CANTIERI D’EUROPA DIGITALI 2021

L’istituto  Italiano per l’ Intelligenza Artificiale nello scenario mondiale

Si è svolto venerdì 19 il previsto webinar, avente l’obiettivo primario di avviare un rapporto fra il pubblico del Nord Ovest e la Commissione Speciale per l’Intelligenza Artificiale (AIDA), recentemente creata del Parlamento Europeo, per chiarire al pubblico il ruolo della Commissione nelle politiche europee del digitale, e scambiare dei punti di vista circa il  ruolo stesso che istituti come quello di Torino possono e debbono svolgere all’ interno di esse.

1.La Strategia Nazionale dell’Intelligenza Artificiale

Nel corso del 2020,  l’Italia ha maturato, in modo autonomo ma coordinato con l’Unione, una politica del digitale, che dovrebbe avvalersi anche delle opportunità offerte dal Recovery Fund/Next Generation e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sembra sia stata inserita-.

L’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, che dovrebbe aver sede a Torino, costituisce un elemento di questa recente tendenza, che prende le mosse dall’”acquis” europeo circa i più recenti sviluppi delle nuove tecnologie. Come noto, la decisione iniziale, di creare l’Istituto come raccomandato dal Gruppo di Esperti, era stata assunta nel Settembre 2020 dal Governo Conte. Tuttavia, con le tempestose vicende che hanno caratterizzato il Governo italiano e le incertezze che ancora gravano sul PNRR, non è chiaro se lo si voglia realizzare davvero ancora, quando e come.

Per questo, un incontro fra la politica, europea e nazionale, e la società civile del territorio, è fondamentale per mantenere un adeguato livello di consapevolezza e di mobilitazione intorno a questo importante progetto.

La nostra Associazione sta dedicando da anni le sue principali cure alla definizione delle politiche del digitale, giacché è convinta che il XXI Secolo sia caratterizzato proprio dall’ utilizzo dell’ Intelligenza Artificiale in tutte le aree più strategiche della vita umana, dal mantenimento della pace, alla gestione della conoscenza, all’ ordine pubblico, alla finanza, alle professioni, all’economia…, come è stato illustrato dai singoli relatori.

2.Un “Trendsetter del Dibattito Mondiale”

Nel presentare il suo sempre più corposo pacchetto di politiche digitali, la Commissione si è data l’ambizioso obiettivo di qualificarsi quale “Trendsetter del dibattito mondiale”, in pratica impegnandosi, non solo a entrare con decisione nel dialogo internazionale sulla tecnica, ma anche a proporre un proprio modello, approfondito e convincente. Nella prospettiva della prossima Conferenza sul Futuro dell’Europa, si va ripetendo che occorre stimolare la partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche -in questo caso, la digitalizzazione, vero motore di questo secolo e una delle priorità dell’Unione-

Quale migliore campo sperimentale di questo vasto programma, se non la creazione di un’Istituzione, come l’Istituto, con potenzialità epocali, anche in considerazione dell’assenza, per ora, d’istituti comparabili nel resto d’ Europa?

Il presente ciclo, che, in attesa che l’uscita dalla pandemia renda nuovamente possibile un Salone del Libro in presenza, inaugura le attività dei “Cantieri Digitali d’ Europa 2021”, si  articola in una serie d’incontri, destinati a focalizzare i vari aspetti della questione: le politiche europee in materia di digitale e d’ intelligenza artificiale; le esperienze di altri Paesi; l’intelligenza artificiale nella cultura e nelle politiche sociali; la posizione dell’ Istituto fra gli hubs tecnologici; l’Istituto fra il territorio e i campioni europei.

Hanno parlato il Prof. Pier Virgilio Dastoli, Presidente della Commissione del Movimento Europeo Italia,la coordinatrice del PPE nell’ AIDA, l’ on.le Eva Maydell, On.le Brando Benifei, Capodelegazione PD al Parlamento europeo, relatore della Commissione AIDA per il Gruppo dei Socialisti, l’Onorevole Alessandra Basso, membro dell’AIDA (Identità e Democrazia), l’onorevole Sabrina Pignedoli, membro supplente dell’AIDA (Movimento 5 Stelle), Don Luca Peyron, Docente di teologia all’ Università Cattolica di Milano, Massimiliano Cipolletta, Vice-Presidente  di Confindustria Piemonte, l’Avvocato Fabrizio Lala, Studio Jacobacci & Partner e il Prof. Markus Krienke, Professore ordinario di Filosofia moderna ed Etica sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano e Direttore della Cattedra Rosmini.

I filmati saranno disponibili su You Tube nei prossimi giorni.

Il 21 marzo (due giorni dopo il nostro webinar) su La Stampa era comparso un articolo a firma Diego Longhin,che dimostrava l’utilità e l’urgenza della nostra iniziativa. Infatti, l’articolista registra che, come detto nel nostro convegno, “Da settembre a oggi nessun passo avanti. E c’è chi a Torino sospetta che l’istituto per l’ intelligenza artificiale, nel passaggio tra un governo e l’ altro e tra una maggioranza e l’altra, possa essere messo a rischio. Nessuno a Roma si è rimangiato l’impegno preso dal Conte  bis il 4 settembre dello scorso anno, quando ha deciso di candidare Milano come futura sede del Tribunale dei brevetti europei, dando però a Torino la sede dell’ I3A”

Da allora, si è scatenata una ridda di prese di posizione del mondo politico e imprenditoriale piemontese, finché, il 23, è arrivata una dichiarazione rassicurante del Sottosegretario Castelli. E’comunque necessario restare vigilanti, e seguire passo passo l’evoluzione del progetto.

Kamala Harris,la vice-presidente degli USA indicata dalla commissione Schmidt quale organo direttivo
del Consiglio per la Competitività Tecnologica, è molto vicina ai GAFAM

3.Le attività dei Parlamenti

Nel frattempo, si accavallano  nel mondo iniziative volte ad organizzare i singoli Paesi per fare fronte alle sfide dell’AI.

Mentre a Strasburgo ha appeno preso il via l’attività dell’AIDA, prima il Bundestag, e, poi, il Congresso americano, hanno elaborato complessi programmi operativi, volti letteralmente a rivoluzionare le attività delle Pubbliche Amministrazioni per adeguarli alla transizione digitale,  programmi molto più  radicali di quanto lascino trapelare i documenti dell’ Unione.

I documenti de Congresso e del Bundestag si differenziano poi per essere, come prevedibile, l’uno, focalizzato sugli aspetti militari, l’altro su quelli civili.

Il rapporto della National Security Commission, firmato significativamente da Eric Schmidt,  amministratore delegato di Google dal 2001 al 2011 e da allora presidente del consiglio di amministrazione. Nel 2013, con Jared Cohen , aveva  scritto il saggio: La nuova era digitale. La sfida del futuro per cittadini, imprese e nazioni..

Il rapporto al Congresso Americano costituisce la materializzazione del progetto espresso dai due managers 18 anni fa, secondo il quale Google ambiva a sostituire la Lockheed nel guidare l’ America alla conquista del mondo. Il rapporto è ispirato ad una visione ancor più aggressiva di quella del libro, atta a confermare le previsioni circa il futuro del Complesso Informatico-Militare di due classici del pensiero strategico: “La Guerra al tempo delle macchine intelligenti” e “Guerra senza Limiti”.

Il lavoro della commissione americana parte dall’idea che l’America (sostanzialmente a causa dell’ ideologia liberista) sia rimasta indietro rispetto alla Cina sotto molti aspetti, ma soprattutto per ciò che riguarda il settore digitale. Soprattutto, la Cina si è data una serie di programmi, in particolare “l’Unione del Civile e del Militare”, che le permetteranno  di divenire,  secondo quanto previsto, nel giro di pochi lustri, la prima potenza mondiale  nell’ industria digitale . Orbene, come ha affermato in passato il Presidente Putin, “chi controlla l’intelligenza artificiale controlla il mondo”.

L’idea di Schmidt è che, per questo motivo, l’America deve avviare una mobilitazione generale sotto la guida di Google:The NSCAI Final Report presents an integrated national strategy to reorganize the government, reorient the nation, and rally our closest allies and partners to defend and compete in the coming era of AI-accelerated competition and conflict”.

Mettendo in pratica le idee di De Landa e degli ufficiali cinesi, Schmidt, in quanto organo apicale dell’impresa centrale del complesso informatico-militare americano, si muove oggi, verso i legislatori, per prescrivere una riforma complessiva del sistema americano, avente come base non più la politica, né la tecnologia, bensì la cyberguerra:“In addition to AI’s narrow national security and defense applications, AI is the fulcrum of a broader technology competition in the world. AI will be leveraged to advance all dimensions of national power, from healthcare to food production to environmental sustainability. The successful adoption of AI in adjacent fields and technologies will drive economies, shape societies, and determine which states exert influence and exercise power in the world resources, commercial might, talent pool, and innovation ecosystem to lead the world in AI.”

Come prima mossa, la commissione suggerisce d’ istituire, accanto a un National Security Council sotto la guida della Vice-Presidente“to build a strategy that accounts for the complex security, economic, and scientific challenges of AI and its associated technologies.”Guarda caso, quello che noi propugnavamo per l’ Europa da un anno, la “European Technology Agency”.

Ed, esattamente sulla stessa linea d’onda la Commissione continua con un progetto iconoclastico, “We need to build entirely new talent pipelines from scratch. Academy and civilian National Reserve to grow tech talent with the same seriousness of purpose that we grow military “.

In netta competizione con il documento del Congresso, quello del Bundestag afferma che “la Germania e l’ Europa devono assumere un ruolo di leadership nello sviluppo e uso di questa fondamentale tecnologia.”, invocando la “Sovranità tecnologica europea” cara a Macron e trattata dal Rapporto Longue del Senato francese.

ALLE 15,00 INCOMINCIA IL WEBINAR

                

L’ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

NELLE STRATEGIE DIGITALI  DELLA UE

CREDENZIALI:

Con You Tube: https://www.youtube.com/channel/UCoeLkH5oIh4Ewt_Hu1-huJA

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Per qualunque problema telefonare a 011/6690004 oppure 3357761536

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RECALL: DOMANI, 19 MARZO, WEBINAR SU ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Associazione Culturale Diàlexis

     Webinar del 19 marzo 2021 

L’ISTITUTO ITALIANO PER

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLE STRATEGIE DIGITALI  DELLA UE

Il webinar ha l’obiettivo di avviare un rapporto fra il pubblico del Nord Ovest e la Commissione Speciale per l’Intelligenza Artificiale (AIDA), recentemente creata dal Parlamento Europeo, per chiarirsi e scambiare punti di vista circa il ruolo che realtà come il previsto Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale di Torino possono e debbono svolgere all’ interno di esse.

Verranno affrontati i nodi essenziali per lo svolgimento dei compiti dell’Istituto, come il necessario equilibrio fra aspetti etico-politici e scientifico-tecnologici, e i rapporti con le diverse Istituzioni e Autorità.

15,00: Prof. Pier Virgilio Dastoli, Presidente della Commissione del Movimento Europeo in Italia; Saluto del Movimento

15,10 On.le Eva Maydell, Presidentessa del Movimento Europeo e coordinatrice della Commissione speciale AIDA del Parlamento Europeo: “Una visione europea delle strategie dell’Intelligenza Artificiale

15.25 On.le Brando Benifei, Capodelegazione PD al Parlamento europeo, relatore della Commissione AIDA per il Gruppo dei Socialisti e Democratici: Il lavoro dell’AIDA sull’intelligenza artificiale, fra il Recovery Plan e le ricadute sul territorio” 

15,45 On.le Alessandra Basso, membro dell’AIDA (Identità e Democrazia):

“Utilizzi dell’intelligenza artificiale: divari di genere, disabilità, medicina e trasporti”.

16,00 On.le Sabrina Pignedoli, membro supplente dell’AIDA (Movimento 5 Stelle):

“IA e criminalità, la sfida europea”

16,20 Don Luca Peyron, Docente di teologia all’ Università Cattolica di Milano; Coordina il Servizio per l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino; è il primo promotore della candidatura di Torino: “L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale: a che punto siamo e come lo vogliamo?”

16,40 Massimiliano Cipolletta, Delegato Confindustria Piemonte all’ Intelligenza Artificiale:”L’Istituto Italiano per L’intelligenza Artificiale: La prospettiva concreta delle imprese in un ecosistema digitale competitivo”

17,00 Avvocato Fabrizio Lala, Studio Jacobacci & Partner:” L’Intelligenza Artificiale e il diritto: un nuovo orizzonte di attività e di studio”

17,20 Prof. Markus Krienke, Professore ordinario di Filosofia moderna ed Etica sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano e Direttore della Cattedra Rosmini: “Un punto di vista comparato”

17,40 Domande e Interventi7

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis e autore del libro “European Technology Agency, A Sovereign Digital Ecosystem

Questo webinar sarà il primo di una serie di dibattiti a distanza sull’ “Intelligenza Artificiale nel futuro dell’Europa”, che s’ inseriranno, come contributi dell’Associazione Culturale Diàlexis e del  Movimento Europeo, nella Conferenza sul  Futuro dell’Europa.

Le credenziali:

Qui i link per seguire la diretta Live:

-Su  Facebook: https://www.facebook.com/RinascimentoEU 

-Su Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCoeLkH5oIh4Ewt_Hu1-huJA

Le domande ai relatori potranno essere formulate attraverso la funzione “chat”, nel corso della giornata, possibilmente indicando il destinatario specifico, e verranno considerate  quando possibile.

Per qualunque problema, telefonare ai seguenti numeri:

0116690004                                                                                       3357761536

CANTIERI D’ EUROPA DIGITALI 2021

Space Rider, il primo mini-shuttle europeo, prodotto Avio e Thales Alenia Space Italia:
Torino e l’Italia da sempre all’ avanguardia nelle nuove tecnologie

Webinar di venerdi 19 Marzo

Le credenziali:

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Su Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCoeLkH5oIh4Ewt_Hu1-huJA 

Il programma:

Associazione Culturale Diàlexis

                     Webinar del 19/3/2021 

L’ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLE STRATEGIE DIGITALI  DELLA UE

Il presente webinar ha l’obiettivo primario di avviare un rapporto fra il pubblico del Nord Ovest e la Commissione Speciale per l’Intelligenza Artificiale (AIDA), recentemente creata dal Parlamento Europeo, per chiarire al pubblico del Nord-Ovest, in un’ottica bipartisan, il ruolo della Commissione AIDA nelle politiche europee del digitale, e scambiare punti di vista circa il ruolo che istituti come quello di Torino possono e debbono svolgere all’ interno di esse.

Verranno affrontati i nodi essenziali per lo svolgimento dei compiti dell’Istituto, come il necessario equilibrio fra aspetti etico-politici e scientifico-tecnologici, e i rapporti con le diverse Istituzioni e Autorità.

Ore 15,00: Prof. Pier Virgilio Dastoli, Presidente della Commissione del Movimento Europeo in Italia; Saluto del Movimento

Ore 15,20 On.le Eva Maydell, Presidentessa del Movimento Europeo e coordinatrice della Commissione speciale AIDA del Parlamento Europeo: “Una visione europea delle strategie dell’Intelligenza Artificiale

Ore 15.40-16,40 Panel: On.le Brando Benifei, Capodelegazione PD al Parlamento europeo, relatore della Commissione AIDA per il Gruppo dei Socialisti e Democratici; On.le Alessandra Basso, membro dell’AIDA (Identità e Democrazia); On.le Sabrina Pignedoli, membro supplente dell’AIDA (Movimento 5 Stelle)

16,40 Don Luca Peyron, Docente di teologia all’ Università Cattolica di Milano; Coordina il Servizio per l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino; è il primo promotore della candidatura di Torino: “L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale: a che punto siamo e come lo vogliamo?”

Ore 17,00 Avvocato Fabrizio Lala, Studio Jacobacci & Partner:” L’Intelligenza Artificiale e il diritto: un nuovo orizzonte di attività e di studio”.

Ore 17,20 Prof. Markus Krienke, Professore ordinario di Filosofia moderna ed Etica sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano e Direttore della Cattedra Rosmini: “Un punto di vista comparato”.

Ore  17,40 Domande e Interventi

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis e autore del libro “European Technology Agency, A Sovereign Digital Ecosystem”.

Segnaleremo ulteriori interventi appena saranno confermati.

Questo webinar sarà il primo di una serie di dibattiti a distanza sull’ “Intelligenza Artificiale nel futuro dell’Europa”, che s’ inseriranno, come contributi dell’Associazione Culturale Diàlexis e del  Movimento Europeo per la Conferenza sul  Futuro dell’Europa.

SAVE THE DATE: Venerdì 19 marzo 2021

L’ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLE STRATEGIE DIGITALI  DELLA UE

Nell’attesa che ridivenga possibile realizzare manifestazioni in presenza, e, soprattutto, che si tenga un vero Salone del Libro, l’Associazione Culturale Diàlexis prosegue con le sue manifestazioni a distanza.

Abbiamo già tenuto, il 9 maggio2020, un dibattito sull’ Europa e le sue nazioni, poi un primo incontro con Don Luca Peyron sull’ Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino e, infine, un dibattito sul nuovo trattato euro-cinese sugli investimenti. Fra breve, commemoreremo nuovamente il 9 maggio.

Il  19 marzo, sarà una data importante perché realizzeremo, su suggerimento del Presidente Sassoli, un incontro fra la Commissione del Parlamento Europeo per l’ Intelligenza Artificiale (AIDA) e la società civile torinese, per fare il punto sull’ iter costitutivo del nuovo Istituto, che può rappresentare, se ben impostato, il punto di partenza della rinascita del nostro territorio, in crisi da almeno 30 anni, ma addirittura dell’ Europa intera, visti gli sforzi inauditi che tutti i Paesi del mondo stanno effettuando in questo momento per arrivare primi nella corsa  verso l’ AI.

Stiamo pubblicando un “Libro Bianco” che verrà pubblicato al più presto per permettere al Governo di tenerne conto nell’attuazione del PNRR. Successivamente, organizzeremo una serie d’incontri sullo stesso argomento:

CANTIERI D’EUROPA DIGITALI 2021

L’istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale: Un’occasione da non perdere.

19 marzo 2021, ore 15,00

Vi invieremo le credenziali

Nel corso del 2020, è maturata in Italia, in modo autonomo ma coordinato con l’Unione, una politica del digitale, che dovrebbe avvalersi anche delle opportunità offerte dal Recovery Fund/Next Generation e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza -. L’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, con sede a Torino, s’inserirà in questa recente tendenza, che prende le mosse dall’”acquis” europeo circa i più recenti sviluppi delle nuove tecnologie.

Nel presentare il suo sempre più corposo pacchetto di politiche digitali, la Commissione si è data l’ambiziosissimo obiettivo di qualificarsi quale “Trendsetter del dibattito mondiale”, in pratica impegnandosi, non solo ad entrare con decisione nel dialogo internazionale sulla tecnica, ma anche a proporre un proprio modello, approfondito e convincente.

Nella prospettiva della prossima Conferenza sul Futuro dell’Europa, si va ripetendo incessantemente che occorre stimolare la partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche -in questo caso, la digitalizzazione, vero motore di questo secolo e una delle priorità dell’Unione-. Quale migliore campo sperimentale di questo vasto programma se non la creazione di un’Istituzione, come l’Istituto, con potenzialità epocali, anche in considerazione dell’assenza, per ora, d’istituti comparabili nel resto d’ Europa?

Nel fare ciò, i cittadini (e, in primis, la società civile torinese) avrebbero un’occasione unica per proporre alle Istituzioni una propria visione a tutto tondo del futuro digitale. Non si tratta solo di ripetere, come si è fatto fino ad ora, che si tratta di un’ottima opportunità per Torino e il Piemonte, drammaticamente provati dalla crisi delle industrie e delle culture tradizionali, dalla delocalizzazione verso altri continenti, dalla crisi demografica e, da ultimo, dal Covid-19. S’impone innanzitutto un serio dibattito sul significato, per l’Europa e per l’Italia, della rivoluzione digitale, come pure sulle future vocazioni del Nord-Ovest nel nuovo scenario culturale, geopolitico ed economico.

Torino ha un’ottima occasione per proporsi come punto d’incontro di questo percorso di dibattito e di studio, di proposizione e di progettazione, di ricerca e d’ imprenditorialità, apportando un patrimonio di esperienze alle Autorità chiamate a definire governance e progetti del nuovo Istituto.

Il presente ciclo, che, in attesa che l’uscita dalla pandemia renda nuovamente possibile il Salone del Libro in presenza, inaugura le attività dei “Cantieri Digitali d’ Europa 2021”, si  articolerà in una serie d’incontri, destinati a focalizzare i vari aspetti del problema: le politiche europee in materia di digitale e d’ intelligenza artificiale; le esperienze di altri Paesi; l’intelligenza artificiale nella cultura e nelle politiche sociali; la posizione dell’ Istituto fra gli hubs tecnologici; l’Istituto fra il territorio e i campioni europei.

Il primo incontro, che, dedicato specificatamente all’Istituto, mirerà ad inquadrarlo sinteticamente nelle politiche europee del digitale, e, in particolare, nella strategia per l’intelligenza artificiale, si svolgerà il 19 marzo.

BANCHE D’AFFARI, AUDITORS, STUDI ASSOCIATI, PIATTAFORME:

Perchè in Europa non ci sono?

Fino dal 2014 chiedevamo a Juncker di affrontare questo problema

Lo scandalo del PNRR gestito (o comunque supportato) dalla McKinsey apre uno spiraglio sul fenomeno, fondamentale nella geopolitica del potere mondiale, delle multinazionali americane dei servizi.

Perché, come riferivamo nella precedente newsletter, molti politici hanno protestato contro la decisione del ministero dell’Economia di avvalersi di una delle più prestigiose società di consulenza per finire il lavoro sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)?

Formalmente, è tutto corretto, e anche l’esecutivo Conte e governi precedenti  si sono avvalsi delle capacità di McKinsey e dei suoi concorrenti in questi anni. Ma è il prezzo irrisorio di questa consulenza a far capire che i piani del contractor (e del Ministero dell’ Economia e della Finanza) potrebbero essere diversi rispetto a quelli dell’incarico (conferito senza gara dal Ministero). E questo può costituire un problema per gl’ interessi nazionali, perché, grazie a questa procedura, McKinsey mette le mani sulle più sensibili decisioni di politica economica dell’ Italia ( e dell’ Europa) per i prossimi anni.

Radio Popolare ha definito la  MacKinsey “una specie di governo parallelo”.Le sue consulenze spaziano in molti campi dell’economia e della gestione delle risorse e sfociano poi, di fatto, in scelte politiche. Un esempio: quando era alla Casa Bianca, Trump la chiamò per ottimizzare le espulsioni dei migranti. La radio racconta poi della multa milionaria pagata alle autorità americane per il suo ruolo nello scandalo degli oppiacei: aveva consigliato alle industrie farmaceutiche una campagna molto aggressiva di vendita di prodotti rivelatisi poi dannosi per la salute.

Secondo quanto scrive Carlo Di Foggia, ci sono anche altri colossi del settore della consulenza al lavoro sul Recovery Plan e, soprattutto, alcuni sono stati coinvolti anche  dal Governo Conte (tra l’altro sul “Decreto Ristori”. Repubblica  afferma che il contratto tra la società e il ministero dell’Economia è stato firmato nei giorni scorsi per accelerare la riscrittura del piano italiano, colmando  i ritardi accumulati nei mesi scorsi. E aggiunge che “dalla consulenza McKinsey dovrebbe ricevere soltanto una sorta di rimborso spese. Ma i ritorni per la multinazionale potrebbero esserci a valle dell’operazione, quando bisognerà mettere a terra tutti i progetti approvati”.

Il MEF ha puntualizzato con un comunicato che “la governance del PNRR italiano è in capo alle Amministrazioni competenti e alle strutture del MEF che si avvalgono di personale interno degli uffici” e quindi che McKinsey non è coinvolta nella definizione dei progetti, i cui aspetti decisionali “restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia”. La stessa McKinsey però ha ammesso  di lavorare “all’elaborazione di uno studio sui piani nazionali ‘Next Generation’ già predisposti dagli altri paesi dell’Unione Europea e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano”. Quindi, il collegamento fra l’ Italia e gli altri Stati Membri non lo tiene la Commissione, bensì la McKinsey. Il contratto – ha comunicato il Ministero – “ha un valore di 25mila euro +IVA ed è stato affidato ai sensi dell’art. 36, comma 2, del Codice degli Appalti, ovvero dei cosiddetti contratti diretti ‘sotto soglia’”. Quindi, senza gara e senza consultare concorrenti (e questo spiega il suo modico valore).

In Polonia, le società di consulenza si erano installate nel Ministero del Tesoro

1.Le società di consulenza nella storia europea

Questo ruolo delle società di consulenza americane è stato determinante in tutta la storia contemporanea. Intanto, tutte le società automobilistiche europee hanno costruito i loro primi grandi stabilimenti sulla base di consulenze di società americane, come certificato dalla domanda di licenza edilizia presentata per la FIAT dall’ Ing. Mattè Trucco all’Ufficio Tecnico Comunale di Torino sotto la dicitura: “stabilimento secondo il modello americano”.

La moda del fumo per le donne fu avviata, come noto, in seguito ad un’operazione montata, per la Philip Morris, dal consulente Barneis, con una manifestazione di donne fumatrici e  lo slogan: “le fiaccole della libertà”.

Un grande sviluppo delle società di consulenza americane in Europa si era verificato come effetto del Piano Marshall, che aveva, fra gli altri obiettivi, quello di fare, degli Stati Uniti, la “società di riferimento” per gli Europei.

Le società di  consulenza hanno così svolto un ruolo fondamentale nel trasmettere modelli e valori americani. Bruxelles   esercitava un ruolo centrale nell’americanizzazione della formazione manageriale,  in particolare attraverso lo European Institute of Advanced Management Studies (EIASM).  Tanto in Belgio che in Spagn simili centri furono creati particolarmente in cooperazione con istituzioni cattoliche.

Il sito dello studio legale Cleary and Gottlieb di Bruxelles afferma:

“Cleary Gottlieb’s Brussels office was established in 1960 as a direct consequence of the close relationship between French political and economic adviser Jean Monnet and former U.S. Under-Secretary of State, George Ball, one of the firm’s founding partners and legal advisor to Monnet on the implementation of the Marshall Plan and the drafting of the Treaties of the European Communities.” Se ciò corrisponde alla realtà, perfino i Trattati di Parigi e di Roma sarebbero stati prodotti della penna di consulenti americani.

Anche le liberalizzazioni dell’ Est Europa furono appaltate completamente alle società di consulenza americane, le quali, come e più di quelle attuali, avevano, uffici permanenti, dai quali esse trattavano con le imprese estere, nei Ministeri di Varsavia e di Budapest, dove io ebbi occasione di incontrarne alcune.

Poi, venne l’ondata delle liberalizzazioni e privatizzazioni occidentali, il cui obiettivo, condiviso dai Governi e dalle imprese nazionali, era quello di “americanizzare” al massimo le economie europee, spezzando i “monopoli” che frenavano la presenza in Europa dei grandi gruppi finanziari americani e delle utilities anglosassoni, oltre che di svuotare di potere i ministeri e le istituzioni europee e di mettere fuori mercato le nostre professioni intellettuali, al fine di rendere irreversibile l’integrazione dell’ Europa nell’ Occidente dopo la caduta del Muro di Berlino

Per ciò che riguarda l’Italia, possiamo constatare che, negli ultimi 30 anni, sono scomparse quasi totalmente le grandi imprese nazionali, fossero esse pubbliche o private.

Secondo il rapporto della Corte dei Conti, in alcuni dei casi esaminati di privatizzazione (Telecom, Enel) si è  riscontrata la tendenza del Comitato ad avvalorare il parere già espresso dai consulenti dell‘Amministrazione, finendo coll‘assumere un ruolo quasi formale, senza esercitare compiutamente quella funzione di indirizzo che il quadro normativo gli attribuisce. In sede di indagine su “Obiettivi e risultati delle operazioni di privatizzazione di partecipazioni pubbliche” (relazione approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato con deliberazione n. 3 del 12 febbraio 2010)numerose sono state le difficoltà incontrate nell‘esprimere una più puntuale valutazione della gestione dell‘intero processo di privatizzazione a causa della mancata disponibilità, al di là dei dati di base contenuti nelle relazioni al Parlamento, di più analitici, precisi ed esaurienti elementi informativi, soprattutto sul ruolo effettivamente svolto dai diversi soggetti intervenuti nel processo stesso: le strutture amministrative, i contractor, il ―Comitato permanente di consulenza globale e di garanzia per le privatizzazioni, per brevità Comitato per le privatizzazioni.”

Complessivamente, lo Stato ha speso, per incarichi ai consulenti, 2,2 miliardi di euro, quasi il 2% di quanto incassato dalle privatizzazioni (120 miliardi).

In un’inchiesta dei mesi scorsi, ProPublica ha scritto che McKinsey ha una seconda linea di ricavi per le sue attività con il settore pubblico: “L’azienda riesce a vendere i dati che ottiene da un progetto governativo ad altre agenzie. Costruisce un database centrale con lavori anonimizzati, così che i futuri team di consulenti possano usarli per cominciare progetti simili“.

Il nuovo impero digitale sta sostituendo le Big Five della consulenza

3.I GAFAM sostituiscono le società di consulenza .

Attualmente, con l’evoluzione del lavoro (soprattutto intellettuale) nella direzione della massima automazione, le società di software (Google e Microsoft), stanno divenendo i massimi fornitori di consulenza, giacché, in Enti come organizzazioni internazionali, ministeri, società di servizi…, l’organizzazione del personale è oramai sostituita dall’ organizzazione dei sistemi.

Esempi di quest’evoluzione sono costituiti dai contratti di Microsoft con Poste Italiane e con le Istituzioni Europee.

Secondo il sito di Poste Italiane,” … la partnership tra Poste Italiane e Microsoft ruota attorno ad alcune aree strategiche di collaborazione.
 

  • In primo luogo, la creazione di una “Piattaforma di Ecosistema per le PMI” volta a promuovere la trasformazione digitale delle aziende motore dell’economia del Paese…. 

     
  • L’altro pilastro dell’accordo stabilisce lo sviluppo di una Piattaforma Nazionale di Cloud Ibrido che combina i pilastri dell’architettura DataCenter di Poste Italiane con le soluzioni cloud Microsoft Azure per permettere al mondo delle aziende private e della Pubblica Amministrazione di intraprendere percorsi di trasformazione digitale e di modernizzazione dei servizi pubblici …
  • Il terzo punto della strategia è relativo al processo di Trasformazione Digitale di Poste Italiane….. 
      
  • Infine, ampio spazio di sviluppo operativo è dedicato al Programma di formazione e aggiornamento delle competenze dei collaboratori di Poste Italiane…..”

Quanto alle Istituzioni Europee, l’Ente Europeo per la Protezione dei Dati, rincarando la dose rispetto alla Corte dei Conti italiana, ha affermato che semplicemente è stato invertito il rapporto fra controllato e controllore, cosicché risulta accertato ufficialmente che Microsoft controlla le istituzioni europee:

“Il GDPR ex art. 28 prevede che sia il titolare a dare indicazioni su quali debbano essere le caratteristiche e le modalità del trattamento dei dati, in caso di esternalizzazione del servizio, attraverso la nomina a responsabile del trattamento, atto che deve essere di natura contrattuale o di pari valore.

Semplificando, ciò comporta una serie di oneri e controlli che il titolare deve effettuare sul proprio ‘fornitore’. Se la prassi è ormai divenuta consolidata per gli attori su cui le organizzazioni hanno un potere contrattuale superiore o analogo, è pressoché utopico con i giganti del web…….

.Microsoft è a tutti gli effetti un fornitore di gran parte delle organizzazioni europee, pubbliche e private. In quanto tale dovrebbe assoggettarsi alle indicazioni dell’articolo 28 GDPR ma ciò non avviene. Le condizioni contrattuali delle licenze standard dei prodotti e servizi di Microsoft vengono accettate senza alcuna possibilità di negoziazione da parte della quasi totalità dei suoi clienti e ciò è palesemente in contraddizione con il GDPR…….

Le licenze standard di Microsoft consentono al gigante di Redmond il diritto illimitato di modificare unilateralmente in qualsiasi momento l’intera ‘suite’ contrattuale e consequenzialmente i termini relativi alla protezione dei dati, le finalità per le quali ha elaborato i dati personali, l’ubicazione dei dati e le norme che disciplinano la divulgazione e il trasferimento di dati, senza che i clienti abbiano facoltà di un ricorso contrattuale contro tali cambiamenti.

Nello specifico dell’ILA (accordo fra Microsoft e UE firmato nel 2018), nel gennaio del 2020 Microsoft di sua iniziativa ha introdotto un nuovo documento standard chiamato ‘Addendum per la protezione dei dati’ nel quale ha travasato una serie di importanti condizioni sulla protezione dei dati, prima incluse nel documento ‘Termini dei servizi online’, a suo tempo firmato in sede di attivazione dei servizi dalle istituzioni europee.

La criticità risiede nel fatto che l’Addendum non è mai stato firmato dalla controparte e tra i documenti ufficiali non vi è alcun riferimento a quest’ultimo. ….

‘Un tale livello di discrezionalità… rende di fatto Microsoft un controllore’, afferma il Garante UE nel suo paper.

Contribuiamo a fare delle banche d’affari un oggetto di antiquariato

4.Ma perché non ci facciamo le nostre società di servizi?

Negli anni ’80 e ’90, operando in società di consulenza in seno a grandi gruppi industriali, mi ero molto adoperato affinché questo tipo di situazioni cessasse. In particolare, esistendo fior di fondi europei per finanziare la consulenza dall’ Europa dell’ Ovest all’ Europa dell’ Est per supportare la transizione, avevo proposto al massimo livello di presentarci come consorzio per i più svariati servizi, di banca d’affari, consulenti alle privatizzazioni, credito all’ export, formazione….Naturalmente, la proposta era stata respinta” perché il progetto non era abbastanza profittevole”. Anche se era finanziato a fondo perduto, e avrebbe potuto avere molte ricadute indirette. Evidentemente, esiste un’ampia rete di colleganze a difesa delle posizioni acquisite dalle società americane di servizi.

Ancor oggi, con l’imperversare dei GAFAM, continuo a chiedere a tutti perché l’Europa non possa creare i propri GAFAM (o BATX), con lo stesso meccanismo con cui li avevano creati gli Stati Uniti, vale a dire attraverso il DARPA, vale a dire un Ente pubblico che finanzia le tecnologie Dual Use (cioè civili e militari), e che, se ho ben capito, corrisponde grosso modo a quello che oggi in Cina si Chiama “Comitato per l’Unione fra Civile e Militare”.E l’aveva anche chiesto il Presidente Macron.  

Anche oggi, tuttavia, non c’è mai stata nessuna risposta.

MARIO DRAGHI, SOVRANISTA EUROPEO?

Fra divieti di esportazione e incarico a McKinsey.

Qual’è il vero ruolo di Draghi?

1.Il blocco dell’ export verso l’Australia

La decisione di Mario Draghi di far sequestrare 250 mila fiale di vaccino Astra-Zeneca destinate, in spregio al contratto con la Commissione, alla Australia anziché all’ Europa, è stata, non soltanto lecita, ma doverosa. Infatti, non solo è stata adottata in base al recentissimo “Nuovo Meccanismo di Controllo” approvato all’ unanimità dal Consiglio a Gennaio, ma, nella richiesta alla Commissione di poter emettere il decreto, è scritto chiaramente che il Paese di destinazione, l’ Australia, “non è vulnerabile” (cioè non è un Paese povero)-fatto ostativo al blocco secondo la recentissima normativa europea applicabile-(ma che nessuno Stato Membro aveva ancora applicato, tanto che, in due mesi, nonostante l’inadempienza generale dei fornitori, sono state già concesse ben 174 autorizzazioni all’ export per vaccini che avrebbero dovuto essere consegnati all’ Unione). La decisione italiana ha messo così con le spalle al muro gli altri Governi, che si stracciano i capelli per la mancanza di vaccini, ma però non utilizzano le leggi disponibili per farla cessare; allora ci si chiede “a che gioco giochiamo”?In questo contesto, capiamo anche l’altra presa di posizione di Draghi, contrario a cedere fin da ora vaccini ai Paesi in via di sviluppo, perché, a causa del comportamento dell’ America e del Big Pharma, l’Europa non riesce neppure a procurare i vaccini indispensabili a se stessa, mentre  Paesi in Via di Sviluppo, anche meno colpiti di noi dalla pandemia, li stanno già  ricevendo in abbondanza dall’ India, dalla Cina e dalla Russia.

Lo scopo di Draghi è quello di costringere anche gli altri Stati Membri a bloccare le esportazioni, in modo, non soltanto da acquisire sufficienti disponibilità per l’Europa, ma soprattutto da fare pressione sulle case farmaceutiche per la seconda fase, quando si negozieranno le licenze di fabbricazione. Infatti, Breton e Giorgetti stanno già lavorando a un vasto piano di conversione delle nostre industrie farmaceutiche. Ma che fare se i nostri laboratori sono stati incapaci di approntare un vaccino accettabile, se le case farmaceutiche continuano a negarci le licenze di brevetto e di know-how, la Commissione rifiuta la sospensione dei diritti per emergenza e gli Stati Membri non impongono le licenze obbligatorie? Chiaramente, bisognerà realizzare un mix di tecnologie europee (insufficienti), russe e cinesi (sgradite), e anglo-americane (concesse con il contagocce).

Purtroppo, i Governi europei partono ancor sempre dal folle presupposto che siamo un popolo ricchissimo ed avanzatissimo, il quale, avendo risolto tutti i suoi problemi, dedica i suoi sforzi ad attività filantropiche in favore dei poveri popoli extraeuropei. Con questo cerchiamo di spacciare il nostro servilismo verso i poteri forti occidentali come la magnanima tolleranza dei veri padroni, come nei romanzi di Somerset Maugham o nel film “Cosa resta del giorno”, dove i nobili inglesi trattavano con sufficienza i parvenus Americani, ma poi se ne facevano influenzare e soppiantare. In realtà, siamo divenuti  un popolo in via di sottosviluppo, e poco conta che il nostro Pil pro-capite sia ancora relativamente elevato (grazie alla vertiginosa crisi demografica), perché ciò che rileva è la direzione del trend storico (ch’ è verso il basso). Proprio oggi, l’ISTAT ha confermato che l’incidenza della  povertà assoluta è in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%), con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%) che si attestano a 5,6 milioni. Invece, all’ inizio dell’ anno la Cina aveva annunziato di avere sradicato la povertà assoluta. Non solo, ma la Cina sta facendo sforzi inauditi per frenare la crescita del proprio PIL, che, se fosse così impetuosa come si annunzia, potrebbe creare disguidi e malfunzionamenti. Allora: qual è, fa i due,  il Paese sviluppato, e quale il Paese in via di sottosviluppo?

Questo comporta, tra l’altro, che i nostri stessi interessi siano  di fatto più simili (per esempio nel campo della proprietà intellettuale farmaceutica), a quelli dei Paesi in via di sviluppo, che a quelli sviluppati. Perciò , è doppiamente assurda la presa di posizione della UE alla World Trade Organization contro la sospensione, per motivi di urgenza, della validità dei brevetti sui vaccini. Assurda anche perché questi brevetti sono detenuti dall’ “anglosfera”, che sottrae i vaccini a tutto il resto del mondo, e non ci ha mai pensato due volte a quando si era trattato di imporre licenze obbligatorie sui brevetti farmaceutici europei.

Oggi, non c’è neppure uno solo dei vaccini già approvati dall EMA che sia totalmente sviluppato e prodotto nella UE, e la nostra capacità di approvvigionamento è nettamente inferiore a quella di buona parte dei Paesi del mondo. Infatti, come scrive oggi su la  Stampa Alessandro Barbera,    “mentre Donald Trump lanciava il piano ‘warp’ per accelerare lo sviluppo dei farmaci negli Stati Uniti, la Commissione Europea è rimasta a guardare, limitandosi a caro prezzo i prodotti altrui. Aveva puntato sulla francese Sanofi, ma la sperimentazione è fallita. Ha opzionato un vaccino tedesco (Curevac), ma lo sviluppo sta tardando, Il farmaco di Pfizer, creato sempre in un’azienda tedesca grazie a un contributo del governo federale e un piccolo aiuto europeo, è a tutti gli effetti un prodotto americano. Insomma, al momento l’Europa ha il cappello in mano nella speranza che Pfizer, Moderna, Johnson & Johnson e Astra Zeneca consegnino le dosi promesse e rispettino i patti fin qui disattesi” .

L’Italia e l’Europa, non disponendo, né della proprietà, né del controllo, sulle case farmaceutiche, neppure per i singoli stabilimenti localizzati sul loro territorio, sono soggetti all’ arbitrio dell’anglosfera, che infatti ne sta abusando, rastrellando tutti i vaccini del mondo per rimettere in sesto la propria economia, incurante tanto dei Paesi poveri, quanto degli “alleati”. Il Governo Usa ha prenotato ben 600 milioni di dosi  di Pfizer e Moderna e comprato molte dosi di altri vaccini, quanto basta per immunizzare due volte tutti gli Americani. Gli USA rifiutano di cedere una parte di questi vaccini ai Paesi in Via di sviluppo (e all’ Europa) prima di avere ricevuto uno stock di vaccini addirittura ridondante. Non viene spiegato che è per questo motivo che le case farmaceutiche hanno ridotto drasticamente le dosi destinate contrattualmente all’ Europa.

Nel frattempo, la Cina, anch’essa sotto pressione per la propria campagna vaccinale, sta correndo in soccorso degli altri Paesi in Via di Sviluppo, donando  vaccini a 53  Paesi, e contribuendo con 10 milioni di dosi al programma Covax delle Nazioni Unite. Così pure, la Russia ha già esportato i propri vaccini in 40 Paesi, e l’India ha già inviato la maggior parte dei suoi vaccini (67%) in UAE, Sud Africa, Brasile, Egitto, Marocco, Bangladesh, Algeria e Kuwait, per lo più come doni

E addirittura gli Stati Uniti (e, in subordine, l’ UE), si dicono preoccupati di questo fatto, definito come “uno strumento di penetrazione diplomatica”, in quanto antepongono il contenimento della Cina a quello del Coronavirus. Come osserva il South China Morning Post, si potrebbe dire che “Trump non se ne è ancora andato”, e questo fa presagire ulteriori politiche ciniche e non cooperative dell’Amministrazione Biden anche in altri campi.

Quanta fatica per fare prendere in considerazione in Europa i vaccini russi!

2.La delega a McKinsey di riscrivere il Recovery Plan

La decisione di affidare alla McKinsey la redazione del Recovery Plan getta un’ombra gravissima su questa prima decisione del Governo, che non vorremmo fosse una foglia di fico su un atteggiamento generale ben diverso.Infatti, sembra proprio che, per la stesura del Recovery Plan il ministero dell’Economia e delle Finanze si avvarrà della consulenza di McKinsey.

Per la consulenza, la società, scrive Repubblica,“dovrebbe ricevere solo una sorta di rimborso spese”. Il governo avrebbe optato per questa soluzione, visti i tempi strettissimi a disposizione. La collaborazione, scrive ancora il quotidiano, ” sarà esclusivamente tecnica“. “Con McKinsey si dovranno valutare i costi e l’impatto (seguendo le regole europee) dei diversi progetti”. Il Mef, si legge ancora, “ha anche chiesto al gruppo americano di esaminare eventuali progetti già realizzati in altri paesi”.

Molti politici sono giustamente sdegnati. “I tecnici dei tecnici. No, così proprio non va. Così, si umiliano le competenze delle pubbliche amministrazioni e si allontana l’accountability politica. Il Parlamento deve intervenire”. Così in un tweet Stefano Fassina, deputato LeU.E, per Nicola Fratoianni. “Visto che il precedente governo è stato ‘lapidato’ sulla governance che espropriava il Parlamento, la cosa sarebbe piuttosto grave. Oltre che grottesca. “.

Noi ci limitiamo ad osservare alcuni punti semplicissimi:

a)Rendendosi conto che, nonostante tutto, non si può nascondere che l’incapacità dell’ Europa di contenere la pandemia deriva in gran parte dalla inesistenza di uno Stato Europeo forte ed autonomo da un’ America che allora era sotto Trump, i vertici europei avevano  cominciato a fare balenare l’ipotesi di una “sovranità europea”, sfociata a fine anno nella sigla del Trattato euro-cinese sugl’investimenti;

b)contemporaneamente, però, fedeli alla “politica dei due forni”, venivano lanciati segnali di segno opposto. Uno di questi è stato l’intensificarsi dell’outsourcing di funzioni d’imperio dall’Unione e dagli Stati Membri a multinazionali americane (p.es., l’outsourcing alla Microsoft, da parte dell’ Unione e di Poste Italiane, di tutte  le loro attività informatiche, e una gragnuola di contratti di consulenza -perfino sulla Force de Frappe!- da parte dell’ Amministrazione Macron);

c)le funzioni contrattate all’ esterno sono quelle più delicate, ma anche più formative e lucrative, quelle che vorrebbero svolgere i nostri giovani superlaureati che invece sono costretti a emigrare all’ estero;

d)quando furono lanciati il Recovery Plan e Next Generation, si era detto che la pandemia aveva dimostrato gli errori della nostra società, e che, da allora in avanti, “il mondo non sarebbe stato più come prima”. Il Recovery Plan/Next Generation avrebbe dovuto servire per ricostruire la Europa per renderla pronta alle sfide dei prossimi anni, e, in primis, per permetterle d’inserirsi con successo nella corsa fra USA e Cina per il primato tecnologico;

e)uno dei motivi addotti per fare cadere il Governo Conte (critica che abbiamo condiviso sin questo blog) era quello  che il Recovery Plan era solo una rifrittura di vecchi progetti dei Ministeri, che non rispondeva ai requisiti di sinteticità, novità e coerenza richiesti dall’ Unione Europea;

f)Mario Draghi, essendo il più stimato “civil servant italiano”, in particolare nel campo della finanza europea, sarebbe stato senz’altro capacissimo di riscrivere il piano, direttamente o attraverso il suo team di specialisti!

Tutte queste promesse si stanno rivelando a loro volta illusorie. Il Recovery Plan è rimasto esattamente com’era: un coacervo inconsistente e inutile di vecchi progetti ministeriali, nati quarant’anni fa e mai realizzati. Non vi è in esso nessun’indicazione di come l’Italia potrebbe, attraverso di esso, rovesciare un declino che dura almeno trent’anni. Il Governo Draghi si sta rivelando altrettanto impotente dei Governo Conte e di tutti quelli che lo hanno proceduto.

La crisi dell’Italia deriva infatti innanzitutto dalla sua mancanza di combattività sui mercati internazionali, e di questo è colpevole l’intera classe dirigente, che non si azzarda mai neppure lontanamente a investire su settori nuovi, nei quali soltanto potremmo contendere i mercati agli attuali leader mondiali. Se non si riescono mai ad ottenere i finanziamenti europei è perché questi sono concepiti come partecipazione a progetti futuri in cui rischia anche il Paese;ma tutti rischiano  solo quando sanno che ci sono serie prospettive di consistenti ritorni.

Invece, se la riscrittura del piano viene affidata (come ha già fatto la Francia), a consulenti tecnici, oltre tutto stranieri, è perché si sa che bisogna falsare i dati per far quadrare conti che altrimenti non tornerebbero.E l’Unione si accontenterà delle pietose bugie degli Stati Membri perché siamo tutti nella stessa barca: degli Europei decadenti (come scriveva Morin) che accettano senza combattere la loro decadenza, coprendola con un pietoso velo di menzogne.

Per noi, l’unica soluzione è un’Agenzia Europea per la Tecnologia.

3.La sovranità tecnologica quale leva per riequilibrare il mondo

Abbiamo pubblicato e diffuso un intero libro-documento su questo punto (European Technology Agency). A nostro avviso, per evitare situazioni incresciose come quelle dei vaccini e della McKinsey, non bastano azioni estemporanee da parte di qualche vertice europeo o di qualche leader nazionale. Non è nemmeno un’attività che possa essere svolta dalle ordinarie istanze politiche, siano esse legislative o esecutive. Si tratta di un compito complesso, al contempo culturale, tecnico e politico, da svolgere a tempo pieno, con programmi a lungo termine: dall’ inquadramento culturale, alle basi conoscitive e politiche, alla governance, alla ricerca, alla finanza, alle strategie industriali e alla gestione dei progetti. Ci vuole, sul piano europeo, qualcosa che cumuli le caratteristiche del MITI giapponese, del DARPA americano, del Rostec russo e dell’Istituto Fraunhofer tedesco:un’Agenzia Tecnologica Europea che presieda alla predisposizione e alla gestione di una base tecnologica e produttiva dell’ Europa per situazioni di emergenza, come questa della pandemia, ma domani potrebbe essere una catastrofe ambientale o una guerra.

La nomina del Generale Figliuolo a Commissario Straordinario  per la crisi pandemica ha confermato che la gestione di siffatte emergenze è molto simile a quella di una Guerra Nucleare, Chimica e Batteriologica, che solo lo Esercito è qualificato a gestire, e che, quand’anche non lo fosse, dovrebbe attrezzarsi al più presto per esserlo.  Ricordiamo che i due unici protocolli per le emergenze che esistessero  in Europa prima della pandemia erano quelli dell’ OMS e della NATO, ambedue vecchissimi, e comunque non attuati in Italia. L’assenza di adeguati protocolli ha provocato anche  la cancellazione delle più grandi manovre NATO in Europa (“Defender Europe 2020”), destinate a dimostrare la capacità dell’Alleanza di affrontare la Russia nei Paesi Baltici. Tutti i generali convenuti a Wiesbaden per dirigere le manovre si sono ammalati di Covid, tanto che le manovre sono state cancellate. Il responso delle manovre è stato che che la NATO non è in grado di combattere una guerra nucleare, chimica e batteriologica, soprattutto in Europa (e tanto meno in Asia).

Questa è la vera ragione per cui Macron ha potuto giustamente affermare che “la NATO è in una situazione di morte cerebrale”. Dopo quella schiacciante sconfitta, l’unica preoccupazione del “partito atlantista” è stata quella di evitare che, con la “diplomazia delle mascherine”, la Cina e la Russia acquisissero troppi consensi. Perfino l’Esercito Turco ci aveva donato delle mascherine. E quella dell’America è stata di coinvolgere gli Europei nel sistematico boicottaggio di Cina e Russia, una risposta partita da Trump ma proseguita ora da Biden, e che ha rallentato perfino l’acquisizione di vaccini dai Paesi sotto boicottaggio.

In ogni caso l’impostazione della lotta al Covid da parte di tutti gli Europei  è stata inadeguata, con la singolare trovata di trasformare la Commissione  in una “centrale di acquisti” di carattere privatistico per conto degli Stati Membri. Con un piccolo particolare: che questa specifica Centrale di Acquisti, anziché ottenere risultati migliori dei singoli consorziati, ne ha ottenuti di peggiori. E, infatti, un Ente pubblico, quando lancia dei bandi, non si deve mettere al livello di un normale soggetto commerciale, ma lo deve fare da una posizione d’imperio; soprattutto, non deve accettare contratti capestro, che potrebbero configurarsi addirittura come dei reati:“Come ha potuto la Commissione europea accettare di inchinarsi così di fronte alle case farmaceutiche?”. È l’accusa che la deputata del Parlamento europeo, Manon Aubry, ha lanciato durante la seduta plenaria del Parlamento Ue “Ho la sensazione – continua l’eurodeputata, francese 31enne del partito France Insoumise – che i grandi leader farmaceutici abbiano stabilito la ‘legge’ per lei”. Aubry ha chiesto l’istituzione di una “Commissione d’inchiesta sulle responsabilità della Commissione”.

Soprattutto, quando si finanzia la ricerca, si deve pretendere di avere il libero utilizzo della proprietà industriale (se non addirittura la titolarità, o, almeno, la contitolarità)

E, nel caso di violazioni,si deve reagire, sfruttando i moltissimi poteri che l’Unione ha, e che invece oggi non vengono sfruttati: azioni legali, sequestri, divieto di esportazione, licenze obbligatorie, blacklists.

Certo, c’erano, e ci sono, a monte, delle difficoltà di fondo, non della Commissione, bensì dell’Europa nel suo complesso. Da un lato, per i motivi mille volte ripetuti,  le nostre industrie sono molto più deboli di quelle americana ed inglese, e, poi, il nostro establishment in generale (non solo la Commissione) è da sempre succube degli USA, e, in particolare, delle multinazionali.Guardiamo per esempio ai rapporti strettissimi con le banche americane di Prodi e Barroso.

Vediamo infatti i comportamenti degli uni e degli altri sulle licenze obbligatorie. Come ricorda Le Monde Diplomatique, mentre gli Stati Uniti hanno applicato la licenza obbligatoria a varie imprese europee, e in particolare alla Bayer, nessun Governo europeo ha mai osato importre licenze obbligatorie a multinazionali americane. Quando la Gilead aveva fissato in 41.000 Euro il prezzo del farmaco di Sovaldi contro l’ epatite C, la Francia aveva accettato questo prezzo eserbitante, selezionando i malati da curare, per paura delle ritorsioni americane.Questo fa capire quanto potranno essere utili i contatti in corso con le industrie farmaceutiche russe, israeliane, cinesi ed indiane.

Comunque sia, fino ad oggi, le nostre aziende farmaceutiche , o si erano alleate (da posizioni d’inferiorità, come Astra Zeneca e BionTech), con aziende inglesi e americane, o non sono riuscite a sviluppare  da sole i vaccini per tempo (come Sanofi, CureVac e Reithera). Come al solito, si è partiti dall’idea che noi siamo dei clienti ideali, o al massimo dei licenziatari, delle imprese USA, non già dei produttori autonomi (come i Cinesi, gl’Indiani e i Russi). Altro che “Europa altamente sviluppata”: siamo dei “followers”, come le industrie del Terzo Mondo.

Personalmente, avendo diretto nel passato molti dipartimenti legali di multinazionali, dedicati in gran parte alla contrattualistica internazionale, posso confermare  che i contratti stipulati con Big Pharma sono stati ispirati come minimo alla più grande ingenuità. Per esempio, in  quello con Astra Zeneca, ch’ è trapelato nella sua versione (quasi) integrale, con cui la azienda si è impegnata solo a “fare i migliori sforzi” per fornire le dosi indicate, mentre invece gli Stati Europei hanno anticipato 236 milioni di Euro e hanno indennizzato preventivamente l’ azienda per ogni richiesta di danni da parte dei pazienti danneggiati. La realtà è che gli studi legali anglosassoni dominano l’Unione fin dalla sua nascita, e ben difficilmente si riescono a spuntare, con la loro assistenza, contratti veramente convenienti per gli Europei nei confronti delle multinazionali. Quindi, è iniquo attaccare per questa debolezza contrattuale una povera funzionaria della Commissione, mentre i veri responsabili sono tutte le Istituzioni, anche per non avere sviluppato al loro interno adeguate strutture di contrattualisti non succubi della cultura contrattuale anglosassone.

Infine, “last but not least”, è ancora in vigore un “executive order”, di cui nessuno parla mai,  firmato da Trump, ma non ritirato da Biden, che vieta l’esportazione dei vaccini dagli Stati Uniti. Quindi, essendo per giunta andato al potere Biden, che punta tutto su una rapida campagna di vaccinazione e sul completo riallineamento degli Europei, si spiega benissimo che le dosi per gli Europei siano state ulteriormente ridotte: più che mai, “America First”. E si spiega bene perché Draghi vuole almeno la piena attuazione della corrispondente , blandissima, norma europea (il “Nuovo Meccanismo di Controllo”), se nomn altro come arma negoziale per le trattative in corso con BIden.

Anche per questo ci vuole un’ Agenzia Europa della Tecnologia, affinché non continui quest’innaturale subordinazione.Dobbiamo cessare di essere “followers”, e tornare ad essere “leaders”.

Manon Aubry ha posto al PE la questione dell’ indipendenza da Big Pharma

4. Alleanze multilaterali per creare un’autonoma base tecnologica

La questione delle licenze si pone con particolare forza per il rifiuto delle Big Pharma di concederne. Questo deriva da politiche inveterate delle multinazionali di difesa ad oltranza della propria proprietà intellettuale, che fornisce loro un’ulteriore arma di ricatto contro Stati e concorrenti. Ciò che può stupire (se si prescinde dall’inveterata sudditanza dell’establishment verso  Big Pharma), è che la Commissione si ostini a opporsi all’utilizzo delle licenze obbligatorie. Si noti che  queste  in campo farmaceutico sono la regola proprio negli Stati Uniti, e ai danni delle aziende europee. L’affermazione secondo cui tali licenze scoraggerebbero i produttori non tiene conto del fatto che, essendo produttori extra-UE, nonostante le licenze, nel resto del mondo continuerebbero comunque a produrre e a vendere.

Certo, ora che sti stanno approntando nuove strutture produttive in territorio europeo (anche se troppo in ritardo), bisognerà vedere chi ci fornirà la tecnologia.

La capo-delegazione del M5s al Parlamento europeo, Tiziana Beghin, ha spiegato a Fanpage.it perché il M5s ha proposto la sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini anti Covid:“L’emergenza pandemica in corso richiede l’ampliamento urgente della capacità produttiva europea di vaccini – si legge nel testo di un’interrogazione orale rivolta alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen da parte dei 10 europarlamentari M5s e di altri firmatari appartenenti ad altri gruppi – Molti Paesi membri dispongono già di tecnologie e competenze per produrre i sieri vaccinali, ma vi sono barriere legali che impediscono l’avvio della produzione al di fuori delle case farmaceutiche detentrici dei rispettivi brevetti”. Gli eurodeputati chiedono alla Commissione quali strumenti intenda mettere in campo l’Europa per velocizzare la produzione di vaccini.

La gestione della pandemia ha posto sul tappeto la questione dello Stato di Eccezione, che copre un insieme sempre più vasto di aspetti: dalla politica estera e di difesa, alle strategie digitali e industriali. Non è un caso che tutto il mondo sia stato governato quest’anno mediante la decretazione d’urgenza, e che un po’ dovunque, da Israele, agli Stati Uniti, per arrivare all’ Italia, la palla stia passando finalmente ai generali. Nel caso dell’Europa, la cosa è complicata dal fatto che l’Unione non può decidere sullo stato di eccezione, non ha una sua decretazione d’urgenza, né generali. E questo viene avvertito sempre più come un grave deficit, perché pone l’Unione in balia di Stati Stranieri, di lobbies internazionali, delle multinazionali, e, non ultimi, gli Stati Membri, le Regioni e le Città, facendola pervenire in ritardo rispetto a concorrenti come Cina, Israele, Regno Unito, Stati Uniti, con gravi danni anche per la concorrenza transnazionale.

Certamente, è impossibile trasformare in breve tempo un organismo sovrannazionale in uno Stato forte, come si richiederebbe in questi anni per portare a termine efficacemente le attuali missioni dell’ Europa. Non crediamo neppure che una realtà come quella europea possa o debba raggiungere livelli elevatissimi di accentramento come quelli della Cina, degli Stati Uniti e della Russia, anche perché la natura identitaria dell’Europa è plurietnica, federale e cetuale.

Tuttavia, esistono strutture federali ben più rispettose del pluralismo dei cittadini, che però permettono una gestione impeccabile delle emergenze: una per tutte, radicalmente europea- la Svizzera-. Anche la militarizzazione delle emergenze, una necessità del nostro tempo, ha trovato da una risposta sempre nella costituzione federale svizzera: nella figura del soldato-cittadino, perennemente a disposizione dello Stato.

Tutto ciò dovrà fare oggetto della prossima Conferenza sul Futuro della Europa.


 [LR1]

RISCRIVERE IL RECOVERY PLAN (E, PERCHE’NO, ANCHE IL “NEXT GENERATION EU”?)

Mariana Mazzucato, la teorica dell’ “Entrepreneurial State”

Oggi, il “PNRR”, la bozza che il Governo ha prodotto il 13 Gennaio, non contiene, come già detto per altro da Renzi, Calenda e Bonomi, se non il solito libro dei sogni, ma non precisi progetti e priorità, accompagnati da un’analisi dei problemi, delle proposte strategiche e un preciso business plan.

Il Governo Conte è caduto, almeno formalmente, per l’impossibilità  di scrivere un  Recovery Plan in piena regola almeno dal punto di vista formale. Si presume che un ipotetico Governo Draghi riuscirebbe a rimediare almeno all’ aspetto formale, in modo da ottenere l’approvazione delle Istituzioni.Il che sembrerebbe il suo compito principale, anche se ci sono dei politici che arrivano alle consultazioni con “una lista di 18 priorità”.

Quanto sopra non ci ha stupito per più di un motivo:

-in realtà tutta l’Europa si limita, da moltissimo tempo, a gestire l’esistente, senza intraprendere mai un serio cambiamento di rotta, in un mondo che invece si sta trasformando alla velocità della luce (Intelligenza Artificiale, corsa allo spazio, Via della Seta…);

-lo stesso “Next Generation EU”, sotto un manto di belle parole, non fa che ripresentare gli stessi slogan che circolano da decenni senza mai tradursi in azioni veramente concrete (ecologia, riforme, digitale, partecipazione dei cittadini…);

-l’intera situazione  si spiega con l’impossibilità,  per la classe politica europea, di liberarsi  dai lacci e lacciuoli posti da tempo immemorabile a protezione  delle multinazionali (informatiche- i GAFAM-; dell’ aerospazio -Lockheed, Boeing-; farmaceutiche, il “Big Pharma” che vediamo oggi in azione): vedi i casi Olivetti, Minitel, ENI, Euratom,gli F-35), e dalla conseguente necessità di soffocare ogni serio dibattito politico e culturale sul modello europeo  sotto le più svariate retoriche giustificatorie della nostra inazione (atlantismo, liberismo, populismo, anti-autoritarismo,  internazionalismo liberale, pacifismo, ecologismo, perbenismo),  le quali, tutte insieme, bloccano l’improrogabile rafforzamento delle istituzioni (vedi crisi dei vaccini),  una qualsiasi politica industriale (un antitrust che non penalizzi le imprese europee, favorendo quelle extraeuropee), la politica estera e di difesa (che non ha fatto un solo passo avanti da 70 anni), i campioni nazionali (restano solo Airbus, Arianespace e Galileo), una cultura veramente europea, la meritocrazia, l’”upskilling” digitale…

Per quel che riguarda le radici di tutto questo, e i relativi meccanismi, basti leggere “Il caso Olivetti” di Meryle Secrest, uscito da pochi giorni.

Se i progetti di Olivetti e di Tchou fossero stati portati a termine, il Piemonte, l’ Italia e l’ Europa non sarebbero a questo punto.

1.Un frusto teatrino

In questo contesto, le crisi di governo (il conflitto fra Prodi e Bertinotti; le follie del Papeete; ora quest’ultima crisi), nascono quando i politici italiani vengono posti fra l’incudine e il martello da opposte pressioni internazionali (il conflitto in Kossovo; la visita del Segretario americano Barr; l’”alleanza contro la Cina” di Biden), e, per poter mettere in sicurezza le proprie carriere, si fingono  pazzi, per far “passare a nuttata” senza compromettersi, né in un senso, né nell’ altro. In queste situazioni, è più che mai improbabile che possano essere adottate soluzioni adeguate.

Così, un vero programma economico non si è mai scritto e continuerà a non  scriversi, né in Europa, né in Italia. Basti dire che perfino l’ unico Programma Economico Nazionale, quello di Pasquale Saraceno con prefazione di Ugo La Malfa,  in tutte le sue migliaia di pagine, riusciva a dire vagamente una cosa sola: che bisognava spingere l’economia verso il Mezzogiorno. Cosa per cui non ci sarebbe stato bisogno di alcun programma. Dopo di allora, con la scusa del liberismo si è deciso di non riprovarci neppure.

Eppure, di un programma ci sarebbe  stato bisogno allora, e ce n’è bisogno ora più che mai, perché:

-la decadenza dell’ Europa e dell’ Italia dura, in fondo, oramai da un secolo, e non è neppure casuale, essendo essa già scritta nei “14 Punti” di Wilson, nei “lend lease agreements”,  nel congresso di Baku dell’ Internazionale Comunista, nelle indicazioni americane alla grande industria italiana, nelle norme antitrust che in pratica servivano solo ad impedire la nascita  dei Campioni Europei, nella crisi petrolifera, nell’incapacità di sfruttare la crescita asiatica;

-mentre gli altri Paesi europei sono cresciuti poco, l’Italia è cresciuta meno di qualunque altro Paese al mondo (anzi, più esattamente, nel 2020 è decresciuta dell’ 8%, più di ogni altro Paese);

se non si cambia proprio lo scenario geoeconomico complessivo, un ulteriore peggioramento è garantito.

2.Forse non  riusciremo a incassare tutto il Recovery Fund, ma questo non sarebbe stato comunque il toccasana di tutti i mali

Infatti:

-non si tratta di  denaro fresco (come sarebbe se venisse accolta la proposta di Sassoli di cancellare il debito degli Stati verso la BCE), bensì solo di un allentamento degl’illogici  vincoli all’ indebitamento, che comunque era già implicito nelle politiche di “Quantitative Easing” perseguite dal 2008 da tutte le Banche Centrali, e che la BCE, a cominciare da Mario Draghi, aveva  imitato seppure con il solito ritardo;

-si tratta quindi sostanzialmente di un aumento del debito, seppur necessario, che si dovrà ripagare, e che avrebbe senso solo se si indicassero investimenti produttivi con un credibile piano di rientro, come predicano un po’ tutti, ma nessuno fa;

siffatte prospettive di rientro ci sarebbero oggi solo nei settori ad altissima tecnologia e sui mercati asiatici, due settori da cui l’Europa è da sempre sostanzialmente assente, probabilmente per una scelta geopolitica (pensiamo appunto a Olivetti, a Tchou, a Mattei). Orbene,  nel Next Generation EU, non c’è alcuna indicazione circa il fatto che l’Europa voglia creare nei prossimi 7 anni dei propri GAFAM, né che voglia operare più attivamente sui mercati della Via della Seta. Anzi, tutto cospira a indicare che la dipendenza dai soggetti “leader” occidentali venga sostanzialmente continuata. Unico spiraglio positivo, il trattato con la Cina siglato a Dicembre e ancora così contestato;

-quanto all’ Italia, non si capisce neppure in quali nuovi business l’Italia voglia entrare, visto che, in quelli vecchi siamo sempre più perdenti, con le nostre imprese che passano tutte sotto il controllo dei Paesi più disparati, mentre noi abbiamo abbandonato da decenni  una qualsiasi politica  di autentica espansione internazionale.

Basta leggere il PNRR per vedere che non si individua un solo nuovo business, limitandosi a dare sussidi a quelli già esistenti.

3.Le vere priorità

Tornando a noi, abbiamo idee abbastanza eccentriche su come si dovrebbero scrivere il Next Generation EU e il Recovery Plan italiano. Intanto, dal punto di vista formale, si dovrebbero redigere con la stessa logica del Piano Strategico di un gruppo multinazionale (a proposito, lo sapevate che, da sempre, le multinazionali hanno una pianificazione pluriennale come i Paesi socialisti?).

Insomma, bisognerebbe partire da un’analisi  e previsione dei mercati, da precise ipotesi di evoluzione futura, dalla quantificazione delle risorse e degl’investimenti, passando alla simulazione del ciclo produttivo e finanziario, fino a quantificare il reddito sperato, l’impatto sull’occupazione e sul prelievo fiscale. Tutto ciò oggi va fatto utilizzando l’intelligence, i big data e l’intelligenza artificiale

In secondo luogo, occorrerebbe spostare drasticamente l’ordine delle priorità, che andrebbe così strutturato:

-al primo posto la cultura, dove per cultura s’intende anche la riflessione politologica, tecnologica, economica e di difesa, come pure la formazione di nuove classi dirigenti (Accademia digitale europea, nuovi curricula, “upskilling” a tappeto);

-in secondo luogo, il digitale, destinato ad informare di sé ogni aspetto della vita umana: dalla politica, all’ amministrazione, alla sanità, alla difesa, alla ricerca, al management, alla pubblica amministrazione, alla finanza, alla produzione, ai servizi. Se può sembrare irrealistico che l’Italia si autoproclami sede di piattaforme generaliste, non sarebbe fuori luogo che creasse una piattaforma della cultura europea, un’idea appena abbozzata da Franceschini;

-in terzo luogo, la creazione di campioni europei, nell’ informatica, nell’ aerospaziale, nella cultura, nella difesa, nel  commercio;

-in quarto luogo, un centro tecnologico pensante, che progetti l’avvenire, formi élites, orienti governo, cultura, difesa, finanza società, industria, scuola, amministrazione (quello che abbiamo chiamato “Agenzia Tecnologica Europea”, che potrebbe prendere le mosse dall’ Istituto Nazionale per l’ Intelligenza Artificiale di Torino),

-in quinto luogo, l’ambiente, che però va contemporaneamente  sgombrato dai miti, dal marketing e dalla burocrazia. Ad esempio, con la crisi demografica, con il telelavoro, con l’impoverimento generale e con il ritorno alla terra, dovremmo smetterla di voler imitare le “new cities” cinesi con decine di milioni di abitanti, e pensare all’ efficientamento digitale ed energetico dei borghi, dei casolari, delle città storiche, degli antichi palazzi, dei loft…, secondo il modello del “superbonus”, che dovrebbe diventare strutturale. L’Italia sarebbe certamente il Paese che più si gioverebbe di questa nuova politica, per lo stimolo ch’essa potrebbe dare all’indentità, alla cultura, al turismo, all’immobiliare di prestigio, all’ industria edilizia, alla diffusione della partecipazione popolare, alla scuola, alla tecnologia…

-in sesto luogo, dovremmo pensare ad una nuova politica “di difesa” che sia veramente tale, senza avventure neo-coloniali e senza faraoniche spese di personale  e armamenti, ma  che sposi invece un livello altissimo di tecnologia con la mobilitazione generale della popolazione civile, che, nei tipi di guerra del futuro, sarà fondamentale, per un comportamento responsabile e disciplinato (come nel lockdown), per la costruzione di difese passive (“costruite profonde trincee”), per la non collaborazione con l’aggressore (“inte samarbejde”, per la resistenza passiva (un’”Europa inconquistabile”), per l’intelligence, per la lotta clandestina, per l’interscambio fra esercito, università, industria e ricerca, oltre che per l’impiego dei militari nella difesa del territorio, nelle politiche di sanità pubblica…Questo tipo di difesa costituisce, come avviene per esempio in Cina e Israele, una potente leva per l’upgrading tecnologico  di un Paese.

Risoluzione del Parlamento Europeo del 20 Gennaio 2021 sull’ Intelligenza Artificiale

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Mercoledì 20 gennaio 2021 – BruxellesEdizione provvisoria
Intelligenza artificiale: questioni relative all’interpretazione e applicazione del diritto internazionale nella misura in cui l’UE è interessata relativamente agli impieghi civili e militari e all’autorità dello Stato al di fuori dell’ambito della giustizia penale P9_TA-PROV(2021)0009 A9-0001/2021
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 gennaio 2021 sull’intelligenza artificiale: questioni relative all’interpretazione e applicazione del diritto internazionale nella misura in cui l’UE è interessata relativamente agli impieghi civili e militari e all’autorità dello Stato al di fuori dell’ambito della giustizia penale (2020/2013(INI))
Il Parlamento europeo, –  visto il preambolo al trattato sull’Unione europea e i suoi articoli 2, 3, 10, 19, 20, 21, 114,167, 218, 225 e 227, –  visto il diritto di petizione di cui agli articoli 20 e 227 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, –  vista la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, –  vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica(1) (direttiva sull’uguaglianza razziale), –  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(2) (direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione), –  visti il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)(3) (GDPR) e la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio(4), –  visto il regolamento (UE) 2018/1488 del Consiglio, del 28 settembre 2018, che istituisce l’impresa comune per il calcolo ad alte prestazioni europeo(5), –  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 giugno 2018 che istituisce il programma Europa digitale per il periodo 2021-2027 (COM(2018)0434), –  vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica(6), –  vista la sua risoluzione del 1° giugno 2017 sulla digitalizzazione dell’industria europea(7), –  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2018 sui sistemi d’arma autonomi(8), –  vista la sua risoluzione dell’11 settembre 2018 sull’uguaglianza linguistica nell’era digitale(9), –  vista la sua risoluzione del 12 febbraio 2019 su una politica industriale europea globale in materia di robotica e intelligenza artificiale (IA)(10), –  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dell’11 dicembre 2019 sul Green Deal europeo (COM/2019/640), –  visto il Libro bianco della Commissione del 19 febbraio 2020 dal titolo “Intelligenza artificiale – Un approccio europeo all’eccellenza e alla fiducia” (COM(2020)0065), –  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 19 febbraio 2020 dal titolo “Una strategia europea per i dati” (COM(2020)0066), –  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 19 febbraio 2020 dal titolo “Plasmare il futuro digitale dell’Europa” (COM(2020)0067), –  vista la relazione sugli orientamenti etici per un’intelligenza artificiale affidabile pubblicata l’8 aprile 2019 dal gruppo di esperti ad alto livello sull’intelligenza artificiale istituito dalla Commissione nel giugno 2018, –  visti la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa per la protezione delle minoranze nazionali, il protocollo n. 12 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, –  vista la Carta etica europea sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari e negli ambiti connessi, adottata dal gruppo di lavoro sulla qualità della giustizia del Consiglio d’Europa (CEPEJ-GT-QUAL) nel dicembre 2018, –  vista la raccomandazione del Consiglio dell’OCSE sull’intelligenza artificiale, adottata il 22 maggio 2019, –  visto l’articolo 54 del suo regolamento, –  visti i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, –  vista la relazione della commissione giuridica (A9-0001/2021), Introduzione A.  considerando che l’intelligenza artificiale (IA), la robotica e le tecnologie correlate sono in rapida evoluzione ed hanno un impatto diretto su tutti gli aspetti della società, inclusi i principi e i valori sociali ed economici di base; B.  considerando che l’IA sta provocando una rivoluzione nella dottrina e nel materiale militari attraverso un profondo cambiamento nel modo di operare degli eserciti dovuto, principalmente, all’integrazione e allo sfruttamento delle nuove tecnologie e delle nuove capacità autonome; C.  considerando che lo sviluppo e la progettazione della cosiddetta “intelligenza artificiale”, della robotica e delle tecnologie correlate sono effettuati dagli esseri umani e che le loro scelte determinano la misura in cui tali tecnologie possono offrire benefici alla società; D.  considerando che un quadro comune dell’Unione deve riguardare lo sviluppo, la diffusione e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, della robotica e delle tecnologie correlate e deve garantire il rispetto della dignità umana e dei diritti umani, come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; E.  considerando che l’Unione e gli Stati membri sono investiti di una responsabilità particolare nel garantire che l’intelligenza artificiale, la robotica e le tecnologie correlate – dal momento che possono essere utilizzate in modo transfrontaliero – siano incentrate sull’uomo, vale a dire fondamentalmente intese per essere impiegate al servizio dell’umanità e per il bene comune, onde contribuire al benessere e all’interesse generale dei cittadini; che l’Unione dovrebbe aiutare gli Stati membri a raggiungere tale obiettivo, in particolare quelli che hanno iniziato a riflettere sul possibile sviluppo di norme giuridiche o di modifiche legislative in questo settore; F.  considerando che i cittadini europei potrebbero beneficiare di un approccio normativo adeguato, efficace, trasparente e coerente a livello unionale, che definisca condizioni sufficientemente chiare affinché le imprese sviluppino applicazioni e pianifichino il proprio modello imprenditoriale, assicurando al contempo che l’Unione e gli Stati membri mantengano il controllo sulle normative da definire in modo tale che non siano costretti ad adottare o accettare norme stabilite da altri; G.  considerando che gli orientamenti in materia di etica, quali i principi adottati dal gruppo di esperti ad alto livello sull’intelligenza artificiale, costituiscono un buon punto di partenza ma non sono sufficienti per garantire che le imprese agiscano in modo equo e assicurino una protezione efficace degli individui; H.  considerando che tale responsabilità specifica implica segnatamente la necessità di analizzare le questioni relative all’interpretazione e all’applicazione del diritto internazionale legate alla partecipazione attiva dell’UE ai negoziati internazionali, nella misura in cui l’UE è interessata relativamente agli impieghi civili e militari di questo tipo di IA, robotica e tecnologie correlate, e le questioni di autorità dello Stato nei confronti di tali tecnologie restano al di fuori dell’ambito della giustizia penale; I.  considerando che è essenziale fornire un quadro giuridico adeguato e completo per gli aspetti etici di tali tecnologie nonché per la responsabilità, la trasparenza e la responsabilità (in particolare per l’IA, la robotica e le tecnologie correlate considerate ad alto rischio); che tale quadro deve riflettere il fatto che i valori umanisti intrinsecamente europei e universali sono applicabili all’intera catena del valore nello sviluppo, nell’attuazione e negli impieghi dell’IA; che tale quadro etico deve applicarsi allo sviluppo (ivi comprese la ricerca e l’innovazione), alla diffusione e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, nel massimo rispetto del diritto unionale e dei valori sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; J.  considerando che tale analisi mira a esaminare in che misura le norme del diritto internazionale pubblico e privato e del diritto dell’UE siano adeguate a tali tecnologie nonché a mettere in risalto le sfide e i rischi che queste pongono per l’autorità dello Stato, in modo da poterli gestire in modo adeguato e proporzionato; K.  considerando che la Commissione europea non contempla gli aspetti militari dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel proprio Libro bianco; L.  considerando che un approccio europeo armonizzato a questi problemi richiede una definizione comune di intelligenza artificiale e il rispetto dei valori fondamentali dell’Unione europea, dei principi della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della legislazione internazionale in materia di diritti umani; M.  considerando che l’IA offre possibilità inedite di migliorare le prestazioni nel settore dei trasporti, affrontando le sfide della crescente domanda di spostamenti, della sicurezza e della dimensione ambientale e rendendo nel contempo più intelligenti, più efficienti e più convenienti tutti i modi di trasporto; N.  osserva che è indispensabile affrontare a livello di UE il tema dell’intelligenza artificiale nella difesa ai fini dello sviluppo delle capacità dell’Unione in tale settore; Definizione di intelligenza artificiale 1.  ritiene che sia necessario disporre di un quadro giuridico europeo comune, con definizioni armonizzate e principi etici comuni, anche per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a fini militari; chiede, quindi, alla Commissione europea di adottare le seguenti definizioni:    – “sistema di intelligenza artificiale (IA)”: un sistema basato su software o integrato in dispositivi hardware che mostra un comportamento che simula l’intelligenza, tra l’altro raccogliendo e trattando dati, analizzando e interpretando il proprio ambiente e intraprendendo azioni, con un certo grado di autonomia, per raggiungere obiettivi specifici;    – “autonomo”: sistema basato sull’intelligenza artificiale che opera interpretando determinati dati forniti e utilizzando una serie di istruzioni predeterminate, senza essere limitato a tali istruzioni, nonostante il comportamento del sistema sia legato e volto al conseguimento dell’obiettivo impartito e ad altre scelte operate dallo sviluppatore in sede di progettazione; 2.  sottolinea che le politiche di sicurezza e difesa dell’Unione europea e dei suoi Stati membri sono guidate dai principi sanciti nella Carta europea dei diritti fondamentali e nella Carta delle Nazioni Unite – nella quale si invitano tutti gli Stati ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza nelle loro reciproche relazioni – nonché dal diritto internazionale, dai principi dei diritti umani e del rispetto della dignità umana e da una visione comune dei valori universali rappresentati dai diritti inviolabili e inalienabili della persona, dalla libertà, dalla democrazia, dall’uguaglianza e dallo Stato di diritto; sottolinea che tutte le attività nel settore della difesa nel quadro dell’Unione devono rispettare questi valori universali, promuovendo nel contempo la pace, la stabilità, la sicurezza e il progresso in Europa e nel mondo; Diritto internazionale pubblico e impieghi militari dell’intelligenza artificiale 3.  ritiene che l’IA utilizzata in un contesto militare e civile debba essere soggetta ad un significativo controllo umano, in modo tale che in qualsiasi momento un umano abbia i mezzi per correggerla, bloccarla o disattivarla in caso di comportamento imprevisto, intervento accidentale, attacchi informatici o interferenza di terzi con tecnologie basate sull’IA o qualora terzi acquisiscano tale tecnologia; 4.  ritiene che il rispetto del diritto internazionale pubblico, in particolare del diritto umanitario, che si applica inequivocabilmente a tutti i sistemi d’arma e ai relativi operatori, rappresenti un requisito fondamentale che gli Stati membri devono soddisfare, soprattutto con riferimento alla protezione della popolazione civile o all’adozione di misure precauzionali in caso di attacchi, per esempio aggressioni militari e guerra informatica; 5.  sottolinea che l’IA e le tecnologie a essa correlate possono svolgere un ruolo anche in guerre irregolari o non convenzionali; propone che la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in tali casi siano sottoposti alle stesse condizioni cui sono soggetti in conflitti convenzionali; 6.  mette in rilievo che il ricorso all’IA offre l’opportunità di consolidare la sicurezza dell’Unione europea e dei relativi cittadini e che è essenziale che l’UE adotti un approccio integrato nei prossimi dibattiti internazionali al riguardo; 7.  invita la comunità di ricerca sull’intelligenza artificiale a integrare questo principio in tutti i sistemi basati sull’intelligenza artificiale summenzionati destinati all’impiego militare; ritiene che nessuna autorità possa prevedere una deroga a tali principi o certificare un tale sistema; 8.  ribadisce che un processo decisionale autonomo non dovrebbe esonerare gli esseri umani dalla responsabilità e che le persone devono sempre avere la responsabilità ultima dei processi decisionali, in modo da poter identificare l’essere umano responsabile della decisione; 9.  sottolinea che, durante l’impiego dell’IA in un contesto militare, gli Stati, le parti di un conflitto e i singoli devono sempre rispettare i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale applicabile e assumersi la responsabilità delle azioni risultanti dall’uso di tali sistemi; sottolinea che, in ogni circostanza, le azioni e gli effetti previsti, accidentali o indesiderati dei sistemi basati sull’IA devono essere considerati responsabilità degli Stati membri, delle parti di un conflitto e dei singoli individui; 10.  plaude alle possibilità di utilizzare i sistemi di intelligenza artificiale a fini di addestramento ed esercitazione, il cui potenziale non dovrebbe essere sottovalutato, in particolare considerato che l’UE conduce esercitazioni di natura duplice, civile e militare; 11.  sottolinea che, durante le fasi di progettazione, sviluppo, collaudo, distribuzione e impiego dei sistemi basato sull’IA, si debba tenere debitamente conto dei rischi potenziali, in particolare del rischio di causare morti e feriti accidentali tra i civili, perdite accidentali di vite umane e danni alle infrastrutture civili, nonché dei rischi relativi all’impegno non intenzionale, alla manipolazione, alla proliferazione, agli attacchi informatici, all’interferenza da parte di terzi con tecnologie autonome basate sull’IA o qualora terzi acquisiscano tale tecnologia; 12.  ricorda che il principio di novità, conformemente al parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, dell’8 luglio 1996, non può essere invocato a sostegno di qualsiasi deroga in merito al rispetto delle attuali norme del diritto internazionale umanitario; 13.  ritiene che, oltre alle operazioni di sostegno, l’IA andrà a beneficio anche del personale di servizio delle forze armate attraverso il trattamento di massa dei loro dati sanitari e l’estensione del monitoraggio sanitario, individuerà i fattori di rischio connessi al loro ambiente e alle loro condizioni di lavoro e proporrà garanzie adeguate per limitare l’impatto sanitario sul personale di servizio; 14.  ribadisce che gli sforzi normativi devono essere sostenuti da validi sistemi di certificazione e sorveglianza, nonché da chiari meccanismi di verificabilità, spiegabilità, responsabilità e tracciabilità, in modo che il quadro normativo non diventi obsoleto a seguito degli sviluppi tecnologici. 15.  sottolinea l’importanza, in un mondo iperconnesso, della partecipazione dell’Unione europea alla creazione di un quadro giuridico internazionale per l’uso dell’intelligenza artificiale: esorta l’UE ad assumere un ruolo guida e, insieme alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale, un ruolo attivo nella promozione di tale quadro globale che disciplini l’uso dell’IA per scopi militari e di altro tipo, garantendo che tale utilizzo rimanga entro i limiti rigorosi stabiliti dal diritto internazionale e dal diritto internazionale umanitario, in particolare le convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949; sottolinea che tale quadro non deve mai violare o consentire violazioni delle prescrizioni della coscienza pubblica e dell’umanità, come stabilito nella clausola Martens, ed essere in linea con le norme di sicurezza e i requisiti in materia di protezione dei consumatori; esorta l’UE e gli Stati membri a definire solidi sistemi di sorveglianza e valutazione per lo sviluppo delle tecnologie di IA, in particolare quelle utilizzate per scopi militari negli Stati autoritari; 16.  mette in rilievo che la robotica non solo consentirà al personale militare di rimanere a distanza, ma offrirà anche una migliore autoprotezione, per esempio nel caso di operazioni in ambienti contaminati, spegnimenti di incendi, sminamenti a terra o in mare e azioni di difesa da sciami di droni; 17.  sottolinea che lo sviluppo, la diffusione, l’utilizzo e la gestione dell’IA devono rispettare i diritti, i valori e le libertà fondamentali sanciti dai trattati dell’UE e invita gli Stati membri a non diffondere sistemi di IA ad alto rischio che rappresentino una minaccia per i diritti fondamentali; prende atto della pubblicazione del Libro bianco della Commissione sull’intelligenza artificiale e invita a esaminare in modo più approfondito i potenziali rischi per i diritti fondamentali dell’utilizzo dell’IA da parte delle autorità pubbliche come pure delle agenzie, degli organismi e delle istituzioni dell’Unione europea; 18.  chiede alla Commissione di agevolare le attività di ricerca e le discussioni circa le opportunità offerte dall’utilizzo dell’IA per i soccorsi in caso di calamità, la prevenzione delle crisi e il mantenimento della pace; 19.  accoglie con favore la creazione di un gruppo di esperti governativi delle Nazioni Unite per promuovere un comportamento responsabile nel ciberspazio da parte degli Stati nel contesto della sicurezza internazionale e invita l’UE a partecipare a pieno titolo al lavoro di tale gruppo; 20.  invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) a preparare il terreno per negoziati globali intesi a creare un regime di controllo delle armi basate sull’IA e ad aggiornare tutti gli strumenti previsti dai trattati relativi al controllo delle armi, al disarmo e alla non proliferazione, al fine di tenere in considerazione i sistemi basati sull’IA in situazione di guerra; chiede che la posizione comune del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari tenga pienamente in considerazione e contempli i sistemi d’arma basati sull’IA; 21.  rammenta che tali norme devono sempre rispettare i principi, ribaditi dalla Convenzione di Roma del 17 luglio 1998, di proibizione di crimini di genocidio, contro l’umanità e dei crimini di guerra; 22.  pone in evidenza i chiari rischi correlati alle decisioni prese dagli esseri umani qualora si basino unicamente su dati, profili e raccomandazioni generati dalle macchine; sottolinea che la progettazione generale dei sistemi di IA dovrebbe comprendere anche orientamenti sulla supervisione e sul controllo umani; chiede che sia introdotto un obbligo in materia di trasparenza e spiegabilità delle applicazioni di IA e la necessità di un intervento umano e che siano adottate altre misure, quali audit indipendenti e prove di stress specifiche per favorire e garantire la conformità; sottolinea che tali audit dovrebbero essere condotti periodicamente da un’autorità indipendente incaricata di vigilare sulle applicazioni di IA ad alto rischio utilizzate dalle autorità pubbliche o dalle forze armate; 23.  pone l’accento sull’importanza di verificare in che modo le tecnologie di IA ad alto rischio giungano a una decisione; rammenta che i principi di non discriminazione e proporzionalità devono essere rispettati e che le questioni relative alla causalità e alla responsabilità, nonché alla trasparenza, la rendicontabilità e la spiegabilità, devono essere chiarite per determinare se, o in che misura, lo Stato, in qualità di attore del diritto internazionale pubblico, ma anche nell’esercizio della propria autorità, possa agire servendosi di sistemi basati sull’intelligenza artificiale, che dispongono di una certa autonomia, senza violare gli obblighi derivanti dal diritto internazionale, come quelli in materia di giusto processo; 24.  insiste sull’importanza di investire nelle competenze umane, comprese quelle digitali, al fine di adattarsi ai progressi scientifici che includono soluzioni basate sull’IA per le persone che esercitano professioni regolamentate, tra cui le attività connesse all’esercizio dei poteri dell’autorità statale, quali l’amministrazione della giustizia; invita gli Stati membri e la Commissione a tenere debitamente conto di tale aspetto nel quadro dell’attuazione della direttiva 2005/36/CE(11); 25.  insiste sulla necessità che i sistemi di IA rispettino sempre i principi di responsabilità, equità, governabilità, precauzione, responsabilità, imputabilità, prevedibilità, tracciabilità, attendibilità, affidabilità, trasparenza, spiegabilità, capacità di individuare eventuali cambiamenti nelle circostanze e nell’ambiente operativo, distinzione tra combattenti e non combattenti e proporzionalità; sottolinea che detto principio subordina la legittimità di un’azione militare al rispetto di un equilibrio tra l’obiettivo e i mezzi utilizzati, e che la valutazione della proporzionalità debba essere sempre effettuata da una persona umana; 26.  sottolinea che, nell’uso dei sistemi di IA nel settore della sicurezza e della difesa, la comprensione completa della situazione da parte dell’operatore umano, la prevedibilità, l’affidabilità e la resilienza del sistema basato sull’IA, nonché la capacità dell’operatore umano di individuare possibili cambiamenti di circostanze e ambiente operativo e la sua possibilità di intervenire in un attacco o di interromperlo sono necessari per garantire che i principi del diritto internazionale umanitario, in particolare la distinzione, la proporzionalità e la precauzione negli attacchi, siano pienamente applicati all’intera catena di comando e controllo; sottolinea che i sistemi basati sull’IA devono consentire agli umani responsabili di esercitare un controllo significativo, di assumere la piena responsabilità dei sistemi e rispondere di tutti i loro utilizzi; invita la Commissione a promuovere il dialogo, una più stretta cooperazione e sinergie tra Stati membri, ricercatori, accademici, attori della società civile e settore privato, in particolare le imprese leader, e il settore militare per garantire che i processi decisionali riguardanti la regolamentazione dell’IA nel settore della difesa siano inclusivi; 27.  evidenzia che il Parlamento ha chiesto l’elaborazione e l’adozione urgente di una posizione comune sui sistemi d’arma autonomi letali (SALA), il divieto dello sviluppo, della produzione e dell’utilizzo di sistemi di detto tipo in grado di sferrare attacchi senza un controllo umano significativo, nonché l’avvio di negoziati fruttuosi per vietare tali armi; ricorda, a tale riguardo, la sua risoluzione del 12 settembre 2018 sui sistemi d’arma autonomi; ricorda che l’espressione “sistemi d’arma autonomi letali” (SALA) designa sistemi d’arma privi di un controllo umano significativo sulle funzioni critiche della selezione e dell’attacco di bersagli individuali; sottolinea che la decisione di selezionare un bersaglio e intraprendere un’azione letale con l’ausilio di sistemi d’arma con un certo livello di autonomia deve essere sempre presa da operatori umani che esercitano un controllo e una supervisione significativi e la necessaria discrezionalità, in linea con i principi di proporzionalità e necessità; sottolinea che i sistemi basati sull’IA non possono sostituire, in alcuna circostanza, il processo decisionale umano in tale ambito; 28.  osserva, inoltre, che i sistemi d’arma autonomi, in quanto categoria particolare di IA nel settore militare, dovrebbero essere discussi e concordati a livello internazionale, nello specifico in seno alla Convenzione delle Nazioni Unite su talune armi convenzionali; richiama l’attenzione sul dibattito internazionale in corso sui SALA per regolamentare le tecnologie militari emergenti, che finora non ha condotto a un accordo; sottolinea che solo di recente l’UE ha accettato di discutere degli effetti prodotti dagli sviluppi dell’IA e della digitalizzazione sul settore della difesa; ritiene che l’UE possa svolgere un ruolo decisivo nell’aiutare gli Stati membri ad armonizzare il loro approccio all’IA nel settore militare, al fine di guidare le discussioni internazionali; 29.  ribadisce la necessità di una strategia a livello europeo contro i SALA e di un divieto per i cosiddetti “robot assassini”; 30.  evidenzia che l’IA impiegata in un contesto militare deve soddisfare una serie di requisiti minimi, segnatamente essere in grado di distinguere tra combattenti, non combattenti e combattenti sul campo di battaglia, riconoscere quando un combattente si arrende o è fuori combattimento, non avere effetti indiscriminati, non causare sofferenze inutili alle persone, non essere falsato né formato intenzionalmente sulla base di dati incompleti e rispettare i principi del diritto internazionale umanitario, di proporzionalità nell’uso della forza e di precauzione prima dell’intervento; 31.  ritiene che l’uso di sistemi d’arma autonomi letali sollevi questioni etiche e giuridiche fondamentali circa la capacità degli esseri umani di controllare tali sistemi e chiede che la tecnologia basata sull’IA non sia in grado di prendere decisioni autonome riguardanti i principi giuridici di distinzione, proporzionalità e precauzione; 32.  chiede che a livello internazionale siano adottate misure trasparenti di riduzione dei rischi riguardo allo sviluppo e all’utilizzo dell’IA in ambito militare, in particolare in relazione ai principi di integrità territoriale, non intervento e uso della forza; pone l’accento sull’importanza di tenere conto degli aspetti militari nell’affrontare le questioni giuridiche ed etiche nell’ambito del quadro europeo in materia di IA; ricorda la sua posizione sul divieto di sviluppo, produzione e uso dei SALA; si rammarica del fatto che a livello mondiale non esistano convenzioni esplicite sull’uso di tali armi; 33.  riconosce che le moderne dinamiche della corsa agli armamenti tra i principali Stati nazionali militari per lo sviluppo di SALA procedono a un ritmo più rapido rispetto alla promozione di norme e quadri giuridici comuni e all’applicazione e all’attuazione universali ed efficaci degli stessi, poiché le informazioni sullo sviluppo e sulla distribuzione di tali sistemi sono classificate e gli Stati nazionali hanno un interesse intrinseco a creare le capacità offensive più rapide e più efficaci, indipendentemente dai quadri giuridici o dai principi attuali o potenzialmente futuri; 34.  ritiene che i SALA debbano essere utilizzati solo come ultima risorsa e siano leciti solo se soggetti a un rigoroso controllo umano, con una persona in grado di assumere il comando in qualsiasi momento, in quanto un intervento e una supervisione umani significativi sono essenziali nell’adottare decisioni letali e gli esseri umani dovrebbero sempre essere responsabili quando decidono tra la vita e la morte; è dell’avviso che i sistemi totalmente privi del controllo umano (“human off the loop”) e della supervisione umana dovrebbero essere vietati senza eccezioni e in qualsiasi circostanza; 35.  invita il VP/AR, gli Stati membri e il Consiglio europeo a delineare e adottare con urgenza una posizione comune sui sistemi d’arma autonomi che assicuri un controllo umano significativo sulle funzioni critiche dei sistemi d’arma, anche durante il dispiegamento, nonché a parlare con una sola voce nelle sedi pertinenti e ad agire di conseguenza; invita, in tale contesto, il VP/AR, gli Stati membri e il Consiglio a condividere le migliori prassi e a raccogliere contributi dagli esperti, dal mondo accademico e dalla società civile, come indicato nella posizione del 12 settembre 2018 sui sistemi d’arma autonomi, secondo cui gli attacchi dovrebbero sempre essere condotti con un intervento umano significativo; 36.  incoraggia gli Stati a valutare se e come i dispositivi militari autonomi abbiano contribuito alla loro sicurezza nazionale e che cosa la loro sicurezza nazionale potrebbe ottenere dai sistemi d’arma basati sull’IA, in particolare per quanto riguarda il potenziale di tali tecnologie di sostenere e migliorare il processo decisionale umano in conformità del diritto internazionale umanitario e dei suoi principi; ricorda che in qualsiasi sistema d’arma autonomo letale o arma con un alto livello di autonomia può verificarsi un malfunzionamento a causa di un codice non compilato correttamente o di un attacco informatico perpetrato da uno Stato nemico o da un soggetto non statale; 37.  insiste affinché i SALA siano utilizzati solo in casi specifici e conformemente alle procedure di autorizzazione dettagliate in anticipo in documenti per i quali lo Stato interessato — a prescindere dal fatto che faccia o meno parte dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico — garantisce l’accessibilità al pubblico o almeno al proprio parlamento nazionale; 38.  ritiene che i SALA debbano rispettare le disposizioni della convenzione del 10 ottobre 1980 su certe armi convenzionali, compreso il divieto per le armi “che possono essere considerate dannose”; 39.  propone, al fine di impedirne la diffusione incontrollata, che i SALA siano inseriti nell’elenco delle armi soggette alle disposizioni del trattato sul commercio delle armi del 2 aprile 2013, di cui all’articolo 2 di detto trattato; 40.  esige che sia imposto il divieto di antropomorfizzare i SALA onde evitare qualsiasi confusione tra una persona umana e un robot; 41.  accoglie con favore il fatto che il Consiglio e il Parlamento abbiano concordato di escludere i sistemi d’arma autonomi letali “senza la possibilità di un significativo controllo umano sulle decisioni relative alla selezione e all’ingaggio nell’effettuare attacchi” dalle azioni finanziate dal Fondo europeo per la difesa (FED); ricorda la sua posizione secondo cui l’uso, lo sviluppo o la produzione di SALA senza un significativo controllo umano non è ammissibile ai finanziamenti del FED; 42.  invita la Commissione a sostenere lo studio, lo sviluppo, la diffusione e l’utilizzo dell’IA nel contesto del mantenimento della pace e della prevenzione dei conflitti; 43.  osserva che l’ecosistema globale dell’intelligenza artificiale è dominato da giganti del digitale americani e cinesi che stanno sviluppando capacità interne e stanno acquistando molte imprese promettenti; è, pertanto, fermamente convinto che, onde evitare di rimanere indietro nel settore delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, è essenziale muoversi verso un equilibrio migliore tra la ricerca di base e le applicazioni industriali, sviluppando al contempo vantaggi competitivi strategici attraverso una crescita del proprio potenziale e delle proprie risorse; 44.  sottolinea che, nella misura in cui rientrano nella definizione di macchine di cui alla direttiva 2006/42/CE(12), i robot dovrebbero essere progettati e assemblati nel rispetto delle norme e delle misure di sicurezza ivi previste; 45.  ricorda l’ambizione dell’UE di essere un attore globale di pace e chiede che essa svolga un ruolo più ampio negli sforzi globali per il disarmo e la non proliferazione e che le sue azioni e politiche perseguano il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, garantendo il rispetto del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani e la protezione della popolazione civile e delle infrastrutture civili; 46.  sottolinea la necessità di esaminare il potenziale impatto dell’IA in quanto fattore strategico per la politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) dell’UE, in particolare con riferimento alle missioni e alle operazioni militari e civili e allo sviluppo delle capacità dell’UE; 47.  ricorda che anche i nostri alleati nel quadro nazionale, dell’UE e della NATO stanno integrando l’IA nei loro sistemi militari; ritiene necessario preservare l’interoperabilità con i nostri alleati mediante norme comuni, che sono essenziali per svolgere operazioni in coalizione; ribadisce che, oltre a ciò, la cooperazione in materia di IA dovrebbe svolgersi in un quadro europeo, che rappresenta l’unico contesto adeguato per creare realmente sinergie forti, come proposto dalla strategia dell’UE per l’intelligenza artificiale; 48.  ritiene che l’UE debba monitorare attentamente ed esaminare le implicazioni dei progressi conseguiti nell’IA impiegata nel campo della difesa e della guerra, tra cui sviluppi e diffusioni potenzialmente destabilizzanti, nonché guidare una ricerca e una progettazione etiche, assicurando l’integrità dei dati personali e un accesso e un controllo individuali, tenendo inoltre conto delle questioni economiche e umanitarie; 49.  ricorda la sua posizione del 12 settembre 2018 sui sistemi d’arma autonomi, che afferma che non devono essere effettuati attacchi senza un intervento umano significativo; invita il VP/AR, gli Stati membri e il Consiglio europeo ad adottare una posizione comune sui sistemi d’arma autonomi che garantisca un controllo umano significativo sulle funzioni essenziali di tali sistemi, anche durante la distribuzione; ribadisce il suo sostegno all’attività in materia di SALA svolta dal gruppo di esperti governativi ONU delle alte parti contraenti della Convenzione su talune armi convenzionali, che resta il forum internazionale di riferimento per i dibattiti e i negoziati sulle sfide giuridiche che tali sistemi comportano; chiede che tutti gli attuali sforzi multilaterali siano accelerati in modo che il quadro normativo e regolamentare non sia superato dagli sviluppi tecnologici e dai nuovi metodi di guerra; invita il VP/AR, nel quadro delle discussioni in corso sulla regolamentazione internazionale dei SALA da parte degli Stati che aderiscono alla CCW, a rimanere coinvolte e a contribuire a proseguire, senza indugio, gli sforzi intesi a sviluppare un nuovo quadro normativo globale e uno strumento giuridicamente vincolante incentrato sulle definizioni, i concetti e le caratteristiche delle tecnologie emergenti nel settore dei SALA, le questioni etiche e giuridiche del controllo umano, in particolare per quanto riguarda le loro funzioni essenziali quali la selezione e l’attacco degli obiettivi, il mantenimento della responsabilità e rendicontabilità umana e il necessario grado di interazione tra l’umano e la macchina, compreso il concetto di controllo e giudizio umani; chiede che tali sforzi garantiscano il rispetto del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani durante le diverse fasi del ciclo di vita di un’arma basata sull’IA, al fine di concordare raccomandazioni concrete per il chiarimento, l’esame e lo sviluppo di aspetti del quadro normativo sulle tecnologie emergenti nell’ambito dei SALA; 50.  ritiene cruciale per la sicurezza globale disporre di un meccanismo efficace per l’applicazione delle norme in materia di non proliferazione dei SALA e di eventuali future tecnologie offensive basate sull’IA; Autorità dello Stato: esempi inerenti gli ambiti civili, tra cui la sanità e la giustizia 51.  pone l’accento sulla necessità che gli Stati membri agiscano in maniera efficace per ridurre la loro dipendenza da dati esteri e garantiscano, senza distorcere significativamente il mercato, che il possesso di tecnologie di intelligenza artificiale più sofisticate da parte di potenti gruppi privati non porti a ricusare l’autorità della potenza pubblica e ancor meno a sostituirla con un’autorità privata, soprattutto se tali gruppi privati sono di proprietà di un paese terzo che non fa parte dell’Unione europea; 52.  sottolinea che l’uso di sistemi di IA nei processi decisionali delle pubbliche autorità può condurre a decisioni di parte che comportano conseguenze negative per i cittadini, che devono, pertanto, essere soggette a criteri rigorosi per controllarne, tra l’altro, la sicurezza, la trasparenza, la rendicontabilità, la non discriminazione e la responsabilità sociale e ambientale; esorta gli Stati membri a valutare i rischi connessi alle decisioni basate sull’IA relativamente all’esercizio dell’autorità statale e a prevedere garanzie quali una vigilanza umana significativa, requisiti di trasparenza e la possibilità di contestare tali decisioni; 53.  esorta gli Stati membri a valutare i rischi connessi alle tecnologie basate sull’IA prima di automatizzare le attività relative all’esercizio dell’autorità statale, come la corretta amministrazione della giustizia; invita gli Stati membri a considerare la necessità di introdurre garanzie, come la supervisione di un professionista qualificato e l’elaborazione di norme rigorose in materia di deontologia professionale; 54.  sottolinea l’importanza di intervenire a livello europeo per contribuire a promuovere gli investimenti, quanto mai necessari, le infrastrutture di dati, la ricerca, anche per quanto riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte delle pubbliche autorità, e un quadro etico comune; 55.  sottolinea che l’Unione europea deve impegnarsi per conseguire la resilienza strategica, in modo da non trovarsi mai più impreparata dinanzi a una crisi ed evidenzia che tale aspetto assume un importanza cruciale in particolar modo per l’intelligenza artificiale e le sue applicazioni militari; evidenzia che le catene di approvvigionamento per i sistemi militari di IA che potrebbero portare a una dipendenza tecnologica andrebbero riesaminate e che tali dipendenze dovrebbero essere progressivamente eliminate; chiede maggiori investimenti nell’IA europea per la difesa e nelle infrastrutture essenziali che la sostengono; 56.  invita la Commissione a valutare le conseguenze di una moratoria sull’utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale e, in funzione dell’esito di tale valutazione, a prendere in considerazione l’introduzione di una moratoria sull’utilizzo di tali sistemi da parte delle autorità dello Stato nei luoghi pubblici e nei locali destinati all’istruzione e all’assistenza sanitaria, come pure di una moratoria sull’utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale da parte delle autorità di contrasto in spazi semi-pubblici come gli aeroporti, fino a quando le norme tecniche non saranno considerate pienamente conformi ai diritti fondamentali, i risultati ottenuti non saranno privi di distorsioni e di discriminazioni e non vi saranno rigorose garanzie contro gli utilizzi impropri in grado di assicurare la necessità e la proporzionalità dell’utilizzo di tali tecnologie; 57.  pone l’accento sull’importanza della cibersicurezza per l’IA in scenari sia offensivi che difensivi; rileva, a tale riguardo, l’importanza della cooperazione internazionale e della pubblicazione e condivisione delle vulnerabilità e delle misure correttive nel settore della sicurezza informatica; sollecita una cooperazione internazionale in materia di cibersicurezza ai fini di un utilizzo e una diffusione efficaci dell’IA, nonché l’introduzione di garanzie contro gli utilizzi impropri dell’IA e i ciberattacchi; prende altresì atto della natura a duplice uso (vale a dire per finalità civili e militari) dei sistemi informatici e dell’IA e chiede una regolamentazione efficace della materia; 58.  ritiene che gli Stati membri dovrebbero promuovere tecnologie di IA che siano al servizio dei cittadini e che le persone nei confronti delle quali un’autorità pubblica ha preso una decisione basandosi sui dati di un sistema di IA debbano esserne informate, ricevere tempestivamente le informazioni di cui al paragrafo precedente, nonché avere la possibilità di contestare tale decisione e scegliere che la questione sia definita senza l’intervento di un sistema di IA; invita gli Stati membri a valutare la necessità di introdurre garanzie, come previsto dalla direttiva (UE) 2018/958(13), quali la supervisione di un professionista qualificato e norme di deontologia professionale; 59.  sottolinea che la possibilità di fare previsioni basate sulla condivisione e l’utilizzo dei dati nonché sull’accesso agli stessi deve essere disciplinata da requisiti di qualità, integrità, trasparenza, sicurezza, riservatezza e controllo; pone l’accento sulla necessità di rispettare, in tutte le fasi di sviluppo, diffusione e utilizzo dell’IA, della robotica e delle tecnologie correlate, il quadro giuridico dell’UE in materia di protezione dei dati e riservatezza al fine di accrescere la sicurezza dei cittadini e la loro fiducia in tali tecnologie; 60.  osserva il rapido sviluppo delle applicazioni di IA in grado di riconoscere elementi caratteristici univoci, come caratteristiche del volto, movimenti e atteggiamenti; mette in guardia dai problemi legati all’utilizzo delle applicazioni di riconoscimento automatico in termini di intrusione nella vita privata, non discriminazione e protezione dei dati personali; 61.  sottolinea che, a norma del GDPR, è vietata qualsiasi decisione su una persona fisica basata esclusivamente sull’elaborazione automatizzata, compresa la profilazione, che produca un effetto giuridico negativo sull’interessato o che abbia ripercussioni significative su detta persona, a meno che tale decisione sia autorizzata dal diritto dell’Unione o dello Stato membro e sia subordinata all’esistenza di misure adeguate atte a salvaguardare i diritti, le libertà e gli interessi legittimi dell’interessato; 62.  chiede che là dove l’intelligenza artificiale è utilizzata dalle autorità pubbliche siano garantite la spiegabilità degli algoritmi, la trasparenza e la sorveglianza regolamentare, e che siano effettuate valutazioni d’impatto prima del ricorso da parte di autorità statali a strumenti che utilizzano tecnologie di IA; invita la Commissione e il comitato europeo per la protezione dei dati a pubblicare orientamenti e raccomandazioni e a sviluppare buone prassi per specificare ulteriormente i criteri e le condizioni applicabili alle decisioni basate sulla profilazione e sull’uso dell’IA da parte delle autorità pubbliche; 63.  osserva che l’intelligenza artificiale svolge un ruolo sempre più cruciale nell’assistenza sanitaria, in particolare attraverso gli algoritmi di supporto alla diagnosi, la chirurgia robotica, le protesi intelligenti, le terapie personalizzate basate sulla modellizzazione tridimensionale del corpo del paziente, i robot sociali per l’assistenza agli anziani, le terapie digitali volte a migliorare l’indipendenza di alcune persone affette da disturbi mentali, la medicina predittiva e i software di anticipazione delle epidemie; 64.  insiste, tuttavia, sulla necessità che tutti gli usi dell’IA nella sanità pubblica debbano garantire la protezione dei dati personali dei pazienti e prevenire la loro diffusione incontrollata; 65.  chiede che tutti gli usi dell’IA nel settore della sanità pubblica rispettino il principio della parità di trattamento dei pazienti in termini di accesso alle cure, preservino il rapporto tra paziente e medico e siano coerenti in ogni momento con il giuramento di Ippocrate, di modo che il medico abbia sempre la possibilità di discostarsi dalla soluzione proposta dall’IA, mantenendo pertanto la responsabilità di qualsiasi decisione; 66.  osserva che l’utilizzo dell’IA nel contrasto alla criminalità e alla cibercriminalità potrebbe offrire un’ampia gamma di possibilità e opportunità; afferma nel contempo che dovrebbe continuare a prevalere il principio secondo cui ciò che è illegale offline lo è anche online; 67.  osserva che l’IA è utilizzata sempre più sovente nel settore della giustizia al fine di prendere decisioni più razionali, maggiormente conformi alle leggi vigenti e più rapide; plaude al fatto che il ricorso all’IA dovrebbe accelerare i procedimenti giudiziari; 68.  ritiene che occorra chiarire se sia opportuno che le decisioni inerenti all’applicazione della legge siano in parte delegate all’IA, pur mantenendo un controllo umano sulla decisione finale; 69.  sottolinea che l’utilizzo dell’IA nel settore giudiziario potrebbe migliorare l’analisi e la raccolta dei dati e la protezione delle vittime e che tale utilizzo potrebbe essere esplorato nell’ambito di attività di ricerca e sviluppo e accompagnato da valutazioni d’impatto, in particolare in relazione alle garanzie volte ad assicurare un giusto processo e ad evitare distorsioni e discriminazioni, applicando nel contempo il principio di precauzione; ricorda tuttavia che ciò non può sostituire il coinvolgimento di esseri umani nella pronuncia delle sentenze o nell’adozione delle decisioni; 70.  rammenta l’importanza dei principi di governance, trasparenza, imparzialità, responsabilità, equità e integrità intellettuale nell’utilizzo dell’IA nel settore della giustizia penale; 71.  esorta gli Stati membri a valutare i rischi connessi alle tecnologie basate sull’IA prima di automatizzare le attività relative all’esercizio dell’autorità statale, in particolare nel settore della giustizia; invita gli Stati membri a considerare la necessità di prevedere garanzie, come la supervisione di un professionista qualificato e norme di deontologia professionale: 72.  osserva che alcune tecnologie di IA consentono un’automatizzazione senza precedenti dell’elaborazione delle informazioni e delle attività, come nel caso della sorveglianza di massa in ambito civile e militare, che rappresenta una minaccia per i diritti fondamentali e spiana la strada a interferenze illecite nella sovranità statale; chiede che le attività di sorveglianza di massa siano sottoposte a controllo a norma del diritto internazionale, anche per quanto concerne le questioni relative alla competenza giurisdizionale e all’esecuzione; esprime vive preoccupazioni riguardo allo sviluppo di alcune applicazioni estremamente invasive che attribuiscono un punteggio sociale, poiché esse mettono seriamente a repentaglio il rispetto dei diritti fondamentali; chiede un divieto esplicito che impedisca alle autorità pubbliche di ricorrere all’attribuzione su larga scala di un punteggio sociale per limitare i diritti dei cittadini; chiede che sia rafforzata la responsabilità dei soggetti privati ai sensi del diritto internazionale, in considerazione dell’egemonia decisionale e del controllo che taluni soggetti privati hanno sullo sviluppo delle tecnologie in parola; invita a tale proposito la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a prestare particolare attenzione in sede di negoziazione, conclusione e ratifica di accordi internazionali in materia di controversie familiari transfrontaliere, come i casi internazionali di sottrazione di minori, nonché ad assicurare, al riguardo, che i sistemi di IA siano sempre impiegati sotto un effettivo controllo umano e rispettino il giusto processo, nell’UE e nei paesi firmatari di tali accordi; 73.  chiede che il pubblico sia informato dell’uso dell’IA nel settore della giustizia e che tale uso non dia luogo a discriminazioni derivanti da distorsioni nella programmazione; sottolinea che deve essere rispettato il diritto di ogni persona di aver accesso a un pubblico ufficiale, nonché il diritto del pubblico ufficiale interessato di prendere personalmente la decisione e di discostarsi dalle informazioni ricevute dall’IA quando lo reputi necessario alla luce delle specificità della questione in esame; pone l’accento sul diritto della parte convenuta di impugnare la decisione conformemente al diritto nazionale, senza che venga mai meno la responsabilità finale del giudice; 74.  chiede, pertanto, che tutti questi utilizzi in ambito pubblico e amministrativo siano considerati informazioni di pubblico dominio e che si evitino discriminazioni dovute a distorsioni nella programmazione; 75.  pone l’accento sull’importanza di consentire una diffusione e un utilizzo corretti dell’IA; invita gli Stati membri a offrire formazioni appropriate al personale civile e militare per consentirgli di individuare con precisione e di evitare le discriminazioni e le distorsioni negli insiemi di dati; 76.  esprime profonda preoccupazione per le tecnologie di deepfake, che consentono di produrre foto, audio e video falsificati sempre più realistici che potrebbero essere utilizzati per compiere ricatti, creare notizie false o minare la fiducia dei cittadini e influenzare il dibattito pubblico; ritiene che tali pratiche siano in grado di destabilizzare paesi, diffondere la disinformazione e influenzare le consultazioni elettorali; chiede pertanto l’introduzione di un obbligo in base al quale tutti i materiali deepfake o altri video artificiali realizzati in modo realistico debbano essere etichettati come “non originali” dal loro creatore, con severi limiti al loro utilizzo a fini elettorali, e che tale obbligo sia applicato rigorosamente; chiede che siano svolte adeguate attività di ricerca in questo campo per garantire che le tecnologie di contrasto dei suddetti fenomeni siano al passo con gli utilizzi dolosi dell’IA; Trasporti 77.  prende atto del notevole potenziale economico delle applicazioni dell’IA, anche in relazione all’ottimizzazione a lungo termine delle prestazioni, alla manutenzione, alla previsione dei guasti e alla pianificazione della costruzione delle infrastrutture di trasporto e degli edifici, nonché sotto il profilo della sicurezza, dell’efficienza energetica e dei costi; invita dunque la Commissione a continuare a promuovere la ricerca nel campo dell’IA e lo scambio di buone prassi nel settore dei trasporti; 78.  sottolinea la necessità di promuovere l’intelligenza artificiale per incentivare la multimodalità, l’interoperabilità e l’efficienza energetica di tutti i modi di trasporto, rendere più efficiente l’organizzazione e la gestione dei flussi di traffico merci e passeggeri, utilizzare in modo migliore le infrastrutture e le risorse in tutta la rete transeuropea di trasporto (TEN-T) e affrontare gli ostacoli alla creazione di un vero spazio unico europeo dei trasporti; 79.  ricorda i benefici del sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (ERTMS), un sistema continuo di protezione automatica dei treni, e sostiene lo sviluppo e la normalizzazione a livello internazionale dell’automazione delle operazioni ferroviarie; 80.  accoglie con favore i lavori nel quadro del progetto di ricerca sulla gestione del traffico aereo nel cielo unico europeo (SESAR) concernenti i sistemi di aeromobili senza equipaggio e i sistemi di gestione del traffico aereo, sia civile che militare; 81.  ricorda che i veicoli autonomi presentano un elevato potenziale in termini di miglioramento della mobilità e della sicurezza e apportano benefici ambientali, e invita la Commissione e gli Stati membri a garantire la cooperazione tra le autorità di regolamentazione e tutti gli attori pertinenti per la diffusione dei veicoli stradali automatizzati nell’UE; 82.  sottolinea che negli ultimi anni il comparto mondiale della navigazione è notevolmente cambiato grazie all’integrazione dell’IA; ricorda le ampie discussioni in corso in seno all’Organizzazione marittima internazionale su un’efficace integrazione nel suo quadro normativo di tecnologie nuove ed emergenti quali le navi autonome; 83.  sottolinea che i sistemi di trasporto intelligenti attenuano la congestione del traffico, aumentano la sicurezza e l’accessibilità e contribuiscono a migliorare la gestione dei flussi di traffico, l’efficienza e le soluzioni di mobilità; richiama l’attenzione sulla maggiore esposizione delle reti di trasporto tradizionali alle minacce informatiche; ricorda l’importanza di risorse adeguate e di ulteriori attività di ricerca sui rischi in termini di sicurezza per garantire la sicurezza dei sistemi automatizzati e dei relativi dati; accoglie con favore l’intenzione della Commissione di includere la sicurezza informatica come punto ricorrente all’ordine del giorno delle discussioni in seno alle organizzazioni internazionali del settore dei trasporti; 84.  plaude agli sforzi volti a introdurre sistemi di IA nel settore pubblico e sosterrà la prosecuzione delle discussioni sulla diffusione dell’intelligenza artificiale nei trasporti; invita la Commissione a effettuare una valutazione del ricorso all’IA e a tecnologie simili nel settore dei trasporti e a compilare un elenco non esaustivo dei segmenti ad alto rischio dei sistemi di IA che si sostituiscono alle decisioni prese nel quadro delle prerogative dei pubblici poteri in questo settore; 85.  sottolinea che il Fondo europeo per la difesa e la cooperazione strutturata permanente dovrebbero stimolare la cooperazione tra gli Stati membri e le industrie europee della difesa al fine di sviluppare nuove capacità di difesa europee nel settore dell’IA e garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, tenendo conto di considerazioni etiche; pone l’accento sulla necessità di evitare la frammentazione creando ponti tra i vari attori e settori di applicazione, promuovendo la compatibilità e l’interoperabilità a tutti i livelli e concentrandosi sul fatto di lavorare insieme sull’architettura e le soluzioni di piattaforme; ricorda inoltre che il prossimo meccanismo per collegare l’Europa, che promuove anche le infrastrutture intelligenti, prevede un fondo per l’adattamento e lo sviluppo di infrastrutture di trasporto civili o militari a duplice uso nelle TEN-T al fine di aumentare le sinergie tra esigenze civili e di difesa e di migliorare la mobilità civile e militare all’interno dell’Unione; evidenzia, pertanto, la necessità di ulteriori investimenti e attività di ricerca nonché di una maggiore leadership da parte europea nelle tecnologie che, oltre ad avere un forte impatto sulla crescita economica, hanno anche un notevole potenziale in termini di duplice uso; 86.  sottolinea che nel settore dei trasporti e della mobilità molti investimenti nelle nuove tecnologie sono indotti dal mercato, ma che le tecnologie e i prodotti a duplice uso disponibili in commercio sono spesso utilizzati in modo innovativo per scopi militari; evidenzia dunque la necessità di tenere conto del potenziale di duplice uso delle soluzioni basate sull’IA in sede di definizione delle norme per l’uso dell’IA in vari ambiti del comparto commerciale e militare; chiede che nella messa a punto di tecnologie, prodotti e principi operativi della difesa siano integrati norme e principi etici rigorosi; 87.  osserva che il trasporto efficace di merci, munizioni, armamenti e truppe è una componente essenziale per il successo delle operazioni militari; sottolinea che ci si attende che l’IA svolgerà un ruolo cruciale e offrirà numerose possibilità nel campo della logistica e del trasporto militari; segnala che in tutto il mondo gli Stati, compresi gli Stati membri dell’UE, stanno integrando armi e altri sistemi basati sull’intelligenza artificiale nelle piattaforme terrestri, navali e aeree; ricorda che le applicazioni dell’IA nel settore dei trasporti potrebbero assicurare nuove capacità e consentire nuove forme di tattica, come la combinazione di più sistemi, quali droni, imbarcazioni o carri armati senza equipaggio, in operazioni indipendenti e coordinate; Diritto internazionale privato 88.  osserva che l’internazionalizzazione delle attività umane, online o nel mondo reale, comporta un aumento costante delle controversie rientranti nel diritto internazionale privato, controversie che l’IA può aiutare a risolvere creando modelli per individuare la giurisdizione competente e il diritto applicabile in ciascun caso, ma anche per identificare i conflitti di leggi più spinosi e proporre soluzioni per risolverli; 89.  ritiene, tuttavia, che il pubblico debba essere debitamente informato circa gli impieghi dell’IA nel campo del diritto internazionale privato e che tali impieghi debbano evitare discriminazioni dovute alla programmazione – che favorirebbero sistematicamente un diritto nazionale a scapito di un altro -, rispettare i diritti del giudice predeterminato dalla legge, consentire possibilità di ricorso a norma della legge applicabile e permettere al giudice di ignorare la soluzione suggerita dall’IA; 90.  sottolinea che la circolazione di veicoli autonomi nell’Unione europea, che è suscettibile di dar luogo a un numero particolarmente elevato di controversie internazionali private, deve essere oggetto di specifiche norme europee che stabiliscano il regime giuridico applicabile in caso di danni transfrontalieri; 91.  segnala che, a seguito della crescente importanza delle attività di ricerca e sviluppo del settore privato e dei massicci investimenti di paesi terzi, l’UE si trova confrontata a una forte concorrenza; appoggia dunque gli sforzi profusi dall’UE per sviluppare ulteriormente i suoi vantaggi competitivi e ritiene che, in un mondo iperconnesso, l’Unione dovrebbe puntare ad assumere un ruolo guida nell’elaborazione delle norme relative all’IA, adottando una strategia efficace nei confronti dei suoi partner esterni e intensificando gli sforzi volti a stabilire norme etiche globali per l’IA a livello internazionale che siano in linea con le norme di sicurezza e i requisiti in materia di protezione dei consumatori, nonché con i valori dell’Unione e i diritti dei suoi cittadini, inclusi i diritti fondamentali; ritiene che ciò sia essenziale anche ai fini della competitività e della sostenibilità delle imprese europee; invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare la cooperazione con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali, quali l’ONU, l’OCSE, il G7 e il G20, e ad avviare un dialogo più ampio per affrontare le sfide derivanti dallo sviluppo di questa tecnologia in rapida evoluzione; ritiene che tali sforzi dovrebbero puntare, in particolare, alla definizione di norme comuni e al miglioramento dell’interoperabilità dei sistemi basati sull’IA; invita la Commissione a promuovere il dialogo, una più stretta cooperazione e sinergie tra Stati membri, ricercatori, accademici, attori della società civile, settore privato, in particolare le imprese leader, e settore militare per garantire che i processi decisionali riguardanti la regolamentazione dell’IA nel settore della difesa siano inclusivi; Principi guida 92.  ritiene che le tecnologie di IA e i sistemi di rete dovrebbero mirare a garantire ai cittadini la certezza del diritto; sottolinea, pertanto, che le norme in materia di conflitto tra leggi e giurisdizioni dovrebbero continuare ad applicarsi, tenendo conto al contempo degli interessi dei cittadini e della necessità di ridurre il rischio di scelta opportunistica del foro; rammenta che l’IA non può sostituirsi agli esseri umani nei procedimenti giudiziari quando si tratta di pronunciare sentenze o adottare decisioni definitive, di qualsiasi tipo esse siano, poiché tali decisione devono essere sempre prese da un essere umano ed essere soggette a una rigorosa verifica umana nonché alla garanzia del giusto processo; insiste sul fatto che, quando vengono utilizzati elementi di prova forniti da tecnologie basate sull’IA, le autorità giudiziarie dovrebbero essere tenute a motivare le loro decisioni; 93.  ricorda che l’IA costituisce un progresso scientifico che non deve minare il diritto bensì, al contrario, deve essere sempre disciplinata da quest’ultimo — nell’Unione europea dal diritto delle sue istituzioni e dei suoi Stati membri — e che, in nessun caso, l’intelligenza artificiale, la robotica e le tecnologie a esse correlate possono violare i diritti fondamentali, la democrazia, lo Stato di diritto; 94.  sottolinea che gli usi dell’IA a fini di difesa dovrebbero essere responsabili, equi, tracciabili, affidabili e governabili; 95.  ritiene che l’intelligenza artificiale, la robotica e le tecnologie correlate, compresi i software, gli algoritmi e i dati utilizzati o prodotti da tali tecnologie, a prescindere dal settore di utilizzo, debbano essere sviluppati in modo sicuro e tecnicamente rigoroso; o
o   o 96.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione  
  

L’EUROPA E I VACCINI: “Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione”

Il Covid 19 ha dimostrato che l’America non può combattere in Europa

La drammatica carenza di vaccini ha messo in evidenza la debolezza strutturale dell’Europa rispetto ad altre parti del mondo, che stanno affrontano i rischi esistenziali del nostro tempo con più equilibrio, lungimiranza, realismo, determinatezza e, in definitiva, efficienza.

Quando l’establishment lamenta che “i nostri valori” sarebbero calpestati in tutto il resto del mondo (Cina, Russia, Ungheria, Polonia, Turchia, Siria, Egitto, Golfo Persico,  India, Africa, Sudamerica) esprime una visione deformata dell’ identità europea, intesa come un avatar del messianesimo materialistico, secondo cui sarebbe possibile, e, anzi, inevitabile, che, nella fase ultima della storia, si applicassero sulla terra quelle regole che, secondo la maggior parte delle religioni, si applicherebbero all’ Oltremondo: la sintesi fra Essere e Dover Essere (quello che Sant’Agostino chiamava “Chiliasmo”).Questa visione ultra-ottimistica della storia è negata dalla forma storicamente maggioritaria delle grandi religioni, europee ed extraeuropee (dall’Ebraismo halakhico al Buddhismo Mahayana, dal Cristianesimo paolino alla Sunna), perfino la più compiuta visione del Paradiso, quella dantesca, è stata sotto molti aspetti non convincente.

Inoltre, come illustrato bene per esempio da Lessing, Weber, Jung, Rosenzweig e Benjamin, i paradigmi delle “religioni tradizionali” si sono conservati nelle “religioni civili”, semmai con delle asprezze e delle contraddizioni maggiori che nelle prime (per il fenomeno  dell’ “eterogenesi dei fini”). I “valori europei” così spesso invocati coinciderebbero dunque con l’ ambiguo “angelismo” derivante dall’ interpretazione chiliastica delle religioni abramitiche, che, essendo irrealistico, non solo viene sistematicamente smentito dai fatti, ma, anzi, si presta benissimo come farisaica copertura   dell’oppressione del mondo intero da parte dei “poteri forti” che si pretendono “etici” ed, anzi “provvidenziali”.

Tutta la vicenda dei vaccini esemplifica egregiamente questa mistificazione, nel campo della collaborazione sanitaria internazionale.

Infatti, la pretesa dell’Europa di operare in uno spirito di grande collaborazione internazionale e di algida indipendenza “scientifica”, indifferenti tanto al “sacro egoismo” quanto alla politica, tale da proporsi come modello per il mondo intero, si è tradotto in un caos e in un autogoal degli Europei, che:

-sono in ritardo nell’approvvigionamento dei vaccini, con ulteriori rischi per la vita umana e per l’economia;

-hanno finanziato inutilmente il Big Pharma che in realtà opera piuttosto come agit-prop dei politici americani (prima Trump, poi Biden), israeliani (Netanyahu) ed inglesi (Johnson), oltre che realizzare profitti scandalosi (Bourla), e non si sono precostituiti gli strumenti giuridici, industriali e politici per far valere le proprie ragioni;

-hanno distrutto l’industria farmaceutica europea, che, in parte, si è rivelata incapace (Sanofi,CureVac), e, in parte, si è dimostrata asservita alle multinazionali (BioNtech);

-non riescono certo ad aiutare i Paesi in Via di Sviluppo, visto che non hanno abbastanza vaccini neppure per se stessi;

-non sono certo immuni da pregiudizi politici che impediscono il salvataggio di vite umane, non avendo fino ad ora neppure preso in considerazione i vaccini russi, cinesi e indiani, che pure  ancor oggi potrebbero colmare le molte lacune di quelli occidentali.

La realtà è che, oggi più che mai, in un’era di rivalità geopolitiche esasperate, tutto, a cominciare dalla salute, è stato “weaponized” (“militarizzato”). D’altronde, tutti tacciono del fatto più sconvolgente: la più grande manovra della NATO in Europa, Defender Europe 2020, è stata sconfitta dal Covid-19, che, facendo ammalare tutti i generali, ha costretto i 30.000 americani in arrivo a tornarsene nel loro Paese.ER il bello è che essa avrebbe dovuto dimostrare il supporto dell’ Unione  alle truppe USA, sancito dalla  “JOINT COMMUNICATION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL on the Action Plan on Military Mobility”. Questo solo fatto dimostra infatti l’incapacità della NATO di difendere chicchessia (e della UE di supportarla), visto che le prossime guerre non saranno guerre tradizionali, bensì “guerre senza limiti”, di cui la guerra chimica, nucleare e batteriologica costituisce una parte integrante ed essenziale. Non per nulla, le forze armate americane sono in ritirata ovunque, dall’Afganistan al Medio Oriente, dalle Filippine alla Germania.

Fra i protocolli medici che sono stati violati (e anche questo nessuno lo dice) c’è in primo luogo proprio il protocollo NATO per la guerra nucleare, chimica e batteriologica. Per la quale vale la legge sullo stato di emergenza: altro che la preoccupazione per i diritti personali!

Ma su tutti i fronti il panorama è egualmente sconsolante.

L’Astra-Zeneca, spacciata a suo tempo per azienda europea, non riesce a nascondere la sua preferenza per il Regno Unito; la Sanofi, incapace di fornire il proprio vaccino, viene costretta da Macron a fabbricare i vaccini dei concorrenti extraeuropei; in questa situazione, non solo non si può impedire all’ Ungheria, alla Serbia e alla Turchia di usare i vaccini russi e cinesi, ma la stessa Germania sta negoziando con la Russia la fabbricazione sui licenza russa dello Sputnik V.

Israele:un modello di tempestività

1. Israele recordman dei vaccini

Vediamo come il sito tedesco Cicero confronta la reazione al Covid di Israele e quella della Germania:

„“Il Governo israeliano ha comprato a prezzi usurari sul mercato mondiale vaccini Pfizer/BioNtech in una quantità sufficiente per l’intera popolazione. Quando si tratta di vite umane, non bada a spese. Sono  spuntati dal nulla in tutto il Paese, a velocità record, centri di vaccinazione aperti 24 ore su 24, anche il Sabato. Anche qui: le vite umane innanzitutto. Così, un Paese di 9 milioni di abitanti ha una capacità di 150.000 vaccinazioni al giorno…… In pochi giorni, in Israele è stato vaccinato un milione di persone. Un record mondiale. Nello stesso periodo, in Germania, con i suoi 83 milioni di abitanti, sono state vaccinate 250.000 persone. Certo,  secondo i piani prestabiliti: prima, gli ultra-novantenni e il personale medico;poi, gli ultra-settantenni. Di questo passo, andremo avanti fino a Settembre prima di avere l’immunità di gruppo.. ….Molti medici si sono offerti alle stazioni di vaccinazione di lavorare gratis, ma la loro offerta è stata respinta. Mancano i vaccini e i piani.”

Cicero azzarda una sarcastica spiegazione storico-sociologica (“Brava Germania, continua così! ”):“La fortuna dei Tedeschi, di poter vivere, dopo la sconfitta incondizionata della 2a Guerra Mondiale, una pace settantacinquennale mai vista nella storia, e di guadagnarsi intanto un benessere mai conosciuto, ha reso i Teutoni sazi, stanchi e senza fantasia. Nessuno dei decisori ha visto una guerra, per non parlare di una pandemia, Si pensa di dover fare ogni cosa con il massimo di sicurezza e di regole…. Soprattutto, siamo i primi della classe in Europa. L‘autorizzazione di un vaccino sviluppato in Germania da una coppia turco-tedesca deve attendere l’OK di Malta e Cipro. Bravi! Ma in questo tempo, si sarebbero potute salvare migliaia di vite. Questi lussi debbono finire. E più sarà in fretta, meglio sarà. Per nostra fortuna, nella nostra vita quotidiana non abbiamo bisogno della mentalità della militante Israele, ma l’era  del Coronavirus non è  vita normale. Ora si deve agire con tutte le forze..si richiede efficacia. La rapidità non è un maleficio, anzi, è irrinunziabile. L’urgenza non ammette vincoli. Si tratta di salvare vite, a qualsiasi prezzo”.

In effetti, Netanyahu su è procurato i vaccini senza tanti tentennamenti: Israele ha firmato il 7 Gennaio con la Pfizer un accordo per 10 milioni di dosi in cambio dei dati dei cittadini vaccinati, pagando anche $30, forse  47,  per persona, più del doppio del prezzo del Belgio. Nethanyahu (sotto elezioni) vanta la propria amicizia con il Presidente della Pfizer,Bourla, definito “un grande amico d’Israele”.Lo stesso che il giono edell’ annunzio dell’autorizzazione del vaccino (per un diktat di Trump), ha realizzato le sue stock options per milioni e milioni di dollari.

Che fine ha fatto CureVac, sostenuta dall’ Unione Europea per sottrarla a Trump?

2.Favoritismo per l’Anglosfera o errata programmazione degli Europei?

In effetti, la fiducia riposta dalle autorità europee nelle multinazionali americane ed inglesi era mal riposta. Era chiaro fin dall’ inizio che, come voleva Trump (caso CureVac), avrebbero privilegiato gli Stati Uniti. E, difatti, a Dicembre Trump aveva emanato un decreto, secondo cui “ l‘Amministrazione americana deve garantire che le cittadine e i cittadini americani vengano riforniti di vaccino prima degli stranieri. Pertanto, le fabbriche americane sono tenute a fornire i vaccini in primo luogo negli Stati Uniti”. Come ha scritto il ministro tedesco Spahn,“Questa situazione ha per effetto che le fabbriche europee di BioNTech/Pfizer e di Moderna debbano rifornire di vaccini, oltre all’ Europa, il mondo intero.”

Ma lo stesso problema sembrerebbe verificarsi con l’anglo-svedese Astra-Zeneca, che ha già incassato 336 Milioni di Euro, e  starebbe esportando il vaccino fuori della UE a qualche giorno dall’ autorizzazione dell’ EMA e nonostante il contratto con l’ Unione. Anziché 80 Milioni di dosi, fornirà, nel primo trimestre 31 milioni. Finalmente, anche la Commissaria Kiriakidis ha perso la pazienza: “L’Unione Europea vuole sapere esattamente quali dosi siano state prodotte, a che punto sia Astra-Zeneca e dove le dosi siano state vendute.” A ciò si aggiunga che il vaccino di Astra-Zeneca ha scarsa efficacia sugli ultra-sessantacinquenni.

In realtà, Astra-Zeneca, che ha venduto molte più dosi nel Regno Unito, si difende affermando che la Commissione e gli Stati membri hanno firmato i contratti molto dopo il Regno Unito e per importi inferiori, e inoltre non hanno asunto un impegno giuridico formale, ma si sono soltanto n a “fare i migliori sforzi” .Ma i nostri funzionari li leggono i contratti? Sono capaci di negoziarli? A me risulta che qui, così come in campo informatico, si limitino ad accettare gli standard delle multinazionali.

In generale, mentre siamo dipendenti, in ambo i settori, dalle multinazionali americane e inglesi, si continua a spacciare come europei dei prodotti co-sviluppati e dipendenti dalle scelte strategiche d’Oltre-Oceano. Così, come sempre, fuori da alcuni limitatissimi settori come l’auto e l’aerospaziale civile,  il Mercato Unico Europeo è il Mercato Unico delle multinazionali americane.

Il Recovery Plan/Next Generation dovrebbe come prima cosa creare ex novo dei Campioni Europei in tutti i settori. Certo ciò è contrario alla retorica della globalizzazione, ma i massimi sostenitori di questa (Stati Uniti e Cina) non se ne possono certo lamentare, perché essi sanno benissimo come sostenere i propri campioni nazionali invocando le esigenze della sicurezza nazionale, che per altro sono assolutamente vere, e, anzi, oggi  prevalenti, tanto in campo sanitario che in quello informatico.

Sono piuttosto i rapporti fra le nostre Autorità, la nostra accademia e le nostre imprese con Big Pharma e i GAFAM a non essere trasparenti.