Secondo l’Avvenire,”E’ ora che l’Europa decida che cosa vuole essere”. Mauro Magatti propone di “convocare al più presto una conferenza straordinaria dei capi dei governi che metta all’ordine del giorno la visione del mondo europea”Infatti, “il tempo delle rendite simboliche è finito”,in quanto “i pilastri dell’ integrazione europea postbellica traballano, erosi dal tempo e dall’incalzare dei mutamenti”. Traballano, aggiungiamo noi, insieme alla visione del mondo millenaristica dell’ Occidente postbellico, secondo cui, con la Shoah, Hiroshima, Nagasaki, le Organizzazioni Internazionali e la caduta del Muro, sarebbe iniziato un Millennio finale di “Pace Perpetua”(la “Fine della Storia”). Né l’Avesta, né l’Apocalittica ebraica, né il Libro dell’ Apocalisse, né San Paolo, configurano il “Millennio” come una Pace Perpetua, bensì semmai come una tregua con Satana, in attesa dell’ Anticristo e della lotta finale, fino al Giudizio Universale. La “Pace Perpetua” non può regnare nel mondo, perché l’Umanità è una “Massa Damnationis”, così come non può regnare l’assoluta fraternità e giustizia. Del resto, ciò corrispondeva all’ esperienza concreta del fallimento delle varie “Paci Perpetue” proclamate da vari imperatori, e mai durate più dell’“espace d’un matin”.
L’idea che la Pace Perpetua possa avvenire prima della Fine del Mondo è proprio l’illusione che prelude all’ Eterogenesi dei Fini, la pretesa “anticristica”ben messa in scena nel Racconto dell’ Anticristo di Soloviov, e dalla quale, secondo San Paolo, ci proteggerebbe il Katèchon di cui parla Carl Schmitt.
1.I tre finti pilastri della UE
I pilastri attribuiti al “Modello Europeo” dalla Dichiarazione di Copenaghen del 1973 sull’ Identità Europea erano: Lo Stato di Diritto; la Democrazia; il Welfare. Tuttavia, come scrive Magatti, “Lo Stato di diritto rischia di trasformarsi in un moloch burocratico che soffoca la vita e lo spirito di iniziativa; la democrazia rischia di ridursi a procedura vuota, mero rituale elettorale lontano dalle speranze e dalle paure dei cittadini; il welfare, da strumento di emancipazione, rischia di diventare un sistema di compensazione passiva, incapace di generare senso, responsabilità e futuro.”
In realtà, nonostante lo sforzo enorme di narrazione e di indottrinamento svolto nel corso tempo dai Poteri Forti occidentali, fin dall’ inizio i tre concetti poggiavano su ben deboli basi (cfr. Boeckenfoerde).
Lo Stato di Diritto, lungi dall’ essere un principio connaturato all’ “Occidente”, è un vecchio prodotto europeo (più precisamente, prussiano: “Rechtsstaat”), “occidentalizzato” nell’ Ottocento dagli Stati Uniti per contrastare l’anarchia giuridica che si cela nella Common Law.
La Democrazia era un concetto che nasce dagli autori classici, ma aborrito da essi e dai loro successori (e perfino dai padri della Rivoluzione americana e del liberalismo europeo come Tocqueville),con la sola eccezione di Spinoza. In effetti, nato con Platone e Aristotele come quella forma degenerativa di Repubblica in cui predominano “i poveri e molti ”(l’”apistos demos”), una forma imposta dai Persiani ai Greci della Ionia, essa non aveva alcuna connessione, né con lo Stato di diritto, né con la libertà, né con l’eguaglianza, con cui oggi viene pavlovianamente identificata. Essa tendeva pericolosamente a scivolare nel cesarismo e nella tirannide. Ancora al momento della sua esplosione in età moderna, dopo la IIa Guerra Mondiale, essa mostrava pesanti contraddizioni , come il Maccartismo o il legame con dittature militari gradite agli Stati Uniti. Oggi, essa è minata soprattutto dalla centralizzazione accelerata del potere sociale, indotta ovunque dalla “Guerra Senza Limiti” fra America e Cina, e quindi: controllo digitale totale, militarizzazione della società, conformismo, reati di opinione, indottrinamento attraverso la scuola e i media…
Infine, il “Welfare” (brutto anglicismo per “Stato Sociale”) è sopravvissuto solo come fatto residuale, incapace di resistere alla frantumazione del mondo del lavoro, all’ arretramento economico dell’ Europa e alla dismissione del diritto sociale.
I comportamenti fattuali delle élites intellettuali, della politica, dei legislatori e delle società sono in contraddizione da almeno 50 anni con i valori da essi conclamati: libertà di pensiero, pace perpetua, partecipazione, democrazia economica.Sempre più invadente è l’aspirazione a “esportare la democrazia”, che s’ identifica di fatto con la sfera di influenza delle Grandi Piattaforme americane e dell’ Intelligence Community.
Perciò, anche quello che, secondo la propaganda della UE, costituiva l’”Identità Europea” si è dissolto nel vento, sì che, per avere voce nel contesto internazionale, l’Europa deve, come scrive Magatti, individuare una diversa identità, ad essa alternativa:“l’Europa è oggi prima di tutto chiamata a dire che cosa vuole essere nel mondo. Non solo che cosa vuole difendere, ma che cosa vuole affermare. Esattamente come stanno facendo, in modo sempre più esplicito, altre grandi civiltà. Da un lato, gli Stati Uniti, pur attraversati da profonde divisioni, continuano a pensarsi come portatori di una missione storica, fondata su un’idea di libertà e di potenza. Dall’altro la Cina che propone un proprio modello di futuro che combina sviluppo tecnologico e controllo politico. L’Europa, invece, sembra definirsi solo per sottrazione: non imperiale, non autoritaria, non aggressiva.”Come si vede, anche l’organo dell’episcopato italiano dubita fortemente che dietro le Retoriche dell’Idea di Europa si celi veramente un qualunque effettivo progetto alternativo al nichilismo prodotto dell’ espropriazione dell’ umano da parte delle macchine. E comunque Magatti afferma esplicitamente che, nel ricercare la propria identità, l’Europa debba imitare, “mutatis mutandis”, Stati Uniti e Cina, portatori di missioni storiche, giuste o sbagliate ch’esse siano.
2.L’autogoal delle “Radici Cristiane”
Purtroppo, al cuore del nichilismo europeo ci sono anche le Chiese, che sono state le levatrici dell’ attuale situazione esistenziale. E’ proprio in questo senso che si dice che “non possiamo non dirci cristiani”.L’interpretazione del Cristianesimo come semplice “educazione dell’ Umanità”, come voleva Lessing, o come “radice dell’Europa” è un cedimento implicito all’ idea che alla salvezza spirituale si sia oramai sostituita la salvezza storica attraverso la tecnologia (Teilhard de Chardin). Ma una religiosità di questo tipo è inutile, perché, come ha scritto, sempre su “L’Avvenire”, Monsignor Paglia, “l’uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una distruzione definitiva. ““Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell’uomo: il prolungamento di vita che procura la biologia non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore» (Gaudium et Spes). In realtà, senza un ‘oltre-umano’ la vita non è all’altezza delle sue promesse. “ Come possiamo ammettere una vita senza destinazione?
Invece, oggi anche le Chiese “ sembra abbiano messo da parte il Vangelo (la buona notizia) della risurrezione. È rara, infatti, la predicazione sui ‘novissimi’ (morte, giudizio, inferno e paradiso). La stessa riflessione teologica è in serio ritardo.” «I versetti biblici sulla risurrezione e sulla vita eterna continuano ad essere ripetuti, un po’ ritualmente; le formule tradizionali continuano ad essere utilizzate come se nulla fosse accaduto e come se esse trasmettessero ancora contenuti chiari e inequivocabili. In realtà sembra esserci, proprio su queste questioni un dislivello notevole tra le ‘verità ufficiali’ e le convinzioni o, più sovente, le perplessità dei singoli credenti».
La spiegazione è semplice. Da quando l’Europa, utilizzando intelligentemente le invenzioni matematiche, ingegneristiche, geografiche, finanziarie, amministrative, militari, fatte in Medio Oriente, in India e in Cina (vetro, carta, bussola, “zero”, ”infinito”, algoritmi, stampa, carta moneta, occhiali, polvere da sparo, armi da fuoco), aveva acquisito l’egemonia mondiale, e avviato la rivoluzione industriale, il fascino un tempo esercitato dal misticismo si era traslato nell’economia e nella politica, fino a che Saint-Simon aveva profetizzato che il potere spirituale sarebbe passato agl’ industriali (cosa che sta puntualmente accadendo con i vari Kurzweil, Schmidt, Musk, Thiel e Vance). Così anche le Chiese hanno cominciato a farsi portatici del messaggio che la scienza, la tecnica e la buona politica avrebbero potuto risolvere tutti i problemi dell’Umanità. Certo, questo non è mai stato credibile a un certo livello, e la cultura europea aveva giustamente attaccato per questo le Chiese: tipica l’accusa di Kierkegaard all’Arcivescovo Mynster, di “essere una canaglia”, perché insegnava come vivere al meglio questa vita, non già a guardare a un’ altra.
Come scrive Paglia,” Le filosofie della vita erano nate – paradosso anche questo, ma pieno di verità – nel segno del tragico, pur diversamente interpretato (basti pensare a Nietzsche e a Kierkegaard): proprio la morte imponeva una decisione assoluta per la vita, religiosa o irreligiosa che fosse. Nella storia degli effetti che è seguita alla concentrazione sull’incombere della morte e sulla fragilità della vita, siamo approdati ad una strategia di spensierata dissimulazione della morte, che alla vita guasta la festa e sulla morte è completamente muta.”
3.Quale dibattito sull’ Europa?
Concordiamo con la provocazione di Magatti:ci vuole un dibattito al massimo livello, su ciò che l’ Europa crede di essere e ciò che vuole o può realizzare. Tuttavia, già solo le modalità di questo dibattito costituiscono un complesso oggetto di indagine preliminare.
Il rischio numero uno è quello della superficialità. Rischio che corre soprattutto chi ripete ossessivamente le Retoriche dell’ Idea di Europa con la conseguenza di non poter coinvolgere in modo serio il popolo europeo. Solo il 38% degli italiani si definisce sia europeo che italiano, mentre la maggioranza assoluta, il 57%, si sente esclusivamente italiana. Il vero nodo critico riguarda la fiducia: solo un cittadino su due dichiara di fidarsi dell’Unione Europea ed il 60% ritiene che Bruxelles non riesca a rappresentare adeguatamente gli interessi dell’Italia.
Gli italiani, più che “anti-europei”, si collocano in quella posizione che a suo tempo aveva descritto il presidente Schulz del Parlamento europeo: l’identità europea è solo razionale, e invece quella nazionale è anche emotiva. Situazione rispecchiata brillantemente dal fatto che i maggiori partiti siano oramai dovunque quelli micro-nazionalisti. La maggioranza, il 56%, si definisce infatti “europeista molto critico”, mentre gli europeisti convinti rappresentano una minoranza pari al 16%. Sul fronte opposto, gli apertamente contrari all’Unione si attestano al 17%. Ne emerge un atteggiamento diffuso di adesione condizionata: l’Europa non viene rifiutata, ma è sottoposta a una valutazione costante, legata ai risultati concreti che però, negli ultimi anni, non sono molto evidenti.
I responsabili di tutto ciò sono le classi dirigenti dell’ Europa: europea e nazionali (del resto sono le stesse, ed intercomunicanti), che avevano scelto palesemente il Funzionalismo, con i suoi corollari del mondialismo, del micro-nazionalismo, della tecnocrazia, dell’ occidentalismo, del razionalismo, dell’ economicismo, invece di abbracciare il programma di un’ Europa Politica (foss’ essa federalistica, come per Coudenhove-Kalergi e Spinelli, o imperiale, come per Drieu La Rochelle e Thiriart).
A causa di questa loro impostazione culturale, essi non riescono, anche quando lo vogliono, neppure ad immaginare una “Missione dell’ Europa nel Mondo” che sia diversa dal continuare a portare acqua, anche senza parere, al “Progetto Incompiuto della Modernità” realizzato dalla tecnocrazia dei GAFAM americani. Ne consegue anche che, in assenza di un qualsivoglia progetto, non riescono a suscitare alcun entusiasmo. Cosa che è stata messa in evidenza dalla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, finita, come ha dovuto riconoscere lo stresso Mattarella, “in modo grigio”.
Ma, come si vedrà, questa conseguenza è voluta dall’ “establishment”, perché un coinvolgimento emotivi cittadini nella costruzione europea rischierebbe di generare un “orgoglio europeo”, che potrebbe far concorrenza all’eccezionalismo americano.
4. “Berlino 2045”
Su “La Stampa” del 23 dicembre, Gabriele Segre ha compiuto lo sforzo meritorio di ipotizzare 3 possibili scenari per l’ Europa del 2045:
-Comando unificato franco-tedesco, e Ucraina nell’Alleanza Atlantica;
-Germania alleata della Cina, Francia e polonia dell’America: l’Ucraina è divisa in tre;
-Federazione europea; Presidente eletto a suffragio universale
Tutto ciò è basato però sul presupposto che continui la “messa sotto tutela” dell’ Europa che dura da almeno da 80 anni”Guai a varcare la soglia dell’ unione politica: quella genera volontà autonome, accende immaginazioni, mette grilli per la testa – magari persino sogni di Grandeur continentale.”Nessuno a Washington, Mosca o Pechino può escludere che un continente veramente unito sviluppi ambizioni proprie, chiuda mercati stringa alleanze scomode, costruisca capacità militari autonome.Ed è proprio quest’incertezza a spingerli tutti ad agire in anticipo, limitando le nostre capacità oggi per evitare sorprese domani”.
Non avremmo dovuto aspettare 80 anni per accorgercene. Nietzsche aveva profetizzato “un’Europa una e signora del mondo”; Trockij aveva previsto che l’ America avrebbe “contingentato” il capitalismo europeo. De Gaulle voleva l’ Europa dall’ Atlantico agli Urali e Gorbaciov la Casa Comune Europea. Nessuno di costoro pensava, come scrive Segre, che “l’innocenza strategica dell’ Europa” fosse un privilegio, né che ci abbia permesso di “costruire prosperità”, visto che altri (per esempio la Cina) sono riusciti, senza l’occupazione militare straniera, a fare di meglio senza rinunziare all’ indipendenza.
Non siamo d’accordo sul fatto che USA, Russia e Cina abbiano, nei confronti dell’Europa, lo stesso atteggiamento “predatorio”.
- Mentre gli USA , creati dalla “Dissidence of Dissent”(Huntington), sono animati dal ”ressentissement” verso la vecchia Europa dell’aristocrazia (vedi il Testamemto di Giorgio Washington) e dalla volontà di sostituirla, la Cina considera da sempre l’ Europa quale la sua controparte naturale speculare: “Qin” e “Da Qin”, come testimoniati da Marco Polo e Matteo Ricci. Come tale, essa è convinta di avere tutto da guadagnare da un’alleanza con l’Europa, per riportare il mondo all’ antica grandezza, contro l’arroganza dei “nouveaux riches” occidentali ( 红发恶魔 (hóng fà èmó “Demoni dai capelli rossi”. )
Quanto alla Russia, essa è parte integrante dell’ Europa. Alessandro I°, dopo avere licenziato alle stampe la versione russa della Santa Alleanza, dove si qualificava l’Europa come “Nazione Cristiana”, si era autoproclamato “Imperatore degli Europei”.Sotto il suo regno il “nostro” De Maistre aveva iniziato in Russia la scrittura de “Les Soirées de Saint-Petersbourg”(poi pubblicato postumo). Gorbacev aveva proposto una Confederazione fra Comunità Europee e Comunità di Stati Indipendenti, e Putin, scrivendo su “La Stampa” di Torino il 25 marzo 2007, 50°anniversario dei Trattati di Roma, auto-definendosi”in quanto Pietroburghese, europeo a pieno titolo”, aveva qualificato l’ Unione Europea come “la più grande costruzione politica del XX° Secolo.”Leibniz aveva già ipotizzato, ai suoi tempi, una grande alleanza fra l’ Europa, l’Impero Cinese e quello zarista, e Voltaire, mntre rigettava l’idea di una federazione europea volta alla Pace Perpetua (propugnata nell’ opera di Saint-Pierre sottopostagli da Rousseau), aveva additato come modello per l’ Europa l’impero cinese (“Rescrit de l’ Empereur de la Chine”).
Negli ultimi 40 anni, gli Stati Uniti sono riusciti a bloccare sul nascere questa grande alleanza eurasiatica, sul punto di realizzarsi nel nome della rinascita delle antiche culture. Oggi, sfruttando il fatto che noi abbiamo tagliato i ponti con Russia e Cina, gli Americani stanno cercando addirittura di annettersi la Groenlandia col pretesto della sicurezza nazionale statunitense , che, a loro dire, coinciderebbe con quella del mondo. Altro che “isolazionismo”! Siamo di nuovo alla pretesa di costruire un’ “America-Mondo”(Valladao), in cui l’America è l’ Herrenvolk, e “il Mondo” (compresa l’ Europa) è una colonia.
4.L’annessione della Groenlandia
Ieri, Trump ha nominato Jeff Landry, governatore della Louisiana , “inviato speciale in Groenlandia“. L’obiettivo è “promuovere con forza gli interessi” di Washington in quel Paese,“per la sicurezza e sopravvivenza dei nostri alleati, di fatto, del mondo”. Landry, prosegue Trump, “comprende quanto sia essenziale la Groenlandia per la nostra sicurezza nazionale“. Landry ha risposto con un tweet su X ringraziando Trump: “Un onore servirti in questa posizione da volontario per rendere la Groenlandia parte degli Usa“. Quindi, una missione da vero e proprio proconsole imperiale.
La mossa di Trump ha provocato la reazione del presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e di quello del Consiglio europeo Antonio Costa: “La sicurezza dell’Artico rimane una priorità fondamentale per l’Ue, nell’ambito della quale intendiamo collaborare con alleati e partner. L’integrità territoriale e la sovranità sono principi fondamentali del diritto internazionale. Tali principi sono essenziali non solo per l’Ue, ma anche per le nazioni di tutto il mondo. Siamo pienamente solidali con la Danimarca e il popolo della Groenlandia”.Mache faranno tutti costoro quando gli USA invieranno le proprie truppe? Invocheranno l’articolo 5 del Trattato NATO? Schiereranno gli F-35 e i missili Patriot, oppure gli Eurofighter?Putin ha appena affermato che intende mettere nero su bianco che non intende attaccare la UE e la NATO, nello stesso giorno in cui Trump ha incaricato il proprio funzionario di annettere la Groenlandia, anche con la forza. E’ logico che tutte le strategie NATO prevedano solo una guerra con la Russia e non anche quella con gli Stati Uniti?E il poplo europeo, come reagirà
In questo scenario, una nuova Conferenza sul Futuro dell’ Europa è una necessità esistenziale, ben più drammatica di quella che aveva spinto alla prima Conferenza. Essa assume di per sé un valore rivoluzionario nei confronti della pretesa americana di spogliare e di fagocitare l’ Europa.
Purtroppo, oggi è ben difficile riunire personaggi pubblici interessati all’ Europa, capaci di affrontare il tema e liberi di farlo. Le vicende della libertà di espressione, nei rapporti con gli USA e Israele e interne alla cultura di destra, convergono sul fatto che viviamo in un mondo di repressione, ricatti, risentimento, terrorismo e falsità di tutti contro tutti. Chi in Europa censura i media per permettere la sopravvivenza soltanto delle ideologie “woke”,“cancel” e “gender”, chi (lo Stato americano)sanziona personaggi pubblici come Baud (ex ufficiale svizzero), Albanese (funzionaria ONU), o Breton (ex commissario UE) per la loro ostilità ai GAFAM o al Sionismo, chi, come gl’Inglesi, gli Estoni o i Moldavi, incarcera i propri politici filorussi, chi, come il Polo del Novecento e i Salesiani, nega le sale ai convegni antimilitaristi.
Alla fine, chi si potrebbe invitare a partecipare a questa futura conferenza, e chi avrebbe il coraggio di parteciparvi; chi di dire ciò che pensa veramente? Per questo, stiamo lavorando a un social network che anticipi la fase del vero e proprio dibattito, per creare un caso di studio per calibrare preliminarmente le possibilità concrete dell’operazione.




































