Parole d’ordine che oggi sembrano ovvie (anche se non applicate), come “Autonomia strategica dell’ Europa”, noi le lanciavamo e ripetevamo, inascoltati, da almeno 50 anni. Permetteteci ora di dire la nostra su questi temi.
Adesso, coloro i quali avevano difeso, da sempre, la subordinazione dell’ Europa all’ “ordine di Yalta”, pretendono di impartire lezioni sull’ autonomia strategica, mentre perfino coloro che fino a un giorno fa applaudivano Trump qualunque cosa facesse fanno finta , a loro volta, di avere da sempre condiviso quello slogan.
Occorre innanzitutto capire che cosa significhi “dipendenza” nell’ Era delle Macchine Intelligenti (o , come dice Kurzweil, “spirituali”).Ad esempio, in quest’epoca di pensiero unico, tutti, chi più chi meno, dicono che Trump è senz’altro cattivo, ma invece l’ America è sostanzialmente buona (perché patria della “modernità” e della “democrazia”), e soprattutto che l’ Europa non potrebbe restare senza l’ America, non soltanto dal punto di vista militare, ma anche da quello culturale.Siamo in radicale disaccordo, perché senza una vera e propria ”autonomia esistenziale” non ci sarà mai quell’ autonomia politica, tecnologica e militare a cui tutti pretendono si aspirare.
Tutti danno anche per scontato che l’innovazione sostanziale dell’ America, quella di secolarizzare il Cristianesimo trasformandolo nella religione del progresso (vedi Max Weber), sia irreversibile, e che, pertanto, “non possiamo non dirci americani”. In effetti, gli Americani hanno pensato fin dall’inizio ( come testimoniato dal discorso di Winthrop sulla “Casa della Collina”, dalle affermazioni nella Dichiarazione di Indipendenza sul tradimento del Re d’Inghilterra, dall’equiparazione nel Testamento di Washington di Europei e Indiani, da “Leaves of Grass”, dove Whitman constatava già allora la subordinazione dell’ Europa, dalle opere di Fukuyama e Huntington), di costituire l’antitesi storica dell’ Europa, perché in America, come scriveva Goethe “non vi erano, né castelli, né basalti”. Solo ora se ne palesano però tutte le conseguenze, che risultano difficili a fare ingoiare alle opinioni pubbliche.
I conflitti in corso a livello mondiale si riconducono in ultima analisi al rifiuto, da parte della maggior parte delle culture del mondo, di accettare questa religione civile americana, quella del nuovo “Popolo Eletto” e di un “Progresso” che sfocia nella Singularity Tecnologica. Infatti, esse, quale più, quale meno, non potrebbero comunque, anche se lo volessero, secolarizzare le loro religioni nello stesso mondo in cui l’ha fatto l’ America, perché le loro stesse strutture archetipiche (l’”inferenza umana” di Nisbett) sono diverse. Valga per tutti l’esempio più perspicuo, quello della Cina. Essa non ha un’Apocalisse, perché manca della stessa struttura linguistica del futuro. Il suo “Grande Tao”(Datong) è ciclico, e legato alla figura dell’ Imperatore Saggio e del suo Mandato del Cielo. Perciò, la Cina continua a perseguire l’aristotelica “Techne Basiliké” (“Wang Dao”), l’arte del buon governo attraverso l’esempio, non già l’”egemonia” (“Ba Dao”), la Via della Spada, retaggio della guerra millenaria fra l’Impero del Bene e quello del Male. E’ perciò normale che la Cina abbia sempre opposto resistenza al tentativo occidentale di arruolarla nelle sue crociate, come l’ “Empresa China” di Filippo II, la condanna papale dei Riti Cinesi e l’invasione giapponese. Oggi, la Cina è talmente lontana dall’ occidentalizzazione da ignorare perfino l’Inglese e da non curarsi neppure di rispondere, contrariamente, per esempio, a Giorgia Meloni, agl’ insulti di Trump.
E’ stato anche normale che l’India abbia scatenato le Rivolte dei Cipoys e dell’ Indian National Army, e che la Russia abbia respinto le diverse aggressioni occidentali.
Anche l’Europa ha opposto una resistenza intellettuale all’ America, da Dickens a Kafka, anche e soprattutto attraverso degli “Euro-americani”, da Eliott a Pound, da Miller a Dos Passos,i quali , nati in America, hanno però optato per l’ Europa; tuttavia, questa reazione europea, o euro-americana, è stata più misurata di quelle asiatiche a causa di certe affinità culturali
Vorremmo mappare qui questi processi.
2.L’americanizzazione
A causa dell’ origine europea della colonizzazione americana, l’ Europa ha subito un livello di americanizzazione più elevato di altri Continenti, a partire dalla volontaria sottomissione di Mazzini a Lincoln (testimoniata dalla loro corrispondenza), dall’’instaurazione di un’egemonia finanziaria e cinematografica americana a partire dalla Ia Guerra Mondiale, e di quella politico-militare a partire dalla IIa, dall’imitazione del sistema costituzionale americano, dal razzismo, dalla “passione per l’eguaglianza”, denunziata già da Tocqueville. Quest’ultimo è l’aspetto più significativo dell’ americanizzazione. Al di là del recente, seppur determinante, formarsi, in apparente controtendenza, di un’ “élite” esclusivamente americana di potere tecnologico, per il resto si va, in ambedue le società, verso una proletarizzazione dei gusti dell’ “establishment”, che ha trovato la sua migliore espressione in Donald Trump, ma ha anche molti eminenti imitatori in Europa, e soprattutto in Italia, da Bossi a Di Pietro, da Berlusconi a Grillo, a Giorgia Meloni e a Vannacci, i quali amano definirsi “underdog” e/o “feccia”. L’approfondirsi della “democrazia” ha comportato infatti un involgarimento del gusto per effetto della “Gente nova e i subiti guadagni”( Dante), partendo dalla “nobiltà della roba”,per continuare con i “cavalieri” e, infine, con i demagoghi di destra e di sinistra.
Lo scontro fra Trump e Meloni ci mostra quanto le classi dirigenti dei due Continenti siano oramai simili nei loro difetti. Queste banali conflittualità da cortile stridono pesantemente con l’accumularsi di problemi esistenziali irrisolti (nichilismo, conflitti, meccanizzazione), che le loro antiquate ideologie non sono in grado di superare , dimostrando così la loro inadeguatezza. L’America sta perdendo la sua leadership mondiale (l’”Impero Nascosto”), e tutte le mosse che ha fatto finora per contrastare questa perdita (guerre di Corea, del Vietnam, del Golfo, dell’ Afghanistan, dell’ Iran) si sono ritorte contro l’ America stessa , perché sono divenute il segno tangibile di una sua crescente vulnerabilità, che sta trascinando con sé tutto l’”Occidente”. Del resto, la stessa ideologia del “trickle-down effect” (il progresso dell’America avrebbe trainato quello del mondo intero) recava implicita l’aspettativa di un “end game” di livellamento generalizzato.
Oggi, mentre il mondo ( a cominciare dalla stessa America),si sta allontanando dai dogmi della modernità (decentramento, economicismo, razionalismo), così venir meno le ragioni dell’ egemonia americana, dilagano ovunque i “Valori asiatici”(che sono, in sostanza,i valori pre-moderni dell’”Homo Hierarcicus” di Dumont, quelli che prevalevano anche in Europa almeno fino alla Seconda Guerra Mondiale: basti pensare alle monarchie, al classicismo, alla meritocrazia).
Ma, al “mainstream” americano, questa relativa decadenza ovviamente non piace. Di qui l’esigenza di trovare dei capri espiatori, come sono divenuti innanzitutto gli Europei, i quali non sosterrebbero abbastanza l’America nella sua guerra senza limiti contro il resto del mondo per il mantenimento dell’ egemonia. Egemonia che, secondo le false retoriche di Vance e Rubio sarebbe condivisa con l’ Europa, ma in realtà è stata imposta all’ Europa stessa.
Tra l’altro, mentre America sta facendo qualche sforzo intellettuale per uscire dalle catastrofi della Modernità, invece, l’Europa ufficiale sta ostinatamente attaccata ai dogmi del “Politicamente Corretto”, fra i quali anche quello del mito americano, che l’America stessa sta abbandonando. Non solo Giorgia Meloni, bensì tutta l’Europa ufficiale, ha talmente bisogno di quel mito, da arrivare a fingere di opporsi a Trump, mentre invece è sotterraneamente complice dell’ America nelle sue imprese più criminali (basti pensare alle rivelazioni di Rutte sulla guerra in Iran, in totale contrasto con le posizioni dei Governi dell’ Alleanza Atlantica, da Rutte stesso diretta).
Questa crisi dell’Occidente c’è non soltanto perché la “democrazia” lo renderebbe debole, bensì , a monte di ciò, perché il “disincanto del mondo” ha reso, agli Europei, sempre più insopportabile la loro stessa vita (Leopardi, i Poeti Maledetti, l’Esistenzialismo), sicché essi sono condannati a ricercare un “reincanto” alternativo, e, non trovandole in Occidente, le cercano in un qualche “altrove” culturale (Matteo Ricci, Schopenhauer, Guénon, Evola).
3. Junzi e Xiaoren
Uno dei detti più famosi (e più sintetici) di Confucio suonerebbe così (in Cinese antico):
*k-wən k-wən; *g-in g-in; *b-aʔ b-aʔ; *tsəʔ tsəʔ =“l’Imperatore faccia l’ Imperatore, il ministro faccia il ministro, il padre faccia il padre, e il figlio,il figlio”. Questa “Rettifica dei nomi” era l’espressione più icastica dell’”Homo Hierarcicus”, quello che si trova descritto anche nel Manavadharmashastra indù,nelle opere di Adalberone di Laon, nel Sachsenspiegel nell’”ideologia tripartita” di Dumézil e nei “colori della vita” di Daniélou. Ad esso sono ispirate le lingue dall’ area Asia-Pacifico studiata da Margaret Mead per conto delle autorità militari di occupazione (“Il crisantemo e la spada”).
In particolare, i sistemi linguistici giapponese, coreano, vietnamita e giavanese sono strutturalmente impregnati di questa concezione gerarchica. In queste culture linguistiche, l’uso dei pronomi e degli onorifici riflette rigide strutture basate su età, status sociale e legami familiari. Spesso si evita l’uso dei pronomi diretti “tu” o “io” (ritenuti rudi o aggressivi), preferendo sostituirli con termini di parentela o titoli professionali adattati al contesto comunicativo:
a)Giapponese (Keigo):
Prima persona (“Io”):
Watashi (私): Neutro e formale, usato da tutti in contesti standard.
Watakushi (私): Versione ultra-formale (business o discorsi ufficiali).
Boku (僕) / Ore (俺): Usati dai maschi; Boku è umile/educato, Ore è informale/colloquiale.
Seconda persona (“Tu”):
Anata (貴方): Educato se usato con sconosciuti, ma in famiglia significa “caro/cara” (tra coniugi).
Kimi (君): Usato da superiori verso subordinati o tra giovani.
b. Coreano (Nopimmal):
Prima persona (“Io”):
Jeo (저): Pronome umile. Si usa sempre quando si parla con superiori, anziani o sconosciuti.
Na (나): Informale, usato solo con amici intimi o persone più giovani.
Seconda persona (“Tu”): Dangsin (당신)Neoman (너): Totalmente informale, solo per amici stretti.
c. Vietnamita (Kính Ngữ)
Anh: Letteralmente “fratello maggiore”. Si usa per rivolgersi a un uomo leggermente più grande.
Chị: Letteralmente “sorella maggiore”. Per una donna leggermente più grande.
Em: Letteralmente “fratello/sorella minore”. Si usa per riferirsi a se stessi se l’altro è più grande, o per rivolgersi a chi è più giovane.
Per mostrare grande rispetto (persone anziane o figure autorevoli):
Ông: Letteralmente “nonno”. Usato per uomini anziani o in contesti formali di lavoro.
Bà: Letteralmente “nonna”. Per donne anziane o di alto status.
Cô / Chú: Letteralmente “zia” e “zio”. Usati per persone della generazione dei propri genitori.
d. Giavanese (Unggah-Ungguh)
Prima persona (“Io”):
Kula: Pronome formale ed educato (Krama). Si usa per mostrare umiltà davanti a superiori o anziani.
Aku: Pronome informale (Ngoko), usato solo tra pari o verso i giovani.
Seconda persona (“Tu”):
Panjenengan: Il pronome onorifico di massimo rispetto per il “Voi/Lei”. Si usa per genitori, capi, anziani o persone di alto lignaggio.
Sampeyan: Formale ma intermedio (semi-cortese).
Kowe: Puramente informale. Usarlo con un superiore è considerata una gravissima offesa.
Per questo, il Governo indonesiano spinge per la diffusione del “Bahasa Indonesia”, una meno formalistica lingua veicolare derivata dal Malese.
4.Junzi e “Uomo Superiore”; Xiaoren e “Ultimo Uomo”
Mentre lo stile dello Zarathustra nietzscheano imita le scritture sacre zoroastriane, la sua terminologia sembra talvolta ripresa pari pari dai classici confuciani:
Come visto, 君 (jūn, Kwen): significa “monarca” e 子 (zǐ, tse?): significa “figlio” o “maestro” Junzi (君子,kwen-tse?) significa dunque “aristocratico”, originariamente nel suo significato di classe, e poi, proprio come in Nietzsche, nel senso di “nobile”. Egli è guidato da Ren (benevolenza e umanità) e Yi (giustizia e rettitudine). È di ampie vedute, imparziale e accetta il proprio destino (“amor fati”). Applica il principio taoista “Wei wu wei”: “fare senza fare”, corrispondente al gandhiano “Ahimsa”:”magnanimo nella borsa e nella spada”( secondo la terminologia di Dante)
Xiaoren (小人 – Il Piccino/L’Uomo da poco), invece, letteralmente significa “piccola persona” e si riferisce all’uomo meschino, volgare e limitato dal punto di vista etico, quello che Nietzsche chiama “l’Ultimo Uomo”, che sarà poi idealizzato da Fukuyama.
La differenza fondamentale sta nella motivazione interiore e nello sguardo sul mondo:“Il Junzi ha a cuore la giustizia (e la via morale); lo Xiaoren ha a cuore il profitto (e il vantaggio materiale).” Per comprendere il concetto, basti vedere il diverso “stile”, da un lato, di Xi Jinping, e, dall’ altro, di Trump.
Come scrive Dumont, l’Occidente esalta l’”ultimo uomo”, anzi, si fa un vanto di essere “underdog”, mentre osteggia l’”Uomo Superiore”, definendolo “narcisista”.
5. La nemesi del “Patriottismo Occidentale”
L’ideologia specifica e originale conclamata da Giorgia Meloni è il “Patriottismo Occidentale”, vale a dire la trasposizione geopolitica del suprematismo WASP. Come tale, esso è “prima facie” in netto contrasto con il “patriottismo italiano”, come messo in particolare evidenza dagli ultimi avvenimenti, anche se, a un’analisi più profonda, il secondo è in un certo senso la conseguenza del primo
Gli atlantisti, rendendosi conto che il “nazionalismo” inteso come il patriottismo dei singoli Stati Nazionali europei e simil-europei sia stato reso impraticabile proprio dall’ esistenza dell’ “Impero nascosto” americano (cosa intuita a suo tempo tanto da Lenin quanto Mussolini),hanno ripiegato sull’ idea (parzialmente diversa) che esista un unico “ethnos” atlantico, ispirato alle tradizioni giudaico-cristiane e anglosassoni, il quale, essendo superiore al resto del mondo in quanto portatore do un “Intelligent Design” divino o quasi, deve difendere la propria egemonia, sia all’ interno, contro i “non-whites”(con la Remigrazione), sia all’ esterno, contro le altre identità continentali (come quelle sinica, indica, eurasiatica ed islamica), che devono essere represse e debellate con la “Guerra senza limiti”in corso su tutti gli scacchieri.
Quest’ideologia, di cui si sta facendo portatore ad esempio il Ministro Valditara, è la logica continuazione del maccartismo, e si fonde con le politiche anti-cinesi dell’ Amministrazione americana, che si trasferiscono poi automaticamente anche da noi (basti pensare alla “golden share” di Pirelli). A scuola bisogna insegnare l’”Identità Occidentale”, minimizzando le altre radici dell’ Europa (medio orientale ed eurasiatica).
Intanto, il conflitto fra il patriottismo euroatlantico e i patriottismi del resto del mondo sta divenendo insolubile.
I singoli nazionalismi occidentali sono sempre più ancillari all’ imperialismo americano e israeliano. Per questo, come scriveva Galli della Loggia, non deve svilupparsi un “nazionalismo europeo”( quello di Novalis, Alessandro I°, Benda, Drieu la Rochelle, Moseley, Thiriart), che farebbe implodere l’Occidente.
Chi insiste oggi sul “patriottismo euroatlantico” pretende anche che l’Europa sostenga ancor più pesantemente lo sforzo americano per contrastare la Cina, al punto che a Trump non sono bastate neppure le migliaia di voli contro l’Iran partiti dalle basi europee (e italiane). L’ America vuole che gli Europei prendano proprio posizione come belligeranti, in modo da assicurarsi che, con il passare del tempo, non possano cambiare di campo. Per questo la polemica sul ruolo dell’Europa nella recente guerra è divenuta così drammatica.
Non si tratta di una lotta fra diversi “nazionalismi”, bensì della lotta fra un principio imperiale e uno nazionale, oppure fra due concorrenti principi imperiali.

6.”La democrazia è antiquata”
Oramai, questa è diventata una formula “standard” per esprimere un luogo comune. Giustamente Marco Revelli, autore dell’ omonimo “pamphlet”, lo mette in relazione con il titolo del libro di Guenther Anders. “L’uomo è antiquato”. Infatti, se la democrazia è antiquata, è perché l’uomo (inteso come “Homo Sapiens Sapiens”) è un modello sorpassato dell’attuale cyborg che noi siamo (Pino Aprile), più artificiale che naturale, con il suo conformismo, la sua alienazione, le sue nevrosi, i suoi abiti, i suoi dispositivi indossabili, le sue protesi, i suoi cellulari, i suoi computer, i suoi farmaci…
Se ogni Homo Sapiens Sapiens aveva una propria individualità, una propria etica, proprie passioni, idee e interessi (“the separedness of mind”), il cyborg vive invece solo come parte della Megamacchina mondiale. Non partecipa alle decisioni, le esegue; non ha interesse alla libertà di pensiero, perché il suo pensiero si è volatilizzato in un grande chiacchiericcio senza senso. (Heidegger).La “chiacchiera” (Gerede),tipica del web, è la modalità inautentica del linguaggio e della comprensione. Indica il parlare fine a se stesso che non genera conoscenza reale, ma diffonde opinioni preconfezionate, alimentando un conformismo impersonale che allontana l’essere umano dall’autenticità e dalla verità,che non richiede alcuna comprensione o verifica preliminare di ciò di cui si parla e si diffonde velocemente non malgrado la sua superficialità, ma proprio grazie a essa La chiacchiera crea l’illusione che tutto sia accessibile e comprensibile a chiunque. In questo modo, però, esime dal reale sforzo di appropriarsi di un concetto, appiattendo ogni originalità e rendendo tutto piatto e indifferente.
Il discorso si autoalimenta e si propaga semplicemente perché circola nell’opinione pubblica, senza che nessuno si prenda la responsabilità di ciò che viene affermato.
La chiacchiera, porta l’essere umano a una condizione di deiezione o caduta (Verfallen). L’esistenza si disperde nel mondo esteriore, allontanandosi da una comprensione profonda
Anche la democrazia è chiacchiera. A dispetto di quanto per lo più si dice, la “democrazia” ha fatto un’apparizione assai fuggevole nella storia delle dottrine politiche, ed è stata sempre evanescente, già come concetto. Guardiamo a Socrate, condannato a morte dalla democrazia ateniese perché predicava il governo dei competenti (con un processo, la maieurica, simile alla “rettifica dei nomi” di Confucio); guardiamo all’Atene di Pericle, dove costui era in realtà il “Protos Anèr”, il “Princeps”, che si prendeva sottilmente gioco della democrazia fingendo di lodarla; prendiamo Platone e Aristotele, dove la “democrazia” è la versione degenerata della “politeia”, non già quella nobile dell’ “oclocrazia”; prendiamo i Romani, i Cristiani, gl’Islamici e gli Orientali, che non avevano neppure quella parola nel loro vocabolario. In Erodoto, la “democrazia”, scartata dai Persiani dopo un ampio dibattito, viene imposta agli Ioni dal generale Mardonio dopo avere represso la loro rivolta contro l’Impero Persiano.
Similmente, la parola “democrazia” compare per la prima volta, nella Modernità, nel gergo delle repubbliche fantoccio create da Napoleone, mentre diviene una forza politica solo nel Secondo Dopoguerra, come slogan polemico per opporsi a comunismo e fascismo.
In tutta questa breve e stentata vita, la parola ha assunto i significati più diversi:
a)governo dei più e dei più poveri (Aristotele, Tucidide);
b)omogeneità interna del popolo(Dahrendorf);
c)liberalismo (Popper);
d)sistema rappresentativo (presente nella maggior parte degli Stati del mondo);
e)parità di diritti (costituzione italiana);
f)rispetto di standard minimi (i “diritti dell’uomo”)
g)particolare mix di istituzioni proprie dell’ America (che viene imposto in tutto il mondo come “la norma”).
Premesso che quasi tutti gli Stati del mondo si dichiarano oggi “democratici”, in nessuno di essi sono mai state presenti tutte le caratteristiche sopra elencate, il che fa, della “democrazia” un sistema “immaginario”, non meno del “comunismo” e del “fascismo”. Per giunta, oggi, la lotta al coltello fra il blocco americano e il resto del mondo provoca ovunque una militarizzazione crescente della società, che “erode” ulteriormente quelle caratteristiche (mancanza di alternative, guerre culturali, governo del Capo, primato dell’ esecutivo sul legislativo e sul giudiziario, controllo digitale e poliziesco, censure ideologiche..)
7.Kakistocrazia: Underdogs o Untermenschen?
Il filosofo torinese Micky Bovero, discepolo di Bobbio, riprendendo un concetto che era stato dell’Alfieri del “Misogallo”, designante i governi “collaborazionisti” delle Repubbliche “sorelle” napoleoniche, aveva parlato di un “Governo dei Peggiori”, come sintesi di tutte le forme “corrotte” di regime politico. Un tentativo di definire l’attuale sistema politico in alternativa al termine mistificante di “Democrazia”
I politici contemporanei si fanno persino un vanto del rappresentare gli aspetti più deleteri delle varie società (“parlare alla pancia”), perché questo porta voti. E’ un danno collaterale della meccanica elettoralistica. Vince chi riesce a coinvolgere almeno un poco almeno una parte dell’ elettorato, e tutto ciò si può ottenere solo con un discorso ultra-semplificato, in una prospettiva di brevissimo termine, mentre è impossibile vincere con un programma complessivo di medio-lungo termine.
Un esempio dirimente del funzionamento delle democrazie: è dal 1965 che, grazie agl’innovativi prodotti dell’ Olivetti, e, in particolare, con il primo “personal”, il P101 (venduti in 44000 esemplari in America), l’Italia avrebbe potuto, ben 60 anni fa, essere all’ avanguardia nel campo dell’ informatica, ma il tema dei determinanti aiuti di Stato per questi prodotti fa appena capolino adesso nel dibattito pubblico, quando oramai, grazie ad essi, i concorrenti americani si sono talmente affermati che la stessa Unione Europea non riesce a contenerne lo strapotere. Invece il Professor Mario Chu (deceduto misteriosamente) aveva reclamato ininterrottamente sulla stampa questi per la Olivetti aiuti già negli anni ‘60.
Le vere questioni dell’ oggi (macchine intelligenti, guerre, economia)sono approfondite, programmate e decise a tutt’altro livello che quello elettorale (lobbies, università, grandi famiglie, diplomazia al massimo livello, istituti finanziari, Enti internazionali), senza che l’elettorato se ne renda neppure conto. Basti pensare all’ attuale braccio di ferro fra la Commissione e Trump sulla Digital Tax, determinante per il futuro dell’ Europa, che non fa certo oggetto di dibattito fra i partiti.
I meccanismi della rappresentanza, che sono sempre esistiti (consigli di villaggio, assemblee dei militari, Senato, comizi, Sinedrio, Ecclesia, Diete, corporazioni, Stati Generali, Camere, Sindacati, Partiti, Presidenzialismo, Federalismo…) , debbono oggi essere profondamente rivisti, per garantire, da un lato, all’ Europa, un potere centrale forte e indipendente, e, dall’ altro, un forte coinvolgimento delle classi dirigenti intellettuali e tecniche a sostegno della presenza internazionale dell’ Europa.
8.Miti e dialettica dell’illuminismo
Tutto ciò viene presentato come una sconfitta dell’ Illuminismo, ma in realtà non è che il suo esito postumo e prevedibile. Contrariamente a quanto narrato dalle varie “vulgate”, secondo gli storici seri (per esempio, Dorinda Outram), l’Illuminismo non era affatto stato l’antenato delle attuali retoriche “buonistiche” e razionalistiche, bensì un insieme di autori accomunati più di tutto dallo spirito del tempo, un’era di transizione. In effetti, tanto Cartesio quanto Pascal anticipano il relativismo di Kierkegaard, di Nietzsche e dell’ esistenzialismo; il Rousseau della Dissertazione fu un antimoderno quanti altri mai; Leibniz, Voltaire, Boulanger e l’Abate di Saint-Pierre, tre sostenitori a spada tratta del dispotismo illuminato…Lo stesso Kant affermò che il suo era un tempo di Illuminismo, non già un tempo illuminato.
Come hanno poi illustrato esaurientemente Horkheimer e Adorno, l’Illuminismo (o meglio il culto hegeliano della Ragione spacciato per Illuminismo) era condannato per la sua stessa natura a produrre il contrario di quanto prometteva (Eterogenesi dei fini, “Heterogonie der Zwecke”,termine coniato dallo psicologo Wilhelm Wundt: “i fini che la storia realizza non sono quelli che gli individui o le comunità si propongono, ma piuttosto la risultante della combinazione, del rapporto e del contrasto delle volontà e delle condizioni oggettive”).
Oggi, gl’intellettuali di punta nel Movimento MAGA (Sand e Yarvin) hanno inventato il termine “Dark Enlightenment” per indicare proprio questo volto misconosciuto dell’ Illuminismo, che anche noi dovremmo approfondire





