LE NUOVE DESTRE E LA SOCIETA’ DELLE MACCHINE INTELLIGENTI

L’articolo di  Giovanni Orsina nuove destre e radicalismo a tinte varie”, pubblicato su “LaStampa” di Sabato 12 settembre, coglie perfettamente il senso di ciò che sta accadendo con i terremoti elettorali in corso: “L’Occidente ha perso la centralità della quale ha goduto per due secoli e gli elettori occidentali temono di veder sfumare, in un futuro non tanto lontano, il modo di via e il benessere ai quali sono abituati.

In particolare, Orsina mette in evidenza la situazione dell’ Europa rispetto a quella degli Stati Uniti:”Il timore è più giustificato in Europa che negli Stati Uniti. Il Vecchio Continente invecchia, cresce poco, si deindustrializza, perde competitività, innova meno degli altri, non è strategicamente autosufficiente e mantiene il welfare più generoso del mondo. Per giunta lo governa un sistema che è rimasto fermo a metà del guado dell’integrazione continentale e non sa andare né avanti né indietro: troppo nazionale per quant’è europeo, troppo europeo per quant’è nazionale.”

Questo, perché subordinato da 80 anni agli Stati Uniti, che ne soffoca le aspirazioni culturali (eurasiatismo),), politiche (sovranismo europeo) e tecnologiche. (Olivetti, Concorde, Minitel, RB 199). Oramai, scricchiola  anche il complesso impianto di dominio coloniale dell’America sull’ Europa, e di clientela di quest’ultima verso l’ America, basato su

a) il preteso “ascensore sociale” promesso al ceto medio, che in realtà non ha mai funzionato;

b) la subordinazione delle imprese europee a quelle americane;

c) la privazione delle tecnologie strategiche(vedi Olivetti) ;

 d)lo “short-termism”(cfr.Keynes: “a lungo termine saremo tutti morti”);

5)una strategia europea “funzionalistica” anziché “federalistica” come avrebbero voluto Coudenkove-Kalergi e Spinelli.

1. Come si trasforma il panorama partitico europeo?

A questo punto  si inserisce la concorrenza che i nuovi partiti fanno a quelli “tradizionali”, che erano stati un elemento decisivo dell’ americanizzazione dell’ Europa: “A questo timore i partiti tradizionali non riescono a rispondere.,… quelli di sinistra ancor meno di quelli di destra.”Ed è ovvio: le nostre debolezze derivano dall’ avere accettato tutti i “diktat” dell’ America: impedire la nascita di “campioni nazionali” e di sistemi d’arma integrati come la bomba atomica europea, l’adesione degli Est-Europei prima alla NATO che alla UE, i voltafaccia nei confronti della Russia e della Cina…

Nell’indagare sulle cause delle nostre difficoltà, Orsina arriva al classico tema dell’ “arretratezza dell’ Europa”, che però viene letta, una volta tanto , senza le lenti deformanti delle ideologie sette-ottocentesche:” Ma è difficile pùre perché l’Europa arriva in ritardo e assai impreparata all’appuntamento con la storia, e una parte non piccola della responsabilità di questo ritardo la porta-no proprio i partiti tradizionali.”, che hanno continuato a fingere di portare avanti, con cent’anni di ritardo, progetti nati nel ‘600 (il liberalismo), nel ‘700 (il nazionalismo), nell’ 800 (il socialismo), nel 900 (il fascismo).L’unico progetto rimasto parzialmente attuale è, paradossalmente, quello della Democrazia Cristiana, nato anch’esso nel 900, ma  solo perchè ha incarnato, pur  senza dirlo espressamente, lo slittamento della Dottrina Sociale Cristiana verso la secolarizzazione , facendo riscontro, sul piano teologico, al progetto lessinghiano e crociano del Cristianesimo quale semplice “educazione dell’ Umanità”.

L’arretratezza ereditaria degli Europei post-bellici è stata poi ulteriormente peggiorata negli ultimi 50 anni: “perché quelle stesse forze politiche rimangono culturalmente e psicologicamente prigioniere del clima storico che ha preso forma fra gli anni Settanta e i Novanta del Novecento, il clima di ottimismo, apertura e universalismo che scaturiva dalla fiducia dell’Occidente nella propria capacità di egemonia globale e nel destino occidentale di tutti i popoli della Terra.”Tutto ciò nonostante la Corea,  Berlino, Budapest, il Vietnam.

Clima assolutamente immotivato, anche perché, nel frattempo, gli altri popoli del mondo si stavano battendo duramente, non solo per la loro sopravvivenza, bensì anche per raggiungere e superare l’ Occidente dopo il “Secolo dell’Umiliazione”, il colonialismo e il Socialismo Reale. Sicché, di converso l’Occidente, ma soprattutto la sua parte più debole,l’Europa,  ne sono risultati automaticamente declassati, senza che nessuno se ne accorgesse (la parabola della “rana bollita”).

Quel “clima di ottimismo”, sfociato nella idea di “Fine della Storia”, trovava le proprie radici nel Marcuse di Eros e Civiltà e  nella scuola antiautoritaria del ‘68,  i cui paradigmi hanno poi conquistato l’egemonia grazie alla “Lunga Marcia Attraverso le Istituzioni” di Rudi Dutschke. Si trattava di ideologie astratte e irrealistiche, che hanno potuto fiorire solo grazie all’ irrilevanza dell’ Europa, sospesa in una bolla d’ irrealtà, che impediva il duro riscontro dei fatti.

In tal modo, i  problemi irrisolti degli Europei non hanno potuto che moltiplicarsi.

E’ così che “La domanda di politica che i partiti tradizionali lasciano insoddisfatta ha aperto lo spazio per movimenti nuovi o marginali”, come Fidesz, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Prawo i Sprawedliwosc, Lega, Rassemblement National, ANO,Renew UK,AKP,Vox,e,infine, AfD, BSW e Futuro Nazionale, molto più attenti alle esigenze degli elettori, “promettendo loro che ne difenderanno l’esistenza concreta e quotidiana: i modi di vita, i contesti, le comunità, i luoghi di lavoro, la sicurezza, le risorse, i servizi. “Si tratta dell’ ideale piccolo-borghese che è all’origine di tutta democrazia moderna, ma Orsina ne vede soprattutto la “ribellione del particolare contro l’universale, dei mondi piccoli contro gli spazi globali, accomuna tutti i partiti della destra cosiddetta populista”

Ma dov’è che gli elettori non “voltano con il portafoglio”secondo il loro “particulare”?

2.Il frazionismo è tipico dei partiti di destra?

Continua Orsina, “Ma proprio perché avviene nel nome del particolare, non può che assumere di volta in volta i caratteri specifici del luogo nel quale si produce, essere condizionata da storia, tradizioni, istituzioni ed equilibri politici del proprio Paese.”Cioè  come dovrebbe essere, in realtà, qualunque movimento politico che voglia avere un minimo di rappresentanza. E  ciò è anche assolutamente logico , perché la lotta contro l’omologazione non dovrebbe portare a una nuova omologazione.

D’altronde,è anche vero che,“Questo rende non solo difficile allo studioso stipare tutte le nuove destre in un solo cassetto analitico, ma soprattutto ne complica la collaborazione sovranazionale.

Tre esempi lo mostrano bene: lo spagnolo Vox, il francese Rassemblement National (Rn) e proprio la tedesca Alternative fiir Deutschland (AfD). Il Front National, predecessore del Rn, nascé nel 1972 dal neofascismo di Ordre Nouveau, dal poujadismo e dalle battaglie per l’Algeria francese. Da quando ha preso il posto del padre alla guida del partito, Marine Le Pen ha cercato di scrollarsi di dosso quest’eredità radicale così da potersi infine presentare co-me un candidato “presidenziabile”. Le altre due forze politiche prendono forma in tempi assai più recenti, nel 2013, e su posizioni più rispettabili: l’AfD come movimento di professori ostili all’euro, Vox come scissione della destra del Partido Popular delusa dalle scelte dell’allora leader Mariano Rajoy sull’Eta, la Catalogna e le politi-che culturali. Nel manifesto fondativo di Vox l’immigrazione non compariva nemmeno. Poi si radicalizzano, l’una con l’ondata migratoria del 2015, l’altro nella crisi catalana del 2017. Il Rn ha passato quindici anni a moderarsi, insomma, mentre AfD e Vox ne hanno trascorsi dieci a compiere il percorso inverso.

Pesano le diverse tradizioni nazionali, poi. Il Rn è figlio della laicità francese, combatte l’islamismo in nome della République, e nel 2024 la maggioranza dei suoi deputati ha votato per iscrivere l’aborto nella Costituzione. Vox è tradizionalista e cattolico: aborto, famiglia e “ideologia di genere” sono stati il suo terreno di battaglia prima ancora dell’immigrazione. Ispirata da un tradizionalismo di segno differente, nazionale e non con-fessionale, l’AfD intende scoraggiare l’aborto e promuovere la natalità anche come alternativa all’afflusso di immigrati.

E pesano le istituzioni e la forza politica che ne discende. Il Rn gioca da solo in un sistema presidenziale a doppio turno nel quale, per governare, deve superare il cinquanta per cento. Una condizione che finora l’ha tenuto all’opposizione, sconfitto al ballottaggio presidenziale nel 2002, 2017 e 2022 e fermato dallo stesso meccanismo alle legislative del 2024, ma che potrebbe infine soddisfare nel 2027. Anche l’AfD ha giocato da sola dietro al muro che gli altri partiti le hanno costruito intorno, la Brandmauer, ma in un sistema parlamentare e proporzionale che non ha dato quasi mai la maggioranza assoluta a una sola forza politica e in cui governa chi sa costruire coalizioni. Vox è il socio di minoranza del Partido Popular, oggi in Estremadura e Aragona, domani forse a Madrid, in un sistema parlamentare e proporzionale che, diversamente dal francese e dal tedesco, è tormentato dalla sfida dei separatismi.”

E’ la stessa situazione della 2° Guerra Mondiale, quando contro il Reich hitleriano combattevano Metaxas e Churchill, Badoglio e l’Armija Krajowa, mentre i nazionalisti russi e ucraini Bandera e Vlassov venivano internati dai Nazisti, De Gaulle e Mihajlovic venivano in pratica costretti a collaborare con gli Alleati, mentre Franco e Salazar restavano neutrali.

3.Le “destre europee” sono capaci di sintesi?

“Ma soprattutto, almeno a leggerne i programmi elettorali, le tre destre non vogliono la stessa Europa. Il Rn ha rinunciato a uscire dall’Unione e dall’euro e, riprendendo l’europeismo gollista radicato nella storia del Paese, propone una “Alleanza europea delle nazioni” nella quale la Commissione si riduca a segretariato e il diritto francese prevalga su quello comunitario. L’AfD giudica l’Ue un progetto fallito e non riformabile, vuole abolire il Parlamento di Strasburgo e tornare al marco. Vox non ha mai voluto lasciare né l’una né l’altro e concentra il fuoco sul Green Deal e sulle scelte “progressiste” che a suo dire Bruxelles impone agli Stati. Riformare l’Unione in direzione intergoverna-tiva, smontarla per poi semmai rifondarla in altra forma o rovesciarne le politiche sono tre disegni differenti che presentano tre diverse gradazioni di radicalismo. Per questo è difficile immaginare che cosa di-verrebbe il Vecchio Continente se queste destre conquistassero un numero significativo di Paesi chiave.”

Del resto, già la 2° guerra mondiale era terminata senza che l’Asse dichiarasse apertamente i propri obiettivi geopolitici, salvo gli accenni del Mein Kampf a ciò che sarebbe stato poi il catastrofico “Progetto Barbarossa”(“Generalplan Ost”), l’abbozzo di progetto di federazione europea scritto da Ribbentrop e condiviso con  Mussolini e Antonescu, ma bocciato da Hitler con un “Nein” ,manoscritto sull’originale, e,infine,la pubblicistica di Werner Daitz e della Gesellschaft fuer Europaeische Wirtschaftsplanung.

Altrettanto vaghi i progetti “postfascisti” di Moseley e di  Thiriart, “Europe, a Nation”, e “L’Europe, un Empire de 400 Millions d’Hommes”.

Quella situazione di confusione potrebbe oggi non essere negativa, né per l’Europa, né per i partiti “antisistema”, perché potrebbe permettere, a chi ne avesse le capacità, di elaborare una sintesi. Come scrivevamo già nel 2024 in “Verso le Elezioni Europee, I partiti europei nella tempesta” era gran tempo che gli Eurogruppi dell’Estrema Destra si confrontassero duramente sui programmi per il futuro dell’Europa.

Però, a nostro avviso, i vari partiti europei di destra, per arrivare a una sintesi, dovranno ancora attraversare una lunga fase di gestazione, nella quale la loro attesa egemonia politica creerà forse uno spazio politico per gl’”intellettuali di area”, che oggi non esiste , stretti come essi sono fra i difensori delle roccaforti della sinistra, gli inquisitori di partito e i cultori delle più svariate nostalgie.

D’alto canto, i temi più urgenti, dalla 3aGuerra Mondiale all’ Intelligenza Artificiale, non hanno ancora raggiunto la loro fase più “calda”.

Una volta creatasi quell’agibilità politica, si potrà finalmente affrontare il problema principale: visto che l’umanità attuale, e soprattutto gli Europei attuali, non sono “sostenibili” nell’ attuale situazione di transizione verso l’ Intelligenza Artificiale , che cosa sostituirvi i vari movimenti vorrebbero? Una Singularity Tecnologica di “agenti autonomi” artificiali, come quella che vorrebbe Kurzweil? Un’oligarchia di guru informatici che governi un simulacro di umanità mondiale, come quella in costruzione  nell’ America MAGA(“chi vince prende tutto”)? L’”accelerazione”  della Fine del Mondo per portare a termine il “Lavoro di Dio”, come vogliono (sulla scia di Bacon e Newton) Thiel e Vance? Un’umanità(o un’ Europa), che arranca dietro alle Superpotenze per mantenere in piedi un simulacro di umanità in una “Gabbia di Acciaio” (come profetizzava Max  Weber e sta costruendo l’ Unione Europea)? Un Herrenvolk che governi una popolazione di automi, come quello che si sta costruendo in Cina?

Oppure qualcosa di ancora diverso, che nessuno ha ancora saputo descrivere, e che siamo impegnati a costruire con la libera creatività e con la lotta?

Sembra un discorso avveniristico , ma è quello che stanno portando all’ ordine del giorno i guru dell’ informatica, che controllano, o meglio creano, i nostri politici, le nostre opinioni pubbliche e le nostre elezioni. Tutto ciò sarà anche discusso (ovviamente in nostra assenza), al prossimo incontro fra Trump e Xi Jinping.

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