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CINQUE STRADE PER LA FINE DEL MONDO: Thiel e la battaglia di Armageddon

A pagina 17  de “La Repubblica” dell’ 8 marzo erano comparsi due articoli paralleli che, lodevolmente, si sforzavano di comprendere  il senso dell’attuale fase storica attraverso l’interpretazione della  visione del mondo apocalittica  di  MAGA e dei suoi antagonisti. Luca Caracciolo (“Il bellicismo religioso che unisce Bibi e Donald”) si concentrava sul messianesimo apocalittico che unisce Trump e Nethaniyahu (ma anche gli Ayatollah), mentre invece Ezio Mauro descriveva le linee direttive della rivoluzione intrapresa negli USA da Trump e dai suoi alleati (ciò che è stato chiamato “Tecnofascismo”).Invece, alla Pag.7 de “La Stampa” del 10 marzo, Giordano Stabile parlava della tradizione vittimaria, propria della Shi’a, che “colora” in  modo particolare il messianesimo iraniano. Nel frattempo, Peter Thiel ha tenuto a Roma le annunziate “lezioni” sull’ Apocalisse e l’Anticristo, che hanno chiarito molto bene la “grande narrazione” dei GAFAM che sostengono l’Amministrazione Trump.Mauro descriveva appunto l’alleanza, nel movimento MAGA, fra tecnologia e ideologia dell’innovazione, che ha in Thiel il suo teorico estremo.

Caracciolo  ritiene che Trump e i suoi descrivano le attuali guerre  come finalizzate ad accelerare l’ avvento dell’Apocalisse (che, secondo il “sionismo evangelico” americano, avverrebbe solo dopo che gli Ebrei siano tornati in Israele e si saranno convertiti al Cristianesimo), e Trump come un inviato del Signore con questa missione. Tesi smentita però platealmente da Thiel, che vede invece l’Anticristo in Xi Jinping, e il Katèchon in Trump.

Si tratta di analisi più acute di quelle usuali nel “mainstream”, ma ancora molto al di sotto delle reali necessità di comprensione e di azione. Quella di Thiel è poi un’ennesima deformazione a fini propagandistici di una realtà ben diversa, coerente con secoli di disinformazione da parte del “mainstream” occidentale

1.Chiliasmo e tecnocrazia

Contrariamente alla settorialità delle varie interpretazioni correnti, il messianesimo (o meglio, il chiliasmo) e la tecnocrazia digitale costituiscono , a nostro avviso,un tutt’uno, che innerva l’intera storia occidentale, conducendola verso l’attuale esito apocalittico. Il “chiliasmo” è l’interpretazione materialistica del Millennio finale dell’Apocalisse, quella che Sant’Agostino imputava ai Manichei, ma che è oramai divenuta dominante nella cultura occidentale, e, in particolare, nell’interpretazione della Modernità quale fase ulteriore delle religioni occidentali (Lessing, Croce, Trockij). Basti pensare allo Spirito Assoluto di Hegel, al Comunismo in Marx, alla Opera Comune in Fiodorov, al Punto Omega in Teilhard de Chardin e alla Fine della Storia in Kojève, tutti accomunati dall’ idea della Fine della Storia. Oggi, la profezia di Saint-Simon che, nella Nuova Società Organica sorta dalle Rivoluzioni Atlantiche,  il potere spirituale sarebbe passato agli industriali si è incarnata in Kurzweil, Musk e Thiel.

La nascita, in tempi remoti, dell’ idea di Apocalisse, era  stata una conseguenza della precoce consapevolezza della caducità delle cose umane. Come tale, essa ha percorso trasversalmente tutta la storia mondiale, dai Veda  fino alla “Singularity Tecnologica” di von Neumann, Vinge e Kurzweil. Questa continuità costituisce poi addirittura   il “Leitmotiv”   di quella “Civiltà Occidentale” di cui tanto oggi si parla, ed è per questo che, per esempio, Heidegger e Severino   hanno potuto fare , del “nichilismo”, l’essenza stessa della storia della filosofia occidentale, che era, già per Hegel, la storia di un “Tramonto”. Del resto, già per gli Egizi, “gli Occidentali”(“Amentiu”) erano  i morti, e le “Isole dei Beati” erano  in Occidente.

Sotto un altro punto di vista, l’Apocalisse è anche il residuo “troncato” dell’ eredità concettuale dei  “144.000 Kalpas”della cosmologia indiana ( dove essi si riducono a tre  Kalpas=Eoni: fra prima e seconda creazione, poi, la storia umana, e, infine, il Millennio finale) .  Così, a  causa di quell’ aspetto “residuale”, il Genesi ha due inizi, e il Libro dell’ Apocalisse ha due fini, ambedue tracce “monche” della pluralità dei Kalpas e dei 7 eoni dello Zurvanismo.

Di per sé, l’idea  di Apocalisse (Frasho Kereti) è prettamente zoroastriana: è la descrizione della lotta eterna fra Ahura Mazda (Hormuz, come l’omonimo stretto), il Dio del Bene, e Ahura Mannu (Ahriman), il Dio del Male (oggi, “l’Impero del Bene” contro “l’Impero del Male”), come nelle slides di Thiel. Nelle epigrafi della necropoli  di Behistun e nelle Storie di Erodoto, gl’imperatori persiani (gli Shahanshah=Shahthiya Shahthiyanam) vantavano (come Trump) la loro missione di realizzare “la pace attraverso la forza”, e il generale   Mardonio   imponeva alle città greche della Ionia (gli Yavan)una rivoluzione democratica (un “régime change”)   per garantirne la debolezza (come si evince dal dibattito in Persia dopo la sconfitta del falso Smerdi), e quindi l’ossequio allo Shah di Persia, per contrasto con la dura tempra delle aristocratiche Sparta e Atene (ben simboleggiata dall’ eroica resistenza del re Leonida). Oggi, a parti invertite, si vorrebbe imporre un “régime change” alla Persia, per garantire l’ossequio a Israele di un’imbelle democrazia.

Sotto  la dominazione persiana, l’idea di un’ Apocalisse penetrò nell’ Ebraismo (come si può leggere nei Rotoli di Qumran, e, in particolare, nel “Rotolo della Guerra”: la guerra fra i Figli della Luce e i Figli delle Tenebre).Non per nulla, la Modernità ama dipingersi come erede delle “Lumières” (“Beney Or”). Nel Vecchio Testamento, Ciro è definito “Mashiah” (traduzione ebraica dello “Shaoshant” persiano= Salvatore), perché permette agli Ebrei di ritornare al Tempio di Gerusalemme. Per questo, Nethanyahu insiste sulla mitizzazione della figura di Ciro. La storia dell’ Ebraismo è la storia dell’ attesa di un nuovo Mashiah, e della lotta contro i falsi mashiah (in cui s’inseriscono anche le vicende di Cristo, Maometto e l’Anticristo).

Anche i Romani ereditano dall’ Oriente l’idea di un impero provvidenziale destinato a governare tutti i popoli (“Tu regere imperio populos Romane memento/parcere victis et debellare superbos”),imponendo la Pax Romana – idea poi trasmessa alla Chiesa Romana attraverso il Vangelo di Luca, a Bisanzio, all’Islam, ai popoli slavi ortodossi(Bulgaria, Russia, Boemia, Serbia, Polonia=la Terza Roma) e ai Protestanti (Winthrop, Mather, Blake, Emerson, Kipling, fino a Trump)-.

2.Antitesi fra Messianesimo e Chiliasmo

Mentre, nel Vangelo, Gesù afferma che “Il mio Regno non è di questa terra”, i “chiliasti” (siano essi Zoroastriani, Ebrei, Cristiani, Manichei,puritani, illuministi, idealisti, positivisti, marxisti, nazionalsocialisti, democratici  o islamici) pensano invece che si tratti di un regno terreno, il cui avvento sia addirittura, come scriveva Newton, calcolabile. Ed è proprio questa scelta la fonte, a causa dell’ “Eterogenesi dei fini”,  di tutte le tragedie della Modernità (nichilismo, Terrore rivoluzionario, alienazione, guerre mondiali, genocidi, bomba atomica, prevalere delle macchine sull’ uomo). Tentando di conquistare hic et nunc il Sommo Bene, si snatura l’Umanità: il finito pretende di essere infinito (“hybris”).

Purtroppo, tutte le ideologie della Modernità, mentre riconoscono le loro radici cristiane, partono dal presupposto che dopo Auschwitz e Hiroshima siamo ormai entrati nell’Eone finale, in cui non valgono più i principi della Storia, e, in particolare, l’Eterogenesi dei Fini.

Per questo Sant’Agostino aveva abbandonato i Manichei; ad esso faceva presumibilmente riferimento la dottrina segreta della IIa Lettera ai Tessalonicesi, che parlava dell’ Uomo di Iniquità, trattenuto dal misterioso Katèchon. Dottrina non compresa neppure da Sant’Agostino, e che invece oggi molti, a cominciare da Dugin per finire con Thiel, pretendono di padroneggiare.

Era chiliastico Cristoforo Colombo, padre fondatore dell’ America moderna, autore  del “De Prophetiis”, che si era fatto nominare dai RE di Spagna “Ammiraglio del Mare Oceano”,voleva finanziare le Crociate con l’oro di Eldorado e aveva dato avvio ufficiale alla Tratta Atlantica. I  Puritani Winthrop e Mather avevano ripreso la metafora del Discorso della Montagna,  della “Città Sulla Collina, riferendola all’America, e il Presidente Wilson aveva aderito  paradossalmente alla Prima Guerra Mondiale come “una guerra per por fine a tutte le guerre”. Concetto utilizzato anche per giustificare l’uso, da parte dell’ America,  a Hiroshima e Nagasaki, delle prime bombe atomiche – in realtà un crimine di guerra mai più eguagliato, perchè diretto proprio contro la popolazione civile, in contrasto con una norma fondamentale di diritto internazionale bellico (Convenzioni dell’Aia del 1899 e 1907)  -.

Nel frattempo,l’Apocalisse aveva trovato nuova vita in Hegel, in Marx, in Nietzsche, in Fiodorov, in Soloviov, in Tsiolkovskij, divenendo la trama segreta dei dibattiti della Modernità. Infatti, nonostante la sdegnata negazione di Kelsen (ma con il conforto trasversale di Trockij), il laicismo è una religione di matrice abramitica, e delle più fondamentalistiche. Spentasi l’ “egemonie culturale del marxismo”, troneggiano oggi tecnocrazia, postumanesimo, sionismo e Shi’a. La “guerra Culturale” in corso fra visioni del mondo trova la sua convincente ragion d’essere nella comune convinzione di essere “dentro l’Apocalisse”, là dove si decide l’avvenire non soltanto dell’ Umanità, bensì del cosmo intero.

I teocon avevano ripreso, da Kant, Kojève e Fukuyama,  l’idea di una  “Fine della Storia”, che, non potendosi realizzare per via dell’ “Eterogenesi dei fini”, si trasformerà ben presto in “Scontro di Civiltà” e in “Guerra senza Limiti”.

In realtà, una  Fine della Storia potrebbe realizzarsi solo con la fine dell’ Umanità, e  questo è proprio ciò che si sta verificando con l’uso militare dell’ Intelligenza Artificiale (che vede l’adozione ufficiale di Palantir da parte del Pentagono), con cui si sta cedendo alle macchine il controllo di tecnologie che possono distruggere l’Umanità in un brevissimo “micro-instant”.  Già secondo Manuel de Landa quest’esito era  inevitabile, perché, vista a posteriori, l’intera storia umana appare come la storia di un parassita (il “philum macchinico”), che si è sviluppato nei millenni a spese dell’ Umanità,appunto  attraverso la guerra. Gli ominidi avevano imparato a spaccare le amigdale e a conservare il fuoco. Nell’ età della pietra, si usavano le clave; in quelle dei metalli, frecce e scudi. Nell’evo antico arrivarono spade e e corazze; nel Medioevo, catapulte e balestre; nell’ era moderna, armi da fuoco  e polvere da sparo. Nella contemporaneità, abbiamo aereoplani e missili. Le guerre del futuro saranno combattute con droni e Intelligenza Artificiale bellica. Attraverso queste evoluzioni, le macchine  si sviluppano, divengono vive, dialogano fra di loro, oscurano l’umanità, fino a decidere la pace e la guerra.

Per questo ferve la  “Cultural War” fra Pentagono e Anthropic, la Cina e Trump, Thiel e la Chiesa cattolica, sulla regolamentazione dell’ Intelligenza Artificiale, mentre Musk, Palantir e Anthropic forniscono all’ Ucraina i software per combattere i Russi, e questi ultimi  forniscono all’ Iran i loro software.

3.La Terza Guerra Mondiale

Questa  evoluzione delle Macchine Intelligenti si sposa con l’intensificarsi del conflitto fra gli USA e il  resto del mondo (cfr. attacco all’ Iran, “fuori del diritto internazionale”, vedi Crosetto e Meloni) per l’egemonia mondiale, anche questo un risultato di un’ Intelligenza Artificiale  che tutto avvolge, senza lasciare ALCUNO SPAZIO DI LIBERTà  A CHI NON DISPONGA DI SPROPOSITATI MEzZI TECNOLOGICI.

Il primo esempio è costituito nella società cinese, dominata dal Partito Comunista (PCC) e  totalmente tecnologizzata, dall’uso dell’ AI per redigere e attuare i Piani Quinquennali; dal controllo delle menti a distanza; dalla produzione di massa di, e con, robot umanoidi, capaci di superare nelle arti marziali i monaci Chan (Zen); dai computer quantistici; dai missili ipersonici; dalle Smart Cities; dalle auto elettriche e a guida autonoma; dalle rivoluzioni digitale e green.  IL PCC è riuscito anche a sventare una sorta di colpo di mano del maggiore imprenditore informatico cinese, Jack Ma, che è stato perfino arrestato finché non si è allineato al Partito, ribadendo così il primato della politica sulla tecnica.

L’ approccio cinese, condannato da Thiel con vecchi stereotipi da Guerra Fredda, rivela invece la maggior sensibilità al problema del “Socialismo con Caratteristiche Cinesi”, che non si propone di conseguire il DATOng (la “Grande Armonia” dei San Jiao che Kang You Wei aveva assimilato al Comunismo), bensì lo Xiaokang, una “Società Moderatamente Prospera” che potremmo chiamare “Socialismo”).

I veri “chiliasti” restano i GAFAM (che pretendono di dominare la politica americana, e ci stanno riuscendo), e non i BAATX cinesi,  oramai assoggettati a una serrata normativa di “tipo europeo”.

 L’Amministrazione Trump, dapprima scettica sull’ Intelligenza Artificiale, ha stretto, a partire dal Secondo Mandato, un’alleanza di ferro con i GAFAM, reclutandoli  per la guerra con la Cina, come proposto da Kissinger prima di morire, e imitando, di quella, la politica  chiamata “Unione del Civile e del Militare”, al punto di arruolare nell’ Esercito i CEO delle grandi piattaforme. Questa mossa era già stata prevista da Evgeny Morozov, che aveva pensato che gli establishment occidentali si sarebbero buttati sul digitale come tattica per frenare il proprio declino. Cosa che essi hanno fatto abbondantemente, sviluppando un movimento politico creato da Schmidt e Cohen, e poi sviluppato da Thiel, Vance e Karp, volto a spostare gl’investimenti del Complesso Industriale-Militare verso il sostegno delle Big Tech, per incanalarle a supporto delle prossime guerre dell’America. Con risultati effettivi, come dimostrano le operazioni in Ucraina, Venezuela e Iran.

Proprio per questo, alcune Big Tech fanno resistenza contro l’uso bellico delle loro AI, perché temono di essere coinvolte nelle previste rappresaglie di Iran, Russia e Cina, e comunque in un’ondata di ostilità da parte di molti Stati, anche occidentali.

Nasce così la guerra culturale in America fra chi, come Anthropic (che tra l’altro ha una proprietà italiana), si oppone all’ uso militare della propria IA,  chi, come ChatGPT, è favore, e soprattutto Thiel , propugnatore fanatico dell’obbligo civile dei GAFAM di mettere l’AI al servizio delle guerre americane, e, soprattutto, fornitore agli USA e ai suoi più stretti alleati, attraverso Palantir, delle tecnologie più letali.

Giustamente, quindi, dal suo punto di vista, Thiel afferma che non bisogna prendere troppo sul serio la querelle fra Anthropic  e ChatGPT:ciò che conta è la lotta fra l’AI americana e l’ AI cinese. Coerentemente con le idee di De Landa, sono oramai le due Intelligenze artificiali che si fanno la guerra per il predominio sul mondo. Inutile fantasticare di un preteso “Umanesimo Digitale”: contro la forza dell’ impero mondiale delle Macchine Intelligenti occorre un esercito mondiale di  Uomini Superiori.

In sostanza, Thiel ha aggiornato le visioni tradizionali americane della Fine della Storia con una qualche pennellata di culture alternative e non occidentali, ma mantenendo sempre chiarissima l’idea che l’America è il salvatore del mondo perché è il massimo potere mondiale, e quindi svolge la funzione (il “Destino Manifesto”) del Katèchon, che sarebbe quella di frenare l’entropia Gehlen). In questa visione, gli USA padroni dell’ “America Mondo”, sarebbero l’ultima incarnazione dell’Impero Romano, inteso quale forza di conservazione. In tal modo, Thiel cerca di delegittimare, tanto le pretese si “Translatio Imperii” verso la seconda Roma (Instanbul), e la Terza Roma (Mosca), quanto la pretesa escatologica islamica incarnata dall’ Imam Nascosto Muhammad al-Mahdi, oggi incarnato dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei.

Nel fare ciò, egli si riallaccia alla visione nazionalsocialista del Katèchon, espressa da Carl Schmitt quale giurista del III Reich, il quale, dopo la caduta di quest’ultimo, aveva poi identificato il Katèchon negli Stati Uniti, ignorando l’essenza progressiva, tanto dell’ America quanto del nazional-socialismo (cfr. Eric Voegelin). La prima pretende infatti di essere “the Dissidence of Dissent”, e, il secondo, puntava a una “Fine della Storia” non dissimile dal “Secolo Americano” (il “Reich Millenario”).

In queste guerre, Israele è stato integrato pienamente con gli USA, anche e soprattutto per ciò che concerne la visione chiliastica dei Sionisti e l’uso generalizzato dell’ informatica, che ne ha fatto la “Nazione Start-up”. Non per nulla, USA e Israele(insieme agli Afrikaners come Musk), condivideno l’escatologia vetero-testamentaria.

4. Israele :dal Golem alla “Nazione Start-up”

E’ impossibile negare che il chiliasmo era  passato in Occidente attraverso l’ebraismo. Il chiliasmo moderno nasce con le riflessioni di Mosè Maimonide, il quale, interrogato su che cosa pensasse dell’Olam haBa (l’Era Messianica), aveva dichiarato che essa non si sarebbe distinta in nulla dai suoi tempi (il XII secolo), se non fosse che, nell’ Olam haBa, i Gentili sarebbero stati sottomessi agli Ebrei. In particolare, Maimonide osservava che, se i ben pochi membri della tribù dei Quraish, guidati da Maometto, avevano potuto assumere la leadership del Medio Oriente, non vedeva perché un popolo relativamente numeroso, come gli Ebrei, non avrebbe potuto, in futuro, egemonizzare lo stesso territorio (Israel ha-Shleimah, la Grande Israele, comprendente tutto i Medio Oriente, oggi rivendicata da Ben-Gvir e   Smotrich).Quanto allo strumento per conseguire tale risultato, Rabbi Loew di Praga avrebbe creato il mitico Golem (oggi, il complesso informatico-militare) per difendere il popolo ebraico. Tant’è vero che, quando Israele aveva inaugurato il suo primo computer a Rehovoth, lo aveva chiamato “Golem”.

Lo Stato d’ Israele nasce proprio dal Sionismo, uno fra i  progetti chiliastici all’ interno della MoDERNITà . La quale ultima è proprio come secolarizzazione del messianesimo, secondo quanto teorizzato da Lessing ne “L’Educazione dell’ Umanità”, dal “Primo Programma Sistemico dell’ Idealismo tedesco” e da Saint-Simon nella “Religione dell’ UManità”.Come il Cristianesimo tridentino concepiva la Salvezza come un fatto spirituale, così faceva l’Ebraismo halakhico: ambedue condannavano  come “hybris” la tecnocrazia e lo scientismo. Per questo, vi è un parallelismo totale del Sionismo con  il messianesimo puritano, e soprattutto con le teorie tecnocratiche della Singularity e del Tecnofascismo. Per questo l’alleanza fra gli USA e Israele è sempre più stretta: ambedue sono dominate da aziende come i GAFAM, Palantir o Paragon, che stanno stringendo il mondo in una morsa mortale, di cui i missili su Gaza, Caracas e Tehran sono solo il risvolto esteriore, mentre il  vero attacco viene portato alle reti di comunicazione e alle coscienze dei cittadini, per realizzare una Fine della Stori quando il mondo sarà in pace perché, al posto degli uomini, deciderà l’Intelligenza Artificiale, che, come noto, manca di creatività, e quindi è condannata a ripetere all’ infinito quanto già  immagazzinato dall’ Umanità (salvando, così, dall’obsolescenza l’”establishment” occidentale.

5.La federazione europea e la fine della Storia

 L’obsolescenza in atto della democrazia occidentale denunziata da Ezio Mauro è solo uno dei  danni collaterali provocati da quanto sopra. Mauro si rende perfettamente conto che la rivoluzione portata avanti dal Mondo MAGA è difficilmente arrestabile, perché deriva da una spinta alla centralizzazione insita nell’ informatica, a partire dai “Big Data”, che funzionano solo se disponibili in grandi numeri, e potenzialmente in misura illimitata, come dimostrano i progetti Echelon e Prism.Gli attacchi alla Crimea, a Maduro, a Khamenei e a Larijani non sarebbero avvenuti senza l’accesso a miriadi di informazioni, reso possibile dall’ Intelligenza Artificiale. Oggi, la NSA e il Mossad stanno scansionando l’intero “sistema Cina” per trovarvi delle falle digitali. Non per nulla la Cina sta avviando un “Chinese Firewall a ritroso”, non più  per interdire ai Cinesi di accedere ai dati dei Paesi esteri, bensì per interdire agli stranieri l’accesso ai dati dei Cinesi (così determinanti nel caso di guerra). Gli attuali black-out informatici in Russia rientrano nella stessa logica. LE guerre americane e israeliane sono basate sulla conoscenza minuta della realtà del Paese nemico, come il Venezuela e l’Iran. Grazie ad essa si possono organizzare operazioni “chirurgiche”, come il rapimento di Maduro e l’assassinio dei leader iraniani. E’ una follia che un Paese, come la Russia, che è in guerra da anni contro il “Kollektiv Zapada”, continui a rendere accessibili agli Occidentali i dati dei suoi cittadini e delle sue istituzioni. Il fallimento dell’operazione Hostomel e l’attacco al naviglio del Mar Nero possono ricondursi a falle dell’ “intelligence” russa.

E’ per altro da molti anni che, proprio per questa ragione, tanto la Russia quanto l’India  hanno lavorato a un meccanismo di Internet che può essere bloccato in caso di guerra, sostituendolo con un Internet puramente nazionale (Max) .

Mauro  non giunge  fino in fondo al proprio ragionamento. Se Trump è in un certo senso costretto a reprimere i corpi intermedi per garantirsi una forza negoziale nei confronti dei Paesi esteri, e se alleati come l’Italia o avversari come il Venezuela sono costretti violentemente a seguire  politiche analoghe a quelle di Trump per poter soddisfare i suoi “Diktat”, è vano cercare di opporvisi. Infatti, già con Obama e Biden succedevano le stesse cose, ma quei Presidenti le nascondevano in ossequio all’ ipocrisia puritana e al mito incapacitante  della “Democrazia americana”. Mito a cui Mauro finge ancora di credere, tributandogli elogi sperticati ed evidentemente insinceri, ma che non corrispose  mai alla realtà, né dal punto concettuale, né da quello pratico. Ci pensavano poi i caudatari di sinistra in Europa alla creazione delle opportune cortine fumogene.

Ricordiamo tra l’altro:

-la Dichiarazione di Indipendenza, che implica la tratta degli schiavi e il “Trail of Tears”;la netta contrapposizione fra “Repubblica e “Democrazia”;  la “Finestra di Overton”, ecc..

i “cadaveri Eccellenti” (Lincoln, Kennedy); la politica migratoria

Diremo di più.

Anche le retoriche dell’Unione Europea incentrate sulla Pace Perpetua sono, così come  l’eccezionalismo americano e il Sionismo, dei sottoprodotti della secolarizzazione delle religioni occidentali. Tanto per cominciare, Kant, a cui erroneamente si è voluta ricondurre l’invenzione dell’idea della “Pace Perpetua” (che invece era  stata sempre uno degli obiettivi dell’Impero Romano e del Sacro Romano Impero), citava espressamente, a  proposito della Fine della Storia, il Libro dell’ Apocalisse.

Poi, il movimento per l’integrazione europea non nasce, né da Kant, né da Spinelli, né da Schuman. Esso si può già rintracciare nel tentativo romano di conquistare la Magna Germania; nel “Dictatus Papae”; nei progetti di crociata; nell’ammirazione di Voltaire per l’Impero Cinese; nell’avventura napoleonica; nell’ideologia nietzscheana; in Paneuropa. Infine, l’idea, accennata nella “Dichiarazione Schuman”, del “funzionalismo”, si riallaccia alla  “ragnatela di istituzioni internazionali” che, secondo Ikenberry, era stata creata per  mascherare la conquista del mondo da parte degli USA.

Oggi più che mai un’Unione Europea che pretende di essere l’ultimo baluardo dell’utopia occidentale (dopo la caduta del Socialismo Reale)“ avrebbe la pretesa di  esprimere  anch’essa una “nuova religione” – ripresa dal Cristianesimo materialistico dei Puritani, e oggi  dalla cultura “Woke”, con tutta la sua ipocrisia-.

A nostro avviso, la missione dell’ Europa è piuttosto , come aveva intuito Pietro Barcellona, proprio quella del Katechon paolino (quello che Thiel, sulle tracce di Carl Schmitt rivendica abusivamente per  Donald Trump). Infatti, l’Europa si è opposta per quanto possibile al chiliasmo americano: combattendo contro i rivoluzionari americani e contro l’esercito federale in Canada,e criticando gli USA attraverso i suoi intellettuali (Dickens, Baudelaire,Kafka, Simone Weil).

Invece, Thiel (e Trump), con un atteggiamento predatorio tipicamente americano, pretendono di appropriarsi dell’ideologia antimodernistica dei loro avversari, dimenticando semplicemente che sono essi quelli che hanno inventato il mito della “Singularity” e stanno forzando al massimo per l’egemonia delle Macchine Intelligenti. I droni assassini sono stati prodotti da Anthropic su richiesta del Pentagono,e  la gestione dei teatri di guerra con l’intelligenza artificiale spetta a Palantir.

Il Movimento MAGA non può certo autodefinirsi come il Katèchon, quando è palesemente l’Anticristo. Non per nulla ad-Dajjal significa “il Mentitore”.

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6. L’eredità zoroastriana nello Shi’ismo duodecimano

Ma anche la politica iraniana è fortemente impregnata di chiliasmo.Lo Shi’ismo nasce dall’opposizione all’idea di “lezione umana”o “consenso sociale” (shura), tipica dei Sunniti, a cui oppone la designazione divina (nass). Gli Shi’iti credono infatti che Maometto avesse designato  come suo successore spirituale e politico Ali ibn Abi Talib. Per essi, l’Imam non è solo un leader politico, ma è dotato di un’ispirazione divina particolare e dell’infallibilità (‘isma), come il Pontefice romano.

Lo shi’ismo attribuisce una sacralità specifica alla famiglia del Profeta (Ahl al-Bait). La leadership deve rimanere all’interno della linea di sangue di Ali e Fatima (figlia di Maometto), perché portatrice di una “luce” spirituale ereditaria. Il martirio di Hussein (figlio di Ali) a Kerbela ha trasformato la causa sciita in un’ideologia di resistenza contro l’oppressione e l’usurpazione del potere, che si nutre del culto delle vittime, a cui ben si addice la morte in battaglia dei leader per mano dell’ Esercito Israeliano.

Secondo le tradizioni Shi’ite, alla fine della Storia, Muhammad al-Mahdi e Gesù Cristo (Isa)  affonteranno   a Gerusalemme l’Anticristo (ad-Dajjal), e lo uccideranno. Quindi, è compito degli shi’iti combattere nella battaglia dell’ Apocalisse (quella che noi chiamiamo Armageddon).L’attuale guerra contro gli Stati Uniti e Israele assomiglia molto alla battaglia davanti a Gerusalemme descritta in numerose  Ahadith.


Non per nulla la nuova Guida Suprema invia i suoi proclami restando celato, come si dice che sia celato da più di mille anni Muhammad el-Mahdi. Questo circonda Mojtaba Khamenei di un’aura particolare, così come il fatto ch’egli sia sopravvissuto alla strage del suo lignaggio, come gli Alauiti sono sopravvissuti alla battaglia di Kerbela.

E’ singolare come tutto ciò riecheggi (come studiato in particolare da Corbin) l’escatologia  della religione zoroastriana (oggi “parsi”,”persiana”), tutt’ora presente in Iran e negli in altri territori dell’ ex impero persiano (come il Pakistan) , e, in particolare, la battaglia finale fra l’ultimo Salvatore (Thraetona/Fredon), e una creatura infernale (Azhi Dhahaka).

7.La lettera di Teofane di Pskov al Gran Principe di Mosca

Ci troviamo, dunque, in mezzo a una Terza Guerra Mondiale che è una guerra di religione per stabilire il “senso della Storia”, basata sulle vaghe profezie sull’ Apocalisse e sulle altrettanto vaghe interpretazioni datene da San Paolo, Sant’Agostino, Maometto, Teofane, Newton, Leibniz, Lessing, Bahau-llah, Hegel, Fiodorov, Soloviov, Buber, Teilhard de Chardin, e, ora anche Dugin e Thiel. La posta in gioco è l’avvenire dell’ Umanità.

L’Apocalisse è una profezia che si auto-avvera?Parzialmente, sì, ma proprio i suoi margini di incertezza (l’”Esprit de finesse”) ci permettono di illuderci di potervi giocare come attori, e non solo come soggetti passivi.

Anche nella tradizione russa ortodossa, citata fra gli altri da Dostojevskij, da Dugin e dal Patriarca Kirill, abbiamo la lotta contro l’Anticristo. Questa irrompe potentemente nella storia russa con la zarina Irina, principessa bizantina, e con la lettera di Teofane di Pskov al Gran Principe di Mosca sulla Terza Roma, dopo la caduta della prima e della seconda. Mosca, la Terza Roma, rappresenta il Katechon, e sarà eterna. A questa dottrina si ispireranno von Bader,Soloviov, Dostojevskij e Dugin, che parlerà di un “Katèchon Settentrionale”.

Come abbiamo visto, ora Thiel tenta clamorosamente di appropriarsi di questa tradizione, rovesciando il senso di quella contrapposizione. Ricordiamo per altro che il significato di ad-Dajjal è proprio “il Menzognero”, nel senso che l’ Anticristo si caratterizza per la sua capacità di seduzione, imitando la figura del Salvatore, come ben descritto nel “Racconto dell’ Anticristo” di Soloviov. Thiel si tradisce quando indica, fra le qualità “catecontiche” dell’ America la sua capacità di sedurre il mondo.

Ma, più in generale, il problema principale della visione di Thiel è che egli presuppone che il Katèchon debba essere un potere mondiale.Ma è proprio questo il carattere dell’ Anticristo,perchè il Demonio è il “Re del Mondo” che impone la pace mediante  il controllo totale, come stanno facendo i GAFAM, e in particolare Palantir. Se un solo potere controllasse (come vorrebbero Trump e Thiel) il mondo intero (mediante l’uso delle Macchine Intelligenti), in breve l’intelligenza umana sarebbe sostituita da quella artificiale, e non sarebbe più possibile alcun tipo di vita intelligente.

8.Le tradizioni non chiliastiche

Nel suo libro  “Lo scontro di civiltà”, Samuel Huntington affermava che, in esito allo contro fra l’Occidente e “il Resto”, l’India, rimasta neutrale, avrebbe imposto al resto del mondo il proprio punto di vista. E, in effetti, l’India costituisce un’area relativamente “neutra”, dove l’idea degl’infiniti Kalpas si oppone a qualunque chiliasmo. Certo, anche l’India aspira alla “Pace” (l’”Ahimsa”), ma, come illustra bene il Bhagavad Gita, si tratta di una pace interiore. Un’altra forma di nichilismo, quello del Nirvana.

Tuttavia, ci sembra che Huntington esagerasse, nel senso che neanche la Cina ha una cultura chiliastica. Il fatto di adottare ufficialmente il Marxismo, ideologia occidentale chiliastica per eccellenza, non deve trarre in inganno, perché il Socialismo con Caratteristiche Cinesi legge il marxismo con le lenti di Kang You Wei, di Sun Yat Sen e di Mao, ispirandosi alla massima Quando il Grande Tao viene messo in pratica, il mondo è una comunità comune (tianxia wei gong)…”(大道之行也,天下为公)”  Il DaTong non è “il comunismo” come inteso in Occidente, non è l’eguaglianza assoluta, non è la fine della Storia.

Semmai, il conflitto attuale è interna a gli eredi della “tradizione occidentale”, che si battono per vedersi riconosciuta la “Translatio Imperii” dell’ Impero Romano:USA, Israele, Russia, Islam, forse anche Europa e Chiesa Cattolica. Questa “guerra civile occidentale” sta aprendo enormi opportunità per le culture orientali, ma anche per l’ Europa e per il Vaticano, se esse sapranno prendere una maggiore distanza dal post-umanesimo dei Gafam e dell’ America, e quindi anche dal cosiddetto  “Patriottismo Occidentale.Il rifiuto di partecipare alla guerra contro l’ Iran (che “non è la nostra guerra”) potrebbe costituire la prima, debole, fiammella di questo nuovo orientamento.

Trump ha ragione nel definire gli Europei “codardi”. Ma non perchè stanno rifiutando di combattere a fianco degli USA nello Stretto di Hormuz, bensì perché accettano da 80 anni imposizioni che nessun paese ha mai accettato da una potenza straniera. Basi di occupazione eterne, testate nucleari altrui stazionate sul proprio territorio, misteriosi “cadaveri eccellenti” (Olivetti, Tchou, Mattei, Moro, Herrhausen), intercettazione sistematica dei nostri dati, imposizione di partecipare a guerre come l’Irak  e l’Afghanistan… Certo, senza l’intelligence, i missili e le atomiche americane, l’ Europa è “una tigre di carta” come ha detto TRump. Ma perché si è ridotta così, se non per i veti americani, che ci hanno spinto a “estirpare” la Divisione Elettronica dell’ Olivetti, a archiviare l’atomica europea, a comprare gli F35 anziché gli Eurofighter…

Per non essere “codardi”, occorrerebbe prendere alla lettera l’invito di Trump a difendere l’ Europa da soli, spendendo il giusto. Basterebbe che gli USA ci cedessero le loro basi in Europa, con dentro il loro software, le loro testate nucleari e le loro navi. A quando “The Deal”?

Certo, inconteremmo ogni genere di opposizione, ma allora s arebbe il caso, come ha proposto il Generale Mini, di “aprire le ostilità con gli USA”.

CONSERVATORISMO, CONSERVAZIONISMO E “CULTURE  DI DESTRA”….

Abbiamo spesso avuto l’occasione di osservare, senza mai approfondirla,  la distinzione fra “conservatorismo” e “conservazionismo”.  Oggi ci sembra il caso, di fronte ai dibattiti sempre più accesi sul conservatorismo e sulle “culture di destra”, di ritornare su quelle definizioni.

Il conservatorismo è un fenomeno praticamente eterno, in quanto in tutte le epoche una parte della società (i “laudatores temporis acti”) si è volta con nostalgia ai tempi passati. Basti pensare a Confucio, a Platone, a Tacito, a Dante, a Rousseau,  a Balzac, a Gandhi…Tuttavia, a mano a mano che si procede nel corso dei secoli “storici”, nasce una forma più consapevole e profonda di conservazione: una riflessione sui caratteri “permanenti” (o di lunga durata) dell’Umanità, minacciati, appunto, dal processo storico, che, in modo speculare all’ avanzamento delle tecniche, induce un depotenziamento dell’uomo rispetto all’ “Uomo Universale” dei primordi: dall’Età dell’ Oro, all’ Epoca Assiale all’epoca eroica, alla “Patrios Politeia”, al “Mos Maiorum”,ai Primi Cristiani, all’Età Classica,ai “Califfi Ben Guidati”, al Rinascimento, al Risorgimento, allo “Spirito Dionisiaco”.

Questo depauperamento dell’uomo  è stato visto in molte delle sue forme: metalli sempre meno preziosi, indebolimento dei costumi, varie forme di tirannide, oblio della cultura alta, delle virtù civiche o dell’autenticità.

Nel 19° e soprattutto nel 20° secolo, questa disumanizzazione veniva ascritta prioritariamente alla tecnica: l’alienazione di Marx, il “mantello d’acciaio” di Weber,  l’”uomo in provetta” di Huxley. Il Mito del Progresso  sfociava in un sostanziale regresso, effetto dell’Eterogenesi dei Fini. Lo riconoscevano personaggi diversi come Wolf, Goethe, Nietzsche, Freud, Schmitt, Guénon, Gandhi, Weil, Evola, Horkheimer e Adorno…

1.Il volto oscuro del “Progresso”

Oggi, la vera ragion d’essere della repulsione per questo depauperamento dell’ umano si svela in tutta la sua drammaticità: sotto le vesti accattivanti della civilizzazione, della moralizzazione, dello Stato, prima etico e poi democratico, della comodità, della filantropia, della ricerca scientifica, del moralismo, della Pace Perpetua, si cela l’affermarsi di un Leviatano, prima politico, poi sociale, e, finalmente, tecnologico. L’”Impero Nascosto” delle sette, dei Poteri Forti, del Complesso Informatico-Digitale, del Politicamente Corretto, del conformismo planetario, della Società del Controllo Totale, dell’Intelligenza Artificiale, e, infine, della Singularity.

La Modernità s’identifica con l’ipocrisia puritana, che impone a tutti la modestia, la trasparenza, l’eguaglianza, la rinunzia, ma riserva ai vertici occulti dei Poteri Forti un potere ed un’ambizione senza limiti: guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti! La Modernità ha gettato la maschera.

Quello che è stato erroneamente definito come “egemonia culturale della sinistra” è, in realtà, la tirannide totalitaria della Modernità Scatenata, che impone ai cittadini un’ agghiacciante  omogeneità: “i Paesi avanzati”; “la Comunità internazionale”; “i Diritti” (“non lasciare indietro nessuno”), ma, soprattutto, vorrebbe spacciare come “dialettica democratica” la presenza, all’ interno di questo quadro omologato, di alcune insignificanti  sfumature,  come un liberismo  o un sindacalismo di facciata,  un Cattolicesimo che ha accettato che la salvezza venga dalla Scienza e dalla Tecnica, o un sovranismo che accetta la permanente occupazione straniera, e, infine, due versioni della “Cancel Culture”: quella terzomondista e quella occidentalista, altrettanto antiumane. Invece, le reali alterità, come quella delle culture extraeuropee (esempi: il Confucianesimo e l’Induismo), oppure un autentico relativismo (Wittgenstein, Heisenberg, De Finetti, Feyerabend), o, ancora, la piena rivendicazione di specifiche differenze (come la Pasionarnost’ e il Sanata Dharma), vengono ostracizzate nel “mainstream” occidentale al punto da divenire indicibili. Sono così sanzionati legalmente i pensieri e comportamenti “conservazionisti”, come la difesa della “Separedness of minds”, della storia, dei sessi, delle gerarchie..., che addirittura sono considerati reati, e/o classificati come “influenze straniere maligne”.

2.La Dialettica dell’ Illuminismo

Ciò è tanto più grave in quanto, oggi, il vero problema non è neppure politico: è esistenziale. La Fine della Storia si rivela essere , come ha dovuto riconoscere lo stesso Fukuyama, la fine dell’Uomo (prevista addirittura entro 10-20 anni a meno che non intervengano eventi drammatici, come la Terza Guerra Mondiale), in cui, di fronte all’ onnipotenza del sistema macchinico, l’Uomo si sta rivelando, come scriveva Anders, antiquato e inutile. Basti pensare allo scontro in corso in tutto il mondo fra missili ipersonici, sistemi satellitari, droni, servizi segreti e hacker, dove il fattore umano è sempre più irrilevante.

Il “Phylum Macchinico”, come lo chiamava De Landa, vero protagonista del XXI° Secolo, appare con il volto accattivante della Libertà, dei Diritti, delle scoperte scientifiche, dell’onnipotenza dell’ Uomo, per poi rivelarsi, nei fatti, come l’Anticristo di Soloviov, affossatore dell’Umanità sotto l’omologazione e la guerra delle cose. Libertà, Diritti, scoperte scientifiche, onnipotenza dell’Uomo (le “Magnifiche Sorti e Progressive” di Leopardi) sono gli slogan branditi di volta in volta deliberatamente dalle mosche cocchiere delle Macchine Intelligenti, per distruggere il tessuto sociale, trasformando l’Umanità in una massa indifferenziata, debole e istupidita, incapace di resistere alla forza delle macchine intelligenti, le uniche in grado di sopravvivere alla Terza Guerra Mondiale. Nello stesso modo, Serse aveva incaricato Mardonio di istaurare delle democrazie nella Ionia per impedire il rinnovarsi delle rivolte delle locali aristocrazie, e Mirabeau aveva scritto a Luigi XVI di favorire la Rivoluzione Francese, perché questa era l’erede della politica regia di appiattimento degli ordini sociali.

3. “Gli intelligenti andranno sparendo”

Paolo Crepet,  in un’intervista a Ticinonline, ha espresso la sua preoccupazione sul futuro del pensiero. Secondo lo psichiatra, l’idea stessa del Quoziente Intellettivo (QI) presto diventerà “obsoleta” e si troverà un altro modo per misurare l’intelligenza umana – uno strumento “più adatto alla poca intelligenza dell’uomo contemporaneo“-.La nuova modalità di misurazione dell’intelligenza “non si baserà più sulle capacità di sintesi e di memorizzazione” perché “che vanno eliminati per non far apparire tutti come stupidi“, ha aggiunto il professore. A suo avviso, la delega crescente alla tecnologia, in particolare all’intelligenza artificiale, sta progressivamente atrofizzando le funzioni mentali che un tempo definivano l’intelligenza umana.

Crepet individua nei social media e nell’intelligenza artificiale i principali responsabili di questa regressione cognitiva. Internet ha fatto da “apripista” ma sono stati i social a modificare profondamente il nostro modo di comunicare e di pensare. Questi strumenti hanno generato un cambiamento antropologico profondo, alimentando dinamiche di aggressività, conformismo e superficialità. L’intelligenza artificiale ha amplificato ulteriormente il fenomeno, offrendo risposte preconfezionate a milioni di persone che si affidano al software anche per questioni morali e psicologiche.

Così “la vita si trasforma in un enorme scaffale di un supermercato, dove trovi qualsiasi cosa senza doverla più scoprire”.

Oggi si sta delineando la possibilità di avere tre specie emergenti: la specie umana, la specie digitale e la specie ibrida. Esse coesistono in un intreccio complesso e in continua evoluzione.

Mustafa Suleyman, CEO di Microsoft AI e co-fondatore di DeepMind, ha descritto l’IA come una sorta di “nuova forma di vita tecnologica”, capace in prospettiva di autoriprodursi e di adottare decisioni complesse senza supervisione continua. In un intervento pubblico su Ted Talk del 2024, che ha ricevuto ampia diffusione, egli ha sottolineato: “l’AI dovrebbe essere intesa come qualcosa di simile a una nuova specie digitale. Li vedremo come compagni digitali, nuovi partner nel viaggio delle nostre vite”.Questa immagine capovolge la percezione comune: non siamo più dinnanzi a macchine subalterne, ma a co-protagonisti dell’esperienza umana. Suleyman evidenzia altresì come tali agenti digitali non siano semplici algoritmi matematici, altrimenti detti “pappagalli stocastici”, ma entità con un QI quasi perfetto e capacità di simulare empatia, supporto e gentilezza. Non sorprende quindi che, già oggi, in vari ambiti, gli individui preferiscano interagire con chatbot piuttosto che con altri esseri umani.

Il terzo attore in scena è la specie ibrida: l’entità che fonde umano e digitale in un unico corpo e in una coscienza condivisa. Se da un lato Harari, con il concetto di Homo Deus, tratteggia l’evoluzione verso una condizione di sublimazione quasi divina, dall’altro si profilano scenari in cui la tecnologia non è più soltanto un prolungamento del corpo o della mente, ma diviene momento integrante della coscienza, della volontà e dell’azione. In questa direzione si colloca il progetto Neuralink di Elon Musk, che mira a connettere cervello e computer tramite interfacce neurali. Se tali tecnologie dovessero diffondersi, la distinzione fra mente biologica e digitale si assottiglierebbe sin quasi a scomparire.

La coesistenza di queste tre specie (umana, digitale e ibrida) apre sfide importanti e senza precedenti, che si possono sintetizzare, a loro volta, in tre grandi fronti:

-Coscienza e rappresentazione di sé

L’umano riflette sul proprio passato, presente e futuro; il digitale apprende e risponde in tempo reale; l’ibrido vive la riflessione con occhi tecnologici. La questione cruciale diviene: chi definisce l’identità, quando questa è condivisa fra essere umano e macchina?

-Rischi e governance

Suleyman avverte che, pur promettendo immense opportunità, dall’assistenza sanitaria alla lotta contro i cambiamenti climatici, l’IA è “difficilmente governabile”. I rischi di abuso, di errori sistemici oppure di uso malevolo si moltiplicano con l’aumento delle capacità autonome dei sistemi digitali;

-Etica e potere

Per questo, s’ impone oggi più che mai, come necessaria antitesi, quella “Forza che Trattiene”, quel misterioso Katèchon, di cui (nella IIa Lettera ai Tessalonicesi) parlava San Paolo senza poterlo, o volerlo, spiegare, che si oppone alla Fine dell’ Uomo, almeno fintantoché questa non coinciderà con la Salvezza Divina. Per quest’ultimo inciso, anche il Katèchon si rivela duplice e ambiguo, e, se Sant’Agostino affermava di non comprenderlo, i suoi successivi cultori, dalle Hadith mussulmane a Ottone di Frisinga, da von Bader a Carl Schmitt, da Soloviov a Berdjajev, fino a Pietro Barcellona e Aleksandr Dughin,  sono almeno, su questo punto,  altrettanto oscuri e sfuggenti di San Paolo. Ed è per questo che continua a mancare una reale forza di opposizione.

Comunque sia, la dialettica fra l’Anticristo e il Katèchon (la Dialettica dell’ Illuminismo”) è al cuore stesso della storia contemporanea, come dimostrano le numerosissime prese di posizione contro l’Intelligenza Artificiale, interpretata  come fine dell’ Umanità, da parte degli stessi inventori e cultori della stessa (Musk, Altmann, Judkowsky). Essa costituisce infatti lo sbocco finale di una lotta incessante nel corso della storia: fra i Persiani chiliastici e i Greci “catecontici” (basti pensare all’Oracolo di Delfo su Leonida e al Sogno di Dario ); fra il nichilistico Buddhismo Hinayana e quello Chan (Zen), costruttivo e combattente (per esempio, Bodhidharma e il Monastero di Shaolin); fra l’ansia di Apocalisse degli Anabattisti (vedi la bandiera arcobaleno issata nella battaglia di Falkenheim) e il discorso di Lutero ai Principi Tedeschi; fra la Pasionarnost’ dell’Eurasiatismo e il postumanesimo dei Cosmisti russi…

4.I Conservatorismi del Sud del Mondo

Papa Francesco, massima espressione delle religioni mondiali, aveva incitato alla resistenza agli “Imperi Sconosciuti”.  Sul piano politico, le potenze dell’Eurasia, pure nella grande varietà e confusione delle loro posizioni, si richiamano tutte a un’idea di conservazione. Il marxismo cinese non è riuscito a soffocare il riemergere del linguaggio neo-confuciano, là dove propone, quale obiettivo strategico per i 100 anni della Repubblica Popolare, non già il Comunismo, né il DaTong, mitico ideale normativo del Confucianesimo, bensì il più equilibrato Xiaokang (la “Società Moderatamente Prospera”).L’idea che, dell’ Ram Rajya (il “Regno di Rama”)ha il Janata Party  esalta lo Yoga e le medicine tradizionali. Ma perfino nell’Occidente anglosassone, roccaforte dei GAFAM e della NSA, e quindi , del Progetto Incompiuto della Modernità erede di tutti i chiliasmi, vi sono personaggi come Assange, Snowden e Judkowsky, che si battono eroicamente contro gl’ Imperi Sconosciuti.

Il Conservatorismo ha un peso particolare nella tradizione culturale russa, che va da Teofane di Pskov a Soloviov,a Leontijev, a Dostojevskij, a  Ilin, a Florenskij, a Sol’zhenitsin…(il “Pensiero Russo”).

Particolarmente illuminante a questo proposito il saggio di Luca Gori,”La Russia Eterna,Le origini del conservatorismo post-sovietico”, finalmente privo di quell’ “arroganza romano-germanica” che Nikolaj Trubeckoj condannava già un secolo fa nell’ Europa “illuminata”.La visione di Gori si estende dai primordi del la coscienza nazionale russa sotto gli Zar, per passare ai dibattiti fra slavofili e occidentalisti, giungendo infine agli aspetti conservatori del socialismo reale e all’ evoluzione culturale della Russia post-comunista. Evoluzione che parte dalle ottimistiche aperture di Gorbaciov e Eltsin, per passare, sotto Putin, da un atteggiamento liberale filo-occidentale, a visioni sempre più legate all’esigenza di difendere la specificità russa.

Un atteggiamento  simile ispira il libro di Ilan Pappé “La Fine di Israele Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina”. Con una tesi  alquanto isolata, Pappé, professor ebreo che insegna in Inghilterra,  offre una visione  storica anticonformista, che descrive con toni positivi la Palestina pre-dichiarazione Balfour, caratterizzata dal modello multiculturale ottomano, parallelo a quello degl’imperi russo e austro-ungarico, la cui disgregazione, e sostituzione con “nazio ni” artificiali,  è inequivocabilmente alla radice dei conflitti arabo-israeliano, russo-ucraino e serbo-albanese. Secondo Bappé, l’orientamento prevalente del sionismo, basato sull’idea di uno Stato nazionale ebraico, non corrisponde alla storia e alle tradizioni dell’ Ebraismo, e, in primo luogo, dell’ ebraismo Mizrahi, quello dell’ Ex Impero Ottomano, e, in particolare, della Palestina dell’ epoca della Nahda (il Rinascimento, o Risorgimento,  Ottomano) caratterizzato da un’identità mista al contempo araba ed ebraica.

Il fatto è che la società israeliana è scossa, in parallelo a quella nordamericana, dal problema demografico, desinato a scuotere l’egemoinia sionista nello stesso modo in cui  viene scossa in USA l’egemonia WASP.

 Infatti, i cittadini di Israele sono 10.148.000, di cui:

-7.500.000 circa Ebrei, di cui 2.000.000 circa di Ebrei russofoni;

-2.600.000  circa Arabi, di cui 500.000 circa Cristiani, divisi in varie confessioni;

200.000 stranieri di altre confessioni;

A cui vanno aggiunti:

2.000.000 circa di arabi mussulmani e cristiani a Gaza;

1.500.000 circa arabi mussulmani e cristiani in Cisgiordania;

500.000 coloni israeliani in Cisgiordania.

Come si vede, su una popolazione totale occupata da Israele di 15.000.000 circa, solo 6.000.000, cioè circa la metà, sono ebrei a tutti gli effetti, sì che, nel caso in cui tutti potessero votare, le maggioranze parlamentari resterebbero appese, come in Ucraina e nei Paesi Baltici, alla cospicua minoranza russofona.

Nello stesso modo, gli Stati Unirti hanno una popolazione di 340.110998 abitanti, più  3,6 milioni circa di residenti dei Territori (Puerto Rico, Guam, the U.S. Virgin Islands, American Samoa, and the Northern Mariana Islands).

Il 60% degli Americani sono “Whites” e il 40%, “Non-Whites”, ma, all’ interno dei “Whites”, i WASPS sono solo il 3-4% della popolazione totale.

E impensabile che i WASP continuino a imprimere l’orientamento culturale e politico e detengano la maggior parte del potere economico pur essendo un’infima minoranza.

5.”No Kings”: il  “Tecnofascismo” dell’ Amministrazione Trump

In questo contesto, non stupisce che possa prendere corpo l’idea di Trump di trasformare radicalmente la struttura del potere negli Stati Uniti, rafforzando a tal punto la “Presidenza Imperiale” da farla assomigliare sempre più a una monarchia. In tal modo, diventa irrilevante la dialettica maggioranza-minoranze.

Questo approccio è stato definito “tecnofascismo”, per il ruolo centrale dato ai guru post-umanisti e per le aggressive politiche di contrasto alla cultura “Woke”. Intanto, in questo modo si creano strumenti per controllare l’opposizione sociale, avente la sua base prevalente nella maggioranza “Non- white”.

«Stiamo affrontando la potenziale fine della nostra Repubblica», ha affermato Bill Nye –divulgatore scientifico e veterano delle proteste che fermarono la guerra in Vietnam. «Dobbiamo fermare gli abusi si questo presidente petulante e la sua cerchia di tirapiedi».Come risposta, Trump ha fatto diffondere un video in cui, incoronato e alla guida dii un cacciabombardiere, bombarda di letame i manifestanti.

Questa esigenza di “sicurizzare” la minoranza bianca contro la nuova maggioranza “non-white” si sposa con le altre tendenze verso l’accentramento del potere. Prima fra le quali la presenza di una dittatura di fatto dei GAFAM, i quali, forti delle tecnologie di comunicazione, militari, spaziali, spionistiche e commerciali, controllano, influenzano e terrorizzano i cittadini e le stesse classi dirigenti. Trump, presentandosi come il difensore dei privilegi dei GAFAM in tutto l’Occidente, è divenuto il loro beniamino

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6.Cos’è dunque il Conservazionismo?

Chiamiamo “conservazionismo” la resistenza mondiale contro gli esiti ultimi del mito del Progresso. Esso si oppone non già (come facevano, e fanno,  i vari Conservatorismi) alle successive, parziali, “derive” dei mondi “tradizionali” (la democrazia ateniese,  il despotato romano, la “gente nova” di Dante, la Rivoluzione Francese, il macchinismo dei Luddisti, il marxismo comunista) bensì proprio alla distruzione dell’uomo  quale noi lo conosciamo (quello dell’ Epoca Assiale, che nasce con le grandi culture della scrittura e dura fino a noi), prima di  avere intanto costruito nulla di veramente alternativo (la “Nuova Società Organica” lanciata da Saint-Simon e al centro di tutte le utopie ottocentesche, ma mai realizzata).

Per questo, perfino  la prima rivendicazione dei guru americani dell’ informatica è oggi una moratoria sulla ricerca circa l’ Intelligenza Artificiale Generale, che permetta alla cultura di recuperare il tempo perduto rispetto alla tecnica, mentre Judkowsky è, addirittura, per un divieto assoluto di proseguire le ricerche sull’ Intelligenza Artificiale Generale (o Generativa).

Anche in Europa s’impone una qualche forma di Katèchon, una forza spirituale capace di trattenere la “transizione” dall’ Umano al Post-Umano, e, in primo luogo, a scalfire i privilegi esorbitanti conquistati dai GAFAM.. Secondo molti, da Heidegger a Juenger, da Teilhard de Chardin a De Benoist, questa resistenza sarebbe vana (un “mito incapacitante”), perché le stesse tradizioni ancestrali degli Europei porterebbero, attraverso un piano inclinato, verso l’Apocalisse. Solo la Russia si era posta da tempo (vedi il discorso del Principe Mishkin ne “L’Idiota”), la missione di salvare l’Europa dalla Modernità, che è stata ripresa dopo la caduta dell’ URSS.

Alla luce del Dubbio Moderno, risultato della “Vergleichende Epoche” di Nietzsche, che tutto confronta, antico e moderno, sacro e profano, Oriente e Occidente, anche la scelta fra Anticristo e Katèchon appare esposta al massimo della soggettività.  E, questo, ben si addice, innanzitutto, ai cultori del Katèchon, che si oppongono al mito del Progresso proprio per il suo determinismo, mentre invece si ostinano a credere che, come ha scritto recentemente De Benoist, la Storia è aperta”. Se così è, la “de-cisione” di ciascuno di noi può ancora contare (facendo salvo il “libero arbitrio”). E, allora, come aveva illustrato mirabilmente già Matteo Ricci nella sua opera “Il vero significato del Signore del Cielo”, la scelta fra nichilismo, impersonato dal Buddhismo (così come ora come dal  Progressismo occidentale), e un’ ispirazione verso la continuazione della vita umana (impersonata, nella Cina di allora, allora dal Neo-Confucianesimo) è individuale, “hic et nunc”. ,Per questo i Gesuiti avevano scelto l’abito e la cultura “mandarini”, a costo di urtarsi (per i Riti Cinesi) con un’Europa monarchica ed ecclesiastica già orientata verso il Mito del Progresso. Mito, per altro, osteggiato da quasi tutti i grandi pensatori europei, solidali nella sostanza con la posizione dei Gesuiti. Basti pensare ai “Novissima Sinica” di Leibniz e al “Rescrit de l’Empereur de la Chine” di Voltaire, influenzati, l’uno,  dalle “Lettres édifiantes et curieuses” dei Gesuiti e, l’altro,  dall’ “Editto Rosso” di Kaanxi. E, più tardi, alla critica di Kierkegaaard all’ Arcivescovo Mynster,  a quella anti-egualitaria di Tocqueville e di Nietzsche, e a quella anti-irenistica di Freud. Per non parlare poi di Simone Weil, che voleva ricreare l’”Enracinement”, o di Saint Exupéry, che voleva “costruire la Cittadella nel cuore dell’Uomo”.

Certo, la scelta “progressista” opposta al Conservazionismo ha anch’essa, dalla sua parte, delle buone ragioni, dall’ansia di Bene propria dei chiliasti al desiderio di infinito di Nietzsche, alla volontà di attuare le Scritture, propria di Fiodorov e dei Cosmisti Russi, fino alla religiosità universale di Teilhard de Chardin e di Raymon Panikkar. E proprio per questo, pure in presenza di una lotta mortale per la vita e per la morte, i Conservazionisti debbono mantenere il totale rispetto per i loro, pur mortali, avversari. Anche e soprattutto perché raramente essi sono del tutto tali, come il Goethe di “An die Vereinigten Staaten” e del secondo Wilhelm Meister, così come il Marx dei “Grundrisse”.

Come si vede, non c’è proprio bisogno di andare alla ricerca di nuove strane ideologie, quando siamo immersi fino al collo in una fondamentale lotta culturale, che non verte certo su vane parole o mode, bensì sulla nostra sopravvivenza esistenziale. La lotta culturale pro e contro il Postumano, così come quella fra le varie versioni dello stesso e dell’ opposizione ad esso, sta infatti sostituendo quella fra le obsolete ideologie sette-ottocentesche. Coloro che vorrebbero ridare un’anima ai moribondi partiti europei, non hanno, quindi, che l’imbarazzo della scelta fra le diverse posizioni sull’Apocalisse.

Quello che non è ammissibile è, invece, ciò che succede oggi tutti i giorni, con l’”establishment” che finge di azzuffarsi su questioni futili, camuffando o nascondendo dietro l’agitare di slogan antiquati l’importanza vitale della questione della Fine dell’Uomo..

7.Il “conservazionismo” ha a che fare con le “culture da destra”?

Esiste un concetto politico, seppure vago, chiamato “destra”. Esso trae la sua origine dalla collocazione in parlamento dei diversi gruppi politici della Rivoluzione Francese, e ha, quale presupposto, l’idea ch’essi si distinguano per la loro più calda, o più fredda, adesione al “Progetto Incompiuto della Modernità”, un “pacchetto” che si pretende unitario di gnoseologia, teologia, filosofia, cultura, etica, politica, economia, tecnologia e società (la “concezione assiale della politica”).Si tratta certamente di un concetto utile dal punto di vista euristico, visto che normalmente la politica parlamentare si basa su alleanze fra partiti vicini nello spettro destra-sinistra. Ne consegue che esistano in molti Paesi, come oggi in Italia, governi di destra, che hanno i loro sostenitori, anche fra gl’intellettuali, e che questo renda opportuna, se non necessaria, una “politica culturale di destra”.

Come è stato rilevato quasi unanimemente, non esiste però un’ unica “cultura di destra”, bensì, semmai, una serie di “culture di destra”. Esse hanno una qualche affinità con il conservazionismo, ma non vi si sovrappongono. Da un lato, vi sono delle “culture di destra” come il Futurismo, che sono piuttosto omogenee al Mito del Progresso. Ma anche le altre hanno semmai molto in comune con i vari Conservatorismi, vale a dire esprimono la nostalgia per questo o per quel periodo storico, ma nessuno di esse ha la consapevolezza della prossima fine dell’Umanità, e dell’urgenza di opporvisi. Questa consapevolezza è comune solo a qualche decina di intellettuali in tutto il mondo, e non ha trovato un unitario veicolo politico.Certamente, un siffatto  isolamento degl’intellettuali conservazionisti non si può accettare. Da un lato, occorre ricercare dei momenti di incontro, che le, seppur  discutibili, politiche culturali della destra potrebbero fornire, e, dall’ altro, si richiederebbe un maggiore attivismo, pubblicistico, politico e di ricerca, tecnologica e pedagogica.

E, ancora, ci chiediamo se abbia senso comune la recente risoluzione del Parlamento Italiano, votata, tra l’altro, dalla maggioranza governativa, contro le “interferenze straniere” nei processi politici italiani da parte dei Governi “autoritari”, quando tali interferenze, ammesso che tali si possano definire,  consisterebbero  nel favorire le idee “conservazioniste” (“conservatorismo russo”, islam politico, confucianesimo). E’ paradossale che l’attuale maggioranza conservatrice voglia censurare un naturale e tradizionale flusso di idee conservatrici in provenienza, tra l’altro, anche da Paesi, come l’Ungheria e la Polonia, che il Governo considera come affratellati da ideali culturali e politici. Questo non è l’ultimo dei paradossi dell’attuale transizione mondiale e dell’attuale maggioranza governativa italiana.