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LA SITUAZIONE IN UCRAINA CONFERMA LA CENTRALITA’ DEI NOSTRI DIBATTITI

Invito alla presentazione del 21/5/2022 al Salone del Libro

SALONE IN

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio,ore 12.15

UN PONTE FRA EST E OVEST 

Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA, NO A UN’INUTILE STRAGE 

RICCARDO LALA ti sta invitando a una riunione pianificata in Zoom.

Entra nella riunione in Zoom :
https://us06web.zoom.us/j/86298136839

ID riunione: 862 9813 6839 .Trova il tuo numero locale: https://us06web.zoom.us/u/kscAFeR7q

Un contributo sofferto, anche se indiretto, alla soluzione del problema più drammatico dell’oggi. 

L’opera affronta, con spirito costruttivo, un tema vessato quant’altro mai, in un’ottica poliedrica e anticonformistica, mostrando innanzitutto quanto le attuali controversie sull’ Ucraina siano la necessaria conseguenza della centralità geopolitica di quel Paese, da sempre punto d’incontro e di scontro delle più svariate tendenze etniche, culturali, politiche, religiose. Basti pensare ai Kurgan, alla Rus’ di Kiev, ai Cosacchi, al Cosmismo…

Dopo la battaglia del Principe Igor, fra Sloviansk e Izjum

1.La storia del volume 

Nel 2014, nel momento dell’Euromaidan e delle rivolte  nell’ Est e nel Sud dell’ Ucraina, avevamo raccolto fior d’ intellettuali per un dibattito, attraverso le pagine dei nostri “Quaderni di Azione Europeista”, circa la situazione conflittuale che si andava creando. Era nato così il volume n. 3-2014 dei nostri Quaderni di Azione Europeista (Ucraina 2014, no a un’inutile strage), Quaderni concepiti come  strumenti snelli per  un intervento corale su temi strategici per il futuro dell’ Europa, fuori, tanto dei consunti binari  del “mainstream”, che dei piagnistei inconcludenti degl’intellettuali che si pretendono “alternativi”.

Ricordiamo che l’organizzazione del Salone aveva annunziato di voler dedicare il Salone 2022 all’ Ucraina, ma, in realtà, il tema dell’ anno è stato definito come “Cuori Selvaggi”. Inoltre, nessuno tranne noi sta presentando un libro dedicato specificamente alla guerra in Ucraina.

Quanto il nostro “Quaderno” fosse profetico già nel 2014 dovrebbe risultare chiaro dal fatto che ci è bastato, sostanzialmente, togliere  l’indicazione dell’ anno 2014, per poter riproporre, sostanzialmente inalterata, un’opera che già allora aveva la non irrilevante ambizione di andare al di là del nascente conflitto, per guardare al futuro con uno sguardo ampio.

Già il titolo, “No a un’inutile strage”, con il suo richiamo all’arcinota frase con cui Benedetto XV° aveva stigmatizzato la 1° Guerra mondiale – una guerra contro l’Europa e le sue tradizioni-, era stato particolarmente profetico, in considerazione dell’interminabile conflitto ucraino, iniziato nel 2014, ulteriormente aggravatosi e che non sembra destinato a terminare a breve. Profetico soprattutto alla luce dell’esigenza, oggi sentita dalla maggior parte degli attori della politica, di trovare una via d’uscita alla guerra in corso.

Ma profetico soprattutto perché i punti di riferimento di fondo non sono cambiati rispetto al 2014.

La moschea di Roxana e Solimano a Mariupol

2.I contenuti

Basta, per comprenderlo, scorrere l’elenco degli articoli di cui quell’ opera si compone:

“Dall’ ‘allargamento’ al ‘completamento’ dell’ Unione”, introduzione dell’Associazione Diàlexis:    mette in luce la straordinaria convergenza, sull’ area ucraina, di una pluralità di tradizioni, culture, pretese, interessi, che ne ha fatto da sempre una delle aree più centrali dell’ Europa, la quale  avrebbe dovuto essere, in particolare, al centro della Confederazione Europea proposta, nel 1989, da Gorbaciov, Mitterrand e Giovanni Paolo II, mai attuata, ma oggi ripresa da molti, a cominciare dal Presidente pro-tempore del Consiglio Europeo, Macron, in occasione della seduta conclusiva della Conferenza sul Futuro d’ Europa;

-“Tra l’agitazione ucraina e la zona aerea d’identificazione cinese”, di Giovanni Martinetto: pone in evidenza già fin da allora la stretta connessione fra il conflitto ucraino e le tensioni fra Cina e Stati Uniti sul Mar della Cina, che rendevano, e rendono, vieppiù improrogabile,  una struttura coordinata fra USA, Europa e America, necessaria per partecipare attivamente alla gestione di un mondo dominato sempre più dagli stati-civiltà;

“Come impedire lo smembramento dell’ Ucraina”, di Lucio Levi: fa giustamente notare che un’ Ucraina “federalizzata” (come quella a cui aveva pensato il “Partito delle Regioni” avrebbe potuto essere il centro ideale dell’ auspicata Federazione Europea;

-“La restaurazione del Califfato?” di Franco Cardini: mette in evidenza uno dei principali elementi geopolitici al centro della crisi attuale-il ritorno della Turchia, o meglio del suo Impero- che si sta qualificando sempre più come un’autonoma potenza europea, capace di respingere le ingerenze americane, di moderare la Russia e l’ Ucraina, di utilizzare i suoi poteri sugli Stretti e nella NATO, di produrre efficaci tecnologie militari. Ricordiamo che, a Mariupol, si trova la Moschea di Roxana e Solimano, a ricordare l’origine ucraina dell’imperatrice ottomana, e dove si sono rifugiati, durante i combattimenti, i mussulmani presenti in città;

-“Una strategia dell’ Unione Europea per la crisi dell’ Ucraina”, di Alfonso Sabatino: invocava già allora un’inesistente azione diplomatica per creare un quadro europeo di sicurezza, che nessuno si è preoccupato, invece, di creare, mentre solamente la tardiva proposta “in quattro fasi” del nostro Governo alle Nazioni Unite sembra oggi riproporre;

-la Dichiarazione del Movimento Federalista Europeo sulla Crisi Ucraina: attribuiva all’ Unione Europea la massima responsabilità per la crisi, in quanto era stata la carenza di un’adeguata Politica Estera e di Difesa dell’ Europa ad avere aperto un vuoto, in cui si è inserita l’attuale destabilizzazione;

-la “European Charter for  regional or minority Languages”: approvata fin dal 1992, la sua applicazione avrebbe impedito la nascita stessa del problema delle minoranze linguistiche russofone in Ucraina, Moldova, Georgia e Paesi Baltici, e, di conseguenza, le guerre della Cecenia, della Transnistria, dell’ Abkhazia, dell’Ossezia e del Donbass.

Siamo nuovamente riuniti per discutere gli stessi temi di allora, avendo sotto gli occhi i risultati della mancata adozione di quanto da noi suggerito nel 2014, e non ci stanchiamo di sottoporre le nostre opere a chi ha poteri decisionali a questo proposito, nella speranza che, quand’anche in ritardo, i fatti stessi costringano tutti a prendere atto dell’ inevitabilità delle nostre proposte.

Intervenite numerosi, e aiutateci a diffondere, prima che sia troppo tardi, la consapevolezza di questi problemi!

SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2022 PROGRAMMA “CANTIERI D’ EUROPA”

La sacra di San Michele, simbolo del Piemonte, sede della riunione introdutticva

Le attività dell’ “Associazione Culturale Diàlexis”, che opera da 15 anni  nell’ area piemontese per promuovere una cultura più proattiva verso le crescenti difficoltà del territorio e verso le crisi dell’Europa, si stanno rivelando di giorno in giorno più necessarie, in considerazione, da un lato, dello svuotamento del Piemonte da parte dell’imprenditoria e delle Istituzioni (che, come ha detto Monsignor Nosiglia, “non ha un’idea di futuro”), e, dall’ altro, dell’implosione dell’ Europa sotto l’effetto congiunto delle vecchie carenze irrisolte e del conflitto mondiale fra le grandi potenze.

Per questo, nonostante il mutare delle circostanze e le difficoltà indotte dalla pandemia e dalla guerra, non dobbiamo, e non vogliamo, interrompere la tradizione oramai consolidata di una presenza costante al Salone del Libro di Torino, con le nostre proposte di libri sull’ Europa e di temi ad essi connessi.

Inoltre, poiché quest’anno il Salone è stato collocato il 19-23 di Giugno, e, quindi, non coincide, come spesso accaduto, con il Salone, abbiamo pensato d’introdurre e preparare il Salone con una manifestazione preliminare di riflessione, dedicata alla discussione sul 9 maggio, nei suoi aspetti storici e politici, quale momento cruciale di consapevolezza europea.

Infatti, i libri che presentiamo quest’anno al Salone trattano temi d’importanza fondamentale per l’Europa di oggi, dopo la fine “grigia”, come ha detto Mattarella, della Conferenza sul Futuro dell’ Europa, che presenterà le proprie conclusioni molto in sordina proprio il 9 maggio, eclissata dal clamore della guerra in Ucraina, che l’ Europa non è stata in grado né di prevenire, né di concludere.

Il primo dei tre libri, dedicato a “Intelligenza Artificiale e Agenda Digitale” è dedicato al tema forse più urgente in questo momento: la comprensione, studio e discussione degli effetti dell’Intelligenza Artificiale sul futuro dell’Umanità, e delle politiche poste in essere da parte delle diverse Autorità per tenerli sotto controllo.

La seconda opera, che costituisce una ristampa del nostro (attualissimo) Quaderno 3-2014 (“Ucraina, no a un’inutile strage”), è dedicata all’ inquadramento storico e culturale dell’ attuale conflitto, nell’ ottica del recupero dell’ europeità, tanto dell’ Ucraina, quanto della Russia.        

La terza, anch’essa a nostro avviso attualissima (Progetti europei nella Resistenza), è dedicata alla rilettura di alcuni dei documenti più pertinenti per la comprensione del progetto europeo del dopoguerra, progetto realizzato solo in piccola parte, ma per la maggior parte inattuato, ed ora arenatosi di fronte all’ incapacità dell’Unione di garantire la sovranità europea e la pace in Europa. In questi progetti, il volume rivendica il ruolo centrale delle Alpi Occidentali e del Piemonte.

Tutte le manifestazioni si svolgeranno in parte in presenza, in parte a distanza, mediante collegamenti zoom con coloro che si segnaleranno all’indirizzo di posta elettronica info@alpinadialexis.com.

Le tre presentazioni, nel Salone In e nel Salone Off, saranno precedute da un convegno, il 9 maggio, nel quale, nella giornata che, in Europa Occidentale, è dedicata alla commemorazione della Dichiarazione Schuman, e, nell’ Europa Orientale era stata tradizionalmente dedicata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tenteremo di fare il punto circa le conseguenze che si possono trarre dai temi dei tre libri, circa l’andamento delle drammatiche vicende in corso e le vie di uscita dalla crisi che l’ Europa dovrebbe ricercare.

Il Convegno avrà luogo alla Sacra di san Michele, monumento simbolo della Regione Piemonte e delle Alpi Occidentali.Per chi voglia partecipare online, verranno distribuite le credenziali.

Scrivere a:

info@alpinadialexis.com

il Canto del Principe Igor descrive una battaglia nel Donbass nell’11°secolo

GIORNATA CONCLUSIVA DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

9 MAGGIO: CONVEGNO

La Conferenza sul Futuro dell’ Europa, indetta fin dal 2019,  avrebbe dovuto fornire idee condivise sul futuro iter dell’ integrazione europea, attraverso un complesso meccanismo basato, in parte, sulle Istituzioni, e, in parte, sulla “democrazia partecipativa”: La guerra in Ucraina, con le sue origini e conseguenze, vicine e lontane, ha dimostrato, se ve ne fosse bisogno, l’insufficienza di quest’ iniziativa per permettere all’ Europa di vivere appieno la propria esperienza nel 21° secolo, sventando anche le gravissime derive della situazione internazionale.

Il convegno sarà quindi dedicato a tre grandi temi:

-Le Conferenza nella storia dell’ Integrazione Europea;

-Le criticità dell’ Europa attuale di fronte alle sfide del presente e del futuro;

-Una strategia degli Europei per gestire in modo proattivo le trasformazioni in corso.

 Programma della giornata:

12.00 Brunch alla Sacra di San Michele

14.00 Collegamento con le Istituzioni per la giornata conclusiva della Conferenza

15.30 Visita della Sacra

16.30 Saluti del Rettore della Sacra, del Consiglio del Movimento Europeo in Italia e dell’ Associazione Culturale Diàlexis

Inizio dei lavori

SALONE IN

Anna Jaroslavna, principessa di Putivl’, piange i guerrieri kievani caduti
a Sloviansk

21 maggio, Lingotto,

Sala Arancio, 12,15

UN PONTE FRA EST E OVEST 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: UCRAINA; NO A UN’INUTILE STRAGE 

L’opera affronta, con spirito costruttivo, un tema vessato quant’altro mai, in un’ottica poliedrica e anticonformistica, mostrando innanzitutto quanto le attuali controversie sull’ Ucraina siano la necessaria conseguenza della centralità geopolitica di quel Paese, da sempre punto d’incontro e di scontro delle più svariate tendenze etniche, culturali, politiche, religiose. Basti pensare ai Kurgan, alla Rus’ di Kiev, ai Cosacchi, al Cosmismo… 

Un contributo sofferto, anche se indiretto, alla soluzione di problemi drammatici dell’oggi 

Con: Virgilio Dastoli,Riccardo Lala, Marco Margrita Alessio Stefanoni, Enrico Vaccarino

 SALONE OFF 

I computer quantici, al centro delle nuove tecnologie digitali

Sabato 21 maggio Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1, ore 15,00

PRESENTAZIONE DI: “ INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AGENDA DIGITALE”, PENSARE PER PROGETTARE IL FUTURO

L’evoluzione in corso in tutti i settori dell’attività umana, dall’automobile alla sanità, dalla manifattura alla finanza, dal diritto alla difesa, indica che il digitale, e, in particolare, l’intelligenza artificiale, sono destinati a modificare radicalmente la vita di tutti noi. Tutte le comunità del mondo, statuali o locali, pubbliche o private, si stanno attrezzando per fare fronte a queste sfide. Sono nate così le “agende digitali” europea e italiana, e il progetto dell’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale. Il segnale più significativo di questa trasformazione è dato dal passaggio della storica sede della FIAT, il Lingotto, a una società torinese di Information Technology.

Il dibattito intorno all’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale potrebbe dunque essere il punto di ripartenza dell’ industria, della cultura e della società del Piemonte, all’ altezza delle sue gloriose tradizioni.

Con: Marcello Croce, Ferrante De Benedictis,Riccardo Lala ,Marco Margrita, Enrica Perucchietti, Roberto Saracco,

Il comandante partigiano cuneeese Duccio Galimberti, autore dell’unica
“Costituzione Italiana ed Europea”

Domenica, 22 Maggio,

Casa del Quartiere  di San Salvario, Via Morgari 10, ore 16,00

DAL PASSATO AL FUTURO DELL’ EUROPA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: PROGETTI EUROPEI NELLA RESISTENZA

Nel momento in cui, complice la guerra in Ucraina, la Conferenza sul Futuro dell’ Europa si è chiusa, come ha detto il Presidente Mattarella, in modo “grigio”, non è superfluo lanciare uno sguardo retrospettivo verso la fase ideativa dell’ integrazione europea, con particolare riguardo al periodo a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e alla Resistenza. Il Piemonte, con la Carta di Chivasso e la Costituzione Europea di Galimberti, ha dato un contributo fondamentale alla riflessione sul futuro dell’ Europa,  contributo che il dibattito e la prassi politica attuale non hanno ancora saputo eguagliare.

Con Pier Virgilio Dastoli, Marcello Croce, Marco Margrita. Aldo Rizza, Alessio Stefanoni

IL FUTURO DELLA “GRANDE EUROPA” DOPO L’INTERVENTO RUSSO IN UCRAINA

Commento agli articoli di Massimo Cacciari (La Repubblica della Domenica del 20 febbraio 2022), di Ezio Mauro “Il fronte dell’ Est”(La Repubblica del 21 febbraio) e di Silvia Ronchey (“La Repubblica” del 24 febbraio).

La situazione sul campo oggi

La crisi in corso fra Russia e NATO dimostra che l’attuale approccio alla geopolitica non è in grado di risolvere i problemi emergenti, sì che si rende urgente la ricerca, da noi sempre perseguita, di approcci nuovi.

Contrariamente a quanto avvenuto fino al 1991 con gli Stati Uniti e con l’Unione Sovietica, che pretendevano entrambi di essere i Paesi Guida nella marcia universale verso il Progresso, ed in base a questo vivevano la loro “Coesistenza Pacifica” che bloccava lo sviluppo intellettuale del mondo, un nuovo patto mondiale   nell’ era della transizione digitale potrebbe, e dovrebbe, essere organizzato su base paritaria fra le diverse aree del mondo (il vero “multilateralismo”). Trattandosi infatti essenzialmente di una battaglia culturale nell’ interesse prioritario comune, per vincerla ci sarà senz’altro bisogno di tutte le energie intellettuali e morali del mondo intero, al di là degli attuali conflitti.

Paradossalmente,  quello in corso intorno all’ Ucraina, riportando un po’ più di equilibrio tra l’ Occidente e il resto del mondo, potrebbe essere prodromico, se ci impegniamo tutti energicamente, a questo nuovo patto, come tentiamo di illustrare qui di seguito.

E, di fatto, tutte le grandi aree del mondo hanno al loro interno energie che, se adeguatamente orientate, possono contribuire a superare questa drammatica fase della storia:

-gli Stati Uniti posseggono una cultura digitale impareggiabile, e sono il Paese in cui il problema è più sentito. Inoltre, il fatto che siano così forti, nel Paese, correnti (seppure reciprocamente escludentisi) così attive nella critica alle tradizioni modernistiche del Paese (movimenti “woke” e suprematisti bianchi), fa sperare ch’ essi non restino per sempre così passivi come oggi nella resistenza ai GAFAM, e che si affermino anche e soprattutto  lì politiche fortemente ostili agli sviluppi in corso, fino al crollo dell’ egemonia dei GAFAM;

l’India, in quanto Paese che ha inventato gran parte delle matematiche, nonché molte idee che sottostanno alla transizione digitale, ha (soprattutto attraverso i Bramini del Tamil Nadu, primo fra i quali Sundar Pichai) una competenza tecnica e culturale generale, che le permette di raggiungere ai massimi livelli nei GAFAM, pure restando fedele (almeno a quanto si dice), alle pratiche religiose ed etiche dell’induismo;

la Cina, nella sua generale ed efficace resistenza al tentativo di omologazione mondiale, costituisce oggi la forza trainante contro l’egemonia mondiale dell’“Impero Nascosto” americano (Immerwahr), o “Impero Sconosciuto”( Laudato sì);

-l’ Europa pretenderebbe di stare dando il contributo più determinante  alla creazione di un’”Intelligenza Artificiale Umanocentrica”. Obiettivo lodevole, ma, in precedenti post, abbiamo dimostrato che ancora non si è fatto nulla di serio in questa direzione.

Ora, con la sua risoluta azione per la riscrittura delle regole del sistema internazionale, la Russia si è inserita prepotentemente fra i leaders mondiali. Come scriveva bene Ezio Mauro nel suo articolo del 21, la Russia sta rivendicando “una preminenza culturale, o, addirittura… un destino della storia”.

Che questo non sia una vana affermazione è dimostrato dalla vicenda del Donbass. La determinazione della Russia dimostra che, alla base, vi è una radicale scelta identitaria, che Silvia Ronchey riconduce giustamente a Bisanzio, ma, a mio avviso, dovrebbe andare ancora indietro nel tempo, come illustrato nei successivi paragrafi.

Scriveva ancora Mauro: “il nuovo ordine ha bisogno di una nuova gerarchia di valori”. Orbene, secondo i fautori del nuovo corso,  “Per milioni di persone – ha aggiunto – i valori della tradizione sono più stabili e più importanti  di questa concezione liberale che sta morendo”.Tuttavia, una visione del mondo capace di attualizzare le tradizioni dell’ Epoca Assiale nell’ Era delle Macchine Intelligenti ancora non si vede, né, tanto meno, la stessa Russia ha tentato di articolarla.

I reperti della prima civiltà “Yamnaya” (Proto-Indo-Europei) sono stati trovati in Russia, nell’ Oblast di Samara, fra il Volga e il Don, a pochi chilometri dal Donbass

1.”Democrazia” vs. “Liberalismo” e “oclocrazia”

I commentatori occidentali sbagliano, come sempre,  a ridurre  la dialettica centrale della geopolitica attuale alla contrapposizione “di stile” fra “democrazia” e “autocrazie”, quando il tema centrale è il rapporto fra uomo e nuove tecnologie.

Non che quella distinzione non abbia un qualche aspetto credibile, ma, certo, non solo non è quella dirimente,  ma neppure è concettualmente significativa. Non è da essa che si può partire per individuare le priorità del mondo.

Come già scritto, proprio il  termine “democrazia” è stato  da sempre espressione di una fondamentale ipocrisia: in quella tradizione “mainstream” che parte dalla Grecia e arriva ai GAFAM, l’esaltazione del ruolo della  maggioranza ha celato da sempre una prassi oligarchica, mascherata dalla retorica ufficiale (la “Democrazia dei Signori” di Luciano Canfora). Basti pensare allo schiavismo degli Ateniesi, al genocidio dei Meli, alle motivazioni della Dichiarazione d’Indipendenza americana, al “Trail of Tears”

Inoltre, fino alle Rivoluzioni Atlantiche (XVIII-XIX Secolo), nella dottrina politologica, “democrazia” aveva designato sempre e soltanto un regime degenerato, governato dalla plebaglia (l’“oclocrazia” dei Greci), imposto dai Persiani alle città della Ionia – quello che oggi viene chiamato “populismo”-. La forma corretta di governo, per Platone e Aristotele, era invece quella della “patrios politeia” (la “Repubblica”), un regime cetuale misto.Unica -ma solo apparente-, eccezione a questa damnatio memoriae, il discorso attribuito da Tucidide a Pericle per la commemorazione dei morti nelle Guerre Peloponneso, in cui il “Protos Anér” (principe)affermava che gli Ateniesi “chiamano” il loro regime “democrazia”, implicando così che si tratta di un nome ingannatore, visto, appunto, che il potere viene esercitato da “un uomo solo al comando”. In ogni caso, questo regime sarebbe stato presto abbattuto dai “Trenta Tiranni”.

Tocqueville, che, con la sua opera “La Democrazia in America” aveva rimesso in circolo il termine, apprezzava molto di più l’”antica costituzione europea”, vale a dire il regime cetuale dell’Ancien Régime quale descritto da Montesquieu, e corrispondente alla “Patrios Politeia” di Platone. In questi stessi anni, fra le due Americhe e alcuni Paesi europei si muoveva, con lo slogan della “democrazia” un vasto ambiente di cospiratori “repubblicani”(p.es., Mazzini e Garibaldi) accomunati, più che da un’ideologia precisa, dal reducismo dalle guerre napoleoniche (Bonvini,  Risorgimenti italiani e lotte internazionali per la libertà).

In buona parte d’Europa, di “democrazia” in senso moderno, per un motivo o per l’altro, si è cominciato a parlare solo dopo la vittoria americana del 1945, perchè il Continente era stato diviso, fino ad allora,  fra aristocrazie onnipervasive, come quelle inglese, polacca e ungherese, repubbliche plutocratiche, come quelle francese e svizzera, e dittature di destra e di sinistra.

L’attuale ibrido sistema chiamato  “democrazia” o “democrazia liberale” non ha nulla a che fare con il “liberalismo” ottocentesco. Intanto, seguendo la terminologia americana, “liberale” è diventato sinonimo di “egualitario”, “omologatore”, perdendo del tutto il significato originario di difesa delle differenze contro le imposizioni, sia del potere, che della massa, e identificandosi invece con il determinismo storico e il conformismo. Questa denominazione “omnibus” serve soltanto a caratterizzare in senso positivo coloro che sono allineati all’ agenda del livellamento tecnocratico a guida americana, e a demonizzare tutti gli altri.

I regimi instaurati nel 1945 sotto l’influenza americana in parte dell’Europa Occidentale (con l’esclusione dei Paesi iberici e del Sud-Est), furono chiamati piuttosto “partitocrazie”, perché i ricostituiti partiti esercitavano di fatto collettivamente quella funzione di chiusura al dibattito politico (la “Serrata del Gran Consiglio”), prima esercitata dal fascismo con le sue diverse correnti (che infatti si sono tutte praticamente riproposte nei “partiti democratici” : i fascisti di sinistra nel PCI -Ingrao, Pajetta, Napolitano-; i legionari fiumani nel sindacalismo -de Ambris-;  i clerico-fascisti, nella DC-Fanfani-; i fascisti repubblicani nel MSI-Almirante-……).

“Last but not least”, il ruolo degli Stati Uniti quale Paese-guida dell’ Europa Occidentale, esclude la possibilità che i Paesi Europei potessero scegliere autonomamente i loro orientamenti culturali, la loro collocazione internazionale, la loro forma costituzionale, la loro organizzazione economica, le loro politiche governative…,come dimostrano i casi delle  centinaia di basi militari in Europa  a 77 anni dalla guerra, di Gladio, della messa fuori legge del BdJ, dei moltissimi “cadaveri eccellenti”, delle Extraordinary Renditions, nonché l’impossibilità di venire a capo delle organizzazioni segrete, criminali e settarie con agganci oltre Oceano che dopo Ottant’anni riemergono periodicamente (Caso Banco Ambrosiano, Gelli, “Loggia Ungheria”, Mafia, Camorra, Ndrangheta, Sacra Corona Unita…).Nel XXI secolo, questi  superfluità e mendacio dei meccanismi cosiddetti “democratici” europei sono stati esaltati dal sovrapporsi, al preesistente attuale controllo ideologico, militare, poliziesco ed economico, di quello digitale (Echelon, Wikileaks, Prism..), rivelandosi così essi sempre più come una semplice copertura del piano inclinato verso la Singolarità Tecnologica pilotata dai GAFAM.

Tutto ciò concorre a configurare un regime ipocrita, il cui la vera linea di comando passa dai GAFAM, all’ Intelligenze, alla diplomazia, alla NATO, e in cui s’ impongono, come ossequi obbligatori, i mantra del “newspeak”: egualitarismo, politically correct, antirazzismo, vere “armi di distrazione di massa” contro la legittima rabbia  per l’eterodirezione da parte del Complesso Informatico-Militare occidentale.

I Protobulgari provenivano dalla Ciscaucasia e dal DonbassI

2.Autocrazia, sovranità, epistocrazia, teocrazia, aristocrazia.

L’espressione “autocrazia” può forse essere accettabile per definire la Russia, che ha ereditato, tramite la Translatio Imperii,  da Bisanzio , il concetto di “autokratia” (che significa “sovranità”, “indipendenza”-“Samoderzhavlje”-,cfr. Ronchey). Essosignifica che il potere, sul proprio territorio, non è soggetto a potestà terze, né civili, né religiose (“Russia Sovrana”). Con l’avvertenza che, anche in questi limiti, la Russia di oggi è comunque una democrazia rappresentativa -anzi, più rappresentativa di quelle occidentali, perché c’è una reale competizione fra molti partiti, e soprattutto nessuna ingerenza da parte delle lobby occidentali.-

Invece, il termine “autocrazia” non si adatta bene a tanti altri Paesi, come la Cina, l’Islam e la Repubblica Polacca, che hanno diversissime tradizioni culturali.

La Cina non ha un problema di “sovranità”, bensì di centralità (Zhong Guo=Paese di Mezzo). Essendo stata da sempre il Paese più antico, più grande e più avanzato del mondo (Zhong Guo), essa ha da sempre attirato in modo spontaneo verso di sé l’interesse di uomini ed energie da ,moltissimi altri Paesi (da Bodhidharma a Chinggis Khan, da Marco Polo a Matteo Ricci, dall’ambasciatore Mcartney a Leibniz, da Voltaire a Jung, da Malraux a Pound), e l’ Imperatore, “Figlio del Cielo”, assegnava annualmente gli obiettivi e i compiti a uomini e dei. La “sovranità” dell’ Imperatore era più che altro un fattore culturale (egli era soprattutto un grande sacerdote e un grande intellettuale).Sotto di lui, pochi (relativamente alle dimensioni del Paese) “letterati”, che incarnavano l’ordine morale confuciano e lo applicavano alla gestione del Paese (l’”epistocrazia” di cui parlano Daniel A.Bell e Zhang Weiwei. Nulla di arbitrario, né di forzato, ché, anzi, i Confuciani aborrivano i sistemi coercitivi propugnati dai “Legisti”. Oggi, la Cina è all’ avanguardia nella legislazione per la protezione dei cittadini dagli abusi delle piattaforme digitali.

Nell’ Islam, la sovranità (“Hakimiyya”)è di Dio. I leaders politici possono solo sforzarsi di interpretare la volontà di Dio espressa dalle Sacre Scritture, ma senza mai raggiungere la perfezione. Però, l’unità della Umma è impensabile perfino per il Corano, e vi sono assenza di Chiesa e pluralità  di “scuole”. Prevale una continua anarchia (“fitna”). Una democrazia islamica è possibile eccezionalmente  in qualche caso nazionale come l’ autogestione del clero sciita, o come democrazia rappresentativa confessionale della Turchia.

Nell’ Europa Orientale abbiamo repubbliche rappresentative di tipo occidentale,  le quali però sono abitate da cittadini che non condividono totalmente gli orientamenti culturali del “mainstream” europeo occidentale, restando invece fedeli all’ambiente culturale tradizionale delle loro rispettive identità (cattolicesimo, aristocrazia, nazionalismo): come si fa a qualificarli come “democrazie autoritarie”? Essi sono  democrazie rappresentative più propriamente di quelle occidentali, perché non condizionate dall’ esterno, solo che al governo ci sono partiti diversi da quelli occidentali (certo non più “autoritari” dei loro omologhi, anche se con diverse preferenze culturali, religiose o etiche).La “Repubblica Polacca”, che era stata storicamente il più grande Paese d’Europa, era un connubio fra un regno elettivo e una repubblica aristocratica, che aveva anticipato, con le sue costituzioni, quelle dell’ Europa Occidentale.. Lungi dall’ incarnare il dispotismo monarchico, essa era caratterizzata dall’”aurea libertas” dell’ aristocrazia (“Nie rządem Polska Stoi”=La Polonia si regge sull’assenza di governo). 

Oggi, in Europa Centro-Orientale, ad essere contestati non sono i “valori della democrazia”, bensì quel  “sistema di credenze” (la “religione civile dell’ Occidente” di cui parla Ezio Mauro) che, secondo quell’Autore,  l’Unione Europea (o meglio alcune sue élites), si è sforzata di trasformare in regole (i cosiddetti “valori europei”), vale a dire:

-materialismo pratico: ciò che conta è l’economia (o al massimo il benessere), il resto (quelle “vocazioni naturali” e “vincoli metafisici”citati da Mauro) sono delle pure metafore;

-determinismo storico (la “teoria dello sviluppo” di Rostow);

-la transizione di fatto fra Cristianesimo e scientismo (Lessing, Saint-Simon, Comte);

-il livellamento generale (culturale, geopolitico, professionale, cetuale, sessuale, lavorativo);

-l’uso  deviato del termine “Stato di Diritto”, perché semmai i meno rispettosi del diritto sono proprio gli Stati occidentali, che violano le loro stesse leggi (Extraordinary Renditions, Guantanamo, intercettazioni, sentenze Schrems..), mentre tutti i grandi Paesi del mondo funzionano oggi di fatto attraverso un sofisticato meccanismo giuridico, non già (o non solo) attraverso l’arbitrio amministrativo;

-censura generalizzata (reati memoriali e di opinione, fake news, hate speech, cancel culture);

-dipendenza dal Complesso Informatico-Militare;

-buonismo retorico senza basi fattuali.

Non possiamo aspirare ad imporre ad altri questa nostra pretesa “religione civile”, se non altro perché, da un lato, noi non la viviamo veramente,  e, dall’ altro, il resto del mondo ha ben altro da pensare. Ad esempio:

-gli Stati Uniti sono sull’ orlo della guerra civile per un conflitto estremistico fra i valori tribali del Sud del mondo (“Cultura Woke”), il suprematismo bianco della middle class WASP (“European Traditionalism”) e le pretese dittatoriali dei GAFAM (vedi Commissione NSCAI);

-in Cina, il “Socialismo con caratteristiche cinesi”, che s’ ispira, tra l’altro, al conservatorismo confuciano, punta soprattutto a superare le prestazioni economiche dell’America;

-nei Paesi Islamici è in corso un violento confronto fra diverse interpretazioni dell’ Islam Politico: monarchie teocratiche, repubbliche sciite, repubbliche familiste, repubbliche rappresentative ma confessionali, regimi tribali…

Purtroppo, la “religione civile” occidentale di cui parla Mauro impedisce ai propri fedeli di cogliere queste diversità fra le pretese “autocrazie”, perchè essendo, la “democrazia”stessa, un “Dio geloso”, essa considera tutte le alternative a se stessa come “il Male Assoluto”(la “Mosäische Unterscheidung” di Jan Assmann), a cui è vietato perfino pensare nel foro interiore (i sogni del Diavolo di cui è ricca la storia dell’ Inquisizione).

Essa impedisce anche di prendere in considerazione un fatto elementare: nonostante 200 anni di egemonia occidentale, e nonostante l’incredibile apparato bellico, ideologico ed economico americano presente capillarmente nel mondo, il modello occidentale è ancora minoritario, e sta ulteriormente perdendo terreno: “A colpire è questo dato: il 38% della popolazione globale vive in Paesi “Non Free” (una delle tre categorie del Report), la più alta percentuale dal 1997. Nei Paesi “Free” invece abita il 20% delle persone. Il restante è nei Paesi definiti “Partly Free”, (parzialmente liberi). Se una volta i Paesi autoritari erano meno e più isolati, oggi invece hanno capacità di sostenersi reciprocamente per sostenere le pressioni dei Paesi democratici. Un esempio sono le sanzioni, il cui impatto viene così diluito. La conclusione di Freedom House è se i paesi democratici non riusciranno a fare fronte comune, il modello autoritario alla fine prevarrà. —”(rapporto 2022 di Freedom House).

La Rus’ di Kiev è antica quanto il Sacro Romano Impero

3.Radici storiche dell’ arroganza romano-germanica

E’ vero, c’è in Europa una faglia culturale fra Est ed Ovest, che va sanata perché altrimenti lo scontro, già oggi elevato, diverrà insostenible.

Essa c’è sempre stata, perché deriva addirittura dalle quattro grandi componenti etno-culturali del Paleolitico:

-cacciatori-raccoglitori nell’ area alpina e carpatica;

-civiltà megalitiche lungo il fronte atlantico

-agricoltori medio-orientali nei Balcani;

-cultura  “Yamnaya” (dei Kurgan) dalla Russia fino al Mare del Nord.

I popoli di cultura “Yamnaya” hanno portato verso sud la tecnologia del cavallo (Anthony) e il patriarcato (sono gli antenati dei Cosacchi); gli agricoltori medio-orientali hanno costruito i primi villaggi nell’ area anatolica e danubiana (Göbekli Tepe, Çatal Hüyük, Lepenski Vir, Vinča); i popoli megalitici (maltese, nuragico)  hanno introdotto il commercio marittimo.

Attraverso il Mediterraneo, i popoli agricoltori hanno conosciuto le civiltà più antiche , mentre i  discendenti degli “Yamnaya” hanno dato origine alle élites medio-orientali (Hurriti, Mittanni, Hittiti, Micenei, Popoli del Mare).

Dal Mediterraneo sono partite le civiltà greco-romana e cristiana, mentre  dai poli “Yamnaya” si è sviluppato il “Barbaricum” (Germani, Unni, Slavi, Avari, Balti, Bulgari, Magiari. Mongoli). La divisione fra Impero Romano d’Oriente e di Occidente ha portato alla nascita di due diversi Cristianesimi, mentre le eresie ne hanno prodotti altri. Ciascuno dei due imperi ha convertito una parte del Barbaricum (a Occidente, i Goti, i Burgundi, i Visigoti, i Franchi, gli Alemanni, i Bavaresi, i Sassoni, gli Anglo-Sassoni, i Vikinghi, i Magiari); a Oriente: gli Egizi, gli Etiopi, i Caucasici, i Mongoli, i Bulgari, gli Slavi).

Ed è di qui che è partita la distinzione fra l’Est ortodosso e mussulmano e l’Ovest cattolico e protestante: gli uni si sono sviluppati con l’idea della “Symphonia” fra i Impero e Chiesa, gli altri all’interno del conflitto Chiesa-Regno/Impero(Lotta per le Investiture, Thomas-à-Beckett, Jan Nepomuk).

Disintegrazione del Khanato di Crimea

5.Le missioni della Russia e dell’ Ucraina: Oriente e Occidente

L’Occidente ha sdegnato i Bizantini (giungendo fino all’ oltraggio della presa di Costantinopoli) come  pure i Barbari, e l’Oriente ha preferito gli Ottomani ai Latini, mandando a monte la riunificazione con il Concilio di Firenze (con la conseguente Translatio Imperii verso Mosca).

Il “Russia Bashing” è cominciato allora, spargendo false informazioni sulla Moscovia di Ivan il Terribile, per poi continuare dopo la fallita rivolta degli Octiabristi. Ma, nello stesso tempo, sciamavano alla corte dello Zar molti “proto-Europeistidelusi dall’ incapacità della Casa d’Austria di unificare l’ Europa, come tentato da Carlo V e Filippo II (Križanić; Bandeiras, e perfino Leibniz, Herder, De Maistre, von Bader e von Krüdener).

Ivan III e Ivan IV avevano recepito da Zoe (Sofia)  Paleologo la missione escatologica della Terza Roma. Da allora, era nata la contrapposizione fra due versioni della storia della Russia: era nata dai Germani (Vikinghi, consiglieri di Pietro il Grande, Baltici, dinastia Romanov), o dai Mongoli e dai Tartari (l’Eredità di Chingghis Khan)?La polemica  Slavofili-Occidentalisti si riverbera anche sul Congresso Pan-Slavista di Praga,e  sulle opere di Mickiewicz, Tjutčev, Dostojevskij, Herceg, Sienkiewicz, Trubeckoj, Gumilëv.

Secondo Fëdorov, la Russia avrebbe portare a termine il disegno divino della Terza Roma attraverso la conquista dello Spazio e la resurrezione dei morti, studiate poi attentamente dal fondatore dell’ingegneria spaziale, Teodor Ciolkovski. Molto opportunamente, perciò,  Mauro cita l’impresa di Gagarin, degno completamento delle teorie di Fëdorov e di Ciolkovski. La sua navicella spaziale si chiama infatti “Vostòk”, perché il “compito comune”, la “missione” di cui parlava Gagarin con Khruśčëv, è  quella dell’ Oriente misconosciuto e represso dall’ “Arroganza Romano-germanica”(Trubeckoj).

La missione escatologica della Russia si contrapponeva così all’ eccezionalismo americano.

Secondo la teleologia hegeliana, il corso della civiltà andrebbe da Est a Ovest. Alla morte del filosofo, questo corso era giunto, non sorprendentemente, in Germania. Nel frattempo, essendo passati due secoli, avrebbe senso ipotizzare che questo corso sia ancora proseguito verso l’America, e di nuovo l’Eurasia.

Di qui la necessità si stabilire che cosa intendiamo per “Occidente”, e, soprattutto, “Oriente”.

Se “Occidente” è un termine generico, che ha potuto andar bene per le Isole dei Beati, l’ Impero Romano, per l’America e per la NATO, “Oriente” è un termine ancor più vago, applicabile, di volta in volta, ai Persiani, all’ Impero d’Oriente, ai Cristianesimi orientali, alle Vie delle Spezie, alla Civiltà Tradizionali, al Socialismo Reale, all’ alleanza Russia-Cina-Iran-Pakistan….Nulla sintetizza tutto questo meglio delle Nuove Vie della Seta, le quali vogliono riportare al centro del mondo  gli scambi all’ interno dell’Eurasia, agli Oceani Indiano e Artico e al Mediterraneo, togliendoli dagli oceani Atlantico e Pacifico, seguendo, in ciò. le orme di Alessandro Magno, Bodhidharma, Xuanzang, Ibn Battuta, Chingghis Khan, Marco Polo, Matteo Ricci…

Orbene, Russia e Ucraina si collocano proprio su una delle “Vie della Seta”, quella che congiunge la Cina con l’ Europa attraverso le molte ferrovie che già da ora stanno alimentando il traffico euro-cinese. A questo ruolo di unione, non già di conflitto, che spetterebbe all’ Ucraina ha richiamato il ministro cinese degli Esteri Wang Yi alla Conferenza di Monaco del 2022.

Euromaidan 2014

4.”De-komunizacija”

Nel discorso del 21 febbraio, volto ad illustrare le ragioni del riconoscimento delle Repubbliche separatiste del Donbass, il Presidente Putin ha esposto le sue ben note critiche alla politica sovietica delle nazionalità, spiegandola, da un lato, con la situazione insostenibile della dirigenza bolscevica dopo Brest-Litovsk, e, dall’ altra, con la capacità di Stalin di mantenere in vita, ma solo con il terrore, un sistema istituzionale ingestibile. In realtà, occorrerebbe andare più a fondo, ricordando che  lo stesso nome Ucraina (“al confine”) deriva dal fatto che il Paese è stato da sempre oggetto di violenti scontri fra centri di potere contrapposti (Persiani e Sciti; Goti e Anti; Bulgari e Khazari; Kievani e Polovesiani; Mongoli e Cumani; Polacchi e Moscoviti; Cosacchi e Turchi; lo Stato Ucraino dei nazionalisti filo-tedeschi a Kiev, i russi bianchi nel Sud, gli anarchici della Makhnovsina (anarchici), nel Donbass del Sud;e i bolscevichi a Kharkov; stalinisti e nazional-comunisti; nazisti e UPA; intelligencija e PCU….)..0

Questo spiega perché l’Ucraina è così importante per tutti.

Con quel discorso, Putin ha compiuto un  passo ulteriore nella concretizzazione del suo progetto politico, che non ha definito  affatto come ”ricostituire l’Unione Sovietica”,  bensì (con stupore generale) come portare fino in fondo la “dekomunizacija” invocata dal Governo di Kiev, vale a dire eliminando i residui “anti-russi”  della politica sovietica delle nazionalità. A cui si aggiunge anche la “de-nazifikacija” dell’ Ucraina. Al che, si direbbe, dovrebbe seguire il ritorno all’ impero. A nostro avviso, però, non bisogna sempre cercare solo di rifarsi al passato. Certo, la Russia (come l’Europa) non è atta a sopravvivere se non divenendo più grande, perché altrimenti resterebbe, per dirla con Cacciari, “prigioniera dei propri confini”. Coerentemente con le tendenze dell’ era delle macchine intelligenti, la Russia aspira però ora, secondo Cacciari, a divenire una “grande area non spazializzabile”, cioè una “potenza in grado si svolgere un ruolo planetario” (in termini cinesi, uno “Stato-Civiltà”).Come non bastano i 50 milioni dell’ Italia, così non ne bastano i 150 di Russi, ma neanche i  450 “in ordine sparso” come gli Europei.

Bisogna anche superare l’identificazione meccanica con fenomeni del XX Secolo, il comunismo o il nazionalismo. Imitando anche qui la Cina, Putin vorrebbe costituire uno “Stato-civiltà”.Il parallelismo con la Cina è scioccante: come lì ci sono i “Cento Anni di Umiliazione”, qui ci sono i  100 anni di errata politica bolscevica delle nazionalità, volta a indebolire il mondo russo (“Russkij Mir”).

Formazione dell’ Ucraina

5. L’insufficienza del “Russkij Mir” (mondo russo)

Per quanto grandioso/ambizioso/preoccupante possa sembrare il piano di Putin, il suo punto debole è che uno Stato-Civiltà non può aspirare all’ omogeneità etno-culturale (Russia e Ucraina quali unico popolo). Ci hanno provato per esempio gli Stati Uniti, con la politica di integrazione degli inizi del ‘900. Tuttavia, con il passare degli anni, questa politica si è rivelata sempre più difficile. Dall’ iniziale impossibilità di integrare gli Afro-Americani, per passare alla discriminazione di latinos, tedeschi, italiani, ebrei, asiatici, fino all’ Anti Defamation League, alle lotte per la parità di diritti, the Nation of Islam, el Dìa de la Raza, il Black Power,l’ Affirmative Action,  Black Lives Matter, la Critical Race Theory, la Cancel Culture, il movimento Woke…

Oggi, alla soglia del “sorpasso” dei “non-whites” sui “whites”, gli Stati Uniti sono rigidamente divisi in tribù etno-culturali in guerra fra di loro.

Uno Stato-Civiltà deve riuscire a convivere con la diversità, gestendo in modo intelligente la dialettica maggioranze-minoranze. Qui, una ricetta universale non esiste. Ad esempio, nel caso della Cina c’è stato un “melting pot” plurimillenario concentrato sugli Han Zi. Certo, i Cinesi sono molto diversi fra di loro. Però, la maggior parte di loro si riconosce almeno in quel metodo di scrittura, che permette di scrivere in modo eguale lingue diversissime (anche non siniche, come dimostrano i casi del Giapponese, del Coreano e del Vietnamita), e, in tal modo, di leggere la letteratura di tutta l’ area, costituendo così un’unica civiltà.

Invece, l’uso di formule giuridiche sofisticate, come la politica sovietica delle nazionalità o l’ “acquis communautaire”, non risolve il problema, bensì rischia di aumentarlo, cercando “quadrare il cerchio”, forzando in schemi rigidi una realtà estremamente fluida.

Sarebbe quindi intanto da capire come Putin, se ne avesse la possibilità, intenderebbe unificare gli Slavi Orientali: in forma federale o accentrata; con lingue nazionali o con il Russo ovunque?

Il punto è che Putin, contrariamente a quanto sostiene il Movimento Europeo, non muove affatto da un approccio etno-nazionalista, bensì dal progetto gaulliano dell’ Europa dall’ Atlantico  a Vladivostok (Grande Europa),  che risale a Gorbačëv e Mitterrand e riproposto personalmente (in Tedesco) davanti al Bundestag nel 2011, ma neppure preso in considerazione dagli Europei, come dimostremo nei paragrafi successivi.

Secondo un articolo di Karaganov per RT, “Il problema è: come ‘unire’ le nazioni in modo efficente e utile per la Russia, alla luce delle esperienze zariste e sovietiche, quando la sfera d’influenza russa fu estesa oltre ogni limite ragionevole?”

L’Ucraina è il baricentro fra Unione Europea e Unione Eurasiatica

6.Russkij Mir ed Europa

Il punto cruciale è: può uno Stato Civiltà avere solo le dimensioni di “tutte le Russie” o dell’ Europa? Coudenhove Kalergi aveva risolto il problema ipotizzando che la Paneuropa unita unificasse anche le proprie colonie. Ma non sembra essere questa, oggi, la soluzione.

In realtà, questo tema era stato affrontato da molti e da molto tempo. I “Proto-Europeisti” (Bandeiras, Leibniz, von Bader) pensavano in sostanza che, dato che la dinastia degli Asburgo (che pure era riuscita ad unire con il Sacro Romano Impero la Spagna, il Regno di Napoli e un vasto impero coloniale, non era riuscita ad unificare l’Europa, ed anzi si era divisa in due (Spagna ed Austria), questo ruolo unificatore dovesse spettare a una Russia con imperatori e consiglieri occidentali. Per esempio, Sofia Paleologo discendeva, oltre che dagl’imperatori bizantini, da mercanti genovesi e dagli zar bulgari.

Quell’ idea è stata nuovamente al centro della politica estera russa a partire da Gorbačëv. E’ in quel contesto che si era proposta nel 1991 (Gorbačëv, Mitterrand, Giovanni Paolo II), l’idea di una Confederazione fra Europa e Russia. Quest’idea, riproposta successivamente da Elcin e soprattutto da Putin, è alla radice dell’attuale conflittualità, perché, nonostante tutte le offerte e i sacrifici della Russia per ottenerla, essa era stata costantemente rifiutata in modo subdolo. La ragione dell’ esasperazione russa consiste proprio nell’ arroganza da “parvenus” con cui gli Stati d’Europa hanno continuato a snobbare da 30 anni tutte le proposte del maggiore fra di essi, per obbedire ciecamente a una potenza extraeuropea.

Secondo Karaganov, si trattava di “una fase di debolezza e di illusioni, quando si credeva che la democrazia occidentale ci avrebbe salvati”.Purtroppo, nel 1993, Boris Yeltsin  aveva firmato un documento in cui affermava che “capiva il progetto della Polonia di aderire alla NATO.” , e, nel 1994, Kozyrev aveva iniziato una negoziazione in proposito. La Russia aveva firmato con la NATO l’Atto Fondativo della Cooperazione Sicurezza reciproca, in cui l’Occidente s’impegnava a non trasferire sistemi d’arma complessi nei nuovi Stati membri. Impegno ovviamente non rispettato.

Al Vertice del Consiglio d’ Europa di  Strasburgo del 1997, Elcin aveva dichiarato:“Stiamo ora per costruire insieme una nuova Grande Europa senza frontiere, nella quale nessuno stato  potrà imporre la propria volontà ad altri; un’Europa in cui Paesi grandi e piccoli saranno partners paritetici uniti da comuni principi democratici.” “Questa Grande Europa può divenire una potente comunità di nazioni con un potenziale non raggiungibile da altre aree del mondo e la capacità di garantire la propria sicurezza, approfittando dell’esperienza e dell’ eredità culturale, nazionale e storica di tutti i popoli d’Europa. La strada verso la Grande Europa è lunga e difficile ma è nell’ interesse di tutti gli Europei. La Russia aiuterà a creare quest’unione.”

Nel giugno del 2008, Medvedev aveva proposto una conferenza pan-europea per creare un nuovo sistema di sicurezza basato su un Trattato sulla Sicurezza Europea. Tuttavia, il ritiro degli USA dal Trattato ABM segnalava  già la volontà americana di rompere l’equilibrio strategico, il che costrinse anche la Russia al riarmo.

L’idea di un’ Europa dall’ Atlantico agli Urali (originariamente del Generale De Gaulle) era stata ripresa da Putin nel suo discorso in Tedesco al Bundestag del 25 settembre 2011:
“sono  convinto che l’Europa si riaffermerà seriamente e permanentemente quale centro forte e veramente indipendente della politica mondiale se riuscirà a fondere le proprie risorse umane, territoriali e naturali, e il proprio potenziale economico, culturale e di difesa, con quelli della Russia.”Ma è proprio la prospettiva di questo centro forte e indipendente della politica mondiale ciò che l’ America aborre con tutte le sue forze.

Nell’ articolo pubblicato su Le Figaro il 7 maggio 2005, Putin scriveva fra l’ altro:“Gli Europei possono fare pieno affidamento sulla Russia per perseguire quest’opportunità di un futuro pacifico, prospero e degno, nello stesso modo in cui lo avevano fatto per la lotta contro il nazismo. Crediamo anche che gli sforzi della Russia per sviluppare l’integrazione con gli Stati dell’ EU e con quelli della CSI costituiscano un unico, organico, processo volto all’espansione di uno spazio armonico di sicurezza, democrazia e cooperazione economica in quest’area gigantesca.”

Nell’articolo del 25 Novembre 2010 sulla Süddeutsche Zeitung, Putin scriveva:

“L’Europa ha bisogno di una visione sua propria del futuro. Proponiamo di configurarla insieme, con una partnership Russia-Europa, un progetto comune di successo e competitività  per il mondo moderno….”

Purtroppo, la “grigia conclusione” della Conferenza sul Futuro dell’Europa di cui ha parlato Mattarella dimostra che tale visione veramente europea del futuro non è ancora stata trovata perché gli Europei sono succubi intellettualmente, moralmente, politicamente e militarmente degli Stati Uniti, che vedono nell’ Europa il loro massimo concorrente.

Nell’ articolo  Putin presentava addirittura un programma completo della Grande Europa, quale nessuno nella UE ha mai avuto il coraggio d’immaginarla:

”1.Una comunità economica armonica , da Lisbona a Vladivostok..

2.Una politica industriale comune, fondata sulle sinergie fra i potenziali tecnologici e le risorse dell’UE e della Russia..

3.Un unico complesso energetico europeo…

4.Cooperazione nella scienza e nell’ educazione..

5.Eliminazione degli ostacoli ai contatti umani e commerciali.”

Come si può vedere, dopo 30 anni, tutti questi sforzi della Russia, e in particolare di Putin, per creare un’integrazione fra UE e Russia sono falliti. Come aveva dichiarato l’ex presidente della Commissione, Romano Prodi, gli Europei (come gli Americani) temono follemente che, cooperando con la Russia (e con la Turchia) emerga la loro pochezza (demografica, territoriale, culturale, politica e militare): basti vedere che cosa succederebbe delle regole europee  se ci fossero, fra gli Stati  membri, Russia, Turchia, Ucraina, Bielorussia, Balcani Occidentali e Caucaso (il 40% degli Europarlamentari sarebbe costituito da Europei Orientali).

Secondo Karaganov, la fase che si sta aprendo con l’ “Operazione Speciale” in Ucraina  dovrebbe essere definita come “di distruzione creativa(Schumpeter), una fase non aggressiva, salvo che sul confronto con la NATO per la sua espansione ad Oriente.A questo proposito, la Russia aveva scritto nel 2021 una nota agli Stati Uniti e alla NATO, con cui richiedeva di fermare lo sviluppo delle infrastrutture militari  vicino alle frontiere della Russia. La risposta negativa a questa richiesta è stata la ragione dell’ intervento in Ucraina, che, secondo Karaganov, avrebbe l’obiettivo di costruire, nel corso del prossimo decennio, un nuovo sistema di sicurezza e cooperazione per tutta la Grande Eurasia.

La Repubblica dei Calmucchi in Russia Europea

7.Ma esiste un “messaggio dell’ Oriente”?

Il punto numero uno è  l’imperativo di una maggiore obiettività ed umiltà dell’Occidente, che deve accettare la realtà di essere solo una parte dell’ Umanità, e che la sua presunta eccezionalità è un semplice mito (Cacciari).

Le famose tre invenzioni che, secondo Bacone, avrebbero rivoluzionato il mondo – la  bussola, la polvere da sparo e la stampa, furono fatte in Asia molto prima che in Europa. L’Europa semplicemente le utilizzò al meglio per conquistare il resto del mondo. Ma anche l’egemonia europea sul modo durò meno di un secolo, dal 1850 al 1945, non essendo in grado di cancellare le civiltà preesistenti, le quali tutte, dopo un periodo di crisi, sono emerse più potenti che mai, ed essendo comunque superata dagli USA e dall’ URSS.

Anche la pretesa superiorità del protestantesimo quale motore della Storia si è rivelata un bluff, con l’incredibile e rapidissima crescita della Cina. Ma lo stesso Max Weber aveva già riconosciuto la forza del Confucianesimo e della Shi’a quali molle per lo sviluppo economico.

Ma, al di là di ciò, è proprio la struttura mentale dell’ Oriente, la “logica fuzzy” (non per nulla riscoperta da un matematico iraniano) a rendere l’oriente superiore concettualmente a un Occidente che, con una lettura deformata di Cartesio, ha imposto la supremazia delle cosiddette “Idee chiare e distinte”, portando la cultura occidentale sul binario morto del determinismo storico e della Singularity.

In un momento in cui l’Umanità sta per superare il paradigma dell’ Epoca Assiale, tornano di attualità aspetti come l’indeterminatezza dei Veda e del Cinese classico, gli esperimenti  di bioingegneria citati nelle epopee assirobabilonesi e indù, la contrapposizione cinese fra la Virtù confuciana e le rigide leggi dei legisti, le arti marziali…

Anche all’ interno dell’ Europa, i messaggi dell’ Oriente tornano indispensabili, per superare quell’ abisso che Trubeckoj aveva visto crearsi fra Europei orientali e occidentali, e che Blok voleva scongiurare.

Noi non siamo capaci di comprendere gli Europei Orientali perché non abbiamo studiato la loro storia. Essi sono  gli eredi più prossimi dei Popoli Originari, da cui discendono gli Europei di oggi, siano essi Indo-Europei, Uralo-altaici o Semiti: Yamnaya, Proto -Trans-Europei, Proto-Semiti, le cui sedi si trovavano nelle steppe della Russia e dell’Arabia. Come scriveva Ibn Haldun, i nomadi creano gl’imperi e i cittadini li distruggono. L’Europa Occidentale ha esaurito la sua fase creativa: è ora il momento dell’ Europa Orientale, senza perdere il contatto con l’Estremo Oriente.

In un momento in cui, come scrive giustamente Cacciari, l’Europa è “una balena spiaggiata sulle spiagge dell’ Asia”, l’Europa stessa, se vuole sopravvivere, non può non sforzarsi di comprendere gli Europei Orientali e gli Estremo-Orientali, certamente non come dei nemici metafisici (o “rivali sistemici”)a cui è perfino vietato pensare.

Il centro geografico dell’ Europa è in Ucraina

8.Qual’è il posto dell’ Europa nel mondo?

Come scrive Cacciari su “L’Espresso” del 20 Febbraio 2022, essa si deve collocare“Nella divisione del mondo in grandi aree non spazializzabili, formate da terra, mare, cielo, -erano due, e ora sono almeno cinque o sei – e al  loro interno vivono due terzi della popolazione mondiale – e entità statali prigioniere dei propri confini-“

Tuttavia, di fronte al sempre maggiore accrescersi dei conflitti e della confusione culturale e politica, è lecito chiederci: “Potrà un nuovo Nomos della terra uscire ‘pacificamente’ da quest’opera di semplice impedimento dell’ aperto conflitto bellico?” Purtroppo, ”A Questo Nomos nessuno oggi pensa e tantomeno qualcuno ci lavora…”

Orbene, il nostro compito è proprio quello di pensarci e di lavorarci, ed a questo abbiamo dedicato, e continuiamo a dedicare la nostra pubblicistica. Citiamo solo, a titolo di esempio, il libro DA QIN, tredici ipotesi di lavoro per un’Europa sovrana in un  mondo multipolare.

Ritornando all’inizio di questo post, il principio dominante di  un siffatto nuovo “Nomos della Terra” dovrà essere il controllo sulle macchine intelligenti. Per esprimerci in termini cari a Cacciari, occorrerà  “andare oltre la linea”, esercitando un energico “contraccolpo” contro l’autonomizzazione delle macchine.

Occorre cioè muoversi lungo due direttive parallele:

-da un lato, far nascere un nuovo tipo di cultura che rafforzi l’umano nei confronti della macchina;

-dall’ altro, favorire il dialogo fra gli Stati perché, attraverso un sistema di autolimitazioni e di controlli incrociati (come sull’ energia nucleare), evitare che il livello d’incisività dell’intelligenza artificiale autonoma la porti a sopravanzare le capacità decisionali dell’uomo.

Questi due compiti dovrebbero partire da una semplice osservazione: più la gioventù si integra nel sistema digitale, meno essa riesce ad affrontare autonomamente le difficoltà della vita; s’impigrisce; si trasforma in “bamboccioni”.

Tutto ciò non è inevitabile, a condizione che si abbandonino le visioni irrealistiche della società, che hanno fatto ritenere che non fosse più necessaria, come parte integrante dell’educazione, la formazione del carattere, con l’esempio, con lo studio, con l’esercizio fisico…

A ciò si aggiunga che, per fronteggiare l’enorme potere di calcolo e l’incredibile efficacia delle macchine, i giovani dovranno essere istruiti a lungo sulle basi teoriche, sulla tecnica e sulla gestione delle macchine intelligenti. In questo contesto, anche l’uso moderato dell’ “enhancement” potrebbe avere un senso.

Una società che, invece  di subire passivamente un sempre più esteso uso delle macchine intelligenti senza alcun controllo e programmazione, si ponga come primo compito quello di progettare e guidare lo sviluppo tecnologico, come, in parte, stanno facendo i maggiori paesi, ma incrementandolo ancora quantitativamente, e, soprattutto, qualitativamente.

Nella corsa sfrenata di USA, Cina, Russia e Israele per incrementare l‘efficacia bellica dell’ Intelligenza Artificiale, l’Europa è l’unica che si sia concentrata, per altro fino ad oggi irrealisticamente, a perseguire un’”Intelligenza Artificiale antropocentrica”. Irrealisticamente non soltanto perché l’Europa è inesistente dal punto di vista dell’ Intelligenza Artificiale, ma anche perché il tipo di “etica digitale” che l’Unione pensa d’iniettare nel sistema è pura retorica, eredità delle vecchie, fallimentai ideologie occidentali.

Basti pensare all’ ossessione per la “privacy”, che non è mai riuscita, né a fornire una protezione efficiente dei cittadini, né a fare rispettare i principi dai principali attori, che sono i GAFAM e le agenzie di intelligence americane, ma anche gli Enti pubblici nazionali (come le Poste Italiane), e perfino le Istituzioni Europee e i giudici europei e nazionali.

Basti pensare anche alle opere distopiche della fantascienza, e, in primis, a quelle di Asimov, dove la supremazia dei robot sull’ umanità si rivela proprio nell’ essere divenuti questi più umani dell’umanità stessa (arrivando perfino a ingannare a fin di bene).

Orbene, se vogliamo che l’Umanità vada oltre a queste situazioni tutt’altro che improbabili, occorre uno Stato che si ponga come missione prioritaria quella di essere veramente “the Trendsetter of Global Debate” come presume la Commissione.Alle Istituzioni europee un siffatto programma sembra facile, ed, anzi, lo dichiarano già perfino conseguito. Invece, esso è caratterizzato da un’inaudita complessità, perchè si tratta niente meno che di costringere le Grandi Potenze a discutere su questo tema, di cui sono così gelose, e a disfarsi dei GAFAM, che già oggi ci dominano.

Se l’Europa vuole veramente essere, in mezzo al bailamme del conflitto per la supremazia fra di loro, il “Golden Standard” della società digitale, deve diventare quel modello di efficienza amministrativa, politica economica e militare, che oggi non è.

Avendo noi assistito agli inutili sforzi di tutti gli Stati del mondo (e d’ Europa), per fare discutere USA, Russia e Ucraina, possiamo renderci conto di quanto sia difficile fare, dell’ Europa, un simile Stato.

Per questo motivo, “oportet ut scandala eveniant”; che l’attuale equilibrio si rompa, e che forze nuove ed energiche possano nascere, prosperare ed affermarsi.

Tanto per cominciare, mentre concordiamo pienamente con la proposta del Movimento Europeo di convocare una Conferenza Internazionale sulla sicurezza e sulla pace in Europa sotto l’egida dell’OSCE e delle Nazioni Unite con l’obiettivo di sottoscrivere un Trattato Internazionale fra tutti gli attori coinvolti sul continente europeo (Europa dall’ Atlantico a Vladivostok-“Grande Europa”-progetto presentato  già da Putin nel 2011 al Bundestag-).

Aggiungiamo anche la contemporanea proposta di discutere un Trattato Internazionale per il controllo dell’ Intelligenza Artificiale, che dovrebbe essere l’obiettivo fondamentale della “Grande Europa”.

Ucraina 2014: no a un’inutile strage

Ucraina 2014: no a un’inutile strage

(pubblicato su Articolo 3 Quotidiano online – clicca per leggere)

SolzhenicinLa Süddeutsche Zeitung del 18 settembre ha riferito con grande rilievo di minacce di Putin a Poroshenko (riportate a sua volta a Barroso) nei loro recenti colloqui circa la capacità, dandosene il caso, da parte dell’ esercito russo, di avanzare in Europa Centrale fino alle principali capitali nel giro di un paio di giorni. Indipendentemente dal se il fatto sia realmente avvenuto, esso dà il senso del clima drammatico di questi giorni, in cui, come ha affermato il Sommo Pontefice, è in corso una vera e propria Guerra Mondiale. Che altro sono, infatti, la guerra civile continua nell’ Africa subsahariana, in Libia e in tutto il Medio Oriente, la violenza generalizzata in Ucraina, la destabilizzazione sistematica dei territori ostili mediante “covert operations”, le uccisioni impunite con i droni, la mobilitazione, da parte di tutti gli Stati,  di infinite milizie private, le continue manovre militari in Europa Centrale e Orientale e in Estremo Oriente, la corsa a nuovi micidiali armamenti, come i missili ipersonici, i sommergibili superveloci e i cacciabombardieri di 6° generazione?

Il conflitto in Ucraina, per quanto importante per tutte le parti in causa, è solo uno dei tanti segmenti  di un conflitto ben più generalizzato, che oppone, da una parte, un “sistema occidentale” oramai chiaramente orientato verso una società globale sotto il controllo tecnocratico, e un insieme di Paesi afroasiatici e sudamericani che rivendicano le loro specifiche culture, nel nome delle quali non accettano di inserirsi nel “sistema globale”. Mentre la “leadership” del “sistema occidentale” sembra oramai assunta dal Complesso Informatico militare, che impone allo Stato americano la propria agenda, fondata sul postumanismo,  sul controllo totale e sull’ “ideologia gender”, la resistenza antiglobalistica trova il suo nocciolo duro in una Cina che è passata, in 50 anni dagli eccessi messianici  della Rivoluzione Culturale a una sostanziale rivalutazione della società cinese tradizionale.

Qualcuno ha affermato che il conflitto attuale è più grave che non quello dei tempi della “Guerra Fredda”. Infatti, quest’ultima si svolgeva fra due forze che condividevano un orizzonte “modernistico”, di passaggio dalla società contadina a quella industriale. Oggi, si sfidano due prospettive della postmodernità che divergono in modo sempre più sostanziale: da un lato, la sostituzione dell’ uomo con le macchine, dall’ altro il rilancio di un umanesimo fondato su virtù “tradizionali”(i “valori asiatici”). Ambedue le tendenze hanno i loro profeti: per il Direttore di Google, Ray Kurzweil, l’Umanità non sopravviverà come tale oltre il 2100(sostituita dal software),mentre, per il sociologo inglese Martin Jacques, “la Cina governerà il mondo” fra qualche decennio.

L’Europa e la Russia si trovano nel mezzo di questo storico conflitto e sono sempre più condannate a prendere posizione. Ricordiamo soltanto che l’ Unione viene “stiracchiata” fra gli USA e la Cina per la firma di due paralleli, ma in fondo opposti, trattati commerciali, e che ambedue i Paesi fanno a gara ad acquisire quote delle nostre imprese (Alstom, Nokia, Volvo, PSA) come  pegni di alleanza. L’oscillazione dei rapporti fra Europa e Russia è stata  condizionata, fra l’altro, da questo più generale conflitto.

Ricordiamo, intanto, che, contrariamente a quanto avvenuto per gli altri grandi imperi europei, il “crollo dell’ Unione Sovietica” era avvenuto in modo assolutamente pacifico. Più che di un “crollo”, si dovrebbe parlare di una disgregazione. Infatti, nel momento stesso in cui le maggiori repubbliche avevano deciso, a Minsk, lo scioglimento dell’Unione, avevano creato, simultaneamente, una più elastica “Comunità di Stati Indipendenti”. A nostro avviso, l’elemento determinante di quella trasformazione era stato costituito dall’ abbandono del carattere rigidamente ideologico, di un’Unione che, già nella sua definizione, si qualificava come “socialista” e “sovietica” mentre i successivi Mercato Comune Eurasiatico e Unione Economica Eurasiatica raccoglievano l’ eredità dell’ Unione Sovietica , caratterizzandosi però per il fatto di avere imitato, addirittura pedissequamente, il  Mercato Comune Europeo e l’ Unione Europea, inserendosi, così, perfettamente nell’ idea del Movimento Federalista Europeo di un Federalismo Mondiale. La partecipazione, tanto dei Paesi Membri della UE, quanto di quelli della Confederazione di Stati indipendenti, al Consiglio d’Europa e all’ OCSE avrebbe dovuto garantire la cooperazione, e la successiva integrazione, fra le due aree.

1.Il tradimento del “Dissenso” e della “Casa Comune Europea”

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Purtroppo, le promesse che erano state all’origine di quella trasformazione erano state poi tradite, non già dagli “ex-sovietici”, bensì dall’ Occidente.

Già nel 1956, al momento della “destalinizzazione”, Sol’ženicin aveva lanciato il forte messaggio di una Russia profonda, tradizionale e religiosa, che non si era mai piegata alla dittatura di Partito; tuttavia, mentre Sol’ženicin era divenuto famoso in Russia, proprio in Occidente  veniva oscurato e isolato. Anche l’idea di Ivanov-Razumnik, di un’ Europa che “respira con i suoi due polmoni”, ripresa energicamente da Giovanni Paolo II, veniva stravolta e contraddetta da una Polonia sempre più lontana dagli ideali di Solidarność, la quale aveva aderito pedissequamente a quel capitalismo che lo stesso Pontefice aveva definito come “una struttura di peccato”. Neppure l’URSS di Gorbaciov veniva aiutata a costruire la “Casa Comune Europea” (ch’essa proponeva sulla falsariga del Consiglio d’ Europa e dell’idea di Mitterrand di una “Confederazione Europea”), bensì fatta crollare con il rifiuto di un serio aiuto economico. Al Parlamento Europeo, El’cin non veniva neppure lasciato  parlare, mentre l’ Occidente fomentava la disgregazione della ex-Jugoslavia e sosteneva politicamente l’aggressione dei guerriglieri islamici internazionali wahhabiti all’ Inguscezia e al Daghestan, “vendutaci” come una guerra d’indipendenza del popolo ceceno. Infine, si demonizzava un Putin che, per la prima volta in Russia, si reggeva su un Parlamento democraticamente eletto e funzionante; si negavano alle minoranze russofone o russofile i normali diritti,e si sostenevano finanziariamente movimenti antirussi nelle Repubbliche e perfino in Russia.

Nonostante tutto ciò, ancora nel 2006, in occasione delle celebrazioni dei 50 anni dell’ Unione Europea,  Putin, unico fra i Governanti europei, aveva rivendicato orgogliosamente, sulla prima pagina de La Stampa di Torino, il suo essere europeo in quanto pietroburghese, e aveva lodato l’Unione Europea come il massimo successo politico del 20° Secolo. Lo stesso Putin, dinanzi alla Confindustria tedesca (BDI), si era proposto di completare l’unificazione europea, così come Kohl aveva completato quella tedesca. Non parliamo di molti anni di cooperazione con la NATO e con gli Stati Uniti per la lotta al terrorismo, culminati con la Partnership Russsia-NATO, suggellata nel 2004 a Pratica di Mare.

Come risposta, l’Occidente, lungi dal far partecipare la Russia alle sue attività, e regolamentare almeno in modo ragionevole le questioni più urgenti, come quelle dei sistemi antimissile e dei visti, organizzava l’aggressione georgiana all’ Ossezia del Sud, massacrando senz’alcuna ragione la popolazione di Tskhinval.

Infine,  nell’ultimo anno, proprio mentre si preparavano e si svolgevano le Elezioni Europee, i rapporti fra l’Europa Occidentale e l’Unione Eurasiatica non facevano che deteriorarsi. Non dimentichiamo infatti che, proprio mentre si stava organizzando la firma del Trattato Istitutivo dell’ Unione Economica Eurasiatica, sopraggiungeva la polemica, in gran parte strumentale, con cui era stata lanciata, dagli Stati Uniti, una campagna per  il boicottaggio delle Olimpiadi di Soci, motivata da presunte leggi omofobe della Russia: una campagna talmente pretestuosa, che, non appena si sono trovati argomenti più sostanziosi per contendere, vale a dire l’annessione della Crimea, la rivolta del Donbass o l’abbattimento del Boeing malese, è stata immediatamente abbandonata.

E, in effetti, è sempre stato tipico del “Russia Bashing” (la “denigrazione della Russia”),il fatto di proseguire nei secoli senza curarsi dei mutati scenari : Ivan il terribile era troppo accentratore; Alessandro  I troppo idealista; Stalin troppo crudele; Gorbačëv troppo generoso; E’lcin troppo debole, e così via…. Come avrebbe detto una volta Prodi a Putin, il vero problema è che “la Russia è troppo grande”…Ma, purtroppo, la Russia esiste, è incuneata fra la Finlandia, la Svezia, la Lituania, la Polonia, l’Ucraina,il Caucaso…per non parlare dell’Artico, dell’ America e della Cina! Di conseguenza, è uno degli aspiranti naturali alla leadership sull’ Europa, non diversamente dalla Germania, dall’ Inghilterra e dalla Francia. L’ideale, per qualcuno,  sarebbe perciò, quello di spezzettare ulteriormente la Russia, con la Ciscaucasia e gli Urali mussulmani e una Siberia autonoma, e di restituire le industrie energetiche agli oligarchi, in modo da poter integrare questi scampoli impoveriti e indeboliti nell’ Unione Europea come soggetti passivi, così come le ex repubbliche jugoslave.

2.La Russia, epicentro di un  “Nuovo Conservatorismo”?

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D’altro canto, da parte della Russia, la sfida è stata non solo accettata, bensì anche rilanciata. Visto che la Russia occidentalista e dimessa di Gorbaciov e di El’cin non era stata ammessa nel “salotto buono” dell’ Europa, e, tanto meno, nella UE, l’opinione pubblica, la cultura, la politica e, per ultimo, la presidenza stessa , della Russia, hanno sviluppato negli anni una dottrina che possa dare alla Russia una ragion d’essere in questa fase di attesa dell’auspicata integrazione. La questione non è nuova. Già all’ inizio del XX° Secolo, il poeta Alexandr’ Blok aveva formulato la questione  con rara efficacia, concludendo con una retorica domanda all’ Europa:“Per l’ultima volta rifletti, vecchio mondo/all’abbraccio fraterno di lavoro e di pace/Per l’ultima volta ti chiama questa barbara lira al luminoso abbraccio fraterno!”.

In sostanza, i Russi sono tornati alla visione “Eurasiatica”, cara agli Slavofili e all’emigrazione “bianca”, secondo cui la Russia non sarebbe, né europea, né asiatica, bensì l’erede dell’ impero intercontinentale di Cinghis Khan, esaltato da Marco Polo. In tal modo, però, essa è anche il tramite, verso l’ Europa, dei “Valori Asiatici”. Essa tende automaticamente, da un lato, a imitare la Cina, e, dall’ altro, a influenzare gli Europei.

Nel discorso del 13 Dicembre del Presidente Putin sullo Stato della Federazione, da un lato, si confermava l’ostilità del Presidente alla “cultura gender”, e, dall’ altro, si preannunziava la nascita dell’ ampia convergenza, intorno alla Russia, de movimenti conservatori europei. Convergenza che è poi effettivamente avvenuta, con precise prese di posizione a favore della Russia di movimenti anche molto diversi fra di loro, come per esempio lo UKIP inglese, il Front National francese, FIDESZ e gli Yobbik ungheresi, la Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia (oltre che di partiti di altro orientamento, come per esempio il Movimento 5 Stelle), nonché con l’affluire, nel Donbass, di volontari europei filorussi (il battaglione “Continente Unito”), che controbilanciano quella dei volontari filo-ucraini che si arruolano nelle truppe speciali di Kiev .

Divenivano così, almeno parzialmente, più chiare le ragioni del contendere fra la Russia e l’ “Occidente”. Queste sono, come accennato, solo parte del conflitto più vasto fra le “lobby” tecnocratiche occidentali e le tendenze culturali di fondo dell’ Asia, dell’ Africa e dell’ America Latina, anche al di là dei BRICS. Mentre l’”Occidente”, sospinto dall’industria informatica e dalle élites “liberal”, persegue una globalizzazione livellatrice, preludio di una rivoluzione biopolitica volta a travolgere le tradizioni dell’ “Umano naturale”, i grandi Paesi dell’ Asia, indipendentemente dalle loro radici culturali e religiose, propendono invece per la difesa di tradizioni e diversità. Con il ritrarsi della grande ondata modernistica del XX Secolo, si riaffacciano colà le tradizioni religiose e filosofiche, e si rivaluta la continuità culturale dei grandi Imperi: cinese, giapponese, indiano, islamico, incaico, ispanoamericano; Confucio,  Maometto, Shivaji, De Las Casas, Perón.

La Russia, posta, com’è, a cavallo fra la Russia e l’ Asia, non può fare a meno di  partecipare a questo dibattito, che, tra l’altro, è in corso in Russia con esiti non ancora ben definiti. A cui, infine, non sono neppure estranee, seppur volendolo, le nazioni confinanti con la Russia, che pure hanno spesso avuto, con quest’ultima, intermittenti contenziosi. Così, per esempio, l’Ungheria ha eliminato, dalla sua costituzione, ogni riferimento alla “repubblica”; ha sancito costituzionalmente il carattere eterosessuale del matrimonio; ha riabilitato l’Ammiraglio Horty; ha riaffermato la sua simpatia non solo per la Russia, ma anche per “i popoli turanici”. Ma perfino l’Ucraina, che si vorrebbe radicalmente alternativa alla Russia, si riallaccia ai Cosacchi, alla Confraternita Cirillo-Metodiana, alle organizzazioni ultra-nazionaliste della seconda Guerra Mondiale (cosa che ha suscitato non poche preoccupazioni, soprattutto dopo la strage di Odessa che ha riecheggiato sinistramente i pogrom di quella città).

Le lobby culturali e politiche dell’ Occidente, che hanno prosperato grazie miti dell’ irreversibilità del socialismo, e, poi, del liberismo, non possono non osservare con agitazione questi inattesi sviluppi, ed aggrapparsi più che mai al  loro sogno di un dominio tecnologico assoluto, che metta la loro egemonia al riparo da questa crescente marea.

3.Gli scontri e la rivolta

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Come noto, durante le Olimpiadi , il movimento dell’ Euromaidan, tradizionalista quanto e più dello stesso mainstream culturale e politico russo e dell’ Ucraina Orientale, ma sostenuto, per i motivi di cui sopra,  dalle lobby occidentali, riusciva a ottenere, con la violenza di piazza, la fuga del Presidente ucraino in carica e l’adozione d’urgenza di una nuova legislazione antirussa che, a sua volta, propiziava la secessione della Crimea e la rivolta nel Donbass. Si arrivava così alla guerra civile in Ucraina e alle sanzioni occidentali contro la Russia.

Nella sua paradossalità, la situazione così creatasi costituisce un esempio eloquente dell’insufficienza dell’attuale costruzione europea. L’Unione Europea e l’ Unione Eurasiatica, fondate sugli stessi principi e raggruppanti i Paesi del Consiglio d’ Europa e dell’OCSE,  anziché cooperare fra di loro, come deriverebbe dai loro atti costitutivi, si considerano oggi come due blocchi ideologici e militari contrapposti, e tentano reciprocamente di destabilizzarsi, per “rubarsi” reciprocamente gli Stati Membri. Così, i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, dal Golfo di Finlandia al Mar Caspio, che potrebbero e dovrebbero costituire una “cerniera” fra le due Unioni, dove dovrebbero trovare collocazione (in città piene di significato storico e simbolico, come Riga, Königsberg, Danzica, Varsavia, Cracovia, Budapest, Kiev, Odessa, Baku),  delle istituzioni comuni, sono divisi da feroci odi civili e sono sempre sull’orlo di una guerra civile (Armenia contro Azerbaidzan, Moldova contro Transnistria, Georgia contro Abkhazia, Khadyrovcy contro wahhabiti, baltici e ucraini occidentali contro russofoni locali, polacchi contro russi, serbi contro mussulmani, sunniti contro shiiti, ecc..) .

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4. La messa in forse della pace in Europa

Intanto, gli Stati Uniti, che ben poco hanno a che fare con le dialettiche interne dell’ Europa, intervengono invece pesantemente in fatti come la formazione del Governo Ucraino, la guerra civile in Ucraina, ma perfino i referendum in Inghilterra. Le divisioni interne fra gli Europei (fra i Paesi dell’ Europa Centrale e Orientale e i Russi, fra le maggioranze cosiddette “titolari” e le minoranze etniche, fra l’ Europa Continentale e il Regno Unito, fra l’ Europa Settentrionale e quella Meridionale) paralizzano i relativi processi decisionali.

Il caso dell’ Ucraina dimostra poi anche che, come un po’ tutti stanno oramai rilevando, la pretesa dell’ Unione Europea di avere costituito la base della pace in Europa sta oramai mostrando parecchio la corda, giacché risulta oramai evidente anche nei fatti di tutti i giorni che ciò che mantiene la pace fra l’ Europa Occidentale e la Russia è ancora la “mutua distruzione assicurata” garantita dai missili nucleari russi e americani (e dalle nuove armi come i “Glider” spaziali). E, infatti, non appena si esce dalle “linee rosse” tracciate dalle Grandi Potenze, la guerra ricomincia, eccome, come è avvenuto nei Paesi Baltici, in Ucraina e in Grecia dopo la IIa Guerra Mondiale, a Cipro negli Anni ‘70, nel Caucaso, in Moldova, nella ex-Jugoslavia alla fine del secolo scorso, e, ora, in Ucraina. Non per nulla i vari Paesi sono entrati, prima, nella NATO, e, poi, nell’Unione Europea.

Quelle “linee rosse” sono così essenziali per l’equilibrio mondiale, che la guerra in Europa Centro-Orientale può trasformarsi in ogni momento in una guerra totale. Basti pensare alle infinite esercitazioni, anche nucleari, effettuate, negli ultimi mesi, tanto dai Russi e dai Cinesi quanto dagli Americani, dai Baltici, dai Balcanici, dai Giapponesi, Coreani, Filippini… e Italiani, in tutte le regioni della Russia, nel Baltico, nel Mar  Nero e nel Mar della Cina.  Come  ha affermato su Limes il sottosegretario Pistelli, “Nella terza guerra mondiale noi Italiani siamo in prima linea”.

Manovre-NATO

5. Concreti passi nella direzione della III Guerra Mondiale.

Ricordiamo soprattutto che, nello scorso Luglio, come rivelato dalla catena televisiva cinese CCNTV, la Marina Militare Italiana ha inviato, senza per altro dirlo a nessuno,  due sue navi, insieme a quelle americane, a fronteggiare nel Mar Nero la flotta russa. L’8 maggio scorso, poi, l’Arma Missilistico-Spaziale Russa aveva addirittura simulato, alla presenza dei Presidenti dell’ Unione Eurasiatica, l’abbattimento di missili nucleari americani lanciati contro la Russia. Infine, la presenza di combattenti americani e polacchi nell’ esercito di Kiev, e di quelli di tutta Europa nel battaglione “Continente Unito” del Donbass, come pure di ben 500 Inglesi nell’ esercito dell’ ISIS, e, infine, la recentissima proposta di Cameron di un corpo d’armata internazionale contro il Donbass, dimostrano che sta avviandosi la quarta fase della Guerra Civile Europea di cui parlava Ernst Nolte. La prima era stata quella fra i rivoluzionari e le monarchie europee nel 700-800; la seconda quella fra l’Intesa e gl’Imperi centrali (la “Prima Guerra Mondiale”); la terza quella fra l’Asse e le Nazioni Unite (gli “Alleati”). Quest’ultima è la guerra fra il Complesso Informatico-Militare occidentale e le forze anti-globalizzazione dell’ Eurasia.

Anche in quest’ultimo caso, i venti di guerra in Europa sono solo un’ eco di ben più inquietanti sviluppi in Estremo Oriente, dove , in risposta al “Pivot to Asia” di Obama e della linea revanscista del Governo giapponese, l’Esercito Popolare Cinese sta approntando una panoplia di armi micidiali che non hanno corrispettivi in nessun altro Paese, e che stanno ponendo fine alla “Mutua Distruzione Assicurata”: dai missili ipersonici ai cacciabombardieri di 6° Generazione.

Intanto, in Europa, mentre l’Occidente è in preda a un’isteria anti-russa, per cui qualunque male, o preteso tale, dall’omofobia alla caduta dell’ aereo malese, viene attribuito a Putin,  l’esercito ucraino sta bombardando ininterrottamente le città del Donbass, mietendo migliaia di vittime, con centinaia  di migliaia di civili fuggiti in Russia-. In questo Paese, le più svariate organizzazioni invocano, e comprensibilmente,  politiche più energiche contro l’ Occidente, come la rivendicazione, da parte di Žirinovski (più di 10% di voti alla Duma di Mosca), di tutte le infinite terre dell’ex Impero zarista; il ritorno, chiesto da Dagtariev,  alla bandiera monarchica; il divieto, proposto dal Maresciallo Šojgu, del negazionismo consistente nel non riconoscere il ruolo dell’ esercito sovietico nella vittoria sul nazismo.

Infine, la guerra commerciale fra Russia e Occidente sta distruggendo quel poco che resta della decaduta prosperità europea, permettendo all’America di imporci il TTIP e alla Cina e agli Emiri arabi di acquistare le nostre industrie strategiche, mentre i Governi, gli economisti e le imprese non sanno neppure che cosa dire per nascondere le vere cause della nostra rovina.Che non viene certo scongiurata dalle timide e tardive manovre della BCE.

5. Il ritorno dello “spirito del 1914”

Ossario-guerra-di-CrimeaLe similitudini con il 1914 sono impressionanti. Perfino all’ interno del Parlamento Europeo, lo scontro fra parlamentari antirussi e filorussi è stato così forte, da aver fatto parlare a qualcuno di uno “spirito del 1914”. E, in Bosnia, mentre a Sarajevo si celebrava l’ Arciduca Ferdinando, a Sarajevo Est, commemoravano Gavrilo Princip, a Banja Luka, Nicola II e, a Višegrad, Ivo Andrić.

Questo singolare “ritorno al 1914” ci obbliga a riflettere criticamente sul nostro passato, ben più approfonditamente ed energicamente di quanto stiano facendo la cultura e la politica “mainstram”. E non solo sulle frenesie nazionalistiche di un Mann, di un Churchill, di un Croce, di un Marinetti, dei partiti socialisti, e perfino di Don Sturzo e di  Murri; non solo sull’opportunismo di Mussolini che, da antibellicista, divenne interventista per effetto dei fondi segreti del Parlamento Inglese, con i quali finanziò il suo “Popolo d’ Italia”; ma anche e soprattutto all’impotenza dell’imponente  schieramento antibellicista, composto dalla Chiesa, dalle Case Regnanti (tutte imparentate fra di loro e minacciate dall’ ondata plebea dell’ interventismo), dagl’intellettuali elitari mitteleuropei (“die guten Europäer”, come Stefan Zweig, Romain Rolland e Bertha von Suttner). Nonostante la forza delle potenze internazionali che volevano la guerra, quel fronte avrebbe potuto imporre la pace, se non altro facendo leva sui residui poteri dinastici e sul prestigio sociale ancora intatto di Papi, Imperatori e “gentlemen”. Papa Benedetto XV aveva parlato di “Inutile Strage”; Nicola II aveva tentato di evitare la guerra con il ricorso al Tribunale internazionale dell’ Aia, da lui ideato e promosso; Rolland aveva scritto il più famoso “romanzo pacifista”, Jean-Christophe e il “pamphlet” antimilitarista “Au dessus de la melée”.

Oggi, contrariamente ad allora, il fronte del “no” alla guerra gode anche una sanzione democratica. Almeno in Italia, alle ultime Elezioni Europee, l’insieme dei partiti contrari alla Russia (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Lista Tsipras), ha totalizzato più della metà dei voti.  . E’ chiaro che l’attuale polemica contro la candidatura Mogherini è stata legata a questa problematica, e si spiega benissimo perché l’iniziativa della lettera aperta contro quella candidatura  sia stata orchestrata dal finanziere americano Soros.

6. Intervenire sulle nostre Autorità

Cetnici-serbiOltretutto, l’insistere sulle sanzioni reciproche con la Russia provocherebbe anche la definitiva catastrofe per un’economia europea, e, soprattutto, italiana, più traballante che mai. Le più recenti statistiche certificao l’impatto devastante già di ciò che è stato fatto, che ha portato ad un’ulteriore decrescita, per nulla frenata dal “Tlro” di Draghi. E, fra le ragioni di questa mancata ripresa, c’è proprio il fatto che, anziché rilanciare l’export verso i BRICS, qui (senza che i rafforzati scambi con la Cina possono fornirci tempestivamente un adeguato contrappeso) si contraggono invece gli scambi con il nostro principale partner commerciale. Con cui abbiamo joint ventures strategiche come quelle nei settori energetico, aerospaziale e della difesa. A questo punto, non ci resta che vendere tutto agli stranieri per fare disperatamente cassa: Avio, Alitalia, SNAM, SAIPEM, Indesit, Ilva, Telecom, più il 2,5% alla Cina di tutte le grandi quotate.

In realtà, un rilancio dell’ economia europea, e italiana in particolare, sarebbe possibile, a nostro avviso, solo sciogliendo i “lacci e lacciuoli” che ci legano all’America, e integrandoci, ancor più profondamente di quanto stia avvenendo, con l’economia eurasiatica in pieno boom. Una riedizione, per altro, delle scelte che erano costate la vita a Enrico Mattei.

Il Presidente ucraino Poroshenko e quello russo Putin si sarebbero accordati, nei giorni scorsi, su un “Piano in 12 Punti” per la pace in Ucraina, basato sul cessate il fuoco e la nuova legge ucraina sull’autonomia del Donbass. Auguriamo tutto il successo possibile, anche se notiamo che, a oggi, “la tregua non regge”, ma, soprattutto, che manca un quadro d’insieme che motivi veramente russi e ucraini a percorrere una strada pacifica, anziché quella militare. Tra l’altro, avvicinandosi l’ inverno, si sta per aprire, come tutti gli anni, il fronte del gas, e la Russia sta inoltre minacciando nuove sanzioni, contro le industrie automobilistica e aerospaziale.

A questo punto, la cosa più urgente sarebbere  scendere in piazza per incitare il nuovo Alto Commissario alla Politica Estera e di Difesa, Federica Mogherini, a lanciare immediatamente un percorso di pace europeo, che valga almeno per l’ Europa Orientale e per il Medio Oriente, capace di disinnescare i conflitti in corso.Esso, a nostro avviso, dovrebbe essere fondato sui seguenti punti:

i)un congresso permanente delle culture e delle confessioni religiose dell’Europa e del Medio Oriente, destinato ad appianare a monte, con il dialogo, i maggiori conflitti (“l’ONU delle Religioni”, lanciata recentemente dall’ ex Premier israeliano Shim’on Perez);

ii)lo spostamento dell’ OCSE e del Consiglio d’ Europa a Kiev, che diverrebbe così la capitale di un’ Eurasia pacificata, così come avrebbe dovuto significare il termine “Euromaidan” (che è medio-orientale);

iii)la garanzia internazionale della neutralità dell’ Ucraina, della Moldova, della Georgia, dei Balcani Occidentali e del Medio Oriente;

iv)la federalizzazione dell’Ucraina, della Moldova e della Georgia;

v)la concentrazione delle rappresentanze al Consiglio d’ Europa e all’ OCSE sull’Unione Europea e dell’ Unione Economica Eurasiatica;

vi)un’Associazione del Medio Oriente con l’ Unione Europea, sulla falsariga dell’ Accordo di Lomé;

vii)la garanzia effettiva degli standard europei dei diritti delle minoranze, tanto nella UE, quanto nell’ Unione Eurasiatica che in Medio Oriente.

Solo così l’Italia e l’ Europa dimostrerebbero, al contempo, di essere depositarie di una visione del futuro, di saper prendere il controllo dei grandi movimenti internazionali e di essere fermamente intenzionate a porre sotto controllo gli sviluppi distruttivi della globalizzazione.

L’e.book “UCRAINA 2014, No a un’inutile strage”, della Casa Editrice Alpina, a cura dell’ Associazione Culturale Diàlexis”, è in vendita presso UltimaBooks (http://www.ultimabooks.it/ucraina-2014).

Essa fa parte della serie “Quaderni di Azione Europeista” (http://www.ultimabooks.it/search/result/?q=Alpina+srl), che trattano, in forma snella e con un approccio anticonformistico, argomenti di politica, cultura ed economia europee.