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STATO DI ECCEZIONE VACCINALE E CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

L’emergenza sanitaria: punta dell’iceberg di una crisi globale

I protagonisti del Consiglio virtuale di ieri

Ieri e oggi si è svolto il Consiglio europeo dedicato prioritariamente al nodo dei vaccini, le cui forniture ancora arrivano a rilento nel Continente, specie in quei Paesi che più hanno puntato sul siero AstraZeneca, azienda partecipata dal Governo britannico, che sta mancando tutti gli obiettivi di consegna previsti nel contratto siglato con l’UE, mentre invece le vaccinazioni nel Regno Unito (e negli USA) procedono a tutta velocità. Il Ministro inglese della Sanità ha dichiarato in Parlamento che tutto ciò è normale, perché AstraZeneca aveva firmato con il Regno Unito un contratto in esclusiva, e l’aveva firmato prima che con la UE. Come osserva Liberoquotidiano, l’Europa , stritolata fra l’”America First” di Big Pharma e l’ “Hard Brexit” di Astra-Zeneca, rischia di divenire lo zimbello del mondo: “La portavoce del governo francese, Gabriel Attal, ha dichiarato che ‘si tratta di una situazione totalmente inaccettabile. L’Unione europea non sarà lo zimbello della vaccinazione’. A quanto pare sembra però proprio questa la figura che sta facendo a livello internazionale”. Essa infatti aveva prefinanziato la ricerca dell’ Astra Zeneca, senza avere in contropartite, né garanzie certe di fornitura, né diritti di licenza.

Il presidente del parlamento europeo David Sassoli ha esordito perciò. prima del Consiglio europeo,  affermando:“Non possiamo più essere ingenui: è il momento di applicare i principi di reciprocità e proporzionalità  prima di dare il via libera europeo alle esportazioni”. Tuttavia, questi principi, nonostante il Consiglio, non si stanno applicando, né verso gli USA, né verso il Regno Unito.

Nei lucidi  presentati da Ursula von der Leyen si poteva leggere  che:

-nel secondo trimestre, le case farmaceutiche che hanno vaccini approvati dall’EMA si sono “impegnate” a consegnare le quantità seguenti: Pfizer/BioNTech 200 mln di dosi, Moderna 35 mln, AstraZeneca 70 mln (rispetto ad un impegno da contratto più che doppio, 180 mln) e Johnson & Johnson 55 mln;

 –l’Ue ha esportato dal primo dicembre 2020 ad oggi circa 77 mln di dosi di vaccini anti-Covid verso 33 Paesi ,non solo i più bisognosi, e tutto ciò nonostante ch’essa sia in ritardo sulle vaccinazioni e che tutte le case farmaceutiche (che hanno delle controllate in Europa) siano inadempienti;

La commissione Ue  si è dichiarata poi intenzionata a proseguire per vie legali nei confronti di AstraZeneca se non otterrà risultati soddisfacenti sul rispetto del contratto per la consegna delle dosi del vaccino anti-Covid. L’UE avrà infatti tassi di vaccinazione molto inferiori all’obiettivo del 70% della popolazione adulta, che si raggiungerà, se va bene, solo tre-quattro mesi dopo gli Stati Uniti, cioè quando i vaccini USA, ormai ampiamente disponibili e non più necessari agli Americani,  potrebbero essere (finalmente) inviati agli alleati europei (e ai Paesi in via di sviluppo). Magra consolazione per un trattamento illegale da parte di Big Pharma, ma soprattutto discriminatorio da parte dell’Amministrazione Biden, che sta mantenendo il divieto assoluto di esportazione dei vaccini, decretato dall’ odiato Trump, e non mitigato neppure da esportazioni verso i Paesi in Via di Sviluppo.

E dire che questo Consiglio sarebbe stato dedicato a stringere i rapporti transatlantici e a persuadere gli Europei a fare sacrifici per la causa atlantica, come per esempio fermare il North Stream 2 (quasi completato e pagato) e il Trattato sugl’investimenti con la Cina, già concordato e attuato da quest’ultima. Tuttavia, Biden, visto che non è disponibile a concedere nulla, ha avuto il buon gusto di non chiedere nulla. Come scrive Rai 24 ore: “Gli Alleati hanno riconosciuto in Pechino un attore globale in grado di porre una sfida sistemica all’intero Occidente, ma non hanno ritenuto di doversi impegnare in bellicose dichiarazioni d’intenti, com’era probabilmente nelle aspettative del segretario di Stato americano e di tutta la nuova amministrazione Usa. Una differenza di vedute che la missione diplomatica statunitense ha appurato anche su altri due dossier molto caldi: le sfide poste dalla Russia, in particolare con il progetto di gasdotto Nord Stream 2, e la fine della missione Nato in Afghanistan.

Come commenta sempre Liberoquotidiano, “La vicenda, che per certi versi richiama la notte di Sigonella, quando Bettino Craxi aveva difeso la sovranità del territorio italiano, acclama ora una gestione simile della situazione da parte del premier Mario Draghi…Il sospetto è che i ritardi nella consegna dei dati all’Ema, prima quelli per ottenere l’approvazione del vaccino e poi quelli per la certificazione degli stabilimenti di produzione, siano in realtà una tattica per avvantaggiare il Regno Unito. Il Paese guidato da Boris Johnson ha continuato a ricevere tutte le dosi previste dal contratto firmato in casa, mentre l’Ue nei primi sei mesi del 2021 otterrà, nelle migliore delle aspettative, 180 delle 300 milioni di dosi previste.”

Soberana de Cuba, il vaccino cubano sovranista

1.Una valutazione d’insieme delle politiche sanitarie.

Nell’ anno in cui si dovrebbe aprire la Conferenza sul Futuro dell’Europa, gli Europei, che non sono riusciti a prevenire la pandemia, né con un serio protocollo “stile NCB”, come ha fatto invece la Cina, né con una politica nazionalistica sui vaccini (come stanno facendo Israele, Stati Uniti e UK), stanno ancora dibattendosi intorno alla questione di come l’Europa possa approvvigionarsi di vaccini  quando la sua industria farmaceutica dipende totalmente dal resto del mondo. Situazione che esiste, ahimé,  anche nelle comunicazioni, nell’ informatica, nella difesa, nell’energia e nell’ aerospaziale, ed è deteriore perfino a quella dell’ India, che proprie industrie nazionali in tutti questi settori. Quanto ai vaccini, pur non avendo certo le capacità produttive delle multinazionali del farmaco, l’industria cubana ha la tecnologia per sviluppare i vaccini, anche quello contro il Covid. La sperimentazione del vaccino Soberana 2 è entrata nella fase 3, ma i cubani stanno lavorando su altri 3 vaccini anticovid.

Questa situazione meriterebbe di essere affrontata di petto nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa che sta per aprirsi, con precedenza su tutte le altre, con un energico intervento pubblico, di cui invece non si vede traccia.

Ma procediamo con ordine.

L’approccio necessario per gestire le crisi pandemiche sarebbe prescritto dai protocolli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della NATO. Il primo potrebbe essere meno stringente, il secondo, invece, non potrebbe essere se non severissimo, perché un attacco “NBC” potrebbe  essere una questione di pochi minuti (l’“Hair Trigger Alert”), e, in quel caso, la reazione  dovrebb’essere immediata. Tanto Xi Jinping, quanto Macron e Conte, avevano dichiarato “Siamo in guerra”, ma solo il primo aveva  operato in modo  conseguente. Infatti, nel caso di un attacco NBC, i pieni poteri passano al Capo dello Stato, che li esercita attraverso le forze armate (cosa che finalmente Draghi ha deciso di fare dopo più di un anno dall’ inizio della pandemia, con la nomina del Generale Figliuolo). Invece, come noto, neppure la NATO si era comportata in modo coerente con le buone pratiche in campo sanitario, avviando la manovra Defender Europe 2020 proprio in concomitanza con l’inizio della pandemia,  cosa che ha portato alla maggiore sconfitta storica della NATO.

Quindi, è vero che l’ Unione Europea non ha le competenze per gestire i protocolli NBC, ma la NATO, che queste competenze le ha, eccome, si è rivelata ancor più inefficiente per il fatto che ha dovuto annullare, per la malattia dei suoi generali, le più grandi manovre della storia, che si sono concluse con un’ignominiosa ritirata.

Lo stato di emergenza lo si può gestire solo se si è preparato per tempo l’intero sistema, con la possibilità di un’estensione istantanea  delle normali strutture, da un lato, a  dei “riservisti”,  e dall’ altro a scorte di materiali e impianti industriali, che si debbono mantenere costantemente  disponibili.  Invece, durante tutta la pandemia,   non si sono riusciti a trovare, né i medici, né le mascherine, né i posti letto, anche se tutto ciò sarebbe  stato prescritto dai vari protocolli esistenti (sulla carta).

La Catalent di Anagni, dove l’Astra Zeneca tiene 30 milioni di dosi

2.La pandemia e il codice penale

Lo Spiegel ha reso noto a tutta Europa un fatto che invece viene taciuto dai media italiani: ch’ è in corso dinanzi  al Tribunale di Bergamo una “class action” di 500 parenti delle vittime contro il Governo italiano, per non aver aggiornato, fino dal 2006, gli standards di prevenzione delle epidemie. Un rapporto su quest’omissione dell’OMS era stato ritirato su pressione del nostro Governo.

Mentre si sta dunque discutendo  in tribunale  sulle responsabilità del nostro Governo per la prima ondata, intanto è già insorto un nuovo problema: neppure dopo molti mesi dall’ inizio della pandemia si sono ancora approntati i rimedi ora necessari (vale a dire una solida catena di forniture vaccinali). Anche qui è stata nominata una commissione d’inchiesta, questa volta del Parlamento Europeo.

L’aspetto più grave è  che l’industria farmaceutica europea, che, con la sola eccezione del “Vaccino di Oxford” (AstraZeneca, partecipata dal Governo inglese), non ha ancora approntato alcun prodotto concretamente utilizzabile, non ha sviluppato nessun brevetto, e, quando opera, lo fa su licenza delle controllanti anglo-americane, che dispongono a loro libito del prodotto.

Inoltre, AstraZeneca, oltre a rivelare vari aspetti dubbi dal punto di vista medico, sta tenendo comportamenti inspiegabili, come quello di stoccare di nascosto enormi quantità di dosi, fornire solo il 15% del promesso, non attivare gli stabilimenti europei, mentre non ha mancato un colpo nei rifornimenti al Regno Unito (da cui dipende). Comportamenti che rasentano gravi reati, e che dovrebbero portare normalmente alla revoca delle licenze. E, da parte del Governo inglese, rasentano il livello di un atto di guerra contro l’Europa.

Ciò deriva da una carenza ben più profonda del sistema europeo. La struttura industriale europea non è propriamente “globalizzata”: è semplicemente ancillare di quelle americana e inglese, e questo lo si è visto in tutti gli aspetti della reazione alla pandemia. D’altronde, questo è ciò che accadeva, nel COMECON, nei rapporti Unione Sovietica-satelliti, e nell’ America Latina nel Secondo Dopoguerra (secondo la “Teoria de la dependencia”).

Durante gli ultimi settantacinque anni, l’industria europea, che a suo tempo aveva presidi importantissimi in tutti i campi, non ha fatto che svuotarsi, a vantaggio di tutti gli altri Continenti (bati pensare a BMW, a Olivetti, a Minitel, al Concorde) sì che ora siamo a implorare Inghilterra, America, Russia, Cina e India di darci un po’ dei loro vaccini. Il comportamento di Big Pharma dimostra che, contrariamente a quanto sostenuto dai liberisti, non è affatto indifferente se la proprietà e il controllo delle imprese sia o meno sul nostro territorio: le controllate europee di Big Pharma non hanno alcuna autonomia, e per giunta le loro lobbies influenzano le nostre autorità, che le trattano con eccessiva accondiscendenza (garantendo alle case madri profitti inimmaginabili: vedi il caso Bourla). L’ideologia liberista e la cosiddetta “delega” all’America della funzione “difesa”ha semplicemente portato allo smantellamento delle imprese strategiche degli Stati Membri, senza sostituirle con dei “campioni europei”, lasciandole migrare verso gli USA, dove il loro sostegno da parte dello Stato si basa sul colossale bilancio della Difesa, finanziato con i “tributi” degli alleati.

Gli Stati Membri avevano conferito l’anno scorso alla Commissione un mandato (per altro molto debole)  relativo all’ acquisto dei vaccini, e, a sua volta, la Commissione aveva fatto affidamento, assurdamente, su qualche scarsa impresa farmaceutica europea (come CureVac e Sanofi, che non sono riuscite a produrre alcun vaccino), e soprattutto su quelle americane e inglesi (che potevano fruire, da un lato, della ricerca batteriologica militare, e dall’ altro, dell’influenza finanziaria e lobbistica di “benefattori” come Bill Gates).

La Commissione (e gli Stati membri) hanno negoziato in uno spirito di sudditanza contratti iniqui, che oggi non hanno il coraggio d’ impugnare in giudizio, neppure dopo le ingiunzioni di Italia e Germania, e nemmeno di mostrare; stanno ancora accettando che, in violazione di tali contratti, le case farmaceutiche dirottino il grosso della produzione in America (da cui esiste un divieto di esportazione), in Inghilterra, in Israele, nell’ Anglosfera e nelle monarchie del Golfo, e, questo, nonostante che esistano precisi strumenti comunitari per bloccare queste esportazioni, che Draghi chiede inutilmente di attuare. Qualcuno dovrebbe dimostrarci anche che i nuovi contratti che si stanno stipulando non contengano le stesse clausole vessatorie del contratto AstraZeneca (carattere facoltativo degli impegni di fornitura, divieto di fabbricazione sul territorio, esclusione della responsabilità).E qualcuno dovrebbe anche spiegarci perchè non si possano applicare le altre norme di emergenza, come la sospensione dei brevetti chiesta dai Paesi in Via di Sviluppo, o le licenze obbligatorie previste dal diritto brevettuale, e, anzi, si siano addirittura edulcorate, dopo l’intervento italiano, le regole del Nuovo Meccanismo di Controllo. Solo l’Italia ha vietato, provocatoriamente, una singola esportazione (probabilmente perché già conscia dell’enorme stoccaggio clandestino  in corso ad Anagni) prima dell’ ammorbidimento delle regole, mentre tutti gli altri Stati membri hanno permesso (e continuano a permettere) di esportare dall’ Europa milioni e milioni di dosi prodotte dalle filiali europee delle multinazionali, secondo l’arbitrio di queste ultime, in spregio ai contratti e alla situazione di emergenza. Tali esportazioni stanno continuando indisturbate. Per tentare attuare il divieto generalizzato previsto nelle nuove norme europee e ribadito dalla Commissione e dal Consiglio occorre, ora addirittura creare quel novello  “Asse Roma-Berlino” che Draghi sta promuovendo, per forzare tutti a un atteggiamento più assertivo.

L’EMA, (che aveva autorizzato da mesi l’Astra Zeneca, non ancora autorizzata in America, e che tanti problemi sta avendo ancor ora), di converso sta boicottando fino a quando può lo Sputnik V russo, utilizzato da tempo in 40 Paesi in tutto il mondo, compresi l’Ungheria e San Marino, mentre la comunità scientifica e l’industria farmaceutica,  in Germania e in Italia, non vedono l’ora di poterlo importare. Si lascia trapelare, neppure troppo velatamente, che l’obiettivo è evitare di far fare una “bella figura” alla Russia, mentre l’America e l’Inghilterra ci stanno negando i loro vaccini, e perfino le licenze per fabbricarli, provocando morti e perdite economiche.

La Landesgemeinde di Appenzell/Inner Rhoden, il solo esempio sopravvissuto di democrazia diretta degli antichi Indoeuropei.

3.Discutere di sovranità alla Conferenza sul futuro dell’ Europa

Solo adesso Breton e Giorgetti stanno lavorando per reperire stabilimenti convertibili a produzioni su licenza di imprese extraeuropee, che invece avrebbero dovuto esistere anch’essi da un anno. Purtroppo infatti , molti Paesi europei, e ,”in primis” l’Italia, avevano smantellato a tal punto le loro tradizionali strutture farmaceutiche (basti pensare alla Sclavo e agli stessi laboratori dell’ Esercito), che una produzione autonoma sarebbe oggi impensabile.Questo smantellamento è stato un esempio di assenza di volontà autonoma europea, mentre le industrie farmaceutiche erano, e sono ancora, un possibile candidato per un “campione europeo”.

Nessuno  ricorda la definizione di Carl Schmitt, “Sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione”. Orbene, lo “stato di eccezione” è proprio ciò su cui il sistema europeo è inidoneo a decidere, come dimostrano i fatti di quest’anno. Il che è gravissimo proprio in un momento in cui spirano venti di guerra fra le Grandi potenze, e, come ha detto Blinken, l’Europa è ancora libera di non scegliere. La capacità di gestire lo Stato d’Eccezione è infatti fondamentale per salvaguardare la vita dei cittadini europei in una situazione di conflitto.

Tutto questo accade, certamente, secondo il tradizionale insegnamento federalista, perché l’ Europa non è uno Stato, non diciamo forte, non diciamo unitario, ma, almeno, federale. Quindi, come scrive Davide Nava su “L’Unità Europea”, “La risposta imperfetta della Commisdsione e degli Stati membri è forse il massimo che si può pretendere allo stato attuale di questa Unione Europea”.Ma anche per una totale deformazione culturale, in base alla quale si è negata nei fatti l’identità europea, si sono confuse dilettantescamente le competenze di Chiesa e Stato, si è battezzata “democrazia” l’anarchia istituzionalizzata (per esempio degli Enti locali italiani e tedeschi), lasciando il campo aperto un po’ a tutti, le sette, le Chiese, le lobbies, le potenze estere, le multinazionali, i servizi segreti, le corporazioni, gli Enti locali, tranne che all’intelligencija europeista, ai campioni europei e ai cittadini. Cosicché siamo stati soggetti, su una vicenda da cui dipende la sopravvivenza fisica dei nostri popoli, ai diktat di Trump e di Biden, al narcisismo dei virologhi, all’arroganza del Big Pharma, alla demagogia dei populisti, al protagonismo dei capipopolo,  degli affaristi  locali e dei media. Giunge ora la notizia che, dopo un gran discutere di competenze regionali, nazionali ed europee, la Campania ha appena stipulato un contratto di acquisto dello Sputnik. Se può la Campania, non si capisce perchè non lo possa l ‘Unione.

Nel frattempo, ci è voluto più di un anno per varare un piano di rilancio economico che ha meno risorse di quelle che avrebbe dovuto mobilitare un normale Quadro Pluriennale 2021 (e non è ancora operativo), che è infinitamente inferiore a quello americano e agli stessi progetti cinesi varati prima della pandemia (che lì non c’è mai stata), e che, comunque, non affronta in alcun modo i temi di fondo che i Parlamenti americano e tedesco hanno appena affrontato. Non  basta, infatti, ripristinare la (catastrofica) situazione precedente alla pandemia, bensì occorre “ripartire da 0”, come il Rapporto Schmidt invita l’ America a fare, partendo da un “Consiglio della Competitività Tecnologica”, che sia umanamente, culturalmente, giuridicamente, economicamente e professionalmente,  attrezzato a gestire unitariamente le emergenze di oggi: sanitaria, digitale, di sicurezza.

Il Consiglio della Competitività  Tecnologica proposto dal Congresso corrisponde a quello che noi chiamiamo “European Technology Agency”. Vorremmo vedere come si potrà negarne l’utilità ora che il presidente della più importante società informatica del mondo è riuscito farlo approvare, in veste di presidente di una commissione parlamentare speciale, dal Congresso degli Stati Uniti, proponendolo al Presidente degli Stati Uniti.

Non per nulla Manon Aubry, che tanto violentemente ha attaccato la gestione europea della pandemia, e sta promuovendo una commissione d’inchiesta sui vaccini, si mostra sconcertata per il senso d’impotenza che traspare dall’atteggiamento della Commissione. Tutti tendono a vedere tale impotenza come un fatto puramente giuridico: l’Unione non ha certe competenze giuridiche in campo sanitario, che invece avrebbe se vi fosse la mitica costituzione federale. Questo  giudizio è irrealistico. Spesso, gli organi esecutivi dello Stato non hanno certi poteri, ma, di fatto, se li prendono quando ciò si rivela indispensabile: la “costituzione materiale” è sempre diversa dalla “costituzione formale”. Basta vedere come si comportano, nei casi di guerra, i presidenti americani. Intanto, per le enormi lacune che esistono in tutte le leggi costituzionali; poi, perché leaders carismatici riescono ad ottenere la compliance alle loro esortazioni senza dover ricorrere ai carabinieri, né ai colpi di Stato. E, infine, perché tutte le rivoluzioni (e noi andiamo conclamando che quella federale europea è una rivoluzione), non sono, né balli di gala, né passeggiate nel parco.  Ciò era scritto pure nel Manifesto di Ventotene (ma non era poi stato fatto).

La realtà è che l’ideologia “mainstream” nega agli Europei il diritto di essere assertivi, e per questo non emerge quello che Giscard d’ Estaing chiamava “l’Europe Puissance”.

Ciò si traduce, sul piano costituzionalistico, nella la confusione fra Europa, Unione Europea, Federazione, Confederazione e Stato Unitario è totale. Il ministro Orlando ha affermato, a proposito dei vaccini: “la guerra non si può fare in modo federale”. Ma allora, gli Stati Uniti, che sono una federazione, come hanno fatto a condurre continue guerre da 300 anni a questa parte: indiana, d’ indipendenza, contro il Messico, civile, contro i Mormoni, contro la Spagna, contro gl’insorti filippini, le Guerre Mondiali, di Corea, del Vietnam, del Golfo, dell’Afganistan…

Ciò detto, per ovviare a situazioni come quella attuale, la capacità decisionale del vertice europeo va ovviamente comunque incrementata, con un mix d’interventi culturali, politici e legislativi.

Dal punto di vista culturale, occorre eliminare i diversi tabù che offuscano l’identità europea (alimentati dall’ignoranza -cfr. Tinagli e Iacci– dalla “Cancel Culture” e dalle leggi memoriali-cfr. Nora-Chadernagor-), e paralizzano i comportamenti dei vertici. Occorre riconoscere coraggiosamente come parte della nostra identità periodi e fenomeni pudicamente sottaciuti: la preistoria, la kalokagathìa,  le lingue classiche, il “barbaricum”, il “kathèchon”, l’ Euro-Islam, i progetti europei premoderni, Leibniz, Voltaire, Nietzsche, la psicanalisi, Coudenhove-Kalergi, gli eurasiatisti, Galimberti, il postumanesimo e transumanesimo…

Dal punto di vista politico, va consolidata l’idea di un Movimento che riunisca tutte le tendenze che vogliono rafforzare l’Europa, senza, né discriminazioni, né subalternità verso i partiti o verso le istituzioni, così come Gandhi si poneva nei confronti del Congresso e dei partiti che lo componevano.

Dal punto di vista istituzionale, occorre rafforzare la collegialità delle posizioni apicali, una costituzione leggera ma efficiente, una legge europea sullo Stato di Eccezione, un’Intelligence e un cyber-esercito europei, un’Accademia Militare e un’Agenzia Europea delle Tecnologie (sul modello della proposta Schmidt al Congresso e al Presidente americani). Occorre creare e rafforzare in tutti i campi una base industriale comune sui modelli di Airbus, Arianespace, Galileo e Gaia-X.

Il tutto, in un momento di estrema ebollizione degli equilibri mondiali, in cui l’ Europa funge più che mai da “vaso di coccio” negli scontri fra grandi potenze, e comunque la sua ambizione di costituire il “Trendsetter del Dibattito Mondiale” risulta smentita dagli atteggiamenti ondivaghi di Stati Membri e Istituzioni.

Tutti questi punti dovrebbero essere discussi nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa che è stata lanciata il 10 Marzo, la cui agenda non potrà certo costituire un’esaltazione dello status quo, così poco apprezzato, non solo dai cittadini europei, ma perfino dai movimenti europeisti, dall’ accademia e dai governi nazionali, bensì una riflessione lucida sugli errori commessi, e una spinta verso il rinnovamento.

MARIO DRAGHI, SOVRANISTA EUROPEO?

Fra divieti di esportazione e incarico a McKinsey.

Qual’è il vero ruolo di Draghi?

1.Il blocco dell’ export verso l’Australia

La decisione di Mario Draghi di far sequestrare 250 mila fiale di vaccino Astra-Zeneca destinate, in spregio al contratto con la Commissione, alla Australia anziché all’ Europa, è stata, non soltanto lecita, ma doverosa. Infatti, non solo è stata adottata in base al recentissimo “Nuovo Meccanismo di Controllo” approvato all’ unanimità dal Consiglio a Gennaio, ma, nella richiesta alla Commissione di poter emettere il decreto, è scritto chiaramente che il Paese di destinazione, l’ Australia, “non è vulnerabile” (cioè non è un Paese povero)-fatto ostativo al blocco secondo la recentissima normativa europea applicabile-(ma che nessuno Stato Membro aveva ancora applicato, tanto che, in due mesi, nonostante l’inadempienza generale dei fornitori, sono state già concesse ben 174 autorizzazioni all’ export per vaccini che avrebbero dovuto essere consegnati all’ Unione). La decisione italiana ha messo così con le spalle al muro gli altri Governi, che si stracciano i capelli per la mancanza di vaccini, ma però non utilizzano le leggi disponibili per farla cessare; allora ci si chiede “a che gioco giochiamo”?In questo contesto, capiamo anche l’altra presa di posizione di Draghi, contrario a cedere fin da ora vaccini ai Paesi in via di sviluppo, perché, a causa del comportamento dell’ America e del Big Pharma, l’Europa non riesce neppure a procurare i vaccini indispensabili a se stessa, mentre  Paesi in Via di Sviluppo, anche meno colpiti di noi dalla pandemia, li stanno già  ricevendo in abbondanza dall’ India, dalla Cina e dalla Russia.

Lo scopo di Draghi è quello di costringere anche gli altri Stati Membri a bloccare le esportazioni, in modo, non soltanto da acquisire sufficienti disponibilità per l’Europa, ma soprattutto da fare pressione sulle case farmaceutiche per la seconda fase, quando si negozieranno le licenze di fabbricazione. Infatti, Breton e Giorgetti stanno già lavorando a un vasto piano di conversione delle nostre industrie farmaceutiche. Ma che fare se i nostri laboratori sono stati incapaci di approntare un vaccino accettabile, se le case farmaceutiche continuano a negarci le licenze di brevetto e di know-how, la Commissione rifiuta la sospensione dei diritti per emergenza e gli Stati Membri non impongono le licenze obbligatorie? Chiaramente, bisognerà realizzare un mix di tecnologie europee (insufficienti), russe e cinesi (sgradite), e anglo-americane (concesse con il contagocce).

Purtroppo, i Governi europei partono ancor sempre dal folle presupposto che siamo un popolo ricchissimo ed avanzatissimo, il quale, avendo risolto tutti i suoi problemi, dedica i suoi sforzi ad attività filantropiche in favore dei poveri popoli extraeuropei. Con questo cerchiamo di spacciare il nostro servilismo verso i poteri forti occidentali come la magnanima tolleranza dei veri padroni, come nei romanzi di Somerset Maugham o nel film “Cosa resta del giorno”, dove i nobili inglesi trattavano con sufficienza i parvenus Americani, ma poi se ne facevano influenzare e soppiantare. In realtà, siamo divenuti  un popolo in via di sottosviluppo, e poco conta che il nostro Pil pro-capite sia ancora relativamente elevato (grazie alla vertiginosa crisi demografica), perché ciò che rileva è la direzione del trend storico (ch’ è verso il basso). Proprio oggi, l’ISTAT ha confermato che l’incidenza della  povertà assoluta è in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%), con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%) che si attestano a 5,6 milioni. Invece, all’ inizio dell’ anno la Cina aveva annunziato di avere sradicato la povertà assoluta. Non solo, ma la Cina sta facendo sforzi inauditi per frenare la crescita del proprio PIL, che, se fosse così impetuosa come si annunzia, potrebbe creare disguidi e malfunzionamenti. Allora: qual è, fa i due,  il Paese sviluppato, e quale il Paese in via di sottosviluppo?

Questo comporta, tra l’altro, che i nostri stessi interessi siano  di fatto più simili (per esempio nel campo della proprietà intellettuale farmaceutica), a quelli dei Paesi in via di sviluppo, che a quelli sviluppati. Perciò , è doppiamente assurda la presa di posizione della UE alla World Trade Organization contro la sospensione, per motivi di urgenza, della validità dei brevetti sui vaccini. Assurda anche perché questi brevetti sono detenuti dall’ “anglosfera”, che sottrae i vaccini a tutto il resto del mondo, e non ci ha mai pensato due volte a quando si era trattato di imporre licenze obbligatorie sui brevetti farmaceutici europei.

Oggi, non c’è neppure uno solo dei vaccini già approvati dall EMA che sia totalmente sviluppato e prodotto nella UE, e la nostra capacità di approvvigionamento è nettamente inferiore a quella di buona parte dei Paesi del mondo. Infatti, come scrive oggi su la  Stampa Alessandro Barbera,    “mentre Donald Trump lanciava il piano ‘warp’ per accelerare lo sviluppo dei farmaci negli Stati Uniti, la Commissione Europea è rimasta a guardare, limitandosi a caro prezzo i prodotti altrui. Aveva puntato sulla francese Sanofi, ma la sperimentazione è fallita. Ha opzionato un vaccino tedesco (Curevac), ma lo sviluppo sta tardando, Il farmaco di Pfizer, creato sempre in un’azienda tedesca grazie a un contributo del governo federale e un piccolo aiuto europeo, è a tutti gli effetti un prodotto americano. Insomma, al momento l’Europa ha il cappello in mano nella speranza che Pfizer, Moderna, Johnson & Johnson e Astra Zeneca consegnino le dosi promesse e rispettino i patti fin qui disattesi” .

L’Italia e l’Europa, non disponendo, né della proprietà, né del controllo, sulle case farmaceutiche, neppure per i singoli stabilimenti localizzati sul loro territorio, sono soggetti all’ arbitrio dell’anglosfera, che infatti ne sta abusando, rastrellando tutti i vaccini del mondo per rimettere in sesto la propria economia, incurante tanto dei Paesi poveri, quanto degli “alleati”. Il Governo Usa ha prenotato ben 600 milioni di dosi  di Pfizer e Moderna e comprato molte dosi di altri vaccini, quanto basta per immunizzare due volte tutti gli Americani. Gli USA rifiutano di cedere una parte di questi vaccini ai Paesi in Via di sviluppo (e all’ Europa) prima di avere ricevuto uno stock di vaccini addirittura ridondante. Non viene spiegato che è per questo motivo che le case farmaceutiche hanno ridotto drasticamente le dosi destinate contrattualmente all’ Europa.

Nel frattempo, la Cina, anch’essa sotto pressione per la propria campagna vaccinale, sta correndo in soccorso degli altri Paesi in Via di Sviluppo, donando  vaccini a 53  Paesi, e contribuendo con 10 milioni di dosi al programma Covax delle Nazioni Unite. Così pure, la Russia ha già esportato i propri vaccini in 40 Paesi, e l’India ha già inviato la maggior parte dei suoi vaccini (67%) in UAE, Sud Africa, Brasile, Egitto, Marocco, Bangladesh, Algeria e Kuwait, per lo più come doni

E addirittura gli Stati Uniti (e, in subordine, l’ UE), si dicono preoccupati di questo fatto, definito come “uno strumento di penetrazione diplomatica”, in quanto antepongono il contenimento della Cina a quello del Coronavirus. Come osserva il South China Morning Post, si potrebbe dire che “Trump non se ne è ancora andato”, e questo fa presagire ulteriori politiche ciniche e non cooperative dell’Amministrazione Biden anche in altri campi.

Quanta fatica per fare prendere in considerazione in Europa i vaccini russi!

2.La delega a McKinsey di riscrivere il Recovery Plan

La decisione di affidare alla McKinsey la redazione del Recovery Plan getta un’ombra gravissima su questa prima decisione del Governo, che non vorremmo fosse una foglia di fico su un atteggiamento generale ben diverso.Infatti, sembra proprio che, per la stesura del Recovery Plan il ministero dell’Economia e delle Finanze si avvarrà della consulenza di McKinsey.

Per la consulenza, la società, scrive Repubblica,“dovrebbe ricevere solo una sorta di rimborso spese”. Il governo avrebbe optato per questa soluzione, visti i tempi strettissimi a disposizione. La collaborazione, scrive ancora il quotidiano, ” sarà esclusivamente tecnica“. “Con McKinsey si dovranno valutare i costi e l’impatto (seguendo le regole europee) dei diversi progetti”. Il Mef, si legge ancora, “ha anche chiesto al gruppo americano di esaminare eventuali progetti già realizzati in altri paesi”.

Molti politici sono giustamente sdegnati. “I tecnici dei tecnici. No, così proprio non va. Così, si umiliano le competenze delle pubbliche amministrazioni e si allontana l’accountability politica. Il Parlamento deve intervenire”. Così in un tweet Stefano Fassina, deputato LeU.E, per Nicola Fratoianni. “Visto che il precedente governo è stato ‘lapidato’ sulla governance che espropriava il Parlamento, la cosa sarebbe piuttosto grave. Oltre che grottesca. “.

Noi ci limitiamo ad osservare alcuni punti semplicissimi:

a)Rendendosi conto che, nonostante tutto, non si può nascondere che l’incapacità dell’ Europa di contenere la pandemia deriva in gran parte dalla inesistenza di uno Stato Europeo forte ed autonomo da un’ America che allora era sotto Trump, i vertici europei avevano  cominciato a fare balenare l’ipotesi di una “sovranità europea”, sfociata a fine anno nella sigla del Trattato euro-cinese sugl’investimenti;

b)contemporaneamente, però, fedeli alla “politica dei due forni”, venivano lanciati segnali di segno opposto. Uno di questi è stato l’intensificarsi dell’outsourcing di funzioni d’imperio dall’Unione e dagli Stati Membri a multinazionali americane (p.es., l’outsourcing alla Microsoft, da parte dell’ Unione e di Poste Italiane, di tutte  le loro attività informatiche, e una gragnuola di contratti di consulenza -perfino sulla Force de Frappe!- da parte dell’ Amministrazione Macron);

c)le funzioni contrattate all’ esterno sono quelle più delicate, ma anche più formative e lucrative, quelle che vorrebbero svolgere i nostri giovani superlaureati che invece sono costretti a emigrare all’ estero;

d)quando furono lanciati il Recovery Plan e Next Generation, si era detto che la pandemia aveva dimostrato gli errori della nostra società, e che, da allora in avanti, “il mondo non sarebbe stato più come prima”. Il Recovery Plan/Next Generation avrebbe dovuto servire per ricostruire la Europa per renderla pronta alle sfide dei prossimi anni, e, in primis, per permetterle d’inserirsi con successo nella corsa fra USA e Cina per il primato tecnologico;

e)uno dei motivi addotti per fare cadere il Governo Conte (critica che abbiamo condiviso sin questo blog) era quello  che il Recovery Plan era solo una rifrittura di vecchi progetti dei Ministeri, che non rispondeva ai requisiti di sinteticità, novità e coerenza richiesti dall’ Unione Europea;

f)Mario Draghi, essendo il più stimato “civil servant italiano”, in particolare nel campo della finanza europea, sarebbe stato senz’altro capacissimo di riscrivere il piano, direttamente o attraverso il suo team di specialisti!

Tutte queste promesse si stanno rivelando a loro volta illusorie. Il Recovery Plan è rimasto esattamente com’era: un coacervo inconsistente e inutile di vecchi progetti ministeriali, nati quarant’anni fa e mai realizzati. Non vi è in esso nessun’indicazione di come l’Italia potrebbe, attraverso di esso, rovesciare un declino che dura almeno trent’anni. Il Governo Draghi si sta rivelando altrettanto impotente dei Governo Conte e di tutti quelli che lo hanno proceduto.

La crisi dell’Italia deriva infatti innanzitutto dalla sua mancanza di combattività sui mercati internazionali, e di questo è colpevole l’intera classe dirigente, che non si azzarda mai neppure lontanamente a investire su settori nuovi, nei quali soltanto potremmo contendere i mercati agli attuali leader mondiali. Se non si riescono mai ad ottenere i finanziamenti europei è perché questi sono concepiti come partecipazione a progetti futuri in cui rischia anche il Paese;ma tutti rischiano  solo quando sanno che ci sono serie prospettive di consistenti ritorni.

Invece, se la riscrittura del piano viene affidata (come ha già fatto la Francia), a consulenti tecnici, oltre tutto stranieri, è perché si sa che bisogna falsare i dati per far quadrare conti che altrimenti non tornerebbero.E l’Unione si accontenterà delle pietose bugie degli Stati Membri perché siamo tutti nella stessa barca: degli Europei decadenti (come scriveva Morin) che accettano senza combattere la loro decadenza, coprendola con un pietoso velo di menzogne.

Per noi, l’unica soluzione è un’Agenzia Europea per la Tecnologia.

3.La sovranità tecnologica quale leva per riequilibrare il mondo

Abbiamo pubblicato e diffuso un intero libro-documento su questo punto (European Technology Agency). A nostro avviso, per evitare situazioni incresciose come quelle dei vaccini e della McKinsey, non bastano azioni estemporanee da parte di qualche vertice europeo o di qualche leader nazionale. Non è nemmeno un’attività che possa essere svolta dalle ordinarie istanze politiche, siano esse legislative o esecutive. Si tratta di un compito complesso, al contempo culturale, tecnico e politico, da svolgere a tempo pieno, con programmi a lungo termine: dall’ inquadramento culturale, alle basi conoscitive e politiche, alla governance, alla ricerca, alla finanza, alle strategie industriali e alla gestione dei progetti. Ci vuole, sul piano europeo, qualcosa che cumuli le caratteristiche del MITI giapponese, del DARPA americano, del Rostec russo e dell’Istituto Fraunhofer tedesco:un’Agenzia Tecnologica Europea che presieda alla predisposizione e alla gestione di una base tecnologica e produttiva dell’ Europa per situazioni di emergenza, come questa della pandemia, ma domani potrebbe essere una catastrofe ambientale o una guerra.

La nomina del Generale Figliuolo a Commissario Straordinario  per la crisi pandemica ha confermato che la gestione di siffatte emergenze è molto simile a quella di una Guerra Nucleare, Chimica e Batteriologica, che solo lo Esercito è qualificato a gestire, e che, quand’anche non lo fosse, dovrebbe attrezzarsi al più presto per esserlo.  Ricordiamo che i due unici protocolli per le emergenze che esistessero  in Europa prima della pandemia erano quelli dell’ OMS e della NATO, ambedue vecchissimi, e comunque non attuati in Italia. L’assenza di adeguati protocolli ha provocato anche  la cancellazione delle più grandi manovre NATO in Europa (“Defender Europe 2020”), destinate a dimostrare la capacità dell’Alleanza di affrontare la Russia nei Paesi Baltici. Tutti i generali convenuti a Wiesbaden per dirigere le manovre si sono ammalati di Covid, tanto che le manovre sono state cancellate. Il responso delle manovre è stato che che la NATO non è in grado di combattere una guerra nucleare, chimica e batteriologica, soprattutto in Europa (e tanto meno in Asia).

Questa è la vera ragione per cui Macron ha potuto giustamente affermare che “la NATO è in una situazione di morte cerebrale”. Dopo quella schiacciante sconfitta, l’unica preoccupazione del “partito atlantista” è stata quella di evitare che, con la “diplomazia delle mascherine”, la Cina e la Russia acquisissero troppi consensi. Perfino l’Esercito Turco ci aveva donato delle mascherine. E quella dell’America è stata di coinvolgere gli Europei nel sistematico boicottaggio di Cina e Russia, una risposta partita da Trump ma proseguita ora da Biden, e che ha rallentato perfino l’acquisizione di vaccini dai Paesi sotto boicottaggio.

In ogni caso l’impostazione della lotta al Covid da parte di tutti gli Europei  è stata inadeguata, con la singolare trovata di trasformare la Commissione  in una “centrale di acquisti” di carattere privatistico per conto degli Stati Membri. Con un piccolo particolare: che questa specifica Centrale di Acquisti, anziché ottenere risultati migliori dei singoli consorziati, ne ha ottenuti di peggiori. E, infatti, un Ente pubblico, quando lancia dei bandi, non si deve mettere al livello di un normale soggetto commerciale, ma lo deve fare da una posizione d’imperio; soprattutto, non deve accettare contratti capestro, che potrebbero configurarsi addirittura come dei reati:“Come ha potuto la Commissione europea accettare di inchinarsi così di fronte alle case farmaceutiche?”. È l’accusa che la deputata del Parlamento europeo, Manon Aubry, ha lanciato durante la seduta plenaria del Parlamento Ue “Ho la sensazione – continua l’eurodeputata, francese 31enne del partito France Insoumise – che i grandi leader farmaceutici abbiano stabilito la ‘legge’ per lei”. Aubry ha chiesto l’istituzione di una “Commissione d’inchiesta sulle responsabilità della Commissione”.

Soprattutto, quando si finanzia la ricerca, si deve pretendere di avere il libero utilizzo della proprietà industriale (se non addirittura la titolarità, o, almeno, la contitolarità)

E, nel caso di violazioni,si deve reagire, sfruttando i moltissimi poteri che l’Unione ha, e che invece oggi non vengono sfruttati: azioni legali, sequestri, divieto di esportazione, licenze obbligatorie, blacklists.

Certo, c’erano, e ci sono, a monte, delle difficoltà di fondo, non della Commissione, bensì dell’Europa nel suo complesso. Da un lato, per i motivi mille volte ripetuti,  le nostre industrie sono molto più deboli di quelle americana ed inglese, e, poi, il nostro establishment in generale (non solo la Commissione) è da sempre succube degli USA, e, in particolare, delle multinazionali.Guardiamo per esempio ai rapporti strettissimi con le banche americane di Prodi e Barroso.

Vediamo infatti i comportamenti degli uni e degli altri sulle licenze obbligatorie. Come ricorda Le Monde Diplomatique, mentre gli Stati Uniti hanno applicato la licenza obbligatoria a varie imprese europee, e in particolare alla Bayer, nessun Governo europeo ha mai osato importre licenze obbligatorie a multinazionali americane. Quando la Gilead aveva fissato in 41.000 Euro il prezzo del farmaco di Sovaldi contro l’ epatite C, la Francia aveva accettato questo prezzo eserbitante, selezionando i malati da curare, per paura delle ritorsioni americane.Questo fa capire quanto potranno essere utili i contatti in corso con le industrie farmaceutiche russe, israeliane, cinesi ed indiane.

Comunque sia, fino ad oggi, le nostre aziende farmaceutiche , o si erano alleate (da posizioni d’inferiorità, come Astra Zeneca e BionTech), con aziende inglesi e americane, o non sono riuscite a sviluppare  da sole i vaccini per tempo (come Sanofi, CureVac e Reithera). Come al solito, si è partiti dall’idea che noi siamo dei clienti ideali, o al massimo dei licenziatari, delle imprese USA, non già dei produttori autonomi (come i Cinesi, gl’Indiani e i Russi). Altro che “Europa altamente sviluppata”: siamo dei “followers”, come le industrie del Terzo Mondo.

Personalmente, avendo diretto nel passato molti dipartimenti legali di multinazionali, dedicati in gran parte alla contrattualistica internazionale, posso confermare  che i contratti stipulati con Big Pharma sono stati ispirati come minimo alla più grande ingenuità. Per esempio, in  quello con Astra Zeneca, ch’ è trapelato nella sua versione (quasi) integrale, con cui la azienda si è impegnata solo a “fare i migliori sforzi” per fornire le dosi indicate, mentre invece gli Stati Europei hanno anticipato 236 milioni di Euro e hanno indennizzato preventivamente l’ azienda per ogni richiesta di danni da parte dei pazienti danneggiati. La realtà è che gli studi legali anglosassoni dominano l’Unione fin dalla sua nascita, e ben difficilmente si riescono a spuntare, con la loro assistenza, contratti veramente convenienti per gli Europei nei confronti delle multinazionali. Quindi, è iniquo attaccare per questa debolezza contrattuale una povera funzionaria della Commissione, mentre i veri responsabili sono tutte le Istituzioni, anche per non avere sviluppato al loro interno adeguate strutture di contrattualisti non succubi della cultura contrattuale anglosassone.

Infine, “last but not least”, è ancora in vigore un “executive order”, di cui nessuno parla mai,  firmato da Trump, ma non ritirato da Biden, che vieta l’esportazione dei vaccini dagli Stati Uniti. Quindi, essendo per giunta andato al potere Biden, che punta tutto su una rapida campagna di vaccinazione e sul completo riallineamento degli Europei, si spiega benissimo che le dosi per gli Europei siano state ulteriormente ridotte: più che mai, “America First”. E si spiega bene perché Draghi vuole almeno la piena attuazione della corrispondente , blandissima, norma europea (il “Nuovo Meccanismo di Controllo”), se nomn altro come arma negoziale per le trattative in corso con BIden.

Anche per questo ci vuole un’ Agenzia Europa della Tecnologia, affinché non continui quest’innaturale subordinazione.Dobbiamo cessare di essere “followers”, e tornare ad essere “leaders”.

Manon Aubry ha posto al PE la questione dell’ indipendenza da Big Pharma

4. Alleanze multilaterali per creare un’autonoma base tecnologica

La questione delle licenze si pone con particolare forza per il rifiuto delle Big Pharma di concederne. Questo deriva da politiche inveterate delle multinazionali di difesa ad oltranza della propria proprietà intellettuale, che fornisce loro un’ulteriore arma di ricatto contro Stati e concorrenti. Ciò che può stupire (se si prescinde dall’inveterata sudditanza dell’establishment verso  Big Pharma), è che la Commissione si ostini a opporsi all’utilizzo delle licenze obbligatorie. Si noti che  queste  in campo farmaceutico sono la regola proprio negli Stati Uniti, e ai danni delle aziende europee. L’affermazione secondo cui tali licenze scoraggerebbero i produttori non tiene conto del fatto che, essendo produttori extra-UE, nonostante le licenze, nel resto del mondo continuerebbero comunque a produrre e a vendere.

Certo, ora che sti stanno approntando nuove strutture produttive in territorio europeo (anche se troppo in ritardo), bisognerà vedere chi ci fornirà la tecnologia.

La capo-delegazione del M5s al Parlamento europeo, Tiziana Beghin, ha spiegato a Fanpage.it perché il M5s ha proposto la sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini anti Covid:“L’emergenza pandemica in corso richiede l’ampliamento urgente della capacità produttiva europea di vaccini – si legge nel testo di un’interrogazione orale rivolta alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen da parte dei 10 europarlamentari M5s e di altri firmatari appartenenti ad altri gruppi – Molti Paesi membri dispongono già di tecnologie e competenze per produrre i sieri vaccinali, ma vi sono barriere legali che impediscono l’avvio della produzione al di fuori delle case farmaceutiche detentrici dei rispettivi brevetti”. Gli eurodeputati chiedono alla Commissione quali strumenti intenda mettere in campo l’Europa per velocizzare la produzione di vaccini.

La gestione della pandemia ha posto sul tappeto la questione dello Stato di Eccezione, che copre un insieme sempre più vasto di aspetti: dalla politica estera e di difesa, alle strategie digitali e industriali. Non è un caso che tutto il mondo sia stato governato quest’anno mediante la decretazione d’urgenza, e che un po’ dovunque, da Israele, agli Stati Uniti, per arrivare all’ Italia, la palla stia passando finalmente ai generali. Nel caso dell’Europa, la cosa è complicata dal fatto che l’Unione non può decidere sullo stato di eccezione, non ha una sua decretazione d’urgenza, né generali. E questo viene avvertito sempre più come un grave deficit, perché pone l’Unione in balia di Stati Stranieri, di lobbies internazionali, delle multinazionali, e, non ultimi, gli Stati Membri, le Regioni e le Città, facendola pervenire in ritardo rispetto a concorrenti come Cina, Israele, Regno Unito, Stati Uniti, con gravi danni anche per la concorrenza transnazionale.

Certamente, è impossibile trasformare in breve tempo un organismo sovrannazionale in uno Stato forte, come si richiederebbe in questi anni per portare a termine efficacemente le attuali missioni dell’ Europa. Non crediamo neppure che una realtà come quella europea possa o debba raggiungere livelli elevatissimi di accentramento come quelli della Cina, degli Stati Uniti e della Russia, anche perché la natura identitaria dell’Europa è plurietnica, federale e cetuale.

Tuttavia, esistono strutture federali ben più rispettose del pluralismo dei cittadini, che però permettono una gestione impeccabile delle emergenze: una per tutte, radicalmente europea- la Svizzera-. Anche la militarizzazione delle emergenze, una necessità del nostro tempo, ha trovato da una risposta sempre nella costituzione federale svizzera: nella figura del soldato-cittadino, perennemente a disposizione dello Stato.

Tutto ciò dovrà fare oggetto della prossima Conferenza sul Futuro della Europa.


 [LR1]

RISCRIVERE IL RECOVERY PLAN (E, PERCHE’NO, ANCHE IL “NEXT GENERATION EU”?)

Mariana Mazzucato, la teorica dell’ “Entrepreneurial State”

Oggi, il “PNRR”, la bozza che il Governo ha prodotto il 13 Gennaio, non contiene, come già detto per altro da Renzi, Calenda e Bonomi, se non il solito libro dei sogni, ma non precisi progetti e priorità, accompagnati da un’analisi dei problemi, delle proposte strategiche e un preciso business plan.

Il Governo Conte è caduto, almeno formalmente, per l’impossibilità  di scrivere un  Recovery Plan in piena regola almeno dal punto di vista formale. Si presume che un ipotetico Governo Draghi riuscirebbe a rimediare almeno all’ aspetto formale, in modo da ottenere l’approvazione delle Istituzioni.Il che sembrerebbe il suo compito principale, anche se ci sono dei politici che arrivano alle consultazioni con “una lista di 18 priorità”.

Quanto sopra non ci ha stupito per più di un motivo:

-in realtà tutta l’Europa si limita, da moltissimo tempo, a gestire l’esistente, senza intraprendere mai un serio cambiamento di rotta, in un mondo che invece si sta trasformando alla velocità della luce (Intelligenza Artificiale, corsa allo spazio, Via della Seta…);

-lo stesso “Next Generation EU”, sotto un manto di belle parole, non fa che ripresentare gli stessi slogan che circolano da decenni senza mai tradursi in azioni veramente concrete (ecologia, riforme, digitale, partecipazione dei cittadini…);

-l’intera situazione  si spiega con l’impossibilità,  per la classe politica europea, di liberarsi  dai lacci e lacciuoli posti da tempo immemorabile a protezione  delle multinazionali (informatiche- i GAFAM-; dell’ aerospazio -Lockheed, Boeing-; farmaceutiche, il “Big Pharma” che vediamo oggi in azione): vedi i casi Olivetti, Minitel, ENI, Euratom,gli F-35), e dalla conseguente necessità di soffocare ogni serio dibattito politico e culturale sul modello europeo  sotto le più svariate retoriche giustificatorie della nostra inazione (atlantismo, liberismo, populismo, anti-autoritarismo,  internazionalismo liberale, pacifismo, ecologismo, perbenismo),  le quali, tutte insieme, bloccano l’improrogabile rafforzamento delle istituzioni (vedi crisi dei vaccini),  una qualsiasi politica industriale (un antitrust che non penalizzi le imprese europee, favorendo quelle extraeuropee), la politica estera e di difesa (che non ha fatto un solo passo avanti da 70 anni), i campioni nazionali (restano solo Airbus, Arianespace e Galileo), una cultura veramente europea, la meritocrazia, l’”upskilling” digitale…

Per quel che riguarda le radici di tutto questo, e i relativi meccanismi, basti leggere “Il caso Olivetti” di Meryle Secrest, uscito da pochi giorni.

Se i progetti di Olivetti e di Tchou fossero stati portati a termine, il Piemonte, l’ Italia e l’ Europa non sarebbero a questo punto.

1.Un frusto teatrino

In questo contesto, le crisi di governo (il conflitto fra Prodi e Bertinotti; le follie del Papeete; ora quest’ultima crisi), nascono quando i politici italiani vengono posti fra l’incudine e il martello da opposte pressioni internazionali (il conflitto in Kossovo; la visita del Segretario americano Barr; l’”alleanza contro la Cina” di Biden), e, per poter mettere in sicurezza le proprie carriere, si fingono  pazzi, per far “passare a nuttata” senza compromettersi, né in un senso, né nell’ altro. In queste situazioni, è più che mai improbabile che possano essere adottate soluzioni adeguate.

Così, un vero programma economico non si è mai scritto e continuerà a non  scriversi, né in Europa, né in Italia. Basti dire che perfino l’ unico Programma Economico Nazionale, quello di Pasquale Saraceno con prefazione di Ugo La Malfa,  in tutte le sue migliaia di pagine, riusciva a dire vagamente una cosa sola: che bisognava spingere l’economia verso il Mezzogiorno. Cosa per cui non ci sarebbe stato bisogno di alcun programma. Dopo di allora, con la scusa del liberismo si è deciso di non riprovarci neppure.

Eppure, di un programma ci sarebbe  stato bisogno allora, e ce n’è bisogno ora più che mai, perché:

-la decadenza dell’ Europa e dell’ Italia dura, in fondo, oramai da un secolo, e non è neppure casuale, essendo essa già scritta nei “14 Punti” di Wilson, nei “lend lease agreements”,  nel congresso di Baku dell’ Internazionale Comunista, nelle indicazioni americane alla grande industria italiana, nelle norme antitrust che in pratica servivano solo ad impedire la nascita  dei Campioni Europei, nella crisi petrolifera, nell’incapacità di sfruttare la crescita asiatica;

-mentre gli altri Paesi europei sono cresciuti poco, l’Italia è cresciuta meno di qualunque altro Paese al mondo (anzi, più esattamente, nel 2020 è decresciuta dell’ 8%, più di ogni altro Paese);

se non si cambia proprio lo scenario geoeconomico complessivo, un ulteriore peggioramento è garantito.

2.Forse non  riusciremo a incassare tutto il Recovery Fund, ma questo non sarebbe stato comunque il toccasana di tutti i mali

Infatti:

-non si tratta di  denaro fresco (come sarebbe se venisse accolta la proposta di Sassoli di cancellare il debito degli Stati verso la BCE), bensì solo di un allentamento degl’illogici  vincoli all’ indebitamento, che comunque era già implicito nelle politiche di “Quantitative Easing” perseguite dal 2008 da tutte le Banche Centrali, e che la BCE, a cominciare da Mario Draghi, aveva  imitato seppure con il solito ritardo;

-si tratta quindi sostanzialmente di un aumento del debito, seppur necessario, che si dovrà ripagare, e che avrebbe senso solo se si indicassero investimenti produttivi con un credibile piano di rientro, come predicano un po’ tutti, ma nessuno fa;

siffatte prospettive di rientro ci sarebbero oggi solo nei settori ad altissima tecnologia e sui mercati asiatici, due settori da cui l’Europa è da sempre sostanzialmente assente, probabilmente per una scelta geopolitica (pensiamo appunto a Olivetti, a Tchou, a Mattei). Orbene,  nel Next Generation EU, non c’è alcuna indicazione circa il fatto che l’Europa voglia creare nei prossimi 7 anni dei propri GAFAM, né che voglia operare più attivamente sui mercati della Via della Seta. Anzi, tutto cospira a indicare che la dipendenza dai soggetti “leader” occidentali venga sostanzialmente continuata. Unico spiraglio positivo, il trattato con la Cina siglato a Dicembre e ancora così contestato;

-quanto all’ Italia, non si capisce neppure in quali nuovi business l’Italia voglia entrare, visto che, in quelli vecchi siamo sempre più perdenti, con le nostre imprese che passano tutte sotto il controllo dei Paesi più disparati, mentre noi abbiamo abbandonato da decenni  una qualsiasi politica  di autentica espansione internazionale.

Basta leggere il PNRR per vedere che non si individua un solo nuovo business, limitandosi a dare sussidi a quelli già esistenti.

3.Le vere priorità

Tornando a noi, abbiamo idee abbastanza eccentriche su come si dovrebbero scrivere il Next Generation EU e il Recovery Plan italiano. Intanto, dal punto di vista formale, si dovrebbero redigere con la stessa logica del Piano Strategico di un gruppo multinazionale (a proposito, lo sapevate che, da sempre, le multinazionali hanno una pianificazione pluriennale come i Paesi socialisti?).

Insomma, bisognerebbe partire da un’analisi  e previsione dei mercati, da precise ipotesi di evoluzione futura, dalla quantificazione delle risorse e degl’investimenti, passando alla simulazione del ciclo produttivo e finanziario, fino a quantificare il reddito sperato, l’impatto sull’occupazione e sul prelievo fiscale. Tutto ciò oggi va fatto utilizzando l’intelligence, i big data e l’intelligenza artificiale

In secondo luogo, occorrerebbe spostare drasticamente l’ordine delle priorità, che andrebbe così strutturato:

-al primo posto la cultura, dove per cultura s’intende anche la riflessione politologica, tecnologica, economica e di difesa, come pure la formazione di nuove classi dirigenti (Accademia digitale europea, nuovi curricula, “upskilling” a tappeto);

-in secondo luogo, il digitale, destinato ad informare di sé ogni aspetto della vita umana: dalla politica, all’ amministrazione, alla sanità, alla difesa, alla ricerca, al management, alla pubblica amministrazione, alla finanza, alla produzione, ai servizi. Se può sembrare irrealistico che l’Italia si autoproclami sede di piattaforme generaliste, non sarebbe fuori luogo che creasse una piattaforma della cultura europea, un’idea appena abbozzata da Franceschini;

-in terzo luogo, la creazione di campioni europei, nell’ informatica, nell’ aerospaziale, nella cultura, nella difesa, nel  commercio;

-in quarto luogo, un centro tecnologico pensante, che progetti l’avvenire, formi élites, orienti governo, cultura, difesa, finanza società, industria, scuola, amministrazione (quello che abbiamo chiamato “Agenzia Tecnologica Europea”, che potrebbe prendere le mosse dall’ Istituto Nazionale per l’ Intelligenza Artificiale di Torino),

-in quinto luogo, l’ambiente, che però va contemporaneamente  sgombrato dai miti, dal marketing e dalla burocrazia. Ad esempio, con la crisi demografica, con il telelavoro, con l’impoverimento generale e con il ritorno alla terra, dovremmo smetterla di voler imitare le “new cities” cinesi con decine di milioni di abitanti, e pensare all’ efficientamento digitale ed energetico dei borghi, dei casolari, delle città storiche, degli antichi palazzi, dei loft…, secondo il modello del “superbonus”, che dovrebbe diventare strutturale. L’Italia sarebbe certamente il Paese che più si gioverebbe di questa nuova politica, per lo stimolo ch’essa potrebbe dare all’indentità, alla cultura, al turismo, all’immobiliare di prestigio, all’ industria edilizia, alla diffusione della partecipazione popolare, alla scuola, alla tecnologia…

-in sesto luogo, dovremmo pensare ad una nuova politica “di difesa” che sia veramente tale, senza avventure neo-coloniali e senza faraoniche spese di personale  e armamenti, ma  che sposi invece un livello altissimo di tecnologia con la mobilitazione generale della popolazione civile, che, nei tipi di guerra del futuro, sarà fondamentale, per un comportamento responsabile e disciplinato (come nel lockdown), per la costruzione di difese passive (“costruite profonde trincee”), per la non collaborazione con l’aggressore (“inte samarbejde”, per la resistenza passiva (un’”Europa inconquistabile”), per l’intelligence, per la lotta clandestina, per l’interscambio fra esercito, università, industria e ricerca, oltre che per l’impiego dei militari nella difesa del territorio, nelle politiche di sanità pubblica…Questo tipo di difesa costituisce, come avviene per esempio in Cina e Israele, una potente leva per l’upgrading tecnologico  di un Paese.