IL NUOVO ORDINE MONDIALE SECONDO “MAGA”:

L’ultimo passo prima della “Singularity”

Il termine“Novus ordo Seclorum” , che compare sulla banconota da un  dollaro, ha già dietro di sé una lunga storia nelle culture “occidentali”.Deriva dalla 4° Ecloga di Virgilio che annunzia il ritorno alla nuova Età dell’ Oro grazie al governo di Augusto. “Ordo Seclorum” è, a sua volta, la traduzione libera di “Aiòn” (“Era”, e corrisponde al sanscrito “Kalpa”,espressione che compare già nei Veda).E’ una tipica idea millenaristica, particolarmente cara allo zoroastrismo, e ripresa nell’apocalittica ebraica, cristiana e islamica, oltre che dalla Massoneria.

Dopo ogni “Kalpa” si verifica una grande deflagrazione, e incomincia il Kalpa successivo. Ma, nella visione zoroastriana, e poi ebraica e cristiana, non vi è l’Eterno Ritorno, e, per questo, dopo l’Apocalisse, regnerà la Pace Perpetua.

Nel 532, era stato stipulato fra Giustiniano e i Sassanidi un trattato “di Pace Perpetua”(“Pax Aeterna”), di durata indefinita, che pose fine alla Guerra iberica, le cui trattative iniziarono sotto Kavad I, sovrano citato nelle profezie zoroastriane e che favorì la setta chiliastica dei Mazdakisti. Il trattato inaugurò un periodo di relazioni relativamente cordiali fra i due imperi, che durò fino al 540, quando ripresero le ostilità per la guerra lazica.Giustiniano avrebbe pagato 110 centenaria (circa 11.000 libbre di oro), apparentemente come un contributo alla difesa del Caucaso contro i barbari, e le truppe del dux Mesopotamiae si sarebbero ritirate dalla fortezza di Dara alla città di Costantina. I due sovrani si riconoscevano come  di  pari grado, e si promettevano assistenza reciproca. Durante quel periodo, tuttavia, Giustiniano concentrò le sue energia e risorse nelle guerre di riconquista contro i Vandali e in Italia contro i Goti, trascurando le difese orientali. Ciò costituì un’ottima occasione per Cosroe, figlio di Kavad, che riprese le ostilità contro Bisanzio con la guerra lazica.

E’ singolare come i conflitti e le paci di oggi fra l’Iran e l’Occidente ripercorrano quasi pedissequamente quelli fra i Sassanidi e i Bizantini di più di 1500 anni fa.

1.”Woke” contro “MAGA”

Gli Stati Uniti (per Chesterton, “una nazione con l’anima di una chiesa”), nascono, seguendo suggestioni di Cristoforo Colombo, di Antonio Vieira, di Winthrop e dell’ Arcivescovo Berkeley, come una nazione apocalittica, destinata a realizzare le profezie della Bibbia (cfr. il libro “De Prophetiis” di Colombo).Fra queste, la “Pace Perpetua” (“Pax Aeterna” “Ewiger Landfrid”), slogan costante degli Imperatori romani e romano-germanici.

Secondo l’interpretazione progressistica, ripresa per ultimo dal movimento “woke”, lo sbocco naturale di quel messianesimo sarebbe la realizzazione terrena delle promesse evangeliche, e, quindi, la trasposizione sulla terra del “Regno dei Cieli” citato nel Discorso della Montagna. Ne consegue che l’attuale (effimera) maggioranza degli Americani, secondo la tradizione occidentale, sarebbe delegittimata nel suo attuale ruolo di guida politica del mondo, perché la sua posizione geopolitica e sociale è la conseguenza di una conquista violenta e della schiavitù degli afro-americani, di cui i “bianchi” dovrebbero “chiedere scusa”(la “Provincializzazione dell’ Europa” di Chaktavarti).

Invece, secondo il suprematismo bianco, a cui il movimento MAGA si ispira, lo sbocco autentico del messianesimo americano è costituito dalla supremazia dellaciviltà occidentale”, che si suppone corrispondere grosso modo alla “razza bianca” americana, vale a dire i discendenti degli immigrati dall’ Europa, ai quali Trump, Vance e Rubio si vantano di appartenere. I suprematisti bianchi rivendicano la superiorità della civiltà europea, che essi si pensano di incarnare, in modo indipendente dalla sua maggiore o minore moralità, ma basandosi soprattutto sulla sua capacità di espansione negli ultimi 5 secoli, cioè quella “conquista della patria” che è la ragion d’essere stessa degli Stati Uniti, prodotto estremo, con Israele, del colonialismo europeo, e degli altri Paesi dell’Anglosfera. Superiorità che ha una radice religiosa, ma che, con la secolarizzazione, tende  a divenire un concetto di civiltà: il “Cristianismo” (cfr. “L’etica protestante e la nascita del capitalismo” di Max Weber).

Secondo il movimento MAGA, l’Europa attuale starebbe “tradendo” l’Occidente perché accetterebbe, dalla cultura “woke”, un senso di inferiorità rispetto alle altre culture del mondo, che sarebbero state ingiustamente oppresse dagli Occidentali negli ultimi 500 anni di colonialismo. Una “guerra culturale” che sottintende l’attuale lotta per il potere in America, e, di riflesso, nel mondo.

Anche l’Europa è stata da sempre contesa fra l’Occidente “protestante”, il Mediterraneo “cattolico”, l’Est “ortodosso” , il Sud mussulmano e il Nord pagano; questa divisione è tutt’altro che sopita con le rivendicazioni “progressiste” delle Chiese del Nord, con la pretesa di primato da parte di Roma, con la teoria ortodossa della “Terza Roma”, con il progetto islamico della conversione di “Rum” e con la resistenza Inuit e danese al progetto trumpiano di annessione della Groenlandia. Per il “man of the street” americano, la maggior parte degli Europei (come gli Spagnoli, i Siciliani, i Greci, i Turchi, gli Ebrei sefarditi) sarebbero addirittura “non-White”, e questo costituisce il maggiore motivo di avversione nei confronti degli Europei stessi.

E’ perciò fondamentale il passaggio del discorso di Rubio in cui si afferma che gli Europei dovrebbero abbandonare l’idea della pari dignità delle culture (che era stata già di Montaigne, di Pascal, di Matteo Ricci, di Simone Weil, ma anche di Evola, di Pound e di Panikkar), e smettere di “chiedere scusa” alle altre culture. Problema drammatico in USA, dove i “non-whites” stanno divenendo più numerosi dei “white”, e perciò mettono in discussione la struttura stessa del Paese (per esempio, secondo Alfonso Valladão, per il quale esso potrebbe mantenere il suo ruolo centrale nel mondo anche sotto la guida dell’etnia “latina” -a cui appartengono tanto Valladao, quanto Rubio e Ocasio-Cortes- ). Se si considerano anche gl’immigrati clandestini, i “whites” sono ora il 56,3% – 57,5% del totale nazionale, con la restante quota (non-whites), di circa il 43%: è per questo che bisogna “deportarli” fuori degli USA. Una lotta mortale fra due etnie sullo stesso territorio, come in Israele, e, parzialmente, in India, che potrà cambiare profondamente gli scenari mondiali.

Questa situazione è rivelatrice di  un “errore di progettazione” originario dei Padri Fondatori, che, dalle dimensioni di Washington DC (progettata sotto la supervisione di Giorgio Washington) risulterebbero avere avuto in mente una nazione di ben 500 milioni di abitanti, tutti anglo-sassoni e protestanti. Previsioni basate sul tasso di natalità delle Isole Britanniche, che, a quell’ epoca, era elevatissimo, ma poi si è ridotto nel tempo. Per questo, l’idea originale di una “Casa sulla Collina” puritana e anglosassone, non si è potuta realizzare, e si è accresciuto invece progressivamente il peso delle altre etnie, inquinando” l’originaria purezza teologica. Questo, come già prevedeva Tocqueville, costituisce vero il tallone di Achille degli USA.

In Europa non vi è, invece,  tanto un problema di “sostituzione etnica”, quanto una questione di riscrittura della storia culturale, che, indipendentemente dall’ immigrazione,  dovrebbe tener conto delle radici Medio Oriente (p.es.,l’ “Atena Nera” di Bernal ), dei Popoli delle Steppe (“L’Eredità di Chinggis Khan” di Trubeckoj), delle tradizioni “cetuali” (“L’Ancienne Constitution Européene” di Tocqueville), e della cultura “alta” al di là  di “destra” e “sinistra”(Leibniz, Voltaire, De Maistre, Max Weber, Nietzsche, Guénon, Heidegger, Heisenberg, Feyerabend, De Finetti, St-Exupéry, Weil, Drieu la Rochelle).

Il cosiddetto “Piano Kalergi”, tanto temuto dall’ estrema destra, a cominciare da Hitler, non era affatto un “piano”, bensì una costatazione di fatto: il colonialismo avrebbe portato all’ ibridazione dei popoli europei e africani, mentre invece l’evoluzione del capitalismo e la socialdemocrazia a quella fra aristocrazie di origine germanica, “Hofjuden” e nomenklatura sovietica, ricreando così una nuova distinzione di casta e di razza, sul modello indiano. Anche per questo Hitler aveva denominato Coudenhove-Kalergi, primo grande federalista europeo, lo “Erz-Bastard”.

L’ossessione per la sostituzione etnica è una delle tante dimostrazioni del fatto che l’ Europa e l’ America sono sostanzialmente diverse, e ogni tentativo di organizzare l’Europa secondo modelli americani è una forzatura, che mortifica le potenzialità degli Europei, dividendoli secondo linee di conflitto altrui, da noi non applicabili. Se ci dividiamo e combattiamo sulla “remigrazione”, facciamo semplicemente un favore agli USA. Gli unici a “snaturare” l’Europa sono i soldati americani di stanza qui, sicché, con una vera “federazione europea”, saranno loro a dover “remigrare”.

In ogni caso, chi ha realizzato una vera sostituzione etnica sono proprio gli Americani e gli Israeliani. E’assurdo che proprio loro ci vogliano imporre ideologie politiche che paventano questo pericolo. Anche perché da noi, contrariamente all’ America, l’Islam è una delle componenti storiche e culturali fondamentali (da al-Andalus, alla Sicilia, all’Impero Ottomano, all’ Ucraina, alle repubbliche caucasiche e uraliche).

2.Che cosa vuole MAGA dal resto del mondo?

Secondo il movimento “MAGA” i suoi caudatari europei,  l’”Occidente” dovrebbe, a dispetto delle previsioni di Spengler, di Toynbee, di Jacques e di Todd,  mantenere ancora il proprio ruolo egemone nel mondo, e ciò richiederebbe, tra l’altro, che l’Europa resti nell’orbita americana, ma non a modo suo, bensì seguendo pedissequamente i desiderata di Washington, in modo da accrescere il peso specifico degli USA nel mondo. Secondo Trump, Vance e Rubio, l’Europa dev’essere forte e combattiva per supportare gli Stati Uniti nei suoi scontri e incontri con le altre superpotenze: Cina e Russia. Non sono invece ammesse incertezze ideologiche, né la “Politica dei due Forni” cara alla Ia e alla IIa Repubblica.

Per conseguire questo risultato, l’Amministrazione Americana ha perfino mobilitato le proprie Forze Armate contro il “Nemico Interno” (immigrati e sinistra), con l’obiettivo della “Remigrazione”, cioè di espellere dagli States il maggior numero di “non-whites”, per compensare l’effetto della maggiore natalità di questi ultimi. Per questo motivo, un ruolo centrale è stato affidato all’ ICE (la polizia di frontiera), una milizia volontaria sottoposta direttamente al Presidente, che si sforza di  “deportare”, e comunque tenere sotto controllo, i “non-whites”, con il pretesto che sarebbero immigrati illegali.

Il maggior controllo così ottenuto sugli Stati Uniti stessi e sugli alleati (la monarchia americana) dovrebbe permettere agli USA di  riconquistare, con una trattativa continua a tutti i livelli e in tutto il mondo (“the Art of the Deal”), un ruolo centrale nel mondo, perduto per effetto del crescente protagonismo, culturale, politico, diplomatico, militare ed economico, di Russia e Cina, assecondate, secondo Trump, dalle politiche liberali e liberiste.

Per fare ciò, Trump adotta senza discriminazione tutti i mezzi possibili, dalla persuasione, alla dialettica, agli artifizi commerciali, all’ ideologia, all’influenza, al ricatto, alla corruzione, alle minacce, alla guerra, ai rapimenti…(la “Guerra Senza Limiti”).

Di quella riconquista fanno parte innanzitutto la difesa senza quartiere dei GAFAM e delle loro piattaforme, che, attraverso i social, già controllano tutto l’occidente; poi, i dazi e le sanzioni, che offrono continui pretesti per immischiarsi nelle politiche interne di tutti i Paesi; gli attacchi militari e gli embargoes, che permettono senza costi eccessivi di realizzare “regime changes”, come avvenuto in Siria e in Venezuela, nonché, infine, il “divide et impera” fra tutte le alleanze e coalizioni del mondo diverse dagli USA (e, in primis, nell’ Unione Europea).

A termine, Trump aspira semplicemente a fondare, come profetizzavano Fukuyama e Valladão, un impero mondiale, di cui egli sarebbe il leader assoluto a vita, come lo è già ora nel “Board of Peace”. In questo  modo, egli potrebbe acquisire uno status sostanziale corrispondente a quelli di Xi e di Putin, e, grazie alla forza residua degli USA (e soprattutto ai GAFAM), perfino imporre a Russia e Cina una forma di compromesso che salvaguardi il proprio ruolo di leader mondiale, sul modello del Serse quale messo in scena da Erodoto.

3.Il nuovo impero

In effetti, Trump sta forgiando tutti gli elementi tipici di un impero mondiale, quale sognato dai suoi lontani predecessori, come, appunto,  Serse, e, poi, gl’imperatori cinesi e i primi Califfi, i “Rashidun”, ma mai realizzato pienamente da nessuno:

culto della personalità, di cui il ruolo di pacificatore risulta un elemento centrale;

una propria organizzazione internazionale di cui egli è il leader a vita, alternativo e in concorrenza (come il Komintern)con le Nazioni Unite, ormai dominate dalla Cina, di cui per altro condivide l’obiettivo: la pace mondiale, che però, contrariamente all’ ONU, intende conseguire con la forza (“Peace Through Force”), che è la versione moderna del romano “Parcere Victis et Debellare Superbos”;

una sua propria dinastia, attraverso Jovanka e Kutschner, e propri feudi privati (come Gaza);

-propri pretoriani (l’”ICE”)

-l’erezione di gigantesche statue dorate, come quella che campeggia nel videoclip su Gaza, la quale  costituisce una riedizione senza ambiguità del “Colossus” con l’ effigie di Nerone, che campeggiava a suo tempo dinanzi al Colosseo.

La novità è costituita dall’ Intelligenza Artificiale, sulla quale l’Amministrazione rifiuta ogni forma di regolamentazione, in modo da utilizzarla liberamente per qualsiasi obiettivo civile o miloitare.

Non per nulla, tanto Musk quanto Bannon idealizzano la figura dei “Gladiatori”, che fantasticano di addestrare nell’abbazia di Trisulti per conquistare l’ Europa.

4. L’ossessione per la pace

Alla luce di quanto precede, l’ossessione di Trump per la pace, che aveva raggiunto l’apogeo nella sua richiesta di ottenere il Premio Nobel, è tutt’altro che l’eccentricità di un narcisista, bensì costituisce un tassello importante nella costruzione del nuovo impero, che, come quelli antichi, fa avanzare le proprie legioni sotto il pretesto della Pace. Esso corrisponderebbe  a uno dei tanti titoli repubblicani riconosciuti ad Augusto, dalla cui somma nacque il concetto di “Princeps”. Se, infatti, l’Imperatore è il “Sotér” (il  “Shaoshant”, il “Messia” come il Dario della Bibbia), in quanto realizza la “Pax Aeterna”, la sua funzione provvidenziale risulterebbe dimostrata dai fatti stessi (la realizzazione di una pace che sembrava impossibile). Di qui l’argomento dei trumpiani: “se non accettate il Board of Peace significa che la pace non vi interessa veramente”, il che si tradotto tra l’altro nell’ affermazione di Tajani che partecipare al “Board of Peace” sarebbe, per l’Italia un imperativo politico discendente dall’ art. 11 della Costituzione.

Il conseguimento della pace in Palestina attraverso la trasformazione di Gaza, da un problema geopolitico a un progetto immobiliare e turistico, dimostrerebbe anche che il capitalismo costituisce la soluzione dei problemi mondiali, in quanto capace di trasmutare la natura umana, da quella di un essere desiderante con un’identità e un’etica, in un puro portafoglio ambulante, facile da condizionare con la subordinazione economica. In questo contesto, l’immobiliarista Trump, degno successore dell’immobiliarista Washington, costituirebbe il modello per l’umanità americanizzata.

Ancor di più, la fondazione di una città-stato governata da una società di capitali, come in sostanza è il Board of Peace, realizzerebbe anche il sogno di Larry Page, Curtis Yarvin, Fareed Zakaria e Parag Khanna, che vedrebbero il mondo futuro governato da città-Stato di proprietà di grandi Corporations, come a suo tempo la Lega Anseatica, o da dinastie come gli Stati del Golfo e le monarchie della Malaysia. Inoltre, queste città-Stato artificiali dedite essenzialmente al turismo, sul modello di Singapore e degli Emirati, rispecchierebbero il sogno post-moderno di una società dell’”entertainment” basata sull’ intelligenza artificiale e sulla robotica. Si noti che Trump, Vance, Musk, Thiel e Karp sono tutti a mezza strada fra imprenditoria  dei servizi e politica. Con ciò, il cerchio si chiuderebbe intorno al “Tecno-fascismo”  al governo del nuovo impero occidentale.

5.Il ruolo dell’ Europa

L’intervento di Rubio traccia una storia dell’ “Occidente” che parte dalla scoperta dell’America e giunge fino ad oggi,e dove il “climax” è costituito dal 1945, massima espansione territoriale dell’ Occidente, per poi passare  subito dopo alla decadenza dovuta alla decolonizzazione, che ha portato a un “restringimento” del dominio occidentale (pensiamo alla Cina, alla Corea, all’India, poi al mondo arabo e africano).

E’ ovvio che situare il punto di declino dell’Occidente al termine della IIa Guerra Mondiale, cioè all’avvento dell’ egemonia americana  (anche se corretto).è altamente controcorrente. Questo “restringimento” è stato soprattutto l’effetto del passaggio dal “colonialismo” europeo, basato sulla “dittatura diretta” dei Paesi dominanti, all’“impero nascosto” americano, basato sul  “soft power” e sulle organizzazioni internazionali, che evidentemente i MAGA non apprezzano. Si noti che l’ONU e quasi tutte le organizzazioni internazionali del II° Dopoguerra sono negli USA e  sono state create sotto la spinta di Eleanor Roosevelt; questo attacco è innanzitutto un rinnegamento delle politiche passate degli USA, incapaci di garantire a questi un’egemonia permanente (come avrebbe voluto “The New American Century” neocon).

Dal punto di vista MAGA, il “soft power” americano postbellico è stato, visto “a posteriori”, un’esperienza perdente, perché ha permesso ai “non-whites”, a livello mondiale, di ri-acquisire una legittimità storica, rinvigorendosi   e saldandosi con la Cina, e, in America, di rafforzarsi, creando, nei “campus”,  la “cultura Woke”. In particolare, il comitato NATO-Russia e il WTO con la Cina sarebbero stati, sempre  dal punto di vista dell’ Occidente, due fallimenti storici, perché l’introduzione in quelle due economie di elementi capitalistici, lungi dal diminuire, come sperato dall’ America, la forza complessiva di quei due Stati (rendendoli così succubi degli USA), l’ha accresciuta, permettendo ad essi una rivincita rispetto agli Stati Uniti, e aprendo così la strada a un mondo multipolare.

Quindi, l’America non vuole più nessuna “Fine della Storia”(Fukuyama), bensì uno “Scontro di Civiltà”(Huntington).

Oggi, 124 Stati membri delle Nazioni Unite sono schierati con la Cina, e perciò Trump, che mira a un confronto totale con quest’ultima, ritiene di dover “svuotare”  l’ONU, creando un’organizzazione, come il “Board”, composto da soli Stati filo-americani, che riesca ad imporre compromessi favorevoli agli USA sui principali scacchieri del mondo, sul modello dei mai realizzati TTIP e TIPP dei tempi di Obama. Avendo constatato che quelle due alleanze non potevano costituire un’ “Alleanza delle Democrazie”, per il rifiuto di molti Stati occidentali,  Trump ha deciso che, per i suoi fini, può andare bene anche un’”Alleanza delle Autocrazie”, purchè a lui sia riconosciuto un incarico a vita e un potere assoluto, e purché il conto di tutto possa essere addebitato all’ Europa. Egli è addirittura confidente (non si capisce perché) che, alla lunga, tutti vi aderiranno. Il ruolo dell’Europa dovrebbe essere evidentemente quello che avevano, nell’ Impero Romano, gli “auxilia”, dei vassalli come i Franchi, i Burgundi, i Visigoti, il Regnum Bospori, o i regni di Giudea, di Palmyra,  Emesa e dei Nabatei, che pagavano un tributo e fornivano truppe ausiliarie.Che la sostanza sia quella di un tributo è dimostrato dall’ applicazione che l’Amministrazione americana sta dando del “burden sharing” per la difesa dell’ Europa, dove si oppone per- fino alla modesta pretesa che, se spesa ci dev’essere per rendere “autonoma” la difesa europea, allora questa spesa vada fatta prioritariamente in Europa (“Buy European”):

“The United States strongly opposes any changes to the Directive that would limit U.S. industry’s ability to support or otherwise participate in EU member state national defense procurements,”

“Protectionist and exclusionary policies that strong-arm American companies out of the market — when Europe’s largest defense firms continue to greatly benefit from market access in the United States — are the wrong course of action,”

E’ significativo anche il caso della ditta americana Anthropic, controllata  dai fratelli italiani Amodei. Il Dipartimento della Difesa Usa chiede accesso illimitato ai modelli IA di Anthropic “per ogni scopo legale”, incluse le operazioni belliche Il contratto che lega il dipartimento della difesa americano ad Anthropic vale 200 milioni di dollari (169 milioni di euro), ma Anthropic si appella alla necessità di mantenere salvaguardie etiche.

 Il Department of War vuole totale libertà di azione nell’uso dei modelli IA, vuole quindi che vengano tolte le restrizioni etiche e di sicurezza che tutte le aziende, Anthropic inclusa, impongono agli utenti. Nello specifico, il Pentagono intende usare i modelli IA per perseguire quelli che definisce “tutti gli scopi leciti” secondo le leggi americane. Questo include la raccolta delle informazioni (intelligence), lo sviluppo di armamenti e il supporto alle operazioni militariIl Pentagono teme che i blocchi imposti dagli sviluppatori di prodotti IA possano intralciare le operazioni militari più critiche.In altri termini, il Pentagono vuole che le IA diventino strumenti che non obiettino agli ordini impartiti dagli alti gradi militari facendo leva su principi etici o ideologici.

I molti che in Europa approvano le politiche di Trump pensano che gli Europei possano sopravvivere anche sotto questa forma più dura  di protettorato nello stesso modo in cui erano sopravvissuti agli ultimi 80 anni a quello più soft, grazie soprattutto alla diminuzione della natalità,  che ha un effetto compensatore rispetto alla diminuzione reale del PIL indotta dai tributi all’ America, mantenendo costante il PIL pro capite.

Purtroppo, le nazioni “non vivono di solo pane”, e anche le umiliazioni simboliche o ideali hanno un peso determinante, come sta rivelando, per esempio, l’atteggiamento vaticano.

6. Il Vaticano censura il “Board of Peace”

Il Cardinale Parolin ha affermato che “Il Vaticano non parteciperà al board of peace”, spiegando che  esso ha una “particolare natura che non è quella degli altri Stati”.

Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Ci sono punti che lasciano un po’ perplessi – ha osservato Parolin -, punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni“. ” per noi ci sono criticità che dovrebbero essere risolte. La preoccupazione è quella che a livello internazionale sia l’Onu a gestire queste situazioni di crisi”.

In effetti, mentre a suo tempo i tentativi di degli Asburgo di fare, dell’ Imperatore germanico, un arbitro super partes a livello mondiale,  erano falliti(come rilevava per esempio con disappunto nel ‘700 il mercante portoghese Bandeiras), di fatto l’unica autorità che, nella Storia,  sia stata arbitra fra le grandi potenze è  il Sommo pontefice, con azioni quali la Magna Charta (riscritta su mandato pontificio dal Cardinale Guala), e la bolla Inter Caetera e il  Trattato di Tordesillas, che avevano segnato il confine fra le colonie spagnole e quelle portoghesi.

Anche oggi la Santa Sede è in una buona posizione per operare in qualità di arbitro fra le Nazioni, anche quelle non cattoliche, grazie al gran numero di fedeli, alla potente organizzazione e ai buoni rapporti con le altre religioni (movimento ecumenico). Anche per questo, sopporta male che Trump e l’intera Amministrazione americana si atteggino a leader anche spirituali, secondo l’idea che aveva Saint-Simon degli “industriali” come “potere spirituale”, e di cui  Trump e Vance tentano di appropriarsi.

7.La posizione del Movimento Europeo

Come noto, sono presenti, come osservatori, al “Board of Peace”, la Commissione (nella persona della Commissaria Šuica), la presidenza pro-tempore Cipro e l’Italia (nella persona del Ministro Tajani). Il Movimento Europeo in Italia ha emesso un comunicato di condanna della Commissione Europea e degli Stati membri, fra cui l’Italia, per avere avallato, almeno parzialmente l’iniziativa di Trump:

 “COMUNICATO STAMPA

Il Movimento Europeo Italia esprime la propria ferma e convinta disapprovazione per la decisione della Commissione europea e di alcuni Stati membri – tra cui l’Italia – di aderire come membri a pieno titolo o come osservatori al Board of Peace, un organismo posto sotto il controllo diretto del Presidente degli Stati Uniti e che pretende, di fatto, di sostituirsi al ruolo delle Nazioni Unite nella gestione dei conflitti internazionali. In questo spirito il Movimento Europeo condivide la posizione espressa dal Segretario di Stato, il Cardinale Parolin, secondo cui queste situazioni di crisi devono essere della responsabilità delle Nazioni Unite sottolineando le perplessità della Santa Sede sulla partecipazione dell’Italia come osservatore.

Il Board of Peace è un organismo a pagamento, nel quale la logica degli interessi economici prevale sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla ricerca di una pace giusta. La sua riunione avviene mentre continuano le morti a Gaza e mentre Israele ha avviato la campagna per l’occupazione della zona C della Cisgiordania. Il New York Times, in un articolo di Thomas Friedman, ha riportato la denuncia pubblicata su Haaretz dall’ex Primo Ministro Ehud Olmert riguardo alle devastazioni, alle minacce e alle uccisioni perpetrate da gruppi di coloni israeliani nella West Bank, con l’obiettivo di costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre e le proprie case.

Il nodo costituzionale: l’articolo 11

Il Movimento Europeo richiama con forza l’attenzione sul fatto che la partecipazione dell’Italia al Board of Peace, per di più in una non meglio definita veste di “osservatore”, aggira surrettiziamente quanto previsto dall’articolo 11 della Costituzione. L’articolo 11 stabilisce che l’Italia ripudia la guerra e consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie per la costruzione di un ordinamento internazionale che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni. Ciò significa che l’Italia può aderire solo a organismi internazionali fondati sul multilateralismo, sull’uguaglianza tra gli Stati e sul rispetto del diritto internazionale. Il Board of Peace, per struttura e finalità, non risponde assolutamente a questi requisiti.

Un passo in contrasto con i principi fondativi dell’Unione europea

Il Movimento Europeo condanna inoltre la decisione della Commissione europea di partecipare a un organismo che contraddice apertamente il principio del multilateralismo, sul quale l’Unione europea è nata e che è consacrato nei Trattati e nella Carta dei Diritti Fondamentali. L’adesione a strutture parallele e non multilaterali indebolisce il ruolo dell’ONU e rischia di compromettere la credibilità internazionale dell’Europa come attore impegnato nella pace, nel diritto e nella cooperazione internazionale.

Appello alle istituzioni democratiche

Il Movimento Europeo esorta le istituzioni democratiche e parlamentari a condannare la partecipazione della Commissione e degli Stati membri al Board of Peace e a riaffermare con chiarezza che la soluzione del conflitto israelo-palestinese deve tornare nell’alveo delle Nazioni Unite, unico organismo legittimato a garantire una pace giusta tra i due popoli, assicurare la ricostruzione e tutelare i diritti fondamentali.

Roma, 19 febbraio 2026”

8.Conclusioni

Ricordiamoci che anche le stesse Nazioni Unite, pure più accettabili perché più equilibrate, erano state, all’origine, una costruzione dell’ America vincitrice della IIa Guerra Mondiale per controllare il mondo insieme agli altri Paesi vincitori, rappresentati nel Consiglio di Sicurezza, sì che non si può neppure rimpiangere quell’ assetto.

Purtroppo, chi non approva i progetti di Trump  non riesce però a formulare progetti alternativi che non siano la pura conservazione, anche perché le lobby americane e israeliane riescono oggi più che mai a bloccare ogni sforzo in tal senso -in campo editoriale, accademico o politico-.

Di qui la crescita, nonostante varie forme di repressione, dei “Putin-Versteher”, coloro che non nascondono le loro simpatie per la Russia, perché, paradossalmente, una mano per controbattere l’egemonia americana potrebbe venire oggi soprattutto dalla Russia. Anche perché, tanto l’Europa quanto la Russia, sono troppo piccole per fare concorrenza agli USA e alla Cina, ma soprattutto per contrastare i GAFAM, sì che il vero “game changer” sarebbe l’unione delle due aree in un’unica potenza eurasiatica che realizzasse, nei confronti dei GAFAM, quel “crackdown” che la Cina ha realizzato nei confronti dei BATX cinesi.

Certo, un vero Nuovo Ordine Mondiale, comprensivo di una riforma radicale delle Nazioni Unite, potrebbe venire solo da un ampio dibattito internazionale. Però, nel frattempo, occorre bloccare il trend verso la dittatura mondiale dei GAFAM, alleati di Trump, facendo leva sulle forze che sono a oggi oggettivamente in campo.

“BUSINESS AS USUAL” PER L’ECOSISTEMA DIGITALE EUROPEOGià caduti i nuovi velleitari propositi dopo le minacce alla Groenlandia

Non dovrebbe essere semplicemente immaginabile che l’Europa, con le sue dimensioni e con la sua da sempre conclamata aspirazione all’autonomia industriale, non sia ancora riuscita a fare nascere un ecosistema digitale europeo, comparabile, se non a quello americano, a quello cinese. Questo in un’era in cui tutto è informatica, e, in particolare, la difesa è affidata innanzitutto all’ Intelligenza Artificiale.Ne scriviamo oramai da almeno vent’anni.

  1. L’informatica, espressione estrema della dominazione dell’ “America-Mondo”

E’ evidente che vi è “un sistema para-mafioso” che blocca ogni e qualsiasi nostra velleità di ecosistema digitale autonomo dagli USA. Ne abbiamo la prova provata con la vicenda della Olivetti, di 65 anni fa, nella quale (anche prescindendo dai ben realistici sospetti di omicidio), il Professor Visentini e la General Electric si prestarono quali sicari materiali dell’industria digitale americana ,e, secondo la ricostruzione della RAI, anche della CIA, per “estirpare” (parole di Visentini) quella che, all’ epoca, era la più promettente impresa digitale del mondo, in grado di vendere in pochi giorni 41.000 personal computer sul mercato americano.

Si capisce che, dopo quella vicenda, nessuno in Europa abbia avuto il coraggio di tentare una nuova avventura. Chi l’ha fatto (QWANT, GAIA-X), l’ha fatto solo in modo apparente, intascando i soldi e scappando: normalmente, vendendo il tutto alle big americane.

Ciò non toglie che , ipocritamente, il mondo politico, a ogni nuova crisi (Echelon, Prism, Sentenze Schrems, Groenlandia), ribadisca la sua volontà di creare un’industria digitale europea. Buoni propositi che vengono abbandonati il giorno dopo.

2.La Risoluzione 22 Gennaio 2026

Ora, il Parlamento europeo, con la risoluzione approvata il 22 gennaio scorso, “Dipendenze informatiche e software europee” (allegata) ha chiesto di “impedire la dipendenza da attori stranieri”, chiedendo una “valutazione dei rischi per monitorare e affrontarla lungo tutta la catena del valore digitale”.

La “crescente concentrazione di potere nelle imprese extra-UE” è innegabile. In sostanza, l’Europa dovrebbe allevare una Big Tech autoctona per cautelarsi da Donald Trump. Soprattutto per tutelare i servizi cloud, ovvero i server dove si possono archiviare anche le informazioni sensibili per la sicurezza nazionale. Il Cloud act americano, infatti, consente alla Casa Bianca di richiedere l’accesso ai dati delle aziende americane, anche sui server costruiti all’estero. Ma anche senza questo, volete che, finché non sarà bandita dall’ Europa,  la NSA non abbia modo di rubare i dati da qualunque server?

Nel 2027 il mercato Ue del cloud supererà quello Usa, ma i GAFAM  controllano quasi il 90 per cento Il “cloud sovrano” europeo fa gola ad Amazon, Google e Microsoft. I tre che dominano già circa il 70 per cento del mercato europeo. Altri fornitori Usa, come IBM e Oracle, controllano un’altra fetta. In totale le aziende americane divorano tra “l’80 e il 90 percento” della torta. Così agli europei restano letteralmente le briciole. “Persino il principale operatore dell’Ue, Sap, detiene solo circa il 2% del mercato del cloud “e “la quota dei fornitori europei è scesa al 13%”.

Secondo un Rapporto Gartner, pubblicato il 9 febbraio, il mercato europeo del cloud sovrano è destinato a triplicare: dai 6,868 miliardi di dollari del 2025, ai 23,118 del 2027. Il prossimo anno supererà il volume d’affari generato negli Usa, stimato in 21,127 miliardi.

L’ultimo servizio cloud che si pretende “sovrano”, è stato lanciato il 15 gennaio da Amazon web services. In che modo potrebbe garantire la riservatezza degli europei? Attraverso società con sede in Ue, amministrate da dirigenti con residenza nel Vecchio continente, dunque vincolati alle leggi locali. Ci sarà una casa madre e tre filiali locali in Germania. L’anno scorso anche Google e Microsoft hanno lanciato servizi cloud, etichettandoli come “sovrani”. Ma secondo il ceo di Proton, Andy Yen, è marketing per mascherare la realtà giuridica: “AWS resta soggetta al Cloud Act.

 La Germania ha scelto il cloud sovrano di Amazon, mentre in fila ci sono già Belgio, Paesi Bassi e Portogallo. La Francia invece vuole tagliare i legami con Big Tech. Sul cloud il governo Meloni ha già fatto la sua scelta di campo: a gennaio 2025 è stato siglato l’ingresso di Amazon nel Polo Strategico Nazionale, per i servizi destinati alla pubblica amministrazione.

ALLEGATO

European Parliament 2024-2029 TEXTS ADOPTED P10_TA(2026)0022 European technological sovereignty and digital infrastructure European Parliament resolution of 22 January 2026 on European technological sovereignty and digital infrastructure (2025/2007(INI))

The European Parliament,––––––– having regard to the Treaty on the Functioning of the European Union (TFEU), in particular Articles 173, 179 and 190 thereof, having regard to the Commission communication of 29 January 2025 entitled ‘A Competitiveness Compass for the EU’ (COM(2025)0030), having regard to the Commission communication of 11 February 2025 entitled ‘Commission work programme 2025: Moving forward together: A Bolder, Simpler, Faster Union’ (COM(2025)0045), having regard to Regulation (EU) 2023/1781 of the European Parliament and of the Council of 13 September 2023 establishing a framework of measures for strengthening Europe’s semiconductor ecosystem and amending Regulation (EU) 2021/694 (Chips Act)1, having regard to Directive (EU) 2022/2555 of the European Parliament and of the Council of 14 December 2022 on measures for a high common level of cybersecurity across the Union, amending Regulation (EU) No 910/2014 and Directive (EU) 2018/1972, and repealing Directive (EU) 2016/1148 (NIS 2 Directive)2, having regard to the detailed report by the European Union Agency for Cybersecurity (ENISA) entitled ‘Foresight Cybersecurity Threats For 2030 – Update 2024’, published in March 20243, having regard to Regulation (EU) 2024/2847 of the European Parliament and of the Council of 23 October 2024 on horizontal cybersecurity requirements for products with 1 2 OJ L 229, 18.9.2023, p. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2023/1781/oj. OJ L 333, 27.12.2022, p. 80, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2022/2555/oj. 3 https://www.enisa.europa.eu/publications/foresight-cybersecurity-threats-for-2030 update-2024. digital elements and amending Regulations (EU) No 168/2013 and (EU) 2019/1020 and Directive (EU) 2020/1828 (Cyber Resilience Act)4,––––––––––– having regard to Regulation (EU) 2019/881 of the European Parliament and of the Council of 17 April 2019 on ENISA (the European Union Agency for Cybersecurity) and on information and communications technology cybersecurity certification and repealing Regulation (EU) No 526/2013 (Cybersecurity Act)5, having regard to Regulation (EU) 2025/38 of the European Parliament and of the Council of 19 December 2024 laying down measures to strengthen solidarity and capacities in the Union to detect, prepare for and respond to cyber threats and incidents and amending Regulation (EU) 2021/694 (Cyber Solidarity Act)6, having regard to Regulation (EU) 2025/37 of the European Parliament and of the Council of 19 December 2024 amending Regulation (EU) 2019/881 as regards managed security services7, having regard to the Commission White Paper of 21 February 2024 entitled ‘How to master Europe’s digital infrastructure needs?’ (COM(2024)0081), having regard to Mario Draghi’s report of 9 September 2024 entitled ‘The future of European competitiveness’, having regard to Enrico Letta’s report of 17 April 2024 entitled ‘Much more than a market’, having regard to the Commission communication of 2 July 2024 entitled ‘State of the Digital Decade 2024’ (COM(2024)0260), having regard to Decision (EU) 2022/2481 of the European Parliament and of the Council of 14 December 2022 establishing the Digital Decade Policy Programme 20308, having regard to Regulation (EU) 2024/903 of the European Parliament and of the Council of 13 March 2024 laying down measures for a high level of public sector interoperability across the Union (the Interoperable Europe Act)9, having regard to Directive (EU) 2019/1024 of the European Parliament and of the Council of 20 June 2019 on open data and the re-use of public sector information10, having regard to Regulation (EU) 2024/795 of the European Parliament and of the Council of 29 February 2024 establishing the Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), and amending Directive 2003/87/EC and Regulations (EU) 4 5 OJ L, 2024/2847, 20.11.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/2847/oj. OJ L 151, 7.6.2019, p. 15, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2019/881/oj. 6 7 8 9 10 OJ L, 2025/38, 15.1.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2025/38/oj. OJ L, 2025/37, 15.1.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2025/37/oj. OJ L 323, 19.12.2022, p. 4, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2022/2481/oj. OJ L, 2024/903, 22.3.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/903/oj. OJ L 172, 26.6.2019, p. 56, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2019/1024/oj. 2021/1058, (EU) 2021/1056, (EU) 2021/1057, (EU) No 1303/2013, (EU) No 223/2014, (EU) 2021/1060, (EU) 2021/523, (EU) 2021/695, (EU) 2021/697 and (EU) 2021/24111,––––––––– having regard to Regulation (EU) 2023/2854 of the European Parliament and of the Council of 13 December 2023 on harmonised rules on fair access to and use of data and amending Regulation (EU) 2017/2394 and Directive (EU) 2020/1828 (Data Act)12, having regard to Regulation (EU) 2024/1309 of the European Parliament and of the Council of 29 April 2024 on measures to reduce the cost of deploying gigabit electronic communications networks, amending Regulation (EU) 2015/2120 and repealing Directive 2014/61/EU (Gigabit Infrastructure Act)13, having regard to Regulation (EU) 2024/1689 of the European Parliament and of the Council of 13 June 2024 laying down harmonised rules on artificial intelligence and amending Regulations (EC) No 300/2008, (EU) No 167/2013, (EU) No 168/2013, (EU) 2018/858, (EU) 2018/1139 and (EU) 2019/2144 and Directives 2014/90/EU, (EU) 2016/797 and (EU) 2020/1828 (Artificial Intelligence Act)14, having regard to Regulation (EU) 2021/1153 of the European Parliament and of the Council of 7 July 2021 establishing the Connecting Europe Facility (CEF) and repealing Regulations (EU) No 1316/2013 and (EU) No 283/201415, having regard to Regulation (EU) 2021/694 of the European Parliament and of the Council of 29 April 2021 establishing the Digital Europe Programme and repealing Decision (EU) 2015/224016, having regard to Regulation (EU) 2021/695 of the European Parliament and of the Council of 28 April 2021 establishing Horizon Europe – the Framework Programme for Research and Innovation, laying down its rules for participation and dissemination, and repealing Regulations (EU) No 1290/2013 and (EU) No 1291/201317, having regard to Regulation (EU) 2021/696 of the European Parliament and of the Council of 28 April 2021 establishing the Union Space Programme and the European Union Agency for the Space Programme and repealing Regulations (EU) No 912/2010, (EU) No 1285/2013 and (EU) No 377/2014 and Decision No 541/2014/EU18, having regard to Regulation (EU) 2023/588 of the European Parliament and of the Council of 15 March 2023 establishing the Union Secure Connectivity Programme for the period 2023-202719, having regard to Council Regulation (EU) 2021/2085 of 19 November 2021 establishing the Joint Undertakings under Horizon Europe and repealing Regulations 11 12 OJ L, 2024/795, 29.2.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/795/oj. OJ L, 2023/2854, 22.12.2023, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2023/2854/oj. 13 14 15 16 17 18 19 OJ L, 2024/1309, 8.5.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1309/oj. OJ L, 2024/1689, 12.7.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj. OJ L 249, 14.7.2021, p. 38, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/1153/oj. OJ L 166, 11.5.2021, p. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/694/oj. OJ L 170, 12.5.2021, p. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/695/oj. OJ L 170, 12.5.2021, p. 69, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/696/oj. OJ L 79, 17.3.2023, p. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2023/588/oj. (EC) No 219/2007, (EU) No 557/2014, (EU) No 558/2014, (EU) No 559/2014, (EU) No 560/2014, (EU) No 561/2014 and (EU) No 642/201420,–––––––––– having regard to Council Regulation (EU) 2021/1173 of 13 July 2021 on establishing the European High Performance Computing Joint Undertaking and repealing Regulation (EU) 2018/148821, having regard to Council Regulation (EU) 2024/1732 of 17 June 2024 amending Regulation (EU) 2021/1173 as regards a EuroHPC initiative for start-ups in order to boost European leadership in trustworthy artificial intelligence22, having regard to Directive (EU) 2018/1972 of the European Parliament and of the Council of 11 December 2018 establishing the European Electronic Communications Code23, having regard to Regulation (EU) 2024/1183 of the European Parliament and of the Council of 11 April 2024 amending Regulation (EU) No 910/2014 as regards establishing the European Digital Identity Framework24, having regard to the joint communication from the Commission and the High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy of 21 February 2025 to the European Parliament and the Council entitled ‘EU Action Plan on Cable Security’ (JOIN(2025)0009), having regard to the Commission communication of 29 January 2020 entitled ‘Secure 5G deployment in the EU – Implementing the EU toolbox’ (COM(2020)0050), having regard to the European Declaration on Digital Rights and Principles for the Digital Decade, which commits ‘to promote a European way for the digital transformation, putting people at the centre’25, having regard to the Commission communication of 30 December 2021 entitled ‘Criteria for the analysis of the compatibility with the internal market of State aid to promote the execution of important projects of common European interest’ (IPCEIs) (COM(2021)8481), having regard to Rule 55 of its Rules of Procedure, having regard to the report of the Committee on Industry, Research and Energy (A10 0107/2025), A. whereas technological sovereignty should be seen as the whole value chain from excellence in research to creating better competition and achieving greater European sovereignty; 20 21 OJ L 427, 30.11.2021, p. 17, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/2085/oj. OJ L 256, 19.7.2021, p. 3, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/1173/oj. 22 23 24 25 OJ L, 2024/1732, 19.6.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1732/oj. OJ L 321, 17.12.2018, p. 36, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2018/1972/oj. OJ L, 2024/1183, 30.4.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1183/oj. OJ C 23, 23.1.2023, p. 1. B. whereas the EU relies on non-EU countries for over 80 % of digital products, services, infrastructure and intellectual property; C. whereas a few technological companies hold concentrated power over key digital markets and control over underlying internet infrastructure, including operating systems, computing, artificial intelligence (AI), search engines, social media capacity, digital advertising and payment services; D. whereas our technological sovereignty will greatly depend on Europe’s ability to create the market conditions needed for European companies to flourish and compete with each other, thereby increasing the quality of their products; E. F. whereas the EU is at risk of failing to meet its digital decade targets and objectives, including the adoption of cloud, big data and AI; whereas European firms contribute a minor share to global research and development (R&D) in software, internet technologies and electronics, while the United States and China lead in these sectors; G. whereas the Commission’s Digital Compass, Digital Decade Policy Programme, and Competitiveness Compass are essential frameworks for strengthening Europe’s digital ecosystem, securing technological leadership and ensuring long-term economic resilience; H. whereas digital infrastructure is composed of hardware elements related to connectivity, including fibre, 5G and 6G, submarine cables, satellites and spectrum, and computing, including semiconductors, data centres, HPC and quantum technologies, and of software elements including identity solutions, the Internet of Things, and cloud and AI systems, as well as the intermediary layer including advertising, search engines, payments and communication systems; I. J. whereas the EU’s competitiveness will increasingly depend on the digitalisation of all sectors, supported by resilient, safe and trustworthy digital infrastructure; notes, in this context, that the digital single market is a vital asset as it can enable companies to grow and scale up; whereas the full potential of the digital single market remains untapped, with intra-EU trade in digital services representing just 8 % of GDP, which is significantly lower than the 25 % for trade in digital goods; K. whereas the availability of eID schemes and digital public services and access to e Health records are increasing, but there are still significant gaps in the provision of privacy preserving, fully user-centric, accessible and sovereign digital public services among Member States due to differences in the adoption of eID; L. whereas eID is currently available to 93 % of the EU’s population, but achieving 100 % of digital public services for citizens and businesses by 2030 remains challenging; M. whereas interoperability and interconnectedness would enhance the competitiveness of the European economy and might benefit from policies such as open-source first and public money, public code, and the implementation of common and open standards; N. whereas digital infrastructure is of key importance for EU industry, including the automotive industry and the possible development of connected and autonomous vehicles; whereas robust data and communications infrastructure is needed to support a secure ecosystem for connected and autonomous vehicles; O. whereas fibre-optic networks form one of the backbones of the EU’s digital infrastructure, enabling high-speed internet, 5G networks and future technological improvements; P. whereas the EU is behind on the roll-out of 5G to meet its 2030 targets, with still limited fibre coverage of only about 64 % of European households being included; Q. whereas investment needs in state-of-the-art connectivity in the EU are immense; R. S. T. whereas resolving challenges related to access to land and grids is key to the successful deployment of digital infrastructure; whereas the EU GOVSATCOM initiative aims to ensure the long-term availability of secure, reliable and cost-effective governmental satellite communication services for EU and national public authorities that manage critical security infrastructure and missions; whereas chips play a crucial role in increasing the technological competitiveness and resilience of Europe; U. whereas the Commission’s Competitiveness Compass, the Clean Industrial Deal and the 2025 Commission Work Programme make little to no mention of semiconductor technologies despite their critical importance for the EU’s industrial ambition; V. whereas the Chips Act was an ad hoc adaptation mechanism aimed at addressing certain challenges regarding semiconductor shortages; whereas its areas of action are mostly limited to advanced semiconductors; whereas EU engagement on legacy semiconductors is insufficient; whereas the revision of the Chips Act is expected in September 2026; W. whereas the existing European regional clusters in the semiconductor sector have a role to play and should be further strengthened; X. whereas processors, memory technologies, graphics processing units (GPUs), and quantum chips are critical to Europe’s digital infrastructure and supply chain security; Y. whereas cloud services are fundamental to a wide range of computational activities and computing services that have become an essential enabler of competitiveness; Z. whereas federated models could enhance the competitiveness of the EU market by facilitating the emergence of significant European alternatives, building on local market expertise and presence; AA. whereas large-scale AI infrastructure, such as AI gigafactories, is essential for enabling open and collaborative development of the most complex AI models; AB. whereas the AI value chain is still under development and tackling the development of AI models is only part of it; whereas European AI solutions may be developed using Europe’s public and private computing infrastructure, driving innovation, and start-ups and small companies should be in particular beneficiaries of access to public computing infrastructure; AC. whereas AI models that can be run on widely available hardware at moderate costs allow a greater number of actors to shape how AI systems are created and used, providing more immediate value in applications and enabling a more democratic use of AI; AD. whereas at the moment, the roll-out, marketing and deployment of AI is often shaped by a small number of big tech companies; whereas some AI features are not being rolled out in the EU at the same time as in non-EU countries, creating a competitive disadvantage for European businesses and consumers; AE. whereas data centres are an essential part of an advanced digital society, as enablers of distributed processing and effective data storage; AF. whereas trusted capacity and availability of data storage is essential for European resilience and development; whereas most data centres in Europe are not owned by European companies; AG. whereas building and operating large-scale data centres requires substantial investment; AH. whereas around 9 % of global electricity consumption results from data centres, cloud services and connectivity; AI. whereas submarine cables are critical infrastructure for global connectivity, economic stability and security, carrying over 99 % of international communications through them, and they remain vulnerable to physical damage, cyberthreats and geopolitical risks; AJ. whereas secure and resilient digital infrastructure is crucial, particularly considering the increasing number of cyberattacks against the EU, its Member States and its industry and society; AK. whereas the EU toolbox for 5G security is important for preventing cyberespionage and strengthening the resilience of supply chains in the EU’s digital infrastructure; AL. whereas 21 % of businesses cite compliance and legal uncertainties as a barrier to digital investment; AM. whereas the ‘one in, one out’ approach ensures that all burdens introduced by Commission initiatives are considered and that administrative burdens are offset by removing burdens of equivalent value in the same policy area; AN. whereas the energy consumption challenges in AI, cloud and quantum computing, as well as data centres, require the integration of sustainability into digital infrastructure strategies; AO. whereas data centre power consumption is projected to nearly triple by the end of this decade, increasing from approximately 62 terawatt-hours (TWh) today to more than 150 TWh, thus escalating from 2 % to 5 % of total European power consumption; AP. whereas the digital skills gap remains a major concern, with only 54 % of European citizens possessing at least basic digital skills – well below the 80 % target set in the digital decade policy programme; AQ. whereas the shortage of ICT professionals in the EU is projected to reach 12 million by 2030, falling significantly short of the EU’s target of 20 million skilled workers; AR. whereas the 2024 State of the Digital Decade report and the Draghi report both stress the urgent need to invest in digital and science, technology, engineering and mathematics (STEM) skills to preserve Europe’s technological capabilities and global competitiveness; AS. whereas 60 % of EU companies report difficulties in recruiting skilled workers in areas such as AI, cybersecurity and clean technologies, posing a significant barrier to innovation, competitiveness and the green and digital transitions; AT. whereas current labour market developments, including global lay-offs and political instability outside the EU, create an opportunity to attract high-skilled digital talent to the EU; AU. whereas increasing competitiveness and resilience require appropriate funding; whereas public funding can act as a catalyst and private investment and competitive market forces are key for the long-term development of digital infrastructure; AV. whereas a robust, agile and excellence-driven research and innovation (R&I) ecosystem is essential to ensure the EU’s global competitiveness and leadership in strategic technologies, such as quantum and AI; AW. whereas standardisation is at the core of genuine European digital and technological sovereignty; whereas the importance of standards is growing due to increasing technological competition across the world, particularly with the United States and China; AX. whereas the EU is committed to negotiating comprehensive digital trade agreements (DTAs) to promote secure, resilient and competitive digital infrastructure development with partner countries; AY. whereas the Commission has announced landmark DTAs with South Korea and Singapore, setting an important precedent for future agreements; AZ. whereas Parliament and the Council have agreed on the ‘EU horizontal provisions on Cross-border data flows and protection of personal data and privacy in the Digital Trade Title of EU trade agreements’, which was endorsed by the Commission and remains an important tool in relation to digital trade and the establishment of new DTAs; General introduction 1. Underlines that European sovereignty is the ability to build capacity, resilience and security by reducing strategic dependencies, preventing reliance on foreign actors and single service providers, and safeguarding critical technologies and infrastructure; calls for the development of a comprehensive risk assessment framework to monitor and address dependencies across the digital value chain; underlines that such a framework should serve as a basis for ensuring EU preparedness and resilience by enhancing European industrial policy and boosting domestic R&D and manufacturing capabilities in strategic technologies; 2. 3. 4. 5. Believes that technological sovereignty is the capacity to design, develop and scale up digital technologies needed for the competitiveness of our economy, the welfare of our citizens and the EU’s open strategic autonomy in a globalised world; believes that this includes ensuring the EU’s ability to make autonomous decisions, engaging with trusted non-EU countries and entities, diversifying and strengthening supply chains and promoting the concept of openness and interoperability to ensure that Europe remains an attractive hub for investment; Recognises the increasing concentration of power in non-EU companies, which constrains Europe’s ability to innovate, compete and maintain control over its digital economy, society and democracy; is concerned by excessive dependencies on non-EU actors in critical areas such as cloud infrastructure, semiconductors, AI and cybersecurity – where market concentration and foreign control threaten to undermine Europe’s competitiveness, democratic resilience and security; Reaffirms that the EU must remain sovereign in enforcing its laws, especially in the digital field; firmly condemns and calls for the cancellation of the travel bans imposed by the United States on civil society leaders Imran Ahmed, Clare Melford, Anna-Lena von Hodenberg and Josephine Ballon, whose work contributes to a safer digital environment for all and holds digital platforms accountable, as well as the travel ban imposed by the United States on former EU Commissioner Thierry Breton, who played a key role in establishing EU digital rules; calls on the Commission and the Member States to deliver a firm response to these unprecedented attacks; notes recent enforcement actions taken under the Digital Services Act26 for breaches of transparency and risk-mitigation obligations, such as the EUR 120 million fine against X; recalls that enforcement of the EU’s digital legislation aims to ensure compliance with EU law and the protection of fundamental rights, and not to regulate political opinions; underlines that the deployment of new functionalities, including those based on generative AI, by very large online platforms must be accompanied by appropriate safeguards and risk mitigation measures to ensure full compliance with EU law, in particular as regards the prevention of the dissemination of illegal or manipulated content; denounces the support provided by certain political parties – such as the AfD, Reconquête, Fidesz or Konfederacja – which repeat narratives originating from outside the EU and weaken the EU’s digital legislation and democratic values; Believes that the EU’s industrial tech ambitions should focus on the key strategic technologies of the future, such as semiconductor technologies or quantum, that 26 Regulation (EU) 2022/2065 of the European Parliament and of the Council of 19 October 2022 on a Single Market For Digital Services and amending Directive 2000/31/EC (Digital Services Act) (OJ L 277, 27.10.2022, p. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2022/2065/oj). contribute to the EU’s open strategic autonomy and are essential for our green, digital and defence transitions; 6. 7. 8. 9. Recognises the shift in the geopolitical landscape and the resulting opportunity for market demand for European products and services; sees this as a window of opportunity to position Europe as a global leader in trusted and secure digital solutions; Underlines the need to foster a supportive regulatory environment that encourages innovation, investment and the development of cutting-edge technologies in Europe, while protecting EU end users from the consequences of extraterritoriality; Recognises the need for a comprehensive European industrial policy for the digital ecosystem, integrating all relevant policy domains such as market access, standardisation, R&D, investment, trade and international cooperation; calls on the Commission to develop this comprehensive policy with the aim of reducing harmful strategic dependencies, strengthening domestic value chains and ensuring a secure, trustworthy and innovation-driven digital ecosystem that adheres to European values; Recalls that the high-tech product and digital services markets depend heavily on external supply chains, posing risks to sovereignty and resilience; stresses the importance of boosting industrial capacity and technological expertise in emerging and disruptive technologies to support the EU’s open strategic autonomy; 10. Emphasises that boosting Europe’s technological sovereignty in the era of rapid technological development requires enhancing innovation and commercialisation in order to build the necessary capabilities; highlights that Europe must transform itself into a globally attractive and agile business environment by reducing bureaucracy, enhancing regulatory predictability and fostering entrepreneurship and risk-taking; 11. Recognises that open strategic autonomy and democratic resilience must be at the core of the Commission’s agenda and that a comprehensive approach must integrate procurement, funding and long-term institutional frameworks to establish sovereign digital infrastructure in critical domains; 12. Calls on the Commission to analyse and establish a comprehensive list of critical dependencies in digital infrastructure and technologies, assessing, at minimum, storage services, identity and payment systems, communication platforms, as well as the software, protocols and standards that support them, and to propose measures to promote market access for products and services with a strong positive impact on the EU’s technological sovereignty, resilience and sustainability; believes, in that regard, that the use of specific award criteria in public procurement may be promoted in areas where such critical dependencies exist; believes that such criteria can help incentivise competition and strengthen European technological sovereignty by facilitating the procurement of European digital products and services, where possible; Digital public infrastructure 13. Strongly believes that digital infrastructure is the backbone of our economy and that there should therefore be a base layer of digital public infrastructure (DPI) that ensures sovereignty and a competition-friendly market environment; observes that the market has not developed this base layer in many important areas, which has resulted in monopolies and reliance on foreign actors; underlines that in order to fill this gap, the EU should take the lead in creating a strong foundation for DPI by creating layers of digital technologies consisting of semiconductors, connectivity solutions, cloud infrastructure, software, data and AI; believes that European DPI should be founded on fair and competitive economic models and also use governance models where neither private companies nor governments maintain centralised control; is of the opinion that it should be built on common and open standards, embrace interoperability and interconnectedness, so as to prevent user and vendor ‘lock-ins’, and spur innovation by facilitating new market entrants, and that it should also ensure privacy and security by default; 14. Believes that the deployment of DPI should be focused on areas where critical dependencies exist, as identified in the Commission’s comprehensive list; calls on the Commission to prepare a detailed and comprehensive plan for establishing European DPI by identifying technologies that are best suited to European action, and urges the Commission and the Member States to dedicate appropriate resources to deploying European DPI; 15. Stresses that European DPI should be stimulated by coordinated action at EU level to ensure the presence and competitiveness of European providers as well as a competitive market environment; underlines that these objectives will not be achieved through regulation alone and will require significant public investment; recognises that the forthcoming multiannual financial framework (MFF) should therefore include additional funding for this purpose, focusing on EU added value and financing the base layer of European DPI; 16. Recognises that as part of the forthcoming MFF, the EU must commit to increased spending to achieve technological sovereignty; underlines that this should include a dedicated envelope for the development and deployment of the DPI layers identified in the Commission’s comprehensive list, as well as additional funds to ensure a competition-friendly market environment in other digital areas; 17. Believes that the funding under the forthcoming MFF should prioritise active capacity building in key hardware, software and service areas, including high-performance computing, quantum computing, encryption and communication, connectivity, cloud, data, web and AI ecosystems, and digital libraries; 18. Is of the opinion that European DPI should be based on EU values and remain open to like-minded non-EU partners; calls on the Commission and the Member States to sustain their efforts and add more impetus to the process with the UN Development Programme on DPI; 19. Recognises e-government services as a key enabler of efficient, secure and accessible public service delivery, which should be designed to facilitate digital identification, government data sharing and public sector payments without distorting markets or undermining existing private sector solutions; emphasises that the EU’s approach to e government services should focus on strengthening digital government-to-citizen and government-to-business interactions, while ensuring trust, interoperability and accessibility; believes, therefore, that secure and seamless access to public services requires a trustworthy e-identification framework and welcomes the announcement of a ‘business wallet’ aimed at significantly simplifying the interconnection between businesses and public authorities; 20. Calls on the Commission to further develop public interest data platforms, enabling secure cross-border data sharing between public and private entities for use cases, in particular, in healthcare, urban planning and environmental monitoring; calls, furthermore, on the Commission to promote interoperability between public interest and industry-specific data platforms, ensuring the seamless flow of data while minimising administrative burdens; notes that this could be achieved by leveraging existing market driven solutions that foster innovation, maintain trust and uphold privacy and security standards; 21. Recognises that under the current legal framework, European citizens have the right to control their personal data and that data generated within the EU must be processed in accordance with EU law; stresses that safeguarding privacy and personal data is essential for building trust in the digital economy, allowing European consumers to engage with confidence, regardless of where their data is processed; highlights that European companies – particularly small and medium-sized enterprises (SMEs) – must be able to make use of data in a lawful, ethical and secure manner to drive sustainable growth and competitiveness; Digital infrastructure 22. Highlights that digital infrastructure is the backbone of Europe’s economy and society and that its importance will continue to grow; calls on the Commission to include in the requested list of critical dependencies a comprehensive assessment of the composition of European digital infrastructure in order to adequately analyse the state of play, assess risks and coordinate action; 23. Believes that in order to strengthen digital infrastructure, it is essential to implement capacity-building initiatives in critical areas at EU level; considers that these initiatives should focus on developing a base layer of public infrastructure, such as a network of AI gigafactories and a European web index model; is of the opinion that this base layer will empower companies to develop their business models and boost technological sovereignty; points to the digital solutions created by the EU, such as the EU digital identity, that can offer innovative infrastructure for the EU’s digital economy; 24. Recognises the strategic importance of critical digital infrastructure and the need to strengthen their security and resilience; understands that critical digital infrastructure includes, but is not limited to, cables (terrestrial and submarine), cellular network towers, satellite communication systems, spectrum and radio equipment, cloud servers that contain sensitive information and data centres that process sensitive information, as well as certain software elements, including security software that protects critical networks and data centres; 25. Highlights the need to ensure that this infrastructure falls under EU jurisdiction, meaning that it fully adheres to EU law; stresses the importance of privacy and security by-design; calls on the Commission. therefore, to introduce legislation to mitigate risks posed by high-risk vendors from non-EU countries, including risks posed by foreign controlled energy resource providers; 26. Calls on the Commission, while preparing future legislative proposals and the forthcoming MFF, to concentrate efforts on deepening the single market, in line with the recommendations made in Enrico Letta’s report entitled ‘Much more than a market’ and in Mario Draghi’s report on ‘The future of European competitiveness’, with the aim of unlocking the potential of the digital single market; 27. Takes note of the recommendations laid down in these two reports that the EU needs a paradigm shift from promoting connectivity in the EU to establishing a single market for electronic communications and connectivity; supports a simplified, harmonised and innovation-friendly telecommunications framework that ensures fair competition and the accessibility of infrastructure; 28. Welcomes the Commission’s white paper on how to master Europe’s digital infrastructure needs, which outlines three pillars: creating the ‘3C Network’ – ‘Connected Collaborative Computing’, completing the digital single market, and secure and resilient digital infrastructure for Europe; 29. Views the white paper and the subsequent consultation process as part of the preparation of the legislative initiatives planned for this term, including the Digital Networks Act; calls on the Commission to take a more holistic view of digital infrastructure throughout this process and to acknowledge that digital infrastructure comprises many elements beyond mere connectivity; underlines the need to accompany any new digital policy measure with an impact assessment; 30. Urges the Commission to simplify and harmonise telecommunications rules as part of the forthcoming Digital Networks Act and the broader Digital Package; 31. Calls on the Commission to introduce an EU cloud and AI development act to strengthen European data infrastructure and the promotion of European cloud providers; underlines that this act should aim to actively build a European single market for cloud and AI; 32. Acknowledges that deploying cutting-edge digital infrastructure across the EU requires substantial investment and recognises that both public and private funding are essential for achieving this goal; expresses concern over the persistent shortage of venture capital and investment financing in Europe, which undermines technological sovereignty; calls on the Commission to significantly scale up public-private investment instruments, including venture capital, strategic platforms and dedicated funding tools for start-ups and scale-ups in critical technology sectors; highlights the importance of leveraging public procurement to support the deployment and scaling of open and interoperable digital solutions and of ensuring that private capital, competition and innovation become the main drivers of Europe’s digital transformation over the medium and long term; High-speed connectivity 33. Is of the opinion that the upcoming Digital Networks Act must support the objective of providing all EU consumers with high-quality connectivity by 2030, especially in remote and rural areas, as well as removing administrative barriers for the roll-out of 5G, 6G and secure, high-speed broadband; 34. Recognises the increasing convergence of telecommunications infrastructure with cloud and edge technologies, and sees the potential of open radio access networks to deliver advanced technological solutions, reduce costs and enhance the interoperability of connectivity; believes that the future of connectivity lies in the complementarity of diverse technologies such as 5G/6G, Wi-Fi and satellite, where seamless integration benefits both businesses and consumers; 35. Recognises that with cloud and edge services at the core of their transformation, connectivity networks are evolving rapidly into platforms for innovation and will increasingly depend on cloud computing, AI, virtualisation and other technologies; 36. Calls for ambitious targets in the development and innovation of wireless communication networks, acknowledging the need for a broad-based approach that includes cloud computing, AI, edge computing and quantum computing; emphasises that the innovation ecosystem for electronic communications, especially for vertically integrated telecoms, should remain market-driven, and insists that future regulatory measures be based on thorough, knowledge-based impact assessments of existing regulations; 37. Recognises that competition between operators of all sizes remains a key driver of investment in connectivity networks; calls on the Member States to ensure that copper networks are switched off progressively in favour of fibre-optic or 5G technologies, in particular where regular maintenance or updates of the network are needed, thus ensuring that the shift is carried out in an attainable manner and allowing providers to plan logistically and financially in advance; 38. Stresses that all consumers in the EU should have access to adequate quality, reliable and affordable connectivity, thus contributing to increased demand for connectivity services; calls on the Commission and the Member States to expand and upgrade digital networks, especially in rural areas, and to support public-private investments in broadband and 5G/6G deployment, while maintaining cybersecurity standards and secure-by-design principles; 39. Is convinced that, as digital connectivity infrastructure such as fibre, 5G and 6G will be crucial for future industrial competitiveness, the forthcoming MFF should include funds for the large-scale deployment of network infrastructure, bridging the existing deployment gap to achieve the 2030 Digital Decade targets, creating pan-European 5G coverage for citizens’ use and ensuring the successful deployment of Industry 4.0 tools; Fibre 40. Stresses the importance of accelerating the deployment of fibre-optic networks and modern wireless communications systems that can deliver fast, secure and reliable digital services; 41. Recognises that the need to prioritise direct fibre connections for homes, businesses and public institutions is crucial to ensure ultra-fast and reliable connectivity, in addition to network roll-outs with public works, such as roads, water and electricity, to streamline fibre roll-out; 42. Welcomes the introduction of the Gigabit Infrastructure Act, which responds to the growing needs for faster, reliable and data-intensive connectivity; recognises the importance of the shared use of ducts and poles for deploying very high capacity networks to optimise resources and reduce costs; urges the Member States to streamline permitting processes and harmonise regulations to lower financial and administrative barriers to the expansion of fibre infrastructure; 5G and 6G 43. Believes that private investments are essential for deployment of electronic communication networks, 5G and 6G that are advanced enough in terms of transmission, speed, storage capacity, edge computing power and interoperability; 44. Stresses that the enforcement and implementation of the Gigabit Infrastructure Act is further necessary for the creation of a one-stop shop for permits and a centralised digital permitting process to reduce delays in infrastructure deployment and to ensure uniform rules for infrastructure access, pricing and environmental impact assessments; calls, in this regard, for strong efforts in this area; 45. Takes the view that the EU needs strong cybersecurity protection in all critical infrastructure sectors, with stricter measures to de-risk high-risk vendors in 5G and 6G networks, ensuring dense deployment of small cells and macro towers, particularly in urban and rural areas with inconsistent coverage, and ensuring the sustainability and energy efficiency of the infrastructure so as to support Europe’s global competitiveness in the digital economy; Spectrum 46. Calls on the Commission and the Member States to work towards enhanced coordination of spectrum allocations, in particular through earlier identification and the harmonisation of the release of new frequencies, starting with 6 GHz frequencies; calls for a radio spectrum policy that promotes investment in Europe, including through the harmonisation of spectrum assignment policies across the Member States to accelerate 5G deployment based on best practices, the promotion of longer license durations and access to new spectrum such as the upper 6 GHz band in order to meet future demand and enable 6G; believes that a shared effort from public and private entities is necessary in order to increase the competitiveness of Europe and not lag behind the fastest growing networks in the world, i.e. in China and South Korea; Satellites and satellite communication systems 47. Underlines the importance of satellite-based communications in developing EU digital infrastructure, increasing its resilience, strengthening the capabilities of EU actors, and reducing dependence on non-EU providers, particularly in the area of defence; highlights the need to provide alternative connectivity solutions for consumers in remote and rural areas; 48. Highlights the strategic role of the EU space programme, as one of the pillars of EU sovereignty, in providing state-of-the-art and secure positioning, navigation and timing services for Galileo and EGNOS and cost-effective satellite communication services for GOVSATCOM; notes that this allows the EU and its Member States to have greater sovereignty in their satellite capabilities, including geopositioning, earth observation, space surveillance and connectivity; welcomes, in particular, the EU GOVSATCOM and IRIS2 programmes, which aim to ensure the short- and long-term availability of secure, reliable and cost-effective governmental satellite communication services for EU and national public authorities that manage critical security infrastructure and missions; 49. Deplores the strong dependence on non-EU data for the tracking and surveillance of space objects; stresses the need for Europe to urgently reinforce its own capabilities and infrastructure in space situational awareness (SSA) to ensure open strategic autonomy and security; calls on the Commission and the Member States to significantly increase investment in EU-owned surveillance and tracking assets, and to develop effective mechanisms for information-sharing among the Member States, enabling Europe to independently monitor and protect its critical space infrastructure; 50. Stresses the importance of private sector involvement in launcher technologies to further accelerate the deployment of IRIS2; stresses the importance of fostering a robust and competitive European space launch sector through greater private sector involvement and support for upstream and downstream industries; calls on the Commission to promote a European space industrial policy that strengthens sovereignty in space technologies and services by reducing strategic dependencies and improving the operational governance of European space programmes; 51. Calls, to this end, for concrete measures to facilitate the provision of satellite services throughout Europe, including by defining common procedures and conditions; calls, in parallel, for fair competition, with clear and enforceable rules for all satellite constellations accessing the EU market; 52. Notes that there are currently several issues with latency in satellite networks and recognises that the integration of satellite networks with 5G and, in the future, 6G technologies is pivotal in extending the reach and reliability of terrestrial networks; High-performance computing (HPC) systems 53. Recognises the progress made in recent years in enhancing HPC; calls on the Commission to continuously integrate and enhance the computing power at EU HPC centres, in particular, enhancing the training of AI models and preparing for future advancements in supercomputing; 54. Calls on the Commission to develop a coordinated strategy to bridge the gap between Europe’s cutting-edge HPC technology and its practical, scalable deployment across industries, including by creating a public network for supercomputing; notes that this strategy should foster collaboration between public institutions and private sector partners, including SMEs, to ensure that Europe’s HPC capabilities become a key driver of economic competitiveness and technological sovereignty; 55. Highlights that HPC centres must ensure accessibility for developers and deployers of AI foundation models, generative AI and applied AI; notes that EuroHPC Centres should be available for these use cases and particularly for SMEs, start-ups and scale ups; emphasises that this must be seamlessly complemented by initiatives to enable the development and deployment of AI in the EU; 56. Welcomes the creation of new AI factories; underlines that AI factories will upgrade EuroHPC supercomputers to deliver computing capacity for AI and support start-ups and scale-ups in the training and large-scale development of general-purpose and trustworthy AI models; Hardware for computing: semiconductors, chips and quantum chips 57. Believes that urgent action is needed to boost EU domestic semiconductor manufacturing, improving supply chain resilience by forming strategic global partnerships, encouraging start-ups and innovation, fostering cross-border collaboration in advanced semiconductor development and providing financial incentives, regulatory support and market access; 58. Emphasises the need for legal certainty to support semiconductor development, ensuring secure supply chains for critical raw materials and avoiding disruptions caused by investment uncertainties; 59. Urges to give utmost political importance to ensuring a sufficient supply of AI chips in the EU and to make it a focal point of EU digital industry policies; notes the increase in demand for AI chips driven by expanding applications in cloud computing, edge devices, autonomous systems and generative AI; 60. Calls on the Commission to react to the new geopolitical realities and the use of digital supply chains as pressure tools; urges the Commission to find a negotiated solution to the US ban on the export of AI chips to 16 EU Member States; 61. Calls on the Commission to put advanced AI chips, including their design and production, at the core of the revision of the Chips Act; calls on the Commission to present the revision this year, featuring a long-term strategy rooted in current geopolitical realities that builds European strategic indispensability through technological leadership, adequate production capabilities and a strong R&D ecosystem, which will be essential to secure European sovereignty in increasingly troubled times; believes that it is crucial to strengthen the interactions among research, training, suppliers and robust public infrastructure to accelerate the path from research, development, testing and finally full-load production; 62. Believes that the EU should enhance its efforts on quantum chip development if it intends to accelerate the time-to-market for EU industrial innovation in quantum technology; 63. Calls on the Commission to support the manufacturing within the EU of widely used chips e.g., for electronic devices and cars; calls for support for the development of chips that reduce the energy consumption of the digital sector; 64. Underlines the need to support the performance of the circular economy and recalls that information and communications technology products and other electronics are part of the priority product groups in the working plan to be adopted by April 2025 under Regulation (EU) 2024/178127; 27 Regulation (EU) 2024/1781 of the European Parliament and of the Council of 13 June 2024 establishing a framework for the setting of ecodesign requirements for sustainable 65. Believes that additional funding under the forthcoming MFF must be allocated to the development of semiconductor production capacities and other next-generation semiconductor technologies and processes (e.g. photonic chips, wide-bandgap chips, as well as design, manufacturing, testing, assembly and advanced packaging) within the EU; Cloud services 66. Recognises that there is a market need for sovereign solutions that offer enhanced levels of control over data for certain categories of sensitive data and acknowledges the risks associated with reliance on single dominant providers; calls for a strategy for reducing reliance on foreign cloud providers, while fostering European alternatives; 67. Notes that the discussions on the EU Cybersecurity Certification Scheme for Cloud Services have not brought any results; points out that there are sovereignty considerations, in particular related to the extraterritoriality of binding legal regimes, that cannot be solved through technical discussions; calls on the Commission to propose a definition of sovereign cloud and its scope of application in the planned cloud and AI development act; 68. Notes the need to secure data storage and computational power, and distributed computing infrastructure; calls on the Commission to ensure that cloud users have the ability to choose solutions that meet their needs by urgently removing barriers to switching and diversifying providers through multi-cloud strategies, and by fostering a competitive European cloud market, thereby reducing reliance on single providers and enhancing digital sovereignty; 69. Calls on the Commission to leverage initiatives such as 8ra and IPCEI CIS to advance decentralised cloud and edge infrastructure, which are enablers of sovereignty and contribute to reducing reliance on foreign providers and ensuring resilience while enhancing operational flexibility within Europe; AI systems 70. Welcomes the InvestAI initiative, including the AI gigafactories; emphasises the need for Europe to position itself as a global leader in AI model training, scientific research and quantum computing advancements; is committed to further supporting AI development by launching initiatives such as AI factories to provide computing power for start-ups, scale-ups and researchers; 71. Calls on the Commission to further support the design and development of European AI and to adopt policies and measures that will enable European industrial sectors to benefit from their data and AI deployment; 72. Emphasises that the delayed deployment of AI-driven innovations hinders technological progress, market competitiveness and digital transformation within the EU; products, amending Directive (EU) 2020/1828 and Regulation (EU) 2023/1542 and repealing Directive 2009/125/EC, (OJ L, 2024/1781, 28.6.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1781/oj). 73. Expects that the public-private financing model will unlock unprecedented private investment in AI that will open up access to supercomputers for start-ups and industry to supercomputers; Quantum 74. Recognises the urgent need to define a clear roadmap for quantum technology development, including quantum computing and quantum encryption, ensuring that public and private investments lead to tangible commercial applications; 75. Calls on the Commission to conduct an assessment of existing national quantum sandbox frameworks and how existing legislation applies to them in order to prevent market fragmentation; welcomes the announcement of the Quantum Strategy and Quantum Act in the Commission’s Competitiveness Compass; 76. Urges the Commission to ensure that the Quantum Act, accompanied by an impact assessment, positions Europe as the leading region for quantum excellence and innovation by investing in R&D and innovation, mobilising funding to scale up the European quantum ecosystem, capabilities and production, and ensuring Europe’s leading quantum research is commercialised in Europe; underlines that it should deliver tangible technological applications by fostering policies that accelerate technological maturity and facilitate the transition from research to commercial success; 77. Calls for targeted investments, industry collaboration and regulatory frameworks that support the development, scaling and market adoption of quantum technologies across key sectors; 78. Calls for a coordinated EU strategy for post-quantum cryptography to protect data from future cyberthreats; Data centres 79. Calls on the Commission to support ecosystems for sharing industry-specific data within industrial sectors, fostering collaboration and driving innovation, while maintaining data sovereignty and ensuring compliance with EU regulations, as outlined in the Data Act; urges the Commission for strong enforcement to ensure that dominant market players do not impose unfair terms on SMEs and mid-sized enterprises when accessing and sharing data; 80. Believes that there is a need to ensure interconnected infrastructure that would allow data centres to work together efficiently under common standards with high-speed connectivity, while flexibility, security and scalability would be maintained; believes this interconnected system would help in ensuring distributed redundancy so that data and services remain available even in the event of a data centre failure; 81. Calls on the Commission to prioritise interoperability across platforms, enabling the seamless integration of data across businesses and sectors, in alignment with the requirements of the Data Act, which mandate data portability and interoperability obligations for cloud and edge services; stresses the need for the robust enforcement of these provisions to prevent vendor lock-in and ensure that European industrial ecosystems can leverage data-driven innovation without technical or contractual barriers; 82. Recalls the Commission’s plan to make data centres climate-neutral and highly energy efficient by 2030; sees the need to improve the integration of data centres with the energy system, focusing on heat reuse and providing flexibility services to the electricity grid needs; recognises the need to incentivise research for cooling and energy-efficient processors, while special attention should be given to supporting EU data centres; urges the Commission to ensure clear and consistent implementation of existing legal requirements for data centre operators across EU legislation and the Member States; 83. Calls on the Commission and the Member States to increase and target public investment and to incentivise private investment in digital infrastructure to enable the growth and modernisation of data centres; Submarine cables 84. Calls on the Commission to take coordinated action to protect submarine cables and reinforce cable security and repair capabilities; stresses the need for continued investment in the construction of new submarine cables to ensure redundancy; welcomes the EU’s role in co-financing such projects to enhance digital infrastructure and connectivity across the Member States; calls on the Commission to explore potential synergies between the maintenance of undersea digital and energy infrastructure; 85. Emphasises the importance of improving EU and Member State repair capabilities and response mechanisms to handle submarine cable disruptions, which are essential for maintaining secure and uninterrupted communications; underlines the importance of international cooperation in repairing sabotaged cables and facilitating the necessary investments, and calls for the establishment of an EU-based rapid-response repair fleet to ensure swift recovery and operational continuity in the event of disruptions; calls on the Commission to carry out an assessment of regulatory measures to ensure fair access and security, regardless of whether the infrastructure is privately or publicly owned; 86. Welcomes the adoption of the action plan on cable security, which will be organised around four pillars: prevention, detection, response and repair, and deterrence; highlights the importance of its full and timely implementation; urges, in the current geopolitical context, increased investment in technologies to strengthen the security and resilience of subsea and offshore infrastructure; 87. Calls on the Commission to promote R&I to enable advanced technological innovations in cable security, including early warning systems and AI-driven threat assessments; 88. Urges the Commission to review available instruments designed to better leverage private investments in support of Cable Projects of European Interest (CPEIs); calls on the Commission to include submarine cable projects in the list of IPCEIs; recognises the need to streamline and simplify the application and administrative process governing IPCEIs; Cybersecurity 89. Recalls the legislative work carried out over the previous legislative term aimed at significantly improving cybersecurity in the EU; welcomes, in particular, the adoption of the Cyber Resilience Act, the Cyber Solidarity Act and the NIS2 Directive; stresses the need for the harmonised and timely implementation and enforcement of these measures; 90. Calls on the Commission to present an evaluation report on the Cybersecurity Act and to propose a legislative act to review it in order to strengthen the EU’s cybersecurity framework, with a particular focus on the interplay between sovereignty and security; calls, furthermore, on the Commission to enhance the protection of strategic and critical infrastructure and prevent foreign interference from entities subject to extraterritorial legislation, as well as accelerating the adoption process for EU cybersecurity certification schemes; calls for ENISA’s mandate to be strengthened to coordinate crisis response, oversee cybersecurity certification for critical infrastructure and ensure uniform implementation of cybersecurity standards across the single market; 91. Emphasises the importance of the upcoming European internal security strategy in strengthening cybersecurity and critical infrastructure protection; 92. Notes with concern that, according to the second report on Member States’ progress in implementing the EU toolbox on 5G cybersecurity, 14 Member States have yet to implement any restrictions on high-risk suppliers, posing significant security vulnerabilities; calls for the full implementation of the EU toolbox for 5G security in order to reduce reliance on high-risk vendors; calls on the Commission to make the toolbox binding, specifically with regard to high-risk vendors in critical infrastructure; Simplification 93. Notes that to achieve true technological sovereignty, the EU must have viable commercial alternatives; stresses that the EU must urgently pursue a comprehensive agenda of simplification and bureaucracy reduction to foster an innovation-friendly environment capable of supporting competitive European alternatives to dominant global digital players; underlines that excessive administrative burdens, fragmented regulatory frameworks, an incomplete digital single market and overly complex compliance procedures disproportionately impact European start-ups, scale-ups and SMEs, limiting their capacity to compete at global level; recognises that the EU should therefore prioritise regulatory streamlining and the deepening of the digital single market, ensuring that legislation is proportionate, innovation-driven and does not stifle the development of European technological solutions; 94. Emphasises the need for new legislative proposals to be aligned with better regulation principles, ensuring that any new digital policy measure that affects competitiveness is accompanied by an impact assessment, including a competitiveness, SME and small mid-cap check that evaluates whether a given legislative instrument is necessary, proportionate and does not create unnecessary burdens for businesses, especially SMEs, and thus its effects on competitiveness, investment prospects and consumer welfare; 95. Highlights that the simplification of EU legislation must not endanger any of the fundamental rights of citizens and businesses and thus jeopardise regulatory certainty; believes that any simplification proposal should not be rushed or proposed without proper consideration, consultation and an impact assessment; 96. Welcomes the Commission’s commitment to fully implement the principle of burden reduction for companies in EU legislation; calls on the Commission, therefore, to enhance its efforts by aiming to remove more cost and administrative burdens for businesses compared to the benefits that would be derived from any new regulatory requirements introduced at EU level in the same policy area, so that barriers to market entry are removed to help European companies to scale and grow; 97. Calls on the Commission to ensure consistent simplification, implementation and enforcement of EU digital legislation through the Digital Package, streamlining definitions and reporting procedures, assessing ways to alleviate reporting obligations and reducing the gap between industry and government; 98. Believes that supporting companies and innovators to stay in Europe by developing the EU as an attractive and agile business environment is key to enhancing technological sovereignty; emphasises, in that regard, that excessive regulation and administrative burdens should be avoided and that EU rules should be clear, consistent, predictable, proportionate and technologically neutral, thus maintaining a globally competitive regulatory environment; believes that new public procurement methods and the development of regulatory sandboxes and test beds should also contribute to an innovation-friendly framework; 99. Welcomes the Commission’s proposal of a 28th legal regime, recognising that a single, harmonised set of EU-wide rules will be a game changer for digital investment and innovation; believes that reducing regulatory fragmentation across 27 national legal regimes will boost private investment, lower compliance costs and accelerate the deployment of next-generation digital infrastructure, products and services; encourages the Commission to ensure that this framework specifically addresses regulatory barriers in the digital sector, such as permitting and cross-border data flows, in order to create a true digital single market; 100. Urges the Commission to create a single point of contact to simplify the application process for private-sector access to EU funding mechanisms, ensuring that private companies, SMEs and start-ups can more easily participate in digital investment programmes; Energy 101. Emphasises that data centres will put additional pressure on electricity grids, making it imperative to reinforce them through anticipatory investments; stresses that data centres can also help stabilise the grid by participating in demand-side flexibility; calls for measures to incentivise such contributions based on the implementation of the revision of the European electricity market reform; 102. Calls on the Commission and the Member States to propose and implement instruments that ensure orderly planning of the escalating energy demand from data centres, facilitating their strategic placement near available energy sources and thus minimising reliance on the broader grid infrastructure; 103. Recognises that fibre is more energy efficient than traditional copper networks; acknowledges the importance of reducing energy consumption in data transmission and ensuring long-term stability and efficiency; 104. Calls on the Commission to ensure a reliable and sufficient clean energy and net-zero technology supply to support the digital infrastructure of the future; Skills 105. Recognises the urgent need for more skilled professionals in digital fields to meet the EU’s strategic objectives; calls on the Member States to develop national strategies and incentives to retain European talent and attract the world’s best digital professionals, thereby strengthening the EU’s innovation capacity and technological leadership; 106. Stresses the importance of closing the digital and STEM skills gap to enhance technological resilience, innovation capacity and open strategic autonomy; calls on the Member States to strengthen investments in digital education, upskilling and reskilling, particularly in areas essential for the green and digital transitions; supports prioritising investments that address digital skills shortages, particularly in AI, cybersecurity, data analysis and clean technologies, in order to support innovation and technological sovereignty; 107. Calls for coordinated strategies at national level to improve access to high-quality STEM education, promote lifelong learning and attract talent to ICT and related fields; encourages partnerships between public institutions, industry and educational providers to ensure alignment between curricula and evolving market needs; 108. Calls for intensified efforts to improve digital literacy and skills across all demographics, focusing on early STEM education, vocational education and training, and lifelong learning in digital technologies; recommends aligning national education and training strategies with the EU Digital Decade goal of 80 % of the population possessing basic digital skills by 2030, with a focus on gender-inclusive policies to increase women’s participation in ICT and STEM fields; calls on the EU institutions to take concrete steps to uphold the commitments referred to in the European Declaration on Digital Rights and Principles for the Digital Decade, both within the EU framework as in the Union’s cooperation with third countries; 109. Supports the establishment of a common EU certification framework for digital and technical skills to improve the recognition and portability of qualifications among the Member States; 110. Encourages the European Investment Bank and national development institutions to support digital talent retention by co-investing in European deep-tech start-ups, ensuring that EU-funded innovation remains within the region and contributes to Europe’s technological sovereignty; Research and innovation 111. Recognises the importance of bridging the gap between research and commercialisation and calls on the Commission to enhance the valorisation of innovation within the EU; 112. Believes that Europe’s ability to transform research into market-ready solutions is critical for building necessary capabilities and reducing reliance on non-EU technologies; 113. Emphasises that funding needs to be strategically allocated to accelerate the development and market introduction of solutions that strengthen Europe’s technological resilience and drive innovation; underlines the importance of a more agile, excellence-based funding structure, particularly in improving the translation of research into industrial applications; calls for increased investment in R&I to strengthen Europe’s knowledge and technological capabilities and insists that EU research, development and innovation (RDI) funding be based on open competition and excellence; 114. Highlights the need for policies that support industrial innovation, including targeted investment in key strategic technologies where Europe can lead globally, such as quantum computing, in order to build an innovation ecosystem; 115. Believes that private investment in RDI is of utmost importance and calls for the EU to create incentives that effectively leverage private funding for the development of critical technologies, including through public-private partnerships; 116. Stresses the urgent need for stronger incentives to mobilise private sector capital for technology-driven innovation; encourages the Member States to introduce targeted fiscal incentives, regulatory simplification and risk-sharing instruments designed to attract private equity to the technology and digital sectors; highlights the need to streamline cross-border capital flows within the single market to facilitate access to finance for innovative European start-ups; Standards 117. Strongly believes that promoting interoperability and EU standards is paramount to fostering competitiveness in the technology sector, as it ensures that products can be connected and work with each other, thus fostering innovation and open markets; recalls that both interoperability and common technological standards pave the way for the functioning of the single market; 118. Underlines that the Commission must increase its engagement in existing global standardisation structures and focus on the international uptake of European standards through a bottom-up approach, avoiding centralisation; Partnerships 119. Welcomes the EU’s commitment to negotiating DTAs that facilitate secure and competitive digital infrastructure development with partner countries; encourages the Commission to increase efforts in negotiating DTAs with additional partner countries; 120. Calls on the Commission to accelerate technical cooperation in multilateral forums such as the G7, the Organisation for Economic Co-operation and Development and the World Trade Organization (WTO) so as to develop global standards for digital governance, AI regulation, cross-border data flows and emerging technologies; 121. Urges the Commission to advance negotiations on a permanent solution to the WTO moratorium on e-commerce to prevent the introduction of digital tariffs, ensuring international digital trade remains open, predictable and conducive to innovation; ° ° ° 122. Instructs its President to forward this resolution to the Council and the Commission

SULL’ANIMA DI USA ED EUROPA

da Rubio a Cacciari

Sessant’anni fa, alla pubblicazione dell’ omonimo libro di Anders, la domanda sul se “l’uomo fosse antiquato” sembrava una follia. Cinquant’anni fa, al tempo del “Arco Costituzionale”, l’idea che il fascismo sarebbe divenuto il tema ideologico centrale in America, Italia, Germania e Francia sembrava un’ allucinazioine per nostalgici. Quarant’anni fa, al tempo del “Rapporto Wolfowitz” le proposte di “autonomia europea” lanciate da qualche estremista cadevano nel vuoto. Trent’anni fa, l’idea di Vinge di una “Singolarità” che unisse uomo e natura, tecnica e intelletto, sembrava una stranezza. Vent’anni fa, l’idea di Morozov, che l’Occidente volesse coprire con l’informatica il proprio fallimento veniva apprezzata solo da ristretti circoli neo-luddisti. Dieci anni fa, l’idea di Bannon, di “spezzare le catene di approvvigionamento cinesi” veniva bocciata perfino da Trump.Tuttavia, tutto questo è divenuto una banalità quotidiana. Quanto sopra dimostra come, in seguito alla “de-colonizzazione”, la storia mondiale si sia mossa rapidamente in tutte le direzioni, e come il nostro “mainstream” sia stato costantemente ipocrita, provinciale e misoneista nell’ ignorarlo.

Oggi, escono ogni giorni centinaia  di libri sul superamento dell’ Umano. Il mondo MAGA, i suoi collaborator europei e il “mainstream” culturali non fanno che discutere se Trump,o Meloni, o Le Pen, o Abascal, o Weigel, siano, o no, fascisti. Oggi, l’autonomia europea è un mantra condiviso da tutti. Musk annunzia che la Singularity c’è già, e Zuckerberg che tutte le professioni intellettuali saranno automatizzate con l’ AI entro 18 mesi. Oggi, l’America ha bloccato gli approvvigionamenti cinesi dal Venezuela, e sequestra in giro per gli Oceani navi sotto tutte le bandiere.

Alla fine, non vi è più nulla che non possa succedere, ma gli Europei (con qualche rara eccezione) continuano a fare finta che il mondo sia sempre eguale, e ritornano sempre sui loro vecchi slogan e vecchie ricette.

1.La posizione di Cacciari

Fra queste rare eccezioni, c’è Massimo Cacciari,il quale, almeno a parole, è il più aperto alle novità. In particolare, Cacciari sostiene che la linea direttrice della politica di Trump ”esprime tendenze di lungo periodo, se non un destino, …tutte le correnti politiche e culturali europee dovrebbero discuterla con serietà e radicalità”. Cosa che noi chiediamo, inutilmente, da decenni.

Al contrario, afferma Cacciari “vi è un’intellighenzia intorno a Trump, guai a lasciarsi ingannare dalla maschera del presunto capo! Questa intellighenzia, che dispone di formidabili mezzi economici e finanziari, ritiene che l’Europa sia il centro storico-museale di un’idea del tutto anacronistica di democrazia, fondata su una divisione dei poteri che rende inefficace sia l’azione di governo  che quella dei soggetti economici

“Il vecchio capitalismo liberal-concorrenziale è un ferro vecchio, come le vecchie democrazie rappresentative.” “le ragioni dell’ indefinito progresso tecnico-economico è il valore fisso“Nazionalismi, sovranismi, nostalgie para-fasciste non sono che farsesche coperture.”

Quale sia quest’intellighenzia onnipotente lo chiarisce un libro recentemente pubblicato:”Imperialismo digitale.Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’ AI”(Laterza), di Dario Guarascio: il complesso militare-digitale, termine che noi,isolati,abbiamo usato oramai da più di 20 anni, e che è alla base di una decina di libri di Alpina e Diàlexis.

Tutte queste tendenze (meno l’ultima, che resta sempre in sordina), sono state presenti nel lucido intervento di Rubio a Monaco, che commentiamo e pubblichiamo in allegato,e  il quale costituisce un fulgido esempio di propaganda intellettuale  trumpiana, che invoca astutamente l’unione dell’Europa con gli USA, quasi che questi ultimi fossero la continuazione naturale della civiltà europea, mentre invece, catalizzando tutte le forze entropiche dell’ Europa fino all’ inevitabile esito post-umano, ne costituiscono una deliberata negazione.

A nostro avviso, per altro, anche l’altro filone dell’attuale  dibattito infra-americano (la cultura “woke”)è altrettanto estraneo all’ Europa, per la sua pretesa di condannare il nostro Continente per aver imposto la colonizzazione puritana, che, invece, era una rivolta contro l’ Europa stessa.A partire  dal Mayflower Compact, fino  alla Guerra di Indipendenza dall’ Inghilterra, alla Dottrina Monroe, a Gladio, all’ appropriazione delle tecnologie Olivetti, alla dottrina Wolfowitz, al “fuck the EU” di Victoria Nuland, fino agli Epstein files….

Il parlare sempre di “valori comuni” fra America ed Europa nasconde una fondamentale verità. Come scritto da Washington nel suo testamento politico, gl’Europei erano già allora tanto estranei agli Americani quanto i “selvaggi indiani”. Oggi, come giustamente mette in rilievo Rubio, l’America intenderebbe “correggere” (con quale diritto) gli errori degli Europei, che sono invece semplicemente l’effetto delle diversità delle nostre storie e delle nostre geografie. Infatti:

-l’immigrazione non è un problema per l’Europa (come non lo era originariamente per l’ America), perché l’Europa non è un Paese di immigrati, sì che una “sostituzione etnica” non è possibile, perché i “nativi” sono incommensurabilmente più numerosi degli immigrati, mentre, invece, in America, l’equilibrio fra “white” e “non white” è così precario che, fra pochissimo, gli USA saranno a maggioranza “non white”, e proprio Rubio (o Ocasio-Cortes)potrebbero esserne  (un) presidente, con un effetto dirompente sull’ identità nazionale;

-la transizione “verde” non è un problema per l’ Europa perché l’Europa non ha grandi risorse naturali, e quindi l’”energia pulita” è, per essa, l’unico modo (per quanto costoso) per rendersi autonoma dalla Russia (che per altro è Europa), dal Medio Oriente e perfino dagli USA, oltre che per non farsi superare tecnologicamente dalla Cina.

2.Il rifiuto della cultura MAGA da parte di Merz

Però, anche la posizione di Merz su questo tema è insufficiente. I valori dell’Europa non possono certo ridursi ai mantra sessantottini (egualitarismo, antiautoritarismo, rivoluzione sessuale), che costituivano una profonda deviazione dagli stessi standard culturali dell’ Europa democratica postbellica (etica del lavoro, famiglia tradizionale, classe politica fortemente acculturata), e, questo, sempre per seguire delle mode americane (rivolta di Berkeley, “Gay Pride”,”Manifesto Cyborg”, ”Gender Theory”). Per non parlare dalla radicale alterità rispetto all’ etica guerresca di Greci, Romani e Medioevo, dalla struttura altamente gerarchica, non solo dell’ Impero, bensì anche delle Repubbliche (poleis, romana, comuni, Città Imperiali Svizzera, Polonia e Olanda), delle Chiese e delle Corporazioni.

Certo, vi era stato un tentativo d’imporre, con un atto ufficiale, quest’interpretazione modernistica unilaterale dell’ identità europea, vale a dire la Dichiarazione di Copenaghen sull’ Identità Europea del 1973. Che essa non corrisponda affatto alla reale identità degli Europei è dimostrato dal fatto che nessuno l’ha presa sul serio e nessuno la ricorda nemmeno.

Infatti, l’Identità Europea nasce molto prima della Dichiarazione de Copenaghen, con Ippocrate (gli “Europaioi), Erodoto (La battaglia delle Termopili), Machiavelli (Alcuni regni e infinite repubbliche), Voltaire (Rescrit de l’ Empereur de la Chine), Novalis (Christenheit oder Europa), Alessandro I (“l’Europa Nazione Cristiana”), Nietzsche (“die Gute Europaeer”) , Dostojevskij (la commemorazione di Pushkin),  Coudenhove-Kalergi (“Paneuropa”), Drieu La Rochelle (“L’Europe contre les Patries”), Simone Weil (“Considerazioni sul colonialismo”), Milosz (“Rodzinna Europa”)…

3.Rubio: la rivendicazione di un Paese di immigrati

Certamente, l’intervento di Rubio è stato un brano di alto valore culturale a favore della propria tesi.

Intanto, Rubio ha perfino accennato al fatto che l’ Europa sia “una nazione”, come era scritto nella versione russa della Santa Alleanza e nei titoli dei libri di Benda e di Moseley.Poi, lodevolmente,ha giudicato la tesi di Hegel, Marx, Cojève e Fukuyama, sulla “Fine della Storia” un grave errore, che pretendeva di cancellare 5.000 anni di Storia. Quanto alla, più realistica,  “Fine dell’ Occidente”, egli ha affermato, del tutto logicamente, che l’America non intende assistere inerme al suo tramonto, cioè è pronta alla guerra, come dimostra il nuovo nome del Dipartimento delle Difesa: il “Dipartimento della Guerra”.

E intende addirittura imporre agli Europei, sulla scia di “Leaves of Grass”, ciò che essi debbono volere, e, addirittura, volere. Questo è ciò che non possiamo perdonare a dei pretesi alleati

A nostro avviso, anche la sua visione condivide lo stesso millenarismo ch’egli imputa a Fukuyama e alla cultura “woke”: il principio di elezione dell’Occidente, che ha portato alla sua espansione secolare, ma che, già nel 1945, aveva incominciato a scricchiolare. Egli condanna perciò “the polite pretense that our way of life is just one among many”.  Ma qui non si tratta di “buona educazione”, bensì di una concreta presa di coscienza  (condivisa da autori europei, come Pascal, Voltaire, Leopardi, De Maistre, Kierkegaard, Baudelaire, Dostojevskij, Nietzsche, Pannwitz, Guénon, Heidegger, , Herskovitch, Horkheimer, Adorno, Evola, Lévy-Strauss), ma anche americani (Eliot, Pound, Miller) che è la stessa dialettica interna alla civiltà occidentale che ci ha portati sull’ orlo di una distruzione auto-inflitta, cioè della “Singularity Tecnologica”, che rende l’Uomo “antiquato” (Anders). Quest’ultima è una fase storica e culturale del tutto americana, che, come certificato da Horkheimer e Adorno)nasce con Bacone, continua con Einstein, si approfondisce con Kurzweil e giunge a maturazione con lo strapotere del GAFAM. Questo è il vero nocciolo dell’ identità americana, e l’ideologia MAGA, che, come nota Cacciari, pesca in modo intelligente in varie tradizioni culturali, è solo un orpello per continuare a ingannare il mondo sulla propria natura.

Per questo, se è comprensibile che gli Americani vogliano difendere questi sviluppi, come accenna anche Rubio, meno comprensibile è che almeno una parte degli Europei siano disposti a seguirli. In effetti, i veri conservatori non possono appoggiare un movimento che mira alla distruzione dell’ Umano nel nome di un mito autolesionistico, ma, invece, devono raggrupparsi per combatterlo. In questo, ha perfettamente ragione Cacciari, quando invita tutte le tradizioni culturali europee a studiare con più attenzione ciò che sta succedendo sotto i nostri occhi.

ALLEGATO

INTERVENTO DEL SEGRETARIO ALLA DIFESA RUBIO ALLA CONFERENZA DI MONACO SULLA SICUREZZA

Thank you very much.  We gather here today as members of a historic alliance, an alliance that saved and changed the world.  When this conference began in 1963, it was in a nation – actually, it was on a continent – that was divided against itself.  The line between communism and freedom ran through the heart of Germany.  The first barbed fences of the Berlin Wall had gone up just two years prior. 

And just months before that first conference, before our predecessors first met here, here in Munich, the Cuban Missile Crisis had brought the world to the brink of nuclear destruction.  Even as World War II still burned fresh in the memory of Americans and Europeans alike, we found ourselves staring down the barrel of a new global catastrophe – one with the potential for a new kind of destruction, more apocalyptic and final than anything before in the history of mankind.

At the time of that first gathering, Soviet communism was on the march.  Thousands of years of Western civilization hung in the balance.  At that time, victory was far from certain.  But we were driven by a common purpose.  We were unified not just by what we were fighting against; we were unified by what we were fighting for.  And together, Europe and America prevailed and a continent was rebuilt.  Our people prospered.  In time, the East and West blocs were reunited. A civilization was once again made whole. 

That infamous wall that had cleaved this nation into two came down, and with it an evil empire, and the East and West became one again.  But the euphoria of this triumph led us to a dangerous delusion:  that we had entered, quote, “the end of history;” that every nation would now be a liberal democracy; that the ties formed by trade and by commerce alone would now replace nationhood; that the rules-based global order – an overused term – would now replace the national interest; and that we would now live in a world without borders where everyone became a citizen of the world. 

This was a foolish idea that ignored both human nature and it ignored the lessons of over 5,000 years of recorded human history.  And it has cost us dearly.  In this delusion, we embraced a dogmatic vision of free and unfettered trade, even as some nations protected their economies and subsidized their companies to systematically undercut ours – shuttering our plants, resulting in large parts of our societies being deindustrialized, shipping millions of working and middle-class jobs overseas, and handing control of our critical supply chains to both adversaries and rivals. 

We increasingly outsourced our sovereignty to international institutions while many nations invested in massive welfare states at the cost of maintaining the ability to defend themselves.  This, even as other countries have invested in the most rapid military buildup in all of human history and have not hesitated to use hard power to pursue their own interests.  To appease a climate cult, we have imposed energy policies on ourselves that are impoverishing our people, even as our competitors exploit oil and coal and natural gas and anything else – not just to power their economies, but to use as leverage against our own. 

And in a pursuit of a world without borders, we opened our doors to an unprecedented wave of mass migration that threatens the cohesion of our societies, the continuity of our culture, and the future of our people.  We made these mistakes together, and now, together, we owe it to our people to face those facts and to move forward, to rebuild. 

Under President Trump, the United States of America will once again take on the task of renewal and restoration, driven by a vision of a future as proud, as sovereign, and as vital as our civilization’s past.  And while we are prepared, if necessary, to do this alone, it is our preference and it is our hope to do this together with you, our friends here in Europe. 

For the United States and Europe, we belong together.  America was founded 250 years ago, but the roots began here on this continent long before.  The man who settled and built the nation of my birth arrived on our shores carrying the memories and the traditions and the Christian faith of their ancestors as a sacred inheritance, an unbreakable link between the old world and the new. 

We are part of one civilization – Western civilization.  We are bound to one another by the deepest bonds that nations could share, forged by centuries of shared history, Christian faith, culture, heritage, language, ancestry, and the sacrifices our forefathers made together for the common civilization to which we have fallen heir.

And so this is why we Americans may sometimes come off as a little direct and urgent in our counsel.  This is why President Trump demands seriousness and reciprocity from our friends here in Europe.  The reason why, my friends, is because we care deeply.  We care deeply about your future and ours.  And if at times we disagree, our disagreements come from our profound sense of concern about a Europe with which we are connected – not just economically, not just militarily.  We are connected spiritually and we are connected culturally.  We want Europe to be strong.  We believe that Europe must survive, because the two great wars of the last century serve for us as history’s constant reminder that ultimately, our destiny is and will always be intertwined with yours, because we know – (applause) – because we know that the fate of Europe will never be irrelevant to our own. 

National security, which this conference is largely about, is not merely series of technical questions – how much we spend on defense or where, how we deploy it, these are important questions.  They are.  But they are not the fundamental one.  The fundamental question we must answer at the outset is what exactly are we defending, because armies do not fight for abstractions.  Armies fight for a people; armies fight for a nation.  Armies fight for a way of life.  And that is what we are defending: a great civilization that has every reason to be proud of its history, confident of its future, and aims to always be the master of its own economic and political destiny.

It was here in Europe where the ideas that planted the seeds of liberty that changed the world were born.  It was here in Europe where the world – which gave the world the rule of law, the universities, and the scientific revolution.  It was this continent that produced the genius of Mozart and Beethoven, of Dante and Shakespeare, of Michelangelo and Da Vinci, of the Beatles and the Rolling Stones.  And this is the place where the vaulted ceilings of the Sistine Chapel and the towering spires of the great cathedral in Cologne, they testify not just to the greatness of our past or to a faith in God that inspired these marvels.  They foreshadow the wonders that await us in our future.  But only if we are unapologetic in our heritage and proud of this common inheritance can we together begin the work of envisioning and shaping our economic and our political future.

Deindustrialization was not inevitable.  It was a conscious policy choice, a decades-long economic undertaking that stripped our nations of their wealth, of their productive capacity, and of their independence.  And the loss of our supply chain sovereignty was not a function of a prosperous and healthy system of global trade.  It was foolish.  It was a foolish but voluntary transformation of our economy that left us dependent on others for our needs and dangerously vulnerable to crisis.

Mass migration is not, was not, isn’t some fringe concern of little consequence.  It was and continues to be a crisis which is transforming and destabilizing societies all across the West.  Together we can reindustrialize our economies and rebuild our capacity to defend our people.  But the work of this new alliance should not be focused just on military cooperation and reclaiming the industries of the past.  It should also be focused on, together, advancing our mutual interests and new frontiers, unshackling our ingenuity, our creativity, and the dynamic spirit to build a new Western century.  Commercial space travel and cutting-edge artificial intelligence; industrial automation and flex manufacturing; creating a Western supply chain for critical minerals not vulnerable to extortion from other powers; and a unified effort to compete for market share in the economies of the Global South.  Together we can not only take back control of our own industries and supply chains – we can prosper in the areas that will define the 21st century.

But we must also gain control of our national borders.  Controlling who and how many people enter our countries, this is not an expression of xenophobia.  It is not hate.  It is a fundamental act of national sovereignty.  And the failure to do so is not just an abdication of one of our most basic duties owed to our people.  It is an urgent threat to the fabric of our societies and the survival of our civilization itself.

And finally, we can no longer place the so-called global order above the vital interests of our people and our nations.  We do not need to abandon the system of international cooperation we authored, and we don’t need to dismantle the global institutions of the old order that together we built.  But these must be reformed.  These must be rebuilt. 

For example, the United Nations still has tremendous potential to be a tool for good in the world.  But we cannot ignore that today, on the most pressing matters before us, it has no answers and has played virtually no role.  It could not solve the war in Gaza.  Instead, it was American leadership that freed captives from barbarians and brought about a fragile truce.  It had not solved the war in Ukraine.  It took American leadership and partnership with many of the countries here today just to bring the two sides to the table in search of a still-elusive peace. 

It was powerless to constrain the nuclear program of radical Shia clerics in Tehran.  That required 14 bombs dropped with precision from American B-2 bombers.  And it was unable to address the threat to our security from a narcoterrorist dictator in Venezuela.  Instead, it took American Special Forces to bring this fugitive to justice. 

In a perfect world, all of these problems and more would be solved by diplomats and strongly worded resolutions.  But we do not live in a perfect world, and we cannot continue to allow those who blatantly and openly threaten our citizens and endanger our global stability to shield themselves behind abstractions of international law which they themselves routinely violate. 

This is the path that President Trump and the United States has embarked upon.  It is the path we ask you here in Europe to join us on.  It is a path we have walked together before and hope to walk together again.  For five centuries, before the end of the Second World War, the West had been expanding – its missionaries, its pilgrims, its soldiers, its explorers pouring out from its shores to cross oceans, settle new continents, build vast empires extending out across the globe. 

But in 1945, for the first time since the age of Columbus, it was contracting.  Europe was in ruins.  Half of it lived behind an Iron Curtain and the rest looked like it would soon follow.  The great Western empires had entered into terminal decline, accelerated by godless communist revolutions and by anti-colonial uprisings that would transform the world and drape the red hammer and sickle across vast swaths of the map in the years to come. 

Against that backdrop, then, as now, many came to believe that the West’s age of dominance had come to an end and that our future was destined to be a faint and feeble echo of our past.  But together, our predecessors recognized that decline was a choice, and it was a choice they refused to make.  This is what we did together once before, and this is what President Trump and the United States want to do again now, together with you. 

And this is why we do not want our allies to be weak, because that makes us weaker.  We want allies who can defend themselves so that no adversary will ever be tempted to test our collective strength.  This is why we do not want our allies to be shackled by guilt and shame.  We want allies who are proud of their culture and of their heritage, who understand that we are heirs to the same great and noble civilization, and who, together with us, are willing and able to defend it. 

And this is why we do not want allies to rationalize the broken status quo rather than reckon with what is necessary to fix it, for we in America have no interest in being polite and orderly caretakers of the West’s managed decline.  We do not seek to separate, but to revitalize an old friendship and renew the greatest civilization in human history.  What we want is a reinvigorated alliance that recognizes that what has ailed our societies is not just a set of bad policies but a malaise of hopelessness and complacency.  An alliance – the alliance that we want is one that is not paralyzed into inaction by fear – fear of climate change, fear of war, fear of technology.  Instead, we want an alliance that boldly races into the future.  And the only fear we have is the fear of the shame of not leaving our nations prouder, stronger, and wealthier for our children. 

An alliance ready to defend our people, to safeguard our interests, and to preserve the freedom of action that allows us to shape our own destiny – not one that exists to operate a global welfare state and atone for the purported sins of past generations.  An alliance that does not allow its power to be outsourced, constrained, or subordinated to systems beyond its control; one that does not depend on others for the critical necessities of its national life; and one that does not maintain the polite pretense that our way of life is just one among many and that asks for permission before it acts.  And above all, an alliance based on the recognition that we, the West, have inherited together – what we have inherited together is something that is unique and distinctive and irreplaceable, because this, after all, is the very foundation of the transatlantic bond. 

Acting together in this way, we will not just help recover a sane foreign policy.  It will restore to us a clearer sense of ourselves.  It will restore a place in the world, and in so doing, it will rebuke and deter the forces of civilizational erasure that today menace both America and Europe alike.

So in a time of headlines heralding the end of the transatlantic era, let it be known and clear to all that this is neither our goal nor our wish – because for us Americans, our home may be in the Western Hemisphere, but we will always be a child of Europe.  (Applause.)

Our story began with an Italian explorer whose adventure into the great unknown to discover a new world brought Christianity to the Americas – and became the legend that defined the imagination of a our pioneer nation.

Our first colonies were built by English settlers, to whom we owe not just the language we speak but the whole of our political and legal system.  Our frontiers were shaped by Scots-Irish – that proud, hearty clan from the hills of Ulster that gave us Davy Crockett and Mark Twain and Teddy Roosevelt and Neil Armstrong. 

Our great midwestern heartland was built by German farmers and craftsmen who transformed empty plains into a global agricultural powerhouse – and by the way, dramatically upgraded the quality of American beer.  (Laughter.)

Our expansion into the interior followed the footsteps of French fur traders and explorers whose names, by the way, still adorn the street signs and towns’ names all across the Mississippi Valley.  Our horses, our ranches, our rodeos – the entire romance of the cowboy archetype that became synonymous with the American West – these were born in Spain.  And our largest and most iconic city was named New Amsterdam before it was named New York.

And do you know that in the year that my country was founded, Lorenzo and Catalina Geroldi lived in Casale Monferrato in the Kingdom of Piedmont-Sardinia.  And Jose and Manuela Reina lived in Sevilla, Spain.  I don’t know what, if anything, they knew about the 13 colonies which had gained their independence from the British empire, but here’s what I am certain of:  They could have never imagined that 250 years later, one of their direct descendants would be back here today on this continent as the chief diplomat of that infant nation.  And yet here I am, reminded by my own story that both our histories and our fates will always be linked.

Together we rebuilt a shattered continent in the wake of two devastating world wars.  When we found ourselves divided once again by the Iron Curtain, the free West linked arms with the courageous dissidents struggling against tyranny in the East to defeat Soviet communism.  We have fought against each other, then reconciled, then fought, then reconciled again.  And we have bled and died side by side on battlefields from Kapyong to Kandahar. 

And I am here today to leave it clear that America is charting the path for a new century of prosperity, and that once again we want to do it together with you, our cherished allies and our oldest friends.  (Applause.) 

“JŪN JŪN, CHÉN CHÉN, FÙ FÙ, ZǏ ZǏ” (君君, 臣臣, 父父, 子子).Dall’Oriente, un ritorno dei “Padri”?

Dalle pagine dei “La Repubblica”, Massimo Recalcati propone un‘ interpretazione psicanalitica del ritorno al Culto della Personalità in tutto il mondo (“Il Ritorno dei padri despoti”), che non ci convince per la sua ottica occidento-centrica, non atta, a nostro avviso, a cogliere le trasformazioni in corso nel mondo globalizzato, di cui la psicanalisi è solo una delle tante sfaccettature.

1.Pivot to Asia

Quando si dice che, con il “Pivot to Asia”, il mondo sta semplicemente tornando al suo assetto naturale, prima sconvolto dall’ eccezionalità del “Secolo dell’ Umiliazione” del Tian Xia cinese, non si chiarisce ancora tutto il significato più profondo di questa trasformazione. Certo, per cinquemila anni, il grosso della produzione, materiale e intellettuale, del mondo, si è realizzato fra il Nilo e l’Amur: le Piramidi, i Geroglifici, le Zigurrat, il cuneiforme, la filosofia, la matematica, l’ingegneria idraulica, la carta, la seta, la bussola, le armi da fuoco, gli occhiali….Ma anche con la Bibbia, Gilgamesh, le scritture zoroastriane, i filosofi islamici, il Ramayana, il Mahabharata, il Manavadharmashastra, . i Classici Confuciani, il Genji Monogatari

In tutti questi millenni, il PIL di India e Cina era rimasto costantemente superiore a quello dell’Europa, fino alla metà dell’ Ottocento, quando, con la Guerra dell’ Oppio, il Sacco di Delhi e l’occupazione di Pechino, gli Occidentali avevano inferto un duro colpo alle società e alle economie degl’ Imperi Ching e Mughal, e, con l’arrivo di Perry nel porto di Edo, avevano costretto il Giappone as aprirsi al commercio con l’ Occidente.

Dall’ inizio del XX secolo, l’Asia ha recuperato la sua posizione centrale: nella tecnologia, nell’ economia e nell’arte militare. E’ normale che anche nel settore culturale riprendano peso ora le concezioni asiatiche tradizionali (i “Valori Asiatici[LR1] ”). Brillanti ingegni europei (come Massignon, Max Mueller, Guénon, Saint-Exupéry, Simone Weil, Evola, Panikkar, se n’erano resi conto nell’Ottocento e nel Novecento, e, prima ancora, Marco Polo, i Gesuiti, Leibniz e Voltaire..

Confucio credeva che il caos nel mondo nella sua epoca (l’era delle “Primavere e Autunni”) derivasse dal fatto che le parole avevano perso il loro significato reale. Se un “re” si comporta in modo tirannico, non è più un re; se un “padre” non si cura del figlio, non è più un padre. Per Confucio, il nome (il titolo) porta con sé dei doveri morali. Se vuoi che la società funzioni, non devi inventare nuove leggi complicate, devi solo fare in modo che ognuno aderisca perfettamente alla responsabilità del proprio ruolo. Qualcosa di simile alla maieutica di Socrate.

Spesso leggiamo quella frase come un invito all’obbedienza, ma è un’arma a doppio taglio. Se il “principe non fa il principe” (ovvero non è giusto e saggio), perde la legittimità di governare (il “Mandato del Cielo”). È un richiamo alla responsabilità individuale. La stabilità dello Stato (Principe/Suddito) inizia dalla stabilità della famiglia (Padre/Figlio). Se la cellula base è in ordine, lo sarà anche l’impero. Questa idea è alla base di tutte le culture estremo-orientali, anche quelle non confuciane. In India, esso trova espressione nell’”homo hierarcicus” (Dumont), che ha una sua precisa collocazione (cosmica ed escatologica) nel proprio ceto (una casta: Varna, Jhati).Anche se lo scopo del movimento indipendentista era quello di eliminarle con l’”affirmative action”, di fatto, la Costituzione indiana è l’unica che citi e perpetui le caste, proprio come strumento dell’ “affirmative action”.

In buona parte delle lingue orientali (e in primo luogo, il Giapponese e il Coreano), esiste una forma specifica per indicare deferenza, mentre in tutti i Paesi asiatici permane la diglossia fra la lingua aulica (sempre più mitizzata), e le lingue popolari.

Solo l’Occidente contemporaneo ha messo al bando ogni forma di gerarchia, prima ecclesiastica, poi monarchica, poi ancora aristocratica, e, infine, culturale, produttiva o di genere (il “Despota Illuminato”, l’”Homme d’Esprit”, il “Maestro”,”l’Imprendotore”, la “Regina”,  il “Maschio Alfa” …

Quell’antica sottolineatura della gerarchia culturale si sposa invece molto bene con l’evoluzione della tecnologia sul piano mondiale. Da un lato, lo sviluppo della tecnica ha reso centrale la conoscenza, secondo un processo nato nell’ antica Cina: l’epistocrazia sancita dagli esami imperiali (Gaokao). Dall’ altro, l’enorme concentrazione del potere nelle mani dei guru dell’informatica rende più che mai necessario un contrappeso “politico” forte, oggi costituito da partiti di massa come il Partito Comunista Cinese e il Janata Bharatya Party (Partito Nazionalista) indiano, ambedue con più di 100 milioni di iscritti, ,e quindi in grado di controllare Stato e società.

In realtà, le culture orientali, come le nostre culture classiche e medievali,  erano e sono molto più complesse di come le immaginiamo. All’ interno della società cinese vi è una sintesi di confucianesimo, legalismo e influenze occidentali, che oggi sfocia nel “socialismo con caratteristiche cinesi”, che ha fra i suoi precedenti il “Datong” confuciano e taoista, l’ “ideologia Taiping”, il Datong Shu di Kang You Wei e i “Quattro Principi del Popolodi Sun Yat Sen. Non si tratta di un semplice compromesso, bensì di un’interpretazione originale, ma rigorosa, del marxismo: il “socialismo” non è il capitalismo di Stato in stile sovietico, bensì il marxiano“Controllo sociale dei mezzi di produzione”, che serve per sviluppare al massimo il sistema produttivo, e, quindi, rendere possibile il “comunismo”, identificato nell’ ideale l’ancestrale del “Datong”, l’ autogoverno della società in base all’etica e alla meritocrazia.

2.La”Rivalità Mimetica” fra “America-Mondo” (Valladao) e “Mondo-Contro”(Fabbri).

Che gli “Stati-Civiltà” basati sui “Valori Asiatici” siano più efficienti dell’”America-Mondo” diretta dalle tecnocrazie digitali lo dimostra l’andamento delle rispettive economie (cfr. Martin Jacques, Fareed Zakaria, Parag Khanna, Wang Weiwei, Daniel A. Bell, Pierrani, Scarpari, Aresu, ecc..). Non per nulla, i Governi occidentali (a partire da Trump, continuando con Meloni e con von Der Leyen) stanno correndo di fatto a folle velocità per allontanarsi dai loro modelli egualitari e unanimistici dell’era post-‘68,e per copiare, oggi, il culto della personalità (“Trump King”), domani, la censura (legislazione contro le “fake news”), dopodomani, l’”Unione del Civile e del Militare”(l’annunziata militarizzazione della società), la programmazione operativa (come quella prevista dalle più recenti leggi americane), e, infine, i “crackdown” contro i vari territori “separatisti” (dal Donbass al Venezuela).

Certo, un gravissimo ostacolo a una completa militarizzazione dell’ Occidente è l’esistenza di inauditi “Poteri Forti” segreti, quali quelli su cui si sta iniziando a indagare con gli “Epstein Files”, che costituiscono una “cupola” di potenti (da membri delle Case Regnanti ai guru dell’ informatica, dai leaders dell’ estrema sinistra americana, fino allo stesso Trump e i suoi consiglieri) capace di svuotare gli Stati, compreso quello americano. Per questo si propende per un ritorno di un monarca, capace di unire in sé il potere reale e quello formale.

La ragione di fondo dell’allineamento di fatto di tutto il mondo sul modello cinese è la “Rivalità Mimetica”(cfr. René Girard), vale a dire l’eterna tendenza di tutti i poteri a imitare i propri avversari per appropriarsi della loro forza.  Sono infatti decenni che l’Occidente dibatte su come contrastare l’inevitabile rovesciamento della sua egemonia culturale, militare, economica, finanziaria e sociale, a favore della Cina e altri Paesi asiatici, ma tutte le soluzioni adottate si sono rivelate inefficaci. Gl’ investimenti in Asia hanno solo rafforzato le economie locali; l’informatizzazione ha portato alla nascita di un ecosistema digitale cinese; i dazi hanno portato al rafforzamento dei rapporti commerciali all’ interno dell’ area eurasiatica e,  anziché spezzare le catene del valore cinesi, le hanno saldate con quelle di altri Paesi non occidentali, creando un sistema inattaccabile; l’accentramento dei poteri nei Paesi occidentali ha tolto ogni credibilità alle loro retoriche democratiche.

Tutto ciò contraddice, a nostro avviso, l’interpretazione psicanalitica della rivoluzione in corso, quella sostenuta da Recalcati, la quale si rivela così essere una ennesima mistificazione  della realtà da parte dell’ Occidente.

2.La critica del patriarcato

Tutta la storia, non solo occidentale, è dominata dall’ idea e dalla prassi del “patriarcato”, oggi bestia nera della cultura “woke”. La parola stessa, “patriarchi” (Avoth=Padri), deriva dalla Bibbia, e viene ancora usata correntemente nel discorso politico israeliano. Gli eroi delle antiche epopee (Gilgamesh, Mosè, Ulisse, Rama) erano al contempo capostipiti, guerrieri e sovrani. Le società antiche erano organizzate intorno al “signore della casa” (despotes, pater familias, jun), le sue mogli, le sue concubine,i suoi armigeri,  i suoi figli, i suoi parenti, i suoi “clientes”, i suoi servi. Questa struttura si era conservata nelle Repubbliche (la “patrios politeia”,  i “Patres Conscripti”), nelle Chiese (il Papa, gli abati,i Padri della Chiesa) e  nelle casate nobiliari (albero genealogico, legge salica). Ancor oggi, in molte lingue (Russo, Arabo), si usa comunemente il patronimico. I popoli delle steppe hanno anche un  concetto di “fratello maggiore”/il “precettore  del principe”(Atabeg in Turco arcaico, Lala in Persiano e Ottomano, Batya in Ungherese, in Russo, Batjushka, applicato più tardi addirittura al leader del comunismo mondiale: Josip Vissarionovich Djugashvili, detto“Stalin”, “d’ acciaio”).

Tutte le diverse società sono state così ossessionate da questa organizzazione sociale che i pretesi critici della stessa (come per esempio Freud), ne sono stati in realtà piuttosto affascinati. Per esempio, quest’ultimo aveva affermato, nella sua risposta ai Bney Brith (la massoneria ebraica) in occasione del suo settantesimo compleanno,  che tutta la sua riflessione (incentrata su Mosè) era stata dedicata all’identità ebraica. E’ vero che il nocciolo di quella riflessione era il mito dell’uccisione di Mosè da parte degl’Israeliti, per vendetta contro la vicenda del Vitello d’Oro ( a cui Freud dedicò il libro “L’uomo Mosè”),  ma questo conferma una volta ancora la centralità della figura del Padre. Il fatto che gl’Israeliti, come ricorda Recalcati, si siano riconosciuti come tali, cioè come fratelli, proprio  nella comune colpa per l’uccisione del Padre, nulla toglie alla centralità di tale figura, anzi, la esalta. Certo, Recalcati parla di una “paternità simbolica”, che sarebbe quella della legge, che, proprio grazie all’ omicidio rituale di Mosè, avrebbe sostituito l’antica “paternità ordalica”. Orbene, proprio la vicenda del Vitello d’Oro rafforza l’idea di una forte soggettività di Mosè, perché le tavole da lui portate all’ accampamento ebraico  dopo avere distrutto quelle originarie, scritte da Dio, erano state invece scritte da lui (con una pretesa evidentemente blasfema, sulla quale però si fonda l’intera tradizione occidentale).

Le personalità forti (anche femminili), che oggi governano il mondo sono le eredi concettuali di questa pretesa prometeica di sostituzione di Dio, secondo il progetto illustrato da Lessing ne”L’ Educazione del Genere Umano”. Come tali, essi sono in una posizione insostenibile, per la quale Nietzsche usa l’espressione “l’Uomo più Brutto” (vale a dire colui che ha ucciso Dio senza essere all’altezza di sostituirvisi).

3.I “Tiranni dello Spirito”

In Recalcati vi è un equivoco : quella paternità simbolica ch’egli invoca può esistere, ma non come quella della Legge, bensì come creazione di valori.  

L’uccisione del Padre inteso come distruzione delle originarie (e inconoscibili) tavole della legge non è il prologo a un nuovo dominio della politica o della ragione, bensì l’apertura a una ricerca tragica di senso, simboleggiata dalle “Tre Metamorfosi” dello Zarathustra  e agita da Heidegger. E’ per questo che i Post-moderni sono condannati a pescare disperatamente nelle varie tradizioni (la monarchia o la rivoluzione, l’ Avesta, il Vecchio Testamento o l’ Islam, l’Impero, la Terza Roma, il Sanatan Dharma, il Tian Xia o i Rashidun), come unica fonte d’ispirazione. Certo, le diverse tradizioni (siano esse orientali od occidentali), offrono tutte una grande panoplia  di valori, derivanti dall’ essere state esse delle società complesse (l’ascetismo o l’etica marziale, lo spirito dionisiaco o quello apollineo, eros e thanatos, la salvezza e la compassione, l’arte o il lignaggio, la filosofia o l’arte della guerra), sì che  una loro eventuale eventuale rinascita (quello che Xi Jinping chiama “il ringiovanimento della nazione cinese”)non può essere un fatto meccanico. Non è possibile far rinascere sic et simpliciter ciò che è morto (il “reincanto del mondo”).

Ciò che rende impossibile il ritorno puro e semplice alla figura del Padre  (e/o dell’incanto del mondo) è il Destino della Tecnica, che svuota l’Umanità della sua vitalità (la “Volontà di Potenza”, l’”élan vital”, ecc…). L’evento che provoca lo svuotamento dell’ umano è la Tecnica Dispiegata, che aliena l’uomo, non più capace di vivere all’altezza degli antichi santi e poeti. Gli unici capaci di rovesciare questo processo sono stati gli eroi culturali à la Carlyle: Nietzsche, Freud, Weber, Heisenberg,  Pound, Solzhenitsin...

Per “Tecnica” non dobbiamo qui intendere soltanto il fatto ingegneristico, bensì in generale la “techne”, prodotto della razionalità strumentale. Come affermava già Max Weber, la scuola, la ripetitività, la burocrazia, gli affari, il conformismo, uccidono l’individualità, sono la Gabbia di Acciaio in cui l’uomo moderno si è imprigionato da sé, trasformandosi in Uomo senza Qualità. Oggi, questo processo è ulteriormente avanzato, da un lato, grazie all’educazione anti-autoritaria, e, dall’altro, grazie all’ informatizzazione: due facce della stessa medaglia, che, da un lato, depotenziano le individualità, e, dall’ altra, le inseriscono in una routine in cui gli umani sono solo più una miniera di dati per le macchine che operano e decidono.

Contro questo svuotamento, s’impone l’azione degli “Uomini Superiori” , coloro che “tramontano” seguendo l’”Amor Fati”, come preludio di un’umanità più alta: L’”Uebermensch”. Nel vuoto della banalità tecnocratica, sola ancora di salvezza sono gli Eroi che riaffermano la volontà di esistere.

Intere biblioteche sono state dedicate a questi argomenti, ma gli apologeti della Modernità sembrano non accorgersene. Come accadeva nei Paesi del Socialismo Reale seguendo le idee di Lukacs, i libri che denunziano questa deriva vengono resi inaccessibili, e denunziati come “La distruzione della Ragione”.

4.Una dialettica esistenziale

Come si può già vedere, il “nuovo ordine internazionale” da tutti invocato sarà segnato prima di tutto da salutari differenze culturali. Ogni continente avrà una sua “missione”. L’ha chiarito il cancelliere Merz, dichiarando che i valori MAGA non sono i nostri. Ma perché mai dovrebbero esserlo? Non si può vivere benissimo con valori dominanti diversi in diversi Paesi e continenti?Coloro che hanno valori diversi devono per forza farsi la guerra? Ed è poi vero che in ogni continente tutti hanno gli stessi valori? In America, MAGA e Cultura Woke hanno forse gli stessi valori? E, così, in India, gl’induisti ortodossi e gl’Islamici?   

La fase che abbiamo davanti,  dominata dall’ Intelligenza Artificiale, dalla corsa agli armamenti e dalla proliferazione nucleare, dovrebbe essere caratterizzata dalla continuazione e dall’ approfondimento del dialogo fra i Continenti, per domare questi fenomeni. Quel dialogo non può però ripartire dal presupposto che solo i valori di un Continente, o addirittura, di un partito, siano legittimi, poiché ciascuno dovrà dare il suo contributo, concettuale e politico. Anche il tanto decantato “diritto internazionale basato sulle regole”, e, in particolare, la Dichiarazione universale dei diritti dell’ Uomo, erano nati con ben 4 “dissenting opinions”: quelle dell’ Associazione Antropologica Americana, dell’URSS, della Cina Nazionalista e dell’Arabia Saudita.

Né tanto meno, si può ripartire  dal programma americano, che, al tempo dei Neocon, era “il Nuovo Secolo Americano”, e, ora, per Rubio, è ”il Secolo Occidentale”. Se il “Mondo MAGA” non è democratico, e non vuole nemmeno esportare la democrazia, nel nome di che cosa Trump sta mobilitando mezzo mondo per “fermare la Cina”, tanto in campo economico che in quello militare?

Certamente, come ha affermato il Cardinale Zuppi, c’è un grande bisogno di Europa, non già come una delle parti in causa, cioè a difesa di un iper-modernismo oramai obsoleto e nocivo, bensì, come diceva Ursula von der Leyen con una delle sue poche frasi azzeccate, come “Trendsetter of the Worldwide Debate”, una sorta di moderatrice, che comprende le regioni di tutti perché in parte le condivide.

4.Dall’aereo GCAP a un nuovo “Asse Roma-Berlino-Tokyo”?

Friedrich Merz, cancelliere tedesco e democristiano, ha spiegato già qualche mese fa che il suo obiettivo è costruire “l’esercito più forte d’Europa”, non già un più forte esercito comune europeo. La conferma è arrivata in queste ore, con la sepoltura di fatto del progetto di “caccia del futuro” franco-tedesco, lanciato ai tempi di Angela Merkel.

Questo caccia pilotato è stato al centro, come tutti i progetti del genere da settant’anni a questa parte, delle aspre dispute industriali tra la francese Dassault e la “comunitaria” Airbus su chi dovesse averne la leadership, decidendo così anche su tecnologia, ripartizione del lavoro, dell’occupazione e dei profitti. Francia e Germania avevano fissato una scadenza al 17 dicembre dello scorso anno per raggiungere l’accordo, ma la data è passata senza trovare una soluzione.

A questo punto è anche venuto fuori che Berlino sta valutando per proprio conto un cambiamento radicale di progetto. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz sta ponendo ora maggiore attenzione sul programma rivale, il Global Combat Air Programme (GCAP) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Dall’asse franco tedesco a quello cripto-statunitense, insomma, con buona pace dell’”indipendenza europea”. E’ del resto la traccia indicata dal segretario della NATO, Mark Rutte, che aveva già affossato l’idea di “difesa autonoma”, spalleggiato dall’Ammiraglio  Cavo Dragone: «Chi pensa che l’Europa possa difendersi senza gli Stati Uniti, può continuare a sognare».

Del resto molti paesi sono formalmente dentro la UE, ma hanno stretto intese bilaterali con gli Usa o ne vengono direttamente finanziati (p.es., i Baltici). Questi ultimi stanno sostenendo che la sempre invocata e mai attuata Difesa Comune potrebbe essere diretta da un “Consiglio di Sicurezza”di 5 membri. Ma si è mai visto un esercito con 5 comandanti, specie in un momento, come questo, di, come dicono i generali cinesi, “guerra senza limiti”: guerre culturali e informative, operazioni militari speciali, guerre ibride, guerre per procura, ecc..?

Per gestire una politica di difesa occorre non tanto un quadro giuridico, quanto una filosofia comune, una classe dirigente comune, una cultura militare comune. E’ su questo che dovremmo concentrarci ora.


 [LR1]

DOPO OTTANT’ANNI DI FAKE NEWS, finalmente un barlume di verità?

Su Foreign Affairs. Stephen Walt scrive che il Presidente Trump “has been called a realist, a nationalist, an old-fashioned mercantilist, an imperialist, and an isolationist,”  ma la sua strategia è “perhaps best described as ‘predatory hegemony,’” Sotto la sua guida, gli  StatiUniti cercano  “to extract concessions and asymmetric benefits from its allies and adversaries alike.” L’Amministrazione “appears to believe it can prey on other states forever, and that doing so will make the United States even stronger and further increase its leverage,”
  1. Trump continua la politica dei predecessoriCome abbiamo già scritto, tutto questo non è però “colpa” del solo Trump, perché la natura predatoria degli USA risultava evidente fin dal principio, fin dalla missione di Sir Francis Drake,  e le nostre classi dirigenti ne sono state complici per 80 anni. Andrea Malaguti scriveva sulla prima pagina de “La Stampa” del 25 Gennaio 2026, come commento delle politiche americane anti-immigrati:“I primi schiavi arrivarono in Virginia all’ inizio del Seicento, portati da una nave olandese. Era un’America che gli ‘stranieri’ li importava e li incatenava, sfruttandoli come manodopera sfruttata a colpi di frusta. Oggi li mastica e li sputa. E quando nel 1793 il Congresso approva la legge sugli schiavi fuggitivi, controfirmata da Giorgio Washington, nasce un vero e proprio esercito di Slave Patrols. Cacciatori di uomini, con la stessa attitudine alla violenza indiscriminata e la stessa licenza di uccidere dell’ Immigration and Customs Enforcement. In un inatteso e bestiale gioco dell’ oca, siamo tornati alla casella di partenza.”

Noi non crediamo nella buona fede di  questo stupore da parte delle grandi firme mainstream. Infatti, a nostro avviso, quel gioco fu tutt’altro che “inaspettato” per l’ “establishment” europeo:  

-già Cristoforo Colombo aveva  cominciato a schiavizzare gl’indigeni, portandoli su e giù per l’Atlantico dagli stessi Reali di Spagna;

– Bartolomeo de las Casas, mentre si batteva strenuamente contro la schiavizzazione degli Indios, patrocinava invece quella degli Africani;

-La Dichiarazione d’ Indipendenza cita favorevolmente la schiavitù, e annovera fra i giusti motivi di ribellione al Re d’Inghilterra il Proclama Reale del 1763, che vietava la conquista del territorio indiano,  e Quebec Act del 1774  che proteggeva cattolici e francofoni;

-Giorgio Washington era (come Donald Trump) un immobiliarista, che lottizzò i territori indiani subito dopo l’indipendenza, e appare in veste di architetto dell’ omonima capitale e in tenuta di Gran Maestro della Massoneria. Ben si comprende l’avversione dei “non bianchi” verso la storia americana;

-Carlo Marx,che sosteneva i Sudisti, riteneva che l’eventuale abolizione della schiavitù avrebbe portato alla sparizione degli Stati Uniti, a suo avviso già allora il paese-guida del Progresso;

-Emerson e Whitman esaltavano la “razza sassone imperatoria” e l’omposizione, da parte dei “figli di Manhattan” del loro modo si sentire al resto del mondo;

-Rudyard Kipling scrisse la sua famosa ode sul “Fardello dell’ Uomo Bianco” per celebrare la conquista americana delle Filippine, dove gli USA repressero nel sangue la rivolta dei nativi, riprendendo dall’ Impero Britannico il testimone dell’ imperialismo;

-gli Stati Uniti di Truman furono l’unico Paese a far esplodere deliberatamente sulla popolazione civile ben due bombe atomiche, a Hiroshima e Nagasaki;

-l’ Amministrazione di G.Bush Jr.scatenò la IIa Guerra del Golfo con il pretesto che Saddam Hussein disponeva di armi chimiche, fornite dagli USA, e di cui Colin Powell fornì un’asserita prova portando alle Nazioni Unite una provetta contenente assertivamente antrace (cosa, che se fosse stata vera, avrebbe dovuto portare all’evacuazione dell’Assemblea Generale)

2. L’insufficienza  dell’Unione Europea rispetto agli obiettivi del federalismo

La “colpa” di Trump è quella di avere abbandonato, nel proprio discorso politico, ogni riferimento alla missione moralizzatrice dell’ America (colpevole, nel suo pensiero, di essere diventata patrimonio della cultura “woke”) Missione che si ripropone ora, mutatis mutandis, nell’ Unione Europea, dove gl’imitatori  servili dell’ideologia americana continuano a detenere posizioni egemoniche. Si continua a fingere che l’Unione  costituisca un primo passo verso una vera statualità europea (quella che avrebbe voluto Spinelli), non già un epifenomeno dell’ Occidente americano-centrico, come più realisticamente scritto da De Villiers, e che tale “statualità” miri in realtà al “superamento dello Stato”, così  come lo vedeva Marx-.  Ricevendo la laurea honoris causa dalla KU-Leuven in Belgio, l’ex premier Draghi ci spiega come “il fallimento del sistema risiede in ciò che non è stato in grado di correggere”. Ora l’Unione europea deve “intraprendere i passi necessari per diventare una potenza”, passando da una confederazione a una federazione .Ci sono alcuni salti logici, perché un cambiamento istituzionale dell’ Unione non riuscirebbe certo a realizzare un obiettivo messianico come la Pace Perpetua, su cui avevano fallito già Serse, Filippo l’Arabo, Basilio II, Enrico IV e Saint-Pierre.Anche l’idea di un’ Europa Superpotenza era stata teorizzata, ma senza sbocchi concreti, da Coudenhove-Kalergi e Giscard d’Estaing.  Secondo la newsletter di gennaio del Movimento Europeo,“Nei primi anni di questo terzo decennio di secolo e nonostante la crescita tumultuosa dei suoi nemici interni ed esterni, l’Unione europea ha risposto positivamente a sei sfide: reagendo con azioni comuni alle emergenze planetarie alla pandemia e poi alle sue conseguenze economiche e sociali di cui sono stati un esempio i programmi SURE e NGEU, avviando un piano per la transizione ecologica con lo European Green Deal nel quadro degli obiettivi dello sviluppo sostenibile adottati a livello internazionale a metà del secondo decennio, definendo un quadro di regole per governare l’infosfera attraverso le direttive servizi e mercato, confermando i principi di un sistema di assistenza sociale più elevato nel mondo con il Piano d’azione sul pilastro dei diritti sociali adottato a Porto, proteggendo i valori dello stato di diritto all’interno dei suoi confini con le condizionalità legate alle sovvenzioni europee e i ricorsi alla Corte di Giustizia, difendendo l’ordine internazionale fondato sulla inviolabilità delle frontiere e sulle scelte sovrane dei popoli con il sostegno all’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin.” A   noi, tali risultati sembrano assolutamente insufficienti, per la subordinazione dell’ establishment europeo al progetto post-umanistico degli USA, che impedisce, non diciamo di risolvere i problemi, ma  perfino di prenderne atto.. 2.La catastrofe dello European Green Deal Caso esemplare, lo “European Green Deal”, dove ci siamo fatti surclassare dalla Cina. L’avevamo inventato per dimostrare la presunta superiorità dell’economia mista europea, tanto sul liberismo americano, quanto sul dirigismo cinese. Invece, il nostro modello decentrato e individualistico ha fatto sì che la necessaria transizione avvenisse con un ritmo così lento, da mettere in luce l’inferiorità strategica del nostro sistema, tanto rispetto all’ideologismo americano (che invece si è abilmente sottratto al confronto), quanto al volontarismo cinese (che ha riempito la Cina, tutta l’Eurasia e, oggi, il mondo intero, di pannelli solari, di pale eoliche, di centrali idro-elettriche, di smart cities e di auto elettriche e autonome, quando noi ci stiamo, invece,  ritirando da una  competizione che abbiamo già perso). Infatti, la decisione della Commissione Europea di rivedere il regolamento che prevedeva l’azzeramento delle emissioni di CO₂ per le nuove auto dal 2035 non è un incidente di percorso, né un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è un passaggio dal grande significato politico che mette in discussione il modo stesso in cui l’Europa ha pensato la transizione ecologica negli ultimi anni. Il phase out del 2035, infatti, non è mai stato soltanto una norma ambientale. È stato un atto identitario, il perno su cui due governi europei hanno costruito la propria legittimazione politica. Una soglia non tecnica ma mitologica, capace di condensare in una data la promessa di un riscatto collettivo. In quei due numeri – 2035 e 100% – si era cristallizzata un’intera visione non soltanto del mercato, ma della società nel suo insieme: l’idea che l’Europa, priva di un ruolo geopolitico determinante nei nuovi equilibri globali, potesse rivendicare la propria centralità affermando un primato etico ad altri precluso. Il “phase out” – già di per sé un’espressione millenarista – era diventato il simbolo politico di una comunità alla disperata ricerca di un’istanza fondativa, qualcosa che ne orientasse la coscienza e ne ridefinisse il posizionamento globale. Il vero evento, dunque, non è il 10% salvato, che ha implicazioni marginali, ma il 100% abbandonato. Ma anche  raggiungere anche il 90% di riduzione delle emissioni nel 2035 rischia di rimanere un obiettivo estremamente arduo, se si dà credito alle stime più attendibili che collocano la penetrazione delle elettriche pure attorno al 50%. Un divario di questa ampiezza non può essere colmato per decreto, né compensato con aggiustamenti marginali… Questa situazione di confusione ha avuto effetti catastrofici sull’ industria europea, come dimostra il crollo di Stellantis. Invece, in Cina,  a metà del 2025, circa il 10,3% (36,9 milioni su 359 milioni) dei veicoli totali sulle strade cinesi era già costituito da veicoli a nuova energia, e  la quota di mercato  delle auto elettriche ha raggiunto circa il 54-60% delle nuove immatricolazioni .  3.Fallimento delle altre politiche UE. Ma non solo il “Green Deal”, bensì tutte le politiche europee sono fallite, come ben illustrato da Sergio Fabbrini su “Il Sole 24 Ore”: a)In generale, i fondi del PNRR (seguendo una tradizione purtroppo consolidata) non sono stati spesi (soprattutto in Italia) secondo lo spirito, le intenzioni e le modalità originarie, bensì “a pioggia”. Basti guardare il caso di Niscemi, un esempio perfetto di ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare, e non si è fatto. Per recuperare la distanza da USA e Cina, nella cultura, nella scienza, nell’informatica, nello spazio, nell’energia  e nella difesa, l’Europa dovrebbe  adottare non già una programmazione indicativa (che pure non c’è mai stata ), bensì addirittura una pianificazione operativa da economia di guerra (quale quella di cui tanti oggi straparlano), creando subito ex novo campioni europei in tutti i settori, e, in primis, quelli digitali; cfr. i nostri libri….e….); b)le regole europee dell’infosfera vengono censurate dagli USA sotto la spinta dei GAFAM; non sono mai state attuate seriamente, né lo potrebbero in assenza di un’infosfera europea; infine, non dovrebbero più essere informate, come oggi, a un astratto moralismo e legalitarismo, bensì alla promozione proattiva di un’educazione della personalità dei cittadini, quali soggetti attivi della società delle Macchine Intelligenti (“ius activae civitatis”); d)corrispondentemente, il sistema sociale europeo deve mirare non già a creare dei pensionati super-viziati   (la “Società signorile di massa”), bensì dei “Soldaten der Arbeit” secondo la tradizione operaistica tedesca, oggi attualizzata dalla cogestione (“Mitbestimmung”, che è legge in quasi tutta Europa), unico baluardo contro la distruzione del lavoro; e)l’UE confonde: – i diritti civili eredità della storia europea (alla vita, all’ integrità, alla sicurezza, al lavoro, alla privacy, alla libertà di pensiero, di religione, di espressione, di stampa, di associazione, di parola,di voto, di manifestazione, di rappresentanza sindacale, sociale ed etnica), con quelli genericamente umani (che, nella loro astrattezza,  non sono il compito di un singolo Stato), nonché, infine,  con i diritti “ di nuova generazione”(p.es., la “Teoria Gender”), che hanno inquinato e sfocato i primi (come ad esempio, privacy, diritto di pensiero e di espressione, rappresentanza sindacale ed etnica; in un certo senso, ciò che ha detto Vance a Monaco);

-lo “Stato di Diritto” di tradizione francese e prussiana (diritto scritto e codificato), con la Common Law ( giurisprudenziale e politicizzata), che è divenuta di fatto la regola anche qui, con la zuffa continua fra Governi e magistrati, fra UE e Stati membri sulla creazione di nuove norme e sull’ interpretazione di quelle vecchie;

f)Il mito dell’ inviolabilità delle frontiere è contraddetto da tutta la storia moderna, che si basa sul “Nation Building” occidentale. Se lo si fosse rispettato, non sarebbero mai sorti,  né gli Stati Uniti e gli altri Stati americani, né la Grecia, il Belgio, l’Italia, la Germania, la Polonia, la Romania, i Paesi Baltici, il Kossovo e la stessa Ucraina (che, secondo  gli Accordi di  Belowieza e il successivo Referendum, avrebbe dovuto fare parte della Comunità di Stati Indipendenti). Vi ricordate il “Grido di dolore” di Vittorio Emanuele II, la dittatura di Garibaldi in Sicilia, l’Incontro di Teano?In che cosa si distingueva dai fatti del Donbass? E per quanto riguarda gli Stati Uniti, la Francia (Luigi XVI) aveva inviato un esercito  sotto il comando del Conte de Rochambeau,  che fu decisiva nella Battaglia di Yorktown (1781), mentre la Spagna aveva dichiarato guerra alla Gran Bretagna  con il Trattato di Aranjuez e fornìto cospicui finanziamenti agl’insorti. Le spese per la guerra provocarono indirettamente la Rivoluzione Francese, con conseguente ghigliottinamento di Luigi XVI.

Il  mito dell’intoccabilità degli Stati Nazionali era, ed è, un  tipico prodotto del nazionalismo ottocentesco (contro cui aveva giustamente  reagito nel Novecento il Federalismo Europeo),ed era stato creato proprio per scalzare le unità multinazionali macroregionali dell’ “Antica Costituzione Europea” (Imperi Russo, Ottomano, Austro-Ungarico e Germanico –“Die Welt von gestern” di Zweig-), la cui distruzione è  stata il risultato della Ia Guerra Mondiale e la ragione della IIa, dei totalitarismi e delle guerre della ex Jugoslavia ed ex URSS. Oggi, dopo 200 anni, dobbiamo combattere più che mai la “Kleinstaaterei” europea nel nome di un nuovo grande “Stato-Civiltà”(国家文明), capace di fronteggiare le sfide del XXI° Secolo, confrontandosi ad armi pari con USA, Cina e India;

g)Le cosiddette “scelte sovrane” sono un altro mito della grande narrazione occidentale, come se gli USA non fossero stati “creati” dai re di Francia e di Spagna con il Trattato di Parigi  in concomitanza con le guerre europee di successione (si tenne mai un referendum per la secessione dal British Empire?); come se i quelli tenuti mel Lombardo-Veneto,  nei Ducati, nelle Due Sicilie, a Nizza a e in Savoia, fossero stati genuini; come se Yanukovich  non fosse stato cacciato da Kiev “manu militari”,   sotto la minaccia delle armi e al ,motto “fuck EU”..Del resto, quando, nel 2005, la nuova costituzione europea era stata sottoposta a referendum in Francia e Olanda, essa era stata bocciata dai cittadini. La UE non è una stata una “scelta sovrana” dei cittadini. Ora, bisogna trovare un’altra strada per conseguire gli stessi risultati.

3.L’ICE  e i dati sugli Europei; il Congresso e la libertà di espressione in Europa.

Intanto, le Istituzioni, nonostante le incrinature polemiche, continuano a collaborare sulle cose concrete con gli USA, in palese spregio tanto degli interessi, quanto delle opinioni degli Europei.

La Commissione  sta negoziando un ennesimo accordo per lo scambio di informazioni sui viaggiatori europei ,  ivi comprese impronte digitali e caselle giudiziarie:

“The pressure which the United States is extorting on our member states, the threats that if you don’t agree with this we will cancel your access to the visa waiver program, that is an element of blackmail that we cannot let go,”

The EDPS watchdog has cautioned that the scope of data sharing should be as narrow as possible, with clear justifications for every query; transparency around how the data is used; and judicial redress available in the U.S. for any person.

Capgemini, a prominent French IT firm, on Sunday said it was selling off its American activities after it faced political backlash from the French government that its software was being used by ICE authorities.

“The current initiatives are being presented as toward counter-terrorism, but a lot of them are actually adopted for the chilling effect [on political activism],”

 Ciò non ha impedito al Congresso degli Stati Uniti  di attaccare (giustamente) i comportamenti delle Istituzioni che si ispirano a quei comportamenti da “democrazia illiberale” che rendono l’UE sinile ai Paesi che essa critica.Secondo il documento, del Congresso, Bruxelles avrebbe interferito in almeno otto elezioni in un arco temporale ristretto, dal 2023 al 2025, coinvolgendo Stati membri e Paesi limitrofi.: Slovacchia e Paesi Bassi nel 2023; Francia, Romania, Moldavia e Irlanda nel 2024; quindi nuovamente Paesi Bassi e Irlanda nel 2025. Una sequenza che, per i legislatori americani, non può essere liquidata come una coincidenza o come un eccesso di zelo burocratico.

Il punto più controverso riguarda l’uso sistematico della minaccia dell’“ingerenza russa” come giustificazione per interventi diretti nei processi elettorali. In Moldavia e Romania, in particolare, la Commissione Europea avrebbe tentato di attribuire a Mosca operazioni di influenza che, secondo il rapporto statunitense, non presentano prove concrete. Un’accusa che, paradossalmente, finisce per ritorcersi contro Bruxelles: non interferenze russe mascherate, ma interferenze europee camuffate da difesa democratica.

Il dossier del Congresso descrive nel dettaglio l’architettura utilizzata dalla Commissione Europea per esercitare questa pressione. Al centro c’è il Digital Services Act (DSA), ufficialmente concepito per contrastare la disinformazione online, ma che – secondo Washington – viene impiegato come strumento di controllo politico durante le campagne elettorali. Attraverso le strutture collegate al DSA, Bruxelles avrebbe esercitato pressioni dirette sulle principali piattaforme social, influenzando la circolazione dei contenuti in momenti decisivi.

Particolarmente controversa è la pratica della cosiddetta “risposta rapida”, affidata a reti di fact-checker che segnalano contenuti ritenuti fake. Un meccanismo che, secondo il rapporto, consente di colpire selettivamente messaggi sgraditi, sottoponendoli a limitazioni, oscuramenti o ulteriori verifiche, con effetti concreti sul dibattito pubblico e sull’equilibrio elettorale.

Il caso rumeno rappresenta, per gli Stati Uniti, l’esempio più eclatante di questa deriva. Le elezioni presidenziali dello scorso anno sono state annullate dopo la vittoria di Călin Georgescu, con la motivazione di una presunta campagna russa coordinata sui social media. Eppure, sottolinea il rapporto, nessuna prova verificata è mai stata presentata a sostegno di tale accusa. Nonostante ciò, il risultato elettorale è stato invalidato e il Paese è stato costretto a tornare alle urne.

Un mese prima delle elezioni presidenziali, la Commissione Europea ha organizzato un vertice dedicato alla gestione del “rischio disinformazione”, focalizzato sugli strumenti del DSA, al quale hanno preso parte rappresentanti di Chisinau. Un dettaglio che il Congresso americano ritiene cruciale: la Moldavia non è membro dell’Unione Europea e, di conseguenza, le disposizioni del Digital Services Act non dovrebbero essere applicabili al Paese.

In controluce, il messaggio del Congresso degli Stati Uniti è chiaro: mentre l’Europa si erge a paladina della democrazia contro presunte ingerenze esterne, finisce per replicare gli stessi comportamenti che denuncia. E lo fa, paradossalmente, nel nome della difesa dei valori che dichiara di proteggere.

4.L’Europa manovrata dalle lobbies americane e israeliane.

La nuova normalità: ingerenze russe in Est Europa; ingerenze UE tantpo a Est quanto a Ovest; ingerenze americane in tutto il mondo, ma specialmente nella UE.

Un Sergio Fabbrini insolitamente polemico, attacca,   dalla prima pagina de “Il Sole 24 Ore”, allo stesso tempo, le ingerenze di Trump e  le politiche della Commissione:

“Trump ha umiliato il mondo intero, l’UE in particolare. L’ha indeboolita economicamente (imponendole dazi ingiustificabili), mentre le ha imposto di raddoppiare le spese della difesa (comprando armi dalle imprese americane):come se non bastasse, Trump ha richiesto, agli umiliati, il tributo della sottomissione, come se fossero i governi fantocci dei paesi occupatoti da Hitler o quelli del Patto di Varsavia dominati dai sovietici.

Eppure, di fronte a tutto ciò, non pochi leader europei continuano a minimizzare. I governi tedesco e italiano sono i capofila di questo approccio. Occorre accettare tutto da Trump, perché opporsi a lui avrebbe costi più alti, in particolare nella difesa….Gli Europei debbono convincersi che non   potranno mai fare a meno del ‘daddy’ americano. Anche la Commissione di Ursula von der Leyen si è schierata a favore di questi leader, in particolare del governo tedesco, assecondandone gli interessi.. Non ha risposto agli attacchi dei Tech Brothers americani alle leggi europee che regolamentano i servizi digitali..Non c’è stata una singola scelta dell’ egemone pedatore che abbia ricevuto una risposta adeguata da parte della Commissione.. Ursula von der Leyen è divenuta parte del problema, e non della soluzione”.

Ma non è solo Trump, bensì l’intero sistema americanocentrico, a manovrare nell’ ombra: Un documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rivela che un informatore dell'FBI ha espresso la convinzione che Jeffrey Epstein agisse come agente del Mossad. Il documento afferma che l'informatore, identificato come una fonte umana confidenziale (CHS), ha segnalato che uno degli avvocati di Epstein, Alan Dershowitz, avrebbe detto ad Alex Acosta, allora Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale della Florida, che Epstein "apparteneva sia ai servizi segreti statunitensi che a quelli alleati". "La CHS ha condiviso le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra Dershowitz ed Epstein, durante le quali la donna prendeva appunti. Dopo queste chiamate, il Mossad chiamava Dershowitz per un rapporto. Epstein era vicino all'ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak (Barak) e aveva ricevuto un addestramento da spia sotto la sua guida”. dei servizi segreti israeliani (Mossad”

Adesso, apprendiamo anche che Epstein collaborava con Bannon per manipolare le elezioni italiane e europee, e che Epstein aveva investito in Palantir, il produttore americano di apparecchiature di sorveglianza di proprietà di Thiel, un vivaio di politici e intellettuali MAGA, fra i quali Vance e Karp.

Il padre di Ghislaine Maxwell, l’amante di Epstein, morto misteriosamente come Epstein, era il proprietario del settimanale  “The European”, anch’esso mirante a manovrare l’opinione pubblica europea. Anche Maxwell era un agente dei Servizi Segreti inglesi e israeliani.

Già cinquant’anni fa il Presidente Mao aveva suggerito al cancelliere Schmidt di uscire dalla dipendenza verso l’America, ma nulla era stato fatto.

Oggi, è temporaneamente tornato di moda lo spirito di indipendenza che a suo tempo aveva caratterizzato il Presidente francese De Gaulle. Dominique de Villepin vuole candidarsi alla presidenza sotto slogan gollisti. Siamo ancora in tempo per seguire i saggi consigli del Presidente Mao e le politiche abbozzate da De Gaulle (Force de Frappe, Ariane, TGV)?.Non basterebbe, a questo fine,  smettere di definire la Cina un “rivale sistemico”, né le fuggevoli visite di affari a Pechino dei leaders europei, e neppure i superficiali riconoscimenti che ora si fanno (come ha fatto Giorgia Meloni), che occorre parlare anche con la Russia .

Occorre però  prioritariamente  riconoscere che le identità e culture rispettive di Europa, Cina, Russia, India, Islam, Giappone, Africa e America Latina sono fra di loro più simile di quella americana, e quindi, s’ impone un dialogo approfondito con tutti, mon solo per controbilanciare Trump, bensì anche e soprattutto per sfruttare la saggezza di tutte le grandi culture nell’ affrontare i nuovi, inauditi, problemi posti dall’ Intelligenza Artificiale.

Abbiamo avuto la tradizione romana e cattolica, parallela a quella Han; abbiano avuto la presenza nestoriana nell’ Impero Han e in quello mongolo (la “Luminosa Dottrina di Da Qin”); abbiamo avuto al-Andalus e l’Impero Ottomano (“Qaysar-e-Rum”); abbiamo avuto i Gesuiti in Cina(“il vero significato del Signore del Cielo” di Matteo Ricci);  abbiamo avuto il progetto di Leibniz di collaborazione fra Europa, Russia e Cina(“Novissima Sinica”); abbiamo avuto  il “Rescrit de l’ Empereur de la Chine” di Voltaire; abbiamo avuto  Caterina II, i De Maistre, Blok, Ivanov, Gorbachev.

Dobbiamo avviare subito il grande dibattito culturale e politico  intercontinentale, senza più pregiudizi e censure.

VIVA SPINELLI (BARBARA)!

Non c’è nessuno che lanci un’azione politica operativa  per rovesciare la situazione di dipendenza dell’ Europa.

Nell’ articolo “Zelenski, nuova ancella di Trump” su “il Fatto Quotidiano”, Barbara Spinelli ha pubblicato una descrizione semplice ma efficace del rapporto fra UE e Stati Uniti, affermando tra l’altro che che:

– si “punta a impedire in tutti i modi la nascita di una potenza europea pronta a cooperare con la Federazione Russa”;

-“nei Baltici gli abitanti russi (27% in Lettonia, 24 in Estonia, 6 in Lituania) sono discriminati in ambito linguistico, di accesso al pubblico impiego, di cittadinanza. Lo status è “non cittadini”, o “alieni” in Estonia”, il che è in flagrante contrasto con i tanto conclamati diritti delle minoranze;

-“la Ue punisce con il congelamento dei conti bancari chi denuncia la russofobia: lo decide il Consiglio dei Ministri Ue senza preventivi pareri giudiziari e parlamentari, proprio come Trump”Aggiungiamo che la UE, come Trump, punisce in questo modo anche cittadini non UE, come lo svizzero Maud;

-“l’Ucraina dev’essere sovrana, ma il Venezuela no, e neanche la Cina o la Palestina cui viene negato lo Stato”. Ma sono sovrani la UE, che accetta tutte le imposizioni di Trump, e l’Italia, che addirittura accetta come parte del suo sistema di sicurezza, un corpo paramilitare americano che neppure nel suo Parese sarebbe competente per le funzioni che svolgerà a Milano?;

-un’autonomia strategica  sarebbe stata possibile – sarebbe possibile- resuscitando la “casa Comune” che Gorbachev propose  di edificare con  gli Occidentali del Vecchio Continente. Quel treno è passato. Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto, nei primi anni ’90, perché ci dividessimo in Vecchia e Nuova Europa e il treno dell’ Eurasia non passasse mai”.

1.Tener testa alle pressioni

Spinelli conclude l’articolo magistralmente, sintetizzando come segue la formula utilizzata da John Carney, Primo Ministro canadese, al colloquio di Davos:una ”sovranità basata non più sulle regole ma sull’ abilità a tener testa alle pressioni”.

Come avrebbe detto ironicamente  De Gaulle, “vasto programma”, ma ben difficile da attuare se non si analizzano e si affrontano uno per uno i motivi e le modalità di queste pressioni:

-creazione in Europa di forze paramilitari parallele, come Gladio, per garantire con la forza la “fedeltà” al Patto Atlantico, oggi rese inutili dalla presenza di 80 soldati statunitensi, oltre ai membri della “Intelligence community”, e, ora, anche dell’ICE;

-il controllo capillare attraverso il web;

-accordi segreti, come quelli che disciplinano l’uso delle basi e l’operatività dei servizi segreti americani in Europa (p.es., il cosiddetto “Kanzler-Akte”);

-conformismo ideologico bipartisan;

-“pasportizacija”(doppio passaporto) di molti personaggi pubblici, come Schlein o Rampini;

-immunità dei militari americani (Cermis, Extraordinary Renditions);

-trattamento di favore delle multinazionali (p.es. Lockheed, Starlink, Microsoft, META);

-Centri di ascolto e intercettazioni (es. Echelon, Prism);

-“advocacy” a favore delle multinazionali (p.es. quella contro Olivetti o Huawei);

-backdoors nei computer, come nel caso dell’EMC;

-investimenti diretti (come quelli di Google e Amazon);

-industrie culturali (p. es., Netflix);

-egemonia dell’Inglese, che è divenuto l’unica  lingua veicolare delle Istituzioni.

Di fronte alla pressione incrociata di tutti questi elementi, è ben difficile che un qualche politico, europeo o degli Stati membri, opponga serie resistenze, per non fare la fine di Olivetti, Mattei, Herrhausen o Calipari.

Il rapimento di Maduro ha provocato un ulteriore sgomento, per la sua risolutezza ed efficacia.

2. Il Caso Maduro come messaggio di ricatto verso i vertici politici.

Il Venezuela possedeva effettivamente i radar cinesi JY-27A, sistemi a onde metriche teoricamente in grado di rilevare velivoli stealth come l’F-35 e l’F-22. Sulla carta, questa rete di difesa aerea, che includeva anche gli S-300VM russi, era una delle più moderne del Sud America. Eppure, durante l’attacco, l’F-35B e l’F-22A hanno operato su Caracas senza incontrare alcuna resistenza. Questo completo fallimento ha causato scandalo, sanzioni  contro l’esercito venezuelano e sospetti di tradimento. I rapporti suggeriscono che i sistemi di difesa siano stati deliberatamente disattivati ​​o sabotati, rendendo impossibile trarre conclusioni sull’efficacia tecnica dei radar.

Preparato meticolosamente dall’agosto 2025, l’attacco si è basato su informazioni infiltrate della CIA, voli di ricognizione che hanno permesso agli EA-18G Growler di mappare le firme elettroniche dei radar venezuelani, quindi su una devastante offensiva di guerra elettronica. Il giorno X, i Growler e gli F-35 hanno saturato lo spazio elettromagnetico venezuelano con interferenze intensive, esche e possibili attacchi cyber.

Il colpo di forza di Caracas dimostra la dominanza americana in una serie di settori: intelligence, cyberguerra, coordinamento inter-arma, pianificazione e alta qualità del personale.

3.L’arretratezza militare dell’ Europa è causata dalla sua assenza dal mercato dell’informatica[LR1] 

L’Unione europea sta perdendo la corsa mondiale all’IA su quasi tutti i parametri chiave Gli Stati Uniti hanno prodotto 40 foundation models di IA (ovvero un algoritmo di AI addestrato su grandi quantità di dati generali). La Cina ne ha sviluppati 15. Tutta l’Europa insieme ne ha creati solo tre.

Mentre Cina e Stati Uniti investono miliardi in infrastrutture, talenti, start-up, laboratori e ricerca, l’Europa rimane concentrata sulle regole.

Nonostante la posizione attuale, l’Ue si rifiuta di ammettere la sconfitta: nell’ambito della sua strategia AI 2025, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha promesso che “d’ora in poi sarà ‘AI first'”, giurando di “non risparmiare alcuno sforzo per fare dell’Europa un continente IA”.

Sebbene l’Europa produca i migliori talenti, non riesce a trattenerli. L’Ue ha circa il 30 per cento in più di professionisti dell’IA pro capite rispetto agli Stati Uniti, ma finanziamenti migliori, percorsi di carriera più chiari e normative più morbide all’estero li attirano.In totale, un terzo degli specialisti di IA non statunitensi si trasferisce negli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti investono nell’IA da quattro a dieci volte di più rispetto all’Ue. Gli investimenti annuali in AI negli Stati Uniti ammontano a 60-70 miliardi di dollari, rispetto ai circa 7-8 miliardi di dollari dell’Ue.Nell’ultimo decennio, gli investimenti privati nell’IA negli Stati Uniti hanno superato i 400 miliardi di dollari, mentre tutti i Paesi dell’Ue hanno attirato circa 50 miliardi di dollari.

Questa carenza di finanziamenti si ripercuote direttamente sull’infrastruttura europea per l’IA.Il continente ha meno centri dati e molta meno capacità di calcolo specifica per l’IA. Per ovviare a questo problema, la Commissione europea ha annunciato iniziative, tra cui “fabbriche” di IA e future “giga-fabbriche” con molti acceleratori, sostenute da finanziamenti pubblici e da previsti co-investimenti privati.

Con l’iniziativa InvestAI, l’Ue intende mobilitare 200 miliardi di euro, di cui 20 miliardi per la costruzione di un massimo di cinque giga-fabbriche di IA, ciascuna delle quali dovrebbe produrre oltre 100mila chip avanzati di IA.

Oltre alle infrastrutture, l’Ue ha aumentato costantemente i finanziamenti per l’IA. Attraverso Horizon Europe e Digital Europe, la Commissione stanzia già più di un miliardo di euro ciascuno per l’IA.Il piano d’azione per il continente sull’IA ha mobilitato 20 miliardi di euro per lo sviluppo dell’IA nell’aprile 2025, seguito da un miliardo di euro nell’ambito della Strategia per l’applicazione dell’IA nell’ottobre 2025.

Il venture capital europeo è strutturalmente più cauto di quello statunitense. Le start-up di IA in Europa raccolgono circa 8,5 milioni di dollari nei loro primi round di finanziamento, rispetto ai 13 milioni di dollari negli Stati Uniti.Le società di venture capital statunitensi gestiscono circa 270 miliardi di dollari, sei volte di più dei 44 miliardi gestiti in Europa.

L’applicazione dell’AI Act è incoerente e insufficiente. Mentre alcuni Stati membri come l’Italia, la Spagna, la Danimarca e l’Irlanda stanno facendo progressi significativi nell’applicazione della legge sull’IA, altri non dispongono ancora di organi di controllo pienamente operativi, mettendo a rischio l’impatto immediato della legge sull’IA.

La frammentazione riguarda anche i dati. Le differenze nell’applicazione della privacy, le norme settoriali e le pratiche di condivisione dei dati del settore pubblico rendono difficile la creazione di serie di dati a livello continentale.Gli sviluppatori di alcuni Stati membri affermano che le diverse interpretazioni del Gdpr e delle leggi sul copyright limitano i set di dati che possono utilizzare.Di conseguenza, le aziende si affidano spesso a dati non europei o a modelli di intelligenza artificiale stranieri addestrati altrove.

Per il momento, l’Europa dipende in larga misura da attori esterni per i componenti fondamentali dell’IA.

I modelli linguistici di grandi dimensioni più importanti al mondo sono americani o cinesi. Le aziende europee si affidano a piattaforme che non controllano.Nel complesso, i fornitori statunitensi controllano circa il 72 per cento, mentre le aziende con sede nell’Ue rappresentano meno del 20 per cento.Gli Stati Uniti dispongono di una capacità di supercalcolo dell’intelligenza artificiale 17 volte superiore a quella europea e controllano il 74 per cento del calcolo dell’intelligenza artificiale di fascia alta a livello mondiale.La maggior parte dei chip avanzati di IA sono progettati e prodotti al di fuori dell’Europa, principalmente negli Stati Uniti e nell’Asia orientale.

La Cina è in testa ai brevetti di IA e sta avanzando rapidamente nell’IA generativa, plasmando gli standard e la concorrenza a livello globale.

4. Il “Digital Networks Act”: cosa (non) cambia per le Big Tech e per le Telco.

Anche l’evoluzione del Digital Networks Act tetimonia della crescente pusillanimità delle autorità europee.

In base alla proposta di riforma, la Commissione fornirà semplici orientamenti alle autorità nazionali di regolamentazione sullo sviluppo delle infrastrutture in fibra ottica, fondamentali per raggiungere i suoi obiettivi digitali e recuperare il ritardo rispetto agli Stati Uniti e alla Cina Il Digital Networks Act consentirà inoltre ai governi di prorogare il termine del 2030 per la sostituzione delle reti in rame con infrastrutture in fibra ottica, se potranno dimostrare di non essere pronti, hanno affermato le persone.

Il documento in dirittura d’arrivo riflette un lavoro durato un biennio. La Commissione aveva  sulle esigenze infrastrutturali europee già all’inizio del 2024, pubblicando il white paper “How to master Europe’s digital infrastructure needs?”, che ha posto le basi concettuali per un nuovo quadro normativo sulle reti.La Commissione ha affiancato alla consultazione tre studi tematici (interconnessione transfrontaliera, accesso all’infrastruttura, finanziamento) e ha collegato il Dna alla revisione della “ Recommendation on relevant markets” e ad altri testi (Gigabit Infrastructure act, revisione del Codice europeo delle comunicazioni).

Il regolamento, che avrebbe dovuto essere approvato a metà dicembre,  è stato presentato il 20 gennaio da Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea e Commissaria per le tecnologiedigitali e di frontiera. Il ritardo è dovuto a una serie di ostacoli interni, inclusi i caveat di una commissione di controllo che ha evidenziato carenze nella valutazione dell’impatto della legge, nonché l’acceso dibattito tra fautori e critici,in primis le Big Tech .

Secondo le indiscrezioni,  i GAFAM  saranno infatti soggetti solo a un quadro volontario piuttosto che alle norme stringenti a cui i fornitori di servizi di telecomunicazioni devono invece conformarsi. “Sarà loro chiesto di cooperare e discutere volontariamente, con la moderazione del gruppo dei regolatori delle telecomunicazioni dell’Ue Berec. Non ci saranno nuovi obblighi. Sarà un regime di buone pratiche”, precisa una delle fonti interpellate da Reuters.

Per le “telco”invece il quadro è destinato a mutare: in base a quanto si legge nella bozza del documento, la Commissione stabilirà infatti la durata delle licenze per lo spettro radio, le condizioni per la vendita delle frequenze e una metodologia di determinazione dei prezzi per guidare le autorità nazionali di regolamentazione durante le aste dello spettro radio, “che possono fruttare miliardi di euro ai governi”, sottolineano le fonti.


 [LR1]

L’IMPERO COLPISCE ANCORA

Chi ha bisogno di ginocchiere?

                                                                             

Mentre America ed Europa si scannano per la Groenlandia, Gaza l’Ucraina e il Minnesota,  il progetto post-umanista avanza indisturbato.

Elon Musk ha affermato che, nel 2030, l’AI sarà più intelligente dell’intera umanità. Per  lui, sempre in un prossimo  futuro, ci saranno più robot che persone. Milioni di umanoidi impegnati a badare ai bambini, accudire gli anziani, lavorare nelle fabbriche, mentre gli esseri umani si liberano dai lavori faticosi. Questa sarà, a nostro avviso, la vera “sostituzione etnica” con cui fare i conti, mentre il problema degl’immigrati svanirà automaticamente.

Intanto, Trump e Hegseth celebrano una kermesse nello stile di Star Trek, rivendicando di fatto l’eredità del Cosmismo russo.

1.Carney rivela la “grande impostura”dell’Ordine Mondiale basato sulle Regole” (von Buelow)

L’ordine internazionale basato su regole era una finzione”(a cui tutti  sono prestati): incredibile ammissione di Mark Carney a Davos, dopo aver firmato un accordo di cooperazione strategica con la Cina.

Il Primo Ministro canadese  Carney, ex Goldman Sachs e già governatore della Banca del Canada, ha pronunciato queste parole che segnano una svolta epocale nella diplomazia occidentale, e ha anche minacciato Trump di colpire militarmente gli USA se questi attaccassero la Groenlandia (ma, ovviamente, anche lo stesso Canada), una minaccia altrettanto dura e inaspettata.

Evidentemente, i Canadesi pensano che, fra i ghiacci dell’ Artico, le nazioni artiche valgano militarmente più degli Americani. Del resto, ha sotto gli occhi gli scontri di Minneapolis, città quasi artica a pochi chilometri dal Canada e dalle Black Hills, centro dello scontro fra i Lakota e il Governo Federale in quanto territorio sacro.

Parlando al World Economic Forum di Davos, Carney ha ammesso apertamente che la tanto decantata retorica sull’”ordine internazionale basato sulle regole” (usata e abusata un po’ da tutti in Occidente) non era altro che una “finzione” utile a giustificare l’egemonia statunitense. Un’ammissione straordinaria, che non arriva , né  dalla Russia, né dalla Cina, né dall’ Iran,  bensì dal leader di un paese storicamente allineato con Washington. e dell’anglosfera, e che riflette il profondo cambiamento in atto nel panorama geopolitico globale:«Non si può vivere all’interno della menzogna del beneficio reciproco attraverso l’integrazione quando l’integrazione diventa la fonte della propria sottomissione», ha dichiarato Carney. Il che si applica, anche e soprattutto, all’Europa. Un invito, come diceva Sol’zhenitsin, a “vivere senza menzogna”.

Quest’ incredibile confessione di un banchiere internazionale evidenzia come i paesi occidentali, inclusi Canada, UE e Regno Unito, abbiano consapevolmente perpetuato una narrazione falsa. “L’ordine post-bellico, dominato dagli Stati Uniti, forniva beni pubblici come rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile e meccanismi per risolvere dispute, ma a un prezzo: l’asimmetria nelle regole”. A nostro avviso, ciò valeva forse per il Canada, “incastrato” negli Stati Uniti, ma non per l’Europa, che avrebbe tratto, da una tempestiva indipendenza, benefici ancora maggiori. Ambedue comunque hanno oggi bisogno di un orientamento assolutamente nuovo.

Paradossalmente, il primo a sottoscrivere quest’interpretazione sarebbe proprio Trump, che basa la propria azione sul sostituire una teoria e una prassi realistica a quella ipocritamente moralistica dei propri predecessori. Pensa infatti di poter fare valere maggiormente la propria forza attraverso un uso spregiudicato degli strumenti a sua disposizione (dazi, repressione poliziesca, bombardamenti, rapimenti, pirateria), piuttosto che con complicate manovre finanziarie, diplomatiche e mediatiche.

2.“La nostalgia non è una strategia”

Carney  ha aggiunto che la tradizionale relazione del Canada con gli Stati Uniti è “finita”(evidentemente riferendosi alla pretesa di Trump di fare del Canada il 51° Stato dell’ Unione, come della Groenlandia il 52°, e forse, dell’Islanda, il 53°).

Per quanto, come altri vecchi atlantisti, guardi con nostalgia al vecchio rapporto, egli afferma[LR1]  che oggi esso non è più utile per l’avvenire del Canada, che deve guardare piuttosto all’ Europa e alla Cina.

In una tempestiva e piccata replica a Trump, che aveva affermato che il Canada non esisterebbe senza gli Stati Uniti, Carnrey ha poi affermato che il Canada esiste grazie alle virtù dei suoi cittadini. E, aggiungiamo noi, la distruzione del Canada è stata una delle ragioni per la creazione e l’ampliamento degli USA: prima con la guerra d’indipendenza, e quindi la cacciata dei Tories, dei nativi e dei Cattolici della Nouvelle France; fuggiti, appunto, in  Canada; poi, con il “Louisiana Purchase” e la presa di controllo dei Grando Laghi).

Il Canada ha una tradizion2 politica speculare a quella americana. Nato come residuo del “British Empire” e come roccaforte dell’ Ancien Régime francofono e cattolico (vedi Tocqueville, Dos Passos), ha sviluppato la teoria del “comunitarismo liberale”(vedi Kymlicka) e conferisce amplissime autonomie tanto al Québec francese, quanto al Nunavuk artico. Infine, ha sempre avuto una venatura gaullista, che lo portava a rallegrarsi, con DE Gaulle, dei moti razziali di Los Angeles.

 Nel suodiscorso, Carney ha affermato anche con chiarezza che, per rafforzare la propria economia, il Canada, dovrà orientarsi verso la creazione di un nuovo ordine mondiale “tra paesi affini” che escluda gli Stati Uniti, definendo questo, al contempo, una “tragedia” e una “nuova realtà”. Qui, Carney teorizza una coalizione di “potenze medie”, che sostituirebbe i vecchi “non allineati”. Purtroppo, un’ “alleanza di potenze medie” non sarebbe sufficiente per “essere al tavolo” con le Grandi Potenze, perché comunque mancherebbe di quell’ “unità di comando” e di quella potenza di fuoco digitale che sono indispensabili nell’ attuale “Guerra Senza Limiti”, come si vede nei rapporti, con i GAFAM, di UE e Cina.

Non per nulla, Trump ha platealmente revocato l’invito, inviato a Carney, a partecipare al “Board of Piece”.

Quella di Carney è una prospettiva molto diversa da quella della “Nuova Europa” di cui ha parlato Ursula von der Leyen, che sostanzialmente guarda ancora a un rapporto privilegiato con gli USA e a un fronte comune contro la Russia, e, dal “patriottismo Occidentale” conclamato, e mai smentito, da Giorgia Meloni.

A nostro avviso, i punti salienti per l’indipendenza della UE restano quelli da noi indicati nel nostro vecchio libro “DA QIN, 13 tesi per un’Europa sovrana in un mondo multipolare”.

La questione della sovranità, opportunamente sollevata da Giorgia Meloni con riferimento dell’ Art.11 della Costituzione, è infatti molto meno marginale di quanto non si creda. Sovranità di chi e verso chi? Questione fondamentale per tutti, ma soprattutto per i sovranisti.

Per De Maistre, la sovranità era tale solo se assoluta, e, per questo motivo, poteva essere solo del Papa. Trump ambisce evidentemente a un potere supremo, di carattere quasi religioso. Ma è qui ch’egli, lungi da qualificarsi come l’antagonista per eccellenza del millenarismo secolarizzato, ne costituisce la paradossale apoteosi. Per questo pone come unico limite al suo fare la propria moralità, con una sintesi temeraria fra il moralismo laico di Kant e l’idea assolutistica imperiale (“Quod principi placuit, legis habet vigorem”).Non stupisce il fatto che non piaccia al Papa americano.

3.Trump e l’ America Mondo

Certo, al centro delle strategie di Trump c’è una sua interpretazione del federalismo mondiale, fondato sulle grandi potenze tecnologiche, ciascuna dotata di una sua “sfera di influenza”, visione assolutamente adeguata alla società delle macchine intelligenti, dove conta solo chi controlla l’ Intelligenza Artificiale.In questo senso, Trump vuole una sfrera di influenza del Continente Americano (“Dottrina Donroe”, ricalcata sulla vecchia “Dottrina Brezhniev”), di cui dovrebbero far parte anche Canada, Groenlandia, Cuba, Venezuela e Colombia.

Tuttavia, questa visione non contrasta con l’idea di un’ “America-Mondo”, quale teorizzata a suo tempo da Alfonso Valladao, secondo cui tutto il funzionamento reale del mondo era già fondato, alla fine del ‘900, sugli Stati Uniti: cultura, politica, tecnologia, finanza, difesa.

Al di sopra degli Stati-civiltà che governano il mondo, USA, Cina e Russia, Trump colloca il proprio ruolo personale, che è imperiale e dinastico. In ciò, egli tenta di applicare le teorie dei politologi americani, da Khanna a Zakaria, da Yarvis a Karp, che vedono nel futuro del mondo una serie di “città-stato” monarchiche governate da dinastie multimiliardarie, sul modello degli Emirati Arabi Uniti e di Singapore, di cui i prossimi potrebbero essere Gaza, il Venezuela e la Groenlandia. Queste città-stato assumerebbero così il ruolo che, nel Sacro Romano Impero, avevano le Città Imperiali tedesche (e anche i loro omologhi Comuni Italiani), cioè quello di territori dipendenti direttamente dall’ Imperatore, e dove questi e il suo seguito soggiornavano durante i continui viaggi. Esempi tipici: Norimberga, Basilea, Costanza.

Esistono dunque un patrimonio dell’ Impero e un patrimonio della Corona, cioè della dinastia, quello che Trump vuole fare con Kutchener. Il patrimonio della dinastia è ciò che permette all’ Imperatore di sovrastare i signori territoriali e la Chiesa, controllandoli da lontano, come ora vuole fare con il Venezuela, governandolo attraverso i notabili locali tenuti in iscacco con la continua minaccia della forza.

In questo impero, coerentemente con le idee di Saint-Simon, il “potere spirituale” spetta agli “Industriali” (Musk, Thiel, Karp, Zuckerberg, Bezos), i quali sono gli unici a riflettere veramente sul futuro dell’ Umanità, a scrivere libri, a dibattere fra di loro, a controllare le popolazioni con il Web così come la Chiesa lo faceva con i Sacramenti e con l’Inquisizione.

Impero e Chiesa operano congiuntamente, secondo la teoria dei “Due Soli”.

4. “The Arsenal of Freedom”: l ’Impero Stellare di Musk e di Trump.

Che vi sia una totale assonanza fra l’interventismo senza freni di Trump in tutto il mondo (altro che “isolazionismo”!) e il progetto post-umanista delle multinazionali dell’informatica, lo rivela la manifestazione congiunta Musk-Pentagono intitolata “The Arsenal of Freeedom” in onore di Star Trek e dedicato all’integrazione fra il Pentagono e i GAFAM (il “Complesso Informatico-Digitale”; in termini cinesi, “l’unione fra il civile e il militare”).

 Secondo Hegseth, l’IA di Musk sarà adottata dal personale del Pentagono insieme a Gemini AI di Google entro fine mese, gestendo anche materiale secretato. «Dobbiamo assicurarci che l’IA militare americana domini, così che nessun avversario possa sfruttare la stessa tecnologia e mettere a rischio la nostra sicurezza nazionale», ha detto. Si tratta di un ulteriore aspetto della militarizzazione accelerata della società americana per sostenere la “Guerra Senza Limiti” con la Cina.

Le iniziative di Musk riecheggiano sempre più l’immaginario post-umanista del Cosmismo russo ( Fiodorov, Lunacharski, Bogdanov, Tsiolkovski, fondatore dell’ingegneria aerospaziale), portato in America da Von Braun, fondato sull’idea che la scienza avrebbe dovuto portare alla realizzazione materiale delle profezie apocalittiche, a cominciare dalla conquista dello spazio (il “Regno dei Cieli”).

Non vediamo nessuna contraddizione fra l’originaria ispirazione “sessantottina” di Star Trek e il suo attuale utilizzo MAGA. Sono due facce della stessa religione materialistica inaugurata dal “Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco” e da Saint-Simon, e portata avanti in modo subdolo dalle culture “progressistiche”, come si era visto in tante occasioni, e, in particolare, nel caso del “Socialismo Reale”. D’altronde, tutti gl’imperialismi si sono sempre ammantati di progresso ed eguaglianza (pensiamo alle iscrizioni di Behistun, a Orazio, alla “Pax Aeterna”/”Ewiger Landfried” romana e germanica, all’ internazionalismo comunista)  . Non dimentichiamo mai l’imposizione della democrazia alle città ribelli della Ionia da parte di Mardonio per ordine di Serse. Solo così si era evitato che sorgessero tanti Leonida per combattere i Persiani.

5. L’Ucraina è la nuova Prussia?

Secondo Domenico Quirico su La Stampa, l’Ucraina è divenuta, anche grazie all’ Europa, una  nuova Prussia, uno Stato-esercito fatto per la guerra.

Che “lo sia divenuta” non è, a mostro avviso, esatto, perché l’ Ucraina (cioè la steppa pontica, passaggio obbligato fra gli Urali e il Mar Nero), è sempre stato un territorio di guerra. Lo stesso nome comprende la parola Krajina (confine), perché situata fra le terre dei sedentari della Valle del Danubio e i nomadi guerrieri delle steppe: gli Yamnaya, gli Sciti, i Sarmati, gli Unni, i Goti, gli Avari, gli Slavi, i Bulgari, i Khazari, i Cumani, i Peceneghi, i Variaghi, i Karaim, i Mongoli, i Tartari, i Lituani, i Cosacchi, i Nogai, i Circassi..

Una “Krajina” che parte dalle rapide (Porozhe) del Dniepr, per poi collegarsi con le fortificazioni della Frontiera Militare austriaca e ungherese della Moldavia, della Valacchia, del Banato, della Slavonia e della Dalmazia.

Vi si svolsero le guerre mitiche degli Argonauti, delle Amazzoni, dei Persiani, di Giulio Cesare, della Russia di Kiev, dell’ Orda d’Oro, e quelle storiche degli Svedesi, di Mazeppa, di Caterina di Russia; la Guerra di Crimea, la Ia e la IIa Guerra Mondiale, la Guerra Civile Russa..esaltate dalla grande letteratura russa.

Esiste quindi una lunga tradizione militare: la Guardia Variaga,Le Biline,  il Principe Igor, Taras Bul’ba, i Cosacchi di Zaporizzha e del Budziak, la Guardia Bianca, gli anarchici di Makhno, l’UPA di Bandera, il Battaglione Azov, gl’ insorti del Donbass, Girkin..

Il nazionalismo ucraino è recente (come del resto la maggior parte dei nazionalismi). Si manifesta innanzitutto come indipendentismo cosacco nei confronti della Polonia (i “Cosacchi non registrati”) e dell’ Impero Ottomano, per poi svilupparsi come identità cattolica e uniate in Ucraina Occidentale, e come identità ortodossa presso il seminario di Kiev.

A metà dell’ Ottocento, Taras Scevchenko redige un manifesto del nazionalismo ucraino ricalcato su modelli polacchi. L’Impero Russo vieta i libri in Ucraino (come quelli delle atre minoranze etniche). Intanto, il Regno di Galizia e Lodomiria (intorno a Leopoli), facente parte, prima, dell’ Ungheria, poi della Cisleithania austro-ungarica, sviluppa un’ ideantità e una lingua “rutene”. Gli ortodossi filorussi vengono perseguitati. I Trattati di Brest-Litovsk cedono l’Ucraina alla Germania e all’ Austria- Ungheria. Si crea uno Stato ucraino-cosacco. IL Sud è occupato dai Bianchi. Nel Nord si fondano Repubbliche rosse, che poi confluiscono nella Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina, che aderisce all’ Unione Sovietica.

I Sovietici perseguono con metodi selvaggi (Holodomor) l’industrializzazione e l’ucrainizzazione, soprattutto del Donbass (vedi il documentario “Entusiasmo” di Dziga Vertov),mentre i nazionalisti fuggono in Cecoslovacchia. Con l’Operazione Barbarossa, gli esuli ritornano a Leopoli con i nazisti, fondando l’UPA (Esercito Rivoluzionario Ucraino) e proclamano uno Stato ucraino, che però viene represso dai nazisti.

Fino dal 2002, fu istituita, su ispirazione americana,  l’organizzazione GUAM, per favorire la transizione di Georgia, Ucraina, Azerbaidzjan e Moldova verso un sistema occidentale, e, in particolare per la transizione dei relativi eserciti verso gli “standard NATO”, che, come si vede, ha avuto un effetto enorme sulla trasformazione dei relativi eserciti in partner di fatto dell’Allenza, rendendo possibili le successive guerre

Come tutti i Paesi ex sovietici, l’Ucraina resta in bilico fra Russia e Occidente. Lo stesso Presidente Zelenskij, introdotto in politica come un esperimento (era un attore che, in una serie televisiva -Sluga Naroda, Servitore del Popolo-, rigorosamente in Russo-impersonava un futuro Presidente).

Con tutte queste premesse, non è stato difficile fare dell’ Ucraina uno Stato-esercito come la Prussia. Con la premessa che anche la Prussia fu uno Stato fortemente artificiale, con una base servile baltica e una classe dirigente composta di Cavalieri Teutonici provenienti da tutta Europa, e poi di nobili Ugonotti francesi fuggiti alle persecuzioni francesi dopo la Notte di San Bartolomeo.Anche la forza politica della Prussia derivava dall’ appoggio internazionale massonico, che ne faceva il campione della lotta anti-cattolica.

Ciò detto, ha ragione Quirico a contrapporre Zelenskij (“vero capo dell’ Europa spaventata”), a un’Europa imbelle, debole, disprezzata, oltre che da Trump e da Putin, anche dallo stesso Zelenskij.

Nel “Quaderno  di Azione Europeistica” di Alpina Dialexis del 2014, intitolato “Ucraina, no a un’inutile strage”, avevamo espresso l’auspicio che Kiev divenisse la capitale di una Federazione Europea comprendente anche la Russia, la Turchia, la Bielorussia e il Caucaso. E che un’Ucraina forte divenisse il Territorio Federale della Federazione. Completando, così, quello “stato-Civiltà eurasiatico che oggi non esiste, perché, tanto l’ Unione Europea, quanto la Russia, sono troppo deboli per lo scopo.

Progetto più che mai attuale nell’ ambito di una riconciliazione fra Europa Occidentale e Orientale, al di fuori delle ideologie otto-novecentesche (la “Casa Comune Europea”).


 [LR1]

Dichiarazione dell’Unione dei Federalisti Europei (UEF) e del Movimento Federalista Europeo (MFE) in merito alle recenti tensioni tra UE e USA sulla Groenlandia e sui dazi mirati, ventilati dal Presidente Trump, quale proposta di risposta dei paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia.

Dichiarazione dell’Unione dei Federalisti Europei (UEF) e del Movimento Federalista Europeo (MFE) in merito alle recenti tensioni tra UE e USA sulla Groenlandia e sui dazi mirati, ventilati dal Presidente Trump, quale proposta di risposta ai paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia.   IL CAMBIAMENTO DI ROTTA CHE LA  GROENLANDIA E I DAZI IMPONGONO ALL’EUROPA: 
UNA TABELLA DI MARCIA IN 7 PUNTI PER GLI STATI UNITI D’EUROPA A un anno dal secondo insediamento di Donald Trump, è chiaro che la strategia di appeasement perseguita dagli Stati membri e dalla Commissione è stata totalmente fallimentare. Non si è trattato solo di un errore di valutazione, ma di una vera e propria abdicazione di fronte alle proprie responsabilità. A partire dalle false accuse di disinformazione e limitazione della libertà di espressione, agli obiettivi arbitrari e unilaterali di spesa per la difesa della NATO e all’accordo predatorio dei “dazi di Turnberry” (15% contro 0%), alle pressioni per modificare le nostre normative digitali e ambientali, alla Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, alle sanzioni contro cittadini e ex funzionari dell’UE, alle palesi violazioni del diritto internazionale e alle pressioni illegali per l’annessione della Groenlandia, l’Europa ha subito un anno di imposizioni e umiliazioni. È arrivato il momento di dire: basta! I federalisti chiedono un immediato cambio di rotta attraverso questa tabella di marcia programmatica in 7 punti: I. Misure immediate Rigetto delle tariffe di Turnberry 2025: il Parlamento europeo dovrebbe rifiutarsi di approvare questo accordo, così iniquo. Il Consiglio non dovrebbe rinnovare la sospensione delle tariffe da 93 miliardi di euro legate a tale accordo. L’Europa non può sacrificare la sua sovranità e la sua economia per non turbare la Casa Bianca.Attivazione dello strumento anti-coercizione: l’Unione Europea deve utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione, anche nel settore digitale, per contrastare la sistematica pressione economica esercitata da Washington per impossessarsi della Groenlandia.Dispiegamento dell’UE in Groenlandia: l’attuale dispiegamento di truppe dei paesi europei in Groenlandia deve essere posto sotto il comando dell’UE e devono essere pianificate esercitazioni da parte della Capacità di Dispiegamento Rapido dell’UE. La protezione dell’integrità territoriale dell’Artico è una responsabilità comune europea. II. Sovranità strategica Assunzione di una piena responsabilità europea nei confronti dell’Ucraina: è urgente prendere piena consapevolezza del fatto che la difesa dell’Ucraina e quella dell’Europa sono intrecciate e che ricadono sugli europei. Questo comporta un aumento e un’accelerazione degli attuali investimenti per sostituire le risorse cosiddette “insostituibili” degli Stati Uniti, in particolare aumentando le nostre capacità satellitari, l’intelligence, il trasporto aereo strategico, il rifornimento in volo e la guerra elettronica di alto livello;Attivazione della difesa comune (Trattato di Lisbona): come recentemente richiesto anche da leader come Pedro Sánchez, è tempo di attivare le disposizioni di difesa comune del Trattato di Lisbona, almeno da parte degli Stati disposti a procedere, al fine di creare una catena di comando militare dell’UE e dare attuazione alla proposta di Kubilius di una forza multinazionale dell’UE dotata di 100.000 unità.Rafforzamento della promozione dei modelli UE di pagamenti digitali, compreso l’euro digitale, i social network, il software e l’intelligenza artificiale. III. Il salto federale Una riforma costituzionale per gli Stati Uniti d’Europa: il processo di riforma dei Trattati deve essere avviato immediatamente sulla base della proposta del Parlamento del novembre 2023 di costituire gli Stati Uniti d’Europa. Ciò comporta il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, un esecutivo dotato di adeguate competenze e poteri per essere in grado di agire e l’abolizione generale del diritto di veto in seno al Consiglio. L’appeasement alimenta solo l’autoritarismo e il vassallaggio; l’unità federale è la nostra unica via d’uscita. Come scrisse il poeta Hölderlin: «Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva». Bruxelles-Pisa-Pavia, 19 gennaio 2026

COMMENTI DELL’ ASSOCIAZIONE DIALEXIS

Erano 70 anni che attendevamo che la questione dell’indipendenza dell’ Europa dall’America venisse posta sul tavolo da qualcuno. Ora, sono i fatti stessi a proporla in modo imperativo, sicché tutti i soggetti del dibattito pubblico sono letteralmente costretti a parlarne.

Perchè?

Perché la transizione dalla società industriale alla società delle macchine intelligenti porta con sé tendenze nuovissime, fra le quali quattro ci riguardano  in particolare:

-la creazione di un centro mondiale intorno alle grandi corporations informatiche (l’”America-Mondo”), che va inevitabilmente verso un’oligarchia sempre più ristretta, verso il mito del “Mondo Nuovo” (orwelliano e huxleyano) e verso l’esasperazione del controllo sociale attraverso le asimmetrie informative, lo spionaggio elettronico, il pensiero unico e il complesso informatico-militare;

-l’attrito sempre più lacerante fra l’”America Mondo” e le culture tradizionali dei vari popoli (umanesimo europeo, “Pasionarnosc” russa, “Vilayet e faqih“ shi’ita, “Sanata dharma” indiano, “Teologia del Popolo” sudamericana,  socialismo con caratteristiche cinesi, “Ubuntu-Mubuntu”  e “Njamaa” africani…)

-la lotta intercontinentale fra le diverse interpretazioni dell’escatologia (la Seconda Venuta di Cristo, il Katechon, il Punto Omega, la Singularity Tecnologica,  il Superuomo, la Pace Perpetua, il Datong..), che finiscono per incarnarsi nei diversi Stati-Civiltà (USA, EU,Russia, Israele, Iran, India/Bharat, Cina), e le quali vanno verso la realizzazione di diversi esiti escatologici ( la “Repubblica Tecnologica” di Karp, Israel ha-Shleimah, il mito del “Diritto Internazionale”, il Mahdi, il Tian Xia)

-la pretesa di Trump di stabilire un proprio personale dominio di tipo imperiale sul mondo intero, sul modello del Venezuela. Di fronte a questa pretesa, non prevista nemmeno dai teorici pi# estremi del  Pensiero Unico occidentale, mentre le folle scendono in piazza a Nuuk, a Copenhagen e a Minneapolis l’establishment europeo non riesce ad articolare alcun progetto concreto,.


1.La farsa delle forze di difesa europee mobilitate a difesa della Groenlandia contro il loro “padrone”, gli Stati Uniti

Dopo l’operazione militare statunitense in Venezuela, in cui il leader della Repubblica Bolivariana è stato catturato con metodi gangsteristici, il presidente degli Stati Uniti ha rinnovato pubblicamente la sua volontà di “possedere” senza limiti la Groenlandia,  giustificandola intanto con una forma di “rivalsa” per essersi visto negare il Premio Nobel, e, poi,  con necessità di sicurezza nazionale americana e con la minaccia di potenze come Russia e Cina. Esigenze -queste ultime- che forse sussistono, ma che non permetterebbero comunque  di scavalcare i diritti di Nazioni Unite, NATO, Europa, UE e Danimarca.

L’”Operation Arctic Endurance” di alcuni Paesi Europei (che vorrebbe essere una reazione dell’ Europa alle follie di Trump) è stata derisa come simbolo della debolezza strategica (o meglio, codardia), europea, schiacciata fra le ambizioni statunitensi e l’incapacità di formulare una visione autonoma e coerente di difesa. Da un lato si mobilitano reparti e assetti militari europei per “difendere” un territorio all’interno della sfera d’influenza NATO; dall’altro, le stesse potenze hanno sempre sostenuto e sostengonola continuazione della leadership statunitense nella struttura dell’Alleanza Atlantica. La debolezza dell’ Europa risulta particolarmente chiara se confrontata con la determinazione della Cina nel reagire al golpe di Caracas (cfr. punti 3 e 4)

2.Teorizzazione dell’ “Europa Debole”

E’ così che, riferendosi alla Groenlandia, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha affermato, non senza ragione: «Gli americani proiettano forza, gli europei proiettano debolezza».Ci troviamo di fronte a un’operazione di reframing che mira a modificare la percezione del rango degli attori sulla scena geopolitica. Definire l’Europa “debole” serve a scardinare l’idea di un partner paritario e a ricollocarla nel ruolo di protetto: un soggetto che non paga pienamente per la propria sicurezza e che, quindi, non ha titolo per dettare condizioni: “non ha le carte”.E’ quanto i critici dell’ Occidente hanno sempre affermato, venendo in passato sbugiardati come fanatici visionari. Gli Stati Uniti non stanno semplicemente descrivendo uno stato di fatto, ma stanno svalutando il potere contrattuale dell’Europa. Se sei debole, non negozi: accetti. Accetti le condizioni della tua difesa, dei trattati commerciali, dell’ordine internazionale.

Quando il principale alleato — colui che garantisce l’ombrello nucleare e la logistica della NATO — dichiara pubblicamente che sei debole, invia segnali destabilizzanti. In primo luogo, parla ai suoi  antagonisti globali, Russia e Cina. Comunica che la protezione americana non è incondizionata. In secondo luogo, alimenta divisioni interne al continente: tra chi spinge per una maggiore autonomia strategica (come la Francia) e chi, temendo di restare scoperto, cerca di compiacere Washington (come i Paesi baltici o la Polonia… e anche l’Italia).

Il risultato è un’erosione lenta ma costante della residua deterrenza e della coesione europea.

3.La giustificazione giuridica del rapimento del Presidente Maduro

Non per nulla il 13 gennaio 2026, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato un memorandum legale  che giustifica l’Operazione Absolute Resolve, che il 3 gennaio ha portato alla cattura notturna di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores a Caracas, definendo “irrilevante” la conformità dell’azione al diritto internazionale.

Il memorandum, redatto dall’Office of Legal Counsel (OLC), sostiene una tesi radicale: l’autorità del Presidente degli Stati Uniti, derivante dalla legge domestica e dalla Costituzione, prevale su qualsiasi trattato internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite.E’ lo stesso ufficio che, ai tempi di Bush, aveva giustificato la tortura:

-Il principio Male Captus, Bene Detentus: Il DoJ ha citato il precedente della Corte Suprema del 1992 (US v. Alvarez-Machain), stabilendo che il modo in cui un imputato viene portato davanti a una corte statunitense — anche se tramite rapimento o violazione della sovranità straniera — non pregiudica la legalità del processo.

-L’Interesse Nazionale: Il DoJ ha argomentato che la cattura di un “narcotrafficante incriminato” serve interessi nazionali vitali, permettendo al Presidente di agire unilateralmente.

-L’Assenza di occupazione: Poiché non è prevista un’occupazione permanente del territorio venezuelano, l’amministrazione sostiene che non sia necessaria l’approvazione parlamentare richiesta per i conflitti bellici prolungati.

La citazione del Ministro degli Esteri italiano (“Il diritto internazionale è importante fino a un certo punto“) risuona come un’ennesima acquiescenza a Trump, che ne legittima la tracotanza. Tajani ha sottolineato che, di fronte a regimi che calpestano i diritti umani e minacciano la stabilità globale (alludendo anche ai legami Maduro-Iran), la forma giuridica può cedere il passo alla necessità politica.

4.La reazione della Cina al golpe in Venezuela

In contrasto con l’inconcludenza dell’ Europa, spicca la tempestività e l’energia della reazione della Cina (“Risposta Integrale Asimmetrica” al golpe di Caracas):

-ore 9:15 del 4 gennaio:  la Banca Popolare della Cina annunzia la sospensione temporanea  delle transazioni in Dollari con imprese Americane del settore della Difesa;

-ore 11:43 la State Grid Corporation annunzi la revisione de tutti i contratti con  fornitori americani

-ore 14:17  la China Nacional Petroleum Corporation ha deliberato  l’ annulamento  dei  contratti di fornitura di petrolio a raffinerie americane;la China Ocean Shipping Company que ha iniziato a evitare  I porti  Americani di  Long Bech. Los Angeles, Nueva York e Miami

-ore 16:22 il ministro delle relazioni esterne Wang Yi offre  a Brasile, india, Sudafrica, Iran, Turchia, Indonesia  e altri 23 paesi termini commerciali preferenziali  ai Paesi che s’impognino a non riconoscere nessun Governo venezuelano. 19 paesi hanno  accettato l’ offerta cinese;

-5 gennaio:nelle prime  48ore  si sono realizzate transazioni senza passare dal dollaro pari a 89mil milioni de Dollari.

5. Perché la Groenlandia è importante?

La questione della Groenlandia è passata quindi, in pochissimi giorni, dal regno delle barzellette a questione centrale della Geopolitica mondiale, come vorrebbero la storia e la geografia, soprattutto di fronte ai nuovi scenari aperti dal surriscaldamento globale e dallo scioglimento dei ghiacci artici e antartici.

Eric Il Rosso è una figura storica e leggendaria delle saghe nordiche, noto per aver fondato la prima colonia vichinga in Groenlandia intorno al 985, dopo essere stato esiliato dall’Islanda, e per essere il padre del famoso esploratore Leif Erikson, che esplorò il Vinland (Nord America). Le saghe che narrano le loro imprese, la Saga di Erik il Rosso e la Saga dei Groenlandesi, sono le fonti principali sulla colonizzazione vichinga dell’America, descrivendo le spedizioni verso occidente e le terre scoperte, come Helluland, Markland e Vinland. 

La Saga di Erik il Rosso (Eiríks saga rauða: “rosso” potrebbe essere un’origine della “Rus’” di Kiev ): Narra la sua vita, l’esilio e la colonizzazione della Groenlandia.La Saga dei Groenlandesi (Grœnlendinga saga): Descrive le spedizioni di Leif Erikson verso il Vinland e  narra che Leif incontrò un territorio  ricoperto da lastroni piatti di roccia (norvegese anticohellr), così lui lo chiamò Helluland (terra delle pietre piatte), che presumibilmente è l’odierna Isola Baffin. Di lì arrivò presso una terra piatta e boscosa, con spiagge bianche, che chiamò Markland (terra dei boschi), che si ritiene sia il Labrador. Quando tornarono nuovamente in quella terra, Leif e i suoi uomini sbarcarono e costruirono case.

Dopo le Guerre Napoleoniche, la Groenlandia,  l’ Islanda e le Faeroer restarono in Danimarca.  La costituzione danese del 1953  definisce la Groenlandia come parte della Danimarca, anche se nel 1978  è divenuta autonoma, con il diritto all’ autodeterminazione.

Uno psichiatra americano di origine ebraica Danese  si ribattezzò Eric Ericson per ribadire il suo patriottismo americano. Drante la IIa Guerra Mondiale si dedicò, come oggi il “Ministro della Guerra” Hedgset, a rafforzare lo spirito guerriero dei soldati americani contro il “mammismo”

Nel 1964 il presidente statunitense Lyndon Johnson dichiarò il 9 ottobre il Leif Erikson Day negli Stati Uniti. Leif appare nel manga Vinland Saga, al pari di altri personaggi storici suoi contemporanei, come sua sorella Freydis, nel nono episodio della terza stagione di Legends of Tomorrow, “Beebo the God of war”. Leif ha il ruolo di co-protagonista nella storia a fumetti “Il mantello dell’orso” di Lilith, personaggio di Luca Enoch edito dalla Sergio Bonelli Editore, episodio ambientato nell’anno 1000 tra la Groenlandia e Vinland.Fa parte de La spada del guerriero, primo libro della trilogia Magnus Chase e gli Dei di Asgard dello scrittore Rick Riordan.Leif Erikson è il titolo di un brano degli Interpol contenuto nell’album del 2002 Turn on the Bright Lights.Leif e Fredys figurano tra i personaggi principali della serie prodotta da Netflix Vikings: Valhalla, iniziata nel 2022.

Oggi, la Groenlandia è divenuta centrale per4 lo scioglimento dei ghiacci e per la possibilità di guerra nucleare con la Russia e la Cina.

6.Possibili  contromisure contro gli USA

a.Rivitalizzare la UE?

C’è chi sembra convinto che si ovvierebbe alla mancanza di progettualità già solo attuando finalmente i “sogni nel cassetto” dell’Europeismo tradizionale (Costituzione europea formale, voto a maggioranza, esercito europeo, debito comune).

In realtà, mancano, e sono sempre mancati,  i presupposti di fatto per realizzare quei progetti:

(i)una cultura (non solo politica) diversa da quella occidentale, che tende a dominare ovunque (una cultura basata sulla classicità biblica e greco-romana, sull’ “antica costituzione europea” di Tocqueville, sull’intellettualità indipendente e critica);

(ii)dei ceti sociali politici, ecclesiali, militari, tecnici, imprenditoriali, intellettuali, capaci d’ incarnare quella cultura, anziché inserirsi docilmente nella falsariga della società “cosmopolitica” a guida americana (lingua inglese, partiti politici ricalcati su quelli americani, università americane, multinazionali americane come capofila, mode americane -dalla “cancel culture, al “Woke” al “tecnofascismo”-);

(iii)un movimento politico capace di esprimere la volontà di rinascita e di lotta dell’ Europa come tale (com’erano stati ad esempio i movimenti d’indipendenza dell’Italia, dell’India e della Cina).

Tuttavia, valutiamo con molto interesse il manifesto del Movimento Europeo e del Movimento Federalista Europeo pubblicato in testa a questo post, per il suo tono finalmente battagliero contro quello che definisce correttamente un anno (ma noi diremmo un secolo) di umiliazoione dell’ Europa, che ci candida automaticamente ad essere solidali con l’altro grande Paese umiliato nella storia dall’ Occidente: la Cina.

b.Riprenderci le basi americane in Europa (con quel che c’è dentro)?

In questo senso sembra orientarsi Fini; nello stesso senso Alessandro Orsini su “Il Fatto Quotidiano”, che parla di cacciata degli USA dalle basi in Europa. Come ha scritto Orsini, un partito politico che chieda la nazionalizzazione delle basi americane. Potrebbe essere quello  che starebbe preparando Vannacci.

Cosa che appariva fiad ora altamente irrealistica, se non fosse che poco dopo è stata proposta ed ampliata perfino da da  “Politico Europe”:

Chief among the potential pressure points is the extensive.e network of military assets in the region, which the U.S. uses, in the jargon of geopolitics, to project American power far from home — in Africa and especially the Middle East. 

Why should the U.S. continue to have access to these bases, or receive support from allies’ naval assets, air forces, or even intelligence services, if it tries to take sovereign territory from a NATO member like Denmark? 

The question is so sensitive that diplomats are at pains to keep it away from the mainstream debates between governments in the summit rooms of the EU or NATO. But five officials and diplomats confirmed to POLITICO that the highly sensitive topic of how to punch back against Trump is being discussed privately across the continent. 

Aside from Europe’s military assets, the U.S. also relies on Europe as a key trade partner and European governments spend many billions of dollars every year buying American weapons. All of these offer potential leverage if European customers decide to stop shopping in the U.S. ….

…But the possibility of cutting off support for American military deployments has come up, including radical suggestions to take back control of U.S. bases, one of the diplomats said….. 

As of 2024, the U.S. had 31 permanent bases and 19 other military sites across Europe as part of the United States European Command. That included at least 67,500 active-duty servicemen, according to the latest U.S. Department of Defense figures, with the lion’s share of those stationed in Germany, Italy and the U.K. 

These include NATO’s largest base in Europe at Ramstein, Germany, and air force bases in the U.K. at Lakenheath and Mildenhall, which together host around 3,000 military personnel. The Aviano air base in Italy supports the only U.S. fighter wing south of the Alps, and is ‘a key NATO air power hub,’ according to the Center for European Policy Analysis. 

In effetti, riscattare le basi americane (magari con ciò che c’è dentro, come le testate nucleari e i centri di ascolto) sarebbe il modo più lineare di prendere in parola Trump, finanziando (con il piano europeo di riarmo) e gestendo noi, a nostro modo, la difesa NATO, non essendo più “parassiti”, bensì protagonisti. Quanto alle modalità di pagamento, sarebbero tutte da discutere.

Certamente, dalla dissoluzione della NATO chi avrebbe da perdere di più sarebbero gli Stati Uniti, che dovrebbero dimenticare tutti i privilegi attuali (centralità sulla scena mondiale, egemonia culturale, sicurezza, signoraggio del Dollaro), ma, soprattutto,, il loro “status” di Superpotenza.

c.Colpire altri interessi strategici americani:

(i)Attivare, come proposto da Macron , ‘Anti Coercion Mechanism”

(ii)Bloccare tutti gl’impegni presi verso Trump dalla von der Leyen (ciò è possibile perché, come rilevano il Movimento Europeo e il Movimento Federalista, il Parlamento Europeo non ha ancora votato, ed esistono anche mozioni contrarie importanti, come quella presentata dalla maggioranza di centro-sinistra);

(iii)Abolire l’Inglese quale “lingua veicolare”delle Istituzioni;

(iv)bloccare l’uso del web americano, come fatto dalla Cina, dalla Russia e dall’ Iran;

(v)Aderire alla “dedollarizzazione” in corso da parte dei BRICS;

(vi)sequestrare le proprietà americane come fatto con gli assets russi;

(vii)boicottare le merci americane.

7.I “Garanti della Privacy” in combutta con i massimi violatori della stessa

L’altra sera, a “8 e mezzo”, Massimo Cacciari  ha finalmente detto chiaramente che quella della “Privacy” è una colossale messa in scena:

-perché l’armamentario giuridico con cui si pretenderebbe di ingabbiare l’onnipervasivo fenomeno del controllo totale è assolutamente inadeguato;

-perché le cosiddette “Agenzie indipendenti” sono solo dei carrozzoni ad uso della classe politica.

Di fronte a un’enorme “congiura” che ha creato strumenti onnipotenti come la Rete, le intercettazioni, i Big Data, l’Intelligenza Artificiale, i Troll, gli Hacker più o meno patriottici, ecc…, gli Stati, quando non se ne facciano, come gli USA, gli espliciti difensori, tentano comunque (come la Cina o Israele), di usarli a fini militari, oppure se ne disinteressano.Nel caso dell’ Europa, accade qualcosa di ancora più perverso. A parole, si proclamano altissime (ma vuote) filosofie di “Umanesimo Digitale”. In pratica, si vive in combutta con i poteri informatici, a cominciare dalle 16 agenzie americane di intelligence, dalle agenzie e imprese israeliane e dai GAFAM. Poi, si copre il tutto con una rete inestricabile di norme europee e nazionali prive di reale contenuto (che per altro sono vissute dai GAFAM come una sorta di oltraggio, sì che Trump, per l’onore dell’ America, le vorrebbe abolite).

L’Agenzia per la Tutela della Riservatezza dei Dati costituisce un caso estremo, sul quale giustamente stanno tentando di fare luce i media, il Parlamento e la Magistratura.Presidiata da politici falliti, che però riscuotono un enorme appannaggio (250.000 Euro annui), esso si occupa di tutto tranne che della sua missione istituzionale.

Nelle sue recenti attività, il Garante, oltre ad avere apparentemente speso cifre enormi in spese non istituzionali, ha “negoziato” con META una multa spettacolare di 4 milioni di Euro, finendo per ridurla a 1 milione. Quest’ ultimo episodio dimostra quanto poco deterrente sia, per i GAFAM, la legislazione europea sull’informatica, sicché i GAFAM, che hanno sede in America, ignorano bellamente le regole e le sanzioni delle Autorità europee, come nel caso del divieto di trasferimento dei dati in America in base alle Sentenze Schrems, o della sanzione fiscale di 13 milioni di Euro per Google, che fu rimborsata dal Governo irlandese. Esse sono perciò parte integrante ed essenziale del sistema di spionaggio capillare co cui gli USA mantengono il controllo sugli Europei.

Per tutti questi motivi ed altri ancora, giustamente Cacciari proponeva, non solo di azzerare il vertice dell’ Autorità Garante, ma addirittura di abolire la stessa.

8.Parlare con la Russia (e con la Cina).

Questa cosa, ritenuta oggi il massimo della “scorrettezza politica”m è quanto si era sempre fatto prima della guerra in Ucraina, dai tempi degli Zar, all’ Unione Sovietica, a Gorbacev, Eltsin e Putin.  Come non ci stanchiamo di ripetere, la Russia è parte integrante ed essenziale dell’Europa, così come la Groenlandia e l’Ucraina, ma anche come Cipro, la Turchia, il Caucaso e gli Urali. Solo che la Russia è molto più grande e più importante di tutti gli altri Paesi europei.

Ora, è la stessa premier Meloni, garante dell’ortodossia atlantica, a propugnare questa linea di condotta.

Abbiamo ripetuto infinite volte che:

a.i primi “indoeuropei” erano gl’”Iperborei” di Platone, del Vendidad e del Bundahishn, ripresi da Tilak, Evola e dal primo Dugin, che vivevano nell’ Artico prima dell’ epoca glaciale;

b. Subito dopo venne la “Cultura Yamnaya”, sorta lungo il Don e il Volga nel 4500 a.C.;

c.la Crimea fu sede di antiche epopee micenee, come quelle di Giasone, di Teseo e di Ifigenia in Tauride;

d.il Regnum Bospori appartenne lungamente all’ Impero Romano e a quello bizantino;

e.per la Russia passarono Baltici, Unni, Avari, Bulgari e Magiari;

f.la Russia (Gardariki) fu fondata da Vikinghi (i Variaghi), che confederarono slavi, finnici e tartari, con lo scopo di commerciare con Bisanzio il termine Rus significherebbe Rematori, ma non escluderemmo che derivi da “Rosso” (hraudi), come Eirik il rosso;;

g.il “Battesimo della Russia di Kiev” fu dovuto ai Bizantini;

h.Zoé/Sofia Paleologa portò a Mosca la tradizione della Terza Roma e la sua biblioteca di autori classici;

i.Pietro il Grande fondò sul Baltico una capitale dal nome olandese e in stile palladiano (Sankt-Petersburg);

l.la tedesca Caterina II vi costruì l’Ermitage, l’Arca Russa in cui sono tutt’ora custoditi i tesori dell’ arte europea;

m.illuministi come Leibniz e Diderot si dedicarono a diffondere in Russia la cultura;

n.Alessandro I fece redigere la versione russa della Santa Alleanza, nella quale si definiva l’Europa come “La Nazione Cristiana”;

o.Joseph de Maistre, Primo Ministro sabaudo e ambasciatore in Russia, scrisse a San Pietroburgo “Les Soirées de Saint Petersbourg », il capolavoro del pensiero conservatore europeo;

p.il poeta Tiutchev era stato ambasciatore presso il Regno di Sardegna, a Torino

q. Dostojevskij assegnò alla Russia la missione di “salvare l’Europa” dalla Modernità

r.Gorkij visse in una villa a Capri, in cui ospitò la scuola dei quadri del Partito Bolscevico, e ebbe a casa sua Lenin e Trotskij;

s.Aleksandr Blok scrisse “gli Sciti”,  con cui invitava gli Europei all’ alleanza con la Russia

t.Viaceslav Ivanov, trasferitosi a Roma e convertitosi al cattolicesimo, invitò, nelle sue poesie , l’Europa a”respirare con i suoi due polmoni” (occidentale e orientale. Giovannoi Paolo II usò costantemente questa metafora.

u.Palmiro Togliatti visse a lungo a Mosca dove insegnò all’ Istituto dei Commissari Politici del PCUS presso l’Armata Rossa;

w.In onore di Togliatti, la città costruita in Tatarstan per la fabbricazione delle Lada fu battezzata “Togliatti”

y.Michail Gorbatcev, Segretario Generale del PCUS e Presidente dell’Unione Sovietica, si batté per la costruzione di una “Casa Comune Europea”, e a questo fine organizzò, con Francois Mitterrand, la Conferenza di Praga per la creazione della Confederazione Eurasiatica;

z.Vladimir Putin, nel 2007, in occasione dei 50 anni del Trattato di Roma, scrisse su “La Stampa” di Torino:

-“in quanto pietroburghese, mi considero a tutti gli effetti europeo”

-“l’Unione Europea costituisce la più grande realizzazione politica del XX° Secolo”;

aa.in occasione della conferenza di Pratica di Mare, fu inaugurata, sotto gli auspici di Berlusconi,  la Partnership NATO-Russia;

ab.durante la Pandemia, l’Armata Russia inviò un convoglio militare d’urgenza con aiuti sanitari.

a.c. Prima della guerra in Ucraina esistevano vari gasdotti che portavano il gas dalla Russia all’ Europa, che furono fatti saltare durante la guerra. Intanto, è stato vietato l’import di prodotti petroliferi dalla Russia, con un incremento mostruoso dei costi in Europa e la stagnazione delle nostre economie.

Con tutte queste premesse, come sarebbe possibile non parlare con la Russia? Davvero, perché non possiamo parlare con chi avvia una guerra contro uno Stato esistente? E allora, l’attacco degli USA al Canada nel 1812? E quello al Messico?e il “Grido di Dolore” di Vittorio Emanuele II? E l’aggressione alla Serbia da parte della NATO?

Per fortuna, il nuovo ambasciatore italiano a Mosca, Beltrame, accreditato ieri al Cremlino, sembrerebbe culturalmente orientato a sostenere questo dialogo.

Per quanto mi riguarda, avevo lavorato ai progetti di stabilimenti FIAT in Russia, avevo ricevuto a Torino Alexej Komov, rappresentante del Patriarcato di Mosca, e avevamo parlato insieme al Palazzo della Provincia di Torino.

Parlare con la Russia  della Groenlandia è fondamentale perché:

a)la Russia condivide la condanna europea della rivendicazione americana;

b)La Russia è la maggiore potenza artica, e quella maggiormente idonea a coltivare, a fini pacifici, le rotte artiche;

c)L’Europa condivide con la Russia (e con il Canada)enormi minoranze etniche Ugo-finniche e turchiche (prima di tutto gli Inuit, poi i Sapmi, Finnici, Estoni, Vepsi, Careliani, Nenec, Mari, Bashkiri, Komi, Permiacchi, Sirieni, Mordvini, Bashkiri, Tartari, Nganasan, Yukagiri, Sakha, Ciukci, Tungusi, Aleuti), che, con lo scioglimento dei ghiacci, diverranno popolazioni centrali nel mondo, dai punti di vista culturale, economico e militare

E’ chiaro che, con pretesti capziosi, si vuole distruggere un legame millenario ed essenziale fa l’Europa e i suoi popoli periferici, per impedire che si prenda atto di un’ Identità Europea che va al di là dei governanti, dei governi, dei regimi, dei diritti,  dei torti  e delle ideologie, e costituisce l’unico solido fondamento per la costruzione di un forte Stato-Civiltà capace di fronteggiare vittoriosamente le Multinazionali del Web, le quali vogliono  imporsi agli Stati, e, in primo luogo, agli Stati Uniti.

Intanto, la von der Leyen sta addirittura negoziando con gli USA un nuovo accordo che permetterebbe di consegnare i dati privati dei cittadini alla famigerata ICE, la polizia di frontiera americana.

UNA CONFERENZA  SULLA LA VISIONE EUROPEA DEL MONDO? Ma, per carità, senza i Capi di Governo!

Secondo l’Avvenire,”E’ ora che l’Europa decida che cosa vuole essere”. Mauro Magatti propone di “convocare al più presto una conferenza straordinaria dei capi dei governi che metta all’ordine del giorno la visione del mondo europea”Infatti, “il tempo delle rendite simboliche è finito”,in quanto “i pilastri dell’ integrazione europea postbellica traballano, erosi dal tempo e dall’incalzare dei mutamenti”. Traballano, aggiungiamo noi, insieme  alla visione del mondo millenaristica dell’ Occidente postbellico, secondo cui, con la Shoah, Hiroshima, Nagasaki, le Organizzazioni Internazionali e la caduta del Muro, sarebbe iniziato un Millennio finale di “Pace Perpetua”(la “Fine della Storia”). Né l’Avesta, né l’Apocalittica ebraica, né il Libro dell’ Apocalisse, né San Paolo, configurano il “Millennio” come una Pace Perpetua, bensì semmai come una tregua con Satana, in attesa dell’ Anticristo e della lotta finale, fino al Giudizio Universale. La “Pace Perpetua” non può regnare nel mondo, perché l’Umanità è una “Massa Damnationis”, così come non può regnare l’assoluta fraternità e giustizia. Del resto, ciò corrispondeva all’ esperienza concreta del fallimento delle varie “Paci Perpetue” proclamate da vari imperatori, e mai durate più dell’“espace d’un matin”.

L’idea che la Pace Perpetua possa avvenire prima della Fine del Mondo è  proprio l’illusione  che prelude all’ Eterogenesi dei Fini, la pretesa “anticristica”ben messa in scena nel Racconto dell’ Anticristo di Soloviov, e dalla quale, secondo San Paolo, ci proteggerebbe il Katèchon  di cui parla Carl Schmitt.

1.I tre finti pilastri della UE

I pilastri attribuiti al “Modello Europeo” dalla Dichiarazione di Copenaghen del 1973 sull’ Identità Europea erano: Lo Stato di Diritto; la Democrazia; il Welfare. Tuttavia, come scrive Magatti, “Lo Stato di diritto rischia di trasformarsi in un moloch burocratico che soffoca la vita e lo spirito di iniziativa; la democrazia rischia di ridursi a procedura vuota, mero rituale elettorale lontano dalle speranze e dalle paure dei cittadini; il welfare, da strumento di emancipazione, rischia di diventare un sistema di compensazione passiva, incapace di generare senso, responsabilità e futuro.”

In realtà, nonostante lo sforzo enorme di narrazione e di indottrinamento svolto nel corso tempo dai Poteri Forti occidentali, fin dall’ inizio i tre concetti poggiavano su ben  deboli basi (cfr. Boeckenfoerde).

Lo Stato di Diritto, lungi dall’ essere  un principio connaturato all’ “Occidente”, è un vecchio prodotto europeo (più precisamente, prussiano: “Rechtsstaat”), “occidentalizzato” nell’ Ottocento dagli Stati Uniti per contrastare l’anarchia giuridica che si cela nella  Common Law.  

La Democrazia era un concetto  che nasce dagli autori classici, ma aborrito da essi e dai loro successori (e perfino dai padri della Rivoluzione americana e del liberalismo europeo come Tocqueville),con la sola eccezione di Spinoza. In effetti, nato  con Platone e Aristotele come quella forma degenerativa di Repubblica in cui predominano “i poveri e molti ”(l’”apistos demos”), una forma imposta dai Persiani ai Greci della Ionia, essa non aveva alcuna connessione, né con lo Stato di diritto, né con la libertà, né con l’eguaglianza, con cui oggi viene pavlovianamente identificata. Essa tendeva pericolosamente a scivolare nel cesarismo e nella tirannide. Ancora al momento della sua esplosione in età moderna, dopo la IIa Guerra Mondiale, essa mostrava pesanti contraddizioni , come il Maccartismo o il legame con dittature militari gradite agli Stati Uniti.  Oggi, essa è minata soprattutto dalla centralizzazione accelerata del potere sociale, indotta ovunque dalla “Guerra Senza Limiti” fra America e Cina, e quindi: controllo digitale totale, militarizzazione della società, conformismo, reati di opinione, indottrinamento attraverso la scuola e i media…

Infine, il “Welfare” (brutto anglicismo per “Stato Sociale”)  è  sopravvissuto solo come fatto residuale, incapace di resistere alla frantumazione del mondo del lavoro, all’ arretramento economico dell’ Europa  e alla dismissione del diritto sociale.

I comportamenti fattuali delle élites intellettuali, della politica, dei legislatori e delle società sono in contraddizione da almeno 50 anni con i valori da essi conclamati: libertà di pensiero, pace perpetua, partecipazione, democrazia economica.Sempre più invadente è l’aspirazione a “esportare la democrazia”, che s’ identifica di fatto con la sfera di influenza delle Grandi Piattaforme americane e dell’ Intelligence Community.

Perciò, anche quello che, secondo la propaganda della UE, costituiva  l’”Identità Europea” si è dissolto nel vento, sì che, per avere voce nel contesto internazionale, l’Europa deve, come scrive Magatti, individuare una diversa identità, ad essa alternativa:l’Europa è oggi prima di tutto chiamata a dire che cosa vuole essere nel mondo. Non solo che cosa vuole difendere, ma che cosa vuole affermare. Esattamente come stanno facendo, in modo sempre più esplicito, altre grandi civiltà. Da un lato, gli Stati Uniti, pur attraversati da profonde divisioni, continuano a pensarsi come portatori di una missione storica, fondata su un’idea di libertà e di potenza. Dall’altro la Cina che propone un proprio modello di futuro che combina sviluppo tecnologico e controllo politico. L’Europa, invece, sembra definirsi solo per sottrazione: non imperiale, non autoritaria, non aggressiva.”Come si vede, anche l’organo  dell’episcopato italiano  dubita fortemente che dietro le Retoriche dell’Idea di Europa si celi veramente un qualunque  effettivo progetto alternativo al nichilismo prodotto dell’ espropriazione dell’ umano da parte delle macchine. E comunque Magatti afferma esplicitamente che, nel ricercare la propria identità, l’Europa debba imitare, “mutatis mutandis”, Stati Uniti e Cina, portatori di missioni storiche, giuste o sbagliate ch’esse siano.

2.L’autogoal delle “Radici Cristiane”

Purtroppo, al cuore del nichilismo europeo ci sono anche le Chiese, che  sono state le levatrici dell’ attuale situazione esistenziale. E’ proprio in questo senso che si dice che “non possiamo non dirci cristiani”.L’interpretazione del Cristianesimo come semplice “educazione dell’ Umanità”, come voleva Lessing, o come “radice dell’Europa” è un cedimento implicito all’ idea che alla salvezza spirituale si sia oramai sostituita la salvezza storica attraverso la tecnologia (Teilhard de Chardin). Ma una religiosità di questo tipo è inutile, perché, come ha scritto, sempre su “L’Avvenire”,  Monsignor Paglia, “l’uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una distruzione definitiva. ““Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell’uomo: il prolungamento di vita che procura la biologia non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore» (Gaudium et Spes). In realtà, senza un ‘oltre-umano’ la vita non è all’altezza delle sue promesse. “ Come possiamo ammettere una vita senza destinazione?

Invece, oggi anche le Chiese “ sembra abbiano messo da parte il Vangelo (la buona notizia) della risurrezione. È rara, infatti, la predicazione sui ‘novissimi’ (morte, giudizio, inferno e paradiso). La stessa riflessione teologica è in serio ritardo.” «I versetti biblici sulla risurrezione e sulla vita eterna continuano ad essere ripetuti, un po’ ritualmente; le formule tradizionali continuano ad essere utilizzate come se nulla fosse accaduto e come se esse trasmettessero ancora contenuti chiari e inequivocabili. In realtà sembra esserci, proprio su queste questioni un dislivello notevole tra le ‘verità ufficiali’ e le convinzioni o, più sovente, le perplessità dei singoli credenti».

La spiegazione è semplice. Da quando l’Europa, utilizzando intelligentemente le invenzioni matematiche, ingegneristiche, geografiche, finanziarie, amministrative, militari, fatte in Medio Oriente, in India e in Cina (vetro, carta, bussola, “zero”, ”infinito”, algoritmi, stampa,  carta moneta, occhiali, polvere da sparo, armi da fuoco), aveva acquisito l’egemonia mondiale, e avviato la rivoluzione industriale, il fascino un tempo esercitato dal misticismo si era traslato nell’economia e nella politica, fino a che Saint-Simon aveva profetizzato che il potere spirituale sarebbe passato agl’ industriali (cosa che sta puntualmente accadendo con i vari Kurzweil, Schmidt, Musk, Thiel e Vance). Così anche le Chiese hanno cominciato a farsi portatici del messaggio che la scienza, la tecnica e la buona politica avrebbero potuto risolvere tutti i problemi dell’Umanità. Certo, questo non è mai stato credibile a un certo livello, e la cultura europea aveva giustamente attaccato per questo le Chiese: tipica l’accusa di Kierkegaard all’Arcivescovo Mynster, di “essere una canaglia”, perché insegnava come vivere al meglio questa vita, non già a guardare a un’ altra.

Come scrive Paglia,” Le filosofie della vita erano nate – paradosso anche questo, ma pieno di verità – nel segno del tragico, pur diversamente interpretato (basti pensare a Nietzsche e a Kierkegaard): proprio la morte imponeva una decisione assoluta per la vita, religiosa o irreligiosa che fosse. Nella storia degli effetti che è seguita alla concentrazione sull’incombere della morte e sulla fragilità della vita, siamo approdati ad una strategia di spensierata dissimulazione della morte, che alla vita guasta la festa e sulla morte è completamente muta.”

3.Quale dibattito sull’ Europa?

Concordiamo con la provocazione di Magatti:ci vuole un dibattito al massimo livello,  su ciò che l’ Europa crede di essere e ciò che vuole o può realizzare. Tuttavia, già solo le modalità di questo dibattito costituiscono un complesso oggetto di indagine preliminare.

Il rischio numero uno è quello della superficialità. Rischio che corre soprattutto chi ripete ossessivamente le Retoriche dell’ Idea di Europa con la conseguenza di non poter  coinvolgere in modo serio il popolo europeo. Solo il 38% degli italiani si definisce sia europeo che italiano, mentre la maggioranza assoluta, il 57%, si sente esclusivamente italiana. Il vero nodo critico riguarda la fiducia: solo un cittadino su due dichiara di fidarsi dell’Unione Europea ed il 60% ritiene che Bruxelles non riesca a rappresentare adeguatamente gli interessi dell’Italia.

Gli italiani, più che “anti-europei”, si collocano in  quella posizione  che a suo tempo aveva descritto il presidente Schulz del Parlamento  europeo: l’identità europea è solo razionale, e invece quella nazionale è anche emotiva. Situazione  rispecchiata brillantemente dal fatto che i maggiori partiti siano oramai dovunque quelli micro-nazionalisti. La maggioranza, il 56%, si definisce infatti “europeista molto critico”, mentre gli europeisti convinti rappresentano una minoranza pari al 16%. Sul fronte opposto, gli apertamente contrari all’Unione si attestano al 17%. Ne emerge un atteggiamento diffuso di adesione condizionata: l’Europa non viene rifiutata, ma è sottoposta a una valutazione costante, legata ai risultati concreti che però, negli ultimi anni, non sono molto evidenti.

I responsabili di tutto ciò sono le classi dirigenti dell’ Europa: europea e nazionali (del resto sono le stesse, ed intercomunicanti), che avevano scelto palesemente il Funzionalismo, con i suoi corollari  del mondialismo, del micro-nazionalismo, della tecnocrazia, dell’ occidentalismo, del razionalismo, dell’ economicismo, invece di abbracciare il programma di un’ Europa Politica (foss’ essa federalistica, come per Coudenhove-Kalergi e Spinelli,  o imperiale, come per Drieu La Rochelle e Thiriart).   

A causa di questa loro impostazione culturale, essi non riescono, anche quando lo vogliono, neppure ad immaginare una “Missione dell’ Europa nel Mondo” che sia diversa dal continuare a portare acqua, anche senza parere, al “Progetto Incompiuto della Modernità” realizzato dalla tecnocrazia dei GAFAM americani. Ne consegue anche che, in assenza di un qualsivoglia progetto, non riescono a suscitare alcun entusiasmo. Cosa che è stata messa in evidenza dalla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, finita, come ha dovuto riconoscere lo stresso Mattarella, “in modo grigio”.

Ma, come si vedrà, questa conseguenza è voluta dall’ “establishment”, perché un coinvolgimento emotivi cittadini nella costruzione europea rischierebbe di generare un “orgoglio europeo”, che potrebbe far concorrenza all’eccezionalismo americano.

4. “Berlino 2045”

Su “La Stampa” del 23 dicembre, Gabriele Segre ha compiuto lo sforzo meritorio di ipotizzare 3 possibili scenari per l’ Europa del 2045:

-Comando unificato franco-tedesco, e Ucraina nell’Alleanza Atlantica;

-Germania alleata della Cina, Francia e polonia dell’America: l’Ucraina è divisa in tre;

-Federazione europea; Presidente eletto a suffragio universale

Tutto ciò è basato però sul presupposto che continui la “messa sotto tutela” dell’ Europa che dura da almeno da 80 anni”Guai a varcare la soglia dell’ unione politica: quella genera volontà autonome, accende immaginazioni, mette grilli per la testa  – magari persino sogni di Grandeur continentale.”Nessuno a Washington, Mosca o Pechino può escludere che un continente veramente unito sviluppi ambizioni proprie, chiuda mercati stringa alleanze scomode, costruisca capacità militari autonome.Ed è proprio quest’incertezza  a spingerli tutti ad agire in anticipo, limitando le nostre capacità oggi per evitare sorprese domani”.

Non avremmo dovuto aspettare 80 anni per accorgercene. Nietzsche aveva profetizzato “un’Europa una e signora del mondo”; Trockij aveva previsto che l’ America avrebbe “contingentato” il capitalismo europeo. De Gaulle voleva l’ Europa dall’ Atlantico agli Urali e Gorbaciov la Casa Comune Europea. Nessuno di costoro pensava, come scrive Segre, che “l’innocenza strategica dell’ Europa” fosse un privilegio, né che ci abbia permesso di “costruire prosperità”, visto che altri (per esempio la Cina) sono riusciti, senza l’occupazione militare straniera,  a fare di meglio senza rinunziare all’ indipendenza.

Non siamo d’accordo sul fatto che USA, Russia e Cina abbiano, nei confronti dell’Europa, lo stesso atteggiamento “predatorio”.

  • Mentre gli USA , creati dalla “Dissidence of Dissent”(Huntington), sono animati dal ”ressentissement” verso la vecchia Europa dell’aristocrazia (vedi il Testamemto di Giorgio Washington) e dalla volontà di sostituirla, la Cina considera da sempre l’ Europa quale la sua controparte naturale speculare: “Qin” e “Da Qin”, come testimoniati da Marco Polo e Matteo Ricci. Come tale, essa  è convinta di avere tutto da guadagnare da un’alleanza con l’Europa, per riportare il mondo all’ antica grandezza, contro l’arroganza dei “nouveaux riches” occidentali ( 红发恶魔 (hóng fà èmó “Demoni dai capelli rossi”. )

Quanto alla Russia, essa è parte integrante dell’ Europa.  Alessandro  I°, dopo avere licenziato alle stampe la versione russa della Santa Alleanza, dove si qualificava l’Europa come “Nazione Cristiana”, si era autoproclamato “Imperatore degli Europei”.Sotto il suo regno il “nostro” De Maistre aveva iniziato in Russia la scrittura de “Les Soirées de Saint-Petersbourg”(poi pubblicato postumo). Gorbacev aveva proposto una Confederazione fra Comunità Europee e Comunità di Stati Indipendenti, e Putin, scrivendo su “La Stampa” di Torino il 25 marzo 2007, 50°anniversario dei Trattati di Roma,  auto-definendosi”in quanto Pietroburghese, europeo a pieno titolo”, aveva qualificato l’ Unione Europea come “la più grande costruzione politica del XX° Secolo.”Leibniz aveva già ipotizzato, ai suoi tempi,  una grande alleanza fra l’ Europa, l’Impero Cinese e quello zarista, e Voltaire, mntre rigettava l’idea di una federazione europea volta alla Pace Perpetua (propugnata nell’ opera di Saint-Pierre sottopostagli da Rousseau), aveva additato come modello per l’ Europa l’impero cinese (“Rescrit de l’ Empereur de la Chine”).

Negli ultimi 40 anni, gli Stati Uniti sono riusciti a bloccare sul nascere questa grande alleanza eurasiatica, sul punto di realizzarsi nel nome della rinascita delle antiche culture. Oggi, sfruttando il fatto che noi abbiamo tagliato i ponti con Russia e Cina, gli Americani stanno cercando addirittura di annettersi la Groenlandia  col pretesto della sicurezza nazionale statunitense , che, a loro dire, coinciderebbe con quella del mondo. Altro che “isolazionismo”! Siamo di nuovo alla pretesa di costruire un’ “America-Mondo”(Valladao), in cui l’America è l’ Herrenvolk, e “il Mondo” (compresa l’ Europa)  è una colonia.

4.L’annessione della Groenlandia

Ieri,  Trump ha nominato Jeff Landry, governatore della Louisiana , “inviato speciale in Groenlandia“. L’obiettivo è “promuovere con forza gli interessi” di Washington in quel Paese,“per la sicurezza e sopravvivenza dei nostri alleati, di fatto, del mondo”. Landry, prosegue Trump, “comprende quanto sia essenziale la Groenlandia per la nostra sicurezza nazionale“. Landry ha risposto con un tweet su X ringraziando Trump: “Un onore servirti in questa posizione da volontario per rendere la Groenlandia parte degli Usa“. Quindi, una missione da vero e proprio proconsole imperiale.

La mossa di Trump ha provocato la reazione del presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e di quello del Consiglio europeo Antonio Costa: “La sicurezza dell’Artico rimane una priorità fondamentale per l’Ue, nell’ambito della quale intendiamo collaborare con alleati e partner. L’integrità territoriale e la sovranità sono principi fondamentali del diritto internazionale. Tali principi sono essenziali non solo per l’Ue, ma anche per le nazioni di tutto il mondo. Siamo pienamente solidali con la Danimarca e il popolo della Groenlandia”.Mache faranno tutti costoro quando gli USA invieranno le proprie truppe? Invocheranno l’articolo 5 del Trattato NATO? Schiereranno gli F-35 e i missili Patriot, oppure gli Eurofighter?Putin ha appena affermato che intende mettere nero su bianco che non intende attaccare la UE e la NATO, nello stesso giorno in cui Trump ha incaricato il proprio funzionario di annettere la Groenlandia, anche con la forza. E’ logico che tutte le strategie NATO prevedano solo una guerra con la Russia e non anche quella con gli Stati Uniti?E il poplo europeo, come reagirà

In questo scenario, una nuova Conferenza sul Futuro dell’ Europa è una necessità esistenziale, ben più drammatica di quella che aveva spinto alla prima Conferenza. Essa assume di per sé un valore rivoluzionario nei confronti della pretesa americana di spogliare e di fagocitare l’ Europa.

Purtroppo, oggi è ben difficile riunire personaggi pubblici interessati all’ Europa,  capaci di affrontare il tema e liberi di farlo. Le vicende della libertà di espressione, nei rapporti con gli USA e Israele e interne alla cultura di destra, convergono sul fatto che viviamo in un mondo di repressione, ricatti, risentimento, terrorismo e falsità di tutti contro tutti. Chi in Europa censura i media per permettere la sopravvivenza soltanto delle ideologie “woke”,“cancel” e “gender”, chi (lo Stato americano)sanziona personaggi pubblici come Baud (ex ufficiale svizzero), Albanese (funzionaria ONU), o Breton (ex commissario UE) per la loro ostilità ai GAFAM o al Sionismo, chi, come gl’Inglesi, gli Estoni o i Moldavi,  incarcera  i propri politici filorussi, chi, come il Polo del Novecento e i Salesiani, nega le sale ai convegni antimilitaristi.

Alla fine, chi si potrebbe invitare a partecipare a questa futura conferenza, e chi avrebbe il coraggio di parteciparvi; chi di dire ciò che pensa veramente? Per questo, stiamo lavorando a un social network che anticipi la fase del vero e proprio dibattito,  per creare un caso di studio per calibrare preliminarmente le possibilità concrete dell’operazione.