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IL NUOVO ORDINE MONDIALE SECONDO “MAGA”:

L’ultimo passo prima della “Singularity”

Il termine“Novus ordo Seclorum” , che compare sulla banconota da un  dollaro, ha già dietro di sé una lunga storia nelle culture “occidentali”.Deriva dalla 4° Ecloga di Virgilio che annunzia il ritorno alla nuova Età dell’ Oro grazie al governo di Augusto. “Ordo Seclorum” è, a sua volta, la traduzione libera di “Aiòn” (“Era”, e corrisponde al sanscrito “Kalpa”,espressione che compare già nei Veda).E’ una tipica idea millenaristica, particolarmente cara allo zoroastrismo, e ripresa nell’apocalittica ebraica, cristiana e islamica, oltre che dalla Massoneria.

Dopo ogni “Kalpa” si verifica una grande deflagrazione, e incomincia il Kalpa successivo. Ma, nella visione zoroastriana, e poi ebraica e cristiana, non vi è l’Eterno Ritorno, e, per questo, dopo l’Apocalisse, regnerà la Pace Perpetua.

Nel 532, era stato stipulato fra Giustiniano e i Sassanidi un trattato “di Pace Perpetua”(“Pax Aeterna”), di durata indefinita, che pose fine alla Guerra iberica, le cui trattative iniziarono sotto Kavad I, sovrano citato nelle profezie zoroastriane e che favorì la setta chiliastica dei Mazdakisti. Il trattato inaugurò un periodo di relazioni relativamente cordiali fra i due imperi, che durò fino al 540, quando ripresero le ostilità per la guerra lazica.Giustiniano avrebbe pagato 110 centenaria (circa 11.000 libbre di oro), apparentemente come un contributo alla difesa del Caucaso contro i barbari, e le truppe del dux Mesopotamiae si sarebbero ritirate dalla fortezza di Dara alla città di Costantina. I due sovrani si riconoscevano come  di  pari grado, e si promettevano assistenza reciproca. Durante quel periodo, tuttavia, Giustiniano concentrò le sue energia e risorse nelle guerre di riconquista contro i Vandali e in Italia contro i Goti, trascurando le difese orientali. Ciò costituì un’ottima occasione per Cosroe, figlio di Kavad, che riprese le ostilità contro Bisanzio con la guerra lazica.

E’ singolare come i conflitti e le paci di oggi fra l’Iran e l’Occidente ripercorrano quasi pedissequamente quelli fra i Sassanidi e i Bizantini di più di 1500 anni fa.

1.”Woke” contro “MAGA”

Gli Stati Uniti (per Chesterton, “una nazione con l’anima di una chiesa”), nascono, seguendo suggestioni di Cristoforo Colombo, di Antonio Vieira, di Winthrop e dell’ Arcivescovo Berkeley, come una nazione apocalittica, destinata a realizzare le profezie della Bibbia (cfr. il libro “De Prophetiis” di Colombo).Fra queste, la “Pace Perpetua” (“Pax Aeterna” “Ewiger Landfrid”), slogan costante degli Imperatori romani e romano-germanici.

Secondo l’interpretazione progressistica, ripresa per ultimo dal movimento “woke”, lo sbocco naturale di quel messianesimo sarebbe la realizzazione terrena delle promesse evangeliche, e, quindi, la trasposizione sulla terra del “Regno dei Cieli” citato nel Discorso della Montagna. Ne consegue che l’attuale (effimera) maggioranza degli Americani, secondo la tradizione occidentale, sarebbe delegittimata nel suo attuale ruolo di guida politica del mondo, perché la sua posizione geopolitica e sociale è la conseguenza di una conquista violenta e della schiavitù degli afro-americani, di cui i “bianchi” dovrebbero “chiedere scusa”(la “Provincializzazione dell’ Europa” di Chaktavarti).

Invece, secondo il suprematismo bianco, a cui il movimento MAGA si ispira, lo sbocco autentico del messianesimo americano è costituito dalla supremazia dellaciviltà occidentale”, che si suppone corrispondere grosso modo alla “razza bianca” americana, vale a dire i discendenti degli immigrati dall’ Europa, ai quali Trump, Vance e Rubio si vantano di appartenere. I suprematisti bianchi rivendicano la superiorità della civiltà europea, che essi si pensano di incarnare, in modo indipendente dalla sua maggiore o minore moralità, ma basandosi soprattutto sulla sua capacità di espansione negli ultimi 5 secoli, cioè quella “conquista della patria” che è la ragion d’essere stessa degli Stati Uniti, prodotto estremo, con Israele, del colonialismo europeo, e degli altri Paesi dell’Anglosfera. Superiorità che ha una radice religiosa, ma che, con la secolarizzazione, tende  a divenire un concetto di civiltà: il “Cristianismo” (cfr. “L’etica protestante e la nascita del capitalismo” di Max Weber).

Secondo il movimento MAGA, l’Europa attuale starebbe “tradendo” l’Occidente perché accetterebbe, dalla cultura “woke”, un senso di inferiorità rispetto alle altre culture del mondo, che sarebbero state ingiustamente oppresse dagli Occidentali negli ultimi 500 anni di colonialismo. Una “guerra culturale” che sottintende l’attuale lotta per il potere in America, e, di riflesso, nel mondo.

Anche l’Europa è stata da sempre contesa fra l’Occidente “protestante”, il Mediterraneo “cattolico”, l’Est “ortodosso” , il Sud mussulmano e il Nord pagano; questa divisione è tutt’altro che sopita con le rivendicazioni “progressiste” delle Chiese del Nord, con la pretesa di primato da parte di Roma, con la teoria ortodossa della “Terza Roma”, con il progetto islamico della conversione di “Rum” e con la resistenza Inuit e danese al progetto trumpiano di annessione della Groenlandia. Per il “man of the street” americano, la maggior parte degli Europei (come gli Spagnoli, i Siciliani, i Greci, i Turchi, gli Ebrei sefarditi) sarebbero addirittura “non-White”, e questo costituisce il maggiore motivo di avversione nei confronti degli Europei stessi.

E’ perciò fondamentale il passaggio del discorso di Rubio in cui si afferma che gli Europei dovrebbero abbandonare l’idea della pari dignità delle culture (che era stata già di Montaigne, di Pascal, di Matteo Ricci, di Simone Weil, ma anche di Evola, di Pound e di Panikkar), e smettere di “chiedere scusa” alle altre culture. Problema drammatico in USA, dove i “non-whites” stanno divenendo più numerosi dei “white”, e perciò mettono in discussione la struttura stessa del Paese (per esempio, secondo Alfonso Valladão, per il quale esso potrebbe mantenere il suo ruolo centrale nel mondo anche sotto la guida dell’etnia “latina” -a cui appartengono tanto Valladao, quanto Rubio e Ocasio-Cortes- ). Se si considerano anche gl’immigrati clandestini, i “whites” sono ora il 56,3% – 57,5% del totale nazionale, con la restante quota (non-whites), di circa il 43%: è per questo che bisogna “deportarli” fuori degli USA. Una lotta mortale fra due etnie sullo stesso territorio, come in Israele, e, parzialmente, in India, che potrà cambiare profondamente gli scenari mondiali.

Questa situazione è rivelatrice di  un “errore di progettazione” originario dei Padri Fondatori, che, dalle dimensioni di Washington DC (progettata sotto la supervisione di Giorgio Washington) risulterebbero avere avuto in mente una nazione di ben 500 milioni di abitanti, tutti anglo-sassoni e protestanti. Previsioni basate sul tasso di natalità delle Isole Britanniche, che, a quell’ epoca, era elevatissimo, ma poi si è ridotto nel tempo. Per questo, l’idea originale di una “Casa sulla Collina” puritana e anglosassone, non si è potuta realizzare, e si è accresciuto invece progressivamente il peso delle altre etnie, inquinando” l’originaria purezza teologica. Questo, come già prevedeva Tocqueville, costituisce vero il tallone di Achille degli USA.

In Europa non vi è, invece,  tanto un problema di “sostituzione etnica”, quanto una questione di riscrittura della storia culturale, che, indipendentemente dall’ immigrazione,  dovrebbe tener conto delle radici Medio Oriente (p.es.,l’ “Atena Nera” di Bernal ), dei Popoli delle Steppe (“L’Eredità di Chinggis Khan” di Trubeckoj), delle tradizioni “cetuali” (“L’Ancienne Constitution Européene” di Tocqueville), e della cultura “alta” al di là  di “destra” e “sinistra”(Leibniz, Voltaire, De Maistre, Max Weber, Nietzsche, Guénon, Heidegger, Heisenberg, Feyerabend, De Finetti, St-Exupéry, Weil, Drieu la Rochelle).

Il cosiddetto “Piano Kalergi”, tanto temuto dall’ estrema destra, a cominciare da Hitler, non era affatto un “piano”, bensì una costatazione di fatto: il colonialismo avrebbe portato all’ ibridazione dei popoli europei e africani, mentre invece l’evoluzione del capitalismo e la socialdemocrazia a quella fra aristocrazie di origine germanica, “Hofjuden” e nomenklatura sovietica, ricreando così una nuova distinzione di casta e di razza, sul modello indiano. Anche per questo Hitler aveva denominato Coudenhove-Kalergi, primo grande federalista europeo, lo “Erz-Bastard”.

L’ossessione per la sostituzione etnica è una delle tante dimostrazioni del fatto che l’ Europa e l’ America sono sostanzialmente diverse, e ogni tentativo di organizzare l’Europa secondo modelli americani è una forzatura, che mortifica le potenzialità degli Europei, dividendoli secondo linee di conflitto altrui, da noi non applicabili. Se ci dividiamo e combattiamo sulla “remigrazione”, facciamo semplicemente un favore agli USA. Gli unici a “snaturare” l’Europa sono i soldati americani di stanza qui, sicché, con una vera “federazione europea”, saranno loro a dover “remigrare”.

In ogni caso, chi ha realizzato una vera sostituzione etnica sono proprio gli Americani e gli Israeliani. E’assurdo che proprio loro ci vogliano imporre ideologie politiche che paventano questo pericolo. Anche perché da noi, contrariamente all’ America, l’Islam è una delle componenti storiche e culturali fondamentali (da al-Andalus, alla Sicilia, all’Impero Ottomano, all’ Ucraina, alle repubbliche caucasiche e uraliche).

2.Che cosa vuole MAGA dal resto del mondo?

Secondo il movimento “MAGA” i suoi caudatari europei,  l’”Occidente” dovrebbe, a dispetto delle previsioni di Spengler, di Toynbee, di Jacques e di Todd,  mantenere ancora il proprio ruolo egemone nel mondo, e ciò richiederebbe, tra l’altro, che l’Europa resti nell’orbita americana, ma non a modo suo, bensì seguendo pedissequamente i desiderata di Washington, in modo da accrescere il peso specifico degli USA nel mondo. Secondo Trump, Vance e Rubio, l’Europa dev’essere forte e combattiva per supportare gli Stati Uniti nei suoi scontri e incontri con le altre superpotenze: Cina e Russia. Non sono invece ammesse incertezze ideologiche, né la “Politica dei due Forni” cara alla Ia e alla IIa Repubblica.

Per conseguire questo risultato, l’Amministrazione Americana ha perfino mobilitato le proprie Forze Armate contro il “Nemico Interno” (immigrati e sinistra), con l’obiettivo della “Remigrazione”, cioè di espellere dagli States il maggior numero di “non-whites”, per compensare l’effetto della maggiore natalità di questi ultimi. Per questo motivo, un ruolo centrale è stato affidato all’ ICE (la polizia di frontiera), una milizia volontaria sottoposta direttamente al Presidente, che si sforza di  “deportare”, e comunque tenere sotto controllo, i “non-whites”, con il pretesto che sarebbero immigrati illegali.

Il maggior controllo così ottenuto sugli Stati Uniti stessi e sugli alleati (la monarchia americana) dovrebbe permettere agli USA di  riconquistare, con una trattativa continua a tutti i livelli e in tutto il mondo (“the Art of the Deal”), un ruolo centrale nel mondo, perduto per effetto del crescente protagonismo, culturale, politico, diplomatico, militare ed economico, di Russia e Cina, assecondate, secondo Trump, dalle politiche liberali e liberiste.

Per fare ciò, Trump adotta senza discriminazione tutti i mezzi possibili, dalla persuasione, alla dialettica, agli artifizi commerciali, all’ ideologia, all’influenza, al ricatto, alla corruzione, alle minacce, alla guerra, ai rapimenti…(la “Guerra Senza Limiti”).

Di quella riconquista fanno parte innanzitutto la difesa senza quartiere dei GAFAM e delle loro piattaforme, che, attraverso i social, già controllano tutto l’occidente; poi, i dazi e le sanzioni, che offrono continui pretesti per immischiarsi nelle politiche interne di tutti i Paesi; gli attacchi militari e gli embargoes, che permettono senza costi eccessivi di realizzare “regime changes”, come avvenuto in Siria e in Venezuela, nonché, infine, il “divide et impera” fra tutte le alleanze e coalizioni del mondo diverse dagli USA (e, in primis, nell’ Unione Europea).

A termine, Trump aspira semplicemente a fondare, come profetizzavano Fukuyama e Valladão, un impero mondiale, di cui egli sarebbe il leader assoluto a vita, come lo è già ora nel “Board of Peace”. In questo  modo, egli potrebbe acquisire uno status sostanziale corrispondente a quelli di Xi e di Putin, e, grazie alla forza residua degli USA (e soprattutto ai GAFAM), perfino imporre a Russia e Cina una forma di compromesso che salvaguardi il proprio ruolo di leader mondiale, sul modello del Serse quale messo in scena da Erodoto.

3.Il nuovo impero

In effetti, Trump sta forgiando tutti gli elementi tipici di un impero mondiale, quale sognato dai suoi lontani predecessori, come, appunto,  Serse, e, poi, gl’imperatori cinesi e i primi Califfi, i “Rashidun”, ma mai realizzato pienamente da nessuno:

culto della personalità, di cui il ruolo di pacificatore risulta un elemento centrale;

una propria organizzazione internazionale di cui egli è il leader a vita, alternativo e in concorrenza (come il Komintern)con le Nazioni Unite, ormai dominate dalla Cina, di cui per altro condivide l’obiettivo: la pace mondiale, che però, contrariamente all’ ONU, intende conseguire con la forza (“Peace Through Force”), che è la versione moderna del romano “Parcere Victis et Debellare Superbos”;

una sua propria dinastia, attraverso Jovanka e Kutschner, e propri feudi privati (come Gaza);

-propri pretoriani (l’”ICE”)

-l’erezione di gigantesche statue dorate, come quella che campeggia nel videoclip su Gaza, la quale  costituisce una riedizione senza ambiguità del “Colossus” con l’ effigie di Nerone, che campeggiava a suo tempo dinanzi al Colosseo.

La novità è costituita dall’ Intelligenza Artificiale, sulla quale l’Amministrazione rifiuta ogni forma di regolamentazione, in modo da utilizzarla liberamente per qualsiasi obiettivo civile o miloitare.

Non per nulla, tanto Musk quanto Bannon idealizzano la figura dei “Gladiatori”, che fantasticano di addestrare nell’abbazia di Trisulti per conquistare l’ Europa.

4. L’ossessione per la pace

Alla luce di quanto precede, l’ossessione di Trump per la pace, che aveva raggiunto l’apogeo nella sua richiesta di ottenere il Premio Nobel, è tutt’altro che l’eccentricità di un narcisista, bensì costituisce un tassello importante nella costruzione del nuovo impero, che, come quelli antichi, fa avanzare le proprie legioni sotto il pretesto della Pace. Esso corrisponderebbe  a uno dei tanti titoli repubblicani riconosciuti ad Augusto, dalla cui somma nacque il concetto di “Princeps”. Se, infatti, l’Imperatore è il “Sotér” (il  “Shaoshant”, il “Messia” come il Dario della Bibbia), in quanto realizza la “Pax Aeterna”, la sua funzione provvidenziale risulterebbe dimostrata dai fatti stessi (la realizzazione di una pace che sembrava impossibile). Di qui l’argomento dei trumpiani: “se non accettate il Board of Peace significa che la pace non vi interessa veramente”, il che si tradotto tra l’altro nell’ affermazione di Tajani che partecipare al “Board of Peace” sarebbe, per l’Italia un imperativo politico discendente dall’ art. 11 della Costituzione.

Il conseguimento della pace in Palestina attraverso la trasformazione di Gaza, da un problema geopolitico a un progetto immobiliare e turistico, dimostrerebbe anche che il capitalismo costituisce la soluzione dei problemi mondiali, in quanto capace di trasmutare la natura umana, da quella di un essere desiderante con un’identità e un’etica, in un puro portafoglio ambulante, facile da condizionare con la subordinazione economica. In questo contesto, l’immobiliarista Trump, degno successore dell’immobiliarista Washington, costituirebbe il modello per l’umanità americanizzata.

Ancor di più, la fondazione di una città-stato governata da una società di capitali, come in sostanza è il Board of Peace, realizzerebbe anche il sogno di Larry Page, Curtis Yarvin, Fareed Zakaria e Parag Khanna, che vedrebbero il mondo futuro governato da città-Stato di proprietà di grandi Corporations, come a suo tempo la Lega Anseatica, o da dinastie come gli Stati del Golfo e le monarchie della Malaysia. Inoltre, queste città-Stato artificiali dedite essenzialmente al turismo, sul modello di Singapore e degli Emirati, rispecchierebbero il sogno post-moderno di una società dell’”entertainment” basata sull’ intelligenza artificiale e sulla robotica. Si noti che Trump, Vance, Musk, Thiel e Karp sono tutti a mezza strada fra imprenditoria  dei servizi e politica. Con ciò, il cerchio si chiuderebbe intorno al “Tecno-fascismo”  al governo del nuovo impero occidentale.

5.Il ruolo dell’ Europa

L’intervento di Rubio traccia una storia dell’ “Occidente” che parte dalla scoperta dell’America e giunge fino ad oggi,e dove il “climax” è costituito dal 1945, massima espansione territoriale dell’ Occidente, per poi passare  subito dopo alla decadenza dovuta alla decolonizzazione, che ha portato a un “restringimento” del dominio occidentale (pensiamo alla Cina, alla Corea, all’India, poi al mondo arabo e africano).

E’ ovvio che situare il punto di declino dell’Occidente al termine della IIa Guerra Mondiale, cioè all’avvento dell’ egemonia americana  (anche se corretto).è altamente controcorrente. Questo “restringimento” è stato soprattutto l’effetto del passaggio dal “colonialismo” europeo, basato sulla “dittatura diretta” dei Paesi dominanti, all’“impero nascosto” americano, basato sul  “soft power” e sulle organizzazioni internazionali, che evidentemente i MAGA non apprezzano. Si noti che l’ONU e quasi tutte le organizzazioni internazionali del II° Dopoguerra sono negli USA e  sono state create sotto la spinta di Eleanor Roosevelt; questo attacco è innanzitutto un rinnegamento delle politiche passate degli USA, incapaci di garantire a questi un’egemonia permanente (come avrebbe voluto “The New American Century” neocon).

Dal punto di vista MAGA, il “soft power” americano postbellico è stato, visto “a posteriori”, un’esperienza perdente, perché ha permesso ai “non-whites”, a livello mondiale, di ri-acquisire una legittimità storica, rinvigorendosi   e saldandosi con la Cina, e, in America, di rafforzarsi, creando, nei “campus”,  la “cultura Woke”. In particolare, il comitato NATO-Russia e il WTO con la Cina sarebbero stati, sempre  dal punto di vista dell’ Occidente, due fallimenti storici, perché l’introduzione in quelle due economie di elementi capitalistici, lungi dal diminuire, come sperato dall’ America, la forza complessiva di quei due Stati (rendendoli così succubi degli USA), l’ha accresciuta, permettendo ad essi una rivincita rispetto agli Stati Uniti, e aprendo così la strada a un mondo multipolare.

Quindi, l’America non vuole più nessuna “Fine della Storia”(Fukuyama), bensì uno “Scontro di Civiltà”(Huntington).

Oggi, 124 Stati membri delle Nazioni Unite sono schierati con la Cina, e perciò Trump, che mira a un confronto totale con quest’ultima, ritiene di dover “svuotare”  l’ONU, creando un’organizzazione, come il “Board”, composto da soli Stati filo-americani, che riesca ad imporre compromessi favorevoli agli USA sui principali scacchieri del mondo, sul modello dei mai realizzati TTIP e TIPP dei tempi di Obama. Avendo constatato che quelle due alleanze non potevano costituire un’ “Alleanza delle Democrazie”, per il rifiuto di molti Stati occidentali,  Trump ha deciso che, per i suoi fini, può andare bene anche un’”Alleanza delle Autocrazie”, purchè a lui sia riconosciuto un incarico a vita e un potere assoluto, e purché il conto di tutto possa essere addebitato all’ Europa. Egli è addirittura confidente (non si capisce perché) che, alla lunga, tutti vi aderiranno. Il ruolo dell’Europa dovrebbe essere evidentemente quello che avevano, nell’ Impero Romano, gli “auxilia”, dei vassalli come i Franchi, i Burgundi, i Visigoti, il Regnum Bospori, o i regni di Giudea, di Palmyra,  Emesa e dei Nabatei, che pagavano un tributo e fornivano truppe ausiliarie.Che la sostanza sia quella di un tributo è dimostrato dall’ applicazione che l’Amministrazione americana sta dando del “burden sharing” per la difesa dell’ Europa, dove si oppone per- fino alla modesta pretesa che, se spesa ci dev’essere per rendere “autonoma” la difesa europea, allora questa spesa vada fatta prioritariamente in Europa (“Buy European”):

“The United States strongly opposes any changes to the Directive that would limit U.S. industry’s ability to support or otherwise participate in EU member state national defense procurements,”

“Protectionist and exclusionary policies that strong-arm American companies out of the market — when Europe’s largest defense firms continue to greatly benefit from market access in the United States — are the wrong course of action,”

E’ significativo anche il caso della ditta americana Anthropic, controllata  dai fratelli italiani Amodei. Il Dipartimento della Difesa Usa chiede accesso illimitato ai modelli IA di Anthropic “per ogni scopo legale”, incluse le operazioni belliche Il contratto che lega il dipartimento della difesa americano ad Anthropic vale 200 milioni di dollari (169 milioni di euro), ma Anthropic si appella alla necessità di mantenere salvaguardie etiche.

 Il Department of War vuole totale libertà di azione nell’uso dei modelli IA, vuole quindi che vengano tolte le restrizioni etiche e di sicurezza che tutte le aziende, Anthropic inclusa, impongono agli utenti. Nello specifico, il Pentagono intende usare i modelli IA per perseguire quelli che definisce “tutti gli scopi leciti” secondo le leggi americane. Questo include la raccolta delle informazioni (intelligence), lo sviluppo di armamenti e il supporto alle operazioni militariIl Pentagono teme che i blocchi imposti dagli sviluppatori di prodotti IA possano intralciare le operazioni militari più critiche.In altri termini, il Pentagono vuole che le IA diventino strumenti che non obiettino agli ordini impartiti dagli alti gradi militari facendo leva su principi etici o ideologici.

I molti che in Europa approvano le politiche di Trump pensano che gli Europei possano sopravvivere anche sotto questa forma più dura  di protettorato nello stesso modo in cui erano sopravvissuti agli ultimi 80 anni a quello più soft, grazie soprattutto alla diminuzione della natalità,  che ha un effetto compensatore rispetto alla diminuzione reale del PIL indotta dai tributi all’ America, mantenendo costante il PIL pro capite.

Purtroppo, le nazioni “non vivono di solo pane”, e anche le umiliazioni simboliche o ideali hanno un peso determinante, come sta rivelando, per esempio, l’atteggiamento vaticano.

6. Il Vaticano censura il “Board of Peace”

Il Cardinale Parolin ha affermato che “Il Vaticano non parteciperà al board of peace”, spiegando che  esso ha una “particolare natura che non è quella degli altri Stati”.

Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Ci sono punti che lasciano un po’ perplessi – ha osservato Parolin -, punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni“. ” per noi ci sono criticità che dovrebbero essere risolte. La preoccupazione è quella che a livello internazionale sia l’Onu a gestire queste situazioni di crisi”.

In effetti, mentre a suo tempo i tentativi di degli Asburgo di fare, dell’ Imperatore germanico, un arbitro super partes a livello mondiale,  erano falliti(come rilevava per esempio con disappunto nel ‘700 il mercante portoghese Bandeiras), di fatto l’unica autorità che, nella Storia,  sia stata arbitra fra le grandi potenze è  il Sommo pontefice, con azioni quali la Magna Charta (riscritta su mandato pontificio dal Cardinale Guala), e la bolla Inter Caetera e il  Trattato di Tordesillas, che avevano segnato il confine fra le colonie spagnole e quelle portoghesi.

Anche oggi la Santa Sede è in una buona posizione per operare in qualità di arbitro fra le Nazioni, anche quelle non cattoliche, grazie al gran numero di fedeli, alla potente organizzazione e ai buoni rapporti con le altre religioni (movimento ecumenico). Anche per questo, sopporta male che Trump e l’intera Amministrazione americana si atteggino a leader anche spirituali, secondo l’idea che aveva Saint-Simon degli “industriali” come “potere spirituale”, e di cui  Trump e Vance tentano di appropriarsi.

7.La posizione del Movimento Europeo

Come noto, sono presenti, come osservatori, al “Board of Peace”, la Commissione (nella persona della Commissaria Šuica), la presidenza pro-tempore Cipro e l’Italia (nella persona del Ministro Tajani). Il Movimento Europeo in Italia ha emesso un comunicato di condanna della Commissione Europea e degli Stati membri, fra cui l’Italia, per avere avallato, almeno parzialmente l’iniziativa di Trump:

 “COMUNICATO STAMPA

Il Movimento Europeo Italia esprime la propria ferma e convinta disapprovazione per la decisione della Commissione europea e di alcuni Stati membri – tra cui l’Italia – di aderire come membri a pieno titolo o come osservatori al Board of Peace, un organismo posto sotto il controllo diretto del Presidente degli Stati Uniti e che pretende, di fatto, di sostituirsi al ruolo delle Nazioni Unite nella gestione dei conflitti internazionali. In questo spirito il Movimento Europeo condivide la posizione espressa dal Segretario di Stato, il Cardinale Parolin, secondo cui queste situazioni di crisi devono essere della responsabilità delle Nazioni Unite sottolineando le perplessità della Santa Sede sulla partecipazione dell’Italia come osservatore.

Il Board of Peace è un organismo a pagamento, nel quale la logica degli interessi economici prevale sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla ricerca di una pace giusta. La sua riunione avviene mentre continuano le morti a Gaza e mentre Israele ha avviato la campagna per l’occupazione della zona C della Cisgiordania. Il New York Times, in un articolo di Thomas Friedman, ha riportato la denuncia pubblicata su Haaretz dall’ex Primo Ministro Ehud Olmert riguardo alle devastazioni, alle minacce e alle uccisioni perpetrate da gruppi di coloni israeliani nella West Bank, con l’obiettivo di costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre e le proprie case.

Il nodo costituzionale: l’articolo 11

Il Movimento Europeo richiama con forza l’attenzione sul fatto che la partecipazione dell’Italia al Board of Peace, per di più in una non meglio definita veste di “osservatore”, aggira surrettiziamente quanto previsto dall’articolo 11 della Costituzione. L’articolo 11 stabilisce che l’Italia ripudia la guerra e consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie per la costruzione di un ordinamento internazionale che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni. Ciò significa che l’Italia può aderire solo a organismi internazionali fondati sul multilateralismo, sull’uguaglianza tra gli Stati e sul rispetto del diritto internazionale. Il Board of Peace, per struttura e finalità, non risponde assolutamente a questi requisiti.

Un passo in contrasto con i principi fondativi dell’Unione europea

Il Movimento Europeo condanna inoltre la decisione della Commissione europea di partecipare a un organismo che contraddice apertamente il principio del multilateralismo, sul quale l’Unione europea è nata e che è consacrato nei Trattati e nella Carta dei Diritti Fondamentali. L’adesione a strutture parallele e non multilaterali indebolisce il ruolo dell’ONU e rischia di compromettere la credibilità internazionale dell’Europa come attore impegnato nella pace, nel diritto e nella cooperazione internazionale.

Appello alle istituzioni democratiche

Il Movimento Europeo esorta le istituzioni democratiche e parlamentari a condannare la partecipazione della Commissione e degli Stati membri al Board of Peace e a riaffermare con chiarezza che la soluzione del conflitto israelo-palestinese deve tornare nell’alveo delle Nazioni Unite, unico organismo legittimato a garantire una pace giusta tra i due popoli, assicurare la ricostruzione e tutelare i diritti fondamentali.

Roma, 19 febbraio 2026”

8.Conclusioni

Ricordiamoci che anche le stesse Nazioni Unite, pure più accettabili perché più equilibrate, erano state, all’origine, una costruzione dell’ America vincitrice della IIa Guerra Mondiale per controllare il mondo insieme agli altri Paesi vincitori, rappresentati nel Consiglio di Sicurezza, sì che non si può neppure rimpiangere quell’ assetto.

Purtroppo, chi non approva i progetti di Trump  non riesce però a formulare progetti alternativi che non siano la pura conservazione, anche perché le lobby americane e israeliane riescono oggi più che mai a bloccare ogni sforzo in tal senso -in campo editoriale, accademico o politico-.

Di qui la crescita, nonostante varie forme di repressione, dei “Putin-Versteher”, coloro che non nascondono le loro simpatie per la Russia, perché, paradossalmente, una mano per controbattere l’egemonia americana potrebbe venire oggi soprattutto dalla Russia. Anche perché, tanto l’Europa quanto la Russia, sono troppo piccole per fare concorrenza agli USA e alla Cina, ma soprattutto per contrastare i GAFAM, sì che il vero “game changer” sarebbe l’unione delle due aree in un’unica potenza eurasiatica che realizzasse, nei confronti dei GAFAM, quel “crackdown” che la Cina ha realizzato nei confronti dei BATX cinesi.

Certo, un vero Nuovo Ordine Mondiale, comprensivo di una riforma radicale delle Nazioni Unite, potrebbe venire solo da un ampio dibattito internazionale. Però, nel frattempo, occorre bloccare il trend verso la dittatura mondiale dei GAFAM, alleati di Trump, facendo leva sulle forze che sono a oggi oggettivamente in campo.

LE IDENTITA’ CONTINENTALI :

SOLO ARGINE CONTRO

LA SINGULARITY TECNOLOGICA

In questi giorni, assistiamo alla riscoperta dell’Identità Europea (e di tutte le identità continentali) quale elemento essenziale per affrontare le sfide più attuali, dalla guerra in Ucraina all’Intelligenza Artificiale. Questa riscoperta non è immotivata, poiché le scelte che ci attendono sono così drammatiche, che potranno essere fatte solo in base ad una consapevolezza profonda delle identità che ci uniscono (e spesso ci dividono). Questo si ripercuote anche positivamente sulla campagna elettorale per le Elezioni Europee, nella quale finalmente fanno finalmente capolino le questioni identitarie.

Intanto, l’incitamento del Segretario Generale della NATO, Stoltenberg, agli Stati membri della NATO affinché autorizzino l’uso, contro il territorio russo, delle armi da essi messe a disposizione  dell’Ucraina,  ha messo in evidenza l’imbarazzo degli Europei circa la guerra in corso che -lo si voglia o no- è una guerra fra Europei, che, per origine e meccanica, potrebbe riprodursi un po’ dovunque nel nostro Continente (in Catalogna, Bosnia, Kossovo, Cipro, Kurdistan, Nagorno-Karabagh, Gagauzia, Moldova, Transnistria, Carpazi, Paesi Baltici..), tenendo conto che quasi tutti gli Stati che si pretendono “nazionali” in realtà comprendono una percentuale non indifferente di “popoli minoritari”. Ma, soprattutto, la guerra in corso è innanzitutto la terza guerra civile europea, e i discorsi fatti da molti sull’Identità Europea, se non riescono a frenarla, sono soltanto chiacchere in malafede.

L’Italia è particolarmente determinata nell’ opporsi a tale iniziativa, mentre l’Ungheria ha minacciato perfino di uscire dalla NATO. E’ chiara anche nei sondaggi l’insoddisfazione della maggior parte degli Europei per l’immotivato incancrenirsi, negli ultimi 30 anni, della frattura fra Europa Occidentale e Comunità di Stati Indipendenti, che potrebbe portare in qualunque momento a una guerra nucleare nel cuore dell’Europa, scatenata per esempio da un malfunzionamento dei sistemi elettronici di contrasto agli attacchi nucleari, quale quello verificatosi nel 1983 con il sistema sovietico “OKO”.

Perciò, il dibattito scatenato da quell’ affermazione di Stoltenberg ha richiamato anche la centralità dell’uso bellico dell’Intelligenza Artificiale. Infatti, il primo caso di uso di armi a lunga distanza denunziato dalla Russia riguarda proprio un impianto di avvistamento radar, che costituisce un elemento essenziale della difesa digitale. Accecare i sistemi di allerta elettronica dell’avversario è la prima possibile  causa di un’eventuale scoppio accidentale della guerra nucleare.  Eppure, gli Stati si ostinano a sostenere addirittura che “le armi autonome non esistono”.

Questa situazione, che, tra altro, può avere effetti immediati sulle Elezioni Europee (come è stato recentemente in Serbia e in Slovacchia) porterà, in caso di guerra generalizzata, ad ancor più drammatiche fratture all’ interno dell’Europa, che accelereranno la presa di controllo, sull’ intera società, delle macchine intelligenti. Infatti, “Le guerrier du futur est un robot.”, cfr. L.Alexandre, La guerre des intelligences à l’ère de ChatGTP”.Che costituisce il massimo dei pericoli, ancor prima di quello di una guerra nucleare.

Per questo motivo, è utile richiamare brevemente le ragioni degli attuali conflitti, e le questioni in base alle quali gli Europei sono chiamati pressantemente a schierarsi.

La Francia vuole ripetere l’avventura napoleonica?

1.La politica dei blocchi quale effetto della seconda globalizzazione

Le Guerre Mondiali erano state tali perchè fin da un secolo si era assistito a una forma di globalizzazione, vale a dire la costituzione d’imperi intercontinentali che si contendevano il primato sul mondo: americano, britannico, francese, russo, tedesco, giapponese, cinese, che avevano partecipato al conflitto coinvolgendo i loro sudditi extraeuropei, morti a decine di milioni per queste guerre fra Europei.

Dopo le Guerre Mondiali, gl’imperi giapponese, tedesco e francese si erano dileguati, mentre gli altri avevano assunto una natura ideologica (democrazia, comunismo, socialismo con caratteristiche cinesi). L’Europa era stata resa impotente dividendola fra Impero americano e Blocco Sovietico, e le culture “mainstream” erano state mobilitate per dare una base culturale credibile a quella realtà contronatura. Infatti, i due “blocchi” avevano le loro radici comuni nelle “Rivoluzioni Atlantiche” e condividevano il Mito del Progresso.

Nel 1989, l’establishment americano aveva preteso che la caduta del Muro di Berlino avesse rappresentato la “Fine della Storia” quale la intendevano Kant, Hegel, Marx e Kojève, sicché si sarebbe instaurato finalmente un solo Stato mondiale fondato sull’ etica puritana e sui GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft), e, governato da Washington e da New York (lo “One-Worldism” di Wilkie, o l’ “America-Mondo” di Valladao). In questo scenario, proliferarono i teorici del Post-Umanesimo, che miravano, e ancora mirano, all’utopia definita da Ray Kurzweil come “Singularity Tecnologica”, vale a dire la fusione dell’ uomo con la macchina, della macchina con la natura e dell’Universo con il nulla: l’Apocalisse tecnologica, altimo avatar di quelle religiose e rivoluzionarie.

Alla fine del ‘900, le resistenze esercitate dalla Serbia e dall’integralismo islamico contro l’allargamento al Vecchio Continente  dell’ “America-Mondo” avevano però costretto l’establishment a correggere il tiro, proclamando, con George Bush Jr.,  la “Giustizia senza limiti”, vale a dire l’applicazione pratica, con a guerra in Afghanistan,  dello “Scontro di Civiltà”, o dell’“Occidente contro Tutti”, come sintetizzato, nel libro “Scontro di Civiltà”, da Samuel Huntington. Vale a dire che l’allargamento dell’ America-Mondo non sarebbe più avvenuto in forma relativamente pacifica, bensì con uno sforzo coordinato, culturale e militare. A tale fine, il Parlamento Americano ha stanziato negli anni somme enormi (l’”Endowment for Democracy”) per realizzare, fuori della sfera d’influenza occidentale, le cosiddette “Rivoluzioni Colorate”, usando, quale strumento principe, i social networks, secondo un vero e proprio “manuale operativo” scritto da Gene Sharp, “From Dictatorship to Democracy”.

Rivoluzioni che furono effettivamente tentate, ma con scarso successo, in Serbia, Georgia, Siria, Iran, Egitto, Libia, Tibet, Hong Kong e, finalmente, in Ucraina, dove l’”Euromaidan” è sfociato, prima, in una guerra civile, poi, nell’ attuale guerra di attrito. Non per nulla, nel frattempo, i GAFAM espandevano a tutto il mondo la propria influenza con le grandi piattaforme e l’”Ideologia Californiana”, mentre le 16 agenzie di Intelligence avvolgevano il globo con una rete inestricabile di controlli digitali (Echelon e Prism). Le due reti, quella privata dei GAFAM e quella pubblica delle agenzie di intelligence, si sono praticamente fuse, grazie a una consolidata legislazione americana sul segreto epistolare, che è forzabile dall’ intelligence militare con procedure semplici e segrete.

Come sappiamo, questi tentativi di omogeneizzare il mondo con Internet, le Guerre Umanitarie e le Rivoluzioni Colorate si è per ora arenato, non tanto e non soltanto per la resistenza diretta dei Governi interessati, bensì anche e soprattutto perché il caos provocato dalle Rivoluzioni Colorate ha spesso prodotto effetti non voluti, come il nascere di nuovi regimi altrettanto, se non più, anti-americani dei precedenti.

Soprattutto, varie parti del mondo (come la Russia e la Turchia), sentendosi particolarmente esposte a queste pressioni (per esempio il colpo di Stato di Guelen), hanno modificato le loro precedenti politiche di dialogo, per rendere le loro società meno permeabili alle Guerre Umanitarie e alle Rivoluzioni Colorate, appoggiandosi, in ciò, alle loro tradizioni storiche -per lo più antiche tradizioni imperiali che le configurano quali centri egemoni di soggetti politici continentali più vasti (Cina, India, Islam),e in ciò adeguandosi  paradossalmente, con una forma di “rivalità mimetica”, al modello dell’ “Impero Nascosto” americano- .Questo sforzo  sembra avere sempre più successo, con la creazione dei BRICS, dei BAATX cinesi e della Via della Seta, con l’abbandono americano dell’ Afghanistan e con l’esito delle guerre in Cecenia, in Georgia, in Siria, in Libia e in Palestina.

Come ha scritto il 22 maggio Massimo Cacciari sulle pagine de “La Stampa”, “la vera questione: che l’ Occidente, oggi l’Occidente americano, non è più strutturalmente in grado di confrontarsi con gli altri Grandi Spazi sulla base di una propria volontà egemonica. Occorre saper ‘tramontare’ da tale volontà, non per sparire, ma, all’ opposto, per dar vita a un nuovo Nomos della Terra multipolare, policentrico”.

Sotto un altro punto di vista, proprio lo sviluppo tumultuoso dei GAFAM ha reso evidente che la storia sarà decisa da una “Guerra fra Intelligenze” (fra intelligenza naturale e artificiale, fra GAFAM e BAATX cinesi, cfr. Alexandre, La Guerre des Intelligences), che l’umanità potrà frenare solo organizzandosi in una Comunità Internazionale con progetti condivisi. Oggi, i due pilastri di tale comunità sono due grandi blocchi (l’Occidente a guida americana e l’Organizzazione di Shanghai),che “mettono a disposizione” le loro enormi risorse ciascuno a favore di uno dei contendenti della “Guerra fra Intelligenze”(La Singularity Tecnologica o il Socialismo con caratteristiche Cinesi). La “Guerra delle Intelligenze” tende così a sfociare nella Terza Guerra Mondiale, mentre il dialogo fra USA e Cina avviato dalle iniziative di Kissinger costituisce solo un pallido tentativo di pacificazione,  che non frena affatto la Terza Guerra Mondiale.

Quelle due superpotenze digitali non riescono infatti  neppur esse a rappresentare adeguatamente le istanze delle loro parti componenti, e quindi ad esprimere, nello sforzo per controllare l’IA, il meglio delle rispettive tradizioni. Nell’Occidente, si distinguono un’America che è totalmente soggetta alle scelte dei GAFAM, che costituiscono la sua forza nel mondo, e un’Europa Occidentale con tradizioni, interessi e comportamenti molto divaricati, ma che non riesce neanche a concepire un progetto autonomo. Fra i BRICS, si distinguono una Cina all’avanguardia mondiale nei campi economico e digitale, e con la propensione a limitare il peso delle sue multinazionali (il “Crackdown sui BAATX”), una Russia più arretrata tecnologicamente, e culturalmente vicina all’Europa, un’India avanzata digitalmente ma con scarso peso politico, e un mondo islamico estremamente frammentato. In definitiva,“L’extraordinaire diversité des discours sur l’IA e sur les réponses à y apporter est inquiétante :nous ne pouvons pas gérer un tel changement de civilisation sans un consensus minimum».

Massimo Cacciari invita a percorrere vie nuove

2.Il suggerimento di Cacciari: riscoprire culture europee dimenticate

Per questo, il chiarirsi delle strategie digitali di ciascuna parte del mondo, con un dibattito “piramidale” a tutti i livelli e un riaccorpamento generalizzato dei poteri decisionali secondo il Principio di Sussidiarietà, costituisce un necessario presupposto per quel tentativo di risposta unitaria all’ IA – che, purtroppo, verrà forse solo dopo che quest’ennesima guerra mondiale avrà dimostrato l’evidenza e l’urgenza dei pericoli qui da noi denunziati (e perciò troppo tardi)-.

Ne consegue tra l’altro che, al fine di inserirsi anch’essa in modo fattivo in questo processo collettivo di chiarimento a livello mondiale, l’Europa dovrebbe aprirsi a prospettive nuove, nella direzione indicata, sempre da Cacciari, nell’ articolo citato, cioè rifuggendo tanto dalla provinciale tentazione che sembrerebbe emergere dal trend elettorale populista, quanto dall’arroganza della cultura progressista e occidentale.

Può sembrare  sorprendente, ma non per noi,  che Cacciari, conscio dello slittamento culturale in corso nell’ opinione pubblica in vista delle Elezioni Europee, indichi la speranza di una nuova prospettiva per l’Europa nella riscoperta delle tradizioni minoritarie “orientalistiche” del conservatorismo europeo, quello che in altra sede abbiamo chiamato “conservatorismo critico”:”Eppure vi è stato un pensiero conservatore, per quanto assolutamente minoritario in queste destre, che si è mosso in una direzione opposta, di riconoscimento pieno  della grandezza delle altre civiltà, nel senso della comparazione e dell’ approfondimento reciproco. Queste correnti andrebbero meditate, anche da parte di molte ‘sinistre’, che mai hanno fatto sul serio i conti con il pensiero ‘in grande’ di certa destra europea.”

Pensiamo che Cacciari si riferisca ad esempio a Pannwitz, a Fenollosa,  a Spengler, a Eliade, a Guénon, a Trubeckoj, a Saint-Exupéry, a Pound, a Evola, a Gumilev. Tutti autori ben più vicini alle culture indica, medio-orientale, delle steppe e dei deserti, cinese.., che non a quelle occidentali. Autori che le “culture di destra” apprezzavano e studiavano fin dagli Anni ’30 (gli “Anticonformistes des Années Trente”, ma che il “mainstream” ha sempre tenuto ai margini, con una vera e propria “censura”, costata, a taluni di essi, anche vere e proprie persecuzioni.

Secondo Alexandre: “Les choix que nous allons faire d’ici au 2100 nous engagent pour toujours et certains seront irréversibles. La gouvernance et la régulation des technologies qui modifient notre identité – manipulation génétique, sélection embryonnaire, IA, fusion neurone-transistor, colonisation du cosmos -seront fondamentales. »A questo punto si comprende bene perché, nonostante la retorica pacifistica generalizzata, sia impossibile impedire oggi  lo scatenamento guerre molto pesanti e rischiose: semplicemente, le poste in gioco sono troppo elevate per potervi rinunziare, anche se per lo più gli attori in gioco non ne sono completamente consapevoli. Si tratta, “mutatis mutandis”,  delle stesse poste in gioco, ad esempio, nelle Guerre Persiane, nella “fitna” fra Sunniti e Sciiti, nello scontro fra l’Impero Cinese e i Taiping: della sfida fra la “hybris” millenaristica e l’”autonomia” pluralistica (Ippocrate ed Erodoto).  Solo che,  allora, si trattava di dispute teoriche; qui, invece, della loro realizzazione pratica (del loro “inveramento”) grazie alla potenza della tecnica.

Ma, prima ancora della “Singularity Tecnologica” che annullerebbe l’Umanità, se non il cosmo stesso,  già ora siamo sottoposti a un unico totalitario ecosistema digitale governato dagli algoritmi secondo la loro logica intrinseca, da cui ogni vitalità (l’”Elan Vital” di Bergson)viene , in un modo o nell’ altro,  eliminata. Peggio che nel Socialismo Reale. Già ora, un anticipo della tirannide post-umana promossa dai GAFAM, ci viene fornito dalla “Religione Woke”, che, negli Stati Uniti, ha praticamente eliminato, nel mondo intellettuale,  la libertà di pensiero e di espressione, instaurando una censura assoluta di tutto ciò che possa ricordare anche vagamente le tradizioni, il passato e perfino qualche brandello si soggettività autonoma (Braunstein, “La Réligion Woke”):tutto ridotto a “orrori” che non bisogna più ripetere. Qualcosa di molto simile alle frenesie sessantottine e all’”Eros e Civiltà” marcusiano, poi sfociati nelle Brigate Rosse e nella Rote Armee Fraktion.

Non per nulla, il “Woke” è sospinto energicamente avanti dai GAFAM, che vedono, nell’appiattimento universale, il necessario presupposto per il proprio controllo totalitario su tutte le società umane.

Per questo vari soggetti politici (Chiese, Cina, Russia, Islam, India) accomunati dall’ istinto di autoconservazione, hanno tentato in vario modo di ostacolare l’omologazione mondiale, e questo ha dato luogo a vari tipi di scontro (dalle guerre dell’ex Unione Sovietica, della ex Jugoslavia, e del Medio Oriente, fino ai disordini generalizzati in Africa e agli attuali movimenti sociali e studenteschi in Europa).

La posizione sull’ AI dei grandi blocchi geopolitici si può sintetizzare come segue:

-l’America ha inventato l’IA con le Conferenza Macy, con ARPANET, Internet e i GAFAM, e il Governo Americano, pur riconoscendo in principio la necessità di una regolamentazione, di fatto lascia ai GAFAM la massima  libertà di azione, perché essi costituiscono di fatto il più potente strumento della sua espansione mondiale (l’”Impero Sconosciuto” di cui parla il Pontefice), e preme per rallentare la regolamentazione internazionale, sperando di rendere irreversibile il controllo dei GAFAM almeno sull’Occidente, come prevedeva già qualche anno fa Evgeny Morozov. D’altronde, come ben messo in evidenza da Braunstein, la “Religione Woke” si pone in continuità con i vari “Awakenings” protestanti americani, che sono all’ origine, tanto della Rivoluzione Americana, quanto della “Giustizia senza Limiti” di Bush;

-La Cina è stata da sempre consapevole dei pericoli costituiti da un internet a guida americana, ed è riuscita, con un lavoro pluridecennale a più strati, a creare un proprio ecosistema digitale, con le proprie piattaforme e con i propri controlli, a tutela dei cittadini (copiato dalle leggi europee), ma anche e soprattutto dello Stato e dell’ Esercito (con interventi pesanti sui guru dell’ informatica che non vi si adeguino: il “Crackdown sui BAATX”). Essa ha accettato di buon grado l’appello di Henry Kissinger per una regolamentazione internazionale che parta dagli usi militari, e ne ha parlato con il vertice americano;

-L’Europa ha scelto deliberatamente, per non entrare in rotta di collisione con gli USA, di non avere una propria industria digitale, restando tributaria degli USA per tutta una serie di attività vitali (intelligence, internet, difesa, nuove tecnologie). In cambio, essa si vanta di essere all’ avanguardia della regolamentazione dell’ICT, tanto per la privacy quanto per l’IA. Peccato che le sue regolamentazioni non abbiano alcun effetto pratico, perché i GAFAM e l’Intelligence Community americani controllano l’intero ecosistema digitale e perfino la politica, e quindi sfuggono a qualsiasi controllo dell’Unione;

-gli Organismi Internazionali hanno tentato, come doveroso dal punto di vista istituzionale, di fare qualcosa, per esempio con la “Bozza di Convenzione-Quadro” elaborata da una commissione del Consigli d’Europa, o come la Dichiarazione delle Nazioni Unite, ma  sono state bloccate dalle Grandi Potenze, che desiderano che queste decisioni siano in mano a un club ristretto, che poi presenterà il fatto compiuto come un verdetto inesorabile della Storia, a cui nessuno penserà neppure lontanamente di opporsi.

3.L’Europa, anello indispensabile della governance mondiale dell’ IA.

In tutto ciò, la posizione dell’Europa è particolarmente ondivaga.

Dopo avere approvato, e abbondantemente propagandato, due importanti pacchetti legislativi, il DGPR e l‘AI Act, l’Europa è sostanzialmente assente dal dibattito internazionale sull’ IA, nonostante che il Papa e le Nazioni Unite abbiano chiaramente indicato quale dovrebbe essere il prossimo percorso:

-un pacchetto negoziale basato su un trattato generale applicabile al civile e al militare, al pubblico e al privato, da elaborare fin da subito;

-creazione di un’Agenzia Internazionale delle Nazioni Unite sul modello dell’ AIEA.

La realtà è che gli Stati Uniti e i GAFAM non cessano di fare pressione sugli Stati membri e sulla Commissione perché si segua invece un percorso diverso:

-postposizione del trattato;

-esclusione delle imprese private e del militare;

-firma solo da parte dei Paesi occidentali.

Un trattato  così depotenziato non servirebbe a nulla in quanto:

-il pericolo più grave è costituito dall’ uso militare dell’ IA, su cui si deve trovare un accordo anche con la Cina e con la Russia;

-il secondo è costituito dal controllo dei GAFAM su tutte le società umane, che non viene contrastato con vaghe enunciazioni di principio;

-manca del tutto un risvolto culturale, educativo e formativo fuori dal conformismo tecnocratico e moraleggiante imperante.

Se vi è oggi una “missione culturale dell’ Europa”, essa è quella di svelare che l’attuale “mainstream” occidentale, che trae le sue “radici” dal Vecchio Mondo, non è -che si tratti del “wokismo” o del tradizionale atteggiamento WASP-, un fenomeno universale, bensì un qualcosa di tipicamente americano (“the Dissidence of Dissent”, per dirla con Huntington), che ha estremizzato a tal punto vecchie idee europee del messianesimo, del relativismo e della democrazia, dal renderle insostenibili e irriconoscibili.

In questa luce, occorre, come proponevano gli autori sopra citati e come propone oggi  Cacciari, studiare e  rivalutare le culture asiatiche, anche se la soluzione indicata nell’ articolo di cui sopra ci sembra troppo semplicistica:”L’Autorità non sta nelle mani di un Capo, né in un Paese né sulla faccia della terra, ma è la Relazione stessa, sono le norme e le leggi che la stabiliscono e regolano e che tutti riconoscono perché vedono in esse le garanzie della loro stessa pace.”Questa è infatti semplicemente la definizione del “Dao” contenuta nel Dao De Ching di Lao Tse e nei Classici Confuciani.

E, secondo Cacciari, questa costituirebbe addirittura la fine del dissidio fra Destra e Sinistra (se non della pace mondiale) Ma qui cadiamo di nuovo in una prospettiva utopica. Infatti, il Dao è il risultato della dialettica fra Yin e Yang (maschile e femminile) proprio quella che la cultura woke vuole eliminare. E, infatti, Mao pensava che la dialettica destra-sinistra sia ineliminabile. Cacciari è ancora nostalgico della Fine della Storia, solo che, invece di concepirla secondo il “mainstream” occidentale, la concepisce secondo il filone cinese della “Grande Armonia” (“Datong”).

Comunque, il mondo multipolare non può, per definizione, essere dominato da una sola cultura, fosse pure la millenaria cultura cinese, che sembra avere comunque la meglio in una prospettiva di lungo termine. Questo perché il compito che attende la nuova generazione è assolutamente inedito, e richiede un contributo intellettuale di tutti, al di fuori della portata di ogni singola cultura. Del resto, più saggio appare l’approccio islamico, secondo cui “se Dio avesse voluto, avrebbe fatto di noi un’unica setta”.

Ciò che l’Europa può fare è essere il catalizzatore, il “Trendsetter”, di questo dibattito mondiale (come voleva l’attuale Commissione, che però non sapeva neppure da dove cominciare, perché manca dei necessari presupposti culturali e della necessaria indipendenza politica).

Per fare ciò, l’Europa deve avere una propria identità, che non può essere, né quella americana, né quella cinese, né quella islamica. Essa deve riscoprire senza paraocchi l’integralità la propria cultura, che non è solo una sommatoria di razionalismo greco, di legalismo romano e di monoteismo giudaico-cristiano, ma anche lo spirito dionisiaco dei nomadi delle steppe, il misticismo euro-islamico, la pasionarnost’ slava, lo spirito critico degl’intellettuali indipendenti, classificati abusivamente come “illuministi”…Basta con le censure a Omero, Ippocrate, Erodoto, Eraclito, Socrate, Tacito, Jordanes, i Provenzali, Machiavelli, i Gesuiti, Nietzsche, Soloviov, Dostojevskij, Simone Weil, Burgess…

Solo sulla base di un’antropologia personalistica assertiva e critica (opposta alle cosiddette “Educazioni anti-autoritarie”, e soprattutto alla “cultura woke”), il singolo cittadino potrà avere la forza intellettuale e di volontà necessaria per opporsi al determinismo della tecnocrazia e alle coercizioni quotidiane della rete e del “politicamente corretto”.

L’Europa nel suo complesso dev’essere libera di confrontarsi alla pari, senza complessi d’inferiorità, con gli altri continenti (“orgogliosamente volta al mondo” come scriveva Vörösmarty)  : con l’ America, certo, ma soprattutto con la Russia, con la Turchia, con Israele, con l’Islam (con i quali essa è intrinsecamente connessa), con la Cina, l’India, il Sud-America…, prendendo spunto, ove sia necessario, da tutte le alte culture.

Innanzitutto, deve uscire al più presto da questa guerra fratricida, motivata da un falso confronto fra l’Europa ortodossa e quella romano-germanica inventato a tavolino dai think tanks americani (Huntington), e deve fare anche di tutto per fare terminare quello fra Israele e il mondo mussulmano, che è alle soglie della sua casa.

Essa deve formulare su queste basi una sua proposta di pace, che veda l’Europa e la sua missione al centro del nuovo sistema multipolare, in quanto punto di equilibrio del “Parallelogramma delle Forze” mondiale. Per fare ciò, non può e non deve identificarsi unilateralmente con nessuno dei blocchi oggi in conflitto, come giustamente incominciano a suggerire alcuni intellettuali e politici.

Così, quando tutto ciò sarà finito, potremmo dedicarci alla vera battaglia del nostro tempo: quella per il controllo dell’Intelligenza Artificiale, intorno alla quale dovremmo coalizzare il mondo intero.

“CULTURA DELLA PACE”?

Limiti concettuali delle retoriche pacifiste

I soliti discorsi natalizi oscillanti fra auguri e buoni propositi sono risultati, quest’anno, più improponibili che mai a causa delle immagini di Gaza e dell’Ucraina perennemente sui nostri televisori, che smentivano il sempre più surreale ottimismo dell’ “establishment” sulle “magnifiche sorti e progressive” dell’ Umanità.

Tuttavia, una seppur labile traccia di essi è rimasta nei discorsi d’occasione che sono stati comunque pronunziati dai rappresentanti delle Istituzioni.

Il nocciolo di questo discorsi è stato, come sempre, che la marcia del Progresso non si arresta, e che anche un qualche progresso verso la pace e si potrebbe comunque ottenere attraverso un’”educazione alla pace”, vale a dire l’ennesima iniziativa propagandistica basata sul lavaggio dei cervelli, avente come obiettivo quello di convincere tutti che, per risolvere gl’infiniti conflittiaperti, basterebbe educare a  dialogare con argomenti persuasivi, i quali sarebbero  fondati su un “utile generale” che nessuno sa definire.Qualcosa come la “Cura Federico” de “l’Arancia Meccanica”, con cui il teppista assassino veniva “rieducato” attraverso la somministrazione forzata di filmati di violenza. La stessa cosa che si vorrebbe fare per i femminicidi con la legge appena approvata.

Purtroppo, la realtà si è incaricata, da più di 2000 anni, di smentire l’efficacia di siffatti propositi, da sempre ripetuti con esiti catastrofici, sì che non c’è da stupirsi se questi discorsi dell’ “establishment” suscitino sempre  più scetticismo.

Gl’Indoeuropei si sono espansi in Europa con la guerra

1.Breve storia del pacifismo

La prima enunciazione ufficiale di un programma pacifistico la troviamo scolpita, nel 5° Secolo a.C, sulle tombe di Behistun e di Naqs-e-Rustam, ove le conquiste degli Achemenidi vengono “lette” come una missione divina, mirante ad instaurare la pace fra i popoli, sotto l’egida dell’ Impero Universale. Un’idea che sentiamo echeggiare ancor oggi, e ancor più di allora.

Gli Achemenidi furono sconfitti dai Greci, che Ippocrate, chiamandoli Europaioi, aveva giustamente definito come dei guerrieri “autonomoi”, che combattevano per acquisire terre e schiavi, non per il proprio Imperatore, bensì per se stessi. E dire che l’”establishment” vorrebbe fare dei Greci gl’”inventori della democrazia”.

Lontanamente ispirate all’ ideologia pacifistico-imperialistica  degli Achemenidi sono anche la profezia di Isaia, secondo cui “spezzeranno le loro spade per farne aratri, trasformeranno le loro lance in falci”, e le opere dei poeti augustei (“quis fuit horrendos primus qui protulit enses?”)

In quegli anni, il Discorso della Montagna parlava dei “Costruttori di pace”(riferendosi per altro al “Regno dei Cieli”; gl’imperatori Costantino e Cosroe avevano firmato, nel 532 un trattato per la “Pax Aeterna” fra Roma e la Persia, che fu per altro subito violato); la proposta di Giorgio Podiebrad ai sovrani d’Europa, del 1464, venne chiamata “Tractatus Pacis Fiundae”, mentre, nel 1495, l’imperatore Massimiliano I proclamava, alla Dieta di Worms, l’”Ewiger Landfriede” (la Pace Eterna nel Regno”), cioè l’abolizione delle faide feudali.

Il Progetto dell’ Abate di Saint Pierre (1708-1712), negoziatore della Pace di Utrecht, era intitolato “Trattato per la Pace Perpetua”, e Kant vi aveva imbastito una sua molto citata filosofia della Pace (1795). La Santa Alleanza, soprattutto nella sua versione russa, mirava a creare la pace fra le monarchie europee dopo le Guerre napoleoniche, e,  nel 1898, lo zar  Nicola  aveva proposto II la  prima Conferenza per la Pace.

Benedetto XV aveva definito la Ia Guerra Mondiale “un’inutile strage”, mentre il presidente americano Wilson l’aveva battezzata “la guerra per fare finire tutte le guerre”.

La Società delle Nazioni era stata creata proprio con lo scopo di evitare il ripetersi della Ia Guerra Mondiale, ma si sa come andò a finire, anche perché gli Stati Uniti, che l’avevano proposta, si erano rifiutati di aderirvi.Dopo la IIa Guerra Mondiale, anche la Carta Atlantica, le Nazioni Unite e il federalismo europeo si proponevano di garantire la pace mondiale, e i vari movimenti pacifistici del II° Dopoguerra si ripromettevano  anch’essi quest’ obiettivo.

Nella teorizzazione della “Fine della Storia” di Fukuyama (1992), si dava ancora per scontato che, una volta finita la contrapposizione con le ideologie “totalitarie” (socialcomunista e nazifascista), con la vittoria di quelle democratico-borghesi, non ci sarebbero più state guerre, perché, dalla Storia, si sarebbe passati alla “post-istoria”, dominata dall’ economia (Gehlen).

Nel nostro secolo, la retorica  che vorrebbe imminente una qualche forma di pace perpetua è divenuta sempre più ossessiva a mano a mano che l’impero americano si è ramificato nel mondo, e la pace  è stata concepita come uno strumento di consolidamento dell’ “America-Mondo”. Diego Fabbri ha infatti dimostrato, nel suo recente pamphlet “Geopolitica Umana”, che il pacifismo incondizionato imposto agli Europei è stato ed è strumentale a renderli inidonei a condurre una politica internazionale autonoma.

La prima menzione epigrafica di israele, la Stele di Meneptah:“Israele è stato distrutto”

2.Le smentite della storia

Come ci si poteva attendere, nel corso di questi 2.500 anni, il comportamento di quegli stessi soggetti collettivi (Stati, Chiese, imperi) che si erano ammantati nelle vesti dei pacificatori, ha sortito risultati opposti  a quanto progettato e promesso, in ossequio al principio puritano dell’ ipocrisia, che, secondo Nadia Urbinati, costituisce un elemento costitutivo della democrazia.Addirittura, più il tempo passa, più i conflitti più antichi ( Donbass, Gaza) tornano inesorabilmente a infuriare in un modo addirittura senza precedenti, mostrando una loro radice quasi superumana.

Il tanto pacifista Impero Persiano, che aveva invaso con più di un milione di uomini la Grecia che gli aveva rifiutato “terra e acqua”, cioè le basi militari,  fu sconfitto dagli Spartani, dagli Ateniesi e poi da Alessandro Magno. Gli antichi Ebrei non cessarono un istante di combattere contro i Macedoni, i Romani, i Persiani e i Romani le loro “Guerre del Signore”, aizzati da profeti che si affermavano ispirati da Dio ed esaltandole in tutto il Vecchio Testamento.

 I Romani si trovarono in uno stato di guerra permanente, che comportò un’estrema militarizzazione della società, che, dopo l’avvento del Cristianesimo, fu giustificata con la “Dilatatio Christianitatis”(Sant’Agostino), da cui derivarono poi l’ idea islamica della “Piccola Jihad” e la reazione speculare delle Crociate. Gl’ ideali cavallereschi e feudali, e le guerre di religione, costituirono la sublimazione di questa centralità del ceto militare nella società medievale (Laudatio Novae Militiae, Chanson de Roland, Nibelungenlied, Orlando Furioso).

L’introduzione delle armi da fuoco e i progressi nel settore dei trasporti ingigantì la micidialità delle guerre, che raggiunsero la loro massima ferocia con il colonialismo e le due Guerre Mondiali.

Dopo la IIa Guerra Mondiale, che avrebbe dovuto costituire “l’ultima delle guerre”, ci sono state guerre micidiali come quelle civile greca, coreana, vietnamita, palestinese, indo-pakistana, del Vietnam, russo-cinese, arabo-persiana, del Golfo, afgane, siriana, libica, ex jugoslave ed ex sovietiche.Oggi sono in corso due “guerre senza limiti”, che rischiano di trasformarsi nella Terza Guerra Mondiale: in Ucraina e in Palestina.Addirittura, queste ultime non sono mai cessate da 6000 anni.

Gli archeologi hanno infatti recentemente dimostrato che l’antico popolo Yamnaya, antenato degl’Indoeuropei era partito intorno al 4000 a.C., dall’area fra il Volga e il Don e, forte della sua tecnologia del cavallo, aveva sconfitto tutti i popoli della steppa pontica, sterminando completamente gli uomini e schiavizzando le donne, così creando la premessa per la conquista originaria dell’ Europa da parte degl’Indo-Europei. Qui combatterono gli Sciti e gli Argonauti, le Amazzoni e i Sarmati, i Romani e il Regnum Bospori, i Goti e gli Unni, gli Avari e i Bulgari, i Khazari, i Magiari, i Khazari, i Cumani, i Peceneghi, gli Unni e i Cosacchi. Qui si svolsero la battaglia del Principe Igor e quella di Ivan Donskoj, quelle di Stepan Razin e di Mazeppa, quelle di Pugaciov e del Khanato di Crimea, la Guerra di Crimea, la Rivoluzione d’Ottobre, l’Operazione Barbarossa e la guerra del Donbass.

Il Vecchio Testamento è sostanzialmente la narrazione della conquista e riconquista  della Palestina da parte degli Ebrei, con centinaia di battaglie ed assedi, concludentisi sempre con la distruzione delle città e un genocidio di Filistei e Cananei. A Gaza, capitale dei Filistei, Sansone uccisegli abitanti, morendo al contempo egli stesso.In memoria di ciò, l’esercito israeliano ha una sua “Dottrina Sansone”, per cui, nel caso in cui sue unità rischino di cadere prigioniere, vengono annientate (come pare sia accaduto il 7 ottobre).

Le lettere di Tell el-Amarna chiedevano sistematicamente aiuto al Faraone contro gli ‘Aperu (o ‘Apiru, o Hapiru, o Habiru), gli Ja’su e gli Jahu. Il Faraone Merneptah si vanta, nell’ omonima stele, “di avere sterminato Israele” (“ysrỉꜣ rfk.tbnpr.t=f”).

Dopo quell’ epoca, si erano combattuti in Palestina Egizi, Ittiti, Babilonesi, Assiri, Medi, Persiani, Macedoni, Romani, Nabatei, Ghassanidi, Bizantini, Persiani, Arabi, Selgiuchidi, Crociati,Mamelucchi, Mongoli,  Ottomani, Inglesi, Sionisti, Palestinesi.

E’ stupefacente che, dopo 2500 anni, il nostro establishment pretenda di avere “la bacchetta magica” per risolvere conflitti così risalenti e che neppure conosce. Ci dovrebbero spiegare com’è possibile che ciò che è stato impossibile per millenni divenga ora improvvisamente possibile. Non possono essere così ignoranti o presuntuosi da crederci in buona fede. Si tratta dell’ ennesimo messaggio trasversale: andiamo avanti così che va bene lo stesso, tanto nessuno ci chiederà conto delle promesse irrealistiche e non mantenute.

La battaglia delle Termpili, mito fondativo dell’Europa

3.Le religioni quali fonti di conflitto

La ragione prima di quella presunzione risiede nella pretesa che l’uomo moderno, in base alla sua superiore saggezza, abbia finalmente compreso che le religioni erano solo una forma di “Educazione dell’ Umanità”(Lessing), e che, una volta smesso di credere alle religioni dell’ Epoca Assiale (con la loro grande varietà), non ci sarebbero più state ragioni per nuovi conflitti, perché vi sarebbero stati dovunque gli stessi “valori”. Per questo s’ insiste molto sul fatto che le religioni non devono incitare i loro seguaci “all’ odio”, bensì promuovere la somiglianza reciproca, e, con ciò, lo spirito di collaborazione.

La realtà è invece che le religioni contemporanee costituiscono un motivo di conflitti ancora più grave di quelle del passato; questo perché una di esse, la “Religione del Mondo Industriale” per dirla con le parole del suo massimo promotore, Saint-Simon, dopo essersi sostituita di soppiatto a quelle tradizionali, ha la pretesa di essere l’unica “Religione Universale”, l’unica ad avere un collegamento reale con il Divino della Modernità, vale a dire con la potenza della Tecnica. Per questo, essa, a dispetto della conclamata “non dogmaticità” e “tolleranza” vuole imporsi con ogni mezzo su tutti gli altri credi (vedi Condorcet e Whitman) , suscitando una generalizzata reazione di ostilità. E’ per questo che le religioni”costituite” (cioè quelle dell’ Epoca Assiale) assumono di giorno in giorno un volto più aggressivo e dogmatico, ma non già verso le altre religioni “tradizionali”, bensì contro la religione del Progresso, che si propone come egemone in tutte le latitudini in modo quanto mai proteiforme (liberalismo, nazionalismo, socialismo, cristianesimo sociale, comunismo, islam politico).

Addirittura , le religioni tradizionali sono state  riformate, con “rivalità mimetica” rispetto alla Religione del Progresso”, come concezioni del mondo nuove, dogmatiche e burocratizzate, per poter servire direttamente da ideologie politiche anti-progressiste (come per esempio il Fondamentalismo Protestante, il Sionismo,l’Islam Politico e  il culto di Rama competendo con “rivalità mimetica”, in assertività e intolleranza, con la Religione della Scienza e della Tecnica.

L’astronauta disconnette il computer di bordo in “Odissea nello spazio”

4.Un progetto comune: la resistenza al Postumanesimo

Se c’è invece qualcosa che dovrebbe accomunare oggi, non solo  le “religioni tradizionali” , ma anche le concezioni del mondo dei grandi aggregati sub-continentali, è la loro volontà di bloccare l’avanzata della teo-tecnocrazia incarnata, oggi, dal culto del web. Solo facendo leva su questa comunanza si potranno stabilire relazioni pacifiche fra i grandi blocchi culturali  e politici del mondo. Manca però ancora un discorso culturale che permetta quest’ alleanza fra le varie visioni del mondo.L’Europa potrebbe, e dovrebbe, darsi il compito di elaborarne una.

Questa dovrebbe partire da una lettura adeguatamente contestualizzata del ruolo delle religioni nella storia, incentrata sulla relazione con il paradigma dell’ Apocalisse, che esse hanno fra di loro in comune.

Nel corso dell’ Epoca Assiale, e fino ad oggi, la guerra ha costituito e costituisce la normalità. Le guerre di Israele erano addirittura “le Guerre del Signore”, e Dio stesso era il Dio degli Eserciti. Per Democrito, la guerra era la struttura stessa della realtà, e per Tucidide è essa che stabilisce chi sia libero, chi schiavo. Per Il Bhagavad Gita, per il Corano, per la Laudatio Novae Militiae di  Bernardo di Chiaravalle e per l’Hagakure, la guerra è la forma suprema di ascetismo. Per Democrito e De Maistre  essa è eterna: un tribunale che seleziona i gruppi umani più solidi e motivati. Essa si rende necessaria per la pluralità di questi gruppi e delle loro visioni del mondo: ed è perciò da essa che, come scrivono Ippocrate e Tucidide, germoglia la libertà. Per Freud corrisponde a un istinto irrefrenabile dell’ Umanità.

A ben vedere, la stessa Apocalisse è la narrazione di una guerra cosmica, combattuta fra angeli e demoni, e solo per un lasso di tempo, il Millennio (Hazar) quando il dio del Male è incatenato, l’Umanità potrà godere di un periodo di pace.

Ed è proprio questo Millennio  lo spiraglio che rende possibile pensare, dopo molti millenni, un progetto di pace fra gli uomini.

Durante l’era dominata dall’Apocalisse, le regole del tempo profano, e quindi anche l’onnipresenza della guerra, sono abolite, se non altro perché si tratta non più di una guerra umana, bensì cosmica. E’ questo il motivo, da tutti sottaciuto, per cui diventa pensabile proporre la fine delle guerre. Come nella visione apocalittica, la transizione alla Società delle Macchine Intelligenti è un fatto nuovo che de-costruisce  il ruolo della guerra intesa come strumento di selezione fra visioni del mondo. Oggi, la ragione umana viene superata dall’ Intelligenza Artificiale, e la guerra diviene sta divenendo la vocazione per eccellenza delle Macchine Intelligenti (De Landa).Da un lato, viene meno il lato agonistico della guerra (cfr. l’attacco di Ariosto contro le armi da fuoco), e, dall’ altro, la guerra che conta è ormai quella fra gli Umani e le Macchine Intelligenti (cfr. p.es. 2001 Odissea nello Spazio).

La Terza Guerra Mondiale oramai avviata sarà comunque quella che vedrà il sorpasso dei guerrieri umani da parte della Armi Autonome, capaci anche di sopravvivere in ambiente di guerra chimico-batteriologica. La Terza Guerra Mondiale oramai iniziata sarà effettivamente l’ultima (almeno per l’Umanità).

Se così è, però, la Singularity Tecnologica, presentata dai post-umanisti come una Parusia, un mistico ritorno all’Uno attraverso la nascita di un unico ecosistema digitale mondiale, si avvicina pericolosamente alla figura dell’Anticristo (o del Dajjal o dello Pseudo-Messia): una pseudo-salvezza immanente (la “Quasi Immortalità”) che mima i miti delle escatologie occidentali, ma in realtà costituisce il manto ideologico della Fine dell’Umanità senza alcun “lieto fine” .

Occorreva da tempo approfondire questi temi

5.La “Guerra Mondiale a Pezzi”

Questa “escalation” della Guerra Mondiale è rapida e complessa. Ci limiteremo qui a riassumerne per sommi capi i momenti salienti.

Tutto era cominciato con l’idea, enunziata dai dirigenti di Google Schmidt e Cohen nel loro “New Digital Age”(avviato nella Baghdad bombardata e occupata), che la multinazionale “guidasse l’America alla conquistadel mondo”  grazie all’onnipervasività della rete, che tutto penetra e condiziona(“Googleization of the World”). Come scriveva Evgeny Morozov, l’informatica costituiva oramai l’ancora di salvezza a cui l’”establishment” occidentale si aggrappava per puntellare la sua traballante egemonia, erosa, come si sta vedendo, dalle sue stesse contraddizioni.

Alla presa del potere da parte del Complesso Informatico-Militare avevano risposto, proprio in nome delle stesse tradizioni  culturali occidentali, le disperate iniziative di Assange e di Snowden, che  avevano messo in evidenza il potere oramai illimitato di tale Complesso, creando allarme in  Cina per la propria sicurezza. Essa aveva perciò incominciato a favorire i propri “BAATX” per poter contendere agli USA il cyberspazio, concepito come l’area in cui si sarebbe potuto realizzare il superamento dell’America. Lo sviluppo senza precedenti dell’ informatica nella società cinese,  messo in evidenza dai meccanismi per la prevenzione e il controllo del Covid, aveva scatenato in America un’ondata di sinofobia e  portato alla creazione (sempre per iniziativa di Schmidt)del Comitato NSAI e dell’ Inflation Reduction Act, per “mettere fuori mercato il mondo intero”, secondo le parole del suo proponente, il Senatore Schumer, e delle “Rivoluzioni Colorate” quale strumento del “Régime Change”attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

A questa  pretesa americana di controllare il mondo attraverso un accerchiamento logistico dell’ Eurasia (basi militari all’ estero) e l’informatica (web, intelligenza artificiale) ha risposto la Russia con la sua “Operazione Militare Speciale”, mirante non tanto a piegare l’Ucraina e/o a proteggere gl’insorti russofoni del Donbass, bensì a sabotare  il sistema complessivo dell’ egemonia americana (dal signoraggio del dollaro alla catena di basi in tutta l’Eurasia, dal “soft power” alla satellizzazione dell’ Europa Centro-Orientale).Basta leggere a questo proposito i documenti recapitati  alle cancellerie occidentali prima dell’ “Operazione Militare Speciale”): un vero ultimatum con cui si intimava alla NATO di  abbandonare tutte le “conquiste” realizzate a partire dalla caduta del Muro di Berlino.Ultimatum non irrealistico se si pensa alla multiformità delle offensive lanciate da Mosca a partire dal 2022.

Proprio per gli obiettivi dichiarati da Mosca e perseguiti da tutto il Sud globale, l’Occidente non poteva non reagire per dimostrare la propria residua forza, e per questo ha garantito, fino ad oggi,  all’ Ucraina un appoggio senza precedenti. Giacché l’”Operazione Militare Speciale” si è trasformata così in una “guerra di attrito” di vecchio tipo, a sua volta, la Russia, non potendo stravincere sul campo,  ha attivato contro-misure a largo raggio, sulla falsariga del vecchio manuale cinese “Guerra Senza Limiti”: influenza su membri della UE come Ungheria e Slovacchia; aggiramento delle sanzioni e contro-sanzioni; colpi di Stato in tutta l’Africa. Il “Fronte del Rifiuto” ha approfittato della situazione per l’ attacco di Hamas del 7 Ottobre, a cui Israele ha risposto in modo ancor più energico, esponendosi però alle reazioni di tutto il mondo islamico e all’entrata nel conflitto degli Houthi.

Come si vede, un’escalation ininterrotta, che sta coinvolgendo gradualmente il mondo intero, e non si fermerà fintantoché non si giungerà a un nuovo equilibrio di forze complessivo a livello mondiale.

Impossibile quindi fermare le guerre in corso solo con le buone parole, senza intervenire a monte sulle cause prime dello scontro mondiale in atto.

I problemi si affrontano solo insieme
e a un livello adeguato

6.Qualche barlume di ragionevolezza?

In questo contesto, si comprende come l’invocare semplicemente l’”educazione alla pace”  costituisca veramente, contrariamente a quanto ha detto il Presidente della Repubblica, un atto di impotente buonismo.

Intanto, occorrerebbe abbandonare l’impostazione concettuale propria di buona parte del pensiero politico occidentale, che, nonostante lo storicismo, continua ad illudersi che la politica possa ridursi eternamente alla contrapposizione fra schemi ideali statici e fra loro escludentisi (democrazia contro tirannide; liberalismo contro socialismo; nazionalismo contro internazionalismo .

La Pace e la Guerra non sono stati, nella cultura europea, due principi statici fra loro contrapposti, perché “la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi(Clausewitz), e quindi hanno assunto significati diversi nelle varie epoche storiche.

Come abbiamo visto  in precedenza, l’alternanza di  pace e guerra ha avuto un peso decisivo  in tutta l’Epoca Assiale (dalla scoperta della scrittura fino ad oggi) perché costitutiva della dialettica dell’ alterità, che è il motore della storia, ed anzi della stessa vita.La guerra fra gli uomini continuerà ad imperversare fintantoché questi avranno idee diverse sul futuro del mondo, idee di fatto indecidibili con la “ragione”, a causa dell’imperfezione del pensiero umano. Lo stesso ruolo dell’ Intelligenza Artificiale costituisce, e costituirà sempre più, la causa prima dei conflitti, perché  incide profondamente sui fini e la fine della Storia. Il fronte “occidentale” dimostra una sostanziale connivenza con i GAFAM, mentre il Sud del mondo, nonostante i progressi fatti, ne diffida per una serie di ottimi motivi.

Nel momento in cui le macchine supereranno l’uomo, si potranno presentare tre scenari:

-l’uomo sarà in un modo o nell’ altro semplicemente cancellato;

-o saranno le macchine  a decidere al suo posto;

-o queste ultime saranno poste sotto il controllo di un’Umanità “enhanced” (vale a dire potenziata per reggere al confronto delle macchine..

Si avvicina quindi il momento in cui la guerra potrebbe finire, ma solo nel terzo scenario ciò potrà costituire un vantaggio per il genere umano, e soltanto se una nuova dialettica fra umanità e sistema macchinico garantirà anche il mantenimento di quella conflittualità creativa che è l’unica garanzia del libero arbitrio, e, in definitiva, della vita.

La scelta  del terzo scenario dipenderà dalla “virtus” di un’ Umanità, che sappia applicare, al rapporto uomo-macchina, gl’insegnamenti di tutte le tradizioni culturali, ivi comprese le qualità tradizionali del “guerriero”, quali espresse per esempio nella paideia greca, nell’arte della guerra di Sunzu, negli esercizi spirituali gesuitici, nell’ Hagakure…

In questo risiede oggi il vero dialogo interculturale.

Per fortuna, in gran parte su intuizione di Henry Kissinger, che per questo, prima di morire, era stato accolto in Cina come un imperatore, si è incominciato un seppur timido riavvicinamento fra USA e Cina, partendo proprio dal dialogo fra i rispettivi eserciti sull’ uso militare dell’ Intelligenza Artificiale, che ci ricorda l’apologo di Mozi che, parlamentando con il re nemico assediante, lo persuade a togliere l’assedio alla città presidiata dal filosofo-guerriero. Nello stesso modo ci Mozi, che dimostrò “a tavolimo” che la guerra sarebbe stata persa, anche oggi un’analisi spassionata del ruolo crescente dell’ IA soprattutto nel militare porterebbe alla constatazione che tutti i contendenti ne risulterebbero in definitiva sconfitti.

Sarebbe ora che il discorso pubblico, soprattutto in Europa, si allontanasse finalmente  dalla ripetizione coatta e totalitaria di slogan inneggianti alle “magnifiche sorti e progressive”(che ricordano lo stile del “socialismo reale”, da cui l’attuale “establishment” in gran parte deriva), e si calasse nei veri temi del dibattito attuale. Né la “cultura della pace”, né l’”educazione all’ affettività”, né altre forme di propaganda, devono diventare una forma generalizzata di lavaggio del cervello che nasconda la realtà effettuale, impedendo di risolvere i problemi.

Solo così l’Europa potrebbe sperare di essere rilevante nelle grandi scelte sul futuro del mondo, anziché assecondare ciecamente e passivamente le catastrofiche decisioni prese altrove, anche se ciò comporterebbe sicuramente un enorme sforzo intellettuale e un drammatico rivolgimento politico e sociale.

Ci chiediamo per esempio se, nonostante la discutibile scelta, già annunziata, di dedicare all’ automotive e all’ aerospaziale l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, con sede a Torino, non sarebbe il caso di tentare di allargarne le competenze  alla tematica geopolitica, in modo da fornire all’ Italia e all’ Europa argomenti  per la disciplina internazionale dell’ AI che possano inserirsi veramente nel dialogo da avviarsi  fra le Grandi Potenze, come promesso da Giorgia Meloni alle Nazioni Unite.

9 MAGGIO 2023 GIORNATA DELL’ EUROPA

I partiti europei dinanzi alle elezioni del 2024

Nonostante molte obiettive difficoltà che ci hanno impedito di organizzare, come tutti gli anni, la tradizionale manifestazione per il 9 maggio, abbiamo voluto comunque dare il nostro contributo a ricordare quest’ importante ricorrenza, che abbiamo ogni anno celebrato con spirito critico, ben consapevoli del fatto che la Dichiarazione Schuman ha costituito, come non ci stanchiamo di ricordare, il momento del trionfo del Funzionalismo sul Federalismo, e, con ciò, l’inizio dei problemi di un’integrazione europea concepita fin dal principio come monca, vale a dire mancante di nerbo politico e culturale, e, come tale, destinata inevitabilmente a confluire nel progetto tecnocratico di omologazione occidentale,che sta sfociando nella Società del Controllo Totale

Abbiamo scelto perciò di diffondere un set di filmati, in cui illustriamo come la politica sia chiamata, in Europa, ad affrontare temi decisivi, a partire dalla Terza Guerra Mondiale, già in corso in Ucraina e in preparazione nel Mar della Cina. Di conseguenza, si pone, prima, al Movimento Europeo, poi, ai partiti politici (che stanno avviando le manovre per le elezioni europee del 2024), la necessità di una profonda rivisitazione di tutte le basi su cui si sono appoggiati fino ad oggi, per essere in grado di riflettere sulla Fine dell’ Uomo, sulla Società delle Macchine Intelligenti, sulla Guerra Totale, e di posizionare l’Europa di conseguenza.

Diàlexis ha pubblicato, a questo proposito, il libro“Verso le elezioni 2024: i partiti europei nella tempesta”

Pubblichiamo qui di seguito un ciclo di 6 filmati su questi temi, e di seguito i testi scritti di commento.

CICLO DI FILMATI SUI PARTITI EUROPEI DINANZI ALLE ELEZIONI DEL 2024

VIDEO 0 – 9 MAGGIO 2023 || GIORNATA DELL’ EUROPA || 0 – LIBRO “VERSO LE ELEZIONI EUROPEE DEL 2024″, Link: https://www.youtube.com/watch?v=HzPrtZAHHIA&t=3s

VIDEO 0 – 9 MAGGIO 2023 || GIORNATA DELL’ EUROPA || 0 – LIBRO “VERSO LE ELEZIONI EUROPEE DEL 2024″, Link: https://www.youtube.com/watch?v=HzPrtZAHHIA&t=3s

VIDEO 1 – 9 MAGGIO 2023 || GIORNATA DELL’ EUROPA || 1 – L’INVOLUZIONE DELL’UNIONE, Link: https://www.youtube.com/watch?v=LFtF2joOHKU&t=4s

VIDEO 2 – 9 MAGGIO 2023 || GIORNATA DELL’ EUROPA || 2 – CRISI DELL’UNIONE E CRISI DELL’ ORDINE MONDIALE, Link: https://www.youtube.com/watch?v=xFYcJQVb8zk&t=7s

VIDEO 3 – 9 MAGGIO 2023 || GIORNATA DELL’ EUROPA || 3 – RITROVARE I VALORI ALL’ ORIGINE DELL’UE, Link: https://www.youtube.com/watch?v=45RNC71wU5Q&t=59s

VIDEO 4 – 9 MAGGIO 2023 || GIORNATA DELL’ EUROPA || 4 – SUL RUOLO DEL MOVIMENTO EUROPEO, Link: https://www.youtube.com/watch?v=GbSHUrD13Yc&t=10s

VIDEO 5 – 9 MAGGIO 2023 || GIORNATA DELL’ EUROPA || 5 – CONTRO LA TERZA GUERRA MONDIALE, Link: https://www.youtube.com/watch?v=fgRyz–tgLg

I partiti politici europei di fronte alle sfide della legislatura 2024-2029

1.IL LIBRO “VERSO LE ELEZIONI EUROPEE DEL 204: I PARTITI EUROPEI NELLA TEMPESTA” (QUADERNO n. 1/2023 DI AZIONE EUROPEISTA).

Non potendo organizzare, per motivi di salute, la tradizionale manifestazione  del 9 maggio, Associazione Diàlexis e Rinascimento Europeo hanno ritenuto comunque di predisporre la seguente serie di filmati, postati sul canale Youtube www.alpinadialexis .com, quale avvio dell’urgente dibattito che si richiede per preparare una legislatura che, in pendenza della guerra in Ucraina e (si teme) anche nel Mar della Cina, sarà decisiva per l’ Europa e per il mondo.

Questi filmati costituiscono, da un lato, la risposta all’editoriale di Lucio Levi s “The Federalist Debate” sullo stesso argomento, e, dall’altra, una sintesi del libro in oggetto, che verrà esposto al Salone 2023 del Libro di Torino.

1.IL LIBRO “VERSO LE ELEZIONI EUROPEE DEL 204: I PARTITI EUROPEI NELLA TEMPESTA” (QUADERNO n. 1/2023 DI AZIONE EUROPEISTA).

Non potendo organizzare, per motivi di salute, la tradizionale manifestazione  del 9 maggio, Associazione Diàlexis e Rinascimento Europeo hanno ritenuto comunque di predisporre la seguente serie di filmati, postati sul canale Youtube www.alpinadialexis .com, quale avvio dell’urgente dibattito che si richiede per preparare una legislatura che, in pendenza della guerra in Ucraina e (si teme) anche nel Mar della Cina, sarà decisiva per l’ Europa e per il mondo.

Questi filmati costituiscono, da un lato, la risposta all’editoriale di Lucio Levi s “The Federalist Debate” sullo stesso argomento, e, dall’altra, una sintesi del libro in oggetto, che verrà esposto al Salone 2023 del Libro di Torino.

Riteniamo fondamentale continuare al più presto e in modo sistematico il dibattito su questi temi.

2.L’INVOLUZIONE DELL’UNIONE

Il processo d’integrazione europeo ha oramai dietro di sé  una storia millenaria. Già l’Impero Romano, il Sacro Romano Impero e gl’imperi asburgico e napoleonico, oltre che la Santa Alleanza, avevano prefigurato, infatti, forme d’ integrazione europea.

L’integrazione postbellica era nata sotto il segno di molte contraddizioni, prima fra le quali il conflitto fra:

-FUNZIONALISMO;

-FEDERALISMO.

Il funzionalismo (Mitrany, Haas, gli stessi Schuman e Monnet) concepiva l’integrazione europea come una delle articolazioni dell’ordine internazionale occidentale, che muoveva verso la Fine della Storia e l’unità del mondo. Esso costitituiva  l’applicazione in campo politico di un movimento più vasto, che comprende l’informatica (la “trasfusione senza spargimento di sangue”, dell’ intelligenza, dall’uomo alle macchine), l’architettura (Futurismo, Bauhaus, Le Corbusier), ed altre branche della cultura. Attraverso  un trasferimento di funzioni, dagli Stati, ad organismi sovrannazionali, si sarebbe realizzato un ordine mondiale armonico e centralizzato.

Il federalismo (Spinelli, Galimberti, Coudenhove-Kalergi, De Rougemont) puntava invece a fare dell’ Europa un autonomo soggetto politico, con un proprio progetto di società, anche se, a causa del suo pluralismo, lasciava aperta una vasta gamma di soluzioni pratiche, comunque alternative a capitalismo e comunismo).

La costruzione concreta dell’Europa attraverso i Trattati di Parigi, di Roma, di Maastricht e di Lisbona, ha realizzato in pratica il progetto funzionalista, pur sfruttando le tematiche del federalismo per dissimulare occidentale, sotto le “Retoriche dell’ Idea di Europa” (pace, democrazia internazionale),la natura passiva del progetto funzionalista, finalizzato allo sviluppo tecnocratico

Oggi, questo gioco delle parti  fra funzionalismo e federalismo ha perduto di credibilità, a causa del sempre maggiore coinvolgimento degli Europei nelle guerre dell’ Occidente,  del relativo declino delle società europee rispetto alla crescita del resto del mondo e della diminuita fede nella capacità degli USA di esercitare un ruolo protettivo, tre cose  che contraddicono le promesse di pace, sicurezza e prosperità fatte dalle Retoriche dell’ Idea di Europa .

Ciò ha eroso anche la credibilità dell’Unione Europea, e la sta forzando ad una qualche, seppur confusa, forma di rinnovamento, che si sta materializzando nello sforzo del PPE, asse portante del Parlamento europeo, di stringere un’alleanza con le opposizioni di destra, che più di altri hanno canalizzato le critiche contro le derive mondialistiche dell’Unione.

Ma, come si è lasciata sfuggire Ursula von der Leyen (che comunque sarebbe sacrificata da questa manovra), si tratterebbe di applicare la formula gattopardesca “cambiare tutto perché nulla cambi”.

3. CRISI DELL’UNIONE  E CRISI DELL’ ORDINE MONDIALE

Le stesse contraddizioni in cui si dibatte l’Europa coinvolgono l’intero Occidente, che ha sposato totalmente le ragioni delle tecnocrazie digitali, finanziarie e farmaceutiche  che puntano alla trasformazione dell’Umanità, prima, nella società del controllo totale, e, poi, in un complesso macchinico, smentendo così  le sue promesse di umanità e di libertà.

Anche se si è fatto tutto per farlo dimenticare, il primo, in un contesto europeistico,  a parlare  di Crisi della Civiltà Moderna, era stato proprio il Manifesto di Ventotene. Ma, se si vuole comprendere questa crisi, occorre andare indietro nel tempo, ristudiando gli autori che hanno parlato di questa crisi: Rousseau, , Saint-Simon, De Maistre, Kierkegaard, Nietzsche, Guénon, Spengler, Huxley, Evola,  Heidegger, Anders..

L’Unione Europea, che aveva preteso, ancora pochi anni or sono,  di ergersi sopra gli altri Continenti quale “Trendsetter del dibattito mondiale”, cioè maestro di saggezza e di virtù, ha assistito impotente all’escalation della Terza Guerra Mondiale che si combatte anche per sua mancanza di preveggenza, di magnanimità e di coraggio, nel cuore stesso dell’ Europa, ma che si sta preparando anche sul Mar della Cina, nonché ad uno sviluppo tentacolare dei GAFAM, oramai denunziato dai loro stessi fondatori, ma di fronte al quale le migliaia di norme tanto esaltate emanate dall’ Unione Europea si rivelano sempre più delle grida manzoniane, perché inapplicabili a casa dei GAFAM: cioè, negli USA.

Per questo, la crisi della politica europea, che ha prodotto una formidabile spinta a destra in Polonia, Ungheria, Italia, Spagna, Finlandia, Svezia, non si potrà risolvere semplicemente associando all’establishment i vittoriosi partiti di destra, bensì solo con una profonda riflessione sull’avvenire del mondo, stretto nella morsa tra la guerra nucleare e il dominio dell’ Intelligenza Artificiale, prodotti tutti dell’ opzione prometeica contenuta nel Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco, secondo cui l’uomo si sarebbe salvato da sé  grazie a una nuova ideologia e una nuova scienza.

Le sempre più convulse prese di posizione, da un lato, dei guru informatici sui pericoli dell’ Intelligenza Artificiale, e, dall’ altro, dei leaders dell’alleanza dell’Est sulla prossimità della guerra nucleare, dimostrano che siamo vicini all’esito finale  di quelle scelte prometeiche degli ultimi tre secoli.

I limiti dello sviluppo sono oramai noti a tutti, tanto che Sir Martin Reed ha parlato del XXI Secolo come “il Secolo Finale”. L’avvicinarsi del Secolo Finale, scandito dalla guerra nucleare e dalla Singularity,ha trasformato tutte le pretese conquiste dell’ Occidente in trappole mortali.E’ impressionante ritrovare in ogni momento tracce di quest’ideologia messianica : a partire dalla bandiera arcobaleno, che è quello dell’eresia anabattista (combattuta innanzitutto da Lutero)alla battaglia di Falkenheim e simboleggia l’ Apocalisse, a cui la maggior parte  dell’ establishment occidentale sembra anelare, travolta dalla mistica dell’autodistruzione.

Lo straordinario sviluppo dei Paesi asiatici si spiega invece, a nostro avviso, non tanto e non soltanto  con la loro massa critica e con la loro etica del lavoro, bensì anche e soprattutto con la loro capacità di affrontare in modo olistico le sfide delle nuove tecnologie, non dimenticando, bensì addirittura incrementando, il ruolo della cultura, delle tradizioni, delle gerarchie. Così si spiega che in Cina, contrariamente che in Europa e negli Stati Uniti, lo sviluppo delle locali imprese digitali (i BAATX) è stato accompagnato con attenzione ed efficacia dallo Stato in tutte le sue fasi: studio, sviluppo, superamento dei concorrenti, informatizzazione della società, regolamentazione. Nel 2021, la Cina si è data una legislazione sul digitale simile a quella europea (anche se più lineare), ma l’ha anche fatta immediatamente applicare, sanzionando inflessibilmente quasi tutte le imprese digitali nazionali e i loro stessi fondatori (il “crackdown sui BAATX”).

Invece, l’Europa, dopo la morte di Olivetti e di Zhu, ha delegato sistematicamente da 60 anni ai GAFAM americani tutte le sue attività digitali, al punto che essi hanno il monopolio perfino sui servizi digitali delle Istituzioni europee (affidati da sempre alla Microsoft). Le sentenze della Corte di Giustizia vengono sistematicamente disapplicate, con la connivenza del Garante Europeo.

Ne consegue anche il continuo ritardo nell’ upgrading digitale delle nostre economie e il conseguente declassamento dei nostri giovani più qualificati, con  la risultante disoccupazione giovanile.

4. RITROVARE I VALORI ALL’ ORIGINE DEI PARTITI POLITICI EUROPEI

Il liberalismo e il nazionalismo  erano nati a metà del 18° secolo; il socialismo nell’800 circa; il comunismo a metà dell’Ottocento; l’ambientalismo negli anni ’60 del Novecento. E’ normale ch’essi siano divenuti obsoleti, travolti dal processo storico ch’essi pretendevano di guidare, ma da cui invece sono stati trascinati.

Nel  processo di adeguamento all’omologazione occidentale, i partiti europei hanno infatti perso di vista gli obiettivi per cui essi erano stati creati : liberare i cittadini dall’ingerenza di Stati sempre più centralizzati; evitare le ingerenze straniere nella vita dei popoli; fornire un ruolo nella società ai vari tipi di lavoro resi necessari dall’ organizzazione tecnica dell’economia; conciliare la vita spirituale con le esigenze della società moderna; difendere la natura dalle attività predatorie della tecnica scatenata. Al contrario, i “liberali” sono diventati fautori dei colossi tecnologici e della militarizzazione della società; i “socialisti” hanno agevolato di fatto lo smantellamento delle imprese europee e dello Stato sociale; i partiti “cristiani” hanno abbandonato la difesa dell’ umano, accettando  la diffusione di valori disgregatori dell’ordine sociale e del messianesimo tecnocratico dei GAFAM, che spianano la strada al controllo totalitario delle tecnologie, e, in particolare, delle biotecnologie; i “patrioti” sono divenuti gli zelanti esecutori degli ordini del complesso informatico-militare occidentale.

Di fronte a questa ritirata generalizzata, solo il conservatorismo, il più antico dei movimenti politici , che risale alla Fronda e alla Rivincita Aristocratica dell’inizio del 700, mantiene un proprio “appeal”. Non per nulla si sta cercando, per esempio, da parte di Fratelli d’Italia, di recuperare i discorsi del “conservatorismo”, che, per altro, in buona parte d’ Europa, non ha radici, se non molto lontane. Perfino il Paese in cui il conservatorismo è nato, l’Inghilterra, ha vissuto un processo di svuotamento dello stesso, che, da partito della difesa tradizioni, è divenuto, con la Thatcher,  un partito liberista e americaneggiante.

Certamente, dinanzi allo strapotere della rivoluzione digitale (controllo totale, social, censura digitale, bioingegneria, guerra digitale) e dell’”esportazione della democrazia”(Corea, Vietnam, Iran,  Kosovo, Irak, Afghanistan, Ucraina, Paesi Arabi), una sana reazione , etica prima che ideologica e giuridica, s’impone. Tuttavia, gli aspiranti “conservatori” hanno idee piuttosto confuse su “che cosa” conservare. Conservare il sistema teocratico basato sul Mito del Progresso e uno Stato rinunziatario che si fa prevaricare dalle lobbies significa continuare a tenerci legati mani e piedi mentre i GAFAM trasformano gli uomini in macchine.

Se vogliono recuperare le loro ragion d’essere, e, di conseguenza, la loro incidenza sulla realtà e la loro capacità di coinvolgere gli elettori, i partiti europei devono compiere una profonda riflessione che sbocchi su una “svolta a U” delle loro traiettorie culturali e politiche.

I liberali debbono tornare a condurre lotte di libertà, come quella per la liberazione di Assange, quelle contro i reati di opinione e la censura, quelle per un’applicazione rigorosa dell’ antitrust ai GAFAM. I socialisti devono volgere il crescente interventismo pubblico conseguente alla guerra, dalla  frenesia bellicistica (la produzione a ritmo frenetico di munizioni), alla difesa dell’ economia europea contro il contingentamento imposto dalla NATO, e al rafforzamento dei diritti dei lavoratori secondo il modello della Mitbestimmung tedesca; i partiti cristiani debbono riscoprire l’idea paolina di “Katechon”, cessando di essere le mosche cocchiere del livellamento sociale per spianare la strada ai GAFAM, e del Complesso Informatico-Digitale per una guerra senza limiti che, come il Papa non si stanca di denunziare, sta portando alla fine dell’ Umanità; i “patrioti” debbono diventare i difensori dell’ Identità Europea contro la sua dissoluzione nell’ Occidente; gli ambientalisti debbono smettere di fare i piazzisti per le industrie verdi, e difendere seriamente un rapporto naturale fra uomo e ambiente.

Infine, e soprattutto, i “conservatori” debbono difendere l’umano contro la disgregazione, nella cultura, nella politica, nel diritto, nell’ economia, ricercando un dialogo senza preconcetti  con i grandi movimenti conservatori che si trovano soprattutto  in Asia e in Europa Orientale.

5.SUL RUOLO DEL MOVIMENTO EUROPEO

Così come, e ancor più, che per i partiti europei,  il Movimento Europeo deve compiere una siffatta radicale riflessione, che gli permetta di rinascere, da movimento marginale e sconosciuto ai più, per divenire finalmente quello che immaginavano Coudenhove-Kalergi e Spinelli: il movimento egemone della politica europea, sul modello del Partito Indiano del Congresso. L’eredità che dobbiamo lasciare alle successive generazioni è quella di un europeismo consapevole e vigoroso, che non si confonda né con il Mito del Progresso, né con il messianesimo puritano, né con gl’interessi del Complesso Informatico-Digitale, ma, anzi, ad essi si opponga come principale alternativa.

Per fare ciò, esso dovrà riflettere profondamente sulla storia dell’integrazione europea e su quella delle altre integrazioni regionali: delle Americhe (Hamilton, ma anche Che Guevara), e anche quelle cinese (Taiping, Kang Youwei,Sun Yat Sen, Mao) , indiana (Tilak, Gandhi, Modi) ed islamica (Mawlana, Aflaq). Solo così essa potrà cogliere il ruolo della cultura, la ricerca dell’eccellenza, la difesa delle differenze, in particolare contro le tendenze livellatrici della globalizzazione (le Rivoluzioni Atlantiche, le guerre coloniali e post-coloniali, la “cancel culture”..), riconoscendo il valore positivo dei movimenti di liberazione continentale dei BRICS, a cui anche l’ Europa dovrebbe riallacciarsi, come suggeriva per esempio Simone Weil.

Solo così esso potrebbe tornare ad essere un elemento propulsivo della ricerca culturale e politica, e, in tale qualità, tornare ad essere un interlocutore autorevole dei partiti europei.

Per potere fare ciò, esso deve uscire dal suo ghetto, e ricomprendere tutti coloro che, sotto diverse bandiere o etichette, riflettono sull’ Europa e di danno da fare per essa. Penso ad esempio a pensatori come Cardini, Brague e Delsol, e a quel che resta di Paneuropa. Questo anche e in considerazione del fatto che i dibattiti decisivi sull’ Europa si stanno svolgendo in questo momento fra il PPE e Fratelli d’ Italia, FIDESZ e il Vaticano., in aree culturali finora inesplorate dai Federalisti.

6.IN 5.IN PARTICOLARE, CONTRO LA TERZA GUERRA MONDIALE.

Non v’è dubbio che, oramai da molti anni, tutte le potenze mondiali stiano preparando la Terza Guerra Mondiale fra Cina e USA, già implicita nella idea di “fusione” dei Taiping: con le guerre dell’ Irak e dell’ Afghanistan; con le Rivoluzioni Colorate e Arabe; con la corsa agli armamenti; con le continue guerre civili in quasi tutti i Paesi ex-sovietici; con la militarizzazioine dell’Artico, dello spazio e dell’Oceano Pacifico. Una guerra mondiale condotta con l’Intelligenza Artificiale sarà particolarmente catastrofica, perché le macchine sono più idonee degli uomini a sopravvivere in condizioni di guerra totale, cosicché la prossima guerra sarà la migliore occasione per il potere macchinico per prendere il controllo del mondo e quel che resta dell’Umanità.

E colpirà in primo luogo l’ Europa: Russia, Georgia, Ucraina, Moldova, ex Jugoslavia, ma anche l’Italia, dove stazionano un centinaio di testate nucleari americane.

Mi chiedo come facciano le sinistre alternative e i cattolici, oltre, ovviamente, ai Federalisti Europei, che da sempre proclamano fragorosamente la Pace Perpetua, a collaborare oggi entusiasticamente alla preparazione culturale, ideologica, politica, tecnologica, poliziesca e militare della Terza Guerra Mondiale e del Secolo Finale. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!

Questo è il momento di svegliarsi e di agire risolutamente, al di là degli schemi del XX° Secolo, inapplicabili alla guerra delle Macchine Intelligenti.

Il dibattito all’ interno del Movimento Europeo, e, dei partiti europei, non può che avere come punto qualificante la fuoriuscita dalla guerra mondiale in corso.Le strategie per questa fuoriuscita sono di difficile agibilità, perché si tratta di uno scontro effettivo, fra due potenze a vocazione universale, e fra due concezioni del mondo -l’una ciclica e atemporale, l’altra orientata alla Fine della Storia-, che non ammettono la neutralità.

Eppure, visto che la Guerra Senza Limiti non è che l’ennesimo avatar dell’ Arte della Guerra di SunZu, l’intelligenza (umana) potrebbe avere la meglio sui due contendenti: facendo leva sulle risorse culturali, che “vanno a monte” delle motivazioni dei contendenti (Apocalisse vs. DaTong), disinnescandole. Si tratta del “disarmo culturale” predicato da Raimon Panikkar.

RICAPITOLAZIONE E RETTIFICA DEL PROGRAMMA DELLE PRESENTAZIONI AL SALONE DEL LIBRO (Salone In e Off)

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022

PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

SALONE IN

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio,ore 12.15

UN PONTE FRA EST E OVEST

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE 

 Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

Attenzione: le credenziali Zoom sono state cambiate:

Ora: 21 mag 2022 12:00 AM

Entra nella riunione in Zoom

https://us06web.zoom.us/j/81381685241

ID riunione: 813 8168 5241

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15.00

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE  NEI GIORNI  DEL CONFLITTO UCRAINO

PRESENTAZIONE DI: “ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”, PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis,Riccardo Lala,Marco Margrita, Enrica Perucchietti

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/89121340117?pwd=ajFZQ3NEdnlaWDVkUVEvRTAvTzdJZz09

ID riunione: 891 2134 0117
Passcode: 997292

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16.00

GALIMBERTI E CHABOD:

L’IMPRONTA DELLE ALPI OCCIDENTALI SU RESISTENZA ED EUROPA

DAL PASSATO AL FUTURO DELL’ EUROPA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA

 Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/86298136839

ID riunione: 862 9813 6839