L’IMPERO COLPISCE ANCORA

Chi ha bisogno di ginocchiere?

                                                                             

Mentre America ed Europa si scannano per la Groenlandia, Gaza l’Ucraina e il Minnesota,  il progetto post-umanista avanza indisturbato.

Elon Musk ha affermato che, nel 2030, l’AI sarà più intelligente dell’intera umanità. Per  lui, sempre in un prossimo  futuro, ci saranno più robot che persone. Milioni di umanoidi impegnati a badare ai bambini, accudire gli anziani, lavorare nelle fabbriche, mentre gli esseri umani si liberano dai lavori faticosi. Questa sarà, a nostro avviso, la vera “sostituzione etnica” con cui fare i conti, mentre il problema degl’immigrati svanirà automaticamente.

Intanto, Trump e Hegseth celebrano una kermesse nello stile di Star Trek, rivendicando di fatto l’eredità del Cosmismo russo.

1.Carney rivela la “grande impostura”dell’Ordine Mondiale basato sulle Regole” (von Buelow)

L’ordine internazionale basato su regole era una finzione”(a cui tutti  sono prestati): incredibile ammissione di Mark Carney a Davos, dopo aver firmato un accordo di cooperazione strategica con la Cina.

Il Primo Ministro canadese  Carney, ex Goldman Sachs e già governatore della Banca del Canada, ha pronunciato queste parole che segnano una svolta epocale nella diplomazia occidentale, e ha anche minacciato Trump di colpire militarmente gli USA se questi attaccassero la Groenlandia (ma, ovviamente, anche lo stesso Canada), una minaccia altrettanto dura e inaspettata.

Evidentemente, i Canadesi pensano che, fra i ghiacci dell’ Artico, le nazioni artiche valgano militarmente più degli Americani. Del resto, ha sotto gli occhi gli scontri di Minneapolis, città quasi artica a pochi chilometri dal Canada e dalle Black Hills, centro dello scontro fra i Lakota e il Governo Federale in quanto territorio sacro.

Parlando al World Economic Forum di Davos, Carney ha ammesso apertamente che la tanto decantata retorica sull’”ordine internazionale basato sulle regole” (usata e abusata un po’ da tutti in Occidente) non era altro che una “finzione” utile a giustificare l’egemonia statunitense. Un’ammissione straordinaria, che non arriva , né  dalla Russia, né dalla Cina, né dall’ Iran,  bensì dal leader di un paese storicamente allineato con Washington. e dell’anglosfera, e che riflette il profondo cambiamento in atto nel panorama geopolitico globale:«Non si può vivere all’interno della menzogna del beneficio reciproco attraverso l’integrazione quando l’integrazione diventa la fonte della propria sottomissione», ha dichiarato Carney. Il che si applica, anche e soprattutto, all’Europa. Un invito, come diceva Sol’zhenitsin, a “vivere senza menzogna”.

Quest’ incredibile confessione di un banchiere internazionale evidenzia come i paesi occidentali, inclusi Canada, UE e Regno Unito, abbiano consapevolmente perpetuato una narrazione falsa. “L’ordine post-bellico, dominato dagli Stati Uniti, forniva beni pubblici come rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile e meccanismi per risolvere dispute, ma a un prezzo: l’asimmetria nelle regole”. A nostro avviso, ciò valeva forse per il Canada, “incastrato” negli Stati Uniti, ma non per l’Europa, che avrebbe tratto, da una tempestiva indipendenza, benefici ancora maggiori. Ambedue comunque hanno oggi bisogno di un orientamento assolutamente nuovo.

Paradossalmente, il primo a sottoscrivere quest’interpretazione sarebbe proprio Trump, che basa la propria azione sul sostituire una teoria e una prassi realistica a quella ipocritamente moralistica dei propri predecessori. Pensa infatti di poter fare valere maggiormente la propria forza attraverso un uso spregiudicato degli strumenti a sua disposizione (dazi, repressione poliziesca, bombardamenti, rapimenti, pirateria), piuttosto che con complicate manovre finanziarie, diplomatiche e mediatiche.

2.“La nostalgia non è una strategia”

Carney  ha aggiunto che la tradizionale relazione del Canada con gli Stati Uniti è “finita”(evidentemente riferendosi alla pretesa di Trump di fare del Canada il 51° Stato dell’ Unione, come della Groenlandia il 52°, e forse, dell’Islanda, il 53°).

Per quanto, come altri vecchi atlantisti, guardi con nostalgia al vecchio rapporto, egli afferma[LR1]  che oggi esso non è più utile per l’avvenire del Canada, che deve guardare piuttosto all’ Europa e alla Cina.

In una tempestiva e piccata replica a Trump, che aveva affermato che il Canada non esisterebbe senza gli Stati Uniti, Carnrey ha poi affermato che il Canada esiste grazie alle virtù dei suoi cittadini. E, aggiungiamo noi, la distruzione del Canada è stata una delle ragioni per la creazione e l’ampliamento degli USA: prima con la guerra d’indipendenza, e quindi la cacciata dei Tories, dei nativi e dei Cattolici della Nouvelle France; fuggiti, appunto, in  Canada; poi, con il “Louisiana Purchase” e la presa di controllo dei Grando Laghi).

Il Canada ha una tradizion2 politica speculare a quella americana. Nato come residuo del “British Empire” e come roccaforte dell’ Ancien Régime francofono e cattolico (vedi Tocqueville, Dos Passos), ha sviluppato la teoria del “comunitarismo liberale”(vedi Kymlicka) e conferisce amplissime autonomie tanto al Québec francese, quanto al Nunavuk artico. Infine, ha sempre avuto una venatura gaullista, che lo portava a rallegrarsi, con DE Gaulle, dei moti razziali di Los Angeles.

 Nel suodiscorso, Carney ha affermato anche con chiarezza che, per rafforzare la propria economia, il Canada, dovrà orientarsi verso la creazione di un nuovo ordine mondiale “tra paesi affini” che escluda gli Stati Uniti, definendo questo, al contempo, una “tragedia” e una “nuova realtà”. Qui, Carney teorizza una coalizione di “potenze medie”, che sostituirebbe i vecchi “non allineati”. Purtroppo, un’ “alleanza di potenze medie” non sarebbe sufficiente per “essere al tavolo” con le Grandi Potenze, perché comunque mancherebbe di quell’ “unità di comando” e di quella potenza di fuoco digitale che sono indispensabili nell’ attuale “Guerra Senza Limiti”, come si vede nei rapporti, con i GAFAM, di UE e Cina.

Non per nulla, Trump ha platealmente revocato l’invito, inviato a Carney, a partecipare al “Board of Piece”.

Quella di Carney è una prospettiva molto diversa da quella della “Nuova Europa” di cui ha parlato Ursula von der Leyen, che sostanzialmente guarda ancora a un rapporto privilegiato con gli USA e a un fronte comune contro la Russia, e, dal “patriottismo Occidentale” conclamato, e mai smentito, da Giorgia Meloni.

A nostro avviso, i punti salienti per l’indipendenza della UE restano quelli da noi indicati nel nostro vecchio libro “DA QIN, 13 tesi per un’Europa sovrana in un mondo multipolare”.

La questione della sovranità, opportunamente sollevata da Giorgia Meloni con riferimento dell’ Art.11 della Costituzione, è infatti molto meno marginale di quanto non si creda. Sovranità di chi e verso chi? Questione fondamentale per tutti, ma soprattutto per i sovranisti.

Per De Maistre, la sovranità era tale solo se assoluta, e, per questo motivo, poteva essere solo del Papa. Trump ambisce evidentemente a un potere supremo, di carattere quasi religioso. Ma è qui ch’egli, lungi da qualificarsi come l’antagonista per eccellenza del millenarismo secolarizzato, ne costituisce la paradossale apoteosi. Per questo pone come unico limite al suo fare la propria moralità, con una sintesi temeraria fra il moralismo laico di Kant e l’idea assolutistica imperiale (“Quod principi placuit, legis habet vigorem”).Non stupisce il fatto che non piaccia al Papa americano.

3.Trump e l’ America Mondo

Certo, al centro delle strategie di Trump c’è una sua interpretazione del federalismo mondiale, fondato sulle grandi potenze tecnologiche, ciascuna dotata di una sua “sfera di influenza”, visione assolutamente adeguata alla società delle macchine intelligenti, dove conta solo chi controlla l’ Intelligenza Artificiale.In questo senso, Trump vuole una sfrera di influenza del Continente Americano (“Dottrina Donroe”, ricalcata sulla vecchia “Dottrina Brezhniev”), di cui dovrebbero far parte anche Canada, Groenlandia, Cuba, Venezuela e Colombia.

Tuttavia, questa visione non contrasta con l’idea di un’ “America-Mondo”, quale teorizzata a suo tempo da Alfonso Valladao, secondo cui tutto il funzionamento reale del mondo era già fondato, alla fine del ‘900, sugli Stati Uniti: cultura, politica, tecnologia, finanza, difesa.

Al di sopra degli Stati-civiltà che governano il mondo, USA, Cina e Russia, Trump colloca il proprio ruolo personale, che è imperiale e dinastico. In ciò, egli tenta di applicare le teorie dei politologi americani, da Khanna a Zakaria, da Yarvis a Karp, che vedono nel futuro del mondo una serie di “città-stato” monarchiche governate da dinastie multimiliardarie, sul modello degli Emirati Arabi Uniti e di Singapore, di cui i prossimi potrebbero essere Gaza, il Venezuela e la Groenlandia. Queste città-stato assumerebbero così il ruolo che, nel Sacro Romano Impero, avevano le Città Imperiali tedesche (e anche i loro omologhi Comuni Italiani), cioè quello di territori dipendenti direttamente dall’ Imperatore, e dove questi e il suo seguito soggiornavano durante i continui viaggi. Esempi tipici: Norimberga, Basilea, Costanza.

Esistono dunque un patrimonio dell’ Impero e un patrimonio della Corona, cioè della dinastia, quello che Trump vuole fare con Kutchener. Il patrimonio della dinastia è ciò che permette all’ Imperatore di sovrastare i signori territoriali e la Chiesa, controllandoli da lontano, come ora vuole fare con il Venezuela, governandolo attraverso i notabili locali tenuti in iscacco con la continua minaccia della forza.

In questo impero, coerentemente con le idee di Saint-Simon, il “potere spirituale” spetta agli “Industriali” (Musk, Thiel, Karp, Zuckerberg, Bezos), i quali sono gli unici a riflettere veramente sul futuro dell’ Umanità, a scrivere libri, a dibattere fra di loro, a controllare le popolazioni con il Web così come la Chiesa lo faceva con i Sacramenti e con l’Inquisizione.

Impero e Chiesa operano congiuntamente, secondo la teoria dei “Due Soli”.

4. “The Arsenal of Freedom”: l ’Impero Stellare di Musk e di Trump.

Che vi sia una totale assonanza fra l’interventismo senza freni di Trump in tutto il mondo (altro che “isolazionismo”!) e il progetto post-umanista delle multinazionali dell’informatica, lo rivela la manifestazione congiunta Musk-Pentagono intitolata “The Arsenal of Freeedom” in onore di Star Trek e dedicato all’integrazione fra il Pentagono e i GAFAM (il “Complesso Informatico-Digitale”; in termini cinesi, “l’unione fra il civile e il militare”).

 Secondo Hegseth, l’IA di Musk sarà adottata dal personale del Pentagono insieme a Gemini AI di Google entro fine mese, gestendo anche materiale secretato. «Dobbiamo assicurarci che l’IA militare americana domini, così che nessun avversario possa sfruttare la stessa tecnologia e mettere a rischio la nostra sicurezza nazionale», ha detto. Si tratta di un ulteriore aspetto della militarizzazione accelerata della società americana per sostenere la “Guerra Senza Limiti” con la Cina.

Le iniziative di Musk riecheggiano sempre più l’immaginario post-umanista del Cosmismo russo ( Fiodorov, Lunacharski, Bogdanov, Tsiolkovski, fondatore dell’ingegneria aerospaziale), portato in America da Von Braun, fondato sull’idea che la scienza avrebbe dovuto portare alla realizzazione materiale delle profezie apocalittiche, a cominciare dalla conquista dello spazio (il “Regno dei Cieli”).

Non vediamo nessuna contraddizione fra l’originaria ispirazione “sessantottina” di Star Trek e il suo attuale utilizzo MAGA. Sono due facce della stessa religione materialistica inaugurata dal “Primo Programma Sistemico dell’Idealismo Tedesco” e da Saint-Simon, e portata avanti in modo subdolo dalle culture “progressistiche”, come si era visto in tante occasioni, e, in particolare, nel caso del “Socialismo Reale”. D’altronde, tutti gl’imperialismi si sono sempre ammantati di progresso ed eguaglianza (pensiamo alle iscrizioni di Behistun, a Orazio, alla “Pax Aeterna”/”Ewiger Landfried” romana e germanica, all’ internazionalismo comunista)  . Non dimentichiamo mai l’imposizione della democrazia alle città ribelli della Ionia da parte di Mardonio per ordine di Serse. Solo così si era evitato che sorgessero tanti Leonida per combattere i Persiani.

5. L’Ucraina è la nuova Prussia?

Secondo Domenico Quirico su La Stampa, l’Ucraina è divenuta, anche grazie all’ Europa, una  nuova Prussia, uno Stato-esercito fatto per la guerra.

Che “lo sia divenuta” non è, a mostro avviso, esatto, perché l’ Ucraina (cioè la steppa pontica, passaggio obbligato fra gli Urali e il Mar Nero), è sempre stato un territorio di guerra. Lo stesso nome comprende la parola Krajina (confine), perché situata fra le terre dei sedentari della Valle del Danubio e i nomadi guerrieri delle steppe: gli Yamnaya, gli Sciti, i Sarmati, gli Unni, i Goti, gli Avari, gli Slavi, i Bulgari, i Khazari, i Cumani, i Peceneghi, i Variaghi, i Karaim, i Mongoli, i Tartari, i Lituani, i Cosacchi, i Nogai, i Circassi..

Una “Krajina” che parte dalle rapide (Porozhe) del Dniepr, per poi collegarsi con le fortificazioni della Frontiera Militare austriaca e ungherese della Moldavia, della Valacchia, del Banato, della Slavonia e della Dalmazia.

Vi si svolsero le guerre mitiche degli Argonauti, delle Amazzoni, dei Persiani, di Giulio Cesare, della Russia di Kiev, dell’ Orda d’Oro, e quelle storiche degli Svedesi, di Mazeppa, di Caterina di Russia; la Guerra di Crimea, la Ia e la IIa Guerra Mondiale, la Guerra Civile Russa..esaltate dalla grande letteratura russa.

Esiste quindi una lunga tradizione militare: la Guardia Variaga,Le Biline,  il Principe Igor, Taras Bul’ba, i Cosacchi di Zaporizzha e del Budziak, la Guardia Bianca, gli anarchici di Makhno, l’UPA di Bandera, il Battaglione Azov, gl’ insorti del Donbass, Girkin..

Il nazionalismo ucraino è recente (come del resto la maggior parte dei nazionalismi). Si manifesta innanzitutto come indipendentismo cosacco nei confronti della Polonia (i “Cosacchi non registrati”) e dell’ Impero Ottomano, per poi svilupparsi come identità cattolica e uniate in Ucraina Occidentale, e come identità ortodossa presso il seminario di Kiev.

A metà dell’ Ottocento, Taras Scevchenko redige un manifesto del nazionalismo ucraino ricalcato su modelli polacchi. L’Impero Russo vieta i libri in Ucraino (come quelli delle atre minoranze etniche). Intanto, il Regno di Galizia e Lodomiria (intorno a Leopoli), facente parte, prima, dell’ Ungheria, poi della Cisleithania austro-ungarica, sviluppa un’ ideantità e una lingua “rutene”. Gli ortodossi filorussi vengono perseguitati. I Trattati di Brest-Litovsk cedono l’Ucraina alla Germania e all’ Austria- Ungheria. Si crea uno Stato ucraino-cosacco. IL Sud è occupato dai Bianchi. Nel Nord si fondano Repubbliche rosse, che poi confluiscono nella Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina, che aderisce all’ Unione Sovietica.

I Sovietici perseguono con metodi selvaggi (Holodomor) l’industrializzazione e l’ucrainizzazione, soprattutto del Donbass (vedi il documentario “Entusiasmo” di Dziga Vertov),mentre i nazionalisti fuggono in Cecoslovacchia. Con l’Operazione Barbarossa, gli esuli ritornano a Leopoli con i nazisti, fondando l’UPA (Esercito Rivoluzionario Ucraino) e proclamano uno Stato ucraino, che però viene represso dai nazisti.

Fino dal 2002, fu istituita, su ispirazione americana,  l’organizzazione GUAM, per favorire la transizione di Georgia, Ucraina, Azerbaidzjan e Moldova verso un sistema occidentale, e, in particolare per la transizione dei relativi eserciti verso gli “standard NATO”, che, come si vede, ha avuto un effetto enorme sulla trasformazione dei relativi eserciti in partner di fatto dell’Allenza, rendendo possibili le successive guerre

Come tutti i Paesi ex sovietici, l’Ucraina resta in bilico fra Russia e Occidente. Lo stesso Presidente Zelenskij, introdotto in politica come un esperimento (era un attore che, in una serie televisiva -Sluga Naroda, Servitore del Popolo-, rigorosamente in Russo-impersonava un futuro Presidente).

Con tutte queste premesse, non è stato difficile fare dell’ Ucraina uno Stato-esercito come la Prussia. Con la premessa che anche la Prussia fu uno Stato fortemente artificiale, con una base servile baltica e una classe dirigente composta di Cavalieri Teutonici provenienti da tutta Europa, e poi di nobili Ugonotti francesi fuggiti alle persecuzioni francesi dopo la Notte di San Bartolomeo.Anche la forza politica della Prussia derivava dall’ appoggio internazionale massonico, che ne faceva il campione della lotta anti-cattolica.

Ciò detto, ha ragione Quirico a contrapporre Zelenskij (“vero capo dell’ Europa spaventata”), a un’Europa imbelle, debole, disprezzata, oltre che da Trump e da Putin, anche dallo stesso Zelenskij.

Nel “Quaderno  di Azione Europeistica” di Alpina Dialexis del 2014, intitolato “Ucraina, no a un’inutile strage”, avevamo espresso l’auspicio che Kiev divenisse la capitale di una Federazione Europea comprendente anche la Russia, la Turchia, la Bielorussia e il Caucaso. E che un’Ucraina forte divenisse il Territorio Federale della Federazione. Completando, così, quello “stato-Civiltà eurasiatico che oggi non esiste, perché, tanto l’ Unione Europea, quanto la Russia, sono troppo deboli per lo scopo.

Progetto più che mai attuale nell’ ambito di una riconciliazione fra Europa Occidentale e Orientale, al di fuori delle ideologie otto-novecentesche (la “Casa Comune Europea”).


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