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IL NUOVO ORDINE MONDIALE SECONDO “MAGA”:

L’ultimo passo prima della “Singularity”

Il termine“Novus ordo Seclorum” , che compare sulla banconota da un  dollaro, ha già dietro di sé una lunga storia nelle culture “occidentali”.Deriva dalla 4° Ecloga di Virgilio che annunzia il ritorno alla nuova Età dell’ Oro grazie al governo di Augusto. “Ordo Seclorum” è, a sua volta, la traduzione libera di “Aiòn” (“Era”, e corrisponde al sanscrito “Kalpa”,espressione che compare già nei Veda).E’ una tipica idea millenaristica, particolarmente cara allo zoroastrismo, e ripresa nell’apocalittica ebraica, cristiana e islamica, oltre che dalla Massoneria.

Dopo ogni “Kalpa” si verifica una grande deflagrazione, e incomincia il Kalpa successivo. Ma, nella visione zoroastriana, e poi ebraica e cristiana, non vi è l’Eterno Ritorno, e, per questo, dopo l’Apocalisse, regnerà la Pace Perpetua.

Nel 532, era stato stipulato fra Giustiniano e i Sassanidi un trattato “di Pace Perpetua”(“Pax Aeterna”), di durata indefinita, che pose fine alla Guerra iberica, le cui trattative iniziarono sotto Kavad I, sovrano citato nelle profezie zoroastriane e che favorì la setta chiliastica dei Mazdakisti. Il trattato inaugurò un periodo di relazioni relativamente cordiali fra i due imperi, che durò fino al 540, quando ripresero le ostilità per la guerra lazica.Giustiniano avrebbe pagato 110 centenaria (circa 11.000 libbre di oro), apparentemente come un contributo alla difesa del Caucaso contro i barbari, e le truppe del dux Mesopotamiae si sarebbero ritirate dalla fortezza di Dara alla città di Costantina. I due sovrani si riconoscevano come  di  pari grado, e si promettevano assistenza reciproca. Durante quel periodo, tuttavia, Giustiniano concentrò le sue energia e risorse nelle guerre di riconquista contro i Vandali e in Italia contro i Goti, trascurando le difese orientali. Ciò costituì un’ottima occasione per Cosroe, figlio di Kavad, che riprese le ostilità contro Bisanzio con la guerra lazica.

E’ singolare come i conflitti e le paci di oggi fra l’Iran e l’Occidente ripercorrano quasi pedissequamente quelli fra i Sassanidi e i Bizantini di più di 1500 anni fa.

1.”Woke” contro “MAGA”

Gli Stati Uniti (per Chesterton, “una nazione con l’anima di una chiesa”), nascono, seguendo suggestioni di Cristoforo Colombo, di Antonio Vieira, di Winthrop e dell’ Arcivescovo Berkeley, come una nazione apocalittica, destinata a realizzare le profezie della Bibbia (cfr. il libro “De Prophetiis” di Colombo).Fra queste, la “Pace Perpetua” (“Pax Aeterna” “Ewiger Landfrid”), slogan costante degli Imperatori romani e romano-germanici.

Secondo l’interpretazione progressistica, ripresa per ultimo dal movimento “woke”, lo sbocco naturale di quel messianesimo sarebbe la realizzazione terrena delle promesse evangeliche, e, quindi, la trasposizione sulla terra del “Regno dei Cieli” citato nel Discorso della Montagna. Ne consegue che l’attuale (effimera) maggioranza degli Americani, secondo la tradizione occidentale, sarebbe delegittimata nel suo attuale ruolo di guida politica del mondo, perché la sua posizione geopolitica e sociale è la conseguenza di una conquista violenta e della schiavitù degli afro-americani, di cui i “bianchi” dovrebbero “chiedere scusa”(la “Provincializzazione dell’ Europa” di Chaktavarti).

Invece, secondo il suprematismo bianco, a cui il movimento MAGA si ispira, lo sbocco autentico del messianesimo americano è costituito dalla supremazia dellaciviltà occidentale”, che si suppone corrispondere grosso modo alla “razza bianca” americana, vale a dire i discendenti degli immigrati dall’ Europa, ai quali Trump, Vance e Rubio si vantano di appartenere. I suprematisti bianchi rivendicano la superiorità della civiltà europea, che essi si pensano di incarnare, in modo indipendente dalla sua maggiore o minore moralità, ma basandosi soprattutto sulla sua capacità di espansione negli ultimi 5 secoli, cioè quella “conquista della patria” che è la ragion d’essere stessa degli Stati Uniti, prodotto estremo, con Israele, del colonialismo europeo, e degli altri Paesi dell’Anglosfera. Superiorità che ha una radice religiosa, ma che, con la secolarizzazione, tende  a divenire un concetto di civiltà: il “Cristianismo” (cfr. “L’etica protestante e la nascita del capitalismo” di Max Weber).

Secondo il movimento MAGA, l’Europa attuale starebbe “tradendo” l’Occidente perché accetterebbe, dalla cultura “woke”, un senso di inferiorità rispetto alle altre culture del mondo, che sarebbero state ingiustamente oppresse dagli Occidentali negli ultimi 500 anni di colonialismo. Una “guerra culturale” che sottintende l’attuale lotta per il potere in America, e, di riflesso, nel mondo.

Anche l’Europa è stata da sempre contesa fra l’Occidente “protestante”, il Mediterraneo “cattolico”, l’Est “ortodosso” , il Sud mussulmano e il Nord pagano; questa divisione è tutt’altro che sopita con le rivendicazioni “progressiste” delle Chiese del Nord, con la pretesa di primato da parte di Roma, con la teoria ortodossa della “Terza Roma”, con il progetto islamico della conversione di “Rum” e con la resistenza Inuit e danese al progetto trumpiano di annessione della Groenlandia. Per il “man of the street” americano, la maggior parte degli Europei (come gli Spagnoli, i Siciliani, i Greci, i Turchi, gli Ebrei sefarditi) sarebbero addirittura “non-White”, e questo costituisce il maggiore motivo di avversione nei confronti degli Europei stessi.

E’ perciò fondamentale il passaggio del discorso di Rubio in cui si afferma che gli Europei dovrebbero abbandonare l’idea della pari dignità delle culture (che era stata già di Montaigne, di Pascal, di Matteo Ricci, di Simone Weil, ma anche di Evola, di Pound e di Panikkar), e smettere di “chiedere scusa” alle altre culture. Problema drammatico in USA, dove i “non-whites” stanno divenendo più numerosi dei “white”, e perciò mettono in discussione la struttura stessa del Paese (per esempio, secondo Alfonso Valladão, per il quale esso potrebbe mantenere il suo ruolo centrale nel mondo anche sotto la guida dell’etnia “latina” -a cui appartengono tanto Valladao, quanto Rubio e Ocasio-Cortes- ). Se si considerano anche gl’immigrati clandestini, i “whites” sono ora il 56,3% – 57,5% del totale nazionale, con la restante quota (non-whites), di circa il 43%: è per questo che bisogna “deportarli” fuori degli USA. Una lotta mortale fra due etnie sullo stesso territorio, come in Israele, e, parzialmente, in India, che potrà cambiare profondamente gli scenari mondiali.

Questa situazione è rivelatrice di  un “errore di progettazione” originario dei Padri Fondatori, che, dalle dimensioni di Washington DC (progettata sotto la supervisione di Giorgio Washington) risulterebbero avere avuto in mente una nazione di ben 500 milioni di abitanti, tutti anglo-sassoni e protestanti. Previsioni basate sul tasso di natalità delle Isole Britanniche, che, a quell’ epoca, era elevatissimo, ma poi si è ridotto nel tempo. Per questo, l’idea originale di una “Casa sulla Collina” puritana e anglosassone, non si è potuta realizzare, e si è accresciuto invece progressivamente il peso delle altre etnie, inquinando” l’originaria purezza teologica. Questo, come già prevedeva Tocqueville, costituisce vero il tallone di Achille degli USA.

In Europa non vi è, invece,  tanto un problema di “sostituzione etnica”, quanto una questione di riscrittura della storia culturale, che, indipendentemente dall’ immigrazione,  dovrebbe tener conto delle radici Medio Oriente (p.es.,l’ “Atena Nera” di Bernal ), dei Popoli delle Steppe (“L’Eredità di Chinggis Khan” di Trubeckoj), delle tradizioni “cetuali” (“L’Ancienne Constitution Européene” di Tocqueville), e della cultura “alta” al di là  di “destra” e “sinistra”(Leibniz, Voltaire, De Maistre, Max Weber, Nietzsche, Guénon, Heidegger, Heisenberg, Feyerabend, De Finetti, St-Exupéry, Weil, Drieu la Rochelle).

Il cosiddetto “Piano Kalergi”, tanto temuto dall’ estrema destra, a cominciare da Hitler, non era affatto un “piano”, bensì una costatazione di fatto: il colonialismo avrebbe portato all’ ibridazione dei popoli europei e africani, mentre invece l’evoluzione del capitalismo e la socialdemocrazia a quella fra aristocrazie di origine germanica, “Hofjuden” e nomenklatura sovietica, ricreando così una nuova distinzione di casta e di razza, sul modello indiano. Anche per questo Hitler aveva denominato Coudenhove-Kalergi, primo grande federalista europeo, lo “Erz-Bastard”.

L’ossessione per la sostituzione etnica è una delle tante dimostrazioni del fatto che l’ Europa e l’ America sono sostanzialmente diverse, e ogni tentativo di organizzare l’Europa secondo modelli americani è una forzatura, che mortifica le potenzialità degli Europei, dividendoli secondo linee di conflitto altrui, da noi non applicabili. Se ci dividiamo e combattiamo sulla “remigrazione”, facciamo semplicemente un favore agli USA. Gli unici a “snaturare” l’Europa sono i soldati americani di stanza qui, sicché, con una vera “federazione europea”, saranno loro a dover “remigrare”.

In ogni caso, chi ha realizzato una vera sostituzione etnica sono proprio gli Americani e gli Israeliani. E’assurdo che proprio loro ci vogliano imporre ideologie politiche che paventano questo pericolo. Anche perché da noi, contrariamente all’ America, l’Islam è una delle componenti storiche e culturali fondamentali (da al-Andalus, alla Sicilia, all’Impero Ottomano, all’ Ucraina, alle repubbliche caucasiche e uraliche).

2.Che cosa vuole MAGA dal resto del mondo?

Secondo il movimento “MAGA” i suoi caudatari europei,  l’”Occidente” dovrebbe, a dispetto delle previsioni di Spengler, di Toynbee, di Jacques e di Todd,  mantenere ancora il proprio ruolo egemone nel mondo, e ciò richiederebbe, tra l’altro, che l’Europa resti nell’orbita americana, ma non a modo suo, bensì seguendo pedissequamente i desiderata di Washington, in modo da accrescere il peso specifico degli USA nel mondo. Secondo Trump, Vance e Rubio, l’Europa dev’essere forte e combattiva per supportare gli Stati Uniti nei suoi scontri e incontri con le altre superpotenze: Cina e Russia. Non sono invece ammesse incertezze ideologiche, né la “Politica dei due Forni” cara alla Ia e alla IIa Repubblica.

Per conseguire questo risultato, l’Amministrazione Americana ha perfino mobilitato le proprie Forze Armate contro il “Nemico Interno” (immigrati e sinistra), con l’obiettivo della “Remigrazione”, cioè di espellere dagli States il maggior numero di “non-whites”, per compensare l’effetto della maggiore natalità di questi ultimi. Per questo motivo, un ruolo centrale è stato affidato all’ ICE (la polizia di frontiera), una milizia volontaria sottoposta direttamente al Presidente, che si sforza di  “deportare”, e comunque tenere sotto controllo, i “non-whites”, con il pretesto che sarebbero immigrati illegali.

Il maggior controllo così ottenuto sugli Stati Uniti stessi e sugli alleati (la monarchia americana) dovrebbe permettere agli USA di  riconquistare, con una trattativa continua a tutti i livelli e in tutto il mondo (“the Art of the Deal”), un ruolo centrale nel mondo, perduto per effetto del crescente protagonismo, culturale, politico, diplomatico, militare ed economico, di Russia e Cina, assecondate, secondo Trump, dalle politiche liberali e liberiste.

Per fare ciò, Trump adotta senza discriminazione tutti i mezzi possibili, dalla persuasione, alla dialettica, agli artifizi commerciali, all’ ideologia, all’influenza, al ricatto, alla corruzione, alle minacce, alla guerra, ai rapimenti…(la “Guerra Senza Limiti”).

Di quella riconquista fanno parte innanzitutto la difesa senza quartiere dei GAFAM e delle loro piattaforme, che, attraverso i social, già controllano tutto l’occidente; poi, i dazi e le sanzioni, che offrono continui pretesti per immischiarsi nelle politiche interne di tutti i Paesi; gli attacchi militari e gli embargoes, che permettono senza costi eccessivi di realizzare “regime changes”, come avvenuto in Siria e in Venezuela, nonché, infine, il “divide et impera” fra tutte le alleanze e coalizioni del mondo diverse dagli USA (e, in primis, nell’ Unione Europea).

A termine, Trump aspira semplicemente a fondare, come profetizzavano Fukuyama e Valladão, un impero mondiale, di cui egli sarebbe il leader assoluto a vita, come lo è già ora nel “Board of Peace”. In questo  modo, egli potrebbe acquisire uno status sostanziale corrispondente a quelli di Xi e di Putin, e, grazie alla forza residua degli USA (e soprattutto ai GAFAM), perfino imporre a Russia e Cina una forma di compromesso che salvaguardi il proprio ruolo di leader mondiale, sul modello del Serse quale messo in scena da Erodoto.

3.Il nuovo impero

In effetti, Trump sta forgiando tutti gli elementi tipici di un impero mondiale, quale sognato dai suoi lontani predecessori, come, appunto,  Serse, e, poi, gl’imperatori cinesi e i primi Califfi, i “Rashidun”, ma mai realizzato pienamente da nessuno:

culto della personalità, di cui il ruolo di pacificatore risulta un elemento centrale;

una propria organizzazione internazionale di cui egli è il leader a vita, alternativo e in concorrenza (come il Komintern)con le Nazioni Unite, ormai dominate dalla Cina, di cui per altro condivide l’obiettivo: la pace mondiale, che però, contrariamente all’ ONU, intende conseguire con la forza (“Peace Through Force”), che è la versione moderna del romano “Parcere Victis et Debellare Superbos”;

una sua propria dinastia, attraverso Jovanka e Kutschner, e propri feudi privati (come Gaza);

-propri pretoriani (l’”ICE”)

-l’erezione di gigantesche statue dorate, come quella che campeggia nel videoclip su Gaza, la quale  costituisce una riedizione senza ambiguità del “Colossus” con l’ effigie di Nerone, che campeggiava a suo tempo dinanzi al Colosseo.

La novità è costituita dall’ Intelligenza Artificiale, sulla quale l’Amministrazione rifiuta ogni forma di regolamentazione, in modo da utilizzarla liberamente per qualsiasi obiettivo civile o miloitare.

Non per nulla, tanto Musk quanto Bannon idealizzano la figura dei “Gladiatori”, che fantasticano di addestrare nell’abbazia di Trisulti per conquistare l’ Europa.

4. L’ossessione per la pace

Alla luce di quanto precede, l’ossessione di Trump per la pace, che aveva raggiunto l’apogeo nella sua richiesta di ottenere il Premio Nobel, è tutt’altro che l’eccentricità di un narcisista, bensì costituisce un tassello importante nella costruzione del nuovo impero, che, come quelli antichi, fa avanzare le proprie legioni sotto il pretesto della Pace. Esso corrisponderebbe  a uno dei tanti titoli repubblicani riconosciuti ad Augusto, dalla cui somma nacque il concetto di “Princeps”. Se, infatti, l’Imperatore è il “Sotér” (il  “Shaoshant”, il “Messia” come il Dario della Bibbia), in quanto realizza la “Pax Aeterna”, la sua funzione provvidenziale risulterebbe dimostrata dai fatti stessi (la realizzazione di una pace che sembrava impossibile). Di qui l’argomento dei trumpiani: “se non accettate il Board of Peace significa che la pace non vi interessa veramente”, il che si tradotto tra l’altro nell’ affermazione di Tajani che partecipare al “Board of Peace” sarebbe, per l’Italia un imperativo politico discendente dall’ art. 11 della Costituzione.

Il conseguimento della pace in Palestina attraverso la trasformazione di Gaza, da un problema geopolitico a un progetto immobiliare e turistico, dimostrerebbe anche che il capitalismo costituisce la soluzione dei problemi mondiali, in quanto capace di trasmutare la natura umana, da quella di un essere desiderante con un’identità e un’etica, in un puro portafoglio ambulante, facile da condizionare con la subordinazione economica. In questo contesto, l’immobiliarista Trump, degno successore dell’immobiliarista Washington, costituirebbe il modello per l’umanità americanizzata.

Ancor di più, la fondazione di una città-stato governata da una società di capitali, come in sostanza è il Board of Peace, realizzerebbe anche il sogno di Larry Page, Curtis Yarvin, Fareed Zakaria e Parag Khanna, che vedrebbero il mondo futuro governato da città-Stato di proprietà di grandi Corporations, come a suo tempo la Lega Anseatica, o da dinastie come gli Stati del Golfo e le monarchie della Malaysia. Inoltre, queste città-Stato artificiali dedite essenzialmente al turismo, sul modello di Singapore e degli Emirati, rispecchierebbero il sogno post-moderno di una società dell’”entertainment” basata sull’ intelligenza artificiale e sulla robotica. Si noti che Trump, Vance, Musk, Thiel e Karp sono tutti a mezza strada fra imprenditoria  dei servizi e politica. Con ciò, il cerchio si chiuderebbe intorno al “Tecno-fascismo”  al governo del nuovo impero occidentale.

5.Il ruolo dell’ Europa

L’intervento di Rubio traccia una storia dell’ “Occidente” che parte dalla scoperta dell’America e giunge fino ad oggi,e dove il “climax” è costituito dal 1945, massima espansione territoriale dell’ Occidente, per poi passare  subito dopo alla decadenza dovuta alla decolonizzazione, che ha portato a un “restringimento” del dominio occidentale (pensiamo alla Cina, alla Corea, all’India, poi al mondo arabo e africano).

E’ ovvio che situare il punto di declino dell’Occidente al termine della IIa Guerra Mondiale, cioè all’avvento dell’ egemonia americana  (anche se corretto).è altamente controcorrente. Questo “restringimento” è stato soprattutto l’effetto del passaggio dal “colonialismo” europeo, basato sulla “dittatura diretta” dei Paesi dominanti, all’“impero nascosto” americano, basato sul  “soft power” e sulle organizzazioni internazionali, che evidentemente i MAGA non apprezzano. Si noti che l’ONU e quasi tutte le organizzazioni internazionali del II° Dopoguerra sono negli USA e  sono state create sotto la spinta di Eleanor Roosevelt; questo attacco è innanzitutto un rinnegamento delle politiche passate degli USA, incapaci di garantire a questi un’egemonia permanente (come avrebbe voluto “The New American Century” neocon).

Dal punto di vista MAGA, il “soft power” americano postbellico è stato, visto “a posteriori”, un’esperienza perdente, perché ha permesso ai “non-whites”, a livello mondiale, di ri-acquisire una legittimità storica, rinvigorendosi   e saldandosi con la Cina, e, in America, di rafforzarsi, creando, nei “campus”,  la “cultura Woke”. In particolare, il comitato NATO-Russia e il WTO con la Cina sarebbero stati, sempre  dal punto di vista dell’ Occidente, due fallimenti storici, perché l’introduzione in quelle due economie di elementi capitalistici, lungi dal diminuire, come sperato dall’ America, la forza complessiva di quei due Stati (rendendoli così succubi degli USA), l’ha accresciuta, permettendo ad essi una rivincita rispetto agli Stati Uniti, e aprendo così la strada a un mondo multipolare.

Quindi, l’America non vuole più nessuna “Fine della Storia”(Fukuyama), bensì uno “Scontro di Civiltà”(Huntington).

Oggi, 124 Stati membri delle Nazioni Unite sono schierati con la Cina, e perciò Trump, che mira a un confronto totale con quest’ultima, ritiene di dover “svuotare”  l’ONU, creando un’organizzazione, come il “Board”, composto da soli Stati filo-americani, che riesca ad imporre compromessi favorevoli agli USA sui principali scacchieri del mondo, sul modello dei mai realizzati TTIP e TIPP dei tempi di Obama. Avendo constatato che quelle due alleanze non potevano costituire un’ “Alleanza delle Democrazie”, per il rifiuto di molti Stati occidentali,  Trump ha deciso che, per i suoi fini, può andare bene anche un’”Alleanza delle Autocrazie”, purchè a lui sia riconosciuto un incarico a vita e un potere assoluto, e purché il conto di tutto possa essere addebitato all’ Europa. Egli è addirittura confidente (non si capisce perché) che, alla lunga, tutti vi aderiranno. Il ruolo dell’Europa dovrebbe essere evidentemente quello che avevano, nell’ Impero Romano, gli “auxilia”, dei vassalli come i Franchi, i Burgundi, i Visigoti, il Regnum Bospori, o i regni di Giudea, di Palmyra,  Emesa e dei Nabatei, che pagavano un tributo e fornivano truppe ausiliarie.Che la sostanza sia quella di un tributo è dimostrato dall’ applicazione che l’Amministrazione americana sta dando del “burden sharing” per la difesa dell’ Europa, dove si oppone per- fino alla modesta pretesa che, se spesa ci dev’essere per rendere “autonoma” la difesa europea, allora questa spesa vada fatta prioritariamente in Europa (“Buy European”):

“The United States strongly opposes any changes to the Directive that would limit U.S. industry’s ability to support or otherwise participate in EU member state national defense procurements,”

“Protectionist and exclusionary policies that strong-arm American companies out of the market — when Europe’s largest defense firms continue to greatly benefit from market access in the United States — are the wrong course of action,”

E’ significativo anche il caso della ditta americana Anthropic, controllata  dai fratelli italiani Amodei. Il Dipartimento della Difesa Usa chiede accesso illimitato ai modelli IA di Anthropic “per ogni scopo legale”, incluse le operazioni belliche Il contratto che lega il dipartimento della difesa americano ad Anthropic vale 200 milioni di dollari (169 milioni di euro), ma Anthropic si appella alla necessità di mantenere salvaguardie etiche.

 Il Department of War vuole totale libertà di azione nell’uso dei modelli IA, vuole quindi che vengano tolte le restrizioni etiche e di sicurezza che tutte le aziende, Anthropic inclusa, impongono agli utenti. Nello specifico, il Pentagono intende usare i modelli IA per perseguire quelli che definisce “tutti gli scopi leciti” secondo le leggi americane. Questo include la raccolta delle informazioni (intelligence), lo sviluppo di armamenti e il supporto alle operazioni militariIl Pentagono teme che i blocchi imposti dagli sviluppatori di prodotti IA possano intralciare le operazioni militari più critiche.In altri termini, il Pentagono vuole che le IA diventino strumenti che non obiettino agli ordini impartiti dagli alti gradi militari facendo leva su principi etici o ideologici.

I molti che in Europa approvano le politiche di Trump pensano che gli Europei possano sopravvivere anche sotto questa forma più dura  di protettorato nello stesso modo in cui erano sopravvissuti agli ultimi 80 anni a quello più soft, grazie soprattutto alla diminuzione della natalità,  che ha un effetto compensatore rispetto alla diminuzione reale del PIL indotta dai tributi all’ America, mantenendo costante il PIL pro capite.

Purtroppo, le nazioni “non vivono di solo pane”, e anche le umiliazioni simboliche o ideali hanno un peso determinante, come sta rivelando, per esempio, l’atteggiamento vaticano.

6. Il Vaticano censura il “Board of Peace”

Il Cardinale Parolin ha affermato che “Il Vaticano non parteciperà al board of peace”, spiegando che  esso ha una “particolare natura che non è quella degli altri Stati”.

Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Ci sono punti che lasciano un po’ perplessi – ha osservato Parolin -, punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni“. ” per noi ci sono criticità che dovrebbero essere risolte. La preoccupazione è quella che a livello internazionale sia l’Onu a gestire queste situazioni di crisi”.

In effetti, mentre a suo tempo i tentativi di degli Asburgo di fare, dell’ Imperatore germanico, un arbitro super partes a livello mondiale,  erano falliti(come rilevava per esempio con disappunto nel ‘700 il mercante portoghese Bandeiras), di fatto l’unica autorità che, nella Storia,  sia stata arbitra fra le grandi potenze è  il Sommo pontefice, con azioni quali la Magna Charta (riscritta su mandato pontificio dal Cardinale Guala), e la bolla Inter Caetera e il  Trattato di Tordesillas, che avevano segnato il confine fra le colonie spagnole e quelle portoghesi.

Anche oggi la Santa Sede è in una buona posizione per operare in qualità di arbitro fra le Nazioni, anche quelle non cattoliche, grazie al gran numero di fedeli, alla potente organizzazione e ai buoni rapporti con le altre religioni (movimento ecumenico). Anche per questo, sopporta male che Trump e l’intera Amministrazione americana si atteggino a leader anche spirituali, secondo l’idea che aveva Saint-Simon degli “industriali” come “potere spirituale”, e di cui  Trump e Vance tentano di appropriarsi.

7.La posizione del Movimento Europeo

Come noto, sono presenti, come osservatori, al “Board of Peace”, la Commissione (nella persona della Commissaria Šuica), la presidenza pro-tempore Cipro e l’Italia (nella persona del Ministro Tajani). Il Movimento Europeo in Italia ha emesso un comunicato di condanna della Commissione Europea e degli Stati membri, fra cui l’Italia, per avere avallato, almeno parzialmente l’iniziativa di Trump:

 “COMUNICATO STAMPA

Il Movimento Europeo Italia esprime la propria ferma e convinta disapprovazione per la decisione della Commissione europea e di alcuni Stati membri – tra cui l’Italia – di aderire come membri a pieno titolo o come osservatori al Board of Peace, un organismo posto sotto il controllo diretto del Presidente degli Stati Uniti e che pretende, di fatto, di sostituirsi al ruolo delle Nazioni Unite nella gestione dei conflitti internazionali. In questo spirito il Movimento Europeo condivide la posizione espressa dal Segretario di Stato, il Cardinale Parolin, secondo cui queste situazioni di crisi devono essere della responsabilità delle Nazioni Unite sottolineando le perplessità della Santa Sede sulla partecipazione dell’Italia come osservatore.

Il Board of Peace è un organismo a pagamento, nel quale la logica degli interessi economici prevale sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla ricerca di una pace giusta. La sua riunione avviene mentre continuano le morti a Gaza e mentre Israele ha avviato la campagna per l’occupazione della zona C della Cisgiordania. Il New York Times, in un articolo di Thomas Friedman, ha riportato la denuncia pubblicata su Haaretz dall’ex Primo Ministro Ehud Olmert riguardo alle devastazioni, alle minacce e alle uccisioni perpetrate da gruppi di coloni israeliani nella West Bank, con l’obiettivo di costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre e le proprie case.

Il nodo costituzionale: l’articolo 11

Il Movimento Europeo richiama con forza l’attenzione sul fatto che la partecipazione dell’Italia al Board of Peace, per di più in una non meglio definita veste di “osservatore”, aggira surrettiziamente quanto previsto dall’articolo 11 della Costituzione. L’articolo 11 stabilisce che l’Italia ripudia la guerra e consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie per la costruzione di un ordinamento internazionale che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni. Ciò significa che l’Italia può aderire solo a organismi internazionali fondati sul multilateralismo, sull’uguaglianza tra gli Stati e sul rispetto del diritto internazionale. Il Board of Peace, per struttura e finalità, non risponde assolutamente a questi requisiti.

Un passo in contrasto con i principi fondativi dell’Unione europea

Il Movimento Europeo condanna inoltre la decisione della Commissione europea di partecipare a un organismo che contraddice apertamente il principio del multilateralismo, sul quale l’Unione europea è nata e che è consacrato nei Trattati e nella Carta dei Diritti Fondamentali. L’adesione a strutture parallele e non multilaterali indebolisce il ruolo dell’ONU e rischia di compromettere la credibilità internazionale dell’Europa come attore impegnato nella pace, nel diritto e nella cooperazione internazionale.

Appello alle istituzioni democratiche

Il Movimento Europeo esorta le istituzioni democratiche e parlamentari a condannare la partecipazione della Commissione e degli Stati membri al Board of Peace e a riaffermare con chiarezza che la soluzione del conflitto israelo-palestinese deve tornare nell’alveo delle Nazioni Unite, unico organismo legittimato a garantire una pace giusta tra i due popoli, assicurare la ricostruzione e tutelare i diritti fondamentali.

Roma, 19 febbraio 2026”

8.Conclusioni

Ricordiamoci che anche le stesse Nazioni Unite, pure più accettabili perché più equilibrate, erano state, all’origine, una costruzione dell’ America vincitrice della IIa Guerra Mondiale per controllare il mondo insieme agli altri Paesi vincitori, rappresentati nel Consiglio di Sicurezza, sì che non si può neppure rimpiangere quell’ assetto.

Purtroppo, chi non approva i progetti di Trump  non riesce però a formulare progetti alternativi che non siano la pura conservazione, anche perché le lobby americane e israeliane riescono oggi più che mai a bloccare ogni sforzo in tal senso -in campo editoriale, accademico o politico-.

Di qui la crescita, nonostante varie forme di repressione, dei “Putin-Versteher”, coloro che non nascondono le loro simpatie per la Russia, perché, paradossalmente, una mano per controbattere l’egemonia americana potrebbe venire oggi soprattutto dalla Russia. Anche perché, tanto l’Europa quanto la Russia, sono troppo piccole per fare concorrenza agli USA e alla Cina, ma soprattutto per contrastare i GAFAM, sì che il vero “game changer” sarebbe l’unione delle due aree in un’unica potenza eurasiatica che realizzasse, nei confronti dei GAFAM, quel “crackdown” che la Cina ha realizzato nei confronti dei BATX cinesi.

Certo, un vero Nuovo Ordine Mondiale, comprensivo di una riforma radicale delle Nazioni Unite, potrebbe venire solo da un ampio dibattito internazionale. Però, nel frattempo, occorre bloccare il trend verso la dittatura mondiale dei GAFAM, alleati di Trump, facendo leva sulle forze che sono a oggi oggettivamente in campo.

IL PAPA AL G7:

l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: “FASCINANS ET TREMENDUM”

Il tanto atteso intervento del Papa al G7 si è mosso, almeno parzialmente, nella giusta direzione, soprattutto là dove ha abbandonato la finta neutralità dell’”establishment”, anche ecclesiale, circa l’ “algoretica”, chiarendo, al contrario,  che l’Intelligenza Artificiale è “Fascinans et tremendum”, carattere che Rudolf Otto aveva attribuito come caratteristica specifica al “Sacro”. Quindi, è emerso, anche se implicitamente, che il Papa considera l’Intelligenza Artificiale una nuova religione. Secondo il “Primo Progetto Sistemico dell’ Idealismo Tedesco (attribuito a Hoelderlin, Hegel e Schelling) la “nuova scienza” costituirebbe addirittura la trama occulta della Modernità – contendendo esso, spesso vittoriosamente, come scriveva Saint-Simon (“la Réligion de l’Humanité”) –, il ruolo ch’era stato, per molti millenni, proprio delle “religioni tradizionali”(e in primis del Cristianesimo), che avevano al loro centro una salvezza “spirituale” e individuale, non già materiale e collettiva.

In ciò consiste la “dignità di ogni singola persona”.

Oggi più che mai, alla “vulgata” del “Pensiero Unico” è sottinteso che le singole religioni (come le altre concezioni del mondo) possono coesistere pacificamente fra di loro e con la dominante “religione civile” del Progresso perché sono dei vuoti simulacri, mentre la “vera” religione della Modernità è l’adorazione della Singularity Tecnologica, il “Dio veniente” costruito dagli uomini (i “Bogostriteli” cari al primo Bolscevismo). Quando invece qualche religione, come per esempio l’Islam, pretende d’ informare di sé l’intero comportamento umano, allora scatta l’interdetto dei guardiani dell’ortodossia tecnocratica, e partono nuove guerre di religione.

Il Pontefice ha parlato del “paradigma tecnocratico” come di un pericolo, alimentato dall’ Intelligenza Artificiale, ma in realtà questo paradigma è già dominante almeno dal II° Dopoguerra, quando il mondo fu diviso fra due “blocchi” animati da due diverse, ma convergenti, ideologie materialistiche orientate allo sviluppo economico, che oggi si sono fuse nell’ ideologia “TINA” (“There is no Alternative”).

Certo, vi è un’implicita contraddizione fra il carattere deterministico delle ideologie marxista e liberista e una “dignità della persona” che presuppone il libero arbitrio della singola persona. Il pensiero cristiano, affermando come irrinunziabile la “dignità della persona”, prende  sostenzialmente posizione contro la soteriologia collettivistica e deterministica dominante , e, come tale, si espone all’interdetto dei “gatekeepers” della cultura “mainstream”.

Il Papa si pone in un certo senso ambiziosamente al centro di questo implicito conflitto,  aspirando ad esprimere alcuni principi comuni, che vadano al di là dei diversi sistemi di valori, che così possano coesistere senza confliggere fra di loro (la distinzione, fatta da Hans Kueng, per il suo Weltethos, fra “valori Spessi” e valori “Sottili”, che però restano distinti fra di loro e non si confondono con l’ossequio al determinismo tecnologico ). Concezione, quella esposta dal Papa,  che, a sua volta, costituisce il risvolto etico di quel “mondo poliedrico”, o multipolare, che paradossalmente è proprio quello contro cui il G7 di Borgo Egnazia è stato organizzato.

Quel sincretismo pontificio, per quanto equilibristico, è forse l’unica via di uscita dalla tenaglia che si è creata fra l’unica religione viva e vegeta, quella del progresso senza limiti, e la conflittualità senza fine indotta dall’assolutismo dei singoli, diversi, sistemi di valori (come accade per esempio fra islamici ed ebrei, indù e islamici e fra sunniti e sciiti).

Una precisazione doverosa ed urgente, che la cornice mondano-kitsch del G7 ha indebolito, perché, per forza di cose, il messaggio del Papa ha dovuto essere abbassato al livello degli interlocutori (non già “Grandi della Terra”, come qualcuno li aveva definiti, bensì, più appropriatamente,  “anatre azzoppate”, per dirla con l’espressione usata da pressoché tutti i commentatori). Vale la pena di ricordare il giudizio ancor più severo, per esempio, di Quirico su “La Stampa” del 15 giugno:“sono questi i Grandi della terra?Sono loro a cui affidiamo il compito di fermare il precipizio più cupo e terribile?Una Santa Alleanza di mediocri sopravvissuti all’ Ancien Régime?”Così li apostrofa, giustamente, Quirico.

L’unico che abbia portato al tavolo un problema serio, l’Intelligenza Artificiale, e lo abbia fatto in modo approfondi, è stato dunque il Papa. Ma, come dicevamo, ha dovuto misurare le parole e moderare i toni, e censurare molti temoi, per non stonare troppo nel contesto del G7.

Di conseguenza, fondamentali considerazioni sul carattere non neutrale della tecnica, nonché sulla natura  non “generativa”, bensì “imbalsamatoria” dell’ Intelligenza Artificiale, e, infine, sull’urgenza del pericolo delle armi autonome, che pure sono presenti nel discorso del Papa, non si sono potute sviluppare appieno, potendo dare agli osservatori superficiali l’impressione che si sia trattato di un’ennesima espressione delle retoriche della cultura “mainstream”, mentre questo non è stato il caso.

Ma andiamo con ordine, commentando uno per uno i punti salienti dell’intervento papale.

  1. Nessuna innovazione è neutrale (Heidegger)

Contrariamente al luogo comune secondo cui l’Intelligenza Artificiale, come ogni altra tecnologia, può essere usata tanto per il bene, quanto per il male, il Papa ha chiarito che per lui, come per Heidegger, “la Tecnica non è qualcosa di tecnico”, bensì “uno strumento sui generis”:

“La tecnologia nasce per uno scopo e, nel suo impatto con la società umana, rappresenta sempre una forma di ordine nelle relazioni sociali e una disposizione di potere, che abilita qualcuno a compiere azioni e impedisce ad altri di compierne altre. Questa costitutiva dimensione di potere della tecnologia include sempre, in una maniera più o meno esplicita, la visione del mondo di chi l’ha realizzata e sviluppata.”

Ne consegue che qualunque cosa diciamo o facciamo (o non facciamo) circa l’ Intelligenza Artificiale è una scelta politica, culturale e storica. Anche l’idea dei GAFAM di posticipare la regolamentazione internazionale, che, di fatto, equivale a permettere loro di porre gli Stati dinanzi a dei fatti compiuti determinanti sul futuro dell’ Umanità, a cominciare dalla creazione di ecosistemi bellici autonomi, di cui il Papa ha parlato espressamente. E, purtroppo, questa scelta è quella che presiede all’ andamento delle trattative sulle armi autonome, che, secondo i documenti del G7, sono state aggiornate fino al 2026.

2)Una rivoluzione ontologica

Contrariamente a quanto permesso dal contesto del G7, il Papa ha definito l’Intelligenza Artificiale come “Uno strumento affascinante e tremendo al tempo stesso ed impone una riflessione all’altezza della situazione” ponendola al centro del dibattito internazionale, e non subordinandola ad altri temi importanti ma meno urgenti, “Infatti, l’intelligenza artificiale sul futuro dell’umanità….influenzerà sempre di più il nostro modo di vivere, le nostre relazioni sociali e nel futuro persino la maniera in cui concepiamo la nostra identità di esseri umani”.

Ciò non significa che in passato l’uomo non fosse influenzato e plasmato dalle tecniche ch’egli andava creando. Secondo il Papa, che riecheggia, in ciò, il pensiero tecno-scettico di Weber, Heidegger, Anders, Gehlen (espressamente citato) e De Landa,“l’essere umano ha da sempre mantenuto una relazione con l’ambiente mediata dagli strumenti che via via produceva. Non è possibile separare la storia dell’uomo e della civilizzazione dalla storia di tali strumenti. Qualcuno ha voluto leggere in tutto ciò una sorta di mancanza, un deficit, dell’essere umano, come se, a causa di tale carenza, fosse costretto a dare vita alla tecnologia (l’uomo, quale “animale imperfetto”, cfr. Nietzsche)

In effetti, fino dalla prima antichità, gli ominidi si sono sempre distinti dai pitecantropi per la loro abilità nel costruirsi delle “protesi”, siano esse fisiche o concettuali, per confrontarsi con il mondo (cfr. Gehlen). Con il passare dei millenni, l’uomo è divenuto così ricco di protesi (utensili armi, abiti, abitazioni, linguaggi, leggi, immagini), dal divenire indistinguibile da essi (la “Gabbia di acciaio” di Weber, l’”Apparato” di Heidegger).

3. La  condizione tecno-umana

Ne consegue che, addirittura,”parlare di tecnologia è parlare di cosa significhi essere umani e quindi di quella nostra unica condizione tra libertà e responsabilità”.

Tuttavia, con l’”Intelligenza Artificiale” si crea un rapporto nuovo fra uomo e tecnica, che rende palese quanto profondamente la tecnica influenzi l’uomo: “mentre l’uso di un utensile semplice (come il coltello) è sotto il controllo dell’essere umano che lo utilizza e solo da quest’ultimo dipende un suo buon uso, l’intelligenza artificiale, invece, può adattarsi autonomamente al compito che le viene assegnato e, se progettata con questa modalità, operare scelte indipendenti dall’essere umano per raggiungere l’obiettivo prefissato.”Ciò significa che, in linea di principio, l’uomo potrebbe perdere il controllo del suo “strumento”.

4.L’Intelligenza Artificiale non è propriamente “generativa”, bensì “rafforzativa” delle situazioni esistenti.

C’è chi nega che l’Intelligenza Artificiale possa divenire veramente “autonoma”.Questa negazione persiste anche nei confronti dell’I.A. cosiddetta “generativa: “Quest’ultima, in verità, cerca nei big data delle informazioni e le confeziona nello stile che le è stato richiesto. Non sviluppa concetti o analisi nuove. Ripete quelle che trova, dando loro una forma accattivante. E più trova ripetuta una nozione o una ipotesi, più la considera legittima e valida. Più che “generativa”, essa è quindi ‘rafforzativa’, nel senso che riordina i contenuti esistenti, contribuendo a consolidarli, spesso senza controllare se contengano errori o preconcetti.”

Ma è proprio per questo ch’ essa implica il pericolo della fine dell’ umanità, perché quest’ultima ,caratterizzata dall’ imperfezione, tende sempre a qualcosa fuori di sé, mentre l’Intelligenza Artificiale tende a ripetere all’ infinito gl’ input iniziali.Il risultato è quello “di irrobustire il vantaggio di una cultura dominante, ma di minare altresì il processo educativo in nuce. L’educazione che dovrebbe fornire agli studenti la possibilità di una riflessione autentica rischia di ridursi a una ripetizione di nozioni, che verranno sempre di più valutate come inoppugnabili, semplicemente in ragione della loro continua riproposizione “.

Del resto, questo è il compito affidato alla cultura nella società post-moderna: quello di educare i cittadini al conformismo del “politically correct” ,dell’ “egemonia culturale”, della “memoria condivisa”. Come stupirci se anche l’Intelligenza Artificiale non fa che rafforzare i “bias”, i pregiudizi che essa trova nei materiali umani su cui viene “addestrata”? Perfino la legislazione che pretenderebbe di contrastare i “bias”, in realtà svolge una funzione censoria nei confronti dei punti di vista anticonformistici, rivelandosi così un potente strumento di omologazione.

Il Pontefice ne è chiaramente consapevole:“Non possiamo, quindi, nascondere il rischio concreto, poiché insito nel suo meccanismo fondamentale, che l’intelligenza artificiale limiti la visione del mondo a realtà esprimibili in numeri e racchiuse in categorie preconfezionate, estromettendo l’apporto di altre forme di verità e imponendo modelli antropologici, socio-economici e culturali uniformi.”In sostanza, l’Intelligenza Artificiale, estrapolando le soluzioni dall’ universo dato, con la sola correzione della censura imposta dagli Stati, finisce per appiattire l’umanità sul modello tecnocratico, che allinea ogni forma di conoscenza secondo categorie astratte e quantificabili, perdendo, in sostanza, l’”esprit de finesse” a vantaggio dell’ “esprit de géométrie” (Pascal).

C’è di più: essa tende anche a frustrare gli sforzi fatti da scienziati e filosofi di tener conto del superamento del materialismo volgare realizzato grazie al Principio d’Indeterminazione (cfr. Wittgenstein, Heisenberg, De Finetti, Feyerabend, Faggin).

5.No al paradigma tecnocratico

“Il paradigma tecnologico incarnato dall’intelligenza artificiale rischia allora di fare spazio a un paradigma ben più pericoloso, che ho già identificato con il nome di ‘paradigma tecnocratico’. Non possiamo permettere a uno strumento così potente e così indispensabile come l’intelligenza artificiale di rinforzare un tale paradigma, ma anzi, dobbiamo fare dell’intelligenza artificiale un baluardo proprio contro la sua espansione.”

Per questo, la disciplina dell’ I:A: costituisce il campo di battaglia di una inedita “guerra culturale”. A questo scopo serve la politica, che deve regolamentare l’ AI:“A ciò si aggiungono le strategie che mirano a indebolirla, a sostituirla con l’economia o a dominarla con qualche ideologia. E tuttavia, può funzionare il mondo senza politica? Può trovare una via efficace verso la fraternità universale e la pace sociale senza una buona politica?».

Il senso di quella regolamentazione è che“Di fronte ai prodigi delle macchine, che sembrano saper scegliere in maniera indipendente, dobbiamo aver ben chiaro che all’essere umano deve sempre rimanere la decisione, anche con i toni drammatici e urgenti con cui a volte questa si presenta nella nostra vita. Condanneremmo l’umanità a un futuro senza speranza, se sottraessimo alle persone la capacità di decidere su loro stesse e sulla loro vita condannandole a dipendere dalle scelte delle macchine. Abbiamo bisogno di garantire e tutelare uno spazio di controllo significativo dell’essere umano sul processo di scelta dei programmi di intelligenza artificiale: ne va della stessa dignità umana.”

Ma fare dell’ Intelligenza Artificiale un “baluardo” contro il “paradigma tecnocratico” significa che la Chiesa si schiera in questa “guerra culturale”, cercando di radunare intorno a se i fautori del libero arbitrio contro quelli del determinismo algoritmico.

6.Individuare  principi condivisi

In pratica, è fondata la preoccupazione, espressa da molti, che, anche grazie all’ Intelligenza Artificiale, cioè alla macchinizzazione del mondo, siamo giunti, come ha scritto Martin Reed, al Secolo Finale dell’ Umanità, perché, come voleva Guenther Anders, l’”Uomo è antiquato”. Il Papa, riallacciandosi, in ciò, alla corrente maggioritaria della tradizione cristiana, crede di doversi opporre a questa sorte (“frenare l’Apocalisse”, secondo la tradizione paolina  del “Katechon”), anche se sa che è difficile trovare un accordo su come evitarla. E, diremmo noi, anche sul se sia opportuno evitarla, come dimostrano le opere di Ray Kurzweil, e, in campo cattolico, di Teilhard de Chardin, che sono invece animate dall’ansia “chiliastica” di giungere al più presto alla Fine.

Il Papa vuole comunque tentare una conciliazione dei principi in questa materia propri alle diverse culture mondiali, partendo proprio dall’ accettazione della molteplicità delle culture (essendo fedele, in ciò, alle sue radici gesuitiche; si pensi a Matteo Ricci):“In un contesto plurale e globale, in cui si mostrano anche sensibilità diverse e gerarchie plurali nelle scale dei valori, sembrerebbe difficile trovare un’unica gerarchia di valori. Ma nell’analisi etica possiamo ricorrere anche ad altri tipi di strumenti”

Paradossalmente, in un momento e in contesto, come quello del G7, dove si continua ad affermare che i valori dominanti nel Nord-atlantico all’ inizio del  XXI siano “validi sempre e in ogni luogo”, affermare  che “possiamo ricorrere anche ad altri tipi di strumenti”è rivoluzionario

“Se facciamo fatica a definire un solo insieme di valori globali, possiamo però trovare dei principi condivisi con cui affrontare e sciogliere eventuali dilemmi o conflitti del vivere” (i “Valori spessi”, comuni a tutte le culture, che invece sono caratterizzate da quelli sottili”, cfr. Kueng).

Orbene, a nostro avviso, questo qualcosa che unisce l’Occidente dalle “radici giudaico-cristiane” con l’Islam in quanto “religione del  Libro”, così pure come con l’Asia sincretista (sciamanesimo, mazdeismo, religioni tradizionali popolari, buddhismo, induismo, taoismo, confucianesimo), e con i “popoli prealfabetici” sono le basi culturali dell’”Epoca Assiale” (Jaspers, Eisenstadt,Assmann): Lingua, scrittura, religione, città, gerarchia, imperi. Tutte le cose che definiscono “la civiltà” (perché quel che c’era prima delle lingue scritte è difficile da definire), e che sono messi in forse dalla post-modernità: culto della tecnologia, linguaggio-macchina, lettura del pensiero,  armi autonome, governo degli algoritmi, Stato mondiale.

E, difatti, fuori dell’ Occidente, si sta ricreando sotto i nostri occhi proprio un facsimile del mondo dell’ Età Assiale: “Tian Xia” in Estremo Oriente, Bharat in Asia Meridionale, Dar al-Islam in Medio Oriente, Unione Africana fra i popoli più antichi, “Patria Grande” fra i discendenti degl’Inca, dei Maya e degli Aztechi. Esse si interfacciano nel riconoscimento reciproco, come ai tempi della “Pax Aeterna” firmata nel 532 tra Giustiniano e l’imperatore persiano Cosroe, uniti, allora, salla vecchia, e, oggi,  dalle nuove vie della seta. Mancano all’ appello solo i discendenti dell’Impero Romano, divisi dalle  pretese di primato delle diverse Terze Rome: Washington, Mosca, Istanbul, forse anche Bruxelles… Il Sommo Pontefice avrebbe gli strumenti per porsi al di sopra  delle diverse versioni della “Translatio Imperii”, che sono alla base dei conflitti attualmente in corso.

Sapranno le Chiese, l’Italia, l’Europa e il mondo, allargarsi a una visione tanto ampia in questo momento di grande difficoltà, così come auspicavano già Pufendorf, Novalis e De Maistre?

6.Gli argomenti non trattati a Borgo Egnazia

Ci sono alcuni aspetti che il Papa non ha trattato o ha appena accennato, ma che sono, invece, centrali per comprendere la questione e delineare possibili soluzioni.

Innanzitutto, gl’impianti neurali, per i quali Elon Musk ha ottenuto di recente l’autorizzazione delle autorità americane, e che potrebbero portare al collegamento diretto del cervello umano con un’Intelligenza Artificiale Generale, dal quale “qualcuno” (per ora Musk, domani la NSA, dopodomani il PCC…),  potrà fare muovere l’intera Umanità come un teatro di burattini, finché questo gioco non sarà assunto definitivamente da un’”Intelligenza Artificiale Generativa” (“la Megamacchina”).

Questa innovazione annullerebbe già di per se tutto quanto è stato detto, pensato e fatto in  materia di umanità, perché, abolendo il libero arbitrio, abolirebbe anche la libertà, non solo di azione, ma perfino di pensiero. In tal modo, abolirebbe anche l’Umanità, trasformata in qualcos’altro.

In secondo luogo, le “Armi Autonome”, alle quali il Papa ha accennato, ma soltanto in modo generico, sottacendo i fatti più importanti, quelli che si sarebbero dovuti affrontare in un “G7”, o meglio in un’assise internazionale veramente rappresentativa.

In effetti, lo stesso giorno in cui si chiudeva il G7, il Governo Ucraino ha annunziato, per primo, la creazione di un esercito di automi, la FUS (“Forza dei sistemi senza umani”), al comando del colonnello Vadym Sukharevskyj.

Il problema numero uno per la regolamentazione internazionale dell’ Intelligenza Artificiale è proprio il fatto che questa viene impiegata innanzitutto a scopi bellici, ma il relativo trattato delle Nazioni Unite viene bloccato dalle Grandi Potenze con il pretesto che “Le armi Automome non esistono”- in sostanza perché, come abbiamo visto, l’Intelligenza Artificiale non è veramente “generativa”, bensì segue in ultima analisi un input umano, quand’anche molto lontano-. E, nel caso bellico, un “inpunt lontano” , come le famigerate “Leggi della Robotica” di Asimoov, equivarrebbe semplicemente a lasciare alle macchine di decidere in autonomia. Che cos’è, infatti, “il bene dell’ umanità”? E, questo, in un contesto bellico in cui, per definizione, occorre “colpire il nemico”? Come distinguere fra “armi letali” e “armi non letali”, “obiettivi legittimi” e “effetti collaterali”?

D’altronde, il massimo sistema d’ arma autonomo attualmente impiegato, il “Perimetr’” russo (in Inglese, “Dead Hand”), consiste semplicemente nell’ automatizzare il comando di distruzione totale nel caso di annientamento del comando russo. Questo sistema, lanciato dopo il fallimento del sistema semi-automatico OKO nel 1983, costituisce paradossalmente anche la maggiore remora allo scatenamento della guerra nucleare, perché garantisce ch’ essa non avrebbe vincitori (o, al massimo,  se gli USA non avessero un sistema simile vincerebbe la Russia).

In queste condizioni, come è possibile affermare che le armi autonome non esistono? Al contrario, il motivo per cui non le si vuole regolamentare è che esse svolgono una funzione essenziale nell’ equilibrio nucleare, e, per questo, paradossalmente, anche nel mantenimento della pace.

Se non si affronta questo problema, l’esistenza dell’umanità resta appesa a un filo. Per questo, Kissinger, prima di morire, aveva raccomandato a Biden e a Xi Jinping da incominciare a trattare su questo punto, perché da esso dipende l’equilibrio politico mondiale, e, di conseguenza, anche l’esito delle guerre in corso, che non finiranno fintantoché i due nuovi blocchi contrapposti che abbiamo visto a Ginevra e a Mosca non si accorderanno suuna nuova ripartizione del potere e della ricchezza a livello mondiale.

Le Nazioni Unite hanno richiesto, come previsto nelle ultime opere di Kissinger, la firma di un trattato internazionale onnicomprensivo sull’ Intelligenza Artificiale e la costituzione di un’apposita Agenzia, sul modello di quella per il disarmo nucleare..