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CINQUE STRADE PER LA FINE DEL MONDO: Thiel e la battaglia di Armageddon

A pagina 17  de “La Repubblica” dell’ 8 marzo erano comparsi due articoli paralleli che, lodevolmente, si sforzavano di comprendere  il senso dell’attuale fase storica attraverso l’interpretazione della  visione del mondo apocalittica  di  MAGA e dei suoi antagonisti. Luca Caracciolo (“Il bellicismo religioso che unisce Bibi e Donald”) si concentrava sul messianesimo apocalittico che unisce Trump e Nethaniyahu (ma anche gli Ayatollah), mentre invece Ezio Mauro descriveva le linee direttive della rivoluzione intrapresa negli USA da Trump e dai suoi alleati (ciò che è stato chiamato “Tecnofascismo”).Invece, alla Pag.7 de “La Stampa” del 10 marzo, Giordano Stabile parlava della tradizione vittimaria, propria della Shi’a, che “colora” in  modo particolare il messianesimo iraniano. Nel frattempo, Peter Thiel ha tenuto a Roma le annunziate “lezioni” sull’ Apocalisse e l’Anticristo, che hanno chiarito molto bene la “grande narrazione” dei GAFAM che sostengono l’Amministrazione Trump.Mauro descriveva appunto l’alleanza, nel movimento MAGA, fra tecnologia e ideologia dell’innovazione, che ha in Thiel il suo teorico estremo.

Caracciolo  ritiene che Trump e i suoi descrivano le attuali guerre  come finalizzate ad accelerare l’ avvento dell’Apocalisse (che, secondo il “sionismo evangelico” americano, avverrebbe solo dopo che gli Ebrei siano tornati in Israele e si saranno convertiti al Cristianesimo), e Trump come un inviato del Signore con questa missione. Tesi smentita però platealmente da Thiel, che vede invece l’Anticristo in Xi Jinping, e il Katèchon in Trump.

Si tratta di analisi più acute di quelle usuali nel “mainstream”, ma ancora molto al di sotto delle reali necessità di comprensione e di azione. Quella di Thiel è poi un’ennesima deformazione a fini propagandistici di una realtà ben diversa, coerente con secoli di disinformazione da parte del “mainstream” occidentale

1.Chiliasmo e tecnocrazia

Contrariamente alla settorialità delle varie interpretazioni correnti, il messianesimo (o meglio, il chiliasmo) e la tecnocrazia digitale costituiscono , a nostro avviso,un tutt’uno, che innerva l’intera storia occidentale, conducendola verso l’attuale esito apocalittico. Il “chiliasmo” è l’interpretazione materialistica del Millennio finale dell’Apocalisse, quella che Sant’Agostino imputava ai Manichei, ma che è oramai divenuta dominante nella cultura occidentale, e, in particolare, nell’interpretazione della Modernità quale fase ulteriore delle religioni occidentali (Lessing, Croce, Trockij). Basti pensare allo Spirito Assoluto di Hegel, al Comunismo in Marx, alla Opera Comune in Fiodorov, al Punto Omega in Teilhard de Chardin e alla Fine della Storia in Kojève, tutti accomunati dall’ idea della Fine della Storia. Oggi, la profezia di Saint-Simon che, nella Nuova Società Organica sorta dalle Rivoluzioni Atlantiche,  il potere spirituale sarebbe passato agli industriali si è incarnata in Kurzweil, Musk e Thiel.

La nascita, in tempi remoti, dell’ idea di Apocalisse, era  stata una conseguenza della precoce consapevolezza della caducità delle cose umane. Come tale, essa ha percorso trasversalmente tutta la storia mondiale, dai Veda  fino alla “Singularity Tecnologica” di von Neumann, Vinge e Kurzweil. Questa continuità costituisce poi addirittura   il “Leitmotiv”   di quella “Civiltà Occidentale” di cui tanto oggi si parla, ed è per questo che, per esempio, Heidegger e Severino   hanno potuto fare , del “nichilismo”, l’essenza stessa della storia della filosofia occidentale, che era, già per Hegel, la storia di un “Tramonto”. Del resto, già per gli Egizi, “gli Occidentali”(“Amentiu”) erano  i morti, e le “Isole dei Beati” erano  in Occidente.

Sotto un altro punto di vista, l’Apocalisse è anche il residuo “troncato” dell’ eredità concettuale dei  “144.000 Kalpas”della cosmologia indiana ( dove essi si riducono a tre  Kalpas=Eoni: fra prima e seconda creazione, poi, la storia umana, e, infine, il Millennio finale) .  Così, a  causa di quell’ aspetto “residuale”, il Genesi ha due inizi, e il Libro dell’ Apocalisse ha due fini, ambedue tracce “monche” della pluralità dei Kalpas e dei 7 eoni dello Zurvanismo.

Di per sé, l’idea  di Apocalisse (Frasho Kereti) è prettamente zoroastriana: è la descrizione della lotta eterna fra Ahura Mazda (Hormuz, come l’omonimo stretto), il Dio del Bene, e Ahura Mannu (Ahriman), il Dio del Male (oggi, “l’Impero del Bene” contro “l’Impero del Male”), come nelle slides di Thiel. Nelle epigrafi della necropoli  di Behistun e nelle Storie di Erodoto, gl’imperatori persiani (gli Shahanshah=Shahthiya Shahthiyanam) vantavano (come Trump) la loro missione di realizzare “la pace attraverso la forza”, e il generale   Mardonio   imponeva alle città greche della Ionia (gli Yavan)una rivoluzione democratica (un “régime change”)   per garantirne la debolezza (come si evince dal dibattito in Persia dopo la sconfitta del falso Smerdi), e quindi l’ossequio allo Shah di Persia, per contrasto con la dura tempra delle aristocratiche Sparta e Atene (ben simboleggiata dall’ eroica resistenza del re Leonida). Oggi, a parti invertite, si vorrebbe imporre un “régime change” alla Persia, per garantire l’ossequio a Israele di un’imbelle democrazia.

Sotto  la dominazione persiana, l’idea di un’ Apocalisse penetrò nell’ Ebraismo (come si può leggere nei Rotoli di Qumran, e, in particolare, nel “Rotolo della Guerra”: la guerra fra i Figli della Luce e i Figli delle Tenebre).Non per nulla, la Modernità ama dipingersi come erede delle “Lumières” (“Beney Or”). Nel Vecchio Testamento, Ciro è definito “Mashiah” (traduzione ebraica dello “Shaoshant” persiano= Salvatore), perché permette agli Ebrei di ritornare al Tempio di Gerusalemme. Per questo, Nethanyahu insiste sulla mitizzazione della figura di Ciro. La storia dell’ Ebraismo è la storia dell’ attesa di un nuovo Mashiah, e della lotta contro i falsi mashiah (in cui s’inseriscono anche le vicende di Cristo, Maometto e l’Anticristo).

Anche i Romani ereditano dall’ Oriente l’idea di un impero provvidenziale destinato a governare tutti i popoli (“Tu regere imperio populos Romane memento/parcere victis et debellare superbos”),imponendo la Pax Romana – idea poi trasmessa alla Chiesa Romana attraverso il Vangelo di Luca, a Bisanzio, all’Islam, ai popoli slavi ortodossi(Bulgaria, Russia, Boemia, Serbia, Polonia=la Terza Roma) e ai Protestanti (Winthrop, Mather, Blake, Emerson, Kipling, fino a Trump)-.

2.Antitesi fra Messianesimo e Chiliasmo

Mentre, nel Vangelo, Gesù afferma che “Il mio Regno non è di questa terra”, i “chiliasti” (siano essi Zoroastriani, Ebrei, Cristiani, Manichei,puritani, illuministi, idealisti, positivisti, marxisti, nazionalsocialisti, democratici  o islamici) pensano invece che si tratti di un regno terreno, il cui avvento sia addirittura, come scriveva Newton, calcolabile. Ed è proprio questa scelta la fonte, a causa dell’ “Eterogenesi dei fini”,  di tutte le tragedie della Modernità (nichilismo, Terrore rivoluzionario, alienazione, guerre mondiali, genocidi, bomba atomica, prevalere delle macchine sull’ uomo). Tentando di conquistare hic et nunc il Sommo Bene, si snatura l’Umanità: il finito pretende di essere infinito (“hybris”).

Purtroppo, tutte le ideologie della Modernità, mentre riconoscono le loro radici cristiane, partono dal presupposto che dopo Auschwitz e Hiroshima siamo ormai entrati nell’Eone finale, in cui non valgono più i principi della Storia, e, in particolare, l’Eterogenesi dei Fini.

Per questo Sant’Agostino aveva abbandonato i Manichei; ad esso faceva presumibilmente riferimento la dottrina segreta della IIa Lettera ai Tessalonicesi, che parlava dell’ Uomo di Iniquità, trattenuto dal misterioso Katèchon. Dottrina non compresa neppure da Sant’Agostino, e che invece oggi molti, a cominciare da Dugin per finire con Thiel, pretendono di padroneggiare.

Era chiliastico Cristoforo Colombo, padre fondatore dell’ America moderna, autore  del “De Prophetiis”, che si era fatto nominare dai RE di Spagna “Ammiraglio del Mare Oceano”,voleva finanziare le Crociate con l’oro di Eldorado e aveva dato avvio ufficiale alla Tratta Atlantica. I  Puritani Winthrop e Mather avevano ripreso la metafora del Discorso della Montagna,  della “Città Sulla Collina, riferendola all’America, e il Presidente Wilson aveva aderito  paradossalmente alla Prima Guerra Mondiale come “una guerra per por fine a tutte le guerre”. Concetto utilizzato anche per giustificare l’uso, da parte dell’ America,  a Hiroshima e Nagasaki, delle prime bombe atomiche – in realtà un crimine di guerra mai più eguagliato, perchè diretto proprio contro la popolazione civile, in contrasto con una norma fondamentale di diritto internazionale bellico (Convenzioni dell’Aia del 1899 e 1907)  -.

Nel frattempo,l’Apocalisse aveva trovato nuova vita in Hegel, in Marx, in Nietzsche, in Fiodorov, in Soloviov, in Tsiolkovskij, divenendo la trama segreta dei dibattiti della Modernità. Infatti, nonostante la sdegnata negazione di Kelsen (ma con il conforto trasversale di Trockij), il laicismo è una religione di matrice abramitica, e delle più fondamentalistiche. Spentasi l’ “egemonie culturale del marxismo”, troneggiano oggi tecnocrazia, postumanesimo, sionismo e Shi’a. La “guerra Culturale” in corso fra visioni del mondo trova la sua convincente ragion d’essere nella comune convinzione di essere “dentro l’Apocalisse”, là dove si decide l’avvenire non soltanto dell’ Umanità, bensì del cosmo intero.

I teocon avevano ripreso, da Kant, Kojève e Fukuyama,  l’idea di una  “Fine della Storia”, che, non potendosi realizzare per via dell’ “Eterogenesi dei fini”, si trasformerà ben presto in “Scontro di Civiltà” e in “Guerra senza Limiti”.

In realtà, una  Fine della Storia potrebbe realizzarsi solo con la fine dell’ Umanità, e  questo è proprio ciò che si sta verificando con l’uso militare dell’ Intelligenza Artificiale (che vede l’adozione ufficiale di Palantir da parte del Pentagono), con cui si sta cedendo alle macchine il controllo di tecnologie che possono distruggere l’Umanità in un brevissimo “micro-instant”.  Già secondo Manuel de Landa quest’esito era  inevitabile, perché, vista a posteriori, l’intera storia umana appare come la storia di un parassita (il “philum macchinico”), che si è sviluppato nei millenni a spese dell’ Umanità,appunto  attraverso la guerra. Gli ominidi avevano imparato a spaccare le amigdale e a conservare il fuoco. Nell’ età della pietra, si usavano le clave; in quelle dei metalli, frecce e scudi. Nell’evo antico arrivarono spade e e corazze; nel Medioevo, catapulte e balestre; nell’ era moderna, armi da fuoco  e polvere da sparo. Nella contemporaneità, abbiamo aereoplani e missili. Le guerre del futuro saranno combattute con droni e Intelligenza Artificiale bellica. Attraverso queste evoluzioni, le macchine  si sviluppano, divengono vive, dialogano fra di loro, oscurano l’umanità, fino a decidere la pace e la guerra.

Per questo ferve la  “Cultural War” fra Pentagono e Anthropic, la Cina e Trump, Thiel e la Chiesa cattolica, sulla regolamentazione dell’ Intelligenza Artificiale, mentre Musk, Palantir e Anthropic forniscono all’ Ucraina i software per combattere i Russi, e questi ultimi  forniscono all’ Iran i loro software.

3.La Terza Guerra Mondiale

Questa  evoluzione delle Macchine Intelligenti si sposa con l’intensificarsi del conflitto fra gli USA e il  resto del mondo (cfr. attacco all’ Iran, “fuori del diritto internazionale”, vedi Crosetto e Meloni) per l’egemonia mondiale, anche questo un risultato di un’ Intelligenza Artificiale  che tutto avvolge, senza lasciare ALCUNO SPAZIO DI LIBERTà  A CHI NON DISPONGA DI SPROPOSITATI MEzZI TECNOLOGICI.

Il primo esempio è costituito nella società cinese, dominata dal Partito Comunista (PCC) e  totalmente tecnologizzata, dall’uso dell’ AI per redigere e attuare i Piani Quinquennali; dal controllo delle menti a distanza; dalla produzione di massa di, e con, robot umanoidi, capaci di superare nelle arti marziali i monaci Chan (Zen); dai computer quantistici; dai missili ipersonici; dalle Smart Cities; dalle auto elettriche e a guida autonoma; dalle rivoluzioni digitale e green.  IL PCC è riuscito anche a sventare una sorta di colpo di mano del maggiore imprenditore informatico cinese, Jack Ma, che è stato perfino arrestato finché non si è allineato al Partito, ribadendo così il primato della politica sulla tecnica.

L’ approccio cinese, condannato da Thiel con vecchi stereotipi da Guerra Fredda, rivela invece la maggior sensibilità al problema del “Socialismo con Caratteristiche Cinesi”, che non si propone di conseguire il DATOng (la “Grande Armonia” dei San Jiao che Kang You Wei aveva assimilato al Comunismo), bensì lo Xiaokang, una “Società Moderatamente Prospera” che potremmo chiamare “Socialismo”).

I veri “chiliasti” restano i GAFAM (che pretendono di dominare la politica americana, e ci stanno riuscendo), e non i BAATX cinesi,  oramai assoggettati a una serrata normativa di “tipo europeo”.

 L’Amministrazione Trump, dapprima scettica sull’ Intelligenza Artificiale, ha stretto, a partire dal Secondo Mandato, un’alleanza di ferro con i GAFAM, reclutandoli  per la guerra con la Cina, come proposto da Kissinger prima di morire, e imitando, di quella, la politica  chiamata “Unione del Civile e del Militare”, al punto di arruolare nell’ Esercito i CEO delle grandi piattaforme. Questa mossa era già stata prevista da Evgeny Morozov, che aveva pensato che gli establishment occidentali si sarebbero buttati sul digitale come tattica per frenare il proprio declino. Cosa che essi hanno fatto abbondantemente, sviluppando un movimento politico creato da Schmidt e Cohen, e poi sviluppato da Thiel, Vance e Karp, volto a spostare gl’investimenti del Complesso Industriale-Militare verso il sostegno delle Big Tech, per incanalarle a supporto delle prossime guerre dell’America. Con risultati effettivi, come dimostrano le operazioni in Ucraina, Venezuela e Iran.

Proprio per questo, alcune Big Tech fanno resistenza contro l’uso bellico delle loro AI, perché temono di essere coinvolte nelle previste rappresaglie di Iran, Russia e Cina, e comunque in un’ondata di ostilità da parte di molti Stati, anche occidentali.

Nasce così la guerra culturale in America fra chi, come Anthropic (che tra l’altro ha una proprietà italiana), si oppone all’ uso militare della propria IA,  chi, come ChatGPT, è favore, e soprattutto Thiel , propugnatore fanatico dell’obbligo civile dei GAFAM di mettere l’AI al servizio delle guerre americane, e, soprattutto, fornitore agli USA e ai suoi più stretti alleati, attraverso Palantir, delle tecnologie più letali.

Giustamente, quindi, dal suo punto di vista, Thiel afferma che non bisogna prendere troppo sul serio la querelle fra Anthropic  e ChatGPT:ciò che conta è la lotta fra l’AI americana e l’ AI cinese. Coerentemente con le idee di De Landa, sono oramai le due Intelligenze artificiali che si fanno la guerra per il predominio sul mondo. Inutile fantasticare di un preteso “Umanesimo Digitale”: contro la forza dell’ impero mondiale delle Macchine Intelligenti occorre un esercito mondiale di  Uomini Superiori.

In sostanza, Thiel ha aggiornato le visioni tradizionali americane della Fine della Storia con una qualche pennellata di culture alternative e non occidentali, ma mantenendo sempre chiarissima l’idea che l’America è il salvatore del mondo perché è il massimo potere mondiale, e quindi svolge la funzione (il “Destino Manifesto”) del Katèchon, che sarebbe quella di frenare l’entropia Gehlen). In questa visione, gli USA padroni dell’ “America Mondo”, sarebbero l’ultima incarnazione dell’Impero Romano, inteso quale forza di conservazione. In tal modo, Thiel cerca di delegittimare, tanto le pretese si “Translatio Imperii” verso la seconda Roma (Instanbul), e la Terza Roma (Mosca), quanto la pretesa escatologica islamica incarnata dall’ Imam Nascosto Muhammad al-Mahdi, oggi incarnato dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei.

Nel fare ciò, egli si riallaccia alla visione nazionalsocialista del Katèchon, espressa da Carl Schmitt quale giurista del III Reich, il quale, dopo la caduta di quest’ultimo, aveva poi identificato il Katèchon negli Stati Uniti, ignorando l’essenza progressiva, tanto dell’ America quanto del nazional-socialismo (cfr. Eric Voegelin). La prima pretende infatti di essere “the Dissidence of Dissent”, e, il secondo, puntava a una “Fine della Storia” non dissimile dal “Secolo Americano” (il “Reich Millenario”).

In queste guerre, Israele è stato integrato pienamente con gli USA, anche e soprattutto per ciò che concerne la visione chiliastica dei Sionisti e l’uso generalizzato dell’ informatica, che ne ha fatto la “Nazione Start-up”. Non per nulla, USA e Israele(insieme agli Afrikaners come Musk), condivideno l’escatologia vetero-testamentaria.

4. Israele :dal Golem alla “Nazione Start-up”

E’ impossibile negare che il chiliasmo era  passato in Occidente attraverso l’ebraismo. Il chiliasmo moderno nasce con le riflessioni di Mosè Maimonide, il quale, interrogato su che cosa pensasse dell’Olam haBa (l’Era Messianica), aveva dichiarato che essa non si sarebbe distinta in nulla dai suoi tempi (il XII secolo), se non fosse che, nell’ Olam haBa, i Gentili sarebbero stati sottomessi agli Ebrei. In particolare, Maimonide osservava che, se i ben pochi membri della tribù dei Quraish, guidati da Maometto, avevano potuto assumere la leadership del Medio Oriente, non vedeva perché un popolo relativamente numeroso, come gli Ebrei, non avrebbe potuto, in futuro, egemonizzare lo stesso territorio (Israel ha-Shleimah, la Grande Israele, comprendente tutto i Medio Oriente, oggi rivendicata da Ben-Gvir e   Smotrich).Quanto allo strumento per conseguire tale risultato, Rabbi Loew di Praga avrebbe creato il mitico Golem (oggi, il complesso informatico-militare) per difendere il popolo ebraico. Tant’è vero che, quando Israele aveva inaugurato il suo primo computer a Rehovoth, lo aveva chiamato “Golem”.

Lo Stato d’ Israele nasce proprio dal Sionismo, uno fra i  progetti chiliastici all’ interno della MoDERNITà . La quale ultima è proprio come secolarizzazione del messianesimo, secondo quanto teorizzato da Lessing ne “L’Educazione dell’ Umanità”, dal “Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo tedesco” e da Saint-Simon nella “Religione dell’ UManità”.Come il Cristianesimo tridentino concepiva la Salvezza come un fatto spirituale, così faceva l’Ebraismo halakhico: ambedue condannavano  come “hybris” la tecnocrazia e lo scientismo. Per questo, vi è un parallelismo totale del Sionismo con  il messianesimo puritano, e soprattutto con le teorie tecnocratiche della Singularity e del Tecnofascismo. Per questo l’alleanza fra gli USA e Israele è sempre più stretta: ambedue sono dominate da aziende come i GAFAM, Palantir o Paragon, che stanno stringendo il mondo in una morsa mortale, di cui i missili su Gaza, Caracas e Tehran sono solo il risvolto esteriore, mentre il  vero attacco viene portato alle reti di comunicazione e alle coscienze dei cittadini, per realizzare una Fine della Stori quando il mondo sarà in pace perché, al posto degli uomini, deciderà l’Intelligenza Artificiale, che, come noto, manca di creatività, e quindi è condannata a ripetere all’ infinito quanto già  immagazzinato dall’ Umanità (salvando, così, dall’obsolescenza l’”establishment” occidentale.

5.La federazione europea e la fine della Storia

 L’obsolescenza in atto della democrazia occidentale denunziata da Ezio Mauro è solo uno dei  danni collaterali provocati da quanto sopra. Mauro si rende perfettamente conto che la rivoluzione portata avanti dal Mondo MAGA è difficilmente arrestabile, perché deriva da una spinta alla centralizzazione insita nell’ informatica, a partire dai “Big Data”, che funzionano solo se disponibili in grandi numeri, e potenzialmente in misura illimitata, come dimostrano i progetti Echelon e Prism.Gli attacchi alla Crimea, a Maduro, a Khamenei e a Larijani non sarebbero avvenuti senza l’accesso a miriadi di informazioni, reso possibile dall’ Intelligenza Artificiale. Oggi, la NSA e il Mossad stanno scansionando l’intero “sistema Cina” per trovarvi delle falle digitali. Non per nulla la Cina sta avviando un “Chinese Firewall a ritroso”, non più  per interdire ai Cinesi di accedere ai dati dei Paesi esteri, bensì per interdire agli stranieri l’accesso ai dati dei Cinesi (così determinanti nel caso di guerra). Gli attuali black-out informatici in Russia rientrano nella stessa logica. LE guerre americane e israeliane sono basate sulla conoscenza minuta della realtà del Paese nemico, come il Venezuela e l’Iran. Grazie ad essa si possono organizzare operazioni “chirurgiche”, come il rapimento di Maduro e l’assassinio dei leader iraniani. E’ una follia che un Paese, come la Russia, che è in guerra da anni contro il “Kollektiv Zapada”, continui a rendere accessibili agli Occidentali i dati dei suoi cittadini e delle sue istituzioni. Il fallimento dell’operazione Hostomel e l’attacco al naviglio del Mar Nero possono ricondursi a falle dell’ “intelligence” russa.

E’ per altro da molti anni che, proprio per questa ragione, tanto la Russia quanto l’India  hanno lavorato a un meccanismo di Internet che può essere bloccato in caso di guerra, sostituendolo con un Internet puramente nazionale (Max) .

Mauro  non giunge  fino in fondo al proprio ragionamento. Se Trump è in un certo senso costretto a reprimere i corpi intermedi per garantirsi una forza negoziale nei confronti dei Paesi esteri, e se alleati come l’Italia o avversari come il Venezuela sono costretti violentemente a seguire  politiche analoghe a quelle di Trump per poter soddisfare i suoi “Diktat”, è vano cercare di opporvisi. Infatti, già con Obama e Biden succedevano le stesse cose, ma quei Presidenti le nascondevano in ossequio all’ ipocrisia puritana e al mito incapacitante  della “Democrazia americana”. Mito a cui Mauro finge ancora di credere, tributandogli elogi sperticati ed evidentemente insinceri, ma che non corrispose  mai alla realtà, né dal punto concettuale, né da quello pratico. Ci pensavano poi i caudatari di sinistra in Europa alla creazione delle opportune cortine fumogene.

Ricordiamo tra l’altro:

-la Dichiarazione di Indipendenza, che implica la tratta degli schiavi e il “Trail of Tears”;la netta contrapposizione fra “Repubblica e “Democrazia”;  la “Finestra di Overton”, ecc..

i “cadaveri Eccellenti” (Lincoln, Kennedy); la politica migratoria

Diremo di più.

Anche le retoriche dell’Unione Europea incentrate sulla Pace Perpetua sono, così come  l’eccezionalismo americano e il Sionismo, dei sottoprodotti della secolarizzazione delle religioni occidentali. Tanto per cominciare, Kant, a cui erroneamente si è voluta ricondurre l’invenzione dell’idea della “Pace Perpetua” (che invece era  stata sempre uno degli obiettivi dell’Impero Romano e del Sacro Romano Impero), citava espressamente, a  proposito della Fine della Storia, il Libro dell’ Apocalisse.

Poi, il movimento per l’integrazione europea non nasce, né da Kant, né da Spinelli, né da Schuman. Esso si può già rintracciare nel tentativo romano di conquistare la Magna Germania; nel “Dictatus Papae”; nei progetti di crociata; nell’ammirazione di Voltaire per l’Impero Cinese; nell’avventura napoleonica; nell’ideologia nietzscheana; in Paneuropa. Infine, l’idea, accennata nella “Dichiarazione Schuman”, del “funzionalismo”, si riallaccia alla  “ragnatela di istituzioni internazionali” che, secondo Ikenberry, era stata creata per  mascherare la conquista del mondo da parte degli USA.

Oggi più che mai un’Unione Europea che pretende di essere l’ultimo baluardo dell’utopia occidentale (dopo la caduta del Socialismo Reale)“ avrebbe la pretesa di  esprimere  anch’essa una “nuova religione” – ripresa dal Cristianesimo materialistico dei Puritani, e oggi  dalla cultura “Woke”, con tutta la sua ipocrisia-.

A nostro avviso, la missione dell’ Europa è piuttosto , come aveva intuito Pietro Barcellona, proprio quella del Katechon paolino (quello che Thiel, sulle tracce di Carl Schmitt rivendica abusivamente per  Donald Trump). Infatti, l’Europa si è opposta per quanto possibile al chiliasmo americano: combattendo contro i rivoluzionari americani e contro l’esercito federale in Canada,e criticando gli USA attraverso i suoi intellettuali (Dickens, Baudelaire,Kafka, Simone Weil).

Invece, Thiel (e Trump), con un atteggiamento predatorio tipicamente americano, pretendono di appropriarsi dell’ideologia antimodernistica dei loro avversari, dimenticando semplicemente che sono essi quelli che hanno inventato il mito della “Singularity” e stanno forzando al massimo per l’egemonia delle Macchine Intelligenti. I droni assassini sono stati prodotti da Anthropic su richiesta del Pentagono,e  la gestione dei teatri di guerra con l’intelligenza artificiale spetta a Palantir.

Il Movimento MAGA non può certo autodefinirsi come il Katèchon, quando è palesemente l’Anticristo. Non per nulla ad-Dajjal significa “il Mentitore”.

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6. L’eredità zoroastriana nello Shi’ismo duodecimano

Ma anche la politica iraniana è fortemente impregnata di chiliasmo.Lo Shi’ismo nasce dall’opposizione all’idea di “lezione umana”o “consenso sociale” (shura), tipica dei Sunniti, a cui oppone la designazione divina (nass). Gli Shi’iti credono infatti che Maometto avesse designato  come suo successore spirituale e politico Ali ibn Abi Talib. Per essi, l’Imam non è solo un leader politico, ma è dotato di un’ispirazione divina particolare e dell’infallibilità (‘isma), come il Pontefice romano.

Lo shi’ismo attribuisce una sacralità specifica alla famiglia del Profeta (Ahl al-Bait). La leadership deve rimanere all’interno della linea di sangue di Ali e Fatima (figlia di Maometto), perché portatrice di una “luce” spirituale ereditaria. Il martirio di Hussein (figlio di Ali) a Kerbela ha trasformato la causa sciita in un’ideologia di resistenza contro l’oppressione e l’usurpazione del potere, che si nutre del culto delle vittime, a cui ben si addice la morte in battaglia dei leader per mano dell’ Esercito Israeliano.

Secondo le tradizioni Shi’ite, alla fine della Storia, Muhammad al-Mahdi e Gesù Cristo (Isa)  affonteranno   a Gerusalemme l’Anticristo (ad-Dajjal), e lo uccideranno. Quindi, è compito degli shi’iti combattere nella battaglia dell’ Apocalisse (quella che noi chiamiamo Armageddon).L’attuale guerra contro gli Stati Uniti e Israele assomiglia molto alla battaglia davanti a Gerusalemme descritta in numerose  Ahadith.


Non per nulla la nuova Guida Suprema invia i suoi proclami restando celato, come si dice che sia celato da più di mille anni Muhammad el-Mahdi. Questo circonda Mojtaba Khamenei di un’aura particolare, così come il fatto ch’egli sia sopravvissuto alla strage del suo lignaggio, come gli Alauiti sono sopravvissuti alla battaglia di Kerbela.

E’ singolare come tutto ciò riecheggi (come studiato in particolare da Corbin) l’escatologia  della religione zoroastriana (oggi “parsi”,”persiana”), tutt’ora presente in Iran e negli in altri territori dell’ ex impero persiano (come il Pakistan) , e, in particolare, la battaglia finale fra l’ultimo Salvatore (Thraetona/Fredon), e una creatura infernale (Azhi Dhahaka).

7.La lettera di Teofane di Pskov al Gran Principe di Mosca

Ci troviamo, dunque, in mezzo a una Terza Guerra Mondiale che è una guerra di religione per stabilire il “senso della Storia”, basata sulle vaghe profezie sull’ Apocalisse e sulle altrettanto vaghe interpretazioni datene da San Paolo, Sant’Agostino, Maometto, Teofane, Newton, Leibniz, Lessing, Bahau-llah, Hegel, Fiodorov, Soloviov, Buber, Teilhard de Chardin, e, ora anche Dugin e Thiel. La posta in gioco è l’avvenire dell’ Umanità.

L’Apocalisse è una profezia che si auto-avvera?Parzialmente, sì, ma proprio i suoi margini di incertezza (l’”Esprit de finesse”) ci permettono di illuderci di potervi giocare come attori, e non solo come soggetti passivi.

Anche nella tradizione russa ortodossa, citata fra gli altri da Dostojevskij, da Dugin e dal Patriarca Kirill, abbiamo la lotta contro l’Anticristo. Questa irrompe potentemente nella storia russa con la zarina Irina, principessa bizantina, e con la lettera di Teofane di Pskov al Gran Principe di Mosca sulla Terza Roma, dopo la caduta della prima e della seconda. Mosca, la Terza Roma, rappresenta il Katechon, e sarà eterna. A questa dottrina si ispireranno von Bader,Soloviov, Dostojevskij e Dugin, che parlerà di un “Katèchon Settentrionale”.

Come abbiamo visto, ora Thiel tenta clamorosamente di appropriarsi di questa tradizione, rovesciando il senso di quella contrapposizione. Ricordiamo per altro che il significato di ad-Dajjal è proprio “il Menzognero”, nel senso che l’ Anticristo si caratterizza per la sua capacità di seduzione, imitando la figura del Salvatore, come ben descritto nel “Racconto dell’ Anticristo” di Soloviov. Thiel si tradisce quando indica, fra le qualità “catecontiche” dell’ America la sua capacità di sedurre il mondo.

Ma, più in generale, il problema principale della visione di Thiel è che egli presuppone che il Katèchon debba essere un potere mondiale.Ma è proprio questo il carattere dell’ Anticristo,perchè il Demonio è il “Re del Mondo” che impone la pace mediante  il controllo totale, come stanno facendo i GAFAM, e in particolare Palantir. Se un solo potere controllasse (come vorrebbero Trump e Thiel) il mondo intero (mediante l’uso delle Macchine Intelligenti), in breve l’intelligenza umana sarebbe sostituita da quella artificiale, e non sarebbe più possibile alcun tipo di vita intelligente.

8.Le tradizioni non chiliastiche

Nel suo libro  “Lo scontro di civiltà”, Samuel Huntington affermava che, in esito allo contro fra l’Occidente e “il Resto”, l’India, rimasta neutrale, avrebbe imposto al resto del mondo il proprio punto di vista. E, in effetti, l’India costituisce un’area relativamente “neutra”, dove l’idea degl’infiniti Kalpas si oppone a qualunque chiliasmo. Certo, anche l’India aspira alla “Pace” (l’”Ahimsa”), ma, come illustra bene il Bhagavad Gita, si tratta di una pace interiore. Un’altra forma di nichilismo, quello del Nirvana.

Tuttavia, ci sembra che Huntington esagerasse, nel senso che neanche la Cina ha una cultura chiliastica. Il fatto di adottare ufficialmente il Marxismo, ideologia occidentale chiliastica per eccellenza, non deve trarre in inganno, perché il Socialismo con Caratteristiche Cinesi legge il marxismo con le lenti di Kang You Wei, di Sun Yat Sen e di Mao, ispirandosi alla massima Quando il Grande Tao viene messo in pratica, il mondo è una comunità comune (tianxia wei gong)…”(大道之行也,天下为公)”  Il DaTong non è “il comunismo” come inteso in Occidente, non è l’eguaglianza assoluta, non è la fine della Storia.

Semmai, il conflitto attuale è interna a gli eredi della “tradizione occidentale”, che si battono per vedersi riconosciuta la “Translatio Imperii” dell’ Impero Romano:USA, Israele, Russia, Islam, forse anche Europa e Chiesa Cattolica. Questa “guerra civile occidentale” sta aprendo enormi opportunità per le culture orientali, ma anche per l’ Europa e per il Vaticano, se esse sapranno prendere una maggiore distanza dal post-umanesimo dei Gafam e dell’ America, e quindi anche dal cosiddetto  “Patriottismo Occidentale.Il rifiuto di partecipare alla guerra contro l’ Iran (che “non è la nostra guerra”) potrebbe costituire la prima, debole, fiammella di questo nuovo orientamento.

Trump ha ragione nel definire gli Europei “codardi”. Ma non perchè stanno rifiutando di combattere a fianco degli USA nello Stretto di Hormuz, bensì perché accettano da 80 anni imposizioni che nessun paese ha mai accettato da una potenza straniera. Basi di occupazione eterne, testate nucleari altrui stazionate sul proprio territorio, misteriosi “cadaveri eccellenti” (Olivetti, Tchou, Mattei, Moro, Herrhausen), intercettazione sistematica dei nostri dati, imposizione di partecipare a guerre come l’Irak  e l’Afghanistan… Certo, senza l’intelligence, i missili e le atomiche americane, l’ Europa è “una tigre di carta” come ha detto TRump. Ma perché si è ridotta così, se non per i veti americani, che ci hanno spinto a “estirpare” la Divisione Elettronica dell’ Olivetti, a archiviare l’atomica europea, a comprare gli F35 anziché gli Eurofighter…

Per non essere “codardi”, occorrerebbe prendere alla lettera l’invito di Trump a difendere l’ Europa da soli, spendendo il giusto. Basterebbe che gli USA ci cedessero le loro basi in Europa, con dentro il loro software, le loro testate nucleari e le loro navi. A quando “The Deal”?

Certo, inconteremmo ogni genere di opposizione, ma allora s arebbe il caso, come ha proposto il Generale Mini, di “aprire le ostilità con gli USA”.

IL NUOVO ORDINE MONDIALE SECONDO “MAGA”:

L’ultimo passo prima della “Singularity”

Il termine“Novus ordo Seclorum” , che compare sulla banconota da un  dollaro, ha già dietro di sé una lunga storia nelle culture “occidentali”.Deriva dalla 4° Ecloga di Virgilio che annunzia il ritorno alla nuova Età dell’ Oro grazie al governo di Augusto. “Ordo Seclorum” è, a sua volta, la traduzione libera di “Aiòn” (“Era”, e corrisponde al sanscrito “Kalpa”,espressione che compare già nei Veda).E’ una tipica idea millenaristica, particolarmente cara allo zoroastrismo, e ripresa nell’apocalittica ebraica, cristiana e islamica, oltre che dalla Massoneria.

Dopo ogni “Kalpa” si verifica una grande deflagrazione, e incomincia il Kalpa successivo. Ma, nella visione zoroastriana, e poi ebraica e cristiana, non vi è l’Eterno Ritorno, e, per questo, dopo l’Apocalisse, regnerà la Pace Perpetua.

Nel 532, era stato stipulato fra Giustiniano e i Sassanidi un trattato “di Pace Perpetua”(“Pax Aeterna”), di durata indefinita, che pose fine alla Guerra iberica, le cui trattative iniziarono sotto Kavad I, sovrano citato nelle profezie zoroastriane e che favorì la setta chiliastica dei Mazdakisti. Il trattato inaugurò un periodo di relazioni relativamente cordiali fra i due imperi, che durò fino al 540, quando ripresero le ostilità per la guerra lazica.Giustiniano avrebbe pagato 110 centenaria (circa 11.000 libbre di oro), apparentemente come un contributo alla difesa del Caucaso contro i barbari, e le truppe del dux Mesopotamiae si sarebbero ritirate dalla fortezza di Dara alla città di Costantina. I due sovrani si riconoscevano come  di  pari grado, e si promettevano assistenza reciproca. Durante quel periodo, tuttavia, Giustiniano concentrò le sue energia e risorse nelle guerre di riconquista contro i Vandali e in Italia contro i Goti, trascurando le difese orientali. Ciò costituì un’ottima occasione per Cosroe, figlio di Kavad, che riprese le ostilità contro Bisanzio con la guerra lazica.

E’ singolare come i conflitti e le paci di oggi fra l’Iran e l’Occidente ripercorrano quasi pedissequamente quelli fra i Sassanidi e i Bizantini di più di 1500 anni fa.

1.”Woke” contro “MAGA”

Gli Stati Uniti (per Chesterton, “una nazione con l’anima di una chiesa”), nascono, seguendo suggestioni di Cristoforo Colombo, di Antonio Vieira, di Winthrop e dell’ Arcivescovo Berkeley, come una nazione apocalittica, destinata a realizzare le profezie della Bibbia (cfr. il libro “De Prophetiis” di Colombo).Fra queste, la “Pace Perpetua” (“Pax Aeterna” “Ewiger Landfrid”), slogan costante degli Imperatori romani e romano-germanici.

Secondo l’interpretazione progressistica, ripresa per ultimo dal movimento “woke”, lo sbocco naturale di quel messianesimo sarebbe la realizzazione terrena delle promesse evangeliche, e, quindi, la trasposizione sulla terra del “Regno dei Cieli” citato nel Discorso della Montagna. Ne consegue che l’attuale (effimera) maggioranza degli Americani, secondo la tradizione occidentale, sarebbe delegittimata nel suo attuale ruolo di guida politica del mondo, perché la sua posizione geopolitica e sociale è la conseguenza di una conquista violenta e della schiavitù degli afro-americani, di cui i “bianchi” dovrebbero “chiedere scusa”(la “Provincializzazione dell’ Europa” di Chaktavarti).

Invece, secondo il suprematismo bianco, a cui il movimento MAGA si ispira, lo sbocco autentico del messianesimo americano è costituito dalla supremazia dellaciviltà occidentale”, che si suppone corrispondere grosso modo alla “razza bianca” americana, vale a dire i discendenti degli immigrati dall’ Europa, ai quali Trump, Vance e Rubio si vantano di appartenere. I suprematisti bianchi rivendicano la superiorità della civiltà europea, che essi si pensano di incarnare, in modo indipendente dalla sua maggiore o minore moralità, ma basandosi soprattutto sulla sua capacità di espansione negli ultimi 5 secoli, cioè quella “conquista della patria” che è la ragion d’essere stessa degli Stati Uniti, prodotto estremo, con Israele, del colonialismo europeo, e degli altri Paesi dell’Anglosfera. Superiorità che ha una radice religiosa, ma che, con la secolarizzazione, tende  a divenire un concetto di civiltà: il “Cristianismo” (cfr. “L’etica protestante e la nascita del capitalismo” di Max Weber).

Secondo il movimento MAGA, l’Europa attuale starebbe “tradendo” l’Occidente perché accetterebbe, dalla cultura “woke”, un senso di inferiorità rispetto alle altre culture del mondo, che sarebbero state ingiustamente oppresse dagli Occidentali negli ultimi 500 anni di colonialismo. Una “guerra culturale” che sottintende l’attuale lotta per il potere in America, e, di riflesso, nel mondo.

Anche l’Europa è stata da sempre contesa fra l’Occidente “protestante”, il Mediterraneo “cattolico”, l’Est “ortodosso” , il Sud mussulmano e il Nord pagano; questa divisione è tutt’altro che sopita con le rivendicazioni “progressiste” delle Chiese del Nord, con la pretesa di primato da parte di Roma, con la teoria ortodossa della “Terza Roma”, con il progetto islamico della conversione di “Rum” e con la resistenza Inuit e danese al progetto trumpiano di annessione della Groenlandia. Per il “man of the street” americano, la maggior parte degli Europei (come gli Spagnoli, i Siciliani, i Greci, i Turchi, gli Ebrei sefarditi) sarebbero addirittura “non-White”, e questo costituisce il maggiore motivo di avversione nei confronti degli Europei stessi.

E’ perciò fondamentale il passaggio del discorso di Rubio in cui si afferma che gli Europei dovrebbero abbandonare l’idea della pari dignità delle culture (che era stata già di Montaigne, di Pascal, di Matteo Ricci, di Simone Weil, ma anche di Evola, di Pound e di Panikkar), e smettere di “chiedere scusa” alle altre culture. Problema drammatico in USA, dove i “non-whites” stanno divenendo più numerosi dei “white”, e perciò mettono in discussione la struttura stessa del Paese (per esempio, secondo Alfonso Valladão, per il quale esso potrebbe mantenere il suo ruolo centrale nel mondo anche sotto la guida dell’etnia “latina” -a cui appartengono tanto Valladao, quanto Rubio e Ocasio-Cortes- ). Se si considerano anche gl’immigrati clandestini, i “whites” sono ora il 56,3% – 57,5% del totale nazionale, con la restante quota (non-whites), di circa il 43%: è per questo che bisogna “deportarli” fuori degli USA. Una lotta mortale fra due etnie sullo stesso territorio, come in Israele, e, parzialmente, in India, che potrà cambiare profondamente gli scenari mondiali.

Questa situazione è rivelatrice di  un “errore di progettazione” originario dei Padri Fondatori, che, dalle dimensioni di Washington DC (progettata sotto la supervisione di Giorgio Washington) risulterebbero avere avuto in mente una nazione di ben 500 milioni di abitanti, tutti anglo-sassoni e protestanti. Previsioni basate sul tasso di natalità delle Isole Britanniche, che, a quell’ epoca, era elevatissimo, ma poi si è ridotto nel tempo. Per questo, l’idea originale di una “Casa sulla Collina” puritana e anglosassone, non si è potuta realizzare, e si è accresciuto invece progressivamente il peso delle altre etnie, inquinando” l’originaria purezza teologica. Questo, come già prevedeva Tocqueville, costituisce vero il tallone di Achille degli USA.

In Europa non vi è, invece,  tanto un problema di “sostituzione etnica”, quanto una questione di riscrittura della storia culturale, che, indipendentemente dall’ immigrazione,  dovrebbe tener conto delle radici Medio Oriente (p.es.,l’ “Atena Nera” di Bernal ), dei Popoli delle Steppe (“L’Eredità di Chinggis Khan” di Trubeckoj), delle tradizioni “cetuali” (“L’Ancienne Constitution Européene” di Tocqueville), e della cultura “alta” al di là  di “destra” e “sinistra”(Leibniz, Voltaire, De Maistre, Max Weber, Nietzsche, Guénon, Heidegger, Heisenberg, Feyerabend, De Finetti, St-Exupéry, Weil, Drieu la Rochelle).

Il cosiddetto “Piano Kalergi”, tanto temuto dall’ estrema destra, a cominciare da Hitler, non era affatto un “piano”, bensì una costatazione di fatto: il colonialismo avrebbe portato all’ ibridazione dei popoli europei e africani, mentre invece l’evoluzione del capitalismo e la socialdemocrazia a quella fra aristocrazie di origine germanica, “Hofjuden” e nomenklatura sovietica, ricreando così una nuova distinzione di casta e di razza, sul modello indiano. Anche per questo Hitler aveva denominato Coudenhove-Kalergi, primo grande federalista europeo, lo “Erz-Bastard”.

L’ossessione per la sostituzione etnica è una delle tante dimostrazioni del fatto che l’ Europa e l’ America sono sostanzialmente diverse, e ogni tentativo di organizzare l’Europa secondo modelli americani è una forzatura, che mortifica le potenzialità degli Europei, dividendoli secondo linee di conflitto altrui, da noi non applicabili. Se ci dividiamo e combattiamo sulla “remigrazione”, facciamo semplicemente un favore agli USA. Gli unici a “snaturare” l’Europa sono i soldati americani di stanza qui, sicché, con una vera “federazione europea”, saranno loro a dover “remigrare”.

In ogni caso, chi ha realizzato una vera sostituzione etnica sono proprio gli Americani e gli Israeliani. E’assurdo che proprio loro ci vogliano imporre ideologie politiche che paventano questo pericolo. Anche perché da noi, contrariamente all’ America, l’Islam è una delle componenti storiche e culturali fondamentali (da al-Andalus, alla Sicilia, all’Impero Ottomano, all’ Ucraina, alle repubbliche caucasiche e uraliche).

2.Che cosa vuole MAGA dal resto del mondo?

Secondo il movimento “MAGA” i suoi caudatari europei,  l’”Occidente” dovrebbe, a dispetto delle previsioni di Spengler, di Toynbee, di Jacques e di Todd,  mantenere ancora il proprio ruolo egemone nel mondo, e ciò richiederebbe, tra l’altro, che l’Europa resti nell’orbita americana, ma non a modo suo, bensì seguendo pedissequamente i desiderata di Washington, in modo da accrescere il peso specifico degli USA nel mondo. Secondo Trump, Vance e Rubio, l’Europa dev’essere forte e combattiva per supportare gli Stati Uniti nei suoi scontri e incontri con le altre superpotenze: Cina e Russia. Non sono invece ammesse incertezze ideologiche, né la “Politica dei due Forni” cara alla Ia e alla IIa Repubblica.

Per conseguire questo risultato, l’Amministrazione Americana ha perfino mobilitato le proprie Forze Armate contro il “Nemico Interno” (immigrati e sinistra), con l’obiettivo della “Remigrazione”, cioè di espellere dagli States il maggior numero di “non-whites”, per compensare l’effetto della maggiore natalità di questi ultimi. Per questo motivo, un ruolo centrale è stato affidato all’ ICE (la polizia di frontiera), una milizia volontaria sottoposta direttamente al Presidente, che si sforza di  “deportare”, e comunque tenere sotto controllo, i “non-whites”, con il pretesto che sarebbero immigrati illegali.

Il maggior controllo così ottenuto sugli Stati Uniti stessi e sugli alleati (la monarchia americana) dovrebbe permettere agli USA di  riconquistare, con una trattativa continua a tutti i livelli e in tutto il mondo (“the Art of the Deal”), un ruolo centrale nel mondo, perduto per effetto del crescente protagonismo, culturale, politico, diplomatico, militare ed economico, di Russia e Cina, assecondate, secondo Trump, dalle politiche liberali e liberiste.

Per fare ciò, Trump adotta senza discriminazione tutti i mezzi possibili, dalla persuasione, alla dialettica, agli artifizi commerciali, all’ ideologia, all’influenza, al ricatto, alla corruzione, alle minacce, alla guerra, ai rapimenti…(la “Guerra Senza Limiti”).

Di quella riconquista fanno parte innanzitutto la difesa senza quartiere dei GAFAM e delle loro piattaforme, che, attraverso i social, già controllano tutto l’occidente; poi, i dazi e le sanzioni, che offrono continui pretesti per immischiarsi nelle politiche interne di tutti i Paesi; gli attacchi militari e gli embargoes, che permettono senza costi eccessivi di realizzare “regime changes”, come avvenuto in Siria e in Venezuela, nonché, infine, il “divide et impera” fra tutte le alleanze e coalizioni del mondo diverse dagli USA (e, in primis, nell’ Unione Europea).

A termine, Trump aspira semplicemente a fondare, come profetizzavano Fukuyama e Valladão, un impero mondiale, di cui egli sarebbe il leader assoluto a vita, come lo è già ora nel “Board of Peace”. In questo  modo, egli potrebbe acquisire uno status sostanziale corrispondente a quelli di Xi e di Putin, e, grazie alla forza residua degli USA (e soprattutto ai GAFAM), perfino imporre a Russia e Cina una forma di compromesso che salvaguardi il proprio ruolo di leader mondiale, sul modello del Serse quale messo in scena da Erodoto.

3.Il nuovo impero

In effetti, Trump sta forgiando tutti gli elementi tipici di un impero mondiale, quale sognato dai suoi lontani predecessori, come, appunto,  Serse, e, poi, gl’imperatori cinesi e i primi Califfi, i “Rashidun”, ma mai realizzato pienamente da nessuno:

culto della personalità, di cui il ruolo di pacificatore risulta un elemento centrale;

una propria organizzazione internazionale di cui egli è il leader a vita, alternativo e in concorrenza (come il Komintern)con le Nazioni Unite, ormai dominate dalla Cina, di cui per altro condivide l’obiettivo: la pace mondiale, che però, contrariamente all’ ONU, intende conseguire con la forza (“Peace Through Force”), che è la versione moderna del romano “Parcere Victis et Debellare Superbos”;

una sua propria dinastia, attraverso Jovanka e Kutschner, e propri feudi privati (come Gaza);

-propri pretoriani (l’”ICE”)

-l’erezione di gigantesche statue dorate, come quella che campeggia nel videoclip su Gaza, la quale  costituisce una riedizione senza ambiguità del “Colossus” con l’ effigie di Nerone, che campeggiava a suo tempo dinanzi al Colosseo.

La novità è costituita dall’ Intelligenza Artificiale, sulla quale l’Amministrazione rifiuta ogni forma di regolamentazione, in modo da utilizzarla liberamente per qualsiasi obiettivo civile o miloitare.

Non per nulla, tanto Musk quanto Bannon idealizzano la figura dei “Gladiatori”, che fantasticano di addestrare nell’abbazia di Trisulti per conquistare l’ Europa.

4. L’ossessione per la pace

Alla luce di quanto precede, l’ossessione di Trump per la pace, che aveva raggiunto l’apogeo nella sua richiesta di ottenere il Premio Nobel, è tutt’altro che l’eccentricità di un narcisista, bensì costituisce un tassello importante nella costruzione del nuovo impero, che, come quelli antichi, fa avanzare le proprie legioni sotto il pretesto della Pace. Esso corrisponderebbe  a uno dei tanti titoli repubblicani riconosciuti ad Augusto, dalla cui somma nacque il concetto di “Princeps”. Se, infatti, l’Imperatore è il “Sotér” (il  “Shaoshant”, il “Messia” come il Dario della Bibbia), in quanto realizza la “Pax Aeterna”, la sua funzione provvidenziale risulterebbe dimostrata dai fatti stessi (la realizzazione di una pace che sembrava impossibile). Di qui l’argomento dei trumpiani: “se non accettate il Board of Peace significa che la pace non vi interessa veramente”, il che si tradotto tra l’altro nell’ affermazione di Tajani che partecipare al “Board of Peace” sarebbe, per l’Italia un imperativo politico discendente dall’ art. 11 della Costituzione.

Il conseguimento della pace in Palestina attraverso la trasformazione di Gaza, da un problema geopolitico a un progetto immobiliare e turistico, dimostrerebbe anche che il capitalismo costituisce la soluzione dei problemi mondiali, in quanto capace di trasmutare la natura umana, da quella di un essere desiderante con un’identità e un’etica, in un puro portafoglio ambulante, facile da condizionare con la subordinazione economica. In questo contesto, l’immobiliarista Trump, degno successore dell’immobiliarista Washington, costituirebbe il modello per l’umanità americanizzata.

Ancor di più, la fondazione di una città-stato governata da una società di capitali, come in sostanza è il Board of Peace, realizzerebbe anche il sogno di Larry Page, Curtis Yarvin, Fareed Zakaria e Parag Khanna, che vedrebbero il mondo futuro governato da città-Stato di proprietà di grandi Corporations, come a suo tempo la Lega Anseatica, o da dinastie come gli Stati del Golfo e le monarchie della Malaysia. Inoltre, queste città-Stato artificiali dedite essenzialmente al turismo, sul modello di Singapore e degli Emirati, rispecchierebbero il sogno post-moderno di una società dell’”entertainment” basata sull’ intelligenza artificiale e sulla robotica. Si noti che Trump, Vance, Musk, Thiel e Karp sono tutti a mezza strada fra imprenditoria  dei servizi e politica. Con ciò, il cerchio si chiuderebbe intorno al “Tecno-fascismo”  al governo del nuovo impero occidentale.

5.Il ruolo dell’ Europa

L’intervento di Rubio traccia una storia dell’ “Occidente” che parte dalla scoperta dell’America e giunge fino ad oggi,e dove il “climax” è costituito dal 1945, massima espansione territoriale dell’ Occidente, per poi passare  subito dopo alla decadenza dovuta alla decolonizzazione, che ha portato a un “restringimento” del dominio occidentale (pensiamo alla Cina, alla Corea, all’India, poi al mondo arabo e africano).

E’ ovvio che situare il punto di declino dell’Occidente al termine della IIa Guerra Mondiale, cioè all’avvento dell’ egemonia americana  (anche se corretto).è altamente controcorrente. Questo “restringimento” è stato soprattutto l’effetto del passaggio dal “colonialismo” europeo, basato sulla “dittatura diretta” dei Paesi dominanti, all’“impero nascosto” americano, basato sul  “soft power” e sulle organizzazioni internazionali, che evidentemente i MAGA non apprezzano. Si noti che l’ONU e quasi tutte le organizzazioni internazionali del II° Dopoguerra sono negli USA e  sono state create sotto la spinta di Eleanor Roosevelt; questo attacco è innanzitutto un rinnegamento delle politiche passate degli USA, incapaci di garantire a questi un’egemonia permanente (come avrebbe voluto “The New American Century” neocon).

Dal punto di vista MAGA, il “soft power” americano postbellico è stato, visto “a posteriori”, un’esperienza perdente, perché ha permesso ai “non-whites”, a livello mondiale, di ri-acquisire una legittimità storica, rinvigorendosi   e saldandosi con la Cina, e, in America, di rafforzarsi, creando, nei “campus”,  la “cultura Woke”. In particolare, il comitato NATO-Russia e il WTO con la Cina sarebbero stati, sempre  dal punto di vista dell’ Occidente, due fallimenti storici, perché l’introduzione in quelle due economie di elementi capitalistici, lungi dal diminuire, come sperato dall’ America, la forza complessiva di quei due Stati (rendendoli così succubi degli USA), l’ha accresciuta, permettendo ad essi una rivincita rispetto agli Stati Uniti, e aprendo così la strada a un mondo multipolare.

Quindi, l’America non vuole più nessuna “Fine della Storia”(Fukuyama), bensì uno “Scontro di Civiltà”(Huntington).

Oggi, 124 Stati membri delle Nazioni Unite sono schierati con la Cina, e perciò Trump, che mira a un confronto totale con quest’ultima, ritiene di dover “svuotare”  l’ONU, creando un’organizzazione, come il “Board”, composto da soli Stati filo-americani, che riesca ad imporre compromessi favorevoli agli USA sui principali scacchieri del mondo, sul modello dei mai realizzati TTIP e TIPP dei tempi di Obama. Avendo constatato che quelle due alleanze non potevano costituire un’ “Alleanza delle Democrazie”, per il rifiuto di molti Stati occidentali,  Trump ha deciso che, per i suoi fini, può andare bene anche un’”Alleanza delle Autocrazie”, purchè a lui sia riconosciuto un incarico a vita e un potere assoluto, e purché il conto di tutto possa essere addebitato all’ Europa. Egli è addirittura confidente (non si capisce perché) che, alla lunga, tutti vi aderiranno. Il ruolo dell’Europa dovrebbe essere evidentemente quello che avevano, nell’ Impero Romano, gli “auxilia”, dei vassalli come i Franchi, i Burgundi, i Visigoti, il Regnum Bospori, o i regni di Giudea, di Palmyra,  Emesa e dei Nabatei, che pagavano un tributo e fornivano truppe ausiliarie.Che la sostanza sia quella di un tributo è dimostrato dall’ applicazione che l’Amministrazione americana sta dando del “burden sharing” per la difesa dell’ Europa, dove si oppone per- fino alla modesta pretesa che, se spesa ci dev’essere per rendere “autonoma” la difesa europea, allora questa spesa vada fatta prioritariamente in Europa (“Buy European”):

“The United States strongly opposes any changes to the Directive that would limit U.S. industry’s ability to support or otherwise participate in EU member state national defense procurements,”

“Protectionist and exclusionary policies that strong-arm American companies out of the market — when Europe’s largest defense firms continue to greatly benefit from market access in the United States — are the wrong course of action,”

E’ significativo anche il caso della ditta americana Anthropic, controllata  dai fratelli italiani Amodei. Il Dipartimento della Difesa Usa chiede accesso illimitato ai modelli IA di Anthropic “per ogni scopo legale”, incluse le operazioni belliche Il contratto che lega il dipartimento della difesa americano ad Anthropic vale 200 milioni di dollari (169 milioni di euro), ma Anthropic si appella alla necessità di mantenere salvaguardie etiche.

 Il Department of War vuole totale libertà di azione nell’uso dei modelli IA, vuole quindi che vengano tolte le restrizioni etiche e di sicurezza che tutte le aziende, Anthropic inclusa, impongono agli utenti. Nello specifico, il Pentagono intende usare i modelli IA per perseguire quelli che definisce “tutti gli scopi leciti” secondo le leggi americane. Questo include la raccolta delle informazioni (intelligence), lo sviluppo di armamenti e il supporto alle operazioni militariIl Pentagono teme che i blocchi imposti dagli sviluppatori di prodotti IA possano intralciare le operazioni militari più critiche.In altri termini, il Pentagono vuole che le IA diventino strumenti che non obiettino agli ordini impartiti dagli alti gradi militari facendo leva su principi etici o ideologici.

I molti che in Europa approvano le politiche di Trump pensano che gli Europei possano sopravvivere anche sotto questa forma più dura  di protettorato nello stesso modo in cui erano sopravvissuti agli ultimi 80 anni a quello più soft, grazie soprattutto alla diminuzione della natalità,  che ha un effetto compensatore rispetto alla diminuzione reale del PIL indotta dai tributi all’ America, mantenendo costante il PIL pro capite.

Purtroppo, le nazioni “non vivono di solo pane”, e anche le umiliazioni simboliche o ideali hanno un peso determinante, come sta rivelando, per esempio, l’atteggiamento vaticano.

6. Il Vaticano censura il “Board of Peace”

Il Cardinale Parolin ha affermato che “Il Vaticano non parteciperà al board of peace”, spiegando che  esso ha una “particolare natura che non è quella degli altri Stati”.

Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Ci sono punti che lasciano un po’ perplessi – ha osservato Parolin -, punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni“. ” per noi ci sono criticità che dovrebbero essere risolte. La preoccupazione è quella che a livello internazionale sia l’Onu a gestire queste situazioni di crisi”.

In effetti, mentre a suo tempo i tentativi di degli Asburgo di fare, dell’ Imperatore germanico, un arbitro super partes a livello mondiale,  erano falliti(come rilevava per esempio con disappunto nel ‘700 il mercante portoghese Bandeiras), di fatto l’unica autorità che, nella Storia,  sia stata arbitra fra le grandi potenze è  il Sommo pontefice, con azioni quali la Magna Charta (riscritta su mandato pontificio dal Cardinale Guala), e la bolla Inter Caetera e il  Trattato di Tordesillas, che avevano segnato il confine fra le colonie spagnole e quelle portoghesi.

Anche oggi la Santa Sede è in una buona posizione per operare in qualità di arbitro fra le Nazioni, anche quelle non cattoliche, grazie al gran numero di fedeli, alla potente organizzazione e ai buoni rapporti con le altre religioni (movimento ecumenico). Anche per questo, sopporta male che Trump e l’intera Amministrazione americana si atteggino a leader anche spirituali, secondo l’idea che aveva Saint-Simon degli “industriali” come “potere spirituale”, e di cui  Trump e Vance tentano di appropriarsi.

7.La posizione del Movimento Europeo

Come noto, sono presenti, come osservatori, al “Board of Peace”, la Commissione (nella persona della Commissaria Šuica), la presidenza pro-tempore Cipro e l’Italia (nella persona del Ministro Tajani). Il Movimento Europeo in Italia ha emesso un comunicato di condanna della Commissione Europea e degli Stati membri, fra cui l’Italia, per avere avallato, almeno parzialmente l’iniziativa di Trump:

 “COMUNICATO STAMPA

Il Movimento Europeo Italia esprime la propria ferma e convinta disapprovazione per la decisione della Commissione europea e di alcuni Stati membri – tra cui l’Italia – di aderire come membri a pieno titolo o come osservatori al Board of Peace, un organismo posto sotto il controllo diretto del Presidente degli Stati Uniti e che pretende, di fatto, di sostituirsi al ruolo delle Nazioni Unite nella gestione dei conflitti internazionali. In questo spirito il Movimento Europeo condivide la posizione espressa dal Segretario di Stato, il Cardinale Parolin, secondo cui queste situazioni di crisi devono essere della responsabilità delle Nazioni Unite sottolineando le perplessità della Santa Sede sulla partecipazione dell’Italia come osservatore.

Il Board of Peace è un organismo a pagamento, nel quale la logica degli interessi economici prevale sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla ricerca di una pace giusta. La sua riunione avviene mentre continuano le morti a Gaza e mentre Israele ha avviato la campagna per l’occupazione della zona C della Cisgiordania. Il New York Times, in un articolo di Thomas Friedman, ha riportato la denuncia pubblicata su Haaretz dall’ex Primo Ministro Ehud Olmert riguardo alle devastazioni, alle minacce e alle uccisioni perpetrate da gruppi di coloni israeliani nella West Bank, con l’obiettivo di costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre e le proprie case.

Il nodo costituzionale: l’articolo 11

Il Movimento Europeo richiama con forza l’attenzione sul fatto che la partecipazione dell’Italia al Board of Peace, per di più in una non meglio definita veste di “osservatore”, aggira surrettiziamente quanto previsto dall’articolo 11 della Costituzione. L’articolo 11 stabilisce che l’Italia ripudia la guerra e consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie per la costruzione di un ordinamento internazionale che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni. Ciò significa che l’Italia può aderire solo a organismi internazionali fondati sul multilateralismo, sull’uguaglianza tra gli Stati e sul rispetto del diritto internazionale. Il Board of Peace, per struttura e finalità, non risponde assolutamente a questi requisiti.

Un passo in contrasto con i principi fondativi dell’Unione europea

Il Movimento Europeo condanna inoltre la decisione della Commissione europea di partecipare a un organismo che contraddice apertamente il principio del multilateralismo, sul quale l’Unione europea è nata e che è consacrato nei Trattati e nella Carta dei Diritti Fondamentali. L’adesione a strutture parallele e non multilaterali indebolisce il ruolo dell’ONU e rischia di compromettere la credibilità internazionale dell’Europa come attore impegnato nella pace, nel diritto e nella cooperazione internazionale.

Appello alle istituzioni democratiche

Il Movimento Europeo esorta le istituzioni democratiche e parlamentari a condannare la partecipazione della Commissione e degli Stati membri al Board of Peace e a riaffermare con chiarezza che la soluzione del conflitto israelo-palestinese deve tornare nell’alveo delle Nazioni Unite, unico organismo legittimato a garantire una pace giusta tra i due popoli, assicurare la ricostruzione e tutelare i diritti fondamentali.

Roma, 19 febbraio 2026”

8.Conclusioni

Ricordiamoci che anche le stesse Nazioni Unite, pure più accettabili perché più equilibrate, erano state, all’origine, una costruzione dell’ America vincitrice della IIa Guerra Mondiale per controllare il mondo insieme agli altri Paesi vincitori, rappresentati nel Consiglio di Sicurezza, sì che non si può neppure rimpiangere quell’ assetto.

Purtroppo, chi non approva i progetti di Trump  non riesce però a formulare progetti alternativi che non siano la pura conservazione, anche perché le lobby americane e israeliane riescono oggi più che mai a bloccare ogni sforzo in tal senso -in campo editoriale, accademico o politico-.

Di qui la crescita, nonostante varie forme di repressione, dei “Putin-Versteher”, coloro che non nascondono le loro simpatie per la Russia, perché, paradossalmente, una mano per controbattere l’egemonia americana potrebbe venire oggi soprattutto dalla Russia. Anche perché, tanto l’Europa quanto la Russia, sono troppo piccole per fare concorrenza agli USA e alla Cina, ma soprattutto per contrastare i GAFAM, sì che il vero “game changer” sarebbe l’unione delle due aree in un’unica potenza eurasiatica che realizzasse, nei confronti dei GAFAM, quel “crackdown” che la Cina ha realizzato nei confronti dei BATX cinesi.

Certo, un vero Nuovo Ordine Mondiale, comprensivo di una riforma radicale delle Nazioni Unite, potrebbe venire solo da un ampio dibattito internazionale. Però, nel frattempo, occorre bloccare il trend verso la dittatura mondiale dei GAFAM, alleati di Trump, facendo leva sulle forze che sono a oggi oggettivamente in campo.

SULL’ANIMA DI USA ED EUROPA

da Rubio a Cacciari

Sessant’anni fa, alla pubblicazione dell’ omonimo libro di Anders, la domanda sul se “l’uomo fosse antiquato” sembrava una follia. Cinquant’anni fa, al tempo del “Arco Costituzionale”, l’idea che il fascismo sarebbe divenuto il tema ideologico centrale in America, Italia, Germania e Francia sembrava un’ allucinazioine per nostalgici. Quarant’anni fa, al tempo del “Rapporto Wolfowitz” le proposte di “autonomia europea” lanciate da qualche estremista cadevano nel vuoto. Trent’anni fa, l’idea di Vinge di una “Singolarità” che unisse uomo e natura, tecnica e intelletto, sembrava una stranezza. Vent’anni fa, l’idea di Morozov, che l’Occidente volesse coprire con l’informatica il proprio fallimento veniva apprezzata solo da ristretti circoli neo-luddisti. Dieci anni fa, l’idea di Bannon, di “spezzare le catene di approvvigionamento cinesi” veniva bocciata perfino da Trump.Tuttavia, tutto questo è divenuto una banalità quotidiana. Quanto sopra dimostra come, in seguito alla “de-colonizzazione”, la storia mondiale si sia mossa rapidamente in tutte le direzioni, e come il nostro “mainstream” sia stato costantemente ipocrita, provinciale e misoneista nell’ ignorarlo.

Oggi, escono ogni giorni centinaia  di libri sul superamento dell’ Umano. Il mondo MAGA, i suoi collaborator europei e il “mainstream” culturali non fanno che discutere se Trump,o Meloni, o Le Pen, o Abascal, o Weigel, siano, o no, fascisti. Oggi, l’autonomia europea è un mantra condiviso da tutti. Musk annunzia che la Singularity c’è già, e Zuckerberg che tutte le professioni intellettuali saranno automatizzate con l’ AI entro 18 mesi. Oggi, l’America ha bloccato gli approvvigionamenti cinesi dal Venezuela, e sequestra in giro per gli Oceani navi sotto tutte le bandiere.

Alla fine, non vi è più nulla che non possa succedere, ma gli Europei (con qualche rara eccezione) continuano a fare finta che il mondo sia sempre eguale, e ritornano sempre sui loro vecchi slogan e vecchie ricette.

1.La posizione di Cacciari

Fra queste rare eccezioni, c’è Massimo Cacciari,il quale, almeno a parole, è il più aperto alle novità. In particolare, Cacciari sostiene che la linea direttrice della politica di Trump ”esprime tendenze di lungo periodo, se non un destino, …tutte le correnti politiche e culturali europee dovrebbero discuterla con serietà e radicalità”. Cosa che noi chiediamo, inutilmente, da decenni.

Al contrario, afferma Cacciari “vi è un’intellighenzia intorno a Trump, guai a lasciarsi ingannare dalla maschera del presunto capo! Questa intellighenzia, che dispone di formidabili mezzi economici e finanziari, ritiene che l’Europa sia il centro storico-museale di un’idea del tutto anacronistica di democrazia, fondata su una divisione dei poteri che rende inefficace sia l’azione di governo  che quella dei soggetti economici

“Il vecchio capitalismo liberal-concorrenziale è un ferro vecchio, come le vecchie democrazie rappresentative.” “le ragioni dell’ indefinito progresso tecnico-economico è il valore fisso“Nazionalismi, sovranismi, nostalgie para-fasciste non sono che farsesche coperture.”

Quale sia quest’intellighenzia onnipotente lo chiarisce un libro recentemente pubblicato:”Imperialismo digitale.Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’ AI”(Laterza), di Dario Guarascio: il complesso militare-digitale, termine che noi,isolati,abbiamo usato oramai da più di 20 anni, e che è alla base di una decina di libri di Alpina e Diàlexis.

Tutte queste tendenze (meno l’ultima, che resta sempre in sordina), sono state presenti nel lucido intervento di Rubio a Monaco, che commentiamo e pubblichiamo in allegato,e  il quale costituisce un fulgido esempio di propaganda intellettuale  trumpiana, che invoca astutamente l’unione dell’Europa con gli USA, quasi che questi ultimi fossero la continuazione naturale della civiltà europea, mentre invece, catalizzando tutte le forze entropiche dell’ Europa fino all’ inevitabile esito post-umano, ne costituiscono una deliberata negazione.

A nostro avviso, per altro, anche l’altro filone dell’attuale  dibattito infra-americano (la cultura “woke”)è altrettanto estraneo all’ Europa, per la sua pretesa di condannare il nostro Continente per aver imposto la colonizzazione puritana, che, invece, era una rivolta contro l’ Europa stessa.A partire  dal Mayflower Compact, fino  alla Guerra di Indipendenza dall’ Inghilterra, alla Dottrina Monroe, a Gladio, all’ appropriazione delle tecnologie Olivetti, alla dottrina Wolfowitz, al “fuck the EU” di Victoria Nuland, fino agli Epstein files….

Il parlare sempre di “valori comuni” fra America ed Europa nasconde una fondamentale verità. Come scritto da Washington nel suo testamento politico, gl’Europei erano già allora tanto estranei agli Americani quanto i “selvaggi indiani”. Oggi, come giustamente mette in rilievo Rubio, l’America intenderebbe “correggere” (con quale diritto) gli errori degli Europei, che sono invece semplicemente l’effetto delle diversità delle nostre storie e delle nostre geografie. Infatti:

-l’immigrazione non è un problema per l’Europa (come non lo era originariamente per l’ America), perché l’Europa non è un Paese di immigrati, sì che una “sostituzione etnica” non è possibile, perché i “nativi” sono incommensurabilmente più numerosi degli immigrati, mentre, invece, in America, l’equilibrio fra “white” e “non white” è così precario che, fra pochissimo, gli USA saranno a maggioranza “non white”, e proprio Rubio (o Ocasio-Cortes)potrebbero esserne  (un) presidente, con un effetto dirompente sull’ identità nazionale;

-la transizione “verde” non è un problema per l’ Europa perché l’Europa non ha grandi risorse naturali, e quindi l’”energia pulita” è, per essa, l’unico modo (per quanto costoso) per rendersi autonoma dalla Russia (che per altro è Europa), dal Medio Oriente e perfino dagli USA, oltre che per non farsi superare tecnologicamente dalla Cina.

2.Il rifiuto della cultura MAGA da parte di Merz

Però, anche la posizione di Merz su questo tema è insufficiente. I valori dell’Europa non possono certo ridursi ai mantra sessantottini (egualitarismo, antiautoritarismo, rivoluzione sessuale), che costituivano una profonda deviazione dagli stessi standard culturali dell’ Europa democratica postbellica (etica del lavoro, famiglia tradizionale, classe politica fortemente acculturata), e, questo, sempre per seguire delle mode americane (rivolta di Berkeley, “Gay Pride”,”Manifesto Cyborg”, ”Gender Theory”). Per non parlare dalla radicale alterità rispetto all’ etica guerresca di Greci, Romani e Medioevo, dalla struttura altamente gerarchica, non solo dell’ Impero, bensì anche delle Repubbliche (poleis, romana, comuni, Città Imperiali Svizzera, Polonia e Olanda), delle Chiese e delle Corporazioni.

Certo, vi era stato un tentativo d’imporre, con un atto ufficiale, quest’interpretazione modernistica unilaterale dell’ identità europea, vale a dire la Dichiarazione di Copenaghen sull’ Identità Europea del 1973. Che essa non corrisponda affatto alla reale identità degli Europei è dimostrato dal fatto che nessuno l’ha presa sul serio e nessuno la ricorda nemmeno.

Infatti, l’Identità Europea nasce molto prima della Dichiarazione de Copenaghen, con Ippocrate (gli “Europaioi), Erodoto (La battaglia delle Termopili), Machiavelli (Alcuni regni e infinite repubbliche), Voltaire (Rescrit de l’ Empereur de la Chine), Novalis (Christenheit oder Europa), Alessandro I (“l’Europa Nazione Cristiana”), Nietzsche (“die Gute Europaeer”) , Dostojevskij (la commemorazione di Pushkin),  Coudenhove-Kalergi (“Paneuropa”), Drieu La Rochelle (“L’Europe contre les Patries”), Simone Weil (“Considerazioni sul colonialismo”), Milosz (“Rodzinna Europa”)…

3.Rubio: la rivendicazione di un Paese di immigrati

Certamente, l’intervento di Rubio è stato un brano di alto valore culturale a favore della propria tesi.

Intanto, Rubio ha perfino accennato al fatto che l’ Europa sia “una nazione”, come era scritto nella versione russa della Santa Alleanza e nei titoli dei libri di Benda e di Moseley.Poi, lodevolmente,ha giudicato la tesi di Hegel, Marx, Cojève e Fukuyama, sulla “Fine della Storia” un grave errore, che pretendeva di cancellare 5.000 anni di Storia. Quanto alla, più realistica,  “Fine dell’ Occidente”, egli ha affermato, del tutto logicamente, che l’America non intende assistere inerme al suo tramonto, cioè è pronta alla guerra, come dimostra il nuovo nome del Dipartimento delle Difesa: il “Dipartimento della Guerra”.

E intende addirittura imporre agli Europei, sulla scia di “Leaves of Grass”, ciò che essi debbono volere, e, addirittura, volere. Questo è ciò che non possiamo perdonare a dei pretesi alleati

A nostro avviso, anche la sua visione condivide lo stesso millenarismo ch’egli imputa a Fukuyama e alla cultura “woke”: il principio di elezione dell’Occidente, che ha portato alla sua espansione secolare, ma che, già nel 1945, aveva incominciato a scricchiolare. Egli condanna perciò “the polite pretense that our way of life is just one among many”.  Ma qui non si tratta di “buona educazione”, bensì di una concreta presa di coscienza  (condivisa da autori europei, come Pascal, Voltaire, Leopardi, De Maistre, Kierkegaard, Baudelaire, Dostojevskij, Nietzsche, Pannwitz, Guénon, Heidegger, , Herskovitch, Horkheimer, Adorno, Evola, Lévy-Strauss), ma anche americani (Eliot, Pound, Miller) che è la stessa dialettica interna alla civiltà occidentale che ci ha portati sull’ orlo di una distruzione auto-inflitta, cioè della “Singularity Tecnologica”, che rende l’Uomo “antiquato” (Anders). Quest’ultima è una fase storica e culturale del tutto americana, che, come certificato da Horkheimer e Adorno)nasce con Bacone, continua con Einstein, si approfondisce con Kurzweil e giunge a maturazione con lo strapotere del GAFAM. Questo è il vero nocciolo dell’ identità americana, e l’ideologia MAGA, che, come nota Cacciari, pesca in modo intelligente in varie tradizioni culturali, è solo un orpello per continuare a ingannare il mondo sulla propria natura.

Per questo, se è comprensibile che gli Americani vogliano difendere questi sviluppi, come accenna anche Rubio, meno comprensibile è che almeno una parte degli Europei siano disposti a seguirli. In effetti, i veri conservatori non possono appoggiare un movimento che mira alla distruzione dell’ Umano nel nome di un mito autolesionistico, ma, invece, devono raggrupparsi per combatterlo. In questo, ha perfettamente ragione Cacciari, quando invita tutte le tradizioni culturali europee a studiare con più attenzione ciò che sta succedendo sotto i nostri occhi.

ALLEGATO

INTERVENTO DEL SEGRETARIO ALLA DIFESA RUBIO ALLA CONFERENZA DI MONACO SULLA SICUREZZA

Thank you very much.  We gather here today as members of a historic alliance, an alliance that saved and changed the world.  When this conference began in 1963, it was in a nation – actually, it was on a continent – that was divided against itself.  The line between communism and freedom ran through the heart of Germany.  The first barbed fences of the Berlin Wall had gone up just two years prior. 

And just months before that first conference, before our predecessors first met here, here in Munich, the Cuban Missile Crisis had brought the world to the brink of nuclear destruction.  Even as World War II still burned fresh in the memory of Americans and Europeans alike, we found ourselves staring down the barrel of a new global catastrophe – one with the potential for a new kind of destruction, more apocalyptic and final than anything before in the history of mankind.

At the time of that first gathering, Soviet communism was on the march.  Thousands of years of Western civilization hung in the balance.  At that time, victory was far from certain.  But we were driven by a common purpose.  We were unified not just by what we were fighting against; we were unified by what we were fighting for.  And together, Europe and America prevailed and a continent was rebuilt.  Our people prospered.  In time, the East and West blocs were reunited. A civilization was once again made whole. 

That infamous wall that had cleaved this nation into two came down, and with it an evil empire, and the East and West became one again.  But the euphoria of this triumph led us to a dangerous delusion:  that we had entered, quote, “the end of history;” that every nation would now be a liberal democracy; that the ties formed by trade and by commerce alone would now replace nationhood; that the rules-based global order – an overused term – would now replace the national interest; and that we would now live in a world without borders where everyone became a citizen of the world. 

This was a foolish idea that ignored both human nature and it ignored the lessons of over 5,000 years of recorded human history.  And it has cost us dearly.  In this delusion, we embraced a dogmatic vision of free and unfettered trade, even as some nations protected their economies and subsidized their companies to systematically undercut ours – shuttering our plants, resulting in large parts of our societies being deindustrialized, shipping millions of working and middle-class jobs overseas, and handing control of our critical supply chains to both adversaries and rivals. 

We increasingly outsourced our sovereignty to international institutions while many nations invested in massive welfare states at the cost of maintaining the ability to defend themselves.  This, even as other countries have invested in the most rapid military buildup in all of human history and have not hesitated to use hard power to pursue their own interests.  To appease a climate cult, we have imposed energy policies on ourselves that are impoverishing our people, even as our competitors exploit oil and coal and natural gas and anything else – not just to power their economies, but to use as leverage against our own. 

And in a pursuit of a world without borders, we opened our doors to an unprecedented wave of mass migration that threatens the cohesion of our societies, the continuity of our culture, and the future of our people.  We made these mistakes together, and now, together, we owe it to our people to face those facts and to move forward, to rebuild. 

Under President Trump, the United States of America will once again take on the task of renewal and restoration, driven by a vision of a future as proud, as sovereign, and as vital as our civilization’s past.  And while we are prepared, if necessary, to do this alone, it is our preference and it is our hope to do this together with you, our friends here in Europe. 

For the United States and Europe, we belong together.  America was founded 250 years ago, but the roots began here on this continent long before.  The man who settled and built the nation of my birth arrived on our shores carrying the memories and the traditions and the Christian faith of their ancestors as a sacred inheritance, an unbreakable link between the old world and the new. 

We are part of one civilization – Western civilization.  We are bound to one another by the deepest bonds that nations could share, forged by centuries of shared history, Christian faith, culture, heritage, language, ancestry, and the sacrifices our forefathers made together for the common civilization to which we have fallen heir.

And so this is why we Americans may sometimes come off as a little direct and urgent in our counsel.  This is why President Trump demands seriousness and reciprocity from our friends here in Europe.  The reason why, my friends, is because we care deeply.  We care deeply about your future and ours.  And if at times we disagree, our disagreements come from our profound sense of concern about a Europe with which we are connected – not just economically, not just militarily.  We are connected spiritually and we are connected culturally.  We want Europe to be strong.  We believe that Europe must survive, because the two great wars of the last century serve for us as history’s constant reminder that ultimately, our destiny is and will always be intertwined with yours, because we know – (applause) – because we know that the fate of Europe will never be irrelevant to our own. 

National security, which this conference is largely about, is not merely series of technical questions – how much we spend on defense or where, how we deploy it, these are important questions.  They are.  But they are not the fundamental one.  The fundamental question we must answer at the outset is what exactly are we defending, because armies do not fight for abstractions.  Armies fight for a people; armies fight for a nation.  Armies fight for a way of life.  And that is what we are defending: a great civilization that has every reason to be proud of its history, confident of its future, and aims to always be the master of its own economic and political destiny.

It was here in Europe where the ideas that planted the seeds of liberty that changed the world were born.  It was here in Europe where the world – which gave the world the rule of law, the universities, and the scientific revolution.  It was this continent that produced the genius of Mozart and Beethoven, of Dante and Shakespeare, of Michelangelo and Da Vinci, of the Beatles and the Rolling Stones.  And this is the place where the vaulted ceilings of the Sistine Chapel and the towering spires of the great cathedral in Cologne, they testify not just to the greatness of our past or to a faith in God that inspired these marvels.  They foreshadow the wonders that await us in our future.  But only if we are unapologetic in our heritage and proud of this common inheritance can we together begin the work of envisioning and shaping our economic and our political future.

Deindustrialization was not inevitable.  It was a conscious policy choice, a decades-long economic undertaking that stripped our nations of their wealth, of their productive capacity, and of their independence.  And the loss of our supply chain sovereignty was not a function of a prosperous and healthy system of global trade.  It was foolish.  It was a foolish but voluntary transformation of our economy that left us dependent on others for our needs and dangerously vulnerable to crisis.

Mass migration is not, was not, isn’t some fringe concern of little consequence.  It was and continues to be a crisis which is transforming and destabilizing societies all across the West.  Together we can reindustrialize our economies and rebuild our capacity to defend our people.  But the work of this new alliance should not be focused just on military cooperation and reclaiming the industries of the past.  It should also be focused on, together, advancing our mutual interests and new frontiers, unshackling our ingenuity, our creativity, and the dynamic spirit to build a new Western century.  Commercial space travel and cutting-edge artificial intelligence; industrial automation and flex manufacturing; creating a Western supply chain for critical minerals not vulnerable to extortion from other powers; and a unified effort to compete for market share in the economies of the Global South.  Together we can not only take back control of our own industries and supply chains – we can prosper in the areas that will define the 21st century.

But we must also gain control of our national borders.  Controlling who and how many people enter our countries, this is not an expression of xenophobia.  It is not hate.  It is a fundamental act of national sovereignty.  And the failure to do so is not just an abdication of one of our most basic duties owed to our people.  It is an urgent threat to the fabric of our societies and the survival of our civilization itself.

And finally, we can no longer place the so-called global order above the vital interests of our people and our nations.  We do not need to abandon the system of international cooperation we authored, and we don’t need to dismantle the global institutions of the old order that together we built.  But these must be reformed.  These must be rebuilt. 

For example, the United Nations still has tremendous potential to be a tool for good in the world.  But we cannot ignore that today, on the most pressing matters before us, it has no answers and has played virtually no role.  It could not solve the war in Gaza.  Instead, it was American leadership that freed captives from barbarians and brought about a fragile truce.  It had not solved the war in Ukraine.  It took American leadership and partnership with many of the countries here today just to bring the two sides to the table in search of a still-elusive peace. 

It was powerless to constrain the nuclear program of radical Shia clerics in Tehran.  That required 14 bombs dropped with precision from American B-2 bombers.  And it was unable to address the threat to our security from a narcoterrorist dictator in Venezuela.  Instead, it took American Special Forces to bring this fugitive to justice. 

In a perfect world, all of these problems and more would be solved by diplomats and strongly worded resolutions.  But we do not live in a perfect world, and we cannot continue to allow those who blatantly and openly threaten our citizens and endanger our global stability to shield themselves behind abstractions of international law which they themselves routinely violate. 

This is the path that President Trump and the United States has embarked upon.  It is the path we ask you here in Europe to join us on.  It is a path we have walked together before and hope to walk together again.  For five centuries, before the end of the Second World War, the West had been expanding – its missionaries, its pilgrims, its soldiers, its explorers pouring out from its shores to cross oceans, settle new continents, build vast empires extending out across the globe. 

But in 1945, for the first time since the age of Columbus, it was contracting.  Europe was in ruins.  Half of it lived behind an Iron Curtain and the rest looked like it would soon follow.  The great Western empires had entered into terminal decline, accelerated by godless communist revolutions and by anti-colonial uprisings that would transform the world and drape the red hammer and sickle across vast swaths of the map in the years to come. 

Against that backdrop, then, as now, many came to believe that the West’s age of dominance had come to an end and that our future was destined to be a faint and feeble echo of our past.  But together, our predecessors recognized that decline was a choice, and it was a choice they refused to make.  This is what we did together once before, and this is what President Trump and the United States want to do again now, together with you. 

And this is why we do not want our allies to be weak, because that makes us weaker.  We want allies who can defend themselves so that no adversary will ever be tempted to test our collective strength.  This is why we do not want our allies to be shackled by guilt and shame.  We want allies who are proud of their culture and of their heritage, who understand that we are heirs to the same great and noble civilization, and who, together with us, are willing and able to defend it. 

And this is why we do not want allies to rationalize the broken status quo rather than reckon with what is necessary to fix it, for we in America have no interest in being polite and orderly caretakers of the West’s managed decline.  We do not seek to separate, but to revitalize an old friendship and renew the greatest civilization in human history.  What we want is a reinvigorated alliance that recognizes that what has ailed our societies is not just a set of bad policies but a malaise of hopelessness and complacency.  An alliance – the alliance that we want is one that is not paralyzed into inaction by fear – fear of climate change, fear of war, fear of technology.  Instead, we want an alliance that boldly races into the future.  And the only fear we have is the fear of the shame of not leaving our nations prouder, stronger, and wealthier for our children. 

An alliance ready to defend our people, to safeguard our interests, and to preserve the freedom of action that allows us to shape our own destiny – not one that exists to operate a global welfare state and atone for the purported sins of past generations.  An alliance that does not allow its power to be outsourced, constrained, or subordinated to systems beyond its control; one that does not depend on others for the critical necessities of its national life; and one that does not maintain the polite pretense that our way of life is just one among many and that asks for permission before it acts.  And above all, an alliance based on the recognition that we, the West, have inherited together – what we have inherited together is something that is unique and distinctive and irreplaceable, because this, after all, is the very foundation of the transatlantic bond. 

Acting together in this way, we will not just help recover a sane foreign policy.  It will restore to us a clearer sense of ourselves.  It will restore a place in the world, and in so doing, it will rebuke and deter the forces of civilizational erasure that today menace both America and Europe alike.

So in a time of headlines heralding the end of the transatlantic era, let it be known and clear to all that this is neither our goal nor our wish – because for us Americans, our home may be in the Western Hemisphere, but we will always be a child of Europe.  (Applause.)

Our story began with an Italian explorer whose adventure into the great unknown to discover a new world brought Christianity to the Americas – and became the legend that defined the imagination of a our pioneer nation.

Our first colonies were built by English settlers, to whom we owe not just the language we speak but the whole of our political and legal system.  Our frontiers were shaped by Scots-Irish – that proud, hearty clan from the hills of Ulster that gave us Davy Crockett and Mark Twain and Teddy Roosevelt and Neil Armstrong. 

Our great midwestern heartland was built by German farmers and craftsmen who transformed empty plains into a global agricultural powerhouse – and by the way, dramatically upgraded the quality of American beer.  (Laughter.)

Our expansion into the interior followed the footsteps of French fur traders and explorers whose names, by the way, still adorn the street signs and towns’ names all across the Mississippi Valley.  Our horses, our ranches, our rodeos – the entire romance of the cowboy archetype that became synonymous with the American West – these were born in Spain.  And our largest and most iconic city was named New Amsterdam before it was named New York.

And do you know that in the year that my country was founded, Lorenzo and Catalina Geroldi lived in Casale Monferrato in the Kingdom of Piedmont-Sardinia.  And Jose and Manuela Reina lived in Sevilla, Spain.  I don’t know what, if anything, they knew about the 13 colonies which had gained their independence from the British empire, but here’s what I am certain of:  They could have never imagined that 250 years later, one of their direct descendants would be back here today on this continent as the chief diplomat of that infant nation.  And yet here I am, reminded by my own story that both our histories and our fates will always be linked.

Together we rebuilt a shattered continent in the wake of two devastating world wars.  When we found ourselves divided once again by the Iron Curtain, the free West linked arms with the courageous dissidents struggling against tyranny in the East to defeat Soviet communism.  We have fought against each other, then reconciled, then fought, then reconciled again.  And we have bled and died side by side on battlefields from Kapyong to Kandahar. 

And I am here today to leave it clear that America is charting the path for a new century of prosperity, and that once again we want to do it together with you, our cherished allies and our oldest friends.  (Applause.) 

“JŪN JŪN, CHÉN CHÉN, FÙ FÙ, ZǏ ZǏ” (君君, 臣臣, 父父, 子子).Dall’Oriente, un ritorno dei “Padri”?

Dalle pagine dei “La Repubblica”, Massimo Recalcati propone un‘ interpretazione psicanalitica del ritorno al Culto della Personalità in tutto il mondo (“Il Ritorno dei padri despoti”), che non ci convince per la sua ottica occidento-centrica, non atta, a nostro avviso, a cogliere le trasformazioni in corso nel mondo globalizzato, di cui la psicanalisi è solo una delle tante sfaccettature.

1.Pivot to Asia

Quando si dice che, con il “Pivot to Asia”, il mondo sta semplicemente tornando al suo assetto naturale, prima sconvolto dall’ eccezionalità del “Secolo dell’ Umiliazione” del Tian Xia cinese, non si chiarisce ancora tutto il significato più profondo di questa trasformazione. Certo, per cinquemila anni, il grosso della produzione, materiale e intellettuale, del mondo, si è realizzato fra il Nilo e l’Amur: le Piramidi, i Geroglifici, le Zigurrat, il cuneiforme, la filosofia, la matematica, l’ingegneria idraulica, la carta, la seta, la bussola, le armi da fuoco, gli occhiali….Ma anche con la Bibbia, Gilgamesh, le scritture zoroastriane, i filosofi islamici, il Ramayana, il Mahabharata, il Manavadharmashastra, . i Classici Confuciani, il Genji Monogatari

In tutti questi millenni, il PIL di India e Cina era rimasto costantemente superiore a quello dell’Europa, fino alla metà dell’ Ottocento, quando, con la Guerra dell’ Oppio, il Sacco di Delhi e l’occupazione di Pechino, gli Occidentali avevano inferto un duro colpo alle società e alle economie degl’ Imperi Ching e Mughal, e, con l’arrivo di Perry nel porto di Edo, avevano costretto il Giappone as aprirsi al commercio con l’ Occidente.

Dall’ inizio del XX secolo, l’Asia ha recuperato la sua posizione centrale: nella tecnologia, nell’ economia e nell’arte militare. E’ normale che anche nel settore culturale riprendano peso ora le concezioni asiatiche tradizionali (i “Valori Asiatici[LR1] ”). Brillanti ingegni europei (come Massignon, Max Mueller, Guénon, Saint-Exupéry, Simone Weil, Evola, Panikkar, se n’erano resi conto nell’Ottocento e nel Novecento, e, prima ancora, Marco Polo, i Gesuiti, Leibniz e Voltaire..

Confucio credeva che il caos nel mondo nella sua epoca (l’era delle “Primavere e Autunni”) derivasse dal fatto che le parole avevano perso il loro significato reale. Se un “re” si comporta in modo tirannico, non è più un re; se un “padre” non si cura del figlio, non è più un padre. Per Confucio, il nome (il titolo) porta con sé dei doveri morali. Se vuoi che la società funzioni, non devi inventare nuove leggi complicate, devi solo fare in modo che ognuno aderisca perfettamente alla responsabilità del proprio ruolo. Qualcosa di simile alla maieutica di Socrate.

Spesso leggiamo quella frase come un invito all’obbedienza, ma è un’arma a doppio taglio. Se il “principe non fa il principe” (ovvero non è giusto e saggio), perde la legittimità di governare (il “Mandato del Cielo”). È un richiamo alla responsabilità individuale. La stabilità dello Stato (Principe/Suddito) inizia dalla stabilità della famiglia (Padre/Figlio). Se la cellula base è in ordine, lo sarà anche l’impero. Questa idea è alla base di tutte le culture estremo-orientali, anche quelle non confuciane. In India, esso trova espressione nell’”homo hierarcicus” (Dumont), che ha una sua precisa collocazione (cosmica ed escatologica) nel proprio ceto (una casta: Varna, Jhati).Anche se lo scopo del movimento indipendentista era quello di eliminarle con l’”affirmative action”, di fatto, la Costituzione indiana è l’unica che citi e perpetui le caste, proprio come strumento dell’ “affirmative action”.

In buona parte delle lingue orientali (e in primo luogo, il Giapponese e il Coreano), esiste una forma specifica per indicare deferenza, mentre in tutti i Paesi asiatici permane la diglossia fra la lingua aulica (sempre più mitizzata), e le lingue popolari.

Solo l’Occidente contemporaneo ha messo al bando ogni forma di gerarchia, prima ecclesiastica, poi monarchica, poi ancora aristocratica, e, infine, culturale, produttiva o di genere (il “Despota Illuminato”, l’”Homme d’Esprit”, il “Maestro”,”l’Imprendotore”, la “Regina”,  il “Maschio Alfa” …

Quell’antica sottolineatura della gerarchia culturale si sposa invece molto bene con l’evoluzione della tecnologia sul piano mondiale. Da un lato, lo sviluppo della tecnica ha reso centrale la conoscenza, secondo un processo nato nell’ antica Cina: l’epistocrazia sancita dagli esami imperiali (Gaokao). Dall’ altro, l’enorme concentrazione del potere nelle mani dei guru dell’informatica rende più che mai necessario un contrappeso “politico” forte, oggi costituito da partiti di massa come il Partito Comunista Cinese e il Janata Bharatya Party (Partito Nazionalista) indiano, ambedue con più di 100 milioni di iscritti, ,e quindi in grado di controllare Stato e società.

In realtà, le culture orientali, come le nostre culture classiche e medievali,  erano e sono molto più complesse di come le immaginiamo. All’ interno della società cinese vi è una sintesi di confucianesimo, legalismo e influenze occidentali, che oggi sfocia nel “socialismo con caratteristiche cinesi”, che ha fra i suoi precedenti il “Datong” confuciano e taoista, l’ “ideologia Taiping”, il Datong Shu di Kang You Wei e i “Quattro Principi del Popolodi Sun Yat Sen. Non si tratta di un semplice compromesso, bensì di un’interpretazione originale, ma rigorosa, del marxismo: il “socialismo” non è il capitalismo di Stato in stile sovietico, bensì il marxiano“Controllo sociale dei mezzi di produzione”, che serve per sviluppare al massimo il sistema produttivo, e, quindi, rendere possibile il “comunismo”, identificato nell’ ideale l’ancestrale del “Datong”, l’ autogoverno della società in base all’etica e alla meritocrazia.

2.La”Rivalità Mimetica” fra “America-Mondo” (Valladao) e “Mondo-Contro”(Fabbri).

Che gli “Stati-Civiltà” basati sui “Valori Asiatici” siano più efficienti dell’”America-Mondo” diretta dalle tecnocrazie digitali lo dimostra l’andamento delle rispettive economie (cfr. Martin Jacques, Fareed Zakaria, Parag Khanna, Wang Weiwei, Daniel A. Bell, Pierrani, Scarpari, Aresu, ecc..). Non per nulla, i Governi occidentali (a partire da Trump, continuando con Meloni e con von Der Leyen) stanno correndo di fatto a folle velocità per allontanarsi dai loro modelli egualitari e unanimistici dell’era post-‘68,e per copiare, oggi, il culto della personalità (“Trump King”), domani, la censura (legislazione contro le “fake news”), dopodomani, l’”Unione del Civile e del Militare”(l’annunziata militarizzazione della società), la programmazione operativa (come quella prevista dalle più recenti leggi americane), e, infine, i “crackdown” contro i vari territori “separatisti” (dal Donbass al Venezuela).

Certo, un gravissimo ostacolo a una completa militarizzazione dell’ Occidente è l’esistenza di inauditi “Poteri Forti” segreti, quali quelli su cui si sta iniziando a indagare con gli “Epstein Files”, che costituiscono una “cupola” di potenti (da membri delle Case Regnanti ai guru dell’ informatica, dai leaders dell’ estrema sinistra americana, fino allo stesso Trump e i suoi consiglieri) capace di svuotare gli Stati, compreso quello americano. Per questo si propende per un ritorno di un monarca, capace di unire in sé il potere reale e quello formale.

La ragione di fondo dell’allineamento di fatto di tutto il mondo sul modello cinese è la “Rivalità Mimetica”(cfr. René Girard), vale a dire l’eterna tendenza di tutti i poteri a imitare i propri avversari per appropriarsi della loro forza.  Sono infatti decenni che l’Occidente dibatte su come contrastare l’inevitabile rovesciamento della sua egemonia culturale, militare, economica, finanziaria e sociale, a favore della Cina e altri Paesi asiatici, ma tutte le soluzioni adottate si sono rivelate inefficaci. Gl’ investimenti in Asia hanno solo rafforzato le economie locali; l’informatizzazione ha portato alla nascita di un ecosistema digitale cinese; i dazi hanno portato al rafforzamento dei rapporti commerciali all’ interno dell’ area eurasiatica e,  anziché spezzare le catene del valore cinesi, le hanno saldate con quelle di altri Paesi non occidentali, creando un sistema inattaccabile; l’accentramento dei poteri nei Paesi occidentali ha tolto ogni credibilità alle loro retoriche democratiche.

Tutto ciò contraddice, a nostro avviso, l’interpretazione psicanalitica della rivoluzione in corso, quella sostenuta da Recalcati, la quale si rivela così essere una ennesima mistificazione  della realtà da parte dell’ Occidente.

2.La critica del patriarcato

Tutta la storia, non solo occidentale, è dominata dall’ idea e dalla prassi del “patriarcato”, oggi bestia nera della cultura “woke”. La parola stessa, “patriarchi” (Avoth=Padri), deriva dalla Bibbia, e viene ancora usata correntemente nel discorso politico israeliano. Gli eroi delle antiche epopee (Gilgamesh, Mosè, Ulisse, Rama) erano al contempo capostipiti, guerrieri e sovrani. Le società antiche erano organizzate intorno al “signore della casa” (despotes, pater familias, jun), le sue mogli, le sue concubine,i suoi armigeri,  i suoi figli, i suoi parenti, i suoi “clientes”, i suoi servi. Questa struttura si era conservata nelle Repubbliche (la “patrios politeia”,  i “Patres Conscripti”), nelle Chiese (il Papa, gli abati,i Padri della Chiesa) e  nelle casate nobiliari (albero genealogico, legge salica). Ancor oggi, in molte lingue (Russo, Arabo), si usa comunemente il patronimico. I popoli delle steppe hanno anche un  concetto di “fratello maggiore”/il “precettore  del principe”(Atabeg in Turco arcaico, Lala in Persiano e Ottomano, Batya in Ungherese, in Russo, Batjushka, applicato più tardi addirittura al leader del comunismo mondiale: Josip Vissarionovich Djugashvili, detto“Stalin”, “d’ acciaio”).

Tutte le diverse società sono state così ossessionate da questa organizzazione sociale che i pretesi critici della stessa (come per esempio Freud), ne sono stati in realtà piuttosto affascinati. Per esempio, quest’ultimo aveva affermato, nella sua risposta ai Bney Brith (la massoneria ebraica) in occasione del suo settantesimo compleanno,  che tutta la sua riflessione (incentrata su Mosè) era stata dedicata all’identità ebraica. E’ vero che il nocciolo di quella riflessione era il mito dell’uccisione di Mosè da parte degl’Israeliti, per vendetta contro la vicenda del Vitello d’Oro ( a cui Freud dedicò il libro “L’uomo Mosè”),  ma questo conferma una volta ancora la centralità della figura del Padre. Il fatto che gl’Israeliti, come ricorda Recalcati, si siano riconosciuti come tali, cioè come fratelli, proprio  nella comune colpa per l’uccisione del Padre, nulla toglie alla centralità di tale figura, anzi, la esalta. Certo, Recalcati parla di una “paternità simbolica”, che sarebbe quella della legge, che, proprio grazie all’ omicidio rituale di Mosè, avrebbe sostituito l’antica “paternità ordalica”. Orbene, proprio la vicenda del Vitello d’Oro rafforza l’idea di una forte soggettività di Mosè, perché le tavole da lui portate all’ accampamento ebraico  dopo avere distrutto quelle originarie, scritte da Dio, erano state invece scritte da lui (con una pretesa evidentemente blasfema, sulla quale però si fonda l’intera tradizione occidentale).

Le personalità forti (anche femminili), che oggi governano il mondo sono le eredi concettuali di questa pretesa prometeica di sostituzione di Dio, secondo il progetto illustrato da Lessing ne”L’ Educazione del Genere Umano”. Come tali, essi sono in una posizione insostenibile, per la quale Nietzsche usa l’espressione “l’Uomo più Brutto” (vale a dire colui che ha ucciso Dio senza essere all’altezza di sostituirvisi).

3.I “Tiranni dello Spirito”

In Recalcati vi è un equivoco : quella paternità simbolica ch’egli invoca può esistere, ma non come quella della Legge, bensì come creazione di valori.  

L’uccisione del Padre inteso come distruzione delle originarie (e inconoscibili) tavole della legge non è il prologo a un nuovo dominio della politica o della ragione, bensì l’apertura a una ricerca tragica di senso, simboleggiata dalle “Tre Metamorfosi” dello Zarathustra  e agita da Heidegger. E’ per questo che i Post-moderni sono condannati a pescare disperatamente nelle varie tradizioni (la monarchia o la rivoluzione, l’ Avesta, il Vecchio Testamento o l’ Islam, l’Impero, la Terza Roma, il Sanatan Dharma, il Tian Xia o i Rashidun), come unica fonte d’ispirazione. Certo, le diverse tradizioni (siano esse orientali od occidentali), offrono tutte una grande panoplia  di valori, derivanti dall’ essere state esse delle società complesse (l’ascetismo o l’etica marziale, lo spirito dionisiaco o quello apollineo, eros e thanatos, la salvezza e la compassione, l’arte o il lignaggio, la filosofia o l’arte della guerra), sì che  una loro eventuale eventuale rinascita (quello che Xi Jinping chiama “il ringiovanimento della nazione cinese”)non può essere un fatto meccanico. Non è possibile far rinascere sic et simpliciter ciò che è morto (il “reincanto del mondo”).

Ciò che rende impossibile il ritorno puro e semplice alla figura del Padre  (e/o dell’incanto del mondo) è il Destino della Tecnica, che svuota l’Umanità della sua vitalità (la “Volontà di Potenza”, l’”élan vital”, ecc…). L’evento che provoca lo svuotamento dell’ umano è la Tecnica Dispiegata, che aliena l’uomo, non più capace di vivere all’altezza degli antichi santi e poeti. Gli unici capaci di rovesciare questo processo sono stati gli eroi culturali à la Carlyle: Nietzsche, Freud, Weber, Heisenberg,  Pound, Solzhenitsin...

Per “Tecnica” non dobbiamo qui intendere soltanto il fatto ingegneristico, bensì in generale la “techne”, prodotto della razionalità strumentale. Come affermava già Max Weber, la scuola, la ripetitività, la burocrazia, gli affari, il conformismo, uccidono l’individualità, sono la Gabbia di Acciaio in cui l’uomo moderno si è imprigionato da sé, trasformandosi in Uomo senza Qualità. Oggi, questo processo è ulteriormente avanzato, da un lato, grazie all’educazione anti-autoritaria, e, dall’altro, grazie all’ informatizzazione: due facce della stessa medaglia, che, da un lato, depotenziano le individualità, e, dall’ altra, le inseriscono in una routine in cui gli umani sono solo più una miniera di dati per le macchine che operano e decidono.

Contro questo svuotamento, s’impone l’azione degli “Uomini Superiori” , coloro che “tramontano” seguendo l’”Amor Fati”, come preludio di un’umanità più alta: L’”Uebermensch”. Nel vuoto della banalità tecnocratica, sola ancora di salvezza sono gli Eroi che riaffermano la volontà di esistere.

Intere biblioteche sono state dedicate a questi argomenti, ma gli apologeti della Modernità sembrano non accorgersene. Come accadeva nei Paesi del Socialismo Reale seguendo le idee di Lukacs, i libri che denunziano questa deriva vengono resi inaccessibili, e denunziati come “La distruzione della Ragione”.

4.Una dialettica esistenziale

Come si può già vedere, il “nuovo ordine internazionale” da tutti invocato sarà segnato prima di tutto da salutari differenze culturali. Ogni continente avrà una sua “missione”. L’ha chiarito il cancelliere Merz, dichiarando che i valori MAGA non sono i nostri. Ma perché mai dovrebbero esserlo? Non si può vivere benissimo con valori dominanti diversi in diversi Paesi e continenti?Coloro che hanno valori diversi devono per forza farsi la guerra? Ed è poi vero che in ogni continente tutti hanno gli stessi valori? In America, MAGA e Cultura Woke hanno forse gli stessi valori? E, così, in India, gl’induisti ortodossi e gl’Islamici?   

La fase che abbiamo davanti,  dominata dall’ Intelligenza Artificiale, dalla corsa agli armamenti e dalla proliferazione nucleare, dovrebbe essere caratterizzata dalla continuazione e dall’ approfondimento del dialogo fra i Continenti, per domare questi fenomeni. Quel dialogo non può però ripartire dal presupposto che solo i valori di un Continente, o addirittura, di un partito, siano legittimi, poiché ciascuno dovrà dare il suo contributo, concettuale e politico. Anche il tanto decantato “diritto internazionale basato sulle regole”, e, in particolare, la Dichiarazione universale dei diritti dell’ Uomo, erano nati con ben 4 “dissenting opinions”: quelle dell’ Associazione Antropologica Americana, dell’URSS, della Cina Nazionalista e dell’Arabia Saudita.

Né tanto meno, si può ripartire  dal programma americano, che, al tempo dei Neocon, era “il Nuovo Secolo Americano”, e, ora, per Rubio, è ”il Secolo Occidentale”. Se il “Mondo MAGA” non è democratico, e non vuole nemmeno esportare la democrazia, nel nome di che cosa Trump sta mobilitando mezzo mondo per “fermare la Cina”, tanto in campo economico che in quello militare?

Certamente, come ha affermato il Cardinale Zuppi, c’è un grande bisogno di Europa, non già come una delle parti in causa, cioè a difesa di un iper-modernismo oramai obsoleto e nocivo, bensì, come diceva Ursula von der Leyen con una delle sue poche frasi azzeccate, come “Trendsetter of the Worldwide Debate”, una sorta di moderatrice, che comprende le regioni di tutti perché in parte le condivide.

4.Dall’aereo GCAP a un nuovo “Asse Roma-Berlino-Tokyo”?

Friedrich Merz, cancelliere tedesco e democristiano, ha spiegato già qualche mese fa che il suo obiettivo è costruire “l’esercito più forte d’Europa”, non già un più forte esercito comune europeo. La conferma è arrivata in queste ore, con la sepoltura di fatto del progetto di “caccia del futuro” franco-tedesco, lanciato ai tempi di Angela Merkel.

Questo caccia pilotato è stato al centro, come tutti i progetti del genere da settant’anni a questa parte, delle aspre dispute industriali tra la francese Dassault e la “comunitaria” Airbus su chi dovesse averne la leadership, decidendo così anche su tecnologia, ripartizione del lavoro, dell’occupazione e dei profitti. Francia e Germania avevano fissato una scadenza al 17 dicembre dello scorso anno per raggiungere l’accordo, ma la data è passata senza trovare una soluzione.

A questo punto è anche venuto fuori che Berlino sta valutando per proprio conto un cambiamento radicale di progetto. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz sta ponendo ora maggiore attenzione sul programma rivale, il Global Combat Air Programme (GCAP) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Dall’asse franco tedesco a quello cripto-statunitense, insomma, con buona pace dell’”indipendenza europea”. E’ del resto la traccia indicata dal segretario della NATO, Mark Rutte, che aveva già affossato l’idea di “difesa autonoma”, spalleggiato dall’Ammiraglio  Cavo Dragone: «Chi pensa che l’Europa possa difendersi senza gli Stati Uniti, può continuare a sognare».

Del resto molti paesi sono formalmente dentro la UE, ma hanno stretto intese bilaterali con gli Usa o ne vengono direttamente finanziati (p.es., i Baltici). Questi ultimi stanno sostenendo che la sempre invocata e mai attuata Difesa Comune potrebbe essere diretta da un “Consiglio di Sicurezza”di 5 membri. Ma si è mai visto un esercito con 5 comandanti, specie in un momento, come questo, di, come dicono i generali cinesi, “guerra senza limiti”: guerre culturali e informative, operazioni militari speciali, guerre ibride, guerre per procura, ecc..?

Per gestire una politica di difesa occorre non tanto un quadro giuridico, quanto una filosofia comune, una classe dirigente comune, una cultura militare comune. E’ su questo che dovremmo concentrarci ora.


 [LR1]

DOPO OTTANT’ANNI DI FAKE NEWS, finalmente un barlume di verità?

Su Foreign Affairs. Stephen Walt scrive che il Presidente Trump “has been called a realist, a nationalist, an old-fashioned mercantilist, an imperialist, and an isolationist,”  ma la sua strategia è “perhaps best described as ‘predatory hegemony,’” Sotto la sua guida, gli  StatiUniti cercano  “to extract concessions and asymmetric benefits from its allies and adversaries alike.” L’Amministrazione “appears to believe it can prey on other states forever, and that doing so will make the United States even stronger and further increase its leverage,”
  1. Trump continua la politica dei predecessoriCome abbiamo già scritto, tutto questo non è però “colpa” del solo Trump, perché la natura predatoria degli USA risultava evidente fin dal principio, fin dalla missione di Sir Francis Drake,  e le nostre classi dirigenti ne sono state complici per 80 anni. Andrea Malaguti scriveva sulla prima pagina de “La Stampa” del 25 Gennaio 2026, come commento delle politiche americane anti-immigrati:“I primi schiavi arrivarono in Virginia all’ inizio del Seicento, portati da una nave olandese. Era un’America che gli ‘stranieri’ li importava e li incatenava, sfruttandoli come manodopera sfruttata a colpi di frusta. Oggi li mastica e li sputa. E quando nel 1793 il Congresso approva la legge sugli schiavi fuggitivi, controfirmata da Giorgio Washington, nasce un vero e proprio esercito di Slave Patrols. Cacciatori di uomini, con la stessa attitudine alla violenza indiscriminata e la stessa licenza di uccidere dell’ Immigration and Customs Enforcement. In un inatteso e bestiale gioco dell’ oca, siamo tornati alla casella di partenza.”

Noi non crediamo nella buona fede di  questo stupore da parte delle grandi firme mainstream. Infatti, a nostro avviso, quel gioco fu tutt’altro che “inaspettato” per l’ “establishment” europeo:  

-già Cristoforo Colombo aveva  cominciato a schiavizzare gl’indigeni, portandoli su e giù per l’Atlantico dagli stessi Reali di Spagna;

– Bartolomeo de las Casas, mentre si batteva strenuamente contro la schiavizzazione degli Indios, patrocinava invece quella degli Africani;

-La Dichiarazione d’ Indipendenza cita favorevolmente la schiavitù, e annovera fra i giusti motivi di ribellione al Re d’Inghilterra il Proclama Reale del 1763, che vietava la conquista del territorio indiano,  e Quebec Act del 1774  che proteggeva cattolici e francofoni;

-Giorgio Washington era (come Donald Trump) un immobiliarista, che lottizzò i territori indiani subito dopo l’indipendenza, e appare in veste di architetto dell’ omonima capitale e in tenuta di Gran Maestro della Massoneria. Ben si comprende l’avversione dei “non bianchi” verso la storia americana;

-Carlo Marx,che sosteneva i Sudisti, riteneva che l’eventuale abolizione della schiavitù avrebbe portato alla sparizione degli Stati Uniti, a suo avviso già allora il paese-guida del Progresso;

-Emerson e Whitman esaltavano la “razza sassone imperatoria” e l’omposizione, da parte dei “figli di Manhattan” del loro modo si sentire al resto del mondo;

-Rudyard Kipling scrisse la sua famosa ode sul “Fardello dell’ Uomo Bianco” per celebrare la conquista americana delle Filippine, dove gli USA repressero nel sangue la rivolta dei nativi, riprendendo dall’ Impero Britannico il testimone dell’ imperialismo;

-gli Stati Uniti di Truman furono l’unico Paese a far esplodere deliberatamente sulla popolazione civile ben due bombe atomiche, a Hiroshima e Nagasaki;

-l’ Amministrazione di G.Bush Jr.scatenò la IIa Guerra del Golfo con il pretesto che Saddam Hussein disponeva di armi chimiche, fornite dagli USA, e di cui Colin Powell fornì un’asserita prova portando alle Nazioni Unite una provetta contenente assertivamente antrace (cosa, che se fosse stata vera, avrebbe dovuto portare all’evacuazione dell’Assemblea Generale)

2. L’insufficienza  dell’Unione Europea rispetto agli obiettivi del federalismo

La “colpa” di Trump è quella di avere abbandonato, nel proprio discorso politico, ogni riferimento alla missione moralizzatrice dell’ America (colpevole, nel suo pensiero, di essere diventata patrimonio della cultura “woke”) Missione che si ripropone ora, mutatis mutandis, nell’ Unione Europea, dove gl’imitatori  servili dell’ideologia americana continuano a detenere posizioni egemoniche. Si continua a fingere che l’Unione  costituisca un primo passo verso una vera statualità europea (quella che avrebbe voluto Spinelli), non già un epifenomeno dell’ Occidente americano-centrico, come più realisticamente scritto da De Villiers, e che tale “statualità” miri in realtà al “superamento dello Stato”, così  come lo vedeva Marx-.  Ricevendo la laurea honoris causa dalla KU-Leuven in Belgio, l’ex premier Draghi ci spiega come “il fallimento del sistema risiede in ciò che non è stato in grado di correggere”. Ora l’Unione europea deve “intraprendere i passi necessari per diventare una potenza”, passando da una confederazione a una federazione .Ci sono alcuni salti logici, perché un cambiamento istituzionale dell’ Unione non riuscirebbe certo a realizzare un obiettivo messianico come la Pace Perpetua, su cui avevano fallito già Serse, Filippo l’Arabo, Basilio II, Enrico IV e Saint-Pierre.Anche l’idea di un’ Europa Superpotenza era stata teorizzata, ma senza sbocchi concreti, da Coudenhove-Kalergi e Giscard d’Estaing.  Secondo la newsletter di gennaio del Movimento Europeo,“Nei primi anni di questo terzo decennio di secolo e nonostante la crescita tumultuosa dei suoi nemici interni ed esterni, l’Unione europea ha risposto positivamente a sei sfide: reagendo con azioni comuni alle emergenze planetarie alla pandemia e poi alle sue conseguenze economiche e sociali di cui sono stati un esempio i programmi SURE e NGEU, avviando un piano per la transizione ecologica con lo European Green Deal nel quadro degli obiettivi dello sviluppo sostenibile adottati a livello internazionale a metà del secondo decennio, definendo un quadro di regole per governare l’infosfera attraverso le direttive servizi e mercato, confermando i principi di un sistema di assistenza sociale più elevato nel mondo con il Piano d’azione sul pilastro dei diritti sociali adottato a Porto, proteggendo i valori dello stato di diritto all’interno dei suoi confini con le condizionalità legate alle sovvenzioni europee e i ricorsi alla Corte di Giustizia, difendendo l’ordine internazionale fondato sulla inviolabilità delle frontiere e sulle scelte sovrane dei popoli con il sostegno all’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin.” A   noi, tali risultati sembrano assolutamente insufficienti, per la subordinazione dell’ establishment europeo al progetto post-umanistico degli USA, che impedisce, non diciamo di risolvere i problemi, ma  perfino di prenderne atto.. 2.La catastrofe dello European Green Deal Caso esemplare, lo “European Green Deal”, dove ci siamo fatti surclassare dalla Cina. L’avevamo inventato per dimostrare la presunta superiorità dell’economia mista europea, tanto sul liberismo americano, quanto sul dirigismo cinese. Invece, il nostro modello decentrato e individualistico ha fatto sì che la necessaria transizione avvenisse con un ritmo così lento, da mettere in luce l’inferiorità strategica del nostro sistema, tanto rispetto all’ideologismo americano (che invece si è abilmente sottratto al confronto), quanto al volontarismo cinese (che ha riempito la Cina, tutta l’Eurasia e, oggi, il mondo intero, di pannelli solari, di pale eoliche, di centrali idro-elettriche, di smart cities e di auto elettriche e autonome, quando noi ci stiamo, invece,  ritirando da una  competizione che abbiamo già perso). Infatti, la decisione della Commissione Europea di rivedere il regolamento che prevedeva l’azzeramento delle emissioni di CO₂ per le nuove auto dal 2035 non è un incidente di percorso, né un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è un passaggio dal grande significato politico che mette in discussione il modo stesso in cui l’Europa ha pensato la transizione ecologica negli ultimi anni. Il phase out del 2035, infatti, non è mai stato soltanto una norma ambientale. È stato un atto identitario, il perno su cui due governi europei hanno costruito la propria legittimazione politica. Una soglia non tecnica ma mitologica, capace di condensare in una data la promessa di un riscatto collettivo. In quei due numeri – 2035 e 100% – si era cristallizzata un’intera visione non soltanto del mercato, ma della società nel suo insieme: l’idea che l’Europa, priva di un ruolo geopolitico determinante nei nuovi equilibri globali, potesse rivendicare la propria centralità affermando un primato etico ad altri precluso. Il “phase out” – già di per sé un’espressione millenarista – era diventato il simbolo politico di una comunità alla disperata ricerca di un’istanza fondativa, qualcosa che ne orientasse la coscienza e ne ridefinisse il posizionamento globale. Il vero evento, dunque, non è il 10% salvato, che ha implicazioni marginali, ma il 100% abbandonato. Ma anche  raggiungere anche il 90% di riduzione delle emissioni nel 2035 rischia di rimanere un obiettivo estremamente arduo, se si dà credito alle stime più attendibili che collocano la penetrazione delle elettriche pure attorno al 50%. Un divario di questa ampiezza non può essere colmato per decreto, né compensato con aggiustamenti marginali… Questa situazione di confusione ha avuto effetti catastrofici sull’ industria europea, come dimostra il crollo di Stellantis. Invece, in Cina,  a metà del 2025, circa il 10,3% (36,9 milioni su 359 milioni) dei veicoli totali sulle strade cinesi era già costituito da veicoli a nuova energia, e  la quota di mercato  delle auto elettriche ha raggiunto circa il 54-60% delle nuove immatricolazioni .  3.Fallimento delle altre politiche UE. Ma non solo il “Green Deal”, bensì tutte le politiche europee sono fallite, come ben illustrato da Sergio Fabbrini su “Il Sole 24 Ore”: a)In generale, i fondi del PNRR (seguendo una tradizione purtroppo consolidata) non sono stati spesi (soprattutto in Italia) secondo lo spirito, le intenzioni e le modalità originarie, bensì “a pioggia”. Basti guardare il caso di Niscemi, un esempio perfetto di ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare, e non si è fatto. Per recuperare la distanza da USA e Cina, nella cultura, nella scienza, nell’informatica, nello spazio, nell’energia  e nella difesa, l’Europa dovrebbe  adottare non già una programmazione indicativa (che pure non c’è mai stata ), bensì addirittura una pianificazione operativa da economia di guerra (quale quella di cui tanti oggi straparlano), creando subito ex novo campioni europei in tutti i settori, e, in primis, quelli digitali; cfr. i nostri libri….e….); b)le regole europee dell’infosfera vengono censurate dagli USA sotto la spinta dei GAFAM; non sono mai state attuate seriamente, né lo potrebbero in assenza di un’infosfera europea; infine, non dovrebbero più essere informate, come oggi, a un astratto moralismo e legalitarismo, bensì alla promozione proattiva di un’educazione della personalità dei cittadini, quali soggetti attivi della società delle Macchine Intelligenti (“ius activae civitatis”); d)corrispondentemente, il sistema sociale europeo deve mirare non già a creare dei pensionati super-viziati   (la “Società signorile di massa”), bensì dei “Soldaten der Arbeit” secondo la tradizione operaistica tedesca, oggi attualizzata dalla cogestione (“Mitbestimmung”, che è legge in quasi tutta Europa), unico baluardo contro la distruzione del lavoro; e)l’UE confonde: – i diritti civili eredità della storia europea (alla vita, all’ integrità, alla sicurezza, al lavoro, alla privacy, alla libertà di pensiero, di religione, di espressione, di stampa, di associazione, di parola,di voto, di manifestazione, di rappresentanza sindacale, sociale ed etnica), con quelli genericamente umani (che, nella loro astrattezza,  non sono il compito di un singolo Stato), nonché, infine,  con i diritti “ di nuova generazione”(p.es., la “Teoria Gender”), che hanno inquinato e sfocato i primi (come ad esempio, privacy, diritto di pensiero e di espressione, rappresentanza sindacale ed etnica; in un certo senso, ciò che ha detto Vance a Monaco);

-lo “Stato di Diritto” di tradizione francese e prussiana (diritto scritto e codificato), con la Common Law ( giurisprudenziale e politicizzata), che è divenuta di fatto la regola anche qui, con la zuffa continua fra Governi e magistrati, fra UE e Stati membri sulla creazione di nuove norme e sull’ interpretazione di quelle vecchie;

f)Il mito dell’ inviolabilità delle frontiere è contraddetto da tutta la storia moderna, che si basa sul “Nation Building” occidentale. Se lo si fosse rispettato, non sarebbero mai sorti,  né gli Stati Uniti e gli altri Stati americani, né la Grecia, il Belgio, l’Italia, la Germania, la Polonia, la Romania, i Paesi Baltici, il Kossovo e la stessa Ucraina (che, secondo  gli Accordi di  Belowieza e il successivo Referendum, avrebbe dovuto fare parte della Comunità di Stati Indipendenti). Vi ricordate il “Grido di dolore” di Vittorio Emanuele II, la dittatura di Garibaldi in Sicilia, l’Incontro di Teano?In che cosa si distingueva dai fatti del Donbass? E per quanto riguarda gli Stati Uniti, la Francia (Luigi XVI) aveva inviato un esercito  sotto il comando del Conte de Rochambeau,  che fu decisiva nella Battaglia di Yorktown (1781), mentre la Spagna aveva dichiarato guerra alla Gran Bretagna  con il Trattato di Aranjuez e fornìto cospicui finanziamenti agl’insorti. Le spese per la guerra provocarono indirettamente la Rivoluzione Francese, con conseguente ghigliottinamento di Luigi XVI.

Il  mito dell’intoccabilità degli Stati Nazionali era, ed è, un  tipico prodotto del nazionalismo ottocentesco (contro cui aveva giustamente  reagito nel Novecento il Federalismo Europeo),ed era stato creato proprio per scalzare le unità multinazionali macroregionali dell’ “Antica Costituzione Europea” (Imperi Russo, Ottomano, Austro-Ungarico e Germanico –“Die Welt von gestern” di Zweig-), la cui distruzione è  stata il risultato della Ia Guerra Mondiale e la ragione della IIa, dei totalitarismi e delle guerre della ex Jugoslavia ed ex URSS. Oggi, dopo 200 anni, dobbiamo combattere più che mai la “Kleinstaaterei” europea nel nome di un nuovo grande “Stato-Civiltà”(国家文明), capace di fronteggiare le sfide del XXI° Secolo, confrontandosi ad armi pari con USA, Cina e India;

g)Le cosiddette “scelte sovrane” sono un altro mito della grande narrazione occidentale, come se gli USA non fossero stati “creati” dai re di Francia e di Spagna con il Trattato di Parigi  in concomitanza con le guerre europee di successione (si tenne mai un referendum per la secessione dal British Empire?); come se i quelli tenuti mel Lombardo-Veneto,  nei Ducati, nelle Due Sicilie, a Nizza a e in Savoia, fossero stati genuini; come se Yanukovich  non fosse stato cacciato da Kiev “manu militari”,   sotto la minaccia delle armi e al ,motto “fuck EU”..Del resto, quando, nel 2005, la nuova costituzione europea era stata sottoposta a referendum in Francia e Olanda, essa era stata bocciata dai cittadini. La UE non è una stata una “scelta sovrana” dei cittadini. Ora, bisogna trovare un’altra strada per conseguire gli stessi risultati.

3.L’ICE  e i dati sugli Europei; il Congresso e la libertà di espressione in Europa.

Intanto, le Istituzioni, nonostante le incrinature polemiche, continuano a collaborare sulle cose concrete con gli USA, in palese spregio tanto degli interessi, quanto delle opinioni degli Europei.

La Commissione  sta negoziando un ennesimo accordo per lo scambio di informazioni sui viaggiatori europei ,  ivi comprese impronte digitali e caselle giudiziarie:

“The pressure which the United States is extorting on our member states, the threats that if you don’t agree with this we will cancel your access to the visa waiver program, that is an element of blackmail that we cannot let go,”

The EDPS watchdog has cautioned that the scope of data sharing should be as narrow as possible, with clear justifications for every query; transparency around how the data is used; and judicial redress available in the U.S. for any person.

Capgemini, a prominent French IT firm, on Sunday said it was selling off its American activities after it faced political backlash from the French government that its software was being used by ICE authorities.

“The current initiatives are being presented as toward counter-terrorism, but a lot of them are actually adopted for the chilling effect [on political activism],”

 Ciò non ha impedito al Congresso degli Stati Uniti  di attaccare (giustamente) i comportamenti delle Istituzioni che si ispirano a quei comportamenti da “democrazia illiberale” che rendono l’UE sinile ai Paesi che essa critica.Secondo il documento, del Congresso, Bruxelles avrebbe interferito in almeno otto elezioni in un arco temporale ristretto, dal 2023 al 2025, coinvolgendo Stati membri e Paesi limitrofi.: Slovacchia e Paesi Bassi nel 2023; Francia, Romania, Moldavia e Irlanda nel 2024; quindi nuovamente Paesi Bassi e Irlanda nel 2025. Una sequenza che, per i legislatori americani, non può essere liquidata come una coincidenza o come un eccesso di zelo burocratico.

Il punto più controverso riguarda l’uso sistematico della minaccia dell’“ingerenza russa” come giustificazione per interventi diretti nei processi elettorali. In Moldavia e Romania, in particolare, la Commissione Europea avrebbe tentato di attribuire a Mosca operazioni di influenza che, secondo il rapporto statunitense, non presentano prove concrete. Un’accusa che, paradossalmente, finisce per ritorcersi contro Bruxelles: non interferenze russe mascherate, ma interferenze europee camuffate da difesa democratica.

Il dossier del Congresso descrive nel dettaglio l’architettura utilizzata dalla Commissione Europea per esercitare questa pressione. Al centro c’è il Digital Services Act (DSA), ufficialmente concepito per contrastare la disinformazione online, ma che – secondo Washington – viene impiegato come strumento di controllo politico durante le campagne elettorali. Attraverso le strutture collegate al DSA, Bruxelles avrebbe esercitato pressioni dirette sulle principali piattaforme social, influenzando la circolazione dei contenuti in momenti decisivi.

Particolarmente controversa è la pratica della cosiddetta “risposta rapida”, affidata a reti di fact-checker che segnalano contenuti ritenuti fake. Un meccanismo che, secondo il rapporto, consente di colpire selettivamente messaggi sgraditi, sottoponendoli a limitazioni, oscuramenti o ulteriori verifiche, con effetti concreti sul dibattito pubblico e sull’equilibrio elettorale.

Il caso rumeno rappresenta, per gli Stati Uniti, l’esempio più eclatante di questa deriva. Le elezioni presidenziali dello scorso anno sono state annullate dopo la vittoria di Călin Georgescu, con la motivazione di una presunta campagna russa coordinata sui social media. Eppure, sottolinea il rapporto, nessuna prova verificata è mai stata presentata a sostegno di tale accusa. Nonostante ciò, il risultato elettorale è stato invalidato e il Paese è stato costretto a tornare alle urne.

Un mese prima delle elezioni presidenziali, la Commissione Europea ha organizzato un vertice dedicato alla gestione del “rischio disinformazione”, focalizzato sugli strumenti del DSA, al quale hanno preso parte rappresentanti di Chisinau. Un dettaglio che il Congresso americano ritiene cruciale: la Moldavia non è membro dell’Unione Europea e, di conseguenza, le disposizioni del Digital Services Act non dovrebbero essere applicabili al Paese.

In controluce, il messaggio del Congresso degli Stati Uniti è chiaro: mentre l’Europa si erge a paladina della democrazia contro presunte ingerenze esterne, finisce per replicare gli stessi comportamenti che denuncia. E lo fa, paradossalmente, nel nome della difesa dei valori che dichiara di proteggere.

4.L’Europa manovrata dalle lobbies americane e israeliane.

La nuova normalità: ingerenze russe in Est Europa; ingerenze UE tantpo a Est quanto a Ovest; ingerenze americane in tutto il mondo, ma specialmente nella UE.

Un Sergio Fabbrini insolitamente polemico, attacca,   dalla prima pagina de “Il Sole 24 Ore”, allo stesso tempo, le ingerenze di Trump e  le politiche della Commissione:

“Trump ha umiliato il mondo intero, l’UE in particolare. L’ha indeboolita economicamente (imponendole dazi ingiustificabili), mentre le ha imposto di raddoppiare le spese della difesa (comprando armi dalle imprese americane):come se non bastasse, Trump ha richiesto, agli umiliati, il tributo della sottomissione, come se fossero i governi fantocci dei paesi occupatoti da Hitler o quelli del Patto di Varsavia dominati dai sovietici.

Eppure, di fronte a tutto ciò, non pochi leader europei continuano a minimizzare. I governi tedesco e italiano sono i capofila di questo approccio. Occorre accettare tutto da Trump, perché opporsi a lui avrebbe costi più alti, in particolare nella difesa….Gli Europei debbono convincersi che non   potranno mai fare a meno del ‘daddy’ americano. Anche la Commissione di Ursula von der Leyen si è schierata a favore di questi leader, in particolare del governo tedesco, assecondandone gli interessi.. Non ha risposto agli attacchi dei Tech Brothers americani alle leggi europee che regolamentano i servizi digitali..Non c’è stata una singola scelta dell’ egemone pedatore che abbia ricevuto una risposta adeguata da parte della Commissione.. Ursula von der Leyen è divenuta parte del problema, e non della soluzione”.

Ma non è solo Trump, bensì l’intero sistema americanocentrico, a manovrare nell’ ombra: Un documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rivela che un informatore dell'FBI ha espresso la convinzione che Jeffrey Epstein agisse come agente del Mossad. Il documento afferma che l'informatore, identificato come una fonte umana confidenziale (CHS), ha segnalato che uno degli avvocati di Epstein, Alan Dershowitz, avrebbe detto ad Alex Acosta, allora Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale della Florida, che Epstein "apparteneva sia ai servizi segreti statunitensi che a quelli alleati". "La CHS ha condiviso le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra Dershowitz ed Epstein, durante le quali la donna prendeva appunti. Dopo queste chiamate, il Mossad chiamava Dershowitz per un rapporto. Epstein era vicino all'ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak (Barak) e aveva ricevuto un addestramento da spia sotto la sua guida”. dei servizi segreti israeliani (Mossad”

Adesso, apprendiamo anche che Epstein collaborava con Bannon per manipolare le elezioni italiane e europee, e che Epstein aveva investito in Palantir, il produttore americano di apparecchiature di sorveglianza di proprietà di Thiel, un vivaio di politici e intellettuali MAGA, fra i quali Vance e Karp.

Il padre di Ghislaine Maxwell, l’amante di Epstein, morto misteriosamente come Epstein, era il proprietario del settimanale  “The European”, anch’esso mirante a manovrare l’opinione pubblica europea. Anche Maxwell era un agente dei Servizi Segreti inglesi e israeliani.

Già cinquant’anni fa il Presidente Mao aveva suggerito al cancelliere Schmidt di uscire dalla dipendenza verso l’America, ma nulla era stato fatto.

Oggi, è temporaneamente tornato di moda lo spirito di indipendenza che a suo tempo aveva caratterizzato il Presidente francese De Gaulle. Dominique de Villepin vuole candidarsi alla presidenza sotto slogan gollisti. Siamo ancora in tempo per seguire i saggi consigli del Presidente Mao e le politiche abbozzate da De Gaulle (Force de Frappe, Ariane, TGV)?.Non basterebbe, a questo fine,  smettere di definire la Cina un “rivale sistemico”, né le fuggevoli visite di affari a Pechino dei leaders europei, e neppure i superficiali riconoscimenti che ora si fanno (come ha fatto Giorgia Meloni), che occorre parlare anche con la Russia .

Occorre però  prioritariamente  riconoscere che le identità e culture rispettive di Europa, Cina, Russia, India, Islam, Giappone, Africa e America Latina sono fra di loro più simile di quella americana, e quindi, s’ impone un dialogo approfondito con tutti, mon solo per controbilanciare Trump, bensì anche e soprattutto per sfruttare la saggezza di tutte le grandi culture nell’ affrontare i nuovi, inauditi, problemi posti dall’ Intelligenza Artificiale.

Abbiamo avuto la tradizione romana e cattolica, parallela a quella Han; abbiano avuto la presenza nestoriana nell’ Impero Han e in quello mongolo (la “Luminosa Dottrina di Da Qin”); abbiamo avuto al-Andalus e l’Impero Ottomano (“Qaysar-e-Rum”); abbiamo avuto i Gesuiti in Cina(“il vero significato del Signore del Cielo” di Matteo Ricci);  abbiamo avuto il progetto di Leibniz di collaborazione fra Europa, Russia e Cina(“Novissima Sinica”); abbiamo avuto  il “Rescrit de l’ Empereur de la Chine” di Voltaire; abbiamo avuto  Caterina II, i De Maistre, Blok, Ivanov, Gorbachev.

Dobbiamo avviare subito il grande dibattito culturale e politico  intercontinentale, senza più pregiudizi e censure.

Dichiarazione dell’Unione dei Federalisti Europei (UEF) e del Movimento Federalista Europeo (MFE) in merito alle recenti tensioni tra UE e USA sulla Groenlandia e sui dazi mirati, ventilati dal Presidente Trump, quale proposta di risposta dei paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia.

Dichiarazione dell’Unione dei Federalisti Europei (UEF) e del Movimento Federalista Europeo (MFE) in merito alle recenti tensioni tra UE e USA sulla Groenlandia e sui dazi mirati, ventilati dal Presidente Trump, quale proposta di risposta ai paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia.   IL CAMBIAMENTO DI ROTTA CHE LA  GROENLANDIA E I DAZI IMPONGONO ALL’EUROPA: 
UNA TABELLA DI MARCIA IN 7 PUNTI PER GLI STATI UNITI D’EUROPA A un anno dal secondo insediamento di Donald Trump, è chiaro che la strategia di appeasement perseguita dagli Stati membri e dalla Commissione è stata totalmente fallimentare. Non si è trattato solo di un errore di valutazione, ma di una vera e propria abdicazione di fronte alle proprie responsabilità. A partire dalle false accuse di disinformazione e limitazione della libertà di espressione, agli obiettivi arbitrari e unilaterali di spesa per la difesa della NATO e all’accordo predatorio dei “dazi di Turnberry” (15% contro 0%), alle pressioni per modificare le nostre normative digitali e ambientali, alla Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, alle sanzioni contro cittadini e ex funzionari dell’UE, alle palesi violazioni del diritto internazionale e alle pressioni illegali per l’annessione della Groenlandia, l’Europa ha subito un anno di imposizioni e umiliazioni. È arrivato il momento di dire: basta! I federalisti chiedono un immediato cambio di rotta attraverso questa tabella di marcia programmatica in 7 punti: I. Misure immediate Rigetto delle tariffe di Turnberry 2025: il Parlamento europeo dovrebbe rifiutarsi di approvare questo accordo, così iniquo. Il Consiglio non dovrebbe rinnovare la sospensione delle tariffe da 93 miliardi di euro legate a tale accordo. L’Europa non può sacrificare la sua sovranità e la sua economia per non turbare la Casa Bianca.Attivazione dello strumento anti-coercizione: l’Unione Europea deve utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione, anche nel settore digitale, per contrastare la sistematica pressione economica esercitata da Washington per impossessarsi della Groenlandia.Dispiegamento dell’UE in Groenlandia: l’attuale dispiegamento di truppe dei paesi europei in Groenlandia deve essere posto sotto il comando dell’UE e devono essere pianificate esercitazioni da parte della Capacità di Dispiegamento Rapido dell’UE. La protezione dell’integrità territoriale dell’Artico è una responsabilità comune europea. II. Sovranità strategica Assunzione di una piena responsabilità europea nei confronti dell’Ucraina: è urgente prendere piena consapevolezza del fatto che la difesa dell’Ucraina e quella dell’Europa sono intrecciate e che ricadono sugli europei. Questo comporta un aumento e un’accelerazione degli attuali investimenti per sostituire le risorse cosiddette “insostituibili” degli Stati Uniti, in particolare aumentando le nostre capacità satellitari, l’intelligence, il trasporto aereo strategico, il rifornimento in volo e la guerra elettronica di alto livello;Attivazione della difesa comune (Trattato di Lisbona): come recentemente richiesto anche da leader come Pedro Sánchez, è tempo di attivare le disposizioni di difesa comune del Trattato di Lisbona, almeno da parte degli Stati disposti a procedere, al fine di creare una catena di comando militare dell’UE e dare attuazione alla proposta di Kubilius di una forza multinazionale dell’UE dotata di 100.000 unità.Rafforzamento della promozione dei modelli UE di pagamenti digitali, compreso l’euro digitale, i social network, il software e l’intelligenza artificiale. III. Il salto federale Una riforma costituzionale per gli Stati Uniti d’Europa: il processo di riforma dei Trattati deve essere avviato immediatamente sulla base della proposta del Parlamento del novembre 2023 di costituire gli Stati Uniti d’Europa. Ciò comporta il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, un esecutivo dotato di adeguate competenze e poteri per essere in grado di agire e l’abolizione generale del diritto di veto in seno al Consiglio. L’appeasement alimenta solo l’autoritarismo e il vassallaggio; l’unità federale è la nostra unica via d’uscita. Come scrisse il poeta Hölderlin: «Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva». Bruxelles-Pisa-Pavia, 19 gennaio 2026

COMMENTI DELL’ ASSOCIAZIONE DIALEXIS

Erano 70 anni che attendevamo che la questione dell’indipendenza dell’ Europa dall’America venisse posta sul tavolo da qualcuno. Ora, sono i fatti stessi a proporla in modo imperativo, sicché tutti i soggetti del dibattito pubblico sono letteralmente costretti a parlarne.

Perchè?

Perché la transizione dalla società industriale alla società delle macchine intelligenti porta con sé tendenze nuovissime, fra le quali quattro ci riguardano  in particolare:

-la creazione di un centro mondiale intorno alle grandi corporations informatiche (l’”America-Mondo”), che va inevitabilmente verso un’oligarchia sempre più ristretta, verso il mito del “Mondo Nuovo” (orwelliano e huxleyano) e verso l’esasperazione del controllo sociale attraverso le asimmetrie informative, lo spionaggio elettronico, il pensiero unico e il complesso informatico-militare;

-l’attrito sempre più lacerante fra l’”America Mondo” e le culture tradizionali dei vari popoli (umanesimo europeo, “Pasionarnosc” russa, “Vilayet e faqih“ shi’ita, “Sanata dharma” indiano, “Teologia del Popolo” sudamericana,  socialismo con caratteristiche cinesi, “Ubuntu-Mubuntu”  e “Njamaa” africani…)

-la lotta intercontinentale fra le diverse interpretazioni dell’escatologia (la Seconda Venuta di Cristo, il Katechon, il Punto Omega, la Singularity Tecnologica,  il Superuomo, la Pace Perpetua, il Datong..), che finiscono per incarnarsi nei diversi Stati-Civiltà (USA, EU,Russia, Israele, Iran, India/Bharat, Cina), e le quali vanno verso la realizzazione di diversi esiti escatologici ( la “Repubblica Tecnologica” di Karp, Israel ha-Shleimah, il mito del “Diritto Internazionale”, il Mahdi, il Tian Xia)

-la pretesa di Trump di stabilire un proprio personale dominio di tipo imperiale sul mondo intero, sul modello del Venezuela. Di fronte a questa pretesa, non prevista nemmeno dai teorici pi# estremi del  Pensiero Unico occidentale, mentre le folle scendono in piazza a Nuuk, a Copenhagen e a Minneapolis l’establishment europeo non riesce ad articolare alcun progetto concreto,.


1.La farsa delle forze di difesa europee mobilitate a difesa della Groenlandia contro il loro “padrone”, gli Stati Uniti

Dopo l’operazione militare statunitense in Venezuela, in cui il leader della Repubblica Bolivariana è stato catturato con metodi gangsteristici, il presidente degli Stati Uniti ha rinnovato pubblicamente la sua volontà di “possedere” senza limiti la Groenlandia,  giustificandola intanto con una forma di “rivalsa” per essersi visto negare il Premio Nobel, e, poi,  con necessità di sicurezza nazionale americana e con la minaccia di potenze come Russia e Cina. Esigenze -queste ultime- che forse sussistono, ma che non permetterebbero comunque  di scavalcare i diritti di Nazioni Unite, NATO, Europa, UE e Danimarca.

L’”Operation Arctic Endurance” di alcuni Paesi Europei (che vorrebbe essere una reazione dell’ Europa alle follie di Trump) è stata derisa come simbolo della debolezza strategica (o meglio, codardia), europea, schiacciata fra le ambizioni statunitensi e l’incapacità di formulare una visione autonoma e coerente di difesa. Da un lato si mobilitano reparti e assetti militari europei per “difendere” un territorio all’interno della sfera d’influenza NATO; dall’altro, le stesse potenze hanno sempre sostenuto e sostengonola continuazione della leadership statunitense nella struttura dell’Alleanza Atlantica. La debolezza dell’ Europa risulta particolarmente chiara se confrontata con la determinazione della Cina nel reagire al golpe di Caracas (cfr. punti 3 e 4)

2.Teorizzazione dell’ “Europa Debole”

E’ così che, riferendosi alla Groenlandia, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha affermato, non senza ragione: «Gli americani proiettano forza, gli europei proiettano debolezza».Ci troviamo di fronte a un’operazione di reframing che mira a modificare la percezione del rango degli attori sulla scena geopolitica. Definire l’Europa “debole” serve a scardinare l’idea di un partner paritario e a ricollocarla nel ruolo di protetto: un soggetto che non paga pienamente per la propria sicurezza e che, quindi, non ha titolo per dettare condizioni: “non ha le carte”.E’ quanto i critici dell’ Occidente hanno sempre affermato, venendo in passato sbugiardati come fanatici visionari. Gli Stati Uniti non stanno semplicemente descrivendo uno stato di fatto, ma stanno svalutando il potere contrattuale dell’Europa. Se sei debole, non negozi: accetti. Accetti le condizioni della tua difesa, dei trattati commerciali, dell’ordine internazionale.

Quando il principale alleato — colui che garantisce l’ombrello nucleare e la logistica della NATO — dichiara pubblicamente che sei debole, invia segnali destabilizzanti. In primo luogo, parla ai suoi  antagonisti globali, Russia e Cina. Comunica che la protezione americana non è incondizionata. In secondo luogo, alimenta divisioni interne al continente: tra chi spinge per una maggiore autonomia strategica (come la Francia) e chi, temendo di restare scoperto, cerca di compiacere Washington (come i Paesi baltici o la Polonia… e anche l’Italia).

Il risultato è un’erosione lenta ma costante della residua deterrenza e della coesione europea.

3.La giustificazione giuridica del rapimento del Presidente Maduro

Non per nulla il 13 gennaio 2026, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato un memorandum legale  che giustifica l’Operazione Absolute Resolve, che il 3 gennaio ha portato alla cattura notturna di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores a Caracas, definendo “irrilevante” la conformità dell’azione al diritto internazionale.

Il memorandum, redatto dall’Office of Legal Counsel (OLC), sostiene una tesi radicale: l’autorità del Presidente degli Stati Uniti, derivante dalla legge domestica e dalla Costituzione, prevale su qualsiasi trattato internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite.E’ lo stesso ufficio che, ai tempi di Bush, aveva giustificato la tortura:

-Il principio Male Captus, Bene Detentus: Il DoJ ha citato il precedente della Corte Suprema del 1992 (US v. Alvarez-Machain), stabilendo che il modo in cui un imputato viene portato davanti a una corte statunitense — anche se tramite rapimento o violazione della sovranità straniera — non pregiudica la legalità del processo.

-L’Interesse Nazionale: Il DoJ ha argomentato che la cattura di un “narcotrafficante incriminato” serve interessi nazionali vitali, permettendo al Presidente di agire unilateralmente.

-L’Assenza di occupazione: Poiché non è prevista un’occupazione permanente del territorio venezuelano, l’amministrazione sostiene che non sia necessaria l’approvazione parlamentare richiesta per i conflitti bellici prolungati.

La citazione del Ministro degli Esteri italiano (“Il diritto internazionale è importante fino a un certo punto“) risuona come un’ennesima acquiescenza a Trump, che ne legittima la tracotanza. Tajani ha sottolineato che, di fronte a regimi che calpestano i diritti umani e minacciano la stabilità globale (alludendo anche ai legami Maduro-Iran), la forma giuridica può cedere il passo alla necessità politica.

4.La reazione della Cina al golpe in Venezuela

In contrasto con l’inconcludenza dell’ Europa, spicca la tempestività e l’energia della reazione della Cina (“Risposta Integrale Asimmetrica” al golpe di Caracas):

-ore 9:15 del 4 gennaio:  la Banca Popolare della Cina annunzia la sospensione temporanea  delle transazioni in Dollari con imprese Americane del settore della Difesa;

-ore 11:43 la State Grid Corporation annunzi la revisione de tutti i contratti con  fornitori americani

-ore 14:17  la China Nacional Petroleum Corporation ha deliberato  l’ annulamento  dei  contratti di fornitura di petrolio a raffinerie americane;la China Ocean Shipping Company que ha iniziato a evitare  I porti  Americani di  Long Bech. Los Angeles, Nueva York e Miami

-ore 16:22 il ministro delle relazioni esterne Wang Yi offre  a Brasile, india, Sudafrica, Iran, Turchia, Indonesia  e altri 23 paesi termini commerciali preferenziali  ai Paesi che s’impognino a non riconoscere nessun Governo venezuelano. 19 paesi hanno  accettato l’ offerta cinese;

-5 gennaio:nelle prime  48ore  si sono realizzate transazioni senza passare dal dollaro pari a 89mil milioni de Dollari.

5. Perché la Groenlandia è importante?

La questione della Groenlandia è passata quindi, in pochissimi giorni, dal regno delle barzellette a questione centrale della Geopolitica mondiale, come vorrebbero la storia e la geografia, soprattutto di fronte ai nuovi scenari aperti dal surriscaldamento globale e dallo scioglimento dei ghiacci artici e antartici.

Eric Il Rosso è una figura storica e leggendaria delle saghe nordiche, noto per aver fondato la prima colonia vichinga in Groenlandia intorno al 985, dopo essere stato esiliato dall’Islanda, e per essere il padre del famoso esploratore Leif Erikson, che esplorò il Vinland (Nord America). Le saghe che narrano le loro imprese, la Saga di Erik il Rosso e la Saga dei Groenlandesi, sono le fonti principali sulla colonizzazione vichinga dell’America, descrivendo le spedizioni verso occidente e le terre scoperte, come Helluland, Markland e Vinland. 

La Saga di Erik il Rosso (Eiríks saga rauða: “rosso” potrebbe essere un’origine della “Rus’” di Kiev ): Narra la sua vita, l’esilio e la colonizzazione della Groenlandia.La Saga dei Groenlandesi (Grœnlendinga saga): Descrive le spedizioni di Leif Erikson verso il Vinland e  narra che Leif incontrò un territorio  ricoperto da lastroni piatti di roccia (norvegese anticohellr), così lui lo chiamò Helluland (terra delle pietre piatte), che presumibilmente è l’odierna Isola Baffin. Di lì arrivò presso una terra piatta e boscosa, con spiagge bianche, che chiamò Markland (terra dei boschi), che si ritiene sia il Labrador. Quando tornarono nuovamente in quella terra, Leif e i suoi uomini sbarcarono e costruirono case.

Dopo le Guerre Napoleoniche, la Groenlandia,  l’ Islanda e le Faeroer restarono in Danimarca.  La costituzione danese del 1953  definisce la Groenlandia come parte della Danimarca, anche se nel 1978  è divenuta autonoma, con il diritto all’ autodeterminazione.

Uno psichiatra americano di origine ebraica Danese  si ribattezzò Eric Ericson per ribadire il suo patriottismo americano. Drante la IIa Guerra Mondiale si dedicò, come oggi il “Ministro della Guerra” Hedgset, a rafforzare lo spirito guerriero dei soldati americani contro il “mammismo”

Nel 1964 il presidente statunitense Lyndon Johnson dichiarò il 9 ottobre il Leif Erikson Day negli Stati Uniti. Leif appare nel manga Vinland Saga, al pari di altri personaggi storici suoi contemporanei, come sua sorella Freydis, nel nono episodio della terza stagione di Legends of Tomorrow, “Beebo the God of war”. Leif ha il ruolo di co-protagonista nella storia a fumetti “Il mantello dell’orso” di Lilith, personaggio di Luca Enoch edito dalla Sergio Bonelli Editore, episodio ambientato nell’anno 1000 tra la Groenlandia e Vinland.Fa parte de La spada del guerriero, primo libro della trilogia Magnus Chase e gli Dei di Asgard dello scrittore Rick Riordan.Leif Erikson è il titolo di un brano degli Interpol contenuto nell’album del 2002 Turn on the Bright Lights.Leif e Fredys figurano tra i personaggi principali della serie prodotta da Netflix Vikings: Valhalla, iniziata nel 2022.

Oggi, la Groenlandia è divenuta centrale per4 lo scioglimento dei ghiacci e per la possibilità di guerra nucleare con la Russia e la Cina.

6.Possibili  contromisure contro gli USA

a.Rivitalizzare la UE?

C’è chi sembra convinto che si ovvierebbe alla mancanza di progettualità già solo attuando finalmente i “sogni nel cassetto” dell’Europeismo tradizionale (Costituzione europea formale, voto a maggioranza, esercito europeo, debito comune).

In realtà, mancano, e sono sempre mancati,  i presupposti di fatto per realizzare quei progetti:

(i)una cultura (non solo politica) diversa da quella occidentale, che tende a dominare ovunque (una cultura basata sulla classicità biblica e greco-romana, sull’ “antica costituzione europea” di Tocqueville, sull’intellettualità indipendente e critica);

(ii)dei ceti sociali politici, ecclesiali, militari, tecnici, imprenditoriali, intellettuali, capaci d’ incarnare quella cultura, anziché inserirsi docilmente nella falsariga della società “cosmopolitica” a guida americana (lingua inglese, partiti politici ricalcati su quelli americani, università americane, multinazionali americane come capofila, mode americane -dalla “cancel culture, al “Woke” al “tecnofascismo”-);

(iii)un movimento politico capace di esprimere la volontà di rinascita e di lotta dell’ Europa come tale (com’erano stati ad esempio i movimenti d’indipendenza dell’Italia, dell’India e della Cina).

Tuttavia, valutiamo con molto interesse il manifesto del Movimento Europeo e del Movimento Federalista Europeo pubblicato in testa a questo post, per il suo tono finalmente battagliero contro quello che definisce correttamente un anno (ma noi diremmo un secolo) di umiliazoione dell’ Europa, che ci candida automaticamente ad essere solidali con l’altro grande Paese umiliato nella storia dall’ Occidente: la Cina.

b.Riprenderci le basi americane in Europa (con quel che c’è dentro)?

In questo senso sembra orientarsi Fini; nello stesso senso Alessandro Orsini su “Il Fatto Quotidiano”, che parla di cacciata degli USA dalle basi in Europa. Come ha scritto Orsini, un partito politico che chieda la nazionalizzazione delle basi americane. Potrebbe essere quello  che starebbe preparando Vannacci.

Cosa che appariva fiad ora altamente irrealistica, se non fosse che poco dopo è stata proposta ed ampliata perfino da da  “Politico Europe”:

Chief among the potential pressure points is the extensive.e network of military assets in the region, which the U.S. uses, in the jargon of geopolitics, to project American power far from home — in Africa and especially the Middle East. 

Why should the U.S. continue to have access to these bases, or receive support from allies’ naval assets, air forces, or even intelligence services, if it tries to take sovereign territory from a NATO member like Denmark? 

The question is so sensitive that diplomats are at pains to keep it away from the mainstream debates between governments in the summit rooms of the EU or NATO. But five officials and diplomats confirmed to POLITICO that the highly sensitive topic of how to punch back against Trump is being discussed privately across the continent. 

Aside from Europe’s military assets, the U.S. also relies on Europe as a key trade partner and European governments spend many billions of dollars every year buying American weapons. All of these offer potential leverage if European customers decide to stop shopping in the U.S. ….

…But the possibility of cutting off support for American military deployments has come up, including radical suggestions to take back control of U.S. bases, one of the diplomats said….. 

As of 2024, the U.S. had 31 permanent bases and 19 other military sites across Europe as part of the United States European Command. That included at least 67,500 active-duty servicemen, according to the latest U.S. Department of Defense figures, with the lion’s share of those stationed in Germany, Italy and the U.K. 

These include NATO’s largest base in Europe at Ramstein, Germany, and air force bases in the U.K. at Lakenheath and Mildenhall, which together host around 3,000 military personnel. The Aviano air base in Italy supports the only U.S. fighter wing south of the Alps, and is ‘a key NATO air power hub,’ according to the Center for European Policy Analysis. 

In effetti, riscattare le basi americane (magari con ciò che c’è dentro, come le testate nucleari e i centri di ascolto) sarebbe il modo più lineare di prendere in parola Trump, finanziando (con il piano europeo di riarmo) e gestendo noi, a nostro modo, la difesa NATO, non essendo più “parassiti”, bensì protagonisti. Quanto alle modalità di pagamento, sarebbero tutte da discutere.

Certamente, dalla dissoluzione della NATO chi avrebbe da perdere di più sarebbero gli Stati Uniti, che dovrebbero dimenticare tutti i privilegi attuali (centralità sulla scena mondiale, egemonia culturale, sicurezza, signoraggio del Dollaro), ma, soprattutto,, il loro “status” di Superpotenza.

c.Colpire altri interessi strategici americani:

(i)Attivare, come proposto da Macron , ‘Anti Coercion Mechanism”

(ii)Bloccare tutti gl’impegni presi verso Trump dalla von der Leyen (ciò è possibile perché, come rilevano il Movimento Europeo e il Movimento Federalista, il Parlamento Europeo non ha ancora votato, ed esistono anche mozioni contrarie importanti, come quella presentata dalla maggioranza di centro-sinistra);

(iii)Abolire l’Inglese quale “lingua veicolare”delle Istituzioni;

(iv)bloccare l’uso del web americano, come fatto dalla Cina, dalla Russia e dall’ Iran;

(v)Aderire alla “dedollarizzazione” in corso da parte dei BRICS;

(vi)sequestrare le proprietà americane come fatto con gli assets russi;

(vii)boicottare le merci americane.

7.I “Garanti della Privacy” in combutta con i massimi violatori della stessa

L’altra sera, a “8 e mezzo”, Massimo Cacciari  ha finalmente detto chiaramente che quella della “Privacy” è una colossale messa in scena:

-perché l’armamentario giuridico con cui si pretenderebbe di ingabbiare l’onnipervasivo fenomeno del controllo totale è assolutamente inadeguato;

-perché le cosiddette “Agenzie indipendenti” sono solo dei carrozzoni ad uso della classe politica.

Di fronte a un’enorme “congiura” che ha creato strumenti onnipotenti come la Rete, le intercettazioni, i Big Data, l’Intelligenza Artificiale, i Troll, gli Hacker più o meno patriottici, ecc…, gli Stati, quando non se ne facciano, come gli USA, gli espliciti difensori, tentano comunque (come la Cina o Israele), di usarli a fini militari, oppure se ne disinteressano.Nel caso dell’ Europa, accade qualcosa di ancora più perverso. A parole, si proclamano altissime (ma vuote) filosofie di “Umanesimo Digitale”. In pratica, si vive in combutta con i poteri informatici, a cominciare dalle 16 agenzie americane di intelligence, dalle agenzie e imprese israeliane e dai GAFAM. Poi, si copre il tutto con una rete inestricabile di norme europee e nazionali prive di reale contenuto (che per altro sono vissute dai GAFAM come una sorta di oltraggio, sì che Trump, per l’onore dell’ America, le vorrebbe abolite).

L’Agenzia per la Tutela della Riservatezza dei Dati costituisce un caso estremo, sul quale giustamente stanno tentando di fare luce i media, il Parlamento e la Magistratura.Presidiata da politici falliti, che però riscuotono un enorme appannaggio (250.000 Euro annui), esso si occupa di tutto tranne che della sua missione istituzionale.

Nelle sue recenti attività, il Garante, oltre ad avere apparentemente speso cifre enormi in spese non istituzionali, ha “negoziato” con META una multa spettacolare di 4 milioni di Euro, finendo per ridurla a 1 milione. Quest’ ultimo episodio dimostra quanto poco deterrente sia, per i GAFAM, la legislazione europea sull’informatica, sicché i GAFAM, che hanno sede in America, ignorano bellamente le regole e le sanzioni delle Autorità europee, come nel caso del divieto di trasferimento dei dati in America in base alle Sentenze Schrems, o della sanzione fiscale di 13 milioni di Euro per Google, che fu rimborsata dal Governo irlandese. Esse sono perciò parte integrante ed essenziale del sistema di spionaggio capillare co cui gli USA mantengono il controllo sugli Europei.

Per tutti questi motivi ed altri ancora, giustamente Cacciari proponeva, non solo di azzerare il vertice dell’ Autorità Garante, ma addirittura di abolire la stessa.

8.Parlare con la Russia (e con la Cina).

Questa cosa, ritenuta oggi il massimo della “scorrettezza politica”m è quanto si era sempre fatto prima della guerra in Ucraina, dai tempi degli Zar, all’ Unione Sovietica, a Gorbacev, Eltsin e Putin.  Come non ci stanchiamo di ripetere, la Russia è parte integrante ed essenziale dell’Europa, così come la Groenlandia e l’Ucraina, ma anche come Cipro, la Turchia, il Caucaso e gli Urali. Solo che la Russia è molto più grande e più importante di tutti gli altri Paesi europei.

Ora, è la stessa premier Meloni, garante dell’ortodossia atlantica, a propugnare questa linea di condotta.

Abbiamo ripetuto infinite volte che:

a.i primi “indoeuropei” erano gl’”Iperborei” di Platone, del Vendidad e del Bundahishn, ripresi da Tilak, Evola e dal primo Dugin, che vivevano nell’ Artico prima dell’ epoca glaciale;

b. Subito dopo venne la “Cultura Yamnaya”, sorta lungo il Don e il Volga nel 4500 a.C.;

c.la Crimea fu sede di antiche epopee micenee, come quelle di Giasone, di Teseo e di Ifigenia in Tauride;

d.il Regnum Bospori appartenne lungamente all’ Impero Romano e a quello bizantino;

e.per la Russia passarono Baltici, Unni, Avari, Bulgari e Magiari;

f.la Russia (Gardariki) fu fondata da Vikinghi (i Variaghi), che confederarono slavi, finnici e tartari, con lo scopo di commerciare con Bisanzio il termine Rus significherebbe Rematori, ma non escluderemmo che derivi da “Rosso” (hraudi), come Eirik il rosso;;

g.il “Battesimo della Russia di Kiev” fu dovuto ai Bizantini;

h.Zoé/Sofia Paleologa portò a Mosca la tradizione della Terza Roma e la sua biblioteca di autori classici;

i.Pietro il Grande fondò sul Baltico una capitale dal nome olandese e in stile palladiano (Sankt-Petersburg);

l.la tedesca Caterina II vi costruì l’Ermitage, l’Arca Russa in cui sono tutt’ora custoditi i tesori dell’ arte europea;

m.illuministi come Leibniz e Diderot si dedicarono a diffondere in Russia la cultura;

n.Alessandro I fece redigere la versione russa della Santa Alleanza, nella quale si definiva l’Europa come “La Nazione Cristiana”;

o.Joseph de Maistre, Primo Ministro sabaudo e ambasciatore in Russia, scrisse a San Pietroburgo “Les Soirées de Saint Petersbourg », il capolavoro del pensiero conservatore europeo;

p.il poeta Tiutchev era stato ambasciatore presso il Regno di Sardegna, a Torino

q. Dostojevskij assegnò alla Russia la missione di “salvare l’Europa” dalla Modernità

r.Gorkij visse in una villa a Capri, in cui ospitò la scuola dei quadri del Partito Bolscevico, e ebbe a casa sua Lenin e Trotskij;

s.Aleksandr Blok scrisse “gli Sciti”,  con cui invitava gli Europei all’ alleanza con la Russia

t.Viaceslav Ivanov, trasferitosi a Roma e convertitosi al cattolicesimo, invitò, nelle sue poesie , l’Europa a”respirare con i suoi due polmoni” (occidentale e orientale. Giovannoi Paolo II usò costantemente questa metafora.

u.Palmiro Togliatti visse a lungo a Mosca dove insegnò all’ Istituto dei Commissari Politici del PCUS presso l’Armata Rossa;

w.In onore di Togliatti, la città costruita in Tatarstan per la fabbricazione delle Lada fu battezzata “Togliatti”

y.Michail Gorbatcev, Segretario Generale del PCUS e Presidente dell’Unione Sovietica, si batté per la costruzione di una “Casa Comune Europea”, e a questo fine organizzò, con Francois Mitterrand, la Conferenza di Praga per la creazione della Confederazione Eurasiatica;

z.Vladimir Putin, nel 2007, in occasione dei 50 anni del Trattato di Roma, scrisse su “La Stampa” di Torino:

-“in quanto pietroburghese, mi considero a tutti gli effetti europeo”

-“l’Unione Europea costituisce la più grande realizzazione politica del XX° Secolo”;

aa.in occasione della conferenza di Pratica di Mare, fu inaugurata, sotto gli auspici di Berlusconi,  la Partnership NATO-Russia;

ab.durante la Pandemia, l’Armata Russia inviò un convoglio militare d’urgenza con aiuti sanitari.

a.c. Prima della guerra in Ucraina esistevano vari gasdotti che portavano il gas dalla Russia all’ Europa, che furono fatti saltare durante la guerra. Intanto, è stato vietato l’import di prodotti petroliferi dalla Russia, con un incremento mostruoso dei costi in Europa e la stagnazione delle nostre economie.

Con tutte queste premesse, come sarebbe possibile non parlare con la Russia? Davvero, perché non possiamo parlare con chi avvia una guerra contro uno Stato esistente? E allora, l’attacco degli USA al Canada nel 1812? E quello al Messico?e il “Grido di Dolore” di Vittorio Emanuele II? E l’aggressione alla Serbia da parte della NATO?

Per fortuna, il nuovo ambasciatore italiano a Mosca, Beltrame, accreditato ieri al Cremlino, sembrerebbe culturalmente orientato a sostenere questo dialogo.

Per quanto mi riguarda, avevo lavorato ai progetti di stabilimenti FIAT in Russia, avevo ricevuto a Torino Alexej Komov, rappresentante del Patriarcato di Mosca, e avevamo parlato insieme al Palazzo della Provincia di Torino.

Parlare con la Russia  della Groenlandia è fondamentale perché:

a)la Russia condivide la condanna europea della rivendicazione americana;

b)La Russia è la maggiore potenza artica, e quella maggiormente idonea a coltivare, a fini pacifici, le rotte artiche;

c)L’Europa condivide con la Russia (e con il Canada)enormi minoranze etniche Ugo-finniche e turchiche (prima di tutto gli Inuit, poi i Sapmi, Finnici, Estoni, Vepsi, Careliani, Nenec, Mari, Bashkiri, Komi, Permiacchi, Sirieni, Mordvini, Bashkiri, Tartari, Nganasan, Yukagiri, Sakha, Ciukci, Tungusi, Aleuti), che, con lo scioglimento dei ghiacci, diverranno popolazioni centrali nel mondo, dai punti di vista culturale, economico e militare

E’ chiaro che, con pretesti capziosi, si vuole distruggere un legame millenario ed essenziale fa l’Europa e i suoi popoli periferici, per impedire che si prenda atto di un’ Identità Europea che va al di là dei governanti, dei governi, dei regimi, dei diritti,  dei torti  e delle ideologie, e costituisce l’unico solido fondamento per la costruzione di un forte Stato-Civiltà capace di fronteggiare vittoriosamente le Multinazionali del Web, le quali vogliono  imporsi agli Stati, e, in primo luogo, agli Stati Uniti.

Intanto, la von der Leyen sta addirittura negoziando con gli USA un nuovo accordo che permetterebbe di consegnare i dati privati dei cittadini alla famigerata ICE, la polizia di frontiera americana.

GUERRA DI LIBERAZIONE DAI GAFAM?

Prima, educare una  nuova Classe Dirigente.

1.I dazi, la Groenlandia, la penalizzazione di Breton

I dazi erano  stati imposti da Trump con la motivazione che noi Europei saremmo dei “parassiti” che “derubano l’America”, con il loro “surplus commerciale”,  quando in realtà è l’America che ci ha taglieggiati da 80 anni con la sua fornitura di pretesi “servizi”, non richiesti -perché non sono altro che il pagamento travestito di un tributo (basi militari, banche d’affari, società di rating e revisione, piattaforme digitali), con cui il deficit commerciale ampiamente si compensa -. Dazi che sono stati ulteriormente rincarati con l’imposizione di investimenti forzosi negli USA, più acquisti forzati di prodotti della difesa. Il punto di scontro (per altro prevedibile) è stato infine la richiesta di un alleggerimento, per le piattaforme americane, delle normative europee in materia digitale (antitrust, tasse, privacy, intelligenza artificiale), che ha dimostrato che Trump è solo una testa di legno dei GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft, ma ora dovremmo aggiungere Palantir, META,X: “GAMPFAMX”?).

La nomina di un “Rappresentante” per la Groenlandia è stata chiaramente quella di un governatore americano su un territorio oggi europeo, atto che anticipa la promessa  annessione “manu militari”. D’altronde, l’affermazione che “il Canada e la Groenlandia ci servono per la difesa nazionale, che equivale alla difesa del mondo” significa che, contrariamente alla propaganda di Trump,  gli USA sono tutt’ora (o pretendono di essere ancora) l’unico impero mondiale, i cui interessi strategici si assume coincidano con quelli dell’ Umanità. In tutto ciò, gli Europei, lungi dall’ essere degli alleati, sono degli estranei, o ancor meglio dei sudditi, che non debbono immischiarsi nelle scelte sovrane dell’America.

La sanzione unilaterale  a un (ex-) commissario UE e a giudici della CPI confermano quanto sopra affermato: gli USA si considerano al di sopra di qualsivoglia autorità europea e internazionale, ch’essi possono sanzionare a loro piacimento per via amministrativa, senza diritto di ricorso, con una laconica motivazione “Ci hanno danneggiati”. Siamo sudditi, e la lesa maestà degli States è di per sé il delitto più grave. Va già bene che non ci fanno uccidere da droni assassini come i generali iraniani, e come Zelenski vorrebbe fare con Putin.

2.Si può creare una “deterrenza anti-USA”?

In conseguenza di tutto ciò e altro ancora, come scrive giustamente Bill Emmot su “La Stampa” di Sabato 27, “la deterrenza non è più necessaria soltanto per mantenerci al sicuro dalla Russia: è necessaria per mantenerci al sicuro dall’ America”. Come abbiamoscritto in precedenti post,i motivi di fondo per opporsi all’ America in realtà sono molto più solidi di quelli per opporsi alla Russia, la quale ultima, come del resto anche  l’ Ucraina, è semplicemente una delle tante macro-regioni dell’ Europa (anzi, è la più grande, e per questo avrebbe dovuto fare oggetto fin dall’ inizio di una considerazione speciale).

Peccato che, per opporci agli USA, per dirla con Trump, noi  “non abbiamo le carte”. Infatti, per 300 anni lobbies trasversali hanno fatto di tutto per farci allineare  sempre più con la cultura , i valori e i sistemi militari americani. Gli USA non sarebbero divenuti indipendenti senza le truppe inviate da Luigi XVI(che se ne dovette pentire amaramente) e i buoni uffici  delle “Logge Militari”. Le insurrezioni “liberali” in Europa furono fomentate dagli esuli napoleonici delle due Americhe (fra cui Garibaldi). La Francia e la Russia vendettero agli USA per importi irrisori (prestati da banche europee) la valle del Mississippi e del Missouri (la Luisiana francese) e l’Alaska. Nella IIa Guerra Mondiale, per espresso riconoscimento del Presidente americano di allora, gli USA finanziarono tanto i nazisti quanto i sovietici, in modo da essere in ogni caso dalla parte del vincitore. Dopo la guerra, crearono strutture segrete come Gladio, attraverso le quali finanziarono i “servizi deviati” e la “strategia del terrore”. Imposero alle nascenti Comunità Europee, attraverso teorici operanti negli USA (Mitrany), l’autolesionistica ideologia “funzionalistica”, e, all’ Italia, la vera e propria distruzione della divisione informatica dell’ Olivetti (vedasi il film della RAI e il libro della giornalista Melrose), che, con il P101, si avviava a dominare il mercato mondiale, e, innanzitutto, quello americano. Sottraendo inoltre la direzione del Movimento Europeo perfino al fedelissimo Churchill, Imponendo, ai nuovi Stati membri,  l’adesione alla NATO prima che all’Unione Europea, resero impossibile il crearsi, nel Consiglio, di una maggioranza neutralista. Quando Mitterrand e Gorbaciov s’ incontrarono al Castello di Hradcany per avviare la “Casa Comune Europea”, s’intromise Bill Clinton, e così non se ne fece nulla. Si rese la vita impossibile all’ EADS (società aerospaziale europea), che presto ripiegò sul ben più modesto formato dell’Airbus. Quando l’Italia aderì alla Via della Seta, Pompeo, e poi Biden, chiesero espressamente a Conte e a Giorgia Meloni, di ritrarsi dall’ accordo.Oggi, quando Airbus tenta, per l’ennesima volta, di uscire dal “Cloud” americano, si scontra con le posizioni acquisite da Palantir.

Per creare una vera “deterrenza” come suggerisce Emmot, bisognerebbe avere molto più coraggio.

3.La Presidenza Trump, braccio armato dell’impero dei GAFAM

Nel 1998,il Parlamento Europeo aveva scoperto l’esistenza della rete di ascolto Echelon, costruita dagli Stati Uniti in tutto il mondo,  destinata a spiare tutte le conversazioni  pubbliche e private, civili e militari, soprattutto dei Paesi “alleati”. Nel 2007, gli USA avevano implementato Echelon con il nuovo sistema Prism, tecnologicamente più avanzato. Edward Snowden aveva dovuto rifugiarsi in Russia dopo averne rivelato al mondo l’esistenza.

In tal modo, gli USA hanno acquisito rispetto al resto del mondo un vantaggio d’”intelligence” difficilmente recuperabile (che è il segreto della lunga resistenza dell’ Ucraina).

Nel 2014 , Schmidt e Cohen avevano scritto, in “The New Digital Age”, che Google avrebbe dovuto subentrare alla Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo. Con ciò, inauguravano l’attività pubblicistica dei guru dell’ informatica e il progetto politico di conquista del potere mondiale assoluto. Nello stesso periodo, Valladao teorizzava l’”America-Mondo”, una megamacchina mondiale governata centralmente dagli USA attraverso l’informatica. Poco dopo, ne “I signori del SilicioEvgeny Morozov spiegava che, attraverso la “società della sorveglianza”, l’establishment americano tenta di frenare lo slittamento del suo potere verso l’Asia, “bloccando” le società occidentali. Sempre Schmidt ha promosso la Commissione NSCAI, destinata a rinnovare negli Stati Uniti una nuova possente politica di aiuti di stato all’industria digitale, con l’obiettivo, espresso dal relatore Schumer, di “mettere il mondo intero fuori mercato”.

Con il 2° mandato di Trump, i guru dell’informatica hanno rovesciato le loro preferenze politiche (che prima andavano ai Democratici, quando non alla cultura “woke”), passando in blocco al movimento MAGA. Essendo  oramai completata la “pars destruens” della loro azione politica, consistente nel rincretinimento dell’Intelligentija con l’ideologia “Woke”, possono ora mostrare “in positivo” il loro vero volto: una setta fanatica e assetata si potere “incistata” negli USA e avviata alla conquista del mondo. Ultimamente, i direttori tecnici dei GAFAM sono stati incorporati, su iniziativa di Trump, nell’ Esercito Americano con il grado di Tenente Colonnello , imitando il modello cinese di “Fusione del Civile e del Militare”.

E’ questa, non già l’ambiente, la ripresa delle guerre o le autocrazie, la vera sfida per l’Umanità.

4.Il “Pacchetto digitale” UE al centro della rottura transatlantica

Si evidenzia così la logica dell’azione di Trump contro Breton. Per quanto la recente legislazione europea, estremamente carente, non abbia affatto frenato la presa di potere dei GAFAM (anzi, li abbia coperti ideologicamente) , la seconda presidenza Trump costituisce per essi, dopo la Commissione NSCAI, un’irripetibile occasione per mettere lo Stato americano al servizio del loro controllo sul mondo (il “momento straussiano” salutato da Thiel). Per questo essi, fedeli in ciò alle idee di Saint-Simon, hanno lanciato ciascuno un proprio libro e una propria ideologia, che giustificano tutti il ruolo dominante dei leader informatici all’ interno della “Repubblica Tecnologica”americana (Karp:epistocrazia, conservatorismo).

La legislazione tecnologica europea, sulla privacy, sull’ intelligenza artificiale e sui contenuti sul web,  è basata sostanzialmente sull’idea che ciò che è vietato fuori dal web lo sia anche dentro. Con ciò, essa non ha colto il nocciolo della Società del Controllo Totale: la mutazione esistenziale che l’informatica sta inducendo nell’essenza dell’Umanità, spegnendone l’individualità, la libertà, la creatività, e, quindi, la vita (Joy, Anders, Asimov, Rees, Yudkowski). Se l’Intelligenza Artificiale non fa altro che ripetere, assolutizzato e moltiplicato all’infinito e classificato in modo statistico, ciò che l’Umanità vi ha messo dentro (in pratica, la cultura della Modernità, già di per sé un’era di stagnazione e mediocrità), alla fine del processo gli uomini resteranno schiacciati dal peso del passato e del collettivo, e, senza alcun imprevisto, nessuno potrà più inventare nulla. Condizione ideale per un controllo centralizzato del mondo da parte delle macchine (la “Società del Controllo Totale”). Non c’è da stupirsi se, come già immaginava Capek nel 1923 e ora si sta ampiamente avverando, da quando esistono le Macchine Intelligenti, nessuno vuole più avere figli, perché non esiste più il futuro per gli umani.

Pur nei suoi modesti limiti, la legislazione europea costituisce comunque un ostacolo (insieme ai BAATX cinesi e ai “firewalls” russo e indiano), al controllo dei GAFAM sul mondo intero. Secondo i GAFAM, questi  ostacoli devono essere eliminati dall’ America non appena possibile, ed ecco che interviene, servizievole, il Presidente Trump.

5.La “Finestra di Overton” nella Società della Sorveglianza Totale.

Uno degl’infiniti aspetti del controllo dei GAFAM sulle società mondiali è il crescente monopolio dei “social networks” fra gli strumenti di comunicazione di massa. Per questo, la loro evoluzione s’incrocia con la lotta per l’influenza ideologica (“cultural wars”), lotta che mira a veicolare una ideologia dominante come strumento di coesione sociale e di condizionamento della politica. Nelle “democrazie occidentali”, quest’esigenza è più forte che in tante altre società. Infatti, svanita la forza plasmatrice della tradizione, venute meno le “élites naturali”, spappolatasi  la “Cultura Alta”, anche  le masse popolari sono in preda a un sostanziale nichilismo, a cui si tenta di porre un freno mediante la costruzione e la diffusione di “Grandi Narrazioni” che spieghino la realtà e diffondano autoritativamente standard di comportamento omologati (i cosiddetti “valori non negoziabili”). Nel mondo della cultura di massa, non è più ammessa  la competizione, per quanto limitata, fra diverse “visioni del mondo” (religiose, filosofiche, politiche), come accadeva ancora nel XX° secolo, bensì s’impone un unico indirizzo, risultato volta per volta di una lotta fra diverse lobby mediatiche, all’ interno di una fascia molto ristretta di opinioni, ricompresa in ciò che viene chiamato “Finestra di Overton”, all’ interno della quale debbono situarsi tutte le opinioni ammissibili. E’ ciò che viene definito gramscianamente come  “egemonia culturale”.

Nel XX° secolo, i limiti della Finestra di Overton erano fissati per legge (democrazia, antifascismo). Oggi, questi limiti vengono imposti con l’informatica (vedi  la vicenda “X”), colpendo con la cancellazione le opinioni che non si conformano alle norme sociali prevalenti (“Fake News”, “Hate Speech”, “Ingerenze Maligne”). Per questo, è divenuto fondamentale chi, e come, fissa i limiti della Finestra di Overton: negli Stati Uniti, i “giornaloni”, le TV GAFAM o X; in Europa, il Consiglio Europeo, la Corte di Giustizia, le “Agenzie” regolatrici, le Corti Costituzionali.

La presa del potere da parte del movimento MAGA ha comportato che, ai limiti posti tradizionalmente dalle culture di sinistra (“Cancel culture”, “Woke”, “Gender”) si stiano sovrapponendo quelli della “Alternative Right” (“Ordo Amoris”, “America First”). Questo periodo di transizione viene presentato come una liberazione, nel senso che le vecchie barriere sono state sostituite, e l’effetto delle nuove non è ancora chiaramente percepibile .

Nel rapporto transatlantico, questo risulta particolarmente evidente. Infatti, in USA e in Europa vigono oggi due tipi diversi di “Finestre di Overton”: in America, quella emergente del movimento MAGA; in Europa quella, preesistente, delle culture “woke” e “gender”. Perciò, i GAFAM e, di conseguenza, l’Amministrazione Americana, condannano la legislazione europea sui Media tra l’altro perché violerebbe la libertà di espressione, vietando cose che in America non sono più vietate (per esempio, i reati di opinione legati al fascismo, oppure quelli legati a una  visione “tridentina” della sessualità).

Queste differenze (in fondo marginali), vengono ingigantite dalla narrativa  MAGA, che vede nell’Unione Europea l’ipostasi stessa del “nemico interno”: il centro-sinistra anti-trumpiano.

Da ciò è derivata la politica ufficiale del Dipartimento di Stato contro gl’ “ individuals who have led organized efforts to coerce American platforms to censor, demonetize, and suppress American viewpoints they oppose. These radical activists and weaponized NGOs have advanced censorship crackdowns by foreign states—in each case targeting American speakers and American companies. As such, I have determined that their entry, presence, or activities in the United States have potentially serious adverse foreign policy consequences for the United States. 

Based on these determinations, the Department has taken steps to impose visa restrictions on agents of the global censorship-industrial complex who, as a result, will be generally barred from entering the United States. Further, based on the foreign policy determination, the Department of Homeland Security can initiate removal proceedings against certain individuals pursuant to INA section 237(a)(4)(C), which renders such individuals deportable.    

President Trump has been clear that his America First foreign policy rejects violations of American sovereignty. Extraterritorial overreach by foreign censors targeting American speech is no exception. The State Department stands ready and willing to expand today’s list if other foreign actors do not reverse course.”

Così, Breton e altri sono stati condannati per avere “spinto le piattaforme americane a censurare, boicottare e reprimere punti di vista americani”, per “avere promosso attacchi censori di Stati esteri, ai danni di autori e imprese americani”, costituendo così un “complesso globale di censura industriale”, “violando la sovranità americana”. In sostanza, tutto ciò che è americano deve arrivare dovunque nel mondo; ciò che è “Un-American” dev’essere vietato.

6.La guerra fra “Manifesto Cyber” e “Ordo Amoris”

Certamente, l’Amministrazione Trump ha buon gioco nel denunziare il clima censorio che è sempre esistito (anche sotto l’influenza americana) nell’ Europa post-bellica: i reati di opinione, in continuo aumento in questi anni (divieto de negazionismi, per esempio sull’ Holodomor; divieto di simboli totalitari; divieto di omofobia; divieto di Hate Speech; divieto di antisionismo), le campagne “contro la disinformazione”, in particolare quelle contro i media dei Paesi extra-europei (come FR e Sputnik).. Ma non è che l’America sia esente da questa colpa, perché, come ampiamente illustrato da Eric Voegelin, i Paesi “democratici” sono altrettanto “totalitari” di quelli cosiddetti “Marxisti” o “Fascisti”, e l’inasprimento della repressione contro il dissenso deriva dal clima pre-bellico fomentato ovunque soprattutto dagli USA da quando esistono i BRICS. Poi, proprio Trump ne sta combinando di tutti i colori: dalla “normalizzazione” del New York Times, alla cacciata dei giornalisti ostili…Infine, se vi è un Paese in cui l’opinione pubblica è imbrigliata dai media e dai social, è proprio l’America.

Tuttavia, l’Amministrazione americana tende a esagerare questi problemi, perché oggi la politica negli USA è particolarmente polarizzata, sicché l’Europa viene descritta come la quintessenza della “cultura woke”, che va estirpata in quanto attacco all’ “Identità Occidentale”. Tipico a questo proposito il discorso di A.D.Vance alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza. Discorso che per altro si inserisce nella polemica fra Vance e il Papa americano, proprio sull’ interpretazione di un concetto fondamentale di quel Padre della Chiesa:l’”Ordo amoris”, sul se sia lecio per i Cristiani “graduare” l’amore fra i “prossimi” e i “più lontani”.Su questo punto,  noi non siamo d’accordo, né con il Papa, né con Vance, perché,a nostro avviso, avviso Agostino pensava a un fatto molto personale e intimo: il distacco dalla sua amante per seguire la sua vocazione ecclesiastica. Inoltre, San Tommaso aveva fatto salva la gerarchizzazione di Sant’Agostino, ma inserendo  un correttivo per lo stato di necessità.

Si è realizzata qui un’inversione di ruoli fra USA ed Europa, nel senso che, mentre nel 1796, gli Stati Uniti rappresentavano  l’ideologia utopica dei Diritti Universali dell’ Uomo,  essi si presentano come i rappresentanti a livello mondiale di una volontà di restringere tale carattere universale (per esempio nei rapporti di genere e verso il resto del mondo), e accusando l’Europa di “essere troppo a sinistra”per le sue politiche di immigrazione e LGTB+ (per altro copiate pedissequamente dall’America). In sostanza, si accusa l’ Europa di continuare ad attenersi alle politiche propri della precedente Amministrazione americana.

 Questa rappresentazione è troppo schematica, perché la dicotomia “destra-sinistra” non funziona più da circa un secolo (cfr. Sorel, D’Annunzio, Mussolini, Sternhell,  Blair, ecc..), ma è soprattutto inservibile oggi, quando i problemi sono ben diversi che al ,momento della Rivoluzione Francese, quando quella terminologia era nata.

Nel movimento MAGA sono confluite posizioni “teocon” (p. es. il “Momento Straussiano” di Thiel), “tecno-fasciste” (Yarvis), cattoliche conservatrici (A.D.Vance), mentre in Europa è divenuto difficile distinguere fra post-marxisti, post-democristiani, post-fascisti e puri e semplici populisti, per altro tutti accomunati da una generica credenza nel “Progresso” e nella “Democrazia”.

In sostanza, la colpa degli Europei sarebbe che la loro intolleranza è diversa da quella dell’ America perché i partiti al potere sono diversi; gli USA pretendono ora, con MAGA al potere, la stessa cosa che pretendevano i Democratici, cioè l’allineamento ideologico con il presidente in carica. Peccato che i MAGA non siano neppure coerenti con i propri presupposti ideologici, perché i GAFAM sono i motori immobili e i propulsori dell’omologazione “woke”, che avanza grazie alla trasformazione dell’ umanità in Cyborgs, che, come affermato correttamente in “Manifesto Cyborg” di Donna Haraway, ottunde le differenze fra i sessi, e, in tal modo, apre la strada alla “fluidità di genere”. Solo tale trasformazione rende infatti credibile l’ideologia della “Transizione”.

7. Credere ancora nella “Sovranità Digitale”dell’ Europa?

Dai tempi del Generale De Gaulle e di Jean-Jacques Servan-Schreiber, molti in Europa hanno agitato un programma d’indipendenza tecnologica dagli USA, ma tutti li hanno abbandonati. Basta confrontare la situazione in cui si trova oggi l’Europa con quella in cui si trova la Cina, che, libera dai condizionamenti americani, ha realizzato molti dei programmi che De Gaulle aveva pensato per l’Europa: lanciatori spaziali, satelliti artificiali, aerei ipersonici, treni ad alta velocità. Al contrario, Macron , che si è costantemente sbilanciato nel promettere programmi di autonomia, non ha neppure recuperato le posizioni di Mitterrand e Chirac, perdutee nel 2013 con lo smantellamento dell’ EADS. Tutto ciò è in realtà uno dei motivi fondamentali dell’ Euroscetticismo.

Casi quali la spinta politica degli Usa per escludere le Big Tech dalla tassa minima globale negoziata da OCSE e G20, l’affondo del vicepresidente J.D. Vance a favore dei tecno-oligarchi contro la (indubbiamente ipertrofica) burocrazia europea, il sostanziale assorbimento nel perimetro delle Big Tech del progetto di cloud sovrano Gaia-X e il motore di ricerca QWANT mostrano quanto sia oggi ancor più complesso, per l’Europa, trovare una via autonoma. E perfino aziende come Airbus, che, pure drasticamente ridimensionata nel 2013,  rappresenta la più compiuta e pressoché irripetibile esperienza di campione europeo integrato in un settore industriale trainante, hanno difficoltà a uscire dagli ecosistemi tecnologici americani.

Airbus mira oggi a investire almeno 50 milioni di euro per l’emancipazione dal cloud americano “.Un obiettivo dichiarato dai governi francesi e tedeschi da molti decenni, ma che non è mai stato raggiunto, anzi, ha portato addirittura alla dissoluzione dell’ EADS, il grande conglomerato franco-tedesco-inglese- spagnolo dell’ aerospazio.

8.Airbus e Palantir

Del resto, se anche si riuscisse a uscire dalla governance tecnologica statunitense, per aziende come Airbus resterebbe da scalare il livello successivo, quello della gestione strutturata dei dati. E la stessa esperienza dell’azienda a guida franco-tedesca conferma che è proprio qui che si trova forse il vero valore aggiunto statunitense.

Da circa un decennio, infatti, Airbus coopera strategicamente nientemeno che con Palantir, l’azienda americana del data mining e dell’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza guidata dal Alex Karp e finanziata da Peter Thiel, ambedue tecno-oligarchi vicini al presidente Trump e scrittori teorici del “tecnofascismo” dei GAFAM.

Skywise è un  ecosistema integrato  che aiuta le compagnie aeree, i fornitori di servizi di manutenzione, revisione e revisione (MRO) e i produttori di apparecchiature originali (OEM) a estrarre informazioni fruibili da dati complessi sugli aeromobili, cosa che  non sarebbe possibile senza un partner come Palantir

L’Europa continua a essere profondamente dipendente da infrastrutture digitali, modelli linguistici componentistica e servizi cloud sviluppati altrove. Nonostante l’ambizione normativa, oltre il 75% del cloud europeo è gestito dai tre grandi provider statunitensi e più dell’80% dei modelli Llm usati per addestrare i sistemi di Ai generativa arriva da aziende extra-europee. È un divario strutturale che non riguarda solo la competitività tecnologica, ma la capacità di mantenere autonomia decisionale in un contesto geopolitico sempre più instabile.

Come dimostrano l’esperienza americana e cinese e i fallimenti europei, la sovranità digitale è una realtà complessa, che ha come fondamento una cultura umanistico-digitale basata sulla propria identità culturale.

Mentre il progetto digitale dei GAFAM si fonda sulle pretese messianiche del sansimonismo, dell’ unitarianesimo e del trascendentalismo, e quello  cinese sulla sintesi fra i San Jiao e il  socialismo visto con le lenti di Mao e di Xi Jinping, l’attuale  progetto digitale europeo, che sottintende, senza dirlo, il pensiero di Teilhard de Chardin, è ancillare al messianesimo americano, e quindi non può reggere da solo. Mancano degli strateghi che non si limitino a copiare gli Americani. Perciò, occorrerà, con fondi pubblici, avviare un energico processo di formazione teologica, filosofica, storica, politica, pedagogica, informatica e militare, alternativa a quella impartita nelle grandi Università e centri di ricerca americani.

UNA CONFERENZA  SULLA LA VISIONE EUROPEA DEL MONDO? Ma, per carità, senza i Capi di Governo!

Secondo l’Avvenire,”E’ ora che l’Europa decida che cosa vuole essere”. Mauro Magatti propone di “convocare al più presto una conferenza straordinaria dei capi dei governi che metta all’ordine del giorno la visione del mondo europea”Infatti, “il tempo delle rendite simboliche è finito”,in quanto “i pilastri dell’ integrazione europea postbellica traballano, erosi dal tempo e dall’incalzare dei mutamenti”. Traballano, aggiungiamo noi, insieme  alla visione del mondo millenaristica dell’ Occidente postbellico, secondo cui, con la Shoah, Hiroshima, Nagasaki, le Organizzazioni Internazionali e la caduta del Muro, sarebbe iniziato un Millennio finale di “Pace Perpetua”(la “Fine della Storia”). Né l’Avesta, né l’Apocalittica ebraica, né il Libro dell’ Apocalisse, né San Paolo, configurano il “Millennio” come una Pace Perpetua, bensì semmai come una tregua con Satana, in attesa dell’ Anticristo e della lotta finale, fino al Giudizio Universale. La “Pace Perpetua” non può regnare nel mondo, perché l’Umanità è una “Massa Damnationis”, così come non può regnare l’assoluta fraternità e giustizia. Del resto, ciò corrispondeva all’ esperienza concreta del fallimento delle varie “Paci Perpetue” proclamate da vari imperatori, e mai durate più dell’“espace d’un matin”.

L’idea che la Pace Perpetua possa avvenire prima della Fine del Mondo è  proprio l’illusione  che prelude all’ Eterogenesi dei Fini, la pretesa “anticristica”ben messa in scena nel Racconto dell’ Anticristo di Soloviov, e dalla quale, secondo San Paolo, ci proteggerebbe il Katèchon  di cui parla Carl Schmitt.

1.I tre finti pilastri della UE

I pilastri attribuiti al “Modello Europeo” dalla Dichiarazione di Copenaghen del 1973 sull’ Identità Europea erano: Lo Stato di Diritto; la Democrazia; il Welfare. Tuttavia, come scrive Magatti, “Lo Stato di diritto rischia di trasformarsi in un moloch burocratico che soffoca la vita e lo spirito di iniziativa; la democrazia rischia di ridursi a procedura vuota, mero rituale elettorale lontano dalle speranze e dalle paure dei cittadini; il welfare, da strumento di emancipazione, rischia di diventare un sistema di compensazione passiva, incapace di generare senso, responsabilità e futuro.”

In realtà, nonostante lo sforzo enorme di narrazione e di indottrinamento svolto nel corso tempo dai Poteri Forti occidentali, fin dall’ inizio i tre concetti poggiavano su ben  deboli basi (cfr. Boeckenfoerde).

Lo Stato di Diritto, lungi dall’ essere  un principio connaturato all’ “Occidente”, è un vecchio prodotto europeo (più precisamente, prussiano: “Rechtsstaat”), “occidentalizzato” nell’ Ottocento dagli Stati Uniti per contrastare l’anarchia giuridica che si cela nella  Common Law.  

La Democrazia era un concetto  che nasce dagli autori classici, ma aborrito da essi e dai loro successori (e perfino dai padri della Rivoluzione americana e del liberalismo europeo come Tocqueville),con la sola eccezione di Spinoza. In effetti, nato  con Platone e Aristotele come quella forma degenerativa di Repubblica in cui predominano “i poveri e molti ”(l’”apistos demos”), una forma imposta dai Persiani ai Greci della Ionia, essa non aveva alcuna connessione, né con lo Stato di diritto, né con la libertà, né con l’eguaglianza, con cui oggi viene pavlovianamente identificata. Essa tendeva pericolosamente a scivolare nel cesarismo e nella tirannide. Ancora al momento della sua esplosione in età moderna, dopo la IIa Guerra Mondiale, essa mostrava pesanti contraddizioni , come il Maccartismo o il legame con dittature militari gradite agli Stati Uniti.  Oggi, essa è minata soprattutto dalla centralizzazione accelerata del potere sociale, indotta ovunque dalla “Guerra Senza Limiti” fra America e Cina, e quindi: controllo digitale totale, militarizzazione della società, conformismo, reati di opinione, indottrinamento attraverso la scuola e i media…

Infine, il “Welfare” (brutto anglicismo per “Stato Sociale”)  è  sopravvissuto solo come fatto residuale, incapace di resistere alla frantumazione del mondo del lavoro, all’ arretramento economico dell’ Europa  e alla dismissione del diritto sociale.

I comportamenti fattuali delle élites intellettuali, della politica, dei legislatori e delle società sono in contraddizione da almeno 50 anni con i valori da essi conclamati: libertà di pensiero, pace perpetua, partecipazione, democrazia economica.Sempre più invadente è l’aspirazione a “esportare la democrazia”, che s’ identifica di fatto con la sfera di influenza delle Grandi Piattaforme americane e dell’ Intelligence Community.

Perciò, anche quello che, secondo la propaganda della UE, costituiva  l’”Identità Europea” si è dissolto nel vento, sì che, per avere voce nel contesto internazionale, l’Europa deve, come scrive Magatti, individuare una diversa identità, ad essa alternativa:l’Europa è oggi prima di tutto chiamata a dire che cosa vuole essere nel mondo. Non solo che cosa vuole difendere, ma che cosa vuole affermare. Esattamente come stanno facendo, in modo sempre più esplicito, altre grandi civiltà. Da un lato, gli Stati Uniti, pur attraversati da profonde divisioni, continuano a pensarsi come portatori di una missione storica, fondata su un’idea di libertà e di potenza. Dall’altro la Cina che propone un proprio modello di futuro che combina sviluppo tecnologico e controllo politico. L’Europa, invece, sembra definirsi solo per sottrazione: non imperiale, non autoritaria, non aggressiva.”Come si vede, anche l’organo  dell’episcopato italiano  dubita fortemente che dietro le Retoriche dell’Idea di Europa si celi veramente un qualunque  effettivo progetto alternativo al nichilismo prodotto dell’ espropriazione dell’ umano da parte delle macchine. E comunque Magatti afferma esplicitamente che, nel ricercare la propria identità, l’Europa debba imitare, “mutatis mutandis”, Stati Uniti e Cina, portatori di missioni storiche, giuste o sbagliate ch’esse siano.

2.L’autogoal delle “Radici Cristiane”

Purtroppo, al cuore del nichilismo europeo ci sono anche le Chiese, che  sono state le levatrici dell’ attuale situazione esistenziale. E’ proprio in questo senso che si dice che “non possiamo non dirci cristiani”.L’interpretazione del Cristianesimo come semplice “educazione dell’ Umanità”, come voleva Lessing, o come “radice dell’Europa” è un cedimento implicito all’ idea che alla salvezza spirituale si sia oramai sostituita la salvezza storica attraverso la tecnologia (Teilhard de Chardin). Ma una religiosità di questo tipo è inutile, perché, come ha scritto, sempre su “L’Avvenire”,  Monsignor Paglia, “l’uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una distruzione definitiva. ““Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell’uomo: il prolungamento di vita che procura la biologia non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore» (Gaudium et Spes). In realtà, senza un ‘oltre-umano’ la vita non è all’altezza delle sue promesse. “ Come possiamo ammettere una vita senza destinazione?

Invece, oggi anche le Chiese “ sembra abbiano messo da parte il Vangelo (la buona notizia) della risurrezione. È rara, infatti, la predicazione sui ‘novissimi’ (morte, giudizio, inferno e paradiso). La stessa riflessione teologica è in serio ritardo.” «I versetti biblici sulla risurrezione e sulla vita eterna continuano ad essere ripetuti, un po’ ritualmente; le formule tradizionali continuano ad essere utilizzate come se nulla fosse accaduto e come se esse trasmettessero ancora contenuti chiari e inequivocabili. In realtà sembra esserci, proprio su queste questioni un dislivello notevole tra le ‘verità ufficiali’ e le convinzioni o, più sovente, le perplessità dei singoli credenti».

La spiegazione è semplice. Da quando l’Europa, utilizzando intelligentemente le invenzioni matematiche, ingegneristiche, geografiche, finanziarie, amministrative, militari, fatte in Medio Oriente, in India e in Cina (vetro, carta, bussola, “zero”, ”infinito”, algoritmi, stampa,  carta moneta, occhiali, polvere da sparo, armi da fuoco), aveva acquisito l’egemonia mondiale, e avviato la rivoluzione industriale, il fascino un tempo esercitato dal misticismo si era traslato nell’economia e nella politica, fino a che Saint-Simon aveva profetizzato che il potere spirituale sarebbe passato agl’ industriali (cosa che sta puntualmente accadendo con i vari Kurzweil, Schmidt, Musk, Thiel e Vance). Così anche le Chiese hanno cominciato a farsi portatici del messaggio che la scienza, la tecnica e la buona politica avrebbero potuto risolvere tutti i problemi dell’Umanità. Certo, questo non è mai stato credibile a un certo livello, e la cultura europea aveva giustamente attaccato per questo le Chiese: tipica l’accusa di Kierkegaard all’Arcivescovo Mynster, di “essere una canaglia”, perché insegnava come vivere al meglio questa vita, non già a guardare a un’ altra.

Come scrive Paglia,” Le filosofie della vita erano nate – paradosso anche questo, ma pieno di verità – nel segno del tragico, pur diversamente interpretato (basti pensare a Nietzsche e a Kierkegaard): proprio la morte imponeva una decisione assoluta per la vita, religiosa o irreligiosa che fosse. Nella storia degli effetti che è seguita alla concentrazione sull’incombere della morte e sulla fragilità della vita, siamo approdati ad una strategia di spensierata dissimulazione della morte, che alla vita guasta la festa e sulla morte è completamente muta.”

3.Quale dibattito sull’ Europa?

Concordiamo con la provocazione di Magatti:ci vuole un dibattito al massimo livello,  su ciò che l’ Europa crede di essere e ciò che vuole o può realizzare. Tuttavia, già solo le modalità di questo dibattito costituiscono un complesso oggetto di indagine preliminare.

Il rischio numero uno è quello della superficialità. Rischio che corre soprattutto chi ripete ossessivamente le Retoriche dell’ Idea di Europa con la conseguenza di non poter  coinvolgere in modo serio il popolo europeo. Solo il 38% degli italiani si definisce sia europeo che italiano, mentre la maggioranza assoluta, il 57%, si sente esclusivamente italiana. Il vero nodo critico riguarda la fiducia: solo un cittadino su due dichiara di fidarsi dell’Unione Europea ed il 60% ritiene che Bruxelles non riesca a rappresentare adeguatamente gli interessi dell’Italia.

Gli italiani, più che “anti-europei”, si collocano in  quella posizione  che a suo tempo aveva descritto il presidente Schulz del Parlamento  europeo: l’identità europea è solo razionale, e invece quella nazionale è anche emotiva. Situazione  rispecchiata brillantemente dal fatto che i maggiori partiti siano oramai dovunque quelli micro-nazionalisti. La maggioranza, il 56%, si definisce infatti “europeista molto critico”, mentre gli europeisti convinti rappresentano una minoranza pari al 16%. Sul fronte opposto, gli apertamente contrari all’Unione si attestano al 17%. Ne emerge un atteggiamento diffuso di adesione condizionata: l’Europa non viene rifiutata, ma è sottoposta a una valutazione costante, legata ai risultati concreti che però, negli ultimi anni, non sono molto evidenti.

I responsabili di tutto ciò sono le classi dirigenti dell’ Europa: europea e nazionali (del resto sono le stesse, ed intercomunicanti), che avevano scelto palesemente il Funzionalismo, con i suoi corollari  del mondialismo, del micro-nazionalismo, della tecnocrazia, dell’ occidentalismo, del razionalismo, dell’ economicismo, invece di abbracciare il programma di un’ Europa Politica (foss’ essa federalistica, come per Coudenhove-Kalergi e Spinelli,  o imperiale, come per Drieu La Rochelle e Thiriart).   

A causa di questa loro impostazione culturale, essi non riescono, anche quando lo vogliono, neppure ad immaginare una “Missione dell’ Europa nel Mondo” che sia diversa dal continuare a portare acqua, anche senza parere, al “Progetto Incompiuto della Modernità” realizzato dalla tecnocrazia dei GAFAM americani. Ne consegue anche che, in assenza di un qualsivoglia progetto, non riescono a suscitare alcun entusiasmo. Cosa che è stata messa in evidenza dalla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, finita, come ha dovuto riconoscere lo stresso Mattarella, “in modo grigio”.

Ma, come si vedrà, questa conseguenza è voluta dall’ “establishment”, perché un coinvolgimento emotivi cittadini nella costruzione europea rischierebbe di generare un “orgoglio europeo”, che potrebbe far concorrenza all’eccezionalismo americano.

4. “Berlino 2045”

Su “La Stampa” del 23 dicembre, Gabriele Segre ha compiuto lo sforzo meritorio di ipotizzare 3 possibili scenari per l’ Europa del 2045:

-Comando unificato franco-tedesco, e Ucraina nell’Alleanza Atlantica;

-Germania alleata della Cina, Francia e polonia dell’America: l’Ucraina è divisa in tre;

-Federazione europea; Presidente eletto a suffragio universale

Tutto ciò è basato però sul presupposto che continui la “messa sotto tutela” dell’ Europa che dura da almeno da 80 anni”Guai a varcare la soglia dell’ unione politica: quella genera volontà autonome, accende immaginazioni, mette grilli per la testa  – magari persino sogni di Grandeur continentale.”Nessuno a Washington, Mosca o Pechino può escludere che un continente veramente unito sviluppi ambizioni proprie, chiuda mercati stringa alleanze scomode, costruisca capacità militari autonome.Ed è proprio quest’incertezza  a spingerli tutti ad agire in anticipo, limitando le nostre capacità oggi per evitare sorprese domani”.

Non avremmo dovuto aspettare 80 anni per accorgercene. Nietzsche aveva profetizzato “un’Europa una e signora del mondo”; Trockij aveva previsto che l’ America avrebbe “contingentato” il capitalismo europeo. De Gaulle voleva l’ Europa dall’ Atlantico agli Urali e Gorbaciov la Casa Comune Europea. Nessuno di costoro pensava, come scrive Segre, che “l’innocenza strategica dell’ Europa” fosse un privilegio, né che ci abbia permesso di “costruire prosperità”, visto che altri (per esempio la Cina) sono riusciti, senza l’occupazione militare straniera,  a fare di meglio senza rinunziare all’ indipendenza.

Non siamo d’accordo sul fatto che USA, Russia e Cina abbiano, nei confronti dell’Europa, lo stesso atteggiamento “predatorio”.

  • Mentre gli USA , creati dalla “Dissidence of Dissent”(Huntington), sono animati dal ”ressentissement” verso la vecchia Europa dell’aristocrazia (vedi il Testamemto di Giorgio Washington) e dalla volontà di sostituirla, la Cina considera da sempre l’ Europa quale la sua controparte naturale speculare: “Qin” e “Da Qin”, come testimoniati da Marco Polo e Matteo Ricci. Come tale, essa  è convinta di avere tutto da guadagnare da un’alleanza con l’Europa, per riportare il mondo all’ antica grandezza, contro l’arroganza dei “nouveaux riches” occidentali ( 红发恶魔 (hóng fà èmó “Demoni dai capelli rossi”. )

Quanto alla Russia, essa è parte integrante dell’ Europa.  Alessandro  I°, dopo avere licenziato alle stampe la versione russa della Santa Alleanza, dove si qualificava l’Europa come “Nazione Cristiana”, si era autoproclamato “Imperatore degli Europei”.Sotto il suo regno il “nostro” De Maistre aveva iniziato in Russia la scrittura de “Les Soirées de Saint-Petersbourg”(poi pubblicato postumo). Gorbacev aveva proposto una Confederazione fra Comunità Europee e Comunità di Stati Indipendenti, e Putin, scrivendo su “La Stampa” di Torino il 25 marzo 2007, 50°anniversario dei Trattati di Roma,  auto-definendosi”in quanto Pietroburghese, europeo a pieno titolo”, aveva qualificato l’ Unione Europea come “la più grande costruzione politica del XX° Secolo.”Leibniz aveva già ipotizzato, ai suoi tempi,  una grande alleanza fra l’ Europa, l’Impero Cinese e quello zarista, e Voltaire, mntre rigettava l’idea di una federazione europea volta alla Pace Perpetua (propugnata nell’ opera di Saint-Pierre sottopostagli da Rousseau), aveva additato come modello per l’ Europa l’impero cinese (“Rescrit de l’ Empereur de la Chine”).

Negli ultimi 40 anni, gli Stati Uniti sono riusciti a bloccare sul nascere questa grande alleanza eurasiatica, sul punto di realizzarsi nel nome della rinascita delle antiche culture. Oggi, sfruttando il fatto che noi abbiamo tagliato i ponti con Russia e Cina, gli Americani stanno cercando addirittura di annettersi la Groenlandia  col pretesto della sicurezza nazionale statunitense , che, a loro dire, coinciderebbe con quella del mondo. Altro che “isolazionismo”! Siamo di nuovo alla pretesa di costruire un’ “America-Mondo”(Valladao), in cui l’America è l’ Herrenvolk, e “il Mondo” (compresa l’ Europa)  è una colonia.

4.L’annessione della Groenlandia

Ieri,  Trump ha nominato Jeff Landry, governatore della Louisiana , “inviato speciale in Groenlandia“. L’obiettivo è “promuovere con forza gli interessi” di Washington in quel Paese,“per la sicurezza e sopravvivenza dei nostri alleati, di fatto, del mondo”. Landry, prosegue Trump, “comprende quanto sia essenziale la Groenlandia per la nostra sicurezza nazionale“. Landry ha risposto con un tweet su X ringraziando Trump: “Un onore servirti in questa posizione da volontario per rendere la Groenlandia parte degli Usa“. Quindi, una missione da vero e proprio proconsole imperiale.

La mossa di Trump ha provocato la reazione del presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e di quello del Consiglio europeo Antonio Costa: “La sicurezza dell’Artico rimane una priorità fondamentale per l’Ue, nell’ambito della quale intendiamo collaborare con alleati e partner. L’integrità territoriale e la sovranità sono principi fondamentali del diritto internazionale. Tali principi sono essenziali non solo per l’Ue, ma anche per le nazioni di tutto il mondo. Siamo pienamente solidali con la Danimarca e il popolo della Groenlandia”.Mache faranno tutti costoro quando gli USA invieranno le proprie truppe? Invocheranno l’articolo 5 del Trattato NATO? Schiereranno gli F-35 e i missili Patriot, oppure gli Eurofighter?Putin ha appena affermato che intende mettere nero su bianco che non intende attaccare la UE e la NATO, nello stesso giorno in cui Trump ha incaricato il proprio funzionario di annettere la Groenlandia, anche con la forza. E’ logico che tutte le strategie NATO prevedano solo una guerra con la Russia e non anche quella con gli Stati Uniti?E il poplo europeo, come reagirà

In questo scenario, una nuova Conferenza sul Futuro dell’ Europa è una necessità esistenziale, ben più drammatica di quella che aveva spinto alla prima Conferenza. Essa assume di per sé un valore rivoluzionario nei confronti della pretesa americana di spogliare e di fagocitare l’ Europa.

Purtroppo, oggi è ben difficile riunire personaggi pubblici interessati all’ Europa,  capaci di affrontare il tema e liberi di farlo. Le vicende della libertà di espressione, nei rapporti con gli USA e Israele e interne alla cultura di destra, convergono sul fatto che viviamo in un mondo di repressione, ricatti, risentimento, terrorismo e falsità di tutti contro tutti. Chi in Europa censura i media per permettere la sopravvivenza soltanto delle ideologie “woke”,“cancel” e “gender”, chi (lo Stato americano)sanziona personaggi pubblici come Baud (ex ufficiale svizzero), Albanese (funzionaria ONU), o Breton (ex commissario UE) per la loro ostilità ai GAFAM o al Sionismo, chi, come gl’Inglesi, gli Estoni o i Moldavi,  incarcera  i propri politici filorussi, chi, come il Polo del Novecento e i Salesiani, nega le sale ai convegni antimilitaristi.

Alla fine, chi si potrebbe invitare a partecipare a questa futura conferenza, e chi avrebbe il coraggio di parteciparvi; chi di dire ciò che pensa veramente? Per questo, stiamo lavorando a un social network che anticipi la fase del vero e proprio dibattito,  per creare un caso di studio per calibrare preliminarmente le possibilità concrete dell’operazione.

LA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DELL’EUROPA?Come arrivarci

Come molte altre nuove iniziative dei soggetti più svariati che emergono in questo giorni – dal “Riscrivere l’ identità dell’ Europa” al Ministro Giuli, alla “Nato sotto il controllo dell’ Europa” del Pentagono, fino al “G5” della Strategia di Trump-, anche la lodevole iniziativa del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa  di una Dichiarazione di Indipendenza (evidentemente, dagli Stati Uniti)- è qualcosa che noi pensavamo e proponevamo da almeno 70 anni. Ci chiediamo perché nessuno vi abbia mai dato seguito, e cerchiamo qui di seguito di trovare una spiegazione.

1.80 anni di “torti” degli USA verso l’ Europa

Crediamo che abbia ragione a questo proposito Marco Travaglio:  “L’Europa, oggi pronta a scandalizzarsi per i toni di Trump, paga le conseguenze di trent’anni di obbedienza agli Stati Uniti anche quando questa la danneggiava”.Travaglio elenca quindi le recenti scelte che considera autolesionistiche: i dazi di Trump accettati senza reagire, la Via della Seta abbandonata “perché Biden non la voleva”, un piano di riarmo “contro un nemico che non esiste semplicemente perché ce lo stiamo inventando”.E conclude: “Abbiamo detto di sì al 5% di Pil alla Nato perché siamo dei servi. E non ci meritiamo il rispetto perché i servi il rispetto non se lo meritano, i padroni coi servi non perdono nemmeno il tempo a discutere”.

In realtà, i “torti” verso l’ Europa risalgono a molto prima:

-le decine di basi (alcune con testate nucleari) concesse da De Gasperi senza un serio dibattito parlamentare;

-il “Kanzlerakte” segreto con la Germania (se esiste);

-l’oscura fine della Olivetti;

-le misteriose morti di Moro e Herrhausen;

-il divieto di bomba atomica europea;

-il nulla di fatto della Conferenza di Praga per una Confederazione Europea,

-il progetto GUAAM per l’inserimento dell’ Est Europa negli “standard NATO”

 le ingerenze in Euromajdan (p.es. Victoria Nuland).

Non per nulla, giovedì, POLITICO   ha incoronato Trump come “the most powerful person shaping European politics”, scatenando le meritate ire di Ursula von der Leyen.

E’il presidente americano, non quello europeo, a plasmare il futuro dell’ Europa. Il disegno che è emerso in questi giorni sotto varie forme è molto più di una semplice “strategia di difesa” degli USA, come è stata qualificata dall’ Amministrazione americana: e’ una riproposizione  del “Novus Ordo Seclorum” massonico, citato sulle banconote da un dollaro, perseguito dai precedenti Presidenti (“the New American Century”dell’ omonima fondazione, l’”America-Mondo” di Valladao), ma  descritto ora con un linguaggio compatibile con l’ideologia imperiale degli Stati-Civiltà eurasiatici, in modo da poter costituire una base di discussione con gli stessi (“If you can’t beat ‘em, join’em”). Un modo per riprendersi con la mano sinistra quello che la sinistra “liberal” si era lasciata sfuggire dalla destra, con il fallimento della narrativa tradizionale dell’America esportatrice di progresso.

Per contrasto con gl’Imperi, gli Europei sono descritti  come decadenti, e i loro leader come deboli e privi di progetto. Del resto, l’aveva già scritto Nietzsche 150 anni fa: “Ma la loro ora giunge, e giunge anche la mia. Povera erba, misero suolo, desiderosa non di acqua, ma di fuoco”.Per non parlare di Leontiev, di Eliott, di Céline.

Sotto questo aspetto, Trump ha perfettamente ragione:“I think they’re weak “I think they don’t know what to do. Europe doesn’t know what to do” Per Trump, i governanti europei sono deboli perché non riescono a portare a termine il compito loro affidato dall’ America: essere l’avanguardia dell’ Occidente sul continente eurasiatico (Brzezinski), ma, anzi, si associano all’ opera disgregatrice del “nemico interno” americano (la “Cultura Woke”). Colpa fondamentale: l’immigrazione, che starebbe alterando definitivamente l’equilibrio “Whites-non Whites”, su cui si regge l’equilibrio  dell’ Occidente modernistico. Nel  nuovo ordine mondiale perseguito da MAGA, viene enfatizzato e ribadito il ruolo di vassalli degli Europei (che già esisteva almeno dal 1945, se non da prima-vedi Società delle Nazioni-) . Nella  parte “riservata” della Strategia per la Sicurezza Nazionale, si propone infatti di sostenere «i partiti, i movimenti e le figure intellettuali e culturali che invocano la sovranità e la preservazione/restauro dei tradizionali stili di vita europei… pur rimanendo filoamericani», così come l’RSS promuoveva i partiti comunisti.. Per Trump, come per tutti i populisti, i “tradizionali stili di vita” degli Europei sarebbero quelli dei piccolo-borghesi del 2° Dopoguerra, filoamericani perché avevano appena subito la “batosta” della Guerra Mondiale (vedi “La Pelle” di Malaparte). Non si sognano neppure di ipotizzare che gli “stili di vita” tradizionali degli Europei siano quelli dei “kaloi k’agathoi” dell’ Antichità, dei cavalieri cristiani, dei santi medievali, dei signori rinascimentali, degli “Hommes d’esprit” illuministi e degli eroi romantici.

In pratica, la “Strategia” propone (sulla scia di Musk) di “distruggere l’Unione Europea” facendo leva sui partiti sovranisti di Italia, Austria, Ungheria e Polonia (lasciando invece prudenzialmente da parte Inghilterra, Francia, Germania, Repubblica Ceca e Slovacchia). Per fronteggiare quest’eventualità, da tempo  Von der Leyen aveva proposto il cosiddetto “Democracy Shield”, mirante a impedire, sul modello americano (poi anche russo), ogni ingerenza straniera sui processi elettorali (come per esempio quelli di Oxford Analytics, per non parlare di quelli americani in Romania, Moldova e Georgia). Questo ha esacerbato l’accusa americana all’ Europa di conculcare la libertà di parola. Accusa anch’essa fondata, soprattutto alla luce di leggi come la proposta Gasparri-Delrio.

La parte “riservata” della Strategia parla anche di un «Core 5», o” C5”, in pratica un nuovo forum globale che dovrebbe prendere il posto del G7(se non del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), e di cui farebbero parte Stati Uniti, Cina, Russia, India e Giappone, ma nessun Paese europeo. Del resto, sono gli Europei quelli che, contrariamente a Trump, non vogliono parlare con le “autocrazie”, e, di conseguenza, si stanno riducendo a parlare con se stessi.

2.L’establishment europeo è obsoleto

Occorre subito dire che la visione che Trump ha dell’ Europa  è molto comprensibile, e si avvicina perfino a quella del federalismo europeo. L’Establishment europeo “non ha un progetto proprio” perché sostanzialmente vuole ancora realizzare nel nostro continente (con un ritardo di 300 anni) l’utopia americana, trasformatasi però nel frattempo, prima,  nelle “Rivoluzioni Atlantiche”, poi ,nella “democrazia liberale” (cioè capitalistica), poi ancora in quella postumanistica, mentre il mondo è andato avanti, evolvendo verso gli Stati Civiltà e le Repubbliche Tecnologiche. Lo dice il fatto stesso di evocare, perfino nel nome del Comitato, gli “Stati Uniti d’Europa”, che sarebbero una palese “clonazione” degli USA, per giunta basata sull’ idea degli “Stati” membri (che son quelli che hanno sempre fatto problema). Si dice che, in una federazione, gli Stati “cederebbero la sovranità”. Ma in Europa non possiamo  più cederla: l’abbiamo  già ceduta all’ America. Quello che dovrebbero mettere in comune è, invece, l’ Identità, cioè una sostanza condivisa dell’ uomo europeo anche dopo l’invasione delle Macchine Intelligenti – una visione che dovrebbe essere alternativa a quelle di USA (e anche Cina)-, e guidarci ad una strategia politica diversa.Cosa che la nostra cultura non sta proprio facendo, ferma, com’è,   all’ America di 300 anni fa.

Dal punto di vista istituzionale, ciò significherebbe riscoprire l’”Antica Costituzione Europea” (di cui parlava Tocqueville), trasfondendola nella “Società delle Macchine Intelligenti”.

Ciò detto, una “Dichiarazione d’Indipendenza dell’ Europa”, che appunto non c’è ancora mai stata, sarebbe forse l’unico fatto concreto per fare avanzare almeno di un poco la statualità europea, dandole un contenuto quasi costituzionale, e contrastando apertamente la vassallizzazione di fatto del nostro Continente. Tuttavia, già solo il modo per attuare tale indipendenza costituisce un arduo compito, che cercheremo di  abbozzare alla fine di questo  post.

Perfino l’”autonomia strategica” invocata dal “Comitato di azione per gli Stati Uniti d’Europa” continua  e rimestare una visione limitativa del progetto europeo: la capacità di gestire veramente la politica estera e di difesa, con differenze rispetto all’ America, ma restando sempre all’ interno dell’ “Occidente”. Secondo il documento firmato da un certo numero di politici e intellettuali di molti Paesi europei,  la Strategia USA di Difesa Nazionale, da noi commentata gli scorsi giorni, costituisce “una dichiarazione politica di guerra contro l’ UE”, “L’Europa deve pertanto trarne le necessarie conclusioni: la sua sicurezza, la sua prosperità e la sua democrazia non possono più dipendere dalla mutevole volontà degli Stati Uniti. L’autonomia strategica non è più un’opzione, ma una necessità.” Giustamente, ad esempio, gli 007 danesi hanno ricordato al loro Governo che, fra i nemici da sorvegliare, ci sono gli Stati Uniti, che hanno ufficialmente in programma di invadere la Groenlandia, e di cui sono già stati arrestati alcuni agenti che preparavano una sommossa delle popolazioni locali.

In particolare, i firmatari del documento contestano il ruolo che Trump pretende di assumersi, di “autorità politica mondiale”, in alternativa alle Nazioni Unite, che è proprio quella che, se fosse veramente “isolazionista”, dovrebbe invecerifuggire. Questo è il più puro imperialismo universalistico, nello stile cinese, persiano, romano e islamico.

Gli USA, poi, senza il loro eccezionalismo, sparirebbero immediatamente. Forse, questo vale per tutti gli attuali Stati Continentali, eredi di antichi imperi, e  perfino per l’Unione Europea, che si presentava come l’aspirante erede del progetto americano, ma invece Trump sta trasformando ne “caro estinto”.

3.I programmi scolastici “trumpiani” di Valditara

Il Ministro Valditara ha rilasciato un’intervista in cui ha chiosato la nuova strategia americana, facendone la premessa della sua politica scolastica: :”mi pare che il bersaglio non sia l’Europa in quanto tale, ma un’Europa wokista, che ha smarrito i propri riferimenti storici e culturali. Il documento pone un tema enorme: quale futuro può avere un’Europa che non fa figli, non tutela i propri interessi, non crede più in sé stessa e ignora la propria storia? Io lo ripeto da mesi anche ai miei colleghi ministri dell’Istruzione dei Paesi Ue: abbiamo bisogno di programmi scolastici che rimettano al centro la storia europea e i valori dell’Occidente.”

Certamente, anche nell’interpretazione di Valditara c’è del vero (circa la storia europea), però neppure l’idea di Trump e del ministro del Ministro sulle pratica equivalenza fra identità europea e “valori dell’ Occidente”  ci pare fondata alla luce dei molti decenni dedicato da Alpina Dialexis allo studio dell’ Identità Europea (cfr. “10.000 anni di Identità Europea”). Intanto, un’ “Identità Occidentale” non esiste. Semmai, è in corso una “Guerra Culturale” fra varie “anime” dell’ Europa – fra, da un lato, il modernismo americano, e, da un altro lato, i conservatorismi dei popoli delle steppe e dell’ Islam, che influenzano, seppur dall’ esterno, l’evoluzione culturale in Europa-. Orbene, non si capisce in che modo l’imposizione totalitaria, che Valditara vorrebbe fare attraverso la scuola, della “Grande Narrazione” occidentale, osteggiata nella storia da tanti grandi intellettuali europei o filo-europei – tra gli altri,  da Vico, Leopardi, Goethe, Kierkegaaard, Schopenhauer, Dostojevskij, Soloviov, Spengler, Toynbee, Trubeckoj, Guénon, Eliott, Pound, Evola, Simone Weil e Toynbee-, potrebbe aiutare l’ Europa a superare la propria crisi di civiltà, che, anzi, deriva in gran parte proprio da passate imposizioni ideologiche sotto l’influenza dell’ America (per esempio, attraverso il “Comitato di Corrispondenza” della Rivoluzione Americana; la Costituzione di Cadice influenzata da quella americana; i 14 Punti di Wilson; l’occupazione militare dell’ Europa; il “Russia Bashing” accoppiato allo“Europe Bashing” ….

Prosegue il Ministro: “Oggi accade che si studi approfonditamente un felino preistorico vissuto in Messico milioni di anni fa e poi si trascurino Atene, Roma e Gerusalemme“,  senza rendersi conto che proprio dall’ abuso di questa triade è derivato in gran parte il grande rifiuto delle nuove generazioni delle Retoriche dell’Idea di Europa,  proprio a causa delle quali non si era riusciti a scrivere una decente Costituzione Europea. Eppure, il ministro intende perseverare sulla strada fallimentare di Giscard e di Pera, ripercorrendo il pensiero di A.D.Vance sull’ “Ordo Amoris”, già stroncato dal Cardinale Prevost non ancora cardinale:”Riportiamo ordine nelle priorità: i ragazzi devono uscire dalle medie avendo compreso che la nostra civiltà nasce da Atene, da Roma, dal cristianesimo, dall’Umanesimo”.

Non che quanto sopra non sia vero. Purtroppo, però, sotto l’influenza delle pressioni occidentali per un  “Nation Building europeo”(p.es, Weiler), si è manipolata la storia delle nostre culture in modo tale da fare dir loro esattamente il contrario di quello che erano i loro obiettivi originari, e da farle sembrare uguali a quella americana:

-Grecia e Roma: si è tentato di farne “la culla della democrazia”, mentre la Grecia classica  (Ippocrate, Socrate, Platone) qualificava costantemente  la democrazia come la peggiore fra le 6 “classiche” forme di governo, e riservava la partecipazione alla vita pubblica a un numero irrisorio di cittadini;  Roma, dove il potere era lottizzato fra un “Princeps” onnipotente, dei Senatori schiavisti e inamovibili e le Legioni in stato di mobilitazione permanente,  ignorava perfino la parola “democrazia”, e condannava la Grecia per le proprie istituzioni troppo “”liberali”;

-Israele: Il regime descritto nel Vecchio Testamento era una sintesi di patriarcato, teocrazia e genocidi,  che, per la sua durezza,  non ha praticamente eguali nella storia mondiale. La stessa parola “patriarcato”, oggi tanto deprecata,  deriva delle figure fondatrici di Israele, da Abramo a Mosè (che per altro corrispondevano a concetti di tutti i popoli antichi, da “Patrios Politeia” a “Patres Conscripti”, a “Padri della Chiesa”,a “Patrizi”ai “Padri della Patria” .

Ma persino i tanto esaltati Rinascimento e Illuminismo furono il regno dei monarchi assoluti, delle guerre di religione e di successione, e  il modello per Leibniz e di Voltaire fu l’impero cinese, apprezzato per il suo dispotismo illuminato.

Che queste cose imbarazzino i legislatori e i legislatori “democratici” è un controsenso, quando invece tutti esaltiamo come nostri ispiratori Mosè, Giulio Cesare, Machiavelli e gl’Illuministi, e l’ideologia MAGA si riproporrebbe proprio di affermare una visione realistica della storia contro le romanticherie e la debolezza del “Woke”. Le culture europee classiche non vanno demonizzate per questi loro aspetti realistici e anti-millenaristici, così come non va demonizzata la cultura moderna per via della Leggenda Nera, della Tratta Atlantica, del Terrore rivoluzionario, del Trail of Tears, del colonialismo, dei Gulag,  dei genocidi e della bomba atomica, né le civiltà extraeuropee per il Jihad, gli harem, il Satee, le caste, Cingghis Khan e Tamerlano, Qin Shi Huang Di, la rivolta di Anshi e quella dei Taiping, lo stupro di Pechino, i Lager, i Gulag e i Laogai:”Es irrt der Mensch, solange er strebt!”. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!

Lo studio dell’ Occidente che Valditara si accinge a imporre agli scolari italiani è sbagliato già per quanto sopra, come è un controsenso la pretesa di permettere di sconfiggere le cosiddette “autocrazie” (cioè l’enorme maggioranza del mondo) attraverso l’insegnamento delle nostre culture classiche (che assomigliano così tanto alle esecrate “autocrazie”). Infatti, scriveva correttamente Sun Zu “Se conosci il nemico e conosci te stesso, non hai bisogno di temere il risultato di cento battaglie. Se conosci te stesso, ma non il nemico, per ogni vittoria ottenuta soffrirai anche una sconfitta. Se non conosci te stesso né il nemico, soccomberai in ogni battaglia.”

Se noi facciamo esattamente il contrario di SunZu, è perché partiamo dall’ idea che i nostri giovani non abbiano alcuna chance di influenzare i conflitti del futuro, e quindi è inutile che si montino la testa a fare delle strategie. Mentre i giovani cinesi, arabi, russi, indiani e sudamericani conoscono, oltre alle loro rispettive culture, anche tutto dell’ Occidente, in modo da potervisi confrontare autorevolmente (e lo stanno facendo sempre di più), noi ci chiudiamo in una bolla autoreferenziale, cosicché cadiamo dalle nuvole quando, per esempio, avevamo perso le battaglie della IIa Guerra Mondiale; quando avevamo visto cadere il Muro di Berlino; quando avevamo visto arrivare i barconi dei migranti e la automobili elettriche cinesi.

In realtà, i programmi scolastici di Valditara servono a una sola cosa: ad abbrutire ancora ulteriormente le masse di giovani Europei senza prospettive, che debbono subire senza reagire continue “rivoluzioni dall’ alto” imposte dall’ esterno, e, al limite, morire sui campi di battaglia in guerre che non sono loro, senza sapere neppure il perché.

Valditara ha per altro ragione quando dice che “serve una rivoluzione culturale che parta dalla scuola. Se un continente smette di conoscere la propria storia, smette di credere nei propri valori e nella propria missione nel mondo. “ Ma è proprio ciò che è successo e continua a succedere con l’ Europa, dove nessuno conosce le nostre lingue, né antiche,né moderne (salvo l’Inglese), ma nessuno sa neppure i nomi degli Stati Europei e delle rispettive capitali (per esempio, Tallin  e Riga per cui dovremmo morire). Figuriamoci se conosciamo i principali letterati e artisti, oppure i principali eventi storici. Chi sa chi fu Nestore di Kiev, oppure il Cid Campeador, o Chrétien de Troyes, oppure Solimano il Magnifico?

Occorrerebbe, certo, come suggerisce Valditara, partire da ciò che è prossimo, per arrivare a ciò che è universale. Ma lungo questo iter si pongono la città, il dialetto, la storia regionale e nazionale, le lingue nazionali, l’Europa, le lingue classiche europee ed extraeuropee, i grandi classici mondiali, da Sinliqiunnini a Confucio, da Buddha al Corano, non già “l’Occidente”.

4 Ora è l’Europa che vuole esportare la democrazia?

Come scrive l’Ambasciatrice Basile su “Il Fatto Quotidiano”, mentre i governi “trumpiani” preparano i nostri giovani a diventare inconsapevole carne da cannone, i “Volenterosi” anti-trumpiani hanno preso il posto dei “Neocon” nel portare avanti il piano fanatico e settario di esportare la democrazia”. Scrive Basile:”L’Europa…critica  la dottrina Trump perché vorrebbe portare avanti ,anche da sola, le guerre di esportazione della democrazia a interesse esclusivo del dollaro”.Un vecchio sogno dei filo-atlantisti: diventare più realisti del re, in modo che il re ci lasci finalmente creare un esercito europeo decente, purché combatta per lui (i Giannizzeri,  la Legione Straniera, o le Waffen SS).

Del resto è quanto, in piccolo,  si era già verificato in Afghanistan, dove gli USA avevano imposto agli Europei di ritirarsi, perché fosse chiaro chi comanda: “Siamo venuti insieme e ce ne andiamo insieme”.Orbene, essi vogliono impedire che ciò avvenga di nuovo, perché queste cose distruggono la loro residua credibilità.

In realtà, ci sarebbe ben altro di cui preoccuparsi. La parte “riservata” della Strategia di Trump configura una nuova organizzazione dei rapporti internazionali (senz’altro più aderente all’ attuale realtà di potenza di quella disegnata 70 anni fa), un’organizzazione che sancisce esplicitamente il declassamento dell’ Europa. Al primo livello (quello che è oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), si porrebbe un “G5”, comprensivo dei soli veri “Stati Civiltà”, che condividono, in grandi linee,  l’ideologia “autoritaria” trumpiana (USA, Cina, Russia, India e Giappone). Subito al di sotto, ci sarebbero le “corti” di “vassalli del primo livello”, coloro che sono comunque “allineati con Trump”. Per l’Europa, il documento parla di Italia, Austria, Ungheria e Polonia, mentre la Strategia ufficiale parlava di “Anglosfera”.

Trump si riserva un ruolo di sovrano del nuovo ordinamento internazionale, in cui tutti i ruoli apicali saranno destinati a suoi più stretti alleati. Un’applicazione dello “spoil system” a livello mondiale: la realizzazione dello Stato Mondiale dei GAFAM quale descritto da Schmidt e Cohen in “The New Digital Age” e da Karp in “Repubblica Tecnologica”, che significa anche e soprattutto la definitiva presa del potere da parte delle macchine senza che neanche ce ne accorgiamo, come da noi profetizzato da molti anni  sulla scia di De Landa e di Morozov. Questo è il maggior pericolo per l’ Umanità, quello contro cui occorre coalizzare tutte le forze disponibili (confronta i nostri post precedenti).

Crediamo che questo progetto possa ancora non realizzarsi se continuerà l’opposizione di molti. Soprattutto di Russia e Cina, che, avendo addirittura  anticipato la guerra in Ucraina con i due documenti di Lavrov che chiedevano proprio la rinuncia degli USA a un siffatto ruolo sovraordinato, non si accontenteranno certo di rimanere dei comprimari. Tant’è vero che stanno addirittura creando una valuta alternativa al dollaro (per Trump, la massima delle eresie).Del resto, l’ha appena detto Lavrov: finalmente Trump ha capito (e sarebbe il solo) quali erano le cause profonde della guerra in Ucraina.

Comunque, la battaglia è aperta su tutti i fronti, e l’Europa non può certo tirarsi indietro, né tanto meno accettare da sola di subordinarsi agli USA, quando tutte le parti del mondo lo stanno rifiutando e rivendicano giustamente un ruolo di primo livello.

5.Le pendenze fra la UE e i GAFAM

Trump, e soprattutto Musk, vogliono dunque “abolire la UE”, sostituendola con una miriade di staterelli insignificanti subordinati agli USA e manipolabili attraverso il web e i partiti addomesticati.

Certamente, soprattutto la posizione dei GAFAM è comprensibile, perché le sanzioni contro di essi sono rimaste l’unico brandello di resistenza opposto dall’Europa contro il loro dominio, resistenza che ha provocato, come si vedrà, una reazione inconsulta di Musk, che, da privato qual è, vorrebbe emulare la prassi terroristica dei Governi americano e soprattutto israeliano, di colpire individualmente funzionari stranieri che eseguono politiche sgradite dei loro Governi.

Dalla nuova indagine sull’uso dell’intelligenza artificiale ai maxi-procedimenti che hanno colpito Google, Apple, Amazon, Meta e Microsoft: la Commissione Ue ha rafforzato la propria pressione sui giganti digitali. Multe miliardarie, nuovi obblighi del Dma e rischi regolatori:

(i)X

Poco dopo l’annuncio della multa di 120 milioni a X, Musk si è sfogato sulla sua piattaforma, accusando l’UE di averlo multato “personalmente” e definendo la decisione sul DSA “folle”. Ha inoltre minacciato ritorsioni non solo contro l’UE, ma anche contro “le persone che hanno preso questa decisione contro di me”.

 “Non multiamo individui ai sensi del DSA”, ha spiegato ai giornalisti il portavoce Thomas Regnier. Eppure, le minacce hanno colpito nel segno a Bruxelles, da dove i funzionari dell’UE viaggiano spesso negli Stati Uniti per la diplomazia tecnologica e ora si chiedono quanto siano i benvenuti.

(ii)Google

L’indagine avviata dalla Commissione nei confronti di Google sull’uso degli strumenti legati all’AI è solo l’ultimo tassello di una battaglia iniziata quasi vent’anni fa. Negli ultimi due decenni, infatti, la Commissione Ue – ora guidata dalla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera – ha costruito uno dei più ampi e incisivi arsenali regolatori al mondo contro gli abusi di posizione dominante delle grandi piattaforme digitali. Dalle maxi-multe inflitte a Google e Microsoft, fino ai nuovi procedimenti nati con il Digital Markets Act (Dma), l’Europa si è trasformata nel laboratorio globale della regolamentazione tecnologica, anche se assolutamente insufficiente.

Il confronto tra Bruxelles e Google è quello più lungo e complesso. Tutto inizia con il caso Shopping, concluso nel 2017 con una multa da 2,42 miliardi di euro per aver favorito il proprio comparatore di prezzi nei risultati di ricerca. L’anno successivo arriva la stangata più pesante: 4,34 miliardi di euro per le pratiche legate ad Android, accusato di imporre ai produttori la preinstallazione di Google Search e Chrome. Nel 2019 tocca ad AdSense, con un’ulteriore sanzione da 1,49 miliardi di euro per clausole anticoncorrenziali nei contratti di pubblicità online. La partita più nuova e strategica si gioca nel mondo dell’adtech. Nel 2025 la Commissione conclude un’indagine storica sull’ecosistema pubblicitario digitale, infliggendo a Google una multa da quasi 3 miliardi di euro e ordinando profonde modifiche strutturali al business pubblicitario.

(iii)Apple

Apple è finita nel mirino dell’Antitrust Europeo per le regole dell’App Store, in particolare per i vincoli imposti agli sviluppatori di servizi musicali come Spotify. La prima fase istruttoria, avviata nel 2020, ha evidenziato possibili pratiche “anti-steering”, cioè ostacoli al reindirizzamento degli utenti verso abbonamenti esterni più economici. Il procedimento si è concluso con una delle sanzioni più significative mai applicate: oltre 1,8 miliardi di euro contro Apple per abuso di posizione dominante nel mercato delle app musicali. Parallelamente, nuove decisioni giudiziarie europee (tra cui quelle dei Paesi Bassi nel 2025) stanno aprendo la strada a cause collettive e a ulteriori richieste di risarcimento contro la società di Cupertino.

(iv)Amazon:

Nel 2020 Amazon riceve una Statement of Objections: la Commissione contesta l’uso dei dati non pubblici dei venditori del marketplace per favorire le proprie linee di prodotti. Dopo due anni di negoziati, nel dicembre 2022 Amazon accetta impegni vincolanti — anziché una multa — per modificare Buy Box, Prime e l’uso dei dati interni. Per Bruxelles si tratta comunque di una vittoria regolatoria: l’azienda viene obbligata a separare ruoli, algoritmi e flussi informativi.

(v)Meta:

Con Meta la Commissione si muove in modo diverso, sfruttando i nuovi poteri del Digital Markets Act. Tra il 2024 e il 2025 Bruxelles impone multe per oltre 200 milioni di euro per violazioni degli obblighi di trasparenza e per i modelli pubblicitari basati su un consenso non considerato sufficiente. La Commissione ottiene anche che Meta offra agli utenti europei opzioni non-personalizzate per le pubblicità, un cambio strutturale al cuore del business della società.

(vi)Microsoft:

La disputa con Microsoft è considerata un punto di svolta: nel 2004 la Commissione infligge una multa da 497 milioni di euro per aver legato Windows al suo media player e per aver rifiutato interoperabilità con prodotti rivali. Seguono ulteriori sanzioni per il mancato rispetto degli obblighi, tra cui la maxi-multa del 2008. Anche se i casi più recenti hanno riguardato fusioni (come Activision Blizzard) e questioni legate al cloud, il precedente Microsoft è ancora la base giuridica dell’attuale dottrina Ue. (riproduzione riservata)

6. Gestire la transizione

 Come detto all’ inizio, il problema fondamentale è che una Dichiarazione d’Indipendenza dagli USA non può essere oggi implementata perché gli Europei non dispongono dei mezzi effettivi per  tale indipendenza:

  • Attualmente,gli Stati Uniti occupano l’Europa con aolmeno 80000 soldati;
  • la Russia, in assenza di una Politica di Difesa Comune, avrebbe la possibilità di colpire singoli Stati membri, per esempio come rappresaglia per il sostegno all’ Ucraina;
  • occorrerebbe disciplinare la transizione nell’ Intelligence, la cessione di  basi e armamenti, il trasferimento del personale, la  liquidazione delle pendenze in contanti, gli scambi tecnologici.

Per questi motivi, una reale indipendenza dell’ Europa dagli Stati Uniti dovrebbe essere negoziata a lungo con gli Stati Uniti, ma anche con la Russia, nell’ambito di quella Nuova Architettura della sicurezza Comune Europea accennata da Gorbaciov e ripresa dalla Russia nel 2021.

In quest’ottica, anche il previsto “declassamento” dell’ Unione e dei suoi Stati membri potrebbe essere evitato, perché la Russia, e, soprattutto, la Cina, hanno un interesse vitale nel non  concedere troppo potere agli USA (il che è il motivo dichiarato per cui hanno ingaggiato l’attuale conflitto). Ne consegue che l’Europa potrebbe benissimo inserirsi nella rivalità fra Est e Ovest, ma adottando un atteggiamento opposto a quello attuale, vale a dire opponendosi alla funzione di suprema istanza che Trump sta di fatto avocando a sé, e ottenendo in cambio da Russia e Cina un maggiore spazio e mercati, ma perfino investimenti e tecnologie che gli USA non hanno mai voluto darci, come dimostrato in 80 anni dai casi Olivetti, ENI, atomica europea, EADS…

PRIMA DI “SCOMPARIRE” (COME DICE MUSK),

L’ITALIA SARA’ “PUTINIANA”?

Sui quotidiani “mainstream” assistiamo a una continua, per altro da lungo tempo dovuta, autoflagellazione e autocritica: crisi della natalità, errori progettuali del progressismo, avanzata dell’”autocrazia”: tutto cospira a distruggere l’arroganza di chi aveva investito la sua credibilità, e la sua carriera, sull’ ingiustificata promessa di un futuro sempre migliore: ”l’illusione che ogni malattia sia curabile” (nel linguaggio della teologia ebraica, “tikkun ha-olam”, “curare il mondo”, come titola infatti Gabriele Segre su “La Stampa”) .

A partire dal clima, dove, sostiene Segre, “alcune zone costiere dovranno essere abbandonate, altre diventeranno troppo aride per essere coltivate..”Per esempio, la Bassa Padana tornerà a essere un braccio di mare, mentre Roma, Napoli. Amsterdam, San Pietroburgo, saranno parzialmente sommerse. Uno scenario per altro simile a quello del 1° millennio a.C., che penalizzerà certo il modo di vivere affluente e in particolare i centri tentacolari delle talassocrazie, come New York (in particolare, Lower Manhattan) e Shang-hai (che è “sul mare”), ma non sarebbe certo insostenibile, come non lo era allora, con le paludi dove poi ci furono i Fori Imperiali e Ferrara raggiungibile via mare. In quell’epoca nacquero Roma, Atene, e gl’imperi romano, persiano, Maurya, Gupta, Qin e Han. Saranno rivalutati luoghi lontani dal mare, come Mosca, Pechino, Pretoria, Tehran, Nuova Delhi, le capitali degli Stati “terragni” (l’”Heartland” di Mackinder).

Tutto ciò, sostiene Segre, metterà in discussione i presupposti stessi della nostra civiltà:”per oltre due secoli, la sua legittimità si è fondata su una promessa rassicurante: migliorare la vita dei cittadini evitando di metterli di fronte al valore della perdita, ma il problema è che la democrazia contemporanea fatica a farlo : chiedere consenso significa quasi sempre promettere un ‘qualcosa di più’, non un ‘qualcosa d’altro’. Certo, ci fu un tempo in cui anche alcune democrazie  (“democrazie armate”) chiedevano anziché promettere, come nei casi della Rivoluzione Francese, di Churchill, di Galimberti, di Kennedy, ma quei tempi sono passati, perché l’”ideologia californiana” ha promosso in Occidente il libertinismo di massa, destinato inevitabilmente ad essere sconfitto dalla Pasionarnost’ dei “popoli terragni”, che oggi costituiscono il nocciolo duro dei BRICS (teorizzati da Ibn Haldun, da Mahan, Mackinder e Gumilev).Oggi, solo la Cina “epistocratica” è ancora capace di sfide “long-termist”, come per esempio l’alta velocità, la sovranità sul web, i brevetti, la transizione ecologica, la Via della Seta.

1.Musk contro l’Italia

Buona parte dell’attuale “guerra culturale” fra USA, Islam e Russia verte sull’eredità storica dell’Impero Romano, l’unico capace di rivaleggiare con l’Impero Cinese. Negli USA, non sono mai venute meno le correnti che considerano l’America come l’erede privilegiata di Roma. Leggiamo i versi  del vescovo  Berkeley, che sescrivono l’America come il “Quinto Impero” della Bibbia:

“Westward the course of empire takes its way;
 The four first acts already past,
A fifth shall close the drama with the day:
 Time’s noblest offspring is the last.

To West goes the Empire”.

Ricordiamo anche lo pseudonmo “Publiusdegli autori del Federalist (tanto amato dai Federalisti europei), per finire con il profluvio di aquile, fasci littori, immagini di dei e di colonne palladiane che costellano Washington. “Last, but not least”, Elon Musk, che ama vestirsi da gladiatore e finanzia il restauro delle antichità romane. Ma anche Costantinopoli (Istanbul) è la “seconda Roma”, e il Fanari un “secondo Vaticano”, sì che i Sultani si erano auto-proclamati “Kaisar-e-Rum”, e a Istanbul c’è il Rumeli Hisar (il “Forte di Romania”); infine, Mosca è per definizione “la Terza Roma”, oltre la quale non ce ne sarà un’altra, e quello che noi chiamiamo “Zar” si autodefiniva invece “Imperator vsech Rossij”.

Ma l’Italia sparisce non solo geologicamente anche anche dal punto di vista demografico.

Musk, a suo tempo (quand’era “ministro” di Trump), era amicissimo di Giorgia Meloni, ma,  da quando l’Italia gli ha negato il monopolio dei nostri sistemi di comunicazione militare e sta tergiversando sull’acquisto di armi in America, ne è divenuto un accanito detrattore. Di qui, l’attacco su “X”  per la denatalità del nostro Paese. A cui va aggiunta l’imponente emigrazione di giovani italiani (e di immigrati) :il doppio dell’ immigrazione.

Il che non è certo un segnale positivo, ed è in contrasto con la propaganda del “mainstream”, e, in particolare, di quella meloniana, secondo cui l’Italia, salvo che per l’immigrazione, andrebbe a gonfie vele, ma tuttavia non va drammatizzato, per una serie di ragioni:

a)entro il 2050, gli “agenti artificiali” (robot e intelligenze artificiali) potrebbero avere sostituito, in tutto o in parte, gli umani. Quindi , in ogni Paese, occorrerà computare, da un lato, gli umani, e, dall’ altro, gli agenti artificiali (che daranno essenzialmente cinesi);

b)buona parte dei compiti nella società (dalla programmazione strategica, alla ricerca scientifica, all’ informazione, alla finanza, al diritto, all’organizzazione aziendale, all’ insegnamento, ai trasporti, alla cura, alla sicurezza, alla guerra), saranno svolti da agenti autonomi, sicché sotto tutti i punti di vista sarà irrilevante quanti saranno gli umani in un certo territorio, molto più rilevante essendo quale sarà il loro rapporto con gli agenti autonomi, nonché a chi “obbediranno” questi ultimi;

c) le “identità italiche” (da quella cattolica a quella latina, a quella mediterranea) sono debilitate, non già dalla denatalità, bensì dall’erosione dei ceti portatori di tali identità (dalle Chiese, all’ intellighentija indipendente, alla cultura classica) provocata da ben altri fenomeni (come la secolarizzazione, l’americanizzazione, i GAFAM, l’ideologia Woke).Buona parte di questi “agenti della de-italianizzazione” sono legati proprio ai GAFAM e all’eccezionalismo americano, di cui Musk è uno dei primi esponenti. Così come in tanti altri contesti (Germania, Ucraina, Israele) l’eccezionalismo americano strumentalizza come burattini i piccoli nazionalismi (“Kleinstaaterei”), per minare le identità dei grandi Stati-Civiltà che potrebbero divenire concorrenti degli USA (cfr. “Rapporto Wolfowitz”).Basti pensare che, in Lettonia, i ragazzi delle elementari non ragionano più in Lettone, bensì in Inglese, e poi traducono in Lettone le risposte da dare ai loro insegnanti. Questa sarebbe l’”Identità Europea” dei Baltici. In Italia, l’idea di un “Patriottismo Occidentale” svolge la stessa funzione.

Anche l’enfasi posta sulla denatalità e sull’ immigrazione riflette un problema tipico solo delle “Società di Immigrati” di ispirazione protestante o comunque puritana (anglosfera più Israele), le quali erano basate sul presupposto di poter “sommergere” le società native delle terre conquistate grazie all’immigrazione “di qualità”, all’”apartheid” e all’assimilazione. Invece, la “globalizzazione”, che ha alterato i flussi migratori (oltre all’occupazione israeliana), ha portato proprio in quegli Stati a una superiorità numerica (e spesso qualitativa) dei “Non Whites” sui “Whites”, anche e soprattutto nelle posizioni apicali (Harris, Mamdani, Pichai, Nadella, Sadiq Khan, Suniq, Oezdemir...). Ciò provoca lo sgomento nei ceti medi (“underdogs”), provinciali e abituati a comandare ai “Non Whites” come se fossero ancora degli schiavi, mentre invece sono ora sulla strada di divenire, non solo maggioritari, ma anche dominanti. Ma questo non è mai stato un problema europeo, se non come una delle tante sfaccettature dell’americanizzazione, perché la maggioranza è saldamente in mano a Europei, che non potranno essere “sostituiti” in tempi storici prevedibili, se non dai robot.Il famigerato “Piano Kalergi” è una”fake news” onventata da Hitler, che odiava l’aristocratico cosmopolita Coudenhove-Kalergi. Certo,  quest’ultimo, nella sua opera -predittiva, e non programmatica-, “Praktischer Idealismus”, ipotizzava il crearsi di una classe dirigente “bianca”, formata dalla fusione dell’ aristocrazia mitteleuropea (compresa quella ebraica), con la nomenklatura sovietica, mentre i ceti popolari europei, a causa del colonialismo, sarebbero divenuti meticci. Ed è per questo  che qualcuno aveva pensato alle leggi razziali anche in relazione alla nascita dell’ Impero d’Etiopia. Ma, come abbiamo visto, questa profezia non si realizzò per via della IIa Guerra Mondiale, del declassamento dell’ aristocrazia, della Shoah, della perdita delle colonie e della fine del socialismo, mentre il problema è divenuto più che mai reale in Sudafrica (da cui provengono Musk e Thiel), in Israele, negli USA, nel Regno Unito, in Australia e in Nuova Zelanda, dove i “Whites” diverranno ben presto minoranza e già ora abbiamo sindaci e capi di authorities indù o mussulmani. E ora, al posto degl’immigrati (anch’essi stufi dell’ Italia), arrivano i robot.

Infine, questa “sparizione” economica, che colpisce l’ Europa, è particolarmente percettibile qui in Piemonte, che è passata fra le regioni italiane più deboli, ovviamente in gran parte a causa della vera e propria dissoluzione della FIAT.

2.Un’Europa “naturaliter putiniana”?

Questo sgomento  ha avuto, in Europa, la contropartita di un sentimento  speculare al suprematismo WASP:  la russofilia. Secondo Luigi Manconi (La Repubblica)”la Federazione Russa appare come un baluardo rispetto alla decadenza dell’ Occidente”. Concetto anticipato già da Tacito e Jordanes con riferimento ai Germani, sviluppato da poi, per la Russia, da Teofane di Pskov e da De Maistre, portato poi alle estreme conseguenze  estremi da Leontijev e Dostojevskij, e coltivato ancora da Ilin e da Dugin .Siamo sempre ancora intorno alla questione della “Terza Roma”: la prima cadde sotto i barbari, la seconda sotto gli Ottomani, ma la terza, Mosca, sarà eterna (la “Rossija Viečnaja”), che sarà quindi, la vera Gerusalemme Celeste di cui parlava Sant’Agostino).

Nonostante gli sforzi secolari in contrario dei russofobi di tutte le risme (De Custine, Shevčenko, Hitler, Brodskij), sono “putiniane” secondo Manconi“tutte, ma proprio tutte, le organizzazioni del fondamentalismo cattolico, gran parte dei gruppi novax, e in generale quelli antiscientifici, la destra neofascista e la sinistra sovranista (c’è pure quella!).

Da queste propaggini estreme le pulsioni filorusse si diffondono nella società italiana attraverso i partiti (in particolare Lega e M5S, ma non solo), trovando simpatie sorprendenti e impreviste amicizie.”

In realtà, si è cercato di nascondere con l’oblio molti dei forti legami fra Russia ed Europa: le città greche e romane sul Mar Nero; il ruolo dei Variaghi nel creare la Rus’ di Kiev; lo sforzo di Pietro e Caterina per creare legami permanenti con l’Olanda (i canali di San Pietroburgo; l’Italia (l’architettura palladiana), la Francia (la lingua, il balletto, la biblioteca di Diderot);la Germania (la filosofia); inoltre, i rapporti strettissimi fra la monarchia russa e i Savoia, dalle vacanza e Nizza alla concessione di una base navale a Villefranche sur Mer alla costruzione di una linea ferroviaria diretta da San Pietroburgo a Nizza, alla visita dello Zar al castello reale di Racconigi, all’ospitalità data a Capri, sotto gli auspici della Regina Elena, a Trotskij, Lenin e la scuola di quadri del Partito Bolscevico.

Ma, a monte ancora di tutto ciò, c’è la profonda similarità fra Russi e Europei, che fa dei primi parte integrante ed essenziale del nostro Continente. Dalla lingua, simile a quella degli altri Slavi ma anche a quella dei Baltici; alla religione, comune a Ucraina, Bielorussia, Moldova, Transnistria, Bulgaria, ma anche a Georgia, Armenia, Gagauzia, Cipro e Grecia; alle origini dai popoli migratori delle steppe  ,simili a quelle dei Finnici, degli Ungheresi, dei Turchi, dei Bulgari, dei Serbi e dei Croati; alla cultura moderna, sorella di quelle contemporanee di Francia, Italia, Germania, Inghilterra e Polonia -pensiamo solo all’ Ermitage- ; al pensiero politico, con De Maistre, Bakunin, Soloviov, Fiodorov, Lenin, Trotskij, Gramsci, Togliatti..; all’intellighentija emigrata dopo la Rivoluzione d’Ottobre: Ustrialov, Trubeckoj, Nabokov, Kojève, Stravinskij… ).

La Russia è quindi  un Paese europeo a tutti gli effetti, e l’Europa sarà se stessa solo quando comprenderà anche la Russia, con le sue risorse naturali, culturali, economiche, demografiche e militari, oltre che l’Ucraina, il Caucaso e l’Anatolia : l’”Europa dall’ Atlantico agli Urali”, o “da Brest a Vladivostok”. Solo così essa  potrà apportare il contributo della propria identità continentale alla definizione della governance mondiale dell’ Intelligenza Artificiale, oggi tutt’altro che matura.

Per questo, è importante contrastare nel modo più risoluto la linea politica dell’ attuale Alto Rappresentante per la politica estera e di difesa europea, Kaja Kallas, che punta oramai dichiaratamente alla guerra contro la Russia, per perpetuare le divisioni interne del nostro Continente.

3.Chi smonterà il monopolio dei GAFAM?

In un’intervista a “La Repubblica”, l’ex segretaria generale della CGL, Susanna Camusso, ha ripreso la vecchia proposta, formulata di tanto in tanto da qualcuno ma poi sempre abbandonata, di “smontare” i GAFAM (in sostanza, lo “spin off” imposto ai monopolisti dalle autorità antitrust, previsto da più di un secolo nello Sherman Act americano ma non più attuato da molti decenni).

Come scrive Michele Serra su “La Repubblica”, “Leggendo le sue parole quasi si sussulta, per quanto insolita è la loro drasticità: e viene da chiedersi come mai questo argomento ..n on sia al centro del dibattito politico mondiale; al punto che la sola idea di una battaglia politica contro i monopoli sembra un azzardo irrealistico, coltivabile soltanto in piccole cerchie radicali, e non un’evidente urgenza della democrazia e financo del capitalismo, che ridotte in poche mani perde il suo potere di penetrazione e di contagio.”

In realtà, neppure Serra ha il coraggio di andare al di là di qualche allusione:”Come si sia arrivati, in pochi decenni, alla totale complicità politica e alla quasi idolatria di massa per l’impero dei Pochi, è un mistero che (forse) capiremo  solo quando ne saremo usciti.”

In realtà, i GAFAM costituivano, e ancora costituiscono, il nocciolo segreto del progetto della Modernità, dal Golem di Rabbi Loew, ai progetti teo-tecnocratici di Saint-Simon, al “Punto Omega” di Teilhard de Chardin, e, per ultimo, al “comunismo digitale” di Maurizio Ferraris. Secondo Saint-Simon, nella società socialista il potere spirituale sarebbe spettato agl’”industriali”. Nulla di strano, dunque, che, oggi, spetti ai guru dell’informatica. Orbene, con il loro “potere spirituale”, attraverso lo spionaggio, il “cyberwarfare” e i “social”, essi orientano la società. Ciò comporta, tra l’altro, una capacità di ricatto enorme, unita alla possibilità di mobilitare somme spropositate, utilizzabili ovviamente per la corruzione su vasta scala. Pensiamo al miliardo di dollari come premio di produzione, deliberato dagli azionisti di Tesla.

Nessuno osa contestare i GAFAM per il semplice fatto che questi hanno da tempo infiltrato i propri complici nella politica, nelle Chiese, nella cultura, nei media, nelle imprese, nei servizi segreti, negli eserciti, sicché quando, come proposto per esempio in America nella precedente legislatura, si propone di applicare contro di loro le regole ormai classiche per i monopoli, regole che prevedono un loro “spin-off”/smantellamento (come si era fatto con Standard Oil o con la SKF), queste proposte non giungono mai a una conclusione.Basti vedere , come esempio fra tanti, l’incresciosa vicenda attualmente in corso della multa a META da parte del Garante, oggetto di sfacciati patteggiamenti con i partiti e di censure nei confronti del giornalismo d’inchiesta.

La realtà è che oramai è dato per scontato quanto sostenuto da Eric Schmidt, già Direttore Generale di Google, che, cioè, i GAFAM sono la punta di diamante degli USA nella loro offensiva per il controllo del mondo, e, quindi, sono al di sopra della legge.

Di fatto, una siffatta operazione contro le grandi piattaforme è avvenuta solo in Cina (il cosiddetto “Crackdown on the BAATX”), con il blocco dell’ IPO del gruppo ANT di Jack Ma e una multa di 2,8 milioni per comportamento monopolistico.

Questo spiega perché ci possa essere in Occidente una simpatia diffusa per le potenze eurasiatiche che contrastano gli Stati Uniti. Infatti, questi ultimi da 50 hanno favorito di fatto anni la nascita dei GAFAM, nonché il loro affermarsi in tutto il mondo come streumenti di disciplinamento delle società civili. Il comportamento dei successivi presidenti è stato quello di impedire ogni intervento limitativo, da parte delle autorità americane ed estere (in primo luogo, dell’Unione Europea), che ha vanificato, su richiesta dei GAFAM e dei successivi Governi, ogni iniziativa delle legislazioni nazionali, delle autorità fiscali e dei vari Garanti, che si sono rivelate sempre più come semplici “gride manzoniane”. Ora, la Commissione von der Leyen sta ulteriormente dilazionando nel tempo l’applicazione di  buona parte dell’ Artificial Intelligence Act. L’intera normativa UE ha perduto, e ancora perde, così, ogni credibilità, mentre Trump dichiara che impedirà qualunque attentato ai GAFAM, che costituiscono un’eccellenza americana.

Perciò, la risposta a Camusso e a Michele Serra è che un “Crackdown in Occidente sui GAFAM”, parallelo al “Crackdown cinese sui BAATX” si avrà solo quando l’America avrà rinunziato alla sua pretesa di collocarsi a un livello più elevato degli altri Stati. Cosa che si potrà ottenere solo con una vera e propria “debellatio” del potere americano, quale perseguita, a parole e nei fatti, dai vertici dei BRICS, per esempio coll’ ultimatum agli USA e alla NATO prima della guerra in Ucraina, o  con le dichiarazioni congiunte fra Russia e Cina. Solo allora gli USA accetteranno di sedersi a un tavolo paritetico con le altre grandi potenze per discutere di una  governance mondiale comprensiva dei principi di base del diritto internazionale e delle regole comuni sull’ informatica e l’intelligenza artificiale.Per questo, gli Europei, privi di qualunque potere di intervento e minacciati nella loro libertà di espressione, possono solo confidare,  ma solo di nascosto, in una vittoria dei BRICS.

Unico rischio, quello del Coro dell’ Adelchi:
“Tornate alle vostre superbe ruine, all’ opere imbelli dell’arse officine, ai solchi, bagnati di servo sudor”…”Al nuovo signore si aggiunge l’antico.    
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta”.