DOPO OTTANT’ANNI DI FAKE NEWS, finalmente un barlume di verità?

Su Foreign Affairs. Stephen Walt scrive che il Presidente Trump “has been called a realist, a nationalist, an old-fashioned mercantilist, an imperialist, and an isolationist,”  ma la sua strategia è “perhaps best described as ‘predatory hegemony,’” Sotto la sua guida, gli  StatiUniti cercano  “to extract concessions and asymmetric benefits from its allies and adversaries alike.” L’Amministrazione “appears to believe it can prey on other states forever, and that doing so will make the United States even stronger and further increase its leverage,”
  1. Trump continua la politica dei predecessoriCome abbiamo già scritto, tutto questo non è però “colpa” del solo Trump, perché la natura predatoria degli USA risultava evidente fin dal principio, fin dalla missione di Sir Francis Drake,  e le nostre classi dirigenti ne sono state complici per 80 anni. Andrea Malaguti scriveva sulla prima pagina de “La Stampa” del 25 Gennaio 2026, come commento delle politiche americane anti-immigrati:“I primi schiavi arrivarono in Virginia all’ inizio del Seicento, portati da una nave olandese. Era un’America che gli ‘stranieri’ li importava e li incatenava, sfruttandoli come manodopera sfruttata a colpi di frusta. Oggi li mastica e li sputa. E quando nel 1793 il Congresso approva la legge sugli schiavi fuggitivi, controfirmata da Giorgio Washington, nasce un vero e proprio esercito di Slave Patrols. Cacciatori di uomini, con la stessa attitudine alla violenza indiscriminata e la stessa licenza di uccidere dell’ Immigration and Customs Enforcement. In un inatteso e bestiale gioco dell’ oca, siamo tornati alla casella di partenza.”

Noi non crediamo nella buona fede di  questo stupore da parte delle grandi firme mainstream. Infatti, a nostro avviso, quel gioco fu tutt’altro che “inaspettato” per l’ “establishment” europeo:  

-già Cristoforo Colombo aveva  cominciato a schiavizzare gl’indigeni, portandoli su e giù per l’Atlantico dagli stessi Reali di Spagna;

– Bartolomeo de las Casas, mentre si batteva strenuamente contro la schiavizzazione degli Indios, patrocinava invece quella degli Africani;

-La Dichiarazione d’ Indipendenza cita favorevolmente la schiavitù, e annovera fra i giusti motivi di ribellione al Re d’Inghilterra il Proclama Reale del 1763, che vietava la conquista del territorio indiano,  e Quebec Act del 1774  che proteggeva cattolici e francofoni;

-Giorgio Washington era (come Donald Trump) un immobiliarista, che lottizzò i territori indiani subito dopo l’indipendenza, e appare in veste di architetto dell’ omonima capitale e in tenuta di Gran Maestro della Massoneria. Ben si comprende l’avversione dei “non bianchi” verso la storia americana;

-Carlo Marx,che sosteneva i Sudisti, riteneva che l’eventuale abolizione della schiavitù avrebbe portato alla sparizione degli Stati Uniti, a suo avviso già allora il paese-guida del Progresso;

-Emerson e Whitman esaltavano la “razza sassone imperatoria” e l’omposizione, da parte dei “figli di Manhattan” del loro modo si sentire al resto del mondo;

-Rudyard Kipling scrisse la sua famosa ode sul “Fardello dell’ Uomo Bianco” per celebrare la conquista americana delle Filippine, dove gli USA repressero nel sangue la rivolta dei nativi, riprendendo dall’ Impero Britannico il testimone dell’ imperialismo;

-gli Stati Uniti di Truman furono l’unico Paese a far esplodere deliberatamente sulla popolazione civile ben due bombe atomiche, a Hiroshima e Nagasaki;

-l’ Amministrazione di G.Bush Jr.scatenò la IIa Guerra del Golfo con il pretesto che Saddam Hussein disponeva di armi chimiche, fornite dagli USA, e di cui Colin Powell fornì un’asserita prova portando alle Nazioni Unite una provetta contenente assertivamente antrace (cosa, che se fosse stata vera, avrebbe dovuto portare all’evacuazione dell’Assemblea Generale)

2. L’insufficienza  dell’Unione Europea rispetto agli obiettivi del federalismo

La “colpa” di Trump è quella di avere abbandonato, nel proprio discorso politico, ogni riferimento alla missione moralizzatrice dell’ America (colpevole, nel suo pensiero, di essere diventata patrimonio della cultura “woke”) Missione che si ripropone ora, mutatis mutandis, nell’ Unione Europea, dove gl’imitatori  servili dell’ideologia americana continuano a detenere posizioni egemoniche. Si continua a fingere che l’Unione  costituisca un primo passo verso una vera statualità europea (quella che avrebbe voluto Spinelli), non già un epifenomeno dell’ Occidente americano-centrico, come più realisticamente scritto da De Villiers, e che tale “statualità” miri in realtà al “superamento dello Stato”, così  come lo vedeva Marx-.  Ricevendo la laurea honoris causa dalla KU-Leuven in Belgio, l’ex premier Draghi ci spiega come “il fallimento del sistema risiede in ciò che non è stato in grado di correggere”. Ora l’Unione europea deve “intraprendere i passi necessari per diventare una potenza”, passando da una confederazione a una federazione .Ci sono alcuni salti logici, perché un cambiamento istituzionale dell’ Unione non riuscirebbe certo a realizzare un obiettivo messianico come la Pace Perpetua, su cui avevano fallito già Serse, Filippo l’Arabo, Basilio II, Enrico IV e Saint-Pierre.Anche l’idea di un’ Europa Superpotenza era stata teorizzata, ma senza sbocchi concreti, da Coudenhove-Kalergi e Giscard d’Estaing.  Secondo la newsletter di gennaio del Movimento Europeo,“Nei primi anni di questo terzo decennio di secolo e nonostante la crescita tumultuosa dei suoi nemici interni ed esterni, l’Unione europea ha risposto positivamente a sei sfide: reagendo con azioni comuni alle emergenze planetarie alla pandemia e poi alle sue conseguenze economiche e sociali di cui sono stati un esempio i programmi SURE e NGEU, avviando un piano per la transizione ecologica con lo European Green Deal nel quadro degli obiettivi dello sviluppo sostenibile adottati a livello internazionale a metà del secondo decennio, definendo un quadro di regole per governare l’infosfera attraverso le direttive servizi e mercato, confermando i principi di un sistema di assistenza sociale più elevato nel mondo con il Piano d’azione sul pilastro dei diritti sociali adottato a Porto, proteggendo i valori dello stato di diritto all’interno dei suoi confini con le condizionalità legate alle sovvenzioni europee e i ricorsi alla Corte di Giustizia, difendendo l’ordine internazionale fondato sulla inviolabilità delle frontiere e sulle scelte sovrane dei popoli con il sostegno all’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin.” A   noi, tali risultati sembrano assolutamente insufficienti, per la subordinazione dell’ establishment europeo al progetto post-umanistico degli USA, che impedisce, non diciamo di risolvere i problemi, ma  perfino di prenderne atto.. 2.La catastrofe dello European Green Deal Caso esemplare, lo “European Green Deal”, dove ci siamo fatti surclassare dalla Cina. L’avevamo inventato per dimostrare la presunta superiorità dell’economia mista europea, tanto sul liberismo americano, quanto sul dirigismo cinese. Invece, il nostro modello decentrato e individualistico ha fatto sì che la necessaria transizione avvenisse con un ritmo così lento, da mettere in luce l’inferiorità strategica del nostro sistema, tanto rispetto all’ideologismo americano (che invece si è abilmente sottratto al confronto), quanto al volontarismo cinese (che ha riempito la Cina, tutta l’Eurasia e, oggi, il mondo intero, di pannelli solari, di pale eoliche, di centrali idro-elettriche, di smart cities e di auto elettriche e autonome, quando noi ci stiamo, invece,  ritirando da una  competizione che abbiamo già perso). Infatti, la decisione della Commissione Europea di rivedere il regolamento che prevedeva l’azzeramento delle emissioni di CO₂ per le nuove auto dal 2035 non è un incidente di percorso, né un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è un passaggio dal grande significato politico che mette in discussione il modo stesso in cui l’Europa ha pensato la transizione ecologica negli ultimi anni. Il phase out del 2035, infatti, non è mai stato soltanto una norma ambientale. È stato un atto identitario, il perno su cui due governi europei hanno costruito la propria legittimazione politica. Una soglia non tecnica ma mitologica, capace di condensare in una data la promessa di un riscatto collettivo. In quei due numeri – 2035 e 100% – si era cristallizzata un’intera visione non soltanto del mercato, ma della società nel suo insieme: l’idea che l’Europa, priva di un ruolo geopolitico determinante nei nuovi equilibri globali, potesse rivendicare la propria centralità affermando un primato etico ad altri precluso. Il “phase out” – già di per sé un’espressione millenarista – era diventato il simbolo politico di una comunità alla disperata ricerca di un’istanza fondativa, qualcosa che ne orientasse la coscienza e ne ridefinisse il posizionamento globale. Il vero evento, dunque, non è il 10% salvato, che ha implicazioni marginali, ma il 100% abbandonato. Ma anche  raggiungere anche il 90% di riduzione delle emissioni nel 2035 rischia di rimanere un obiettivo estremamente arduo, se si dà credito alle stime più attendibili che collocano la penetrazione delle elettriche pure attorno al 50%. Un divario di questa ampiezza non può essere colmato per decreto, né compensato con aggiustamenti marginali… Questa situazione di confusione ha avuto effetti catastrofici sull’ industria europea, come dimostra il crollo di Stellantis. Invece, in Cina,  a metà del 2025, circa il 10,3% (36,9 milioni su 359 milioni) dei veicoli totali sulle strade cinesi era già costituito da veicoli a nuova energia, e  la quota di mercato  delle auto elettriche ha raggiunto circa il 54-60% delle nuove immatricolazioni .  3.Fallimento delle altre politiche UE. Ma non solo il “Green Deal”, bensì tutte le politiche europee sono fallite, come ben illustrato da Sergio Fabbrini su “Il Sole 24 Ore”: a)In generale, i fondi del PNRR (seguendo una tradizione purtroppo consolidata) non sono stati spesi (soprattutto in Italia) secondo lo spirito, le intenzioni e le modalità originarie, bensì “a pioggia”. Basti guardare il caso di Niscemi, un esempio perfetto di ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare, e non si è fatto. Per recuperare la distanza da USA e Cina, nella cultura, nella scienza, nell’informatica, nello spazio, nell’energia  e nella difesa, l’Europa dovrebbe  adottare non già una programmazione indicativa (che pure non c’è mai stata ), bensì addirittura una pianificazione operativa da economia di guerra (quale quella di cui tanti oggi straparlano), creando subito ex novo campioni europei in tutti i settori, e, in primis, quelli digitali; cfr. i nostri libri….e….); b)le regole europee dell’infosfera vengono censurate dagli USA sotto la spinta dei GAFAM; non sono mai state attuate seriamente, né lo potrebbero in assenza di un’infosfera europea; infine, non dovrebbero più essere informate, come oggi, a un astratto moralismo e legalitarismo, bensì alla promozione proattiva di un’educazione della personalità dei cittadini, quali soggetti attivi della società delle Macchine Intelligenti (“ius activae civitatis”); d)corrispondentemente, il sistema sociale europeo deve mirare non già a creare dei pensionati super-viziati   (la “Società signorile di massa”), bensì dei “Soldaten der Arbeit” secondo la tradizione operaistica tedesca, oggi attualizzata dalla cogestione (“Mitbestimmung”, che è legge in quasi tutta Europa), unico baluardo contro la distruzione del lavoro; e)l’UE confonde: – i diritti civili eredità della storia europea (alla vita, all’ integrità, alla sicurezza, al lavoro, alla privacy, alla libertà di pensiero, di religione, di espressione, di stampa, di associazione, di parola,di voto, di manifestazione, di rappresentanza sindacale, sociale ed etnica), con quelli genericamente umani (che, nella loro astrattezza,  non sono il compito di un singolo Stato), nonché, infine,  con i diritti “ di nuova generazione”(p.es., la “Teoria Gender”), che hanno inquinato e sfocato i primi (come ad esempio, privacy, diritto di pensiero e di espressione, rappresentanza sindacale ed etnica; in un certo senso, ciò che ha detto Vance a Monaco);

-lo “Stato di Diritto” di tradizione francese e prussiana (diritto scritto e codificato), con la Common Law ( giurisprudenziale e politicizzata), che è divenuta di fatto la regola anche qui, con la zuffa continua fra Governi e magistrati, fra UE e Stati membri sulla creazione di nuove norme e sull’ interpretazione di quelle vecchie;

f)Il mito dell’ inviolabilità delle frontiere è contraddetto da tutta la storia moderna, che si basa sul “Nation Building” occidentale. Se lo si fosse rispettato, non sarebbero mai sorti,  né gli Stati Uniti e gli altri Stati americani, né la Grecia, il Belgio, l’Italia, la Germania, la Polonia, la Romania, i Paesi Baltici, il Kossovo e la stessa Ucraina (che, secondo  gli Accordi di  Belowieza e il successivo Referendum, avrebbe dovuto fare parte della Comunità di Stati Indipendenti). Vi ricordate il “Grido di dolore” di Vittorio Emanuele II, la dittatura di Garibaldi in Sicilia, l’Incontro di Teano?In che cosa si distingueva dai fatti del Donbass? E per quanto riguarda gli Stati Uniti, la Francia (Luigi XVI) aveva inviato un esercito  sotto il comando del Conte de Rochambeau,  che fu decisiva nella Battaglia di Yorktown (1781), mentre la Spagna aveva dichiarato guerra alla Gran Bretagna  con il Trattato di Aranjuez e fornìto cospicui finanziamenti agl’insorti. Le spese per la guerra provocarono indirettamente la Rivoluzione Francese, con conseguente ghigliottinamento di Luigi XVI.

Il  mito dell’intoccabilità degli Stati Nazionali era, ed è, un  tipico prodotto del nazionalismo ottocentesco (contro cui aveva giustamente  reagito nel Novecento il Federalismo Europeo),ed era stato creato proprio per scalzare le unità multinazionali macroregionali dell’ “Antica Costituzione Europea” (Imperi Russo, Ottomano, Austro-Ungarico e Germanico –“Die Welt von gestern” di Zweig-), la cui distruzione è  stata il risultato della Ia Guerra Mondiale e la ragione della IIa, dei totalitarismi e delle guerre della ex Jugoslavia ed ex URSS. Oggi, dopo 200 anni, dobbiamo combattere più che mai la “Kleinstaaterei” europea nel nome di un nuovo grande “Stato-Civiltà”(国家文明), capace di fronteggiare le sfide del XXI° Secolo, confrontandosi ad armi pari con USA, Cina e India;

g)Le cosiddette “scelte sovrane” sono un altro mito della grande narrazione occidentale, come se gli USA non fossero stati “creati” dai re di Francia e di Spagna con il Trattato di Parigi  in concomitanza con le guerre europee di successione (si tenne mai un referendum per la secessione dal British Empire?); come se i quelli tenuti mel Lombardo-Veneto,  nei Ducati, nelle Due Sicilie, a Nizza a e in Savoia, fossero stati genuini; come se Yanukovich  non fosse stato cacciato da Kiev “manu militari”,   sotto la minaccia delle armi e al ,motto “fuck EU”..Del resto, quando, nel 2005, la nuova costituzione europea era stata sottoposta a referendum in Francia e Olanda, essa era stata bocciata dai cittadini. La UE non è una stata una “scelta sovrana” dei cittadini. Ora, bisogna trovare un’altra strada per conseguire gli stessi risultati.

3.L’ICE  e i dati sugli Europei; il Congresso e la libertà di espressione in Europa.

Intanto, le Istituzioni, nonostante le incrinature polemiche, continuano a collaborare sulle cose concrete con gli USA, in palese spregio tanto degli interessi, quanto delle opinioni degli Europei.

La Commissione  sta negoziando un ennesimo accordo per lo scambio di informazioni sui viaggiatori europei ,  ivi comprese impronte digitali e caselle giudiziarie:

“The pressure which the United States is extorting on our member states, the threats that if you don’t agree with this we will cancel your access to the visa waiver program, that is an element of blackmail that we cannot let go,”

The EDPS watchdog has cautioned that the scope of data sharing should be as narrow as possible, with clear justifications for every query; transparency around how the data is used; and judicial redress available in the U.S. for any person.

Capgemini, a prominent French IT firm, on Sunday said it was selling off its American activities after it faced political backlash from the French government that its software was being used by ICE authorities.

“The current initiatives are being presented as toward counter-terrorism, but a lot of them are actually adopted for the chilling effect [on political activism],”

 Ciò non ha impedito al Congresso degli Stati Uniti  di attaccare (giustamente) i comportamenti delle Istituzioni che si ispirano a quei comportamenti da “democrazia illiberale” che rendono l’UE sinile ai Paesi che essa critica.Secondo il documento, del Congresso, Bruxelles avrebbe interferito in almeno otto elezioni in un arco temporale ristretto, dal 2023 al 2025, coinvolgendo Stati membri e Paesi limitrofi.: Slovacchia e Paesi Bassi nel 2023; Francia, Romania, Moldavia e Irlanda nel 2024; quindi nuovamente Paesi Bassi e Irlanda nel 2025. Una sequenza che, per i legislatori americani, non può essere liquidata come una coincidenza o come un eccesso di zelo burocratico.

Il punto più controverso riguarda l’uso sistematico della minaccia dell’“ingerenza russa” come giustificazione per interventi diretti nei processi elettorali. In Moldavia e Romania, in particolare, la Commissione Europea avrebbe tentato di attribuire a Mosca operazioni di influenza che, secondo il rapporto statunitense, non presentano prove concrete. Un’accusa che, paradossalmente, finisce per ritorcersi contro Bruxelles: non interferenze russe mascherate, ma interferenze europee camuffate da difesa democratica.

Il dossier del Congresso descrive nel dettaglio l’architettura utilizzata dalla Commissione Europea per esercitare questa pressione. Al centro c’è il Digital Services Act (DSA), ufficialmente concepito per contrastare la disinformazione online, ma che – secondo Washington – viene impiegato come strumento di controllo politico durante le campagne elettorali. Attraverso le strutture collegate al DSA, Bruxelles avrebbe esercitato pressioni dirette sulle principali piattaforme social, influenzando la circolazione dei contenuti in momenti decisivi.

Particolarmente controversa è la pratica della cosiddetta “risposta rapida”, affidata a reti di fact-checker che segnalano contenuti ritenuti fake. Un meccanismo che, secondo il rapporto, consente di colpire selettivamente messaggi sgraditi, sottoponendoli a limitazioni, oscuramenti o ulteriori verifiche, con effetti concreti sul dibattito pubblico e sull’equilibrio elettorale.

Il caso rumeno rappresenta, per gli Stati Uniti, l’esempio più eclatante di questa deriva. Le elezioni presidenziali dello scorso anno sono state annullate dopo la vittoria di Călin Georgescu, con la motivazione di una presunta campagna russa coordinata sui social media. Eppure, sottolinea il rapporto, nessuna prova verificata è mai stata presentata a sostegno di tale accusa. Nonostante ciò, il risultato elettorale è stato invalidato e il Paese è stato costretto a tornare alle urne.

Un mese prima delle elezioni presidenziali, la Commissione Europea ha organizzato un vertice dedicato alla gestione del “rischio disinformazione”, focalizzato sugli strumenti del DSA, al quale hanno preso parte rappresentanti di Chisinau. Un dettaglio che il Congresso americano ritiene cruciale: la Moldavia non è membro dell’Unione Europea e, di conseguenza, le disposizioni del Digital Services Act non dovrebbero essere applicabili al Paese.

In controluce, il messaggio del Congresso degli Stati Uniti è chiaro: mentre l’Europa si erge a paladina della democrazia contro presunte ingerenze esterne, finisce per replicare gli stessi comportamenti che denuncia. E lo fa, paradossalmente, nel nome della difesa dei valori che dichiara di proteggere.

4.L’Europa manovrata dalle lobbies americane e israeliane.

La nuova normalità: ingerenze russe in Est Europa; ingerenze UE tantpo a Est quanto a Ovest; ingerenze americane in tutto il mondo, ma specialmente nella UE.

Un Sergio Fabbrini insolitamente polemico, attacca,   dalla prima pagina de “Il Sole 24 Ore”, allo stesso tempo, le ingerenze di Trump e  le politiche della Commissione:

“Trump ha umiliato il mondo intero, l’UE in particolare. L’ha indeboolita economicamente (imponendole dazi ingiustificabili), mentre le ha imposto di raddoppiare le spese della difesa (comprando armi dalle imprese americane):come se non bastasse, Trump ha richiesto, agli umiliati, il tributo della sottomissione, come se fossero i governi fantocci dei paesi occupatoti da Hitler o quelli del Patto di Varsavia dominati dai sovietici.

Eppure, di fronte a tutto ciò, non pochi leader europei continuano a minimizzare. I governi tedesco e italiano sono i capofila di questo approccio. Occorre accettare tutto da Trump, perché opporsi a lui avrebbe costi più alti, in particolare nella difesa….Gli Europei debbono convincersi che non   potranno mai fare a meno del ‘daddy’ americano. Anche la Commissione di Ursula von der Leyen si è schierata a favore di questi leader, in particolare del governo tedesco, assecondandone gli interessi.. Non ha risposto agli attacchi dei Tech Brothers americani alle leggi europee che regolamentano i servizi digitali..Non c’è stata una singola scelta dell’ egemone pedatore che abbia ricevuto una risposta adeguata da parte della Commissione.. Ursula von der Leyen è divenuta parte del problema, e non della soluzione”.

Ma non è solo Trump, bensì l’intero sistema americanocentrico, a manovrare nell’ ombra: Un documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rivela che un informatore dell'FBI ha espresso la convinzione che Jeffrey Epstein agisse come agente del Mossad. Il documento afferma che l'informatore, identificato come una fonte umana confidenziale (CHS), ha segnalato che uno degli avvocati di Epstein, Alan Dershowitz, avrebbe detto ad Alex Acosta, allora Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale della Florida, che Epstein "apparteneva sia ai servizi segreti statunitensi che a quelli alleati". "La CHS ha condiviso le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra Dershowitz ed Epstein, durante le quali la donna prendeva appunti. Dopo queste chiamate, il Mossad chiamava Dershowitz per un rapporto. Epstein era vicino all'ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak (Barak) e aveva ricevuto un addestramento da spia sotto la sua guida”. dei servizi segreti israeliani (Mossad”

Adesso, apprendiamo anche che Epstein collaborava con Bannon per manipolare le elezioni italiane e europee, e che Epstein aveva investito in Palantir, il produttore americano di apparecchiature di sorveglianza di proprietà di Thiel, un vivaio di politici e intellettuali MAGA, fra i quali Vance e Karp.

Il padre di Ghislaine Maxwell, l’amante di Epstein, morto misteriosamente come Epstein, era il proprietario del settimanale  “The European”, anch’esso mirante a manovrare l’opinione pubblica europea. Anche Maxwell era un agente dei Servizi Segreti inglesi e israeliani.

Già cinquant’anni fa il Presidente Mao aveva suggerito al cancelliere Schmidt di uscire dalla dipendenza verso l’America, ma nulla era stato fatto.

Oggi, è temporaneamente tornato di moda lo spirito di indipendenza che a suo tempo aveva caratterizzato il Presidente francese De Gaulle. Dominique de Villepin vuole candidarsi alla presidenza sotto slogan gollisti. Siamo ancora in tempo per seguire i saggi consigli del Presidente Mao e le politiche abbozzate da De Gaulle (Force de Frappe, Ariane, TGV)?.Non basterebbe, a questo fine,  smettere di definire la Cina un “rivale sistemico”, né le fuggevoli visite di affari a Pechino dei leaders europei, e neppure i superficiali riconoscimenti che ora si fanno (come ha fatto Giorgia Meloni), che occorre parlare anche con la Russia .

Occorre però  prioritariamente  riconoscere che le identità e culture rispettive di Europa, Cina, Russia, India, Islam, Giappone, Africa e America Latina sono fra di loro più simile di quella americana, e quindi, s’ impone un dialogo approfondito con tutti, mon solo per controbilanciare Trump, bensì anche e soprattutto per sfruttare la saggezza di tutte le grandi culture nell’ affrontare i nuovi, inauditi, problemi posti dall’ Intelligenza Artificiale.

Abbiamo avuto la tradizione romana e cattolica, parallela a quella Han; abbiano avuto la presenza nestoriana nell’ Impero Han e in quello mongolo (la “Luminosa Dottrina di Da Qin”); abbiamo avuto al-Andalus e l’Impero Ottomano (“Qaysar-e-Rum”); abbiamo avuto i Gesuiti in Cina(“il vero significato del Signore del Cielo” di Matteo Ricci);  abbiamo avuto il progetto di Leibniz di collaborazione fra Europa, Russia e Cina(“Novissima Sinica”); abbiamo avuto  il “Rescrit de l’ Empereur de la Chine” di Voltaire; abbiamo avuto  Caterina II, i De Maistre, Blok, Ivanov, Gorbachev.

Dobbiamo avviare subito il grande dibattito culturale e politico  intercontinentale, senza più pregiudizi e censure.

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