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LA SOVRANITA’DIGITALE:un’ottima idea tradita dalla politica.L’accordo Thales-Google

La normativa digitale UE è stata concordata con i GAFAM, nonostante tutte le comntroversie in corso

L’edizione del 4 Novembre di Le Point contiene una serie importante di articoli che chiariscono con esempi concreti la tesi da noi da tempo sostenuta: che, mentre la politica parla di “Sovranità Digitale Europea”, essa assume poi  delle decisioni che vanno nella direzione esattamente opposta, cioè lega all’ Europa, e in particolare alla Francia, le mani in modo tale che, a detta di molti, non sarà più possibile svincolarsi dalla morsa del complesso informatico-militare americano.

1.L’accordo Thales-Google e il “Cloud di fiducia”

Infatti, come afferma Cédric O, il Segretario di Stato all’ informatica, “La schiacciante maggioranza del French Tech si basa sul finanziamento e le infrastrutture dei cloud americani. Risultato: il valore creato non resterà da noi.”

Il fatto scatenante è che l’impresa digitale francese Thales, partecipata al 15% dallo Stato,  ha firmato con Google un accordo per creare insieme un servizio di cloud  e per commercializzarlo presso le imprese private e le Amministrazioni dello Stato. Accordo speculare a quello stipulato, un anno fa, sempre da Google, con Telecom Italia. Questo in netto contrasto con lo slogan della “Sovranità Digitale Europea”, e anche con lo spirito con cui era stato creata, un anno fa, Gaia-X, il cloud europeo, di cui ci era stato detto, all’ atto della sua fondazione, che avrebbe ideato delle procedure tali per cui gli utenti potevano scegliere providers di loro gradimento, ma in ogni caso sarebbero stati garantiti la riservatezza e il mantenimento dei dati in Europa, come previsto dalla legislazione europea applicabile.

Secondo Jean-Paul Smets, fondatore di Rapid Space, “Quest’ accordo segna l’abbandono della nostra sovranità a vantaggio dei GAFAM. La Francia si è piegata agl’interessi americani.Ciò significa che i nostri dati, compresi i più sensibili, resteranno a loro disposizione”.

Il fatto è che il Presidente Macron, ideatore del termine “Sovranità digitale europea”, ha improvvisamente cambiato, sotto elezioni, il proprio  linguaggio, e parla ora di un “cloud di fiducia”, in cui il gestore americano sarà tenuto a garantire la riservatezza dei dati dei Francesi, ma i giornalisti di Le Point sollevano fondati dubbi, perché i dati conservati da un cloud comune saranno comunque soggetti al CLOUD Act, e quindi dovranno essere obbligatoriamente consegnati, dai partner americani, alle autorità americane di sicurezza. E’ lo stesso problema emerso nei casi Schrems e Istituzioni/Microsoft, che hanno rivelato ufficialmente che  una plateale violazione del DGPR viene perpetrata da tempo dalle Istituzioni per favorire i rapporti transatlantici, e questa situazione non viene scalfita , né dalle sentenze della Corte di Giustizia, né dalle risoluzioni dell’EDPB (che restano inattuate da anni).

Anzi, il presidente dell’ EPDB, il polacco Wewiòrowski che pure ha adottato risoluzioni molto severe contro le Istituzioni, ha poi detto che, sostanzialmente “condividere i nostri dati con degli alleati è già meglio  che condividerli con degli avversari”, con ciò avallando anche un trattamento asimmetrico con i gestori cinesi (pure presenti in GAIA-X).

Ma questo, in una situazione in cui la politica estera e di difesa è sostanzialmente una politica sei dati (“Lutte Informatique d’influence”, per usare un termine oggi alla moda nell’ Esercito francese), significa che l’ Europa non potrà mai avere una propria politica estera e di difesa, perché, non disponendo dei propri dati, non potrà mai condurre una politica autonoma, per esempio dissociandosi da guerre, o da azioni politiche, c’essa non condivide.

Georg Rikeles, già funzionario europeo e membro del think tank EPS, spiega molto bene ciò che sta succedendo.Tutti i funzionari europei e nazionali in campo informatico sono corteggiati dai Gafam e dai loro studi legali e di pubbliche relazioni, per assumerli quando abbiano lasciato i loro incarichi (“pantouflage”; si noti bene che oggi tutti gl’incarichi più importanti sono attribuiti con contratti a tempo determinato)

I  funzionari ministeriali francesi e i politici europei e finiscono poi nei consigli di amministrazione dei GAFAM, per esempio Neelie Kroes, senza che nessuno sollevi obiezioni.

Per i “movimenti spontanei” di cittadini che in realtà sono finanziati dai GAFAM, i funzionari hanno coniato l’espressione “Astroturfing” (che si riferisce ai campi da gioco artificiali in materie plastiche.Guillaume Grallet conclude che bisogna “scommettere su una regolamentazione atta a fare nascere delle imprese di alta tecnologia”, tema su cui noi siamo impegnati da anni ma nessuno ci vuole ascoltare (molto probabilmente perché tutti gl’interlocutori che contano hanno fatto oggetto di “Astroturfing”).

In netto contrasto con questa situazione francese (ed europea), in Cina sono appena entrate in vigore le nuove normative per il controllo sulle imprese digitali, che hanno inglobato e superato le timide bozze europee.

Il risultato pratico è che, tanto il Presidente Macron, quanto la sua diretta concorrente Marine le Pen, non insistono più sulla lotta ai GAFAM, lasciando, su questo tema, il campo libero a candidati minori, che  possono scatenarsi perchè tanto hanno poche chances di dover mantenere le loro promesse.A Xavier Bertrand:” sembra indispensabile ristabilire una sana concorrenza.I mezzi esistono, arrivando fino al loro smantellamento”;per Valérie Pécresse:”lo smantellamento di Google è il destino a cui la condanna ineluttabilmente la sua posizione ultra-dominante, come lo fu per i giganteschi trust americani  del XX° secolo”.

Riassumendo:

-quella del digitale è l’unica vera lotta di libertà oggi in corso: quella contro la Società della Sorveglianza;

– conformemente a quanto teorizzato da Eric Schmidt e concretizzato nei recenti atti legislativi americani, è in corso un’azione a tenaglia dei GAFAM e del Governo americano per mantenere l’attuale situazione di fatto di dipendenza, ideologica, digitale, politica e militare dell’ Europa;

-fintantoché non saranno attuate le due Sentenze Schrems e le risoluzioni dell’EDPB, l’Unione Europea non sarà mai uno Stato di diritto, in quanto le sue Istituzioni non rispettano, né le sentenze della Corte di Giustizia, né le deliberazioni dell’EDPB, su una questione così centrale come la disponibilità dei nostri dati alle Autorità americane;

-se le cose stanno così, ci chiediamo a che cosa serva GAIA-X, che avrebbe dovuto risolvere proprio questo problema;

-i politici europei, dopo tanto parlare di “Sovranità”, continuano a non fare nulla, e, anzi, a firmare sempre nuovi accordi con i GAFAM e con il Governo americano;

-nelle prossime elezioni presidenziali francesi, i candidati con più chances (ma perfino Zemmour), non intendono impegnarsi su questo tema.

L’unica speranza risiede nella società civile, ma avrà essa l’occasione per esprimersi? Se, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, non si potrà parlare di questo, mi domando a che cosa serva la Conferenza stessa. Forse, come scrive “La Repubblica” di oggi, potrebbe essere un’altra inconcludente “fabbrica di chiacchiere”:

“Si nota un certo conformismo. Si dibatte in modo educato, civile, con toni ben diversi da quelli dei bar e delle piazze del continente. E’una ‘Occupy Strasburgo’ istituzionalizzata”.

Urge trovare nuove modalità d’intervento, più autentiche e risolutive.

THE BATTLE FOR EUROPE’S STRATEGICAL AUTONOMY: DIALEXIS CONTRIBUTIONS

The American hidden empire is the heir apparent of the Persian one.

The core problem of post-WWII politics is the centrality of deployed technique (Heidegger). With the ability of the machine to beat man, as shown by DeepBlue vs Kasparov, machines have become the protagonists of post-modern history – the history of the transition from Intelligent Machines (DeepBlue) to Spiritual Machines (the “Technological Singularity”)-. In this sense, present days history has been defined also as Post-History (Kojève, Gehlen).

If machines are the protagonists, the powers who embed intelligent machines have the control on the world (Putin). The “OKO” computer should have guaranteed, via the “second nuclear strike”, the victory of real socialism in WWIII, but “OKO” failed, so that technological sovereignty remained with the US, until China challenged them with its technological giants, like Huawei.

China challenging the US in “dual” technologies has come to the forefront of political debate

1.The core contradiction of the XXI Century

Thus , ICT, with  its trends and its control,  has become the most crucial cultural and political issue. Large part of the great questions at stake today are about the control on machines. The future of Mankind depends on the space machines will leave to humans. The conflict rudimentarily described as “Democracy vs. Autocracy” is in reality a transversal dialectics among the fledging Technological Singularity and the different forces protecting identity and difference.

At a geopolitical level, the GAFAM have almost succeeded to take control over the “Hidden Empire”, the “America-World”, making, of it, the main instrument for its control on Mankind (Schmidt & Cohen). On the other side, some stumbling blocks have arisen, which are making the march of the Singularity more difficult. The first of them is China, which has developed its own, parallel, Digital-Military Complex (The “Union of Civil and Military”),  similar to the American one, but not identical: the American political system is more widespread, but weaker.

Albeit one could think that two digital-military complexes are worse than  only one, in reality, Duality  has always been the worst enemy of Singularity (“Advaita”), and, thus, it is a remedy to the ongoing mechanisation. And, in fact, the existence of two competing digital powers gives the other powers of the world the time to reorganise. This is what is happening in Russia and what should happen also in Europe.

“The Singularity” is an archetypal aspiration of messianic empires (Ekata, Tawhid)

2.The role of Europe in the worldwide debate

The role of Europe is ambiguous. Its original idea at the times of Hippocrates, Herodotus and Eschilus,  was the one typical of  the sedentarized warring tribes (Western Semites and Western Aryans), which challenged the centralized empires governing large alluvional plains (let’s think of Moses vs. Pharaon and of Leonidas vs. Xerxes). However, with the time going on, also those tribes interiorized many ideas coming from Eastern Empires, such as enotheism, divine right, centralisation, what gave rise to decentralised “Western” empires such as the Roman, the Holy and the Ottoman Empires, conciliating centralisation and de-centralisation.

Europe’s post-WWII americanization included also puritan hypocrisy (Nietzsche’s “cant”), whereby exponential centralisation (1% Society, Political Correctness, Globalisation, Intelligence Community, Echelon, Prism), is  masked by ideologies which extol opposite principles (Thoreau’s transcendentalism, Whitman’s individualism, the Chicago School’s laissez-faire, Californian Ideology).

Under the influence of US dissidents from “the Web Delusion” (Bill Joy, Julian Assange, Evgeny Morozov), the EU had embraced enthusiastically the idea of compliance with the OECD privacy rules as an evidence  of its “superior democracy”, and was surprised (by the Echelon, Wikileaks and Prism cases) to realize that the US  were not following their same roadmap , but, on the contrary, under the pretext of Islamic terrorism, and, in reality, for stabilizing their role as the sole superpower, went on creating their own technological empire covering the whole world. Albeit the US did not appear as such at the forefront of this technological invasion, but the GAFAM, created by the DoD’s DARPA, and contiguous to the intelligence community, played the same role, or even a better one, presenting themselves as freedom-loving young start-ups. European States and even the European Union favoured these developments, by allowing the US intelligence community to work freely in Europe, by avoiding any State control on ICT, by creating incredible tax rulings in Luxemburg, Netherlands, Ireland and UK, and by postponing, for a huge amount of time, the adoption and implementation of any measures whatsoever against all that, in spite of laws on national security, secrets protection, intellectual property and privacy, and procedural law.

Europe will be the Trendsetter of Worldwide debate only when it will be a leading ICT power.

3.Beyond GDPR

The GDPR, praised by the official opinion as a masterwork of soft power, was based, in reality, on a deliberate misunderstanding: the idea that the GAFAM, which are a unique creation uniting 1% society and extractive capitalism, theological nihilism and Bal Excelsior rhetorics, hard power and intelligence, propaganda and lobbying, electoral technologies and guerrilla training, may not be effectively governed by one-sided sectoral regulations, such as privacy law, tax law, antitrust law, different according to States and political phases, without facing them in an holistic way, encompassing also international, constitutional, military, criminal, economic and electoral law.

So, each set of law, taken as such, has become a regulatory monstruosity, not achieving in any case the aim to curb abusive practices, which could be pursued only by a unitary strategy, privileging coordination and quality over quantity and bureaucracy. The failure of this policy has become evident over the time,(i) with the refusal, by Obama, to counter the system revealed by Edward Snowden, (ii)with the adoption, by the Congress, of the CLOUD Act, clearly reinstating, in deliberate contrast with the European GDPR,  that the US intelligence community has free access to all data stored by the GAFAM even abroad,(iv) with the coverage given by friendly governments, like the Irish one, to illegal practices of the GAFAM, and (v) finally, by the Schrems II Judgement of the ECCJ, which has finally condemned, as illegal, the escapeways found out by the Commission for avoiding to oblige Americans to stop their abuses.

The von der Leyen Commission had the objective to turn these weaknesses of the European system into a force, trying to counter, with a series of programmatic and legal documents, the abuses of the GAFAM, but, in the same time, accommodating very easily to the requirements of the US administration and of the GAFAM themselves. Up to the point that, refusing to comply with the GDPR as interpreted by the EUCJ, the European Institutions (by the ILA with Microsoft), and all Member States (by the inactivity of their respective DPAs) are infringing massively and permanently the laws which they have created, what constitutes the opposite of that Rule of Law which they pretend to utilise just as a pretext for boycotting unsympathetic political leaders (Orbàn, Morawiecki).

The situation has gone so far that, in the last years, the pressure on the governments, at least in some countries, for doing something concrete has become too strong. This is especially true in France, where President Macron is fighting constantly for inheriting the Gaullist tradition, still dominant in the country, which also the Rassemblement National, the second political force of the country, tries to rejuvenate.

As a consequence, Macron has launched the slogan “Souverainisme Européen”, which, as to ICT, sounds like “autonomie stratégique digitale”, which should pave the way to a more general European sovereignty.

Very recently, this slogan has been appropriated by some European Institutions (like Michel, Borrell and Breton), who are moving away from the traditional EU “liberal internationalism” (hiding a substantial subserviency to the US), for arriving at a “realistic” vision of international politics (the “power politics”).

The first imperative: stopping the trickle-down effect of European knowledge into the GAFAM and the American deep State

3. Critically discussing EU legislation

This situation has brought about a series of legislative actions, such as Macron’s walking out from the standstill on the web tax, such as  the creation of Qwant, JEDI, and,  especially, GAIA-X.

As clarified in the interventions of Associazione Culturale Dialexis, albeit these stand-alone initiatives represent a remarkable good news for  European sovereignists, they are still too weak for countering the multifaceted hegemony of the US military-digital complex on Europe in  the cultural, intelligence, military, political, social and economic fields.

In fact, whilst the “Californian Ideology” represents a consistent social design, starting from secularised millenarism, going on through American Exceptionalism, via the Rostow growth theory and “technological sublime”, the European “regulatory superpower” is dependent on millenarism for its Progress mythology, to American Exceptionalism via the “Allied Model”, to the Rostow development theory via the “multilateralistic” misunderstandings, and, finally, to Technological Sublime through Rifkin’s myth of the Third Industrial Revolution (as reworded by Floridi: “the Fourth Revolution”).

For overcoming these bottlenecks, the EU shall re-interpret its idea of “Trendsetter of Worldwide Debate”, for interconnecting it with the tradition of “Katechon”, as read by St-Paul, by the Ludus de Antichristo,by Soloviov, Dostojevskij, Mc Luhan and Barcellona, i.e. as a philosophical debate about the essence of Modernity.

For keeping abreast of these challenging times, Diàlexis is following intensely the ongoing events at world, European, Italian and Piemontese levels, proposing continuously, to competent authorities and to civil society, new formulas for overcoming the century-long difficulties which block our development and even threaten our survival.

In particular, Diàlexis has expressed its point of view about:

-the refinancing of EIT (European Institute for Technology);

-the creation of Gaia-X (the European Federated Cloud);

-the recommendations of the European Data Protection Board and the Commission Implementing Decisions (trying to comply with the Schrems II judgement of the EUCJ).

Technocratic messianism as the unmistakable implementation of the “antichristic” principle

PART 1: CONTRIBUTION TO THE GAIA-X SUMMIT

The Gaia-X summit was held virtually on 28-29 October, with the participation of the Ministers Altmaier, Le Maire and Pisano, of Commissioner Breton and of managers of different comnpanies, including Luigi Gubitosi of Telecom Italia, vice President of Confindustria responsible for digitalisation.

GAIA-X :A FIRST STEP TOWARDS EUROPE’s DIGITAL AND STRATEGIC AUTONOMY

Contribution, to the Gaia-X Summit,

by Associazione Culturale Diàlexis

Via B.Galliari 32

10125 Torino

e.mail info@alpinassrl.com

tel +393357761536

SUMMARY

The Gaia-X project arises after a lengthy process, which has revealed the weaknesses of the European system in its relationships with the large US platforms and US authorities as concerns access and utilization of data generated by Europeans.

This situation has caused, over the time, a series of problems to the EU, to member States, to European citizens and economy. It is clear today that the only way out is represented by data sovereignty as part of an all-encompassing digital and strategic autonomy. The Echelon, Prism and Schrems cases have shown that the complex legislation generated in Europe over the last two decades of the XXI Century is not sufficient for constraining the digital world within the borders set by digital ethics, national security, rule of law, citizen rights, national interest, privacy and general accepted tax principles.

In order to achieve the above goals, it is necessary that the European Union has, over platforms operating in Europe and data collected there, at least the same wide ranging control, that the US Administration has.For achieving that, the data of Europeans must be stored and processed in Europe by entities which are bound by European legislation and protected by European security laws.

This path will be lengthy and controversial, because Europe has arrived at this point too late, badly equipped from a cultural, technological, political, military, economic and social, point of view. However, without this effort, Europe will disappear from the number of developed countries.

The Institutions have chosen a low-profile approach, which, under several points of view, is too weak, first of all conceptually, since it has not taken note of the real earthquake occurred in the cultural, geopolitical, legal, social and economic paradigms of the XX Century, because of the “warp speed” by which the two digital superpowers are conducting their race.

This requires a long term effort by European intelligencija, politics,, enterprises, civil society, social organisations, for pushing forwards at all levels the battle for Europe’s digitisation and autonomy, to which Associazione Culturale Diàlexis, will be happy to contribute as a cultural organisation and as a publisher.

Since one of the most apparent weaknesses of the digital Europe is the absence of a solid digital industry to support EU policies, the Gaia-X initiative, which aims to create, by an alliance of available forces, the hard core of a truly European digital ecosystem, represents the most serious tentative to create a first European Digital Champion alongside the models of Arianespace, Tornado, Eurofighter, EADS and Galileo.

1.Europe’s difficulties in the Era of Intelligent Machines

For understanding the importance of Gaia-X, it is necessary, according to us,  to recall as briefly as possible the historical background of the  European quest for digital autonomy, which we trace back to the historical speech of President Macron at the Sorbonne.

The present paper’s starting point is the concrete dialectics between the advancement of the Society of Intelligent Machines and the plans of Europe as a geopolitical subject.

If the guiding phenomenon of XXI Century is ICT, this third decade is characterised by the crucial role of data.

The European Union, trying to update “classical” European ideals, purports to play a leading role (“Trendsetter of the Global Debate”) in a series of areas, and, in particular, the following:

-international democracy, whereby peoples should not be exploited, subjugated or discriminated because of their race, economic or military power, religion, size, ideology…;

-technological humanism, whereby our societies, whilst pursuing economic development, safeguard, and, if possible, enhance the traditional values of mankind;

-world federalism, whereby, in order to reconcile the peoples’ identities and diversities, the world should not be organized alongside a hierarchical relationship among peoples, but, on the contrary, it would strive to reach multifaceted and multicultural forms of governance.

The present state of the world does not correspond to these objectives, since, albeit decreasing, there is still the idea of a “World leadership” , which purports to influence and transform other countries in order to eliminate their diversity. This pretention impedes technological humanism to flourish, ICT  being “weaponized” and transformed into the main element of a Society of Mass Surveillance; the potentials of ICT are interpreted in such a way as to subject persons to the impersonal control of States, intelligence, corporations and, especially, algorithms. In this situation, a real world-federalism, as the one hinted by the EU discourse, cannot remain confined to a governance made of laws, of governments, of armies, of money, but shall become a governance of men over machines, alternative to world technocracy.

As a consequence, European Institutions have correctly singled out the control on data as one of their core  concerns as a principled supranational organisation. More recently, some national and EU leaders have focused still more this concept as “Europe’s digital and strategical autonomy”, and are striving to achieve the latter by promoting European Champions.

Unfortunately, Europe’s condition is the opposite of autonomy. It is still dependent on ineffective alien political myths, military and economic  subordination, political weakness, and, especially, lack of the most essential requisite of autonomy in the XXI century: a digital core, governing knowledge, debate, communication, defence, economy, money…

The major world powers, and, in first instance, China, have programmed in detail the growth of their digital structure, including 6G and quantic technologies, disaster management, national champions, worldwide market strategies and alliances…

The differences  among cultural and political systems has only a limited impact on this need for planning technological developments, because technology has a at least partially objective character, so that they, who are not mastering the most recent technologies,  cannot protect their values and interests, as it happened to the great empire of China at the time of the Opium Wars.

ICT is stretching its reach well beyond geopolitics, for reaching economy and society. The ability of each country to achieve its targets of social development and economic welfare is directly proportional to the amount of digital technology it is able to master.  We can say that ICT is a typical case of “dual use” technology, whereby defence industry is utilised as the main instrument for leveraging State intervention into a free-market economy for achieving a competitive advantage for the nation’s economy and society.

The fight for privacy is a prerequisite for European technology, defence and independence

2. From the US Postal Code to the Schrems cases

Like all dual use technologies, computers and the Internet were originally conceived as military in nature, and, with priority, intelligence projects. They have penetrated all branches of economic life, but always keeping their core defense character. Even the practical functioning of Internet was tested thanks to military funds among DARPA-friendly research centers. Its whole development was paid by the DoD, and the core of their functioning is still defense-related.

First of all, the Anti-missile Defense Systems are based on the capability, by Big Data, to forecast, detect, monitor, prevent and counterattack any offensive act of potential enemies If Mass Surveillance is so crucial, it is so primarily because of this tight connection with the needs of Unlimited Warfare. All patterns of present days’ civilization tend to be organized alongside these needs: each citizen is either a tool in the hands of the Apparatus, or an enemy and a target, as it clearly results reading the US Defense doctrine.

 Starting from the Macy conferences in the Forties, a utilization of ICT in dual, and, afterwards, civil fields, was already envisaged: mainframes, digital control engines, and machine tools, writing machines, computers, simulators.

Billions of dollars per year have been spent, by agencies such as the National Security Agency (NSA) and the Federal Bureau of Investigation (FBI), to develop, purchase, implement, and operate systems such as Carnivore,ECHELON, and Narus Insight to intercept and analyze the immense amount of data that traverses the Internet and telephone system every day. The Echelon and Prism cases have shown to all world as this surveillance works.

ECHELON, a surveillance program established in 1971 by the United States with the aid of four other signatory states to the UKUSA Security Agreement, also known as “the Five Eyes” has evolved beyond its military and diplomatic origins into “a global system for the interception of private and commercial communications” (mass surveillance and industrial espionage). Britain’s The Guardian newspaper summarized the capabilities of the ECHELON system as follows:”A global network of electronic spy stations that can eavesdrop on telephones, faxes and computers. It can even track bank accounts. This information is stored in Echelon computers, which can keep millions of records on individuals.”

In 2001,the Temporary Committee on the ECHELON Interception System,established by the European Parliament to investigate the surveillance network, recommended that citizens of member States routinely use cryptography in their communications to protect their privacy. In its report, the committee stated categorically that the Echelon network was being used to intercept not only military communications, but also private and business ones. James Bamford, in The Guardian in May 2001, warned that if Echelon were to continue unchecked, it could become a “cyber secret police, without courts, juries, or the right to a defence“.

The birth of the Internet allowed a much more widespread reach of Surveillance Society, leveraged by the commercial utilisation of data and data processing for manipulating consumers’ attitudes. Social networks became the channel whereby web multinationals collect data which they “resell” onto the most different ”markets”.

This has allowed the US platforms to create a brand-new area of business, collecting an enormous amount of money without paying taxes, which allows them to overcome any kind of competitors and to manipulate politics.

The effectiveness of NSA-led mass surveillance has overcome the one of the former STASI

3. After September 11

Since the September 11 terrorist attacks, a vast domestic intelligence apparatus has been built in the USA to collect information using NSA, FBI, local police, state homeland security offices and military criminal investigators. This intelligence apparatus collects, analyzes and stores information about millions of (if not all) American citizens, many of whom have not been accused of any wrongdoing. Under the Mail Isolation Control and Tracking Program, the U.S. Postal Service photographs the exterior of every piece of paper mail that is processed in the United States — about 160 billion pieces in 2012. The FBI developed the computer programs Magic Lantern” and CIPAV, which they can remotely install on a computer system, in order to monitor a person’s computer activity. The NSA has been gathering information on financial records, Internet surfing habits, and monitoring e-mails. They have also performed extensive analysis of social networks such as Myspace.

The PRISM special source operation system legally immunized private companies that cooperate voluntarily with U.S. intelligence collection. According to The Register, the FISA Amendments Act of 2008 “specifically authorizes intelligence agencies to monitor the phone, email, and other communications of U.S. citizens for up to a week without obtaining a warrant” when one of the parties is outside the U.S..Foreign subjects do not have any protection at all.

The Communications Assistance for Law Enforcement Act (CALEA) requires that all U.S. telecommunications and Internet service providers modify their networks to allow easy wiretapping of telephone, VoIP, and broadband Internet traffic. In early 2006, USA Today reported that several major telephone companies were providing the telephone call records of U.S. citizens to the National Security Agency (NSA), which is storing them in a large database known as the NSA call database.

Commercial mass surveillance often makes use of copyright laws and “user agreements” to obtain (typically uninformed) ‘consent’ to surveillance from consumers who use their software or other related materials. This allows gathering of information which would be technically illegal if performed by government agencies. This data is then often shared with government agencies – thereby – in practice – defeating the purpose of such privacy protections.

Many websites on the Internet are effectively feeding user information about sites visited by the users, and now also their social connections, to Google:” Google will also know more about the customer – because it benefits the customer to tell Google more about them. The more we know about the customer, the better the quality of searches, the better the quality of the apps”.

Facebook also keeps this information, as it has been ascertained in the ongoing procedures in front of national regulators, of the Court of Justice and of the Commission.

New features like geolocation give an even increased admission of monitoring capabilities to large service providers like Google, where they also are enable to track one’s physical movements while users are using mobile devices. With Google as the advertising provider, it would mean that every mobile operator using their location-based advertising service would be revealing the location of their mobile customers to Google.

The CLOUD Act amends the Stored Communications Act (SCA) of 1986 to allow federal law enforcement to compel U.S.-based technology companies via warrant or subpoena to provide requested data stored on servers regardless of whether the data are stored in the U.S. or on foreign soil.

Early this years, Google has opened its cloud facilities in Salt Lake City, beside theThe Utah Data Center (UDC), also known as the Intelligence Community Comprehensive National Cybersecurity Initiative Data Center,[1]  a data storage facility for the United States Intelligence Community that is designed to store data estimated to be on the order of exabytes or larger.[2] Its purpose is to support the Comprehensive National Cybersecurity Initiative (CNCI), though its precise mission is classified.[3] The National Security Agency (NSA) leads operations at the facility as the executive agent for the Director of National Intelligence.

Schmidt and Cohen, two members of Google’s Board, had written in their book “The new digital age” that Google will substitute Lockhead in leading America to the conquest of the world. In fact, also thanks to their important coverages, the US platforms, which have a monopoly position everywhere, exept in China (and perhaps South Korea and Russia), have generated the most important economic sector of the world,n which conditions all other areas of business (finance, communications, culture, commerce, manufacturing, agriculture, tourism, services, healthcare and even politics ; see Taxleaks, Cambridge Analytica).

Thus, as many observers have noted, the Surveillance Capitalism (see Szuszanna Zubov) has reversed all classical notions of political economy (State, monopoly, antitrust, civil freedoms..). This implies that ICT should be dealt with by a specific legislation, what the EU is trying to do more than any other part of the world. Unfortunately, up to now, these efforts have been unsuccessful because the EU are trying to cope with the new phenomenon via “classical” concepts (business ethics, international vs. civil or common law, politics, markets, prices).

This intervention aims at showing the problems arising from old fashioned paradigms and suggesting ways out.

The US Cloud Act has awaken an unexpected reaction because it has hit lsarge European industrial groups

4. The battle around the US CLOUD Act

In considering the impact of the US CLOUD Act, by the  Initial legal assessment of the impact of the US CLOUD Act on the EU legal framework for the protection of personal data and the negotiations of an EU-US Agreement on cross-border access to electronic evidence”, the European Data Protection Board stated that “By choosing to create a legal avenue under US law for US law enforcement authorities to require disclosure of personal data directly from service providers who fall under US jurisdiction, irrespective of where the data is stored, the US Congress enacts into US law a practice of US governmental entities likely to bypass the Mutual legal assistance in criminal matters treaty (MLAT)2 in force between the European Union and the United States of America.….. The US CLOUD Act therefore entails the possibility that such electronic communication or remote computer service providers are compelled to answer a request by US law enforcement authorities for the disclosure of personal data that are subject to the provisions of the GDPR. … The US CLOUD Act thus states an extraterritorial reach of powers under the US Stored Communication Act….”                         This aspect of the CLOUD Act is not compatible with international law.

Two conflicting legal logics face each other. From one side, we have the “traditional liberal-democratic” legal order, embodied in European Law, which predicates that any kind of interference in the private sphere is prohibited. In exceptional cases, as in the case of criminal procedure or of military intelligence, it must be carried out by the responsible authorities, with formal authorizations and documentation, and for a limited period and scope.

From the other side, we have the American system, as it evolved especially since September 11, that considers that an “unlimited warfare” is under way among, from one side, “Western Civilization”, and, from the other side, “The Rest”[1]; that the US are “the policeman of the world”, and that, therefore, they must use military instruments for preventing and  fighting “terrorists”, who may be even American citizens (like  the “Taliban Johnny”). Therefore, taking into account the fact that today’s warfare is mainly a digital warfare, US agencies have the right and the duty to interfere with whichever activity is carried out, by anybody, in the world, for detecting, preventing and striking whichever activity which could result dangerous for “Western Civilization”.

Moreover, there is a clear cut geopolitical conflict: the EU does not share all the aspects of US economic warfare, and wants to be free to go on dealing with China, Russia, Iran,…without being subject to retaliation from the US.

The idea that, via a formal bureaucracy of certifications, it would have been possible to skip this substantive contradiction is a childish trick, which the European Court of Justice has had the merit to disclose, but whichrisks to result winning after the  two Schrems Cases notwithstanding the recent rhetorics of European Digital and Strategic Autonomy.

Also the fruitless negotiations carried out between the EU and the US since many years have unveiled the European powerlessness:

a.The lack of European sovereign clouds (not belonging to US multinationals);

b.The non compliance, by French authorities, with the so called “French Blocking Statute”, banning the communication abroad of sensitive economic data;

c.Several EU member States never adopted the implementing provisions of Council Regulation  n. 2271/96 of 22 November 2996 protecting against the effectsv of extraterritorial  application of legislation of a third country.

d.The absence of criminal sanctions in European measures against the breach of confidential obligations;

e.The limitation of the strong penalties for breach of GDPR to the rights of private persons.

As Sir Martin Rees of Ludlow has written, this might be the last century of Mankind

5.Schrems I

Max Schrems had filed a first complaint against Facebook with the Irish Data Protection Commissioner (“DPC”) already in 2013(!) for having stored in his servers a huge amount of files concerning him. The DPC first rejected the complaint as “frivolous and vexatious”(!!). Mr Schrems appealed against the DPC and ultimately won: In that case, C-362/14 Schrems, the CJEU (“Court of Justice of the European Union”, the EU’s supreme court) confirmed his view and ruled that mass surveillance violates European fundamental rights, since it allows massive storage and transfer abroad of European’s data collected without their informed consent. The CJEU struck down the previous “Safe Harbor” system (worked out by Commission and Parliament) that facilitated EU-US data transfers. This system was urgently replaced by the Commission at the last minute with the “Privacy Shield” system in 2016. According to Maximilian Schrems: Privacy Shield is an updated version of the illegal ‘Safe Harbor’. Nothing in US surveillance law was changed or fixed.”

    After the first CJEU decision on “Safe Harbor”, Facebook claimed it would not use “Privacy Shield” but, on the contrary, the so-called “Standard Contractual Clauses” (SCCs).  SCCs are a contract between an EU company (here Facebook Ireland) and a non-EU company (here Facebook Inc, in California) in which the foreign company pledges to respect Europeans’ privacy. The law accepts that such contracts sufficiently protect European data when transferred abroad.

    Under the EU privacy laws (“GDPR”) and the SCCs, a “data export” to a third country is only legal if the exporting company (in this case Facebook Ireland Ltd) can ensure “adequate protection” in the US. In practice, this turned out to be impossible, because US surveillance laws (such as FISA 702 and EO 12.333) result in the US.

        Given the situation above and the ruling of the CJEU in the “Safe Harbor” case, Mr Schrems consequently requested the Irish DPC in 2015 to use Article 4 of the SCCs, which allows the DPC to order Facebook to “suspend” the data transfers in individual cases.  While the DPC now agreed with Mr Schrems that US surveillance laws violate EU law, they did not take direct action. Schrems: “We asked for a targeted solution, only for companies that fall under these surveillance laws. The DPC could have issued such a decision within a day.”

The traditional European Civil righta will remain on paper if they are not translated in michanised defence instruments of Europeans against all infringements

6.Schrems II

    The DPC, however, did not follow the request of Mr. Schrems, but instead filed a lawsuit against Facebook and Mr. Schrems before the Irish High Court, with the aim to refer the case back to the CJEU – this time on the validity of the SCCs-. The Irish High Court had complied with the DPC’s request and referred eleven questions to the CJEU, despite the resistance of Mr. Schrems and Facebook (who both opposed the reference for different reasons).  

    The Court of Justice ruled on July 16, 2020 (Schrems II Case), that the Standard Contractual Clauses and that the transfer of Europeans’ data towards the States, not guaranteeing an adequate protection, is forbidden. So, since almost all providers are US platforms, and the Cloud Act imposes to such platforms to make available the data wherever they are stored, inserting data into the Internet is tantamount as delivering them directly to the US intelligence community.

     In practice, this means that all transfers of data via internet providers are forbidden. Now, because European citizens and enterprises have been used since a long time to utilize the Internet, and the legal devices like Safe Harbour, Privacy Shield and Standard Contractual Clauses are not valid, most of the current internet transactions and operations are illegal

        According to Mr. Schrems: “In simple terms: EU law requires privacy, while US law requires mass surveillance. The question is, what happens when an EU company follows US rather than EU law?”as Schrems correctly pointed out, the principles of US legislation (mass surveillance os a necessary instrument for maintaining and enlarging the “hidden Empire”, and the opposite principle of the Eu (to forbid mass surveillance in defense of citizens’ rights), are at the opposite extremes.  And, being Europe in the worse negotiating condition, it can obtain an ,at least partial, victory, only via a very hard fight.

Competition now is on the worldwide market and among “Civilisational States”. Each one must have its “Continebntal Champions”

7.The role of European Champions.

Notwithstanding the fact that, as observed by Commissioner Vestager, the platforms have never made so much money at the expenses of Europeans as during the Covid infection, the official point of view reflected  in the most recent papers is still the one of neo-liberal rhetorics, which ignores self evident geopolitical facts, i.e. that ICT has deeply seated geopolitical roots, that have to be unraveled if you want a real digital autonomy. A concept which is implied already in the idea  of  Strategic Autonomy.

The same idea of European Champions is controversial, so that only a few examples exist as of now.  But what else, than American Champions, are Microsoft, Google, Facebook and Amazon? What, if not Chinese Champions, are Baidu, Alibaba, Tencent, Huawei, ZTE? If we want that Europe may compete with USA and China, we must have our champions. They may be slightly different from the American and the Chinese, may be governed by different laws, but they must cover the same markets, obtaining some shares for themselves. It would be impossible that we leave ICT to USA and China and retain just manufacturing or culture, because, within a short period of time, also manufacturing and culture will become simply two branches of the digital business.

Since the digital world is an integrated ecosystem, it is impossible that European champions arise if not in tight connection with the birth of a European digital culture, of a European Army, of a European Military Academy, of a European technology agency, of European platforms, of a Digital Euro…, as clearly identified recently by Josep Borrell.

Therefore, each of the present European initiatives, such as Qwant, JEDI and , now, Gaia-x, must fit within a general plan. As stated by all the promoters, Gaia X has been conceived precisely in this perspective, but we cannot forget the need to complete the landscape of the European Digital Ecosystem, taking into account all the background referred to above.

In fact, Gaia-X will foster the storage in Europe, but will not prevent either the obligation of US companies to share their data with their authorities, nor the Europeans to go on utilizing Google, Facebook and Amazon, nor even European Institutions and Poste Italiane to outsource all of their ICT activities to Microsoft. For avoiding that, it would be necessary that at least new companies arise in Europe for social networks and for secure data transfer, and that they obtain a complete backing fron Euriopean authorities.

Moreover, the European Union must work out a new set of rules governing the different types of access inside European clouds in conformity with GDPR, European criminal and civil procedures, cybersecurity, State secrets, intelligence and counterintelligence, enshrine them into algorithm and guarantee a proper security protection around personnel, servers and workers. Finally, the Union must create a brand-new legislation devoted to the ICT industry, conceived as a public service of strategic interest, whose ownership, control, management and taxation, shall be very tightly controlled like other public services carried out in a shared way with particulars, in health care or in the postal service, in such a way that it shall no more be allowed to subtract, from Europe, via different leaks, human resources, capitals, know-how, data, revenues, jobs and/or taxable income.

This having been said, Gaia-X results to be one of the few European initiatives having a concrete basis and responding to a precise need

Therefore, we cannot but congratulate with the promoters of this initiative and wish to them that it can thrive and can be the starting point of a fledging European Digital Ecosystem, as the one outlined by our book “European Digital Agency”, which proposes a legal framework for fostering and governing such ecosystem.


L’AUTONOMIA STRATEGICA DELL’EUROPA CONTRO LA TERZA GUERRA MONDIALE PARTE II: PERCHE MAI L’AMERICA DOVREBBE “GUIDARE IL MONDO”?

Presentazione del nuovo team di politica estera di Joe Biden

Contrariamente a quanto sostiene la retorica mondialista, l’autonomia degli Stati-Civiltà e la comunità internazionale non sono affatto due principi contrapposti, mentre lo sono globalismo e universalismo.

Una qualche forma di comunità internazionale che permetta di affrontare in modo negoziato i grandi problemi del mondo  è resa  più necessaria  che mai dal sorpasso delle macchine sull’uomo, che rende indispensabile un forte potere decisionale umano contro le macchine, per scongiurare lo scenario delineato nelle opere di Asimov, nel quale le “Tre Leggi della Robotica” non riescono ad essere applicate neppure dalla Federazione Mondiale, a causa delle insufficienze delle sue imbelli classi dirigenti:
“Come facciamo a sapere quale sia veramente il bene supremo dell’ umanità, Stephen? Noi non abbiamo a disposizione il numero infinito di dati che hanno a disposizione le Macchine(Asimov, “Conflitto Evitabile”)”

Solo con questo riallineamento alle realtà del 21° secolo il progetto federalista potrà acquistare un senso concreto e divenire realistico. Infatti,la Federazione Mondiale, che fino ad oggi appariva addirittura inquietante perché molto simile ad una tirannide incontrastabile ed eterna (cfr. Rousseau e Kant), appare ora nella sua vera luce, per così dire, “catecontica”, vale a dire quale unica possibile alternativa alla Megamacchina digitale governata da alcuni “guru” della Silicon Valley (Barcellona).

Questo scenario, sempre più ravvicinato a mano a mano che passano gli anni, anziché evolvere nel senso della Pace Perpetua, si confonde in modo impressionante con quello della “guerra senza limiti” lanciata dall’ Occidente contro il resto del mondo sulle orme di Huntington, che include il “Regime Change”, la cyberguerra, la militarizzazione dello spazio, la corsa agli armamenti, ma soprattutto “la guerra  fra le macchine intelligenti”, di cui  scriveva De Landa già 40 anni fa.

Un punto che non era chiaro fino a poco fa, soprattutto agli Europei, era che la collaborazione internazionale non esclude, bensì implica un sano funzionamento del “Principio di Sussidiarietà” anche a livello mondiale: in concreto, l’“autonomia strategica” di ciascuno dei grandi degli Stati-Civiltà, di cui parla il Presidente Macron. Intanto, la diversità di vedute fra le grandi culture deriva, non già da una “défaillance” del sistema ideale di organizzazione del mondo, bensì dall’ intrinseca fallibilità della ragione umana, che fa sì che, su qualunque questione, ma soprattutto su quelle decisive, vi sia necessariamente una divergenza di opinioni. E proprio perché non si riesce a stabilire chi abbia ragione, è salutare una conflittualità fra le varie concezioni del mondo. Coloro che invocano la democrazia (ma meglio sarebbe dire il pluralismo) come metodo euristico di ricerca della verità, non possono poi certo rifiutarsi di applicare lo stesso principio sul piano internazionale, dove oggi non vige certo la democrazia internazionale, e un solo Stato si arroga privilegi inauditi, che mai nessuno nella storia aveva preteso. Certamente, la “società dell’1% non è in possesso della verità assoluta o dei “valori universali”, e deve quanto meno discutere dei massimi problemi con le altre grandi civiltà.

Quest’esigenza di pluralismo era stata espressa nel modo più chiaro dal Corano,  nella forma della “comunità dei Popoli del Libro”. La politica americana del “Regime Change”, esaltata ancora recentemente da Pompeo, come pure la tendenza della UE a impartire lezioni al resto del mondo, mirano invece proprio ad eliminare questa dialettica, rendendo “inevitabili solo le Macchine Intelligenti”, come affermava,  nel racconto di Asimov, la Presidentessa della Regione Europea dello Stato Mondiale.

Tra l’altro, la molla segreta, per il Complesso Informatico-Militare,    per la realizzazione di queste ultime, è che solo esse sono in grado di sopravvivere alla guerra chimica, nucleare e batteriologica, sì che la Terza Guerra Mondiale segnerà, come minimo, la presa del potere da parte delle macchine stesse  (vedi il film “Terminator II”).

Questo totalitarismo digitale lo si vede per altro già in opera nella persecuzione implacabile dei whistleblowers, che osano contrastare il controllo mondiale del sistema informatico-militare, mettendo in tal modo in pericolo il suo sistema d’ intelligence per la IIIa Guerra Mondiale. Tutte cose già viste nei films distopici, come ad esempio “Rollerball”.

Quindi, lungi dall’ essere un’espressione di provincialismo e di egoismo (non parliamo poi di “nazionalismo”), l’autonomia strategica di ciascuno “Stato-civiltà” concretizza la necessità di sostenere il portato della propria cultura quale elemento utile alla soluzione dei problemi mondiali di oggi e di domani. Non è infatti vero che il materialismo volgare di un Mercier e, oggi, di un Pinker, sia l’approccio più efficace per affrontare i problemi della società della complessità, che ha bisogno di un dibattito a tutto tondo fra le più sofisticate scuole di pensiero. Ciascuno aspira legittimamente ad essere il “Trendsetter del Dibattito Globale”, come Ursula von der Leyen vorrebbe fosse l’ Europa. Perché questo sia possibile, occorre però partire non già della visione “angelistica” (per dirla con il Papa) che piaceva tanto agli “Occidentalisti”, perché, sostenendo che la Storia fosse ormai finita,  rendeva l’ Europa imbelle (“senza il rispetto” degli altri), bensì dalla nostra specifica concezione del mondo, che ci porta a guardare con sospetto al mito della Fine della Storia, perché quest’ultima sarebbe la realizzazione in termini materialistici (per Sant’Agostino, in termini manichei, per Mac Luhan, sotto la forma dei Media), della promessa messianica:  precisamente  ciò che San Paolo chiamava “il Mistero dell’ Iniquità”, cioè l’ eterogenesi dei fini.

L’ Europa deve tendere, sì, a un nuovo umanesimo digitale, ma questo, lungi dall’ essere un’apologia del “sublime tecnologico”,  dev’essere realisticamente capace di tenere sotto controllo le Macchine Intelligenti e i GAFAM, non già arrendersi alla loro antropologia,  e negoziare con le altre parti del mondo un trattato internazionale quale quello proposto dal ministro degli esteri Wang Yi,  che stabilisca regole comuni a livello mondiale per il controllo sull’ Intelligenza Artificiale.

Di questo dovrebbe farsi portatrice l’Europa se vuole veramente essere il “trendsetter del dibattito globale”.

Essa, proprio perché, in esito a un processo di maturazione intellettuale, è giunta a non credere più nella mistificazione della Pace Perpetua, ha un interesse vitale a evitare la Terza Guerra Mondiale, a cui invece gli altri Continenti (e, in particolare, gli Stati Uniti) si stanno preparando a ritmo accelerato, perché, da un lato, questa guerra porterebbe alla presa del potere da parte delle macchine, e, dall’ altra, perché, come ribadito senza tregua nel documento del Parlamento Europeo, l’ Europa sarebbe certamente il campo in cui si combatterebbero gli altri Continenti, innanzitutto a causa dell’ inaudito armamentario militare che vi stazionano, confrontato con l’assoluta inefficienza del seppur costosissimo sistema militare europeo, e che comunque non potrebbe certamente non essere oggetto del “first strike” di qualunque potenza che dovesse scontrarsi con gli Stati Uniti.

L’”autonomia strategica” dovrebbe servire proprio a svincolarci a tempo dai rischi mortali che ci fa correre l’attuale assetto della NATO, e ancor più la preparazione, in corso, della III Guerra Mondiale.

La terza guerra mondiale sarebbe combattuta in Europa

1. L’ Europa e la Terza Guerra Mondiale

Questa preoccupazione per una guerra imminente è certamente al centro del documento dell’Ufficio Studi del Parlamento, che, paradossalmente, propone in sostanza di avviare  anche in Europa un programma di preparazione pre-bellica come quella in corso nelle Grandi Potenze, e di cui fanno parte, non soltanto la corsa agli armamenti, la militarizzazione dello spazio, le sanzioni e i dazi, ma anche il controllo degl’investimenti esteri, e la crescente censura e repressione ideologica.

E’ significativo che gli Stati Uniti, in funzione della preparazione della Terza Guerra Mondiale sul suolo europeo, ci chiedano inoltre di sacrificare  proprio i principali business che potrebbero risollevare le nostre sorti economiche, rendendoci autonomi: il North Stream, il G5, la Via della Seta …, e abbiano tentato addirittura d’ imporre al Vaticano di denunziare l’accordo con la Cina. L’equivoco di fondo consiste proprio nell’affermazione ricorrente di Trump, secondo cui l’America starebbe difendendo l’Europa dalla Russia e dalla Cina, sicché gli Europei avrebbero l’obbligo di contraccambiare finanziariamente, ma anche politicamente (ancora la “dialettica servo-padrone” di Aristotele e di Hegel!). Trump ha affermato che Angela Merkel non ha saputo rispondere su questo punto, ma, essendo “una donna furba”, si è limitata a sorridere. In effetti, la risposta l’aveva fornita già, 40 anni  fa, Franz Joseph Strauss: “non vedo perché 200 milioni di Americani debbano difendere 500 milioni di Europei da 300 milioni di Russi”.

Ma anche Biden, appena eletto, si sta affrettando a fare sapere che anche per lui, come Obama, pena che l’America debba “guidare i mondo”.

Il fatto è che questa pretesa messianica è insita nell’identità americana, sicché partiti o presidenti non possono discostarsene. E questo “guidare il mondo” consiste nel trascinare un certo numero di Paesi (spesso europi) in avventure neo-coloniali per mantenere e ampliare il loro “impero nascosto” (Corea, Irak, Afghanistan, Iraq, Libia)…

Tutti i capitoli del documento del Parlamento Europeo citato nella prima puntata del post si riferiscono senza mezzi termini, anche se nella solita “langue de bois”, alla preparazione bellica: “approvvigionamento energetico e sicurezza”; “azioni nell’ estero vicino”; “sanzioni”; “l’industria della difesa e il mercato della difesa”; “”Reattività della EU nei campi della sicurezza e della difesa”. Pur non negando che, di fronte allo scriteriato smantellamento delle capacità belliche degli Europei, s’imponga un rafforzamento, ma soprattutto una razionalizzazione, del sistema europeo di difesa, il vero modo in cui l’Europa potrebbe divenire un trendsetter del dibattito mondiale sarebbe quello di coordinarsi con la politica estera e di difesa del Vaticano, che ha dimostrato la sua incredibile efficacia impedendo addirittura, con la lettera del Papa a Putin, l’entrata in guerra in Siria degli Stati Uniti, e rinnovando, nonostante gli attacchi di Pompeo, l’accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi.

Mi vengono in mente quegli esempi di cultura neutralistica che sono, da un lato, i manuali distribuiti ai cittadini  svedesi negli anni ’70,  intitolati “Om kriget komer” (“Se viene la guerra”) e (“Inte samarbejde” “Non collaborate”), e il libro del Gruppo Abele di quello stesso periodo “Per un’ Europa Inconquistabile”. Certo, oggi tutto ciò andrebbe aggiornato con un manuale di resistenza digitale alla guerra chimica, nucleare e batteriologica, oltre, ovviamente, che alla cyberguerra.

Gli Stati Civiltà rivendicano una continuità millenaria

2.L’Europa come Stato-Civiltà

Intanto, per “ricompattare il fronte interno”, si sta rivelando centrale, per tutte le potenze del mondo, il concetto di identità, che gli Stati-Civiltà si giocano soprattutto sulla continuità storica. Ed è qui che alcuni teorici cinesi, come Zhang Weiwei, hanno ragione circa il carattere esemplare della Cina, in quanto essa è, a oggi, l’unico Stato sub-continentale culturalmente, militarmente e tecnologicamente autonomo, che possa vantare una “Translatio Imperii” di 5000 anni, sorretta da una, seppur limitata, compattezza etnica (l’”etnia titolare” Han, a cui non sono comparabili le 56 minoranze etniche). Tutti gli altri aspiranti hanno dei limiti in confronto alla Cina. Degli Stati Uniti è insufficiente la popolazione, molto dubbia l’eredità storica, e debolissima l’egemonia WASP. Dell’ India, sono deboli sia il sistema economico, sia la compattezza etnica. All’ Unione Europea mancano autonomia, popolazione, compattezza etnica e culturale. Alla Russia e alla Turchia mancano la popolazione e l’indipendenza culturale dall’ Europa…

In particolare, secondo Wang Weiwei, “la Cina è quello che sarebbe l’Europa se l’Impero Romano non si fosse mai dissolto”.  E’ chiaro quindi, per contrasto, perchè l’Europa di oggi è un vaso di coccio fra vasi di ferro, e che pertanto, se essa vuole veramente acquisire la propria ”autonomia strategica”, deve rafforzarsi “in tutte le direzioni” (“à tous les azimuts”, come voleva De Gaulle): rapporto con America, Russia, Turchia e Cina, autonomia digitale, rafforzamento dell’ identità culturale…

Non per nulla LIMES parte dalla citazione di Mozi, secondo cui perfino il tradizionalismo di Confucio, che si riferiva alla dinastia Zhou, non risaliva abbastanza indietro. Questo dubbio vale ovviamente ancor più per l’Europa. Si deve partire dalla Dichiarazione Schuman o dal Manifesto di Ventotene?Dalla “pace Perpetua” di Kant o dal “Gran Dessin” di Sully? Dal “De Monarchia” di Dante o da Carlo Magno? Dalle Termopili, dalla cultura “Yamnaya” o da quella danubiana? Comunque sia, oggi in Cina s’è diffuso il culto dell’ Imperatore Giallo, inesistente in passato. Anche se non va così indietro, anche la lotta in corso negli Stati Uniti è una battaglia culturale per luna memoria culturale, dove quelle che si scontrano sarebbero, per Dario Fabbri, quelle nordista e sudista, la cui attualità non è mai passata di moda, perché in realtà ne celerebbe un’altra: quella fra l’élite WASP della Costa Orientale e il Midwest di origine piuttosto germanica.

Di questa “Memory Warfare” a livello mondiale  fa parte  ovviamente anche un rinnovato dibattito sull’ identità europea, di cui si faceva stato  nel post precedente, e che, come nello studio di LIMES, si può e si deve integrare con il dibattito sulle identità russa e turca (ma anche britannica, polacca israeliana,, ecc…), intese quali sotto-identità europee, che avrebbero potuto, e dovuto, essere integrate in un’ Europa più vasta, se solo si fosse avviata prima quella riflessione sull’ autonomia strategica di cui tanto si parla in questi ultimi giorni. Né Russia, né Turchia, né Regno Unito, né Polonia, né Ungheria,  sarebbero oggi in conflitto permanente con l’Unione Europea, ma, anzi,  farebbero parte di un quella  “Casa Comune Europea” di cui parlavano Gorbaciov e Giovanni Paolo II, se non avessimo esasperato deliberatamente  i nostri partners orientali, in modo da poterli poi presentare come una sorta di “nemici ereditari”. A Gorbaciov si negarono quegli aiuti finanziari che invece non erano mancati alla URSS assolutamente totalitaria del passato; a Jelcin si negò perfino la dignità; a Putin si negò la possibilità di collaborare in modo determinante, com’egli si offriva di fare, alla costruzione dell’Unione Europea. Questo fu fatto al Paese più grande d’ Europa, da cui sono arrivati gli Indoeuropei, i Turchi, gli Ungheresi, che ha creato San Pietroburgo, l’Ermitage, il Bol’shoi, che ha prodotto Pushkin, Cechov,Ciaikovskij, Dostojevskij, Tol’stoj, Stravinskij, Sol’zhenitsin, e che costituisce il grande polmone verde grazie a cui l’ Europa respira…:l’”arroganza romano-germanica” denunziata un secolo fa dal Principe Trubeckoj nel suo fondamentale “Europa e umanità ”. Le trattative per l’adesione della Turchia sono durate oramai 43 anni.

Mentre non si richiedeva alcuno sforzo particolare alla Turchia dei colonnelli, e si era chiuso un occhio sul colpo di Stato di Gülen, invece, dalla Turchia democratica di Erdogan si richiedono continue prove di democrazia. Questo, da uno Stato che racchiude le più antiche vestigia della civiltà europea, da Göbekli Tepe a Çatal Hüyük,  da Hattuşas a Troia, da Smirne a Efeso, da Alicarnasso al Monumentum Ancyranum, da San Paolo alle Sette Chiese dell’ Asia Minore, da Costantinopoli al Fanari…, ch’ è stato presente in mezza Europa per alcuni secoli, e, infine, che possiede il maggiore esercito europeo dopo gli Stati Uniti. E’ quindi chiaro che la riflessione sull’autonomia strategica dell’Europa non possa prescindere  anche da una rivisitazione del rapporto con la Russia, la Turchia, l’Inghilterra, la Polonia, l’Ungheria e Israele,  indispensabile per fare dell’ Europa una grande potenza, veramente autonoma. Come risposto a suo tempo da Walesa e Jelcin, che, cioè, né la Polonia, né la Russia, avevano bisogno di “entrare in Europa”, perché c’erano già da millenni, così anche Erdogan potrebbe (e, a mio avviso, dovrebbe) ricordare, agli Europei Occidentali, Goebekli Tepe, Catal Huyuk, Hattusas, Troia, Mileto, Efeso, Pergamo, Tarso, Bisanzio, Nicea… Già Erodoto ricordava che la Principessa Europa non era mai venuta nel Continente Europeo, visto che Zeus l’aveva portata a Creta, e poi era andata in Caria. Lo stesso Erodoto affermava, in quelle stesse pagine, che Greci ed Asiatici dovevano finirla di rapirsi reciprocamente le principesse…

Paradossalmente, simili negligenze sono state commesse anche circa la pluralità delle nazioni britanniche, circa il ruolo dell’aristocrazia inglese e ungherese, quello della Chiesa polacca, la Repubblica polacco-lituana, l’ Halakhà, il “superomismo ebraico”…

Tutte cose che avevamo scritto già fin dal 1° volume di “10000 anni”, “Patrios Politeia”.

Ma, ancor oltre, occorrerà una ricerca sull’ identità che vada al di là dei balbettamenti della bozza di Costituzione mai ratificata. Così come la Cina va addirittura oltre i “San Jiao” (Taoismo, Confucianesimo e Buddismo), per riallacciarsi anche alle religioni popolari e locali,  e all’Imperatore Giallo, così l’Europa deve andare oltre la semplice giustapposizione di alcune glorie passate (ebraismo, cristianesimo, rinascimento, illuminismo), come nella bozza di costituzione di Giscard, per vedere ciò che sta loro dietro, valea dire  la “Dialettica dell’ Illuminismo” che incomincia fin dall’ incontro dei popoli europei con l’ Oriente.

Alle scarse icone “europee” che sono state proposte dal “mainstream” (Pericle, Costantino, Carlo Magno, Dante, Kant, Spinelli, Giovanni Paolo II), occorre aggiungerne tante altre, come Gilgamesh, Abramo, Mosè, Ulisse, Ippocrate, Erodoto, Leonida, Socrate,  Cesare, Augusto, San Paolo, Tertulliano, Sant’Agostino, Podiebrad, Montesquieu, Napoleone, Nietzsche, Coudenhove-Kalergi, Galimberti, De Gaulle…).

La Russia è Europa

2. Il Nuovo Meccanismo Democratico Europeo quale strumento di auto-affermazione identitaria.

Infine, per poter essere veramente autonomi, occorrerà anche darci (come chiarito in un precedente post), una governance veramente europea, che non ricalchi la costituzione (formale e materiale) americana (ma neppure quella cinese, saudiana o iraniana), bensì l’Antica Costituzione Europea, con il Papato e l’Impero, i Regni e le Corone, i Paesi e le Città, di cui parlavano de las Casas e Machiavelli,  Montesquieu e Tocqueville. Mi chiedo se Iberia e Gallia, Britannia e Roma, Germania e Sclavinia, Costantinopoli e Russia, non debbano costituire un livello intermedio fra Europa e Stati Nazionali, con le competenze degli attuali Stati Membri, mentre all’ Europa dovrebbe essere affidato (come un tempo all’ Imperatore), solo il compito di ricercare, approfondire, gestire e difendere, l’Autonomia Strategica dell’Europa nei confronti del resto del mondo (il Praetor Peregrinus contrapposto al Praetor Urbanus). In tal modo si soddisferebbero tanto le esigenze “federalistiche” dell’“Europe Puissance”, quanto quelle “sovranistiche” del mantenimento del ruolo degli Stati nazionali per le questioni “più vicine ai cittadini”.I grandi Stati “regionali” potrebbero essere competenti in materia di programmazione economica e, politiche culturali, legislazione-quadro e, grandi imprese e politiche sociali. Certo che il livello “vicino agli interessi dei cittadini” tanto reclamato da tutti, non può essere, nell’attuale mondo altamente complesso, se non uno dei livelli inferiori, e necessariamente non dei più importanti. Ecco come risolvere il problema del “sovranismo”.

Finirebbero dunque le confusioni oggi imperanti fra campanilismo, nazionalismo e imperialismo, che ci portano a confondere questioni locali come l’endemico conflitto fra Fiamminghi e Valloni, quelle nazionali come l’indipendenza catalana, la Crimea e le acque dell’ Egeo, e quelle mondiali, come i “rischi esistenziali” per l’intera Umanità, senza poterne risolvere nessuna.

Quanto alle stesse modalità di contrapposizione politica, di scelta per le cariche, alle qualità richieste, al tipo di personale, al “cursus honorum”, questi dovrebbero essere differenziati per i diversi livelli, con variazioni per età, per cultura, per il sequenziamento delle cariche, in modo da garantire motivazione, correttezza, competenza, abilità, di ciascuno in base a ciò ch’è chiamato a fare.

Tutto questo comporterebbe comunque di rovesciare integralmente la decisione, assunta dal Consiglio dei Ministri di Blois, di limitare la continuità storica dell’ Europa alla Seconda Guerra Mondiale e al Dopoguerra, e di riaprirla invece, come si fa in Cina e in Russia, alla storia antica e alla preistoria, che, da noi, cominciano con il Medio Oriente e la sintesi fra Cacciatori-Raccoglitori, Civiltà Megalitiche, Civiltà Danubiana e Kurgan. Solo così si eviterebbero gli odi intestini attuali fra  familisti e post-umanisti, Est e Ovest, nostalgici dei totalitarismi e progressisti messianici, fra irredentisti e imperialisti, fra religiosi e laicisti, fra nordici e mediterranei…Infatti, si comprenderebbe finalmente in che cosa abbia consistito fin dal principio l’ “Unità nella diversità”.

In ogni caso, è assurdo che, mentre la Cina rivendica 5000 anni di storia, Israele i Patriarchi, l’America e la Russia vorrebbero essere gli eredi dell’ Impero Romano, la Turchia di quello bizantino e gl’Islamici del Califfato, l’Europa si autolimiti agli ultimi 70 anni, così riducendo, come minimo,  enormemente il proprio “appeal”.

In un’epoca come la nostra in cui tutti (WASPS e Afro-Americani, Indios e “laici alla francese”, Catalani e Ossis, Polacchi e Turchi, Russi e Curdi, Hindu e Han) rivendicano orgogliosamente la loro identità,  solo avendo alle spalle una cultura radicata nei millenni e su un’area vasta gli Europei potrebbero dare la loro adesione complessiva a una costruzione necessariamente complessa come un’Europa “plurale”, di cui oggi nessuno ha la neppure la forza intellettuale di abbracciare i contorni. Per questo mi ripropongo di terminare al più presto anche il secondo e il terzo volume di “10.000 anni”, un libro oggi più che mai necessario per l’educazione del popolo europeo.

Ma su tutto ciò torneremo in un prossimo post e nella stessa proiezione del nostro programma culturale.

3.L’atteggiamento del Papa come modello  di  autonomia strategica europea.

L’importanza di una visione storica “de longue durée”, per dirla con Braudel (quale dovrebbe avere l’ Europa), è dimostrata innanzitutto dall’esempio della Chiesa, la cui forza deriva in gran parte dal non aver essa di fatto mai rinnegato le infinite correnti che ne hanno alimentato da millenni, e ancora alimentano, la cultura: dagli archetipi dei popoli pre-alfabetici, al mono-politeismo primitivo, alle tradizioni medio-orientali, presenti ovunque nel Vecchio Testamento, a quelle classiche che alimentano i Vangeli, alla filosofia antica che traspare dalle Lettere degli Apostoli e dalla patristica, fino a quelle persiane ed ebraiche dell’ Apocalittica, e alle indubbie influenze islamiche sulla filosofia cristiana del Medioevo, per continuare con l’esoterismo orientale nella cultura pre-moderna, le influenze cinesi nella dottrina dello Stato, nella teologia e nella tecnica dell’ Età moderna, e continuando ancora con il romanticismo slavo, la filosofia moderna e il pensiero teologico sudamericano, che hanno trovato espressione negli ultimi pontefici. Il principio “extra Ecclesia nulla salus” non implica affatto una negazione di questa  “poliedricità” come la chiama il Papa, perché è la Chiesa stessa ad essere stata poliedrica da sempre, e la funzione decisiva della Chiesa permette proprio al Cristiamesimo di sopravvivere nonostante la sua poliedricità.  Grazie ad essa, la Chiesa può continuare a dialogare con tutti, essendo essa di fatto il “trendsetter del dibattito globale”. del Anzi, essa è l’unica organizzazione religiosa organizzata antichissima e universale (Katholiké), e grazie a questo può interloquire con gli sciamani e i sacerdoti shintoisti, con i guru induisti e i monaci buddhisti, con i rabbini e gli ulema.

Per questo, l’idea delle “radici cristiane” è stata, come scrivevo in “Patrios Politeia”, un autogoal, perché le radici del Cristianesimo sono ovunque (non solo in Europa), quella cattolica è l’unica Chiesa veramente presente, oggi, ed ovunque, dal Midwest trumpiano alla costituzione indigenista colombiana, da San Pietro a Zagorsk, dalla Siria al Zhejiang…  

In definitiva, la Chiesa continua con il rinnovo dell’accordo con la Cina, che Trump voleva stoppare, tracciando così un percorso che difficilmente l’Unione potrà non seguire (“il Trendsetter del dibattito globale”, appunto).

Unico neo: l’assenza di una teologia specificatamente europea, come quella nord-americana di Hecker, quella latinoamericana di Puebla e Aparecida, quella asiatica di Panikkar. Giovanni Paolo II e l’allora cardinale Ratzinger avevano diffuso l’esortazione post-sinodale “Ecclesia in Europa”, ma nessuno l’ha raccolta. Oggi, il Papa torinese-porteño finisce per portare con sé una cultura sudamericana che non può supplire a una inesistente “theologia europaea”.

L’autonomia strategica presuppone il controllo dell’ intero ecosistema digitale

4Autonomia strategica e autonomia digitale

Come giustamente scrive Aresu su Limes, ”A un certo punto, la nozione di ‘sovranità tecnologica’ è entrata nei discorsi dei leader europei, Lo European Political Strategy Centre (Epsc), think tank interno alla Commissione europea fondato da Jean-Claude Juncker col mandato di occuparsi di ‘governance anticipatoria’, probabile disciplina alchemica, definisce la sovranità tecnologica come ‘la capacità europea di agire in modo indipendente nel mondo digitale’, Tale sovranità andrebbe basata su meccanismi difensivi per salvare l’innovazione e strumenti offensivi per promuovere l’economia europea.“

Tuttavia, dopo il discorso di Breton su questo tema, il dibattito dei think thanks si è allargato, verso la più generale “autonomiastrategicavoluta da Macron, scatenando l’ira degli Americani.Tyson Baker, direttore dell’ Aspen Institute tedesco, ha accusato l’Unione Europea “di aver avviato una guerra tecnologica nonché di alimentare una visione russo-cinese della tecnologia”. Peccato che gli Stati Uniti avrebbero dovuto prevedere questo “effetto collaterale” quando hanno scatenato l’isterismo contro gl’investimenti cinesi. Se autonomia ha da esserci, questa dev’essere verso tutti: Huawei, ma anche Microsoft, ZTE, ma anche Google, Ant, ma anche Facebook… Forse, però, neppure i propugnatori dell’“autonomia tecnologica” hanno capito ch’essa presuppone di  avere una propria cultura digitale, una propria intelligence, proprie piattaforme, reti e clouds, indipendenti -certo, anche dalla Cina, ma prima di tutto, dagli Stati Uniti, che oggi controlla totalmente il mondo digitale, i nostri dati e le nostre telecomunicazioni-. L’avvio di Gaia-X è un buon inizio, ma non ci garantisce certo una rapida tempistica di recupero. Anzi, secondo Euractiv, il progetto sarebbe un diabolico “window dressing” per permettere ai GAFAM  di prosperare come non mai alle spalle dei contribuenti europei, schiacciando per sempre le nostre imprese.

Venendo infine alla famigerata questione del G5, occorre ricordare che la Cina sta già creando il suo G6, e che una soluzione di “autonomia strategica” consisterebbe già solo nel creare, più modestamente, un campione europeo Nokia-Erikson, il quale, accettando l’offerta di Huawei, si comprasse in blocco (con il Recovery Fund) la tecnologia G5, così divenendo autonoma, tanto dalla Cina, quanto dagli Stati Uniti. Stupisce che non si parli mai di una soluzione così semplice e così a portata di mano, mentre invece si continua ad ipotizzare un controllo americano su Nokia ed Erikson..

Osserviamo infatti i dati del mercato mondiale delle reti:

Market share estimates for 5G base stations
Supplier2019 market share2020 market share
Ericsson30%26.5%
Huawei27.5%28.5%
Nokia24.5%22%
Samsung6.5%8.5%
ZTE6.5%5%
Other5%9.5%
   

Qualora Ericsson e Nokia si fondessero sotto il controllo della BEI e della Commissione, ed acquisissero dalla Huawei la tecnologia 5 G (con la Huawei che si concentrerebbe sulla 6G), gli Europei dominerebbero i mercati maturi, mentre i Cinesi manterrebbero la leadership su quelli futuri, ma con la speranza, per gli Europei, di poterli raggiungere in un domani, e di godere, intanto, dell’ assoluta sicurezza dei dati, nei confronti tanto della Cina, quanto dell’ America (che non si raggiungerebbe invece  certo con la “golden share”, né con anacronistiche  esclusioni dagli appalti in Europa).

Su una cosa la posizione americana è corretta: la questione del G5 è anche una questione strategica, come lo sono oramai tutte le questioni digitali, perché, come messo in evidenza da trent’anni da Manuel de Landa, oggi guerra e informatica sono la stessa cosa, in quanto, quando un missile nucleare impiega 25 minuti a raggiungere l’obiettivo, la difesa globale non può essere affidata se non al sistema informatico. Ma quest’argomentazione prova troppo. Se sono strategici, perché funzionali al comando missilistico nucleare, i sistemi di trasmissione dei segnali, a maggior ragione lo sono le piattaforme che raccolgono i dati, i cavi che li trasmettono e i server che li immagazzinano, vale a dire l’intera informatica. Ma purtroppo, oggi, nulla, dalla medicina ai media, dalla cultura alla politica, dall’economia alla famiglia, si muove senza informatica, Ergo, se tutto ciò che attiene all’informatica interessa direttamente il Pentagono, allora tutta la nostra vita dev’essere non solo controllata da NSA, ma anche influenzata da Cambridge Analytica, in modo che noi ci muoviamo, o come disciplinati soldatini dell’ Impero Occidentale, o come bersagli di quello orientale.

Soluzione che è evidentemente, come hanno dimostrato i casi Echelon, Prism, Wikileaks, Tax Web  e Schrems,ma anche i recenti scandali dell’ intercettazione da parte dell’ intelligence tedesca e danese a favore degli Americani, in radicale contrasto (ancora più delle armi autonome o del riconoscimento facciale), con tutti i principi giuridici di cui si vanta l’Unione, incarnati nella Dichiarazione  Europea di Diritti, nelle Costituzioni nazionali, nella legislazione antitrust e nel DGPR. Questo tanto più in un momento, come questo, in cui perfino l’Amministrazione americana fa finta (anche se in modo più credibile della UE) di frenare lo strapotere di Google (con l’azione appena proposta dal Dipartimento di Giustizia presso il Tribunale Distrettuale di Washington, mentre invece la Commissione Europea si è vista rigettare la tanto attesa azione contro Apple).

L’esser venuta alla luce l’assoluta disapplicazione di questi principi costituisce  tuttavia oramai almeno l’ apertura di una possibilità di soluzione del problema.

COMMENTI SULLA STRATEGIA NAZIONALE ITALIANA PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SECONDA PUNTATA SU QUESTO BLOG ALLEGATO 2

Dopo la II Guerra Mondiale, tutte le lettere in Europa venivano aperte
dalla censura militare americana

L’Allegato 1 e relativi commenti sono pubblicati in Inglese sul blog “Technologies for Europe”

Il Cloud Act impone ai gruppi di società con holding in America di trasmettere
all’intelligence americana tutte le informazioni che questa richieda

1.OUTSOURCING DA POSTE ITALIANE A MICROSOFT

A causa del forte parallelismo fra la situazione dell’ All.1 e questa dell’Allegato 2, facciamo precedere la pubblicazione dell’Allegato 2 da un breve riferimento in Italiano alla situazione descritta all’ All.1 (l’accordo interistituzionale fra le Istituzioni Europee e Microsoft).

Nel luglio scorso, la Corte di Giustizia delle Comunità Europee aveva dichiarato che le formule adottate per poter continuare il trasferimento di dati ai GAFAM (Google, Amazon, Facebook e Microsoft), già condannate da in una precedente sentenza in una prima causa promossa da Maximilian Schrems (tanto quelle concordate dalla Commissione, quanto  le “Standard Contractual Clauses”, ideate dai GAFAM), erano invalide, e pertanto questo trasferimento era illegale, e dunque esso doveva cessare. Subito dopo, Max Schrems aveva presentato ben 101 azioni giudiziarie contro le Autorità nazionali per la protezione dei dati, le quali non stanno bloccando questi trasferimenti.

Nella sua relazione di Luglio, il Garante Europeo per la protezione dei dati (EDPRS) ci informava di un dato a dir poco sconvolgente: le Istituzioni Europee sono le prime a violare il GDPR e le sentenze Schrems I e Schrems II (“sentenza Schrems II, nella causa C-311/18”), non solo perché avevano concordato con gli Stati Uniti le formule giustificative del trasferimento poi giudicate illegali dalla Corte, ma perché esse avevano addirittura affidato a uno dei GAFAM , Microsoft, la gestione di tutte le loro attività digitali (molte delle quali in netto conflitto d’interessi con la Microsoft stessa), il tutto senza effettuare le verifiche imposte dal GDP e dalle sentenze Schrems. Pertanto, l’EDPRS ha emanato, il 29 ottobre scorso, la “Strategy for Union institutions, offices, bodies and agencies to comply with the ‘Schrems II’ Ruling”, una direttiva con cui  ha delineato la strategia d’azione dell’EDPS e individuato principi di carattere generale.

Il Garante ha accertato che un numero sempre più elevato di servizi, soprattutto in campo informatico, connessi all’espletamento delle attività istituzionali sia stato, nel corso degli ultimi anni ,esternalizzato affidandosi a providers con sede negli States (e quindi soggetti, per via del Patriot Act e del Cloud Act, a un accesso quasi illimitato da parte dell’ intelligence).

Il provvedimento che andiamo ad analizzare si rivolge espressamente alle istituzioni ed agli enti europei, tuttavia è lecito presumere che buona parte dei principi contenuti nello stesso assumeranno carattere generale, trovando applicazione a tutte le organizzazioni, pubbliche o private, che effettuino trasferimenti di dati al di fuori dell’Unione, in particolar modo qualora il paese di importazione dei dati siano gli Stati Uniti d’America.

Vi è dunque un obbligo di preventiva verifica, da parte dell’esportatore, in merito alla capacità del Paese verso cui si intendono trasferire i dati, di assicurare effettivamente, in considerazione della sua legislazione nazionale o dei suoi impegni internazionali, un livello di protezione delle libertà e dei diritti fondamentali sostanzialmente equivalente a quello garantito all’interno dell’Unione in forza del GDPR, letto alla luce della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Orbene, le sentenze Schrems hanno chiarito che gli Stati Uniti non possono dare questa garanzia perché il Patriot Act e il CLOUD Act concedono amplissimi diritti di accesso ai dati di tutte le società americane, anche se operanti all’ estero, su tutti i dati dei loro clienti (cioè, oggi, tutti i dati di tutti i cittadini e amministrazioni del mondo, tranne la Cina).

Il provvedimento delinea il piano d’azione per garantire il rispetto della normativa, che si prevede essenzialmente due tipologie di operazioni:

  1. nel breve termine, mappatura dei trasferimenti dati extra UE;
  2. nel medio termine, analisi degli stessi ed implementazione dei correttivi in base ai rischi rilevati.

Le autorità dovranno prestare particolare attenzione alle categorie di trasferimenti classificate più ad alto rischio dal provvedimento, e cioè quelli:

  • posti in essere in assenza di una delle condizioni di liceità del trasferimento individuate dalla normativa;
  • basati sulle deroghe specifiche al divieto di trasferimento in assenza di garanzie adeguate;
  • verso entità americane espressamente soggette all’art. 702 del FISA[4] e all’E.O. 12333[5] – ovverosia le disposizioni di diritto statunitense a fondamento delle attività di intelligence (quali i programmi PRISM e UPSTREAM) che hanno in primis determinato l’invalidazione del Privacy Shield da parte della CGUE – a maggior ragione ove queste prevedano il trasferimento di dati su larga scala, il trattamento di dati sensibili o operazioni complesse di trattamento (tra cui spiccano quelle che implichino l’analisi o l’elaborazione di big data, l’impiego di nuove tecnologie o di tecniche complesse di profilazione o processi decisionali automatizzati ecc.).

L’EDPS infine  “raccomanda fermamente alle autorità europee di evitare che qualsiasi nuova operazione di trattamento o nuovo contratto con fornitori di servizi comporti il trasferimento di dati personali verso Stati Uniti”.

Come indicato, il provvedimento del Garante Europeo non si applica, per ora, a soggetti diversi dalle Istituzioni Europee (le quali già prima avrebbero potuto, e dovuto, prendere siffatte precauzioni autonomamente, per evitare di mettere i loro vertici e i loro funzionari in balia dei GAFAM). Tuttavia, è chiaro che, essendo l’EDPRS la più autorevole fra le Autorità di Tutela dei Dati in Europa, ed essendo i suoi diretti “justiciables” le stesse Istituzioni che poi dovranno fare rispettare agli altri questi principi, il provvedimento ci indica già la direzione verso cui si muoverà presumibilmente l’intero sistema.

Ciò significa che il nascente cloud Gaia-X avrà ben presto un buon numero di clienti, almeno per ciò che concerne l’immagazzinamento (“storage”). . Gaia-X consentirà alle aziende di condividere e archiviare i dati nel cloud sotto la protezione delle leggi sulla privacy europee, in particolare il GDPR. Nello specifico, Gaia-X opererà come consorzio di fornitori e operatori autonomi, dovrà garantire la interoperabilità tra i servizi ed essere progettato per tutelare privacy e sicurezza informatica dei dati.Resta però da vedere come riusciranno i clouds europei di Gaia-X a impedire la fuga dei dati attraverso i GAFAM e la Intelligence Community americana, visto che tutte le istituzioni europee e nazionali hanno legami strettissimi con i GAFAM, e questi con l’intelligence e a oggi  non esiste una vera counterintelligence europea.

Intanto, Gaia-X sta avviando rapporti anche con le imprese italiane, seppure in modo ambiguo: ENEL e Poste Italiane hanno attivato  la loro partecipazione in Gaia-X, ma intanto continuano ad affidarsi a Microsoft e Amazon per il cloud; ENEL aveva scelto Amazon Web Services dal giugno 2015; Snam e Microsoft hanno iniziato a sviluppare un’infrastruttura di cloud ibrida; Intesa Sanpaolo ha siglato il Memorandum of Understanding   con Google e con Tim.

Il caso di Poste Italiane è comunque altrettanto scottante di quello delle Istituzioni, giacché Poste Italiane già gestisce il delicatissimo servizio postale (su cui la legislazione americana ha sancito, fin dalla Prima Guerra mondiale, un diritto extraterritoriale d’intercettazione da parte dell’Intelligence), ma anche una serie di servizi ancor più delicati, come il cloud e  le identità digitali.

Le viote degli altri: le intercettazioni della STASI erano ancora dilettantesche

L’ACCORDO

“Roma, 23 Maggio 2019 

Poste Italiane e Microsoft annunciano oggi un accordo per promuovere l’innovazione del Gruppo e la competitività dell’intero Paese, da un lato accelerando la trasformazione digitale dell’organizzazione e dall’altro attuando iniziative di formazione congiunta in ambito PMI, pubblica amministrazione e Cybersecurity nell’ambito del progetto Ambizione Italia.

La partnership vedrà il Gruppo Poste Italiane ampliare il fronte di collaborazione con Microsoft a supporto della propria crescita sostenibile in linea con il piano Deliver 2022. Poste Italiane ha infatti già avviato un percorso di trasformazione digitale e ora punta a migliorare produttività e collaborazione, contribuendo al rinnovamento della rete degli uffici postali e dell’ecosistema di servizi offerti a vantaggio di aziende, cittadini e Pubblica Amministrazione. A tal fine il Gruppo farà leva sulle tre piattaforme cloud di Microsoft, potendo beneficiare delle funzionalità di analisi e Intelligenza Artificiale integrate: Dynamics 365 per garantire la visione unica del cliente ed ottimizzare la Customer Experience su tutti i canali, Azure per una struttura IT più scalabile e sicura che permetta di rendere la società agile e veloce nell’innovazione su business diversi, dalla logistica ai servizi finanziari e Microsoft 365 per abilitare un nuovo modo di lavorare più collaborativo e produttivo, anche in una logica di smartworking.

Fattore strategico in questo percorso è la valorizzazione dei talenti, che in modo trasversale arriverà a coinvolgere i 134 mila dipendenti di Poste, dal management, agli impiegati, ai commerciali, ai postini: non solo potranno utilizzare nuovi strumenti informatici e canali di comunicazione digitale, ma anche beneficiare di iniziative di formazione ad hoc, il tutto secondo un approccio personalizzato su misura di ogni singolo collaboratore.

La partnership con Microsoft ha l’obiettivo di generare un incremento della produttività, con una riduzione dei tempi di lavoro ed il miglioramento dei processi decisionali. Il fine ultimo non è solo l’efficienza, bensì una maggiore intelligenza nei flussi e la capacità di prendere decisioni di business basate su dati e insight, così da offrire un servizio più in linea con le sfide di un mercato in evoluzione che integra settori differenti: dal recapito di corrispondenza e pacchi ai servizi finanziari e assicurativi, dai sistemi di pagamento alla telefonia mobile.

Il percorso di Poste verso il Modern Workplace sta già prendendo forma introducendo nel Gruppo il lavoro agile, inteso come una nuova modalità di lavoro più flessibile e collaborativa basata, da un lato, su tecnologie avanzate in grado di favorire lo scambio di documenti e conoscenza e, dall’altro, su formazione e iniziative HR volte a promuovere l’affermarsi di un nuovo digital mindset. Si tratta di un cambiamento culturale che partendo da Poste stessa può ispirare tutta la PA Italiana.

Esistono già delle applicazioni concrete che testimoniano questo percorso, come il progetto DiCo, una piattaforma integrata, basata su Microsoft 365, per condividere a tutto il personale commerciale informazioni personalizzate e sempre aggiornate, per ottimizzare la gestione consulenziale di Poste e consentire ai dipendenti di migliorare la relazione con la clientela. Un ulteriore esempio è il progetto “Postino Intelligente”, volto a migliorare la gestione dei team di postini e al contempo agevolarne il lavoro con suggerimenti per far loro risparmiare tempo, ad esempio ottimizzando gli spostamenti.

La partnership tra Poste Italiane e Microsoft vede, inoltre, i due player collaborare nell’ambito del progetto Ambizione Italia con un forte focus su formazione, sviluppo e digitalizzazione rispetto ad alcuni driver strategici per il Paese: PMI, Cybersecurity e PA. Facendo leva sul know-how tecnologico di Microsoft e sul radicamento capillare di Poste Italiane, i due player si impegneranno ad accompagnare le piccole e medie realtà del Paese nel percorso d’innovazione, grazie ad occasioni di formazione sul territorio e alla condivisione di best practice che possano ispirare, da un lato, il diffondersi di una cultura digitale e dall’altro favorire lo sviluppo di progetti nell’ambito dell’ e-commerce e del mobile payment. Altrettanto importante sarà l’impegno congiunto sul fronte Cybersecurity, per promuovere in collaborazione con istituzioni, enti di ricerca e organismi italiani e internazionali un framework in cui le aziende possano operare e crescere in modo sicuro, con maggiore consapevolezza delle priorità sul fronte sicurezza e privacy. Nell’ambito della partnership si investirà anche per accelerare il cammino della pubblica amministrazione italiana verso l’innovazione, grazie a nuovi servizi ed iniziative di formazione rivolti ai dipendenti pubblici e ai Responsabili per la Transizione Digitale.”

“E’ L’ORA DELL’ EUROPA”

ANCHE SENZA UN ECOSISTEMA DIGITALE SOVRANO?

Tratta atlantica e Trail of Tears, il peccato originale del puritanesimo americano

Certo oggi è, come ha affermato Ursula von der Leyen, l’ora dell’Europa, perché, essendosi incrinata, grazie anche al Coronavirus,  la maggior parte dei vecchi miti su cui si è retto il sistema geopolitico degli ultimi 75 anni, l’Europa sta forse riuscendo a intravvedere senza paraocchi ideologici la realtà vera del mondo d’oggi e a pensare realistiche vie d’uscita dalla propria decadenza.

Tutte cose che, fino a pochi giorni fa, erano perfino inimmaginabili, perché ancora vigevano le “retoriche dell’idea d’Europa”, e, in particolare: il disdegno per le identità, la UE area più florida del mondo, il progresso continuo, lo “scudo atlantico”, il “diritto mite” dell’Occidente, il “piccolo è bello”, l’inefficienza del settore pubblico, il divieto d’ indebitamento della UE, e così via…

La battaglia fra Kowloon e Victoria, nel cuore di Hong Kong

1.La realtà svelata

Intanto, il Parlamento Europeo, nel suo studio “Thinking about the future of Europe” ha riconosciuto che l’integrazione europea non può procedere senza l’Identità Europea, e si è riproposto addirittura di promuoverla, pur senza fare troppi riferimenti ai miopi schemi pedagogici del passato. Questo cambio di passo è stato reso per altro inaggirabile dalla smentita, da parte della realtà, delle costruzioni ideologiche che avvolgevano finora il discorso pubblico. L’Europa, che fino a un paio di mesi fa si baloccava con l’eufemismo di un’asserita “stagnazione”, è stata costretta a riconoscere la realtà di una secca decrescita dell’Occidente, che non è una “fake news” di Mosca o di Pechino, ma una realtà comprovata dai numeri, di cui il Coronavirus costituisce in un certo senso solo un capro espiatorio. Poi, al progresso continuo della Scienza, dopo i balbettii dei virologhi di tutto il mondo e le fosse comuni in America e Brasile, non crede più nessuno. Quanto al preteso “scudo nucleare atlantico”, i dubbi di Trump sull’articolo 5, il rifiuto degli Europei di aumentare la spesa militare, il fallimento di Defender Europe 2020, la denunzia dei trattati nucleari, la militarizzazione dello spazio, i nuovi missili mare-terra, il ritiro delle truppe dalla Germania, i sondaggi pro-Cina e pro- Russia e il conflitto fra Trump e il Pentagono, è ovvio che esso semplicemente non esiste (se mai è esistito), mentre, in suo luogo, c’è invece una corsa senza limiti agli armamenti, che gli Europei non condividono ma a cui non  riescono ad opporsi. Il coprifuoco in America  supera di gran lunga quello di Hong Kong, e soprattutto ci ricorda che gli Stati attuali  hanno tutti, in un modo o nell’altro,  sulle spalle i colossali crimini del colonialismo  su cui si è fondata la Modernità e da cui soprattutto l’anglosfera non può uscire: nei due casi specifici, lo sterminio dei nativi americani, la tratta atlantica e le Guerre dell’Oppio (iniziata nel 1839 dalla più grande operazione antidroga della storia, quando gl’Inglesi, per difendere i narcotrafficanti, fecero fuoco, nella baia di Hong Kong, contro i battelli dell’ esercito imperiale cinese).   Il Coronavirus si è incaricato poi di dimostrare la debolezza strutturale di milioni e milioni d’imprese europee sub-marginali e tecnologicamente arretrate, che vivacchiano da decenni per inerzia, mentre Amazon, Facebook, Google, Tesla, Alibaba e Wechat (come ha riconosciuto la Commissaria Vestager che da tempo le avrebbe dovute contrastare)  sono uscite dalla pandemia ulteriormente rafforzate. Grandi imprese europee come Lufthansa e Alitalia debbono essere ricapitalizzate con la benedizione dell’ antitrust; gli eurobond sono in pratica già quasi realtà.

Unione e Stati Membri si stanno rendendo conto, seppure malvolentieri, di questo crollo dei vecchi miti, adottando qualche, seppur modesto, provvedimento nella giusta direzione, e, in tal modo, mettendo “un tampone” (è il caso di dirlo) sulle falle più evidenti, che potrà prolungare la nostra agonia, ma non impedire il decesso. Certo, sarebbe tragico se non facessero neppure questo, ma l’interminabile trattativa e le argomentazioni utilizzate dagli Stati membri sviliscono i seppur apprezzabili risultati raggiunti. Basti pensare alle assurde accuse degli Olandesi all’ Europa Meridionale (anche se non senza ragioni: il “bonus vacanze”), quando l’Olanda, con la sua connivenza con le multinazionali e con gli Stati Uniti sui “tax rulings”, è (insieme al Lussemburgo, all’Irlanda e al Regno Unito) fra le cause prime della decadenza dell’Europa, e, perciò, quasi responsabile di alto tradimento. O come quella dell’Ungheria, che lamenta che i “paesi ricchi” (ma quali sono?) vengano aiutati dai Paesi poveri.

Ma soprattutto risulta sfatata la pretesa che la solidarietà sia un valore precipuamente europeo (e perché non africano, islamico e cinese?), mentre invece, di fronte all’immane tragedia del Coronavirus, non si è ancora riusciti, dopo 4 mesi, ad approvare neppure la sostanzialmente neutra comunitarizzazione del debito.  Che cosa ha fatto per il Coronavirus il Corpo Europeo di Solidarietà?

Il problema è che la cultura mainstream, ostaggio di ideologie che hanno, come minimo, 50 anni, non possiede neppure le basi minime necessarie per il  dibattito sul XXX millennio, quale espresso in America, per esempio,  da Asimov, von Neumann, Esfandiari, Kubrick, Joy, Kurzweil, De Landa, Schmidt e Cohen, dove le tecnologie digitali non sono solo un orpello per discorsi della domenica, bensì il  cuore pulsante di un apocalittico progetto globale. I rari Europei che vi ci sono cimentati, come Hawking, Rees, Bostroem, Tegmark, Ferrando, Laurent, Floridi, Nida-Ruemelin sono rimasti al livello di studi accademico, senza aspetti propositivi.

Ne consegue che tutto il grande agitarsi intorno all’”Altra Europa” ha appena scalfito la superficie dei problemi di oggi, perché non ha fatto i conti con i veri convitati di pietra:  l’”algoritmo decisivo”, la “Macchina Mondiale”,  gli squilibri  nucleari, Prism, ecc…

L’esecuzione dei leaders dei Sepoys a cannonate da parte delle truppe inglesi

2.Perchè non ci stiamo ancora muovendo?

Il problema principale è quello del timing. Le positive  tendenze che stanno emergendo (constatazione della “fragilità” di tutti noi Europei, sospetto  verso i “consulenti” tecnici o economici dei Governi, equidistanza fra USA e Cina, interesse per le grandi imprese e i campioni europei, rivalutazione di funzioni pubbliche come la sanità e i fondi sovrani, perfino la faticosa nascita degli Eurobond), arrivano dopo che i nostri principali concorrenti (Cina e USA) sono già andati molto più avanti su queste strade, con sussidi pubblici immediati alle vittime della pandemia, gestione della crisi in prima persona da parte dei Presidenti, investimenti colossali  nelle nuove tecnologie, valute digitali, “advocacy” sfacciata a favore dei propri colossi, militarizzazione della sanità, applicazione del diritto economico di guerra, scavalcamento delle autorità locali in base allo stato di eccezione).

Come non ci stanchiamo d’insistere, l’area in cui il sorpasso sull’Europa è più evidente è quello delle nuove tecnologie, in cui tutti i Paesi del mondo continuano ad avanzare a tappe forzate, e di cui, in Europa, tutti rifiutano perfino di parlare. E’uscito recentemente un eccellente libro di Simone Pieranni, “Lo specchio rosso”, in cui quest’ autore ci illustra in modo competentissimo, dettagliato ma chiaro, come tutte le innovazioni sociali sognate e tentate dall’utopismo tecnologico californiano abbiano già trovato attuazione in Cina, in modo che, estrapolando comparativamente gli scenari dei due Paesi, possiamo comprendere quale sarà il prossimo futuro del mondo. Un futuro certo difficilissimo per gl’individui amanti della libertà, e dove l’Europa sarà un soggetto puramente passivo, in quanto tutti i suoi dati continueranno ad essere detenuti “in ostaggio” dalle Superpotenze, e l’Europa stessa mancherà di qualunque strumento -concettuale, umano, tecnologico, militare- per influenzare in qualche modo l’avvenire antropologico del mondo. Quindi, il contrario dell’auspicata “esemplarità”.A meno di prendere la situazione di petto hic et nunc, molto più di petto di quanto non si stia facendo adesso. Come scrive Dario Fabbri su Limes, “Così oggi miliardi di cittadini – attraverso post, mail, blog – affidano i loro pensieri più intimi alle società della californiana Silicon Valley, più Microsoft e Amazon che hanno sede a Seattle. Di fatto, l’80% della popolazione connessa nel pianeta, che offre agli americani la più grande quantità di informazioni della storia”.

A partire da Crucé, per passare a Kant e Coudenhove-Kalergi, per arrivare a Spinelli e a Papa Francesco, l’Europa ha sempre preteso di costituire un modello per il mondo grazie alla sua ambizione di costruire un ordine mondiale di carattere consensuale, sia esso di carattere etico o di carattere istituzionale. La definizione dell’ Europa quale “Trendsetter”, contenuta nel pacchetto digitale della Commissione, si riallaccia a questa pretesa con un termine nuovo. Tuttavia, come noto, tutti i grandi Stati subcontinentali hanno questa pretesa di esemplarità, a cominciare dalla dal Tian Ming cinese, per passare al “Patto” di Israele,alla “Hvarenah” achemenide,  alla “Hierotate Chora” dei Tolomei, alla Pax Augusta, al Califfato, al Tercio Imperio portoghese, alla “Casa sulla collina” dei Puritani, all’ “internazionalismo proletario”. Questa pretesa universalistica traduce semplicemente una legittima ambizione di “leadership”, espressamente riconosciuta come benefica per esempio dal Corano. Tuttavia, essa, per essere credibile, deve tradursi in fatti concreti, ché, altrimenti, si traduce nella copertura ideologica di altri interessi.

Purtroppo, nel momento stesso in cui l’Europa avanza questa pretesa,  la situazione effettiva dei diritti degli Europei è la più grave in tutto il mondo, perchè le nostre Autorità, a dispetto dell’ enorme produzione cartacea (cfr. i Quaderni  di Azione Europeista “Habeas Corpus Digitale” e “Corpus Iuris Technologici” dell’ Associazione Culturale Diàlexis) , non hanno fatto ancora nulla sul piano tecnico per difendere i cittadini contro la colonizzazione culturale denunziata dal Papa, come dimostrato per acta dalla causa Schrems. In base alle risultanze processuali e ai documenti di Snowden pubblicati da Wikileaks,  i nostri dati  sono già stati trasferiti, e continuano ad essere trasferiti,  nonostante il DGPR e addirittura grazie al Privacy Shield e alle Standard Contractual Clauses, nei server delle OTTs e della NSA, mentre, a detta di quest’ultima, l’intelligence cinese starebbe hackerando tutti i database americani, cosicché i nostri dati, militari, tecnologici, economici e personali sono in pratica disponibili a tutti tranne che all’Unione Europea, ai nostri Governi, alle nostre imprese e ai nostri eserciti (i quali tutti avrebbero pure diritto, a mio avviso, alle condizioni del GDPR, di poterne fruire, e di negare invece tale fruizione ai soggetti extraeuropei, come fanno, appunto, USA e Cina, ma, in gran parte, anche India e Israele).

L’iniziativa Gaia-X, di un cloud europeo (un consorzio di dodici piccole realtà esistenti), inaugurata il 9 maggio dai ministri francesi e tedeschi, costituisce, nonostante le roboanti promesse di sconfiggere gli OTTs, l’ennesimo pannicello caldo, perché è solo sperimentale, si riferisce solo ai dati delle imprese, e non quelli dei cittadini, è comunque parziale e non protetta contro lo spionaggio delle Grandi potenze. Nel 2018, gli Stati Uniti avevano  approvato il cosiddetto Cloud act: una legge federale che – fra le altre cose – permette alle autorità giudiziarie statunitensi di ottenere dai fornitori di servizi cloud di diritto Usa dati e informazioni sensibili anche quando sono depositati fuori dal perimetro statunitense. Compresi quindi i server fisicamente in Europa, zeppi di dati di cittadini europei, ma di aziende Usa. Una misura che si scontra in pieno con gli articoli del GDPR sulla tutela dei dati dei cittadini europei, ed ha provocato molte cause e sanzioni contro imprese europee.

Questa situazione permette  agli Americani di pilotare la politica, la tecnologia e l’economia mondiali, e, soprattutto, europee, facendo in modo soprattutto che non si formi mai, in Europa, un agglomerato di forze capaci di “sfidare”  come dicono gli Americani, le Grandi potenze. Questo è valido in primo luogo in campo economico, dove i profitti di Google, Amazon e Facebook, realizzati con l’utilizzazione economica dei nostri dati e scontando, grazie ai “tax rulings”, imposizioni irrisorie, costituisce, come ha spiegato Evgeny Morozov, una vera imposta sull’ economia reale, i cui utili vengono reinvestiti fuori dell’Europa per espandere ai nostri danni un impero tecnologico mondiale dei cui frutti non godiamo. Come scrive Pieranni, “per l’ Europa, poi, il destino potrebbe apparire inesorabilmente legato alla seguente domanda: preferiremo che i nostri dati siano in mano cinese o in mano americana?”

Pensando all’enormità del valore sottratto all’ Europa e al gettito evaso, è facile capire il perché del deficit cronico delle nostre economie, “potate” dagli OTTs di una bella fetta del PIL, e continuerà ad esserlo anche dopo la (ancora ipotetica) web tax.

Ma perfino nel campo della lotta alle malattie, ogni forma di progresso avviene esclusivamente all’ interno delle strutture per la “Guerra Senza Limiti” fra le Grandi Potenze.  Mentre nel 2018, il Commissario Moedas aveva risposto a Macron che l’ Europa non vuole creare la propria DARPA, Obama  creava la BARDA (“Biological Advanced Research and Development Authority”), ricalcata esattamente sul DARPA, per affrontare le pandemie e sviluppare i vaccini. Visto che la BARDA sta facendo vistosamente cilecca, e il Coronavirus sta provocando all’ America più danni della guerra del Vietnam, Trump ha  lanciato l’ “Operation Warp Speed”, che richiama al contempo la tsiolkovskiana Warp Speed di Star Trek e il Project Manhattan di Hiroshima e Nagasaki, ponendo alla sua testa un generale. Anche in Israele, l’Istituto per la ricerca biologica di Nes Tsiona è legato al Ministero della Difesa. Infine, anche  in Cina, la ricerca del vaccino è diretta Maggiore Generale Chen Wen, ufficiale medico   in servizio permanente effettivo.

3.Uno strano silenzio

Dunque, senza un web europeo e agenzie europee per la tecnologia, le pur meritorie azioni di Corte di Giustizia, Commissione, Parlamento e Consiglio, sul GDPR, sull’antitrust, sulla Web Tax, rischiano di rimanere puramente simboliche, come dimostrano i casi Echelon, Wikileaks, Prism e Schrems, visto che il GDPR, a causa delle leggi americane, non viene rispettato dalle OTTs, la Commissione riscuote qua e là qualche multa, ma non colpisce la monopolizzazione in sé, la Web Tax continua a non essere riscossa mentre dovremmo chiedere anche gli arretrati, Obama aveva rifiutato di firmare un no-Spy Agreeement, Assange e Manning restano in carcere senz’alcuna protesta da parte UE, Schrems sta tentando da 12 anni di vedere riconosciuto dalla Corte di Giustizia il suo diritto alla privacy e i cittadini di Hong Kong che avevano aiutato Snowden a fuggire dagli USA hanno dovuto a loro volta fuggire in Canada.

Non per nulla Zuckerberg e Pichai, che avevano fatto visita alla Commissione nei giorni immediatamente precedente la pubblicazione del pacchetto digitale europeo, ne sono usciti raggianti, mentre altri guru digitali americani firmavano addirittura un protocollo in Vaticano.

Commenta Colliot da Limes: “Nonostante le ambizioni, però, l’Europa rischia di fermarsi a metà del guado sul digitale: un ambito in cui per ora sembra giocare di sponda, accettando l’egemonia statunitense e cercando al massimo di regolarne gli eccessi. Malgrado gli sforzi e le dichiarazioni, l’UE non appare ancora capace di sviluppare un equivalente di Google o di Facebook: delle 200 principali aziende digitali del mondo, solo 8 sono europee.”

Non è vero che non sia possibile scalzare l’assoluto monopolio delle OTTs, perché la Cina ci è riuscita brillantemente in una ventina di anni, creando delle equivalenti di Google, Facebook e Amazon (in concorrenza fra di loro sul mercato cinese). Ed è questa la chiave di lettura centrale dello scontro USA-Cina: mentre Schmidt e Cohen avevano teorizzato che Google avrebbe sostituito Lockheed nel guidare l’America alla conquista del mondo, ora un’azione analoga la starebbe compiendo Huawei a favore della Cina.

Tuttavia, poiché gli Stati Uniti hanno impiegato più di 20 anni per passare dall’ invenzione di Internet da parte delle forze armate fino al suo lancio commerciale, forse solo se l’Europa partisse adesso con la prima fase, quella “segreta”, riuscirebbe ad arrivare sul mercato prima del “sorpasso” delle macchine sull’uomo, o della guerra fra superpotenze, ambedue probabili sbocchi fatali provocati dalla corsa generalizzata verso la cyberguerra.

E questo sarebbe il momento ideale per farlo, perché  perfino Elon Musk sta proponendo all’autorità antitrust americana, proprio per uno scrupolo di libertà di pensiero,  il “break-up” di Amazon, di cui la creazione di un campione europeo potrebbe essere il logico “pendant” in Europa.

Se l’Europa vuole proporsi veramente come il “trendsetter” in campo digitale contro il progetto apocalittico degli OTTs, e pertanto costringere le Grandi Potenze a sedersi intorno a un tavolo per stipulare un accordo sul digitale come quelli sul nucleare, non può presentarsi al tavolo delle trattative come semplice un mercato da colonizzare, bensì deve già avere un proprio web, sul quale sperimentare e dimostrare la validità del suo “umanesimo digitale” di Nida-Ruemelin, e comunque sottraendo i suoi cittadini al controllo di potenze extraeuropee. Come hanno detto Trump e Macron e in netto contrasto con la retorica “angelistica” (come la chiama Papa Francesco), in queste cose vengono rispettati solo i soggetti forti e autonomi. Questo vale tra l’altro anche in campo nucleare.

Le Istituzioni (compreso soprattutto l’onnipotente Consiglio) debbono spiegare agli Europei perché non si stia facendo nulla in questo campo, e neppure se ne discuta. Non ci si dica che non esistono le competenze giuridiche europee, perché lo stesso Parlamento, con lo Studio dell’ EPRS intitolato “Unlocking the potential of the EU Treaties”, ha chiarito che  si può utilizzare a questo proposito l’art. 171 TFEU.

Notiamo con preoccupazione che nessuno dei documenti pubblicati dalla Commissione e dal Parlamento sul digitale fa alcun riferimento a un’azione concreta relativa alla sovranità digitale europea, invocata invece a gran voce da Macron e dal Senato francese. C’è un accordo segreto? Le visite alla Commissione di Zuckerberg e Pichai lo fanno pensare. I due sono molto bravi a fare credere a Europei e Cinesi di essere indipendenti dallo Stato americano, ma, se ciò veramente fosse, i loro rispettivi business non esisterebbero neppure, come dimostrano Cambridge Analytica e la “precettazione” di Google in base al War Production Act per combattere al crollo del valore dei bitcoins.

I medici albanesi in Lombardia

4.I voti  del Parlamento Europeo in materia digitale.

Per tutti questi motivi, avevamo indirizzato nelle scorse settimane una serie di lettere con cui pregavamo la Commissione ITRE del Parlamento di non votare il rinnovo “tels quels” per il prossimo settennio, delle circa 40 agenzie della Commissione, per lo più di carattere tecnico, tutte basate sull’ idea di “congelare” il mercato tecnologico europeo, come pure di tutti i programmi e strumenti tecnologici europei esistenti, senza invece l’obiettivo di un vero “ecosistema digitale sovrano europeo”, indipendente dalle OTTs (obiettivo conclamato, ma mai perseguito). Purtroppo, a parte una cortese e.mail del Presidente Sassoli, non abbiamo ricevuto alcuna reazione sulla sostanza della questione, per cui presumiamo che si procederà alla conferma del pregresso, così bloccando un dibattito che, invece, in pendenza del nuovo quadro settennale e della Conferenza sul Futuro dell’Europa, dovrebbe restare aperto, proprio per fare salvo il principale obiettivo di sostanza: il web europeo.

In generale, si può dire che, non solo per ciò che riguarda queste agenzie, ma in generale per tutto ciò che concerne le politiche tecnologiche dell’Unione, le Istituzioni stiano già “blindando” il prossimo settennio, escludendo che in questo periodo si possa concretamente perseguire la sovranità digitale (e salvaguardando così gl’interessi, non solo degli OTTs, ma anche di molti  Enti di sottogoverno la cui utilità è dubbia, e che, a nostro avviso dovrebbero essere sostituiti da un potente DARPA europeo).

Confidiamo nella Sessione Plenaria del Parlamento per un intervento correttivo, che lasci alle Istituzioni e alla Conferenza il margine necessario per lanciare l’Ecosistema Digitale Autonomo (al limite con strumenti finanziari, ma soprattutto normativi, a oggi non esistenti).

Torneremo ovviamente, e abbondantemente, su questi argomenti.

Abbiamo girato intanto lettera, opportunamente aggiornata, anche ai presidenti dei gruppi politici del Parlamento, sperando che facciano qualcosa (cfr. “Technologies for Europe”). Poi, come aveva scritto Carlo Marx alla fine della Critica al Programma di Gotha,  dovremo dire: “Scripsi, et salvavi animam meam”.

L’arresto di Assange, una vergogna per l’Inghilterra e per l’ Europa