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LO STATO, COMITATO D’AFFARI  DEI GAFAM?

Il Parlamento Europeo ha approvato il “Digital Services Act” mentre i GAFAM  colonizzano la politica occidentale

Il Services Act, una normativa europea che dovrebbe rappresentare la pietra miliare nel modo in cui i giganti di Internet saranno regolamentati in Europa e forniranno maggiore sicurezza agli utenti, è stato approvato dal Parlamento Europeo, che avvierà così i negoziati con gli Stati membri e la Commissione. Le aziende Big Tech hanno condotto una lunga ed aspra campagna per annacquare la proposta, e crediamo che, come al solito, ci siano riuscite brillantemente. Infatti, lo scenario mondiale attuale è dominato dalla lotta fra i GAFAM e la Cina per il controllo della nuova società delle macchine intelligenti. In questo contesto, il Governo americano, e ancor più l’Unione Europea, fanno solo la figura di comparse, spesso conniventi, se non corrotte.

Per questo motivo, non possiamo essere d’accordo con l’assunto di base del libro di Paolo Guerrieri , “Partita a tre”, che si riferisce a una presunta competizione per l’egemonia tecnologica (e quindi globale), fra Cina, USA ed Europa. La vera partita è, come si vedrà, fra la PCC e i GAFAM. Semmai, un ruolo occulto potrebbe essere giocato da Russia, Israele e India, che però (potendoselo permettere, perché sono indipendenti) non mostrano a oggi le loro carte, riservandosi di giocarle in un secondo momento.

L’idea alla base del Service Act è che ciò che è illegale nel mondo reale, dovrebbe esserlo anche nel mondo online. Idea a nostro avviso totalmente sbagliata, perché parte dal presupposto che l’ICT sia un semplice strumento per eseguire le varie attività umane (pensiero, cultura, calcolo, comunicazione, politica, business, strategia). Invece, l’ICT è una universo alternativo al “mondo vero” (un “multiverso”).

La nuova legge riguarderà ai GAFAM: la legge si applicherà infatti anche alle società con sede al di fuori dell’Unione, se forniranno servizi nel mercato unico (ma come sarà possibile impedire che continuino i loro abusi, visto che sono in America e sostenuti dagli USA?). Soprattutto l’aspettativa dei legislatori, che questa normativa permetta la nascita di “new entrants”,in particolare europei, è assolutamente immotivata. Basta guardare come è andata a finire con GAIA-X, che fino dall’ inizio è stata dominata dai GAFAM (cfr. precedente post), e, molto prima, con la Olivetti. Ma, soprattutto, come si vedrà qui di seguito, tutti gli organi preposti alla regolamentazione dell’ecosistema digitale e alla sua implementazione sono sostanzialmente infeudati ai GAFAM, e ne favoriscono l’espansione, menttre boicottano i “new entrants” europei.

Ora il Parlamento Europeo dovrebbe iniziare i colloqui sul Service Act sia con il Consiglio europeo che con la Commissione, e lì la lobby dei GAFAM si farà certamente sentire. La Francia, che attualmente detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione, vuole completare l’opera prima della scadenza del suo mandato a luglio; tuttavia molti esperti affermano che ciò è altamente improbabile. Infatti (come descritto in un post precedente),  la Francia è infeudata ai GAFAM  almeno quanto l’ Italia.

Una volta conclusi i colloqui, gli eurodeputati dovranno votare l’accordo finale, dopodiché la legislazione dovrà essere applicata dagli Stati membri.

Bill Gates investe
nel Big Pharm

1.I  veri padroni sono i GAFAM

Contemporaneamente allo sviluppo delle iniziative legislative europee, si è scatenata più che mai l’offensiva lobbistica dei GAFAM, tanto negli Stati Uniti, quanto nell’ Unione, quanto, infine,  negli Stati Membri, volta a subordinare completamente la politica al progetto postumanistico dell’ industria digitale americana.

Il Senato americano ha approvato lo Advancing American AI Innovation Act e l’Endless Frontier Act (the U.S. Innovation and Competition Act),i massimi esempi d’ interventismo industriale nella storia americana, riformando la National Science Foundation, assegnandole decine di miliardi di dollari fra il 2022 e il 2026, e creando un Directorate for Technology and Innovation con l’obiettivo di “porre le basi di un altro secolo di egemonia americana.

Non per nulla questa legge è il risultato dell’ impegno di una vita di Eric Schmidt, che,già nel suo libro “The New Digital Age” (2003) aveva scritto che Google avrebbe sostituito la Lockheed nel guidare l’America alla conquista del mondo. Infatti, la nuova legislazione, oltre ad essere il risultato dei lavorio dela commissione NSCAI del Parlamento, presieduta dallo stesso Schmidt, è anche sostenuta finanziariamente dallo Eric & Wendy Schmidt Fund for Strategic Innovation, una ONG a controllo familiare, parallela a quelle di Gates e di Jack Ma.  Eric Schmidt era stato Amministrazione delegato di Alphabet (Google), poi presidente del comitato NSCAI e del Pentagon’s Defense Innovation Board, scrivendo i “DOD’s ethical principles for AI. Come si vede, un “complesso informatico-militare” tutto fatto in casa da poche famiglie onnipotenti.

Schmidt si ispira al Rockefeller Special Studies Project del 1956, lanciato da Nelson A. Rockefeller, nipote John D. Rockefeller Sr., cofondatore della Standard Oil, guarda caso, un monopolio però  dissolto dall’ Antitrust cent’anni fa (cosa che oggi nessuno vuole più fare).

Il senso della nuova legislazione è stato ben sintetizzato dal senatore Schumer, che ha affermato. “credo che questa legge permetterà agli Stati Uniti di innovare, produrre e mettere fuori combattimento la concorrenza del mondo intero nelle industrie del futuro”.Come si vede, non solo la Cina, bensì “il resto del mondo.”L’Europa è avvertita.

Zuckerberg spadroneggia in tutti i continenti

2. L’Europa colonizzata da META (alias Facebook)

Come scrive Federica Bianchi su “La Repubblica” della domenica, “Quando quasi due anni fa Aura Salla, la giovane politica finlandese consigliera della Commissione Europea su materie come la sicurezza informatica, le minacce ibride e l’interferenza nelle elezioni, annunciò su Twitter le sue dimissioni per diventare la responsabile esterna delle relazioni  di Facebook in Europa, divenne chiaro come il colosso tecnologico americano fosse determinato a provarle tutte  per stroncare qualsiasi tentativo di limitare la sua influenza nella vita politica ed economica del Vecchio Continente.”

Alexandra Geese, eurodeputata verde che ha partecipato alla stesura del Service Act, ha dichiarato: “E’ ben lontana da quella che avrebbe potuto essere a causa dell’ impatto enorme delle lobby su liberali e popolari”.“Almeno 14 dei principali think tank di Bruxelles, hanno scoperto i ricercatori di Corporate Europe Observatory, prendono soldi da Big Tech, inclusa Facebook, e redigono rapporti che sembrano obiettivi ma che accomodano le posizioni dell’ industria, da Ceps a Bruegel, a Friends of Europe” Tutte insieme, le 612 società tecnologiche e le loro associazioni di categoria investono oltre 97 milioni l’anno e 452 lobbisti per portare i legislatori dalla loro parte.

A loro volta, Vittorio Malegatti e Carlo Tecce relazionano, sempre su La Repubblica della domenica,  sulla colonizzazione, da parte di Facebook (Meta) del mondo politico italiano, attraverso Binario F e la Fondazione Italiana di Tecnologia, con il coinvolgimento del fior fiore del mondo  politico italiano.

Questa colonizzazione dell’ “establishment” italiano da parte di Big Tech trova riscontro anche nell’ atteggiamento dei giornali padronali nei confronti dei tentativi dell’ Antitrust americano di tornare all’ ispirazione tradizionale dello Sherman Act. Alla faccia del tradizionale atteggiamento pro libera concorrenza, Mario Platero echeggia la retorica delle Big Tech, secondo cui un’applicazione dell’antitrust americano (quale sembrerebbe favorita da vari collaboratori di Biden (come Khan, Wu e Kanter) va scartata perché favorirebbe la concorrenza cinese. Il fatto che Khan e Wu, oltre ad essere molto giovani, appartengano alle minoranze pachistana e cinese, non li aiuterà certo ad applicare rigorosamente la normativa antitrust.

I guru cinesi debbono sottostare alla politica
e al diritto

3.La Cina prende il sopravvento nella legislazione sul digitale.

L’affermazione che l’applicazione coerente della legislazione antitrust americana favorirebbe la concorrenza cinese  non potrebbe essere più discutibile, perché, come vedremo in seguito, il recente cosiddetto “crackdown” del Governo cinese sui BATX dimostra che la Cina crede invece che la concorrenza fra i BATX stessi incrementi, non già indebolisca, la forza strategica del Paese, perché pone in essere nel Paese una realtà di effettivo controllo del diritto sulle multinazionali del web nell’ interesse dei cittadini (oltre che dello Stato), che a lungo termine costituirà il “golden Standard” della legislazione digitale a livello mondiale (cfr. infra). Rovesciando così gli stereotipi occidentali e le presuntuose pretese della UE.

Infatti, in netto contrasto con la situazione di stallo legislativo in America e in Europa, la Cina ha realizzato, nel corso del 2020 e 2021, un impressionante “tour de force normativo”, che l’ha portata ad essere il Paese dove i principi della libera concorrenza e della privacy nel settore high tech, enunziati in America e conclamati in Europa, si sono finalmente realizzati. Essi non si possono invece realizzare in Paesi, come i nostri, dove le norme giuridiche vengono adottate più per esigenze propagandistiche che non con la reale intenzione di applicarle. Basti leggere l’art. 11 della Costituzione sul ripudio della guerra, i principi costituzionali di libertà di pensiero, di espressione, di associazione, di non discriminazione, il divieto dei monopoli e quello di discriminazione, il diritto al lavoro, la partecipazione dei lavoratori,  la legislazione speciale contro la mafia…Le norme che colpiscono i GAFAM, e, più in generale, il complesso informatico-digitale americano, vengono anch’esse tacitamente insabbiate, in modo che i GAFAM possano completare indisturbati la loro opera di controllo  e distruzione delle nostre società.

Baidu ha spodestato Google

4.Lo sviluppo dell’ecosistema digitale cinese.

Ricordiamo intanto che lo sviluppo di un completo e complesso ecosistema digitale cinese, di dimensioni pari a quello occidentale, è recentissimo.

Esso ha avuto luogo a partire da esperienze dei fondatori dei BATX (piattaforme cinesi) con imprese americane. Ad esempio,nel  1994, Robin Li (Li Yanhong) era stato assunto dalla IDD Information Services,  divisione del New Jersey della Dow Jones,  per sviluppare un software per l’edizione online del  The Wall Street Journal, realizzando l’algoritmo  RankDex ed ottenendo un brevetto americano anteriore al PageRank di Google. Li utilizzò poi RankDex per la sua Baidu, una piattaforma cinese corrispondente a Google.  Baidu  era stata fondata nel 2000, dallo stesso Li e da Eric Xu, e era stata quotata nel 2005 a Wall Street.

Il  28 giugno 1999, Jack Ma  aveva fondato, nel suo appartamento di  Hangzhou,Alibaba.com,  ottenendo un finanziamento di   25 milioni di dollari  da Goldman Sachs e  da SoftBank. Quando eBay  aveva annunziato  i suoi piani di espansione in  Cina  nel 2003, Ma, considerandola  un concorrente straniero,  aveva respinto l’offerta per la controllata Taobao, che,successivamente, avrebbe costretto la stessa  eBay ad uscire dal mercato cinese. Poi, Alibaba aveva acquistato il  40% delle azioni di Yahoo!.

Nel 2013, Baidu  aveva lanciato l’ app “Personal Assistant”, e, nel 2014,  aveva nominato Andrew Ng  direttore tecnico a Pechino e nella Silicon Valley.

Nel 2017, Baidu aveva annunziato il lancio  del Progetto Apollo per veicoli autonomi, in  partnership con le tedesche Continental e Bosch. Nello stesso anno, Baidu  aveva creato il suo traduttore portatile, e Jack Ma,  aveva annunziato le proprie dimissioni per dedicarsi, come Bill Gates, Eric Schmidt e Marc Zuckerberg,  alla  “filantropia”.

La crisi ucraina è circondata
dalla cyberguerra

5.I più recenti sviluppi normativi

Nella tabella qui di seguito sono sintetizzate le principali tappe della cosiddetta “stretta” del Governo cinese sui monopoli digitali nazionali, per riportarli a sani principi di concorrenza e di rispetto della “privacy” dei cittadini:

3/11/2020Sospensione dell’IPO del Gruppo Ant
7/2/2021nuove direttive antitrust per l’High Tech
10/4/2021Multa di 2,8 milioni di dollari contro Alibaba per comportamenti Monopolistici
12/4/2021Il gruppo Ant viene ristrutturato secondo i principi delle società finanziarie
4/7/2021Divieto al gruppo Didi di gestire app stores
10/7/2021Proposta dell’obbligo dell’ approvazione di banca e borsa per le piattaforme con più di un milione di utenti per potersi quotare all’ estero
30/8/2021Divieto per i bambini di giocare online per più di tre ore alla settimana
1/11/2021Entrata in vigore della Legge sulla sicurezza dei dati e della Legge sui dati personali
  

La Legge sulla Sicurezza dei Dati classifica i dati stessi secondo il loro impatto potenziale sulla sicurezza nazionale(europea), e disciplina l’immagazzinamento e il loro trasferimento a seconda del loro livello di segretezza. Essa costituisce la risposta della Cina al Clarifying Lawful Overseas  Use of Data Act (CLOUD Act) che dà alle autorità americane il diritto di obbligare le imprese soggette alla legge americana a produrre dei dati di qualunque provenienza, ovunque essi siano immagazzinati.

La Legge sulla Sicurezza dei Dati si applica essenzialmente ai “Dati Fondamentali”, che sono quelli che riguardano la sicurezza nazionale ed economica, il benessere dei cittadini o rilevanti interessi pubblici. E’ vietato rendere accessibili ad autorità estere dati senza la previa autorizzazione delle autorità cinesi. Qualcosa di simile alle due Sentenze Schrems, con la differenza che queste ultime sono completamente disattese dalle autorità europee. La Legge sulla Protezione dei Dati Personali è infatti ricalcata sul GDPR dell’ Unione Europea, con la differenza che, siccome l’industria informatica cinese (contrariamente a quella europea) è quasi integralmente nazionale, il controllo azionario, la sede operativa, i server e il management sono tutti sotto il controllo di fatto delle autorità cinesi. Ciò è confermato dal cosiddetto “crackdown”, che altro non è stato che l’applicazione puntuale di un pacchetto nuove leggi su banca e borsa, tutela del lavoro, sicurezza delle reti, antitrust, fiscale e di tutela dei consumatori, simili a quelle europee, ma realisticamente attuabili proprio grazie al carattere nazionale dell’ intero ecosistema digitale, che lo rende coercibile. D’altronde, alcune delle norme violate riguardavano precisamente la violazione del principio del controllo nazionale.

Ora, il valore dell’economia digitale in Cina è pari al 35-40% del PIL cinese, e più di metà di quella mondiale, sicché ciò che accade nel cyberspazio cinese si riverbera automaticamente nel resto del mondo, anche a dispetto dei GAFAM

Queste considerazioni dovrebbero fare riflettere:

-sull’impossibilità di imporre alla Cina politiche diverse in queste materie, ed anzi sulla probabilità che, per tutelare almeno un minimo gli Europei, dovremo ispirarci noi alle loro leggi;

-sulla conseguente impossibilità di presentare l’Unione Europea come standard normativo mondiale in materia digitale, avendo la Cina, non soltanto copiato le nostre normative, ma anche realizzato norme dello stesso tipo, più efficaci e coercibili a causa del controllo  nazionale sull’ ecosistema;

-sulla necessità di riconoscere che la Cina è una forma di Stato di diritto di livello sovrannazionale (è grande 4 volte l’Unione Europea), e che, proprio per le sue dimensioni, riesce a tutelare, nell’ era delle Macchine Intelligenti,  i beni giuridici in generale perseguiti in Europa, ma in un modo più efficace e trasparente;

-che, al contrario, sono gli Stati Uniti che stanno  adottando quelle politiche ch’essi da sempre attribuiscono ai loro avversari: militarizzazione dell’ economia, statalismo, protezionismo, egemonismo (in particolare nei confronti dell’ Europa, che, in questa prospettiva, è praticamente inesistente).

In questa situazione di conflittualità sempre crescente, cresce di giorno in giorno il rischio che l’ICT sfugga al controllo umano. In particolare, che, come aveva profetizzato De Landa (in “La guerra nell’ era delle Macchine Intelligenti”), una guerra digitale possa risultare il momento scatenante della presa di controllo, da parte delle macchine, sull’ uomo.

Ricordiamoci che ciò stava già per avvenire nel 1983, quando il nuovo sistema di allarme digitale sovietico, OKO, stava già per scatenare la 3° Guerra Mondiale per un errore di avvistamento, venendo bloccato all’ ultimo momento dal maggiore Petrov.

La dichiarazione congiunta firmata a Pechino dai Presidenti Putin Xi Jinping afferma: “Le parti confermano la loro disponibilità ad approfondire la collaborazione nell’area della sicurezza informatica internazionale e a contribuire alla creazione di un ambiente digitale aperto, sicuro, sostenibile ed accessibile…salutano con favore la messa in opera di un processo globale di negoziati sulla sicurezza informatica internazionale e sostengono in questo contesto l’attività del Gruppo di Lavoro permanente delle Nazioni Unite sulla sicurezza e nell’uso delle tecnologie dell’ informazione e della comunicazione..Le parti ritengono che l’ Iniziativa Globale sulla Sicurezza dei Dati, proposta dalla Cina e sostenuta, in linea di principio, dalla Russia, fornisca una base per la discussione, da parte del Gruppo di Lavoro, e per elaborare delle risposte alle minacce alla sicurezza dei dati be altre minacce alla sicurezza internazionale dei dati.”

La Guerra di Trìoia alle radici
dell’ Identità Europea

6.I classici contro il metaverso

In questo contesto, degli spunti rilevanti ci vengono offerti dal libro di Giorgio Ficara, Classici in cammino, il quale ripropone i classici quali modello culturale alternativo alla “fine della Storia” tecnologica proposta dai GAFAM (l’”uso contundente dei classici”), e dal non lontano “Il Continente Epico” di Nicholas Jubber, che ci invita a rileggere i poemi epici: “Queste storie sono le colonne portanti su cui si regge l’ Europa, e resteranno in piedi fino alla fine, ammonendo e allettando, come divinità permalose le cui intime intenzioni rimangono ignote ai comuni mortali.”

In ambo i casi, si tratta di mobilitare le tradizioni culturali dell’ Europa per compiere un’operazione diversa da tutte quelle tentate fino ad ora.

Il Digitale, e soprattutto l’Intelligenza Arificiale, costituiscono infatti l’ultimo avatar di una tendenza culturale di lungo periodo e di direzione opposta, che, partendo dal nichilismo, dall’emanatismo e dai messianismi, attraversa la cultura medievale e moderna (l’”Intelletto Attivo”, lo “Spirito Assoluto”, il “General Intellect”), per giungere al cosmismo (la “Filosofia dell’ Opera Comune” di Fiodorov,) al totalitarismo (l’Uomo Nuovo, il PRoletKu’t, la Mistica Fascista), e sfociare nell’Ideologia Californiana e nel Postumanesimo.

Si tratta di una forma di presa del potere della tecnica, ma preparata e indotta dall’omologazione culturale prodotta dal puritanesimo e dalla società di massa, che si sono innestate su quelle premesse culturali. Gli obiettivi dell’ umanità futura enunziati dai guru dell’ informatica   si confondono in un’unica distopia nichilistica, che corre senza freni verso l’eterogenesi dei fini: abolizione del male, onnipotenza umana, quasi-eternità, abolizione delle differenze. Per questo, quando la cultura “mainstream” e i politici dell’“establishment” sostengono che occorre porre l’uomo al centro della società digitalizzata, essi non stanno affatto  proponendo  dei contrappesi all’ omologazione tecnocratica, bensì la sua intensificazione :a ncora maggiore libertà ai GAFAM contro gli Stati e le loro leggi; ancora nuovi strumenti tecnologici (come il Metaverso) mirati deliberatamente contro il principio di realtà e/o contro l’autonomia individuale (Alexa, Decidim).

Noi dobbiamo invece proporre modelli d’intervento pubblico che vadano in controtendenza.Sostanzialmente, i classici “ci mostrano tangibilmente – direi plasticamente- che una vita in cui esiste il caso, l’avventura, il conflitto, perfino la noia (ogni tanto), il rischio di contagio, la precarietà di ogni conquista, la possibilità di fallire o di perdersi, la disperazione (capace di convertirsi in felicità), il disordine, risulta assai più avvincente della vita illimitatamente manipolabile immaginata dai filantropi della Silicon Valley”. (Filippo La Pota, La Repubblica).

Mancano tuttavia le necessarie ulteriori elaborazioni sul tema, come per esempio tutto ciò che i classici ci insegnano sulla Paideia (Senofonte), sulla lotta contro il nichilismo (Mefistofele, Zarathustra),  sul culto dei morti e degli eroi (Foscolo, Carlyle), come pure la necessità d’inglobare, nel nostro “canone”, Gilgamesh, il Bhagavad Gita e i Classici Confuciani.

Occorrerebbe coltivare tutto un universo di studi su questi temi, nonché stimolare la nascita di nuovi classici.Questo sarebbe il vero compito (assolutamente ignorato) dell’ Europa!