“IL MONDO PROVA AD ARGINARE BIG TECH”. MA PER DAVVERO?

Lina Khan, 33 anni, presidentessa della Federal Trade Commission americana

Nel suo articolo del 27 dicembre, su La Repubblica, Beniamino Pagliaro dà per risolta la seguente questione: “Nel nuovo anno capiremo se i tentativi di governi e parlamenti occidentali di regolare questo mercato siano maturi e soprattutto efficaci. Prima di regolare, infatti, è necessario capire e misurare, e per anni da [LR1] una parte e dall’altra dell’Atlantico si è promesso molto e fatto poco.”

Abbiamo già spiegato varie volte il perché di questa incredibile reticenza degli Stati occidentali: coessenzialità della “hidden agenda” dei GAFAM con l’ideologia mainstream del “progresso”; simbiosi degli  Stati con il Complesso Informatico-Militare americano; onnipotenza delle lobbies della Silicon Valley; mancanza d’idee delle controparti pubbliche; subordinazione dei Governi occidentali all’ America.

Come prevede lo stesso articolista, durante il 2022, nonostante gli apparenti sforzi dei legislatori americano ed europeo, si prevede che lo stallo continuerà. Per ciò che riguarda l’ America, “I casi alla Ftc possono durare anni, c’è il grande rischio che falliscano perché l’ordinamento difende la libertà d’impresa, e alla casa Bianca sanno bene  che avere i leader de facto dell’ epoca digitale  non fa male in tempi di sfida strategica con la Cina”.

Questo mentre, come abbiamo scritto ripetutamente, la Cina sta applicando ai propri monopolisti (i BATX) precisamente quei principi di concorrenza  che, da 130 anni, sono stati previsti, prima negli USA, poi in Europa, ma che negli ultimi decenni sono stati bloccati. Viene addirittura il sospetto che la Cina abbia favorito lo sviluppo dei BATX per poi poterli disciplinare secondo i principi occidentali, dimostrando così la mala fede delle retoriche “pro mercato” degli occidentali.

In Europa, si attendono il Digital Service Act e il Digital Market Act, che però continuano a muoversi nel vuoto, visto che nessuno sta pensando di creare dei GAFAM europei. Di fatto, sono tutti (politici, autorità amministrative e giudiziarie, imprese, accademia) completamente infeudati ai GAFAM.

Tim Wu, assistente di Biden per la tecnologia e la politica della concorrenza

1.In America, si è passati dall’anti-monopolismo alla dittatura dei monopoli.

Intanto, su richiesta specifica e sotto il controllo diretto di Eric Schmidt, amministratore delegato di Alfabet e teorizzatore del ruolo politico della stessa, il Parlamento americano sta approvando un intero sistema di leggi che porranno la politica estera, gli alleati, la ricerca e le stesse forze armate al servizio dell’ ecosistema digitale americano come forma di controllo del mondo intero.

La nomina , da parte di Biden, a Presidente della Federal Trade Commission (responsabile dell’ Antitrust), di Lina Khan, brillante e giovanissima studiosa fautrice dello smantellamento dei monopoli digitali, non sembra, secondo Sheelah Kolhatkar, che scrive sul “The New Yorker” (“The Enforcer”), foriera di maggiori risultati:”Alcuni funzionari di lungo corso temono che la Professoressa Khan  sottovaluti il rischio  di esagerare  con azioni aggressive  destinate a fallire, inimicandosi coloro che non la pensano come lei”. Una serie di nuovi funzionari nominati da Biden per ruoli di rilievo nella politica antitrust (Wu, Khan e Kanter), sono stati definiti come “New Brandeis movement”, dal nome del presidente Brandeis della Cote di Giustizia, che, alla fine dell’ Ottocento, aveva adottato una serie di sentenze per limitare il potere delle grandi imprese.In effetti, sembra incredibile che, mentre, allora, il Governo Americano aveva addirittura smembrato la Standard Oil dei Rockefeller, oggi la FTC sembra come paralizzata, negando, da un lato, la sua ragion d’essere, e, dall’ altro, l’ideologia centrale degli Stati Uniti, quella secondo cui la concorrenza sul mercato sarebbe l’unico presidio della democrazia.

In effetti, come avevamo scritto in un precedente post (“LA SOVRANITA’DIGITALE:un bello slogan tradito dalla politica”),vi è un’ incestuosa mescolanza fra funzionari governativi, americani ed europei, e i GAFAM:”Quando Obama se ne andò dalla Casa Bianca, molti membri del suo gabinetto erano stati assunti da aziende tecnologiche: Jay Carney, già  addetto stampa di Obama,  da Amazon; David Plouffe, responsabile e elettorale, e Tony West, alto funzionario del Dipartimento di Giustizia, da Uber; Lisa Jackson, già presidente dell’ Agenzia Ambientale, da Apple”

Quanto all’ex Primo Ministro austriaco, Kurtz, appena dopo le sue tumultuose dimissioni, è stato assunto da Thiel, il Presidente di Palantir.

Jonathan Kanter, Attorney General (Procuratore Generale) degli Stati Uniti

2.Il “Transfer Impact Assessment” di Facebook ignora completamente le sentenze Schrems della Corte di Giustizia delle Comunità Europee

Come si vede, anche l’Austria, patria della coraggiosa rete di giuristi NOYB, è nell’ occhio del ciclone.

Nell’ultima “Lettura dell’’Avvento” di Max Schrems, pubblicata su NOYB, si “ protesta contro la rimozione di NOYB  da una procedura da parte del DPC irlandese” e si discute del non adempimento, da parte di “ Facebook delle sentenze della Corte di giustizia europea (CJEU) sui trasferimenti di dati UE-USA”,  che Facebook  difende nelle 86 pagine del suo “Transfer Impact Assessment“.

E’ dal 2013 che  la questione della cooperazione di Facebook con le agenzie governative statunitensi per la sorveglianza di massa è  stata sollevata davanti alla Commissione irlandese per la protezione dei dati (“DPC”). Tuttavia, una prima decisione della DPC irlandese non è ancora in vista – 8,5 anni dopo la prima azione e 1,5 anni dopo il secondo chiarimento della CGUE. Secondo  Schrems:“Facebook ignora completamente la Corte di giustizia, nonostante due sentenze esplicite“.

Dopo le inequivoche sentenze in “Schrems I” e “Schrems II“, Facebook avrebbe dovuto smettere immediatamente i trasferimenti di dati dall’UE  verso gli Stati Uniti, dichiarati illegali in ambedue i casi. Oggi (1,5 anni dopo), Facebook non ha ancora adottato alcun provvedimento neppure per limitare tali trasferimenti. Invece, ha prodotto un “Transfer Impact Assessment” (“TIA”) di 86 pagine, in cui perviene al sorprendente risultato che la sentenza della CJEU non si applicherebbe a Facebook, cosicché i trasferimenti potrebbero continuare come sono.

Max Schrems, presidente di noyb.eu, ha dichiarato:“Facebook sta ignorando ormai da 8,5 anni  il diritto dell’UE. I documenti appena pubblicati dimostrano che essa ritiene semplicemente  che la Corte di giustizia abbia torto – e Facebook ragione. Si tratta di un’incredibile spregio dello stato di diritto, agevolato dalla mancanza di azioni esecutive da parte del DPC irlandese. Non c’è da stupirsi che Facebook voglia mantenere questo documento riservato.

Secondo la “Valutazione di Equivalenza” di Facebook , le leggi dell’UE e degli Stati Uniti siano di fatto equivalenti. In secondo luogo, la “Valutazione ” di Facebook  afferma che il rischio per gli utenti è minimo – di nuovo in diretta contraddizione con la Corte di Giustizia. In un terzo passo, il “Record of Safeguards” di Facebook menziona varie misure in atto che controbilancerebbero qualsiasi violazione della legge UE. In realtà, nessuna di queste misure è effettivamente rilevante  in considerazione sorveglianza della Sezione 702 del FISA americano. In altre parole: Facebook dice semplicemente che la legge degli Stati Uniti è “equivalente” alla legge dell’UE, nonostante che le due decisioni della Corte di Giustizia dicano il contrario.

Sembra evidente che il fronte della lotta ai GAFAM si collochi oggi al centro delle battaglie culturali i politiche in tutti i Continenti.


 [LR1]

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