1.America.Gov
Mercoledì 8 settembre,il Presidente Trump ha presentato la nuova piattaforma digitale del Governo Americano, invitando poi a un pranzo ufficiale i leader delle grandi piattaforme americane. In concomitanza con questo evento, il Presidente ha rilasciato dichiarazioni molto importanti circa la politica americana dell’Intelligenza Artificiale.
In generale, il Presidente ha sposato in pieno l’impostazione tradizionale delle grandi piattaforme, le quali non accettano l’idea di una normativa internazionale sull’Intelligenza Artificiale(quale proposta daKissinger e dalla Cina e quale incarnata, seppure in modo parziale, nelle bozze di trattato internazionale, nei “pacchetti” dell’ Unione Europea e nellla legislazione cinese), bensì sarebbero propense piuttosto ad una forma di autoregolamentazione, a cui Trump vuol fornire un quadro istituzionale pubblico-privato, ricalcato su quello di altri mercati monopolizzati dagli USA.
La motivazione è stata netta:”Se non miglioriamo, prima o poi tutti ci raggiungeranno”.Ma, soprattutto, “chiunque vinca sulla superintelligenza, vincerà tutto. Ci sanno un vincitore e un perdente, nemmeno un secondo posto. Ora siamo in vantaggio sulla Cina e su tutti gli altri e voglio che rimanga così.”
Perciò, Trump intende costituire un comitato di 10 persone, che sovraintenderà, sotto la sua direzione, come nel “Board of Peace”, all’ Intelligenza Artificiale.
Esattamente quello che prevedevamo già 20 anni fa Evgeny Morozov, filosofo bielorusso-americano, e Eric Schmidt, CEO di Google, che, cioè, l’informatica sarebbe stata l’ultimo baluardo dell’egemonia americana. Ma Manuel de Landa aveva anche avvertito che questo era il passaggio storico che avrebbe permesso all’ Intelligenza Artificiale di prendere il controllo del mondo. Non per nulla la Russia ha fatto contemporaneamente trapelare la notizia di avere modernizzato il proprio sistema di reazione automatizzata a un attacco nucleare, denominato “Perimetr’”.
Il Vice-presidente A.D. Vance e Robert Thiel, Presidente del gruppo che fornisce l’Intelligenza Artificiale alle Forze Armate americane, sostengono autorevolmente, dall’ alto del loro potere e della loro cultura, che accelerare l’arrivo dell’ apocalisse tecnologica, quand’anche ciò significasse la fine dell’ Umanità, equivale comunque a compiere l’opera di Dio.
Di fronte a queste prese di posizione estreme, i molti che banalizzano i rischi dell’ Intelligenza Artificiale non sono più credibili. Se la maggiore potenza mondiale dichiara ufficialmente la propria volontà di monopolio sull’ Intelligenza Artificiale perché essa può garantire il controllo assoluto del mondo (“prendere tutto” come diceva il Presidente Americano sul Progetto Manhattan prima della IIa Guerra Mondiale), essa è già di per sé un pericolo mortale per il futuro dell’ umanità. Se poi, come vediamo, già oggi non possiamo fare nulla (né comunicare, né viaggiare, né leggere, né curarci, né scrivere, né fare di conto, né produrre, né tradurre, né difenderci), senza l’Intelligenza Artificiale prodotta e gestita dalle piattaforme americane, , come non preoccuparsi?
Di fronte a questa inequivoca realtà, risultano semplicemente patetici i palliativi basati solo su buone parole o su formule intellettuali, come nel caso dei “pacchetti” di norme UE o delle etiche algoritmiche, che già il loro inventore, Asimov, aveva dimostrato essere inefficaci.
Perfino le invocazioni del Papa, annegate fra tanti altri buoni propositi, suonano stonate e fuori tempo massimo.
2.Il Caso Guillou
Come funzionino già oggi queste cose con l’ America lo esemplifica il caso Guillou, magistralmente ricostruito da Paolo Benanti, filosofo, presbitero e teologo francescano, professore alla LUISS e all’ Università di Seattle e consulente delle Nazioni Unite, del Vaticano e del Governo Italiano.
Nel suo aureo, per quanto sintetico, pamphlet, ha mostrato , in modo estremamente efficace l’attuale dipendenza di tutto l’Occidente dal Complesso Informatico-militare americano attraverso.
Guillou è un giudice della Corte Penale Internazionale (CPI), sanzionato nel 2025 dall’ Office of Foreign Assets Control (OFAC) e dall’ ESTA americani per avere partecipato all’emanazione di mandati d’arresto per crimini contro l’ umanità per membri del Governo Netanyahu.
Come scrive Benanti,”Le sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti contro Nicolas Guillou esemplificano come scelte tecnologiche globali e trattati internazionali abbiano creato un ecosistema digitale in cui una singola nazione esercita un controllo unilaterale sull’ esistenza digitale di cittadini stranieri“”L’UE può infliggere sanzioni amministrative a Meta e Google, ma non può vincolare SWIFT, l’ OFAC o le infrastrutture cloud critiche controllate dagli Stati Uniti, che rimangono inattaccabili perché operano extraterritorialmente, al di fuori della sovranità europea”.
Benanti conclude che “Nessun regime costituzionale contemporaneo ha previsto questa forma di potere, e nessuno possiede gli strumenti per contenerlo, perché il potere opera in spazi (il digitale, il cloud, le reti) dove la sovranità territoriale statale è evanescente.”
Se questa conclusione (che costituisce la sintesi dell’opera di Benanti) è senz’altro vera, essa dice però solo una parte della verità. Se la sovranità territoriale è divenuta “così evanescente”, ciò è dovuto a una scelta politica di lungo periodo, quelli che Papa Francesco chiamava “gl’Imperi Sconosciuti”. Gli Stati Uniti, nati contro l’Impero Britannico sotto il manto della retorica antiimperialista, hanno da sempre aspirato a loro volta a un impero mondiale apocalittico (la “Quintomonarchia” della Rivoiluzione Inglese). Per questo sono ossessionati dall’ Impero Romano. Con la caduta del Muro di Berlino, essi si sono illusi di esserci infine riusciti (A.Valladao, “Il prossimo secolo sarà americano”). L’Europa non è fuori della sfera territoriale dell’ “America-Mondo”(Valladao): è per questo che l’America afferma da sempre l’extraterritorialità del proprio diritto e l’inapplicabilità in America del diritto internazionale, che essa stessa ha creato per i propri sudditi.
Il predominio tecnologico degli oligarchi americani non è l’effetto di un destino cinico e baro, bensì un obiettivo perseguito da lunga data, sotto gli auspici di Bacone, di Newton, della Royal Society, di Franklin, di Saint-Simon (che aveva combattuto in America e preso li molte delle sue idee), di Washington, di Emerson, di Vinge, Neumann, Kurzweil, Schmidt, Cohen…
La distruzione della Olivetti, all’ avanguardia negli anni 60, fu una scelta del Gruppo di intervento (mai spiegata da parte questo), che preluse alla presa di controllo degli USA su questo settore. Le autorità italiane ed europee erano, e sono ancora, complici. Basti pensare al lapsus freudiano di Valletta, che disse che bisognava ”estirpare” dalla Olivetti il “neo” della Divisione Elettronica.
Oggi, la situazione è ulteriormente degenerata, con un’Intelligenza Artificiale che ha palesemente superato l’Umanità in tutti i tipi di attività, e che ora è anche l’elemento determinante nella Terza Guerra Mondiale in corso.Benanti, come in generale la Chiesa, svolge un ruolo altamente meritorio di critica dell’ esistente. Se lo possono per altro permettere perché, non essendo organizzati democraticamente, sono impermeabili alla corruzione generalizzata delle classi politiche, che sta permettendo alle piattaforme digitali di spadroneggiare sugli Stati (specie sui deboli Stati europei), e hanno un vertice potentissimo, capace di resistere a anche leaders onnipotenti come Trump o Xi Jinping.Tuttavia, anch’essi non vanno molto al di là di ciò che stanno facendo intellettuali e politici europei. Sarebbe invece ora di assumere azioni concrete, o almeno di creare un movimento di opinione trasversale e internazionale per creare una diversa cultura digitale e una classe dirigente disponibile a combattere fino in fondo per implementarla.
3.Senza Domani?
Purtroppo, come illustrava bene Gabriele Segre su La Stampa del 30 Settembre, il nostro problema numero uno è che pensiamo, e non a torto, che tutte le catastrofi del nostro tempo (non solo quella digitale, ma anche quella bellica, quella ambientale, quella democratica, quella migratoria, quella economica) non siano per domani, bensì per oggi, e che, quindi, non ci sia più il tempo per preparare le difese: “Lo spirito dominante è la catastrofe incombente. Clima, immigrazione, Putin, riarmo, intelligenza artificiale, neofascismo, declino dell’Occidente- cambia l’ Apocalisse di turno, ma resta sorprendente stabile l’orario di arrivo: adesso”.
E, in effetti, tutte queste castastrofi ci erano state annunziate da almeno cento anni, dalla “Guerra dei Mondi” di Welles a “Noi” di Zamiatin,a “R.O.U.R.” di
Capek,al “Mondo Nuovo” di Huxley, al”1984” di Huxley, ai robot di Asimov, ma nessuno ha mai voluto prenderli sul serio, perché fare ciò avrebbe significato mettere sotto accusa un establishment nato, educato, sviluppatosi e prosperante solo grazie al deliberato misconoscimento dell’ “Eterogenesi del Fini” della Modernità (vedi Kierkegaard, Nietzsche,Dostojevskij, Horkheimer, Adorno,Del Noce). Adesso, infine, il principio di realtà presenta il conto:“Se si è convinti che tra quattro anni la democrazia nel proprio Paese sarà stravolta, che in un’Europa dal clima subtropicasle si sarà governati dalla Sharia o dagli oligarchi di Putin, quattro anni smettono di essere una legislatura e diventano un’ eternità”
E, infatti, Virginia Libero ha lanciato, per i giovani del PD,un programma di emergenza: “Organizzaremo i disertori” –cosa che, nel caso di guerra mondiale generalizzata, sarà di fatto l’unica politica materialmente possibile, com’era capitato nei casi della Rivoluzione di ottobre e della Resistenza-.
Noi avevamo proposto, in precedenti post, una soluzione diversa: contrapporre, alla cultura “mainstream” che ci vuole succubi del progetto post-umanista americano e della propaganda provinciale e xenofoba nella scuola, un progetto pedagogico di formazione globale, comprensiva di filosofia, teologia, informatica, filologia e letterature comparate, idonea in tempi rapidi alla formazione di una élite europea in grado di prendere in mano la situazione anche in situazioni disperate.

