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“IL MONDO PROVA AD ARGINARE BIG TECH”. MA PER DAVVERO?

Lina Khan, 33 anni, presidentessa della Federal Trade Commission americana

Nel suo articolo del 27 dicembre, su La Repubblica, Beniamino Pagliaro dà per risolta la seguente questione: “Nel nuovo anno capiremo se i tentativi di governi e parlamenti occidentali di regolare questo mercato siano maturi e soprattutto efficaci. Prima di regolare, infatti, è necessario capire e misurare, e per anni da [LR1] una parte e dall’altra dell’Atlantico si è promesso molto e fatto poco.”

Abbiamo già spiegato varie volte il perché di questa incredibile reticenza degli Stati occidentali: coessenzialità della “hidden agenda” dei GAFAM con l’ideologia mainstream del “progresso”; simbiosi degli  Stati con il Complesso Informatico-Militare americano; onnipotenza delle lobbies della Silicon Valley; mancanza d’idee delle controparti pubbliche; subordinazione dei Governi occidentali all’ America.

Come prevede lo stesso articolista, durante il 2022, nonostante gli apparenti sforzi dei legislatori americano ed europeo, si prevede che lo stallo continuerà. Per ciò che riguarda l’ America, “I casi alla Ftc possono durare anni, c’è il grande rischio che falliscano perché l’ordinamento difende la libertà d’impresa, e alla casa Bianca sanno bene  che avere i leader de facto dell’ epoca digitale  non fa male in tempi di sfida strategica con la Cina”.

Questo mentre, come abbiamo scritto ripetutamente, la Cina sta applicando ai propri monopolisti (i BATX) precisamente quei principi di concorrenza  che, da 130 anni, sono stati previsti, prima negli USA, poi in Europa, ma che negli ultimi decenni sono stati bloccati. Viene addirittura il sospetto che la Cina abbia favorito lo sviluppo dei BATX per poi poterli disciplinare secondo i principi occidentali, dimostrando così la mala fede delle retoriche “pro mercato” degli occidentali.

In Europa, si attendono il Digital Service Act e il Digital Market Act, che però continuano a muoversi nel vuoto, visto che nessuno sta pensando di creare dei GAFAM europei. Di fatto, sono tutti (politici, autorità amministrative e giudiziarie, imprese, accademia) completamente infeudati ai GAFAM.

Tim Wu, assistente di Biden per la tecnologia e la politica della concorrenza

1.In America, si è passati dall’anti-monopolismo alla dittatura dei monopoli.

Intanto, su richiesta specifica e sotto il controllo diretto di Eric Schmidt, amministratore delegato di Alfabet e teorizzatore del ruolo politico della stessa, il Parlamento americano sta approvando un intero sistema di leggi che porranno la politica estera, gli alleati, la ricerca e le stesse forze armate al servizio dell’ ecosistema digitale americano come forma di controllo del mondo intero.

La nomina , da parte di Biden, a Presidente della Federal Trade Commission (responsabile dell’ Antitrust), di Lina Khan, brillante e giovanissima studiosa fautrice dello smantellamento dei monopoli digitali, non sembra, secondo Sheelah Kolhatkar, che scrive sul “The New Yorker” (“The Enforcer”), foriera di maggiori risultati:”Alcuni funzionari di lungo corso temono che la Professoressa Khan  sottovaluti il rischio  di esagerare  con azioni aggressive  destinate a fallire, inimicandosi coloro che non la pensano come lei”. Una serie di nuovi funzionari nominati da Biden per ruoli di rilievo nella politica antitrust (Wu, Khan e Kanter), sono stati definiti come “New Brandeis movement”, dal nome del presidente Brandeis della Cote di Giustizia, che, alla fine dell’ Ottocento, aveva adottato una serie di sentenze per limitare il potere delle grandi imprese.In effetti, sembra incredibile che, mentre, allora, il Governo Americano aveva addirittura smembrato la Standard Oil dei Rockefeller, oggi la FTC sembra come paralizzata, negando, da un lato, la sua ragion d’essere, e, dall’ altro, l’ideologia centrale degli Stati Uniti, quella secondo cui la concorrenza sul mercato sarebbe l’unico presidio della democrazia.

In effetti, come avevamo scritto in un precedente post (“LA SOVRANITA’DIGITALE:un bello slogan tradito dalla politica”),vi è un’ incestuosa mescolanza fra funzionari governativi, americani ed europei, e i GAFAM:”Quando Obama se ne andò dalla Casa Bianca, molti membri del suo gabinetto erano stati assunti da aziende tecnologiche: Jay Carney, già  addetto stampa di Obama,  da Amazon; David Plouffe, responsabile e elettorale, e Tony West, alto funzionario del Dipartimento di Giustizia, da Uber; Lisa Jackson, già presidente dell’ Agenzia Ambientale, da Apple”

Quanto all’ex Primo Ministro austriaco, Kurtz, appena dopo le sue tumultuose dimissioni, è stato assunto da Thiel, il Presidente di Palantir.

Jonathan Kanter, Attorney General (Procuratore Generale) degli Stati Uniti

2.Il “Transfer Impact Assessment” di Facebook ignora completamente le sentenze Schrems della Corte di Giustizia delle Comunità Europee

Come si vede, anche l’Austria, patria della coraggiosa rete di giuristi NOYB, è nell’ occhio del ciclone.

Nell’ultima “Lettura dell’’Avvento” di Max Schrems, pubblicata su NOYB, si “ protesta contro la rimozione di NOYB  da una procedura da parte del DPC irlandese” e si discute del non adempimento, da parte di “ Facebook delle sentenze della Corte di giustizia europea (CJEU) sui trasferimenti di dati UE-USA”,  che Facebook  difende nelle 86 pagine del suo “Transfer Impact Assessment“.

E’ dal 2013 che  la questione della cooperazione di Facebook con le agenzie governative statunitensi per la sorveglianza di massa è  stata sollevata davanti alla Commissione irlandese per la protezione dei dati (“DPC”). Tuttavia, una prima decisione della DPC irlandese non è ancora in vista – 8,5 anni dopo la prima azione e 1,5 anni dopo il secondo chiarimento della CGUE. Secondo  Schrems:“Facebook ignora completamente la Corte di giustizia, nonostante due sentenze esplicite“.

Dopo le inequivoche sentenze in “Schrems I” e “Schrems II“, Facebook avrebbe dovuto smettere immediatamente i trasferimenti di dati dall’UE  verso gli Stati Uniti, dichiarati illegali in ambedue i casi. Oggi (1,5 anni dopo), Facebook non ha ancora adottato alcun provvedimento neppure per limitare tali trasferimenti. Invece, ha prodotto un “Transfer Impact Assessment” (“TIA”) di 86 pagine, in cui perviene al sorprendente risultato che la sentenza della CJEU non si applicherebbe a Facebook, cosicché i trasferimenti potrebbero continuare come sono.

Max Schrems, presidente di noyb.eu, ha dichiarato:“Facebook sta ignorando ormai da 8,5 anni  il diritto dell’UE. I documenti appena pubblicati dimostrano che essa ritiene semplicemente  che la Corte di giustizia abbia torto – e Facebook ragione. Si tratta di un’incredibile spregio dello stato di diritto, agevolato dalla mancanza di azioni esecutive da parte del DPC irlandese. Non c’è da stupirsi che Facebook voglia mantenere questo documento riservato.

Secondo la “Valutazione di Equivalenza” di Facebook , le leggi dell’UE e degli Stati Uniti siano di fatto equivalenti. In secondo luogo, la “Valutazione ” di Facebook  afferma che il rischio per gli utenti è minimo – di nuovo in diretta contraddizione con la Corte di Giustizia. In un terzo passo, il “Record of Safeguards” di Facebook menziona varie misure in atto che controbilancerebbero qualsiasi violazione della legge UE. In realtà, nessuna di queste misure è effettivamente rilevante  in considerazione sorveglianza della Sezione 702 del FISA americano. In altre parole: Facebook dice semplicemente che la legge degli Stati Uniti è “equivalente” alla legge dell’UE, nonostante che le due decisioni della Corte di Giustizia dicano il contrario.

Sembra evidente che il fronte della lotta ai GAFAM si collochi oggi al centro delle battaglie culturali i politiche in tutti i Continenti.


 [LR1]

”UNBUNDLING” DEL GRUPPO CINESE ANT: VERSO LA CONTENDIBILITA’ DEL MERCATO DIGITALE GLOBALE?

La notizia che la capitalizzazione di borsa dei GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft)  ha raggiunto 9.396 miliardi di dollari rende bene l’idea di come il loro potere nel mondo sia così forte come mai fino ad ora.

E,  contemporaneamente,il Governo cinese, con una mossa inaspettata, l’ “unbundling” di ANT, ha indicato la strada per sventare questo monopolio mondiale.

Secondo l’Enciclopedia Treccani, l’”unbundling” è la “ Separazione tra le varie componenti della filiera produttiva di un’impresa verticalmente integrata finalizzata a introdurre una maggiore competitività nel mercato di riferimento. L’u. promuove l’apertura del mercato nei segmenti potenzialmente concorrenziali (produzione, approvvigionamento e vendita), separandoli dalle attività strutturalmente monopolistiche e favorendo l’accesso reale e non discriminatorio dei terzi ai servizi offerti dai proprietari delle infrastrutture (Third Party Access, TPA). Le attività caratterizzate da monopolio naturale sono tipicamente quelle legate alle infrastrutture essenziali non duplicabili (essential facilities), in quanto gravate da elevati costi fissi e costi non recuperabili (➔ sunk cost).”

Il satellite quantico Micius, progettato in Austria
e realizzato in Cina

1. Che cos’è il Complesso Informatico-Militare?

Il pericolo, da molti paventato, di una vera e propria dittatura mondiale dei GAFAM (Google, Apple,Facebook,Amazon, Microsoft), teorizzata da Eric Schmidt (amministratore delegato di Google), è tutt’ora più che mai incombente, sì che risultano particolarmente gravi le pretestuose tergiversazioni giuridiche delle autorità americane ed europee volte a dilazionare sine die le misure contro i GAFAM, annunziate da qualche decennio e mai attuate (se non sulla carta).

L’epoca storica che si apre in questi anni è stata definita, dal suo demiurgo Ray Kurzweil, direttore tecnico di Google e animatore del movimento post-umanista, come l’”Era delle Macchine Spirituali”, quella in cui le macchine sono in grado, non solo di pensare, bensì perfino di creare. Lo sbocco di tale era sarebbe, secondo lui, la Singularity, vale a dire in pratica, la ricostituzione, tramite il digitale, dell’unità originaria dell’ Essere (l’Uno di Plotino, il Tikkun ha-’Olam della Kabbalah, la Biomeccanica  del Cosmismo di Lunacarskij, Bogdanov, Platonov e Gustev):”’Singolarità’ si riferisce all’ idea che, attraverso  la condivisione diretta dei miei pensieri e delle mie esperienze con gli altri (una macchina che legge i miei processi mentali può anche trasporli in un’altra mente), nasce una sfera di esperienza mentale, condivisa a livello globale, che funzionerà come una nuova forma di divinità: i miei pensieri saranno direttamente immersi in un Pensiero globale dell’ universo stesso”(Slavoj Zizek, Hegel e il cervello postumano).

In effetti, i nostri anni sono caratterizzati in tutti i loro aspetti (ontologico, filosofico, religioso, storico, geopolitico, culturale, sociale, antropologico, economico, tecnico) dall’ onnipervasività del digitale, che rientra in una deriva assolutistica della nostra cultura, legata alla tradizione dell’ apocalittica immanentistica, che percorre le eresie medievali, le filosofie hegeliane e  la religione positivistica della scienza e del progresso. Sul piano ontologico, abbiamo la fusione dell’ uomo con la rete attraverso l’ identità digitale, la bioingegneria e i social network. Su quello filosofico, notiamo il prevalere  di teorie transumaniste e postumaniste. Su quello religioso,  la confusione del linguaggio teologico con quello informatico.  Nella ricerca storica, assumono un peso sempre più determinante la genetica storica e le simulazioni digitali. La geopolitica è dominata dai diversi sistemi di  cyberguerra, e la cultura dai social, dagli e.book, dagli eventi online. La società è incardinata sull’ economia digitale, mentre, con l’ Internet delle Cose, la rete collega l’intero universo materiale, senza più l’intervento dell’ uomo.

Il potere di chi controlla questi complessi meccanismi non può che accrescersi. Infatti, l’informatica finisce per divenire lo snodo principale della cultura, della politica e dell’ economia, con le imprese digitali che fungono da “gatekeepers”. Le nuove tecnologie vengono sviluppate insieme alle forze armate, con cui si stabilisce una forma di simbiosi, e vengono applicate prima dall’industria della difesa, poi in quella civile. I detentori delle tecnologie informatiche divengono così i partners necessari di Governi e imprese commerciali. Grazie a questa simbiosi, essi sviluppano servizi in rete che poi vendono direttamente al pubblico, creando dipendenze e canali di comunicazione alternativi.  Con ciò, essi condizionano politica, finanza e intelligence. I flussi  di cassa legati alle commesse pubbliche, ai beni strumentali e di consumo e alla pubblicità permettono di controllare interi settori economici e sociali, come per esempio la finanza, il commercio, l’editoria, le elezioni…, in un regime di vero e proprio monopolio (Morozov, Zuboff). I molti che si erano spesi così tanto contro i monopoli della RAI e dell’ ENEL se ne stanno ben zitti, e giungono perfino ad esaltare i monopoli dei GAFAM come una “vittoria del mercato”.

Organizzazioni sociali con un siffatto potere non si erano mai viste nella storia, sicché le disposizioni esistenti circa il monopolio statale della forza, il pluralismo delle idee, la tutela della concorrenza e la fiscalità, nate circa un secolo fa ed esaltate come il baluardo delle libertà democratiche, risultano ormai di fatto inapplicabili. Il “mainstream” occidentale appare percorso da una “hidden agenda” che, mentre pubblizza la libertà e la pace, in realtà persegue l’omologazione e l’imposizione.

Le informazioni disponibili attraverso la rete sono più preziose per la difesa nazionale di quelle dei servizi segreti; esse possono essere raccolte aggirando le normative sulla privacy; le informazioni così diffuse dalla rete hanno un impatto, sulla psicologia delle masse, sulle elezioni e sulle strategie d’impresa, ben superiore a quello di stampa, televisione e marketing. Ciascuno dei GAFAM controlla integralmente, senza concorrenza, il proprio  segmento dell’economia (chi la rete fisica, chi il web,chi il cloud, software, chi i big data, chi l’ e.commerce, chi i social networks..), e li usa per espandersi in settori paralleli (veicolistica, trasporti, bioingegneria, spazio…). L’informatica permette di gestire scenari di guerre nucleari di sterminio della durata di pochi minuti, sostituendo così Parlamenti, servizi segreti, Capi di Stato, Stati Maggiori a proposito del potere estremo della politica.

Di fronte a queste modalità operative inaudite divengono inefficaci le disposizioni costituzionali sullo stato di guerra, sull’ inviolabilità della corrispondenza, sul controllo sulla stampa, sull’ antitrust, sull’equità fiscale…, ma ancor più le tradizionali libertà costituzionali: di pensiero, di espressione, di partecipazione politica, d’intrapresa. Questo è il motivo di fondo per cui tutti gli Stati si sono già trasformati in “democrazie illiberali”, indipendentemente dalla loro storia e dall’ ideologia professata. Il dominio del Politically Correct e della Cancel Culture non sono altro che l’espressione sovrastrutturale della Società del Controllo Totale, in quanto lo stato di guerra nucleare potenziale indotto dallo “Hair Trigger Alert” e dal “Dead Hand” digitale impongono il controllo totale della società da parte dei servizi segreti. Alla fine del suo mandato, il Presidente Eisenhower aveva denunziato alla Nazione il pericolo costituito dal “Complesso Burocratico-Militare”, quell’ insieme di poteri economici, politici, militari, spionistici, ideologici e industriali rafforzatisi a dismisura durante la IIa Guerra Mondiale, e che avrebbero portato al maccartismo. Oggi siamo di fronte a una riedizione esponenziale di quel Complesso Burocratico-Militare, che ho battezzato “Complesso Informatico-Militare”,perché, nella forma promossa da Eric Schmidt, il collante non è più l’industria della difesa (la Lockheed), bensì quella digitale.

In effetti, l’aspirazione neppure tanto nascosta della tradizione immanentistica a cui si ispira l’attuale ”Occidente” (mazdeismo, manicheismo, averroismo latino, idealismo, marxismo, attualismo, bogograditel’svo), era sempre stata quella di fare delle persone degli organi dell’Intelletto Collettivo (cfr. Slavoj Zizek, supra).Gli sviluppi attesi prossimamente sono la trasformazione degl’individui in cyborg collegati in rete, la convivenza con ogni tipo di automi e di altri soggetti artificiali autonomi, la censura e manipolazione automatica delle comunicazioni, il passaggio dalle elezioni ai sondaggi online, il monopolio dei GAFAM sul trasporto spaziale..Seguiranno l’integrazione totale delle reti dei Paesi Occidentali, lo svincolo delle stesse dai controlli statali, l’uploading nel cloud delle identità umane. A quel punto, sarà finita non soltanto ogni forma politica costituzionale (sia essa liberale, democratica, socialista o totalitaria), bensì la stessa antropologia umana quale noi la conosciamo.

Tutto ciò è semplicemente l’antitesi di quanto la Presidente von der Leyen ha sintetizzato, nel Discorso sullo Stato dell’ Unione 2021, come l’”Anima dell’ Europa”:“Volevano libertà di parola e media indipendenti. Volevano porre fine alla delazione e allo spionaggio di Stato e combattere la corruzione. Volevano la libertà di essere diversi dalla maggioranza. In altre parole, come ha sottolineato l’ex presidente ceco Vaclav Havel, volevano tutti questi ‘straordinari valori europei’. Sono quei valori che hanno le loro radici nell’eredità culturale, religiosa e umanistica dell’Europa. Fanno parte della nostra anima, sono parte di ciò che siamo oggi. Questi valori sono sanciti nei nostri trattati europei. E ci siamo tutti impegnati a rispettarli nel momento in cui, come Stati liberi e sovrani, siamo entrati a far parte dell’Unione. Abbiamo deciso di difendere questi diritti e il nostro impegno”.In realtà, le Istituzioni, nonostante i loro buoni propositi, non stanno facendo nulla per arginare la Società del Controllo Totale, quando non ne agevolano lo sviluppo. Infatti, purtroppo,  le rendite di posizione dei GAFAM hanno  dato loro una tale forza, ch’essi s’impongono automaticamente alla politica, per esempio attraverso la diffusione capillare dell’ Ideologia Californiana”, l’isolamento dei contestatori come Bill Joy, il dirottamento dei fondi pubblici, come con il Progetto Brain, l’outsourcing di funzioni pubbliche come il funzionamento di istituzioni europee e di Ministeri, ma, soprattutto, una lobby martellante che impedisce l’adozione di qualunque normativa che possa limitare il loro arbitrio.

Tutto ciò senza che cessi la retorica pseudo-liberista, secondo cui l’assenza di regole sul web testimonierebbe della grande libertà di cui godrebbero i cittadini.

E’ in corso la competizione USA-Cina sulle tecnologie

2.Il movimento normativo a favore della privacy

Non che non sia esistito quasi fin dall’ inizio, e non esista ora, un ampio movimento normativo per la regolamentazione dell’informatica, né paralleli trends in favore del divieto dei monopoli, e della tassazione delle operazioni commerciali internazionali. Anzi, buona parte di queste normative sono nate proprio negli Stati Uniti, e gli altri Paesi “occidentali”, in primo luogo l’ Unione Europea, avevano dovuto adottarli nel secolo scorso anche per effetto di un generale processo di americanizzazione del mondo avviato con la “rieducazione” di Germania e Giappone.

La Corte Suprema degli Stati Uniti aveva derivato  il diritto alla privacy  dal 1°, 3°, 4° e 5° emendamento alla Costituzione, e il Giudice Brandeis aveva pubblicato già nel 1880, sul Law Review , l’articolo “Right to Privacy”, cercando to“consider whether the existing law affords a principle which can properly be invoked to protect the privacy of the individual.”Nel 1917, era stata adottato il “Ruling on Protection of Sealed Mail”, a tutela del segreto epistolare. Tuttavia, nel secondo decennio del ‘900, l’ FBI , nelle sue indagini sull’estremismo politico, sorvegliando e leggendo la corrispondenza delle persone sospette, ma, quando aveva richiesto ufficialmente di poterlo fare il Giudice Lamar aveva negato il proprio consenso.

Nel 1995, l’Unione Europea aveva adottato a sua volta la sua Direttiva sulla Protezione dei Dati, e, nel 2018, il Regolamento sulla Protezione Generale dei Dati, che assoggetta tutt’ora a molte limitazioni il trasferimento dei dati dei cittadini europei, vietando, in particolare, ch’ essi possano fare oggetto di ri-trasferimento non autorizzato, di accesso da parte delle Autorità o di trasferimento in Paesi che non permettano le stesse garanzie. Negli ultimi anni, alcuni Stati americani, l’Inghilterra,  il Brasile, l’ India e altri Stati hanno adottato norme simili a quelle europee, cosa che aveva fatto affermare ai vertici dell’Unione che tutto il mondo stava seguendo l’esempio dell’ Unione Europea (non più quello dell’ America), cosa che, come vedremo, è vera solo parzialmente.

I GAFAM hanno una posizione dominante a livello mondiale

3.Altre norme giuridiche applicabili ai giganti del web

Si suole affermare che ciò è illegale nel mondo reale dovrebbe essere illegale anche nel web.Di conseguenza, i giganti del web sarebbero  soggetti, come tutte le altre imprese, alle normative antitrust, fiscale, di sicurezza, sulle comunicazioni e sulla fede pubblica. Anche queste normative erano nate in molti casi negli Stati Uniti, e, poi, esportate in Europa. E’ il caso, in particolare, dell’ “antitrust”, introdotto negli Stati Uniti addirittura nel 1890 (Sherman Act), e attuato rigorosamente all’ inizio  del 1900 (casi Northern Securities Company, American Tobacco Company, Standard Oil AT&T).

In effetti, anche ora le autorità di tutti i Paesi hanno avviato azioni contro i GAFAM per la violazione dei principi di tutti questi corpi di diritto, ma la capacità di questi interventi repressivi di contenere  il potere dominante dei GAFAM è risultata irrisoria. Tutti i GAFAM sono stati accusati infatti, di volta in volta, dalla FTC americana, dalla Commissione Europea e dall’ Autorità Antitrust italiana, di abuso di potere dominante; una tassazione dei redditi delle società digitali è in discussione da decenni in tutto il mondo; i GAFAM sono stati accusati allo stesso tempo di  violare le norme di sicurezza americane e di agevolare lo spionaggio americano in Europa; si sta cercando di responsabilizzare i GAFAM per i contenuti  illegali veicolati dai social, come pure per la diffusione di notizie false e tendenziose (“fake news”).

In nessuno di questi campi si sono ottenuti risultati concreti, innanzitutto  perché fino ad ora si è tentato di estendere per analogia ai comportamenti dei GAFAM misure repressive nate per colpire altri tipi di abuso e aventi una  struttura differente, ma poi anche per l’eccezionale capacità di lobby dei GAFAM. Il comportamento concreto dell’ antitrust americano, della Commissione Europea, dei legislatori nazionali e dei vari garanti della privacy dimostra inequivocabilmente che tutte queste forme di repressione sono interpretate dalle Autorità stesse come meri specchietti per le allodole per l’opinione pubblica (Morozov), mentre in realtà si vuole mantenere ed accrescere il potere dominante dei GAFAM quale ultimo baluardo del potere occidentale in un momento di crisi della sua ideologia, della sua economia, della sua forza militare e della sua credibilità diplomatica.

IL Complesso Informatico-Militare è la sintesi di tutte le distopie

4.I GAFAM e l’ “America-Mondo” (cfr.Antonio Valladao, Il XXI secolo sarà americano)

Da quando, con la caduta del Muro di Berlino, gli Stati Uniti avevano avuto l’illusione di essere divenuti “la sola superpotenza”, vi era stata una progressiva identificazione la fra politica americana e i GAFAM, in  quanto, come teorizzato da Eric Schmidt, avrebbe dovuto sostituire la Lockheed quale guida dell’ America alla conquista del mondo. Infatti, alla Guerra Fredda si stava sostituendo la “globalizzazione”, nella quale, sotto il pretesto della liberalizzazione, si sarebbe dovuto estendere ovunque il “soft power” americano, che, dell’ informatica, avrebbe fatto il “passe-partout” per inserirsi, in modo apparentemente “asettico”, nei nodi vitali di tutte le società del mondo.  

Nasceva così l’idea (espressa senza mezzi termini, per esempio, da Casaleggio), di una democrazia diretta digitale come forma di eliminazione delle differenze (“uno vale uno”), e, quindi, di rafforzamento del potere occulto della “società dell’ 1%”. Vedendo dunque l’informatica come uno strumento essenziale della politica estera degli USA, le autorità americane avevano cominciato a ignorare sistematicamente tutti i principi costituzionali o di legge (di libertà, antitrust, tassazione) tradizionali della cultura americana, ma oramai capaci d’indebolire la loro presa imperiale sul mondo,  sviluppando anzi, sotto il pretesto della lotta al terrorismo, tutta una serie di attività, legislative e tecniche, in stridente contrasto con i succitati valori, volte a realizzare il controllo totale di tutte le comunicazioni a livello mondiale, cominciando dal Patriot Act e dal CLOUD Act per passare all’hackeraggio di tutte le reti mondiali e all’ ascolto di tutte le conversazioni degli organi governativi stranieri e delle Istituzioni europee, come documentato fino nei minimi dettagli da Assange e da Snowden.

Tutto questo in cooperazione totale con gli altri Paesi anglofoni, e con una cooperazione asimmetrica e riluttante con gli Stati Europei, che ancora continua ed è la ragione vera della mancanza di politiche europee credibili di sovranità, e, in particolare, di sovranità digitale.

L’industria digitale europea è stata boicottata fin dal nascere

4.Il fallimento dell’Europa quale “Trendsetter del dibattito globale”.

Per reazione contro queste attività americane e alle rivelazioni di Assange e di Snowden, l’ Unione Europea aveva intrapreso un’azione minuziosa di carattere legislativo, ch’essa pretendeva avere addirittura  un carattere esemplare a livello mondiale (qualificandola come “Trendsetter of the Worldwide Debate”), ma con un grave handicap: la loro totale ineffettività.

Infatti:

1)le normative europee sul digitale si riferiscono ad un’attività (il web) svolta in tutto il mondo occidentale, e anche in Europa, esclusivamente dai GAFAM, che hanno sede negli Stati Uniti e sono soggetti alla legislazione militare americana, che garantisce alla “comunità dell’ intelligence” la piena disponibilità dei dati degli Americani e degli stranieri;

2)gli Stati Uniti hanno ribadito all’ infinito la loro indisponibilità a derogare alla loro legislazione in materia d’intelligence e di non rinunziare in alcun modo a spiare gli Europei e le loro autorità;

3)gli Europei sono totalmente dipendenti tecnicamente dai GAFAM dal punto di vista tecnico, che le stesse Istituzioni europee hanno delegato da sempre alla Microsoft tutte le loro attività informatiche, cosa che rende assurda ed ipocrita la retorica dell’ “indipendenza digitale e strategica” dell’ Europa;

4)nonostante che la Corte di Giustizia abbia reiteratamente dichiarato che l’attuale trasferimento in America di tutti i dati degli Europei è illegale (sentenze Schrems), la Commissione, le imprese e gli Stati continuano ad effettuarlo, senza incorrere in alcuna sanzione;

5)gli abusi dei GAFAM sono quindi come quelli della mafia: le Autorità fingono di darsi un gran daffare contro di essi, ma, in realtà, non hanno fatto neppure il minimo passo in avanti sulla strada della soluzione del problema.

Se le Istituzioni credono davvero nella “sovranità digitale europea”, debbono risolvere immediatamente i loro contratti con la Microsoft, affidando le loro attività digitali a soggetti, pubblici o privati, europei, capaci di svolgere queste semplici attività (basti pensare agli appositi servizi delle Forze Armate), e attuare rigorosamente le due Sentenze Schrems. Il fatto che, contrariamente a quanto falsamente comunicato dai Media, la Presidente von der Leyen abbia accennato, nel Discorso sullo Stato dell’ Unione, per potenziare la difesa europea, non già a un’Intelligence Europea, bensì solo a un possibile “Centro comune di conoscenza situazionale”, la dice lunga sulla sincerità della pretesa intenzione di sganciarsi dagli USA: “Se gli Stati membri attivi nella stessa regione non condividono le loro informazioni a livello europeo, siamo destinati a fallire. È essenziale quindi migliorare la cooperazione in materia di intelligence; non si tratta solo di intelligence in senso stretto, ma della necessità di accorpare le conoscenze provenienti da tutti i servizi e da tutte le fonti, dallo spazio ai formatori del personale di polizia, dall’open source alle agenzie di sviluppo. Dal loro lavoro scaturisce un patrimonio dalla portata e profondità uniche: esiste già, ma possiamo usarlo per prendere decisioni informate solo se disponiamo di un quadro completo della situazione. Al momento non è così. Abbiamo le conoscenze, ma separate. Le informazioni sono frammentarie. Per questo motivo l’UE potrebbe prendere in considerazione la creazione di un proprio ‘Centro comune di conoscenza situazionale’ per accorpare tutte le diverse informazioni”.Inoltre, la Presidentessa si è guardata bene, nel Discorso sullo Stato dell’ Unione, dal citare lo slogan dellasovranità digitale europea (che, del resto, è un calco linguistico sul cinese 数字主权, di cui non possiede certo la concretezza). Questo significa che, in pratica l’intelligence deve restare monopolio americano.

Ma c’è di più:la “Digital Decade” (2020-2030) a cui si riferisce il “Digital Compass” è sostanzialmente vuota. Mentre la Cina e gli Stati Uniti competono per il predominio in tutti i settori delle tecnologie ICT (motori di ricerca, AI, cloud, big data, quantum computing, veicoli intelligenti, IoT), l’Unione si limita a fissare obiettivi generici e non qualitativi, e a scrivere procedure di riunioni: insomma, i soliti “ludi cartacei”

Il Sogno Cinese

5.La nascita dei BATX e la “Balcanizzazione del web”

Contro l’applicazione delle norme europee, e, in particolare, delle Sentenze Schrems, la retorica dei GAFAM insiste da almeno 20 anni sul fatto che la cosiddetta “balcanizzazione del web” (cioè la creazione di ecosistemi digitali concorrenziali fra di loro (come accade in tutti gli altri settori dell’ economia, anche molto simili, come l’aerospaziale), sminuirebbe i potenziali innovativi del web, perché solo ingenti risorse finanziarie permettono la ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie digitali.

A prescindere dal dubbio sul fatto che lo sviluppo del web, e, in particolare, questo sviluppo del web trainato dai GAFAM, abbia effettivamente aspetti positivi eccedenti gli svantaggi, resta il fatto che vi è da chiedersi perché mai le ingenti risorse richieste per questo sviluppo debbano essere gestite dai GAFAM in regime di monopolio, piuttosto che da Enti pubblici (come il DARPA che ha sostenuto i GAFAM al loro inizio, oppure l’ Esercito Europeo) .

In realtà, la cosiddetta “balcanizzazione del web” non porterebbe ad altro che a una pluralità di attori nell’ arena, prima che economica, culturale, politica e militare, ricostituendo quelle condizioni di libertà che solo il pluralismo può garantire. Invece, la creazione di un gruppo di monopoli americani, collegati fra loro da legami territoriali, politici, culturali e familiari, e strettamente interconnessi, fra di loro e con l’ “Intelligence Community” costituisce l’esempio più estremo di Stato totalitario mondiale.

D’altro canto, la nascita in Cina, nel corso di questo secolo,  di un completo ecosistema digitale  alternativo ha costituito la smentita più plateale della narrativa dei GAFAM. Anche senza i GAFAM e il loro monopolio, vi sono dunque risorse disponibili, non solo per fare nascere altri giganti del web, ma addirittura per renderli ancor più innovativi dei GAFAM, come dimostra l’attuale trend dei GAFAM stessi di copiare i BATX cinesi.

Così stando le cose, la propaganda dei GAFAM, rilanciata dalla pubblicistica “mainstream”, ha ora cambiato tattica. Essa afferma ora che, sì, è vero, i BATX sono molto efficienti, ma, essendo la longa manus del Partito Comunista Cinese, sono oppressivi e illiberali. Le recentissime misure per restringere le pratiche abusive dei BATX dimostrano invece che i tradizionali strumenti “liberali” per il controllo del potere dominante dei monopoli del web funzionano in Cina e non in Occidente, mentre invece il dibattito più recente (Rampini, L’Economist) dimostra che l’Occidente sta copiando a piene mani dalla Cina, e che tanto la destra quanto la sinistra occidentali stanno divenendo “illiberali”.

L’impero dei Zhou orientali

6.La ristrutturazione della legislazione cinese: clonazione e inveramento della legislazione europea

Dieci anni fa, si sarebbe potuto credere che il progetto della “Googleization of the World” ( la realizzazione della Singularity di Kurzweil grazie alla guida globale americana trainata dal web) si sarebbe potuta realizzare rapidamente, a causa dell’ inesistenza di qualsivoglia alternativa sostanziale. Basti pensare ai casi Echelon e Prism, e alle scadenze ravvicinate poste, da Kurzweil, alla realizzazione della Singularity (presumibilmente, per bruciare sul tempo i possibili concorrenti).

Tuttavia, proprio in quel periodo si era incominciato a parlare del web cinese, con le sue imprese Baidu, Alibaba, Ant, Tencent, Huawei, GTE (i “BATX”), le sole in grado di fare concorrenza ai GAFAM. Huawei era stata fondata nel 1987, Alibaba nel 1999 e Baidu nel 2000. Viste inizialmente solo come un sottoprodotto del “Great Chinese Firewall”, queste iniziative avevano, allora, quote di mercato piuttosto modeste. Tuttavia, le loro potenzialità di mercato erano già allora infinite, perché, da un lato, il pubblico cinese degl’internauti superava già allora quello americano, e, dall’ altro, le crescenti difficoltà dei GAFAM con le regolamentazioni e con il mercato cinesi,  facevano pensare a un rallentamento dell’ invasione digitale della Cina.

E, di fatto, le multinazionali cinesi del Web, seppure in concorrenza fra di loro, hanno conquistato in pochi anni la maggior parte del mercato cinese, riducendo a poca cosa la presenza dei giganti americani e iniziando ad espandersi all’ estero.Gli ultimi anni ci hanno permesso di assistere alle spettacolari performances, tecniche, commerciali e finanziarie, dei colossi cinesi: Alibaba, Huawei, GTE, TikTok, Wechat…, con il risultato, ben descritto da Forbes, ch’esse si stanno ora rivolgendo ai mercati esteri.A quel punto, si sono levate le voci di coloro che vogliono “frenare la politica predatrice dei Cinesi” con divieti, contingentamenti, ostracismi, in netto contrasto con la politica liberistica predicata (ma mai attuata) dagli Occidentali. Si accusano proprio i Cinesi di concorrenza sleale, come  se gli esorbitanti poteri dei GAFAM non derivassero dai soldi del DARPA e dal boicottaggio dei new entrants europei, quindi da un secolo di politiche protezionistiche e mercantilistiche americane, a cui gli altri soggetti mondiali possono rispondere solo con corrispondenti contromisure.

Di fatto, la guerra commerciale contro la Cina si è rivelata un boomerang almeno quanto quella militare contro l’Afghanistan. Se Huawei si è un po’ fermata, sono apparsi nuovi, ancor più aggressivi, marchi cinesi, come Oppo e Xiaomi; il contingentamento dei materiali strategici ha portato alla scarsità dei semiconduttori, che, a sua volta, ha prodotto una moria generalizzata di fabbriche in Occidente (com’è successo a Melfi e Pomigliano).

Così, in seguito alla reazione alla pandemia, miracolosa in Cina e catastrofica negli Stati Uniti, che detengono il record mondiale di morti di Covid, la Cina è divenuta, di fatto, un modello a cui tutti (a cominciare dagli USA) si ispirano, come spiega brillantemente Rampini nel suo ultimo libro. La Cina è oramai il Paese nettamente più avanzato nel mondo per ciò che concerne la transizione digitale ed ecologica, sicché si trova ad affrontare per primo problemi nuovi, come l’organizzazione di un enorme mercato interno con colossali conglomerati digitali, quali non hanno neppure gli USA. Basti pensare che il conglomerato Alibaba-Ant-Alipay gestisce pagamenti e prestiti digitali per un importo superiore all’ intero PIL della stessa Cina.

In tal modo, con l’abilità che le è unanimemente riconosciuta nel campo della “rivalità mimetica” (Toynbee, Girard), la Cina, dopo aver clonato, coi Taiping, il Cristianesimo; con il Kuomingtang, il nazionalismo; con Mao, il marxismo;  con Deng Xiaoping, l’America, ora, con Xi Jinping,  sta clonando la legislazione digitale europea, non già come essa è – cioè, come abbiamo visto, sostanzialmente inattuata-, bensì com’ essa pretenderebbe di essere, vale a dire il “Trendsetter of the Global Debate”. Questa “clonazione” è stata avviata una decina di anni fa, con il concetto di “Sogno Cinese” (中國夢)tratto dallo Shijing (2012) e  ricalcato sul “Sogno Europeo” coniato da Jeremy Rifkin (2005), il quale, a sua volta, voleva espressamente rifarsi al “Sogno Americano” (che, per Rifkin, sarebbe stato incarnato dalla cultura del West, e, in particolare, dalla California del ‘68).In sostanza, Rifkin (un Americano consulente dell’ Unione Europea) ipotizzava una sorta di “translatio imperii” del progressismo mondiale, dall’ ideologia californiana all’economia sociale di mercato europea.

L’idea del “Sogno Cinese” sarebbe che il “socialismo con caratteristiche cinesi” avrebbe potuto eguagliare le prestazioni del “welfare State” europeo. In realtà, il significato originario del termine riandava all’ identificazione confuciana del Datong con la Dinastia Zhou (poesia “quella primavera”). Oggi, quando i limiti  del modello europeo sono sotto gli occhi di tutti, la Cina vuole forse dimostrare la sua capacità di realizzare le promesse non mantenute dall’ Europa.

A parte il fatto che la Cina sta rendendo possibile anche la realizzazione dei progetti più avanzati della scienza e dell’imprenditoria europee soffocati dall’ angustia di nostri Stati e dei nostri mercati e dalla tutela americana (vedi i casi dell’ industria automobilistica tedesca e degli studiosi austriaci dei computer quantici), essa ha sta anche imitando con una rapidità pazzesca l’intero pacchetto della legislazione tecnologica europea, de iure condito e, soprattutto, de iure condendo. Occorre, a questo proposito, ricordare che l’Unione Europea è innanzitutto un incredibile deposito di progetti inattuati. Nata da un millenario progetto incompiuto, l’integrazione ha ereditato, di secolo in secolo, e, poi, di generazione in generazione, una massa sempre crescente di progetti incompiuti (spesso segreti o comunque riservati): il “De Recuperanda Terra Sancta”, il Trattato di Podiebrad, il Gran Dessin di Sully, il Projet di Saint Pierre e quello di Thierry, la versione russa della Santa Alleanza, Paneuropa, la costituzione italiana ed europea di Galimberti, la Dichiarazione di Ventotene, i vari progetti poi bocciati di costituzione europea e di campioni europei…

La Cina ha semplicemente messo insieme tutti i progetti europei inattuati nei settori tecnologici e li sta realizzando nel corso di un paio di anni. A titolo di curiosità, ricordo anche che, quando Rousseau aveva sottoposto a tutti i sovrani ed intellettuali il progetto di Saint-Pierre, tanto Leibniz, quanto Voltaire avevano risposto, in sostanza, che l’Europa avrebbe dovuto “copiare” la Cina (Leibniz, Novissima Sinica; Voltaire, Rescrit de l’ Empereur de la Chine).

Come base di partenza, la Cina ha adottato un codice civile e uno della proprietà intellettuale di tipo europeo. Inoltre ha concordato con il vertice europeo un Trattato UE-Cina per la protezione reciproca degl’investimenti, congelato immediatamente dopo su richiesta di Biden.  Poi, sta applicando già fin d’ora a tempo di corsa non solo questo trattato ancora sub judice, ma anche  i principi di diritto fiscale, della privacy, sulla sicurezza e sui mercati finanziari che l’Europa stava cercando di approvare ed attuare da decenni, senz’alcun  risultato, e che, per la piccola parte già adottata, non vengono però attuati.

Last but not least, essa ha attuato, contro ANT, la filiale di Alibaba che domina il mercato cinese dei pagamenti digitali, quella misura che tutti da decenni hanno inutilmente invocato in America e in Europa contro i GAFAM: l’”Unbundling”, vare a dire lo “spezzatino”, creando una pluralità d’imprese più piccole, in concorrenza fra di loro e con i terzi. Si noti che questa misura era stata ideata ed attuata in America fin dall’ Ottocento (Sherman Act), ma la politica americana si è sempre guardata bene dall’ applicarla ai GAFAM, con il pretesto che, ciò facendo, si sarebbe “fatto un regalo ai Cinesi”. Ora è chiaro che i Cinesi non hanno bisogno di questo “regalo”, perché, in Cina , la pluralità del web esiste, e questo dà ai suoi cittadini una libertà che gli Occidentali non hanno.

Certo, non si tratta ancora dello “spezzatino” a cui pensiamo noi per il mercato “europeo”, dove il monopolio dei GAFAM si tramuta in una vera e propria forma di colonialismo americano, con cui agli Europei viene praticamente impedito di creare imprese informatiche. Lo “spezzatino” di cui avremmo bisogno consisterebbe nel rimpicciolire i giganti americani per permettere ai new entrants di altri Paesi di occupare spazi di mercato, e per rendere le nostre Autorità meno dipendenti da essi. Si tratta comunque di un utile sasso nello stagno, che, o provocherà reazioni a catena, o comunque aumenterà l’appetibilità del sistema cinese e l’accettabilità all’estero dei BATX opportunamente ridimensionati, sempre utili alternative ai GAFAM.

Più in generale, la corsa normativa del Governo Cinese (che segue quella dell’ Unione dalla fine del 2019 alla primavera 2021) risponde all’ esigenza di dimostrare nei fatti che il suo sistema è meno “illiberale” di quello americano e realizza in concreto le esigenze di libertà e di trasparenza che l’Unione Europea ambirebbe a perseguire, ma che invece non persegue affatto perché impedita dalla tutela americana. Il “Trendsetter of the Global Debate” risulta  così essere oggi a tutti gli effetti la Cina, che diventa più che mai un partner obbligato dell’ Unione nell’ ambito del necessario dialogo internazionale sulla regolamentazione del Web.Le imprese cinesi potrebbero anche rappresentare partners fondamentali per cquelle europee per crescere, affrancandosi da quelle americane.

La tomba degl’imperatori Zhou a Luoyang: “Ho sognato la capitale dei Zhou”

7.Per un ecosistema digitale umanistico, poliedrico e multiculturale

L’unico modo in cui i GAFAM e i BATX potranno convivere proficuamente sul mercato mondiale del digitale è che tutti i Paesi attuino e applichino seriamente misure contro il monopolio dell’ecosistema digitale.

Le moderne tecnologie permettono perfettamente di ottenere i risultati perseguiti (privacy dei dati, accessi possibili a pagamento o per motivi di ordine pubblico), separando le diverse funzioni (abbonamenti al web, cessione di dati, accessi nell’ ambito di procedure pubbliche). Gli Stati e l’ Unione debbono poter controllare il rispetto di tali regole, nello stesso modo in cui possono controllare l’accesso alla telefonia fissa, agli abbonamenti televisivi o alle intercettazioni da parte della polizia.

Le imprese di tutti i Paesi devono poter competere senza posizioni dominanti, e gli Stati debbono supplire alle “market failures”, come quella dell’ industria digitale europea, con imprese di Stato, agevolazioni fiscali ai new entrants, preferenze nazionali, ecc…

Quello che proponiamo nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’ Europa è dunque che:

1)si svolga un dibattito a tutto tondo su digitale e società, come quello che stiamo organizzando all’ interno del Salone del Libro di Torino;

2)si studi adeguatamente il problema;

3)si crei l’Agenzia Tecnologica Europea;

4)Si renda operativa la Web Tax (già approvata da anni);

5)si vieti definitivamente l’esportazione dei dati fuori dell’ Unione (attuando finalmente le sentenze Schrems);

6)si negozi una disciplina mondiale del web;

7)si creino dei campioni europei “forti” (non delle semplici “alleanze”);

8)si ponga al centro della Politica Estera e di Difesa l’autonomia digitale dell’ Europa dagli Stati Uniti, secondo il vecchio modello “tous azimuts”;

9)Si crei, non già un anodino “centro di conoscenze situazionali”, bensì una vera “intelligence europea”.

REPLY OF ASSOCIAZIONE CULTURALE DIALEXIS TO The EMI network consultation: Europe’s Digital Transition (July 2021)

Can values be “not negotiable”?

We present here below the commentaries of Associazione Culturale Dialexis to the consultations of the European Movement on the EU technology policy, within the framework of the Conference on the Future of Europe.

A “Concrete Politica Ideal” is better than a Utopia

1. Which fundamental values, rights and principles should guide the EU’s policies shaping Europe’s digital transition?

A)VALUES:

The expression “values” is often utilised in an improper way (Rémi Brague). Introduced into the cultural discourse by Nietzsche, by the expression “Umwandlung aller Werte”, it has, first of all, a commercial backtaste (values which are traded on a marketplace), and, from another point of view, “values”are conceived as continuously changing (“Umwandlung”), as they factually are. This conception is paradoxically in stark contradiction with the idea, dear to UE politicians and Churches, that “values” are “not negotiable”(Benedict XVI), and “valid in any time and in any place”(George Bush Jr.).

For avoiding any misunderstanding, we will use, for the present purposes,  the wording “Concrete political ideals”, introduced by Martin Buber and accepted also by Benedict XVI.

Now, we think that the Concrete Political Project which should lead the legislative activities of the European Union as concerns Digital Transition in front of the challenge of Artificial Intelligence (Including first of all the Conference for the Future of Europe) should be:

(i) the Survival of Mankind, jeopardized by the unlimited autonomisation of the technological and digital complex from the control of culture and politics, in first instance via the control over on the outperformance  of Mankind by Artificial Intelligence (Čapek, Asimov, von Neumann, Kurzweil, Joy, Hawking, Rees), and, first of all, the automatization of warfare (de Landa)

(ii)The  rejuvenation of “natural” humanity, as shaped by Axial Civilisations, with its objective  of an equitable balance of right and duties, and a corresponding relationship with nature (“suum cuique tribuere”).

The Movimento Comunità of Adriano Olivetti tried to balance digital industry, rights and duties

B)RIGHTS

Also the term “Rights” is often utilised in an improper way, since “rights” are just one of the faces of a relationship, the other being “duties”. So, there are no rights without a corresponding duty imposed on anther legal subject (be it other citizens, enterprises, the State or foreign powers). Relationships which are in urgent danger and which Europe should protect are the ones deriving from its pluralistic traditions, and, in particular:

(i)The traditional freedoms – of  conscience, of expression and of association-, jeopardised by hidden persuasion, opinion crimes, political correctness, mass surveillance, fake news,  web censorship, and prosecution of whistleblowers;

(ii)Privacy, put at jeopardy by the ineffectiveness of consent policies, the omnipresence  intelligence agencies, international treaties breaching the citizens’ rights, non compliance with GDPR and with the Court of Justice’s judgements;

(iii)Non discrimination of European enterprises and citizens with regards to the GAFAM, for tax treatment as well as to freedom of speech, presently completely ignored by ourt comntinent’s legislators;

(iv)reverse discriminations brought about by all forms of “affirmative action”.

The focal question is to avoid machines outsmarting mankind

C)PRINCIPLES:

The policy guidelines which, according to us, shyould enable the European Union to achieve its Concrete Political Objective of item A) while protecting the relationships of item B) should be:

(i)Recognizance that the emergence of Artificial Intelligence has put in jeopardy the bases of post-war world arrangements (Western hegemony; Cold War political systems, European welfare, industrial society).with the risk,  for both the European Union and  the European Movement, to have become obsolete, unless they affirm their specific point of view and their leadership on the ongoing change of paradigm.

(ii)Putting  Artificial Intelligence at the centre of the Conference on the Future of Europe, of the ten-year European Economic Plan proposed by France and of the programs of the European Movement. In fact, all activities of Mankind (from religion to handworking, from culture  to economy, from art to warfare, from politics to administration, are presently carried out (and still more will be carried out within ten years) by Artificial Intelligence. So, it is impossible to think of a future of Europe outside Artificial Inytelligence, so as it is impossioble to think of the USA without the NSCAI Commission and of China without China Standards 2030.

(iii)Education of Europeans to man-machine interface, at all level of schooling and in lifelong learning. The attention of Europe for education, and, specifically, for technological education, is not even comparable with the one of other areas of the world, and, in particular, with the ones of Asia. Already this trend condemns Europe to underdevelopment.

(iv)Superiority of culture on politics, of politics on economy, to be achieved by enhancing the independence of teaching, the representation of academy at political level, a European Economic planning as requested by France and Germany, but never done,a, strict application of the rule of law towards economic powers (lobbies, finance, multinationals, trusts), workers’ participation according to the Betriebsverfassungsgesetz and the Directives on European Workers Councils;

(v)A Strategical sovereignty of Europe, as requested by Macron, Altmeier and Borrell, but never really pursued, to be achieved by a cultural transformation of the ruling classes, by new curricula, more respectful of both science and classical cultures,  the study of the policies of great powers, the creation of an appropriate economic and defence governance,the technological fall out of cyberwar on the whole European digital sector, transparency in the relationships with multinationals;

(vi)A political decision for a transition from “followers” to “leaders”, like it is happening  in China under our eyes in the cultural, political, economic, social, technological and military fields (see Pieranni, Lo Specchio Rosso; David P.Goldman, You will be assimilated);

(viii)A market-enhancing policy, able to remedy, by strategical interventions of the public sector, to the gigantic market failure of Europe vis-à-vis USA and China , to be achieved by fostering the birth of a plurality of European enterprises in all sectors and by an adequate antitrust reform;

(ix)A really progressive taxation of digital enterprises, avoiding to tax Web giants less than European SME and citizens, so reversing half a century of shameless privileges, which not even the recent decision of the G7 is able to challenge (Alain Denault,Le Monde Diplomatuique, July 2021);;

2. How can the EU strike a balance between regulating the tech industry and promoting fair competition and digital innovation in Europe?

Environment must not become a pretext for propaganda, business and marketing

A)CONTRADICTIONS BETWEEN THEORY AND REALITY

There should be no conflict among regulation, fair competition and digital innovation in Europe, if European academy, public opinion, politics and media would nurture an objective vision of  the following  facts:

(i)presently,  all high tech companies operating in Europe are US worldwide monopolies, with tight connections with the military-bureacratic complex;

(ii)de facto, there is a subordination of the policies of member States an d of European Institutions  towards the GAFAM;

(iii)After years of threats, to the GAFAM, by European Institutions, only Biden has succeded in taking a limited step against them (the 15% minimum tax), what shows all  powerlessness of the EU vis-à vis the US Digital-military complex;

(iii) already in 1960 ,the Olivetti Case (see Meryle Secrest. The mysterious Affair at Olivetti) that European Digital enterprises had been severely boycotted in Italy  for engaging in competition with the US;

(iv)European Institutions have subcontracted since more than 10 years all of their digital activities to Microsoft notwithstanding the warnings of the EDPB;

(v)as stated still recently by Max Schrems,after the “Schrems II Decision” of the Court of Justice:

-only a fraction of European businesses have moved towards hosting personal data in Europe, or other safe regions, as required by the “Schrems Decisions”;:

-a hoard of industry lawyers and US cloud providers, instead of investing in secure IT systems, invest in PR efforts that fake compliance with the Shrems Decisions;

-of the 101 model complaints noyb (Schrems’ organisation) filed following “Schreems II”, none have yet been decided, despite the creation of a task force by DPAs;

-the original complaint on Facebook, filed in 2013, was delayed by an unnecessary second investigation by the Irish Data Protection Commission;

-the European Commission is muddying the waters by issuing new transfer tools, like “Standard Contractual Clauses“, that carefully by-pass a clear say on EU-US transfers and allow industry lawyers to avoid long-term solutions;

-there seems to be little to no appetite to change the root of the problem: overreaching US surveillance laws.

-unless the US industry heavily lobbies Washington to improve protections for foreign customers, it is unlikely that US surveillance laws will change;

-a long-term solution can only be some form of “no spy” agreement, requested by Merkel more than 10 years ago, among democratic nations that protects users’ human right to privacy independent of location and citizenship.

The European Court of Justice is the only Institution having taken seriously European Digital Law

B)REGULATORY  PRECONDITIONS FOR THE BIRTH OF A EUROPEAN DIGITAL INDUSTRY:

Digital innovation in Europe can be started only by:

preventing in our Continent undue influences of the US bureaucratic-military complex, what President Eisenhower had invited Americans to do already 70 years ago;

– creating IMMEDIATELY  continental champions in Europe alongside the Arianespace, Airbus, Google, Apple, Microsoft, Facebook, Amazon, Alibaba, Baidu, Tencent, Huawei, ZTE, models;

-allowing tax holidays  and low cost financing for European infant industries while taxing monopolies at least at full amount (the 60% real tax impact of the average European enterprise, NOT THE 15% of the Biden proposal);

-dismantling digital monopolies alongside the Standard Oil, AT&T, SKF and GE-Honeywell models;

-allowing a European Preference to European  high tech; enterprises in public procurement, alongside the patterns of European defence procurement;

– creating a sole European Technology Agency programming, coordinating, implementing and controlling legislation, financing, research, development, creation and transformation of of companies, curricula, schools, lifelong learning, cooperation between Civil and Military, according to the  German, US and Chinese examples, as well as of the US DARPA and the Vatican RenAIsssance Foundation;

-setting precise targets and deadlines, in the European Ten-year Plan proposed by France, to the specific achievements of European legislation and economy in the high tech field, as done by the Chinese by the “Made in China 2025” Plan.

3. What elements of the EU’s plans to regulate digital services and online platforms should be further strengthened or emphasised? What role should civil society play in the oversight of digital platforms?

An overall world monopolisation has never existed like the one GAFAM

A)ELEMENTS OF EU PLANS TO BE STRENGTHENED:

(i)Utilising Artificial Intelligence not as an object to be programmed, but as the tool number one for working out the Master Plan for the future of Europe, based upon the study of:

 futurological assumptions extracted from Big Data;

-working out of models for geopolitical strategies;

-environment dynamics;

-demographics;

-economic planning;

(ii)Merging ESA, ETI, GAIA-X and the European Defence Fund into the European  Technology Agency (see our book European Technology Agency);

(iii)Creating a European Digital Academy and a European Military Academy as proposed by the European Parliament and by the French Government, alongside what suggested in the US by the NSCAI Commission, in order to enhance a European Culture of Digital Humanism (nida-Ruemelin), with the links among digital industry, culture and territory proposed by Adriano Olivetti;

(iv )Merging the existing European police and cybersecurity agencies into a full-fledged European Intelligence Service, as the initial cell of the future European Army;

(v)Re-founding European Antitrust in order to take into account that platforms are not just enterprises, but a hybrid  of Churches, parties, banks, enterprises and intelligence services, and that they monopolize worldwide culture, military, politics, economy and society. As a consequence, they should be subject to the principles of separation of State and Church, of the democratic governance of parties, of banking and stock exchange regulations, or the law on State secrets  and on the freedom of culture, and of military laws…

(vi)Starting to seriously  implement the two Schrems Judgements and the Resolutions of the European Data Protection Board concerning the GDPR, and in any case forbidding any transfer, by Institutions, States or enterprises, of the Europeans’ data into countries where they are made accessible to  a foreign State administration;

(vii)Introducing a Web Tax wherever possible notwithstanding the requests of both the United States and the European tax heavens, including the recovery of moneys lost because of past breaches of law or help to GAFAM by European tax heavens. As explained by Alain Deneault in Le Monde Diplomatique of July 2021, the 15% minimum tax proposed at the G7 by President Biden is not sufficient for restoring equal treatment with the usual European enterprise who pay an average of 60%;

(viii)Seriously pursuing Member States which (like Ireland, but not only) boycott European policies for complacency towards GAFAM, and recovering taxes not perceived in the past;

(ix)Writing into the proposed European Ten Year Economic Plan the ideas that the Digital Ecosystem is a basic element of European Culture, European Security and EuropeanEconomy, and that, therefore, the whole technological and economic cycle of digital industries must be mastered inside Europe, and governed, as such, by special security regulation;

(x)Instead of the present lack of competition among platforms,  putting European Platforms  in a position to compete among themselves and with third parties on the European market and worldwide, so as China has made its own platforms competitive both at home and abroad;

(xi)To become really the “Trendsetter of the Worldwide Debate on Digital”, signing agreements on an equal footing with all worldwide players on the above principles: non-spying, non-interference, war prevention,  antitrust, fair taxation.

The only obstacle found by GAFAM have been the BATX

B)ROLE OF CIVIL SOCIETY IN THE OVERSIGHT OF DIGITAL PLATFORMS

In the consulting procedures and in the governing bodies entrusted with control over the digital governance of the European Digital Ecosystem, the influence of GAFAM and of the European specialists colonized by GAFAM should be balanced by representatives of organisations and culture independent from the GAFAM, moved by different worldviews, with the aim to create a genuinely European digital ruling class of the Digital Ecosystem.

In particular, the European Movement International, being the forerunner of European Citizens fighting for the unification and freedom of Europe, must claim a leading role in the oversight of the Digital-Military complex, both as a challenging representative of civil society and as an institutional representative inside the governance bodies odf the European Economic Planning, and, in particular, of the European Technology Agency. For this purpose, the European Movement International shall develop internally the necessary skills.

4. What skills will be most relevant for the digital transition and how can citizens, businesses, and policymakers be better equipped?

(i)Awareness of the philosophical, historical, political, technical, legal, economic and military nature of digital transition (studying the history of philosophy, science and digitalisation, geopolitics, strategic sciences);

(ii)General cultural education strengthening citizen’s stamina for the difficult struggles of digital transition and worldwide competition, as  demonstrated by the Red Army producing Lieutenant-Colonel Petrov, as well the US Army producing Edward Snowden, both freedom fighters in the interests of the whole Mankind;

(iii)Coupling engineering and multipolar humanistic culture with managerial and political skills;

(iv)Strong civic engagement of all people involved in the transition;

(v)Protection worldwide of the fighters for the control by Mankind over Intelligent Machines (like Assange and Snowden), who must be sustained, if necessary intervening with the US and UK administrations, as suggested by Holger Stark in the front page of Die Zeit of July, 15th.

5. How can the EU protect social standards and workers’ rights in the digital transition?

European  Labor Law, which has expressed special standards and labour rights, is the heir of long standing European traditions , starting with guilds, Christian  Social Doctrine, arriving at the European Social Market Society, based on the idea of workers’ participation as a “Jus Activae Civitatis”.

Its principles are not limited to the declining Industrial Era, but, adequately modified, are apt to substantiate a brand-new Society of Intelligent Machines governed by Digital Humanism.

For this aim, cultural, ideological, political, legal and social bases must be adequated, by doctrine, politics, entrepreneurship, trade unions and workers’creativity and collective action, to the changed social needs:

(i)By planning and implementing a deep restructuring of European Industry, with the upskilling of every present role in the economy, and the objective to transform all workers into digital-self employed,  integrated within large organisations, financially supported by the public sector and protected by collective rules on workers’ participation;

(ii)By coordinating the transformation of industry with the enhancement of all skills, so that organisations evolve in parallel with their members;

(iii)By enhancing productivity, so that economy may transfer always higher shares of revenue to culture and services to the public, so to have a competent ruling class, as necessary to govern a post-industrial superpower.

6. How can Europe ensure that the digital transition benefits the environment and supports the EU’s environmental and climate ambitions?

European climate ambitions are fully justified by  Europe’s cultural heritage of harmony between man and nature in classical and Christian societies, as well as of the romantic revolt against the evils of industrialisation. These heritages must be re-interpreted alongside the needs of the society of Intelligent Machines and of Digital Humanism, overcoming the present contradictions between environmental choice and its practical hurdles, such as  the centrality in European economy of strong energy-consuming activities, like private transportation,and  mass events and the same fact that digital devices (including ecological ones, like electrical cars) are presently often more energy-consuming than old, non digital,  ones.

The environmental and climate ambitions of Europe may be achieved:

-by transforming the present days “quantitative” approach into a “qualitative approach” (“Deep Ecology”), where environment becomes just an element of a Europe conceived as a bulwark of culture, as hinted in the Encyclica “Laudato sì”;

-by mastering the technical side of digital transition, whereby the technologies for the Green Deal will not be purchased abroad, but developed in Europe having in mind Deep Ecology;

-by utilising Artificial Intelligence for understanding the overall impact of the ongoing transformations, such as the warming of the Arctic Region, the desertification of the Tropics, the migration and infrastructural needs, to be negotiated with all partners worldwide:

7. How can Europe’s digital transition strengthen other policy areas and sectors (incl. health, education, culture, etc.)?

First of all, the European Union has to oversight the modalities of the digital transition utilised by States and corporations, which is carried out, presently, in an abusive way,  where, by ineffective and cumbersome digital bureaucracies, the costs and inefficiencies of both public and private sectors are put on trhe shoulders of citizens, who are obliged to painful extra work for obtaining satisfaction of their rights via digital procedures which are much more time consuming than the previous paper-based ones.

We have discussed the solution -the European Digital Agency- with all European Institutions and political forces,
but nothing has happened

A)HEALTH

It is a typical example of how digital transition will change dramatically all professions.

Via digitalisation, a single “digital physician” may manage autonomously a whole clinic, from exams, to diagnoses, to hospitalisation and bureaucratic aspects (first of all, tracing medical histories of patients and of entire populations). Huge shared  databases will allow to follow-up all evolutions of sciences, and medical robots will take care of patients.

The European Union shall launch financing and organisational programs for restructuring healthcare alongside the same patterns of industry and administration, with a tight network of State Institutions, autonomous administrations healthcare corporations and self-employed professionals, holders of sophisticated medical infrastructures

The Italian Government has just split and vilified the Italian Institute for Artificial Intelligence

B)EDUCATION

The recent experience of confinement says that DAD has not achieved good results over the pandemic, but we must recognize that, during this period, DAD has been utilized in an emergency mood, not on a regular basis, nor taking profit of all techniques of remote learning, which would allow it to be much more intriguing. By the way, a large amount of University students learn today via  DAD, which, under many circumstances, is even more appropriate, like for instance for technical matters or for research of international literature.

The humanistic and human side of education should be furthered via associations, arts and sport, by civil service and the union of civil and military.

The new Huawei Campus in Dongguan is a Homage to European Culture

C)CULTURE

Europe would be a cultural superpower if it would join an increased awareness of the strength of its cultural identity with an appropriate utilisation of the most modern techniques:

(i)language pluralism: This is particularly important for Europe, where we need to enhance at the same time the knowledge:

-of our ancient cultures (Middle East, ClassicaL, abramitic,);

-of the classical cultures of the world (Asiatic, African, pre-Colombian);

-of all countries of Europe (modern, post-modern).

(ii)Art and performing arts:  The whole European cultural heritage shall be transformed into digital resources, in order to make it available worldwide, as a basis for the widespread knowledge of our culture, an enhancement to tourism and education to European Identity.

8. Considering the increasing geopolitical competition and rising external security threats, how can Europe ensure digital sovereignty while protecting citizens’ rights?:

A)Creating an organic European Digital Ecosystem, including:

(i)A European Digital Governance, including:the European Technology Agency, the European Digital Champions, the European Intelligence Service, the European Army

(ii)a true European Army, focussed on defence culture (Academy), cyberwar, technological fall-down of military technologies, people’s self defence, against all kind of threats (“tous les azimouts”);

(iii)A European digital law code (see our book “Codex Iuris Technologici”), including:-international law; military law; constitutional law; administrative law; commercial law; civil law; criminal law; antitrust law; financial law; technical law; industrial property law; digital procedural law;

(iv)Platforms for the diffusion of European Identity alongside the ones of DW, al-Jazeera and CGTN.

B)By strictly implementing the existing DGPR, first of all blocking all illegal transfers and abusive intelligence activities, and secondly fully utilizing the opportunities offered bu GAIA-X and by QWANT;

C)By negotiating with all partners of the world a series of treaties on Precautionary Principle, Hair Trigger Alert; no-spying; no extraterritoriality; universal early prevention of conflicts—

The American NSCAI Commission has proposed to send back Generals to school to study Artificial Intelligence

ADDITIONAL REMARKS (CONCLUSIONS):

Digital Transition is the transformation of human civilisation from the Industrial Era to the Era of Spiritual Machines (Ray Kurzweil).

As a consequence, it represents a change of paradigm (von Bartholffy), such as the passage to the Stone or to the Metallic Ages. Al aspects of mind, culture, language, society, are involved (artificial intelligence, multipolar culture, post-industrial economy).

The European construction may not remain unaffected. The crisis of the European Union derives indirectly from the absence of Digitalisation from the core of European life. Presently, Europe plays just a passive role in Digital Transition. Notwithstanding the rhetoric of European politics, EU’s regulatory activities do not play any relevant role in world economy or politics, because Europe has no digital industry, and it cannot pretend that other countries apply its rules.

This implies a subordinate role of Europe  in culture, research, military, economy, intelligence, society, today, vis-à-vis the US; tomorrow, possibly, also of other players.

 For becoming relevant in all areas of human life, Europe must create its own digital enterprises. This must be the first priority of Europe in the next few years. For this aim, it must launch, at the beginning of next year, within the framework of the European Ten Years Economic Plan, the creation of at least a European Digital Finance Institution, of a European Search Engine, of a European e.Commerce Platform, of a European Social Network, of a European e.Payments platform.

In order to make sense in the present historical moment, also the European Movement shall make, of this battle for a Sovereign Digital Ecosystem, promised by Macron and Borrell ( but never started),  its core activity, on which history will measure its effectiveness.

The publishing house Alpina, together with Associazione Culturale Diàlexis, has published, in the last 10 years, 5 books about the impacts, for Europe, of the digital transition.

Two of them,  in English, are attached hereto:

-Re-starting EU Economy via Technology-Intensive Industries (2014);

-European Digital Agency (2020), which will be presented at the Salone Internazionale del Libro of Torino (14-18 October).

Both have been widely diffused throughout European Institutions and the Governments of Member States

Associazione Culturale Diàlexis would be happy to discuss this matter with the European Movement at the next “Cantieri d’ Europa” within Torino book Fair or otherwise, and cooperate to a thorough transformation of political discourse in Europe.

Moreover, public events, both inside and outside the Conference, shall be organized

For Associazione Culturale Diàlexis,

The Chairman

Riccardo Lala

Legend: Cep = Centres for European Policy Network  FREIBURG | BERLIN | PARIS | ROMA

“E’ L’ORA DELL’ EUROPA”

ANCHE SENZA UN ECOSISTEMA DIGITALE SOVRANO?

Tratta atlantica e Trail of Tears, il peccato originale del puritanesimo americano

Certo oggi è, come ha affermato Ursula von der Leyen, l’ora dell’Europa, perché, essendosi incrinata, grazie anche al Coronavirus,  la maggior parte dei vecchi miti su cui si è retto il sistema geopolitico degli ultimi 75 anni, l’Europa sta forse riuscendo a intravvedere senza paraocchi ideologici la realtà vera del mondo d’oggi e a pensare realistiche vie d’uscita dalla propria decadenza.

Tutte cose che, fino a pochi giorni fa, erano perfino inimmaginabili, perché ancora vigevano le “retoriche dell’idea d’Europa”, e, in particolare: il disdegno per le identità, la UE area più florida del mondo, il progresso continuo, lo “scudo atlantico”, il “diritto mite” dell’Occidente, il “piccolo è bello”, l’inefficienza del settore pubblico, il divieto d’ indebitamento della UE, e così via…

La battaglia fra Kowloon e Victoria, nel cuore di Hong Kong

1.La realtà svelata

Intanto, il Parlamento Europeo, nel suo studio “Thinking about the future of Europe” ha riconosciuto che l’integrazione europea non può procedere senza l’Identità Europea, e si è riproposto addirittura di promuoverla, pur senza fare troppi riferimenti ai miopi schemi pedagogici del passato. Questo cambio di passo è stato reso per altro inaggirabile dalla smentita, da parte della realtà, delle costruzioni ideologiche che avvolgevano finora il discorso pubblico. L’Europa, che fino a un paio di mesi fa si baloccava con l’eufemismo di un’asserita “stagnazione”, è stata costretta a riconoscere la realtà di una secca decrescita dell’Occidente, che non è una “fake news” di Mosca o di Pechino, ma una realtà comprovata dai numeri, di cui il Coronavirus costituisce in un certo senso solo un capro espiatorio. Poi, al progresso continuo della Scienza, dopo i balbettii dei virologhi di tutto il mondo e le fosse comuni in America e Brasile, non crede più nessuno. Quanto al preteso “scudo nucleare atlantico”, i dubbi di Trump sull’articolo 5, il rifiuto degli Europei di aumentare la spesa militare, il fallimento di Defender Europe 2020, la denunzia dei trattati nucleari, la militarizzazione dello spazio, i nuovi missili mare-terra, il ritiro delle truppe dalla Germania, i sondaggi pro-Cina e pro- Russia e il conflitto fra Trump e il Pentagono, è ovvio che esso semplicemente non esiste (se mai è esistito), mentre, in suo luogo, c’è invece una corsa senza limiti agli armamenti, che gli Europei non condividono ma a cui non  riescono ad opporsi. Il coprifuoco in America  supera di gran lunga quello di Hong Kong, e soprattutto ci ricorda che gli Stati attuali  hanno tutti, in un modo o nell’altro,  sulle spalle i colossali crimini del colonialismo  su cui si è fondata la Modernità e da cui soprattutto l’anglosfera non può uscire: nei due casi specifici, lo sterminio dei nativi americani, la tratta atlantica e le Guerre dell’Oppio (iniziata nel 1839 dalla più grande operazione antidroga della storia, quando gl’Inglesi, per difendere i narcotrafficanti, fecero fuoco, nella baia di Hong Kong, contro i battelli dell’ esercito imperiale cinese).   Il Coronavirus si è incaricato poi di dimostrare la debolezza strutturale di milioni e milioni d’imprese europee sub-marginali e tecnologicamente arretrate, che vivacchiano da decenni per inerzia, mentre Amazon, Facebook, Google, Tesla, Alibaba e Wechat (come ha riconosciuto la Commissaria Vestager che da tempo le avrebbe dovute contrastare)  sono uscite dalla pandemia ulteriormente rafforzate. Grandi imprese europee come Lufthansa e Alitalia debbono essere ricapitalizzate con la benedizione dell’ antitrust; gli eurobond sono in pratica già quasi realtà.

Unione e Stati Membri si stanno rendendo conto, seppure malvolentieri, di questo crollo dei vecchi miti, adottando qualche, seppur modesto, provvedimento nella giusta direzione, e, in tal modo, mettendo “un tampone” (è il caso di dirlo) sulle falle più evidenti, che potrà prolungare la nostra agonia, ma non impedire il decesso. Certo, sarebbe tragico se non facessero neppure questo, ma l’interminabile trattativa e le argomentazioni utilizzate dagli Stati membri sviliscono i seppur apprezzabili risultati raggiunti. Basti pensare alle assurde accuse degli Olandesi all’ Europa Meridionale (anche se non senza ragioni: il “bonus vacanze”), quando l’Olanda, con la sua connivenza con le multinazionali e con gli Stati Uniti sui “tax rulings”, è (insieme al Lussemburgo, all’Irlanda e al Regno Unito) fra le cause prime della decadenza dell’Europa, e, perciò, quasi responsabile di alto tradimento. O come quella dell’Ungheria, che lamenta che i “paesi ricchi” (ma quali sono?) vengano aiutati dai Paesi poveri.

Ma soprattutto risulta sfatata la pretesa che la solidarietà sia un valore precipuamente europeo (e perché non africano, islamico e cinese?), mentre invece, di fronte all’immane tragedia del Coronavirus, non si è ancora riusciti, dopo 4 mesi, ad approvare neppure la sostanzialmente neutra comunitarizzazione del debito.  Che cosa ha fatto per il Coronavirus il Corpo Europeo di Solidarietà?

Il problema è che la cultura mainstream, ostaggio di ideologie che hanno, come minimo, 50 anni, non possiede neppure le basi minime necessarie per il  dibattito sul XXX millennio, quale espresso in America, per esempio,  da Asimov, von Neumann, Esfandiari, Kubrick, Joy, Kurzweil, De Landa, Schmidt e Cohen, dove le tecnologie digitali non sono solo un orpello per discorsi della domenica, bensì il  cuore pulsante di un apocalittico progetto globale. I rari Europei che vi ci sono cimentati, come Hawking, Rees, Bostroem, Tegmark, Ferrando, Laurent, Floridi, Nida-Ruemelin sono rimasti al livello di studi accademico, senza aspetti propositivi.

Ne consegue che tutto il grande agitarsi intorno all’”Altra Europa” ha appena scalfito la superficie dei problemi di oggi, perché non ha fatto i conti con i veri convitati di pietra:  l’”algoritmo decisivo”, la “Macchina Mondiale”,  gli squilibri  nucleari, Prism, ecc…

L’esecuzione dei leaders dei Sepoys a cannonate da parte delle truppe inglesi

2.Perchè non ci stiamo ancora muovendo?

Il problema principale è quello del timing. Le positive  tendenze che stanno emergendo (constatazione della “fragilità” di tutti noi Europei, sospetto  verso i “consulenti” tecnici o economici dei Governi, equidistanza fra USA e Cina, interesse per le grandi imprese e i campioni europei, rivalutazione di funzioni pubbliche come la sanità e i fondi sovrani, perfino la faticosa nascita degli Eurobond), arrivano dopo che i nostri principali concorrenti (Cina e USA) sono già andati molto più avanti su queste strade, con sussidi pubblici immediati alle vittime della pandemia, gestione della crisi in prima persona da parte dei Presidenti, investimenti colossali  nelle nuove tecnologie, valute digitali, “advocacy” sfacciata a favore dei propri colossi, militarizzazione della sanità, applicazione del diritto economico di guerra, scavalcamento delle autorità locali in base allo stato di eccezione).

Come non ci stanchiamo d’insistere, l’area in cui il sorpasso sull’Europa è più evidente è quello delle nuove tecnologie, in cui tutti i Paesi del mondo continuano ad avanzare a tappe forzate, e di cui, in Europa, tutti rifiutano perfino di parlare. E’uscito recentemente un eccellente libro di Simone Pieranni, “Lo specchio rosso”, in cui quest’ autore ci illustra in modo competentissimo, dettagliato ma chiaro, come tutte le innovazioni sociali sognate e tentate dall’utopismo tecnologico californiano abbiano già trovato attuazione in Cina, in modo che, estrapolando comparativamente gli scenari dei due Paesi, possiamo comprendere quale sarà il prossimo futuro del mondo. Un futuro certo difficilissimo per gl’individui amanti della libertà, e dove l’Europa sarà un soggetto puramente passivo, in quanto tutti i suoi dati continueranno ad essere detenuti “in ostaggio” dalle Superpotenze, e l’Europa stessa mancherà di qualunque strumento -concettuale, umano, tecnologico, militare- per influenzare in qualche modo l’avvenire antropologico del mondo. Quindi, il contrario dell’auspicata “esemplarità”.A meno di prendere la situazione di petto hic et nunc, molto più di petto di quanto non si stia facendo adesso. Come scrive Dario Fabbri su Limes, “Così oggi miliardi di cittadini – attraverso post, mail, blog – affidano i loro pensieri più intimi alle società della californiana Silicon Valley, più Microsoft e Amazon che hanno sede a Seattle. Di fatto, l’80% della popolazione connessa nel pianeta, che offre agli americani la più grande quantità di informazioni della storia”.

A partire da Crucé, per passare a Kant e Coudenhove-Kalergi, per arrivare a Spinelli e a Papa Francesco, l’Europa ha sempre preteso di costituire un modello per il mondo grazie alla sua ambizione di costruire un ordine mondiale di carattere consensuale, sia esso di carattere etico o di carattere istituzionale. La definizione dell’ Europa quale “Trendsetter”, contenuta nel pacchetto digitale della Commissione, si riallaccia a questa pretesa con un termine nuovo. Tuttavia, come noto, tutti i grandi Stati subcontinentali hanno questa pretesa di esemplarità, a cominciare dalla dal Tian Ming cinese, per passare al “Patto” di Israele,alla “Hvarenah” achemenide,  alla “Hierotate Chora” dei Tolomei, alla Pax Augusta, al Califfato, al Tercio Imperio portoghese, alla “Casa sulla collina” dei Puritani, all’ “internazionalismo proletario”. Questa pretesa universalistica traduce semplicemente una legittima ambizione di “leadership”, espressamente riconosciuta come benefica per esempio dal Corano. Tuttavia, essa, per essere credibile, deve tradursi in fatti concreti, ché, altrimenti, si traduce nella copertura ideologica di altri interessi.

Purtroppo, nel momento stesso in cui l’Europa avanza questa pretesa,  la situazione effettiva dei diritti degli Europei è la più grave in tutto il mondo, perchè le nostre Autorità, a dispetto dell’ enorme produzione cartacea (cfr. i Quaderni  di Azione Europeista “Habeas Corpus Digitale” e “Corpus Iuris Technologici” dell’ Associazione Culturale Diàlexis) , non hanno fatto ancora nulla sul piano tecnico per difendere i cittadini contro la colonizzazione culturale denunziata dal Papa, come dimostrato per acta dalla causa Schrems. In base alle risultanze processuali e ai documenti di Snowden pubblicati da Wikileaks,  i nostri dati  sono già stati trasferiti, e continuano ad essere trasferiti,  nonostante il DGPR e addirittura grazie al Privacy Shield e alle Standard Contractual Clauses, nei server delle OTTs e della NSA, mentre, a detta di quest’ultima, l’intelligence cinese starebbe hackerando tutti i database americani, cosicché i nostri dati, militari, tecnologici, economici e personali sono in pratica disponibili a tutti tranne che all’Unione Europea, ai nostri Governi, alle nostre imprese e ai nostri eserciti (i quali tutti avrebbero pure diritto, a mio avviso, alle condizioni del GDPR, di poterne fruire, e di negare invece tale fruizione ai soggetti extraeuropei, come fanno, appunto, USA e Cina, ma, in gran parte, anche India e Israele).

L’iniziativa Gaia-X, di un cloud europeo (un consorzio di dodici piccole realtà esistenti), inaugurata il 9 maggio dai ministri francesi e tedeschi, costituisce, nonostante le roboanti promesse di sconfiggere gli OTTs, l’ennesimo pannicello caldo, perché è solo sperimentale, si riferisce solo ai dati delle imprese, e non quelli dei cittadini, è comunque parziale e non protetta contro lo spionaggio delle Grandi potenze. Nel 2018, gli Stati Uniti avevano  approvato il cosiddetto Cloud act: una legge federale che – fra le altre cose – permette alle autorità giudiziarie statunitensi di ottenere dai fornitori di servizi cloud di diritto Usa dati e informazioni sensibili anche quando sono depositati fuori dal perimetro statunitense. Compresi quindi i server fisicamente in Europa, zeppi di dati di cittadini europei, ma di aziende Usa. Una misura che si scontra in pieno con gli articoli del GDPR sulla tutela dei dati dei cittadini europei, ed ha provocato molte cause e sanzioni contro imprese europee.

Questa situazione permette  agli Americani di pilotare la politica, la tecnologia e l’economia mondiali, e, soprattutto, europee, facendo in modo soprattutto che non si formi mai, in Europa, un agglomerato di forze capaci di “sfidare”  come dicono gli Americani, le Grandi potenze. Questo è valido in primo luogo in campo economico, dove i profitti di Google, Amazon e Facebook, realizzati con l’utilizzazione economica dei nostri dati e scontando, grazie ai “tax rulings”, imposizioni irrisorie, costituisce, come ha spiegato Evgeny Morozov, una vera imposta sull’ economia reale, i cui utili vengono reinvestiti fuori dell’Europa per espandere ai nostri danni un impero tecnologico mondiale dei cui frutti non godiamo. Come scrive Pieranni, “per l’ Europa, poi, il destino potrebbe apparire inesorabilmente legato alla seguente domanda: preferiremo che i nostri dati siano in mano cinese o in mano americana?”

Pensando all’enormità del valore sottratto all’ Europa e al gettito evaso, è facile capire il perché del deficit cronico delle nostre economie, “potate” dagli OTTs di una bella fetta del PIL, e continuerà ad esserlo anche dopo la (ancora ipotetica) web tax.

Ma perfino nel campo della lotta alle malattie, ogni forma di progresso avviene esclusivamente all’ interno delle strutture per la “Guerra Senza Limiti” fra le Grandi Potenze.  Mentre nel 2018, il Commissario Moedas aveva risposto a Macron che l’ Europa non vuole creare la propria DARPA, Obama  creava la BARDA (“Biological Advanced Research and Development Authority”), ricalcata esattamente sul DARPA, per affrontare le pandemie e sviluppare i vaccini. Visto che la BARDA sta facendo vistosamente cilecca, e il Coronavirus sta provocando all’ America più danni della guerra del Vietnam, Trump ha  lanciato l’ “Operation Warp Speed”, che richiama al contempo la tsiolkovskiana Warp Speed di Star Trek e il Project Manhattan di Hiroshima e Nagasaki, ponendo alla sua testa un generale. Anche in Israele, l’Istituto per la ricerca biologica di Nes Tsiona è legato al Ministero della Difesa. Infine, anche  in Cina, la ricerca del vaccino è diretta Maggiore Generale Chen Wen, ufficiale medico   in servizio permanente effettivo.

3.Uno strano silenzio

Dunque, senza un web europeo e agenzie europee per la tecnologia, le pur meritorie azioni di Corte di Giustizia, Commissione, Parlamento e Consiglio, sul GDPR, sull’antitrust, sulla Web Tax, rischiano di rimanere puramente simboliche, come dimostrano i casi Echelon, Wikileaks, Prism e Schrems, visto che il GDPR, a causa delle leggi americane, non viene rispettato dalle OTTs, la Commissione riscuote qua e là qualche multa, ma non colpisce la monopolizzazione in sé, la Web Tax continua a non essere riscossa mentre dovremmo chiedere anche gli arretrati, Obama aveva rifiutato di firmare un no-Spy Agreeement, Assange e Manning restano in carcere senz’alcuna protesta da parte UE, Schrems sta tentando da 12 anni di vedere riconosciuto dalla Corte di Giustizia il suo diritto alla privacy e i cittadini di Hong Kong che avevano aiutato Snowden a fuggire dagli USA hanno dovuto a loro volta fuggire in Canada.

Non per nulla Zuckerberg e Pichai, che avevano fatto visita alla Commissione nei giorni immediatamente precedente la pubblicazione del pacchetto digitale europeo, ne sono usciti raggianti, mentre altri guru digitali americani firmavano addirittura un protocollo in Vaticano.

Commenta Colliot da Limes: “Nonostante le ambizioni, però, l’Europa rischia di fermarsi a metà del guado sul digitale: un ambito in cui per ora sembra giocare di sponda, accettando l’egemonia statunitense e cercando al massimo di regolarne gli eccessi. Malgrado gli sforzi e le dichiarazioni, l’UE non appare ancora capace di sviluppare un equivalente di Google o di Facebook: delle 200 principali aziende digitali del mondo, solo 8 sono europee.”

Non è vero che non sia possibile scalzare l’assoluto monopolio delle OTTs, perché la Cina ci è riuscita brillantemente in una ventina di anni, creando delle equivalenti di Google, Facebook e Amazon (in concorrenza fra di loro sul mercato cinese). Ed è questa la chiave di lettura centrale dello scontro USA-Cina: mentre Schmidt e Cohen avevano teorizzato che Google avrebbe sostituito Lockheed nel guidare l’America alla conquista del mondo, ora un’azione analoga la starebbe compiendo Huawei a favore della Cina.

Tuttavia, poiché gli Stati Uniti hanno impiegato più di 20 anni per passare dall’ invenzione di Internet da parte delle forze armate fino al suo lancio commerciale, forse solo se l’Europa partisse adesso con la prima fase, quella “segreta”, riuscirebbe ad arrivare sul mercato prima del “sorpasso” delle macchine sull’uomo, o della guerra fra superpotenze, ambedue probabili sbocchi fatali provocati dalla corsa generalizzata verso la cyberguerra.

E questo sarebbe il momento ideale per farlo, perché  perfino Elon Musk sta proponendo all’autorità antitrust americana, proprio per uno scrupolo di libertà di pensiero,  il “break-up” di Amazon, di cui la creazione di un campione europeo potrebbe essere il logico “pendant” in Europa.

Se l’Europa vuole proporsi veramente come il “trendsetter” in campo digitale contro il progetto apocalittico degli OTTs, e pertanto costringere le Grandi Potenze a sedersi intorno a un tavolo per stipulare un accordo sul digitale come quelli sul nucleare, non può presentarsi al tavolo delle trattative come semplice un mercato da colonizzare, bensì deve già avere un proprio web, sul quale sperimentare e dimostrare la validità del suo “umanesimo digitale” di Nida-Ruemelin, e comunque sottraendo i suoi cittadini al controllo di potenze extraeuropee. Come hanno detto Trump e Macron e in netto contrasto con la retorica “angelistica” (come la chiama Papa Francesco), in queste cose vengono rispettati solo i soggetti forti e autonomi. Questo vale tra l’altro anche in campo nucleare.

Le Istituzioni (compreso soprattutto l’onnipotente Consiglio) debbono spiegare agli Europei perché non si stia facendo nulla in questo campo, e neppure se ne discuta. Non ci si dica che non esistono le competenze giuridiche europee, perché lo stesso Parlamento, con lo Studio dell’ EPRS intitolato “Unlocking the potential of the EU Treaties”, ha chiarito che  si può utilizzare a questo proposito l’art. 171 TFEU.

Notiamo con preoccupazione che nessuno dei documenti pubblicati dalla Commissione e dal Parlamento sul digitale fa alcun riferimento a un’azione concreta relativa alla sovranità digitale europea, invocata invece a gran voce da Macron e dal Senato francese. C’è un accordo segreto? Le visite alla Commissione di Zuckerberg e Pichai lo fanno pensare. I due sono molto bravi a fare credere a Europei e Cinesi di essere indipendenti dallo Stato americano, ma, se ciò veramente fosse, i loro rispettivi business non esisterebbero neppure, come dimostrano Cambridge Analytica e la “precettazione” di Google in base al War Production Act per combattere al crollo del valore dei bitcoins.

I medici albanesi in Lombardia

4.I voti  del Parlamento Europeo in materia digitale.

Per tutti questi motivi, avevamo indirizzato nelle scorse settimane una serie di lettere con cui pregavamo la Commissione ITRE del Parlamento di non votare il rinnovo “tels quels” per il prossimo settennio, delle circa 40 agenzie della Commissione, per lo più di carattere tecnico, tutte basate sull’ idea di “congelare” il mercato tecnologico europeo, come pure di tutti i programmi e strumenti tecnologici europei esistenti, senza invece l’obiettivo di un vero “ecosistema digitale sovrano europeo”, indipendente dalle OTTs (obiettivo conclamato, ma mai perseguito). Purtroppo, a parte una cortese e.mail del Presidente Sassoli, non abbiamo ricevuto alcuna reazione sulla sostanza della questione, per cui presumiamo che si procederà alla conferma del pregresso, così bloccando un dibattito che, invece, in pendenza del nuovo quadro settennale e della Conferenza sul Futuro dell’Europa, dovrebbe restare aperto, proprio per fare salvo il principale obiettivo di sostanza: il web europeo.

In generale, si può dire che, non solo per ciò che riguarda queste agenzie, ma in generale per tutto ciò che concerne le politiche tecnologiche dell’Unione, le Istituzioni stiano già “blindando” il prossimo settennio, escludendo che in questo periodo si possa concretamente perseguire la sovranità digitale (e salvaguardando così gl’interessi, non solo degli OTTs, ma anche di molti  Enti di sottogoverno la cui utilità è dubbia, e che, a nostro avviso dovrebbero essere sostituiti da un potente DARPA europeo).

Confidiamo nella Sessione Plenaria del Parlamento per un intervento correttivo, che lasci alle Istituzioni e alla Conferenza il margine necessario per lanciare l’Ecosistema Digitale Autonomo (al limite con strumenti finanziari, ma soprattutto normativi, a oggi non esistenti).

Torneremo ovviamente, e abbondantemente, su questi argomenti.

Abbiamo girato intanto lettera, opportunamente aggiornata, anche ai presidenti dei gruppi politici del Parlamento, sperando che facciano qualcosa (cfr. “Technologies for Europe”). Poi, come aveva scritto Carlo Marx alla fine della Critica al Programma di Gotha,  dovremo dire: “Scripsi, et salvavi animam meam”.

L’arresto di Assange, una vergogna per l’Inghilterra e per l’ Europa