SULL’ANIMA DI USA ED EUROPA

da Rubio a Cacciari

Sessant’anni fa, alla pubblicazione dell’ omonimo libro di Anders, la domanda sul se “l’uomo fosse antiquato” sembrava una follia. Cinquant’anni fa, al tempo del “Arco Costituzionale”, l’idea che il fascismo sarebbe divenuto il tema ideologico centrale in America, Italia, Germania e Francia sembrava un’ allucinazioine per nostalgici. Quarant’anni fa, al tempo del “Rapporto Wolfowitz” le proposte di “autonomia europea” lanciate da qualche estremista cadevano nel vuoto. Trent’anni fa, l’idea di Vinge di una “Singolarità” che unisse uomo e natura, tecnica e intelletto, sembrava una stranezza. Vent’anni fa, l’idea di Morozov, che l’Occidente volesse coprire con l’informatica il proprio fallimento veniva apprezzata solo da ristretti circoli neo-luddisti. Dieci anni fa, l’idea di Bannon, di “spezzare le catene di approvvigionamento cinesi” veniva bocciata perfino da Trump.Tuttavia, tutto questo è divenuto una banalità quotidiana. Quanto sopra dimostra come, in seguito alla “de-colonizzazione”, la storia mondiale si sia mossa rapidamente in tutte le direzioni, e come il nostro “mainstream” sia stato costantemente ipocrita, provinciale e misoneista nell’ ignorarlo.

Oggi, escono ogni giorni centinaia  di libri sul superamento dell’ Umano. Il mondo MAGA, i suoi collaborator europei e il “mainstream” culturali non fanno che discutere se Trump,o Meloni, o Le Pen, o Abascal, o Weigel, siano, o no, fascisti. Oggi, l’autonomia europea è un mantra condiviso da tutti. Musk annunzia che la Singularity c’è già, e Zuckerberg che tutte le professioni intellettuali saranno automatizzate con l’ AI entro 18 mesi. Oggi, l’America ha bloccato gli approvvigionamenti cinesi dal Venezuela, e sequestra in giro per gli Oceani navi sotto tutte le bandiere.

Alla fine, non vi è più nulla che non possa succedere, ma gli Europei (con qualche rara eccezione) continuano a fare finta che il mondo sia sempre eguale, e ritornano sempre sui loro vecchi slogan e vecchie ricette.

1.La posizione di Cacciari

Fra queste rare eccezioni, c’è Massimo Cacciari,il quale, almeno a parole, è il più aperto alle novità. In particolare, Cacciari sostiene che la linea direttrice della politica di Trump ”esprime tendenze di lungo periodo, se non un destino, …tutte le correnti politiche e culturali europee dovrebbero discuterla con serietà e radicalità”. Cosa che noi chiediamo, inutilmente, da decenni.

Al contrario, afferma Cacciari “vi è un’intellighenzia intorno a Trump, guai a lasciarsi ingannare dalla maschera del presunto capo! Questa intellighenzia, che dispone di formidabili mezzi economici e finanziari, ritiene che l’Europa sia il centro storico-museale di un’idea del tutto anacronistica di democrazia, fondata su una divisione dei poteri che rende inefficace sia l’azione di governo  che quella dei soggetti economici

“Il vecchio capitalismo liberal-concorrenziale è un ferro vecchio, come le vecchie democrazie rappresentative.” “le ragioni dell’ indefinito progresso tecnico-economico è il valore fisso“Nazionalismi, sovranismi, nostalgie para-fasciste non sono che farsesche coperture.”

Quale sia quest’intellighenzia onnipotente lo chiarisce un libro recentemente pubblicato:”Imperialismo digitale.Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’ AI”(Laterza), di Dario Guarascio: il complesso militare-digitale, termine che noi,isolati,abbiamo usato oramai da più di 20 anni, e che è alla base di una decina di libri di Alpina e Diàlexis.

Tutte queste tendenze (meno l’ultima, che resta sempre in sordina), sono state presenti nel lucido intervento di Rubio a Monaco, che commentiamo e pubblichiamo in allegato,e  il quale costituisce un fulgido esempio di propaganda intellettuale  trumpiana, che invoca astutamente l’unione dell’Europa con gli USA, quasi che questi ultimi fossero la continuazione naturale della civiltà europea, mentre invece, catalizzando tutte le forze entropiche dell’ Europa fino all’ inevitabile esito post-umano, ne costituiscono una deliberata negazione.

A nostro avviso, per altro, anche l’altro filone dell’attuale  dibattito infra-americano (la cultura “woke”)è altrettanto estraneo all’ Europa, per la sua pretesa di condannare il nostro Continente per aver imposto la colonizzazione puritana, che, invece, era una rivolta contro l’ Europa stessa.A partire  dal Mayflower Compact, fino  alla Guerra di Indipendenza dall’ Inghilterra, alla Dottrina Monroe, a Gladio, all’ appropriazione delle tecnologie Olivetti, alla dottrina Wolfowitz, al “fuck the EU” di Victoria Nuland, fino agli Epstein files….

Il parlare sempre di “valori comuni” fra America ed Europa nasconde una fondamentale verità. Come scritto da Washington nel suo testamento politico, gl’Europei erano già allora tanto estranei agli Americani quanto i “selvaggi indiani”. Oggi, come giustamente mette in rilievo Rubio, l’America intenderebbe “correggere” (con quale diritto) gli errori degli Europei, che sono invece semplicemente l’effetto delle diversità delle nostre storie e delle nostre geografie. Infatti:

-l’immigrazione non è un problema per l’Europa (come non lo era originariamente per l’ America), perché l’Europa non è un Paese di immigrati, sì che una “sostituzione etnica” non è possibile, perché i “nativi” sono incommensurabilmente più numerosi degli immigrati, mentre, invece, in America, l’equilibrio fra “white” e “non white” è così precario che, fra pochissimo, gli USA saranno a maggioranza “non white”, e proprio Rubio (o Ocasio-Cortes)potrebbero esserne  (un) presidente, con un effetto dirompente sull’ identità nazionale;

-la transizione “verde” non è un problema per l’ Europa perché l’Europa non ha grandi risorse naturali, e quindi l’”energia pulita” è, per essa, l’unico modo (per quanto costoso) per rendersi autonoma dalla Russia (che per altro è Europa), dal Medio Oriente e perfino dagli USA, oltre che per non farsi superare tecnologicamente dalla Cina.

2.Il rifiuto della cultura MAGA da parte di Merz

Però, anche la posizione di Merz su questo tema è insufficiente. I valori dell’Europa non possono certo ridursi ai mantra sessantottini (egualitarismo, antiautoritarismo, rivoluzione sessuale), che costituivano una profonda deviazione dagli stessi standard culturali dell’ Europa democratica postbellica (etica del lavoro, famiglia tradizionale, classe politica fortemente acculturata), e, questo, sempre per seguire delle mode americane (rivolta di Berkeley, “Gay Pride”,”Manifesto Cyborg”, ”Gender Theory”). Per non parlare dalla radicale alterità rispetto all’ etica guerresca di Greci, Romani e Medioevo, dalla struttura altamente gerarchica, non solo dell’ Impero, bensì anche delle Repubbliche (poleis, romana, comuni, Città Imperiali Svizzera, Polonia e Olanda), delle Chiese e delle Corporazioni.

Certo, vi era stato un tentativo d’imporre, con un atto ufficiale, quest’interpretazione modernistica unilaterale dell’ identità europea, vale a dire la Dichiarazione di Copenaghen sull’ Identità Europea del 1973. Che essa non corrisponda affatto alla reale identità degli Europei è dimostrato dal fatto che nessuno l’ha presa sul serio e nessuno la ricorda nemmeno.

Infatti, l’Identità Europea nasce molto prima della Dichiarazione de Copenaghen, con Ippocrate (gli “Europaioi), Erodoto (La battaglia delle Termopili), Machiavelli (Alcuni regni e infinite repubbliche), Voltaire (Rescrit de l’ Empereur de la Chine), Novalis (Christenheit oder Europa), Alessandro I (“l’Europa Nazione Cristiana”), Nietzsche (“die Gute Europaeer”) , Dostojevskij (la commemorazione di Pushkin),  Coudenhove-Kalergi (“Paneuropa”), Drieu La Rochelle (“L’Europe contre les Patries”), Simone Weil (“Considerazioni sul colonialismo”), Milosz (“Rodzinna Europa”)…

3.Rubio: la rivendicazione di un Paese di immigrati

Certamente, l’intervento di Rubio è stato un brano di alto valore culturale a favore della propria tesi.

Intanto, Rubio ha perfino accennato al fatto che l’ Europa sia “una nazione”, come era scritto nella versione russa della Santa Alleanza e nei titoli dei libri di Benda e di Moseley.Poi, lodevolmente,ha giudicato la tesi di Hegel, Marx, Cojève e Fukuyama, sulla “Fine della Storia” un grave errore, che pretendeva di cancellare 5.000 anni di Storia. Quanto alla, più realistica,  “Fine dell’ Occidente”, egli ha affermato, del tutto logicamente, che l’America non intende assistere inerme al suo tramonto, cioè è pronta alla guerra, come dimostra il nuovo nome del Dipartimento delle Difesa: il “Dipartimento della Guerra”.

E intende addirittura imporre agli Europei, sulla scia di “Leaves of Grass”, ciò che essi debbono volere, e, addirittura, volere. Questo è ciò che non possiamo perdonare a dei pretesi alleati

A nostro avviso, anche la sua visione condivide lo stesso millenarismo ch’egli imputa a Fukuyama e alla cultura “woke”: il principio di elezione dell’Occidente, che ha portato alla sua espansione secolare, ma che, già nel 1945, aveva incominciato a scricchiolare. Egli condanna perciò “the polite pretense that our way of life is just one among many”.  Ma qui non si tratta di “buona educazione”, bensì di una concreta presa di coscienza  (condivisa da autori europei, come Pascal, Voltaire, Leopardi, De Maistre, Kierkegaard, Baudelaire, Dostojevskij, Nietzsche, Pannwitz, Guénon, Heidegger, , Herskovitch, Horkheimer, Adorno, Evola, Lévy-Strauss), ma anche americani (Eliot, Pound, Miller) che è la stessa dialettica interna alla civiltà occidentale che ci ha portati sull’ orlo di una distruzione auto-inflitta, cioè della “Singularity Tecnologica”, che rende l’Uomo “antiquato” (Anders). Quest’ultima è una fase storica e culturale del tutto americana, che, come certificato da Horkheimer e Adorno)nasce con Bacone, continua con Einstein, si approfondisce con Kurzweil e giunge a maturazione con lo strapotere del GAFAM. Questo è il vero nocciolo dell’ identità americana, e l’ideologia MAGA, che, come nota Cacciari, pesca in modo intelligente in varie tradizioni culturali, è solo un orpello per continuare a ingannare il mondo sulla propria natura.

Per questo, se è comprensibile che gli Americani vogliano difendere questi sviluppi, come accenna anche Rubio, meno comprensibile è che almeno una parte degli Europei siano disposti a seguirli. In effetti, i veri conservatori non possono appoggiare un movimento che mira alla distruzione dell’ Umano nel nome di un mito autolesionistico, ma, invece, devono raggrupparsi per combatterlo. In questo, ha perfettamente ragione Cacciari, quando invita tutte le tradizioni culturali europee a studiare con più attenzione ciò che sta succedendo sotto i nostri occhi.

ALLEGATO

INTERVENTO DEL SEGRETARIO ALLA DIFESA RUBIO ALLA CONFERENZA DI MONACO SULLA SICUREZZA

Thank you very much.  We gather here today as members of a historic alliance, an alliance that saved and changed the world.  When this conference began in 1963, it was in a nation – actually, it was on a continent – that was divided against itself.  The line between communism and freedom ran through the heart of Germany.  The first barbed fences of the Berlin Wall had gone up just two years prior. 

And just months before that first conference, before our predecessors first met here, here in Munich, the Cuban Missile Crisis had brought the world to the brink of nuclear destruction.  Even as World War II still burned fresh in the memory of Americans and Europeans alike, we found ourselves staring down the barrel of a new global catastrophe – one with the potential for a new kind of destruction, more apocalyptic and final than anything before in the history of mankind.

At the time of that first gathering, Soviet communism was on the march.  Thousands of years of Western civilization hung in the balance.  At that time, victory was far from certain.  But we were driven by a common purpose.  We were unified not just by what we were fighting against; we were unified by what we were fighting for.  And together, Europe and America prevailed and a continent was rebuilt.  Our people prospered.  In time, the East and West blocs were reunited. A civilization was once again made whole. 

That infamous wall that had cleaved this nation into two came down, and with it an evil empire, and the East and West became one again.  But the euphoria of this triumph led us to a dangerous delusion:  that we had entered, quote, “the end of history;” that every nation would now be a liberal democracy; that the ties formed by trade and by commerce alone would now replace nationhood; that the rules-based global order – an overused term – would now replace the national interest; and that we would now live in a world without borders where everyone became a citizen of the world. 

This was a foolish idea that ignored both human nature and it ignored the lessons of over 5,000 years of recorded human history.  And it has cost us dearly.  In this delusion, we embraced a dogmatic vision of free and unfettered trade, even as some nations protected their economies and subsidized their companies to systematically undercut ours – shuttering our plants, resulting in large parts of our societies being deindustrialized, shipping millions of working and middle-class jobs overseas, and handing control of our critical supply chains to both adversaries and rivals. 

We increasingly outsourced our sovereignty to international institutions while many nations invested in massive welfare states at the cost of maintaining the ability to defend themselves.  This, even as other countries have invested in the most rapid military buildup in all of human history and have not hesitated to use hard power to pursue their own interests.  To appease a climate cult, we have imposed energy policies on ourselves that are impoverishing our people, even as our competitors exploit oil and coal and natural gas and anything else – not just to power their economies, but to use as leverage against our own. 

And in a pursuit of a world without borders, we opened our doors to an unprecedented wave of mass migration that threatens the cohesion of our societies, the continuity of our culture, and the future of our people.  We made these mistakes together, and now, together, we owe it to our people to face those facts and to move forward, to rebuild. 

Under President Trump, the United States of America will once again take on the task of renewal and restoration, driven by a vision of a future as proud, as sovereign, and as vital as our civilization’s past.  And while we are prepared, if necessary, to do this alone, it is our preference and it is our hope to do this together with you, our friends here in Europe. 

For the United States and Europe, we belong together.  America was founded 250 years ago, but the roots began here on this continent long before.  The man who settled and built the nation of my birth arrived on our shores carrying the memories and the traditions and the Christian faith of their ancestors as a sacred inheritance, an unbreakable link between the old world and the new. 

We are part of one civilization – Western civilization.  We are bound to one another by the deepest bonds that nations could share, forged by centuries of shared history, Christian faith, culture, heritage, language, ancestry, and the sacrifices our forefathers made together for the common civilization to which we have fallen heir.

And so this is why we Americans may sometimes come off as a little direct and urgent in our counsel.  This is why President Trump demands seriousness and reciprocity from our friends here in Europe.  The reason why, my friends, is because we care deeply.  We care deeply about your future and ours.  And if at times we disagree, our disagreements come from our profound sense of concern about a Europe with which we are connected – not just economically, not just militarily.  We are connected spiritually and we are connected culturally.  We want Europe to be strong.  We believe that Europe must survive, because the two great wars of the last century serve for us as history’s constant reminder that ultimately, our destiny is and will always be intertwined with yours, because we know – (applause) – because we know that the fate of Europe will never be irrelevant to our own. 

National security, which this conference is largely about, is not merely series of technical questions – how much we spend on defense or where, how we deploy it, these are important questions.  They are.  But they are not the fundamental one.  The fundamental question we must answer at the outset is what exactly are we defending, because armies do not fight for abstractions.  Armies fight for a people; armies fight for a nation.  Armies fight for a way of life.  And that is what we are defending: a great civilization that has every reason to be proud of its history, confident of its future, and aims to always be the master of its own economic and political destiny.

It was here in Europe where the ideas that planted the seeds of liberty that changed the world were born.  It was here in Europe where the world – which gave the world the rule of law, the universities, and the scientific revolution.  It was this continent that produced the genius of Mozart and Beethoven, of Dante and Shakespeare, of Michelangelo and Da Vinci, of the Beatles and the Rolling Stones.  And this is the place where the vaulted ceilings of the Sistine Chapel and the towering spires of the great cathedral in Cologne, they testify not just to the greatness of our past or to a faith in God that inspired these marvels.  They foreshadow the wonders that await us in our future.  But only if we are unapologetic in our heritage and proud of this common inheritance can we together begin the work of envisioning and shaping our economic and our political future.

Deindustrialization was not inevitable.  It was a conscious policy choice, a decades-long economic undertaking that stripped our nations of their wealth, of their productive capacity, and of their independence.  And the loss of our supply chain sovereignty was not a function of a prosperous and healthy system of global trade.  It was foolish.  It was a foolish but voluntary transformation of our economy that left us dependent on others for our needs and dangerously vulnerable to crisis.

Mass migration is not, was not, isn’t some fringe concern of little consequence.  It was and continues to be a crisis which is transforming and destabilizing societies all across the West.  Together we can reindustrialize our economies and rebuild our capacity to defend our people.  But the work of this new alliance should not be focused just on military cooperation and reclaiming the industries of the past.  It should also be focused on, together, advancing our mutual interests and new frontiers, unshackling our ingenuity, our creativity, and the dynamic spirit to build a new Western century.  Commercial space travel and cutting-edge artificial intelligence; industrial automation and flex manufacturing; creating a Western supply chain for critical minerals not vulnerable to extortion from other powers; and a unified effort to compete for market share in the economies of the Global South.  Together we can not only take back control of our own industries and supply chains – we can prosper in the areas that will define the 21st century.

But we must also gain control of our national borders.  Controlling who and how many people enter our countries, this is not an expression of xenophobia.  It is not hate.  It is a fundamental act of national sovereignty.  And the failure to do so is not just an abdication of one of our most basic duties owed to our people.  It is an urgent threat to the fabric of our societies and the survival of our civilization itself.

And finally, we can no longer place the so-called global order above the vital interests of our people and our nations.  We do not need to abandon the system of international cooperation we authored, and we don’t need to dismantle the global institutions of the old order that together we built.  But these must be reformed.  These must be rebuilt. 

For example, the United Nations still has tremendous potential to be a tool for good in the world.  But we cannot ignore that today, on the most pressing matters before us, it has no answers and has played virtually no role.  It could not solve the war in Gaza.  Instead, it was American leadership that freed captives from barbarians and brought about a fragile truce.  It had not solved the war in Ukraine.  It took American leadership and partnership with many of the countries here today just to bring the two sides to the table in search of a still-elusive peace. 

It was powerless to constrain the nuclear program of radical Shia clerics in Tehran.  That required 14 bombs dropped with precision from American B-2 bombers.  And it was unable to address the threat to our security from a narcoterrorist dictator in Venezuela.  Instead, it took American Special Forces to bring this fugitive to justice. 

In a perfect world, all of these problems and more would be solved by diplomats and strongly worded resolutions.  But we do not live in a perfect world, and we cannot continue to allow those who blatantly and openly threaten our citizens and endanger our global stability to shield themselves behind abstractions of international law which they themselves routinely violate. 

This is the path that President Trump and the United States has embarked upon.  It is the path we ask you here in Europe to join us on.  It is a path we have walked together before and hope to walk together again.  For five centuries, before the end of the Second World War, the West had been expanding – its missionaries, its pilgrims, its soldiers, its explorers pouring out from its shores to cross oceans, settle new continents, build vast empires extending out across the globe. 

But in 1945, for the first time since the age of Columbus, it was contracting.  Europe was in ruins.  Half of it lived behind an Iron Curtain and the rest looked like it would soon follow.  The great Western empires had entered into terminal decline, accelerated by godless communist revolutions and by anti-colonial uprisings that would transform the world and drape the red hammer and sickle across vast swaths of the map in the years to come. 

Against that backdrop, then, as now, many came to believe that the West’s age of dominance had come to an end and that our future was destined to be a faint and feeble echo of our past.  But together, our predecessors recognized that decline was a choice, and it was a choice they refused to make.  This is what we did together once before, and this is what President Trump and the United States want to do again now, together with you. 

And this is why we do not want our allies to be weak, because that makes us weaker.  We want allies who can defend themselves so that no adversary will ever be tempted to test our collective strength.  This is why we do not want our allies to be shackled by guilt and shame.  We want allies who are proud of their culture and of their heritage, who understand that we are heirs to the same great and noble civilization, and who, together with us, are willing and able to defend it. 

And this is why we do not want allies to rationalize the broken status quo rather than reckon with what is necessary to fix it, for we in America have no interest in being polite and orderly caretakers of the West’s managed decline.  We do not seek to separate, but to revitalize an old friendship and renew the greatest civilization in human history.  What we want is a reinvigorated alliance that recognizes that what has ailed our societies is not just a set of bad policies but a malaise of hopelessness and complacency.  An alliance – the alliance that we want is one that is not paralyzed into inaction by fear – fear of climate change, fear of war, fear of technology.  Instead, we want an alliance that boldly races into the future.  And the only fear we have is the fear of the shame of not leaving our nations prouder, stronger, and wealthier for our children. 

An alliance ready to defend our people, to safeguard our interests, and to preserve the freedom of action that allows us to shape our own destiny – not one that exists to operate a global welfare state and atone for the purported sins of past generations.  An alliance that does not allow its power to be outsourced, constrained, or subordinated to systems beyond its control; one that does not depend on others for the critical necessities of its national life; and one that does not maintain the polite pretense that our way of life is just one among many and that asks for permission before it acts.  And above all, an alliance based on the recognition that we, the West, have inherited together – what we have inherited together is something that is unique and distinctive and irreplaceable, because this, after all, is the very foundation of the transatlantic bond. 

Acting together in this way, we will not just help recover a sane foreign policy.  It will restore to us a clearer sense of ourselves.  It will restore a place in the world, and in so doing, it will rebuke and deter the forces of civilizational erasure that today menace both America and Europe alike.

So in a time of headlines heralding the end of the transatlantic era, let it be known and clear to all that this is neither our goal nor our wish – because for us Americans, our home may be in the Western Hemisphere, but we will always be a child of Europe.  (Applause.)

Our story began with an Italian explorer whose adventure into the great unknown to discover a new world brought Christianity to the Americas – and became the legend that defined the imagination of a our pioneer nation.

Our first colonies were built by English settlers, to whom we owe not just the language we speak but the whole of our political and legal system.  Our frontiers were shaped by Scots-Irish – that proud, hearty clan from the hills of Ulster that gave us Davy Crockett and Mark Twain and Teddy Roosevelt and Neil Armstrong. 

Our great midwestern heartland was built by German farmers and craftsmen who transformed empty plains into a global agricultural powerhouse – and by the way, dramatically upgraded the quality of American beer.  (Laughter.)

Our expansion into the interior followed the footsteps of French fur traders and explorers whose names, by the way, still adorn the street signs and towns’ names all across the Mississippi Valley.  Our horses, our ranches, our rodeos – the entire romance of the cowboy archetype that became synonymous with the American West – these were born in Spain.  And our largest and most iconic city was named New Amsterdam before it was named New York.

And do you know that in the year that my country was founded, Lorenzo and Catalina Geroldi lived in Casale Monferrato in the Kingdom of Piedmont-Sardinia.  And Jose and Manuela Reina lived in Sevilla, Spain.  I don’t know what, if anything, they knew about the 13 colonies which had gained their independence from the British empire, but here’s what I am certain of:  They could have never imagined that 250 years later, one of their direct descendants would be back here today on this continent as the chief diplomat of that infant nation.  And yet here I am, reminded by my own story that both our histories and our fates will always be linked.

Together we rebuilt a shattered continent in the wake of two devastating world wars.  When we found ourselves divided once again by the Iron Curtain, the free West linked arms with the courageous dissidents struggling against tyranny in the East to defeat Soviet communism.  We have fought against each other, then reconciled, then fought, then reconciled again.  And we have bled and died side by side on battlefields from Kapyong to Kandahar. 

And I am here today to leave it clear that America is charting the path for a new century of prosperity, and that once again we want to do it together with you, our cherished allies and our oldest friends.  (Applause.) 

DOPO OTTANT’ANNI DI FAKE NEWS, finalmente un barlume di verità?

Su Foreign Affairs. Stephen Walt scrive che il Presidente Trump “has been called a realist, a nationalist, an old-fashioned mercantilist, an imperialist, and an isolationist,”  ma la sua strategia è “perhaps best described as ‘predatory hegemony,’” Sotto la sua guida, gli  StatiUniti cercano  “to extract concessions and asymmetric benefits from its allies and adversaries alike.” L’Amministrazione “appears to believe it can prey on other states forever, and that doing so will make the United States even stronger and further increase its leverage,”
  1. Trump continua la politica dei predecessoriCome abbiamo già scritto, tutto questo non è però “colpa” del solo Trump, perché la natura predatoria degli USA risultava evidente fin dal principio, fin dalla missione di Sir Francis Drake,  e le nostre classi dirigenti ne sono state complici per 80 anni. Andrea Malaguti scriveva sulla prima pagina de “La Stampa” del 25 Gennaio 2026, come commento delle politiche americane anti-immigrati:“I primi schiavi arrivarono in Virginia all’ inizio del Seicento, portati da una nave olandese. Era un’America che gli ‘stranieri’ li importava e li incatenava, sfruttandoli come manodopera sfruttata a colpi di frusta. Oggi li mastica e li sputa. E quando nel 1793 il Congresso approva la legge sugli schiavi fuggitivi, controfirmata da Giorgio Washington, nasce un vero e proprio esercito di Slave Patrols. Cacciatori di uomini, con la stessa attitudine alla violenza indiscriminata e la stessa licenza di uccidere dell’ Immigration and Customs Enforcement. In un inatteso e bestiale gioco dell’ oca, siamo tornati alla casella di partenza.”

Noi non crediamo nella buona fede di  questo stupore da parte delle grandi firme mainstream. Infatti, a nostro avviso, quel gioco fu tutt’altro che “inaspettato” per l’ “establishment” europeo:  

-già Cristoforo Colombo aveva  cominciato a schiavizzare gl’indigeni, portandoli su e giù per l’Atlantico dagli stessi Reali di Spagna;

– Bartolomeo de las Casas, mentre si batteva strenuamente contro la schiavizzazione degli Indios, patrocinava invece quella degli Africani;

-La Dichiarazione d’ Indipendenza cita favorevolmente la schiavitù, e annovera fra i giusti motivi di ribellione al Re d’Inghilterra il Proclama Reale del 1763, che vietava la conquista del territorio indiano,  e Quebec Act del 1774  che proteggeva cattolici e francofoni;

-Giorgio Washington era (come Donald Trump) un immobiliarista, che lottizzò i territori indiani subito dopo l’indipendenza, e appare in veste di architetto dell’ omonima capitale e in tenuta di Gran Maestro della Massoneria. Ben si comprende l’avversione dei “non bianchi” verso la storia americana;

-Carlo Marx,che sosteneva i Sudisti, riteneva che l’eventuale abolizione della schiavitù avrebbe portato alla sparizione degli Stati Uniti, a suo avviso già allora il paese-guida del Progresso;

-Emerson e Whitman esaltavano la “razza sassone imperatoria” e l’omposizione, da parte dei “figli di Manhattan” del loro modo si sentire al resto del mondo;

-Rudyard Kipling scrisse la sua famosa ode sul “Fardello dell’ Uomo Bianco” per celebrare la conquista americana delle Filippine, dove gli USA repressero nel sangue la rivolta dei nativi, riprendendo dall’ Impero Britannico il testimone dell’ imperialismo;

-gli Stati Uniti di Truman furono l’unico Paese a far esplodere deliberatamente sulla popolazione civile ben due bombe atomiche, a Hiroshima e Nagasaki;

-l’ Amministrazione di G.Bush Jr.scatenò la IIa Guerra del Golfo con il pretesto che Saddam Hussein disponeva di armi chimiche, fornite dagli USA, e di cui Colin Powell fornì un’asserita prova portando alle Nazioni Unite una provetta contenente assertivamente antrace (cosa, che se fosse stata vera, avrebbe dovuto portare all’evacuazione dell’Assemblea Generale)

2. L’insufficienza  dell’Unione Europea rispetto agli obiettivi del federalismo

La “colpa” di Trump è quella di avere abbandonato, nel proprio discorso politico, ogni riferimento alla missione moralizzatrice dell’ America (colpevole, nel suo pensiero, di essere diventata patrimonio della cultura “woke”) Missione che si ripropone ora, mutatis mutandis, nell’ Unione Europea, dove gl’imitatori  servili dell’ideologia americana continuano a detenere posizioni egemoniche. Si continua a fingere che l’Unione  costituisca un primo passo verso una vera statualità europea (quella che avrebbe voluto Spinelli), non già un epifenomeno dell’ Occidente americano-centrico, come più realisticamente scritto da De Villiers, e che tale “statualità” miri in realtà al “superamento dello Stato”, così  come lo vedeva Marx-.  Ricevendo la laurea honoris causa dalla KU-Leuven in Belgio, l’ex premier Draghi ci spiega come “il fallimento del sistema risiede in ciò che non è stato in grado di correggere”. Ora l’Unione europea deve “intraprendere i passi necessari per diventare una potenza”, passando da una confederazione a una federazione .Ci sono alcuni salti logici, perché un cambiamento istituzionale dell’ Unione non riuscirebbe certo a realizzare un obiettivo messianico come la Pace Perpetua, su cui avevano fallito già Serse, Filippo l’Arabo, Basilio II, Enrico IV e Saint-Pierre.Anche l’idea di un’ Europa Superpotenza era stata teorizzata, ma senza sbocchi concreti, da Coudenhove-Kalergi e Giscard d’Estaing.  Secondo la newsletter di gennaio del Movimento Europeo,“Nei primi anni di questo terzo decennio di secolo e nonostante la crescita tumultuosa dei suoi nemici interni ed esterni, l’Unione europea ha risposto positivamente a sei sfide: reagendo con azioni comuni alle emergenze planetarie alla pandemia e poi alle sue conseguenze economiche e sociali di cui sono stati un esempio i programmi SURE e NGEU, avviando un piano per la transizione ecologica con lo European Green Deal nel quadro degli obiettivi dello sviluppo sostenibile adottati a livello internazionale a metà del secondo decennio, definendo un quadro di regole per governare l’infosfera attraverso le direttive servizi e mercato, confermando i principi di un sistema di assistenza sociale più elevato nel mondo con il Piano d’azione sul pilastro dei diritti sociali adottato a Porto, proteggendo i valori dello stato di diritto all’interno dei suoi confini con le condizionalità legate alle sovvenzioni europee e i ricorsi alla Corte di Giustizia, difendendo l’ordine internazionale fondato sulla inviolabilità delle frontiere e sulle scelte sovrane dei popoli con il sostegno all’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin.” A   noi, tali risultati sembrano assolutamente insufficienti, per la subordinazione dell’ establishment europeo al progetto post-umanistico degli USA, che impedisce, non diciamo di risolvere i problemi, ma  perfino di prenderne atto.. 2.La catastrofe dello European Green Deal Caso esemplare, lo “European Green Deal”, dove ci siamo fatti surclassare dalla Cina. L’avevamo inventato per dimostrare la presunta superiorità dell’economia mista europea, tanto sul liberismo americano, quanto sul dirigismo cinese. Invece, il nostro modello decentrato e individualistico ha fatto sì che la necessaria transizione avvenisse con un ritmo così lento, da mettere in luce l’inferiorità strategica del nostro sistema, tanto rispetto all’ideologismo americano (che invece si è abilmente sottratto al confronto), quanto al volontarismo cinese (che ha riempito la Cina, tutta l’Eurasia e, oggi, il mondo intero, di pannelli solari, di pale eoliche, di centrali idro-elettriche, di smart cities e di auto elettriche e autonome, quando noi ci stiamo, invece,  ritirando da una  competizione che abbiamo già perso). Infatti, la decisione della Commissione Europea di rivedere il regolamento che prevedeva l’azzeramento delle emissioni di CO₂ per le nuove auto dal 2035 non è un incidente di percorso, né un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è un passaggio dal grande significato politico che mette in discussione il modo stesso in cui l’Europa ha pensato la transizione ecologica negli ultimi anni. Il phase out del 2035, infatti, non è mai stato soltanto una norma ambientale. È stato un atto identitario, il perno su cui due governi europei hanno costruito la propria legittimazione politica. Una soglia non tecnica ma mitologica, capace di condensare in una data la promessa di un riscatto collettivo. In quei due numeri – 2035 e 100% – si era cristallizzata un’intera visione non soltanto del mercato, ma della società nel suo insieme: l’idea che l’Europa, priva di un ruolo geopolitico determinante nei nuovi equilibri globali, potesse rivendicare la propria centralità affermando un primato etico ad altri precluso. Il “phase out” – già di per sé un’espressione millenarista – era diventato il simbolo politico di una comunità alla disperata ricerca di un’istanza fondativa, qualcosa che ne orientasse la coscienza e ne ridefinisse il posizionamento globale. Il vero evento, dunque, non è il 10% salvato, che ha implicazioni marginali, ma il 100% abbandonato. Ma anche  raggiungere anche il 90% di riduzione delle emissioni nel 2035 rischia di rimanere un obiettivo estremamente arduo, se si dà credito alle stime più attendibili che collocano la penetrazione delle elettriche pure attorno al 50%. Un divario di questa ampiezza non può essere colmato per decreto, né compensato con aggiustamenti marginali… Questa situazione di confusione ha avuto effetti catastrofici sull’ industria europea, come dimostra il crollo di Stellantis. Invece, in Cina,  a metà del 2025, circa il 10,3% (36,9 milioni su 359 milioni) dei veicoli totali sulle strade cinesi era già costituito da veicoli a nuova energia, e  la quota di mercato  delle auto elettriche ha raggiunto circa il 54-60% delle nuove immatricolazioni .  3.Fallimento delle altre politiche UE. Ma non solo il “Green Deal”, bensì tutte le politiche europee sono fallite, come ben illustrato da Sergio Fabbrini su “Il Sole 24 Ore”: a)In generale, i fondi del PNRR (seguendo una tradizione purtroppo consolidata) non sono stati spesi (soprattutto in Italia) secondo lo spirito, le intenzioni e le modalità originarie, bensì “a pioggia”. Basti guardare il caso di Niscemi, un esempio perfetto di ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare, e non si è fatto. Per recuperare la distanza da USA e Cina, nella cultura, nella scienza, nell’informatica, nello spazio, nell’energia  e nella difesa, l’Europa dovrebbe  adottare non già una programmazione indicativa (che pure non c’è mai stata ), bensì addirittura una pianificazione operativa da economia di guerra (quale quella di cui tanti oggi straparlano), creando subito ex novo campioni europei in tutti i settori, e, in primis, quelli digitali; cfr. i nostri libri….e….); b)le regole europee dell’infosfera vengono censurate dagli USA sotto la spinta dei GAFAM; non sono mai state attuate seriamente, né lo potrebbero in assenza di un’infosfera europea; infine, non dovrebbero più essere informate, come oggi, a un astratto moralismo e legalitarismo, bensì alla promozione proattiva di un’educazione della personalità dei cittadini, quali soggetti attivi della società delle Macchine Intelligenti (“ius activae civitatis”); d)corrispondentemente, il sistema sociale europeo deve mirare non già a creare dei pensionati super-viziati   (la “Società signorile di massa”), bensì dei “Soldaten der Arbeit” secondo la tradizione operaistica tedesca, oggi attualizzata dalla cogestione (“Mitbestimmung”, che è legge in quasi tutta Europa), unico baluardo contro la distruzione del lavoro; e)l’UE confonde: – i diritti civili eredità della storia europea (alla vita, all’ integrità, alla sicurezza, al lavoro, alla privacy, alla libertà di pensiero, di religione, di espressione, di stampa, di associazione, di parola,di voto, di manifestazione, di rappresentanza sindacale, sociale ed etnica), con quelli genericamente umani (che, nella loro astrattezza,  non sono il compito di un singolo Stato), nonché, infine,  con i diritti “ di nuova generazione”(p.es., la “Teoria Gender”), che hanno inquinato e sfocato i primi (come ad esempio, privacy, diritto di pensiero e di espressione, rappresentanza sindacale ed etnica; in un certo senso, ciò che ha detto Vance a Monaco);

-lo “Stato di Diritto” di tradizione francese e prussiana (diritto scritto e codificato), con la Common Law ( giurisprudenziale e politicizzata), che è divenuta di fatto la regola anche qui, con la zuffa continua fra Governi e magistrati, fra UE e Stati membri sulla creazione di nuove norme e sull’ interpretazione di quelle vecchie;

f)Il mito dell’ inviolabilità delle frontiere è contraddetto da tutta la storia moderna, che si basa sul “Nation Building” occidentale. Se lo si fosse rispettato, non sarebbero mai sorti,  né gli Stati Uniti e gli altri Stati americani, né la Grecia, il Belgio, l’Italia, la Germania, la Polonia, la Romania, i Paesi Baltici, il Kossovo e la stessa Ucraina (che, secondo  gli Accordi di  Belowieza e il successivo Referendum, avrebbe dovuto fare parte della Comunità di Stati Indipendenti). Vi ricordate il “Grido di dolore” di Vittorio Emanuele II, la dittatura di Garibaldi in Sicilia, l’Incontro di Teano?In che cosa si distingueva dai fatti del Donbass? E per quanto riguarda gli Stati Uniti, la Francia (Luigi XVI) aveva inviato un esercito  sotto il comando del Conte de Rochambeau,  che fu decisiva nella Battaglia di Yorktown (1781), mentre la Spagna aveva dichiarato guerra alla Gran Bretagna  con il Trattato di Aranjuez e fornìto cospicui finanziamenti agl’insorti. Le spese per la guerra provocarono indirettamente la Rivoluzione Francese, con conseguente ghigliottinamento di Luigi XVI.

Il  mito dell’intoccabilità degli Stati Nazionali era, ed è, un  tipico prodotto del nazionalismo ottocentesco (contro cui aveva giustamente  reagito nel Novecento il Federalismo Europeo),ed era stato creato proprio per scalzare le unità multinazionali macroregionali dell’ “Antica Costituzione Europea” (Imperi Russo, Ottomano, Austro-Ungarico e Germanico –“Die Welt von gestern” di Zweig-), la cui distruzione è  stata il risultato della Ia Guerra Mondiale e la ragione della IIa, dei totalitarismi e delle guerre della ex Jugoslavia ed ex URSS. Oggi, dopo 200 anni, dobbiamo combattere più che mai la “Kleinstaaterei” europea nel nome di un nuovo grande “Stato-Civiltà”(国家文明), capace di fronteggiare le sfide del XXI° Secolo, confrontandosi ad armi pari con USA, Cina e India;

g)Le cosiddette “scelte sovrane” sono un altro mito della grande narrazione occidentale, come se gli USA non fossero stati “creati” dai re di Francia e di Spagna con il Trattato di Parigi  in concomitanza con le guerre europee di successione (si tenne mai un referendum per la secessione dal British Empire?); come se i quelli tenuti mel Lombardo-Veneto,  nei Ducati, nelle Due Sicilie, a Nizza a e in Savoia, fossero stati genuini; come se Yanukovich  non fosse stato cacciato da Kiev “manu militari”,   sotto la minaccia delle armi e al ,motto “fuck EU”..Del resto, quando, nel 2005, la nuova costituzione europea era stata sottoposta a referendum in Francia e Olanda, essa era stata bocciata dai cittadini. La UE non è una stata una “scelta sovrana” dei cittadini. Ora, bisogna trovare un’altra strada per conseguire gli stessi risultati.

3.L’ICE  e i dati sugli Europei; il Congresso e la libertà di espressione in Europa.

Intanto, le Istituzioni, nonostante le incrinature polemiche, continuano a collaborare sulle cose concrete con gli USA, in palese spregio tanto degli interessi, quanto delle opinioni degli Europei.

La Commissione  sta negoziando un ennesimo accordo per lo scambio di informazioni sui viaggiatori europei ,  ivi comprese impronte digitali e caselle giudiziarie:

“The pressure which the United States is extorting on our member states, the threats that if you don’t agree with this we will cancel your access to the visa waiver program, that is an element of blackmail that we cannot let go,”

The EDPS watchdog has cautioned that the scope of data sharing should be as narrow as possible, with clear justifications for every query; transparency around how the data is used; and judicial redress available in the U.S. for any person.

Capgemini, a prominent French IT firm, on Sunday said it was selling off its American activities after it faced political backlash from the French government that its software was being used by ICE authorities.

“The current initiatives are being presented as toward counter-terrorism, but a lot of them are actually adopted for the chilling effect [on political activism],”

 Ciò non ha impedito al Congresso degli Stati Uniti  di attaccare (giustamente) i comportamenti delle Istituzioni che si ispirano a quei comportamenti da “democrazia illiberale” che rendono l’UE sinile ai Paesi che essa critica.Secondo il documento, del Congresso, Bruxelles avrebbe interferito in almeno otto elezioni in un arco temporale ristretto, dal 2023 al 2025, coinvolgendo Stati membri e Paesi limitrofi.: Slovacchia e Paesi Bassi nel 2023; Francia, Romania, Moldavia e Irlanda nel 2024; quindi nuovamente Paesi Bassi e Irlanda nel 2025. Una sequenza che, per i legislatori americani, non può essere liquidata come una coincidenza o come un eccesso di zelo burocratico.

Il punto più controverso riguarda l’uso sistematico della minaccia dell’“ingerenza russa” come giustificazione per interventi diretti nei processi elettorali. In Moldavia e Romania, in particolare, la Commissione Europea avrebbe tentato di attribuire a Mosca operazioni di influenza che, secondo il rapporto statunitense, non presentano prove concrete. Un’accusa che, paradossalmente, finisce per ritorcersi contro Bruxelles: non interferenze russe mascherate, ma interferenze europee camuffate da difesa democratica.

Il dossier del Congresso descrive nel dettaglio l’architettura utilizzata dalla Commissione Europea per esercitare questa pressione. Al centro c’è il Digital Services Act (DSA), ufficialmente concepito per contrastare la disinformazione online, ma che – secondo Washington – viene impiegato come strumento di controllo politico durante le campagne elettorali. Attraverso le strutture collegate al DSA, Bruxelles avrebbe esercitato pressioni dirette sulle principali piattaforme social, influenzando la circolazione dei contenuti in momenti decisivi.

Particolarmente controversa è la pratica della cosiddetta “risposta rapida”, affidata a reti di fact-checker che segnalano contenuti ritenuti fake. Un meccanismo che, secondo il rapporto, consente di colpire selettivamente messaggi sgraditi, sottoponendoli a limitazioni, oscuramenti o ulteriori verifiche, con effetti concreti sul dibattito pubblico e sull’equilibrio elettorale.

Il caso rumeno rappresenta, per gli Stati Uniti, l’esempio più eclatante di questa deriva. Le elezioni presidenziali dello scorso anno sono state annullate dopo la vittoria di Călin Georgescu, con la motivazione di una presunta campagna russa coordinata sui social media. Eppure, sottolinea il rapporto, nessuna prova verificata è mai stata presentata a sostegno di tale accusa. Nonostante ciò, il risultato elettorale è stato invalidato e il Paese è stato costretto a tornare alle urne.

Un mese prima delle elezioni presidenziali, la Commissione Europea ha organizzato un vertice dedicato alla gestione del “rischio disinformazione”, focalizzato sugli strumenti del DSA, al quale hanno preso parte rappresentanti di Chisinau. Un dettaglio che il Congresso americano ritiene cruciale: la Moldavia non è membro dell’Unione Europea e, di conseguenza, le disposizioni del Digital Services Act non dovrebbero essere applicabili al Paese.

In controluce, il messaggio del Congresso degli Stati Uniti è chiaro: mentre l’Europa si erge a paladina della democrazia contro presunte ingerenze esterne, finisce per replicare gli stessi comportamenti che denuncia. E lo fa, paradossalmente, nel nome della difesa dei valori che dichiara di proteggere.

4.L’Europa manovrata dalle lobbies americane e israeliane.

La nuova normalità: ingerenze russe in Est Europa; ingerenze UE tantpo a Est quanto a Ovest; ingerenze americane in tutto il mondo, ma specialmente nella UE.

Un Sergio Fabbrini insolitamente polemico, attacca,   dalla prima pagina de “Il Sole 24 Ore”, allo stesso tempo, le ingerenze di Trump e  le politiche della Commissione:

“Trump ha umiliato il mondo intero, l’UE in particolare. L’ha indeboolita economicamente (imponendole dazi ingiustificabili), mentre le ha imposto di raddoppiare le spese della difesa (comprando armi dalle imprese americane):come se non bastasse, Trump ha richiesto, agli umiliati, il tributo della sottomissione, come se fossero i governi fantocci dei paesi occupatoti da Hitler o quelli del Patto di Varsavia dominati dai sovietici.

Eppure, di fronte a tutto ciò, non pochi leader europei continuano a minimizzare. I governi tedesco e italiano sono i capofila di questo approccio. Occorre accettare tutto da Trump, perché opporsi a lui avrebbe costi più alti, in particolare nella difesa….Gli Europei debbono convincersi che non   potranno mai fare a meno del ‘daddy’ americano. Anche la Commissione di Ursula von der Leyen si è schierata a favore di questi leader, in particolare del governo tedesco, assecondandone gli interessi.. Non ha risposto agli attacchi dei Tech Brothers americani alle leggi europee che regolamentano i servizi digitali..Non c’è stata una singola scelta dell’ egemone pedatore che abbia ricevuto una risposta adeguata da parte della Commissione.. Ursula von der Leyen è divenuta parte del problema, e non della soluzione”.

Ma non è solo Trump, bensì l’intero sistema americanocentrico, a manovrare nell’ ombra: Un documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rivela che un informatore dell'FBI ha espresso la convinzione che Jeffrey Epstein agisse come agente del Mossad. Il documento afferma che l'informatore, identificato come una fonte umana confidenziale (CHS), ha segnalato che uno degli avvocati di Epstein, Alan Dershowitz, avrebbe detto ad Alex Acosta, allora Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale della Florida, che Epstein "apparteneva sia ai servizi segreti statunitensi che a quelli alleati". "La CHS ha condiviso le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra Dershowitz ed Epstein, durante le quali la donna prendeva appunti. Dopo queste chiamate, il Mossad chiamava Dershowitz per un rapporto. Epstein era vicino all'ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak (Barak) e aveva ricevuto un addestramento da spia sotto la sua guida”. dei servizi segreti israeliani (Mossad”

Adesso, apprendiamo anche che Epstein collaborava con Bannon per manipolare le elezioni italiane e europee, e che Epstein aveva investito in Palantir, il produttore americano di apparecchiature di sorveglianza di proprietà di Thiel, un vivaio di politici e intellettuali MAGA, fra i quali Vance e Karp.

Il padre di Ghislaine Maxwell, l’amante di Epstein, morto misteriosamente come Epstein, era il proprietario del settimanale  “The European”, anch’esso mirante a manovrare l’opinione pubblica europea. Anche Maxwell era un agente dei Servizi Segreti inglesi e israeliani.

Già cinquant’anni fa il Presidente Mao aveva suggerito al cancelliere Schmidt di uscire dalla dipendenza verso l’America, ma nulla era stato fatto.

Oggi, è temporaneamente tornato di moda lo spirito di indipendenza che a suo tempo aveva caratterizzato il Presidente francese De Gaulle. Dominique de Villepin vuole candidarsi alla presidenza sotto slogan gollisti. Siamo ancora in tempo per seguire i saggi consigli del Presidente Mao e le politiche abbozzate da De Gaulle (Force de Frappe, Ariane, TGV)?.Non basterebbe, a questo fine,  smettere di definire la Cina un “rivale sistemico”, né le fuggevoli visite di affari a Pechino dei leaders europei, e neppure i superficiali riconoscimenti che ora si fanno (come ha fatto Giorgia Meloni), che occorre parlare anche con la Russia .

Occorre però  prioritariamente  riconoscere che le identità e culture rispettive di Europa, Cina, Russia, India, Islam, Giappone, Africa e America Latina sono fra di loro più simile di quella americana, e quindi, s’ impone un dialogo approfondito con tutti, mon solo per controbilanciare Trump, bensì anche e soprattutto per sfruttare la saggezza di tutte le grandi culture nell’ affrontare i nuovi, inauditi, problemi posti dall’ Intelligenza Artificiale.

Abbiamo avuto la tradizione romana e cattolica, parallela a quella Han; abbiano avuto la presenza nestoriana nell’ Impero Han e in quello mongolo (la “Luminosa Dottrina di Da Qin”); abbiamo avuto al-Andalus e l’Impero Ottomano (“Qaysar-e-Rum”); abbiamo avuto i Gesuiti in Cina(“il vero significato del Signore del Cielo” di Matteo Ricci);  abbiamo avuto il progetto di Leibniz di collaborazione fra Europa, Russia e Cina(“Novissima Sinica”); abbiamo avuto  il “Rescrit de l’ Empereur de la Chine” di Voltaire; abbiamo avuto  Caterina II, i De Maistre, Blok, Ivanov, Gorbachev.

Dobbiamo avviare subito il grande dibattito culturale e politico  intercontinentale, senza più pregiudizi e censure.

L’IMPERO COLPISCE ANCORA

Chi ha bisogno di ginocchiere?

                                                                             

Mentre America ed Europa si scannano per la Groenlandia, Gaza l’Ucraina e il Minnesota,  il progetto post-umanista avanza indisturbato.

Elon Musk ha affermato che, nel 2030, l’AI sarà più intelligente dell’intera umanità. Per  lui, sempre in un prossimo  futuro, ci saranno più robot che persone. Milioni di umanoidi impegnati a badare ai bambini, accudire gli anziani, lavorare nelle fabbriche, mentre gli esseri umani si liberano dai lavori faticosi. Questa sarà, a nostro avviso, la vera “sostituzione etnica” con cui fare i conti, mentre il problema degl’immigrati svanirà automaticamente.

Intanto, Trump e Hegseth celebrano una kermesse nello stile di Star Trek, rivendicando di fatto l’eredità del Cosmismo russo.

1.Carney rivela la “grande impostura”dell’Ordine Mondiale basato sulle Regole” (von Buelow)

L’ordine internazionale basato su regole era una finzione”(a cui tutti  sono prestati): incredibile ammissione di Mark Carney a Davos, dopo aver firmato un accordo di cooperazione strategica con la Cina.

Il Primo Ministro canadese  Carney, ex Goldman Sachs e già governatore della Banca del Canada, ha pronunciato queste parole che segnano una svolta epocale nella diplomazia occidentale, e ha anche minacciato Trump di colpire militarmente gli USA se questi attaccassero la Groenlandia (ma, ovviamente, anche lo stesso Canada), una minaccia altrettanto dura e inaspettata.

Evidentemente, i Canadesi pensano che, fra i ghiacci dell’ Artico, le nazioni artiche valgano militarmente più degli Americani. Del resto, ha sotto gli occhi gli scontri di Minneapolis, città quasi artica a pochi chilometri dal Canada e dalle Black Hills, centro dello scontro fra i Lakota e il Governo Federale in quanto territorio sacro.

Parlando al World Economic Forum di Davos, Carney ha ammesso apertamente che la tanto decantata retorica sull’”ordine internazionale basato sulle regole” (usata e abusata un po’ da tutti in Occidente) non era altro che una “finzione” utile a giustificare l’egemonia statunitense. Un’ammissione straordinaria, che non arriva , né  dalla Russia, né dalla Cina, né dall’ Iran,  bensì dal leader di un paese storicamente allineato con Washington. e dell’anglosfera, e che riflette il profondo cambiamento in atto nel panorama geopolitico globale:«Non si può vivere all’interno della menzogna del beneficio reciproco attraverso l’integrazione quando l’integrazione diventa la fonte della propria sottomissione», ha dichiarato Carney. Il che si applica, anche e soprattutto, all’Europa. Un invito, come diceva Sol’zhenitsin, a “vivere senza menzogna”.

Quest’ incredibile confessione di un banchiere internazionale evidenzia come i paesi occidentali, inclusi Canada, UE e Regno Unito, abbiano consapevolmente perpetuato una narrazione falsa. “L’ordine post-bellico, dominato dagli Stati Uniti, forniva beni pubblici come rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile e meccanismi per risolvere dispute, ma a un prezzo: l’asimmetria nelle regole”. A nostro avviso, ciò valeva forse per il Canada, “incastrato” negli Stati Uniti, ma non per l’Europa, che avrebbe tratto, da una tempestiva indipendenza, benefici ancora maggiori. Ambedue comunque hanno oggi bisogno di un orientamento assolutamente nuovo.

Paradossalmente, il primo a sottoscrivere quest’interpretazione sarebbe proprio Trump, che basa la propria azione sul sostituire una teoria e una prassi realistica a quella ipocritamente moralistica dei propri predecessori. Pensa infatti di poter fare valere maggiormente la propria forza attraverso un uso spregiudicato degli strumenti a sua disposizione (dazi, repressione poliziesca, bombardamenti, rapimenti, pirateria), piuttosto che con complicate manovre finanziarie, diplomatiche e mediatiche.

2.“La nostalgia non è una strategia”

Carney  ha aggiunto che la tradizionale relazione del Canada con gli Stati Uniti è “finita”(evidentemente riferendosi alla pretesa di Trump di fare del Canada il 51° Stato dell’ Unione, come della Groenlandia il 52°, e forse, dell’Islanda, il 53°).

Per quanto, come altri vecchi atlantisti, guardi con nostalgia al vecchio rapporto, egli afferma[LR1]  che oggi esso non è più utile per l’avvenire del Canada, che deve guardare piuttosto all’ Europa e alla Cina.

In una tempestiva e piccata replica a Trump, che aveva affermato che il Canada non esisterebbe senza gli Stati Uniti, Carnrey ha poi affermato che il Canada esiste grazie alle virtù dei suoi cittadini. E, aggiungiamo noi, la distruzione del Canada è stata una delle ragioni per la creazione e l’ampliamento degli USA: prima con la guerra d’indipendenza, e quindi la cacciata dei Tories, dei nativi e dei Cattolici della Nouvelle France; fuggiti, appunto, in  Canada; poi, con il “Louisiana Purchase” e la presa di controllo dei Grando Laghi).

Il Canada ha una tradizion2 politica speculare a quella americana. Nato come residuo del “British Empire” e come roccaforte dell’ Ancien Régime francofono e cattolico (vedi Tocqueville, Dos Passos), ha sviluppato la teoria del “comunitarismo liberale”(vedi Kymlicka) e conferisce amplissime autonomie tanto al Québec francese, quanto al Nunavuk artico. Infine, ha sempre avuto una venatura gaullista, che lo portava a rallegrarsi, con DE Gaulle, dei moti razziali di Los Angeles.

 Nel suodiscorso, Carney ha affermato anche con chiarezza che, per rafforzare la propria economia, il Canada, dovrà orientarsi verso la creazione di un nuovo ordine mondiale “tra paesi affini” che escluda gli Stati Uniti, definendo questo, al contempo, una “tragedia” e una “nuova realtà”. Qui, Carney teorizza una coalizione di “potenze medie”, che sostituirebbe i vecchi “non allineati”. Purtroppo, un’ “alleanza di potenze medie” non sarebbe sufficiente per “essere al tavolo” con le Grandi Potenze, perché comunque mancherebbe di quell’ “unità di comando” e di quella potenza di fuoco digitale che sono indispensabili nell’ attuale “Guerra Senza Limiti”, come si vede nei rapporti, con i GAFAM, di UE e Cina.

Non per nulla, Trump ha platealmente revocato l’invito, inviato a Carney, a partecipare al “Board of Piece”.

Quella di Carney è una prospettiva molto diversa da quella della “Nuova Europa” di cui ha parlato Ursula von der Leyen, che sostanzialmente guarda ancora a un rapporto privilegiato con gli USA e a un fronte comune contro la Russia, e, dal “patriottismo Occidentale” conclamato, e mai smentito, da Giorgia Meloni.

A nostro avviso, i punti salienti per l’indipendenza della UE restano quelli da noi indicati nel nostro vecchio libro “DA QIN, 13 tesi per un’Europa sovrana in un mondo multipolare”.

La questione della sovranità, opportunamente sollevata da Giorgia Meloni con riferimento dell’ Art.11 della Costituzione, è infatti molto meno marginale di quanto non si creda. Sovranità di chi e verso chi? Questione fondamentale per tutti, ma soprattutto per i sovranisti.

Per De Maistre, la sovranità era tale solo se assoluta, e, per questo motivo, poteva essere solo del Papa. Trump ambisce evidentemente a un potere supremo, di carattere quasi religioso. Ma è qui ch’egli, lungi da qualificarsi come l’antagonista per eccellenza del millenarismo secolarizzato, ne costituisce la paradossale apoteosi. Per questo pone come unico limite al suo fare la propria moralità, con una sintesi temeraria fra il moralismo laico di Kant e l’idea assolutistica imperiale (“Quod principi placuit, legis habet vigorem”).Non stupisce il fatto che non piaccia al Papa americano.

3.Trump e l’ America Mondo

Certo, al centro delle strategie di Trump c’è una sua interpretazione del federalismo mondiale, fondato sulle grandi potenze tecnologiche, ciascuna dotata di una sua “sfera di influenza”, visione assolutamente adeguata alla società delle macchine intelligenti, dove conta solo chi controlla l’ Intelligenza Artificiale.In questo senso, Trump vuole una sfrera di influenza del Continente Americano (“Dottrina Donroe”, ricalcata sulla vecchia “Dottrina Brezhniev”), di cui dovrebbero far parte anche Canada, Groenlandia, Cuba, Venezuela e Colombia.

Tuttavia, questa visione non contrasta con l’idea di un’ “America-Mondo”, quale teorizzata a suo tempo da Alfonso Valladao, secondo cui tutto il funzionamento reale del mondo era già fondato, alla fine del ‘900, sugli Stati Uniti: cultura, politica, tecnologia, finanza, difesa.

Al di sopra degli Stati-civiltà che governano il mondo, USA, Cina e Russia, Trump colloca il proprio ruolo personale, che è imperiale e dinastico. In ciò, egli tenta di applicare le teorie dei politologi americani, da Khanna a Zakaria, da Yarvis a Karp, che vedono nel futuro del mondo una serie di “città-stato” monarchiche governate da dinastie multimiliardarie, sul modello degli Emirati Arabi Uniti e di Singapore, di cui i prossimi potrebbero essere Gaza, il Venezuela e la Groenlandia. Queste città-stato assumerebbero così il ruolo che, nel Sacro Romano Impero, avevano le Città Imperiali tedesche (e anche i loro omologhi Comuni Italiani), cioè quello di territori dipendenti direttamente dall’ Imperatore, e dove questi e il suo seguito soggiornavano durante i continui viaggi. Esempi tipici: Norimberga, Basilea, Costanza.

Esistono dunque un patrimonio dell’ Impero e un patrimonio della Corona, cioè della dinastia, quello che Trump vuole fare con Kutchener. Il patrimonio della dinastia è ciò che permette all’ Imperatore di sovrastare i signori territoriali e la Chiesa, controllandoli da lontano, come ora vuole fare con il Venezuela, governandolo attraverso i notabili locali tenuti in iscacco con la continua minaccia della forza.

In questo impero, coerentemente con le idee di Saint-Simon, il “potere spirituale” spetta agli “Industriali” (Musk, Thiel, Karp, Zuckerberg, Bezos), i quali sono gli unici a riflettere veramente sul futuro dell’ Umanità, a scrivere libri, a dibattere fra di loro, a controllare le popolazioni con il Web così come la Chiesa lo faceva con i Sacramenti e con l’Inquisizione.

Impero e Chiesa operano congiuntamente, secondo la teoria dei “Due Soli”.

4. “The Arsenal of Freedom”: l ’Impero Stellare di Musk e di Trump.

Che vi sia una totale assonanza fra l’interventismo senza freni di Trump in tutto il mondo (altro che “isolazionismo”!) e il progetto post-umanista delle multinazionali dell’informatica, lo rivela la manifestazione congiunta Musk-Pentagono intitolata “The Arsenal of Freeedom” in onore di Star Trek e dedicato all’integrazione fra il Pentagono e i GAFAM (il “Complesso Informatico-Digitale”; in termini cinesi, “l’unione fra il civile e il militare”).

 Secondo Hegseth, l’IA di Musk sarà adottata dal personale del Pentagono insieme a Gemini AI di Google entro fine mese, gestendo anche materiale secretato. «Dobbiamo assicurarci che l’IA militare americana domini, così che nessun avversario possa sfruttare la stessa tecnologia e mettere a rischio la nostra sicurezza nazionale», ha detto. Si tratta di un ulteriore aspetto della militarizzazione accelerata della società americana per sostenere la “Guerra Senza Limiti” con la Cina.

Le iniziative di Musk riecheggiano sempre più l’immaginario post-umanista del Cosmismo russo ( Fiodorov, Lunacharski, Bogdanov, Tsiolkovski, fondatore dell’ingegneria aerospaziale), portato in America da Von Braun, fondato sull’idea che la scienza avrebbe dovuto portare alla realizzazione materiale delle profezie apocalittiche, a cominciare dalla conquista dello spazio (il “Regno dei Cieli”).

Non vediamo nessuna contraddizione fra l’originaria ispirazione “sessantottina” di Star Trek e il suo attuale utilizzo MAGA. Sono due facce della stessa religione materialistica inaugurata dal “Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco” e da Saint-Simon, e portata avanti in modo subdolo dalle culture “progressistiche”, come si era visto in tante occasioni, e, in particolare, nel caso del “Socialismo Reale”. D’altronde, tutti gl’imperialismi si sono sempre ammantati di progresso ed eguaglianza (pensiamo alle iscrizioni di Behistun, a Orazio, alla “Pax Aeterna”/”Ewiger Landfried” romana e germanica, all’ internazionalismo comunista)  . Non dimentichiamo mai l’imposizione della democrazia alle città ribelli della Ionia da parte di Mardonio per ordine di Serse. Solo così si era evitato che sorgessero tanti Leonida per combattere i Persiani.

5. L’Ucraina è la nuova Prussia?

Secondo Domenico Quirico su La Stampa, l’Ucraina è divenuta, anche grazie all’ Europa, una  nuova Prussia, uno Stato-esercito fatto per la guerra.

Che “lo sia divenuta” non è, a mostro avviso, esatto, perché l’ Ucraina (cioè la steppa pontica, passaggio obbligato fra gli Urali e il Mar Nero), è sempre stato un territorio di guerra. Lo stesso nome comprende la parola Krajina (confine), perché situata fra le terre dei sedentari della Valle del Danubio e i nomadi guerrieri delle steppe: gli Yamnaya, gli Sciti, i Sarmati, gli Unni, i Goti, gli Avari, gli Slavi, i Bulgari, i Khazari, i Cumani, i Peceneghi, i Variaghi, i Karaim, i Mongoli, i Tartari, i Lituani, i Cosacchi, i Nogai, i Circassi..

Una “Krajina” che parte dalle rapide (Porozhe) del Dniepr, per poi collegarsi con le fortificazioni della Frontiera Militare austriaca e ungherese della Moldavia, della Valacchia, del Banato, della Slavonia e della Dalmazia.

Vi si svolsero le guerre mitiche degli Argonauti, delle Amazzoni, dei Persiani, di Giulio Cesare, della Russia di Kiev, dell’ Orda d’Oro, e quelle storiche degli Svedesi, di Mazeppa, di Caterina di Russia; la Guerra di Crimea, la Ia e la IIa Guerra Mondiale, la Guerra Civile Russa..esaltate dalla grande letteratura russa.

Esiste quindi una lunga tradizione militare: la Guardia Variaga,Le Biline,  il Principe Igor, Taras Bul’ba, i Cosacchi di Zaporizzha e del Budziak, la Guardia Bianca, gli anarchici di Makhno, l’UPA di Bandera, il Battaglione Azov, gl’ insorti del Donbass, Girkin..

Il nazionalismo ucraino è recente (come del resto la maggior parte dei nazionalismi). Si manifesta innanzitutto come indipendentismo cosacco nei confronti della Polonia (i “Cosacchi non registrati”) e dell’ Impero Ottomano, per poi svilupparsi come identità cattolica e uniate in Ucraina Occidentale, e come identità ortodossa presso il seminario di Kiev.

A metà dell’ Ottocento, Taras Scevchenko redige un manifesto del nazionalismo ucraino ricalcato su modelli polacchi. L’Impero Russo vieta i libri in Ucraino (come quelli delle atre minoranze etniche). Intanto, il Regno di Galizia e Lodomiria (intorno a Leopoli), facente parte, prima, dell’ Ungheria, poi della Cisleithania austro-ungarica, sviluppa un’ ideantità e una lingua “rutene”. Gli ortodossi filorussi vengono perseguitati. I Trattati di Brest-Litovsk cedono l’Ucraina alla Germania e all’ Austria- Ungheria. Si crea uno Stato ucraino-cosacco. IL Sud è occupato dai Bianchi. Nel Nord si fondano Repubbliche rosse, che poi confluiscono nella Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina, che aderisce all’ Unione Sovietica.

I Sovietici perseguono con metodi selvaggi (Holodomor) l’industrializzazione e l’ucrainizzazione, soprattutto del Donbass (vedi il documentario “Entusiasmo” di Dziga Vertov),mentre i nazionalisti fuggono in Cecoslovacchia. Con l’Operazione Barbarossa, gli esuli ritornano a Leopoli con i nazisti, fondando l’UPA (Esercito Rivoluzionario Ucraino) e proclamano uno Stato ucraino, che però viene represso dai nazisti.

Fino dal 2002, fu istituita, su ispirazione americana,  l’organizzazione GUAM, per favorire la transizione di Georgia, Ucraina, Azerbaidzjan e Moldova verso un sistema occidentale, e, in particolare per la transizione dei relativi eserciti verso gli “standard NATO”, che, come si vede, ha avuto un effetto enorme sulla trasformazione dei relativi eserciti in partner di fatto dell’Allenza, rendendo possibili le successive guerre

Come tutti i Paesi ex sovietici, l’Ucraina resta in bilico fra Russia e Occidente. Lo stesso Presidente Zelenskij, introdotto in politica come un esperimento (era un attore che, in una serie televisiva -Sluga Naroda, Servitore del Popolo-, rigorosamente in Russo-impersonava un futuro Presidente).

Con tutte queste premesse, non è stato difficile fare dell’ Ucraina uno Stato-esercito come la Prussia. Con la premessa che anche la Prussia fu uno Stato fortemente artificiale, con una base servile baltica e una classe dirigente composta di Cavalieri Teutonici provenienti da tutta Europa, e poi di nobili Ugonotti francesi fuggiti alle persecuzioni francesi dopo la Notte di San Bartolomeo.Anche la forza politica della Prussia derivava dall’ appoggio internazionale massonico, che ne faceva il campione della lotta anti-cattolica.

Ciò detto, ha ragione Quirico a contrapporre Zelenskij (“vero capo dell’ Europa spaventata”), a un’Europa imbelle, debole, disprezzata, oltre che da Trump e da Putin, anche dallo stesso Zelenskij.

Nel “Quaderno  di Azione Europeistica” di Alpina Dialexis del 2014, intitolato “Ucraina, no a un’inutile strage”, avevamo espresso l’auspicio che Kiev divenisse la capitale di una Federazione Europea comprendente anche la Russia, la Turchia, la Bielorussia e il Caucaso. E che un’Ucraina forte divenisse il Territorio Federale della Federazione. Completando, così, quello “stato-Civiltà eurasiatico che oggi non esiste, perché, tanto l’ Unione Europea, quanto la Russia, sono troppo deboli per lo scopo.

Progetto più che mai attuale nell’ ambito di una riconciliazione fra Europa Occidentale e Orientale, al di fuori delle ideologie otto-novecentesche (la “Casa Comune Europea”).


 [LR1]

Dichiarazione dell’Unione dei Federalisti Europei (UEF) e del Movimento Federalista Europeo (MFE) in merito alle recenti tensioni tra UE e USA sulla Groenlandia e sui dazi mirati, ventilati dal Presidente Trump, quale proposta di risposta dei paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia.

Dichiarazione dell’Unione dei Federalisti Europei (UEF) e del Movimento Federalista Europeo (MFE) in merito alle recenti tensioni tra UE e USA sulla Groenlandia e sui dazi mirati, ventilati dal Presidente Trump, quale proposta di risposta ai paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia.   IL CAMBIAMENTO DI ROTTA CHE LA  GROENLANDIA E I DAZI IMPONGONO ALL’EUROPA: 
UNA TABELLA DI MARCIA IN 7 PUNTI PER GLI STATI UNITI D’EUROPA A un anno dal secondo insediamento di Donald Trump, è chiaro che la strategia di appeasement perseguita dagli Stati membri e dalla Commissione è stata totalmente fallimentare. Non si è trattato solo di un errore di valutazione, ma di una vera e propria abdicazione di fronte alle proprie responsabilità. A partire dalle false accuse di disinformazione e limitazione della libertà di espressione, agli obiettivi arbitrari e unilaterali di spesa per la difesa della NATO e all’accordo predatorio dei “dazi di Turnberry” (15% contro 0%), alle pressioni per modificare le nostre normative digitali e ambientali, alla Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, alle sanzioni contro cittadini e ex funzionari dell’UE, alle palesi violazioni del diritto internazionale e alle pressioni illegali per l’annessione della Groenlandia, l’Europa ha subito un anno di imposizioni e umiliazioni. È arrivato il momento di dire: basta! I federalisti chiedono un immediato cambio di rotta attraverso questa tabella di marcia programmatica in 7 punti: I. Misure immediate Rigetto delle tariffe di Turnberry 2025: il Parlamento europeo dovrebbe rifiutarsi di approvare questo accordo, così iniquo. Il Consiglio non dovrebbe rinnovare la sospensione delle tariffe da 93 miliardi di euro legate a tale accordo. L’Europa non può sacrificare la sua sovranità e la sua economia per non turbare la Casa Bianca.Attivazione dello strumento anti-coercizione: l’Unione Europea deve utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione, anche nel settore digitale, per contrastare la sistematica pressione economica esercitata da Washington per impossessarsi della Groenlandia.Dispiegamento dell’UE in Groenlandia: l’attuale dispiegamento di truppe dei paesi europei in Groenlandia deve essere posto sotto il comando dell’UE e devono essere pianificate esercitazioni da parte della Capacità di Dispiegamento Rapido dell’UE. La protezione dell’integrità territoriale dell’Artico è una responsabilità comune europea. II. Sovranità strategica Assunzione di una piena responsabilità europea nei confronti dell’Ucraina: è urgente prendere piena consapevolezza del fatto che la difesa dell’Ucraina e quella dell’Europa sono intrecciate e che ricadono sugli europei. Questo comporta un aumento e un’accelerazione degli attuali investimenti per sostituire le risorse cosiddette “insostituibili” degli Stati Uniti, in particolare aumentando le nostre capacità satellitari, l’intelligence, il trasporto aereo strategico, il rifornimento in volo e la guerra elettronica di alto livello;Attivazione della difesa comune (Trattato di Lisbona): come recentemente richiesto anche da leader come Pedro Sánchez, è tempo di attivare le disposizioni di difesa comune del Trattato di Lisbona, almeno da parte degli Stati disposti a procedere, al fine di creare una catena di comando militare dell’UE e dare attuazione alla proposta di Kubilius di una forza multinazionale dell’UE dotata di 100.000 unità.Rafforzamento della promozione dei modelli UE di pagamenti digitali, compreso l’euro digitale, i social network, il software e l’intelligenza artificiale. III. Il salto federale Una riforma costituzionale per gli Stati Uniti d’Europa: il processo di riforma dei Trattati deve essere avviato immediatamente sulla base della proposta del Parlamento del novembre 2023 di costituire gli Stati Uniti d’Europa. Ciò comporta il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, un esecutivo dotato di adeguate competenze e poteri per essere in grado di agire e l’abolizione generale del diritto di veto in seno al Consiglio. L’appeasement alimenta solo l’autoritarismo e il vassallaggio; l’unità federale è la nostra unica via d’uscita. Come scrisse il poeta Hölderlin: «Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva». Bruxelles-Pisa-Pavia, 19 gennaio 2026

COMMENTI DELL’ ASSOCIAZIONE DIALEXIS

Erano 70 anni che attendevamo che la questione dell’indipendenza dell’ Europa dall’America venisse posta sul tavolo da qualcuno. Ora, sono i fatti stessi a proporla in modo imperativo, sicché tutti i soggetti del dibattito pubblico sono letteralmente costretti a parlarne.

Perchè?

Perché la transizione dalla società industriale alla società delle macchine intelligenti porta con sé tendenze nuovissime, fra le quali quattro ci riguardano  in particolare:

-la creazione di un centro mondiale intorno alle grandi corporations informatiche (l’”America-Mondo”), che va inevitabilmente verso un’oligarchia sempre più ristretta, verso il mito del “Mondo Nuovo” (orwelliano e huxleyano) e verso l’esasperazione del controllo sociale attraverso le asimmetrie informative, lo spionaggio elettronico, il pensiero unico e il complesso informatico-militare;

-l’attrito sempre più lacerante fra l’”America Mondo” e le culture tradizionali dei vari popoli (umanesimo europeo, “Pasionarnosc” russa, “Vilayet e faqih“ shi’ita, “Sanata dharma” indiano, “Teologia del Popolo” sudamericana,  socialismo con caratteristiche cinesi, “Ubuntu-Mubuntu”  e “Njamaa” africani…)

-la lotta intercontinentale fra le diverse interpretazioni dell’escatologia (la Seconda Venuta di Cristo, il Katechon, il Punto Omega, la Singularity Tecnologica,  il Superuomo, la Pace Perpetua, il Datong..), che finiscono per incarnarsi nei diversi Stati-Civiltà (USA, EU,Russia, Israele, Iran, India/Bharat, Cina), e le quali vanno verso la realizzazione di diversi esiti escatologici ( la “Repubblica Tecnologica” di Karp, Israel ha-Shleimah, il mito del “Diritto Internazionale”, il Mahdi, il Tian Xia)

-la pretesa di Trump di stabilire un proprio personale dominio di tipo imperiale sul mondo intero, sul modello del Venezuela. Di fronte a questa pretesa, non prevista nemmeno dai teorici pi# estremi del  Pensiero Unico occidentale, mentre le folle scendono in piazza a Nuuk, a Copenhagen e a Minneapolis l’establishment europeo non riesce ad articolare alcun progetto concreto,.


1.La farsa delle forze di difesa europee mobilitate a difesa della Groenlandia contro il loro “padrone”, gli Stati Uniti

Dopo l’operazione militare statunitense in Venezuela, in cui il leader della Repubblica Bolivariana è stato catturato con metodi gangsteristici, il presidente degli Stati Uniti ha rinnovato pubblicamente la sua volontà di “possedere” senza limiti la Groenlandia,  giustificandola intanto con una forma di “rivalsa” per essersi visto negare il Premio Nobel, e, poi,  con necessità di sicurezza nazionale americana e con la minaccia di potenze come Russia e Cina. Esigenze -queste ultime- che forse sussistono, ma che non permetterebbero comunque  di scavalcare i diritti di Nazioni Unite, NATO, Europa, UE e Danimarca.

L’”Operation Arctic Endurance” di alcuni Paesi Europei (che vorrebbe essere una reazione dell’ Europa alle follie di Trump) è stata derisa come simbolo della debolezza strategica (o meglio, codardia), europea, schiacciata fra le ambizioni statunitensi e l’incapacità di formulare una visione autonoma e coerente di difesa. Da un lato si mobilitano reparti e assetti militari europei per “difendere” un territorio all’interno della sfera d’influenza NATO; dall’altro, le stesse potenze hanno sempre sostenuto e sostengonola continuazione della leadership statunitense nella struttura dell’Alleanza Atlantica. La debolezza dell’ Europa risulta particolarmente chiara se confrontata con la determinazione della Cina nel reagire al golpe di Caracas (cfr. punti 3 e 4)

2.Teorizzazione dell’ “Europa Debole”

E’ così che, riferendosi alla Groenlandia, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha affermato, non senza ragione: «Gli americani proiettano forza, gli europei proiettano debolezza».Ci troviamo di fronte a un’operazione di reframing che mira a modificare la percezione del rango degli attori sulla scena geopolitica. Definire l’Europa “debole” serve a scardinare l’idea di un partner paritario e a ricollocarla nel ruolo di protetto: un soggetto che non paga pienamente per la propria sicurezza e che, quindi, non ha titolo per dettare condizioni: “non ha le carte”.E’ quanto i critici dell’ Occidente hanno sempre affermato, venendo in passato sbugiardati come fanatici visionari. Gli Stati Uniti non stanno semplicemente descrivendo uno stato di fatto, ma stanno svalutando il potere contrattuale dell’Europa. Se sei debole, non negozi: accetti. Accetti le condizioni della tua difesa, dei trattati commerciali, dell’ordine internazionale.

Quando il principale alleato — colui che garantisce l’ombrello nucleare e la logistica della NATO — dichiara pubblicamente che sei debole, invia segnali destabilizzanti. In primo luogo, parla ai suoi  antagonisti globali, Russia e Cina. Comunica che la protezione americana non è incondizionata. In secondo luogo, alimenta divisioni interne al continente: tra chi spinge per una maggiore autonomia strategica (come la Francia) e chi, temendo di restare scoperto, cerca di compiacere Washington (come i Paesi baltici o la Polonia… e anche l’Italia).

Il risultato è un’erosione lenta ma costante della residua deterrenza e della coesione europea.

3.La giustificazione giuridica del rapimento del Presidente Maduro

Non per nulla il 13 gennaio 2026, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato un memorandum legale  che giustifica l’Operazione Absolute Resolve, che il 3 gennaio ha portato alla cattura notturna di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores a Caracas, definendo “irrilevante” la conformità dell’azione al diritto internazionale.

Il memorandum, redatto dall’Office of Legal Counsel (OLC), sostiene una tesi radicale: l’autorità del Presidente degli Stati Uniti, derivante dalla legge domestica e dalla Costituzione, prevale su qualsiasi trattato internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite.E’ lo stesso ufficio che, ai tempi di Bush, aveva giustificato la tortura:

-Il principio Male Captus, Bene Detentus: Il DoJ ha citato il precedente della Corte Suprema del 1992 (US v. Alvarez-Machain), stabilendo che il modo in cui un imputato viene portato davanti a una corte statunitense — anche se tramite rapimento o violazione della sovranità straniera — non pregiudica la legalità del processo.

-L’Interesse Nazionale: Il DoJ ha argomentato che la cattura di un “narcotrafficante incriminato” serve interessi nazionali vitali, permettendo al Presidente di agire unilateralmente.

-L’Assenza di occupazione: Poiché non è prevista un’occupazione permanente del territorio venezuelano, l’amministrazione sostiene che non sia necessaria l’approvazione parlamentare richiesta per i conflitti bellici prolungati.

La citazione del Ministro degli Esteri italiano (“Il diritto internazionale è importante fino a un certo punto“) risuona come un’ennesima acquiescenza a Trump, che ne legittima la tracotanza. Tajani ha sottolineato che, di fronte a regimi che calpestano i diritti umani e minacciano la stabilità globale (alludendo anche ai legami Maduro-Iran), la forma giuridica può cedere il passo alla necessità politica.

4.La reazione della Cina al golpe in Venezuela

In contrasto con l’inconcludenza dell’ Europa, spicca la tempestività e l’energia della reazione della Cina (“Risposta Integrale Asimmetrica” al golpe di Caracas):

-ore 9:15 del 4 gennaio:  la Banca Popolare della Cina annunzia la sospensione temporanea  delle transazioni in Dollari con imprese Americane del settore della Difesa;

-ore 11:43 la State Grid Corporation annunzi la revisione de tutti i contratti con  fornitori americani

-ore 14:17  la China Nacional Petroleum Corporation ha deliberato  l’ annulamento  dei  contratti di fornitura di petrolio a raffinerie americane;la China Ocean Shipping Company que ha iniziato a evitare  I porti  Americani di  Long Bech. Los Angeles, Nueva York e Miami

-ore 16:22 il ministro delle relazioni esterne Wang Yi offre  a Brasile, india, Sudafrica, Iran, Turchia, Indonesia  e altri 23 paesi termini commerciali preferenziali  ai Paesi che s’impognino a non riconoscere nessun Governo venezuelano. 19 paesi hanno  accettato l’ offerta cinese;

-5 gennaio:nelle prime  48ore  si sono realizzate transazioni senza passare dal dollaro pari a 89mil milioni de Dollari.

5. Perché la Groenlandia è importante?

La questione della Groenlandia è passata quindi, in pochissimi giorni, dal regno delle barzellette a questione centrale della Geopolitica mondiale, come vorrebbero la storia e la geografia, soprattutto di fronte ai nuovi scenari aperti dal surriscaldamento globale e dallo scioglimento dei ghiacci artici e antartici.

Eric Il Rosso è una figura storica e leggendaria delle saghe nordiche, noto per aver fondato la prima colonia vichinga in Groenlandia intorno al 985, dopo essere stato esiliato dall’Islanda, e per essere il padre del famoso esploratore Leif Erikson, che esplorò il Vinland (Nord America). Le saghe che narrano le loro imprese, la Saga di Erik il Rosso e la Saga dei Groenlandesi, sono le fonti principali sulla colonizzazione vichinga dell’America, descrivendo le spedizioni verso occidente e le terre scoperte, come Helluland, Markland e Vinland. 

La Saga di Erik il Rosso (Eiríks saga rauða: “rosso” potrebbe essere un’origine della “Rus’” di Kiev ): Narra la sua vita, l’esilio e la colonizzazione della Groenlandia.La Saga dei Groenlandesi (Grœnlendinga saga): Descrive le spedizioni di Leif Erikson verso il Vinland e  narra che Leif incontrò un territorio  ricoperto da lastroni piatti di roccia (norvegese anticohellr), così lui lo chiamò Helluland (terra delle pietre piatte), che presumibilmente è l’odierna Isola Baffin. Di lì arrivò presso una terra piatta e boscosa, con spiagge bianche, che chiamò Markland (terra dei boschi), che si ritiene sia il Labrador. Quando tornarono nuovamente in quella terra, Leif e i suoi uomini sbarcarono e costruirono case.

Dopo le Guerre Napoleoniche, la Groenlandia,  l’ Islanda e le Faeroer restarono in Danimarca.  La costituzione danese del 1953  definisce la Groenlandia come parte della Danimarca, anche se nel 1978  è divenuta autonoma, con il diritto all’ autodeterminazione.

Uno psichiatra americano di origine ebraica Danese  si ribattezzò Eric Ericson per ribadire il suo patriottismo americano. Drante la IIa Guerra Mondiale si dedicò, come oggi il “Ministro della Guerra” Hedgset, a rafforzare lo spirito guerriero dei soldati americani contro il “mammismo”

Nel 1964 il presidente statunitense Lyndon Johnson dichiarò il 9 ottobre il Leif Erikson Day negli Stati Uniti. Leif appare nel manga Vinland Saga, al pari di altri personaggi storici suoi contemporanei, come sua sorella Freydis, nel nono episodio della terza stagione di Legends of Tomorrow, “Beebo the God of war”. Leif ha il ruolo di co-protagonista nella storia a fumetti “Il mantello dell’orso” di Lilith, personaggio di Luca Enoch edito dalla Sergio Bonelli Editore, episodio ambientato nell’anno 1000 tra la Groenlandia e Vinland.Fa parte de La spada del guerriero, primo libro della trilogia Magnus Chase e gli Dei di Asgard dello scrittore Rick Riordan.Leif Erikson è il titolo di un brano degli Interpol contenuto nell’album del 2002 Turn on the Bright Lights.Leif e Fredys figurano tra i personaggi principali della serie prodotta da Netflix Vikings: Valhalla, iniziata nel 2022.

Oggi, la Groenlandia è divenuta centrale per4 lo scioglimento dei ghiacci e per la possibilità di guerra nucleare con la Russia e la Cina.

6.Possibili  contromisure contro gli USA

a.Rivitalizzare la UE?

C’è chi sembra convinto che si ovvierebbe alla mancanza di progettualità già solo attuando finalmente i “sogni nel cassetto” dell’Europeismo tradizionale (Costituzione europea formale, voto a maggioranza, esercito europeo, debito comune).

In realtà, mancano, e sono sempre mancati,  i presupposti di fatto per realizzare quei progetti:

(i)una cultura (non solo politica) diversa da quella occidentale, che tende a dominare ovunque (una cultura basata sulla classicità biblica e greco-romana, sull’ “antica costituzione europea” di Tocqueville, sull’intellettualità indipendente e critica);

(ii)dei ceti sociali politici, ecclesiali, militari, tecnici, imprenditoriali, intellettuali, capaci d’ incarnare quella cultura, anziché inserirsi docilmente nella falsariga della società “cosmopolitica” a guida americana (lingua inglese, partiti politici ricalcati su quelli americani, università americane, multinazionali americane come capofila, mode americane -dalla “cancel culture, al “Woke” al “tecnofascismo”-);

(iii)un movimento politico capace di esprimere la volontà di rinascita e di lotta dell’ Europa come tale (com’erano stati ad esempio i movimenti d’indipendenza dell’Italia, dell’India e della Cina).

Tuttavia, valutiamo con molto interesse il manifesto del Movimento Europeo e del Movimento Federalista Europeo pubblicato in testa a questo post, per il suo tono finalmente battagliero contro quello che definisce correttamente un anno (ma noi diremmo un secolo) di umiliazoione dell’ Europa, che ci candida automaticamente ad essere solidali con l’altro grande Paese umiliato nella storia dall’ Occidente: la Cina.

b.Riprenderci le basi americane in Europa (con quel che c’è dentro)?

In questo senso sembra orientarsi Fini; nello stesso senso Alessandro Orsini su “Il Fatto Quotidiano”, che parla di cacciata degli USA dalle basi in Europa. Come ha scritto Orsini, un partito politico che chieda la nazionalizzazione delle basi americane. Potrebbe essere quello  che starebbe preparando Vannacci.

Cosa che appariva fiad ora altamente irrealistica, se non fosse che poco dopo è stata proposta ed ampliata perfino da da  “Politico Europe”:

Chief among the potential pressure points is the extensive.e network of military assets in the region, which the U.S. uses, in the jargon of geopolitics, to project American power far from home — in Africa and especially the Middle East. 

Why should the U.S. continue to have access to these bases, or receive support from allies’ naval assets, air forces, or even intelligence services, if it tries to take sovereign territory from a NATO member like Denmark? 

The question is so sensitive that diplomats are at pains to keep it away from the mainstream debates between governments in the summit rooms of the EU or NATO. But five officials and diplomats confirmed to POLITICO that the highly sensitive topic of how to punch back against Trump is being discussed privately across the continent. 

Aside from Europe’s military assets, the U.S. also relies on Europe as a key trade partner and European governments spend many billions of dollars every year buying American weapons. All of these offer potential leverage if European customers decide to stop shopping in the U.S. ….

…But the possibility of cutting off support for American military deployments has come up, including radical suggestions to take back control of U.S. bases, one of the diplomats said….. 

As of 2024, the U.S. had 31 permanent bases and 19 other military sites across Europe as part of the United States European Command. That included at least 67,500 active-duty servicemen, according to the latest U.S. Department of Defense figures, with the lion’s share of those stationed in Germany, Italy and the U.K. 

These include NATO’s largest base in Europe at Ramstein, Germany, and air force bases in the U.K. at Lakenheath and Mildenhall, which together host around 3,000 military personnel. The Aviano air base in Italy supports the only U.S. fighter wing south of the Alps, and is ‘a key NATO air power hub,’ according to the Center for European Policy Analysis. 

In effetti, riscattare le basi americane (magari con ciò che c’è dentro, come le testate nucleari e i centri di ascolto) sarebbe il modo più lineare di prendere in parola Trump, finanziando (con il piano europeo di riarmo) e gestendo noi, a nostro modo, la difesa NATO, non essendo più “parassiti”, bensì protagonisti. Quanto alle modalità di pagamento, sarebbero tutte da discutere.

Certamente, dalla dissoluzione della NATO chi avrebbe da perdere di più sarebbero gli Stati Uniti, che dovrebbero dimenticare tutti i privilegi attuali (centralità sulla scena mondiale, egemonia culturale, sicurezza, signoraggio del Dollaro), ma, soprattutto,, il loro “status” di Superpotenza.

c.Colpire altri interessi strategici americani:

(i)Attivare, come proposto da Macron , ‘Anti Coercion Mechanism”

(ii)Bloccare tutti gl’impegni presi verso Trump dalla von der Leyen (ciò è possibile perché, come rilevano il Movimento Europeo e il Movimento Federalista, il Parlamento Europeo non ha ancora votato, ed esistono anche mozioni contrarie importanti, come quella presentata dalla maggioranza di centro-sinistra);

(iii)Abolire l’Inglese quale “lingua veicolare”delle Istituzioni;

(iv)bloccare l’uso del web americano, come fatto dalla Cina, dalla Russia e dall’ Iran;

(v)Aderire alla “dedollarizzazione” in corso da parte dei BRICS;

(vi)sequestrare le proprietà americane come fatto con gli assets russi;

(vii)boicottare le merci americane.

7.I “Garanti della Privacy” in combutta con i massimi violatori della stessa

L’altra sera, a “8 e mezzo”, Massimo Cacciari  ha finalmente detto chiaramente che quella della “Privacy” è una colossale messa in scena:

-perché l’armamentario giuridico con cui si pretenderebbe di ingabbiare l’onnipervasivo fenomeno del controllo totale è assolutamente inadeguato;

-perché le cosiddette “Agenzie indipendenti” sono solo dei carrozzoni ad uso della classe politica.

Di fronte a un’enorme “congiura” che ha creato strumenti onnipotenti come la Rete, le intercettazioni, i Big Data, l’Intelligenza Artificiale, i Troll, gli Hacker più o meno patriottici, ecc…, gli Stati, quando non se ne facciano, come gli USA, gli espliciti difensori, tentano comunque (come la Cina o Israele), di usarli a fini militari, oppure se ne disinteressano.Nel caso dell’ Europa, accade qualcosa di ancora più perverso. A parole, si proclamano altissime (ma vuote) filosofie di “Umanesimo Digitale”. In pratica, si vive in combutta con i poteri informatici, a cominciare dalle 16 agenzie americane di intelligence, dalle agenzie e imprese israeliane e dai GAFAM. Poi, si copre il tutto con una rete inestricabile di norme europee e nazionali prive di reale contenuto (che per altro sono vissute dai GAFAM come una sorta di oltraggio, sì che Trump, per l’onore dell’ America, le vorrebbe abolite).

L’Agenzia per la Tutela della Riservatezza dei Dati costituisce un caso estremo, sul quale giustamente stanno tentando di fare luce i media, il Parlamento e la Magistratura.Presidiata da politici falliti, che però riscuotono un enorme appannaggio (250.000 Euro annui), esso si occupa di tutto tranne che della sua missione istituzionale.

Nelle sue recenti attività, il Garante, oltre ad avere apparentemente speso cifre enormi in spese non istituzionali, ha “negoziato” con META una multa spettacolare di 4 milioni di Euro, finendo per ridurla a 1 milione. Quest’ ultimo episodio dimostra quanto poco deterrente sia, per i GAFAM, la legislazione europea sull’informatica, sicché i GAFAM, che hanno sede in America, ignorano bellamente le regole e le sanzioni delle Autorità europee, come nel caso del divieto di trasferimento dei dati in America in base alle Sentenze Schrems, o della sanzione fiscale di 13 milioni di Euro per Google, che fu rimborsata dal Governo irlandese. Esse sono perciò parte integrante ed essenziale del sistema di spionaggio capillare co cui gli USA mantengono il controllo sugli Europei.

Per tutti questi motivi ed altri ancora, giustamente Cacciari proponeva, non solo di azzerare il vertice dell’ Autorità Garante, ma addirittura di abolire la stessa.

8.Parlare con la Russia (e con la Cina).

Questa cosa, ritenuta oggi il massimo della “scorrettezza politica”m è quanto si era sempre fatto prima della guerra in Ucraina, dai tempi degli Zar, all’ Unione Sovietica, a Gorbacev, Eltsin e Putin.  Come non ci stanchiamo di ripetere, la Russia è parte integrante ed essenziale dell’Europa, così come la Groenlandia e l’Ucraina, ma anche come Cipro, la Turchia, il Caucaso e gli Urali. Solo che la Russia è molto più grande e più importante di tutti gli altri Paesi europei.

Ora, è la stessa premier Meloni, garante dell’ortodossia atlantica, a propugnare questa linea di condotta.

Abbiamo ripetuto infinite volte che:

a.i primi “indoeuropei” erano gl’”Iperborei” di Platone, del Vendidad e del Bundahishn, ripresi da Tilak, Evola e dal primo Dugin, che vivevano nell’ Artico prima dell’ epoca glaciale;

b. Subito dopo venne la “Cultura Yamnaya”, sorta lungo il Don e il Volga nel 4500 a.C.;

c.la Crimea fu sede di antiche epopee micenee, come quelle di Giasone, di Teseo e di Ifigenia in Tauride;

d.il Regnum Bospori appartenne lungamente all’ Impero Romano e a quello bizantino;

e.per la Russia passarono Baltici, Unni, Avari, Bulgari e Magiari;

f.la Russia (Gardariki) fu fondata da Vikinghi (i Variaghi), che confederarono slavi, finnici e tartari, con lo scopo di commerciare con Bisanzio il termine Rus significherebbe Rematori, ma non escluderemmo che derivi da “Rosso” (hraudi), come Eirik il rosso;;

g.il “Battesimo della Russia di Kiev” fu dovuto ai Bizantini;

h.Zoé/Sofia Paleologa portò a Mosca la tradizione della Terza Roma e la sua biblioteca di autori classici;

i.Pietro il Grande fondò sul Baltico una capitale dal nome olandese e in stile palladiano (Sankt-Petersburg);

l.la tedesca Caterina II vi costruì l’Ermitage, l’Arca Russa in cui sono tutt’ora custoditi i tesori dell’ arte europea;

m.illuministi come Leibniz e Diderot si dedicarono a diffondere in Russia la cultura;

n.Alessandro I fece redigere la versione russa della Santa Alleanza, nella quale si definiva l’Europa come “La Nazione Cristiana”;

o.Joseph de Maistre, Primo Ministro sabaudo e ambasciatore in Russia, scrisse a San Pietroburgo “Les Soirées de Saint Petersbourg », il capolavoro del pensiero conservatore europeo;

p.il poeta Tiutchev era stato ambasciatore presso il Regno di Sardegna, a Torino

q. Dostojevskij assegnò alla Russia la missione di “salvare l’Europa” dalla Modernità

r.Gorkij visse in una villa a Capri, in cui ospitò la scuola dei quadri del Partito Bolscevico, e ebbe a casa sua Lenin e Trotskij;

s.Aleksandr Blok scrisse “gli Sciti”,  con cui invitava gli Europei all’ alleanza con la Russia

t.Viaceslav Ivanov, trasferitosi a Roma e convertitosi al cattolicesimo, invitò, nelle sue poesie , l’Europa a”respirare con i suoi due polmoni” (occidentale e orientale. Giovannoi Paolo II usò costantemente questa metafora.

u.Palmiro Togliatti visse a lungo a Mosca dove insegnò all’ Istituto dei Commissari Politici del PCUS presso l’Armata Rossa;

w.In onore di Togliatti, la città costruita in Tatarstan per la fabbricazione delle Lada fu battezzata “Togliatti”

y.Michail Gorbatcev, Segretario Generale del PCUS e Presidente dell’Unione Sovietica, si batté per la costruzione di una “Casa Comune Europea”, e a questo fine organizzò, con Francois Mitterrand, la Conferenza di Praga per la creazione della Confederazione Eurasiatica;

z.Vladimir Putin, nel 2007, in occasione dei 50 anni del Trattato di Roma, scrisse su “La Stampa” di Torino:

-“in quanto pietroburghese, mi considero a tutti gli effetti europeo”

-“l’Unione Europea costituisce la più grande realizzazione politica del XX° Secolo”;

aa.in occasione della conferenza di Pratica di Mare, fu inaugurata, sotto gli auspici di Berlusconi,  la Partnership NATO-Russia;

ab.durante la Pandemia, l’Armata Russia inviò un convoglio militare d’urgenza con aiuti sanitari.

a.c. Prima della guerra in Ucraina esistevano vari gasdotti che portavano il gas dalla Russia all’ Europa, che furono fatti saltare durante la guerra. Intanto, è stato vietato l’import di prodotti petroliferi dalla Russia, con un incremento mostruoso dei costi in Europa e la stagnazione delle nostre economie.

Con tutte queste premesse, come sarebbe possibile non parlare con la Russia? Davvero, perché non possiamo parlare con chi avvia una guerra contro uno Stato esistente? E allora, l’attacco degli USA al Canada nel 1812? E quello al Messico?e il “Grido di Dolore” di Vittorio Emanuele II? E l’aggressione alla Serbia da parte della NATO?

Per fortuna, il nuovo ambasciatore italiano a Mosca, Beltrame, accreditato ieri al Cremlino, sembrerebbe culturalmente orientato a sostenere questo dialogo.

Per quanto mi riguarda, avevo lavorato ai progetti di stabilimenti FIAT in Russia, avevo ricevuto a Torino Alexej Komov, rappresentante del Patriarcato di Mosca, e avevamo parlato insieme al Palazzo della Provincia di Torino.

Parlare con la Russia  della Groenlandia è fondamentale perché:

a)la Russia condivide la condanna europea della rivendicazione americana;

b)La Russia è la maggiore potenza artica, e quella maggiormente idonea a coltivare, a fini pacifici, le rotte artiche;

c)L’Europa condivide con la Russia (e con il Canada)enormi minoranze etniche Ugo-finniche e turchiche (prima di tutto gli Inuit, poi i Sapmi, Finnici, Estoni, Vepsi, Careliani, Nenec, Mari, Bashkiri, Komi, Permiacchi, Sirieni, Mordvini, Bashkiri, Tartari, Nganasan, Yukagiri, Sakha, Ciukci, Tungusi, Aleuti), che, con lo scioglimento dei ghiacci, diverranno popolazioni centrali nel mondo, dai punti di vista culturale, economico e militare

E’ chiaro che, con pretesti capziosi, si vuole distruggere un legame millenario ed essenziale fa l’Europa e i suoi popoli periferici, per impedire che si prenda atto di un’ Identità Europea che va al di là dei governanti, dei governi, dei regimi, dei diritti,  dei torti  e delle ideologie, e costituisce l’unico solido fondamento per la costruzione di un forte Stato-Civiltà capace di fronteggiare vittoriosamente le Multinazionali del Web, le quali vogliono  imporsi agli Stati, e, in primo luogo, agli Stati Uniti.

Intanto, la von der Leyen sta addirittura negoziando con gli USA un nuovo accordo che permetterebbe di consegnare i dati privati dei cittadini alla famigerata ICE, la polizia di frontiera americana.

OGGI E’ IL 9 MAGGIO

E’ realizzabile la Pace Perpetua?

Per molti decenni, ci era stato ripetuto fino alla nausea che la guerra era oramai una cosa superata, e che le relazioni future fra le nazioni sarebbero state regolate solo in via pacifica. A questa convinzione si ispira anche l’art. 11 della Costituzione italiana, come pure il discorso di Schuman del 9 maggio 1956, a cui si richiama la “Festa dell’ Europa” di oggi.

Gaza, II millennio a.c.: “Muoia Sansone con tutti i Filistei!”


1.Inestirpabilità della guerra
Eppure, le guerre in generale, e, in particolare, quelle nelle vere e proprie “culle della civiltà occidentale” – la Mezzaluna Fertile, le steppe pontiche e la piana indo-gangetica-, non sono mai cessate. Già la Bibbia ci aveva tramandato una sequela di guerre genocide , che, quand’anche non corrispondessero alla verità archeologica, sono ancora comunque testimoniate da testimonianze esterne, a Ebla, a Medinet Habu, a Har Magheddon, a Qadesh. Ad esse fanno seguito le guerre di Alessandro Magno, quelle partiche, quelle giudaiche, il jihad islamico, le crociate, le invasioni mongoliche, la spedizione egiziana di Napoleone e quella araba di Lawrence d’Arabia, le guerre arabo-israeliane e le guerre civili siriane e libanesi.
Quanto agli Yamnaya (i Proto-Indoeuropei, fra il Prut e il Volga), i ritrovamenti archeologici (per esempio, di Anthony), confermano il loro continuo stato di guerra e l’occupazione graduale di tutta l’ Eurasia. La mitologia greca ci parla del Vello d’Oro, ed Erodoto della guerra fra Sciti e Persiani. Giulio Cesare combatté contro Mitridate nel Ponto Taurico, così come i Goti sterminarono gli Esti, e i Polovesiani combatterono contro i Variaghi. I Mongoli occuparono la Rus’ di Kiev, e Mosca cacciò l’ Orda d’Oro e sottomise i Canati di Sibir, Kazan, Astrakhan e Crimea. I Cosacchi combatterono contro Turchi, Polacchi, Svedesi e Russi. Tutta l’Europa, a cominciare dal Regno di Sardegna, assalì la Russia in Crimea per impedirne l’espansione nei Balcani e in Medio Oriente. Alla fine della Ia Guerra Mondiale, si affrontavano in Ucraina austro-tedeschi, eserciti bianchi, anarchici e repubbliche nazionaliste e socialiste. L’Holodomor fu una sanguinosa guerra civile, seguita dall’ invasione nazista e dalle rivolte dell’UPA e dell’ OUN. Dopo la IIa Guerra Mondiale, continuarono a combattere i Fratelli della Foresta. Dopo la caduta dell’URSS, ci furono le guerre per la Transnistria, la presa di potere violenta dell’ Euromaidan e l’insurrezione del Donbass, fino all’ invasione russa.
Quanto, infine, alla piana indo-gangetica, all’ origine stessa della civiltà indica si colloca la battaglia di Kurukshetra, in uel Punjab che è ora al centro del nuovo conflitto indo-pakistano. Qui si svolsero le campagne di Ashoka, Alessandro, Mahmud di Ghazni, Babur e Aurengzeb, la rivolta dei Sepoys, il saccheggio di Delhi e le successive guerre indo-pachistane e indo-cinesi. Sembra che certi conflitti “esistenziali”, di natura non solo geopolitica, bensì identitaria, siano, sotto diverse forme, inestinguibili.
In conclusione, come scriveva Tucidide, ancor oggi la guerra rende alcuni liberi (come per esempio l’America o Israele), ed altri schiavi (come per esempio i Curdi o i Palestinesi).Gli altri combattono per non divenire anch’essi “parte del menù”, come diceva Blinken.
La pace resta un’aspirazione universalmente condivisa, innanzitutto, paradossalmente, proprio dai condottieri (come Ettore, Arjuna, Serse, Augusto), ma è eternamente inafferrabile.
Impossible fondare un nuovo Stato solo su questa aspirazione. Perfino le Chiese hanno dovuto riconoscere che, almeno fino al ritorno di un Messia, le strade della Città dell’Uomo e della Città di Dio non si congiungono. Ciò non toglie certo legittimità ai “Costruttori di Pace”, e, in primo luogo, alle Chiese, pur nella consapevolezza che la “Pax Aeterna” è stata invocata inutilmente da quasi 2000 anni (basti pensare all’ omonima moneta di Filippo l’Arabo, primo imperatore cristiano). Certo, come si dirà in seguito, la metodologia per ottenere almeno delle paci parziali, è del tutto diversa da quelle usualmente utilizzate. Essa richiede lo sforzo per comprendere il modo di pensare degli altri e per immedesimarvisi. Ricordiamo qui l’episodio di quando Federico II di Svevia negoziò con il re egiziano al-Malik una tregua di 10 anni per Gerusalemme. Quando il muezzin cominciò a leggere dal minareto la sura del Corano che dice “Allah non generò figli”, al-Malik offrì a Federico di fare zittire il muezzin, ma Federico rispose che a lui, educato nella Palermo islamica, era grato ascoltare il canto del muezzin.

L’Italia sconfitta continua a non essere libera


2.La guerra continua a stabilire chi sia libero e chi sia schiavo
Un’ulteriore conferma di tutto ciò viene da un magistrale articolo di Antony Beevor in Foreign Affairs “We Are Still Fighting World War II,The Unsettled Legacy of the Conflict That Shaped Today’s Politics:“World War II certainly brought the strands of world history together, with its global reach and its acceleration of the end of colonialism across Africa, Asia, and the Middle East. Yet despite sharing this international experience, and entering the same order built in its wake, every country involved created and clung to its own narrative of the great conflict”.
Le narrative sulla Seconda Guerra Mondiale, le sue motivazioni, le sue responsabilità, i suoi obiettivi, i suoi crimini, costituiscono infatti la base ideologica delle pretese egemoniche delle Grandi Potenze, a cominciare dalla Russia postsovietica:“. Putin cherry-picks from Russian history, combining homage to Soviet sacrifice in the ‘Great Patriotic War,’ as World War II is known in Russia, with the reactionary ideas of exiled tsarist White Russians after their defeat by the communist Reds in the Russian Civil War of 1917–22. The latter include religious justifications for Russian supremacy over the entire Eurasian landmass—“from Vladivostok to Dublin.” Per questo, tanto Putin quanto Trump pretendono che il loro Paese sia stato l’unico determinante per la vittoria:“The Russian president goes so far as to insist that the Soviet Union could have won the war against Nazi Germany on its own when even Stalin and other Soviet leaders privately acknowledged that the Soviet Union would not have survived without American aid. “
Anche il termine “genocidio” viene invocato dagli uni, e contestato dagli altri, perché è il crisma vittimaroio dell’ eccezionalità dell’ Impero del Bene, tormentato dal Male Assoluto, ma, alla fine, vincitore:“Tellingly, after the war, Soviet diplomats fought to prevent class warfare—which would have included the Soviet Union’s mass killing of aristocrats, bourgeoisie, and land-owning peasants—from being mentioned in the United Nations’ 1948 Genocide Convention.”
In realtà, il destino di tutti i perdenti della Seconda Guerra Mondiale rasentò, e ancora rasenta, il genocidio, per mano degli Alleati e/o dei loro eredi:“Many other captured soldiers did not make it home. Those from the Soviet Red Army who had been forcibly recruited by the German military were rounded up while in German uniform in France and handed over to Soviet officers, who executed suspected leaders in the woods before transporting the rest back to the Soviet Union. There, the soldiers were sentenced to slave labor in the frozen north. Just days after Germany’s surrender, British forces in Austria ordered that more than 20,000 anti-communist Yugoslav nationals in the area under their jurisdiction be handed over to communist Yugoslav authorities, who shot and then buried them in mass graves. British forces also handed over to Soviet authorities Cossacks who were Soviet citizens but had fought for Germany. The British government almost certainly knew that a harsh sentence awaited these soldiers but feared that letting them go would mean the Soviet authorities would hold on to British prisoners of war that the Red Army had liberated in Poland and eastern Germany. The Red Army also rounded up 600,000 Japanese soldiers in northern China and Manchuria; all of them were sent to labor camps in Siberia and worked to death.”
Questo “genocidio negato” è alla fonte dei radicati risentimenti di molti popoli, che ancora oggi contestano l’ “Ordine di Yalta”:“In August 1945, well after the fighting in the European theater had ended, the Soviet Union began to release ordinary Italian soldiers it had captured in the latter part of the Axis powers’ campaign to take Stalingrad. These soldiers were sent home without their officers, however, because the leader of the Italian Communist Party had appealed to Moscow to delay the return of higher-ranking prisoners who might publicly condemn the Soviet Union and hurt the party’s chances in upcoming elections. Communist groups gathered at railway stations in Italy to welcome the returning soldiers, whom they expected to be more sympathetic to their cause. They were appalled to see the soldiers had scrawled the words abbasso comunismo—down with communism—on the train cars, and fights broke out at the stations. The communist press labeled the returnees who criticized the Soviet Union in any way as fascists.”
Il Progetto di Nethaniyahu e di Trump di spostare nei Paesi arabi tutti i Palestinesi non ha in questo nulla di originale: si tratta solo della ripetizione degli Scambi di Popolazioni fra Europa ed Asia alla caduta dell’ Impero Ottomano e degli stermini e migrazioni forzate in Est Europa, come effetto del GeneralPlan Ost e degli Accordi di Yalta (con la benedizione degli Alleati):“In 1939, Poles from what suddenly became western Ukraine had been dumped in the deserted spaces of Kazakhstan or Siberia and left to starve. The Polish city of Lwow was occupied twice by the Soviets and once by the Nazis, who sent its Jews to death camps. After the war, Lwow was given a new Ukrainian name, Lviv. At the Yalta conference in February 1945, where British, Soviet, and U.S. leaders met to discuss the organization of postwar Europe, Stalin forced the Allied powers to accept that the whole of Poland was to be shifted to the west, receiving former German provinces on the western side while the Soviet Union absorbed Polish provinces to the east. To complete the execution of this plan, the Red Army carried out the largest systematic forced removal of a population in modern times, transplanting more than 13 million Germans, Poles, and Ukrainians.”
Ciò detto, la Seconda Guerra Mondiale ha configurato, e ancora configura, il mondo in cui viviamo:“For better or worse, World War II reset the trajectory of global politics. The defeat of Japan eventually paved the way for the rise of modern China. The collapse of the British, Dutch, and French empires in 1941–42 marked the end of imperial Europe, and the experience of the war spurred the movement toward European integration. Both the United States and the Soviet Union, meanwhile, were elevated to superpower status. World War II also produced the United Nations, whose key objectives were to safeguard the sovereignty of countries and to prohibit armed aggression and territorial conquest. The UN was very much U.S. President Franklin Roosevelt’s dream, and he was prepared to let Stalin have complete control over Poland to achieve it. “
Quella configurazione del mondo si pretendeva fondata su regole generali e astratte, sì che non ci sarebbe più stato bisogno di grandi personalità di leader:“Putin’s invasion has changed that, and Trump, taking Putin as a role model, has, too.”E, in effetti, se si leggono i documenti predisposti dal ministero degli esteri russo prima dell’ Operazione Militare Speciale, questa guerra, ben al di là di questioni territoriali, mira a mettere in discussione le regole imposte dai vincitori della “a Guerra Mondiale.

La gabbia a Pisa dove fu rinchiuso il poeta americano Ezra Pound, che lì scrisse i “Pisan Cantos”
  1. Superare l’immaginario apocalittico
    Il caso della IIa Guerra Mondiale dimostra, a nostro avviso, non soltanto la correttezza delle ipotesi di Eraclito, Erodoto e De Maistre sul carattere decisivo della guerra, bensì anche e soprattutto che il fenomeno “guerra” nella Modernità è, per giunta, totalmente influenzato dall’idea apocalittica. Premesso che le guerre hanno sempre avuto un carattere sacro, perché combattute dagli Dei accanto agli uomini loro alleati (Krsna nel Mahabharata, Hanuman nel Ramayana, Atena nell’Iliade , Yahwè, “ish milhamà= uomo di guerra” nella Bibbia), la loro natura era destinata a cambiare solo alla fine dei tempi, quando essa sarebbe stata fatta propria da esseri divini (Threatona/Fredon/ Fereidun; gli Arcangeli; Gesù stesso; Muhammad al-Mahdi).L’esito finale di questa guerra divina avrebbe segnato l’inizio della Pace Perpetua. In questo senso, lo Zarathustra nietzscheano parla dell’ “Ultima grande battaglia” e Kant della “Pace Perpetua”.
    La Rivoluzione vorrebbe essere questa finale “guerra contro la guerra”.Dopo verrebbe il Millennio del Messia, del Superuomo o del Proletariato. Questo ruolo messianico è stato attribuito, a partire dal 1945, alla IIa Guerra Mondiale, concepita come guerra contro il Male Assoluto. Questa guerra avrebbe stabilito in via definitiva che avrebbe svolto il ruolo del “Salvatore”, e, grazie a una sorta di “Tribunale della Storia”, a chi spettasse di essere, come diceva Zarathustra, “il Signore della Terra”.

I grandi raggruppamenti politici e culturali di oggi pretendono d’incarnare essi, in modo collettivo, questa funzione di Salvatore cosmico, senza bisogno di un intervento divino. Quella pretesa che le Chiese hanno tradizionalmente simboleggiato nella figura del Falso Messia, o Anticristo.
Per gli USA, il Salvatore era il Complesso Industriale-Militare, che, avendo inventato la bomba atomica, ha svolto il ruolo di Shiva nel Mahabharata, fornendo ai combattenti l’arma assoluta- “Pashupata”-, mentre Hitler subisce la sorte di Karna, che, avendo offeso un Bramino, dimentica il mantra di Pashupata, sì che il suo carro affonda le ruote nel fango. Non per nulla vediamo, nel film “Oppenheimer”, il responsabile del Progetto Manhattan identificarsi con Shiva stesso.Per Putin, il Salvatore è il popolo russo, che, grazie alla sua straordinaria Pasionarnost, ha sconfitto, con la “Guerra Sacra”, il Piano Barbarossa e l’Olocausto.Per i Sionisti, il Salvatore resta più che mai il popolo ebraico, che ha saputo superare il trauma della Shoah e riconquistare la Terra Promessa.Per l’establishment europeo, il Salvatore è costituito dalla Resistenza, che, caso unico fra le classi dirigenti del mondo, continuerebbe ancor oggi a incarnare i “Valori” del Bene Assoluto (diritto mite, democrazia rappresentativa, progresso tecnico, egualitarismo), traditi dall’America del MAGA come dalla Russia neo-zarista e dall’Israele genocidario di Gaza e della Transgiordania)
Rutti costoro stanno compiendo manovre propagandistiche grottesche per tentare di fare riconoscere le rispettive pretese missionarie, di cui questi giorni, e le commemorazioni della fine della IIa Guerra Mondiale, costituiscono una squisita testimonianza.
Vedremo come si posiziona, di fronte a queste pretese messianiche secolarizzate, il nuovo Pontefice.

  1. La controversia sulla natura dell’ Apocalisse
    L’Apocalisse è una profezia che si autoavvera, ricorrente fra i Veda e l’Avesta, la Bibbia e il Corano, Gioacchino da Fiore e Cristoforo Colombo. Essa si perpetua nelle “religioni secolarizzate”, come lo scientismo, il marxismo, il sionismo, la filosofia di Teilhard de Chardin, il nazismo e l’eccezionalismo americano. Essa inizia ovunque (come nell’ Avesta, nel Nuovo Testamento e nel marxismo), con il dominio del Male Assoluto (per esempio, del Nazismo), continua con una lotta fra angeli e demoni (la Bomba Atomica, le Armi Segrete),e termina con un’apoteosi, in cui diviene possibile tutto ciò che prima era impossibile: abbondanza, pace, eguaglianza, perfino l’immortalità. la Fine della Storia.
    Ecco spiegato perché tutte le concezioni del mondo della Modernità, a partire dal Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco per passare al mito del Golem e arrivare alla “Costruzione di Dio” dei Bogostroiteli (con i loro corollari positivisti, idealisti, marxisti, fascisti o liberali) sono fallite per la presunzione (“hybris”)di realizzare questo progetto megalomane nella contingenza (la “Trascendenza Pratica”, per dirla con Nolte).Era quindi normale che anche le pretese di americanisti, marxisti e sionisti si arenassero ora contro questo scoglio. Anche le versioni più blande, quelle della Singularity Tecnologica, del “compromesso socialdemocratico” e del “Nuovo Medio Oriente” stanno dimostrando la loro non fattibilità.
    5.Saggezza e insufficienza di quel mito
    La profezia dell’ Apocalisse non è un qualcosa di arbitrario, bensì esprime in modo molto pertinente la sintesi fra l’esigenza di unità e collaborazione globali derivante dalla complessità e tecnicità del mondo moderno, con quella di por fine a uno stato di anomia sempre crescente derivante dalla fuoriuscita dall’ Epoca Assiale. E, tuttavia, essa è destinata a esiti sempre più catastrofici per la mancanza di un’adeguata prospettiva culturale. Alla conflittualità sempre più forte si tende a rispondere con l’escalation della guerra senza limiti fra i detentori delle maggiori concentrazioni di potere mondiale, fino a rasentare, come oggi, la minaccia nucleare.L’Apocalisse si auto-avvera. Un effetto diametralmente opposto a quello (almeno apparentemente)preconizzato dai fautori della Fine della Storia attraverso l’esasperazione della ragione tecnica e strumentale ( la concordia universale attraverso l’utilitarismo).Anche se, a nostro avviso, vi è, dietro quel “Sogno” una malcelata vena di autolesionismo e di nichilismo.
    Noi ipotizziamo infine che questa conflittualità derivi dall’ intima contraddittorietà della cultura occidentale, che pretende di essere uscita dal mito, e invece ne è immersa fino al collo (la “Dialettica dell’ Illuminismo”, che pretende di essere universale ma non sa apprendere dalle culture “altre”).
    Ricordiamo che altre culture hanno sviluppato concetti come “ahimsa”, “satyagraha”, “disarmo culturale, “Wei Wu Wei”, che permettono di sviluppare la conflittualità, inevitabile nella natura umana, attraverso la forza spirituale anziché quella fisica. Ad esempio, per Sun Zu, l’ideale del condottiero era quello “Conquistare il Tian Xia senza uccidere nessuno”.
    6.Un nuovo ruolo per l’Europa
    Se l’Europa vuole veramente ad avere quel ruolo di “Trendsetter of the Worldwide Debate” che Ursula von der Leyen ambisce a darle, che vorrebbe subdolamente essere (senza parere) l’erede della pretesa civilizzatrice del colonialismo, dovrebbe studiare quelle concezioni dialettiche e spirituali del conflitto, non già sobillare eternamente la lotta fra “Democrazie” (5% del mondo) contro le presunte “Dittature”( monarchie, teocrazie, regimi autoritari, nazionalismi, democrazie socialiste), che sono attualmente il 95% dell’Umanità, a Est come a Ovest. Questo poteva avere una spiegazione (ma non una giustificazione), quando gli Stati Uniti esercitavano su di noi ogni genere di pressione in questo senso. Ma che senso ha farlo oggi?
    Si dice, “perché l’Europa è la culla della democrazia”.
    L’idea che Atene sia stata la “prima democrazia” e che quella forma di governo rappresentasse una sorta di anticipazione, quasi un archetipo ideale del nostro sistema politico moderno, è una costruzione storica tanto radicata quanto fallace. Certo, il termine δημοκρατία è greco, e letteralmente significa “potere del popolo”; ma ciò che noi intendiamo oggi con democrazia (suffragio universale, tutela dei diritti civili, separazione dei poteri, stato di diritto, garanzie per le minoranze) era del tutto estraneo alla sensibilità politica degli antichi. Per tutti i pensatori greci, e ancor più romani, cristiani o islamici, da Socrate a Platone, a Aristotele, a Cicerone, a Sant’Agostino, ad Ibn ‘Arabi, ad Averroè, a Dante, la democrazia rappresentava anzi una forma corrotta di governo: un dominio delle moltitudini, pericolosamente esposte alle lusinghe dei demagoghi e alle fluttuazioni delle passioni collettive.
    La cosiddetta “democrazia ateniese” era un privilegio estremamente ristretto. Solo i maschi adulti, figli legittimi di due genitori ateniesi, potevano partecipare alla vita pubblica, escludendo quindi schiavi, meteci (stranieri residenti) e ovviamente le donne. Su una popolazione complessiva di circa 300.000 individui, appena 30.000 godevano del diritto di voto. Le donne, pur rappresentando metà della popolazione, erano giuridicamente invisibili. Atene era una società schiavista, non marginalmente, ma nella sua stessa struttura portante. Gli schiavi, presenti nelle abitazioni, nei campi, nelle officine, perfino nelle miniere, erano stimati in oltre 100.000 unità. Erano più numerosi dei cittadini.
    Il celebre discorso funebre di Pericle, trasmesso da Tucidide, è forse il manifesto più potente di questo racconto: una città libera, retta dall’uguaglianza, dove ogni cittadino può ambire a cariche pubbliche. Ma chi legge Tucidide, sa che lo stesso discorso attribuito a Pericle (“ho Protos Anér, il “Princeps”), è in realtà sotterraneamente ironico. Quell’Atene fu anche imperialista, aggressiva, violenta. Il massacro di Melo ne è la prova più crudele.
  2. .Neanche l’Europa post-bellica era il baluardo della democrazia
    La mitizzazione della democrazia e della sua storia è stata funzionale all’ egemonia americana (e sovietica) dell’epoca di Yalta. Per creare un consenso intorno agli Stati ricostruiti frettolosamente sul modello americano (o sovietico), cancellando non solo l’ordine nuovo dell’ Asse, bensì anche le vecchie tradizioni (liberali, clericali, aristocratiche, plutocratiche, epistocratiche,e/o massoniche) degli Stati pre-totalitari, occorreva attribuire il merito la pace e la ricostruzione del modello americano o sovietico), che aveva abbattuto lo Stato militare, i leader carismatici, le milizie, i sistemi polizieschi, dei totalitarismi, negando nel contempo un possibile ritorno agli Anni 10 o 20.
    Tuttavia, le contraddizioni di questa narrazione si sono rivelate progressivamente sempre più evidenti, a mano a mano che, per scongiurare ogni ritorno al passato (rappresentato dagli attuali partiti “populisti”, tutt’altro che “fascisti”, bensì conservatori inclini a rivalutare cose come nazionalità, religione, monarchia, esercito) si usano sempre più modelli repressivi, come discriminazioni di fatto, canoni storiografici, leggi memoriali, reati di opinione, censura, uso politico della magistratura, diviene sempre più difficile mantenere in piedi quell’egemonia.
    Orbene, se l’Occidente rinunziasse, per impulso degli USA, e indirettamente, di Russia, Cina e India, all’attuale frenesia apocalittica d’imporre ovunque la sua (ipocrita) ideologia “liberal-democratica”(che come abbiamo visto, in Europa ha al massimo cent’anni, perché prima qui c’erano monarchie assolute come la Russia, semi-assolute come l’Austria, la Turchia e l’Italia, aristocrazie come la Germania e l’Inghilterra, e repubbliche oligarchiche come la Francia) , esso potrebbe ancora convivere pacificamente con le altre grandi aree del mondo, traendone un profitto culturale (perché imparerebbe cose nuove), di sicurezza (perché eviterebbe la IIIa Guerra Mondiale), e, infine, economica, perché torrebbe di mezzo le continue sanzioni e dazi che ci stanno riducendo al sottosviluppo ( dalla distruzione dell’ Olivetti all’omicidio di Mattei, dal boicottaggio del North Stream a quello della Pirelli).

E’ in questo spirito che stiamo organizzando i Cantieri d’ Europa al Salone del Libro di Torino, per favorire un’attenzione seria alle culture del resto del mondo, come contributo essenziale alla otta per la disumanizzazione portata avanti dal mondo delle macchine intelligenti.
Per questo, quest’anno abbiamo rinunziato a una nostra manifestazione specifica per il 9 maggio, che sarebbe stata necessariamente polemica nei confronti di un establishment che ha addirittura spostato il giorno della festa per non farlo coincidere con quella di Mosca, limitandoci a postare questo commento, con l’invito, ripreso dal nuovo Pontefice, di “costruire ponti”, cosa che, a nostro avviso, non avverrà certo grazie a prediche buonistiche, bensì studiando seriamente le culture di tutti i Continenti e mettendole a confronto per individuare soluzioni agl’infiniti problemi irrisolti.

RINUNZIARE A ESSERE UNA FEDERAZIONE?Considerazioni sulla difesa dell’ Europa

“Qui in Europa siamo governati in sostanza dagli Americani(…) Non siamo nazioni sovrane (…). Non possiamo decidere sui nostri destini, perché su questi decide Washington”(Klaus von Dohnanyi, ex-Ministro per la cultura e la scienza ed ex-Sindaco di Amburgo)
Sono 80 anni che gli Europei perdono tempo a discutere se sia meglio una federazione o una confederazione, quando i due termini sono stati usati in modo quanto meno promiscuo in tutti tempi e in tutte le lingue (Berith, Lega, Bund, Confoederatio, Confédération, Unia, Union, Confederation, Rzeczpospolita, Sojuz, Savez, Respublika, Federacija, Soobscestvo…). Intanto, l’Europa moderna ha fatto effettivamente insieme ben poche cose, e, spesso, le più interessanti, come cooperazioni fra Stati (Mitropa, Arbed, Concorde, Ariane, Cooperazione allo Sviluppo, BEI, Tornado, Airbus, Eurofighter, Galileo, TGV, Euro)…Oggi, la cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi” vorrebbe seguire sostanzialmente quegli esempi. Tuttavia, tutto ciò potrebbe andar bene finché si resti sul piano teorico, mentre, se si arrivasse veramente a una guerra con la Russia, il problema della condotta delle ostilità si porrebbe comunque in modo drammatico, com’è dimostrato dal dibattito in corso in Germania, che ci riporta alla tanto esecrata esperienza dell’Asse, dove il mancato coordinamento fra Italia e Germania (ma anche fra i generali nazisti) aveva portato a una serie di sconfitte: in Africa, nei Balcani, in Russia…
Ricapitoliamo qui di seguito i concetti fondamentali dei dibattiti in corso.


1.L’impossibilità per l’ Europa di vincere la Russia
Come già le invasioni della Russia da parte della Svezia, di Napoleone, della coalizione per la Crimea e di Hitler, un’eventuale guerra fra i “Volenterosi” e la Russia non potrebbe in nessun caso essere vinta,già perché i “Volenterosi” non dispongono di una deterrenza nucleare neppur lontanamente comparabile a quella russa, e gli Stati Uniti hanno chiaramente manifestato l’intenzione di non utilizzare la loro (presumibilmente perché anch’essa oggi inferiore a quella russa: vedi missile Oreshnik), e una guerra in Europa non varrebbe il rischio.
In ogni caso, l’articolo 5 del Trattato Nord-Atlantico, e tanto meno la parallela clausola dei trattati UE, non potrebbero funzionare, se non altro perché non sono automatica, mentre invece le guerre nucleari post-moderne sarebbero semplicemente istantanee. Come sarebbe possibile discutere a 27 (ma anche solo a sue o tre) l’uso dell’arma nucleare? Per ovviare a questo stallo, si sta cercando di fare della Germania l’ago della bilancia, che oggi non può funzionare perché, attualmente, lo stesso governo tedesco deve astenersi dal voto nell’UE se i ministeri competenti e i partiti partner della coalizione nazionale non riescono a trovare una posizione comune ( un meccanismo noto come “Voto Tedesco”). La richiesta dei Cristiano-democratici ai Socialdemocratici sarebbe quella di consentire a Merz di “assumere il coordinamento fin dall’inizio o di impadronirsene durante il processo se la cancelleria lo ritiene necessario per garantire una posizione coerente del governo”. Si tratta di un’impostazione assolutamente governativa, evidentemente nella previsione che i meccanismi federali europei non vengano implementati in tempi utili. Di fronte a questo sconquasso, Gabriele Segre propone di rinunziare al progetto federalista (che, come scrive Cacciari, non è mai stato preso sul serio da nessuno).
Come abbiamo scritto in precedenza, l’idea di creare una federazione chiamata “Stati Uniti d’ Europa” è sempre stata molto debole, in quanto costituiva una confessione palese di ancillarità esistenziale dell’ Europa nei confronti dell’ America, a cui non poteva che seguire anche un’ancillarità di fatto, da cui ancora non ci siamo liberati.Invece, come scriveva Tocqueville contrapponendola all’ America, l’Europa ha un’eredità di governance fondata sul pluralismo (l’”Antica Costituzione Europea”), con Papa e Imperatore, Ordini e Regni, Monasteri e Leghe, Principati e Comuni, Feudi e Corporazioni…, che, “mutatis mutandis”, potrebbe valere ancor oggi, salvo che nel campo della Difesa.
In quest’ultimo, vale il discorso sulla mancanza di coordinamento e alle caotiche assemblee dei Generali di Hitler. E, lì, sarebbe forse il caso di guardare agli antichi Progetti di Crociata, aggiornati con la parziale automatizzazione dei processi decisionali.


2.Il “trilemma” della difesa nucleare europea
Ancor più problematica è la situazione in campo nucleare. Qui, secondo Foreign Affairs, si tratterebbe di conciliare tre disparati obiettivi: una deterrenza credibile ed efficace contro la Russia; la stabilità strategica, intesa come minimizzazione degl’incentivi per ntutti gli Stati a fare uso per primi delle armi nucleari(first strike); non-proliferazione dagli Stati nucleari ad altri Stati. Secondo Foreign Affairs, questi obiettivi non possono essere raggiunti tutti contemporaneamente. L’unica soluzione efficace sarebbe, a nostro avviso, quella discussa a suo tempo fra Gorbaciov e Mitterrand: una “Casa Comune Europea” in cui Russia ed Europa non rappresentassero più una fonte di minaccia reciproca, perché accomunate da prospettive culturali simili. E’ ancora possibile conseguire questa situazione dopo trentacinque anni di azioni volte costantemente ad attizzare l’odio reciproco? Certo, è difficile, e richiederebbe un lungo processo di avvicinamento, ma meno lungo di quanto lo sarebbe stato nel 1989. Infatti, oggi si tratta in realtà di conciliare due situazioni di fatto e due culture politiche meno lontane di allora. Intanto, oramai, dopo l’utilizzo, da parte di Ursula von der Leyen, dell’ Art. 122 del Trattato di Lisbona per fare passare RearmEurope a semplice maggioranza, l’ Unione si è già mossa decisamente sulla strada di uno Stato militarizzato, com’è attualmente la Russia. Anche gli sforzi del Governo Italiano di introdurre il Premierato vanno nella stessa direzione.
Nel contempo, dal punto di vista ideologico, la Russia ha rivitalizzato il “Russkij Konservatizm”, mentre, nell’ Unione Europea, si è scatenata una vera febbre identitaria (funzioni religiose, bandiere, inni, commemorazioni, eroi), non dissimile dalla Pasionarnost’ che, secondo Gumiliev, caratterizzerebbe l’identità russa. Tutto ciò non incontra più nessuna controspinta sostanziale, né dagli Stati Uniti, che anzi invitano l’ Europa a dare più spazio alle proprie politiche identitarie (vedi Vance), né da parte dell’Unione, che si fa promotrice di manifestazioni sovraniste europee (basate sull’inflazione della bandiera e dell’ inno).
Sarebbe il caso di cogliere quest’occasione di europeizzazione, e sembra paradossale che siano i sedicenti “conservatori” ad opporvisi.


3.L’”Establishment” non crede, e non ha mai creduto a Ventotene.
Come abbiamo scritto, le realizzazioni concrete delle organizzazioni europee, e, in generale, degli Europei insieme, nacquero, non già da un‘ideologia federalista (quale?), bensì da un lavoro sotterraneo dell’America e dall’applicazione delle idee dei Funzionalisti Mitrany e Haas, veicolate dalla “Dichiarazione Schuman” e dai Trattati europei scritti dallo studio americano Allen Overy (l’Europa dei piccoli passi, l’Europa degli Stati).Spinelli e i suoi seguaci avevano seguito un percorso, assolutamente condivisibile, ma del tutto differente, che sarebbe stato ancor più distante se non vi fossero state pressioni di vario tipo (La Malfa, Nenni), per far loro accettare l’inserimento in delle Comunità Europee assolutamente funzionalistiche e atlantiste, e, addirittura, per inserirvisi dal punto di vista personale.
Per parte loro, le politiche europee degli Stati Membri e delle Istituzioni sono state sempre ispirate solamente agl’interessi del “deep State” dei singoli Stati Membri, che non hanno mai avuto l’intenzione di cedere le proprie competenze all’ Europa, ma preferiscono cederle, semmai, come già diceva De Gaulle quando parlava del “Federatore Esterno”, agli Stati Uniti, che, almeno, erano lontani. ReArm Europe segna infine il trionfo dei “deep State” nazionali, che sognano oggi di costruire giganteschi eserciti nazionali, funzionali non già alla difesa dell’Europa, bensì a far primeggiare Germania, Francia, Inghilterra o, rispettivamente, Polonia, all’ interno di un fantomatico “Occidente” che conta sempre meno in un’ottica mondiale, ma salvando così la ragion d’essere delle diverse burocrazie.
Però, con Trump, il velo d’ ipocrisia sui rapporti transatlantici si sta diradando, sì che sta divenendo impossibile continuare ad affermare (come accade ancor oggi) che il legame transatlantico sia compatibile con l’autonomia strategica europea. Infatti, Trump e i suoi ministri attaccano insistentemente l’Europa e l’Unione Europea, si rifiutano d’ incontrare le sue Istituzioni, danno tutta l’impressione di non prendere minimamente sul serio il cosiddetto “ombrello nucleare” dell’ Art. 5, e si propongono espressamente, con i loro dazi, di peggiorare la situazione economica degli Europei , colpevoli di aver “fregato” l’ America. Stanno perfino studiando come addebitare agli Europei i costi della guerra in Yemen, asserendo (assai poco credibilmente) ch’ essa è fatta essenzialmente per tutelare gl’interessi europei.


4.La falsità dell’ “Identità Europea” di Benigni e Vecchioni, ma anche di Meloni.
Noi, che abbiamo difeso l’Identità Europea quando nel ’68, si voleva imporci un internazionalismo privo di radici e che sfociò nel terrorismo – noi, che abbiamo organizzato le manifestazioni studentesche per Jan Palach, per il KOR, per gl’intellettuali ucraini; noi che abbiamo lavorato per 4 anni in quella roccaforte della cultura e del diritto europei che è la Corte di Giustizia a Lussemburgo; noi che abbiamo organizzato centinaia di alleanze fra imprese europee, tra l’altro nei settori della difesa e dell’ aerospazio e nell’ Europa Centrale e Orientale; noi che siamo concentrati da decenni sullo studio della storia dell’ Identità Europea- sappiamo distinguere l’identità autentica da quella fasulla distillata dai gatekeepers e recitata da attori prezzolati, che pretendono vi sia un’unica “Identità Atlantica”(a seconda delle preferenze, con o senza Trump).
In realtà, l’America di Trump, che viene incolpata di ogni male, è l’America di sempre, ma senza l’ipocrisia puritana dei “liberals”. E’ l’America che nasce con il giuramento del Mayflower, dove i membri della Congregazione di Scrooby imposero agli altri passeggeri di giurare loro fedeltà. Essa continuava con la strage delle streghe di Salem, ben descritta ne “La Lettera Scarlatta” di Hawthorn. Nella Dichiarazione d’ Indipendenza si giustificava la loro “conspitacy” contro il Re d’Inghilterra con il fatto che questi parteggiava per i barbari Indiani e per i Canadesi papisti. Si dava per scontata la schiavitù in un momento in cui i tribunali la bandivano dall’ Impero Britannico. Appena resisi indipendenti, gli Americani avviarono il “Trail of Tears”, spossessando gl’ Indiani e deportandoli a Ovest, dove strapparono al Messico la metà del loro territorio, e dove impediscono ancor ora ai latinos di ritornare. Gl’intellettuali come Emerson, Whitman, Friske, Turner, Mead e Willkie teorizzavano il Destino Manifesto degli Stati Uniti di conquistare il mondo con il pretesto di portarvi la libertà. Cacciarono la Spagna da Cuba, da Puerto Rico e dalle Filippine, ma vi instaurarono colonialismo e neo-colonialismo. Finanziarono Trockij, Stalin e Hitler. Fecero esplodere, primi e unici nella storia, due bombe atomiche sulla popolazione civile di un Giappone già sconfitto. Invasero la Corea, il Vietnam, l’Irak e l’Afghanistan. Controllano il mondo intero con le intercettazioni e i social networks, lo occupano da ottant’anni con migliaia di basi, e lo taglieggiano con il signoraggio del dollaro e la monopolizzazione dei commerci. Fin dai tempi dell’invenzione dell’informatica, progettano un impero mondiale delle Macchine Intelligenti, diretto dagli amministratori delegati delle loro multinazionali (l’”America-Nondo” di Valladao). A sua volta, l’intellighentija europea (Dickens, Kafka, Céline, Alvaro, Simone Weil) ha stigmatizzato costantemente lo spirito dell’America come materialista, sfruttatore, volgare, livellatore, anticulturale, associandosi, in ciò, agl’intellettuali indipendenti americani (Boas, Eliot, Pound, Miller, Dos Passos, Chomski)
L’ipocrisia (oggi Biden, domani Trump) ha costituito fin dall’inizio lo strumento principe dei Puritani, che si atteggiano a vittime e liberatori quando invece smaniano per stabilire il loro controllo totale sul mondo. Perciò, nei Paesi conquistati, come l’Europa, i fiduciari dei Puritani si sono presentati fino ad ora come Progressisti. Hanno costruito la loro narrazione occultando il ruolo distruttivo dell’America, innanzitutto nella Rivoluzione Francese, figlia del “Comitato di Corrispondenza” dei rivoluzionari americani, e, poi, quello nelle rivoluzioni dell’ Ottocento e nei totalitarismi. Dunque, “Oportet ut scandala eveniant.”: Trump e i Trumpiani ci stanno aprendo gli occhi sul vero volto dell’America. Suscitando l’entusiasmo degli amministratori delegati e proprietari dei monopoli dell’informatica, fino a poco fa vicinissimi a Biden, e improvvisamente si convertiti a Trump, chiedendogli si schiacciare i seppur modesti tentativi della UE di controllarli e di tassarli.


5.Cercare una via di uscita diversa
A causa di tutto ciò che precede, è sempre più difficile nascondere lo “status” di vassallaggio degli Europei, e, di conseguenza, la natura collaborazionistica dell’ intero “Establishment” . Basti pensare al fatto che l’Unione non viene mai, né menzionata, né nemmeno contattata, dai successivi presidenti americani, che Kaja Kallas è stata fatta venire a Washington con il Segretario di Stato Rubio, che però non si è nemmeno fatto trovare. Nel mondo parallelo del web si sta addirittura ipotizzando che Vance potrebbe venirci imposto come presidente dell’ Europa. Sembra quasi che l’amministrazione USA si sforzi di disgustare l’Europa, per cancellare le precedenti retoriche atlantiste troppo lente e inefficaci, ed eventualmente sospingere l’Europa verso la Russia, in modo da non essere costretta a difenderla.
In questo contesto, si pone il difficilissimo progetto di Giorgia Meloni di “costituire un ponte” fra il trumpismo e la Coalizione dei Volenterosi europei. Ponte che sarebbe teoricamente nella natura delle cose, perché vi è un’obiettiva discrasia fra il preteso “isolazionismo” (ovvero nazionalismo), di Trump e il suo “Europe Bashing”. L’Europa viene vista (in parte giustamente ) dai Trumpiani come una roccaforte “Woke” da annientare, o almeno da conquistare. Tuttavia, le aspirazioni tradizionaliste di MAGA, legate al realismo in politica, al leaderismo, alle radici cristiane, alla libertà di pensiero, porterebbero, sempre teoricamente, a un atteggiamento molto più rispettoso verso l’Europa, radice delle tradizioni americane. Oggi, nei fatti, nessun leader sovranista europeo potrebbe essere veramente trumpiano, perché dovrebbe fare gl’interessi dell’America contro quelli dell’Europa. Questo soprattutto in considerazione del fatto che, in parallelo alle varie battaglie di Trump, e quasi indistinguibile da esse, si sta consumando la mutazione ontologica del mondo attraverso l’azione dei GAFAM, e, in particolare, attraverso l’azione di Elon Musk. Mutazione che dovrebbe costituire il nemico per eccellenza di tutti i Conservatori Europei, sì che non capiamo proprio perché nessuno ne parli, in particolare, i leader sovranisti. Invece, l’atteggiamento doveroso dei veri “sovranisti europei” dovrebbe essere quello indicato, sulla stampa di lunedì , da Asma Mhalla: «È un cittadino che sa di essere un soldato che combatte in una guerra ibrida, invisibile ma costante. Perché tutte le tecnologie hanno un impiego civile esplicito e uno militare non esplicito».

2 APRILE: LA NOSTRA “EUROPEAN TECHNOLOGY AGENCY” – VERA “VENDETTA” PER I DAZI, RIPARTENDO DAL “MODELLO OLIVETTI”

Nel momento in cui, pressata, da un lato, da Trump, e, dall’altro, da Zelenskij, la UE si è affrettata ad affermare la propria disponibilità a “sforare” le “sacre” regole di bilancio per poter investire di più nella difesa, diviene più che mai essenziale chiarire in che modo le nuove politiche di difesa dell’Europa s’inquadrerebbero in un discorso – culturale, etico e politico-, di respiro più ampio, che, lungi dal limitarsi a una contingente ripicca, tocca innanzitutto la guerra e la pace, ma poi anche le nuove tecnologie e il futuro dell’ Europa e del mondo, e, in secondo luogo, come possono contrastare dazi di Trump.


1.”Pax Aeterna”
Accanto a un’indubbia tradizione guerriera dell’ Europa, che risale agli Yamnaya, ai Greci, ai Romani, ai “barbari”, alle diverse monarchie e repubbliche (e che erroneamente viene interpretata come “democratica”), vi è stata fin dagli inizi, in Europa come altrove, una tradizione “pacifista”, ereditata dai grandi imperi orientali e divenuta dominante nella cultura del periodo augusteo (la “Pax Augusta”), quella che, paradossalmente, sembra la radice vera dell’ideologia “progressista”. Anche la parola d’ordine della “Pace Perpetua” è tutt’altro che nuova, essendo stata già lanciata dall’imperatore romano Filippo l’Arabo (il primo imperatore cristiano dell’Impero Romano), di cui ci è pervenuta una bella moneta con questa dicitura. Del resto, l’invocazione “ai costruttori di pace” contenuta nel Discorso della Montagna, sembra inserirsi proprio in questo secondo filone.
Questa dialettica ricorre in tutta la storia europea. Ogni impero, per sua natura, ha una vocazione universale, attraverso la sottomissione degli altri Paesi, creando una forma di pace, come annunziavano già le epigrafi sulle tombe degli Achemenidi: “parcere victis et debellare superbis”, il che è esattamente ciò che i teorici della “Fine della Storia” pensavano fino ad ora(e forse pensano ancora), i teorici dell’ Impero Americano.
I Persiani firmarono con i Bizantini, nel 532, un trattato di pace con, la “Pax Aeterna”, ai sensi del quale l’imperatore bizantino s’impegnava a pagare 11 000 libbre d’oro, destinate alla difesa dei passi del Caucaso contro i barbari, di cui si sarebbero dovuti occupare i Sassanidi( “Pace cinquantennale”, o “Trattato di Dara”), qualcosa che ricorda il 2% del PIL dovuto dagli Europei alla NATO per la difesa contro la Russia.
Il trattato doveva durare 50 anni, ma rimase in vigore solo fino al 572, quando Giustino II lo denunziò, dando inizio alla guerra del 572-591. Questa è stata sempre la sorte del trattati “di Pace Perpetua”, forse perché questa è possibile solo dopo la morte.
Il Sacro Romano Impero riprese il concetto della “Pax Aeterna” („Ewiger Landfriede“), ed, anzi, avviò un vero e proprio “movimento per la pace perpetua”, avviato con la “Pace dell’ Impero” del 1235, che sarebbe poi stato continuato da sovrani e intellettuali. Le pretese territoriali dei feudatari tedeschi si sarebbero dovute esprimere, d’ allora in avanti, non più con le faide, bensì attraverso azioni giudiziarie. Alla Dieta di Worms, del 1495, fu adottata la “Reichsgesetz”, che, creando il Reichskammergericht (il Tribunale Camerale Imperiale) di Francoforte , sanciva il monopolio imperiale dell’ uso della forza, mentre questa restava libera fra gli Stati indipendenti dall’ Impero.


2.I Progetti di crociata
Già allora la Pace Perpetua era legata a una politica di difesa dell’Europa. Se, all‘ interno dell‘ Impero, e, della Cristianità, doveva valere la Pace Perpetua, contro gl’infedeli (fossero essi mussulmani, albigesi, slavi o baltici) vigeva invece il diritto di guerra (così come nel mondo mussulmano, allo “Spazio dell’ Islam”, “Dar al-Islam”, si contrapponeva lo “Spazio della Guerra” (“Dar al-Harb”). Il concetto era che, quando il proprio impero avesse vinto contro tutti gli avversari, avrebbe potuto iniziare il “Millennio”, degna preparazione per il ritorno del Salvatore (lo Shaoshant mazdeo, il Mashiah ebraico, Gesù/Issa per Cristiani e i Mussulmani).
Ad esempio, l’accordo fra sovrani cristiani, il “Tractatus Pacis Fiundae”, proposto dal re boemo Giorgio Podiebrad, era un progetto di crociata. L’organizzazione delle crociate, originariamente compito del Papa e dell’ Imperatore, era stata così successivamente assunta da monarchi come i re di Francia e di Boemia, sotto la cui egida furono adottati i progetti di crociata (quelli di Dubois, di Podiebrad e di Sully), che introducevano organi politici paneuropei anticipanti quelli dell’ Unione Europea, potenzialmente alternativi a quelli dell’ Impero. Nonostante la decadenza dell’Impero e la frammentazione delle Chiese, non ci si rassegnava all’ idea che neppure fra i Cristiani potesse regnare la Pace Perpetua, e quindi si proponeva di attribuire ad organi collettivi la funzione regolatrice che, per Dante, spettava all’ Imperatore.
Il progetto di pace perpetua erroneamente attribuito a Kant, era, in realtà, dell’Abate di Saint-Pierre, un negoziatore del trattato di Utrecht, che si ispirava a quei precedenti medievali. Kant l’aveva semplicemente commentato, durante la Campagna d’Italia di Napoleone (quando si pensava che l’ascesa delle cassi borghesi avrebbe sostituito l’etica del commercio a quella della “gloria ed onore” di sovrani e aristocratici). Esso verrà ripreso nella versione russa della Santa Alleanza.Si noti che Kant, nonostante il suo commento favorevole alla proposta di Saint-Pierre, aveva paragonato anche, e giustamente, la Pace Perpetua a un cimitero.
Il Manifesto di Ventotene, scritto da alcuni antifascisti confinati nell’ isola di Ventotene, che si poneva come obiettivo quello si conseguire la pace in Europa mediante la creazione di una federazione, si riallacciava dunque al progetto di Saint-Pierre. Confondeva però, come questo e come i Progetti di Crociata, pace mondiale e pace europea, ordinamento internazionale e integrazione europea, ignorando fatti fondamentali come gli USA, la Russia, la Cina, il colonialismo e il dominio della tecnica. Tuttavia, coerentemente con le ambigue origini antiche del movimento per la pace, non ignorava invece la problematica bellica, ché, anzi, prevedeva che l’organizzazione militare dell’Europa fosse di competenza della Federazione. E’vero che il Manifesto contiene molte affermazioni pacifistiche, in particolare quella che “la federazione europea riduce al minimo le spese militari, permettendo così l’impiego della quasi totalità delle risorse a scopi di elevazione del grado di civiltà”. Gli estensori del Manifesto non potevano per altro immaginare che, nel nostro secolo, molte fra le spese “militari” sarebbero state dedicate proprio all’ “elevazione del grado di civiltà”, vale a dire quelle per la lotta della cultura contro il prevalere delle Macchine Intelligenti. Questo perché si dichiaravano fautori di un indifferenziato blocco di “Progresso” che proprio in quegli anni alcuni, come per esempio Heidegger , e poco dopo Horkheimer e Adorno, cominciavano invece a porre in discussione, perché tale “Progresso” riguardava le macchine, capaci di produrre la Bomba Atomica, non già la costruzione di un uomo superiore.
Oggi la stessa problematica si pone per l’ Intelligenza Artificiale.


3.La politica estera e di difesa e le nuove tecnologie.
A causa dell’ inscindibile nesso fra pace e guerra, posto dai precedenti della Pax Romana, della Landfriede e dei Progetti di Crociata, anche l’ Unione Europea era stata concepita originariamente come un’alleanza militare, la CED, che però non fu ratificata dal Parlamento francese, sostanzialmente perché non si era riusciti a definire una credibile catena di comando (problema tutt’ora irrisolto). Così, la politica estera e di difesa dell’Europa è rimasta sostanzialmente nelle mani della NATO, vale a dire degli Stati Uniti, con una funzione di “federatore esterno”, nei confronti del quale gli Stati europei si comportano come a suo tempo gli “auxilia” dell’ Impero Romano. In tal modo, le azioni militari comuni degli Europei si svolgono sotto il comando diretto della presidenza americana, così come sono state condotte le guerre di Corea, Irak, Bosnia,Kossovo e Ucraina. Questo è sempre stato un ulteriore grave limite dell’integrazione europea, anche perché, piaccia o no, le sempre nuove tecnologie (energia atomica, missili, radar, satelliti, computer, rete, droni, robot, microchip, intelligenza artificiale), che, nell’ultimo secolo, non hanno cessato di venire create, hanno tutte per lo più un carattere “duale”, vale a dire che servono tanto per il civile, quanto per il militare, e sono determinanti in ambo i settori. Il loro monopolio da parte degli USA limita quindi grandemente lo sviluppo civilizzatorio dell’ Europa, sospingendo sempre più quest’ultima verso il sottosviluppo. Le guerre attualmente in corso lo dimostrano, con il ruolo sempre più determinante di intelligenza artificiale, di satelliti, missili e droni, che conferisce il ruolo decisionale a chi li controlla, cioè gli Stati Uniti, e, ultimamente, ai loro “guru”informatici. Come se ciò non bastasse, infatti, gli Stati Uniti costituiscono il terreno di elezione delle grandi aziende informatiche che controllano l’ Occidente, e, in primo luogo, dell’ impero tecnologico di Elon Musk, membro del Governo americano e grande elettore di Trump. Da Musk dipende niente pò pò di meno che l’esito della guerra in Ucraina, che egli può far cessare in qualunque istante spegnando Starlink.Ciò evidenzia la superiorità di Musk rispetto a Trump, dimostrata simbolicamente dai segni esteriori di mancanza di rispetto istituzionale, come il rifiuto del “formal blue” e l’intreduzione dei figli nella Camera Ovale.
La previsione di un dominio mondiale dell’America-Mondo identificantesi con la megamacchina digitale -una transizione antropologica inquietante- è stata la molla principale che ha spinto, già dal secolo scorso, la “Maggioranza del Mondo”(“Bol’shinstvo Mira”) alla resistenza contro un’ occidentalizzazione che s’identifica oramai con l’inserimento di tutti nella Megamacchina: Poteri Forti, basi americane, cultura “Mainstream”, Internet, intercettazioni della NSA…
La “Guerra senza Limiti”, studiata dai generali cinesi in funzione di questo prevedibile scontro con gli USA, comprende quindi in larga misura una competizione sulle nuove tecnologie che è divenuta addirittura il cuore delle politiche americane e cinesi, fino al punto che i GAFAM, rappresentati da Elon Musk, sovrastano in USA il Presidente Trump e lo trascinano in progetti transumanisti come la conquista di Marte, che rivelano la vera natura del Progetto Incompiuto della Modernità, riallacciantesi alla religione tecnologica di Saint Simon e al Cosmismo russo. Già per Sun Zu l’“intelligence” costituiva la chiave dell’Arte della Guerra di: “Se conosci te stesso e il tuo nemico, vincerai cento battaglie”
Per questo, la questione della difesa dell’Europa non può essere disgiunta da quella delle nuove tecnologie e delle ideologie della tecnica. L’Europa non è certo inferiore alla Russia quanto a investimenti nella Difesa (anzi, spende il doppio di quest’ultima), ma è incredibilmente più debole di essa per la mancanza di investimenti nella parte “software”, che è quella delle nuove tecnologie, stranamente (?) riservate (dopo la morte di Adriano Olivetti e Mario Tchou e la chiusura della Olivetti Elettronica), a imprese e forze americane. Grazie a questa “divisione di compiti” transatlantica, le forze europee, quand’anche fossero meglio coordinate a livello continentale, non potrebbero risultare autonome dagli USA, come invece dichiarano oggi ottimisticamente molti leader europei diffidenti verso Trump (i “Volenterosi”). Ma questa è, come ha detto Witkoff, “solo una posa”, priva di credibilità politica e tecnica. Non per nulla, l’impostazione data all’azione ReArm Europe/Readiness 2030 risulta incredibilmente arretrata rispetto alle effettive esigenze del presente momento storico, caratterizzato, da un lato, dal desiderio degli USA di “ridurre il proprio impegno in Europa”, e, dall’ altro, dall’ emergere di armi rivoluzionarie come i missili ipersonici.Infatti, il piano si limita, da un lato, a rimuovere gli ostacoli finanziari all’ aumento della spesa dei singoli Stati Membri, proprio secondo quanto richiesto da Trump, e, dall’ altro lato, a prevedere un miglior coordinamento tecnico nella politica industriale, quale quello perseguito da tempo, con discutibili risultati, con l’Agenzia Europea degli Armamenti. Essa non tocca invece le questioni gravissime dell’assenza di una programmazione e comando comune, alternativi a quello NATO, di una cultura militare comune, dei sistemi di difesa più moderni, come una sorta di “Iron Drome” israeliano e qualcosa di simile ai missili ipersonici russi e cinesi, e infine di campioni europei nel campo delle tecnologie avanzate. Nel vuoto così creato, si stagliano come uniche realtà effettive i progetti di riarmo tedeschi, francesi, inglesi e polacchi, e gli acquisti di armamenti in America, il tutto restando nel campo delle tecnologie tradizionali e rafforzando il nazionalismo degli Stati membri.
Il suo significato è dunque prima di tutto psicologico/propagandistico, in quanto costituisce comunque una manifestazione d’indipendenza (almeno parziale) nei confronti dell’America di Trump, e “sdogana” l’idea del “riarmo” della Germania, che era stato “venduto” nei passati 80 anni come una delle principali ragioni d’essere dell’ ordinamento postbellico e delle limitazioni alla Politica Estera e di Difesa. Come scrive la Frankfurter Allgemeine, „Die Deutschen haben in ihrem Vulgärpazifismus versagt“(“I Tedeschi hanno fallito con il loro ‘pacifismo volgare’”).
Non serve per altro in alcun modo come deterrente contro la Russia, e tanto meno gli USA, in vista dei conflitti di oggi (Ucraina e Groenlandia).


4.Le “tecnologie duali”
Attualmente, le politiche tecnologiche dell’Europa sono disperse in mille rivoli, europei e nazionali, senza l’indicazione di alcun tipo di priorità, in modo che la politica dell’Europa viene di fatto progettata dall’America (dal DoD, dal DARPA, dalle multinazionali della difesa, dai GAFAM). Gli USA entrano fin nei dettagli delle nostre politiche industriali, come nel caso della governance di Pirelli (un fabbricante di pneumatici con un socio cinese), a cui si pretende di dettare la governance da Washington, rovinandone le prospettive di mercato. Questo contesto, che sembra fatto apposta per confermare le previsioni di Trockij (che gli USA avrebbero contingentato il capitalismo europeo), ridicolizza tutte le narrazioni del “Mainstream” -quelle “tradizionali” dei Cinesi che “rubano” la tecnologia agli Americani, mentre qui si vogliono costringere gl’Italiani a “rubare” la tecnologia ai Cinesi; dell’America liberale e liberista, ecc..-, e quelle nuove, dell’ America che vuole disinteressarsi dell’ Europa, mentre invece ci detta nei minimi particolari le politiche delle nostre imprese…D’altronde, la decisione dell’ allora FIAT di costruire solo automobili di piccola cilindrata era già stata imposta, a guerra mondiale ancora in corso, da un funzionario americano, negli uffici di Allen Dulles, responsabile della CIA in Europa, al Dott. Camerana, inviato dalla Fiat a Berna.
Infine, il, pur lodevole, principio della “Preferenza Europea”, invocato da molti, non può trovare oggi una reale attuazione a causa della debolezza, e/o dell’assenza, di campioni europei, e, anzi, il controllo americano su molte imprese europee. Gli unici campioni che siano stati creati in questi anni (Airbus, Ariane, Tornado, Eurofighter), nati, paradossalmente, in base ai principi gollisti della cooperazione intergovernativa e pubblico-privato, che si vorrebbero reintrodurre ora, furono in passato sabotati dai Governi. In particolare, l’unico grande conglomerato nato in base a questi principi, l’EADS, European Defense and Space, fra Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, fu presto privatizzato e smantellato, per il prevalere d’ interessi nazionali e privati. Suo peccato originario: l’assenza di un forte presidio a tutela dell’interesse europeo, come avrebbe potuto essere costituito da una partecipazione azionaria forte dell’Unione Europea (per esempio, attraverso la BEI) , e uno statuto societario basato veramente sulla cogestione, secondo i principi del Modello Carbosiderurgico tedesco, o, ancor meglio, della Volkswagengesetz, che riserva ai poteri pubblici una sorta di “Golden Share” e sancisce il controllo sociale sui mezzi di produzione strategici.
Intanto, mentre si impongono agli Europei contorti, costosi e contraddittori atteggiamenti, come sanzioni e dazi, l’America continua a fare i suoi affari con la Russia e con la Cina “a margine” della vicenda Ucraina.Una qualunque seria politica estera e di difesa dovrebbe avere oggi come corrispettivo una politica tecnologica completamente diversa.


5.”Readiness 2030”: un obiettivo ambizioso, ma irrazionale
Con la modifica del nome del progetto (“Readiness 2030” anziché “ReArm Europe”), si è voluto “chiarire” (ma in modo ipocrita) che l’obiettivo della nuova politica estera e di difesa dell’Europa sarebbe quello di essere pronti entro 5-10 anni a contrastare autonomamente un eventuale attacco russo a Paesi Baltici e Polonia. Quindi, nulla a che fare con la Guerra in Ucraina, e, soprattutto, con la necessità di difendere, hic et nunc, il Canada e la Groenlandia dalla dichiarata volontà americana di aggressione.
Esprimo un mio motivato punto di vista su questa problematica perché posso dire di possedere almeno i rudimenti di “Military Preparedness”, essendo stato, nel lontano 1974, ufficiale dell’ Amministrazione Militare italiana, e avendo partecipato proprio a esercitazioni di mobilitazione generale.
La base per l’orientamento del Piano verso la preparazione bellica quinquennale sarebbe costituita da una previsione (non si sa quanto disinteressata) dei servizi segreti britannici, sulle intenzioni della Russia, ma non vi alcun motivo per cui quella russa sia veramente la minaccia militare più immediata per l’Europa. Per esempio, gli USA stanno minacciando in questo momento preciso di annettere entro questo mandato presidenziale, ma possibilmente prima, e se necessario con la forza, la Groenlandia, paese terzo associato con la Danimarca, e Vance, insieme al responsabile della sicurezza americana, è già perfino andato a prenderne simbolicamente possesso, visitando, contro la volontà delle autorità groenlandesi, una base americana nel Paese. Gli Europei intendono difenderlo? Come farlo, con centinaia di migliaia di soldati americani stanziati in Europa, e la Groenlandia già presidiata, seppure debolmente, dagli USA? Questo modello si ripeterà altrove, per esempio in Norvegia?
In secondo luogo, anche un’eventuale guerra fra la Russia e l’Europa, quand’anche arricchita di nuovi armamenti grazie a ReArm Europe e al contributo del Commonwealth, ci vedrebbe inevitabilmente sconfitti a causa delle nostre carenze di cui sopra, a meno che Musk non continuasse a fornirci la copertura dell’intelligence satellitare e, se del caso, gli USA una protezione nucleare, il cui venir meno è proprio il rischio che ha scatenato l’urgenza del piano di riarmo.
Non è pensabile che gl’ideatori del piano siano così sprovveduti da non avere considerato questi semplici dati di fatto, sicché l’ipotesi più plausibile è che, una volta di più, non si voglia affatto fare una vera politica estera e di difesa autonoma, bensì si voglia semplicemente dimostrare agli USA di avere aumentato le spese di difesa almeno del 2%, comprando per giunta in America nuovi equipaggiamenti. Poi, depositatosi il polverone, si farebbero accordi con Musk per Starlink, divenendo ancora più dipendenti di oggi dallo “scudo” americano.
Insomma, solo un modo per fare pressione sugli USA, “vendicandosi” per il declassamento consumato sull’ Ucraina e per i dazi. Come ha detto Vance, “Queste persone vogliono trasformare l’Europa in un protettorato permanente. Il problema: se mai fosse stata una buona idea, non è semplicemente sostenibile con duemila miliardi di dollari di deficit all’anno”. Ma non sarebbe comunque una buona idea, perché i protettorati sono aree che vengono svuotate di ogni vitalità, come è accaduto all’ Europa, ed è veramente singolare che ce lo debba ricordare proprio il Vice-presidente americano (che per altro viene indicato da taluni come futuro presidente dell’ Europa).


6.Una politica estera e di difesa gradualistica, ma accelerata
Un avvio graduale, ma ragionevole, di una politica estera comune potrebbe essere costituita invece dalla creazione immediata delle basi culturali e scientifiche (Accademia militare e digitale comuni), di quelle tecnologiche (sviluppo di un ecosistema digitale comune), e organizzative (un’Agenzia Tecnologica Europea), e, infine, giuridiche e finanziarie (la rinascita di una Società Europea per la Difesa e lo Spazio), con la partecipazione azionaria di Governi e imprese, sul modello di EADS ed Arianespace.
Infatti, oggi l’Europa manca di tutto quanto sopra: in sostanza, manca della sostanza effettiva della soggettività politica nell’Era delle Macchine Intelligenti. Fino ad ora, l’Europa, schiacciata fra una dipendenza puntuale ai poteri forti occidentali e un’ egemonia culturale di sinistra contraria al principio di realtà, non ha potuto fare nessuno di questi passi, ed, anzi, ha fatto di tutto per ostacolarli (demonizzazione delle culture europee d’anteguerra, cfr.Lukàcs; distruzione degli Istituti di Educazione e demonizzazione dell’epistocrazia; svendita delle imprese strategiche)..
Certamente, la lotta per la conquista (e la difesa?) della Groenlandia costituirà un ennesimo grande shock per gli Europei. Resta il fatto che ci si abitua a tutto, e il risultato potrebbe essere un rapporto ancora più coloniale fra USA ed Europa. Per evitarlo, occorre una grande mobilitazione di popolo contro l’annessione e per la difesa dell’isola artica, se necessario di concerto con altri partner interessati, come per esempio il Canada e il Regno Unito.
6.L’ “European Technology Agency” e l’ideologia olivettiana
Nell’ ideare e descrivere l’agenzia sopra indicata, ci siamo ampiamente ispirati a molti aspetti dell’attività di Adriano Olivetti, il quale aveva compreso, con l’anticipo di almeno 70 anni, il carattere determinante delle tecnologie digitali per l’intero orientamento della società del futuro, e anche l’inscindibile collegamento fra informatica, cultura e politica.
Quanto al primo punto, Olivetti aveva fatto della sua impresa il punto d’incontro fra tecnologia e società, partecipando al rinnovamento dell’ architettura industriale, al movimento per la normazione tecnica, all’elaborazione del Piano Regolatore di area larga di Ivrea e Valle d’Aosta nell’ ambito della Corporazione degli Industriali, nonché alla Resistenza, all’ amministrazione della città di Ivrea, di cui fu sindaco, alla vita parlamentare nazionale, e alla creazione del Movimento Comunità, di cui gettò egli stesso le basi teoriche. Soprattutto, raccolse intorno a sé intellettuali di tutte le specialità, dalla letteratura alla sociologia, al design, all’ architettura, alla fisica e all’ ingegneria, che poi avrebbero operato come un fertilizzante nei più svariati ambiti della società italiana.
Quanto al secondo punto, Olivetti sviluppò il rapporto università-impresa con una collaborazione con l’Università di Pisa, e per primo compì un’opera di attiva ricerca internazionale di talenti cibernetici (come oggi fanno gli Americani), con l’assunzione in America, con il supporto di Enrico Fermi, del giovanissimo e geniale fisico italo-cinese Mario Tchou, che, con un piccolo team d’ingegneri, progettò in pochissimi anni tanto un mainframe, l’ELEA, quanto, e soprattutto, il primo e fortunatissimo personal computer, il modello 101, che ebbe un incredibile successo nonostante che la divisione elettronica dell’ Olivetti fosse stata nel contempo venduta alla IBM per essere chiusa.
Le incredibili vicende di questa cessione, e la contemporanea morte, in circostanze misteriose, tanto di Olivetti che di Tchou, lasciano capire l’enormità degl’interessi in gioco intorno alla nascita dell’informatica. Di fatto, nessuno in Europa ha mai più tentato l’avventura di Olivetti e di Tchou, tanto più che, quasi contemporaneamente, si spingeva al suicidio l’altro geniale inventore europeo Alan Turing, e si sabotava l’aereo di Enrico Mattei. Infine, in quel momento Italia, Francia e Germania stavano lavorando a una bomba atomica europea, che fu poi rapidamente stoppata.
Occorre ora individuare una nuova via, attraverso una più seria strategia unitaria europea sulle nuove tecnologie e, in particolare, sulle tecnologie militari, e la ricerca di altri partner, economici e tecnologici, come la Cina. A questa nuova, complessa e rischiosa attività avevamo dedicato a suo tempo un importante studio, European Technology Agency, che avevamo inviato a tutti i vertici dell’ Unione, dalla Presidente della Commissione von der Leyen al Commissario Breton, al Presidente dell’ Europarlamento Sassoli, al Presidente della Banca Europea degl’ Investimenti Heuer, invitandoli ad abbandonare il grottesco progetto EIT, di dimensioni infinitesime, e ad affrontare con serietà la questione di una programmazione centralizzata e di lungo periodo dello sviluppo tecnologico nel continente, da affidarsi a una nuova, potente, istituzione europea, comparabile per certi versi al DARPA americano. Solo Sassoli aveva dato seguito alla nostra iniziativa nell’ambito della Commissione Tecnologia del Parlamento Europeo.
Tutta una serie di pubblicazioni di Alpina/Dialexis: “Re-starting EU Economy via Technology-intensive Industries”; “Il Ruolo dei Lavoratori nell’Era dell’Intelligenza Artificiale”,, infine, “La Regolamentazione Internazionale dell’ Intelligenza Artificiale”, che andiamo a presentare il 19 maggio al Salone del Libro di Torino. Da allora, la situazione è ancora peggiorata, con il continuo susseguirsi di documenti europei puramente teorici in materia di finanza, di ricerca, di difesa, che si sovrappongono e si elidono, mentre gli Stati Membri creano ciascuno propri enti specialistici (e mentre gli Stati Uniti e la Cina investono pesantemente in concreti programmi operativi come l’”Inflation Reduction Act”, il “Chip and Science Act”, “Made in Cina 2025, Chinese Standards 2030”, ecc…). All’ epoca, nessuno ci aveva dato retta, affermando che bisognava lasciar fare al mercato, ma ora le stesse massime Istituzioni dell’Unione Europea stanno andando esattamente sulla strada da noi indicata, imponendo soluzioni dirigistiche a livello continentale, come il piano ReArm Europe, approvato con il ricorso all’ art.122 del Trattato di Lisbona, che disciplina lo Stato di Eccezione. Resta però misteriosamente il tabù delle tecnologie duali, in cui tra l’altro l’Italia vanta precedenti unici nel loro genere (Olivetti, lanciatori SCOUT e VEGA, satelliti-spia, navette di rientro Thales-Leonardo, facilmente convertibili in missili ipersonici…). Anche in Italia si sta già dibattendo, con linee di frattura che attraversano gli schieramenti politici. Come scrive La Stampa dell’1° Aprile, “c’è chi vorrebbe accodarsi a Trump, entrando nella corte di Mar-a-Lago (Fratelli d’Italia). C’è chi vorrebbe accodarsi alla Cina, magari ritirando fuori dal cassetto la Via della Seta (i Cinque Stelle). C’è chi non ha mai nascosto i legami con Mosca (la Lega). C’è chi è disposto a fare scelte difficili, come aumentare gli investimenti in tecnologie militari, pur di rafforzare la sovranità europea (una parte del centrosinistra). E c’è chi svicola, evitando di prendere posizione e disegnando la propria identità intorno ad altri crinali, destra contro sinistra, apertura contro chiusura (un’altra parte del centrosinistra). Difficilmente ne uscirà premiato chi farà lo struzzo. I crinali politici vanno affrontati. Gli struzzi possono vincere qualche elezione, ma non vanno lontano”.
7.Sostituire l’industria americana dei servizi
Quando Ursula von der Leyen afferma che siamo pronti a vendicarci per i dazi americani, intende dire che la Commissione sta preparandosi a tassare le prestazioni di servizi dall’ America, per esempio di banche come J.P. Morgan e la Bank of America, e le piattaforme digitali come X, Google e Amazon. La UE esporta auto, farmaceutici e prodotti agroalimentari, e importa servizi, sì che la bilancia cvommerciale transatlantica non è affatto sbilanciata, bensì è in sostanziale pareggio.

Oltre agli strumenti già applicabili ai vari settori dei servizi dall’ America, la UE dispone dello specifico “Anti-Coercion Instrument, con cui potrebbe disattivare , limitare i diritti di proprietà intellettuale dei GAFAM o sescluderli dai mercati della UE.
Il punto è: come uscire da un sistema di interrelazioni, come quello attuale, che affida agli USA il ruolo dominante di esportatori di servizi “nobili”, e agli Europei il ruolo di “auxilia” o di manifattura. La Cina ha già risposto da tempo espellendo praticamente gli Americani dal proprio mercato, e costruendone uno interno altrettanto possente e concorrenziale di quello occidentale nel suo insieme. L’atteggiamento mercantilista e neo-coloniale americano sta fornendo finalmente la leva per applicare questa ricetta anche in Europa.

CONTINUIAMO A FARCI IMBECCARE DAGLI USA?Chiaroscuro del discorso di JD Vance a Monaco

Il nuovo team del Presidente Trump è talmente iperattivo, che si fatica a discernere i contorni precisi del suo pensiero politico, del suo programma e della sua azione. Di converso, l’opinione pubblica in Europa è così vecchia e stantia, che fa fatica a comprendere tutto ciò che non si inserisca nelle ideologie otto-novecentesca che i gerontocrati al potere hanno imparato a scuola 50 anni fa.
Noi seguiamo e ci limitiamo a segnalare gli aspetti più salienti e importanti per noi.
C’è stata innanzitutto una discussione a distanza che ha visto coinvolti, da una parte, il vice-presidente americano James David Vance e, dall’altra, addirittura Papa Francesco. E’ accaduto che, in un’intervista all’emittente americana Fox, Vance, volendo giustificare la politica di Trump sull’immigrazione, ha ricordato il cosiddetto “Ordo amoris”, la gerarchia della carità, discussa fra i Dottori della Chiesa, per cui “l’amore per il vicino precede quello per il lontano”. Concetto, tra l’altro, attaccato per altro direttamente da Nietzsche, il quale favoriva invece “l’amore per i più lontani” (“Fernstenliebe”).
1.“Ordo Amoris”
Vance, convertito al Cattolicesimo da una decina di anni, si inserisce abilmente nelle attuali speculazioni sul futuro della Chiesa dopo Papa Francesco. A meno che il discorso non gli sia stato scritto, come si mormora, da Tucker Carlson, un giornalista particolarmente brillante che si è molto adoperato per un incontro fra Trump e Putin.
Secondo Agostino e Tommaso, la carità deve avere un ordine, una gerarchia. Non tutti i beni hanno lo stesso valore, e, per questo, devono essere amati secondo il loro giusto ordine (“ordo”). Questo significa che esiste una gerarchia dell’amore, in cui i beni superiori devono essere amati più di quelli inferiori. Dio è il bene supremo dell’universo, poi vengono l’amore di sé e quello del prossimo, dove l’amore di sé precede quello del prossimo. Infatti, come scrive Sant’Agostino: «Se non sai amare te stesso, come potrai amare veramente il prossimo?». Per questa ragione dobbiamo amare il bene spirituale della nostra anima, più ancora di quello del prossimo, ma dobbiamo amare il bene spirituale del prossimo più del bene del nostro corpo, che è un bene di natura inferiore a quello spirituale.
L’amore che si può legittimamente avere verso i beni materiali e temporali è l’ultimo nell’ordine. Anche in questo caso tali beni, devono essere amati in quanto strumenti per raggiungere Dio, non come fini in sé stessi.
Nella carità verso il prossimo esiste poi una seconda scala gerarchica. Sul piano naturale, bisogna amare di più la nostra famiglia, quindi i nostri compatrioti e poi, tutti gli altri, a cerchi concentrici. Nella famiglia l’ordine oggettivo reclama il primo posto ai genitori, ai quali dopo Dio dobbiamo la vita. Questo non impedisce che, di fatto, sul piano soggettivo, si possa amare con maggiore intensità la sposa o i figli invece dei genitori.
Per San Tommaso, l’”ordo amoris” non è solo una questione morale, ma una struttura ontologica che riflette l’ordine stesso del creato. Naturalmente noi possiamo amare il nostro prossimo per motivi diversi dall’amore di Dio. Ecco che allora il nostro amore diviene disordinato. Il nostro amore è ordinato o disordinato a seconda se è fondato sull’amore di Dio e dunque sul rispetto e sull’amore della sua legge.
Si tratta di una descrizione corretta delle società “tradizionali” (non solo cristiane, ma anche ebraiche e islamiche9, fondate sulla fede dell’immutabilità dei grandi principi (che, per altro, è messa profondamente in crisi proprio da quel postumanesimo di cui la presidenza Trump costituisce l’ espressione politica).
Papa Francesco ha replicato indirettamente a Vance il 10 febbraio, in una lettera ai vescovi degli Stati Uniti, ribadendo il primato dell’amore verso i migranti e ai rifugiati: «Il vero “ordo amoris” che occorre promuovere – ha detto il Papa – è quello che scopriamo meditando costantemente la parabola del ‘Buon Samaritano’ (cfr. Lc 10, 25-37), ovvero meditando sull’amore che costruisce una fratellanza aperta a tutti, senza eccezioni».
E’ chiaro che questa disputa teologica è un po’ una copertura di due diverse posizioni geopolitiche: Vance rivendica la legittimità del “sacro egoismo” dei Nordamericani, mentre Papa Francesco identifica nei migranti i “poveri” che debbono essere aiutati. Anche se, su questo punto, c’è forse un po’ di esagerazione, almeno in Europa, perché di fatto intorno al Mediterraneo solo una minoranza relativamente benestante può “permettersi” le pur difficili e rischiose forme di emigrazione clandestina verso il nostro Continente (che comunque richiedono come minimo un investimento di qualche migliaio di Euro). Capiamo che, invece, in America, la polemica, particolarmente viva con il Messico, ha una diversa consistenza, perché i migranti sono in realtà dei Latinoamericani che cercano di reinsediarsi all’interno dell’antico “Virreinato de Nueva Espana”, occupato dagli USA dopo la guerra con il Messico, e che, secondo il Trattato di Guadalupe Hidalgo, avrebbe dovuto rimanere un paese ispanofono. Spesso, sono anche di ascendenza india, quindi, totalmente autoctona. Cercano di ottenere un “diritto al ritorno”, come quello rivendicato da Israeliani e Palestinesi. In questo senso essi rientrano nella lotta della “Maggioranza del Mondo” contro la “Società dell’ 1%”; per questo, rappresentano, agli occhi di Francesco, quelle “periferie con cui egli si identifica. Il muro fra USA e Messico è in realtà un muro costruito arbitrariamente all’ interno del grande spazio latinoamericano (la Patria Grande), per dividere i Latinoamericani e perpetuare la loro dipendenza dai WASPS. Come il Muro di Berlino era fatto per dividere i Tedeschi e perpetuare la subordinazione dell’Europa, che neppure ora è stata superata.
Sarebbe ora che anche la Chiesa fosse più esplicita nelle sue scelte di civiltà e nelle loro argomentazioni teologiche, perché, adesso, il disorientamento culturale dei fedeli è inevitabile.
Più in generale, il discorso sull’ “Ordo Amoris” può essere interpretato come la versione cristiana di quel fenomeno di “dematerializzazione” delle primitive istanze millenaristiche che ha interessato un po’ tutte le religioni (come il Buddhismo Hinayana, l’Ebraismo Halakhico e il quietismo islamico). Una dematerializzazione che ha dominato tutte le religioni attualmente esistenti prima della loro recente reinterpretazione materialistica (la Religione come “educazione dell’ Umanità”).
A noi sembra che, tanto l’ideologia MAGA, quanto le retoriche buonistiche delle Chiese e dei governi occidentali, si inseriscano perfettamente in questa “teologia materialistica”, che è il volto culturale della presa del potere da parte delle Macchine Intelligenti. Anche Vance è in gran parte un prodotto, e comunque l’espressione politica, dei guru dell’informatica, che circondano letteralmente Trump, e, sulla scia di Fiodorov e di Tsiolkovskij, pensano che la realizzazione delle profezie delle religioni (in primis la Resurrezione della carne e l’ascesa al Regno dei Cieli) si realizzeranno grazie alle nuove tecnologie e alla conquista dello Spazio..
Questo è comunque un dibattito inaggirabile, come dimostra il fatto che le scelte di carattere sociale sottese per esempio al dibattito sull’ immigrazione non hanno ancora, ad oggi, alcuna seria base concettuale.
Riportiamo qui di seguito in Italiano il discorso di Vance a Monaco, di cui tutti parlano, ma che ben pochi hanno letto:


2.Verbale del discorso del Vice-Presidente Vance alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza
“Grazie e grazie a tutti i convenuti e alle personalità e ai professionisti dei media, e grazie in particolar modo agli organizzatori della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza per essere stati in grado di organizzare un evento così grandioso.Siamo ovviamente entusiasti di essere qui; siamo felici di essere qui.
E’ fantastico essere di nuovo in Germania.
Una delle cose di cui volevo parlare oggi sono e i nostri valori condivisi
Come avete sentito prima, ero qui l’anno scorso come senatore degli Stati Uniti:ho incontrato il ministro degli Esteri-scusate-, il ministro degli Esteri, e scherzavamo sul fatto che entrambi l’anno scorso avevamo lavori diversi da quelli che abbiamo ora, ma ora è il momento per i nostri paesi, per tutti noi che siamo stati così fortunati da ricevere dai nostri popoli un mandato politico, di usarlo saggiamente per migliorare le nostre vite.
Voglio dire che sono stato fortunato a poter trascorrere, nelle ultime 24 ore di questo soggiorno, un po’ di tempo fuori dai locali della conferenza, rimanendo molto colpito dall’ospitalità delle persone, anche se stanno rimettendosi dallo shock dell’orribile attacco di ieri.
Sono sempre rimasto a Monaco, con mia moglie che è qui con me oggi per un viaggio personale.Ho sempre amato la città e la sua gente.Siamo molto commossi e i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con Monaco e tutti coloro che sono stati colpiti dal male inflitto a questa splendida comunità.Stiamo pensando a voi, stiamo pregando per voi e sicuramente faremo il tifo per voi nei giorni e nelle settimane a venire.
Spero che non sia l’ultimo applauso che riceverò.Siamo riuniti in questa conferenza per discutere di sicurezza, termine con cui normalmente intendiamo le minacce alla sicurezza esterna.
Vedo molti oggi qui riunite importanti autorità militari.Se l’amministrazione Trump è molto preoccupata per la sicurezza europea e crede che possiamo giungere a un ragionevole accordo tra Russia e Ucrain, crediamo anche che sia importante nei prossimi anni che l’Europa mobiliti in grande stile per provvedere alla propria difesa,ma la minaccia che mi preoccupa di più per l’Europa non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno; ciò che mi preoccupa è la minaccia che viene dal suo interno.La minaccia ad alcuni dei suoi valori più fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti d’America!
Sono rimasto colpito dal fatto che un ex commissario europeo sia andato in televisione di recente e sia sembrato felice che il governo rumeno avesse appena annullato un’intera elezione!Ha addirittura avvertito che se le cose non vanno come previsto la stessa cosa potrebbe accadere anche in Germania!Sia chiaro che queste dichiarazioni sprezzanti sono scioccanti per le orecchie americane.
Per anni ci è stato detto che tutto ciò che finanziamo e sosteniamo è in nome dei nostri valori democratici condivisi.Tutto, dalla nostra politica sull’Ucraina alla censura digitale, è pubblicizzato come una difesa della democrazia, ma quando vediamo i tribunali europei annullare elezioni e alti funzionari che minacciano di annullarne altre dovremmo chiederci se ci stiamo attenendo a uno standard adeguato, e dico noi perché fondamentalmente credo che siamo nella stessa squadra.
Dobbiamo fare di più che parlare di valori democratici. Dobbiamo viverli ora, nella memoria vivente di molti di voi.
In questa sala, la Guerra Fredda ha radunato i difensori della democrazia contro forze molto più tiranniche in questo continente, e lottando contro la censurato dei dissidenti, la chiusura delle chiese, l’ annullamento delle elezioni.Erano forze che grazie a Dio hanno perso la Guerra Fredda.E hanno perso perché non apprezzavano né rispettavano le straordinarie benedizioni della libertà. Libertà di sorprendere, di commettere errori, di inventare, di produrre.
A quanto pare non puoi imporre per legge innovazione o creatività, così come non puoi imporre alle persone cosa devono pensare, cosa possono ascoltare o cosa devono credere.
Noi crediamo che queste cose siano strettamente collegate, e, sfortunatamente quando guardo all’Europa di ogg,i non mi è così chiaro cosa sia successo ad alcuni dei vincitori della Guerra Fredda.
Guardo a Bruxelles, dove i commissari dell’UE hanno avvertito i cittadini che intendono chiudere i social media durante i periodi di disordini civili o nel momento in cui individuano quello che i commissari giudicano essere un contenuto di odio.O ad un certo paese europeo dove la polizia ha effettuato retate contro cittadini sospettati di aver pubblicato commenti anti-femministi online come parte di una giornata di mobilitazione per combattere la misoginia su Internet. Guardo alla Svezia, dove due settimane fa il governo ha condannato un attivista cristiano per aver partecipato ai roghi del Corano, roghi che avevano portato all’omicidio di un suo amico e come ha osservato incredibilmente il giudice del suo caso, le leggi svedesi – che teoricamente garantirebbero la libertà di espressione – in realtà non la garantiscono, e cito, ‘non garantiscono un lasciapassare per fare o dire qualsiasi cosa senza rischiare di offendere un gruppo di altre convinzioni’.
Ma forse la cosa più preoccupante è che quando guardo ai nostri carissimi amici del Regno Unito, dove l’allontanamento dalla libertà di coscienza ha messo addirittura nel mirino, in particolare le fondamentali libertà religiose della Gran Bretagna.
Poco più di due anni fa il governo britannico aveva accusato Adam Smith-Conner, un fisioterapista di 51 anni e veterano dell’esercito, dell’atroce crimine di essersi fermato a 50 metri da una clinica per l’aborto e di aver pregato in silenzio per tre minuti senza ostacolare nessuno senza interagire con nessun,o pregando in silenzio da solo.Dopo che le forze dell’ordine britanniche lo hanno individuato e hanno chiesto per cosa stesse pregando Adam, ha semplicemente risposto che era per il figlio non ancora nato che lui e la sua ex fidanzata avevano abortito anni prima.Da notare che gli agenti non si sono mossi. Ma Adam è stato ritenuto colpevole di aver violato la nuova legge del governo sulle “zone cuscinetto”, che criminalizza la preghiera silenziosa e altre azioni che potrebbero influenzare la decisione di una persona entro 200 metri da una struttura per l’aborto.E’ stato condannato a pagare migliaia di sterline di spese legali per difendersi dall’accusa.
Ora vorrei poter dire che questo è stato un caso sfortunato, un esempio folle e isolato della applicazione di una legge mal scritta e che ha colpito una singola persona, ma non è così.Lo scorso ottobre, quindi solo pochi mesi fa, il governo scozzese ha iniziato a distribuire lettere ai cittadini le cui case si trovavano nelle zone identificate come “di accesso sicuro”, avvertendoli che anche la preghiera privata all’interno delle proprie case può equivalere a violare la legge!E, peggio ancora, il governo britannico ha esortato gli elettori a segnalare qualsiasi concittadino sospettato di reato di opinione.
In Gran Bretagna e in tutta Europa temo che la libertà di parola sia minacciata e, amici miei, nell’interesse della comunità, ma anche nell’interesse della verità, ammetterò che a volte le voci più forti a favore della censura non sono arrivate dall’interno dell’Europa, ma dall’interno del mio stesso paese, dove la precedente amministrazione ha minacciato e intimidito le aziende di social media per obbligarle a censurare la cosiddetta ‘disinformazione’.Censurare la ‘disinformazione’, come ad esempio l’idea che il coronavirus fosse probabilmente sorto da un laboratorio in Cina.Il nostro stesso governo ha incoraggiato le aziende private a mettere a tacere le persone che osavano pronunciare quella che si è rivelata una verità plateale.
Vengo qui da voi oggi, non solo per farvi una ramanzina, ma con una proposta.
Proprio come l’amministrazione Biden cercava disperatamente di fare pressione per mettere a tacere le persone che volevano dire la loro, vengo a dirvi che l’amministrazione Trump farà esattamente l’opposto.E spero che possiamo lavorare insieme su questo.
A Washington c’è ‘0un nuovo sceriffo in città’; sotto la guida di Donald Trump magari potremmo non essere d’accordo con certe opinioni, ma combatteremo per difendere il diritto di esprimerle nella pubblica arena.D’accordo con voi o in disaccordo, meglio se d’accordo.
Siamo arrivati al punto che la situazione è peggiorata così tanto che questo dicembre la Romania ha annullato direttamente i risultati di un’elezione presidenziale basandosi sui vaghi sospetti di un’agenzia di intelligence e sull’enorme pressione dei suoi vicini europei.E’ stato detto che la causa dell’annullamento fosse la ‘disinformazione russa’, che avrebbe infettato le elezioni rumene, ma ora chiedo a voi ‘amici europei’ di guardare a voi stessi come da fuori.Si può credere che sia sbagliato permettere alla Russia acquistare pubblicità sui social media per influenzare le vostre elezioni. Certamente, siamo d’accordo.Si può condannare questa pratica presente a livello mondiale, ma se la vostra democrazia può essere distrutta con poche centinaia di migliaia di dollari di pubblicità digitali da un paese straniero, allora come democrazia non era granchè fin dall’inizio.
Ora la buona notizia è che penso che le vostre democrazie siano sostanzialmente meno fragili di quanto molti temono e credo profondamente che permettere ai cittadini di esprimere la propria opinione le renderà ancora più forti.
Il che sfortunatamente ci riporta qui a Monaco, dove gli organizzatori di questa conferenza hanno vietato ai delegati che rappresentano i partiti populisti sia di sinistra che di destra di partecipare a questi incontri.Ora, di nuovo, non dobbiamo necessariamente essere d’accordo su tutto o su niente di ciò che la gente dice, ma quando ci sono dei rappresentanti popolari, quando ci sono dei leader politici che rappresentano un elettorato importante, siamo tenuti ad avere un dialogo con loro.
Ora, per molti di noi che osserviamo dall’altra parte dell’Atlantico, sembra ogni giorno di più che in Europa ci siano vecchi interessi radicati che si nascondono dietro lo spauracchio dei ‘cattivi sovietici’.Sentiamo slogan di quel periodo, come ‘disinformazione’ e ‘propaganda’, usate da coloro ai quali semplicemente non piace l’idea che qualcuno con un punto di vista alternativo possa esprimere un’opinione diversa.O addirittura – Dio non voglia – che qualcuno possa votare in modo diverso o, peggio ancora, far vincere un’elezione ad altri!
Ora, ricordo a tutti che questa è una conferenza sulla sicurezza e sono certo che siete tutti venuti qui preparati a parlare di come siete intenzionati ad aumentare la spesa per la difesa nei prossimi anni, dandovi degli obbiettivi, e questo è fantastico, perché come il presidente Trump ha chiarito abbondantemente, egli crede che i nostri amici europei debbano svolgere un ruolo più importante nel futuro di questo continente.
Non pensiamo che sentiate il termine ‘condivisione degli oneri’ come un’ imposizione, ma pensiamo che costituisca una parte importante del partecipare a un’alleanza condivisa.
Pensiamo che sia ora che gli Europei si facciano avanti, mentre l’America si concentrerà su aree del mondo che sono in grande pericolo.
Ma lasciate che prima vi chieda come potrete anche solo iniziare a parlare di questioni di bilancio se prima non sappiamo cosa stiamo difendendo.
Ho sentito già molto nelle mie conversazioni;ho avuto molte, molte fantastiche conversazioni con molte delle persone ora riunite qui in questa stanza.
Ho sentito parlare molto di ciò da cui dovete difendervi e di quanto sia importante, ma ciò che mi è sembrato un po’ meno chiaro – e certamente la penso come molti cittadini europei – è da cosa esattamente vi state difendendo.Vorrei capire qual è la visione positiva che anima questo patto di sicurezza condiviso che tutti noi crediamo sia così importante.
Perchè credo profondamente che non ci possa essere nessuna sicurezza se hai paura delle voci, delle opinioni e della coscienza del tuo popolo.L’Europa deve affrontare molte sfide, ma la crisi che questo continente sta affrontando in questo momento – la crisi che vogliamo affrontare tutti insieme – è una nostra creazione.
Se tirate avanti con la paura dei vostri elettori non c’è nulla che l’America possa fare per voi, né, per quel che conta, c’è qualcosa che voi possiate fare per il popolo americano.Popolo che mi ha eletto e ha eletto il presidente Trump.
C’è bisogno di mandati democratici per realizzare qualcosa di valore nei prossimi anni.Sembra che non sia ancora capito che mandati deboli producono risultati deboli, instabili, mentre c’è così tanto di valore che può essere realizzato con il tipo di mandato democratico che penso deriverà dall’essere più attenti alle voci dei cittadini.
Se vuoi godere di un’economia competitiva, se vuoi godere di energia a prezzi accessibili e catene di approvvigionamento sicure, allora hai bisogno di mandati solidi per governare, perché devi fare delle scelte difficili per realizzare tutte queste cose.Tutti sappiamo bene che in America non puoi ottenere un mandato democratico censurando i tuoi oppositori o mettendoli in prigione.E questo sia che si tratti del leader dell’opposizione che di un umile cristiano che prega nella sua casa o di un giornalista che cerca di riportare delle notizie.Sappiamo anche che non puoi vincere ignorando la tua di base elettorale su questioni come chi può far parte della nostra comunità, e di tutte le sfide urgenti che affrontano le nazioni qui rappresentate.
Credo che non ci sia oggi nulla di più urgente delle migrazioni di massa. Quasi una persona su cinque che vivono in Germania si è trasferita qui dall’estero.Questo è ovviamente un massimo storico; è un numero simile a quello degli Stati Uniti. E’ anche al suo massimo storico il numero di immigrati che sono entrati nell’UE da paesi extra UE, che è raddoppiato tra il 2021 e il 2022 – e naturalmente è aumentato molto da allora.Sappiamo che questa situazione non si è materializzata dal nulla ma è il risultato di una serie di decisioni consapevoli prese dai politici in tutto il continente – così come da altri in tutto il mondo – nell’arco di un decennio.
Abbiamo visto gli orrori provocati da queste decisioni, qui giusto ieri, e naturalmente non posso citarlo di nuovo senza pensare alle povere vittime che hanno avuto una splendida giornata invernale qui a Monaco rovinata in quel modo.Quindi i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con loro e rimarranno con loro, ma dobbiamo chiederci, prima di tutto perché tutto questo sia successo.
E’ una storia terribile, certo, ma è una storia che abbiamo sentito troppe volte in Europa e sfortunatamente ancora più volte negli Stati Uniti.Così ecco che un richiedente asilo, un giovane sulla ventina già noto alla polizia, lancia un’auto contro la folla e distrugge una comunità: quante volte ancora dobbiamo subire queste battute d’arresto spaventose prima di cambiare rotta e portare la nostra civiltà condivisa in una nuova direzione?
Nessun elettore in questo continente è andato alle urne per aprire le porte a milioni di immigrati incontrollati, ma sapete per cosa hanno votato in Inghilterra?Hanno votato per la Brexit.Che siate d’accordo o meno, in tutta Europa sempre di più hanno votato a favore per leader politici che promettono di porre fine all’immigrazione incontrollata.
Personalmente, sono essere d’accordo con molte di queste preoccupazioni, ma non pretendo che siate d’accordo con me. Penso comunque che la gente tenga alle proprie case, tenga ai propri sogni, tenga alla propria sicurezza e alla propria capacità di provvedere a se stessi e ai figli, che la gente sia intelligente e sappia cosa vuole.Penso che questa sia una delle cose più importanti che ho imparato nel mio breve periodo in politica.
Contrariamente a quello che si sente dire un paio di montagne più in là, a Davos, i cittadini di tutte le nostre nazioni non pensano a se stessi come animali istruiti o come ciechi ingranaggi intercambiabili di un’economia globale.Quindi, non sorprende che non vogliano essere messi da parte o ignorati regolarmente dai loro leader.
E’ compito della democrazia giudicare queste grandi questioni, e il luogo per farlo sono le urne.Credo che ignorare la gente – liquidare le loro preoccupazioni come insulse o peggio ancora chiudere i media o annullare le elezioni – o escludere alcuni dal processo politico, non protegga la democrazia.
In realtà è il modo più sicuro per distruggere la democrazia.Dissentire, parlare ed esprimere opinioni non è interferenza elettorale, anche quando le persone esprimono opinioni su paesi diversi dal proprio, e anche quando queste persone sono molto influenti e ascoltate.
Guardate, dico per ridere: se la democrazia americana ha potuto sopravvivere a dieci anni di rimproveri di Greta Thunberg, voi ragazzi potrete sopravvivere a qualche mese di Elon Musk.Ma ciò a cui nessuna democrazia sopravvivrà – che sia americana, tedesca o europea – è dire a milioni di elettori che i loro pensieri e le loro preoccupazioni, le loro aspirazioni, le loro richieste sono sbagliate o indegne anche solo di essere considerate.
La democrazia si basa sul sacro principio che la voce del popolo conta.Non c’è spazio per i firewall. O rispetti il principio o non lo rispetti.Il popolo deve avere voce.Come leader europei siete di fronte a una scelta – e credo fermamente che non dobbiamo avere paura del futuro – potete accettare ciò che vi dice la vostra gente – anche quando questo è sorprendente, anche quando non siete d’accordo – oppure continuare su questa strada.
Se saprete accettare, potrete affrontare il futuro con tranquillità e fiducia, sapendo che la nazione sostiene ognuno di voi – e questa per me è la grande magia della democrazia, che non è in questi edifici in pietra o in bellissimi hotel e non è nemmeno nelle grandi istituzioni che abbiamo costruito insieme – la magia è in una società condivisa.
Credere nella democrazia significa capire che ognuno dei nostri cittadini ha saggezza e ha una voce e se rifiutiamo ascoltare quella voce anche le nostre lotte più vincenti garantiranno ben poco.Come disse Papa Giovanni Paolo II, a mio avviso uno dei più straordinari campioni della democrazia in questo continente, ‘non si deve avere paura del proprio popolo’.Quindi non dovremmo avere paura del nostro popolo anche quando esprime opinioni che non sono d’accordo con la nostra leadership.Respingere le loro preoccupazioni o peggio ancora chiudere i media, annullare o rinviare le elezioni o escludere gente dal processo politico non protegge nulla, in realtà è il modo più sicuro per distruggere la democrazia”.
Jack Vance – Vice Presidente degli Stati Uniti d’America

DALL’EGIZIO AL MUSEO DELL’ EUROPA verso Torino Capitale Europea della Cultura 2033

Nella prefazione al libro “La Memoria è il nostro futuro”, ispirato all’ idea-chiave della “Memoria Culturale” di Ian Assmann, il direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, ha sviluppato un approfondito discorso sul ruolo che i musei potrebbero, e dovrebbero, avere, nel dibattito contemporaneo circa le identità culturali – un dibattito a nostro avviso determinante per le sorti della pace e della libertà nel mondo-.Discorso ulteriormente allargato con “La cultura è di tutti”, scritto con Paola Dubini, Egea,Milano, 2014.
Nel contempo, il Sindaco di Torino ha lanciato un tavolo di lavoro per la candidatura della Città a Capitale Europea della Cultura nel 2033. Il discorso sui musei s’inserisce perfettamente in questa prospettiva, che rientra, a sua volta, a pieno titolo, nella missione e nella storia dell’Associazione Diàlexis.


1.Contro la moderna follia
Nessun momento avrebbe potuto essere più appropriato di questo, in cui assistiamo, per usare un termine attualissimo, a una Guerra Senza Limiti (cfr. Liang Qiao , Xiangsui Wang, e al.),fra, da un lato, il blocco culturale, politico e militare “occidentale”, che, pure fra le apparenti divergenze (fra “cultura Woke”, “Cancel Culture”, Politicamente Corretto, Singularity, turbocapitalismo, “progressismo da ZTL”, sovranismo e “Make America Great Again”), condivide l’idea di una missione superiore attribuita all’Occidente, e, dall’ altro, la molteplicità delle infinite culture del resto del mondo (pre-alfabetiche, animistiche, politeistiche, patriarcali, epistocratiche, religiose, comunitarie, conservatrici, monarchiche o ancestrali), a lungo spregiate e perseguitate in quanto barbariche e arretrate (cfr., per esempio, la conquista delle Americhe, la Tratta Atlantica, lo schiavismo, il Trail of Tears, l’ imperialismo, il neo-colonialismo, i genocidi, l’islamofobia, la russofobia, l’”esportazione della democrazia”), ma le quali infine, grazie ad una sorta di “Lunga Marcia” (indipendenza di Cina, India, Vietnam e altri Paesi afro-asiatici; rilancio delle “tigri asiatiche”; miracolo cinese) hanno oramai raggiunto un livello di parità culturale, politica, economica e militare con il “Primo Mondo”, il che che permette loro di esprimere il loro punto di vista circa i grandi temi dell’ Umanità.
Qualora si assumano questi diversi orientamenti culturali e storici come un qualcosa di fisso e assoluto, l’“escalation” verso la Terza Guerra Mondiale, in corso in Ucraina, nel Levante e nel Mar della Cina, è inevitabile. Se, invece, come a noi pare più sensato, si vanno a cercare le radici comuni delle diverse culture del mondo, quali esse apparivano per esempio all’ inizio dell’ Epoca Assiale (cfr. Jaspers, Eisenstadt e Assmann), uno “Scontro di Civiltà” sembra più lontano. Visto che qui si parla innanzitutto del Museo Egizio, non vi è chi non veda le similitudini fra l’Antico Egitto e le società ad esso coeve, come in particolare quelle mesopotamiche e anatoliche, con lo stesso ruolo attribuito ai sovrani di diritto divino, le loro mitologie addirittura “traducibili”, come nel trattato di Qadesh, l’etica professionale dei guerrieri montati su carri (pensiamo a Mozi o al Bhagavadgita), il principio di “humanitas” (“ren”仁), che traspare dalla “Regula Aurea”, l’indistinguibilità fra etica e diritto, spezzato dal positivismo giuridico delle poleis (cfr. Antigone)…
Anche avvicinandoci nel tempo, i poemi omerici e Gilgamesh, il Mahabharata e il Ramayana sono collocati in una stessa atmosfera etica e letteraria, caratterizzata dall’interazione fra gli uomini e gli dei, dal culto dell’eroe, dal senso del destino, che incombe sugli eroi e sugli stessi dei: un’atmosfera che ha permeato tutte le letterature successive (pensiamo all’Ifigenia di Goethe, ai Sepolcri, a Carlyle, ad Anouilh, alla Cassandra di Christa Wolf, all’ “Eschile, l’éternel perdant” di Kadaré).
Infine, i pensatori che hanno gettato le basi del pensiero mondiale, da Mosè a Jina, da Laotse a Confucio, da Zhuangzi a Mozi, da Eraclito a Parmenide, da Socrate a Platone, da Budda ad Aristotele, da Epicuro a Lucrezio, da San Paolo a Sant’Agostino, hanno affrontano tutti, seppure con diversi metodi e linguaggi, le stesse questioni, a partire dall’ indeterminatezza della realtà (Rgveda, Protagora, Socrate, Confucio).
Soprattutto il Cristianesimo testimonia l’eredità dei popoli primitivi e medio-orientali (cfr. Rees,Cristianesimo e antiche radici) a cominciare dal tema del Giardino Terrestre (il “Gan Eden” con un chiaro riferimento all’area sud-arabica); per passare al Diluvio Universale, così simile a ciò che si è detto e fantasticato su Atlantide, la Lemuria, Doggerland e Kumari Kandam; per poi venire al Figlio di Dio, alla Resurrezione, alla Trinità, agli Angeli, Arcangeli, Troni e Dominazioni, al Salvatore, all’Aldilà, all’ Apocalisse, all’ascetismo e al monachesimo. I Re Magi che adorano il Bambino non compiono lo stesso rito dei Lama che ancor ora selezionano il Piccolo Budda in giro per il Tibet? E il ricordo di Cristo e i suoi apostoli non è ancora vivissimo nei monasteri del Kashmir e nelle grotte di Chennai?
Solo negli ultimi mille anni il pensiero “occidentale”, con Averroè eal-Ghazzali, Hume e Hegel, Marx e Nietzsche, Freud e Jung, Wittgenstein e Heisenberg, De Finetti e Feyerabend, è sembrato allontanarsi dalle basi lato sensu umanistiche dell’Epoca Assiale, per tingersi spesso con il colori del “sospetto”. Sospetto talvolta del tutto giustificato, ma che più spesso rimanda alla “nostalgia” per quelle radici comuni (greche o cristiane, buddiste o zoroastriane).Contemporaneamente emergeva, con la Qabbalà e Newton, St-Simon e Marx, Rostow e Kurzweil, una visione teo-tecnocratica che pretende di cancellare le antiche culture in nome di una pretesa “obiettività” fondata sulla tecnica, vera “sostanza” del mondo e pensiero di Dio : visione che è oggi dominante nella Teoria dello Sviluppo e nella Singularity Tecnologica.


  1. Nostalgia dell’ avvenire
    Come scrive Greco, “Divenire consapevoli della relatività della visione contemporanea può rappresentare un primo passo per avvicinarsi al passato con la stessa cura e la stessa attenzione che un giorno speriamo venga dedicata alle nostre azioni e ai nostri pensieri..” Ma per noi è ancora di più. E’ lo strumento principe per bloccare la deriva della Modernità verso un mondo senza umanità dominato dagli algoritmi, in cui non vi sarebbe futuro per l’eredità dell’ Epoca Assiale.
    La contemplazione del passato non costituisce quindi una motivazione per l’immobilismo. I popoli più antichi già anticipavano aspetti della postmodernità, se non della futurologia, anche se li inserivano in una visione più vasta dell’ Uomo. Gli antichi libri sacri e i muri dei templi sono pieni di descrizioni di macchine volanti e di tute spaziali; i protagonisti degli affreschi egizi e cretesi sono multiculturali; l’idea dell’ibernazione quale premessa per la resurrezione è tipicamente egizia; ma neppure la fluidità di genere era certo sconosciuta, anche se con risvolti che certo non sono più ben accetti alla Cancel Culture…
    L’ethos dei popoli antichi può costituire anche un modello per quelli odierni, anzi, può aiutare a costruire una forza che eviti quella dissoluzione della società che spiana la strada al governo delle macchine intelligenti. La cultura che tutti abbiamo assorbito è l’erede diretta dell’educazione aristocratica, la “paideia” dei Greci, che accomunava, come concetto, i guerrieri spartani e le fanciulle dei “thiasoi”:il “gymnazein kai philosophein”, così come lo Yoga e il Bushido, sono la base della formazione “integrale” del cittadino “optimo jure”, che accoppia cultura fisica e pensiero critico. Non per nulla, “cultura” si diceva, in Greco Antico, “Paideia”, e si dice, in Neoellenico, “Politismòs”. Per questo, è importante la “storia della memoria” (“mnemostoria” di cui parla Dubini), a cui i coniugi Ian e Aleida Assmann hanno dedicato tutta la loro vita scientifica. Abbiamo appena assistito alle Fonderie Teatrali Limone di Moncalieri a una splendida rappresentazione di “Tragùdia”, un’opera in Grecanico calabrese che rivisita in modo innovativo le tragedie classiche del ciclo tebano, dimostrandone la perenne attualità.
    Ciò che vale per le culture antiche vale anche per le società contemporanee non occidentali. Secondo Lévi-Strauss, la filologia classica costituisce la forma primaria dell’antropologia. E’ noto come i Gesuiti, edificando su una base culturale classica e cristiana, siano divenuti i massimi esperti di Cina, traendone insegnamenti anche per l’Occidente, e diffondendoli in Europa con le loro “Lettres Amusantes et Curieuses”, a cui si abbeverarono gl’Illuministi, e grazie alle quali furono introdotti in Europa concetti fondamentali come quelli dello Stato minimo e dei concorsi pubblici per i funzionari. Ancora questa setytimana il Presidente Mattarella, citando indirettamente l’omonima opera in Cinese di Matteo Ricci, basata sul “De Amicitia” di Cicerone, ha citato l’amicizia quale chiave di volta di un mondo poliedrico, di cui evidentemente Cina e Italia dovrebbero essere protagoniste.
    Quanto valeva nei secoli XVII e XVIII dovrebbe valere a maggior ragione anche oggi. Lo studio comparato delle culture dovrebbe costituire un freno ai fanatismi, permettendo anche di capire come certe caratteristiche che noi attribuiamo erroneamente e polemicamente agli altri Continenti siano soprattutto un effetto indotto dell’incontro con l’Occidente, come il “socialismo con caratteristiche cinesi” (derivato in parte dal marxismo europeo), il “nazionalismo” russo (discendente dal romanticismo tedesco), il puritanesimo islamico (imitazione di quello anglosassone), il culto esclusivistico del dio/eroe/signore Rama (frutto della “rivalità mimetica” con la jiahad islamica e con la figura di Maometto), e la “nazione palestinese” dall’incontro-scontro degli Arabi con il “Popolo d’Israele”. Ma, soprattutto, la centralizzazione indotta dalla società della comunicazione di massa, e, in particolare, dalla transizione digitale, che, dell’era delle comunicazioni, costituisce il culmine – un fenomeno che parte dalla Presidenza Imperiale americana, dal Complesso Informatico-militare e dalla Società dell’ 1%, ma si è esteso al resto del mondo, dove però viene stigmatizzato come “autocrazia”-.
    In conclusione, lo studio del passato può e deve essere la fonte per la costruzione del futuro, così come la ricostruzione del Regno di Salomone era l’obiettivo del messianesimo, o gli “aurea saecula” il modello per il “principatus” augusteo, o “le urne dei forti” la scaturigine di una nuova generazione eroica di Italiani.


3.Favorire la poliedricità dei musei
L’ignoranza, da parte degli Europei, delle culture degli altri Continenti e delle periferie dell’Europa è abissale, ma grave è anche la censura selettiva della nostra stessa storia. Il compito di chi volesse veramente colmare questo abisso non sarebbe certo facile, richiedendosi il concorso di cultura, Chiese, Europa, Stati, tecnologie ed Istituzioni.
Cominciamo, per esempio, dalla parallela ignoranza delle civiltà precolombiane e di quella danubiana. Continuiamo con la Persia e in generale le radici dell’identità europea. Arriviamo infine alle cristianità orientali (malabarica, etiope, monofisita, ariana, nestoriana) e ai popoli dell’ Est Europa (Uralo-Altaici, Unni, Avari, Slavi, Bulgari, Caucasici, Ottomani, Karaiti, Askhenzaziti, Sefarditi). Per concludere poi con i primi secoli della storia americana (dalla Leggenda Nera a quella bianca, dalle colonizzazioni spagnola, olandese, francese e russa, alla tratta atlantica, al “Trail of Tears”, al Trattato di Guadalupe Hidalgo ;cfr.Aleksandar Hemon su “La Stampa”), alla classificazione razziale degl’Italiani (Lombroso,Sergi ), all’Eccezionalismo Americano e i progetti di integrazione europea (Dubois, Podiebrad, Sully, St-Pierre, Santa Alleanza, Trockij, Coudenhove Kalergi, Fulbright, Galimberti, von Ribbentrop…).
Tutto ciò potrebbe, e dovrebbe, fare oggetto di un’intensa attività culturale, e, in particolare, museale, incurante delle contrapposte egemonie culturali.
Una perspicua esemplificazione di quest’impellente esigenza è costituita proprio dal Museo dell’ Europa, di cui da tempo molti lamentano la mancanza, ma del quale si è riusciti, dopo molti sforzi, soltanto a realizzare una forma quanto mai incompleta, la Casa della Storia Europea di Bruxelles, sotto l’egida del Parlamento Europeo.
Orbene, questo museo non risponde purtroppo minimamente alle esigenze di conoscenza evocate dal paragrafo precedente, e, in primo luogo, quella di dare spazio al cosiddetto “patrimonio dissonante”di cui parla Dubini:”l’insieme delle vestigia del passato attorno alle quali diversi gruppi presentano narrazioni fortemente discordanti e spesso in conflitto”. Ricordiamo, come parte del “Patrimonio Dissonante”: le varie nozioni di genealogia dei popoli; la patria originaria degli Indo-europei; le influenze afro-asiatiche;il millenarismo; il Barbaricum; l’Ancien Régime; la Leggenda Bianca e la Leggenda Nera; il colonialismo; i grandi imperi; la nascita delle “nazioni”;l’America; il post-umanesimo; i totalitarismi..
Al contrario, si pretende d’imporre una cosiddetta “Memoria Condivisa”,cioè una serie di luoghi comuni cementati dalla propaganda, in cui i Greci sono i “Buoni” e i Persiani i “Cattivi”; gli Unni sono “Barbari”; i Comuni sono “Borghesi”; gli Anglosassoni costituiscono “un’Avanguardia”; l’Europa Orientale e l’Asia sono “arretrate”, e così via…
La Casa della Storia Europea, confondendo Europa con Unione Europea, parte assurdamente solo dalla Rivoluzione Francese, come se non facessero parte della storia europea Goebekli Tepe e la Bibbia, le Piramidi e le Zigurrat, , il mondo greco-romano, l’Euro-Islam, le “Tre Rome”, i Progetti d’integrazione europea (Dubois, Podiebrad, Sully, St-Pierre,la Santa Alleanza, Coudenhove Kalergi, Spinelli, Galimberti, Gorbaciov… ). Quel museo costituisce dunque la plastica rappresentazione dell’incapacità degli Europei di rappresentare la propria identità, per una serie di vizi intrinseci dell’Europa attuale: insufficienza della capacità cognitive e creative della classe dirigente; diktat ideologici; gretti particolarismi…
Con quel tentativo, di per sé meritorio, si è almeno evidenziata ed esemplificata un’ enorme lacuna nel panorama museale europeo, che va comunque colmata con un’azione congiunta dell’intelligentija, della politica, dell’ Unione, delle Istituzioni, degli specialisti, delle scuole, dei musei…Senza un’azione siffatta, è impossibile quel rilancio dell’Europeismo che da molti viene invocato, ma per lo più abbinato a concetti, come quello di “Memoria Condivisa”, che ne inficiano l’efficacia, provocando un senso di inautenticità e così tarpando le ali al necessario entusiasmo.
La decisione del Sindaco di Torino Lorusso di candidare Torino a Capitale Europea 2033 riapre una discussione da noi avviata da ben 14 anni, prendendo spunto dall’allora proposta candidatura della città per il 2019, a cui avevamo dedicato ben 2 libri.Allora come ora, la nostra proposta era quella che la candidatura non dovesse esaurirsi nella promozione puntuale di un grande evento, bensì costituire un momento determinante di trasformazione del tessuto culturale e sociale del nostro Territorio. In concreto, suggerivamo di compiere una intesi ragionata delle più vitali tradizioni della Città: editoria impegnata, alta tecnologia ed Europa.
Tutto ciò si era tradotto in 200 progetti di 50 associazioni riunite nel Comitato della Società Civile per Torino Capitale,e con il sito Torino 2019, che hanno fatto oggetto di un’apposita opera editoriale e di una serie di manifestazioni di accompagnamento presso il Comune. Purtroppo, come noto, il Sindaco aveva deciso allora di non candidare la Città. Tuttavia, l’esperienza acquisita rimane, e può essere utilizzata per la prossima candidatura.
Il Museo dell’ Europa (o almeno una mostra a questo proposito) può costituire un elemento centrale del progetto di candidatura, partendo fin da subito con un percorso di avvicinamento. Se il progetto sarà dedicato all’ Europa nel suo complesso, e non solo all’ Unione Europea, esso potrà essere ben accolto anche nel clima di critica dell’ Unione che si sta diffondendo.
Senza ovviamente addentrarci qui nei contenuti precisi del progetto, siamo per altro in grado di suggerire almeno i grandi filoni conduttori, che potrebbero tradursi in eventuali sezioni (e/o esposizioni). Essa potrebbe collocarsi in palazzi storici aventi una forte connotazione evocativa, accanto al Museo Egizio e quello del Risorgimento, oppure accanto al Museo di Arte Orientale, che testimoniano le tradizioni culturali europee e internazionali di Torino.

4.Un’ipotesi di Museo
Pur con la necessaria provvisorietà e indeterminatezza, ci sentiamo di delineare qui le linee essenziali di un possibile museo dell’ Europa, che potrebbero divenire le sezioni di un museo, e/o oggetto di mostre specifiche durante l’anno di Capitale Europea della Cultura:
-le meraviglie d’Europa (dall’ Artico all’ Asia Centrale, i fiordi e il Mediterraneo, le Alpi e le isole);
-le origini degli Europei(“Out of Africa”, Neanderthal, neolitico, cacciatori- raccoglitori, agricoltori, il cavallo, il Medio Oriente);
-l’Europa nelle scienze umane (geologia, etnografia, linguistica, genetica, teologia, geografia, storia, antropologia, dottrine politiche, scienze strategiche, arte, filosofia, letteratura, architettura,economia, diritto, sociologia, tecnologia);
-la “Memoria Culturale” (da Gilgamesh alla Bibbia; da Omero a Orazio; dal Nuovo Testamento al Corano; dalle Crociate ai Progetti d’integrazione; dall’Umanesimo alla Modernità)

-il predecessori (Mesopotamia, Egitto, Anatolia;il mondo greco-romano; Israele; il Barbaricum; il Cristianesimo;l’Euroislam; Bisanzio; i Progetti di Crociata;le grandi esplorazioni (europee ed afroasiatiche);
-le tracce delle civiltà (da Cnosso a Stonehenge, da Micene a Delfi, dal Partenone a Pompei, da Santa Sofia a Granada, da Venezia a San Pietroburgo, da Versailles alla nuova Berlino);
-i progetti d’ integrazione europea (Saint-Pierre;Saint-Simon; Santa Alleanza; Paneuropa; Ventotene, Galimberti, Fulbright, Schuman);
-la “Dekadenz”(Nietzsche, Dostojevskij, Spengler, Guénon, Huxley) e la “Distruzione dell’ Europa” (Benda, Lukàcs, Hillgruber);
-il mondo di Yalta (Est e Ovest;Guerra Fredda e Coesistenza Pacifica) e la caduta del Muro (il Dissenso; Gorbachev);
-l’Unione Europea (dal Federalismo all’ Unione; vittorie e sconfitte; Brexit);
-la Guerra senza Limiti (alla ricerca di un Nuovo Ordine Mondiale; la Società delle Macchine Intelligenti);
-il “patrimonio dissonante” (progressismo e perennialismo; Oriente e Occidente; Nord e Sud; Nazioni e Stati-Civiltà).

TELECONFERENCE ORE 18

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Argomento: 9 MAGGIO 2023 || GIORNATA DELL’ EUROPA
Ora: 9 mag 2023 06:00 PM Torino (TO)

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