Disponibile da gennaio 2018
 
 
 

DOMANI,VENERDì 9 APRILE,

Ore 15,00

WEBINAR SU INTELLIGENZA ARTIFICIALE!

Continua la serie di manifestazioni dei Cantieri Digitali d’ Europa dedicata all’Intelligenza

PER ENTRARE: DIGITARE: https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

Per eventuali problemi, telefonare a:

 3357761536 0116690004

Come non si stancano di ripetere autorevoli istanze, quali le recenti commissioni parlamentari tedesca e americana, la tendenza prevalente dell’ intelligencija, della politica, della Pubblica Amministrazione, delle imprese e dell’opinione pubblica, è, al di fuori dell’ Asia, quella d’ignorare la profondità delle trasformazioni che l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale sta apportando alla vita dell’Umanità (dalla religione al gioco, dall’epistemologia alla medicina, dalla filosofia alla vita domestica, dalla politica alla scuola, dalla difesa ai trasporti, dalla geopolitica alla finanza, dall’economia al lavoro…).

Sempre quelle autorevoli fonti ammoniscono la classe dirigente sugl’inconvenienti che derivano dalla noncuranza con cui questo fenomeno viene lasciato a se stesso, anziché tenerlo sotto controllo attraverso una serie di attenzioni: sul piano della riflessione culturale, della legislazione, della organizzazione sociale, dell’educazione…

Nell’ambito delle riflessioni, da un lato, sulla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro, sull’Istituto Italiano di Intelligenza Internazionale, i Cantieri d’ Europa dedicano il webinar del 9 aprile precisamente alla comprensione di che cosa caratterizza la transizione dall’informatica all’ Intelligenza Artificiale -prima realizzazione concreta di certe misteriose realtà astratte di cui parlavano, a volte, le religioni, le filosofie, le ideologie politiche, la fantascienza: l’Intelletto Immaginale, l’ Intelletto Attivo, lo Spirito Assoluto, il “General Intellect”, la “Singularity Tecnologica”.

Questa è la realtà in cui viviamo, con il suo equilibrio nucleare, con i suoi big data, con la sorveglianza di massa, con le “fake news”…

Fortunatamente, qualcosa si muove anche in campo organizzativo e legislativo. S’ incomincia a parlare di strumenti internazionali di controllo sulle armi autonome, di forme condivise di tassazione dei GAFAM, di un maggior intervento pubblico per diffondere la cultura tecnologica….

Se vogliamo essere dei cittadini a tutto tondo, non possiamo certo disinteressarci dell’Intelligenza Artificiale e di tutto ciò ch’essa comporta.

Paola Pisano

CANTIERI DIGITALI D’EUROPA/ 2021 EUROPE’S DIGITAL BUILDING SITES 2021/DIGITALE BAUSTELLEN EUROPAS 2021 /CHANTIERS DIGITAUX D’EUROPE 2021

CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE

KONFERENZ UEBER DIE ZUKUNFT EUROPAS

CONFERENCE SUR LE FUTUR DE L’EUROPE

Dibattito transnazionale su: “L’Intelligenza Artificiale nel futuro dell’ Europa”

Transnational debate on: “Artificial intelligence in the Future of Europe”

Uebernationale Debatte um: „Künstliche Intelligenz in der Zukunft Europas“

Débat transnational : « L’Intelligence artificielle dans le futur de l’ Europe

n.2

Dialexis insiste da 7 anni con i vertici europei affinché prendano sul serio la rivoluzione digitale

XXI SECOLO : DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA A QUELLA DELL’ IA/XXI CENTURY: FROM A DIGITAL SOCIETY TO THE AI /XXI JAHRHUNDERT: VON DER DIGITALER ZUR K.I.-GESELLSCHAFT/XXI SIÈCLE: DE LA SOCIÉTÉ NUMÉRIQUE À LA SOCIÉTÉ DE L’ IA

La controversa decisione di collocare a Torino l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ha avuto il pregio di portare allo scoperto discussioni che normalmente si svolgono all’ ombra delle cancellerie, delle segreterie di partito, delle lobbies: quelle circa gli strumenti per promuovere, orientare e controllare l’innovazione tecnologica. E’ stata comunque una vittoria della trasparenza.

Il discusso istituto è chiamato a inserirsi, con un ruolo di punta, all’interno di una vasta ragnatela di hubs tecnologici, istituiti o istituendi dagli Stati europei all’ interno di un quadro determinato dall’ Unione, per presiedere alla transizione digitale.

La necessità e l’urgenza di enti di questo tipo è confermata dal recentissimo Final Report al Presidente e al Congresso della National Security Commission on Artificial Intelligence americana, presieduta da Eric Schmidt, la quale, dopo aver affermato che occorre “buttare nel cestino” quanto fatto finora in America (almeno dalla Pubblica Amministrazione, e soprattutto delle Forze Armate) nel campo dell’ AI, indica come soluzione principe la creazione di una National Technology Foundation, che assomiglia molto alla European Technology Agency  caldeggiata dalla nostra Associazione.

Nessuno può oggi, infatti, fare a meno di organi che promuovano, coordinino, gestiscano e orientino l’innovazione digitale.

In attesa che il Governo chiarisca le proprie intenzioni circa l’Istituto assegnato a Torino, il nostro ciclo di webinar dedicato al nuovo Istituto prosegue così (nell’ ottica d’inserirsi, da un lato, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro,  di elaborare un libro bianco dedicato, nel prossimo Salone del Libro di Torino), con un nuovo incontro, focalizzato sulle basi stesse della transizione verso l’AI, partendo dalla sua natura,  per poi passare alla sua articolazione interna e ai suoi diversi campi di attuazione.

L’obiettivo è quello di far comprendere che l’Intelligenza Artificiale non è una circoscritta disciplina specialistica, bensì un intero spazio culturale, del quale non possiamo disinteressarci se vogliamo essere capaci di vivere come cittadini attivi nel  21° secolo.

WEBINAR DEL 9APRILE 2021

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof.Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro dell’ Innovazione Tecnologica   e della Digitalizzazione: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof.Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis


 [LR1]Serire

SAVE THE DATE: WEBINAR DEL 9 APRILE 2021,

“XXI secolo:

dalla società digitale a quella dell’ Intelligenza artificiale”: Ore 15,00

Collegarsi al canale You Tube

 https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

sezione VIDEO IN DIRETTA

Aprirà i lavori Paola Pisano,

Proseguendo la nostra serie di manifestazioni “Cantieri d’ Europa Digitali”, siamo arrivati al SECONDO SEMINARIO, aperto da Paola Pisano, già Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale.

Dopo la manifestazione iniziale, dedicata a una visione generale, con un taglio anche politico, quale quella del Parlamento Europeo,  stiamo passando a un livello di maggiore approfondimento, cercando d’individuare, anche con l’aiuto di esperti di altissimo livello, che cosa comporti la transizione, oggi in corso, fra la società automatizzata che conosciamo, in cui l’informatica è già determinante per la difesa, per la scienza, per la Pubblica Amministrazione, per le comunicazioni, per la finanza, per i sistemi veicolistici, a una società retta dall’ Intelligenza Artificiale, dai contorni ancora indefiniti, e che sta a noi progettare.

In questa successiva fase, tutte le attività umane verranno svolte, almeno parzialmente, con l’ausilio di “agenti autonomi non umani”: dalle diagnosi mediche alle operazioni chirurgiche, alle procedure elettorali e giudiziarie, al marketing, all’ editoria, alla traduzione, alla guida dei veicoli, alle produzioni di massa o di nicchia…

La società sarà chiamata a confrontarsi con un’infinità di nuove sfide, la cui mancata soluzione potrà comportare un deterioramento sostanziale della vita umana, il sottosviluppo d’interi continenti, e/o, infine, veri e propri “rischi esistenziali” per l’intera Umanità.

L’istituendo Istituto Italiano dell’Intelligenza Artificiale dovrebbe avere come obiettivo proprio quello di supportare Istituzioni, imprese e cittadini per affrontare questo complesso compito.

La manifestazione, come la precedente, sarà registrata sul canale Youtube  dell’ Associazione Culturale Diàlexis e sarà poi inserita nel contesto dei Dibattiti Transnazionali della Conferenza sul Futuro dell’ Europa  (Conferenza sul futuro dell’Europa: coinvolgere i cittadini per costruire un’Europa più resiliente | Italia)

Volete rimanere sempre aggiornato sui video che di volta in volta andremo a pubblicare sul nostro nuovo canale Youtube?

Seguite questi steps:

-Cliccate sul seguente link:

https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA;

-in alto a dx clic su “ISCRIVITI”

-non scordatevi di cliccare anche sulla “CAMPANELLINA” a fianco in modo tale da ricevere una notifica ogniqualvolta pubblichiamo un nuovo video:

Garantiremo un follow-up di queste attività con le Istituzioni europee (e, in primis, con la Commissione AIDA del Parlamento Europeo) e con le Autorità Italiane preposte alla creazione dell’Istituto.

ECCO IL PROGRAMMA:


CANTIERI DIGITALI D’EUROPA/ 2021 EUROPE’S DIGITAL BUILDING SITES 2021/DIGITALE BAUSTELLEN EUROPAS 2021 /CHANTIERS DIGITAUX D’EUROPE 2021

CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE

KONFERENZ UEBER DIE ZUKUNFT EUROPAS

CONFERENCE SUR LE FUTUR DE L’EUROPE

Dibattito transnazionale su: “L’Intelligenza Artificiale nel futuro dell’ Europa”

Transnational debate on: “Artificial intelligence in the Future of Europe”

Uebernationale Debatte um: „Künstliche Intelligenz in der Zukunft Europas“

Débat transnational : « L’Intelligence artificielle dans le futur de l’ Europe

n.2

XXI SECOLO : DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA A QUELLA DELL’ IA/XXI CENTURY: FROM A DIGITAL SOCIETY TO THE AI /XXI JAHRHUNDERT: VON DER DIGITALER ZUR K.I.-GESELLSCHAFT/XXI SIÈCLE: DE LA SOCIÉTÉ NUMÉRIQUE À LA SOCIÉTÉ DE L’ IA

La controversa decisione di collocare a Torino l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ha avuto il pregio di portare allo scoperto discussioni che normalmente si svolgono all’ ombra delle cancellerie, delle segreterie di partito, delle lobbies: quelle circa gli strumenti per promuovere, orientare e controllare l’innovazione tecnologica. E’ stata comunque una vittoria della trasparenza.

Il discusso istituto è chiamato a inserirsi, con un ruolo di punta, all’interno di una vasta ragnatela di hubs tecnologici, istituiti o istituendi dagli Stati europei all’ interno di un quadro determinato dall’ Unione, per presiedere alla transizione digitale.

La necessità e l’urgenza di enti di questo tipo è confermata dal recentissimo Final Report al Presidente e al Congresso della National Security Commission on Artificial Intelligence americana, presieduta da Eric Schmidt, la quale, dopo aver affermato che occorre “buttare nel cestino” quanto fatto finora in America (almeno dalla Pubblica Amministrazione, e soprattutto delle Forze Armate) nel campo dell’ AI, indica come soluzione principe la creazione di una National Technology Foundation, che assomiglia molto alla European Technology Agency  caldeggiata dalla nostra Associazione.

Nessuno può oggi, infatti, fare a meno di organi che promuovano, coordinino, gestiscano e orientino l’innovazione digitale.

In attesa che il Governo chiarisca le proprie intenzioni circa l’Istituto assegnato a Torino, il nostro ciclo di webinar dedicato al nuovo Istituto prosegue così (nell’ ottica d’inserirsi, da un lato, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro,  di elaborare un libro bianco dedicato, nel prossimo Salone del Libro di Torino), con un nuovo incontro, focalizzato sulle basi stesse della transizione verso l’AI, partendo dalla sua natura,  per poi passare alla sua articolazione interna e ai suoi diversi campi di attuazione.

L’obiettivo è quello di far comprendere che l’Intelligenza Artificiale non è una circoscritta disciplina specialistica, bensì un intero spazio culturale, del quale non possiamo disinteressarci se vogliamo essere capaci di vivere come cittadini attivi nel  21° secolo.

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof. Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof. Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’ Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis

GOING FORWARDS

TOWARDS A EUROPEAN DIGITAL WORLD

Do Institutions drive into the right direction?

TOWARDS A EUROPEAN DIGITAL WORLD

Do Institutions drive into the right direction?

Going further along the path undertaken at the beginning of 2021,through its new Digital Package, the Commission is proceeding further towards the definition of its AI policy, trying to cope with the rapid evolution of the area, and, especially, with the warp speed with which the supreme authorities of both superpowers (USA and China) are defining and implementing their priorities.

The Commission has issued now the    COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE COUNCIL, THE EUROPEAN ECONOMIC AND SOCIAL COMMITTEE AND THE COMMITTEE OF THE REGIONS 2030 “Digital Compass: the European way for the Digital Decade” (EUROPEAN COMMISSION  Brussels, 9.3.2021  COM(2021) 118 final) 

The document, which starts by the definition of the new role of digitalisation after Covid, follows a “project management” approach to AI policies inaugurated by the corresponding Chinese documents and followed also in the Schmidt Report to the Congress of the US:

Analysis made by Commission services for the recovery estimated at €125 billion per year the needs for ICT investment and skills to close the gap with leading competitors in the US and China. The European Investment Bank has flagged the risk that instead of increasing their investments, 45% of firms would reduce them after the COVID-19 crisis.”

We don’t think that it is just a matter of money, but much more of culture, political will, context, strategy, governance:“At the same time, it needs to carefully assess and address any strategic weaknesses, vulnerabilities and high-risk dependencies which put at risk the attainment of its ambitions and will need to accelerate associated investment”.

1.Digital Sovereignty: a wishful thinking or the trace of a French dissenting opinion?

Here the question of European Digital sovereignty comes out, which, again, is not just a legal one, but first of all, a cultural, political, technical and military one:

“That is the way for Europe to be digitally sovereign in an interconnected world”.

Unfortunately, this sovereignty does not exist presently, either in the digital, or in the real, world, as shown, e.g., by the vaccine’s chaos. The convergence of the exceeding market, technical and political force of the GAFAM and the extra-territorial reach of US law renders impossible to Europeans to act freely in the digital world:

Surely, these ten years offer to us a last occasion for acquiring such sovereignty. However, the body of the document does not mention any of the actions which, also according to critics of European Sovereignty,  would be necessary for going forward in the direction of digital sovereignty: cultural and political debate on the essence of ICT; State promotion of European Digital Champions; European Cyber-intelligence and Cyber-Army; Rule-of-law implementation of Antitrust, Tax and Privacy Law and of the decisions of the Court of Justice and of the EDPB; coordinate upskilling of enterprises and citizens/workers.  

As concerns, in particular, Rule-of-Law compliance, the document states that “The digital principles are rooted in primary EU law, notably the Treaty on European Union (TEU), the Treaty on the Functioning of the European Union (TFEU), the Charter of Fundamental Rights and the case-law of the Court of Justice of the European Union, as well as in secondary legislation. 

This European way for the digital society is also based on ensuring full respect of EU fundamental rights:  

-Freedom of expression, including access to diverse, trustworthy and transparent information,  

-Protection of personal data and privacy, and right to be forgotten, 

-A secure and trusted online environment”

It recognizes that:”However, the crisis also exposed the vulnerabilities of our digital space, its increased dependency on critical, often non-EU based, technologies, highlighted the reliance on a few big tech companies, saw a rise in an influx of counterfeit products and cyber theft, and magnified the impact of disinformation on our democratic societies”

.

Digital technologies should foster the Green New Deal: “Digital technologies can significantly contribute to the achievement of the European Green Deal objectives. The uptake of digital solutions and the use of data will help in the transition to a climate neutral, circular and more resilient economy. The substitution of business travel by videoconferencing reduces emissions while digital technologies allow greener processes in agriculture, energy, buildings, industry or city planning and services, thus contributing to Europe’s proposed goal to reduce greenhouse gas emissions by at least 55% by 2030 and a better protection of our environment.

This backwardness constitutes thus a hindrance for the European Green Deal (which the Commission has inserted in the first place of its programs, since the inability to master advanced digital technologies will force us to become still more dependant on GAFAM):

2.How will the Digital Compass Work?

The Digital Compass will be based on an enhanced monitoring. It will include the means to deliver the vision and set out key milestones

The document confirms that EU digital policies have been conceived first of all for SMEs.

This choice is tightly connected with another traditional aspect of Europe’s digital policies, the decentralisation via a multiplicity of technology hubs, according to the model of the German Fraunhofer Institute.Unfortunately, this approach is more likely to achieve a slow, grassroots, development, than a disruptive change, which, on the contrary, should be required.

As all EU documents of this period,  the digital compass represents a step forward in the recognition of basic realities of digital geopolitics, but, because of the slow paceof such recognition, it constitutes an objective obstacle to the recovery of the international role of Europe, which the Commission purports to pursue:”The degree of digitalisation of an economy or society has been shown not only to be a critical underpinning of economic and societal resilience, but also a factor in global influence. As the pandemic has highlighted the extent to which digital policy is never value-neutral, with competing models on offer the EU now has an opportunity to promote its positive and human-centric vision of the digital economy and society.”  

However, up to now, nobody has been able to define exactly what is the human-centric vision of the digital economy and society, as different from the bare continuation of present-days society, dominated by web conformism, massive surveillance, de-personalisation, monopoly of the GAFAM. The purported advantage of the European “humanocentric” vision is discredited by two facts: that, presently,  Europeans are exclusively consumers of digital services provided by American monopolists, without any relevant contribution from their part; that therefore, the good principles, rules and judicial decisions of the UE cannot be implemented in any areas: defence law, antitrust, tax law, privacy law, as shown by official documents of European Institutions, such as the Echelon and Prism reports, the decisions of the Court of Justice in the Schrems Cases and the resolutions of the EDPB in the Microsoft case.

It is doubtful whether the enthusiasm for EU-cooperation diffused in the last period within EU environments will help or further hinder the search for European Digital Sovereignty: “EU has proposed to establish a new EU-US Trade and Technology Council, to deepen our trade and investment partnership, strengthen our joint technological and industrial leadership, develop compatible standards, deepen research collaboration, promote fair competition and ensure the security of critical supply chains.”

The Commission hopes that “the EU’s international digital partnerships will promote alignment or convergence with EU regulatory norms and standards on issues such as data protection, privacy and data flows, the ethical use of AI, G20 and the OECD with respect to a global consensus-based solution to address the taxation of the digital economy.”…as well as “a single decentralised internet, based on a single world wide web, and a use of technology that respects individual freedoms and  promote a digital level playing field.”

Unfortunately, this is not the present situation, when the Western Internet is not decentralised, but, on the contrary, is centralised in the Silicon Valley, under the control of GAFAM and Deep State, with Europe being just a passive player. Under the present conditions, the EU-US Trade and Technology Council proposed by the Commission would just be a pale shadow of the new Digital Competitivity Council of the US, proposed by the Chairman of Google and having as objective to reaffirm US leadership (ignoring completely the EU, but favouring UK, Five Eyes, Quad and even “the Four Seas Initiative” .

We doubt that, within such context, the aspirations of Europe for a Digital Sovereignty will be satisfied. But, without a Digital Sovereignty, Europe will go on with its uninterrupted crisis.

STATO DI ECCEZIONE VACCINALE E CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

L’emergenza sanitaria: punta dell’iceberg di una crisi globale

I protagonisti del Consiglio virtuale di ieri

Ieri e oggi si è svolto il Consiglio europeo dedicato prioritariamente al nodo dei vaccini, le cui forniture ancora arrivano a rilento nel Continente, specie in quei Paesi che più hanno puntato sul siero AstraZeneca, azienda partecipata dal Governo britannico, che sta mancando tutti gli obiettivi di consegna previsti nel contratto siglato con l’UE, mentre invece le vaccinazioni nel Regno Unito (e negli USA) procedono a tutta velocità. Il Ministro inglese della Sanità ha dichiarato in Parlamento che tutto ciò è normale, perché AstraZeneca aveva firmato con il Regno Unito un contratto in esclusiva, e l’aveva firmato prima che con la UE. Come osserva Liberoquotidiano, l’Europa , stritolata fra l’”America First” di Big Pharma e l’ “Hard Brexit” di Astra-Zeneca, rischia di divenire lo zimbello del mondo: “La portavoce del governo francese, Gabriel Attal, ha dichiarato che ‘si tratta di una situazione totalmente inaccettabile. L’Unione europea non sarà lo zimbello della vaccinazione’. A quanto pare sembra però proprio questa la figura che sta facendo a livello internazionale”. Essa infatti aveva prefinanziato la ricerca dell’ Astra Zeneca, senza avere in contropartite, né garanzie certe di fornitura, né diritti di licenza.

Il presidente del parlamento europeo David Sassoli ha esordito perciò. prima del Consiglio europeo,  affermando:“Non possiamo più essere ingenui: è il momento di applicare i principi di reciprocità e proporzionalità  prima di dare il via libera europeo alle esportazioni”. Tuttavia, questi principi, nonostante il Consiglio, non si stanno applicando, né verso gli USA, né verso il Regno Unito.

Nei lucidi  presentati da Ursula von der Leyen si poteva leggere  che:

-nel secondo trimestre, le case farmaceutiche che hanno vaccini approvati dall’EMA si sono “impegnate” a consegnare le quantità seguenti: Pfizer/BioNTech 200 mln di dosi, Moderna 35 mln, AstraZeneca 70 mln (rispetto ad un impegno da contratto più che doppio, 180 mln) e Johnson & Johnson 55 mln;

 –l’Ue ha esportato dal primo dicembre 2020 ad oggi circa 77 mln di dosi di vaccini anti-Covid verso 33 Paesi ,non solo i più bisognosi, e tutto ciò nonostante ch’essa sia in ritardo sulle vaccinazioni e che tutte le case farmaceutiche (che hanno delle controllate in Europa) siano inadempienti;

La commissione Ue  si è dichiarata poi intenzionata a proseguire per vie legali nei confronti di AstraZeneca se non otterrà risultati soddisfacenti sul rispetto del contratto per la consegna delle dosi del vaccino anti-Covid. L’UE avrà infatti tassi di vaccinazione molto inferiori all’obiettivo del 70% della popolazione adulta, che si raggiungerà, se va bene, solo tre-quattro mesi dopo gli Stati Uniti, cioè quando i vaccini USA, ormai ampiamente disponibili e non più necessari agli Americani,  potrebbero essere (finalmente) inviati agli alleati europei (e ai Paesi in via di sviluppo). Magra consolazione per un trattamento illegale da parte di Big Pharma, ma soprattutto discriminatorio da parte dell’Amministrazione Biden, che sta mantenendo il divieto assoluto di esportazione dei vaccini, decretato dall’ odiato Trump, e non mitigato neppure da esportazioni verso i Paesi in Via di Sviluppo.

E dire che questo Consiglio sarebbe stato dedicato a stringere i rapporti transatlantici e a persuadere gli Europei a fare sacrifici per la causa atlantica, come per esempio fermare il North Stream 2 (quasi completato e pagato) e il Trattato sugl’investimenti con la Cina, già concordato e attuato da quest’ultima. Tuttavia, Biden, visto che non è disponibile a concedere nulla, ha avuto il buon gusto di non chiedere nulla. Come scrive Rai 24 ore: “Gli Alleati hanno riconosciuto in Pechino un attore globale in grado di porre una sfida sistemica all’intero Occidente, ma non hanno ritenuto di doversi impegnare in bellicose dichiarazioni d’intenti, com’era probabilmente nelle aspettative del segretario di Stato americano e di tutta la nuova amministrazione Usa. Una differenza di vedute che la missione diplomatica statunitense ha appurato anche su altri due dossier molto caldi: le sfide poste dalla Russia, in particolare con il progetto di gasdotto Nord Stream 2, e la fine della missione Nato in Afghanistan.

Come commenta sempre Liberoquotidiano, “La vicenda, che per certi versi richiama la notte di Sigonella, quando Bettino Craxi aveva difeso la sovranità del territorio italiano, acclama ora una gestione simile della situazione da parte del premier Mario Draghi…Il sospetto è che i ritardi nella consegna dei dati all’Ema, prima quelli per ottenere l’approvazione del vaccino e poi quelli per la certificazione degli stabilimenti di produzione, siano in realtà una tattica per avvantaggiare il Regno Unito. Il Paese guidato da Boris Johnson ha continuato a ricevere tutte le dosi previste dal contratto firmato in casa, mentre l’Ue nei primi sei mesi del 2021 otterrà, nelle migliore delle aspettative, 180 delle 300 milioni di dosi previste.”

Soberana de Cuba, il vaccino cubano sovranista

1.Una valutazione d’insieme delle politiche sanitarie.

Nell’ anno in cui si dovrebbe aprire la Conferenza sul Futuro dell’Europa, gli Europei, che non sono riusciti a prevenire la pandemia, né con un serio protocollo “stile NCB”, come ha fatto invece la Cina, né con una politica nazionalistica sui vaccini (come stanno facendo Israele, Stati Uniti e UK), stanno ancora dibattendosi intorno alla questione di come l’Europa possa approvvigionarsi di vaccini  quando la sua industria farmaceutica dipende totalmente dal resto del mondo. Situazione che esiste, ahimé,  anche nelle comunicazioni, nell’ informatica, nella difesa, nell’energia e nell’ aerospaziale, ed è deteriore perfino a quella dell’ India, che proprie industrie nazionali in tutti questi settori. Quanto ai vaccini, pur non avendo certo le capacità produttive delle multinazionali del farmaco, l’industria cubana ha la tecnologia per sviluppare i vaccini, anche quello contro il Covid. La sperimentazione del vaccino Soberana 2 è entrata nella fase 3, ma i cubani stanno lavorando su altri 3 vaccini anticovid.

Questa situazione meriterebbe di essere affrontata di petto nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa che sta per aprirsi, con precedenza su tutte le altre, con un energico intervento pubblico, di cui invece non si vede traccia.

Ma procediamo con ordine.

L’approccio necessario per gestire le crisi pandemiche sarebbe prescritto dai protocolli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della NATO. Il primo potrebbe essere meno stringente, il secondo, invece, non potrebbe essere se non severissimo, perché un attacco “NBC” potrebbe  essere una questione di pochi minuti (l’“Hair Trigger Alert”), e, in quel caso, la reazione  dovrebb’essere immediata. Tanto Xi Jinping, quanto Macron e Conte, avevano dichiarato “Siamo in guerra”, ma solo il primo aveva  operato in modo  conseguente. Infatti, nel caso di un attacco NBC, i pieni poteri passano al Capo dello Stato, che li esercita attraverso le forze armate (cosa che finalmente Draghi ha deciso di fare dopo più di un anno dall’ inizio della pandemia, con la nomina del Generale Figliuolo). Invece, come noto, neppure la NATO si era comportata in modo coerente con le buone pratiche in campo sanitario, avviando la manovra Defender Europe 2020 proprio in concomitanza con l’inizio della pandemia,  cosa che ha portato alla maggiore sconfitta storica della NATO.

Quindi, è vero che l’ Unione Europea non ha le competenze per gestire i protocolli NBC, ma la NATO, che queste competenze le ha, eccome, si è rivelata ancor più inefficiente per il fatto che ha dovuto annullare, per la malattia dei suoi generali, le più grandi manovre della storia, che si sono concluse con un’ignominiosa ritirata.

Lo stato di emergenza lo si può gestire solo se si è preparato per tempo l’intero sistema, con la possibilità di un’estensione istantanea  delle normali strutture, da un lato, a  dei “riservisti”,  e dall’ altro a scorte di materiali e impianti industriali, che si debbono mantenere costantemente  disponibili.  Invece, durante tutta la pandemia,   non si sono riusciti a trovare, né i medici, né le mascherine, né i posti letto, anche se tutto ciò sarebbe  stato prescritto dai vari protocolli esistenti (sulla carta).

La Catalent di Anagni, dove l’Astra Zeneca tiene 30 milioni di dosi

2.La pandemia e il codice penale

Lo Spiegel ha reso noto a tutta Europa un fatto che invece viene taciuto dai media italiani: ch’ è in corso dinanzi  al Tribunale di Bergamo una “class action” di 500 parenti delle vittime contro il Governo italiano, per non aver aggiornato, fino dal 2006, gli standards di prevenzione delle epidemie. Un rapporto su quest’omissione dell’OMS era stato ritirato su pressione del nostro Governo.

Mentre si sta dunque discutendo  in tribunale  sulle responsabilità del nostro Governo per la prima ondata, intanto è già insorto un nuovo problema: neppure dopo molti mesi dall’ inizio della pandemia si sono ancora approntati i rimedi ora necessari (vale a dire una solida catena di forniture vaccinali). Anche qui è stata nominata una commissione d’inchiesta, questa volta del Parlamento Europeo.

L’aspetto più grave è  che l’industria farmaceutica europea, che, con la sola eccezione del “Vaccino di Oxford” (AstraZeneca, partecipata dal Governo inglese), non ha ancora approntato alcun prodotto concretamente utilizzabile, non ha sviluppato nessun brevetto, e, quando opera, lo fa su licenza delle controllanti anglo-americane, che dispongono a loro libito del prodotto.

Inoltre, AstraZeneca, oltre a rivelare vari aspetti dubbi dal punto di vista medico, sta tenendo comportamenti inspiegabili, come quello di stoccare di nascosto enormi quantità di dosi, fornire solo il 15% del promesso, non attivare gli stabilimenti europei, mentre non ha mancato un colpo nei rifornimenti al Regno Unito (da cui dipende). Comportamenti che rasentano gravi reati, e che dovrebbero portare normalmente alla revoca delle licenze. E, da parte del Governo inglese, rasentano il livello di un atto di guerra contro l’Europa.

Ciò deriva da una carenza ben più profonda del sistema europeo. La struttura industriale europea non è propriamente “globalizzata”: è semplicemente ancillare di quelle americana e inglese, e questo lo si è visto in tutti gli aspetti della reazione alla pandemia. D’altronde, questo è ciò che accadeva, nel COMECON, nei rapporti Unione Sovietica-satelliti, e nell’ America Latina nel Secondo Dopoguerra (secondo la “Teoria de la dependencia”).

Durante gli ultimi settantacinque anni, l’industria europea, che a suo tempo aveva presidi importantissimi in tutti i campi, non ha fatto che svuotarsi, a vantaggio di tutti gli altri Continenti (bati pensare a BMW, a Olivetti, a Minitel, al Concorde) sì che ora siamo a implorare Inghilterra, America, Russia, Cina e India di darci un po’ dei loro vaccini. Il comportamento di Big Pharma dimostra che, contrariamente a quanto sostenuto dai liberisti, non è affatto indifferente se la proprietà e il controllo delle imprese sia o meno sul nostro territorio: le controllate europee di Big Pharma non hanno alcuna autonomia, e per giunta le loro lobbies influenzano le nostre autorità, che le trattano con eccessiva accondiscendenza (garantendo alle case madri profitti inimmaginabili: vedi il caso Bourla). L’ideologia liberista e la cosiddetta “delega” all’America della funzione “difesa”ha semplicemente portato allo smantellamento delle imprese strategiche degli Stati Membri, senza sostituirle con dei “campioni europei”, lasciandole migrare verso gli USA, dove il loro sostegno da parte dello Stato si basa sul colossale bilancio della Difesa, finanziato con i “tributi” degli alleati.

Gli Stati Membri avevano conferito l’anno scorso alla Commissione un mandato (per altro molto debole)  relativo all’ acquisto dei vaccini, e, a sua volta, la Commissione aveva fatto affidamento, assurdamente, su qualche scarsa impresa farmaceutica europea (come CureVac e Sanofi, che non sono riuscite a produrre alcun vaccino), e soprattutto su quelle americane e inglesi (che potevano fruire, da un lato, della ricerca batteriologica militare, e dall’ altro, dell’influenza finanziaria e lobbistica di “benefattori” come Bill Gates).

La Commissione (e gli Stati membri) hanno negoziato in uno spirito di sudditanza contratti iniqui, che oggi non hanno il coraggio d’ impugnare in giudizio, neppure dopo le ingiunzioni di Italia e Germania, e nemmeno di mostrare; stanno ancora accettando che, in violazione di tali contratti, le case farmaceutiche dirottino il grosso della produzione in America (da cui esiste un divieto di esportazione), in Inghilterra, in Israele, nell’ Anglosfera e nelle monarchie del Golfo, e, questo, nonostante che esistano precisi strumenti comunitari per bloccare queste esportazioni, che Draghi chiede inutilmente di attuare. Qualcuno dovrebbe dimostrarci anche che i nuovi contratti che si stanno stipulando non contengano le stesse clausole vessatorie del contratto AstraZeneca (carattere facoltativo degli impegni di fornitura, divieto di fabbricazione sul territorio, esclusione della responsabilità).E qualcuno dovrebbe anche spiegarci perchè non si possano applicare le altre norme di emergenza, come la sospensione dei brevetti chiesta dai Paesi in Via di Sviluppo, o le licenze obbligatorie previste dal diritto brevettuale, e, anzi, si siano addirittura edulcorate, dopo l’intervento italiano, le regole del Nuovo Meccanismo di Controllo. Solo l’Italia ha vietato, provocatoriamente, una singola esportazione (probabilmente perché già conscia dell’enorme stoccaggio clandestino  in corso ad Anagni) prima dell’ ammorbidimento delle regole, mentre tutti gli altri Stati membri hanno permesso (e continuano a permettere) di esportare dall’ Europa milioni e milioni di dosi prodotte dalle filiali europee delle multinazionali, secondo l’arbitrio di queste ultime, in spregio ai contratti e alla situazione di emergenza. Tali esportazioni stanno continuando indisturbate. Per tentare attuare il divieto generalizzato previsto nelle nuove norme europee e ribadito dalla Commissione e dal Consiglio occorre, ora addirittura creare quel novello  “Asse Roma-Berlino” che Draghi sta promuovendo, per forzare tutti a un atteggiamento più assertivo.

L’EMA, (che aveva autorizzato da mesi l’Astra Zeneca, non ancora autorizzata in America, e che tanti problemi sta avendo ancor ora), di converso sta boicottando fino a quando può lo Sputnik V russo, utilizzato da tempo in 40 Paesi in tutto il mondo, compresi l’Ungheria e San Marino, mentre la comunità scientifica e l’industria farmaceutica,  in Germania e in Italia, non vedono l’ora di poterlo importare. Si lascia trapelare, neppure troppo velatamente, che l’obiettivo è evitare di far fare una “bella figura” alla Russia, mentre l’America e l’Inghilterra ci stanno negando i loro vaccini, e perfino le licenze per fabbricarli, provocando morti e perdite economiche.

La Landesgemeinde di Appenzell/Inner Rhoden, il solo esempio sopravvissuto di democrazia diretta degli antichi Indoeuropei.

3.Discutere di sovranità alla Conferenza sul futuro dell’ Europa

Solo adesso Breton e Giorgetti stanno lavorando per reperire stabilimenti convertibili a produzioni su licenza di imprese extraeuropee, che invece avrebbero dovuto esistere anch’essi da un anno. Purtroppo infatti , molti Paesi europei, e ,”in primis” l’Italia, avevano smantellato a tal punto le loro tradizionali strutture farmaceutiche (basti pensare alla Sclavo e agli stessi laboratori dell’ Esercito), che una produzione autonoma sarebbe oggi impensabile.Questo smantellamento è stato un esempio di assenza di volontà autonoma europea, mentre le industrie farmaceutiche erano, e sono ancora, un possibile candidato per un “campione europeo”.

Nessuno  ricorda la definizione di Carl Schmitt, “Sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione”. Orbene, lo “stato di eccezione” è proprio ciò su cui il sistema europeo è inidoneo a decidere, come dimostrano i fatti di quest’anno. Il che è gravissimo proprio in un momento in cui spirano venti di guerra fra le Grandi potenze, e, come ha detto Blinken, l’Europa è ancora libera di non scegliere. La capacità di gestire lo Stato d’Eccezione è infatti fondamentale per salvaguardare la vita dei cittadini europei in una situazione di conflitto.

Tutto questo accade, certamente, secondo il tradizionale insegnamento federalista, perché l’ Europa non è uno Stato, non diciamo forte, non diciamo unitario, ma, almeno, federale. Quindi, come scrive Davide Nava su “L’Unità Europea”, “La risposta imperfetta della Commisdsione e degli Stati membri è forse il massimo che si può pretendere allo stato attuale di questa Unione Europea”.Ma anche per una totale deformazione culturale, in base alla quale si è negata nei fatti l’identità europea, si sono confuse dilettantescamente le competenze di Chiesa e Stato, si è battezzata “democrazia” l’anarchia istituzionalizzata (per esempio degli Enti locali italiani e tedeschi), lasciando il campo aperto un po’ a tutti, le sette, le Chiese, le lobbies, le potenze estere, le multinazionali, i servizi segreti, le corporazioni, gli Enti locali, tranne che all’intelligencija europeista, ai campioni europei e ai cittadini. Cosicché siamo stati soggetti, su una vicenda da cui dipende la sopravvivenza fisica dei nostri popoli, ai diktat di Trump e di Biden, al narcisismo dei virologhi, all’arroganza del Big Pharma, alla demagogia dei populisti, al protagonismo dei capipopolo,  degli affaristi  locali e dei media. Giunge ora la notizia che, dopo un gran discutere di competenze regionali, nazionali ed europee, la Campania ha appena stipulato un contratto di acquisto dello Sputnik. Se può la Campania, non si capisce perchè non lo possa l ‘Unione.

Nel frattempo, ci è voluto più di un anno per varare un piano di rilancio economico che ha meno risorse di quelle che avrebbe dovuto mobilitare un normale Quadro Pluriennale 2021 (e non è ancora operativo), che è infinitamente inferiore a quello americano e agli stessi progetti cinesi varati prima della pandemia (che lì non c’è mai stata), e che, comunque, non affronta in alcun modo i temi di fondo che i Parlamenti americano e tedesco hanno appena affrontato. Non  basta, infatti, ripristinare la (catastrofica) situazione precedente alla pandemia, bensì occorre “ripartire da 0”, come il Rapporto Schmidt invita l’ America a fare, partendo da un “Consiglio della Competitività Tecnologica”, che sia umanamente, culturalmente, giuridicamente, economicamente e professionalmente,  attrezzato a gestire unitariamente le emergenze di oggi: sanitaria, digitale, di sicurezza.

Il Consiglio della Competitività  Tecnologica proposto dal Congresso corrisponde a quello che noi chiamiamo “European Technology Agency”. Vorremmo vedere come si potrà negarne l’utilità ora che il presidente della più importante società informatica del mondo è riuscito farlo approvare, in veste di presidente di una commissione parlamentare speciale, dal Congresso degli Stati Uniti, proponendolo al Presidente degli Stati Uniti.

Non per nulla Manon Aubry, che tanto violentemente ha attaccato la gestione europea della pandemia, e sta promuovendo una commissione d’inchiesta sui vaccini, si mostra sconcertata per il senso d’impotenza che traspare dall’atteggiamento della Commissione. Tutti tendono a vedere tale impotenza come un fatto puramente giuridico: l’Unione non ha certe competenze giuridiche in campo sanitario, che invece avrebbe se vi fosse la mitica costituzione federale. Questo  giudizio è irrealistico. Spesso, gli organi esecutivi dello Stato non hanno certi poteri, ma, di fatto, se li prendono quando ciò si rivela indispensabile: la “costituzione materiale” è sempre diversa dalla “costituzione formale”. Basta vedere come si comportano, nei casi di guerra, i presidenti americani. Intanto, per le enormi lacune che esistono in tutte le leggi costituzionali; poi, perché leaders carismatici riescono ad ottenere la compliance alle loro esortazioni senza dover ricorrere ai carabinieri, né ai colpi di Stato. E, infine, perché tutte le rivoluzioni (e noi andiamo conclamando che quella federale europea è una rivoluzione), non sono, né balli di gala, né passeggiate nel parco.  Ciò era scritto pure nel Manifesto di Ventotene (ma non era poi stato fatto).

La realtà è che l’ideologia “mainstream” nega agli Europei il diritto di essere assertivi, e per questo non emerge quello che Giscard d’ Estaing chiamava “l’Europe Puissance”.

Ciò si traduce, sul piano costituzionalistico, nella la confusione fra Europa, Unione Europea, Federazione, Confederazione e Stato Unitario è totale. Il ministro Orlando ha affermato, a proposito dei vaccini: “la guerra non si può fare in modo federale”. Ma allora, gli Stati Uniti, che sono una federazione, come hanno fatto a condurre continue guerre da 300 anni a questa parte: indiana, d’ indipendenza, contro il Messico, civile, contro i Mormoni, contro la Spagna, contro gl’insorti filippini, le Guerre Mondiali, di Corea, del Vietnam, del Golfo, dell’Afganistan…

Ciò detto, per ovviare a situazioni come quella attuale, la capacità decisionale del vertice europeo va ovviamente comunque incrementata, con un mix d’interventi culturali, politici e legislativi.

Dal punto di vista culturale, occorre eliminare i diversi tabù che offuscano l’identità europea (alimentati dall’ignoranza -cfr. Tinagli e Iacci– dalla “Cancel Culture” e dalle leggi memoriali-cfr. Nora-Chadernagor-), e paralizzano i comportamenti dei vertici. Occorre riconoscere coraggiosamente come parte della nostra identità periodi e fenomeni pudicamente sottaciuti: la preistoria, la kalokagathìa,  le lingue classiche, il “barbaricum”, il “kathèchon”, l’ Euro-Islam, i progetti europei premoderni, Leibniz, Voltaire, Nietzsche, la psicanalisi, Coudenhove-Kalergi, gli eurasiatisti, Galimberti, il postumanesimo e transumanesimo…

Dal punto di vista politico, va consolidata l’idea di un Movimento che riunisca tutte le tendenze che vogliono rafforzare l’Europa, senza, né discriminazioni, né subalternità verso i partiti o verso le istituzioni, così come Gandhi si poneva nei confronti del Congresso e dei partiti che lo componevano.

Dal punto di vista istituzionale, occorre rafforzare la collegialità delle posizioni apicali, una costituzione leggera ma efficiente, una legge europea sullo Stato di Eccezione, un’Intelligence e un cyber-esercito europei, un’Accademia Militare e un’Agenzia Europea delle Tecnologie (sul modello della proposta Schmidt al Congresso e al Presidente americani). Occorre creare e rafforzare in tutti i campi una base industriale comune sui modelli di Airbus, Arianespace, Galileo e Gaia-X.

Il tutto, in un momento di estrema ebollizione degli equilibri mondiali, in cui l’ Europa funge più che mai da “vaso di coccio” negli scontri fra grandi potenze, e comunque la sua ambizione di costituire il “Trendsetter del Dibattito Mondiale” risulta smentita dagli atteggiamenti ondivaghi di Stati Membri e Istituzioni.

Tutti questi punti dovrebbero essere discussi nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa che è stata lanciata il 10 Marzo, la cui agenda non potrà certo costituire un’esaltazione dello status quo, così poco apprezzato, non solo dai cittadini europei, ma perfino dai movimenti europeisti, dall’ accademia e dai governi nazionali, bensì una riflessione lucida sugli errori commessi, e una spinta verso il rinnovamento.

CANTIERI D’EUROPA DIGITALI 2021

L’istituto  Italiano per l’ Intelligenza Artificiale nello scenario mondiale

Si è svolto venerdì 19 il previsto webinar, avente l’obiettivo primario di avviare un rapporto fra il pubblico del Nord Ovest e la Commissione Speciale per l’Intelligenza Artificiale (AIDA), recentemente creata del Parlamento Europeo, per chiarire al pubblico il ruolo della Commissione nelle politiche europee del digitale, e scambiare dei punti di vista circa il  ruolo stesso che istituti come quello di Torino possono e debbono svolgere all’ interno di esse.

1.La Strategia Nazionale dell’Intelligenza Artificiale

Nel corso del 2020,  l’Italia ha maturato, in modo autonomo ma coordinato con l’Unione, una politica del digitale, che dovrebbe avvalersi anche delle opportunità offerte dal Recovery Fund/Next Generation e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sembra sia stata inserita-.

L’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, che dovrebbe aver sede a Torino, costituisce un elemento di questa recente tendenza, che prende le mosse dall’”acquis” europeo circa i più recenti sviluppi delle nuove tecnologie. Come noto, la decisione iniziale, di creare l’Istituto come raccomandato dal Gruppo di Esperti, era stata assunta nel Settembre 2020 dal Governo Conte. Tuttavia, con le tempestose vicende che hanno caratterizzato il Governo italiano e le incertezze che ancora gravano sul PNRR, non è chiaro se lo si voglia realizzare davvero ancora, quando e come.

Per questo, un incontro fra la politica, europea e nazionale, e la società civile del territorio, è fondamentale per mantenere un adeguato livello di consapevolezza e di mobilitazione intorno a questo importante progetto.

La nostra Associazione sta dedicando da anni le sue principali cure alla definizione delle politiche del digitale, giacché è convinta che il XXI Secolo sia caratterizzato proprio dall’ utilizzo dell’ Intelligenza Artificiale in tutte le aree più strategiche della vita umana, dal mantenimento della pace, alla gestione della conoscenza, all’ ordine pubblico, alla finanza, alle professioni, all’economia…, come è stato illustrato dai singoli relatori.

2.Un “Trendsetter del Dibattito Mondiale”

Nel presentare il suo sempre più corposo pacchetto di politiche digitali, la Commissione si è data l’ambizioso obiettivo di qualificarsi quale “Trendsetter del dibattito mondiale”, in pratica impegnandosi, non solo a entrare con decisione nel dialogo internazionale sulla tecnica, ma anche a proporre un proprio modello, approfondito e convincente. Nella prospettiva della prossima Conferenza sul Futuro dell’Europa, si va ripetendo che occorre stimolare la partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche -in questo caso, la digitalizzazione, vero motore di questo secolo e una delle priorità dell’Unione-

Quale migliore campo sperimentale di questo vasto programma, se non la creazione di un’Istituzione, come l’Istituto, con potenzialità epocali, anche in considerazione dell’assenza, per ora, d’istituti comparabili nel resto d’ Europa?

Il presente ciclo, che, in attesa che l’uscita dalla pandemia renda nuovamente possibile un Salone del Libro in presenza, inaugura le attività dei “Cantieri Digitali d’ Europa 2021”, si  articola in una serie d’incontri, destinati a focalizzare i vari aspetti della questione: le politiche europee in materia di digitale e d’ intelligenza artificiale; le esperienze di altri Paesi; l’intelligenza artificiale nella cultura e nelle politiche sociali; la posizione dell’ Istituto fra gli hubs tecnologici; l’Istituto fra il territorio e i campioni europei.

Hanno parlato il Prof. Pier Virgilio Dastoli, Presidente della Commissione del Movimento Europeo Italia,la coordinatrice del PPE nell’ AIDA, l’ on.le Eva Maydell, On.le Brando Benifei, Capodelegazione PD al Parlamento europeo, relatore della Commissione AIDA per il Gruppo dei Socialisti, l’Onorevole Alessandra Basso, membro dell’AIDA (Identità e Democrazia), l’onorevole Sabrina Pignedoli, membro supplente dell’AIDA (Movimento 5 Stelle), Don Luca Peyron, Docente di teologia all’ Università Cattolica di Milano, Massimiliano Cipolletta, Vice-Presidente  di Confindustria Piemonte, l’Avvocato Fabrizio Lala, Studio Jacobacci & Partner e il Prof. Markus Krienke, Professore ordinario di Filosofia moderna ed Etica sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano e Direttore della Cattedra Rosmini.

I filmati saranno disponibili su You Tube nei prossimi giorni.

Il 21 marzo (due giorni dopo il nostro webinar) su La Stampa era comparso un articolo a firma Diego Longhin,che dimostrava l’utilità e l’urgenza della nostra iniziativa. Infatti, l’articolista registra che, come detto nel nostro convegno, “Da settembre a oggi nessun passo avanti. E c’è chi a Torino sospetta che l’istituto per l’ intelligenza artificiale, nel passaggio tra un governo e l’ altro e tra una maggioranza e l’altra, possa essere messo a rischio. Nessuno a Roma si è rimangiato l’impegno preso dal Conte  bis il 4 settembre dello scorso anno, quando ha deciso di candidare Milano come futura sede del Tribunale dei brevetti europei, dando però a Torino la sede dell’ I3A”

Da allora, si è scatenata una ridda di prese di posizione del mondo politico e imprenditoriale piemontese, finché, il 23, è arrivata una dichiarazione rassicurante del Sottosegretario Castelli. E’comunque necessario restare vigilanti, e seguire passo passo l’evoluzione del progetto.

Kamala Harris,la vice-presidente degli USA indicata dalla commissione Schmidt quale organo direttivo
del Consiglio per la Competitività Tecnologica, è molto vicina ai GAFAM

3.Le attività dei Parlamenti

Nel frattempo, si accavallano  nel mondo iniziative volte ad organizzare i singoli Paesi per fare fronte alle sfide dell’AI.

Mentre a Strasburgo ha appeno preso il via l’attività dell’AIDA, prima il Bundestag, e, poi, il Congresso americano, hanno elaborato complessi programmi operativi, volti letteralmente a rivoluzionare le attività delle Pubbliche Amministrazioni per adeguarli alla transizione digitale,  programmi molto più  radicali di quanto lascino trapelare i documenti dell’ Unione.

I documenti de Congresso e del Bundestag si differenziano poi per essere, come prevedibile, l’uno, focalizzato sugli aspetti militari, l’altro su quelli civili.

Il rapporto della National Security Commission, firmato significativamente da Eric Schmidt,  amministratore delegato di Google dal 2001 al 2011 e da allora presidente del consiglio di amministrazione. Nel 2013, con Jared Cohen , aveva  scritto il saggio: La nuova era digitale. La sfida del futuro per cittadini, imprese e nazioni..

Il rapporto al Congresso Americano costituisce la materializzazione del progetto espresso dai due managers 18 anni fa, secondo il quale Google ambiva a sostituire la Lockheed nel guidare l’ America alla conquista del mondo. Il rapporto è ispirato ad una visione ancor più aggressiva di quella del libro, atta a confermare le previsioni circa il futuro del Complesso Informatico-Militare di due classici del pensiero strategico: “La Guerra al tempo delle macchine intelligenti” e “Guerra senza Limiti”.

Il lavoro della commissione americana parte dall’idea che l’America (sostanzialmente a causa dell’ ideologia liberista) sia rimasta indietro rispetto alla Cina sotto molti aspetti, ma soprattutto per ciò che riguarda il settore digitale. Soprattutto, la Cina si è data una serie di programmi, in particolare “l’Unione del Civile e del Militare”, che le permetteranno  di divenire,  secondo quanto previsto, nel giro di pochi lustri, la prima potenza mondiale  nell’ industria digitale . Orbene, come ha affermato in passato il Presidente Putin, “chi controlla l’intelligenza artificiale controlla il mondo”.

L’idea di Schmidt è che, per questo motivo, l’America deve avviare una mobilitazione generale sotto la guida di Google:The NSCAI Final Report presents an integrated national strategy to reorganize the government, reorient the nation, and rally our closest allies and partners to defend and compete in the coming era of AI-accelerated competition and conflict”.

Mettendo in pratica le idee di De Landa e degli ufficiali cinesi, Schmidt, in quanto organo apicale dell’impresa centrale del complesso informatico-militare americano, si muove oggi, verso i legislatori, per prescrivere una riforma complessiva del sistema americano, avente come base non più la politica, né la tecnologia, bensì la cyberguerra:“In addition to AI’s narrow national security and defense applications, AI is the fulcrum of a broader technology competition in the world. AI will be leveraged to advance all dimensions of national power, from healthcare to food production to environmental sustainability. The successful adoption of AI in adjacent fields and technologies will drive economies, shape societies, and determine which states exert influence and exercise power in the world resources, commercial might, talent pool, and innovation ecosystem to lead the world in AI.”

Come prima mossa, la commissione suggerisce d’ istituire, accanto a un National Security Council sotto la guida della Vice-Presidente“to build a strategy that accounts for the complex security, economic, and scientific challenges of AI and its associated technologies.”Guarda caso, quello che noi propugnavamo per l’ Europa da un anno, la “European Technology Agency”.

Ed, esattamente sulla stessa linea d’onda la Commissione continua con un progetto iconoclastico, “We need to build entirely new talent pipelines from scratch. Academy and civilian National Reserve to grow tech talent with the same seriousness of purpose that we grow military “.

In netta competizione con il documento del Congresso, quello del Bundestag afferma che “la Germania e l’ Europa devono assumere un ruolo di leadership nello sviluppo e uso di questa fondamentale tecnologia.”, invocando la “Sovranità tecnologica europea” cara a Macron e trattata dal Rapporto Longue del Senato francese.

ALLE 15,00 INCOMINCIA IL WEBINAR

                

L’ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

NELLE STRATEGIE DIGITALI  DELLA UE

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RECALL: DOMANI, 19 MARZO, WEBINAR SU ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Associazione Culturale Diàlexis

     Webinar del 19 marzo 2021 

L’ISTITUTO ITALIANO PER

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLE STRATEGIE DIGITALI  DELLA UE

Il webinar ha l’obiettivo di avviare un rapporto fra il pubblico del Nord Ovest e la Commissione Speciale per l’Intelligenza Artificiale (AIDA), recentemente creata dal Parlamento Europeo, per chiarirsi e scambiare punti di vista circa il ruolo che realtà come il previsto Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale di Torino possono e debbono svolgere all’ interno di esse.

Verranno affrontati i nodi essenziali per lo svolgimento dei compiti dell’Istituto, come il necessario equilibrio fra aspetti etico-politici e scientifico-tecnologici, e i rapporti con le diverse Istituzioni e Autorità.

15,00: Prof. Pier Virgilio Dastoli, Presidente della Commissione del Movimento Europeo in Italia; Saluto del Movimento

15,10 On.le Eva Maydell, Presidentessa del Movimento Europeo e coordinatrice della Commissione speciale AIDA del Parlamento Europeo: “Una visione europea delle strategie dell’Intelligenza Artificiale

15.25 On.le Brando Benifei, Capodelegazione PD al Parlamento europeo, relatore della Commissione AIDA per il Gruppo dei Socialisti e Democratici: Il lavoro dell’AIDA sull’intelligenza artificiale, fra il Recovery Plan e le ricadute sul territorio” 

15,45 On.le Alessandra Basso, membro dell’AIDA (Identità e Democrazia):

“Utilizzi dell’intelligenza artificiale: divari di genere, disabilità, medicina e trasporti”.

16,00 On.le Sabrina Pignedoli, membro supplente dell’AIDA (Movimento 5 Stelle):

“IA e criminalità, la sfida europea”

16,20 Don Luca Peyron, Docente di teologia all’ Università Cattolica di Milano; Coordina il Servizio per l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino; è il primo promotore della candidatura di Torino: “L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale: a che punto siamo e come lo vogliamo?”

16,40 Massimiliano Cipolletta, Delegato Confindustria Piemonte all’ Intelligenza Artificiale:”L’Istituto Italiano per L’intelligenza Artificiale: La prospettiva concreta delle imprese in un ecosistema digitale competitivo”

17,00 Avvocato Fabrizio Lala, Studio Jacobacci & Partner:” L’Intelligenza Artificiale e il diritto: un nuovo orizzonte di attività e di studio”

17,20 Prof. Markus Krienke, Professore ordinario di Filosofia moderna ed Etica sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano e Direttore della Cattedra Rosmini: “Un punto di vista comparato”

17,40 Domande e Interventi7

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis e autore del libro “European Technology Agency, A Sovereign Digital Ecosystem

Questo webinar sarà il primo di una serie di dibattiti a distanza sull’ “Intelligenza Artificiale nel futuro dell’Europa”, che s’ inseriranno, come contributi dell’Associazione Culturale Diàlexis e del  Movimento Europeo, nella Conferenza sul  Futuro dell’Europa.

Le credenziali:

Qui i link per seguire la diretta Live:

-Su  Facebook: https://www.facebook.com/RinascimentoEU 

-Su Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCoeLkH5oIh4Ewt_Hu1-huJA

Le domande ai relatori potranno essere formulate attraverso la funzione “chat”, nel corso della giornata, possibilmente indicando il destinatario specifico, e verranno considerate  quando possibile.

Per qualunque problema, telefonare ai seguenti numeri:

0116690004                                                                                       3357761536

CANTIERI D’ EUROPA DIGITALI 2021

Space Rider, il primo mini-shuttle europeo, prodotto Avio e Thales Alenia Space Italia:
Torino e l’Italia da sempre all’ avanguardia nelle nuove tecnologie

Webinar di venerdi 19 Marzo

Le credenziali:

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Il programma:

Associazione Culturale Diàlexis

                     Webinar del 19/3/2021 

L’ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLE STRATEGIE DIGITALI  DELLA UE

Il presente webinar ha l’obiettivo primario di avviare un rapporto fra il pubblico del Nord Ovest e la Commissione Speciale per l’Intelligenza Artificiale (AIDA), recentemente creata dal Parlamento Europeo, per chiarire al pubblico del Nord-Ovest, in un’ottica bipartisan, il ruolo della Commissione AIDA nelle politiche europee del digitale, e scambiare punti di vista circa il ruolo che istituti come quello di Torino possono e debbono svolgere all’ interno di esse.

Verranno affrontati i nodi essenziali per lo svolgimento dei compiti dell’Istituto, come il necessario equilibrio fra aspetti etico-politici e scientifico-tecnologici, e i rapporti con le diverse Istituzioni e Autorità.

Ore 15,00: Prof. Pier Virgilio Dastoli, Presidente della Commissione del Movimento Europeo in Italia; Saluto del Movimento

Ore 15,20 On.le Eva Maydell, Presidentessa del Movimento Europeo e coordinatrice della Commissione speciale AIDA del Parlamento Europeo: “Una visione europea delle strategie dell’Intelligenza Artificiale

Ore 15.40-16,40 Panel: On.le Brando Benifei, Capodelegazione PD al Parlamento europeo, relatore della Commissione AIDA per il Gruppo dei Socialisti e Democratici; On.le Alessandra Basso, membro dell’AIDA (Identità e Democrazia); On.le Sabrina Pignedoli, membro supplente dell’AIDA (Movimento 5 Stelle)

16,40 Don Luca Peyron, Docente di teologia all’ Università Cattolica di Milano; Coordina il Servizio per l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino; è il primo promotore della candidatura di Torino: “L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale: a che punto siamo e come lo vogliamo?”

Ore 17,00 Avvocato Fabrizio Lala, Studio Jacobacci & Partner:” L’Intelligenza Artificiale e il diritto: un nuovo orizzonte di attività e di studio”.

Ore 17,20 Prof. Markus Krienke, Professore ordinario di Filosofia moderna ed Etica sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano e Direttore della Cattedra Rosmini: “Un punto di vista comparato”.

Ore  17,40 Domande e Interventi

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis e autore del libro “European Technology Agency, A Sovereign Digital Ecosystem”.

Segnaleremo ulteriori interventi appena saranno confermati.

Questo webinar sarà il primo di una serie di dibattiti a distanza sull’ “Intelligenza Artificiale nel futuro dell’Europa”, che s’ inseriranno, come contributi dell’Associazione Culturale Diàlexis e del  Movimento Europeo per la Conferenza sul  Futuro dell’Europa.

SAVE THE DATE: Venerdì 19 marzo 2021

L’ISTITUTO ITALIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLE STRATEGIE DIGITALI  DELLA UE

Nell’attesa che ridivenga possibile realizzare manifestazioni in presenza, e, soprattutto, che si tenga un vero Salone del Libro, l’Associazione Culturale Diàlexis prosegue con le sue manifestazioni a distanza.

Abbiamo già tenuto, il 9 maggio2020, un dibattito sull’ Europa e le sue nazioni, poi un primo incontro con Don Luca Peyron sull’ Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino e, infine, un dibattito sul nuovo trattato euro-cinese sugli investimenti. Fra breve, commemoreremo nuovamente il 9 maggio.

Il  19 marzo, sarà una data importante perché realizzeremo, su suggerimento del Presidente Sassoli, un incontro fra la Commissione del Parlamento Europeo per l’ Intelligenza Artificiale (AIDA) e la società civile torinese, per fare il punto sull’ iter costitutivo del nuovo Istituto, che può rappresentare, se ben impostato, il punto di partenza della rinascita del nostro territorio, in crisi da almeno 30 anni, ma addirittura dell’ Europa intera, visti gli sforzi inauditi che tutti i Paesi del mondo stanno effettuando in questo momento per arrivare primi nella corsa  verso l’ AI.

Stiamo pubblicando un “Libro Bianco” che verrà pubblicato al più presto per permettere al Governo di tenerne conto nell’attuazione del PNRR. Successivamente, organizzeremo una serie d’incontri sullo stesso argomento:

CANTIERI D’EUROPA DIGITALI 2021

L’istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale: Un’occasione da non perdere.

19 marzo 2021, ore 15,00

Vi invieremo le credenziali

Nel corso del 2020, è maturata in Italia, in modo autonomo ma coordinato con l’Unione, una politica del digitale, che dovrebbe avvalersi anche delle opportunità offerte dal Recovery Fund/Next Generation e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza -. L’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, con sede a Torino, s’inserirà in questa recente tendenza, che prende le mosse dall’”acquis” europeo circa i più recenti sviluppi delle nuove tecnologie.

Nel presentare il suo sempre più corposo pacchetto di politiche digitali, la Commissione si è data l’ambiziosissimo obiettivo di qualificarsi quale “Trendsetter del dibattito mondiale”, in pratica impegnandosi, non solo ad entrare con decisione nel dialogo internazionale sulla tecnica, ma anche a proporre un proprio modello, approfondito e convincente.

Nella prospettiva della prossima Conferenza sul Futuro dell’Europa, si va ripetendo incessantemente che occorre stimolare la partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche -in questo caso, la digitalizzazione, vero motore di questo secolo e una delle priorità dell’Unione-. Quale migliore campo sperimentale di questo vasto programma se non la creazione di un’Istituzione, come l’Istituto, con potenzialità epocali, anche in considerazione dell’assenza, per ora, d’istituti comparabili nel resto d’ Europa?

Nel fare ciò, i cittadini (e, in primis, la società civile torinese) avrebbero un’occasione unica per proporre alle Istituzioni una propria visione a tutto tondo del futuro digitale. Non si tratta solo di ripetere, come si è fatto fino ad ora, che si tratta di un’ottima opportunità per Torino e il Piemonte, drammaticamente provati dalla crisi delle industrie e delle culture tradizionali, dalla delocalizzazione verso altri continenti, dalla crisi demografica e, da ultimo, dal Covid-19. S’impone innanzitutto un serio dibattito sul significato, per l’Europa e per l’Italia, della rivoluzione digitale, come pure sulle future vocazioni del Nord-Ovest nel nuovo scenario culturale, geopolitico ed economico.

Torino ha un’ottima occasione per proporsi come punto d’incontro di questo percorso di dibattito e di studio, di proposizione e di progettazione, di ricerca e d’ imprenditorialità, apportando un patrimonio di esperienze alle Autorità chiamate a definire governance e progetti del nuovo Istituto.

Il presente ciclo, che, in attesa che l’uscita dalla pandemia renda nuovamente possibile il Salone del Libro in presenza, inaugura le attività dei “Cantieri Digitali d’ Europa 2021”, si  articolerà in una serie d’incontri, destinati a focalizzare i vari aspetti del problema: le politiche europee in materia di digitale e d’ intelligenza artificiale; le esperienze di altri Paesi; l’intelligenza artificiale nella cultura e nelle politiche sociali; la posizione dell’ Istituto fra gli hubs tecnologici; l’Istituto fra il territorio e i campioni europei.

Il primo incontro, che, dedicato specificatamente all’Istituto, mirerà ad inquadrarlo sinteticamente nelle politiche europee del digitale, e, in particolare, nella strategia per l’intelligenza artificiale, si svolgerà il 19 marzo.

RISCRIVERE IL RECOVERY PLAN (E, PERCHE’NO, ANCHE IL “NEXT GENERATION EU”?)

Mariana Mazzucato, la teorica dell’ “Entrepreneurial State”

Oggi, il “PNRR”, la bozza che il Governo ha prodotto il 13 Gennaio, non contiene, come già detto per altro da Renzi, Calenda e Bonomi, se non il solito libro dei sogni, ma non precisi progetti e priorità, accompagnati da un’analisi dei problemi, delle proposte strategiche e un preciso business plan.

Il Governo Conte è caduto, almeno formalmente, per l’impossibilità  di scrivere un  Recovery Plan in piena regola almeno dal punto di vista formale. Si presume che un ipotetico Governo Draghi riuscirebbe a rimediare almeno all’ aspetto formale, in modo da ottenere l’approvazione delle Istituzioni.Il che sembrerebbe il suo compito principale, anche se ci sono dei politici che arrivano alle consultazioni con “una lista di 18 priorità”.

Quanto sopra non ci ha stupito per più di un motivo:

-in realtà tutta l’Europa si limita, da moltissimo tempo, a gestire l’esistente, senza intraprendere mai un serio cambiamento di rotta, in un mondo che invece si sta trasformando alla velocità della luce (Intelligenza Artificiale, corsa allo spazio, Via della Seta…);

-lo stesso “Next Generation EU”, sotto un manto di belle parole, non fa che ripresentare gli stessi slogan che circolano da decenni senza mai tradursi in azioni veramente concrete (ecologia, riforme, digitale, partecipazione dei cittadini…);

-l’intera situazione  si spiega con l’impossibilità,  per la classe politica europea, di liberarsi  dai lacci e lacciuoli posti da tempo immemorabile a protezione  delle multinazionali (informatiche- i GAFAM-; dell’ aerospazio -Lockheed, Boeing-; farmaceutiche, il “Big Pharma” che vediamo oggi in azione): vedi i casi Olivetti, Minitel, ENI, Euratom,gli F-35), e dalla conseguente necessità di soffocare ogni serio dibattito politico e culturale sul modello europeo  sotto le più svariate retoriche giustificatorie della nostra inazione (atlantismo, liberismo, populismo, anti-autoritarismo,  internazionalismo liberale, pacifismo, ecologismo, perbenismo),  le quali, tutte insieme, bloccano l’improrogabile rafforzamento delle istituzioni (vedi crisi dei vaccini),  una qualsiasi politica industriale (un antitrust che non penalizzi le imprese europee, favorendo quelle extraeuropee), la politica estera e di difesa (che non ha fatto un solo passo avanti da 70 anni), i campioni nazionali (restano solo Airbus, Arianespace e Galileo), una cultura veramente europea, la meritocrazia, l’”upskilling” digitale…

Per quel che riguarda le radici di tutto questo, e i relativi meccanismi, basti leggere “Il caso Olivetti” di Meryle Secrest, uscito da pochi giorni.

Se i progetti di Olivetti e di Tchou fossero stati portati a termine, il Piemonte, l’ Italia e l’ Europa non sarebbero a questo punto.

1.Un frusto teatrino

In questo contesto, le crisi di governo (il conflitto fra Prodi e Bertinotti; le follie del Papeete; ora quest’ultima crisi), nascono quando i politici italiani vengono posti fra l’incudine e il martello da opposte pressioni internazionali (il conflitto in Kossovo; la visita del Segretario americano Barr; l’”alleanza contro la Cina” di Biden), e, per poter mettere in sicurezza le proprie carriere, si fingono  pazzi, per far “passare a nuttata” senza compromettersi, né in un senso, né nell’ altro. In queste situazioni, è più che mai improbabile che possano essere adottate soluzioni adeguate.

Così, un vero programma economico non si è mai scritto e continuerà a non  scriversi, né in Europa, né in Italia. Basti dire che perfino l’ unico Programma Economico Nazionale, quello di Pasquale Saraceno con prefazione di Ugo La Malfa,  in tutte le sue migliaia di pagine, riusciva a dire vagamente una cosa sola: che bisognava spingere l’economia verso il Mezzogiorno. Cosa per cui non ci sarebbe stato bisogno di alcun programma. Dopo di allora, con la scusa del liberismo si è deciso di non riprovarci neppure.

Eppure, di un programma ci sarebbe  stato bisogno allora, e ce n’è bisogno ora più che mai, perché:

-la decadenza dell’ Europa e dell’ Italia dura, in fondo, oramai da un secolo, e non è neppure casuale, essendo essa già scritta nei “14 Punti” di Wilson, nei “lend lease agreements”,  nel congresso di Baku dell’ Internazionale Comunista, nelle indicazioni americane alla grande industria italiana, nelle norme antitrust che in pratica servivano solo ad impedire la nascita  dei Campioni Europei, nella crisi petrolifera, nell’incapacità di sfruttare la crescita asiatica;

-mentre gli altri Paesi europei sono cresciuti poco, l’Italia è cresciuta meno di qualunque altro Paese al mondo (anzi, più esattamente, nel 2020 è decresciuta dell’ 8%, più di ogni altro Paese);

se non si cambia proprio lo scenario geoeconomico complessivo, un ulteriore peggioramento è garantito.

2.Forse non  riusciremo a incassare tutto il Recovery Fund, ma questo non sarebbe stato comunque il toccasana di tutti i mali

Infatti:

-non si tratta di  denaro fresco (come sarebbe se venisse accolta la proposta di Sassoli di cancellare il debito degli Stati verso la BCE), bensì solo di un allentamento degl’illogici  vincoli all’ indebitamento, che comunque era già implicito nelle politiche di “Quantitative Easing” perseguite dal 2008 da tutte le Banche Centrali, e che la BCE, a cominciare da Mario Draghi, aveva  imitato seppure con il solito ritardo;

-si tratta quindi sostanzialmente di un aumento del debito, seppur necessario, che si dovrà ripagare, e che avrebbe senso solo se si indicassero investimenti produttivi con un credibile piano di rientro, come predicano un po’ tutti, ma nessuno fa;

siffatte prospettive di rientro ci sarebbero oggi solo nei settori ad altissima tecnologia e sui mercati asiatici, due settori da cui l’Europa è da sempre sostanzialmente assente, probabilmente per una scelta geopolitica (pensiamo appunto a Olivetti, a Tchou, a Mattei). Orbene,  nel Next Generation EU, non c’è alcuna indicazione circa il fatto che l’Europa voglia creare nei prossimi 7 anni dei propri GAFAM, né che voglia operare più attivamente sui mercati della Via della Seta. Anzi, tutto cospira a indicare che la dipendenza dai soggetti “leader” occidentali venga sostanzialmente continuata. Unico spiraglio positivo, il trattato con la Cina siglato a Dicembre e ancora così contestato;

-quanto all’ Italia, non si capisce neppure in quali nuovi business l’Italia voglia entrare, visto che, in quelli vecchi siamo sempre più perdenti, con le nostre imprese che passano tutte sotto il controllo dei Paesi più disparati, mentre noi abbiamo abbandonato da decenni  una qualsiasi politica  di autentica espansione internazionale.

Basta leggere il PNRR per vedere che non si individua un solo nuovo business, limitandosi a dare sussidi a quelli già esistenti.

3.Le vere priorità

Tornando a noi, abbiamo idee abbastanza eccentriche su come si dovrebbero scrivere il Next Generation EU e il Recovery Plan italiano. Intanto, dal punto di vista formale, si dovrebbero redigere con la stessa logica del Piano Strategico di un gruppo multinazionale (a proposito, lo sapevate che, da sempre, le multinazionali hanno una pianificazione pluriennale come i Paesi socialisti?).

Insomma, bisognerebbe partire da un’analisi  e previsione dei mercati, da precise ipotesi di evoluzione futura, dalla quantificazione delle risorse e degl’investimenti, passando alla simulazione del ciclo produttivo e finanziario, fino a quantificare il reddito sperato, l’impatto sull’occupazione e sul prelievo fiscale. Tutto ciò oggi va fatto utilizzando l’intelligence, i big data e l’intelligenza artificiale

In secondo luogo, occorrerebbe spostare drasticamente l’ordine delle priorità, che andrebbe così strutturato:

-al primo posto la cultura, dove per cultura s’intende anche la riflessione politologica, tecnologica, economica e di difesa, come pure la formazione di nuove classi dirigenti (Accademia digitale europea, nuovi curricula, “upskilling” a tappeto);

-in secondo luogo, il digitale, destinato ad informare di sé ogni aspetto della vita umana: dalla politica, all’ amministrazione, alla sanità, alla difesa, alla ricerca, al management, alla pubblica amministrazione, alla finanza, alla produzione, ai servizi. Se può sembrare irrealistico che l’Italia si autoproclami sede di piattaforme generaliste, non sarebbe fuori luogo che creasse una piattaforma della cultura europea, un’idea appena abbozzata da Franceschini;

-in terzo luogo, la creazione di campioni europei, nell’ informatica, nell’ aerospaziale, nella cultura, nella difesa, nel  commercio;

-in quarto luogo, un centro tecnologico pensante, che progetti l’avvenire, formi élites, orienti governo, cultura, difesa, finanza società, industria, scuola, amministrazione (quello che abbiamo chiamato “Agenzia Tecnologica Europea”, che potrebbe prendere le mosse dall’ Istituto Nazionale per l’ Intelligenza Artificiale di Torino),

-in quinto luogo, l’ambiente, che però va contemporaneamente  sgombrato dai miti, dal marketing e dalla burocrazia. Ad esempio, con la crisi demografica, con il telelavoro, con l’impoverimento generale e con il ritorno alla terra, dovremmo smetterla di voler imitare le “new cities” cinesi con decine di milioni di abitanti, e pensare all’ efficientamento digitale ed energetico dei borghi, dei casolari, delle città storiche, degli antichi palazzi, dei loft…, secondo il modello del “superbonus”, che dovrebbe diventare strutturale. L’Italia sarebbe certamente il Paese che più si gioverebbe di questa nuova politica, per lo stimolo ch’essa potrebbe dare all’indentità, alla cultura, al turismo, all’immobiliare di prestigio, all’ industria edilizia, alla diffusione della partecipazione popolare, alla scuola, alla tecnologia…

-in sesto luogo, dovremmo pensare ad una nuova politica “di difesa” che sia veramente tale, senza avventure neo-coloniali e senza faraoniche spese di personale  e armamenti, ma  che sposi invece un livello altissimo di tecnologia con la mobilitazione generale della popolazione civile, che, nei tipi di guerra del futuro, sarà fondamentale, per un comportamento responsabile e disciplinato (come nel lockdown), per la costruzione di difese passive (“costruite profonde trincee”), per la non collaborazione con l’aggressore (“inte samarbejde”, per la resistenza passiva (un’”Europa inconquistabile”), per l’intelligence, per la lotta clandestina, per l’interscambio fra esercito, università, industria e ricerca, oltre che per l’impiego dei militari nella difesa del territorio, nelle politiche di sanità pubblica…Questo tipo di difesa costituisce, come avviene per esempio in Cina e Israele, una potente leva per l’upgrading tecnologico  di un Paese.