“SE VOGLIAMO CHE TUTTO RIMANGA COME È, BISOGNA CHE TUTTO CAMBI”,da Tomasi di Lampedusa al vertice sociale di Porto

DOMATTINA ALLE 10, WEBINAR DI DIALEXIS IN APERTURA DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA


Il link per partecipare è:


https://zoom.us/j/99951521048?pwd=MHdsRlJkSEJwVUQvcVZ1bGcvQW01UT09

L’evento è inserito sulla piattaforma https://futureu.europa.eu/?locale=it 
 
https://futureu.europa.eu/processes/OtherIdeas/f/7/meetings/366?locale=it&page=4
 
le precedenti manifestazioni sono state reperibili in Alpina Diàlexis – YouTube
 

La famosa frase di Tomasi di Lampedusa citata inaspettatamente da Ursula von der Leyen nel discorso introduttivo del vertice sociale di Porto, così come quella dedicata ad Erdogan dal Presidente Draghi, è suscettibile d’ infinite interpretazioni. Questo fatto, come Europei, ci consola, perché significa che i nostri leaders sono molto più intelligenti di quanto vogliono far credere, ma sono costretti, per raggiungere e mantenere le loro posizioni, a parlare per enigmi.

Non è questa la sede per svolgere un’esegesi attenta di queste frasi, che pure dovrebbe essere fatta, né quella d’intervenire sul summit sociale di Porto, al quale stiamo comunque dedicando due importanti interventi nell’ ambito della piattaforma futureu.europa.eu#, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa. Fra le infinite letture possibili (e, prima o poi, doverose), scegliamo oggi quella direttamente riferibile alla Conferenza sul Futuro dell’Europa, dove la mancanza di idee-guida lascia sospettare che si voglia anche lì “cambiare tutto perché tutto resti come prima”. Il falso presupposto concettuale è lo stesso: gli Europei godrebbero di un benessere quale mai visto prima, e dunque non ci dovrebbero essere cambiamenti, né culturali, né politici, né economici.

A questa impostazione ultra-ottimistica, noi ribattiamo :

1)che il benessere non è tutto, come avevano messo in evidenza autori così diversi come Kierkegaard, Nietzsche, Eliot, Huxley, Orwell, St-Exupéry, Simone Weil, Burgess, Anders, Przywara,…;

2)che una situazione in cui i giovani Europei sanno già, come affermato dalla von der Leyen, che non riusciranno mai a raggiungere il livello dei padri (perché gli obiettivi sociali indicati dalla stessa von der Leyen per il 2030 sono addirittura inferiori a quelli realizzati già ora, per esempio, dalla Cina), non  costituisce certo un bilancio positivo del Secondo Dopoguerra, e provoca un nichilismo generalizzato;

3)che comunque, pensando solo al preteso “benessere materiale”, si trascura il problema principale, che è la disumanizzazione, la massificazione dei pre-pensionati e dei “bamboccioni”, premessa inevitabile di un dispotismo invisibile, come quello che già Tocqueville vedeva venire dall’ America, e che i GAFAM stanno ora realizzando in pratica con il web e l’intelligenza artificiale.

La nostra partecipazione alla Conferenza, pur non contraddicendo neppur essa la famosa frase di Tomasi di Lampedusa, significa in concreto l’opposto di quanto affermato nell’ intervento di cui trattasi:

1)l’Europa sociale di domani dev’essere un’ Europa spirituale, com’ è nella natura stessa del pensiero sociale europeo (cfr. “Modello Sociale Europeo e Pensiero Sociale Cristiano”, Laudato-si-1-2018-1-nuova-copia.jpg (1772×2481) (alpinadialexis.com));

2)l’Europa deve eliminare totalmente la disoccupazione e permettere a ciascuno, attraverso l’umanesimo digitale, di salire almeno di un gradino nella catena del valore delle attività sociali ( cfr. Il ruolo dei lavoratori nell’era della intelligenza artificiale – LALA RICCARDO – Alpina – 9788834120460 (streetlib.com));

3)il controllo sui GAFAM e il riorientamento dell’educazione verso la coltivazione del “Sé” e verso l’esercizio delle virtù deve permettere il mantenimento del controllo nelle mani dell’ Umanità proprio durante l’ Era delle Macchine Intelligenti (cfr .European Technology AgencyPaginedaRiccardoLalaEUROPEANTECHNOLOGYAGENCYpreview_aefbf634-8bee-44e3-b424-786c7a6bde6d.pdf (amazonaws.com);

4) La Conferenza sul Futuro dell’ Europa non può essere solo un “window-dressing” della decadenza dell’ Europa e dell’ Umanità, bensì deve costituire un momento costituente per l’avvio di un autentico autentico Tecno-Umanismo, di un’autentica Europa Sociale dell’ Era delle Macchine Intelligenti e di un’ autentica Sovranità Strategica Europea)(cfr. https://futureu.europa.eu/processes/OtherIdeas/f/7/meetings/366?locale=it&page=4).

Cos’ com’è congegnata, la Conferenza si può riassumere con la frase di Pier Virgilio Dastoli,Presidente del Movimento Europeo in Italia, “Bruxelles parla a Bruxelles

Alla luce di quanto precede, ci associamo alle richieste del Movimento Europeo e del Movimento Federalista Europeo per una Conferenza sul Futuro d’ Europa molto più incisiva per uscire dalla malattia dell’ Europa e del mondo, e Vi invitiamo tutti a partecipare attivamente al webinar di domattina.

LA MALATTIA DELL EUROPA E QUELLA DEL MONDO

Considerazioni preliminari all’ inaugurazione della Conferenza sul Futuro dell’ Europa: 9 maggio 2021

Domenica, alle 15.00, avrà luogo da Strasburgo l’inaugurazione ufficiale della Conferenza sul Futuro dell’ Europa, già avviata con la piattaforma futureu.europa.eu#.

CREDENZIALI PER PARTECIPARE (DOMENICA 9 ALLE 10.00)

https://zoom.us/j/99951521048?pwd=MHdsRlJkSEJwVUQvcVZ1bGcvQW01UT09
L’evento è inserito sulla piattaforma https://futureu.europa.eu/?locale=it 


IL NOSTRO WEBINAR:

Visto in astratto, si tratterebbe di un momento epocale, che dovrebbe segnare veramente il passaggio da un’era ad un’altra. Tuttavia, alla luce, da una parte, di una serie di fallimenti dei precedenti esercizi dello stesso tipo, e, dall’altra, delle modalità e delle tempistiche con cui la Conferenza è stata pensata ed attuata, prevale un generalizzato scetticismo.

Personalmente, nonostante che partecipare alla Piattaforma comporti, per ciascun cittadino, uno sforzo tecnico ed editoriale non indifferente a fronte di un modesto risultato atteso, mi è sembrato doveroso dedicarvi il massimo sforzo, perché, altrimenti, con che animo potremo criticare, a posteriori,  la classe politica per non aver fatto l’Europa?Vista  infatti la nostra generale ignavia politica, questo sforzo è il minimo contributo dovuto, che invito tutti a dare.

Nell’aggiungere le mie critiche costruttive all’ iniziativa  a quelle di tanti autorevoli europeisti (a cominciare dal Movimento Europeo e dal Movimento Federalista), mi sono concentrato innanzitutto sulla superficialità con cui si presume di poter banalizzare in modo propagandistico dei problemi dell’Europa, che, se sono rimasti fino ad ora irrisolti, è  perché sono difficilissimi. Mi riferisco  in particolare al rapporto con la tecnica, ai presupposti culturali dell’ integrazione europea e al tema della decadenza, la “malattia dell’ Europa”, oggetto specifico dell’ incontro a distanza da noi organizzato per Domenica Mattina (cfr. infra).

Malattia che è, al tempo stesso, politica, economica, etica e tecnologica. Si potrebbe, e dovrebbe, definire come “olistica”.

1.Riandare ai presupposti dell’integrazione europea.

Per tutti questi temi di carattere preliminare, abbiamo suggerito che si svolgano, in parallelo  con le attività della piattaforma, non idonee a un lavoro serio e approfondito, altre attività, di carattere conoscitivo, come questa serie dedicata ai presupposti culturali dell’integrazione, che abbiamo inserito nella piattaforma e che cercheremo anche di coordinare, con il supporto del Movimento Europeo e del Movimento Federalista, con altre analoghe iniziative.

Il tema della malattia dell’Europa, oltre ad essere altamente evocativo in quest’era di pandemia, è anche il primo, perché è il punto di partenza, la crisi da cui parte la motivazione per l’integrazione dell’Europa.

A dire il vero, l’idea di una grande crisi della società è stata da sempre alla radice della creazione delle unità politiche in Europa. La Pax Augusta viene presentata dai poeti augustei come il ritorno dell’Età dell’ Oro dopo la crisi del Mos Maiorum e le guerre civili (“aurea volvent saecula”). Il progetto di Pace Perpetua dell’Abate di Saint Pierre, negoziatore del Trattato di Utrecht, si poneva come rimedio alle guerre di religione e dinastiche. La Santa Alleanza viene venduta da Alessandro I, dopo la Rivoluzione Francese e le guerre napoleoniche, come la ricostituzione dell’unità religiosa fra i popoli d’Europa. Anche Coudenhove Kalergi, Spinelli e Juenger vedevano il progetto europeo come una qualche forma di restaurazione di un’antica Europa pacifica („Die Welt von Gestern“ di Zweig).

2.Finis Europae?

In effetti, il senso della crisi esistenziale a cui l’ Europa tenta di fare argine, con il ruolo del paolino Katèchon, non è mai stato così forte come a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, con le opere di Simone Weil e di Pietro Barcellona (“l’ Europa come Katèchon”).

In realtà, il senso di un’universale entropia era diffusissimo da più di un secolo in tutta la cultura, non solo europea: da Kierkegaard a Nietzsche, da Leontijev a Weininger, da Freud a Guénon, da Berdjajev a Eliot, da Pound a Jaspers, da Heidegger a Anders.Come noto, molteplici sono le ragioni addotte per questo senso incombente di crisi: dallo Scisma d’Occidente (Hoelderlin), ai peccati dell’ aristocrazia francese (De Maistre), dall’eredità ascetica orientale (Nietzsche), alla perdita, delle tradizioni arcaiche  salvate solo dagl’indù e dagl’islamici (Guénon), dal moralismo borghese (Freud), all’irrazionalismo mitteleuropeo (Benda, Huizinga, Lukàcs), fino all’abbandono dell’ equilibrio della esperienza religiosa (tema che emerge soprattutto nelle pastorali degli ultimi tre pontefici).

Tuttavia,  la spiegazione più convincente e preveggente è stata, secondo noi, quella della sostituzione della macchina all’uomo, come tematizzato da un robusto filone di pensiero, che parte da Max Weber, attraversa Capek, Heidegger, Asimov e Anders, e sfocia nel pessimismo culturale di grandi tecnologi, scienziati ed economisti  come Bill Joy, Martin Rees, John Hawking, Evgeny Morozov e Shoshana Zuboff.

Secondo questo filone, l’uomo ha cominciato a perdere di autenticità con l’inizio della civiltà, per poi venire alienato dalle tecniche, e progressivamente soppiantato dalle macchine, fino a ridursi, come oggi, a un uomo senza qualità (Musil),e a una dimensione (Marcuse).

E, in effetti, quest’ultima spiegazione assorbe dentro di sé tutte le altre. Com’ è stato autorevolmente riconosciuto, fra gli altri, da Newton, Lessing, St.Simon, Comte, Fiodorov, Weber, Capek, Voegelin, Musso, la religione della tecnica costituisce l’esito naturale del processo di secolarizzazione, vale a dire della trasformazione della fede messianica delle religioni occidentali di salvezza (incluse quelle mazdea, manichea, ebraica ed islamica) in una nuova escatologia materialistica, incentrata sul ruolo redentore della scienza e della tecnica. Il Cristianesimo ridotto a “educazione dell’ Umanità” come voleva Lessing, o le “radici cristiane” invocate, forse improvvidamente, da Benedetto XVI.

3. La seconda Guerra Mondiale come nemesi e catarsi.

Com’è noto, anche i due grandi eventi catastrofici della Seconda Guerra Mondiale, la Shoah e la bomba atomica, sono stati ripresi dall’escatologia materialistica della tecnica (Heidegger, Horkheimer e Adorno).

Tuttavia, nella teologia politica europea, il momento di svolta sarebbe costituito soprattutto dalla Shoah, che, riassumendo in sé tutti i mali della storia, avrebbe costituito per gli Europei, e soprattutto per la Germania, una catarsi, con cui sarebbe stata superata (per Girard) la fase storica dominata dall’idea di sacrificio umano. In questo senso, la sorte dell’Europa sarebbe nuovamente paradigmatica per tutto il mondo.

Così, paradossalmente, la Shoah è divenuta la fonte di un nuovo tipo di eccezionalismo, non solo ebraico, ma anche europeo, e, in particolare, tedesco.

Come brillantemente illustrato, per esempio, da Aleida Assmann, il  discorso pubblico europeo è profondamente impregnato di questa dottrina.In effetti, essa serve mirabilmente ad assorbire, senza però rinnegarle,  le precedenti retoriche sulla missione civilizzatrice dell’ Europa. L’enfasi posta su una presunta superiorità morale del modello europeo e sul dovere di diffonderla costituisce un’ennesima eco delle invettive di Condorcet e di Hugo.

La retorica della “potenza mite” e del rifiuto della guerra sono servite anche per marcare un’ impercettibilmente differenza dagli Stati Uniti che, nella realtà, non esiste, perché l’ Europa spende in armamenti, rispetto al suo impegno su un solo continente, proporzionalmente più degli stessi Stati Uniti (oltre che della Russia e della Cina), ed è stata coinvolta ininterrottamente in guerre di tutti i tipi, nel Continente e altrove (da quelle civili est-europee e irlandese, a quelle di Corea, Suez, Algeria, Greco-turca,Libano, in Medio Oriente e nel Sahel).Se nell’ Europa di oggi la violenza è meno palese che altrove, ciò avviene per due ragioni: il livello medio di vita, ancora leggermente superiore alla media mondiale, e l’equilibrio del terrore, che ha il suo baricentro proprio in Europa, e che, per essere mantenuto, richiede il controllo totale sugli Europei. Controllo, che,  a sua volta,  è facilitato dall’apparenza di benessere e dalla conseguente diffusa mentalità piccolo-borghese.

Nell’ ultimo secolo, di fronte all’ affievolirsi dei ricordi delle Guerre Mondiali, all’acuirsi della crisi economica  e agli spettacolari ed inquietanti sviluppi dell’ Intelligenza Artificiale, sta sviluppandosi una nuova retorica dell’ Europa, figlia e parallela a quella precedente, basata sempre sulla “catarsi”, ma orientata verso  l’Intelligenza Artificiale.

Scelta politica lodevolissima, se solo fosse declinata in modo serio e coerente.

4. Trendsetter del dibattito mondiale”?

Oggi,  questo preteso eccezionalismo europeo finisce per essere identificato sempre più con la capacità dell’Unione di regolamentare il web, attraverso la fitta serie di libri bianchi e di regolamenti sulle attività dell’ industria digitale, ch’essa pubblica a getto continuo . Questo tema esula per altro  dall’oggetto della giornata di domenica, e fa invece oggetto dell’altra serie di approfondimenti, quella sull’ Intelligenza Artificiale. Qui mi limiterò a rilevare due cose:

1)dal punto di vista programmatico, la scelta di concentrare tutte le ambizioni dell’Europa sulla messa sotto controllo della transizione digitale è geniale, perchè obiettivamente, di fronte alla corsa verso l’Intelligenza Artificiale, in atto fra gli USA e la Cina, il mondo corre veramente il rischio di vedersi dominato fra breve da “soggetti autonomi” militari, come previsto lucidamente da tempo da Manuel De Landa. Per i motivi indicati all’ inizio,  esso ha quindi veramente un urgente  bisogno di un potente difensore (un “Trendsetter del dibattito globale”), che orienti  quest’ultimo verso un nuovo umanesimo digitale;

2)tuttavia, come e più che in casi precedenti, l’atteggiamento dell’Europa appare qui abilmente opportunistico e sostanzialmente ipocrita: come ha rilevato il New York Times, essa, non essendo minimamente nelle condizioni di padroneggiare le tecnologie decisive per il mondo contemporaneo, né di condizionare le Grandi Potenze e le multinazionali che le posseggono, ed essendo, per questo, destinata al declino (questo significa in realtà il dibattito sulla Sovranità Strategica Digitale), consola i propri cittadini, fingendo di convincere le Grandi Potenze ad adottare i suoi principi giuridici, che, se adottati, servirebbero a limitare i difetti delle nuove tecnologie. In realtà, da un lato, USA, Cina e Russia non stanno neppure consultando l’Europa sulle trattative, che si avvieranno fra breve, sul controllo digitale della guerra nucleare; inoltre, le tanto decantate normative europee sulla privacy sono state disapplicate fin dal primo giorno da tutti i soggetti rilevanti, a cominciare proprio da tutte le Istituzioni Europee, con i loro contratti con Microsoft, con i quali esse hanno delegato in bianco a questa multinazionale, soggetta alle norme inderogabili delle leggi militari americane, la gestione di tutte le informazioni sui suoi funzionari e sulle attività politiche dei loro organi, e continuano  a rendere possibili (con accordi illegittimi secondo la Corte di Giustizia) la gestione da parte dei GAFAM dei dati di tutti i cittadini europei.

Se qualcuno (per esempio la Cina) sta copiando la normativa europea, è proprio per la sua collaudata capacità di fare da paravento all’ arbitrio delle imprese e degli Stati.

Certamente, l’ Europa può, e deve, divenire il “trendsetter del dibattito mondiale” sull’ Intelligenza Artificiale, ma, per fare questo, deve modificare radicalmente i propri comportamenti pratici, e, in primo luogo, perseguire veramente la Sovranità Strategica Digitale sempre conclamata e mai perseguita veramente, con una propria cultura strategica e digitale, con propri investitori nel settore digitale, con dei veri servizi segreti e  proprie imprese del web, e, infine,  con una Politica Estera e di Difesa  veramente sovrana, che non segua pedissequamente i “richiami all’ordine” (“Rallies”) delle successive Amministrazioni americane.

5.L’arretratezza dell’ Europa

La mancanza di una politica europea del digitale, iniziata con la disaggregazione, da parte del Gruppo d’Intervento, della divisione informatica della  Olivetti nel momento della sua massima creatività (ELEA9003 e P101), è la chiave di lettura per comprendere declino europeo. Senza un’ industria digitale, non è possibile, né un’intelligence moderna, né l’accesso all’ economia della rete; senza un’ Intelligence autonoma non è possibile una reale politica estera, e senza economia della rete, sempre nuove risorse vengono trasferite fuori dell’ Europa.

Senza una politica estera, anche la società civile viene cloroformizzata, e senza l’economia della rete, i settori economici tradizionali divengono sempre più obsoleti. Con una società civile sonnecchiante e con un’economia perennemente in crisi, non si dà né politica demografica, né ricambio generazionale, né innovazione, e, senza questi, la società si dibatte in un senso di vuoto e di mancanza di prospettive. L’Europa è ancora con questo emblematica della crisi del mondo intero.

6.La malattia del mondo.

Anche il mondo, infatti, soffre (anche se in grado minore), delle stesse malattie dell’Europa. Anche nel resto del mondo impera  la società de controllo totale (in molti casi, in modo più soffocante ancora che non in Europa). Ma, a parte che in certi Paesi sono concentrate le élites che traggono profitto da questa situazione, colà,  il fatto di essere situati nel cuore del sistema permette anche di comprenderlo e di criticarlo più efficacemente, e, soprattutto, di maturare  i necessari anticorpi e di ribellarsi in modi più efficaci (come nei casi di Petrov, di Assange e di Snowden). In altri Paesi, poi, il sistema informatico mondiale non ha ancora tutto il peso che esso ha in Occidente, in Cina o in Russia. Ovunque, le idee delle precedenti tradizioni culturali e politiche (siano esse l’American Creed o il veterocomunismo, l’ebraismo o l’ortodossia,  l’islamismo o l’induismo) sono ancora così radicate, che la società non è ancora stata plasmata integralmente dal web.

Eppure, dovunque imperversa, ove più, ove meno, il “disagio della civiltà” denunziato a suo tempo da Freud: l’integrazione ancora mancata fra le idee tradizionali della propria civiltà e i problemi dell’ età postmoderna

Se la classe dirigente europea fosse meno radicata nelle retoriche del XX° Secolo e meno dipendente dall’America e dai GAFAM, essa potrebbe divenire veramente il “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, direttamente  per ciò che riguarda il mondo digitale, e, indirettamente, per ciò che riguarda la “crisi di civiltà” nel suo complesso.

Essere “Trandsetter” non significa essere la Terra Promessa, né lo Stato Guida, né il centro di un Impero, bensì un creatore di modelli che possono, o meno, essere utilizzati.

Il mondo ha bisogno di questi modelli, innanzitutto nel rapporto uomo-macchina.Il problema non è, come tanti affermano, se le macchine prenderanno o meno il sopravvento sull’ uomo, o se l’Intelligenza Artificiale verrà progettata (come vogliono i legislatori europei)in modo da rispettare gli (attuali) Diritti Umani (che sono diversissimi da quelli di 20 anni fa, e saranno sicuramente ancor più diversi fra altri 20 anni. Il problema è che,  a causa delle macchine, noi siamo diversi già da oggi da com’eravamo 20 anni fa, e non siamo necessariamente migliori. Gli effetti del web che si vorrebbero “curare” con le nuove legislazioni sono in realtà, amplificati, i difetti della nostra società: allontanamento dalla natura; perdita di personalità; discriminazioni da parte degli attuali ceti dominanti; conformismo; incomunicabilità, burocrazia, irresponsabilità.. Per ovviare a questi difetti, non dobbiamo programmare meglio le macchine, bensì cambiare la cultura, la società e l’educazione, perché, almeno fino ad ora, siamo noi che imprimiamo nelle macchine i nostri viozi e le nostre virtù..

Dobbiamo smetterla di idolatrare la “Rule of Law” (che altro non è che la legge scritta –“Rechtsstaatlichkeit”-così definita perché importata in America dalla Germania nel secolo scorso), e tornare invece, almeno parzialmente alle “leggi non scritte”(“Agrafoi nomoi”), vale a dire, in sostanza alle”virtù”. Solo se i cittadini saranno capaci di praticare le virtù, saranno in grado di non farsi influenzare dalla burocrazia digitale, dalle “Grandi Narrazioni”, dai “social networks”, dalle “bolle digitali”, dalle “fake news”…

E’ su questo che l’ Europa potrebbe dialogare con altre culture, egualmente attente alle “virtù”, come quelle asiatiche, anch’esse alla ricerca di un nuovo equilibrio, che l’ Europa potrebbe suggerire, in un confronto serrato e continuo. Questo è esattamente il contrario della “Guerra Fredda Culturale” che gli Americani, e gli Europei fomentati da loro, stanno cercando di creare.

7.La  cultura del XXI Secolo e il futuro dell’ Europa

La riforma dell’Europa, a cui la Conferenza dovrebbe tendere, dovrebbe avere, come punto qualificante, proprio questo: una nuova cultura, capace di porsi come “punto di riferimento per il mondo intero”,  cheil Pontefice aveva  ascritto all’ Europa nel suo discorso di Strasburgo.

Orbene, perché questa nuova cultura possa nascere, occorrono due grandi condizioni: da un lato, la conoscenza di tutte le grandi culture e delle più moderne tecnologie, e, dall’ altro, una società capace di garantire la propria sopravvivenza, non una di perdenti come quella attuale.

Per ottenere questi due risultati, occorrono due battaglie: l’una, culturale, per liberarci dalle incrostazioni di casta e  di setta, delle imposizioni straniere e degli stereotipi del politicamente corretto; l’altra, politica ed economica, per la Sovranità Digitale Europea, e quindi, in definitiva, per la rinascita della nostra società.

Le strutture e le politiche dell’Unione dovrebbero essere al servizio di queste battaglie.

Quindi, una diversa distribuzione dei ruoli sociali fra cultura, politica, economia e lavoro; un vertice europeo più assertivo; la rinegoziazione del nostro ruolo internazionale; una struttura costituzionale ed economica basata sulle nuove tecnologie.

Questo è appunto l’oggetto della nostra presenza sulla piattaforma futureu.europa.eu# e edei Cantieri Digitali d’ Europa.

IL 9 MAGGIO INIZIA LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

Alle 10.00:

Webinar di Diàlexis sulla “Malattia dell’ Europa”

ECCO LE CREDENZIALI:

Entra nella riunione in Zoom

https://zoom.us/j/99951521048?pwd=MHdsRlJkSEJwVUQvcVZ1bGcvQW01UT09

ID riunione: 999 5152 1048

Passcode: 879489

Come anticipato, l’inuaugurazione ufficiale della Conferenza sul Futuro dell’ Europa avrà luogo in remoto, alle 15 di Domenica, con una breve conferenza, in concomitanza con la commemorazione della Dichiarazione Schuman.

Ci sarà anche un breve discorso sul futuro dello storico Noah Yuval Harari. Idea su cui ci sarebbe molto da dire, viste le concezioni post-umanistiche dello stesso, non molto consone al concetto sotteso alla regolamentazione UE sull’ Intelligenza Artificiale, che si pretenderebbe “antropocentrica”. Ma il postumanesimo è compatibile con l’antropocentrismo? Nutriamo dubbi sempre più forti su questo punto, e quindi sulle scelte culturali effettive che sottendono le nuove normative.

Comunque sia, anche noi avvieremo i lavori il 9 (am mattino), ma con un evento di carattere dubitativo, dedicato alla “Malattia dell’ Europa”.

Nel frattempo, c’è stata la riunione (sempre a distanza) della Piattaforma Italiana della Conferenza sul futuro dell’ Europa, nella quale sono stati espressi altri dubbi sulle modalità con cui è stata congegnata la Conferenza, e sulle quale sembra aleggiare una grande incertezza.

Tutti gl’intevenuti sono stati concordi nel rilevare che la Conferenza si qualifica sempre più come un’arena della lotta di potere fra Istituzioni e Stati Membri, concordi soprattutto nel ridurre il peso, nella Conferenza, non solo dei cittadini, ma anche delle organizzazioni della società civile.

Oltre tutto, molti Stati Membri hanno espresso chiaramente posiozioni contrarie alla modifica dei Trattati, passaggio che, seppure non risolutivo, è tuttavia evidentemente necessario per la soluzione almeno dei più urgenti problemi dell’ Unione, quali la lentezza del processo decisionale, la mancanza di una rappresentanza unica e l’assenza di una competenza europea in materia culturale e sanitaria.

Infine, è stata molto criticata l’impostazione data alla piattaforma, che spezzetta enormemente il discorso, e dei cui risultati non si capisce quale uso si farà.

Intanto, l’Assemblea Nazionale aveva approvato, con modifiche, la bozza di risoluzione già pubblicata su questo blog.

La nuova risoluzione è la seguente:

Documento di lavoro del Movimento europeo sullo stato dell’Unione e il futuro dell’Europa

Assemblea nazionale, Roma, 29 aprile 2021

Il Movimento europeo ha esaminato lo stato della preparazione della Conferenza sul futuro dell’Europa dopo la firma della Dichiarazione Comune del 10 marzo, le prime riunioni del Comitato esecutivo e l’avvio della Piattaforma online il 19 aprile.

È finito il “momento hamiltoniano”?

Il dibattito sul futuro dell’Europa si apre durante una fase di forte rallentamento del processo di integrazione europea dopo il “momento hamiltoniano” del Piano di ripresa (Recovery Plan) legato alla prospettiva di un debito pubblico europeo per investire in beni pubblici europei come la lotta alle diseguaglianze, la transizione ecologica e la digitalizzazione.

  1. I tempi lunghi delle risorse proprie

Il Movimento europeo ha preso nota con preoccupazione dello stallo nelle ratifiche sull’aumento del massimale delle risorse proprie che richiede in base al trattato l’accordo unanime del Consiglio ma anche l’approvazione di tutti i parlamenti nazionali.

Dieci parlamenti nazionali non hanno ancora ratificato e lo stallo riguarda in particolare la Finlandia dopo la decisione della Corte costituzionale di imporre al Parlamento un voto a maggioranza super-qualificata, nei Paesi Bassi con i tempi lunghi per la formazione del nuovo governo e in Polonia.

Lo stallo rischia di rinviare in autunno l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza.

Allo stallo sull’aumento del massimale delle risorse proprie si aggiunge il confuso e conflittuale dibattito fra i governi sull’introduzione di nuove risorse. Ciò riguarda specialmente l’imposta sulle società e sulle multinazionali e sui cosiddetti giganti del web (la web tax) nonostante l’apertura verso queste imposte dell’amministrazione Biden.

Queste nuove risorse sono necessarie per evitare, a partire dalla scadenza nel 2028 del debito pubblico europeo, il ricorso ai contributi nazionali e cioè la prospettiva che il rimborso venga effettuato dai contribuenti di ciascun paese secondo la ricchezza nazionale con inevitabili reazioni negative delle opinioni pubbliche.

  1. Le condizionalità inevitabili dei prestiti e delle sovvenzioni europee

Nell’attuazione del Recovery Plan attraverso i piani nazionali sarà essenziale che la Commissione e il Parlamento europeo verifichino che siano rispettati pienamente i criteri della sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti così come le condizionalità legate allo stato di diritto.

In questo quadro il Movimento europeo aggiunge la sua protesta alla denuncia della recente legge adottata in Ungheria che tende a creare fondazioni sotto il controllo governativo a sostegno della “modernizzazione delle Università” usando i fondi del Next Generation EU.

  1. Alle radici dell’autonomia strategica dell’Unione europea

La capacità fiscale autonoma europea è parte essenziale della sua autonomia strategica e del finanziamento futuro del bilancio europeo che riguarda tutta l’Unione europea a cominciare dall’area dei paesi che hanno aderito alla moneta unica accettando vincoli finanziari a fronte dei quali è indispensabile accelerare la realizzazione delle unioni bancaria, dei capitali, fiscale e dunque economica il cui primo passo dovrebbe essere quello di creare safe assets europei e cioè titoli privi di rischio perché legati ad un forte bilancio comune.

Si tratta di questioni essenziali quando si aprirà il dibattito sulla perennizzazione del Piano di ripresa e sulla riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea a cominciare dalla revisione del Patto di Stabilità e del Fiscal Compact.

Dell’autonomia strategica fanno parte – oltre alla sicurezza e alla difesa – la politica industriale e la progressiva indipendenza nella dimensione dell’intelligenza artificiale, la cybersecurity, l’energia e il ruolo internazionale dell’euro.

  1. Un piano per sostenere gli investimenti a lungo termine

Il Movimento europeo condivide in questo quadro l’idea francese di un piano di investimenti europeo con scadenza decennale che dovrebbe a nostro avviso partire dal rapporto della task force presieduta da Romano Prodi e Christian Sautter sulle infrastrutture sociali con l’obiettivo di un New Deal Europeo e dalle recenti proposte della Commissione europea sulla strategia industriale dell’Unione europea che sia pienamente coerente con gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile nel quadro dell’Agenda 2030.

  1. L’attuazione del Pilastro sociale

La confusione e la conflittualità fra i governi è ancora più grave se si esamina lo stato di preparazione del Vertice Sociale di Porto del 7 maggio dove undici paesi hanno già preannunciato la loro intenzione di bloccare le proposte della Commissione europea volte a dare un seguito concreto e giuridicamente vincolante al Pilastro adottato all’unanimità a Göteborg nel novembre 2017.

All’altolà di questi undici paesi ostili alla prospettiva di un’Unione più forte e più solidale è seguito il silenzio assordante degli altri sedici paesi europei che hanno per ora ignorato la volontà innovativa espressa dalla grande maggioranza del Parlamento europeo e dai rappresentanti dei lavoratori europei.

Nel caso in cui non fosse possibile raggiungere la maggioranza qualificata nel Consiglio nei settori della politica sociale in cui il Trattato prevede la procedura legislativa ordinaria o nei casi in cui il Trattato prevede il voto all’unanimità nel Consiglio la via da seguire è quella che fu adottata nel 1992 con il Protocollo sulla politica sociale a carattere vincolante introdotto nel Trattato di Maastricht per superare l’ostilità del Regno Unito ponendo la questione della dimensione prioritaria dell’Unione sociale al centro del dibattito nella Conferenza sul futuro dell’Europa e adottando alla fine della Conferenza le misure operative per realizzarla.

  1. Il silenzio assordante davanti alla tragedia dei migranti

Ancor più grave appare l’irresponsabilità del Consiglio e dei governi di fronte alla tragedia immane dei flussi migratori di chi fugge dalle guerre, dalla fame, dai disastri ambientali e dal land grabbing, una tragedia che esige con urgenza la revisione del regolamento di Dublino bloccata all’unanimità dal Consiglio europeo nel giugno 2018 e la conclusione della procedura legislativa ordinaria sul Migration Compact presentato dalla Commissione Von der Leyen, la creazione di effettivi e non soltanto simbolici corridoi umanitari., l’allargamento dei canali legali di immigrazione e la modifica della missione dell’Agenzia Frontex al fine di farne uno strumento di intervento coerente con la Carta dei Diritti Fondamentali, la Convenzione di Ginevra e la Convenzione di Amburgo.

  1. Nel mondo “è vuoto il cappotto dell’Europa”?

L’incapacità dell’Unione europea di far fronte a questa tragedia epocale, esplosa otto anni fa, si somma alla sua impotenza nella politica estera e nelle relazioni con i paesi vicini, recentemente definito “il cappotto vuoto dell’Europa”.

Quest’impotenza è stata confermata nel “dialogo” con la Turchia dove la natura bicefala dell’Unione europea ha mostrato tutta la sua inconsistenza, nella sua cecità davanti alla realtà di quel che avviene in Libia e più in generale nelle relazioni con i paesi mediterranei e con tutto il continente africano.

Il dibattito sulla autonomia strategica dell’Unione europea in una dimensione planetaria appare in questo quadro paradossale perché è evidente che tale autonomia non può derivare solo dalla sua indipendenza nella dimensione della sicurezza e della difesa dagli Stati Uniti ma dalla sua capacità di essere un attore globale internazionale in un mondo instabile dove prevalgono sempre di più tendenze autoritarie, volontà di sopraffazione e inaccettabili ingerenze nella vita delle nostre società democratiche.

Si riapre il cantiere dell’Unione europea?

Sotto questa luce l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa non può essere legato ad una scelta teorica ed astratta fra diversi modelli di integrazione europea ma ad un confronto fra due alternative: la condivisione della sovranità all’interno di una comunità fondata sui valori della libertà, della solidarietà, dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della democrazia e dello stato di diritto o il conflitto continuo e paralizzante fra apparenti interessi nazionali.

  1. La democrazia partecipativa

L’idea di uno spazio pubblico dedicato al futuro dell’Europa – e non di un cantiere “vietato ai non addetti ai lavori” – in cui la dimensione della democrazia partecipativa e quella della democrazia rappresentativa si possano ritrovare su un piano di eguaglianza o ancor di più in cui si sperimentino modelli di scrittura collettiva a livello europeo simili a quelli realizzati in Irlanda, in Islanda e in Belgio rischia di trasformarsi in una gigantesca operazione di consultazioni nazionali già inutilmente sperimentate nel 2018 lasciando poi alle istituzioni il compito di tradurre le narrazioni delle cittadine e dei cittadini europei in aride raccomandazioni sottoposte all’esame delle stesse istituzioni che le avranno scritte.

  1. La democrazia rappresentativa

In questo quadro, il Movimento europeo condivide la posizione espressa dal Parlamento europeo relativa ad un’ampia composizione della Conferenza che garantisca la presenza attiva di tutte le forze politiche a livello nazionale ed europeo nel rispetto dei principi di una democrazia multilivello nello stesso tempo rappresentativa (i parlamenti) e di prossimità (i poteri locali e regionali)

È contemporaneamente indispensabile che le conclusioni dei dibattiti siano adottate dalla Conferenza stessa e non dal Comitato esecutivo per tradurre in un rapporto di insieme i diversi orientamenti che si saranno espressi sulla piattaforma, nei panels e nelle sessioni plenarie.

  1. Conoscenza. partecipazione e consapevolezza

Il Movimento europeo condivide la necessità di un’azione sinergica delle istituzioni, della società civile, del mondo accademico e della scuola, dell’informazione e delle forze politiche per sollecitare la “conoscenza, la partecipazione e la consapevolezza delle cittadine e dei cittadini al fine di contribuire alla creazione di uno spazio democratico in cui modellare il futuro dell’Europa” così come è stato affermato nel recente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per la partecipazione dell’Italia alla Conferenza sul futuro dell’Europa.

Si pone in questo quadro la questione del pieno coinvolgimento dei giovani dalle scuole alle Università con strumenti innovativi di partecipazione attiva che includano anche la dimensione pedagogica dell’educazione alla cittadinanza attiva.

  1. Le opportunità e le criticità della piattaforma online.

Vale la pena di sottolineare che, pur essendo  stato affermato che la piattaforma online “è il cuore della Conferenza”, ad essa possono attualmente accedere facilmente solo singoli cittadini e non le associazioni rappresentative o cittadini di paesi  terzi residenti nell’Unione europea, che il sistema della traduzione multipla non funziona in modo efficace rendendo difficile un dialogo interattivo, che solo poco più di 6300 cittadini in tutta l’Unione europea (su quattrocento cinquanta milioni di europei) hanno per ora deciso di creare un loro account, che le regole del suo funzionamento non sono conosciute e non sono trasparenti, che nulla è stato detto sull’uso che sarà fatto dalla Conferenza delle idee sottomesse alla Piattaforma e che i quattro panel tematici europei saranno aperti a duecento cittadini europei per panel scelti a sorte, che non si sono ancora realizzate le condizioni di una vera democrazia partecipativa nel tempo della società digitale.

  1. Gli immobilisti in azione

Come sta avvenendo per il Piano di azione sociale, dodici governi immobilisti hanno già manifestato la loro volontà di opporsi a qualunque riforma dell’Unione europea e alla revisione dell’attuale squilibrio istituzionale mentre il silenzio degli altri quindici governi è assordante.

  1. Apriamo il cantiere di un processo costituente

Il Movimento europeo conferma il suo impegno a battersi per un’Unione europea solidale e democratica aperta a tutti i paesi e a tutti i popoli pronti a portare a compimento il progetto ideato nel 1941 da chi scrisse nel confino di Ventotene il “Progetto di un Manifesto per un’Europa libera e unita”.

Per portare a compimento questo progetto il Movimento europeo è convinto che la via da seguire dopo la conclusione della Conferenza sul futuro dell’Europa è quella dell’assunzione da parte dell’attuale Parlamento europeo – in vista delle elezioni europee del 2024 – di un ruolo costituente in un dialogo costante con i parlamenti nazionali, rivendicando questo ruolo già durante i lavori della Conferenza per creare le condizioni di un ampio consenso della società civile su questa scelta di democrazia europea.

L’azione del Parlamento europeo sarà efficace e la prospettiva di un’integrazione secondo il modello federale sarà concreta se l’azione degli immobilisti sarà contrastata da una coalizione di innovatori e dall’impegno dei partiti politici europei nella formazione della coscienza politica europea e nell’espressione della volontà delle cittadine e dei cittadini europei.

  1. Entre ceux qui voudront

Secondo il metodo proposto dal “Progetto Spinelli” nel 1984, che fu sintetizzato dal presidente francese François Mitterrand nella formula “un nouveau Traité entre ceux qui voudront”, le conclusioni del processo costituente devono essere offerte a tutti i paesi e a tutti i popoli che appartengono oggi all’Unione europea e che avranno manifestato la volontà di aderire ad una comunità fondata sui valori comun dello stato di diritto.

Nella Conferenza sul futuro dell’Europa e poi durante la fase costituente dovranno essere discusse le condizioni politiche e costituzionali per consentire l’approvazione – anche attraverso un referendum pan-europeo associato alle elezioni europee nel maggio 2024 – delle conclusioni, a cui perverrà democraticamente il Parlamento europeo, fra i paesi e fra i popoli che lo vorranno secondo il metodo dell’integrazione differenziata con una comunità federale di paesi e un sistema di accordi di associazione con i paesi e i popoli europei che decideranno temporaneamente di non parteciparvi.”

La Dieta imperiale.

Nostri commenti e intervento nella riunione della PIattaforma

Come si può vedere, sono state confermate le critiche alla piattaforma, e si è ribadita l’opportunità di una proroga della Conferenza per dare tempo ad un auspicabile ruolo costituente del Parlamento Europeo.

Ho fatto presente alla Piattaforma che, se e nella misura in cui si ritenga di puntare su un processo costituente, parallelo e successivo alla Conferenza, questo si dovrebbe tradurre evidentemente (come ipotizzato apertamente da parte dell’Assemblea) in una proroga della Conferenza. Orbene, se si vuole veramente avviare un processo costituente, occorre superare enormi gaps conoscitivi, non soltanto da parte dei cittadini, ma anche dei decisori.

Innanzitutto, il gap di carattere filosofico, storico e filologico. La Conferenza, così com’è stata impostata, tiene conto solo delle politiche ordinarie dell’ Unione (vche si riflettono negli “Argomenti” della Piattaforma, senza considerare che, se c’è bisogno di una Conferenza per il Futuro dell’ Europa, questa è per innovare, intyroducendo nuovi argomenti).

Orbene, questi argomentoi possono venire, a seconda dei sewttori, solo da una riflessione storico-filosofica, da quella tecnico-economica, da quella giuridico-costituzionale, da quella filologico-linguistica.

Per ciascuno di questi argomenti, s’impone un enorme lavoro settoriale. Molto appropriato l’intervento, alla Piattaforma, del giudice Porchia della Corte di Giustizia Europea e dell’ On.le Fassino, rispettivamente sugli aspetti giuridici e linguistici..

Ho citato l’enorme lavoro portato avanti dall’ Associazione Culturale Diàlexis sul problema linguistico, che era sfociato nella pubblicazione dell’ opera collettiva “Es Pastrìda Gaian”.

Ho sottolineato poi come sia importante “occupare” la Piattaforma con contenuti propositivi e coordinati. L’Associazioone Culturale Diàlexis propone, per Domenica 9, il primo dei webinar sui presupposti culturali della Conferenza.

David Mitrany, il teorico del funzionalismo,
la vera malattia dell’ Europa.

COME PUO’ LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA RISPONDERE ALLA “MALATTIA DELL’ EUROPA”?

Affinche le politiche europee, e in particolare la Conferenza , raccolgano l’interesse e il consenso dei cittadini, occorre evitare il rischio   di non riuscire ad incidere significativamente   sulla situazione di disagio degli Europei, affrontando i loro problemi alla radice. Riflessione più necessaria che mai, di fronte alle prospettive, dopo Brexit e più di un anno di pandemia, di una sostanziale stagnazione a lungo termine (cfr. i “Challenges and Choices for Europe” dell’ESPAS per il 2030).

Vogliamo perciò andare al di là degli aspetti sociologici, economici, politici e giuridici,   per discutere in un’ottica storico-filosofica sul rapporto fra Europa e società contemporanea. In fasi successive,  tenteremo di prevedere gli sviluppi dei prossimi anni, e, finalmente, di proporre soluzioni, sul piano culturale, politico e sociale.

Quest’ incontro introduttivo dovrebbe rispondere alle domande seguenti:

– si può parlare di una “Malattia dell’Europa?

-in che cosa si distingue da quelle di altri Continenti?

-è possibile sanarla, e, se sì, come?

Luogo: Sede dell’ Associazione Culturale Diàlexis, Via B. Galliari 32 10125 Torino

Orario: 9 maggio, ore 10,00

PROGRAMMA

Ore 15.00  Apertura dei lavori

Ore 10, 15Virgilio Dastoli  ,Saluto del Movimento Europeo in Italia: Crisi identitaria e crisi istituzionale  nel contesto della Conferenza sul Futuro dell’ Europa

Ore 10, 20 Aldo Rizza, Storico e filosofo, “La Malattia dell’Europa”    

Ore 10,40Markus Krienke, Professore di filosofia moderna alla Facoltà di Filosofia di Lugano,Crisi e catarsi dell’Europa nel dibattito filosofico europeo

Ore 11,00Marcello Croce, Filosofo e storico, Cultura e fede nella costruzione europea

Ore 11,20Riccardo Lala, La  crisi esistenziale nelle diverse culture del mondo

Ore 11,40 Domande e dibattito

Modera Marco Margrita

DICHIARAZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO, ASSEMBLEA NAZIONALE, ROMA, 29 APRILE 2021, SULLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA,con i commenti di DIALEXIS.

Dichiarazione del Movimento europeo

Assemblea nazionale, Roma, 29 aprile 2021

Grafico di Eva Bòka, che sintetizza l’integrazione europea

Il Movimento europeo ha esaminato lo stato della preparazione della Conferenza sul futuro dell’Europa dopo la firma della Dichiarazione Comune del 10 marzo, le prime riunioni del Comitato esecutivo e l’avvio della Piattaforma online il 19 aprile.

Il dibattito sul futuro dell’Europa si apre durante una fase di preoccupante rallentamento del processo di integrazione europea dopo le forti aspettative create dagli accordi sul Piano di ripresa (Recovery Plan) legate alla nuova prospettiva di un debito pubblico europeo necessario per investire in beni pubblici europei come la lotta alle diseguaglianze, la transizione ecologica e la digitalizzazione.

Il Movimento europeo ha preso nota dello stato preoccupante delle ratifiche sull’aumento del massimale delle risorse proprie, con ritardi in dieci paesi membri – in particolare in Finlandia, nei Paesi Bassi e in Polonia – che rischiano di rinviare di molti mesi l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza, e del confuso  e conflittuale dibattito fra i governi sull’introduzione di nuove risorse e specialmente dell’imposta sulle società e sui cosiddetti giganti del web nonostante l’apertura verso queste imposte dell’amministrazione Biden, risorse necessarie per evitare il ricorso ai contributi nazionali alla scadenza del debito europeo.

Nell’attuazione del Recovery Plan attraverso i piani nazionali sarà essenziale che la Commissione e il Parlamento europeo verifichino che siano rispettati pienamente i criteri della sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti così come le condizionalità legate allo stato di diritto. In questo quadro il Movimento europeo aggiunge la sua preoccupazione alla denuncia della recente legge adottata in Ungheria che tende a creare fondazioni sotto il controllo governativo a sostegno della “modernizzazione delle Università” usando i fondi del Next Generation EU.

La capacità fiscale autonoma dell’Unione europea è parte essenziale della sua autonomia strategica e del finanziamento futuro del bilancio europeo, insieme alla questione della politica industriale e dell’intelligenza artificiale, quando si porrà la questione della perennizzazione del Piano di ripresa e della riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea a cominciare dal rafforzamento del ruolo internazionale dell’Euro e dalla revisione del Patto di Stabilità e del Fiscal Compact.

Il Movimento europeo condivide in questo quadro l’idea di un piano di investimenti europeo con scadenza decennale che dovrebbe ispirarsi al rapporto della task force presieduta da Romano Prodi e Cristine Sautter sulle infrastrutture sociali con l’obiettivo di un New Deal Europeo e alle recenti proposte della Commissione europea sulla strategia industriale dell’Unione europea che sia pienamente coerente con gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile nel quadro dell’Agenda 2030.

La confusione e la conflittualità fra i governi è ancora più grave se si esamina lo stato di preparazione del Vertice Sociale di Porto del 7 maggio dove undici paesi hanno già preannunciato la loro intenzione di bloccare le proposte della Commissione europea volte a dare un seguito concreto e giuridicamente vincolante al Pilastro adottato all’unanimità a Göteborg nel novembre 2017.

All’altolà di undici paesi di fronte alla prospettiva di un’Unione più forte e più solidale è seguito il silenzio assordante degli altri sedici paesi europei che hanno per ora ignorato la volontà innovativa espressa dalla grande maggioranza del Parlamento europeo e dai rappresentanti dei lavoratori europei.

Nel caso in cui non fosse possibile raggiungere la maggioranza qualificata nel Consiglio nei settori della politica sociale in cui il Trattato prevede la procedura legislativa ordinaria o nei casi in cui il Trattato prevede il voto all’unanimità nel Consiglio la via da seguire è quella che fu adottata nel 1992 con il Protocollo sulla politica sociale a carattere vincolante introdotto nel Trattato di Maastricht per superare l’ostilità del Regno Unito ponendo la questione della dimensione prioritaria dell’Unione sociale al centro del dibattito nella Conferenza sul futuro dell’Europa e adottando alla fine della Conferenza le misure operative per realizzarla.

Ancor più grave appare l’irresponsabilità del Consiglio e dei governi di fronte alla tragedia immane dei flussi migratori di chi fugge dalle guerre, dalla fame, dai disastri ambientali e dal land grabbing, una tragedia che esige con urgenza la revisione del regolamento di Dublino bloccata all’unanimità dal Consiglio europeo nel giugno 2018 e la conclusione della procedura legislativa ordinaria sul Migration Compact presentato dalla Commissione Von der Leyen, la creazione di corridoi umanitari e la modifica della missione dell’Agenzia Frontex al fine di farne uno strumento di intervento coerente con la Carta dei Diritti Fondamentali, la Convenzione di Ginevra e la Convenzione di Amburgo.

L’incapacità dell’Unione europea di far fronte a questa tragedia epocale, esplosa otto anni fa, si somma alla sua impotenza nella politica estera e nelle relazioni con i paesi vicini come è stato confermato recentemente nel “dialogo” con la Turchia e nella sua cecità davanti alla realtà di quel che avviene in Libia.

Iin un mondo instabile dove prevalgono sempre di più tendenze autoritarie, volontà di sopraffazione e inaccettabili ingerenze nella vita delle nostre società democratiche.

Sotto questa luce l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa non può essere legato ad una scelta teorica ed astratta fra diversi modelli di integrazione europea ma ad un confronto fra due alternative: la condivisione della sovranità all’interno di una comunità fondata sui valori della solidarietà, dell’uguaglianza, della democrazia e dello stato di diritto o il conflitto continuo e paralizzante fra apparenti interessi nazionali.

L’idea di uno spazio pubblico dedicato al futuro dell’Europa – e non di un cantiere “vietato ai non addetti ai lavori” – in cui la dimensione della democrazia partecipativa e quella della democrazia rappresentativa si potessero ritrovare su un piano di eguaglianza o ancor di più in cui si sperimentassero modelli di scrittura collettiva a livello europeo simili a quelli realizzati in Irlanda, in Islanda e in Belgio rischia di trasformarsi in una gigantesca operazione di consultazioni nazionali già inutilmente sperimentate nel 2018 lasciando poi alle istituzioni il compito di tradurre le narrazioni delle cittadine e dei cittadini europei in aride raccomandazioni sottoposte all’esame delle stesse istituzioni che le avranno scritte.

In questo quadro, il Movimento europeo condivide la posizione espressa dal Parlamento europeo relativa ad un’ampia composizione della Conferenza e alla necessità che le conclusioni dei dibattiti siano adottate dalla Conferenza stessa e non dal Comitato esecutivo.

Il Movimento europeo condivide la necessità di un’azione sinergica delle istituzioni, della società civile, del mondo accademico e della scuola, dell’informazione e delle forze politiche per sollecitare la “conoscenza, la partecipazione e la consapevolezza delle cittadine e dei cittadini al fine di contribuire alla creazione di uno spazio democratico in cui modellare il futuro dell’Europa” così come è stato affermato nel recente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per la partecipazione dell’Italia alla Conferenza sul futuro dell’Europa.

Vale la pena di sottolineare che, pur essendo  stato affermato che la piattaforma online “è il cuore della Conferenza”, ad essa possono attualmente accedere solo singoli cittadini e non associazioni rappresentative o cittadini di paesi  terzi residenti nell’Unione europea, che il sistema della traduzione multipla non funziona in modo efficace rendendo difficile un dialogo interattivo, che solo poco più di 6100 cittadini in tutta l’Unione europea (su quattrocento cinquanta milioni di europei) hanno per ora deciso di creare un loro account, che le regole del suo funzionamento non sono conosciute e non sono trasparenti, che nulla è stato detto sull’uso che sarà fatto dalla Conferenza delle idee sottomesse alla Piattaforma e che i quattro paneltematici europei saranno aperti a duecento cittadini europei per panel scelti a sorte, che non si sono ancora realizzate le condizioni di una vera democrazia partecipativa nel tempo della società digitale.

Last but not least e come sta avvenendo per il Piano di azione sociale, dodici governi hanno già manifestato la loro volontà di opporsi a qualunque riforma dell’Unione europea e alla revisione dell’attuale squilibrio istituzionale mentre il silenzio degli altri quindici governi è assordante.

Il Movimento europeo conferma il suo impegno a battersi per un’Unione europea solidale e democratica aperta a tutti i paesi e a tutti i popoli pronti a portare a compimento il progetto ideato nel 1941 da chi scrisse nel confino di Ventotene il Manifesto per un’Europa libera e unita.

Per portare a compimento questo progetto il Movimento europeo è convinto che la via da seguire dopo la conclusione della Conferenza sul futuro dell’Europa è quella dell’assunzione da parte del Parlamento europeo – in vista delle elezioni europee del 2024 – di un ruolo costituente in un dialogo costante con i parlamenti nazionali, rivendicando questo ruolo già durante i lavori della Conferenza per creare le condizioni di un ampio consenso della società civile su questa scelta di democrazia europea.

(proposta dal Consiglio di presidenza del 27 aprile 2021)

Alla ricerca di un’ “Europa Poliedrica” (Papa Francesco)

COMMENTI SULLE PRESE DI POSIZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO CIRCA

LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

La prima osservazione che viene alla mente nel leggere la presa di posizione del Movimento Europeo è che finalmente si stia prendendo atto dell’ambiguità sempre più evidente delle Istituzioni, le quali, sul piano retorico, “alzano continuamente l’asticella” degli obiettivi dell’ Unione (Sovranità strategica europea, Trendsetter del Dibattito Globale), ma dall’ altra, conservano ed aggravano quelle situazioni che fino ad ora hanno impedito all’ Europa di decollare (ruolo ancillare nel sistema occidentale e verso le multinazionali -come i GAFAM e Big Pharma-; incapacità a decidere e a parlare ai cittadini; mancanza di una rappresentanza credibile all’ esterno; assenza della seppur minima idea di politica economica e tecnologica). Infatti, “il dibattito sul futuro dell’Europa si apre durante una fase di preoccupante rallentamento del processo di integrazione europea dopo le forti aspettative create dagli accordi sul Piano di ripresa (Recovery Plan)…il quale ultimo sta subendo un ritardo “ preoccupante delle ratifiche sull’aumento del massimale delle risorse proprie, con ritardi in dieci paesi membri – in particolare in Finlandia, nei Paesi Bassi e in Polonia – che rischiano di rinviare di molti mesi l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza”.

In particolare, l’Unione non sta prendendo atto in alcun modo che il Recovery Plan non è il rimedio universale all’ oramai cronica crisi economica e sociale, che potrebbe venire solo da una vera e propria ” politica industriale e dell’intelligenza artificiale“, dalla “perennizzazione del Piano di ripresa e della riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea.

Infine, last but not least, “Il dibattito sulla cosiddetta autonomia strategica dell’Unione europea in una dimensione planetaria appare in questo quadro paradossale perché è evidente che tale autonomia non può derivare solo dalla sua indipendenza nella dimensione della sicurezza e della difesa dagli Stati Uniti ma dalla sua capacità di essere un attore globale internazionale“.Il che presupporrebbe una definizione molto più precisa dell’ identità europea, e quindi degli obiettivi storici dell’ Europa, un profondo ripensamento culturale delle sue classi dirigenti, la creazione di organismi accademici, culturali, politici e militari capaci di pensare a un ruolo storico per il nostro Continente, e, infine, l’integrazione del mondo finanziario, economico e militare, intorno a questo ruolo .

La confusione che circonda la Conferenza non è che la punta dell’ iceberg di questo generale disagio, che qualcuno ha definito brillantemente come “La malattia dell’ Europa”, a cui dedicheremo il nostro annuale dibattito del 9 maggio. Di conseguenza, si rivela, in se stessa, un’arma assai spuntata. Tuttavia, essendo l’unico strumento disponibile in questo momento, è logico cercare di trarne il massimo profitto possibile, come suggerito nei seguenti Commenti.

“Credo infatti sia giusto chiedere una serie di modifiche. Ma, soprattutto, avendo scorso il materiale già versato nella piattaforma, vedo moli modi per sfuggire  comunque alle sue strettoie.

E’ facile ricordare l’insuccesso della Convenzione per la Costituzione Europea, per poi essere scettici circa il successo della Conferenza. Ciò detto, l’idea di fondo era stata probabilmente che, se anche non c’è una vera rivoluzione, il Covid e la Brexit,  mettendo in luce le contraddizioni  dell’ Europa attuale, avrebbero potuto costituire un salutare scossone. Inoltre, dato il disinteresse generalizzato per la politica, i partecipanti con una qualche  idea sarebbero stati necessariamente pochi.

Infine, nonostante che tutte le forme di “democrazia partecipativa” (tratte dalle prassi del socialismo reale), corrano il rischio di essere solo folklore, la piattaforma è in sé relativamente ben congegnata (salvo alcuni difetti tecnici), e potrebbe anche funzionare, a certe condizioni.

“.

I PRINCIPALI VIZI SONO I SEGUENTI:

1)mancanza di profondità culturale:In qualunque processo costituente, occorre mettere in sequenza l’analisi del contesto, le scelte culturali, gli obiettivi storici, gli aspetti costituzionali, quelli tattici, quelli programmatici.

Di fronte a quest’indubbia sfida, la piattaforma ha scelto di fermarsi a mezza strada. Ha individuato 10 priorità definite digitalmente (che sono i generici ambiti di attività dell’ Unione), ma poi ha inserito anche la voce “altre idee”, e, infine, ha suddiviso ciascuna voce in sotto-capitoli non vincolanti. Si tratta di una specie di “ufficio reclami” dell’attività ordinaria dell’ Unione, non già di veri e propri “Cahier de Doléances”:è’ difficile che ne esca un quadro organico.Certo, gli organizzatori potranno fingere che ci sia stata un’aggregazione del consenso intorno ai singoli temi.

Però, come dai Cahiers de Doléances voluti da Luigi XVI era nata la Convenzione, così, da questo “Ufficio Reclani”, con uno sforzo ben mirato, potrebbe uscire una Costituzione Europea

Un’organizzazione più sistematica del dibattito avrebbe richiesto più riflessione e più coraggio, abbozzando, non già una soluzione, bensì l’inizio di un processo logico:

La rivoluzione delkl’ Intelligenza Artificiale provoca una vertiginosa “Accelerazione della Storia”che corrisponde nella tecnologia alla “Legge dei Ritorni Crescenti”

a.L’ ANALISI DEL CONTESTO:

La Conferenza avrebbe dovuto  partire da un’analisi interdisciplinare della situazione attuale.

A nostro avviso, per evitare eccessi di intellettualismo, occorrerebbe prendere atto innanzitutto concretamente dalle cattive prove di efficienza nella gestione della pandemia e nei rapporti con le Grandi Potenze, riconoscendo apertamente che siamo molto arretrati in campo tecnologico; che, rispetto alle altre parti del mondo, ci siamo allontanati troppo dalle nostre radici, e che, infine, abbiamo un meccanismo decisionale non sufficiente per stare dietro alle trasformazioni del mondo odierno.

Se, come sembra, tutti i grandi soggetti mondiali, per garantirsi compattezza e sopravvivenza, sono costretti a darsi delle pretenziose missioni (la “Fine della Storia”; l’”Armonia Universale”), allora, anche l’Unione fa bene a pretendere di essere il “Trendsetter del Dibattito Mondiale”, ma allora deve darsi gli strumenti per esserlo veramente.

b.GLI OBIETTIVI STORICI

Per conseguire l’obiettivo di cui sopra, non basta scrivere moltissimi e complicatissimi documenti inapplicabili perché i reali detentori del potere economico, tecnologico e militare, sono fuori dell’Europa, bensì occorre, come i più recenti documenti programmatici americani e cinesi, porci degli obiettivi quantificati e tempificati di recupero delle capacità operative e coercitive (ICT, difesa, tasse, antitrust).

c. LA COSTITUZIONE (FORMALE/MATERIALE)

Nella conferenza stampa di presentazione della Conferenza, Guy Verhofstadt ha affermato che la piattaforma ha deliberatamente lasciato impregiudicata la questione del se sia necessario modificare i Trattati, e che, quindi, chi lo volesse è libero d’inserire proposte in tal senso. Così stando le cose, tali proposte non possono non venire, e molti le hanno già inserite nella  piattaforma. Il punto è che si tratta di affermazioni generiche, anche perché il meccanismo della piattaforma non invoglia certo a proposte più organiche e impegnative, perché ciascuno può scrivere solo 1500 battute.

Ciò non toglie che occorrerebbe fare piovere proposte a tutto tondo , in modo che la Convenzione ne risulti letteralmente inondata.

d.IDEE DI CARATTERE PROGRAMMATICO O TATTICO (Per esempio, sono programmatiche quelle sull’ identità europea, sui campioni europei,  sull’ esercito europeo; è tattica quella sulla ratifica del  trattato con la Cina). 

Certo,  bisognerebbe almeno distinguere quali sono le proposte di carattere costituzionale (che non sono solo quelle sulla modifica dei trattati, anche perché, al di là di una costituzione formale, c’è pur sempre  una costituzione materiale)  e quali quelle  di modifiche normative o di policy.

2.Scarsa agibilità tecnica:

a)LENTEZZA DELLA PIATTAFORMA E NEL RENDERE OPERATIVE LE SUE FUNZIONALITA’ L’incertezza sulla disponibilità della traduziione ha reso difficile impostare la comunicazione transnazionale, spingendo molti a scrivere tutto in Inglese, con una grave perdita per il plurilinguismo

b)LIMITE DI 1500 BATTUTE PER OGNI TESTO: Impedisce di scrivere dei contenuti logici e costringe a rinviare tutto ad allegati i link esterni (praticamente ingestibili perchè i software ammessi non sono appropriati);

c)MECCANISMO MACCHINOSO PER ORGANIZZARE GLI EVENTI (Richiesta di permesso ,indicando già l’orario, realizzazione dell’ evento, relazione sull’ evento, idea tratta dall’ evento). Tutto ciò impone un grande sforzo di organizzazione, che va a scapito dei contenuti.

3.Soluzioni pratiche per bypassare i limiti attuali:

a.ORGANIZZARE UN’ATTIVITÀ AL DI FUORI DELLA PIATTAFORMA, E POI INSERIRLA SOLO QUANDO SI HANNO CHIARI ORATORI E DATE;

b.COORDINARE LE PROPOSTE E GLI EVENTI DI VARIE ASSOCIAZIONI IN MODO DA OTTENERE UNA MAGGIORE “POTENZA DI FUOCO” (esempio, i “Cantieri Digitali d’ Europa”;

c.FARE UN REPORTING COORDINATO AI VERTICI DELLA CONFERENZA

 4.Risposte a quesiti specifici :

a.RICHIEDERE LA REVISIONE TECNICA DELLA PIATTAFORMA (PRIVACY, TRADUZIONE, NUMERO DI BATTUTE, MODULO PER L’AUTORIZZAZIONE DI EVENTI, VELOCITÀ DI CALCOLO);

b.RICHIEDERE CHE, OLTRE AD “IDEE”, SI POSSANOM PROPORRE DELLE”POLITICHE”;

c.PROPORRE UN REGOLAMENTO DELLA PIATTAFORMA(CFR. PUNTI ALLEGATI SUB1);

d.PROPORRE CHE POSSANO PARTECIPARE ALLA CONFERENZA TANTO LE ASSOCIAZIONI QUANTO I CITTADINI ;CHE QUELLI PER GLI SPECIFICI PANEL SIANO SORTEGGIATI FRA COLORO CHE HANNO PRESENTATO PROPOSTE O ORGANIZZATO EVENTI , E CHE, AI FINI DEL SORTEGGIO, CONTI IL NUMERO DI INIZIATIVE PROMOSSE

ALLEGATO 1

PRINCIPI DI BASE DEL REGOLAMENTO

-1 cittadini o le organizzazioni hanno diritto di conoscere l’esito dei loro interventi: accettato, moderato, respinto, preso in considerazione per ulteriori attività;

-gli organizzatori della piattaforma raggrupperanno le idee, politiche ed eventi in base alla loro natura:

-riflessioni di base;

-proposte di carattere costituzionale (con o senza modifica dei trattati);

-proposte di carattere programmatico (modifiche strutturali, politiche a lungo termine) e soluzioni contingenti, anche queste divise per argomentio affini

-le idee, proposte e politiche così articolate saranno sottoposte alla Conferenza, che dovrà dare, sulle stesse, un parere motivato;

-in base alla recezione (o non recezione) delle proposte, politiche o misure da parte della Convenzione, i cittadini potranno propore petizioni

-le procedure dovranno essere pubbliche e verbalizzate (o filmate).