LA NATO SOTTO IL CONTROLLO DELL? EUROPA? Fosse vero!

Facciamo seguito al nostro intervento della settimana scorsa  , per ritornare sulla Strategia di Sicurezza Nazionale degli USA appena pubblicata, in cui la Casa Bianca ha ripreso le accuse all’ Europa formulate da  Vance alla Conferenza di Monaco di quest’anno sulla Sicurezza: censura della libertà di parola, repressione dell’opposizione, decenni di declino economico, politiche migratorie suicide (tutto vero!) dimenticando però  di dire che ciò è il risultato dell’interminabile“contingentamento” dell’ Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, già previsto da Trockij fino dai tempi della  prima: enormi basi militari USA in Europa con testate nucleari, divieto di un’atomica europea, campo libero per le 16 agenzie americane di spionaggio, divieto per gli Europei di spiare in America ,boicottaggio dei “campioni europei” ( Olivetti, ENI, Concorde, EADS)…

I giornali contengono   dettagliati commenti a questo importante documento, al quale noi pensiamo di dedicare un intero libro.

La Strategia è stata solo l’inizio di una bordata di attacchi all’ Europa nei giorni scorsi. Come scrive Marco Travaglio, “Il paradosso è che il presidente americano ci cazzia per aver sempre obbedito agli Usa. Bisognerebbe prenderlo in parola e piantarla, invece di seguitare a farlo con lui.”

Ieri, Travaglio scriveva: “il Corriere parla di ‘attacco choc’, la Stampa di ‘strappo’ e Repubblica dice che ‘Trump scarica l’Europa’“Non si sono accorti che i nostri interessi sono opposti a quelli degli Usa da almeno 30 anni. Infatti i danni peggiori ce li hanno fatti i Clinton (lui e lei), Bush. jr., Obama e Biden. Terrorizzati dal dialogo post-Muro tra Ue e Russia e dalla superpotenza euroasiatica nascente dall’unione fra industria europea e gas russo a basso costo, gli Usa hanno fomentato le tensioni con Mosca fino al golpe bianco ucraino, alla guerra civile e all’invasione russa per spezzare quel vincolo.” “Nel 2016, intervistato da The Atlantic, Obama parlava degli europei come oggi Trump: ‘Dovete pagare la vostra quota’, ‘mi irritano questi free riders’ (portoghesi, scrocconi). Ma si guardò bene, come ora Trump, dal ritirare le basi militari, i soldati e le testate nucleari Usa dai Paesi Nato. L’Europa agli Usa interessa eccome, e non per difenderla (non abbiamo nemici, anche se ce ne inventiamo uno all’anno): per presidiare il Mediterraneo e il Baltico e per controllarci. Solo che ci danno per scontati, ben sapendo che obbediremo sempre prim’ancora di ricevere gli ordini: come sui dazi al 15% e sul 5% di Pil alla Nato. Perché perdere tempo a discutere con la servitù?”

Proprio come Travaglio, abbiamo fieri dubbi sulla reale volontà di Trump (e degli Americani in generale) di lasciaci liberi.

1.Le indiscrezioni del Pentagono

 Quanto dicevamo sopra è confermato da altre notizie in provenienza dall’ America.

Il preteso “disimpegno” trumpiano è stato  annunciato contemporamemente  da alti dirigenti  del Pentagono, per i quali, entro il 2027(quindi, domani), la NATO dovrà finire “sotto il controllo dell’Europa”, mentre l’attacco concentrico all’ Europa è stato completato dall’auspicio di Musk, in risposta alla multa si “X”, che l’Unione Europea venga sciolta (cosa auspicata anche nella “Strategia” ufficiale).

E’ chiaro che, secondo i MAGA, la NATO verrebbe posta “sotto il controllo sell’ Europa” solo quando l’Europa verrà posta “sotto il controllo di Trump” attraverso la creazione di partiti filo-trumpiani. Bel genere di “isolazionismo”, dove il Presidente americano pretende di dettare le agende interne dell’ Unione Europea aiutando i cosiddetti “partiti di estrema destra” a prendere il potere, così come l’URSS cercava di aiutare i partiti comunisti stranieri. C’è molto di comunista nel Movimento MAGA, oltre al pugno chiuso e alla cravatta rossa di Trump.

In realtà, Trump ha trovato l’ennesimo camuffamento dell’egemonismo americano, dopo che quelli pseudo-idealistici (in realtà progressistici) erano stati oramai screditati dal Vietnam, dall’Afghanistan dalla crisi dei “subprime” e dallo scavalcamento cinese.

 Se la   notizia del “disimpegno” americano fosse vera, non potremmo che salutarla come il coronamento di 60 anni di eroiche battaglie minoritarie, miranti a fare dell’ Europa “una Grande Potenza” (Coudenhove- Kalergi, Giscard d’Estaing), non più un sottoinsieme dell’ “Occidente”. Ci fa anche piacere che il primo ministro italiano affermi finalmente che l’ Europa deve difendersi da sola (sì, ma anche contro gli USA?). Invece, l’impressione generale è che il tutto si traduca in un ulteriore disvelamento parziale della verità da sempre celata dietro l’ipocrisia americana: lo smantellamento progressivo del mondo europeo, a suo tempo dominante e ora divenuto un” tesoretto” (economico, ma soprattutto culturale) dell’ America da saccheggiare per poter resistere con esso (finché dura) all’assedio del resto del mondo. Come scriveva Chesterton, gli USA sono una nazione con l’animo di una chiesa, e in particolare, come scriveva Huntington, sono “The Dissidence of Dissent”. Come tale, il loro movente originario è stato il “Ressentissement” contro l’ Europa (leggasi il Testamento di Giorgio Washington).E, infine, come chiariva inequivocabilmente Whitman nelle “Leaves of Grass”, il loro obiettivo non è solo la sottomissione degli eretici europei, bensì la loro conversione forzata,”And what I assume you shall assume,For every atom belonging to me as good belongs to you”.(Leaves of Grass,I CELEBRATE myself”).

Sarebbe comunque ora che in Europa si avviasse un dibattito serrato e senza infingimenti sul significato di questo recentissima evoluzione degli Americani ( i quali, come al solito, decidono tutto al posto degli Europei), e, in particolare, chiarire preliminarmente  i punti seguenti:

 proprio vero che gli USA sono disposti a lasciarci “il controllo della NATO” purché siamo disposti a spendere di più? Sono cioè disposti a venderci basi, missili, software  e progetti, e ad andarsene per sempre dal nostro Continente?

-perché gli Stati nazionali europei, una volta usciti, come auspicano gli USA,  dalla UE e dalle sue retoriche, dovrebbero continuare a essere “allineati” con gli USA come dice la “Strategia”?

-come farebbero, in quella posizione, a “recuperare la loro passata grandezza”, che consisteva proprio nell’ essere diversi dall’ America (cfr. p.es. “La Democrazia in America” di Tocqueville e i “Cantos” di Pound)?

-se gli USA  arrivassero veramente a un’intesa cordiale con la Russia (e l’Arabia Saudita e l’India, se non anche la Cina), sarebbero disponibili a una sorta di “condominio mondiale” senza egemonie, o pretenderebbero ancora di essere al vertice di tutto, come è scritto ancora nella “Strategia” trumpiana (“America First”)?

-gli USA sono ancora decisi ad annettere Canada e Groenlandia, e, se sì, come si dovrebbe applicare l’art. 5 del Trattato NATO a questa aggressione a uno Stato membro e a un paese del Commonwealth?

-che cosa direbbero gli USA se, visto l’accordo con la Russia, quest’ultima e l’Europa si fondessero in un’unica confederazione, come volevano fare Gorbaciov e Mitterrand (ridivenendo così il primo Paese del mondo: la “Casa Comune Europea”)? L’unica consolazione è che Trump si illude di creare un’Europa trumpiana, ma il risultato sarà invece un’Europa putiniana. Jeltzin era stato più esplicito  di Gorbacev e di Putin, rivolgendosi, il  19 Novembre1999, a Billy Clinton:„…Dateci subito l‘ Europa. Gli USA non sono in Europa. Gli Europei si devono occupare dell’ Europa. La Russia è per metà europea e per metà asiatica. Tu puoi occuparti di tutti gli altri Stati e preoccuparti della loro sicurezza. Io prenderò l’Europa.”

2.Cosa significa “controllo europeo”?

Attualmente, va di gran moda parlare della difesa europea, ma nessuno si azzarda a definire come  questa si possa configurare. Gli anonimi funzionari americani hanno parlato di forze convenzionali e di “intelligence”. Ma, anche così ridotta, una siffatta ristrutturazione della NATO richiederebbe “una nuova architettura di difesa” in Europa, comprensiva della Russia e dell’ Ucraina, quella cosa di cui Gorbaciov, Jeltzin e Putin hanno parlato da 50 anni, senza che nessuno vi desse mai seguito. La guerra in Ucraina è stata solo un pretesto per costringere gli USA a prendere sul serio questi discorsi, come messo finalmente per iscritto da Lavrov nel 2021.Infatti, gli equilibri in Europa dipendono dai rapporti fra le potenze nucleari, e il cambiamento di questi rapporti dev’essere concordato fra di esse.

Orbene, non abbiamo mai dubitato del fatto che  una qualsiasi dottrina di difesa debba partire dalle priorità politiche. Orbene, nel mondo del 2030, il problema n.1 di tutti sarà la presa del controllo sul mondo da parte degli “Agenti Autonomi” (Intelligenze Artificiali, robot e droni), come previsto già nel secolo scorso da Manuel De Landa, presa di controllo ormai a buon punto in America attraverso la confluenza fra Trump e i GAFAM consacrata dall’ attribuzione ai CEO dei GAFAM del rango di generali dell’ Esercito. Quelli sono i nemici da battere per tutte le parti del mondo e per tutte le tendenze politiche. E’ su questa lotta, e non su altro, che si debbono costruire le visioni del mondo, le strutture di governance, i credi, le teorie politiche, gli Stati, le alleanze, le culture e i partiti.

Intanto, le guerre in Ucraina e Palestina sono già combattute oggi stesso, molto più che dagli uomini, dalle Intelligenze Artificiali e dai droni, che, secondo De Landa, sono destinati a prendere il sopravvento nella prossima Terza guerra mondiale.  Già ora, gli Agenti Autonomi stanno occupando tutte le aree cruciali per l’attività umane, e, in primis, quelle coinvolte nella “Guerra senza Limiti” teorizzata dai generali cinesi e ora in atto: programmazione strategica;difesa anti-aerea,anti-droni e missilistica;buerra ibrida; cyberguerra; cyber-intelligence, guerra culturale, ecc…Il confine sino-vietnamita sarà presidiato da robot umanoidi, in Cina esistono “fabbriche oscure” popolate solo da robot, senza alcuna presenza umana, mentre la “guerra culturale” si combatte a forza di troll e di censura digitale.

In Europa, l’Unione sta fingendo sfacciatamente da trent’anni di combattere strenuamente il giganteggiare delle piattaforme informatiche (americane), i GAFAM, le  quali (Echelon, Cambridge Analytica, cause Schrems, Prism,Tesla, Starlink, Neuralink, Palantir, la Paragon israeliana) dominano le società  sviluppate con il controllo della nostra privacy, con i loro soldi, con i loro rapporti con gli eserciti, con lo spionaggio, con la corruzione e i rapporti privilegiati con le Autorità, in primo luogo americane, ma anche europee… In realtà, essa ne è la prima complice.

3.Lo Stato Mondiale dei GAFAM

L’Unione Europea si è vantata addirittura da decenni di essere la leader mondiale nella regolamentazione dell’informatica (tanto da costituire un modello per il mondo: “the Trendsetter of the World Debate”), ma in realtà essa era già strutturalmente vocata ad aprire la strada al dominio delle Macchine Intelligenti. Il “Funzionalismo Politico” del rumeno-americano David Mitrany (che invitava gli Europei a non creare una federazione politica, bensì solo un’ennesima organizzazione sovrannazionale-strada poi effettivamente seguita con i Trattati-)costituiva il “pendant politico” del funzionalismo filosofico di  Haas, che sosteneva la trasferibilità alle macchine delle funzioni sociali, e perfino psicologiche. Strada imboccata poi dai Social Networks e dall’ Intelligenza Artificiale. L’Unione Europea e i GAFAM risultano così imparentate da un unico pensiero dominante, ed è dunque impensabile che si facciano la guerra.

E’ vero che l’Unione Europea ha adottato una serie di documenti legislativi in materia di informatica, che, “sulla carta” coprono buona parte dei problemni politici pposti dalle nuove ideologie.

Di tratta di:

  • Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) (Regolamento (UE) 2016/679): La pietra angolare della legislazione UE sulla privacy e la protezione dei dati personali, che conferisce ai cittadini un maggiore controllo sui propri dati.
  • Regolamento sull’identità digitale europea (EUDI) (Regolamento (UE) 2024/1183): Istituisce un quadro per i portafogli di identità digitale dell’UE (eID) che gli Stati membri dovranno fornire ai cittadini entro la fine del 2026. 
  • Direttiva NIS2 (Direttiva (UE) 2022/2555): Riguarda le misure per un elevato livello comune di cibersicurezza in tutta l’Unione, imponendo obblighi significativi a un’ampia gamma di entità operanti in settori critici.
  • EU Cybersecurity Act (Regolamento (UE) 2019/881): Rafforza il mandato dell’Agenzia dell’Unione europea per la cibersicurezza (ENISA) e istituisce un quadro di certificazione della cibersicurezza per prodotti, servizi e processi ICT. 

Mercato Digitale e Contenuti

  • Digital Markets Act (DMA) e Digital Services Act (DSA): Queste normative mirano a creare un ambiente online più equo e sicuro, regolando le grandi piattaforme online (“gatekeeper”) e responsabilizzando i fornitori di servizi digitali per i contenuti che ospitano.
  • Regolamento europeo sulla libertà dei media (Regolamento (UE) 2024/1083): Stabilisce un quadro comune per i servizi di media nel mercato interno, proteggendo l’indipendenza e il pluralismo dei media.
  • AI Act (Regolamento (UE) 2024/1689): Il primo quadro normativo completo al mondo sull’intelligenza artificiale, che classifica e regola i sistemi di IA in base al loro livello di rischio. 

Tuttavia, questa legislazione è, dopo un decennio, totalmente inattuata, per i seguenti motivi:

-non ha dietro di sé una filosofia coerente sul rapporto uomo-macchina, presupponendo di poter semplicemente trasporvi i principi generali di diritto nati nell’ era industriale, mentra invece qui si tratta di un nuovo tipo di uomo;

-non viene rispettata dai GAFAM, che hanno i loro leaders e le loro sedi in America, e vengono difesi dal Governo Americano (basti pensare alle cause Schrems);

-l’Europa non ha una sua industria informatica degna di questo nome, capace di controbilanciare i GAFAM;

-l’Amministrazione Americana e i GAFAM costituiscono una lobby impenetrabile, che depura ogni azione della UE di tutti gli elementi concreti che potrebbero danneggiare i GAFAM stessi. La Commissione sta annacquando tutta la sua legislazione con la “Digital Omnibus,per rispondere al diktat di Trump

L’esempio più schiacciante è la recentissima polemica fra l’America (Musk e Trump) contro la UE per la multa da 120 milioni comminata alla  “X”., denunziata come un attacco alla libertà di espressione, e, più in generale, l’America.

Al di là delle recriminazioni sui vari fronti fra America ed Europa, è questo il vero significato storico dello scontro in corso. L’Amministrazione americana ha recepito oramai al 100% le teorie di Schmidt e Cohen (“The New Digital Age”), i quali, nel tentativo di contrastare la nascente supremazia della Cina, proponevano, sulle macerie della Baghdad bombardata, di porre Google nella stessa situazione in cui prima si trovava la Lockheed, che, con la sua produzione militare e con la sua rete di corruzione, guidava l’assalto dell’America per il controllo del mondo.

Tuttavia, dopo le polemiche per lo “Scandalo Lockheed” e per le défaillances dell’F-35, la Lockheed e l’industria aerospaziale in genere avevano perduto il loro smalto, venendo sostituite dall’ industria informatica. Come aveva scritto Evgeny Morozov (“I signori del silicio”), la supremazia informatica serve a coprire le difficoltà politiche ed economiche dell’America, prendendo un controllo culturale e politico più stringente sulle società occidentali. Tutto questo è evoluto nel senso della “Repubblica Tecnologica” auspicata da Karp (definita invece, da Donatella Di Cesare, “Tecnofascismo”).

L’unico Paese che è riuscito a sottrarsi al controllo dei GAFAM  è la Cina, la quale, nel corso degli ultimi 30 anni, è riuscita a creare delle proprie start-ups(come i BATX, Baidu,Alibaba,Tencent, Xiaomi) , le quali hanno sviluppato progressivamente una struttura comparabile a quella dei GAFAM, per poi contendere loro il mercato cinese, fino praticamente ad espellerli, e poi crescere al di là dei propri modelli. Finalmente, spalleggiati dal Governo Cinese, i BATX sono divenuti il più completo ecosistema digitale a livello mondiale, facendo della Cina il Paese più informatizzato (maggior numero di utenze, Smart Cities, transizione green, auto elettriche, computer quantici, robot umanoidi, “fabbriche scure”).

Per fare ciò, il Governo cinese ha:

-introdotto rapidamente un pacchetto legislativo (Cybersecurity Law del 2017; Data Security Law del 2021 e Personal Information Protection Law  del 2021 corrispondente al GDPR europeo);

applicato lo stesso immediatamente, sanzionando senza alcun riguardo tutte le imprese nazionali;

arrestato il guru Jack Ma, per comportamenti analoghi a quelli di Musk;

-costretto i CEO dei BATX ad allinearsi alle politiche del Governo nazionale (“Unione del Civile e del Militare”).

L’azione di Schmidt e Thiel mira appunto a contrastare con interventi legislativi e con l’Advocacy del Presidente Trump, questo superamento dell’ America in campo informatico, e quindi sul piano del “soft power”. Per informazione, Trump, sempre pronto a imitare la Cina, ha addirittura preteso che i CEO dei GAFAM assumessero il grado di generali dell’ Esercito Americano e giurassero fedeltà all’ Unione, realizzando anche formalmente quell’ “Unione del Civile e del Militare” che è un cardine della politica militare cinese.

4. Disarticolare i partiti trumpiani

Lo Stato Mondiale dei GAFAM costituisce la fase finale del Progetto Incompiuto della Modernità e l’opposto di quanto, in teoria, il movimento MAGA professa, vale a dire la difesa della libertà, e assomiglia pericolosamente all’ agenda “Woke”. Per questo la politica trumpiana è pericolosa.

Come contrastarla, soprattutto se ci si trova condannati all’ interno del sistema occidentale? A nostro avviso, un nuovo spazio aperto è quello all’ interno dei partiti “di estrema destra” favoriti dall’ America di Trump, ma che sono, a nostro avviso, un fenomeno contro-natura. E’ ben vero che tutte le tradizioni politiche della Modernità stanno subendo degli stravolgimenti che hanno decretato l’abbandono della passione politica da parte degli elettori, che disertano il voto, che rimane espresso da mepo deil 50% degli aventi diritto (il che significa una percentuale ancor minore della popolazione mondiale). E, tuttavia, perfino all’ interno di quel 10% effettivo di consenso che dà diritto a controllare  i Parlamenti, permangono le tracce di molte tradizioni politiche. Mel caso dell’ “Estrema Destra”:

-nazionalismo;

-tradizionalismo;

-neonazismo;

-neo-fascismo;

-cattolicesimo tradizionale;

-monarchia;

-conservatorismo;

-cattolicesimo tradizionale;

-liberalismo classico;

-cristianesimo sociale;

-repubblicanesimo;

-corporativismo;

-nazionalismo di sinistra;

-islam quietista.

Buona parte di queste tradizioni sono assolutamente allergiche alle caratteristiche principali del movimento MAGA:

-tecnocrazia;

-populismo;

-occidentalismo;

-americanismo.

Neanche leaders come Farage o Weigel corrispondono alla maggior parte delle istanze della “estrema destra” quali sopra delineate. Anzi, crediamo che molti si aspettino più sovranismo europeo, più difesa dell’economia nazionale e del sindacalismo nazionale e almeno un minimo di etica pubblica. Vi è spazio per spaccare questi movimenti, portandone una parte considerevole dalla parte dell’ Europa. Per fare questo, però, occorre creare un discorso politico realmente nuovo, che non sia, né trumpiano, né “woke”. E questo può essere solo una strategia contro la Società del Controllo Totale che recuperi i valori dell’umanità classica, medievale e rinascimentale incorporati nella nostra cultura, contro gli eccessi di razionalismo, di materialismo e omologazione, tipici della modernità e prologo della Singularity tecnologica

RILEGGERE  L’EUROPA :Il trumpismo come occasione  di autoanalisi

Anticipando di alcuni giorni l’intervista del Ministro della Cultura Giuli al Circolo dei Lettori di Torino, alcuni articolisti “mainstream” avevano già invocato nelle settimane scorse una rilettura della storia e della ragion d’essere dell’ Unione Europea.

1.Le critiche di Quirico e Fabbri

Per esempio, ripetendo quanto da noi  scritto, inascoltati, oramai fino alla nausea da decenni, Quirico aveva criticato, su “La Stampa”, l’arroganza degli Europei:“Il resto del mondo America, Cina, Russia , il Sud globale che una volta era formato da nostri sviliti sudditi, lo ha compreso da un pezzo e si comporta di conseguenza. Ignorandoci. E’ inutile discutere e perdere tempo con personaggi irrilevanti, ma che insistono a fingersi Napoleone o Churchill. E pretendono di fare correzioni alla realtà, imporre punizioni e scrivere la loro parola fine, loro che sono, più o meno, i rappresentanti di 450 milioni di consumatori”!Cioè, sul piano mondiale, pochissimo!

Ma, senza una presa d’atto della nostra decadenza, non  nascerà mai un vigoroso progetto di riscatto.

La presunzione con cui gli Europei si impuntano a ostacolare in modo del tutto inefficace i tentativi di pace in Ucraina potrebbe  sembrare ispirata a un’abile manovra tattica (per sfuggire al consueto ossequio all’ America), ma conduce invece a una strategia molto autolesionistica, sia perché potrebbe portare da un momento all’ altro a uno “show-down” militare con la Russia (come quello a cui sembra mirare Cavo Dragone), al quale  per altro, come affermato per primo da Crosetto, siamo impreparati, sia perché ci esporrebbe anche  dal lato dell’ America, la quale non verrebbe neppure in nostro soccorso.

Quirico se la prende poi con la pretestuosa difesa del diritto internazionale che gli Occidentali, e, in primis, gli Europei, sono  stati i primi a violare (cfr. p.es. i casi del processo al Kaiser, dei bombardamenti a tappeto, del Canale di Suez, del Kossovo..):“.. le sue nazioni  e le sue azzoppatissime elite si ostinano a presentarsi come  i sacerdoti del tempio del diritto internazionale. E in base a questa veste sacerdotale che ci siamo attribuiti come consacrati apostoli del dio pensiamo di poter continuare a fulminare e punire  peccati della perduta gente fatta di eretici, o, peggio, atei autocratici. Pensiamo a noi stessi come all’inizio di una era nuova, una infanzia della vera umanità, di una promessa. Promettiamo l’età dell’oro, la pace millenaria. Ma è davvero così? Sono bugie a cui crediamo solo noi che le abbiamo inventate. Non siamo stati noi per primi occasione di vari delitti?”

Ma, prima ancora di compiere delitti, la nostra cultura ha sempre esaltato, nonostante gli scongiuri in contrario,  la guerra nelle sue forme estreme, dal Vecchio Testamento all’ Apocalisse, da Omero a Erodoto, dal De Bello Gallico alle Gesta Dei per Francos, dalle prediche di Lutero a Thomas Mann, da Marinetti a D’Annunzio. Ancor oggi, i nostri politici fanno a gara a predicare guerre contro “le autocrazie”, dal tedesco Merz, che sta attuando il riarmo della Germania, all’Alto Rappresentante Kallas, che invoca una guerra per distruggere la Russia, fino a Francia e Inghilterra che smaniano di poter stazionare truppe in Ucraina, rendendo più che mai impossibile una politica comune europea di difesa, meno che mai “sovrana”.

Una siffatta “guerra contro le autocrazie”, da parte dell’ Europa postbellica, non c’era mai stata: non contro l’Unione Sovietica, non contro i regimi iberici e medio-orientali alleati dell’ America, non contro la Turchia e la Grecia dei colonnelli. Vecchi amici del Patto di Varsavia si accorgono delle“autocrazie” solo adesso, quando i Paesi ex comunisti sono passati, dal Socialismo Reale,  sotto diverse ideologie.

A Quirico fa eco Dario Fabbri su Domino, il quale se la prende con la vuotezza dell’europeismo del “mainstream”. Ricorderò qui che, quando il Ministro Mogherini era Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa, faceva aggiornare la Dottrina UE di Politica Estera e Difesa direttamente dai suoi consulenti americani, senza curarsi neppure di tradurla nelle lingue ufficiali dell’ Unione. Questo fa dire a Fabbri “Non è dato per altro conoscere con quale lingua e guidati da quale canone dominante possa generarsi un’Europa unitaria”.

La tabe originaria dell’integrazione post-bellica è stata infatti l’assoluta subordinazione fin dall’ inizio alle idee, agli interessi e ai diktat americani, che ancor oggi  impedisce una visione chiara della situazione:”Soprattutto, la presenza militare statunitense viene quasi messa da parte. Sovrastati da una narrazione politologica e sovrastrutturale, vediamo in Donald Trump l’ennesimo avversario dell’ Europa Unita, tolto il quale gli statunitensi accetterebbero di buon grado l’iperbolica ‘autonomia strategica’ europea. Da alleati e da pari della superpotenza.”Tutto ciò è una pia illusione.Infatti,Gli Stati Uniti sono stati molto interessatamente (per opporsi all’ URSS) alla ripresa ,a cavallo della IIa Guerra Mondiale, dell’ideologia europeista a suo tempo abbozzata dagl’Illuministi, dalla Santa Alleanza,   dalla Massoneria, da Nietzsche e dall’ Asse, ospitando in America, e finanziando, tramite Warburg, Coudenhove-Kalergi. Poi, approvando in Senato la mozione Fulbright sull’unificazione dell’Europa. Infine, finanziando, attraverso l’ ACUE, la nascita del Movimento Europeo e prendendone il controllo esautorando perfino Churchill(Cfr. De Villiers, “Je tire les ficelles..”).

Anche la tanto esaltata “Dichiarazione Schuman” fu in realtà un adeguamento, alle critiche “funzionalistiche” di Mitrany (insegnante in America), del federalismo di Spinelli, già anch’esso per altro succube al fascino americano dei “Federalist Papers” di Hamilton. Essa fu scritta da Jean Monnet, presentata a Schuman alla Gare de l’Est mentre questi stava  tornando al suo paese natio in Lorena per il week-end, e, infine, concordata con il Segretario di Stato Dean Acheson venuto apposta a Parigi  prima di informarne, all’ ultimo momento, Adenauer.

E, ancora, l’idea della CED (Comunità Europea di Difesa) anticipava già  l’attuale  impostazione di un “riarmo dell’ Europa”, poi imposta da Biden, da Trump e dalla von der Leyen: una serie di eserciti europei arretrati e scoordinati (o meglio, coordinati da Washington), aventi  come unico obiettivo quello di combattere l’Unione Sovietica, mentre invece l’idea di una bomba atomica italo-franco-tedesca veniva bocciata, e sostituita dalla diabolica trovata delle testate nucleari americane “con doppia chiave” parcheggiate in basi europee, facendo così degli Europei degli ostaggi permanenti dell’ America e il primo bersaglio dei missili russi.

Gli unici che avessero  genuinamente (e, diremmo, addirittura fanaticamente) perseguito un’unità europea  “sovrana” erano stati Nietzsche e Coudenhove-Kalergi ,  i quali però non avevano scorto i segni premonitori dell’eccezionalismo americano (Winthrop, Washington, Emerson, Fiske, Kipling, Wilson…).Certo, moltissimi si erano ribellati contro l’americanizzazione dell’ Europa (per esempio, Dickens, Céline, Malaparte, Gonella, Pzywara, De Gaulle, Servan-Schreiber), ma nessuno aveva proposto e perseguito un’alternativa concreta.

2.Lo smascheramento del diritto internazionale

Perciò, per Quirico, il diritto internazionale tanto conclamato dal mainstream occidentale  si rivela una frode: “Questo dio non esiste più, non è morto, non è mai esistito. Prima ancora di cominciare aveva già la spina dorsale rotta. L’essenza del secolo dei diritti è una vita che sputa sangue, ingiustizia e morte.” Basti pensare alla Guerra di Crimea, a San Martino e Solferino, alla “lotta al  brigantaggio” -tutte tappe esaltate del Risorgimento Italiano, che costituirono invece una delle molte anticipazioni delle stragi del ‘900-: l’occupazione occidentale della Cina; lo “Stato Libero del Congo”; le Guerre Mondiali; la bomba atomica..-.

Il diritto internazionale come “dio”: un’ennesima incarnazione della religione secolarizzata che ispira il “mainstream” occidentale (“the Gods of America”: il Metodo Scientifico; il Progresso; il Benessere; la Democrazia..).

Forse, Quirico esagera, perché, di fatto, il diritto internazionale esiste da millenni, per esempio a partire dal Trattato di Qadesh (un primo preteso “Trattato Eterno”),del 1259 a.C., fra l’ Egitto e l’ impero Ittita (scritto in Egizio, Ittitico e Accadico,invocando gli dei dei due Paesi), per continuare con la “Pax Aeterna” con la Persia di Filippo l’Arabo, per poi venire al “Serment de Strasbourg”, in Althochdeutsch e Langue d’Oil, fra i figli di Carlo Magno, al Dar al-‘Uqd della dottrina islamica e alla tregua decennale per Gerusalemme di Federico II e il re egiziano al-Malik (incredibilmente simile al “Piano Trump” per Gaza), per concludere con i Trattati di Tordesillas,  Vestfalia e Vienna. Si trattava (e si tratta) però, di un diritto consuetudinario e pattizio, che riposa sulla “compliance spontanea” delle parti.

Un qualche  “diritto internazionale umanitario” in senso moderno moderno comincia solo con le convenzioni dell’ Aia e di Ginevra, e -cosa sempre taciuta- sotto l’impulso dello Zar Nicola II (proprio quello ucciso con la sua famiglia dai Bolscevichi).Le conferenze di pace tenutesi all’Aia sotto gli auspici della Russia e conclusesi con le convenzioni del 29.7.1899 e del 18.10.1907, furono il primo serio tentativo (se vogliamo, “paternalistico”) di tradurre in realtà i vecchi progetti, imperiali, cristiani e illuministici,  volti al mantenimento della pace universale. Da  qui la loro importanza nella storia delle relazioni internazionali, anche se subito violate.

Perciò, secondo Quirico, nel caso del mito europeo della Pace Perpetua, “gli officianti erano sacerdoti finti, come quelli della rivoluzionaria dea Ragione giacobina, imbonitori che agitavano turiboli e organizzavano processioni ma che servivano solo al proprio potere[LR1] .”Basti pensare alla pretestuosità  del “grido di dolore” di Vittorio Emanuele II (anticipazione del Donbass), all’incriminazione del Kaiser per lo scoppio della Ia Guerra Mondiale (iniziata in realtà fra Serbia e Austria), ai bombardamenti a tappeto e alla bomba atomica, che colpirono deliberatamente le popolazioni civili, e alla IIa Guerra del Golfo, partita con l’assurda sceneggiata di Colin Powell alle Nazioni Unite (con la complicità di queste ultime), con una presunta provetta di antrace, che, se tale fosse stata veramente, avrebbe dovuto comportare l’immediata sospensione della seduta, l’evacuazione della sala e l’allontanamento di Powell.

3.Con Trump, l’Occidente ha gettato la maschera

Scrive Quirico: “Con Trump perfino questa finzione è stata arrogantemente abolita.”Per questo Trump è tanto aborrito da tutti: perché li costringe a vedere  la terribile verità sottostante:”Nessun imperialismo umanitario”, bensì l’imperativo americano di conquistare il mondo per imporre una nuova umanità tecnologica, come affermato nelle dottrine ufficiali del Pentagono e nelle opere di guru americani dell’informatica come Schmidt, Cohen e Karp.

Da un altro punto di vista, Trump rappresenta una sorta di “provvida sventura”, perché getta le basi di una possibile emancipazione progressiva dell’ Europa dal “Progetto Incompiuto della Modernità”: dall’ infatuazione rivoluzionaria a quella democratica, per passare al fatalismo capitalistico e poi al “piano inclinato” della Singularity Tecnologica, tutti smentiti dalla brutalità della retorica MAGA e dal fallimento delle  strategie già avviate dai predecessori e portate a maturazione sotto Trump.

Invece di quella deterministica “Teoria dello Sviluppo”, nasce ora uno scenario aperto a molte alternative, in cui tanto le potenze intermedie, quanto nuove tendenze culturali,  hanno qualche chance di farsi strada senza venire stroncate immediatamente.

E’ questo l’inizio dell’ era multipolare, in cui il dialogo internazionale si farà sulla base del rispetto reciproco fra le Weltanschauungen, come tentato, a suo tempo, da Marco Polo, Matteo Ricci, Akbar, Schopenhauer, Kang You Wei, Eliade, Massignon, Guénon, Pound, Evola, Panikkar, Béjart, Papa Francesco.

Il che, dal punto di vista culturale, si dovrebbe tradurre in un rinnovato e approfondito studio comparato di tutte le culture e ideologie, e, da quello politico, in un’arena mondiale dove le soluzioni derivanti da ciascuna cultura possano confrontarsi, così come avvenuto a suo tempo al momento dell’ approvazione della Carta Universale dei Diritti dell’ Uomo, dove poterono almeno esprimere le loro “dissenting opinions” l’Associazione Antropologica Americana, l’ Arabia Saudita, l’Unione Sovietica e il Kuomintang cinese.

4.L’Europa nella nuova Dottrina USA di Sicurezza:”imminent, total, cultural unravelling in Europe”. 

Quest’affermazione è contenuta nella  U.S. National Security Strategy:”The larger issues facing Europe include activities of the European Union and other transnational bodies that undermine political liberty and sovereignty, migration policies that are transforming the continent and creating strife, censorship of free speech and suppression of political opposition, cratering birthrates, and loss of national identities and self-confidence” .

Nuovo tentativo dell’ Amministrazione Trump di influenzare il corso delle politiche in Europa, in linea con quanto già fatto da Musk e Vance: “America encourages its political allies in Europe to promote this revival of spirit, and the growing influence of patriotic European parties indeed gives cause for great optimism”.

Il documento sostiene anche la “Teoria della Grande Sostituzione” (attribuita impropriamente a Coudenhove-Kalergi), che afferma che delle élites tramano per ridurre la forza elettorale degli Europei bianchi attraverso l’immigrazione:“Over the long term, it is more than plausible that within a few decades at the latest, certain NATO members will become majority non-European,”.Peccato che il Paese NATO che quasi certamente avrà, fra pochi anni, una maggioranza “non-white”(latina, africana, asiatica,medio-orientale) siano proprio gli Stati Uniti (e il secondo sarà Israele)   

5.Una “guerra esistenziale”

Gabriele Segre descrive così le sensazioni di sgomento dell’ establishment occidentale di fronte ai nuovi scenari:

“…viviamo questa guerra con la sensazione che, nel Donbass, non si stia decidendo soltanto il futuro dell’Ucraina, ma la sopravvivenza dell’idea di mondo in cui abbiamo creduto per ottant’anni.

L’epoca in cui vivevamo è cambiata, e questo lo abbiamo ormai capito. Di più: lo abbiamo studiato, discusso, interiorizzato fino alla nausea. Eppure, continuiamo a fare una fatica immensa ad accettarlo, al punto da trasformare questa guerra in una sorta di consultazione del destino: di giorno in giorno seguiamo i bollettini dal fronte, all’affannosa ricerca di indizi che smentiscano la sensazione che il nostro rassicurante passato sia davvero finito e, allo stesso tempo, ci suggeriscano che l’Europa in cui ci eravamo riconosciuti sia ancora viva da qualche parte, pronta a riemergere. Così, quella con la Russia è diventata, prima ancora che una guerra esistenziale, il sintomo più evidente della nostra crisi identitaria collettiva: il momento in cui ci accorgiamo che l’immagine che avevamo di noi non coincide più con il tempo che stiamo vivendo.”

Secondo le “retoriche dell’ idea di Europa”,L’Europa era il punto più avanzato di un ordine che immaginavamo pacificato. Avevamo perfino creato una cittadinanza senza popolo, fondata non su un’origine comune ma su un principio: l’adesione a un progetto in cui la violenza era stata espulsa dalla storia.”

Giustamente, Segre osserva che questa incertezza ha una base più profonda:

“Questa guerra ci rivela che siamo sempre meno disposti a cercare dentro di noi la risposta a questo interrogativo e, piuttosto che interrogarci, preferiamo affidarla agli spostamenti del fronte, al fatto che la Russia avanzi o arretri, alle decisioni che maturano a Kyiv, Mosca e Washington. Così, se Mosca guadagna terreno, ci convinciamo che il nostro vecchio mondo sia davvero finito; se invece l’Ucraina resiste, ci aggrappiamo all’idea che qualcosa dell’ordine passato possa ancora reggere, come un edificio puntellato in fretta per ritardarne il crollo. La verità è che non stiamo sostenendo l’Ucraina per paura della Russia: ci stiamo aggrappando all’Europa per paura del futuro.”

E ne consegue che “la verità — scomoda, ma forse liberatoria — è un’altra: la nostra crisi identitaria proseguirà comunque, a prescindere dalla Russia. È innanzitutto una frattura temporale, non un effetto collaterale del Cremlino. Finché non faremo i conti con questo, non riusciremo a leggere il conflitto in Ucraina per ciò che è”…

La crisi identitaria è di lunga durata, è figlia della democratizzazione, della secolarizzazione, della sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, e, infine, della Società del Controllo Totale:“Ed è questo, alla fine, il punto decisivo: solo un’Europa capace di chiarire a se stessa che cosa può e vuole diventare riuscirà a uscire dalla logica della guerra esistenziale.”Di fronte alla società del controllo totale, nessuna società del mondo sa che cosa rispondere, però, fra tutte, l’Europa è la meno preparata, perché ha soffocato da quasi un secolo la propria identità sotto quella americana, e, ora che l’America sta per affondare, l’Europa rischia di affondare con essa.


PRIMA DI “SCOMPARIRE” (COME DICE MUSK),

L’ITALIA SARA’ “PUTINIANA”?

Sui quotidiani “mainstream” assistiamo a una continua, per altro da lungo tempo dovuta, autoflagellazione e autocritica: crisi della natalità, errori progettuali del progressismo, avanzata dell’”autocrazia”: tutto cospira a distruggere l’arroganza di chi aveva investito la sua credibilità, e la sua carriera, sull’ ingiustificata promessa di un futuro sempre migliore: ”l’illusione che ogni malattia sia curabile” (nel linguaggio della teologia ebraica, “tikkun ha-olam”, “curare il mondo”, come titola infatti Gabriele Segre su “La Stampa”) .

A partire dal clima, dove, sostiene Segre, “alcune zone costiere dovranno essere abbandonate, altre diventeranno troppo aride per essere coltivate..”Per esempio, la Bassa Padana tornerà a essere un braccio di mare, mentre Roma, Napoli. Amsterdam, San Pietroburgo, saranno parzialmente sommerse. Uno scenario per altro simile a quello del 1° millennio a.C., che penalizzerà certo il modo di vivere affluente e in particolare i centri tentacolari delle talassocrazie, come New York (in particolare, Lower Manhattan) e Shang-hai (che è “sul mare”), ma non sarebbe certo insostenibile, come non lo era allora, con le paludi dove poi ci furono i Fori Imperiali e Ferrara raggiungibile via mare. In quell’epoca nacquero Roma, Atene, e gl’imperi romano, persiano, Maurya, Gupta, Qin e Han. Saranno rivalutati luoghi lontani dal mare, come Mosca, Pechino, Pretoria, Tehran, Nuova Delhi, le capitali degli Stati “terragni” (l’”Heartland” di Mackinder).

Tutto ciò, sostiene Segre, metterà in discussione i presupposti stessi della nostra civiltà:”per oltre due secoli, la sua legittimità si è fondata su una promessa rassicurante: migliorare la vita dei cittadini evitando di metterli di fronte al valore della perdita, ma il problema è che la democrazia contemporanea fatica a farlo : chiedere consenso significa quasi sempre promettere un ‘qualcosa di più’, non un ‘qualcosa d’altro’. Certo, ci fu un tempo in cui anche alcune democrazie  (“democrazie armate”) chiedevano anziché promettere, come nei casi della Rivoluzione Francese, di Churchill, di Galimberti, di Kennedy, ma quei tempi sono passati, perché l’”ideologia californiana” ha promosso in Occidente il libertinismo di massa, destinato inevitabilmente ad essere sconfitto dalla Pasionarnost’ dei “popoli terragni”, che oggi costituiscono il nocciolo duro dei BRICS (teorizzati da Ibn Haldun, da Mahan, Mackinder e Gumilev).Oggi, solo la Cina “epistocratica” è ancora capace di sfide “long-termist”, come per esempio l’alta velocità, la sovranità sul web, i brevetti, la transizione ecologica, la Via della Seta.

1.Musk contro l’Italia

Buona parte dell’attuale “guerra culturale” fra USA, Islam e Russia verte sull’eredità storica dell’Impero Romano, l’unico capace di rivaleggiare con l’Impero Cinese. Negli USA, non sono mai venute meno le correnti che considerano l’America come l’erede privilegiata di Roma. Leggiamo i versi  del vescovo  Berkeley, che sescrivono l’America come il “Quinto Impero” della Bibbia:

“Westward the course of empire takes its way;
 The four first acts already past,
A fifth shall close the drama with the day:
 Time’s noblest offspring is the last.

To West goes the Empire”.

Ricordiamo anche lo pseudonmo “Publiusdegli autori del Federalist (tanto amato dai Federalisti europei), per finire con il profluvio di aquile, fasci littori, immagini di dei e di colonne palladiane che costellano Washington. “Last, but not least”, Elon Musk, che ama vestirsi da gladiatore e finanzia il restauro delle antichità romane. Ma anche Costantinopoli (Istanbul) è la “seconda Roma”, e il Fanari un “secondo Vaticano”, sì che i Sultani si erano auto-proclamati “Kaisar-e-Rum”, e a Istanbul c’è il Rumeli Hisar (il “Forte di Romania”); infine, Mosca è per definizione “la Terza Roma”, oltre la quale non ce ne sarà un’altra, e quello che noi chiamiamo “Zar” si autodefiniva invece “Imperator vsech Rossij”.

Ma l’Italia sparisce non solo geologicamente anche anche dal punto di vista demografico.

Musk, a suo tempo (quand’era “ministro” di Trump), era amicissimo di Giorgia Meloni, ma,  da quando l’Italia gli ha negato il monopolio dei nostri sistemi di comunicazione militare e sta tergiversando sull’acquisto di armi in America, ne è divenuto un accanito detrattore. Di qui, l’attacco su “X”  per la denatalità del nostro Paese. A cui va aggiunta l’imponente emigrazione di giovani italiani (e di immigrati) :il doppio dell’ immigrazione.

Il che non è certo un segnale positivo, ed è in contrasto con la propaganda del “mainstream”, e, in particolare, di quella meloniana, secondo cui l’Italia, salvo che per l’immigrazione, andrebbe a gonfie vele, ma tuttavia non va drammatizzato, per una serie di ragioni:

a)entro il 2050, gli “agenti artificiali” (robot e intelligenze artificiali) potrebbero avere sostituito, in tutto o in parte, gli umani. Quindi , in ogni Paese, occorrerà computare, da un lato, gli umani, e, dall’ altro, gli agenti artificiali (che daranno essenzialmente cinesi);

b)buona parte dei compiti nella società (dalla programmazione strategica, alla ricerca scientifica, all’ informazione, alla finanza, al diritto, all’organizzazione aziendale, all’ insegnamento, ai trasporti, alla cura, alla sicurezza, alla guerra), saranno svolti da agenti autonomi, sicché sotto tutti i punti di vista sarà irrilevante quanti saranno gli umani in un certo territorio, molto più rilevante essendo quale sarà il loro rapporto con gli agenti autonomi, nonché a chi “obbediranno” questi ultimi;

c) le “identità italiche” (da quella cattolica a quella latina, a quella mediterranea) sono debilitate, non già dalla denatalità, bensì dall’erosione dei ceti portatori di tali identità (dalle Chiese, all’ intellighentija indipendente, alla cultura classica) provocata da ben altri fenomeni (come la secolarizzazione, l’americanizzazione, i GAFAM, l’ideologia Woke).Buona parte di questi “agenti della de-italianizzazione” sono legati proprio ai GAFAM e all’eccezionalismo americano, di cui Musk è uno dei primi esponenti. Così come in tanti altri contesti (Germania, Ucraina, Israele) l’eccezionalismo americano strumentalizza come burattini i piccoli nazionalismi (“Kleinstaaterei”), per minare le identità dei grandi Stati-Civiltà che potrebbero divenire concorrenti degli USA (cfr. “Rapporto Wolfowitz”).Basti pensare che, in Lettonia, i ragazzi delle elementari non ragionano più in Lettone, bensì in Inglese, e poi traducono in Lettone le risposte da dare ai loro insegnanti. Questa sarebbe l’”Identità Europea” dei Baltici. In Italia, l’idea di un “Patriottismo Occidentale” svolge la stessa funzione.

Anche l’enfasi posta sulla denatalità e sull’ immigrazione riflette un problema tipico solo delle “Società di Immigrati” di ispirazione protestante o comunque puritana (anglosfera più Israele), le quali erano basate sul presupposto di poter “sommergere” le società native delle terre conquistate grazie all’immigrazione “di qualità”, all’”apartheid” e all’assimilazione. Invece, la “globalizzazione”, che ha alterato i flussi migratori (oltre all’occupazione israeliana), ha portato proprio in quegli Stati a una superiorità numerica (e spesso qualitativa) dei “Non Whites” sui “Whites”, anche e soprattutto nelle posizioni apicali (Harris, Mamdani, Pichai, Nadella, Sadiq Khan, Suniq, Oezdemir...). Ciò provoca lo sgomento nei ceti medi (“underdogs”), provinciali e abituati a comandare ai “Non Whites” come se fossero ancora degli schiavi, mentre invece sono ora sulla strada di divenire, non solo maggioritari, ma anche dominanti. Ma questo non è mai stato un problema europeo, se non come una delle tante sfaccettature dell’americanizzazione, perché la maggioranza è saldamente in mano a Europei, che non potranno essere “sostituiti” in tempi storici prevedibili, se non dai robot.Il famigerato “Piano Kalergi” è una”fake news” onventata da Hitler, che odiava l’aristocratico cosmopolita Coudenhove-Kalergi. Certo,  quest’ultimo, nella sua opera -predittiva, e non programmatica-, “Praktischer Idealismus”, ipotizzava il crearsi di una classe dirigente “bianca”, formata dalla fusione dell’ aristocrazia mitteleuropea (compresa quella ebraica), con la nomenklatura sovietica, mentre i ceti popolari europei, a causa del colonialismo, sarebbero divenuti meticci. Ed è per questo  che qualcuno aveva pensato alle leggi razziali anche in relazione alla nascita dell’ Impero d’Etiopia. Ma, come abbiamo visto, questa profezia non si realizzò per via della IIa Guerra Mondiale, del declassamento dell’ aristocrazia, della Shoah, della perdita delle colonie e della fine del socialismo, mentre il problema è divenuto più che mai reale in Sudafrica (da cui provengono Musk e Thiel), in Israele, negli USA, nel Regno Unito, in Australia e in Nuova Zelanda, dove i “Whites” diverranno ben presto minoranza e già ora abbiamo sindaci e capi di authorities indù o mussulmani. E ora, al posto degl’immigrati (anch’essi stufi dell’ Italia), arrivano i robot.

Infine, questa “sparizione” economica, che colpisce l’ Europa, è particolarmente percettibile qui in Piemonte, che è passata fra le regioni italiane più deboli, ovviamente in gran parte a causa della vera e propria dissoluzione della FIAT.

2.Un’Europa “naturaliter putiniana”?

Questo sgomento  ha avuto, in Europa, la contropartita di un sentimento  speculare al suprematismo WASP:  la russofilia. Secondo Luigi Manconi (La Repubblica)”la Federazione Russa appare come un baluardo rispetto alla decadenza dell’ Occidente”. Concetto anticipato già da Tacito e Jordanes con riferimento ai Germani, sviluppato da poi, per la Russia, da Teofane di Pskov e da De Maistre, portato poi alle estreme conseguenze  estremi da Leontijev e Dostojevskij, e coltivato ancora da Ilin e da Dugin .Siamo sempre ancora intorno alla questione della “Terza Roma”: la prima cadde sotto i barbari, la seconda sotto gli Ottomani, ma la terza, Mosca, sarà eterna (la “Rossija Viečnaja”), che sarà quindi, la vera Gerusalemme Celeste di cui parlava Sant’Agostino).

Nonostante gli sforzi secolari in contrario dei russofobi di tutte le risme (De Custine, Shevčenko, Hitler, Brodskij), sono “putiniane” secondo Manconi“tutte, ma proprio tutte, le organizzazioni del fondamentalismo cattolico, gran parte dei gruppi novax, e in generale quelli antiscientifici, la destra neofascista e la sinistra sovranista (c’è pure quella!).

Da queste propaggini estreme le pulsioni filorusse si diffondono nella società italiana attraverso i partiti (in particolare Lega e M5S, ma non solo), trovando simpatie sorprendenti e impreviste amicizie.”

In realtà, si è cercato di nascondere con l’oblio molti dei forti legami fra Russia ed Europa: le città greche e romane sul Mar Nero; il ruolo dei Variaghi nel creare la Rus’ di Kiev; lo sforzo di Pietro e Caterina per creare legami permanenti con l’Olanda (i canali di San Pietroburgo; l’Italia (l’architettura palladiana), la Francia (la lingua, il balletto, la biblioteca di Diderot);la Germania (la filosofia); inoltre, i rapporti strettissimi fra la monarchia russa e i Savoia, dalle vacanza e Nizza alla concessione di una base navale a Villefranche sur Mer alla costruzione di una linea ferroviaria diretta da San Pietroburgo a Nizza, alla visita dello Zar al castello reale di Racconigi, all’ospitalità data a Capri, sotto gli auspici della Regina Elena, a Trotskij, Lenin e la scuola di quadri del Partito Bolscevico.

Ma, a monte ancora di tutto ciò, c’è la profonda similarità fra Russi e Europei, che fa dei primi parte integrante ed essenziale del nostro Continente. Dalla lingua, simile a quella degli altri Slavi ma anche a quella dei Baltici; alla religione, comune a Ucraina, Bielorussia, Moldova, Transnistria, Bulgaria, ma anche a Georgia, Armenia, Gagauzia, Cipro e Grecia; alle origini dai popoli migratori delle steppe  ,simili a quelle dei Finnici, degli Ungheresi, dei Turchi, dei Bulgari, dei Serbi e dei Croati; alla cultura moderna, sorella di quelle contemporanee di Francia, Italia, Germania, Inghilterra e Polonia -pensiamo solo all’ Ermitage- ; al pensiero politico, con De Maistre, Bakunin, Soloviov, Fiodorov, Lenin, Trotskij, Gramsci, Togliatti..; all’intellighentija emigrata dopo la Rivoluzione d’Ottobre: Ustrialov, Trubeckoj, Nabokov, Kojève, Stravinskij… ).

La Russia è quindi  un Paese europeo a tutti gli effetti, e l’Europa sarà se stessa solo quando comprenderà anche la Russia, con le sue risorse naturali, culturali, economiche, demografiche e militari, oltre che l’Ucraina, il Caucaso e l’Anatolia : l’”Europa dall’ Atlantico agli Urali”, o “da Brest a Vladivostok”. Solo così essa  potrà apportare il contributo della propria identità continentale alla definizione della governance mondiale dell’ Intelligenza Artificiale, oggi tutt’altro che matura.

Per questo, è importante contrastare nel modo più risoluto la linea politica dell’ attuale Alto Rappresentante per la politica estera e di difesa europea, Kaja Kallas, che punta oramai dichiaratamente alla guerra contro la Russia, per perpetuare le divisioni interne del nostro Continente.

3.Chi smonterà il monopolio dei GAFAM?

In un’intervista a “La Repubblica”, l’ex segretaria generale della CGL, Susanna Camusso, ha ripreso la vecchia proposta, formulata di tanto in tanto da qualcuno ma poi sempre abbandonata, di “smontare” i GAFAM (in sostanza, lo “spin off” imposto ai monopolisti dalle autorità antitrust, previsto da più di un secolo nello Sherman Act americano ma non più attuato da molti decenni).

Come scrive Michele Serra su “La Repubblica”, “Leggendo le sue parole quasi si sussulta, per quanto insolita è la loro drasticità: e viene da chiedersi come mai questo argomento ..n on sia al centro del dibattito politico mondiale; al punto che la sola idea di una battaglia politica contro i monopoli sembra un azzardo irrealistico, coltivabile soltanto in piccole cerchie radicali, e non un’evidente urgenza della democrazia e financo del capitalismo, che ridotte in poche mani perde il suo potere di penetrazione e di contagio.”

In realtà, neppure Serra ha il coraggio di andare al di là di qualche allusione:”Come si sia arrivati, in pochi decenni, alla totale complicità politica e alla quasi idolatria di massa per l’impero dei Pochi, è un mistero che (forse) capiremo  solo quando ne saremo usciti.”

In realtà, i GAFAM costituivano, e ancora costituiscono, il nocciolo segreto del progetto della Modernità, dal Golem di Rabbi Loew, ai progetti teo-tecnocratici di Saint-Simon, al “Punto Omega” di Teilhard de Chardin, e, per ultimo, al “comunismo digitale” di Maurizio Ferraris. Secondo Saint-Simon, nella società socialista il potere spirituale sarebbe spettato agl’”industriali”. Nulla di strano, dunque, che, oggi, spetti ai guru dell’informatica. Orbene, con il loro “potere spirituale”, attraverso lo spionaggio, il “cyberwarfare” e i “social”, essi orientano la società. Ciò comporta, tra l’altro, una capacità di ricatto enorme, unita alla possibilità di mobilitare somme spropositate, utilizzabili ovviamente per la corruzione su vasta scala. Pensiamo al miliardo di dollari come premio di produzione, deliberato dagli azionisti di Tesla.

Nessuno osa contestare i GAFAM per il semplice fatto che questi hanno da tempo infiltrato i propri complici nella politica, nelle Chiese, nella cultura, nei media, nelle imprese, nei servizi segreti, negli eserciti, sicché quando, come proposto per esempio in America nella precedente legislatura, si propone di applicare contro di loro le regole ormai classiche per i monopoli, regole che prevedono un loro “spin-off”/smantellamento (come si era fatto con Standard Oil o con la SKF), queste proposte non giungono mai a una conclusione.Basti vedere , come esempio fra tanti, l’incresciosa vicenda attualmente in corso della multa a META da parte del Garante, oggetto di sfacciati patteggiamenti con i partiti e di censure nei confronti del giornalismo d’inchiesta.

La realtà è che oramai è dato per scontato quanto sostenuto da Eric Schmidt, già Direttore Generale di Google, che, cioè, i GAFAM sono la punta di diamante degli USA nella loro offensiva per il controllo del mondo, e, quindi, sono al di sopra della legge.

Di fatto, una siffatta operazione contro le grandi piattaforme è avvenuta solo in Cina (il cosiddetto “Crackdown on the BAATX”), con il blocco dell’ IPO del gruppo ANT di Jack Ma e una multa di 2,8 milioni per comportamento monopolistico.

Questo spiega perché ci possa essere in Occidente una simpatia diffusa per le potenze eurasiatiche che contrastano gli Stati Uniti. Infatti, questi ultimi da 50 hanno favorito di fatto anni la nascita dei GAFAM, nonché il loro affermarsi in tutto il mondo come streumenti di disciplinamento delle società civili. Il comportamento dei successivi presidenti è stato quello di impedire ogni intervento limitativo, da parte delle autorità americane ed estere (in primo luogo, dell’Unione Europea), che ha vanificato, su richiesta dei GAFAM e dei successivi Governi, ogni iniziativa delle legislazioni nazionali, delle autorità fiscali e dei vari Garanti, che si sono rivelate sempre più come semplici “gride manzoniane”. Ora, la Commissione von der Leyen sta ulteriormente dilazionando nel tempo l’applicazione di  buona parte dell’ Artificial Intelligence Act. L’intera normativa UE ha perduto, e ancora perde, così, ogni credibilità, mentre Trump dichiara che impedirà qualunque attentato ai GAFAM, che costituiscono un’eccellenza americana.

Perciò, la risposta a Camusso e a Michele Serra è che un “Crackdown in Occidente sui GAFAM”, parallelo al “Crackdown cinese sui BAATX” si avrà solo quando l’America avrà rinunziato alla sua pretesa di collocarsi a un livello più elevato degli altri Stati. Cosa che si potrà ottenere solo con una vera e propria “debellatio” del potere americano, quale perseguita, a parole e nei fatti, dai vertici dei BRICS, per esempio coll’ ultimatum agli USA e alla NATO prima della guerra in Ucraina, o  con le dichiarazioni congiunte fra Russia e Cina. Solo allora gli USA accetteranno di sedersi a un tavolo paritetico con le altre grandi potenze per discutere di una  governance mondiale comprensiva dei principi di base del diritto internazionale e delle regole comuni sull’ informatica e l’intelligenza artificiale.Per questo, gli Europei, privi di qualunque potere di intervento e minacciati nella loro libertà di espressione, possono solo confidare,  ma solo di nascosto, in una vittoria dei BRICS.

Unico rischio, quello del Coro dell’ Adelchi:
“Tornate alle vostre superbe ruine, all’ opere imbelli dell’arse officine, ai solchi, bagnati di servo sudor”…”Al nuovo signore si aggiunge l’antico.    
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta”.

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE E MILITARIZZAZIONE DELLE SOCIETA’

Uno sguardo comparativo

La polemica sulla legge recentemente approvata dal Senato, e la conseguente campagna referendaria, per quanto accanite, sembrano perdere di vista, come spesso accade in Italia, la panoramica generale  delle trasformazioni costituzionali in corso nel mondo, caratterizzata dalla preparazione della IIa Guerra Mondiale.

Questa legge, come quelle in materia di pubblica sicurezza e quelle sul web, vanno nel senso di una maggiore centralizzazione del potere, che si accoppia a tendenze altrettanto autoritarie e centralistiche della prassi politica: dai partiti personali e familiari, alla demonizzazione del pensiero dissidente, all’ allineamento cieco agli Stati Uniti.

Tuttavia, ciò non è tipico soltanto del Governo Meloni, dell’ Italia, dell’Europa o dell’ Occidente, ma si estende al mondo intero per effetto (i) della preparazione della guerra , (ii) della “rivalità mimetica” con la Cina, il grande vincitore di questi anni, (iii)del potere delle grandi piattaforme, (iv)del discredito delle retoriche libertarie dell’ultimo cinquantennio: il Patriot Act, l’unione del civile e del militare, il “Crackdown sui BAATX” in Cina; l’eliminazione dei limiti di eleggibilità al terzo mandato…

La trasformazione delle legislazioni in materia di giustizia (come quella italiana in materia di giustizia) costituiscono quindi solo una parte molto modesta di questo generale fenomeno. Anche perché, contrariamente a quanto si crede, l’”Indipendenza della magistratura” non esiste nella maggior parte dei Paesi dell’ Europa Occidentale, dove è palese che il giudici sono un organo politico. Per non parlare degli Stati Uniti, dove i giudici sono eletti come i Governatori, l’Attorney General è un organo del Governo, e i giudici della Corte Suprema sono nominati dal Presidente fra i candidati del suo partito, e modificano discrezionalmente il diritto perché la”common law” è un diritto giurisprudenziale.

Ecco una panoramica dei principali modelli:

Paesi dove la pubblica accusa dipende dal governo

Stati Uniti:

  • Modello di common law.
  • I procuratori (District Attorneys) sono eletti direttamente o nominati da autorità politiche locali.
  • Il Procuratore Generale (Attorney General) è nominato dal Presidente e fa parte del governo federale.

Regno Unito:La Crown Prosecution Service è formalmente indipendente, ma il Procuratore Generale è membro del governo e può intervenire in casi specifici.

Francia

  • I magistrati del pubblico ministero sono sottoposti al Ministero della Giustizia, che può influenzare la loro carriera e orientamenti generali.
  • Tuttavia, non può dare ordini su singoli casi.

Germania

  • I pubblici ministeri sono funzionari pubblici sotto l’autorità del Ministro della Giustizia.
  • Il governo può esercitare direttive generali, ma raramente interviene nei singoli procedimenti.

Giappone:Il Procuratore Generale è nominato dal governo e il Ministero della Giustizia ha forte influenza sulle indagini e sulle azioni penali.

L’Italia era caratterizzata, ed ancora è, dopo la recente riforma, dal principio dell’ indipendenza della magistratura, perché l’unica innovazione della presente legge è stata solo quella di eliminare la limitatissima opzione per i giudici (una volt nella vita) dalla carriera dei giudici giudicanti a quelli dei pubblici ministeri. Semmai, c’è da temere un ulteriore trend volto ad allineare il ruolo del pubblico ministero ai modelli degli altri Paesi occidentali, con la subordinazione al Governo e la discrezionalità dell’ azione penale.

Ciò dimostra che le battaglie intorno alla nuova legge sono pretestuose: il Governo vuole imitare diligentemente la campagna di Trump contro la magistratura, e la sinistra quella dei Democratici americani a favore della magistratura, nello stesso modo in cui tutti oggi si agitano per Mamdani.

Ma quando smetteremo di appassionarci per dibattiti a loro volta pretestuosi degli Americani? Il nostro sistema è ancora molto diverso. I veri problemi sono :

-la corruttibilità della magistratura (se si fanno corrompere per 30-40.000 Euro da parte di piccoli provinciali, immaginiamo quanto siano flessibili dinanzi ai Governi stranieri -cfr. le  morti di Olivetti, Tchu, Mattei, Moro, Servizi deviati, Cermis,. Calipari-; alle multinazionali (antitrust sul web, inquinamento); ai grandi patrimoni (impunità per evasioni fiscali multimiliardarie);

-l’ignoranza del segreto istruttorio (i processi si fanno alla televisione o sul web; le intercettazioni non servono per condannare i colpevoli, bensì per demonizzare chicchessia sui media.

2.La militarizzazione delle società occidentali

Dopo la caduta del Muro di Berlino, il sistema occidentale non ha cessato di tentare di occupare militarmente il resto del mondo, fomentando crisi locali come la guerra Iranian-Irak, l’indipendenza della Cecenia,  l’occupazione del Kuwait, la guerra alla Transnistria, all’ Abkhazia e all’ Ossezia, il movimento talibano, la guerra del Kossovo, Bin Laden, il “Progetto G.U.A.A.M.” (Georgia Ucraina Armenia Azerbaidzan), l’Isis, Hamas…

Infatti, esso non si è rassegnato, mé si rassegna, a perdere il controllo dei territori occupati nel corso dei secoli: le Americhe, l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia Meridionale e Orientale…

Per fare ciò, l’Occidente ha dovuto incrementare sempre più, anche servendosi  della psicosi dei “nemici pubblici”, il grado di controllo sulle società di tutto il mondo, attraverso l’esasperazione ideologica (“guerra delle democrazie contro le autocrazie”), il culto della personalità del Presidente, le intercettazioni a tappeto (Echelon, Prism), i GAFAM, l’inasprimento delle norme repressive (Patriot Act), la creazione nei Paesi alleati di partiti allineati con il movimento MAGA, il rafforzamento negli stessi della legislazione repressiva, la reintroduzione della leva obbligatoria…

Anche l’Italia è soggetta a questo tipo di pressioni, che si sono manifestate nel ritiro obbligato dalla Via della Seta, nello spostamento in Ucraina di armi essenziali alla sicurezza nazionale, nell’appalto di sistemi vitali di sicurezza nazionale a Musk e agl’Israeliani di Paragon, nell’esercizio della Golden Share contro innocue imprese cinesi. Per ciò che riguarda il diritto, c’è anche qui, come in America, un inasprimento delle leggi di pubblica sicurezza, e invece un rilassamento della repressione dell’ attività dei GAFAM americani, i peggiori nemici della privacy, ma oggi rivalutati (fra l’altro, dal Garante europeo Wewiòrowski) come preziosa fonte di dati per l’Intelligence Community americana.

Non parliamo ovviamente dell’ Ucraina, dove,  causa della guerra, il governo dimissionario è restato in carica un anno, sono stati sciolti 11 partiti, e fuse tutte le reti televisive, ed istituita addirittura una milizia specializzata nel controllo dell’ uso dell’ Ucraino anziché del Russo (che, puro o nella forma ibrida del Surzhik, ha costituito negli ultimi 2 secoli, la lingua d’uso in Ucraina, e perfino del Presidente Zelenskij e del Battaglione Azov).

Ultime novità:

-i diplomatici americani, prima durante e dopo le trattative interazionali per la riforma del diritto del mare, hanno minacciato i loro colleghi di altri Paesi di sanzioni personali e per i loro Paesi nel caso di voto difforme da quello degli USA;

-gli USA si sono rifiutati di partecipare al G20 in Sudafrica per protesta contro le discriminazioni contro i bianchi locali, non dissimili da quelle in USA, Canada  e Australia contro i nativi, e nelle repubbliche ex-sovietiche contro i russofoni e i russofili.

3. L’Europa a un bivio

Mell’ ottica della preparazione delle nostre società a crescenti pericoli bellici, si confrontano due esigenze apparentemente contraddittorie:

-da un lato, quella di rafforzare comunque la capacità bellica delle società europee (gravemente arretrate in questo campo), cosa che richiede un grande anticipo delle vere e proprie situazioni di crisi;

-dall’ altro, tenere conto che, fa le possibili minacce al territorio dell’ Unione, la più imminente è quella, del Presidente Trump, di annettere con la forza la Groenlandia agli Stati Uniti, occorrerebbe  che la preparazione bellica in corso potesse essere usata anche contro un attacco statunitense. In quest’ottica, non si può dimenticare che l’Europa Occidentale è soggetta a una vera e propria occupazione militare americana, con centinaia di migliaia di soldati, che non si sa se resterebbero inattivi nel caso di occupazione della Groenlandia. E’ difficile immaginare come strutturare una difesa europea capace di fare fronte anche a questa eventualità

Per questo motivo, la formula spesso suggerita di introdurre, per le politiche di difesa, in luogo dell’ attuale unanimità fra gli Stati, una forma di voto a maggioranza, oltre ad essere giuridicamente vuota, è anche un’arma a doppio taglio. Intanto, Le decisioni di carattere bellico, soprattutto in caso di guerra fra le macchine intelligenti, fuoriesce di per se stessa dalle formule tradizionali del diritto internazionale bellico (innanzitutto la “dichiarazione di guerra”): Le guerre non si dichiarano; gli obiettivi dei missili e dei droni sono segreti; i colpi di mano li decidono i Presidenti con i Servizi Segreti. In parlamento si discutono semmai i budget militari a lungo termine. In quale organo si voterebbe a maggioranza?

Nello stesso modo, fare affidamento a scatola chiusa su organi istituzionali, vuoi europei, vuoi europei, schierati in modo acritico con l’ America, come i Presidenti Costa e von der Leyen, l’Alta Rappresentante Kallas e il Commissario Kubelius, sarebbe un grave rischio per l’ Europa. A quel punto, meglio l’attuale regola della maggioranza.

Occorre invece urgentemente un’azione culturale, coerente con l’avanzata nel mondo del ruolo delle civiltà non europee, per creare, fra l’opinione pubblica, e soprattutto fra le classi dirigenti, specie quelle del futuro, e  soprattutto nel mondo intellettuale, e ancor più nel servizio pubblico, specie militare, la consapevolezza della nostra diversità dal “mainstream” americano, con le critiche  che Burke, Herder, Renan, Taine, Dickens, Kafka, Céline, e Weil, avevano mosso all’ America fino da due secoli fa., in modo che, nel momento decisivo, l’Europa sappia fare le proprie e scelte.

MAI PIU’GUERRE?

Considerazioni su Trump come “pacificatore”

Se c’è un tema che accomuna buona parte del mondo politico e culturale di oggi, è la pretesa ricerca della pace.

Tuttavia, la fragilità della tregua di Gaza mostra l’eccesso di retorica che ancora una volta ha caratterizzato la pretesa “Pace Perpetua” mediata questa volta dal Presidente Trump, dimostrando un’ennesima volta l’impossibilità della Pace Perpetua nell’immanenza.

1.Pacifismo e imperi

Come abbiamo spiegato in precedenti post, quella ricerca è stata presente, nel discorso culturale e politico, fino dall’ antichità, specie nei grandi Imperi (persiano, cinese, romano, islamico) e nelle religioni universali  ad essi legate (mazdea, buddista, cristiana, Islam), ma il suo significato reale è sempre stato intrinsecamente ambiguo. Tutti d’ispiravano alla formula, fatta propria da Trump, “Piece through force”,, vale a dire che il potere esorbitante dell’ impero avrebbe reso impossibile, fa i popoli conquistati, una guerra divenuta, dopo la conquista, intestina all’ Impero stesso, e quindi vietata dall’ Imperatore (anche se l’Impero Persiano fu presto sconfitto da Alessandro e l’impero macedone fu spartito  fra i Diadochi).

Attraverso l’imposizione della pace, l’Imperatore voleva dimostrare la propria superiorità (quasi divina), e la propria funzione storica.

La pace vantata dagli imperatori achemenidi era quella ottenuta soggiogando i regni e le città del Medio Oriente e trascinando in catene a Persepoli i loro governanti, come raffigurati sulle tombe imperiali e nei palazzi della capitale. Quella dei profeti ebraici prevedeva che Gerusalemme divenisse la capitale del mondo, e quella dei Romani si concretizzava nel “parcere victis et debellare superbos”. La “Trewa Dei” era, come dice il nome stesso, una tregua fra i potenti cristiani, sponsorizzata dalla Chiesa, per poter meglio combattere gl’infedeli per la “Dilatatio Christanitatis” auspicata da Sant’Agostino, mentre l’ “Ewiger Landfrieden” era la pace fra i feudatari tedeschi imposta dall’ Imperatore, sotto severe sanzioni.

Anche la Pace di Westfalia consistette essenzialmente nell’imposizione ai vari Stati, dopo la guerra dei Trent’Anni, della confessione religiosa dei rispettivi principi (“cuius regio, eius religio”). La Pace Perpetua di Podiebrad e di St-Pierre era una pace fra gli Europei  per meglio gestire la colonizzazione degli altri Continenti, mentre i Trattati di Versailles, Trianon e Santo Stefano  sancivano la distruzione degl’imperi tedesco, austriaco, russo e ottomano, preparando il terreno alla guerra totale e agli stermini del nazionalismi scatenati.

La Guerra Fredda si reggeva sulle bombe di Hiroshima e Nagasaki e sull’ occupazione dell’ Europa: la Pax americana si fonda  sulle basi NATO e sulla Società del Controllo Totale. L’”Ordine Mondiale Basato sulle Regole” mira ad imporre il mantenimento in piedi  di un equilibrio culturale, sociale, demografico, economico e militare egemonico intorno agli Stati Uniti (l’”Impero Nascosto”), sì che ogni attentato a tale equilibrio viene inquadrato come un delitto, e, come tale, esposto a sanzioni (che vanno dalla bomba atomica, al napalm, ai colpi di Stato, ai dazi, ai processi e le esecuzioni contro i leader sconfitti).

In queste condizioni, vale quanto scritto a suo tempo da Tacito: “fecero un deserto e lo chiamarono pace”.E il testo più realistico sulla guerra resta il  “Bhagavad Gita”, parte del Mahabharata contenente gl’insegnamenti di Krishna. Nel primo capitolo, il principe-guerriero Arjuna si trova sul campo di battaglia di Kurukshetra, pronto a combattere contro i suoi stessi parenti e maestri. Di fronte alla prospettiva della guerra fratricida, è sopraffatto dal dolore e dal dubbio morale. Dice:“O Krishna, dopo aver visto tutti i miei parenti riuniti qui con ansia di combattere uno contro l’altro, sento le mie membra perdere forza e la mia bocca seccarsi.”Krishna  lo esorta a compiere il proprio dharma (dovere) di guerriero, insegnandogli che l’anima è immortale e che la morte nel corpo non è la fine. La guerra diventa così un simbolo del dovere spirituale e della lotta contro l’ignoranza.

2.Guerra e natura umana

La guerra fa parte della “natura umana”, come scrissero Eraclito, De Maistre e De Landa, ed è  ben riassunto in un recente saggio di Sadun Bordoni. Non solo e non tanto come un residuo di animalità, ma anche e soprattutto per il trauma della finitezza – cognitiva, temporale e pratica- (la “Geworfenheit”, per dirla con Heidegger), che provoca, nell’ uomo, un senso incessante di frustrazione e rivalsa.

Nella condizione della Geworfenheit, la pace perpetua significherebbe accettazione dell’ inutilità della vita, mentre la guerra (in tutte le sue forme) viene sentita invece come garanzia di libertà, cioè di movimento, di cambiamento (la “rivolta”). Oggi la pace fra gli uomini è forse possibile attraverso  il trasferimento delle loro qualità alle macchine (le quali, semmai, si faranno poi la guerra fra di loro, così come, in parte, sta già accadendo), mentre gli uomini, finché esisteranno, saranno sottoposti alla disciplina mondiale imposta dal sistema macchinico ( Big Data, Intelligenza Artificiale, Cyberintelligence).

Prendere atto di quanto precede significa forse favorire e fomentare le guerre?Al contrario, significa, a nostro avviso, tentare di  riportare i conflitti umani entro limiti sopportabili, evitando che la loro estremizzazione porti al passaggio del controllo alle macchine, come sta avvenendo attraverso sistemi digitali come “Dead Hand”, che contengono un comando di autodistruzione dell’Umanità.Richiede anche una lotta concorde dell’ Umanità contro il predominio delle macchine.

Oggi, i discorsi concilianti sulla pace e sulla guerra da parte di potenti, Chiese, cultura, politica e comunicazione, sono pura propaganda a favore  questo o per quell’altro gruppo di potere. A sentire tutti costoro, infatti,  la pace sarebbe raggiunta non appena il nemico si arrendesse (il disarmo di Hamas, la “denazificazione” dell’ Ucraina, il “Régime Change” in Russia o in Iran). Nessuno pensa neppure lontanamente a un disarmo reciproco, e neppure a forme più blande dello stesso, come il controllo degli armamenti e della ricerca in campo digitale, come suggerito da Kissinger e Yudkowsky.E, soprattutto, nessuno pensa minimamente a un “Disarmo culturale”(Raimon Panikkar), ove venga riconosciuta l’eguale legittimità di tutte le civiltà (precolombiana e cinese, africana e delle steppe, medio-orientale e americana, indiana ed europea), come invocato da tempo da Spengler e Toynbee. Solo su questo presupposto si potrebbe evitare il protrarsi in eterno di conflitti che sono radicati nell’identità stessa dei vari popoli e nel loro senso di “eccezionalità”(dall’ arroganza romano-germanica al conservatorismo russo, dal messianesimo americano a quello sionista, dal jihad islamico al Bharat Akhand indiano..).

Venendo ora a Palestina e Ucraina, quei territori sono stati da sempre i punti di partenza dei maggiori conflitti: dagli Yamnaya agli Argonauti; da Attila ai Magiari; dal Principe Igor a Chinggis Khan; dai Cosacchi ai Tartari; da Chmelnicki a Mazeppa; dalla Guerra di Crimea all’UPA; dalla stele di Merneptah ai bassorilievi di Medinat Habu; dalle Guerre Giudaiche alla rivolta di Zenobia; dalle Crociate a Lawrence d’ Arabia…

I testi egizi erano già pieni di riferimenti a infiniti popoli in competizione nel “Levante Meridionale” (cfr.Ida Oggiano, “Dal terreno al divino”: oggi, la “Palestina”), agli Hyksos, ai Popoli del Mare, agli Habiru, agli Aperu, agli Ya’su, agli Yahu, ai Pelest, i Zeker, I Shekelesh, gli Sherdana…per non parlare degli Egizi a Ashdod, degli Aramei, dei Samaritani, dei Fenici , degli Assiri e dei Greci, che anticipano di millenni l’attuale conflitto.

Il “Sarmatismo”, importato dall’ Italia alla corte di Bona Sforza a Cracovia, ha legittimato l’enorme regno di Polonia (comprendente l’Ucraina Occidentale), e ancor oggi ispira le politiche espansioniste dell’ Occidente sotto l’influenza di politici di origine ucraina, Brzezinski, Nuland e  Blinken       .Anche  il Sionismo fu fatto avanzare dagli Ebrei ucraini, e i maggiori fautori della Grande Israele (come Žabotinskij, Golda Meir, e, ora, Nethanyahu -da parte di madre-, Smotrich, dal nome di una cittadina ucraina)provengono da quell’ area. Non parliamo poi di Zelenskij.

Jihad e Crociate si sono scontrate proprio in Palestina, così come la Guerra di Crimea nacque per la rivendicazione, da parte dei vari Paesi Europei, del diritto di fungere da protettori dei Cristiani di Terrasanta.

3.I “Costruttori di Pace”

Quindi, nella storia, la pace non è stata mai una realtà, ma piuttosto solo un tentativo. Anche le pretese grandi paci, come per esempio la Pax Romana, la Pax Mongolica, la Pace di Westfalia, la Belle Epoque e la Pax Americana, sono state costellate da guerre terribili, come quella con Antonio e Cleopatra e quella con i Germani, oppure l’invasione di Siria, Palestina, Russia, Ungheria e Polonia; come le Guerre di Successione;  le Guerre Balcaniche e quelle in Palestina, Grecia, Corea, Vietnam. Afghanistan, Iraq…

Questa è la ragione per cui, una volta messa in luce l’ipocrisia che sta dietro alle retoriche pacifiste degli imperi, questa critica non si estende all’invocazione della pace da parte delle religioni, che svolgono, ciò facendo, un loro compito, purché siano consapevoli del fatto che, fino all’ Ora Ultima, questo sarà sempre e soltanto confinato al ruolo di un tentativo.Al massimo, ciò che spetterebbe ad esse, e, innanzitutto, per la sua posizione inequivocabilmente eminente, al Sommo Pontefice,  sarebbe il ruolo di un altissimo mediatore, come veniva riconosciuto nei progetti medievali di “Pace Perpetua”. La pretesa dei Presidenti degli Stati Uniti di occupare questo spazio è obiettivamente una forma di hybris, che  non cesserà di avere conseguenze negative.

Insomma, la Civitas Dei e la Civitas Homini si incontreranno solo alla fine.

Intanto, in contrasto con le retoriche europeistiche sulla “Pace Perpetua”, le guerre in corso stanno plasmando addirittura il panorama politico dell’ Europa, creando fronti contrapposti proprio sull’atteggiamento da tenersi sulle guerre. Basti pensare a Giorgia Meloni, a Orbàn, a Kallas, a Albanese, a Fico, a Merz, a Babiš. Così, si è creato un “Fronte dell’Intermarium”, favorevole alla guerra con la Russia, che monopolizza gli incarichi rilevanti dell’ Unione (Kallas, Kubilius, Dombrovkis), contro  un “Fronte di Visegrad” (Orbàn, Fico, Babiš, Vučić), favorevole al dialogo con la Russia. Quant’è lontano il tempo in cui l’ Europa Centrale e Orientale era un territorio lontano e sconosciuto!

4La corsa dell’Europa per costruire  il suo “Scudo Aereo”

Altrettanto temeraria di quella di Trump è perciò la pretesa dell’ Unione Europea di costituire l’avanguardia della pace mondiale.

In effetti, mentre gli Stati premoderni avevano almeno tentato in concreto (con i “Due Soli”)di costruire un organismo, se non unitario, almeno coerente, che potesse interfacciarsi con l’Impero Islamico, con quello mongolo e con la Cina, l’Unione Europea è partita fino dall’ inizio sotto una forte spinta americana (Fulbright, Sullivan, la CIA), e ha continuato per decenni a coltivare solo una limitata politica commerciale, ancillare agli USA (la concorrenza, il management), mentre l’Arabia, Israele e la Cina emergevano quali poli effettivi del potere mondiale; infine, proprio alla caduta dell’ Impero Sovietico, quando avrebbe potuto ergersi a nuova potenza indipendente, si è appiattita su un occidentalismo che le ha tolto ogni capacità di proposta e di iniziativa.

Ora, come scrive, su Euractiv, Miriam Saenz de Tejada, quando i leader dell’Unione europea si sono riuniti a Copenaghen all’inizio di ottobre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha sottolineato l’urgenza di costruire una “muraglia di droni” europea – una rete coordinata di radar, sistemi di disturbo e intercettori anti-drone per neutralizzare le minacce prima che raggiungano spazi aerei sensibili. Allo stesso tempo, sta prendendo forma un piano ben più ambizioso, che potrebbe integrare la cosiddetta “muraglia di droni” in una rete difensiva su scala continentale, lo Scudo Aereo Europeo (European Air Shield).

Le recenti incursioni di droni russi – considerate un modo per testare la difesa aerea e la tenuta politica della NATO, ma soprattutto gli annunzi sui missili ipersonici e sul siluro nucleare Poseidon, – hanno messo a nudo alcune scomode verità:la guerra moderna non si misura più con i numeri, ma con la precisione su larga scala. Costruire uno Scudo Aereo Europeo non sarà né facile né economico. L’UE dovrà superare differenze politiche, problemi di approvvigionamento e costi elevati. Inoltre, non può semplicemente replicare l’Iron Dome israeliano: quel sistema protegge un territorio ristretto e densamente popolato da minacce a corto raggio. L’Europa, invece, ha popolazioni sparse su un’area immensa e deve affrontare l’intero arsenale russo, dai missili Iskander a corto raggio agli ipersonici Avangard a lungo raggio, fino a Oreshnik, Burevestnik e Poseidon..

L’industria della difesa europea resta frammentata. “Berlino sostiene IRIS-T e Patriot attraverso la European Sky Shield Initiative, mentre Parigi e Roma puntano sul SAMP/T, e Oslo e altri Paesi si affidano ai NASAMS”. La sfida, dunque, non è solo tecnologica, ma politica. Un sistema di difesa credibile e multilivello richiede non solo miliardi di investimenti, ma un grado di coordinamento che l’Europa ha storicamente faticato a raggiungere.

5.Etica dell’Intelligenza artificiale nella difesa

In realtà, l’Europa sta affrontando la difesa del XXI° Secolo con una mentalità da XX° Secolo.

Mentre, nel XX° Secolo, dominavano l’aviazione e la missilistica, nel XXI° domina l’Intelligenza Artificiale. Ai problemi, oramai risalenti, dell’”eticità” dell’ Intelligenza Artificiale, si aggiunge il rapido avanzare delle tecnologie di difesa.

I problemi sono assolutamente nuovi. Una potenza che, come l’Europa “parta da 0”, dovrebbe incominciare con l’AI. Qui confluiscono  tante questioni irrisolte. Come possa la guerra essere etica? Se esista una “guerra giusta?;  Come applicare alla guerra tecnologica moderna i principi “tradizionali” dello “jus in bello” (quelli antichi, greco-romani, cristiani, islamici, hindu, quelli relativamente recenti)?.

Secondo le culture guerriere dell’ antichità (pensiamo al Bhagavad Gita, a Sant’Agostino, al Jihad, alla Regula Novae Militiae, allo Jus ad Bellum e allo Jus in Bello della Dottrina della Chiesa e del Diritto internazionale), la guerra era non solo etica, ma era una delle attività più nobili. Pensiamo che Ramses, Pericle, Augusto, Carlo V, Washington, Napoleone, Vittorio Emanuele II, Stalin, Mao, Castro e Che Guevara (per non dire Mussolini e Hitler), sono sempre stati rappresentati in tenuta militare.

Tuttavia, questo era già contestato dal jainismo, dal Buddhismo, dai primi Cristiani, dagli anarchici. Oggi, sembra che il pacifismo sia divenuto “mainstream”, anche se si vede che, quando c’è una guerra concreta, dalla destra alla sinistra, nessuno si tira indietro a stanziare miliardi e a spedire missili.

Il punto è che molte guerre, e tutte quelle contemporanee, sono “guerre culturali”. Sono combattute per affermare la superiorità di una cultura sull’ altra: “democrazia” contro “autocrazia”; “Occidente” contro “il Resto”; “Mondo Russo” contro Occidentalismo; Islam contro Sionismo, ecc…Quindi, esse sono “giuste” per ciascuna delle parti combattenti. Anche i concetti di “aggressore” e “aggredito” sono soggettivi, perché all’origine c’è sempre una prevaricazione reciproca: il colonialismo, l’imperialismo, la Guerra Santa, le Guerre del Signore…

Le guerre erano sempre state  “non etiche”, non soltanto per il principio in sé, ma perché le difficoltà tecniche e logistiche rendevano normali il saccheggio, lo stupro, la distruzione di città, perfino il genocidio (pensiamo alla Guerra di Troia, alle conquista di Canaan, della Gallia o dalle Americhe).Tuttavia, proprio quando, con il diritto internazionale bellico, si è tentato di mettere un rattoppo su tutto ciò, e le condizioni tecniche renderebbero possibile un controllo come in tempo di pace, sono sopravvenuti i bombardamenti a tappeto, la bomba atomica e l’Intelligenza Artificiale. Si tenta di usare un “approccio basato sull’ analogia”, cioè di applicare il diritto internazionale bellico alle guerre digitali (il cosiddetto “Manuale di Tallinn” della NATO).

Inrealtà, è più facile pervenire a un’idea di “Cyberguerra etica” partendo dalle concezioni orientali dell’ Arte della Guerra (p.es. Sun Zu, Mo Zi o l’Arthashastra). Per SunZu, l’obiettivo del condottiero dovrebbe essere quello di conquistare il mondo senza uccidere nessuno. Com’è possibile questo? Attraverso la conoscenza: se conosci te stesso e il tuo nemico, vinci; se non conosci te stesso e il tuo nemico, perdi. Come in una partita di “Go”, basata sugli “stratagemmi”.

Tutto ciò è esemplificato dall’ apologo di Mozi, che fa togliere un assedio semplicemente illustrando al re assediante la perfezione del proprio sistema difensivo.

Per fortuna le potenze orientali, eredi di questa antica saggezza, stanno acquisendo un sempre maggior peso nell’ arena internazionale, influenzando sempre più le trattative sulla pace e sulla guerra.

L’ORGANIZZAZIONE DI SHANGHAI

E LA PACE IN EUROPA

Gli eventi occorsi in questa settimana in Cina (il “vertice” della Shanghai Coordination Organisation) hanno confermato, se mai ve ne fosse bisogno, come i problemi che abbiamo qui in Europa (come i nostri rapporti con gli USA e la Russia) non possono essere compresi se non  da una prospettiva ancora più elevata di quella fino ad ora adottata, alla quale ci dovremo adattare.

Riassumendo:

– la risposta negativa di India e Cina alla pretesa imposizione, da parte di Trump, di “dazi secondari” come rappresaglia per l’acquisto (in valute locali) del gas russo,  ha confermato quanto scritto dalla Russia a USA e NATO prima dell’”Operazione Militare Speciale”, vale a dire che il vero movente di quell’ operazione sarebbe stato , non già una limitata (per quanto simbolicamente importante) controversia territoriale fra due ex-repubbliche dell’ URSS (per la Crimea e il Donbass), bensì la sfida globale alla pretesa americana di egemonizzare il pianeta. Infatti, vi si chiedeva, né più né meno, di arretrare gli asset militari USA e NATO nella stessa posizione in cui essi si trovavano al momento della famigerata promessa formulata in tal senso da Baker a Gorbachev per ottenere il suo consenso alla riunificazione tedesca;

-L’accerchiamento, da parte dell’Occidente, dell’ intero Heartland eurasiatico (da Warin nell’ Holstein, lontana patria di Rurik, a Taiwan; dall’isola birmana di Saint Martin, oggi rivendicata dagli USA, alla Carelia finlandese e russa; dal Golfo Persico al Kossovo; da Gaza al Caucaso), affiancato allo scadere senza rinnovo di tutti i preesistenti trattati di non-proliferazione nucleare, ha posto in essere uno scenario di possibile attacco occidentale contro la Russia e contro la Cina, mentre l’Iran e l’India sono già sottoposti a pressioni militari.

A dire il vero, proprio in questi giorni, tutte le grandi potenze hanno preso posizione, senza pubblicità,  circa  l’urgenza di ripresa delle trattative per rinnovare i trattati di non proliferazione scaduti, e questo spiega molte cose delle febbrili attività diplomatiche in corso. Trump ha proposto alla Russia di riavviare le trattative per rinnovare i trattati, includendovi anche la Cina. Putin ha risposto positivamente, ma ha chiesto il coinvolgimento anche della Francia e dell’Inghilterra (riconoscendo così l’importanza delle loro “forces de frappe”). Infine, la Cina si è dichiarata per il momento indisponibile a essere coinvolta,  per due motivi:

-la sua dottrina militare, contrariamente a quelle attuali di Russia e America, non permette il “First Strike”(primo colpo), cosicché buona parte delle possibili previsioni degli eventuali trattati sarebbero inapplicabili nella loro formulazione attuale;

-il suo arsenale nucleare è estremamente più ristretto di quelli dei suoi concorrenti, sicché la Cina si riserva di accrescerlo ulteriormente.

 Ciò detto, la fine effettiva della guerra in Ucraina potrà avvenire solo quando sarà stato affrontato questo tema  di una nuova nuova regolamentazione internazionale degli armamenti.

L’approccio europeo, basato su ipotetiche “garanzie” armate all’ Ucraina, non coglie invece il nocciolo del problema, perché lascia irrisolta la questione della minaccia nucleare reciproca in una situazione di mancato controllo comune e in presenza di obiettive ragioni per uno  “scontro di civiltà” fra le classi dirigenti dell’ Est e dell’ Ovest. In realtà, la UE, per simulare un’influenza a cui non crede più nessuno,  si ostina a fingere di ignorare che un accordo potrebbe basarsi solo  su una nuova articolazione dell’ “equilibrio” del terrore a cui essa è sostanzialmente estranea. Il Primo Ministro Cinese Wang Yi ha chiarito che il nuovo equilibrio dovrà inserirsi nella rinnovata governance mondiale a cui stanno lavorando la i BRICS e l’ Organizzazione di Shanghai, ponendosi un termine di 10 anni.

1.Come contribuire veramente alla pace?

Nonostante l’irrealismo dei vertici europei, una via da percorrersi per migliorare  la situazione esiste, purché, anche qui, si porti il dibattito  su un piano più elevato.

Intanto, come aveva affermato giustamente Trump, la guerra in Ucraina non avrebbe mai dovuto cominciare. Ucraina e Russia sono entrambe Paesi europei, che, nell’ era dell’ unificazione europea, non avrebbero mai dovuto giungere a una guerra che è, di fatto, una guerra civile. L’impostazione corretta era stata quella di Gorbachev e di Mitterrand, cioè quella della “Casa Comune Europea”: una confederazione fra Unione Europea e Unione Eurasiatica (e, aggiungiamo noi, con Kiev come capitale). Le differenze sociali e politiche fra Est e Ovest avrebbero potuto superarsi con un adeguato dispiegamento  congiunto dell’ ecumenismo di Giovanni Paolo II, dell’Eurocomunismo di Gorbachev e della cultura classica europea.

Ma ancor oggi non è ancora escluso che quella spirale di violenza possa venite fermata. Infatti, qualora, come sembrerebbe, le grandi potenze siano veramente intenzionate a discutere in modo obiettivo sui problemi della deterrenza, resterebbe, come motivo della guerra, solo la presunta opposizione ideologica fra una Russia neo-zarista e un’Ucraina piccolo-nazionalista. Quest’ opposizione è meno radicale di quanto potrebbe apparire a prima vista. Infatti, la tradizione dell’impero russo, perfino nei momenti di maggiore accentramento, non fu mai così centralizzatrice come è stata di fatto quella degli Stati Uniti, nati come espressione politica dell’esclusivismo  puritano WASP. Né l’Ucraina (da quando esiste) fu mai così nettamente anti-russa come ci si vuole fare credere. Basti pensare che fu Chmelnicky a volere il trattato di Perejaslav per avvalersi della protezione russa; che fu sostanzialmente l’ Impero Russo a popolare di “Ruteni” la “Nuova Russia”; che il grande sviluppo economico dell’ Ucraina con i progetti della diga sul Dniepr e dell’Impresa Missilistica Meridionale (Juzhmash/Pivdenne) fu imposto dall’ Unione Sovietica; che la “russificazione” dei giovani ucraini ai tempi dell’ URSS non dipendeva dal Governo (che, anzi, aveva imposto l’Ucrainizzazione), bensì dalla volontà dei genitori, che, attraverso l’apprendimento di una lingua più diffusa e prestigiosa, desideravano garantire ai figli un futuro migliore, e, infine che ben due segretari del PCUS (Khruscev e Brezhnev) erano nati in Ucraina, regalandole perfino la Crimea.

2.Un’identità eurasiatica

All’ interno di una Grande Europa, Russia e Ucraina apparirebbero dunque appena come due modeste varianti sullo stesso tema: i Popoli delle Steppe.

Se guardiamo, poi, all’ insieme del blocco eurasiatico che è riunito in Cina, esso appare sempre più come un’alleanza di antichi imperi che si uniscono per difendere insieme, dal Postumanesimo dei GAFAM diffuso dagli USA,  le loro antiche tradizioni: dall’ Islam sci’ita all’Induismo; dalla sintesi taoista-confuciano-buddhista, all’ “Eredità di Gengis Khan”. Perché mai esse dovrebbero essere ostili a degli Stati Uniti che oggi si richiamano al Cristianesimo, al classicismo, quando non alla Monarchia e all’ Impero Romano, e, ancor meno, a un’ Europa che (a suo dispetto) è tutta un monumento all’Epoca Assiale (Stonehenge, Cnosso), alla classicità (Micene, Delfi, Olimpia, Partenone, Colosseo, Pompei), al Medioevo (Granada, Mont Saint Michel, Notre Dame) e al Rinascimento (San Pietro, Venezia, Wawel)?

L’establishment europeo occidentalista vuole sottolineare la differenza fra il preteso “dispotismo orientale” della Russia e il preteso “libertarismo” degli Ucraini. Tuttavia, non vi sono basi storiche per sostenere questa distinzione, visto che l’Ucraina, e non la Russia,  fu per lunghi secoli la sede dei Turco-Tartari (Unni, Avari, Bulgari, Khazari, Cumani, Peceneghi, Polovesiani, Mongoli, Tartari, Circassi).”Russia” deriva dinvece a “Ruotsi”( Svezia in Finlandese), perché i primi “Rus’” venivano dalla Scandinavia (e si erano installati nella regione “nordica” e “finnica” di Novgorod e di San Pietroburgo). Infine, anche la presunta conflittualità fra “autoritari” e “libertari” sta svanendo sotto la spinta del trumpismo e dei suoi alleati come Meloni e Orbàn. Zelensky, che ha sciolto 11 partiti di opposizione, è più “democratico” della Russia, dove in Parlamento sono presenti da trent’anni almeno 5 importanti partiti? Ma gli stessi Stati Uniti, dove il Presidente governa con “Executive Orders”simili agli “Ukaze” russi, dove l’esercito è permanentemente nelle strade nelle città che votano per l’opposizione, dove le università non obbedienti al Governo sono private dei finanziamenti?

3.Il compito storico dell’ Europa

Noi Europei,dell’ Est e dell’ Ovest, abbiamo davanti a noi un lungo e faticoso percorso culturale, di educazione alla vera  pluralità culturale dell’ Europa (i “Due Polmoni” di Viaceslav Ivanov), che i “progressisti” non hanno saputo salvaguardare, ma, anzi, si ostinano a voler travolgere, ignorando la storia, la cultura e la geografia, sotto l’eccezionalismo occidentale (che in realtà è americano).

Basti pensare a quanto raccontano le antiche cronache sulla presenza di Anglosassoni nella Guardia Variaga; alla discendenza dei Variaghi stessi dagli Slavi Occidentali dello Juetland; alla partecipazione di Novgorod all’ Hansa tedesca; al ruolo della bizantina  Zoe Paleologa nel portare a Mosca le tradizioni dell’ Impero d’Oriente; al filo-germanesimo di Pietro il Grande e di Caterina II; all’idea di Nicola I dell’ Europa quale “Nazione Cristiana”; a “Les Soirées de Saint Petersbourg” del grande intellettuale e politico savoiardo Joseph de Maistre, come pure al romanzo “Le Prisonnier du Caucase “di suo fratello Xavier ; al ruolo di Gogol nella letteratura russa, e quello di Trockij nella rivoluzione bolscevica…

4.Gli Europei e il “Nuovo Conservatorismo”

Paradossalmente, gli Europei si sono messi nella situazione insostenibile di opporsi a un mondo intero che ha finalmente preso atto realisticamente della “Dialettica dell’ Illuminismo”, e che, conseguentemente, ritiene indispensabile ritornare alle proprie radici dopo l’ubriacatura “progressista”. Certo, lo fa per lo più in un modo “rozzo” e inautentico, “copiando” l’eccezionalismo americano, com’ è il caso della normalizzazione  sci’ita della poliedricità iranica, o della visione de-contestualizzata del Russkij Mir propria di Dugin.[LR1] 

Certo, tatticamente, nella presente situazione di soffocante dominio degli USA sul nostro Continente, la strategia di sopravvivenza adottata dalla UE, per esempio in relazione ai rapporti con Zelenskij (di essere “più realisti del re” americano ), è l’unica possibile, fingendo, con un “gioco delle tre carte”,  di difendere  quei pretesi “Valori Occidentali” che, in realtà, sono semplicemente quelli post-umanistici dei GAFAM e dei “Progressisti” americani, e a cui non crede neppure l’Amministrazione Trump. Solo così, forse, potremo darci quegli armamenti che ci servirebbero poi per divenire indipendenti. Anche se purtroppo alla fine ci ritroveremo  a subire (ingigantito) lo stesso smacco dell’ Afghanistan, quando gli USA decisero improvvisamente e unilateralmente di andarsene, e ci attaccarono violentemente perché noi  non volevamo andarcene contemporaneamente.

In realtà, la transizione “a ritroso” dal post-umano al neo-conservatorismo, in atto in tutto il mondo, e, in particolare, all’ interno delle Grandi Potenze che condizionano il nostro futuro, è destinata a “sfuggire di mano” anche  a queste ultime. Essa infatti non è il risultato di effimeri sbalzi di umore della “pancia” dell’ elettorato, bensì di una maturazione di lungo periodo della critica degl’intellettuali all’ insostenibilità della secolarizzazione delle Religioni abramitiche, trasformate in Religione dell’ Umanità, o meglio della Tecnica. Questa secolarizzazione ha infatti portato, via via,  all’ inautenticità (Kierkegaaard), alla ricerca alternativa di spiritualità orientali (Schopenhauer),  alla follia (Nietzsche), al dogmatismo (Lenin), al solipsismo (De Finetti), al totalitarismo (Mussolini), al prevalere della Ragion di Stato (Stalin), all’ “Eterogenesi dei fini” (Hitler), alla religione della tecnica (Teilhard de Chardin), alla mistica dell’informatica (Kurzweil); e, alla fine, al regno dei robot (Musk).Quindi,alla smentita proprio di tutti i pretesi Valori Umanistici della Modernità a cui siamo stati educati con uno zelo fanatico (culto della verità e della libertà, socialità, razionalità, pluralismo, libertarismo, distinzione fra religione e politica.

Giacché il progressismo, incarnato oggi dai GAFAM, proseguirà comunque il Progetto Incompiuto della Modernità anche qualora (per denegata ipotesi) l’Amministrazione Americana se ne chiamasse veramente fuori (anziché continuare a favorirlo), s’impone ora un nuovo umanesimo “di battaglia”, che, pur partendo dall’ indefinibilità della “realtà obiettiva” (Socrate, Pirrone, Tertulliano, Cartesio, Pascal, Kant, Nietzsche, Wittgenstein, Heisenberg, Feyerabend, Antiseri, Vattimo), sia comunque in grado di motivare i combattenti contro la Società delle Macchine Intelligenti. Infatti, solo da lì potrebbe venire una base logica del movimento conservatore in via di sviluppo in tutto il mondo, il quale non ha ancora trovato una sua propria filosofia unificante, al di sopra dei vari trend politici e ideologici di ciascun continente. Ed è qui che l’Europa potrebbe, e dovrebbe, fornire il proprio contributo. Ma, per fare questo, dovrebbero essere rimosse tutte le barriere intellettuali (diktat, totem o tabù ch’esse siano) che ci separano da una retta comprensione delle culture classiche e religiose, come pure degli infiniti grandi pensatori – europei, islamici, ebraici, russi, indù, cinesi e di tutto il resto del mondo – che se ne sono occupati.


VIA I FANATICI DELL’APOCALISSE ! “Instaurare un dialogo con il Sud del mondo” (Guido Crosetto)

Le affermazioni estremamente critiche, all’ Università di Padova,  del Ministro Crosetto sull’ONU, sulla NATO e sull’ Unione Europea (“la NATO non ha più ragione di esistere” sono un’ulteriore conferma del fatto che la cultura politica dell’ “Establishment” occidentale è assolutamente inadeguata al mondo di oggi (secondo Crosetto, è indietro di 30 anni).

D’altro lato, la Russia non si stanca di ripetere che l’unico modo per giungere a una pace duratura è costituito dal rimuovere le ragioni di fondo delle attuali guerre, ragioni espresse fino dal 2021 in proposte ufficiali agli Stati Uniti, alla NATO e alla UE. Purtroppo, arrivare a comprendere e risolvere veramente siffatte questioni è complesso, laborioso e controverso, sì che nessuno è disponibile a farlo, se non costrettovi, come sta accadendo  appunto con  la „Guerra Mondiale a Pezzi” che si sta trasformando in una vera e propria “Terza Guerra Mondiale”. Occorrerebbe infatti un’analisi storica, filosofica, tecnologica e strategica, che siamo qui in grado appena di accennare. Tali ragioni sono molteplici ed apparentemente disparate, ma possono essere riassunte, a nostro avviso, nelle conseguenze geopolitiche della secolarizzazione delle grandi religioni mondiali (il Cristianesimo, ma anche l’ebraismo e l’Islam).

Viviamo oramai da tempo in un’era iper-apocalittica, in cui le diverse apocalissi (mazdea, cristiana, islamica, ideologica  e tecnologica) si fondono e s’inverano in concrete realtà storiche, fino ad assorbire l’intera realtà. Apocalissi che costituiscono da sempre un paradigma diffuso in molte culture, e, in particolare, in quelle eredi delle religioni occidentali di salvezza, ma che proprio la secolarizzazione ha reso finalmente complete, e intelleggibili al di là delle diverse cortine fumogene. La Fine del Mondo è tutt’uno con la pretesa delle religioni di inveramento della perfezione di salvezza: una hybris che scatena l’ Invidia degli Dei (“Fthonos ton theòn”) e la loro vendetta, come già nei casi della Cacciata dall’ Eden e del Diluvio Universale: un processo di lungo periodo, che s’identifica con la Modernità occidentale, e che per questo non potrà essere superato se non fuoriuscendo dall’escatologia occidentale.

Non stupisce quindi neppure che i discorsi sull’Intelligenza Artificiale  abbiano assunto, come da noi spesso rilevato, toni millenaristici, che ricordano più il fervore religioso che non la razionalità scientifica: «Più si ascoltano i dibattiti della Silicon Valley attorno all’Intelligenza Artificiale, più si sente l’eco della religione»,  ha scritto, su «Future Perfect», Sigal Samuel, che da anni si occupa dell’intreccio tra scienza e religione. E del resto, per Manuel De Landa, l’anima stessa dell’ Intelligenza Artificiale è la Cyberguerra, quella che domina la geopolitica attuale (Starlink, Iron Drome, Oreshnik) e che costituisce, per comune sentire, l’avvio concreto di un finale apocalittico (cfr. “La guerra nell’ era delle macchine intelligenti” di Manuel De Landa).

Non per nulla la Chiesa cattolica sta divenendo la maggiore interfaccia dei giganti del web, grazie anche alla formazione matematica del Papa americano.

1.Le radici persiane della Modernità

Se l’idea  di Modernità è nata concretamente dalla “scoperta” dell’America –  dalla sintesi fra, da un lato, la volontà di Cristoforo Colombo di realizzare le profezie bibliche e di Crociata, e, dall’ altro, e quella di Moro e di Bacone di sfruttare la conquista delle Americhe per realizzare utopie tecnologiche e sociali-, tuttavia, storicamente, il paradigma apocalittico si era già manifestato ben duemila anni prima, nella Persia Achemenide, ove la storia mondiale era stata descritta per la prima volta come un’epica lotta fra il Dio del Bene e il Dio del Male, che si sarebbe conclusa con una fase storica di conflittualità esasperata (“Frašō.Kǝrǝti”), durante la quale il Dio del Male (Agra Mayniu) sarebbe stato prima incatenato per mille anni (il Millennio, “Hazar”), per poi scatenarsi nella lotta finale contro il Salvatore (Shaoshant). Lo stesso imperatore persiano era identificato, nelle epigrafi di Behistun e Naqs-i-Rustam, con un  Salvatore, perché, inviato in missione nel mondo per conto del Dio del Bene, doveva imporre la pace fra i popoli. “Frašō.Kǝrǝti” ,che, in Avestico, significa “rendere perfetto”,  designa il rinnovamento e trasfigurazione del Creato, dopo la sconfitta del Male. La Pace veniva  identificata già allora con la sottomissione con l’Impero Universale, come avverrà più tardi con l’idea stessa di “Islam” e con quella di “Pace Eterna nel  Regno” nell’ Impero Germanico, sfociando, infine , nella sistemazione postbellica intorno ai vincitori della IIa Guerra Mondiale e nell’ idea, connessa, della Fine della Storia. Grazie ad esso, il mondo sarebbe divenuto “senza età, senza decadenza, non marcirà, non si putrefarà, vivrà per sempre, prospererà per sempre,” (Yt. 19.11.89). I morti risorgeranno, rianimati da colui che non decade, e la vita sarà creata di nuovo in modo eccellente e perfetto. La falsità sarà scacciata dalla buona creazione,  verso quel luogo da cui era venuta per il suo scopo distruttivo (Yasn) Il Buon Pensiero (vohu- manah-) prevarrà sul Pensiero Malvagio (aka- manah), la Parola pronunciata correttamente (ərəžuxδa- vac-), la Totalità (hauruuatāt-) e l’Immortalità (amərətatāt-) vinceramno sia la Fame (šud-) che la Sete (taršna-), e infine Aŋra Mainiiu  si ritirerà impotente (Yasn). La terra diverrà piana e livellata (Bundahišn); cielo e terra si uniranno e l’intera creazione dimorerà in eterna beatitudine insieme a Ohrmazd e agli Amahraspand.”

A questa idea della Fine della Storia accennava la Bibbia, ma le descrizioni fattene nelle posteriori teologie cristiana e islamica se ne erano poi discostate, sottolineando l’aspetto spirituale dell’ Apocalisse. Questo ha provocato i più violenti dissidi della storia, come quello fra Cristiani e Islamici, fra Sci’iti e Sunniti, fra Vecchi e Nuovi Credenti, fra Progresso e Reazione…

Paradossalmente ma non troppo, anche la democrazia compare , con Erodoto, per la prima volta nella storia, in connessione con la Persia, e più precisamente con Serse: prima, quale possibile scelta per l’ Impero Persiano; poi, quale strumento di sottomissione allo stesso, per fiaccare la resistenza delle aristocrazie delle poleis ioniche, inaugurando così il paradigma classico dell’ “esportazione della democrazia”: rivolta delle aristocrazie contro l’impero, “debellatio” e punizione dei “tiranni” (con relativa crocefissione, come nel caso di Samo), imposizione della democrazia, soggezione delle “democrazie” all’ impero. In realtà, nonostante le vittorie di Maratona e  di Salamina,la Grecia rimase nella sfera d’influenza persiana, e solo il barbaro monarca Alessandro riuscirà a rovesciare questo rapporto di forze. Forse anche per questo tutta la cultura greca classica e romana è stata unanimemente ostile alla democrazia.

2.Continuità del Messianesimo

In tutte narrazioni apocalittiche, la pace e la guerra sono state accoppiate, e non solo paradossalmente, come nei casi del Jihad, delle Crociate e della “Giustizia Infinita” di George Bush Jr.. ,fino all’idea di un Giudizio Finale. Ancora recentemente, la Pace Perpetua era stata ricollegata da Fukuyama alla Fine della Storia, grazie alla pretesa vittoria dell’Impero Americano sul comunismo.

I messianesimi ebraico, e poi cristiano e islamico, recavano dunque evidenti le tracce di quello mazdeo (Carsten Colpe). Il Messia (Măšīah, Christòs) era, nella Bibbia, un sacerdote guerriero, che veniva unto per propiziare l’esito della battaglia. Le guerre di Israele erano “le Guerre del Signore” e il modello del Messia venturo era stato  ripreso dal personaggio di Ciro, il re vincitore  che aveva permesso il ritorno del Popolo di Israele nella Terra Promessa, confondendosi così con l’immagine persiana di un Salvatore (Shaoshant, Jehoshuah).

Se, secondo Croce, “non possiamo non dirci cristiani”, a maggior ragione non possiamo neanche non dirci zoroastriani: la radice prima della visione occidentalistica della Storia non nasce, né in Grecia, né in Israele, bensì, come dimostrano Erodoto e la Bibbia, nell’ Impero Persiano. La “rivalità mimetica”(Toynbee, Girard) fra Persia e Israele, oscillante fra l’alleanza e il conflitto,  nasce già da questo parallelismo (cfr. il Libro di Ester, che fa da sfondo al conflitto Iraniano-israeliano). Il riferimento fatto da Nethaniyahu al “Leone che sorge” coglie un elemento comune nelle iconografie persiana imperiale e ebraica (il Leone di Giuda). Del resto, il fondatore dello Stato d’Israele è David Ben Gurion (“Il figlio del Leone”).Fuori luogo identificarsi automaticamente con Israele, quando Israele e Persia sono, sotto molti punti di vista, la stessa cosa. Basti pensare che il Libro di Esther si svolge tutto all’ interno della corte persiana.

La “secolarizzazione”  implica di evidenziare  ancor più l’ aspetto terreno delle guerre messianiche, che sono l’acme dell’inveramento della salvezza divina nella storia terrena (il primo elemento della quale è rappresentato dal ritorno del popolo d’Israele nella Terra Promessa).  Quest’idea dell’ “inveramento” è antica. Tanto San Paolo quanto Sant’Agostino mettevano in guardia contro le visioni immanentistiche della Parusìa, che  Agostino (Confessioni, Libro III, Capitolo 6) riferiva espressamente alla religione persiana dei Manichei, a cui egli stesso aveva aderito in gioventù, che, a suo avviso, descriveva il futuro escatologico come un’esplosione di piaceri sensuali.

L’ affermarsi dell’idea di un “inveramento” era stato fortemente favorito dal non verificarsi, nei secoli, della profezia della prossima venuta del Regno dei Cieli, una pecca che il Cristianesimo (ma anche l’Islam) hanno sempre voluto nascondere, o giustificare in modo cervellotico, tanto che lo stesso Sant’Agostino confessava di non avere capito le teorie di San Paolo sulla seconda venuta di Cristo. Non essendosi quest’ultima verificata, si era incominciato a teorizzare che essa consistesse in realtà in un processo di trasformazione tecnica e sociale dell’Umanità, processo che sarebbe già perfino incominciato. Insomma, la Seconda Venuta di Cristo quale storia del Progresso: il Cristianesimo quale “educazione del genere umano”(Lessing).

Già pensatori del Medioevo come Scoto Eriugena avevano ritenuto  di poter restituire all’essere umano, tramite la tecnologia, la perduta perfezione edenica, mentre, infine,  nel Novecento il gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin (su cui pende ancor oggi un interdetto vaticano) aveva concepito come messianica l’esplosione di complessità e intelligenza da lui battezzata «Punto Omega». Attraverso vari passaggi, questo concetto è stato infine rielaborato in quella che il futurologo e direttore  di Google Ray Kurzweil ha definito «Singolarità Tecnologica»: il momento in cui l’intelligenza artificiale raggiunge il livello umano e poi lo supera di vari ordini di grandezza. La Singolarità, che in altre interpretazioni prevede anche la fusione tra essere umano e macchina, è oggi il fondamento di ogni interpretazione millenarista dell’intelligenza artificiale, che sfocia in quella “Costruzione di Dio” a cui anelavano già i “Costruttori di Dio” nell’ ambito della Rivoluzione d’ Ottobre.

C’è insomma “un filo rosso” millenario che lega alcune interpretazioni religiose a determinate teorie tecnologiche della Silicon Valley.

Così, la narrazione quasi religiosa dell’Intelligenza Artificiale ha oltrepassato i confini della fantascienza o della retorica ed è stata presa alla lettera: ad esempio, nel 2017 Anthony Lewandowski, cofondatore della startup di camion autonomi Otto, ha creato l’associazione religiosa “Way of the Future”, una vera e propria chiesa dedita «a sviluppare e promuovere la realizzazione di una divinità basata sull’intelligenza artificiale e che attraverso la comprensione e l’adorazione di questa divinità contribuisca al miglioramento della società».

4.Origini apocalittiche delle guerre in Palestina e in Ucraina.

In uno degli Avatar più recenti della narrazione apocalittica iraniana, una Hadith sci’ita, predice che, alla fine dei tempi, Gesù Cristo (“Isa bin Maryam”) e “Muhammad al-Mahdi” si uniranno dinanzi alle mura di Gerusalemme per sconfiggere (e uccidere) “ad-Dajjal” (il nome islamico dell’Anticristo), che la starà occupando. L’imperativo della rivoluzione khomeinista- quello di distruggere Israele-, nasce da questa profezia, sintesi dell’Apocalisse cristiana e dell’idea sci’ita del ritorno “dei Salvatori”, per una lotta finale che era stata prevista già dalle scritture mazdee (dall’ Avesta allo Zand- ī Wahman Yasn), ma che è divenuta ancor più urgente con la secolarizzazione, ch’è tutta concentrata sulla realizzazione terrena delle promesse messianiche.

Per questo Israele concepisce l’Iran attuale come un pericolo per la sua esistenza (per altro in modo speculare a come il mondo islamico percepisce Israele come una minaccia esistenziale a causa della profezia biblica di una Grande Israele che andasse dal Nilo all’ Eufrate).

Del resto, anche la Guerra di Crimea, uno dei più calzanti precedenti della guerra in Ucraina, aveva una stretta connessione con le vicende politiche  e religiose della Palestina. Infatti, la guerra era nata dalla pretesa dello Zar di attuare in pratica il principio, sancito giuridicamente nel Trattato di Küçük Kaynarca, della difesa, da parte della Russia, dei Luoghi Santi e dei  sudditi cristiani dell’ Impero Ottomano. A questa pretesa avevano reagito le potenze occidentali (a cominciare dal Regno di Sardegna), con un’invasione in piena regola della Crimea da parte di una “Coalizione dei Volenterosi” occidentali e progressisti, per stroncare le pretese egemoniche sull’Est Europa della Russia ortodossa. Da quella coalizione era nata l’alleanza occidentale che avrebbe poi appoggiato, tra l’altro, per una precisa scelta politica preparata da Cavour, l’unificazione italiana, dando origine alla concezione moderna delle Nazioni quali oggetto di una “religione civile”, di cui la Guerra di Crimea è stata un passaggio importante.

5.Chiliasmo e Katèchon

Tutte le pulsioni belliche del XX e XXI secolo nascono “lato sensu” dallo sforzo delle diverse Nazioni per l’”inveramento” dell’Apocalisse come previsto dalle loro Sacre Scritture. Le culture dell’epoca assiale (come ad esempio la concezione tragica dei Greci e l’idea cristiana del Katèchon) avevano mirato a por freno a quell’ansia di perfezione che era al contempo un “cupio dissolvi” (basti pensare ai sadhu indiani, gli ordini militari, ai flagellanti cristiani e islamici). Invece, le guerre tecnologiche sono una traduzione in termini materiali delle battaglie cosmiche descritte dalle Apocalissi, coerentemente con l’impostazione delle “Religioni Civili” della Modernità e della Post-modernità.

Le religioni dell’ Epoca Assiale, animate anch’esse inizialmente da un’aspirazione palingenetica (e quindi distruttiva dell’ esistente),  avevano in sé anche un freno, il “Katèchon” (“la forza che  trattiene”), di cui parlava già San Paolo. Invece, la versione secolarizzata di quelle stesse religioni ha voluto eliminare qualunque freno al “cupio dissolvi” che anima l’ascetismo puro di origine orientale.Le religioni dell’ Epoca Assiale ne sono risultate modificate, e, anzi, stravolte: il Puritanesimo è sfociato nella “Singularity”; l’Ortodossia ha partorito il Cosmismo; la Qabbala’  si è trasformata in Sionismo; la Sci’a ha generato la tecnolatria “Hojjatiyye” (quella di Ahmadinejad), o addirittura Bahai. Oggi, assistiamo proprio allo scontro inevitabile fra queste teologie secolarizzate, specularmente identiche fra di loro per la cosiddetta “rivalità mimetica” (convergendo tutte in un giudizio negativo sul mondo e sulla necessità della sua distruzione), le quali vorrebbero imporsi ciascuna all’umanità intera come la “vera” modernità (i “Fanatici dell’ Apocalisse” di cui scriveva Norman Cohn). La rincorsa verso sempre più catastrofiche armi di distruzione di massa risponde quindi non solo a esigenze di tecnica militare, bensì soprattutto a questo “cupio dissolvi”, che ne costituisce la contropartita ideologica (cfr.Miguel De Landa,”La guerra al tempo delle macchine intelligenti”).

In questo contesto è più facile comprendere e spiegare le contrapposte retoriche della Pace: dai 14 Punti di Wilson, dal pacifismo filo-nazista di Chamberlain, Weil e Giono, al One-Worldism di Wilkie, al discorso alle Nazioni Unite di Eleanor Roosevelt, al ruolo della pace nel Manifesto di Ventotene e nella Dichiarazione Schuman, al movimento per la Pace favorito dall’ URSS: una serie di opposte “captatio benevolentiae” dell’ opinione pubblica mondiale per spianare la strada alla propria “pace”, occultando il fatto ch’essa sarà conquistata con la guerra. Dei più recenti sviluppi tecnologici viene così evidenziato solo l’aspetto salvifico, dei miracoli che fanno dimenticare la condizione creaturale e alimentano ambizioni quasi divine, mentre si nascondono le infinite ricadute negative nei campi politico, psicologico, ecologico, ecc…, intrinsecamente connesse all’”eterogenesi dei fini” (Wolf).

5.Dalla lite Musk–Trump alle critiche di Crosetto

Mentre, in questa competizione fra opposti messianesimi,  tutti aspirano al “regime change” degli altri (la Kallas a quello della Russia, Putin a quello dell’ Ucraina, Nethanyahu e Merz a quello dell’ Iran), il solo modo per evitare la Fine della Storia intesa come guerra totale e presa di possesso del mondo da parte delle Macchine Intelligenti (“Singularity”) sarebbe costituito da un opposto “Regime Change” globale, con l’esautoramento ovunque dei Fanatici dell’ Apocalisse che detengono il potere in buona parte del mondo, e la ripresa di altre visioni del mondo non apocalittiche, che vengano a supporto concettuale delle correnti “catecontiche”.Per esempio, le idee estremo-orientali di Ahimsa, Satyagraha, Wuwei…Il Dialogo con il Sud del Mondo auspicato da Crosetto potrebbe aver luogo solo utilizzando un armamentario culturale capace di tenere insieme il senso occidentale della Storia con una saggezza sovratemporale come quella di Laotse, Confucio e Matteo Ricci.

La presa del potere da parte dei guru dell’ informatica rispetto allo Stato americano aveva costituito invece un’ennesima mossa dei “Fanatici dell’ Apocalisse” per evitare di essere travolti dalla rivendicazione, da parte della maggioranza del mondo, di principi di convivenza non fondati sugli autodistruttivi  miti chiliastici dell’ Occidente (Evgeny Morozov).Per esempio, con straordinaria tempistica, Musk ha approfittato dell’attacco israeliano all’ Iran per rimettere in gioco i suoi satelliti Starlink e confermarsi un attore di primo piano nella Terza Guerra Mondiale, con una capacità di incidere sugli equilibri geopolitici superiore a quelli dell’intera Europa, per non parlare della Lega Araba o, ancor peggio, dell’Organizzazione degli Stati Islamici (oramai obsolete). Non v’è chi non veda che si tratta di una situazione inaudita, che supera i casi, ritenuti abnormi già secoli fa, dei Medici, dei Fugger, della banca Schroeder, dei Rothschild, della Standard Oil, dei Sassoon, della Lockheed, imprenditori portatori di proprie politiche estere indipendenti dagli Stati ch’essi sostenevano (Stato Pontificio, Impero, USA, Napoleone, Trockij, Cina Nazionalista…). Un privato non dovrebbe avere addirittura il potere di decidere da solo le missioni nello spazio, un “compito comune” all’ intera Umanità (cfr. Fiodorov e Tsiolkovskij). Per questo l’avversario di Musk nel mondo MAGA, Steve Bannon,  sostiene giustamente che le imprese di Musk dovrebbero essere nazionalizzate.

La guerra in Iran costituisce così l’oggetto di un nuovo scontro, addirittura all’ interno del Mondo MAGA. L’ultradestra isolazionista vuole portare avanti le promesse elettorali di Trump su migrazione e lavoro, mentre i capitalisti tecnologici  confluiti su Trump all’ultimo momento, vogliono invece che gli USA  rafforzino grazie alla tecnologia la loro posizione di dominio globale (Schmidt e Cohen), unico modo, a loro avviso, per rispondere alla minaccia cinese.

Il carattere settario  del post-umanesimo è confermato dagli straordinari collegamenti riscontrabili  fra le biografie dei protagonisti del movimento, dai Cosmisti russi, a von Braun, alla famiglia Musk. Il nonno di Musk era a capo di una lobby chiamata “Technocracy”, che si adoprava  a favore controllo dei tecnocrati sulla politica. Nel 1948, Von Braun aveva scritto un romanzo di fantascienza in cui immaginava la colonizzazione di Marte; nel libro, il governo marziano era nelle mani di un leader di nome Elon. Oltre 70 anni dopo, Elon Musk è in procinto di realizzare il suo progetto di colonizzazione del pianeta rosso. Prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, il barone tedesco Wernher von Braun era un maggiore delle SS, molto fedele a Hitler, figura chiave nello sviluppo della missilistica nella Germania nazista; creò una serie di armi letali, tra cui i razzi V2. Dopo la guerra si arrese agli americani che decisero di non rinunciare al suo genio e di impiegarlo in progetti di grande importanza, prima con l’esercito poi con la NASA, dove divenne il fondatore del programma spaziale e con il suo Saturn V guidò le missioni Apollo sulla Luna.

La Stella Rossa, che compariva sui colbacchi dei Soldati sovietici, era proprio Marte, il dio della guerra, dove, secondo Bogdanov, sarebbe già stato instaurato il comunismo. Chi leggeva le opere dei Cosmisti russi, e, in particolare, quelli di Tsiolkovskij (fondatore dell’ astronautica), e di Bogdanov (autore del “Pianeta Rosso”) era proprio von Braun, come dimostrato dal materiale trovato nella base nazista di Peenemuende, dove egli realizzava i missili V2.

Assolutamente fuori luogo invocare, in queste battaglie, vecchi stereotipi resistenziali o maccartisti: nel percorso storico del post-umanesimo ci sono cristiani e atei, socialisti e nazional-socialisti, capitalisti e nazional-religiosi. In realtà, ciascuna delle “eresie” post-umanistiche  è suscettibile di interpretazioni contrastanti, ed è per questo che, anche all’ interno di ciascuna area di civiltà, sono presenti forti tensioni sul reale significato di quelle ideologie e sul loro futuro orientamento, che si traducono nei conflitti che rendono sempre più probabile la IIIa Guerra Mondiale. Negli Stati Uniti, ve ne sono due autorevoli interpretazioni: fra chi, come il fronte “Woke”, lega il postumanesimo alla realizzazione del progetto “progressista” del livellamento generale, prodromo del governo mondiale, e chi, invece, ne vede soprattutto le implicazioni sulla struttura della società, che, sotto l’impulso dell’informatica, tende all’onnipotenza del potere informatico-militare. Il compito degl’intellettuali europei è quello di gettare le basi per il superamento  di ambedue quelle correnti, così come delle altre sette post-umanistiche,  sfruttando dialetticamente questo momento di “lotta di tutti contro tutti”. Sono incoraggianti anche a questo proposito le parole di Crosetto:«Una volta Usa ed Europa erano il centro, ora c’è tutto il resto con cui va costruito un rapporto. Se la Nato nasce per garantire la pace e la mutua difesa o diventa un’organizzazione che si prende questo compito parlando con il Sud del mondo, diventa quindi qualcosa di profondamente diverso, oppure non raggiungeremo l’obiettivo di avere sicurezza all’interno di regole che valgano per tutti».

DA LEONE XIII A LEONE XIV: FRA “SOCIETA’ ORGANICA”, AMERICANISMO E POSTUMANESIMO

Com’era da aspettarsi, l’elezione del nuovo Papa ha aperto, nella pubblicistica e sui social, delle vere e proprie cataratte d’ interpretazioni, a cominciare dalla scelta del nome, dall’appartenenza all’ordine agostiniano, fino alla sua origine americana. Ci  pare perciò che sia utile fornire alcune sintetiche informazioni che servano a demistificare le ardite costruzioni fatte dai vari pubblicisti in base a semplicistiche contrapposizioni fra progressisti” e “conservatori”, “Yankees” e “Latinos”, ecc..

Cominciamo dal nome

Leone XIII viene ricordato quale papa delle encicliche: ne scrisse ben 86. La sua più famosa enciclica fu la Rerum Novarum, con cui formulò i fondamenti della dottrina sociale della Chiesa, però ce ne sono anche altre:

Diuturnum Illud (1881): dove si affermava che la Chiesa non fa preferenza di regime politico (quindi, nessun pregiudizio democratico), purché esso rispetti il diritto di Dio. Attraverso un modo di elezione non si dà la potestà (che viene solo da Dio), ma si stabilisce soltanto chi debba essere colui che la detiene;

-Humanum genus (1884): l’enciclica considera la fine del XIX secolo un’era pericolosa per i cristiani e condanna la massoneria, così come una serie di pratiche connesse con questa, compreso il naturalismo e la sovranità popolare.

1.La Dottrina Sociale della Chiesa

La Rerum Novarum (del 1891),  fu la prima eciclica sociale, con cui defini’ la dottrina sociale della Chiesa cattolica. Come si puiò vedere da alcune citazioni, la dottrina sociale delineata da Leone XII era ben diversa dalle ideologie seguite poi in pratica  nel XX secolo dalle varie Democrazie Cristiane, e non ha più nulla a che vedere con la società di oggi.Cominciamo dall’ elogio delle corporazioni dell’ “Ancien Régime”:“Poiché, soppresse nel secolo passato le corporazioni di arti e mestieri, senza nulla sostituire in loro vece, nel tempo stesso che le istituzioni e le leggi venivano allontanandosi dallo spirito cristiano, avvenne che poco a poco gli operai rimanessero soli e indifesi in balda della cupidigia dei padroni e di una sfrenata concorrenza. Accrebbe il male un’usura divoratrice che, sebbene condannata tante volte dalla Chiesa., continua lo stesso, sotto altro colore, a causa di ingordi speculatori. Si aggiunga il monopolio della produzione e del commercio, tanto che un piccolissimo numero di straricchi hanno imposto all’infinita moltitudine dei proletari un gioco poco meno che servile.”

Passiamo poi alla famiglia patriarcale, che, ai suoi tempi, era ancora una realtà:“La patria potestà non può lo Stato né annientarla né assorbirla, poiché nasce dalla sorgente stessa della vita umana. I figli sono qualche cosa del padre, una espansione, per così dire, della sua personalità e, a parlare propriamente, essi entrano a far parte del civile consorzio non da sé medesimi, bensì mediante la famiglia in cui sono nati. È appunto per questa ragione che, essendo i figli naturalmente qualcosa del padre… prima dell’uso della ragione stanno sotto la cura dei genitori. (S. Th. II-II, q. 10, a. 12)

Veniamo quindi al carattere tragico dell’ esistenza:”Si stabilisca dunque in primo luogo questo principio, che si deve sopportare la condizione propria dell’umanità: togliere dal mondo le disparità sociali, è cosa impossibile. Lo tentano, è vero, i socialisti, ma ogni tentativo contro la natura delle cose riesce inutile. Poiché la più grande varietà esiste per natura tra gli uomini: non tutti posseggono lo stesso ingegno, la stessa solerzia, non la sanità, non le forze in pari grado: e da queste inevitabili differenze nasce di necessità la differenza delle condizioni sociali. E ciò torna a vantaggio sia dei privati che del civile consorzio, perché la vita sociale abbisogna di attitudini varie e di uffici diversi, e l’impulso principale, che muove gli uomini ad esercitare tali uffici, è la disparità dello stato. Quanto al lavoro, l’uomo nello stato medesimo d’innocenza non sarebbe rimasto inoperoso: se non che, quello che allora avrebbe liberamente fatto la volontà a ricreazione dell’animo, lo impose poi, ad espiazione del peccato, non senza fatica e molestia, la necessità, secondo quell’oracolo divino: Sia maledetta la terra nel tuo lavoro; mangerai di essa in fatica tutti i giorni della tua vita (Gen 3,17). Similmente il dolore non mancherà mai sulla terra; perché aspre, dure, difficili a sopportarsi sono le ree conseguenze del peccato, le quali, si voglia o no, accompagnano l’uomo fino alla tomba. Patire e sopportare è dunque il retaggio dell’uomo; e qualunque cosa si faccia e si tenti, non v’è forza né arte che possa togliere del tutto le sofferenze del mondo. Coloro che dicono di poterlo fare e promettono alle misere genti una vita scevra di dolore e di pene, tutta pace e diletto, illudono il popolo e lo trascinano per una via che conduce a dolori più grandi di quelli attuali. La cosa migliore è guardare le cose umane quali sono e nel medesimo tempo cercare altrove, come dicemmo, il rimedio ai mali.  “

Le relazioni fra le classi sociali:”Innanzi tutto, l’insegnamento cristiano, di cui è interprete e custode la Chiesa, è potentissimo a conciliare e mettere in accordo fra loro i ricchi e i proletari, ricordando agli uni e agli altri i mutui doveri incominciando da quello imposto dalla giustizia. Obblighi di giustizia, quanto al proletario e all’operaio, sono questi: prestare interamente e fedelmente l’opera che liberamente e secondo equità fu pattuita; non recar danno alla roba, né offesa alla persona dei padroni; nella difesa stessa dei propri diritti astenersi da atti violenti, né mai trasformarla in ammutinamento; non mescolarsi con uomini malvagi, promettitori di cose grandi, senza altro frutto che quello di inutili pentimenti e di perdite rovinose. E questi sono i doveri dei capitalisti e dei padroni: non tenere gli operai schiavi; rispettare in essi la dignità della persona umana, nobilitata dal carattere cristiano. Agli occhi della ragione e della fede il lavoro non degrada l’uomo, ma anzi lo nobilita col metterlo in grado di vivere onestamente con l’opera propria. Quello che veramente è indegno dell’uomo è di abusarne come di cosa a scopo di guadagno, né stimarlo più di quello che valgono i suoi nervi e le sue forze. Viene similmente comandato che nei proletari si deve aver riguardo alla religione e ai beni dell’anima. È obbligo perciò dei padroni lasciare all’operaio comodità e tempo che bastino a compiere i doveri religiosi; non esporlo a seduzioni corrompitrici e a pericoli di scandalo; non alienarlo dallo spirito di famiglia e dall’amore del risparmio; non imporgli lavori sproporzionati alle forze, o mal confacenti con l’età e con il sesso.

Principalissimo poi tra i loro doveri è dare a ciascuno la giusta mercede. Il determinarla secondo giustizia dipende da molte considerazioni: ma in generale si ricordino i capitalisti e i padroni che le umane leggi non permettono di opprimere per utile proprio i bisognosi e gli infelici, e di trafficare sulla miseria del prossimo. Defraudare poi la dovuta mercede è colpa così enorme che grida vendetta al cospetto di Dio. Ecco, la mercede degli operai… che fu defraudata da voi, grida; e questo grido ha ferito le orecchie del Signore degli eserciti (Giac 5,4).”Dunque, per Leone XIII, il Cristiano è “homo hierarcicus”, come Dumont definiva gl’Indiani.

Priorità del bene spirituale sulla cura dell’ economia:”Ma la Chiesa, guidata dagli insegnamenti e dall’esempio di Cristo, mira più in alto, cioè a riavvicinare il più possibile le due classi, e a renderle amiche. Le cose del tempo non è possibile intenderle e valutarle a dovere, se l’animo non si eleva ad un’altra vita, ossia a quella eterna, senza la quale la vera nozione del bene morale necessariamente si dilegua, anzi l’intera creazione diventa un mistero inspiegabile. Quello pertanto che la natura stessa ci detta, nel cristianesimo è un dogma su cui come principale fondamento poggia tutto l’edificio della religione: cioè che la vera vita dell’uomo è quella del mondo avvenire. Poiché Iddio non ci ha creati per questi beni fragili e caduchi, ma per quelli celesti ed eterni; e la terra ci fu data da Lui come luogo di esilio, non come patria. Che tu abbia in abbondanza ricchezze ed altri beni terreni o che ne sia privo, ciò all’eterna felicità non importa nulla; ma il buono o cattivo uso di quei beni, questo è ciò che sommamente importa. Le varie tribolazioni di cui è intessuta la vita di quaggiù, Gesù Cristo, che pur ci ha redenti con redenzione copiosa, non le ha tolte; le ha convertite in stimolo di virtù e in maniera di merito, tanto che nessun figlio di Adamo può giungere al cielo se non segue le orme sanguinose di Lui. Se persevereremo, regneremo insieme (2 Tim 2,12). Accettando volontariamente sopra di sé travagli e dolori, egli ne ha mitigato l’acerbità in modo meraviglioso, e non solo con l’esempio ma con la sua grazia e con la speranza del premio proposto, ci ha reso più facile il patire. Poiché quella che attualmente è una momentanea e leggera tribolazione nostra, opera in noi un eterno e sopra ogni misura smisurato peso di gloria (2Cor 4,17). “

La vera utilità delle ricchezze:“E’ lecito, dice san Tommaso, anzi necessario all’umana vita che l’uomo abbia la proprietà dei beni (S. Th. III-II, q. 66, a. 2). Ma se inoltre si domandi quale debba essere l’uso di tali beni, la Chiesa per bocca del santo Dottore non esita a rispondere che, per questo rispetto, l’uomo non deve possedere i beni esterni come propri, bensì come comuni, in modo che facilmente li comunichi all’altrui necessità. Onde l’Apostolo dice: Comanda ai ricchi di questo secolo di dare e comunicare facilmente il proprio (Ivi). Nessuno, Certo, é tenuto a soccorrere gli altri con le cose necessarie a sé e ai suoi, anzi neppure con ciò che è necessario alla convivenza e al decoro del proprio  stato, perché nessuno deve vivere in modo non conveniente (S. Th. II-II, q. 32, a. 6). Ma soddisfatte le necessità e la convenienza è dovere soccorrere col superfluo i bisognosi. Quello che sopravanza date in elemosina (Luc 11,41). Eccetto il caso di estrema necessità, questi, è vero, non sono obblighi di giustizia, ma di carità cristiana il cui adempimento non si può certamente esigere per via giuridica, ma sopra le leggi e i giudizi degli uomini sta la legge e il giudizio di Cristo, il quale inculca in molti modi la pratica del dono generoso e insegna: E’ più bello dare che ricevere (At 20,35), e terrà per fatta o negata a sé la carità fatta o negata ai bisognosi: Quanto faceste ad uno dei minimi di questi miei fratelli, a me lo faceste (Mat 25,40). In conclusione, chiunque ha ricevuto dalla munificenza di Dio copia maggiore di beni, sia esteriori e corporali sia spirituali, a questo fine li ha ricevuti, di servirsene al perfezionamento proprio, e nel medesimo tempo come ministro della divina provvidenza a vantaggio altrui: Chi ha dunque ingegno, badi di non tacere; chi ha abbondanza di roba, si guardi dall’essere troppo duro di mano nell’esercizio della misericordia; chi ha un’arte per vivere, ne partecipi al prossimo l’uso e l’utilità “

2. L’eresia americana

Un secondo tema che aveva impegnato duramente per tutta la vita Leone XIII era stata la repressione dell’ eresia americanista, una visione del mondo attribuita a certi cattolici americani ispirata al  modernismo, che Papa Pio IX aveva condannato nel   Syllabo degli Errori, del 1864, scrivendo a questo fine al cardinale  James Gibbons, la lettera Testem benevolentiae nostrae.Nel 1890, la questione fu al centro della polemica sulla traduzione della Contessa de Ravilliax  della biografia di Isaac Hecker che aveva perseguito l’apertura verso i  Protestanti Americani

Nell’ enciclica Longinqua oceani, del 1895 il Papa  mostrò u giudizio  generalmente  positivo sulla Chiesa americana, ma auspicando una maggiore collaborazione fra Chiesa e Stato, sul modello europeo, e condannando le seguenti tendenze:

Eccessiva insistenza sull’initiative interna nella vita spirituale;

Gli attacchi ai voti religiosi

La minimizzazione della Direzione spirituale.

I prelati americani negarono le accuse del Papa.

3.Il Modello Sociale Europeo e la Dottrina Sociale della Chiesa

E’ paradossale che, nel momento in cui il Modello Sociale Europeo basato sulla Dottrina Sociale delle Chiese (perché c’erano anche i Protestanti, e soprattutto i Calvinisti olandesi) si è realizzato quasi completamente in larga parte dell’ Europa, essa sia assolutamente negletta, non soltanto dalla politica ufficiale e dai maggioritari partiti cristiano-sociali, bensì dalle stesse Chiese.

Il punto è che il modello sociale europeo (ormai diffuso quasi ovunque attraverso l’imitazione del “Modell Deutschland”), è fondato sulla continuità, ideale e fattuale, con varie forme di corporativismo  sposate dalle Encicliche Sociali sulla base degli scritti di  Kuyper, Vogelsang e Toniolo. Questa simiglianza non è casuale, ma deriva, da un lato, dalla ripresa, da parte delle Chiese, del Pensiero Organicista (Organisch Gedacht) di origine tomistica. Si tratta di uno degli aspetti della continuità fra Ancien Régime e rivoluzione, già intravisti da Tocqueville, che indicava nei Corpi Intermedi uno strumento per controbilanciare l’eccessivo atomismo delle nascenti società democratiche.

Per questo motivo Marx stesso aveva affermato che il capitalismo europeo era meno radicale di quello americano, perché nato in un contesto ancora feudale.

Il punto fondamentale del modello europeo, l’associazione capitale-lavoro, ha trovato la sua massima espressione nel Sistema Tedesco comprendente, da un lato, uno statuto d’impresa ove, per legge, è obbligatoria la partecipazione dei lavoratori alle decisioni societarie, e, dall’ altra, vi è una cogestione giorno per giorno dei provvedimenti che riguardano i lavoratori.

Il massimo della partecipazione si ha nella Volkswagen, dove una legge ad hoc, la Volkswagengesetz, garantisce una Golden Share al Governo locale, e inoltre si applica il “Modello Carbosiderurgico” di partecipazione paritetica.

La partecipazione dei lavoratori è servita, e ancora serve, per frenare la contendibilità delle grandi imprese, anche se proprio la Volkswagen è oggi esposta a un progetto di vendita di siti.

4.Il ruolo della Chiesa nel nostro tempo

Arrivano giusto in tempo  i due contributi su questo tema, l’uno di Massimo Cacciari e l’altro di Vito Mancuso, su “La Stampa”, dove si ri-propogono alcune delle questioni determinanti del nostro tempo.

Innanzitutto, quella dell’ assenza di un progetto culturale prevalente per l’ Europa ,o meglio del prevalere di un progetto non dichiarato:”la religione dell’ essere al lavoro, ininterrottamente, al servizio del sistema tecnico-economico finnziario”(Cacciari).Per Cacciari,  questa situazione è negativa perché da essa non può nascere un orientamento comune che fondi un nuovo ordine internazionale. Ma siamo sicuri che un nuovo ordine internazionale sia auspicabile? E, infatti, il nuovo ordine internazionale che avanza è proprio  quella religione del lavoro“solo lasciar fare, laissez faire, al ‘progresso’tecnico-economico e illudersi che le sue mani invisibnili sappiano evitare catastrofi abncora peggiori di quelle in cui viviamo”.

Tuttavia, qui la confusione del testo di Cacciari diviene sempre più fitta. Non solo vi è, oggi come e più che mai, la confusione fra Europa ,Cristianità e mondo. La Cristianità non iniziò in Europa, bensì in Palestina. Le prime conversioni di Stati si ebbero in Africa, nell’ India  e nel Caucaso; il grosso dei suoi adepti fu inizialmente  in Egitto, in Anatolia, nel Levante e in Mesopotamia. Ancora quando, nel Medioevo, il Cristianesimo era limitato all’ area Mediterranea, già vivevano sostanziose comunità cristiane in Persia, in Cina, nel Dekkan. Durante l’era delle esplorazioni oceaniche nacquero poi vibranti società cristiane in America, in Cina, Corea, Giappone, Filippine. Nel 21° secolo, abbiamo avuto un Papa argentino e ora uno americano-peruviano. Il grosso dei fedeli è comunque oramai nelle due  Americhe.

Il Cristianesimo è completamente globalizzato, e, per questo, deve per forza di cose fare i conti con l’americanismo, il latino-americanismo, il buddismo, il confucianesimo, le religioni popolari “politeistiche”. Non è affatto detto ch’esso debba continuare a identificarsi sotterraneamente con la teologia della tecnica, come sembrerebbe postulare la dialettica dell’ illuminismo, che è ancora una dialettica occidentale. In effetti, i teologi cristiani non occidentali, come per esempio Panikkar, non sono affatto concentrati su questo aspetto. L’attenzione per le religioni extraeuropee e non americane è stata ed è concentrata, invece, sull’ Armonia, sulla Saggezza, sul rito, sulla preghiera…

Mancuso mette in rilievo la singolare situazione in cui il Vaticano, pur non avendo mai abrogato l’originario Monitum contro Teilhard de Chardin, colpevole proprio di un eccessivo entusiasmo per il mondo della tecnica, ne ha pubblicato appena  ora un’ elogiativa bibliografia presso la ufficiosa Libreria Editrice Vaticana.Il punto controverso per  Teilhard, ancor più che per l’ Americanismo, è la questione del Peccato Originale, centrale nel pensiero di Sant’Agostino, a cui s’ispira l’ordine a cui appartiene Papa Leone, ma anche in quello di Lutero. Il tutto influenzato dalle visioni antiche della Torre di Babele (la Ziggurat Etemenanki) e della “hybris”nella tragedia greca, ambedue incentrate sul carattere creaturale dell’umanità, e quindi sul suo necessario scacco della stessa senza un intervento provvidenziale divino. Anche secondo l’idea illuministica dell’ “Eterogenesi dei fini” il tentativo di realizzare la perfezione sulla terra porta inevitabilmente a delle catastrofi. Il primo esempio storico ne era stata l’invasione della Grecia da parte di Serse, che, secondo Erodoto, era stata motivata dall’ambizione dei Magi di estendere il territorio dei Persiani fino al Regno  degli Dei (il “Sogno di Serse”di Erodoto); il secondo, il fallimento della rivoluzione socialista bolscevica, giustificata con l’ambizione di por fine alla Storia, costruendo un Dio terreno (i “Bogostroiteli”).

Oggi, stiamo assistendo, con il Post-Umanesimo, a un tentativo simile, che ha assunto come modello dichiarato il pensiero di Teilhard. L’intervento di Mancuso sembra sposare integralmente la visione di quest’ultimo, interpretata un po’ semplicisticamente come una religione della Natura, mentre invece, a noi, essa sembrerebbe piuttosto un tentativo di superamento e soppressione della stessa Natura (oltre che dell’ intera Umanità), nella cosiddetta “Singularity”.

Su tutto ciò si staglia, convitato di pietra, l’eredità nietzscheana, vale a dire l’affermazione centrale dello Zarathustra secondo cui “l’Uomo è qualcosa che dev’essere superato”. Quest’affermazione, la cui effettualità non può, oggi, essere negata, è certamente suscettibile di diverse interpretazioni, su cui  si sono esercitati miriadi di esegeti. Dalla sostanziale identificazione del Superuomo con un nuovo atteggiamento filosofico elitario, fondato sull’ accettazione stoica della fine dell’ obiettività (la “Morte di Dio”), al ripristino, contro l’egualitarismo, del “pathos delle distanze”, a una nuova società della cultura e della scienza, fino alla trasformazione ontologica dell’umano, appunto attraverso la scienza. Proprio il prevalere dell’ una o dell’ altra interpretazione del nietzscheanesimo è la posta in gioco delle “cultural wars” contemporanee, ed è questo che le rende particolarmente violente. Un tempo, questo tipo di conflitti si svolgeva infatti all’ insegna di dispute teologiche  (sulla natura di Dio, sull’ interpretazione dei libri sacri), poi si passò alle divergenze ideologiche, fra monarchici, repubblicani, conservatori, liberali, democratici, socialisti, comunisti, fascisti…Oggi, siamo arrivati a combatterci fra di noi per stabilire come l’uomo dovrà convivere con le macchine.

Per questo, se la Chiesa vuole rivestire, come può, un ruolo centrale nella configurazione del XXI Secolo, dovrebbe, non solamente abbandonare la sua caratterizzazione prevalentemente europea e occidentale, bensì anche e soprattutto rendersi conto di quanto le decisioni sul rapporto uomo-macchina siano drammatiche come erano quelle sulle catastrofi naturali, sulle guerre, sulla fame nel mondo e/o sulla libertà, e richiedano un corrispondente impegno filosofico, teologico e politico.

Intanto, sembra controproducente  l’insistenza acritica sul tema della pace “senza se e senza ma”, quando è chiaro a tutti che le guerre in corso hanno proprio radici religiose millenarie, inasprite dalla loro interpretazione tecnologica. D’altronde, era stato proprio Sant’Agostino a giustificare las guerra come strumento per la “Dilatatio Christianitatis”.

Su questo tema, le Chiese danno, come e più della politica, un senso d’impotenza, ma soprattutto d’ipocrisia. Nessuna delle religioni occidentali (né l’ebraismo, né il cristianesimo, né l’Islam) esisterebbe senza le guerre millenarie in Palestina (Vecchio Testamento, Guerre Giudaiche, Jihad, Crociata), e nessuno ci ha spiegato che cosa sia successo, negli ultimi secoli, che renda finalmente possibile una pace che non c’è mai stata. Se questa novità dovesse essere la “nuova religione” teilhardiana, anch’ essa non ha cessato di provocare conflitti peggiori dei precedenti, dall’ esportazione della democrazia, alla rivoluzione socialista, all’eugenetica, alla bomba atomica…E sarebbe anch’essa altamente blasfema, perché pretenderebbe di costituire l’avvento ultimo del Salvatore.

In secondo luogo, le Chiese non hanno proprio (contrariamente ai pensatori laici) nessuna giustificazione    per banalizzare (come per lo più oggi fanno) la minaccia esistenziale posta dalle Macchine Intelligenti, visto che il post-umanismo sta diffondendosi proprio grazie alla pretesa di avere assorbito e superato le religioni. Ci si dovrebbe perciò aspettare che gli uomini di religione siano pienamente consapevoli della gravità del problema.

Tra parentesi, l’Intelligenza Artificiale Generativa avrà forse, come si dice, un limite nella sua fame illimitata di dati, sì che oggi si è giunti al “Data Peak”, cioè al rallentamento della sua avanzata per la mancanza di dati “naturali”, generati dagli uomini. Ma ciò rende l’intero ecosistema macchinico ancor più aggressivo, perché, per sopravvivere, esso è condannato a eliminare ogni concorrenza, divorando i suoi stessi avversari. In particolare, l’ecosistema occidentale  dei GAFAM americani è costretto a sospingere la guerra con la Cina, per abbattere il Great Chinese Firewall, ed appropriarsi anche dei dati dei Cinesi, che rappresentano oggi forse la metà dei dati naturali disponibili.

E’ quindi praticamente un miracolo che oggi abbiamo un Papa che è, al contempo, agostiniano (cioè conscio dei limiti della natura creaturale dell’ uomo), e matematico (e che, quindi, capisce che cosa sia veramente l’Intelligenza Artificiale).

“UMOM ROSSIJU NE PONIAT’: V ROSSIJU MOZHNO TOL’KO VERIT’” (“E’ IMPOSSIBILE COMPRENDERE LA RUSSIA CON LA RAGIONE; ALLA RUSSIA SI PUO’ SOLTANTO CREDERE”, Fjodor Ivanovič Tjutčev)

Ha stupito molti l’affermazione di Trump secondo cui “Putin è impazzito”, perché sta rifiutando il suo piano di cessate il fuoco (anche se in realtà sta approntando un suo proprio memorandum). Noi no. In realtà, ben pochi leader stanno perseguendo così lucidamente come fa Putin, un progetto preciso, che non cerca  per altro di nascondere, ma che gli altri non vogliono semplicemente vedere. Un pubblicista che sta finalmente avvicinandosi alla comprensione del “fenomeno Putin” è Domenico Quirico de “La Stampa”.

Intanto, come scriveva Tjutčev, fascinoso poeta romantico che per campare faceva, a Torino, l’ambasciatore di Russia presso il Re di Sardegna, è impossibile comprendere la Russia “con la ragione”, o, almeno, con la ragione occidentale. Infatti, nella cultura russa s’incontrano lo spirito nomade e guerriero dei Kurgani, quello navigatore e  commerciante dei Variaghi, quello mistico e missionario dei Bizantini, quello ribelle dei Cosacchi, quello neoclassico del mondo baltico, le influenze filosofiche tedesche, così come quelle artistiche italiane e francesi, nonché la religiosità incontaminata delle etnie islamiche e buddhiste, da Kazan’ad Astrakhan, dall’ Altaj alla Jakutija, da Tuva alla Buriatia. Non c’è posto per le semplificazioni dell’ “esprit de géométrie” occidentale.

1.L’eredità di Činggis Khan

Dunque, è impossibile applicare pedissequamente, alla Russia, i concetti occidentali, tanto di  “nazionalità” quanto di “impero”. Non per nulla  lo  storico Nestore di Kiev scriveva già nel 12° Secolo che la Rus’ era “un paese immenso: le sue frontiere non sono in alcun luogo”. Per questo, la funzione geopolitica della Russia è stata sempre molto mobile: si tratta di collegare fra di loro le diverse civiltà sedentarie delle coste eurasiatiche, collegate dalle Vie della Seta(Giappone, Corea, Cina, Indocina, India, Persia, Anatolia, Europa), coprendo le sterminate distese di quello che già l’Ammiraglio Mahan, e poi Mackinder, chiamarono “Heartland”. Su questo territorio immenso si muovono i pochi abitanti di un’area inospitale, per loro natura militarizzati e mobilissimi, come i loro antenati, i “popoli a cavallo” (in Giapponese, “Kiba Mingoku”), ultimo dei quali l’Impero Mongolo (“nasledije Činggis Khana”, l’ “Eredità di Gengis Khan”, cfr. Nikolaj Trubeckoj).

La Russia non può dunque rientrare nelle definizioni, né di “nazione”,né di “Impero”, elaborati per i popoli sedentari. Per questo sono state elaborata la nozione anomala di “Russkij Mir”e di “Etnogenesi”. Le richieste ch’essa rivolge al resto del mondo non sono le normali richieste di una “nazione” o di un “impero”. Non vuole territori né risorse (ché ne ha a bizzeffe),e neppure zone di sicurezza (sostituite dai missili ipersonici di ultima generazione),bensì  “riconoscimento”, come ha compreso finalmente Domenico Quirico (La Stampa). Il che non è, come lascia intendere Quirico, una sorta d’ infantilismo, bensì, come aveva intuito già Fukuyama, ciò che resta della storia moderna: la “battaglia per il riconoscimento”. Del resto, già al tempo degli Han l’Ambasciatore degli HiungNu (antenati della Russia) aveva preteso l’omaggio dell’ imperatore cinese Wudi (anche se questo, astutamente, aveva fatto sedere sul trono un suo ufficiale, rendendo così nullo l’omaggio).

Il diritto internazionale, che costituisce il mantra dei politici euroatlantici, non è mai stato in grado, né lo è oggi, di descrivere questi fenomeni, e tanto meno di disciplinarli, come dimostrato dalla Dottrina della Sovranità Limitata, dagl’interventi in Corea, DDR, Palestina, Ungheria, Vietnam, Cecoslovacchia, Afghanistan, Transnistria,Kossovo, Cecenia, Iraq, Ossetia, Ucraina. E questo per molte ragioni (imperfezione del sistema internazionalistico; origini colonialistiche del sistema attuale; stravolgimento di tutte le strutture giuridiche da parte dello strapotere digitale).Ci vorrebbe un nuovo “Diritto delle Genti”più flessibile, che considerasse non solo gli “Stati Nazionali”, bensì tutti i livelli della “Multi-Level Governance” (Organizzazioni Internazionali, Blocchi, Religioni, Civiltà, Macro-Regioni, Etnie,Regioni, Città, Cantoni, Quartieri), quali che siano le loro denominazioni nelle diverse lingue.

Il riconoscimento quale potenza mondiale di quell’ agglomerato atipico di popoli delle steppe costituisce  ancor oggi il presupposto essenziale perché esso possa partecipare al “Grande Gioco” (“Bol’shaja Igra”), per il controllo dell’ Eurasia, inaugurato a suo tempo dagli Inglesi (vedi Mackinder e Kipling) nella totale indifferenza per il diritto internazionale. Non per nulla, fin dall’ inizio della guerra in Ucraina, il Primo Canale russo organizza due volte al giorno (almeno, nei giorni lavorativi), un talk show sul Grande Gioco.

Ma perché il Grande Gioco è così importante, non solo per l’ Eurasia, ma per il mondo intero? Perché, dopo la caduta del Muro di Berlino, l’America aveva lanciato una campagna ideologica senza precedenti circa il fatto che il sistema occidentale, avendo sconfitto tutti gli avversari, era oramai padrone del mondo (l’”America-Mondo” di Antonio Valladão), sicché eravamo giunti alla Fine della Storia (Fukuyama), realizzando così l’obiettivo di tutta la storia occidentale, dagli Achemenidi ad Alessandro, da Roma al Cristianesimo, da Hegel a Marx, a Emerson a Whitman, da Kipling a Wilson. L’America pretendeva cioè, blasfemamente, di stare realizzando le promesse messianiche di Ahura Mazda, di Jahvè, di Cristo, Maometto, Winthrop, Emerson e Whitman, ma in realtà mettendo in scena il Racconto dell’Anticristo di Soloviov.

2.Dalla “Fine della Storia” al nuovo sistema europeo di sicurezza

E’ singolare che nessuno abbia pensato che un progetto tanto ambizioso avrebbe urtato nel profondo  convinzioni radicate, non solo nelle Chiese Cristiane, ma in tutte le religioni abramitiche e anche nel mondo sinico, e che quindi avrebbe provocato reazioni a catena. La brusca corsa dei carri armati russi da Sarajevo  all’aeroporto di Prishtina, l’attacco alle Torri Gemelle e le Guerre del Golfo e dell’ Afghanistan mostrarono proprio che l’America-Mondo non si sarebbe potuta realizzare in modo pacifico, bensì, semmai, solo attraverso lo “scontro di Civiltà” profetizzato da Huntington. Con il passare degli anni, risultava poi sempre più chiaro che questo scontro di civiltà si sarebbe svolto essenzialmente nello spazio digitale, con le intercettazioni (Wikileaks), la Cyber-intelligence (Prism), la “Googleization of the World” (Schmidt e Cohen), il Great Chinese Firewall (Crackdown sui BAATX), la Cyber-war (Starlink), in cui la preminenza americana era ancora, all’ inizio del secolo, incontrovertibile. Non per nulla, Putin aveva definito Internet, fin dall’ inizio, “un’operazione speciale della CIA”. Proprio questa aveva suscitato una forte reazione nel resto del mondo, a cominciare da Russia e Cina, e per finire, nell’ America stessa, con le “Cultural Wars”, facendo così crescere a dismisura la domanda di un’azione di controbilanciamento, che ponesse fine al progetto tecnocratico unipolare,e sfociasse invece in un mondo multipolare. Il primo passo di questo controbilanciamento fu costituito dal secondo mandato di Trump.

Mentre la Cina si sforzava di crescere smisuratamente, per condurre questa lotta nel campo dell’economia e della tecnologia (con i BAATX, l’ Intelligenza Artificiale, le costellazioni di computer quantici e l’avanguardia della transizione elettrica e verde), la Russia era naturalmente incline a presidiare attivamente le aree della guerra culturale (la “Terza Roma”), della geopolitica (i BRICS), e del militare (Kossovo, Transnistria, Cecenia, Ossetia, Donbass, Siria, Sahel).

E’ grottesco quindi che tutti si sforzino di decifrare i “veri”  obiettivi dell’Operazione Militare Speciale, quando  questi erano già stati indicati chiaramente fin dal 2021 in note indirizzate, dal Ministero degli Esteri della Russia, agli Stati Uniti, alla NATO e alla UE, in cui si chiedeva di avviare finalmente il processo, discusso fin dal secolo scorso, per la creazione di uno spazio di sicurezza comune in Europa. Infatti, parallelamente allo smantellamento del Patto di Varsavia, stanno scadendo tutti i trattati sulla limitazione degli armamenti fra l’URSS e gli Stati Uniti, non sostituiti da nulla se non altro perché gli aspetti tecnici dei vecchi trattati sono obsoleti (fallimento del MAD con la vicenda del sistema OKO; informatizzazione della guerra; entrata in scena di altre potenze nucleari, e, non ultimo, lo spostamento a Oriente dei confini dell’ “Occidente”).Ma, soprattutto, venuto meno il bipolarismo, tutto il sistema non poteva più reggersi, sì’ che la Russia si sente indifesa dall’ accerchiamento americano (intelligence digitale, “covert operations”, nuove basi e portaerei, allargamento della NATO, altre alleanze regionali).

Per portare l’Occidente al tavolo delle trattative “vere” (quelle sul potere tecnologico mondiale), c’era bisogno di una guerra sanguinosa come quella in Ucraina?In ogni caso, la vera trattativa si deve ancora svolgere fra Russia e USA, e vertere sul potere dei GAFAM e delle lobby transumaniste e sulle modalità di controllo congiunto sull’ Intelligenza Artificiale e sulla Cyberguerra (come suggerito da Kissinger prima di morire). Tutti temi su cui, né l’Ucraina, né i “Volenterosi” possono dare alcun contributo. Queste trattative si stanno per altro già svolgendo, seppure  sottotraccia,  anche con la Cina (basti pensare al “Golden Dome” e alla costellazione cinese di computer quantici); e il motivo per cui la guerra in Ucraina si sta protraendo così a lungo è che è difficile fare accettare a molti soggetti (i GAFAM, il “deep State” americano,  il “mainstream” europeo) un così drammatico cambio di rotta, con  cui l’obiettivo generalizzato è diventato, dall’ “esportazione della democrazia”, quello di frenare un “Progresso” ormai incontrollato, e i nemici sono diventati amici (e viceversa).

Anche l’Europa dovrebbe prendere atto, infine, di questa trasformazione in corso a livello mondiale, trovandovi un proprio ruolo. L’avanzata dei cosiddetti “populisti” non è che un primo avvertimento dello slittamento, dalle ideologie della Guerra Fredda, a quelle del Multipolarismo,  che potrebbero portarci, alla fine, a una nuova auspicabile visione dell’Identità Europea quale sintesi delle culture mondiali per fronteggiare al meglio l’assalto delle Macchine Intelligenti. Solo così l’Europa potrebbe diventare il “Trendsetter del Dibattito Mondiale” come essa dichiara di volere.

CANTIERI D’ EUROPA 2025

Domenica 18 maggio 2025 alle ore 16.00,

nello Stand della Provincia del Zhejiang (ZHEJIANG PAVILION Padiglione 2 – stand K134-L133):Dialogo Culturale Cina-Europa

Il grattacielo della televisione cinese, progettato
secondo le regole del Feng Shui

Nel ricordarVi la presentazione di domani, Vi forniamo anche qualche considerazione introduttiva.

ZHEJIANG PAVILION, Padiglione 2 – stand K134-L133
Dialogo Culturale Cina-Europa
Promotori:
ANGI – Associazione Nuova Generazione Italo-cinese
Associazione Diàlexis

16:00-16:05 CHEN Ming, presidente ANGI
16:05-16:20 Riccardo LALA,
Autore di “Da Qin, L’Europa sovrana in un mondo multipolare”
e del blog “Turandot”

16:20-16:35 Isabella Doniselli Eramo,
Vice presidente ICOO-Istituto di Cultura per l’Oriente e l’Occidente
Coordinatrice Comitato Scientifico

16:35-16:50 Giuseppina Merchionne,
Autrice di “Conversazione sulla Cina”,
“Il pulsare di un destino comune: Italia e Cina nella lotta contro il Covid-19”

16:50-17:05 Silvia Polidori, Poeta
Autrice di “Le Avventure di SUN”,
“Il Soffio del Vento” e “Sulla Cresta dell’Onda”
17:05-17.30 Coffee Break
Lingua: italiana/cinese interpreti: Fabio Nalin/Ming Chen
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I “Novissima Sinica” furono composti da Leibniz per celebrare il riconoscimento del Cristianesimo quale religione cinese. Espongono l’idea di un accordo a tre fra Europa, Russia e Cina

1.COS’E’IL ZHEJIANG?

Lo stand del Zhejiang dove si svolgerà la manifestazione  si trova al centro del Padiglione 2, alla posizione K134-L133

Il Zhejiang è un’ importante  provincia costiera della Cina Orientale, Il Zhejiang ambisce a qualificarsi come Provincia-giardino.

Inoltre, Nell’ambito del quattordicesimo Piano Quinquennale (2021-2025), il governo provinciale prevede di concentrarsi sulla promozione dell’industrializzazione digitale, accelerando la costruzione di una zona pilota di innovazione e di sviluppo dell’economia digitale nazionale e la formazione di una serie di cluster industriali digitali competitivi a livello internazionale .

Nel 2018, Zhejiang registrava già ben 108 incubatori tecmologici, principalmente situati ad Hangzhou (47%). Questi incubatori supportano principalmente le startup attive nei settori della tecnologia dell’informazione. Altri settori di interesse includono i nuovi materiali e la nuova energia. Lo Zhejiang conta 20 parchi tecnologici lanciati in cooperazione con diversi Paesi. In particolare, il Sino Italy Ecological Park (SINEPARK) di Ningbo è nato dalla collaborazione tra i governi cinese e italiano. Il parco mira a promuovere e agevolare lo sviluppo di imprese, startup e spinoff universitari italiani in Cina in svariati campi: dalle Scienze della Vita, alla sostenibilità ambientale, dall’ingegneria aerospaziale, all’intelligenza artificiale.

Lo Zhejiang possiede inoltre un importante bacino di talenti. Le università più prestigiose includono la Zhejiang University, Zhejiang University of Technology e la Zhejiang University of Commerce and Industry. I principali organismi di finanziamento nell’ambito dell’innovazione sono lo Zhejiang Provincial S&T Department, lo Zhejiang Provincial Economy and Informatization Department, i governi municipali della provincia (es. Hangzhou Municipal S&T Bureau, Hangzhou Municipal Bureau of Economy and Informatization; Ningbo Municipal S&T Bureau, ecc.), le zone di sviluppo economico ed i parchi industriali . Lo Zhejiang è un’importante destinazione per gli investimenti esteri. Alla fine del 2018, 182 delle più grandi 500 imprese del mondo avevano realizzato investimenti nella Provincia .

La presenza economica italiana nella Provincia si concentra principalmente ad Hangzhou e Ningbo. La gran parte delle aziende italiane presenti si specializza nel settore alimentare (es. Ferrero, che ha aperto uno stabilimento produttivo ad Hangzhou). Importanti anche il settore della meccanica avanzata e il settore automobilistico, rappresentati da aziende come Haveco, Comer, SEI Laser e Sipa. Altri ambiti in cui operano le aziende italiane includono i settori tessile, pelletteria e moda (con presenza, tra gli altri, di Brachi e Carpisa).

Marco Polo visitò nel 1276 le città di Hangzhou e Suzhou – situate nel sudest della Cina alle porte dell’attuale Shanghai. Il Veneziano definì la prima “la più splendida” e la seconda  “grande e nobile”. D’altronde un antico detto cinese recita: “In cielo c’è il paradiso, in terra Hangzhou e Suzhou.

Marco Polo visitò Hangzhou nel periodo del suo massimo splendore. Fondata sulle rive del Xi Hu, il Lago Occidentale, nel 221 a.C. durante la dinastia Qin, la città prosperò dopo il suo collegamento al Grande Canale nel 610. Detto anche Canale Imperiale è la maggiore opera idrica del mondo, lunga 1794 km, che collega Yangtse e Fiume Giallo, i due principali corsi d’acqua della Cina, e – oltre ad Hangzhou – serve Tianjin, Pechino, Hebei, Shandong, Jiangsu e Zhejiang.

In epoca Tang, Hangzhou divenne un importante centro culturale: tra 772 e 846 fu governata dal poeta Bai Juyu, uno degli artisti più famosi del tempo. E nel 1127 la dinastia Song spostò ad Hangzhou la capitale dell’Impero Celeste.Con la corte arrivano esercito, mercanti, artisti, corporazioni artigiane. Si raffinò la manifattura della seta. Si sviluppò il cantiere navale. Divenne il principale polo commerciale cinese. Si costruirono templi, monumenti e palazzi. Pittura e poesia la portarono ai vertici dell’arte cinese.

Quando la visitò Marco Polo, Hangzhou contava 2 milioni di abitanti, era una delle città più grandi e ricche del globo. Oggi è una megalopoli di 12 milioni di anime, ma resta una delle destinazioni preferite dai turisti cinesi nonostante conservi poco del suo glorioso passato. Molti edifici, monumenti e opere d’arte sono stati distrutti nel 1861 durante la rivolta dei Taiping e tra 1966 e 1969 dalle guardie rosse della Rivoluzione Culturale di Mao Zedong. Hangzhou conserva però il fascino ambientale grazie al lago -.

Suzhou,fondata nel 500 a.C, è la più antica città nel bacino dello Yangze – il Fiume Azzurro, il maggiore corso d’acqua della Cina e il terzo più lungo del mondo con 6400 km. Come per Hangzhou, il suo apogeo coincise con il collegamento al Grande Canale. Marco Polo scrive che quattordici l’attraversano da est a ovest e sei da sud a nord, e che sono scavalcati da un’infinità di ponti, di averne contati seimila. Ancora oggi che è una megalopoli di 13 milioni di abitanti, Suzhou viene soprannominata la Venezia dell’Oriente.

Quando la visitò Marco Polo, era ricchissima.

E’ attualmente aperta presso il China Design Museum della China Academy of Art di Hangzhou, la mostra “Viaggio di conoscenze. ‘Il Milione’ di Marco Polo e la sua eredità fra Oriente e Occidente”, rimarrà aperta fino al 31 luglio.Il cuore dell’iniziativa  è costituito da 84 preziosi reperti dal XIII al XX secolo, tra cui dipinti a olio, sculture, ceramiche, gioielli e tessuti provenienti da 11 musei e istituzioni italiane.

In occasione del 55mo anniversario delle relazioni diplomatiche tra la Cina e l’Italia, la mostra testimonia i continui sforzi di entrambe le parti per promuovere gli scambi culturali e la collaborazione creativa.

Guicciardo Sassoli de’ Bianchi Strozzi, curatore della mostra, ha  dichiarato: «La mostra mette in evidenza gli scambi culturali tra i due Paesi e il loro impatto duraturo.”

Ritratto dell’ imperatore cinese
eseguito dal gesuita Castiglione

2.Il partenariato Italia-Cina e Europa Cina

Il nostro intervento s’inserisce nel discorso sul dialogo culturale fra Europa e Cina, partendo dal nostro libro “Da Qin, L’Europa sovrana in un mondo multipolare”, mai ancora presentato al Salone, che, pur essendo stato scritto alcuni anni fa, presenta ancora un altissimo livello di attualità alla luce dell’ evoluzione in corso del quadro geopolitico mondiale.

L’idea di base è che i rapporti fra Europa e Cina, centrali dal punto di vista economico anche se sofferti dal punto di vista politico, debbano e possano svilupparsi ulteriormente dal punto di vista culturale. Ciò presuppone una rivisitazione a largo raggio della storia culturale del continente eurasiatico, i cui estremi orientale e occidentale si sono influenzati sempre reciprocamente, anche quando la storia ufficiale non l’ha registrato se non marginalmente. Basti guardare alle affinità fra alcune parole-chiave fra il Cinese e le lingue indoeuropee, come “di” per “divino”, “ma” per “madre”, “quan” per “cane”(francese “chien”), “guo” per “territorio” (tedesco, “Gau”). Paradossalmente, in Cinese Antico, l’Impero Romano era chiamato con la stessa espressione usata per la dinastia che unificò la Cina “Da Qin”.

Basti pensare anche alla presenza di popoli indo-europei nella Cina Antica,  alle influenze ellenistiche sull’ Esercito di Terracotta, alle presenze religiose cristiane continue in Cina, alla proposizione della Cina come modello da parte di gesuiti e illuministi, e, di converso, alla presenza di elementi religiosi e filosofici europei nella formazione della Cina odierna.

Partendo da questa constatazione, rifletteremo sull’utilità d’ inserire quegli elementi nel dibattito sul futuro di un’Europa che, come vediamo quotidianamente, fa fatica, proprio per le sue carenze culturali, ad inserirsi nella nascente nuova struttura del mondo.Costruire ponti significa innanzitutto conoscere “dal di dentro” i nostri interlocutori. Il contrario di quanto suggerisce la “circolare Valditara”, che sembra mettere fuori legge ogni riferimento, nei curricula scolastici, di ogni elemento extra-europeo ed orientale.

Per tutti questi motivi, si può e si deve parlare di un Partenariato strategico fra Europa e Cina, in parallelo con quello esistente fin dal 2004 fra Italia e Cina, il quale ultimo va comunque rafforzato, andando al di là dei pure utilissimi rapporti fra le Istituzioni.

Nonostante  che l’Italia possa considerarsi da sola una grande potenza culturale, come dimostrato il suo posizionamento di vertice (accanto alla Cina) quanto a patrimonio culturale, un vero, costruttivo, confronto, va fatto fra Cina ed Europa, che si situano entrambe al livello decisivo per il futuro mondo multipolare: quello degli Stati-Civiltà.