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GUERRA DI LIBERAZIONE DAI GAFAM?

Prima, educare una  nuova Classe Dirigente.

1.I dazi, la Groenlandia, la penalizzazione di Breton

I dazi erano  stati imposti da Trump con la motivazione che noi Europei saremmo dei “parassiti” che “derubano l’America”, con il loro “surplus commerciale”,  quando in realtà è l’America che ci ha taglieggiati da 80 anni con la sua fornitura di pretesi “servizi”, non richiesti -perché non sono altro che il pagamento travestito di un tributo (basi militari, banche d’affari, società di rating e revisione, piattaforme digitali), con cui il deficit commerciale ampiamente si compensa -. Dazi che sono stati ulteriormente rincarati con l’imposizione di investimenti forzosi negli USA, più acquisti forzati di prodotti della difesa. Il punto di scontro (per altro prevedibile) è stato infine la richiesta di un alleggerimento, per le piattaforme americane, delle normative europee in materia digitale (antitrust, tasse, privacy, intelligenza artificiale), che ha dimostrato che Trump è solo una testa di legno dei GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft, ma ora dovremmo aggiungere Palantir, META,X: “GAMPFAMX”?).

La nomina di un “Rappresentante” per la Groenlandia è stata chiaramente quella di un governatore americano su un territorio oggi europeo, atto che anticipa la promessa  annessione “manu militari”. D’altronde, l’affermazione che “il Canada e la Groenlandia ci servono per la difesa nazionale, che equivale alla difesa del mondo” significa che, contrariamente alla propaganda di Trump,  gli USA sono tutt’ora (o pretendono di essere ancora) l’unico impero mondiale, i cui interessi strategici si assume coincidano con quelli dell’ Umanità. In tutto ciò, gli Europei, lungi dall’ essere degli alleati, sono degli estranei, o ancor meglio dei sudditi, che non debbono immischiarsi nelle scelte sovrane dell’America.

La sanzione unilaterale  a un (ex-) commissario UE e a giudici della CPI confermano quanto sopra affermato: gli USA si considerano al di sopra di qualsivoglia autorità europea e internazionale, ch’essi possono sanzionare a loro piacimento per via amministrativa, senza diritto di ricorso, con una laconica motivazione “Ci hanno danneggiati”. Siamo sudditi, e la lesa maestà degli States è di per sé il delitto più grave. Va già bene che non ci fanno uccidere da droni assassini come i generali iraniani, e come Zelenski vorrebbe fare con Putin.

2.Si può creare una “deterrenza anti-USA”?

In conseguenza di tutto ciò e altro ancora, come scrive giustamente Bill Emmot su “La Stampa” di Sabato 27, “la deterrenza non è più necessaria soltanto per mantenerci al sicuro dalla Russia: è necessaria per mantenerci al sicuro dall’ America”. Come abbiamoscritto in precedenti post,i motivi di fondo per opporsi all’ America in realtà sono molto più solidi di quelli per opporsi alla Russia, la quale ultima, come del resto anche  l’ Ucraina, è semplicemente una delle tante macro-regioni dell’ Europa (anzi, è la più grande, e per questo avrebbe dovuto fare oggetto fin dall’ inizio di una considerazione speciale).

Peccato che, per opporci agli USA, per dirla con Trump, noi  “non abbiamo le carte”. Infatti, per 300 anni lobbies trasversali hanno fatto di tutto per farci allineare  sempre più con la cultura , i valori e i sistemi militari americani. Gli USA non sarebbero divenuti indipendenti senza le truppe inviate da Luigi XVI(che se ne dovette pentire amaramente) e i buoni uffici  delle “Logge Militari”. Le insurrezioni “liberali” in Europa furono fomentate dagli esuli napoleonici delle due Americhe (fra cui Garibaldi). La Francia e la Russia vendettero agli USA per importi irrisori (prestati da banche europee) la valle del Mississippi e del Missouri (la Luisiana francese) e l’Alaska. Nella IIa Guerra Mondiale, per espresso riconoscimento del Presidente americano di allora, gli USA finanziarono tanto i nazisti quanto i sovietici, in modo da essere in ogni caso dalla parte del vincitore. Dopo la guerra, crearono strutture segrete come Gladio, attraverso le quali finanziarono i “servizi deviati” e la “strategia del terrore”. Imposero alle nascenti Comunità Europee, attraverso teorici operanti negli USA (Mitrany), l’autolesionistica ideologia “funzionalistica”, e, all’ Italia, la vera e propria distruzione della divisione informatica dell’ Olivetti (vedasi il film della RAI e il libro della giornalista Melrose), che, con il P101, si avviava a dominare il mercato mondiale, e, innanzitutto, quello americano. Sottraendo inoltre la direzione del Movimento Europeo perfino al fedelissimo Churchill, Imponendo, ai nuovi Stati membri,  l’adesione alla NATO prima che all’Unione Europea, resero impossibile il crearsi, nel Consiglio, di una maggioranza neutralista. Quando Mitterrand e Gorbaciov s’ incontrarono al Castello di Hradcany per avviare la “Casa Comune Europea”, s’intromise Bill Clinton, e così non se ne fece nulla. Si rese la vita impossibile all’ EADS (società aerospaziale europea), che presto ripiegò sul ben più modesto formato dell’Airbus. Quando l’Italia aderì alla Via della Seta, Pompeo, e poi Biden, chiesero espressamente a Conte e a Giorgia Meloni, di ritrarsi dall’ accordo.Oggi, quando Airbus tenta, per l’ennesima volta, di uscire dal “Cloud” americano, si scontra con le posizioni acquisite da Palantir.

Per creare una vera “deterrenza” come suggerisce Emmot, bisognerebbe avere molto più coraggio.

3.La Presidenza Trump, braccio armato dell’impero dei GAFAM

Nel 1998,il Parlamento Europeo aveva scoperto l’esistenza della rete di ascolto Echelon, costruita dagli Stati Uniti in tutto il mondo,  destinata a spiare tutte le conversazioni  pubbliche e private, civili e militari, soprattutto dei Paesi “alleati”. Nel 2007, gli USA avevano implementato Echelon con il nuovo sistema Prism, tecnologicamente più avanzato. Edward Snowden aveva dovuto rifugiarsi in Russia dopo averne rivelato al mondo l’esistenza.

In tal modo, gli USA hanno acquisito rispetto al resto del mondo un vantaggio d’”intelligence” difficilmente recuperabile (che è il segreto della lunga resistenza dell’ Ucraina).

Nel 2014 , Schmidt e Cohen avevano scritto, in “The New Digital Age”, che Google avrebbe dovuto subentrare alla Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo. Con ciò, inauguravano l’attività pubblicistica dei guru dell’ informatica e il progetto politico di conquista del potere mondiale assoluto. Nello stesso periodo, Valladao teorizzava l’”America-Mondo”, una megamacchina mondiale governata centralmente dagli USA attraverso l’informatica. Poco dopo, ne “I signori del SilicioEvgeny Morozov spiegava che, attraverso la “società della sorveglianza”, l’establishment americano tenta di frenare lo slittamento del suo potere verso l’Asia, “bloccando” le società occidentali. Sempre Schmidt ha promosso la Commissione NSCAI, destinata a rinnovare negli Stati Uniti una nuova possente politica di aiuti di stato all’industria digitale, con l’obiettivo, espresso dal relatore Schumer, di “mettere il mondo intero fuori mercato”.

Con il 2° mandato di Trump, i guru dell’informatica hanno rovesciato le loro preferenze politiche (che prima andavano ai Democratici, quando non alla cultura “woke”), passando in blocco al movimento MAGA. Essendo  oramai completata la “pars destruens” della loro azione politica, consistente nel rincretinimento dell’Intelligentija con l’ideologia “Woke”, possono ora mostrare “in positivo” il loro vero volto: una setta fanatica e assetata si potere “incistata” negli USA e avviata alla conquista del mondo. Ultimamente, i direttori tecnici dei GAFAM sono stati incorporati, su iniziativa di Trump, nell’ Esercito Americano con il grado di Tenente Colonnello , imitando il modello cinese di “Fusione del Civile e del Militare”.

E’ questa, non già l’ambiente, la ripresa delle guerre o le autocrazie, la vera sfida per l’Umanità.

4.Il “Pacchetto digitale” UE al centro della rottura transatlantica

Si evidenzia così la logica dell’azione di Trump contro Breton. Per quanto la recente legislazione europea, estremamente carente, non abbia affatto frenato la presa di potere dei GAFAM (anzi, li abbia coperti ideologicamente) , la seconda presidenza Trump costituisce per essi, dopo la Commissione NSCAI, un’irripetibile occasione per mettere lo Stato americano al servizio del loro controllo sul mondo (il “momento straussiano” salutato da Thiel). Per questo essi, fedeli in ciò alle idee di Saint-Simon, hanno lanciato ciascuno un proprio libro e una propria ideologia, che giustificano tutti il ruolo dominante dei leader informatici all’ interno della “Repubblica Tecnologica”americana (Karp:epistocrazia, conservatorismo).

La legislazione tecnologica europea, sulla privacy, sull’ intelligenza artificiale e sui contenuti sul web,  è basata sostanzialmente sull’idea che ciò che è vietato fuori dal web lo sia anche dentro. Con ciò, essa non ha colto il nocciolo della Società del Controllo Totale: la mutazione esistenziale che l’informatica sta inducendo nell’essenza dell’Umanità, spegnendone l’individualità, la libertà, la creatività, e, quindi, la vita (Joy, Anders, Asimov, Rees, Yudkowski). Se l’Intelligenza Artificiale non fa altro che ripetere, assolutizzato e moltiplicato all’infinito e classificato in modo statistico, ciò che l’Umanità vi ha messo dentro (in pratica, la cultura della Modernità, già di per sé un’era di stagnazione e mediocrità), alla fine del processo gli uomini resteranno schiacciati dal peso del passato e del collettivo, e, senza alcun imprevisto, nessuno potrà più inventare nulla. Condizione ideale per un controllo centralizzato del mondo da parte delle macchine (la “Società del Controllo Totale”). Non c’è da stupirsi se, come già immaginava Capek nel 1923 e ora si sta ampiamente avverando, da quando esistono le Macchine Intelligenti, nessuno vuole più avere figli, perché non esiste più il futuro per gli umani.

Pur nei suoi modesti limiti, la legislazione europea costituisce comunque un ostacolo (insieme ai BAATX cinesi e ai “firewalls” russo e indiano), al controllo dei GAFAM sul mondo intero. Secondo i GAFAM, questi  ostacoli devono essere eliminati dall’ America non appena possibile, ed ecco che interviene, servizievole, il Presidente Trump.

5.La “Finestra di Overton” nella Società della Sorveglianza Totale.

Uno degl’infiniti aspetti del controllo dei GAFAM sulle società mondiali è il crescente monopolio dei “social networks” fra gli strumenti di comunicazione di massa. Per questo, la loro evoluzione s’incrocia con la lotta per l’influenza ideologica (“cultural wars”), lotta che mira a veicolare una ideologia dominante come strumento di coesione sociale e di condizionamento della politica. Nelle “democrazie occidentali”, quest’esigenza è più forte che in tante altre società. Infatti, svanita la forza plasmatrice della tradizione, venute meno le “élites naturali”, spappolatasi  la “Cultura Alta”, anche  le masse popolari sono in preda a un sostanziale nichilismo, a cui si tenta di porre un freno mediante la costruzione e la diffusione di “Grandi Narrazioni” che spieghino la realtà e diffondano autoritativamente standard di comportamento omologati (i cosiddetti “valori non negoziabili”). Nel mondo della cultura di massa, non è più ammessa  la competizione, per quanto limitata, fra diverse “visioni del mondo” (religiose, filosofiche, politiche), come accadeva ancora nel XX° secolo, bensì s’impone un unico indirizzo, risultato volta per volta di una lotta fra diverse lobby mediatiche, all’ interno di una fascia molto ristretta di opinioni, ricompresa in ciò che viene chiamato “Finestra di Overton”, all’ interno della quale debbono situarsi tutte le opinioni ammissibili. E’ ciò che viene definito gramscianamente come  “egemonia culturale”.

Nel XX° secolo, i limiti della Finestra di Overton erano fissati per legge (democrazia, antifascismo). Oggi, questi limiti vengono imposti con l’informatica (vedi  la vicenda “X”), colpendo con la cancellazione le opinioni che non si conformano alle norme sociali prevalenti (“Fake News”, “Hate Speech”, “Ingerenze Maligne”). Per questo, è divenuto fondamentale chi, e come, fissa i limiti della Finestra di Overton: negli Stati Uniti, i “giornaloni”, le TV GAFAM o X; in Europa, il Consiglio Europeo, la Corte di Giustizia, le “Agenzie” regolatrici, le Corti Costituzionali.

La presa del potere da parte del movimento MAGA ha comportato che, ai limiti posti tradizionalmente dalle culture di sinistra (“Cancel culture”, “Woke”, “Gender”) si stiano sovrapponendo quelli della “Alternative Right” (“Ordo Amoris”, “America First”). Questo periodo di transizione viene presentato come una liberazione, nel senso che le vecchie barriere sono state sostituite, e l’effetto delle nuove non è ancora chiaramente percepibile .

Nel rapporto transatlantico, questo risulta particolarmente evidente. Infatti, in USA e in Europa vigono oggi due tipi diversi di “Finestre di Overton”: in America, quella emergente del movimento MAGA; in Europa quella, preesistente, delle culture “woke” e “gender”. Perciò, i GAFAM e, di conseguenza, l’Amministrazione Americana, condannano la legislazione europea sui Media tra l’altro perché violerebbe la libertà di espressione, vietando cose che in America non sono più vietate (per esempio, i reati di opinione legati al fascismo, oppure quelli legati a una  visione “tridentina” della sessualità).

Queste differenze (in fondo marginali), vengono ingigantite dalla narrativa  MAGA, che vede nell’Unione Europea l’ipostasi stessa del “nemico interno”: il centro-sinistra anti-trumpiano.

Da ciò è derivata la politica ufficiale del Dipartimento di Stato contro gl’ “ individuals who have led organized efforts to coerce American platforms to censor, demonetize, and suppress American viewpoints they oppose. These radical activists and weaponized NGOs have advanced censorship crackdowns by foreign states—in each case targeting American speakers and American companies. As such, I have determined that their entry, presence, or activities in the United States have potentially serious adverse foreign policy consequences for the United States. 

Based on these determinations, the Department has taken steps to impose visa restrictions on agents of the global censorship-industrial complex who, as a result, will be generally barred from entering the United States. Further, based on the foreign policy determination, the Department of Homeland Security can initiate removal proceedings against certain individuals pursuant to INA section 237(a)(4)(C), which renders such individuals deportable.    

President Trump has been clear that his America First foreign policy rejects violations of American sovereignty. Extraterritorial overreach by foreign censors targeting American speech is no exception. The State Department stands ready and willing to expand today’s list if other foreign actors do not reverse course.”

Così, Breton e altri sono stati condannati per avere “spinto le piattaforme americane a censurare, boicottare e reprimere punti di vista americani”, per “avere promosso attacchi censori di Stati esteri, ai danni di autori e imprese americani”, costituendo così un “complesso globale di censura industriale”, “violando la sovranità americana”. In sostanza, tutto ciò che è americano deve arrivare dovunque nel mondo; ciò che è “Un-American” dev’essere vietato.

6.La guerra fra “Manifesto Cyber” e “Ordo Amoris”

Certamente, l’Amministrazione Trump ha buon gioco nel denunziare il clima censorio che è sempre esistito (anche sotto l’influenza americana) nell’ Europa post-bellica: i reati di opinione, in continuo aumento in questi anni (divieto de negazionismi, per esempio sull’ Holodomor; divieto di simboli totalitari; divieto di omofobia; divieto di Hate Speech; divieto di antisionismo), le campagne “contro la disinformazione”, in particolare quelle contro i media dei Paesi extra-europei (come FR e Sputnik).. Ma non è che l’America sia esente da questa colpa, perché, come ampiamente illustrato da Eric Voegelin, i Paesi “democratici” sono altrettanto “totalitari” di quelli cosiddetti “Marxisti” o “Fascisti”, e l’inasprimento della repressione contro il dissenso deriva dal clima pre-bellico fomentato ovunque soprattutto dagli USA da quando esistono i BRICS. Poi, proprio Trump ne sta combinando di tutti i colori: dalla “normalizzazione” del New York Times, alla cacciata dei giornalisti ostili…Infine, se vi è un Paese in cui l’opinione pubblica è imbrigliata dai media e dai social, è proprio l’America.

Tuttavia, l’Amministrazione americana tende a esagerare questi problemi, perché oggi la politica negli USA è particolarmente polarizzata, sicché l’Europa viene descritta come la quintessenza della “cultura woke”, che va estirpata in quanto attacco all’ “Identità Occidentale”. Tipico a questo proposito il discorso di A.D.Vance alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza. Discorso che per altro si inserisce nella polemica fra Vance e il Papa americano, proprio sull’ interpretazione di un concetto fondamentale di quel Padre della Chiesa:l’”Ordo amoris”, sul se sia lecio per i Cristiani “graduare” l’amore fra i “prossimi” e i “più lontani”.Su questo punto,  noi non siamo d’accordo, né con il Papa, né con Vance, perché,a nostro avviso, avviso Agostino pensava a un fatto molto personale e intimo: il distacco dalla sua amante per seguire la sua vocazione ecclesiastica. Inoltre, San Tommaso aveva fatto salva la gerarchizzazione di Sant’Agostino, ma inserendo  un correttivo per lo stato di necessità.

Si è realizzata qui un’inversione di ruoli fra USA ed Europa, nel senso che, mentre nel 1796, gli Stati Uniti rappresentavano  l’ideologia utopica dei Diritti Universali dell’ Uomo,  essi si presentano come i rappresentanti a livello mondiale di una volontà di restringere tale carattere universale (per esempio nei rapporti di genere e verso il resto del mondo), e accusando l’Europa di “essere troppo a sinistra”per le sue politiche di immigrazione e LGTB+ (per altro copiate pedissequamente dall’America). In sostanza, si accusa l’ Europa di continuare ad attenersi alle politiche propri della precedente Amministrazione americana.

 Questa rappresentazione è troppo schematica, perché la dicotomia “destra-sinistra” non funziona più da circa un secolo (cfr. Sorel, D’Annunzio, Mussolini, Sternhell,  Blair, ecc..), ma è soprattutto inservibile oggi, quando i problemi sono ben diversi che al ,momento della Rivoluzione Francese, quando quella terminologia era nata.

Nel movimento MAGA sono confluite posizioni “teocon” (p. es. il “Momento Straussiano” di Thiel), “tecno-fasciste” (Yarvis), cattoliche conservatrici (A.D.Vance), mentre in Europa è divenuto difficile distinguere fra post-marxisti, post-democristiani, post-fascisti e puri e semplici populisti, per altro tutti accomunati da una generica credenza nel “Progresso” e nella “Democrazia”.

In sostanza, la colpa degli Europei sarebbe che la loro intolleranza è diversa da quella dell’ America perché i partiti al potere sono diversi; gli USA pretendono ora, con MAGA al potere, la stessa cosa che pretendevano i Democratici, cioè l’allineamento ideologico con il presidente in carica. Peccato che i MAGA non siano neppure coerenti con i propri presupposti ideologici, perché i GAFAM sono i motori immobili e i propulsori dell’omologazione “woke”, che avanza grazie alla trasformazione dell’ umanità in Cyborgs, che, come affermato correttamente in “Manifesto Cyborg” di Donna Haraway, ottunde le differenze fra i sessi, e, in tal modo, apre la strada alla “fluidità di genere”. Solo tale trasformazione rende infatti credibile l’ideologia della “Transizione”.

7. Credere ancora nella “Sovranità Digitale”dell’ Europa?

Dai tempi del Generale De Gaulle e di Jean-Jacques Servan-Schreiber, molti in Europa hanno agitato un programma d’indipendenza tecnologica dagli USA, ma tutti li hanno abbandonati. Basta confrontare la situazione in cui si trova oggi l’Europa con quella in cui si trova la Cina, che, libera dai condizionamenti americani, ha realizzato molti dei programmi che De Gaulle aveva pensato per l’Europa: lanciatori spaziali, satelliti artificiali, aerei ipersonici, treni ad alta velocità. Al contrario, Macron , che si è costantemente sbilanciato nel promettere programmi di autonomia, non ha neppure recuperato le posizioni di Mitterrand e Chirac, perdutee nel 2013 con lo smantellamento dell’ EADS. Tutto ciò è in realtà uno dei motivi fondamentali dell’ Euroscetticismo.

Casi quali la spinta politica degli Usa per escludere le Big Tech dalla tassa minima globale negoziata da OCSE e G20, l’affondo del vicepresidente J.D. Vance a favore dei tecno-oligarchi contro la (indubbiamente ipertrofica) burocrazia europea, il sostanziale assorbimento nel perimetro delle Big Tech del progetto di cloud sovrano Gaia-X e il motore di ricerca QWANT mostrano quanto sia oggi ancor più complesso, per l’Europa, trovare una via autonoma. E perfino aziende come Airbus, che, pure drasticamente ridimensionata nel 2013,  rappresenta la più compiuta e pressoché irripetibile esperienza di campione europeo integrato in un settore industriale trainante, hanno difficoltà a uscire dagli ecosistemi tecnologici americani.

Airbus mira oggi a investire almeno 50 milioni di euro per l’emancipazione dal cloud americano “.Un obiettivo dichiarato dai governi francesi e tedeschi da molti decenni, ma che non è mai stato raggiunto, anzi, ha portato addirittura alla dissoluzione dell’ EADS, il grande conglomerato franco-tedesco-inglese- spagnolo dell’ aerospazio.

8.Airbus e Palantir

Del resto, se anche si riuscisse a uscire dalla governance tecnologica statunitense, per aziende come Airbus resterebbe da scalare il livello successivo, quello della gestione strutturata dei dati. E la stessa esperienza dell’azienda a guida franco-tedesca conferma che è proprio qui che si trova forse il vero valore aggiunto statunitense.

Da circa un decennio, infatti, Airbus coopera strategicamente nientemeno che con Palantir, l’azienda americana del data mining e dell’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza guidata dal Alex Karp e finanziata da Peter Thiel, ambedue tecno-oligarchi vicini al presidente Trump e scrittori teorici del “tecnofascismo” dei GAFAM.

Skywise è un  ecosistema integrato  che aiuta le compagnie aeree, i fornitori di servizi di manutenzione, revisione e revisione (MRO) e i produttori di apparecchiature originali (OEM) a estrarre informazioni fruibili da dati complessi sugli aeromobili, cosa che  non sarebbe possibile senza un partner come Palantir

L’Europa continua a essere profondamente dipendente da infrastrutture digitali, modelli linguistici componentistica e servizi cloud sviluppati altrove. Nonostante l’ambizione normativa, oltre il 75% del cloud europeo è gestito dai tre grandi provider statunitensi e più dell’80% dei modelli Llm usati per addestrare i sistemi di Ai generativa arriva da aziende extra-europee. È un divario strutturale che non riguarda solo la competitività tecnologica, ma la capacità di mantenere autonomia decisionale in un contesto geopolitico sempre più instabile.

Come dimostrano l’esperienza americana e cinese e i fallimenti europei, la sovranità digitale è una realtà complessa, che ha come fondamento una cultura umanistico-digitale basata sulla propria identità culturale.

Mentre il progetto digitale dei GAFAM si fonda sulle pretese messianiche del sansimonismo, dell’ unitarianesimo e del trascendentalismo, e quello  cinese sulla sintesi fra i San Jiao e il  socialismo visto con le lenti di Mao e di Xi Jinping, l’attuale  progetto digitale europeo, che sottintende, senza dirlo, il pensiero di Teilhard de Chardin, è ancillare al messianesimo americano, e quindi non può reggere da solo. Mancano degli strateghi che non si limitino a copiare gli Americani. Perciò, occorrerà, con fondi pubblici, avviare un energico processo di formazione teologica, filosofica, storica, politica, pedagogica, informatica e militare, alternativa a quella impartita nelle grandi Università e centri di ricerca americani.

UNA CONFERENZA  SULLA LA VISIONE EUROPEA DEL MONDO? Ma, per carità, senza i Capi di Governo!

Secondo l’Avvenire,”E’ ora che l’Europa decida che cosa vuole essere”. Mauro Magatti propone di “convocare al più presto una conferenza straordinaria dei capi dei governi che metta all’ordine del giorno la visione del mondo europea”Infatti, “il tempo delle rendite simboliche è finito”,in quanto “i pilastri dell’ integrazione europea postbellica traballano, erosi dal tempo e dall’incalzare dei mutamenti”. Traballano, aggiungiamo noi, insieme  alla visione del mondo millenaristica dell’ Occidente postbellico, secondo cui, con la Shoah, Hiroshima, Nagasaki, le Organizzazioni Internazionali e la caduta del Muro, sarebbe iniziato un Millennio finale di “Pace Perpetua”(la “Fine della Storia”). Né l’Avesta, né l’Apocalittica ebraica, né il Libro dell’ Apocalisse, né San Paolo, configurano il “Millennio” come una Pace Perpetua, bensì semmai come una tregua con Satana, in attesa dell’ Anticristo e della lotta finale, fino al Giudizio Universale. La “Pace Perpetua” non può regnare nel mondo, perché l’Umanità è una “Massa Damnationis”, così come non può regnare l’assoluta fraternità e giustizia. Del resto, ciò corrispondeva all’ esperienza concreta del fallimento delle varie “Paci Perpetue” proclamate da vari imperatori, e mai durate più dell’“espace d’un matin”.

L’idea che la Pace Perpetua possa avvenire prima della Fine del Mondo è  proprio l’illusione  che prelude all’ Eterogenesi dei Fini, la pretesa “anticristica”ben messa in scena nel Racconto dell’ Anticristo di Soloviov, e dalla quale, secondo San Paolo, ci proteggerebbe il Katèchon  di cui parla Carl Schmitt.

1.I tre finti pilastri della UE

I pilastri attribuiti al “Modello Europeo” dalla Dichiarazione di Copenaghen del 1973 sull’ Identità Europea erano: Lo Stato di Diritto; la Democrazia; il Welfare. Tuttavia, come scrive Magatti, “Lo Stato di diritto rischia di trasformarsi in un moloch burocratico che soffoca la vita e lo spirito di iniziativa; la democrazia rischia di ridursi a procedura vuota, mero rituale elettorale lontano dalle speranze e dalle paure dei cittadini; il welfare, da strumento di emancipazione, rischia di diventare un sistema di compensazione passiva, incapace di generare senso, responsabilità e futuro.”

In realtà, nonostante lo sforzo enorme di narrazione e di indottrinamento svolto nel corso tempo dai Poteri Forti occidentali, fin dall’ inizio i tre concetti poggiavano su ben  deboli basi (cfr. Boeckenfoerde).

Lo Stato di Diritto, lungi dall’ essere  un principio connaturato all’ “Occidente”, è un vecchio prodotto europeo (più precisamente, prussiano: “Rechtsstaat”), “occidentalizzato” nell’ Ottocento dagli Stati Uniti per contrastare l’anarchia giuridica che si cela nella  Common Law.  

La Democrazia era un concetto  che nasce dagli autori classici, ma aborrito da essi e dai loro successori (e perfino dai padri della Rivoluzione americana e del liberalismo europeo come Tocqueville),con la sola eccezione di Spinoza. In effetti, nato  con Platone e Aristotele come quella forma degenerativa di Repubblica in cui predominano “i poveri e molti ”(l’”apistos demos”), una forma imposta dai Persiani ai Greci della Ionia, essa non aveva alcuna connessione, né con lo Stato di diritto, né con la libertà, né con l’eguaglianza, con cui oggi viene pavlovianamente identificata. Essa tendeva pericolosamente a scivolare nel cesarismo e nella tirannide. Ancora al momento della sua esplosione in età moderna, dopo la IIa Guerra Mondiale, essa mostrava pesanti contraddizioni , come il Maccartismo o il legame con dittature militari gradite agli Stati Uniti.  Oggi, essa è minata soprattutto dalla centralizzazione accelerata del potere sociale, indotta ovunque dalla “Guerra Senza Limiti” fra America e Cina, e quindi: controllo digitale totale, militarizzazione della società, conformismo, reati di opinione, indottrinamento attraverso la scuola e i media…

Infine, il “Welfare” (brutto anglicismo per “Stato Sociale”)  è  sopravvissuto solo come fatto residuale, incapace di resistere alla frantumazione del mondo del lavoro, all’ arretramento economico dell’ Europa  e alla dismissione del diritto sociale.

I comportamenti fattuali delle élites intellettuali, della politica, dei legislatori e delle società sono in contraddizione da almeno 50 anni con i valori da essi conclamati: libertà di pensiero, pace perpetua, partecipazione, democrazia economica.Sempre più invadente è l’aspirazione a “esportare la democrazia”, che s’ identifica di fatto con la sfera di influenza delle Grandi Piattaforme americane e dell’ Intelligence Community.

Perciò, anche quello che, secondo la propaganda della UE, costituiva  l’”Identità Europea” si è dissolto nel vento, sì che, per avere voce nel contesto internazionale, l’Europa deve, come scrive Magatti, individuare una diversa identità, ad essa alternativa:l’Europa è oggi prima di tutto chiamata a dire che cosa vuole essere nel mondo. Non solo che cosa vuole difendere, ma che cosa vuole affermare. Esattamente come stanno facendo, in modo sempre più esplicito, altre grandi civiltà. Da un lato, gli Stati Uniti, pur attraversati da profonde divisioni, continuano a pensarsi come portatori di una missione storica, fondata su un’idea di libertà e di potenza. Dall’altro la Cina che propone un proprio modello di futuro che combina sviluppo tecnologico e controllo politico. L’Europa, invece, sembra definirsi solo per sottrazione: non imperiale, non autoritaria, non aggressiva.”Come si vede, anche l’organo  dell’episcopato italiano  dubita fortemente che dietro le Retoriche dell’Idea di Europa si celi veramente un qualunque  effettivo progetto alternativo al nichilismo prodotto dell’ espropriazione dell’ umano da parte delle macchine. E comunque Magatti afferma esplicitamente che, nel ricercare la propria identità, l’Europa debba imitare, “mutatis mutandis”, Stati Uniti e Cina, portatori di missioni storiche, giuste o sbagliate ch’esse siano.

2.L’autogoal delle “Radici Cristiane”

Purtroppo, al cuore del nichilismo europeo ci sono anche le Chiese, che  sono state le levatrici dell’ attuale situazione esistenziale. E’ proprio in questo senso che si dice che “non possiamo non dirci cristiani”.L’interpretazione del Cristianesimo come semplice “educazione dell’ Umanità”, come voleva Lessing, o come “radice dell’Europa” è un cedimento implicito all’ idea che alla salvezza spirituale si sia oramai sostituita la salvezza storica attraverso la tecnologia (Teilhard de Chardin). Ma una religiosità di questo tipo è inutile, perché, come ha scritto, sempre su “L’Avvenire”,  Monsignor Paglia, “l’uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una distruzione definitiva. ““Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell’uomo: il prolungamento di vita che procura la biologia non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore» (Gaudium et Spes). In realtà, senza un ‘oltre-umano’ la vita non è all’altezza delle sue promesse. “ Come possiamo ammettere una vita senza destinazione?

Invece, oggi anche le Chiese “ sembra abbiano messo da parte il Vangelo (la buona notizia) della risurrezione. È rara, infatti, la predicazione sui ‘novissimi’ (morte, giudizio, inferno e paradiso). La stessa riflessione teologica è in serio ritardo.” «I versetti biblici sulla risurrezione e sulla vita eterna continuano ad essere ripetuti, un po’ ritualmente; le formule tradizionali continuano ad essere utilizzate come se nulla fosse accaduto e come se esse trasmettessero ancora contenuti chiari e inequivocabili. In realtà sembra esserci, proprio su queste questioni un dislivello notevole tra le ‘verità ufficiali’ e le convinzioni o, più sovente, le perplessità dei singoli credenti».

La spiegazione è semplice. Da quando l’Europa, utilizzando intelligentemente le invenzioni matematiche, ingegneristiche, geografiche, finanziarie, amministrative, militari, fatte in Medio Oriente, in India e in Cina (vetro, carta, bussola, “zero”, ”infinito”, algoritmi, stampa,  carta moneta, occhiali, polvere da sparo, armi da fuoco), aveva acquisito l’egemonia mondiale, e avviato la rivoluzione industriale, il fascino un tempo esercitato dal misticismo si era traslato nell’economia e nella politica, fino a che Saint-Simon aveva profetizzato che il potere spirituale sarebbe passato agl’ industriali (cosa che sta puntualmente accadendo con i vari Kurzweil, Schmidt, Musk, Thiel e Vance). Così anche le Chiese hanno cominciato a farsi portatici del messaggio che la scienza, la tecnica e la buona politica avrebbero potuto risolvere tutti i problemi dell’Umanità. Certo, questo non è mai stato credibile a un certo livello, e la cultura europea aveva giustamente attaccato per questo le Chiese: tipica l’accusa di Kierkegaard all’Arcivescovo Mynster, di “essere una canaglia”, perché insegnava come vivere al meglio questa vita, non già a guardare a un’ altra.

Come scrive Paglia,” Le filosofie della vita erano nate – paradosso anche questo, ma pieno di verità – nel segno del tragico, pur diversamente interpretato (basti pensare a Nietzsche e a Kierkegaard): proprio la morte imponeva una decisione assoluta per la vita, religiosa o irreligiosa che fosse. Nella storia degli effetti che è seguita alla concentrazione sull’incombere della morte e sulla fragilità della vita, siamo approdati ad una strategia di spensierata dissimulazione della morte, che alla vita guasta la festa e sulla morte è completamente muta.”

3.Quale dibattito sull’ Europa?

Concordiamo con la provocazione di Magatti:ci vuole un dibattito al massimo livello,  su ciò che l’ Europa crede di essere e ciò che vuole o può realizzare. Tuttavia, già solo le modalità di questo dibattito costituiscono un complesso oggetto di indagine preliminare.

Il rischio numero uno è quello della superficialità. Rischio che corre soprattutto chi ripete ossessivamente le Retoriche dell’ Idea di Europa con la conseguenza di non poter  coinvolgere in modo serio il popolo europeo. Solo il 38% degli italiani si definisce sia europeo che italiano, mentre la maggioranza assoluta, il 57%, si sente esclusivamente italiana. Il vero nodo critico riguarda la fiducia: solo un cittadino su due dichiara di fidarsi dell’Unione Europea ed il 60% ritiene che Bruxelles non riesca a rappresentare adeguatamente gli interessi dell’Italia.

Gli italiani, più che “anti-europei”, si collocano in  quella posizione  che a suo tempo aveva descritto il presidente Schulz del Parlamento  europeo: l’identità europea è solo razionale, e invece quella nazionale è anche emotiva. Situazione  rispecchiata brillantemente dal fatto che i maggiori partiti siano oramai dovunque quelli micro-nazionalisti. La maggioranza, il 56%, si definisce infatti “europeista molto critico”, mentre gli europeisti convinti rappresentano una minoranza pari al 16%. Sul fronte opposto, gli apertamente contrari all’Unione si attestano al 17%. Ne emerge un atteggiamento diffuso di adesione condizionata: l’Europa non viene rifiutata, ma è sottoposta a una valutazione costante, legata ai risultati concreti che però, negli ultimi anni, non sono molto evidenti.

I responsabili di tutto ciò sono le classi dirigenti dell’ Europa: europea e nazionali (del resto sono le stesse, ed intercomunicanti), che avevano scelto palesemente il Funzionalismo, con i suoi corollari  del mondialismo, del micro-nazionalismo, della tecnocrazia, dell’ occidentalismo, del razionalismo, dell’ economicismo, invece di abbracciare il programma di un’ Europa Politica (foss’ essa federalistica, come per Coudenhove-Kalergi e Spinelli,  o imperiale, come per Drieu La Rochelle e Thiriart).   

A causa di questa loro impostazione culturale, essi non riescono, anche quando lo vogliono, neppure ad immaginare una “Missione dell’ Europa nel Mondo” che sia diversa dal continuare a portare acqua, anche senza parere, al “Progetto Incompiuto della Modernità” realizzato dalla tecnocrazia dei GAFAM americani. Ne consegue anche che, in assenza di un qualsivoglia progetto, non riescono a suscitare alcun entusiasmo. Cosa che è stata messa in evidenza dalla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, finita, come ha dovuto riconoscere lo stresso Mattarella, “in modo grigio”.

Ma, come si vedrà, questa conseguenza è voluta dall’ “establishment”, perché un coinvolgimento emotivi cittadini nella costruzione europea rischierebbe di generare un “orgoglio europeo”, che potrebbe far concorrenza all’eccezionalismo americano.

4. “Berlino 2045”

Su “La Stampa” del 23 dicembre, Gabriele Segre ha compiuto lo sforzo meritorio di ipotizzare 3 possibili scenari per l’ Europa del 2045:

-Comando unificato franco-tedesco, e Ucraina nell’Alleanza Atlantica;

-Germania alleata della Cina, Francia e polonia dell’America: l’Ucraina è divisa in tre;

-Federazione europea; Presidente eletto a suffragio universale

Tutto ciò è basato però sul presupposto che continui la “messa sotto tutela” dell’ Europa che dura da almeno da 80 anni”Guai a varcare la soglia dell’ unione politica: quella genera volontà autonome, accende immaginazioni, mette grilli per la testa  – magari persino sogni di Grandeur continentale.”Nessuno a Washington, Mosca o Pechino può escludere che un continente veramente unito sviluppi ambizioni proprie, chiuda mercati stringa alleanze scomode, costruisca capacità militari autonome.Ed è proprio quest’incertezza  a spingerli tutti ad agire in anticipo, limitando le nostre capacità oggi per evitare sorprese domani”.

Non avremmo dovuto aspettare 80 anni per accorgercene. Nietzsche aveva profetizzato “un’Europa una e signora del mondo”; Trockij aveva previsto che l’ America avrebbe “contingentato” il capitalismo europeo. De Gaulle voleva l’ Europa dall’ Atlantico agli Urali e Gorbaciov la Casa Comune Europea. Nessuno di costoro pensava, come scrive Segre, che “l’innocenza strategica dell’ Europa” fosse un privilegio, né che ci abbia permesso di “costruire prosperità”, visto che altri (per esempio la Cina) sono riusciti, senza l’occupazione militare straniera,  a fare di meglio senza rinunziare all’ indipendenza.

Non siamo d’accordo sul fatto che USA, Russia e Cina abbiano, nei confronti dell’Europa, lo stesso atteggiamento “predatorio”.

  • Mentre gli USA , creati dalla “Dissidence of Dissent”(Huntington), sono animati dal ”ressentissement” verso la vecchia Europa dell’aristocrazia (vedi il Testamemto di Giorgio Washington) e dalla volontà di sostituirla, la Cina considera da sempre l’ Europa quale la sua controparte naturale speculare: “Qin” e “Da Qin”, come testimoniati da Marco Polo e Matteo Ricci. Come tale, essa  è convinta di avere tutto da guadagnare da un’alleanza con l’Europa, per riportare il mondo all’ antica grandezza, contro l’arroganza dei “nouveaux riches” occidentali ( 红发恶魔 (hóng fà èmó “Demoni dai capelli rossi”. )

Quanto alla Russia, essa è parte integrante dell’ Europa.  Alessandro  I°, dopo avere licenziato alle stampe la versione russa della Santa Alleanza, dove si qualificava l’Europa come “Nazione Cristiana”, si era autoproclamato “Imperatore degli Europei”.Sotto il suo regno il “nostro” De Maistre aveva iniziato in Russia la scrittura de “Les Soirées de Saint-Petersbourg”(poi pubblicato postumo). Gorbacev aveva proposto una Confederazione fra Comunità Europee e Comunità di Stati Indipendenti, e Putin, scrivendo su “La Stampa” di Torino il 25 marzo 2007, 50°anniversario dei Trattati di Roma,  auto-definendosi”in quanto Pietroburghese, europeo a pieno titolo”, aveva qualificato l’ Unione Europea come “la più grande costruzione politica del XX° Secolo.”Leibniz aveva già ipotizzato, ai suoi tempi,  una grande alleanza fra l’ Europa, l’Impero Cinese e quello zarista, e Voltaire, mntre rigettava l’idea di una federazione europea volta alla Pace Perpetua (propugnata nell’ opera di Saint-Pierre sottopostagli da Rousseau), aveva additato come modello per l’ Europa l’impero cinese (“Rescrit de l’ Empereur de la Chine”).

Negli ultimi 40 anni, gli Stati Uniti sono riusciti a bloccare sul nascere questa grande alleanza eurasiatica, sul punto di realizzarsi nel nome della rinascita delle antiche culture. Oggi, sfruttando il fatto che noi abbiamo tagliato i ponti con Russia e Cina, gli Americani stanno cercando addirittura di annettersi la Groenlandia  col pretesto della sicurezza nazionale statunitense , che, a loro dire, coinciderebbe con quella del mondo. Altro che “isolazionismo”! Siamo di nuovo alla pretesa di costruire un’ “America-Mondo”(Valladao), in cui l’America è l’ Herrenvolk, e “il Mondo” (compresa l’ Europa)  è una colonia.

4.L’annessione della Groenlandia

Ieri,  Trump ha nominato Jeff Landry, governatore della Louisiana , “inviato speciale in Groenlandia“. L’obiettivo è “promuovere con forza gli interessi” di Washington in quel Paese,“per la sicurezza e sopravvivenza dei nostri alleati, di fatto, del mondo”. Landry, prosegue Trump, “comprende quanto sia essenziale la Groenlandia per la nostra sicurezza nazionale“. Landry ha risposto con un tweet su X ringraziando Trump: “Un onore servirti in questa posizione da volontario per rendere la Groenlandia parte degli Usa“. Quindi, una missione da vero e proprio proconsole imperiale.

La mossa di Trump ha provocato la reazione del presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e di quello del Consiglio europeo Antonio Costa: “La sicurezza dell’Artico rimane una priorità fondamentale per l’Ue, nell’ambito della quale intendiamo collaborare con alleati e partner. L’integrità territoriale e la sovranità sono principi fondamentali del diritto internazionale. Tali principi sono essenziali non solo per l’Ue, ma anche per le nazioni di tutto il mondo. Siamo pienamente solidali con la Danimarca e il popolo della Groenlandia”.Mache faranno tutti costoro quando gli USA invieranno le proprie truppe? Invocheranno l’articolo 5 del Trattato NATO? Schiereranno gli F-35 e i missili Patriot, oppure gli Eurofighter?Putin ha appena affermato che intende mettere nero su bianco che non intende attaccare la UE e la NATO, nello stesso giorno in cui Trump ha incaricato il proprio funzionario di annettere la Groenlandia, anche con la forza. E’ logico che tutte le strategie NATO prevedano solo una guerra con la Russia e non anche quella con gli Stati Uniti?E il poplo europeo, come reagirà

In questo scenario, una nuova Conferenza sul Futuro dell’ Europa è una necessità esistenziale, ben più drammatica di quella che aveva spinto alla prima Conferenza. Essa assume di per sé un valore rivoluzionario nei confronti della pretesa americana di spogliare e di fagocitare l’ Europa.

Purtroppo, oggi è ben difficile riunire personaggi pubblici interessati all’ Europa,  capaci di affrontare il tema e liberi di farlo. Le vicende della libertà di espressione, nei rapporti con gli USA e Israele e interne alla cultura di destra, convergono sul fatto che viviamo in un mondo di repressione, ricatti, risentimento, terrorismo e falsità di tutti contro tutti. Chi in Europa censura i media per permettere la sopravvivenza soltanto delle ideologie “woke”,“cancel” e “gender”, chi (lo Stato americano)sanziona personaggi pubblici come Baud (ex ufficiale svizzero), Albanese (funzionaria ONU), o Breton (ex commissario UE) per la loro ostilità ai GAFAM o al Sionismo, chi, come gl’Inglesi, gli Estoni o i Moldavi,  incarcera  i propri politici filorussi, chi, come il Polo del Novecento e i Salesiani, nega le sale ai convegni antimilitaristi.

Alla fine, chi si potrebbe invitare a partecipare a questa futura conferenza, e chi avrebbe il coraggio di parteciparvi; chi di dire ciò che pensa veramente? Per questo, stiamo lavorando a un social network che anticipi la fase del vero e proprio dibattito,  per creare un caso di studio per calibrare preliminarmente le possibilità concrete dell’operazione.

LA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DELL’EUROPA?Come arrivarci

Come molte altre nuove iniziative dei soggetti più svariati che emergono in questo giorni – dal “Riscrivere l’ identità dell’ Europa” al Ministro Giuli, alla “Nato sotto il controllo dell’ Europa” del Pentagono, fino al “G5” della Strategia di Trump-, anche la lodevole iniziativa del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa  di una Dichiarazione di Indipendenza (evidentemente, dagli Stati Uniti)- è qualcosa che noi pensavamo e proponevamo da almeno 70 anni. Ci chiediamo perché nessuno vi abbia mai dato seguito, e cerchiamo qui di seguito di trovare una spiegazione.

1.80 anni di “torti” degli USA verso l’ Europa

Crediamo che abbia ragione a questo proposito Marco Travaglio:  “L’Europa, oggi pronta a scandalizzarsi per i toni di Trump, paga le conseguenze di trent’anni di obbedienza agli Stati Uniti anche quando questa la danneggiava”.Travaglio elenca quindi le recenti scelte che considera autolesionistiche: i dazi di Trump accettati senza reagire, la Via della Seta abbandonata “perché Biden non la voleva”, un piano di riarmo “contro un nemico che non esiste semplicemente perché ce lo stiamo inventando”.E conclude: “Abbiamo detto di sì al 5% di Pil alla Nato perché siamo dei servi. E non ci meritiamo il rispetto perché i servi il rispetto non se lo meritano, i padroni coi servi non perdono nemmeno il tempo a discutere”.

In realtà, i “torti” verso l’ Europa risalgono a molto prima:

-le decine di basi (alcune con testate nucleari) concesse da De Gasperi senza un serio dibattito parlamentare;

-il “Kanzlerakte” segreto con la Germania (se esiste);

-l’oscura fine della Olivetti;

-le misteriose morti di Moro e Herrhausen;

-il divieto di bomba atomica europea;

-il nulla di fatto della Conferenza di Praga per una Confederazione Europea,

-il progetto GUAAM per l’inserimento dell’ Est Europa negli “standard NATO”

 le ingerenze in Euromajdan (p.es. Victoria Nuland).

Non per nulla, giovedì, POLITICO   ha incoronato Trump come “the most powerful person shaping European politics”, scatenando le meritate ire di Ursula von der Leyen.

E’il presidente americano, non quello europeo, a plasmare il futuro dell’ Europa. Il disegno che è emerso in questi giorni sotto varie forme è molto più di una semplice “strategia di difesa” degli USA, come è stata qualificata dall’ Amministrazione americana: e’ una riproposizione  del “Novus Ordo Seclorum” massonico, citato sulle banconote da un dollaro, perseguito dai precedenti Presidenti (“the New American Century”dell’ omonima fondazione, l’”America-Mondo” di Valladao), ma  descritto ora con un linguaggio compatibile con l’ideologia imperiale degli Stati-Civiltà eurasiatici, in modo da poter costituire una base di discussione con gli stessi (“If you can’t beat ‘em, join’em”). Un modo per riprendersi con la mano sinistra quello che la sinistra “liberal” si era lasciata sfuggire dalla destra, con il fallimento della narrativa tradizionale dell’America esportatrice di progresso.

Per contrasto con gl’Imperi, gli Europei sono descritti  come decadenti, e i loro leader come deboli e privi di progetto. Del resto, l’aveva già scritto Nietzsche 150 anni fa: “Ma la loro ora giunge, e giunge anche la mia. Povera erba, misero suolo, desiderosa non di acqua, ma di fuoco”.Per non parlare di Leontiev, di Eliott, di Céline.

Sotto questo aspetto, Trump ha perfettamente ragione:“I think they’re weak “I think they don’t know what to do. Europe doesn’t know what to do” Per Trump, i governanti europei sono deboli perché non riescono a portare a termine il compito loro affidato dall’ America: essere l’avanguardia dell’ Occidente sul continente eurasiatico (Brzezinski), ma, anzi, si associano all’ opera disgregatrice del “nemico interno” americano (la “Cultura Woke”). Colpa fondamentale: l’immigrazione, che starebbe alterando definitivamente l’equilibrio “Whites-non Whites”, su cui si regge l’equilibrio  dell’ Occidente modernistico. Nel  nuovo ordine mondiale perseguito da MAGA, viene enfatizzato e ribadito il ruolo di vassalli degli Europei (che già esisteva almeno dal 1945, se non da prima-vedi Società delle Nazioni-) . Nella  parte “riservata” della Strategia per la Sicurezza Nazionale, si propone infatti di sostenere «i partiti, i movimenti e le figure intellettuali e culturali che invocano la sovranità e la preservazione/restauro dei tradizionali stili di vita europei… pur rimanendo filoamericani», così come l’RSS promuoveva i partiti comunisti.. Per Trump, come per tutti i populisti, i “tradizionali stili di vita” degli Europei sarebbero quelli dei piccolo-borghesi del 2° Dopoguerra, filoamericani perché avevano appena subito la “batosta” della Guerra Mondiale (vedi “La Pelle” di Malaparte). Non si sognano neppure di ipotizzare che gli “stili di vita” tradizionali degli Europei siano quelli dei “kaloi k’agathoi” dell’ Antichità, dei cavalieri cristiani, dei santi medievali, dei signori rinascimentali, degli “Hommes d’esprit” illuministi e degli eroi romantici.

In pratica, la “Strategia” propone (sulla scia di Musk) di “distruggere l’Unione Europea” facendo leva sui partiti sovranisti di Italia, Austria, Ungheria e Polonia (lasciando invece prudenzialmente da parte Inghilterra, Francia, Germania, Repubblica Ceca e Slovacchia). Per fronteggiare quest’eventualità, da tempo  Von der Leyen aveva proposto il cosiddetto “Democracy Shield”, mirante a impedire, sul modello americano (poi anche russo), ogni ingerenza straniera sui processi elettorali (come per esempio quelli di Oxford Analytics, per non parlare di quelli americani in Romania, Moldova e Georgia). Questo ha esacerbato l’accusa americana all’ Europa di conculcare la libertà di parola. Accusa anch’essa fondata, soprattutto alla luce di leggi come la proposta Gasparri-Delrio.

La parte “riservata” della Strategia parla anche di un «Core 5», o” C5”, in pratica un nuovo forum globale che dovrebbe prendere il posto del G7(se non del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), e di cui farebbero parte Stati Uniti, Cina, Russia, India e Giappone, ma nessun Paese europeo. Del resto, sono gli Europei quelli che, contrariamente a Trump, non vogliono parlare con le “autocrazie”, e, di conseguenza, si stanno riducendo a parlare con se stessi.

2.L’establishment europeo è obsoleto

Occorre subito dire che la visione che Trump ha dell’ Europa  è molto comprensibile, e si avvicina perfino a quella del federalismo europeo. L’Establishment europeo “non ha un progetto proprio” perché sostanzialmente vuole ancora realizzare nel nostro continente (con un ritardo di 300 anni) l’utopia americana, trasformatasi però nel frattempo, prima,  nelle “Rivoluzioni Atlantiche”, poi ,nella “democrazia liberale” (cioè capitalistica), poi ancora in quella postumanistica, mentre il mondo è andato avanti, evolvendo verso gli Stati Civiltà e le Repubbliche Tecnologiche. Lo dice il fatto stesso di evocare, perfino nel nome del Comitato, gli “Stati Uniti d’Europa”, che sarebbero una palese “clonazione” degli USA, per giunta basata sull’ idea degli “Stati” membri (che son quelli che hanno sempre fatto problema). Si dice che, in una federazione, gli Stati “cederebbero la sovranità”. Ma in Europa non possiamo  più cederla: l’abbiamo  già ceduta all’ America. Quello che dovrebbero mettere in comune è, invece, l’ Identità, cioè una sostanza condivisa dell’ uomo europeo anche dopo l’invasione delle Macchine Intelligenti – una visione che dovrebbe essere alternativa a quelle di USA (e anche Cina)-, e guidarci ad una strategia politica diversa.Cosa che la nostra cultura non sta proprio facendo, ferma, com’è,   all’ America di 300 anni fa.

Dal punto di vista istituzionale, ciò significherebbe riscoprire l’”Antica Costituzione Europea” (di cui parlava Tocqueville), trasfondendola nella “Società delle Macchine Intelligenti”.

Ciò detto, una “Dichiarazione d’Indipendenza dell’ Europa”, che appunto non c’è ancora mai stata, sarebbe forse l’unico fatto concreto per fare avanzare almeno di un poco la statualità europea, dandole un contenuto quasi costituzionale, e contrastando apertamente la vassallizzazione di fatto del nostro Continente. Tuttavia, già solo il modo per attuare tale indipendenza costituisce un arduo compito, che cercheremo di  abbozzare alla fine di questo  post.

Perfino l’”autonomia strategica” invocata dal “Comitato di azione per gli Stati Uniti d’Europa” continua  e rimestare una visione limitativa del progetto europeo: la capacità di gestire veramente la politica estera e di difesa, con differenze rispetto all’ America, ma restando sempre all’ interno dell’ “Occidente”. Secondo il documento firmato da un certo numero di politici e intellettuali di molti Paesi europei,  la Strategia USA di Difesa Nazionale, da noi commentata gli scorsi giorni, costituisce “una dichiarazione politica di guerra contro l’ UE”, “L’Europa deve pertanto trarne le necessarie conclusioni: la sua sicurezza, la sua prosperità e la sua democrazia non possono più dipendere dalla mutevole volontà degli Stati Uniti. L’autonomia strategica non è più un’opzione, ma una necessità.” Giustamente, ad esempio, gli 007 danesi hanno ricordato al loro Governo che, fra i nemici da sorvegliare, ci sono gli Stati Uniti, che hanno ufficialmente in programma di invadere la Groenlandia, e di cui sono già stati arrestati alcuni agenti che preparavano una sommossa delle popolazioni locali.

In particolare, i firmatari del documento contestano il ruolo che Trump pretende di assumersi, di “autorità politica mondiale”, in alternativa alle Nazioni Unite, che è proprio quella che, se fosse veramente “isolazionista”, dovrebbe invecerifuggire. Questo è il più puro imperialismo universalistico, nello stile cinese, persiano, romano e islamico.

Gli USA, poi, senza il loro eccezionalismo, sparirebbero immediatamente. Forse, questo vale per tutti gli attuali Stati Continentali, eredi di antichi imperi, e  perfino per l’Unione Europea, che si presentava come l’aspirante erede del progetto americano, ma invece Trump sta trasformando ne “caro estinto”.

3.I programmi scolastici “trumpiani” di Valditara

Il Ministro Valditara ha rilasciato un’intervista in cui ha chiosato la nuova strategia americana, facendone la premessa della sua politica scolastica: :”mi pare che il bersaglio non sia l’Europa in quanto tale, ma un’Europa wokista, che ha smarrito i propri riferimenti storici e culturali. Il documento pone un tema enorme: quale futuro può avere un’Europa che non fa figli, non tutela i propri interessi, non crede più in sé stessa e ignora la propria storia? Io lo ripeto da mesi anche ai miei colleghi ministri dell’Istruzione dei Paesi Ue: abbiamo bisogno di programmi scolastici che rimettano al centro la storia europea e i valori dell’Occidente.”

Certamente, anche nell’interpretazione di Valditara c’è del vero (circa la storia europea), però neppure l’idea di Trump e del ministro del Ministro sulle pratica equivalenza fra identità europea e “valori dell’ Occidente”  ci pare fondata alla luce dei molti decenni dedicato da Alpina Dialexis allo studio dell’ Identità Europea (cfr. “10.000 anni di Identità Europea”). Intanto, un’ “Identità Occidentale” non esiste. Semmai, è in corso una “Guerra Culturale” fra varie “anime” dell’ Europa – fra, da un lato, il modernismo americano, e, da un altro lato, i conservatorismi dei popoli delle steppe e dell’ Islam, che influenzano, seppur dall’ esterno, l’evoluzione culturale in Europa-. Orbene, non si capisce in che modo l’imposizione totalitaria, che Valditara vorrebbe fare attraverso la scuola, della “Grande Narrazione” occidentale, osteggiata nella storia da tanti grandi intellettuali europei o filo-europei – tra gli altri,  da Vico, Leopardi, Goethe, Kierkegaaard, Schopenhauer, Dostojevskij, Soloviov, Spengler, Toynbee, Trubeckoj, Guénon, Eliott, Pound, Evola, Simone Weil e Toynbee-, potrebbe aiutare l’ Europa a superare la propria crisi di civiltà, che, anzi, deriva in gran parte proprio da passate imposizioni ideologiche sotto l’influenza dell’ America (per esempio, attraverso il “Comitato di Corrispondenza” della Rivoluzione Americana; la Costituzione di Cadice influenzata da quella americana; i 14 Punti di Wilson; l’occupazione militare dell’ Europa; il “Russia Bashing” accoppiato allo“Europe Bashing” ….

Prosegue il Ministro: “Oggi accade che si studi approfonditamente un felino preistorico vissuto in Messico milioni di anni fa e poi si trascurino Atene, Roma e Gerusalemme“,  senza rendersi conto che proprio dall’ abuso di questa triade è derivato in gran parte il grande rifiuto delle nuove generazioni delle Retoriche dell’Idea di Europa,  proprio a causa delle quali non si era riusciti a scrivere una decente Costituzione Europea. Eppure, il ministro intende perseverare sulla strada fallimentare di Giscard e di Pera, ripercorrendo il pensiero di A.D.Vance sull’ “Ordo Amoris”, già stroncato dal Cardinale Prevost non ancora cardinale:”Riportiamo ordine nelle priorità: i ragazzi devono uscire dalle medie avendo compreso che la nostra civiltà nasce da Atene, da Roma, dal cristianesimo, dall’Umanesimo”.

Non che quanto sopra non sia vero. Purtroppo, però, sotto l’influenza delle pressioni occidentali per un  “Nation Building europeo”(p.es, Weiler), si è manipolata la storia delle nostre culture in modo tale da fare dir loro esattamente il contrario di quello che erano i loro obiettivi originari, e da farle sembrare uguali a quella americana:

-Grecia e Roma: si è tentato di farne “la culla della democrazia”, mentre la Grecia classica  (Ippocrate, Socrate, Platone) qualificava costantemente  la democrazia come la peggiore fra le 6 “classiche” forme di governo, e riservava la partecipazione alla vita pubblica a un numero irrisorio di cittadini;  Roma, dove il potere era lottizzato fra un “Princeps” onnipotente, dei Senatori schiavisti e inamovibili e le Legioni in stato di mobilitazione permanente,  ignorava perfino la parola “democrazia”, e condannava la Grecia per le proprie istituzioni troppo “”liberali”;

-Israele: Il regime descritto nel Vecchio Testamento era una sintesi di patriarcato, teocrazia e genocidi,  che, per la sua durezza,  non ha praticamente eguali nella storia mondiale. La stessa parola “patriarcato”, oggi tanto deprecata,  deriva delle figure fondatrici di Israele, da Abramo a Mosè (che per altro corrispondevano a concetti di tutti i popoli antichi, da “Patrios Politeia” a “Patres Conscripti”, a “Padri della Chiesa”,a “Patrizi”ai “Padri della Patria” .

Ma persino i tanto esaltati Rinascimento e Illuminismo furono il regno dei monarchi assoluti, delle guerre di religione e di successione, e  il modello per Leibniz e di Voltaire fu l’impero cinese, apprezzato per il suo dispotismo illuminato.

Che queste cose imbarazzino i legislatori e i legislatori “democratici” è un controsenso, quando invece tutti esaltiamo come nostri ispiratori Mosè, Giulio Cesare, Machiavelli e gl’Illuministi, e l’ideologia MAGA si riproporrebbe proprio di affermare una visione realistica della storia contro le romanticherie e la debolezza del “Woke”. Le culture europee classiche non vanno demonizzate per questi loro aspetti realistici e anti-millenaristici, così come non va demonizzata la cultura moderna per via della Leggenda Nera, della Tratta Atlantica, del Terrore rivoluzionario, del Trail of Tears, del colonialismo, dei Gulag,  dei genocidi e della bomba atomica, né le civiltà extraeuropee per il Jihad, gli harem, il Satee, le caste, Cingghis Khan e Tamerlano, Qin Shi Huang Di, la rivolta di Anshi e quella dei Taiping, lo stupro di Pechino, i Lager, i Gulag e i Laogai:”Es irrt der Mensch, solange er strebt!”. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!

Lo studio dell’ Occidente che Valditara si accinge a imporre agli scolari italiani è sbagliato già per quanto sopra, come è un controsenso la pretesa di permettere di sconfiggere le cosiddette “autocrazie” (cioè l’enorme maggioranza del mondo) attraverso l’insegnamento delle nostre culture classiche (che assomigliano così tanto alle esecrate “autocrazie”). Infatti, scriveva correttamente Sun Zu “Se conosci il nemico e conosci te stesso, non hai bisogno di temere il risultato di cento battaglie. Se conosci te stesso, ma non il nemico, per ogni vittoria ottenuta soffrirai anche una sconfitta. Se non conosci te stesso né il nemico, soccomberai in ogni battaglia.”

Se noi facciamo esattamente il contrario di SunZu, è perché partiamo dall’ idea che i nostri giovani non abbiano alcuna chance di influenzare i conflitti del futuro, e quindi è inutile che si montino la testa a fare delle strategie. Mentre i giovani cinesi, arabi, russi, indiani e sudamericani conoscono, oltre alle loro rispettive culture, anche tutto dell’ Occidente, in modo da potervisi confrontare autorevolmente (e lo stanno facendo sempre di più), noi ci chiudiamo in una bolla autoreferenziale, cosicché cadiamo dalle nuvole quando, per esempio, avevamo perso le battaglie della IIa Guerra Mondiale; quando avevamo visto cadere il Muro di Berlino; quando avevamo visto arrivare i barconi dei migranti e la automobili elettriche cinesi.

In realtà, i programmi scolastici di Valditara servono a una sola cosa: ad abbrutire ancora ulteriormente le masse di giovani Europei senza prospettive, che debbono subire senza reagire continue “rivoluzioni dall’ alto” imposte dall’ esterno, e, al limite, morire sui campi di battaglia in guerre che non sono loro, senza sapere neppure il perché.

Valditara ha per altro ragione quando dice che “serve una rivoluzione culturale che parta dalla scuola. Se un continente smette di conoscere la propria storia, smette di credere nei propri valori e nella propria missione nel mondo. “ Ma è proprio ciò che è successo e continua a succedere con l’ Europa, dove nessuno conosce le nostre lingue, né antiche,né moderne (salvo l’Inglese), ma nessuno sa neppure i nomi degli Stati Europei e delle rispettive capitali (per esempio, Tallin  e Riga per cui dovremmo morire). Figuriamoci se conosciamo i principali letterati e artisti, oppure i principali eventi storici. Chi sa chi fu Nestore di Kiev, oppure il Cid Campeador, o Chrétien de Troyes, oppure Solimano il Magnifico?

Occorrerebbe, certo, come suggerisce Valditara, partire da ciò che è prossimo, per arrivare a ciò che è universale. Ma lungo questo iter si pongono la città, il dialetto, la storia regionale e nazionale, le lingue nazionali, l’Europa, le lingue classiche europee ed extraeuropee, i grandi classici mondiali, da Sinliqiunnini a Confucio, da Buddha al Corano, non già “l’Occidente”.

4 Ora è l’Europa che vuole esportare la democrazia?

Come scrive l’Ambasciatrice Basile su “Il Fatto Quotidiano”, mentre i governi “trumpiani” preparano i nostri giovani a diventare inconsapevole carne da cannone, i “Volenterosi” anti-trumpiani hanno preso il posto dei “Neocon” nel portare avanti il piano fanatico e settario di esportare la democrazia”. Scrive Basile:”L’Europa…critica  la dottrina Trump perché vorrebbe portare avanti ,anche da sola, le guerre di esportazione della democrazia a interesse esclusivo del dollaro”.Un vecchio sogno dei filo-atlantisti: diventare più realisti del re, in modo che il re ci lasci finalmente creare un esercito europeo decente, purché combatta per lui (i Giannizzeri,  la Legione Straniera, o le Waffen SS).

Del resto è quanto, in piccolo,  si era già verificato in Afghanistan, dove gli USA avevano imposto agli Europei di ritirarsi, perché fosse chiaro chi comanda: “Siamo venuti insieme e ce ne andiamo insieme”.Orbene, essi vogliono impedire che ciò avvenga di nuovo, perché queste cose distruggono la loro residua credibilità.

In realtà, ci sarebbe ben altro di cui preoccuparsi. La parte “riservata” della Strategia di Trump configura una nuova organizzazione dei rapporti internazionali (senz’altro più aderente all’ attuale realtà di potenza di quella disegnata 70 anni fa), un’organizzazione che sancisce esplicitamente il declassamento dell’ Europa. Al primo livello (quello che è oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), si porrebbe un “G5”, comprensivo dei soli veri “Stati Civiltà”, che condividono, in grandi linee,  l’ideologia “autoritaria” trumpiana (USA, Cina, Russia, India e Giappone). Subito al di sotto, ci sarebbero le “corti” di “vassalli del primo livello”, coloro che sono comunque “allineati con Trump”. Per l’Europa, il documento parla di Italia, Austria, Ungheria e Polonia, mentre la Strategia ufficiale parlava di “Anglosfera”.

Trump si riserva un ruolo di sovrano del nuovo ordinamento internazionale, in cui tutti i ruoli apicali saranno destinati a suoi più stretti alleati. Un’applicazione dello “spoil system” a livello mondiale: la realizzazione dello Stato Mondiale dei GAFAM quale descritto da Schmidt e Cohen in “The New Digital Age” e da Karp in “Repubblica Tecnologica”, che significa anche e soprattutto la definitiva presa del potere da parte delle macchine senza che neanche ce ne accorgiamo, come da noi profetizzato da molti anni  sulla scia di De Landa e di Morozov. Questo è il maggior pericolo per l’ Umanità, quello contro cui occorre coalizzare tutte le forze disponibili (confronta i nostri post precedenti).

Crediamo che questo progetto possa ancora non realizzarsi se continuerà l’opposizione di molti. Soprattutto di Russia e Cina, che, avendo addirittura  anticipato la guerra in Ucraina con i due documenti di Lavrov che chiedevano proprio la rinuncia degli USA a un siffatto ruolo sovraordinato, non si accontenteranno certo di rimanere dei comprimari. Tant’è vero che stanno addirittura creando una valuta alternativa al dollaro (per Trump, la massima delle eresie).Del resto, l’ha appena detto Lavrov: finalmente Trump ha capito (e sarebbe il solo) quali erano le cause profonde della guerra in Ucraina.

Comunque, la battaglia è aperta su tutti i fronti, e l’Europa non può certo tirarsi indietro, né tanto meno accettare da sola di subordinarsi agli USA, quando tutte le parti del mondo lo stanno rifiutando e rivendicano giustamente un ruolo di primo livello.

5.Le pendenze fra la UE e i GAFAM

Trump, e soprattutto Musk, vogliono dunque “abolire la UE”, sostituendola con una miriade di staterelli insignificanti subordinati agli USA e manipolabili attraverso il web e i partiti addomesticati.

Certamente, soprattutto la posizione dei GAFAM è comprensibile, perché le sanzioni contro di essi sono rimaste l’unico brandello di resistenza opposto dall’Europa contro il loro dominio, resistenza che ha provocato, come si vedrà, una reazione inconsulta di Musk, che, da privato qual è, vorrebbe emulare la prassi terroristica dei Governi americano e soprattutto israeliano, di colpire individualmente funzionari stranieri che eseguono politiche sgradite dei loro Governi.

Dalla nuova indagine sull’uso dell’intelligenza artificiale ai maxi-procedimenti che hanno colpito Google, Apple, Amazon, Meta e Microsoft: la Commissione Ue ha rafforzato la propria pressione sui giganti digitali. Multe miliardarie, nuovi obblighi del Dma e rischi regolatori:

(i)X

Poco dopo l’annuncio della multa di 120 milioni a X, Musk si è sfogato sulla sua piattaforma, accusando l’UE di averlo multato “personalmente” e definendo la decisione sul DSA “folle”. Ha inoltre minacciato ritorsioni non solo contro l’UE, ma anche contro “le persone che hanno preso questa decisione contro di me”.

 “Non multiamo individui ai sensi del DSA”, ha spiegato ai giornalisti il portavoce Thomas Regnier. Eppure, le minacce hanno colpito nel segno a Bruxelles, da dove i funzionari dell’UE viaggiano spesso negli Stati Uniti per la diplomazia tecnologica e ora si chiedono quanto siano i benvenuti.

(ii)Google

L’indagine avviata dalla Commissione nei confronti di Google sull’uso degli strumenti legati all’AI è solo l’ultimo tassello di una battaglia iniziata quasi vent’anni fa. Negli ultimi due decenni, infatti, la Commissione Ue – ora guidata dalla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera – ha costruito uno dei più ampi e incisivi arsenali regolatori al mondo contro gli abusi di posizione dominante delle grandi piattaforme digitali. Dalle maxi-multe inflitte a Google e Microsoft, fino ai nuovi procedimenti nati con il Digital Markets Act (Dma), l’Europa si è trasformata nel laboratorio globale della regolamentazione tecnologica, anche se assolutamente insufficiente.

Il confronto tra Bruxelles e Google è quello più lungo e complesso. Tutto inizia con il caso Shopping, concluso nel 2017 con una multa da 2,42 miliardi di euro per aver favorito il proprio comparatore di prezzi nei risultati di ricerca. L’anno successivo arriva la stangata più pesante: 4,34 miliardi di euro per le pratiche legate ad Android, accusato di imporre ai produttori la preinstallazione di Google Search e Chrome. Nel 2019 tocca ad AdSense, con un’ulteriore sanzione da 1,49 miliardi di euro per clausole anticoncorrenziali nei contratti di pubblicità online. La partita più nuova e strategica si gioca nel mondo dell’adtech. Nel 2025 la Commissione conclude un’indagine storica sull’ecosistema pubblicitario digitale, infliggendo a Google una multa da quasi 3 miliardi di euro e ordinando profonde modifiche strutturali al business pubblicitario.

(iii)Apple

Apple è finita nel mirino dell’Antitrust Europeo per le regole dell’App Store, in particolare per i vincoli imposti agli sviluppatori di servizi musicali come Spotify. La prima fase istruttoria, avviata nel 2020, ha evidenziato possibili pratiche “anti-steering”, cioè ostacoli al reindirizzamento degli utenti verso abbonamenti esterni più economici. Il procedimento si è concluso con una delle sanzioni più significative mai applicate: oltre 1,8 miliardi di euro contro Apple per abuso di posizione dominante nel mercato delle app musicali. Parallelamente, nuove decisioni giudiziarie europee (tra cui quelle dei Paesi Bassi nel 2025) stanno aprendo la strada a cause collettive e a ulteriori richieste di risarcimento contro la società di Cupertino.

(iv)Amazon:

Nel 2020 Amazon riceve una Statement of Objections: la Commissione contesta l’uso dei dati non pubblici dei venditori del marketplace per favorire le proprie linee di prodotti. Dopo due anni di negoziati, nel dicembre 2022 Amazon accetta impegni vincolanti — anziché una multa — per modificare Buy Box, Prime e l’uso dei dati interni. Per Bruxelles si tratta comunque di una vittoria regolatoria: l’azienda viene obbligata a separare ruoli, algoritmi e flussi informativi.

(v)Meta:

Con Meta la Commissione si muove in modo diverso, sfruttando i nuovi poteri del Digital Markets Act. Tra il 2024 e il 2025 Bruxelles impone multe per oltre 200 milioni di euro per violazioni degli obblighi di trasparenza e per i modelli pubblicitari basati su un consenso non considerato sufficiente. La Commissione ottiene anche che Meta offra agli utenti europei opzioni non-personalizzate per le pubblicità, un cambio strutturale al cuore del business della società.

(vi)Microsoft:

La disputa con Microsoft è considerata un punto di svolta: nel 2004 la Commissione infligge una multa da 497 milioni di euro per aver legato Windows al suo media player e per aver rifiutato interoperabilità con prodotti rivali. Seguono ulteriori sanzioni per il mancato rispetto degli obblighi, tra cui la maxi-multa del 2008. Anche se i casi più recenti hanno riguardato fusioni (come Activision Blizzard) e questioni legate al cloud, il precedente Microsoft è ancora la base giuridica dell’attuale dottrina Ue. (riproduzione riservata)

6. Gestire la transizione

 Come detto all’ inizio, il problema fondamentale è che una Dichiarazione d’Indipendenza dagli USA non può essere oggi implementata perché gli Europei non dispongono dei mezzi effettivi per  tale indipendenza:

  • Attualmente,gli Stati Uniti occupano l’Europa con aolmeno 80000 soldati;
  • la Russia, in assenza di una Politica di Difesa Comune, avrebbe la possibilità di colpire singoli Stati membri, per esempio come rappresaglia per il sostegno all’ Ucraina;
  • occorrerebbe disciplinare la transizione nell’ Intelligence, la cessione di  basi e armamenti, il trasferimento del personale, la  liquidazione delle pendenze in contanti, gli scambi tecnologici.

Per questi motivi, una reale indipendenza dell’ Europa dagli Stati Uniti dovrebbe essere negoziata a lungo con gli Stati Uniti, ma anche con la Russia, nell’ambito di quella Nuova Architettura della sicurezza Comune Europea accennata da Gorbaciov e ripresa dalla Russia nel 2021.

In quest’ottica, anche il previsto “declassamento” dell’ Unione e dei suoi Stati membri potrebbe essere evitato, perché la Russia, e, soprattutto, la Cina, hanno un interesse vitale nel non  concedere troppo potere agli USA (il che è il motivo dichiarato per cui hanno ingaggiato l’attuale conflitto). Ne consegue che l’Europa potrebbe benissimo inserirsi nella rivalità fra Est e Ovest, ma adottando un atteggiamento opposto a quello attuale, vale a dire opponendosi alla funzione di suprema istanza che Trump sta di fatto avocando a sé, e ottenendo in cambio da Russia e Cina un maggiore spazio e mercati, ma perfino investimenti e tecnologie che gli USA non hanno mai voluto darci, come dimostrato in 80 anni dai casi Olivetti, ENI, atomica europea, EADS…

PRIMA DI “SCOMPARIRE” (COME DICE MUSK),

L’ITALIA SARA’ “PUTINIANA”?

Sui quotidiani “mainstream” assistiamo a una continua, per altro da lungo tempo dovuta, autoflagellazione e autocritica: crisi della natalità, errori progettuali del progressismo, avanzata dell’”autocrazia”: tutto cospira a distruggere l’arroganza di chi aveva investito la sua credibilità, e la sua carriera, sull’ ingiustificata promessa di un futuro sempre migliore: ”l’illusione che ogni malattia sia curabile” (nel linguaggio della teologia ebraica, “tikkun ha-olam”, “curare il mondo”, come titola infatti Gabriele Segre su “La Stampa”) .

A partire dal clima, dove, sostiene Segre, “alcune zone costiere dovranno essere abbandonate, altre diventeranno troppo aride per essere coltivate..”Per esempio, la Bassa Padana tornerà a essere un braccio di mare, mentre Roma, Napoli. Amsterdam, San Pietroburgo, saranno parzialmente sommerse. Uno scenario per altro simile a quello del 1° millennio a.C., che penalizzerà certo il modo di vivere affluente e in particolare i centri tentacolari delle talassocrazie, come New York (in particolare, Lower Manhattan) e Shang-hai (che è “sul mare”), ma non sarebbe certo insostenibile, come non lo era allora, con le paludi dove poi ci furono i Fori Imperiali e Ferrara raggiungibile via mare. In quell’epoca nacquero Roma, Atene, e gl’imperi romano, persiano, Maurya, Gupta, Qin e Han. Saranno rivalutati luoghi lontani dal mare, come Mosca, Pechino, Pretoria, Tehran, Nuova Delhi, le capitali degli Stati “terragni” (l’”Heartland” di Mackinder).

Tutto ciò, sostiene Segre, metterà in discussione i presupposti stessi della nostra civiltà:”per oltre due secoli, la sua legittimità si è fondata su una promessa rassicurante: migliorare la vita dei cittadini evitando di metterli di fronte al valore della perdita, ma il problema è che la democrazia contemporanea fatica a farlo : chiedere consenso significa quasi sempre promettere un ‘qualcosa di più’, non un ‘qualcosa d’altro’. Certo, ci fu un tempo in cui anche alcune democrazie  (“democrazie armate”) chiedevano anziché promettere, come nei casi della Rivoluzione Francese, di Churchill, di Galimberti, di Kennedy, ma quei tempi sono passati, perché l’”ideologia californiana” ha promosso in Occidente il libertinismo di massa, destinato inevitabilmente ad essere sconfitto dalla Pasionarnost’ dei “popoli terragni”, che oggi costituiscono il nocciolo duro dei BRICS (teorizzati da Ibn Haldun, da Mahan, Mackinder e Gumilev).Oggi, solo la Cina “epistocratica” è ancora capace di sfide “long-termist”, come per esempio l’alta velocità, la sovranità sul web, i brevetti, la transizione ecologica, la Via della Seta.

1.Musk contro l’Italia

Buona parte dell’attuale “guerra culturale” fra USA, Islam e Russia verte sull’eredità storica dell’Impero Romano, l’unico capace di rivaleggiare con l’Impero Cinese. Negli USA, non sono mai venute meno le correnti che considerano l’America come l’erede privilegiata di Roma. Leggiamo i versi  del vescovo  Berkeley, che sescrivono l’America come il “Quinto Impero” della Bibbia:

“Westward the course of empire takes its way;
 The four first acts already past,
A fifth shall close the drama with the day:
 Time’s noblest offspring is the last.

To West goes the Empire”.

Ricordiamo anche lo pseudonmo “Publiusdegli autori del Federalist (tanto amato dai Federalisti europei), per finire con il profluvio di aquile, fasci littori, immagini di dei e di colonne palladiane che costellano Washington. “Last, but not least”, Elon Musk, che ama vestirsi da gladiatore e finanzia il restauro delle antichità romane. Ma anche Costantinopoli (Istanbul) è la “seconda Roma”, e il Fanari un “secondo Vaticano”, sì che i Sultani si erano auto-proclamati “Kaisar-e-Rum”, e a Istanbul c’è il Rumeli Hisar (il “Forte di Romania”); infine, Mosca è per definizione “la Terza Roma”, oltre la quale non ce ne sarà un’altra, e quello che noi chiamiamo “Zar” si autodefiniva invece “Imperator vsech Rossij”.

Ma l’Italia sparisce non solo geologicamente anche anche dal punto di vista demografico.

Musk, a suo tempo (quand’era “ministro” di Trump), era amicissimo di Giorgia Meloni, ma,  da quando l’Italia gli ha negato il monopolio dei nostri sistemi di comunicazione militare e sta tergiversando sull’acquisto di armi in America, ne è divenuto un accanito detrattore. Di qui, l’attacco su “X”  per la denatalità del nostro Paese. A cui va aggiunta l’imponente emigrazione di giovani italiani (e di immigrati) :il doppio dell’ immigrazione.

Il che non è certo un segnale positivo, ed è in contrasto con la propaganda del “mainstream”, e, in particolare, di quella meloniana, secondo cui l’Italia, salvo che per l’immigrazione, andrebbe a gonfie vele, ma tuttavia non va drammatizzato, per una serie di ragioni:

a)entro il 2050, gli “agenti artificiali” (robot e intelligenze artificiali) potrebbero avere sostituito, in tutto o in parte, gli umani. Quindi , in ogni Paese, occorrerà computare, da un lato, gli umani, e, dall’ altro, gli agenti artificiali (che daranno essenzialmente cinesi);

b)buona parte dei compiti nella società (dalla programmazione strategica, alla ricerca scientifica, all’ informazione, alla finanza, al diritto, all’organizzazione aziendale, all’ insegnamento, ai trasporti, alla cura, alla sicurezza, alla guerra), saranno svolti da agenti autonomi, sicché sotto tutti i punti di vista sarà irrilevante quanti saranno gli umani in un certo territorio, molto più rilevante essendo quale sarà il loro rapporto con gli agenti autonomi, nonché a chi “obbediranno” questi ultimi;

c) le “identità italiche” (da quella cattolica a quella latina, a quella mediterranea) sono debilitate, non già dalla denatalità, bensì dall’erosione dei ceti portatori di tali identità (dalle Chiese, all’ intellighentija indipendente, alla cultura classica) provocata da ben altri fenomeni (come la secolarizzazione, l’americanizzazione, i GAFAM, l’ideologia Woke).Buona parte di questi “agenti della de-italianizzazione” sono legati proprio ai GAFAM e all’eccezionalismo americano, di cui Musk è uno dei primi esponenti. Così come in tanti altri contesti (Germania, Ucraina, Israele) l’eccezionalismo americano strumentalizza come burattini i piccoli nazionalismi (“Kleinstaaterei”), per minare le identità dei grandi Stati-Civiltà che potrebbero divenire concorrenti degli USA (cfr. “Rapporto Wolfowitz”).Basti pensare che, in Lettonia, i ragazzi delle elementari non ragionano più in Lettone, bensì in Inglese, e poi traducono in Lettone le risposte da dare ai loro insegnanti. Questa sarebbe l’”Identità Europea” dei Baltici. In Italia, l’idea di un “Patriottismo Occidentale” svolge la stessa funzione.

Anche l’enfasi posta sulla denatalità e sull’ immigrazione riflette un problema tipico solo delle “Società di Immigrati” di ispirazione protestante o comunque puritana (anglosfera più Israele), le quali erano basate sul presupposto di poter “sommergere” le società native delle terre conquistate grazie all’immigrazione “di qualità”, all’”apartheid” e all’assimilazione. Invece, la “globalizzazione”, che ha alterato i flussi migratori (oltre all’occupazione israeliana), ha portato proprio in quegli Stati a una superiorità numerica (e spesso qualitativa) dei “Non Whites” sui “Whites”, anche e soprattutto nelle posizioni apicali (Harris, Mamdani, Pichai, Nadella, Sadiq Khan, Suniq, Oezdemir...). Ciò provoca lo sgomento nei ceti medi (“underdogs”), provinciali e abituati a comandare ai “Non Whites” come se fossero ancora degli schiavi, mentre invece sono ora sulla strada di divenire, non solo maggioritari, ma anche dominanti. Ma questo non è mai stato un problema europeo, se non come una delle tante sfaccettature dell’americanizzazione, perché la maggioranza è saldamente in mano a Europei, che non potranno essere “sostituiti” in tempi storici prevedibili, se non dai robot.Il famigerato “Piano Kalergi” è una”fake news” onventata da Hitler, che odiava l’aristocratico cosmopolita Coudenhove-Kalergi. Certo,  quest’ultimo, nella sua opera -predittiva, e non programmatica-, “Praktischer Idealismus”, ipotizzava il crearsi di una classe dirigente “bianca”, formata dalla fusione dell’ aristocrazia mitteleuropea (compresa quella ebraica), con la nomenklatura sovietica, mentre i ceti popolari europei, a causa del colonialismo, sarebbero divenuti meticci. Ed è per questo  che qualcuno aveva pensato alle leggi razziali anche in relazione alla nascita dell’ Impero d’Etiopia. Ma, come abbiamo visto, questa profezia non si realizzò per via della IIa Guerra Mondiale, del declassamento dell’ aristocrazia, della Shoah, della perdita delle colonie e della fine del socialismo, mentre il problema è divenuto più che mai reale in Sudafrica (da cui provengono Musk e Thiel), in Israele, negli USA, nel Regno Unito, in Australia e in Nuova Zelanda, dove i “Whites” diverranno ben presto minoranza e già ora abbiamo sindaci e capi di authorities indù o mussulmani. E ora, al posto degl’immigrati (anch’essi stufi dell’ Italia), arrivano i robot.

Infine, questa “sparizione” economica, che colpisce l’ Europa, è particolarmente percettibile qui in Piemonte, che è passata fra le regioni italiane più deboli, ovviamente in gran parte a causa della vera e propria dissoluzione della FIAT.

2.Un’Europa “naturaliter putiniana”?

Questo sgomento  ha avuto, in Europa, la contropartita di un sentimento  speculare al suprematismo WASP:  la russofilia. Secondo Luigi Manconi (La Repubblica)”la Federazione Russa appare come un baluardo rispetto alla decadenza dell’ Occidente”. Concetto anticipato già da Tacito e Jordanes con riferimento ai Germani, sviluppato da poi, per la Russia, da Teofane di Pskov e da De Maistre, portato poi alle estreme conseguenze  estremi da Leontijev e Dostojevskij, e coltivato ancora da Ilin e da Dugin .Siamo sempre ancora intorno alla questione della “Terza Roma”: la prima cadde sotto i barbari, la seconda sotto gli Ottomani, ma la terza, Mosca, sarà eterna (la “Rossija Viečnaja”), che sarà quindi, la vera Gerusalemme Celeste di cui parlava Sant’Agostino).

Nonostante gli sforzi secolari in contrario dei russofobi di tutte le risme (De Custine, Shevčenko, Hitler, Brodskij), sono “putiniane” secondo Manconi“tutte, ma proprio tutte, le organizzazioni del fondamentalismo cattolico, gran parte dei gruppi novax, e in generale quelli antiscientifici, la destra neofascista e la sinistra sovranista (c’è pure quella!).

Da queste propaggini estreme le pulsioni filorusse si diffondono nella società italiana attraverso i partiti (in particolare Lega e M5S, ma non solo), trovando simpatie sorprendenti e impreviste amicizie.”

In realtà, si è cercato di nascondere con l’oblio molti dei forti legami fra Russia ed Europa: le città greche e romane sul Mar Nero; il ruolo dei Variaghi nel creare la Rus’ di Kiev; lo sforzo di Pietro e Caterina per creare legami permanenti con l’Olanda (i canali di San Pietroburgo; l’Italia (l’architettura palladiana), la Francia (la lingua, il balletto, la biblioteca di Diderot);la Germania (la filosofia); inoltre, i rapporti strettissimi fra la monarchia russa e i Savoia, dalle vacanza e Nizza alla concessione di una base navale a Villefranche sur Mer alla costruzione di una linea ferroviaria diretta da San Pietroburgo a Nizza, alla visita dello Zar al castello reale di Racconigi, all’ospitalità data a Capri, sotto gli auspici della Regina Elena, a Trotskij, Lenin e la scuola di quadri del Partito Bolscevico.

Ma, a monte ancora di tutto ciò, c’è la profonda similarità fra Russi e Europei, che fa dei primi parte integrante ed essenziale del nostro Continente. Dalla lingua, simile a quella degli altri Slavi ma anche a quella dei Baltici; alla religione, comune a Ucraina, Bielorussia, Moldova, Transnistria, Bulgaria, ma anche a Georgia, Armenia, Gagauzia, Cipro e Grecia; alle origini dai popoli migratori delle steppe  ,simili a quelle dei Finnici, degli Ungheresi, dei Turchi, dei Bulgari, dei Serbi e dei Croati; alla cultura moderna, sorella di quelle contemporanee di Francia, Italia, Germania, Inghilterra e Polonia -pensiamo solo all’ Ermitage- ; al pensiero politico, con De Maistre, Bakunin, Soloviov, Fiodorov, Lenin, Trotskij, Gramsci, Togliatti..; all’intellighentija emigrata dopo la Rivoluzione d’Ottobre: Ustrialov, Trubeckoj, Nabokov, Kojève, Stravinskij… ).

La Russia è quindi  un Paese europeo a tutti gli effetti, e l’Europa sarà se stessa solo quando comprenderà anche la Russia, con le sue risorse naturali, culturali, economiche, demografiche e militari, oltre che l’Ucraina, il Caucaso e l’Anatolia : l’”Europa dall’ Atlantico agli Urali”, o “da Brest a Vladivostok”. Solo così essa  potrà apportare il contributo della propria identità continentale alla definizione della governance mondiale dell’ Intelligenza Artificiale, oggi tutt’altro che matura.

Per questo, è importante contrastare nel modo più risoluto la linea politica dell’ attuale Alto Rappresentante per la politica estera e di difesa europea, Kaja Kallas, che punta oramai dichiaratamente alla guerra contro la Russia, per perpetuare le divisioni interne del nostro Continente.

3.Chi smonterà il monopolio dei GAFAM?

In un’intervista a “La Repubblica”, l’ex segretaria generale della CGL, Susanna Camusso, ha ripreso la vecchia proposta, formulata di tanto in tanto da qualcuno ma poi sempre abbandonata, di “smontare” i GAFAM (in sostanza, lo “spin off” imposto ai monopolisti dalle autorità antitrust, previsto da più di un secolo nello Sherman Act americano ma non più attuato da molti decenni).

Come scrive Michele Serra su “La Repubblica”, “Leggendo le sue parole quasi si sussulta, per quanto insolita è la loro drasticità: e viene da chiedersi come mai questo argomento ..n on sia al centro del dibattito politico mondiale; al punto che la sola idea di una battaglia politica contro i monopoli sembra un azzardo irrealistico, coltivabile soltanto in piccole cerchie radicali, e non un’evidente urgenza della democrazia e financo del capitalismo, che ridotte in poche mani perde il suo potere di penetrazione e di contagio.”

In realtà, neppure Serra ha il coraggio di andare al di là di qualche allusione:”Come si sia arrivati, in pochi decenni, alla totale complicità politica e alla quasi idolatria di massa per l’impero dei Pochi, è un mistero che (forse) capiremo  solo quando ne saremo usciti.”

In realtà, i GAFAM costituivano, e ancora costituiscono, il nocciolo segreto del progetto della Modernità, dal Golem di Rabbi Loew, ai progetti teo-tecnocratici di Saint-Simon, al “Punto Omega” di Teilhard de Chardin, e, per ultimo, al “comunismo digitale” di Maurizio Ferraris. Secondo Saint-Simon, nella società socialista il potere spirituale sarebbe spettato agl’”industriali”. Nulla di strano, dunque, che, oggi, spetti ai guru dell’informatica. Orbene, con il loro “potere spirituale”, attraverso lo spionaggio, il “cyberwarfare” e i “social”, essi orientano la società. Ciò comporta, tra l’altro, una capacità di ricatto enorme, unita alla possibilità di mobilitare somme spropositate, utilizzabili ovviamente per la corruzione su vasta scala. Pensiamo al miliardo di dollari come premio di produzione, deliberato dagli azionisti di Tesla.

Nessuno osa contestare i GAFAM per il semplice fatto che questi hanno da tempo infiltrato i propri complici nella politica, nelle Chiese, nella cultura, nei media, nelle imprese, nei servizi segreti, negli eserciti, sicché quando, come proposto per esempio in America nella precedente legislatura, si propone di applicare contro di loro le regole ormai classiche per i monopoli, regole che prevedono un loro “spin-off”/smantellamento (come si era fatto con Standard Oil o con la SKF), queste proposte non giungono mai a una conclusione.Basti vedere , come esempio fra tanti, l’incresciosa vicenda attualmente in corso della multa a META da parte del Garante, oggetto di sfacciati patteggiamenti con i partiti e di censure nei confronti del giornalismo d’inchiesta.

La realtà è che oramai è dato per scontato quanto sostenuto da Eric Schmidt, già Direttore Generale di Google, che, cioè, i GAFAM sono la punta di diamante degli USA nella loro offensiva per il controllo del mondo, e, quindi, sono al di sopra della legge.

Di fatto, una siffatta operazione contro le grandi piattaforme è avvenuta solo in Cina (il cosiddetto “Crackdown on the BAATX”), con il blocco dell’ IPO del gruppo ANT di Jack Ma e una multa di 2,8 milioni per comportamento monopolistico.

Questo spiega perché ci possa essere in Occidente una simpatia diffusa per le potenze eurasiatiche che contrastano gli Stati Uniti. Infatti, questi ultimi da 50 hanno favorito di fatto anni la nascita dei GAFAM, nonché il loro affermarsi in tutto il mondo come streumenti di disciplinamento delle società civili. Il comportamento dei successivi presidenti è stato quello di impedire ogni intervento limitativo, da parte delle autorità americane ed estere (in primo luogo, dell’Unione Europea), che ha vanificato, su richiesta dei GAFAM e dei successivi Governi, ogni iniziativa delle legislazioni nazionali, delle autorità fiscali e dei vari Garanti, che si sono rivelate sempre più come semplici “gride manzoniane”. Ora, la Commissione von der Leyen sta ulteriormente dilazionando nel tempo l’applicazione di  buona parte dell’ Artificial Intelligence Act. L’intera normativa UE ha perduto, e ancora perde, così, ogni credibilità, mentre Trump dichiara che impedirà qualunque attentato ai GAFAM, che costituiscono un’eccellenza americana.

Perciò, la risposta a Camusso e a Michele Serra è che un “Crackdown in Occidente sui GAFAM”, parallelo al “Crackdown cinese sui BAATX” si avrà solo quando l’America avrà rinunziato alla sua pretesa di collocarsi a un livello più elevato degli altri Stati. Cosa che si potrà ottenere solo con una vera e propria “debellatio” del potere americano, quale perseguita, a parole e nei fatti, dai vertici dei BRICS, per esempio coll’ ultimatum agli USA e alla NATO prima della guerra in Ucraina, o  con le dichiarazioni congiunte fra Russia e Cina. Solo allora gli USA accetteranno di sedersi a un tavolo paritetico con le altre grandi potenze per discutere di una  governance mondiale comprensiva dei principi di base del diritto internazionale e delle regole comuni sull’ informatica e l’intelligenza artificiale.Per questo, gli Europei, privi di qualunque potere di intervento e minacciati nella loro libertà di espressione, possono solo confidare,  ma solo di nascosto, in una vittoria dei BRICS.

Unico rischio, quello del Coro dell’ Adelchi:
“Tornate alle vostre superbe ruine, all’ opere imbelli dell’arse officine, ai solchi, bagnati di servo sudor”…”Al nuovo signore si aggiunge l’antico.    
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta”.

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE E MILITARIZZAZIONE DELLE SOCIETA’

Uno sguardo comparativo

La polemica sulla legge recentemente approvata dal Senato, e la conseguente campagna referendaria, per quanto accanite, sembrano perdere di vista, come spesso accade in Italia, la panoramica generale  delle trasformazioni costituzionali in corso nel mondo, caratterizzata dalla preparazione della IIa Guerra Mondiale.

Questa legge, come quelle in materia di pubblica sicurezza e quelle sul web, vanno nel senso di una maggiore centralizzazione del potere, che si accoppia a tendenze altrettanto autoritarie e centralistiche della prassi politica: dai partiti personali e familiari, alla demonizzazione del pensiero dissidente, all’ allineamento cieco agli Stati Uniti.

Tuttavia, ciò non è tipico soltanto del Governo Meloni, dell’ Italia, dell’Europa o dell’ Occidente, ma si estende al mondo intero per effetto (i) della preparazione della guerra , (ii) della “rivalità mimetica” con la Cina, il grande vincitore di questi anni, (iii)del potere delle grandi piattaforme, (iv)del discredito delle retoriche libertarie dell’ultimo cinquantennio: il Patriot Act, l’unione del civile e del militare, il “Crackdown sui BAATX” in Cina; l’eliminazione dei limiti di eleggibilità al terzo mandato…

La trasformazione delle legislazioni in materia di giustizia (come quella italiana in materia di giustizia) costituiscono quindi solo una parte molto modesta di questo generale fenomeno. Anche perché, contrariamente a quanto si crede, l’”Indipendenza della magistratura” non esiste nella maggior parte dei Paesi dell’ Europa Occidentale, dove è palese che il giudici sono un organo politico. Per non parlare degli Stati Uniti, dove i giudici sono eletti come i Governatori, l’Attorney General è un organo del Governo, e i giudici della Corte Suprema sono nominati dal Presidente fra i candidati del suo partito, e modificano discrezionalmente il diritto perché la”common law” è un diritto giurisprudenziale.

Ecco una panoramica dei principali modelli:

Paesi dove la pubblica accusa dipende dal governo

Stati Uniti:

  • Modello di common law.
  • I procuratori (District Attorneys) sono eletti direttamente o nominati da autorità politiche locali.
  • Il Procuratore Generale (Attorney General) è nominato dal Presidente e fa parte del governo federale.

Regno Unito:La Crown Prosecution Service è formalmente indipendente, ma il Procuratore Generale è membro del governo e può intervenire in casi specifici.

Francia

  • I magistrati del pubblico ministero sono sottoposti al Ministero della Giustizia, che può influenzare la loro carriera e orientamenti generali.
  • Tuttavia, non può dare ordini su singoli casi.

Germania

  • I pubblici ministeri sono funzionari pubblici sotto l’autorità del Ministro della Giustizia.
  • Il governo può esercitare direttive generali, ma raramente interviene nei singoli procedimenti.

Giappone:Il Procuratore Generale è nominato dal governo e il Ministero della Giustizia ha forte influenza sulle indagini e sulle azioni penali.

L’Italia era caratterizzata, ed ancora è, dopo la recente riforma, dal principio dell’ indipendenza della magistratura, perché l’unica innovazione della presente legge è stata solo quella di eliminare la limitatissima opzione per i giudici (una volt nella vita) dalla carriera dei giudici giudicanti a quelli dei pubblici ministeri. Semmai, c’è da temere un ulteriore trend volto ad allineare il ruolo del pubblico ministero ai modelli degli altri Paesi occidentali, con la subordinazione al Governo e la discrezionalità dell’ azione penale.

Ciò dimostra che le battaglie intorno alla nuova legge sono pretestuose: il Governo vuole imitare diligentemente la campagna di Trump contro la magistratura, e la sinistra quella dei Democratici americani a favore della magistratura, nello stesso modo in cui tutti oggi si agitano per Mamdani.

Ma quando smetteremo di appassionarci per dibattiti a loro volta pretestuosi degli Americani? Il nostro sistema è ancora molto diverso. I veri problemi sono :

-la corruttibilità della magistratura (se si fanno corrompere per 30-40.000 Euro da parte di piccoli provinciali, immaginiamo quanto siano flessibili dinanzi ai Governi stranieri -cfr. le  morti di Olivetti, Tchu, Mattei, Moro, Servizi deviati, Cermis,. Calipari-; alle multinazionali (antitrust sul web, inquinamento); ai grandi patrimoni (impunità per evasioni fiscali multimiliardarie);

-l’ignoranza del segreto istruttorio (i processi si fanno alla televisione o sul web; le intercettazioni non servono per condannare i colpevoli, bensì per demonizzare chicchessia sui media.

2.La militarizzazione delle società occidentali

Dopo la caduta del Muro di Berlino, il sistema occidentale non ha cessato di tentare di occupare militarmente il resto del mondo, fomentando crisi locali come la guerra Iranian-Irak, l’indipendenza della Cecenia,  l’occupazione del Kuwait, la guerra alla Transnistria, all’ Abkhazia e all’ Ossezia, il movimento talibano, la guerra del Kossovo, Bin Laden, il “Progetto G.U.A.A.M.” (Georgia Ucraina Armenia Azerbaidzan), l’Isis, Hamas…

Infatti, esso non si è rassegnato, mé si rassegna, a perdere il controllo dei territori occupati nel corso dei secoli: le Americhe, l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia Meridionale e Orientale…

Per fare ciò, l’Occidente ha dovuto incrementare sempre più, anche servendosi  della psicosi dei “nemici pubblici”, il grado di controllo sulle società di tutto il mondo, attraverso l’esasperazione ideologica (“guerra delle democrazie contro le autocrazie”), il culto della personalità del Presidente, le intercettazioni a tappeto (Echelon, Prism), i GAFAM, l’inasprimento delle norme repressive (Patriot Act), la creazione nei Paesi alleati di partiti allineati con il movimento MAGA, il rafforzamento negli stessi della legislazione repressiva, la reintroduzione della leva obbligatoria…

Anche l’Italia è soggetta a questo tipo di pressioni, che si sono manifestate nel ritiro obbligato dalla Via della Seta, nello spostamento in Ucraina di armi essenziali alla sicurezza nazionale, nell’appalto di sistemi vitali di sicurezza nazionale a Musk e agl’Israeliani di Paragon, nell’esercizio della Golden Share contro innocue imprese cinesi. Per ciò che riguarda il diritto, c’è anche qui, come in America, un inasprimento delle leggi di pubblica sicurezza, e invece un rilassamento della repressione dell’ attività dei GAFAM americani, i peggiori nemici della privacy, ma oggi rivalutati (fra l’altro, dal Garante europeo Wewiòrowski) come preziosa fonte di dati per l’Intelligence Community americana.

Non parliamo ovviamente dell’ Ucraina, dove,  causa della guerra, il governo dimissionario è restato in carica un anno, sono stati sciolti 11 partiti, e fuse tutte le reti televisive, ed istituita addirittura una milizia specializzata nel controllo dell’ uso dell’ Ucraino anziché del Russo (che, puro o nella forma ibrida del Surzhik, ha costituito negli ultimi 2 secoli, la lingua d’uso in Ucraina, e perfino del Presidente Zelenskij e del Battaglione Azov).

Ultime novità:

-i diplomatici americani, prima durante e dopo le trattative interazionali per la riforma del diritto del mare, hanno minacciato i loro colleghi di altri Paesi di sanzioni personali e per i loro Paesi nel caso di voto difforme da quello degli USA;

-gli USA si sono rifiutati di partecipare al G20 in Sudafrica per protesta contro le discriminazioni contro i bianchi locali, non dissimili da quelle in USA, Canada  e Australia contro i nativi, e nelle repubbliche ex-sovietiche contro i russofoni e i russofili.

3. L’Europa a un bivio

Mell’ ottica della preparazione delle nostre società a crescenti pericoli bellici, si confrontano due esigenze apparentemente contraddittorie:

-da un lato, quella di rafforzare comunque la capacità bellica delle società europee (gravemente arretrate in questo campo), cosa che richiede un grande anticipo delle vere e proprie situazioni di crisi;

-dall’ altro, tenere conto che, fa le possibili minacce al territorio dell’ Unione, la più imminente è quella, del Presidente Trump, di annettere con la forza la Groenlandia agli Stati Uniti, occorrerebbe  che la preparazione bellica in corso potesse essere usata anche contro un attacco statunitense. In quest’ottica, non si può dimenticare che l’Europa Occidentale è soggetta a una vera e propria occupazione militare americana, con centinaia di migliaia di soldati, che non si sa se resterebbero inattivi nel caso di occupazione della Groenlandia. E’ difficile immaginare come strutturare una difesa europea capace di fare fronte anche a questa eventualità

Per questo motivo, la formula spesso suggerita di introdurre, per le politiche di difesa, in luogo dell’ attuale unanimità fra gli Stati, una forma di voto a maggioranza, oltre ad essere giuridicamente vuota, è anche un’arma a doppio taglio. Intanto, Le decisioni di carattere bellico, soprattutto in caso di guerra fra le macchine intelligenti, fuoriesce di per se stessa dalle formule tradizionali del diritto internazionale bellico (innanzitutto la “dichiarazione di guerra”): Le guerre non si dichiarano; gli obiettivi dei missili e dei droni sono segreti; i colpi di mano li decidono i Presidenti con i Servizi Segreti. In parlamento si discutono semmai i budget militari a lungo termine. In quale organo si voterebbe a maggioranza?

Nello stesso modo, fare affidamento a scatola chiusa su organi istituzionali, vuoi europei, vuoi europei, schierati in modo acritico con l’ America, come i Presidenti Costa e von der Leyen, l’Alta Rappresentante Kallas e il Commissario Kubelius, sarebbe un grave rischio per l’ Europa. A quel punto, meglio l’attuale regola della maggioranza.

Occorre invece urgentemente un’azione culturale, coerente con l’avanzata nel mondo del ruolo delle civiltà non europee, per creare, fra l’opinione pubblica, e soprattutto fra le classi dirigenti, specie quelle del futuro, e  soprattutto nel mondo intellettuale, e ancor più nel servizio pubblico, specie militare, la consapevolezza della nostra diversità dal “mainstream” americano, con le critiche  che Burke, Herder, Renan, Taine, Dickens, Kafka, Céline, e Weil, avevano mosso all’ America fino da due secoli fa., in modo che, nel momento decisivo, l’Europa sappia fare le proprie e scelte.

CONSERVATORISMO, CONSERVAZIONISMO E “CULTURE  DI DESTRA”….

Abbiamo spesso avuto l’occasione di osservare, senza mai approfondirla,  la distinzione fra “conservatorismo” e “conservazionismo”.  Oggi ci sembra il caso, di fronte ai dibattiti sempre più accesi sul conservatorismo e sulle “culture di destra”, di ritornare su quelle definizioni.

Il conservatorismo è un fenomeno praticamente eterno, in quanto in tutte le epoche una parte della società (i “laudatores temporis acti”) si è volta con nostalgia ai tempi passati. Basti pensare a Confucio, a Platone, a Tacito, a Dante, a Rousseau,  a Balzac, a Gandhi…Tuttavia, a mano a mano che si procede nel corso dei secoli “storici”, nasce una forma più consapevole e profonda di conservazione: una riflessione sui caratteri “permanenti” (o di lunga durata) dell’Umanità, minacciati, appunto, dal processo storico, che, in modo speculare all’ avanzamento delle tecniche, induce un depotenziamento dell’uomo rispetto all’ “Uomo Universale” dei primordi: dall’Età dell’ Oro, all’ Epoca Assiale all’epoca eroica, alla “Patrios Politeia”, al “Mos Maiorum”,ai Primi Cristiani, all’Età Classica,ai “Califfi Ben Guidati”, al Rinascimento, al Risorgimento, allo “Spirito Dionisiaco”.

Questo depauperamento dell’uomo  è stato visto in molte delle sue forme: metalli sempre meno preziosi, indebolimento dei costumi, varie forme di tirannide, oblio della cultura alta, delle virtù civiche o dell’autenticità.

Nel 19° e soprattutto nel 20° secolo, questa disumanizzazione veniva ascritta prioritariamente alla tecnica: l’alienazione di Marx, il “mantello d’acciaio” di Weber,  l’”uomo in provetta” di Huxley. Il Mito del Progresso  sfociava in un sostanziale regresso, effetto dell’Eterogenesi dei Fini. Lo riconoscevano personaggi diversi come Wolf, Goethe, Nietzsche, Freud, Schmitt, Guénon, Gandhi, Weil, Evola, Horkheimer e Adorno…

1.Il volto oscuro del “Progresso”

Oggi, la vera ragion d’essere della repulsione per questo depauperamento dell’ umano si svela in tutta la sua drammaticità: sotto le vesti accattivanti della civilizzazione, della moralizzazione, dello Stato, prima etico e poi democratico, della comodità, della filantropia, della ricerca scientifica, del moralismo, della Pace Perpetua, si cela l’affermarsi di un Leviatano, prima politico, poi sociale, e, finalmente, tecnologico. L’”Impero Nascosto” delle sette, dei Poteri Forti, del Complesso Informatico-Digitale, del Politicamente Corretto, del conformismo planetario, della Società del Controllo Totale, dell’Intelligenza Artificiale, e, infine, della Singularity.

La Modernità s’identifica con l’ipocrisia puritana, che impone a tutti la modestia, la trasparenza, l’eguaglianza, la rinunzia, ma riserva ai vertici occulti dei Poteri Forti un potere ed un’ambizione senza limiti: guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti! La Modernità ha gettato la maschera.

Quello che è stato erroneamente definito come “egemonia culturale della sinistra” è, in realtà, la tirannide totalitaria della Modernità Scatenata, che impone ai cittadini un’ agghiacciante  omogeneità: “i Paesi avanzati”; “la Comunità internazionale”; “i Diritti” (“non lasciare indietro nessuno”), ma, soprattutto, vorrebbe spacciare come “dialettica democratica” la presenza, all’ interno di questo quadro omologato, di alcune insignificanti  sfumature,  come un liberismo  o un sindacalismo di facciata,  un Cattolicesimo che ha accettato che la salvezza venga dalla Scienza e dalla Tecnica, o un sovranismo che accetta la permanente occupazione straniera, e, infine, due versioni della “Cancel Culture”: quella terzomondista e quella occidentalista, altrettanto antiumane. Invece, le reali alterità, come quella delle culture extraeuropee (esempi: il Confucianesimo e l’Induismo), oppure un autentico relativismo (Wittgenstein, Heisenberg, De Finetti, Feyerabend), o, ancora, la piena rivendicazione di specifiche differenze (come la Pasionarnost’ e il Sanata Dharma), vengono ostracizzate nel “mainstream” occidentale al punto da divenire indicibili. Sono così sanzionati legalmente i pensieri e comportamenti “conservazionisti”, come la difesa della “Separedness of minds”, della storia, dei sessi, delle gerarchie..., che addirittura sono considerati reati, e/o classificati come “influenze straniere maligne”.

2.La Dialettica dell’ Illuminismo

Ciò è tanto più grave in quanto, oggi, il vero problema non è neppure politico: è esistenziale. La Fine della Storia si rivela essere , come ha dovuto riconoscere lo stesso Fukuyama, la fine dell’Uomo (prevista addirittura entro 10-20 anni a meno che non intervengano eventi drammatici, come la Terza Guerra Mondiale), in cui, di fronte all’ onnipotenza del sistema macchinico, l’Uomo si sta rivelando, come scriveva Anders, antiquato e inutile. Basti pensare allo scontro in corso in tutto il mondo fra missili ipersonici, sistemi satellitari, droni, servizi segreti e hacker, dove il fattore umano è sempre più irrilevante.

Il “Phylum Macchinico”, come lo chiamava De Landa, vero protagonista del XXI° Secolo, appare con il volto accattivante della Libertà, dei Diritti, delle scoperte scientifiche, dell’onnipotenza dell’ Uomo, per poi rivelarsi, nei fatti, come l’Anticristo di Soloviov, affossatore dell’Umanità sotto l’omologazione e la guerra delle cose. Libertà, Diritti, scoperte scientifiche, onnipotenza dell’Uomo (le “Magnifiche Sorti e Progressive” di Leopardi) sono gli slogan branditi di volta in volta deliberatamente dalle mosche cocchiere delle Macchine Intelligenti, per distruggere il tessuto sociale, trasformando l’Umanità in una massa indifferenziata, debole e istupidita, incapace di resistere alla forza delle macchine intelligenti, le uniche in grado di sopravvivere alla Terza Guerra Mondiale. Nello stesso modo, Serse aveva incaricato Mardonio di istaurare delle democrazie nella Ionia per impedire il rinnovarsi delle rivolte delle locali aristocrazie, e Mirabeau aveva scritto a Luigi XVI di favorire la Rivoluzione Francese, perché questa era l’erede della politica regia di appiattimento degli ordini sociali.

3. “Gli intelligenti andranno sparendo”

Paolo Crepet,  in un’intervista a Ticinonline, ha espresso la sua preoccupazione sul futuro del pensiero. Secondo lo psichiatra, l’idea stessa del Quoziente Intellettivo (QI) presto diventerà “obsoleta” e si troverà un altro modo per misurare l’intelligenza umana – uno strumento “più adatto alla poca intelligenza dell’uomo contemporaneo“-.La nuova modalità di misurazione dell’intelligenza “non si baserà più sulle capacità di sintesi e di memorizzazione” perché “che vanno eliminati per non far apparire tutti come stupidi“, ha aggiunto il professore. A suo avviso, la delega crescente alla tecnologia, in particolare all’intelligenza artificiale, sta progressivamente atrofizzando le funzioni mentali che un tempo definivano l’intelligenza umana.

Crepet individua nei social media e nell’intelligenza artificiale i principali responsabili di questa regressione cognitiva. Internet ha fatto da “apripista” ma sono stati i social a modificare profondamente il nostro modo di comunicare e di pensare. Questi strumenti hanno generato un cambiamento antropologico profondo, alimentando dinamiche di aggressività, conformismo e superficialità. L’intelligenza artificiale ha amplificato ulteriormente il fenomeno, offrendo risposte preconfezionate a milioni di persone che si affidano al software anche per questioni morali e psicologiche.

Così “la vita si trasforma in un enorme scaffale di un supermercato, dove trovi qualsiasi cosa senza doverla più scoprire”.

Oggi si sta delineando la possibilità di avere tre specie emergenti: la specie umana, la specie digitale e la specie ibrida. Esse coesistono in un intreccio complesso e in continua evoluzione.

Mustafa Suleyman, CEO di Microsoft AI e co-fondatore di DeepMind, ha descritto l’IA come una sorta di “nuova forma di vita tecnologica”, capace in prospettiva di autoriprodursi e di adottare decisioni complesse senza supervisione continua. In un intervento pubblico su Ted Talk del 2024, che ha ricevuto ampia diffusione, egli ha sottolineato: “l’AI dovrebbe essere intesa come qualcosa di simile a una nuova specie digitale. Li vedremo come compagni digitali, nuovi partner nel viaggio delle nostre vite”.Questa immagine capovolge la percezione comune: non siamo più dinnanzi a macchine subalterne, ma a co-protagonisti dell’esperienza umana. Suleyman evidenzia altresì come tali agenti digitali non siano semplici algoritmi matematici, altrimenti detti “pappagalli stocastici”, ma entità con un QI quasi perfetto e capacità di simulare empatia, supporto e gentilezza. Non sorprende quindi che, già oggi, in vari ambiti, gli individui preferiscano interagire con chatbot piuttosto che con altri esseri umani.

Il terzo attore in scena è la specie ibrida: l’entità che fonde umano e digitale in un unico corpo e in una coscienza condivisa. Se da un lato Harari, con il concetto di Homo Deus, tratteggia l’evoluzione verso una condizione di sublimazione quasi divina, dall’altro si profilano scenari in cui la tecnologia non è più soltanto un prolungamento del corpo o della mente, ma diviene momento integrante della coscienza, della volontà e dell’azione. In questa direzione si colloca il progetto Neuralink di Elon Musk, che mira a connettere cervello e computer tramite interfacce neurali. Se tali tecnologie dovessero diffondersi, la distinzione fra mente biologica e digitale si assottiglierebbe sin quasi a scomparire.

La coesistenza di queste tre specie (umana, digitale e ibrida) apre sfide importanti e senza precedenti, che si possono sintetizzare, a loro volta, in tre grandi fronti:

-Coscienza e rappresentazione di sé

L’umano riflette sul proprio passato, presente e futuro; il digitale apprende e risponde in tempo reale; l’ibrido vive la riflessione con occhi tecnologici. La questione cruciale diviene: chi definisce l’identità, quando questa è condivisa fra essere umano e macchina?

-Rischi e governance

Suleyman avverte che, pur promettendo immense opportunità, dall’assistenza sanitaria alla lotta contro i cambiamenti climatici, l’IA è “difficilmente governabile”. I rischi di abuso, di errori sistemici oppure di uso malevolo si moltiplicano con l’aumento delle capacità autonome dei sistemi digitali;

-Etica e potere

Per questo, s’ impone oggi più che mai, come necessaria antitesi, quella “Forza che Trattiene”, quel misterioso Katèchon, di cui (nella IIa Lettera ai Tessalonicesi) parlava San Paolo senza poterlo, o volerlo, spiegare, che si oppone alla Fine dell’ Uomo, almeno fintantoché questa non coinciderà con la Salvezza Divina. Per quest’ultimo inciso, anche il Katèchon si rivela duplice e ambiguo, e, se Sant’Agostino affermava di non comprenderlo, i suoi successivi cultori, dalle Hadith mussulmane a Ottone di Frisinga, da von Bader a Carl Schmitt, da Soloviov a Berdjajev, fino a Pietro Barcellona e Aleksandr Dughin,  sono almeno, su questo punto,  altrettanto oscuri e sfuggenti di San Paolo. Ed è per questo che continua a mancare una reale forza di opposizione.

Comunque sia, la dialettica fra l’Anticristo e il Katèchon (la Dialettica dell’ Illuminismo”) è al cuore stesso della storia contemporanea, come dimostrano le numerosissime prese di posizione contro l’Intelligenza Artificiale, interpretata  come fine dell’ Umanità, da parte degli stessi inventori e cultori della stessa (Musk, Altmann, Judkowsky). Essa costituisce infatti lo sbocco finale di una lotta incessante nel corso della storia: fra i Persiani chiliastici e i Greci “catecontici” (basti pensare all’Oracolo di Delfo su Leonida e al Sogno di Dario ); fra il nichilistico Buddhismo Hinayana e quello Chan (Zen), costruttivo e combattente (per esempio, Bodhidharma e il Monastero di Shaolin); fra l’ansia di Apocalisse degli Anabattisti (vedi la bandiera arcobaleno issata nella battaglia di Falkenheim) e il discorso di Lutero ai Principi Tedeschi; fra la Pasionarnost’ dell’Eurasiatismo e il postumanesimo dei Cosmisti russi…

4.I Conservatorismi del Sud del Mondo

Papa Francesco, massima espressione delle religioni mondiali, aveva incitato alla resistenza agli “Imperi Sconosciuti”.  Sul piano politico, le potenze dell’Eurasia, pure nella grande varietà e confusione delle loro posizioni, si richiamano tutte a un’idea di conservazione. Il marxismo cinese non è riuscito a soffocare il riemergere del linguaggio neo-confuciano, là dove propone, quale obiettivo strategico per i 100 anni della Repubblica Popolare, non già il Comunismo, né il DaTong, mitico ideale normativo del Confucianesimo, bensì il più equilibrato Xiaokang (la “Società Moderatamente Prospera”).L’idea che, dell’ Ram Rajya (il “Regno di Rama”)ha il Janata Party  esalta lo Yoga e le medicine tradizionali. Ma perfino nell’Occidente anglosassone, roccaforte dei GAFAM e della NSA, e quindi , del Progetto Incompiuto della Modernità erede di tutti i chiliasmi, vi sono personaggi come Assange, Snowden e Judkowsky, che si battono eroicamente contro gl’ Imperi Sconosciuti.

Il Conservatorismo ha un peso particolare nella tradizione culturale russa, che va da Teofane di Pskov a Soloviov,a Leontijev, a Dostojevskij, a  Ilin, a Florenskij, a Sol’zhenitsin…(il “Pensiero Russo”).

Particolarmente illuminante a questo proposito il saggio di Luca Gori,”La Russia Eterna,Le origini del conservatorismo post-sovietico”, finalmente privo di quell’ “arroganza romano-germanica” che Nikolaj Trubeckoj condannava già un secolo fa nell’ Europa “illuminata”.La visione di Gori si estende dai primordi del la coscienza nazionale russa sotto gli Zar, per passare ai dibattiti fra slavofili e occidentalisti, giungendo infine agli aspetti conservatori del socialismo reale e all’ evoluzione culturale della Russia post-comunista. Evoluzione che parte dalle ottimistiche aperture di Gorbaciov e Eltsin, per passare, sotto Putin, da un atteggiamento liberale filo-occidentale, a visioni sempre più legate all’esigenza di difendere la specificità russa.

Un atteggiamento  simile ispira il libro di Ilan Pappé “La Fine di Israele Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina”. Con una tesi  alquanto isolata, Pappé, professor ebreo che insegna in Inghilterra,  offre una visione  storica anticonformista, che descrive con toni positivi la Palestina pre-dichiarazione Balfour, caratterizzata dal modello multiculturale ottomano, parallelo a quello degl’imperi russo e austro-ungarico, la cui disgregazione, e sostituzione con “nazio ni” artificiali,  è inequivocabilmente alla radice dei conflitti arabo-israeliano, russo-ucraino e serbo-albanese. Secondo Bappé, l’orientamento prevalente del sionismo, basato sull’idea di uno Stato nazionale ebraico, non corrisponde alla storia e alle tradizioni dell’ Ebraismo, e, in primo luogo, dell’ ebraismo Mizrahi, quello dell’ Ex Impero Ottomano, e, in particolare, della Palestina dell’ epoca della Nahda (il Rinascimento, o Risorgimento,  Ottomano) caratterizzato da un’identità mista al contempo araba ed ebraica.

Il fatto è che la società israeliana è scossa, in parallelo a quella nordamericana, dal problema demografico, desinato a scuotere l’egemoinia sionista nello stesso modo in cui  viene scossa in USA l’egemonia WASP.

 Infatti, i cittadini di Israele sono 10.148.000, di cui:

-7.500.000 circa Ebrei, di cui 2.000.000 circa di Ebrei russofoni;

-2.600.000  circa Arabi, di cui 500.000 circa Cristiani, divisi in varie confessioni;

200.000 stranieri di altre confessioni;

A cui vanno aggiunti:

2.000.000 circa di arabi mussulmani e cristiani a Gaza;

1.500.000 circa arabi mussulmani e cristiani in Cisgiordania;

500.000 coloni israeliani in Cisgiordania.

Come si vede, su una popolazione totale occupata da Israele di 15.000.000 circa, solo 6.000.000, cioè circa la metà, sono ebrei a tutti gli effetti, sì che, nel caso in cui tutti potessero votare, le maggioranze parlamentari resterebbero appese, come in Ucraina e nei Paesi Baltici, alla cospicua minoranza russofona.

Nello stesso modo, gli Stati Unirti hanno una popolazione di 340.110998 abitanti, più  3,6 milioni circa di residenti dei Territori (Puerto Rico, Guam, the U.S. Virgin Islands, American Samoa, and the Northern Mariana Islands).

Il 60% degli Americani sono “Whites” e il 40%, “Non-Whites”, ma, all’ interno dei “Whites”, i WASPS sono solo il 3-4% della popolazione totale.

E impensabile che i WASP continuino a imprimere l’orientamento culturale e politico e detengano la maggior parte del potere economico pur essendo un’infima minoranza.

5.”No Kings”: il  “Tecnofascismo” dell’ Amministrazione Trump

In questo contesto, non stupisce che possa prendere corpo l’idea di Trump di trasformare radicalmente la struttura del potere negli Stati Uniti, rafforzando a tal punto la “Presidenza Imperiale” da farla assomigliare sempre più a una monarchia. In tal modo, diventa irrilevante la dialettica maggioranza-minoranze.

Questo approccio è stato definito “tecnofascismo”, per il ruolo centrale dato ai guru post-umanisti e per le aggressive politiche di contrasto alla cultura “Woke”. Intanto, in questo modo si creano strumenti per controllare l’opposizione sociale, avente la sua base prevalente nella maggioranza “Non- white”.

«Stiamo affrontando la potenziale fine della nostra Repubblica», ha affermato Bill Nye –divulgatore scientifico e veterano delle proteste che fermarono la guerra in Vietnam. «Dobbiamo fermare gli abusi si questo presidente petulante e la sua cerchia di tirapiedi».Come risposta, Trump ha fatto diffondere un video in cui, incoronato e alla guida dii un cacciabombardiere, bombarda di letame i manifestanti.

Questa esigenza di “sicurizzare” la minoranza bianca contro la nuova maggioranza “non-white” si sposa con le altre tendenze verso l’accentramento del potere. Prima fra le quali la presenza di una dittatura di fatto dei GAFAM, i quali, forti delle tecnologie di comunicazione, militari, spaziali, spionistiche e commerciali, controllano, influenzano e terrorizzano i cittadini e le stesse classi dirigenti. Trump, presentandosi come il difensore dei privilegi dei GAFAM in tutto l’Occidente, è divenuto il loro beniamino

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6.Cos’è dunque il Conservazionismo?

Chiamiamo “conservazionismo” la resistenza mondiale contro gli esiti ultimi del mito del Progresso. Esso si oppone non già (come facevano, e fanno,  i vari Conservatorismi) alle successive, parziali, “derive” dei mondi “tradizionali” (la democrazia ateniese,  il despotato romano, la “gente nova” di Dante, la Rivoluzione Francese, il macchinismo dei Luddisti, il marxismo comunista) bensì proprio alla distruzione dell’uomo  quale noi lo conosciamo (quello dell’ Epoca Assiale, che nasce con le grandi culture della scrittura e dura fino a noi), prima di  avere intanto costruito nulla di veramente alternativo (la “Nuova Società Organica” lanciata da Saint-Simon e al centro di tutte le utopie ottocentesche, ma mai realizzata).

Per questo, perfino  la prima rivendicazione dei guru americani dell’ informatica è oggi una moratoria sulla ricerca circa l’ Intelligenza Artificiale Generale, che permetta alla cultura di recuperare il tempo perduto rispetto alla tecnica, mentre Judkowsky è, addirittura, per un divieto assoluto di proseguire le ricerche sull’ Intelligenza Artificiale Generale (o Generativa).

Anche in Europa s’impone una qualche forma di Katèchon, una forza spirituale capace di trattenere la “transizione” dall’ Umano al Post-Umano, e, in primo luogo, a scalfire i privilegi esorbitanti conquistati dai GAFAM.. Secondo molti, da Heidegger a Juenger, da Teilhard de Chardin a De Benoist, questa resistenza sarebbe vana (un “mito incapacitante”), perché le stesse tradizioni ancestrali degli Europei porterebbero, attraverso un piano inclinato, verso l’Apocalisse. Solo la Russia si era posta da tempo (vedi il discorso del Principe Mishkin ne “L’Idiota”), la missione di salvare l’Europa dalla Modernità, che è stata ripresa dopo la caduta dell’ URSS.

Alla luce del Dubbio Moderno, risultato della “Vergleichende Epoche” di Nietzsche, che tutto confronta, antico e moderno, sacro e profano, Oriente e Occidente, anche la scelta fra Anticristo e Katèchon appare esposta al massimo della soggettività.  E, questo, ben si addice, innanzitutto, ai cultori del Katèchon, che si oppongono al mito del Progresso proprio per il suo determinismo, mentre invece si ostinano a credere che, come ha scritto recentemente De Benoist, la Storia è aperta”. Se così è, la “de-cisione” di ciascuno di noi può ancora contare (facendo salvo il “libero arbitrio”). E, allora, come aveva illustrato mirabilmente già Matteo Ricci nella sua opera “Il vero significato del Signore del Cielo”, la scelta fra nichilismo, impersonato dal Buddhismo (così come ora come dal  Progressismo occidentale), e un’ ispirazione verso la continuazione della vita umana (impersonata, nella Cina di allora, allora dal Neo-Confucianesimo) è individuale, “hic et nunc”. ,Per questo i Gesuiti avevano scelto l’abito e la cultura “mandarini”, a costo di urtarsi (per i Riti Cinesi) con un’Europa monarchica ed ecclesiastica già orientata verso il Mito del Progresso. Mito, per altro, osteggiato da quasi tutti i grandi pensatori europei, solidali nella sostanza con la posizione dei Gesuiti. Basti pensare ai “Novissima Sinica” di Leibniz e al “Rescrit de l’Empereur de la Chine” di Voltaire, influenzati, l’uno,  dalle “Lettres édifiantes et curieuses” dei Gesuiti e, l’altro,  dall’ “Editto Rosso” di Kaanxi. E, più tardi, alla critica di Kierkegaaard all’ Arcivescovo Mynster,  a quella anti-egualitaria di Tocqueville e di Nietzsche, e a quella anti-irenistica di Freud. Per non parlare poi di Simone Weil, che voleva ricreare l’”Enracinement”, o di Saint Exupéry, che voleva “costruire la Cittadella nel cuore dell’Uomo”.

Certo, la scelta “progressista” opposta al Conservazionismo ha anch’essa, dalla sua parte, delle buone ragioni, dall’ansia di Bene propria dei chiliasti al desiderio di infinito di Nietzsche, alla volontà di attuare le Scritture, propria di Fiodorov e dei Cosmisti Russi, fino alla religiosità universale di Teilhard de Chardin e di Raymon Panikkar. E proprio per questo, pure in presenza di una lotta mortale per la vita e per la morte, i Conservazionisti debbono mantenere il totale rispetto per i loro, pur mortali, avversari. Anche e soprattutto perché raramente essi sono del tutto tali, come il Goethe di “An die Vereinigten Staaten” e del secondo Wilhelm Meister, così come il Marx dei “Grundrisse”.

Come si vede, non c’è proprio bisogno di andare alla ricerca di nuove strane ideologie, quando siamo immersi fino al collo in una fondamentale lotta culturale, che non verte certo su vane parole o mode, bensì sulla nostra sopravvivenza esistenziale. La lotta culturale pro e contro il Postumano, così come quella fra le varie versioni dello stesso e dell’ opposizione ad esso, sta infatti sostituendo quella fra le obsolete ideologie sette-ottocentesche. Coloro che vorrebbero ridare un’anima ai moribondi partiti europei, non hanno, quindi, che l’imbarazzo della scelta fra le diverse posizioni sull’Apocalisse.

Quello che non è ammissibile è, invece, ciò che succede oggi tutti i giorni, con l’”establishment” che finge di azzuffarsi su questioni futili, camuffando o nascondendo dietro l’agitare di slogan antiquati l’importanza vitale della questione della Fine dell’Uomo..

7.Il “conservazionismo” ha a che fare con le “culture da destra”?

Esiste un concetto politico, seppure vago, chiamato “destra”. Esso trae la sua origine dalla collocazione in parlamento dei diversi gruppi politici della Rivoluzione Francese, e ha, quale presupposto, l’idea ch’essi si distinguano per la loro più calda, o più fredda, adesione al “Progetto Incompiuto della Modernità”, un “pacchetto” che si pretende unitario di gnoseologia, teologia, filosofia, cultura, etica, politica, economia, tecnologia e società (la “concezione assiale della politica”).Si tratta certamente di un concetto utile dal punto di vista euristico, visto che normalmente la politica parlamentare si basa su alleanze fra partiti vicini nello spettro destra-sinistra. Ne consegue che esistano in molti Paesi, come oggi in Italia, governi di destra, che hanno i loro sostenitori, anche fra gl’intellettuali, e che questo renda opportuna, se non necessaria, una “politica culturale di destra”.

Come è stato rilevato quasi unanimemente, non esiste però un’ unica “cultura di destra”, bensì, semmai, una serie di “culture di destra”. Esse hanno una qualche affinità con il conservazionismo, ma non vi si sovrappongono. Da un lato, vi sono delle “culture di destra” come il Futurismo, che sono piuttosto omogenee al Mito del Progresso. Ma anche le altre hanno semmai molto in comune con i vari Conservatorismi, vale a dire esprimono la nostalgia per questo o per quel periodo storico, ma nessuno di esse ha la consapevolezza della prossima fine dell’Umanità, e dell’urgenza di opporvisi. Questa consapevolezza è comune solo a qualche decina di intellettuali in tutto il mondo, e non ha trovato un unitario veicolo politico.Certamente, un siffatto  isolamento degl’intellettuali conservazionisti non si può accettare. Da un lato, occorre ricercare dei momenti di incontro, che le, seppur  discutibili, politiche culturali della destra potrebbero fornire, e, dall’ altro, si richiederebbe un maggiore attivismo, pubblicistico, politico e di ricerca, tecnologica e pedagogica.

E, ancora, ci chiediamo se abbia senso comune la recente risoluzione del Parlamento Italiano, votata, tra l’altro, dalla maggioranza governativa, contro le “interferenze straniere” nei processi politici italiani da parte dei Governi “autoritari”, quando tali interferenze, ammesso che tali si possano definire,  consisterebbero  nel favorire le idee “conservazioniste” (“conservatorismo russo”, islam politico, confucianesimo). E’ paradossale che l’attuale maggioranza conservatrice voglia censurare un naturale e tradizionale flusso di idee conservatrici in provenienza, tra l’altro, anche da Paesi, come l’Ungheria e la Polonia, che il Governo considera come affratellati da ideali culturali e politici. Questo non è l’ultimo dei paradossi dell’attuale transizione mondiale e dell’attuale maggioranza governativa italiana.

CONFRONTO FRA LE STRATEGIE PER l’AI

Europa, Cina e USA

La centralità dell’ Intelligenza Artificiale fa sì che le grandi potenze elaborino piani di azione in questo campo sempre più simili fra di loro nella speranza di superare l’avversario. Solo nel luglio del 2025 sono stati pubblicati quello cinese e quello americano. Nel frattempo, una serie di scienziati informatici ha elaborato un Manifesto europeo che caldeggia la creazione di un centro europeo per l’ AI, sulla falsariga di quanto da noi proposto da anni con il libro European Technology Agency.

 Vi è una fondamentale differenza fra il documento della Cina , che sposa l’idea, di Kissinger e di Judkowski, di un accordo internazionale sull’ AI,  e quello degli USA che lo ignorano, nella speranza di mantenere una posizione di vantaggio nei confronti degli avversari, riproponendo attraverso l’ AI l’egemonia dell’ “America-Mondo”, e, soprattutto, uno stretto controllo sui propri alleati. Resta da vedere se la presunta posizione di vantaggio degli USA sia ancora tale, perché, in caso contrario, la politica americana di chiusura si ritorcerà contro gli USA (e soprattutto i loro alleati -salvo Israele- spiazzati e impossibilitati a ricercare soluzioni autonome).

 Sullo sfondo si staglia i più che mai il pericolo, dettagliatamente illustrato da Judkowski, dell’ estinzione a breve termine dell’ Umanità, soppressa dall’ Intelligenza Artificiale Generale- tema sul quale violenta è la contrapposizione all’ interno degli stessi GAFAM, i quali, per lo più, propendono per una moratoria delle ricerche sull’ AI generale, in attesa di trovare soluzioni (oggi inesistenti) che garantiscano la sopravvivenza dell’ Umano in un mondo dominato dalle macchine.

Attualmente, anche se a qualcuno potrà sembrare paradossale, la difesa dell’”Umano” contro quella  presa di controllo da parte dell’AI, che, negli USA, non ha più limiti,  resta affidata sostanzialmente alla Cina, mentre l’Europa ha abdicato di fatto a questa sua vecchia ambizione cedendo scandalosamente sempre più a tutte le pressioni dei GAFAM e di Trump per un allineamento sull’ America su ogni fronte (regolamentazione, antitrust, tasse), come previsto nel Piano americano di azione di Luglio.

Eppure, neanche la Cina ha elaborato fino in fondo un progetto alternativo di società dell’ Intelligenza Artificiale, sicché resterebbe aperto, teoricamente,  un enorme spazio politico per un’ Europa che divenisse indipendente, anche culturalmente, dagli USA, elaborando la propria visione del rapporto uomo-macchina partendo dagl’insegnamenti dei grandi Europei che si sono occupati della formazione dell’uomo come base per il fiorire della società: da Ippocrate a Senofonte, da Bernardo di Chiaravalle a Ignazio di Loyola, da Carlyle a Nietzsche…Solo una siffatta impostazione globale avrebbe la forza politica per coagulare una coalizione capace di generare un autentico sforzo dell’ Europa.

1.Il Centro Europeo di ricerca sull’ Intelligenza Artificiale

Purtroppo, il Centro Europeo di Ricerca sull’Intelligenza Artificiale, invocato dagli studiosi della materia (Yann LeCun, Premio Turing e capo scienziato di Meta AI; Cédric Villani, Fields Medal; Bernhard Schölkopf del Max Planck Institute; e Marc Mézard, oggi alla Bocconi), riuniti  presso l’ Università di Bologna, non percorre questa strada, continuando a puntare solo sulle solite  soluzioni istituzionali, regolatorie  e finanziarie.

Nel Manifesto presentato all’Alma Mater si immagina un’istituzione compatta, con un forte nucleo scientifico dedicato tanto alla teoria quanto alle applicazioni. Ricordiamo che nessuno dei tentativi posti in essere in questa direzione ha avuto finora un peso istituzionale e politico neanche paragonabile a quello del CERN. Mancano una sede centrale, un budget comune, una governance unitaria europea, ma soprattutto una cultura non trans-umanistica critica della Modernità e una volontà politica veramente sovranista. L’Europa dell’Intelligenza Artificiale resta frammentata in mille rivoli, con provinciali progetti nazionali che competono più che cooperare. Oggi la potenza di calcolo , così come i grandi modelli linguistici è concentrata tra Stati Uniti e Cina. L’Europa contribuisce alla ricerca di base, ma fatica a trattenere i ricercatori e a trasformare i risultati in innovazione industriale Come dimostra ciò che si sta facendo negli USA e in Cina, senza una strategia coordinata, l’Europa rischia di diventare solo un laboratorio di talenti da esportare.

Un “CERN dell’AI” europeo potrebbe non essere solo un simbolo, bensì un modo per affermare che l’Intelligenza Artificiale non è proprietà di poche aziende globali, bensì un bene pubblico globale.

 Manca comunque l’aspetto umanistico, la formazione di quei nuovi “Kaloikagathoi” che dovranno essere in grado di padroneggiare, e, se necessario, dominare, l’intelligenza artificiale, come, a suo tempo,  Gilgamesh, Ercole e Ulisse padroneggiavano le forze della natura e popoli barbari e selvaggi.

Nel nostro libro “European Technology Agency”, proponevamo di fondere in un solo Ente i molteplici Enti già esistenti, tanto a livello europeo, quanto a quello nazionale, aggiungendo però un pesante aspetto umanistico, orientato secondo la cultura europea.

2.I piani delle Grandi Potenze

;   winning the race”), esclusivistico ed americano-centrico,si contrappone  quello del il “Piano d’azione Globale per l’AI” della Cina, dove l’obiettivo principale è una governance mondiale dell’IA, quale quella proposta da Kissinger prima di morire, e ripresa dal MIRI di Eliezer Judkowski (cfr,. il nostro post precedente)

Questa contrapposizione costituisce il coronamento di quello che, già quarant’anni fa, gli ufficiali cinesi avevano chiamato “Guerra senza limiti”, e che oggi vediamo svolgersi sotto i nostri occhi -che comprende 3° Guerra Mondiale “a pezzi”,  guerra ideologica, guerre commerciali e finanziarie, guerre tecnologiche, quale traspare soprattutto dall’ “Action Plan” americano-.Mentre la Cina vuole affermare, anche attraverso la tecnologia, un nuovo ordine multipolare che tenga conto dei cambiamenti geopolitici ed economici avvenuti in questi anni, gli Usa di Trump inseriscono lo sviluppo delle nuove tecnologie  nel loro tentativo di riportare il mondo alla seconda metà del 900, già descritto da Evgeny Morozov, che vede nell’informatica l’ultima trincea di un’egemonia occidentale in decadenza.

I due piani  rispecchiano la diversa postura che le due superpotenze stanno assumendo sullo scenario globale. Bisogna inquadrare il Piano cinese nella “lunga marcia” digitale intrapresa dal PCC, a partire dall’ascesa di Baidu, di Alibaba e di Huawei, per finire con la transizione verde e digitale, e collocarlo all’interno del contesto legislativo cinese caratterizzato dalle tre leggi principali sul digitale, che sono la “Legge sulla Cybersicurezza” del 2017, la “Legge sulla Sicurezza dei Dati” e la “Legge sulla protezione dei Dati Personali”, che ripercorrono le normative europee, rendendole però più snelle (grazie anche agl’ideogrammi), ma soprattutto effettive, almeno sul territorio cinese

L’amministrazione Trump si trova invece a dover affrontare una forte discontinuità con la visione e l’assetto normativo ereditato dalla precedente amministrazione Biden, anche se alcuni aspetti di fondo si mantengono inalterati. Il settore delle Big Tech in America non è a trazione statale come in Cina. Questo fa sì che ci sia la necessità, implicita ma presente nel piano USA, di riportare la gestione della materia il più possibile nelle mani del potere centrale, per evitare un vero “colpo di Stato” contro Trump da parte dei guru dell’ informatica, quale quello tentato da Elon Musk,.e anche per fornire al Presidente il necessario potere negoziale nei confronti delle altre Grandi Potenze.

3.L’attacco all’ egemonia americana e la sua difesa

Il documento cinese inserisce la propria strategia in un contesto multilaterale: l’IA deve essere considerata un “bene pubblico internazionale a beneficio dell’umanità , che però “presenta rischi e opportunità che possono liberare il loro potenziale solo attraverso la solidarietà internazionale… mantenendo gl’ impegni delineati nel Patto per il futuro e nel Digital Compact delle Nazioni Unite, per un futuro digitale inclusivo, aperto, sostenibile, equo, sicuro, protetto per tutti”.

Invece, nella premessa all’Action Plan americano si afferma che è  “un imperativo di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti raggiungere e mantenere il dominio tecnologico globale indiscusso e non contestato” perché “chiunque abbia il più grande ecosistema di IA stabilisce gli standard globali e raccoglierà ampi benefici economici e militari”. Nel Piano sono contenuti molti principi che servono a  esplicitare nel contesto dell’ IA i tradizionali concetti americani di controllo internazionale delle tecnologie (tipo “Trading with the Enemy e CoCom), mentre la Cina rilancia con forza la sua postura multilateralista anche se nei fatti egemonica, sulla base di una asserita “Intellectual leadership” dell’ “Impero di Mezzo” (o “Celeste Impero”), che risalirebbe fino alla Dinastia Zhou e ai Classici Confuciani:  la Cina tende così ad occupare a tutti i livelli lo spazio internazionale lasciato vuoto da Trump.

Allo stato attuale, come peraltro per quasi tutte le altre grandi questioni presenti sulla scena internazionale, sembra che le alternative a questa nuova divisione del mondo in due blocchi stentino a farsi strada. In particolare, manca più che mai un’ efficace presenza dell’Europa (alla quale la leadership brussellese continua a voler credere).

4.I “pilastri” del piano di azione degli Stati Uniti

I pilastri del piano USA sono 3:

(i)Accelerare l’innovazione:

-Ricadute dell’IA sui lavoratori americani

I lavoratori americani, devono essere messi in grado di conseguire  le competenze necessarie attraverso appositi piani formativi. Inoltre, si punta tutto sulla capacità delle imprese private, , a cui viene promessa totale deregolamentazione e sburocratizzazione.

-Scienza “nazionalizzata” e infrastrutture senza limiti

Il piano poi punta, per favorire la nascita di ecosistemi dell’IA, su “sistemi basati sull’ open-source e sull’open-weight che possano diventare standard globali basati sui valori americani” Il piano USA contemporaneamente all’indicazione, costituzionalmente ineccepibile, di sistemi di IA “basati sulla libertà di parola e di espressione”, delinea però un’IA “libera da bias ideologici per raggiungere obiettivi di verità oggettiva”, definizione che evoca scenari tipici delle culture politiche totalitarie dove esiste una sola verità oggettiva e cioè quella del regime.

-Indirizzo fortemente accentratore e dirigista, si rinviene anche nelle parti dedicate all’IA in rapporto alla scienza, dove se da un lato si parla di una “IA-enabled science” dall’altro si chiede ai ricercatori di concedere i loro dati alle imprese private per costruire un “world class scientific data set” americano, che al pari di un asset strategico consenta all’America di superare le altre nazioni che “sono avanti nell’ammassare enormi quantità di dati scientifici”. Quindi una scienza che usa il potenziale dell’IA a scopi strategici nazionali, al di fuori di qualsiasi contesto multilaterale. Una strategia che si pone in perfetta continuità con le scelte dell’amministrazione Trump di uscire dai trattati internazionali sul clima o dalle organizzazioni internazionali come il WHO, e che delinea uno scenario di contrapposizione “scientifica” in un mondo globalizzato e fortemente connesso, che ci riporta indietro ai tempi del “caso Lysenko” di staliniana memoria.

(ii)Costruzione delle infrastrutture per l’IA

E’ in totale linea con il  mantra trumpiano del “Build Baby Build”:Prevede una deregolamentazione totale che favorisca la “costruzione di data center , semiconduttori e infrastrutture energetiche e per la sicurezza che portino a vincere la gara mondiale con la Cina preservando la potenza tecnologica americana dalle incursioni avversarie”.

(iii)Leadership USA della diplomazia e della sicurezza dell’ AI

Il piano prevede una vera e propria “colonizzazione digitale” globale, costringendo le nazioni alleate ad “adottare il sistema americano dell’IA , capacità computazionale, hardware e standard tecnici, in tutto il mondo…è imperativo che gli USA sfruttino questo vantaggio in un’alleanza globale duratura”.Questa forzata “Alleanza per l’IA” dev’ essere “allineata ai valori americani”. Qui il documento esplicita con forza la necessità di contrastare la Cina nei suoi intenti egemonici sia a livello bilaterale, bloccando gli “alleati” degli americani all’interno di pacchetti tecnologici e valoriali “chiavi in mano”, ma anche contrastando l’azione cinese nelle organizzazioni internazionali (UN-OCSE-G7-G20-ITU-ICANN-ETC) che spesso “nascondono regolamenti onerosi, codici di condotta vaghi che… sono stati influenzati da aziende cinesi”. A questo scopo vengono arruolate tutte le amministrazioni pubbliche per allineare gli incentivi e le leve politiche di tutto il governo USA per indurre gli alleati ad adottare “sistemi complementari” per evitare di fornire tecnologia USA agli avversari. Emerge qui con evidenza la tematica già più volte negli ultimi mesi comparsa nella discussione pubblica in Europa, dell’affidabilità e dei limiti operativi (“Kill Switch”) della tecnologia fornita dagli USA ai suoi alleati.

5.La proposta cinese: cooperazione e sviluppo sostenibile

Il piano cinese, sintetizzato in 13 punti, propone  una strategia multilaterale per il controllo globale dell’IA, ponendo al centro la “partecipazione e collaborazione di tutti gli stakeholder, compresi governi, organizzazioni internazionali, imprese, istituti di ricerca, organizzazioni sociali e singoli cittadini, per accelerare lo sviluppo dell’infrastruttura digitale” e collegando inoltre l’IA allo sviluppo degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite:

(i)Standard unificati e alleanza con il “Global South”

Al principio dell’ “Open IA” , enunciato anche dagli USA, i Cinesi affiancano il tema della condivisione e quindi propongono di lavorare per la creazione di “diverse piattaforme internazionali per la cooperazione scientifica e tecnologica”.

-Al punto 4 si possono identificare varie “divergenze parallele” con il piano USA , laddove anche i Cinesi spingono per la costruzione delle infrastrutture necessarie all’IA finalizzate a promuovere un “sistema standard di potenza informatica unificata”, ponendosi però l’obiettivo di supportare nell’utilizzo di questo sistema le nazioni del “Global South” ,che, come si è visto sia nell’ambito degli ultimi G20 come nella riunione dello SCO (Organizzazione per la cooperazione di Shanghai), rappresentano per Pechino l’equivalente dell’ “Alleanza Globale” invocata  dal Piano americano

(ii)Dati globali condivisi e sostenibilità energetica

Un altro punto di similitudine nei due piani di azione è quello relativo ai “dati di qualità” che vengono riconosciuti anche da Pechino come fondamentali per lo sviluppo dell’IA.. Sorvolando il problema dello stretto controllo centrale e della censura esercitati finora per tenere allineato il cyberspace alla visione del PCC, sottolineano la necessità di “salvaguardare attivamente la privacy personale e la sicurezza dei dati, migliorare la diversità dei data corpora dell’IA, eliminare la discriminazione e i pregiudizi e promuovere, proteggere e preservare la diversità dell’ecosistema dell’IA e della civiltà umana”.

Molto diverso l’approccio dei due documenti al tema energetico, a cause delle scelte totalmente divergenti in materia tra l’amministrazione americana, che punta decisamente su fossili e nucleare,  e la Cina, che,  coerentemente con i suoi piani di sviluppo delle rinnovabili, pone al centro della sua azione la “sostenibilità” energetica dell’IA, con uno sforzo non solo sull’uso delle fonti energetiche rinnovabili, ma anche sullo sviluppo di “chip a basso consumo energetico e algoritmi efficienti”.

(iii)Governance inclusiva contro frammentazione

Infine il piano per la governance globale cinese termina, come era iniziato, con un forte accento sulla necessità di incardinare lo sviluppo dell’IA all’interno del dialogo multilaterale, e in particolare del “Global Digital Compact” delle Nazioni Unite, per costruire una “governance inclusiva e multistakeholder”.

6.L’Europa tra multipolarismo e rischio marginalità

Con la presentazione contemporanea di questi due piani, il percorso della transizione tecnologica è diventato a pieno titolo un oggetto del confronto geopolitico mondiale. Questo fa sì che non sia più possibile una posizione attendista, e questo vale in primo luogo per l’Europa :Come ha affermato Mario Draghi,  “Gli Stati Uniti e la Cina usano apertamente il loro controllo sulle risorse strategiche e sulle tecnologie per ottenere concessioni in altre aree: ogni dipendenza eccessiva è così divenuta incompatibile con la sovranità sul nostro futuro”.

(i)Una nuova agenzia europea per l’intelligenza artificiale

Come scritto nel Manifesto di Bologna, l’Europa ha bisogno, proprio come fu per la corsa allo spazio negli anni 60, di avviare immediatamente un processo multilaterale, come quello che portò alla creazione dello European Space Research Organization (ESRO) e dell’ European Launcher Development Organization (ELDO), che insieme confluirono negli anni 70 nell’ Agenzia Spaziale Europea (ESA), definendo e realizzando un progetto spaziale europeo indipendente da quello degli USA e dell’URSS. Bisogna dire che allora c’era il Generale De Gaulle.

(ii)Data corpora europei e portabilità dei dati

In primo luogo, la nuova Agenzia dovrebbe mettere nel mirino la creazione di “data corpora” europei facendo leva sugli enormi giacimenti di contenuti scientifici, culturali, giornalistici, industriali, sociali, presenti in Europa. Ma l’Europa deve anche difendere meglio la sua sovranità digitale ,a partire dalla richiesta di restituzione di una copia dei dati generati dai cittadini europei e immagazzinati nei server delle Big Tech , sulla base di quanto normato dall’art 20 del GDPR, e dagli altri regolamenti e direttive vigenti DGA, DMA, AI act, e, ora, soprattutto dal Data Act, che consentono la “portabilità dei dati” e cioè di richiedere una copia dei propri dati e metadati da qualunque piattaforma detenuti per trasferirli a chi si vuole. Qualcosa di parallelo alla richiesta di restituzione delle riserve auree italiane e tedesche depositate a Washington.

(iii)Una chiamata collettiva per la sovranità tecnologica

Ogni soggetto sociale dovrebbe partecipare a questa strategia. È una chiamata “a condividere i dati” per il mondo della scienza, della cultura , dell’impresa, del lavoro e del terzo settore e dell’economia sociale , che deve avere la stessa intensità che ebbe nel dopoguerra, quando tutti insieme parteciparono alla costruzione del progetto europeo. L’Europa per “usare” in maniera efficace e competitiva  i suoi dati, dovrebbe mettere in campo risorse economiche adeguate, come chiesto nel rapporto Draghi, per realizzare le sue infrastrutture tecnologiche, e cioè la rete di supercomputers e di data center necessari allo sviluppo delle IA. Inoltre, dovrebbe anche finanziare la ricerca scientifica, difendendo le carriere dei ricercatori europei e i progetti delle aziende europee dell’ICT.

Tutto ciò però è stato detto infinite volte e non si è mai realizzato, perché, dopo le traumatiche esperienze di Adriano Olivetti e di Mario Tchu, nessuno ha più il coraggio di intralciare i piani delle multinazionali americane dell’ informatica.

Chi ci darà il coraggio per questa battaglia?

L’ORGANIZZAZIONE DI SHANGHAI

E LA PACE IN EUROPA

Gli eventi occorsi in questa settimana in Cina (il “vertice” della Shanghai Coordination Organisation) hanno confermato, se mai ve ne fosse bisogno, come i problemi che abbiamo qui in Europa (come i nostri rapporti con gli USA e la Russia) non possono essere compresi se non  da una prospettiva ancora più elevata di quella fino ad ora adottata, alla quale ci dovremo adattare.

Riassumendo:

– la risposta negativa di India e Cina alla pretesa imposizione, da parte di Trump, di “dazi secondari” come rappresaglia per l’acquisto (in valute locali) del gas russo,  ha confermato quanto scritto dalla Russia a USA e NATO prima dell’”Operazione Militare Speciale”, vale a dire che il vero movente di quell’ operazione sarebbe stato , non già una limitata (per quanto simbolicamente importante) controversia territoriale fra due ex-repubbliche dell’ URSS (per la Crimea e il Donbass), bensì la sfida globale alla pretesa americana di egemonizzare il pianeta. Infatti, vi si chiedeva, né più né meno, di arretrare gli asset militari USA e NATO nella stessa posizione in cui essi si trovavano al momento della famigerata promessa formulata in tal senso da Baker a Gorbachev per ottenere il suo consenso alla riunificazione tedesca;

-L’accerchiamento, da parte dell’Occidente, dell’ intero Heartland eurasiatico (da Warin nell’ Holstein, lontana patria di Rurik, a Taiwan; dall’isola birmana di Saint Martin, oggi rivendicata dagli USA, alla Carelia finlandese e russa; dal Golfo Persico al Kossovo; da Gaza al Caucaso), affiancato allo scadere senza rinnovo di tutti i preesistenti trattati di non-proliferazione nucleare, ha posto in essere uno scenario di possibile attacco occidentale contro la Russia e contro la Cina, mentre l’Iran e l’India sono già sottoposti a pressioni militari.

A dire il vero, proprio in questi giorni, tutte le grandi potenze hanno preso posizione, senza pubblicità,  circa  l’urgenza di ripresa delle trattative per rinnovare i trattati di non proliferazione scaduti, e questo spiega molte cose delle febbrili attività diplomatiche in corso. Trump ha proposto alla Russia di riavviare le trattative per rinnovare i trattati, includendovi anche la Cina. Putin ha risposto positivamente, ma ha chiesto il coinvolgimento anche della Francia e dell’Inghilterra (riconoscendo così l’importanza delle loro “forces de frappe”). Infine, la Cina si è dichiarata per il momento indisponibile a essere coinvolta,  per due motivi:

-la sua dottrina militare, contrariamente a quelle attuali di Russia e America, non permette il “First Strike”(primo colpo), cosicché buona parte delle possibili previsioni degli eventuali trattati sarebbero inapplicabili nella loro formulazione attuale;

-il suo arsenale nucleare è estremamente più ristretto di quelli dei suoi concorrenti, sicché la Cina si riserva di accrescerlo ulteriormente.

 Ciò detto, la fine effettiva della guerra in Ucraina potrà avvenire solo quando sarà stato affrontato questo tema  di una nuova nuova regolamentazione internazionale degli armamenti.

L’approccio europeo, basato su ipotetiche “garanzie” armate all’ Ucraina, non coglie invece il nocciolo del problema, perché lascia irrisolta la questione della minaccia nucleare reciproca in una situazione di mancato controllo comune e in presenza di obiettive ragioni per uno  “scontro di civiltà” fra le classi dirigenti dell’ Est e dell’ Ovest. In realtà, la UE, per simulare un’influenza a cui non crede più nessuno,  si ostina a fingere di ignorare che un accordo potrebbe basarsi solo  su una nuova articolazione dell’ “equilibrio” del terrore a cui essa è sostanzialmente estranea. Il Primo Ministro Cinese Wang Yi ha chiarito che il nuovo equilibrio dovrà inserirsi nella rinnovata governance mondiale a cui stanno lavorando la i BRICS e l’ Organizzazione di Shanghai, ponendosi un termine di 10 anni.

1.Come contribuire veramente alla pace?

Nonostante l’irrealismo dei vertici europei, una via da percorrersi per migliorare  la situazione esiste, purché, anche qui, si porti il dibattito  su un piano più elevato.

Intanto, come aveva affermato giustamente Trump, la guerra in Ucraina non avrebbe mai dovuto cominciare. Ucraina e Russia sono entrambe Paesi europei, che, nell’ era dell’ unificazione europea, non avrebbero mai dovuto giungere a una guerra che è, di fatto, una guerra civile. L’impostazione corretta era stata quella di Gorbachev e di Mitterrand, cioè quella della “Casa Comune Europea”: una confederazione fra Unione Europea e Unione Eurasiatica (e, aggiungiamo noi, con Kiev come capitale). Le differenze sociali e politiche fra Est e Ovest avrebbero potuto superarsi con un adeguato dispiegamento  congiunto dell’ ecumenismo di Giovanni Paolo II, dell’Eurocomunismo di Gorbachev e della cultura classica europea.

Ma ancor oggi non è ancora escluso che quella spirale di violenza possa venite fermata. Infatti, qualora, come sembrerebbe, le grandi potenze siano veramente intenzionate a discutere in modo obiettivo sui problemi della deterrenza, resterebbe, come motivo della guerra, solo la presunta opposizione ideologica fra una Russia neo-zarista e un’Ucraina piccolo-nazionalista. Quest’ opposizione è meno radicale di quanto potrebbe apparire a prima vista. Infatti, la tradizione dell’impero russo, perfino nei momenti di maggiore accentramento, non fu mai così centralizzatrice come è stata di fatto quella degli Stati Uniti, nati come espressione politica dell’esclusivismo  puritano WASP. Né l’Ucraina (da quando esiste) fu mai così nettamente anti-russa come ci si vuole fare credere. Basti pensare che fu Chmelnicky a volere il trattato di Perejaslav per avvalersi della protezione russa; che fu sostanzialmente l’ Impero Russo a popolare di “Ruteni” la “Nuova Russia”; che il grande sviluppo economico dell’ Ucraina con i progetti della diga sul Dniepr e dell’Impresa Missilistica Meridionale (Juzhmash/Pivdenne) fu imposto dall’ Unione Sovietica; che la “russificazione” dei giovani ucraini ai tempi dell’ URSS non dipendeva dal Governo (che, anzi, aveva imposto l’Ucrainizzazione), bensì dalla volontà dei genitori, che, attraverso l’apprendimento di una lingua più diffusa e prestigiosa, desideravano garantire ai figli un futuro migliore, e, infine che ben due segretari del PCUS (Khruscev e Brezhnev) erano nati in Ucraina, regalandole perfino la Crimea.

2.Un’identità eurasiatica

All’ interno di una Grande Europa, Russia e Ucraina apparirebbero dunque appena come due modeste varianti sullo stesso tema: i Popoli delle Steppe.

Se guardiamo, poi, all’ insieme del blocco eurasiatico che è riunito in Cina, esso appare sempre più come un’alleanza di antichi imperi che si uniscono per difendere insieme, dal Postumanesimo dei GAFAM diffuso dagli USA,  le loro antiche tradizioni: dall’ Islam sci’ita all’Induismo; dalla sintesi taoista-confuciano-buddhista, all’ “Eredità di Gengis Khan”. Perché mai esse dovrebbero essere ostili a degli Stati Uniti che oggi si richiamano al Cristianesimo, al classicismo, quando non alla Monarchia e all’ Impero Romano, e, ancor meno, a un’ Europa che (a suo dispetto) è tutta un monumento all’Epoca Assiale (Stonehenge, Cnosso), alla classicità (Micene, Delfi, Olimpia, Partenone, Colosseo, Pompei), al Medioevo (Granada, Mont Saint Michel, Notre Dame) e al Rinascimento (San Pietro, Venezia, Wawel)?

L’establishment europeo occidentalista vuole sottolineare la differenza fra il preteso “dispotismo orientale” della Russia e il preteso “libertarismo” degli Ucraini. Tuttavia, non vi sono basi storiche per sostenere questa distinzione, visto che l’Ucraina, e non la Russia,  fu per lunghi secoli la sede dei Turco-Tartari (Unni, Avari, Bulgari, Khazari, Cumani, Peceneghi, Polovesiani, Mongoli, Tartari, Circassi).”Russia” deriva dinvece a “Ruotsi”( Svezia in Finlandese), perché i primi “Rus’” venivano dalla Scandinavia (e si erano installati nella regione “nordica” e “finnica” di Novgorod e di San Pietroburgo). Infine, anche la presunta conflittualità fra “autoritari” e “libertari” sta svanendo sotto la spinta del trumpismo e dei suoi alleati come Meloni e Orbàn. Zelensky, che ha sciolto 11 partiti di opposizione, è più “democratico” della Russia, dove in Parlamento sono presenti da trent’anni almeno 5 importanti partiti? Ma gli stessi Stati Uniti, dove il Presidente governa con “Executive Orders”simili agli “Ukaze” russi, dove l’esercito è permanentemente nelle strade nelle città che votano per l’opposizione, dove le università non obbedienti al Governo sono private dei finanziamenti?

3.Il compito storico dell’ Europa

Noi Europei,dell’ Est e dell’ Ovest, abbiamo davanti a noi un lungo e faticoso percorso culturale, di educazione alla vera  pluralità culturale dell’ Europa (i “Due Polmoni” di Viaceslav Ivanov), che i “progressisti” non hanno saputo salvaguardare, ma, anzi, si ostinano a voler travolgere, ignorando la storia, la cultura e la geografia, sotto l’eccezionalismo occidentale (che in realtà è americano).

Basti pensare a quanto raccontano le antiche cronache sulla presenza di Anglosassoni nella Guardia Variaga; alla discendenza dei Variaghi stessi dagli Slavi Occidentali dello Juetland; alla partecipazione di Novgorod all’ Hansa tedesca; al ruolo della bizantina  Zoe Paleologa nel portare a Mosca le tradizioni dell’ Impero d’Oriente; al filo-germanesimo di Pietro il Grande e di Caterina II; all’idea di Nicola I dell’ Europa quale “Nazione Cristiana”; a “Les Soirées de Saint Petersbourg” del grande intellettuale e politico savoiardo Joseph de Maistre, come pure al romanzo “Le Prisonnier du Caucase “di suo fratello Xavier ; al ruolo di Gogol nella letteratura russa, e quello di Trockij nella rivoluzione bolscevica…

4.Gli Europei e il “Nuovo Conservatorismo”

Paradossalmente, gli Europei si sono messi nella situazione insostenibile di opporsi a un mondo intero che ha finalmente preso atto realisticamente della “Dialettica dell’ Illuminismo”, e che, conseguentemente, ritiene indispensabile ritornare alle proprie radici dopo l’ubriacatura “progressista”. Certo, lo fa per lo più in un modo “rozzo” e inautentico, “copiando” l’eccezionalismo americano, com’ è il caso della normalizzazione  sci’ita della poliedricità iranica, o della visione de-contestualizzata del Russkij Mir propria di Dugin.[LR1] 

Certo, tatticamente, nella presente situazione di soffocante dominio degli USA sul nostro Continente, la strategia di sopravvivenza adottata dalla UE, per esempio in relazione ai rapporti con Zelenskij (di essere “più realisti del re” americano ), è l’unica possibile, fingendo, con un “gioco delle tre carte”,  di difendere  quei pretesi “Valori Occidentali” che, in realtà, sono semplicemente quelli post-umanistici dei GAFAM e dei “Progressisti” americani, e a cui non crede neppure l’Amministrazione Trump. Solo così, forse, potremo darci quegli armamenti che ci servirebbero poi per divenire indipendenti. Anche se purtroppo alla fine ci ritroveremo  a subire (ingigantito) lo stesso smacco dell’ Afghanistan, quando gli USA decisero improvvisamente e unilateralmente di andarsene, e ci attaccarono violentemente perché noi  non volevamo andarcene contemporaneamente.

In realtà, la transizione “a ritroso” dal post-umano al neo-conservatorismo, in atto in tutto il mondo, e, in particolare, all’ interno delle Grandi Potenze che condizionano il nostro futuro, è destinata a “sfuggire di mano” anche  a queste ultime. Essa infatti non è il risultato di effimeri sbalzi di umore della “pancia” dell’ elettorato, bensì di una maturazione di lungo periodo della critica degl’intellettuali all’ insostenibilità della secolarizzazione delle Religioni abramitiche, trasformate in Religione dell’ Umanità, o meglio della Tecnica. Questa secolarizzazione ha infatti portato, via via,  all’ inautenticità (Kierkegaaard), alla ricerca alternativa di spiritualità orientali (Schopenhauer),  alla follia (Nietzsche), al dogmatismo (Lenin), al solipsismo (De Finetti), al totalitarismo (Mussolini), al prevalere della Ragion di Stato (Stalin), all’ “Eterogenesi dei fini” (Hitler), alla religione della tecnica (Teilhard de Chardin), alla mistica dell’informatica (Kurzweil); e, alla fine, al regno dei robot (Musk).Quindi,alla smentita proprio di tutti i pretesi Valori Umanistici della Modernità a cui siamo stati educati con uno zelo fanatico (culto della verità e della libertà, socialità, razionalità, pluralismo, libertarismo, distinzione fra religione e politica.

Giacché il progressismo, incarnato oggi dai GAFAM, proseguirà comunque il Progetto Incompiuto della Modernità anche qualora (per denegata ipotesi) l’Amministrazione Americana se ne chiamasse veramente fuori (anziché continuare a favorirlo), s’impone ora un nuovo umanesimo “di battaglia”, che, pur partendo dall’ indefinibilità della “realtà obiettiva” (Socrate, Pirrone, Tertulliano, Cartesio, Pascal, Kant, Nietzsche, Wittgenstein, Heisenberg, Feyerabend, Antiseri, Vattimo), sia comunque in grado di motivare i combattenti contro la Società delle Macchine Intelligenti. Infatti, solo da lì potrebbe venire una base logica del movimento conservatore in via di sviluppo in tutto il mondo, il quale non ha ancora trovato una sua propria filosofia unificante, al di sopra dei vari trend politici e ideologici di ciascun continente. Ed è qui che l’Europa potrebbe, e dovrebbe, fornire il proprio contributo. Ma, per fare questo, dovrebbero essere rimosse tutte le barriere intellettuali (diktat, totem o tabù ch’esse siano) che ci separano da una retta comprensione delle culture classiche e religiose, come pure degli infiniti grandi pensatori – europei, islamici, ebraici, russi, indù, cinesi e di tutto il resto del mondo – che se ne sono occupati.


UN MOVIMENTO POLITICO ANTI-AMERICANO? “CasaBianca-Italia” di Alessandro Orsini.

Non è per noi una sorpresa che -per quanto la volontà degli USA di “contingentare il capitalismo europeo”- come aveva scritto Trockij già ai tempi della Ia Guerra Mondiale fosse evidente (in particolare, a partire dalla fine imposta alla Divisione Elettronica della Olivetti, dell’arma atomica europea, dell’EADS…)-, alla fine , con la presidenza Trump, e in particolare, con l’enorme messa in scena dei dazi, una larga parte degli addetti ai lavori abbia solo ora finalmente capito (o smesso di negare) che la subordinazione dell’ Europa agli USA è negativa, e soprattutto pericolosa.

Pensiamo soprattutto all’ enorme contributo in cash che Trump richiede attraverso l’imposizione di acquisti e di investimenti  in USA, che Trump vuole vedere subito sotto pena di un ingente innalzamento dei dazi.

L’insieme della politica dei dazi, e soprattutto i modi in cui Trump la motiva, la attua e la giustifica (per esempio, legando i dazi a interferenze nell’ attività politica o giudiziaria nazionale, come in Canada o in Brasile) ci fa comprendere come sia una sorta di cosmico boss mafioso che impone il pizzo a tutto il mondo con il ghigno sardonico e la voce roca del Padrino (altro che il “paparino” di Rutte!)

Eppure, nonostante che,  su queste constatazioni, vi sia un consenso trasversale (vedi per esempio Macron, Follini, Orban,Fabbrini, Monti, Klingbeil ecc…),  più ristretto è il numero di coloro che propongono misure concrete per uscire da questa situazione di ricatto mondiale. Uno di questi è il coraggioso professor Alessandro Orsini, autore tra l’altro dei libri “Casa Bianca-Italia, La corruzione dell’ informazione in uno Stato satellite” (Paper First 2025) e “Gaza-Meloni, La politica estera di uno Stato satellite (Piemme). Nell’ articolo”Arginare gli USA in sole tre mosse”, pubblicato su “Il Fatto Quotidiano”, il professore delinea quelle che, secondo lui, dovrebbero essere le basi per “un movimento anti-americano in Italia”.

La Guantanamo italiana in cui fu rinchiuso Ezra Pound

1.La proposta di Orsini

Con tutta la simpatia per il Professor Orsini, che, ripetiamo, è l’unico ad avere proposto una qualche idea per uscire dalla presente situazione, a noi pare che le prospettive delle sue proposte  siano più circoscritte di quanto necessario.

Secondo Orsini, il partito da lui auspicato dovrebbe qualificarsi per tre rivendicazioni:

a)Chiusura delle basi americane, ma rimanendo l’Italia nella NATO (sul modello della Francia di De Gaulle);

b)riapertura del commercio con la Russia e intensificazione di quello con la Cina;

c) fuoriuscita dell’ Italia dalle missioni nelle aree geografiche disastrate dagli Stati Uniti;

Secondo Orsini, “non importa che questo partito sia di destra o di sinistra”;” è importante che raccolga milioni di voti e che sia anti-americano”.

A nostro avviso, Orsini sottovaluta le difficoltà incontrate già in passato dall’ anti-americanismo in Europa, giacché in fondo gli unici due personaggi di rilievo che si siano detti anti-americani sono stati Enrico Mattei e Gianni Alemanno. Il primo finì ben presto con l’ “incidente” di Bascapé, e il secondo è l’unico sindaco di grandi città che, per gli scandali della sua amministrazione, sia attualmente in prigione.

Ciò premesso, un’opera così temeraria (anche se meritoria) dovrebbe almeno venire preparata, e/o accompagnata da:

-un lavoro programmatico volto a dimostrare che il conflitto politico ed economico in corso non è un accidente storico dovuto ad aspetti caratteriali di Donald Trump, ma invece, costituisce lo sbocco logico di un’ ostilità di fondo che si è sviluppata nei secoli, dalle dottrine dei teologi puritani  Winthrop  e Mather, è proseguita con il Testamento Politico di Washington e con le “Leaves of Grass” di Whitman, trovando la sua apoteosi nei progetti “neocon” di Ledeen e di Vance, scontrandosi  per altro con le espressioni di avversione di molti autori europei, come Dickens, Freud, Kafka, Céline, Simone Weil e Evola, e perfino americani, come Boas, Eliot, Pound, Miller e Dos Passos (che amo definire per semplicità “Euro-Americani”);

-collegamenti sul piano europeo con movimenti che ancora non si sono manifestati, ma che certamente esistono almeno in Francia, in Germania e nell’ Est; non è pensabile una diversa politica estera e di difesa che non  faccia anche parte al contempo una proposta rivolta all’ Europa;

-una critica competente e motivata della subordinazione, all’ America, dei movimenti e Istituzioni europei, a cominciare dai rapporti del Movimento Europeo di Churchill con l’American Committee for a United Europe ACUE) sostenuto dalla CIA, per continuare con il contributo di Dean Acheson alla redazione, da parte di Jean Monnet, della “Dichiarazione Schuman”, scritta in realtà da quest’ultimo. Per poi passare, infine, all’ infeudamento delle Istituzioni alle lobbies americane, e, in primo luogo, ai GAFAM (come dimostrato innanzitutto dalla sostanziale disapplicazione delle sentenze Schrems e dalla delega totale alla Microsoft delle attività digitali delle Istituzioni).

Il Dott.Schrems, accanito difensore in giudizio dei principi europei.

2.Una strategia dell’ Unione?

Secondo il negoziatore UE Maroš Šefćović, l’Unione Europea avrebbe ceduto sui dazi per timore che gli USA abbandonino la difesa dell’ Europa. Non si è mai capito perché gli Europei dovrebbero volere che l’America (che non è europea, ma occupa l’Europa con più di cento basi militari) li difenda dai Russi (che sono europei e non hanno truppe in Europa): un paradosso denunziato da ben cinquant’anni da Franz Josef Strauss. In realtà, come affermato addirittura 80 anni fa da un politico inglese, l’obiettivo dell’ America è quello di “tenere i Russi fuori e i Tedeschi sotto”: Perciò, l’America farebbe qualunque cosa, compresa una guerra “tipo Gaza”  contro gli Europei, pur di non andarsene (Russi o non Russi) dall’ Europa. Anche se l’Afghanistan dimostra che, a lungo termine, gli USA possono alla fine essere cacciati.Per giustificare i magri risultati della sua trattativa, Šefćović ci sta racconta un sacco di fandonie. Fra la caduta del Muro di Berlino e l’inizio di questo secolo, si erano fatte molte discussioni  su una federazione fra Europa e Russia, e di ingresso della Russia nella NATO. Queste discussioni non furono mai veramente approfondite, ma è opinione diffusa e condivisa che il motivo di questo mancato accordo era stata l’indisponibilità della Russia ad associarsi all’ Occidente con meno diritti degli USA.

Comunque, una possibilità di coesistenza pacifica in Europa, la “Casa Comune Europea” c’era stata: il “Sistema Comune Europeo di Sicurezza”, e anche dopo si manifestò lo “Spirito di Pratica di Mare”. La fantomatica via di uscita dalla guerra in Ucraina sarebbe ancor oggi proprio questa: un accordo federativo fra Russia, Ucraina ed Europa, con l’Ucraina come territorio federale comune.

Come dimostrano le esperienze passate, questo è proprio ciò che l’ America non vuole.In effetti, vi è una lunga storia (da tutti occultata) della Russia quale integratrice benevola dell’ Europa, che parte dall’ “arca russa” (l’Ermitage) dove viene salvata, secondo Tjutchev e Sakurov, la cultura “alta” europea, alle “Soirées de Saint Petersbourg” del savoiardo De Maistre, alla “Nazione Cristiana” creata da Alessandro 1°(l’”imperatore degli Europei”) con la Santa Alleanza, seguendo le idee di Pufendorf, Leibniz, Novalis e De Maistre, fino alle varie Conferenza dell’ Aia con cui Nicola II aveva fondato quel  diritto internazionale bellico così gravemente violato nell’ ultimo secolo con l’Operazione Barbarossa, la Shoah, Hiroshima e Nagasaki, le guerre del Vietnam, del Golfo, dell’ Afghanistan, di Gaza.

Significativa a questo propositpo la poesia “Gli Sciti” di Aleksandr Blok.

Dostojevskij, tipico esponente del “Pensiero Russo”.

3.L’umiliazione dell’Europa è una strategia di comunicazione?

Secondo Politico, “ proprio come le promesse del 5% di spesa per la difesa fatte al vertice NATO di giugno, l’umiliazione ha più a che fare con le concessioni performative dei leader europei. Queste esibizioni imbarazzanti di auto-umiliazione permettono a Trump di vantarsi delle proprie vittorie, ma risultano meno dolorose se osservate più da vicino”.

“Ma, al di là delle cifre a effetto, gli annunci del vertice NATO contribuiranno a rafforzare la difesa europea. L’aumento delle spese nazionali in ambito difensivo, se ben gestito, potrà infatti creare le basi per una maggiore autonomia europea in materia di sicurezza.”

“gran parte dell’integrazione del 1,5% sarà destinata a investimenti infrastrutturali già previsti. Altro che regalo a Trump: gli investimenti europei nella difesa europea potrebbero ridurre sensibilmente la dipendenza dagli Stati Uniti, almeno per quanto riguarda la deterrenza convenzionale.”

“..a un’analisi più attenta, queste concessioni performative consistono in gran parte in investimenti già previsti dai Paesi europei (chip AI, GNL, armamenti), e/o in promesse vaghe e non vincolanti, su cui la stessa UE non ha controllo, poiché le scelte finali spettano alle imprese private.”

Non è d’accordo il ministro tedesco Klingbeil “che da Washington, ha accusato la Commissione di debolezza e di aver prodotto un’intesa considerata insoddisfacente  ».

In ogni caso, “il prezzo politico rischia di essere molto alto: l’Europa ha segnalato ai suoi cittadini e al mondo intero di essere disposta a piegarsi alla pressione di Trump. Questa strategia, poco dignitosa, potrà dirsi efficace solo se i leader europei sapranno usare la tregua conquistata per ridurre in modo concreto e congiunto la dipendenza dagli Stati Uniti.

Questo perché significherebbe perdere l’ennesima occasione per rendersi autonomi, e, con ciò, giustificare l’esistenza stessa dell’Unione. Il limbo in cui ci troviamo, nella non gradita compagnia di Puerto Rico e Guam, consiste nel condividere i costi e i rischi degli USA senza partecipare ai dividendi in termini di prestigio, di potere e di ricchezza.

La “Casa Comune Europea” non si è fatta

4.La mancanza di una base culturale autonoma

La proposta di Orsini, certamente efficace sul piano provocatorio, e forse anche su quello elettorale, manca dunque di uno sfondo propositivo, anche perché  carente di un altro importante elemento: una critica approfondita del progetto storico americano, che, non a caso, è parallelo all’ispirazione tecnocratica che Saint-Simon visse in America quando, come ufficiale di Luigi XVI, combatteva per l’indipendenza americana. Ispirandosi allo spirito mercantile degli Americani che aveva conosciuto, propose che, nella società futura, gl’”industriali” assumessero il “potere spirituale”, sostituendo, alle aspettative escatologiche della religione, quelle del Progresso (la “Réligion de l’Humanité”. Anche Marx (che era favorevole allo schiavismo americano) aveva lanciato un’idea simile, sostenendo che gli USA fossero l’avanguardia della rivoluzione industriale. L’”eccezionalismo americano” si fonda su questa “teologia materialista”, ben espressa nelle “Leaves of Grass” di Whitman, nell’ “eresia americanista” della Chiesa cattolica degli USA, nell’ansia di “esportare la democrazia” e nel Postumanesimo di Kurzweil, di Thiel e di Musk.

Se l’Europa vuol essere portatrice, nelle trattative a livello mondiale, di un messaggio universale, deve prendere le distanze dalle diverseb “teologie materialistiche” (dall’ “Ideologia Californiana”dei GAFAM come dal Cosmismo Russo, dagli Hojjatiyye iraniani e anche dal Sionismo, movimento apocalittico che interpreta materialisticamente l’ Antico Testamento, ed è collegato all’interpretazione fondamentalista americana del Libro dell’Apocalisse).

Nel fare ciò, la cultura europea dovrebbe prendere atto dello sbocco nichilista del Mito del Progresso, ricercando tanto nella propria cultura (p.es., San Paolo, Sant’Agostino, Averroè, Matteo Ricci,  Nietzsche, Wittgenstein, Heisenberg, Simone Weil, Saint-Exupéry), quanto in quelle di altri Continenti (p.es., Laotse, Confucio, il Buddhismo Mahayana, il Bhagavad Gita,Gandhi, Pound) spunti per progettare un futuro diverso dall’ Era delle Macchine Spirituali preparata da Kurzweil ed attuata da Musk.

Come scrive Carlo Pizzati su La Stampa, “Forse è arrivato il momento di accettare il dato, che si sta già verificando molto più rapidamente di quanto avremmo potuto immaginare, che essere diversi dal modello culturale ed economico americano non è poi così orribile. Uscire dall’ombra della cultura americana è perfettamente accettabile.”

Era qualcosa che aspettavamo da decenni.

“Un punto di partenza per trovare un sentiero più autentico, che ci riporti a chi siamo davvero al di là della maschera americana che indossiamo, potrebbe essere quello di rivisitare valori e idee che esistevano prima dell’americanizzazione diffusa, prima che diventassimo americanizzati fino a non riconoscerci più, nutriti a cucchiaiate di piano Marshall e, dopo la caduta del Muro, da una presunta ‘fine della Storia’.Per troppo tempo abbiamo imitato ‘la voce del padrone’. Imparando a pensare come lui. A forza di imitare, ci siamo dimenticati chi eravamo. Per quanti anni ancora le scuole di scrittura creativa più famose indottrineranno gli autori in erba ad esprimersi con la rozza brutalità di un adolescente newyorkese del secolo scorso, quel giovane Holden che incarnò una rabbia americana spacciata per universale?

Per quanto ancora dovremo sorbirci le lezioni di sport poco amati in Italia, come le disquisizioni sul baseball in Underworld di Don De Lillo, oppure nel Leviathan di Paul Auster?

Interessarsi al mondo è nobile, ma un voyeurismo ossessionato dalla società che ha più potere su di noi non è da ruffiani?

Solo alla luce di una prospettiva culturale diversa l’Europa potrebbe ergersi veramente, nelle trattative con gli altri continenti, come vorrebbe la von der Lyen, come il “Trendsetter of the Worldwide Debate”, quello che addita, non, come fa Trump, nel proprio provinciale interesse, ma in quello di tutti,  prospettive diverse. Per esempio, un “crackdown sui GAFAM”, parallelo al “crackdown sui BAATX” realizzato dalla Cina non sarebbe un meschino tentativo di incassare dazi a spese dell’ America, bensì unire le forze per realizzare qualcosa che l’ Antitrust americano ha perseguito, ma inutilmente per decenni per mancanza di forza politica. Occorre farlo divenire un compito internazionale.

Lina Khan, l’eternamente sconfitta responsabile della Federal Trade Commission

5.Anche l’assetto “tripolare” è un’eredità della IIa Guerra Mondiale

Forse, come pensa l’ “establishment” europeo, l’Unione Europea non può niente contro il “tecno-fascismo” americano perché l’esito della IIa Guerra mondiale avrebbe sancito in modo duraturo la sottomissione dell’ Europa (in quanto “Stato Satellite”, come dice bene Orsini), una sottomissione che Trump, la von der Leyen, Rutte e Giorgia Meloni, hanno almeno il merito di mettere in scena nel modo più plateale in modo che tutti possono rendersene conto e memorizzarla come si conviene.

Molti si attendono che il prossimo futuro sarà ancora dominato dal presente  assetto tripolare, che viene venduto addirittura come la novità del XXI Secolo. Tuttavia,  tale assetto sembra scricchiolare proprio per la crescente debolezza dell’ America, che è rivelata in tutta la sua profondità da già da un confronto fra i PIL basati sul potere di acquisto, -China $43.204 miliardi,

-US’s   $27.615 miliardi. 

Del resto, è di oggi la notizia che India, Cina, Iran, Brasile e Sudafrica stanno rigettando l’ultimatum di Trump  contro l’ acquisto degl’idrocarburi dalla Russia, esponendosi così alle “sanzioni secondarie” americane, ma  dimostrando anche che queste sono inefficaci se applicate contro la  metà del mondo. Tutto ciò in stridente contrasto con l’arrendevolezza dell’ Europa.

“Duraturo” non equivale a “eterno”, e 80 anni sono oramai troppi, specie in un tempo di grandi trasformazioni come il nostro. Quindi, l’iniziativa di Orsini potrebbe avere almeno il merito di avviare un dibattito, uno studio e una preparazione degli Europei, perché non arrivino sprovveduti anche alla prossima trasformazione. Ricordiamoci però anche del Coro dell’ Adelchi!:”Tornate alle vostre superbe ruine, all’ opere imbelli dell’ arse officine,ai solchi, bagnati xdi servo sudor!”

NON RATIFICHIAMO, NÉ ATTUIAMO, I PRETESI “ACCORDI” EURO-AMERICANI!

“È un giorno buio quando un’alleanza di popoli liberi, uniti per affermare i propri valori e difendere i propri interessi, decide di sottomettersi”, ha scritto il capo del governo francese su X.” François Bayrou, Primo ministro francese

“Ue non è stata temuta abbastanza, non finisce qui”

”, Emanuel Macron, Presidente francese

“L’Europa si svende alle multinazionali Usa”Paolo Ferrero, Il fatto quotidiano

“Donald Trump non ha raggiunto un accordo con Ursula von der Leyen, ma piuttosto si è mangiato la presidente della Commissione europea per colazione“, Viktor Orbàn, Primo Ministro ungherese.

Ursula von der Leyen ha importanti elementi di discendenza americana (anzi, da proprietari schiavisti del Sud e politici coloniali e sudisti), che possono spiegare la sua particolare arrendevolezza verso Trump:“Von der Leyen’s father’s grandparents were the cotton merchant Carl Albrecht (1875–1952) and Mary Ladson Robertson (1883–1960), an American who descended from a planter family in Charleston, South Carolina. Her American ancestors played a significant role in the British colonization of the Americas, and she descends from many of the first English settlers of Carolina, Virginia, Pennsylvania and Barbados, and from numerous colonial governors. Among her ancestors were Carolina governors John Yeamans, James Moore, Robert Gibbes, Thomas Smith and Joseph Blake, Pennsylvania deputy governor Samuel Carpenter, and the American revolutionary and lieutenant governor of South Carolina James Ladson.”

Inoltre, c’è un mistero sul perchè  a Londra si faceva chiamare , anziché Ursula Albrecht, “Rose Ladson” come il suo antenato rivoluzionario americano. E’ legale? Perché in America tutti si cambiano il nome (per esempio i Drumpf, e, soprattutto Vance)?:”As an economics student at the London School of Economics in the late 1970s, she lived under the name Rose Ladson, the family name of her American great-grandmother from Charleston, South Carolina.”
Si ha l’impressione che ci Siano tante cose nascoste da fare dimenticare. Anche la famiglia del marito (il famigerato consulente della Pfizer), pur avendo un cognome identico a quello di antichissimi principi del Sacro Romano Impero, discende in realtà dall’ “aristocrazia della roba”(erano i “padroni” di Krefeld, contro cui fu fatto uno storico sciopero) fu nobilitata  da Napoleone, ed era di religione mennonita, una setta estremista erede degli Anabattisti di Muentzer, presente in USA e Ucraina.

Tutto ciò può avere avuto un’influenza sul comportamento nelle trattative con Trump (Drumpf?)(della Presidente che d’ora in avanti chiameremo con il suo alias britannico: Rose Ladson)

I continui cedimenti della Commissione UE alle esorbitanti pretese di Trump  hanno comunque fornito, se ancora ve ne fosse bisogno, la dimostrazione più schiacciante della falsità del discorso politico dell’ establishment, tanto occidentale, quanto europeo (e italiano), sulle principali, anzi, esistenziali,  questioni oggi sul tavolo, e in particolare su:

1.IL “CONTINGENTAMENTO DEL CAPITALISMO EUROPEO” (come prevedeva Trockij più di 100 anni fa). Claudia Perina ha scritto su La Stampa: ”La partita dei dazi finisce quindici a zero, con numeri mostruosi di contorno. Acquisti di petrolio e gas dagli Usa per 750 miliardi di dollari, investimenti garantiti in America per altri 650 miliardi da parte della nostra industria, una ‘tassa sull’amicizia’ così enorme da rendere increduli sulla sua effettiva applicazione. Poi, pure la beffa perché nelle dichiarazioni seguite all’incontro con Ursula von der Leyen il Paparino prometterà di essere gentile con i Paesi che non hanno trattato accordi: pagheranno tariffe del 15 o del 20. Insomma, abbiamo negoziato per mesi per ottenere un risultato poco distante o forse identico di chi al tavolo non si è neanche seduto.

Difendere l’indifendibile è un problema alquanto italiano, gli altri non provano nemmeno a nascondere la delusione o addirittura l’allarme per le conclusioni di questa difficile partita, che si somma alle onerosissime intese sulla difesa continentale “.

2.L’ILLOGICITÀ DELL’INTERO MECCANISMO: IL “SURPLUS COMMERCIALE” CON GLI USA È UN FATTO FISIOLOGICO, NON GIÀ PATOLOGICO: esso è già abbondantemente compensato (se non causato) da un surplus dei “servizi” americani, che, pur essendoci “venduti” come servizi, in realtà sono i lacci e lacciuoli che servono a controllare le società europee: telecomunicazioni; internet; basi militari; industria culturale; entertainment; licenze; consulenze; banche…; eliminarlo con un accordo intergovernativo (come quelli che si facevano nel COMECON) è comunque un intervento dirigistico della potenza egemone, che smentisce la pretesa natura “liberale” dell’ Occidente, e ribadisce invece la sua sostanza tirannica Come scrive Paolo Ferrero su “Il Fatto Quotidiano”, “Si tratta di una bugia colossale, priva di ogni fondamento. Nei rapporti tra Usa e Ue infatti gli Usa hanno un disavanzo di 213 miliardi per quanto riguarda le merci ma hanno un avanzo di 156 miliardi per quanto riguarda i servizi e di 52 miliardi per quanto riguarda i capitali.In sostanza il disavanzo economico reale tra Usa e Ue è di 5 (cinque) miliardi. Avete letto bene: cinque! Per riequilibrare questi 5 miliardi di disavanzo l’Unione Europea accetta di beccarsi una mazzata colossale a partire dai dazi dal 15 al 50% per tutte le merci che esporta in Usa.”

3.LA DEVASTANTE ESSENZA VASSALLATICA DELL’ACCORDO: Non ci saranno nuovi dazi per le tutte le merci USA vendute in Europa (altro che “dazi reciproci”!), bensì un colossale trasferimento di denaro dall’ Europa all’ America, tale da portare le nostre economie alla recessione, se non al collasso. Al tutto va sommato l’effetto cambio che raddoppia il vantaggio americano. In cambio della pretesa “riduzione” dei tassi dal 30% al 15%, il presidente USA ha ottenuto le seguenti, sanguinose, ulteriori concessioni europee in ordine a:

a)esenzione fiscale per tutte le tutte le Big Tech (che già godono di fatto di esorbitanti privilegi)Cfr. Ferrero”Un mese fa, i paesi del G7, su pressione degli Usa, hanno deciso di non applicare la tassa minima globale sulle multinazionali. in sede di discussione del bilancio pluriennale 2028-2034, ed  eliminato dalla proposta anche la digital tax, prelievo mirato a colpire i big della rete come Google, Meta e Amazon.

Dopo queste decisioni, le aziende Usa che vendono servizi all’Unione Europea, non vengono quasi tassate in quanto hanno tutte sede in Irlanda che praticamente si comporta come un paradiso fiscale. Emblematico l’esempio di Microsoft che nel 2020 ha realizzato nella filiale europea sita in Irlanda 314,7 miliardi di profitti ma non ha pagato un euro di tasse.  il negoziatore per la Ue sulla tassazione sui servizi era il presidente dell’Eurogruppo che guarda caso è Paschal Donohoe, proprio il ministro irlandese delle Finanze protagonista della trasformazione dell’Irlanda in un paradiso fiscale per soli ricchi…. Ovviamente nulla gli Usa pagano per i 52 miliardi di trasferimenti finanziari…”

b)” l’abolizione delle regole europee relative al cibo (OGM, Carne agli ormoni, etc etc). Se confermata, questa deregulation significherà che l’Unione Europea ha deciso di distruggere oltre all’industria anche l’agricoltura, in particolare quella di qualità”.

c)”L’abolizione delle regole europee attraverso cui viene approvata la messa in commercio dei nuovi farmaci: per l’Europa vale il principio di precauzione per cui un farmaco viene messo sul mercato solo quando è stato verificato che non è nocivo. Viceversa negli Usa un farmaco può essere immesso immediatamente sul mercato e ci resta fino a quando venga provato che è nocivo”.

d)Investimenti in USA per 600 milioni.

La stessa Commissione ha dovuto smentire ufficialmente la von der Leyen poche ore dopo l’incontro perché non è nei poteri della Commissione costringere il settore privato a acquistare idrocarburi o fare degli investimenti in America, come si faceva nell’ URSS. Ma la von der Leyen non ha neanche avuto il coraggio di dirlo nella conferenza stampa (e comunque si è prestata a una mascherata da venditori ambulanti). Vedremo ora come va a finire.

e)importazione massiccia di gas liquido a prezzi esorbitanti, per 750 miliardi di dollari (stesso discorso);

f)acquisto delle armi in USA con gli 800 miliardi del “ReArm Europe”. Qui la competenza è degli Stati membri.

3.LA DISTRUZIONE DI 80 ANNI DI SFORZI PER EMANCIPARCI DALLO STATUS DI “SCONFITTI” (“VAE VICTIS!”)

Abbiamo lavorato per intere generazioni nell’ industria europea (in concorrenza, tra l’altro, con le imprese americane) per arrivare alla fine della nostra vita, grazie a “Rose Ladson”,  al risultato pratico (80 anni dalla fine della guerra) di trasferire massicciamente in America i nostri soldi e i nostri dati (oltre che le nostre imprese, come quelle del Gruppo Stellantis, la cui sede operativa è stata appena trasferita a Detroit, mentre la Marelli va in “Chapter 11”=amministrazione controllata, davanti a un tribunale del Delaware).

Come scrive Perina:  “Non ci sono più partner, per Washington, ma solo potenze concorrenti e piccole potenze da mettere in riga sui commerci, sulla difesa, su tutto. Si comincia a comprendere la portata della narrazione Maga sull’Europa parassita, che il centrodestra aveva derubricato a posizione da comizio ma era tutt’altro: la base ideologica della cancellazione di una partnership privilegiata. È un trauma scoprire che Trump non è un ‘Taco’, un cultore dell’esagerazione che però fa sempre marcia indietro, né un amico capriccioso ma alla fin fine ragionevole e manovrabile. È una brutta botta rendersi conto che il vantato legame con lui potrebbe rivelarsi una relazione imbarazzante e forse pericolosa per il consenso, perché hai voglia a dire Make West Great Again: qui il grande vincitore è solo l’America, tutti gli altri e anche gli italiani devono aprire il portafoglio per tagliare le tasse americane, aumentare l’occupazione americana, sostenere le merci americane, in cambio (forse, vedremo) della clemenza del leader americano”.

4.LA SCOMPARSA DEL MILLANTATO “BAZOOKA”DELLA UE: Nessun Paese, dal Canada alla Cina, è stato così servile verso Trump come l’ Europa. “Rose Ladson” è andata da Trump in un resort scozzese di sua proprietà privata, dove Trump stava gestendo i propri affari privati, e, parlando in Inglese, ha accettato tutte le sue condizioni. Una UE  così serve soltanto a formalizzare i “Diktat” dell’ America, in modo che essi diventino vincolanti per gli Europei. Come fare per continuare a persuadere i cittadini a sostenere la UE? E,  pensare che, nel caso europeo, per “mettere al loro posto” gli USA, non ci sarebbe neanche bisogno della paventata “guerra commerciale” di cui tanto si discute, bensì solo di applicare infine seriamente almeno le norme esistenti da decenni (e di cui tanto ci vantiamo vanamente: il preteso’”Effetto Bruxelles”!): quelle del WTO (di cui i dazi costituiscono una plateale violazione); quelle del DGPR, violate per prima dalla Commissione; quelle dell’ Antitrust (soprattutto americano); le Sentenze Schrems; lo “Strumento Anti-Coercizione”; il Golden Power; la minimum tax, e, “last but not least”, quelle sul regime linguistico dell’ Unione Europea (l’Inghilterra non è più uno Stato membro)!……La disapplicazione generalizzata di tutte le norme, nazionali, europee e internazionali, nei confronti degli USA e dei loro cittadini (l’“American Privilege”), costituisce una situazione coloniale, e una vera e propria omissione di atti di ufficio, di cui le nostre Autorità dovranno rispondere ai loro popoli, ma anche   ai tribunali, oltre che la smentita di trecento anni di bugie sui “valori umanitari”, sullo “Stato di diritto” e sulla “democrazia internazionale”. Tutti parlano di “autonomia strategica” dell’Europa, ma questa non è possibile fintantoché vi sarà una sudditanza di fatto e concettuale, come quella sintetizzata nell’ incontro in Scozia (”la genuflessione di Ursula”).Ma anche i Francesi e i Tedeschi, che si lamentano delle concessioni fatte da “Rose Ladson”, potrebbero, se volessero, ribaltare da subito la situazione, impugnando gli accordi in Consiglio e in Parlamento e rilanciando le procedure contro i GAFAM aperte e mai concluse. Consiglio e Parlamento possono non ratificare! Vediamo quanto coraggio avrà Macron. E anche noi, perché non creiamo un movimento “di base” su questo tema?

5.L’ABBANDONO DELLA “POLITICA DEI DUE FORNI”: in un momento in cui la ripresa del dialogo con la Cina, a 50 anni dell’ avvio dei rapporti diplomatici, sarebbe stata appena ovvia, se non necessaria (come ribadito dall’ inviato cinese in Europa), l’incontro protocollare a Pechino, con Xi Jinping, di Ursula von der Leyen, Antonio Costa e Kaja Kallas è stato ridotto al minimo, per rispecchiare la freddezza nei rispettivi rapporti, che sarebbero invece, come vedremo, l’ unica alternativa alla sudditanza a Trump. Anzi, perfino il comunicato congiunto conclusivo non è altro che un collage di accuse UE alla Cina. Eppure, il PIL americano è stimato (in IMF Projections (2025)):in $30.51 miliardi, quello cinese in $40.72miliardi. Qual’è dunque il partner commerciale più interessante? Non certo gli USA. Se le esportazioni verso gli USA dovessero diminuire o essere meno profittevoli per via dei dazi di Trump, basterebbe incrementare quelle verso la Cina. Giustamente la Cina  ha umiliato come si merita la troika europea (von der Leyen, Costa e Kallas), facendola arrivare al Palazzo del Popolo in pullman, senza bandiere e senza inni (così sottolineando il carattere non statuale della UE)!

6.IL 5% DEL PIL IN “SPESA MILITARE”: fino a un anno fa, non era neppure pensabile il 2% (vedi Giorgetti); oggi, tutti  d’accordo sul 5%, solo perché lo chiede Trump, che lo interpreta come un pagamento dall’ Europa agli USA (ma bisognerà poi vedere che cosa se ne farà veramente, visto che non siamo stati capaci neppure di spendere i soldi del PNRR, e che nel 2035, con la Singularity e i missili ipersonici,  potrebbero non esserci più né Trump, né la NATO, né l’Occidente, né la stessa Umanità ). Comunque, per fortuna questo impegno non è vincolante, perchè non realistico. Secondo Politico,” it’s unlikely the trade deal will boost U.S. weapons purchases by EU countries more than originally planned…European officials quietly clarified nothing concrete on arms had been agreed.” 

Tra l’altro,“Last year’s report on EU competitiveness by former European Central Bank chief Mario Draghi found that 78 percent of the €75 billion EU countries spent on defense between June 2022 and June 2023 went outside the bloc, with 63 percent going to the U.S.”

Impossibile fare di più.

6.COME SPENDERLO?: Tutti danno praticamente per scontato che questi 5% verranno spesi esattamente come dice Trump, cioè per armamenti “maturi” fabbricati in USA (che in fondo l’ Europa già ha, o almeno aveva, prima di darli all’ Ucraina) e inviati in Ucraina dagli Europei, prendendosi le ire della Russia al posto dell’ America. Così facendo, non si risolverebbero certo i gravi problemi della difesa europea, cioè: l’impossibilità di negoziare alla pari con gli avversari come fanno gli USA; l’assenza di un’ ideologia “europea” da difendere,  di basi tecnologiche avanzate,  di un comando unico, di un’intelligence unica e agguerrita, di un adeguato deterrente missilistico e nucleare…Si finanzierebbero soltanto il bilancio americano e le guerre per espandere la NATO.

Macron dice che l’Europa dovrebbe “essere temuta”. Ma come fa ad essere temuta se non ha un’ideologia, una classe dirigente, un servizio segreto, un’arma nucleare, una propria industria militare? E’ lì che l’Europa dovrebbe spendere il suo 5%.

7.NATO ED EUROPA “FUNZIONARI” DEL PRESIDENTE AMERICANO, PIÙ ZELANTI DELLO STESSO TEAM PRESIDENZIALE (infatti il segretario olandese della NATO, Rutte, ha esultato fantozzianamente per la decisione sul 5%, definendola “una vittoria di Trump-chiamato affettuosamente “paparino”- contro la UE” :“com’è umano Lei!”), e, a sua volta, Giorgia Meloni si è affrettata a dichiarare in Parlamento che non ha nessun’intenzione di spendere quei soldi per una difesa europea, che costituirebbe “una duplicazione della NATO” (frase copiata esattamente da ciò che diceva il Pentagono già quarant’anni fa).

8.L’ARTICOLO 5 DEL TRATTATO NATO, che (proprio a causa del suo tenore vaghissimo, ben evidenziato da Trump), non ha mai creato alcun tipo di automatismo, né tanto meno alcun obbligo degli USA d’ intervenire (autodistruggendosi) con l’arma atomica per fare un favore agli oligarchi Europei. Men che mai ora gli USA hanno alcun’intenzione di interpretare quell’ articolo come sancente un siffatto obbligo, perché, come chiarito ad abundantiam da Trump e da Vance, essi non sentono nessun legame particolare con noi, che considerano con disprezzo come dei “parassiti”. Invece, noi dovremmo subire automaticamente eventuali reazioni russe, perché ospitiamo le testate nucleari americane (ne sono state spostate alcune appena ora nel Regno Unito). E, nonostante noi ben sappiamo tutto ciò, ci ostiniamo a voler coinvolgere gli USA nella nostra difesa.

9.EUROPA E TRUMP: Come ha dichiarato Romano Prodi, “la destra europea, a cominciare da quella italiana, appoggia il presidente degli Stati Uniti come i vecchi partiti comunisti seguivano l’ URSS.”Tra l’altro, parecchi “occidentali” , come per esempio Salvini (e, indirettamente, Trump, Vance e Musk), sono degli ex “progressisti”, tant’è vero che Trump e Zelenskij salutano ancora con il pugno sinistro chiuso (mentre altri  prediligono il destro teso, che non è affatto un saluto fascista, né europeo, bensì è per eccellenza il saluto americano alla bandiera, il “Balch Salute” o “Bellamy Salute”, scopiazzato da d’Annunzio nelle “Notti di Cabiria”, e, dopo di lui, dai movimenti fascisti), oppure la sua versione post – Seconda Guerra mondiale, quella con la mano sul cuore.

D’altra parte, lo squilibrio fra le due parti è abissale. Come ha detto Luca Caracciolo: “Da una parte tu hai il presidente Trump, che è il presidente eletto del numero uno, e dall’altra parte c’è la signora von der Leyen che chiaramente non capisce nemmeno quello che sta dicendo e che soprattutto non rappresenta assolutamente i 27 paesi“. In queste condizioni, “L’accordo? È stato finora, almeno nei confronti degli europei, un negoziato di Trump con se stesso“, prosegue il giornalista. La controparte, a suo giudizio, semplicemente non c’è.

10.L’ “AMERICA-MONDO”: alla fine del XX° Secolo, Antonio Valladâo aveva scritto il libro “Il secolo XXI sarà americano”, in cui descriveva il mondo come oramai fagocitato dall’ America (l’”America-Mondo”), seppure in una versione “woke” e latina. Questi decenni sono stati segnati proprio dalla lotta della “maggioranza del mondo” per smontare questa prospettiva. Il compito dei diversi presidenti americani è stato invece quello di tentare (apparentemente senza successo) di difenderla. Trump vuole dare agli Americani e ai filoamericani sparsi nel mondo l’impressione che quella prospettiva sia ancora attuale, e pertanto si comporta di proposito con arroganza, come se fosse ancora il padrone del mondo, per vedere chi si fa impressionare. Arroganza che funziona perfettamente almeno con l’Europa di “Rose Ladson”, spalleggiata da Giorgia Meloni, che si confermano come sue  vassalle (è il caso di dirlo) “a prova di bomba”.

11.L’“ECONOMIA ESTRATTIVA”DEGLI USA: Secondo Il Sole 24 Ore di domenica scorsa, gli Stati Uniti avrebbero subito, con Trump, una“mutazione”, nel senso di divenire un’ “economia estrattiva”, che sopravvive “estraendo ricchezza” dagli altri Paesi (in particolare, dagli alleati). In realtà, di “economia estrattiva” avevano già incominciato a parlare  all’ inizio del nostro secolo Evgeny Morozov e Shushanna Zubow, riferendosi per altro alle grandi multinazionali (sempre americane) del web, che, di fatto, costituiscono la punta di diamante del colonialismo economico statunitense, in quanto spostano fra i continenti  enormi quantità di denaro (e di potere), senza che il fenomeno venga nemmeno percepito. Nel fare ciò, esse non hanno fatto altro che proseguire con i nuovi mezzi tecnologici quanto fatto da decenni dalle imprese di servizi americane (banche, società di revisione, società di consulenza, studi legali), che controllano da sempre i gangli vitali dell’economia occidentale, avendo “ucciso” (con il fattivo supporto del Governo Americano e dei suoi agenti segreti, tutti i possibili concorrenti: Olivetti, ENI, Concorde, Auditel, EADS…).Così, anche l’esorbitante privilegio per i GAFAM è solo l’ultimo anello di una catena che ci porta diritti al dominio globale delle macchine intelligenti: la Singularity.

 Leonardo Sinigaglia ha commentato su Quora: “A prima vista potrebbe sembrare un trattato di pace siglato dopo la resa incondizionata di un paese a un suo nemico, ma si tratta in realtà dell’accordo imposto dal presidente Trump ai suoi ‘alleati’ europei. Una vera e propria umiliazione che ha definitivamente archiviato qualsiasi surreale idea riguardo alla pretesa ‘autonomia’ dell’Unione Europea e al suo essere qualcosa di diverso da un’entità al servizio degli Stati Uniti, la cui azione ed esistenza è possibile esclusivamente nei modi, nei tempi e negli spazi decisi da Washington. Si tratta di un vero e proprio ‘trattato ineguale’, simile a quelli che le potenze occidentali imposero alla Cina nella seconda metà del XIX Secolo, a cui ora proprio i paesi europei sono costretti da quello che ci è stato presentato come il nostro più fedele e disinteressato alleato.”

Questo ci affratella più che mai con la Cina e con l’ India, due millenari imperi che, nel XIX° Secolo, furono costrette, come noi, a subire due umilianti declassamenti, appunto con i “trattati ineguali” e con la cerimonia feudale del Durbar.

La conseguenza per il futuro è che, a meno di uscire dall’ Occidente, l’Italia (e l’ Europa) saranno condannate a una decadenza programmata e senza fine, come la Cina e l’India fino alla loro totale indipendenza: “E’ evidente che non possa esserci futuro, che non possa esserci vita in Occidente. L’Italia non è chiamata a scegliere tra ‘contare nel mondo’ come parte dell’Europa o l’irrilevanza alla quale la condannerebbe il ‘sovranismo’, ma tra esistere fuori dall’Occidente o incancrenirsi fino alla morte all’interno di esso.”