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MARIO DRAGHI, SOVRANISTA EUROPEO?

Fra divieti di esportazione e incarico a McKinsey.

Qual’è il vero ruolo di Draghi?

1.Il blocco dell’ export verso l’Australia

La decisione di Mario Draghi di far sequestrare 250 mila fiale di vaccino Astra-Zeneca destinate, in spregio al contratto con la Commissione, alla Australia anziché all’ Europa, è stata, non soltanto lecita, ma doverosa. Infatti, non solo è stata adottata in base al recentissimo “Nuovo Meccanismo di Controllo” approvato all’ unanimità dal Consiglio a Gennaio, ma, nella richiesta alla Commissione di poter emettere il decreto, è scritto chiaramente che il Paese di destinazione, l’ Australia, “non è vulnerabile” (cioè non è un Paese povero)-fatto ostativo al blocco secondo la recentissima normativa europea applicabile-(ma che nessuno Stato Membro aveva ancora applicato, tanto che, in due mesi, nonostante l’inadempienza generale dei fornitori, sono state già concesse ben 174 autorizzazioni all’ export per vaccini che avrebbero dovuto essere consegnati all’ Unione). La decisione italiana ha messo così con le spalle al muro gli altri Governi, che si stracciano i capelli per la mancanza di vaccini, ma però non utilizzano le leggi disponibili per farla cessare; allora ci si chiede “a che gioco giochiamo”?In questo contesto, capiamo anche l’altra presa di posizione di Draghi, contrario a cedere fin da ora vaccini ai Paesi in via di sviluppo, perché, a causa del comportamento dell’ America e del Big Pharma, l’Europa non riesce neppure a procurare i vaccini indispensabili a se stessa, mentre  Paesi in Via di Sviluppo, anche meno colpiti di noi dalla pandemia, li stanno già  ricevendo in abbondanza dall’ India, dalla Cina e dalla Russia.

Lo scopo di Draghi è quello di costringere anche gli altri Stati Membri a bloccare le esportazioni, in modo, non soltanto da acquisire sufficienti disponibilità per l’Europa, ma soprattutto da fare pressione sulle case farmaceutiche per la seconda fase, quando si negozieranno le licenze di fabbricazione. Infatti, Breton e Giorgetti stanno già lavorando a un vasto piano di conversione delle nostre industrie farmaceutiche. Ma che fare se i nostri laboratori sono stati incapaci di approntare un vaccino accettabile, se le case farmaceutiche continuano a negarci le licenze di brevetto e di know-how, la Commissione rifiuta la sospensione dei diritti per emergenza e gli Stati Membri non impongono le licenze obbligatorie? Chiaramente, bisognerà realizzare un mix di tecnologie europee (insufficienti), russe e cinesi (sgradite), e anglo-americane (concesse con il contagocce).

Purtroppo, i Governi europei partono ancor sempre dal folle presupposto che siamo un popolo ricchissimo ed avanzatissimo, il quale, avendo risolto tutti i suoi problemi, dedica i suoi sforzi ad attività filantropiche in favore dei poveri popoli extraeuropei. Con questo cerchiamo di spacciare il nostro servilismo verso i poteri forti occidentali come la magnanima tolleranza dei veri padroni, come nei romanzi di Somerset Maugham o nel film “Cosa resta del giorno”, dove i nobili inglesi trattavano con sufficienza i parvenus Americani, ma poi se ne facevano influenzare e soppiantare. In realtà, siamo divenuti  un popolo in via di sottosviluppo, e poco conta che il nostro Pil pro-capite sia ancora relativamente elevato (grazie alla vertiginosa crisi demografica), perché ciò che rileva è la direzione del trend storico (ch’ è verso il basso). Proprio oggi, l’ISTAT ha confermato che l’incidenza della  povertà assoluta è in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%), con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%) che si attestano a 5,6 milioni. Invece, all’ inizio dell’ anno la Cina aveva annunziato di avere sradicato la povertà assoluta. Non solo, ma la Cina sta facendo sforzi inauditi per frenare la crescita del proprio PIL, che, se fosse così impetuosa come si annunzia, potrebbe creare disguidi e malfunzionamenti. Allora: qual è, fa i due,  il Paese sviluppato, e quale il Paese in via di sottosviluppo?

Questo comporta, tra l’altro, che i nostri stessi interessi siano  di fatto più simili (per esempio nel campo della proprietà intellettuale farmaceutica), a quelli dei Paesi in via di sviluppo, che a quelli sviluppati. Perciò , è doppiamente assurda la presa di posizione della UE alla World Trade Organization contro la sospensione, per motivi di urgenza, della validità dei brevetti sui vaccini. Assurda anche perché questi brevetti sono detenuti dall’ “anglosfera”, che sottrae i vaccini a tutto il resto del mondo, e non ci ha mai pensato due volte a quando si era trattato di imporre licenze obbligatorie sui brevetti farmaceutici europei.

Oggi, non c’è neppure uno solo dei vaccini già approvati dall EMA che sia totalmente sviluppato e prodotto nella UE, e la nostra capacità di approvvigionamento è nettamente inferiore a quella di buona parte dei Paesi del mondo. Infatti, come scrive oggi su la  Stampa Alessandro Barbera,    “mentre Donald Trump lanciava il piano ‘warp’ per accelerare lo sviluppo dei farmaci negli Stati Uniti, la Commissione Europea è rimasta a guardare, limitandosi a caro prezzo i prodotti altrui. Aveva puntato sulla francese Sanofi, ma la sperimentazione è fallita. Ha opzionato un vaccino tedesco (Curevac), ma lo sviluppo sta tardando, Il farmaco di Pfizer, creato sempre in un’azienda tedesca grazie a un contributo del governo federale e un piccolo aiuto europeo, è a tutti gli effetti un prodotto americano. Insomma, al momento l’Europa ha il cappello in mano nella speranza che Pfizer, Moderna, Johnson & Johnson e Astra Zeneca consegnino le dosi promesse e rispettino i patti fin qui disattesi” .

L’Italia e l’Europa, non disponendo, né della proprietà, né del controllo, sulle case farmaceutiche, neppure per i singoli stabilimenti localizzati sul loro territorio, sono soggetti all’ arbitrio dell’anglosfera, che infatti ne sta abusando, rastrellando tutti i vaccini del mondo per rimettere in sesto la propria economia, incurante tanto dei Paesi poveri, quanto degli “alleati”. Il Governo Usa ha prenotato ben 600 milioni di dosi  di Pfizer e Moderna e comprato molte dosi di altri vaccini, quanto basta per immunizzare due volte tutti gli Americani. Gli USA rifiutano di cedere una parte di questi vaccini ai Paesi in Via di sviluppo (e all’ Europa) prima di avere ricevuto uno stock di vaccini addirittura ridondante. Non viene spiegato che è per questo motivo che le case farmaceutiche hanno ridotto drasticamente le dosi destinate contrattualmente all’ Europa.

Nel frattempo, la Cina, anch’essa sotto pressione per la propria campagna vaccinale, sta correndo in soccorso degli altri Paesi in Via di Sviluppo, donando  vaccini a 53  Paesi, e contribuendo con 10 milioni di dosi al programma Covax delle Nazioni Unite. Così pure, la Russia ha già esportato i propri vaccini in 40 Paesi, e l’India ha già inviato la maggior parte dei suoi vaccini (67%) in UAE, Sud Africa, Brasile, Egitto, Marocco, Bangladesh, Algeria e Kuwait, per lo più come doni

E addirittura gli Stati Uniti (e, in subordine, l’ UE), si dicono preoccupati di questo fatto, definito come “uno strumento di penetrazione diplomatica”, in quanto antepongono il contenimento della Cina a quello del Coronavirus. Come osserva il South China Morning Post, si potrebbe dire che “Trump non se ne è ancora andato”, e questo fa presagire ulteriori politiche ciniche e non cooperative dell’Amministrazione Biden anche in altri campi.

Quanta fatica per fare prendere in considerazione in Europa i vaccini russi!

2.La delega a McKinsey di riscrivere il Recovery Plan

La decisione di affidare alla McKinsey la redazione del Recovery Plan getta un’ombra gravissima su questa prima decisione del Governo, che non vorremmo fosse una foglia di fico su un atteggiamento generale ben diverso.Infatti, sembra proprio che, per la stesura del Recovery Plan il ministero dell’Economia e delle Finanze si avvarrà della consulenza di McKinsey.

Per la consulenza, la società, scrive Repubblica,“dovrebbe ricevere solo una sorta di rimborso spese”. Il governo avrebbe optato per questa soluzione, visti i tempi strettissimi a disposizione. La collaborazione, scrive ancora il quotidiano, ” sarà esclusivamente tecnica“. “Con McKinsey si dovranno valutare i costi e l’impatto (seguendo le regole europee) dei diversi progetti”. Il Mef, si legge ancora, “ha anche chiesto al gruppo americano di esaminare eventuali progetti già realizzati in altri paesi”.

Molti politici sono giustamente sdegnati. “I tecnici dei tecnici. No, così proprio non va. Così, si umiliano le competenze delle pubbliche amministrazioni e si allontana l’accountability politica. Il Parlamento deve intervenire”. Così in un tweet Stefano Fassina, deputato LeU.E, per Nicola Fratoianni. “Visto che il precedente governo è stato ‘lapidato’ sulla governance che espropriava il Parlamento, la cosa sarebbe piuttosto grave. Oltre che grottesca. “.

Noi ci limitiamo ad osservare alcuni punti semplicissimi:

a)Rendendosi conto che, nonostante tutto, non si può nascondere che l’incapacità dell’ Europa di contenere la pandemia deriva in gran parte dalla inesistenza di uno Stato Europeo forte ed autonomo da un’ America che allora era sotto Trump, i vertici europei avevano  cominciato a fare balenare l’ipotesi di una “sovranità europea”, sfociata a fine anno nella sigla del Trattato euro-cinese sugl’investimenti;

b)contemporaneamente, però, fedeli alla “politica dei due forni”, venivano lanciati segnali di segno opposto. Uno di questi è stato l’intensificarsi dell’outsourcing di funzioni d’imperio dall’Unione e dagli Stati Membri a multinazionali americane (p.es., l’outsourcing alla Microsoft, da parte dell’ Unione e di Poste Italiane, di tutte  le loro attività informatiche, e una gragnuola di contratti di consulenza -perfino sulla Force de Frappe!- da parte dell’ Amministrazione Macron);

c)le funzioni contrattate all’ esterno sono quelle più delicate, ma anche più formative e lucrative, quelle che vorrebbero svolgere i nostri giovani superlaureati che invece sono costretti a emigrare all’ estero;

d)quando furono lanciati il Recovery Plan e Next Generation, si era detto che la pandemia aveva dimostrato gli errori della nostra società, e che, da allora in avanti, “il mondo non sarebbe stato più come prima”. Il Recovery Plan/Next Generation avrebbe dovuto servire per ricostruire la Europa per renderla pronta alle sfide dei prossimi anni, e, in primis, per permetterle d’inserirsi con successo nella corsa fra USA e Cina per il primato tecnologico;

e)uno dei motivi addotti per fare cadere il Governo Conte (critica che abbiamo condiviso sin questo blog) era quello  che il Recovery Plan era solo una rifrittura di vecchi progetti dei Ministeri, che non rispondeva ai requisiti di sinteticità, novità e coerenza richiesti dall’ Unione Europea;

f)Mario Draghi, essendo il più stimato “civil servant italiano”, in particolare nel campo della finanza europea, sarebbe stato senz’altro capacissimo di riscrivere il piano, direttamente o attraverso il suo team di specialisti!

Tutte queste promesse si stanno rivelando a loro volta illusorie. Il Recovery Plan è rimasto esattamente com’era: un coacervo inconsistente e inutile di vecchi progetti ministeriali, nati quarant’anni fa e mai realizzati. Non vi è in esso nessun’indicazione di come l’Italia potrebbe, attraverso di esso, rovesciare un declino che dura almeno trent’anni. Il Governo Draghi si sta rivelando altrettanto impotente dei Governo Conte e di tutti quelli che lo hanno proceduto.

La crisi dell’Italia deriva infatti innanzitutto dalla sua mancanza di combattività sui mercati internazionali, e di questo è colpevole l’intera classe dirigente, che non si azzarda mai neppure lontanamente a investire su settori nuovi, nei quali soltanto potremmo contendere i mercati agli attuali leader mondiali. Se non si riescono mai ad ottenere i finanziamenti europei è perché questi sono concepiti come partecipazione a progetti futuri in cui rischia anche il Paese;ma tutti rischiano  solo quando sanno che ci sono serie prospettive di consistenti ritorni.

Invece, se la riscrittura del piano viene affidata (come ha già fatto la Francia), a consulenti tecnici, oltre tutto stranieri, è perché si sa che bisogna falsare i dati per far quadrare conti che altrimenti non tornerebbero.E l’Unione si accontenterà delle pietose bugie degli Stati Membri perché siamo tutti nella stessa barca: degli Europei decadenti (come scriveva Morin) che accettano senza combattere la loro decadenza, coprendola con un pietoso velo di menzogne.

Per noi, l’unica soluzione è un’Agenzia Europea per la Tecnologia.

3.La sovranità tecnologica quale leva per riequilibrare il mondo

Abbiamo pubblicato e diffuso un intero libro-documento su questo punto (European Technology Agency). A nostro avviso, per evitare situazioni incresciose come quelle dei vaccini e della McKinsey, non bastano azioni estemporanee da parte di qualche vertice europeo o di qualche leader nazionale. Non è nemmeno un’attività che possa essere svolta dalle ordinarie istanze politiche, siano esse legislative o esecutive. Si tratta di un compito complesso, al contempo culturale, tecnico e politico, da svolgere a tempo pieno, con programmi a lungo termine: dall’ inquadramento culturale, alle basi conoscitive e politiche, alla governance, alla ricerca, alla finanza, alle strategie industriali e alla gestione dei progetti. Ci vuole, sul piano europeo, qualcosa che cumuli le caratteristiche del MITI giapponese, del DARPA americano, del Rostec russo e dell’Istituto Fraunhofer tedesco:un’Agenzia Tecnologica Europea che presieda alla predisposizione e alla gestione di una base tecnologica e produttiva dell’ Europa per situazioni di emergenza, come questa della pandemia, ma domani potrebbe essere una catastrofe ambientale o una guerra.

La nomina del Generale Figliuolo a Commissario Straordinario  per la crisi pandemica ha confermato che la gestione di siffatte emergenze è molto simile a quella di una Guerra Nucleare, Chimica e Batteriologica, che solo lo Esercito è qualificato a gestire, e che, quand’anche non lo fosse, dovrebbe attrezzarsi al più presto per esserlo.  Ricordiamo che i due unici protocolli per le emergenze che esistessero  in Europa prima della pandemia erano quelli dell’ OMS e della NATO, ambedue vecchissimi, e comunque non attuati in Italia. L’assenza di adeguati protocolli ha provocato anche  la cancellazione delle più grandi manovre NATO in Europa (“Defender Europe 2020”), destinate a dimostrare la capacità dell’Alleanza di affrontare la Russia nei Paesi Baltici. Tutti i generali convenuti a Wiesbaden per dirigere le manovre si sono ammalati di Covid, tanto che le manovre sono state cancellate. Il responso delle manovre è stato che che la NATO non è in grado di combattere una guerra nucleare, chimica e batteriologica, soprattutto in Europa (e tanto meno in Asia).

Questa è la vera ragione per cui Macron ha potuto giustamente affermare che “la NATO è in una situazione di morte cerebrale”. Dopo quella schiacciante sconfitta, l’unica preoccupazione del “partito atlantista” è stata quella di evitare che, con la “diplomazia delle mascherine”, la Cina e la Russia acquisissero troppi consensi. Perfino l’Esercito Turco ci aveva donato delle mascherine. E quella dell’America è stata di coinvolgere gli Europei nel sistematico boicottaggio di Cina e Russia, una risposta partita da Trump ma proseguita ora da Biden, e che ha rallentato perfino l’acquisizione di vaccini dai Paesi sotto boicottaggio.

In ogni caso l’impostazione della lotta al Covid da parte di tutti gli Europei  è stata inadeguata, con la singolare trovata di trasformare la Commissione  in una “centrale di acquisti” di carattere privatistico per conto degli Stati Membri. Con un piccolo particolare: che questa specifica Centrale di Acquisti, anziché ottenere risultati migliori dei singoli consorziati, ne ha ottenuti di peggiori. E, infatti, un Ente pubblico, quando lancia dei bandi, non si deve mettere al livello di un normale soggetto commerciale, ma lo deve fare da una posizione d’imperio; soprattutto, non deve accettare contratti capestro, che potrebbero configurarsi addirittura come dei reati:“Come ha potuto la Commissione europea accettare di inchinarsi così di fronte alle case farmaceutiche?”. È l’accusa che la deputata del Parlamento europeo, Manon Aubry, ha lanciato durante la seduta plenaria del Parlamento Ue “Ho la sensazione – continua l’eurodeputata, francese 31enne del partito France Insoumise – che i grandi leader farmaceutici abbiano stabilito la ‘legge’ per lei”. Aubry ha chiesto l’istituzione di una “Commissione d’inchiesta sulle responsabilità della Commissione”.

Soprattutto, quando si finanzia la ricerca, si deve pretendere di avere il libero utilizzo della proprietà industriale (se non addirittura la titolarità, o, almeno, la contitolarità)

E, nel caso di violazioni,si deve reagire, sfruttando i moltissimi poteri che l’Unione ha, e che invece oggi non vengono sfruttati: azioni legali, sequestri, divieto di esportazione, licenze obbligatorie, blacklists.

Certo, c’erano, e ci sono, a monte, delle difficoltà di fondo, non della Commissione, bensì dell’Europa nel suo complesso. Da un lato, per i motivi mille volte ripetuti,  le nostre industrie sono molto più deboli di quelle americana ed inglese, e, poi, il nostro establishment in generale (non solo la Commissione) è da sempre succube degli USA, e, in particolare, delle multinazionali.Guardiamo per esempio ai rapporti strettissimi con le banche americane di Prodi e Barroso.

Vediamo infatti i comportamenti degli uni e degli altri sulle licenze obbligatorie. Come ricorda Le Monde Diplomatique, mentre gli Stati Uniti hanno applicato la licenza obbligatoria a varie imprese europee, e in particolare alla Bayer, nessun Governo europeo ha mai osato importre licenze obbligatorie a multinazionali americane. Quando la Gilead aveva fissato in 41.000 Euro il prezzo del farmaco di Sovaldi contro l’ epatite C, la Francia aveva accettato questo prezzo eserbitante, selezionando i malati da curare, per paura delle ritorsioni americane.Questo fa capire quanto potranno essere utili i contatti in corso con le industrie farmaceutiche russe, israeliane, cinesi ed indiane.

Comunque sia, fino ad oggi, le nostre aziende farmaceutiche , o si erano alleate (da posizioni d’inferiorità, come Astra Zeneca e BionTech), con aziende inglesi e americane, o non sono riuscite a sviluppare  da sole i vaccini per tempo (come Sanofi, CureVac e Reithera). Come al solito, si è partiti dall’idea che noi siamo dei clienti ideali, o al massimo dei licenziatari, delle imprese USA, non già dei produttori autonomi (come i Cinesi, gl’Indiani e i Russi). Altro che “Europa altamente sviluppata”: siamo dei “followers”, come le industrie del Terzo Mondo.

Personalmente, avendo diretto nel passato molti dipartimenti legali di multinazionali, dedicati in gran parte alla contrattualistica internazionale, posso confermare  che i contratti stipulati con Big Pharma sono stati ispirati come minimo alla più grande ingenuità. Per esempio, in  quello con Astra Zeneca, ch’ è trapelato nella sua versione (quasi) integrale, con cui la azienda si è impegnata solo a “fare i migliori sforzi” per fornire le dosi indicate, mentre invece gli Stati Europei hanno anticipato 236 milioni di Euro e hanno indennizzato preventivamente l’ azienda per ogni richiesta di danni da parte dei pazienti danneggiati. La realtà è che gli studi legali anglosassoni dominano l’Unione fin dalla sua nascita, e ben difficilmente si riescono a spuntare, con la loro assistenza, contratti veramente convenienti per gli Europei nei confronti delle multinazionali. Quindi, è iniquo attaccare per questa debolezza contrattuale una povera funzionaria della Commissione, mentre i veri responsabili sono tutte le Istituzioni, anche per non avere sviluppato al loro interno adeguate strutture di contrattualisti non succubi della cultura contrattuale anglosassone.

Infine, “last but not least”, è ancora in vigore un “executive order”, di cui nessuno parla mai,  firmato da Trump, ma non ritirato da Biden, che vieta l’esportazione dei vaccini dagli Stati Uniti. Quindi, essendo per giunta andato al potere Biden, che punta tutto su una rapida campagna di vaccinazione e sul completo riallineamento degli Europei, si spiega benissimo che le dosi per gli Europei siano state ulteriormente ridotte: più che mai, “America First”. E si spiega bene perché Draghi vuole almeno la piena attuazione della corrispondente , blandissima, norma europea (il “Nuovo Meccanismo di Controllo”), se nomn altro come arma negoziale per le trattative in corso con BIden.

Anche per questo ci vuole un’ Agenzia Europa della Tecnologia, affinché non continui quest’innaturale subordinazione.Dobbiamo cessare di essere “followers”, e tornare ad essere “leaders”.

Manon Aubry ha posto al PE la questione dell’ indipendenza da Big Pharma

4. Alleanze multilaterali per creare un’autonoma base tecnologica

La questione delle licenze si pone con particolare forza per il rifiuto delle Big Pharma di concederne. Questo deriva da politiche inveterate delle multinazionali di difesa ad oltranza della propria proprietà intellettuale, che fornisce loro un’ulteriore arma di ricatto contro Stati e concorrenti. Ciò che può stupire (se si prescinde dall’inveterata sudditanza dell’establishment verso  Big Pharma), è che la Commissione si ostini a opporsi all’utilizzo delle licenze obbligatorie. Si noti che  queste  in campo farmaceutico sono la regola proprio negli Stati Uniti, e ai danni delle aziende europee. L’affermazione secondo cui tali licenze scoraggerebbero i produttori non tiene conto del fatto che, essendo produttori extra-UE, nonostante le licenze, nel resto del mondo continuerebbero comunque a produrre e a vendere.

Certo, ora che sti stanno approntando nuove strutture produttive in territorio europeo (anche se troppo in ritardo), bisognerà vedere chi ci fornirà la tecnologia.

La capo-delegazione del M5s al Parlamento europeo, Tiziana Beghin, ha spiegato a Fanpage.it perché il M5s ha proposto la sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini anti Covid:“L’emergenza pandemica in corso richiede l’ampliamento urgente della capacità produttiva europea di vaccini – si legge nel testo di un’interrogazione orale rivolta alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen da parte dei 10 europarlamentari M5s e di altri firmatari appartenenti ad altri gruppi – Molti Paesi membri dispongono già di tecnologie e competenze per produrre i sieri vaccinali, ma vi sono barriere legali che impediscono l’avvio della produzione al di fuori delle case farmaceutiche detentrici dei rispettivi brevetti”. Gli eurodeputati chiedono alla Commissione quali strumenti intenda mettere in campo l’Europa per velocizzare la produzione di vaccini.

La gestione della pandemia ha posto sul tappeto la questione dello Stato di Eccezione, che copre un insieme sempre più vasto di aspetti: dalla politica estera e di difesa, alle strategie digitali e industriali. Non è un caso che tutto il mondo sia stato governato quest’anno mediante la decretazione d’urgenza, e che un po’ dovunque, da Israele, agli Stati Uniti, per arrivare all’ Italia, la palla stia passando finalmente ai generali. Nel caso dell’Europa, la cosa è complicata dal fatto che l’Unione non può decidere sullo stato di eccezione, non ha una sua decretazione d’urgenza, né generali. E questo viene avvertito sempre più come un grave deficit, perché pone l’Unione in balia di Stati Stranieri, di lobbies internazionali, delle multinazionali, e, non ultimi, gli Stati Membri, le Regioni e le Città, facendola pervenire in ritardo rispetto a concorrenti come Cina, Israele, Regno Unito, Stati Uniti, con gravi danni anche per la concorrenza transnazionale.

Certamente, è impossibile trasformare in breve tempo un organismo sovrannazionale in uno Stato forte, come si richiederebbe in questi anni per portare a termine efficacemente le attuali missioni dell’ Europa. Non crediamo neppure che una realtà come quella europea possa o debba raggiungere livelli elevatissimi di accentramento come quelli della Cina, degli Stati Uniti e della Russia, anche perché la natura identitaria dell’Europa è plurietnica, federale e cetuale.

Tuttavia, esistono strutture federali ben più rispettose del pluralismo dei cittadini, che però permettono una gestione impeccabile delle emergenze: una per tutte, radicalmente europea- la Svizzera-. Anche la militarizzazione delle emergenze, una necessità del nostro tempo, ha trovato da una risposta sempre nella costituzione federale svizzera: nella figura del soldato-cittadino, perennemente a disposizione dello Stato.

Tutto ciò dovrà fare oggetto della prossima Conferenza sul Futuro della Europa.


 [LR1]

L’EUROPA E I VACCINI: “Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione”

Il Covid 19 ha dimostrato che l’America non può combattere in Europa

La drammatica carenza di vaccini ha messo in evidenza la debolezza strutturale dell’Europa rispetto ad altre parti del mondo, che stanno affrontano i rischi esistenziali del nostro tempo con più equilibrio, lungimiranza, realismo, determinatezza e, in definitiva, efficienza.

Quando l’establishment lamenta che “i nostri valori” sarebbero calpestati in tutto il resto del mondo (Cina, Russia, Ungheria, Polonia, Turchia, Siria, Egitto, Golfo Persico,  India, Africa, Sudamerica) esprime una visione deformata dell’ identità europea, intesa come un avatar del messianesimo materialistico, secondo cui sarebbe possibile, e, anzi, inevitabile, che, nella fase ultima della storia, si applicassero sulla terra quelle regole che, secondo la maggior parte delle religioni, si applicherebbero all’ Oltremondo: la sintesi fra Essere e Dover Essere (quello che Sant’Agostino chiamava “Chiliasmo”).Questa visione ultra-ottimistica della storia è negata dalla forma storicamente maggioritaria delle grandi religioni, europee ed extraeuropee (dall’Ebraismo halakhico al Buddhismo Mahayana, dal Cristianesimo paolino alla Sunna), perfino la più compiuta visione del Paradiso, quella dantesca, è stata sotto molti aspetti non convincente.

Inoltre, come illustrato bene per esempio da Lessing, Weber, Jung, Rosenzweig e Benjamin, i paradigmi delle “religioni tradizionali” si sono conservati nelle “religioni civili”, semmai con delle asprezze e delle contraddizioni maggiori che nelle prime (per il fenomeno  dell’ “eterogenesi dei fini”). I “valori europei” così spesso invocati coinciderebbero dunque con l’ ambiguo “angelismo” derivante dall’ interpretazione chiliastica delle religioni abramitiche, che, essendo irrealistico, non solo viene sistematicamente smentito dai fatti, ma, anzi, si presta benissimo come farisaica copertura   dell’oppressione del mondo intero da parte dei “poteri forti” che si pretendono “etici” ed, anzi “provvidenziali”.

Tutta la vicenda dei vaccini esemplifica egregiamente questa mistificazione, nel campo della collaborazione sanitaria internazionale.

Infatti, la pretesa dell’Europa di operare in uno spirito di grande collaborazione internazionale e di algida indipendenza “scientifica”, indifferenti tanto al “sacro egoismo” quanto alla politica, tale da proporsi come modello per il mondo intero, si è tradotto in un caos e in un autogoal degli Europei, che:

-sono in ritardo nell’approvvigionamento dei vaccini, con ulteriori rischi per la vita umana e per l’economia;

-hanno finanziato inutilmente il Big Pharma che in realtà opera piuttosto come agit-prop dei politici americani (prima Trump, poi Biden), israeliani (Netanyahu) ed inglesi (Johnson), oltre che realizzare profitti scandalosi (Bourla), e non si sono precostituiti gli strumenti giuridici, industriali e politici per far valere le proprie ragioni;

-hanno distrutto l’industria farmaceutica europea, che, in parte, si è rivelata incapace (Sanofi,CureVac), e, in parte, si è dimostrata asservita alle multinazionali (BioNtech);

-non riescono certo ad aiutare i Paesi in Via di Sviluppo, visto che non hanno abbastanza vaccini neppure per se stessi;

-non sono certo immuni da pregiudizi politici che impediscono il salvataggio di vite umane, non avendo fino ad ora neppure preso in considerazione i vaccini russi, cinesi e indiani, che pure  ancor oggi potrebbero colmare le molte lacune di quelli occidentali.

La realtà è che, oggi più che mai, in un’era di rivalità geopolitiche esasperate, tutto, a cominciare dalla salute, è stato “weaponized” (“militarizzato”). D’altronde, tutti tacciono del fatto più sconvolgente: la più grande manovra della NATO in Europa, Defender Europe 2020, è stata sconfitta dal Covid-19, che, facendo ammalare tutti i generali, ha costretto i 30.000 americani in arrivo a tornarsene nel loro Paese.ER il bello è che essa avrebbe dovuto dimostrare il supporto dell’ Unione  alle truppe USA, sancito dalla  “JOINT COMMUNICATION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL on the Action Plan on Military Mobility”. Questo solo fatto dimostra infatti l’incapacità della NATO di difendere chicchessia (e della UE di supportarla), visto che le prossime guerre non saranno guerre tradizionali, bensì “guerre senza limiti”, di cui la guerra chimica, nucleare e batteriologica costituisce una parte integrante ed essenziale. Non per nulla, le forze armate americane sono in ritirata ovunque, dall’Afganistan al Medio Oriente, dalle Filippine alla Germania.

Fra i protocolli medici che sono stati violati (e anche questo nessuno lo dice) c’è in primo luogo proprio il protocollo NATO per la guerra nucleare, chimica e batteriologica. Per la quale vale la legge sullo stato di emergenza: altro che la preoccupazione per i diritti personali!

Ma su tutti i fronti il panorama è egualmente sconsolante.

L’Astra-Zeneca, spacciata a suo tempo per azienda europea, non riesce a nascondere la sua preferenza per il Regno Unito; la Sanofi, incapace di fornire il proprio vaccino, viene costretta da Macron a fabbricare i vaccini dei concorrenti extraeuropei; in questa situazione, non solo non si può impedire all’ Ungheria, alla Serbia e alla Turchia di usare i vaccini russi e cinesi, ma la stessa Germania sta negoziando con la Russia la fabbricazione sui licenza russa dello Sputnik V.

Israele:un modello di tempestività

1. Israele recordman dei vaccini

Vediamo come il sito tedesco Cicero confronta la reazione al Covid di Israele e quella della Germania:

„“Il Governo israeliano ha comprato a prezzi usurari sul mercato mondiale vaccini Pfizer/BioNtech in una quantità sufficiente per l’intera popolazione. Quando si tratta di vite umane, non bada a spese. Sono  spuntati dal nulla in tutto il Paese, a velocità record, centri di vaccinazione aperti 24 ore su 24, anche il Sabato. Anche qui: le vite umane innanzitutto. Così, un Paese di 9 milioni di abitanti ha una capacità di 150.000 vaccinazioni al giorno…… In pochi giorni, in Israele è stato vaccinato un milione di persone. Un record mondiale. Nello stesso periodo, in Germania, con i suoi 83 milioni di abitanti, sono state vaccinate 250.000 persone. Certo,  secondo i piani prestabiliti: prima, gli ultra-novantenni e il personale medico;poi, gli ultra-settantenni. Di questo passo, andremo avanti fino a Settembre prima di avere l’immunità di gruppo.. ….Molti medici si sono offerti alle stazioni di vaccinazione di lavorare gratis, ma la loro offerta è stata respinta. Mancano i vaccini e i piani.”

Cicero azzarda una sarcastica spiegazione storico-sociologica (“Brava Germania, continua così! ”):“La fortuna dei Tedeschi, di poter vivere, dopo la sconfitta incondizionata della 2a Guerra Mondiale, una pace settantacinquennale mai vista nella storia, e di guadagnarsi intanto un benessere mai conosciuto, ha reso i Teutoni sazi, stanchi e senza fantasia. Nessuno dei decisori ha visto una guerra, per non parlare di una pandemia, Si pensa di dover fare ogni cosa con il massimo di sicurezza e di regole…. Soprattutto, siamo i primi della classe in Europa. L‘autorizzazione di un vaccino sviluppato in Germania da una coppia turco-tedesca deve attendere l’OK di Malta e Cipro. Bravi! Ma in questo tempo, si sarebbero potute salvare migliaia di vite. Questi lussi debbono finire. E più sarà in fretta, meglio sarà. Per nostra fortuna, nella nostra vita quotidiana non abbiamo bisogno della mentalità della militante Israele, ma l’era  del Coronavirus non è  vita normale. Ora si deve agire con tutte le forze..si richiede efficacia. La rapidità non è un maleficio, anzi, è irrinunziabile. L’urgenza non ammette vincoli. Si tratta di salvare vite, a qualsiasi prezzo”.

In effetti, Netanyahu su è procurato i vaccini senza tanti tentennamenti: Israele ha firmato il 7 Gennaio con la Pfizer un accordo per 10 milioni di dosi in cambio dei dati dei cittadini vaccinati, pagando anche $30, forse  47,  per persona, più del doppio del prezzo del Belgio. Nethanyahu (sotto elezioni) vanta la propria amicizia con il Presidente della Pfizer,Bourla, definito “un grande amico d’Israele”.Lo stesso che il giono edell’ annunzio dell’autorizzazione del vaccino (per un diktat di Trump), ha realizzato le sue stock options per milioni e milioni di dollari.

Che fine ha fatto CureVac, sostenuta dall’ Unione Europea per sottrarla a Trump?

2.Favoritismo per l’Anglosfera o errata programmazione degli Europei?

In effetti, la fiducia riposta dalle autorità europee nelle multinazionali americane ed inglesi era mal riposta. Era chiaro fin dall’ inizio che, come voleva Trump (caso CureVac), avrebbero privilegiato gli Stati Uniti. E, difatti, a Dicembre Trump aveva emanato un decreto, secondo cui “ l‘Amministrazione americana deve garantire che le cittadine e i cittadini americani vengano riforniti di vaccino prima degli stranieri. Pertanto, le fabbriche americane sono tenute a fornire i vaccini in primo luogo negli Stati Uniti”. Come ha scritto il ministro tedesco Spahn,“Questa situazione ha per effetto che le fabbriche europee di BioNTech/Pfizer e di Moderna debbano rifornire di vaccini, oltre all’ Europa, il mondo intero.”

Ma lo stesso problema sembrerebbe verificarsi con l’anglo-svedese Astra-Zeneca, che ha già incassato 336 Milioni di Euro, e  starebbe esportando il vaccino fuori della UE a qualche giorno dall’ autorizzazione dell’ EMA e nonostante il contratto con l’ Unione. Anziché 80 Milioni di dosi, fornirà, nel primo trimestre 31 milioni. Finalmente, anche la Commissaria Kiriakidis ha perso la pazienza: “L’Unione Europea vuole sapere esattamente quali dosi siano state prodotte, a che punto sia Astra-Zeneca e dove le dosi siano state vendute.” A ciò si aggiunga che il vaccino di Astra-Zeneca ha scarsa efficacia sugli ultra-sessantacinquenni.

In realtà, Astra-Zeneca, che ha venduto molte più dosi nel Regno Unito, si difende affermando che la Commissione e gli Stati membri hanno firmato i contratti molto dopo il Regno Unito e per importi inferiori, e inoltre non hanno asunto un impegno giuridico formale, ma si sono soltanto n a “fare i migliori sforzi” .Ma i nostri funzionari li leggono i contratti? Sono capaci di negoziarli? A me risulta che qui, così come in campo informatico, si limitino ad accettare gli standard delle multinazionali.

In generale, mentre siamo dipendenti, in ambo i settori, dalle multinazionali americane e inglesi, si continua a spacciare come europei dei prodotti co-sviluppati e dipendenti dalle scelte strategiche d’Oltre-Oceano. Così, come sempre, fuori da alcuni limitatissimi settori come l’auto e l’aerospaziale civile,  il Mercato Unico Europeo è il Mercato Unico delle multinazionali americane.

Il Recovery Plan/Next Generation dovrebbe come prima cosa creare ex novo dei Campioni Europei in tutti i settori. Certo ciò è contrario alla retorica della globalizzazione, ma i massimi sostenitori di questa (Stati Uniti e Cina) non se ne possono certo lamentare, perché essi sanno benissimo come sostenere i propri campioni nazionali invocando le esigenze della sicurezza nazionale, che per altro sono assolutamente vere, e, anzi, oggi  prevalenti, tanto in campo sanitario che in quello informatico.

Sono piuttosto i rapporti fra le nostre Autorità, la nostra accademia e le nostre imprese con Big Pharma e i GAFAM a non essere trasparenti.