Uno dei pochi pregi di questi Anni ’20 del XXI° Secolo è stato quello di aver portato in superficie le contraddizioni dell’età postmoderna, e, questo, soprattutto, nella nostra Europa:
-Prima contraddizione- la neutralità della tecnica, demitizzata dalla politicizzazione dell’ informatica
-Seconda contraddizione- la Fine della Storia, demitizzata dalla “Guerra senza Limiti”
-Terza contraddizione- la Pace Perpetua, demitizzata dalla guerra ormai millenaria in Palestina
Alla fine del secolo precedente ,era stata diffusa l’idea che l’economia sarebbe stata la forza trainante della politica, e ciò avrebbe reso la vita di tutti più semplice e pacifica. Ciò era stato interpretato, al tempo dell’ “egemonia culturale della sinistra”, come equivalente ad un preteso “carattere irreversibile del socialismo”, in quanto il marxismo avrebbe risolto in senso materialistico l’”Enigma della Storia”; poi, dopo la caduta del Muro, come il convergere di tutto il mondo sul modello consumistico (l’”Uomo a una Dimensione”), e, infine, dopo le Guerre del Golfo, come il sigillo del prevalere definitivo del sistema occidentale: la “Fine della Storia” teorizzata dal primo Fukuyama.
Negli ultimi decenni, si è visto invece che la storia, lungi dall’essere terminata, si è messa a correre più che mai, con l’Islam politico, la Società del Controllo Totale, il multipolarismo, i GAFAM, le guerre in Irak, Afghanistan, Georgia, Siria, Libia, Yemen, Ucraina, la Via della Seta….In questa storia rinnovata, l’informatica svolge non casualmente un ruolo centrale, con la Transizione Verde, i Droni, i Missili ipersonici, l’Intelligenza Artificiale, Echelon, Prism, Snowden, Assange, l’invasione di campo nella politica da parte di Kurzweil, Zuckerberg, Schmidt, Musk, Jack Ma…
In particolare, il Ventunesimo si annunzia, non già come la Pace Perpetua, bensì come un secolo di conflitti immani. Avevamo infine subito per tutto questo tempo un indottrinamento martellante circa il fatto che, grazie alla IIa Guerra Mondiale, all’Alleanza Atlantica e all’ Unione Europea, saremmo alfine pervenuti a quell’era fortunata, profetizzata nell’ Apocalisse e laicizzata da Kant e da Hegel, in cui, finiti tutti i conflitti, l’unico fatto rilevante per il divenire umano sarebbe stato lo sviluppo della scienza e della tecnica (la “Posthistoire” di Kojève e di Gehlen). Invece, non solo i conflitti ancestrali, come quelli palestinese-israeliano (che ha radici nella Bibbia), indo-pakistano (dei tempi delle invasioni islamiche) e greco-turco (che risale alla caduta di Costantinopoli), non hanno cessato d’infuriare in sempre nuove forme, ma perfino nel cuore dell’Europa si è riacceso ora più che mai, prima in Transnistria e in Georgia, e, poi in Ucraina, uno scontro fra la Russia e l’ Occidente, che rischia, secondo le stesse dichiarazioni dei protagonisti, di degenerare in una Terza Guerra Mondiale combattuta con armi atomiche.
Si tratta di una trasversale “guerra di religione”, fra i seguaci di un’interpretazione immanentistica e deterministica dell’Apocalisse e i sostenitori di una concezione “aperta” della storia, che si apparenta alla Seconda Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi, ma anche alle concezioni cicliche della storia, indica e sinica. Essa può anche essere definita, come avevano scritto dei generali cinesi, come una “Guerra Senza Limiti”, combattuta in tutti i campi della convivenza umana: teologia, cultura, società, scienza, tecnica, politica, economia…ma anche “sul campo di battaglia” (per usare un termine tornato drammaticamente di moda).
Sul “fronte europeo” di questa guerra combattono, dunque, da un lato, l’”ideologia californiana”, sintesi fra provvidenzialismo puritano e transumanesimo (incarnatasi nella NATO e nella UE), e, dall’ altro, l’idea paolina del Katèchon, tramandataci da Ottone di Frisinga, Timoteo di Pskov, von Baader, Dostojevskij, Soloviov, Schmitt , Pietro Barcellona, e, per ultimi, Dugin e il Patriarcato di Mosca. Esso si presenta dunque qui come una Guerra Civile, anzi, la prosecuzione (in termini più radicali) delle due Guerre Mondiali, già definite appunto, da Ernst Nolte, come “Guerra Civile Europea”. Infatti, sono europei tanto la Russia, quanto l’Ucraina, tanto i filo-americani, quanto i “sovranisti europei”. Anche ideologicamente, vengono mobilitati Cosacchi e Chiese ortodosse, la Terza Roma e l’Europa delle Nazioni, l’ebraismo internazionale e il Parlamento europeo….
Questa paradossale coincidenza fra le due parti in conflitto, che addirittura si confondono e si scambiano i ruoli, rende questa vicenda particolarmente dolorosa. Basti ricordare come le opere letterarie classiche (Nestore di Kiev, il Canto della Schiera del Principe Igor, Mazeppa, la Fontana di Bahcisaray, Taras Bul’ba, l’Armata a Cavallo..) non facciano alcuna distinzione fra i due Paesi in guerra oggi in guerra. Oppure guardare qualche puntata del serial “Sluga Naroda”, che ha costituito la singolare “campagna elettorale” dello Zelenskij attore comico. Nel serial, tutti, a cominciare da Zelenskij stesso, allora esclusivamente russofono e perfino ignaro dell’ Ucraino, parlavano russo, e, quando qualcuno si azzardava anche soltanto a parlare con accento ucraino, veniva sbeffeggiato da tutti nella sala del Consiglio dei Ministri di Kiev.
Quella dolorosa sensazione è ancor più acuita dalla confusione che si è riscontrata all’ Europarlamento sulla votazione circa l’autorizzazione all’ Ucraina all’uso delle armi occidentali contro il territorio russo, che ha dimostrato ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, che, sulle grandi questioni storiche, l’”establishment” non ha un progetto per l’ Europa, e si lascia guidare, chi dal servilismo verso gli USA, chi da un ben motivato timore per le basi americane in Italia che custodiscono bombe nucleari, chi, infine, da riflessi condizionati del tempo della Guerra Fredda.
1.Fine degli equivoci europei
Il crollo dei tre miti, quello dell’egemonia dell’economia, quello della Fine della Storia e quello della Pace Perpetua, ha comportato automaticamente la perdita di credibilità delle Retoriche dell’Europa quali consolidatesi dopo la caduta del Muro di Berlino. Il progetto di integrazione europea quale delineatosi nell’ immediato Dopoguerra conteneva in effetti un elevato grado di ambiguità. Da un lato, la tradizione europeistica “alta” risalente a Ippocrate, Erodoto, Strabone, Eginardo, Dante, Dubois, Podiebrad, Sully, Saint-Pierre e Coudenhove-Kalergi, che vedeva l’ Europa unita come un’esigenza permanente di carattere geopolitico (una “Translatio Imperii” parallela a quelle della Cina e dell’ India, incarnantasi nell’”Ancienne Constitution Européenne” di Tocqueville). Dall’altra, l’ideologia della Fine della Storia, incarnatasi nel messianismo persiano ed ebraico, nel provvidenzialismo imperiale romano, nel gioachimismo, nella “Dissidence of Dissent” protestante (Anabattismo, Komensky, Puritanesimo),nella filosofia tedesca ( Kant, Hegel, Marx, Nietzsche), nel One-Worldism di Willkie e di Benda, nella teologia materialistica di Teilhard de Chardin, nel funzionalismo di Mitrany e di Haas, nello storicismo di Kojève e perfino nel federalismo di Spinelli e, soprattutto, di Albertini.
In una prima fase, che va dalla fondazione di Paneuropa da parte d Coudenhove Kalergi (1923) fino alla Dichiarazione di Copenhaghen del 1973 sull’Identità Europea, caratterizzato dall’ opera di Coudenhove Kalergi, Simone Weil, Duccio Galimberti, Altiero Spinelli, De Gaulle, Schuman.., le due tradizioni si erano equilibrate in un modo che tutto sommato corrispondeva alla “Ragion di Stato europea” delle Comunità Europee, stretta fra ortodossia atlantica e “modello sociale renano”.
Invece a partire dagli Anni Novanta, sotto l’influenza congiunta della “Lunga Marcia attraverso le Istituzioni” del Sessantottismo, teorizzata da Rudy Dutschke, dell’ Ideologia Californiana e del massiccio afflusso di reduci dal Socialismo Reale (come la stessa Merkel), s’impose sempre più la visione della costituenda nuova Unione Europea quale Fine della Storia, una visione parallela all’ideologia americana della Singularity Tecnologica, ambedue eredi dell’egemonia culturale marxista, che non poteva però più coniugarsi con il blocco del Socialismo Reale.
Il confluire di queste tendenze nichilistiche stava (e sta) portando l’Umanità, e comunque, l’Occidente, verso l’autodistruzione, generata dalla sostituzione dell’uomo con le macchine, passando per il nichilismo, il moralismo, il razionalismo, l’egualitarismo, la burocrazia, il Worldwide Web, Prism, l’ideologia gender, il Manifesto Cyborg, la Società del Controllo Totale, il Pensiero Unico, il Politically Correct, la bioingegneria…Sembrava certo che, come profetizzato da Kurzweil, l’”Ultimo Uomo” nietzscheano avrebbe passato le consegne alle “Macchine Spirituali”, vero “Uebermensch”, e queste avrebbero “deciso il destino dell’ Universo”, come scriveva, appunto, Kurzweil. Solo alcuni, isolati, autori (come Simone Weil e Pietro Barcellona ), avevano visto invece ”, sulla scia di Dostojevskij, l’ Europa quale punto di partenza per un rovesciamento della prospettiva modernistica (l’”Europa quale Katèchon).Una base, ahimè, troppo ristretta per fondarvi un vero movimento politico o anche culturale. In generale, prevaleva il pessimismo culturale (il “Mito Incapacitante”: Huxley, Asimov, Heidegger, Anders, Guénon, Evola, Zolla), finché, dal “di Fuori”, per dirla con Roberto Esposito, non sono venute le spinte che stanno sconvolgendo i termini della questione.
Il richiamo, fatto da Giorgia Meloni alla consegna del Global Citizen Award, al “Tramonto dell’ Occidente” è quindi anacronistico. Quel celeberrimo libro di Spengler si riferiva in realtà alla fine dell’ Occidente Europeo, che coincideva con l’inizio dell’ Occidente Americano, quale celebrato nel curriculum della Columbia University sui “Western Studies”. Il declino di oggi è invece quello dell’Occidente Americano, che, come diremo in conclusione, potrebbe essere una splendida occasione per la rinascita dell’ Occidente Europeo. Non è che gli Europei, contrariamente agli Americani, “si vergognino delle loro tradizioni”: essi si rendono semplicemente conto che queste (eccellenza, cultura alta, differenza) non sono le stesse dell’America (egualitarismo, “midbrow”, omologazione). Mentre il “patriottismo europeo” è un sentimento costruttivo e necessario (per quanto raro, e, quasi, casuale), il preteso “patriottismo occidentale” di nuovissimo conio è una trappola, che permette agli omologatori e alle Macchine Intelligenti di calpestare le nostre identità. Quello italiano infine, non può “funzionare” nella storia se non è parte di quello europeo.
2.Le metamorfosi del “Sud del Mondo”
Nel periodo che va dalla Conquista dell’ America alla creazione dell’Unione Indiana e della Repubblica Popolare Cinese (nel 1949), i popoli del Sud del Mondo, e, più in generale, quelli “non occidentali”, avevano subito la storia in modo essenzialmente passivo, dalla festa avvelenata ordita da Pizarro contro gl’Incas (cfr. Blas Valera, Exsul Immeritus), alla Tratta Atlantica, alla distruzione delle Reducciones, al Trail of Tears, alle Guerre dell’ Oppio, all’Assedio di Delhi, allo Stato Libero del Congo, alla dissoluzione degl’imperi ottomano e russo, fino alle bombe di Hiroshima e Nagasaki.
Oggi invece essi si pongono quale elemento propulsivo della cultura e dell’economia mondiale.
E’ vero che i “14 Punti” di Wilson, la Conferenza di Baku dell’ Internazionale Comunista e la “Sfera Asiatica di Co-prosperità” del Giappone avevano già affermato il principio della decolonizzazione, ma si trattava sempre e soltanto di spinte “umanitarie” dei nuovi Stati emergenti del Nord del Mondo, per portare dalla loro parte i popoli coloniali, sostituendo, al “colonialismo” classico, il “neo-colonialismo”.
Invece, con la creazione della Unione Indiana, della Repubblica Popolare Cinese e, perché no, anche di Israele, e con il classico “Dialettica dell’ Illuminismo” di Horkheimer e Adorno, iniziava ad affermarsi il principio della “Teshuvà” (Leo Strauss), del “ritorno” alle civiltà tradizionali. Il Mahatma Gandhi era vestito come un Sadhu dell’ India Meridionale, e usava l’arcolaio (oggi sulla bandiera dell’ India), metafora del “Cakravartin”, l’imperatore universale Hindu. La sua evoluzione ideologica era iniziata dalla lettura del Bhagavad Gita (il “Canto dell’ Illuminato” del Mahabharata); la sua prima opera programmatica, “Hind Swaraj”(“L’Indipendenza dell’ India”) partiva dal rifiuto della civiltà occidentale moderna..Anche l’inno della RPC incomincia con le parole “起来!不愿做奴隶的人们= alzatevi voi che non volete essere schiavi!”!
Inizia così la fase storica della vera e propria “decolonizzazione”, che avrà, come punti salienti, le rivoluzioni nazionali arabe e africane. Alla Conferenza di Bandoeng, il Sud del Mondo si identifica con i “Paesi non Allineati” e con la Cina. Tuttavia, questo movimento è ancora caratterizzato dall’ essere quei Paesi “in Via di Sviluppo”, per cui vi si destinavano programmi internazionali, appunto, di aiuto allo sviluppo. E’ solo con il crollo dell’Unione Sovietica che la Cina assurge a modello privilegiato per i Paesi non occidentali, e che la Russia intraprende un percorso di trasformazione, che la spinge, alla fine, a porsi come vertice ideologico del movimento di opposizione alla modernizzazione, riallacciandosi così alle tesi di Roma “Terza Roma” e alle profezie di Soloviov sull’ Anticristo. Nello stesso tempo, l’ascesa delle “Tigri Asiatiche”, e, poi, le “Nuove della Via della Seta” promuovono il sorpasso dell’Asia sull’ America quale centro economico e tecnologico del mondo, sospingendola alla ricerca di “Valori Asiatici” comuni quale contrappeso a quelli “Occidentali”.
C’è solo da chiedersi (come affermava alla TV russa Viaceslav Nikonov) se non sia un po’ paradossale che la Russia, il Paese nordico per eccellenza, si proponga come leader del Sud del Mondo.
La guerra generalizzata in corso in Ucraina, Medio Oriente e Sahel, che rischia in ogni momento di estendersi al Mar della Cina, e, quindi, al mondo intero, costituisce l’occasione in cui i ciascuno dei due contendenti: la NATO e il Sud Globale, rivelano in modo palese (anche se tutt’altro che esaustivo) le loro rispettive motivazioni, che vengono ricondotte soprattutto alla “lotta per il riconoscimento”. Il “Sud Globale” contesta all’ Occidente (e soprattutto agli Stati Uniti), di pretendere, pur rappresentando poco più del 10% della popolazione mondiale , di negare, in teoria come in pratica, ogni legittimità alla gran varietà di culture del mondo( fra cui anche l’ Europa), considerate semplice “preistoria” dell’ America. A sua volta, l’”Occidente”, nelle sua due varianti -imperial-progressista e isolazionista-populista- insiste nel suo “eccezionalismo”(che si traduce nell’ “eccezionalimo americano”). Le “regole” tanto invocate dall’ Occidente, si rivelano essere quelle che tutelano, come ha detto Boris Johnson, l’egemonia occidentale, e vengono perciò regolarmente disattese quando a fruirne potrebbero essere gli “altri”: pensiamo ad esempio all’ “autodeterminazione” dell’Europa dall’ America, della Catalogna dalla Spagna, del Donbass dalla Russia, della Palestina da Israele, che viene respinta quali lesione dell’ integrità territoriale di Stati sovrani nell’ ambito dell’ intoccabile Ordine Mondiale postbellico, mentre simili concetti non sono valsi per gli Stati Uniti nei confronti dell’ Inghilterra, degli Stati italiani pre-unitari invasi dal Regno di Sardegna, del Kossovo sottratto alla Serbia, di Timor Leste e del Sudan Meridionale. Del resto, l’intero diritto internazionale si regge sulla consuetudine e, in sostanza, sul diritto del più forte (“ex facto oritur ius”). La maggior parte degli Stati del mondo è di costruzione recente, frutto di compromessi fra le Grandi Potenze e/o di atti fondativi quanto meno equivoci. Dedurne l’esistenza di altrettante “Nazioni” con una loro autonoma missione nella Storia è quindi fuorviante. Si pensi all’ indipendenza degli USA, dovuta in gran parte all’influenza della Francia di Luigi XIV, o a quella della Grecia, concordata fra Russia, Inghilterra e Stati tedeschi, e ambedue fondate su quella “sostituzione etnica” che i pretesi “sovranisti” dicono di voler oggi evitare come il fumo negli occhi.
3.La lotta per l’Intelligenza Artificiale
Della contrapposizione fra “The West and the Rest”, teorizzata già da Huntington in “Clash of Civilisations” non viene posta tuttavia in evidenza la natura più profonda: questa Guerra di Religione fra due ideologie (“democrazie” e “autocrazie”) è in realtà solo l’aspetto exoterico di un conflitto più profondo ed esistenziale, fra, da un lato, l’Intelligenza Artificiale, e , dall’ altro le culture dell’ epoca assiale (San Jiao, Sanata Karma, cultura classica europea, Religioni del Libro, filosofie dei popoli pre-alfabetici). Infatti, l’Intelligenza Artificiale pretende oramai di costituire l’avvenire stesso del mondo, sostituendo il mondo umano, e riallacciandosi così alle sette apocalittiche e all’ idea di un Intelletto Attivo/Spirito Assoluto/Superuomo/Punto Omega, secondo cui “L’Uomo è qualcosa che va superato”. Mentre l’”Occidente” (Teilhard de Chardin, Kurzweil) saluta questa sostituzione come il compimento di antiche profezie le varie culture del mondo non intendono affatto essere “superate”, perché hanno, della storia, una visione ciclica (gli Eoni,il DaTong), quando proprio non ignorano addirittura (Cinese, Giapponese) il futuro grammaticale, oppure si attengono all’ idea paolina che la Parusìa “verrà come un ladro”, e non va “accelerata”.
Giacché, come affermato da gran tempo da Vladimir Putin, “chi controlla l’intelligenza artificiale controlla il mondo”, è ovvio che questa “guerra di religione” si combatta, in modo sempre più evidente, intorno all’ Intelligenza Artificiale. Già i progetti Echelon e Prism consistevano nel tentativo dell’Intelligence Community americana di avvolgere il mondo intero in una rete digitale capace di controllare ogni singolo movimento dell’ Umanità. Con i Social Networks, questo controllo si era diffuso a livello capillare attraverso le 6 grandi multinazionali americane dell’ informatica (i GAFAM). Come reazione, da un lato la Cina aveva creato le proprie multinazionali (i BAATX, di dimensioni ancor maggiori di quelle americane), e, dall’ altro, l’Unione Europea aveva tentato di mascherare la propria assenza con la pretesa efficacia extraterritoriale del proprio diritto dell’ informatica (il GDPR, l’Artificial Intelligence Act e il Digital Service Act), che però, come hanno dimostrato le sentenze Schrems, non può funzionare verso i GAFAM per la connivenza delle Autorità europee e nazionali con quelle americane. Del resto, il primo che abbia tentato di applicare in modo extraterritoriale il Digital Services Act una norma (per quanto assurda) del Digital Services Act (il Commissario Breton), si è dovuto dimettere nel giro di pochi giorni denunziando un preteso complotto contro di lui di Ursula von der Leyen.
I lodevoli principi (difesa della privacy, controllo umano sull’ AI) tradotti così male nella pratica dal legislatore europeo, sono stati invece recepiti in toto dalla legislazione cinese, con la sola differenza che, giacché la legge cinese è applicabile direttamente senza sconti alle multinazionali di quel Paese, ha portato immediatamente ad un’ondata di sanzioni (il “Crackdown sui BAATX”), fino a giungere all’ arresto di Jack Ma, il carismatico guru dell’informatica cinese, ridotto a un “silent partner” dell’impero da lui creato.
A questo punto, la lotta per il controllo dell’ AI si è frazionata in molti rivoli, confondendosi da un lato con la politica interna americana (con Musk che sostiene Trump e la Commissione Europea che pretende di censurare la sua creatura X), e con la guerra in Ucraina (con Musk che prima concede Starlink all’ Ucraina, poi gliela nega), e, dall’ altra, con la politica europea (la campagna, attualmente in corso su pressione delle multinazionali e capeggiata da Mario Draghi, per alleggerire le ,già inefficaci, norme sull’Intelligenza Artificiale, e l’ennesimo ,ma infruttuoso, rilancio, per esempio, da parte di Roberta Bria, della proposta di creare delle imprese informatiche europee –come se non esistessero già le inefficienti QWANT e GAYA-X, che occorrerebbe intanto far funzionare-).
Oggi, i GAFAM scendono nell’ arena politica “a gamba tesa”, con Schmidt che dirige ufficialmente la loro lobby al Congresso, Altman in bilico fra gli Arabi e Macron, e Musk che “premia” Giorgia Meloni a Washington, in attesa che Trump gli affidi un incarico di governo. E ne hanno ben d’ondevisto che c’è, una qualche timida mossa da parte dell’antitrust americano che agita per l’ennesima volta lo spuntato spauracchio dello “spezzatino” di Google (cosa che si sarebbe dovuta fare da decenni). Peccato che a nessuno venga in mente di fare un vero “spezzatino” come quello attuato dalla Cina, dove, per ogni servizio reso in Occidente dai GAFAM, c’è un analogo servizio cinese reso da uno o più BAATX, ma con un maggior numero di utenti e con più concorrenza.
La Russia, anche in considerazione delle diverse dimensioni del mercato e della diversità delle lingue, ha percorso un iter intermedio.Già a partire dalla metà degli anni Novanta, essa aveva proposto agli Stati Uniti una bozza di trattato internazionale sulla sicurezza delle informazioni che fu però rifiutata da Washington, in quanto – secondo gli Americani – implicava un controllo statale sui dati nel web (cosa che per altro negli USA è continua, da parte della NSA, come sanno Snowden e Schrems). La Russia propose poi, senza successo, la stessa nozione di sicurezza delle informazioni in seno alle Nazioni Unite (da sempre schierate a fianco dei GAFAM).
Nel 2014, la Russia ha adottato una legge che obbliga tutte le aziende che operano online a mantenere e gestire i dati dei cittadini russi su server locati sul territorio nazionale.. La legge dimostra anche il crescente allineamento politico tra Russia e Cina, dopo la firma di accordi bilaterali che delineano una visione condivisa per il futuro di internet. Uno di questi è l’accordo di cooperazione sulla sicurezza internazionale delle informazioni del 2015: già allora si sottolineò l’importanza di diffondere l’idea di un “internet sovrano”.
Nel 2019,è entrata in vigore anche una legge che vieta la diffusione online di “fake news” da parte di mezzi di comunicazione di massa e singoli cittadini, simile a quella europea che Breton ha improvvidamente tentato di applicare a Musk e a Trump. Questa stretta legislativa sulla libertà d’espressione può essere spiegata come tentativo per arginare le manifestazioni di dissenso popolare Tuttavia, la guerra in corso dimostra che il controllo su Internet serve, più che ad arginare proteste popolari, ad impedire alle piattaforme ostili di utilizzare i dati degli utenti nazionali, che sono, innanzitutto, una risorsa commerciale determinante, ma, soprattutto, forniscono dati fondamentali sulla preparazione bellica (andamento della popolazione e dell’ economia, consumo di energia e materie prime…, orientamenti dell’ opinione pubblica.. ), che permettono di orientare le azioni belliche nella guerra in corso.
Nonostante questo, la legge russa non prevede ,come quella cinese, l’isolamento totale dell’ internet nazionale da quello occidentale (e questa può essere la ragione di varie “débacles” nell’ Operazione Militare Speciale, dovute alla cooperazione delle intelligence occidentali), bensì si limita a porre in essere le condizioni per staccarsene in caso di emergenza. Paradossalmente, questa completa frattura non si è ancora verificata, forse perché (anche a causa delle dimensioni del mercato) le piattaforme russe non sono in grado di soddisfare tutte le esigenze degli utenti locali. La collaborazione con la Cina potrebbe colmare questa lacuna.
4.Le Grandi Piattaforme (GAFAM e BAATX) non sono imprese, bensì Stati totalitari
Nei giorni scorsi, il “team” di Facebook ha rimosso un articolo pubblicato sul sito “Nessun dorma” di Franco Cardini e, appunto, condiviso sulla sua pagina social. Franco Cardini ha risposto che “La motivazione iniziale – ‘il post non rispetta gli standard della community’ – risponde al solito refrain di una piattaforma che spesso non si fa scrupoli nel rimuovere contenuti “scomodi” che non rispondono al pensiero unico ma all’opinione individuale, “libera”, espressa altresì in modo civile. Forse nessuno di noi ha ancora veramente capito in cosa consistano ‘gli standard della community’ e quali siano le circumnavigazioni algoritmiche che decidono di rimuovere un contenuto senza troppi complimenti. “
Sul fatto che le piattaforme digitali siano un fenomeno abnorme, che stravolge tutti i concetti sui quali si sono basati fino ad oggi diritto ed economia, sono oramai d’accordo tutti, perfino l’FMI, che suggerisce agli USA di dare più spazio all’ antitrust, imbavagliato da quando, essendo caduto, nel 1989, il Muro di Berlino, i GAFAM hanno potuto esercitare senza limiti (anche e soprattutto a vantaggio della NSA) i loro poteri esorbitanti.
Come ha scritto su Milano Finanza Emilio Cavano, “abbiamo creato mostri. E’ tempo di arginarli.”
Nessuno, per altro, si è curato di descrivere nel dettaglio tutti i settori in cui l’informatica è determinante, e quindi i tipi di diritto con cui dovrebbe venire in contatto, e da cui dovrebbe, ma non viene , essere regolato. Tentiamo qui di farlo noi:
AREE DI ATTIVITA UMANE | RUOLO ATTUALE DEI GAFAM | DIRITTO APPLICABILE |
Religione | La religione della tecnologia si è sostituita, come previsto da Saint-Simon e Teilhard de Chardin, a quelle tradizionali | Diritto costituzionale. Diritto ecclesiastico |
Cultura | L’Intelligenza Artificiale si è sostituita a quella umana | Diritto dei mezzi di comunicazione |
Politica | Il web è il principale canale di dibattito | Diritto costituzionale |
Difesa | L’IT è essenzialmente spionaggio | Diritto sul segreto militare Diritto penale militare |
Economia | I GAFAM sono le imprese con il maggior livello di capitalizzazione | Legislazione di banca e borsa Antitrust |
Fiscalità | I GAFAM sfuggono quasi completamente al fisco | Diritto fiscale internazionale |
Liberà di espressione | Il web, divenuto il più importante mezzo di comunicazione, condiziona pesantemente l’opinione pubblica | Legislazione sulla stampa, la censura e le elezioni |
E’ impressionante che tutti i politici europei e nazionali intrattengano rapporti strettissimi con i guru dei GAFAM, che palesemente sfruttano il mercato europeo senza dare nulla in cambio, sottraendo all’ Europa miliardi di dati dei cittadini europei, senza mai neanche porsi la questione che invece si pongono a ragione le autorità cinesi e perfino americane, vale a dire che quei guru contano molto più di loro e hanno assoggettato i loro Stati ad una vera e propria tutela. Una tutela totalitaria, perché essa non ammette concorrenza: si infiltrano nelle nostre menti, le controllano e le censurano, e, comunque, spostano inimmaginabili flussi finanziari fuori dai nostri Paesi.
L’idea che la tecnica sia “neutra” è smentita dai fatti: i guru dell’ informatica sono dichiaratamente partigiani di una visione del mondo millenaristica, e costituiscono, con le loro idee, le loro alleanze, i loro soldi, le loro lobbies, le loro macchine, dei portatori potentissimi delle ideologie postumanistiche.
5.L’obiettivo dell’ Europa, ma anche delle Nazioni Unite, non può essere la Pace Perpetua
L’esperienza storica dimostra che il conflitto è coessenziale all’Umanità, come affermavano già Eraclito, Bertran de Borns, De Maistre, Nietzsche e Freud. Abolire l’alterità equivale ad abolire l’Umanità, come ben sapeva lo stesso Kant, a torto indicato come il cantore della “Pace Perpetua”. Infatti, come scriveva lo stesso Kant, non si può “raddrizzare il legno storto dell’ Umanità” (Isaiah Berlin). Proprio questo costituisce infatti la Hybris, fonte prima dell’ Eterogenesi dei Fini (Wolff), in forza della quale i comportamenti umani sortiscono normalmente l’effetto opposto a quello perseguito dai loro autori. Ciò che i Greci chiamavano “fthonos ton theon”(“invidia degli Dei”), la stessa che, nella mitologia mesopotamica e nella Bibbia, aveva provocato il Diluvio Universale, e che oggi si manifesta nelle nevrosi, nella disoccupazione tecnologica, nelle Macchine Intelligenti e nella minaccia atomica. Esempio tipico, il tentativo di Serse, descritto da Erodoto nelle sue Storie, di portare la Persia, con la conquista dell’intera Europa, a “confinare con il regno degli Dei”. Una pretesa millenaristica del mazdeismo ereditata, in Europa, non già dalle culture classiche, bensì dalle eresie delle Religioni del Libro, alle quali si è riallacciata la Modernità.
Per questo motivo, il “Patto per il Futuro” delle Nazioni Unite, appena adottato al Palazzo di Vetro con l’opposizione della Russia e dei suoi alleati e con l’astensione della Cina, suona come l’ennesima kafkiana “grida manzoniana” in un momento in cui centinaia di migliaia di soldati combattono su sempre nuovi fronti e gragnuole di missili, droni e altre armi intelligenti radono al suolo interi Paesi (come la Palestina, il Libano e il Donbass), mentre le potenze nucleari si minacciano reciprocamente l’uso dell’ arma nucleare. Basti, per convincersene, scorrere alcuni paragrafi del documento allegati al presente post.Questo, in palese contrasto con quanto affermato da Giorgia Meloni, che le organizzazioni internazionali non devono costituire un club dove si redigono “documenti inutili”.
Le Organizzazioni Internazionali, e perfino le Chiese, non raggiungeranno nessuno dei loro obiettivi fintantoché seguiranno la retorica di un mondo perfetto, mentre potranno invece essere determinanti se si renderanno conto che, oggi più che mai, l’obiettivo primario, comune a tutti, è quello di sopravvivere (alla fame, alle bombe, alle macchine intelligenti): obiettivo per altro brillantemente conseguito per molti millenni grazie alle culture tradizionali, e che rischia di andare perduto a causa della frenesia perfettistica imperante, che andrebbe stroncata alla base, con una dottrina totalmente opposta.
6.L’Europa deve passare dal campo dei fanatici millenaristi a quello della preservazione del Cosmo
Dalla più tenera infanzia, eravamo stati educati a credere a una Grande Narrazione occidentale che partiva dalla centralità del materialismo volgare rivestito di un moralismo ipocrita (la Prima Repubblica, le Comunità Europee); ci spiegava che la Storia è un faticoso percorso dalla scimmia al Superuomo (la “Teoria dello Sviluppo”); che i popoli antichi ed extraeuropei erano arretrati (Fukuyama); che i Moderni e gli Americani sono superiori (Huntington), e che il futuro dell’ Umanità sarebbe stato radioso (Teilhard de Chardin, Kurzweil). Se ci si provava ad obiettare che , mentre noi oggi siamo divenuti incapaci di creare (in tutti i sensi)perché le macchine ci hanno sostituiti, gli antichi avevano le piramidi e Gilgamesh, il Partenone e Omero, la Bibbia e il Colosseo, l’esercito di Terracotta e il Genji Monogatari, l’Alhambra e la Divina Commedia, l’Ermitage e i Sepolcri, tutti ti “saltavano addosso” in nome del Progresso. Ora, un po’ meno.
Oggi, questa Grande Narrazione si presenta nella sua forma più pura, quella dello “Scontro di Civiltà” teorizzato nel secolo scorso da Samuel Huntigton. Un blocco di parole d’ordine ”auf nichts gestellt”, per dirla con Goethe,cioè di assai dubbio significato, messe insieme e ripetute maniacalmente per dare una fittizia illusione di realtà e coerenza: Centralità dell’ Uomo, Libertà, Democrazia, Governo delle Regole, Nazione, Autodeterminazione, Integrità Territoriale, Comunità Internazionale, Multilateralismo.
Ammesso che avessero originariamente un senso reale, l’hanno perduto con la Guerra Fredda, il crollo dell’ URSS, l’informatica, le Covert Operations…
Oggi, invece, l’”establishment” dovrebbe addirittura esercitare una radicale autocritica, constatando che la scienza moderna ha distrutto la fede nel mondo obiettivo (Wittgenstein, Heisenberg, De Finetti, Feierabend); che lo sviluppo della cultura comporta anche la crescita della violenza (Auschwitz, Hiroshima, Nagasaki); che la tecnologia non sa più come ovviare ai suoi “effetti collaterali” (surriscaldamento atmosferico); che Internet ci rende stupidi (Nicholas Carr); che l’obiettivo dell’ Intelligenza Artificiale è la distruzione dell’ Umanità (Bill Joy, Martin Rees). Contrariamente a quanto scrive Ezio Mauro su “La Repubblica”, non solo, nel “sistema occidentale”, non siamo mai stati liberi, ma tanto meno lo siamo ora nell’ Era delle Macchine Intelligenti. E’ vero che, come scrive Mauro, l’Intelligenza Artificiale e la guerra stanno anche stravolgendo concetti che parevano consolidati – nel caso specifico, quello di libertà-. Ma questo stravolgimento era in corso da gran tempo nella cultura “mainstream”, per esempio con l’attribuzione di una connotazione di libertà a delle Rivoluzioni Atlantiche violente e genocidarie (pensiamo al colonnello Lynch, alle stragi di Lione); a movimenti nazionali non condivisi ed invece eterodiretti, per esempio dal Governo inglese, dalla Loggia Ausonia, dai finanziamenti occidentali a Mussolini…
A partire dalla Rivoluzione Americana e fino ad oggi, veniva considerato ovvio che qualunque impegno civico, a sinistra come a destra, fosse volto verso una “società ideale”, con più etica, più cultura, più scienza, più tecnica, più benessere per tutti (il “mondo migliore” a cui ha fatto riferimento ancor ieri a Washington Giorgia Meloni). Oggi, l’impegno civico presuppone invece una scelta, pro o contro un “nuovismo” privo di logica e di progetto, e comunque deve dare la priorità alla reale preservazione del cosmo, senza retoriche “gride manzoniane” che nascondono soltanto una generale complicità con l’avanzata della Società del Controllo Totale.
Giustamente, Giorgia Meloni ha affermato che occorre invece agire. Combattere per la libertà europea è cetamente, oggi,più necessario che mai, ma ciò non significa certo appiattirsi sugli ordini da Occidente per fare la “guerra contro le autocrazie”, bensì elaborare una strategia con cui l’Europa possa uscire da questa guerra come indipendente da tutte le potenze esterne, divenendo essa stessa un autonomo Stato-Civiltà, capace di dare il proprio contributo, innanzitutto intellettuale, alla lotta mondiale attualmente in corso per il controllo sulle Macchine Intelligenti e, quindi, per la sopravvivenza dell’ Umanità.
ALLEGATO
ESTRATTO DAL “PATTO PER IL FUTURO”DELLE NAZIONI UNITE
“Action 21. We will adapt peace operations to better respond to existing
challenges and new realities.
42. United Nations peace operations, understood as peacekeeping
operations and special political missions, are critical tools to maintain
international peace and security. They face increasingly complex challenges
and urgently need to adapt, taking into account the needs of all Member States
and troop- and police-contributing countries, and the priorities and
responsibilities of host countries. Peace operations can only succeed when
political solutions are actively pursued and they have predictable, adequat e
and sustained financing. We reaffirm the importance of enhanced
collaboration between the United Nations and regional and subregional
organizations, in particular the African Union, including their peace support
operations and peace enforcement authorized by the Security Council to
maintain or restore international peace and security. We decide to:
(a) Call on the Security Council to ensure that peace operations are
anchored in and guided by political strategies, deployed with clear, sequenced
and prioritized mandates that are realistic and achievable, exit strategies and
viable transition plans, and as part of a comprehensive approach to sustaining
peace in full compliance with international law and the Charter;
(b) Request the Secretary-General to undertake a review on the future
of all forms of United Nations peace operations, taking into account lessons
learned from previous and ongoing reform processes, and provide strategic
and action-oriented recommendations for the consideration of Member
States on how the United Nations toolbox can be adapted to meet evolving
needs, to allow for more agile, tailored responses to existing, emerging and
future challenges;
18
(c) Ensure that peace operations engage at the earliest possible stage
in planning transitions with host countries, the United Nations country team
and relevant national stakeholders;
(d) Take concrete steps to ensure the safety and security of the
personnel of peace operations and improve their access to health facilities,
including mental health services;
(e) Ensure that peacekeeping operations and peace support
operations, including peace enforcement, authorized by the Security Council
are accompanied by an inclusive political strategy and other non -military
approaches and address the root causes of conflict;
(f) Encourage the Secretary-General to convene regular high-level
meetings with relevant regional organizations to discuss matters pertaining
to peace operations, peacebuilding and conflicts;
(g) Ensure adequate, predictable and sustainable financing for African
Union-led peace support operations mandated by the Security Council in line
with Security Council resolution 2719 (2023) of 21 December 2023.
Action 22. We will address the serious impact of threats to maritime
security and safety.
43. We recognize the need to address the serious impact of threats to
maritime security and safety. All efforts to address threats to maritime
security and safety must be carried out in accordance with international law,
including particularly as reflected in the principles embodied in the Charter of
the United Nations and the 1982 United Nations Convention on the Law of the
Sea,13 taking into account other relevant instruments that are consistent with
the Convention. We decide to:
(a) Enhance international cooperation and engagement at the global,
regional, subregional and bilateral levels to combat all threats to maritime
security and safety, in accordance with international law;
(b) Promote information-sharing among States and capacity-building
to detect, prevent and suppress such threats in accordance with international
law.
Action 23. We will pursue a future free from terrorism.
44. We strongly condemn terrorism in all its forms and manifestations
committed by whomever, wherever, whenever. We reaffirm that all terrorist
acts are criminal and unjustifiable regardless of their motivation or how their
perpetrators may seek to justify them. We highlight the importance of putting
measures in place to counter the dissemination of terrorist propaganda,
preventing and suppressing the flow of financing and material means for
terrorist activities, as well as recruitment activities of terrori st organizations.
We reaffirm that terrorism and violent extremism conducive to terrorism
cannot and should not be associated with any religion, civilization or ethnic
group. We will redouble our efforts to address the conditions conducive to the
spread of terrorism, prevent and combat terrorism, build States’ capacity to
prevent and combat terrorism and strengthen the role of the United Nations
system. The promotion and protection of international law, including
international humanitarian law and international human rights law, and
respect for human rights for all and the rule of law are the fundamental basis
__________________
13 United Nations, Treaty Series, vol. 1833, No. 31363.
19
of the fight against terrorism and violent extremism conducive to terrorism.
We decide to:
(a) Implement a whole-of-government and whole-of-society approach
to prevent and combat terrorism and violent extremism conducive to
terrorism, including by addressing the drivers of terrorism, in accordance with
international law;
(b) Address the threat posed by the misuse of new and emerging
technologies, including digital technologies and financial instruments, for
terrorist purposes;
(c) Enhance coordination of the United Nations counter -terrorism
efforts and cooperation between the United Nations and relevant regional and
subregional organizations to prevent and combat terrorism in accordance
with international law, while considering revitalizing efforts towards the
conclusion of a comprehensive convention on international terrorism.
Action 24. We will prevent and combat transnational organized crime and
related illicit financial flows.
45. Transnational organized crime and related illicit financial flows can pose
a serious threat to international peace and security, human rights and
sustainable development, including through the possible links that can exist
in some cases between transnational organized crime and terrorist groups.
We decide to:
(a) Scale up efforts in addressing transnational organized crime and
related illicit financial flows through comprehensive strategies, including
prevention, early detection, investigation, protection and law enforcement,
tackling the drivers, and engagement with relevant stakeholders;
(b) Strengthen international cooperation to prevent and combat
transnational organized crime in all its forms, including when committed
through the use of information and communications technology systems, and
we welcome the elaboration of the draft United Nations Convention against
Cybercrime.
Action 25. We will advance the goal of a world free of nuclear weapons.
46. A nuclear war would visit devastation upon all humankind and we must
make every effort to avert the danger of such a war, bearing in mind that “a
nuclear war cannot be won and must never be fought”. We will uphold our
respective obligations and commitments. We reiterate our deep concern over
the state of nuclear disarmament. We reaffirm the inalienable right of all
countries to develop research, production and use of nuclear energy for
peaceful purposes without discrimination, in conformity with their r espective
obligations. We decide to:
(a) Recommit to the goal of the total elimination of nuclear weapons;
(b) Recognize that, while the final objective of the efforts of all States
should continue to be general and complete disarmament under effective
international control, the immediate goal is elimination of the danger of a
nuclear war and implementation of measures to avoid an arms race and clear
the path towards lasting peace;
(c) Honour and respect all existing security assurances undertaken,
including in connection with the treaties and relevant protocols of nuclear –
weapon-free zones and their associated assurances against the use or threat
of use of nuclear weapons;
20
(d) Commit to strengthening the disarmament and non-proliferation
architecture and work to prevent any erosion of existing international norms
and take all possible steps to prevent nuclear war;
(e) Seek to accelerate the full and effective implementation of
respective nuclear disarmament and non-proliferation obligations and
commitments, including by adhering to relevant international legal
instruments and through the pursuit of nuclear-weapon-free zones to enhance
international peace and security and the achievement of a nuclear -weaponfree
world.
Action 26. We will uphold our disarmament obligations and commitments.
47. We express our serious concern at the increasing number of actions that
are contrary to existing international norms and non -compliance with
obligations in the field of disarmament, arms control and non -proliferation.
We will respect international law that applies to weapons, means and methods
of warfare, and support progressive efforts to effectively eradicate the illicit
trade in arms. We recognize the importance of maintaining and strengthening
the role of the United Nations disarmament machinery. An y use of chemical
and biological weapons by anyone, anywhere and under any circumstances is
unacceptable. We call for full compliance with and implementation of relevant
treaties. We reaffirm our shared determination to exclude completely the
possibility of biological agents and toxins being used as weapons and to
strengthen the Convention on the Prohibition of the Development, Production
and Stockpiling of Bacteriological (Biological) and Toxin Weapons and on
Their Destruction.14 We decide to:
(a) Revitalize the role of the United Nations in the field of disarmament,
including by recommending that the General Assembly pursue work that could
support preparation of a fourth special session devoted to disarmament
(SSOD-IV);
(b) Pursue a world free from chemical and biological weapons and
ensure that those responsible for any use of these weapons are identified and
held accountable;
(c) Address emerging and evolving biological risks through improving
processes to anticipate, prevent, coordinate and prepare for such risks,
whether caused by natural, accidental or deliberate release of biological
agents;
(d) Identify, examine and develop effective measures, including
possible legally binding measures, to strengthen and institutionalize
international norms and instruments against the development, production,
acquisition, transfer, stockpiling, retention and use of biological agents and
toxins as weapons;
(e) Strengthen measures to prevent the acquisition of weapons of
mass destruction by non-State actors;
(f) Redouble our efforts to implement our respective obligations under
relevant international instruments to prohibit or restrict conventional weapons
due to their humanitarian impact and take steps to promote all relevant
aspects of mine action;
(g) Strengthen our national and international efforts to combat, prevent
and eradicate the illicit trade in small arms and light weapons in all its aspects;
__________________
14 Ibid., vol. 1015, No. 14860.
21
(h) Address existing gaps in through-life conventional ammunition
management to reduce the dual risks of unplanned conventional ammunition
explosions and the diversion and illicit trafficking of conventional ammunition
to unauthorized recipients, including to criminals, organized criminal groups
and terrorists.
Action 27. We will seize the opportunities associated with new and
emerging technologies and address the potential risks posed by their
misuse.
48. We recognize that rapid technological change presents opportunities
and risks to our collective efforts to maintain international peace and security.
International law, including the Charter, will guide our approach to addressing
these risks. We decide to:
(a) Advance further measures and appropriate international
negotiations to prevent an arms race in outer space in all its aspects, which
engage all relevant stakeholders, consistent with the provisions of the Treaty
on Principles Governing the Activities of States in the Exploration and Use of
Outer Space, including the Moon and Other Celestial Bodies; 15
(b) Advance with urgency discussions on lethal autonomous weapons
systems through the Group of Governmental Experts on Emerging
Technologies in the Area of Lethal Autonomous Weapons Systems with the
aim to develop an instrument, without prejudging its nature, and other possible
measures to address emerging technologies in the area of lethal autonomous
weapons systems, recognizing that international humanitarian law continues
to apply fully to all weapons systems, including the potential development and
use of lethal autonomous weapons systems;
(c) Enhance international cooperation and capacity-building efforts in
order to bridge the digital divides and ensure that all States can safely and
securely seize the benefits of digital technologies;
(d) Continue to assess the existing and potential risks associated with
the military applications of artificial intelligence and the possible
opportunities throughout their life cycle, in consultation with relevant
stakeholders;
(e) Request the Secretary-General to continue to update Member
States on new and emerging technologies through the report of the Secretary-
General on current developments in science and technology and their
potential impact on international security and disarmament efforts.
III. Science, technology and innovation and digital cooperation
49. Science, technology and innovation have the potential to accelerate the
realization of the aspirations of the United Nations across all three pillars of its
work. We will only realize this potential through international cooperation to
harness the benefits and take bold, ambitious and decisive steps to bridge the
growing divide within and between developed and developing countries and
accelerate progress on the 2030 Agenda. Billions of people, especially in
developing countries, do not have meaningful access to critical life-changing
technologies. If we are to make good on our promise to leave no one behind,
sharing science, technology and innovation is essential. Innovations and
scientific breakthrough that can make our planet more sustainable and our
__________________
15 Ibid., vol. 610, No. 8843.
22
countries more prosperous and resilient should be affordable and accessible to
all.
50. At the same time, we must responsibly manage the potential risks posed
by science and technology, in particular the ways in which science, technology
and innovation can perpetuate and deepen divides, in particular the gender
gap and patterns of discrimination and inequality within and between
countries and adversely impact the enjoyment of human rights and progress
on sustainable development. We will deepen our partnerships with relevant
stakeholders, especially the international financial institutions, the private
sector, the technical and academic communities and civil society, and we will
ensure that science, technology and innovation is a catalyst for a more
inclusive, equitable, sustainable and prosperous world for all, in which all
human rights are fully respected.
51. Digital and emerging technologies, including artificial intelligence, play a
significant role as enablers of sustainable development and are dramatically
changing our world. They offer huge potential for progress for the benefit of
people and planet today and in the future. We are determined to realize this
potential and manage the risks through enhanced international cooperation,
engagement with relevant stakeholders, and by promoting an inclusive,
responsible and sustainable digital future. We have an nexed a Global Digital
Compact to this Pact in this regard.
Action 28. We will seize the opportunities presented by science, technology
and innovation for the benefit of people and planet.
52. We will be guided by the principles of equity and solidarity, and promote
the responsible and ethical use of science, technology and innovation. We
decide to:
(a) Foster and promote an open, fair and inclusive environment for
scientific and technological development and cooperation worldwide,
including through actively building trust in science and global collaboration on
innovation;
(b) Increase the use of science, scientific knowledge and scientific
evidence in policymaking and ensure that complex global challenges are
addressed through interdisciplinary collaboration;
(c) Encourage talent mobility and circulation, including through
educational programmes, and support developing countries to retain talent
and prevent a brain drain while providing suitable educational and working
conditions and opportunities for the workforce.”