Non c’è nessuno che lanci un’azione politica operativa per rovesciare la situazione di dipendenza dell’ Europa.
Nell’ articolo “Zelenski, nuova ancella di Trump” su “il Fatto Quotidiano”, Barbara Spinelli ha pubblicato una descrizione semplice ma efficace del rapporto fra UE e Stati Uniti, affermando tra l’altro che che:
– si “punta a impedire in tutti i modi la nascita di una potenza europea pronta a cooperare con la Federazione Russa”;
-“nei Baltici gli abitanti russi (27% in Lettonia, 24 in Estonia, 6 in Lituania) sono discriminati in ambito linguistico, di accesso al pubblico impiego, di cittadinanza. Lo status è “non cittadini”, o “alieni” in Estonia”, il che è in flagrante contrasto con i tanto conclamati diritti delle minoranze;
-“la Ue punisce con il congelamento dei conti bancari chi denuncia la russofobia: lo decide il Consiglio dei Ministri Ue senza preventivi pareri giudiziari e parlamentari, proprio come Trump”Aggiungiamo che la UE, come Trump, punisce in questo modo anche cittadini non UE, come lo svizzero Maud;
-“l’Ucraina dev’essere sovrana, ma il Venezuela no, e neanche la Cina o la Palestina cui viene negato lo Stato”. Ma sono sovrani la UE, che accetta tutte le imposizioni di Trump, e l’Italia, che addirittura accetta come parte del suo sistema di sicurezza, un corpo paramilitare americano che neppure nel suo Parese sarebbe competente per le funzioni che svolgerà a Milano?;
-un’autonomia strategica sarebbe stata possibile – sarebbe possibile- resuscitando la “casa Comune” che Gorbachev propose di edificare con gli Occidentali del Vecchio Continente. Quel treno è passato. Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto, nei primi anni ’90, perché ci dividessimo in Vecchia e Nuova Europa e il treno dell’ Eurasia non passasse mai”.
1.Tener testa alle pressioni
Spinelli conclude l’articolo magistralmente, sintetizzando come segue la formula utilizzata da John Carney, Primo Ministro canadese, al colloquio di Davos:una ”sovranità basata non più sulle regole ma sull’ abilità a tener testa alle pressioni”.
Come avrebbe detto ironicamente De Gaulle, “vasto programma”, ma ben difficile da attuare se non si analizzano e si affrontano uno per uno i motivi e le modalità di queste pressioni:
-creazione in Europa di forze paramilitari parallele, come Gladio, per garantire con la forza la “fedeltà” al Patto Atlantico, oggi rese inutili dalla presenza di 80 soldati statunitensi, oltre ai membri della “Intelligence community”, e, ora, anche dell’ICE;
-il controllo capillare attraverso il web;
-accordi segreti, come quelli che disciplinano l’uso delle basi e l’operatività dei servizi segreti americani in Europa (p.es., il cosiddetto “Kanzler-Akte”);
-conformismo ideologico bipartisan;
-“pasportizacija”(doppio passaporto) di molti personaggi pubblici, come Schlein o Rampini;
-immunità dei militari americani (Cermis, Extraordinary Renditions);
-trattamento di favore delle multinazionali (p.es. Lockheed, Starlink, Microsoft, META);
-Centri di ascolto e intercettazioni (es. Echelon, Prism);
-“advocacy” a favore delle multinazionali (p.es. quella contro Olivetti o Huawei);
-backdoors nei computer, come nel caso dell’EMC;
-investimenti diretti (come quelli di Google e Amazon);
-industrie culturali (p. es., Netflix);
-egemonia dell’Inglese, che è divenuto l’unica lingua veicolare delle Istituzioni.
Di fronte alla pressione incrociata di tutti questi elementi, è ben difficile che un qualche politico, europeo o degli Stati membri, opponga serie resistenze, per non fare la fine di Olivetti, Mattei, Herrhausen o Calipari.
Il rapimento di Maduro ha provocato un ulteriore sgomento, per la sua risolutezza ed efficacia.
2. Il Caso Maduro come messaggio di ricatto verso i vertici politici.
Il Venezuela possedeva effettivamente i radar cinesi JY-27A, sistemi a onde metriche teoricamente in grado di rilevare velivoli stealth come l’F-35 e l’F-22. Sulla carta, questa rete di difesa aerea, che includeva anche gli S-300VM russi, era una delle più moderne del Sud America. Eppure, durante l’attacco, l’F-35B e l’F-22A hanno operato su Caracas senza incontrare alcuna resistenza. Questo completo fallimento ha causato scandalo, sanzioni contro l’esercito venezuelano e sospetti di tradimento. I rapporti suggeriscono che i sistemi di difesa siano stati deliberatamente disattivati o sabotati, rendendo impossibile trarre conclusioni sull’efficacia tecnica dei radar.
Preparato meticolosamente dall’agosto 2025, l’attacco si è basato su informazioni infiltrate della CIA, voli di ricognizione che hanno permesso agli EA-18G Growler di mappare le firme elettroniche dei radar venezuelani, quindi su una devastante offensiva di guerra elettronica. Il giorno X, i Growler e gli F-35 hanno saturato lo spazio elettromagnetico venezuelano con interferenze intensive, esche e possibili attacchi cyber.
Il colpo di forza di Caracas dimostra la dominanza americana in una serie di settori: intelligence, cyberguerra, coordinamento inter-arma, pianificazione e alta qualità del personale.
L’Unione europea sta perdendo la corsa mondiale all’IA su quasi tutti i parametri chiave Gli Stati Uniti hanno prodotto 40 foundation models di IA (ovvero un algoritmo di AI addestrato su grandi quantità di dati generali). La Cina ne ha sviluppati 15. Tutta l’Europa insieme ne ha creati solo tre.
Mentre Cina e Stati Uniti investono miliardi in infrastrutture, talenti, start-up, laboratori e ricerca, l’Europa rimane concentrata sulle regole.
Nonostante la posizione attuale, l’Ue si rifiuta di ammettere la sconfitta: nell’ambito della sua strategia AI 2025, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha promesso che “d’ora in poi sarà ‘AI first'”, giurando di “non risparmiare alcuno sforzo per fare dell’Europa un continente IA”.
Sebbene l’Europa produca i migliori talenti, non riesce a trattenerli. L’Ue ha circa il 30 per cento in più di professionisti dell’IA pro capite rispetto agli Stati Uniti, ma finanziamenti migliori, percorsi di carriera più chiari e normative più morbide all’estero li attirano.In totale, un terzo degli specialisti di IA non statunitensi si trasferisce negli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti investono nell’IA da quattro a dieci volte di più rispetto all’Ue. Gli investimenti annuali in AI negli Stati Uniti ammontano a 60-70 miliardi di dollari, rispetto ai circa 7-8 miliardi di dollari dell’Ue.Nell’ultimo decennio, gli investimenti privati nell’IA negli Stati Uniti hanno superato i 400 miliardi di dollari, mentre tutti i Paesi dell’Ue hanno attirato circa 50 miliardi di dollari.
Questa carenza di finanziamenti si ripercuote direttamente sull’infrastruttura europea per l’IA.Il continente ha meno centri dati e molta meno capacità di calcolo specifica per l’IA. Per ovviare a questo problema, la Commissione europea ha annunciato iniziative, tra cui “fabbriche” di IA e future “giga-fabbriche” con molti acceleratori, sostenute da finanziamenti pubblici e da previsti co-investimenti privati.
Con l’iniziativa InvestAI, l’Ue intende mobilitare 200 miliardi di euro, di cui 20 miliardi per la costruzione di un massimo di cinque giga-fabbriche di IA, ciascuna delle quali dovrebbe produrre oltre 100mila chip avanzati di IA.
Oltre alle infrastrutture, l’Ue ha aumentato costantemente i finanziamenti per l’IA. Attraverso Horizon Europe e Digital Europe, la Commissione stanzia già più di un miliardo di euro ciascuno per l’IA.Il piano d’azione per il continente sull’IA ha mobilitato 20 miliardi di euro per lo sviluppo dell’IA nell’aprile 2025, seguito da un miliardo di euro nell’ambito della Strategia per l’applicazione dell’IA nell’ottobre 2025.
Il venture capital europeo è strutturalmente più cauto di quello statunitense. Le start-up di IA in Europa raccolgono circa 8,5 milioni di dollari nei loro primi round di finanziamento, rispetto ai 13 milioni di dollari negli Stati Uniti.Le società di venture capital statunitensi gestiscono circa 270 miliardi di dollari, sei volte di più dei 44 miliardi gestiti in Europa.
L’applicazione dell’AI Act è incoerente e insufficiente. Mentre alcuni Stati membri come l’Italia, la Spagna, la Danimarca e l’Irlanda stanno facendo progressi significativi nell’applicazione della legge sull’IA, altri non dispongono ancora di organi di controllo pienamente operativi, mettendo a rischio l’impatto immediato della legge sull’IA.
La frammentazione riguarda anche i dati. Le differenze nell’applicazione della privacy, le norme settoriali e le pratiche di condivisione dei dati del settore pubblico rendono difficile la creazione di serie di dati a livello continentale.Gli sviluppatori di alcuni Stati membri affermano che le diverse interpretazioni del Gdpr e delle leggi sul copyright limitano i set di dati che possono utilizzare.Di conseguenza, le aziende si affidano spesso a dati non europei o a modelli di intelligenza artificiale stranieri addestrati altrove.
Per il momento, l’Europa dipende in larga misura da attori esterni per i componenti fondamentali dell’IA.
I modelli linguistici di grandi dimensioni più importanti al mondo sono americani o cinesi. Le aziende europee si affidano a piattaforme che non controllano.Nel complesso, i fornitori statunitensi controllano circa il 72 per cento, mentre le aziende con sede nell’Ue rappresentano meno del 20 per cento.Gli Stati Uniti dispongono di una capacità di supercalcolo dell’intelligenza artificiale 17 volte superiore a quella europea e controllano il 74 per cento del calcolo dell’intelligenza artificiale di fascia alta a livello mondiale.La maggior parte dei chip avanzati di IA sono progettati e prodotti al di fuori dell’Europa, principalmente negli Stati Uniti e nell’Asia orientale.
La Cina è in testa ai brevetti di IA e sta avanzando rapidamente nell’IA generativa, plasmando gli standard e la concorrenza a livello globale.
4. Il “Digital Networks Act”: cosa (non) cambia per le Big Tech e per le Telco.
Anche l’evoluzione del Digital Networks Act tetimonia della crescente pusillanimità delle autorità europee.
In base alla proposta di riforma, la Commissione fornirà semplici orientamenti alle autorità nazionali di regolamentazione sullo sviluppo delle infrastrutture in fibra ottica, fondamentali per raggiungere i suoi obiettivi digitali e recuperare il ritardo rispetto agli Stati Uniti e alla Cina Il Digital Networks Act consentirà inoltre ai governi di prorogare il termine del 2030 per la sostituzione delle reti in rame con infrastrutture in fibra ottica, se potranno dimostrare di non essere pronti, hanno affermato le persone.
Il documento in dirittura d’arrivo riflette un lavoro durato un biennio. La Commissione aveva sulle esigenze infrastrutturali europee già all’inizio del 2024, pubblicando il white paper “How to master Europe’s digital infrastructure needs?”, che ha posto le basi concettuali per un nuovo quadro normativo sulle reti.La Commissione ha affiancato alla consultazione tre studi tematici (interconnessione transfrontaliera, accesso all’infrastruttura, finanziamento) e ha collegato il Dna alla revisione della “ Recommendation on relevant markets” e ad altri testi (Gigabit Infrastructure act, revisione del Codice europeo delle comunicazioni).
Il regolamento, che avrebbe dovuto essere approvato a metà dicembre, è stato presentato il 20 gennaio da Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea e Commissaria per le tecnologiedigitali e di frontiera. Il ritardo è dovuto a una serie di ostacoli interni, inclusi i caveat di una commissione di controllo che ha evidenziato carenze nella valutazione dell’impatto della legge, nonché l’acceso dibattito tra fautori e critici,in primis le Big Tech .
Secondo le indiscrezioni, i GAFAM saranno infatti soggetti solo a un quadro volontario piuttosto che alle norme stringenti a cui i fornitori di servizi di telecomunicazioni devono invece conformarsi. “Sarà loro chiesto di cooperare e discutere volontariamente, con la moderazione del gruppo dei regolatori delle telecomunicazioni dell’Ue Berec. Non ci saranno nuovi obblighi. Sarà un regime di buone pratiche”, precisa una delle fonti interpellate da Reuters.
Per le “telco”invece il quadro è destinato a mutare: in base a quanto si legge nella bozza del documento, la Commissione stabilirà infatti la durata delle licenze per lo spettro radio, le condizioni per la vendita delle frequenze e una metodologia di determinazione dei prezzi per guidare le autorità nazionali di regolamentazione durante le aste dello spettro radio, “che possono fruttare miliardi di euro ai governi”, sottolineano le fonti.
Mentre America ed Europa si scannano per la Groenlandia, Gaza l’Ucraina e il Minnesota, il progetto post-umanista avanza indisturbato.
Elon Musk ha affermato che, nel 2030, l’AI sarà più intelligente dell’intera umanità. Per lui, sempre in un prossimo futuro, ci saranno più robot che persone. Milioni di umanoidi impegnati a badare ai bambini, accudire gli anziani, lavorare nelle fabbriche, mentre gli esseri umani si liberano dai lavori faticosi. Questa sarà, a nostro avviso, la vera “sostituzione etnica” con cui fare i conti, mentre il problema degl’immigrati svanirà automaticamente.
Intanto, Trump e Hegseth celebrano una kermesse nello stile di Star Trek, rivendicando di fatto l’eredità del Cosmismo russo.
1.Carney rivela la “grande impostura”dell’Ordine Mondiale basato sulle Regole” (von Buelow)
“L’ordine internazionale basato su regole era una finzione”(a cui tutti sono prestati): incredibile ammissione di Mark Carney a Davos, dopo aver firmato un accordo di cooperazione strategica con la Cina.
Il Primo Ministro canadese Carney, ex Goldman Sachs e già governatore della Banca del Canada, ha pronunciato queste parole che segnano una svolta epocale nella diplomazia occidentale, e ha anche minacciato Trump di colpire militarmente gli USA se questi attaccassero la Groenlandia (ma, ovviamente, anche lo stesso Canada), una minaccia altrettanto dura e inaspettata.
Evidentemente, i Canadesi pensano che, fra i ghiacci dell’ Artico, le nazioni artiche valgano militarmente più degli Americani. Del resto, ha sotto gli occhi gli scontri di Minneapolis, città quasi artica a pochi chilometri dal Canada e dalle Black Hills, centro dello scontro fra i Lakota e il Governo Federale in quanto territorio sacro.
Parlando al World Economic Forum di Davos, Carney ha ammesso apertamente che la tanto decantata retorica sull’”ordine internazionale basato sulle regole” (usata e abusata un po’ da tutti in Occidente) non era altro che una “finzione” utile a giustificare l’egemonia statunitense. Un’ammissione straordinaria, che non arriva , né dalla Russia, né dalla Cina, né dall’ Iran, bensì dal leader di un paese storicamente allineato con Washington. e dell’anglosfera, e che riflette il profondo cambiamento in atto nel panorama geopolitico globale:«Non si può vivere all’interno della menzogna del beneficio reciproco attraverso l’integrazione quando l’integrazione diventa la fonte della propria sottomissione», ha dichiarato Carney. Il che si applica, anche e soprattutto, all’Europa. Un invito, come diceva Sol’zhenitsin, a “vivere senza menzogna”.
Quest’ incredibile confessione di un banchiere internazionale evidenzia come i paesi occidentali, inclusi Canada, UE e Regno Unito, abbiano consapevolmente perpetuato una narrazione falsa. “L’ordine post-bellico, dominato dagli Stati Uniti, forniva beni pubblici come rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile e meccanismi per risolvere dispute, ma a un prezzo: l’asimmetria nelle regole”. A nostro avviso, ciò valeva forse per il Canada, “incastrato” negli Stati Uniti, ma non per l’Europa, che avrebbe tratto, da una tempestiva indipendenza, benefici ancora maggiori. Ambedue comunque hanno oggi bisogno di un orientamento assolutamente nuovo.
Paradossalmente, il primo a sottoscrivere quest’interpretazione sarebbe proprio Trump, che basa la propria azione sul sostituire una teoria e una prassi realistica a quella ipocritamente moralistica dei propri predecessori. Pensa infatti di poter fare valere maggiormente la propria forza attraverso un uso spregiudicato degli strumenti a sua disposizione (dazi, repressione poliziesca, bombardamenti, rapimenti, pirateria), piuttosto che con complicate manovre finanziarie, diplomatiche e mediatiche.
2.“La nostalgia non è una strategia”
Carney ha aggiunto che la tradizionale relazione del Canada con gli Stati Uniti è “finita”(evidentemente riferendosi alla pretesa di Trump di fare del Canada il 51° Stato dell’ Unione, come della Groenlandia il 52°, e forse, dell’Islanda, il 53°).
Per quanto, come altri vecchi atlantisti, guardi con nostalgia al vecchio rapporto, egli afferma[LR1] che oggi esso non è più utile per l’avvenire del Canada, che deve guardare piuttosto all’ Europa e alla Cina.
In una tempestiva e piccata replica a Trump, che aveva affermato che il Canada non esisterebbe senza gli Stati Uniti, Carnrey ha poi affermato che il Canada esiste grazie alle virtù dei suoi cittadini. E, aggiungiamo noi, la distruzione del Canada è stata una delle ragioni per la creazione e l’ampliamento degli USA: prima con la guerra d’indipendenza, e quindi la cacciata dei Tories, dei nativi e dei Cattolici della Nouvelle France; fuggiti, appunto, in Canada; poi, con il “Louisiana Purchase” e la presa di controllo dei Grando Laghi).
Il Canada ha una tradizion2 politica speculare a quella americana. Nato come residuo del “British Empire” e come roccaforte dell’ Ancien Régime francofono e cattolico (vedi Tocqueville, Dos Passos), ha sviluppato la teoria del “comunitarismo liberale”(vedi Kymlicka) e conferisce amplissime autonomie tanto al Québec francese, quanto al Nunavuk artico. Infine, ha sempre avuto una venatura gaullista, che lo portava a rallegrarsi, con DE Gaulle, dei moti razziali di Los Angeles.
Nel suodiscorso, Carney ha affermato anche con chiarezza che, per rafforzare la propria economia, il Canada, dovrà orientarsi verso la creazione di un nuovo ordine mondiale “tra paesi affini” che escluda gli Stati Uniti, definendo questo, al contempo, una “tragedia” e una “nuova realtà”. Qui, Carney teorizza una coalizione di “potenze medie”, che sostituirebbe i vecchi “non allineati”. Purtroppo, un’ “alleanza di potenze medie” non sarebbe sufficiente per “essere al tavolo” con le Grandi Potenze, perché comunque mancherebbe di quell’ “unità di comando” e di quella potenza di fuoco digitale che sono indispensabili nell’ attuale “Guerra Senza Limiti”, come si vede nei rapporti, con i GAFAM, di UE e Cina.
Non per nulla, Trump ha platealmente revocato l’invito, inviato a Carney, a partecipare al “Board of Piece”.
Quella di Carney è una prospettiva molto diversa da quella della “Nuova Europa” di cui ha parlato Ursula von der Leyen, che sostanzialmente guarda ancora a un rapporto privilegiato con gli USA e a un fronte comune contro la Russia, e, dal “patriottismo Occidentale” conclamato, e mai smentito, da Giorgia Meloni.
A nostro avviso, i punti salienti per l’indipendenza della UE restano quelli da noi indicati nel nostro vecchio libro “DA QIN, 13 tesi per un’Europa sovrana in un mondo multipolare”.
La questione della sovranità, opportunamente sollevata da Giorgia Meloni con riferimento dell’ Art.11 della Costituzione, è infatti molto meno marginale di quanto non si creda. Sovranità di chi e verso chi? Questione fondamentale per tutti, ma soprattutto per i sovranisti.
Per De Maistre, la sovranità era tale solo se assoluta, e, per questo motivo, poteva essere solo del Papa. Trump ambisce evidentemente a un potere supremo, di carattere quasi religioso. Ma è qui ch’egli, lungi da qualificarsi come l’antagonista per eccellenza del millenarismo secolarizzato, ne costituisce la paradossale apoteosi. Per questo pone come unico limite al suo fare la propria moralità, con una sintesi temeraria fra il moralismo laico di Kant e l’idea assolutistica imperiale (“Quod principi placuit, legis habet vigorem”).Non stupisce il fatto che non piaccia al Papa americano.
3.Trump e l’ America Mondo
Certo, al centro delle strategie di Trump c’è una sua interpretazione del federalismo mondiale, fondato sulle grandi potenze tecnologiche, ciascuna dotata di una sua “sfera di influenza”, visione assolutamente adeguata alla società delle macchine intelligenti, dove conta solo chi controlla l’ Intelligenza Artificiale.In questo senso, Trump vuole una sfrera di influenza del Continente Americano (“Dottrina Donroe”, ricalcata sulla vecchia “Dottrina Brezhniev”), di cui dovrebbero far parte anche Canada, Groenlandia, Cuba, Venezuela e Colombia.
Tuttavia, questa visione non contrasta con l’idea di un’ “America-Mondo”, quale teorizzata a suo tempo da Alfonso Valladao, secondo cui tutto il funzionamento reale del mondo era già fondato, alla fine del ‘900, sugli Stati Uniti: cultura, politica, tecnologia, finanza, difesa.
Al di sopra degli Stati-civiltà che governano il mondo, USA, Cina e Russia, Trump colloca il proprio ruolo personale, che è imperiale e dinastico. In ciò, egli tenta di applicare le teorie dei politologi americani, da Khanna a Zakaria, da Yarvis a Karp, che vedono nel futuro del mondo una serie di “città-stato” monarchiche governate da dinastie multimiliardarie, sul modello degli Emirati Arabi Uniti e di Singapore, di cui i prossimi potrebbero essere Gaza, il Venezuela e la Groenlandia. Queste città-stato assumerebbero così il ruolo che, nel Sacro Romano Impero, avevano le Città Imperiali tedesche (e anche i loro omologhi Comuni Italiani), cioè quello di territori dipendenti direttamente dall’ Imperatore, e dove questi e il suo seguito soggiornavano durante i continui viaggi. Esempi tipici: Norimberga, Basilea, Costanza.
Esistono dunque un patrimonio dell’ Impero e un patrimonio della Corona, cioè della dinastia, quello che Trump vuole fare con Kutchener. Il patrimonio della dinastia è ciò che permette all’ Imperatore di sovrastare i signori territoriali e la Chiesa, controllandoli da lontano, come ora vuole fare con il Venezuela, governandolo attraverso i notabili locali tenuti in iscacco con la continua minaccia della forza.
In questo impero, coerentemente con le idee di Saint-Simon, il “potere spirituale” spetta agli “Industriali” (Musk, Thiel, Karp, Zuckerberg, Bezos), i quali sono gli unici a riflettere veramente sul futuro dell’ Umanità, a scrivere libri, a dibattere fra di loro, a controllare le popolazioni con il Web così come la Chiesa lo faceva con i Sacramenti e con l’Inquisizione.
Impero e Chiesa operano congiuntamente, secondo la teoria dei “Due Soli”.
4. “The Arsenal of Freedom”: l ’Impero Stellare di Musk e di Trump.
Che vi sia una totale assonanza fra l’interventismo senza freni di Trump in tutto il mondo (altro che “isolazionismo”!) e il progetto post-umanista delle multinazionali dell’informatica, lo rivela la manifestazione congiunta Musk-Pentagono intitolata “The Arsenal of Freeedom” in onore di Star Trek e dedicato all’integrazione fra il Pentagono e i GAFAM (il “Complesso Informatico-Digitale”; in termini cinesi, “l’unione fra il civile e il militare”).
Secondo Hegseth, l’IA di Musk sarà adottata dal personale del Pentagono insieme a Gemini AI di Google entro fine mese, gestendo anche materiale secretato. «Dobbiamo assicurarci che l’IA militare americana domini, così che nessun avversario possa sfruttare la stessa tecnologia e mettere a rischio la nostra sicurezza nazionale», ha detto. Si tratta di un ulteriore aspetto della militarizzazione accelerata della società americana per sostenere la “Guerra Senza Limiti” con la Cina.
Le iniziative di Musk riecheggiano sempre più l’immaginario post-umanista del Cosmismo russo ( Fiodorov, Lunacharski, Bogdanov, Tsiolkovski, fondatore dell’ingegneria aerospaziale), portato in America da Von Braun, fondato sull’idea che la scienza avrebbe dovuto portare alla realizzazione materiale delle profezie apocalittiche, a cominciare dalla conquista dello spazio (il “Regno dei Cieli”).
Non vediamo nessuna contraddizione fra l’originaria ispirazione “sessantottina” di Star Trek e il suo attuale utilizzo MAGA. Sono due facce della stessa religione materialistica inaugurata dal “Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco” e da Saint-Simon, e portata avanti in modo subdolo dalle culture “progressistiche”, come si era visto in tante occasioni, e, in particolare, nel caso del “Socialismo Reale”. D’altronde, tutti gl’imperialismi si sono sempre ammantati di progresso ed eguaglianza (pensiamo alle iscrizioni di Behistun, a Orazio, alla “Pax Aeterna”/”Ewiger Landfried” romana e germanica, all’ internazionalismo comunista) . Non dimentichiamo mai l’imposizione della democrazia alle città ribelli della Ionia da parte di Mardonio per ordine di Serse. Solo così si era evitato che sorgessero tanti Leonida per combattere i Persiani.
5. L’Ucraina è la nuova Prussia?
Secondo Domenico Quirico su La Stampa, l’Ucraina è divenuta, anche grazie all’ Europa, una nuova Prussia, uno Stato-esercito fatto per la guerra.
Che “lo sia divenuta” non è, a mostro avviso, esatto, perché l’ Ucraina (cioè la steppa pontica, passaggio obbligato fra gli Urali e il Mar Nero), è sempre stato un territorio di guerra. Lo stesso nome comprende la parola Krajina (confine), perché situata fra le terre dei sedentari della Valle del Danubio e i nomadi guerrieri delle steppe: gli Yamnaya, gli Sciti, i Sarmati, gli Unni, i Goti, gli Avari, gli Slavi, i Bulgari, i Khazari, i Cumani, i Peceneghi, i Variaghi, i Karaim, i Mongoli, i Tartari, i Lituani, i Cosacchi, i Nogai, i Circassi..
Una “Krajina” che parte dalle rapide (Porozhe) del Dniepr, per poi collegarsi con le fortificazioni della Frontiera Militare austriaca e ungherese della Moldavia, della Valacchia, del Banato, della Slavonia e della Dalmazia.
Vi si svolsero le guerre mitiche degli Argonauti, delle Amazzoni, dei Persiani, di Giulio Cesare, della Russia di Kiev, dell’ Orda d’Oro, e quelle storiche degli Svedesi, di Mazeppa, di Caterina di Russia; la Guerra di Crimea, la Ia e la IIa Guerra Mondiale, la Guerra Civile Russa..esaltate dalla grande letteratura russa.
Esiste quindi una lunga tradizione militare: la Guardia Variaga,Le Biline, il Principe Igor, Taras Bul’ba, i Cosacchi di Zaporizzha e del Budziak, la Guardia Bianca, gli anarchici di Makhno, l’UPA di Bandera, il Battaglione Azov, gl’ insorti del Donbass, Girkin..
Il nazionalismo ucraino è recente (come del resto la maggior parte dei nazionalismi). Si manifesta innanzitutto come indipendentismo cosacco nei confronti della Polonia (i “Cosacchi non registrati”) e dell’ Impero Ottomano, per poi svilupparsi come identità cattolica e uniate in Ucraina Occidentale, e come identità ortodossa presso il seminario di Kiev.
A metà dell’ Ottocento, Taras Scevchenko redige un manifesto del nazionalismo ucraino ricalcato su modelli polacchi. L’Impero Russo vieta i libri in Ucraino (come quelli delle atre minoranze etniche). Intanto, il Regno di Galizia e Lodomiria (intorno a Leopoli), facente parte, prima, dell’ Ungheria, poi della Cisleithania austro-ungarica, sviluppa un’ ideantità e una lingua “rutene”. Gli ortodossi filorussi vengono perseguitati. I Trattati di Brest-Litovsk cedono l’Ucraina alla Germania e all’ Austria- Ungheria. Si crea uno Stato ucraino-cosacco. IL Sud è occupato dai Bianchi. Nel Nord si fondano Repubbliche rosse, che poi confluiscono nella Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina, che aderisce all’ Unione Sovietica.
I Sovietici perseguono con metodi selvaggi (Holodomor)l’industrializzazione e l’ucrainizzazione, soprattutto del Donbass (vedi il documentario “Entusiasmo” di Dziga Vertov),mentre i nazionalisti fuggono in Cecoslovacchia. Con l’Operazione Barbarossa, gli esuli ritornano a Leopoli con i nazisti, fondando l’UPA (Esercito Rivoluzionario Ucraino) e proclamano uno Stato ucraino, che però viene represso dai nazisti.
Fino dal 2002, fu istituita, su ispirazione americana, l’organizzazione GUAM, per favorire la transizione di Georgia, Ucraina, Azerbaidzjan e Moldova verso un sistema occidentale, e, in particolare per la transizione dei relativi eserciti verso gli “standard NATO”, che, come si vede, ha avuto un effetto enorme sulla trasformazione dei relativi eserciti in partner di fatto dell’Allenza, rendendo possibili le successive guerre
Come tutti i Paesi ex sovietici, l’Ucraina resta in bilico fra Russia e Occidente. Lo stesso Presidente Zelenskij, introdotto in politica come un esperimento (era un attore che, in una serie televisiva -Sluga Naroda, Servitore del Popolo-, rigorosamente in Russo-impersonava un futuro Presidente).
Con tutte queste premesse, non è stato difficile fare dell’ Ucraina uno Stato-esercito come la Prussia. Con la premessa che anche la Prussia fu uno Stato fortemente artificiale, con una base servile baltica e una classe dirigente composta di Cavalieri Teutonici provenienti da tutta Europa, e poi di nobili Ugonotti francesi fuggiti alle persecuzioni francesi dopo la Notte di San Bartolomeo.Anche la forza politica della Prussia derivava dall’ appoggio internazionale massonico, che ne faceva il campione della lotta anti-cattolica.
Ciò detto, ha ragione Quirico a contrapporre Zelenskij (“vero capo dell’ Europa spaventata”), a un’Europa imbelle, debole, disprezzata, oltre che da Trump e da Putin, anche dallo stesso Zelenskij.
Nel “Quaderno di Azione Europeistica” di Alpina Dialexis del 2014, intitolato “Ucraina, no a un’inutile strage”, avevamo espresso l’auspicio che Kiev divenisse la capitale di una Federazione Europea comprendente anche la Russia, la Turchia, la Bielorussia e il Caucaso. E che un’Ucraina forte divenisse il Territorio Federale della Federazione. Completando, così, quello “stato-Civiltà eurasiatico che oggi non esiste, perché, tanto l’ Unione Europea, quanto la Russia, sono troppo deboli per lo scopo.
Progetto più che mai attuale nell’ ambito di una riconciliazione fra Europa Occidentale e Orientale, al di fuori delle ideologie otto-novecentesche (la “Casa Comune Europea”).
Dichiarazione dell’Unione dei Federalisti Europei (UEF) e del Movimento Federalista Europeo (MFE) in merito alle recenti tensioni tra UE e USA sulla Groenlandia e sui dazi mirati, ventilati dal Presidente Trump, quale proposta di risposta ai paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia. IL CAMBIAMENTO DI ROTTA CHE LA GROENLANDIA E I DAZI IMPONGONO ALL’EUROPA: UNA TABELLA DI MARCIA IN 7 PUNTI PER GLI STATI UNITI D’EUROPA A un anno dal secondo insediamento di Donald Trump, è chiaro che la strategia di appeasement perseguita dagli Stati membri e dalla Commissione è stata totalmente fallimentare. Non si è trattato solo di un errore di valutazione, ma di una vera e propria abdicazione di fronte alle proprie responsabilità. A partire dalle false accuse di disinformazione e limitazione della libertà di espressione, agli obiettivi arbitrari e unilaterali di spesa per la difesa della NATO e all’accordo predatorio dei “dazi di Turnberry” (15% contro 0%), alle pressioni per modificare le nostre normative digitali e ambientali, alla Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, alle sanzioni contro cittadini e ex funzionari dell’UE, alle palesi violazioni del diritto internazionale e alle pressioni illegali per l’annessione della Groenlandia, l’Europa ha subito un anno di imposizioni e umiliazioni. È arrivato il momento di dire: basta! I federalisti chiedono un immediato cambio di rotta attraverso questa tabella di marcia programmatica in 7 punti: I. Misure immediate Rigetto delle tariffe di Turnberry 2025: il Parlamento europeo dovrebbe rifiutarsi di approvare questo accordo, così iniquo. Il Consiglio non dovrebbe rinnovare la sospensione delle tariffe da 93 miliardi di euro legate a tale accordo. L’Europa non può sacrificare la sua sovranità e la sua economia per non turbare la Casa Bianca.Attivazione dello strumento anti-coercizione: l’Unione Europea deve utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione, anche nel settore digitale, per contrastare la sistematica pressione economica esercitata da Washington per impossessarsi della Groenlandia.Dispiegamento dell’UE in Groenlandia: l’attuale dispiegamento di truppe dei paesi europei in Groenlandia deve essere posto sotto il comando dell’UE e devono essere pianificate esercitazioni da parte della Capacità di Dispiegamento Rapido dell’UE. La protezione dell’integrità territoriale dell’Artico è una responsabilità comune europea. II. Sovranità strategica Assunzione di una piena responsabilità europea nei confronti dell’Ucraina: è urgente prendere piena consapevolezza del fatto che la difesa dell’Ucraina e quella dell’Europa sono intrecciate e che ricadono sugli europei. Questo comporta un aumento e un’accelerazione degli attuali investimenti per sostituire le risorse cosiddette “insostituibili” degli Stati Uniti, in particolare aumentando le nostre capacità satellitari, l’intelligence, il trasporto aereo strategico, il rifornimento in volo e la guerra elettronica di alto livello;Attivazione della difesa comune (Trattato di Lisbona): come recentemente richiesto anche da leader come Pedro Sánchez, è tempo di attivare le disposizioni di difesa comune del Trattato di Lisbona, almeno da parte degli Stati disposti a procedere, al fine di creare una catena di comando militare dell’UE e dare attuazione alla proposta di Kubilius di una forza multinazionale dell’UE dotata di 100.000 unità.Rafforzamento della promozione dei modelli UE di pagamenti digitali, compreso l’euro digitale, i social network, il software e l’intelligenza artificiale. III. Il salto federale Una riforma costituzionale per gli Stati Uniti d’Europa: il processo di riforma dei Trattati deve essere avviato immediatamente sulla base della proposta del Parlamento del novembre 2023 di costituire gli Stati Uniti d’Europa. Ciò comporta il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, un esecutivo dotato di adeguate competenze e poteri per essere in grado di agire e l’abolizione generale del diritto di veto in seno al Consiglio. L’appeasement alimenta solo l’autoritarismo e il vassallaggio; l’unità federale è la nostra unica via d’uscita. Come scrisse il poeta Hölderlin: «Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva». Bruxelles-Pisa-Pavia, 19 gennaio 2026
COMMENTI DELL’ ASSOCIAZIONE DIALEXIS
Erano 70 anni che attendevamo che la questione dell’indipendenza dell’ Europa dall’America venisse posta sul tavolo da qualcuno. Ora, sono i fatti stessi a proporla in modo imperativo, sicché tutti i soggetti del dibattito pubblico sono letteralmente costretti a parlarne.
Perchè?
Perché la transizione dalla società industriale alla società delle macchine intelligenti porta con sé tendenze nuovissime, fra le quali quattro ci riguardano in particolare:
-la creazione di un centro mondiale intorno alle grandi corporations informatiche (l’”America-Mondo”), che va inevitabilmente verso un’oligarchia sempre più ristretta, verso il mito del “Mondo Nuovo” (orwelliano e huxleyano) e verso l’esasperazione del controllo sociale attraverso le asimmetrie informative, lo spionaggio elettronico, il pensiero unico e il complesso informatico-militare;
-l’attrito sempre più lacerante fra l’”America Mondo” e le culture tradizionali dei vari popoli (umanesimo europeo, “Pasionarnosc” russa, “Vilayet e faqih“ shi’ita, “Sanata dharma” indiano, “Teologia del Popolo” sudamericana, socialismo con caratteristiche cinesi, “Ubuntu-Mubuntu” e “Njamaa” africani…)
-la lotta intercontinentale fra le diverse interpretazioni dell’escatologia (la Seconda Venuta di Cristo, il Katechon, il Punto Omega, la Singularity Tecnologica, il Superuomo, la Pace Perpetua, il Datong..), che finiscono per incarnarsi nei diversi Stati-Civiltà (USA, EU,Russia, Israele, Iran, India/Bharat, Cina), e le quali vanno verso la realizzazione di diversi esiti escatologici ( la “Repubblica Tecnologica” di Karp, Israel ha-Shleimah, il mito del “Diritto Internazionale”, il Mahdi, il Tian Xia)
-la pretesa di Trump di stabilire un proprio personale dominio di tipo imperiale sul mondo intero, sul modello del Venezuela. Di fronte a questa pretesa, non prevista nemmeno dai teorici pi# estremi del Pensiero Unico occidentale, mentre le folle scendono in piazza a Nuuk, a Copenhagen e a Minneapolis l’establishment europeo non riesce ad articolare alcun progetto concreto,.
1.La farsa delle forze di difesa europee mobilitate a difesa della Groenlandia contro il loro “padrone”, gli Stati Uniti
Dopo l’operazione militare statunitense in Venezuela, in cui il leader della Repubblica Bolivariana è stato catturato con metodi gangsteristici, il presidente degli Stati Uniti ha rinnovato pubblicamente la sua volontà di “possedere” senza limiti la Groenlandia, giustificandola intanto con una forma di “rivalsa” per essersi visto negare il Premio Nobel, e, poi, con necessità di sicurezza nazionale americana e con la minaccia di potenze come Russia e Cina. Esigenze -queste ultime- che forse sussistono, ma che non permetterebbero comunque di scavalcare i diritti di Nazioni Unite, NATO, Europa, UE e Danimarca.
L’”Operation Arctic Endurance” di alcuni Paesi Europei (che vorrebbe essere una reazione dell’ Europa alle follie di Trump) è stata derisa come simbolo della debolezza strategica (o meglio, codardia), europea, schiacciata fra le ambizioni statunitensi e l’incapacità di formulare una visione autonoma e coerente di difesa. Da un lato si mobilitano reparti e assetti militari europei per “difendere” un territorio all’interno della sfera d’influenza NATO; dall’altro, le stesse potenze hanno sempre sostenuto e sostengonola continuazione della leadership statunitense nella struttura dell’Alleanza Atlantica. La debolezza dell’ Europa risulta particolarmente chiara se confrontata con la determinazione della Cina nel reagire al golpe di Caracas (cfr. punti 3 e 4)
2.Teorizzazione dell’ “Europa Debole”
E’ così che, riferendosi alla Groenlandia, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha affermato, non senza ragione: «Gli americani proiettano forza, gli europei proiettano debolezza».Ci troviamo di fronte a un’operazione di reframing che mira a modificare la percezione del rango degli attori sulla scena geopolitica. Definire l’Europa “debole” serve a scardinare l’idea di un partner paritario e a ricollocarla nel ruolo di protetto: un soggetto che non paga pienamente per la propria sicurezza e che, quindi, non ha titolo per dettare condizioni: “non ha le carte”.E’ quanto i critici dell’ Occidente hanno sempre affermato, venendo in passato sbugiardati come fanatici visionari. Gli Stati Uniti non stanno semplicemente descrivendo uno stato di fatto, ma stanno svalutando il potere contrattuale dell’Europa. Se sei debole, non negozi: accetti. Accetti le condizioni della tua difesa, dei trattati commerciali, dell’ordine internazionale.
Quando il principale alleato — colui che garantisce l’ombrello nucleare e la logistica della NATO — dichiara pubblicamente che sei debole, invia segnali destabilizzanti. In primo luogo, parla ai suoi antagonisti globali, Russia e Cina. Comunica che la protezione americana non è incondizionata. In secondo luogo, alimenta divisioni interne al continente: tra chi spinge per una maggiore autonomia strategica (come la Francia) e chi, temendo di restare scoperto, cerca di compiacere Washington (come i Paesi baltici o la Polonia… e anche l’Italia).
Il risultato è un’erosione lenta ma costante della residua deterrenza e della coesione europea.
3.La giustificazione giuridica del rapimento del Presidente Maduro
Non per nulla il 13 gennaio 2026, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato un memorandum legale che giustifica l’Operazione Absolute Resolve, che il 3 gennaio ha portato alla cattura notturna di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores a Caracas, definendo “irrilevante” la conformità dell’azione al diritto internazionale.
Il memorandum, redatto dall’Office of Legal Counsel (OLC), sostiene una tesi radicale: l’autorità del Presidente degli Stati Uniti, derivante dalla legge domestica e dalla Costituzione, prevale su qualsiasi trattato internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite.E’ lo stesso ufficio che, ai tempi di Bush, aveva giustificato la tortura:
-Il principio Male Captus, Bene Detentus: Il DoJ ha citato il precedente della Corte Suprema del 1992 (US v. Alvarez-Machain), stabilendo che il modo in cui un imputato viene portato davanti a una corte statunitense — anche se tramite rapimento o violazione della sovranità straniera — non pregiudica la legalità del processo.
-L’Interesse Nazionale: Il DoJ ha argomentato che la cattura di un “narcotrafficante incriminato” serve interessi nazionali vitali, permettendo al Presidente di agire unilateralmente.
-L’Assenza di occupazione: Poiché non è prevista un’occupazione permanente del territorio venezuelano, l’amministrazione sostiene che non sia necessaria l’approvazione parlamentare richiesta per i conflitti bellici prolungati.
La citazione del Ministro degli Esteri italiano (“Il diritto internazionale è importante fino a un certo punto“) risuona come un’ennesima acquiescenza a Trump, che ne legittima la tracotanza. Tajani ha sottolineato che, di fronte a regimi che calpestano i diritti umani e minacciano la stabilità globale (alludendo anche ai legami Maduro-Iran), la forma giuridica può cedere il passo alla necessità politica.
4.La reazione della Cina al golpe in Venezuela
In contrasto con l’inconcludenza dell’ Europa, spicca la tempestività e l’energia della reazione della Cina (“Risposta Integrale Asimmetrica” al golpe di Caracas):
-ore 9:15 del 4 gennaio: la Banca Popolare della Cina annunzia la sospensione temporanea delle transazioni in Dollari con imprese Americane del settore della Difesa;
-ore 11:43 la State Grid Corporation annunzi la revisione de tutti i contratti con fornitori americani
-ore 14:17 la China Nacional Petroleum Corporation ha deliberato l’ annulamento dei contratti di fornitura di petrolio a raffinerie americane;la China Ocean Shipping Company que ha iniziato a evitare I porti Americani di Long Bech. Los Angeles, Nueva York e Miami
-ore 16:22 il ministro delle relazioni esterne Wang Yi offre a Brasile, india, Sudafrica, Iran, Turchia, Indonesia e altri 23 paesi termini commerciali preferenziali ai Paesi che s’impognino a non riconoscere nessun Governo venezuelano. 19 paesi hanno accettato l’ offerta cinese;
-5 gennaio:nelle prime 48ore si sono realizzate transazioni senza passare dal dollaro pari a 89mil milioni de Dollari.
5. Perché la Groenlandia è importante?
La questione della Groenlandia è passata quindi, in pochissimi giorni, dal regno delle barzellette a questione centrale della Geopolitica mondiale, come vorrebbero la storia e la geografia, soprattutto di fronte ai nuovi scenari aperti dal surriscaldamento globale e dallo scioglimento dei ghiacci artici e antartici.
Eric Il Rosso è una figura storica e leggendaria delle saghe nordiche, noto per aver fondato la prima colonia vichinga in Groenlandia intorno al 985, dopo essere stato esiliato dall’Islanda, e per essere il padre del famoso esploratore Leif Erikson, che esplorò il Vinland (Nord America). Le saghe che narrano le loro imprese, la Saga di Erik il Rosso e la Saga dei Groenlandesi, sono le fonti principali sulla colonizzazione vichinga dell’America, descrivendo le spedizioni verso occidente e le terre scoperte, come Helluland, Markland e Vinland.
La Saga di Erik il Rosso (Eiríks saga rauða: “rosso” potrebbe essere un’origine della “Rus’” di Kiev ): Narra la sua vita, l’esilio e la colonizzazione della Groenlandia.La Saga dei Groenlandesi (Grœnlendinga saga): Descrive le spedizioni di Leif Erikson verso il Vinland e narra che Leif incontrò un territorio ricoperto da lastroni piatti di roccia (norvegese antico: hellr), così lui lo chiamò Helluland (terra delle pietre piatte), che presumibilmente è l’odierna Isola Baffin. Di lì arrivò presso una terra piatta e boscosa, con spiagge bianche, che chiamò Markland (terra dei boschi), che si ritiene sia il Labrador. Quando tornarono nuovamente in quella terra, Leif e i suoi uomini sbarcarono e costruirono case.
Dopo le Guerre Napoleoniche, la Groenlandia, l’ Islanda e le Faeroer restarono in Danimarca. La costituzione danese del 1953 definisce la Groenlandia come parte della Danimarca, anche se nel 1978 è divenuta autonoma, con il diritto all’ autodeterminazione.
Uno psichiatra americano di origine ebraica Danese si ribattezzò Eric Ericson per ribadire il suo patriottismo americano. Drante la IIa Guerra Mondiale si dedicò, come oggi il “Ministro della Guerra” Hedgset, a rafforzare lo spirito guerriero dei soldati americani contro il “mammismo”
Oggi, la Groenlandia è divenuta centrale per4 lo scioglimento dei ghiacci e per la possibilità di guerra nucleare con la Russia e la Cina.
6.Possibili contromisure contro gli USA
a.Rivitalizzare la UE?
C’è chi sembra convinto che si ovvierebbe alla mancanza di progettualità già solo attuando finalmente i “sogni nel cassetto” dell’Europeismo tradizionale (Costituzione europea formale, voto a maggioranza, esercito europeo, debito comune).
In realtà, mancano, e sono sempre mancati, i presupposti di fatto per realizzare quei progetti:
(i)una cultura (non solo politica) diversa da quella occidentale, che tende a dominare ovunque (una cultura basata sulla classicità biblica e greco-romana, sull’ “antica costituzione europea” di Tocqueville, sull’intellettualità indipendente e critica);
(ii)dei ceti sociali politici, ecclesiali, militari, tecnici, imprenditoriali, intellettuali, capaci d’ incarnare quella cultura, anziché inserirsi docilmente nella falsariga della società “cosmopolitica” a guida americana (lingua inglese, partiti politici ricalcati su quelli americani, università americane, multinazionali americane come capofila, mode americane -dalla “cancel culture, al “Woke” al “tecnofascismo”-);
(iii)un movimento politico capace di esprimere la volontà di rinascita e di lotta dell’ Europa come tale (com’erano stati ad esempio i movimenti d’indipendenza dell’Italia, dell’India e della Cina).
Tuttavia, valutiamo con molto interesse il manifesto del Movimento Europeo e del Movimento Federalista Europeo pubblicato in testa a questo post, per il suo tono finalmente battagliero contro quello che definisce correttamente un anno (ma noi diremmo un secolo) di umiliazoione dell’ Europa, che ci candida automaticamente ad essere solidali con l’altro grande Paese umiliato nella storia dall’ Occidente: la Cina.
b.Riprenderci le basi americane in Europa (con quel che c’è dentro)?
In questo senso sembra orientarsi Fini; nello stesso senso Alessandro Orsini su “Il Fatto Quotidiano”, che parla di cacciata degli USA dalle basi in Europa. Come ha scritto Orsini, un partito politico che chieda la nazionalizzazione delle basi americane. Potrebbe essere quello che starebbe preparando Vannacci.
Cosa che appariva fiad ora altamente irrealistica, se non fosse che poco dopo è stata proposta ed ampliata perfino da da “Politico Europe”:
”Chief among the potential pressure points is the extensive.e network of military assets in the region, which the U.S. uses, in the jargon of geopolitics, to project American power far from home — in Africa and especially the Middle East.
Why should the U.S. continue to have access to these bases, or receive support from allies’ naval assets, air forces, or even intelligence services, if it tries to take sovereign territory from a NATO member like Denmark?
The question is so sensitive that diplomats are at pains to keep it away from the mainstream debates between governments in the summit rooms of the EU or NATO. But five officials and diplomats confirmed to POLITICO that the highly sensitive topic of how to punch back against Trump is being discussed privately across the continent.
Aside from Europe’s military assets, the U.S. also relies on Europe as a key trade partner and European governments spend many billions of dollars every year buying American weapons. All of these offer potential leverage if European customers decide to stop shopping in the U.S. ….
…But the possibility of cutting off support for American military deployments has come up, including radical suggestions to take back control of U.S. bases, one of the diplomats said…..
These include NATO’s largest base in Europe at Ramstein, Germany, and air force bases in the U.K. at Lakenheath and Mildenhall, which together host around 3,000 military personnel. The Aviano air base in Italy supports the only U.S. fighter wing south of the Alps, and is ‘a key NATO air power hub,’ according to the Center for European Policy Analysis. “
In effetti, riscattare le basi americane (magari con ciò che c’è dentro, come le testate nucleari e i centri di ascolto) sarebbe il modo più lineare di prendere in parola Trump, finanziando (con il piano europeo di riarmo) e gestendo noi, a nostro modo, la difesa NATO, non essendo più “parassiti”, bensì protagonisti. Quanto alle modalità di pagamento, sarebbero tutte da discutere.
Certamente, dalla dissoluzione della NATO chi avrebbe da perdere di più sarebbero gli Stati Uniti, che dovrebbero dimenticare tutti i privilegi attuali (centralità sulla scena mondiale, egemonia culturale, sicurezza, signoraggio del Dollaro), ma, soprattutto,, il loro “status” di Superpotenza.
c.Colpire altri interessi strategici americani:
(i)Attivare, come proposto da Macron , ‘Anti Coercion Mechanism”
(ii)Bloccare tutti gl’impegni presi verso Trump dalla von der Leyen (ciò è possibile perché, come rilevano il Movimento Europeo e il Movimento Federalista, il Parlamento Europeo non ha ancora votato, ed esistono anche mozioni contrarie importanti, come quella presentata dalla maggioranza di centro-sinistra);
(iii)Abolire l’Inglese quale “lingua veicolare”delle Istituzioni;
(iv)bloccare l’uso del web americano, come fatto dalla Cina, dalla Russia e dall’ Iran;
(v)Aderire alla “dedollarizzazione” in corso da parte dei BRICS;
(vi)sequestrare le proprietà americane come fatto con gli assets russi;
(vii)boicottare le merci americane.
7.I “Garanti della Privacy” in combutta con i massimi violatori della stessa
L’altra sera, a “8 e mezzo”, Massimo Cacciari ha finalmente detto chiaramente che quella della “Privacy” è una colossale messa in scena:
-perché l’armamentario giuridico con cui si pretenderebbe di ingabbiare l’onnipervasivo fenomeno del controllo totale è assolutamente inadeguato;
-perché le cosiddette “Agenzie indipendenti” sono solo dei carrozzoni ad uso della classe politica.
Di fronte a un’enorme “congiura” che ha creato strumenti onnipotenti come la Rete, le intercettazioni, i Big Data, l’Intelligenza Artificiale, i Troll, gli Hacker più o meno patriottici, ecc…, gli Stati, quando non se ne facciano, come gli USA, gli espliciti difensori, tentano comunque (come la Cina o Israele), di usarli a fini militari, oppure se ne disinteressano.Nel caso dell’ Europa, accade qualcosa di ancora più perverso. A parole, si proclamano altissime (ma vuote) filosofie di “Umanesimo Digitale”. In pratica, si vive in combutta con i poteri informatici, a cominciare dalle 16 agenzie americane di intelligence, dalle agenzie e imprese israeliane e dai GAFAM. Poi, si copre il tutto con una rete inestricabile di norme europee e nazionali prive di reale contenuto (che per altro sono vissute dai GAFAM come una sorta di oltraggio, sì che Trump, per l’onore dell’ America, le vorrebbe abolite).
L’Agenzia per la Tutela della Riservatezza dei Dati costituisce un caso estremo, sul quale giustamente stanno tentando di fare luce i media, il Parlamento e la Magistratura.Presidiata da politici falliti, che però riscuotono un enorme appannaggio (250.000 Euro annui), esso si occupa di tutto tranne che della sua missione istituzionale.
Nelle sue recenti attività, il Garante, oltre ad avere apparentemente speso cifre enormi in spese non istituzionali, ha “negoziato” con META una multa spettacolare di 4 milioni di Euro, finendo per ridurla a 1 milione. Quest’ ultimo episodio dimostra quanto poco deterrente sia, per i GAFAM, la legislazione europea sull’informatica, sicché i GAFAM, che hanno sede in America, ignorano bellamente le regole e le sanzioni delle Autorità europee, come nel caso del divieto di trasferimento dei dati in America in base alle Sentenze Schrems, o della sanzione fiscale di 13 milioni di Euro per Google, che fu rimborsata dal Governo irlandese. Esse sono perciò parte integrante ed essenziale del sistema di spionaggio capillare co cui gli USA mantengono il controllo sugli Europei.
Per tutti questi motivi ed altri ancora, giustamente Cacciari proponeva, non solo di azzerare il vertice dell’ Autorità Garante, ma addirittura di abolire la stessa.
8.Parlare con la Russia (e con la Cina).
Questa cosa, ritenuta oggi il massimo della “scorrettezza politica”m è quanto si era sempre fatto prima della guerra in Ucraina, dai tempi degli Zar, all’ Unione Sovietica, a Gorbacev, Eltsin e Putin. Come non ci stanchiamo di ripetere, la Russia è parte integrante ed essenziale dell’Europa, così come la Groenlandia e l’Ucraina, ma anche come Cipro, la Turchia, il Caucaso e gli Urali. Solo che la Russia è molto più grande e più importante di tutti gli altri Paesi europei.
Ora, è la stessa premier Meloni, garante dell’ortodossia atlantica, a propugnare questa linea di condotta.
Abbiamo ripetuto infinite volte che:
a.i primi “indoeuropei” erano gl’”Iperborei” di Platone, del Vendidad e del Bundahishn, ripresi da Tilak, Evola e dal primo Dugin, che vivevano nell’ Artico prima dell’ epoca glaciale;
b. Subito dopo venne la “Cultura Yamnaya”, sorta lungo il Don e il Volga nel 4500 a.C.;
c.la Crimea fu sede di antiche epopee micenee, come quelle di Giasone, di Teseo e di Ifigenia in Tauride;
d.il Regnum Bospori appartenne lungamente all’ Impero Romano e a quello bizantino;
e.per la Russia passarono Baltici, Unni, Avari, Bulgari e Magiari;
f.la Russia (Gardariki) fu fondata da Vikinghi (i Variaghi), che confederarono slavi, finnici e tartari, con lo scopo di commerciare con Bisanzio il termine Rus significherebbe Rematori, ma non escluderemmo che derivi da “Rosso” (hraudi), come Eirik il rosso;;
g.il “Battesimo della Russia di Kiev” fu dovuto ai Bizantini;
h.Zoé/Sofia Paleologa portò a Mosca la tradizione della Terza Roma e la sua biblioteca di autori classici;
i.Pietro il Grande fondò sul Baltico una capitale dal nome olandese e in stile palladiano (Sankt-Petersburg);
l.la tedesca Caterina II vi costruì l’Ermitage, l’Arca Russa in cui sono tutt’ora custoditi i tesori dell’ arte europea;
m.illuministi come Leibniz e Diderot si dedicarono a diffondere in Russia la cultura;
n.Alessandro I fece redigere la versione russa della Santa Alleanza, nella quale si definiva l’Europa come “La Nazione Cristiana”;
o.Joseph de Maistre, Primo Ministro sabaudo e ambasciatore in Russia, scrisse a San Pietroburgo “Les Soirées de Saint Petersbourg », il capolavoro del pensiero conservatore europeo;
p.il poeta Tiutchev era stato ambasciatore presso il Regno di Sardegna, a Torino
q. Dostojevskij assegnò alla Russia la missione di “salvare l’Europa” dalla Modernità
r.Gorkij visse in una villa a Capri, in cui ospitò la scuola dei quadri del Partito Bolscevico, e ebbe a casa sua Lenin e Trotskij;
s.Aleksandr Blok scrisse “gli Sciti”, con cui invitava gli Europei all’ alleanza con la Russia
t.Viaceslav Ivanov, trasferitosi a Roma e convertitosi al cattolicesimo, invitò, nelle sue poesie , l’Europa a”respirare con i suoi due polmoni” (occidentale e orientale. Giovannoi Paolo II usò costantemente questa metafora.
u.Palmiro Togliatti visse a lungo a Mosca dove insegnò all’ Istituto dei Commissari Politici del PCUS presso l’Armata Rossa;
w.In onore di Togliatti, la città costruita in Tatarstan per la fabbricazione delle Lada fu battezzata “Togliatti”
y.Michail Gorbatcev, Segretario Generale del PCUS e Presidente dell’Unione Sovietica, si batté per la costruzione di una “Casa Comune Europea”, e a questo fine organizzò, con Francois Mitterrand, la Conferenza di Praga per la creazione della Confederazione Eurasiatica;
z.Vladimir Putin, nel 2007, in occasione dei 50 anni del Trattato di Roma, scrisse su “La Stampa” di Torino:
-“in quanto pietroburghese, mi considero a tutti gli effetti europeo”
-“l’Unione Europea costituisce la più grande realizzazione politica del XX° Secolo”;
aa.in occasione della conferenza di Pratica di Mare, fu inaugurata, sotto gli auspici di Berlusconi, la Partnership NATO-Russia;
ab.durante la Pandemia, l’Armata Russia inviò un convoglio militare d’urgenza con aiuti sanitari.
a.c. Prima della guerra in Ucraina esistevano vari gasdotti che portavano il gas dalla Russia all’ Europa, che furono fatti saltare durante la guerra. Intanto, è stato vietato l’import di prodotti petroliferi dalla Russia, con un incremento mostruoso dei costi in Europa e la stagnazione delle nostre economie.
Con tutte queste premesse, come sarebbe possibile non parlare con la Russia? Davvero, perché non possiamo parlare con chi avvia una guerra contro uno Stato esistente? E allora, l’attacco degli USA al Canada nel 1812? E quello al Messico?e il “Grido di Dolore” di Vittorio Emanuele II? E l’aggressione alla Serbia da parte della NATO?
Per fortuna, il nuovo ambasciatore italiano a Mosca, Beltrame, accreditato ieri al Cremlino, sembrerebbe culturalmente orientato a sostenere questo dialogo.
Per quanto mi riguarda, avevo lavorato ai progetti di stabilimenti FIAT in Russia, avevo ricevuto a Torino Alexej Komov, rappresentante del Patriarcato di Mosca, e avevamo parlato insieme al Palazzo della Provincia di Torino.
Parlare con la Russia della Groenlandia è fondamentale perché:
a)la Russia condivide la condanna europea della rivendicazione americana;
b)La Russia è la maggiore potenza artica, e quella maggiormente idonea a coltivare, a fini pacifici, le rotte artiche;
c)L’Europa condivide con la Russia (e con il Canada)enormi minoranze etniche Ugo-finniche e turchiche (prima di tutto gli Inuit, poi i Sapmi, Finnici, Estoni, Vepsi, Careliani, Nenec, Mari, Bashkiri, Komi, Permiacchi, Sirieni, Mordvini, Bashkiri, Tartari, Nganasan, Yukagiri, Sakha, Ciukci, Tungusi, Aleuti), che, con lo scioglimento dei ghiacci, diverranno popolazioni centrali nel mondo, dai punti di vista culturale, economico e militare
E’ chiaro che, con pretesti capziosi, si vuole distruggere un legame millenario ed essenziale fa l’Europa e i suoi popoli periferici, per impedire che si prenda atto di un’ Identità Europea che va al di là dei governanti, dei governi, dei regimi, dei diritti, dei torti e delle ideologie, e costituisce l’unico solido fondamento per la costruzione di un forte Stato-Civiltà capace di fronteggiare vittoriosamente le Multinazionali del Web, le quali vogliono imporsi agli Stati, e, in primo luogo, agli Stati Uniti.
Intanto, la von der Leyen sta addirittura negoziando con gli USA un nuovo accordo che permetterebbe di consegnare i dati privati dei cittadini alla famigerata ICE, la polizia di frontiera americana.
1.I dazi, la Groenlandia, la penalizzazione di Breton
I dazi erano stati imposti da Trump con la motivazione che noi Europei saremmo dei “parassiti” che “derubano l’America”, con il loro “surplus commerciale”, quando in realtà è l’America che ci ha taglieggiati da 80 anni con la sua fornitura di pretesi “servizi”, non richiesti -perché non sono altro che il pagamento travestito di un tributo (basi militari, banche d’affari, società di rating e revisione, piattaforme digitali), con cui il deficit commerciale ampiamente si compensa -. Dazi che sono stati ulteriormente rincarati con l’imposizione di investimenti forzosi negli USA, più acquisti forzati di prodotti della difesa. Il punto di scontro (per altro prevedibile) è stato infine la richiesta di un alleggerimento, per le piattaforme americane, delle normative europee in materia digitale (antitrust, tasse, privacy, intelligenza artificiale), che ha dimostrato che Trump è solo una testa di legno dei GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft, ma ora dovremmo aggiungere Palantir, META,X: “GAMPFAMX”?).
La nomina di un “Rappresentante” per la Groenlandia è stata chiaramente quella di un governatore americano su un territorio oggi europeo, atto che anticipa la promessa annessione “manu militari”. D’altronde, l’affermazione che “il Canada e la Groenlandia ci servono per la difesa nazionale, che equivale alla difesa del mondo” significa che, contrariamente alla propaganda di Trump, gli USA sono tutt’ora (o pretendono di essere ancora) l’unico impero mondiale, i cui interessi strategici si assume coincidano con quelli dell’ Umanità. In tutto ciò, gli Europei, lungi dall’ essere degli alleati, sono degli estranei, o ancor meglio dei sudditi, che non debbono immischiarsi nelle scelte sovrane dell’America.
La sanzione unilaterale a un (ex-) commissario UE e a giudici della CPI confermano quanto sopra affermato: gli USA si considerano al di sopra di qualsivoglia autorità europea e internazionale, ch’essi possono sanzionare a loro piacimento per via amministrativa, senza diritto di ricorso, con una laconica motivazione “Ci hanno danneggiati”. Siamo sudditi, e la lesa maestà degli States è di per sé il delitto più grave. Va già bene che non ci fanno uccidere da droni assassini come i generali iraniani, e come Zelenski vorrebbe fare con Putin.
2.Si può creare una “deterrenza anti-USA”?
In conseguenza di tutto ciò e altro ancora, come scrive giustamente Bill Emmot su “La Stampa” di Sabato 27,“la deterrenza non è più necessaria soltanto per mantenerci al sicuro dalla Russia: è necessaria per mantenerci al sicuro dall’ America”. Come abbiamoscritto in precedenti post,i motivi di fondo per opporsi all’ America in realtà sono molto più solidi di quelli per opporsi alla Russia, la quale ultima, come del resto anche l’ Ucraina, è semplicemente una delle tante macro-regioni dell’ Europa (anzi, è la più grande, e per questo avrebbe dovuto fare oggetto fin dall’ inizio di una considerazione speciale).
Peccato che, per opporci agli USA, per dirla con Trump, noi “non abbiamo le carte”. Infatti, per 300 anni lobbies trasversali hanno fatto di tutto per farci allineare sempre più con la cultura , i valori e i sistemi militari americani. Gli USA non sarebbero divenuti indipendenti senza le truppe inviate da Luigi XVI(che se ne dovette pentire amaramente) e i buoni uffici delle “Logge Militari”. Le insurrezioni “liberali” in Europa furono fomentate dagli esuli napoleonici delle due Americhe(fra cui Garibaldi).La Francia e la Russia vendettero agli USA per importi irrisori (prestati da banche europee) la valle del Mississippi e del Missouri (la Luisiana francese) e l’Alaska. Nella IIa Guerra Mondiale, per espresso riconoscimento del Presidente americano di allora, gli USA finanziarono tanto i nazisti quanto i sovietici, in modo da essere in ogni caso dalla parte del vincitore. Dopo la guerra, crearono strutture segrete come Gladio, attraverso le quali finanziarono i “servizi deviati” e la “strategia del terrore”. Imposero alle nascenti Comunità Europee, attraverso teorici operanti negli USA (Mitrany), l’autolesionistica ideologia “funzionalistica”, e, all’ Italia, la vera e propria distruzione della divisione informatica dell’ Olivetti (vedasi il film della RAI e il libro della giornalista Melrose), che, con il P101, si avviava a dominare il mercato mondiale, e, innanzitutto, quello americano. Sottraendo inoltre la direzione del Movimento Europeo perfino al fedelissimo Churchill, Imponendo, ai nuovi Stati membri, l’adesione alla NATO prima che all’Unione Europea, resero impossibile il crearsi, nel Consiglio, di una maggioranza neutralista. Quando Mitterrand e Gorbaciov s’ incontrarono al Castello di Hradcany per avviare la “Casa Comune Europea”, s’intromise Bill Clinton, e così non se ne fece nulla. Si rese la vita impossibile all’ EADS (società aerospaziale europea), che presto ripiegò sul ben più modesto formato dell’Airbus. Quando l’Italia aderì alla Via della Seta, Pompeo, e poi Biden, chiesero espressamente a Conte e a Giorgia Meloni, di ritrarsi dall’ accordo.Oggi, quando Airbus tenta, per l’ennesima volta, di uscire dal “Cloud” americano, si scontra con le posizioni acquisite da Palantir.
Per creare una vera “deterrenza” come suggerisce Emmot, bisognerebbe avere molto più coraggio.
3.La Presidenza Trump, braccio armato dell’impero dei GAFAM
Nel 1998,il Parlamento Europeo aveva scoperto l’esistenza della rete di ascolto Echelon, costruita dagli Stati Uniti in tutto il mondo, destinata a spiare tutte le conversazioni pubbliche e private, civili e militari, soprattutto dei Paesi “alleati”. Nel 2007, gli USA avevano implementato Echelon con il nuovo sistema Prism, tecnologicamente più avanzato. Edward Snowden aveva dovuto rifugiarsi in Russia dopo averne rivelato al mondo l’esistenza.
In tal modo, gli USA hanno acquisito rispetto al resto del mondo un vantaggio d’”intelligence” difficilmente recuperabile (che è il segreto della lunga resistenza dell’ Ucraina).
Nel 2014 , Schmidt e Cohen avevano scritto, in “The New Digital Age”, che Google avrebbe dovuto subentrare alla Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo. Con ciò, inauguravano l’attività pubblicistica dei guru dell’ informatica e il progetto politico di conquista del potere mondiale assoluto. Nello stesso periodo, Valladao teorizzava l’”America-Mondo”, una megamacchina mondiale governata centralmente dagli USA attraverso l’informatica. Poco dopo, ne “I signori del Silicio” Evgeny Morozov spiegava che, attraverso la “società della sorveglianza”, l’establishment americano tenta di frenare lo slittamento del suo potere verso l’Asia, “bloccando” le società occidentali. Sempre Schmidt ha promosso la Commissione NSCAI, destinata a rinnovare negli Stati Uniti una nuova possente politica di aiuti di stato all’industria digitale, con l’obiettivo, espresso dal relatore Schumer, di “mettere il mondo intero fuori mercato”.
Con il 2° mandato di Trump, i guru dell’informatica hanno rovesciato le loro preferenze politiche (che prima andavano ai Democratici, quando non alla cultura “woke”), passando in blocco al movimento MAGA. Essendo oramai completata la “pars destruens” della loro azione politica, consistente nel rincretinimento dell’Intelligentija con l’ideologia “Woke”, possono ora mostrare “in positivo” il loro vero volto: una setta fanatica e assetata si potere “incistata” negli USA e avviata alla conquista del mondo. Ultimamente, i direttori tecnici dei GAFAM sono stati incorporati, su iniziativa di Trump, nell’ Esercito Americano con il grado di Tenente Colonnello , imitando il modello cinese di “Fusione del Civile e del Militare”.
E’ questa, non già l’ambiente, la ripresa delle guerre o le autocrazie, la vera sfida per l’Umanità.
4.Il “Pacchetto digitale” UE al centro della rottura transatlantica
Si evidenzia così la logica dell’azione di Trump contro Breton. Per quanto la recente legislazione europea, estremamente carente, non abbia affatto frenato la presa di potere dei GAFAM (anzi, li abbia coperti ideologicamente) , la seconda presidenza Trump costituisce per essi, dopo la Commissione NSCAI, un’irripetibile occasione per mettere lo Stato americano al servizio del loro controllo sul mondo (il “momento straussiano” salutato da Thiel). Per questo essi, fedeli in ciò alle idee di Saint-Simon, hanno lanciato ciascuno un proprio libro e una propria ideologia, che giustificano tutti il ruolo dominante dei leader informatici all’ interno della “Repubblica Tecnologica”americana (Karp:epistocrazia, conservatorismo).
La legislazione tecnologica europea, sulla privacy, sull’ intelligenza artificiale e sui contenuti sul web, è basata sostanzialmente sull’idea che ciò che è vietato fuori dal web lo sia anche dentro. Con ciò, essa non ha colto il nocciolo della Società del Controllo Totale: la mutazione esistenziale che l’informatica sta inducendo nell’essenza dell’Umanità, spegnendone l’individualità, la libertà, la creatività, e, quindi, la vita (Joy,Anders, Asimov, Rees, Yudkowski). Se l’Intelligenza Artificiale non fa altro che ripetere, assolutizzato e moltiplicato all’infinito e classificato in modo statistico, ciò che l’Umanità vi ha messo dentro (in pratica, la cultura della Modernità, già di per sé un’era di stagnazione e mediocrità), alla fine del processo gli uomini resteranno schiacciati dal peso del passato e del collettivo, e, senza alcun imprevisto, nessuno potrà più inventare nulla. Condizione ideale per un controllo centralizzato del mondo da parte delle macchine (la “Società del Controllo Totale”). Non c’è da stupirsi se, come già immaginava Capek nel 1923 e ora si sta ampiamente avverando, da quando esistono le Macchine Intelligenti, nessuno vuole più avere figli, perché non esiste più il futuro per gli umani.
Pur nei suoi modesti limiti, la legislazione europea costituisce comunque un ostacolo (insieme ai BAATX cinesi e ai “firewalls” russo e indiano), al controllo dei GAFAM sul mondo intero. Secondo i GAFAM, questi ostacoli devono essere eliminati dall’ America non appena possibile, ed ecco che interviene, servizievole, il Presidente Trump.
5.La “Finestra di Overton” nella Società della Sorveglianza Totale.
Uno degl’infiniti aspetti del controllo dei GAFAM sulle società mondiali è il crescente monopolio dei “social networks” fra gli strumenti di comunicazione di massa. Per questo, la loro evoluzione s’incrocia con la lotta per l’influenza ideologica (“cultural wars”), lotta che mira a veicolare una ideologia dominante come strumento di coesione sociale e di condizionamento della politica. Nelle “democrazie occidentali”, quest’esigenza è più forte che in tante altre società. Infatti, svanita la forza plasmatrice della tradizione, venute meno le “élites naturali”, spappolatasi la “Cultura Alta”, anche le masse popolari sono in preda a un sostanziale nichilismo, a cui si tenta di porre un freno mediante la costruzione e la diffusione di “Grandi Narrazioni” che spieghino la realtà e diffondano autoritativamente standard di comportamento omologati (i cosiddetti “valori non negoziabili”). Nel mondo della cultura di massa, non è più ammessa la competizione, per quanto limitata, fra diverse “visioni del mondo” (religiose, filosofiche, politiche), come accadeva ancora nel XX° secolo, bensì s’impone un unico indirizzo, risultato volta per volta di una lotta fra diverse lobby mediatiche, all’ interno di una fascia molto ristretta di opinioni, ricompresa in ciò che viene chiamato “Finestra di Overton”, all’ interno della quale debbono situarsi tutte le opinioni ammissibili. E’ ciò che viene definito gramscianamente come “egemonia culturale”.
Nel XX° secolo, i limiti della Finestra di Overton erano fissati per legge (democrazia, antifascismo). Oggi, questi limiti vengono imposti con l’informatica (vedi la vicenda “X”), colpendo con la cancellazione le opinioni che non si conformano alle norme sociali prevalenti (“Fake News”, “Hate Speech”, “Ingerenze Maligne”). Per questo, è divenuto fondamentale chi, e come, fissa i limiti della Finestra di Overton: negli Stati Uniti, i “giornaloni”, le TV GAFAM o X; in Europa, il Consiglio Europeo, la Corte di Giustizia, le “Agenzie” regolatrici, le Corti Costituzionali.
La presa del potere da parte del movimento MAGA ha comportato che, ai limiti posti tradizionalmente dalle culture di sinistra (“Cancel culture”, “Woke”, “Gender”) si stiano sovrapponendo quelli della “Alternative Right” (“Ordo Amoris”, “America First”). Questo periodo di transizione viene presentato come una liberazione, nel senso che le vecchie barriere sono state sostituite, e l’effetto delle nuove non è ancora chiaramente percepibile .
Nel rapporto transatlantico, questo risulta particolarmente evidente. Infatti, in USA e in Europa vigono oggi due tipi diversi di “Finestre di Overton”: in America, quella emergente del movimento MAGA; in Europa quella, preesistente, delle culture “woke” e “gender”. Perciò, i GAFAM e, di conseguenza, l’Amministrazione Americana, condannano la legislazione europea sui Media tra l’altro perché violerebbe la libertà di espressione, vietando cose che in America non sono più vietate (per esempio, i reati di opinione legati al fascismo, oppure quelli legati a una visione “tridentina” della sessualità).
Queste differenze (in fondo marginali), vengono ingigantite dalla narrativa MAGA, che vede nell’Unione Europea l’ipostasi stessa del “nemico interno”: il centro-sinistra anti-trumpiano.
Da ciò è derivata la politica ufficiale del Dipartimento di Stato contro gl’ “ individuals who have led organized efforts to coerce American platforms to censor, demonetize, and suppress American viewpoints they oppose. These radical activists and weaponized NGOs have advanced censorship crackdowns by foreign states—in each case targeting American speakers and American companies. As such, I have determined that their entry, presence, or activities in the United States have potentially serious adverse foreign policy consequences for the United States.
Based on these determinations, the Department has taken steps to impose visa restrictions on agents of the global censorship-industrial complex who, as a result, will be generally barred from entering the United States. Further, based on the foreign policy determination, the Department of Homeland Security can initiate removal proceedings against certain individuals pursuant to INA section 237(a)(4)(C), which renders such individuals deportable.
President Trump has been clear that his America First foreign policy rejects violations of American sovereignty. Extraterritorial overreach by foreign censors targeting American speech is no exception. The State Department stands ready and willing to expand today’s list if other foreign actors do not reverse course.”
Così, Breton e altri sono stati condannati per avere “spinto le piattaforme americane a censurare, boicottare e reprimere punti di vista americani”, per “avere promosso attacchi censori di Stati esteri, ai danni di autori e imprese americani”, costituendo così un “complesso globale di censura industriale”, “violando la sovranità americana”. In sostanza, tutto ciò che è americano deve arrivare dovunque nel mondo; ciò che è “Un-American” dev’essere vietato.
6.La guerra fra “Manifesto Cyber” e “Ordo Amoris”
Certamente, l’Amministrazione Trump ha buon gioco nel denunziare il clima censorio che è sempre esistito (anche sotto l’influenza americana) nell’ Europa post-bellica: i reati di opinione, in continuo aumento in questi anni (divieto de negazionismi, per esempio sull’ Holodomor; divieto di simboli totalitari; divieto di omofobia; divieto di Hate Speech; divieto di antisionismo), le campagne “contro la disinformazione”, in particolare quelle contro i media dei Paesi extra-europei (come FR e Sputnik).. Ma non è che l’America sia esente da questa colpa, perché, come ampiamente illustrato da Eric Voegelin, i Paesi “democratici” sono altrettanto “totalitari” di quelli cosiddetti “Marxisti” o “Fascisti”, e l’inasprimento della repressione contro il dissenso deriva dal clima pre-bellico fomentato ovunque soprattutto dagli USA da quando esistono i BRICS. Poi, proprio Trump ne sta combinando di tutti i colori: dalla “normalizzazione” del New York Times, alla cacciata dei giornalisti ostili…Infine, se vi è un Paese in cui l’opinione pubblica è imbrigliata dai media e dai social, è proprio l’America.
Tuttavia, l’Amministrazione americana tende a esagerare questi problemi, perché oggi la politica negli USA è particolarmente polarizzata, sicché l’Europa viene descritta come la quintessenza della “cultura woke”, che va estirpata in quanto attacco all’ “Identità Occidentale”. Tipico a questo proposito il discorso di A.D.Vance alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza. Discorso che per altro si inserisce nella polemica fra Vance e il Papa americano, proprio sull’ interpretazione di un concetto fondamentale di quel Padre della Chiesa:l’”Ordo amoris”, sul se sia lecio per i Cristiani “graduare” l’amore fra i “prossimi” e i “più lontani”.Su questo punto, noi non siamo d’accordo, né con il Papa, né con Vance, perché,a nostro avviso, avviso Agostino pensava a un fatto molto personale e intimo: il distacco dalla sua amante per seguire la sua vocazione ecclesiastica. Inoltre, San Tommaso aveva fatto salva la gerarchizzazione di Sant’Agostino, ma inserendo un correttivo per lo stato di necessità.
Si è realizzata qui un’inversione di ruoli fra USA ed Europa, nel senso che, mentre nel 1796, gli Stati Uniti rappresentavano l’ideologia utopica dei Diritti Universali dell’ Uomo, essi si presentano come i rappresentanti a livello mondiale di una volontà di restringere tale carattere universale (per esempio nei rapporti di genere e verso il resto del mondo), e accusando l’Europa di “essere troppo a sinistra”per le sue politiche di immigrazione e LGTB+ (per altro copiate pedissequamente dall’America). In sostanza, si accusa l’ Europa di continuare ad attenersi alle politiche propri della precedente Amministrazione americana.
Questa rappresentazione è troppo schematica, perché la dicotomia “destra-sinistra” non funziona più da circa un secolo (cfr. Sorel, D’Annunzio, Mussolini, Sternhell, Blair, ecc..), ma è soprattutto inservibile oggi, quando i problemi sono ben diversi che al ,momento della Rivoluzione Francese, quando quella terminologia era nata.
Nel movimento MAGA sono confluite posizioni “teocon” (p. es. il “Momento Straussiano” di Thiel), “tecno-fasciste” (Yarvis), cattoliche conservatrici (A.D.Vance), mentre in Europa è divenuto difficile distinguere fra post-marxisti, post-democristiani, post-fascisti e puri e semplici populisti, per altro tutti accomunati da una generica credenza nel “Progresso” e nella “Democrazia”.
In sostanza, la colpa degli Europei sarebbe che la loro intolleranza è diversa da quella dell’ America perché i partiti al potere sono diversi; gli USA pretendono ora, con MAGA al potere, la stessa cosa che pretendevano i Democratici, cioè l’allineamento ideologico con il presidente in carica. Peccato che i MAGA non siano neppure coerenti con i propri presupposti ideologici, perché i GAFAM sono i motori immobili e i propulsori dell’omologazione “woke”, che avanza grazie alla trasformazione dell’ umanità in Cyborgs, che, come affermato correttamente in “Manifesto Cyborg” di Donna Haraway, ottunde le differenze fra i sessi, e, in tal modo, apre la strada alla “fluidità di genere”. Solo tale trasformazione rende infatti credibile l’ideologia della “Transizione”.
7. Credere ancora nella “Sovranità Digitale”dell’ Europa?
Dai tempi del Generale De Gaulle e di Jean-Jacques Servan-Schreiber, molti in Europa hanno agitato un programma d’indipendenza tecnologica dagli USA, ma tutti li hanno abbandonati. Basta confrontare la situazione in cui si trova oggi l’Europa con quella in cui si trova la Cina, che, libera dai condizionamenti americani, ha realizzato molti dei programmi che De Gaulle aveva pensato per l’Europa: lanciatori spaziali, satelliti artificiali, aerei ipersonici, treni ad alta velocità. Al contrario, Macron , che si è costantemente sbilanciato nel promettere programmi di autonomia, non ha neppure recuperato le posizioni di Mitterrand e Chirac, perdutee nel 2013 con lo smantellamento dell’ EADS. Tutto ciò è in realtà uno dei motivi fondamentali dell’ Euroscetticismo.
Casi quali la spinta politica degli Usa per escludere le Big Tech dalla tassa minima globale negoziata da OCSE e G20, l’affondo del vicepresidente J.D. Vance a favore dei tecno-oligarchi contro la (indubbiamente ipertrofica) burocrazia europea, il sostanziale assorbimento nel perimetro delle Big Tech del progetto di cloud sovrano Gaia-X e il motore di ricerca QWANT mostrano quanto sia oggi ancor più complesso, per l’Europa, trovare una via autonoma. E perfino aziende come Airbus, che, pure drasticamente ridimensionata nel 2013, rappresenta la più compiuta e pressoché irripetibile esperienza di campione europeo integrato in un settore industriale trainante, hanno difficoltà a uscire dagli ecosistemi tecnologici americani.
Airbus mira oggi a investire almeno 50 milioni di euro per l’emancipazione dal cloud americano “.Un obiettivo dichiarato dai governi francesi e tedeschi da molti decenni, ma che non è mai stato raggiunto, anzi, ha portato addirittura alla dissoluzione dell’ EADS, il grande conglomerato franco-tedesco-inglese- spagnolo dell’ aerospazio.
8.Airbus e Palantir
Del resto, se anche si riuscisse a uscire dalla governance tecnologica statunitense, per aziende come Airbus resterebbe da scalare il livello successivo, quello della gestione strutturata dei dati. E la stessa esperienza dell’azienda a guida franco-tedesca conferma che è proprio qui che si trova forse il vero valore aggiunto statunitense.
Da circa un decennio, infatti, Airbus coopera strategicamente nientemeno che con Palantir, l’azienda americana del data mining e dell’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza guidata dal Alex Karp e finanziata da Peter Thiel, ambedue tecno-oligarchi vicini al presidente Trump e scrittori teorici del “tecnofascismo” dei GAFAM.
Skywise è un ecosistema integrato che aiuta le compagnie aeree, i fornitori di servizi di manutenzione, revisione e revisione (MRO) e i produttori di apparecchiature originali (OEM) a estrarre informazioni fruibili da dati complessi sugli aeromobili, cosa che non sarebbe possibile senza un partner come Palantir
L’Europa continua a essere profondamente dipendente da infrastrutture digitali, modelli linguistici componentistica e servizi cloud sviluppati altrove. Nonostante l’ambizione normativa, oltre il 75% del cloud europeo è gestito dai tre grandi provider statunitensi e più dell’80% dei modelli Llm usati per addestrare i sistemi di Ai generativa arriva da aziende extra-europee. È un divario strutturale che non riguarda solo la competitività tecnologica, ma la capacità di mantenere autonomia decisionale in un contesto geopolitico sempre più instabile.
Come dimostrano l’esperienza americana e cinese e i fallimenti europei, la sovranità digitale è una realtà complessa, che ha come fondamento una cultura umanistico-digitale basata sulla propria identità culturale.
Mentre il progetto digitale dei GAFAM si fonda sulle pretese messianiche del sansimonismo, dell’ unitarianesimo e del trascendentalismo, e quello cinese sulla sintesi fra i San Jiao e il socialismo visto con le lenti di Mao e di Xi Jinping, l’attuale progetto digitale europeo, che sottintende, senza dirlo, il pensiero di Teilhard de Chardin, è ancillare al messianesimo americano, e quindi non può reggere da solo. Mancano degli strateghi che non si limitino a copiare gli Americani. Perciò, occorrerà, con fondi pubblici, avviare un energico processo di formazione teologica, filosofica, storica, politica, pedagogica, informatica e militare, alternativa a quella impartita nelle grandi Università e centri di ricerca americani.
Secondo l’Avvenire,”E’ ora che l’Europa decida che cosa vuole essere”.Mauro Magatti propone di “convocare al più presto una conferenza straordinaria dei capi dei governi che metta all’ordine del giorno la visione del mondo europea”Infatti, “il tempo delle rendite simboliche è finito”,in quanto “i pilastri dell’ integrazione europea postbellica traballano, erosi dal tempo e dall’incalzare dei mutamenti”. Traballano, aggiungiamo noi, insieme alla visione del mondo millenaristica dell’ Occidente postbellico, secondo cui, con la Shoah, Hiroshima, Nagasaki, le Organizzazioni Internazionali e la caduta del Muro, sarebbe iniziato un Millennio finale di “Pace Perpetua”(la “Fine della Storia”). Né l’Avesta, né l’Apocalittica ebraica, né il Libro dell’ Apocalisse, né San Paolo, configurano il “Millennio” come una Pace Perpetua, bensì semmai come una tregua con Satana, in attesa dell’ Anticristo e della lotta finale, fino al Giudizio Universale. La “Pace Perpetua” non può regnare nel mondo, perché l’Umanità è una “Massa Damnationis”, così come non può regnare l’assoluta fraternità e giustizia. Del resto, ciò corrispondeva all’ esperienza concreta del fallimento delle varie “Paci Perpetue” proclamate da vari imperatori, e mai durate più dell’“espace d’un matin”.
L’idea che la Pace Perpetua possa avvenire prima della Fine del Mondo è proprio l’illusione che prelude all’ Eterogenesi dei Fini, la pretesa “anticristica”ben messa in scena nel Racconto dell’ Anticristo di Soloviov, e dalla quale, secondo San Paolo, ci proteggerebbe il Katèchon di cui parla Carl Schmitt.
1.I tre finti pilastri della UE
I pilastri attribuiti al “Modello Europeo” dalla Dichiarazione di Copenaghen del 1973 sull’ Identità Europea erano: Lo Stato di Diritto; la Democrazia; il Welfare. Tuttavia, come scrive Magatti, “Lo Stato di diritto rischia di trasformarsi in un moloch burocratico che soffoca la vita e lo spirito di iniziativa; la democrazia rischia di ridursi a procedura vuota, mero rituale elettorale lontano dalle speranze e dalle paure dei cittadini; il welfare, da strumento di emancipazione, rischia di diventare un sistema di compensazione passiva, incapace di generare senso, responsabilità e futuro.”
In realtà, nonostante lo sforzo enorme di narrazione e di indottrinamento svolto nel corso tempo dai Poteri Forti occidentali, fin dall’ inizio i tre concetti poggiavano su ben deboli basi (cfr. Boeckenfoerde).
Lo Stato di Diritto, lungi dall’ essere un principio connaturato all’ “Occidente”, è un vecchio prodotto europeo (più precisamente, prussiano: “Rechtsstaat”), “occidentalizzato” nell’ Ottocento dagli Stati Uniti per contrastare l’anarchia giuridica che si cela nella Common Law.
La Democrazia era un concetto che nasce dagli autori classici, ma aborrito da essi e dai loro successori (e perfino dai padri della Rivoluzione americana e del liberalismo europeo come Tocqueville),con la sola eccezione di Spinoza. In effetti, nato con Platone e Aristotele come quella forma degenerativa di Repubblica in cui predominano “i poveri e molti ”(l’”apistos demos”), una forma imposta dai Persiani ai Greci della Ionia, essa non aveva alcuna connessione, né con lo Stato di diritto, né con la libertà, né con l’eguaglianza, con cui oggi viene pavlovianamente identificata. Essa tendeva pericolosamente a scivolare nel cesarismo e nella tirannide. Ancora al momento della sua esplosione in età moderna, dopo la IIa Guerra Mondiale, essa mostrava pesanti contraddizioni , come il Maccartismo o il legame con dittature militari gradite agli Stati Uniti. Oggi, essa è minata soprattutto dalla centralizzazione accelerata del potere sociale, indotta ovunque dalla “Guerra Senza Limiti” fra America e Cina, e quindi: controllo digitale totale, militarizzazione della società, conformismo, reati di opinione, indottrinamento attraverso la scuola e i media…
Infine, il “Welfare” (brutto anglicismo per “Stato Sociale”) è sopravvissuto solo come fatto residuale, incapace di resistere alla frantumazione del mondo del lavoro, all’ arretramento economico dell’ Europa e alla dismissione del diritto sociale.
I comportamenti fattuali delle élites intellettuali, della politica, dei legislatori e delle società sono in contraddizione da almeno 50 anni con i valori da essi conclamati: libertà di pensiero, pace perpetua, partecipazione, democrazia economica.Sempre più invadente è l’aspirazione a “esportare la democrazia”, che s’ identifica di fatto con la sfera di influenza delle Grandi Piattaforme americane e dell’ Intelligence Community.
Perciò, anche quello che, secondo la propaganda della UE, costituiva l’”Identità Europea” si è dissolto nel vento, sì che, per avere voce nel contesto internazionale, l’Europa deve, come scrive Magatti, individuare una diversa identità, ad essa alternativa:“l’Europa è oggi prima di tutto chiamata a dire che cosa vuole essere nel mondo. Non solo che cosa vuole difendere, ma che cosa vuole affermare. Esattamente come stanno facendo, in modo sempre più esplicito, altre grandi civiltà. Da un lato, gli Stati Uniti, pur attraversati da profonde divisioni, continuano a pensarsi come portatori di una missione storica, fondata su un’idea di libertà e di potenza. Dall’altro la Cina che propone un proprio modello di futuro che combina sviluppo tecnologico e controllo politico. L’Europa, invece, sembra definirsi solo per sottrazione: non imperiale, non autoritaria, non aggressiva.”Come si vede, anche l’organo dell’episcopato italiano dubita fortemente che dietro le Retoriche dell’Idea di Europa si celi veramente un qualunque effettivo progetto alternativo al nichilismo prodotto dell’ espropriazione dell’ umano da parte delle macchine. E comunque Magatti afferma esplicitamente che, nel ricercare la propria identità, l’Europa debba imitare, “mutatis mutandis”, Stati Uniti e Cina, portatori di missioni storiche, giuste o sbagliate ch’esse siano.
2.L’autogoal delle “Radici Cristiane”
Purtroppo, al cuore del nichilismo europeo ci sono anche le Chiese, che sono state le levatrici dell’ attuale situazione esistenziale. E’ proprio in questo senso che si dice che “non possiamo non dirci cristiani”.L’interpretazione del Cristianesimo come semplice “educazione dell’ Umanità”, come voleva Lessing, o come “radice dell’Europa” è un cedimento implicito all’ idea che alla salvezza spirituale si sia oramai sostituita la salvezza storica attraverso la tecnologia (Teilhard de Chardin). Ma una religiosità di questo tipo è inutile, perché, come ha scritto, sempre su “L’Avvenire”, Monsignor Paglia, “l’uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una distruzione definitiva. ““Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi,non riescono a calmare le ansietà dell’uomo: il prolungamento di vita che procura la biologia non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore» (Gaudium et Spes). In realtà, senza un ‘oltre-umano’ la vita non è all’altezza delle sue promesse. “ Come possiamo ammettere una vita senza destinazione?
Invece, oggi anche le Chiese “ sembra abbiano messo da parte il Vangelo (la buona notizia) della risurrezione. È rara, infatti, la predicazione sui ‘novissimi’ (morte, giudizio, inferno e paradiso). La stessa riflessione teologica è in serio ritardo.” «I versetti biblici sulla risurrezione e sulla vita eterna continuano ad essere ripetuti, un po’ ritualmente; le formule tradizionali continuano ad essere utilizzate come se nulla fosse accaduto e come se esse trasmettessero ancora contenuti chiari e inequivocabili. In realtà sembra esserci, proprio su queste questioni un dislivello notevole tra le ‘verità ufficiali’ e le convinzioni o, più sovente, le perplessità dei singoli credenti».
La spiegazione è semplice. Da quando l’Europa, utilizzando intelligentemente le invenzioni matematiche, ingegneristiche, geografiche, finanziarie, amministrative, militari, fatte in Medio Oriente, in India e in Cina (vetro, carta, bussola, “zero”, ”infinito”, algoritmi, stampa, carta moneta, occhiali, polvere da sparo, armi da fuoco), aveva acquisito l’egemonia mondiale, e avviato la rivoluzione industriale, il fascino un tempo esercitato dal misticismo si era traslato nell’economia e nella politica, fino a che Saint-Simon aveva profetizzato che il potere spirituale sarebbe passato agl’ industriali (cosa che sta puntualmente accadendo con i vari Kurzweil, Schmidt, Musk, Thiel e Vance). Così anche le Chiese hanno cominciato a farsi portatici del messaggio che la scienza, la tecnica e la buona politica avrebbero potuto risolvere tutti i problemi dell’Umanità. Certo, questo non è mai stato credibile a un certo livello, e la cultura europea aveva giustamente attaccato per questo le Chiese: tipica l’accusa di Kierkegaard all’Arcivescovo Mynster, di “essere una canaglia”, perché insegnava come vivere al meglio questa vita, non già a guardare a un’ altra.
Come scrive Paglia,” Le filosofie della vita erano nate – paradosso anche questo, ma pieno di verità – nel segno del tragico, pur diversamente interpretato (basti pensare a Nietzsche e a Kierkegaard): proprio la morte imponeva una decisione assoluta per la vita, religiosa o irreligiosa che fosse. Nella storia degli effetti che è seguita alla concentrazione sull’incombere della morte e sulla fragilità della vita, siamo approdati ad una strategia di spensierata dissimulazione della morte, che alla vita guasta la festa e sulla morte è completamente muta.”
3.Quale dibattito sull’ Europa?
Concordiamo con la provocazione di Magatti:ci vuole un dibattito al massimo livello, su ciò che l’ Europa crede di essere e ciò che vuole o può realizzare. Tuttavia, già solo le modalità di questo dibattito costituiscono un complesso oggetto di indagine preliminare.
Il rischio numero uno è quello della superficialità. Rischio che corre soprattutto chi ripete ossessivamente le Retoriche dell’ Idea di Europa con la conseguenza di non poter coinvolgere in modo serio il popolo europeo. Solo il 38% degli italiani si definisce sia europeo che italiano, mentre la maggioranza assoluta, il 57%, si sente esclusivamente italiana. Il vero nodo critico riguarda la fiducia: solo un cittadino su due dichiara di fidarsi dell’Unione Europea ed il 60% ritiene che Bruxelles non riesca a rappresentare adeguatamente gli interessi dell’Italia.
Gli italiani, più che “anti-europei”, si collocano in quella posizione che a suo tempo aveva descritto il presidente Schulz del Parlamento europeo: l’identità europea è solo razionale, e invece quella nazionale è anche emotiva. Situazione rispecchiata brillantemente dal fatto che i maggiori partiti siano oramai dovunque quelli micro-nazionalisti. La maggioranza, il 56%, si definisce infatti “europeista molto critico”, mentre gli europeisti convinti rappresentano una minoranza pari al 16%. Sul fronte opposto, gli apertamente contrari all’Unione si attestano al 17%. Ne emerge un atteggiamento diffuso di adesione condizionata: l’Europa non viene rifiutata, ma è sottoposta a una valutazione costante, legata ai risultati concreti che però, negli ultimi anni, non sono molto evidenti.
I responsabili di tutto ciò sono le classi dirigenti dell’ Europa: europea e nazionali (del resto sono le stesse, ed intercomunicanti), che avevano scelto palesemente il Funzionalismo, con i suoi corollari del mondialismo, del micro-nazionalismo, della tecnocrazia, dell’ occidentalismo, del razionalismo, dell’ economicismo, invece di abbracciare il programma di un’ Europa Politica (foss’ essa federalistica, come per Coudenhove-Kalergi e Spinelli, o imperiale, come per Drieu La Rochelle e Thiriart).
A causa di questa loro impostazione culturale, essi non riescono, anche quando lo vogliono, neppure ad immaginare una “Missione dell’ Europa nel Mondo” che sia diversa dal continuare a portare acqua, anche senza parere, al “Progetto Incompiuto della Modernità” realizzato dalla tecnocrazia dei GAFAM americani. Ne consegue anche che, in assenza di un qualsivoglia progetto, non riescono a suscitare alcun entusiasmo. Cosa che è stata messa in evidenza dalla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, finita, come ha dovuto riconoscere lo stresso Mattarella, “in modo grigio”.
Ma, come si vedrà, questa conseguenza è voluta dall’ “establishment”, perché un coinvolgimento emotivi cittadini nella costruzione europea rischierebbe di generare un “orgoglio europeo”, che potrebbe far concorrenza all’eccezionalismo americano.
4. “Berlino 2045”
Su “La Stampa” del 23 dicembre, Gabriele Segre ha compiuto lo sforzo meritorio di ipotizzare 3 possibili scenari per l’ Europa del 2045:
-Comando unificato franco-tedesco, e Ucraina nell’Alleanza Atlantica;
-Germania alleata della Cina, Francia e polonia dell’America: l’Ucraina è divisa in tre;
-Federazione europea; Presidente eletto a suffragio universale
Tutto ciò è basato però sul presupposto che continui la “messa sotto tutela” dell’ Europa che dura da almeno da 80 anni”Guai a varcare la soglia dell’ unione politica: quella genera volontà autonome, accende immaginazioni, mette grilli per la testa– magari persino sogni di Grandeur continentale.”Nessuno a Washington, Mosca o Pechino può escludere che un continente veramente unito sviluppi ambizioni proprie, chiuda mercati stringa alleanze scomode, costruisca capacità militari autonome.Ed è proprio quest’incertezza a spingerli tutti ad agire in anticipo, limitando le nostre capacità oggi per evitare sorprese domani”.
Non avremmo dovuto aspettare 80 anni per accorgercene. Nietzsche aveva profetizzato “un’Europa una e signora del mondo”;Trockij aveva previsto che l’ America avrebbe “contingentato” il capitalismo europeo. De Gaulle voleva l’ Europa dall’ Atlantico agli Urali e Gorbaciov la Casa Comune Europea. Nessuno di costoro pensava, come scrive Segre, che “l’innocenza strategica dell’ Europa” fosse un privilegio, né che ci abbia permesso di “costruire prosperità”, visto che altri (per esempio la Cina) sono riusciti, senza l’occupazione militare straniera, a fare di meglio senza rinunziare all’ indipendenza.
Non siamo d’accordo sul fatto che USA, Russia e Cina abbiano, nei confronti dell’Europa, lo stesso atteggiamento “predatorio”.
Mentre gli USA , creati dalla “Dissidence of Dissent”(Huntington), sono animati dal ”ressentissement” verso la vecchia Europa dell’aristocrazia (vedi il Testamemto di Giorgio Washington) e dalla volontà di sostituirla, la Cina considera da sempre l’ Europa quale la sua controparte naturale speculare: “Qin” e “Da Qin”, come testimoniati da Marco Polo e Matteo Ricci. Come tale, essa è convinta di avere tutto da guadagnare da un’alleanza con l’Europa, per riportare il mondo all’ antica grandezza, contro l’arroganza dei “nouveaux riches” occidentali (红发恶魔 (hóng fà èmó “Demoni dai capelli rossi”. )
Quanto alla Russia, essa è parte integrante dell’ Europa. Alessandro I°, dopo avere licenziato alle stampe la versione russa della Santa Alleanza, dove si qualificava l’Europa come “Nazione Cristiana”, si era autoproclamato “Imperatore degli Europei”.Sotto il suo regno il “nostro” De Maistre aveva iniziato in Russia la scrittura de “Les Soirées de Saint-Petersbourg”(poi pubblicato postumo).Gorbacev aveva proposto una Confederazione fra Comunità Europee e Comunità di Stati Indipendenti, e Putin, scrivendo su “La Stampa” di Torino il 25 marzo 2007, 50°anniversario dei Trattati di Roma, auto-definendosi”in quanto Pietroburghese, europeo a pieno titolo”, aveva qualificato l’ Unione Europea come “la più grande costruzione politica del XX° Secolo.”Leibniz aveva già ipotizzato, ai suoi tempi, una grande alleanza fra l’ Europa, l’Impero Cinese e quello zarista, e Voltaire, mntre rigettava l’idea di una federazione europea volta alla Pace Perpetua (propugnata nell’ opera di Saint-Pierre sottopostagli da Rousseau), aveva additato come modello per l’ Europa l’impero cinese (“Rescrit de l’ Empereur de la Chine”).
Negli ultimi 40 anni, gli Stati Uniti sono riusciti a bloccare sul nascere questa grande alleanza eurasiatica, sul punto di realizzarsi nel nome della rinascita delle antiche culture. Oggi, sfruttando il fatto che noi abbiamo tagliato i ponti con Russia e Cina, gli Americani stanno cercando addirittura di annettersi la Groenlandia col pretesto della sicurezza nazionale statunitense , che, a loro dire, coinciderebbe con quella del mondo. Altro che “isolazionismo”! Siamo di nuovo alla pretesa di costruire un’ “America-Mondo”(Valladao), in cui l’America è l’ Herrenvolk, e “il Mondo” (compresa l’ Europa) è una colonia.
4.L’annessione della Groenlandia
Ieri, Trump ha nominato Jeff Landry, governatore della Louisiana , “inviato specialein Groenlandia“. L’obiettivo è “promuovere con forza gli interessi” di Washington in quel Paese,“per la sicurezza e sopravvivenza dei nostri alleati, di fatto, del mondo”. Landry, prosegue Trump, “comprende quanto sia essenziale la Groenlandia per la nostra sicurezza nazionale“. Landry ha risposto con un tweet su X ringraziando Trump: “Un onore servirti in questa posizione da volontario per rendere la Groenlandia parte degli Usa“. Quindi, una missione da vero e proprio proconsole imperiale.
La mossa di Trump ha provocato la reazione del presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e di quello del Consiglio europeo Antonio Costa: “La sicurezza dell’Artico rimane una priorità fondamentale per l’Ue, nell’ambito della quale intendiamo collaborare con alleati e partner. L’integrità territoriale e la sovranità sono principi fondamentali del diritto internazionale. Tali principi sono essenziali non solo per l’Ue, ma anche per le nazioni di tutto il mondo. Siamo pienamente solidali con la Danimarca e il popolo della Groenlandia”.Mache faranno tutti costoro quando gli USA invieranno le proprie truppe? Invocheranno l’articolo 5 del Trattato NATO? Schiereranno gli F-35 e i missili Patriot, oppure gli Eurofighter?Putin ha appena affermato che intende mettere nero su bianco che non intende attaccare la UE e la NATO, nello stesso giorno in cui Trump ha incaricato il proprio funzionario di annettere la Groenlandia, anche con la forza. E’ logico che tutte le strategie NATO prevedano solo una guerra con la Russia e non anche quella con gli Stati Uniti?E il poplo europeo, come reagirà
In questo scenario, una nuova Conferenza sul Futuro dell’ Europa è una necessità esistenziale, ben più drammatica di quella che aveva spinto alla prima Conferenza. Essa assume di per sé un valore rivoluzionario nei confronti della pretesa americana di spogliare e di fagocitare l’ Europa.
Purtroppo, oggi è ben difficile riunire personaggi pubblici interessati all’ Europa, capaci di affrontare il tema e liberi di farlo. Le vicende della libertà di espressione, nei rapporti con gli USA e Israele e interne alla cultura di destra, convergono sul fatto che viviamo in un mondo di repressione, ricatti, risentimento, terrorismo e falsità di tutti contro tutti. Chi in Europa censura i media per permettere la sopravvivenza soltanto delle ideologie “woke”,“cancel” e “gender”, chi (lo Stato americano)sanziona personaggi pubblici come Baud (ex ufficiale svizzero), Albanese (funzionaria ONU), o Breton (ex commissario UE) per la loro ostilità ai GAFAM o al Sionismo, chi, come gl’Inglesi, gli Estoni o i Moldavi, incarcera i propri politici filorussi, chi, come il Polo del Novecento e i Salesiani, nega le sale ai convegni antimilitaristi.
Alla fine, chi si potrebbe invitare a partecipare a questa futura conferenza, e chi avrebbe il coraggio di parteciparvi; chi di dire ciò che pensa veramente? Per questo, stiamo lavorando a un social network che anticipi la fase del vero e proprio dibattito, per creare un caso di studio per calibrare preliminarmente le possibilità concrete dell’operazione.
Facciamo seguito al nostro intervento della settimana scorsa , per ritornare sulla Strategia di Sicurezza Nazionale degli USA appena pubblicata, in cui la Casa Bianca ha ripreso le accuse all’ Europa formulate da Vance alla Conferenza di Monaco di quest’anno sulla Sicurezza: censura della libertà di parola, repressione dell’opposizione, decenni di declino economico, politiche migratorie suicide (tutto vero!) dimenticando però di dire che ciò è il risultato dell’interminabile“contingentamento” dell’ Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, già previsto da Trockij fino dai tempi della prima: enormi basi militari USA in Europa con testate nucleari, divieto di un’atomica europea, campo libero per le 16 agenzie americane di spionaggio, divieto per gli Europei di spiare in America ,boicottaggio dei “campioni europei” ( Olivetti, ENI, Concorde, EADS)…
I giornali contengono dettagliati commenti a questo importante documento, al quale noi pensiamo di dedicare un intero libro.
La Strategia è stata solo l’inizio di una bordata di attacchi all’ Europa nei giorni scorsi. Come scrive Marco Travaglio, “Il paradosso è che il presidente americano ci cazzia per aver sempre obbedito agli Usa. Bisognerebbe prenderlo in parola e piantarla, invece di seguitare a farlo con lui.”
Ieri, Travaglio scriveva: “il Corriere parla di ‘attacco choc’, la Stampa di ‘strappo’ e Repubblica dice che ‘Trump scarica l’Europa’… “Non si sono accorti che i nostri interessi sono opposti a quelli degli Usa da almeno 30 anni. Infatti i danni peggiori ce li hanno fatti i Clinton (lui e lei), Bush. jr., Obama e Biden. Terrorizzati dal dialogo post-Muro tra Ue e Russia e dalla superpotenza euroasiatica nascente dall’unione fra industria europea e gas russo a basso costo, gli Usa hanno fomentato le tensioni con Mosca fino al golpe bianco ucraino, alla guerra civile e all’invasione russa per spezzare quel vincolo.” “Nel 2016, intervistato da The Atlantic, Obama parlava degli europei come oggi Trump: ‘Dovete pagare la vostra quota’, ‘mi irritano questi free riders’ (portoghesi, scrocconi). Ma si guardò bene, come ora Trump, dal ritirare le basi militari, i soldati e le testate nucleari Usa dai Paesi Nato. L’Europa agli Usa interessa eccome, e non per difenderla (non abbiamo nemici, anche se ce ne inventiamo uno all’anno): per presidiare il Mediterraneo e il Baltico e per controllarci. Solo che ci danno per scontati, ben sapendo che obbediremo sempre prim’ancora di ricevere gli ordini: come sui dazi al 15% e sul 5% di Pil alla Nato. Perché perdere tempo a discutere con la servitù?”
Proprio come Travaglio, abbiamo fieri dubbi sulla reale volontà di Trump (e degli Americani in generale) di lasciaci liberi.
1.Le indiscrezioni del Pentagono
Quanto dicevamo sopra è confermato da altre notizie in provenienza dall’ America.
Il preteso “disimpegno” trumpiano è stato annunciato contemporamemente da alti dirigenti del Pentagono, per i quali, entro il 2027(quindi, domani), la NATO dovrà finire “sotto il controllo dell’Europa”, mentre l’attacco concentrico all’ Europa è stato completato dall’auspicio di Musk, in risposta alla multa si “X”, che l’Unione Europea venga sciolta (cosa auspicata anche nella “Strategia” ufficiale).
E’ chiaro che, secondo i MAGA, la NATO verrebbe posta “sotto il controllo sell’ Europa” solo quando l’Europa verrà posta “sotto il controllo di Trump” attraverso la creazione di partiti filo-trumpiani. Bel genere di “isolazionismo”, dove il Presidente americano pretende di dettare le agende interne dell’ Unione Europea aiutando i cosiddetti “partiti di estrema destra” a prendere il potere, così come l’URSS cercava di aiutare i partiti comunisti stranieri. C’è molto di comunista nel Movimento MAGA, oltre al pugno chiuso e alla cravatta rossa di Trump.
In realtà, Trump ha trovato l’ennesimo camuffamento dell’egemonismo americano, dopo che quelli pseudo-idealistici (in realtà progressistici) erano stati oramai screditati dal Vietnam, dall’Afghanistan dalla crisi dei “subprime” e dallo scavalcamento cinese.
Se la notizia del “disimpegno” americano fosse vera, non potremmo che salutarla come il coronamento di 60 anni di eroiche battaglie minoritarie, miranti a fare dell’ Europa “una Grande Potenza” (Coudenhove- Kalergi, Giscard d’Estaing), non più un sottoinsieme dell’ “Occidente”. Ci fa anche piacere che il primo ministro italiano affermi finalmente che l’ Europa deve difendersi da sola (sì, ma anche contro gli USA?). Invece, l’impressione generale è che il tutto si traduca in un ulteriore disvelamento parziale della verità da sempre celata dietro l’ipocrisia americana: lo smantellamento progressivo del mondo europeo, a suo tempo dominante e ora divenuto un” tesoretto” (economico, ma soprattutto culturale) dell’ America da saccheggiare per poter resistere con esso (finché dura) all’assedio del resto del mondo. Come scriveva Chesterton, gli USA sono una nazione con l’animo di una chiesa, e in particolare, come scriveva Huntington, sono “The Dissidence of Dissent”. Come tale, il loro movente originario è stato il “Ressentissement” contro l’ Europa (leggasi il Testamento di Giorgio Washington).E, infine, come chiariva inequivocabilmente Whitman nelle “Leaves of Grass”, il loro obiettivo non è solo la sottomissione degli eretici europei, bensì la loro conversione forzata,”And what I assume you shall assume,For every atom belonging to me as good belongs to you”.(Leaves of Grass, “I CELEBRATE myself”).
Sarebbe comunque ora che in Europa si avviasse un dibattito serrato e senza infingimenti sul significato di questo recentissima evoluzione degli Americani ( i quali, come al solito, decidono tutto al posto degli Europei), e, in particolare, chiarire preliminarmente i punti seguenti:
-è proprio vero che gli USA sono disposti a lasciarci “il controllo della NATO” purché siamo disposti a spendere di più? Sono cioè disposti a venderci basi, missili, software e progetti, e ad andarsene per sempre dal nostro Continente?
-perché gli Stati nazionali europei, una volta usciti, come auspicano gli USA, dalla UE e dalle sue retoriche, dovrebbero continuare a essere “allineati” con gli USA come dice la “Strategia”?
-come farebbero, in quella posizione, a “recuperare la loro passata grandezza”, che consisteva proprio nell’ essere diversi dall’ America (cfr. p.es. “La Democrazia in America” di Tocqueville e i “Cantos” di Pound)?
-se gli USA arrivassero veramente a un’intesa cordiale con la Russia (e l’Arabia Saudita e l’India, se non anche la Cina), sarebbero disponibili a una sorta di “condominio mondiale” senza egemonie, o pretenderebbero ancora di essere al vertice di tutto, come è scritto ancora nella “Strategia” trumpiana (“America First”)?
-gli USA sono ancora decisi ad annettere Canada e Groenlandia, e, se sì, come si dovrebbe applicare l’art. 5 del Trattato NATO a questa aggressione a uno Stato membro e a un paese del Commonwealth?
-che cosa direbbero gli USA se, visto l’accordo con la Russia, quest’ultima e l’Europa si fondessero in un’unica confederazione, come volevano fare Gorbaciov e Mitterrand (ridivenendo così il primo Paese del mondo: la “Casa Comune Europea”)? L’unica consolazione è che Trump si illude di creare un’Europa trumpiana, ma il risultato sarà invece un’Europa putiniana. Jeltzin era stato più esplicito di Gorbacev e di Putin, rivolgendosi, il 19 Novembre1999, a Billy Clinton:„…Dateci subito l‘ Europa. Gli USA non sono in Europa. Gli Europei si devono occupare dell’ Europa. La Russia è per metà europea e per metà asiatica. Tu puoi occuparti di tutti gli altri Stati e preoccuparti della loro sicurezza. Io prenderò l’Europa.”
2.Cosa significa “controllo europeo”?
Attualmente, va di gran moda parlare della difesa europea, ma nessuno si azzarda a definire come questa si possa configurare. Gli anonimi funzionari americani hanno parlato di forze convenzionali e di “intelligence”. Ma, anche così ridotta, una siffatta ristrutturazione della NATO richiederebbe “una nuova architettura di difesa” in Europa, comprensiva della Russia e dell’ Ucraina, quella cosa di cui Gorbaciov, Jeltzin e Putin hanno parlato da 50 anni, senza che nessuno vi desse mai seguito. La guerra in Ucraina è stata solo un pretesto per costringere gli USA a prendere sul serio questi discorsi, come messo finalmente per iscritto da Lavrov nel 2021.Infatti, gli equilibri in Europa dipendono dai rapporti fra le potenze nucleari, e il cambiamento di questi rapporti dev’essere concordato fra di esse.
Orbene, non abbiamo mai dubitato del fatto che una qualsiasi dottrina di difesa debba partire dalle priorità politiche. Orbene, nel mondo del 2030, il problema n.1 di tutti sarà la presa del controllo sul mondo da parte degli “Agenti Autonomi” (Intelligenze Artificiali, robot e droni), come previsto già nel secolo scorso da Manuel De Landa, presa di controllo ormai a buon punto in America attraverso la confluenza fra Trump e i GAFAM consacrata dall’ attribuzione ai CEO dei GAFAM del rango di generali dell’ Esercito. Quelli sono i nemici da battere per tutte le parti del mondo e per tutte le tendenze politiche. E’ su questa lotta, e non su altro, che si debbono costruire le visioni del mondo, le strutture di governance, i credi, le teorie politiche, gli Stati, le alleanze, le culture e i partiti.
Intanto, le guerre in Ucraina e Palestina sono già combattute oggi stesso, molto più che dagli uomini, dalle Intelligenze Artificiali e dai droni, che, secondo De Landa, sono destinati a prendere il sopravvento nella prossima Terza guerra mondiale. Già ora, gli Agenti Autonomi stanno occupando tutte le aree cruciali per l’attività umane, e, in primis, quelle coinvolte nella “Guerra senza Limiti” teorizzata dai generali cinesi e ora in atto: programmazione strategica;difesa anti-aerea,anti-droni e missilistica;buerra ibrida; cyberguerra; cyber-intelligence, guerra culturale, ecc…Il confine sino-vietnamita sarà presidiato da robot umanoidi, in Cina esistono “fabbriche oscure” popolate solo da robot, senza alcuna presenza umana, mentre la “guerra culturale” si combatte a forza di troll e di censura digitale.
In Europa, l’Unione sta fingendo sfacciatamente da trent’anni di combattere strenuamente il giganteggiare delle piattaforme informatiche (americane), i GAFAM, le quali (Echelon, Cambridge Analytica, cause Schrems, Prism,Tesla, Starlink, Neuralink, Palantir, la Paragon israeliana) dominano le società sviluppate con il controllo della nostra privacy, con i loro soldi, con i loro rapporti con gli eserciti, con lo spionaggio, con la corruzione e i rapporti privilegiati con le Autorità, in primo luogo americane, ma anche europee… In realtà, essa ne è la prima complice.
3.Lo Stato Mondiale dei GAFAM
L’Unione Europea si è vantata addirittura da decenni di essere la leader mondiale nella regolamentazione dell’informatica (tanto da costituire un modello per il mondo: “the Trendsetter of the World Debate”), ma in realtà essa era già strutturalmente vocata ad aprire la strada al dominio delle Macchine Intelligenti. Il “Funzionalismo Politico” del rumeno-americano David Mitrany (che invitava gli Europei a non creare una federazione politica, bensì solo un’ennesima organizzazione sovrannazionale-strada poi effettivamente seguita con i Trattati-)costituiva il “pendant politico” del funzionalismo filosofico di Haas, che sosteneva la trasferibilità alle macchine delle funzioni sociali, e perfino psicologiche. Strada imboccata poi dai Social Networks e dall’ Intelligenza Artificiale. L’Unione Europea e i GAFAM risultano così imparentate da un unico pensiero dominante, ed è dunque impensabile che si facciano la guerra.
E’ vero che l’Unione Europea ha adottato una serie di documenti legislativi in materia di informatica, che, “sulla carta” coprono buona parte dei problemni politici pposti dalle nuove ideologie.
Di tratta di:
Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) (Regolamento (UE) 2016/679): La pietra angolare della legislazione UE sulla privacy e la protezione dei dati personali, che conferisce ai cittadini un maggiore controllo sui propri dati.
Regolamento sull’identità digitale europea (EUDI) (Regolamento (UE) 2024/1183): Istituisce un quadro per i portafogli di identità digitale dell’UE (eID) che gli Stati membri dovranno fornire ai cittadini entro la fine del 2026.
Direttiva NIS2 (Direttiva (UE) 2022/2555): Riguarda le misure per un elevato livello comune di cibersicurezza in tutta l’Unione, imponendo obblighi significativi a un’ampia gamma di entità operanti in settori critici.
EU Cybersecurity Act (Regolamento (UE) 2019/881): Rafforza il mandato dell’Agenzia dell’Unione europea per la cibersicurezza (ENISA) e istituisce un quadro di certificazione della cibersicurezza per prodotti, servizi e processi ICT.
Mercato Digitale e Contenuti
Digital Markets Act (DMA) e Digital Services Act (DSA): Queste normative mirano a creare un ambiente online più equo e sicuro, regolando le grandi piattaforme online (“gatekeeper”) e responsabilizzando i fornitori di servizi digitali per i contenuti che ospitano.
Regolamento europeo sulla libertà dei media (Regolamento (UE) 2024/1083): Stabilisce un quadro comune per i servizi di media nel mercato interno, proteggendo l’indipendenza e il pluralismo dei media.
AI Act (Regolamento (UE) 2024/1689): Il primo quadro normativo completo al mondo sull’intelligenza artificiale, che classifica e regola i sistemi di IA in base al loro livello di rischio.
Tuttavia, questa legislazione è, dopo un decennio, totalmente inattuata, per i seguenti motivi:
-non ha dietro di sé una filosofia coerente sul rapporto uomo-macchina, presupponendo di poter semplicemente trasporvi i principi generali di diritto nati nell’ era industriale, mentra invece qui si tratta di un nuovo tipo di uomo;
-non viene rispettata dai GAFAM, che hanno i loro leaders e le loro sedi in America, e vengono difesi dal Governo Americano (basti pensare alle cause Schrems);
-l’Europa non ha una sua industria informatica degna di questo nome, capace di controbilanciare i GAFAM;
-l’Amministrazione Americana e i GAFAM costituiscono una lobby impenetrabile, che depura ogni azione della UE di tutti gli elementi concreti che potrebbero danneggiare i GAFAM stessi. La Commissione sta annacquando tutta la sua legislazione con la “Digital Omnibus,per rispondere al diktat di Trump
L’esempio più schiacciante è la recentissima polemica fra l’America (Musk e Trump) contro la UE per la multa da 120 milioni comminata alla “X”., denunziata come un attacco alla libertà di espressione, e, più in generale, l’America.
Al di là delle recriminazioni sui vari fronti fra America ed Europa, è questo il vero significato storico dello scontro in corso. L’Amministrazione americana ha recepito oramai al 100% le teorie di Schmidt e Cohen (“The New Digital Age”), i quali, nel tentativo di contrastare la nascente supremazia della Cina, proponevano, sulle macerie della Baghdad bombardata, di porre Google nella stessa situazione in cui prima si trovava la Lockheed, che, con la sua produzione militare e con la sua rete di corruzione, guidava l’assalto dell’America per il controllo del mondo.
Tuttavia, dopo le polemiche per lo “Scandalo Lockheed” e per le défaillances dell’F-35, la Lockheed e l’industria aerospaziale in genere avevano perduto il loro smalto, venendo sostituite dall’ industria informatica. Come aveva scritto Evgeny Morozov (“I signori del silicio”), la supremazia informatica serve a coprire le difficoltà politiche ed economiche dell’America, prendendo un controllo culturale e politico più stringente sulle società occidentali. Tutto questo è evoluto nel senso della “Repubblica Tecnologica” auspicata da Karp (definita invece, da Donatella Di Cesare, “Tecnofascismo”).
L’unico Paese che è riuscito a sottrarsi al controllo dei GAFAM è la Cina, la quale, nel corso degli ultimi 30 anni, è riuscita a creare delle proprie start-ups(come i BATX, Baidu,Alibaba,Tencent, Xiaomi) , le quali hanno sviluppato progressivamente una struttura comparabile a quella dei GAFAM, per poi contendere loro il mercato cinese, fino praticamente ad espellerli, e poi crescere al di là dei propri modelli. Finalmente, spalleggiati dal Governo Cinese, i BATX sono divenuti il più completo ecosistema digitale a livello mondiale, facendo della Cina il Paese più informatizzato (maggior numero di utenze, Smart Cities, transizione green, auto elettriche, computer quantici, robot umanoidi, “fabbriche scure”).
Per fare ciò, il Governo cinese ha:
-introdotto rapidamente un pacchetto legislativo (Cybersecurity Law del 2017; Data Security Law del 2021 e Personal Information Protection Law del 2021 corrispondente al GDPR europeo);
–applicato lo stesso immediatamente, sanzionando senza alcun riguardo tutte le imprese nazionali;
–arrestato il guru Jack Ma, per comportamenti analoghi a quelli di Musk;
-costretto i CEO dei BATX ad allinearsi alle politiche del Governo nazionale (“Unione del Civile e del Militare”).
L’azione di Schmidt e Thiel mira appunto a contrastare con interventi legislativi e con l’Advocacy del Presidente Trump, questo superamento dell’ America in campo informatico, e quindi sul piano del “soft power”. Per informazione, Trump, sempre pronto a imitare la Cina, ha addirittura preteso che i CEO dei GAFAM assumessero il grado di generali dell’ Esercito Americano e giurassero fedeltà all’ Unione, realizzando anche formalmente quell’ “Unione del Civile e del Militare” che è un cardine della politica militare cinese.
4. Disarticolare i partiti trumpiani
Lo Stato Mondiale dei GAFAM costituisce la fase finale del Progetto Incompiuto della Modernità e l’opposto di quanto, in teoria, il movimento MAGA professa, vale a dire la difesa della libertà, e assomiglia pericolosamente all’ agenda “Woke”. Per questo la politica trumpiana è pericolosa.
Come contrastarla, soprattutto se ci si trova condannati all’ interno del sistema occidentale? A nostro avviso, un nuovo spazio aperto è quello all’ interno dei partiti “di estrema destra” favoriti dall’ America di Trump, ma che sono, a nostro avviso, un fenomeno contro-natura. E’ ben vero che tutte le tradizioni politiche della Modernità stanno subendo degli stravolgimenti che hanno decretato l’abbandono della passione politica da parte degli elettori, che disertano il voto, che rimane espresso da mepo deil 50% degli aventi diritto (il che significa una percentuale ancor minore della popolazione mondiale). E, tuttavia, perfino all’ interno di quel 10% effettivo di consenso che dà diritto a controllare i Parlamenti, permangono le tracce di molte tradizioni politiche. Mel caso dell’ “Estrema Destra”:
-nazionalismo;
-tradizionalismo;
-neonazismo;
-neo-fascismo;
-cattolicesimo tradizionale;
-monarchia;
-conservatorismo;
-cattolicesimo tradizionale;
-liberalismo classico;
-cristianesimo sociale;
-repubblicanesimo;
-corporativismo;
-nazionalismo di sinistra;
-islam quietista.
Buona parte di queste tradizioni sono assolutamente allergiche alle caratteristiche principali del movimento MAGA:
-tecnocrazia;
-populismo;
-occidentalismo;
-americanismo.
Neanche leaders come Farage o Weigel corrispondono alla maggior parte delle istanze della “estrema destra” quali sopra delineate. Anzi, crediamo che molti si aspettino più sovranismo europeo, più difesa dell’economia nazionale e del sindacalismo nazionale e almeno un minimo di etica pubblica. Vi è spazio per spaccare questi movimenti, portandone una parte considerevole dalla parte dell’ Europa. Per fare questo, però, occorre creare un discorso politico realmente nuovo, che non sia, né trumpiano, né “woke”. E questo può essere solo una strategia contro la Società del Controllo Totale che recuperi i valori dell’umanità classica, medievale e rinascimentale incorporati nella nostra cultura, contro gli eccessi di razionalismo, di materialismo e omologazione, tipici della modernità e prologo della Singularity tecnologica
Sui quotidiani “mainstream” assistiamo a una continua, per altro da lungo tempo dovuta, autoflagellazione e autocritica: crisi della natalità, errori progettuali del progressismo, avanzata dell’”autocrazia”: tutto cospira a distruggere l’arroganza di chi aveva investito la sua credibilità, e la sua carriera, sull’ ingiustificata promessa di un futuro sempre migliore: ”l’illusione che ogni malattia sia curabile” (nel linguaggio della teologia ebraica, “tikkun ha-olam”, “curare il mondo”, come titola infatti Gabriele Segre su “La Stampa”) .
A partire dal clima, dove, sostiene Segre, “alcune zone costiere dovranno essere abbandonate, altre diventeranno troppo aride per essere coltivate..”Per esempio, la Bassa Padana tornerà a essere un braccio di mare, mentre Roma, Napoli. Amsterdam, San Pietroburgo, saranno parzialmente sommerse. Uno scenario per altro simile a quello del 1° millennio a.C., che penalizzerà certo il modo di vivere affluente e in particolare i centri tentacolari delle talassocrazie, come New York (in particolare, Lower Manhattan) e Shang-hai (che è “sul mare”), ma non sarebbe certo insostenibile, come non lo era allora, con le paludi dove poi ci furono i Fori Imperiali e Ferrara raggiungibile via mare. In quell’epoca nacquero Roma, Atene, e gl’imperi romano, persiano, Maurya, Gupta, Qin e Han. Saranno rivalutati luoghi lontani dal mare, come Mosca, Pechino, Pretoria, Tehran, Nuova Delhi, le capitali degli Stati “terragni” (l’”Heartland” di Mackinder).
Tutto ciò, sostiene Segre, metterà in discussione i presupposti stessi della nostra civiltà:”per oltre due secoli, la sua legittimità si è fondata su una promessa rassicurante: migliorare la vita dei cittadini evitando di metterli di fronte al valore della perdita, ma il problema è che la democrazia contemporanea fatica a farlo : chiedere consenso significa quasi sempre promettere un ‘qualcosa di più’, non un ‘qualcosa d’altro’. Certo, ci fu un tempo in cui anche alcune democrazie (“democrazie armate”) chiedevano anziché promettere, come nei casi della Rivoluzione Francese, di Churchill, di Galimberti, di Kennedy, ma quei tempi sono passati, perché l’”ideologia californiana” ha promosso in Occidente il libertinismo di massa, destinato inevitabilmente ad essere sconfitto dalla Pasionarnost’ dei “popoli terragni”, che oggi costituiscono il nocciolo duro dei BRICS (teorizzati da Ibn Haldun, da Mahan, Mackinder e Gumilev).Oggi, solo la Cina “epistocratica” è ancora capace di sfide “long-termist”, come per esempio l’alta velocità, la sovranità sul web, i brevetti, la transizione ecologica, la Via della Seta.
1.Musk contro l’Italia
Buona parte dell’attuale “guerra culturale” fra USA, Islam e Russia verte sull’eredità storica dell’Impero Romano, l’unico capace di rivaleggiare con l’Impero Cinese. Negli USA, non sono mai venute meno le correnti che considerano l’America come l’erede privilegiata di Roma. Leggiamo i versi del vescovo Berkeley, che sescrivono l’America come il “Quinto Impero” della Bibbia:
“Westward the course of empire takes its way; The four first acts already past, A fifth shall close the drama with the day: Time’s noblest offspring is the last.
To West goes the Empire”.
Ricordiamo anche lo pseudonmo “Publius” degli autori del Federalist (tanto amato dai Federalisti europei), per finire con il profluvio di aquile, fasci littori, immagini di dei e di colonne palladiane che costellano Washington. “Last, but not least”, Elon Musk, che ama vestirsi da gladiatore e finanzia il restauro delle antichità romane. Ma anche Costantinopoli (Istanbul) è la “seconda Roma”, e il Fanari un “secondo Vaticano”, sì che i Sultani si erano auto-proclamati “Kaisar-e-Rum”, e a Istanbul c’è il Rumeli Hisar (il “Forte di Romania”); infine, Mosca è per definizione “la Terza Roma”, oltre la quale non ce ne sarà un’altra, e quello che noi chiamiamo “Zar” si autodefiniva invece “Imperator vsech Rossij”.
Ma l’Italia sparisce non solo geologicamente anche anche dal punto di vista demografico.
Musk, a suo tempo (quand’era “ministro” di Trump), era amicissimo di Giorgia Meloni, ma, da quando l’Italia gli ha negato il monopolio dei nostri sistemi di comunicazione militare e sta tergiversando sull’acquisto di armi in America, ne è divenuto un accanito detrattore. Di qui, l’attacco su “X” per la denatalità del nostro Paese. A cui va aggiunta l’imponente emigrazione di giovani italiani (e di immigrati) :il doppio dell’ immigrazione.
Il che non è certo un segnale positivo, ed è in contrasto con la propaganda del “mainstream”, e, in particolare, di quella meloniana, secondo cui l’Italia, salvo che per l’immigrazione, andrebbe a gonfie vele, ma tuttavia non va drammatizzato, per una serie di ragioni:
a)entro il 2050, gli “agenti artificiali” (robot e intelligenze artificiali) potrebbero avere sostituito, in tutto o in parte, gli umani. Quindi , in ogni Paese, occorrerà computare, da un lato, gli umani, e, dall’ altro, gli agenti artificiali (che daranno essenzialmente cinesi);
b)buona parte dei compiti nella società (dalla programmazione strategica, alla ricerca scientifica, all’ informazione, alla finanza, al diritto, all’organizzazione aziendale, all’ insegnamento, ai trasporti, alla cura, alla sicurezza, alla guerra), saranno svolti da agenti autonomi, sicché sotto tutti i punti di vista sarà irrilevante quanti saranno gli umani in un certo territorio, molto più rilevante essendo quale sarà il loro rapporto con gli agenti autonomi, nonché a chi “obbediranno” questi ultimi;
c) le “identità italiche” (da quella cattolica a quella latina, a quella mediterranea) sono debilitate, non già dalla denatalità, bensì dall’erosione dei ceti portatori di tali identità (dalle Chiese, all’ intellighentija indipendente, alla cultura classica) provocata da ben altri fenomeni (come la secolarizzazione, l’americanizzazione, i GAFAM, l’ideologia Woke).Buona parte di questi “agenti della de-italianizzazione” sono legati proprio ai GAFAM e all’eccezionalismo americano, di cui Musk è uno dei primi esponenti. Così come in tanti altri contesti (Germania, Ucraina, Israele) l’eccezionalismo americano strumentalizza come burattini i piccoli nazionalismi (“Kleinstaaterei”), per minare le identità dei grandi Stati-Civiltà che potrebbero divenire concorrenti degli USA (cfr. “Rapporto Wolfowitz”).Basti pensare che, in Lettonia, i ragazzi delle elementari non ragionano più in Lettone, bensì in Inglese, e poi traducono in Lettone le risposte da dare ai loro insegnanti. Questa sarebbe l’”Identità Europea” dei Baltici. In Italia, l’idea di un “Patriottismo Occidentale” svolge la stessa funzione.
Anche l’enfasi posta sulla denatalità e sull’ immigrazione riflette un problema tipico solo delle “Società di Immigrati” di ispirazione protestante o comunque puritana (anglosfera più Israele), le quali erano basate sul presupposto di poter “sommergere” le società native delle terre conquistate grazie all’immigrazione “di qualità”, all’”apartheid” e all’assimilazione. Invece, la “globalizzazione”, che ha alterato i flussi migratori (oltre all’occupazione israeliana), ha portato proprio in quegli Stati a una superiorità numerica (e spesso qualitativa) dei “Non Whites” sui “Whites”, anche e soprattutto nelle posizioni apicali (Harris, Mamdani, Pichai, Nadella, Sadiq Khan, Suniq, Oezdemir...). Ciò provoca lo sgomento nei ceti medi (“underdogs”), provinciali e abituati a comandare ai “Non Whites” come se fossero ancora degli schiavi, mentre invece sono ora sulla strada di divenire, non solo maggioritari, ma anche dominanti. Ma questo non è mai stato un problema europeo, se non come una delle tante sfaccettature dell’americanizzazione, perché la maggioranza è saldamente in mano a Europei, che non potranno essere “sostituiti” in tempi storici prevedibili, se non dai robot.Il famigerato “Piano Kalergi” è una”fake news” onventata da Hitler, che odiava l’aristocratico cosmopolita Coudenhove-Kalergi. Certo, quest’ultimo, nella sua opera -predittiva, e non programmatica-, “Praktischer Idealismus”, ipotizzava il crearsi di una classe dirigente “bianca”, formata dalla fusione dell’ aristocrazia mitteleuropea (compresa quella ebraica), con la nomenklatura sovietica, mentre i ceti popolari europei, a causa del colonialismo, sarebbero divenuti meticci. Ed è per questo che qualcuno aveva pensato alle leggi razziali anche in relazione alla nascita dell’ Impero d’Etiopia. Ma, come abbiamo visto, questa profezia non si realizzò per via della IIa Guerra Mondiale, del declassamento dell’ aristocrazia, della Shoah, della perdita delle colonie e della fine del socialismo, mentre il problema è divenuto più che mai reale in Sudafrica (da cui provengono Musk e Thiel), in Israele, negli USA, nel Regno Unito, in Australia e in Nuova Zelanda, dove i “Whites” diverranno ben presto minoranza e già ora abbiamo sindaci e capi di authorities indù o mussulmani. E ora, al posto degl’immigrati (anch’essi stufi dell’ Italia), arrivano i robot.
Infine, questa “sparizione” economica, che colpisce l’ Europa, è particolarmente percettibile qui in Piemonte, che è passata fra le regioni italiane più deboli, ovviamente in gran parte a causa della vera e propria dissoluzione della FIAT.
2.Un’Europa “naturaliter putiniana”?
Questo sgomento ha avuto, in Europa, la contropartita di un sentimento speculare al suprematismo WASP: la russofilia. Secondo Luigi Manconi (La Repubblica)”la Federazione Russa appare come un baluardo rispetto alla decadenza dell’ Occidente”. Concetto anticipato già da Tacito e Jordanes con riferimento ai Germani, sviluppato da poi, per la Russia, da Teofane di Pskov e da De Maistre, portato poi alle estreme conseguenze estremi da Leontijev e Dostojevskij, e coltivato ancora da Ilin e da Dugin .Siamo sempre ancora intorno alla questione della “Terza Roma”: la prima cadde sotto i barbari, la seconda sotto gli Ottomani, ma la terza, Mosca, sarà eterna (la “Rossija Viečnaja”), che sarà quindi, la vera Gerusalemme Celeste di cui parlava Sant’Agostino).
Nonostante gli sforzi secolari in contrario dei russofobi di tutte le risme (De Custine, Shevčenko, Hitler, Brodskij), sono “putiniane” secondo Manconi“tutte, ma proprio tutte, le organizzazioni del fondamentalismo cattolico, gran parte dei gruppi novax, e in generale quelli antiscientifici, la destra neofascista e la sinistra sovranista (c’è pure quella!).
Da queste propaggini estreme le pulsioni filorusse si diffondono nella società italiana attraverso i partiti (in particolare Lega e M5S, ma non solo), trovando simpatie sorprendenti e impreviste amicizie.”
In realtà, si è cercato di nascondere con l’oblio molti dei forti legami fra Russia ed Europa: le città greche e romane sul Mar Nero; il ruolo dei Variaghi nel creare la Rus’ di Kiev; lo sforzo di Pietro e Caterina per creare legami permanenti con l’Olanda (i canali di San Pietroburgo; l’Italia (l’architettura palladiana), la Francia (la lingua, il balletto, la biblioteca di Diderot);la Germania (la filosofia); inoltre, i rapporti strettissimi fra la monarchia russa e i Savoia, dalle vacanza e Nizza alla concessione di una base navale a Villefranche sur Mer alla costruzione di una linea ferroviaria diretta da San Pietroburgo a Nizza, alla visita dello Zar al castello reale di Racconigi, all’ospitalità data a Capri, sotto gli auspici della Regina Elena, a Trotskij, Lenin e la scuola di quadri del Partito Bolscevico.
Ma, a monte ancora di tutto ciò, c’è la profonda similarità fra Russi e Europei, che fa dei primi parte integrante ed essenziale del nostro Continente. Dalla lingua, simile a quella degli altri Slavi ma anche a quella dei Baltici; alla religione, comune a Ucraina, Bielorussia, Moldova, Transnistria, Bulgaria, ma anche a Georgia, Armenia, Gagauzia, Cipro e Grecia; alle origini dai popoli migratori delle steppe ,simili a quelle dei Finnici, degli Ungheresi, dei Turchi, dei Bulgari, dei Serbi e dei Croati; alla cultura moderna, sorella di quelle contemporanee di Francia, Italia, Germania, Inghilterra e Polonia -pensiamo solo all’ Ermitage- ; al pensiero politico, con De Maistre, Bakunin, Soloviov, Fiodorov, Lenin, Trotskij, Gramsci, Togliatti..; all’intellighentija emigrata dopo la Rivoluzione d’Ottobre: Ustrialov, Trubeckoj, Nabokov, Kojève, Stravinskij… ).
La Russia è quindi un Paese europeo a tutti gli effetti, e l’Europa sarà se stessa solo quando comprenderà anche la Russia, con le sue risorse naturali, culturali, economiche, demografiche e militari, oltre che l’Ucraina, il Caucaso e l’Anatolia : l’”Europa dall’ Atlantico agli Urali”, o “da Brest a Vladivostok”. Solo così essa potrà apportare il contributo della propria identità continentale alla definizione della governance mondiale dell’ Intelligenza Artificiale, oggi tutt’altro che matura.
Per questo, è importante contrastare nel modo più risoluto la linea politica dell’ attuale Alto Rappresentante per la politica estera e di difesa europea, Kaja Kallas, che punta oramai dichiaratamente alla guerra contro la Russia, per perpetuare le divisioni interne del nostro Continente.
3.Chi smonterà il monopolio dei GAFAM?
In un’intervista a “La Repubblica”, l’ex segretaria generale della CGL, Susanna Camusso, ha ripreso la vecchia proposta, formulata di tanto in tanto da qualcuno ma poi sempre abbandonata, di “smontare” i GAFAM (in sostanza, lo “spin off” imposto ai monopolisti dalle autorità antitrust, previsto da più di un secolo nello Sherman Act americano ma non più attuato da molti decenni).
Come scrive Michele Serra su “La Repubblica”, “Leggendo le sue parole quasi si sussulta, per quanto insolita è la loro drasticità: e viene da chiedersi come mai questo argomento ..n on sia al centro del dibattito politico mondiale; al punto che la sola idea di una battaglia politica contro i monopoli sembra un azzardo irrealistico, coltivabile soltanto in piccole cerchie radicali, e non un’evidente urgenza della democrazia e financo del capitalismo, che ridotte in poche mani perde il suo potere di penetrazione e di contagio.”
In realtà, neppure Serra ha il coraggio di andare al di là di qualche allusione:”Come si sia arrivati, in pochi decenni, alla totale complicità politica e alla quasi idolatria di massa per l’impero dei Pochi, è un mistero che (forse) capiremo solo quando ne saremo usciti.”
In realtà, i GAFAM costituivano, e ancora costituiscono, il nocciolo segreto del progetto della Modernità, dal Golem di Rabbi Loew, ai progetti teo-tecnocratici di Saint-Simon, al “Punto Omega” di Teilhard de Chardin, e, per ultimo, al “comunismo digitale” di Maurizio Ferraris. Secondo Saint-Simon, nella società socialista il potere spirituale sarebbe spettato agl’”industriali”. Nulla di strano, dunque, che, oggi, spetti ai guru dell’informatica. Orbene, con il loro “potere spirituale”, attraverso lo spionaggio, il “cyberwarfare” e i “social”, essi orientano la società. Ciò comporta, tra l’altro, una capacità di ricatto enorme, unita alla possibilità di mobilitare somme spropositate, utilizzabili ovviamente per la corruzione su vasta scala. Pensiamo al miliardo di dollari come premio di produzione, deliberato dagli azionisti di Tesla.
Nessuno osa contestare i GAFAM per il semplice fatto che questi hanno da tempo infiltrato i propri complici nella politica, nelle Chiese, nella cultura, nei media, nelle imprese, nei servizi segreti, negli eserciti, sicché quando, come proposto per esempio in America nella precedente legislatura, si propone di applicare contro di loro le regole ormai classiche per i monopoli, regole che prevedono un loro “spin-off”/smantellamento (come si era fatto con Standard Oil o con la SKF), queste proposte non giungono mai a una conclusione.Basti vedere , come esempio fra tanti, l’incresciosa vicenda attualmente in corso della multa a META da parte del Garante, oggetto di sfacciati patteggiamenti con i partiti e di censure nei confronti del giornalismo d’inchiesta.
La realtà è che oramai è dato per scontato quanto sostenuto da Eric Schmidt, già Direttore Generale di Google, che, cioè, i GAFAM sono la punta di diamante degli USA nella loro offensiva per il controllo del mondo, e, quindi, sono al di sopra della legge.
Di fatto, una siffatta operazione contro le grandi piattaforme è avvenuta solo in Cina (il cosiddetto “Crackdown on the BAATX”), con il blocco dell’ IPO del gruppo ANT di Jack Ma e una multa di 2,8 milioni per comportamento monopolistico.
Questo spiega perché ci possa essere in Occidente una simpatia diffusa per le potenze eurasiatiche che contrastano gli Stati Uniti. Infatti, questi ultimi da 50 hanno favorito di fatto anni la nascita dei GAFAM, nonché il loro affermarsi in tutto il mondo come streumenti di disciplinamento delle società civili. Il comportamento dei successivi presidenti è stato quello di impedire ogni intervento limitativo, da parte delle autorità americane ed estere (in primo luogo, dell’Unione Europea), che ha vanificato, su richiesta dei GAFAM e dei successivi Governi, ogni iniziativa delle legislazioni nazionali, delle autorità fiscali e dei vari Garanti, che si sono rivelate sempre più come semplici “gride manzoniane”. Ora, la Commissione von der Leyen sta ulteriormente dilazionando nel tempo l’applicazione di buona parte dell’ Artificial Intelligence Act. L’intera normativa UE ha perduto, e ancora perde, così, ogni credibilità, mentre Trump dichiara che impedirà qualunque attentato ai GAFAM, che costituiscono un’eccellenza americana.
Perciò, la risposta a Camusso e a Michele Serra è che un “Crackdown in Occidente sui GAFAM”, parallelo al “Crackdown cinese sui BAATX” si avrà solo quando l’America avrà rinunziato alla sua pretesa di collocarsi a un livello più elevato degli altri Stati. Cosa che si potrà ottenere solo con una vera e propria “debellatio” del potere americano, quale perseguita, a parole e nei fatti, dai vertici dei BRICS, per esempio coll’ ultimatum agli USA e alla NATO prima della guerra in Ucraina, o con le dichiarazioni congiunte fra Russia e Cina. Solo allora gli USA accetteranno di sedersi a un tavolo paritetico con le altre grandi potenze per discutere di una governance mondiale comprensiva dei principi di base del diritto internazionale e delle regole comuni sull’ informatica e l’intelligenza artificiale.Per questo, gli Europei, privi di qualunque potere di intervento e minacciati nella loro libertà di espressione, possono solo confidare, ma solo di nascosto, in una vittoria dei BRICS.
Unico rischio, quello del Coro dell’ Adelchi: “Tornate alle vostre superbe ruine, all’ opere imbelli dell’arse officine, ai solchi, bagnati di servo sudor”…”Al nuovo signore si aggiunge l’antico. L’un popolo e l’altro sul collo vi sta”.
Abbiamo spesso avuto l’occasione di osservare, senza mai approfondirla, la distinzione fra “conservatorismo” e “conservazionismo”. Oggi ci sembra il caso, di fronte ai dibattiti sempre più accesi sul conservatorismo e sulle “culture di destra”, di ritornare su quelle definizioni.
Il conservatorismo è un fenomeno praticamente eterno, in quanto in tutte le epoche una parte della società (i “laudatores temporis acti”) si è volta con nostalgia ai tempi passati. Basti pensare a Confucio, aPlatone, a Tacito, a Dante, a Rousseau, a Balzac, a Gandhi…Tuttavia, a mano a mano che si procede nel corso dei secoli “storici”, nasce una forma più consapevole e profonda di conservazione: una riflessione sui caratteri “permanenti” (o di lunga durata) dell’Umanità, minacciati, appunto, dal processo storico, che, in modo speculare all’ avanzamento delle tecniche, induce un depotenziamento dell’uomo rispetto all’ “Uomo Universale” dei primordi: dall’Età dell’ Oro, all’ Epoca Assiale all’epoca eroica, alla “Patrios Politeia”, al “Mos Maiorum”,ai Primi Cristiani, all’Età Classica,ai “Califfi Ben Guidati”, al Rinascimento, al Risorgimento, allo “Spirito Dionisiaco”.
Questo depauperamento dell’uomo è stato visto in molte delle sue forme: metalli sempre meno preziosi, indebolimento dei costumi, varie forme di tirannide, oblio della cultura alta, delle virtù civiche o dell’autenticità.
Nel 19° e soprattutto nel 20° secolo, questa disumanizzazione veniva ascritta prioritariamente alla tecnica: l’alienazione di Marx, il “mantello d’acciaio” di Weber, l’”uomo in provetta” di Huxley.Il Mito del Progresso sfociava in un sostanziale regresso, effetto dell’Eterogenesi dei Fini. Lo riconoscevano personaggi diversi come Wolf, Goethe, Nietzsche, Freud, Schmitt, Guénon, Gandhi, Weil, Evola, Horkheimer e Adorno…
1.Il volto oscuro del “Progresso”
Oggi, la vera ragion d’essere della repulsione per questo depauperamento dell’ umano si svela in tutta la sua drammaticità: sotto le vesti accattivanti della civilizzazione, della moralizzazione, dello Stato, prima etico e poi democratico, della comodità, della filantropia, della ricerca scientifica, del moralismo, della Pace Perpetua, si cela l’affermarsi di un Leviatano, prima politico, poi sociale, e, finalmente, tecnologico. L’”Impero Nascosto” delle sette, dei Poteri Forti, del Complesso Informatico-Digitale, del Politicamente Corretto, del conformismo planetario, della Società del Controllo Totale, dell’Intelligenza Artificiale, e, infine, della Singularity.
La Modernità s’identifica con l’ipocrisia puritana, che impone a tutti la modestia, la trasparenza, l’eguaglianza, la rinunzia, ma riserva ai vertici occulti dei Poteri Forti un potere ed un’ambizione senza limiti: guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti! La Modernità ha gettato la maschera.
Quello che è stato erroneamente definito come “egemonia culturale della sinistra” è, in realtà, la tirannide totalitaria della Modernità Scatenata, che impone ai cittadini un’ agghiacciante omogeneità: “i Paesi avanzati”; “la Comunità internazionale”; “i Diritti” (“non lasciare indietro nessuno”), ma, soprattutto, vorrebbe spacciare come “dialettica democratica” la presenza, all’ interno di questo quadro omologato, di alcune insignificanti sfumature, come un liberismo o un sindacalismo di facciata, un Cattolicesimo che ha accettato che la salvezza venga dalla Scienza e dalla Tecnica, o un sovranismo che accetta la permanente occupazione straniera, e, infine, due versioni della “Cancel Culture”: quella terzomondista e quella occidentalista, altrettanto antiumane. Invece, le reali alterità, come quella delle culture extraeuropee (esempi: il Confucianesimo e l’Induismo), oppure un autentico relativismo (Wittgenstein, Heisenberg, De Finetti, Feyerabend), o, ancora, la piena rivendicazione di specifiche differenze (come la Pasionarnost’ e il Sanata Dharma), vengono ostracizzate nel “mainstream” occidentale al punto da divenire indicibili. Sono così sanzionati legalmente i pensieri e comportamenti “conservazionisti”, come la difesa della “Separedness of minds”,della storia, dei sessi, delle gerarchie..., che addirittura sono considerati reati, e/o classificati come “influenze straniere maligne”.
2.La Dialettica dell’ Illuminismo
Ciò è tanto più grave in quanto, oggi, il vero problema non è neppure politico: è esistenziale. La Fine della Storia si rivela essere , come ha dovuto riconoscere lo stesso Fukuyama, la fine dell’Uomo (prevista addirittura entro 10-20 anni a meno che non intervengano eventi drammatici, come la Terza Guerra Mondiale), in cui, di fronte all’ onnipotenza del sistema macchinico, l’Uomo si sta rivelando, come scriveva Anders, antiquato e inutile. Basti pensare allo scontro in corso in tutto il mondo fra missili ipersonici, sistemi satellitari, droni, servizi segreti e hacker, dove il fattore umano è sempre più irrilevante.
Il “Phylum Macchinico”, come lo chiamava De Landa, vero protagonista del XXI° Secolo, appare con il volto accattivante della Libertà, dei Diritti, delle scoperte scientifiche, dell’onnipotenza dell’ Uomo, per poi rivelarsi, nei fatti, come l’Anticristo di Soloviov, affossatore dell’Umanità sotto l’omologazione e la guerra delle cose. Libertà, Diritti, scoperte scientifiche, onnipotenza dell’Uomo (le “Magnifiche Sorti e Progressive” di Leopardi) sono gli slogan branditi di volta in volta deliberatamente dalle mosche cocchiere delle Macchine Intelligenti, per distruggere il tessuto sociale, trasformando l’Umanità in una massa indifferenziata, debole e istupidita, incapace di resistere alla forza delle macchine intelligenti, le uniche in grado di sopravvivere alla Terza Guerra Mondiale. Nello stesso modo, Serse aveva incaricato Mardonio di istaurare delle democrazie nella Ionia per impedire il rinnovarsi delle rivolte delle locali aristocrazie, e Mirabeau aveva scritto a Luigi XVI di favorire la Rivoluzione Francese, perché questa era l’erede della politica regia di appiattimento degli ordini sociali.
3. “Gli intelligenti andranno sparendo”
Paolo Crepet, in un’intervista a Ticinonline, ha espresso la sua preoccupazione sul futuro del pensiero. Secondo lo psichiatra, l’idea stessa del Quoziente Intellettivo (QI) presto diventerà “obsoleta” e si troverà un altro modo per misurare l’intelligenza umana – uno strumento “più adatto alla poca intelligenza dell’uomo contemporaneo“-.La nuova modalità di misurazione dell’intelligenza “non si baserà più sulle capacità di sintesi e di memorizzazione” perché “che vanno eliminati per non far apparire tutti come stupidi“, ha aggiunto il professore. A suo avviso, la delega crescente alla tecnologia, in particolare all’intelligenza artificiale, sta progressivamente atrofizzando le funzioni mentali che un tempo definivano l’intelligenza umana.
Crepet individua nei social media e nell’intelligenza artificiale i principali responsabili di questa regressione cognitiva. Internet ha fatto da “apripista” ma sono stati i social a modificare profondamente il nostro modo di comunicare e di pensare. Questi strumenti hanno generato un cambiamento antropologico profondo, alimentando dinamiche di aggressività, conformismo e superficialità. L’intelligenza artificiale ha amplificato ulteriormente il fenomeno, offrendo risposte preconfezionate a milioni di persone che si affidano al software anche per questioni morali e psicologiche.
Così “la vita si trasforma in un enorme scaffale di un supermercato, dove trovi qualsiasi cosa senza doverla più scoprire”.
Oggi si sta delineando la possibilità di avere tre specie emergenti: la specie umana, la specie digitale e la specie ibrida. Esse coesistono in un intreccio complesso e in continua evoluzione.
Mustafa Suleyman, CEO di Microsoft AI e co-fondatore di DeepMind, ha descritto l’IA come una sorta di “nuova forma di vita tecnologica”, capace in prospettiva di autoriprodursi e di adottare decisioni complesse senza supervisione continua. In un intervento pubblico su Ted Talk del 2024, che ha ricevuto ampia diffusione, egli ha sottolineato: “l’AI dovrebbe essere intesa come qualcosa di simile a una nuova specie digitale. Li vedremo come compagni digitali, nuovi partner nel viaggio delle nostre vite”.Questa immagine capovolge la percezione comune: non siamo più dinnanzi a macchine subalterne, ma a co-protagonisti dell’esperienza umana. Suleyman evidenzia altresì come tali agenti digitali non siano semplici algoritmi matematici, altrimenti detti “pappagalli stocastici”, ma entità con un QI quasi perfetto e capacità di simulare empatia, supporto e gentilezza. Non sorprende quindi che, già oggi, in vari ambiti, gli individui preferiscano interagire con chatbot piuttosto che con altri esseri umani.
Il terzo attore in scena è la specie ibrida: l’entità che fonde umano e digitale in un unico corpo e in una coscienza condivisa. Se da un lato Harari, con il concetto di Homo Deus, tratteggia l’evoluzione verso una condizione di sublimazione quasi divina, dall’altro si profilano scenari in cui la tecnologia non è più soltanto un prolungamento del corpo o della mente, ma diviene momento integrante della coscienza, della volontà e dell’azione. In questa direzione si colloca il progetto Neuralink di Elon Musk, che mira a connettere cervello e computer tramite interfacce neurali. Se tali tecnologie dovessero diffondersi, la distinzione fra mente biologica e digitale si assottiglierebbe sin quasi a scomparire.
La coesistenza di queste tre specie (umana, digitale e ibrida) apre sfide importanti e senza precedenti, che si possono sintetizzare, a loro volta, in tre grandi fronti:
-Coscienza e rappresentazione di sé
L’umano riflette sul proprio passato, presente e futuro; il digitale apprende e risponde in tempo reale; l’ibrido vive la riflessione con occhi tecnologici. La questione cruciale diviene: chi definisce l’identità, quando questa è condivisa fra essere umano e macchina?
-Rischi e governance
Suleyman avverte che, pur promettendo immense opportunità, dall’assistenza sanitaria alla lotta contro i cambiamenti climatici, l’IA è “difficilmente governabile”. I rischi di abuso, di errori sistemici oppure di uso malevolo si moltiplicano con l’aumento delle capacità autonome dei sistemi digitali;
-Etica e potere
Per questo, s’ impone oggi più che mai, come necessaria antitesi, quella “Forza che Trattiene”, quel misterioso Katèchon, di cui (nella IIa Lettera ai Tessalonicesi)parlava San Paolo senza poterlo, o volerlo, spiegare, che si oppone alla Fine dell’ Uomo, almeno fintantoché questa non coinciderà con la Salvezza Divina. Per quest’ultimo inciso, anche il Katèchon si rivela duplice e ambiguo, e, se Sant’Agostino affermava di non comprenderlo, i suoi successivi cultori, dalle Hadith mussulmane a Ottone di Frisinga, da von Bader a Carl Schmitt, da Soloviov a Berdjajev, fino a Pietro Barcellona e Aleksandr Dughin, sono almeno, su questo punto, altrettanto oscuri e sfuggenti di San Paolo. Ed è per questo che continua a mancare una reale forza di opposizione.
Comunque sia, la dialettica fra l’Anticristo e ilKatèchon (la Dialettica dell’ Illuminismo”) è al cuore stesso della storia contemporanea, come dimostrano le numerosissime prese di posizione contro l’Intelligenza Artificiale, interpretata come fine dell’ Umanità, da parte degli stessi inventori e cultori della stessa (Musk, Altmann, Judkowsky). Essa costituisce infatti lo sbocco finale di una lotta incessante nel corso della storia: fra i Persiani chiliastici e i Greci “catecontici” (basti pensare all’Oracolo di Delfo su Leonida e al Sogno di Dario ); fra il nichilistico Buddhismo Hinayana e quello Chan (Zen), costruttivo e combattente (per esempio, Bodhidharma e il Monastero di Shaolin); fra l’ansia di Apocalisse degli Anabattisti (vedi la bandiera arcobaleno issata nella battaglia di Falkenheim) e il discorso di Lutero ai Principi Tedeschi; fra la Pasionarnost’ dell’Eurasiatismo e il postumanesimo dei Cosmisti russi…
4.I Conservatorismi del Sud del Mondo
Papa Francesco, massima espressione delle religioni mondiali, aveva incitato alla resistenza agli “Imperi Sconosciuti”. Sul piano politico, le potenze dell’Eurasia, pure nella grande varietà e confusione delle loro posizioni, si richiamano tutte a un’idea di conservazione. Il marxismo cinese non è riuscito a soffocare il riemergere del linguaggio neo-confuciano, là dove propone, quale obiettivo strategico per i 100 anni della Repubblica Popolare, non già il Comunismo, né il DaTong, mitico ideale normativo del Confucianesimo, bensì il più equilibrato Xiaokang (la “Società Moderatamente Prospera”).L’idea che, dell’ Ram Rajya (il “Regno di Rama”)ha il Janata Party esalta lo Yoga e le medicine tradizionali. Ma perfino nell’Occidente anglosassone, roccaforte dei GAFAM e della NSA, e quindi , del Progetto Incompiuto della Modernità erede di tutti i chiliasmi, vi sono personaggi come Assange, Snowden e Judkowsky, che si battono eroicamente contro gl’ Imperi Sconosciuti.
Il Conservatorismo ha un peso particolare nella tradizione culturale russa, che va da Teofane di Pskov a Soloviov,a Leontijev, a Dostojevskij, a Ilin, a Florenskij, a Sol’zhenitsin…(il “Pensiero Russo”).
Particolarmente illuminante a questo proposito il saggio di Luca Gori,”La Russia Eterna,Le origini del conservatorismo post-sovietico”, finalmente privo di quell’ “arroganza romano-germanica” che Nikolaj Trubeckoj condannava già un secolo fa nell’ Europa “illuminata”.La visione di Gori si estende dai primordi del la coscienza nazionale russa sotto gli Zar, per passare ai dibattiti fra slavofili e occidentalisti, giungendo infine agli aspetti conservatori del socialismo reale e all’ evoluzione culturale della Russia post-comunista. Evoluzione che parte dalle ottimistiche aperture di Gorbaciov e Eltsin, per passare, sotto Putin, da un atteggiamento liberale filo-occidentale, a visioni sempre più legate all’esigenza di difendere la specificità russa.
Un atteggiamento simile ispira il libro di Ilan Pappé “La Fine di Israele Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina”. Con una tesi alquanto isolata, Pappé, professor ebreo che insegna in Inghilterra, offre una visione storica anticonformista, che descrive con toni positivi la Palestina pre-dichiarazione Balfour, caratterizzata dal modello multiculturale ottomano, parallelo a quello degl’imperi russo e austro-ungarico, la cui disgregazione, e sostituzione con “nazio ni” artificiali, è inequivocabilmente alla radice dei conflitti arabo-israeliano, russo-ucraino e serbo-albanese. Secondo Bappé, l’orientamento prevalente del sionismo, basato sull’idea di uno Stato nazionale ebraico, non corrisponde alla storia e alle tradizioni dell’ Ebraismo, e, in primo luogo, dell’ ebraismo Mizrahi, quello dell’ Ex Impero Ottomano, e, in particolare, della Palestina dell’ epoca della Nahda (il Rinascimento, o Risorgimento, Ottomano) caratterizzato da un’identità mista al contempo araba ed ebraica.
Il fatto è che la società israeliana è scossa, in parallelo a quella nordamericana, dal problema demografico, desinato a scuotere l’egemoinia sionista nello stesso modo in cui viene scossa in USA l’egemonia WASP.
Infatti, i cittadini di Israele sono 10.148.000, di cui:
-7.500.000 circa Ebrei, di cui 2.000.000 circa di Ebrei russofoni;
-2.600.000 circa Arabi, di cui 500.000 circa Cristiani, divisi in varie confessioni;
200.000 stranieri di altre confessioni;
A cui vanno aggiunti:
2.000.000 circa di arabi mussulmani e cristiani a Gaza;
1.500.000 circa arabi mussulmani e cristiani in Cisgiordania;
500.000 coloni israeliani in Cisgiordania.
Come si vede, su una popolazione totale occupata da Israele di 15.000.000 circa, solo 6.000.000, cioè circa la metà, sono ebrei a tutti gli effetti, sì che, nel caso in cui tutti potessero votare, le maggioranze parlamentari resterebbero appese, come in Ucraina e nei Paesi Baltici, alla cospicua minoranza russofona.
Il 60% degli Americani sono “Whites” e il 40%, “Non-Whites”, ma, all’ interno dei “Whites”, i WASPS sono solo il 3-4% della popolazione totale.
E impensabile che i WASP continuino a imprimere l’orientamento culturale e politico e detengano la maggior parte del potere economico pur essendo un’infima minoranza.
5.”No Kings”: il “Tecnofascismo” dell’ Amministrazione Trump
In questo contesto, non stupisce che possa prendere corpo l’idea di Trump di trasformare radicalmente la struttura del potere negli Stati Uniti, rafforzando a tal punto la “Presidenza Imperiale” da farla assomigliare sempre più a una monarchia. In tal modo, diventa irrilevante la dialettica maggioranza-minoranze.
Questo approccio è stato definito “tecnofascismo”, per il ruolo centrale dato ai guru post-umanisti e per le aggressive politiche di contrasto alla cultura “Woke”. Intanto, in questo modo si creano strumenti per controllare l’opposizione sociale, avente la sua base prevalente nella maggioranza “Non- white”.
«Stiamo affrontando la potenziale fine della nostra Repubblica», ha affermato Bill Nye –divulgatore scientifico e veterano delle proteste che fermarono la guerra in Vietnam. «Dobbiamo fermare gli abusi si questo presidente petulante e la sua cerchia di tirapiedi».Come risposta, Trump ha fatto diffondere un video in cui, incoronato e alla guida dii un cacciabombardiere, bombarda di letame i manifestanti.
Questa esigenza di “sicurizzare” la minoranza bianca contro la nuova maggioranza “non-white” si sposa con le altre tendenze verso l’accentramento del potere. Prima fra le quali la presenza di una dittatura di fatto dei GAFAM, i quali, forti delle tecnologie di comunicazione, militari, spaziali, spionistiche e commerciali, controllano, influenzano e terrorizzano i cittadini e le stesse classi dirigenti. Trump, presentandosi come il difensore dei privilegi dei GAFAM in tutto l’Occidente, è divenuto il loro beniamino
.
6.Cos’è dunque il Conservazionismo?
Chiamiamo “conservazionismo” la resistenza mondiale contro gli esiti ultimi del mito del Progresso. Esso si oppone non già (come facevano, e fanno, i vari Conservatorismi) alle successive, parziali, “derive” dei mondi “tradizionali” (la democrazia ateniese, il despotato romano, la “gente nova” di Dante, la Rivoluzione Francese, il macchinismo dei Luddisti, il marxismo comunista) bensì proprioalla distruzione dell’uomo quale noi lo conosciamo (quello dell’ Epoca Assiale, che nasce con le grandi culture della scrittura e dura fino a noi), prima di avere intanto costruito nulla di veramente alternativo (la “Nuova Società Organica” lanciata da Saint-Simon e al centro di tutte le utopie ottocentesche, ma mai realizzata).
Per questo, perfino la prima rivendicazione dei guru americani dell’ informatica è oggi una moratoria sulla ricerca circa l’ Intelligenza Artificiale Generale, che permetta alla cultura di recuperare il tempo perduto rispetto alla tecnica, mentre Judkowsky è, addirittura, per un divieto assoluto di proseguire le ricerche sull’ Intelligenza Artificiale Generale (o Generativa).
Anche in Europa s’impone una qualche forma di Katèchon, una forza spirituale capace di trattenere la “transizione” dall’ Umano al Post-Umano, e, in primo luogo, a scalfire i privilegi esorbitanti conquistati dai GAFAM.. Secondo molti, da Heidegger a Juenger, da Teilhard de Chardin a De Benoist, questa resistenza sarebbe vana (un “mito incapacitante”), perché le stesse tradizioni ancestrali degli Europei porterebbero, attraverso un piano inclinato, verso l’Apocalisse. Solo la Russia si era posta da tempo (vedi il discorso del Principe Mishkin ne “L’Idiota”), la missione di salvare l’Europa dalla Modernità, che è stata ripresa dopo la caduta dell’ URSS.
Alla luce del Dubbio Moderno, risultato della “Vergleichende Epoche” di Nietzsche, che tutto confronta, antico e moderno, sacro e profano, Oriente e Occidente, anche la scelta fra Anticristo e Katèchon appare esposta al massimo della soggettività. E, questo, ben si addice, innanzitutto, ai cultori del Katèchon, che si oppongono al mito del Progresso proprio per il suo determinismo, mentre invece si ostinano a credere che, come ha scritto recentemente De Benoist, “la Storia è aperta”. Se così è, la “de-cisione” di ciascuno di noi può ancora contare (facendo salvo il “libero arbitrio”). E, allora, come aveva illustrato mirabilmente già Matteo Ricci nella sua opera “Il vero significato del Signore del Cielo”, la scelta fra nichilismo, impersonato dal Buddhismo (così come ora come dal Progressismo occidentale), e un’ ispirazione verso la continuazione della vita umana (impersonata, nella Cina di allora, allora dal Neo-Confucianesimo) è individuale, “hic et nunc”. ,Per questo i Gesuiti avevano scelto l’abito e la cultura “mandarini”, a costo di urtarsi (per i Riti Cinesi) con un’Europa monarchica ed ecclesiastica già orientata verso il Mito del Progresso. Mito, per altro, osteggiato da quasi tutti i grandi pensatori europei, solidali nella sostanza con la posizione dei Gesuiti. Basti pensare ai “Novissima Sinica” di Leibniz e al “Rescrit de l’Empereur de la Chine” di Voltaire, influenzati, l’uno, dalle “Lettres édifiantes et curieuses” dei Gesuiti e, l’altro, dall’ “Editto Rosso” di Kaanxi. E, più tardi, alla critica di Kierkegaaard all’ Arcivescovo Mynster, a quella anti-egualitaria di Tocqueville e di Nietzsche, e a quella anti-irenistica di Freud. Per non parlare poi di Simone Weil, che voleva ricreare l’”Enracinement”, o di Saint Exupéry, che voleva “costruire la Cittadella nel cuore dell’Uomo”.
Certo, la scelta “progressista” opposta al Conservazionismo ha anch’essa, dalla sua parte, delle buone ragioni, dall’ansia di Bene propria dei chiliasti al desiderio di infinito di Nietzsche, alla volontà di attuare le Scritture, propria di Fiodorov e dei Cosmisti Russi, fino alla religiosità universale di Teilhard de Chardin e di Raymon Panikkar. E proprio per questo, pure in presenza di una lotta mortale per la vita e per la morte, i Conservazionisti debbono mantenere il totale rispetto per i loro, pur mortali, avversari. Anche e soprattutto perché raramente essi sono del tutto tali, come il Goethe di “An die Vereinigten Staaten” e del secondo Wilhelm Meister, così come il Marx dei “Grundrisse”.
Come si vede, non c’è proprio bisogno di andare alla ricerca di nuove strane ideologie, quando siamo immersi fino al collo in una fondamentale lotta culturale, che non verte certo su vane parole o mode, bensì sulla nostra sopravvivenza esistenziale. La lotta culturale pro e contro il Postumano, così come quella fra le varie versioni dello stesso e dell’ opposizione ad esso, sta infatti sostituendo quella fra le obsolete ideologie sette-ottocentesche. Coloro che vorrebbero ridare un’anima ai moribondi partiti europei, non hanno, quindi, che l’imbarazzo della scelta fra le diverse posizioni sull’Apocalisse.
Quello che non è ammissibile è, invece, ciò che succede oggi tutti i giorni, con l’”establishment” che finge di azzuffarsi su questioni futili, camuffando o nascondendo dietro l’agitare di slogan antiquati l’importanza vitale della questione della Fine dell’Uomo..
7.Il “conservazionismo” ha a che fare con le “culture da destra”?
Esiste un concetto politico, seppure vago, chiamato “destra”. Esso trae la sua origine dalla collocazione in parlamento dei diversi gruppi politici della Rivoluzione Francese, e ha, quale presupposto, l’idea ch’essi si distinguano per la loro più calda, o più fredda, adesione al “Progetto Incompiuto della Modernità”, un “pacchetto” che si pretende unitario di gnoseologia, teologia, filosofia, cultura, etica, politica, economia, tecnologia e società (la “concezione assiale della politica”).Si tratta certamente di un concetto utile dal punto di vista euristico, visto che normalmente la politica parlamentare si basa su alleanze fra partiti vicini nello spettro destra-sinistra. Ne consegue che esistano in molti Paesi, come oggi in Italia, governi di destra, che hanno i loro sostenitori, anche fra gl’intellettuali, e che questo renda opportuna, se non necessaria, una “politica culturale di destra”.
Come è stato rilevato quasi unanimemente, non esiste però un’ unica “cultura di destra”, bensì, semmai, una serie di “culture di destra”. Esse hanno una qualche affinità con il conservazionismo, ma non vi si sovrappongono. Da un lato, vi sono delle “culture di destra” come il Futurismo, che sono piuttosto omogenee al Mito del Progresso. Ma anche le altre hanno semmai molto in comune con i vari Conservatorismi, vale a dire esprimono la nostalgia per questo o per quel periodo storico, ma nessuno di esse ha la consapevolezza della prossima fine dell’Umanità, e dell’urgenza di opporvisi. Questa consapevolezza è comune solo a qualche decina di intellettuali in tutto il mondo, e non ha trovato un unitario veicolo politico.Certamente, un siffatto isolamento degl’intellettuali conservazionisti non si può accettare. Da un lato, occorre ricercare dei momenti di incontro, che le, seppur discutibili, politiche culturali della destra potrebbero fornire, e, dall’ altro, si richiederebbe un maggiore attivismo, pubblicistico, politico e di ricerca, tecnologica e pedagogica.
E, ancora, ci chiediamo se abbia senso comune la recente risoluzione del Parlamento Italiano, votata, tra l’altro, dalla maggioranza governativa, contro le “interferenze straniere” nei processi politici italiani da parte dei Governi “autoritari”, quando tali interferenze, ammesso che tali si possano definire, consisterebbero nel favorire le idee “conservazioniste” (“conservatorismo russo”, islam politico, confucianesimo). E’ paradossale che l’attuale maggioranza conservatrice voglia censurare un naturale e tradizionale flusso di idee conservatrici in provenienza, tra l’altro, anche da Paesi, come l’Ungheria e la Polonia, che il Governo considera come affratellati da ideali culturali e politici. Questo non è l’ultimo dei paradossi dell’attuale transizione mondiale e dell’attuale maggioranza governativa italiana.
La centralità dell’ Intelligenza Artificiale fa sì che le grandi potenze elaborino piani di azione in questo campo sempre più simili fra di loro nella speranza di superare l’avversario. Solo nel luglio del 2025 sono stati pubblicati quello cinese e quello americano. Nel frattempo, una serie di scienziati informatici ha elaborato un Manifesto europeo che caldeggia la creazione di un centro europeo per l’ AI, sulla falsariga di quanto da noi proposto da anni con il libro European Technology Agency.
Vi è una fondamentale differenza fra il documento della Cina , che sposa l’idea, di Kissinger e di Judkowski, di un accordo internazionale sull’ AI, e quello degli USA che lo ignorano, nella speranza di mantenere una posizione di vantaggio nei confronti degli avversari, riproponendo attraverso l’ AI l’egemonia dell’ “America-Mondo”, e, soprattutto, uno stretto controllo sui propri alleati. Resta da vedere se la presunta posizione di vantaggio degli USA sia ancora tale, perché, in caso contrario, la politica americana di chiusura si ritorcerà contro gli USA (e soprattutto i loro alleati -salvo Israele- spiazzati e impossibilitati a ricercare soluzioni autonome).
Sullo sfondo si staglia i più che mai il pericolo, dettagliatamente illustrato da Judkowski, dell’ estinzione a breve termine dell’ Umanità, soppressa dall’ Intelligenza Artificiale Generale- tema sul quale violenta è la contrapposizione all’ interno degli stessi GAFAM, i quali, per lo più, propendono per una moratoria delle ricerche sull’ AI generale, in attesa di trovare soluzioni (oggi inesistenti) che garantiscano la sopravvivenza dell’ Umano in un mondo dominato dalle macchine.
Attualmente, anche se a qualcuno potrà sembrare paradossale, la difesa dell’”Umano” contro quella presa di controllo da parte dell’AI, che, negli USA, non ha più limiti, resta affidata sostanzialmente alla Cina, mentre l’Europa ha abdicato di fatto a questa sua vecchia ambizione cedendo scandalosamente sempre più a tutte le pressioni dei GAFAM e di Trump per un allineamento sull’ America su ogni fronte (regolamentazione, antitrust, tasse), come previsto nel Piano americano di azione di Luglio.
Eppure, neanche la Cina ha elaborato fino in fondo un progetto alternativo di società dell’ Intelligenza Artificiale, sicché resterebbe aperto, teoricamente, un enorme spazio politico per un’ Europa che divenisse indipendente, anche culturalmente, dagli USA, elaborando la propria visione del rapporto uomo-macchina partendo dagl’insegnamenti dei grandi Europei che si sono occupati della formazione dell’uomo come base per il fiorire della società: da Ippocrate a Senofonte, da Bernardo di Chiaravalle a Ignazio di Loyola, da Carlyle a Nietzsche…Solo una siffatta impostazione globale avrebbe la forza politica per coagulare una coalizione capace di generare un autentico sforzo dell’ Europa.
1.Il Centro Europeo di ricerca sull’ Intelligenza Artificiale
Purtroppo, il Centro Europeo di Ricerca sull’Intelligenza Artificiale, invocato dagli studiosi della materia (Yann LeCun, Premio Turing e capo scienziato di Meta AI; Cédric Villani, Fields Medal; Bernhard Schölkopf del Max Planck Institute; e Marc Mézard, oggi alla Bocconi), riuniti presso l’ Università di Bologna, non percorre questa strada, continuando a puntare solo sulle solite soluzioni istituzionali, regolatorie e finanziarie.
Nel Manifesto presentato all’Alma Mater si immagina un’istituzione compatta, con un forte nucleo scientifico dedicato tanto alla teoria quanto alle applicazioni. Ricordiamo che nessuno dei tentativi posti in essere in questa direzione ha avuto finora un peso istituzionale e politico neanche paragonabile a quello del CERN. Mancano una sede centrale, un budget comune, una governance unitaria europea, ma soprattutto una cultura non trans-umanistica critica della Modernità e una volontà politica veramente sovranista. L’Europa dell’Intelligenza Artificiale resta frammentata in mille rivoli, con provinciali progetti nazionali che competono più che cooperare. Oggi la potenza di calcolo , così come i grandi modelli linguistici è concentrata tra Stati Uniti e Cina. L’Europa contribuisce alla ricerca di base, ma fatica a trattenere i ricercatori e a trasformare i risultati in innovazione industriale Come dimostra ciò che si sta facendo negli USA e in Cina, senza una strategia coordinata, l’Europa rischia di diventare solo un laboratorio di talenti da esportare.
Un “CERN dell’AI” europeo potrebbe non essere solo un simbolo, bensì un modo per affermare che l’Intelligenza Artificiale non è proprietà di poche aziende globali, bensì un bene pubblico globale.
Manca comunque l’aspetto umanistico, la formazione di quei nuovi “Kaloikagathoi” che dovranno essere in grado di padroneggiare, e, se necessario, dominare, l’intelligenza artificiale, come, a suo tempo, Gilgamesh, Ercole e Ulisse padroneggiavano le forze della natura e popoli barbari e selvaggi.
Nel nostro libro “European Technology Agency”, proponevamo di fondere in un solo Ente i molteplici Enti già esistenti, tanto a livello europeo, quanto a quello nazionale, aggiungendo però un pesante aspetto umanistico, orientato secondo la cultura europea.
2.I piani delle Grandi Potenze
; winning the race”), esclusivistico ed americano-centrico,si contrappone quello del il “Piano d’azione Globale per l’AI” della Cina, dove l’obiettivo principale è una governance mondiale dell’IA, quale quella proposta da Kissinger prima di morire, e ripresa dal MIRI di Eliezer Judkowski (cfr,. il nostro post precedente)
Questa contrapposizione costituisce il coronamento di quello che, già quarant’anni fa, gli ufficiali cinesi avevano chiamato “Guerra senza limiti”, e che oggi vediamo svolgersi sotto i nostri occhi -che comprende 3° Guerra Mondiale “a pezzi”, guerra ideologica, guerre commerciali e finanziarie, guerre tecnologiche, quale traspare soprattutto dall’ “Action Plan” americano-.Mentre la Cina vuole affermare, anche attraverso la tecnologia, un nuovo ordine multipolare che tenga conto dei cambiamenti geopolitici ed economici avvenuti in questi anni, gli Usa di Trump inseriscono lo sviluppo delle nuove tecnologie nel loro tentativo di riportare il mondo alla seconda metà del 900, già descritto da Evgeny Morozov, che vede nell’informatica l’ultima trincea di un’egemonia occidentale in decadenza.
I due piani rispecchiano la diversa postura che le due superpotenze stanno assumendo sullo scenario globale. Bisogna inquadrare il Piano cinese nella “lunga marcia” digitale intrapresa dal PCC, a partire dall’ascesa di Baidu, di Alibaba e di Huawei, per finire con la transizione verde e digitale, e collocarlo all’interno del contesto legislativo cinese caratterizzato dalle tre leggi principali sul digitale, che sono la “Legge sulla Cybersicurezza” del 2017, la “Legge sulla Sicurezza dei Dati” e la “Legge sulla protezione dei Dati Personali”, che ripercorrono le normative europee, rendendole però più snelle (grazie anche agl’ideogrammi), ma soprattutto effettive, almeno sul territorio cinese
L’amministrazione Trump si trova invece a dover affrontare una forte discontinuità con la visione e l’assetto normativo ereditato dalla precedente amministrazione Biden, anche se alcuni aspetti di fondo si mantengono inalterati. Il settore delle Big Tech in America non è a trazione statale come in Cina. Questo fa sì che ci sia la necessità, implicita ma presente nel piano USA, di riportare la gestione della materia il più possibile nelle mani del potere centrale, per evitare un vero “colpo di Stato” contro Trump da parte dei guru dell’ informatica, quale quello tentato da Elon Musk,.e anche per fornire al Presidente il necessario potere negoziale nei confronti delle altre Grandi Potenze.
3.L’attacco all’ egemonia americana e la sua difesa
Il documento cinese inserisce la propria strategia in un contesto multilaterale: l’IA deve essere considerata un “bene pubblico internazionale a beneficio dell’umanità” , che però “presenta rischi e opportunità che possono liberare il loro potenziale solo attraverso la solidarietà internazionale… mantenendo gl’ impegni delineati nel Patto per il futuro e nel Digital Compact delle Nazioni Unite, per un futuro digitale inclusivo, aperto, sostenibile, equo, sicuro, protetto per tutti”.
Invece, nella premessa all’Action Plan americano si afferma che è “un imperativo di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti raggiungere e mantenere il dominio tecnologico globale indiscusso e non contestato” perché “chiunque abbia il più grande ecosistema di IA stabilisce gli standard globali e raccoglierà ampi benefici economici e militari”. Nel Piano sono contenuti molti principi che servono a esplicitare nel contesto dell’ IA i tradizionali concetti americani di controllo internazionale delle tecnologie (tipo “Trading with the Enemy e CoCom), mentre la Cina rilancia con forza la sua postura multilateralista anche se nei fatti egemonica, sulla base di una asserita “Intellectual leadership” dell’ “Impero di Mezzo” (o “Celeste Impero”), che risalirebbe fino alla Dinastia Zhou e ai Classici Confuciani: la Cina tende così ad occupare a tutti i livelli lo spazio internazionale lasciato vuoto da Trump.
Allo stato attuale, come peraltro per quasi tutte le altre grandi questioni presenti sulla scena internazionale, sembra che le alternative a questa nuova divisione del mondo in due blocchi stentino a farsi strada. In particolare, manca più che mai un’ efficace presenza dell’Europa (alla quale la leadership brussellese continua a voler credere).
4.I “pilastri” del piano di azione degli Stati Uniti
I pilastri del piano USA sono 3:
(i)Accelerare l’innovazione:
-Ricadute dell’IA sui lavoratori americani
I lavoratori americani, devono essere messi in grado di conseguire le competenze necessarie attraverso appositi piani formativi. Inoltre, si punta tutto sulla capacità delle imprese private, , a cui viene promessa totale deregolamentazione e sburocratizzazione.
-Scienza “nazionalizzata” e infrastrutture senza limiti
Il piano poi punta, per favorire la nascita di ecosistemi dell’IA, su “sistemi basati sull’ open-source e sull’open-weight che possano diventare standard globali basati sui valori americani” Il piano USA contemporaneamente all’indicazione, costituzionalmente ineccepibile, di sistemi di IA “basati sulla libertà di parola e di espressione”, delinea però un’IA “libera da bias ideologici per raggiungere obiettivi di verità oggettiva”, definizione che evoca scenari tipici delle culture politiche totalitarie dove esiste una sola verità oggettiva e cioè quella del regime.
-Indirizzo fortemente accentratore e dirigista, si rinviene anche nelle parti dedicate all’IA in rapporto alla scienza, dove se da un lato si parla di una “IA-enabled science” dall’altro si chiede ai ricercatori di concedere i loro dati alle imprese private per costruire un “world class scientific data set” americano, che al pari di un asset strategico consenta all’America di superare le altre nazioni che “sono avanti nell’ammassare enormi quantità di dati scientifici”. Quindi una scienza che usa il potenziale dell’IA a scopi strategici nazionali, al di fuori di qualsiasi contesto multilaterale. Una strategia che si pone in perfetta continuità con le scelte dell’amministrazione Trump di uscire dai trattati internazionali sul clima o dalle organizzazioni internazionali come il WHO, e che delinea uno scenario di contrapposizione “scientifica” in un mondo globalizzato e fortemente connesso, che ci riporta indietro ai tempi del “caso Lysenko” di staliniana memoria.
(ii)Costruzione delle infrastrutture per l’IA
E’ in totale linea con il mantra trumpiano del “Build Baby Build”:Prevede una deregolamentazione totale che favorisca la “costruzione di data center , semiconduttori e infrastrutture energetiche e per la sicurezza che portino a vincere la gara mondiale con la Cina preservando la potenza tecnologica americana dalle incursioni avversarie”.
(iii)Leadership USA della diplomazia e della sicurezza dell’ AI
Il piano prevede una vera e propria “colonizzazione digitale” globale, costringendo le nazioni alleate ad “adottare il sistema americano dell’IA , capacità computazionale, hardware e standard tecnici, in tutto il mondo…è imperativo che gli USA sfruttino questo vantaggio in un’alleanza globale duratura”.Questa forzata “Alleanza per l’IA” dev’ essere “allineata ai valori americani”. Qui il documento esplicita con forza la necessità di contrastare la Cina nei suoi intenti egemonici sia a livello bilaterale, bloccando gli “alleati” degli americani all’interno di pacchetti tecnologici e valoriali “chiavi in mano”, ma anche contrastando l’azione cinese nelle organizzazioni internazionali (UN-OCSE-G7-G20-ITU-ICANN-ETC) che spesso “nascondono regolamenti onerosi, codici di condotta vaghi che… sono stati influenzati da aziende cinesi”. A questo scopo vengono arruolate tutte le amministrazioni pubbliche per allineare gli incentivi e le leve politiche di tutto il governo USA per indurre gli alleati ad adottare “sistemi complementari” per evitare di fornire tecnologia USA agli avversari. Emerge qui con evidenza la tematica già più volte negli ultimi mesi comparsa nella discussione pubblica in Europa, dell’affidabilità e dei limiti operativi (“Kill Switch”) della tecnologia fornita dagli USA ai suoi alleati.
5.La proposta cinese: cooperazione e sviluppo sostenibile
Il piano cinese, sintetizzato in 13 punti, propone una strategia multilaterale per il controllo globale dell’IA, ponendo al centro la “partecipazione e collaborazione di tutti gli stakeholder, compresi governi, organizzazioni internazionali, imprese, istituti di ricerca, organizzazioni sociali e singoli cittadini,per accelerare lo sviluppo dell’infrastruttura digitale” e collegando inoltre l’IA allo sviluppo degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite:
(i)Standard unificati e alleanza con il “Global South”
Al principio dell’ “Open IA” , enunciato anche dagli USA, i Cinesi affiancano il tema della condivisione e quindi propongono di lavorare per la creazione di “diverse piattaforme internazionali per la cooperazione scientifica e tecnologica”.
-Al punto 4 si possono identificare varie “divergenze parallele” con il piano USA , laddove anche i Cinesi spingono per la costruzione delle infrastrutture necessarie all’IA finalizzate a promuovere un “sistema standard di potenza informatica unificata”, ponendosi però l’obiettivo di supportare nell’utilizzo di questo sistema le nazioni del “Global South” ,che, come si è visto sia nell’ambito degli ultimi G20 come nella riunione dello SCO (Organizzazione per la cooperazione di Shanghai), rappresentano per Pechino l’equivalente dell’ “Alleanza Globale” invocata dal Piano americano
(ii)Dati globali condivisi e sostenibilità energetica
Un altro punto di similitudine nei due piani di azione è quello relativo ai “dati di qualità” che vengono riconosciuti anche da Pechino come fondamentali per lo sviluppo dell’IA.. Sorvolando il problema dello stretto controllo centrale e della censura esercitati finora per tenere allineato il cyberspace alla visione del PCC, sottolineano la necessità di “salvaguardare attivamente la privacy personale e la sicurezza dei dati, migliorare la diversità dei data corpora dell’IA, eliminare la discriminazione e i pregiudizi e promuovere, proteggere e preservare la diversità dell’ecosistema dell’IA e della civiltà umana”.
Molto diverso l’approccio dei due documenti al tema energetico, a cause delle scelte totalmente divergenti in materia tra l’amministrazione americana, che punta decisamente su fossili e nucleare, e la Cina, che, coerentemente con i suoi piani di sviluppo delle rinnovabili, pone al centro della sua azione la “sostenibilità” energetica dell’IA, con uno sforzo non solo sull’uso delle fonti energetiche rinnovabili, ma anche sullo sviluppo di “chip a basso consumo energetico e algoritmi efficienti”.
(iii)Governance inclusiva contro frammentazione
Infine il piano per la governance globale cinese termina, come era iniziato, con un forte accento sulla necessità di incardinare lo sviluppo dell’IA all’interno del dialogo multilaterale, e in particolare del “Global Digital Compact” delle Nazioni Unite, per costruire una “governance inclusiva e multistakeholder”.
6.L’Europa tra multipolarismo e rischio marginalità
Con la presentazione contemporanea di questi due piani, il percorso della transizione tecnologica è diventato a pieno titolo un oggetto del confronto geopolitico mondiale. Questo fa sì che non sia più possibile una posizione attendista, e questo vale in primo luogo per l’Europa :Come ha affermato Mario Draghi, “Gli Stati Uniti e la Cina usano apertamente il loro controllo sulle risorse strategiche e sulle tecnologie per ottenere concessioni in altre aree: ogni dipendenza eccessiva è così divenuta incompatibile con la sovranità sul nostro futuro”.
(i)Una nuova agenzia europea per l’intelligenza artificiale
Come scritto nel Manifesto di Bologna, l’Europa ha bisogno, proprio come fu per la corsa allo spazio negli anni 60, di avviare immediatamente un processo multilaterale, come quello che portò alla creazione dello European Space Research Organization (ESRO) e dell’ European Launcher Development Organization (ELDO), che insieme confluirono negli anni 70 nell’ Agenzia Spaziale Europea (ESA), definendo e realizzando un progetto spaziale europeo indipendente da quello degli USA e dell’URSS. Bisogna dire che allora c’era il Generale De Gaulle.
(ii)Data corpora europei e portabilità dei dati
In primo luogo, la nuova Agenzia dovrebbe mettere nel mirino la creazione di “data corpora” europei facendo leva sugli enormi giacimenti di contenuti scientifici, culturali, giornalistici, industriali, sociali, presenti in Europa. Ma l’Europa deve anche difendere meglio la sua sovranità digitale ,a partire dalla richiesta di restituzione di una copia dei dati generati dai cittadini europei e immagazzinati nei server delle Big Tech , sulla base di quanto normato dall’art 20 del GDPR, e dagli altri regolamenti e direttive vigenti DGA, DMA, AI act, e, ora, soprattutto dal Data Act, che consentono la “portabilità dei dati” e cioè di richiedere una copia dei propri dati e metadati da qualunque piattaforma detenuti per trasferirli a chi si vuole. Qualcosa di parallelo alla richiesta di restituzione delle riserve auree italiane e tedesche depositate a Washington.
(iii)Una chiamata collettiva per la sovranità tecnologica
Ogni soggetto sociale dovrebbe partecipare a questa strategia. È una chiamata “a condividere i dati” per il mondo della scienza, della cultura , dell’impresa, del lavoro e del terzo settore e dell’economia sociale , che deve avere la stessa intensità che ebbe nel dopoguerra, quando tutti insieme parteciparono alla costruzione del progetto europeo. L’Europa per “usare” in maniera efficace e competitiva i suoi dati, dovrebbe mettere in campo risorse economiche adeguate, come chiesto nel rapporto Draghi, per realizzare le sue infrastrutture tecnologiche, e cioè la rete di supercomputers e di data center necessari allo sviluppo delle IA. Inoltre, dovrebbe anche finanziare la ricerca scientifica, difendendo le carriere dei ricercatori europei e i progetti delle aziende europee dell’ICT.
Tutto ciò però è stato detto infinite volte e non si è mai realizzato, perché, dopo le traumatiche esperienze di Adriano Olivetti e di Mario Tchu, nessuno ha più il coraggio di intralciare i piani delle multinazionali americane dell’ informatica.