TRANSLATIO IMPERII E PACE CELESTE

Paragone fra gl’imperi d’Occidente e d’Oriente.

Nel corso delle discussioni sulla piattaforma “100 domande sull’ Europa”del 18 e 19 maggio, è stato pertinentemente evocato il paragone fra l’impero romano e quello cinese.

Paragone che può sembrare anacronistico, ma che è invece più che mai attuale in un momento in cui la Cina sta divenendo veramente il Paese centrale del mondo (in modo del tutto conforme al suo nome in Cinese: 中国, Zhong Guo, Regno di Mezzo), mentre gli Stati Uniti e la Russia sembrano rivendicare ambedue l’eredità dell’ Impero Romano.

Avevamo affrontato questa tematica nel libro DA QIN, dove avevamo segnalato un impressionante parallelismo fra le due linee di continuità storica.

1.L’Impero d’Occidente

La Bibbia traccia una linea di successione fra gl’imperi mediterranei che risale molto più indietro dell’ Impero Romano.Il “Quinto Impero” è un concetto mistico-profetico derivato dal Libro di Daniele dell’Antico Testamento. La profezia prevede l’avvicendamento di quattro grandi imperi terreni (Babilonese, Persiano, Macedone e Romano), culminanti nel quinto: il regno spirituale ed eterno di Dio, quello a cui tutti aspirano ad appartenere.

Il mito del Quinto Impero è stato ripreso e rielaborato in diverse epoche e culture, evolvendosi in un’utopia politica e spirituale:

-La profezia di Daniele: Nel sogno del re Nabucodonosor (Daniele 2), la statua con diverse leghe metalliche simboleggia i quattro imperi storici, distrutti dalla “pietra” che diventa il quinto regno inarrestabile (Dio).

-Il Messianismo Portoghese ed inglese: Nel XVI e XVII secolo, intellettuali e religiosi come il gesuita Padre António Vieira adattarono la profezia, trasformando il Portogallo nell’erede spirituale destinato a fondare un quinto impero di pace universale e conversione dei popoli: il Sebastianismo.Durante la Rivoluzione Inglese, i Quintomonarchisti rivendicarono questo ruolo per l’ Inghilterra.

-La visione di Fernando Pessoa: Il celebre poeta lusitano riprese questo misticismo, riallacciandosi al mito dell’ Encoberto, del “re nascosto” Dom Sebastiao, simile all’ Iman nascosto degli Shiiti duodecimani, impressionantemente rivissuto da Mojtaba Khamenei.

In realtà, la Bibbia, l’Ellenismo, la Romanità e il Cristianesimo hanno rivendicato anche altre eredità storiche, dalle culture preistoriche, alla Mesopotamia, all’ Egitto, alla Persia e a Israele. Cosa che è essenziale per la loro grandezza, o, se vogliamo, “universalità”. Di converso, l’eredità dell’ Impero Romano è stata rivendicata dai Bizantini, dal Sacro Romano Impero, dagli  zar bulgaro, serbo e russo, dal sultano ottomano, dalla Francia napoleonica e dall’ Italia fascista,  costituendo uno dei principali motivi di conflitto, fra  Persia,  Roma e Islam, fra Bisanzio e la Bulgaria, fra Cattolici e Ortodossi…

In particolare, l’Ortodossia Russa ritiene che il Quinto Impero s’identifichi con la Terza Roma, vale a dire Mosca, e che per questo la Russia abbia la missione di salvare il resto dell’ Umanità (Timoteo di Pskov, Tiutchev, Dostojevskij, il Patriarca Kirill).

Oggi, vi è una competizione implicita per  essere riconosciuti eredi dell’ impero romano, fra la Russia e l’America, mentre l’Unione Europea, legittima aspirante, non osa candidarsi.   

2.Il Tian Ming Cinese

I primi documenti scritti che parlano del Mandato del cielo sono quelli relativi al Duca di Zhou, fratello minore del re Wu e reggente per il figlio del re. La nozione fu ripresa da Mencio (MenZi) , considerato il secondo pensatore cinese dopo Confucio. Successivamente, il Mandato del Cielo fu legato al concetto di ciclo dinastico.

Esso fu usato per la prima volta dalla dinastia Zhou per giustificare il rovesciamento della dinastia Shang. Gli Zhou sostenevano che anche l’antica dinastia Xia era stata detronizzata perché aveva perso il Mandato del cielo, e questo legittimava la loro ascesa al trono ai danni della dinastia Shang.

Lo storico Xue Juzheng scrisse la Storia delle Cinque Dinastie (五代史) fra il 960 e il 970, dopo la conquista da parte della dinastia Song della Cina settentrionale, col proposito di giustificare il passaggio del Mandato del Cielo attraverso le cinque dinastie fino alla dinastia Song. Le cinque dinastie avrebbero avuto tutti i requisiti per poter sostenere che fossero in possesso del Mandato del cielo, sebbene non avessero regnato sull’intera Cina. Ma il comportamento tirannico di Zhu Wen e dell’ultima parte della dinastia Liang aveva provocato la revoca del mandato. Le tre dinastie seguenti, le dinastie Tang, Jìn e Han erano state tutte rette da sovrani non cinesi, e nessuna fra loro era riuscita a riunificare la Cina. Questo, nell’opinione di Xue Juzheng, spiegava il passaggio del Mandato del Cielo alla dinastia Song.

Le dinastie cinesi si estendono per l’intero arco di tempo della storia occidentale (i famosi 5000 anni di storia cinese) , ma con un corso più omogeneo e sugli stessi territori:

 Xia (ca. 2200 – 1600 a.C., contemporanea all’Impero egizio): Prima dinastia semileggendaria, considerata la culla della civiltà lungo il Fiume Giallo

Shang (ca. 1600 – 1046 a.C., contemporanea degl’Ittiti, dei Cretesi e dei Micenei): Prima dinastia storicamente accertata, famosa per i suoi elaborati manufatti in bronzo e la scrittura incisa su ossa oracolari

Zhou (1046 – 256 a.C., contemporanea degli Assiri e degli Ebrei): La dinastia più longeva. Si divide in Zhou Occidentali e Zhou Orientali, questi ultimi famosi per due periodi di grande frammentazione:

Primavere e Autunni (770 – 476 a.C., contemporanei della monaechia romana)

Stati Combattenti (476 – 221 a.C., contemporanei di Greci, Persiani e Macedoni)

Qin (221 – 206 a.C., contemporanea di Roma): Fondata da Qin Shi Huang Di, il primo imperatore a unificare completamente la Cina. Inizia la costruzione della Grande Muraglia e viene plasmato l’esercito di terracotta.

 Han (206 a.C. – 220 d.C., contemporanea dell’ Impero Romano): Un’era di prosperità e potenza culturale. Consolidò l’Impero e aprì la Via della Seta.

Periodo dei Tre Regni e Dinastie del Nord e del Sud (220 – 589 d.C., contemporaneo all’ ascesa del Cristianesimo): Un lungo periodo di divisione e guerre intestine seguito al crollo degli Han.

Sui (581 – 618 d.C., contemporanea degl’Imperi Romano-barbarici): Riunificò nuovamente la Cina e completò il Grande Canale.

Tang (618 – 907 d.C., contemporanea dell’ espansione islamica): Conosciuta come l’età dell’oro della poesia, delle arti e dell’apertura verso l’esterno.

Song (960 – 1279 d.C., contemporanea delle Crociate): Periodo di grande progresso tecnologico (invenzione della stampa a caratteri mobili e della polvere da sparo) e di fioritura del Neoconfucianesimo.

Yuan (1279 – 1368 d.C., contemporanea dei Comuni italiani): Dinastia di origine mongola fondata da Kublai Khan. Per la prima volta l’intera Cina fu sottomessa a dominatori stranieri.

Ming (1368 – 1644 d.C., contemporanea all’ espansione ottomana): Dinastia indigena che restaurò il potere imperiale. Diede l’attuale configurazione alla Grande Muraglia e spostò la capitale a Pechino, costruendo la Città Proibita.

Qing (1644 – 1911, contemporanea all’ espansione coloniale occidentale): Dinastia di origine Manciù e ultima dinastia imperiale. Estese i confini della Cina fino a comprendere Tibet e Xinjiang, ma si concluse con un secolo di declino dovuto all’imperialismo occidentale.

Secondo J.P. Duteil, l’Imperatore Kāngxī vedeva di buon grado il Cristianesimo portato dai Gesuiti anche in virtù del fatto che questo introduceva un concetto di Mandato Celeste diverso, che metteva il sovrano al riparo da rovesciamenti di potere. Per questo si fece ritrarre da Castiglione nei panni di Buddha, e sostenne vigorosamente il movimento dei Riti Cinesi, quale  strumento per affermare l’autonomia da Roma del cattolicesimo cinese.

Il concetto di “Mandato del Cielo” era diffuso in tutta la sinosfera. Tuttavia, Mentre in Cina il mandato poteva essere revocato se il sovrano governava male, in Giappone la legittimità imperiale deriva dal Kojiki e si basa su due pilastri :

Una linea di sangue ininterrotta:. L’Imperatore (天皇, Tennō) regna in quanto discendente diretto della dea del sole, Amaterasu;

L’assenza di revoca: Non essendo un mandato concesso da un Cielo morale e basato sui meriti, l’autorità imperiale giapponese è considerata eterna, assoluta e non revocabile dagli uomini.

Il Mandato del Cielo è molto simile alla Hwarenah (Farrah) zoroastriana e alla Fortuna Principis occidentale.

Gl’Illuministi (Leibniz, con i “Novissima Sinica”, e Voltaire, con il “Rescrit de l’Empereur de la Chine”) si fecero promotori  dell’imitazione da parte dei sovrani europei dell’ impero cinese, con la fondazione di un Impero Europeo che avrebbe coronato la civiltà del Dispotismo Illuminato. Nella prefazione di Novissima Sinica (Ultime notizie dalla Cina), Leibniz evoca un nuovo ordine mondiale propiziato dai Gesuiti e basato sull’ alleanza fra Europa, Russia e Cina. In un certo senso, a queste idee si ispirarono subito dopo  Novalis e Alessandro I, e, oggi, i BRICS.

Sono idee che vengono riecheggiate anche dal Dark Enlightenment americano, e, in particolare, di Curtis Yarvin, che si è scelto come nome d’arte Mencius Moldbug, per richiamare il filosofo Men Zu, il primo ad introdurre il concetto di Mandato del Cielo.

3.Attualità dei concetti

Ambedue i concetti traggono origine da epoche antichissime e hanno continuato a essere applicati anche quando l’ Impero Romano e l’Impero Cinese si frazionarono. Vi sono tracce di buoni rapporti fra Cina e Impero Romano, e fra Impero Tang e Cristianesimo, in testi come gli Annali degli An Anteriori e la Stele di Da Qin.L’idea è che, concettualmente, essi non possano mai scomparire, perché esprimono una realtà sovrannaturale, quella della Pace Celeste (“Tian An”), a cui sono dedicati il tempio centrale e la piazza centrale di Pechino, che corrispondono all’ Ara Pacis di Roma.

Una pace a cui si ispira più che mai il Sommo Pontefice, e che oggi sembrerebbe doversi fondare non già sulla vittoria messianica di un leader e di una tradizione culturale, bensì sulla “Concordia Discors” di Empedocle e Orazio, secondo i quali l’universo è governato dal perenne scontro di elementi opposti (amore e discordia), uniti in un insieme armonico, che corrispondono a Yang e Ying 阴 e yang , i quali contengono rispettivamente i pittogrammi della luna e del sole.

Ancor oggi, la “Trappola di Tucidide”, cioè la conflittualità fra Cina e USA, potrebbe essere  ricondotta al conflitto fra  quelle due  concorrenti linee di legittimità. Non per nulla, Xi Jinping ha portato Trump al Tempio della Pace Celeste, dove l’Imperatore officiava i riti di tutte le religioni. Del resto, nell’ entourage di Trump circolano idee monarchiche e imperiali, che in un certo senso facilitano un dialogo con Cina, Russia e Arabia Saudita non inficiato da ostilità ideologiche preconcette.

Il Vaticano, recuperando le idee dei Gesuiti, e, in particolare, di Matteo Ricci, avrebbe oggi le potenzialità per rivendicare[LR1] un ruolo di mediatore fra quelle diverse teologie politiche. Quello sarebbe il modo concreto di realizzare in pratica quella “Pace Disarmata e Disarmante”, che, a oggi, è solo una figura retorica.Come scriveva De Maistre, l’unica vera sovranità è quella del Papa, “Superiorem non reconoscens”. Dovrebbe però superare quell’arroganza occidentale che aveva portato alla Chiusura dell’ Ordine gesuitico, colpevole di troppa indulgenza verso Cina e Sudamerica. In particolare, il Vaticano aveva condannato i “Riti Cinesi”,  in seguito auna controversia filologica che denota un approccio culturale assolutista. I Gesuiti avevano tradotto in Giapponese Dio come “Deusu”, e  Il Papa pretendeva che si privilegiasse questo approccio anche in Cinese, obliterando la traduzione“Tian Zhu”, ereditata dal Patriarca taoista Lü. Il Tianzhu Shiyi (天主實義, lett. Il vero significato del Signore del Cielo) è l’opera più  nota del gesuita Matteo Ricci. Seguendo il metodo della Summa contra gentiles di Tommaso d’Aquino, Ricci evita di citare la Bibbia o dogmi rivelati. Utilizza invece la logica, la filosofia scolastica e i classici confuciani per dimostrare come il monoteismo cristiano  sia compatibile con l’autentica tradizione filosofica cinese.

In un momento in cui è forte il rischio di una guerra mondiale di carattere  nucleare guidata da un’Intelligenza Artificiale Autonoma, questo augusto filone di dialogo interculturale non va trascurato. Tanto più, in quanto le “San Jiao” siniche (taoismo, confucianesimo e buddhismo) ,  contrariamente alle Religioni del Libro occidentali ,e soprattutto  al loro predecessore mazdeista, non conoscono l’idea di Apocalisse, e Mo Zu e SunZu  avevano concepito  un’ “Arte della Guerra” che è in realtà un’ “Arte della Pace”, in quanto basata, non già sulla distruzione, bensì sulla deterrenza, e quindi potrebbero costituire un impareggiabile interlocutore.


 [LR1]

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