LA MALATTIA DELL EUROPA E QUELLA DEL MONDO

Considerazioni preliminari all’ inaugurazione della Conferenza sul Futuro dell’ Europa: 9 maggio 2021

Domenica, alle 15.00, avrà luogo da Strasburgo l’inaugurazione ufficiale della Conferenza sul Futuro dell’ Europa, già avviata con la piattaforma futureu.europa.eu#.

CREDENZIALI PER PARTECIPARE (DOMENICA 9 ALLE 10.00)

https://zoom.us/j/99951521048?pwd=MHdsRlJkSEJwVUQvcVZ1bGcvQW01UT09
L’evento è inserito sulla piattaforma https://futureu.europa.eu/?locale=it 


IL NOSTRO WEBINAR:

Visto in astratto, si tratterebbe di un momento epocale, che dovrebbe segnare veramente il passaggio da un’era ad un’altra. Tuttavia, alla luce, da una parte, di una serie di fallimenti dei precedenti esercizi dello stesso tipo, e, dall’altra, delle modalità e delle tempistiche con cui la Conferenza è stata pensata ed attuata, prevale un generalizzato scetticismo.

Personalmente, nonostante che partecipare alla Piattaforma comporti, per ciascun cittadino, uno sforzo tecnico ed editoriale non indifferente a fronte di un modesto risultato atteso, mi è sembrato doveroso dedicarvi il massimo sforzo, perché, altrimenti, con che animo potremo criticare, a posteriori,  la classe politica per non aver fatto l’Europa?Vista  infatti la nostra generale ignavia politica, questo sforzo è il minimo contributo dovuto, che invito tutti a dare.

Nell’aggiungere le mie critiche costruttive all’ iniziativa  a quelle di tanti autorevoli europeisti (a cominciare dal Movimento Europeo e dal Movimento Federalista), mi sono concentrato innanzitutto sulla superficialità con cui si presume di poter banalizzare in modo propagandistico dei problemi dell’Europa, che, se sono rimasti fino ad ora irrisolti, è  perché sono difficilissimi. Mi riferisco  in particolare al rapporto con la tecnica, ai presupposti culturali dell’ integrazione europea e al tema della decadenza, la “malattia dell’ Europa”, oggetto specifico dell’ incontro a distanza da noi organizzato per Domenica Mattina (cfr. infra).

Malattia che è, al tempo stesso, politica, economica, etica e tecnologica. Si potrebbe, e dovrebbe, definire come “olistica”.

1.Riandare ai presupposti dell’integrazione europea.

Per tutti questi temi di carattere preliminare, abbiamo suggerito che si svolgano, in parallelo  con le attività della piattaforma, non idonee a un lavoro serio e approfondito, altre attività, di carattere conoscitivo, come questa serie dedicata ai presupposti culturali dell’integrazione, che abbiamo inserito nella piattaforma e che cercheremo anche di coordinare, con il supporto del Movimento Europeo e del Movimento Federalista, con altre analoghe iniziative.

Il tema della malattia dell’Europa, oltre ad essere altamente evocativo in quest’era di pandemia, è anche il primo, perché è il punto di partenza, la crisi da cui parte la motivazione per l’integrazione dell’Europa.

A dire il vero, l’idea di una grande crisi della società è stata da sempre alla radice della creazione delle unità politiche in Europa. La Pax Augusta viene presentata dai poeti augustei come il ritorno dell’Età dell’ Oro dopo la crisi del Mos Maiorum e le guerre civili (“aurea volvent saecula”). Il progetto di Pace Perpetua dell’Abate di Saint Pierre, negoziatore del Trattato di Utrecht, si poneva come rimedio alle guerre di religione e dinastiche. La Santa Alleanza viene venduta da Alessandro I, dopo la Rivoluzione Francese e le guerre napoleoniche, come la ricostituzione dell’unità religiosa fra i popoli d’Europa. Anche Coudenhove Kalergi, Spinelli e Juenger vedevano il progetto europeo come una qualche forma di restaurazione di un’antica Europa pacifica („Die Welt von Gestern“ di Zweig).

2.Finis Europae?

In effetti, il senso della crisi esistenziale a cui l’ Europa tenta di fare argine, con il ruolo del paolino Katèchon, non è mai stato così forte come a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, con le opere di Simone Weil e di Pietro Barcellona (“l’ Europa come Katèchon”).

In realtà, il senso di un’universale entropia era diffusissimo da più di un secolo in tutta la cultura, non solo europea: da Kierkegaard a Nietzsche, da Leontijev a Weininger, da Freud a Guénon, da Berdjajev a Eliot, da Pound a Jaspers, da Heidegger a Anders.Come noto, molteplici sono le ragioni addotte per questo senso incombente di crisi: dallo Scisma d’Occidente (Hoelderlin), ai peccati dell’ aristocrazia francese (De Maistre), dall’eredità ascetica orientale (Nietzsche), alla perdita, delle tradizioni arcaiche  salvate solo dagl’indù e dagl’islamici (Guénon), dal moralismo borghese (Freud), all’irrazionalismo mitteleuropeo (Benda, Huizinga, Lukàcs), fino all’abbandono dell’ equilibrio della esperienza religiosa (tema che emerge soprattutto nelle pastorali degli ultimi tre pontefici).

Tuttavia,  la spiegazione più convincente e preveggente è stata, secondo noi, quella della sostituzione della macchina all’uomo, come tematizzato da un robusto filone di pensiero, che parte da Max Weber, attraversa Capek, Heidegger, Asimov e Anders, e sfocia nel pessimismo culturale di grandi tecnologi, scienziati ed economisti  come Bill Joy, Martin Rees, John Hawking, Evgeny Morozov e Shoshana Zuboff.

Secondo questo filone, l’uomo ha cominciato a perdere di autenticità con l’inizio della civiltà, per poi venire alienato dalle tecniche, e progressivamente soppiantato dalle macchine, fino a ridursi, come oggi, a un uomo senza qualità (Musil),e a una dimensione (Marcuse).

E, in effetti, quest’ultima spiegazione assorbe dentro di sé tutte le altre. Com’ è stato autorevolmente riconosciuto, fra gli altri, da Newton, Lessing, St.Simon, Comte, Fiodorov, Weber, Capek, Voegelin, Musso, la religione della tecnica costituisce l’esito naturale del processo di secolarizzazione, vale a dire della trasformazione della fede messianica delle religioni occidentali di salvezza (incluse quelle mazdea, manichea, ebraica ed islamica) in una nuova escatologia materialistica, incentrata sul ruolo redentore della scienza e della tecnica. Il Cristianesimo ridotto a “educazione dell’ Umanità” come voleva Lessing, o le “radici cristiane” invocate, forse improvvidamente, da Benedetto XVI.

3. La seconda Guerra Mondiale come nemesi e catarsi.

Com’è noto, anche i due grandi eventi catastrofici della Seconda Guerra Mondiale, la Shoah e la bomba atomica, sono stati ripresi dall’escatologia materialistica della tecnica (Heidegger, Horkheimer e Adorno).

Tuttavia, nella teologia politica europea, il momento di svolta sarebbe costituito soprattutto dalla Shoah, che, riassumendo in sé tutti i mali della storia, avrebbe costituito per gli Europei, e soprattutto per la Germania, una catarsi, con cui sarebbe stata superata (per Girard) la fase storica dominata dall’idea di sacrificio umano. In questo senso, la sorte dell’Europa sarebbe nuovamente paradigmatica per tutto il mondo.

Così, paradossalmente, la Shoah è divenuta la fonte di un nuovo tipo di eccezionalismo, non solo ebraico, ma anche europeo, e, in particolare, tedesco.

Come brillantemente illustrato, per esempio, da Aleida Assmann, il  discorso pubblico europeo è profondamente impregnato di questa dottrina.In effetti, essa serve mirabilmente ad assorbire, senza però rinnegarle,  le precedenti retoriche sulla missione civilizzatrice dell’ Europa. L’enfasi posta su una presunta superiorità morale del modello europeo e sul dovere di diffonderla costituisce un’ennesima eco delle invettive di Condorcet e di Hugo.

La retorica della “potenza mite” e del rifiuto della guerra sono servite anche per marcare un’ impercettibilmente differenza dagli Stati Uniti che, nella realtà, non esiste, perché l’ Europa spende in armamenti, rispetto al suo impegno su un solo continente, proporzionalmente più degli stessi Stati Uniti (oltre che della Russia e della Cina), ed è stata coinvolta ininterrottamente in guerre di tutti i tipi, nel Continente e altrove (da quelle civili est-europee e irlandese, a quelle di Corea, Suez, Algeria, Greco-turca,Libano, in Medio Oriente e nel Sahel).Se nell’ Europa di oggi la violenza è meno palese che altrove, ciò avviene per due ragioni: il livello medio di vita, ancora leggermente superiore alla media mondiale, e l’equilibrio del terrore, che ha il suo baricentro proprio in Europa, e che, per essere mantenuto, richiede il controllo totale sugli Europei. Controllo, che,  a sua volta,  è facilitato dall’apparenza di benessere e dalla conseguente diffusa mentalità piccolo-borghese.

Nell’ ultimo secolo, di fronte all’ affievolirsi dei ricordi delle Guerre Mondiali, all’acuirsi della crisi economica  e agli spettacolari ed inquietanti sviluppi dell’ Intelligenza Artificiale, sta sviluppandosi una nuova retorica dell’ Europa, figlia e parallela a quella precedente, basata sempre sulla “catarsi”, ma orientata verso  l’Intelligenza Artificiale.

Scelta politica lodevolissima, se solo fosse declinata in modo serio e coerente.

4. Trendsetter del dibattito mondiale”?

Oggi,  questo preteso eccezionalismo europeo finisce per essere identificato sempre più con la capacità dell’Unione di regolamentare il web, attraverso la fitta serie di libri bianchi e di regolamenti sulle attività dell’ industria digitale, ch’essa pubblica a getto continuo . Questo tema esula per altro  dall’oggetto della giornata di domenica, e fa invece oggetto dell’altra serie di approfondimenti, quella sull’ Intelligenza Artificiale. Qui mi limiterò a rilevare due cose:

1)dal punto di vista programmatico, la scelta di concentrare tutte le ambizioni dell’Europa sulla messa sotto controllo della transizione digitale è geniale, perchè obiettivamente, di fronte alla corsa verso l’Intelligenza Artificiale, in atto fra gli USA e la Cina, il mondo corre veramente il rischio di vedersi dominato fra breve da “soggetti autonomi” militari, come previsto lucidamente da tempo da Manuel De Landa. Per i motivi indicati all’ inizio,  esso ha quindi veramente un urgente  bisogno di un potente difensore (un “Trendsetter del dibattito globale”), che orienti  quest’ultimo verso un nuovo umanesimo digitale;

2)tuttavia, come e più che in casi precedenti, l’atteggiamento dell’Europa appare qui abilmente opportunistico e sostanzialmente ipocrita: come ha rilevato il New York Times, essa, non essendo minimamente nelle condizioni di padroneggiare le tecnologie decisive per il mondo contemporaneo, né di condizionare le Grandi Potenze e le multinazionali che le posseggono, ed essendo, per questo, destinata al declino (questo significa in realtà il dibattito sulla Sovranità Strategica Digitale), consola i propri cittadini, fingendo di convincere le Grandi Potenze ad adottare i suoi principi giuridici, che, se adottati, servirebbero a limitare i difetti delle nuove tecnologie. In realtà, da un lato, USA, Cina e Russia non stanno neppure consultando l’Europa sulle trattative, che si avvieranno fra breve, sul controllo digitale della guerra nucleare; inoltre, le tanto decantate normative europee sulla privacy sono state disapplicate fin dal primo giorno da tutti i soggetti rilevanti, a cominciare proprio da tutte le Istituzioni Europee, con i loro contratti con Microsoft, con i quali esse hanno delegato in bianco a questa multinazionale, soggetta alle norme inderogabili delle leggi militari americane, la gestione di tutte le informazioni sui suoi funzionari e sulle attività politiche dei loro organi, e continuano  a rendere possibili (con accordi illegittimi secondo la Corte di Giustizia) la gestione da parte dei GAFAM dei dati di tutti i cittadini europei.

Se qualcuno (per esempio la Cina) sta copiando la normativa europea, è proprio per la sua collaudata capacità di fare da paravento all’ arbitrio delle imprese e degli Stati.

Certamente, l’ Europa può, e deve, divenire il “trendsetter del dibattito mondiale” sull’ Intelligenza Artificiale, ma, per fare questo, deve modificare radicalmente i propri comportamenti pratici, e, in primo luogo, perseguire veramente la Sovranità Strategica Digitale sempre conclamata e mai perseguita veramente, con una propria cultura strategica e digitale, con propri investitori nel settore digitale, con dei veri servizi segreti e  proprie imprese del web, e, infine,  con una Politica Estera e di Difesa  veramente sovrana, che non segua pedissequamente i “richiami all’ordine” (“Rallies”) delle successive Amministrazioni americane.

5.L’arretratezza dell’ Europa

La mancanza di una politica europea del digitale, iniziata con la disaggregazione, da parte del Gruppo d’Intervento, della divisione informatica della  Olivetti nel momento della sua massima creatività (ELEA9003 e P101), è la chiave di lettura per comprendere declino europeo. Senza un’ industria digitale, non è possibile, né un’intelligence moderna, né l’accesso all’ economia della rete; senza un’ Intelligence autonoma non è possibile una reale politica estera, e senza economia della rete, sempre nuove risorse vengono trasferite fuori dell’ Europa.

Senza una politica estera, anche la società civile viene cloroformizzata, e senza l’economia della rete, i settori economici tradizionali divengono sempre più obsoleti. Con una società civile sonnecchiante e con un’economia perennemente in crisi, non si dà né politica demografica, né ricambio generazionale, né innovazione, e, senza questi, la società si dibatte in un senso di vuoto e di mancanza di prospettive. L’Europa è ancora con questo emblematica della crisi del mondo intero.

6.La malattia del mondo.

Anche il mondo, infatti, soffre (anche se in grado minore), delle stesse malattie dell’Europa. Anche nel resto del mondo impera  la società de controllo totale (in molti casi, in modo più soffocante ancora che non in Europa). Ma, a parte che in certi Paesi sono concentrate le élites che traggono profitto da questa situazione, colà,  il fatto di essere situati nel cuore del sistema permette anche di comprenderlo e di criticarlo più efficacemente, e, soprattutto, di maturare  i necessari anticorpi e di ribellarsi in modi più efficaci (come nei casi di Petrov, di Assange e di Snowden). In altri Paesi, poi, il sistema informatico mondiale non ha ancora tutto il peso che esso ha in Occidente, in Cina o in Russia. Ovunque, le idee delle precedenti tradizioni culturali e politiche (siano esse l’American Creed o il veterocomunismo, l’ebraismo o l’ortodossia,  l’islamismo o l’induismo) sono ancora così radicate, che la società non è ancora stata plasmata integralmente dal web.

Eppure, dovunque imperversa, ove più, ove meno, il “disagio della civiltà” denunziato a suo tempo da Freud: l’integrazione ancora mancata fra le idee tradizionali della propria civiltà e i problemi dell’ età postmoderna

Se la classe dirigente europea fosse meno radicata nelle retoriche del XX° Secolo e meno dipendente dall’America e dai GAFAM, essa potrebbe divenire veramente il “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, direttamente  per ciò che riguarda il mondo digitale, e, indirettamente, per ciò che riguarda la “crisi di civiltà” nel suo complesso.

Essere “Trandsetter” non significa essere la Terra Promessa, né lo Stato Guida, né il centro di un Impero, bensì un creatore di modelli che possono, o meno, essere utilizzati.

Il mondo ha bisogno di questi modelli, innanzitutto nel rapporto uomo-macchina.Il problema non è, come tanti affermano, se le macchine prenderanno o meno il sopravvento sull’ uomo, o se l’Intelligenza Artificiale verrà progettata (come vogliono i legislatori europei)in modo da rispettare gli (attuali) Diritti Umani (che sono diversissimi da quelli di 20 anni fa, e saranno sicuramente ancor più diversi fra altri 20 anni. Il problema è che,  a causa delle macchine, noi siamo diversi già da oggi da com’eravamo 20 anni fa, e non siamo necessariamente migliori. Gli effetti del web che si vorrebbero “curare” con le nuove legislazioni sono in realtà, amplificati, i difetti della nostra società: allontanamento dalla natura; perdita di personalità; discriminazioni da parte degli attuali ceti dominanti; conformismo; incomunicabilità, burocrazia, irresponsabilità.. Per ovviare a questi difetti, non dobbiamo programmare meglio le macchine, bensì cambiare la cultura, la società e l’educazione, perché, almeno fino ad ora, siamo noi che imprimiamo nelle macchine i nostri viozi e le nostre virtù..

Dobbiamo smetterla di idolatrare la “Rule of Law” (che altro non è che la legge scritta –“Rechtsstaatlichkeit”-così definita perché importata in America dalla Germania nel secolo scorso), e tornare invece, almeno parzialmente alle “leggi non scritte”(“Agrafoi nomoi”), vale a dire, in sostanza alle”virtù”. Solo se i cittadini saranno capaci di praticare le virtù, saranno in grado di non farsi influenzare dalla burocrazia digitale, dalle “Grandi Narrazioni”, dai “social networks”, dalle “bolle digitali”, dalle “fake news”…

E’ su questo che l’ Europa potrebbe dialogare con altre culture, egualmente attente alle “virtù”, come quelle asiatiche, anch’esse alla ricerca di un nuovo equilibrio, che l’ Europa potrebbe suggerire, in un confronto serrato e continuo. Questo è esattamente il contrario della “Guerra Fredda Culturale” che gli Americani, e gli Europei fomentati da loro, stanno cercando di creare.

7.La  cultura del XXI Secolo e il futuro dell’ Europa

La riforma dell’Europa, a cui la Conferenza dovrebbe tendere, dovrebbe avere, come punto qualificante, proprio questo: una nuova cultura, capace di porsi come “punto di riferimento per il mondo intero”,  cheil Pontefice aveva  ascritto all’ Europa nel suo discorso di Strasburgo.

Orbene, perché questa nuova cultura possa nascere, occorrono due grandi condizioni: da un lato, la conoscenza di tutte le grandi culture e delle più moderne tecnologie, e, dall’ altro, una società capace di garantire la propria sopravvivenza, non una di perdenti come quella attuale.

Per ottenere questi due risultati, occorrono due battaglie: l’una, culturale, per liberarci dalle incrostazioni di casta e  di setta, delle imposizioni straniere e degli stereotipi del politicamente corretto; l’altra, politica ed economica, per la Sovranità Digitale Europea, e quindi, in definitiva, per la rinascita della nostra società.

Le strutture e le politiche dell’Unione dovrebbero essere al servizio di queste battaglie.

Quindi, una diversa distribuzione dei ruoli sociali fra cultura, politica, economia e lavoro; un vertice europeo più assertivo; la rinegoziazione del nostro ruolo internazionale; una struttura costituzionale ed economica basata sulle nuove tecnologie.

Questo è appunto l’oggetto della nostra presenza sulla piattaforma futureu.europa.eu# e edei Cantieri Digitali d’ Europa.

IL 9 MAGGIO INIZIA LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

Alle 10.00:

Webinar di Diàlexis sulla “Malattia dell’ Europa”

ECCO LE CREDENZIALI:

Entra nella riunione in Zoom

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Come anticipato, l’inuaugurazione ufficiale della Conferenza sul Futuro dell’ Europa avrà luogo in remoto, alle 15 di Domenica, con una breve conferenza, in concomitanza con la commemorazione della Dichiarazione Schuman.

Ci sarà anche un breve discorso sul futuro dello storico Noah Yuval Harari. Idea su cui ci sarebbe molto da dire, viste le concezioni post-umanistiche dello stesso, non molto consone al concetto sotteso alla regolamentazione UE sull’ Intelligenza Artificiale, che si pretenderebbe “antropocentrica”. Ma il postumanesimo è compatibile con l’antropocentrismo? Nutriamo dubbi sempre più forti su questo punto, e quindi sulle scelte culturali effettive che sottendono le nuove normative.

Comunque sia, anche noi avvieremo i lavori il 9 (am mattino), ma con un evento di carattere dubitativo, dedicato alla “Malattia dell’ Europa”.

Nel frattempo, c’è stata la riunione (sempre a distanza) della Piattaforma Italiana della Conferenza sul futuro dell’ Europa, nella quale sono stati espressi altri dubbi sulle modalità con cui è stata congegnata la Conferenza, e sulle quale sembra aleggiare una grande incertezza.

Tutti gl’intevenuti sono stati concordi nel rilevare che la Conferenza si qualifica sempre più come un’arena della lotta di potere fra Istituzioni e Stati Membri, concordi soprattutto nel ridurre il peso, nella Conferenza, non solo dei cittadini, ma anche delle organizzazioni della società civile.

Oltre tutto, molti Stati Membri hanno espresso chiaramente posiozioni contrarie alla modifica dei Trattati, passaggio che, seppure non risolutivo, è tuttavia evidentemente necessario per la soluzione almeno dei più urgenti problemi dell’ Unione, quali la lentezza del processo decisionale, la mancanza di una rappresentanza unica e l’assenza di una competenza europea in materia culturale e sanitaria.

Infine, è stata molto criticata l’impostazione data alla piattaforma, che spezzetta enormemente il discorso, e dei cui risultati non si capisce quale uso si farà.

Intanto, l’Assemblea Nazionale aveva approvato, con modifiche, la bozza di risoluzione già pubblicata su questo blog.

La nuova risoluzione è la seguente:

Documento di lavoro del Movimento europeo sullo stato dell’Unione e il futuro dell’Europa

Assemblea nazionale, Roma, 29 aprile 2021

Il Movimento europeo ha esaminato lo stato della preparazione della Conferenza sul futuro dell’Europa dopo la firma della Dichiarazione Comune del 10 marzo, le prime riunioni del Comitato esecutivo e l’avvio della Piattaforma online il 19 aprile.

È finito il “momento hamiltoniano”?

Il dibattito sul futuro dell’Europa si apre durante una fase di forte rallentamento del processo di integrazione europea dopo il “momento hamiltoniano” del Piano di ripresa (Recovery Plan) legato alla prospettiva di un debito pubblico europeo per investire in beni pubblici europei come la lotta alle diseguaglianze, la transizione ecologica e la digitalizzazione.

  1. I tempi lunghi delle risorse proprie

Il Movimento europeo ha preso nota con preoccupazione dello stallo nelle ratifiche sull’aumento del massimale delle risorse proprie che richiede in base al trattato l’accordo unanime del Consiglio ma anche l’approvazione di tutti i parlamenti nazionali.

Dieci parlamenti nazionali non hanno ancora ratificato e lo stallo riguarda in particolare la Finlandia dopo la decisione della Corte costituzionale di imporre al Parlamento un voto a maggioranza super-qualificata, nei Paesi Bassi con i tempi lunghi per la formazione del nuovo governo e in Polonia.

Lo stallo rischia di rinviare in autunno l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza.

Allo stallo sull’aumento del massimale delle risorse proprie si aggiunge il confuso e conflittuale dibattito fra i governi sull’introduzione di nuove risorse. Ciò riguarda specialmente l’imposta sulle società e sulle multinazionali e sui cosiddetti giganti del web (la web tax) nonostante l’apertura verso queste imposte dell’amministrazione Biden.

Queste nuove risorse sono necessarie per evitare, a partire dalla scadenza nel 2028 del debito pubblico europeo, il ricorso ai contributi nazionali e cioè la prospettiva che il rimborso venga effettuato dai contribuenti di ciascun paese secondo la ricchezza nazionale con inevitabili reazioni negative delle opinioni pubbliche.

  1. Le condizionalità inevitabili dei prestiti e delle sovvenzioni europee

Nell’attuazione del Recovery Plan attraverso i piani nazionali sarà essenziale che la Commissione e il Parlamento europeo verifichino che siano rispettati pienamente i criteri della sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti così come le condizionalità legate allo stato di diritto.

In questo quadro il Movimento europeo aggiunge la sua protesta alla denuncia della recente legge adottata in Ungheria che tende a creare fondazioni sotto il controllo governativo a sostegno della “modernizzazione delle Università” usando i fondi del Next Generation EU.

  1. Alle radici dell’autonomia strategica dell’Unione europea

La capacità fiscale autonoma europea è parte essenziale della sua autonomia strategica e del finanziamento futuro del bilancio europeo che riguarda tutta l’Unione europea a cominciare dall’area dei paesi che hanno aderito alla moneta unica accettando vincoli finanziari a fronte dei quali è indispensabile accelerare la realizzazione delle unioni bancaria, dei capitali, fiscale e dunque economica il cui primo passo dovrebbe essere quello di creare safe assets europei e cioè titoli privi di rischio perché legati ad un forte bilancio comune.

Si tratta di questioni essenziali quando si aprirà il dibattito sulla perennizzazione del Piano di ripresa e sulla riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea a cominciare dalla revisione del Patto di Stabilità e del Fiscal Compact.

Dell’autonomia strategica fanno parte – oltre alla sicurezza e alla difesa – la politica industriale e la progressiva indipendenza nella dimensione dell’intelligenza artificiale, la cybersecurity, l’energia e il ruolo internazionale dell’euro.

  1. Un piano per sostenere gli investimenti a lungo termine

Il Movimento europeo condivide in questo quadro l’idea francese di un piano di investimenti europeo con scadenza decennale che dovrebbe a nostro avviso partire dal rapporto della task force presieduta da Romano Prodi e Christian Sautter sulle infrastrutture sociali con l’obiettivo di un New Deal Europeo e dalle recenti proposte della Commissione europea sulla strategia industriale dell’Unione europea che sia pienamente coerente con gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile nel quadro dell’Agenda 2030.

  1. L’attuazione del Pilastro sociale

La confusione e la conflittualità fra i governi è ancora più grave se si esamina lo stato di preparazione del Vertice Sociale di Porto del 7 maggio dove undici paesi hanno già preannunciato la loro intenzione di bloccare le proposte della Commissione europea volte a dare un seguito concreto e giuridicamente vincolante al Pilastro adottato all’unanimità a Göteborg nel novembre 2017.

All’altolà di questi undici paesi ostili alla prospettiva di un’Unione più forte e più solidale è seguito il silenzio assordante degli altri sedici paesi europei che hanno per ora ignorato la volontà innovativa espressa dalla grande maggioranza del Parlamento europeo e dai rappresentanti dei lavoratori europei.

Nel caso in cui non fosse possibile raggiungere la maggioranza qualificata nel Consiglio nei settori della politica sociale in cui il Trattato prevede la procedura legislativa ordinaria o nei casi in cui il Trattato prevede il voto all’unanimità nel Consiglio la via da seguire è quella che fu adottata nel 1992 con il Protocollo sulla politica sociale a carattere vincolante introdotto nel Trattato di Maastricht per superare l’ostilità del Regno Unito ponendo la questione della dimensione prioritaria dell’Unione sociale al centro del dibattito nella Conferenza sul futuro dell’Europa e adottando alla fine della Conferenza le misure operative per realizzarla.

  1. Il silenzio assordante davanti alla tragedia dei migranti

Ancor più grave appare l’irresponsabilità del Consiglio e dei governi di fronte alla tragedia immane dei flussi migratori di chi fugge dalle guerre, dalla fame, dai disastri ambientali e dal land grabbing, una tragedia che esige con urgenza la revisione del regolamento di Dublino bloccata all’unanimità dal Consiglio europeo nel giugno 2018 e la conclusione della procedura legislativa ordinaria sul Migration Compact presentato dalla Commissione Von der Leyen, la creazione di effettivi e non soltanto simbolici corridoi umanitari., l’allargamento dei canali legali di immigrazione e la modifica della missione dell’Agenzia Frontex al fine di farne uno strumento di intervento coerente con la Carta dei Diritti Fondamentali, la Convenzione di Ginevra e la Convenzione di Amburgo.

  1. Nel mondo “è vuoto il cappotto dell’Europa”?

L’incapacità dell’Unione europea di far fronte a questa tragedia epocale, esplosa otto anni fa, si somma alla sua impotenza nella politica estera e nelle relazioni con i paesi vicini, recentemente definito “il cappotto vuoto dell’Europa”.

Quest’impotenza è stata confermata nel “dialogo” con la Turchia dove la natura bicefala dell’Unione europea ha mostrato tutta la sua inconsistenza, nella sua cecità davanti alla realtà di quel che avviene in Libia e più in generale nelle relazioni con i paesi mediterranei e con tutto il continente africano.

Il dibattito sulla autonomia strategica dell’Unione europea in una dimensione planetaria appare in questo quadro paradossale perché è evidente che tale autonomia non può derivare solo dalla sua indipendenza nella dimensione della sicurezza e della difesa dagli Stati Uniti ma dalla sua capacità di essere un attore globale internazionale in un mondo instabile dove prevalgono sempre di più tendenze autoritarie, volontà di sopraffazione e inaccettabili ingerenze nella vita delle nostre società democratiche.

Si riapre il cantiere dell’Unione europea?

Sotto questa luce l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa non può essere legato ad una scelta teorica ed astratta fra diversi modelli di integrazione europea ma ad un confronto fra due alternative: la condivisione della sovranità all’interno di una comunità fondata sui valori della libertà, della solidarietà, dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della democrazia e dello stato di diritto o il conflitto continuo e paralizzante fra apparenti interessi nazionali.

  1. La democrazia partecipativa

L’idea di uno spazio pubblico dedicato al futuro dell’Europa – e non di un cantiere “vietato ai non addetti ai lavori” – in cui la dimensione della democrazia partecipativa e quella della democrazia rappresentativa si possano ritrovare su un piano di eguaglianza o ancor di più in cui si sperimentino modelli di scrittura collettiva a livello europeo simili a quelli realizzati in Irlanda, in Islanda e in Belgio rischia di trasformarsi in una gigantesca operazione di consultazioni nazionali già inutilmente sperimentate nel 2018 lasciando poi alle istituzioni il compito di tradurre le narrazioni delle cittadine e dei cittadini europei in aride raccomandazioni sottoposte all’esame delle stesse istituzioni che le avranno scritte.

  1. La democrazia rappresentativa

In questo quadro, il Movimento europeo condivide la posizione espressa dal Parlamento europeo relativa ad un’ampia composizione della Conferenza che garantisca la presenza attiva di tutte le forze politiche a livello nazionale ed europeo nel rispetto dei principi di una democrazia multilivello nello stesso tempo rappresentativa (i parlamenti) e di prossimità (i poteri locali e regionali)

È contemporaneamente indispensabile che le conclusioni dei dibattiti siano adottate dalla Conferenza stessa e non dal Comitato esecutivo per tradurre in un rapporto di insieme i diversi orientamenti che si saranno espressi sulla piattaforma, nei panels e nelle sessioni plenarie.

  1. Conoscenza. partecipazione e consapevolezza

Il Movimento europeo condivide la necessità di un’azione sinergica delle istituzioni, della società civile, del mondo accademico e della scuola, dell’informazione e delle forze politiche per sollecitare la “conoscenza, la partecipazione e la consapevolezza delle cittadine e dei cittadini al fine di contribuire alla creazione di uno spazio democratico in cui modellare il futuro dell’Europa” così come è stato affermato nel recente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per la partecipazione dell’Italia alla Conferenza sul futuro dell’Europa.

Si pone in questo quadro la questione del pieno coinvolgimento dei giovani dalle scuole alle Università con strumenti innovativi di partecipazione attiva che includano anche la dimensione pedagogica dell’educazione alla cittadinanza attiva.

  1. Le opportunità e le criticità della piattaforma online.

Vale la pena di sottolineare che, pur essendo  stato affermato che la piattaforma online “è il cuore della Conferenza”, ad essa possono attualmente accedere facilmente solo singoli cittadini e non le associazioni rappresentative o cittadini di paesi  terzi residenti nell’Unione europea, che il sistema della traduzione multipla non funziona in modo efficace rendendo difficile un dialogo interattivo, che solo poco più di 6300 cittadini in tutta l’Unione europea (su quattrocento cinquanta milioni di europei) hanno per ora deciso di creare un loro account, che le regole del suo funzionamento non sono conosciute e non sono trasparenti, che nulla è stato detto sull’uso che sarà fatto dalla Conferenza delle idee sottomesse alla Piattaforma e che i quattro panel tematici europei saranno aperti a duecento cittadini europei per panel scelti a sorte, che non si sono ancora realizzate le condizioni di una vera democrazia partecipativa nel tempo della società digitale.

  1. Gli immobilisti in azione

Come sta avvenendo per il Piano di azione sociale, dodici governi immobilisti hanno già manifestato la loro volontà di opporsi a qualunque riforma dell’Unione europea e alla revisione dell’attuale squilibrio istituzionale mentre il silenzio degli altri quindici governi è assordante.

  1. Apriamo il cantiere di un processo costituente

Il Movimento europeo conferma il suo impegno a battersi per un’Unione europea solidale e democratica aperta a tutti i paesi e a tutti i popoli pronti a portare a compimento il progetto ideato nel 1941 da chi scrisse nel confino di Ventotene il “Progetto di un Manifesto per un’Europa libera e unita”.

Per portare a compimento questo progetto il Movimento europeo è convinto che la via da seguire dopo la conclusione della Conferenza sul futuro dell’Europa è quella dell’assunzione da parte dell’attuale Parlamento europeo – in vista delle elezioni europee del 2024 – di un ruolo costituente in un dialogo costante con i parlamenti nazionali, rivendicando questo ruolo già durante i lavori della Conferenza per creare le condizioni di un ampio consenso della società civile su questa scelta di democrazia europea.

L’azione del Parlamento europeo sarà efficace e la prospettiva di un’integrazione secondo il modello federale sarà concreta se l’azione degli immobilisti sarà contrastata da una coalizione di innovatori e dall’impegno dei partiti politici europei nella formazione della coscienza politica europea e nell’espressione della volontà delle cittadine e dei cittadini europei.

  1. Entre ceux qui voudront

Secondo il metodo proposto dal “Progetto Spinelli” nel 1984, che fu sintetizzato dal presidente francese François Mitterrand nella formula “un nouveau Traité entre ceux qui voudront”, le conclusioni del processo costituente devono essere offerte a tutti i paesi e a tutti i popoli che appartengono oggi all’Unione europea e che avranno manifestato la volontà di aderire ad una comunità fondata sui valori comun dello stato di diritto.

Nella Conferenza sul futuro dell’Europa e poi durante la fase costituente dovranno essere discusse le condizioni politiche e costituzionali per consentire l’approvazione – anche attraverso un referendum pan-europeo associato alle elezioni europee nel maggio 2024 – delle conclusioni, a cui perverrà democraticamente il Parlamento europeo, fra i paesi e fra i popoli che lo vorranno secondo il metodo dell’integrazione differenziata con una comunità federale di paesi e un sistema di accordi di associazione con i paesi e i popoli europei che decideranno temporaneamente di non parteciparvi.”

La Dieta imperiale.

Nostri commenti e intervento nella riunione della PIattaforma

Come si può vedere, sono state confermate le critiche alla piattaforma, e si è ribadita l’opportunità di una proroga della Conferenza per dare tempo ad un auspicabile ruolo costituente del Parlamento Europeo.

Ho fatto presente alla Piattaforma che, se e nella misura in cui si ritenga di puntare su un processo costituente, parallelo e successivo alla Conferenza, questo si dovrebbe tradurre evidentemente (come ipotizzato apertamente da parte dell’Assemblea) in una proroga della Conferenza. Orbene, se si vuole veramente avviare un processo costituente, occorre superare enormi gaps conoscitivi, non soltanto da parte dei cittadini, ma anche dei decisori.

Innanzitutto, il gap di carattere filosofico, storico e filologico. La Conferenza, così com’è stata impostata, tiene conto solo delle politiche ordinarie dell’ Unione (vche si riflettono negli “Argomenti” della Piattaforma, senza considerare che, se c’è bisogno di una Conferenza per il Futuro dell’ Europa, questa è per innovare, intyroducendo nuovi argomenti).

Orbene, questi argomentoi possono venire, a seconda dei sewttori, solo da una riflessione storico-filosofica, da quella tecnico-economica, da quella giuridico-costituzionale, da quella filologico-linguistica.

Per ciascuno di questi argomenti, s’impone un enorme lavoro settoriale. Molto appropriato l’intervento, alla Piattaforma, del giudice Porchia della Corte di Giustizia Europea e dell’ On.le Fassino, rispettivamente sugli aspetti giuridici e linguistici..

Ho citato l’enorme lavoro portato avanti dall’ Associazione Culturale Diàlexis sul problema linguistico, che era sfociato nella pubblicazione dell’ opera collettiva “Es Pastrìda Gaian”.

Ho sottolineato poi come sia importante “occupare” la Piattaforma con contenuti propositivi e coordinati. L’Associazioone Culturale Diàlexis propone, per Domenica 9, il primo dei webinar sui presupposti culturali della Conferenza.

David Mitrany, il teorico del funzionalismo,
la vera malattia dell’ Europa.

COME PUO’ LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA RISPONDERE ALLA “MALATTIA DELL’ EUROPA”?

Affinche le politiche europee, e in particolare la Conferenza , raccolgano l’interesse e il consenso dei cittadini, occorre evitare il rischio   di non riuscire ad incidere significativamente   sulla situazione di disagio degli Europei, affrontando i loro problemi alla radice. Riflessione più necessaria che mai, di fronte alle prospettive, dopo Brexit e più di un anno di pandemia, di una sostanziale stagnazione a lungo termine (cfr. i “Challenges and Choices for Europe” dell’ESPAS per il 2030).

Vogliamo perciò andare al di là degli aspetti sociologici, economici, politici e giuridici,   per discutere in un’ottica storico-filosofica sul rapporto fra Europa e società contemporanea. In fasi successive,  tenteremo di prevedere gli sviluppi dei prossimi anni, e, finalmente, di proporre soluzioni, sul piano culturale, politico e sociale.

Quest’ incontro introduttivo dovrebbe rispondere alle domande seguenti:

– si può parlare di una “Malattia dell’Europa?

-in che cosa si distingue da quelle di altri Continenti?

-è possibile sanarla, e, se sì, come?

Luogo: Sede dell’ Associazione Culturale Diàlexis, Via B. Galliari 32 10125 Torino

Orario: 9 maggio, ore 10,00

PROGRAMMA

Ore 15.00  Apertura dei lavori

Ore 10, 15Virgilio Dastoli  ,Saluto del Movimento Europeo in Italia: Crisi identitaria e crisi istituzionale  nel contesto della Conferenza sul Futuro dell’ Europa

Ore 10, 20 Aldo Rizza, Storico e filosofo, “La Malattia dell’Europa”    

Ore 10,40Markus Krienke, Professore di filosofia moderna alla Facoltà di Filosofia di Lugano,Crisi e catarsi dell’Europa nel dibattito filosofico europeo

Ore 11,00Marcello Croce, Filosofo e storico, Cultura e fede nella costruzione europea

Ore 11,20Riccardo Lala, La  crisi esistenziale nelle diverse culture del mondo

Ore 11,40 Domande e dibattito

Modera Marco Margrita

DICHIARAZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO, ASSEMBLEA NAZIONALE, ROMA, 29 APRILE 2021, SULLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA,con i commenti di DIALEXIS.

Dichiarazione del Movimento europeo

Assemblea nazionale, Roma, 29 aprile 2021

Grafico di Eva Bòka, che sintetizza l’integrazione europea

Il Movimento europeo ha esaminato lo stato della preparazione della Conferenza sul futuro dell’Europa dopo la firma della Dichiarazione Comune del 10 marzo, le prime riunioni del Comitato esecutivo e l’avvio della Piattaforma online il 19 aprile.

Il dibattito sul futuro dell’Europa si apre durante una fase di preoccupante rallentamento del processo di integrazione europea dopo le forti aspettative create dagli accordi sul Piano di ripresa (Recovery Plan) legate alla nuova prospettiva di un debito pubblico europeo necessario per investire in beni pubblici europei come la lotta alle diseguaglianze, la transizione ecologica e la digitalizzazione.

Il Movimento europeo ha preso nota dello stato preoccupante delle ratifiche sull’aumento del massimale delle risorse proprie, con ritardi in dieci paesi membri – in particolare in Finlandia, nei Paesi Bassi e in Polonia – che rischiano di rinviare di molti mesi l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza, e del confuso  e conflittuale dibattito fra i governi sull’introduzione di nuove risorse e specialmente dell’imposta sulle società e sui cosiddetti giganti del web nonostante l’apertura verso queste imposte dell’amministrazione Biden, risorse necessarie per evitare il ricorso ai contributi nazionali alla scadenza del debito europeo.

Nell’attuazione del Recovery Plan attraverso i piani nazionali sarà essenziale che la Commissione e il Parlamento europeo verifichino che siano rispettati pienamente i criteri della sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti così come le condizionalità legate allo stato di diritto. In questo quadro il Movimento europeo aggiunge la sua preoccupazione alla denuncia della recente legge adottata in Ungheria che tende a creare fondazioni sotto il controllo governativo a sostegno della “modernizzazione delle Università” usando i fondi del Next Generation EU.

La capacità fiscale autonoma dell’Unione europea è parte essenziale della sua autonomia strategica e del finanziamento futuro del bilancio europeo, insieme alla questione della politica industriale e dell’intelligenza artificiale, quando si porrà la questione della perennizzazione del Piano di ripresa e della riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea a cominciare dal rafforzamento del ruolo internazionale dell’Euro e dalla revisione del Patto di Stabilità e del Fiscal Compact.

Il Movimento europeo condivide in questo quadro l’idea di un piano di investimenti europeo con scadenza decennale che dovrebbe ispirarsi al rapporto della task force presieduta da Romano Prodi e Cristine Sautter sulle infrastrutture sociali con l’obiettivo di un New Deal Europeo e alle recenti proposte della Commissione europea sulla strategia industriale dell’Unione europea che sia pienamente coerente con gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile nel quadro dell’Agenda 2030.

La confusione e la conflittualità fra i governi è ancora più grave se si esamina lo stato di preparazione del Vertice Sociale di Porto del 7 maggio dove undici paesi hanno già preannunciato la loro intenzione di bloccare le proposte della Commissione europea volte a dare un seguito concreto e giuridicamente vincolante al Pilastro adottato all’unanimità a Göteborg nel novembre 2017.

All’altolà di undici paesi di fronte alla prospettiva di un’Unione più forte e più solidale è seguito il silenzio assordante degli altri sedici paesi europei che hanno per ora ignorato la volontà innovativa espressa dalla grande maggioranza del Parlamento europeo e dai rappresentanti dei lavoratori europei.

Nel caso in cui non fosse possibile raggiungere la maggioranza qualificata nel Consiglio nei settori della politica sociale in cui il Trattato prevede la procedura legislativa ordinaria o nei casi in cui il Trattato prevede il voto all’unanimità nel Consiglio la via da seguire è quella che fu adottata nel 1992 con il Protocollo sulla politica sociale a carattere vincolante introdotto nel Trattato di Maastricht per superare l’ostilità del Regno Unito ponendo la questione della dimensione prioritaria dell’Unione sociale al centro del dibattito nella Conferenza sul futuro dell’Europa e adottando alla fine della Conferenza le misure operative per realizzarla.

Ancor più grave appare l’irresponsabilità del Consiglio e dei governi di fronte alla tragedia immane dei flussi migratori di chi fugge dalle guerre, dalla fame, dai disastri ambientali e dal land grabbing, una tragedia che esige con urgenza la revisione del regolamento di Dublino bloccata all’unanimità dal Consiglio europeo nel giugno 2018 e la conclusione della procedura legislativa ordinaria sul Migration Compact presentato dalla Commissione Von der Leyen, la creazione di corridoi umanitari e la modifica della missione dell’Agenzia Frontex al fine di farne uno strumento di intervento coerente con la Carta dei Diritti Fondamentali, la Convenzione di Ginevra e la Convenzione di Amburgo.

L’incapacità dell’Unione europea di far fronte a questa tragedia epocale, esplosa otto anni fa, si somma alla sua impotenza nella politica estera e nelle relazioni con i paesi vicini come è stato confermato recentemente nel “dialogo” con la Turchia e nella sua cecità davanti alla realtà di quel che avviene in Libia.

Iin un mondo instabile dove prevalgono sempre di più tendenze autoritarie, volontà di sopraffazione e inaccettabili ingerenze nella vita delle nostre società democratiche.

Sotto questa luce l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa non può essere legato ad una scelta teorica ed astratta fra diversi modelli di integrazione europea ma ad un confronto fra due alternative: la condivisione della sovranità all’interno di una comunità fondata sui valori della solidarietà, dell’uguaglianza, della democrazia e dello stato di diritto o il conflitto continuo e paralizzante fra apparenti interessi nazionali.

L’idea di uno spazio pubblico dedicato al futuro dell’Europa – e non di un cantiere “vietato ai non addetti ai lavori” – in cui la dimensione della democrazia partecipativa e quella della democrazia rappresentativa si potessero ritrovare su un piano di eguaglianza o ancor di più in cui si sperimentassero modelli di scrittura collettiva a livello europeo simili a quelli realizzati in Irlanda, in Islanda e in Belgio rischia di trasformarsi in una gigantesca operazione di consultazioni nazionali già inutilmente sperimentate nel 2018 lasciando poi alle istituzioni il compito di tradurre le narrazioni delle cittadine e dei cittadini europei in aride raccomandazioni sottoposte all’esame delle stesse istituzioni che le avranno scritte.

In questo quadro, il Movimento europeo condivide la posizione espressa dal Parlamento europeo relativa ad un’ampia composizione della Conferenza e alla necessità che le conclusioni dei dibattiti siano adottate dalla Conferenza stessa e non dal Comitato esecutivo.

Il Movimento europeo condivide la necessità di un’azione sinergica delle istituzioni, della società civile, del mondo accademico e della scuola, dell’informazione e delle forze politiche per sollecitare la “conoscenza, la partecipazione e la consapevolezza delle cittadine e dei cittadini al fine di contribuire alla creazione di uno spazio democratico in cui modellare il futuro dell’Europa” così come è stato affermato nel recente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per la partecipazione dell’Italia alla Conferenza sul futuro dell’Europa.

Vale la pena di sottolineare che, pur essendo  stato affermato che la piattaforma online “è il cuore della Conferenza”, ad essa possono attualmente accedere solo singoli cittadini e non associazioni rappresentative o cittadini di paesi  terzi residenti nell’Unione europea, che il sistema della traduzione multipla non funziona in modo efficace rendendo difficile un dialogo interattivo, che solo poco più di 6100 cittadini in tutta l’Unione europea (su quattrocento cinquanta milioni di europei) hanno per ora deciso di creare un loro account, che le regole del suo funzionamento non sono conosciute e non sono trasparenti, che nulla è stato detto sull’uso che sarà fatto dalla Conferenza delle idee sottomesse alla Piattaforma e che i quattro paneltematici europei saranno aperti a duecento cittadini europei per panel scelti a sorte, che non si sono ancora realizzate le condizioni di una vera democrazia partecipativa nel tempo della società digitale.

Last but not least e come sta avvenendo per il Piano di azione sociale, dodici governi hanno già manifestato la loro volontà di opporsi a qualunque riforma dell’Unione europea e alla revisione dell’attuale squilibrio istituzionale mentre il silenzio degli altri quindici governi è assordante.

Il Movimento europeo conferma il suo impegno a battersi per un’Unione europea solidale e democratica aperta a tutti i paesi e a tutti i popoli pronti a portare a compimento il progetto ideato nel 1941 da chi scrisse nel confino di Ventotene il Manifesto per un’Europa libera e unita.

Per portare a compimento questo progetto il Movimento europeo è convinto che la via da seguire dopo la conclusione della Conferenza sul futuro dell’Europa è quella dell’assunzione da parte del Parlamento europeo – in vista delle elezioni europee del 2024 – di un ruolo costituente in un dialogo costante con i parlamenti nazionali, rivendicando questo ruolo già durante i lavori della Conferenza per creare le condizioni di un ampio consenso della società civile su questa scelta di democrazia europea.

(proposta dal Consiglio di presidenza del 27 aprile 2021)

Alla ricerca di un’ “Europa Poliedrica” (Papa Francesco)

COMMENTI SULLE PRESE DI POSIZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO CIRCA

LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

La prima osservazione che viene alla mente nel leggere la presa di posizione del Movimento Europeo è che finalmente si stia prendendo atto dell’ambiguità sempre più evidente delle Istituzioni, le quali, sul piano retorico, “alzano continuamente l’asticella” degli obiettivi dell’ Unione (Sovranità strategica europea, Trendsetter del Dibattito Globale), ma dall’ altra, conservano ed aggravano quelle situazioni che fino ad ora hanno impedito all’ Europa di decollare (ruolo ancillare nel sistema occidentale e verso le multinazionali -come i GAFAM e Big Pharma-; incapacità a decidere e a parlare ai cittadini; mancanza di una rappresentanza credibile all’ esterno; assenza della seppur minima idea di politica economica e tecnologica). Infatti, “il dibattito sul futuro dell’Europa si apre durante una fase di preoccupante rallentamento del processo di integrazione europea dopo le forti aspettative create dagli accordi sul Piano di ripresa (Recovery Plan)…il quale ultimo sta subendo un ritardo “ preoccupante delle ratifiche sull’aumento del massimale delle risorse proprie, con ritardi in dieci paesi membri – in particolare in Finlandia, nei Paesi Bassi e in Polonia – che rischiano di rinviare di molti mesi l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza”.

In particolare, l’Unione non sta prendendo atto in alcun modo che il Recovery Plan non è il rimedio universale all’ oramai cronica crisi economica e sociale, che potrebbe venire solo da una vera e propria ” politica industriale e dell’intelligenza artificiale“, dalla “perennizzazione del Piano di ripresa e della riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea.

Infine, last but not least, “Il dibattito sulla cosiddetta autonomia strategica dell’Unione europea in una dimensione planetaria appare in questo quadro paradossale perché è evidente che tale autonomia non può derivare solo dalla sua indipendenza nella dimensione della sicurezza e della difesa dagli Stati Uniti ma dalla sua capacità di essere un attore globale internazionale“.Il che presupporrebbe una definizione molto più precisa dell’ identità europea, e quindi degli obiettivi storici dell’ Europa, un profondo ripensamento culturale delle sue classi dirigenti, la creazione di organismi accademici, culturali, politici e militari capaci di pensare a un ruolo storico per il nostro Continente, e, infine, l’integrazione del mondo finanziario, economico e militare, intorno a questo ruolo .

La confusione che circonda la Conferenza non è che la punta dell’ iceberg di questo generale disagio, che qualcuno ha definito brillantemente come “La malattia dell’ Europa”, a cui dedicheremo il nostro annuale dibattito del 9 maggio. Di conseguenza, si rivela, in se stessa, un’arma assai spuntata. Tuttavia, essendo l’unico strumento disponibile in questo momento, è logico cercare di trarne il massimo profitto possibile, come suggerito nei seguenti Commenti.

“Credo infatti sia giusto chiedere una serie di modifiche. Ma, soprattutto, avendo scorso il materiale già versato nella piattaforma, vedo moli modi per sfuggire  comunque alle sue strettoie.

E’ facile ricordare l’insuccesso della Convenzione per la Costituzione Europea, per poi essere scettici circa il successo della Conferenza. Ciò detto, l’idea di fondo era stata probabilmente che, se anche non c’è una vera rivoluzione, il Covid e la Brexit,  mettendo in luce le contraddizioni  dell’ Europa attuale, avrebbero potuto costituire un salutare scossone. Inoltre, dato il disinteresse generalizzato per la politica, i partecipanti con una qualche  idea sarebbero stati necessariamente pochi.

Infine, nonostante che tutte le forme di “democrazia partecipativa” (tratte dalle prassi del socialismo reale), corrano il rischio di essere solo folklore, la piattaforma è in sé relativamente ben congegnata (salvo alcuni difetti tecnici), e potrebbe anche funzionare, a certe condizioni.

“.

I PRINCIPALI VIZI SONO I SEGUENTI:

1)mancanza di profondità culturale:In qualunque processo costituente, occorre mettere in sequenza l’analisi del contesto, le scelte culturali, gli obiettivi storici, gli aspetti costituzionali, quelli tattici, quelli programmatici.

Di fronte a quest’indubbia sfida, la piattaforma ha scelto di fermarsi a mezza strada. Ha individuato 10 priorità definite digitalmente (che sono i generici ambiti di attività dell’ Unione), ma poi ha inserito anche la voce “altre idee”, e, infine, ha suddiviso ciascuna voce in sotto-capitoli non vincolanti. Si tratta di una specie di “ufficio reclami” dell’attività ordinaria dell’ Unione, non già di veri e propri “Cahier de Doléances”:è’ difficile che ne esca un quadro organico.Certo, gli organizzatori potranno fingere che ci sia stata un’aggregazione del consenso intorno ai singoli temi.

Però, come dai Cahiers de Doléances voluti da Luigi XVI era nata la Convenzione, così, da questo “Ufficio Reclani”, con uno sforzo ben mirato, potrebbe uscire una Costituzione Europea

Un’organizzazione più sistematica del dibattito avrebbe richiesto più riflessione e più coraggio, abbozzando, non già una soluzione, bensì l’inizio di un processo logico:

La rivoluzione delkl’ Intelligenza Artificiale provoca una vertiginosa “Accelerazione della Storia”che corrisponde nella tecnologia alla “Legge dei Ritorni Crescenti”

a.L’ ANALISI DEL CONTESTO:

La Conferenza avrebbe dovuto  partire da un’analisi interdisciplinare della situazione attuale.

A nostro avviso, per evitare eccessi di intellettualismo, occorrerebbe prendere atto innanzitutto concretamente dalle cattive prove di efficienza nella gestione della pandemia e nei rapporti con le Grandi Potenze, riconoscendo apertamente che siamo molto arretrati in campo tecnologico; che, rispetto alle altre parti del mondo, ci siamo allontanati troppo dalle nostre radici, e che, infine, abbiamo un meccanismo decisionale non sufficiente per stare dietro alle trasformazioni del mondo odierno.

Se, come sembra, tutti i grandi soggetti mondiali, per garantirsi compattezza e sopravvivenza, sono costretti a darsi delle pretenziose missioni (la “Fine della Storia”; l’”Armonia Universale”), allora, anche l’Unione fa bene a pretendere di essere il “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, ma allora deve darsi gli strumenti per esserlo veramente.

b.GLI OBIETTIVI STORICI

Per conseguire l’obiettivo di cui sopra, non basta scrivere moltissimi e complicatissimi documenti inapplicabili perché i reali detentori del potere economico, tecnologico e militare, sono fuori dell’Europa, bensì occorre, come i più recenti documenti programmatici americani e cinesi, porci degli obiettivi quantificati e tempificati di recupero delle capacità operative e coercitive (ICT, difesa, tasse, antitrust).

c. LA COSTITUZIONE (FORMALE/MATERIALE)

Nella conferenza stampa di presentazione della Conferenza, Guy Verhofstadt ha affermato che la piattaforma ha deliberatamente lasciato impregiudicata la questione del se sia necessario modificare i Trattati, e che, quindi, chi lo volesse è libero d’inserire proposte in tal senso. Così stando le cose, tali proposte non possono non venire, e molti le hanno già inserite nella  piattaforma. Il punto è che si tratta di affermazioni generiche, anche perché il meccanismo della piattaforma non invoglia certo a proposte più organiche e impegnative, perché ciascuno può scrivere solo 1500 battute.

Ciò non toglie che occorrerebbe fare piovere proposte a tutto tondo , in modo che la Convenzione ne risulti letteralmente inondata.

d.IDEE DI CARATTERE PROGRAMMATICO O TATTICO (Per esempio, sono programmatiche quelle sull’ identità europea, sui campioni europei,  sull’ esercito europeo; è tattica quella sulla ratifica del  trattato con la Cina). 

Certo,  bisognerebbe almeno distinguere quali sono le proposte di carattere costituzionale (che non sono solo quelle sulla modifica dei trattati, anche perché, al di là di una costituzione formale, c’è pur sempre  una costituzione materiale)  e quali quelle  di modifiche normative o di policy.

2.Scarsa agibilità tecnica:

a)LENTEZZA DELLA PIATTAFORMA E NEL RENDERE OPERATIVE LE SUE FUNZIONALITA’ L’incertezza sulla disponibilità della traduziione ha reso difficile impostare la comunicazione transnazionale, spingendo molti a scrivere tutto in Inglese, con una grave perdita per il plurilinguismo

b)LIMITE DI 1500 BATTUTE PER OGNI TESTO: Impedisce di scrivere dei contenuti logici e costringe a rinviare tutto ad allegati i link esterni (praticamente ingestibili perchè i software ammessi non sono appropriati);

c)MECCANISMO MACCHINOSO PER ORGANIZZARE GLI EVENTI (Richiesta di permesso ,indicando già l’orario, realizzazione dell’ evento, relazione sull’ evento, idea tratta dall’ evento). Tutto ciò impone un grande sforzo di organizzazione, che va a scapito dei contenuti.

3.Soluzioni pratiche per bypassare i limiti attuali:

a.ORGANIZZARE UN’ATTIVITÀ AL DI FUORI DELLA PIATTAFORMA, E POI INSERIRLA SOLO QUANDO SI HANNO CHIARI ORATORI E DATE;

b.COORDINARE LE PROPOSTE E GLI EVENTI DI VARIE ASSOCIAZIONI IN MODO DA OTTENERE UNA MAGGIORE “POTENZA DI FUOCO” (esempio, i “Cantieri Digitali d’ Europa”;

c.FARE UN REPORTING COORDINATO AI VERTICI DELLA CONFERENZA

 4.Risposte a quesiti specifici :

a.RICHIEDERE LA REVISIONE TECNICA DELLA PIATTAFORMA (PRIVACY, TRADUZIONE, NUMERO DI BATTUTE, MODULO PER L’AUTORIZZAZIONE DI EVENTI, VELOCITÀ DI CALCOLO);

b.RICHIEDERE CHE, OLTRE AD “IDEE”, SI POSSANOM PROPORRE DELLE”POLITICHE”;

c.PROPORRE UN REGOLAMENTO DELLA PIATTAFORMA(CFR. PUNTI ALLEGATI SUB1);

d.PROPORRE CHE POSSANO PARTECIPARE ALLA CONFERENZA TANTO LE ASSOCIAZIONI QUANTO I CITTADINI ;CHE QUELLI PER GLI SPECIFICI PANEL SIANO SORTEGGIATI FRA COLORO CHE HANNO PRESENTATO PROPOSTE O ORGANIZZATO EVENTI , E CHE, AI FINI DEL SORTEGGIO, CONTI IL NUMERO DI INIZIATIVE PROMOSSE

ALLEGATO 1

PRINCIPI DI BASE DEL REGOLAMENTO

-1 cittadini o le organizzazioni hanno diritto di conoscere l’esito dei loro interventi: accettato, moderato, respinto, preso in considerazione per ulteriori attività;

-gli organizzatori della piattaforma raggrupperanno le idee, politiche ed eventi in base alla loro natura:

-riflessioni di base;

-proposte di carattere costituzionale (con o senza modifica dei trattati);

-proposte di carattere programmatico (modifiche strutturali, politiche a lungo termine) e soluzioni contingenti, anche queste divise per argomentio affini

-le idee, proposte e politiche così articolate saranno sottoposte alla Conferenza, che dovrà dare, sulle stesse, un parere motivato;

-in base alla recezione (o non recezione) delle proposte, politiche o misure da parte della Convenzione, i cittadini potranno propore petizioni

-le procedure dovranno essere pubbliche e verbalizzate (o filmate).

COMMENTI ALLA DICHIARAZIONE CONGIUNTA

sulla Conferenza sul Futuro dell’ Europa

La Conferenza sul Futuro dell’Europa costituisce, per l’Associazione Culturale Diàlexis, lo sbocco naturale dei suoi 14 anni di attività. Fondata nel 2007 in occasione delle commemorazioni, alla Regione Piemonte, dei 50 anni del Trattato di Roma, essa ha come scopo precipuo far conoscere l’ Europa nell’ area alpina occidentale, e l’area alpina occidentale in Europa. Molte delle opere pubblicate sotto i suoi auspici, a cominciare da 10.000 anni d’Identità Europea, ai Quaderni di Azione Europeista, a DA QIN, a “Il ruolo dei lavoratori nell’ere dell’Intelligenza Artificiale”, fino a “European Technology Agency” trattano proprio dei temi ora in discussione.

In occasione dell’avvio dei lavori della Conferenza sul Futuro dell’Europa, è urgente per tutti, ma innanzitutto per noi, per fare chiarezza sul senso della propria partecipazione e per interfacciarsi in modo lineare con i vari interlocutori, fare il punto sullo stato dell’integrazione europea e sulla realtà della Conferenza.

Questi commenti sono formulati quale illustrazione delle logiche sottese ai suggerimenti contenuti in calce al documento relativi alle possibili modalità della Conferenza e in particolare della partecipazione dei cittadini.

Abbiamo preso atto con piacere che la Dichiarazione Comune delle tre Istituzioni ha superato la vecchia impostazione della Conferenza, in base a cui la Conferenza stessa avrebbe dovuto muoversi lungo i binari di 6  priorità, ch’erano le priorità oiginarie della Commissione von der Leyen (e che oggi sono diventate 10). Ora, come è logico che sia, i cittadini potranno indicare i temi ch’essi considerano più importanti. Il che implica che i primi contributi dovranno vertere proprio sulle priorità.

Sulla base di queste considerazioni, riteniamo di raccomandare 10 nostre priorità, che sono enumerate al punto4.

1.Il futuro dell’ Europa nell’ era dell’ Intelligenza Artificiale

Tutte le culture si sono sempre sforzate di congetturare il futuro: da ciò sono nate la profezia e l’escatologia. Attualmente, si contrappongono quattro tipologie di escatologia: quella che crede in una fine salvifica della storia ;quella che pensa che “il mondo venga dal nulla e ritorni nel nulla”; quella che pensa che il mondo sia infinito, e quella scettica, che lascia la determinazione del futuro al caso o alla divinità

Mentre i fondatori delle Comunità Europee erano scettici sul chiliasmo politico, con la caduta del Muro di Berlino e il passaggio all’ Unione Europea, si è affermato, nel discorso pubblico, il concetto secondo cui la neonata Unione Europea avrebbe realizzato il “millenarismo del filosofo” di cui parlava Kant,  e, quindi, “la Fine della Storia”, in concorso, e/o in competizione, con gli Stati Uniti (il “Sogno Europeo” contrapposto al “Sogno Americano” – dove per altro è stato sempre difficile distinguere fra i due-).

Nel contempo, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale ha invertito radicalmente la nostra percezione dell’escatologia, giacché la tecnologia ci sta sfuggendo di mano e, se non regolamentata, rischia di distruggere la natura, e perfino l’uomo quale lo abbiamo storicamente conosciuto. E, giacché gli sforzi per imporre questo controllo si stanno rivelando vani, l’utopia si converte in distopia. Per scongiurare questo scenario, non si tratta solo di contrastare delle novità inquietanti, bensì anche d’ipotizzare una civiltà alternativa, che sfrutti e orienti l’innovazione, anziché subirla.

Un dibattito sul futuro,e quindi anche sul futuro dell’Europa, è dunque innanzitutto un dibattito sulla tecnica, sul suo rapporto con l’umano, e, in particolare, con l’idea stessa di umanità, in cui si contrappongono varie visioni del mondo e strategie geopolitiche: il progetto nichilistico della Singolarità Tecnologica (Kurzweil); quello tecnocratico della competizione fra Superpotenze (Schmidt); quello ottimistico del tecno-umanesimo (Nida-Ruemelin).

L’Europa, Paese tradizionalmente umanista, punta istintivamente verso il controllo umano sulle tecnologie, e quindi tende a rifiutare tanto il nichilismo, quanto  l’imperialismo tecnologico delle multinazionali. Di qui, l’obiettivo delle Istituzioni  che va sotto il nome di “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, che  è però rimasto allo stato embrionale, perché le debolezze interne ed esterne dell’ Europa le stanno impedendo, da un lato, di sviluppare un proprio modello alternativo di società, e, dall’ altro, d’influenzare in modo determinante l’evoluzione mondiale. Infatti, l’Europa viene trascinata nel conflitto sempre più grave fra le Grandi Potenze, che è anche e soprattutto una “guerra senza limiti” intorno alla tecnologia, senza riuscire mai a recuperare  gli “handicap” di cui essa è gravata.

Dibattere sul futuro dell’Europa significa quindi innanzitutto confrontarsi con quegli handicap e con le strategie per superarli.

2. Superare il funzionalismo

L’idea di un ruolo salvifico della tecnica, pur non essendo solamente europea (per esempio, i Bahai,gli  Hojjatiyye), aveva trovato, nell’ Europa del XVIII secolo, un terreno fertile, quale conseguenza dell’espansione economica e militare delle conquiste coloniali, il conseguente emergere delle classi mercantili e le guerre di religione e ideologiche, fino a divenire poi uno degli elementi caratterizzanti degli Stati Uniti.

Di converso, dopo l’era dell’ottimismo positivistico e imperiale, l’Europa ha dovuto ridimensionare le proprie ambizioni, “importando”, dall’America e dalla Russia, le innovazioni culturali (costituzionalismo, federalismo, democrazia, cosmismo, socialismo reale), e tecniche (taylorismo, fordismo, energia nucleare, corsa allo spazio, informatica),e accettando così in tutti i campi il ruolo di “follower” sulla strada tracciata da altri.

Nel secolo scorso, questa scelta opportunistica aveva permesso ai Governi europei di offrire ai propri cittadini i vantaggi a breve termine della conversione in campo civile delle strutture e delle competenze acquisite durante l’espansione  coloniale e la Guerra Civile Europea, rivestiti delle forme ideologiche del consumismo occidentale e del socialismo reale. Tuttavia, il ruolo di “follower” implica già di per sé un progressivo declino, tanto in campo economico, quanto in campo culturale, perché è implicito nella logica imperiale che le attività più “nobili”, e quindi più innovative, si svolgano nelle “capitali”; le già scarse velleità d’ innovazione culturale (Movimento Comunità, “socialismo dal volto umano”) sono state stroncate sul nascere perché atte a mettere in forse l’egemonia culturale delle Superpotenze.

Ne è derivato uno svuotamento della cultura e dell’economia europee, che hanno perduto il contratto con le realtà trainanti nel mondo: conquista dello spazio, economia della rete …

La cultura funzionalista, che, in campo psicologico, anticipa la “trasfusione senza spargimento di sangue” della vita, dall’ uomo alle macchine, si è tradotta, nel campo delle dottrine politiche, nel concepire l’integrazione europea come un sottoprodotto adattivo della “Teoria dello Sviluppo”, con il soffocamento del suo aspetto volontaristico.

Le dinamiche della Nuova Guerra Fredda tendono ora ad allontanare ancor più l’Europa dalla frontiera dell’ innovazione, in quanto, da un lato, essa è esclusa quasi per definizione dalle attività che hanno un impatto sull’equilibrio strategico mondiale, ma, dall’ altra, oramai solo più in queste (le industrie “duali”) può svilupparsi l’innovazione tecnologica e sociale, anche in settori apparentemente lontani quali l’ecologia, la sanità o le politiche sociali (cfr.  Final Report al Presidente degli Stati Uniti della  National Security Commission on Artificial Intelligence-NSCAI).

3Cultura e tecnologia

Se l’Europa non vuole ridursi a un territorio coloniale sottosviluppato (come il Medio Oriente), terreno di scontro fra le Grandi Potenze, essa dovrà sfruttare al massimo gl’interstizi ancora liberi per sviluppare, al contempo, una propria cultura e una propria tecnologia, spendibili sull’ arena mondiale, in particolare nelle ininterrotte trattative in corso fra le diverse aree del mondo per configurare lo sviluppo dello stesso (in campo aerospaziale, digitale, della difesa, economico e sociale).

La transizione digitale dell’Europa va inquadrata infatti nel periodo di accesa concorrenzialità (di qui al 2045) preannunziato dai più recenti documenti cinesi e americani, e, in secondo luogo, concentrata sulla transizione digitale, che, di questo periodo, sarà il fattore trainante. Basti pensare a quanto è scritto nel rapporto NSCAI:“The NSCAI Final Report presents an integrated national strategy to reorganize the government, reorient the nation, and rally our closest allies and partners to defend and compete in the coming era of AI-accelerated competition and conflict.”

Seguendo passo passo l’esempio della Cina, gli Stati Uniti si stanno orientando verso una forma altamente interventistica e protezionistica di politica tecnologica, che la Commissione NSCAI propone semplicemente di clonare: “The United States must therefore develop a single, authoritative list of the technologies that will underpin national competitiveness in the 21st century and take bold action to catalyze U.S. leadership in AI, microelectronics, biotechnology, quantum computing, 5G, robotics and autonomous systems, additive manufacturing, and energy storage technology.”

4. I presupposti  culturali e tecnologici della resilienza

Come si vede, lo spazio lasciato ai terzi è minimo. Tuttavia, l’Europa deve sfruttare tutti gli spazi a sua disposizione, e per fare questo deve darsi una struttura decisionale e politica più efficiente (competitiva con quelle USA e cinesi), capace di affermare con energia “gl’interessi e i valori” degli Europei, non già solo di piegarsi di fronte a qualunque interlocutore, com’è avvenuto troppo spesso, nei casi delle guerre umanitarie, dello spionaggio, delle “extraordinary renditions”, dei vaccini, delle battaglie protocollari in Russia e in Cina…E’ quanto i leaders europei chiamano “Sovranità Strategica Digitale” (Macron, Borrell, Breton).  I più recenti avvenimenti hanno evidenziato l’urgenza di una capacità decisionale tout court.

Il rapporto della Fondazione Adenauer (Vergleich nationaler Strategien zur Förderung von Künstlicher Intelligenz) è però chiaro a questo riguardo: in tutto il mondo,  le difficoltà della maggior parte delle politiche digitali derivano da una definizione poco chiara di concetti, obiettivi, priorità, politiche. Rischio che gli Stati Uniti avevano evitato subito dopo la II Guerra Mondiale con le “Conferenze Macey sulla cibernetica”. Nel caso dell’Europa, per aver trascurato per troppo tempo il digitale, lasciando che tutti gli snodi centrali di quest’attività fossero presidiati da altri, ma, soprattutto, per  avere omesso di riflettere sul significato storico della tecnica (Kurzweil, Schmidt),  la pretesa di un ruolo di leadership basata sull’ asserita superiorità della propria visione della tecnologia, che non privilegia, né le multinazionali, né lo Stato-partito, si rivela oggi irrealistica: di fatto, le tanto conclamate “regole” digitali degli Europei non possono trovare pratica applicazione perché l’ecosistema digitale mondiale, e anche europeo, è dominato dalle multinazionali americane (GAFAM) e cinesi (BATX) e dai rispettivi complessi burocratico-militari, e perché la visione europea non è ancora così alternativa alle altre così come si pretenderebbe.

Senz’altro è possibile imporre propri valori anche per chi non possiede, né armi, né ricchezza,  secondo i principi  non violenti dell’Oriente – ”Ahimsa”,”Satyagraha” o “Wu wei”-, che assomigliano, nella nostra cultura,  all’atteggiamento francescano. Tuttavia questo presuppone personalità superiori. Anche il controllo dell’uomo sulla macchina presuppone l’esistenza di realtà umane sostanziali, valori condivisi, senso di responsabilità, impegno quotidiano, una progettualità forte, che sono il contrario del disincanto del mondo, del livellamento generale, del “laissez-faire” e dell’ assistenzialismo dell’attuale società europea. Un “tipo di uomo” all’ altezza della propria pretesa civilizzatrice, così come i guru della Silicon Valley e di Shenzhen sono adeguati agli obiettivi dell’ Ideologia Californiana, e, rispettivamente, del “Zhongguo Meng”(“Sogno Cinese”).

Per uscire “dalla stato di minorità in cui colpevolmente si trova”, l’Europa, rivalutando tutti gli aspetti della sua cultura e dialogando con tutte le culture del mondo, deve ora darsi una propria cultura “alta” dell’ era digitale- veritiera, meritocratica, ispirata, impegnata, aperta e  libera-. In essa debbono trovare posto la Bibbia e Confucio, i classici e l’Islam, Dante e Shakespeare, Ibn Hamdun e i Gesuiti, Cartesio e Pascal, gl’illuministi e i romantici, Marx e Kierkegaard, Baudelaire e Nietzsche, la psicanalisi e l’”Italian Thought”, i perennialisti e in modernisti, Kang You Wei e Gandhi, Simone Weil e Heidegger, Jaspers e Anders… Questa cultura dev’essere intrinsecamente connessa con una solida base tecnico scientifica, e, in particolare digitale.

Certamente, l’emergere di una siffatta cultura comporterà conflitti e traumi.

5.Un nuovo universo storico e ideale

La trasformazione di tutte le società digitali avanzate ha provocato una redistribuzione caotica dei ruoli fra intelligencija e politica, fra politica e amministrazione, fra amministrazione ed economia e fra economia e tecnica, che si constata tutti i giorni nei rapporti fra Organizzazioni internazionali e superpotenze, fra queste e i loro alleati, fra NATO ed Unione Europea, fra questa e gli Stati Membri, e fra questi ultimi e le Regioni. Si richiede ora una precisa attribuzione di ruoli, di competenze e di responsabilità, con un’applicazione razionale del principio di sussidiarietà, che eviti l’attuale confusione delle competenze “concorrenti” a tutti i livelli.

La nuova società emersa dalla transizione digitale va già oggi al di là  dei tradizionali concetti di Stato e Mercato (DARPA, Recovery Fund), di liberalismo e socialismo (“capitalismo politico”, Stato innovatore) di accentramento e decentramento (Big Data e Blockchain), di nazione (“Stati-Civiltà”, Unione Europea), e d’ ideologia (“fine delle Grandi Narrazioni”).

L’Europa è chiamata a reinterpretare le sue tradizioni storiche e le sue istituzioni, affinché queste possano rispondere alle sfide della società dell’Intelligenza Artificiale.

Tutto ciò dovrebbe essere ricomposto in un nuovo federalismo multilivello aperto al mondo, dove la cultura indicherà gli obiettivi, la politica gli strumenti, l’economia le strategie, e la tecnica i mezzi.

6.I temi prioritari

Il fatto che si senta l’esigenza di una Conferenza sul Futuro dell’ Europa implica già di per sé che anche le Istituzioni siano consapevoli dell’attuale stallo su tutti i problemi cruciali dell’ Europa: identità, sviluppo, autonomia, difesa, cultura, migrazioni. I temi stessi da sottoporre all’ attenzione della Conferenza non possono essere gli stessi dibattuti da 70 anni senza alcuno sbocco concreto, perché, nel frattempo, abbiamo avuto l’informatica, la corsa allo spazio la decolonizzazione, l’egemonia culturale marxista, Cernobyl e Fukushima, la caduta del Muro di Berlino,le Torri Gemelle, le Nuove Vie della Seta…

Pertanto, la Dichiarazione Comune  sulla Conferenza apre ora alla possibilità di fornire contributi e proposte praticamente su qualsiasi argomento:“la costruzione di un continente sano, la lotta contro i cambiamenti climatici e le sfide ambientali, un’economia al servizio delle persone, l’equità sociale, l’uguaglianza e la solidarietà intergenerazionale, la trasformazione digitale dell’Europa, i diritti e valori europei, tra cui lo Stato di diritto, le sfide migratorie, la sicurezza, il ruolo dell’UE nel mondo, le fondamenta democratiche dell’Unione e come rafforzare i processi democratici che governano l’Unione europea. Le discussioni potranno riguardare anche questioni trasversali connesse alla capacità dell’UE di realizzare le priorità politiche, tra cui legiferare meglio, l’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, l’attuazione e applicazione dell’acquis e la trasparenza)”.

Infine,con una “clausola di chiusura”, la Dichiarazione aggiunge: “I cittadini restano liberi di sollevare ulteriori questioni che li riguardano”.I temi che noi consideriamo prioritari non coincidono, infatti, con quelli indicati dalla Dichiarazione Comune. Essi sono:

a. L’intelligenza artificiale, chedovrebbe essere sviluppata in modo da risponderea diverse visioni del mondo e identità continentali: diritto scritto e “principi etici”, “enhancement” vs. norme prescrittive. A questo fine, occorrerebbe dibattere sull’urgenza della creazione di un’Agenzia Europea della Tecnologia.

b.Le politiche culturali e identitarie (totalmente ignorate dalla Dichiarazione): La necessità che l’Unione promuova molto di più la ricerca e il dibattito sulla cultura europea, e, in particolare, la rilettura della storia della cultura europea come fatto unitario e poliedrico, eliminando i pregiudizi nazionalistici, confessionali e ideologici, usando il passato come strumento principe di confronto con il futuro digitale, costituisce addirittura il presupposto di qualunque decisione sul futuro. A questo fine, si dovrebbero potenziare le Università Europee e Euronews, creare  piattaforme europee e mettere al primo posto lo studio, l’approfondimento e la promozione di tutte le culture e le lingue d’Europa, antiche e moderne.

c.La lotta per le  libertà europee: In particolare, occorre rivitalizzare  lo speciale  attaccamento degli Europei alle libertà, al di fuori e contro le visioni deterministiche della storia, quale caratteristica costante degli Europei, e, in particolare, quale radice  segreta della vocazione europea al disciplinamento  delle megamacchine digitali. Occorrerà rivedere in quest’ ottica la Carta dei Diritti per enfatizzare il ruolo delle libertà e dei diritti civili nell’ attuale società tecnologica, e l’antitrust, che deve attaccare più direttamente l’egemonia dei GAFAM.

d.Lavoro e cultura nella società digitale: il fatto che tutti i lavori meccanici e ripetitivi potranno fra breve essere delegati alle macchine comporta l’eliminazione di certe attività di manovalanza o burocratici; la drastica riduzione di quelli tecnici aventi ridotto grado di creatività implicherà una radicale riduzione del personale d’ordine; i lavori altamente creativi richiederanno maggiori responsabilità, mentre  i ruoli ideativi e decisionali si moltiplicheranno, e  proliferano attività puramente teoretiche, nelle quali però si svilupperà un’ aspra competizione.

Tutto ciò comporterà un enorme sforzo di progettazione, di legislazione, di trasformazione sociale, di accompagnamento, di formazione, di coordinamento, di finanziamento. In particolare, un nuovo diritto economico europeo: programmazione, banche del lavoro, “stakeholder’s value”, nuove forme di parasubordinazione,  agenzie di promozione della digitalizzazione, un nuovo diritto del lavoro…

Quest’opera immane dovrebbe essere finanziata dalla Web Tax.

e.I curricula europei:

Alla luce del punto precedente, occorre rivedere completamente le competenze degli Europei per ciò che concerne l’umanesimo europeo, le scienze e le tecniche, la partecipazione politica, la gestione digitale delle varie professioni. Ciò si può ottenere solo con una rivisitazione a livello europeo di tutti i curricula, dalle scuole materne alle accademie superiori, passando per la scuola dell’obbligo, l’Università, il sistema universitario, le scuole di specializzazione, l’Esercito Europeo,  il lifelong learning, fino ad un sistema europeo di verifica e di portabilità delle competenze. Occorrerà istituire un’accademia europea per ciascuna branca di attività e promuovere il multilinguismo

f.Il principio di sussidiarietà.

Oggi, i livelli di governance in Europa sono almeno 8. La distribuzione delle competenze ha un carattere prevalentemente storico, senz’alcuna correlazione con le esigenze del XXI Secolo (come si vede per esempio per i vaccini). Occorre studiare un nuovo sistema di competenze fra ONU (OMS, WTT, ecc..), NATO, Unione Europea, Paesi Associati e partner, Macroregioni Europee, Stati Membri, Regioni e Città).

La riforma del Principio di Sussidiarietà dovrebbe perciò estendersi sia a monte (come l’Unione Europea s’interfaccia con le Nazioni Unite, la Nato, l’ Unione Eurasiatica, gli Stati europei non membri), sia a valle (rapporti con le Costituzioni e le Corti nazionali, con le Regioni e con le Città).

Vi sono a tutti i livelli ridondanze e conflitti di competenze, con effetti catastrofici per l’incisività dei ruoli istituzionali (vedi l’EMA, la delegazione europea ad Ankara…). Una nuova serie di norme coordinate (costituzioni, statuti, leggi fondamentali,. “Conventions of the Constitution”?) per disciplinare la collaborazione reciproca.

g.La partecipazione multilivello dei cittadini europei.

Come il dibattito sul principio di sussidiarietà, così anche quello sulla democrazia viene effettuato avente in mente solo le realtà del XX secolo. Come dice Luciano Canfora, “Si può chiamare democrazia la nostra, quando non dà voce alle minoranze?”Oggi, le decisioni più importanti, come quelle sul Recovery Fund – sui vaccini, sui migranti, sul digitale, sulla politica estera e di difesa-, vengono adottate sul piano internazionale senza che i cittadini le possano influenzare. Gli stessi governanti italiani non sono emersi da inequivocabili vittorie elettorali, bensì da manovre di corridoio. Quelli europei senza rispettare il principio degli Spitzenkandidaten che pure i maggiori partiti si erano autoimposti. Inoltre, come ha osservato giustamente  sempre Canfora, “da una quarantina d’anni il nostro sistema sta perdendo i suoi connotati democratici”.

Del resto, questo è un problema universale, indotto dalla competizione fra le grandi potenze, dall’informatizzazione e dall’ accelerazione della Storia, che reclamano la creazione di Stati Continentali, la militarizzazione delle tecnologie e una forma di “propaganda di guerra”.

In questa situazione, occorre ristrutturare la partecipazione dei cittadini in modo da permettere, nonostante tutto,  una maggiore rappresentatività, competenza, responsabilità e incisività a ciascun livello. In particolare, riorganizzare delle competenze del vertice europeo, che oggi è organizzato deliberatamente per non funzionare. Come lo definisce il Movimento Europeo:” una bizantina natura quadricefala dell’Unione europea in materia di politica estera e di azioni esterne, attribuendo diverse responsabilità al Consiglio europeo e al suo Presidente, al Consiglio dell’Unione e al suo Presidente di turno, alla Commissione europea e al suo presidente e infine all’Alto Rappresentante per gli affari esteri e della sicurezza sotto il parziale controllo del Parlamento europeo.” Qualora non si voglia andare (come sarebbe forse più logico, e anche più semplice) verso un sistema presidenziale, forse occorrerebbe una collegialità 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 e chiare regole sulla rappresentanza esterna, come previsto per il Consiglio Federale svizzero.

h.Il dialogo interculturale.

Fa parte delle retoriche dell’idea di Europa che i rapporti internazionali debbano reggersi sul mutuo riconoscimento e sul dialogo alla pari fra le diverse culture. Invece, di fatto, l’Unione Europea non cessa di urtarsi gratuitamente con buona parte dei propri interlocutori, che rappresentano una larga parte del mondo (Cina, Russia, Islam, parte del Sudamerica), in quanto contesta a questi interlocutori delle caratteristiche dei loro Stati che non coincidono con l’”ortodossia” occidentale: il sistema cinese a partito unico; il carattere religioso degli Stati islamici; e soprattutto l’attaccamento alle proprie tradizioni di tutti i Paesi asiatici ed est-europei. Si vuole in realtà creare una “Cortina di Ferro Culturale” fra “The West” e “The Rest”, basata su una pretesa incomunicabilità fra “democrazie” e “autocrazie”, che non è credibile,  in quanto gli Stati più “autocratici” non si considerano fra queste ultime solo quanndo alleati dell’ “Occidente”.

Questa contrapposizione rigida e aggressiva, oltre a non corrispondere ai principi pacifici conclamati dall’ Unione, non è neppure conforme ai suoi interessi, giacché il commercio e gli scambi d’idee con l’Asia, il continente oggi più dinamico, sono l’unica leva disponibile con cui l’Europa può sottrarsi alla sua arretratezza economica, culturale e politica.E’ vero che, in una fase di contrapposizione fra USA, da un lato, e Cina e Russia, dall’ altro, è difficile per i politici non schierarsi dalla parte degli USA. Tuttavia, quest’interdetto non dovrebbe valere sul piano culturale, sul quale l’ Unione Europea potrebbe fare notevoli passi in avanti, in attesa che le acque si calmino.

i.No alla Cortina di Ferro Culturale

Come si può disgiungere il multiculturalismo dal multipolarismo? Se si accetta che tutte le culture abbiano una loro dignità, che merita riconoscimento, allora diventerà chiaro che le varie culture hanno bisogno di una loro specifica area territoriale, quella a cui esse si ricollegano storicamente e che sono abitate prevalentemente da coloro che in tale cultura s’identificano. Non è possibile che le varie culture si sviluppino autonomamente se esse sono soggette all’arbitrio di culture “altre”. L’esempio tipico di genocidio culturale è costituito dall’ atrofizzarsi della cultura coreana sotto l’influenza della potenza dominante americana, che spinge addirittura gli abitanti del Paese a sottoporsi a continui interventi di chirurgia plastica per assomigliare sempre più ai tratti somatici dei  WASP.

L’Europa deve intrattenere rapporti culturali, politici e economici con tutte le aree del mondo e deve dialogare ininterrottamente su un piede di parità sui grandi temi d’interesse comune: transizione digitale, limitazione degli armamenti, patrimonio e ambiente, spazio, finanza internazionale, commercio, diritti umani, lotta alle malattie e alla povertà, rappresentando vigorosamente i propri punti di vista sulle questioni mondiali, ma senza la presunzione  fare parte del solo polo legittimo di potere.

i.La sovranità strategica europea.

Alla luce della crisi costante dell’ Europa, del trumpismo, del fallimento di “Defender Europe 2020”, della  crescente connessione fra civile e militare, è sorto, fra gli Stati membri e le Istituzioni, un consenso sul fatto che non sia più possibile delegare all’America aree sempre più ampie di attività umane (dalla ricerca avanzata alla difesa nucleare, dall’industria aerospaziale al digitale) senza cadere nel sottosviluppo, specie in un momento in cui il ruolo di avanguardia tecnologica sta passando alla Cina, e in cui, quindi, la subordinazione agli USA rischia di bloccare le poche occasioni di accesso dell’ Europa a tecnologie e mercati (per esempio, nelle telecomunicazioni, nell’industria automobilistica, nei commerci con l’ Africa e l’ Asia). Questa Sovranità Strategica europea sta avanzando ad un ritmo troppo lento e in modo contraddittorio. Occorre urgentemente una solida Agenzia Tecnologica Europea, eventualmente riciclando e fondendo realtà esistenti come l’ EIT e l’ ESA.

l.Il  Movimento Europeo

Non avrebbe senso che il futuro dell’Europa non avesse anche uno spazio dedicato al futuro del Movimento Europeo. In un’Europa più viva e più vibrante, quale quella caldeggiata in queste proposte, sarebbe comunque necessario un Movimento Europeo che rappresentasse gl’interessi permanenti dell’Europa al di là delle mutevoli strutture istituzionali, delle formule politiche e partitiche, e senza soggezioni verso nessuno. Infatti, la Conferenza sul Futuro dell’Europa non può avere come obiettivo quello di dare all’ Europa un assetto definitivo (che comunque non sarà mai tale senza le regioni europee del Nord-Ovest, quelle orientali e regioni centrali come la Svizzera e i Balcani Occidentali). Il Movimento Europeo deve già pensare all’ Europa dell’era spaziale, e rappresentare anche gli Europei che sono attualmente fuori dall’ Unione.

5. Le modalità di partecipazione dei cittadini

Le pretese di democrazia assoluta invocate dall’ Unione si schiantano di fronte ad ogni prova concreta. Questo problema si pone in modo estremo nel caso della Conferenza per il Futuro dell’Europa, una scadenza così epocale che non può certo esaurirsi in un turbine di manifestazioni formali della durata di un anno, dominata dai Governi, dalle Istituzioni, dai “poteri retroscenici” (Canfora) e dall’establishment.

Se la Conferenza deve andare “dal basso verso l’ alto”, come indicato nella Dichiarazione Comune, devono potere indicare anche temi e metodi.

Che è ciò che stiamo indicando con questo documento, e continueremo a fare nel corso della Conferenza.

LA “MALATTIA” ESISTENZIALE

e la Conferenza sul Futuro dell’ Europa

Stella Kyriakides, Commissaria alla Sanità

Salutiamo con favore i quattro articoli di Aldo Rizza sulla “Malattia dell’Europa” pubblicati su “Rinascimento Europeo”;al di là dei contenuti specifici,si tratta proprio di quel tipo di riflessioni culturali che sono preliminarmente necessarie per affrontare e risolvere le difficoltà in cui l’Europa è immersa, le quali sono ben più gravi di quanto i seppur moderatamente pessimistici toni della cultura “mainstream” permettano di percepire.

Questo tema è attuale soprattutto in questi giorni in cui prende avvio, con infinito ritardo e infinite difficoltà, la Conferenza sul Futuro dell’Europa, un compito “tremendum et fascinans”, eppure inaggirabile, a cui nessuno sa come mettere mano, proprio perché non è stata preceduta da un’adeguata riflessione culturale, quale quella che intendiamo qui proporre. Tant’è vero che sono anni ch’essa viene annunziata senza mai cominciarla.

Orbene, quella “malattia” si è oggi infinitamente aggravata: dalla crisi spirituale, a quelle economica, sociale e politica.

Giustamente Rizza ricorda che il tema della “decadenza” riguardava, già  per gli autori a cavallo fra l’800 e il 900, non solo l’Europa, il mondo intero, perché “l’Europa aveva dato forma al mondo”.

Il Covid-19 è solo una pallida metafora per descrivere questa malattia: anche in questo caso, comunque, si vede come l’habitus mentale dell’Europeo odierno -imprevidente, mediocre, disinformato, servile, indisciplinato-, lo renda meno atto a rispondere alle emergenze, per esempio rispetto alla Cina e a Israele, e ora anche agli Stati Uniti. Tant’è vero che i primi 11 Paesi del mondo per mortalità pro-capite sono europei.

Il declino dell’Europa non è altro che uno degli aspetti della crisi dell’umano di fronte alla tecnica dispiegata, di cui erano già consapevoli Nietzsche, Weber, Huxley, Heidegger, Asimov, Anders, Gehlen, Horkheimer e Adorno.

E’ “the Waste Land” di Eliot: un’armonia ancestrale deliberatamente spezzata dal progetto post-umanista, che rende l’uomo “antiquato” (Anders):

” A crowd flowed over London Bridge , so many,

I had not thought death had undone so many

Sighs, short and infrequent, were exhaled,

And each man fixed his eyes before his feet.

Flowed up the hill and down King William Street,

To where Saint Mary Walnooth kept the hours

With a dead sound on the final stroke of nine.”

In sostanza, già negli Anni ’20, al poeta nord-americano (e al suo sodale Ezra Pound), la borghesia europea, che popolava per esempio di white collars la Londra tardo-imperiale, appariva già come un popolo di  fantasmi

Certo, c’è un nesso, come spiegato a suo tempo dagl’idealisti, Weber, i positivisti, gl’Idealisti, i cosmisti e tanti altri, fra, da un lato,  il passaggio dalle religioni del Libro alla Religione positivista dell’ Umanità e, dall’ altro, l’era della tecnica dispiegata: il trasferimento delle speranze ultramondane nell’escatologia materialistica, esito quasi necessitato dalle radici apocalittiche della scienza moderna (vedi Newton) ha aperto il vaso di Pandora delle potenzialità implicite nelle antiche scienze orientali e occidentali, prima tenute a freno dalla “Kultur”. Dunque, come aveva ben visto Weber, e come confermato da una serie di autori,  si tratta non già della fuoriuscita dalle religioni abramitiche, bensì del sopravvento di una scuola teologica sull’altra: per Rizza, il marcionismo; secondo me, più genericamente, il passaggio  da Sant’Agostino, Averroè  San Tommaso, a Cotton Mather, Fiodorov e Teilhard de Chardin. Un passaggio che non riguarda dunque principalmente l’Europa, perché trae la proprie lontane origini dall’ Asia, esplode con la scoperta dell’America, e ritorna ancor più forte in Europa in un’era di crescente egemonia asiatica.

1.Un declino mondiale

Le radici più profonde di quel nichilismo affondano nelle filosofie pessimistiche dell’India, nel mazdeismo e nel neoplatonismo, che negavano al mondo quel ruolo positivo che invece gli riconoscevano la Bibbia e la cultura classica. L’humus comune a tutte le civiltà mondiali, dall’era della sedentarizzazione fino alla Modernità, era stato definito brillantemente da Jaspers come “Epoca Assiale”. La  “malattia” universale consiste in realtà nella  fuoriuscita dall’ Epoca Assiale, con la  perdita dei suoi millenari archetipi culturali: del senso grandioso e tragico della vita e della cultura. Più nessun’ epopea di Gilgamesh o di Ulisse, di Mosè o di Leonida, di Alessandro o di Cristo, di Maometto o di Re Carlo,  di Genji o di Faust, di Garibaldi o di Gandhi, e neppure di Oniegin o Madame Bovary, ma, al loro posto, il “Technological Sublime”, il “Futurismo”: le magnifiche sorti e progressive del “bello e orribile mostro”, dell’ “aeromobile”, dello Sputnik, di HAL o del World Wide Web,

Come intuiva già Nietzsche, abbondantemente citato da Rizza, il nichilismo teologico trasmigra in Europa attraverso mille rivoli, per poi passare in America  (sotto forma di millenarismo): attraverso il chiliasmo esoterico del Cristoforo Colombo del Liber de Profetiis e del Bacone di Nuova Atlantide, e fondatore di Terranova, i quali vedevano, nelle enormi possibilità di sviluppo dell’Eldorado, il primo, la realizzazione delle profezie bibliche, e, il secondo, l’inizio dell’era della ragione e della tecnica.

Dunque, la moderna tecnocrazia prende le mosse dall’ America:  dal progetto baconiano, dallo schiavismo (che, secondo Marx, faceva degli Stati Uniti il Paese all’ avanguardia mondiale e premessa all’ organizzazione razionale del lavoro). Per quanto concerne poi il suo “arrivo” in Europa, esso era forse parzialmente  evidente nelle menti dei suoi anticipatori europei moderni (per esempio, Newton e Fiodorov); ma troverà,  di nuovo, la sua espressione migliore in America, nel taylorismo e nel fordismo, e, poi,  il suo culmine nella visione del mondo  di Asimov (dove i robot prendono il sopravvento, soprattutto dal punto di vista “etico”).

Tale preminenza della tecnocrazia americana si era manifestata, prima, nella corsa post-bellica allo spazio, all’ informatica e agli armamenti, e, poi, dopo la caduta del Muro di Berlino, nella tesi della “Fine della Storia”, identificata con la vittoria di quello che Antonio Valladao aveva chiamato “America-Mondo”. Apparentemente, il contrario di quanto previsto all’inizio del secolo da Spengler, che invece aveva profetizzato il “Tramonto dell’Occidente”.

Eppure, Spengler aveva visto giusto: l’apparente vittoria dell’America si stava infatti convertendo in una sua sotterranea sconfitta a lungo termine. Né la Cina, né l’Afghanistan, né l’Irak, né i Balcani, né lo spazio post-sovietico, pur pesantemente investiti dall’ espansionismo americano, si stanno americanizzando: piuttosto, sono l’Asia, la Russia, e perfino l’Occidente, che si stanno “cinesizzando”.Ad esempio, il Bharatiya Janata Party, per competere con il Partito Comunista Cinese, ha lanciato una mastodontica campagna di iscrizioni che ne ha fatto il più grande partito del mondo (con 140 milioni di iscritti); la Russia, minacciata dall’ Occidente,  è divenuta l’alleato incrollabile della Cina; il Congresso Americano ha appena approvato un piano per l’intelligenza artificiale che è la copia conforme di quello cinese. Ed è questo il massimo problema politico degli Stati Uniti.

In definitiva, il grande malato è ora l’”Occidente” (proprio come pensava Spengler).

Riassumendo.

In progressione: l’Europa è il Paese più malato; un po’ meno l’Occidente; infine, lo è un poco tutto il mondo.

Il Ludus de Antichristo

2.Un declino trasversale

L’attuale declino mondiale non coinvolge un solo lato dell’esperienza umana, bensì l’insieme di quegli aspetti che, fino dall’ inizio della storia, eravamo abituati a considerare come parte essenziale dell’umano, inteso come un ecosistema complesso: senso della vita e slancio vitale, afflato mistico e volontà di potenza, razionalità e vitalità, amore e solidarietà, etica e prassi, estetica e felicità, diritto e libertà politiche. Ciò che è stato, sotto varie forme e con molti nomi, celebrato come “umano”, dalle civiltà primitive a quelle classiche, dalle religioni e dalla stessa Modernità, risulta oggi affievolito, umiliato e insostenibile, di fronte alla meccanizzazione della vita e alla delega di ogni attività alle macchine. Non per nulla oggi il termine più usato è:”fragilità”.

E’ “la Nuova Mitologia” del Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco, la religione della scienza che genera “la Nuova Società Organica” di Saint Simon e di Comte. Ecco la chiave per comprendere la “malattia” della cultura: la Modernità è  un’”epoca critica” per eccellenza, che, secondo  Saint-Simon, conta storicamente solo come forma della transizione dall”Ancien Régime” dominato dall’ alleanza fra trono e altare alla “nuova società organica” retta dalla religione della scienza. Questa “criticità” è percepita come malattia spirituale: il “Disagio della Civiltà”(Freud).

Possiamo seguire questa mutazione antropologica partendo ancora da Nietzsche, dall’antica setta dei Rinunzianti all’ identificazione del Bene Assoluto  con la figura dell’imperatore achemenide quale Messia, per passare al carattere, al contempo, rassicurante e soffocante, dei catechismi delle diverse Chiese, e, poi, ancora, alla razionalità borghese.

Di qui possiamo poi partire per proiettarci verso lo “spirito oceanico” dei totalitarismi, fino al “caos calmo” della “società liquida”, e, infine, al “Technological Sublime” dell’Ideologia Californiana.

L’”Apparato” (“Gestell”) che ci soffoca, non è infatti solo la macchina, bensì qualunque “protesi” dell’ umano (Gehlen) che si sovrappone a quest’ultimo: la “Gabbia d’acciaio” di Weber costruita dalla razionalità calcolante,  anche se ciò che più assomiglia alla descrizione heideggeriana è l’attuale Complesso Informatico Militare.

Certamente, all’ interno di quest’ universale malattia, l’Europa è particolarmente malata, perché il suo carattere subordinato, dal punto di vista psicologico e culturale, tecnologico e militare, economico e politico, fa sì che qui non si possano neppure creare quegli anticorpi che si sono invece creati, e si continuano a creare, nel resto del mondo, e che hanno permesso di realizzare alcuni, isolati ma significativi, episodi di ribellione al progetto della Singularity Tecnologica: Petrov, Assange, Snowden. Tutti questi casi sono nati all’ interno dei meccanismi stessi del potere informatico-militare: unico spazio in cui si possano comprendere appieno le attuali dinamiche tecnologiche, e maturino le competenze necessarie per opporvisi. Infatti, nelle Superpotenze, l’appiattimento delle individualità, a dispetto delle ideologie, non può mai essere totale, perché ci vogliono comunque  alcuni leaders (della tecnologia, della finanza, dell’ esercito) per tenere a freno con la sorveglianza e le “covert operations” i popoli egemonizzati.

Invece, l’Europa  è stata addirittura a torto esaltata per decenni (per esempio, dal primo Kojève e dal primo Habermas), come la migliore incarnazione dell’ umanità post-istorica, liberata dalla volontà di potenza. In realtà, questa è una versione opportunistica della realtà, che vede in effetti l’Europa subire indifesa le imposizioni del Complesso Informatico-militare, senza avere alcun reale  strumento per rallentarne la corsa (a ciò non bastano certo quelle  normative europee che si pretendono “etiche”, ma che poi neppure le stesse Autorità riescono ad applicare): le testate nucleari sui nostri aerei di cui non abbiamo la “chiave”; la nostra rete, completamente esposta, più ancora che al GRU o all’ FSM russi,  alle 16 agenzie dell’ “Intelligence Community”; Echelon, Prism e i GAFAM che ci controllano e manipolano ininterrottamente….

L’informativa su questi temi che viene finalmente fornita ad alcuni nostri politici in alcune sedi formali non è certo sufficiente a renderci protagonisti del cambiamento, né a permetterci di gestirlo. Ogni fase della nostra storia è segnata da un ulteriore avanzamento di questa sudditanza, ma solo oggi i media  europei si stanno rendendo conto dell’incredibile passo in avanti che il Complesso Informatico Militare  sta facendo con l’ondata di acquisizioni d’impresa nel settore digitale da parte dei GAFAM, con l’installazione dei missili ipersonici, con la riforma del Complesso Informatico-militare sotto l’impulso della Commissione Schmidt; solo ora le Istituzioni Europee cominciano a riconoscere che “siamo stati ingenui” e cheora“l’Europa deve apprendere il linguaggio della potenza”(Borrell).

La Hvarenah, simbolo della grazia di Ahura Mazda

3.Al di là delle Chiese, dei partiti e dei regimi.

Interessanti anche le riflessioni di Rizza sul totalitarismo -in particolare, quello nazista-, quale snodo centrale di questo processo involutivo (per dirla con Améry, “Hitler quale precursore”). In fondo l’inizio del XXI secolo è ancora  immerso nell’età dei totalitarismi. Intanto, per la stretta connessione di questi ultimi con la storia occidentale, pre-totalitaria e post-totalitaria: con tendenze nazionali ancestrali già riscontrate dalla psicanalisi, poi anche con i valori della classicità e del Medioevo; con le eresie delle religioni abramitiche, e anche con l’esoterismo e con le rivoluzioni democratiche, con le filosofie “mainstream”, con Nietzsche e con i partiti europei pre-rivoluzione. Ma anche con quella della Cina e degli Stati Uniti, punti di riferimento essenziali per la  storia del paradigma totalitario (basti pensare all’ ideologia dei Taiping e alla “Cancel Culture”). Non parliamo poi del sistema  internazionale, ancora tutto ricalcato, di fatto, sul postumanesimo di Nietzsche e di Fiodorov, sugli schemi dell’economia di guerra, dello stalinismo e del corporativismo, sulla Grossraumwirtschaft e sui progetti europei dibattuti nel Terzo Reich.

Ancor oggi Est e Ovest stanno convergendo, al di là delle polemiche propagandistiche, verso un unico modello “totalitario” di subordinazione della società al progetto post-umanista, dello Stato al Complesso Informatico-Militare, e  delle persone  alla sorveglianza di massa.

Dunque, al di là delle retoriche manipolative, vi sono state ben poche fratture fra le varie fasi della Modernità, bensì, al contrario, un affermarsi ininterrotto dell’“Apparato” (sia esso costituito dalla razionalità calcolante, dal militarismo, dal dogmatismo religioso o ideologico, dal moralismo, dalle burocrazie statali e industriali, dalla “normalizzazione “concentrazionaria, dalla razionalità tecnocratica o dal “politically correct”).

Senz’altro, l’Europa ha dato, e sta dando, il suo contributo (in negativo) a questa problematica  vicenda universale (contributo che viene strumentalmente enfatizzato, ma che, soprattutto oggi, si risolve in una sua particolare indolenza). Questo contributo è lo stesso ch’era stato paradossalmente esaltato, dal primo Kojève e dal primo Habermas, come un’anticipazione dell’agognata Era Post-Istorica, ma che invece altri (per esempio Leontijev e Berdjajev), avevano già giustamente stigmatizzato come “inizio della decadenza universale”).

La particolare “malattia” della società europea si configura dunque come l’incapacità di reagire alle successive ondate di “omologazione” scatenate dai GAFAM secondo la strategia delineata ormai da tempo   ne “The New Digital Age” di Schmidt e Cohen e criticata per esempio da Noam Chomski. Un fenomeno che va dominato hic et nunc, facendo leva sulla crescente  domanda, che oggi si diffonde soprattutto in Francia e in Germania, di sovranità digitale europea,  e sul contributo delle culture non occidentali. L’ambizione espressa dalle Istituzioni europee, di fare dell’Unione il “Trendsetter del dibattito mondiale” sul digitale costituirebbe, perciò, per l’Europa, se veramente perseguito,  il più nobile degli obiettivi, a condizione ch’essa si liberasse, al contempo, e della cultura chiliastica e nichilistica che la paralizza , e della soggezione politica nei confronti del Complesso Informatico-Militare.  Invece, i molti strumenti fino ad oggi approntati  si sono rivelati sterili, perché come dimostrato già anche solo dalle sentenze Schrems. non si fondano, né sull’effettiva disponibilità in Europa delle nuove tecnologie, né su un autonomo potere normativo e coercitivo.

Basti pensare che il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione contro le “armi autonome”, ma l’Unione viene esclusa dalle discussioni, che s’intendono avviare fra USA, Russia e Cina, sul divieto dei sistemi di “Mano Morta” nucleare, con i quali si affida alle macchine la decisione ultima sull’ avvio della guerra nucleare (commissione Schmidt). Già solo questo fatto dimostra quanta strada occorra ancora percorrere per divenire il “Trendsetter del Dibattito Globale”.

Sotto molti punti di vista, il processo di trasferimento del potere alle macchine è certamente più avanzato in altri Continenti, dove la cultura nazionale si fonde ancor più che da noi con l’avanzare inesorabile delle macchine intelligenti. Basti pensare al fatto che la “Gabbia di Acciaio” di Max Weber è strettamente legata alla religiosità  puritana, più americana che europea; come pure dal fatto che sono oggi gli USA i custodi e i tutori del progetto della “Singularity tecnologica”. E certamente non sono estranei a quest’avanzata delle macchine, né la mistica giapponese dei robot come nuovi kami, né la presunzione ortodossa e poi sovietica di “costruire Dio” con la tecnica, simile a quella dei Bahai e degli Hojjatiyye iraniani; né, infine, la generalizzazione della società della sorveglianza in Cina e in Israele.

Il guaio è che, con l’arretratezza della nostra economia, non sono i nostri principi a diffondersi altrove, bensì siamo noi a subire i principi altrui. Là dove i nostri principi vengono ripresi (come nel caso del DGPR), ciò avviene perché la disapplicazione di quest’ultimo ha convinto i legislatori extraeuropei ch’essi sono comunque innocui quando si oppongono alla ragion di Stato, e anzi costituiscono una difesa contro le accuse rivolte alla reale situazione di fatto. Si noti che la Cina è oggi la maggiore importatrice delle norme europee sul digitale, ch’essa applica addirittura con più determinazione dell’Europa stessa. Tuttavia, essa può farlo perché ha una sua forte industria digitale, a cui in effetti impone una severa normativa antitrust, con multe miliardarie, e sta imponendo una specie di DGPR. Invece, l’Unione Europea pretenderebbe d’imporre  le proprie leggi ai GAFAM, che hanno uffici, server e società fuori dell’ Unione, e quindi possono permettersi, non soltanto di non rispettare le regole UE, ma addirittura di tenere sotto ricatto i politici europei, impedendo loro di applicare le proprie leggi.

L’Europa deve riuscire a governare se stessa, prima di guidare il dibattito mondiale

4.L’Europa “Trendsetter del Dibattito Mondiale”?

Ciò che si richiederebbe ora dall’Europa, per poter essere veramente il “Trendsetter del dibattito mondiale” sarebbe uno scatto di orgoglio, un “Rinascimento Europeo” che le facesse riprendere veramente il suo posto fra i grandi “Stati-Civiltà”, recuperando la sua sovranità culturale prima ancora di quelle politica, militare, tecnologica ed economica, di cui si sta ora parlando. Solo così essa potrebbe avviare, al suo interno, quella ricerca e quel dialogo che, soli, possono permettere di affrontare in modo adeguato la pesante trasformazione in corso, eliminando i tabù culturali accumulatisi nella storia, attraverso tutta la sua evoluzione storica. E solo così essa potrà pretendere di essere riconosciuta dagli altri Continenti come un interlocutore alla pari, e chissà, domani, come un esempio. Oggi come oggi, invece, pretendere d’ impartire lezioni agli altri è solo una ridicola presunzione, che diminuisce ulteriormente la credibilità del nostro Continente.

Infatti, come nota la Fondazione Adenauer,  “nei Paesi dell’ Europa Occidentale, orientati verso la scienza e la tutela dell’ individuo, non  sono sorti attori globali. Questo deriva in gran parte da una diffusa diffidenza nei confronti delle tecnologie digitali, e dal conseguente atteggiamento difensivo della politica.  Vengono sostenute soprattutto opere di ricerca, poli aperti di dati il trasferimento di tecnologia verso settori consolidati e le piccole e medie imprese, ma non invece la formazione di una voce creativa a livello globale.

Lo studio continua:” d’altra parte, la pretesa di configurare l’Intelligenza Artificiale secondo i dettami etici non viene seguito da proposte concrete. Per poter partecipare alla configurazione del mercato digitale europeo e a quelli di altre aree del mondo, bisogna essere capaci di ragionare al di là del DGPR. Invece, l’etica e il senso di responsabilità degli Europei e dei Tedeschi si lasciano volentieri travolgere dalle forze dell’economia digitale”

Certo, un siffatto  Rinascimento Europeo non potrà prescindere dalla rilettura assolutamente innovativa dei principali snodi della storia culturale: dalle tracce in Europa di svariate civiltà orientali, al carattere tragico delle culture classiche, alla problematicità dell’Illuminismo, alle ragioni profonde della “distruzione della Ragione”, fino alla necessità della comparazione continua fra le civiltà, sulle tracce di Spengler e di Toynbee.

Ne potrebbe nascere una nuova “missione dell’ Europa”, alternativa rispetto a quella delineata nel corso dei secoli da Vieira, Condorcet, Cobden, Hugo, Mazzini, Macauley, Kipling, Kojève, Gehlen, Habermas…., ch’era quella di portare in tutto il mondo i lumi della civiltà moderna, realizzando così la Fine della Storia. Essa sarebbe invece quella di frenare l’entropia generata dall’eccessiva frenesia del nuovo, così come avevano postulato Ottone di Frisinga, Kierkegaard,  Leontiev, Soloviov, Berdiajev, Simone Weil, e, infine, Pietro Barcellona…: “l’Europa come Katèchon”. Nel fare ciò, la cultura europea potrebbe incontrarsi proficuamente con le “civiltà pre-alfabetiche”, con l’indigenismo latinoamericano, con i San Jiao del mondo sinico, con le religioni indiche, con l’Islam, con l’intelligencija critica americana: questo, sì, l’unico vero approccio universale, ecumenico, multiculturale, multipolare e multilaterale che sia oggi possibile.

Questa incontro dovrebbe aver luogo soprattutto sul tema delle “Virtù”, che è quello fondamentale per il dominio sulle Macchine Intelligenti, come dimostrano i casi di Petrov, Assange e Snowden, che, per salvare la pace, hanno agito virtù eroiche tratte da contesti “tradizionali”. Questo tema è particolarmente malvisto in Occidente, perché in contrasto con la retorica della Fine della Storia, che vorrebbe l’eccellenza individuale oramai obsoleta grazie al controllo dell’Apparato sulle difficoltà della vita. Di qui l’esaltazione di caratteri umani “liquidi”, privi di personalità, di volontà e di vitalità, completamente fiduciosi nella rivoluzione pilotata dal “mainstream”, e completamente succubi della “macchina mondiale”. Anziché le “virtù”, che disegnano una personalità forte e differenziata, i “diritti”, che non richiedono nessuno sforzo, perché garantiti dall’ Apparato ai suoi fedeli seguaci,  e, semmai, i “doveri” quale concetto speculare e omogeneo ai “diritti”. Ma questi sono cose che vanno bene nei parlamenti  e nei tribunali, non nella vita, dove, sulle “leggi scritte” prevalgono le “leggi non scritte”, i “comandamenti”. Perchè solo uomini  in carne ed ossa possono difendere la vita.

Per questi motivi, lo sforzo per cristallizzare l’etica dell’intelligenza artificiale attraverso i cosiddetti “codici etici” si è scontrato fino ad oggi con l’inadeguatezza delle culture attuali a comprendere le poste in gioco, e, di conseguenza, ad approntare i necessari rimedi. La parola d’ordine europea del “Trendsetter”, non diversamente da quella pontificia de “l’Europa…. come un modo di concepire l’uomo a partire dalla sua dignità trascendente e inalienabile”, per non essere pura retorica, deve avere per base una presa concreta sulla realtà, tanto umana quanto  tecnologica.

Si rende perciò  innanzitutto necessario un rinnovamento reale della società europea, un “Rinascimento Europeo”  per dotarla innanzitutto delle tecniche più avanzate, che la pongano in grado di comprendere e d’influenzare il dibattito sull’avvenire del mondo. Poi, anziché lanciare campagne maccartiste di demonizzazione, occorre studiare le logiche delle altre civiltà, per avviare un dibattito serio, come quelli a suo tempo intavolati, per esempio, dai Gesuiti,  dagl’Illuministi, da Guénon e da Pound. Tra parentesi, basta leggere l’ultimo numero di “Foreign Affairs” per vedere come gl’intellettuali americani, in netto contrasto con le isterie fondamentalistiche della politica, si orientino anch’essi in concreto soprattutto verso lo studio delle culture e delle politiche degli altri continenti, soprattutto i più ostili, vera chiave di lettura per ogni politica mondiale nel XXI secolo. Esattamente il contrario di quella “Cortina di ferro culturale” che mira ad impedirci di fruire dei prodotti più attuali (siano essi antichi o contemporanei) del pensiero di altre parti del mondo (siano essi le opere di Gandhi, i saggi di Daniel A. Bell e Zhang Wei Wei).

Infine, a questo movimento di approfondimento senza censure, ne dovrebbe seguire a ruota un altro, altrettanto gravoso: quello di trasformare radicalmente, secondo questi principi, tanto la nostra società, quanto l’ambiente circostante.

Si riuscirà, alla fine, a sanare quella malattia dell’Europa? Certo, non totalmente, perchè siamo tutti comunque contingenti ed effimeri, e quindi aveva ragione Paul Valéry quando scriveva “noi civiltà ora lo sappiamo: siamo mortali”. Tuttavia, come aveva affermato invece Matteo Ricci ne “il vero significato del Signore del Cielo”,” anche se in un qualche modo potrebbe aver ragione il Buddha, noi invece vogliamo ancora conservare questo mondo” (e questo è in fondo anche il senso delle encicliche di Papa Francesco)”.

Perciò, ben vengano sforzi come quello di Rizza, particolarmente attuali per tutti i motivi che abbiamo detto. Sarebbe anche ora di trovare uno spazio accogliente per questo tipo di ricerche, da cui dipende completamente la sopravvivenza, non solo dell’Europa, ma del mondo intero.

ALLE 15,00 INIZIA IL WEBINAR

Oggi alle 15,00 inizia il webinar:

XXI SECOLO :

DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA

A QUELLA DELL’ IA

Per entrare digitare:

https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof.Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro dell’ Innovazione Tecnologica   e della Digitalizzazione: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof.Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis

DICHIARAZIONE COMUNE SULLA CONFERENZA SUL FUTURO D’ EUROPA

DIALOGO CON I CITTADINI PER LA DEMOCRAZIA
Pubblichiamo qui di seguito la dichiarazione comune fra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione, con cui è stata avviata la Conferenza, a cui contiamo di partecipare a molti livelli
Intanto, proseguono (con un webinar domani), i Cantuieri digitali d’ Europa, che puntiamo ad inserire nella Conferenza
Fra breve, pubblicheremo anche commenti alla Dichiarazioni e indicazioni su comne partecipare alla stessa.
Ecco il testo:
DIALOGO CON I CITTADINI PER LA DEMOCRAZIA — Costruire un’Europa più resiliente
70 anni fa la dichiarazione Schuman gettava le fondamenta dell’Unione europea, avviando un progetto politico unico che ha portato pace e prosperità e migliorato la vita di tutti i cittadini europei. È ora giunto il momento di riflettere sulla nostra Unione, sulle sfide che ci troviamo ad affrontare e sul futuro che vogliamo costruire insieme allo scopo di rafforzare la solidarietà europea.
Fin dalla sua creazione l’Unione europea ha affrontato molteplici sfide, ma la pandemia di COVID-19 ha messo alla prova il modello unico dell’Unione europea come mai prima d’ora. L’Europa può e deve trarre insegnamenti anche da queste crisi, coinvolgendo strettamente i cittadini e le comunità.
L’Unione europea deve dimostrare di essere in grado di rispondere alle preoccupazioni e alle ambizioni dei cittadini. La politica europea deve fornire risposte inclusive ai compiti che la nostra generazione è chiamata a realizzare, ossia compiere la transizione verde e quella digitale, rafforzando nel contempo la resilienza dell’Europa, il suo contratto sociale e la competitività dell’industria europea. Deve affrontare le disuguaglianze e garantire che l’economia dell’Unione europea sia equa, sostenibile, innovativa e competitiva, e che non lasci indietro nessuno. Per affrontare le sfide geopolitiche nell’ambiente globale post COVID-19 occorre che l’Europa diventi più assertiva, assumendo un ruolo di primo piano a livello mondiale nel promuovere i suoi valori e le sue norme in un mondo sempre più instabile.
L’aumento dell’affluenza alle urne durante le elezioni europee del 2019 riflette il crescente interesse dei cittadini europei a svolgere un ruolo più attivo nel decidere il futuro dell’Unione e le sue politiche.
La conferenza sul futuro dell’Europa aprirà un nuovo spazio di discussione con i cittadini per affrontare le sfide e le priorità dell’Europa. I cittadini europei di ogni contesto sociale e ogni angolo dell’Unione potranno partecipare, e i giovani europei svolgeranno un ruolo centrale nel plasmare il futuro del progetto europeo.
Noi, presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea desideriamo che i cittadini prendano parte al dibattito e dicano la loro sul futuro dell’Europa. Ci impegniamo congiuntamente ad ascoltare gli europei e a dare seguito alle raccomandazioni formulate dalla conferenza, nel pieno rispetto delle nostre competenze e dei principi di sussidiarietà e proporzionalità sanciti dai trattati europei. Coglieremo l’occasione per sostenere la legittimità democratica e il funzionamento del progetto europeo e per consolidare il sostegno dei cittadini dell’UE a favore di obiettivi e valori comuni, dando loro ulteriori opportunità di esprimersi.
La conferenza è un’iniziativa comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea, che agiscono in qualità di partner paritari insieme agli Stati membri dell’Unione europea. In quanto firmatari della presente dichiarazione comune, ci impegniamo a collaborare durante tutta la conferenza e a destinare le risorse necessarie a tale iniziativa. Ci impegniamo a lavorare nell’interesse dell’Europa, dei nostri cittadini e della democrazia europea, rafforzando il legame tra i cittadini europei e le istituzioni che sono al loro servizio.
Nel quadro della conferenza e nel pieno rispetto dei principi enunciati nella presente dichiarazione comune, organizzeremo eventi in partenariato con la società civile e le parti interessate a livello europeo, nazionale, regionale e locale, con i parlamenti nazionali e regionali, il Comitato delle regioni, il Comitato economico e sociale, le parti sociali e il mondo accademico. La loro partecipazione garantirà che la conferenza non resti
circoscritta alle capitali europee e raggiunga ogni angolo dell’Unione. Gli eventi saranno organizzati sulla base di una serie di principi comuni concordati dalle strutture della conferenza.
Invitiamo altre istituzioni e organi a partecipare a questo esercizio democratico europeo. Insieme, faremo di questa conferenza un successo. La conferenza sarà invitata a giungere a conclusioni entro la primavera del 2022, in modo da fornire orientamenti sul futuro dell’Europa.
a. Modalità di lavoro
La conferenza sul futuro dell’Europa è un processo “dal basso verso l’alto”, incentrato sui cittadini, che consente agli europei di esprimere la loro opinione su ciò che si aspettano dall’Unione europea. Conferirà ai cittadini un ruolo più incisivo nella definizione delle future politiche e ambizioni dell’Unione, di cui migliorerà la resilienza. Ciò avverrà attraverso molteplici eventi e dibattiti organizzati in tutta l’Unione, nonché attraverso una piattaforma digitale multilingue interattiva.
Gli eventi organizzati nel quadro della conferenza, in presenza o in formato virtuale, possono essere svolti a diversi livelli, ad esempio a livello europeo, nazionale, transnazionale e regionale, e coinvolgeranno la società civile e le parti interessate. La partecipazione dei cittadini a tali eventi dovrebbe mirare a rispecchiare la diversità dell’Europa.
Sebbene, alla luce delle misure di distanziamento e delle restrizioni analoghe connesse alla COVID-19, gli sforzi e le attività di coinvolgimento digitale siano di vitale importanza, la partecipazione fisica e gli scambi in presenza dovrebbero costituire una parte essenziale della conferenza.
A livello europeo, le istituzioni europee si impegnano a organizzare panel europei di cittadini.
I panel dovrebbero essere rappresentativi in termini di origine geografica, genere, età, contesto socioeconomico e/o livello di istruzione dei partecipanti. Eventi specifici dovrebbero essere dedicati ai giovani, in quanto la loro partecipazione è essenziale per garantire un impatto duraturo della conferenza. I panel di cittadini dovrebbero tener conto dei contributi raccolti nel quadro della conferenza e alimentare i lavori della plenaria della conferenza mediante la formulazione di una serie di raccomandazioni a cui l’Unione dovrà dare seguito.
Ciascuno Stato membro e ciascuna istituzione può organizzare ulteriori eventi, in linea con le proprie specificità nazionali o istituzionali, e fornire ulteriori contributi alla conferenza, quali panel di cittadini a livello nazionale o eventi tematici che raccolgano i contributi di diversi panel.
Gli eventi nazionali ed europei nel quadro della conferenza saranno organizzati sulla base di una serie di principi e criteri minimi che rispecchino i valori dell’UE e che saranno definiti dalle strutture della conferenza.
Le istituzioni europee si rivolgeranno inoltre ai cittadini e promuoveranno forme di partecipazione più ampie, interattive e creative.
I contributi di tutti gli eventi relativi alla conferenza saranno raccolti, analizzati, monitorati e pubblicati nel corso dell’intera conferenza attraverso una piattaforma digitale multilingue, dove i cittadini potranno condividere le loro idee e inviare contributi online.
Un meccanismo di feedback garantirà che le idee formulate durante gli eventi connessi alla conferenza si traducano in raccomandazioni concrete per le future azioni dell’UE.
La conferenza sarà posta sotto l’egida delle tre istituzioni, rappresentate dal presidente del Parlamento europeo, dal presidente del Consiglio e dalla presidente della Commissione europea, che svolgeranno le funzioni di presidenza congiunta.
Una struttura di governance snella contribuirà a guidare la conferenza; garantirà una rappresentanza paritaria delle tre istituzioni europee e sarà equilibrata sotto il profilo del genere, in tutte le sue componenti.
Sarà istituito un comitato esecutivo, composto da una rappresentanza paritaria del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea, con tre rappresentanti e un massimo di quattro osservatori per ciascuna istituzione. La troika presidenziale della COSAC parteciperà in qualità di osservatore. Anche il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale possono essere invitati in qualità di osservatori, come pure, se del caso, rappresentanti di altri organismi dell’UE e delle parti sociali.
Il comitato esecutivo sarà copresieduto dalle tre istituzioni e riferirà periodicamente alla presidenza congiunta. Il comitato esecutivo sarà responsabile dell’adozione per consenso delle decisioni connesse ai lavori della conferenza e ai suoi processi ed eventi, nonché della supervisione della conferenza nel corso del suo svolgimento e della preparazione delle sessioni plenarie della conferenza, compresi i contributi dei cittadini e il loro seguito.
Un segretariato comune, di dimensioni limitate e che garantisca un’equa rappresentanza delle tre istituzioni, coadiuverà i lavori del comitato esecutivo.
Una sessione plenaria della conferenza garantirà che le raccomandazioni dei panel di cittadini a livello nazionale ed europeo, raggruppate per temi, siano discusse senza un esito prestabilito e senza limitare il campo di applicazione a settori d’intervento predefiniti. La sessione plenaria della conferenza si riunirà almeno ogni sei mesi e sarà composta da rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea, nonché da rappresentanti di tutti i parlamenti nazionali su un piano di parità, e da cittadini. Saranno rappresentati anche il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale, le parti sociali e la società civile. L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dovrebbe essere coinvolto nei dibattiti riguardanti il ruolo internazionale dell’UE. Possono essere invitati rappresentanti delle principali parti interessate. Il comitato esecutivo trarrà le conclusioni della sessione plenaria della conferenza e provvederà alla loro pubblicazione.
Le strutture della conferenza concorderanno da subito e su base consensuale le modalità per riferire in merito ai risultati delle varie attività intraprese nell’ambito della conferenza stessa. Il risultato finale della conferenza sarà presentato in una relazione destinata alla presidenza congiunta. Le tre istituzioni esamineranno rapidamente come dare un seguito efficace a tale relazione, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze e conformemente ai trattati.
b. Azioni previste
Noi, presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea, intendiamo dare ai cittadini la possibilità di esprimersi sulle questioni che li riguardano.
Sulla scorta dell’agenda strategica del Consiglio europeo, degli orientamenti politici 2019-2024 della Commissione europea e in considerazione delle sfide poste dalla pandemia di COVID-19, le discussioni riguarderanno, tra l’altro:
la costruzione di un continente sano, la lotta contro i cambiamenti climatici e le sfide ambientali, un’economia al servizio delle persone, l’equità sociale, l’uguaglianza e la solidarietà intergenerazionale, la trasformazione digitale dell’Europa, i diritti e valori europei, tra cui lo Stato di diritto, le sfide migratorie, la sicurezza, il ruolo dell’UE nel mondo, le fondamenta democratiche dell’Unione e come rafforzare i processi democratici che governano l’Unione europea. Le discussioni potranno riguardare anche questioni trasversali connesse alla capacità dell’UE di realizzare le priorità politiche, tra cui legiferare meglio, l’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, l’attuazione e applicazione dell’acquis e la trasparenza).
La portata della conferenza dovrebbe riflettere i settori in cui l’Unione europea ha la competenza ad agire o in cui l’azione dell’Unione europea sarebbe stata vantaggiosa per i cittadini europei.
I cittadini restano liberi di sollevare ulteriori questioni che li riguardano.
c. I principi della conferenza
La conferenza si basa sull’inclusività, l’apertura e la trasparenza, nel rispetto della vita privata delle persone e delle norme dell’UE in materia di protezione dei dati. I lavori dei panel di cittadini organizzati a livello europeo sono trasmessi in diretta streaming, e i contributi online e la documentazione sono messi a disposizione sulla piattaforma.
La conferenza, la sua governance e gli eventi organizzati nel suo ambito si basano anche sui valori dell’UE sanciti dai trattati dell’UE e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
La conferenza è riconoscibile attraverso un’identità unica e una Carta della conferenza cui tutti gli organizzatori degli eventi devono aderire.

DOMANI,VENERDì 9 APRILE,

Ore 15,00

WEBINAR SU INTELLIGENZA ARTIFICIALE!

Continua la serie di manifestazioni dei Cantieri Digitali d’ Europa dedicata all’Intelligenza

PER ENTRARE: DIGITARE: https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

Per eventuali problemi, telefonare a:

 3357761536 0116690004

Come non si stancano di ripetere autorevoli istanze, quali le recenti commissioni parlamentari tedesca e americana, la tendenza prevalente dell’ intelligencija, della politica, della Pubblica Amministrazione, delle imprese e dell’opinione pubblica, è, al di fuori dell’ Asia, quella d’ignorare la profondità delle trasformazioni che l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale sta apportando alla vita dell’Umanità (dalla religione al gioco, dall’epistemologia alla medicina, dalla filosofia alla vita domestica, dalla politica alla scuola, dalla difesa ai trasporti, dalla geopolitica alla finanza, dall’economia al lavoro…).

Sempre quelle autorevoli fonti ammoniscono la classe dirigente sugl’inconvenienti che derivano dalla noncuranza con cui questo fenomeno viene lasciato a se stesso, anziché tenerlo sotto controllo attraverso una serie di attenzioni: sul piano della riflessione culturale, della legislazione, della organizzazione sociale, dell’educazione…

Nell’ambito delle riflessioni, da un lato, sulla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro, sull’Istituto Italiano di Intelligenza Internazionale, i Cantieri d’ Europa dedicano il webinar del 9 aprile precisamente alla comprensione di che cosa caratterizza la transizione dall’informatica all’ Intelligenza Artificiale -prima realizzazione concreta di certe misteriose realtà astratte di cui parlavano, a volte, le religioni, le filosofie, le ideologie politiche, la fantascienza: l’Intelletto Immaginale, l’ Intelletto Attivo, lo Spirito Assoluto, il “General Intellect”, la “Singularity Tecnologica”.

Questa è la realtà in cui viviamo, con il suo equilibrio nucleare, con i suoi big data, con la sorveglianza di massa, con le “fake news”…

Fortunatamente, qualcosa si muove anche in campo organizzativo e legislativo. S’ incomincia a parlare di strumenti internazionali di controllo sulle armi autonome, di forme condivise di tassazione dei GAFAM, di un maggior intervento pubblico per diffondere la cultura tecnologica….

Se vogliamo essere dei cittadini a tutto tondo, non possiamo certo disinteressarci dell’Intelligenza Artificiale e di tutto ciò ch’essa comporta.

Paola Pisano

CANTIERI DIGITALI D’EUROPA/ 2021 EUROPE’S DIGITAL BUILDING SITES 2021/DIGITALE BAUSTELLEN EUROPAS 2021 /CHANTIERS DIGITAUX D’EUROPE 2021

CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE

KONFERENZ UEBER DIE ZUKUNFT EUROPAS

CONFERENCE SUR LE FUTUR DE L’EUROPE

Dibattito transnazionale su: “L’Intelligenza Artificiale nel futuro dell’ Europa”

Transnational debate on: “Artificial intelligence in the Future of Europe”

Uebernationale Debatte um: „Künstliche Intelligenz in der Zukunft Europas“

Débat transnational : « L’Intelligence artificielle dans le futur de l’ Europe

n.2

Dialexis insiste da 7 anni con i vertici europei affinché prendano sul serio la rivoluzione digitale

XXI SECOLO : DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA A QUELLA DELL’ IA/XXI CENTURY: FROM A DIGITAL SOCIETY TO THE AI /XXI JAHRHUNDERT: VON DER DIGITALER ZUR K.I.-GESELLSCHAFT/XXI SIÈCLE: DE LA SOCIÉTÉ NUMÉRIQUE À LA SOCIÉTÉ DE L’ IA

La controversa decisione di collocare a Torino l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ha avuto il pregio di portare allo scoperto discussioni che normalmente si svolgono all’ ombra delle cancellerie, delle segreterie di partito, delle lobbies: quelle circa gli strumenti per promuovere, orientare e controllare l’innovazione tecnologica. E’ stata comunque una vittoria della trasparenza.

Il discusso istituto è chiamato a inserirsi, con un ruolo di punta, all’interno di una vasta ragnatela di hubs tecnologici, istituiti o istituendi dagli Stati europei all’ interno di un quadro determinato dall’ Unione, per presiedere alla transizione digitale.

La necessità e l’urgenza di enti di questo tipo è confermata dal recentissimo Final Report al Presidente e al Congresso della National Security Commission on Artificial Intelligence americana, presieduta da Eric Schmidt, la quale, dopo aver affermato che occorre “buttare nel cestino” quanto fatto finora in America (almeno dalla Pubblica Amministrazione, e soprattutto delle Forze Armate) nel campo dell’ AI, indica come soluzione principe la creazione di una National Technology Foundation, che assomiglia molto alla European Technology Agency  caldeggiata dalla nostra Associazione.

Nessuno può oggi, infatti, fare a meno di organi che promuovano, coordinino, gestiscano e orientino l’innovazione digitale.

In attesa che il Governo chiarisca le proprie intenzioni circa l’Istituto assegnato a Torino, il nostro ciclo di webinar dedicato al nuovo Istituto prosegue così (nell’ ottica d’inserirsi, da un lato, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro,  di elaborare un libro bianco dedicato, nel prossimo Salone del Libro di Torino), con un nuovo incontro, focalizzato sulle basi stesse della transizione verso l’AI, partendo dalla sua natura,  per poi passare alla sua articolazione interna e ai suoi diversi campi di attuazione.

L’obiettivo è quello di far comprendere che l’Intelligenza Artificiale non è una circoscritta disciplina specialistica, bensì un intero spazio culturale, del quale non possiamo disinteressarci se vogliamo essere capaci di vivere come cittadini attivi nel  21° secolo.

WEBINAR DEL 9APRILE 2021

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof.Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro dell’ Innovazione Tecnologica   e della Digitalizzazione: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof.Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis


 [LR1]Serire

SAVE THE DATE: WEBINAR DEL 9 APRILE 2021,

“XXI secolo:

dalla società digitale a quella dell’ Intelligenza artificiale”: Ore 15,00

Collegarsi al canale You Tube

 https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

sezione VIDEO IN DIRETTA

Aprirà i lavori Paola Pisano,

Proseguendo la nostra serie di manifestazioni “Cantieri d’ Europa Digitali”, siamo arrivati al SECONDO SEMINARIO, aperto da Paola Pisano, già Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale.

Dopo la manifestazione iniziale, dedicata a una visione generale, con un taglio anche politico, quale quella del Parlamento Europeo,  stiamo passando a un livello di maggiore approfondimento, cercando d’individuare, anche con l’aiuto di esperti di altissimo livello, che cosa comporti la transizione, oggi in corso, fra la società automatizzata che conosciamo, in cui l’informatica è già determinante per la difesa, per la scienza, per la Pubblica Amministrazione, per le comunicazioni, per la finanza, per i sistemi veicolistici, a una società retta dall’ Intelligenza Artificiale, dai contorni ancora indefiniti, e che sta a noi progettare.

In questa successiva fase, tutte le attività umane verranno svolte, almeno parzialmente, con l’ausilio di “agenti autonomi non umani”: dalle diagnosi mediche alle operazioni chirurgiche, alle procedure elettorali e giudiziarie, al marketing, all’ editoria, alla traduzione, alla guida dei veicoli, alle produzioni di massa o di nicchia…

La società sarà chiamata a confrontarsi con un’infinità di nuove sfide, la cui mancata soluzione potrà comportare un deterioramento sostanziale della vita umana, il sottosviluppo d’interi continenti, e/o, infine, veri e propri “rischi esistenziali” per l’intera Umanità.

L’istituendo Istituto Italiano dell’Intelligenza Artificiale dovrebbe avere come obiettivo proprio quello di supportare Istituzioni, imprese e cittadini per affrontare questo complesso compito.

La manifestazione, come la precedente, sarà registrata sul canale Youtube  dell’ Associazione Culturale Diàlexis e sarà poi inserita nel contesto dei Dibattiti Transnazionali della Conferenza sul Futuro dell’ Europa  (Conferenza sul futuro dell’Europa: coinvolgere i cittadini per costruire un’Europa più resiliente | Italia)

Volete rimanere sempre aggiornato sui video che di volta in volta andremo a pubblicare sul nostro nuovo canale Youtube?

Seguite questi steps:

-Cliccate sul seguente link:

https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA;

-in alto a dx clic su “ISCRIVITI”

-non scordatevi di cliccare anche sulla “CAMPANELLINA” a fianco in modo tale da ricevere una notifica ogniqualvolta pubblichiamo un nuovo video:

Garantiremo un follow-up di queste attività con le Istituzioni europee (e, in primis, con la Commissione AIDA del Parlamento Europeo) e con le Autorità Italiane preposte alla creazione dell’Istituto.

ECCO IL PROGRAMMA:


CANTIERI DIGITALI D’EUROPA/ 2021 EUROPE’S DIGITAL BUILDING SITES 2021/DIGITALE BAUSTELLEN EUROPAS 2021 /CHANTIERS DIGITAUX D’EUROPE 2021

CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE

KONFERENZ UEBER DIE ZUKUNFT EUROPAS

CONFERENCE SUR LE FUTUR DE L’EUROPE

Dibattito transnazionale su: “L’Intelligenza Artificiale nel futuro dell’ Europa”

Transnational debate on: “Artificial intelligence in the Future of Europe”

Uebernationale Debatte um: „Künstliche Intelligenz in der Zukunft Europas“

Débat transnational : « L’Intelligence artificielle dans le futur de l’ Europe

n.2

XXI SECOLO : DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA A QUELLA DELL’ IA/XXI CENTURY: FROM A DIGITAL SOCIETY TO THE AI /XXI JAHRHUNDERT: VON DER DIGITALER ZUR K.I.-GESELLSCHAFT/XXI SIÈCLE: DE LA SOCIÉTÉ NUMÉRIQUE À LA SOCIÉTÉ DE L’ IA

La controversa decisione di collocare a Torino l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ha avuto il pregio di portare allo scoperto discussioni che normalmente si svolgono all’ ombra delle cancellerie, delle segreterie di partito, delle lobbies: quelle circa gli strumenti per promuovere, orientare e controllare l’innovazione tecnologica. E’ stata comunque una vittoria della trasparenza.

Il discusso istituto è chiamato a inserirsi, con un ruolo di punta, all’interno di una vasta ragnatela di hubs tecnologici, istituiti o istituendi dagli Stati europei all’ interno di un quadro determinato dall’ Unione, per presiedere alla transizione digitale.

La necessità e l’urgenza di enti di questo tipo è confermata dal recentissimo Final Report al Presidente e al Congresso della National Security Commission on Artificial Intelligence americana, presieduta da Eric Schmidt, la quale, dopo aver affermato che occorre “buttare nel cestino” quanto fatto finora in America (almeno dalla Pubblica Amministrazione, e soprattutto delle Forze Armate) nel campo dell’ AI, indica come soluzione principe la creazione di una National Technology Foundation, che assomiglia molto alla European Technology Agency  caldeggiata dalla nostra Associazione.

Nessuno può oggi, infatti, fare a meno di organi che promuovano, coordinino, gestiscano e orientino l’innovazione digitale.

In attesa che il Governo chiarisca le proprie intenzioni circa l’Istituto assegnato a Torino, il nostro ciclo di webinar dedicato al nuovo Istituto prosegue così (nell’ ottica d’inserirsi, da un lato, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro,  di elaborare un libro bianco dedicato, nel prossimo Salone del Libro di Torino), con un nuovo incontro, focalizzato sulle basi stesse della transizione verso l’AI, partendo dalla sua natura,  per poi passare alla sua articolazione interna e ai suoi diversi campi di attuazione.

L’obiettivo è quello di far comprendere che l’Intelligenza Artificiale non è una circoscritta disciplina specialistica, bensì un intero spazio culturale, del quale non possiamo disinteressarci se vogliamo essere capaci di vivere come cittadini attivi nel  21° secolo.

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof. Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof. Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’ Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis

STATO DI ECCEZIONE VACCINALE E CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

L’emergenza sanitaria: punta dell’iceberg di una crisi globale

I protagonisti del Consiglio virtuale di ieri

Ieri e oggi si è svolto il Consiglio europeo dedicato prioritariamente al nodo dei vaccini, le cui forniture ancora arrivano a rilento nel Continente, specie in quei Paesi che più hanno puntato sul siero AstraZeneca, azienda partecipata dal Governo britannico, che sta mancando tutti gli obiettivi di consegna previsti nel contratto siglato con l’UE, mentre invece le vaccinazioni nel Regno Unito (e negli USA) procedono a tutta velocità. Il Ministro inglese della Sanità ha dichiarato in Parlamento che tutto ciò è normale, perché AstraZeneca aveva firmato con il Regno Unito un contratto in esclusiva, e l’aveva firmato prima che con la UE. Come osserva Liberoquotidiano, l’Europa , stritolata fra l’”America First” di Big Pharma e l’ “Hard Brexit” di Astra-Zeneca, rischia di divenire lo zimbello del mondo: “La portavoce del governo francese, Gabriel Attal, ha dichiarato che ‘si tratta di una situazione totalmente inaccettabile. L’Unione europea non sarà lo zimbello della vaccinazione’. A quanto pare sembra però proprio questa la figura che sta facendo a livello internazionale”. Essa infatti aveva prefinanziato la ricerca dell’ Astra Zeneca, senza avere in contropartite, né garanzie certe di fornitura, né diritti di licenza.

Il presidente del parlamento europeo David Sassoli ha esordito perciò. prima del Consiglio europeo,  affermando:“Non possiamo più essere ingenui: è il momento di applicare i principi di reciprocità e proporzionalità  prima di dare il via libera europeo alle esportazioni”. Tuttavia, questi principi, nonostante il Consiglio, non si stanno applicando, né verso gli USA, né verso il Regno Unito.

Nei lucidi  presentati da Ursula von der Leyen si poteva leggere  che:

-nel secondo trimestre, le case farmaceutiche che hanno vaccini approvati dall’EMA si sono “impegnate” a consegnare le quantità seguenti: Pfizer/BioNTech 200 mln di dosi, Moderna 35 mln, AstraZeneca 70 mln (rispetto ad un impegno da contratto più che doppio, 180 mln) e Johnson & Johnson 55 mln;

 –l’Ue ha esportato dal primo dicembre 2020 ad oggi circa 77 mln di dosi di vaccini anti-Covid verso 33 Paesi ,non solo i più bisognosi, e tutto ciò nonostante ch’essa sia in ritardo sulle vaccinazioni e che tutte le case farmaceutiche (che hanno delle controllate in Europa) siano inadempienti;

La commissione Ue  si è dichiarata poi intenzionata a proseguire per vie legali nei confronti di AstraZeneca se non otterrà risultati soddisfacenti sul rispetto del contratto per la consegna delle dosi del vaccino anti-Covid. L’UE avrà infatti tassi di vaccinazione molto inferiori all’obiettivo del 70% della popolazione adulta, che si raggiungerà, se va bene, solo tre-quattro mesi dopo gli Stati Uniti, cioè quando i vaccini USA, ormai ampiamente disponibili e non più necessari agli Americani,  potrebbero essere (finalmente) inviati agli alleati europei (e ai Paesi in via di sviluppo). Magra consolazione per un trattamento illegale da parte di Big Pharma, ma soprattutto discriminatorio da parte dell’Amministrazione Biden, che sta mantenendo il divieto assoluto di esportazione dei vaccini, decretato dall’ odiato Trump, e non mitigato neppure da esportazioni verso i Paesi in Via di Sviluppo.

E dire che questo Consiglio sarebbe stato dedicato a stringere i rapporti transatlantici e a persuadere gli Europei a fare sacrifici per la causa atlantica, come per esempio fermare il North Stream 2 (quasi completato e pagato) e il Trattato sugl’investimenti con la Cina, già concordato e attuato da quest’ultima. Tuttavia, Biden, visto che non è disponibile a concedere nulla, ha avuto il buon gusto di non chiedere nulla. Come scrive Rai 24 ore: “Gli Alleati hanno riconosciuto in Pechino un attore globale in grado di porre una sfida sistemica all’intero Occidente, ma non hanno ritenuto di doversi impegnare in bellicose dichiarazioni d’intenti, com’era probabilmente nelle aspettative del segretario di Stato americano e di tutta la nuova amministrazione Usa. Una differenza di vedute che la missione diplomatica statunitense ha appurato anche su altri due dossier molto caldi: le sfide poste dalla Russia, in particolare con il progetto di gasdotto Nord Stream 2, e la fine della missione Nato in Afghanistan.

Come commenta sempre Liberoquotidiano, “La vicenda, che per certi versi richiama la notte di Sigonella, quando Bettino Craxi aveva difeso la sovranità del territorio italiano, acclama ora una gestione simile della situazione da parte del premier Mario Draghi…Il sospetto è che i ritardi nella consegna dei dati all’Ema, prima quelli per ottenere l’approvazione del vaccino e poi quelli per la certificazione degli stabilimenti di produzione, siano in realtà una tattica per avvantaggiare il Regno Unito. Il Paese guidato da Boris Johnson ha continuato a ricevere tutte le dosi previste dal contratto firmato in casa, mentre l’Ue nei primi sei mesi del 2021 otterrà, nelle migliore delle aspettative, 180 delle 300 milioni di dosi previste.”

Soberana de Cuba, il vaccino cubano sovranista

1.Una valutazione d’insieme delle politiche sanitarie.

Nell’ anno in cui si dovrebbe aprire la Conferenza sul Futuro dell’Europa, gli Europei, che non sono riusciti a prevenire la pandemia, né con un serio protocollo “stile NCB”, come ha fatto invece la Cina, né con una politica nazionalistica sui vaccini (come stanno facendo Israele, Stati Uniti e UK), stanno ancora dibattendosi intorno alla questione di come l’Europa possa approvvigionarsi di vaccini  quando la sua industria farmaceutica dipende totalmente dal resto del mondo. Situazione che esiste, ahimé,  anche nelle comunicazioni, nell’ informatica, nella difesa, nell’energia e nell’ aerospaziale, ed è deteriore perfino a quella dell’ India, che proprie industrie nazionali in tutti questi settori. Quanto ai vaccini, pur non avendo certo le capacità produttive delle multinazionali del farmaco, l’industria cubana ha la tecnologia per sviluppare i vaccini, anche quello contro il Covid. La sperimentazione del vaccino Soberana 2 è entrata nella fase 3, ma i cubani stanno lavorando su altri 3 vaccini anticovid.

Questa situazione meriterebbe di essere affrontata di petto nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa che sta per aprirsi, con precedenza su tutte le altre, con un energico intervento pubblico, di cui invece non si vede traccia.

Ma procediamo con ordine.

L’approccio necessario per gestire le crisi pandemiche sarebbe prescritto dai protocolli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della NATO. Il primo potrebbe essere meno stringente, il secondo, invece, non potrebbe essere se non severissimo, perché un attacco “NBC” potrebbe  essere una questione di pochi minuti (l’“Hair Trigger Alert”), e, in quel caso, la reazione  dovrebb’essere immediata. Tanto Xi Jinping, quanto Macron e Conte, avevano dichiarato “Siamo in guerra”, ma solo il primo aveva  operato in modo  conseguente. Infatti, nel caso di un attacco NBC, i pieni poteri passano al Capo dello Stato, che li esercita attraverso le forze armate (cosa che finalmente Draghi ha deciso di fare dopo più di un anno dall’ inizio della pandemia, con la nomina del Generale Figliuolo). Invece, come noto, neppure la NATO si era comportata in modo coerente con le buone pratiche in campo sanitario, avviando la manovra Defender Europe 2020 proprio in concomitanza con l’inizio della pandemia,  cosa che ha portato alla maggiore sconfitta storica della NATO.

Quindi, è vero che l’ Unione Europea non ha le competenze per gestire i protocolli NBC, ma la NATO, che queste competenze le ha, eccome, si è rivelata ancor più inefficiente per il fatto che ha dovuto annullare, per la malattia dei suoi generali, le più grandi manovre della storia, che si sono concluse con un’ignominiosa ritirata.

Lo stato di emergenza lo si può gestire solo se si è preparato per tempo l’intero sistema, con la possibilità di un’estensione istantanea  delle normali strutture, da un lato, a  dei “riservisti”,  e dall’ altro a scorte di materiali e impianti industriali, che si debbono mantenere costantemente  disponibili.  Invece, durante tutta la pandemia,   non si sono riusciti a trovare, né i medici, né le mascherine, né i posti letto, anche se tutto ciò sarebbe  stato prescritto dai vari protocolli esistenti (sulla carta).

La Catalent di Anagni, dove l’Astra Zeneca tiene 30 milioni di dosi

2.La pandemia e il codice penale

Lo Spiegel ha reso noto a tutta Europa un fatto che invece viene taciuto dai media italiani: ch’ è in corso dinanzi  al Tribunale di Bergamo una “class action” di 500 parenti delle vittime contro il Governo italiano, per non aver aggiornato, fino dal 2006, gli standards di prevenzione delle epidemie. Un rapporto su quest’omissione dell’OMS era stato ritirato su pressione del nostro Governo.

Mentre si sta dunque discutendo  in tribunale  sulle responsabilità del nostro Governo per la prima ondata, intanto è già insorto un nuovo problema: neppure dopo molti mesi dall’ inizio della pandemia si sono ancora approntati i rimedi ora necessari (vale a dire una solida catena di forniture vaccinali). Anche qui è stata nominata una commissione d’inchiesta, questa volta del Parlamento Europeo.

L’aspetto più grave è  che l’industria farmaceutica europea, che, con la sola eccezione del “Vaccino di Oxford” (AstraZeneca, partecipata dal Governo inglese), non ha ancora approntato alcun prodotto concretamente utilizzabile, non ha sviluppato nessun brevetto, e, quando opera, lo fa su licenza delle controllanti anglo-americane, che dispongono a loro libito del prodotto.

Inoltre, AstraZeneca, oltre a rivelare vari aspetti dubbi dal punto di vista medico, sta tenendo comportamenti inspiegabili, come quello di stoccare di nascosto enormi quantità di dosi, fornire solo il 15% del promesso, non attivare gli stabilimenti europei, mentre non ha mancato un colpo nei rifornimenti al Regno Unito (da cui dipende). Comportamenti che rasentano gravi reati, e che dovrebbero portare normalmente alla revoca delle licenze. E, da parte del Governo inglese, rasentano il livello di un atto di guerra contro l’Europa.

Ciò deriva da una carenza ben più profonda del sistema europeo. La struttura industriale europea non è propriamente “globalizzata”: è semplicemente ancillare di quelle americana e inglese, e questo lo si è visto in tutti gli aspetti della reazione alla pandemia. D’altronde, questo è ciò che accadeva, nel COMECON, nei rapporti Unione Sovietica-satelliti, e nell’ America Latina nel Secondo Dopoguerra (secondo la “Teoria de la dependencia”).

Durante gli ultimi settantacinque anni, l’industria europea, che a suo tempo aveva presidi importantissimi in tutti i campi, non ha fatto che svuotarsi, a vantaggio di tutti gli altri Continenti (bati pensare a BMW, a Olivetti, a Minitel, al Concorde) sì che ora siamo a implorare Inghilterra, America, Russia, Cina e India di darci un po’ dei loro vaccini. Il comportamento di Big Pharma dimostra che, contrariamente a quanto sostenuto dai liberisti, non è affatto indifferente se la proprietà e il controllo delle imprese sia o meno sul nostro territorio: le controllate europee di Big Pharma non hanno alcuna autonomia, e per giunta le loro lobbies influenzano le nostre autorità, che le trattano con eccessiva accondiscendenza (garantendo alle case madri profitti inimmaginabili: vedi il caso Bourla). L’ideologia liberista e la cosiddetta “delega” all’America della funzione “difesa”ha semplicemente portato allo smantellamento delle imprese strategiche degli Stati Membri, senza sostituirle con dei “campioni europei”, lasciandole migrare verso gli USA, dove il loro sostegno da parte dello Stato si basa sul colossale bilancio della Difesa, finanziato con i “tributi” degli alleati.

Gli Stati Membri avevano conferito l’anno scorso alla Commissione un mandato (per altro molto debole)  relativo all’ acquisto dei vaccini, e, a sua volta, la Commissione aveva fatto affidamento, assurdamente, su qualche scarsa impresa farmaceutica europea (come CureVac e Sanofi, che non sono riuscite a produrre alcun vaccino), e soprattutto su quelle americane e inglesi (che potevano fruire, da un lato, della ricerca batteriologica militare, e dall’ altro, dell’influenza finanziaria e lobbistica di “benefattori” come Bill Gates).

La Commissione (e gli Stati membri) hanno negoziato in uno spirito di sudditanza contratti iniqui, che oggi non hanno il coraggio d’ impugnare in giudizio, neppure dopo le ingiunzioni di Italia e Germania, e nemmeno di mostrare; stanno ancora accettando che, in violazione di tali contratti, le case farmaceutiche dirottino il grosso della produzione in America (da cui esiste un divieto di esportazione), in Inghilterra, in Israele, nell’ Anglosfera e nelle monarchie del Golfo, e, questo, nonostante che esistano precisi strumenti comunitari per bloccare queste esportazioni, che Draghi chiede inutilmente di attuare. Qualcuno dovrebbe dimostrarci anche che i nuovi contratti che si stanno stipulando non contengano le stesse clausole vessatorie del contratto AstraZeneca (carattere facoltativo degli impegni di fornitura, divieto di fabbricazione sul territorio, esclusione della responsabilità).E qualcuno dovrebbe anche spiegarci perchè non si possano applicare le altre norme di emergenza, come la sospensione dei brevetti chiesta dai Paesi in Via di Sviluppo, o le licenze obbligatorie previste dal diritto brevettuale, e, anzi, si siano addirittura edulcorate, dopo l’intervento italiano, le regole del Nuovo Meccanismo di Controllo. Solo l’Italia ha vietato, provocatoriamente, una singola esportazione (probabilmente perché già conscia dell’enorme stoccaggio clandestino  in corso ad Anagni) prima dell’ ammorbidimento delle regole, mentre tutti gli altri Stati membri hanno permesso (e continuano a permettere) di esportare dall’ Europa milioni e milioni di dosi prodotte dalle filiali europee delle multinazionali, secondo l’arbitrio di queste ultime, in spregio ai contratti e alla situazione di emergenza. Tali esportazioni stanno continuando indisturbate. Per tentare attuare il divieto generalizzato previsto nelle nuove norme europee e ribadito dalla Commissione e dal Consiglio occorre, ora addirittura creare quel novello  “Asse Roma-Berlino” che Draghi sta promuovendo, per forzare tutti a un atteggiamento più assertivo.

L’EMA, (che aveva autorizzato da mesi l’Astra Zeneca, non ancora autorizzata in America, e che tanti problemi sta avendo ancor ora), di converso sta boicottando fino a quando può lo Sputnik V russo, utilizzato da tempo in 40 Paesi in tutto il mondo, compresi l’Ungheria e San Marino, mentre la comunità scientifica e l’industria farmaceutica,  in Germania e in Italia, non vedono l’ora di poterlo importare. Si lascia trapelare, neppure troppo velatamente, che l’obiettivo è evitare di far fare una “bella figura” alla Russia, mentre l’America e l’Inghilterra ci stanno negando i loro vaccini, e perfino le licenze per fabbricarli, provocando morti e perdite economiche.

La Landesgemeinde di Appenzell/Inner Rhoden, il solo esempio sopravvissuto di democrazia diretta degli antichi Indoeuropei.

3.Discutere di sovranità alla Conferenza sul futuro dell’ Europa

Solo adesso Breton e Giorgetti stanno lavorando per reperire stabilimenti convertibili a produzioni su licenza di imprese extraeuropee, che invece avrebbero dovuto esistere anch’essi da un anno. Purtroppo infatti , molti Paesi europei, e ,”in primis” l’Italia, avevano smantellato a tal punto le loro tradizionali strutture farmaceutiche (basti pensare alla Sclavo e agli stessi laboratori dell’ Esercito), che una produzione autonoma sarebbe oggi impensabile.Questo smantellamento è stato un esempio di assenza di volontà autonoma europea, mentre le industrie farmaceutiche erano, e sono ancora, un possibile candidato per un “campione europeo”.

Nessuno  ricorda la definizione di Carl Schmitt, “Sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione”. Orbene, lo “stato di eccezione” è proprio ciò su cui il sistema europeo è inidoneo a decidere, come dimostrano i fatti di quest’anno. Il che è gravissimo proprio in un momento in cui spirano venti di guerra fra le Grandi potenze, e, come ha detto Blinken, l’Europa è ancora libera di non scegliere. La capacità di gestire lo Stato d’Eccezione è infatti fondamentale per salvaguardare la vita dei cittadini europei in una situazione di conflitto.

Tutto questo accade, certamente, secondo il tradizionale insegnamento federalista, perché l’ Europa non è uno Stato, non diciamo forte, non diciamo unitario, ma, almeno, federale. Quindi, come scrive Davide Nava su “L’Unità Europea”, “La risposta imperfetta della Commisdsione e degli Stati membri è forse il massimo che si può pretendere allo stato attuale di questa Unione Europea”.Ma anche per una totale deformazione culturale, in base alla quale si è negata nei fatti l’identità europea, si sono confuse dilettantescamente le competenze di Chiesa e Stato, si è battezzata “democrazia” l’anarchia istituzionalizzata (per esempio degli Enti locali italiani e tedeschi), lasciando il campo aperto un po’ a tutti, le sette, le Chiese, le lobbies, le potenze estere, le multinazionali, i servizi segreti, le corporazioni, gli Enti locali, tranne che all’intelligencija europeista, ai campioni europei e ai cittadini. Cosicché siamo stati soggetti, su una vicenda da cui dipende la sopravvivenza fisica dei nostri popoli, ai diktat di Trump e di Biden, al narcisismo dei virologhi, all’arroganza del Big Pharma, alla demagogia dei populisti, al protagonismo dei capipopolo,  degli affaristi  locali e dei media. Giunge ora la notizia che, dopo un gran discutere di competenze regionali, nazionali ed europee, la Campania ha appena stipulato un contratto di acquisto dello Sputnik. Se può la Campania, non si capisce perchè non lo possa l ‘Unione.

Nel frattempo, ci è voluto più di un anno per varare un piano di rilancio economico che ha meno risorse di quelle che avrebbe dovuto mobilitare un normale Quadro Pluriennale 2021 (e non è ancora operativo), che è infinitamente inferiore a quello americano e agli stessi progetti cinesi varati prima della pandemia (che lì non c’è mai stata), e che, comunque, non affronta in alcun modo i temi di fondo che i Parlamenti americano e tedesco hanno appena affrontato. Non  basta, infatti, ripristinare la (catastrofica) situazione precedente alla pandemia, bensì occorre “ripartire da 0”, come il Rapporto Schmidt invita l’ America a fare, partendo da un “Consiglio della Competitività Tecnologica”, che sia umanamente, culturalmente, giuridicamente, economicamente e professionalmente,  attrezzato a gestire unitariamente le emergenze di oggi: sanitaria, digitale, di sicurezza.

Il Consiglio della Competitività  Tecnologica proposto dal Congresso corrisponde a quello che noi chiamiamo “European Technology Agency”. Vorremmo vedere come si potrà negarne l’utilità ora che il presidente della più importante società informatica del mondo è riuscito farlo approvare, in veste di presidente di una commissione parlamentare speciale, dal Congresso degli Stati Uniti, proponendolo al Presidente degli Stati Uniti.

Non per nulla Manon Aubry, che tanto violentemente ha attaccato la gestione europea della pandemia, e sta promuovendo una commissione d’inchiesta sui vaccini, si mostra sconcertata per il senso d’impotenza che traspare dall’atteggiamento della Commissione. Tutti tendono a vedere tale impotenza come un fatto puramente giuridico: l’Unione non ha certe competenze giuridiche in campo sanitario, che invece avrebbe se vi fosse la mitica costituzione federale. Questo  giudizio è irrealistico. Spesso, gli organi esecutivi dello Stato non hanno certi poteri, ma, di fatto, se li prendono quando ciò si rivela indispensabile: la “costituzione materiale” è sempre diversa dalla “costituzione formale”. Basta vedere come si comportano, nei casi di guerra, i presidenti americani. Intanto, per le enormi lacune che esistono in tutte le leggi costituzionali; poi, perché leaders carismatici riescono ad ottenere la compliance alle loro esortazioni senza dover ricorrere ai carabinieri, né ai colpi di Stato. E, infine, perché tutte le rivoluzioni (e noi andiamo conclamando che quella federale europea è una rivoluzione), non sono, né balli di gala, né passeggiate nel parco.  Ciò era scritto pure nel Manifesto di Ventotene (ma non era poi stato fatto).

La realtà è che l’ideologia “mainstream” nega agli Europei il diritto di essere assertivi, e per questo non emerge quello che Giscard d’ Estaing chiamava “l’Europe Puissance”.

Ciò si traduce, sul piano costituzionalistico, nella la confusione fra Europa, Unione Europea, Federazione, Confederazione e Stato Unitario è totale. Il ministro Orlando ha affermato, a proposito dei vaccini: “la guerra non si può fare in modo federale”. Ma allora, gli Stati Uniti, che sono una federazione, come hanno fatto a condurre continue guerre da 300 anni a questa parte: indiana, d’ indipendenza, contro il Messico, civile, contro i Mormoni, contro la Spagna, contro gl’insorti filippini, le Guerre Mondiali, di Corea, del Vietnam, del Golfo, dell’Afganistan…

Ciò detto, per ovviare a situazioni come quella attuale, la capacità decisionale del vertice europeo va ovviamente comunque incrementata, con un mix d’interventi culturali, politici e legislativi.

Dal punto di vista culturale, occorre eliminare i diversi tabù che offuscano l’identità europea (alimentati dall’ignoranza -cfr. Tinagli e Iacci– dalla “Cancel Culture” e dalle leggi memoriali-cfr. Nora-Chadernagor-), e paralizzano i comportamenti dei vertici. Occorre riconoscere coraggiosamente come parte della nostra identità periodi e fenomeni pudicamente sottaciuti: la preistoria, la kalokagathìa,  le lingue classiche, il “barbaricum”, il “kathèchon”, l’ Euro-Islam, i progetti europei premoderni, Leibniz, Voltaire, Nietzsche, la psicanalisi, Coudenhove-Kalergi, gli eurasiatisti, Galimberti, il postumanesimo e transumanesimo…

Dal punto di vista politico, va consolidata l’idea di un Movimento che riunisca tutte le tendenze che vogliono rafforzare l’Europa, senza, né discriminazioni, né subalternità verso i partiti o verso le istituzioni, così come Gandhi si poneva nei confronti del Congresso e dei partiti che lo componevano.

Dal punto di vista istituzionale, occorre rafforzare la collegialità delle posizioni apicali, una costituzione leggera ma efficiente, una legge europea sullo Stato di Eccezione, un’Intelligence e un cyber-esercito europei, un’Accademia Militare e un’Agenzia Europea delle Tecnologie (sul modello della proposta Schmidt al Congresso e al Presidente americani). Occorre creare e rafforzare in tutti i campi una base industriale comune sui modelli di Airbus, Arianespace, Galileo e Gaia-X.

Il tutto, in un momento di estrema ebollizione degli equilibri mondiali, in cui l’ Europa funge più che mai da “vaso di coccio” negli scontri fra grandi potenze, e comunque la sua ambizione di costituire il “Trendsetter del Dibattito Mondiale” risulta smentita dagli atteggiamenti ondivaghi di Stati Membri e Istituzioni.

Tutti questi punti dovrebbero essere discussi nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa che è stata lanciata il 10 Marzo, la cui agenda non potrà certo costituire un’esaltazione dello status quo, così poco apprezzato, non solo dai cittadini europei, ma perfino dai movimenti europeisti, dall’ accademia e dai governi nazionali, bensì una riflessione lucida sugli errori commessi, e una spinta verso il rinnovamento.