“RADICI”:

Della passione politica, per l’Italia e per l’ Europa

Due recenti opere hanno risvegliato l’interesse per il tema delle identità, fondamentale in questo momento di conflitto generalizzato e di debolezza dell’ Italia e dell’ Europa.

  1. Il convegno alla Camera dei Deputati

 Un recente convegno ha visto discutere in maniera piuttosto dinamica e vivace Romano Prodi, ex premier e presidente della Commissione europea, e il professor Sergio Fabbrini, partendo dal volume di quest’ultimo “Nazionalismo 2.0 – La sfida sovranista all’Europa integrata” (Mondadori Università) –

Un aspetto molto stimolante e  innovativo del dibattito è stato quello del profilo emotivo da ricercare per l’Unione, riconosciuto come chiave dei futuri processi integrativi, ancor prima delle elaborazioni tecniche e creative. All’Ue mancano infatti persistentemente motivazioni e dimensioni “emotivo-sentimentali”, capaci di agire da fulcro di riflessione e azione nelle menti delle opinioni pubbliche dei 27.

Questo perché i Padri Fondatori avevano scelto decisamente, già con la Dichiarazione Schuman, l’approccio “Funzionalista”, anziché quello “Federalista” proposto da Spinelli, e, più in generale, scelsero d’inserire la costruzione europea nella Grande Narrazione progressista proveniente dagli USA vincitori.Le Comunità Europee furono quindi null’altro che una delle organizzazioni internazionali, ausiliarie all’ONU.

Il funzionalismo considera ancora l’Unione Europea solo come uno dei molteplici corollari (religiosi, culturali, ideologici politici e giuridici) dell’Ordine di Yalta. Il Federalismo di Spinelli avrebbe invece aspirato alla creazione di una vera statualità europea, che, per quanto imitasse pedissequamente gli Stati Uniti (gli Stati Uniti d’ Europa), faceva ad essi ombra, ipotizzando che l’Europa avrebbe in tal modo potuto aspirare alla guida dell’ Occidente, sottraendo agli USA il ruolo di Paese Guida.

Per questo motivo, ambedue le tendenze si inseriscono nel solco della tradizione progressistico-messianica inaugurata con il mito americano della “Casa sulla Collina” e proseguita con Emerson, Whitman, Wilson ed Eleanore Roosevelt. A noi sembra invece evidente, che nell’ attuale era post-moderna, quando gli Stati- Civiltà  (Cina, Usa,Russia, Israele, Iran) competono nelle “cultural Wars” in base alle loro rispettive concezioni del mondo (accelerazionismo vs. confucianesimo,  vs. Teshuvà, vs. “Katechon Settentrionale”), l’ Europa non presenta alcuna forza attrattiva perché, in  ossequio al funzionalismo, essa si è deliberatamente privata dei propri  miti, sostituendoli con quelli dell’ America (siano essi conservatori o “woke”).

Così, la Kalokagathia dei Greci è diventata “l’invenzione della democrazia”, la Nazione Cristiana cantata da Novalis è diventata la religione tecnocratica di Bacone e di Thiel, la Paneuropa di Coudenhove-Kalergi è diventata il Mercato Comune Europeo, e la Casa Comune Europea di Gorbachev è diventata la Comunità Euroatlantica. Come pensare che i giovani Europei si appassionino a Davy Crockett, a  Churchill o a Kennedy? E dire che abbiamo in abbondanza fonti di entusiasmo estetico, da Omero ai lirici greci e romani, dalle epopee nordiche alla “Musiqa Andalussiya”, da Shakespeare a Goethe, da Leopardi a Foscolo, da Mickiewicz a Pushkin, da Nietzsche a D’Annunzio, da Puccini a Carl Orff.

E’ l’establishment europeo che non vuole che sorga una passione per l’Europa, perché, si è detto nel dibattito, “ istinto ed enfasi sulle pance rimangono pericolosi”; essi  non vanno allo stesso tempo del tutto rifiutati, anzi, possono essere sposati, ma solo “in uno schema di contrasto efficace al sovranismo identitario”.Di conseguenza, “nell’estesa incapacità di intercettare le mostruosità di un’Europa delle nazioni, non esiste ugualmente una Ue in grado di generare entusiasmo diffuso”.Questo è perché l’ Europa delle Nazioni, che è quella nella quale stiamo vivendo, è stata creata dai Comitati di Corrispondenza degli Stati Uniti (p.es., Franklin a Parigi),dall’impero napoleonico (la Repubblica Subalpina, il Regno d’Italia), dalle logge massoniche (per esempio, la Loggia Ausonia);il “mainstream” sta continuando a esaltare, come nostre origini, le Rivoluzioni Atlantiche e la “Primavera dei Popoli”. In queste condizioni, come potrebbe sorgere un “Pantheon Europeo” come voleva Coudenhove-Kalergi, con Omero, Ippocrate, Leonida, Socrate, Augusto, San Paolo, Diocleziano, Cirillo e Metodio, Dante, Carlo V, Novalis, Alessandro I, Nietzsche, Coudenhove-Kalergi, Viacheslav Ivanov, Drieu La Rochelle, Simone Weil, Spinelli, Gorbachev?

Siamo certamente davanti a un problema di leadership nelle classi dirigenti”,ma questa leadership potrà nascere  solo da un confronto fra le virtù classiche e cristiane  e le esigenze della lotta contro la Singularity. Secondo i partecipanti al convegno, il processo sarebbe ancora più lungo: “Prima dei processi comunitari e della cittadinanza europea presa nella sua interezza, è evidente che dovrà sussistere in ogni caso un fondamento di natura nazionale da prendere a modello per ogni Stato membro”

Non concordiamo, proprio perché gli Stati nazionali erano  nati per distruggere gl’Imperi europei, definiti come “prigioni di popoli”, favorendo così:

-l’”Impero Nascosto” americano, l’ “America Mondo” in cui il Presidente USA  bombarda a suo piacimento Paesi dall’ altra parte del mondo, uccide e rapisce i governanti insubordinati, impone le sue linee-guida culturali perfino alle Chiese;

-la “Grande Israele”, che governa il Medio Oriente nello stesso modo, dalla Siria al mar Rosso, dal Golfo Persico alla grecia.

 2.La presentazione del libro “Radici” al Salone del Libro di Torino

Come per il passato, la Casa Editrice Giubilei ha presentato una novità libraria dedicata alla ri-.costruzione dell’ identità italiana, che si inserisce bene nella prospettiva, evocata nel convegno di Roma, di “un fondamento di natura nazionale da prendere a modello per ogni Stato membro”

Il libro “Radici”, di Croce e Debenedictis, propone di elaborare un “conservatorismo latino”, che sarebbe certamente auspicabile come passaggio intermedio verso l’Identità Europea.  A nostro avviso, tale conservatorismo potrebbe comprendere contributi importanti dall’Italia (Dante, Machiavelli,Mercurino da Gattinara, Matteo Ricci, Mosca, Michels e Pareto,Del Noce); dalla Spagna  ( Bartolomeo de Las Casas, Ignazio di Loyola,Donoso Cortes, De Unamuno, Ortega y Gasset); dalla Macro-Regione alpina ( De Maistre, Mistral, Giono, De Rougemont),ma soprattutto molti Francesi ( da Tocqueville a Balzac, dai Poeti Maledetti a  Bernanos, da Saint-Exupéry a Simone Weil), e anche qualche Rumeno (da Cioran a Ionesco a Eliade).

Sempre a nostro avviso,  nell’ Identità Europea sarebbero compresi anche i conservatorismi  germanici(Carlyle, Yeats, Burgess, Bismarcke  Thomas Mann),e slavi (Tiutchev, Chomiakov, Leontijev, Solzhenitsin, Dugin).

Ricordiamo anche e soprattutto che, oggi, nel 2026, il conservatorismo, dopo tante vicissitudini, sta assumendo un ruolo centrale in tutti i Paesi del mondo, come resistenza contro l’imposizione del progetto teo-tecnocratico dei GAFAM.

In India,fino dall’indipendenza, la ragion d’essere del movimento di liberazione era essenzialmente una forma di acceso tradizionalismo, che accomunava tutta l’intellighenzia, da Tilak a Tagore, da Aurobindo a Bose, e che trovò la sua espressione prima e più estrema nel pamphlet di Gandhi “Hind Swaraj”, l’autogoverno dell’ India.

Anche nello Stato di Israele, la tendenza dominante sionista fu contestata fin dall’ inizio dagli Haredim, che consideravano (e ancora considerano) la creazione dello Stato di Israele come una violazione grave e pericolosa di un precesso del messianismo ebraico, a cui non vogliono collaborare attraverso il servizio militare; altrettanto tradizionalista il  “Governo dei Giuristi” iraniano, che ora si è appropriato anche delle glorie dell’ Impero Achemenide; il  Conservatorismo russo (“Russkij Konzervatizm”), ideologia quasi  ufficiale dell’ attuale Federazione Russa; i Neo-Confuciani, alcune delle cui idee, come il concetto di “junzi” (“gentleman”) sono saldamente recepite nella cultura mainstream della PRC, e, buoni ultimi,  i “Neo-reazionari” americani.

Mentre, dopo la IIa Guerra Mondiale, si pensava  che un “mainstream” mondiale avrebbe potuto essere la cultura dell’ “internazionalismo liberale”, quale espressa dal discorso alle Nazioni Unite di Eleanor Roosevelt, oggi, nei consessi internazionali, si incontrano quasi esclusivamente leader conservatori.

L’unica parziale eccezione è costituita forse dall’ Europa, dove però si riscontra però quel deficit emotivo da cui siamo partiti. Se si vuole superare quel deficit, è ora che anche l’Europa ritorni alle sue tradizioni conservatrici, alle quali accennavamo, che sono anche le uniche che permettano un vero dialogo con le altre culture del mondo, come testimoniato nei secoli da De Las Casas, Ricci, Leibniz, Schopenhauer, Massignon, Eliade, Guénon, Evola, Pound, Saint-Exupéry, Simone Weil…. Utile a questo proposito il recente libro di Mark Sidgewick, “Tradizionalismo”.

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