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CINQUE STRADE PER LA FINE DEL MONDO: Thiel e la battaglia di Armageddon

A pagina 17  de “La Repubblica” dell’ 8 marzo erano comparsi due articoli paralleli che, lodevolmente, si sforzavano di comprendere  il senso dell’attuale fase storica attraverso l’interpretazione della  visione del mondo apocalittica  di  MAGA e dei suoi antagonisti. Luca Caracciolo (“Il bellicismo religioso che unisce Bibi e Donald”) si concentrava sul messianesimo apocalittico che unisce Trump e Nethaniyahu (ma anche gli Ayatollah), mentre invece Ezio Mauro descriveva le linee direttive della rivoluzione intrapresa negli USA da Trump e dai suoi alleati (ciò che è stato chiamato “Tecnofascismo”).Invece, alla Pag.7 de “La Stampa” del 10 marzo, Giordano Stabile parlava della tradizione vittimaria, propria della Shi’a, che “colora” in  modo particolare il messianesimo iraniano. Nel frattempo, Peter Thiel ha tenuto a Roma le annunziate “lezioni” sull’ Apocalisse e l’Anticristo, che hanno chiarito molto bene la “grande narrazione” dei GAFAM che sostengono l’Amministrazione Trump.Mauro descriveva appunto l’alleanza, nel movimento MAGA, fra tecnologia e ideologia dell’innovazione, che ha in Thiel il suo teorico estremo.

Caracciolo  ritiene che Trump e i suoi descrivano le attuali guerre  come finalizzate ad accelerare l’ avvento dell’Apocalisse (che, secondo il “sionismo evangelico” americano, avverrebbe solo dopo che gli Ebrei siano tornati in Israele e si saranno convertiti al Cristianesimo), e Trump come un inviato del Signore con questa missione. Tesi smentita però platealmente da Thiel, che vede invece l’Anticristo in Xi Jinping, e il Katèchon in Trump.

Si tratta di analisi più acute di quelle usuali nel “mainstream”, ma ancora molto al di sotto delle reali necessità di comprensione e di azione. Quella di Thiel è poi un’ennesima deformazione a fini propagandistici di una realtà ben diversa, coerente con secoli di disinformazione da parte del “mainstream” occidentale

1.Chiliasmo e tecnocrazia

Contrariamente alla settorialità delle varie interpretazioni correnti, il messianesimo (o meglio, il chiliasmo) e la tecnocrazia digitale costituiscono , a nostro avviso,un tutt’uno, che innerva l’intera storia occidentale, conducendola verso l’attuale esito apocalittico. Il “chiliasmo” è l’interpretazione materialistica del Millennio finale dell’Apocalisse, quella che Sant’Agostino imputava ai Manichei, ma che è oramai divenuta dominante nella cultura occidentale, e, in particolare, nell’interpretazione della Modernità quale fase ulteriore delle religioni occidentali (Lessing, Croce, Trockij). Basti pensare allo Spirito Assoluto di Hegel, al Comunismo in Marx, alla Opera Comune in Fiodorov, al Punto Omega in Teilhard de Chardin e alla Fine della Storia in Kojève, tutti accomunati dall’ idea della Fine della Storia. Oggi, la profezia di Saint-Simon che, nella Nuova Società Organica sorta dalle Rivoluzioni Atlantiche,  il potere spirituale sarebbe passato agli industriali si è incarnata in Kurzweil, Musk e Thiel.

La nascita, in tempi remoti, dell’ idea di Apocalisse, era  stata una conseguenza della precoce consapevolezza della caducità delle cose umane. Come tale, essa ha percorso trasversalmente tutta la storia mondiale, dai Veda  fino alla “Singularity Tecnologica” di von Neumann, Vinge e Kurzweil. Questa continuità costituisce poi addirittura   il “Leitmotiv”   di quella “Civiltà Occidentale” di cui tanto oggi si parla, ed è per questo che, per esempio, Heidegger e Severino   hanno potuto fare , del “nichilismo”, l’essenza stessa della storia della filosofia occidentale, che era, già per Hegel, la storia di un “Tramonto”. Del resto, già per gli Egizi, “gli Occidentali”(“Amentiu”) erano  i morti, e le “Isole dei Beati” erano  in Occidente.

Sotto un altro punto di vista, l’Apocalisse è anche il residuo “troncato” dell’ eredità concettuale dei  “144.000 Kalpas”della cosmologia indiana ( dove essi si riducono a tre  Kalpas=Eoni: fra prima e seconda creazione, poi, la storia umana, e, infine, il Millennio finale) .  Così, a  causa di quell’ aspetto “residuale”, il Genesi ha due inizi, e il Libro dell’ Apocalisse ha due fini, ambedue tracce “monche” della pluralità dei Kalpas e dei 7 eoni dello Zurvanismo.

Di per sé, l’idea  di Apocalisse (Frasho Kereti) è prettamente zoroastriana: è la descrizione della lotta eterna fra Ahura Mazda (Hormuz, come l’omonimo stretto), il Dio del Bene, e Ahura Mannu (Ahriman), il Dio del Male (oggi, “l’Impero del Bene” contro “l’Impero del Male”), come nelle slides di Thiel. Nelle epigrafi della necropoli  di Behistun e nelle Storie di Erodoto, gl’imperatori persiani (gli Shahanshah=Shahthiya Shahthiyanam) vantavano (come Trump) la loro missione di realizzare “la pace attraverso la forza”, e il generale   Mardonio   imponeva alle città greche della Ionia (gli Yavan)una rivoluzione democratica (un “régime change”)   per garantirne la debolezza (come si evince dal dibattito in Persia dopo la sconfitta del falso Smerdi), e quindi l’ossequio allo Shah di Persia, per contrasto con la dura tempra delle aristocratiche Sparta e Atene (ben simboleggiata dall’ eroica resistenza del re Leonida). Oggi, a parti invertite, si vorrebbe imporre un “régime change” alla Persia, per garantire l’ossequio a Israele di un’imbelle democrazia.

Sotto  la dominazione persiana, l’idea di un’ Apocalisse penetrò nell’ Ebraismo (come si può leggere nei Rotoli di Qumran, e, in particolare, nel “Rotolo della Guerra”: la guerra fra i Figli della Luce e i Figli delle Tenebre).Non per nulla, la Modernità ama dipingersi come erede delle “Lumières” (“Beney Or”). Nel Vecchio Testamento, Ciro è definito “Mashiah” (traduzione ebraica dello “Shaoshant” persiano= Salvatore), perché permette agli Ebrei di ritornare al Tempio di Gerusalemme. Per questo, Nethanyahu insiste sulla mitizzazione della figura di Ciro. La storia dell’ Ebraismo è la storia dell’ attesa di un nuovo Mashiah, e della lotta contro i falsi mashiah (in cui s’inseriscono anche le vicende di Cristo, Maometto e l’Anticristo).

Anche i Romani ereditano dall’ Oriente l’idea di un impero provvidenziale destinato a governare tutti i popoli (“Tu regere imperio populos Romane memento/parcere victis et debellare superbos”),imponendo la Pax Romana – idea poi trasmessa alla Chiesa Romana attraverso il Vangelo di Luca, a Bisanzio, all’Islam, ai popoli slavi ortodossi(Bulgaria, Russia, Boemia, Serbia, Polonia=la Terza Roma) e ai Protestanti (Winthrop, Mather, Blake, Emerson, Kipling, fino a Trump)-.

2.Antitesi fra Messianesimo e Chiliasmo

Mentre, nel Vangelo, Gesù afferma che “Il mio Regno non è di questa terra”, i “chiliasti” (siano essi Zoroastriani, Ebrei, Cristiani, Manichei,puritani, illuministi, idealisti, positivisti, marxisti, nazionalsocialisti, democratici  o islamici) pensano invece che si tratti di un regno terreno, il cui avvento sia addirittura, come scriveva Newton, calcolabile. Ed è proprio questa scelta la fonte, a causa dell’ “Eterogenesi dei fini”,  di tutte le tragedie della Modernità (nichilismo, Terrore rivoluzionario, alienazione, guerre mondiali, genocidi, bomba atomica, prevalere delle macchine sull’ uomo). Tentando di conquistare hic et nunc il Sommo Bene, si snatura l’Umanità: il finito pretende di essere infinito (“hybris”).

Purtroppo, tutte le ideologie della Modernità, mentre riconoscono le loro radici cristiane, partono dal presupposto che dopo Auschwitz e Hiroshima siamo ormai entrati nell’Eone finale, in cui non valgono più i principi della Storia, e, in particolare, l’Eterogenesi dei Fini.

Per questo Sant’Agostino aveva abbandonato i Manichei; ad esso faceva presumibilmente riferimento la dottrina segreta della IIa Lettera ai Tessalonicesi, che parlava dell’ Uomo di Iniquità, trattenuto dal misterioso Katèchon. Dottrina non compresa neppure da Sant’Agostino, e che invece oggi molti, a cominciare da Dugin per finire con Thiel, pretendono di padroneggiare.

Era chiliastico Cristoforo Colombo, padre fondatore dell’ America moderna, autore  del “De Prophetiis”, che si era fatto nominare dai RE di Spagna “Ammiraglio del Mare Oceano”,voleva finanziare le Crociate con l’oro di Eldorado e aveva dato avvio ufficiale alla Tratta Atlantica. I  Puritani Winthrop e Mather avevano ripreso la metafora del Discorso della Montagna,  della “Città Sulla Collina, riferendola all’America, e il Presidente Wilson aveva aderito  paradossalmente alla Prima Guerra Mondiale come “una guerra per por fine a tutte le guerre”. Concetto utilizzato anche per giustificare l’uso, da parte dell’ America,  a Hiroshima e Nagasaki, delle prime bombe atomiche – in realtà un crimine di guerra mai più eguagliato, perchè diretto proprio contro la popolazione civile, in contrasto con una norma fondamentale di diritto internazionale bellico (Convenzioni dell’Aia del 1899 e 1907)  -.

Nel frattempo,l’Apocalisse aveva trovato nuova vita in Hegel, in Marx, in Nietzsche, in Fiodorov, in Soloviov, in Tsiolkovskij, divenendo la trama segreta dei dibattiti della Modernità. Infatti, nonostante la sdegnata negazione di Kelsen (ma con il conforto trasversale di Trockij), il laicismo è una religione di matrice abramitica, e delle più fondamentalistiche. Spentasi l’ “egemonie culturale del marxismo”, troneggiano oggi tecnocrazia, postumanesimo, sionismo e Shi’a. La “guerra Culturale” in corso fra visioni del mondo trova la sua convincente ragion d’essere nella comune convinzione di essere “dentro l’Apocalisse”, là dove si decide l’avvenire non soltanto dell’ Umanità, bensì del cosmo intero.

I teocon avevano ripreso, da Kant, Kojève e Fukuyama,  l’idea di una  “Fine della Storia”, che, non potendosi realizzare per via dell’ “Eterogenesi dei fini”, si trasformerà ben presto in “Scontro di Civiltà” e in “Guerra senza Limiti”.

In realtà, una  Fine della Storia potrebbe realizzarsi solo con la fine dell’ Umanità, e  questo è proprio ciò che si sta verificando con l’uso militare dell’ Intelligenza Artificiale (che vede l’adozione ufficiale di Palantir da parte del Pentagono), con cui si sta cedendo alle macchine il controllo di tecnologie che possono distruggere l’Umanità in un brevissimo “micro-instant”.  Già secondo Manuel de Landa quest’esito era  inevitabile, perché, vista a posteriori, l’intera storia umana appare come la storia di un parassita (il “philum macchinico”), che si è sviluppato nei millenni a spese dell’ Umanità,appunto  attraverso la guerra. Gli ominidi avevano imparato a spaccare le amigdale e a conservare il fuoco. Nell’ età della pietra, si usavano le clave; in quelle dei metalli, frecce e scudi. Nell’evo antico arrivarono spade e e corazze; nel Medioevo, catapulte e balestre; nell’ era moderna, armi da fuoco  e polvere da sparo. Nella contemporaneità, abbiamo aereoplani e missili. Le guerre del futuro saranno combattute con droni e Intelligenza Artificiale bellica. Attraverso queste evoluzioni, le macchine  si sviluppano, divengono vive, dialogano fra di loro, oscurano l’umanità, fino a decidere la pace e la guerra.

Per questo ferve la  “Cultural War” fra Pentagono e Anthropic, la Cina e Trump, Thiel e la Chiesa cattolica, sulla regolamentazione dell’ Intelligenza Artificiale, mentre Musk, Palantir e Anthropic forniscono all’ Ucraina i software per combattere i Russi, e questi ultimi  forniscono all’ Iran i loro software.

3.La Terza Guerra Mondiale

Questa  evoluzione delle Macchine Intelligenti si sposa con l’intensificarsi del conflitto fra gli USA e il  resto del mondo (cfr. attacco all’ Iran, “fuori del diritto internazionale”, vedi Crosetto e Meloni) per l’egemonia mondiale, anche questo un risultato di un’ Intelligenza Artificiale  che tutto avvolge, senza lasciare ALCUNO SPAZIO DI LIBERTà  A CHI NON DISPONGA DI SPROPOSITATI MEzZI TECNOLOGICI.

Il primo esempio è costituito nella società cinese, dominata dal Partito Comunista (PCC) e  totalmente tecnologizzata, dall’uso dell’ AI per redigere e attuare i Piani Quinquennali; dal controllo delle menti a distanza; dalla produzione di massa di, e con, robot umanoidi, capaci di superare nelle arti marziali i monaci Chan (Zen); dai computer quantistici; dai missili ipersonici; dalle Smart Cities; dalle auto elettriche e a guida autonoma; dalle rivoluzioni digitale e green.  IL PCC è riuscito anche a sventare una sorta di colpo di mano del maggiore imprenditore informatico cinese, Jack Ma, che è stato perfino arrestato finché non si è allineato al Partito, ribadendo così il primato della politica sulla tecnica.

L’ approccio cinese, condannato da Thiel con vecchi stereotipi da Guerra Fredda, rivela invece la maggior sensibilità al problema del “Socialismo con Caratteristiche Cinesi”, che non si propone di conseguire il DATOng (la “Grande Armonia” dei San Jiao che Kang You Wei aveva assimilato al Comunismo), bensì lo Xiaokang, una “Società Moderatamente Prospera” che potremmo chiamare “Socialismo”).

I veri “chiliasti” restano i GAFAM (che pretendono di dominare la politica americana, e ci stanno riuscendo), e non i BAATX cinesi,  oramai assoggettati a una serrata normativa di “tipo europeo”.

 L’Amministrazione Trump, dapprima scettica sull’ Intelligenza Artificiale, ha stretto, a partire dal Secondo Mandato, un’alleanza di ferro con i GAFAM, reclutandoli  per la guerra con la Cina, come proposto da Kissinger prima di morire, e imitando, di quella, la politica  chiamata “Unione del Civile e del Militare”, al punto di arruolare nell’ Esercito i CEO delle grandi piattaforme. Questa mossa era già stata prevista da Evgeny Morozov, che aveva pensato che gli establishment occidentali si sarebbero buttati sul digitale come tattica per frenare il proprio declino. Cosa che essi hanno fatto abbondantemente, sviluppando un movimento politico creato da Schmidt e Cohen, e poi sviluppato da Thiel, Vance e Karp, volto a spostare gl’investimenti del Complesso Industriale-Militare verso il sostegno delle Big Tech, per incanalarle a supporto delle prossime guerre dell’America. Con risultati effettivi, come dimostrano le operazioni in Ucraina, Venezuela e Iran.

Proprio per questo, alcune Big Tech fanno resistenza contro l’uso bellico delle loro AI, perché temono di essere coinvolte nelle previste rappresaglie di Iran, Russia e Cina, e comunque in un’ondata di ostilità da parte di molti Stati, anche occidentali.

Nasce così la guerra culturale in America fra chi, come Anthropic (che tra l’altro ha una proprietà italiana), si oppone all’ uso militare della propria IA,  chi, come ChatGPT, è favore, e soprattutto Thiel , propugnatore fanatico dell’obbligo civile dei GAFAM di mettere l’AI al servizio delle guerre americane, e, soprattutto, fornitore agli USA e ai suoi più stretti alleati, attraverso Palantir, delle tecnologie più letali.

Giustamente, quindi, dal suo punto di vista, Thiel afferma che non bisogna prendere troppo sul serio la querelle fra Anthropic  e ChatGPT:ciò che conta è la lotta fra l’AI americana e l’ AI cinese. Coerentemente con le idee di De Landa, sono oramai le due Intelligenze artificiali che si fanno la guerra per il predominio sul mondo. Inutile fantasticare di un preteso “Umanesimo Digitale”: contro la forza dell’ impero mondiale delle Macchine Intelligenti occorre un esercito mondiale di  Uomini Superiori.

In sostanza, Thiel ha aggiornato le visioni tradizionali americane della Fine della Storia con una qualche pennellata di culture alternative e non occidentali, ma mantenendo sempre chiarissima l’idea che l’America è il salvatore del mondo perché è il massimo potere mondiale, e quindi svolge la funzione (il “Destino Manifesto”) del Katèchon, che sarebbe quella di frenare l’entropia Gehlen). In questa visione, gli USA padroni dell’ “America Mondo”, sarebbero l’ultima incarnazione dell’Impero Romano, inteso quale forza di conservazione. In tal modo, Thiel cerca di delegittimare, tanto le pretese si “Translatio Imperii” verso la seconda Roma (Instanbul), e la Terza Roma (Mosca), quanto la pretesa escatologica islamica incarnata dall’ Imam Nascosto Muhammad al-Mahdi, oggi incarnato dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei.

Nel fare ciò, egli si riallaccia alla visione nazionalsocialista del Katèchon, espressa da Carl Schmitt quale giurista del III Reich, il quale, dopo la caduta di quest’ultimo, aveva poi identificato il Katèchon negli Stati Uniti, ignorando l’essenza progressiva, tanto dell’ America quanto del nazional-socialismo (cfr. Eric Voegelin). La prima pretende infatti di essere “the Dissidence of Dissent”, e, il secondo, puntava a una “Fine della Storia” non dissimile dal “Secolo Americano” (il “Reich Millenario”).

In queste guerre, Israele è stato integrato pienamente con gli USA, anche e soprattutto per ciò che concerne la visione chiliastica dei Sionisti e l’uso generalizzato dell’ informatica, che ne ha fatto la “Nazione Start-up”. Non per nulla, USA e Israele(insieme agli Afrikaners come Musk), condivideno l’escatologia vetero-testamentaria.

4. Israele :dal Golem alla “Nazione Start-up”

E’ impossibile negare che il chiliasmo era  passato in Occidente attraverso l’ebraismo. Il chiliasmo moderno nasce con le riflessioni di Mosè Maimonide, il quale, interrogato su che cosa pensasse dell’Olam haBa (l’Era Messianica), aveva dichiarato che essa non si sarebbe distinta in nulla dai suoi tempi (il XII secolo), se non fosse che, nell’ Olam haBa, i Gentili sarebbero stati sottomessi agli Ebrei. In particolare, Maimonide osservava che, se i ben pochi membri della tribù dei Quraish, guidati da Maometto, avevano potuto assumere la leadership del Medio Oriente, non vedeva perché un popolo relativamente numeroso, come gli Ebrei, non avrebbe potuto, in futuro, egemonizzare lo stesso territorio (Israel ha-Shleimah, la Grande Israele, comprendente tutto i Medio Oriente, oggi rivendicata da Ben-Gvir e   Smotrich).Quanto allo strumento per conseguire tale risultato, Rabbi Loew di Praga avrebbe creato il mitico Golem (oggi, il complesso informatico-militare) per difendere il popolo ebraico. Tant’è vero che, quando Israele aveva inaugurato il suo primo computer a Rehovoth, lo aveva chiamato “Golem”.

Lo Stato d’ Israele nasce proprio dal Sionismo, uno fra i  progetti chiliastici all’ interno della MoDERNITà . La quale ultima è proprio come secolarizzazione del messianesimo, secondo quanto teorizzato da Lessing ne “L’Educazione dell’ Umanità”, dal “Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo tedesco” e da Saint-Simon nella “Religione dell’ UManità”.Come il Cristianesimo tridentino concepiva la Salvezza come un fatto spirituale, così faceva l’Ebraismo halakhico: ambedue condannavano  come “hybris” la tecnocrazia e lo scientismo. Per questo, vi è un parallelismo totale del Sionismo con  il messianesimo puritano, e soprattutto con le teorie tecnocratiche della Singularity e del Tecnofascismo. Per questo l’alleanza fra gli USA e Israele è sempre più stretta: ambedue sono dominate da aziende come i GAFAM, Palantir o Paragon, che stanno stringendo il mondo in una morsa mortale, di cui i missili su Gaza, Caracas e Tehran sono solo il risvolto esteriore, mentre il  vero attacco viene portato alle reti di comunicazione e alle coscienze dei cittadini, per realizzare una Fine della Stori quando il mondo sarà in pace perché, al posto degli uomini, deciderà l’Intelligenza Artificiale, che, come noto, manca di creatività, e quindi è condannata a ripetere all’ infinito quanto già  immagazzinato dall’ Umanità (salvando, così, dall’obsolescenza l’”establishment” occidentale.

5.La federazione europea e la fine della Storia

 L’obsolescenza in atto della democrazia occidentale denunziata da Ezio Mauro è solo uno dei  danni collaterali provocati da quanto sopra. Mauro si rende perfettamente conto che la rivoluzione portata avanti dal Mondo MAGA è difficilmente arrestabile, perché deriva da una spinta alla centralizzazione insita nell’ informatica, a partire dai “Big Data”, che funzionano solo se disponibili in grandi numeri, e potenzialmente in misura illimitata, come dimostrano i progetti Echelon e Prism.Gli attacchi alla Crimea, a Maduro, a Khamenei e a Larijani non sarebbero avvenuti senza l’accesso a miriadi di informazioni, reso possibile dall’ Intelligenza Artificiale. Oggi, la NSA e il Mossad stanno scansionando l’intero “sistema Cina” per trovarvi delle falle digitali. Non per nulla la Cina sta avviando un “Chinese Firewall a ritroso”, non più  per interdire ai Cinesi di accedere ai dati dei Paesi esteri, bensì per interdire agli stranieri l’accesso ai dati dei Cinesi (così determinanti nel caso di guerra). Gli attuali black-out informatici in Russia rientrano nella stessa logica. LE guerre americane e israeliane sono basate sulla conoscenza minuta della realtà del Paese nemico, come il Venezuela e l’Iran. Grazie ad essa si possono organizzare operazioni “chirurgiche”, come il rapimento di Maduro e l’assassinio dei leader iraniani. E’ una follia che un Paese, come la Russia, che è in guerra da anni contro il “Kollektiv Zapada”, continui a rendere accessibili agli Occidentali i dati dei suoi cittadini e delle sue istituzioni. Il fallimento dell’operazione Hostomel e l’attacco al naviglio del Mar Nero possono ricondursi a falle dell’ “intelligence” russa.

E’ per altro da molti anni che, proprio per questa ragione, tanto la Russia quanto l’India  hanno lavorato a un meccanismo di Internet che può essere bloccato in caso di guerra, sostituendolo con un Internet puramente nazionale (Max) .

Mauro  non giunge  fino in fondo al proprio ragionamento. Se Trump è in un certo senso costretto a reprimere i corpi intermedi per garantirsi una forza negoziale nei confronti dei Paesi esteri, e se alleati come l’Italia o avversari come il Venezuela sono costretti violentemente a seguire  politiche analoghe a quelle di Trump per poter soddisfare i suoi “Diktat”, è vano cercare di opporvisi. Infatti, già con Obama e Biden succedevano le stesse cose, ma quei Presidenti le nascondevano in ossequio all’ ipocrisia puritana e al mito incapacitante  della “Democrazia americana”. Mito a cui Mauro finge ancora di credere, tributandogli elogi sperticati ed evidentemente insinceri, ma che non corrispose  mai alla realtà, né dal punto concettuale, né da quello pratico. Ci pensavano poi i caudatari di sinistra in Europa alla creazione delle opportune cortine fumogene.

Ricordiamo tra l’altro:

-la Dichiarazione di Indipendenza, che implica la tratta degli schiavi e il “Trail of Tears”;la netta contrapposizione fra “Repubblica e “Democrazia”;  la “Finestra di Overton”, ecc..

i “cadaveri Eccellenti” (Lincoln, Kennedy); la politica migratoria

Diremo di più.

Anche le retoriche dell’Unione Europea incentrate sulla Pace Perpetua sono, così come  l’eccezionalismo americano e il Sionismo, dei sottoprodotti della secolarizzazione delle religioni occidentali. Tanto per cominciare, Kant, a cui erroneamente si è voluta ricondurre l’invenzione dell’idea della “Pace Perpetua” (che invece era  stata sempre uno degli obiettivi dell’Impero Romano e del Sacro Romano Impero), citava espressamente, a  proposito della Fine della Storia, il Libro dell’ Apocalisse.

Poi, il movimento per l’integrazione europea non nasce, né da Kant, né da Spinelli, né da Schuman. Esso si può già rintracciare nel tentativo romano di conquistare la Magna Germania; nel “Dictatus Papae”; nei progetti di crociata; nell’ammirazione di Voltaire per l’Impero Cinese; nell’avventura napoleonica; nell’ideologia nietzscheana; in Paneuropa. Infine, l’idea, accennata nella “Dichiarazione Schuman”, del “funzionalismo”, si riallaccia alla  “ragnatela di istituzioni internazionali” che, secondo Ikenberry, era stata creata per  mascherare la conquista del mondo da parte degli USA.

Oggi più che mai un’Unione Europea che pretende di essere l’ultimo baluardo dell’utopia occidentale (dopo la caduta del Socialismo Reale)“ avrebbe la pretesa di  esprimere  anch’essa una “nuova religione” – ripresa dal Cristianesimo materialistico dei Puritani, e oggi  dalla cultura “Woke”, con tutta la sua ipocrisia-.

A nostro avviso, la missione dell’ Europa è piuttosto , come aveva intuito Pietro Barcellona, proprio quella del Katechon paolino (quello che Thiel, sulle tracce di Carl Schmitt rivendica abusivamente per  Donald Trump). Infatti, l’Europa si è opposta per quanto possibile al chiliasmo americano: combattendo contro i rivoluzionari americani e contro l’esercito federale in Canada,e criticando gli USA attraverso i suoi intellettuali (Dickens, Baudelaire,Kafka, Simone Weil).

Invece, Thiel (e Trump), con un atteggiamento predatorio tipicamente americano, pretendono di appropriarsi dell’ideologia antimodernistica dei loro avversari, dimenticando semplicemente che sono essi quelli che hanno inventato il mito della “Singularity” e stanno forzando al massimo per l’egemonia delle Macchine Intelligenti. I droni assassini sono stati prodotti da Anthropic su richiesta del Pentagono,e  la gestione dei teatri di guerra con l’intelligenza artificiale spetta a Palantir.

Il Movimento MAGA non può certo autodefinirsi come il Katèchon, quando è palesemente l’Anticristo. Non per nulla ad-Dajjal significa “il Mentitore”.

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6. L’eredità zoroastriana nello Shi’ismo duodecimano

Ma anche la politica iraniana è fortemente impregnata di chiliasmo.Lo Shi’ismo nasce dall’opposizione all’idea di “lezione umana”o “consenso sociale” (shura), tipica dei Sunniti, a cui oppone la designazione divina (nass). Gli Shi’iti credono infatti che Maometto avesse designato  come suo successore spirituale e politico Ali ibn Abi Talib. Per essi, l’Imam non è solo un leader politico, ma è dotato di un’ispirazione divina particolare e dell’infallibilità (‘isma), come il Pontefice romano.

Lo shi’ismo attribuisce una sacralità specifica alla famiglia del Profeta (Ahl al-Bait). La leadership deve rimanere all’interno della linea di sangue di Ali e Fatima (figlia di Maometto), perché portatrice di una “luce” spirituale ereditaria. Il martirio di Hussein (figlio di Ali) a Kerbela ha trasformato la causa sciita in un’ideologia di resistenza contro l’oppressione e l’usurpazione del potere, che si nutre del culto delle vittime, a cui ben si addice la morte in battaglia dei leader per mano dell’ Esercito Israeliano.

Secondo le tradizioni Shi’ite, alla fine della Storia, Muhammad al-Mahdi e Gesù Cristo (Isa)  affonteranno   a Gerusalemme l’Anticristo (ad-Dajjal), e lo uccideranno. Quindi, è compito degli shi’iti combattere nella battaglia dell’ Apocalisse (quella che noi chiamiamo Armageddon).L’attuale guerra contro gli Stati Uniti e Israele assomiglia molto alla battaglia davanti a Gerusalemme descritta in numerose  Ahadith.


Non per nulla la nuova Guida Suprema invia i suoi proclami restando celato, come si dice che sia celato da più di mille anni Muhammad el-Mahdi. Questo circonda Mojtaba Khamenei di un’aura particolare, così come il fatto ch’egli sia sopravvissuto alla strage del suo lignaggio, come gli Alauiti sono sopravvissuti alla battaglia di Kerbela.

E’ singolare come tutto ciò riecheggi (come studiato in particolare da Corbin) l’escatologia  della religione zoroastriana (oggi “parsi”,”persiana”), tutt’ora presente in Iran e negli in altri territori dell’ ex impero persiano (come il Pakistan) , e, in particolare, la battaglia finale fra l’ultimo Salvatore (Thraetona/Fredon), e una creatura infernale (Azhi Dhahaka).

7.La lettera di Teofane di Pskov al Gran Principe di Mosca

Ci troviamo, dunque, in mezzo a una Terza Guerra Mondiale che è una guerra di religione per stabilire il “senso della Storia”, basata sulle vaghe profezie sull’ Apocalisse e sulle altrettanto vaghe interpretazioni datene da San Paolo, Sant’Agostino, Maometto, Teofane, Newton, Leibniz, Lessing, Bahau-llah, Hegel, Fiodorov, Soloviov, Buber, Teilhard de Chardin, e, ora anche Dugin e Thiel. La posta in gioco è l’avvenire dell’ Umanità.

L’Apocalisse è una profezia che si auto-avvera?Parzialmente, sì, ma proprio i suoi margini di incertezza (l’”Esprit de finesse”) ci permettono di illuderci di potervi giocare come attori, e non solo come soggetti passivi.

Anche nella tradizione russa ortodossa, citata fra gli altri da Dostojevskij, da Dugin e dal Patriarca Kirill, abbiamo la lotta contro l’Anticristo. Questa irrompe potentemente nella storia russa con la zarina Irina, principessa bizantina, e con la lettera di Teofane di Pskov al Gran Principe di Mosca sulla Terza Roma, dopo la caduta della prima e della seconda. Mosca, la Terza Roma, rappresenta il Katechon, e sarà eterna. A questa dottrina si ispireranno von Bader,Soloviov, Dostojevskij e Dugin, che parlerà di un “Katèchon Settentrionale”.

Come abbiamo visto, ora Thiel tenta clamorosamente di appropriarsi di questa tradizione, rovesciando il senso di quella contrapposizione. Ricordiamo per altro che il significato di ad-Dajjal è proprio “il Menzognero”, nel senso che l’ Anticristo si caratterizza per la sua capacità di seduzione, imitando la figura del Salvatore, come ben descritto nel “Racconto dell’ Anticristo” di Soloviov. Thiel si tradisce quando indica, fra le qualità “catecontiche” dell’ America la sua capacità di sedurre il mondo.

Ma, più in generale, il problema principale della visione di Thiel è che egli presuppone che il Katèchon debba essere un potere mondiale.Ma è proprio questo il carattere dell’ Anticristo,perchè il Demonio è il “Re del Mondo” che impone la pace mediante  il controllo totale, come stanno facendo i GAFAM, e in particolare Palantir. Se un solo potere controllasse (come vorrebbero Trump e Thiel) il mondo intero (mediante l’uso delle Macchine Intelligenti), in breve l’intelligenza umana sarebbe sostituita da quella artificiale, e non sarebbe più possibile alcun tipo di vita intelligente.

8.Le tradizioni non chiliastiche

Nel suo libro  “Lo scontro di civiltà”, Samuel Huntington affermava che, in esito allo contro fra l’Occidente e “il Resto”, l’India, rimasta neutrale, avrebbe imposto al resto del mondo il proprio punto di vista. E, in effetti, l’India costituisce un’area relativamente “neutra”, dove l’idea degl’infiniti Kalpas si oppone a qualunque chiliasmo. Certo, anche l’India aspira alla “Pace” (l’”Ahimsa”), ma, come illustra bene il Bhagavad Gita, si tratta di una pace interiore. Un’altra forma di nichilismo, quello del Nirvana.

Tuttavia, ci sembra che Huntington esagerasse, nel senso che neanche la Cina ha una cultura chiliastica. Il fatto di adottare ufficialmente il Marxismo, ideologia occidentale chiliastica per eccellenza, non deve trarre in inganno, perché il Socialismo con Caratteristiche Cinesi legge il marxismo con le lenti di Kang You Wei, di Sun Yat Sen e di Mao, ispirandosi alla massima Quando il Grande Tao viene messo in pratica, il mondo è una comunità comune (tianxia wei gong)…”(大道之行也,天下为公)”  Il DaTong non è “il comunismo” come inteso in Occidente, non è l’eguaglianza assoluta, non è la fine della Storia.

Semmai, il conflitto attuale è interna a gli eredi della “tradizione occidentale”, che si battono per vedersi riconosciuta la “Translatio Imperii” dell’ Impero Romano:USA, Israele, Russia, Islam, forse anche Europa e Chiesa Cattolica. Questa “guerra civile occidentale” sta aprendo enormi opportunità per le culture orientali, ma anche per l’ Europa e per il Vaticano, se esse sapranno prendere una maggiore distanza dal post-umanesimo dei Gafam e dell’ America, e quindi anche dal cosiddetto  “Patriottismo Occidentale.Il rifiuto di partecipare alla guerra contro l’ Iran (che “non è la nostra guerra”) potrebbe costituire la prima, debole, fiammella di questo nuovo orientamento.

Trump ha ragione nel definire gli Europei “codardi”. Ma non perchè stanno rifiutando di combattere a fianco degli USA nello Stretto di Hormuz, bensì perché accettano da 80 anni imposizioni che nessun paese ha mai accettato da una potenza straniera. Basi di occupazione eterne, testate nucleari altrui stazionate sul proprio territorio, misteriosi “cadaveri eccellenti” (Olivetti, Tchou, Mattei, Moro, Herrhausen), intercettazione sistematica dei nostri dati, imposizione di partecipare a guerre come l’Irak  e l’Afghanistan… Certo, senza l’intelligence, i missili e le atomiche americane, l’ Europa è “una tigre di carta” come ha detto TRump. Ma perché si è ridotta così, se non per i veti americani, che ci hanno spinto a “estirpare” la Divisione Elettronica dell’ Olivetti, a archiviare l’atomica europea, a comprare gli F35 anziché gli Eurofighter…

Per non essere “codardi”, occorrerebbe prendere alla lettera l’invito di Trump a difendere l’ Europa da soli, spendendo il giusto. Basterebbe che gli USA ci cedessero le loro basi in Europa, con dentro il loro software, le loro testate nucleari e le loro navi. A quando “The Deal”?

Certo, inconteremmo ogni genere di opposizione, ma allora s arebbe il caso, come ha proposto il Generale Mini, di “aprire le ostilità con gli USA”.

IL NUOVO ORDINE MONDIALE SECONDO “MAGA”:

L’ultimo passo prima della “Singularity”

Il termine“Novus ordo Seclorum” , che compare sulla banconota da un  dollaro, ha già dietro di sé una lunga storia nelle culture “occidentali”.Deriva dalla 4° Ecloga di Virgilio che annunzia il ritorno alla nuova Età dell’ Oro grazie al governo di Augusto. “Ordo Seclorum” è, a sua volta, la traduzione libera di “Aiòn” (“Era”, e corrisponde al sanscrito “Kalpa”,espressione che compare già nei Veda).E’ una tipica idea millenaristica, particolarmente cara allo zoroastrismo, e ripresa nell’apocalittica ebraica, cristiana e islamica, oltre che dalla Massoneria.

Dopo ogni “Kalpa” si verifica una grande deflagrazione, e incomincia il Kalpa successivo. Ma, nella visione zoroastriana, e poi ebraica e cristiana, non vi è l’Eterno Ritorno, e, per questo, dopo l’Apocalisse, regnerà la Pace Perpetua.

Nel 532, era stato stipulato fra Giustiniano e i Sassanidi un trattato “di Pace Perpetua”(“Pax Aeterna”), di durata indefinita, che pose fine alla Guerra iberica, le cui trattative iniziarono sotto Kavad I, sovrano citato nelle profezie zoroastriane e che favorì la setta chiliastica dei Mazdakisti. Il trattato inaugurò un periodo di relazioni relativamente cordiali fra i due imperi, che durò fino al 540, quando ripresero le ostilità per la guerra lazica.Giustiniano avrebbe pagato 110 centenaria (circa 11.000 libbre di oro), apparentemente come un contributo alla difesa del Caucaso contro i barbari, e le truppe del dux Mesopotamiae si sarebbero ritirate dalla fortezza di Dara alla città di Costantina. I due sovrani si riconoscevano come  di  pari grado, e si promettevano assistenza reciproca. Durante quel periodo, tuttavia, Giustiniano concentrò le sue energia e risorse nelle guerre di riconquista contro i Vandali e in Italia contro i Goti, trascurando le difese orientali. Ciò costituì un’ottima occasione per Cosroe, figlio di Kavad, che riprese le ostilità contro Bisanzio con la guerra lazica.

E’ singolare come i conflitti e le paci di oggi fra l’Iran e l’Occidente ripercorrano quasi pedissequamente quelli fra i Sassanidi e i Bizantini di più di 1500 anni fa.

1.”Woke” contro “MAGA”

Gli Stati Uniti (per Chesterton, “una nazione con l’anima di una chiesa”), nascono, seguendo suggestioni di Cristoforo Colombo, di Antonio Vieira, di Winthrop e dell’ Arcivescovo Berkeley, come una nazione apocalittica, destinata a realizzare le profezie della Bibbia (cfr. il libro “De Prophetiis” di Colombo).Fra queste, la “Pace Perpetua” (“Pax Aeterna” “Ewiger Landfrid”), slogan costante degli Imperatori romani e romano-germanici.

Secondo l’interpretazione progressistica, ripresa per ultimo dal movimento “woke”, lo sbocco naturale di quel messianesimo sarebbe la realizzazione terrena delle promesse evangeliche, e, quindi, la trasposizione sulla terra del “Regno dei Cieli” citato nel Discorso della Montagna. Ne consegue che l’attuale (effimera) maggioranza degli Americani, secondo la tradizione occidentale, sarebbe delegittimata nel suo attuale ruolo di guida politica del mondo, perché la sua posizione geopolitica e sociale è la conseguenza di una conquista violenta e della schiavitù degli afro-americani, di cui i “bianchi” dovrebbero “chiedere scusa”(la “Provincializzazione dell’ Europa” di Chaktavarti).

Invece, secondo il suprematismo bianco, a cui il movimento MAGA si ispira, lo sbocco autentico del messianesimo americano è costituito dalla supremazia dellaciviltà occidentale”, che si suppone corrispondere grosso modo alla “razza bianca” americana, vale a dire i discendenti degli immigrati dall’ Europa, ai quali Trump, Vance e Rubio si vantano di appartenere. I suprematisti bianchi rivendicano la superiorità della civiltà europea, che essi si pensano di incarnare, in modo indipendente dalla sua maggiore o minore moralità, ma basandosi soprattutto sulla sua capacità di espansione negli ultimi 5 secoli, cioè quella “conquista della patria” che è la ragion d’essere stessa degli Stati Uniti, prodotto estremo, con Israele, del colonialismo europeo, e degli altri Paesi dell’Anglosfera. Superiorità che ha una radice religiosa, ma che, con la secolarizzazione, tende  a divenire un concetto di civiltà: il “Cristianismo” (cfr. “L’etica protestante e la nascita del capitalismo” di Max Weber).

Secondo il movimento MAGA, l’Europa attuale starebbe “tradendo” l’Occidente perché accetterebbe, dalla cultura “woke”, un senso di inferiorità rispetto alle altre culture del mondo, che sarebbero state ingiustamente oppresse dagli Occidentali negli ultimi 500 anni di colonialismo. Una “guerra culturale” che sottintende l’attuale lotta per il potere in America, e, di riflesso, nel mondo.

Anche l’Europa è stata da sempre contesa fra l’Occidente “protestante”, il Mediterraneo “cattolico”, l’Est “ortodosso” , il Sud mussulmano e il Nord pagano; questa divisione è tutt’altro che sopita con le rivendicazioni “progressiste” delle Chiese del Nord, con la pretesa di primato da parte di Roma, con la teoria ortodossa della “Terza Roma”, con il progetto islamico della conversione di “Rum” e con la resistenza Inuit e danese al progetto trumpiano di annessione della Groenlandia. Per il “man of the street” americano, la maggior parte degli Europei (come gli Spagnoli, i Siciliani, i Greci, i Turchi, gli Ebrei sefarditi) sarebbero addirittura “non-White”, e questo costituisce il maggiore motivo di avversione nei confronti degli Europei stessi.

E’ perciò fondamentale il passaggio del discorso di Rubio in cui si afferma che gli Europei dovrebbero abbandonare l’idea della pari dignità delle culture (che era stata già di Montaigne, di Pascal, di Matteo Ricci, di Simone Weil, ma anche di Evola, di Pound e di Panikkar), e smettere di “chiedere scusa” alle altre culture. Problema drammatico in USA, dove i “non-whites” stanno divenendo più numerosi dei “white”, e perciò mettono in discussione la struttura stessa del Paese (per esempio, secondo Alfonso Valladão, per il quale esso potrebbe mantenere il suo ruolo centrale nel mondo anche sotto la guida dell’etnia “latina” -a cui appartengono tanto Valladao, quanto Rubio e Ocasio-Cortes- ). Se si considerano anche gl’immigrati clandestini, i “whites” sono ora il 56,3% – 57,5% del totale nazionale, con la restante quota (non-whites), di circa il 43%: è per questo che bisogna “deportarli” fuori degli USA. Una lotta mortale fra due etnie sullo stesso territorio, come in Israele, e, parzialmente, in India, che potrà cambiare profondamente gli scenari mondiali.

Questa situazione è rivelatrice di  un “errore di progettazione” originario dei Padri Fondatori, che, dalle dimensioni di Washington DC (progettata sotto la supervisione di Giorgio Washington) risulterebbero avere avuto in mente una nazione di ben 500 milioni di abitanti, tutti anglo-sassoni e protestanti. Previsioni basate sul tasso di natalità delle Isole Britanniche, che, a quell’ epoca, era elevatissimo, ma poi si è ridotto nel tempo. Per questo, l’idea originale di una “Casa sulla Collina” puritana e anglosassone, non si è potuta realizzare, e si è accresciuto invece progressivamente il peso delle altre etnie, inquinando” l’originaria purezza teologica. Questo, come già prevedeva Tocqueville, costituisce vero il tallone di Achille degli USA.

In Europa non vi è, invece,  tanto un problema di “sostituzione etnica”, quanto una questione di riscrittura della storia culturale, che, indipendentemente dall’ immigrazione,  dovrebbe tener conto delle radici Medio Oriente (p.es.,l’ “Atena Nera” di Bernal ), dei Popoli delle Steppe (“L’Eredità di Chinggis Khan” di Trubeckoj), delle tradizioni “cetuali” (“L’Ancienne Constitution Européene” di Tocqueville), e della cultura “alta” al di là  di “destra” e “sinistra”(Leibniz, Voltaire, De Maistre, Max Weber, Nietzsche, Guénon, Heidegger, Heisenberg, Feyerabend, De Finetti, St-Exupéry, Weil, Drieu la Rochelle).

Il cosiddetto “Piano Kalergi”, tanto temuto dall’ estrema destra, a cominciare da Hitler, non era affatto un “piano”, bensì una costatazione di fatto: il colonialismo avrebbe portato all’ ibridazione dei popoli europei e africani, mentre invece l’evoluzione del capitalismo e la socialdemocrazia a quella fra aristocrazie di origine germanica, “Hofjuden” e nomenklatura sovietica, ricreando così una nuova distinzione di casta e di razza, sul modello indiano. Anche per questo Hitler aveva denominato Coudenhove-Kalergi, primo grande federalista europeo, lo “Erz-Bastard”.

L’ossessione per la sostituzione etnica è una delle tante dimostrazioni del fatto che l’ Europa e l’ America sono sostanzialmente diverse, e ogni tentativo di organizzare l’Europa secondo modelli americani è una forzatura, che mortifica le potenzialità degli Europei, dividendoli secondo linee di conflitto altrui, da noi non applicabili. Se ci dividiamo e combattiamo sulla “remigrazione”, facciamo semplicemente un favore agli USA. Gli unici a “snaturare” l’Europa sono i soldati americani di stanza qui, sicché, con una vera “federazione europea”, saranno loro a dover “remigrare”.

In ogni caso, chi ha realizzato una vera sostituzione etnica sono proprio gli Americani e gli Israeliani. E’assurdo che proprio loro ci vogliano imporre ideologie politiche che paventano questo pericolo. Anche perché da noi, contrariamente all’ America, l’Islam è una delle componenti storiche e culturali fondamentali (da al-Andalus, alla Sicilia, all’Impero Ottomano, all’ Ucraina, alle repubbliche caucasiche e uraliche).

2.Che cosa vuole MAGA dal resto del mondo?

Secondo il movimento “MAGA” i suoi caudatari europei,  l’”Occidente” dovrebbe, a dispetto delle previsioni di Spengler, di Toynbee, di Jacques e di Todd,  mantenere ancora il proprio ruolo egemone nel mondo, e ciò richiederebbe, tra l’altro, che l’Europa resti nell’orbita americana, ma non a modo suo, bensì seguendo pedissequamente i desiderata di Washington, in modo da accrescere il peso specifico degli USA nel mondo. Secondo Trump, Vance e Rubio, l’Europa dev’essere forte e combattiva per supportare gli Stati Uniti nei suoi scontri e incontri con le altre superpotenze: Cina e Russia. Non sono invece ammesse incertezze ideologiche, né la “Politica dei due Forni” cara alla Ia e alla IIa Repubblica.

Per conseguire questo risultato, l’Amministrazione Americana ha perfino mobilitato le proprie Forze Armate contro il “Nemico Interno” (immigrati e sinistra), con l’obiettivo della “Remigrazione”, cioè di espellere dagli States il maggior numero di “non-whites”, per compensare l’effetto della maggiore natalità di questi ultimi. Per questo motivo, un ruolo centrale è stato affidato all’ ICE (la polizia di frontiera), una milizia volontaria sottoposta direttamente al Presidente, che si sforza di  “deportare”, e comunque tenere sotto controllo, i “non-whites”, con il pretesto che sarebbero immigrati illegali.

Il maggior controllo così ottenuto sugli Stati Uniti stessi e sugli alleati (la monarchia americana) dovrebbe permettere agli USA di  riconquistare, con una trattativa continua a tutti i livelli e in tutto il mondo (“the Art of the Deal”), un ruolo centrale nel mondo, perduto per effetto del crescente protagonismo, culturale, politico, diplomatico, militare ed economico, di Russia e Cina, assecondate, secondo Trump, dalle politiche liberali e liberiste.

Per fare ciò, Trump adotta senza discriminazione tutti i mezzi possibili, dalla persuasione, alla dialettica, agli artifizi commerciali, all’ ideologia, all’influenza, al ricatto, alla corruzione, alle minacce, alla guerra, ai rapimenti…(la “Guerra Senza Limiti”).

Di quella riconquista fanno parte innanzitutto la difesa senza quartiere dei GAFAM e delle loro piattaforme, che, attraverso i social, già controllano tutto l’occidente; poi, i dazi e le sanzioni, che offrono continui pretesti per immischiarsi nelle politiche interne di tutti i Paesi; gli attacchi militari e gli embargoes, che permettono senza costi eccessivi di realizzare “regime changes”, come avvenuto in Siria e in Venezuela, nonché, infine, il “divide et impera” fra tutte le alleanze e coalizioni del mondo diverse dagli USA (e, in primis, nell’ Unione Europea).

A termine, Trump aspira semplicemente a fondare, come profetizzavano Fukuyama e Valladão, un impero mondiale, di cui egli sarebbe il leader assoluto a vita, come lo è già ora nel “Board of Peace”. In questo  modo, egli potrebbe acquisire uno status sostanziale corrispondente a quelli di Xi e di Putin, e, grazie alla forza residua degli USA (e soprattutto ai GAFAM), perfino imporre a Russia e Cina una forma di compromesso che salvaguardi il proprio ruolo di leader mondiale, sul modello del Serse quale messo in scena da Erodoto.

3.Il nuovo impero

In effetti, Trump sta forgiando tutti gli elementi tipici di un impero mondiale, quale sognato dai suoi lontani predecessori, come, appunto,  Serse, e, poi, gl’imperatori cinesi e i primi Califfi, i “Rashidun”, ma mai realizzato pienamente da nessuno:

culto della personalità, di cui il ruolo di pacificatore risulta un elemento centrale;

una propria organizzazione internazionale di cui egli è il leader a vita, alternativo e in concorrenza (come il Komintern)con le Nazioni Unite, ormai dominate dalla Cina, di cui per altro condivide l’obiettivo: la pace mondiale, che però, contrariamente all’ ONU, intende conseguire con la forza (“Peace Through Force”), che è la versione moderna del romano “Parcere Victis et Debellare Superbos”;

una sua propria dinastia, attraverso Jovanka e Kutschner, e propri feudi privati (come Gaza);

-propri pretoriani (l’”ICE”)

-l’erezione di gigantesche statue dorate, come quella che campeggia nel videoclip su Gaza, la quale  costituisce una riedizione senza ambiguità del “Colossus” con l’ effigie di Nerone, che campeggiava a suo tempo dinanzi al Colosseo.

La novità è costituita dall’ Intelligenza Artificiale, sulla quale l’Amministrazione rifiuta ogni forma di regolamentazione, in modo da utilizzarla liberamente per qualsiasi obiettivo civile o miloitare.

Non per nulla, tanto Musk quanto Bannon idealizzano la figura dei “Gladiatori”, che fantasticano di addestrare nell’abbazia di Trisulti per conquistare l’ Europa.

4. L’ossessione per la pace

Alla luce di quanto precede, l’ossessione di Trump per la pace, che aveva raggiunto l’apogeo nella sua richiesta di ottenere il Premio Nobel, è tutt’altro che l’eccentricità di un narcisista, bensì costituisce un tassello importante nella costruzione del nuovo impero, che, come quelli antichi, fa avanzare le proprie legioni sotto il pretesto della Pace. Esso corrisponderebbe  a uno dei tanti titoli repubblicani riconosciuti ad Augusto, dalla cui somma nacque il concetto di “Princeps”. Se, infatti, l’Imperatore è il “Sotér” (il  “Shaoshant”, il “Messia” come il Dario della Bibbia), in quanto realizza la “Pax Aeterna”, la sua funzione provvidenziale risulterebbe dimostrata dai fatti stessi (la realizzazione di una pace che sembrava impossibile). Di qui l’argomento dei trumpiani: “se non accettate il Board of Peace significa che la pace non vi interessa veramente”, il che si tradotto tra l’altro nell’ affermazione di Tajani che partecipare al “Board of Peace” sarebbe, per l’Italia un imperativo politico discendente dall’ art. 11 della Costituzione.

Il conseguimento della pace in Palestina attraverso la trasformazione di Gaza, da un problema geopolitico a un progetto immobiliare e turistico, dimostrerebbe anche che il capitalismo costituisce la soluzione dei problemi mondiali, in quanto capace di trasmutare la natura umana, da quella di un essere desiderante con un’identità e un’etica, in un puro portafoglio ambulante, facile da condizionare con la subordinazione economica. In questo contesto, l’immobiliarista Trump, degno successore dell’immobiliarista Washington, costituirebbe il modello per l’umanità americanizzata.

Ancor di più, la fondazione di una città-stato governata da una società di capitali, come in sostanza è il Board of Peace, realizzerebbe anche il sogno di Larry Page, Curtis Yarvin, Fareed Zakaria e Parag Khanna, che vedrebbero il mondo futuro governato da città-Stato di proprietà di grandi Corporations, come a suo tempo la Lega Anseatica, o da dinastie come gli Stati del Golfo e le monarchie della Malaysia. Inoltre, queste città-Stato artificiali dedite essenzialmente al turismo, sul modello di Singapore e degli Emirati, rispecchierebbero il sogno post-moderno di una società dell’”entertainment” basata sull’ intelligenza artificiale e sulla robotica. Si noti che Trump, Vance, Musk, Thiel e Karp sono tutti a mezza strada fra imprenditoria  dei servizi e politica. Con ciò, il cerchio si chiuderebbe intorno al “Tecno-fascismo”  al governo del nuovo impero occidentale.

5.Il ruolo dell’ Europa

L’intervento di Rubio traccia una storia dell’ “Occidente” che parte dalla scoperta dell’America e giunge fino ad oggi,e dove il “climax” è costituito dal 1945, massima espansione territoriale dell’ Occidente, per poi passare  subito dopo alla decadenza dovuta alla decolonizzazione, che ha portato a un “restringimento” del dominio occidentale (pensiamo alla Cina, alla Corea, all’India, poi al mondo arabo e africano).

E’ ovvio che situare il punto di declino dell’Occidente al termine della IIa Guerra Mondiale, cioè all’avvento dell’ egemonia americana  (anche se corretto).è altamente controcorrente. Questo “restringimento” è stato soprattutto l’effetto del passaggio dal “colonialismo” europeo, basato sulla “dittatura diretta” dei Paesi dominanti, all’“impero nascosto” americano, basato sul  “soft power” e sulle organizzazioni internazionali, che evidentemente i MAGA non apprezzano. Si noti che l’ONU e quasi tutte le organizzazioni internazionali del II° Dopoguerra sono negli USA e  sono state create sotto la spinta di Eleanor Roosevelt; questo attacco è innanzitutto un rinnegamento delle politiche passate degli USA, incapaci di garantire a questi un’egemonia permanente (come avrebbe voluto “The New American Century” neocon).

Dal punto di vista MAGA, il “soft power” americano postbellico è stato, visto “a posteriori”, un’esperienza perdente, perché ha permesso ai “non-whites”, a livello mondiale, di ri-acquisire una legittimità storica, rinvigorendosi   e saldandosi con la Cina, e, in America, di rafforzarsi, creando, nei “campus”,  la “cultura Woke”. In particolare, il comitato NATO-Russia e il WTO con la Cina sarebbero stati, sempre  dal punto di vista dell’ Occidente, due fallimenti storici, perché l’introduzione in quelle due economie di elementi capitalistici, lungi dal diminuire, come sperato dall’ America, la forza complessiva di quei due Stati (rendendoli così succubi degli USA), l’ha accresciuta, permettendo ad essi una rivincita rispetto agli Stati Uniti, e aprendo così la strada a un mondo multipolare.

Quindi, l’America non vuole più nessuna “Fine della Storia”(Fukuyama), bensì uno “Scontro di Civiltà”(Huntington).

Oggi, 124 Stati membri delle Nazioni Unite sono schierati con la Cina, e perciò Trump, che mira a un confronto totale con quest’ultima, ritiene di dover “svuotare”  l’ONU, creando un’organizzazione, come il “Board”, composto da soli Stati filo-americani, che riesca ad imporre compromessi favorevoli agli USA sui principali scacchieri del mondo, sul modello dei mai realizzati TTIP e TIPP dei tempi di Obama. Avendo constatato che quelle due alleanze non potevano costituire un’ “Alleanza delle Democrazie”, per il rifiuto di molti Stati occidentali,  Trump ha deciso che, per i suoi fini, può andare bene anche un’”Alleanza delle Autocrazie”, purchè a lui sia riconosciuto un incarico a vita e un potere assoluto, e purché il conto di tutto possa essere addebitato all’ Europa. Egli è addirittura confidente (non si capisce perché) che, alla lunga, tutti vi aderiranno. Il ruolo dell’Europa dovrebbe essere evidentemente quello che avevano, nell’ Impero Romano, gli “auxilia”, dei vassalli come i Franchi, i Burgundi, i Visigoti, il Regnum Bospori, o i regni di Giudea, di Palmyra,  Emesa e dei Nabatei, che pagavano un tributo e fornivano truppe ausiliarie.Che la sostanza sia quella di un tributo è dimostrato dall’ applicazione che l’Amministrazione americana sta dando del “burden sharing” per la difesa dell’ Europa, dove si oppone per- fino alla modesta pretesa che, se spesa ci dev’essere per rendere “autonoma” la difesa europea, allora questa spesa vada fatta prioritariamente in Europa (“Buy European”):

“The United States strongly opposes any changes to the Directive that would limit U.S. industry’s ability to support or otherwise participate in EU member state national defense procurements,”

“Protectionist and exclusionary policies that strong-arm American companies out of the market — when Europe’s largest defense firms continue to greatly benefit from market access in the United States — are the wrong course of action,”

E’ significativo anche il caso della ditta americana Anthropic, controllata  dai fratelli italiani Amodei. Il Dipartimento della Difesa Usa chiede accesso illimitato ai modelli IA di Anthropic “per ogni scopo legale”, incluse le operazioni belliche Il contratto che lega il dipartimento della difesa americano ad Anthropic vale 200 milioni di dollari (169 milioni di euro), ma Anthropic si appella alla necessità di mantenere salvaguardie etiche.

 Il Department of War vuole totale libertà di azione nell’uso dei modelli IA, vuole quindi che vengano tolte le restrizioni etiche e di sicurezza che tutte le aziende, Anthropic inclusa, impongono agli utenti. Nello specifico, il Pentagono intende usare i modelli IA per perseguire quelli che definisce “tutti gli scopi leciti” secondo le leggi americane. Questo include la raccolta delle informazioni (intelligence), lo sviluppo di armamenti e il supporto alle operazioni militariIl Pentagono teme che i blocchi imposti dagli sviluppatori di prodotti IA possano intralciare le operazioni militari più critiche.In altri termini, il Pentagono vuole che le IA diventino strumenti che non obiettino agli ordini impartiti dagli alti gradi militari facendo leva su principi etici o ideologici.

I molti che in Europa approvano le politiche di Trump pensano che gli Europei possano sopravvivere anche sotto questa forma più dura  di protettorato nello stesso modo in cui erano sopravvissuti agli ultimi 80 anni a quello più soft, grazie soprattutto alla diminuzione della natalità,  che ha un effetto compensatore rispetto alla diminuzione reale del PIL indotta dai tributi all’ America, mantenendo costante il PIL pro capite.

Purtroppo, le nazioni “non vivono di solo pane”, e anche le umiliazioni simboliche o ideali hanno un peso determinante, come sta rivelando, per esempio, l’atteggiamento vaticano.

6. Il Vaticano censura il “Board of Peace”

Il Cardinale Parolin ha affermato che “Il Vaticano non parteciperà al board of peace”, spiegando che  esso ha una “particolare natura che non è quella degli altri Stati”.

Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Ci sono punti che lasciano un po’ perplessi – ha osservato Parolin -, punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni“. ” per noi ci sono criticità che dovrebbero essere risolte. La preoccupazione è quella che a livello internazionale sia l’Onu a gestire queste situazioni di crisi”.

In effetti, mentre a suo tempo i tentativi di degli Asburgo di fare, dell’ Imperatore germanico, un arbitro super partes a livello mondiale,  erano falliti(come rilevava per esempio con disappunto nel ‘700 il mercante portoghese Bandeiras), di fatto l’unica autorità che, nella Storia,  sia stata arbitra fra le grandi potenze è  il Sommo pontefice, con azioni quali la Magna Charta (riscritta su mandato pontificio dal Cardinale Guala), e la bolla Inter Caetera e il  Trattato di Tordesillas, che avevano segnato il confine fra le colonie spagnole e quelle portoghesi.

Anche oggi la Santa Sede è in una buona posizione per operare in qualità di arbitro fra le Nazioni, anche quelle non cattoliche, grazie al gran numero di fedeli, alla potente organizzazione e ai buoni rapporti con le altre religioni (movimento ecumenico). Anche per questo, sopporta male che Trump e l’intera Amministrazione americana si atteggino a leader anche spirituali, secondo l’idea che aveva Saint-Simon degli “industriali” come “potere spirituale”, e di cui  Trump e Vance tentano di appropriarsi.

7.La posizione del Movimento Europeo

Come noto, sono presenti, come osservatori, al “Board of Peace”, la Commissione (nella persona della Commissaria Šuica), la presidenza pro-tempore Cipro e l’Italia (nella persona del Ministro Tajani). Il Movimento Europeo in Italia ha emesso un comunicato di condanna della Commissione Europea e degli Stati membri, fra cui l’Italia, per avere avallato, almeno parzialmente l’iniziativa di Trump:

 “COMUNICATO STAMPA

Il Movimento Europeo Italia esprime la propria ferma e convinta disapprovazione per la decisione della Commissione europea e di alcuni Stati membri – tra cui l’Italia – di aderire come membri a pieno titolo o come osservatori al Board of Peace, un organismo posto sotto il controllo diretto del Presidente degli Stati Uniti e che pretende, di fatto, di sostituirsi al ruolo delle Nazioni Unite nella gestione dei conflitti internazionali. In questo spirito il Movimento Europeo condivide la posizione espressa dal Segretario di Stato, il Cardinale Parolin, secondo cui queste situazioni di crisi devono essere della responsabilità delle Nazioni Unite sottolineando le perplessità della Santa Sede sulla partecipazione dell’Italia come osservatore.

Il Board of Peace è un organismo a pagamento, nel quale la logica degli interessi economici prevale sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla ricerca di una pace giusta. La sua riunione avviene mentre continuano le morti a Gaza e mentre Israele ha avviato la campagna per l’occupazione della zona C della Cisgiordania. Il New York Times, in un articolo di Thomas Friedman, ha riportato la denuncia pubblicata su Haaretz dall’ex Primo Ministro Ehud Olmert riguardo alle devastazioni, alle minacce e alle uccisioni perpetrate da gruppi di coloni israeliani nella West Bank, con l’obiettivo di costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre e le proprie case.

Il nodo costituzionale: l’articolo 11

Il Movimento Europeo richiama con forza l’attenzione sul fatto che la partecipazione dell’Italia al Board of Peace, per di più in una non meglio definita veste di “osservatore”, aggira surrettiziamente quanto previsto dall’articolo 11 della Costituzione. L’articolo 11 stabilisce che l’Italia ripudia la guerra e consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie per la costruzione di un ordinamento internazionale che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni. Ciò significa che l’Italia può aderire solo a organismi internazionali fondati sul multilateralismo, sull’uguaglianza tra gli Stati e sul rispetto del diritto internazionale. Il Board of Peace, per struttura e finalità, non risponde assolutamente a questi requisiti.

Un passo in contrasto con i principi fondativi dell’Unione europea

Il Movimento Europeo condanna inoltre la decisione della Commissione europea di partecipare a un organismo che contraddice apertamente il principio del multilateralismo, sul quale l’Unione europea è nata e che è consacrato nei Trattati e nella Carta dei Diritti Fondamentali. L’adesione a strutture parallele e non multilaterali indebolisce il ruolo dell’ONU e rischia di compromettere la credibilità internazionale dell’Europa come attore impegnato nella pace, nel diritto e nella cooperazione internazionale.

Appello alle istituzioni democratiche

Il Movimento Europeo esorta le istituzioni democratiche e parlamentari a condannare la partecipazione della Commissione e degli Stati membri al Board of Peace e a riaffermare con chiarezza che la soluzione del conflitto israelo-palestinese deve tornare nell’alveo delle Nazioni Unite, unico organismo legittimato a garantire una pace giusta tra i due popoli, assicurare la ricostruzione e tutelare i diritti fondamentali.

Roma, 19 febbraio 2026”

8.Conclusioni

Ricordiamoci che anche le stesse Nazioni Unite, pure più accettabili perché più equilibrate, erano state, all’origine, una costruzione dell’ America vincitrice della IIa Guerra Mondiale per controllare il mondo insieme agli altri Paesi vincitori, rappresentati nel Consiglio di Sicurezza, sì che non si può neppure rimpiangere quell’ assetto.

Purtroppo, chi non approva i progetti di Trump  non riesce però a formulare progetti alternativi che non siano la pura conservazione, anche perché le lobby americane e israeliane riescono oggi più che mai a bloccare ogni sforzo in tal senso -in campo editoriale, accademico o politico-.

Di qui la crescita, nonostante varie forme di repressione, dei “Putin-Versteher”, coloro che non nascondono le loro simpatie per la Russia, perché, paradossalmente, una mano per controbattere l’egemonia americana potrebbe venire oggi soprattutto dalla Russia. Anche perché, tanto l’Europa quanto la Russia, sono troppo piccole per fare concorrenza agli USA e alla Cina, ma soprattutto per contrastare i GAFAM, sì che il vero “game changer” sarebbe l’unione delle due aree in un’unica potenza eurasiatica che realizzasse, nei confronti dei GAFAM, quel “crackdown” che la Cina ha realizzato nei confronti dei BATX cinesi.

Certo, un vero Nuovo Ordine Mondiale, comprensivo di una riforma radicale delle Nazioni Unite, potrebbe venire solo da un ampio dibattito internazionale. Però, nel frattempo, occorre bloccare il trend verso la dittatura mondiale dei GAFAM, alleati di Trump, facendo leva sulle forze che sono a oggi oggettivamente in campo.