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L’EUROPA E I VACCINI: “Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione”

Il Covid 19 ha dimostrato che l’America non può combattere in Europa

La drammatica carenza di vaccini ha messo in evidenza la debolezza strutturale dell’Europa rispetto ad altre parti del mondo, che stanno affrontano i rischi esistenziali del nostro tempo con più equilibrio, lungimiranza, realismo, determinatezza e, in definitiva, efficienza.

Quando l’establishment lamenta che “i nostri valori” sarebbero calpestati in tutto il resto del mondo (Cina, Russia, Ungheria, Polonia, Turchia, Siria, Egitto, Golfo Persico,  India, Africa, Sudamerica) esprime una visione deformata dell’ identità europea, intesa come un avatar del messianesimo materialistico, secondo cui sarebbe possibile, e, anzi, inevitabile, che, nella fase ultima della storia, si applicassero sulla terra quelle regole che, secondo la maggior parte delle religioni, si applicherebbero all’ Oltremondo: la sintesi fra Essere e Dover Essere (quello che Sant’Agostino chiamava “Chiliasmo”).Questa visione ultra-ottimistica della storia è negata dalla forma storicamente maggioritaria delle grandi religioni, europee ed extraeuropee (dall’Ebraismo halakhico al Buddhismo Mahayana, dal Cristianesimo paolino alla Sunna), perfino la più compiuta visione del Paradiso, quella dantesca, è stata sotto molti aspetti non convincente.

Inoltre, come illustrato bene per esempio da Lessing, Weber, Jung, Rosenzweig e Benjamin, i paradigmi delle “religioni tradizionali” si sono conservati nelle “religioni civili”, semmai con delle asprezze e delle contraddizioni maggiori che nelle prime (per il fenomeno  dell’ “eterogenesi dei fini”). I “valori europei” così spesso invocati coinciderebbero dunque con l’ ambiguo “angelismo” derivante dall’ interpretazione chiliastica delle religioni abramitiche, che, essendo irrealistico, non solo viene sistematicamente smentito dai fatti, ma, anzi, si presta benissimo come farisaica copertura   dell’oppressione del mondo intero da parte dei “poteri forti” che si pretendono “etici” ed, anzi “provvidenziali”.

Tutta la vicenda dei vaccini esemplifica egregiamente questa mistificazione, nel campo della collaborazione sanitaria internazionale.

Infatti, la pretesa dell’Europa di operare in uno spirito di grande collaborazione internazionale e di algida indipendenza “scientifica”, indifferenti tanto al “sacro egoismo” quanto alla politica, tale da proporsi come modello per il mondo intero, si è tradotto in un caos e in un autogoal degli Europei, che:

-sono in ritardo nell’approvvigionamento dei vaccini, con ulteriori rischi per la vita umana e per l’economia;

-hanno finanziato inutilmente il Big Pharma che in realtà opera piuttosto come agit-prop dei politici americani (prima Trump, poi Biden), israeliani (Netanyahu) ed inglesi (Johnson), oltre che realizzare profitti scandalosi (Bourla), e non si sono precostituiti gli strumenti giuridici, industriali e politici per far valere le proprie ragioni;

-hanno distrutto l’industria farmaceutica europea, che, in parte, si è rivelata incapace (Sanofi,CureVac), e, in parte, si è dimostrata asservita alle multinazionali (BioNtech);

-non riescono certo ad aiutare i Paesi in Via di Sviluppo, visto che non hanno abbastanza vaccini neppure per se stessi;

-non sono certo immuni da pregiudizi politici che impediscono il salvataggio di vite umane, non avendo fino ad ora neppure preso in considerazione i vaccini russi, cinesi e indiani, che pure  ancor oggi potrebbero colmare le molte lacune di quelli occidentali.

La realtà è che, oggi più che mai, in un’era di rivalità geopolitiche esasperate, tutto, a cominciare dalla salute, è stato “weaponized” (“militarizzato”). D’altronde, tutti tacciono del fatto più sconvolgente: la più grande manovra della NATO in Europa, Defender Europe 2020, è stata sconfitta dal Covid-19, che, facendo ammalare tutti i generali, ha costretto i 30.000 americani in arrivo a tornarsene nel loro Paese.ER il bello è che essa avrebbe dovuto dimostrare il supporto dell’ Unione  alle truppe USA, sancito dalla  “JOINT COMMUNICATION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL on the Action Plan on Military Mobility”. Questo solo fatto dimostra infatti l’incapacità della NATO di difendere chicchessia (e della UE di supportarla), visto che le prossime guerre non saranno guerre tradizionali, bensì “guerre senza limiti”, di cui la guerra chimica, nucleare e batteriologica costituisce una parte integrante ed essenziale. Non per nulla, le forze armate americane sono in ritirata ovunque, dall’Afganistan al Medio Oriente, dalle Filippine alla Germania.

Fra i protocolli medici che sono stati violati (e anche questo nessuno lo dice) c’è in primo luogo proprio il protocollo NATO per la guerra nucleare, chimica e batteriologica. Per la quale vale la legge sullo stato di emergenza: altro che la preoccupazione per i diritti personali!

Ma su tutti i fronti il panorama è egualmente sconsolante.

L’Astra-Zeneca, spacciata a suo tempo per azienda europea, non riesce a nascondere la sua preferenza per il Regno Unito; la Sanofi, incapace di fornire il proprio vaccino, viene costretta da Macron a fabbricare i vaccini dei concorrenti extraeuropei; in questa situazione, non solo non si può impedire all’ Ungheria, alla Serbia e alla Turchia di usare i vaccini russi e cinesi, ma la stessa Germania sta negoziando con la Russia la fabbricazione sui licenza russa dello Sputnik V.

Israele:un modello di tempestività

1. Israele recordman dei vaccini

Vediamo come il sito tedesco Cicero confronta la reazione al Covid di Israele e quella della Germania:

„“Il Governo israeliano ha comprato a prezzi usurari sul mercato mondiale vaccini Pfizer/BioNtech in una quantità sufficiente per l’intera popolazione. Quando si tratta di vite umane, non bada a spese. Sono  spuntati dal nulla in tutto il Paese, a velocità record, centri di vaccinazione aperti 24 ore su 24, anche il Sabato. Anche qui: le vite umane innanzitutto. Così, un Paese di 9 milioni di abitanti ha una capacità di 150.000 vaccinazioni al giorno…… In pochi giorni, in Israele è stato vaccinato un milione di persone. Un record mondiale. Nello stesso periodo, in Germania, con i suoi 83 milioni di abitanti, sono state vaccinate 250.000 persone. Certo,  secondo i piani prestabiliti: prima, gli ultra-novantenni e il personale medico;poi, gli ultra-settantenni. Di questo passo, andremo avanti fino a Settembre prima di avere l’immunità di gruppo.. ….Molti medici si sono offerti alle stazioni di vaccinazione di lavorare gratis, ma la loro offerta è stata respinta. Mancano i vaccini e i piani.”

Cicero azzarda una sarcastica spiegazione storico-sociologica (“Brava Germania, continua così! ”):“La fortuna dei Tedeschi, di poter vivere, dopo la sconfitta incondizionata della 2a Guerra Mondiale, una pace settantacinquennale mai vista nella storia, e di guadagnarsi intanto un benessere mai conosciuto, ha reso i Teutoni sazi, stanchi e senza fantasia. Nessuno dei decisori ha visto una guerra, per non parlare di una pandemia, Si pensa di dover fare ogni cosa con il massimo di sicurezza e di regole…. Soprattutto, siamo i primi della classe in Europa. L‘autorizzazione di un vaccino sviluppato in Germania da una coppia turco-tedesca deve attendere l’OK di Malta e Cipro. Bravi! Ma in questo tempo, si sarebbero potute salvare migliaia di vite. Questi lussi debbono finire. E più sarà in fretta, meglio sarà. Per nostra fortuna, nella nostra vita quotidiana non abbiamo bisogno della mentalità della militante Israele, ma l’era  del Coronavirus non è  vita normale. Ora si deve agire con tutte le forze..si richiede efficacia. La rapidità non è un maleficio, anzi, è irrinunziabile. L’urgenza non ammette vincoli. Si tratta di salvare vite, a qualsiasi prezzo”.

In effetti, Netanyahu su è procurato i vaccini senza tanti tentennamenti: Israele ha firmato il 7 Gennaio con la Pfizer un accordo per 10 milioni di dosi in cambio dei dati dei cittadini vaccinati, pagando anche $30, forse  47,  per persona, più del doppio del prezzo del Belgio. Nethanyahu (sotto elezioni) vanta la propria amicizia con il Presidente della Pfizer,Bourla, definito “un grande amico d’Israele”.Lo stesso che il giono edell’ annunzio dell’autorizzazione del vaccino (per un diktat di Trump), ha realizzato le sue stock options per milioni e milioni di dollari.

Che fine ha fatto CureVac, sostenuta dall’ Unione Europea per sottrarla a Trump?

2.Favoritismo per l’Anglosfera o errata programmazione degli Europei?

In effetti, la fiducia riposta dalle autorità europee nelle multinazionali americane ed inglesi era mal riposta. Era chiaro fin dall’ inizio che, come voleva Trump (caso CureVac), avrebbero privilegiato gli Stati Uniti. E, difatti, a Dicembre Trump aveva emanato un decreto, secondo cui “ l‘Amministrazione americana deve garantire che le cittadine e i cittadini americani vengano riforniti di vaccino prima degli stranieri. Pertanto, le fabbriche americane sono tenute a fornire i vaccini in primo luogo negli Stati Uniti”. Come ha scritto il ministro tedesco Spahn,“Questa situazione ha per effetto che le fabbriche europee di BioNTech/Pfizer e di Moderna debbano rifornire di vaccini, oltre all’ Europa, il mondo intero.”

Ma lo stesso problema sembrerebbe verificarsi con l’anglo-svedese Astra-Zeneca, che ha già incassato 336 Milioni di Euro, e  starebbe esportando il vaccino fuori della UE a qualche giorno dall’ autorizzazione dell’ EMA e nonostante il contratto con l’ Unione. Anziché 80 Milioni di dosi, fornirà, nel primo trimestre 31 milioni. Finalmente, anche la Commissaria Kiriakidis ha perso la pazienza: “L’Unione Europea vuole sapere esattamente quali dosi siano state prodotte, a che punto sia Astra-Zeneca e dove le dosi siano state vendute.” A ciò si aggiunga che il vaccino di Astra-Zeneca ha scarsa efficacia sugli ultra-sessantacinquenni.

In realtà, Astra-Zeneca, che ha venduto molte più dosi nel Regno Unito, si difende affermando che la Commissione e gli Stati membri hanno firmato i contratti molto dopo il Regno Unito e per importi inferiori, e inoltre non hanno asunto un impegno giuridico formale, ma si sono soltanto n a “fare i migliori sforzi” .Ma i nostri funzionari li leggono i contratti? Sono capaci di negoziarli? A me risulta che qui, così come in campo informatico, si limitino ad accettare gli standard delle multinazionali.

In generale, mentre siamo dipendenti, in ambo i settori, dalle multinazionali americane e inglesi, si continua a spacciare come europei dei prodotti co-sviluppati e dipendenti dalle scelte strategiche d’Oltre-Oceano. Così, come sempre, fuori da alcuni limitatissimi settori come l’auto e l’aerospaziale civile,  il Mercato Unico Europeo è il Mercato Unico delle multinazionali americane.

Il Recovery Plan/Next Generation dovrebbe come prima cosa creare ex novo dei Campioni Europei in tutti i settori. Certo ciò è contrario alla retorica della globalizzazione, ma i massimi sostenitori di questa (Stati Uniti e Cina) non se ne possono certo lamentare, perché essi sanno benissimo come sostenere i propri campioni nazionali invocando le esigenze della sicurezza nazionale, che per altro sono assolutamente vere, e, anzi, oggi  prevalenti, tanto in campo sanitario che in quello informatico.

Sono piuttosto i rapporti fra le nostre Autorità, la nostra accademia e le nostre imprese con Big Pharma e i GAFAM a non essere trasparenti.

DIALEXIS’ANSWERS TO THE INVESTIGATION OF THE ITALIAN MINISTRY OF ECONOMIC DEVELOPMENT CONCERNING THE NATIONAL ARTIFICIAL INTELLIGENCE STRATEGY

SECOND PART: ANNEX1 EDPRS AND MICROSOFT

Wojciech Wiewiórowski (EUROPEAN DATA PROTECTION SUPERVISOR, EDPRS)

ANNEX 1

THE INTERINSTITUTIONAL AGREEMENT WITH MICROSOFT

EDPRS’s “Strategy for EU institutions to comply with ‘Schrems II’ Ruling” tries to solve, directly, the problem set forth by the Microsoft Corp.’s licensing agreements with European Union authorities, which  gave the U.S. tech giant free rein to oversee data processing activities for more than 45,000 EU officials, and, indirectly, the question on how all Data Protection Authorities in Europe must cope with the legal gap created by the Dhrems II Judgement.

The EU’s in-house data protection regulator said in its findings of a probe that institutions’ lack of control “over which sub-processors Microsoft used and lack of meaningful audit rights also presented significant issues.”EU institutions should “carefully consider any purchases of Microsoft products and services or new uses of existing products and services until after they have analyzed and implemented the recommendations” of the European Data Protection Supervisor, the watchdog said.

The staff and agencies using the products “had insufficient clarity as to the nature, scope and purposes of the processing and the risks to data subjects to be able to meet their transparency obligations,” the EDPS, which acts independently of the EU bodies it oversees, said in the 29-page report on its findings.

The criticism over the use of Microsoft products is an unusual step for the body, which keeps a far lower profile than EU data privacy authorities who police the bloc’s tough rules at national level.

As a solution to the uncertainties arisen from the above report, and in effort of further clarification,the European Data Protection Supervisor (EDPS) issued on 29 October a strategic document aiming to monitor compliance of European institutions, bodies, offices and agencies (EUIs) with the “Schrems II” Judgement in relation to transfers of personal data to third countries, and in particular, the United States. The goal is that ongoing and future international transfers are carried out in accordance with EU data protection law.

Wojciech Wiewiórowski, EDPS, said: “Transfers of personal data by EUIs to third countries should comply with the EU Charter of Fundamental Rights, as well as applicable EU data protection legislation, specifically Chapter V of Regulation (EU) 2018/1725. To this end, the Strategy builds on the cooperation and accountability of controllers to assess whether the essentially equivalent standard of protection, based on the Court’s ruling, is guaranteed when transfers of personal data are made towards third countries. Furthermore, the EDPS will continue to closely cooperate with other Data Protection Authorities (DPAs) within the European Data Protection Board (EDPB) so that individuals’ personal data is consistently protected throughout the EU/EEA, when data transfers to third countries occur”. 

In this context, the EDPS has developed an action plan to streamline compliance and enforcement measures, distinguishing between short-term and medium-term compliance actions.  

As the strategy continues to be implemented, the EDPS strongly encourages EUIs to avoid transfers of personal data towards the United States for new processing operations or new contracts with service providers

Thierry Breton, Commissioner for the Internal Market

OUTCOME OF OWN-INITIATIVE INVESTIGATION INTO EU INSTITUTIONS’ USE OF MICROSOFT PRODUCTS AND SERVICES, July 2nd, 2020

“..The EDPS made the following key findings in its investigation into the EU institutions’ use of Microsoft products and services.

First, the licensing agreement between Microsoft and the EU institutions allowed Microsoft to define and change the parameters of its processing activities carried out on behalf of EU institutions and contractual data protection obligations. The discretion that Microsoft had, amounted to a broad right for Microsoft to act as a controller. Given the EU institutions’ role as public service institutions, the EDPS did not consider this appropriate. The EDPS recommended to EU institutions that they act to retain controllership.

Second, EU institutions needed to put in place a comprehensive and compliant controller-processor agreement and documented instructions of the EU institutions to the processors. Their lack of control over which sub-processors Microsoft used and lack of meaningful audit rights also presented significant issues. The EDPS made recommendations on how to improve the controller-processor agreement and put robust audit checks in place.

Third, EU institutions faced a number of linked issues concerning data location, international transfers and the risk of unlawful disclosure of data. They were unable to control the location of a large portion of the data processed by Microsoft. Nor did they properly control what was transferred out of the EU/EEA and how. There was also a lack of proper safeguards to protect data that left the EU/EEA. EU institutions also had few guarantees at their disposal to defend their privileges and immunities and ensure that Microsoft would only disclose personal data insofar as permitted by EU law. The EDPS made recommendations to assist EU institutions in addressing these issues.

Fourth, the EDPS considered the technical measures that the Commission had put in place to stem the flow of personal data generated by Microsoft products and services and sent to Microsoft. The EDPS recommended that all EU institutions perform tests using a revised and comprehensive approach, share among them the knowledge and technical solutions they developed to prevent unauthorised data flows to Microsoft and inform each other of any data protection issues they identify with the products or services.

Fifth, the EU institutions had insufficient clarity as to the nature, scope and purposes of the processing and the risks to data subjects to be able to meet their transparency obligations towards data subjects. The EDPS recommended that EU institutions seek the clarity and assurances allowing them to keep data subjects properly informed…”