I 100 ANNI DEL PARTITO COMUNISTA CINESE, Un’occasione per ripensare la storia mondiale

Qin Shih Huang Di, il Primo Imperatore

“Mi svegliai sospirando, pensando alla capitale dell’ impero dei Zhou”

(da “Le memorie di uno storico” di Sima Qian)

Il 1° luglio, la Cina ha celebrato il centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese. Al di là delle diatribe ideologiche, è questo il momento di ricapitolare, per ora solo artigianalmente, un po’ di storia mondiale, per capire dove ci troviamo, in particolare noi Europei.

I Tù,: la base storica della scrittura cinese

1.Le grandi civiltà dell’Epoca Assiale

Per fare ciò, è necessario riandare alla storia del mondo, di cui tanto noi, quanto la Cina (ma non gli Stati Uniti), siamo stati fra i grandi protagonisti. Solo a fronte di questa profondità storica è possibile comprendere la natura e il destino degli “Stati-civiltà”, a cui noi apparteniamo, e, in particolare, quelli della Cina e dell’Europa.

A partire dal quinto millennio a.C., nelle grandi pianure fertili, alcuni popoli si avviavano lungo un percorso di sedentarizzazione, costruendo villaggi e creando forme embrionali di società, fra di loro comparabili:

-nel mondo proto-sinico, lungo l’alto corso del Fiume Giallo (la Cultura di Erlitou, il mondo dell’ “Imperatore Giallo”);

-la Civiltà Indo-Sarasvati, lungo il corso dell’ Indo (Mehrgarh, il mondo del Kumari Kandam);

-la civiltà mesopotamica, nella bassa valle del Tigri e dell’ Eufrate (el-Obaid, Uruk, il mondo di Utnaspishtim);

-quella egizia, lungo il Nilo (la Cultura pre-dinastica, il mondo degli “Shemsu Her”);

-quella dei Kurgan , lungo il Volga (Srednyj Stol, la “Cultura Jamnaja”).

La civiltà europea è l’erede di quelle medio-oreientali e della Cultura di Jamnaja; quella cinese, della cultura di Erlitou.

Molte di queste civiltà  ebbero loro eroi mitici, come l’Imperatore Giallo, Yu, Gilgamesh, il Re Scorpione. Da esse derivarono i primi imperi storici: quello degli Xia, quello elamita, quello sumerico, quelli dell’Alto e del Basso Egitto, oltre che le civiltà di Mohendjo Daro e danubiana.

Nel 3200 a.C. nascono le scritture cuneiforme ed egizia e si costruiscono Stonehenge e Skara Brae.Nel 2800 a.C., nasce in China la cultura di Longshan,  mentre, a Creta,  Knossos  raggiunge gli 80.000 abitanti. Intorno al 2700 a.C., viene scritta l’ Epopea di Gilgamesh, e verso il 2600 a.C., inizia la fase matura della Cultura Indo-Sarasvati; nel 2270 viene fondato l’impero di Akkad.

Nel 1800 a.C., nascono nel Sinai e a Ugarit i primi alfabeti; in Mesopotamia, vengono scritti  l’ Epopea di Gilgamesh  e il Codice di Hammurabi.

Nel 1600 a.C.,  nascono le Civiltà micenea e hittita e la Dinastia Shang , con il suo sistema di scrittura sulle ossa divinatorie (Tù), simile, sotto certi aspetti, da un lato ai simboli usati dall’ uomo preistorico, e, dall’altro, alle prime forme dei pittogrammi egizi e mesopotamici.

Come si vede, un impero centralizzato cinese esisteva fin dagli albori della civiltà, al tempo dei Cretesi e degli Ittiti.

Nel 1500 inizia la composizione del Rgveda.

Sul limitare fra il I° e il II° millennio, nascono civiltà che influenzano profondamente le culture successive: i Zhou, idealizzati da Confucio e da Sima Qian; i Popoli del Mare (Shardanas,Tursenas, Sikler, Theuker, Pelast,probabili  antenati degl’Italici); si generano i fatti narrati nell’ Esodo e la Guerra di Troia; nell’ Europa Centrale vivono  le culture di Hallstatt  e La Tène.

Le affascinanti dame dell’ Era Tang

2.Alfabeti e religioni lungo la Via della Seta

Nel corso del I°millennio a.C., si sviluppano le culture confuciana, vedica, persiana e greco-romana.

Gl’imperi Qin e Han, Maurya e Gupta, arsacide e romano  furono collegati dalle Vie della Seta e dalle spedizioni evangelizzatrici di buddhisti, nestoriani e islamici. Ad essi succedettero  i Sassanidi, il Califfato, l’Impero carolingio.

All’inizio del 7° d.C secolo, nasce la Dinastia Tang, e la Cina completa il Grande Canale che l’attraversa ancor oggi, e inventa l’arte della stampa. Mieszko I  diviene duca di Polonia, e nel sacro Romano Impero viene proclamata per la prima volta la “Trewa Dei” (“Ewiger Landtfrid”), antenata del “progetto di Pace Perpetua”).

Nascono gl’ imperi selgiuchide e Azteco.

Nel XIV secolo, si affermano ancora nuovi imperi: i Ming, i Mughal, gli Asburgo, e, in America, gl’ Inca. Nel XV, tanto i Cinesi quanto gli Europei avviano  esplorazioni oceaniche su larga scala. Gli Europei importano molte invenzioni cinesi, indiane ed arabe (algebra, bussola, polvere da sparo, stampa, carta moneta), sviluppando moderne tecnologie culturali e navali che permettono  loro di espandersi un po’ dovunque; in Estremo Oriente, fioriscono  potenti imperi come quello Qing e quello  giapponese  dell’ Era di Edo, con un livello di vita e di cultura nettamente superiore a quello europeo.

I Gesuiti si configurano quali gli agenti di un’ inedita globalizzazione culturale, che va dalla Spagna della Reconquista sl Giappone, dal Québec alla Cina, dal  Sudamerica alla Bielorussia,  spaziando fra teologia tecnologia, didattica ed economia, politica e arte, linguistica e  matematica.

Intanto, si afferma il ruolo centrale dell’America, e le tredici colonie inglesi raggiungono l’indipendenza. La Compagnia delle Indie assume il controllo dell’Asia Meridionale, e gli Occidentali impongono l’apertura commerciale a Cina e Giappone. Con il saccheggio di Delhi e di Pechino, India e Cina, che, ancora a metà Ottocento, rappresentavano più della metà del PIL mondiale, vengono ridotte ad uno stato semi-coloniale, con una corrispondente decadenza economica (i “Cento Anni di Umiliazione”). “ Il paese ha subito un’intensa umiliazione, il popolo è stato sottoposto a grande dolore e la civiltà cinese è stata fatta sprofondare nell’oscurità. Da quel momento, il ringiovanimento nazionale è stato il sogno più grande del popolo cinese e della nazione cinese.”(Xi Jinping)

Si manifestano i primi movimenti di resistenza, come quelli dei Sepoys e dei Taiping, da cui scaturiranno i primi moti d’indipendenza di India e Cina: “il Movimento del Regno Celeste di Taiping, il Movimento di riforma del 1898, il Movimento Yihetuan e la Rivoluzione del 1911 sorsero uno dopo l’altro e furono escogitati una varietà di piani per garantire la sopravvivenza nazionale , ma tutto questo si è concluso con un fallimento. La Cina aveva urgente bisogno di nuove idee per guidare il movimento per salvare la nazione e una nuova organizzazione per radunare le forze rivoluzionarie..

Qianlong, l’imperatore dell’ era illuminista

3.Il ringiovanimento  della Cina

Nella visione del Partito Comunista Cinese, la rinascita ( o ilo “ringiovanimento”) della Cina, inizia con la sua fondazione, che ha sostituito, ai 100 anni di “umiliazione”, i 100 anni di “ringiovanimento”.

Mentre Gandhi inizia il suo apostolato, Mao fonda, nel 1921, il Partito Comunista Cinese. La Seconda Guerra Mondiale non iniziava, contrariamente a quanto affermato in Occidente, con l’attacco tedesco alla Westerplatte (1939), bensì con l’Incidente al Ponte Marco Polo a Pechino, nel 1938 (Grosser). Inoltre, la maggior parte delle vittime della IIa Guerra Mondiale non fu, né israelitica, né russa, né tedesca, bensì cinese.

Ne consegue che, nel 1949, alla fine della Guerra Civile, la Cina era distrutta. Le successive campagne di Mao (“Cento Fiori”, “Grande Balzo in Avanti”, “Rivoluzione Culturale”), che, si dice in Occidente, furono sanguinarie e perfino inutili, servirono in realtà a ricostituire e consolidare uno Stato, un’economia, un partito e una società sconvolti da continue guerre, e comportarono comunque una crescita economica e tecnologica rispetto al precedente stato di totale distruzione.

Le riforme di Deng Xiaoping, così come l’apertura al commercio con l’estero e al mercato, e le Zone Economiche Speciali, segnarono poi, sfruttando anche i presupposti storici dell’era maoista, un ritorno alla gloriosa economia mista della Cina Imperiale, che permise alla Cina di divenire la ”fabbrica del mondo”.

Personalmente, avevo avuto il privilegio di visitare la Fiera di Canton nel 1978, precisamente all’ inizio delle riforme di Deng Xiaoping. La Cina di allora era ben diversa da quella di oggi. Tanto per cominciare, era protetta, anche verso Hong Kong, da una sorta di Grande Muraglia, con Shenzhen che era solo un’ enorme risaia,e con milioni di biciclette in giro per le strade anche nel cuore della notte(senza illuminazione). Che differenza dall’attuale megalopoli dell’ Area della Baia del Fiume delle Perle (Yuegangao Dàwānqū) !

Con l’inizio del nuovo secolo, la Cina ha stretto legami sofisticati con il resto del mondo, e, in particolare, con gli Stati Uniti, sviluppando autonomamente tutte le tecnologie di avanguardia (energia nucleare, treni ad alta velocità, missilistica,  stazioni spaziali,  informatica, computer quantici, ambiente), e dotandosi di una modernissima classe dirigente.

Oggi, con una popolazione di 1.400.000 abitanti e un PIL di 16,642.32 milioni di dollari, la Cina è tornata ad essere complessivamente il principale Paese del mondo, cosa che (come si vede dal rapido excursus del punto precedente) era sempre stata in tutto il corso della storia. Già come tale, essa, in un’era in cui  “uno vale uno”, è divenuta automaticamente, per definizione, il Paese inaggirabile. Inoltre, in un momento in cui la transizione all’era delle macchine intelligenti sta provocando un profondo disorientamento ideale, non solo in Occidente, ma in tante aree del mondo, a cominciare dal Medio Oriente, il fatto di riallacciarsi, seppure in forma inedita, al suo passato, fa della Cina un paese forte e interessante, anche se non necessariamente un modello per altri.

Infatti, in tutto il mondo la transizione al post-umano sta portando in evidenza la questione circa che cosa sia propriamente umano, e la conseguente urgenza dello studio delle civiltà dell’Era Assiale, di cui quelle asiatiche costituiscono un esempio vivente.

Kojève, che aveva dedicato tutta la sua attività di filosofo be di funzionario internazionale a sviluppare la teoria hegelo-marxista della Fine della Storie, era stato scioccato, alla fine della sua vita, nell’ ver dovuto constatare che il Giappone è un paese addirittura “pre-assiale” sopravvissuto fino add oggi. Tuttavia, la Cina ha superato la vecchia contraddizione est-asiatica sintetizzata dallo slogan giapponese “Wakon Yosai” (“la tecnica occidentale come mezzo, la cultura orientale come valore”). Infatti, anche la tecnica è oramai orientale. Inoltre, essa (anche a causa dell’effetto  “massa critica” dato dalle sue dimensioni e dalla sua compattezza, ma soprattutto per la sua violenta reazione ai “cento anni di umiliazione”), essa è un Paese particolarmente proiettato nel domani: è al contempo pre-assiale e post-moderna.

Questi sono gli obiettivi successi che sono stati celebrati da Xi Jinping con le cerimonie di Pechino del 1° luglio: sicurezza, tradizione, tecnologia, benessere, commerci internazionali, futuro. Essi non possono certamente essere negati, ed è per questo che gli Stati Uniti vi assistono con sgomento, senza sapere neppure che dire, perché il loro progetto di dominazione mondiale (il “Destino Manifesto”) viene implicitamente posto in dubbio stessa dall’esistenza di un Paese in grado di pretendere di essere trattato  dall’America su un piede di parità.

Questo spiazza anche l’establishment europeo, che non può certo dire lo stesso dell’Europa.

La questione deli “diritti umani”, unico argomento contro lo sviluppo attuale della Cina, è mal posto. Innanzitutto perché non è vero che tutti i Paesi del mondo vadano verso un sistema più partecipativo e permissivo, mentrteb risulta chiaro che la nuova guerra fredda, lil Pensiero Unico e la digitalizzazione portano ovunque, dove più, dove meno, alla centralizzazione del potere, sì che la Cina +è tutt’altro che un’eccezione. Poi, perché il principale accusatore della Cina, gli Stati Uniti, non si segnala certo, dal punto di vista del controllo da parte del potere, della tolleranza, del livello di repressione in patria e all’ estero, fra i Paesi più liberali.

Infine, perché non bisogna confondere i “diritti civili” (quali quelli di rappresentanza di pluralismo, ecc…), con i diritti umani, che attengono alla vita, alla salute, all’assistenza sociale, nei quali la Cina è spesso più avanzata, non solo degli Stati Uniti, ma addirittura dell’Unione Europea (che non riesce neppure, per la sua stessa ammissione, a eliminare fra i suoi cittadini la povertà assoluta).

Alla frontiera di Shenzhen nel 1978

4.Le ”Lezioni Cinesi”

In occasaione delle celebrazioni per il centenario, Xi Jinping ha fatto affermazioni molto impegnative:“La nazione cinese è una grande nazione. Con una storia di oltre 5.000 anni, la Cina ha dato un contributo indelebile al progresso della civiltà umana.” A causa di queste sue particolari caratteristiche, la essa aveva costituito per secoli un modello per i Paesi confinanti (per la Mongolia, l’Asia Centrale, la Corea, il Sud Est Asiatico, il Giappone), ma anche  la Francia di Luigi XIV(Fresnais), il Sacro Romano Impero (Leibniz), l’ Europa (Voltaire). Oggi, soprattutto per gli USA, i quali, dopo essersi illusi di manipolare la Cina, sono oggi costretti a rincorrerla,  sull’intelligenza artificiale, i 5 G, ecc…Gli stessi progetti parlamentari di campagne anticinesi, come il “Final Report” della Commissione NSCAI e la bozza della “Resolution 1169”, sono infarciti di citazioni a politiche e istituzioni cinesi, oltre che di citazioni di Xi Jinping.

Perciò, anziché parlare, come aveva fatto Italo Calvino, di “Lezioni Americane”, oggi si tende piuttosto a parlare di “Lezioni Cinesi”(Francesco Grillo).

Eravamo stati fra i primi a seguire questa strada. Infatti, nel nostro libro DA QIN, del 2017-2018, avevamo già scritto: “l’ emergere ella Cina quale nuovo player determinante su tutti gli scacchieri mondiali sta per altro fornendo, a mio avviso, all’ Europa, un “leverage” per rovesciare questa situazione di stallo, ispirandosi innanzitutto all’ inattesa crescita di quel Paese rispetto al modello americano-in tutti i settori, a cominciare dalla sua efficacia complessiva tanto sul piano dei rapporti di forza, quanto su quello culturale. “

Nella nostra visione, è chiaro che l’attuale lotta contro il controllo sull’umanità da parte delle macchine intelligenti presuppone  volontà culturali e politiche forti, capaci, da un lato, di formare e consolidare le personalità umane, e, dall’ altra, di formare un sistema legislativo e amministrativo efficiente. Tutto ciò non si ritrova nello scenario occidentale dominato da un unico centro di potere, funzionale alla strategia dei GAFAM, che sono lo strumento per l’affermazione delle macchine intelligenti, come chiaramente affermato da Eric Schmidt, Amministratore delegato della Google e presidente della Commissione NSCAI. Né si trova in un’ Europa che è l’unica area del mondo a non avere neppure tentato (come Russia, India e Corea del Sud) di limitare seriamente il potere del complesso informatico-militare americano.

Per fare  questo, sono necessari infatti grandi Stati sub-continentali, capaci, da un lato, di svolgere i compiti educativi e legislativi di cui sopra, e, dall’altro, di controbilanciare il monopolio del potere tecnocratico occidentale. Gli attuali Stati-civiltà (USA, Cina, Russia) non sono, per motivi vari, in linea con questo compito: gli USA perché sostengono addirittura i GAFAM, dando prestigiosi incarichi istituzionali ai loro dirigenti; la Cina perché tutta assorbita dal difendersi dagli USA, e la Russia perché non è tecnicamente all’ altezza. L’ Europa e l’India potrebbero fare molto di più, coniugando le loro competenze tecniche con le loro culture millenarie e il loro tradizionale orientamento a favore del pluralismo. Tuttavia, anch’esse non possono oggi contribuire in modo adeguato, perché, anziché collaborare in modo spassionato con il resto del mondo, si fanno trascinare dagli USA in un’assurda crociata anticinese, che ha come prima conseguenza l’impossibilità di collaborare con la Cina nei settori culturali e tecnologico, che sarebbero quelli da presidiare per fronteggiare l’emergenza delle macchine intelligenti, facendo anche dell’Europa e dell’India due “Stati-civiltà”.

In questa situazione complessa la Cina  svolto fino ad ora, e ancora svolge,  il ruolo comparativamente più positivo, ponendo in essere, con la propria “Sovranità digitale”(Shùzì zhǔquán), idea poi “copiata” da Macron e Borrell), il maggiore ostacolo oggi realmente esistete esistente alla realizzazione del programma di controllo mondiale  di Schmidt e Kurzweil. Essa, infatti, è riuscita a creare tecnicamente un “web cinese”, a separarlo da quello a guida americana, a creare proprie multinazionali del web, con una reale concorrenza interna, e, infine, ad abbozzare, attraverso Huawei, Alibaba e Tik Tok, una strategia di competizione internazionale con i big americani.

Questa lotta contro il monopolio americano del web  costituisce un modello per la resistenza delle altre parti del mondo (in particolare, Unione Europea, Russia e India), le quali non hanno ancora raggiunto, come la Cina, un’adeguata massa critica, né culturale, né politica, né tecnologica, né militare.

Se la Cina è contraria all’ imposizione in tutto il mondo di un unico modello culturale e politico,  è perché essa ha una sua visione per la coesistenza mondiale•         “La fondazione di un partito comunista in Cina è stato un evento epocale, che ha cambiato profondamente il corso della storia cinese nei tempi moderni, ha trasformato il futuro del popolo e della nazione cinesi e ha alterato il panorama dello sviluppo mondiale.”

Tale visione è fondata su tre pilastri:

•        „Multipolarismo”, dove  USA, Cina, Europa, Russia, e forse, India, siano su un piede di parità;.

•        „Multilateralismo“,   dove nessuno Stato indichi agli altri la direzione di marcia;

•        „ Pluralismo  Ideologico“,  dove non ci sia una sola forma di regime accettabile sullo scenario mondiale.

•        A nostro avviso, la visione del mondo che deriva dalle tradizioni culturali europee è in ultima analisi simile a quella cinese,  anche se non identica:

•        -intanto, non ha senso prescrivere un numero limitato di soggetti politici accettabili sulla scena mondiale. Per esempio, anche il Sud America e l’ Islam avrebbero  pieno titolo ad affermare un loro progetto, mentre Russia e Turchia si situerebbero forse più opportunamente all’ interno dell’ Europa;

•        -certo, non è opportuno, né giusto, che vi sia uno “Stato Guida”,  ma in più è anche logico che vi sia una competizione culturale fra le civiltà, come indicato, per esempio, nel Corano;

•        – il pluralismo è un bene prezioso da difendere, ma non lo chiamerei “ideologico”, perché le visioni del mondo, a cominciare da quelle americana e cinese,  sono piuttosto filosofiche (il  messianesimo puritano, il “Datong” e lo Xiaokang confuciani).

Lo skyline di Canton oggi

5.Le tredici ipotesi di studio per il federalismo europeo

Il nostro libro: “Da Qin”, del 2018, costituiva un tentativo di utilizzare le esperienze fatte dalla Cina sviluppandole nel senso di proposte per il federalismo europeo.

Ne erano nate 13 idee-guida, fra le quali ricordiamo:

-la“Poliedricità” dell’ Europa;

-la distinzione della stessa dall’ America;

-L’Europa quale “Stato-Civiltà”;

-l’Europa come Katechon;

-più poteri all’ Europa;

-una digitalizzazione sul modello cinese;

-no a una nuova Guerra Fredda;

-sì alla “Patria Europea”; no all’ Europa organizzazione internazionale o protettorato americano.-

Poco dopo, Francesco Grillo pubblicava il suo libro “Lezioni Cinesi”, in cui anch’egli suggeriva di assumere, proprio in concomitanza con le elezioni europee del 2019,  la Cina come modello per l’ Europa, lamentando il fatto che Macron, dopo avere adottato l’idea di una  “rifondazione euiropea” (“Renew Europe”, che corrisponde al “Zhōnghuá mínzú fùxīng” di Xi Jinping), non aveva fatto seguire alle parole dei fatti concludenti.

Grillo traeva anch’egli, dalle soluzioni cinesi, suggerimenti per una riforma dell’ Europa:

-istituzioni flessibili e pragmatismo (“non importa se i gatti siano bianchi o neri, purchè acchiappino i topi”);

-una cittadinanza europea meritocratica, sul modello dell’ “epistocrazia” cinese e del cursus honorum romano.

Non ci resta che augurare all’ Europa e alla Cina tutto il successo possibile, e adoprarci per evitare una nuova Guerra Fredda, che per l’ Europa sarebbe semplicemente autolesionistica.

LA “DOTTRINA BIDEN” non basta a fermare, né il North Stream 2, né le Nuove Vie della Seta.

La Dottrina Biden: Rigorosissima a parole,
debole nei fatti

La crociata lanciata da Biden contro Russia e Cina ripropone  per l’ennesima volta il secolare obiettivo americano del disciplinamento del mondo sotto l’egida della razionalità occidentale. Obiettivo fondativo ed essenziale, enunziato già da Washington, Emerson, Whitman, Kipling, Mead, Fiske, Wilson, Willkie, Albright, Huntington, Bush, Obama, ma, come si vedrà,  sempre più irrealistico per le contraddizioni insite nella ideologia “occidentalistica”…, come dimostrato dal sostanziale fallimento del richiamo all’ ordine di Biden (cfr. Caracciolo. Biden ha tirato una linea nella sabbia).

Innanzitutto, quella di avere postulato da più di due secoli lo sviluppo di tutta l’Umanità secondo il modello tecnocratico “occidentale”, e poi pretendere che il resto del mondo, ormai  tecnologizzato ma infinitamente più numeroso, non pretenda un ruolo centrale sulla scana mondiale. La logica della “concorrenza”, non solo commerciale, ma filosofica, tecnologica e politica, porta automaticamente alla necessità di “fare carriera”, di “primeggiare” sugli altri. Questo vale per gl’individui, le famiglie, i ceti, le “cordate”, ma anche per le città, le Regioni, gli Stati, i Continenti. Come si può pensare che la Cina o l’India, con i loro miliardi di abitanti e le loro civiltà millenarie, accettino di essere in un qualche modo subordinati a un Paese di 300 milioni e con trecento anni di storia?

Con un approccio solo parzialmente nuovo, e ancor più radicale di quelle precedenti, la “Dottrina Biden” è basata innanzitutto su due iniziative parlamentari “bipartisan” (NSCAI e “Resolution S1169”), miranti ad organizzare un’inestricabile rete burocratica per l’irreggimentazione di tipo militare della società americana e degli “alleati”. Alleghiamo un estratto del “Final Report” della “Commissione NSCAI” e ci riserviamo di fare altrettanto con il “Report S1169” quando sarà definitivo. Essi chiariscono la logica e gli strumenti della “Dottrina Biden” come nessun altro documento. Perciò vale la pena di esaminarne alcuni elementi.

L’adesione, richiesta da Biden, alla crociata anti-eurasiatica, costituirebbe comunque una modifica all’attuale Politica estera e di Difesa dell’ Europa, ultimamente basata sull’ idea della Sovranità Strategica, brandita da Macron, Merkel e Borrell. Tuttavia, anche qui  non ci sono grandi novità, perché, da sempre, nella storia dell’integrazione europea, abbiamo assistito ad un “tira e molla” fra l’ovvia esigenza degli Europei di un minimo di autonomia dall’ America e i bruschi richiami all’ ordine da parte di quest’ultima, dalla congiura contro l’Olivetti, al boicottaggio di Gorbaciov, di Jelcin e dell’ Airbus, a Echelon e Prism, all’uccisione di Calipari,  alle sanzioni di Trump, alla lotta contro i progetti della nuova Via della Seta (Taranto, Trieste, Peljesac, Budapest-Belgrado, autostrada montenegrina,  5G, vendita dell’ IVECO,  Università Fudan…).

In ogni caso, gli Europei hanno rifiutato nei fatti di aderire pedissequamente alla “Dottrina Biden”, proseguendo molti dei loro progetti

Kissinger ha contribuito notevolmente alla grandezza della Cina

1.L’inconsistenza della “Sfida Sistemica”

La definizione propagandistica che l’Amministrazione USA dà della sua iniziativa, come lotta cosmica fra “democrazie” ed “autocrazie” (ampiamente discutibile già dal punto di vista concettuale) cela a malapena la volontà di negare alla maggior parte del mondo il diritto di esprimere la propria cultura e le proprie tradizioni, in stridente contrasto con il vantato multiculturalismo dei “liberal” americani. Le cosiddette “autocrazie” sono infatti semplicemente quella grande maggioranza dei popoli della Terra che non condividono i presupposti gnoseologici, culturali, storici, sociali e/o economici del Mainstream puritano, e che pertanto tentano come possono di organizzare una loro resistenza: non solo i Paesi neo-confuciani, ma anche quelli indici, islamici, del Sud del mondo, e perfino dell’Europa Centro-Orientale. Molti di questi fanno perfino parte delle temporanee alleanze che gli USA riescono a costruire, come la Turchia, l’ Arabia Saudita, l’India, il Vietnam e il Giappone. In pratica, quasi tutto il mondo.

Ma, proprio come ha  dichiarato a caldo l’ Ambasciatore cinese a Londra, “piccoli gruppi di Paesi non possono più dettare legge”.L’attuale  “format”del G7 ha fornito quindi un’ottima occasione ai caricaturisti cinesi per avvicinare la riunione di questi giorni a quelle del 1900 quando i Paesi occidentali si spartirono la Cina dopo la Rivolta dei Boxers.

Il progressivo rafforzamento dell’ esecutivo in buona parte dei Paesi del mondo non deriva da una presunta propaganda cinese, ma è semplicemente un effetto delle modalità attuali di conflitto fra le Superpotenze, fondate sull’ informatica, sul finanziamento di moti insurrezionali, su campagne di stampa orchestrate, su pressioni occulte (la “Guerra senza limiti”), a cui sarebbe difficile resistere senza energiche contromisure, quali, appunto, quelle cosiddette dei “wolves warriors” (e comunque senza un “commander in chief” pronto in ogni momento a rintuzzare gli attacchi degli avversari).Del resto, l’idea della “dittatura” fu inventata dalla Repubblica Romana proprio per fare fronte a siffatte situazioni di emergenza (“Hannibal ad portas”).

La missione diplomatica cinese a Bruxelles è stata più esplicita di quella londinese:  “China has always pursued a defensive national policy, and has kept its military modernization legitimate, open and transparent.
In 2021, China’s defense budget is 1.35 trillion yuan ($209 billion) accounting for 1.3 percent of the nation’s GDP, which is less than NATO’s ‘pass line’,”…… “In contrast, the 30-member NATO alliance has a total military spending as high as $1.17 trillion, making up over half of the global sum and 5.6 times that of China.
….It is crystal clear to the world whose military bases stretch all over the world, and whose aircraft carriers are wandering around to flex their military muscle.” 
China has been committed to peaceful development, but will never forget the tragedy of the bombing of the Chinese Embassy in Yugoslavia, nor the sacrifices of our compatriots’ homes and lives,”

La pretesa americana  che la semplice esistenza di seri concorrenti costituisca un’inaccettabile minaccia sistemica corrisponde alla lettera alle retoriche sull’“irreversibilità del socialismo”, in uso nel Blocco Sovietico al tempo della “Dottrina Brezhnev e  in ultima analisi ad una ormai plurimillenaria tradizione chiliastica inaugurata dall’ Impero Achemenide, ben documentata dalle tombe imperiali di Behistun e Naqs-e-Rustam e dalle Storie di Erodoto, ed a cui il mito occidentale del progresso sui riallaccia.

Nei Paesi europei si vuole instaurare
un sistema di “Blockparteien” come nella DDR

2. L’ideologia “mainstream” europea è in gran parte strumentale alla subordinazione agli Stati Uniti.

Come quello del defunto segretario comunista sovietico, il diktat di Biden si rivolge innanzitutto ai “satelliti” europei, restii ad impegnarsi in una battaglia mirante solo a difendere l’egemonia americana (anche su di loro), che per essi, da un lato, sarebbe “contro natura”(un’”alleanza atlantica” contro la Cina?), e, dall’ altro, indebolirebbe la posizione commerciale, politica e tecnologica dell’Europa in un momento di particolare debolezza, che invece richiederebbe politiche innovative e proattive (come un allargamento worldwide dei mercati, senza pregiudizi ideologici). Questo soprattutto in questo momento, in cui l’esplosione in corso delle esportazioni verso la Cina costituisce l’unica ancora di salvezza contro una crisi endemica, moltiplicata dal Covid.

E’ così che gli Europei sono costretti a perseverare nella politica del doppio binario, continuando a commerciare con tutto il mondo (e soprattutto con la Cina e con la Russia) pur accettando di tanto in tanto di fare dichiarazioni offensive contro le stesse ricopiate integralmente su quelle americane, e, soprattutto, di non essere troppo brillanti per non ingelosire gli Americani. Come ha detto Draghi: ”Essere franchi coi ‘dittatori’, ma cooperare nell’ interesse del Paese”. Le cose più importanti (North Stream, industria automotive) restano dunque impregiudicate.

La questione è comunque ben più complessa di quanto la dipinga l’Amministrazione americana, soprattutto   perché molte delle tradizioni politiche da essa “incriminate” come “autocratiche” sono ben meno aliene a quelle europee di quanto si voglia fare credere, in quanto l’Europa fa pur sempre parte da sempre di un ambiente culturale eurasiatico, dove da millenni è stato ben difficile separare, anche solo concettualmente, i coltivatori medio-orientali dai Popoli dei Kurgan, dalle civiltà neolitiche e dai Popoli del Mare; i Greci dai Fenici; i Macedoni dai Persiani; i Germani dagli Sciti e gli Slavi dai Sarmati; gli Ungheresi dai Turchi e i Polacchi dai Russi….Di conseguenza, vi son ben pochi dei “valori asiatici” che non abbiano precise contropartite in Europa.

Basti leggere “Novissima Sinica” di Leibniz per comprendere che,proprio  ai tempi dell’ Illuminismo, Cina e Russia erano considerati per l’ Europa dei modelli da imitare.

Imporre invece una cesura nella tradizione occidentale in corrispondenza della rivoluzione americana significa implicitamente sancire un’inesistente  superiorità ontologica dell’America sul suo antenato europeo, e, quindi, la necessaria subordinazione, all’ America, dell’Europa, intesa come semplice avamposto americano in Eurasia,  come traumaticamente  chiarito trent’anni fa da Brzezinski a Varsavia. 

Il dibattito sull’ “epistocrazia”, evocato, in suoi recenti articoli da Donatella  Di Cesare,  con riferimento all’ uso degli “esperti” fatto da parte del Governo Draghi, ripropone infatti, un classico tema socratico. Socrate, padre della filosofia europea e grande critico della democrazia, invocava infatti, un “governo degli esperti”. Egli riteneva  che vi fossero degli esperti anche e soprattutto della politica, destinati a governare, al di sopra degli altri ( i veri e propri “specialisti”), sull’insieme della “polis”, Secondo Platone, tali esperti del governo della polis  erano i filosofi, e il loro leader avrebbe dovuto essere il “re filosofo”. Estremamente simile a quelle socratica e platonica, la teoria politica neo-confuciana, la quale sosteneva il governo del “Saggio Imperatore” coadiuvato da un ristretto ordine di “letterati” (“Ru”), selezionato  mediante esami. Questo sistema fu esaltato dai Gesuiti (Lettres Amusantes et Curieuses), da Leibniz(Novissima Sinica), da Voltaire (Rescrit de l’Empereur de la Chine)e da Fresnais (Le Despotisme de la Chine), e fu imitato dal Re Sole nella sua politica economica e dall’ Impero Britannico nella selezione dei suoi funzionari. Ma tutta la storia dell’Europa è una storia di “epistocrazia”, da Ulisse ai Sofisti, alla Ciropedia, a Marco Aurelio, ad Averroè, Maimonide, Federico II, i Gesuiti, gl’Illuministi…

Secondo i teorici odierni dell’“epistocrazia”, l’attuale forma di governo della Cina, fondata sul PCC e sul suo “cuore” (“Xin”), nonché su un sistema di esami  (il famigerato “Gaokao”), costituirebbe  l’attualizzazione della società imperiale antica (“Xiaokang”) retta dai Mandarini (Ru), così come lo sarebbe quello della “città-Stato” Singapore. Del resto, tanto le Istituzioni Europee, quanto l’attuale Governo Italiano, sono, o pretendono di essere anch’essi delle “epistocrazie”, non elette e superiori alla politica ordinaria grazie alla loro asserita maggiore competenza (“il governo dei Migliori”).

La Cina di oggi è un Paese tradizionale, ben lungi dal voler imporre al mondo un’ideologia.

3.Strumentalità delle critiche alla Cina

Quello che fa impazzire d’invidia gli “occidentalisti” è però che l’innegabile successo del “socialismo con caratteristiche cinesi”  dimostra che il flessibile armamentario concettuale neo-confuciano è più adatto a descrivere le realtà effettive delle società  postmoderne (occidentali e orientali) di quanto lo siano gli stereotipi manichei occidentali: Stato o Mercato; “eguaglianza” o “diseguaglianza”; ”democrazie” e “autocrazie”; la “kallipolis” come qualcosa di statico; ecc…Addirittura, con grande scandalo della nostra intelligencija di sinistra,  lo stesso marxismo si riesce a capire bene solo con il ricorso ai concetti confuciani di “Xiaokang” e di “Datong”.Non per nulla, Massimo d’Alema, anziché associarsi al coro di attacchi alla Cina, ha ricordato l’incredibile successo della Cina nel sottrarre alla povertà estrema 800 milioni di persone. Del resto, basterebbe essere stati, come me, in Cina, 43 anni fa, e ritornarci adesso, per riconoscere che v’è stato un progresso incredibile, che non ha paragoni nella storia.

D’altronde, in America, tutta questa avversione per la Cina è nata solo recentemente, perché, invece, era stato proprio Kissinger, negli anni ’70, a rivalutare la Cina come il miglior amico dell’ America per sconfiggere l’ Unione Sovietica. Quando, però, allo scorcio del secolo, la Cina ha superato in tutti i campi gli Stati Uniti, allora  quell’ amicizia è sparita, e sono spuntati il Tibet, gli Uiguri, Hong Kong, ecc…, di cui nessuno si era mai interessato. Di converso, sono scomparsi dal mirino i tanto odiati terroristi islamici, al punto che gli USA, contro il parere del resto del mondo, si stanno ritirando dall’ Afghanistan, per sobillare i Talibani contro la Via della Seta, come è già stato fatto con i Baluci e si sta tentando con gli Uiguri.

D’altronde,  negli Anni 70 e 80, l’ America aveva puntato molto su Osama Bin Laden, Kenan Evren e Fethullah Gülen per  sommergere il “Socialismo Arabo” sotto una marea d’integralisti. Erano state perfino aperte succursali medio-orientali di Gladio, come per esempio  la turca “Komünizmle Mücadele Derneği”. Solo dopo la caduta del comunismo l’America ha finalmente liquidato i suoi alleati scomodi e oramai divenuti inutili. Solo dopo il tentativo di Gülen (che vive in una vera e propria fortezza in Pennsylvania) di rovesciare il governo eletto della Turchia, Erdoğan  è stato obbligato a reprimere il suo movimento,  e il Mainstream occidentale si è scatenato contro la Turchia moderatamente islamica dell’ AKP, a favore del telepredicatore.

Non parliamo dell’ Egitto, dell’Arabia Saudita, India, del Giappone e del Vietnam, ultimi casi d’innamoramento degli USA, in pura funzione anticinese, ma che sono ben noti come esempi egregi di culture autoritarie (l’”Homo Hierarcicus” di Dumont, opposto all’ “Homo Aequalis” occidentale), ma non vengono minimamente attaccati perché servono contro la Cina.

Né  parliamo poi dei “diritti umani” o “civili” di cui non può certo ergersi a maestro il Paese del Colonnello Lynch, della Tratta Atlantica, del Trail of Tears, di Hiroshima e Nagasaki, del napalm, di Echelon, Prism e Guantànamo. Tutto questo furore ideologico contro le “autocrazie” si rivela dunque semplicemente un trucchetto di marketing per nobilitare quello che è in realtà un “Impero nascosto” (Immerwahr) che si regge sulle basi militari, sulla violenza poliziesca e sulla tattica degli “Orazi e Curiazi”, e per demonizzare chiunque tenti in un modo o nell’ altro di “sfilarsi” dagli ordini degli USA.

Il 30 Dicembre 2020, i vertici dell’ Europa aveva concordato con Xi Jinping un trattato: adesso si rimangeranno tutto perchè Biden ha protestato?

4.”La Storia siamo noi!”?

Ma è tutto l’armamentario ideologico del “blocco occidentale” a mostrare falle concettuali di vario tipo. Finalmente, anche sui media “mainstream” si affaccia  per esempio il dubbio che le società occidentali stiano andando, senza accorgersene, come prevedevano già Vögelin,  Chomski e Wolin, e, non ultimi, Assange e Snowden,  verso un nuovo, più radicale, totalitarismo, che nulla ha a che fare con i sistemi confuciano o islamico, bensì con dialettiche intrinseche al sistema teo-tecnocratico occidentale. Anzi, l’idea stessa del “totalitarismo” può essere considerato come una forma di “clonazione” del sistema americano da parte di “società premoderne” soggette ad un radicale fenomeno di “rivalità mimetica”. I Dittatori-presidenti, equivalenti “proletari” dei vecchi sovrani; il “partito” avatar del “New Model Army” cromwelliano e delle sette padrone della Nuova Inghilterra; i “tresty” sovietici semplice trasduzione dei “Trust” americani…

Ad esempio, su La Repubblica di Lunedì 7, Francesco Merlo aveva giustamente notato che la presa di posizione  del 2 giugno del Presidente Mattarella,  che aveva citato una canzone di Francesco de Gregori, “La storia siamo noi”, costituiva  una forma di arroganza del potere verso  chi non si riconosce nel “mainstream” storico e culturale. Merlo ha opportunamente ricordato alcuni “impolitici” che hanno rifiutato la Storia con la s maiuscola (Rimbaud, Nietzsche, Roth, Zweig), oltre che alcuni giganti (come Cristoforo Colombo e Marco Polo) che, secondo Merlo, sono stati cooptati dal Mainstream, ma originariamente erano considerati dei casi anomali. Ha ricordato anche il mito di Ulisse, che, a suo avviso, s’identificherebbe l’esaltazione dell’opposizione al “mainstream” , anche se, a mio avviso, il suo collocarsi agli albori dell’ Epoca Assiale   lo colloca piuttosto nell’ideologia monarchica dell’Ellade arcaica. La polemica in corso sul libro di Nicolas Jubber, “Epico”, conferma quest’interpretazione, non solo per il mito di Ulisse, bensì per l’intera tradizione letteraria europea, ovviamente intrisa dei valori “poliedrici” dell’ Epoca Assiale, che comprendono, certo, la “pietas”, ma anche l’esaltazione della violenza del ceto guerriero, l’elogio dell’intelligenza, ma anche la logica dello schiavismo, la critica della tirannide, ma anche una precisa coscienza cetuale…

In realtà, la fede nella Storia “con la S maiuscola” a cui ha fatto riferimento il Presidente della Repubblica è solo una delle tante possibili prospettive da cui guardare al decorso del tempo. Questa Storia mitizzata è stata, ed è, l’appannaggio di un’infima, anche se rumorosa, e spesso fanatica, minoranza, che include elementi diversi, come alcuni aspetti delle religioni iraniche, la profezia apocalittica gioachimita, la dottrina protestante della Predestinazione, l’hegelo-marxismo, la Teoria della Modernizzazione di Rostow, il Punto Omega di Teilhard de Chardin e la Singularity Tecnologica di Kurzweil, ma non certo la maggioranza degl’intellettuali europei. Questi ultimi avevano espresso per lo più, nel corso del tempo, un atteggiamento scettico verso di essa (Schopenhauer, Guénon, Eliade, l’ultimo Kojève e l’ultimo Fukuyama…). Non per nulla “La distruzione della Ragione” di Lukàcs è praticamente la storia di tutta la cultura mitteleuropea dell’800 e del primo 900. Basti pensare anche al romanzo “La storia” (con la S minuscola) scritto da Elsa Morante proprioper decostruire la mitologia della Fine della Storia.

Ne consegue che la fede nelle “Magnifiche Sorti e Progressive” di leopardiana memoria è stata in realtà imposta in Europa da esigue minoranze, di fronte alle quali le più diverse scuole di pensiero si sono ritirate solo perché sconfitte politicamente, se non militarmente, ma non concettualmente. Come rileva l’articolista, queste minoranze non sono però scomparse, ma continuano ad esistere, seppure perseguitate e represse: “l’angoscia della coscienza infelice in fuga senza fine, lo spaesamento di chi si tira fuori o si mette di lato…”.

D’altronde, come rileva Gaetano Azzariti, quand’anche si condivida l’idea di una Storia tendente al progresso, la presente fase storica rappresenta semmai un regresso, ponendo in evidenza il carattere aperto, non già deterministico, della storia. Riconosciamo la profondità dell’analisi storica dell’ illustre costituzionalista, e concordiamo sulla sua citazione di Pasolini, circa la distinzione fra “Progresso” e “Sviluppo”. Tuttavia, rileviamo anche la costante  incapacità dei teorici più acuti della sinistra di comprendere fino in fondo questa distinzione, a causa della loro chiusura in un’ottica “occidentale”, nella quale la coincidenza fra “sviluppo” e “progresso” è profondamente radicata,  da Newton, a Lessing, allo hegelo-marxismo…

Il Governo quasi unanimistico di Draghi ricorda i primi governi Mussolini.

5.Anche la “Memoria Condivisa” è l’ideologia totalitaria per eccellenza.

La pretesa di costruire la cosiddetta “Memoria Condivisa”, cara a suo tempo soprattutto al Presidente Napolitano, costituisce la prosecuzione teorica di quella violenza pratica esercitata nel tempo dalla minoranza storicistica sulle minoranze antistoriche e antipolitiche, premessa essenziale dell’attuale post-umanesimo, che has fatto esclamare, a De Gregori e Mattarella: “la Storia siamo noi”!.

Questa “Memoria Condivisa” pretende d’imporre, non solamente, come lo storicismo unilineare sopra criticato, una sola interpretazione storica, ma addirittura una sola “narrazione”, emotiva (ma la chiamavano “morale”) prima che storica. Secondo questa pretesa “memoria”, dovremmo “parteggiare per decreto”  per i Greci contro i Persiani, per i giudeo-cristiani gerosolimitani contro San Paolo, per gli eretici contro tutte le Chiese, per il Terzo Stato contro gli altri ceti dell’ “Ancien Régime”, per l’ America contro gli Stati europei, ecc…, per assentire “a posteriori” alla pretesa storia unitaria della civiltà occidentale, che viene spacciata abusivamente per civiltà mondiale.

Tutta la politica culturale, dell’ Unione Europea, degli Stati Membri e della grande editoria sono purtroppo attualmente orientati in tal senso, ed è per questo che non si riesce a far amare l’Europa agli Europei, i quali vorrebbero poter apprezzare anche le Civiltà Anatoliche, i popoli delle steppe, l’Islam, , Bisanzio, la Russia, gl’Imperi Centrali…, e si vedono invece proporre sempre una storia mozzata  (cfr. “From Plato to NATOdi John Gress), che va da Atene e Gerusalemme fino a Washington, passando per Roma, Wittemberg e Putney, ignorando bellamente Costantinopoli, Cordova, Palermo, Kiev, Mosca, Budapest, Praga, Danzica…

Manca quel  peregrinare amoroso degli Europei attraverso il loro Continente, alla ricerca delle loro tradizioni comuni, come ha fatto appunto Jubber con “Epico”: da Itaca a Kossovo Polje, da Roncisvalle a Sutton Hoo, da Leire a Reykiavik, da Worms a Esztergom.

Tutto ciò va ulteriormente chiarendosi (e peggiorando) con la  riduzione di tutti i poteri a quello digitale (Intelligenza Artificiale, Cyberguerra, controllo totale, economia digitale, GAFAM..), a cui corrisponde un’ulteriore omologazione culturale, che, alla decina di scuole di pensiero dominanti nel Dopoguerra (anarchica, socialista rivoluzionaria, marx-leninista, social-democratica, laicista, cristiano-sociale, liberale, conservatrice, reazionaria, post-fascista),  ha sostituito un Pensiero Unico, fondato sul materialismo, l’evoluzionismo, l’occidentalismo, il mito del ceto medio, e soprattutto la “Singularità Tecnologica”. Alle vecchie “Tribune Politiche” con pari diritti, almeno fra i partiti costituzionali, si sono sostituiti i “talk shaw” in cui dei “conduttori” emersi chissà come, strapagati e lottizzati politicamente, invitano sempre i soliti noti che esprimono sempre gli stessi punti di vista,  in spregio ad ogni“par condicio”.

Risultati estremi di quanto sopra sono poi i tentativi, oggi in discussione, di approvare ulteriori svariate leggi liberticide, come per esempio, quella che vieterebbe la ricostituzione del Partito Comunista, e, dall’ altra,  quella che imporrebbe “Bella Ciao” quale inno nazionale. Perfino nei periodi più illiberali, dal Medioevo alla Santa Alleanza, dal bolscevismo ai fascismi, c’era una ben maggiore varietà di punti di vista (Chiesa e Impero, guelfi e ghibellini, Cristianesimo e Islam, cattolicesimo, ortodossia e riforma; monarchie assolute, cristianesimo liberale, carboneria; leninismo, trockismo, nazional-comunismo, autogestione, teologia della liberazione; anarco-sindacalismo, futurismo, nazionalismo, corporativismo, imperialismo, razzismo, peronismo).

Poco rileva che l’attuale “Pensiero Unico” sia suddiviso anch’esso in due “tifoserie” solo apparentemente confliggenti, quella “progressista”, social-libertaria ed egualitaria, e quella ”populista”, repressiva e piccolo-borghese. Né l’una né l’altra sono infatti minimamente interessate alla questione che veramente conta: la difesa della diversità umana, che viene soffocata e ignorata.Ambedue favoriscono di fatto il tentativo dell’Occidente di affermare il proprio totale dominio sul mondo intero, espresso nella “Dottrina Biden”, ambedue chiudono gli occhi di fronte all’ inaudito strapotere di Bezos, Zuckerberg e Musk.

Ne consegue che la situazione che si vuole creare per esempio in Italia, con il mainstream, la memoria condivisa e lo storicismo di Stato, sarebbe sostanzialmente identica a quella esistente in Germania Est  ai tempi della “Dottrina Brezhnev” (la “Blockpolitik” dell’”Alleanza Democratica”), con 5 partiti ed “n” movimenti in Parlamento, dove tutto era lottizzato e gestito dietro le quinte dalla STASI e dall’ Unione Sovietica. Oggi, è più evidente che mai che i GAFAM e i 16 servizi segreti americani ci controllano e ci condizionano ben di più della stessa STASI. Basti dire che perfino nella “neutrale”  Svizzera esisteva una specie di Gladio, e che la Danimarca ha aiutato fino a poco tempo fa gli USA a spiare gli stessi vertici della UE, alla quale essa appartiene.

Per questo possiamo tranquillamente affermare che, alla “Dottrina Brezhnev”, si è sostituita la “Dottrina Biden”

Dimentichiamo sempre che il tanto esaltato presente assetto mondiale si regge sull’equilibrio del terrore

6.La  pretesa “etica occidentale” è il dominio della tecnica.

 I fini concepiti dalle varie “etiche” attuali sono solo diverse declinazioni di un apparente (e decrescente) benessere conseguito attraverso le moderne tecnologie, le quali ultime rivendicano per sé, come unico incontrovertibile valore, la loro indubbia capacità di produrre questo (apparente) “benessere” (Pinker). Si tratta in sintesi dell’etica utilitaristica (o meglio “eudemonistica”) dello “Sviluppo” (Pasolini, Azzariti). Per questa sua natura limitativa, l’”etica” contemporanea non riesce,  a causa dell’“eterogenesi dei fini”, a conseguire nessuno degli obiettivi perseguiti. Non quello di fondare principi assoluti, “validi in ogni tempo e in ogni luogo”, né quello di guidare gli uomini verso la felicità, perché, come scriveva Nietzsche, “la felicità viene solo se non voluta”.

Lungi dal costituire delle verità inconfutabili, tanto l’”expertise” dei tecnici, quanto l’”etica” tecnologica, costituiscono soprattutto delle forme mal celate di propaganda dei “poteri forti”, economici e statuali, che finanziano e condizionano gl’intellettuali, i politici, le università, i media, sì che le loro conclamate “verità scientifiche” o “etiche” sono per lo più delle semplici favolette per sviare l’opinione pubblica.

Giacché poi proprio la scienza, come hanno precisato i suoi grandi teorici, da Wittgenstein a Heysenberg, a Einstein, a De Finetti, a Feyerabend, è, anche quando in buona fede, null’altro, che un processo d’ininterrotta “falsificazione”, il preteso “governo della scienza” di cui spesso si sente parlare, non è  umn’ “epistocrazia”,bensì, nella migliore delle ipotesi, un governo della tecnica (“tecnocrazia”). La quale ultima, a sua volta, non ha fini propri perché nasce come “protesi” dell’Umanità per difendersi, nella sua lotta per l’esistenza, sfruttando, di volta in volta, le diverse prospettive offerte dalla tecnica stessa (Gehlen). Per questo motivo, essa è proteiforme, perché tanto la natura, quanto gli avversari umani, reagiscono alle nuove tecniche con sempre nuove contromisure: contro i vaccini, i virus si sviluppano con nuove varianti; contro le bombe atomiche, gli uomini sviluppano i sistemi antimissile.

La tendenza naturale della tecnica è dunque uno sviluppo senza limiti sospinto dalle passioni umane, e, in particolare, una capacità bellica senza limiti, fino all’ autodistruzione (De Landa). E’ significativo che l’ultima frontiera della tecnologia sia costituita proprio dai sistemi d’arma autonomi, che assicurano la Mutua Distruzione Garantita anche in presenza di un Primo Colpo atomico, e, in particolare, le armi autonome intelligenti, capaci di proseguire la guerra perfino dopo la distruzione totale dell’Umanità.

Inoltre, la tecnica, quand’anche non giunga a distruggere l’uomo direttamente, come con la guerra o con l’inquinamento, lo soffoca nelle sue spire, ponendogli limiti e vincoli prima sconosciuti: la “gabbia di Acciaio” di Max Weber, che avvolge l’uomo con fini “intermedi” ed “effetti collaterali”.

Oggi, i leaders dei GAFAM hanno più potere del Presidente degli Stati Uniti

7.I “guru” dei GAFAM alla guida dell’ “America-Mondo”(Valladao)

Non è dunque vero che la tecnica non abbia “fini propri”. Al contrario, proprio perché è l’insieme degli strumenti che servono all’uomo per superare se stesso, la tecnica ha in sé implicita questa tendenza a distruggere l’Umanità sostituendovisi. In altre parole, la tecnica asseconda l’uomo nella sua ricerca di assoluto, ma, proprio perché questo è impossibile, finisce per distruggerlo (cfr. “L’apprendista stregone” di Goethe). Verso questo fine convergono tanto la tendenza all’ ordine (l’idea di un impero mondiale, che garantisca l’armonia universale, vuoi attraverso una benigna monarchia, vuoi attraverso il livellamento universale), quanto quella al disordine (la Terza Guerra Mondiale).

La consapevolezza di questa tendenza autodistruttiva è la radice ultima delle visioni apocalittiche della Storia, che accomunano tutte le culture “non siniche”(non solo quelle occidentali). E questa è, di converso, la grande suggestione delle culture siniche stesse, le quali non per nulla si propongono oggi quali alternative ai modelli occidentali di sviluppo. Questa differenza, non già quella fra “democrazie” e “autocrazie”, costituisce a nostro avviso, l’elemento distintivo fra “Est” e “Ovest”. E, certamente, l’essere stato trascinato a forza in una geopolitica d’ispirazione apocalittica, e, come tale, dominata dal mito del Progresso, è stato un grande shock per l’Oriente, iniziato con il sincretismo dell’ideologia Taiping, proseguito con le bombe di Hiroshima e Nagasaki, ed ancor ora  solo parzialmente superato.

Questa contrapposizione è particolarmente evidente un momento, come questo, in cui gli Stati Uniti pretendono di “mettere in riga”(“rally”) gli alleati per contrastare la Cina, affidando il compito di dirigere la Commissione NSCAI (sul rilancio dell’ Intelligenza Artificiale in funzione anticinese) proprio a quel presidente di Google, Schmidt, che, nel suo “The New Digital Age”, aveva proposto che la sua azienda si ponesse alla testa degli Stati Uniti per la conquista del mondo, mentre il suo direttore tecnico, Kurzweil, è noto per interpretare tale conquista del mondo come attuazione della “Singolarità Tecnologica”.

In questo modo si  conferma che il motore primo della storia contemporanea è questa lotta della Megamacchina occidentale per imporre l’omologazione digitale al resto del mondo. Quest’”imperialismo progressista” è la ragione della maggior parte degli attuali conflitti, in particolare di quelli con le potenze eurasiatiche.

E’ per questo che, nell’ Ultimo G7, mentre in fondo si sono ammesse varie deroghe all’inossidabile disciplina degli alleati presupposta dalla Dottrina Biden (per esempio nei settori commerciali e ambientali) si è insistito sul coordinamento del settore digitale, che deve restate saldamente in mani americane, per garantire la sottomissione degli Europei all’ America. Altro che “Sovranità Digitale!”

Nello Haft Peykar, Rustam che contempla i “sette ritratti” delle sette spose, simbolo delle diverse
culture del mondo

8.La democrazia internazionale quale pluricentrismo delle culture

Quanto Donatella di Cesare afferma dell’utilità della democrazia intesa quale “proficuo disordine” dovrebbe valere a maggior ragione per il pluricentrismo culturale, dove, proprio per la definizione dei fini dell’Umanità, è necessario concorrano tutte le grandi visioni del mondo: non soltanto quelle chiliastiche, per cui l’escatologia è terrena, ma anche  quelle messianiche, che perseguono un’escatologia puramente spirituale; quelle trascendenti, che ignorano la storia; quelle agnostiche, che perseguono un mondo armonioso senza curarsi del corso del tempo; quelle cicliche, che vedono una continua distruzione e rinascita e, infine,  quelle sincretiche, che si sforzano di conciliarle tutte, o, almeno, alcune.

A mio avviso, l’Europa, se vuole rappresentare, come pretende la Commissione, il “Trendsetter del dibattito mondiale”, deve collocarsi fra queste ultime, come del resto è consono alla sua tradizione “poliedrica”, che vede insieme il mito del Progresso e quello dell’Età dell’ Oro, la concezione lineare della Storia e l’Eterno Ritorno, l’escatologia individuale e quella collettiva…

Purtroppo, secondo il “mainstream” occidentale, “Anche la politica è chiamata a una razionalità crescente e progressiva. Il suo compito sarebbe quello di mettere una buona volta a posto il mondo”: appunto, l’escatologia terrena, che si traduce automaticamente nel blocco della vita. S’impone pertanto una vera e propria rivoluzione culturale, che liberi la cultura degli Europei dal determinismo storico tecnocratico (Azzariti) e dall’arroganza nei confronti delle altre parti del mondo.

E, per realizzare quest’obiettivo, l’Europa deve darsi un sistema educativo e culturale orientato, sulla scia dei Gesuiti, di Spengler, di Toynbee, di Eliade, di Frankopan, allo studio comparato delle culture, un qualcosa che oggi praticamente non esiste, schiacciati, come siamo,  fra “occidentalismo” e specialismo.

Solo così l’ Europa potrà proporsi come il “trandsetter del dibattito mondiale”, non già come un burattibo nelle mani dei tecnocrati californiani.

Gli Europei non possono cambiare idea ogni momento a ogni stormir di fronda

9. Il G7: un compromesso che non soddisfa nessuno

Le dichiarazioni rilasciate alla fine del vertice del G7 costituiscono un pout-pourri  di luoghi comuni contraddittori  che si trascinano da decenni  con il solo effetto di fossilizzare lo status quo. Ricordiamo che già fin dalla Dottrina di Solana sulla Politica Estera e di Difesa, nel 2003, l’ Europa si trascina stancamente fra un ossequio agli USA“perinde ad cadaver” da parte, appunto, di Solana, a un approccio possibilista ai tempi della Mogherini, per poi passare all’ adesione entusiastica al TTIP obamiano, arenatosi spontaneamente, per poi trascinare per ben 13 anni le trattative sul Trattato con la Cina, siglato atipicamente per tele-conference, fino al “congelamento” dello stesso qualche mese dopo da parte del Parlamento.

Quindi, niente di nuovo sotto il sole. Biden non ha inventato nulla, e, soprattutto, non  è riuscito significativamente a fare  più di quanto avessero già fatto Obama e Trump, per intralciare, ove possibile, i rapporti fra l’ Europa e il resto del mondo.

Anche perché i documenti formali contro i quali l’ America si sta scagliando (l’ MOU italiano sulla Via della Seta e il Trattato UE sugl’investimenti) hanno un carattere meramente simbolico, i veri affari essendo conclusi altrove.

La tanto discussa adesione dell’Italia alla Via della Seta non aveva comportato, fin dall’ inizio, nessun incremento significativo del business italo-cinese, perché gl’Italiani si erano auto-limitati già allora per compiacere l’ambasciata americana, eliminando i 2/3 dei business previsti. Invece, i business che contano, dei Paesi che contano non sono stati toccati Il giorno prima del vertice in Cornovaglia, gli Stati Uniti hanno tolto le sanzioni alle imprese tedesche che stavano finendo di costruire il North Stream 2.  Nello stesso modo, nessuno si è sognato di contestare i recentissimi investimenti al 100% da parte di tutte le case automobilistiche tedesche.

Quanto poi all’ idea di Draghi, di “rivedere l’ MOU”, non già di cancellarlo, è quanto mai priva di contenuto, perché l’MOU non aveva praticamente effetti pratici, al di là della solidarietà morale con gli sforzi della Cina.

Infine, la Via della Seta non dipende certo dall’ MOU italiano, perché esiste da decine di migliaia di anni, ed anche oggi è più attiva che mai. Se l’Europa vuole dare un minimo di sostanza alla sua vecchia “iniziativa di connettività”, mai seriamente attuata, e l’America vuole rispolverare la vecchia idea di Hilary Clinton, ciò non farà che dare ulteriore forza alle Vie della Seta, che per loro natura vanno da Roma a Xi’an, e servono a stringere i rapporti fra tutti gli antichi Paesi dell’Eurasia, sottolineando così l’estraneità geografica, storica e culturale dell’America.

Del resto, mentre gli USA e la UE non hanno investito, in questo decennio, praticamente nulla nelle “loro” Vie della Seta, la Cina ha già finanziato un’enorme quantità di autostrade, ferrovie e porti in Cina, e molti in Kazakhstan, Pakistan, Africa Orientale, ex-Jugoslavia, Grecia, Germania, ma c’è ancora tantissimo da fare per completare la prevista rete di trasporti (soprattutto in Europa Orientale e in Persia). Quanto alla “Via della Sete della Salute”,  la Cina ha consegnato nei Paesi in Via di Sviluppo centinaia di milioni di dosi. Se ora anche gli Stati Uniti accetteranno di esportarne qualche decina di milioni, tanto di guadagnato per tutti, ma non scalfisce il primato cinese in questo settore.

Secondo il Final Report, il comitato per l’intelligenza artificiale dovrebbe essere presieduto da Kamala Harris

ALLEGATO

US Congress
FINAL REPORT OF THE NATIONAL SPECIAL COMMISSION ON ARTIFICIAL INTELLIGENCE

COMMISSION MEMBERS

Eric Schmidt Chair Safra Catz Steve Chien Mignon Clyburn Chris Darby Kenneth Ford José-Marie Griffiths

Robert Work Vice Chair Eric Horvitz Andrew Jassy Gilman Louie William Mark Jason Matheny Katharina McFarland

Andrew Moore

Executive Summary

No comfortable historical reference captures the impact of artificial

intelligence (AI) on national security. AI is not a single technology

breakthrough, like a bat-wing stealth bomber. The race for AI supremacy is not like the space race to the moon. AI is not even comparable to a general-purpose technology like electricity. However, what Thomas Edison said of electricity encapsulates the AI future: “It is a field of fields … it holds the secrets which will reorganize the life of the world.” Edison’s astounding assessment came from humility. All that he discovered was “very little in comparison with the possibilities

that appear.”

The National Security Commission on Artificial Intelligence (NSCAI) humbly acknowledges

how much remains to be discovered about AI and its future applications. Nevertheless, we

know enough about AI today to begin with two convictions.

First, the rapidly improving ability of computer systems to solve problems and to perform

tasks that would otherwise require human intelligence—and in some instances exceed

human performance—is world altering. AI technologies are the most powerful tools in

generations for expanding knowledge, increasing prosperity, and enriching the human experience. AI is also the quintessential “dual-use” technology. The ability of a machine to perceive, evaluate, and act more quickly and accurately than a human represents a competitive advantage in any field—civilian or military. AI technologies will be a source of

enormous power for the companies and countries that harness them.

Second, AI is expanding the window of vulnerability the United States has already entered. For the first time since World War II, America’s technological predominance—the backbone of its economic and military power—is under threat. China possesses the might, talent, and ambition to surpass the United States as the world’s leader in AI in the next decade if current trends do not change. Simultaneously, AI is deepening the threat posed by cyber attacks and disinformation campaigns that Russia, China, and others are using to infiltrate

our society, steal our data, and interfere in our democracy. The limited uses of AI-enabled

attacks to date represent the tip of the iceberg. Meanwhile, global crises exemplified by the COVID-19 pandemic and climate change highlight the need to expand our conception of national security and find innovative AI-enabled solutions.

“The NSCAI Final Report

presents an integrated national strategy to reorganize the government, reorient the nation, and rally our closest allies and partners to defend and compete in the coming era of AI-accelerated competition and conflict.”

Given these convictions, the Commission concludes that the United States must act now to field AI systems and invest substantially more resources in AI innovation to protect  its security, promote its prosperity, and safeguard the future of democracy. Today, the government is not organizing or investing to win the technology competition against a committed competitor, nor is it prepared to defend against AI-enabled threats and rapidly adopt AI applications for national security purposes. This is not a time for incremental toggles to federal research budgets or adding a few new positions in the Pentagon for Silicon Valley technologists. This will be expensive and require a significant change in mindset. America needs White House leadership, Cabinet-member action, and bipartisan Congressional support to win the AI era.

The NSCAI Final Report presents an integrated national strategy to reorganize the government, reorient the nation, and rally our closest allies and partners to defend and compete in the coming era of AI-accelerated competition and conflict. It is a two-pronged approach. Part I, “Defending America in the AI Era,” outlines the stakes, explains what the United States must do to defend against the spectrum of AI-related threats, and recommends how the U.S. government can responsibly use AI technologies to protect the American people and our interests. Part II, “Winning the Technology Competition,”addresses the critical elements of the AI competition and recommends actions the government must take to promote AI innovation to improve national competitiveness and protect critical U.S. advantages. The recommendations are designed as interlocking and mutually reinforcing actions that must be taken together.

Part I: Defending America in the AI Era.

AI-enhanced capabilities will be the tools of first resort in a new era of conflict as strategic competitors develop AI concepts and technologies for military and other malign uses and cheap and commercially available AI applications ranging from “deepfakes” to lethal drones become available to rogue states, terrorists, and criminals. The United States must prepare to defend against these threats by quickly and responsibly adopting AI for national security and defense purposes. Defending against AI-capable adversaries operating at machine speeds without employing AI is an invitation to disaster. Human operators will not be able to keep up with or defend against AI-enabled cyber or disinformation attacks, drone swarms, or missile attacks without the assistance of AI-enabled machines.

National security professionals must have access to the world’s best technology to protect themselves, perform their missions, and defend us. The Commission recommends that the government take the following actions:

Defend against emerging AI-enabled threats to America’s free and open society. Digital dependence in all walks of life is transforming personal and commercial vulnerabilities into potential national security weaknesses. Adversaries are using AI systems to enhance disinformation campaigns and cyber attacks. They are harvesting data on Americans to build profiles of their beliefs, behavior, and biological makeup for tailored attempts to manipulate or coerce individuals. This gathering storm of foreign influence and interference requires organizational and policy reforms to bolster our resilience. The government needs to stand up a task force and 24/7 operations center to confront digital disinformation. It needs to better secure its own databases and prioritize data security in foreign investment screening, supply chain risk management, and national data protection legislation. The government should leverage AI-enabled cyber defenses to protect against AI-enabled cyber attacks. And biosecurity must become a top-tier priority in national security policy.

Prepare for future warfare. Our armed forces’ competitive military-technical advantage could be lost within the next decade if they do not accelerate the adoption of AI across their missions. This will require marrying top-down leadership with bottom-up innovation to put operationally relevant AI applications into place. The Department of Defense (DoD)

should:

First, establish the foundations for widespread integration of AI by 2025. This includes building a common digital infrastructure, developing a digitally-literate workforce, and instituting more agile acquisition, budget, and oversight processes. It also requires strategically divesting from military systems that are ill-equipped for AI-enabled warfare and instead investing in next-generation capabilities.

Second, achieve a state of military AI readiness by 2025. Pentagon leadership must act now to drive organizational reforms, design innovative warfighting concepts, establish AI and digital readiness performance goals, and define a joint warfighting network architecture. DoD must also augment and focus its AI R&D portfolio. Readiness will also require promoting AI interoperability with allies and partners.

Manage risks associated with AI-enabled and autonomous weapons. AI will enable new levels of performance and autonomy for weapon systems. But it also raises important legal, ethical, and strategic questions surrounding the use of lethal force. Provided their use is authorized by a human commander or operator, properly designed and tested AI enabled and autonomous weapon systems can be used in ways that are consistent with international humanitarian law. DoD’s rigorous, existing weapons review and targeting procedures, including its dedicated protocols for autonomous weapon systems and commitment to strong AI ethical principles, are capable of ensuring that the United States will field safe and reliable AI-enabled and autonomous weapon systems and use them in a lawful manner. While it is neither feasible nor currently in the interests of the United States to pursue a global prohibition of AI-enabled and autonomous weapon systems, the global, unchecked use of such systems could increase risks of unintended conflict escalation and crisis instability. To reduce the risks, the United States should (1) clearly and publicly affirm existing U.S. policy that only human beings can authorize employment of nuclear weapons and seek similar commitments from Russia and China; (2) establish venues to discuss AI’s impact on crisis stability with competitors; and (3) develop international standards of practice for the development, testing, and use of AI-enabled and autonomous weapon systems.

Transform national intelligence. The Intelligence Community (IC) should adopt and integrate AI-enabled capabilities across all aspects of its work, from collection to analysis. Intelligence will benefit from AI more than any other national security mission. To capitalize on AI, the Office of the Director of National Intelligence needs to empower and resource its science and technology leaders. The entire IC should leverage open-source and publicly available information in its analysis and prioritize collection of scientific and technical intelligence. For better insights, intelligence agencies will need to develop innovative approaches to human-machine teaming that use AI to augment human judgment.

Scale up digital talent in government. National security agencies need more digital experts now or they will remain unprepared to buy, build, and use AI and associated technologies.

The talent deficit in DoD and the IC represents the greatest impediment to being AI-ready by 2025. The government needs new talent pipelines, including a U.S. Digital Service Academy to train current and future employees. It needs a civilian National Digital Reserve Corps to recruit people with the right skills—including industry experts, academics, and recent college graduates. And it needs a Digital Corps, modeled on the Army Medical Corps, to organize technologists already serving in government.

Establish justified confidence in AI systems. If AI systems routinely do not work as designed or are unpredictable in ways that can have significant negative consequences, then leaders will not adopt them, operators will not use them, Congress will not fund them, and the American people will not support them. To establish justified confidence, the government should focus on ensuring that its AI systems are robust and reliable, including through research and development (R&D) investments in AI security and advancing human-AI teaming through a sustained initiative led by the national research labs. It should also enhance DoD’s testing and evaluation capabilities as AI-enabled systems grow in number, scope, and complexity. Senior-level responsible AI leads should be appointed across the government to improve executive leadership and policy oversight.

Present a democratic model of AI use for national security. AI tools are critical for U.S. intelligence, homeland security, and law enforcement agencies. Public trust will hinge on justified assurance that government use of AI will respect privacy, civil liberties, and civil rights. The government must earn that trust and ensure that its use of AI tools is effective, legitimate, and lawful. This imperative calls for developing AI tools to enhance oversight and auditing, increasing public transparency about AI use, and building AI systems that advance the goals of privacy preservation and fairness. It also requires ensuring that those impacted by government actions involving AI can seek redress and have due process.

The government should strengthen oversight and governance mechanisms and establish a task force to assess evolving concerns about AI and privacy, civil liberties, and civil rights.

Part II: Winning the Technology Competition.

The race to research, develop, and deploy AI and associated technologies is intensifying the technology competition that underpins a wider strategic competition. China is organized, resourced, and determined to win this contest. The United States retains advantages in critical areas, but current trends are concerning. While a competitive response is complicated by deep academic and commercial interconnections, the United States must do what it takes to retain its innovation leadership and position in the world. The U.S. government must embrace the AI competition and organize to win it by orchestrating and aligning U.S. strengths.

Organize with a White House–led strategy for technology competition. The United States must elevate AI considerations from the technical to the strategic level. Emerging technologies led by AI now underpin our economic prosperity, security, and welfare. The White House should establish a new Technology Competitiveness Council led by the Vice President to integrate security, economic, and scientific considerations; develop a comprehensive technology strategy; and oversee its implementation.

Win the global talent competition. The United States risks losing the global competition for scarce AI expertise if it does not cultivate more potential talent at home and recruit and retain more existing talent from abroad. The United States must move aggressively on both fronts. Congress should pass a National Defense Education Act II to address deficiencies across the American educational system—from K-12 and job reskilling to investing in thousands of undergraduate- and graduate-level fellowships in fields critical to the AI future. At the same time, Congress should pursue a comprehensive immigration strategy for highly skilled immigrants to encourage more AI talent to study, work, and remain in the United States through new incentives and visa, green card, and job-portability reforms.

Accelerate AI innovation at home. The government must make major new investments in AI R&D and establish a national AI research infrastructure that democratizes access to the resources that fuel AI development across the nation. The government should: (1) double non-defense funding for AI R&D annually to reach $32 billion per year by 2026, establish a National Technology Foundation, and triple the number of National AI Research Institutes; (2) establish a National AI Research Infrastructure composed of cloud computing resources, test beds, large-scale open training data, and an open knowledge network that will broaden access to AI and support experimentation in new fields of science and engineering; and (3) strengthen commercial competitiveness by creating markets for AI and by forming a network of regional innovation clusters.

Implement comprehensive intellectual property (IP) policies and regimes. The United States must recognize IP policy as a national security priority critical for preserving America’s leadership in AI and emerging technologies. This is especially important in light of China’s efforts to leverage and exploit IP policies. The United States lacks the comprehensive IP policies it needs for the AI era and is hindered by legal uncertainties in current U.S. patent eligibility and patentability doctrine. The U.S. government needs a plan to reform IP policies and regimes in ways that are designed to further national security priorities.

Build a resilient domestic base for designing and fabricating microelectronics. After decades leading the microelectronics industry, the United States is now almost entirely reliant on foreign sources for production of the cutting-edge semiconductors that power all the AI algorithms critical for defense systems and everything else. Put simply: the U.S. supply chain for advanced chips is at risk without concerted government action.

Rebuilding domestic chip manufacturing will be expensive, but the time to act is now. The United States should commit to a strategy to stay at least two generations ahead of China in state-of-the-art microelectronics and commit the funding and incentives to maintain multiple sources of cutting-edge microelectronics fabrication in the United States.

Protect America’s technology advantages. As the margin of U.S. technological advantage narrows and foreign efforts to acquire American know-how and dual-use technologies increase, the United States must reexamine how to best protect ideas, technology, and companies without unduly hindering innovation. The United States must:

First, modernize export controls and foreign investment screening to better protect critical dual-use technologies—including by building regulatory capacity and fully implementing recent legislative reforms, implementing coordinated export controls on advanced semiconductor manufacturing equipment with allies, and expanding disclosure requirements for investors from competitor nations.

Second, protect the U.S. research enterprise as a national asset—by providing government agencies, law enforcement, and research institutions with tools and resources to conduct nuanced risk assessments and share information on specific threats and tactics, coordinating research protection efforts with allies and partners, bolstering cybersecurity support for research institutions, and strengthening visa vetting to limit problematic research collaborations.

Build a favorable international technology order. The United States must work hand-in hand with allies and partners to promote the use of emerging technologies to strengthen democratic norms and values, coordinate policies and investments to advance global adoption of digital infrastructure and technologies, defend the integrity of international technical standards, cooperate to advance AI innovation, and share practices and resources to defend against malign uses of technology and the influence of authoritarian states in democratic societies. The United States should lead an Emerging Technology Coalition to achieve these goals and establish a Multilateral AI Research Institute to enhance the United States’ position as a global research hub for emerging technology. The Department of State should be reoriented, reorganized, and resourced to lead diplomacy in emerging technologies.

Win the associated technologies competitions. Leadership in AI is necessary but not sufficient for overall U.S. technological leadership. AI sits at the center of the constellation of emerging technologies, enabling some and enabled by others. The United States must therefore develop a single, authoritative list of the technologies that will underpin national competitiveness in the 21st century and take bold action to catalyze U.S. leadership in AI, microelectronics, biotechnology, quantum computing, 5G, robotics and autonomous systems, additive manufacturing, and energy storage technology. U.S. leadership across these technologies requires investing in specific platforms that will enable transformational breakthroughs and building vibrant domestic manufacturing ecosystems in each. At the same time, the government will need to continuously identify and prioritize emerging technologies farther over the horizon.

Conclusion

This new era of competition promises to change the world we live in and how we live within it. We can either shape the change to come or be swept along by it. We now know that the uses of AI in all aspects of life will grow and the pace of innovation will continue to accelerate.

We know adversaries are determined to turn AI capabilities against us. We know China is determined to surpass us in AI leadership. We know advances in AI build on themselves and confer significant first mover advantages. Now we must act. The principles we establish, the federal investments we make, the national security applications we field, the organizations we redesign, the partnerships we forge, the coalitions we build, and the talent we cultivate will set America’s strategic course. The United States should invest what it takes to maintain its innovation leadership, to responsibly use AI to defend free people and free societies, and to advance the frontiers of science for the benefit of all humanity. AI is going to reorganize the world.

America must lead the charge.

LA “VIA DELLA SETA DELLE DEMOCRAZIE”

(O “VERDE”)non esclude, bensì completa la “Belt and Road Initiative”(“Yi Dai Yi Lu”)

Con la loro campagna contro l’adesione dell’Italia alle “Nuove Vie della Seta” e contro il trattato europeo sugl’investimenti, già siglato con la Cina, gli Stati Uniti non sono tuttavia ancora riusciti a impedire seriamente la prosecuzione della fiorente collaborazione dell’Europa con l’area eurasiatica, sviluppatasi  come non mai dopo la pandemia.

Intanto, il giorno prima de G 7, il Governo americano ha tolto le sanzioni alle imprese tedesche che stanno completando il North Stream 2. Quando, poi, si è trattato di discutere (a porte chiuse) sulla Cina, è stato sospeso il WiFi, cosicché fosse impossibile registrare le note di disaccordo. Ma, soprattutto, non si è parlato, né del Xin  Jiang, né del Covid. Infine, Biden è corso a omaggiare Putin, dimostrando così che, invece, gli USA, con i “dittatori” ci possono parlare, eccome. Anzi, gli Europei dovrebbero parlare con “i dittatori” solo attraverso l’ America, che così ne trae tutti i benefici, mentre gli Europei non “cresceranno” mai.

Anche la posizione complessiva del Governo Italiano è stata abilmente sfumata, con vari personaggi politici che smentiscono in vario modo le dichiarazioni apparentemente “atlantiste” di Draghi (il quale a sua volta le fa con una tale asetticità, da far pensare di non crederci affatto).

Queste sono, per noi, buone notizie.

Il nostro Paese si trova da 30 anni in uno stato di decadenza ininterrotta. Il nostro PIL è in costante discesa, tanto rispetto alla media UE che a quella mondiale. I nostri punti di forza tradizionali, come la metalmeccanica, la cultura, la moda, il turismo, arrancano sotto la spinta di concorrenti agguerriti, che ora hanno anche acquisito molte delle nostre aziende più prestigiose, che spesso appaiono solo come dei gusci vuoti. La disoccupazione, soprattutto intellettuale, è alle stelle. In questa situazione, ci stupiamo che i rappresentanti di Istituzioni e partiti, giornalisti e imprenditori, abbiano il coraggio di comparire sugli schermi costantemente sorridenti anche quando annunziano nuovi guai.

Il Paese avrebbe bisogno invece  di un inaudito balzo in avanti, non già per tornare a prima del Covid (che era già crisi), bensì per allinearsi con il resto d’ Europa, sfruttando nuove idee non tradizionali, e conquistando nuovi mercati (contendendoli ad altri). Per fare ciò, non basta battere le strade (ideologiche, merceologiche o geografiche) del passato (che si riducono tutte ad essere dei “followers” degli Stati Uniti), ma bisogna rivoluzionare la struttura di un mercato che, come dimostrano questi decenni, non è sostenibile.

La Cina (e l’ Eurasia in generale) ci hanno offerto, e ci offrono, nuove possibilità di business, attraverso l’export di prodotti del lusso, lo sviluppo congiunto di nuove tecnologie, una crescita esponenziale del turismo, investimenti nelle infrastrutture che ci permettano di posizionarci in modo più autorevole all’ interno delle reti europee, e, infine, la partecipazione congiunta a progetti in paesi terzi. Nei primi mesi del 2021, rispetto ai corrispondenti mesi dell’ anno scorso, l’export verso la Cina è aumentato del 43%.

Del resto, basta guardare  le città, le strade o le ferrovie della Cina per capire quanto spazio ci sia per imprese innovative ed intraprendenti, che oggi soffocano negli angusti mercati euroatlantici.

Tutto cospirerebbe a fare sì che l’Italia assumesse un ruolo di leadership all’ interno delle Nuove Vie della Seta, che sono il veicolo all’ interno del quale si posizionano le nuove iniziative della Cina che a noi interessano, e per le quali l’Italia è particolarmente vocata. Per questo, era assolutamente logico che il Presidente Mattarella, l’allora Primo Ministro Gentiloni, il Ministro degli Esteri Di Maio e il sottosegretario Geraci si attivassero per assumere un ruolo attivo nel progetto, seguendo le strade già percorse da Andreotti, Ciampi, Prodi, Napolitano e tanti altri.

Il Primo Ministro Gentiloni ospite di Xi Jinping al Forum della Via della Seta nel 2017

1.Un vero e proprio boicottaggio dell’ Europa

Paradossalmente, il tanto discusso MOU  sulla Via della Seta, così come fu firmato, aveva ben pochi contenuti pratici. Intanto perché un MOU (Memorandum of Understanding) è per sua natura un documento non vincolante; poi, perché i business a cui siriferiva erano molto inferiori a quelli dei contemporanei business  di Francia e Germania; infine perché, per le pressioni americane, era stato sfrondato di tutti i contenuti più succosi.

Restava solo un fatto simbolico: uno sberleffo platonico all’America, perché negava l’obbligo di allineamento anti-cinese (e anti-russo). Che ora Draghi voglia “rivedere quell’ atto”è grottesco, perché un MOU non è un atto, e, anche nel caso estremo in cui lo si volesse abrogare, lo sberleffo ormai è stato fatto.

L’argomento per frenare, come si fece allora, il era che l’Italia stesse spezzando la solidarietà politica all’ interno dell’ UE. Tuttavia, nel Dicembre scorso, quando era stata poi la UE stessa a siglare con la Cina l’accordo sugli investimenti, Biden disse invece che l’UE aveva fatto male a impegnarsi, perché avrebbe dovuto aspettare il suo insediamento. Ne risulta che gli accordi commerciali degli Europei, tanto uti singuli, quanto come Unione, devono attendere i comodi del Presidente degli Stati Uniti. Alla faccia della “sovranità strategica europea”! Il bello è che, ad accettare tutto questo, sono proprio coloro che, come Gentiloni e Di Maio, erano stati così pronti ad aderire alla Via della Seta. E soprattutto che il nostro più formidabile concorrente, gli Stati Uniti, ha il diritto di sindacare la nostra politica commerciale. Come scriveva Trockij, gli Stati Uniti avrebbero contingentato il capitalismo europeo, con i bei risultati che si vedono.

E ciò che rende tutto ciò ancor più kafkiano è che nessuno dei due documenti “incriminati” ha modificato, di per sé,  la situazione effettiva dell’ import-export, la quale è in gran parte in mano alle imprese, e, semmai, alla burocrazia, sicché il “rivederli” come ha promesso Draghi, non ha alcun senso, perché il loro significato era prettamente politico, mentre il business procedeva per i fatti suoi (anzi, aveva già subito un rallentamento a causa delle polemiche suscitate dagli Stati Uniti).

Il risultato pratico di quest’attività di freno da parte dell’America sui rapporti euro-cinesi e italo-cinesi è stato  solo che gli operatori americani risultano avvantaggiati rispetto a quelli europei dagli esistenti accordi commerciali fra America e Cina stipulati da Trump, proprio quegli accordi che si vuole impedire agli Europei di stipulare. E’ chiaro che, con Biden come con Trump, il principio di base resta “America First”: l’ America deve sempre brillare, se non  rispetto alla Cina, almeno rispetto all’ Europa. Infatti, se la Cina  risulterà “più brava” dell’America, il mondo potrebbe inclinare verso il socialismo, ma, se sarà  l’Europa ad essere” più brava”, essa potrebbe addirittura togliere agli USA la guida dell’ Occidente, e cioè l’unica ragion d’essere di quel  Paese.

Ciò detto, la Nuova Via della Seta (Yi Dai, Yi Lu=”una Strada, una Rotta”) procede indisturbata nonostante le ire americane. Non potrebbe essere diversamente, perché  una sorta di “Via della Seta” era esistita sino dai tempi più antichi, e, d’altronde,  il G7  sta semplicemente tentando di “mettere il cappello” sull’unica Via della Seta oggi esistente, quella avviata dalla Cina.

La Via della Seta non è stata inventata ieri

2.La Via della Seta ha radici nella preistoria

Nonostante tutte le retoriche della globalizzazione, le grandi linee di comunicazione fra Sud e Nord, Est e Ovest, “vecchio” e “nuovo” non nascono con l’espansione occidentale, né, tanto meno, con la caduta del Muro di Berlino, bensì sono vecchie come l’Umanità stessa. Secondo la teoria “Out of Africa”, gli uomini primitivi si erano mossi dal Mediterraneo verso l’Estremo Oriente fra il  70.000 e i 12.000 anni fa. In quest’ultima data, fine della glaciazione wurmiana,  i sapiens s’insediavano in Siberia; qualche millennio dopo, il popolo dei Kurgan si spargeva, da un lato, verso le Steppe Pontiche, e, dall’ altro, verso l’ Asia Centrale, divenendo  un unicum, dalla Penisola Iberica fino al Giappone.

Di quest’era vi sono tracce nei libri sacri indiani e persiani, il Veda  e il Bundahishn, che narrano di una striscia di terra fra il Caucaso e il Tian Shan, l’Airyanam Vaejo, versione nordica dell’ Eden, patria comune degl’Indoeuropei e terra madre dei Persiani.

Queste migrazioni a partire dall’ Asia Centrale saranno poi adottate in  epoche successive, da molti cultori della geopolitica, quale vero e proprio Leitmotif della Storia Mondiale, alternativo alla vulgata euroatlantica oggi da noi dominante: è la teoria dell’ Heartland, resa famosa da Mackinder.

Nel 1° Millennio, gli Assiri e i Persiani costruirono una “Via Regia” fra l’Anatolia e il Golfo Persico (citata da Erodoto e Tucidide), che, collegandosi con la Via Maris egiziana e con il sistema viario dell’ Impero Han, avrebbe costituito una parte centrale della Via della Seta.

3. Fra gl’imperi romano e Han.

L’epoca d’oro della Via della Seta fu forse quella degl’Imperi Romano e Han, che, lungo di essa, si scambiarono anche ambasciate. In quell’ epoca, le flotte romane giungevano fino all’India. L’Ebraismo e il nascente Cristianesimo s’installarono (secondo la leggenda, con San Tommaso), nell’ India Meridionale(Chennai, Kerala), mentre, nel Kashmir, gli Ahmadiyya pretendono ancora di custodire  la vera tomba di Gesù Cristo. Dall’ India partivano anche, verso l’Asia Centrale, la Cina e il Sudest Asiatico, le missioni dei Buddisti. Nel Concilio di Ctesifonte, l’imperatore persiano aveva attribuito alle varie religioni del suo Impero, a cominciare dai Nestoriani, delle sedi in Estremo Oriente.

LA Pagoda di Da Qin, il “Vaticano” dei Nestoriani, a Xi’An

4.Le Migrazioni di Popoli e i Nestoriani

Intanto, dall’ Asia Centrale, muovevano, verso la Cina, l’India, l’Europa e il Medio Oriente, un’infinità di popoli: Unni, Avari, Alani, Bulgari, Magiari, Turchi, Khazari, Mongoli…Dall’espansione di questi popoli, i geopolitici arabi (Ibn Hamdun), poi giapponesi (Emori) e russi (Gumiliov), hanno derivato una concezione della storia eurasiatica quale dialettica fra i popoli nomadi dell’ Asia Centrale e quelli stanziali delle coste, che è stata anche alla base delle teorie di Mackinder.

L’islam si estese verso la pianura del Volga, la Persia e l’Asia Centrale, scontrandosi con l’Impero Cinese sul fiume Talas.

Al tempo della Dinastia Tang, una missione di Cristiani nestoriani, sotto la guida del Patriarca Rabban (Alopen), giunse alla corte di Xi’an, dove presentò all’ Imperatore cinese una sintesi della dottrina cristiana (la “Luminosa Dottrina di Da Qin”), che fu approvata e protetta. I Nestoriani stabilirono la loro sede principale nella Pagoda di Da Qin, e sintetizzarono la loro fede e i loro rapporti con l’ Imperatore in una stele bilingue Siriaco-Cinese. Il libro sacro dei Nestoriani si chiamava “Il Sutra di Gesù”.

A loro volta, i buddisti cinesi si muovevano verso l’India per studiare gli antichi testi sacri, e verso la Corea e il Giappone per diffondere la loro fede.

Dopo una svolta isolazionistica della Dinastia Tang, i Nestoriani si concentrarono in Mongolia. Quando Chinggis Khan estese il dominio mongolo alla Corea, alla Cina, all’Asia Centrale e all’ Europa Orientale, l’impero Yuan rese possibile la prima vera globalizzazione, illustrata dai molti viaggiatori, ambasciatori e missionari europei  che percorsero la Via della Seta,  il più famoso fra i quali è senza dubbio Marco Polo.

La flotta di Zheng He

5.I grandi viaggi d’esplorazione

Alla caduta della Dinastia Yuan, i Ming promossero un grandioso programma di esplorazioni marittime, tanto dell’Oceano Pacifico che di quello Indiano, sotto la guida dell’Ammiraglio Zheng He.

Mentre Cristoforo Colombo, Cortez e Pizzarro colonizzavano le Americhe, Vasco Da Gama e Magellano esploravano l’Oceano Indiano.  I Portoghesi crearono basi in Africa Orientale, Arabia, India e  in Indonesia.

I Gesuiti si specializzarono nell’evangelizzazione dei Paesi orientali, apprendendone le lingue e le culture, fino al punto da risultare, al momento della Controversia dei Riti, più vicini all’ Imperatore della Cina che non al Papa.

Le compagnie commerciali di molti Paesi europei, dall’ Inghilterra  al Portogallo ,alla Francia, agli Stati tedeschi, alla Curlandia, all’ Olanda, alla Danimarca, crearono proprie basi in Oriente, contendendosene il loro controllo. Nel frattempo, la Russia si espandeva nell’ Asia Centrale e in Siberia.

I mercati stranieri in Cina erano confinati a Canton, dove potevano commerciare solo con una corporazione specializzata, i “Co Hong”, mentre, in Giappone, l’accesso era permesso solo agli Olandesi, confinati a Dejima.

Nell’Ottocento, i sansimoniani avevano fatto, delle infrastrutture dell’Asia il loro stesso simbolo.La penetrazione occidentale si approfondì anche grazie alle navi a vapore e alle linee ferroviarie, dando luogo ad un ricco commercio. Von Richthofen coniò l’espressione “Via della Seta” (“Seidenstrasse”). Furono aperti il Canale di Suez, la Ferrovia dell’ Hejaz e  la Transiberiana.

Gl’Inglesi cercavano in ogni modo di penetrare in Cina, soprattutto per il commercio dell’oppio. Nel  1839, in seguito alla confisca, da parte della Cina, di 20.000  contenitori di oppio di commercianti inglesi , scoppiòarono le  Guerre dell’Oppio, che portarono alla installazione in Cina di “concessioni” occidentali.

LO skyline di Pudong (Shanghai)

6.La rinascita nel XXI Secolo

I commerci fra l’ Est e l’ Ovest della massa eurasiatica  erano per altro resi difficoltosi soprattutto dalle turbolenze politiche:  il “Grande Gioco” (la competizione fra Russia e Inghilterra per l’ Asia Centrale), la Rivoluzione Sovietica, la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda.

L’attuale “nuova Guerra Fredda” voluta da Biden si riallaccia sostanzialmente ai tempi del “Grande Gioco”. Anche allora tutti volevano partecipare allo sviluppo economico dello “Heartland”, ma precludendone l’accesso ad altri. Tipica di questa logica l’espressione di Mackinder: “Chi controlla l’Heartland controlla l’ Isola del Mondo (l’Eurasia); chi controlla l’ Isola del Mondo controlla il mondo”. L’”Heartland” comprende la Russia, l’Asia Centrale e quelle aree che ancor oggi sono particolarmente concupite dall’ Occidente, fra l’Iran e il Xin Jiang. Henry Kissinger era riuscito a spostare l’interesse del Grande Gioco verso una visione triangolare della Guerra Fredda, che, a cavallo fra i due secoli, aveva portato a una strettissima interazione fra le economie cinese e americana, che adombrava quella “Fusion” fra USA e Cina ch’era stata preconizzata dall’ Ideologia Taiping.

Nel XXI secolo, con il grande sviluppo delle economie asiatiche, viene nuovamente sentita con particolare forza l’esigenza di riattivare le vie di comunicazione attraverso l’Asia.

Intanto, nel giro di pochissimi anni, la Cina, dopo aver importato all’inizio del secolo le tecnologie delle ferrovie ad Alta Velocità, ha costruito sul proprio territorio più della metà delle linee esistenti nel mondo, collegando con una fittissima ed efficientissima rete la parte orientale e quella occidentale del Paese, e impartendo così un’ulteriore incredibile lezione di efficienza all’ Unione Europea, che aveva cominciato molto prima, ma è ancora ai primordi dell’Alta Velocità.

Tra l’altro, la parte occidentale della Cina (Xin Jiang, Tibet) fa parte dell’ Asia Centrale, e, di conseguenza, avviare i collegamenti rapidi con quell’ area costituisce la premessa per collegare tutta l’Asia Centrale.

L’Unione Europea aveva programmato fin dal 1996 la sua Rete TEN-T, ma non è giunta certo allo stato di avanzamento della Cina. In ogni caso, le reti cinese ed europea, le più sviluppate del mondo, sono evidentemente complementari, e già oggi s’incontrano in Russia. E’ un vero peccato per i Paesi coinvolti che, per discordie politiche, non si riesca a sfruttare queste inaudite sinergie a vantaggio di tutti.

In seguito all’ occupazione dell’Afghanistan, il Governo americano, anche per effetto dalle teorie dei suoi think tank geopolitici (ancora influenzati da Mackinder), aveva sentito il bisogno di collegare i Paesi dell’Asia suoi alleati con nuove linee ferroviarie. Hillary Clinton espresso nel 2011 l’intenzione d’investire in questo progetto (chiamato proprio “New Silk Road”), ma poi l’America non vi aveva dato seguito (anche perché sarebbe impossibile stabilire collegamenti instabili attraverso un Afghanistan non pacificato).Non per nulla, gli USA hanno ora tanta fretta di terminare la guerra afgana.

Solo la Cina aveva fino ad ora preso veramente sul serio il problema della connettività eurasiatica, che la riguarda direttamente,   facendolo divenire l’asse portante della sua politica estera, in campo ideologico, politico, culturale, tecnologico, economico e militare. Infatti, la Cina  concentra in sé un surplus di cultura, di creatività, di tecnologie, di mezzi finanziari, che riesce solo in parte a investire integralmente in patria, ed è quindi naturalmente portata a cercare sbocchi commerciali all’ estero. Di converso, le sue tradizioni culturali universalistiche (Tian Xia) la spingono verso le collaborazioni internazionali, soprattutto verso aree, come quella dell’Asia Centrale, con le quali essa ha una intensa tradizione di rapporti (la Sogdiana, il Bacino del Tarim, l’India Settentrionale).

La Belt and Road Initiative (Yi Dai, Yi Lu=”Belt and Road Initiative”=”BRI”), lanciata dal Presidente Xi Jinping nel suon discorso del 2013 all’ Università di Astana, consiste in un orientamento politico verso la  cooperazione con i Paesi dell’ Asia, dell’ Africa e dell’Europa; in un progetto tecnologico, con lo sviluppo di altre decine di migliaia di chilometri di strade ferrate; di carattere economico, con l’incremento delle infrastrutture, dell’ import-export, delle collaborazioni industriali, dei finanziamenti.

Alla “via settentrionale” (quella terrestre, la “Cintura”), si è presto affiancata quella meridionale (“marittima”, la “Rotta”); poi, quella artica, quella culturale, quella sanitaria, e, infine, quella digitale.

La Cina ha inserito l’obiettivo della Belt and Road Initiative fra quelli prioritari del Partito Comunista, al punto da inserirlo nello statuto dello stesso, allo stesso livello dei pensieri di Mao e di Xi Jinping.

La Belt and Road Initiative, ha già dato vita a varie realizzazioni, quali le linee ferroviarie dirette dalla Cina a molte città europee, la costruzione dei porti di Gwadar e di Djibuti, la ristrutturazione di quelli del Pireo e di Duisburg, le ferrovie etiope e keniota,  il tratto ferroviario da Budapest a Belgrado,  la stazione multimediale di Horgos, l’autostrada Kashgar-Gwadar e quella del Montenegro, e il ponte di Pelješac (Sabbioncello)  in Croazia.

Come si vede, un progetto di modernizzazione che si riallaccia ai sansimoniani e alle ambizioni di organizzazioni come la Banca Mondiale e l’ UNIDO, oggi in disarmo a causa del mutamento delle politiche dell’ Occidente. Non per nulla la Banca Mondiale (pur se dominata dagli USA) aveva dato il benvenuto a questo lato “sviluppista” delle politiche cinesi, battezzandolo “market enhancing view”.

Il rapporto con l’Eurasia: leverage per la sovranità europea.

8.Le ambiguità occidentali

I critici occidentali affermano che i progetti infrastrutturali della BRI non sarebbero utili per i Paesi destinatari,  perché implicherebbero un eccessivo indebitamento; tuttavia, quale progetto infrastrutturale non lo implica? Del resto, è proprio per questo che, nel Dopo-Covid, si sta privilegiando ovunque questo tipo d’ investimenti.

L’ostilità degli Occidentali verso questi progetti deriva dal fatto che essi sono la concretizzazione di quelli che essi stessi avevano coltivato, ma non sono poi stati in grado di sviluppare (e ora tentano di riproporre). Tuttavia, paradossalmente, tranne gli Stati Uniti, tutti i Paesi occidentali  hanno investito nella Banca Internazionale per le Infrastrutture, creata a Pechino dal Governo Cinese per finanziare quei progetti infrastrutturali, e quindi nopn possono lamentarsi di non essere stati coinvolti.

Per contrastarli, gli Stati Uniti e i loro sostenitori hanno usato molti strumenti, come azioni giudiziarie di tutti i generi in Italia e in Ungheria, manifestazioni di piazza a Budapest, attentati terroristici in Pakistan. Tuttavia, il punto forte dei progetti della Via della Seta era ed è che nessun altro li sta realizzando, sicché essi sono stati comunque i benvenuti, perché necessari. Basti pensare all’ autostrada pakistana, al ponte di Pelješac, alle ferrovie africane,  che unificano economicamente Paesi fino ad oggi divisi.

L’Unione Europea, non diversamente dagli Stati Uniti, aveva già discusso, nel 2019, una propria strategia verso l’Asia Centrale, ma non ha, né la motivazione, né i mezzi, né l’efficienza, né la tecnologia dei Cinesi. Oggi, il  lancio, da parte di Biden, dello slogan della “Via della Seta delle Democrazie (o “Verde”) sembrerebbe rivalutare una partecipazione più attiva degli Occidentali ai progetti in Asia Centrale e Africa Orientale. A prescindere dallo scarso affidamento che lo slogan può suscitare visti i risultati minimi conseguiti fino ad ora da Americani ed Europei, il rilancio di iniziative nell’area non potrebbe, se presa sul serio, che sortire effetti positivi per regioni, come l’Asia Centrale, il Caucaso, la Turchia, l’India, lo stesso Afghanistan, il Sud Est Asiatico, che hanno enormi prospettive di sviluppo.

Un discorso a parte merita l’ Africa, che, nel XX secolo, veniva vantata dall’ Unione  quale un esempio riuscitissimo di cooperazione allo sviluppo (i vari Trattati ACP-UE), ed è stata gradualmente abbandonata, in parte per mancanza di fondi e in parte perché la metodologia adottata (quella che viene opposta, in quanto “trasparente”, a quella cinese), non ha mai funzionato, sommersa com’è da burocrazie, pubbliche e private, che ne assorbono la maggior parte degl’investimenti.

Mi chiedo, visto che esistono la Banca Mondiale, l’ UNIDO e l’AIIB, che hanno proprio quest’obiettivo in un’ottica di collaborazione mondiale, perché mai fare dei progetti di sviluppo ostili, col solo obiettivo di danneggiare la Cina? Se l’obiettivo è aiutare i Paesi in Via di Sviluppo, non sarebbe il caso di farlo assieme? E, comunque, cosa succederà quando le ferrovie “democratiche” incontreranno le ferrovie “cinesi”?

Haft Paykar, l’ispirazione della Turandot

9.Una cultura mondiale del  XXI secolo.

Come dimostrato da quanto accaduto a suo tempo con il Giappone, poi il Medio Oriente e la Cina, e soprattutto l’ Afghanistan, gl’interventi troppo ideologizzati e invasivi dell’Occidente, se hanno potuto servire fino a un certo momento per rilanciare questi Paesi, raramente hanno ottenuto l’effetto  sperato di riorientarne le società sul modello “occidentale”. Il Giappone è divenuto prima imperialista, poi, oggi, comunque molto disciplinato e tradizionalista; nel Medio Oriente, non vi è praticamente alcuna società (neppure Israele) che sia costruita secondo il modello “occidentale”; la Cina è, come afferma essa stessa, uno “Stato-Civiltà” che esiste da 5000 anni, con un suo progetto efficientissimo e ben definito, il “socialismo con caratteristiche cinesi”, da cui non intende deviare.

Al contrario, è motivato il sospetto che, qualora gli “occidentali” vengano esposti senza le censure del “mainstream” alla profondità delle culture orientali, sfuggendo così alla gabbia d’acciaio della logica occidentale, possano essere attratti da quelle culture, come lo furono i Gesuiti, Schopenhauer, Guénon, Puccini,Eliade, Pound, Béjart,Panikkar, scalfendo l’inossidabile fede nei valori anglo-americani. Ma che cosa ci sarebbe di male?

Una cosa è chiara: nonostante la frenesia denigratoria da parte dell’Occidente, i  vari “orienti” (Estremo Oriente, Medio Oriente, Europa Orientale) hanno ormai imposto la loro presenza al centro dell’agenda mondiale. Che si tratti delle pretese di contare, in Europa, di Polonia e Ungheria, che si tratti del “neo-ottomanismo” o del neo-zarismo, che si tratti della pluridecennale guerra afghana, della rinascita induista sotto Modi o del post-umanesimo giapponese, l’area eurasiatica sta rubando la scena a quella atlantica. Lo aveva dimostrato perfino il Presidente Obama con il suo “Pivot to Asia”, e lo ha confermato il viaggio in Europa di Biden, febbrilmente concentrato su Cina e Russia.

Certo, dispiace perfino alla Cina di esporsi alla gelosia dell’ America, ma proprio il “socialismo con caratteristiche cinesi”, che ha portato il Paese dalla situazione di un deserto all’ attuale rango di società all’avanguardia tecnologica ed economica mondiale, non potrebbe essere tenuto nascosto neppure volendo (come, taoisticamente, avrebbe richiesto Teng Xiaoping, il cui stesso nome di battaglia dimostra un’incredibile grado di  umiltà).

Di fronte alla realtà di questa “esposizione” , il problema numero uno degli Europei non è, come per gli Americani, quello di contrastare l’ascesa dell’ Eurasia, bensì di trarne delle lezioni. A cominciare da quella che, come intravisto da Foscolo, Nietzsche, Kang You Wei, Guénon, Gandhi, Eliade, Jaeger, Saint-Exupéry, Pound,  Béjart, Zhang Yi Mou, millenarie civiltà come le nostre non possono essere stravolte da un pretenzioso nuovismo, perché hanno basi solidissime, che prima o poi riemergono anche dopo decenni o secoli di forzata alienazione sotto influenze ostili.

Per tutte queste ragioni, per chiunque, ma soprattutto per l’ Italia, “uscire dalla Via della Seta” nel vero senso della parola sarebbe oggi pressoché impossibile: sarebbe come “uscire dal mondo”. E, in effetti, senza il gas della Russia, senza i campi profughi in Turchia, senza le tecnologie Foxcomm  e Huawei, senza il petrolio iraniano, senza le esportazioni in Cina, cosa sarebbe l’Italia? Una colonia ancora più sottosviluppata.

Il riorientamento del nostro sito, che contiene un ampio patrimonio di link dedicati all’Eurasia in generale (“Haft Peykar, la blogosfera dell’ interculturalità”), ambisce a  fornire un tramite per lo sviluppo di questa coscienza culturale nuova. Haft Peykar è un poema allegorico medievale del poeta asero di lingua persiana Nizami-i-Ganjavi, il quale, riprendendo il mito dell’imperatore Sassanide Bahram, ne narra la vicenda erotico-mistica della ricerca di 7 spose, ciascuna rappresentante una parte dell’Eurasia. Una di queste, la slava “Principessa Rossa”, diverrà poi, nella letteratura derivata e in Puccini, l’immortale Turandot.

PER RIFORMARE, OCCORRE STUDIARE!Commento alle proposte del Movimento Europeo circa la Conferenza sul Futuro dell’ Europa

Dopo 70 anni d’integrazione post-bellica, per fronteggiare la massa crescente di problemi derivanti dalla caduta del Muro di Berlino, dal fallimento del Trattato Costituzionale del 2003,dalla Brexit, dall’arresto dell’allargamento e dall’avvento dell’ Intelligenza Artificiale, l’Unione Europea necessiterebbe comunque di una profonda riforma.

Per giunta, la vita dello spazio  Europeo in questo periodo non  fa oggetto di una tranquilla evoluzione, bensì di una traumatica involuzione:

-disgregazione ideologica e geopolitica (rifiuto da parte della Svizzera; Brexit; conflitti con gli Slavi Orientali, con Visegrad e la Turchia)

-gravissimo ritardo tecnologico (completa assenza di un’industria digitale europea degna di questo nome);

disoccupazione alle stelle (vedi gli scandalosi obiettivi del summit sociale di Porto);

-nuove povertà, anziché eliminazione di quella estrema;

-mancanza di sovranità (cfr. CAI, GAFAM,North Stream);

-letargia decisionale (cfr. tempi tecnici del Recovery Plan-Next Generation);

-privilegi ingiustificati (Big Pharma, GAFAM, Statuto delle truppe americane);

-lontananza dai cittadini (livelli bassissimi di partecipazione, prevalenza di autorità non elette).

violazioni dei “diritti umani” (“guerre umanitarie” in contrasto con il diritto internazionale, violazione sistematica della “Rule of Law” europea in materia digitale (Schrems, contratti Microsoft, spionaggio Danimarca), confusione normativa in materia di migrazioni, delitti di opinione, divieto di simboli religiosi, persecuzione giudiziaria dell’indipendentismo catalano, statuto di “non cittadini” nei Paesi baltici; espropriazione della minoranza serba della Krajina…);

-incoerenze sul tema dei “diritti civili” (Paesi di Visegràd).

Facendo seguito a nostre precedenti proposte, meno articolate, per la Conferenza sul Futuro dell’Europa, precisiamo qui di seguito il punto di vista dell’Associazione Culturale Diàlexis.

Dalla documentazione delle Istituzioni relativa alla Conferenza, risulta chiaro che non si ha alcuna intenzione di modificare significativamente l’insoddisfacente status quo sopra descritto, e, anzi, si persevera in un illogico atteggiamento di compiacimento autoreferenziale, che non risponde, né a risultanze obiettive, né alle convinzioni di cittadini e osservatori, bensì solo all’ autoreferenzialità della “Società dell’1%”. Ciò che scandalizza non è in rallentamento di un processo in marcia oramai da secoli, bensì la mancanza di idee nuove e di creatività. Il primo ad esserne deluso è il Movimento Europeo in Italia, che scrive:“Are the gates of the European Institutional Construction Site closed for citizens?”; “ Is the Conference descending into farce?”

Infatti:

a)non c’è, nei documenti della Conferenza neppure una traccia di riflessione “sul futuro” (intelligenza artificiale, multipolarismo, conquista dello Spazio);

b)non sono state aperte possibilità serie di intervento, né ai cittadini, alle associazioni, né alla cultura, e neppure ai partiti, e addirittura neppure al Movimento Europeo(risultando così chiaro che c’è la volontà d’imporre una soluzione prefabbricata, basata come sempre su un compromesso al ribasso fra Stati membri e Istituzioni).

Nonostante ciò, e forse proprio a causa di ciò, questa costituisce un’occasione d’oro per il Movimento stesso, per riqualificarsi in senso “rivoluzionario”, come collettore delle istanze di tutti i soggetti esclusi, preparando, con questi ultimi,  dei “cahiers de doléances” da sottoporre alle Istituzioni-

I.IL RUOLO DEL MOVIMENTO EUROPEO

Oggi, il Movimento ha un ruolo subordinato nei confronti delle Istituzioni, dei partiti e delle grandi organizzazioni sindacali, perché, coerentemente con una scelta  fatta 75 anni fa, esso ritiene che la politica in Europa debba essere fatta dai grandi partiti di massa di origine ottocentesca (liberale, cristiano-sociale, socialista, comunista). Oggi, in realtà, quei partiti, o non esistono più, o sono frantumati e dispersi all’ interno di “partiti europei” che non portano più neppure gli stessi nomi (Partito Popolare, Socialisti e Democratici, Renew), inoltre, hanno un notevole peso partiti prima inesistenti (Verdi, Conservatori, Identitari), e tutti insieme conducono politiche sincretiche e irriconoscibili all’ interno del “mainstream occidentale” politicamente corretto.

In questa situazione, paradossalmente, l’unico ad aver mantenuto delle idee-forza rimaste almeno parzialmente conformi alle problematiche del mondo contemporaneo è il Movimento Europeo:

uno Stato Europeo più forte di quello attuale (la “Federazione”, che potrebbe corrispondere agli altri cosiddetti “Stati-civiltà” che dominano la geopolitica contemporanea, e dove si potrebbe concentrare il fuoco dell’innovazione tecnologica e sociale);

il multipolarismo (il “federalismo mondiale”, in netto contrasto con l’idea di un’esclusivistica “Comunità euro-atlantica”);

-la politica estera e di difesa comune (con l’idea, conclamata ma mai avviata, della “Sovranità Strategica Europea”, in evidente contrasto con l’idea di una “guida americana” quale sostenuta da Biden);

-un’idea concreta di “Modello Sociale Europeo” fondato sul “Dialogo Sociale” e sulla partecipazione dei lavoratori quale esistente in quasi tutto il Continente (i “Comitati Aziendali”).

Spetterebbe dunque ad esso indicare il cammino ai partiti, non già viceversa.

Inoltre, giacché le stesse  idee-forza erano state concepite ben 100 anni fa (cfr. “Paneuropa”), in una situazione radicalmente diversa (addirittura prima della 2° Guerra Mondiale), esse avevano  cominciato fin da subito ad essere riviste (prospettiva di vittoria degli Alleati, abbandono dell’ apertura alla Russia, accettazione delle Comunità Europee…). Da molto tempo, però, queste idee non vengono più aggiornate, nonostante l’intelligenza artificiale, il crollo del Muro di Berlino, il Pensiero Unico, i BRICs, la Brexit….

Occorre perciò almeno aggiornare l’idea della ricerca della pace dell’ Abate di Saint Pierre alla luce dell’ Equilibrio del Terrore e del Rischio Esistenziale; la Carta dei Diritti alla luce dell’incombente conformismo digitale; l’egemonia franco-tedesca alla luce dello spostamento del baricentro europeo verso Oriente….

Tale linea di pensiero aggregante un insieme progettuale coerente dovrebbe riunire i  diversi filoni di riflessione : identità culturale, transizione digitale, evoluzione geopolitica, “multi-level governance”.

L’Asklepieion di Cos, dove Ippocrate scrisse “Arie, Acque, Luoghi”, la più antica e la più azzeccata teoria dell’ identità europea.

II.UNA BASE COGNITIVA FORTE QUALE PRESUPPOSTO DI RIFORME STRUTTURALI.

Il mainstream post-umanista (erede di messianesimo, utopia, occidentalizzazione e  modernizzazione), che ha gestito la transizione all’ Intelligenza Artificiale, sta esercitando una censura implacabile sul filone del  pessimismo tecnologico che, partendo da Huxley, passando per Anders, Asimov, Joy, Hawking, Rees, Assange e Snowden, ci ammonisce contro il “Rischio Esistenziale” implicito nel “Superamento dell’ Umano”.  Di fronte all’ attuale biforcazione fra due promesse messianiche -l’”Esportazione della Democrazia” degli USA e la“Comunità di Destino Condiviso”della Cina-, l’Europa sembra voler proporre in alternativa un proprio  non meglio definito “Umanesimo Digitale”,  relativamente al quale l’Unione  si candida ad essere il “Trendsetter del dibattito mondiale”. Infatti, l’Europa critica tanto la transizione digitale guidata dai GAFAM, quanto quella guidata dal Partito Comunista Cinese.

Pur non essendo consono a un’Europa multiculturale e multipolare ingerirsi nelle scelte di civiltà degli altri Continenti, l’Europa deve poter partecipare senza interferenze esterne alla formazione delle normative internazionali decisive, come quelle sul controllo delle nuove tecnologie, sulla limitazione degli armamenti, sulla preservazione dell’ambiente e sulla pace nel mondo, al fine di potersi sviluppare in modo coerente con la propria cultura.

Tale ruolo presupporrebbe però una forza, ideale e tecnologica, che l’Europa oggi non ha, e quindi richiede una trasformazione rivoluzionaria (di cui la Conferenza dovrebbe essere l’inizio) che la ponga in grado di dialogare alla pari con gli Stati-Civiltà, “saltando” (“leapfrogging”) le fasi di sviluppo intermedie ch’essa non ha vissuto: le “Conferenze Macy”, la “corsa allo Spazio”, il DARPA,l’ “Ideologia Californiana”, il “Wangluo Zhuquan”,l’ “Unione del Civile e del Militare”, ecc..).

Per fare ciò, dal punto di vista concettuale, l’ Europa deve superare l’attuale visione puramente formalistica dell’”etica digitale”, volta a far salva, pur nella Società del Controllo totale, l’apparenza delle libertà borghesi (come nel GDPR e nell’ Antitrust), per disegnare invece realisticamente un “tipo di uomo” della società delle macchine intelligenti che recuperi, in forma nuova, i valori dell’ Epoca Assiale (vitalità, comunità, spiritualità, pietas, eccellenza, partecipazione):le virtù nell’ Era dell’ Intelligenza Artificiale.

Dal punto di vista tecnologico, l’Europa deve costruire, fondandosi sulle esperienze altrui, un ecosistema digitale sovrano finalizzato al controllo sulle macchine intelligenti, e fondato sulla liberazione, grazie a queste ultime, delle proprie energie vitali, da incanalare, attraverso una “governance” appropriata, nella meditazione, nella coltivazione del Sé, nella ricerca intellettuale, nella dialettica politica, nell’amministrazione del sistema. Ciò richiede una gestione europea centralizzata dell’intero ecosistema tecnologico (l’”Agenzia Tecnologica Europea”); la moltiplicazione d’ iniziative di autonomia tecnologica europea sul modello di GAIA-X; l’”upgrading” a livello di filiera e di fondi sovrani del sistema di up-skilling tecnologico; l’aggregazione in rete  delle imprese automatizzate con nuove forme di affiliazione, di para-subordinazione e di cogestione.

I Paesi Baltici si spacciano per la roccaforte delle libertà in Bielorussia, ma, unici nel mondo,
hanno una precisa categoria di “non-cittadini” a cui negano i diritti civili.

III.GUADAGNARE  TEMPO  FINO ALLE ELEZIONI EUROPEE

Per questo motivo, il meccanismo e la tempistica previsti per la Conferenza sono inadeguati. Occorre sviluppare con riunioni, papers e libri bianchi, un’intensa attività di approfondimento autonomi del Movimento, sui temi seguenti:

Le Comunità Europee nascono come “L’Europa dei Giudici”

1)una struttura istituzionale funzionale alla transizione digitale-ecologica, attraverso forti organi progettuali centrali (un’ Agenzia tecnologica Europea, parallela alla Fondazione RenAIssance del Vaticano, al National Artificial Intelligence Board americano e all’ Istituto Fraunhofer tedesco).

Infatti, le strutture statuali non sono eterne, bensì debbono rispondere alle esigenze storiche della società (gestire un’economia agraria, favorire la nascita dell’industria, gestire la transizione digitale). L’esperienza dimostra che  quest’ultima richiede ovunque la presenza di forti Stati continentali, capaci di controllare gli sviluppi dell’ Intelligenza Artificiale, negoziare con le Grandi Potenze, tenere a bada i GAFAM e i BATX, escludere la sorveglianza di massa di potenze straniere, finanziare la ricerca e sviluppo, proteggere le proprie multinazionali e svolgere un’azione di advocacy in loro favore. E’ significativo a questo proposito come, in una prima fase, la Cina abbia copiato il deep State, il DARPA, i GAFAM, ed ora siano gli USA ad ispirarsi espressamente all’ “Unione del Civile e del Militare” tipica dell’ approccio cinese.

Senza un forte Stato europeo che svolga tutte quelle funzioni, l’Europa è condannata al sottosviluppo (caduta del tasso di redditività delle imprese, mancanza di innovazione, colonizzazione culturale ed economica, disoccupazione, crisi sociali, ingovernabilità). Questa situazione rende meno determinante la questione istituzionale europea, perché l’esperienza di USA e Cina dimostra che buona parte di questi processi, piaccia o no, si svolgono in una dialettica strettissima fra Enti amministrativi e multinazionali, mentre i processi istituzionali legali non  sono in grado di seguire la complessità e la rapidità di questi processi. Rende invece necessario lo studio attento dei meccanismi della collaborazione civile-militare e progetti come quello dello NSCAI americano, fondati essenzialmente sull’ idea di uno “stato d’ eccezione tecnologico”.

2)La sovranità strategica europea quale presupposto e risultato della transizione digitale-ecologica.

A partire dall’ inizio della presidenza Macron, era sembrato che si stesse diffondendo, a tutti i livelli, la consapevolezza che, in un mondo dominato dalle multinazionali del web, una trasformazione epocale quale la transizione digitale ed ecologica non può essere realizzata concretamente se l’Unione non dispone delle leve per controllare la società europea: un’ autonoma cultura economica e politica; proprie multinazionali; leve giuridiche importanti in materia di sicurezza, di programmazione, di antitrust, di aiuti di Stato (la cosiddetta “Sovranità Strategica Digitale”).

Purtroppo, con il passare degli anni, si è visto che l’Europa si allinea invece sistematicamente sulle posizioni degli Stati Uniti e dei “Five Eyes”, che, dopo Brexit, sono divenuti un clone degli Stati Uniti; che tutte le vantate azioni contro i GAFAM (dal GDPR all’ antitrust, alla web tax), non stanno affatto procedendo, come  stigmatizzato dal Parlamento Europeo, dall’ Antitrust e dall’EDPB.

Una seria riforma dell’Unione dovrebbe partire da una ridefinizione degli obiettivi strategici della stessa , che non possono essere pappagallescamente quelli degli Stati Uniti: dalla rivisitazione di Gaia-X per renderla veramente conforme al GDPR; all’ applicazione effettiva delle tasse sui GAFAM, decise da molti anni ma sempre sospese per le proteste dell’ America.

3)L’aggiornamento del modello sociale europeo e della cultura europea per la preparazione della società delle macchine intelligenti

Un altro tema su cui si gioca la credibilità dell’ Unione è il Modello Sociale Europeo. Modello sociale che era originariamente diverso da quello americano, perché, come scriveva Marx nei Grundrisse, il capitalismo si era sviluppato, non già, come in America, autonomamente (o meglio, dalla pulizia etnica e dallo schiavismo), bensì da un sistema feudale con profondi legami solidaristici.  Legami confermati da idee come “”sobornost’”, “Gemeinschaft”, “corporativismo”,Comunità,  “partecipazione”, “cogestione”, “concertazione”, agitati da Vogelsang, Toniolo, de Kuyper, Tönnies, Spirito, Fanfani, Olivetti, Wallon, Capitant, Ichino. Tuttavia, da oramai molti anni, quest’ elemento organicistico, senza venir meno (ed, anzi, perfino espandendosi dal punto di vista formale per l’emulazione della Germania e per la narrativa delle Chiese), è passato in realtà in secondo piano, sopraffatto da una visione assistenzialistica e pietistica della socialità come “compassione” verso gli “ultimi”. E’ venuto meno il concetto centrale del sistema sociale europeo, il lavoro come elemento non secondario dei diritti civili, dello “ius activae civitatis”, sancito soprattutto dalla Costituzione italiana (mai attuata su questo punto come su tanti altri), dalla Betriebsverfassungsgesetz tedesca e dal Wet op de Ondernemingsraden olandese. Se l’idea mitteleuropea d’ impresa co-gestita (tipici esempi, la Volkswagen, l’Airbus, la Siemens, la Daimler, la BMW) è oggi purtroppo sempre più rara a causa della decadenza delle grandi imprese europee, che ne riduce il numero (ma occorrerebbe vedere che cosa succede in gruppi come Stellantis), e se l’impresa del futuro sarà probabilmente l’impresa digitale “a rete”,  occorre ideare una transizione societaria orientata alla “federazione”  di ciascuna  filiera sul modello GAIA-X, regolamentata da “governances” rigorose, e articolata in una rete di medie e piccole imprese con nuove forme di associazione capitale-lavoro, fornitrici degli specifici servizi digitali.

L’Europa postbellica non è stata pacifista

IV.AREE PRIORITARIE DI RIFLESSIONE

Per rendere  concepibili i progetti di trasformazione di cui al punto precedente, sono necessari preliminarmente, a nostro avviso,  i seguenti supplementi di indagine a livello politico e tecnico, da concretizzarsi in appositi documenti:

-impatto dell’ intelligenza artificiale sulla cultura, sulla geopolitica, sul diritto costituzionale, sull’antropologia, sulla politica, sull’ economia e sulla società;

-strutturazione  fattuale (“costituzione materiale”)dell’attuale “multi-level governance” europea (società dell’ 1%, multinazionali, ONU, NATO, Unione Europea, BCE, macro-regioni, Stati membri, regioni, città);

-presupposti storico-culturali dell’ Unione Europea (tradizioni classiche e religiose, concetto di “Pace Perpetua”  nel costituzionalismo europeo pre-moderno, funzionalismo vs. federalismo, apogeo e crisi delle ideologie, questione linguistica e identità europea);

-trasmutazione dei principi umanistici nella società dell’automazione totale (valori “spessi” e valori “sottili”; la prospettiva apocalittica; gl’insegnamenti della futurologia e della fantascienza) .

L’Europa non possiede un’industria digitale, e dipende dalle Grandi Potenze

1)Impatto dell’ Intelligenza Artificiale

L’ Intelligenza Artificiale costituisce un cambio di paradigma nelle società umane (dall’Umanità formata dalla Natura a un’Umanità formata da se stessa; da una società “fisica” a una società virtuale; dalla dialettica Stato-Persona a quella algoritmo-essere umano; dagli Stati territoriali agli imperi virtuali; dal lavoro umano al controllo umano sulle macchine; dalla memoria collettiva ai Big Data; dall’ opinione pubblica ai social networks…

Al fine di configurare l’Europa di domani, questo nuovo scenario va conosciuto e padroneggiatom in modo critico e problematico, in modo da dare risposte adeguate alle nostre tradizioni culturali, e contribuire così in modo attivo (Trendsetter) al dibattito mondiale.

Mladic è stato condannato per Srebrenica, ma neppure i Caschi Blu europei sono innocenti

2) Rivoluzione nella “Costituzione materiale”

L’ordinamento giuridico comunitario è nato come “l’Europa dei Giudici”. Come tale è stato solo parzialmente diritto positivo, e per gran parte una costruzione fondata sui “principi giuridici comuni degli Stati Membri”. Inoltre, lungi dall’ essere un ordinamento monistico, racchiuso in se stesso, esso è aperto alla sociologia (la “società europea”), alla giurisprudenza dei valori (“ i nostri valori”), il diritto comparato (i principi degli Stati Membri), il diritto internazionale (i trattati), il diritto sovrannazionale (ONU, NATO, OSCE, UNESCO, Consiglio d’ Europa, Banca Mondiale…), i diritti interni (le “competenze concorrenti”), le normative interprofessionali, la “lex mercatoria”, ecc…

Per poterlo riformare, occorre prima censirlo (cosa che oramai non si potrà fare completamente se non con l’informatica giuridica), poi elaborandone una teoria, e, infine, studiandone una riorganizzazione che, in base a una nuova versione del principio di sussidiarietà, distribuisca le norme ai livelli più appropriati.

Data l’importanza e l’urgenza delle attività in corso, preghiamo i nostri lettori di segnalarci i loro interessi, le loro  osservazioni, le loro obiezioni e le loro proposte, da inserire nei nostri programmi, e soprattutto il Movimento Europeo di aprire al più presto un dibattito su questi temi.

Matteo Ricci, pioniere di una visione europea postmoderna
e multiculturale

3)I Presupposti culturali dell’ integrazione europea nel XXI secolo

L’integrazione europea è essa stessa una “Grande Narrazione”, che tende a divenire il “mainstream” dell’ Unione Europea. Questa “Grande Narrazione” ha una storia, che parte dai teorici dell’impero romano e del Sacro Romano Impero, per passare alle varie teorie della “Pace Perpetua”, di Paneuropa, del manifesto di Ventotene e della Dichiarazione Schuman. Verso la fine del XX secolo, si privilegiava il benessere dovuto al “modello sociale europeo”; più recentemente, si enfatizza una certa visione dei “diritti di nuova generazione”, con particolare enfasi per quelli digitali.

Il fatto stesso che la giustificazione teorica dell’Unione Europea si sia modificata nel tempo dimostra ch’essa è storica e contingente, e come tale va rivisitata costantemente. Oggi, le pretese di rappresentare la “Pace Perpetua”, “Stato sociale” e “difesa dei diritti” sono state scalfite dai fatti. Gli obiettivi dell’ Unione debbono essere ricalibrati alla luce del “rischio esistenziale”, del multipolarismo, della cyberguerra, della transizione ecologica, dei valori post-materialistici e dell’“epistocrazia”. 

Nell’ UE continuano molte violazioni dei diritti umani e civili che, se compiute altrove, susciterebbero valanghe di sanzioni

4)Trasmutazione dei principi umanistici

La cultura europea moderna, a partire dal Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco, per passare a Nietzsche, a Heidegger, a Buber, a Teilhard de Chardin, a Jünger, a Kurzweil, vive in una prospettiva apocalittica, in cui comunque il significato delle cose non può rimanere lo stesso ch’esso era prima della rivoluzione tecnologica.

Alla prova del dominio delle macchine intelligenti, valori sempre invocati dal Mainstream europeo rischiano, come rilevavano già Nietzsche e Saint-Exupéry- di rivelarsi inattuabili – anzi, di fare da copertura al loro opposto-. La “misericordia” rischia di divenire la copertura dell’ignavia; l’”umanesimo”, dell’assistenzialismo burocratico; l’”eguaglianza”, dell’omologazione, la “libertà”, della manipolazione occulta, la “democrazia”, di una vera e propria  messa in scena; i “diritti”, delle discriminazioni a rovescio; la “pace”, di una guerra infinita sotto le menzognere insegne dell’aiuto umanitario.

Indipendentemente dalla tecnica legislativa prescelta, occorre una ridefinizione dei diritti civili alla luce dell’intelligenza artificiale, che realizzi concretamente libertà e solidarietà in un mondo dominato dalle macchine.

La Carta Europea dei Diritti dovrebbe enfatizzare i diritti di libertà contro la Società del Controllo Totale

V. APPELLO AL MOVIMENTO EUROPEO

Come sin vede dall’ esemplificazione qui fatta dei singoli temi, occorrerebbe un lavoro serio e di lungo periodo, assolutamente alieno all’ approccio molto sbrigativo adottato dagli Stati Membri e dalle Istituzioni.

Per questo motivo, ribadiamo la nostra adesione alla proposta del Movimento Europeo, che i lavori della Piattaforma della Conferenza sul Futuro dell’ Europa proseguano fino alle prossime elezioni europee, trasformandosi in un comitato promotore, che sottoponga le proprie proposte ai partiti e ai candidati, con la speranza che il prossimo Parlamento si assuma un ruolo costituente, avvalendosi anche dei lavori preliminari svolti con la Piattaforma.

A questa proposta, aggiungiamo anche quella che il Movimento Europeo si faccia tramite, a livello europeo, di iniziative di ogni genere volte ad approfondire i temi qui indicati, al fine di pervenire alla scadenza delle prossime elezioni europee con un bagaglio completo di proposte e di argomenti adeguate alla scadenza del 2024, quando tanto i progetti cinesi di “Made in China 2025”, quanto quelle americane della Commissione NSCAI, si saranno oramai sostanzialmente realizzati, sicché nessuno potrà trincerarsi dieto al fatto di non sapere, o alla pretesa che una politica autonoma del digitale sia impossibile per degli Stati di dimensioni continentali. Come abbiamo cercato di illustrare in questa nota, tutto il dibattito europeo ne dovrebbe risultare sconvolto, secondo le linee direttrici che raccomandiamo con questa nota.

Desideriamo, con la presente, fornire al Movimento Europeo e ai nostri lettori, suggerimenti e materiali utili per questo impegnativo periodo di attività. Stiamo preparando nuove manifestazioni ed opere dedicate specificamente alla Conferenza.

Associazione Culturale Diàlexis

La questione linguistica dopo Brexit non è procrastinabile.

LINKS:

1)Alla Piattaforma dei Cittadini: futureu.europe.eu#

2)Alle proposte già inserite nella Piattaforma:

Role of the European Movement within European Institutional framework

Role of the European Movement within European Institutional framework – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Agenzia Europea per la Tecnologia Agenzia Europea per la Tecnologia – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia digitale europea Accademia digitale europea. – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Agenzia Internazionale Per Il Principio Di Precauzione (https://futureu.europa.eu/processes/OtherIdeas/f/8/proposals/1458)

Trattati Internazionali sulle armi autonome (LAWS)( Trattati Internazionali sulle armi autonome (LAWS) – Idee – Altre idee – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Legge organica sull’ intelligenza artificiale

Legge organica sull’ intelligenza artificiale – Idee – Altre idee – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Digital Champions

European Digital Champions – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Regolamento organico per le piattaforme digitali  Regolamento organico per le piattaforme digitali – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Codex Juris Technologici

Codex Juris Technologici – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia Militare Europea

Accademia Militare Europea – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Intelligence Service

A European Intelligence Service – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Group of Strategical Reflection

A European Group of Strategical Reflection – Idee – L’UE nel mondo – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A Multi-level Task Force for European Constitutionalism

A Multi-level Task Force for European Constitutionalism – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Basic Points of a Constitutional Frame for Europe’s Multi-level Governance

Basic Points of a Constitutional Frame for Europe’s Multi-level Governance – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Rewording the European Charter of Rights

Rewording the European Charter of Rights – Idee – Democrazia europea – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A Task Force Concerning the Linguistic Regime of the Union

A Task Force Concerning the Linguistic Regime of the Union – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Motore di Ricerca Europeo

Motore di Ricerca Europeo – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Piattaforma Commerciale Europea

Piattaforma Commerciale Europea – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Piattaforma social europea

Piattaforma social europea – Idee – Trasformazione digitale – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Publishing, Movies and Tourism about European Culture

Publishing, Movies and Tourism about European Culture – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

 Piattaforma della cultura e identità europee

Piattaforma della cultura e identità europee. – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Curricula europei

Curricula europei – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Philosophical Academy

European Philosophical Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

European Philological Academy

European Philological Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

A European Theological Academy

A European Theological Academy – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

Accademia Superiore Europea

Accademia Superiore Europea – Idee – Istruzione, cultura, gioventù e sport – Conference on the Future of Europe (europa.eu)

3)Agli eventi già realizzati:

COME GUARIRE LA MALATTIA DELL’ EUROPA (COME CURARE LA "MALATTIA DELL' EUROPA"? – Eventi – Altre idee – Conference on the Future of Europe);

4)Ai volumi già  pubblicati sugli argomenti pertinenti alla Conferenza, e, in particolare:

a)10.000 anni d’Identità Europea, Primo Volume, Patrios Politeia ,Torino, 2006 (cfr amazonaws.com);

b)Re-starting EU Economy via Technology-intensive Industries(cfr. Microsoft Word – Economy 22 settembre.docx (amazonaws.com);

c)Codex Juris Technologici (cfr Corpus Juris Technologici – Riccardo Lala, Associazione Culturale Diàlexis – Alpina – 9788890247064 (streetlib.com);

d)European Technology Agency (cfr PaginedaRiccardoLalaEUROPEANTECHNOLOGYAGENCYpreview_aefbf634-8bee-44e3-b424-786c7a6bde6d.pdf (amazonaws.com);

e)L’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino(cfr L’Istituto per l’Intelligenza Artificiale di Torino – Documentazione e Riflessioni (amazonaws.com).

f) Es Patrida Gaian (Es Patrida Gaian – AA VV – Associazione Culturale Diàlexis – Alpina – 9788834120330 (streetlib.com)

g)Il ruolo dei lavoratori nell’ era dell’ intelligenza artificiale

(anteprima_9c541f10-3c5e-4be2-9353-bd9e2059470b.pdf (amazonaws.com)

Data l’importanza e l’urgenza delle attività in corso, preghiamo i nostri lettori di segnalarci i loro interessi, le loro  osservazioni, le loro obiezioni e le loro proposte, da inserire nei nostri programmi, e soprattutto il Movimento Europeo di aprire al più presto un dibattito su questi temi.

SOLIDARIETA’ CON GL’INTELLETTUALI AMERICANI CONTRO LA DITTATURA DELL’INTOLLERANZA CULTURALE

Il Balch (Bellamy) Salute non fu inventato in Europa, ma in America, e fu modificato solo durante la IIa Guerra Mondiale

Il manifesto di 150 intellettuali americani (fra i quali Chomsky, Fukuyama, Zakaria, Khanna e Rushdie) contro la dittatura del  “politicamente corretto” costituisce l’ennesima conferma della fondatezza di tutta la nostra battaglia culturale, basata sull’ idea che l’errore fondamentale della Modernità consista nella pretesa, limpidamente enunziata da Lessing, dal Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco e dai sansimoniani, che la secolarizzazione delle religioni monoteistiche avrebbe permesso l’attualizzazione dell’insieme delle loro promesse escatologiche. Da quella scelta, a mio avviso logicamente vuota, sono scaturite le contraddizioni della Moderntà, sempre più insostenibili innanzitutto per gl’intellettuali, che sono chiamati a spiegarla e giustificarla, contraddizioni che stanno venendo al pettine con la Singularity, la crisi ecologica e sanitaria e la rivincita delle  culture siniche, indiche, medio-orientali e indio-americane.

Secondo Lessing, Hegel, Saint Simon, Comte, e Enfantin e il mainstream culturale che a essi, spesso senza saperlo, s’ispira, la coincidenza, nell’immanenza, fra l’Essere e il Bene, avrebbe permesso di superare la finitezza, la soggezione alla natura, la separatezza degli uomini e ogni forma di costrizione. Come nelle idee dei Manichei e dei Pelagiani condannate da Sant’Agostino,  Progresso, tecnica, libertà e giustizia sarebbero divenuti una cosa sola. Come si esprime oggi Kurzweil, con la cosiddetta “Singolarità”, il Progresso avrebbe prodotto la “Quasi-Immortalità”, e, conformemente all’ Agenda delle Nazioni Unite  2030, si sarebbero estirpati tutti i mali dell’Umanità, a cominciare dalla povertà e dalle “ineguaglianze”. Le vecchie Grandi Narrazioni sarebbero confluite in un’unica Memoria Condivisa, dove tutte le brutture del passato (mitologia, violenza, autoritarismo, stereotipi) sarebbero state superate nel “Regno della Libertà”. A questo punto, come affermava già l’Apocalisse, non sarebbe sostanzialmente più successo nulla (la “Post-Histoire”di Arnold Gehlen).

Francis Fukuyama è passato dalla “Fine della Storia” alla critica del post-umanesimo

1.L’esplosione delle contraddizioni della Modernità

L’insostenibilità di quel millenarismo immanentistico era divenuta evidente già al pempo della IIa Guerra Mondiale. Eppure, già alla vittoria contro il preteso “Male Assoluto” dell’Asse si era accoppiato l’eguale e contrario Male Assoluto della Bomba Atomica. Con l’indipendenza d’ India e Israele, l’affermazione del principio dell’autodeterminazione dei popoli aveva cominciato a dimostrare la sua contraddittorietà, con la contrapposizione degli opposti buoni diritti di hindu e islamici, arabi e israeliani. Non molto dopo, le “democrazie” intervenivano con la forza per impedire l’autodeterminazione di popoli come quelli vietnamita e iraniano. L’industrializzazione forzata portava alla crisi ecologica, mentre la diffusione del suffragio universale aveva come immediata conseguenza l’ascesa di governi islamici, imperialistici o nazionalistici (come era stato, a suo tempo, dei partiti bolscevico, fascista e nazista).

Oggi, l’inesauribile contraddittorietà della Modernità si sta rivelando in tutta la sua ampiezza, in primo luogo attraverso la conflittualità generalizzata della società americana:

-la vittoria della tecnica sta portando alla società del controllo totale (Echelon, Assange, Prism, Google Analytica ,Big Data, riconoscimento facciale, Great Digital Firewall) e all’obsolescenza programmata dell’Umanità (Kurzweil, Miortvaja Ruka);

-la condanna del colonialismo sta portando al crollo del mito della libertà occidentale, e quella del patriarcato alla paralisi della stessa riproduzione sessuata; 

-la pretesa della democraticità della cultura sfocia nella persecuzione sistematica dell’intelligenza e nell’ apoteosi di ogni forma di tracotanza plebea.

Di fronte al linciaggio quotidiano e ai licenziamenti per soddisfare la piazza, anche il “mainstream” intellettuale, che aveva prosperato per secoli grazie alla connivenza con tutte le forme di potere via via dominanti, si vede finalmente costretto a passare all’ opposizione. Infatti, oggi, per sopravvivere professionalmente, non basta più, soprattutto in America, dichiararsi di destra o di sinistra, ma occorre soprattutto schivare ogni e qualsivoglia questione scomoda. E, siccome la società occidentale sta finalmente esplodendo sotto il peso delle sue contraddizioni, ogni questione di sostanza  è divenuta, non soltanto, scomoda, ma, addirittura,  scottante. Qual è, per i nostri contemporanei, il fondamento della morale? Quali sono le ragioni delle innegabili differenze fra gli uomini? L’eguaglianza è compatibile con un buon governo? Si può governare in modo partecipato la società dell’equilibrio nucleare, dei “big Data” e di Prism? Come può un Paese di 300 milioni di abitanti dettare legge a un’Umanità di 7 miliardi?

In realtà, un volta data risposta a questi interrogativi, ben poco resterebbe in piedi del cosiddetto “Occidente”, che si fonda proprio sulla  messa in sordina di tutte quelle questioni.

Di conseguenza, i poteri costituiti sono tutti in grande agitazione; vedono nemici da tutte le parti, e se la prendono con il mondo della comunicazione, che non riesce più a svolgere i suoi tradizionali compiti di mistificazione, perché ciascuna delle parti in conflitto (Trump, iconoclasti, fondamentalisti, suprematisti, tecnomani, fanatici dei “diritti”) rappresenta non già una risposta, ma parte del problema.

Si rispolvera da parte di tutti l’elogio dell’ “onesta menzogna”, l’unica che, forse, permetterà di gestire quel guazzabuglio.

Fareed Zakaria e la crisi della “liberaldemocrazia”

2. L’impossibilità di aderire a uno qualsiasi degl’idoli della Modernità

Il rifiuto di prendere posizione, che è alla base della protesta dei firmatari del Manifesto, trova infatti la sua radice prima nel fatto che per nessuna di quelle domande esiste una riposta veramente persuasiva, e comunque valida sempre e dovunque. Perciò, la pretesa delle varie “sette” occidentali , dai fondamentalisti ai laicisti, dagli occidentalisti agli egualitaristi, dai quietisti ai  tecnomani, dalle femministe ai pauperisti, dai suprematisti bianchi ai vittimisti di ogni genere, che vi siano dei “Valori non negoziabili”(i loro) ,viene   smentita proprio dall’evoluzione stessa di quei movimenti. I  fondamentalisti, che cent’ anni fa vituperavano la democrazia perché incompatibile con le verità eterne della Religione, sostengono oggi, in sostanza, che l’unica verità eterna è proprio la democrazia, divenuta, nel frattempo, miracolosamente, “cristiana”. I laicisti, che, cent’anni fa, propugnavano l’assoluta libertà di pensiero, hanno promulgato nel frattempo un’infinità di leggi memoriali e di reati d’opinione, di cui si è perduto addirittura il conto. Gli occidentalisti ch’ esaltavano il valore della democrazia formale, ai presidenti comunque eletti Putin, Erdogan e Morsi, preferivano i non eletti Gorbaciov, Atatuerk e al-Sissi. Gli egualitari, che ieri esaltavano gli operai come gli uomini del futuro, oggi stanno dalla  parte di un ceto medio di “parvenus” e di “déracinés” che nulla  ha a che fare, né con il progresso tecnico-scientifico, né con la rivoluzione sociale. I quietisti, che cent’anni fa volevano  il mantenimento a qualunque costo delle forme ottocentesche di proprietà, oggi difendono “quota 100” e la finanza internazionale. I tecnomani, che sono i veri responsabili della crisi ecologica, oggi non fanno altro che parlare di “Green New Deal”. Le femministe che ieri difendevano le donne sfruttate dal capitalismo, oggi forniscono il pretesto, con “Me Too”, per i ricatti e le vendette di squallide attricette arriviste.  I pauperisti, che esaltavano, nei “poveri di spirito”, i destinatari del Regno dei Cieli, oggi vorrebbero invece ”estirpare la povertà”. I suprematisti bianchi, che credevano che la superiorità della razza dipendesse dal suo spirito guerriero, oggi s’identificano con un “degenerato” sottoproletariato americano. Alla fine dello spirito sacrificale, teorizzata qualche decennio fa da René Girard, si è contrapposta di fatto, proprio da allora, l’apoteosi del sacrificio da parte di Palestinesi, Pasdaran, al Qaida e  ISIS.

Come credere ancora a questi variopinti teorici del nulla?

La frenesia di assoggettare gl’intellettuali ai variopinti  slogan del potere deriva dalla consapevolezza del vuoto concettuale di tutte le tendenze cntemporanee, presagio della perdita del controllo da parte della “Società dell’ 1%”.

Parag Khanna, fra la Svizzera e Singapore

3.La storia moderna è una Grande Cospirazione? 

In definitiva, la Modernità si regge sulla deliberata imposizione al popolo, attraverso un’intelligencija addomesticata, di una serie di” valori non negoziabili” che, da un lato, non trovano, né troveranno mai, attuazione (perché irrealistici), e, dall’ altra, sono in stridente contrasto con il “dubbio sistematico” di Cartesio, con il “Pari” di Pascal, con la “Critica della Ragion Pura” di Kant, con il “prospettivismo” di Nietzsche e con la Dialettica dell’ Illuminismo di Horkheimer e Adorno ( autori a cui le élites aderiscono, ma riguardano bene dal comunicare all’ esterno, anzi, di cui reprimono la comunicazione).

Per ovviare a queste contraddizioni, già Platone aveva affermato il dovere di mentire da parte degli Archontes, e Averroè aveva tentato di risolvere il problema distinguendo fra i “filosofi”, che avrebbero dovuto parlare solo al “principe”, e i teologi, che avrebbero dovuto parlare al popolo.

Oggi si pretenderebbe che gl’intellettuali, a fronte dei loro privilegi, nascondano in eterno e a tutti quelle contraddizioni della Modernità, per permettere ai governanti di irreggimentare il popolo secondo quei valori a cui essi per primi non credono affatto, e che in realtà calpestano selvaggiamente, anche se per lo più di nascosto. Ciò è, però, alla lunga, tecnicamente impossibile anche con la migliore buona volontà (per i moltiplicarsi infinito degli strumenti di comunicazione), sì che gl’intellettuali sono oramai posti in una situazione professionalmente insostenibile.

Questa situazione viene, come abbiamo visto, da lontano, ma è strettamente legata soprattutto all’ irruzione dell’America nella storia mondiale, e al carattere costitutivo, per essa, dell’ ipocrisia puritana. E’ perciò normale che la rivolta si scateni innanzitutto in America. Colombo aveva “scoperto” l’America dichiarandosi erede dei profeti biblici e delle Crociate, e come prima cosa vi aveva portato la schiavitù (e aveva fatto tagliare letteralmente la lingua a coloro che conoscevano la sua vera storia e ne parlavano). Carlo V e De las Casas avevano osteggiato, nel nome della concezione imperiale cristiana, la schiavizzazione dei nativi americani, ma, per ovviarvi, vi avevano importato gli schiavi africani.

Come afferma neanche tanto copertamente la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, la Rivoluzione Americana, che afferma controfattualmente che tutti gli uomini sono nati eguali, era stata creata per impedire al Re d’Inghilterra di estendere all’America l’abolizione della schiavitù, decretata dalle corti inglesi, di restituire, come aveva fatto, i territori indiani, e di conservare il culto cattolico e il diritto romano ai sudditi francesi della Luisiana e del Canada. La Tratta Atlantica e il “Trail of Tears” erano stati sostenuti, fra gli altri, dai Padri Fondatori degli Stati Uniti, da Voltaire, da Kant, da Tocqueville e, perfino, da Carlo Marx, il quale si rendeva benissimo conto che solo grazie ad essa l’ Occidente aveva potuto realizzare quell’ “accuumulazione primitiva” che le aveva permesso di primeggiare sui Continenti, e, quindi, di realizzare la rivoluzione borghese, prodromo di quella socialista.

Franco Cardini, un intellettuale europeo a tutto tondo

4.Ripartire dall’ intelligencija indipendente.       

Le contraddizioni dell’Occidente, insostenibili per la stessa “intelligencija” americana, costituiscono la premessa per la rivincita di quattro secoli d’intellettualità indipendente che, della sua indipendenza, era stata costretta a subire tutte le conseguenze, come Sully, costretto a nascondere le proprie opere, De Maistre isolato dagli stessi sovrani che intendeva servire, Nietzsche finito pazzo, Zweig suicida, Pound inviato in manicomio per salvarlo da una condanna a morte, Coudenhove-Kalergi finito fra le opere proibite per avere teorizzato senza infingimenti le necessità, anche spiacevoli, dell’ integrazione europea, De Finetti mai pubblicato per aver osato sfidare il principio di causalità….

Per capire questa millenaria persecuzione contro l’attaccamento degl’intellettuali alla verità, occorre ricordare senza complessi che già il RgVeda, la prima opera “teologica” della storia, insinuava il dubbio che non vi fosse alcun Creatore, come pure che il Dio del Sinai si autodefiniva così: “io sono quel che sono” e che il padre della Chiesa Tertulliano affermava senza mezzi termini “credo quia absurdum”.  Occorre por mente anche al fatto che De Sade, Baudelaire e Flaubert erano stati condannati per la loro ostilità elitaria  alla pruderie moralistica borghese, e che tutta l’intellettualità dei primi del Novecento (Nietzsche, Freud, Jung, Mosca, Michels, Pareto, Tigher, Rensi, Boas, Pirandello, Kafka, Huxley, Burgess, Pound, Céline, Lévy-Strauss, Herskowits)  non ha fatto altro che demitizzare la “grande narrazione” occidentale, progressista e razionalista.

Si tratta, come voleva Lukàcs, di una follia collettiva volta alla “distruzione della Ragione”, oppure della necessaria critica al “miti della Modernità”, più falsi di quelli dell’Antichità perché dotati di una pretesa di verità obiettiva, e più pericolosi perché fondati su un’irrealistica aspirazione alla  perfezione terrena?

Le culture che si stanno costruendo in tutto il mondo in opposizione al pensiero unico della Globalizzazione Occidentale si trovino esposte a rischi inauditi (fine dell’ Umano, dominio delle Macchine Intelligenti), e non debbono, quindi, limitarsi a riproporre vecchi clichés.  Trattandosi comunque  di affrontare realtà eterne, adombrate già nei miti dei” 44.000 Kalpas”, della Pashupatastra, del Diluvio Universale, dell’ Apocalisse, è a quegli archetipi universali che finiranno per riallacciarsi. Poi, fra quegli archetipi così elevati e i nostri problemi inediti e irrisolti si dovranno contestualizzare le grandi esperienze dei pensatori del passato: le teofanie  delle Religioni del Libro;  i grandi Maestri orientali, ma anche i vertici della “Cultura Alta” moderna, come Goethe, Leopardi, Nietzsche, Anders, che si sono erano già confrontati con i temi centrali della politica culturale contemporanea, come le Illusioni, il Patto col Diavolo, l’obsolescenza dell’ Umano e il Superuomo.

Le società del passato, monarchiche, totalitarie o conservatrici, avevano concesso paradossalmente a questi dibattiti più spazio che l’attuale pretesa “società aperta”. Basti pensare ad opere come “La Servitù volontaria”, “Justine”, “Les liaisons dangéreuses”, “Al di là del Bene e del Male”, “L’ Europa Vivente”, “Praktischer Idealismus”, “Lettera a un religioso”, “Citadelle”….

Antoine de Saint Exupéry, l’ufficiale poeta

5.Per una cultura europea di liberazione

Alla prepotenza del “mainstream” culturale, politico e mediatico chiuso all’autentico dibattito, occorre contrapporre un mondo di pensiero, di dibattito e di azione indipendenti. L’Europa, se pretende, come afferma,  di porsi quale “trendsetter” del dibattito sul futuro, dovrebbe concepirsi innanzitutto quale tutore, in un mondo obiettivamente difficile, di questo mondo intellettuale indipendente, non già, come è stato fin d’ora, la roccaforte delle peggiori imposizioni culturali dell’Occidente, come quella di espungere dalla vera storia d’Europa tutto ciò che precede la IIa Guerra Mondiale, oppure ciò che attiene al carattere bellicoso degli Europei e a quello violento degli Americani.

Per fare ciò, essa dovrebbe liberarsi da quella soggezione culturale verso l’America che, attraverso l’interiorizzazione  dei miti fondanti  di quest’ultima (i culti della tecnologia, dell’appiattimento valoriale, dell’”uomo qualunque”), ci ha portati, attraverso Saint Simon e Mazzini,  Gramsci e Popper, ad accettare il politicamente corretto (teoria dello sviluppo, liberalizzazioni, sessantottismo, leggi memoriali, reati di opinione, ideologia “gender”), e, di conseguenza, all’incapacità di produrre risultati culturali autonomi, utili all’ umanità.

Contrariamente all’ America, dovrebbe essere fattibile in Europa usare nuovamente tutti i concetti europei oggi tabù, come relatività, indeterminazione, identità, differenze, verità in senso extramorale, “paideia”, “elite”, “epistocrazia”, “autoaffermazione”. Ma, soprattutto, gl’intellettuali dovrebbero venire liberati dalle schiavitù della “memoria condivisa”, della cooptazione nelle vecchie consorterie, della soggezione alla politica, ai “gatekeepers”, ai finanziatori….

Un’Europa politicamente autonoma dovrebbe avere, come punta di diamante, quegl’ intellettuali indipendenti (anche se nati o vissuti altrove), capaci di dare il loro contributo al dibattito avviato coraggiosamente da intellettuali americani, e comunque aperto in tutto i mondo, circa la lotta alla società del controllo totale. E’ una vergogna che l’Europa abbia ufficialmente rifiutato di dare asilo ad Assange e a Snowden (con tutto ciò che ne è derivato).

Ospitare in Europa tutti gl’intellettuali dissidenti (senza distinzione di ideologia e di provenienza) sarebbe l’unico modo concreto per continuare la tradizione di libertà tipica dell’ Europa (Ippocrate, Leonida, Catone, Alfieri, Dante, Foscolo, Nietzsche, Galimberti, Weil, Nàgy, Màleter, Sol’zhenitsin, ecc…), e, nello stesso tempo, dare all’Europa una reale forza politica e culturale, per affermarsi quale “trendsetter” nella lotta contro la società del controllo totale.

Julian Assange, prigioniero politico in Inghilterra

O

POSTPONEMENT OF THE LEIPZIG MEETING: III

EU-CHINA RELATIONSHIP AS A REMEDY TO SINGULARITY

Hvarenah: a Persian version of the Heavenly Mandate

According to Zhang Weiwei, “China is what the Roman Empire would have been, if it would not have been dissolved”.Therefore,pretending that Europe and China are more different between them than Europe and America is misleading. They have, at least, a series of “mirror image” similarities and diversities.

Mainstream culture and politics establish a comparison just between present days “polyarchic” Europe with Xi Jinping’s “State Capitalism”. On the contrary, according to me, who follow the vision of collective identities started with psycho-analysis,”, as written by Gustav Jung,  the “real” identity of each people is composed of different “strata. Underneath the “Europe of Maastricht”, you find the christian-democratic compromise of Gioberti, Vogelsang, Toniolo, Maritain, Fanfani, Delors and De Gasperi; so as, underneath Xi’s China, you find New Confucianism and Chinas’s perennialists. Christian democracy had a link to Ancien Régime, so as Mao was an admirer of old dynasties (see his poem “Snow”). Also  Ancien Régime was an avatar of the Roman Empire, so as Chinese nationalism was an offspring of the Imperial (“Tia Xia”) idea (see Zhao Tingyang).

O Quinto Imperio, an American version of the Heavenly Mandate

1.“Identity” in the EU’s and China’s international relations

The idea of a “European Identity” had entered the language of European politicians via the Foreign and Defence Policy. Therefore, it is understood also now (and not appropriately), before all as a geopolitical concept. Therefore, it is tightly linked to the question of Euro-Chinese relationships.

In July 1995, the European Trade Commissioner, Sir Leon Brittan, had  unveiled the EU’s new initiative, “A Long-term Policy for China”. The 1995 China strategy paper followed on the EU’s broadening relations with Asia, recognized the “rise of China as unmatched amongst national experiences since the Second World War”. At the beginning of the twenty-first century, however, geostrategic analyses have tended to focus on the “China Threat” –. In this setting, the question has been raised: what role will the Europeans play in the power shift from the USA to China?

Some analyses (principally, by French or Chinese commentators) have privileged the idea of the EU and China as alternative poles to a unilateral America. The EU had entered into strategic linkages with China (especially in aerospace cooperation projects) already  in 2003 – coincidentally, the year in which China became the third nation to send a man into space. A joint Sino-European satellite navigation cooperation center was opened in Beijing in February 2003, and an agreement was reached in September of the same year, committing China to finance up to €230 million (or one-fifth) of the EU’s Galileo satellite positioning system which is seen as an alternative to the US Global Positioning. President Trump is a follower of this interpretation.

Another approach (or rather, broad school of approaches) to China-EU relations is to see the relationship through ideological, cultural and/or civilisational lenses. They have echoes in historical/civilizational narratives that look at the China-EU relationship as an interaction between two old civilizations, which goes back millennia (Qin and Da Qin). A variation of this approach is to conceive of China and the EU not as “normal” or typical states, but as modern “empires”. In this perspective, China and the EU are not conventional nation-states, but very large and diverse, multiethnic and multinational political entities that strive to behave like nation-states.

Numerous studies on European “identity” have pointed out how “civilisational” identity is strong, even among citizens of EU states suspicious of the EU. On the other hand, “civic” identity, linked to the more overtly political goals of European Union (especially the “progressive” ones of the last decades), is qualitatively different and exerts less attractive power over citizens in EU states.

Eurasia in the times of the Roman Empire

2.Europe and China: a mirror image relationship

Actually, according to my book “DA QIN”, there is a frightening parallelism among the Chinese “Tian Xia” ideology and the one of “Imperium” typical of ancient Rome, and, still more, of Dante, and of dom Antonio Vieira (“o Quinto Imperio”). Matteo Ricci, inhis work in Chinese called “The real meaning of the Lord of Heaven”, had clearly taken side with Confucianism against Buddhism, so striking indirectly a parallelism with the dispute between Catholics and Evangelicals. The enlightener Fresnais had suggested to the King of France to imitate the Chinese Emperor, and Leibniz had defined Europe, Russia and China as the most civilised countries of the World.

Also the founding fathers of America had in mind the Bible’s and Vieira’s idea of Translatio Imperii, which is very similar to the Chinese Tian Ming and to Persian Hvarenah.

But, first of all, we have to consider with special attention Voltaire’s  “Rescrit”, a short satyrical work, by which the French philosopher had answered the question, set by Rousseau requiring comments to the well-known “Projet de Paix Perpetuelle” of the Abbé de Saint Pierre, to which mainstream historiography attributes (abusively) a large merit for the advancement of  European integration. On the contrary, according to Voltaire, the federalist “Projet” was backward, because the unification of our Continent alongside the Chinese imperial model, was overdue since many centuries. In comparison with China, he found Europe to be very parochial.”Philosophes”were not at all “democratic”: they equated the “enlightened despotism” of its favourite kings (Peter the Great, Mary Therese, Frederick II, Catherine II) with he one of the Qing Emperors.

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The US diplomat Victoria Nuland distyrinbutes sandwiches to UKrainian Nationalists

3.China’s influence less invasive thanm America’s

Atlanticists insist that China is trying to achieve undue influence in Europe, but the reality is that China is just trying to counter, and very partially, the huge influence on Europe (and the rest of the world) of the United States, which the latter does not cease to assert and to reinforce. America was born as “a house on the hill”, designed for converting the whole world.  In this sense, it is America’s worldwide influence which is “undue”, because it’s a deliberated offence to other peoples’ cultures. It is true that also the vague reference to the ancient Tianxia theories, made by some Chinese thinkers, such as Zhao Tingyan, hint at a form of hegemonial temptation. Zhao Tingyang replies that, in principle, the Tian Xia is not the same thing as China: it is something open to all the world (“Tian Xia Wei Gong”, as Sun Yat-Sen said). In practice, Tian Xia corresponds to a better, really multicultural, United Nations, were Li (rites) and Yue (music) would be again at the basis of life, as foreseen in the “Confucian Classics” as  “Datong”.

Actually, starting from the travels of Columbus, who expressly referred to the biblical prophecies on the “New Skies and New Earth”, American lobbies never ceased to accumulate power in Europe. Columbus had obtained huge privileges from the Kings of Spain and had even falsified his diary for damaging Portugal for favouring Isabel and Alfonso.He also persecuted heavily those who challenged his personal myth. The Puritan colonists of North America had sent aids to Cromwell’s New Model Army; the Correspondence Committee of the American Revolution had prepared the French Revolution; the US had supported the Italian Liberation Wars, the establishment of AEG and FIAT, as well as the travel of Trockij to Russia and the appointment of Hitler by Hindenburg. After WWII, America had masterminded, also physically, via Fulbright, Donovan, Acheson, Ball and the Law Firm Cleary & Gottlieb, the creation of the European Communities, the orientation of European industries and media, the Yugoslav wars, the coloured revolutions, the Maidan. America influenced customs, language, culture, not only in Western Europe, but also in the East (“Fortian Communism”, the federal system, “tresty”, “turnkey plants”,  big cars, rock music, ’68, the Flowers’ Sons, management, informatics,..). After the fall of Real Socialism, European left has ceased to be critical towards America, and, on the contrary, has become its strongest supporter, via George Soros. Even the Catholic Church is influenced by the spendings of US catholics.

Not being yet influenced by this pro-American orientation,  the enlightened sponsors of the European Idea in the XVIII century, such as Leibniz and Voltaire, had written, in “Novissima Sinica” and, respectively, in “Rescrit de l’ Empereur de la Chine”, that Europe should have developed in the sense of  a sole enlightened monarchy, as the one of China, and the liberal economist Fresnais, who was also the physician of Henry XIV, had suggested to the  Roi Soleil to follow the example of the Chinese, small but hyper-effective, bureaucracy. Frederick II had a statue of Confucius erected in his palace of Sans-Soucy.

Thus, the two influences (America and China) have been confronting each other since centuries in Europe. However, the presence of Russia, China and the Islamic countries, via commerce, finance, foreign language televisions, immigrant communities, has constituted up to now, contrary to what propaganda says,  a very modest counterweight to the existing theological, social, cultural, ideological, military, political, industrial and mediatic US influence, which is still overwhelming in Europe. Moreover, the US are dealing with Europe with disdain, whilst China and Russia have always expressed a profound love for Europe. Presently, some new element may be felt, e.g., via the existing Chinese investments in Europe, the Confucius Circles,  as well as a certain degree of imitation of Russia by East European countries, but they are not enough for allowing Europe a sufficient maneuvering space vis-à-vis the US.

Taking into account  such asymmetrical nature of America’s and China’s interferences in Europe, even equating the two (as somebody does)  would be unfair. The whole ideological, institutional, social and economic system of present days Europe derives from a literal imitation of the American Model; Europe is filled with American soldiers, technology, capitals, cultural institutions, newspapers. 5G is a pale counterweight of the OTTs; Tik Tok and Alipay have not the strength of Facebook or Cambridge Analytica; State aid in China is nothing as compared to DARPA’s and the US Intelligence Community’s in the birth and the life of the US digital system. The outcomes of the Echelon, Wikileaks, Prism and Web tax cases, as well as the findings of the Court of Justice in the Schrems case have even shown beyond any doubt that the ICT world has been conceived by the US primarily for dominating Europe.

As a consequence, if  Europeans want to be consistent with the statements of their authorities (who have started to complain this awkward situation), they  must go on in their collaboration with all peoples of the world, without accepting any further interferences from the United States. Only in this way European economy, society, policy and culture will be free again to recover their ancient role as trendsetters of the worldwide debate on the future of mankind.

POSTPONEMENT OF THE LEIPZIG MEETING, II:QIN SPEAKING TO DA QIN

Confucius in Berlin

After her first teleconference with President Xi Jinping, Ursula von der Leyen had made a very important statement, which in any case was the last in a chain of small shifts from last decade’s acritical atlanticism of the EU: “The relationship between the EU and China is simultaneously one of the most strategically important and one of the most challenging that we have,” She had pointed the finger at China for “cyberattacks on computing systems, on hospitals”, adding sternly that “we know the origin of the cyberattacks”, on disinformation campaigns and on the subject of Hong Kong she spoke of “very negative consequences” should Beijing go ahead with the national security law (what ha just happened).

Xi, not impressed by such statements, went on to say that China was “a partner, not an opponent” to the EU, and would continue to deepen reform and expand opening up, providing Europe with a new round of cooperation opportunities and development space. “No matter how the international situation changes, China will take the side of multilateralism and adhere to the global governance concept of extensive consultation, joint contribution and shared benefit.”

Today, the big issue confronting the EU is World Trade Organisation reform. While the US’ hostile approach to the WTO was not welcomed in Brussels, the EU was equally dismayed by Beijing’s attitude. However, if we recall that, a few years ago, EU wanted to sign the TTIP with the US for sorting out  China, a great step forward has been done (mainly, thanks to President Trump) in the direction of an overall agreement with China. On the other side, de facto, China is already doing what the EU requires, restraining from investments in Europe and allowing further European investments in China. It is questionable whether these trends are really in the interest of Europe, which needs investments in its own economy.

Finally, once  the idea of signing the TTIP fallen aside in March last year, the Commission had classified  in a first moment China as a “systemic rival”, while also referring to it as an economic partner and strategic competitor. The idea of a “systemic rival” is very ideological, hinting at old Cold War definitions, which Europe had rejected since a long time, and that now are being revived only under US pressure. Then came the issue of next-generation 5G mobile technology, as different EU countries debated whether to comply with Washington’s demand to ban Chinese telecommunications giant.

As Stefano Stefanini  remarked in “La Stampa”, the most important news is that Xi and Li Keqiang have decided to endorse a great power status for EU, since the dialogue has taken place directly between Xi (the President and secretary of the CPC) and Li Keqiang (the Prime Minister), from one side, and Charles Michel (the President of the Council) and Ursula von der Leyen (the President of the EU Commission),from the other.

China sticks to its friendly attitude towards Europe, which it had at the times of Jesuits, of Mao, of the economic reforms, and especially of Xi Jinping, who loves to speak of the “Peoples of Eurasia”.This friendliness is especially important in a moment when the Union needs badly a support to its assertiveness. From another point of view, it is difficult to deny that the idea of Europe’s unity had made many leaps forwards since the beginning thank to reflections as the ones of Leibniz and Voltaire about China.

Since the beginning of the XXI century, I had considered, alongside Asimov, Kubrick, Snowden and Joy, as a priority, to fight against the overcoming of Mankind by Intelligent Machines.  Since then and up to now, this threat has come constantly from the Silicon Valley and the NSA, as shown by thousands of law cases all over the world and by the work published by the same initiators of the US digital industry, such as Joy and Musk. Now, the US OTTs are no more alone in their industry, because also China has developed, at an astonishing pace, its digital industry (the BATX), which, under several points of view, is even more advanced than the American, and represents a similar, but not identical, threat, because China does not dominate Europe, nor the rest of the world. So, in any case, it may cause less damage, also because China’s move is defensive, against monopolies which pretended to extend to China, the homeland of the highest population of surfers.

But, especially, this newly arisen competition hinders one party’s domination, and , even if its excessive enthusiasm for new technologies is suspect, the world should be thankful to China for this.

Catalan ministers in jail in Spain for having exercised their duties for the autonomy of their country

1.Europe unduly harsh towards China

Apart from the fact that Europe had given up since many years to the idea of “exporting democracy”, it seems inequitable  to  indict China for things that, when they are done by Western countries, are not even remarked,

The Hong Kong national security law is very similar to the US Subversion Act 1807, invoked by President Trump against anti-racists rallies, and especially to the Spanish criminal code utilized for condemning the Catalan Government (« rebelión »- paragraphs 472 and 473 ;“distracción ilegal de caudales públicos” -paragraph 478;”malversación de caudales públicos” -paragraphs 432 and 252; “desobediencia grave” -paragraph 410-).The Generalitat (an autonomous region as Hong Long) has been put under direct control of the Central State, and the ministers have been condemned to very heavy penalties, something that has not occurred, up to now, in Hong Kong.

In the same way, the repression of political Islam in Xin Jiang is not so much different from what has happened in the neighbouring Afghanistan, occupied for less than 10 years by Russians and for 20 by Americans, who are now indicted in front of the International Criminal Court.

In the same way, the annexation of Crimea is not more unjustifiable, from the point of view of international law, than the one of the West Bank.

Then, why to impose sanctions on China and Russia and not on Spain, USA and Israel?

In reality, all these anti-Chinese arguments seem to be first of all just negotiating tools, because more focused arguments are lacking, and in reality no one wants to interrupt negotiations, but nobody wants even to conclude them waiting for this year’s American elections.

The EU, and especially Angela Merkel,   wants to reach a substantial  agreement with China, because their economy needs markets, capitals and customers. Especially the dominating EU industries, like the German car manufactures and their Italian and Spanish sub/suppliers, need a favourable climate for their most promising market, already in difficulty because of Trump’s trade wars and the Wuhan lockdown.

And, if we analyse the two parties’ mutual relationships, we see that a similar swing is not new at all.

 Trump’s West Bank Annexation Plan, more questionable than Crimea’s   

2.”Digital Renminbi”,  Made in China 2025 and China Standards 2035

Things will probably further change with the recent advance of China in digital industries, whose further progress is already planned (“Digital Renminbi” “Made in China 2025”; “China Standards 2035”). From another point of view, such advance, exerting a certain weight on the military balance with the US, could be a further area of specific conflict, which could degenerate into a total one.

The impact of this technological duopoly may represent, for Europe, at the same time a challenge and an opportunity. A challenge, because it will make still more difficult, than today, to stop a deadly escalation among autonomous weapons as had succeeded in the Petrov case,  and, from another point of view, an opportunity, because Europeans will not be put any more in front of the diktat of a sole alternative, the American one, and will be able to choose between two, or among many, up to a moment when (we hope) they will be in a position to build up their own technology. Angela Merkel and Li Keqiang have spoken some days  ago about technology. Here lies the most important aspect of the relationship. China is so advanced in digital, that it is the only partner which could help Europe to become achieve technological sovereignty before this is too late. An example is the proposal of Huawei to sell to third parties on an absolute exclusivity basis the whole technology package of G5, whilst Huawei would focus  only on the new G6.A similar formula could be utilised for acquiring from China the algorythms for creating a European web apt to sustain US competition. The idea of a European telecom giant between Nokia and Erickson could be achieved thanks an agreement with Huawei.

Now, following an indication of our “Da Qin” post, the Italian central bank has expressed its wish to participate, in an experimental way, to the creation , by the European Bank, of a European digital currency.

The same approach could be followed for the creation, in Italy, with the Recovery Fund and the help of China, of other exemplary forefront digital activities, such the digital academy and a European Web,

It would be the case that  a collaboration is started between European and Chinese on all these new technological fields. It has to be recalled that, as written below, China is filing  one half of all patents filed in the world.

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The passports fo the “non citizens” (Russian speakers natives of Latvia)

3.Europe’s crisis is caused first of all by the American hegemony

Europe and America are not the same thing for a reason very well expressed by Huntington in “Who we Are”: America is the Dissidence of Dissent.  Puritans flying from Europe because English Protestants were not sufficiently anti-traditional for their tests. As well exemplified by Dan Brown in his “The Lost Symbol”, America is a hidden theocracy of Christian sects at the borderline with political radicalism, esoteric Freemasonry and Qabbalism.

America had overcome Europe already with World war I, when it had imposed on the UK the Lend-Lease Agreements, the “14 points”, the Society of Nations and American films. With the military occupation after WWII, it just completed the conquest of Europe. As Trockij had written during WWI, after the wear, “America would have contingented European capitalism”, what is what they did with the Marshall Plan, European Antitrust, the hegemony of the dollar…

Since, in a world which is conformist as the present one, it is essential that people think that America is winning, every effort has been deployed since ever for showing that the USA are and remain stronger than any other.  For this reason, when the weight of America declines, Europe’s weight must decline even more. From this come the tariffs, the sanctions (which do not hit China and Russia, which, on the contrary, have become more independent, but Europe), as well as the giant lawsuits against European corporations.

As a consequence, Europe has a dramatical interest in reducing, especially now, USA’s influence over its society. Since Europe is very weak, the only way to reduce US influence is to play intelligently with Chinese, Russian, Islamic and Israeli influences, as well as the ones of the Churches. Today, US influence may be considered as one half of all the external influences over Europe. It is still too much for giving Europe a real freedom of movement. As an example, in case of a total war, Europe would find very hard to avoid being involved.

Even the continuous US/China bilateral trade  negotiations are often at the expenses of EU economy. For instance, China bought more than US$1 billion worth of soybeans from America in the first quarter of 2020. Photo: Bloomberg

For instance, China’s commitments under a trade agreement signed with the United States in January have left European firms feeling frozen out of the world’s largest consumer market, observers say. Under the deal – reached in an effort to put the brakes on a trade war that started in July 2018 – Beijing promised to buy an additional US$200 billion worth of American agricultural products over the next two years.For European firms, who had made some inroads into Chinese markets during the trade war – as Beijing sought alternatives to its usual US suppliers – the phase one deal, as the January agreement is known, came as a body blow.

In 2018, with the trade war under way, Beijing granted approval to 46 meat companies from European Union (EU) countries to export their products to China, more than double the figure for the US. Last year, as China grappled with a shortage of pork and other meats due to an outbreak of African swine fever, which killed an estimated 60 per cent of its pig herd, the number of EU meat producers granted approval to export more than doubled to 112.EU sales of agricultural products to China in 2019 rose 38 per cent from the previous year to €15.3 billion (US$17.1 billion).

The trend has been reversed  in 2020, with 1,024 US companies getting the green light to sell to China, compared with just 24 from the EU. In the first three months of 2020, China bought more than US$1 billion worth of soybeans from America – one of the world’s biggest suppliers of the crop – and US$691 million worth of US.

Meanwhile, European sales of agricultural goods to China are set to take a further hit after officials in Beijing said the new outbreak of Covid-19 in the city was linked to a “European strain” of the coronavirus.

The strategy towars China should start from the study of its culture

4.A cultural revolution

For the reasons listed above, for understanding how Europe should interface with China, it is preliminary to locate the present conflict within an overall vision of what present days superpowers are, i.e, holistic realities which  we may understand only adopting at the same time different points of view, the ones  of world-view, ideologies, alliances, supra-national organisations,  confederations, federations, nations.

For what America is concerned, it is sufficient to think of the complexities of the “Hidden Empire” described by Immerwahr; as to China, the nature of its empire lies in the vague and archaic concept of “Tian Xia” as described by Zhao Tinyang (see post n. 3 below). Both of them are purported  global empires which  have not achieved up to now their final goals because of the existence of alternative empires and sovereign states. Their mutual conflict is not subject to mediation, because it arises from their similar ambitions to world power, well expressed by the 矛盾, (“hanzi  / maodun”) contradiction.

The ambiguities of the two concepts depend on our inability to locate the same within their specific holistic context:

-the limitation of human beings, denied by the messianic pretention of the Perpetual peace;

-the contradiction of Western eschatologies, with the Tree Ages myth, the Antichrist, the Millennium;

-the vagueness of  Classical Chinese, and in particular, the absence of a clear cut times declension.

As a consequence, it is very unlikely that, either the Americanisation, or the Sinicization, of the world, may be really carried out,  so that the world will go on being “polyhedrical”, so guaranteeing the freedom of all peoples.

Also Muhammad (r.w.m.’.), Rousseau and Kant, often described as tenants of a Uniform World State, considered this a monster, and appreciated all kind of differences :“O mankind, indeed We have created you from male and female and made you peoples and tribes that you may know one another. Indeed, the most noble of you in the sight of Allah is the most righteous of you. Indeed, Allah is Knowing and Acquainted.” –  [Holy Qur’an, 49:13].

This implies a persistence of international conflicts, not only among States, but also among worldviews, up to the Last Day. Possible (and positive) moments of encounter and of peace exist, as have existed in the past. The first, and not yet overcome example was the “Pax Aeterna”, signed among the Byzantine emperor Heraclios and the Persian emperor Khosrow, to which also China, India and the Huns should have been participated. Second case was the Treaty (‘aqd) signed between Emperor Frederick II and the Egyptian King al-Malik, for the recovery of Jerusalem. Even the signing of the Charter of the United Nations did not bring an end to wars. On the contrary, very important conflicts (Israelo-Palestine, Indo-Pakistani, Greek and Korean wars) were under way in that period.

Also today, the maximum to which we may strive is a similar situation, a “plural world” with peaceful competition, as opposed to “Existential Risk”.

THe next world war will be fought by machines against other machines

5.Europe has to fight against the perspective of  WWIII

Europe is indeed now a piece-loving country, not because of a special spirit of election, but because today its most concrete development prospects lie in pacific activities, such as culture, digital and environment (in which it can be the first in rank), and not in mass production, bureaucracy and technological warfare. For which it is not endowed, especially after the disastrous internecine religious, dynastic, colonial and, finally, the civil/World Wars. This had been foreseen relatively clearly already by Fichte and Nietzsche

From another point of view, the war of today is not a “hot war”, but, on the contrary, a virtual one, fought at the writing desk, in conference halls, via the web, in laboratories and television studios.

Consistently with this “pacific” vocation,  Europe, being  in any case one of the largest countries of the world,  does not need a huge offensive apparatus, but, on the contrary, just  a thin, but very effective defence (and counterintelligence)apparatus, in a position to protect Europeans from any attack to the freedom of our country, without invading others (as done in Sinai, Somalia, Iraq, Kossovo, Afghanistan, Libya), according to the traditional defence doctrines of Switzerland and Sweden (“Om kriget komer”, “inte samarbejde!”).

The ambitions of Europe, starting from Reconquista, has gone through radically different stages: requerimiento (1492-1600); colonisation(1650-1800); exploitation (12850-1950); neo-colonialism (1950-1990); democratic imperialism(1995-2010); rhetoric equalitarism (2015-today). For the future,they should not lie, as it happens still today, in territorial expansion, but more in the upscaling of all its social activities, so being able to seize a “nobler” position in the international division of work (“a trendsetter”), as opposed to the present situation (“a follower”). Europe as a center of religion and of big data, of culture and high tech, of environment and of cyber-defence, of  automatisation and of financial organisations, of tourism and international trade. No need of re-locating labour intensive industries, because we will be all “Saints, Poets and Seafarers”.

A type of ambition and, consequently, of defence, radically different from the American one. As a consequence, it is very difficult that, in such post-modern world, America and Europe will go on having a common interest (and even complementarity) in defence structure. A “secondary” consequence is that Europe has no interest in conflicting with China.

THE POSTPONEMENT OF THE EU-CHINA MEETING IN LEIPZIG: 1.WHAT LIES BEHIND?

When, thirty years ago, I had started to write about Europe, the prevailing criticism I received was that no reader would ever have taken any interest in European questions, something which mattered just for a handful of specialists and/or idealists.

Now, in 2020, Europe is one of the top political and mediatic issues, either for extolling or for criticizing it. What are, if not European problems, economic crises, recovery from Coronavirus,  disputes among member States, with Russia, China and Turkey? What are, if not disputes about Europe, the “sovereignist” ideas of a “Europe of the Nations”, or the one of Atlanticists, of a “Euro-Atlantic Community”?

In the same way, when, twenty years ago, I started writing about the re-birth of Russia and China, everybody thought that it was mere phantasy, because the Eastern Bloc was just collapsing, and, with the fall of communism, even the modest previous influence of those countries would have ceased; then, we have had Crimea, Donbass, Syria, Libya, high speed trains, Confucius institutes, G5, New Silk Roads, mask diplomacy….Now,allkey protagonists of European politics feel obliged to take position every day about China and Russia. Presently, more often in a negative sense (dictatorship, expansionism, espionnage,  sanctions), but we do not doubt that, in a next future, we will necessarily listen to growing and growing positive voices (effectiveness, epistocracy, harmony). And, in fact, we have been favourably  surprised in listening to some of Europe’s top politicians, as Josep Borrell, inclined even towards a certain amount of equidistance between China and USA:”We are not in a tough position against one or against another. …… So no, I do not see anything comparable to what you remember of what happened many years ago between China, the United States and the Soviet Union. We are not on a confrontational line; we just want to have realistic relationships in order to defend our values and our interests.”

And, in fact, all new EU policies treat on a foot of equality all extra-European relationships.

When, in 2017, I wrote the book DA QIN, maintaining that China millennial history can represent a model for the rejuvenation of Europe, nobody took seriously that idea, which today is not only present in the works of important international scholars, such as Parag Khanna, Daniel D. Bell, Zheng Wei Wei and Zhao Tingyang, bet is even considered as an important danger for the European Union, which has created expressly the formula “Systemic rival” without specifying what it means.

The need to understand how China has become so strong, that the last report of the European Parliament, “EU-China trade and investment relations in challenging times “ is devoted to a multifaceted study of the question, in particular about the cultural, technological and commercial aspects. Notwithstanding the remarkable attention paid to this matter, we feel that very much has still to be studied. We anticipate here the concepts which we will express at length in the new edition of “L’Europa lungo la via della Seta”, about which we will debate on the 4th July,  of July, and which will focus on the attitude that pro-European movements should adopt, according to us, towards the new Treaty under discussion, starting precisely from the structure of the above Parliament’s study.

If, within 10 years, I will still be alive and write on these matters, I am afraid that I will again realize that my pages have foreseen the future, but have been written in vain again.

The many people who cannot do anything better than crying, on behalf of their employers, against  purported “dangers to our way of life” would do a much more useful thing if they would study what is happening in the world – in the Silicon Valley, in the United States, in Russia- for seeing how can we master the burning world of tomorrow.

In the same way, it would be useful to understand what is meant by “our way of life”, because Europe has always been a multi-faceted., or, as the Pope says, a “polyhedrical” countries, with wild, inhabited lands such as Greenland, the Balkans or Lappony; post-modern metropoles, like Paris and London, ancient shrines of culture like Freiburg, Prague, Venice, Florence, Rome, Dubrovnik, Istanbul, St. Petersburg; historical cities, like Granada, Turin, Siena, Palermo, Athens, Sarajevo, Krakow; small jewels of past times, like Guimaraes, Carcassonne, Noto, Modica, San Gimignano, Mantua, Bruges, Rothemburg ob der Tauber, Salzburg, Veliko Tarnovo, Zamosc; West and East….

Qin and Da Qin: the most ancient and continuous empires

1.A history of repressions

The dominating narrative about “the East” (inherited from Herodotus and Aeschilus) is that its societies were, and still are, characterised by   a culture of State repression of individuality (the Empires), whilst Western Europe (and still more the United States) would be the countries of freedom. Personally, I do not share this view, because, albeit having concretely fought in the past against the real forms of repression  then prevailing in the East (under ”real socialism”), I know better the ones of the West, an area where massification and conformism are not less heavy, and where people like Assange and a large part of the Catalan Government are still in jail for having exercised their civil rights, and/or duties. Moreover, the obsessive care for the so-called “fake news” and for opinion crimes shows that, under an falsely friendly image, Western European States are no less totalitarian than Eastern ones. The only difference is that the two areas prosecute different types of infringers: in the East, separatists or pro-Americans, in the West, pro-vita, muslim veil bearers and extreme right nostalgics.

As to an asserted primeval difference as to the respective concepts of the State, what Zhao Tingyang describes of the Chinese Empire (Tian Xia) is astonishingly similar to the Roman empire and still more to the Holy Roman empire, as described, e.g., by Dante in De Monarchia and by de Las Casas in De Regia Potestate. We will devote the third chapter of this post to a thorough analysis of Zhao Tingyang’s work, which is helpful also, and above all, for understanding Europe’s own cultural and political history, starting from pre-history, passing through Persians, Jews, Greeks, Germans, Romans and Modernity, very similar to pre-historical China, the different dynasties and ethnicities.  It is what we mean when we speak about Qin and Da Qin.

In reality, East and West have always influenced mutually one another, and often exchanged their respective roles. For instance, Herodotus explains that, while choosing for themselves monarchy, which they considered more effective, Persians imposed democracy to their subjects, the Greek Ionians, after defeating the latter, because, in this way, they thought that they could be more easily manipulated by the Empire. This preference of empires for having democracy in their satellites has continued up to now. Let’s recall, for instance, that the Soviet Union did not impose in most satellites a Soviet-style one-party system. In certain “socialist” countries, a “true” “communist” party with this name did not even exist, and/or, as in East Germany and Poland, had not even the majority of MPs. These “People’s Democracies” could easier be manipulated (e.g. by Yaruzelski’s  “Stan Wojenny” or the speech of Gorbačev in Berlin in 1989), than genuine dictatorships, like the ones of Tito, Hodzha and Ceausescu, where the leadership was composed of stark communist fighters, which for this reason resisted up to the last moment USSR influence. Useless to recall that Angela Merkel had started her political career as an official of the East German “Youth Front”.

The censorship of Western establishments on Eastern (and East European) cultures and values had been absolute since the XVI Century, at the times of von Herberstein, of  Condorcet, of Hegel, of de Coustine: the “Romano-Germanic Arrogance” of Trubeckoj. Extra-European (and East European) countries have always been vilified: only Western Europe, and eventually America, are valid civilisations, les “nations policées” (“the decent countries”).  The others are backward, are the equivalent of Europe’s Ancien Régime, they would have been substituted with modern, progressive, societies, which, without any doubt, would have imitated Europe, but, especially, America.

According to the Western establishment, the whole process of world history, from the Bible to Hegel and Marx (“from Plato to NATO”), revolved (and still revolves) around the West, where East was seen just as a far away root (Egypt, Israel), an accident (the Mongols) or a foe (Persia, Islam). It is really difficult to have somebody in the West, even the most cultivated and the most ”Third World friendly”, to conceive world history as  something really parallel, from the first hominids, up to the civilisations along the great rivers, ancient empires and cultures, their mutual relationships (e.g., the Silk Road), the succession of ideas spread between East and West (the sannyasin movement, mazdeist and  judaic messianisms, Hinayana and Mahayana buddhism,  christianism, islam, the steppes peoples, the search of Cathay, the chinoiseries, aryanism, the “white man’s burden”, Asiatic ideologies, the Soviet Union, the surge of China, multilateralism…).As Zhao Tingyang writes, “the different histories of the different places have been melt, by European History, into a complex ‘history of histories’. In so doing, they traced no world history, but, on the contrary, just  the history of the expansion of Europe’s influence.”

In the last 100 years, this relentless propaganda has further developed, being unchained against all kinds of non-American nations: imperial Japan; militarist Germany; “papist” Italy; totalitarian Russia; reactionary Poland; theocratic Arabs; nationalist Israelis; hierarchical Indians; imperialist Chinese…The evil does not consist in one or another characteristic: just in being “un-American”. America (and present days Europe) will not stop interfering into the other people’s life until they become exactly equal to USA and Europe. At that moment, there would have been “the End of History”, the “Perpetual Peace”. As Tacitus wrote: “They made the desert, and called it ‘peace’”.

The apparent openness of Americanism to diversity is just theoretical. In fact, if a country becomes equal under all aspects to America, except one thing (e.g, theocracy, monarchy, one party system, a castes system, socialism, polygamy…), it is considered automatically in breach of human rights and the West has the obligation of interfering. Only worldwide uniformity is accepted: against the others (British, Indians, Mexicans, Confederates, Spaniards, Philipinos, Germans, Japanese, Koreans, Chinese, Islamists), there is perpetual war.

In the background of “human rights exportation” there is the belief that the expansion of the “Western way of life” is a higher justification which overrides even the pretended “universality” of human rights. It is a translation into politics of the genocides of the Old Testament (starting from the worshippers of the Golden Calf)  justified by the first Commandment: “Thou shalt have no other gods before me!” And, in fact, when US society or authorities breach roughly those “human rights” that they pretend to protect in other countries, no one has the right to interfere – not even to express a judgement-:the ”Double Standard of Morality”. The extreme case is constituted by the recent sanctions of Trump against the International Criminal Court, created precisely for defending American-style human rights, but responsible to prosecute American military.

2.The “Necessary Nation”

In fact, for America, this idea  to be a “Necessary Nation” is unavoidable: if the USA would not be the leader of the World, its very “raison d’etre” would cease, and every American would come back to be a Brit, a German, an Italian, a Jew, a Hispanic, an African…What we start to see now with the clash among white-Americans and black Americans, but is going on also with Sino-Americans and Islamo-Americans, de facto discriminated. At the end of the day, not differently from all other modern (“ideocratic”) empires, if America is deprived of its messianic objective, it would be seen simply as a purposeless, and even monstruous, conglomerate of power. Also Europe suffers a lack of mission, but its peoples, rooted in theirs histories, can, nevertheless, survive well or worse.

The real point is that the mission of America, as shown from Bacon to and Transhumanism,  is to achieve the domination of technique over Mankind, so that, as Marx wrote, if you cancel the US from the world map, you cancel also the progress. And, in fact, the  Singularity project of Ray Kurzweil is going on with Google just because of the protection of the US Digital-Military Complex. That fanatism in the defence of America’s mission is in reality the messianic enthusiasm for a negative theology aiming at the End of Man.

Paradoxically, whilst Western civilisation had been born from doubt (the Socratic dialectic, Tertullian’s “Credo quia absurdum”,  Descartes’ “Systemic doubt” and Pascal’s “Pari”, Nietzsche’s prospectivism and  De Finetti’s challenge to the principle of causality), the only thing of which the West never doubts is its own superiority on the others. Just a handful of European intellectuals (De las Casas, the Jesuits, Schopenhauer, Guénon, Evola, Panikkar) have been really immune from this presumption. Also the official Europe has pretended since ever to be different from the US because it purports not to “export democracy”, but, in reality, follows the same path, just in a less evident way and often being obliged by America.

This obsession for a theological, ethical, political, intellectual and social superiority (inherited from  ancient empires and monotheisms) is the driving  force around which the Western establishment has aggregated one seventh of Mankind, pretending that the others must become as they are ( but also without ceasing to criticize them because they are not succeeding to do so), has shaped one century and a half of world history, with the Algerian, Mexican, Indian, Spanish wars, with the repression of Sepoys, Taiping and Boxers, with Atlantic slave trade, the Crimean War, the Inequal Treaties, the Chinese Concessions, the Congo State, the Durbar. It remains still now the secret powerhouse of most conflicts.

This pretension has allowed America to minimise the memory of its evils (such as the extermination of native Americans, the Atlantic slave trade, the Opium Wars, Hiroshima and Nagasaki, the Vietnam War), emphasizing the ones of the others (totalitarianism, terrorism). This Double Standard of Morality has always found an allied in Western left, which has always been aware that this messianic arrogance of America is the driving force of economic progress, so triggering a continuous shift in power balance worldwide, what, at its turn, favours social mobility and class conflict. Typical the favour of Marx for the Confederates’ slavery, which, according to him, was unavoidable for preserving the avantgarde role of America in the ongoing worldwide progress march.

The present iconoclastic furore against the racist past of the whole anglosphere, arisen by the killing of George Floyd, is awakening once again those never healed old contradictions.

The statues of Christopher Columbus violated under the accusation of racism

3. The Fall of XX Century’s Myth

Happily, these pretentions of the West have started to  shrink over the years, with the birth of African, Indian, Chinese and Arab nationalisms,  and of the international movements of Developing Countries,  with decolonisation and  the wars of Korea and Vietnam, but especially with the strong resistance of intellectuals as different as Voltaire, Boas, Guénon, Pannwitz, Fenollosa, Père Foucault, Gandhi, Pound, Aurobindo,  Evola, Débray, Béjart, Panikkar, Jacques, Frankopan, who have extolled the merits of extra-European civilisations, affirmed their right to remain themselves, to participate on an equal footing  in the decisions about the future of the world and in the philosophical debate under way at world level. Taking this into account, a certain intellectual violence from Eurasian leaders is fully understandable as a reaction to this systematic repression.

The fact that the majority of European intellectuals (even when not sharing extreme positions on this point such as the ones of Guénon, Evola, Béjart or Panikkar) has not approved in any moment  those politics of defamation of other continents, has not reduced, but on the contrary, extended, the repression, not only against different cultures, but also against such Western intellectuals who do not share the arrogant attitudes of their politicians (the “political correctness”). It’s sufficient to see how were treated Blas Valera, Boas, Pound and Evola.

The ongoing digital revolution, creating the real bases for a possible worldwide technological empire, has reinforced everywhere all existing imperialistic trends in an exponential way, rendering a solution to the problem still more difficult. A world empire is possible, and America has been, in 2002, on the verge of implementing it. China, which had never accepted, since 1850, the idea of “America First”, seems today to shift towards the radical strategy to oppose the American technological empire with another technological empire,  based on Datong and Tianxia. The real miracle is that it is again in a position to raise such a question after one century and a half of foreign occupation and continuous wars. The real meaning of this new claim is unknown to most actors, because of the absence of an adequate culture,

The discussions about the new Treaty with China cannot be read in separation from this historical background and this unsolved problem.

White Man’s Burden By Rudyard Kipling (1899) Take up the White Man s burden– Send forth the best ye breed– Go bind your sons to exile To serve your captives need; To wait in heavy harness, On fluttered folk and wild– Your new-caught, sullen peoples, Half-devil and half-child. Take up the White Man s burden– In patience to abide, To veil the threat of terror And check the show of pride; By open speech and simple, An hundred times made plain To seek another s profit, And work another s gain.

4.The advancement of Eurasia

Notwithstanding the Durbar, the repression of the Boxers and the Sykes-Picot Agreements, starting from the beginning of the XX Century, extra-European cultural traditions (African, Islamic, Hindu, Confucian), and even minority European cultures (like the Orthodox and the Euro-Islamic), had affirmed more strongly   their right to exist, and, subsequently, had  gained momentum in several countries.

All extra-European countries, and also the countries of Eastern Europe, share today a sense of pride for their ancient traditions, different from Western mainstream (“the Asia that dare say ‘no’”). For this reason they have, towards their history, a “continuity approach”, from the Yellow Emperor to  Confucius, from Qin Shi Huangdi to the Red Rescript, from Sun Yat Sen to Mao; or, respectively, from Rjurik to Alexander Nevskij, from Ivan the Terrible to Peter Ist, from Catherine II to Lenin, from Stalin to Putin (or from Arpad to Rakosi, from Kossuth to Nagy). Only Europe tries (happily, without success) to limit its own history to the last 80 years, minimizing the roles of Gilgamesh and Moses, Hippocrates and Socrates, Plato and Aristoteles, Alexander and Caesar, Augustus and Constantine, Justinian and Charles the Great, Dante and Frederick II, Napoleon  and Coudenhove Kalergi. If this effort of the mainstream would succeed, we would loose our main element of strength: the attractiveness of our old culture.

The most extreme avatar of present days  Eastern Renaissance is constituted by the Belt and Road Initiative, which, already by its definition, recalls to everybody that the peoples of Asia and Europe have been linked since the most remote antiquity by ethnic, religious, cultural and commercial links, so that China and Europe have conceived themselves as a mirror image of high civilisations (Qin and Da Qin). The idea of a Silk Road, invented by the German Earl von Richthofen,  creator of the Trans-Syberian railway project  developed eventually by the tsarist government, has been taken over now by China, which seems today to be the main beneficiary of a revamping of the Old Silk Roads. However, nobody hinders other subjects, such as the European Union, to develop  their own “Silk Roads”. This is precisely what the EU intends to do by its “Connectivity Initiative”.

In reality, in our century, the idea of a new Silk Road had already been developed by Hillary Clinton, but not followed-up. China,  being the largest country of the world, needs vitally for several reasons a continuous interchange with the rest of the world, which has already taken place, especially with the United States, but that the latter wants now to stop because, thanks to it, China is gaining always more momentum, so challenging the American “intellectual leadership” of the world.

And, in fact, there has been since a long time a wish to establish world peace based upon a harmony between East and West. This idea is deeply entrenched in Chinese culture since its beginning, being tightly linked with the idea of Tian Xia), and found its expression in the name of the Qin, Han and Tang Capital, Chang’An (permanent peace). In the short period between 332 and 340 a. C, there was even an ephemerous Pax Aeterna between Constantine and Khosraw of Persia, to which also China and the Huns should have adhered. The Epistle of Prester John in the twelfth Century asked for a contact between Byzance and India, Giovanni da Pian del Carpine and Marco Polo, tried to establish a stable relationship, which was consolidated by Jesuits.

What disturbs most Americans and European Atlanticists is that the Silk Road makes a direct  reference to the core of the Old World: the Roman Empire, the Catholic Church, Dar al-Islam, India, Central Asia and China, so putting into a corner the New World, which still pretends to be the heart of the ecumene. Actually, a full implementation of the New Silk Road (and/or of the Connectivity Initiative) would imply the marginalisation of the United States. Even the widespread idea of creating, by the Connectivity Initiative, uttered by the Institutions in an effort to balance the Chinese weight in the Belt and Road Initiative, will end up completing the latter, and consolidating the ongoing “Eurasian” trend.

The Coronavirus pandemic is just the last event in a long chain, where the effectiveness of Eastern countries has shown their superior capability to overcome the challenges of the Third Millennium (so confirming an intuition of Max Weber): traditions, technology, State-building, soft power. This superior capability has been recognized by Western public opinions, as shown by recent polls that have revealed that the majority of Europeans is more inclined towards Russia and China than towards the West, and especially is not available to participate in a Third World War on the side of America. It is not a case that the present US Defence Doctrine starts from the idea that USA must be independent from NATO, first of all by the refusal of existing agreements  with the stress on sea-land ballistic missiles, which do not require any consent from allied countries and by imposing home productions invoking war preparedness.

This implied conflict is at the roots of what European Institutions has labelled as “a Systemic Rivalry”, which we will criticize in the following posts, for its lack of an adequate cultural background, and even of a precise meaning.

The national Indian festival in New Delhi

5.China Bashing

For all the above reasons, US media and politicians attack China constantly with a series of stereotyped critics. Here is an example:

“ China’s thousand-year objective is to overthrow the democratic order through peaceful and divisive means. China is spreading its narrative through coercive diplomacy, OBOR, propaganda and disinformation campaigns legitimizing Chinese authoritarian governance shrouded in historical values and ideals. Its objective is to alter democratic governance, norms and the established rule-based world order and replace it with the Chinese version of an illiberal order and authoritarian rule. China is making inroads in democratic countries like Poland, Greece, the United Kingdom and Italy by buying or investing in companies and critical infrastructure like ports and bidding for 5G network contracts. Chinese companies doing business overseas have links to the communist party or the People’s Liberation Army. Through these companies and 5G technology, China will be able to collect and harvest intelligence for diplomatic and trade negotiations, launch cyber warfare against critical infrastructure and classified government networks, gather confidential information from companies, launch disinformation campaigns and understand warfare plans and military preparedness of host states.”

Taking into account their lack of cultural background, such attacks, by Western national and supranational institution, to Russia’s and China’s public diplomacy appear to be ridiculous, and the new so-called Chinese “Wolf warriors diplomacy”, not differently from the consolidated style of the Russian speaker Marija Zakarova,  by which it seems to be inspired, is just a reaction, mirror image of the American one (for instance, of Victoria Nuland).

In the same way, the very much criticized militarisation of Chinese society is a result of the everlasting imitation lust of Chinese:“China’s initiatives in military-civil fusion are informed by a close study of, and learning from, the U.S. defense industry and American defense innovation ecosystem to an extent that can be striking. In certain respects, military-civil fusion can be described as China’s attempt to imitate and replicate certain strengths from a U.S. model, but reflected through a glass darkly and implemented as a state-driven strategy.”

In reality, all of that was already anticipated in earlier stages of China’s history, by the idea of a fusion of Chinese and American cultures, hinted by the Taiping ideology and Kang Youwei’s Datong Shu, directly risen by the incumbent propaganda of  evangelic missionaries.

Sino-Italians welcome Chinese warships in the port of Taranto

6.The Treaty

Presently, the major ambit of dispute is the next Europe-China Investment Treaty, which last year the Commission had undertaken in writing to sign, and which was bound to be signed in September in Leipzig, but against which George Soros had launched a violent campaign, and which has been postponed for Coronavirus.

In the background, there is the struggle for technological dominance between USA and China, which is an updating, in the III Millennium, of Huntington’s “Clash of Civilisations” and the first Fukuyama’s “End of History”. According to this author, the world would have split alongside the borderlines of the Orthodox Faith , and would have gone towards WWIII, where China and Russia would have fought against the US. According to Huntington, notwithstanding the big differences that he objectively saw between Europe and the US, it was of utmost interest for the US that Europe remains together with them. Otherwise, the latter would have had good prospects of loosing WWIII, and, in the best case, the only remaining superpower would have been India. This is the explanation for the growing pressures, from the US and the European pro-American lobbies, to boycott the new Silk Roads, in which many European countries, such as UK, France, Germany, Italy, Hungary, Serbia and Greece, not to speak of Turkey and Russia, are already heavily engaged.

In reality, US, without Europe, should not remain the hegemon power of the world; on the contrary, Europe without Eurasia would remain forever a follower of the US and a country on the way towards underdevelopment.

The summary drafted on behalf of the European Parliament about the EU-China Treaty has made it clear that, notwithstanding Europe’s ongoing descent towards underdevelopment, we have now a lot of political opportunities which in the past had never existed.

The news is that, being the XXI century the one of Intelligent Machines, the power struggle is no more between States, but between technologies: not the DoD against the PLA, but the OTTs against Huawei.

However, the new Treaty would have first of all a symbolic, political and legal meaning, because it will simply supersede the existing “national” treaties: besides being an opportunity to profile itself as more independent from the USA, would also be a move to assert EU’s legal competences in the face of Member States. In fact, all member States are doing excellent business with China and have their own treaties, and it is questionable whether the competence for international investment treaties lies with the EU or with Member States, or both. A new “mixed” Treaty, alongside the model of the ACP-EU  Agreements, could be an appropriate basis for the whole Silk Road. By the way, my first work devoted to European law, written in 1980 when working in Luxemburg for the European Court of Justice, dealt precisely with the Lomé Agreement.

Eurasia is a complex of ancient civilisations

7.How to behave in the US-China dispute?

The campaign launched by Bannon and Trump some years ago, for “disrupting China’s supply chains”  has gained momentum in the States because of the ongoing American crisis and the even more evident growth of China. America feels that it is losing its clout on the world and reacts nervously. Ironically, also George Soros is sponsoring now an action formerly initiated by Bannon (which, unexpectedly, has obtained just now, by the Administrative Court of Latium, the right to utilize an ancient monastery for creating an American political school in Italy) and shared by Le Pen and Salvini, who have proposed a motion of the European Parliament under this heading. In this, America is wholly bi-partisan.

Such idea of “disrupting supply Chains” with China could make sense for the US, which, having seen that they cannot undermine China from inside, are preparing a war, so that nobody can expect them to purchase strategical goods form the enemy (nor to shell US property in China as they did not shell Opel and Ford in Nazi Germany during World War II).

Contrary to what has written ECFR, this idea does not  apply, on the contrary, to Europe. Seen from this part of the Atlantic, adhering to the US diktat to break-up relationships with China in this moment of deep crisis would be fatal for Europe’s economy. Unfortunately, European politicians are very attentive and reactive to US “suggestions”, which often change the Governments’ attitudes within a few minutes (as has happened with the infamous Italian MOU). This time, Europeans seem a bit tougher, because Europe, with China, risks to lose very much, as we will show in the following posts.

In fact, first of all, far from trying to reduce Chinese investments in Germany, Merkel  is speeding up German investments in China. On June 11, in spite of American pressures,  Angela Merkel and Li Keqiang had a teleconference, and  three agreements were signed by German and Chinese firms, including one between auto makers Volkswagen and JAC Motors. Merkel urged Li to open up the domestic market and provide more legal certainty for investment, but, in fact, in spite of accusations, more than 40% of the cars manufactured by the Volkswagen Group are sold in China. By these agreements, VW has even achieved the majority of the stock of the joint ventures which manufacture VW cars in China. What is in itself an evidence that there is no limitation on European investments in China.

At the end of the teleconference, Li has affirmed, in stark contrast with the requests of Americans and European “sovereignists” that China and Germany should make good use of the “fast track”  for personnel exchanges to facilitate business cooperation and resumption of production “and jointly maintain the safety and stability of the supply chain of the industrial chain.Li said China always respects Europe’s integration and is glad to see a unified and prosperous EU:”We are willing to maintain high-level exchanges with Europe, promote pragmatic cooperation and strive to complete the negotiation of the China-EU investment agreement at an early date to better achieve common development,” .

In fact, the most evident result of Trump’s policies has been a direct damage to European economy, heavy duties (for security concerns), by the interruption of trade fluxes, and, last but not least, the direct unfair competition with European goods, the ITA with China resulting in China being obliged to purchase for US§ 193.3 billion instead of 130.7. As a consequence, imports from the EU have declined by 10.8 billion, so reducing European export to China under the American one (always a consequence of the “America First” principle).

I remember that already under Reagan the US utilized the military legislation for curbing the commercial expansion of its allies. Now, pretending that the import of metals from Europe has to be reduced for the national security of the United States amounts to say that the two sides of the Atlantic might have a war between them. If this should be the case, there is a lot of Europe-US business relations which would constitute a danger for the security of Europe: first of all the storage of European data in the US.

EUROPEAN TECHNOLOGY AGENCY: LETTERS TO THE EUROPEAN POLITICAL GROUPS

European Space Agency

Turin, 22 May 2020

Honorable President Weber,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

In particular, we note also that, in  the present Industrial Strategy under discussion, in contrast to what foreseen in Minister Altmaier’s Industriestrategie fuer Deutschland und Europa,  attention is paid only to SME, whilst, on the contrary, announcements from different parts had hinted at a strategy for European Champions, comparable to the ones of the USA and of China.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. I note also that in his interventions in Strasburg, the Pope had warned against “unknown empires”. These empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried ourt by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

Arianespace, European launchers champion

Group of the Progressive Alliance of Socialists and Democrats

Honorable President Garcìa-Pérez,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

In particular, we note also that, in  the present Industrial Strategy under discussion,  attention is paid only to SME, whilst, on the contrary, announcements from different parts had hinted at a strategy for European Champions, comparable to the ones of the USA and of China. After the market failures of the ongoing economic crises, worsened by Coronavirus, it had been said that old turbo-liberal prejudices had been overcome, but this reluctancy of European politics to make plans (when everybody in the world makes plans) is suspect.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. I note also that in his interventions in Strasburg, the Pope had warned against “unknown empires”. These empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

The Japanese Ministry of International Trade and Industry

Free Alliance  Identity and Democracy Group  

Honorable President Zanni,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

The correrponding Ministry in China

Renew Europe

Turin, 2 June 2020

Honorable President Dacian Ciolos,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

This is what President Macron means when speaking of “European Digital Sovereignty”.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

In particular, we note also that, in  the present Industrial Strategy under discussion,  attention is paid only to SME, whilst, on the contrary, announcements from different parts had hinted at a strategy for European Champions, comparable to the ones of the USA and of China. After the market failures of the ongoing economic crises, worsened by Coronavirus, it had been said that old turbo-liberal prejudices had been overcome, but this reluctancy of European politics to make plans (when everybody in the world makes plans) is suspect.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

The new Chinese hyperloop

Greens/Free Alliance

Turin, 3 June 2020

Honorable Ska Keller and Philippe Lamberts,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

In particular, we note also that, in  the present Industrial Strategy under discussion,  attention is paid only to SME, whilst, on the contrary, announcements from different parts had hinted at a strategy for European Champions, comparable to the ones of the USA and of China. After the market failures of the ongoing economic crises, worsened by Coronavirus, it had been said that old turbo-liberal prejudices had been overcome, but this reluctancy of European politics to make plans (when everybody in the world makes plans) is suspect.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. I note also that in his interventions in Strasburg, the Pope had warned against “unknown empires”. These empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

Also the European New Deal is unrealistic without mastering all AI technologies, because, as Jeremy Rifkin has explained very well, a rational utilisation of energy is based upon an omnipresent form of control, which can be achieved only thanks a widespread presence of digital devices and of powerful control centers, which must not depend from far away multinationals.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistencies  in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

Rostech, the State-owned holding of the Russian high tech industries

European
Conservatives and Reformists

Turin, 2 June 2020

Honorable Ryszard Antoni Legutko and Raffaele Fitto

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

The Chinese quantum satellite, developed in Austria

Confederal Group of the European United Left – Nordic Green Left  

Turin, 3 June 2020

Honorable Manon Aubry and Martin Schirdewan,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met. In particular, The role of workers depends on a rational digital policy (see Annex 2).

In particular, we note also that, in  the present Industrial Strategy under discussion,  attention is paid only to SME, whilst, on the contrary, announcements from different parts had hinted at a strategy for European Champions, comparable to the ones of the USA and of China. After the market failures of the ongoing economic crises, worsened by Coronavirus, it had been said that old turbo-liberal prejudices had been overcome, but this reluctancy of European politics to make plans (when everybody in the world makes plans) is suspect.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. I note also that in his interventions in Strasburg, the Pope had warned against “unknown empires”. These empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency (see Annex 1).

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

A quantum computer

OLD-NEW FINANCIAL APPROACHES FOR EUROPE

Walther Rathenau, the author of “The New Economy”

When people say that, after Coronavirus, nothing will remain the same, they refer first of all to economy.According to us, this must go much further, first of all inb the financial sector.

Indeed, we seealready now, in many directions, some signs of change, though balanced by the eternal conservatism of our establishments. From one side, digital currencies are altering already now several aspects of traditional economies, especially as concerns digital payments in China, where digital has become, within the framework of the new web economy of the “BATX”, the prevailing means of payment. Their role has been powerfully enhanced by Coronavirus, because the digital network of Alipay has become the key instrument of virus tracking, and digital payments, not involving the physical handling of money, have been a powerful means of prevention, so to become mandatory in high risk situations like the one of Wuhan.

From another point of view, the whole structure of the economic philosophy underpinning the Euro has been eroded, first of all by Quantitative Easing, then by the ongoing generalized economic crisis, already present before Coronavirus, but worsened by the same. This has brought about the need to find out new thinking modes, which we will outline here, and on which we will revert in the forthcoming publications of Associazione Culturale Diàlexis.

The new Chinese Central Banl Digital Currency: a model worldwide

1.Central Banks Digital Currencies

On May 23, Partha Ray and  Santanu Paul have written, in the Indian newspaper “The Hindu”, a detailed article highlighting the crucial, and revolutionary, features of the new Chinese digital currency.

It is worth wile going through this report, for picking up information and ideas which would be useful also, and especially, for Europe:“While the world is grappling with the fallout of COVID-19 and speculating on how far China can be blamed for the pandemic, a silent digital revolution is taking place in China. On April 29, 2020, the People’s Bank of China (PBoC), the country’s central bank, issued a cryptic press release to the general effect: ‘In order to implement the FinTech Development Plan (2019-2021), the People’s Bank of China has explored approaches to designing an inclusive, prudent and flexible trial-and-error mechanism. In December 2019, a pilot programme was launched in Beijing. To intensively advance the trial work of fintech innovation regulation, the PBoC supports the expansion of the pilot program to cover the cities of Shanghai, Chongqing, Shenzhen, Hangzhou, Suzhou, as well as Xiong’an New Area of Hebei, by guiding licensed financial institutions and tech companies to apply for an innovation test.’ “

In media reports, in the recent past, China has emerged as the capital of the crypto ecosystem, accounting for nearly 90% of trading volumes and hosting two-thirds of bitcoin mining operations. The People’s Bank of China tried hard to curtail this exuberance but achieved limited success.

The benefits of Central Banks Digital Currencies (CBDC) are:

-paper money comes with high handling charges and eats up 1% to 2% of GDP, which can be spared;

-by acting as an antidote for tax evasion, money laundering and terror financing, CBDCs can boost tax revenues while improving financial compliance and national security;

-as a tool of financial inclusion, direct benefit transfers can be instantly delivered by state authorities deep into rural areas, directly into the mobile wallets of citizens who need them

-CBDCs can provide central banks an uncluttered view and powerful insights into purchasing patterns at the citizen scale

A digital currency would be beneficial especially for Europe, which has a dramatical need to increase is own cash creation power without borrowing on international markets. The expertise of the PBoC could be transferred through cooperation within the framework of the new Investment Treaty, whose scope should be enlarged to various aspects of economic cooperation, alongside the path of the Italian Silk Road MOU.

An investigation carried out by the Bank for International Settlements shows that most Central Banks are working out hypotheses of digital currencies, but China is the pioneer, as in all other social innovations and technologies..

Rudolf Hilferding, the theorist of the State-monopoly capital

2.An inversion of attitudes between Europe and USA about strong and weak currrencies

The stress since the start of the Euro had been on the idea of “stability”, -whilst, on the contrary, the monetary policies of the FED and of the Bank of China were stigmatized as politicized and volatile-. Such stress has been reversed by the most recent attitudes of European Institutions.

The ECB had already had recourse, against its natural inclination, to Quantitative Easing, after that Abe and Obama had already made massive use of this instrument following to the Subprime crisis, so rendering it “politically correct”. At the occasion of the Coronavirus crisis, the ECB has made recourse again, more than before, to this instrument, so resulting to be the major source of emergency liquidity in favor of Member States. Now we have a further panoply of emergency and recovery funds, which do not comply any more with the preceding monetary orthodoxy, and that could, and should, open the way to the total reversal of past policies .

Now, it is US president Trump, that, for the sake of preserving the role of the dollar as the reserve currency by excellence, is extolling the virtues of stability, as compared with the weakness of Euro and of Yuan .

This necessitated abrupt change of the European financial policy, though maintained, uo to now, within a strict political and ideological control, cannot avoid to shadeimportant doubts on the traditional metapolitical grand narrative of Euro.

According such narrative, this currency was a cornerstone of the European integration because it embodied to the utmost extent the stability goal attainable by the preeminence of economy over politics, which purportedly was the civilizational achievement of the European Union, rendering it superior to any other political form in history (including the United States). This hegemony of economics corresponded to the ideal of “Douce Commerce” expressed by Benjamin Constant as the landmark of representative constitutionalism, which, by this way, was supposed to set the concrete bases for the “Eternal Peace”, which, according to Kant, would have been grounded on the preeminence of merchant values on the ones of glory a and honour, typical of old monarchies.

Europe could have achieved such goal of “Douce Commerce” because, as stated eventually by Juenger and Schuman, WWII would have shown to Europeans the necessity of avoiding wars, and, therefore, to find a peaceful organization of Europe. Such peaceful Europe would have required giving up strong national identities, and the related cultural atmosphere oriented towards war. This was even the characteristic which distinguished Europe from U.S. (for Kagan, “Europe coming from Venus, US from Mars”). According to this narrative, US hegemony constituted even a blessing, avoiding to Europe the burdens of war and allowing to it to carry out that historical experiment.

Following to a mix of marxist determinism and Rostow’s Development Theory, mainstream Euro ideology maintained that wars are a by-product of economic contradictions. In particular WWII would have been the outcome of Weimar inflation and Great Depression, which, by disenfranchising the German middle-classes, had created the psychological background for Nazi revisionism. By contrast, the new stability policies of the Federal Republic would have been the main instrument for preventing the falling back of Europe, and especially of Germany, into the “cultural atmosphere” of the Thirties (the “Destruction of Reason” described by Lukàcs), which had rendered the Axis possible.

The problem for these theorists is now that the present fall of the economic background set up with the Euro could make possible a disenfranchisement of middle classes parallel to the one of the Thirties and their orientation towards populism, which, at its turn, could make possible the rebirth of violent forms of empowerment (“Selbstbehauptung”).

Albeit the ideological Byzantinism of the above narrative is self-evident, there is something true in its reasoning. The end of the illusion of an unprecedented richness of Europeans, which has been so well cultivated in post-WWII Europe – by the ERP, by the mythologies of neo-realism and of dolce-vita, of welfare State and Occidentalism, had been seriously set in doubt by the 1973 Oil Crisis, by the crises of the Twin Towers and of Subprimes and by the comparative reduction of Europe’s GNP as compared with China and developing countries. The higher growth rate of such countries not having given up to their sovereignty and to a realistic orientation of their ruling classes have shown that Rostow’s Development Theory is not apt to explain the real economic trends of the world.

The need, by European Institutions, to follow , for salvaging European economy, paths alternative to monetarist orthodoxy, such as Quantitative Easing, monetization of debt, deficit spending, State aids, shows that there is no unavoidable trend in world economy, and that Europeans are free again to choose their economic destiny.

According to me, the case of Italy is the most perspicuous. Italy’s economy had grown at a very fast pace before and during the two world wars because the ambitions of the unified State had led it automatically towards expansionism and militarism. Eventually, the huge industrial structures and widespread industrial culture created for the needs of war had purposefully not been destroyed by the Allies because they would have resulted to be too useful after the war. The conversion of Europe from a war economy to a consumption society had brought about the so-called “Italian Miracle”. Unfortunately, since it was just an epiphenomenon of wars, such “Economic Miracle” finished less than 30 years after the war (in 1973, with the Oil Crisis), even if this abrupt end was masked by the increased salaries,inflation , the extension to middle classes of social benefits already accrued to blue collars, and a large dose of propaganda, by State, media, enterprises and trade unions.

Michal Kalecki, the inventor of “Military Keynesism”

3.A further step forward

Presently, the need for a realistic approach to the management of economy is felt more than ever.

At knowledge level, it must result clear that economy is a human science, and, as such, it is not an exact science. As a consequence, all of its theories, stories, approaches, solutions, are always very subjective.

Second, at meta-political level, the fact that war has not appeared, at least in Europe since WWII, in the traditional forms of direct and massive violence, does not impede that a “war without limits” is carried out every day under our eyes, with propaganda,mafia, excellent murders, military expenses, ethnic wars, terrorism, espionage, extraordinary renditions, humanitarian wars. A State which gives up to counter this kinds of violence carried out by other States or organizations against itself, its territory, its citizens, its economy, is damned to disappear within a short period of time.

At political level, this situation is opening up the possibility to discuss concretely each specific issue on a solid basis, showing which have been the mystifications and the mistakes of the past, the political distortions influencing still now a correct strategical approach, and in any case proposing alternative paths, apt to reverse the structural weaknesses of European economies.

It is loughly is that, when thinking of the “necessary reforms” of our economies, everybody thinks of the reduction of employment and social benefits, as well as a further minimization of the role of States.

Unfortunately, these processes, which have been the most evident causes of acceleration of Europe’s decline, are not the ones apt to reverse it. On the contrary, a serious “reform” should start from a thorough study (now possible thanks to Big Data), of what Europeans are really doing and of what the market really need.

There will be many great surprises.

Such study would bring us to ascertain that, today, the largest part of Europeans is not present on the labor market (because many women work at home, the number of pensioners is growing exponentially, young people do not start working before 20 years, there is a lot of unemployed and under-employed workers, sick persons and prisoners. Secondly, most people who are employed are producing things which are relatively not useful for European societies (such as the huge amount of commercial businesses, which now are almost bankrupt, or the production of luxury cars, which have no market, or military bureaucracy, deriving from the existence of 40 different armies), whilst, on the contrary, products and services which are badly needed, either for homeconsumption (such as education, research, industrial restructuring services, maintenance of territories), are not produced by anybody.

Today, the European market, left to itself, is not able to match society’s needs with workforce availability. Europe must set up, first of all, the Big Data which will be able to map this situation and provide for a general plan for the next 7 years, during which people will be trained, financing will be provided, enterprises will be restructured, employees will be hired, in such way that all necessary activities will be carried out by somebody, and that everybody finds an occupation corresponding to his skills.

All this has not very much to do with Keynesianism, which is just one of the options within the prevailing American- type liberalism. We cannot call it “corporatism”, nor “State command economy”, both having resulted, in the government practices of the XX century, to be just two alternatives compatible with Western globalization, all of them falling within the Aristotelian definition of “Chrematistiké”.

That “good government”should be an application, in practice, of the ideas of Aristoteles about “oikonomìa” as alternative to “chrematistiké”, or, in a more recent application, of the ones of Hilfereding, about “Staatsmonopolistischer Kapitalismus” or of Kalecki, about “military Keynesism”.

The overall scheme of tEuropean recovery interventions

4. A European NATO-like Emergency Service

The problem of the European post-Coronavirus interventions is that the very complex structure of the European Union renders its intervention slow, ineffective and not transparent.

In fact:

1)each action has to go through:

-a proposal phase (through Member States, and Commission);

-a decision-making phase (ECB, Council, Parliament)

-an implementing phase (Financial markets, Governments and Parliaments)

-an administrative phase (Ministries, Regions, banks);

-a jurisdictional control.

b)Each phase imply lengthy negotiations with egoistic interests, which hinder emergency interventions (Member States, Central Banks, political parties, Ministers, enterprises, professions, regions, cities):

-disputes about the nature of the aids;

-US interferences;

-instrumental polemics;

-media manipulations;

-personal ambitions;

-organised crime;

-unconscionable citizens’attitudes;

c)it is impossible to understand really what happens (Byzantinism of European regulations; uncomplete nature of compromise regulations; need of national implementing activities;fraudulent implementation):

-the swinging attitudes of financial markets;

-the upredictable impact of the financial compact;

-the ever changing decisions of parliaments, goverments, regions and mayors.

The EU authorities would have liked to be able (as Josep Borrell dreamed), to send armored convoys with European flags to bring first aid to victim popuilations. On the contrary, whilst Chinese, Russian, Cuban and Albanian aid arrrived physically and officially within a few days from the requests of the relevant governments, European aid has nort yet arrived, and will never arrived with military medica and with European flags.

Under these conditions,how to be surprised that most Italians consider China as the most friendly country?

This constitutes an objactive drawback of the European system. Ursula von der Leyen, David Sassoli,Josep Borrell, Paolo Gentiloni and Dubravka Suica must work harder on that, creating a complete system of European enìmergency intervention, if necessary as a joint intergovermment project, like NATO, with own dotations, own personnel, equipment, stock, commandment, without being bound to discuss everything with everybody.