OI AYTONOMOI

sì al Greco Classico, no all’appropriazione culturale

Avevamo  appena pubblicato il nostro post “Tètlathi de kradie”, dedicato all’ Odissea di Nolan, che ecco che Elon Musk ha utilizzato alcuni dei temi a noi cari (l’uso moderno del Greco Antico, la fedeltà letterale agli originali) per annunziare una sua propria “Odissea dell’ Intelligenza Artificiale” in dialetto omerico, fedele sotto ogni altro aspetto all’ originale antico, e coinvolgendo anche Mel Gibson, reduce da “La Passione di Cristo” e “Apocalypso”, due colonne della Grande Narrativa occidentale con il parlato in lingue antiche. Ciò facendo, il guru sudafricano ha richiamato indirettamente l’interesse su  alcuni degli aspetti più cruciali della “guerra senza limiti” ( /“Chāo xiàn zhàn” ) , attualmente in corso (cfr. Qiao Liang e Wang Xiangsui ) per il controllo del mondo da parte dell’ Intelligenza Artificiale. In questa guerra, che è innanzitutto culturale, confluiscono:

-la volontà del mondo WASP di affermare una discutibile “translatio Imperii”, dal mondo classico, verso gli USA (cfr. John Gress, “from Plato to NATO”), e quella degli altri “stati-civiltà” di riaffermare le proprie antiche centralità (Tian Xia, Dar al-Islam, Seconda e Terza Roma);

-il “ressentissement” piccolo-borghese, al contempo  contro l’etica elitaria dell’Epoca Assiale e contro i popoli del Sud del Mondo, che reclamano il loro posto nella storia attaccando la Grande Narrazione occidentale e richiamandosi alle loro tradizioni, certo non meno sofisticate e vetuste (l’Egitto, i Zhou, la Persia, i Maurya e i Gupta);

-la convergenza tattica dei GAFAM con i neo-reazionari americani.

Un cocktail complesso e di difficile comprensione, che trova il suo snodo nel film di Nolan, e  che ci sforzeremo qui di decifrare.

1.”WOKE” e “MAGA”: Due facce della stessa medaglia?

Questi due movimenti, che si fronteggino in America e tentano di espandere in Europa, e soprattutto in Italia, i loro modelli comportamentali e politici, costituiscono due possibili soluzioni americane al problema, che hanno per altro tutti i subcontinenti, di rivalutare la propria specifica  identità per farne la base di uno “Stato-Civiltà” capace di affrontare in modo autorevole i conflitti generalizzati indotti dall’ avvento delle macchine intelligenti, che prendono il posto che avevano, nella modernità, religione e laicità, capitalismo e socialismo…. Nel fare ciò, essi tentano, come gli altri, di riallacciarsi alla fase primordiale della propria identità. E’ anacronisctiiiiiiiiiiiiiiiiichiameare ciò “imperialismo” o “nazionalismo”. Si tratta invece di diverse forme di post-modernità post-umanesimo.

Come noto, la questione è particolarmente acuta in USA e Cina, i due Paesi in cui l’avanzata delle Macchine Intelligenti è più evidente, e che quindi vivono in prima persona l’esigenza di darsi un’identità compatibile con l’ Intelligenza Artificiale. Gli USA, mentre hanno visto, da 80 anni, erodersi l’egemonia conquistata con la IIa Guerra Mondiale e la bomba atomica (indipendenza di India e Israele, guerre di Corea e Vietnam, progresso tecnologico dell’ URSS e della Cina, risveglio dell’ Islam politico), hanno cominciato a sviluppare da allora un mondo digitale potenzialmente  capace di  rimediare alle “debolezze” dell’Ordine di Yalta” ormai crollato, attraverso il controllo sul mondo da parte delle Macchine Intelligenti (Morozov). Significativa a questo proposito la giustificazione ideologica delle nuove tecnologie  che già avevano dato  Wiener e von Neuman, come pure il libro di Schmidt e Cohen, “the New Digital Age”.

2.L’Odissea di Nolan fra Woke e MAGA

Giacché la vera novità del film di Nolan è costituita dall’impiego di capitali illimitati per garantirsi a priori un successo planetario, è comprensibile che, dal punto di vista contenutistico, si sia tentato di assecondare lo “spirito del tempo” senza urtare apertamente la sensibilità di nessuna parte del pubblico.

I critici dell’ opera di Nolan non hanno certamente mancato di sottolineare gli aspetti più smaccatamente “Woke” della stessa, come la scelta di una Elena nera (che mette in scena anche Clitennestra), la concentrazione ossessiva sulla “questione della colpa” su cui si macera Ulisse, l’insistita retorica femminista, ecc… Tuttavia, non è impossibile individuare, in parallelo, anche un sottotesto “MAGA”, grazie al quale viene rilanciata, con una ricchezza inaudita di mezzi, l’ennesima versione americanizzata della più famosa epopea europea: la banalizzazione dello stile attraverso l’uso di un gergo americano imposto perfino agli attori inglesi; la noncuranza verso gli avversari dei Greci, mentre si insiste fino alla nausea sugli Itacesi che giacciono insepolti…

Infine, vi è un  aspetto iper-tecnologico di Nolan che ricorda le frenesie della Silicon Valley: l’uso delle telecamere formato gigante IMAX (15 perforazioni su pellicola da 70mm).

2.Le macchine intelligenti nel disegno tecnocratico  sansimoniano

Capek e Asimov avevano già immaginato  che le macchine intelligenti avrebbero preso il sopravvento sull’ uomo. Quest’evoluzione non  sarebbe stata che il naturale sviluppo del “fall out tecnologico” delle tecnologie militari (De Landa).In tal modo, la tecnica avrebbe realizzato in concreto le aspirazioni all’ universalità proprie della razionalità scientifica e dell’America intesa quale “Nazione con lo spirito di una Chiesa”(Chesterton). Per questo, nella società del futuro, il “potere spirituale” sarebbe spettato, secondo Saint-Simon, agli “industriali”, perché la razionalità avrebbe sostituito il mito, e si sarebbe incarnata nella prassi. Nel conflitto fra capitalismo e socialismo per il controllo dell’ apparato industriale, la borghesia avrebbe prevalso attraverso il dominio dell’informatica (nonostante che Oskar Lange avesse previsto che quest’ultima avrebbe finalmente reso possibile un socialismo di mercato). Era quest’ultima l’utopia sottintesa dalla Coesistenza Pacifica, dal Comunismo dal Volto Umano e dalla Perestrojka. Se l’aspirazione al progresso sostituisce l’escatologia, allora gl’imprenditori “visionari” sostituiscono asceti, teologi e sacerdoti.

Oggi constatiamo l’esattezza di queste profezie, con Musk che guida le trasformazioni dell’ opinione pubblica mondiale, Thiel che costruisce una sua chiesa cattolica parallela, Vance che dà al Papa lezioni di teologia: i managers che divengono profeti e grandi sacerdoti…..

Durante una prima  fase, che va dalla caduta del Muro di Berlino fino ad oggi, l’Occidente si era illuso che il dominio delle macchine intelligenti avrebbe garantito, nonostante il “trickle down effect” della globalizzazione, la prosecuzione contro la rivincita del Sud del Mondo della sua egemonia, cementata dalle ideologie sette-ottocentesche. Per questo, aveva acconsentito all’adesione di Russia e Cina alle istituzioni occidentali, nell’ illusione ch’esse vi accettassero un ruolo subordinato. Oggi, invece, lo sviluppo eccezionale  della Cina sostanzialmente secondo le linee previste da Lange (Zhonguo  Heping Fazhan) sta minando la credibilità  degli Stati Uniti quale leader del mondo. Secondo Fareed Zakaria,Sometime during the first Trump administration, ‘American hegemony died’… ‘The rise of new challengers,’ especially China, certainly played a part. So did the United States’ own ‘imperial overreach,’ most notably in Iraq”, sicché si renderebbe per essi  indispensabile una qualche rivisitazione della Grande Narrazione Occidentale, per permettere all’ America stessa di rinnegare la sua precedente ideologia messianica, sostituendola con qualcos’altro di più funzionale ai fini dell’ egemonia (il “Mondo MAGA”?).

“But the biggest mistake Washington made during this time ‘was to simply stop paying attention,’ Proprio quando l’obiettivo degli USA  “to transform the world”  era divenuto “more possible than ever before,” invece, gli Americani avevano esitato.

Oggi, a quella richiesta rivisitazione dell’ American Creed si risponde con due proposte divergenti . La prima è quella “Woke” della “decrescita felice”, che accetterebbe il ridimensionamento degli Stati Uniti attraverso la loro  partecipazione a  sforzi collettivi, insieme alle Chiese, all’ ONU, all’  Europa e alla Cina, per controllare l’ Intelligenza Artificiale, come auspicato da Kissinger prima di morire, e oggi divenuto un’idea largamente condivisame che comincia a concretizzarsi a Shanghai sotto l’egida cinese. In tal modo, l’attuale potere di controllo sul mondo delle multinazionali americane verrebbe circoscritto, sì che , tanto in America, quanto altrove (p.es., alle Nazioni Unite e nella Nato), la maggioranza mondiale (Bol’shinstvo Mira)prevarrebbe  sempre più sulla “White Minority”. La strategia alternativa (quella MAGA) consiste nella militarizzazione dell’ Occidente per vincere una serie di guerre neo-coloniali (come quelle attualmente in corso), con la “fusione di civile e militare” sul modello cinese e la vassallizzazione accresciuta degli alleati come l’ Europa. L’andamento della guerra con l’Iran mostra quanto questa seconda strategia sia difficile da percorrere.

Queste due strategie americane hanno  ambedue un effetto negativo per l’Europa (fantasticato futuro ago della bilancia fra America e Cina): la prima, “annegando” l’eredità europea dell’ America in un più vasto multiculturalismo, e, la seconda, schiacciando l’identità europea sotto il peso dell’”American Creed”.

Ambedue le strategie sono sottintese nel film di Nolan.

D’altra parte, la lotta per l’intelligenza artificiale rende inevitabili processi aggregativi quali quelli in opera oggi, come per esempio la creazione di una coalizione intorno alla Nuova Via della Seta o alla confessione Shi’ita (Iran, Irak Meridionale, Hezbollah, Huthi).

3.Molte le identità  in bilico

Il passaggio dalla Modernità alla Post-Modernità aveva già posto in crisi da decenni le identità tradizionali di vari sub-continenti, da quelle ideologiche del Blocco dell’ Est a quelle “laiciste” indiana  (di Nehru) e islamica (di Nasser), ma, soprattutto, quella “occidentale”.

Anche le “Retoriche dell’ Idea di Europa”, inaugurate con la “Dichiarazione di Copenhagen sull’ Identità Europea”, scritta nel 1973 sotto l’impatto del Sessantottismo,  anticipavano già la cultura “Woke”. Oggi, dopo 60 anni, sotto la 2° presidenza Trump,  l’ Europa ufficiale si aggrappa a quelle retoriche soprattutto  in quanto strumento più facile e collaudato per contrastare  gli sforzi di quest’ultimo per un’ulteriore vassallizzazione del nostro Continente (5% di spese per la NATO, divieto di normative sull’ intelligenza artificiale, criminalizzazione delle frange alternative….).

Il “mainstream” europeo si aggrappa alla speranza che, all’ egemonia americana e a Trump, sopravviva una qualunque”ideologia americana”“The question now is whether, as American power wanes, the international system it sponsored—the rules, norms, and values—will survive,” “Or will America also watch the decline of its empire of ideas?”(Zakaria) A nostro avviso, questa strategia dell’ Europa ufficiale è fin d’ora  perdente perché, stimolandola nostalgia per un’”America Buona”, ribadisce le catene a cui essa è legata (“the empire of ideas”, cioè la dipendenza culturale e ideologica dall’ Oltre-Atlantico). Invece, sarebbe il momento buono per cancellare la dipendenza storica dell’ Europa dall’ America (i “Comitati di Corrispondenza” con la Rivoluzione francese, i rapporti fra Lincoln e Mazzini, la Seconda Guerra Mondiale, i “Funzionalisti” nemici del Federalismo Europeo…) – il tutto in modo parallelo a quanto stanno facendo  il “Socialismo con Caratteristiche Cinesi”, il “Governo dei Giuresconsulti” iraniano, il Neo-Eurasiatismo russo, e perfino il “Dark Enlightenment” nordamericano.

A nostro avviso, la strategia culturale corretta per supportare le recenti pretese di autonomia dell’ Europa sarebbe dunque quella di riportare l’ Europa alle proprie tradizioni di cultura elitaria e differenzialista: dai classici (Greci e Romani) alle diverse teologie (Maimonide, San Paolo, Sant’Agostino, San Tommaso, Soloviov), all’arte (Epica, Lirica, Rinascimento, Barocco, Romanticismo), al pensiero politico (Platone, Aristotele, .Aristotele, Dante, De Las Casas, Voltaire, Nietzsche, Weber, Mosca, Michels, Pareto), alla filosofia della scienza (Wittgenstein, Heisenberg, De Finetti, Feyerabend).Quindi, non accodarci pedissequamente, né alla difesa indiscriminata, cara ai suprematisti bianchi come Musk, del passato europeo inteso come bianco, violento e colonialista, né critica indiscriminata della Storia, intesa come storia europea maledetta. di conflitti e di differenze, cara alla cultura woke.

L’approccio europeo corretto alla questione delle Macchine Intelligenti ci è fornito proprio dagli eroi culturali delle letterature europee: Gilgamesh, Ulisse, Leonida, Faust, Zarathustra…che padroneggia il rapporto con gli Dei, con i popoli, con  i demoni, con le macchine attraverso l’attivazione di tutte le forze di un “umanità Integrale”.

4. Ippocrate di Cos: il fondatore dell’ Identità Europea.

Ricordiamo che le idee di Europa e di Autonomia nascono già abbinate nel Corpus Hippocraticum: Nel trattato Arie, acque, luoghi, gli Europei sono descritti come più coraggiosi, bellicosi e amanti della libertà rispetto agli Asiatici, a causa del loro clima rigido e variabile. Questa visione si fonda su due fattori-chiave:

Il determinismo climatico, per cui le forti variazioni di temperatura stimolano l’energia e l’aggressività;

le istituzioni politiche, che in Europa favoriscono l’autonomia degli individui contrapposte al dispotismo asiatico.

Infatti:

  • Le forti escursioni termiche e la durezza del paesaggio europeo impediscono l’indolenza, rendendo gli abitanti fisicamente forti e inclini alla lotta;
  • La continua variabilità delle stagioni impedisce all’animo umano di abituarsi a una comoda uniformità, sviluppando irritabilità, fierezza e spirito combattivo;
  • Come conseguenza,
  • Gli Europei non dipendono da un unico padrone e lottano per se stessi;
  • La tendenza alla libertà politica e all’assenza di regni dispotici accentua la natura fiera e indipendente delle popolazioni.

Oggi si parla tento di “autonomia europea” (dagli USA), ma era stato per primo Ippocrate ad aver definito gli “Europaioi” come “autonomoi”, perché non avevano imperatori, bensì repubbliche e leghe. Essi  erano guerrieri, che combattevano non per un impero, bensì per conquistare terre, bottino e schiavi. Così erano gli Achei di Omero, e, in particolare, Ulisse, un guerriero abilissimo e spietato, che Nolan non ci fa vedere nella sua interezza, censurandone gli aspetti più violenti, come la bastonatura di Tersite, l’uccisione di Astianatte, il supplizio di Melanzio e delle ancelle…

Le “Società Organiche”, a cui pensavano Saint-Simon e Durkheim, e che in fondo erano simili alla Politeia di Platone, al Mos Maiorum di Tacito, alla Christenheit oder Europa di Novalis, all’Ancienne Constitution Européenne di Tocqueville, al Welt von Gestern di Zweig e al “ Modell Europa” delle Comunità Europee, erano società miste, con “qualche regno e infinite repubbliche”, come scriveva Machiavelli; con un “politeismo dei valori” (Weber)  con radici spiritualistiche;  con la “Regia Potestas” di Bartolomé de las Casas, l’ “Enracinement” di Simone Weil e la “Pasionarnost’” di Gumilev. Questo era il vero federalismo (e multiculturalismo) europeo, quello della Res Publica Romana, delle Leghe, del Sacro Romano Impero, della Rus di Kiev,  della Svizzera, dell’Impero Ottomano,  della Rzczpospolita polacco-lituana, del II° Reich, dell’ Ausgleich, dei Corpi Intermedi, delle Encicliche Sociali.

Il federalismo post-bellico ha fallito perché ha dimenticato la “pasionarnost’ e l’ “enracinement”  dell’ “Ancienne Constitution Européenne”, seguendo pedissequamente i paradigmi americani (Hamilton, le ideologie liberista e messianica, il “funzionalismo” delle Organizzazioni Internazionali).

E, nell’ era delle Macchine Intelligenti, alcune caratteristiche della “società mista europea” andrebbero addirittura enfatizzate ( la missione universale del Pontefice, il potere militare dell’”imperatore ”, la libertà di pensiero contro il Pensiero Unico e la Singularity, il ruolo degli intellettuali quali combattenti nelle “Guerre Culturali”).

4. Le oscillazioni delle altre identità

Così come quella americana e quella europea, anche le altre identità subcontinentali sono in piena ebollizione sotto la pressione delle Macchine Intelligenti:

-quella cinese, in una transizione vertiginosa fra il “Socialismo con Caratteristiche Cinesi” e un nuovo modello che ancora non ha nome, basato su pilastri quali una “neo-monarchia”, l’epistocrazia confuciana, la riabilitazione del “junzi” (aristocrazia e mascolinità),e l’informatizzazione radicale accoppiata al controllo politico sui neo-feudatari digitali…;

-quella islamica, lacerata fra i modelli rivoluzionario, democratico e  tecnocratico iraniano e afghano, quello monarchico e patriarcale del Golfo, quello democratico e globalizzato della Turchia;

-quella indiana, dove si confrontano il ritorno alla tradizione Indù e il ruolo delle minoranze: Islamica, dravidica, sikh.

Anche le “identità di confine” fra l’Europa e il resto del mondo, come quella russa, turcica, ebraica, nord e sud americana, sono in fermento. Quella russa oscilla fra la rivendicazione putiniana dell’ europeità (frustrata dal corso degli eventi)e l’ Eurasiatismo ostentato da Dughin. Quella turcica è a mezza strada fra l’ islam sunnita e l’identità panturca. Israele persegue più che mai il suo progetto di messianesimo laico: la “Grande Israele”.

Le “Guerre Culturali”in corso  si combattono precisamente intorno a queste identità. Il caso più esemplare è quello della guerra russo-ucraina, la cui posta è, certamente, la profezia brzezinskiana circa  l’importanza essenziale per la Russia di  rimanere legata all’ Ucraina, ma che è degenerata oramai in una competizione fra i due Paesi per esprimere la pretesa “vera” anima degli Slavi Orientali: discendenti di Gengis Khan, di Pietro il Grande, di Caterina, oppure dei Cosacchi, di Scevchenko, di Skoropadsky, di Petliura e Bandera? Una nuova guerra civile russa che sta   sfociando in una ripresa della “Guerra Civile Europea”: un mondo alla rovescia, in cui i discendenti dei Polovesiani e del khanato di Crimea pretendono di essere più “Russi” di quelli del Principe Igor e di Ivan il Terribile.

E’ il “Divide et impera” classico degli Americani: fra Bolscevichi e Menscevichi (vedi i viaggi di Trotskij e la fuga di Kerenskij); fra Tedeschi e Russi (pensiamo alle fabbriche della Ford in ambo i campi durante la IIa Guerra Mondiale, alla creazione della Gladio, agli sforzi dell’America a favore di Saddam Hussein e di Milosevich).

5. Il fascino americano per l’ Impero Romano

Gli Americani si sono considerati da sempre i “veri” Europei. Hanno cercato fin da subito, con i “Comitati di Corrispondenza”(Benjamin Franklin), di esportare la loro rivoluzione. Con la Rivoluzione  Francese , ci erano riusciti; da Napoleone avevano acquistato la Luisiana; dallo Zar, l’Alaska e Fort Ross. L’architettura di Washington è farcita di aquile e di fasci littori. Oggi, Trump, Thiel, Musk e Vance non fanno che ripeterci che gli Europei hanno abbandonato le loro tradizioni. Sì, ma quali?

Ciò che gli Americani certamente hanno in comune con gli Antichi Romani è proprio la strategia del “divide et impera”.

Inoltre, il “suprematismo bianco” quale vissuto in concreto nei “peplum”  di Hollywood come l’ Odissea costituisce la raffigurazione plastica di quel “Patriottismo Occidentale”(non della sola Meloni) che fa dell’ egemonismo WASP la chiave di volta della Modernità. Per gli Americani, Greci e Romani erano, come pensava Hitler, delle “avanguardie degli Ariani Occidentali” (la “bestia bionda” di Nietzsche), così come ora lo sarebbero gli Americani stessi Perfino l’”intersezionalismo” woke, che anima le rappresentazioni politicamente corrette della classicità, con qua e là qualche donna nera o “coloured”, è chiaramente un riflesso pedissequo della società americana. Senza di esso, il film non sarebbe, quindi, “attuale” (e, forse, neppure commerciale).

Certo, in tal modo scompaiono i veri protagonisti dell’epica omerica: i popoli mediterranei (micenei, luvi, Ittiti, Ioni). E’ così che piò nascere la rozza polemica sull’assenza dei Greci (che, anche loro, come spiegava già Fallmerayer, non sarebbero  stati propriamemnte dei Greci (Hellenes), bensì Arvaniti, Valacchi, Turchi, Bulgari, Karamanli, Sefarditi) “grecizzati” con la forza dall’ Occidente, e, soprattutto, “Romei”, gli eredi dei Bizantini.

Intanto, Nolan è riuscito finalmente a mettere in scenaun’ ”Atena Nera” quale quella sognata da Bernal (che poi tanto nera non è, ma neppure troppo Atena, visto che non è, né divina, né particolarmente saggia).Poi, la stessa attrice rappresenta tanto Elena, quanto Clitennestra, annegando in uno stereotipo di genere e di razza le concrete personalità delle due ingombranti regine.

Insomma, è il momento di quell’ “ultima grande battaglia” profetizzata da Nietzsche, in cui si sarebbero scontrate tutte le identità.

6.I  “Popoli del Mare”

Un altro tema che riaffiora carsicamente nel film di Nolan è quello dei “Popoli del Mare”, che, come noto, sono all’  origine dell’ “identità occidentale”.Secondo l’epigrafia egizia (e, in particolare, la gigantografia di Medinet Habu) , i Popoli del Mare erano gruppi di guerrieri provenienti probabilmente dall’Europa meridionale e dall’area egeo-anatolica ( sebbene la loro origine esatta rimanga incerta), che invasero l’ Egitto dal mare, restandone sconfitti. Tra i gruppi principali menzionati nelle iscrizioni egizie vi sono gli Sherden, gli Shekelesh, i Lukka,i  Tursha,gli  Akawasha, gli Shardana e i Peleset. Alcuni studiosi ipotizzano collegamenti con Sardi, Siculi, Etruschi, Micenei o Filistei, ma nessuna prova archeologica definitiva conferma queste teorie 

Quello che è certo è che, nella moderna geopolitica (Mahan, Mackinder, Haushofer), si è a lungo parlato di una contrapposizione fra la “talassocrazia” anglosassone e le potenze “terragne” (Germania, Russia e Cina): E’ probabilmente a ciò che è dovuta l’insistenza di Nolan su questo termine, che avvalorerebbe  l’idea di un’eredità antica dell’ ideologia anglosassone.

5.”ES PATRIDA GAIAN”

Con il libro “Es Patrida Gaian”, il cui titolo è tratto dall’Odissea (in particolare dalla scena in cui Ulisse è sorpreso da Calipso mentre piange), è in dialetto omerico, dove “Eis” ,”verso”, si diceva “es”, volevamo caldeggiare,  con il supporto di fior di ricerche accademiche sul recupero delle lingue classiche, l’adozione nell’ Unione Europea del Greco Classico quale lingua ufficiale accanto alla pletora di lingue nazionali,anche minime, come il maltese e il lussemburghese, non diversamente da quanto fatto dall’India con Sanscrito, Tamil, Kannada e Malayalam.

Questa nostra scelta aveva molteplici motivazioni:

-necessità identitaria, come per India e Israele;

-urgenza di contrastare l’Inglese in quanto lingua dell’ America;

-necessità di rivalutare il mondo classico;

-conciliare le tradizioni “occidentali” (Impero Romano, classicismo) con quelle  orientali (Bibbia, ortodossia, cirillico): i “due polmoni dell’ Europa” (Ivanov)

Per questo mentre salutiamo con favore il rinnovato interesse per la classicità, per Omero e per il Greco, non possiamo esimerci dalla preoccupazione che, come già altre volte in passato, il “classicismo” americano miri solo a inglobare, e quindi, a sterilizzare, le identità estranee, metabolizzandole e quindi sterilizzandole, come già avvenuto con “Casablanca”, “Il Dott. Zhivago”, “Karaté Kid”, “Hero”,eccetera.

Certo, però, che , se l’ Europa non produce opere che attualizzino la sua identità, non potrà poi lamentarsi se lo fanno altri.

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