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RICAPITOLAZIONE E RETTIFICA DEL PROGRAMMA DELLE PRESENTAZIONI AL SALONE DEL LIBRO (Salone In e Off)

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022

PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

SALONE IN

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio,ore 12.15

UN PONTE FRA EST E OVEST

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE 

 Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

Attenzione: le credenziali Zoom sono state cambiate:

Ora: 21 mag 2022 12:00 AM

Entra nella riunione in Zoom

https://us06web.zoom.us/j/81381685241

ID riunione: 813 8168 5241

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15.00

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE  NEI GIORNI  DEL CONFLITTO UCRAINO

PRESENTAZIONE DI: “ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”, PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis,Riccardo Lala,Marco Margrita, Enrica Perucchietti

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/89121340117?pwd=ajFZQ3NEdnlaWDVkUVEvRTAvTzdJZz09

ID riunione: 891 2134 0117
Passcode: 997292

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16.00

GALIMBERTI E CHABOD:

L’IMPRONTA DELLE ALPI OCCIDENTALI SU RESISTENZA ED EUROPA

DAL PASSATO AL FUTURO DELL’ EUROPA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA

 Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/86298136839

ID riunione: 862 9813 6839

PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA” 2022

9-10 MAGGIO

GIORNATA CONCLUSIVA DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

Il 9 maggio, le Istituzioni europee hanno presentato al Parlamento Europeo le conclusioni della Conferenza sul Futuro dell’Europa,che si è svolta fra il 2021 e il 2022, nel 72° anniversario della Dichiarazione Schuman e della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Subito dopo, la nostra Associazione ha commentato, al Centro Studi San Carlo di Torino, con il professor Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Comitato del Movimento Europeo in Italia, i risultati della giornata, aprendo poi un dibattito fra i soci e con gl’intervenuti, dibattito   i cui esiti riportiamo nel prosieguo di questo post. Con il Professor Dastoli,  si è discusso in particolare delle modalità concrete per proseguire l’attività riformatrice, soprattutto coinvolgendo la società civile, i partiti e le loro fondazioni. Si è parlato soprattutto delle fondazioni Martens e Degasperi, del cui comitato scientifico Marco Margrita fa parte

Certamente, la situazione creatasi con la Guerra in Ucraina ha sottolineato l’urgenza di rispondere alle molte questioni sollevate dai cittadini durante la Convenzione.

In particolare, come noto, il Presidente Macron, padrone di casa della riunione finale al Parlamento di Strasburgo,

Tutto ciò sarà sviluppato nelle tre presentazioni di libri in programma da parte dell’Associazione Culturale Diàlexis il 21 e 22 Maggio al Salone del Libro di Torino.

Il 10 maggio, si è svolta poi a distanza , a cura del Movimento Europeo, una riunione della Piattaforma italiana della conferenzadestinata a valutare l’esito della Conferenza.

Il tutto in un momento drammatico, segnato dalla guerra in Ucraina, a cui non ci sembra che la Conferenza abbia risposto in modo soddisfacente (se non altro perché la guerra non era prevista, anche se molto prevedibile).

Anzi, le conclusioni della Conferenza sono state considerate così poco pertinenti dallo stesso establishment, che, tanto il padrone di casa Macron, quanto  gli altri governi europei, sono partiti immediatamente a discutere di un eventuale seguito dedicato proprio e soltanto agli importanti temi esclusi dalla Conferenza. Per fortuna, tutti sembrano caldeggiare una qualche forma di prosecuzione dei lavori, vuoi sotto la forma di una nuova Convenzione per la modifica dei Trattati, vuoi sotto quella di una lotta politica per inserire i temi europei nei programmi delle prossime elezioni, sicché avremo tutto il tempo per rimediare alle carenze della Conferenza, attraverso adeguate attività pubblicistiche, di cui le presentazioni al Salone costituiscono una premessa.

In questo senso, il nostro volume “Progetti Europei nella Resistenza, Un primato italiano”(Presentazione 22 maggio, Casa del Quartiere San Salvario, ore 16) può fornire un indispensabile contributo, mostrando come già 75 anni fa, nel cuore della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia, e, innanzitutto, l’area alpina piemontese e valdostana avesse, a questo proposito idee ben più chiare degli apprendisti riformatori di oggi, che si richiamano abusivamente a quelle persone e a quelle idee, mentre ne costituiscono più spesso un tradimento.

D’altro canto, il Presidente Macron, nell’ ospitare la cerimonia a Strasburgo, è stato anche il primo a lanciare temi nuovi (dalla modifica dei Trattati, alla “confederazione” pan-europea, alla trattativa con la Russia), legittimando tutti a fare nuove proposte. Anche qui, l’Associazione Culturale Diàlexis aveva già dato un suo, a nostro avviso, fondamentale e profetico contributo con il nostro quaderno 3-2014 sulla prima guerra in Ucraina, che ripubblichiamo quasi integralmente sotto un titolo altamente esplicativo: “Ucraina, no a un’inutile strage”(presentazione 21 maggio, Sala Arancio, ore 12,5).

Macron ha riproposto la “Confederazione” delle Assise di Praga (1989)

1.Un po’ di storia della Conferenza

I cittadini europei hanno dunque elaborato 49 proposte di riforma dell’Ue. Inizio modulo

Sono stati coinvolti  attraverso una piattaforma multilingue dove ogni cittadino poteva caricare le sue idee e proposte, stimolando eventi nei ventisette Paesi. Poi, 800 cittadini estratti a sorte (la cosiddetta “democrazia deliberativa”) sono stati i diretti protagonisti del dibattito pan-europeo che ha riguardato diverse tematiche, dal cambiamento climatico alla migrazione (ma, come vedremo, non quelle essenziali).  

I cittadini erano stati divisi in 4 “panel” (200 membri ciascuno) elaborando una prima serie di 178 raccomandazioni. Quindi, 80 “ambasciatori” (20 per ogni panel) si sono uniti a eurodeputati, parlamentari degli Stati membri, rappresentanti delle istituzioni Ue, dei governi nazionali e della società civile (che hanno evidentemente orientato la Conferenza nel senso voluto dal vertice): la plenaria della Cofoe così composta ha dunque elaborato una relazione finale contenente 49 proposte. Tale relazione, nella speranza dei fautori della Cofoe, dovrà fungere da base per il lavoro legislativo di Commissione, Parlamento e Consiglio nei prossimi anni. Ciascuna istituzione esaminerà nel dettaglio il contenuto concreto delle proposte, valutando caso per caso cosa può essere fatto a trattati vigenti e capire come farlo. Il Parlamento, la settimana scorsa, ha annunziato l’imminente attivazione dell’articolo 48, con cui intende incaricare il Consiglio del lancio di una convenzione per avviare la revisione delle leggi fondamentali dell’ Unione.

Immediatamente si è formato un fronte di oppositori, composto da 13 Paesi (Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia e Svezia), cui potrebbero aggiungersene altri (magari l’Ungheria), che mettono in discussione questa interpretazione dei risultati della Conferenza: “Mentre non escludiamo alcuna opzione in questa fase, non sosteniamo i tentativi sconsiderati e prematuri di lanciare un processo verso il cambiamento del trattato”, si legge nel documento. Concludendo in modo molto discutibile: “Abbiamo già un’Europa che funziona. Non abbiamo bisogno di precipitarci in riforme istituzionali per ottenere risultati”.

Come commentato dal Professor Dastoli nella riunione della piattaforma italiana, anche se venisse avviato, il processo di riforma eventualmente innescato dall’avvio di una Convenzione potrebbe rimanere incagliato per anni: del resto, ce ne sono voluti diversi per sbloccare il contenuto del Trattato di Lisbona, e con la guerra alle porte dell’Europa e i costi della vita che schizzano alle stelle non sono poche le cancellerie insofferenti a sedersi al tavolo delle riforme istituzionali.

Eppure, come abbiamo avuto modo di ricordare alla piattaforma italiana, quelle azioni a cui ci invitano a partecipare i politici sul piano internazionale, come “fornire una garanzia all’ Ucraina”, creare una “Comunità Politica Europea”, “non umiliare la Russia”, si traducono tutti nella riscrittura dell’ intero impianto dei trattati esistenti (l’Organizzazione Europea, come l’ha definito l’On.le Gozi), non solo quelli europei, ma anche quelli NATO, OSCE, anti-nucleari, ecc…

Un compito immane, per cui non basterà neppure una Convenzione, ma che richiederà un vero movimento europeo rivoluzionario, che sappia travolgere vecchi schemi obsoleti nati in situazioni ben diverse da oggi.

Come non si stanca di affermare lodevolmente un numero crescente di pubblicisti e di personaggi pubblici (ricordo qui solo Carlo De Benedetti, Barbara Spinelli e Maurizio Belpietro…), l’andamento del conflitto ucraino  mostrerebbe infatti in un modo sempre più chiaro l’ urgenza di una svolta della storia dell’ Europa, che la liberi dalla sudditanza verso l’ America, la quale si sta rivelando più esiziale che mai, con la sua deliberata volontà di prolungare la guerra, d’imporre abusivamente alla NATO i propri diktat (che è solo uno fra i tanti alleati), e di far pagare all’ Europa il peso delle assurde sanzioni che paradossalmente giovano molto alla Russia, alla Cina e all’ Iran (incrementando il prezzo dei prodotti petroliferi ne favorendo l’”import substitution”),ma  indebolendo invece ulteriormente la capacità dell’ Europa di fare concorrenza all’ America.

Quindi, se una riforma dell’Europa s’impone, questa non dovrebbe andare verso un’imitazione crescente dell’America , bensì verso quell’ “Europe- Puissance” teorizzata da Giscard d’Estaing e richiamata ancora l’altro ieri da Macron, ma che in realtà né l’uno, né l’altro, hanno mai seriamente perseguito. Per non parlare del Governo Draghi, che mira a qualificarsi come il migliore alleato dell’America, così bravo, per l’affermazione stessa del presidente Biden, da avere realizzato la diversificazione energetica dell’ Italia “meglio di quanto avrebbe fatto Biden stesso”. In realtà, il suggerimento dato da Draghi alla Yellen di sequestrare i ricavi presso la Banca russa si sta rivelando per gli Europei un clamoroso autogoal, con l’obbligo di pagare le materie prime in rubli (accettato proprio da Draghi a Washington), a prezzi del 20% superiori a quelli praticati ai Paesi non allineati.

Queste considerazioni preliminari sono confermate dall’esame delle singole “proposte” della Conferenza.

L’idea della pace era già al centro dell’ ideologia imperiale romana

2.Una valutazione d’insieme

Abbiamo letto rapidamente le proposte, riscontrando ch’ esse, purtroppo, non si distinguono un gran che dai dossier già pendenti da decenni presso l’Unione, e mai da questa attuati. Questo deriva dall’impianto stesso della piattaforma, organizzata sulla base dei grandi “filoni” delle attuali attività delle Istituzioni (non già su quella delle esigenze di innovazione del sistema), e dal controllo e manipolazione politiche sulle organizzazioni coinvolte e sulle opinioni espresse. La “Democrazia Partecipativa” si dimostra infatti un tipico strumento di manipolazione, vale a dire l’erede diretto del “Centralismo democratico” del PCUS, che, adesso che in Est Europa non c’è più il comunismo, è migrato presso di noi (quanti leaders oggi “occidentalisti” hanno iniziato la loro carriera nei partiti comunisti orientali e occidentali, o in organismi fiancheggiatori!)

Quanto ai contenuti, le proposte denotano le stesse carenze della politica tecnocratica “mainstream”, volta alla conservazione degli attuali rapporti di potere fra USA ed Europa, GAFAM e società, funzionalismo e post-umanesimo, ignorando invece molte aree prioritarie, e perfino riconosciute tali dal mainstream in occasione della pandemia e della guerra in Ucraina. Non si capisce a che pro fare questo enorme sforzo di mobilitazione, manipolazione e discussione, quando nessuno ha ivi  affrontato alcuno dei grandi temi del pericolo nucleare, della crisi di valori, della dittatura dei GAFAM, della guerra in corso, della decadenza del Continente nel confronto mondiale, della crisi infinita, della disoccupazione giovanile, della deindustrializzazione, della repressione della cultura classica europea, del politicamente corretto…

Purtroppo, si vuole dare (anche con messe in scena trionfalistiche e sorrisini di circostanza), l’erronea impressione che tutto stia già andando nel migliore dei modi, mentre invece manca moltissimo di ciò che veramente servirebbe.

Più in dettaglio, mancano:

Nella Proposta 1, DEMOCRAZIA:

-il divieto  di ogni forma di censura;

-una definizione  della mitica “Rule of Law” secondo non secondo la Common Law, ma secondo il diritto continentale (visto che la Gran Bretagna non c’è più) (“Rechtsstaatlichkeit”? “Principio di legalità”?);

-un richiamo al “Modello sociale renano”, e, in particolare, alla co-gestione e al diritto del lavoro quale “ius activae civitatis”;

-l’indicazione che le liste multi-nazionali si debbono formare sulle questioni europee (federazione, confederazione, Est Europa, Esercito Europeo), non già su slogan vecchi di due/tre secoli (nazione, “diritti”, “welfare”);

-un’applicazione seria delle sentenze Schrems;

-un web europeo, alternativo ai GAFAM;

-l’”Unbundling” dei GAFAM;

-dei campioni europei sul modello di Arianespace ed Airbus;

Nella Proposta 3, RAPPORTI COMMERCIALI E INVESTIMENTI:

-una definizione convincente dell’ “etica” nell’economia contemporanea;

-il rifiuto dell’“esportazione della democrazia”;

Nella proposta 4, CAPACITA’ DECISIONALE:

-i poteri  di un Presidente Europeo quale “Commander in Chief” dell’ Esercito Europeo;

-l’idea francese della “confederazione” (o “comunità politica europea”);

Nella proposta 6, RUOLO DELL’ EUROPA NEL MONDO:

-la sovranità militare europea;

-il rifiuto della propaganda di guerra;

Nella proposta 7, RAPPORTI CON I PAESI TERZI:
-la lotta contro la Società del Controllo Totale;

-l’ideale multiculturale e multipolare.

Ricordiamoci che Ursula van del Leyen al sedicente “Vertice sociale europeo” di Lisbona, aveva detto: “Bisogna cambiare tutto perchè nulla cambi”, aveva detto, citando Tomasi di Lampedusa).Ne deriva un’esorbitante sproporzione nelle priorità politiche della Conferenza, che giustifica il disinteresse generalizzato per la stessa, che va dallo sprezzante commento del Presidente Mattarella (“una conclusione grigia”), al silenzio da parte dei media, per non parlare dell’ignoranza assoluta da parte dei cittadini. Si impone un coinvolgimento forte della società civile, ma anche un allontanamento dal “politicamente corretto”, per tener conto dell’ evoluzione effettiva del mondo contemporaneo.                                                                                                                                    

La buona notizia è che, non avendo la Conferenza concluso molto, ed essendosi, invece, proposto Macron energicamente quale riformatore dell’ architettura dell’ “organizzazione europea”, secondo l’originaria impostazione della Perestrojka (Giovanni Paolo II, Gorbaciov e Mitterrand alle Assise di Praga del 1989), egli ha sostanzialmente riportato indietro di trent’anni il dibattito sul futuro dell’ Europa, delegittimando non solo la Conferenza, ma anche le retoriche “occidentalistiche”, è ora possibile condurre una campagna a tutto tondo a favore di una nuova architettura di sicurezza, della federazione fra Unione Europea e Unione Eurasiatica, sulla base del vecchio principio dei “Due Polmoni”. La mossa è stata talmente spiazzante, che, a pochi secondi di distanza, Draghi ha creduto bene di riposizionarsi, con indubbia abilità manovriera, nel campo dei “Putinversteher”, nel tentativo di sottrarre a Macron il ruolo di negoziatore-capo dell’ Europa.

L’Europa dei popoli

3.I temi trattati nella nostra riunione

Sono stati esaminati i grandi temi del Futuro dell’ Europa:

-L’idea dell’ integrazione nel corso del tempo;

-La divisione dell’Europa;

-I limiti dell’Europa funzionalista;

-Le Conferenza quale ultimo anello nella storia dell’ Integrazione Europea;

-Le criticità dell’Europa attuale di fronte alle sfide del presente e del futuro;

-Una strategia degli Europei per gestire in modo proattivo le trasformazioni in corso.

Alleghiamo alcune slides proiettate durante l’incontro:

L’IDEA DELL’INTEGRAZIONE  NEL CORSO DEL TEMPO

E’ANTICHISSIMA. Risale all’ Impero Romano (Svetonio), al Sacro Romano Impero (De Monarchia, Tractatus Pacis Fiundae, Gran Dessin, Projets pour la paix Perpetuelle, Santa Alleanza, Paneuropa, Progetto Briand, Manifesto di Ventotene,Costituzione Italiana ed Europea di Galimberti)

NEL DOPOGUERRA:COMUNITÀ EUROPEE: Movimento Europeo(1948), Consiglio d’ Europa (1949), Dichiarazione Schuman(1950), Trattati di Parigi (1957), Trattati di Roma (1957)

TENTATIVI DI RIFORMA DELLE COMUNITÀ EUROPEE: Dichiarazione di Copenhaghen sull’Identità Europea (1973), Assise di Praga (1989), Trattato di Maastricht (1992), Trattato di Amsterdam (1997), Convenzione sul Futuro dell’ Europa (2021-2003)

TRATTATO COSTITUZIONALE approvato dalla Conferenza, ma bocciato dagli elettori francesi e olandesi (2005), Trattato di Lisbona (2009)

CONFERENZA SUL FUTURO DELL EUROPA (2019-2022)

LA DICHIARAZIONE SCHUMAN

Viene considerata il momento di avvio dell’integrazione postbellica. In realtà è un documento puramente teorico, che esprime l’applicazione, all’ integrazione europea, del “metodo funzionalistico” (poi adottato in effetti dalle Istituzioni Europee).

Il FUNZIONALISMO: è un movimento culturale (filosofico, psicologico, architettonico, giuridico, politologico, informatico) che sostiene che in ogni campo occorre guardare alle funzioni, che si possono anche trasferire fra substrati diversi)

IL FEDERALISMO: è un orientamento politologico di lungo periodo (dalla Grecia antica, al Medioevo, da Hamilton a Proudhon, dalle Americhe alla Russia, alla Germania e alla Jugoslavia), che mira all’ aggregazione paritetica fra Paesi diversi

IL FEDERALISMO EUROPEO: è un movimento che spinge per il trasferimento di maggiori competenze all’ Unione Europee (Spinelli, Galimberti)

IL FEDERALISMO INTEGRALE: un movimento, ereditato dal costituzionalismo dell’Ancien Régime (Althusius, Montesquieu), che mira a inserire il federalismo territoriale in una pluralità di rapporti federali, di carattere sociale, culturale, economico. (Proudhon, Alexangre Marc, Jovan Djordjecic)

LA CONFERENZA

TEMPISTICHE:La Conferenza sul futuro dell’Europa è un’iniziativa proposta nel 2019, che avrebbe dovuto iniziare il 9 maggio 2020, ma che, a causa della pandemia di COVID-19, era stata rinviata al 9 maggio 2021, nella giornata dell’ Europa, e, infine, prorogata fino ad oggi.

OBIETTIVI:La conferenza avrebbe dovuto servire a rilanciare il progetto dell’Unione Europea, coinvolgendo tutti i cittadini Europei e la società civile, senza non precludere una revisione dei trattati fondanti la stessa UE, considerando anche che l’ultima revisione dei Trattati risale al 2007 con la firma del Trattato di Lisbona.

RESPONSABILI: Dopo mesi di stallo causati dalla pandemia, il 3 febbraio 2021, tutti i 27 Stati membri avevano  accettato la proposta del presidente portoghese António Costa (Presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea) secondo cui la conferenza dovrà essere unitamente organizzata dalle tre principali istituzioni europee (Commissione europeaParlamento europeo e Consiglio europeo) e da un comitato esecutivo.

PIATTAFORMA:E’ stata aperta per un anno una piattaforma digitale in cui i cittadini hanno potuto inserire proposte circa gli argomenti di competenza dell’ Unione, raggruppati in nove tematiche. Abbiamo già una cinquantina di proposte selezionate da appositi comitati, ma si tratta di argomenti marginali, che non affrontano i problemi fondamentali.

Reiteriamo qui di seguito il programma delle presentazioni al Salone del Libro.

SALONE IN

21 maggio, Lingotto, Sala Arancio, 12,15

UN PONTE FRA EST E OVEST 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO:

UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE

Con: Virgilio Dastoli, Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

SALONE OFF 

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15,00

PRESENTAZIONE DEL LIBRO:

“ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”,
PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis, Riccardo Lala ,Marco Margrita, Enrica Perucchietti, Roberto Saracco

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16,00

PRESENTAZIONE DEL LIBRO:

“PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA”
DAL PASSATO AL FUTURO DELL’EUROPA

Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

L’IDEA DELL’INTEGRAZIONE  NEL CORSO DEL TEMPO

E’ANTICHISSIMA. Risale all’ Impero Romano (Svetonio), al Sacro Romano Impero (De Monarchia, Tractatus Pacis Fiundae, Gran Dessin, Projets pour la paix Perpetuelle, Santa Alleanza, Paneuropa, Progetto Briand, Manifesto di Ventotene,Costituzione Italiana ed Europea di Galimberti)

NEL DOPOGUERRA:COMUNITÀ EUROPEE: Movimento Europeo(1948), Consiglio d’ Europa (1949), Dichiarazione Schuman(1950), Trattati di Parigi (1957), Trattati di Roma (1957)

TENTATIVI DI RIFORMA DELLE COMUNITÀ EUROPEE: Dichiarazione di Copenhaghen sull’Identità Europea (1973), Assise di Praga (1989), Trattato di Maastricht (1992), Trattato di Amsterdam (1997), Convenzione sul Futuro dell’ Europa (2021-2003)

TRATTATO COSTITUZIONALE approvato dalla Conferenza, ma bocciato dagli elettori francesi e olandesi (2005), Trattato di Lisbona (2009)

CONFERENZA SUL FUTURO DELL EUROPA (2019-2022)

LA DICHIARAZIONE SCHUMAN

Viene considerata il momento di avvio dell’integrazione postbellica. In realtà è un documento puramente teorico, che esprime l’applicazione, all’ integrazione europea, del “metodo funzionalistico” (poi adottato in effetti dalle Istituzioni Europee).

Il FUNZIONALISMO: è un movimento culturale (filosofico, psicologico, architettonico, giuridico, politologico, informatico) che sostiene che in ogni campo occorre guardare alle funzioni, che si possono anche trasferire fra substrati diversi)

IL FEDERALISMO: è un orientamento politologico di lungo periodo (dalla Grecia antica, al Medioevo, da Hamilton a Proudhon, dalle Americhe alla Russia, alla Germania e alla Jugoslavia), che mira all’ aggregazione paritetica fra Paesi diversi

IL FEDERALISMO EUROPEO: è un movimento che spinge per il trasferimento di maggiori competenze all’ Unione Europee (Spinelli, Galimberti)

IL FEDERALISMO INTEGRALE: un movimento, ereditato dal costituzionalismo dell’Ancien Régime (Althusius, Montesquieu), che mira a inserire il federalismo territoriale in una pluralità di rapporti federali, di carattere sociale, culturale, economico. (Proudhon, Alexangre Marc, Jovan Djordjecic)

LA CONFERENZA

TEMPISTICHE:La Conferenza sul futuro dell’Europa è un’iniziativa proposta nel 2019, che avrebbe dovuto iniziare il 9 maggio 2020, ma che, a causa della pandemia di COVID-19, era stata rinviata al 9 maggio 2021, nella giornata dell’ Europa, e, infine, prorogata fino ad oggi.

OBIETTIVI:La conferenza avrebbe dovuto servire a rilanciare il progetto dell’Unione Europea, coinvolgendo tutti i cittadini Europei e la società civile, senza non precludere una revisione dei trattati fondanti la stessa UE, considerando anche che l’ultima revisione dei Trattati risale al 2007 con la firma del Trattato di Lisbona.

RESPONSABILI: Dopo mesi di stallo causati dalla pandemia, il 3 febbraio 2021, tutti i 27 Stati membri avevano  accettato la proposta del presidente portoghese António Costa (Presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea) secondo cui la conferenza dovrà essere unitamente organizzata dalle tre principali istituzioni europee (Commissione europeaParlamento europeo e Consiglio europeo) e da un comitato esecutivo.

PIATTAFORMA:E’ stata aperta per un anno una piattaforma digitale in cui i cittadini hanno potuto inserire proposte circa gli argomenti di competenza dell’ Unione, raggruppati in nove tematiche. Abbiamo già una cinquantina di proposte selezionate da appositi comitati, ma si tratta di argomenti marginali, che non affrontano i problemi fondamentali.

La crisi ucraina nasce con il “Fuck Europe”
di Victoria Nuland

I LIMITI DELL’EUROPA FUNZIONALISTA

ELUSIONE DELLA CULTURA

OCCIDENTALISMO

SUBORDINAZIONE ALLE IDEOLOGIE SETTE-OTTOCENTESCHE

LA DIVISIONE DELL’ EUROPA

IL FALLIMENTO DELLA CASA COMUNE EUROPEA

IL FALLIMENTO DELLA CONVENZIONE E DELLA CONFERENZA

FALLIMENTO DELLA CONFEDERAZIONE DEGLI STATI INDIPENDENTI E DELL’UNIONE EURASIATICA ;YALTA NON E’ FINITAL’EUROPA

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022 PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

La sacra di San Michele, simbolo del Piemonte, sede della riunione introdutticva

Le attività dell’ “Associazione Culturale Diàlexis”, che opera da 15 anni  nell’ area piemontese per promuovere una cultura più proattiva verso le crescenti difficoltà del territorio e verso le crisi dell’Europa, si stanno rivelando di giorno in giorno più necessarie, in considerazione, da un lato, dello svuotamento del Piemonte da parte dell’imprenditoria e delle Istituzioni (che, come ha detto Monsignor Nosiglia, “non ha un’idea di futuro”), e, dall’ altro, dell’implosione dell’ Europa sotto l’effetto congiunto delle vecchie carenze irrisolte e del conflitto mondiale fra le grandi potenze.

Per questo, nonostante il mutare delle circostanze e le difficoltà indotte dalla pandemia e dalla guerra, non dobbiamo, e non vogliamo, interrompere la tradizione oramai consolidata di una presenza costante al Salone del Libro di Torino, con le nostre proposte di libri sull’ Europa e di temi ad essi connessi.

Inoltre, poiché quest’anno il Salone è stato collocato il 19-23 di Giugno, e, quindi, non coincide, come spesso accaduto, con il Salone, abbiamo pensato d’introdurre e preparare il Salone con una manifestazione preliminare di riflessione, dedicata alla discussione sul 9 maggio, nei suoi aspetti storici e politici, quale momento cruciale di consapevolezza europea.

Infatti, i libri che presentiamo quest’anno al Salone trattano temi d’importanza fondamentale per l’Europa di oggi, dopo la fine “grigia”, come ha detto Mattarella, della Conferenza sul Futuro dell’ Europa, che presenterà le proprie conclusioni molto in sordina proprio il 9 maggio, eclissata dal clamore della guerra in Ucraina, che l’ Europa non è stata in grado né di prevenire, né di concludere.

Il primo dei tre libri, dedicato a “Intelligenza Artificiale e Agenda Digitale” è dedicato al tema forse più urgente in questo momento: la comprensione, studio e discussione degli effetti dell’Intelligenza Artificiale sul futuro dell’Umanità, e delle politiche poste in essere da parte delle diverse Autorità per tenerli sotto controllo.

La seconda opera, che costituisce una ristampa del nostro (attualissimo) Quaderno 3-2014 (“Ucraina, no a un’inutile strage”), è dedicata all’ inquadramento storico e culturale dell’ attuale conflitto, nell’ ottica del recupero dell’ europeità, tanto dell’ Ucraina, quanto della Russia.        

La terza, anch’essa a nostro avviso attualissima (Progetti europei nella Resistenza), è dedicata alla rilettura di alcuni dei documenti più pertinenti per la comprensione del progetto europeo del dopoguerra, progetto realizzato solo in piccola parte, ma per la maggior parte inattuato, ed ora arenatosi di fronte all’ incapacità dell’Unione di garantire la sovranità europea e la pace in Europa. In questi progetti, il volume rivendica il ruolo centrale delle Alpi Occidentali e del Piemonte.

Tutte le manifestazioni si svolgeranno in parte in presenza, in parte a distanza, mediante collegamenti zoom con coloro che si segnaleranno all’indirizzo di posta elettronica info@alpinadialexis.com.

Le tre presentazioni, nel Salone In e nel Salone Off, saranno precedute da un convegno, il 9 maggio, nel quale, nella giornata che, in Europa Occidentale, è dedicata alla commemorazione della Dichiarazione Schuman, e, nell’ Europa Orientale era stata tradizionalmente dedicata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tenteremo di fare il punto circa le conseguenze che si possono trarre dai temi dei tre libri, circa l’andamento delle drammatiche vicende in corso e le vie di uscita dalla crisi che l’ Europa dovrebbe ricercare.

Il Convegno avrà luogo alla Sacra di san Michele, monumento simbolo della Regione Piemonte e delle Alpi Occidentali.Per chi voglia partecipare online, verranno distribuite le credenziali.

Scrivere a:

info@alpinadialexis.com

il Canto del Principe Igor descrive una battaglia nel Donbass nell’11°secolo

GIORNATA CONCLUSIVA DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

9 MAGGIO: CONVEGNO

La Conferenza sul Futuro dell’ Europa, indetta fin dal 2019,  avrebbe dovuto fornire idee condivise sul futuro iter dell’ integrazione europea, attraverso un complesso meccanismo basato, in parte, sulle Istituzioni, e, in parte, sulla “democrazia partecipativa”: La guerra in Ucraina, con le sue origini e conseguenze, vicine e lontane, ha dimostrato, se ve ne fosse bisogno, l’insufficienza di quest’ iniziativa per permettere all’ Europa di vivere appieno la propria esperienza nel 21° secolo, sventando anche le gravissime derive della situazione internazionale.

Il convegno sarà quindi dedicato a tre grandi temi:

-Le Conferenza nella storia dell’ Integrazione Europea;

-Le criticità dell’ Europa attuale di fronte alle sfide del presente e del futuro;

-Una strategia degli Europei per gestire in modo proattivo le trasformazioni in corso.

 Programma della giornata:

12.00 Brunch alla Sacra di San Michele

14.00 Collegamento con le Istituzioni per la giornata conclusiva della Conferenza

15.30 Visita della Sacra

16.30 Saluti del Rettore della Sacra, del Consiglio del Movimento Europeo in Italia e dell’ Associazione Culturale Diàlexis

Inizio dei lavori

SALONE IN

Anna Jaroslavna, principessa di Putivl’, piange i guerrieri kievani caduti
a Sloviansk

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio, 12,15

UN PONTE FRA EST E OVEST 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE 

L’opera affronta, con spirito costruttivo, un tema vessato quant’altro mai, in un’ottica poliedrica e anticonformistica, mostrando innanzitutto quanto le attuali controversie sull’ Ucraina siano la necessaria conseguenza della centralità geopolitica di quel Paese, da sempre punto d’incontro e di scontro delle più svariate tendenze etniche, culturali, politiche, religiose. Basti pensare ai Kurgan, alla Rus’ di Kiev, ai Cosacchi, al Cosmismo… 

Un contributo sofferto, anche se indiretto, alla soluzione di problemi drammatici dell’oggi 

Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

 SALONE OFF 

I computer quantici, al centro delle nuove tecnologie digitali

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15,00

PRESENTAZIONE DI: “ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”, PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

L’evoluzione in corso in tutti i settori dell’attività umana, dall’automobile alla sanità, dalla manifattura alla finanza, dal diritto alla difesa, indica che il digitale, e, in particolare, l’intelligenza artificiale, sono destinati a modificare radicalmente la vita di tutti noi. Tutte le comunità del mondo, statuali o locali, pubbliche o private, si stanno attrezzando per fare fronte a queste sfide. Sono nate così le “agende digitali” europea e italiana, e il progetto dell’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale. Il segnale più significativo di questa trasformazione è dato dal passaggio della storica sede della FIAT, il Lingotto, a una società torinese di Information Technology.

Il dibattito intorno all’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale potrebbe dunque essere il punto di ripartenza dell’ industria, della cultura e della società del Piemonte, all’ altezza delle sue gloriose tradizioni.

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis,Riccardo Lala ,Marco Margrita, Enrica Perucchietti, Roberto Saracco,

Il comandante partigiano cuneeese Duccio Galimberti, autore dell’unica
“Costituzione Italiana ed Europea”

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16,00

DAL PASSATO AL FUTURO DELL’ EUROPA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA

Nel momento in cui, complice la guerra in Ucraina, la Conferenza sul Futuro dell’ Europa si è chiusa, come ha detto il Presidente Mattarella, in modo “grigio”, non è superfluo lanciare uno sguardo retrospettivo verso la fase ideativa dell’ integrazione europea, con particolare riguardo al periodo a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e alla Resistenza. Il Piemonte, con la Carta di Chivasso e la Costituzione Europea di Galimberti, ha dato un contributo fondamentale alla riflessione sul futuro dell’ Europa,  contributo che il dibattito e la prassi politica attuale non hanno ancora saputo eguagliare.

Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

KULTURKAMPF

L’arresto di Assange a Londra due anni fa

Eventi disparati succedentisi in questi pochi ultimi giorni stanno confermando che è in corso in tutto il mondo una guerra culturale “senza limiti” (Kulturkampf),  combattuta prima di tutto con un uso congiunto di retoriche ideologiche e delle nuove tecnologie ( che funzionano come  prolungamenti dell’ideologia). E’quella che Sunzu aveva già definito “Conquistare il Tian Xia senza uccidere nessuno” e Nietzsche avevachiamato “L’Ultima Grande Battaglia” fra “grande e piccolo, ricco e povero”).

L’ultima versione ufficiale di tutto ciò è la “Dottrina Biden”, che Massimo Giannini ha descritto ironicamente sulla prima pagina de “La Stampa”: “La Dottrina Biden è ormai nota: è in atto una ‘recessione globale delle democrazie’e un’aggressione sistematica delle autocrazie. La Cina e la Russia, la Turchia e l’ Iran. La minaccia è ovunque. E gli eserciti nemici, come l’Impero del Male teorizzato a suo tempo da Bush, incedono su più fronti. A colpi di armamenti e/o di investimenti.”

A nostro avviso, la situazione è in  realtà più complessa, come tentiamo di spiegare qui di seguito.

Colombo contestato in America

1.”Il “summit delle democrazie”: un sintomo dell’erosione del sistema americanocentrico

Non è infatti casuale che ora l’ America, scossa oggi in tante sue vecchie certezze (Fine della Storia, della concordia  fra le “sue razze”, e della leadership tecnologica) senta il bisogno di rilanciare così platealmente la sua politica di egemonia sugli Stati che si pretendono “democratici”. Come scrive appunto Giannini, il  “Summit for Democracy” si è rivelato però perdente, già anche perché (aggiungiamo noi), su 249 Stati indipendenti del mondo  gli Stati Uniti se la sono sentita di invitarne solo 110, a causa del tacito presupposto che, dopo 70 anni dalla Dichiarazione di San Francisco e 32 anni dopo la caduta del Muro di Berlino, l’”esportazione della democrazia” è ancora in alto mare, visto che gli altri 138 (la maggioranza) non sono stati considerati come democratici.Scrive Giannini:”Questo ‘Club delle democrazie’ finora non ha saputo opporre granché di concreto ai suoi avversari esterni””Sulla Cina si balbetta. Sulla Russia si nicchia (a parte qualche rituale altolà, e ora l’annuncio di sanzioni Ue in arrivo per la famigerata Brigata Wagner, accusata di violazioni dei diritti umani in Ucraina, in Siria e in Libia)”.

In secondo luogo, l’affermazione che “le democrazie sono le più efficienti” (che avrebbe dovuto essere il Leitmotiv dell’ evento) è stata smentita degli schiaccianti dati dei morti di Covid (USA 796.000, Cina 4.636).Un dato che ha alitato su tutta la manifestazione, e che ha creato non poco imbarazzo in molti oratori (come Draghi), che sembravano recitare, ma con scarsissima convinzione, un copione scritto, o meglio prescritto:“..le nostre nazioni allarmate non hanno le carte in regola per denunziare la ‘recessione democratica’ altrui, se prima non si interrogano su ciò che sta succedendo a se stesse.”(Massimo Giannini, La Stampa).

Infine, sulle prime pagine erano comparse, in contemporanea, le immagini del processo per l’estradizione di Assange, richiesta dagli USA, con la scandalosa decisione della corte inglese di concederla, e ora compaiono notizie sul fallito colpo di Stato di Trump.Il tutto concorre a dimostrare che le “democrazie occidentali” non sono soltanto inefficienti, ma anche (qualunque cosa possa voler dire) “antidemocratiche”, o, più correttamente, “illiberali”.

Giorgio Washington, Gran Maestro della Massoneria americana.

2.Alle radici del messianesimo americano

Fino dalla “scoperta” dell’ America da parte di Colombo, che si considerava investito di una missione affidatagli da Dio, si sono succeduti una serie di eventi che facevano, già ai loro tempi, pensare ad un’unica, colossale, lotta ideologica, fra, da una parte,  una serie di cosiddetti “utopisti”, come Tommaso Moro, Ruggero Bacone, Vieira, e  Harrington, che ambientavano i loro progetti apocalittici in America, e , dall’ altra, i loro antagonisti, come De Las Casas, Montaigne, Rousseau, Voltaire, Kierkegaard, nonché fra varie versioni dell’utopia  “atlantica”: la Fine della Storia “all’americana”, quella trockista, quella ariana….

Pochi sanno che Colombo, nel Libro delle Profezie, annoverava  sé stesso nella discendenza dei profeti di Israele, ed enumerava le corrispondenze delle Sacre Scritture con l’impresa da lui compiuta – identificandosi via via con Ezechiele, gli Apostoli, i Re Magi, l’Arcangelo Michele, Salomone, Re Davide e Cristo stesso. La sua visione del futuro veniva presentata, come poi ribadito da Viera nell’ “Història do Futùro”, come l’ultimo capitolo della Storia Sacra, destinata a culminare nella Fine del Mondo, ovvero nel Secondo Avvento di Cristo. che la Chiesa aveva dilazionato nel tempo, mentre gli eretici non mancavano di predirlo come imminente di secolo in secolo, e Colombo considerava avverato da se stesso.

E’ dunque con Colombo che nasce l’idea, espressa poi da Lessing, di portare sulla terra le speranze escatologiche (morali e materiali) della religione.

Venendo a tempi più recenti, queste fantasie apocalittiche sono state i riprese nei Magnalia Dei Americana, nel Testamento di Washington, nelle opere di Emerson, di Saint-Simon,di Whitman, di Enfantin, di Friske e di Kipling, nella lettera di Mazzini a Lincoln, nei “Leaves of Grass” di Whitman,  nella “Filosofia dell’ Opera Comune” di Fëdorov, in von Neumann, in Kurzweil e nel primo Fukuyama.

Queste utopie hanno un contenuto “olistico” per eccellenza: sono, da un lato, spirituali (la fine del “peccato”), e, dall’ altra, materiali (un mondo di abbondanza e di facilità), che, secondo l’idea manichea e poi positivista, sono intrinsecamente legate. E’ l’ “Eterogenesi dei fini”, temuta dal pensiero classico e dai Padri della Chiesa, ma fatta propria anche da illuministi come Vico, Wundt, Mandeville e Kant.

La volontà di realizzare l’utopia  in pratica ha provocato, fra l’altro, in America, grandi calamità come la guerra d’indipendenza americana, il Trail of Tears, le guerre con il Messico, i Confederati e la Spagna, e, di riflesso, in Europa e in Asia, tutte le guerre degli ultimi 2 secoli.

L’Europa divisa a Yalta non è ancora riunita

2.”Occidente” e “Blocco Socialista”:  due volti della stessa rivoluzione

La cosiddetta “Guerra Fredda”, conseguenza dell’ espansione mondiale delle “Rivoluzioni Atlantiche”, è stata una lotta globale fra due versioni di quella  stessa utopia messianica: da un lato, la deterministica Teoria dello Sviluppo di Rostow; dall’ altra la Coesistenza Pacifica intesa da Hruśčëv come  una sorta di ordalia per stabilire chi (USA o URSS) fosse veramente in grado di realizzare il mondo giusto e ricco fantasticato da Bacone. Sempre per via dell’ “Eterogenesi dei Fini”, quell’ordalia fu più sanguinosa di quanto normalmente si riconosca Essa provocò, tra l’altro, le guerre di Corea, del Vietnam e dell’ Afghanistan, i colpi di Stato in Ungheria, Turchia, Iran, Grecia, Brasile, Cile, Argentina e Polonia, e le guerre civili in Europa Orientale, Sudamerica e Asia Sud Orientale.

Mentre il primo Fukuyama era convinto che  quella battaglia sarebbe stata ormai vinta inevitabilmente dall’ America, Huntington era più scettico, ipotizzando ancora uno Scontro di Civiltà fra “The West” e “The Rest”: precisamente ciò che  vorrebbe realizzare Biden , con il suo “Summit delle Democrazie”, dove i politici sostenitori del sistema americano, autodefinentesi, a torto o a ragione, “democrazie”, si sono incontrati apparentemente con lo scopo di coalizzarsi per sconfiggere  tutte le altre forme di società oggi esistenti (138 Stati indipendenti!), definite collettivamente e dispregiativamente  come “autocrazie”. Ambedue definizioni non del tutto appropriate, ma tuttavia comprensibili  purché le si legga attentamente alla luce della filologia classica.

L’America, senza un nemico da combattere, perderebbe la sua ragion d’essere e si dissolverebbe, perché, come diceva Chesterton,  essa non ha un’ideologia, bensì è un’ideologia (e, aggiungiamo noi, è un’ideologia bellicosa e apocalittica).La lotta fra “la” democrazia e tutti gli altri (le “autocrazie”) non  è infatti che il nuovo volto della rivoluzione permanente portata avanti dagli Americani(Emerson, Whitman, Ledeen), prima contro il “Selvaggi Indiani”, poi contro i Francesi”papisti”, il Re fedifrago,  gl’ignavi Messicani, i “colonizzatori” spagnoli, i “Crucchi”, i “Musi Gialli”, i “Comunisti”, gl’”Islamisti”…

I due  concetti  facenti parte  dell’ antitesi propria alla c”dottrina Biden (democrazia e autocrazia) hanno come secondo membro il termine “crazia” ( che Luciano Canfora precisa, nel suo articolo “La democrazia non è liberale”) significa “potere”. Nel primo caso, il potere sarebbe “dei poveri” (come dice Aristotele, ma io direi oggi, piuttosto anacronisticamente, “delle periferie”, significato originale di “demos”),nel secondo, del “libero arbitrio” (cfr. Platone).Giustamente, Canfora scrive dunque che, per questi motivi,  “Quando parliamo di democrazia non sappiamo di che cosa parliamo. E’ una parola come la clava di Eracle, che si scaraventa contro l’interlocutore per intimidirlo”. Ma lo stesso si può dire, a maggior ragione, di “autocrazia”, che, a sentire gli Americani, unirebbe sistemi così diversi come Cuba, il Venezuela, l’Ungheria, la Turchia, la Russia, l’ Egitto, l’ Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, Singapore,  l’Iran, la Cina, il Vietnam e la Corea del Nord (vale a dire tutti e soltanto quei Paesi che non obbediscono ciecamente agli USA) .In effetti, in Greco, “autokratèia” significa padronanza di se stessi, indipendenza, sovranità. Le “autocrazie” sono quelle che, essendo indipendenti dall’ Impero Mondiale e “padrone di se stesse”, possono esercitare il proprio “libero arbitrio”. L’”autocrazia”, anziché essere sinonimo di dispotismo centralizzatore, ha una vocazione personalistica ed individualistica, che mira alla difesa della personalità contro la spersonalizzazione delle società di massa.

E’ per questa ragione politica che, sul piano filosofico, è ora in corso un attacco generalizzato contro il “libero arbitrio” (cfr. Galimberti).E qui si spiega anche la campagna contro il Greco e il Latino (Cingolani), che, invece, sono fondamentali, almeno per le élites pensanti, per capire criticamente le basi vere del “Kulturkampf” in corso. “Last but not least”, la martellante propaganda buonistica per persuaderci che, finalmente, con la nuova cultura dell’ eguaglianza, dell’accoglienza, dell’ibridazione, della fluidità, il male, macchia delle società passate, scomparirà dal “Legno Storto dell’ Umanità”, grazie alla razionalità imposta dalla tecnica e incarnata nell’ Intelligenza Artificiale (Ferraris).

La guerra fredda fra USA e Cina è
una guerra d’informazione e tecnologica

3.La Nuova Guerra Fredda

Secondo Oskar Lange, il socialismo avrebbe potuto realizzarsi solo con un uso massiccio dei computers. E’ ciò che si sta verificando oggi, e questo favorisce, da un lato, lo sviluppo dell’ inedito “Socialismo con catratteristiche cinesi”, e, dall’ altro,  la convergenza fra capitalismo e socialismo nell’ Ideologia Californiana.

La caduta del Muro di Berlino  ha avuto infatti come primo effetto lo svilupparsi l’ egemonia incontrollata  dei GAFAM americani, prima confinati allo spionaggio e alla guerra elettronica, e ora spazianti su qualunque attività umana, e poi una serie di nuove guerre (Nagorno Karabagh, Cecenia, Transnistria, Jugoslavia, Donbass), e la destabilizzazione permanente degli avversari (Irak, Libia, Siria, Serbia, Ucraina, Tibet, Xinjiang, Hong Kong). Tuttavia, l’effetto più appariscente è stato quello culturale, dove il crollo del Socialismo Reale ha comportato anche una metamorfosi in tutto il mondo dell’egemonia culturale marxista, apparentemente superata dalla rivoluzione tecnologica,  perché ha reso obsoleto i vecchi piani quinquennali. I molti eredi del movimento internazionale comunista hanno scelto ovunque di ri-posizionarsi rapidamente nella nuova realtà (così come avevano  fatto i fascisti nei partiti “antifascisti”), mantenendo comunque il loro potere: chi, come in Corea del Nord, radicalizzandosi, che, come a Cuba, divenendo più flessibili, chi, come in Vietnam, rimanendo se stesso ma alleandosi con gli USA.

La Cina ha continuato sulla propria strada diversa, segnata da Kang You Wei, Sun Yat Sen e Mao Zedong, mentre la Russia ha mantenuto (e mantiene) il partito erede del PCUS, anche  seridotto a maggior partito d’opposizione, di Russia e d’ Europa (9 milioni di elettori).

Altrove, i post-comunisti, mescolandosi con rivoluzionari non marxisti, con socialdemocratici, e cattolici del dissenso, con sciiti, radicali, democristiani, liberali, conservatori, tradizionalisti, populisti e post-fascisti, e soprattutto con i “post-umanisti”, anno portato ovunque gli slogan progressisti, egualitari, materialisti ereditati dal gauchismo (egualitarismo, antiautoritarismo, fluidità sessuale) . L’egemonia culturale marxista si è mescolata così alle lobby “californiane”  avanguardie del “Kulturkampf”, e sta estendendosi  anche al centro e alla destra. L’apparente “ammucchiata”, che ha trovato la sua massima espressione nel “Natale dei Conservatori” di Atreju costituisce la plastica rappresentazione di questa sostanziale convergenza, che, se, apparentemente,costituisce una grande vittoria di una destra dichiaratamente postfascista e finalmente sdoganata, rappresenta nella realtà il successo  postumo collettivo del ’68 : da un lato, la “testimonianza” tradizionalista  di evoliana memoria, e, dall’ altro, la “Lunga Marcia attraverso le Istituzioni” di Rudi Dutschke, il cui esito finale è stato che i “radical chic”, così estremisti da essere in realtà conservatori, dettano la linea culturale e politica  a un’ intera classe dirigente deculturalizzata. Per esempio, che cos’altro è l’ideologia “gender” se non quella fluidità sessuale che, secondo il Marcuse di Eros e Civiltà (libro cult del ’68), avrebbe caratterizzato il felice stato dell’ uomo primitivo?

In questo contesto, i  GAFAM restano nonostante tutto il “nocciolo duro” del progetto baconiano incarnato dall’ America (l’isola di Bensalem piena di motori e di telefoni ), ed hanno anche preso formalmente il controllo della società americana (comitato NSCAI, Endless Frontier Act) e, attraverso di essa, cercano di prenderlo di tutto il mondo (cfr. Schmidt e Cohen, The New Digital Age). Al di fuori della Cina e dei suoi BATX, non esiste oggi nessun Paese libero dall’ ecosistema digitale americano.

Il “politicamente corretto” oggi imperante è  precisamente l’effetto  della “manovra a tenaglia” fra post-comunismo in cerca di nuovi padroni, messianismo americano disorientato e controllo informatico dei GAFAM, che sta restringendo sempre più i margini di libertà e di creatività in tutto il mondo, in preparazione di una IIIa Guerra Mondiale informatica contro l’ ecosistema digitale cinese, e del superamento dell’ Umanità da parte delle macchine. Che questa previsione non sia azzardata, è che hanno parlato di concrete possibilità di guerra soggetti tanto diversi quanto Biden, Lukashenko e Orbàn.-

 

La Cina persegue il “ringiovanimento della nazione”

4.Le reazioni delle culture “altre”

Ovviamente, questo processo di espansione del potere tecnocratico occidentale, per quanto camuffato,  non può avvenire in modo totalmente indolore, ed è per questo che lo si descrive in termini edulcorati, come “esportazione della democrazia”. Tutta l’attività dell’ “establishment” è volta semplicemente a mascherare la transizione, dall’oligarchia costituzionale del II° Dopoguerra, allo Stato Mondiale del Controllo Totale.

Vi sono vari tipi di reazione, dipendenti dalla natura dei vari Paesi e delle varie culture.

Come si è visto, la prima “contro-azione”, è stata quella della Cina, la quale, nel corso di esperienze traumatiche come le guerre dell’ oppio, quelle  anti-giapponese, di Corea e del Vietnam, le insurrezioni dei Taiping e dei Boxer, e quelle contro le occupazioni occidentale e giapponese, le lotte contro i secessionismi, l’egemonia sovietica, le infiltrazioni occidentali e le sanzioni americane, ha resuscitato  un fortissimo senso della propria identità, tradizione e grandezza, e ne ha tratto la forza per uno sviluppo autonomo nonostante la disperata posizione iniziale- bruciando in 70 anni le tappe da Paese sottosviluppato a dittatura “sviluppista”, a Paese in via di Sviluppo, a “Fabbrica del Mondo”, e, ora, a leader della tecnologia e dell’ economia mondiali-. Essa è, per questo motivo, oggetto di un attacco violentissimo dell’America, che non vuole perdere la propria leadership, alla quale  deve il proprio benessere e la propria stessa esistenza.

Il “Socialismo con Caratteristiche Cinesi” è più avanti dell’ Occidente (di forese 50 anni) sulla strada verso una società compiutamente tecnocratica, tanto che,  in molti casi, come la preservazione della cultura tradizionale, la tutela dei consumatori e l’educazione dei giovani, sta già sperimentando , grazie alla persistenza dei suoi valori ancestrali dei correttivi che in Occidente ancora non si vedono. In questo senso, essa può dare quelle risposte alle domande poste in questi giorni da vari autori ai “conservatori” europei e russi, e per le quali una risposta non è ancora pervenuta.

La Russia, che non si era mai identificata al 100% con l’URSS, e, anzi, aveva provocato il crollo di quest’ultima con atteggiamenti quali quelli di Sol’ženitsin e di Elcin, si era però resa conto ben presto che gli USA stavano approfittando della debolezza delle ex Repubbliche e dei Paesi dell’ Europa Centrale per attaccare la stessa Russia (cfr. casi della Serbia, della Transnistria, della Georgia, dell’ Ucraina), e che, da parte sua, l’Europa non aveva alcuna intenzione di accoglierla nell’ Unione come richiesto da Gorbačëv e da Elcin. Come conseguenza, essa ha usato tutti i mezzi ancora a sua disposizione (esercito, arma nucleare, minoranze etniche, solidarietà storiche, diplomazia, gas) per compensare la perdita dell’influenza ideologica e strategica dell’ ex URSS. Nell’ ultimo decennio, Putin ha sottolineato l’appartenenza della Russia all’ Europa e alla religione cristiana, puntando a divenire il leader dei conservatori, ma senza dare uno sviluppo compiuto a questa parabola culturale brillantemente avviata.

I Paesi medio-orientali, scossi da profonde tensioni interne, hanno comunque in comune il fatto di sottolineare la comune eredità islamica ( almeno per ciò che riguarda il culto, l’educazione, l’etica sessuale, la lingua sacra, la difesa della Palestina, i simboli identitari), e questo permette loro di difendere, anche se disordinatamente, la loro identità.

L’interazione  fra l’offensiva culturale e sociale occidentale-americana e delle contro-azioni  dei vari Continenti, ha dato luogo a una serie di sotto-conflitti minori, come quello fra Woke e suprematisti bianchi, fra EU e Visegrad, fra Visegrad e Bielorussia, fra Russia e Ucraina, fra Aseri e Armeni, Cinesi di Hong-Kong di varie fazioni, ecc…).

Anche in Europa si sono manifestati, di tanto in tanto, movimenti disordinati di reazione all’invasione di concetti, armi, organizzazioni, movimenti, imprese, americani, come per esempio il neo-liberismo, l’americanizzazione della lingua, la costruzione di nuove basi militari, le “guerre Umanitarie”: gollismo, Serbia, Erdoğan, “Sovranità Europea”. Tuttavia, si ha l’impressione che nessuno sia disposto a tirare molto la corda per timore di fare la fine di Olivetti, Mattei, Gorbaciov.

Sul piano culturale, gli Stati Uniti sono ancora forti, perché le culture ufficiali di tutto il mondo, nate in un modo o nell’ altro sotto la spinta dell’Occidente imperiale, faticano a riscoprire una serie di approcci delle loro tradizioni (come “Tian Xia”, paneuropeismo, euroislam), che le aiuterebbero a mantenere una maggiore indipendenza, e continuano a puntare su forme di sincretismo che, alla fine, si rivelano, come già il vecchio “Wakon Yosei” giapponese, perdenti. Occorre urgentemente costruire, un discorso culturale mondiale che non sia quello dei GAFAM, riuscendo a rintracciare quei “valori spessi” che accomunano, secondo Hans Kueng, tutte le civiltà del mondo (mentre quelli “sottili” sono specifici delle singole culture). Fra  i primi non c’è la “democrazia” americana, che rientra invece semmai fra i secondi.

Capek ha descritto fino dal 1923 la rivolta dei robot

4. La dittatura informatico-digitale

Il “vertice mondiale sulla democrazia” è iniziato il giorno stesso in cui  una corte inglese, su richiesta degli Stati Uniti, ha deciso che Julian Assange può essere estradato negli Stati Uniti, dove potrebbe essere condannato a più di 170 anni di reclusione soltanto per le sue attività giornalistiche, cioè per avere reso accessibili al pubblico di Internet tutti gli e.mail scambiati negli ultimi anni fra Governi ed ambasciate, oltre che i filmati di uccisioni mirate di droni pilotati dall’ Esercito Americano da basi europee.

Non si capisce perché solo gli Stati Uniti abbiano tanta voglia di processare Assange se questi ha rivelato i segreti di tutti gli Stati del mondo, e nessuno di questi ultimi intenda processare Assange (salvo l’ Inghilterra che lo tiene prigioniero e si accinge a consegnarlo agli USA).Evidentemente, gli Stati Uniti si considerano i tutori e i maggiori beneficiari dell’attuale ordine mondiale, e soprattutto della dittatura digitale, sì che, non solo chi lo attacca, ma perfino chi ne rivela i lati negativi, così, come scriveva Foscolo, “temprando lo scettro ai regnator” , diviene il “nemico numero uno” dell’ America, che si arroga  anche il diritto, con la sua “applicazione extraterritoriale del diritto”, di giudicare chiunque in qualunque parte del mondo, come se fosse un vero sovrano universale.

Anche non è proprio, come ha affermato uno speaker russo, “come se la tenutaria di un bordello pretendesse d’ impartire lezioni di morale a giovani fanciulle”, questo è piuttosto rivelatore di che cosa sia veramente la “democrazia” americana -.

Essa invera l’ipocrisia puritana (l”uomo bianco ha la lingua biforcuta”),  , ma, soprattutto, dimostra la verità di quanto affermato da Canfora là dove scrive che “la democrazia non è liberale”. Infatti, “i romani si ritenevano il luogo della libertas. Libertà e democrazia erano per loro agli antipodi. Ancora nella lingua italiana del Trecento maggioranza significava sopraffazione.”

L’invasione digitale impedisce l’innovazione sociale perché favorisce la mediocrità dell’ utente e impedisce l’eccellenza del creatore: un Pericle, un Orazio, un Cesare, un Sant’Agostino, un Dante, un Machiavelli, un Goethe, un Nietzsche, non sarebbero possibili nella blogosfera. Come aveva scritto Antoine de Saint-Exupéry, “mettendo in bella” le idee di Tocqueville, “E’ triste quando un individuo schiaccia la maggioranza, ma è più grave quando la maggioranza schiaccia l’individuo”, che è ciò che si verifica nelle presenti società di massa.

Infatti, l’unico modo per garantire l’eguaglianza è distruggere l’ “autokratèia”,il “libero arbitrio” personale o nazionale, per trasferire tutto il potere alla cosiddetta “intelligenza dello sciame”, che è quell’intelligenza digitale che impone pavlovianamente il “Politically Correct”.  Soprattutto, l’”intelligenza dello Sciame” gestita dai GAFAM non è né liberale, né democratica, bensì totalitaria e post-umana.

Dall’ invasione digitale americana, si capisce perché tutti gli Stati del mondo cerchino disperatamente di tenere gli Americani fuori dalle loro società: perché, una volta   risucchiati nella rete americanocentrica, non si riesce più ad uscirne, come la mosca dalla tela del ragno.

La tanto decantata legislazione digitale europea non funziona

5.La sovranità europea ridotta a slogan elettorale

Purtroppo, le energie di buona parte dell’”establishment” in molte parti del mondo è volta innanzitutto a nascondere l’evidenza di quanto descritto in questo articolo.

Ad esempio, nel presentare il programma del Semestre Europeo Gennaio-Giugno 2022, il Presidente Macron ha indicato, fra i propri obiettivi, la tanto declamata e attesa “Sovranità Europea”.

Però, come al solito, non si vedono proprio, nel programma,  gli elementi di questa sovranità, bensì al contrario la volontà di “vendere” come successi quelle che sono in realtà delle vergognose rese.

Per uno “Stato-Civiltà” come l’ Europa, “Sovranità” potrebbe significare:

a)Sovranità culturale: avere un’identità diversa da altri Stati-Civiltà;

b)Sovranità internazionale: Non essere condizionata da poteri esterni;

c)Sovranità interna: Avere la prevalenza sulle realtà politiche [LR1] parziali che la compongono;

d)Sovranità religiosa (autocefalia);

e)Sovranità militare: non essere occupata da eserciti stranieri e poter comandate proprie truppe, adeguate a fronteggiare le sfide circostanti;

f)Sovranità tecnologica: Disporre di tutte le più moderne tecnologie;

g)Sovranità economica: essere potenzialmente autosufficiente, e comunque non avere una bilancia dei pagamenti, commerciale, energetica o alimentare sbilanciata.

Oggi, solo 5 Stati sono sovrani sotto almeno 6 di questi profili: USA, Cina, Russia, Israele e Iran. Fra questi non vi è l’ Europa, e, a meno che non si enunzi e persegua una strategia di emergenza, non lo sarà almeno per i prossimi 20 anni.

Come al solito, Macron non ha affrontato i nodi che bloccano tutte queste sovranità dell’ Europa: il mito del progresso; l’atlantismo; la limitazione dell’UE, dopo Brexit,  a 500 milioni di Europei; la NATO; i GAFAM; l’assenza dei Paesi dell’ Europa Orientale.

I leader dei GAFAM non sono affatto spaventati dalle normative europee

6. “Con le big tech la multa non basta”

Sempre in contemporanea con il “Summit della democrazia” è giunta la notizia che l’Antitrust italiano, unendosi in ciò a quello europeo, ha comminato alla Amazon una multa milionaria.

Queste e simili notizie relative ad analoghe sanzioni da parte di altre autorità in Europa hanno fatto parlare, da parte di politici e di giornalisti, di  una reazione adeguata allo strapotere dei GAFAM. Come abbiamo scritto infinite volte, non siamo d’accordo, perché i GAFAM (così come, anche se meno, i BATX cinesi), non sono “imprese” (che possano essere contrastate isolatamente da vari settori del diritto), bensì organizzazioni “politiche” che perseguono un programma di trasformazione globale dell’Umanità, operando sui campi antropologico, psicologico, teologico, estetico, biologico, familiare, medico, spionistico, tecnologico, politico, commerciale, finanziario, lavoristico, elettorale, fino a svuotare gl’individui, le imprese e gli Stati, e instaurando un unico sistema macchinico di controllo mondiale. Come ha scritto su “La Stampa”, il 10 Dicembre 2021,Innocenzo Genna, contro i GAFAM una multa non basta: la presa di controllo sui GAFAM da parte di cultura e politica dev’essere globale.

I GAFAM sono saldamente installati negli Stati Uniti, e vivono in simbiosi con lo Stato e le 16 agenzie di intelligence, mentre le Forze Armate americane occupano saldamente l’Europa. Pretendere di controllarli con strumenti archeologici come l’ antitrust (nato 150 anni fa), o la fiscalità internazionale (che non è ancora nata), è come voler svuotare il mare con un cucchiaino.

Come dimostra l’esperienza della Cina, porre sotto controllo i giganti del web è un’impresa ciclopica, che richiede uno Stato enorme, con una sua chiara visione del mondo; un Governo fortissimo, mezzi illimitati; un approccio per fasi, ma ravvicinate, senza guardare in faccia nessuno.

Internet era stata introdotta in quel Paese nel 1994, e, nel 2008, essa era diventata  quello con il maggior numero di internauti. A partire dal 2000, erano nate imprese digitali nazionali come Baidu, Alibaba e Tencent, che, pur avendo un mercato solo “nazionale” (ma di un milione e mezzo di abitanti”), rivaleggiano ormai con quelle americane. Certamente sono state favorite dal Governo, tra l’altro, ma non solo, con la censura dei loro concorrenti americani.

Vent’anni fa, i GAFAM erano forti in Cina come in Europa: oggi, essi  sono praticamente usciti dal mercato nazionale, dove oggi operano invece i BATX, governati dalla legge cinese e rispettosi degli interessi nazionali, della concorrenza e dei diritti dei consumatori. Il che dimostra che la sovranità digitale è possibile, e anche in tempi brevi.

Oggi, la Cina è l’unico Paese del mondo con una legislazione digitale che comprende tutti i settori:

-societario;

-valuta digitale;

-sicurezza;

-tutela della “privacy” e  del segreto di Sato;

-rete;

-internet providers;

-concorrenza;

-tasse;

-finanza;

-banca e borsa.

Nonostante che le ultime norme siano entrate in vigore solo il 1° novembre di quest’anno, esse sono state immediatamente applicate, con una raffica di sanzioni contro tutti. Sono state bloccate varie gigantesche operazioni borsistiche dei dei BATX, in Cina e a Wall Street, che avrebbero fatto di essi qualcosa di molto simile ai GAFAM. Le varie Authorities preposte al settore hanno sollevato obiezioni relative all’interesse dei consumatori, alla tutela dei dati e alla trasparenza finanziaria.

Gli osservatori occidentali sono stupiti di questi interventi “ai danni” delle multinazionali cinesi,  perché in America nessuno nasconde che le Autorità chiudono ambo gli occhi quando si tratta dei GAFAM, col pretesto di non agevolare i concorrenti cinesi. E perfino in Europa il garanter della privacy, il polacco Wewiòrowski, ha affermato che è meglio condividere i dati con gli alleati piuttosto che con gli avversari.

I cinesi invece non vedono questa connessione stretta  fra il mercato esterno e quello nazionale. Intanto, perché è ovvio che (esattamente come in Occidente), la salvaguardia della tutela della privacy cessa quando entra in azione la difesa nazionale, ed è quindi garantita indipendentemente dalla legislazione sul civile. Come precisa un’altra legge, le Forze Armate hanno infatti accesso ai dati dei cittadini (come i nostri Servizi Segreti).

Per tutto il resto, invece, la tutela della legge è ferrea. Le grandi imprese nazionali non possono, né ledere i diritti dei cittadini, né bypassare la legge, né acquisire un potere sociale spropositato (per esempio, nell’ editoria) superiore a quello dello Stato.

L’Europa è pronta a fare tutto ciò contro i GAFAM, e per giunta nel giro di pochi anni? Dal discorso di Macron non si direbbe, in quanto egli ha collocato le future imprese europee del Web (che afferma di voler creare) sotto la voce “start-up” e non dei “campioni europei”, dando credito allo screditatissimo mito che i GAFAM siano nati da ragazzini che lavoravano nei garages, e non dai “progetti segreti di Hitler”, dall’ operazione Enigma, dal DARPA, dall’ IBM, da Echelon, Prysm e l’Endowement for Democracy.

Com’è possibile che l’ Europa possa realizzare tutto questo con delle semplici start-up?

Macron ha giustamente ricordato che, delle 8 massime imprese digitali, 5 sono americane, e 3 sono cinesi. Nessuna europea. Ha promesso di ovviare a questa situazione, ma non ha detto, né quando, né come.

Atreju: l’imprevista convergenza

7. Web Tax

Nel discorso di presentazione del semestre francese, Macron ha anche parlato della tassazione dei giganti del web -problema annoso che, a suo dire, si sarebbe risolto con gli accordi di Pittsburg su una tassazione minima del 15% sulle multinazionali.- Il Presidente ha sviato anche qui il discorso, perché questo (teorico) accordo non mette il dito sulle piaghe degli arretrati fiscali, dello spostamento di imponibile fuori dell’ Europa, dei “tax rulings” e della “discriminazione a rovescio” ai danni dei “new entrants” europei.

Inoltre, Macron ha ignorato tre precisi fallimenti della Francia: Minitel; Qwant; GAIA-X, tutti causati dalla propaganda governativa, dal minimalismo, dal clientelismo ministeriale e sull’asservimento di fatto agl’interessi americani.

L’ultimo scacco, di cui abbiamo parlato recentemente, è quello di GAIA-X. Come scrivevamo, alcune imprese francesi hanno addirittura abbandonato GAIA-X perché troppo dominata dai GAFAM. Inoltre, il Presidente Macron ha inaspettatamente lanciato il concetto di “Cloud de Confiance” per sponsorizzare l’accordo fra Thales e Google,  la quale ultima, grazie a questa formula, verrebbe ammessa  a fruire di un “trattamento europeo”.

Tutta la faccenda di GAIA-X si rivela così una gigantesca manovra, con la connivenza di tutti  per aggirare le due sentenze Schrems: si immagazzinano i dati dei Governi europei in clouds situati in Europa e cogestiti fra imprese europee e americane, e si fa credere che ad esse  non si applichi il CLOUD Act. Ma nessun serio esperto crede, né che il CLOUD Act sia legalmente inapplicabile, né che i GAFAM creino veramente, fra le loro reti e queste loro joint-ventures europee, dei solidi “Chinese Walls”. E poi, in definitiva, con Echelon e Prism, l’intelligence americana riesce comunque a spiare tutto dell’Europa. E questo spiega perché nessuno voglia investire in nuove tecnologie.Ma, nello stesso tempo continuiamo a vantare il GDPR quale fosse la migliore legge del mondo, e continuiamo a dare i nostri dati ai GAFAM e alla NSA.

L’attentato a Rudi Dutchke

8.”Declino autoprodotto” o trend universale?

Massimo Giannini è giustamente convinto che lanciare una campagna contro le “autocrazie” (stanziando i soliti miliardi di dollari per le “covert operations”), come ha fatto Biden, sia cosa inutile perché “il declino delle democrazie è in buona misura auto-prodotto”.

Ciò è parzialmente vero, anche se forse inevitabile: “Il risultato è che i governi e i parlamenti hanno finito per delegittimare se stessi. E un numero crescente di cittadini, marginalizzati dalla globalizzazione ed esclusi dalla partecipazione, ha disconosciuto la propria cittadinanza. Convinti che votare non serva a nulla, e che la democrazia non è così importante.”

A mio avviso, neppure questa spiegazione della crisi delle democrazie è sufficiente, in quanto pone in luce i sintomi, non già le cause prime, che sono costituite dalla consunzione storica (dopo il suo culmine alla fine del ‘900) della democrazia occidentale “classica”, dovuto al sovrapporsi, sulla società industriale, della società del controllo totale, con la simbiosi incestuosa fra industria informatica e servizi segreti, con il controllo totale sui cittadini, con l’accumularsi abnorme di profitti da pratiche anticoncorrenziali ed elusione fiscale,  con la creazione di  5 grandi monopoli legati fra di loro da un’inestricabile rete d’interessi, con il voto digitale e la manipolazione digitale delle elezioni, con il controllo dell’ opinione pubblica e dei media, la concentrazione in un unico luogo dei server della NSA e quelli dei GAFAM, l’uso sistematico dell’intelligenza artificiale…

Certamente, la “democrazia occidentale” ha conosciuto come tutti i fenomeni storici,  una parabola ascendente e discendente, della durata di  meno di un secolo. Nell’immediato dopoguerra, quando almeno il 75% degli Europei votava per partiti estranei alla cultura politica “mainstream”dell’ Occidente (p.es. democrazia cristiana, comunisti, post-fascisti e monarchici) e, essa aveva potuto comunque prendere piede proprio grazie all’ opera di questi partiti, che, inseriti controvoglia nel sistema,  avevano stimolato potentemente, nonostante il sistema privo di alternanza, una partecipazione popolare polemica con un’ azione “top down”. Al tempo della “contestazione” studentesca e operaia, la democrazia era stata concepita essenzialmente come democrazia di base e sostanzialmente antisistema. Per la prima volta  dopo gli Anni di Piombo, si era cercato un compromesso fra partitocrazia e movimentismo, che aveva permesso un funzionamento pacifico della democrazia rappresentativa, e, negli Anni successivi alla caduta del Muro di Berlino, si era perfino avuto un inizio di contendibilità del sistema.

All’ inizio del  nostro secolo, con il cronicizzarsi della crisi economica e la scomparsa dell’etica pubblica e delle culture politiche tradizionali, si era incominciato a parlare di crisi della politica. Nel secondo decennio, dominato dal prosperare nel mondo di sistemi politici non allineati con la democrazia rappresentativa occidentale, avevano preso piede dubbi di vario tipo sulla credibilità di quest’ ultima e delle sue ragion d’essere ideali (cfr. Parag Khanna, Martin Jacques, Daniel Bell, Zhang Weiwei).

Credibilità ulteriormente danneggiata da:

a)l’incapacità di tutti i sistemi occidentali di fronteggiare efficacemente il Covid, mentre, con la “Battaglia di Wuhan”, la Cina ha risolto il problema con un numero di vittime veramente irrisorio;

b)le prove sempre più schiaccianti del controllo poliziesco esercitato sull’ Europa dal mondo digitale americano (Echelon, Prysm, processi Assange e Schrems);

c)le assurdità e contraddittorietà della politica estera europea e occidentale, con una gragnuola di “Guerre umanitarie” che non hanno risolto alcun problema, ma hanno anzi provocato gravissime calamità di ogni genere (guerre civili, terrorismo, migrazioni bibliche);

d)in particolare, l’assurda invasione dell’ Afganistan, con l’altrettanto assurda permanenza dopo la morte di Bin Laden, e l’assurdissima fuga all’ultimo momento;

e)la crescita esponenziale della disoccupazione, delle delocalizzazioni e dell’ emigrazione;

f)lo spezzarsi del consenso intra-americano fra etnie, ceti sociali e culture pubbliche: afro-americani, latinos, nativi americani, WASP, suprematisti neri e bianchi, latinamericanisti, “European Traditionalists”, sudisti, terzomondisti, integralisti cattolici, protestanti, ebrei, islamici, di destra e di sinistra, yuppies, agricoltori, operai, finanzieri, che ha comportato l’ impossibilità per l’ America di formulare politiche credibili e continuative.

Orbene, tutti questi trend costituiscono una contraddizione vivente delle retoriche della “liberaldemocrazia occidentale”, la quale pretenderebbe di costituire la massima realizzazione storica della libertà, eguaglianza, dignità e pace sociale, nonché del benessere materiale dei cittadini (appunto, il Secondo Avvento di Gesù Cristo sulla terra, come profetizzato da Cristoforo Colombo).

Ma c’è di più. Giacché, contrariamente a quanto ipotizzato inizialmente da Fukuyama, il mondo odierno è un mondo altamente competitivo, la centralità del controllo digitale sta aumentando di giorno in giorno nell’ ambito della “competizione fra USA e Cina” per la supremazia mondiale. In questa situazione, è del tutto prevedibile che il livello di controllo sui cittadini debba ancora salire ovunque per esigenze di preparazione bellica (previsione di attacchi militari, controllo della lealtà di cittadini e organizzazioni, intercettazione e censura di informazioni sensibili). Questa sensazione di un controllo sempre crescente è la giustificazione (inconscia) del movimento “no vax”, il quale sospetta (non a torto), che l’introduzione delle (seppur troppo blande) di misure di controllo sulla pandemia costituisca l’avvio appena mascherato di un sistema di controllo militare.

Alla luce di quanto precede, tutti gli Stati (a cominciare da quelli “democratici”) non possono sfuggire a forme di centralizzazione dei controlli e delle decisioni in materia di sicurezza (sulla falsariga dello SFIU, del FIFA, del Patriot Act, del FIFA, del Comitato NSCAI, dell’Endless Frontier Act e del Transatlantic Technology Dialogue).

Alla luce di tutto ciò che abbiamo scritto, diventa sempre più difficile, pretendere, al contempo, come fa l’ “Alleanza delle Democrazie”:

a) che la democrazia costituisca il toccasana di tutti i mali (etici, politici, tecnici ed economici);

b)che l’Occidente sia l’esempio ammirabile di tutte quelle virtù ch’esso definisce come “democratiche”.

La fine del Kali-Yuga

9. Esiste una via di uscita?

Inaspettatamente, secondo Giannini, la soluzione  a questa crisi delle democrazie sarebbe costituita da una mossa assolutamente “laterale”: fornire  3 milioni di vaccini gratuiti ai Paesi in via di sviluppo.Peccato che la proposta di Giannini (del 12 Dicembre), non faccia che copiare  la promessa di Xi Jinping ai Paesi africani, formulata ufficialmente all’OttavaConferenza Ministeriale del Forum on China-Africa Cooperation (FOCAC) di Dakar, del 29-30 Novembre.1 milione e 600 mila di questi vaccini sono già stati consegnati.

Come volevasi dimostrare, l’Occidente non riesce a reggere il passo, né come capacità decisionale, né come motivazioni etiche, né come potenza di fuoco, al millenario e miliardario sistema cinese.

Senza contare che come può l’America, che ha avuto un milione e 600 mila morti di Covid, proporsi come salvatore dei Paesi in via di sviluppo?

In effetti, spetterebbe all’ Europa indicare la strada per l’uscita da questo circolo vizioso,:

-con una visione culturale che, sulla scia di Matteo Ricci, Kircher, Guénon, Weil, Saint-Exupéry, Frankopan, permetta un dialogo effettivo con i Paesi dell’Asia e dell’Africa;

-con una nuova “epistocrazia” europea sulle tracce di Nietzsche, Weber, Gentile, Reale, Bell in grado di dialogare con i talenti selezionati dai sistemi scolastici orientali;

-un sistema economico europeo che, pur anticipando le trasformazioni economiche e sociali indotte dall’ Intelligenza Artificiale, permetta il controllo umano sulle macchine intelligenti e il reimpiego di ciascuno secondo la propria vocazione;

-una politica estera e di difesa veramente “sovrana”, con una funzione mitigatrice del “Kulturkampf” e di prevenzione della IIIa Guerra Mondiale tecnologica.


 

PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”: 9 NOVEMBRE 2021

ore 10:00-13:00

60° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI MARIO TCHOU

Mario Tchou con l’ELEA 9003

Allora e oggi: L’informatica in Piemonte e in Europa,

una riflessione per la Conferenza sul Futuro dell’ Europa

IN DIRETTA E IN STREAMING

BIBLIOTECA GINZBURG, Via Lombroso 16, Torino

Il simbolo del Movimento Comunità

Vi invieremo le credenziali via newsletter

Con la collaborazione di:

-Movimento Europeo;

-Olivettiana;

-ANGI

-Rivista “Culture Digitali”

La calcolatrice P01,
primo “computer” italiano

La corsa alla leadership nelle nuove tecnologie, attualmente aperta  fra le diverse aree del mondo, e, in particolare, fra Stati Uniti e Cina, vede l’ Europa in una posizione di grande debolezza, non diversa da quella degli Anni ’50 e ’60, quando si era svolta l’avventura della Olivetti, la quale, con una tempistica eccezionale, aveva anticipato, con i suoi prodotti ma soprattutto con la sua cultura umanistico-digitale, i temi che sono oggi al centro dell’attenzione  generale.

Ora come allora, la consapevolezza complessità della transizione digitale e la sua centralità nello sviluppo delle società contemporanee  faticano a farsi strada in diversi ambienti, che si attardano in visioni della società, dell’ economia e della tecnologia, che erano proprie piuttosto del secolo scorso, ma, oggi non hanno più ragione d’essere.

Una riflessione storica su quegli anni, sul significato delle proposte di Olivetti e di Tchou, sui motivi della interruzione del loro esperimento, potrebbero essere molto utili per comprendere il momento che stiamo vivendo oggi, quando, al momento dell’apogeo delle fortune dei GAFAM americani e dei BATX cinesi, l’ Unione Europea ambirebbe a proporsi quale “Trendsetter del dibattito mondiale” in campo digitale.

Soprattutto centrale per la definizione di una via europea al digitale è la sintesi di cultura e tecnologia digitale sperimentata alla Olivetti negli anni di Adriano Olivetti e di Mario Tchou.

La singolare vicenda dell’ Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale, relativamente al quale i successivi Governi italiani  hanno compiuto una spettacolare retromarcia,  ci fa riflettere sugli eventi di quegli anni, con la nascita (subito abortita) di una “Silicon Valley italiana”: la formazione di un eccezionale team d’intellettuali, scienziati e tecnologi (di cui Tchou fu il più brillante rappresentante); la progettazione di due prodotti d’avanguardia e di grande successo commerciale, interrotti per l’ incomprensione di parte  degli stakeholders, dalla morte dei due protagonisti, Olivetti e Tchou, e dalle radicali trasformazioni dell’azienda.

Oggi come allora, l’Italia sembra non comprendere che la società del 21° secolo ha come cuore pulsante il digitale, e che, di conseguenza, nessun Paese del mondo, e meno che mai coloro che, come l’ Italia e l’ Europa, si pretendono all’ avanguardia, possono permettersi di trascurare questo centrale elemento della cultura, della scienza, dell’ economia, della società e della tecnologia contemporanee.

L’attuale corsa al digitale fra USA e Cina
lascia spazio all’ Europa?

PROGRAMMA

Ore 10,00:Inizio dei lavori; Saluti dei promotori e delle Autorità

Ore 10,15: Intervento di Pier Virgilio Dastoli sulla Conferenza sul Futuro dell’ Europa

Ore 10,30: Contributo storico dell’Associazione “Olivettiana” (Rebaudengo, Chili, Gentile  Melandri,Rizzoli, Renzi)

Ore 11,15: Roberto Saracco, Il digitale ieri e oggi

Ore 11, 40  Germano Paini, L’impatto-tecnoculturale

Ore 12,10 Contributi dei rappresentanti delle Istituzioni

Ore 12,30 Domande e dibattito

Modera Marco Margrita

SALONE DEL LIBRO: I NOSTRI APPUNTAMENTI DI DOMANI

Il Salone del LIbro di Torino volge oramai al termine.

Abbiamo tenuto tre manifestazioni, la prima introduittiva, e le due successive dedicate, rispettivamente, alla transizione digitale in Europa e alle piccole e medie imprese.

Domani, abbiamo le ultime due manifestazioni:

a)il collegamento in diretta con la riunione a Roma dei responsabili dei movimenti europei dell’ Europa Meridionale;

b)l’incontro, in diretta e in digitale, presso la Biblioteca Ginzburg di Torino, con la rivista “La Società” della Fondazione Toniolo, dedicata alla digitalizzazione.

1.Collegamento con la riunione dei responsabili del Movimento Europeo dell’ Europa Meridionale su Conferenza sul Futuro dell’ Europa

https://zoom.us/j/91957152382?pwd=VzIxNDFQYWxQKzg1aGNyVkRUUnhYZz09

“Sharing European Union, for a future-challenges-proof restart”

Meeting of the National Councils of the European Movement International in Italy, Portugal, Spain, France, Malta, Greece, Cyprus and Croatia on the future of Europe

Rome, 18-19 October 2021

Venue: Hotel Pace Helvezia

Via IV Novembre, 104 / +39 06 679 5105

Working Language: English and French with no translation

Monday, 18 October 2021

  Opening 14:30-15:00  Pier Virgilio Dastoli, President of EM-ITEva Maydell (Paunova), President of IEM and MEP (video)Antonio Parenti, Head of European Commission Representation in ItalyCarlo Corazza, Head of Office European Parliament in ItalyBenedetto Della Vedova, Secretary of State
  15:00-17:00 (First Session)  THE CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE   Moderator: Nicoletta Parisi, EM-IT Introductions by Yves Bertoncini, President EM-FR and Francisco Aldecoa Luzárraga, President EM-ES (members of the Conference)Vincenzo Amendola, Secretary of State (TBC)Ferdinando Nelli Feroci, President of the Italian scientific Committee on the Conference and of IAILara Lanzarini, Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation (TBC)Brando Benifei, MEP and Vice- President IEMLuca Visentini, Secretary General ETUC – European Trade Union ConfederationLia Quartapelle, Chamber of Deputies (TBC)

ORE 16,45: DIBATTITO

2.PRESENTAZIONE DELLA RIVISTA “LA SOCIETÀ” DELLA FONDAZIONE TONIOLO NUMERO UNICO SULLA DIGITALIZZAZIONE

Sala Molinari

https://zoom.us/j/96685550666?pwd=SEltVlJyUmppNlhCN0VmTzhnK3hRUT09

In collaborazione con la rivista “La Società”, della Fondazione Toniolo

Presentazione del numero speciale di “La Società” dedicato alla digitalizzazione.

Ne discutono:

Marcello Croce

Ferrante Debenedictis

Markus Krienke

Riccardo Lala

Roberto Saracco

Modera Marco Margrita

La rivista “La Società” ha dedicato molto opportunamente un numero unico agli aspetti culturali della digitalizzazione, che spaziano dalla filosofia, alla teologia, alla politica, al diritto. Quest’opera copre un’ampia gamma di temi, con l’obiettivo di fare opera di informazione e di sintesi interdisciplinare, quanto più possibile obiettiva, cercando di mantenere le debite distanze dagli estremi del tecno-ottimismo e del catastrofismo apocalittico.

Questo incontra punta a rendere conto dei molteplici aspetti del tema, provocando anche a una riflessione su temi collegati, come per esempio l’incidenza che la digitalizzazione può avere su aspetti tradizionali dell’organizzazione del lavoro, quali la concertazione, la partecipazione, la tutela dei diritti, la diffusione della proprietà, le piccole e medie imprese…

STASERA AL SALONE EVENTO DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

Venerdì 15, ore 20, Sala Argento, Padiglione 3 : CANTIERI D’EUROPA 2021

CREDENZIALI PER SEGUIRE IN STREAMING

https://zoom.us/j/93318223851?pwd=OUJnYWFBQkdsM0N3T091N2J3UERhdz09

Le politiche europee del digitale sono
ancora inattuate

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Dialexis Movimento Europeo

Con il patrocinio della Commissione Europea

“Conferenza sul Futuro dell’Europa”

LE NUOVE TECNOLOGIE : SUPERARE LO STALLO

L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, European Technology Agency

con

con

Mojca Bozic, Vittorio Calaprice, Marcello Croce, Ferrante Debenedictis, Virgilio Dastoli, Markus Krienke, Riccardo Lala,  Nicoletta Parisi,  Roberto Saracco e Vitaliano Alessio Stefanoni

I computer quantici: nuova frontiera del digitale

In collaborazione con ALPINAAssociazione Culturale Diàlexis, Movimento Europeo e CNA e con il

Presentazione dei libri:Markus Krienke, L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, Alpina, Torino, 2021;Riccardo Lala, European Technology Agency , Alpina, Torino, 2020

La storia della Modernità s’identifica con quella delle tecnologie: dall’ importazione di quelle orientali (occhiali, bussola, carta, moneta, stampa, polvere da sparo, armi da fuoco) nell’ era delle grandi esplorazioni, all’avvio delle prime  produzioni automatizzate, come quelle con il telaio Jacquard che originarono le  agitazioni luddiste, fino al motore  a vapore, che permise di accelerare la creazione delle nazioni europee e degl’imperi coloniali, e al motore a scoppio, che fu alla base delle due guerre mondiali, fino alla nascita della cibernetica dalla guerra sottomarina nel nord-atlantico, all’ industria nucleare partita dal Progetto Manhattan, e alla corsa allo spazio partita dal cosmismo russo e proseguita con la cibernetica americana, all’ ideologia californiana nata dalla contestazione studentesca e sviluppatasi grazie ai social network, per passare all’attuale equilibrio del terrore (“MAD”) basato sul controllo digitale delle armi nucleari, fino all’influenza  che il digitale ha sulla politica (Wikileaks, Cambridge Analytica, Fake News) e alle guerre tecnologiche in corso fra USA e Cina.

Per questo Alpina Diàlexis ha dedicato fin dall’ inizio un’estrema attenzione alle politiche digitali dell’Unione Europea e dell’ Italia, con parecchi libri, per lo più opere collettive, che si sono ora arricchiti di due opere di studio analitico della situazione esistente e di proposte analitiche per superare lo stallo esistente, che richiede, a nostro avviso, un’azione di emergenza, non già misure di ordinaria amministrazione:

-Markus Krienke (a cura di),L’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale;

-Riccardo Lala, European Technology Agency,

che presentiamo in questa serata.

Come si vedrà, queste due opere adottano  un approccio molto critico nei confronti della situazione esistente, caratterizzata da una gravissima arretratezza dell’ ecosistema europeo rispetto a quelli  americano e cinese, e dall’assenza  di quella Sovranità Strategica Digitale Europea pur invocata dalle politiche europee.

Carro da guerra dei primi Indoeuropei:la tecnologia non è così moderna!

1.Il ruolo delle nuove tecnologie nell’ Unione

Nell’ Unione Europea il ruolo centrale delle nuove tecnologie è stato gradualmente, anche se tardivamente, riconosciuto, grazie anche alle esperienze negative di Echelon e Wikileaks, Prism, e all’ attuale rincorsa al digitale fra USA e Cina (Made in China 2025, NSCAI Report, China Standards 2030, caso Huawei,e, attualmente, il  Transatlantic Technology Council).

Questa crescente attenzione  aveva dato origine fin dal 2001 alla commissione d’ indagine del Parlamento Europeo su Echelon e, fin dal  2008, al “GDPR”, un regolamento europeo con il quale per la prima volta si erano affermati alcuni  dei diritti dei cittadini in rete. Intorno  al GDPR, l’Unione aveva costruito da allora una panoplia di altri documenti e politiche, che essa  vanta come una delle sue principali conquiste. Il 19 febbraio 2020, la Commissione aveva presentato un pacchetto di proposte per promuovere e sostenere la transizione digitale, che comprendeva la comunicazione- quadro in materia “Plasmare il futuro digitale dell’Europa”, la comunicazione sulla Strategia europea per i dati e il Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale. La comunicazione-quadro contemplava iniziative in ogni settore, dal potenziamento della connettività e del rapporto tra cittadini e pubbliche amministrazioni, a nuove misure per il sistema delle imprese e per potenziare le competenze digitali degli europei. La strategia per i dati proponeva la creazione di un cloud europeo per competere a livello internazionale nei big data (realizzato poi con GAIA-X) e il Libro bianco indicava strumenti e orientamenti per rendere accessibile l’Intelligenza Artificiale alle industrie, ma anche alle PMI e alla Pubblica Amministrazione. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni europee era di assicurare all’UE la sovranità digitale, attraverso lo sviluppo di tecnologie e infrastrutture, reti e capacità digitali europee per ridurre la dipendenza nella fornitura di tecnologie da paesi extra europei e recuperare il ritardo che separava, e ancora separa, l’Europa da competitor come Stati Uniti e Cina

Lo studente Schrems ha fatto causa alla Facebook che aveva raccolto su di lui una trentina di pagine di dati a lui relativi: le sentenze a dsuo favore sono tuttora inattuate

2.I limiti del GDPR

E, in effetti, il GDPR è stato imitato da alcuni legislatori extraeuropei, come quello indiano e quelli di alcuni Stati degli USA. Soprattutto,  fra  20 giorni entrerà in vigore il GDPR cinese. Per questo, la Commissione si autodefinisce “Trendsetter of the Global Debate”. L’unico Paese che si rifiuta di tutelare i diritti di privacy dei cittadini, facendo prevalere quelli dei servizi segreti e della polizia, sono gli Stati Uniti.

Ciò che è paradossale è che, proprio per via di questa particolarità della legislazione americana, anche in Europa il GDPR risulta   sostanzialmente disapplicato. Né l’ Europa, né gli USA, hanno finora tentato seriamente di rimediare a questo grave vulnus allo Stato di diritto. Infatti, il GDPR si applica di fatto esclusivamente alle attività dei GAFAM, vale a dire Google,Apple,  Facebook, Amazon e Microsoft, perché questi hanno il monopolio delle attività digitali in Occidente. Purtroppo, esse sono imprese americane, che, come tali, sono soggette, per via della sua pretesa applicabilità extraterritoriale, alla completamente diversa legislazione americana (fra gli altri, il Patriot Act e il CLOUD Act, quest’ultimo adottato proprio per neutralizzare il GDPR), che invece impone alle imprese della rete di rendere accessibili i dati degli utenti alle 16 agenzie americane di intelligence (che, di fatto, già ora li usano senza problemi, come illustrato da Snowden, dalle due sentenze Schrems della Corte di Giustizia e dalle risoluzioni dello European Data Protection Board).

L’EDPB ha denunziato la dipendenza rtottale delle Istituzioni da Microsoft

3.L’arretratezza digitale della UE

Secondo la Commissione Europea, il settore digitale nel suo complesso contribuisce al PIL dell’UE per l’1,7%, a quello della Cina per il 2,2% e a quello degli USA per il 3,3% (Commissione Europea, DG Ricerca e innovazione, 2018 – Si noti che la Commissione, per riuscire a redigere  questa sua relazione, aveva dovuto fare ricorso a una società di consulenza americana, la McKinsey).

Ulteriori ricerche stimano che la dimensione dell’economia digitale possa variare dal 4,5 al 15,5 per cento del PIL mondiale a seconda degli indicatori considerati. L’economia digitale appare trainata da Stati Uniti e Cina, che rappresentano da soli il 75% di tutti i brevetti relativi alle tecnologie blockchain, il 50% della spesa globale per l’Internet of Things e oltre il 75% del mercato mondiale per il cloud computing pubblico. Stati Uniti e Cina detengono anche il 90% del valore di capitalizzazione di mercato delle 70 maggiori piattaforme digitali del mondo a fronte di una quota del 4% in Europa e dell’1% in Africa e America Latina assieme. Sette grandi piattaforme (Microsoft, Apple, Amazon, Google, Facebook, Tencent, Alibaba) rappresentano i due terzi del valore totale di mercato (UNCTAD, Digital economy report, 2019).

Perdura, secondo la Banca Europea degli Investimenti, il ritardo delle imprese europee nell’utilizzo di nuove tecnologie. Il divario tra Unione europea (74%) e Stati Uniti (83%) nell’adozione di strumenti come la stampa 3D, la robotica avanzata, automazione di routine e contenuti digitali, interessa in particolare le imprese operanti nel settore dei servizi.

Questa situazione d’impotenza dell’Europa dinanzi al mondo digitale ha dato luogo di tanto in tanto a dei sussulti di orgoglio, subito repressi. Il primo era stato quello dell’ Olivetti d’Ivrea, che, con l’ ELEA e il Programma 101, aveva costruito, fabbricato e distribuiti due dei primi e migliori computer, che avevano conquistato letteralmente in pochi giorni lo stesso mercato statunitense, per poi essere stati fatti misteriosamente cadere. Ricorre fra meno di un mese il sessantesimo anniversario della discussa morte di Mario Tchou, il giovanissimo direttore tecnico dell’ Olivetti che aveva realizzato il miracolo.

Successivi tentativi, meno geniali e comunque anch’essi falliti: Minitel e Qwant. Ora le Istituzioni e le imprese europee stanno riprovandoci con GAIA-X, ma i risultati si fanno attendere.

Tutta l’economia di oggi ruota
intorno all’ITC

4.La transizione digitale: una questione di vita o di morte per l’ Europa.

Qualsiasi territorio della Terra che non si dotasse, entro 10-20 anni,   di una capacità digitale complessiva comparabile a quelle di USA e Cina, si ridurrebbe alla condizione di un Paese sottosviluppato. Già ora, infatti, le multinazionali del web drenano in modo esponenziale le principali risorse di tutti i Paesi (informazioni, influenza politica, potere amministrativo, gettito fiscale, partecipazioni azionarie, supporto al management, informazioni sulle tecnologie, produzione e distribuzione, royalties per l’utilizzo dei loro sistemi), utilizzando le quali esse stanno scalzando i tradizionali creatori di ricchezza (Stati, Banche, Imprese, capitalisti), divenendo esse le uniche monopoliste in quasi tutti i settori economici (finanza,automotive, aerospazio, comunicazione, difesa…).

A ciò si aggiunga che, con i Big Data e l’ Internet of Things, interi settori amministrativi, produttivi e di servizi, verranno automatizzati, venendo controllati direttamente dalle imprese informatiche. Infine, la conquista dello spazio lanciata da Musk e Bezos si potrà realizzare solo inviando nelle spedizioni una gran massa di automi, gli unici a resistere in quelle condizioni, e i quali diverranno dunque i lavoratori del domani, controllati anch’essi dalle grandi imprese informatiche. Le imprese tradizionali (per esempio nei settori del commercio o dalla manifattura) si volatilizzeranno semplicemente (come sta accadendo per esempio con Amazon e Stellantis), per “rimaterializzarsi” nei Paesi leader sotto la forma di guru dell’ informatica, di cyber-spie, di azionisti, di cyberguerrieri, di consiglieri d’amministrazione, di hackers, di presidenti, di operatori digitali, di   funzionari, di attivisti post-umanisti…, che si sostituiranno ai funzionari, imprenditori e lavoratori dei Paesi controllati.

Dopo l’”Industria 4.0” (che ancora non siamo riusciti ad introdurre), sta già arrivando l’ “Industria 5.0”.

Ora, secondo l’indice DESI, l’ Italia è quartultima in Europa quanto a livello di digitalizzazione, davanti a Grecia e Bulgaria!

La Singularity promette la realizzazione del Paese di Bengodi

5.Improrogabilità della Web Tax

La Commissione intende presentare una comunicazione sulla tassazione delle imprese per il XXI secolo che affronti le sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell’economia tenendo conto dei progressi realizzati dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo). L’obiettivo è  rimediare alla situazione attuale, nella quale alcune imprese detentrici delle principali quote di mercato ottengono la maggior parte dei profitti sul valore creato in un’economia sui dati, potendo spesso beneficiare di una tassazione più favorevole in luoghi diversi da quelli dove operano, con effetti distorsivi sulla concorrenza. Nel marzo del 2018 l’UE aveva presentato alcune proposte in materia di tassazione digitale con l’intento di imprimere uno slancio alla discussione internazionale ed evitare una frammentazione nella regolamentazione degli Stati membri. In seguito, sono ripresi i lavori in sede OCSE/G20, tuttora in corso, e le proposte dell’UE sono state momentaneamente accantonate, ed alcuni Stati membri (come Francia, Italia, Austria) hanno nel frattempo adottato soluzioni a livello nazionale

Di fatto, le imprese digitali americane non pagano praticamente alcun’imposta da decenni sull’enorme quota di business ch’esse realizzano in Europa, distruggendo i canali commerciali tradizionali e rendendo impossibile per le imprese europee (che pagano dal 40% al 40% d’imposte) entrare nei business digitali presidiati dalle imprese americane. L’eventuale tassazione di questi redditi (specie se si contassero gli arretrati illecitamente trattenuti) basterebbe da sola a sanare il deficit di tutti gli Stati europei e a fare nascere nuovi concorrenti in Europa così come essi sono nati in Cina negli ultimi 20 anni.

Tuttavia, anche là dove (come in Italia) gli Stati membri hanno approvato le nuove imposte, la loro applicazione in concreto viene postposta di anno in anno con i più svariati pretesti.

L’attuale fuga dei cervelli dall’ Italia e dall’ Europa si spiega in gran parte con questi fenomeni.

I GAFAM sono monopolisti ovunque; gli Europei
sono sistematicamente assenti

6. Le politiche europee e nazionali

Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo prepararci anche noi a cambiare mestieri, dotandoci per tempo (con le risorse fiscali così conseguite) delle adeguate attrezzature, ma soprattutto inventandoci davvero una nostra civiltà digitale, come si dice oggi, “umanocentrica”(attualmente inesistente).

Termine su cui occorrerebbe soffermarsi, dato che il potere delle macchine intelligenti cresce in proporzione alla “decadenza” culturale, esistenziale ed etica dell’umanità, incapace di proporsi obiettivi, di compiere sforzi e di combattere, sì che non basta “porre l’uomo al centro della civiltà delle macchine intelligenti”, ma occorre anche capire quale tipo di uomo, dato che buona parte delle affermazioni delle macchine derivano da altrettante abdicazioni da parte dell’uomo.

La consapevolezza di questi problemi ha fatto nascere e svilupparsi in tutti i Paesi del mondo, un sistema di “politiche delle alte tecnologie”,  ove non si fa mistero del carattere strategico di queste tecnologie per la stessa sopravvivenza della propria nazione, e, per estensione, dell’ Umanità.

In particolare, la cosiddetta “guerra commereciale” fra Cina e USA consiste in realtà in un’imitazione continua fra le due potenze (“rivalità mimetica”) per ciò che riguarda le nuove tecnologie. All’ inizio, gli Stati Uniti avevano creato il proprio ecosistema digitale, e lo Stato Cinese aveva tentato di imitarlo almeno per ciò che concerne la sicurezza e la difesa; quando gli USA avevano favorito la nascita dei GAFAM, la Cina ha dapprima cercato di ostacolarne lo sviluppo sul proprio mercato nazionale, poi sostenuto la crescita dei propri BATX. In una terza fase, i GAFAM hanno  raggiunto il monopolio sui mercati occidentali, e la Cina, non avendo accesso a questi mercati, ha sviluppato nuove forme di creatività imprenditoriale e/o sociale, come per esempio i sistemi 5G e 6G, i Bitcoin di Stato, il sistema di credito sociale, il sistema digitale di tracciamento delle pandemie….A ciò gli USA hanno risposto con il bando a Huawei e creando una politica pubblica a sostegno dell’Intelligenza Artificiale (lo NSCAI Report, che mira deliberatamente ad evitare il sorpasso da parte della Cina).

Oggi, anche l’Europa sta cercando di darsi una siffatta politica, la cui ingente mole non può però nascondere le debolezze.

Intanto, come abbiamo detto, nell’ area della tutela dei dati, che sembrerebbe la più importante e la meglio presidiata, i dati degli Europei continuano (per affermazione della Corte di Giustizia e del European Data Protection Board), ad essere trasferiti (per omissioni delle Istituzioni Europee e delle Autorità nazionali) in Paesi che non offrono le adeguate garanzie (in particolare gli Stati Uniti), e ad essere usati liberamente da imprese, Stati, eserciti e polizie extraeuropei , senza renderne conto ai cittadini danneggiati, ma nemmeno alle Istituzioni, ai Governi, alla magistratura, ai servizi di sicurezza e alle autorità di Difesa europei.

Quanto al Cloud, dal 2020 è stata fondata l’associazione GAIA-X, dedicata all’immagazzinamento di dati in Europa (per scoraggiarne il trasferimento fuori Europa), ma fino ad ora non sussistono dati rilevanti sull’effettivo utilizzo dei cloud di GAIA-X e sulla quantità di dati che sono stati sottratti, in tal modo, al controllo dei GAFAM, e, di conseguenza, delle autorità americane.

Quanto alle imprese europee nel settore, esse sono praticamente inesistenti, o comunque non comparabili ai GAFAM e ai BATX cinesi), e nessuna seria azione viene annunziata, né da parte dell’ Unione, né da parte degli Stati membri, per crearne.

Invece, a nostro avviso, solo un’azione proattiva del settore pubblico potrebbe oramai colmare l’enorme gap fra l’economia europea e quella dei Paesi leader.

Una siffatta azione dovrebbe comprendere almeno:

-la promozione di una nuova cultura digitale e di cyber-difesa;

-la creazione d’ imprese pilota a guida pubblica e integrate nel sistema della Politica Estera e di Difesa;

-l’applicazione rigorosa delle diverse legislazioni  che concernono il digitale, a cominciare dalle sentenze della Corte di Giustizia e dalle risoluzioni dello European Data Protection Board..

Siffatti interventi sarebbero giustificabili  perfino alla stregua dei criteri liberistici più estremi. Per esempio:

-l’assenza di industrie europee del web dà luogo ad un’insanabile debolezza della difesa europea, a cui occorre rimediare nell’ interesse della sicurezza nazionale;

-l’assenza di operatori europei  in questo campo strategico indebolisce la libertà dei cittadini e l’operatività delle imprese e dello stesso apparato normativo e repressivo (“Market failure”);

-la concessione, da parte di una serie di Stati membri e soprattutto dei loro Territori e Dipendenze d’ Oltremare, di tax rulings che equivalgono alla cancellazione delle imposte, costituisce un aiuto di Stato e una gravissima distorsione della concorrenza ai danni delle imprese europee.

Nel libro “European Technology Agency”, si caldeggia la creazione, nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa, di un’apposita agenzia europea che gestisca in modo unitario tutte queste azioni.

Oggi, certamente, la situazione è opposta.Buona parte di coloro che operano in Europa nei settori più avanzati della ricerca digitale operano di fatto con ruoli sussidiari nei confronti o della NATO o dei GAFAM. La ricerca condotta da istituzioni nazionali o imprese non è coordinata e non persegue nessun obiettivo strategico. I finanziamenti europei non sono finalizzati alla sovranità strategica europea, e il meccanismo dei “progetti europei”, anziché avere l’effetto di concentrare gli sforzi su precisi obiettivi, tende a disperderli “a pioggia”.

La caldeggiata Agenzia dovrebbe poter disporre dell’autorevolezza politica, delle risorse economiche e umane e di un ampio mandato, che le permettano di progettare ed attuare una politica d’emergenza per il raggiungimento degli obiettivi dell’ Autonomia Strategica Europea: cultura digitale, coordinamento con la Difesa, web europeo, cloud europeo, imprese digitali europee.

Nell’ opera collettiva “L’Istituto Italiano di Intelligenza Industriale di Torino”, abbiamo raccolto i numerosi documenti, europei ed italiani,  che hanno contrassegnato la formazione della Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale, consigliando anche al Governo di creare un unitario Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale. Il Governo Conte 1 aveva in effetti iscritto l’ Istituto nel PNRR. Il Conte 2, dopo vari tentennamenti, non solo aveva reinserito l’Istituto nel Piano, ma aveva perfino indicato che avrebbe dovuto trovarsi a Torino.

Il Governo Draghi ha infine chiarito che un vero Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale non verrà creato, ché, anzi, 30 milioni di Euro, ad esso destinati, erano già stati stanziati per ricerche sull’Intelligenza Artificiale e sulla robotica, da realizzarsi fra iìl Politecnico di Torino e la Stellantis. Il resto dei previsti 90 milioni verrebbe distribuito fra i vari hub italiani.

Come si vede, l’instabilità politica italiana permette ai successivi governi di rimangiarsi qualsivoglia decisione. A nostro avviso, lo “spacchettamento” del previsto Istituto è grave per lo stesso motivo per cui lo è l’assenza, a livello europeo, di un ‘unitaria Agenziaì Tecnologica. Se, infatti, l’arretratezza italiana ed europea è così grave, s’impone un programma d’emergenza, non già degli aiuti a pioggia fra Università e imprese.

L’eutanasia  dell’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ci ricorda da vicino quella, avvenuta sessant’anni fa, della Divisione Elettronica della Olivetti.

Non bisogna dare per chiusa la partita. Nei prossimi anni, anzi mesi, la nostra arretratezza diventerà sempre più evidente, sì che s’imporranno decisioni coraggiose. D’altro canto, il Governo francese già incombe con il suo Piano Decennale di finanziamento per le industrie europee. Occorrerà battersi perché il digitale vi sia rappresentato con il peso che gli compete in questo decennio.

Presentazione della rivista “La Società” della Fondazione Toniolo numero unico sulla digitalizzazione

Lunedì 18 ottobre,Ore 17:00-19:00

Biblioteca Natalia Ginzburg,Via Lombroso 16,

Sala Molinari

https://zoom.us/j/96685550666?pwd=SEltVlJyUmppNlhCN0VmTzhnK3hRUT09

In collaborazione con la rivista “La Società”, della Fondazione Toniolo

Presentazione del numero speciale di “La Società” dedicato alla digitalizzazione.

Ne discutono:

Marcello Croce

Ferrante Debenedictis

Markus Krienke

Riccardo Lala

Roberto Saracco

Modera Marco Margrita

La rivista “La Società” ha dedicato molto opportunamente un numero unico agli aspetti culturali della digitalizzazione, che spaziano dalla filosofia, alla teologia, alla politica, al diritto. Quest’opera copre un’ampia gamma di temi, con l’obiettivo di fare opera di informazione e di sintesi interdisciplinare, quanto più possibile obiettiva, cercando di mantenere le debite distanze dagli estremi del tecno-ottimismo e del catastrofismo apocalittico.

Questo incontra punta a rendere conto dei molteplici aspetti del tema, provocando anche a una riflessione su temi collegati, come per esempio l’incidenza che la digitalizzazione può avere su aspetti tradizionali dell’organizzazione del lavoro, quali la concertazione, la partecipazione, la tutela dei diritti, la diffusione della proprietà, le piccole e medie imprese…

DAL VERTICE NATO ALLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

Il libro “La nuova guerra civile” dell’ anno scorso, tratta della distruzione dell’ Europa conseguente ai suoi dissidi interni

Come sempre, accolgo con interesse le iniziative del Professor Cardini, ultima fra le quali,  quella di concentrare, tramite il suo blog, sul rapporto con la NATO l’attenzione del pubblico, sollecitando i commenti dei lettori. Mi sembra infatti che il Presidente Macron, al di là delle sue contingenti prese di posizione, stia avviando proprio in questi giorni, con le sue esternazioni,  una vera e propria rivoluzione ideale sulla geopolitica dell’ Europa,  in termini che vale la pena di commentare testualmente: « J’essaie de comprendre le monde tel qu’il est, je ne fais la morale à personne. J’ai peut-être tort. »

A mio avviso Macron ha però torto almeno quando afferma che non si può rimproverare a qualcuno di non aver visto in passato ciò che si stava avvicinando ( « Peut-on reprocher à quiconque de ne pas l’avoir vu il y a cinq ou dix ans?)” .In effetti, le verità sulla NATO, sulla guerra informatica e commerciale e sulla società del controllo totale si potevano prevedere da almeno 20 anni, se non da 70, quando  noi ne avevamo appunto scritto. Cito solo alcune tappe fondamentali della rivoluzione esistenziale in corso:

-1941-1960: conferenze Macy sull’informatica;

-1968: “2001 , Space Odyssey” di Kubrick , realizzato insieme alla NASA;

-1993: conferenza alla NASA di Vernor Vinge sulla Singularity;

-2000: “The future does not need us”, di Bill Joy;

-2005, “The Singularity is near”, di Ray Kurzweil;

-2007: Prism;

-2011: “The Net Delusion”, di Evgeny Morozov;

-2013: fuga di Snowden.

Coloro che non hanno visto (o non hanno voluto vedere) queste realtà sono i leaders dei Paesi europei, che in teoria sarebbero pagati profumatamente per guidare il nostro Continente studiando il futuro, ma che invece hanno ben altre priorità.

Quanto ai cittadini europei, come scrive Cardini,”se la NATO bombarda da qualche parte tra Europa, Asia e Africa, ne siamo tutti responsabili. I nostri politici e i nostri media accettano la cosa come se fosse del tutto normale e ne parlano il meno possibile. Vorremmo impegnarci a modificare questa situazione: ad essere più coscienti, più attivi, più presenti. Magari a rimettere in causa anche le ragioni per le quali, in passato, tanti europei hanno riposto tanta fiducia e tanta speranza in quell’organismo. Lo meritava davvero, oltre settant’anni fa? Lo merita ancora, oggi? Chi decide al suo interno? Quanto ci costa? Quanto incide sulla nostra sovranità politica e territoriale? Tutti ne siamo corresponsabili, nessuno può tirarsi fuori: abbiamo coscienza di tutto ciò? O preferiamo seguire l’esempio di quanti, a proposito della Shoah, hanno detto ‘io non so, io non c’ero, io non ne sapevo nulla?’ ”

Perciò, raccogliendo l’invito di Cardini, dedichiamo anche noi questo post alla NATO e al Vertice di Londra di questa settimana.

La “Repubblica dei due Popoli”, vale a dire la Grande Polonia dei Secoli XVII e XVIII

1.L’”aurea libertà” dell’aristocrazia polacca e la distruzione dell’ Europa

Credo che la situazione attuale dell’Europa possa essere illustrata bene con l’esempio storico del declassamento e del crollo, nel XVIII Secolo, della “Repubblica Polacco-Lituana”, multinazionale e multiculturale, per due secoli il più grande Stato d’Europa, distrutto in duecento anni dalla fondazione per colpa della sua inadeguatezza istituzionale. Il Regno polacco, trasformatosi nel 1659 nella “Repubblica dei due Popoli” (comprendente anche Prussia, Paesi Baltici, Bielorussia, Ucraina, Moldova e un “Parlamento dei Quattro Paesi” ebraico), alla fine del XVII Secolo era retto dal principio del “Liberum Veto”, che prevedeva, per qualunque decisione, il consenso di tutti i membri della Dieta federale. Questo sistema, che assomigliava molto al sistema consensuale delle attuali Istituzioni europee, veniva definito apologeticamente come “Aurea Libertà”, perché garantiva un potere enorme ai ceti privilegiati; in realtà, esso condusse la “Repubblica”, nel giro di un secolo, alla sparizione e i suoi popoli all’ asservimento. Si diffuse in proposito un gioco di parole. Mentre i sostenitori dell’ Aurea Libertà avevano coniato il motto “Nie rządem Polska stoi, ale swobodami obywateli” (La Polonia prospera non per il suo governo, ma per le libertà cittadine), i critici ne leggevano l’incipit come “nierządem”, cioè ”disordine”: dunque, “La Polonia si regge sul disordine”. La stessa ambiguità vale per l’Unione Europea, dove viene oggi esaltato ogni genere di libertà, ma, in realtà, su qualunque argomento siamo condannati ad attuare semplicemente il volere di poteri esterni, che mirano al nostro asservimento e alla distruzione del nostro Continente, mentre chi ne trae profitto è soltanto una casta “bibéronnée dans les campus américains”(come scrive Le Monde Diplomatique), i cui lussi e i cui capricci vengono contrabbandati come “diritti umani” dall’ideologia del “liberalismo progressista”. Secondo Mearsheimer, infatti, lungi dal costituire una meritoria e disinteressata forma di impegno civile,  “l’egemonia liberale è una strategia di pieno impiego per l’establishment della politica estera”.

Un importante corollario del Liberum Veto era il divieto di riforme legislative senza l’unanimità dei notabili: “Nic nowego brzez nas” (“nulla di nuovo senza di noi(anche questo un possibile motto dell’Unione, dove gli stessi temi, e, in primis, la Politica Estera e di Difesa Comune, sono in discussione da ben 70 anni senza mai essere approdati a una qualche conclusione). Come si vede, la Polonia, lungi dal costituire un elemento estraneo nell’ Unione Europea, ne è  stata una sorta di anticipazione.

Il Liberum Veto spalancò ovviamente le porte alle potenze straniere, che corrompevano i nobili affinché esercitassero il loro voto contro le decisioni ad esse sgradite. In tal modo, la “Rzeczpospolita” divenne uno Stato a sovranità limitata, dove il re (in genere straniero) veniva scelto dall’ esterno, e, il più sovente, dallo zar di Russia. Quando però la Russia inviò proprie truppe in Polonia, il Re di Prussia reagì con un’avveniristica “covert operation”, immettendo sul mercato una gran quantità di monete polacche contraffatte, così provocando la crisi economica  che portò al crollo della “Rzeczpospolita”.Alla fine, Russia, Prussia e Austria invasero definitivamente la Polonia decidendo di cancellare completamente il Regno, e di dividersene i territori.

L’Unione Europea, sottoposta contemporaneamente al protettorato americano e all’influenza crescente di Russia e Cina, si trova oggi in una situazione molto simile a quella della Polonia del sei-settecento, in cui nessuno ha il diritto di agire tempestivamente in difesa della “ragion di Stato europea”. Ogni decisione viene bloccata dalla casta in nome di una pretesa “aurea libertà”, sicché è ovvio che le tre maggiori potenze mondiali, a cominciare dagli USA, per poi allargarsi ad altre, siano portate a ingerirsi nella vita politica interna dell’Europa attraverso influenze culturali e sociali e con la corruzione, che siano già passate dall’occupazione militare,  e si accingano ad arrivare ben presto alla spartizione (le cui linee iniziano ora a delinearsi). Ancor ora, questa situazione deteriorata viene esaltata come se fosse un’”aurea libertà”, ma non passerà molto tempo che se ne vedranno le incredibili conseguenze. Basti vedere che cosa è diventato il Medio Oriente grazie a un secolo di debolezza interna e di continue ingerenze esterne, senza nessuna potenza egemone interna che tenga fuori i guastafeste.

Rispetto alle due situazioni citate, quella dell’Europa di oggi si distingue però, come già detto, per il ruolo centrale dell’informatica (cfr par. 2, infra).

 

Jan Sobieski a Vienna, il sovrano che aveva portato la Grande Polonia al centro della politica europea

2.Finalmente parliamo di politiche estere “à tous les azimuts”

L’essenziale della riflessione di Macron è un brusco richiamo degli Europei al realismo sulla reale situazione geopolitica dell’ Europa :

«  l’Europe était guidée par une logique dont la primauté était économique, avec la conviction sous-jacente que l’économie de marché convient à tout le monde. Et ce n’est pas vrai ou plus. Nous devons tirer des conclusions: c’est le retour d’un agenda stratégique de la souveraineté. »

Un richiamo al realismo che trova un riscontro anche nella più recente politologia americana (per esempio, in John Mearsheimer).

Che bisogni tornare alla sovranità, è dimostrato innanzitutto dall’aggressione all’ Europa delle multinazionali del web: “Si nous n’agissons pas, dans cinq ans, je ne pourrai plus dire à mes concitoyens: ‘Vos données sont protégées’ »…Detto fatto, la Francia e l’Italia hanno finalmente introdotto una modesta web tax sui profitti delle multinazionali informatiche. Questo è bastato, a sua volta, a Trump per inasprire ulteriormente le sanzioni contro gli Europei, in primo luogo contro la Francia, ma il monito riguarda anche l’Italia, che, nella legge di Bilancio 2020, ha previsto un’aliquota del 3% per i colossi del web. Tuttavia, le ragioni vere del conflitto sono altre. Come hanno chiarito Evgeny Morozov, Shoshana Zuboff e Limes online, attraverso le “GAFA” l’America controlla globalmente le nostre società e le nostre economie. Una tassa del 3% non compensa affatto quest’ enorme drenaggio di cassa, e, soprattutto, di potere, che si potrebbe arginare solo “nazionalizzando i dati” degli Europei (cioè immagazzinandoli in Europa). Perciò, questa tassa, pur così osteggiata da Trump, è in realtà soltanto come il famoso “piatto di lenticchie” per il quale Esaù aveva rinunziato alla primogenitura.

Come si è potuti arrivare a questo punto? Per Macron, si sarebbe trattato di un colossale abbaglio ideologico, che aveva ingenerato una strana reticenza (io direi di censura) per tutta la problematica internazionale dell’ ITC, una reticenza che, sempre secondo Macron, è stata perfino “imposta”, da qualcuno (che Macron non nomina): « Je pense que l’agenda européen lui a été imposé pendant des années et des années. Nous étions trop lents sur de nombreuses questions. Nous avons discuté de ces questions. Mais ce n’était pas vraiment une question que nous voulions nous poser, car nous vivions dans un monde où les alliances étaient sécurisées et qui maximisait les échanges commerciaux ».

Si trattava in sostanza del mito della Fine della Storia, un’antichissima ideologia a cui si faceva finta di credere per compiacere l’America : » L’idéologie dominante avait une idée de la fin de l’histoire. Donc, il n’y aura plus de grandes guerres, la tragédie a quitté la scène, tout est merveilleux. L’agenda primordial est économique, non plus stratégique ni politique. En bref, l’idée sous-jacente est que si nous sommes tous liés par des entreprises, tout ira bien, nous ne nous ferons pas du mal. D’une certaine manière, l’ouverture indéfinie du commerce mondial est un élément de la paix.« Quello che il Papa ha chiamato “angelismo”: un’idea, quella del « doux commerce », nata per altro in Francia con Benjamin Constant e che ha avuto un lunga storia nel mondo anglosassone (l’ “internazionalismo liberale”).

Tuttavia, per dirla con Toni Negri,  si trattava di un imbroglio, ben presto scoperto : »Sauf que, dans quelques années, il est devenu évident que le monde était en train de se séparer, que la tragédie était revenue sur scène, que les alliances que nous pensions être indestructibles pouvaient être renversées, que les gens pouvaient décider de tourner le dos, que pourrait avoir des intérêts divergents. Et qu’à l’heure de la mondialisation, le garant ultime du commerce mondial pourrait devenir protectionniste. Les principaux acteurs du commerce mondial pourraient avoir un programme qui soit davantage un programme de souveraineté politique…. « 

Ingannati da quell’imbroglio, gli Europei  avevano dimenticato il ruolo direttivo della politica (tanto caro, per esempio, al Presidente De Gaulle):« D’une certaine manière, nous avons complètement abandonné ce qui était autrefois la ‘grammaire’ de la souveraineté, des questions d’intérêt général qui ne peuvent pas être gérées par les entreprises. » Quindi, Macron critica anche l’idea del « deperimento dello Stato », che, secondo l’ideologia mondialistica di fine ‘900, sarebbe stato sostituito dalle multinazionali : » Les entreprises peuvent être votre partenaire, mais c’est le rôle de l’État de gérer ces choses. »

Dunque, come per De Gaulle, «La politique d’abord, l’intendance suivra » . Sul piano delle politiche europee, quanto precede ha, come conseguenza, che si deve perseguire un sovranismo europeo, che sia comparabile a quelli americano e cinese. Infatti, meritano rispetto solo gli Stati che siano sovrani come l’ America e la Cina:« J’ai toujours dit à nos partenaires, qu’ils soient américains ou chinois: ‘Je vous respecte parce que vous êtes souverains’. Je pense donc que l’Europe ne sera respectée que si elle reconsidère sa propre souveraineté. »Dunque, con buona pace dei nostri « sovranisti », non può essere sovrano uno Stato che non abbia dimensioni comparabili a quelle di America e Cina, anche se la nostra classe dirigente, priva di un proprio orientamento culturale, non si muoverà in tal senso se non quando vi sarà portata da qualcun altro.

E, in effetti, la causa prima della debolezza, nel ‘700, della Polonia, e, ora, dell’Europa, è quella di non possedere al suo interno, come i suoi vicini, un soggetto politico forte (ieri, come le imperatrici di Austria e di Russia e il Re di Prussia, oggi, come  i presidenti americano e cinese), in grado di coniugare diplomazia, lobby e forza militare, senza essere intralciato nelle sue politiche estera e di difesa.

La corsa verso l’informatica proprio deriva dal fatto che l’America s’illude di poter realizzare artificialmente una “fine della Storia” a proprio favore attraverso il monopolio dell’ ICT(come dimostra l’isteria contro l’uso di tecnologie Huawei), attraversando così indenni questo momento sfavorevole (Caracciolo, Mearsheimer).

Infatti, la situazione è complicata dal fatto che la politica estera e di difesa è ormai  essenzialmente una questione cibernetica, e l’Europa, che non ha un potere digitale unitario, ma, anzi, è completamente immersa nel sistema digitale americano, non ha alcun margine di manovra, in nessun senso. Infatti, i dati dei nostri cittadini, delle nostre imprese e dei nostri eserciti, sono tutti immagazzinati nei server di Salt Lake City, che, come è stato confermato dalla sentenza Schrems, sono completamente disponibili alle 16 agenzie americane di intelligence, per effetto di leggi ormai secolari, che -Obama ha dichiarato- l’America non abrogherà mai. In una notte in cui, come nel 1983, qualcuno dovesse decidere, come il tenente colonnello Petrov, se schiacciare o no il pulsante della 3° Guerra Mondiale, quel qualcuno non saremo sicuramente noi, e la nostra posizione non sarà certamente considerata da nessuno, se non nel ruolo di bersagli (vedi testate nucleari americane permanentemente montate sui nostri bombardieri, come ricorda molto opportunamente Manlio Dinucci sul blog di Cardini).

Da questo problema fondamentale derivano tutti gli altri, per altro neppur essi irrilevanti. In una società completamente informatizzata, se non abbiamo la possibilità, ma neppure il diritto, di avere un’autonoma gestione dei nostri dati, non possiamo, né proteggere la nostra economia, basata sulla proprietà intellettuale, né avere una vita politica autentica, perché questa sarà sempre manovrata dai dossier segreti raccolti su di noi. E, se non possiamo avere, né un’economia autonoma, né una politica autentica, continuerà in eterno la nostra decadenza culturale, economica, politica e militare, fino al completo esaurimento di ogni nostra risorsa. E’ per questo che non siamo in grado di formulare i nostri progetti, né a breve, né a medio, né a lungo termine -perché intuiamo che, a meno di un miracolo, le cose non potranno se non peggiorare, e, comunque, la realizzazione dei nostri progetti non dipenderà da noi-. I nostri governanti possono solo fingere di governare.

In definitiva, per Macron la sovranità tecnologica europea dev’essere equidistante fra Cina e Stati Uniti« En ce qui concerne la 5G, nous nous référons principalement aux relations avec les fabricants chinois; en matière de données, nous parlons principalement de relations avec les plateformes américaines. »

Certo, quest’ obiettiva esigenza (intravvista, anche se a malincuore,  da tutti gli osservatori) è difficile da digerire per una classe dirigente nichilistica, che, formatasi nel XX secolo al marxismo e al sessantottismo, era riuscita con grande sforzo, per sopravvivere,  a  riconvertirsi al neo-liberismo occidentale, e ora si vede condannata allo sforzo di una  nuova migrazione intellettuale, per giunta  verso siti che nemmeno conosce.

La politica  mondiale è dominata da imperi assertivi, con cui l’ Europa non riesce a confrontarsi

3.L’Italia: scenario per eccellenza dell’ imbroglio “angelista”

Ciò che più assomiglia all’antica “Aurea Libertas” polacca è l’atteggiamento di sudditanza, al limite dell’alto tradimento (per usare un termine di Salvini), che i leader europei dimostrano verso quelli extraeuropei. Quando le varie fazioni americane vengono in Italia per farsi dare le prove pro o contro il Russiagate, Salvini preferisce dimettersi per non urtarsi con nessuno, soprattutto perché Trump ha appena officiato “Giuseppi”; e, tuttavia, per l’America Salvini non è ancora abbastanza allineato, sicché si fanno gli occhi dolci alla Meloni. Di Maio firma il memorandum sulla Via della Seta, ma, su richiesta degli USA, ne “sfronda” tutti i business più succosi, fino a far crollare le nostre esportazioni in Cina; poi, l’Ambasciatore cinese convoca a rapporto Beppe Grillo per una ramanzina, e l’Italia si astiene da commenti su Hong Kong, ma subito dopo permette a un oppositore anti-cinese di collegarsi via Skype con il nostro Parlamento. A questo punto, il Ministro degli Esteri cinese e l’ambasciata in Italia emettono una dura reprimenda. Siamo arrivati ad Arlecchino servo di due padroni. Non si era detto concordemente che tutti si devono astenere dalle ingerenze nella politica interna degli altri Stati, e che il commercio internazionale dev’essere libero? Giustamente, si afferma anche che quest’ultimo dovrebbe essere una competenza dell’Unione Europea. E, in effetti, ci sarebbero anche i “poteri impliciti” di quest’ultima Ma, quando pure ne avesse i poteri, essa sarebbe in grado di comportarsi in modo diverso dai leader italiani? La debolezza è degli Europei in generale, non solo dell’Italia o dell’Unione. Abbiamo una visione di quello che vogliamo essere fra 1, 5, 10, 20, 50, 100 anni, e di quali passi dobbiamo percorrere per arrivarci? Secondo Angelo Bolaffi, “ad oggi non c’è ancora un’idea precisa di quale possa essere questa ‘terza via’ e l’ Europa rischia per questo di essere schiacciata in una ‘global tech war’, nella guerra per il dominio globale della tecnologia”. Francamente, a me sembra di averla, questa idea, e di esprimerla. Tuttavia, sono i meccanismi viziati della comunicazione e del consenso che hanno, fino ad ora, reso impossibile la comunicazione dei contenuti genuinamente europei.

 

 

 

 

 

Arianespace, un’eredità gaullista

4.La  Conferenza fra funzionalismo e federalismo

Francia e Germania hanno proposto, forse tempestivamente, o forse già oltre il tempo massimo, di organizzare per il 2020 una “Conferenza sul futuro dell’ Europa”, in cui ci si ripromette di affrontare tutti i temi in sospeso. In particolare, Macron sembra intenzionato a porre la questione della difesa comune. Una volta tanto, concordo con il trafiletto di Sergio Fabbrini su “Il Sole 24 Ore”della scorsa domenica: “Viste le divisioni tra gli Stati membri, la Conferenza potrebbe finire per fare propria una visione continuista del futuro dell’ UE. Si tratta di un rischio perché non si esce dallo stallo in cui ci troviamo riscaldando la stessa minestra. Occorrerebbe invece cambiare il paradigma di riferimento dell’integrazione, riconoscendo con realismo l’insufficienza di quello fino ad ora predominante, il metodo funzionalista (basato sull’idea di un’integrazione continua) dovrebbe essere sostituito da un metodo federalista (basato invece sulla definizione costituzionale delle istituzioni e delle competenze dell’ UE)”.

Il problema è che nessuno si sofferma mai bene a vedere che cosa sono gli approcci, rispettivamente, “funzionalista” e “federalista”, di cui tanto si è parlato nell’ ambiente europeista. Il  funzionalismo è quella tendenza culturale, assolutamente attuale, che ritiene che tutte le realtà umane si possano ridurre a funzioni, traducibili in algoritmi, e trasferibili su altri “vettori”. Esso deriva dalla “religione della scienza” dei sansimoniani e prelude al transumanesimo. In politica, Mitrany lo usò per contraddire Spinelli, sostenendo invece la “Dichiarazione Schuman”, con l’idea che le collaborazioni su aspetti tecnici avrebbero sviluppato una “solidarietà di fatto” fra gli Europei. Questo significava pensare che gli uomini fossero uniti solo dall’economia, e non da motivazioni psicologiche, politiche o spirituali. Al contrario, il “federalismo” come lo concepiva originariamente Spinelli era un approccio rivoluzionario, con cui egli sperava di fare accettare, nella confusione postbellica, una federazione europea molto lontana dalle realtà di fatto dell’epoca. Spinelli si sbagliava, evidentemente perché, nel 1941 (al tempo del Patto Molotov-Ribbentrop), non si poteva ovviamente immaginare come sarebbe finita la IIa Guerra Mondiale, e, in particolare, che i pochissimi federalisti, come del resto buona parte dei leader antifascisti, non avrebbero avuto alcuna reale presa sugli aspetti militari, essendo tra l’altro la maggior parte restata in Svizzera, senza partecipare neppure alle operazioni partigiane. Il potere alla fine della guerra spettò pertanto agli Alleati, e, in piccola parte, alle burocrazie prebelliche, i quali appoggiarono, alla fine, almeno il progetto funzionalistico, ma con grandi tentennamenti, e non avrebbero comunque approvato il progetto federalistico di Spinelli, che mirava a togliere peso all’ apparato statale nazionale, alle lobby ad esso collegate e soprattutto alle potenze vincitrici.

Infatti, difficilmente una federazione viene creata pacificamente, come dimostrato dai casi degli USA, del Sudafrica,  dell’ URSS e dell’ India. Di qui il cosiddetto “machiavellismo” a cui furono costretti i padri fondatori delle Comunità Europee, e, in primis, di Spinelli, che tentarono di far passare comunque la loro impostazione, pur non avendo in mano delle grosse carte. Oggi, è escluso più che mai un colpo di mano di una parte di alcuni Europei nei confronti di altri, ma il temporaneo squilibrio di forza politica fra Macron, da un lato, la leadership tedesca azzoppata, dall’ altra, e, infine, quella degli altri Stati membri, è così ragguardevole, che Macron potrebbe anche tentare una forzatura, per esempio per ciò che concerne la politica estera e di difesa. Qui, Fabbrini, che pure teme, e giustamente, le solite rifritture, cade però anch’egli nel “déja vu”, quando paventa l’ipotesi che Macron “non la utilizzerà per avanzare la visione egemonica della Francia di De Gaulle”. Non capisco infatti in che altro modo si potrebbe fare avanzare una politica estera e di difesa europea in un mondo completamente digitalizzato, se non mettendo a disposizione dell’ Europa, attraverso un colpo di mano francese, un web autonomo da quello americano, così come De Gaulle aveva creato dal nulla (e messo a disposizione dell’ Europa), i missili balistici intercontinentali usati dall’ Ariane per i lanci civili e dall’Ente Spaziale Europeo e di Arianespace, i Treni ad Alta Velocità (TGV) per avviare le Reti Transeuropee, e, infine, l’ Airbus, per avviare un’industria europea aerospaziale e di difesa.

Per realizzare tutto ciò, Macron rilancia praticamente il decisionismo gollista : Je suis en faveur d’une efficacité accrue, d’une décision plus rapide et plus claire, d’un changement du dogme et de l’idéologie qui nous animent collectivement aujourd’hui.”Macron conta di utilizzare, a questo fine, i cosiddetti “poteri impliciti” della Commissione, in particolare attraverso le deleghe attribuite a Thierry Breton : « Sur bon nombre de ces sujets, la Commission européenne est compétente: le numérique, le marché unique et maintenant la défense dans le cadre d’une coopération renforcée. C’est d’ailleurs le portefeuille français de la prochaine Commission ».

Ricordiamo che, se non ci fosse stato De Gaulle, non avremmo neppure quello straccio d’integrazione “funzionalistica” che oggi abbiamo attraverso i “caMPIONI EUROPEI”, anche se, qualitativamente, non si discosta dalle soluzioni del XIX Secolo: la Società della Navigazione sul Reno, il Treno Mitropa e l’Orient Express, voluti dai Sansimoniani.

I Whistleblowers

  1. Un’occasione d’oro per dire la propria opinione

Certo, anche ora, nonostante la crisi dell’interventismo liberale,  neanche un’America “realista e nazionalista” come la vorrebbe Mearsheimer, potrà non “stare a guardare”, come dimostrato dalle rappresaglie sulla Web Tax, ma è questo il momento più propizio per l’ Europa per ingaggiar battaglia. Tutti coloro i quali, da 70 anni, non fanno che lamentarsi dell’Europa, vuoi perché troppo tecnocratica, vuoi perchè lontana dai cittadini, vuoi perché poco sociale, vuoi infine perché poco sovrana, non possono permettersi di restarsene inattivi dinanzi all’occasione fornita dalla Conferenza. Altrimenti, si rivelerebbe troppo chiaramente che le loro proteste sono meramente strumentali, per far sfogare la giusta rabbia degli Europei senza modificare lo status quo e non  attirarsi, così,  le ire dei poteri forti. Concordo però con Fabbrini sul pericolo che la Conferenza  si riveli un ennesimo giro a vuoto, anche perché già il documento preparatorio  elude i temi più scottanti.

Eppure, se la classe politica non ascolterà mai proteste motivate e vibrate dei cittadini, continuerà a comportarsi come Don Ferrante: “sopire, troncare, troncare, sopire”, fingendo di attivarsi e in realtà bloccando ogni tentativo di soluzione. Fattivamente, Cardini chiede a tutti di commentare sul suo blog i post sulla NATO, cosa che noi stiamo già facendo con questo articolo. Invito intanto tutti a partecipare a questo dibattito, tramite il blog di Cardini e/o il mio.

Certo che ci sono varie soluzioni alternative alla NATO, e sono precisamente quelle  di una difesa autonoma dell’Europa, come proposto, fra le righe, da Macron, e di una serie di  accordi con i Paesi vicini per la prevenzione dei casi di guerra, come accennato fin dall’ inizio da Putin e, all’ ultimo vertice, perfino da Stoltenberg.

Intanto, mentre l’America è un’”ideocrazia”, o , come diceva Chesterton, ”una nazione con l’anima di una Chiesa”, che ritiene suo dovere religioso quello di imporre a tutto il mondo, non soltanto l’adozione dei suoi sistemi economici e sociali, ma addirittura l’adesione ai suoi valori, e, perfino, alle sue idiosincrasie, l’Europa dice invece di credere nella diversità delle grandi tradizioni culturali del mondo, come testimoniato dai suoi grandi autori, come De Las Casas, Ricci, Goethe, Schopenhauer….

Secondo Mearsheimer, l’identità americana, al di là della prevalenza attuale del liberalismo progressismo, ha comportato sempre una qualche necessità d’ ingegnarsi nella vita di tutti i paesi del mondo, imponendo loro il proprio controllo -culturale, ideologico, giuridico, economico e militare-, mentre invece l’Europa non sente tradizionalmente questo bisogno, perché essa è, come dice il Papa, “poliedrica”. Ci sono in Europa Lapponi e Turchi, Irlandesi e Ebrei, Inglesi e Russi, ciascuno con sue tradizioni, religioni, culture, abitudini, esigenze e interessi diversi. Perché mai questi Europei dovrebbero andare in giro per il mondo, come pretenderebbe Stoltenberg, a bombardare, occupare, reprimere, indottrinare, per attuare gli ordini, le idee e gli interessi di qualcun altro? Non riesco a trovare argomenti validi  per contestare agl’Islamici le loro monarchie e repubbliche islamiche, così come noi abbiamo il Regno d’Inghilterra, con la Regina che è a capo, tanto della Chiesa ,quanto della Massoneria; né, ai Cinesi,  di organizzare il loro impero, di dimensioni uniche nel suo genere, con gli stessi criteri collaudati con cui l’hanno gestito con successo da cinquemila anni, e che assomigliano moltissimo a quelli della Chiesa Cattolica.

In secondo luogo, “America First” significa come minimo “Europe Second”. Ammesso che esista un “Occidente” e che i due popoli vogliano veramente coesistere, non si capisce perché trecento milioni di Americani pretendano di guidare in eterno almeno seicento milioni di Europei.

Ne deriva che le esigenze di difesa dell’Europa sono in ogni caso sostanzialmente più modeste di quelle americane, e possono essere soddisfatte con un minore costo e dispendio di energie, soprattutto se non fossimo più costretti a disperdere le nostre forze per obiettivi che non sono i nostri.Quindi, secondo Ezio Mauro, oggi manca proprio il collante storico politico, storico, culturale di un’ideologia comune alle due sponde dell’Atlantico, quello che fino ad ora era stato  costituito dalla fiducia nel progresso, che giustifichi la NATO: “L’alleanza è una pura, gigantesca sopravvivenza, che deve giustificare se sterssa in un mondo a-occidentale”.

Vorremmo impegnarci, come chiede Cardini, “a modificare questa situazione: ad essere più coscienti, più attivi, più presenti..” Nessuno s’illude che si tratti di un compito semplice. Come ha scritto Le temps, « bousculer la plus puissante coalition militaire mondiale ne suffit pas. Encore faut-il avoir un plan pour en modifier le cap. Et disposer des clés pour déverrouiller l’étreinte américaine”

Quello che i critici della NATO non fanno, e dovremmo o incominciare a fare noi, sarebbe proprio indicare dei punti di proposta alternativi, partendo dalla comprensione del ruolo della guerra nelle società del XXI Secolo, e, in particolare, del suo rapporto con i miti messianici come quelli del Progresso, dello Stato Mondiale e della Singularity. In secondo luogo, occorre effettuare uno studio dei possibili scenari geopolitici futuri, per comprendere quali siano le effettive esigenze di difesa dell’Europa nei prossimi decenni. Infine, occorre vedere quali strumenti esistano per fare fronte a queste esigenze. Solo allora si potrà effettuare un’analisi di dettaglio della NATO, nelle sue motivazioni, nella sua genesi, nel suo funzionamento. Infine, confrontando le esigenze dell’Europa con la realtà vera della NATO, occorrerà studiare una strategia per riuscire a svincolarsi dalla stessa, o a ridimensionarla, predisponendo per tempo un assetto alternativo che sia, nel contempo, possibile e necessario.

In sostanza, mettere in pratica la massima di Sun Zu “Se conosci te stesso e il tuo nemico, vincerai cento battaglie”.

1923: L’Europa si sveglia

PROTEZIONISMO E INFORMATICA, In margine alla multa di Google

L’’imporsi dell’ informatica come fenomeno centrale del XXI Secolo ha stravolto,  già di per sé, molti dei presupposti -filosofici, politici, economici e giuridici- delle società contemporanee, a partire dalle idee di libertà, di Stato e di concorrenza, rendendo obsolete, tra l’altro, le vecchie ideologie e le vecchie scuole economiche e giuridiche. E’evidente, infatti, che le Big Five non sono soltanto delle imprese, ma corrispondono anche, contemporaneamente,  a ciò che un tempo erano     gli Stati, le Chiese e i servizi segreti. Difendere l’Umano contro i Big Data e l’uomo artificiale richiede molta più energia e ingegnosità che non difendere i cittadini  separatamente contro lo Stato, la Chiesa o la repressione poliziesca, come si era fatto nel ‘600 con l’Habeas Corpus, nel ‘700 con il Toleration Act, o nell’ Ottocento con le costituzioni liberali.

Per questo le Autorità americane stanno giustamente ripensando all’intero impianto della legislazione antimonopolistica, nata proprio in America per difendere, prima che i consumatori, la stessa democrazia, la quale non può coesistere con un potere preponderante, superiore a quello di Stato, Chiesa e polizia messe insieme. Infatti, le Big Five spiano quotidianamente ciascuno di noi, a cominciare dal Papa e dal Presidente degli Stati Uniti, manipolano le elezioni in tutti i Paesi del mondo, ma soprattutto in America, rivendono i nostri dati acquisendo un potere economico che permette loro di acquistare aziende aerospaziali e interi territori, catene editoriali e fabbriche automobilistiche, catene distributive e fabbriche di robot: distruggendo l’intero ceto imprenditoriale e gran parte di quelli tecnici e operai, in tutto l’ Occidente.

Ma, per fermare le Big Five, non resta che ricreare la concorrenza (per esempio, quella dei concorrenti europei che oggi non ci sono).

La polemica forzata di Trump contro la decisione della Commissione ha se non altro il pregio di mettere in evidenza una serie di verità lapalissiane che tutti hanno preferito ignorare per molti decenni. Al di là dei mutevoli e mistificati rapporti in politica interna, vi è una sostanziale convergenza fra, da un lato, il perpetuarsi dello strapotere delle Big Five, e, dall’ altra, le politiche protezionistiche, aperte o nascoste, dello Stato Americano, di oggi e di ieri.

1.L’informatica quale arma suprema del XXI Secolo

Dato, infatti, il carattere centrale dell’ informatica nella società di oggi, e, soprattutto, di domani, essa rappresenta oggi l’arma suprema, superiore perfino a quella nucleare. Come ha detto il Presidente Putin, “chi controlla l’ Intelligenza Artificiale controlla il mondo”. Questo l’avevano scritto per primi Eric Schmidt e Jared Cohen, membri del CdA di Google: “mentre,  nel XX Secolo, era stata la Lockheed a guidare l’America alla conquista del mondo, nel XXI secolo, questo compito spetterà a Google”. D’altra parte, questo lo sapeva per primo il Department of Defence americano, che, in piena Seconda Guerra Mondiale, aveva lanciato “AAA Predictor”, un programma che aspirava  nientemeno che a prevedere le mosse del nemico. Se non è questa l’Intelligenza Artificiale! E, nello stesso modo, lo sapevano  i vertici del PCUS, che, dal 1983, avevano affidato la decisione della eventuale rappresaglia nucleare, a un sistema informatico detto “OKO” (Occhio).

E’ questo il motivo per cui tutti gli Europei (Governi, Istituzioni, partiti, imprenditoria) non hanno mai fatto nulla contro lo strapotere delle Big Five, concepito come una semplice e logica estensione della cessione agli Stati Uniti del diritto di pace e di guerra. Ed è questo per cui il seppur modesto attacco odierno della Commissione alla Google viene descritto da Trump come un’insopportabile prevaricazione degli Europei, che va repressa al più presto.

L’approccio di Trump si differenzia perciò da quello di Obama solamente per lo stile. L’Amministrazione Obama si era illusa di rendere irreversibile il predominio delle Big Five (e, quindi, del proprio Complesso Informatico-Militare), attraverso il TTIP e il TTP, mettendo al bando  come “protezionismo” ogni misura volta a rafforzare le nascenti industrie europea e giapponese del Web Poiché non si sono potuti stipulare i due trattati, si è scelto ora il rude approccio di Trump: non potete multare la Google (seppure applicando la normativa antitrust, che è un prodotto del liberismo giuridico americano) perché la Google è americana, e gli Europei stanno già  traendo fin troppi  vantaggi (quali?) dalla cooperazione con l’America. L’atteggiamento di Trump è simile a quello del lupo nella favola di Esopo/Fedro e Lamartine, in cui  questo  animale divora l’agnello dopo averlo accusato di una colpa irrisoria e comunque impossibile (avere sporcato l’acqua d’un ruscello quando in realtà era l’agnello ad essere a valle del lupo).

2.L’insostenibilità della subordinazione europea

Addirittura, l’insufficienza economica, a parere di tutti, della multa miliardaria comminata a Google dalla Commissione, rispetto all’ enormità dei danni causati dall’ impresa, mette a nudo l’insostenibilità di un tipo di rapporto, fra Europa e America, fondato su una totale sproporzione di potere. Infatti, già soltanto  mantenendosi entro i ristrettissimi limiti del diritto europeo positivo (ripetiamolo, di origine americana) esisterebbero  strumenti ben più efficaci, come l’”order to divest”, che nessuno si sogna però neppure di suggerire. Ricordo che questa soluzione era stata applicata fin dagli inizi dell’antitrust americano a conglomerate, come la Standard Oil, ben meno minacciose che non le Big Five di oggi. Quanto poi alle diatribe euro-americane, avevo avuto modo già negli anni ’70 di assistere ad un “order to divest” piuttosto discutibile, quello contro la SKF svedese (per cui lavoravo), evidentemente per favorire i suoi concorrenti americani.

Ma c’e di più: sempre secondo la stessa teoria liberistica, lo Stato deve intervenire nell’ipotesi di un “fallimento del mercato”. Ebbene, questo è appunto il nostro caso, perché, senza un aiuto dello Stato (o meglio dell’ Unione Europea), un’industria europea del web non sorgerà mai, e, quindi, in Occidente non sorgeranno mai dei concorrenti delle Big Five come Alibaba o Baidu in Cina .E giacché, senza un’industria informatica autonoma, non è possibile, né una politica di difesa, né un’industria delle comunicazioni, né un sistema commerciale efficiente, né un’industria dei trasporti, ecc…, se l’ Europa non si dota della sua autonoma  industria del web, essa sarà condannata a una decadenza rapidissima, sul genere di quella che stiamo già sperimentando in Italia, dove da più di un decennio,  la “crescita”, mai superiore all’ 1%, non compensa neppure l’inflazione programmata. Non per nulla, l’Italia costituisce un caso estremo di rinunzia a tutte le tecnologie di punta: dall’ informatica (ricordiamo il caso Olivetti), al nucleare (vedi referendum), alle portaerei (vedi il caso delle nostre portaelicotteri), alla propulsione aerospaziale (caso Fiat Avio). Un’Italia priva delle industrie di punta è condannata a non offrire più alcun posto di lavoro interessante, soprattutto per gl’intellettuali, i managers, gl’ingegneri, i finanzieri, i legali, perché questi si concentrano ovunque là dove c’è un potere effettivo: intorno alla Silicon Valley, a Shenzhen, al Pentagono, al Cremlino,  a Wall Street, a Gerusalemme, a Pechino, a Riad….Qui restano solo posti da politici di second’ordine, da burocrati esecutori, da camerieri, da contabili e  lavoratori manuali in attesa di essere sostituiti dai robot…

La difesa d’ufficio che il Presidente Trump sta facendo di Google conferma che si tratta di una lotta per la sopravvivenza fra le economie americana ed europea. D’altronde, il caso di Cambridge Analytica dimostra che anch’egli, come già Obama, non avrebbe vinto le elezioni senza l’appoggio determinante delle Big Five. Dove poi l’influenza russa, per altro non dimostrata e non specificata, sarebbe stata infinitesimale rispetto a quella, confessa, di Facebook e di suoi partners.

Urge un’azione da parte della società civile per fare pressione sulle Autorità Europee. Se l’Unione Europea non saprà tutelare i suoi cittadini contro questa che è la minaccia più grave nei confronti della nostra libertà e della nostra stessa sopravvivenza, non vedo come essa possa rivendicare una qualsivoglia legittimità democratica, e come faccia a evitare il prevalere di forze che promettono (sinceramente o meno), nuovi assetti, radicalmente diversi.