Non c’è nessuno che lanci un’azione politica operativa per rovesciare la situazione di dipendenza dell’ Europa.
Nell’ articolo “Zelenski, nuova ancella di Trump” su “il Fatto Quotidiano”, Barbara Spinelli ha pubblicato una descrizione semplice ma efficace del rapporto fra UE e Stati Uniti, affermando tra l’altro che che:
– si “punta a impedire in tutti i modi la nascita di una potenza europea pronta a cooperare con la Federazione Russa”;
-“nei Baltici gli abitanti russi (27% in Lettonia, 24 in Estonia, 6 in Lituania) sono discriminati in ambito linguistico, di accesso al pubblico impiego, di cittadinanza. Lo status è “non cittadini”, o “alieni” in Estonia”, il che è in flagrante contrasto con i tanto conclamati diritti delle minoranze;
-“la Ue punisce con il congelamento dei conti bancari chi denuncia la russofobia: lo decide il Consiglio dei Ministri Ue senza preventivi pareri giudiziari e parlamentari, proprio come Trump”Aggiungiamo che la UE, come Trump, punisce in questo modo anche cittadini non UE, come lo svizzero Maud;
-“l’Ucraina dev’essere sovrana, ma il Venezuela no, e neanche la Cina o la Palestina cui viene negato lo Stato”. Ma sono sovrani la UE, che accetta tutte le imposizioni di Trump, e l’Italia, che addirittura accetta come parte del suo sistema di sicurezza, un corpo paramilitare americano che neppure nel suo Parese sarebbe competente per le funzioni che svolgerà a Milano?;
-un’autonomia strategica sarebbe stata possibile – sarebbe possibile- resuscitando la “casa Comune” che Gorbachev propose di edificare con gli Occidentali del Vecchio Continente. Quel treno è passato. Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto, nei primi anni ’90, perché ci dividessimo in Vecchia e Nuova Europa e il treno dell’ Eurasia non passasse mai”.
1.Tener testa alle pressioni
Spinelli conclude l’articolo magistralmente, sintetizzando come segue la formula utilizzata da John Carney, Primo Ministro canadese, al colloquio di Davos:una ”sovranità basata non più sulle regole ma sull’ abilità a tener testa alle pressioni”.
Come avrebbe detto ironicamente De Gaulle, “vasto programma”, ma ben difficile da attuare se non si analizzano e si affrontano uno per uno i motivi e le modalità di queste pressioni:
-creazione in Europa di forze paramilitari parallele, come Gladio, per garantire con la forza la “fedeltà” al Patto Atlantico, oggi rese inutili dalla presenza di 80 soldati statunitensi, oltre ai membri della “Intelligence community”, e, ora, anche dell’ICE;
-il controllo capillare attraverso il web;
-accordi segreti, come quelli che disciplinano l’uso delle basi e l’operatività dei servizi segreti americani in Europa (p.es., il cosiddetto “Kanzler-Akte”);
-conformismo ideologico bipartisan;
-“pasportizacija”(doppio passaporto) di molti personaggi pubblici, come Schlein o Rampini;
-immunità dei militari americani (Cermis, Extraordinary Renditions);
-trattamento di favore delle multinazionali (p.es. Lockheed, Starlink, Microsoft, META);
-Centri di ascolto e intercettazioni (es. Echelon, Prism);
-“advocacy” a favore delle multinazionali (p.es. quella contro Olivetti o Huawei);
-backdoors nei computer, come nel caso dell’EMC;
-investimenti diretti (come quelli di Google e Amazon);
-industrie culturali (p. es., Netflix);
-egemonia dell’Inglese, che è divenuto l’unica lingua veicolare delle Istituzioni.
Di fronte alla pressione incrociata di tutti questi elementi, è ben difficile che un qualche politico, europeo o degli Stati membri, opponga serie resistenze, per non fare la fine di Olivetti, Mattei, Herrhausen o Calipari.
Il rapimento di Maduro ha provocato un ulteriore sgomento, per la sua risolutezza ed efficacia.
2. Il Caso Maduro come messaggio di ricatto verso i vertici politici.
Il Venezuela possedeva effettivamente i radar cinesi JY-27A, sistemi a onde metriche teoricamente in grado di rilevare velivoli stealth come l’F-35 e l’F-22. Sulla carta, questa rete di difesa aerea, che includeva anche gli S-300VM russi, era una delle più moderne del Sud America. Eppure, durante l’attacco, l’F-35B e l’F-22A hanno operato su Caracas senza incontrare alcuna resistenza. Questo completo fallimento ha causato scandalo, sanzioni contro l’esercito venezuelano e sospetti di tradimento. I rapporti suggeriscono che i sistemi di difesa siano stati deliberatamente disattivati o sabotati, rendendo impossibile trarre conclusioni sull’efficacia tecnica dei radar.
Preparato meticolosamente dall’agosto 2025, l’attacco si è basato su informazioni infiltrate della CIA, voli di ricognizione che hanno permesso agli EA-18G Growler di mappare le firme elettroniche dei radar venezuelani, quindi su una devastante offensiva di guerra elettronica. Il giorno X, i Growler e gli F-35 hanno saturato lo spazio elettromagnetico venezuelano con interferenze intensive, esche e possibili attacchi cyber.
Il colpo di forza di Caracas dimostra la dominanza americana in una serie di settori: intelligence, cyberguerra, coordinamento inter-arma, pianificazione e alta qualità del personale.
3.L’arretratezza militare dell’ Europa è causata dalla sua assenza dal mercato dell’informatica[LR1]
L’Unione europea sta perdendo la corsa mondiale all’IA su quasi tutti i parametri chiave Gli Stati Uniti hanno prodotto 40 foundation models di IA (ovvero un algoritmo di AI addestrato su grandi quantità di dati generali). La Cina ne ha sviluppati 15. Tutta l’Europa insieme ne ha creati solo tre.
Mentre Cina e Stati Uniti investono miliardi in infrastrutture, talenti, start-up, laboratori e ricerca, l’Europa rimane concentrata sulle regole.
Nonostante la posizione attuale, l’Ue si rifiuta di ammettere la sconfitta: nell’ambito della sua strategia AI 2025, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha promesso che “d’ora in poi sarà ‘AI first'”, giurando di “non risparmiare alcuno sforzo per fare dell’Europa un continente IA”.
Sebbene l’Europa produca i migliori talenti, non riesce a trattenerli. L’Ue ha circa il 30 per cento in più di professionisti dell’IA pro capite rispetto agli Stati Uniti, ma finanziamenti migliori, percorsi di carriera più chiari e normative più morbide all’estero li attirano.In totale, un terzo degli specialisti di IA non statunitensi si trasferisce negli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti investono nell’IA da quattro a dieci volte di più rispetto all’Ue. Gli investimenti annuali in AI negli Stati Uniti ammontano a 60-70 miliardi di dollari, rispetto ai circa 7-8 miliardi di dollari dell’Ue.Nell’ultimo decennio, gli investimenti privati nell’IA negli Stati Uniti hanno superato i 400 miliardi di dollari, mentre tutti i Paesi dell’Ue hanno attirato circa 50 miliardi di dollari.
Questa carenza di finanziamenti si ripercuote direttamente sull’infrastruttura europea per l’IA.Il continente ha meno centri dati e molta meno capacità di calcolo specifica per l’IA. Per ovviare a questo problema, la Commissione europea ha annunciato iniziative, tra cui “fabbriche” di IA e future “giga-fabbriche” con molti acceleratori, sostenute da finanziamenti pubblici e da previsti co-investimenti privati.
Con l’iniziativa InvestAI, l’Ue intende mobilitare 200 miliardi di euro, di cui 20 miliardi per la costruzione di un massimo di cinque giga-fabbriche di IA, ciascuna delle quali dovrebbe produrre oltre 100mila chip avanzati di IA.
Oltre alle infrastrutture, l’Ue ha aumentato costantemente i finanziamenti per l’IA. Attraverso Horizon Europe e Digital Europe, la Commissione stanzia già più di un miliardo di euro ciascuno per l’IA.Il piano d’azione per il continente sull’IA ha mobilitato 20 miliardi di euro per lo sviluppo dell’IA nell’aprile 2025, seguito da un miliardo di euro nell’ambito della Strategia per l’applicazione dell’IA nell’ottobre 2025.
Il venture capital europeo è strutturalmente più cauto di quello statunitense. Le start-up di IA in Europa raccolgono circa 8,5 milioni di dollari nei loro primi round di finanziamento, rispetto ai 13 milioni di dollari negli Stati Uniti.Le società di venture capital statunitensi gestiscono circa 270 miliardi di dollari, sei volte di più dei 44 miliardi gestiti in Europa.
L’applicazione dell’AI Act è incoerente e insufficiente. Mentre alcuni Stati membri come l’Italia, la Spagna, la Danimarca e l’Irlanda stanno facendo progressi significativi nell’applicazione della legge sull’IA, altri non dispongono ancora di organi di controllo pienamente operativi, mettendo a rischio l’impatto immediato della legge sull’IA.
La frammentazione riguarda anche i dati. Le differenze nell’applicazione della privacy, le norme settoriali e le pratiche di condivisione dei dati del settore pubblico rendono difficile la creazione di serie di dati a livello continentale.Gli sviluppatori di alcuni Stati membri affermano che le diverse interpretazioni del Gdpr e delle leggi sul copyright limitano i set di dati che possono utilizzare.Di conseguenza, le aziende si affidano spesso a dati non europei o a modelli di intelligenza artificiale stranieri addestrati altrove.
Per il momento, l’Europa dipende in larga misura da attori esterni per i componenti fondamentali dell’IA.
I modelli linguistici di grandi dimensioni più importanti al mondo sono americani o cinesi. Le aziende europee si affidano a piattaforme che non controllano.Nel complesso, i fornitori statunitensi controllano circa il 72 per cento, mentre le aziende con sede nell’Ue rappresentano meno del 20 per cento.Gli Stati Uniti dispongono di una capacità di supercalcolo dell’intelligenza artificiale 17 volte superiore a quella europea e controllano il 74 per cento del calcolo dell’intelligenza artificiale di fascia alta a livello mondiale.La maggior parte dei chip avanzati di IA sono progettati e prodotti al di fuori dell’Europa, principalmente negli Stati Uniti e nell’Asia orientale.
La Cina è in testa ai brevetti di IA e sta avanzando rapidamente nell’IA generativa, plasmando gli standard e la concorrenza a livello globale.
4. Il “Digital Networks Act”: cosa (non) cambia per le Big Tech e per le Telco.
Anche l’evoluzione del Digital Networks Act tetimonia della crescente pusillanimità delle autorità europee.
In base alla proposta di riforma, la Commissione fornirà semplici orientamenti alle autorità nazionali di regolamentazione sullo sviluppo delle infrastrutture in fibra ottica, fondamentali per raggiungere i suoi obiettivi digitali e recuperare il ritardo rispetto agli Stati Uniti e alla Cina Il Digital Networks Act consentirà inoltre ai governi di prorogare il termine del 2030 per la sostituzione delle reti in rame con infrastrutture in fibra ottica, se potranno dimostrare di non essere pronti, hanno affermato le persone.
Il documento in dirittura d’arrivo riflette un lavoro durato un biennio. La Commissione aveva sulle esigenze infrastrutturali europee già all’inizio del 2024, pubblicando il white paper “How to master Europe’s digital infrastructure needs?”, che ha posto le basi concettuali per un nuovo quadro normativo sulle reti.La Commissione ha affiancato alla consultazione tre studi tematici (interconnessione transfrontaliera, accesso all’infrastruttura, finanziamento) e ha collegato il Dna alla revisione della “ Recommendation on relevant markets” e ad altri testi (Gigabit Infrastructure act, revisione del Codice europeo delle comunicazioni).
Il regolamento, che avrebbe dovuto essere approvato a metà dicembre, è stato presentato il 20 gennaio da Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea e Commissaria per le tecnologiedigitali e di frontiera. Il ritardo è dovuto a una serie di ostacoli interni, inclusi i caveat di una commissione di controllo che ha evidenziato carenze nella valutazione dell’impatto della legge, nonché l’acceso dibattito tra fautori e critici,in primis le Big Tech .
Secondo le indiscrezioni, i GAFAM saranno infatti soggetti solo a un quadro volontario piuttosto che alle norme stringenti a cui i fornitori di servizi di telecomunicazioni devono invece conformarsi. “Sarà loro chiesto di cooperare e discutere volontariamente, con la moderazione del gruppo dei regolatori delle telecomunicazioni dell’Ue Berec. Non ci saranno nuovi obblighi. Sarà un regime di buone pratiche”, precisa una delle fonti interpellate da Reuters.
Per le “telco”invece il quadro è destinato a mutare: in base a quanto si legge nella bozza del documento, la Commissione stabilirà infatti la durata delle licenze per lo spettro radio, le condizioni per la vendita delle frequenze e una metodologia di determinazione dei prezzi per guidare le autorità nazionali di regolamentazione durante le aste dello spettro radio, “che possono fruttare miliardi di euro ai governi”, sottolineano le fonti.



