino alla morte di Stalin, alla coesistenza pacifica andando da Khrusciov a Elcin, alla paziente sopportazione, fino al 2008, da parte di Putin, per passare alla sfida del 2014, e, nel caso di Erdogan, del 2017; ora, la guerra aperta della Russia (in realtà prima all’ America e alla NATO che non all’ Ucraina), come pure l’atteggiamento indipendente della Turchia e dell’ Ungheria nella crisi in corso.

Si è trattato di un eccesso di legittima difesa? Certamente Tuttavia, i comportamenti violenti e spesso paranoici di tutti i nostri vicini (Serbi e Russi, Turchi e islamici in generale) hanno tutti come minimo una loro ben precisa spiegazione storica, e non sono rivolti contro di noi, ma contro l’ America.

Nikolaj Trubeckoj, linguista eurasiatista

3.Che fare?

Purtroppo, sarà ben difficile, per l’Europa Occidentale, liberarsi da quel suo atteggiamento d’integralismo atlantico, fintantoché,  sul nostro territorio, stazioneranno centinaia di migliaia di soldati americani, e le comunicazioni sociali saranno totalmente controllate dai GAFAM e dalla NSA. Tuttavia, gl’intellettuali europei, e, in particolare, quelli che hanno il coraggio di sfidare, come Cacciari, almeno su qualche piccolo punto, il “Pensiero Unico”, avrebbero il dovere di non limitarsi alle loro continue lamentele, indicandoci anche una linea di azione concreta- prima, concettuale, e, poi, politica-.

Infatti, non è affatto vero che oramai, come afferma Cacciari, non si possa più fare nulla per la Ostpolitik. Intanto, si può e si deve riflettere sugli errori passati. Poi, si può studiare e dibattere, con l’obiettivo di definire un rapporto più paritario, che prescinda dall’ “Arroganza Romano-Germanica” verso i “Discendenti di Činggis Khan” (Trubeckoj), che non sono solo gli Slavi, ma anche i Turchi, gli Ungheresi e tutti coloro che li circondano.

Solo allora sarà possibile ripresentare, come auspica Cacciari e anche noi vorremmo, quel grandioso piano che avevano ideato Gorbaciov e Mitterrand nel 1989, e che oggi viene rimpianto con nostalgia dal Movimento Europeo: la Confederazione Europea, fra, da un lato, l’Unione Europea, e, dall’altro, un’Unione Eurasiatica. Un piano che oggi non può avere  come obiettivo quello di unire le nostre forze per fare avanzare, a livello mondiale, la lotta per la messa sotto controllo società delle macchine intelligenti: quel “crackdown sui BATX” che per ora solo la Cina  è riuscita a impostare vittoriosamente nei confronti delle stesse proprie multinazionali.

L’Unione Europea continua a ripetere che vuol essere il “Trendsetter del dibattito globale”, ma in realtà tiene il sacco ai GAFAM americani con i suoi paradisi fiscali, con la disapplicazione dell’ Antitrust, dell’ Internet Act e delle Sentenze Schrems, con l’outsourcing di tutte le attività delle Istituzioni a Microsoft, con l’egemonia dei GAFAM su GAIA-X e sui “cloud di Stato”, con il bando delle piattaforme russe…

Prendiamo atto che il Movimento Europeo difende questa impostazione, anche se non condividiamo l’idea che sia, a tal fine, necessario un “regime change” nel “Russkij Mir”. Ovvero, forse è proprio necessario, ma non più, e non prima,  di quanto lo sia in Europa Occidentale. Servono infatti idee assolutamente nuove, calibrate alle esigenze di un Umanesimo Digitale.

Shiva dà Pashupatastra
a Arjuna

4.Le logiche  dell’Ipermodernità portano alla distruzione dell’ Umanità

Se vi è un errore condiviso a Est e ad Ovest, questo è ignorare il centrale problema della distruttività della logica occidentale (Severino), girandovi continuamente intorno. Già fin dalla fine della IIa Guerra Mondiale, il più grande pericolo per il mondo veniva additato, da Horkheimer e Adorno,  con la loro “Dialettica dell’ Illuminismo”, nella Modernità; già per essi, il ritorno del mito (nel bene come nel male) era comunque  inevitabile.

Anche l’indipendenza dell’ India, nel 1947,  aveva dato un potente segnale di critica della cultura occidentale. Il vero pensiero di Gandhi a questo proposito è stato sfacciatamente deformato. Basti leggere il suo pamphlet in Gujarati “Hind Swaraj” (“L’Indipendenza dell’ India”), e il suo commento alla Bhagavad Gita, in cui delinea la sua critica allo spirito occidentale.

Fino dal 1962, il Club di Roma aveva avvertito contro la catastrofe ecologica, e, nel 1965, “Odissea nello Spazio” aveva ammonito contro la presa del potere da parte delle macchine intelligenti. Nel 1983, la vicenda del sistema OKO e del Tenente-Colonnello Petrov aveva dimostrato che l’equilibrio atomico non era adeguatamente garantito dai nuovi sistemi di controllo digitale.

Nel   1967 era stato firmato lo Outer Space Treaty, oggi desueto per via della militarizzazione dello spazio. Sulla base delle formulazioni di una Dichiarazione congiunta approvata  nel 1987, nel 1991 le superpotenze avevano adottato un trattato per la proibizione dei missili a medio raggio,  di cui ne vennero smaltiti quasi 2.700.Gli Usa, avevano lanciato le Guerre Stellari per distruggere l’URSS, e, negli anni successivi, avevano accusato più volte la Russia di avere violato l’accordo, sino all’autunno del 2018, quando il presidente Trump  ha annunciato il ritiro degli USA dal trattato. Dal 22 gennaio 2020 è entrato in vigore il Trattato ONU sul divieto di produrre, stoccare e testare le atomiche. Peccato che nessuno degli Stati nucleari, ivi compresa l’Italia, l’abbia firmato.

Tuttavia, l’assenza di adeguati trattati nucleari non costituisce neppure il massimo dei problemi. Nel frattempo, è proseguita la corsa all’ Intelligenza Artificiale, e i 165 codici di etica digitale approvati dagli Enti più diversi non sembrano, “prima facie” idonei a tenere sotto controllo la società delle macchine intelligenti. Si avvicina il momento della “Singularity Tecnologica”, o quanto meno il momento della presa del potere mondiale da parte dei guru dell’ informatica (Zuckerberg, Schmidt, Musk).

L’Europa, la più attiva nella produzione di norme in questo campo, mentre ne rivendica la leadership morale, è in realtà priva di qualsivoglia potere sull’ecosistema digitale e sull’arsenale nucleare detenuti dalle Grandi Potenze.

La Russia insiste sul fatto che, dopo il ripudio dei vari trattati sul disarmo da parte degli USA, e l’allargamento a Est della NATO, non esiste attualmente una soddisfacente architettura di sicurezza in Europa, per cui, nel 2021, aveva richiesto agli USA di negoziare sulla base di due bozze di trattato, che, respinte, sono state il “casus belli” per la guerra in Ucraina.

In realtà, il problema è ben più vasto, e dal punto di vista concettuale, e da quello geografico. Dal punto di vista concettuale, l’intero insieme di sviluppi dell’industria militare e duale (intelligenza artificiale, missili ipersonici, militarizzazione dello spazio), ci sta portando alla soglia della guerra nucleare. D’altro lato, i possibili punti di scontro non si limitano certo  all’ Europa Centrale, ma si estendono allo spazio, all’ Artico e al Mare della Cina, a cui gli USA vogliono estendere la NATO.

La pretesa degli USA di controllare il cosmo si fonde con le fantasie esoteriche di Kurzweil di “decidere che cosa fare dell’ Universo”.

Il vero fatto scatenante della guerra in Ucraina è però stato costituito dal temporaneo sorpasso, da parte di Russia e Cina, sugli Stati Uniti, nell’ area dei missili ipersonici, e dal parallelo sforzo, appena iniziato, da parte degli Stati Uniti, per recuperare la loro precedente superiorità tecnologica. Questo sforzo si sta traducendo nell’Unlimited Frontier Act, in discussione da tempo al Parlamento USA, ma oggetto di una violenta battaglia politica a causa del carattere eversivo del suo interventismo economico rispetto ai canoni tradizionali di un’economia di mercato, e ha generato una serie di documenti ufficiali americani che hanno addirittura reso pubblica questa temporanea debolezza, che soprattutto la Russia sta sfruttando per nulla velatamente.

Proprio i documenti americani hanno evidenziato una “finestra di opportunità” per eserciti avversari per colpire in questi anni.

Il Postumanesimo è una tentazione millenaria, che attraversa Oriente e Occidente. Anche l’attuale mondo missilistico è figlio più della cultura orientale (Cina, Mongolia, Turchia, Cosmismo, Bogostroitel’stvo) che di quella occidentale, dove fu “trapiantata” dal prigioniero von Braun, a sua volta discepolo occulto di Tsiolkowski. Invece, la logica cibernetica è figlia della cultura millenaristica americana, prendendo essa le mosse dalle “Conferenze Macy”. Il loro incontro ha generato la miscela esplosiva che si chiama “post-umanesimo” e l’attuale situazione di “Guerra Mondiale a pezzi”, come l’ha chiamata il Papa.

In pratica, si sta realizzando la profezia degl’inventori della Geopolitica (Mahan, Mackinder, Haushofer), della guerra fra la talassocrazia anglosassone (l’”America Mondo” di Valladao, l’”Impero Nascosto” di Immerhof, l’”Impero Sconosciuto” del Papa), e l’”Heartland” eurasiatico.

Di conseguenza, coloro i quali, come Quirico su “La Stampa” di ieri, ci trasmettono, giustamente, un’immagine feroce del futuro mondiale post-Ucraina, sbagliano, ma per difetto: si tratterà di gestire la “guerra al tempo delle macchine intelligenti” (de Landa), per la quale sarà inevitabile l’accentramento assoluto del comando, politico, economico e militare, come è stato fatto simultaneamente negli scorsi giorni in Russia e in Ucraina, e i robot assumeranno un potere sempre maggiore sotto il controllo, ma solo per ora per ora, dei rispettivi “comandanti in capo”.

Si richiede da subito una maggiore iniziativa da parte di tutti per la creazione di un nuovo sistema mondiale di sicurezza, basato su un umanesimo digitale condiviso a livello mondiale, su nuovi trattati internazionali e un sistema politico globale capace di conciliare il necessario coordinamento fra i popoli con le loro separate identità e con il loro pluralismo interno.

Sarebbe estremamente positivo se le auspicabili trattative per la fine della guerra in Ucraina si allargassero all’ intero spettro dei problemi aperti.

I cittadini di Istanbul difendono la Repubblica

5.L’Eurasia: perno dell’ umanesimo digitale

Come dimostrano i dibattiti in corso, solo gli “Stati Civiltà” si rivelano vocati ad occuparsi delle questioni dell’Umanesimo digitale, perché:

-solo grandi aggregati politici hanno le risorse per creare ecosistemi digitali completi, comprensivi di una cultura digitale, di una classe dirigente adeguata, di grandi reti autonome, di un complesso informatico-digitale e di una capacità negoziale a tutto tondo;

-incorporando, essi, nella loro stessa missione, la parola “civiltà”,  sono automaticamente portati a trasfondere, nello loro politiche, una forma di comprensione concettuale della storia: per esempio, per l’America, il messianismo immanente  dei guru dell’ informatica; per la Cina, una visione relativistica della governance mondiale, fondata sulla sua cultura sincretistica; per l’India, la continuità della concezione della tecnica al di là della faglia Modernità-Premodernità.

Tra parentesi, la  Singularity Tecnologica, nella sua versione distruttiva accennata da Kurzweil,  era stata già descritta, come Pashupatastra,  perfino nel Mahabharata:”Quell’ arma, lanciata da Mahadeva, può distruggere in un microistante (metà del battito di un ciglio) intero Universo, con tutto ciò ch’esso contiene. Nessuno, neppure Brahma, Visnu e le dee Lakshmi, Parvati e Sarasvati, è immune  dai suoi effetti ferali”

Infine l’Europa e il Ruskij Mir condividono la caratteristica di vivere una fase di transizine, in cui le loro identità sono tutt’altro che definite:

-Nel caso dell’Europa, l’ideologia “occidentale” le è stata imposta forzatemente. Come dice Alexander Rar,”gli  Americani le hanno asportato il cervello”, nel senso che essa continua a girare in tondo intorno a vecchie idee solo perché non è libera di cercarne altre (come dimostrano i casi di Olivetti e di Gorbaciov). In concreto, in Europa, l’establishment eterodiretto dai GAFAM, dalle lobbies globaliste, dall’ “America Mondo” ha ristretto la “Finestra di Overton” al punto di chiudersi in un “Pensiero unico”, sintesi del progressismo positivista e del moralismo puritano,  soffocando l’ampio spettro di tradizioni culturali che caratterizzavano l’ Europa e sostenevano la sua forma politica pluralistica tradizionale, impropriamente definita come “democratica” (lo sciamanesimo dei popoli delle steppe, il classicismo delle élites europee, i vari cristianesimi, ebraismi, islamismi, illuminismi, le varie  culture “nazionali” e “locali “ e  “di classe”,le diverse ideologie sette-ottocentesche…).

A sua volta,  nel Ruski Mir (allora, Impero Russo), abbiamo assistito, dall’ inizio del XX secolo, a un completo rovesciamento di fronti. A partire dalla scuola di partito bolscevica a Capri intorno a Gorkij,Lenin e Trockij, concentrata sul  “Bogostroitel’stvo”, la cultura russa (e ucraina) è passata, dal millenarismo dei primi Bolscevichi (come Lunačarskij, Bogdanov e Tatlin), al Socialismo reale, che tentava di conciliare il progressismo marxiano con le realtà nazionali e tradizionali, poi  a un nazional-comunismo spiritualista (come quello di Florenskij e di Gumiliov), fino ad approdare ora alla rivincita piena dell’ “anima russa” neo-zarista e cristiano-ortodossa.

Il nostro compito consiste proprio nell’ andare oltre a tutte queste posizioni di Est e  Ovest, riallacciandoci alle più profonde tradizioni europee: lo scetticismo della più antica filosofia greca (“sol sa chi sa che nulla sa”), le pedagogie classica e cristiana (Paideia, Askesis), la dottrina platonica e aristotelica delle costituzioni…In quelle tradizioni si riconoscono infatti  ambedue i filoni culturali sotterranei dominanti tanto dell’ Est (che si rifanno a Dostojevskij),  e quanto quelli dell’Ovest (che si rifanno a Nietzsche).

L’Europa deve smetterla di reagire pavlovianamente alle crisi indotte da altri, per divenire un soggetto attivo e creativo delle dialettiche mondiali.

I soldati di terracotta e l’unificazione dei popoli della Cina

6.Una ricerca senza limiti di frontiere.

Come si vede, dunque, nessun’area del mondo ha ancora maturato una strategia completa e definitiva per il controllo delle macchine intelligenti. A tutte manca, o la volontà politica, o la base culturale, o la forza tecnologica, o l’autonomia sociale, o la solidità politica. Inoltre, gli Stati Uniti, “santuario”, per volontà dei GAFAM, del progetto post-umano, stanno organizzando una militarizzazione universale, a Est, a Ovest, nello spazio e nell’ Artico (le nuove “Guerre stellari”), proprio per impedire quella messa sotto controllo, che frustrerebbe la loro alleanza con i GAFAM. S’impongono pesanti sforzi, tanto nazionali, quanto internazionali, per contrastare questa militarizzazione dell’ Universo.

Essi si dovrebbero indirizzare verso le direzioni seguenti:

-comprensione culturale delle trasformazioni in corso (l’”Era delle Macchine Intelligenti”);

-recupero delle basi antropologiche necessarie (le culture dell’ Epoca Assiale);

-trasformazione della società nel senso dell’ umanesimo digitale (paideia, askesis);

-rafforzamento dell’ecosistema digitale europeo (la cosiddetta “Sovranità digitale”);

-una strategia tempificata, che vada oltre l’attuale “Bussola Digitale” della UE, assolutamente inadeguata alle dimensioni della sfida;

-collegamento fra la trasformazione interna e le relazioni esterne(superamento dell’ attuale fallimentare PESC);

-riforma giuridica interna ed esterna (nuova Costituzione Europea; Organizzazione Internazionale per il Principio di Precauzione);

-educazione continentale (Accademia Europea).

Se l’ Europa vuole essere, come essa pretenderebbe, il “trendsetter del dibattito mondiale”, bene, si accomodi, troverà il suo bel daffare.

Ne avrebbe tutte le basi culturali (Ippocrate, Socrate, San Paolo, Matteo Ricci, Cartesio, Pascal, Hume, Leopardi, Foscolo, Nietzsche, Jaeger, Saint-Exupéry…), geopolitiche (la sua prossimità ad aree importanti come America, Russia, Medio Oriente), le sue dimensioni demografiche (più di 500 milioni), giuridiche (l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, l’OCSE).

Deve solo eliminare due “palle al piede”:il pensiero unico e l’ occupazione americana.

Come tutto ciò possa avvenire è, a oggi, difficilmente discernibile, anche perché, apparentemente, tanto l’indottrinamento del “Pensiero Unico”, quanto l’occupazione americana, stanno procedendo a ritmo di corsa. Tuttavia, la situazione, per lo meno, di confusione, che si è creata per effetto della guerra in Ucraina, sta rimescolando i vari fronti (la NATO, la destra, la sinistra) ponendo le condizioni preliminari per l’affermazione di direzioni di tipo nuovo, quali quelle a cui sopra accennavamo. Il fatto stesso che tutti riconoscano che gli equilibri preesistenti non possono essere ricostituiti costituisce già un importante punto di partenza.

Ma anche la divisione fra un fronte settentrionale (Inghilterra, Scandinavia e Intermarium) e di un fronte centro-meridionale (Francia, Germania, Serbia, Ungheria), farebbe sperare alla possibilità di spezzare l’unanimismo filo-atlantico.La Francia, e soprattutto la Germania, se messe di fronte alla loro economia dal blocco del gas russo, non potranno che prendere le distanze dal diktat americano, che ha come obiettivo precisamente la distruzione del concorrente europeo.

In tutto questo, il Russkij Mir giocherà comunque un ruolo centrale, sia che la leadership putiniana continui il suo progetto (con maggiore o minore efficacia), sia che in Russia emerga una nuova leadership (che per ora non si vede, e di cui è quindi impossibile prevedere i piani). In ogni caso, è temeraria l’idea americana che si possano ovunque realizzare progetti di esportazione violenta della democrazia come quella della Germania postbellica. Infatti, abbattuti i Talibani, questi sono ritornati più forti che mai. Abbattuto Saddam Hussein, sono arrivati gli Sciiti. Abbattuto Gheddafi, sono arrivati i Turchi e i Russi…Ucraina e Bielorussia sono anch’essi culle di “uomini forti”, che aspirano a guidare, in un modo o nell’ altro, il Russkij Mir, contrapponendolo all’ Occidente.

Tuttavia, la vera carta vincente sarebbe la “fusion” fra l’Europa e Russkij Mir, in uno “Stato Civiltà” sui generis (La Confederazione Europea), ispirato al tradizionale  particolarismo europeo, esaltato da Ippocrate e Strabone, Dante e Machiavelli, Althusius e Proudhon, Alexandre Marc e Jovan Djordjevich.In tutto questo, l’Ucraina avrebbe un ruolo centrale, trovandosi essa al centro geografico dell’ Europa continentale, e raccogliendo essa le vestigia culturali di molte delle più antiche civiltà.

La tentazione russa di unificare l’ Eurasia con il ferro e con il fuoco, sul modello bismarckiano, provocata dall’ espansionismo americano, è oggi più forte che mai. Dopo tutto, all’ Europa, per potersi chiamare “Stato Civiltà”, erano mancati a suo tempo , a causa del suo radicatissimo pluralismo, un Qin Shi Huang Di o un Ashoka. Anche Bismarck aveva scelto, in ultima analisi, di preservare fino all’ eccesso il pluralismo germanico, nel II Reich, in Austria Ungheria e nell’ Europa Orientale.

Come si potrebbe verificare, in fine una vera “fusione statuale” dell’ Europa? Il caso ucraino non lascia ben sperare sotto questo punto di vista.

Horkheimer, i primi critici della Modernità dopo la IIa Guerra Mondiale

7.Ripudiamo le Retoriche dell’Idea di Europa

I fatti hanno dimostrato che , nell’ attuale crisi ucraina, tutte le pretese “armi” dell’ Europa sono spuntate.

La difesa della pace da parte del Papa si è scontrata con la missione della Russia quale interpretata dal Patriarcato di Mosca, ma anche con il nazionalismo religioso del Governo ucraino e del Patriarca di Kiev.

La NATO è più che mai dominata dall’ agenda americana, e la Politica Estera e di Difesa si riduce a una sola persona, Borrell. Macron, oltre a dover ancora essere rieletto, è già stato liquidato da Putin come privo dei mandati necessari di UE e NATO. Steinmeier è stato declassificato da Zelenski a “potere ostile”.

La UE non ha una sua forza missilistico-nucleare, bensì solo bombe americane sui suoi aerei, e la Force de Frappe della Francia, agli ordini esclusivi del presidente pro-tempore di quest’ultima. Non ha neppure un proprio ecosistema digitale, bensì è controllata dai GAFAM e dalla NSA.

La sua posizione nei confronti dei fornitori di energia (Russia, ma anche Ucraina, Azerbaidjan, Algeria, Libia, Stati Uniti, Medio Oriente) è così subalterna che ogni mossa ch’essa faccia (sanzioni, embargo, messa in concorrenza dei fornitori) si è tradotta in un intollerabile aggravio di costi, in un ulteriore guadagno da parte di tutti i fornitori e in un’ulteriore dipendenza verso America, Russia e Cina.

I risultati di tutte queste debolezze si vedono. Tutti i tentativi d’intervento pacificatore sulla Russia, da parte di tutte le Autorità competenti, sono falliti, e l’Europa è divenuta perfino il capro espiatorio di Zelenski e di Biden.

Se non vuole veramente sparire, l’Europa deve darsi “una spina dorsale”, e questo può venire, proprio per la sua situazione disperata, solo dalla cultura. Innanzitutto, l’Europa deve ripudiare come suicide le “Retoriche dell’ idea di Europa” che sono state fino ad ora dominanti perchè sostenevano il nostro ruolo di succubi di Washington, e che hanno trovato una bella sintesi nell’ articolo di Vito Mancuso “Sacramenti e identità sessuale”.

Che c’entra Mancuso con la geopolitica? Lo dice lui stesso:”Vi è a mio avvio la convergenza di geopolitica e biopolitica……””. La questione nella sua essenza è la medesima, è quella che divide da un lato l’autodeterminazione nel nome della libertà e della sua irriducibile singolarità, e dall’altro la determinazione imposta dalla biologia o dalla tradizione. Che si tratti di un popolo o di un individuo, di geopolitica o di biopolitica, in entrambi i casi la sostanza è rappresentata dallo scontro tra cultura e natura, tra libertà e obbedienza, tra soggetto e istituzione, e dal decidere quale dei due poli abbia più valore. All’autodeterminazione di un popolo che non accetta più il secolare vassallaggio nei confronti di un altro popolo cui lungo i secoli la geopolitica l’aveva consegnato, corrisponde l’autodeterminazione di un singolo che non accetta l’altrettanto pesante vassallaggio cui la biologia da un lato e il costume sociale dall’altro l’avevano a loro volta consegnato. E nel nome dell’autodeterminazione, ovvero della libertà, un popolo e un singolo, il primo a livello geopolitico, il secondo a livello biopolitico, iniziano la loro marcia di liberazione …”

E’, in sostanza,  quella dipendenza del “romanticismo politico” (Carl Schmidt), basato sul “sapere aude” kantiano, denunziata come distruttiva nel  classico saggio “Nationalism” di Elie Kadurie: l’”autoaffermazione”(“Selbstbehauptung”) quale rifiuto della tradizione, che si traduce, oggi, nella subalternità al potere anonimo delle macchine intelligenti. Una tendenza storica sopravvalutata dagl’ ipermodernisti, ansiosi di darsi un “pedigree”, per quanto discutibile. Per esempio, è del tutto falso che il suo iniziatore fosse stato, come afferma Mancuso,  Lutero, che, anzi, fu un feroce avversario delle tendenze anarchiche, per esempio,  degli Anabattisti. Il suo “sola scriptura” non era un invito all’anarchismo, bensì alla tradizione.

La retorica individualistica dell’auto-affermazione costituisce in realtà uno strumento propagandistico del Complesso Informatico-Militare per spianare la strada al post-umanesimo. Gli uomini ridotti a monadi desideranti, aiutati dalla tecnica a trascendere la loro specificità, stanno diventando poco più di un database per il complesso informatico-digitale, che sta creando un’umanità artificiale.  Quel Complesso Informatico- Militare che governa la Mutua Distruzione Assicurata, i Database, le interferenze nelle elezioni, l’espansionismo americano, la cybersecurity, le fake news, i social networks, fino alla vita quotidiana,  mascherandosi  sotto l’etichetta  di “Occidente”. L’ipocrisia puritana copre, con il nome di “patria delle libertà”, la tirannide centralizzatrice dei GAFAM e della NSA.

E’ chiaro che, se l’Europa vuole avere un suo ruolo nel mondo, non può continuare ad essere assoggettata al 100% a questa mostruosa entità, ma deve cercare, come minimo, di separarsi da essa, per esempio, con gli strumenti utilizzati finora dalla Cina (il “crackdown sui giganti del web”).

E, a monte, deve domandarsi realisticamente che, contrariamente a quanto sostenuto dai sedicenti “ingenui” (ma in realtà bugiardi) zelatori della Pace Perpetua, come scrive Corrado Augias, “chi siamo noi per presumere che l’eterna legge del conflitto valida per tutte le passate generazioni non valga anche per la nostra?”

Certo, un compito di difficoltà diabolica. Eppure, solo allora saremmo in grado di difendere noi stessi e l’Umanità intera contro l’onnipotenza dell’Impero Mondiale.

KULTURKAMPF

L’arresto di Assange a Londra due anni fa

Eventi disparati succedentisi in questi pochi ultimi giorni stanno confermando che è in corso in tutto il mondo una guerra culturale “senza limiti” (Kulturkampf),  combattuta prima di tutto con un uso congiunto di retoriche ideologiche e delle nuove tecnologie ( che funzionano come  prolungamenti dell’ideologia). E’quella che Sunzu aveva già definito “Conquistare il Tian Xia senza uccidere nessuno” e Nietzsche avevachiamato “L’Ultima Grande Battaglia” fra “grande e piccolo, ricco e povero”).

L’ultima versione ufficiale di tutto ciò è la “Dottrina Biden”, che Massimo Giannini ha descritto ironicamente sulla prima pagina de “La Stampa”: “La Dottrina Biden è ormai nota: è in atto una ‘recessione globale delle democrazie’e un’aggressione sistematica delle autocrazie. La Cina e la Russia, la Turchia e l’ Iran. La minaccia è ovunque. E gli eserciti nemici, come l’Impero del Male teorizzato a suo tempo da Bush, incedono su più fronti. A colpi di armamenti e/o di investimenti.”

A nostro avviso, la situazione è in  realtà più complessa, come tentiamo di spiegare qui di seguito.

Colombo contestato in America

1.”Il “summit delle democrazie”: un sintomo dell’erosione del sistema americanocentrico

Non è infatti casuale che ora l’ America, scossa oggi in tante sue vecchie certezze (Fine della Storia, della concordia  fra le “sue razze”, e della leadership tecnologica) senta il bisogno di rilanciare così platealmente la sua politica di egemonia sugli Stati che si pretendono “democratici”. Come scrive appunto Giannini, il  “Summit for Democracy” si è rivelato però perdente, già anche perché (aggiungiamo noi), su 249 Stati indipendenti del mondo  gli Stati Uniti se la sono sentita di invitarne solo 110, a causa del tacito presupposto che, dopo 70 anni dalla Dichiarazione di San Francisco e 32 anni dopo la caduta del Muro di Berlino, l’”esportazione della democrazia” è ancora in alto mare, visto che gli altri 138 (la maggioranza) non sono stati considerati come democratici.Scrive Giannini:”Questo ‘Club delle democrazie’ finora non ha saputo opporre granché di concreto ai suoi avversari esterni””Sulla Cina si balbetta. Sulla Russia si nicchia (a parte qualche rituale altolà, e ora l’annuncio di sanzioni Ue in arrivo per la famigerata Brigata Wagner, accusata di violazioni dei diritti umani in Ucraina, in Siria e in Libia)”.

In secondo luogo, l’affermazione che “le democrazie sono le più efficienti” (che avrebbe dovuto essere il Leitmotiv dell’ evento) è stata smentita degli schiaccianti dati dei morti di Covid (USA 796.000, Cina 4.636).Un dato che ha alitato su tutta la manifestazione, e che ha creato non poco imbarazzo in molti oratori (come Draghi), che sembravano recitare, ma con scarsissima convinzione, un copione scritto, o meglio prescritto:“..le nostre nazioni allarmate non hanno le carte in regola per denunziare la ‘recessione democratica’ altrui, se prima non si interrogano su ciò che sta succedendo a se stesse.”(Massimo Giannini, La Stampa).

Infine, sulle prime pagine erano comparse, in contemporanea, le immagini del processo per l’estradizione di Assange, richiesta dagli USA, con la scandalosa decisione della corte inglese di concederla, e ora compaiono notizie sul fallito colpo di Stato di Trump.Il tutto concorre a dimostrare che le “democrazie occidentali” non sono soltanto inefficienti, ma anche (qualunque cosa possa voler dire) “antidemocratiche”, o, più correttamente, “illiberali”.

Giorgio Washington, Gran Maestro della Massoneria americana.

2.Alle radici del messianesimo americano

Fino dalla “scoperta” dell’ America da parte di Colombo, che si considerava investito di una missione affidatagli da Dio, si sono succeduti una serie di eventi che facevano, già ai loro tempi, pensare ad un’unica, colossale, lotta ideologica, fra, da una parte,  una serie di cosiddetti “utopisti”, come Tommaso Moro, Ruggero Bacone, Vieira, e  Harrington, che ambientavano i loro progetti apocalittici in America, e , dall’ altra, i loro antagonisti, come De Las Casas, Montaigne, Rousseau, Voltaire, Kierkegaard, nonché fra varie versioni dell’utopia  “atlantica”: la Fine della Storia “all’americana”, quella trockista, quella ariana….

Pochi sanno che Colombo, nel Libro delle Profezie, annoverava  sé stesso nella discendenza dei profeti di Israele, ed enumerava le corrispondenze delle Sacre Scritture con l’impresa da lui compiuta – identificandosi via via con Ezechiele, gli Apostoli, i Re Magi, l’Arcangelo Michele, Salomone, Re Davide e Cristo stesso. La sua visione del futuro veniva presentata, come poi ribadito da Viera nell’ “Història do Futùro”, come l’ultimo capitolo della Storia Sacra, destinata a culminare nella Fine del Mondo, ovvero nel Secondo Avvento di Cristo. che la Chiesa aveva dilazionato nel tempo, mentre gli eretici non mancavano di predirlo come imminente di secolo in secolo, e Colombo considerava avverato da se stesso.

E’ dunque con Colombo che nasce l’idea, espressa poi da Lessing, di portare sulla terra le speranze escatologiche (morali e materiali) della religione.

Venendo a tempi più recenti, queste fantasie apocalittiche sono state i riprese nei Magnalia Dei Americana, nel Testamento di Washington, nelle opere di Emerson, di Saint-Simon,di Whitman, di Enfantin, di Friske e di Kipling, nella lettera di Mazzini a Lincoln, nei “Leaves of Grass” di Whitman,  nella “Filosofia dell’ Opera Comune” di Fëdorov, in von Neumann, in Kurzweil e nel primo Fukuyama.

Queste utopie hanno un contenuto “olistico” per eccellenza: sono, da un lato, spirituali (la fine del “peccato”), e, dall’ altra, materiali (un mondo di abbondanza e di facilità), che, secondo l’idea manichea e poi positivista, sono intrinsecamente legate. E’ l’ “Eterogenesi dei fini”, temuta dal pensiero classico e dai Padri della Chiesa, ma fatta propria anche da illuministi come Vico, Wundt, Mandeville e Kant.

La volontà di realizzare l’utopia  in pratica ha provocato, fra l’altro, in America, grandi calamità come la guerra d’indipendenza americana, il Trail of Tears, le guerre con il Messico, i Confederati e la Spagna, e, di riflesso, in Europa e in Asia, tutte le guerre degli ultimi 2 secoli.

L’Europa divisa a Yalta non è ancora riunita

2.”Occidente” e “Blocco Socialista”:  due volti della stessa rivoluzione

La cosiddetta “Guerra Fredda”, conseguenza dell’ espansione mondiale delle “Rivoluzioni Atlantiche”, è stata una lotta globale fra due versioni di quella  stessa utopia messianica: da un lato, la deterministica Teoria dello Sviluppo di Rostow; dall’ altra la Coesistenza Pacifica intesa da Hruśčëv come  una sorta di ordalia per stabilire chi (USA o URSS) fosse veramente in grado di realizzare il mondo giusto e ricco fantasticato da Bacone. Sempre per via dell’ “Eterogenesi dei Fini”, quell’ordalia fu più sanguinosa di quanto normalmente si riconosca Essa provocò, tra l’altro, le guerre di Corea, del Vietnam e dell’ Afghanistan, i colpi di Stato in Ungheria, Turchia, Iran, Grecia, Brasile, Cile, Argentina e Polonia, e le guerre civili in Europa Orientale, Sudamerica e Asia Sud Orientale.

Mentre il primo Fukuyama era convinto che  quella battaglia sarebbe stata ormai vinta inevitabilmente dall’ America, Huntington era più scettico, ipotizzando ancora uno Scontro di Civiltà fra “The West” e “The Rest”: precisamente ciò che  vorrebbe realizzare Biden , con il suo “Summit delle Democrazie”, dove i politici sostenitori del sistema americano, autodefinentesi, a torto o a ragione, “democrazie”, si sono incontrati apparentemente con lo scopo di coalizzarsi per sconfiggere  tutte le altre forme di società oggi esistenti (138 Stati indipendenti!), definite collettivamente e dispregiativamente  come “autocrazie”. Ambedue definizioni non del tutto appropriate, ma tuttavia comprensibili  purché le si legga attentamente alla luce della filologia classica.

L’America, senza un nemico da combattere, perderebbe la sua ragion d’essere e si dissolverebbe, perché, come diceva Chesterton,  essa non ha un’ideologia, bensì è un’ideologia (e, aggiungiamo noi, è un’ideologia bellicosa e apocalittica).La lotta fra “la” democrazia e tutti gli altri (le “autocrazie”) non  è infatti che il nuovo volto della rivoluzione permanente portata avanti dagli Americani(Emerson, Whitman, Ledeen), prima contro il “Selvaggi Indiani”, poi contro i Francesi”papisti”, il Re fedifrago,  gl’ignavi Messicani, i “colonizzatori” spagnoli, i “Crucchi”, i “Musi Gialli”, i “Comunisti”, gl’”Islamisti”…

I due  concetti  facenti parte  dell’ antitesi propria alla c”dottrina Biden (democrazia e autocrazia) hanno come secondo membro il termine “crazia” ( che Luciano Canfora precisa, nel suo articolo “La democrazia non è liberale”) significa “potere”. Nel primo caso, il potere sarebbe “dei poveri” (come dice Aristotele, ma io direi oggi, piuttosto anacronisticamente, “delle periferie”, significato originale di “demos”),nel secondo, del “libero arbitrio” (cfr. Platone).Giustamente, Canfora scrive dunque che, per questi motivi,  “Quando parliamo di democrazia non sappiamo di che cosa parliamo. E’ una parola come la clava di Eracle, che si scaraventa contro l’interlocutore per intimidirlo”. Ma lo stesso si può dire, a maggior ragione, di “autocrazia”, che, a sentire gli Americani, unirebbe sistemi così diversi come Cuba, il Venezuela, l’Ungheria, la Turchia, la Russia, l’ Egitto, l’ Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, Singapore,  l’Iran, la Cina, il Vietnam e la Corea del Nord (vale a dire tutti e soltanto quei Paesi che non obbediscono ciecamente agli USA) .In effetti, in Greco, “autokratèia” significa padronanza di se stessi, indipendenza, sovranità. Le “autocrazie” sono quelle che, essendo indipendenti dall’ Impero Mondiale e “padrone di se stesse”, possono esercitare il proprio “libero arbitrio”. L’”autocrazia”, anziché essere sinonimo di dispotismo centralizzatore, ha una vocazione personalistica ed individualistica, che mira alla difesa della personalità contro la spersonalizzazione delle società di massa.

E’ per questa ragione politica che, sul piano filosofico, è ora in corso un attacco generalizzato contro il “libero arbitrio” (cfr. Galimberti).E qui si spiega anche la campagna contro il Greco e il Latino (Cingolani), che, invece, sono fondamentali, almeno per le élites pensanti, per capire criticamente le basi vere del “Kulturkampf” in corso. “Last but not least”, la martellante propaganda buonistica per persuaderci che, finalmente, con la nuova cultura dell’ eguaglianza, dell’accoglienza, dell’ibridazione, della fluidità, il male, macchia delle società passate, scomparirà dal “Legno Storto dell’ Umanità”, grazie alla razionalità imposta dalla tecnica e incarnata nell’ Intelligenza Artificiale (Ferraris).

La guerra fredda fra USA e Cina è
una guerra d’informazione e tecnologica

3.La Nuova Guerra Fredda

Secondo Oskar Lange, il socialismo avrebbe potuto realizzarsi solo con un uso massiccio dei computers. E’ ciò che si sta verificando oggi, e questo favorisce, da un lato, lo sviluppo dell’ inedito “Socialismo con catratteristiche cinesi”, e, dall’ altro,  la convergenza fra capitalismo e socialismo nell’ Ideologia Californiana.

La caduta del Muro di Berlino  ha avuto infatti come primo effetto lo svilupparsi l’ egemonia incontrollata  dei GAFAM americani, prima confinati allo spionaggio e alla guerra elettronica, e ora spazianti su qualunque attività umana, e poi una serie di nuove guerre (Nagorno Karabagh, Cecenia, Transnistria, Jugoslavia, Donbass), e la destabilizzazione permanente degli avversari (Irak, Libia, Siria, Serbia, Ucraina, Tibet, Xinjiang, Hong Kong). Tuttavia, l’effetto più appariscente è stato quello culturale, dove il crollo del Socialismo Reale ha comportato anche una metamorfosi in tutto il mondo dell’egemonia culturale marxista, apparentemente superata dalla rivoluzione tecnologica,  perché ha reso obsoleto i vecchi piani quinquennali. I molti eredi del movimento internazionale comunista hanno scelto ovunque di ri-posizionarsi rapidamente nella nuova realtà (così come avevano  fatto i fascisti nei partiti “antifascisti”), mantenendo comunque il loro potere: chi, come in Corea del Nord, radicalizzandosi, che, come a Cuba, divenendo più flessibili, chi, come in Vietnam, rimanendo se stesso ma alleandosi con gli USA.

La Cina ha continuato sulla propria strada diversa, segnata da Kang You Wei, Sun Yat Sen e Mao Zedong, mentre la Russia ha mantenuto (e mantiene) il partito erede del PCUS, anche  seridotto a maggior partito d’opposizione, di Russia e d’ Europa (9 milioni di elettori).

Altrove, i post-comunisti, mescolandosi con rivoluzionari non marxisti, con socialdemocratici, e cattolici del dissenso, con sciiti, radicali, democristiani, liberali, conservatori, tradizionalisti, populisti e post-fascisti, e soprattutto con i “post-umanisti”, anno portato ovunque gli slogan progressisti, egualitari, materialisti ereditati dal gauchismo (egualitarismo, antiautoritarismo, fluidità sessuale) . L’egemonia culturale marxista si è mescolata così alle lobby “californiane”  avanguardie del “Kulturkampf”, e sta estendendosi  anche al centro e alla destra. L’apparente “ammucchiata”, che ha trovato la sua massima espressione nel “Natale dei Conservatori” di Atreju costituisce la plastica rappresentazione di questa sostanziale convergenza, che, se, apparentemente,costituisce una grande vittoria di una destra dichiaratamente postfascista e finalmente sdoganata, rappresenta nella realtà il successo  postumo collettivo del ’68 : da un lato, la “testimonianza” tradizionalista  di evoliana memoria, e, dall’ altro, la “Lunga Marcia attraverso le Istituzioni” di Rudi Dutschke, il cui esito finale è stato che i “radical chic”, così estremisti da essere in realtà conservatori, dettano la linea culturale e politica  a un’ intera classe dirigente deculturalizzata. Per esempio, che cos’altro è l’ideologia “gender” se non quella fluidità sessuale che, secondo il Marcuse di Eros e Civiltà (libro cult del ’68), avrebbe caratterizzato il felice stato dell’ uomo primitivo?

In questo contesto, i  GAFAM restano nonostante tutto il “nocciolo duro” del progetto baconiano incarnato dall’ America (l’isola di Bensalem piena di motori e di telefoni ), ed hanno anche preso formalmente il controllo della società americana (comitato NSCAI, Endless Frontier Act) e, attraverso di essa, cercano di prenderlo di tutto il mondo (cfr. Schmidt e Cohen, The New Digital Age). Al di fuori della Cina e dei suoi BATX, non esiste oggi nessun Paese libero dall’ ecosistema digitale americano.

Il “politicamente corretto” oggi imperante è  precisamente l’effetto  della “manovra a tenaglia” fra post-comunismo in cerca di nuovi padroni, messianismo americano disorientato e controllo informatico dei GAFAM, che sta restringendo sempre più i margini di libertà e di creatività in tutto il mondo, in preparazione di una IIIa Guerra Mondiale informatica contro l’ ecosistema digitale cinese, e del superamento dell’ Umanità da parte delle macchine. Che questa previsione non sia azzardata, è che hanno parlato di concrete possibilità di guerra soggetti tanto diversi quanto Biden, Lukashenko e Orbàn.-

 

La Cina persegue il “ringiovanimento della nazione”

4.Le reazioni delle culture “altre”

Ovviamente, questo processo di espansione del potere tecnocratico occidentale, per quanto camuffato,  non può avvenire in modo totalmente indolore, ed è per questo che lo si descrive in termini edulcorati, come “esportazione della democrazia”. Tutta l’attività dell’ “establishment” è volta semplicemente a mascherare la transizione, dall’oligarchia costituzionale del II° Dopoguerra, allo Stato Mondiale del Controllo Totale.

Vi sono vari tipi di reazione, dipendenti dalla natura dei vari Paesi e delle varie culture.

Come si è visto, la prima “contro-azione”, è stata quella della Cina, la quale, nel corso di esperienze traumatiche come le guerre dell’ oppio, quelle  anti-giapponese, di Corea e del Vietnam, le insurrezioni dei Taiping e dei Boxer, e quelle contro le occupazioni occidentale e giapponese, le lotte contro i secessionismi, l’egemonia sovietica, le infiltrazioni occidentali e le sanzioni americane, ha resuscitato  un fortissimo senso della propria identità, tradizione e grandezza, e ne ha tratto la forza per uno sviluppo autonomo nonostante la disperata posizione iniziale- bruciando in 70 anni le tappe da Paese sottosviluppato a dittatura “sviluppista”, a Paese in via di Sviluppo, a “Fabbrica del Mondo”, e, ora, a leader della tecnologia e dell’ economia mondiali-. Essa è, per questo motivo, oggetto di un attacco violentissimo dell’America, che non vuole perdere la propria leadership, alla quale  deve il proprio benessere e la propria stessa esistenza.

Il “Socialismo con Caratteristiche Cinesi” è più avanti dell’ Occidente (di forese 50 anni) sulla strada verso una società compiutamente tecnocratica, tanto che,  in molti casi, come la preservazione della cultura tradizionale, la tutela dei consumatori e l’educazione dei giovani, sta già sperimentando , grazie alla persistenza dei suoi valori ancestrali dei correttivi che in Occidente ancora non si vedono. In questo senso, essa può dare quelle risposte alle domande poste in questi giorni da vari autori ai “conservatori” europei e russi, e per le quali una risposta non è ancora pervenuta.

La Russia, che non si era mai identificata al 100% con l’URSS, e, anzi, aveva provocato il crollo di quest’ultima con atteggiamenti quali quelli di Sol’ženitsin e di Elcin, si era però resa conto ben presto che gli USA stavano approfittando della debolezza delle ex Repubbliche e dei Paesi dell’ Europa Centrale per attaccare la stessa Russia (cfr. casi della Serbia, della Transnistria, della Georgia, dell’ Ucraina), e che, da parte sua, l’Europa non aveva alcuna intenzione di accoglierla nell’ Unione come richiesto da Gorbačëv e da Elcin. Come conseguenza, essa ha usato tutti i mezzi ancora a sua disposizione (esercito, arma nucleare, minoranze etniche, solidarietà storiche, diplomazia, gas) per compensare la perdita dell’influenza ideologica e strategica dell’ ex URSS. Nell’ ultimo decennio, Putin ha sottolineato l’appartenenza della Russia all’ Europa e alla religione cristiana, puntando a divenire il leader dei conservatori, ma senza dare uno sviluppo compiuto a questa parabola culturale brillantemente avviata.

I Paesi medio-orientali, scossi da profonde tensioni interne, hanno comunque in comune il fatto di sottolineare la comune eredità islamica ( almeno per ciò che riguarda il culto, l’educazione, l’etica sessuale, la lingua sacra, la difesa della Palestina, i simboli identitari), e questo permette loro di difendere, anche se disordinatamente, la loro identità.

L’interazione  fra l’offensiva culturale e sociale occidentale-americana e delle contro-azioni  dei vari Continenti, ha dato luogo a una serie di sotto-conflitti minori, come quello fra Woke e suprematisti bianchi, fra EU e Visegrad, fra Visegrad e Bielorussia, fra Russia e Ucraina, fra Aseri e Armeni, Cinesi di Hong-Kong di varie fazioni, ecc…).

Anche in Europa si sono manifestati, di tanto in tanto, movimenti disordinati di reazione all’invasione di concetti, armi, organizzazioni, movimenti, imprese, americani, come per esempio il neo-liberismo, l’americanizzazione della lingua, la costruzione di nuove basi militari, le “guerre Umanitarie”: gollismo, Serbia, Erdoğan, “Sovranità Europea”. Tuttavia, si ha l’impressione che nessuno sia disposto a tirare molto la corda per timore di fare la fine di Olivetti, Mattei, Gorbaciov.

Sul piano culturale, gli Stati Uniti sono ancora forti, perché le culture ufficiali di tutto il mondo, nate in un modo o nell’ altro sotto la spinta dell’Occidente imperiale, faticano a riscoprire una serie di approcci delle loro tradizioni (come “Tian Xia”, paneuropeismo, euroislam), che le aiuterebbero a mantenere una maggiore indipendenza, e continuano a puntare su forme di sincretismo che, alla fine, si rivelano, come già il vecchio “Wakon Yosei” giapponese, perdenti. Occorre urgentemente costruire, un discorso culturale mondiale che non sia quello dei GAFAM, riuscendo a rintracciare quei “valori spessi” che accomunano, secondo Hans Kueng, tutte le civiltà del mondo (mentre quelli “sottili” sono specifici delle singole culture). Fra  i primi non c’è la “democrazia” americana, che rientra invece semmai fra i secondi.

Capek ha descritto fino dal 1923 la rivolta dei robot

4. La dittatura informatico-digitale

Il “vertice mondiale sulla democrazia” è iniziato il giorno stesso in cui  una corte inglese, su richiesta degli Stati Uniti, ha deciso che Julian Assange può essere estradato negli Stati Uniti, dove potrebbe essere condannato a più di 170 anni di reclusione soltanto per le sue attività giornalistiche, cioè per avere reso accessibili al pubblico di Internet tutti gli e.mail scambiati negli ultimi anni fra Governi ed ambasciate, oltre che i filmati di uccisioni mirate di droni pilotati dall’ Esercito Americano da basi europee.

Non si capisce perché solo gli Stati Uniti abbiano tanta voglia di processare Assange se questi ha rivelato i segreti di tutti gli Stati del mondo, e nessuno di questi ultimi intenda processare Assange (salvo l’ Inghilterra che lo tiene prigioniero e si accinge a consegnarlo agli USA).Evidentemente, gli Stati Uniti si considerano i tutori e i maggiori beneficiari dell’attuale ordine mondiale, e soprattutto della dittatura digitale, sì che, non solo chi lo attacca, ma perfino chi ne rivela i lati negativi, così, come scriveva Foscolo, “temprando lo scettro ai regnator” , diviene il “nemico numero uno” dell’ America, che si arroga  anche il diritto, con la sua “applicazione extraterritoriale del diritto”, di giudicare chiunque in qualunque parte del mondo, come se fosse un vero sovrano universale.

Anche non è proprio, come ha affermato uno speaker russo, “come se la tenutaria di un bordello pretendesse d’ impartire lezioni di morale a giovani fanciulle”, questo è piuttosto rivelatore di che cosa sia veramente la “democrazia” americana -.

Essa invera l’ipocrisia puritana (l”uomo bianco ha la lingua biforcuta”),  , ma, soprattutto, dimostra la verità di quanto affermato da Canfora là dove scrive che “la democrazia non è liberale”. Infatti, “i romani si ritenevano il luogo della libertas. Libertà e democrazia erano per loro agli antipodi. Ancora nella lingua italiana del Trecento maggioranza significava sopraffazione.”

L’invasione digitale impedisce l’innovazione sociale perché favorisce la mediocrità dell’ utente e impedisce l’eccellenza del creatore: un Pericle, un Orazio, un Cesare, un Sant’Agostino, un Dante, un Machiavelli, un Goethe, un Nietzsche, non sarebbero possibili nella blogosfera. Come aveva scritto Antoine de Saint-Exupéry, “mettendo in bella” le idee di Tocqueville, “E’ triste quando un individuo schiaccia la maggioranza, ma è più grave quando la maggioranza schiaccia l’individuo”, che è ciò che si verifica nelle presenti società di massa.

Infatti, l’unico modo per garantire l’eguaglianza è distruggere l’ “autokratèia”,il “libero arbitrio” personale o nazionale, per trasferire tutto il potere alla cosiddetta “intelligenza dello sciame”, che è quell’intelligenza digitale che impone pavlovianamente il “Politically Correct”.  Soprattutto, l’”intelligenza dello Sciame” gestita dai GAFAM non è né liberale, né democratica, bensì totalitaria e post-umana.

Dall’ invasione digitale americana, si capisce perché tutti gli Stati del mondo cerchino disperatamente di tenere gli Americani fuori dalle loro società: perché, una volta   risucchiati nella rete americanocentrica, non si riesce più ad uscirne, come la mosca dalla tela del ragno.

La tanto decantata legislazione digitale europea non funziona

5.La sovranità europea ridotta a slogan elettorale

Purtroppo, le energie di buona parte dell’”establishment” in molte parti del mondo è volta innanzitutto a nascondere l’evidenza di quanto descritto in questo articolo.

Ad esempio, nel presentare il programma del Semestre Europeo Gennaio-Giugno 2022, il Presidente Macron ha indicato, fra i propri obiettivi, la tanto declamata e attesa “Sovranità Europea”.

Però, come al solito, non si vedono proprio, nel programma,  gli elementi di questa sovranità, bensì al contrario la volontà di “vendere” come successi quelle che sono in realtà delle vergognose rese.

Per uno “Stato-Civiltà” come l’ Europa, “Sovranità” potrebbe significare:

a)Sovranità culturale: avere un’identità diversa da altri Stati-Civiltà;

b)Sovranità internazionale: Non essere condizionata da poteri esterni;

c)Sovranità interna: Avere la prevalenza sulle realtà politiche [LR1] parziali che la compongono;

d)Sovranità religiosa (autocefalia);

e)Sovranità militare: non essere occupata da eserciti stranieri e poter comandate proprie truppe, adeguate a fronteggiare le sfide circostanti;

f)Sovranità tecnologica: Disporre di tutte le più moderne tecnologie;

g)Sovranità economica: essere potenzialmente autosufficiente, e comunque non avere una bilancia dei pagamenti, commerciale, energetica o alimentare sbilanciata.

Oggi, solo 5 Stati sono sovrani sotto almeno 6 di questi profili: USA, Cina, Russia, Israele e Iran. Fra questi non vi è l’ Europa, e, a meno che non si enunzi e persegua una strategia di emergenza, non lo sarà almeno per i prossimi 20 anni.

Come al solito, Macron non ha affrontato i nodi che bloccano tutte queste sovranità dell’ Europa: il mito del progresso; l’atlantismo; la limitazione dell’UE, dopo Brexit,  a 500 milioni di Europei; la NATO; i GAFAM; l’assenza dei Paesi dell’ Europa Orientale.

I leader dei GAFAM non sono affatto spaventati dalle normative europee

6. “Con le big tech la multa non basta”

Sempre in contemporanea con il “Summit della democrazia” è giunta la notizia che l’Antitrust italiano, unendosi in ciò a quello europeo, ha comminato alla Amazon una multa milionaria.

Queste e simili notizie relative ad analoghe sanzioni da parte di altre autorità in Europa hanno fatto parlare, da parte di politici e di giornalisti, di  una reazione adeguata allo strapotere dei GAFAM. Come abbiamo scritto infinite volte, non siamo d’accordo, perché i GAFAM (così come, anche se meno, i BATX cinesi), non sono “imprese” (che possano essere contrastate isolatamente da vari settori del diritto), bensì organizzazioni “politiche” che perseguono un programma di trasformazione globale dell’Umanità, operando sui campi antropologico, psicologico, teologico, estetico, biologico, familiare, medico, spionistico, tecnologico, politico, commerciale, finanziario, lavoristico, elettorale, fino a svuotare gl’individui, le imprese e gli Stati, e instaurando un unico sistema macchinico di controllo mondiale. Come ha scritto su “La Stampa”, il 10 Dicembre 2021,Innocenzo Genna, contro i GAFAM una multa non basta: la presa di controllo sui GAFAM da parte di cultura e politica dev’essere globale.

I GAFAM sono saldamente installati negli Stati Uniti, e vivono in simbiosi con lo Stato e le 16 agenzie di intelligence, mentre le Forze Armate americane occupano saldamente l’Europa. Pretendere di controllarli con strumenti archeologici come l’ antitrust (nato 150 anni fa), o la fiscalità internazionale (che non è ancora nata), è come voler svuotare il mare con un cucchiaino.

Come dimostra l’esperienza della Cina, porre sotto controllo i giganti del web è un’impresa ciclopica, che richiede uno Stato enorme, con una sua chiara visione del mondo; un Governo fortissimo, mezzi illimitati; un approccio per fasi, ma ravvicinate, senza guardare in faccia nessuno.

Internet era stata introdotta in quel Paese nel 1994, e, nel 2008, essa era diventata  quello con il maggior numero di internauti. A partire dal 2000, erano nate imprese digitali nazionali come Baidu, Alibaba e Tencent, che, pur avendo un mercato solo “nazionale” (ma di un milione e mezzo di abitanti”), rivaleggiano ormai con quelle americane. Certamente sono state favorite dal Governo, tra l’altro, ma non solo, con la censura dei loro concorrenti americani.

Vent’anni fa, i GAFAM erano forti in Cina come in Europa: oggi, essi  sono praticamente usciti dal mercato nazionale, dove oggi operano invece i BATX, governati dalla legge cinese e rispettosi degli interessi nazionali, della concorrenza e dei diritti dei consumatori. Il che dimostra che la sovranità digitale è possibile, e anche in tempi brevi.

Oggi, la Cina è l’unico Paese del mondo con una legislazione digitale che comprende tutti i settori:

-societario;

-valuta digitale;

-sicurezza;

-tutela della “privacy” e  del segreto di Sato;

-rete;

-internet providers;

-concorrenza;

-tasse;

-finanza;

-banca e borsa.

Nonostante che le ultime norme siano entrate in vigore solo il 1° novembre di quest’anno, esse sono state immediatamente applicate, con una raffica di sanzioni contro tutti. Sono state bloccate varie gigantesche operazioni borsistiche dei dei BATX, in Cina e a Wall Street, che avrebbero fatto di essi qualcosa di molto simile ai GAFAM. Le varie Authorities preposte al settore hanno sollevato obiezioni relative all’interesse dei consumatori, alla tutela dei dati e alla trasparenza finanziaria.

Gli osservatori occidentali sono stupiti di questi interventi “ai danni” delle multinazionali cinesi,  perché in America nessuno nasconde che le Autorità chiudono ambo gli occhi quando si tratta dei GAFAM, col pretesto di non agevolare i concorrenti cinesi. E perfino in Europa il garanter della privacy, il polacco Wewiòrowski, ha affermato che è meglio condividere i dati con gli alleati piuttosto che con gli avversari.

I cinesi invece non vedono questa connessione stretta  fra il mercato esterno e quello nazionale. Intanto, perché è ovvio che (esattamente come in Occidente), la salvaguardia della tutela della privacy cessa quando entra in azione la difesa nazionale, ed è quindi garantita indipendentemente dalla legislazione sul civile. Come precisa un’altra legge, le Forze Armate hanno infatti accesso ai dati dei cittadini (come i nostri Servizi Segreti).

Per tutto il resto, invece, la tutela della legge è ferrea. Le grandi imprese nazionali non possono, né ledere i diritti dei cittadini, né bypassare la legge, né acquisire un potere sociale spropositato (per esempio, nell’ editoria) superiore a quello dello Stato.

L’Europa è pronta a fare tutto ciò contro i GAFAM, e per giunta nel giro di pochi anni? Dal discorso di Macron non si direbbe, in quanto egli ha collocato le future imprese europee del Web (che afferma di voler creare) sotto la voce “start-up” e non dei “campioni europei”, dando credito allo screditatissimo mito che i GAFAM siano nati da ragazzini che lavoravano nei garages, e non dai “progetti segreti di Hitler”, dall’ operazione Enigma, dal DARPA, dall’ IBM, da Echelon, Prysm e l’Endowement for Democracy.

Com’è possibile che l’ Europa possa realizzare tutto questo con delle semplici start-up?

Macron ha giustamente ricordato che, delle 8 massime imprese digitali, 5 sono americane, e 3 sono cinesi. Nessuna europea. Ha promesso di ovviare a questa situazione, ma non ha detto, né quando, né come.

Atreju: l’imprevista convergenza

7. Web Tax

Nel discorso di presentazione del semestre francese, Macron ha anche parlato della tassazione dei giganti del web -problema annoso che, a suo dire, si sarebbe risolto con gli accordi di Pittsburg su una tassazione minima del 15% sulle multinazionali.- Il Presidente ha sviato anche qui il discorso, perché questo (teorico) accordo non mette il dito sulle piaghe degli arretrati fiscali, dello spostamento di imponibile fuori dell’ Europa, dei “tax rulings” e della “discriminazione a rovescio” ai danni dei “new entrants” europei.

Inoltre, Macron ha ignorato tre precisi fallimenti della Francia: Minitel; Qwant; GAIA-X, tutti causati dalla propaganda governativa, dal minimalismo, dal clientelismo ministeriale e sull’asservimento di fatto agl’interessi americani.

L’ultimo scacco, di cui abbiamo parlato recentemente, è quello di GAIA-X. Come scrivevamo, alcune imprese francesi hanno addirittura abbandonato GAIA-X perché troppo dominata dai GAFAM. Inoltre, il Presidente Macron ha inaspettatamente lanciato il concetto di “Cloud de Confiance” per sponsorizzare l’accordo fra Thales e Google,  la quale ultima, grazie a questa formula, verrebbe ammessa  a fruire di un “trattamento europeo”.

Tutta la faccenda di GAIA-X si rivela così una gigantesca manovra, con la connivenza di tutti  per aggirare le due sentenze Schrems: si immagazzinano i dati dei Governi europei in clouds situati in Europa e cogestiti fra imprese europee e americane, e si fa credere che ad esse  non si applichi il CLOUD Act. Ma nessun serio esperto crede, né che il CLOUD Act sia legalmente inapplicabile, né che i GAFAM creino veramente, fra le loro reti e queste loro joint-ventures europee, dei solidi “Chinese Walls”. E poi, in definitiva, con Echelon e Prism, l’intelligence americana riesce comunque a spiare tutto dell’Europa. E questo spiega perché nessuno voglia investire in nuove tecnologie.Ma, nello stesso tempo continuiamo a vantare il GDPR quale fosse la migliore legge del mondo, e continuiamo a dare i nostri dati ai GAFAM e alla NSA.

L’attentato a Rudi Dutchke

8.”Declino autoprodotto” o trend universale?

Massimo Giannini è giustamente convinto che lanciare una campagna contro le “autocrazie” (stanziando i soliti miliardi di dollari per le “covert operations”), come ha fatto Biden, sia cosa inutile perché “il declino delle democrazie è in buona misura auto-prodotto”.

Ciò è parzialmente vero, anche se forse inevitabile: “Il risultato è che i governi e i parlamenti hanno finito per delegittimare se stessi. E un numero crescente di cittadini, marginalizzati dalla globalizzazione ed esclusi dalla partecipazione, ha disconosciuto la propria cittadinanza. Convinti che votare non serva a nulla, e che la democrazia non è così importante.”

A mio avviso, neppure questa spiegazione della crisi delle democrazie è sufficiente, in quanto pone in luce i sintomi, non già le cause prime, che sono costituite dalla consunzione storica (dopo il suo culmine alla fine del ‘900) della democrazia occidentale “classica”, dovuto al sovrapporsi, sulla società industriale, della società del controllo totale, con la simbiosi incestuosa fra industria informatica e servizi segreti, con il controllo totale sui cittadini, con l’accumularsi abnorme di profitti da pratiche anticoncorrenziali ed elusione fiscale,  con la creazione di  5 grandi monopoli legati fra di loro da un’inestricabile rete d’interessi, con il voto digitale e la manipolazione digitale delle elezioni, con il controllo dell’ opinione pubblica e dei media, la concentrazione in un unico luogo dei server della NSA e quelli dei GAFAM, l’uso sistematico dell’intelligenza artificiale…

Certamente, la “democrazia occidentale” ha conosciuto come tutti i fenomeni storici,  una parabola ascendente e discendente, della durata di  meno di un secolo. Nell’immediato dopoguerra, quando almeno il 75% degli Europei votava per partiti estranei alla cultura politica “mainstream”dell’ Occidente (p.es. democrazia cristiana, comunisti, post-fascisti e monarchici) e, essa aveva potuto comunque prendere piede proprio grazie all’ opera di questi partiti, che, inseriti controvoglia nel sistema,  avevano stimolato potentemente, nonostante il sistema privo di alternanza, una partecipazione popolare polemica con un’ azione “top down”. Al tempo della “contestazione” studentesca e operaia, la democrazia era stata concepita essenzialmente come democrazia di base e sostanzialmente antisistema. Per la prima volta  dopo gli Anni di Piombo, si era cercato un compromesso fra partitocrazia e movimentismo, che aveva permesso un funzionamento pacifico della democrazia rappresentativa, e, negli Anni successivi alla caduta del Muro di Berlino, si era perfino avuto un inizio di contendibilità del sistema.

All’ inizio del  nostro secolo, con il cronicizzarsi della crisi economica e la scomparsa dell’etica pubblica e delle culture politiche tradizionali, si era incominciato a parlare di crisi della politica. Nel secondo decennio, dominato dal prosperare nel mondo di sistemi politici non allineati con la democrazia rappresentativa occidentale, avevano preso piede dubbi di vario tipo sulla credibilità di quest’ ultima e delle sue ragion d’essere ideali (cfr. Parag Khanna, Martin Jacques, Daniel Bell, Zhang Weiwei).

Credibilità ulteriormente danneggiata da:

a)l’incapacità di tutti i sistemi occidentali di fronteggiare efficacemente il Covid, mentre, con la “Battaglia di Wuhan”, la Cina ha risolto il problema con un numero di vittime veramente irrisorio;

b)le prove sempre più schiaccianti del controllo poliziesco esercitato sull’ Europa dal mondo digitale americano (Echelon, Prysm, processi Assange e Schrems);

c)le assurdità e contraddittorietà della politica estera europea e occidentale, con una gragnuola di “Guerre umanitarie” che non hanno risolto alcun problema, ma hanno anzi provocato gravissime calamità di ogni genere (guerre civili, terrorismo, migrazioni bibliche);

d)in particolare, l’assurda invasione dell’ Afganistan, con l’altrettanto assurda permanenza dopo la morte di Bin Laden, e l’assurdissima fuga all’ultimo momento;

e)la crescita esponenziale della disoccupazione, delle delocalizzazioni e dell’ emigrazione;

f)lo spezzarsi del consenso intra-americano fra etnie, ceti sociali e culture pubbliche: afro-americani, latinos, nativi americani, WASP, suprematisti neri e bianchi, latinamericanisti, “European Traditionalists”, sudisti, terzomondisti, integralisti cattolici, protestanti, ebrei, islamici, di destra e di sinistra, yuppies, agricoltori, operai, finanzieri, che ha comportato l’ impossibilità per l’ America di formulare politiche credibili e continuative.

Orbene, tutti questi trend costituiscono una contraddizione vivente delle retoriche della “liberaldemocrazia occidentale”, la quale pretenderebbe di costituire la massima realizzazione storica della libertà, eguaglianza, dignità e pace sociale, nonché del benessere materiale dei cittadini (appunto, il Secondo Avvento di Gesù Cristo sulla terra, come profetizzato da Cristoforo Colombo).

Ma c’è di più. Giacché, contrariamente a quanto ipotizzato inizialmente da Fukuyama, il mondo odierno è un mondo altamente competitivo, la centralità del controllo digitale sta aumentando di giorno in giorno nell’ ambito della “competizione fra USA e Cina” per la supremazia mondiale. In questa situazione, è del tutto prevedibile che il livello di controllo sui cittadini debba ancora salire ovunque per esigenze di preparazione bellica (previsione di attacchi militari, controllo della lealtà di cittadini e organizzazioni, intercettazione e censura di informazioni sensibili). Questa sensazione di un controllo sempre crescente è la giustificazione (inconscia) del movimento “no vax”, il quale sospetta (non a torto), che l’introduzione delle (seppur troppo blande) di misure di controllo sulla pandemia costituisca l’avvio appena mascherato di un sistema di controllo militare.

Alla luce di quanto precede, tutti gli Stati (a cominciare da quelli “democratici”) non possono sfuggire a forme di centralizzazione dei controlli e delle decisioni in materia di sicurezza (sulla falsariga dello SFIU, del FIFA, del Patriot Act, del FIFA, del Comitato NSCAI, dell’Endless Frontier Act e del Transatlantic Technology Dialogue).

Alla luce di tutto ciò che abbiamo scritto, diventa sempre più difficile, pretendere, al contempo, come fa l’ “Alleanza delle Democrazie”:

a) che la democrazia costituisca il toccasana di tutti i mali (etici, politici, tecnici ed economici);

b)che l’Occidente sia l’esempio ammirabile di tutte quelle virtù ch’esso definisce come “democratiche”.

La fine del Kali-Yuga

9. Esiste una via di uscita?

Inaspettatamente, secondo Giannini, la soluzione  a questa crisi delle democrazie sarebbe costituita da una mossa assolutamente “laterale”: fornire  3 milioni di vaccini gratuiti ai Paesi in via di sviluppo.Peccato che la proposta di Giannini (del 12 Dicembre), non faccia che copiare  la promessa di Xi Jinping ai Paesi africani, formulata ufficialmente all’OttavaConferenza Ministeriale del Forum on China-Africa Cooperation (FOCAC) di Dakar, del 29-30 Novembre.1 milione e 600 mila di questi vaccini sono già stati consegnati.

Come volevasi dimostrare, l’Occidente non riesce a reggere il passo, né come capacità decisionale, né come motivazioni etiche, né come potenza di fuoco, al millenario e miliardario sistema cinese.

Senza contare che come può l’America, che ha avuto un milione e 600 mila morti di Covid, proporsi come salvatore dei Paesi in via di sviluppo?

In effetti, spetterebbe all’ Europa indicare la strada per l’uscita da questo circolo vizioso,:

-con una visione culturale che, sulla scia di Matteo Ricci, Kircher, Guénon, Weil, Saint-Exupéry, Frankopan, permetta un dialogo effettivo con i Paesi dell’Asia e dell’Africa;

-con una nuova “epistocrazia” europea sulle tracce di Nietzsche, Weber, Gentile, Reale, Bell in grado di dialogare con i talenti selezionati dai sistemi scolastici orientali;

-un sistema economico europeo che, pur anticipando le trasformazioni economiche e sociali indotte dall’ Intelligenza Artificiale, permetta il controllo umano sulle macchine intelligenti e il reimpiego di ciascuno secondo la propria vocazione;

-una politica estera e di difesa veramente “sovrana”, con una funzione mitigatrice del “Kulturkampf” e di prevenzione della IIIa Guerra Mondiale tecnologica.


 

SALONE DEL LIBRO: I NOSTRI APPUNTAMENTI DI DOMANI

Il Salone del LIbro di Torino volge oramai al termine.

Abbiamo tenuto tre manifestazioni, la prima introduittiva, e le due successive dedicate, rispettivamente, alla transizione digitale in Europa e alle piccole e medie imprese.

Domani, abbiamo le ultime due manifestazioni:

a)il collegamento in diretta con la riunione a Roma dei responsabili dei movimenti europei dell’ Europa Meridionale;

b)l’incontro, in diretta e in digitale, presso la Biblioteca Ginzburg di Torino, con la rivista “La Società” della Fondazione Toniolo, dedicata alla digitalizzazione.

1.Collegamento con la riunione dei responsabili del Movimento Europeo dell’ Europa Meridionale su Conferenza sul Futuro dell’ Europa

https://zoom.us/j/91957152382?pwd=VzIxNDFQYWxQKzg1aGNyVkRUUnhYZz09

“Sharing European Union, for a future-challenges-proof restart”

Meeting of the National Councils of the European Movement International in Italy, Portugal, Spain, France, Malta, Greece, Cyprus and Croatia on the future of Europe

Rome, 18-19 October 2021

Venue: Hotel Pace Helvezia

Via IV Novembre, 104 / +39 06 679 5105

Working Language: English and French with no translation

Monday, 18 October 2021

  Opening 14:30-15:00  Pier Virgilio Dastoli, President of EM-ITEva Maydell (Paunova), President of IEM and MEP (video)Antonio Parenti, Head of European Commission Representation in ItalyCarlo Corazza, Head of Office European Parliament in ItalyBenedetto Della Vedova, Secretary of State
  15:00-17:00 (First Session)  THE CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE   Moderator: Nicoletta Parisi, EM-IT Introductions by Yves Bertoncini, President EM-FR and Francisco Aldecoa Luzárraga, President EM-ES (members of the Conference)Vincenzo Amendola, Secretary of State (TBC)Ferdinando Nelli Feroci, President of the Italian scientific Committee on the Conference and of IAILara Lanzarini, Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation (TBC)Brando Benifei, MEP and Vice- President IEMLuca Visentini, Secretary General ETUC – European Trade Union ConfederationLia Quartapelle, Chamber of Deputies (TBC)

ORE 16,45: DIBATTITO

2.PRESENTAZIONE DELLA RIVISTA “LA SOCIETÀ” DELLA FONDAZIONE TONIOLO NUMERO UNICO SULLA DIGITALIZZAZIONE

Sala Molinari

https://zoom.us/j/96685550666?pwd=SEltVlJyUmppNlhCN0VmTzhnK3hRUT09

In collaborazione con la rivista “La Società”, della Fondazione Toniolo

Presentazione del numero speciale di “La Società” dedicato alla digitalizzazione.

Ne discutono:

Marcello Croce

Ferrante Debenedictis

Markus Krienke

Riccardo Lala

Roberto Saracco

Modera Marco Margrita

La rivista “La Società” ha dedicato molto opportunamente un numero unico agli aspetti culturali della digitalizzazione, che spaziano dalla filosofia, alla teologia, alla politica, al diritto. Quest’opera copre un’ampia gamma di temi, con l’obiettivo di fare opera di informazione e di sintesi interdisciplinare, quanto più possibile obiettiva, cercando di mantenere le debite distanze dagli estremi del tecno-ottimismo e del catastrofismo apocalittico.

Questo incontra punta a rendere conto dei molteplici aspetti del tema, provocando anche a una riflessione su temi collegati, come per esempio l’incidenza che la digitalizzazione può avere su aspetti tradizionali dell’organizzazione del lavoro, quali la concertazione, la partecipazione, la tutela dei diritti, la diffusione della proprietà, le piccole e medie imprese…

STASERA AL SALONE EVENTO DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

Venerdì 15, ore 20, Sala Argento, Padiglione 3 : CANTIERI D’EUROPA 2021

CREDENZIALI PER SEGUIRE IN STREAMING

https://zoom.us/j/93318223851?pwd=OUJnYWFBQkdsM0N3T091N2J3UERhdz09

Le politiche europee del digitale sono
ancora inattuate

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Dialexis Movimento Europeo

Con il patrocinio della Commissione Europea

“Conferenza sul Futuro dell’Europa”

LE NUOVE TECNOLOGIE : SUPERARE LO STALLO

L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, European Technology Agency

con

con

Mojca Bozic, Vittorio Calaprice, Marcello Croce, Ferrante Debenedictis, Virgilio Dastoli, Markus Krienke, Riccardo Lala,  Nicoletta Parisi,  Roberto Saracco e Vitaliano Alessio Stefanoni

I computer quantici: nuova frontiera del digitale

In collaborazione con ALPINAAssociazione Culturale Diàlexis, Movimento Europeo e CNA e con il

Presentazione dei libri:Markus Krienke, L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, Alpina, Torino, 2021;Riccardo Lala, European Technology Agency , Alpina, Torino, 2020

La storia della Modernità s’identifica con quella delle tecnologie: dall’ importazione di quelle orientali (occhiali, bussola, carta, moneta, stampa, polvere da sparo, armi da fuoco) nell’ era delle grandi esplorazioni, all’avvio delle prime  produzioni automatizzate, come quelle con il telaio Jacquard che originarono le  agitazioni luddiste, fino al motore  a vapore, che permise di accelerare la creazione delle nazioni europee e degl’imperi coloniali, e al motore a scoppio, che fu alla base delle due guerre mondiali, fino alla nascita della cibernetica dalla guerra sottomarina nel nord-atlantico, all’ industria nucleare partita dal Progetto Manhattan, e alla corsa allo spazio partita dal cosmismo russo e proseguita con la cibernetica americana, all’ ideologia californiana nata dalla contestazione studentesca e sviluppatasi grazie ai social network, per passare all’attuale equilibrio del terrore (“MAD”) basato sul controllo digitale delle armi nucleari, fino all’influenza  che il digitale ha sulla politica (Wikileaks, Cambridge Analytica, Fake News) e alle guerre tecnologiche in corso fra USA e Cina.

Per questo Alpina Diàlexis ha dedicato fin dall’ inizio un’estrema attenzione alle politiche digitali dell’Unione Europea e dell’ Italia, con parecchi libri, per lo più opere collettive, che si sono ora arricchiti di due opere di studio analitico della situazione esistente e di proposte analitiche per superare lo stallo esistente, che richiede, a nostro avviso, un’azione di emergenza, non già misure di ordinaria amministrazione:

-Markus Krienke (a cura di),L’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale;

-Riccardo Lala, European Technology Agency,

che presentiamo in questa serata.

Come si vedrà, queste due opere adottano  un approccio molto critico nei confronti della situazione esistente, caratterizzata da una gravissima arretratezza dell’ ecosistema europeo rispetto a quelli  americano e cinese, e dall’assenza  di quella Sovranità Strategica Digitale Europea pur invocata dalle politiche europee.

Carro da guerra dei primi Indoeuropei:la tecnologia non è così moderna!

1.Il ruolo delle nuove tecnologie nell’ Unione

Nell’ Unione Europea il ruolo centrale delle nuove tecnologie è stato gradualmente, anche se tardivamente, riconosciuto, grazie anche alle esperienze negative di Echelon e Wikileaks, Prism, e all’ attuale rincorsa al digitale fra USA e Cina (Made in China 2025, NSCAI Report, China Standards 2030, caso Huawei,e, attualmente, il  Transatlantic Technology Council).

Questa crescente attenzione  aveva dato origine fin dal 2001 alla commissione d’ indagine del Parlamento Europeo su Echelon e, fin dal  2008, al “GDPR”, un regolamento europeo con il quale per la prima volta si erano affermati alcuni  dei diritti dei cittadini in rete. Intorno  al GDPR, l’Unione aveva costruito da allora una panoplia di altri documenti e politiche, che essa  vanta come una delle sue principali conquiste. Il 19 febbraio 2020, la Commissione aveva presentato un pacchetto di proposte per promuovere e sostenere la transizione digitale, che comprendeva la comunicazione- quadro in materia “Plasmare il futuro digitale dell’Europa”, la comunicazione sulla Strategia europea per i dati e il Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale. La comunicazione-quadro contemplava iniziative in ogni settore, dal potenziamento della connettività e del rapporto tra cittadini e pubbliche amministrazioni, a nuove misure per il sistema delle imprese e per potenziare le competenze digitali degli europei. La strategia per i dati proponeva la creazione di un cloud europeo per competere a livello internazionale nei big data (realizzato poi con GAIA-X) e il Libro bianco indicava strumenti e orientamenti per rendere accessibile l’Intelligenza Artificiale alle industrie, ma anche alle PMI e alla Pubblica Amministrazione. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni europee era di assicurare all’UE la sovranità digitale, attraverso lo sviluppo di tecnologie e infrastrutture, reti e capacità digitali europee per ridurre la dipendenza nella fornitura di tecnologie da paesi extra europei e recuperare il ritardo che separava, e ancora separa, l’Europa da competitor come Stati Uniti e Cina

Lo studente Schrems ha fatto causa alla Facebook che aveva raccolto su di lui una trentina di pagine di dati a lui relativi: le sentenze a dsuo favore sono tuttora inattuate

2.I limiti del GDPR

E, in effetti, il GDPR è stato imitato da alcuni legislatori extraeuropei, come quello indiano e quelli di alcuni Stati degli USA. Soprattutto,  fra  20 giorni entrerà in vigore il GDPR cinese. Per questo, la Commissione si autodefinisce “Trendsetter of the Global Debate”. L’unico Paese che si rifiuta di tutelare i diritti di privacy dei cittadini, facendo prevalere quelli dei servizi segreti e della polizia, sono gli Stati Uniti.

Ciò che è paradossale è che, proprio per via di questa particolarità della legislazione americana, anche in Europa il GDPR risulta   sostanzialmente disapplicato. Né l’ Europa, né gli USA, hanno finora tentato seriamente di rimediare a questo grave vulnus allo Stato di diritto. Infatti, il GDPR si applica di fatto esclusivamente alle attività dei GAFAM, vale a dire Google,Apple,  Facebook, Amazon e Microsoft, perché questi hanno il monopolio delle attività digitali in Occidente. Purtroppo, esse sono imprese americane, che, come tali, sono soggette, per via della sua pretesa applicabilità extraterritoriale, alla completamente diversa legislazione americana (fra gli altri, il Patriot Act e il CLOUD Act, quest’ultimo adottato proprio per neutralizzare il GDPR), che invece impone alle imprese della rete di rendere accessibili i dati degli utenti alle 16 agenzie americane di intelligence (che, di fatto, già ora li usano senza problemi, come illustrato da Snowden, dalle due sentenze Schrems della Corte di Giustizia e dalle risoluzioni dello European Data Protection Board).

L’EDPB ha denunziato la dipendenza rtottale delle Istituzioni da Microsoft

3.L’arretratezza digitale della UE

Secondo la Commissione Europea, il settore digitale nel suo complesso contribuisce al PIL dell’UE per l’1,7%, a quello della Cina per il 2,2% e a quello degli USA per il 3,3% (Commissione Europea, DG Ricerca e innovazione, 2018 – Si noti che la Commissione, per riuscire a redigere  questa sua relazione, aveva dovuto fare ricorso a una società di consulenza americana, la McKinsey).

Ulteriori ricerche stimano che la dimensione dell’economia digitale possa variare dal 4,5 al 15,5 per cento del PIL mondiale a seconda degli indicatori considerati. L’economia digitale appare trainata da Stati Uniti e Cina, che rappresentano da soli il 75% di tutti i brevetti relativi alle tecnologie blockchain, il 50% della spesa globale per l’Internet of Things e oltre il 75% del mercato mondiale per il cloud computing pubblico. Stati Uniti e Cina detengono anche il 90% del valore di capitalizzazione di mercato delle 70 maggiori piattaforme digitali del mondo a fronte di una quota del 4% in Europa e dell’1% in Africa e America Latina assieme. Sette grandi piattaforme (Microsoft, Apple, Amazon, Google, Facebook, Tencent, Alibaba) rappresentano i due terzi del valore totale di mercato (UNCTAD, Digital economy report, 2019).

Perdura, secondo la Banca Europea degli Investimenti, il ritardo delle imprese europee nell’utilizzo di nuove tecnologie. Il divario tra Unione europea (74%) e Stati Uniti (83%) nell’adozione di strumenti come la stampa 3D, la robotica avanzata, automazione di routine e contenuti digitali, interessa in particolare le imprese operanti nel settore dei servizi.

Questa situazione d’impotenza dell’Europa dinanzi al mondo digitale ha dato luogo di tanto in tanto a dei sussulti di orgoglio, subito repressi. Il primo era stato quello dell’ Olivetti d’Ivrea, che, con l’ ELEA e il Programma 101, aveva costruito, fabbricato e distribuiti due dei primi e migliori computer, che avevano conquistato letteralmente in pochi giorni lo stesso mercato statunitense, per poi essere stati fatti misteriosamente cadere. Ricorre fra meno di un mese il sessantesimo anniversario della discussa morte di Mario Tchou, il giovanissimo direttore tecnico dell’ Olivetti che aveva realizzato il miracolo.

Successivi tentativi, meno geniali e comunque anch’essi falliti: Minitel e Qwant. Ora le Istituzioni e le imprese europee stanno riprovandoci con GAIA-X, ma i risultati si fanno attendere.

Tutta l’economia di oggi ruota
intorno all’ITC

4.La transizione digitale: una questione di vita o di morte per l’ Europa.

Qualsiasi territorio della Terra che non si dotasse, entro 10-20 anni,   di una capacità digitale complessiva comparabile a quelle di USA e Cina, si ridurrebbe alla condizione di un Paese sottosviluppato. Già ora, infatti, le multinazionali del web drenano in modo esponenziale le principali risorse di tutti i Paesi (informazioni, influenza politica, potere amministrativo, gettito fiscale, partecipazioni azionarie, supporto al management, informazioni sulle tecnologie, produzione e distribuzione, royalties per l’utilizzo dei loro sistemi), utilizzando le quali esse stanno scalzando i tradizionali creatori di ricchezza (Stati, Banche, Imprese, capitalisti), divenendo esse le uniche monopoliste in quasi tutti i settori economici (finanza,automotive, aerospazio, comunicazione, difesa…).

A ciò si aggiunga che, con i Big Data e l’ Internet of Things, interi settori amministrativi, produttivi e di servizi, verranno automatizzati, venendo controllati direttamente dalle imprese informatiche. Infine, la conquista dello spazio lanciata da Musk e Bezos si potrà realizzare solo inviando nelle spedizioni una gran massa di automi, gli unici a resistere in quelle condizioni, e i quali diverranno dunque i lavoratori del domani, controllati anch’essi dalle grandi imprese informatiche. Le imprese tradizionali (per esempio nei settori del commercio o dalla manifattura) si volatilizzeranno semplicemente (come sta accadendo per esempio con Amazon e Stellantis), per “rimaterializzarsi” nei Paesi leader sotto la forma di guru dell’ informatica, di cyber-spie, di azionisti, di cyberguerrieri, di consiglieri d’amministrazione, di hackers, di presidenti, di operatori digitali, di   funzionari, di attivisti post-umanisti…, che si sostituiranno ai funzionari, imprenditori e lavoratori dei Paesi controllati.

Dopo l’”Industria 4.0” (che ancora non siamo riusciti ad introdurre), sta già arrivando l’ “Industria 5.0”.

Ora, secondo l’indice DESI, l’ Italia è quartultima in Europa quanto a livello di digitalizzazione, davanti a Grecia e Bulgaria!

La Singularity promette la realizzazione del Paese di Bengodi

5.Improrogabilità della Web Tax

La Commissione intende presentare una comunicazione sulla tassazione delle imprese per il XXI secolo che affronti le sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell’economia tenendo conto dei progressi realizzati dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo). L’obiettivo è  rimediare alla situazione attuale, nella quale alcune imprese detentrici delle principali quote di mercato ottengono la maggior parte dei profitti sul valore creato in un’economia sui dati, potendo spesso beneficiare di una tassazione più favorevole in luoghi diversi da quelli dove operano, con effetti distorsivi sulla concorrenza. Nel marzo del 2018 l’UE aveva presentato alcune proposte in materia di tassazione digitale con l’intento di imprimere uno slancio alla discussione internazionale ed evitare una frammentazione nella regolamentazione degli Stati membri. In seguito, sono ripresi i lavori in sede OCSE/G20, tuttora in corso, e le proposte dell’UE sono state momentaneamente accantonate, ed alcuni Stati membri (come Francia, Italia, Austria) hanno nel frattempo adottato soluzioni a livello nazionale

Di fatto, le imprese digitali americane non pagano praticamente alcun’imposta da decenni sull’enorme quota di business ch’esse realizzano in Europa, distruggendo i canali commerciali tradizionali e rendendo impossibile per le imprese europee (che pagano dal 40% al 40% d’imposte) entrare nei business digitali presidiati dalle imprese americane. L’eventuale tassazione di questi redditi (specie se si contassero gli arretrati illecitamente trattenuti) basterebbe da sola a sanare il deficit di tutti gli Stati europei e a fare nascere nuovi concorrenti in Europa così come essi sono nati in Cina negli ultimi 20 anni.

Tuttavia, anche là dove (come in Italia) gli Stati membri hanno approvato le nuove imposte, la loro applicazione in concreto viene postposta di anno in anno con i più svariati pretesti.

L’attuale fuga dei cervelli dall’ Italia e dall’ Europa si spiega in gran parte con questi fenomeni.

I GAFAM sono monopolisti ovunque; gli Europei
sono sistematicamente assenti

6. Le politiche europee e nazionali

Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo prepararci anche noi a cambiare mestieri, dotandoci per tempo (con le risorse fiscali così conseguite) delle adeguate attrezzature, ma soprattutto inventandoci davvero una nostra civiltà digitale, come si dice oggi, “umanocentrica”(attualmente inesistente).

Termine su cui occorrerebbe soffermarsi, dato che il potere delle macchine intelligenti cresce in proporzione alla “decadenza” culturale, esistenziale ed etica dell’umanità, incapace di proporsi obiettivi, di compiere sforzi e di combattere, sì che non basta “porre l’uomo al centro della civiltà delle macchine intelligenti”, ma occorre anche capire quale tipo di uomo, dato che buona parte delle affermazioni delle macchine derivano da altrettante abdicazioni da parte dell’uomo.

La consapevolezza di questi problemi ha fatto nascere e svilupparsi in tutti i Paesi del mondo, un sistema di “politiche delle alte tecnologie”,  ove non si fa mistero del carattere strategico di queste tecnologie per la stessa sopravvivenza della propria nazione, e, per estensione, dell’ Umanità.

In particolare, la cosiddetta “guerra commereciale” fra Cina e USA consiste in realtà in un’imitazione continua fra le due potenze (“rivalità mimetica”) per ciò che riguarda le nuove tecnologie. All’ inizio, gli Stati Uniti avevano creato il proprio ecosistema digitale, e lo Stato Cinese aveva tentato di imitarlo almeno per ciò che concerne la sicurezza e la difesa; quando gli USA avevano favorito la nascita dei GAFAM, la Cina ha dapprima cercato di ostacolarne lo sviluppo sul proprio mercato nazionale, poi sostenuto la crescita dei propri BATX. In una terza fase, i GAFAM hanno  raggiunto il monopolio sui mercati occidentali, e la Cina, non avendo accesso a questi mercati, ha sviluppato nuove forme di creatività imprenditoriale e/o sociale, come per esempio i sistemi 5G e 6G, i Bitcoin di Stato, il sistema di credito sociale, il sistema digitale di tracciamento delle pandemie….A ciò gli USA hanno risposto con il bando a Huawei e creando una politica pubblica a sostegno dell’Intelligenza Artificiale (lo NSCAI Report, che mira deliberatamente ad evitare il sorpasso da parte della Cina).

Oggi, anche l’Europa sta cercando di darsi una siffatta politica, la cui ingente mole non può però nascondere le debolezze.

Intanto, come abbiamo detto, nell’ area della tutela dei dati, che sembrerebbe la più importante e la meglio presidiata, i dati degli Europei continuano (per affermazione della Corte di Giustizia e del European Data Protection Board), ad essere trasferiti (per omissioni delle Istituzioni Europee e delle Autorità nazionali) in Paesi che non offrono le adeguate garanzie (in particolare gli Stati Uniti), e ad essere usati liberamente da imprese, Stati, eserciti e polizie extraeuropei , senza renderne conto ai cittadini danneggiati, ma nemmeno alle Istituzioni, ai Governi, alla magistratura, ai servizi di sicurezza e alle autorità di Difesa europei.

Quanto al Cloud, dal 2020 è stata fondata l’associazione GAIA-X, dedicata all’immagazzinamento di dati in Europa (per scoraggiarne il trasferimento fuori Europa), ma fino ad ora non sussistono dati rilevanti sull’effettivo utilizzo dei cloud di GAIA-X e sulla quantità di dati che sono stati sottratti, in tal modo, al controllo dei GAFAM, e, di conseguenza, delle autorità americane.

Quanto alle imprese europee nel settore, esse sono praticamente inesistenti, o comunque non comparabili ai GAFAM e ai BATX cinesi), e nessuna seria azione viene annunziata, né da parte dell’ Unione, né da parte degli Stati membri, per crearne.

Invece, a nostro avviso, solo un’azione proattiva del settore pubblico potrebbe oramai colmare l’enorme gap fra l’economia europea e quella dei Paesi leader.

Una siffatta azione dovrebbe comprendere almeno:

-la promozione di una nuova cultura digitale e di cyber-difesa;

-la creazione d’ imprese pilota a guida pubblica e integrate nel sistema della Politica Estera e di Difesa;

-l’applicazione rigorosa delle diverse legislazioni  che concernono il digitale, a cominciare dalle sentenze della Corte di Giustizia e dalle risoluzioni dello European Data Protection Board..

Siffatti interventi sarebbero giustificabili  perfino alla stregua dei criteri liberistici più estremi. Per esempio:

-l’assenza di industrie europee del web dà luogo ad un’insanabile debolezza della difesa europea, a cui occorre rimediare nell’ interesse della sicurezza nazionale;

-l’assenza di operatori europei  in questo campo strategico indebolisce la libertà dei cittadini e l’operatività delle imprese e dello stesso apparato normativo e repressivo (“Market failure”);

-la concessione, da parte di una serie di Stati membri e soprattutto dei loro Territori e Dipendenze d’ Oltremare, di tax rulings che equivalgono alla cancellazione delle imposte, costituisce un aiuto di Stato e una gravissima distorsione della concorrenza ai danni delle imprese europee.

Nel libro “European Technology Agency”, si caldeggia la creazione, nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa, di un’apposita agenzia europea che gestisca in modo unitario tutte queste azioni.

Oggi, certamente, la situazione è opposta.Buona parte di coloro che operano in Europa nei settori più avanzati della ricerca digitale operano di fatto con ruoli sussidiari nei confronti o della NATO o dei GAFAM. La ricerca condotta da istituzioni nazionali o imprese non è coordinata e non persegue nessun obiettivo strategico. I finanziamenti europei non sono finalizzati alla sovranità strategica europea, e il meccanismo dei “progetti europei”, anziché avere l’effetto di concentrare gli sforzi su precisi obiettivi, tende a disperderli “a pioggia”.

La caldeggiata Agenzia dovrebbe poter disporre dell’autorevolezza politica, delle risorse economiche e umane e di un ampio mandato, che le permettano di progettare ed attuare una politica d’emergenza per il raggiungimento degli obiettivi dell’ Autonomia Strategica Europea: cultura digitale, coordinamento con la Difesa, web europeo, cloud europeo, imprese digitali europee.

Nell’ opera collettiva “L’Istituto Italiano di Intelligenza Industriale di Torino”, abbiamo raccolto i numerosi documenti, europei ed italiani,  che hanno contrassegnato la formazione della Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale, consigliando anche al Governo di creare un unitario Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale. Il Governo Conte 1 aveva in effetti iscritto l’ Istituto nel PNRR. Il Conte 2, dopo vari tentennamenti, non solo aveva reinserito l’Istituto nel Piano, ma aveva perfino indicato che avrebbe dovuto trovarsi a Torino.

Il Governo Draghi ha infine chiarito che un vero Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale non verrà creato, ché, anzi, 30 milioni di Euro, ad esso destinati, erano già stati stanziati per ricerche sull’Intelligenza Artificiale e sulla robotica, da realizzarsi fra iìl Politecnico di Torino e la Stellantis. Il resto dei previsti 90 milioni verrebbe distribuito fra i vari hub italiani.

Come si vede, l’instabilità politica italiana permette ai successivi governi di rimangiarsi qualsivoglia decisione. A nostro avviso, lo “spacchettamento” del previsto Istituto è grave per lo stesso motivo per cui lo è l’assenza, a livello europeo, di un ‘unitaria Agenziaì Tecnologica. Se, infatti, l’arretratezza italiana ed europea è così grave, s’impone un programma d’emergenza, non già degli aiuti a pioggia fra Università e imprese.

L’eutanasia  dell’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ci ricorda da vicino quella, avvenuta sessant’anni fa, della Divisione Elettronica della Olivetti.

Non bisogna dare per chiusa la partita. Nei prossimi anni, anzi mesi, la nostra arretratezza diventerà sempre più evidente, sì che s’imporranno decisioni coraggiose. D’altro canto, il Governo francese già incombe con il suo Piano Decennale di finanziamento per le industrie europee. Occorrerà battersi perché il digitale vi sia rappresentato con il peso che gli compete in questo decennio.

Presentazione della rivista “La Società” della Fondazione Toniolo numero unico sulla digitalizzazione

Lunedì 18 ottobre,Ore 17:00-19:00

Biblioteca Natalia Ginzburg,Via Lombroso 16,

Sala Molinari

https://zoom.us/j/96685550666?pwd=SEltVlJyUmppNlhCN0VmTzhnK3hRUT09

In collaborazione con la rivista “La Società”, della Fondazione Toniolo

Presentazione del numero speciale di “La Società” dedicato alla digitalizzazione.

Ne discutono:

Marcello Croce

Ferrante Debenedictis

Markus Krienke

Riccardo Lala

Roberto Saracco

Modera Marco Margrita

La rivista “La Società” ha dedicato molto opportunamente un numero unico agli aspetti culturali della digitalizzazione, che spaziano dalla filosofia, alla teologia, alla politica, al diritto. Quest’opera copre un’ampia gamma di temi, con l’obiettivo di fare opera di informazione e di sintesi interdisciplinare, quanto più possibile obiettiva, cercando di mantenere le debite distanze dagli estremi del tecno-ottimismo e del catastrofismo apocalittico.

Questo incontra punta a rendere conto dei molteplici aspetti del tema, provocando anche a una riflessione su temi collegati, come per esempio l’incidenza che la digitalizzazione può avere su aspetti tradizionali dell’organizzazione del lavoro, quali la concertazione, la partecipazione, la tutela dei diritti, la diffusione della proprietà, le piccole e medie imprese…