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LA SOVRANITA’DIGITALE:un’ottima idea tradita dalla politica.L’accordo Thales-Google

La normativa digitale UE è stata concordata con i GAFAM, nonostante tutte le comntroversie in corso

L’edizione del 4 Novembre di Le Point contiene una serie importante di articoli che chiariscono con esempi concreti la tesi da noi da tempo sostenuta: che, mentre la politica parla di “Sovranità Digitale Europea”, essa assume poi  delle decisioni che vanno nella direzione esattamente opposta, cioè lega all’ Europa, e in particolare alla Francia, le mani in modo tale che, a detta di molti, non sarà più possibile svincolarsi dalla morsa del complesso informatico-militare americano.

1.L’accordo Thales-Google e il “Cloud di fiducia”

Infatti, come afferma Cédric O, il Segretario di Stato all’ informatica, “La schiacciante maggioranza del French Tech si basa sul finanziamento e le infrastrutture dei cloud americani. Risultato: il valore creato non resterà da noi.”

Il fatto scatenante è che l’impresa digitale francese Thales, partecipata al 15% dallo Stato,  ha firmato con Google un accordo per creare insieme un servizio di cloud  e per commercializzarlo presso le imprese private e le Amministrazioni dello Stato. Accordo speculare a quello stipulato, un anno fa, sempre da Google, con Telecom Italia. Questo in netto contrasto con lo slogan della “Sovranità Digitale Europea”, e anche con lo spirito con cui era stato creata, un anno fa, Gaia-X, il cloud europeo, di cui ci era stato detto, all’ atto della sua fondazione, che avrebbe ideato delle procedure tali per cui gli utenti potevano scegliere providers di loro gradimento, ma in ogni caso sarebbero stati garantiti la riservatezza e il mantenimento dei dati in Europa, come previsto dalla legislazione europea applicabile.

Secondo Jean-Paul Smets, fondatore di Rapid Space, “Quest’ accordo segna l’abbandono della nostra sovranità a vantaggio dei GAFAM. La Francia si è piegata agl’interessi americani.Ciò significa che i nostri dati, compresi i più sensibili, resteranno a loro disposizione”.

Il fatto è che il Presidente Macron, ideatore del termine “Sovranità digitale europea”, ha improvvisamente cambiato, sotto elezioni, il proprio  linguaggio, e parla ora di un “cloud di fiducia”, in cui il gestore americano sarà tenuto a garantire la riservatezza dei dati dei Francesi, ma i giornalisti di Le Point sollevano fondati dubbi, perché i dati conservati da un cloud comune saranno comunque soggetti al CLOUD Act, e quindi dovranno essere obbligatoriamente consegnati, dai partner americani, alle autorità americane di sicurezza. E’ lo stesso problema emerso nei casi Schrems e Istituzioni/Microsoft, che hanno rivelato ufficialmente che  una plateale violazione del DGPR viene perpetrata da tempo dalle Istituzioni per favorire i rapporti transatlantici, e questa situazione non viene scalfita , né dalle sentenze della Corte di Giustizia, né dalle risoluzioni dell’EDPB (che restano inattuate da anni).

Anzi, il presidente dell’ EPDB, il polacco Wewiòrowski che pure ha adottato risoluzioni molto severe contro le Istituzioni, ha poi detto che, sostanzialmente “condividere i nostri dati con degli alleati è già meglio  che condividerli con degli avversari”, con ciò avallando anche un trattamento asimmetrico con i gestori cinesi (pure presenti in GAIA-X).

Ma questo, in una situazione in cui la politica estera e di difesa è sostanzialmente una politica sei dati (“Lutte Informatique d’influence”, per usare un termine oggi alla moda nell’ Esercito francese), significa che l’ Europa non potrà mai avere una propria politica estera e di difesa, perché, non disponendo dei propri dati, non potrà mai condurre una politica autonoma, per esempio dissociandosi da guerre, o da azioni politiche, c’essa non condivide.

Georg Rikeles, già funzionario europeo e membro del think tank EPS, spiega molto bene ciò che sta succedendo.Tutti i funzionari europei e nazionali in campo informatico sono corteggiati dai Gafam e dai loro studi legali e di pubbliche relazioni, per assumerli quando abbiano lasciato i loro incarichi (“pantouflage”; si noti bene che oggi tutti gl’incarichi più importanti sono attribuiti con contratti a tempo determinato)

I  funzionari ministeriali francesi e i politici europei e finiscono poi nei consigli di amministrazione dei GAFAM, per esempio Neelie Kroes, senza che nessuno sollevi obiezioni.

Per i “movimenti spontanei” di cittadini che in realtà sono finanziati dai GAFAM, i funzionari hanno coniato l’espressione “Astroturfing” (che si riferisce ai campi da gioco artificiali in materie plastiche.Guillaume Grallet conclude che bisogna “scommettere su una regolamentazione atta a fare nascere delle imprese di alta tecnologia”, tema su cui noi siamo impegnati da anni ma nessuno ci vuole ascoltare (molto probabilmente perché tutti gl’interlocutori che contano hanno fatto oggetto di “Astroturfing”).

In netto contrasto con questa situazione francese (ed europea), in Cina sono appena entrate in vigore le nuove normative per il controllo sulle imprese digitali, che hanno inglobato e superato le timide bozze europee.

Il risultato pratico è che, tanto il Presidente Macron, quanto la sua diretta concorrente Marine le Pen, non insistono più sulla lotta ai GAFAM, lasciando, su questo tema, il campo libero a candidati minori, che  possono scatenarsi perchè tanto hanno poche chances di dover mantenere le loro promesse.A Xavier Bertrand:” sembra indispensabile ristabilire una sana concorrenza.I mezzi esistono, arrivando fino al loro smantellamento”;per Valérie Pécresse:”lo smantellamento di Google è il destino a cui la condanna ineluttabilmente la sua posizione ultra-dominante, come lo fu per i giganteschi trust americani  del XX° secolo”.

Riassumendo:

-quella del digitale è l’unica vera lotta di libertà oggi in corso: quella contro la Società della Sorveglianza;

– conformemente a quanto teorizzato da Eric Schmidt e concretizzato nei recenti atti legislativi americani, è in corso un’azione a tenaglia dei GAFAM e del Governo americano per mantenere l’attuale situazione di fatto di dipendenza, ideologica, digitale, politica e militare dell’ Europa;

-fintantoché non saranno attuate le due Sentenze Schrems e le risoluzioni dell’EDPB, l’Unione Europea non sarà mai uno Stato di diritto, in quanto le sue Istituzioni non rispettano, né le sentenze della Corte di Giustizia, né le deliberazioni dell’EDPB, su una questione così centrale come la disponibilità dei nostri dati alle Autorità americane;

-se le cose stanno così, ci chiediamo a che cosa serva GAIA-X, che avrebbe dovuto risolvere proprio questo problema;

-i politici europei, dopo tanto parlare di “Sovranità”, continuano a non fare nulla, e, anzi, a firmare sempre nuovi accordi con i GAFAM e con il Governo americano;

-nelle prossime elezioni presidenziali francesi, i candidati con più chances (ma perfino Zemmour), non intendono impegnarsi su questo tema.

L’unica speranza risiede nella società civile, ma avrà essa l’occasione per esprimersi? Se, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, non si potrà parlare di questo, mi domando a che cosa serva la Conferenza stessa. Forse, come scrive “La Repubblica” di oggi, potrebbe essere un’altra inconcludente “fabbrica di chiacchiere”:

“Si nota un certo conformismo. Si dibatte in modo educato, civile, con toni ben diversi da quelli dei bar e delle piazze del continente. E’una ‘Occupy Strasburgo’ istituzionalizzata”.

Urge trovare nuove modalità d’intervento, più autentiche e risolutive.

”UNBUNDLING” DEL GRUPPO CINESE ANT: VERSO LA CONTENDIBILITA’ DEL MERCATO DIGITALE GLOBALE?

La notizia che la capitalizzazione di borsa dei GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft)  ha raggiunto 9.396 miliardi di dollari rende bene l’idea di come il loro potere nel mondo sia così forte come mai fino ad ora.

E,  contemporaneamente,il Governo cinese, con una mossa inaspettata, l’ “unbundling” di ANT, ha indicato la strada per sventare questo monopolio mondiale.

Secondo l’Enciclopedia Treccani, l’”unbundling” è la “ Separazione tra le varie componenti della filiera produttiva di un’impresa verticalmente integrata finalizzata a introdurre una maggiore competitività nel mercato di riferimento. L’u. promuove l’apertura del mercato nei segmenti potenzialmente concorrenziali (produzione, approvvigionamento e vendita), separandoli dalle attività strutturalmente monopolistiche e favorendo l’accesso reale e non discriminatorio dei terzi ai servizi offerti dai proprietari delle infrastrutture (Third Party Access, TPA). Le attività caratterizzate da monopolio naturale sono tipicamente quelle legate alle infrastrutture essenziali non duplicabili (essential facilities), in quanto gravate da elevati costi fissi e costi non recuperabili (➔ sunk cost).”

Il satellite quantico Micius, progettato in Austria
e realizzato in Cina

1. Che cos’è il Complesso Informatico-Militare?

Il pericolo, da molti paventato, di una vera e propria dittatura mondiale dei GAFAM (Google, Apple,Facebook,Amazon, Microsoft), teorizzata da Eric Schmidt (amministratore delegato di Google), è tutt’ora più che mai incombente, sì che risultano particolarmente gravi le pretestuose tergiversazioni giuridiche delle autorità americane ed europee volte a dilazionare sine die le misure contro i GAFAM, annunziate da qualche decennio e mai attuate (se non sulla carta).

L’epoca storica che si apre in questi anni è stata definita, dal suo demiurgo Ray Kurzweil, direttore tecnico di Google e animatore del movimento post-umanista, come l’”Era delle Macchine Spirituali”, quella in cui le macchine sono in grado, non solo di pensare, bensì perfino di creare. Lo sbocco di tale era sarebbe, secondo lui, la Singularity, vale a dire in pratica, la ricostituzione, tramite il digitale, dell’unità originaria dell’ Essere (l’Uno di Plotino, il Tikkun ha-’Olam della Kabbalah, la Biomeccanica  del Cosmismo di Lunacarskij, Bogdanov, Platonov e Gustev):”’Singolarità’ si riferisce all’ idea che, attraverso  la condivisione diretta dei miei pensieri e delle mie esperienze con gli altri (una macchina che legge i miei processi mentali può anche trasporli in un’altra mente), nasce una sfera di esperienza mentale, condivisa a livello globale, che funzionerà come una nuova forma di divinità: i miei pensieri saranno direttamente immersi in un Pensiero globale dell’ universo stesso”(Slavoj Zizek, Hegel e il cervello postumano).

In effetti, i nostri anni sono caratterizzati in tutti i loro aspetti (ontologico, filosofico, religioso, storico, geopolitico, culturale, sociale, antropologico, economico, tecnico) dall’ onnipervasività del digitale, che rientra in una deriva assolutistica della nostra cultura, legata alla tradizione dell’ apocalittica immanentistica, che percorre le eresie medievali, le filosofie hegeliane e  la religione positivistica della scienza e del progresso. Sul piano ontologico, abbiamo la fusione dell’ uomo con la rete attraverso l’ identità digitale, la bioingegneria e i social network. Su quello filosofico, notiamo il prevalere  di teorie transumaniste e postumaniste. Su quello religioso,  la confusione del linguaggio teologico con quello informatico.  Nella ricerca storica, assumono un peso sempre più determinante la genetica storica e le simulazioni digitali. La geopolitica è dominata dai diversi sistemi di  cyberguerra, e la cultura dai social, dagli e.book, dagli eventi online. La società è incardinata sull’ economia digitale, mentre, con l’ Internet delle Cose, la rete collega l’intero universo materiale, senza più l’intervento dell’ uomo.

Il potere di chi controlla questi complessi meccanismi non può che accrescersi. Infatti, l’informatica finisce per divenire lo snodo principale della cultura, della politica e dell’ economia, con le imprese digitali che fungono da “gatekeepers”. Le nuove tecnologie vengono sviluppate insieme alle forze armate, con cui si stabilisce una forma di simbiosi, e vengono applicate prima dall’industria della difesa, poi in quella civile. I detentori delle tecnologie informatiche divengono così i partners necessari di Governi e imprese commerciali. Grazie a questa simbiosi, essi sviluppano servizi in rete che poi vendono direttamente al pubblico, creando dipendenze e canali di comunicazione alternativi.  Con ciò, essi condizionano politica, finanza e intelligence. I flussi  di cassa legati alle commesse pubbliche, ai beni strumentali e di consumo e alla pubblicità permettono di controllare interi settori economici e sociali, come per esempio la finanza, il commercio, l’editoria, le elezioni…, in un regime di vero e proprio monopolio (Morozov, Zuboff). I molti che si erano spesi così tanto contro i monopoli della RAI e dell’ ENEL se ne stanno ben zitti, e giungono perfino ad esaltare i monopoli dei GAFAM come una “vittoria del mercato”.

Organizzazioni sociali con un siffatto potere non si erano mai viste nella storia, sicché le disposizioni esistenti circa il monopolio statale della forza, il pluralismo delle idee, la tutela della concorrenza e la fiscalità, nate circa un secolo fa ed esaltate come il baluardo delle libertà democratiche, risultano ormai di fatto inapplicabili. Il “mainstream” occidentale appare percorso da una “hidden agenda” che, mentre pubblizza la libertà e la pace, in realtà persegue l’omologazione e l’imposizione.

Le informazioni disponibili attraverso la rete sono più preziose per la difesa nazionale di quelle dei servizi segreti; esse possono essere raccolte aggirando le normative sulla privacy; le informazioni così diffuse dalla rete hanno un impatto, sulla psicologia delle masse, sulle elezioni e sulle strategie d’impresa, ben superiore a quello di stampa, televisione e marketing. Ciascuno dei GAFAM controlla integralmente, senza concorrenza, il proprio  segmento dell’economia (chi la rete fisica, chi il web,chi il cloud, software, chi i big data, chi l’ e.commerce, chi i social networks..), e li usa per espandersi in settori paralleli (veicolistica, trasporti, bioingegneria, spazio…). L’informatica permette di gestire scenari di guerre nucleari di sterminio della durata di pochi minuti, sostituendo così Parlamenti, servizi segreti, Capi di Stato, Stati Maggiori a proposito del potere estremo della politica.

Di fronte a queste modalità operative inaudite divengono inefficaci le disposizioni costituzionali sullo stato di guerra, sull’ inviolabilità della corrispondenza, sul controllo sulla stampa, sull’ antitrust, sull’equità fiscale…, ma ancor più le tradizionali libertà costituzionali: di pensiero, di espressione, di partecipazione politica, d’intrapresa. Questo è il motivo di fondo per cui tutti gli Stati si sono già trasformati in “democrazie illiberali”, indipendentemente dalla loro storia e dall’ ideologia professata. Il dominio del Politically Correct e della Cancel Culture non sono altro che l’espressione sovrastrutturale della Società del Controllo Totale, in quanto lo stato di guerra nucleare potenziale indotto dallo “Hair Trigger Alert” e dal “Dead Hand” digitale impongono il controllo totale della società da parte dei servizi segreti. Alla fine del suo mandato, il Presidente Eisenhower aveva denunziato alla Nazione il pericolo costituito dal “Complesso Burocratico-Militare”, quell’ insieme di poteri economici, politici, militari, spionistici, ideologici e industriali rafforzatisi a dismisura durante la IIa Guerra Mondiale, e che avrebbero portato al maccartismo. Oggi siamo di fronte a una riedizione esponenziale di quel Complesso Burocratico-Militare, che ho battezzato “Complesso Informatico-Militare”,perché, nella forma promossa da Eric Schmidt, il collante non è più l’industria della difesa (la Lockheed), bensì quella digitale.

In effetti, l’aspirazione neppure tanto nascosta della tradizione immanentistica a cui si ispira l’attuale ”Occidente” (mazdeismo, manicheismo, averroismo latino, idealismo, marxismo, attualismo, bogograditel’svo), era sempre stata quella di fare delle persone degli organi dell’Intelletto Collettivo (cfr. Slavoj Zizek, supra).Gli sviluppi attesi prossimamente sono la trasformazione degl’individui in cyborg collegati in rete, la convivenza con ogni tipo di automi e di altri soggetti artificiali autonomi, la censura e manipolazione automatica delle comunicazioni, il passaggio dalle elezioni ai sondaggi online, il monopolio dei GAFAM sul trasporto spaziale..Seguiranno l’integrazione totale delle reti dei Paesi Occidentali, lo svincolo delle stesse dai controlli statali, l’uploading nel cloud delle identità umane. A quel punto, sarà finita non soltanto ogni forma politica costituzionale (sia essa liberale, democratica, socialista o totalitaria), bensì la stessa antropologia umana quale noi la conosciamo.

Tutto ciò è semplicemente l’antitesi di quanto la Presidente von der Leyen ha sintetizzato, nel Discorso sullo Stato dell’ Unione 2021, come l’”Anima dell’ Europa”:“Volevano libertà di parola e media indipendenti. Volevano porre fine alla delazione e allo spionaggio di Stato e combattere la corruzione. Volevano la libertà di essere diversi dalla maggioranza. In altre parole, come ha sottolineato l’ex presidente ceco Vaclav Havel, volevano tutti questi ‘straordinari valori europei’. Sono quei valori che hanno le loro radici nell’eredità culturale, religiosa e umanistica dell’Europa. Fanno parte della nostra anima, sono parte di ciò che siamo oggi. Questi valori sono sanciti nei nostri trattati europei. E ci siamo tutti impegnati a rispettarli nel momento in cui, come Stati liberi e sovrani, siamo entrati a far parte dell’Unione. Abbiamo deciso di difendere questi diritti e il nostro impegno”.In realtà, le Istituzioni, nonostante i loro buoni propositi, non stanno facendo nulla per arginare la Società del Controllo Totale, quando non ne agevolano lo sviluppo. Infatti, purtroppo,  le rendite di posizione dei GAFAM hanno  dato loro una tale forza, ch’essi s’impongono automaticamente alla politica, per esempio attraverso la diffusione capillare dell’ Ideologia Californiana”, l’isolamento dei contestatori come Bill Joy, il dirottamento dei fondi pubblici, come con il Progetto Brain, l’outsourcing di funzioni pubbliche come il funzionamento di istituzioni europee e di Ministeri, ma, soprattutto, una lobby martellante che impedisce l’adozione di qualunque normativa che possa limitare il loro arbitrio.

Tutto ciò senza che cessi la retorica pseudo-liberista, secondo cui l’assenza di regole sul web testimonierebbe della grande libertà di cui godrebbero i cittadini.

E’ in corso la competizione USA-Cina sulle tecnologie

2.Il movimento normativo a favore della privacy

Non che non sia esistito quasi fin dall’ inizio, e non esista ora, un ampio movimento normativo per la regolamentazione dell’informatica, né paralleli trends in favore del divieto dei monopoli, e della tassazione delle operazioni commerciali internazionali. Anzi, buona parte di queste normative sono nate proprio negli Stati Uniti, e gli altri Paesi “occidentali”, in primo luogo l’ Unione Europea, avevano dovuto adottarli nel secolo scorso anche per effetto di un generale processo di americanizzazione del mondo avviato con la “rieducazione” di Germania e Giappone.

La Corte Suprema degli Stati Uniti aveva derivato  il diritto alla privacy  dal 1°, 3°, 4° e 5° emendamento alla Costituzione, e il Giudice Brandeis aveva pubblicato già nel 1880, sul Law Review , l’articolo “Right to Privacy”, cercando to“consider whether the existing law affords a principle which can properly be invoked to protect the privacy of the individual.”Nel 1917, era stata adottato il “Ruling on Protection of Sealed Mail”, a tutela del segreto epistolare. Tuttavia, nel secondo decennio del ‘900, l’ FBI , nelle sue indagini sull’estremismo politico, sorvegliando e leggendo la corrispondenza delle persone sospette, ma, quando aveva richiesto ufficialmente di poterlo fare il Giudice Lamar aveva negato il proprio consenso.

Nel 1995, l’Unione Europea aveva adottato a sua volta la sua Direttiva sulla Protezione dei Dati, e, nel 2018, il Regolamento sulla Protezione Generale dei Dati, che assoggetta tutt’ora a molte limitazioni il trasferimento dei dati dei cittadini europei, vietando, in particolare, ch’ essi possano fare oggetto di ri-trasferimento non autorizzato, di accesso da parte delle Autorità o di trasferimento in Paesi che non permettano le stesse garanzie. Negli ultimi anni, alcuni Stati americani, l’Inghilterra,  il Brasile, l’ India e altri Stati hanno adottato norme simili a quelle europee, cosa che aveva fatto affermare ai vertici dell’Unione che tutto il mondo stava seguendo l’esempio dell’ Unione Europea (non più quello dell’ America), cosa che, come vedremo, è vera solo parzialmente.

I GAFAM hanno una posizione dominante a livello mondiale

3.Altre norme giuridiche applicabili ai giganti del web

Si suole affermare che ciò è illegale nel mondo reale dovrebbe essere illegale anche nel web.Di conseguenza, i giganti del web sarebbero  soggetti, come tutte le altre imprese, alle normative antitrust, fiscale, di sicurezza, sulle comunicazioni e sulla fede pubblica. Anche queste normative erano nate in molti casi negli Stati Uniti, e, poi, esportate in Europa. E’ il caso, in particolare, dell’ “antitrust”, introdotto negli Stati Uniti addirittura nel 1890 (Sherman Act), e attuato rigorosamente all’ inizio  del 1900 (casi Northern Securities Company, American Tobacco Company, Standard Oil AT&T).

In effetti, anche ora le autorità di tutti i Paesi hanno avviato azioni contro i GAFAM per la violazione dei principi di tutti questi corpi di diritto, ma la capacità di questi interventi repressivi di contenere  il potere dominante dei GAFAM è risultata irrisoria. Tutti i GAFAM sono stati accusati infatti, di volta in volta, dalla FTC americana, dalla Commissione Europea e dall’ Autorità Antitrust italiana, di abuso di potere dominante; una tassazione dei redditi delle società digitali è in discussione da decenni in tutto il mondo; i GAFAM sono stati accusati allo stesso tempo di  violare le norme di sicurezza americane e di agevolare lo spionaggio americano in Europa; si sta cercando di responsabilizzare i GAFAM per i contenuti  illegali veicolati dai social, come pure per la diffusione di notizie false e tendenziose (“fake news”).

In nessuno di questi campi si sono ottenuti risultati concreti, innanzitutto  perché fino ad ora si è tentato di estendere per analogia ai comportamenti dei GAFAM misure repressive nate per colpire altri tipi di abuso e aventi una  struttura differente, ma poi anche per l’eccezionale capacità di lobby dei GAFAM. Il comportamento concreto dell’ antitrust americano, della Commissione Europea, dei legislatori nazionali e dei vari garanti della privacy dimostra inequivocabilmente che tutte queste forme di repressione sono interpretate dalle Autorità stesse come meri specchietti per le allodole per l’opinione pubblica (Morozov), mentre in realtà si vuole mantenere ed accrescere il potere dominante dei GAFAM quale ultimo baluardo del potere occidentale in un momento di crisi della sua ideologia, della sua economia, della sua forza militare e della sua credibilità diplomatica.

IL Complesso Informatico-Militare è la sintesi di tutte le distopie

4.I GAFAM e l’ “America-Mondo” (cfr.Antonio Valladao, Il XXI secolo sarà americano)

Da quando, con la caduta del Muro di Berlino, gli Stati Uniti avevano avuto l’illusione di essere divenuti “la sola superpotenza”, vi era stata una progressiva identificazione la fra politica americana e i GAFAM, in  quanto, come teorizzato da Eric Schmidt, avrebbe dovuto sostituire la Lockheed quale guida dell’ America alla conquista del mondo. Infatti, alla Guerra Fredda si stava sostituendo la “globalizzazione”, nella quale, sotto il pretesto della liberalizzazione, si sarebbe dovuto estendere ovunque il “soft power” americano, che, dell’ informatica, avrebbe fatto il “passe-partout” per inserirsi, in modo apparentemente “asettico”, nei nodi vitali di tutte le società del mondo.  

Nasceva così l’idea (espressa senza mezzi termini, per esempio, da Casaleggio), di una democrazia diretta digitale come forma di eliminazione delle differenze (“uno vale uno”), e, quindi, di rafforzamento del potere occulto della “società dell’ 1%”. Vedendo dunque l’informatica come uno strumento essenziale della politica estera degli USA, le autorità americane avevano cominciato a ignorare sistematicamente tutti i principi costituzionali o di legge (di libertà, antitrust, tassazione) tradizionali della cultura americana, ma oramai capaci d’indebolire la loro presa imperiale sul mondo,  sviluppando anzi, sotto il pretesto della lotta al terrorismo, tutta una serie di attività, legislative e tecniche, in stridente contrasto con i succitati valori, volte a realizzare il controllo totale di tutte le comunicazioni a livello mondiale, cominciando dal Patriot Act e dal CLOUD Act per passare all’hackeraggio di tutte le reti mondiali e all’ ascolto di tutte le conversazioni degli organi governativi stranieri e delle Istituzioni europee, come documentato fino nei minimi dettagli da Assange e da Snowden.

Tutto questo in cooperazione totale con gli altri Paesi anglofoni, e con una cooperazione asimmetrica e riluttante con gli Stati Europei, che ancora continua ed è la ragione vera della mancanza di politiche europee credibili di sovranità, e, in particolare, di sovranità digitale.

L’industria digitale europea è stata boicottata fin dal nascere

4.Il fallimento dell’Europa quale “Trendsetter del dibattito globale”.

Per reazione contro queste attività americane e alle rivelazioni di Assange e di Snowden, l’ Unione Europea aveva intrapreso un’azione minuziosa di carattere legislativo, ch’essa pretendeva avere addirittura  un carattere esemplare a livello mondiale (qualificandola come “Trendsetter of the Worldwide Debate”), ma con un grave handicap: la loro totale ineffettività.

Infatti:

1)le normative europee sul digitale si riferiscono ad un’attività (il web) svolta in tutto il mondo occidentale, e anche in Europa, esclusivamente dai GAFAM, che hanno sede negli Stati Uniti e sono soggetti alla legislazione militare americana, che garantisce alla “comunità dell’ intelligence” la piena disponibilità dei dati degli Americani e degli stranieri;

2)gli Stati Uniti hanno ribadito all’ infinito la loro indisponibilità a derogare alla loro legislazione in materia d’intelligence e di non rinunziare in alcun modo a spiare gli Europei e le loro autorità;

3)gli Europei sono totalmente dipendenti tecnicamente dai GAFAM dal punto di vista tecnico, che le stesse Istituzioni europee hanno delegato da sempre alla Microsoft tutte le loro attività informatiche, cosa che rende assurda ed ipocrita la retorica dell’ “indipendenza digitale e strategica” dell’ Europa;

4)nonostante che la Corte di Giustizia abbia reiteratamente dichiarato che l’attuale trasferimento in America di tutti i dati degli Europei è illegale (sentenze Schrems), la Commissione, le imprese e gli Stati continuano ad effettuarlo, senza incorrere in alcuna sanzione;

5)gli abusi dei GAFAM sono quindi come quelli della mafia: le Autorità fingono di darsi un gran daffare contro di essi, ma, in realtà, non hanno fatto neppure il minimo passo in avanti sulla strada della soluzione del problema.

Se le Istituzioni credono davvero nella “sovranità digitale europea”, debbono risolvere immediatamente i loro contratti con la Microsoft, affidando le loro attività digitali a soggetti, pubblici o privati, europei, capaci di svolgere queste semplici attività (basti pensare agli appositi servizi delle Forze Armate), e attuare rigorosamente le due Sentenze Schrems. Il fatto che, contrariamente a quanto falsamente comunicato dai Media, la Presidente von der Leyen abbia accennato, nel Discorso sullo Stato dell’ Unione, per potenziare la difesa europea, non già a un’Intelligence Europea, bensì solo a un possibile “Centro comune di conoscenza situazionale”, la dice lunga sulla sincerità della pretesa intenzione di sganciarsi dagli USA: “Se gli Stati membri attivi nella stessa regione non condividono le loro informazioni a livello europeo, siamo destinati a fallire. È essenziale quindi migliorare la cooperazione in materia di intelligence; non si tratta solo di intelligence in senso stretto, ma della necessità di accorpare le conoscenze provenienti da tutti i servizi e da tutte le fonti, dallo spazio ai formatori del personale di polizia, dall’open source alle agenzie di sviluppo. Dal loro lavoro scaturisce un patrimonio dalla portata e profondità uniche: esiste già, ma possiamo usarlo per prendere decisioni informate solo se disponiamo di un quadro completo della situazione. Al momento non è così. Abbiamo le conoscenze, ma separate. Le informazioni sono frammentarie. Per questo motivo l’UE potrebbe prendere in considerazione la creazione di un proprio ‘Centro comune di conoscenza situazionale’ per accorpare tutte le diverse informazioni”.Inoltre, la Presidentessa si è guardata bene, nel Discorso sullo Stato dell’ Unione, dal citare lo slogan dellasovranità digitale europea (che, del resto, è un calco linguistico sul cinese 数字主权, di cui non possiede certo la concretezza). Questo significa che, in pratica l’intelligence deve restare monopolio americano.

Ma c’è di più:la “Digital Decade” (2020-2030) a cui si riferisce il “Digital Compass” è sostanzialmente vuota. Mentre la Cina e gli Stati Uniti competono per il predominio in tutti i settori delle tecnologie ICT (motori di ricerca, AI, cloud, big data, quantum computing, veicoli intelligenti, IoT), l’Unione si limita a fissare obiettivi generici e non qualitativi, e a scrivere procedure di riunioni: insomma, i soliti “ludi cartacei”

Il Sogno Cinese

5.La nascita dei BATX e la “Balcanizzazione del web”

Contro l’applicazione delle norme europee, e, in particolare, delle Sentenze Schrems, la retorica dei GAFAM insiste da almeno 20 anni sul fatto che la cosiddetta “balcanizzazione del web” (cioè la creazione di ecosistemi digitali concorrenziali fra di loro (come accade in tutti gli altri settori dell’ economia, anche molto simili, come l’aerospaziale), sminuirebbe i potenziali innovativi del web, perché solo ingenti risorse finanziarie permettono la ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie digitali.

A prescindere dal dubbio sul fatto che lo sviluppo del web, e, in particolare, questo sviluppo del web trainato dai GAFAM, abbia effettivamente aspetti positivi eccedenti gli svantaggi, resta il fatto che vi è da chiedersi perché mai le ingenti risorse richieste per questo sviluppo debbano essere gestite dai GAFAM in regime di monopolio, piuttosto che da Enti pubblici (come il DARPA che ha sostenuto i GAFAM al loro inizio, oppure l’ Esercito Europeo) .

In realtà, la cosiddetta “balcanizzazione del web” non porterebbe ad altro che a una pluralità di attori nell’ arena, prima che economica, culturale, politica e militare, ricostituendo quelle condizioni di libertà che solo il pluralismo può garantire. Invece, la creazione di un gruppo di monopoli americani, collegati fra loro da legami territoriali, politici, culturali e familiari, e strettamente interconnessi, fra di loro e con l’ “Intelligence Community” costituisce l’esempio più estremo di Stato totalitario mondiale.

D’altro canto, la nascita in Cina, nel corso di questo secolo,  di un completo ecosistema digitale  alternativo ha costituito la smentita più plateale della narrativa dei GAFAM. Anche senza i GAFAM e il loro monopolio, vi sono dunque risorse disponibili, non solo per fare nascere altri giganti del web, ma addirittura per renderli ancor più innovativi dei GAFAM, come dimostra l’attuale trend dei GAFAM stessi di copiare i BATX cinesi.

Così stando le cose, la propaganda dei GAFAM, rilanciata dalla pubblicistica “mainstream”, ha ora cambiato tattica. Essa afferma ora che, sì, è vero, i BATX sono molto efficienti, ma, essendo la longa manus del Partito Comunista Cinese, sono oppressivi e illiberali. Le recentissime misure per restringere le pratiche abusive dei BATX dimostrano invece che i tradizionali strumenti “liberali” per il controllo del potere dominante dei monopoli del web funzionano in Cina e non in Occidente, mentre invece il dibattito più recente (Rampini, L’Economist) dimostra che l’Occidente sta copiando a piene mani dalla Cina, e che tanto la destra quanto la sinistra occidentali stanno divenendo “illiberali”.

L’impero dei Zhou orientali

6.La ristrutturazione della legislazione cinese: clonazione e inveramento della legislazione europea

Dieci anni fa, si sarebbe potuto credere che il progetto della “Googleization of the World” ( la realizzazione della Singularity di Kurzweil grazie alla guida globale americana trainata dal web) si sarebbe potuta realizzare rapidamente, a causa dell’ inesistenza di qualsivoglia alternativa sostanziale. Basti pensare ai casi Echelon e Prism, e alle scadenze ravvicinate poste, da Kurzweil, alla realizzazione della Singularity (presumibilmente, per bruciare sul tempo i possibili concorrenti).

Tuttavia, proprio in quel periodo si era incominciato a parlare del web cinese, con le sue imprese Baidu, Alibaba, Ant, Tencent, Huawei, GTE (i “BATX”), le sole in grado di fare concorrenza ai GAFAM. Huawei era stata fondata nel 1987, Alibaba nel 1999 e Baidu nel 2000. Viste inizialmente solo come un sottoprodotto del “Great Chinese Firewall”, queste iniziative avevano, allora, quote di mercato piuttosto modeste. Tuttavia, le loro potenzialità di mercato erano già allora infinite, perché, da un lato, il pubblico cinese degl’internauti superava già allora quello americano, e, dall’ altro, le crescenti difficoltà dei GAFAM con le regolamentazioni e con il mercato cinesi,  facevano pensare a un rallentamento dell’ invasione digitale della Cina.

E, di fatto, le multinazionali cinesi del Web, seppure in concorrenza fra di loro, hanno conquistato in pochi anni la maggior parte del mercato cinese, riducendo a poca cosa la presenza dei giganti americani e iniziando ad espandersi all’ estero.Gli ultimi anni ci hanno permesso di assistere alle spettacolari performances, tecniche, commerciali e finanziarie, dei colossi cinesi: Alibaba, Huawei, GTE, TikTok, Wechat…, con il risultato, ben descritto da Forbes, ch’esse si stanno ora rivolgendo ai mercati esteri.A quel punto, si sono levate le voci di coloro che vogliono “frenare la politica predatrice dei Cinesi” con divieti, contingentamenti, ostracismi, in netto contrasto con la politica liberistica predicata (ma mai attuata) dagli Occidentali. Si accusano proprio i Cinesi di concorrenza sleale, come  se gli esorbitanti poteri dei GAFAM non derivassero dai soldi del DARPA e dal boicottaggio dei new entrants europei, quindi da un secolo di politiche protezionistiche e mercantilistiche americane, a cui gli altri soggetti mondiali possono rispondere solo con corrispondenti contromisure.

Di fatto, la guerra commerciale contro la Cina si è rivelata un boomerang almeno quanto quella militare contro l’Afghanistan. Se Huawei si è un po’ fermata, sono apparsi nuovi, ancor più aggressivi, marchi cinesi, come Oppo e Xiaomi; il contingentamento dei materiali strategici ha portato alla scarsità dei semiconduttori, che, a sua volta, ha prodotto una moria generalizzata di fabbriche in Occidente (com’è successo a Melfi e Pomigliano).

Così, in seguito alla reazione alla pandemia, miracolosa in Cina e catastrofica negli Stati Uniti, che detengono il record mondiale di morti di Covid, la Cina è divenuta, di fatto, un modello a cui tutti (a cominciare dagli USA) si ispirano, come spiega brillantemente Rampini nel suo ultimo libro. La Cina è oramai il Paese nettamente più avanzato nel mondo per ciò che concerne la transizione digitale ed ecologica, sicché si trova ad affrontare per primo problemi nuovi, come l’organizzazione di un enorme mercato interno con colossali conglomerati digitali, quali non hanno neppure gli USA. Basti pensare che il conglomerato Alibaba-Ant-Alipay gestisce pagamenti e prestiti digitali per un importo superiore all’ intero PIL della stessa Cina.

In tal modo, con l’abilità che le è unanimemente riconosciuta nel campo della “rivalità mimetica” (Toynbee, Girard), la Cina, dopo aver clonato, coi Taiping, il Cristianesimo; con il Kuomingtang, il nazionalismo; con Mao, il marxismo;  con Deng Xiaoping, l’America, ora, con Xi Jinping,  sta clonando la legislazione digitale europea, non già come essa è – cioè, come abbiamo visto, sostanzialmente inattuata-, bensì com’ essa pretenderebbe di essere, vale a dire il “Trendsetter of the Global Debate”. Questa “clonazione” è stata avviata una decina di anni fa, con il concetto di “Sogno Cinese” (中國夢)tratto dallo Shijing (2012) e  ricalcato sul “Sogno Europeo” coniato da Jeremy Rifkin (2005), il quale, a sua volta, voleva espressamente rifarsi al “Sogno Americano” (che, per Rifkin, sarebbe stato incarnato dalla cultura del West, e, in particolare, dalla California del ‘68).In sostanza, Rifkin (un Americano consulente dell’ Unione Europea) ipotizzava una sorta di “translatio imperii” del progressismo mondiale, dall’ ideologia californiana all’economia sociale di mercato europea.

L’idea del “Sogno Cinese” sarebbe che il “socialismo con caratteristiche cinesi” avrebbe potuto eguagliare le prestazioni del “welfare State” europeo. In realtà, il significato originario del termine riandava all’ identificazione confuciana del Datong con la Dinastia Zhou (poesia “quella primavera”). Oggi, quando i limiti  del modello europeo sono sotto gli occhi di tutti, la Cina vuole forse dimostrare la sua capacità di realizzare le promesse non mantenute dall’ Europa.

A parte il fatto che la Cina sta rendendo possibile anche la realizzazione dei progetti più avanzati della scienza e dell’imprenditoria europee soffocati dall’ angustia di nostri Stati e dei nostri mercati e dalla tutela americana (vedi i casi dell’ industria automobilistica tedesca e degli studiosi austriaci dei computer quantici), essa ha sta anche imitando con una rapidità pazzesca l’intero pacchetto della legislazione tecnologica europea, de iure condito e, soprattutto, de iure condendo. Occorre, a questo proposito, ricordare che l’Unione Europea è innanzitutto un incredibile deposito di progetti inattuati. Nata da un millenario progetto incompiuto, l’integrazione ha ereditato, di secolo in secolo, e, poi, di generazione in generazione, una massa sempre crescente di progetti incompiuti (spesso segreti o comunque riservati): il “De Recuperanda Terra Sancta”, il Trattato di Podiebrad, il Gran Dessin di Sully, il Projet di Saint Pierre e quello di Thierry, la versione russa della Santa Alleanza, Paneuropa, la costituzione italiana ed europea di Galimberti, la Dichiarazione di Ventotene, i vari progetti poi bocciati di costituzione europea e di campioni europei…

La Cina ha semplicemente messo insieme tutti i progetti europei inattuati nei settori tecnologici e li sta realizzando nel corso di un paio di anni. A titolo di curiosità, ricordo anche che, quando Rousseau aveva sottoposto a tutti i sovrani ed intellettuali il progetto di Saint-Pierre, tanto Leibniz, quanto Voltaire avevano risposto, in sostanza, che l’Europa avrebbe dovuto “copiare” la Cina (Leibniz, Novissima Sinica; Voltaire, Rescrit de l’ Empereur de la Chine).

Come base di partenza, la Cina ha adottato un codice civile e uno della proprietà intellettuale di tipo europeo. Inoltre ha concordato con il vertice europeo un Trattato UE-Cina per la protezione reciproca degl’investimenti, congelato immediatamente dopo su richiesta di Biden.  Poi, sta applicando già fin d’ora a tempo di corsa non solo questo trattato ancora sub judice, ma anche  i principi di diritto fiscale, della privacy, sulla sicurezza e sui mercati finanziari che l’Europa stava cercando di approvare ed attuare da decenni, senz’alcun  risultato, e che, per la piccola parte già adottata, non vengono però attuati.

Last but not least, essa ha attuato, contro ANT, la filiale di Alibaba che domina il mercato cinese dei pagamenti digitali, quella misura che tutti da decenni hanno inutilmente invocato in America e in Europa contro i GAFAM: l’”Unbundling”, vare a dire lo “spezzatino”, creando una pluralità d’imprese più piccole, in concorrenza fra di loro e con i terzi. Si noti che questa misura era stata ideata ed attuata in America fin dall’ Ottocento (Sherman Act), ma la politica americana si è sempre guardata bene dall’ applicarla ai GAFAM, con il pretesto che, ciò facendo, si sarebbe “fatto un regalo ai Cinesi”. Ora è chiaro che i Cinesi non hanno bisogno di questo “regalo”, perché, in Cina , la pluralità del web esiste, e questo dà ai suoi cittadini una libertà che gli Occidentali non hanno.

Certo, non si tratta ancora dello “spezzatino” a cui pensiamo noi per il mercato “europeo”, dove il monopolio dei GAFAM si tramuta in una vera e propria forma di colonialismo americano, con cui agli Europei viene praticamente impedito di creare imprese informatiche. Lo “spezzatino” di cui avremmo bisogno consisterebbe nel rimpicciolire i giganti americani per permettere ai new entrants di altri Paesi di occupare spazi di mercato, e per rendere le nostre Autorità meno dipendenti da essi. Si tratta comunque di un utile sasso nello stagno, che, o provocherà reazioni a catena, o comunque aumenterà l’appetibilità del sistema cinese e l’accettabilità all’estero dei BATX opportunamente ridimensionati, sempre utili alternative ai GAFAM.

Più in generale, la corsa normativa del Governo Cinese (che segue quella dell’ Unione dalla fine del 2019 alla primavera 2021) risponde all’ esigenza di dimostrare nei fatti che il suo sistema è meno “illiberale” di quello americano e realizza in concreto le esigenze di libertà e di trasparenza che l’Unione Europea ambirebbe a perseguire, ma che invece non persegue affatto perché impedita dalla tutela americana. Il “Trendsetter of the Global Debate” risulta  così essere oggi a tutti gli effetti la Cina, che diventa più che mai un partner obbligato dell’ Unione nell’ ambito del necessario dialogo internazionale sulla regolamentazione del Web.Le imprese cinesi potrebbero anche rappresentare partners fondamentali per cquelle europee per crescere, affrancandosi da quelle americane.

La tomba degl’imperatori Zhou a Luoyang: “Ho sognato la capitale dei Zhou”

7.Per un ecosistema digitale umanistico, poliedrico e multiculturale

L’unico modo in cui i GAFAM e i BATX potranno convivere proficuamente sul mercato mondiale del digitale è che tutti i Paesi attuino e applichino seriamente misure contro il monopolio dell’ecosistema digitale.

Le moderne tecnologie permettono perfettamente di ottenere i risultati perseguiti (privacy dei dati, accessi possibili a pagamento o per motivi di ordine pubblico), separando le diverse funzioni (abbonamenti al web, cessione di dati, accessi nell’ ambito di procedure pubbliche). Gli Stati e l’ Unione debbono poter controllare il rispetto di tali regole, nello stesso modo in cui possono controllare l’accesso alla telefonia fissa, agli abbonamenti televisivi o alle intercettazioni da parte della polizia.

Le imprese di tutti i Paesi devono poter competere senza posizioni dominanti, e gli Stati debbono supplire alle “market failures”, come quella dell’ industria digitale europea, con imprese di Stato, agevolazioni fiscali ai new entrants, preferenze nazionali, ecc…

Quello che proponiamo nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’ Europa è dunque che:

1)si svolga un dibattito a tutto tondo su digitale e società, come quello che stiamo organizzando all’ interno del Salone del Libro di Torino;

2)si studi adeguatamente il problema;

3)si crei l’Agenzia Tecnologica Europea;

4)Si renda operativa la Web Tax (già approvata da anni);

5)si vieti definitivamente l’esportazione dei dati fuori dell’ Unione (attuando finalmente le sentenze Schrems);

6)si negozi una disciplina mondiale del web;

7)si creino dei campioni europei “forti” (non delle semplici “alleanze”);

8)si ponga al centro della Politica Estera e di Difesa l’autonomia digitale dell’ Europa dagli Stati Uniti, secondo il vecchio modello “tous azimuts”;

9)Si crei, non già un anodino “centro di conoscenze situazionali”, bensì una vera “intelligence europea”.

REPLY OF ASSOCIAZIONE CULTURALE DIALEXIS TO The EMI network consultation: Europe’s Digital Transition (July 2021)

Can values be “not negotiable”?

We present here below the commentaries of Associazione Culturale Dialexis to the consultations of the European Movement on the EU technology policy, within the framework of the Conference on the Future of Europe.

A “Concrete Politica Ideal” is better than a Utopia

1. Which fundamental values, rights and principles should guide the EU’s policies shaping Europe’s digital transition?

A)VALUES:

The expression “values” is often utilised in an improper way (Rémi Brague). Introduced into the cultural discourse by Nietzsche, by the expression “Umwandlung aller Werte”, it has, first of all, a commercial backtaste (values which are traded on a marketplace), and, from another point of view, “values”are conceived as continuously changing (“Umwandlung”), as they factually are. This conception is paradoxically in stark contradiction with the idea, dear to UE politicians and Churches, that “values” are “not negotiable”(Benedict XVI), and “valid in any time and in any place”(George Bush Jr.).

For avoiding any misunderstanding, we will use, for the present purposes,  the wording “Concrete political ideals”, introduced by Martin Buber and accepted also by Benedict XVI.

Now, we think that the Concrete Political Project which should lead the legislative activities of the European Union as concerns Digital Transition in front of the challenge of Artificial Intelligence (Including first of all the Conference for the Future of Europe) should be:

(i) the Survival of Mankind, jeopardized by the unlimited autonomisation of the technological and digital complex from the control of culture and politics, in first instance via the control over on the outperformance  of Mankind by Artificial Intelligence (Čapek, Asimov, von Neumann, Kurzweil, Joy, Hawking, Rees), and, first of all, the automatization of warfare (de Landa)

(ii)The  rejuvenation of “natural” humanity, as shaped by Axial Civilisations, with its objective  of an equitable balance of right and duties, and a corresponding relationship with nature (“suum cuique tribuere”).

The Movimento Comunità of Adriano Olivetti tried to balance digital industry, rights and duties

B)RIGHTS

Also the term “Rights” is often utilised in an improper way, since “rights” are just one of the faces of a relationship, the other being “duties”. So, there are no rights without a corresponding duty imposed on anther legal subject (be it other citizens, enterprises, the State or foreign powers). Relationships which are in urgent danger and which Europe should protect are the ones deriving from its pluralistic traditions, and, in particular:

(i)The traditional freedoms – of  conscience, of expression and of association-, jeopardised by hidden persuasion, opinion crimes, political correctness, mass surveillance, fake news,  web censorship, and prosecution of whistleblowers;

(ii)Privacy, put at jeopardy by the ineffectiveness of consent policies, the omnipresence  intelligence agencies, international treaties breaching the citizens’ rights, non compliance with GDPR and with the Court of Justice’s judgements;

(iii)Non discrimination of European enterprises and citizens with regards to the GAFAM, for tax treatment as well as to freedom of speech, presently completely ignored by ourt comntinent’s legislators;

(iv)reverse discriminations brought about by all forms of “affirmative action”.

The focal question is to avoid machines outsmarting mankind

C)PRINCIPLES:

The policy guidelines which, according to us, shyould enable the European Union to achieve its Concrete Political Objective of item A) while protecting the relationships of item B) should be:

(i)Recognizance that the emergence of Artificial Intelligence has put in jeopardy the bases of post-war world arrangements (Western hegemony; Cold War political systems, European welfare, industrial society).with the risk,  for both the European Union and  the European Movement, to have become obsolete, unless they affirm their specific point of view and their leadership on the ongoing change of paradigm.

(ii)Putting  Artificial Intelligence at the centre of the Conference on the Future of Europe, of the ten-year European Economic Plan proposed by France and of the programs of the European Movement. In fact, all activities of Mankind (from religion to handworking, from culture  to economy, from art to warfare, from politics to administration, are presently carried out (and still more will be carried out within ten years) by Artificial Intelligence. So, it is impossible to think of a future of Europe outside Artificial Inytelligence, so as it is impossioble to think of the USA without the NSCAI Commission and of China without China Standards 2030.

(iii)Education of Europeans to man-machine interface, at all level of schooling and in lifelong learning. The attention of Europe for education, and, specifically, for technological education, is not even comparable with the one of other areas of the world, and, in particular, with the ones of Asia. Already this trend condemns Europe to underdevelopment.

(iv)Superiority of culture on politics, of politics on economy, to be achieved by enhancing the independence of teaching, the representation of academy at political level, a European Economic planning as requested by France and Germany, but never done,a, strict application of the rule of law towards economic powers (lobbies, finance, multinationals, trusts), workers’ participation according to the Betriebsverfassungsgesetz and the Directives on European Workers Councils;

(v)A Strategical sovereignty of Europe, as requested by Macron, Altmeier and Borrell, but never really pursued, to be achieved by a cultural transformation of the ruling classes, by new curricula, more respectful of both science and classical cultures,  the study of the policies of great powers, the creation of an appropriate economic and defence governance,the technological fall out of cyberwar on the whole European digital sector, transparency in the relationships with multinationals;

(vi)A political decision for a transition from “followers” to “leaders”, like it is happening  in China under our eyes in the cultural, political, economic, social, technological and military fields (see Pieranni, Lo Specchio Rosso; David P.Goldman, You will be assimilated);

(viii)A market-enhancing policy, able to remedy, by strategical interventions of the public sector, to the gigantic market failure of Europe vis-à-vis USA and China , to be achieved by fostering the birth of a plurality of European enterprises in all sectors and by an adequate antitrust reform;

(ix)A really progressive taxation of digital enterprises, avoiding to tax Web giants less than European SME and citizens, so reversing half a century of shameless privileges, which not even the recent decision of the G7 is able to challenge (Alain Denault,Le Monde Diplomatuique, July 2021);;

2. How can the EU strike a balance between regulating the tech industry and promoting fair competition and digital innovation in Europe?

Environment must not become a pretext for propaganda, business and marketing

A)CONTRADICTIONS BETWEEN THEORY AND REALITY

There should be no conflict among regulation, fair competition and digital innovation in Europe, if European academy, public opinion, politics and media would nurture an objective vision of  the following  facts:

(i)presently,  all high tech companies operating in Europe are US worldwide monopolies, with tight connections with the military-bureacratic complex;

(ii)de facto, there is a subordination of the policies of member States an d of European Institutions  towards the GAFAM;

(iii)After years of threats, to the GAFAM, by European Institutions, only Biden has succeded in taking a limited step against them (the 15% minimum tax), what shows all  powerlessness of the EU vis-à vis the US Digital-military complex;

(iii) already in 1960 ,the Olivetti Case (see Meryle Secrest. The mysterious Affair at Olivetti) that European Digital enterprises had been severely boycotted in Italy  for engaging in competition with the US;

(iv)European Institutions have subcontracted since more than 10 years all of their digital activities to Microsoft notwithstanding the warnings of the EDPB;

(v)as stated still recently by Max Schrems,after the “Schrems II Decision” of the Court of Justice:

-only a fraction of European businesses have moved towards hosting personal data in Europe, or other safe regions, as required by the “Schrems Decisions”;:

-a hoard of industry lawyers and US cloud providers, instead of investing in secure IT systems, invest in PR efforts that fake compliance with the Shrems Decisions;

-of the 101 model complaints noyb (Schrems’ organisation) filed following “Schreems II”, none have yet been decided, despite the creation of a task force by DPAs;

-the original complaint on Facebook, filed in 2013, was delayed by an unnecessary second investigation by the Irish Data Protection Commission;

-the European Commission is muddying the waters by issuing new transfer tools, like “Standard Contractual Clauses“, that carefully by-pass a clear say on EU-US transfers and allow industry lawyers to avoid long-term solutions;

-there seems to be little to no appetite to change the root of the problem: overreaching US surveillance laws.

-unless the US industry heavily lobbies Washington to improve protections for foreign customers, it is unlikely that US surveillance laws will change;

-a long-term solution can only be some form of “no spy” agreement, requested by Merkel more than 10 years ago, among democratic nations that protects users’ human right to privacy independent of location and citizenship.

The European Court of Justice is the only Institution having taken seriously European Digital Law

B)REGULATORY  PRECONDITIONS FOR THE BIRTH OF A EUROPEAN DIGITAL INDUSTRY:

Digital innovation in Europe can be started only by:

preventing in our Continent undue influences of the US bureaucratic-military complex, what President Eisenhower had invited Americans to do already 70 years ago;

– creating IMMEDIATELY  continental champions in Europe alongside the Arianespace, Airbus, Google, Apple, Microsoft, Facebook, Amazon, Alibaba, Baidu, Tencent, Huawei, ZTE, models;

-allowing tax holidays  and low cost financing for European infant industries while taxing monopolies at least at full amount (the 60% real tax impact of the average European enterprise, NOT THE 15% of the Biden proposal);

-dismantling digital monopolies alongside the Standard Oil, AT&T, SKF and GE-Honeywell models;

-allowing a European Preference to European  high tech; enterprises in public procurement, alongside the patterns of European defence procurement;

– creating a sole European Technology Agency programming, coordinating, implementing and controlling legislation, financing, research, development, creation and transformation of of companies, curricula, schools, lifelong learning, cooperation between Civil and Military, according to the  German, US and Chinese examples, as well as of the US DARPA and the Vatican RenAIsssance Foundation;

-setting precise targets and deadlines, in the European Ten-year Plan proposed by France, to the specific achievements of European legislation and economy in the high tech field, as done by the Chinese by the “Made in China 2025” Plan.

3. What elements of the EU’s plans to regulate digital services and online platforms should be further strengthened or emphasised? What role should civil society play in the oversight of digital platforms?

An overall world monopolisation has never existed like the one GAFAM

A)ELEMENTS OF EU PLANS TO BE STRENGTHENED:

(i)Utilising Artificial Intelligence not as an object to be programmed, but as the tool number one for working out the Master Plan for the future of Europe, based upon the study of:

 futurological assumptions extracted from Big Data;

-working out of models for geopolitical strategies;

-environment dynamics;

-demographics;

-economic planning;

(ii)Merging ESA, ETI, GAIA-X and the European Defence Fund into the European  Technology Agency (see our book European Technology Agency);

(iii)Creating a European Digital Academy and a European Military Academy as proposed by the European Parliament and by the French Government, alongside what suggested in the US by the NSCAI Commission, in order to enhance a European Culture of Digital Humanism (nida-Ruemelin), with the links among digital industry, culture and territory proposed by Adriano Olivetti;

(iv )Merging the existing European police and cybersecurity agencies into a full-fledged European Intelligence Service, as the initial cell of the future European Army;

(v)Re-founding European Antitrust in order to take into account that platforms are not just enterprises, but a hybrid  of Churches, parties, banks, enterprises and intelligence services, and that they monopolize worldwide culture, military, politics, economy and society. As a consequence, they should be subject to the principles of separation of State and Church, of the democratic governance of parties, of banking and stock exchange regulations, or the law on State secrets  and on the freedom of culture, and of military laws…

(vi)Starting to seriously  implement the two Schrems Judgements and the Resolutions of the European Data Protection Board concerning the GDPR, and in any case forbidding any transfer, by Institutions, States or enterprises, of the Europeans’ data into countries where they are made accessible to  a foreign State administration;

(vii)Introducing a Web Tax wherever possible notwithstanding the requests of both the United States and the European tax heavens, including the recovery of moneys lost because of past breaches of law or help to GAFAM by European tax heavens. As explained by Alain Deneault in Le Monde Diplomatique of July 2021, the 15% minimum tax proposed at the G7 by President Biden is not sufficient for restoring equal treatment with the usual European enterprise who pay an average of 60%;

(viii)Seriously pursuing Member States which (like Ireland, but not only) boycott European policies for complacency towards GAFAM, and recovering taxes not perceived in the past;

(ix)Writing into the proposed European Ten Year Economic Plan the ideas that the Digital Ecosystem is a basic element of European Culture, European Security and EuropeanEconomy, and that, therefore, the whole technological and economic cycle of digital industries must be mastered inside Europe, and governed, as such, by special security regulation;

(x)Instead of the present lack of competition among platforms,  putting European Platforms  in a position to compete among themselves and with third parties on the European market and worldwide, so as China has made its own platforms competitive both at home and abroad;

(xi)To become really the “Trendsetter of the Worldwide Debate on Digital”, signing agreements on an equal footing with all worldwide players on the above principles: non-spying, non-interference, war prevention,  antitrust, fair taxation.

The only obstacle found by GAFAM have been the BATX

B)ROLE OF CIVIL SOCIETY IN THE OVERSIGHT OF DIGITAL PLATFORMS

In the consulting procedures and in the governing bodies entrusted with control over the digital governance of the European Digital Ecosystem, the influence of GAFAM and of the European specialists colonized by GAFAM should be balanced by representatives of organisations and culture independent from the GAFAM, moved by different worldviews, with the aim to create a genuinely European digital ruling class of the Digital Ecosystem.

In particular, the European Movement International, being the forerunner of European Citizens fighting for the unification and freedom of Europe, must claim a leading role in the oversight of the Digital-Military complex, both as a challenging representative of civil society and as an institutional representative inside the governance bodies odf the European Economic Planning, and, in particular, of the European Technology Agency. For this purpose, the European Movement International shall develop internally the necessary skills.

4. What skills will be most relevant for the digital transition and how can citizens, businesses, and policymakers be better equipped?

(i)Awareness of the philosophical, historical, political, technical, legal, economic and military nature of digital transition (studying the history of philosophy, science and digitalisation, geopolitics, strategic sciences);

(ii)General cultural education strengthening citizen’s stamina for the difficult struggles of digital transition and worldwide competition, as  demonstrated by the Red Army producing Lieutenant-Colonel Petrov, as well the US Army producing Edward Snowden, both freedom fighters in the interests of the whole Mankind;

(iii)Coupling engineering and multipolar humanistic culture with managerial and political skills;

(iv)Strong civic engagement of all people involved in the transition;

(v)Protection worldwide of the fighters for the control by Mankind over Intelligent Machines (like Assange and Snowden), who must be sustained, if necessary intervening with the US and UK administrations, as suggested by Holger Stark in the front page of Die Zeit of July, 15th.

5. How can the EU protect social standards and workers’ rights in the digital transition?

European  Labor Law, which has expressed special standards and labour rights, is the heir of long standing European traditions , starting with guilds, Christian  Social Doctrine, arriving at the European Social Market Society, based on the idea of workers’ participation as a “Jus Activae Civitatis”.

Its principles are not limited to the declining Industrial Era, but, adequately modified, are apt to substantiate a brand-new Society of Intelligent Machines governed by Digital Humanism.

For this aim, cultural, ideological, political, legal and social bases must be adequated, by doctrine, politics, entrepreneurship, trade unions and workers’creativity and collective action, to the changed social needs:

(i)By planning and implementing a deep restructuring of European Industry, with the upskilling of every present role in the economy, and the objective to transform all workers into digital-self employed,  integrated within large organisations, financially supported by the public sector and protected by collective rules on workers’ participation;

(ii)By coordinating the transformation of industry with the enhancement of all skills, so that organisations evolve in parallel with their members;

(iii)By enhancing productivity, so that economy may transfer always higher shares of revenue to culture and services to the public, so to have a competent ruling class, as necessary to govern a post-industrial superpower.

6. How can Europe ensure that the digital transition benefits the environment and supports the EU’s environmental and climate ambitions?

European climate ambitions are fully justified by  Europe’s cultural heritage of harmony between man and nature in classical and Christian societies, as well as of the romantic revolt against the evils of industrialisation. These heritages must be re-interpreted alongside the needs of the society of Intelligent Machines and of Digital Humanism, overcoming the present contradictions between environmental choice and its practical hurdles, such as  the centrality in European economy of strong energy-consuming activities, like private transportation,and  mass events and the same fact that digital devices (including ecological ones, like electrical cars) are presently often more energy-consuming than old, non digital,  ones.

The environmental and climate ambitions of Europe may be achieved:

-by transforming the present days “quantitative” approach into a “qualitative approach” (“Deep Ecology”), where environment becomes just an element of a Europe conceived as a bulwark of culture, as hinted in the Encyclica “Laudato sì”;

-by mastering the technical side of digital transition, whereby the technologies for the Green Deal will not be purchased abroad, but developed in Europe having in mind Deep Ecology;

-by utilising Artificial Intelligence for understanding the overall impact of the ongoing transformations, such as the warming of the Arctic Region, the desertification of the Tropics, the migration and infrastructural needs, to be negotiated with all partners worldwide:

7. How can Europe’s digital transition strengthen other policy areas and sectors (incl. health, education, culture, etc.)?

First of all, the European Union has to oversight the modalities of the digital transition utilised by States and corporations, which is carried out, presently, in an abusive way,  where, by ineffective and cumbersome digital bureaucracies, the costs and inefficiencies of both public and private sectors are put on trhe shoulders of citizens, who are obliged to painful extra work for obtaining satisfaction of their rights via digital procedures which are much more time consuming than the previous paper-based ones.

We have discussed the solution -the European Digital Agency- with all European Institutions and political forces,
but nothing has happened

A)HEALTH

It is a typical example of how digital transition will change dramatically all professions.

Via digitalisation, a single “digital physician” may manage autonomously a whole clinic, from exams, to diagnoses, to hospitalisation and bureaucratic aspects (first of all, tracing medical histories of patients and of entire populations). Huge shared  databases will allow to follow-up all evolutions of sciences, and medical robots will take care of patients.

The European Union shall launch financing and organisational programs for restructuring healthcare alongside the same patterns of industry and administration, with a tight network of State Institutions, autonomous administrations healthcare corporations and self-employed professionals, holders of sophisticated medical infrastructures

The Italian Government has just split and vilified the Italian Institute for Artificial Intelligence

B)EDUCATION

The recent experience of confinement says that DAD has not achieved good results over the pandemic, but we must recognize that, during this period, DAD has been utilized in an emergency mood, not on a regular basis, nor taking profit of all techniques of remote learning, which would allow it to be much more intriguing. By the way, a large amount of University students learn today via  DAD, which, under many circumstances, is even more appropriate, like for instance for technical matters or for research of international literature.

The humanistic and human side of education should be furthered via associations, arts and sport, by civil service and the union of civil and military.

The new Huawei Campus in Dongguan is a Homage to European Culture

C)CULTURE

Europe would be a cultural superpower if it would join an increased awareness of the strength of its cultural identity with an appropriate utilisation of the most modern techniques:

(i)language pluralism: This is particularly important for Europe, where we need to enhance at the same time the knowledge:

-of our ancient cultures (Middle East, ClassicaL, abramitic,);

-of the classical cultures of the world (Asiatic, African, pre-Colombian);

-of all countries of Europe (modern, post-modern).

(ii)Art and performing arts:  The whole European cultural heritage shall be transformed into digital resources, in order to make it available worldwide, as a basis for the widespread knowledge of our culture, an enhancement to tourism and education to European Identity.

8. Considering the increasing geopolitical competition and rising external security threats, how can Europe ensure digital sovereignty while protecting citizens’ rights?:

A)Creating an organic European Digital Ecosystem, including:

(i)A European Digital Governance, including:the European Technology Agency, the European Digital Champions, the European Intelligence Service, the European Army

(ii)a true European Army, focussed on defence culture (Academy), cyberwar, technological fall-down of military technologies, people’s self defence, against all kind of threats (“tous les azimouts”);

(iii)A European digital law code (see our book “Codex Iuris Technologici”), including:-international law; military law; constitutional law; administrative law; commercial law; civil law; criminal law; antitrust law; financial law; technical law; industrial property law; digital procedural law;

(iv)Platforms for the diffusion of European Identity alongside the ones of DW, al-Jazeera and CGTN.

B)By strictly implementing the existing DGPR, first of all blocking all illegal transfers and abusive intelligence activities, and secondly fully utilizing the opportunities offered bu GAIA-X and by QWANT;

C)By negotiating with all partners of the world a series of treaties on Precautionary Principle, Hair Trigger Alert; no-spying; no extraterritoriality; universal early prevention of conflicts—

The American NSCAI Commission has proposed to send back Generals to school to study Artificial Intelligence

ADDITIONAL REMARKS (CONCLUSIONS):

Digital Transition is the transformation of human civilisation from the Industrial Era to the Era of Spiritual Machines (Ray Kurzweil).

As a consequence, it represents a change of paradigm (von Bartholffy), such as the passage to the Stone or to the Metallic Ages. Al aspects of mind, culture, language, society, are involved (artificial intelligence, multipolar culture, post-industrial economy).

The European construction may not remain unaffected. The crisis of the European Union derives indirectly from the absence of Digitalisation from the core of European life. Presently, Europe plays just a passive role in Digital Transition. Notwithstanding the rhetoric of European politics, EU’s regulatory activities do not play any relevant role in world economy or politics, because Europe has no digital industry, and it cannot pretend that other countries apply its rules.

This implies a subordinate role of Europe  in culture, research, military, economy, intelligence, society, today, vis-à-vis the US; tomorrow, possibly, also of other players.

 For becoming relevant in all areas of human life, Europe must create its own digital enterprises. This must be the first priority of Europe in the next few years. For this aim, it must launch, at the beginning of next year, within the framework of the European Ten Years Economic Plan, the creation of at least a European Digital Finance Institution, of a European Search Engine, of a European e.Commerce Platform, of a European Social Network, of a European e.Payments platform.

In order to make sense in the present historical moment, also the European Movement shall make, of this battle for a Sovereign Digital Ecosystem, promised by Macron and Borrell ( but never started),  its core activity, on which history will measure its effectiveness.

The publishing house Alpina, together with Associazione Culturale Diàlexis, has published, in the last 10 years, 5 books about the impacts, for Europe, of the digital transition.

Two of them,  in English, are attached hereto:

-Re-starting EU Economy via Technology-Intensive Industries (2014);

-European Digital Agency (2020), which will be presented at the Salone Internazionale del Libro of Torino (14-18 October).

Both have been widely diffused throughout European Institutions and the Governments of Member States

Associazione Culturale Diàlexis would be happy to discuss this matter with the European Movement at the next “Cantieri d’ Europa” within Torino book Fair or otherwise, and cooperate to a thorough transformation of political discourse in Europe.

Moreover, public events, both inside and outside the Conference, shall be organized

For Associazione Culturale Diàlexis,

The Chairman

Riccardo Lala

Legend: Cep = Centres for European Policy Network  FREIBURG | BERLIN | PARIS | ROMA

ISTITUITA IN VATICANO LA FONDAZIONE RenAIssance, che si occuperà d’intelligenza artificiale.

Stupisce, dinanzi alla lentezza dell’Italia, dell’Unione Europea e perfino degli Stati Uniti e della Cina, nel darsi una struttura dedicata all’ Intelligenza Artificiale, la rapidità di azione dimostrata invece in questo campo da parte del Vaticano.

Mentre, infatti, la Commissione NSCAI ha appena proposto al presidente americano la costituzione di un Artificial Intelligence Board, e l’ Italia fatica a dare attuazione all’idea, espressa dal Governo Conte, di creare a Torino l’Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale, il Vaticano ha già creato la sua fondazione.

E, a ben vedere, non vi è, in questo, nulla di eccezionale, giacché, come insistiamo a dire da molto tempo, l’Intelligenza Artificiale rientra senz’ ombra di dubbio nell’ esperienza religiosa, come affermato con decisione da autori diversi  quali Meyrink, Capek, Teilhard de Chardin, McLuhan, Pouwels, Idel e Kurzweil, e il Vaticano ne è da tempo consapevole.

Uno dei temi più ricorrenti a questo proposito è quello, caro già a Newton, dell’azione tecnica quale prosecuzione dell’opera creatrice di Dio. L’altro è quello, attribuito dal mito a Rabbi Loew, secondo cui i Golem verrebbero  creati per proteggere dalle persecuzioni il popolo d’ Israele. Secondo Capek, poi, l’esistenza di automi capaci di riprodursi sarà un dono di Dio all’Umanità per ovviare alla decadenza dell’umano, espressa dalla crisi della natalità.Per gli Hojjatiyye iraniani, l’esistenza dell’intelligenza artificiale sarebbe un segno dell’approssimarsi dell’ avvento del Mahdi.Poi, per Kurzweil, l’intelligenza artificiale sarà una realtà sovraumana in grado di decidere la sorte dell’Universo. Infine, secondo McLuhan, la rivoluzione elettronica avrebbe costituito semplicemente l’avvento dell’ Anticristo.

Per ciò che riguarda la Chiesa, essa si trova da sempre al centro dei dibattiti sull’ Intelligenza Artificiale, in quanto ad essa il pensiero rivoluzionario settecentesco attribuiva  la funzione storica di aver anticipato, con la sua escatologia, la sua ecclesiologia e la sua etica, la nuova “Religione dell’ Umanità”, la “nuova mitologia” idealistica e positivistica, che sfocerà  alla fine nella “religione di Internet” quale principio di ”quasi eternità”.

La Chiesa stessa non è stata certo estranea alla nascita di queste narrazioni, in particolare attraverso le opere di Teilhard de Chardin, a cui, non per caso, ancora due anni fa la Chiesa aveva rifiutato di togliere l’interdetto.

Il dibattito sull’ Intelligenza Artificiale parte dal Golem di Praga

1.I presupposti culturali dell’ intelligenza artificiale

Giustamente, quindi, la Chiesa si è preoccupata dei presupposti culturali dell’ Intelligenza Culturale, sponsorizzando la firma, nel 2020, del “Rome Call for AI Ethics. A livello locale, l’ Arcidiocesi di Torino, si è battuto e si batte per la creazione dell’ Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale di Torino.

Come risulta dal titolo del “Call”, la “questione culturale” dell’ Intelligenza Artificiale tende a identificarsi, per la Chiesa  come per l’accademia, per l’industria e per la politica, con la “questione etica”, che vede, sostanzialmente, l’ Intelligenza Artificiale come  uno strumento di governance, che, come tale, è neutro, e può quindi essere utilizzato in modo “etico” o “non etico”. Impostazione discutibile, poiché, come affermato da Heidegger, “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, bensì una realtà esistenziale.

Per questo suo approccio limitativo, il “call” si inseriva nella sequenza degl’infiniti “codici etici” emanati da organizzazioni professionali ed accademiche,e ripresi sostenziamente nella recente normativa UE. Tali codici riprendono sostanzialmente l’insuperata idea delle “Tre Leggi della Robotica”, le quali a loro volta si riducevano all’ unico comandamento secondo cui i robot non debbono fare nulla che sia dannoso per l’ Umanità.Per altro, tutta la sterminata produzione letteraria di Asimov, inventore delle Tre Leggi,  ha avuto per obiettivo quello di dimostrare esse, ch’egli, negli Anni ’50 del XX Secolo, immaginava fossero adottate dall’ umanità del futuro, non avrebbero mai potuto funzionare, perché un precetto normativo non è  fa parte del linguaggio macchina, e, inoltre, perché l’Intelligenza Artificiale presuppone proprio l’autonomizzarsi della macchina dalla logica umana.

L’Intelligenza Artificiale parte dallo “Hair Trigger Alert” dei missili nucleari

2.Etica dell’ Intelligenza Artificiale ed Equilibrio del Terrore

Anche noi riteniamo che la formulazione di precetti etici destinati alle macchine (o agli sviluppatori che devono progettare le macchine) sia inefficace. Ma, quand’anche vi fosse questa possibilità di trasfondere in algoritmi dei principi normativi generali ed astratti , sorgerebbero problemi di altro genere.

Infatti, innanzitutto,  come ha dimostrato De Landa,  l’intero universo macchinico è parte integrante di un sistema geopolitico fondato sull’ equilibrio del terrore. Anche le applicazioni più innocenti come i cellulari o Alexa, essendo utilizzati per controllare il comportamento delle persone, fanno parte dell’ intelligence finalizzata ad anticipare un colpo nucleare avversario. Le macchine vengono usate prioritariamente per garantire  la Mutua Distruzione Garantita (MAD), che non è certo un principio etico. Etico è disattivarle, come dimostrato nel 1983 dal Tenente-Colonnello Petrov.

Secondo il mito, l’inventore del Golem, Rabbi Loew, poteva disattivarlo sostituendo una scheda nella sua testa

3.La virtù nell’ era delle Macchine Intelligenti

Quindi, i principi etici vanno inculcati prima nei membri della classe dirigente che controlla le macchine. Ed è ciò di cui sembra si stia discutendo fra le Superpotenze, con incerti risultati, come dimostrato per esempio dalle parallele discussioni sulla messa al bando delle armi nucleari e sulle armi autonome. Tuttavia, un effettivo controllo sulle macchine presuppone la capacità dell’ umano di mantenere un elevatissimo livello di efficienza, quale quello richiesto ad “analisti” dell’ Armata Rossa, come il Tenente Colonnello Petrov, capace di individuare in pochi secondi un errore di funzionamento della difesa nucleare sovietica, di assumersi la responsabilità di forzare il regolamento militare , e, infine, di imporsi a 150 ufficiali suoi subordinati che chiedevano a gran voce l’attivazione del sistema missilistico.

Per realizzare in tutto il mondo e in ogni momento un controllo capillare contro il malfunzionamento del sistema macchinico, occorre realizzare un’educazione capillare dell’intera umanità, sia dal punto di vista tecnico (conoscenza dei sistemi),sia da quello della maturità filosofica (solida adesione a dei principi),sia da quello decisionale (prontezza di riflessi e forza di carattere), sia, infine, da quello della conoscenza delle complesse normative sui vincoli del sistema macchinico (per esempio, degli accordi internazionali sulle armi autonome).

Per fare ciò, è senz’altro utile il contributo delle religioni, nate in ere di gradi avversità, le cui etiche erano volte in gran parte a forgiare l’uomo per renderlo capace di reagire in modo umano alle continue sfide del mondo. Su queste basi erano state costruite le etiche classica, confuciana, ebraica e cristiana. La concezione delle “virtù” (cardinali e teologali) era  funzionale proprio alla poliedricità delle capacità richieste per far fronte alle più svariate sfide.

La nostra era digitale non è infatti più libera da insidie di quelle degli Stati Combattenti o dell’Impero Romano. Ogni passo avventato, del sistema (guerra nucleare), o di singoli (catastrofi come il Ponte Morandi) può essere fatale per l’umanità.

Secondo Max Weber, ci siamo rinchiusi noi stessi in una gabbia d’acciaio

4. Salvare l’umano dal macchinico

Ma, al di là di questo, giacché “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, è l’avanzare stesso del mondo macchinico che, come vedevano già Max Weber, Heidegger e Anders, ci porta a rinchiuderci nella nostra “gabbia d’acciaio”, paralizzando ogni guizzo di umanità. In questo senso, la resistenza dev’essere ancor più capillare.

Infine, l’argomento  principe che viene usato per disinnescare la paura dell’Intelligenza Artificiale (che, cioè, questa non arriverà mai ad un livello sufficientemente di creatività da sostituire quella umana) è un’arma a doppio  taglio, perché, come dimostra ancor sempre l’esempio di Petrov, il pericolo viene proprio dal carattere conservatore e conformistico dell’informatica. Il regolamento militare, che prevedeva il “first strike” nucleare a meno che non vi fosse un contrordine del Comitato Centrale del PCUS, incarnava la volontà di quest’ultimo di mantenere il proprio potere. Per questo, il rifiuto di telefonare al Comitato Centrale, per quanto oggettivamente provvidenziale, fu considerato una colpa per Petrov, che fu infatti mobbizzato.

Le deviazioni dalla logica del sistema macchinico, o la lotta contro gli abusi di questo, come quelle di Assange, Snowden, e perfino Schrems, sono considerate delle colpe, che vengono sanzionate, non già come tali, bensì attraverso i più svariati mezzi di pressione indiretta.

Il peso che le multinazionali del web hanno in tutte le società contemporanee è dimostrato dal fatto stesso che il “Call for an ethic AI” sia stato firmato innanzitutto, dai GAFAM, responsabili delle maggiori violazioni dell’ etica in campo digitale, oltre dal fatto che la commissione NSCAI sull’intelligenza artificiale, che ha appena concluso i lavori, sia capeggiata da Eric Schmidt, Presidente di Google, il quale, nella sua opera del 2010 “The New Digital Age”, aveva formulato la tesi secondo cui Google avrebbe dovuto subentrare a Lockheed nella guida dell’ America alla conquista del mondo.

Lo studio dei presupposti culturali, e soprattutto etici, dell’Intelligenza Artificiale, non può non tenere conto di questo vastissimo scenario, ché, altrimenti, si tradurrebbe in un esercizio retorico e propagandistico, né può esimersi da un’azione politica, ci cui la Chiesa, se lo vuole, è senz’altro capace.

Per questo, non possiamo ovviamente non salutare positivamente la nascita della nuova Fondazione, augurandoci ch’essa possa servire di stimolo, da un lato, alla creazione delle corrispondenti istituzioni europea ed italiana, e, dall’ altra, all’avvio, da parte della Chiesa, ma non soltanto, di una riflessione a tutto tondo sul  futuro digitale dell’ Umanità, che vada al di là dei limiti angusti dell’attuale “etica digitale” .

18 maggio 2021 Il Vaticano ha istituito una Fondazione che si occuperà di intelligenza artificiale. Accogliendo la richiesta del presidente della Pontificia Accademia per la Vita mons. Vincenzo Paglia, papa Francesco – con un rescritto ‘ex audientia’ firmato il 16 aprile scorso dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin – ha istituito infatti la Fondazione ‘renAIssance’, con personalità canonica giuridica pubblica, che ha sede nello Stato della Città del Vaticano, presso la stessa Accademia per la Vita. A dare la notizia l’’ANSA. Già approvato anche lo statuto del nuovo organismo. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vaticano-istituita-Fondazione-per-intelligenza-artificiale-1acbf056-2d7d-4ae6-af11-be217acf8607.htmlCOMUNICATO

L’EUROPA E I VACCINI: “Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione”

Il Covid 19 ha dimostrato che l’America non può combattere in Europa

La drammatica carenza di vaccini ha messo in evidenza la debolezza strutturale dell’Europa rispetto ad altre parti del mondo, che stanno affrontano i rischi esistenziali del nostro tempo con più equilibrio, lungimiranza, realismo, determinatezza e, in definitiva, efficienza.

Quando l’establishment lamenta che “i nostri valori” sarebbero calpestati in tutto il resto del mondo (Cina, Russia, Ungheria, Polonia, Turchia, Siria, Egitto, Golfo Persico,  India, Africa, Sudamerica) esprime una visione deformata dell’ identità europea, intesa come un avatar del messianesimo materialistico, secondo cui sarebbe possibile, e, anzi, inevitabile, che, nella fase ultima della storia, si applicassero sulla terra quelle regole che, secondo la maggior parte delle religioni, si applicherebbero all’ Oltremondo: la sintesi fra Essere e Dover Essere (quello che Sant’Agostino chiamava “Chiliasmo”).Questa visione ultra-ottimistica della storia è negata dalla forma storicamente maggioritaria delle grandi religioni, europee ed extraeuropee (dall’Ebraismo halakhico al Buddhismo Mahayana, dal Cristianesimo paolino alla Sunna), perfino la più compiuta visione del Paradiso, quella dantesca, è stata sotto molti aspetti non convincente.

Inoltre, come illustrato bene per esempio da Lessing, Weber, Jung, Rosenzweig e Benjamin, i paradigmi delle “religioni tradizionali” si sono conservati nelle “religioni civili”, semmai con delle asprezze e delle contraddizioni maggiori che nelle prime (per il fenomeno  dell’ “eterogenesi dei fini”). I “valori europei” così spesso invocati coinciderebbero dunque con l’ ambiguo “angelismo” derivante dall’ interpretazione chiliastica delle religioni abramitiche, che, essendo irrealistico, non solo viene sistematicamente smentito dai fatti, ma, anzi, si presta benissimo come farisaica copertura   dell’oppressione del mondo intero da parte dei “poteri forti” che si pretendono “etici” ed, anzi “provvidenziali”.

Tutta la vicenda dei vaccini esemplifica egregiamente questa mistificazione, nel campo della collaborazione sanitaria internazionale.

Infatti, la pretesa dell’Europa di operare in uno spirito di grande collaborazione internazionale e di algida indipendenza “scientifica”, indifferenti tanto al “sacro egoismo” quanto alla politica, tale da proporsi come modello per il mondo intero, si è tradotto in un caos e in un autogoal degli Europei, che:

-sono in ritardo nell’approvvigionamento dei vaccini, con ulteriori rischi per la vita umana e per l’economia;

-hanno finanziato inutilmente il Big Pharma che in realtà opera piuttosto come agit-prop dei politici americani (prima Trump, poi Biden), israeliani (Netanyahu) ed inglesi (Johnson), oltre che realizzare profitti scandalosi (Bourla), e non si sono precostituiti gli strumenti giuridici, industriali e politici per far valere le proprie ragioni;

-hanno distrutto l’industria farmaceutica europea, che, in parte, si è rivelata incapace (Sanofi,CureVac), e, in parte, si è dimostrata asservita alle multinazionali (BioNtech);

-non riescono certo ad aiutare i Paesi in Via di Sviluppo, visto che non hanno abbastanza vaccini neppure per se stessi;

-non sono certo immuni da pregiudizi politici che impediscono il salvataggio di vite umane, non avendo fino ad ora neppure preso in considerazione i vaccini russi, cinesi e indiani, che pure  ancor oggi potrebbero colmare le molte lacune di quelli occidentali.

La realtà è che, oggi più che mai, in un’era di rivalità geopolitiche esasperate, tutto, a cominciare dalla salute, è stato “weaponized” (“militarizzato”). D’altronde, tutti tacciono del fatto più sconvolgente: la più grande manovra della NATO in Europa, Defender Europe 2020, è stata sconfitta dal Covid-19, che, facendo ammalare tutti i generali, ha costretto i 30.000 americani in arrivo a tornarsene nel loro Paese.ER il bello è che essa avrebbe dovuto dimostrare il supporto dell’ Unione  alle truppe USA, sancito dalla  “JOINT COMMUNICATION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL on the Action Plan on Military Mobility”. Questo solo fatto dimostra infatti l’incapacità della NATO di difendere chicchessia (e della UE di supportarla), visto che le prossime guerre non saranno guerre tradizionali, bensì “guerre senza limiti”, di cui la guerra chimica, nucleare e batteriologica costituisce una parte integrante ed essenziale. Non per nulla, le forze armate americane sono in ritirata ovunque, dall’Afganistan al Medio Oriente, dalle Filippine alla Germania.

Fra i protocolli medici che sono stati violati (e anche questo nessuno lo dice) c’è in primo luogo proprio il protocollo NATO per la guerra nucleare, chimica e batteriologica. Per la quale vale la legge sullo stato di emergenza: altro che la preoccupazione per i diritti personali!

Ma su tutti i fronti il panorama è egualmente sconsolante.

L’Astra-Zeneca, spacciata a suo tempo per azienda europea, non riesce a nascondere la sua preferenza per il Regno Unito; la Sanofi, incapace di fornire il proprio vaccino, viene costretta da Macron a fabbricare i vaccini dei concorrenti extraeuropei; in questa situazione, non solo non si può impedire all’ Ungheria, alla Serbia e alla Turchia di usare i vaccini russi e cinesi, ma la stessa Germania sta negoziando con la Russia la fabbricazione sui licenza russa dello Sputnik V.

Israele:un modello di tempestività

1. Israele recordman dei vaccini

Vediamo come il sito tedesco Cicero confronta la reazione al Covid di Israele e quella della Germania:

„“Il Governo israeliano ha comprato a prezzi usurari sul mercato mondiale vaccini Pfizer/BioNtech in una quantità sufficiente per l’intera popolazione. Quando si tratta di vite umane, non bada a spese. Sono  spuntati dal nulla in tutto il Paese, a velocità record, centri di vaccinazione aperti 24 ore su 24, anche il Sabato. Anche qui: le vite umane innanzitutto. Così, un Paese di 9 milioni di abitanti ha una capacità di 150.000 vaccinazioni al giorno…… In pochi giorni, in Israele è stato vaccinato un milione di persone. Un record mondiale. Nello stesso periodo, in Germania, con i suoi 83 milioni di abitanti, sono state vaccinate 250.000 persone. Certo,  secondo i piani prestabiliti: prima, gli ultra-novantenni e il personale medico;poi, gli ultra-settantenni. Di questo passo, andremo avanti fino a Settembre prima di avere l’immunità di gruppo.. ….Molti medici si sono offerti alle stazioni di vaccinazione di lavorare gratis, ma la loro offerta è stata respinta. Mancano i vaccini e i piani.”

Cicero azzarda una sarcastica spiegazione storico-sociologica (“Brava Germania, continua così! ”):“La fortuna dei Tedeschi, di poter vivere, dopo la sconfitta incondizionata della 2a Guerra Mondiale, una pace settantacinquennale mai vista nella storia, e di guadagnarsi intanto un benessere mai conosciuto, ha reso i Teutoni sazi, stanchi e senza fantasia. Nessuno dei decisori ha visto una guerra, per non parlare di una pandemia, Si pensa di dover fare ogni cosa con il massimo di sicurezza e di regole…. Soprattutto, siamo i primi della classe in Europa. L‘autorizzazione di un vaccino sviluppato in Germania da una coppia turco-tedesca deve attendere l’OK di Malta e Cipro. Bravi! Ma in questo tempo, si sarebbero potute salvare migliaia di vite. Questi lussi debbono finire. E più sarà in fretta, meglio sarà. Per nostra fortuna, nella nostra vita quotidiana non abbiamo bisogno della mentalità della militante Israele, ma l’era  del Coronavirus non è  vita normale. Ora si deve agire con tutte le forze..si richiede efficacia. La rapidità non è un maleficio, anzi, è irrinunziabile. L’urgenza non ammette vincoli. Si tratta di salvare vite, a qualsiasi prezzo”.

In effetti, Netanyahu su è procurato i vaccini senza tanti tentennamenti: Israele ha firmato il 7 Gennaio con la Pfizer un accordo per 10 milioni di dosi in cambio dei dati dei cittadini vaccinati, pagando anche $30, forse  47,  per persona, più del doppio del prezzo del Belgio. Nethanyahu (sotto elezioni) vanta la propria amicizia con il Presidente della Pfizer,Bourla, definito “un grande amico d’Israele”.Lo stesso che il giono edell’ annunzio dell’autorizzazione del vaccino (per un diktat di Trump), ha realizzato le sue stock options per milioni e milioni di dollari.

Che fine ha fatto CureVac, sostenuta dall’ Unione Europea per sottrarla a Trump?

2.Favoritismo per l’Anglosfera o errata programmazione degli Europei?

In effetti, la fiducia riposta dalle autorità europee nelle multinazionali americane ed inglesi era mal riposta. Era chiaro fin dall’ inizio che, come voleva Trump (caso CureVac), avrebbero privilegiato gli Stati Uniti. E, difatti, a Dicembre Trump aveva emanato un decreto, secondo cui “ l‘Amministrazione americana deve garantire che le cittadine e i cittadini americani vengano riforniti di vaccino prima degli stranieri. Pertanto, le fabbriche americane sono tenute a fornire i vaccini in primo luogo negli Stati Uniti”. Come ha scritto il ministro tedesco Spahn,“Questa situazione ha per effetto che le fabbriche europee di BioNTech/Pfizer e di Moderna debbano rifornire di vaccini, oltre all’ Europa, il mondo intero.”

Ma lo stesso problema sembrerebbe verificarsi con l’anglo-svedese Astra-Zeneca, che ha già incassato 336 Milioni di Euro, e  starebbe esportando il vaccino fuori della UE a qualche giorno dall’ autorizzazione dell’ EMA e nonostante il contratto con l’ Unione. Anziché 80 Milioni di dosi, fornirà, nel primo trimestre 31 milioni. Finalmente, anche la Commissaria Kiriakidis ha perso la pazienza: “L’Unione Europea vuole sapere esattamente quali dosi siano state prodotte, a che punto sia Astra-Zeneca e dove le dosi siano state vendute.” A ciò si aggiunga che il vaccino di Astra-Zeneca ha scarsa efficacia sugli ultra-sessantacinquenni.

In realtà, Astra-Zeneca, che ha venduto molte più dosi nel Regno Unito, si difende affermando che la Commissione e gli Stati membri hanno firmato i contratti molto dopo il Regno Unito e per importi inferiori, e inoltre non hanno asunto un impegno giuridico formale, ma si sono soltanto n a “fare i migliori sforzi” .Ma i nostri funzionari li leggono i contratti? Sono capaci di negoziarli? A me risulta che qui, così come in campo informatico, si limitino ad accettare gli standard delle multinazionali.

In generale, mentre siamo dipendenti, in ambo i settori, dalle multinazionali americane e inglesi, si continua a spacciare come europei dei prodotti co-sviluppati e dipendenti dalle scelte strategiche d’Oltre-Oceano. Così, come sempre, fuori da alcuni limitatissimi settori come l’auto e l’aerospaziale civile,  il Mercato Unico Europeo è il Mercato Unico delle multinazionali americane.

Il Recovery Plan/Next Generation dovrebbe come prima cosa creare ex novo dei Campioni Europei in tutti i settori. Certo ciò è contrario alla retorica della globalizzazione, ma i massimi sostenitori di questa (Stati Uniti e Cina) non se ne possono certo lamentare, perché essi sanno benissimo come sostenere i propri campioni nazionali invocando le esigenze della sicurezza nazionale, che per altro sono assolutamente vere, e, anzi, oggi  prevalenti, tanto in campo sanitario che in quello informatico.

Sono piuttosto i rapporti fra le nostre Autorità, la nostra accademia e le nostre imprese con Big Pharma e i GAFAM a non essere trasparenti.

DIALEXIS’ANSWERS TO THE INVESTIGATION OF THE ITALIAN MINISTRY OF ECONOMIC DEVELOPMENT CONCERNING THE NATIONAL ARTIFICIAL INTELLIGENCE STRATEGY

SECOND PART: ANNEX1 EDPRS AND MICROSOFT

Wojciech Wiewiórowski (EUROPEAN DATA PROTECTION SUPERVISOR, EDPRS)

ANNEX 1

THE INTERINSTITUTIONAL AGREEMENT WITH MICROSOFT

EDPRS’s “Strategy for EU institutions to comply with ‘Schrems II’ Ruling” tries to solve, directly, the problem set forth by the Microsoft Corp.’s licensing agreements with European Union authorities, which  gave the U.S. tech giant free rein to oversee data processing activities for more than 45,000 EU officials, and, indirectly, the question on how all Data Protection Authorities in Europe must cope with the legal gap created by the Dhrems II Judgement.

The EU’s in-house data protection regulator said in its findings of a probe that institutions’ lack of control “over which sub-processors Microsoft used and lack of meaningful audit rights also presented significant issues.”EU institutions should “carefully consider any purchases of Microsoft products and services or new uses of existing products and services until after they have analyzed and implemented the recommendations” of the European Data Protection Supervisor, the watchdog said.

The staff and agencies using the products “had insufficient clarity as to the nature, scope and purposes of the processing and the risks to data subjects to be able to meet their transparency obligations,” the EDPS, which acts independently of the EU bodies it oversees, said in the 29-page report on its findings.

The criticism over the use of Microsoft products is an unusual step for the body, which keeps a far lower profile than EU data privacy authorities who police the bloc’s tough rules at national level.

As a solution to the uncertainties arisen from the above report, and in effort of further clarification,the European Data Protection Supervisor (EDPS) issued on 29 October a strategic document aiming to monitor compliance of European institutions, bodies, offices and agencies (EUIs) with the “Schrems II” Judgement in relation to transfers of personal data to third countries, and in particular, the United States. The goal is that ongoing and future international transfers are carried out in accordance with EU data protection law.

Wojciech Wiewiórowski, EDPS, said: “Transfers of personal data by EUIs to third countries should comply with the EU Charter of Fundamental Rights, as well as applicable EU data protection legislation, specifically Chapter V of Regulation (EU) 2018/1725. To this end, the Strategy builds on the cooperation and accountability of controllers to assess whether the essentially equivalent standard of protection, based on the Court’s ruling, is guaranteed when transfers of personal data are made towards third countries. Furthermore, the EDPS will continue to closely cooperate with other Data Protection Authorities (DPAs) within the European Data Protection Board (EDPB) so that individuals’ personal data is consistently protected throughout the EU/EEA, when data transfers to third countries occur”. 

In this context, the EDPS has developed an action plan to streamline compliance and enforcement measures, distinguishing between short-term and medium-term compliance actions.  

As the strategy continues to be implemented, the EDPS strongly encourages EUIs to avoid transfers of personal data towards the United States for new processing operations or new contracts with service providers

Thierry Breton, Commissioner for the Internal Market

OUTCOME OF OWN-INITIATIVE INVESTIGATION INTO EU INSTITUTIONS’ USE OF MICROSOFT PRODUCTS AND SERVICES, July 2nd, 2020

“..The EDPS made the following key findings in its investigation into the EU institutions’ use of Microsoft products and services.

First, the licensing agreement between Microsoft and the EU institutions allowed Microsoft to define and change the parameters of its processing activities carried out on behalf of EU institutions and contractual data protection obligations. The discretion that Microsoft had, amounted to a broad right for Microsoft to act as a controller. Given the EU institutions’ role as public service institutions, the EDPS did not consider this appropriate. The EDPS recommended to EU institutions that they act to retain controllership.

Second, EU institutions needed to put in place a comprehensive and compliant controller-processor agreement and documented instructions of the EU institutions to the processors. Their lack of control over which sub-processors Microsoft used and lack of meaningful audit rights also presented significant issues. The EDPS made recommendations on how to improve the controller-processor agreement and put robust audit checks in place.

Third, EU institutions faced a number of linked issues concerning data location, international transfers and the risk of unlawful disclosure of data. They were unable to control the location of a large portion of the data processed by Microsoft. Nor did they properly control what was transferred out of the EU/EEA and how. There was also a lack of proper safeguards to protect data that left the EU/EEA. EU institutions also had few guarantees at their disposal to defend their privileges and immunities and ensure that Microsoft would only disclose personal data insofar as permitted by EU law. The EDPS made recommendations to assist EU institutions in addressing these issues.

Fourth, the EDPS considered the technical measures that the Commission had put in place to stem the flow of personal data generated by Microsoft products and services and sent to Microsoft. The EDPS recommended that all EU institutions perform tests using a revised and comprehensive approach, share among them the knowledge and technical solutions they developed to prevent unauthorised data flows to Microsoft and inform each other of any data protection issues they identify with the products or services.

Fifth, the EU institutions had insufficient clarity as to the nature, scope and purposes of the processing and the risks to data subjects to be able to meet their transparency obligations towards data subjects. The EDPS recommended that EU institutions seek the clarity and assurances allowing them to keep data subjects properly informed…”