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STATO DI ECCEZIONE VACCINALE E CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

L’emergenza sanitaria: punta dell’iceberg di una crisi globale

I protagonisti del Consiglio virtuale di ieri

Ieri e oggi si è svolto il Consiglio europeo dedicato prioritariamente al nodo dei vaccini, le cui forniture ancora arrivano a rilento nel Continente, specie in quei Paesi che più hanno puntato sul siero AstraZeneca, azienda partecipata dal Governo britannico, che sta mancando tutti gli obiettivi di consegna previsti nel contratto siglato con l’UE, mentre invece le vaccinazioni nel Regno Unito (e negli USA) procedono a tutta velocità. Il Ministro inglese della Sanità ha dichiarato in Parlamento che tutto ciò è normale, perché AstraZeneca aveva firmato con il Regno Unito un contratto in esclusiva, e l’aveva firmato prima che con la UE. Come osserva Liberoquotidiano, l’Europa , stritolata fra l’”America First” di Big Pharma e l’ “Hard Brexit” di Astra-Zeneca, rischia di divenire lo zimbello del mondo: “La portavoce del governo francese, Gabriel Attal, ha dichiarato che ‘si tratta di una situazione totalmente inaccettabile. L’Unione europea non sarà lo zimbello della vaccinazione’. A quanto pare sembra però proprio questa la figura che sta facendo a livello internazionale”. Essa infatti aveva prefinanziato la ricerca dell’ Astra Zeneca, senza avere in contropartite, né garanzie certe di fornitura, né diritti di licenza.

Il presidente del parlamento europeo David Sassoli ha esordito perciò. prima del Consiglio europeo,  affermando:“Non possiamo più essere ingenui: è il momento di applicare i principi di reciprocità e proporzionalità  prima di dare il via libera europeo alle esportazioni”. Tuttavia, questi principi, nonostante il Consiglio, non si stanno applicando, né verso gli USA, né verso il Regno Unito.

Nei lucidi  presentati da Ursula von der Leyen si poteva leggere  che:

-nel secondo trimestre, le case farmaceutiche che hanno vaccini approvati dall’EMA si sono “impegnate” a consegnare le quantità seguenti: Pfizer/BioNTech 200 mln di dosi, Moderna 35 mln, AstraZeneca 70 mln (rispetto ad un impegno da contratto più che doppio, 180 mln) e Johnson & Johnson 55 mln;

 –l’Ue ha esportato dal primo dicembre 2020 ad oggi circa 77 mln di dosi di vaccini anti-Covid verso 33 Paesi ,non solo i più bisognosi, e tutto ciò nonostante ch’essa sia in ritardo sulle vaccinazioni e che tutte le case farmaceutiche (che hanno delle controllate in Europa) siano inadempienti;

La commissione Ue  si è dichiarata poi intenzionata a proseguire per vie legali nei confronti di AstraZeneca se non otterrà risultati soddisfacenti sul rispetto del contratto per la consegna delle dosi del vaccino anti-Covid. L’UE avrà infatti tassi di vaccinazione molto inferiori all’obiettivo del 70% della popolazione adulta, che si raggiungerà, se va bene, solo tre-quattro mesi dopo gli Stati Uniti, cioè quando i vaccini USA, ormai ampiamente disponibili e non più necessari agli Americani,  potrebbero essere (finalmente) inviati agli alleati europei (e ai Paesi in via di sviluppo). Magra consolazione per un trattamento illegale da parte di Big Pharma, ma soprattutto discriminatorio da parte dell’Amministrazione Biden, che sta mantenendo il divieto assoluto di esportazione dei vaccini, decretato dall’ odiato Trump, e non mitigato neppure da esportazioni verso i Paesi in Via di Sviluppo.

E dire che questo Consiglio sarebbe stato dedicato a stringere i rapporti transatlantici e a persuadere gli Europei a fare sacrifici per la causa atlantica, come per esempio fermare il North Stream 2 (quasi completato e pagato) e il Trattato sugl’investimenti con la Cina, già concordato e attuato da quest’ultima. Tuttavia, Biden, visto che non è disponibile a concedere nulla, ha avuto il buon gusto di non chiedere nulla. Come scrive Rai 24 ore: “Gli Alleati hanno riconosciuto in Pechino un attore globale in grado di porre una sfida sistemica all’intero Occidente, ma non hanno ritenuto di doversi impegnare in bellicose dichiarazioni d’intenti, com’era probabilmente nelle aspettative del segretario di Stato americano e di tutta la nuova amministrazione Usa. Una differenza di vedute che la missione diplomatica statunitense ha appurato anche su altri due dossier molto caldi: le sfide poste dalla Russia, in particolare con il progetto di gasdotto Nord Stream 2, e la fine della missione Nato in Afghanistan.

Come commenta sempre Liberoquotidiano, “La vicenda, che per certi versi richiama la notte di Sigonella, quando Bettino Craxi aveva difeso la sovranità del territorio italiano, acclama ora una gestione simile della situazione da parte del premier Mario Draghi…Il sospetto è che i ritardi nella consegna dei dati all’Ema, prima quelli per ottenere l’approvazione del vaccino e poi quelli per la certificazione degli stabilimenti di produzione, siano in realtà una tattica per avvantaggiare il Regno Unito. Il Paese guidato da Boris Johnson ha continuato a ricevere tutte le dosi previste dal contratto firmato in casa, mentre l’Ue nei primi sei mesi del 2021 otterrà, nelle migliore delle aspettative, 180 delle 300 milioni di dosi previste.”

Soberana de Cuba, il vaccino cubano sovranista

1.Una valutazione d’insieme delle politiche sanitarie.

Nell’ anno in cui si dovrebbe aprire la Conferenza sul Futuro dell’Europa, gli Europei, che non sono riusciti a prevenire la pandemia, né con un serio protocollo “stile NCB”, come ha fatto invece la Cina, né con una politica nazionalistica sui vaccini (come stanno facendo Israele, Stati Uniti e UK), stanno ancora dibattendosi intorno alla questione di come l’Europa possa approvvigionarsi di vaccini  quando la sua industria farmaceutica dipende totalmente dal resto del mondo. Situazione che esiste, ahimé,  anche nelle comunicazioni, nell’ informatica, nella difesa, nell’energia e nell’ aerospaziale, ed è deteriore perfino a quella dell’ India, che proprie industrie nazionali in tutti questi settori. Quanto ai vaccini, pur non avendo certo le capacità produttive delle multinazionali del farmaco, l’industria cubana ha la tecnologia per sviluppare i vaccini, anche quello contro il Covid. La sperimentazione del vaccino Soberana 2 è entrata nella fase 3, ma i cubani stanno lavorando su altri 3 vaccini anticovid.

Questa situazione meriterebbe di essere affrontata di petto nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa che sta per aprirsi, con precedenza su tutte le altre, con un energico intervento pubblico, di cui invece non si vede traccia.

Ma procediamo con ordine.

L’approccio necessario per gestire le crisi pandemiche sarebbe prescritto dai protocolli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della NATO. Il primo potrebbe essere meno stringente, il secondo, invece, non potrebbe essere se non severissimo, perché un attacco “NBC” potrebbe  essere una questione di pochi minuti (l’“Hair Trigger Alert”), e, in quel caso, la reazione  dovrebb’essere immediata. Tanto Xi Jinping, quanto Macron e Conte, avevano dichiarato “Siamo in guerra”, ma solo il primo aveva  operato in modo  conseguente. Infatti, nel caso di un attacco NBC, i pieni poteri passano al Capo dello Stato, che li esercita attraverso le forze armate (cosa che finalmente Draghi ha deciso di fare dopo più di un anno dall’ inizio della pandemia, con la nomina del Generale Figliuolo). Invece, come noto, neppure la NATO si era comportata in modo coerente con le buone pratiche in campo sanitario, avviando la manovra Defender Europe 2020 proprio in concomitanza con l’inizio della pandemia,  cosa che ha portato alla maggiore sconfitta storica della NATO.

Quindi, è vero che l’ Unione Europea non ha le competenze per gestire i protocolli NBC, ma la NATO, che queste competenze le ha, eccome, si è rivelata ancor più inefficiente per il fatto che ha dovuto annullare, per la malattia dei suoi generali, le più grandi manovre della storia, che si sono concluse con un’ignominiosa ritirata.

Lo stato di emergenza lo si può gestire solo se si è preparato per tempo l’intero sistema, con la possibilità di un’estensione istantanea  delle normali strutture, da un lato, a  dei “riservisti”,  e dall’ altro a scorte di materiali e impianti industriali, che si debbono mantenere costantemente  disponibili.  Invece, durante tutta la pandemia,   non si sono riusciti a trovare, né i medici, né le mascherine, né i posti letto, anche se tutto ciò sarebbe  stato prescritto dai vari protocolli esistenti (sulla carta).

La Catalent di Anagni, dove l’Astra Zeneca tiene 30 milioni di dosi

2.La pandemia e il codice penale

Lo Spiegel ha reso noto a tutta Europa un fatto che invece viene taciuto dai media italiani: ch’ è in corso dinanzi  al Tribunale di Bergamo una “class action” di 500 parenti delle vittime contro il Governo italiano, per non aver aggiornato, fino dal 2006, gli standards di prevenzione delle epidemie. Un rapporto su quest’omissione dell’OMS era stato ritirato su pressione del nostro Governo.

Mentre si sta dunque discutendo  in tribunale  sulle responsabilità del nostro Governo per la prima ondata, intanto è già insorto un nuovo problema: neppure dopo molti mesi dall’ inizio della pandemia si sono ancora approntati i rimedi ora necessari (vale a dire una solida catena di forniture vaccinali). Anche qui è stata nominata una commissione d’inchiesta, questa volta del Parlamento Europeo.

L’aspetto più grave è  che l’industria farmaceutica europea, che, con la sola eccezione del “Vaccino di Oxford” (AstraZeneca, partecipata dal Governo inglese), non ha ancora approntato alcun prodotto concretamente utilizzabile, non ha sviluppato nessun brevetto, e, quando opera, lo fa su licenza delle controllanti anglo-americane, che dispongono a loro libito del prodotto.

Inoltre, AstraZeneca, oltre a rivelare vari aspetti dubbi dal punto di vista medico, sta tenendo comportamenti inspiegabili, come quello di stoccare di nascosto enormi quantità di dosi, fornire solo il 15% del promesso, non attivare gli stabilimenti europei, mentre non ha mancato un colpo nei rifornimenti al Regno Unito (da cui dipende). Comportamenti che rasentano gravi reati, e che dovrebbero portare normalmente alla revoca delle licenze. E, da parte del Governo inglese, rasentano il livello di un atto di guerra contro l’Europa.

Ciò deriva da una carenza ben più profonda del sistema europeo. La struttura industriale europea non è propriamente “globalizzata”: è semplicemente ancillare di quelle americana e inglese, e questo lo si è visto in tutti gli aspetti della reazione alla pandemia. D’altronde, questo è ciò che accadeva, nel COMECON, nei rapporti Unione Sovietica-satelliti, e nell’ America Latina nel Secondo Dopoguerra (secondo la “Teoria de la dependencia”).

Durante gli ultimi settantacinque anni, l’industria europea, che a suo tempo aveva presidi importantissimi in tutti i campi, non ha fatto che svuotarsi, a vantaggio di tutti gli altri Continenti (bati pensare a BMW, a Olivetti, a Minitel, al Concorde) sì che ora siamo a implorare Inghilterra, America, Russia, Cina e India di darci un po’ dei loro vaccini. Il comportamento di Big Pharma dimostra che, contrariamente a quanto sostenuto dai liberisti, non è affatto indifferente se la proprietà e il controllo delle imprese sia o meno sul nostro territorio: le controllate europee di Big Pharma non hanno alcuna autonomia, e per giunta le loro lobbies influenzano le nostre autorità, che le trattano con eccessiva accondiscendenza (garantendo alle case madri profitti inimmaginabili: vedi il caso Bourla). L’ideologia liberista e la cosiddetta “delega” all’America della funzione “difesa”ha semplicemente portato allo smantellamento delle imprese strategiche degli Stati Membri, senza sostituirle con dei “campioni europei”, lasciandole migrare verso gli USA, dove il loro sostegno da parte dello Stato si basa sul colossale bilancio della Difesa, finanziato con i “tributi” degli alleati.

Gli Stati Membri avevano conferito l’anno scorso alla Commissione un mandato (per altro molto debole)  relativo all’ acquisto dei vaccini, e, a sua volta, la Commissione aveva fatto affidamento, assurdamente, su qualche scarsa impresa farmaceutica europea (come CureVac e Sanofi, che non sono riuscite a produrre alcun vaccino), e soprattutto su quelle americane e inglesi (che potevano fruire, da un lato, della ricerca batteriologica militare, e dall’ altro, dell’influenza finanziaria e lobbistica di “benefattori” come Bill Gates).

La Commissione (e gli Stati membri) hanno negoziato in uno spirito di sudditanza contratti iniqui, che oggi non hanno il coraggio d’ impugnare in giudizio, neppure dopo le ingiunzioni di Italia e Germania, e nemmeno di mostrare; stanno ancora accettando che, in violazione di tali contratti, le case farmaceutiche dirottino il grosso della produzione in America (da cui esiste un divieto di esportazione), in Inghilterra, in Israele, nell’ Anglosfera e nelle monarchie del Golfo, e, questo, nonostante che esistano precisi strumenti comunitari per bloccare queste esportazioni, che Draghi chiede inutilmente di attuare. Qualcuno dovrebbe dimostrarci anche che i nuovi contratti che si stanno stipulando non contengano le stesse clausole vessatorie del contratto AstraZeneca (carattere facoltativo degli impegni di fornitura, divieto di fabbricazione sul territorio, esclusione della responsabilità).E qualcuno dovrebbe anche spiegarci perchè non si possano applicare le altre norme di emergenza, come la sospensione dei brevetti chiesta dai Paesi in Via di Sviluppo, o le licenze obbligatorie previste dal diritto brevettuale, e, anzi, si siano addirittura edulcorate, dopo l’intervento italiano, le regole del Nuovo Meccanismo di Controllo. Solo l’Italia ha vietato, provocatoriamente, una singola esportazione (probabilmente perché già conscia dell’enorme stoccaggio clandestino  in corso ad Anagni) prima dell’ ammorbidimento delle regole, mentre tutti gli altri Stati membri hanno permesso (e continuano a permettere) di esportare dall’ Europa milioni e milioni di dosi prodotte dalle filiali europee delle multinazionali, secondo l’arbitrio di queste ultime, in spregio ai contratti e alla situazione di emergenza. Tali esportazioni stanno continuando indisturbate. Per tentare attuare il divieto generalizzato previsto nelle nuove norme europee e ribadito dalla Commissione e dal Consiglio occorre, ora addirittura creare quel novello  “Asse Roma-Berlino” che Draghi sta promuovendo, per forzare tutti a un atteggiamento più assertivo.

L’EMA, (che aveva autorizzato da mesi l’Astra Zeneca, non ancora autorizzata in America, e che tanti problemi sta avendo ancor ora), di converso sta boicottando fino a quando può lo Sputnik V russo, utilizzato da tempo in 40 Paesi in tutto il mondo, compresi l’Ungheria e San Marino, mentre la comunità scientifica e l’industria farmaceutica,  in Germania e in Italia, non vedono l’ora di poterlo importare. Si lascia trapelare, neppure troppo velatamente, che l’obiettivo è evitare di far fare una “bella figura” alla Russia, mentre l’America e l’Inghilterra ci stanno negando i loro vaccini, e perfino le licenze per fabbricarli, provocando morti e perdite economiche.

La Landesgemeinde di Appenzell/Inner Rhoden, il solo esempio sopravvissuto di democrazia diretta degli antichi Indoeuropei.

3.Discutere di sovranità alla Conferenza sul futuro dell’ Europa

Solo adesso Breton e Giorgetti stanno lavorando per reperire stabilimenti convertibili a produzioni su licenza di imprese extraeuropee, che invece avrebbero dovuto esistere anch’essi da un anno. Purtroppo infatti , molti Paesi europei, e ,”in primis” l’Italia, avevano smantellato a tal punto le loro tradizionali strutture farmaceutiche (basti pensare alla Sclavo e agli stessi laboratori dell’ Esercito), che una produzione autonoma sarebbe oggi impensabile.Questo smantellamento è stato un esempio di assenza di volontà autonoma europea, mentre le industrie farmaceutiche erano, e sono ancora, un possibile candidato per un “campione europeo”.

Nessuno  ricorda la definizione di Carl Schmitt, “Sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione”. Orbene, lo “stato di eccezione” è proprio ciò su cui il sistema europeo è inidoneo a decidere, come dimostrano i fatti di quest’anno. Il che è gravissimo proprio in un momento in cui spirano venti di guerra fra le Grandi potenze, e, come ha detto Blinken, l’Europa è ancora libera di non scegliere. La capacità di gestire lo Stato d’Eccezione è infatti fondamentale per salvaguardare la vita dei cittadini europei in una situazione di conflitto.

Tutto questo accade, certamente, secondo il tradizionale insegnamento federalista, perché l’ Europa non è uno Stato, non diciamo forte, non diciamo unitario, ma, almeno, federale. Quindi, come scrive Davide Nava su “L’Unità Europea”, “La risposta imperfetta della Commisdsione e degli Stati membri è forse il massimo che si può pretendere allo stato attuale di questa Unione Europea”.Ma anche per una totale deformazione culturale, in base alla quale si è negata nei fatti l’identità europea, si sono confuse dilettantescamente le competenze di Chiesa e Stato, si è battezzata “democrazia” l’anarchia istituzionalizzata (per esempio degli Enti locali italiani e tedeschi), lasciando il campo aperto un po’ a tutti, le sette, le Chiese, le lobbies, le potenze estere, le multinazionali, i servizi segreti, le corporazioni, gli Enti locali, tranne che all’intelligencija europeista, ai campioni europei e ai cittadini. Cosicché siamo stati soggetti, su una vicenda da cui dipende la sopravvivenza fisica dei nostri popoli, ai diktat di Trump e di Biden, al narcisismo dei virologhi, all’arroganza del Big Pharma, alla demagogia dei populisti, al protagonismo dei capipopolo,  degli affaristi  locali e dei media. Giunge ora la notizia che, dopo un gran discutere di competenze regionali, nazionali ed europee, la Campania ha appena stipulato un contratto di acquisto dello Sputnik. Se può la Campania, non si capisce perchè non lo possa l ‘Unione.

Nel frattempo, ci è voluto più di un anno per varare un piano di rilancio economico che ha meno risorse di quelle che avrebbe dovuto mobilitare un normale Quadro Pluriennale 2021 (e non è ancora operativo), che è infinitamente inferiore a quello americano e agli stessi progetti cinesi varati prima della pandemia (che lì non c’è mai stata), e che, comunque, non affronta in alcun modo i temi di fondo che i Parlamenti americano e tedesco hanno appena affrontato. Non  basta, infatti, ripristinare la (catastrofica) situazione precedente alla pandemia, bensì occorre “ripartire da 0”, come il Rapporto Schmidt invita l’ America a fare, partendo da un “Consiglio della Competitività Tecnologica”, che sia umanamente, culturalmente, giuridicamente, economicamente e professionalmente,  attrezzato a gestire unitariamente le emergenze di oggi: sanitaria, digitale, di sicurezza.

Il Consiglio della Competitività  Tecnologica proposto dal Congresso corrisponde a quello che noi chiamiamo “European Technology Agency”. Vorremmo vedere come si potrà negarne l’utilità ora che il presidente della più importante società informatica del mondo è riuscito farlo approvare, in veste di presidente di una commissione parlamentare speciale, dal Congresso degli Stati Uniti, proponendolo al Presidente degli Stati Uniti.

Non per nulla Manon Aubry, che tanto violentemente ha attaccato la gestione europea della pandemia, e sta promuovendo una commissione d’inchiesta sui vaccini, si mostra sconcertata per il senso d’impotenza che traspare dall’atteggiamento della Commissione. Tutti tendono a vedere tale impotenza come un fatto puramente giuridico: l’Unione non ha certe competenze giuridiche in campo sanitario, che invece avrebbe se vi fosse la mitica costituzione federale. Questo  giudizio è irrealistico. Spesso, gli organi esecutivi dello Stato non hanno certi poteri, ma, di fatto, se li prendono quando ciò si rivela indispensabile: la “costituzione materiale” è sempre diversa dalla “costituzione formale”. Basta vedere come si comportano, nei casi di guerra, i presidenti americani. Intanto, per le enormi lacune che esistono in tutte le leggi costituzionali; poi, perché leaders carismatici riescono ad ottenere la compliance alle loro esortazioni senza dover ricorrere ai carabinieri, né ai colpi di Stato. E, infine, perché tutte le rivoluzioni (e noi andiamo conclamando che quella federale europea è una rivoluzione), non sono, né balli di gala, né passeggiate nel parco.  Ciò era scritto pure nel Manifesto di Ventotene (ma non era poi stato fatto).

La realtà è che l’ideologia “mainstream” nega agli Europei il diritto di essere assertivi, e per questo non emerge quello che Giscard d’ Estaing chiamava “l’Europe Puissance”.

Ciò si traduce, sul piano costituzionalistico, nella la confusione fra Europa, Unione Europea, Federazione, Confederazione e Stato Unitario è totale. Il ministro Orlando ha affermato, a proposito dei vaccini: “la guerra non si può fare in modo federale”. Ma allora, gli Stati Uniti, che sono una federazione, come hanno fatto a condurre continue guerre da 300 anni a questa parte: indiana, d’ indipendenza, contro il Messico, civile, contro i Mormoni, contro la Spagna, contro gl’insorti filippini, le Guerre Mondiali, di Corea, del Vietnam, del Golfo, dell’Afganistan…

Ciò detto, per ovviare a situazioni come quella attuale, la capacità decisionale del vertice europeo va ovviamente comunque incrementata, con un mix d’interventi culturali, politici e legislativi.

Dal punto di vista culturale, occorre eliminare i diversi tabù che offuscano l’identità europea (alimentati dall’ignoranza -cfr. Tinagli e Iacci– dalla “Cancel Culture” e dalle leggi memoriali-cfr. Nora-Chadernagor-), e paralizzano i comportamenti dei vertici. Occorre riconoscere coraggiosamente come parte della nostra identità periodi e fenomeni pudicamente sottaciuti: la preistoria, la kalokagathìa,  le lingue classiche, il “barbaricum”, il “kathèchon”, l’ Euro-Islam, i progetti europei premoderni, Leibniz, Voltaire, Nietzsche, la psicanalisi, Coudenhove-Kalergi, gli eurasiatisti, Galimberti, il postumanesimo e transumanesimo…

Dal punto di vista politico, va consolidata l’idea di un Movimento che riunisca tutte le tendenze che vogliono rafforzare l’Europa, senza, né discriminazioni, né subalternità verso i partiti o verso le istituzioni, così come Gandhi si poneva nei confronti del Congresso e dei partiti che lo componevano.

Dal punto di vista istituzionale, occorre rafforzare la collegialità delle posizioni apicali, una costituzione leggera ma efficiente, una legge europea sullo Stato di Eccezione, un’Intelligence e un cyber-esercito europei, un’Accademia Militare e un’Agenzia Europea delle Tecnologie (sul modello della proposta Schmidt al Congresso e al Presidente americani). Occorre creare e rafforzare in tutti i campi una base industriale comune sui modelli di Airbus, Arianespace, Galileo e Gaia-X.

Il tutto, in un momento di estrema ebollizione degli equilibri mondiali, in cui l’ Europa funge più che mai da “vaso di coccio” negli scontri fra grandi potenze, e comunque la sua ambizione di costituire il “Trendsetter del Dibattito Mondiale” risulta smentita dagli atteggiamenti ondivaghi di Stati Membri e Istituzioni.

Tutti questi punti dovrebbero essere discussi nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa che è stata lanciata il 10 Marzo, la cui agenda non potrà certo costituire un’esaltazione dello status quo, così poco apprezzato, non solo dai cittadini europei, ma perfino dai movimenti europeisti, dall’ accademia e dai governi nazionali, bensì una riflessione lucida sugli errori commessi, e una spinta verso il rinnovamento.

COMMENTI ALLA STRATEGIA NAZIONALE PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE,ALLEGATO n 3. CORRISPONDENZA

Nella tornata di Novembre, il Parlamento è chiamato a sdecidere sugli emendamenti alla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio dell’ UE per il 2021

Torino, 24/4/2020

Al Presidente del Parlamento Europeo

David Sassoli

Signor Presidente,

Mi permetto di inviarLe con urgenza questa mia opera, la quale tratta di un tema attualmente in discussione per il 28 aprile dinanzi alla Commissione Industria, Ricerca e  Energia del  Parlamento (il nuovo regolamento e la nuova agenda dell’Istituto Europeo d’innovazione e Tecnologia), relativamente al quale mi permetto di trovare poco appropriato il calendario dell’iter approvativo  quale emerge dal sito del Parlamento (https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/ITRE-OJ-2020-04-28-1_IT.html).

Le ragioni della mia critica sono contenute nel sito nel libro allegato “European Technology Agency”.

In sintesi, trovo prematuro approvare l’agenda e le modifiche al regolamento specifico dell’EIT (su cui le Istituzioni avevano già tanti dubbi) nel bel mezzo della crisi del Coronavirus (e senza sapere come questa andrà a finire), e, per giunta, stralciando una parte del budget pluriennale 2021-2027, che, secondo le Sue affermazioni e quelle della Presidentessa von der Leyen, dovrebbe essere tutto dedicato al cosiddetto “Piano Marshall”.

Ma c’è di più: secondo la tesi contenuta nel libro, si dovrebbe porre finalmente fine alla dispersione delle attività dedicate alla tecnologia in Europa, mettendo insieme l’ ESA, l’EIT e  l’AED,  per creare un DARPA, un MITI, un Commissariat au Plan o un’ IRI europea,  capace di riunire le scarse forze esistenti nel nostro Continente quanto a intelligenza strategica, finanza, tecnologie innovative, capacità di management e di ricerca, per  condurre finalmente una concorrenza efficace alle grandi potenze (ammesso che la si voglia fare). Si noti che, secondo il recentissimo studio pubblicato proprio dal Parlamento (allegato), la Cina ha oramai superato l’ Europa fin dal 2013 quanto a spese di ricerca e sviluppo. Domani l’EIT potrebbe non esserci neppure più, o, meglio, essere sostituito da qualcosa di molto più solido ed efficiente. Non possiamo compromettere il futuro approvando alla chetichella una soluzione stralcio..

Infine, la vergognosa vicenda di Immuni (copia pura e semplice dell’ Ant di Alipay, contratto segreto, abbandono del consorzio europeo,  indecisione sulle soluzioni tecniche, interferenze di Google e Apple, boicottaggio delle Regioni), dimostra che, prima che di soldi, abbiamo bisogno di idee e di potere. Il Parlamento deve bloccare Immuni e tutte le iniziative analoghe degli altri Paesi, e finanziare direttamente, con i soldi destinati all’ EIT, una sola soluzione e europea, obbligatoria dovunque, e messa a disposizione dalla Commissione Se necessario, occorrerà acquistare da Alipay una versione  modificabile, in cui inserire  tutte le regole del GDPR, e immagazzinare i dati in un server europeo, sotto il controllo della Corte di Giustizia e dell’ Europol.

Vorrei anche sfatare un mito, quello secondo cui l’Italia non avrebbe nulla da guadagnare dal potenziamento delle alte tecnologie, perché non avrebbe aziende qualificate, come l’Airbus o la SAP. Vorrei ricordare a questo proposito che l’Italia, oltre ad avere, come noto, una tradizione eccezionale (anche se purtroppo spezzata sul nascere) nel settore informatico, dispone attualmente di due centri fondamentali dell’industria spaziale europea, con cui ho avuto l’onore di collaborare: l’Avio di Colleferro, che fabbrica il lanciatore Vega e il booster dell’Ariane, e l’Alenia Thales di Torino, che fabbrica lo Space Rider, il Veicolo di Rientro Spaziale lanciato con il Vega.

Spero che apprezzerà la mia franchezza e che vorrà dare seguito, almeno parzialmente, a questi miei suggerimenti, intanto chiedendo una pausa di riflessione nell’iter approvativo del nuovo regolamento e dell’ agenda dell’EIT, e, poi, richiedendo anche un ampio dibattito sul bilancio pluriennale 2021-2027 per ciò che riguarda le nuove tecnologie. Mi sembra infatti che ci sia molta attenzione per le spese straordinarie per ovviare ai costi della crisi (non solo quella del Coronavirus, ma anche e soprattutto quella preesistente, e sottaciuta, dell’ economia), che non per gl’investimenti volti a creare nuove aree di attività (web economy, computers quantici, comunicazione digitale), e, quindi, nuove imprese, nuovo export, nuovi mercati, nuovi profitti, nuovi posti di lavoro, nuovi redditi.

Questo è particolarmente grave per un Paese come l’Italia, che, in passato (Olivetti), ma anche nel presente (Alenia Thales, Avio) ha enormi competenze tecnologiche non sfruttate, mentre infuria la disoccupazione, e, in particolare, quella intellettuale. Il miglior aiuto che l’ Europa potrebbe dare all’ Italia (e ai Paesi del Mediterraneo) sarebbe creare, intorno ad Enti Europei (come l’ESA, Arianespace e Galileo), delle nuove Silicon Valley (delle nuove Hanzhou e Shenzhen), per esempio in Alto Lazio (Frascati-Colleferro), e in Piemonte (Torino-Ivrea), per fare concorrenza, per esempio, al DARPA e a Elon Musk (come spiegato dettagliatamente nel libro allegato).

Ma, ora, il problema numero uno è bloccare prima di martedì prossimo (il 28) l’intempestiva approvazione delle proposte sull’ EIT da parete della Vostra Commissione Industria, Ricerca e Innovazione..

L’Associazione Culturale Diàlexis e il sottoscritto sono comunque a Sua completa disposizione per approfondire questi temi. Tra l’altro, avvicinandosi la celebrazione del 9 maggio, saremmo lieti di avere una Sua partecipazione digitale (scritta o filmata) alle nostre manifestazioni. Invieremo al Suo staff i necessari link

RingraziandoLa per l’attenzione,

Buon lavoro,

Per l’Associazione Culturale Diàlexis,

Il Presidente

Riccardo Lala

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La relazione proposta dalla Commissione annulla molti dei tagli proposti dal Consiglio

Da: SASSOLI David, President <President@europarl.europa.eu>
Inviato: martedì 12 maggio 2020 11:07
A: Riccardo Lala <riccardo.lala@alpinasrl.com>
Oggetto: RE: Sessione straordinaria del 28 aprile della Commissione Industria, Ricerca e Energia D(14934)

Caro Dott. Lala,

Grazie per la Sua cortese lettera, per la pubblicazione “European Technology Agency” e per le proposte dell’Associazione Culturale Diàlexis sui nuovi ecosistemi tecnologici.

Il pacchetto “EIT” sta seguendo la normale procedura legislativa e si trova attualmente in prima lettura ad una fase iniziale. In occasione della riunione della commissione ITRE, lo scorso 28 aprile, si è tenuto un dibattito approfondito che ha messo in luce come la crisi provocata da Covid 19 sia attualmente al centro del confronto e delle decisioni politiche europee. È in questo contesto che gli europarlamentari di ITRE sono ora chiamati a presentare gli emendamenti al pacchetto “EIT”. Relativamente alle implicazioni sul bilancio dell’EIT, il Consiglio Europeo sarà inoltre chiamato a decidere sul prossimo Quadro Finanziario Multilaterale (MFF), relativamente al quale la Commissione europea avanzerà presto una nuova proposta che dovrà riflettere la nuova realtà della crisi Covid 19 e della risposta da dare a quest’ultima.

Ho trasmesso la Sua pubblicazione al Segretariato della commissione ITRE affinché possa essere distribuita ai Relatori del pacchetto “EIT”. La invito inoltre a mettersi direttamente in contatto con i membri della commissione ITRE per assicurarsi che la sua proposta possa giungere ai legislatori che, in ultima istanza, saranno chiamati a decidere sulla questione.

Cordiali saluti,

David Sassoli

Turin, 24/4/2020

La relazione della Commissione propone un aumento considerevole dei contributi del bilancio 2021 alle priorità del Parlamento

Ursula Von der Leyen

Betr.: Marshallplan und Technologie : Sitzung 28 April des EP um EIT

Frau Präsidentin,

Wir wünschen hierbei Sie über die Sitzung , diejenige schon für April 28 bei dem Ausschuß “Industrie, Forschung und Energie” des Europäischen Parlaments,um das  Europäische Innovations- und Technologieinstitut  und die damit verbundene Strategische Innovationsagenda 2021–2027: Förderung des Innovationstalents und der Innovationskapazität programmiert ist aumerksam machen (sieh die  Tagesordnung des Ausschusses https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/ITRE-OJ-2020-04-28-1_DE.html ).

Wir betrachten das betreffende Vorhaben als unlogisch und gefährlich. In der Tat, ist, nach der Koronavirus-Krise, alles verändert, in Europa und überall in der Welt; infolgedessen, müssen alle vorherige Politiken durchgedacht werden. Wie Sie gesagt haben: “Die vielen Milliarden, die heute investiert werden müssen, um eine größere Katastrophe abzuwenden, werden Generationen binden. Deshalb haben wir die Pflicht, das Geld aus unserem nächsten Haushalt besonders klug und nachhaltig zu investieren. Es muss bewahren helfen, was uns lieb und teuer ist und das Gefühl der Gemeinschaft unter den Nationen Europas erneuern. Und es muss eine strategische Investition in unsere Zukunft sein”Damit unser Haushalt den neuen Anforderungen gerecht wird, müssen wir ihn entsprechend zuschneiden”

Im Licht Ihrer oben erwähnten Betrachtugen, fragen wir uns, welches Sinn eine neue Regelung  für Technologie in Europa machen kann, die schon vor der Entstehung der Koronavirus-Krise ausgedacht wurde, und die in diesem Augenbick diskutiert wird, wenn man noch nicht weißt, wie Dinge am Ende gehen werden, und  welche Strategie Europa für die nächsten 7 Jahre wählen wird. Sie haben auch eine erweiterte Debatte darum aufgefordert.

Zweitens, sollte sich die Konferenz für die Zukunft Europas nach dem technologischen Übergang, und nicht nach dem Status Quo,richten. Die bisherigen technologischen Tätigkeiten in Europa waren offenbar schon vor der Krise nicht zufriedenstellend. Die Rückständigkeit Europas gegenüber Amerika und China (Web Economy, Big Data, Kryptowährungen)  is ständig gewachsen, und wächst noch jetzt. Wie das europäische Parlament selbst festgestellt hat, hat China Europa seit 2013, für was die Investitionen in R&D anbelangt,  überwunden (sieh Anhang1). Was will Europa dagegen tun?

Sogar wenn die Politik dazu nicht zustimmen wollte, wird die wirtschaftliche Lage Europas am Ende der Krise so viel  geändert sein, daß die vorigen Prioritäten automatisch umgewältzt werden. Dies gilt auch für die Prioritäten der Kommission, wo die Fähigkeit neue, bedeutsame, Ertragsquellen für Bürger (nicht nur rechnungstechnischer Art) zu erschliessen, eine vorrangige Rolle spielen wird.

Sie auch haben gesagt: “Unsere Welt hat sich verändert”. Die bisherigen Praxen der europäischen Wirtschaft, wobei die neuen Entwicklungen in den Gebieten der Verteidigung, des Raum- und Luftfahrts, des Digitalen, der Biologie, der Transporten, der Umwelt, der Kommunikation, der Organisation, zu zersplittert waren, um eine kritische Masse gegenüber die Wettbewerber darzustellen,  müssen durchaus übergedacht und überwunden werden. Ein einziges europäisches Programm muß die Zentralbank, die Europäische Investitionsbank, die Kommission, den Rat, die Staaten, die Laender, die Unternehmen und die Städte so einbinden,  um uns zu erlauben, gleichzeitig DARPA und “China 2050” zu widerstehen.

Mitgliedstaaten benützen heute die Möglichkeiten, die paradoxerweise von der Krise angeboten weden, in einem selbstzestörerischen Weg. Z.B., haben die Italiener von “Immuni” das europäische Konsortium “PEPP-PT” verlassen, und jetzt werden sie von den italienischen Regionen, von Google und Microsoft boykottiert. Die Union muß diese Verwirrung aufhalten! Sie muß ein europäisches “Immuni”, mit Anwendung vom GDPR, unter der Kontrolle des europäischen Gerichtshofs und von Europol bereitstellen! Europa muß der Garant des GDPRs sein.

Mit all diesem in Sicht, haben wir jetzt das Buch “The European Technology Agency, with a proposal of Associazione Culturale Diàlexis for the Conference on the Future of Europe” (Anhang 2) herausgegeben, das wir hoffen, den europäischen Gesetzgebern von Hilfe sein kann, wenigstens mit dem analytischen Vorschlag, der als Beilage des Buches erscheint. Wir senden das Buch auch den dazu zuständigen Kommissaren und Euroabgeordneten, in der Hoffnung, daß jemand zeitgemäß handelt.

Wir werden diese besondere Aufmerksamkeit auch zum Gedenken des 70.ten Jahrestags der Schuman Deklaration, und des 2500.ten Jahrestags der Kämpfe an den Thermopylen and von Salamina,  zwischen dem 9.ten Mai bis die ersten Tage von September widmen, die wir durch eine Serie von digitalen Veranstaltungen beleben werden, zu denen, hoffen wir, die Institutionen teilnehmen werden.Wir werden Ihrem Staff die link übersenden.

Wir hoffen auch, daß diese Veranstaltungen den Anfang einer kulturellen Bewegug darstellen können, diejenigen  die heutige Haltung der europäischen Eliten verändern wird. Sie sollen nicht die “planlosen Eliten” bleiben, die schon seit 30 Jahren Glotz, Hirsch und Süßmuth stigmatisiert hatten.

Wir bleiben jedenfalls zu Ihrer Verfügung, diese Themen zu vertiefen, mit dem Zweck einer erfolgreichen Lösung der vielen und dringlichen Fragen, die heute vor Europa stehen.

Ich danke Ihnen im vorab für Ihre Aufmerksamkeit, und verbleibe,

Für Associazione Culturale Diàlexis,

Der Vorsitzende

Riccardo Lala

Il Condiglio insiste sul taglio dei “programmi faro” per controbilanciare gli oneri aggiuntivi derivanti dal prefinanziamento dei programmi

Turin, 14/5/2020

To the members of the European Council

Ladies and gentlemen,

We had addressed ourselves to the rapporteurs to the Committee “Industry, Research and Energy” of the European Parliament in the session of April 28 for the discussion (and possible approval in first reading) of two proposals, concerning a revision of the regulation governing the EIT, and its re-financing for the period 2021-2027.

In that letter, we emphasized  that, after the Coronavirus crisis, everything had changed in the world, so that  preceding policies should be in any case modified. As President Ursula von der Leyen had said “…because this crisis is different from any other, so must our next seven-year budget be different from what we know. We will need to frontload it so we can power investment in those crucial first years of recovery”.

We had sent to the rapporteurs  the digital file of the book  “A European Technology Agency”, which we send to each of you, including a proposal of Associazione Culturale Diàlexis for an overall restructuring of European technology policy alongside the Commission’s priorities, and especially its Digital Strategy, thoroughly revised in the light of the recovery needs after the incoming economic crisis and Coronavirus.

We start by noting that the European Coal and Steel Authority, of which the 9th of May has been the anniversary, was at the end of the day a European agency for the management of a European consortium, which, at that time, represented the core of crucial industries. In the same way, we propose now to put, under the common European control, the most sensitive European industries: the ones of new technologies. As the Coal and Steel Industries were pooled because they constituted the basis of military preparedness, such are today Internet, European Champions, Artificial Intelligence, Digital Currencies, Energy control, Biomedical.

The approach followed up to now, where new technological developments in defence, aerospace, digital, biology, transportation, environment, communication, organisation, are so much dispersed as to result ineffective , has to be reconsidered thoroughly, with the idea of a sole planning organisation, common to EIB, Commission, Council, Member States, Regions, Companies and Cities, which may concentrate this huge effort of the next few years, for challenging, from one side, DARPA, and, from the other, “Made in China 2025”and “China Standards 2035”.

Let’s recall also that Jean Monnet, before been appointed the first Chairman of the High Authority, had been the French Commissaire Général au Plan, and before, had worked for a military consortium of the Allied forces.

It is sufficient to say that, as it results from the papers to which the Parliament is confronted now for the discharge of their  accounts, the Agencies and Public-Private Entities of the Commission (mostly with high technological responsibilities) are almost 40, to which important entities such as ESA have to be added. It would be much more reasonable to have a sole big entity like MITI or DARPA, with a global vison of what is going on in all branches of technology, and the capability to react immediately.

We had sent the book and the proposals to members of Parliament and relevant Commissioners, urging them to consider its arguments and the proposals contained in it. Finally, we are also preparing a second book, devoted to a debate among intellectuals, politicians, European Movements  and  civil society, on technological humanism in Europe after coronavirus. We hope we will receive contributions from everybody, in time for influencing the ongoing debates. Of course, we think, in fist instance, of the addressees of this communication.

The basic idea is that, already before the Coronavirus crisis, the authoritative studies carried out by the French Senate (Rapport Longuet) and by the German Government (Nationale Wirtschaftsstrategie) had certified that Europe has no prospect to recover in time its positions in web industries, European Champions, cyber-intelligence, Artificial Intelligence, quantum computing, cyberwar, digital currencies, biotechnologies, before the proposed deadline of 2030, and the joint French-German Manifesto has already been overcome by the events of the last few months.

As a consequence, Europe’s situation is  condemned to deteriorate constantly, from the point of view of overall economic results (see Mazzucato, Morozov and Zuboff), from the one of military security (De Landa, Dinucci, Mini) of environmental crisis (Greta Thunberg, “Laudato Sì, Querida Amazonia) and of the protection of citizen’s rights (Assange, Snowden, Greenwald), unless the European Union undertakes an overall strategy of reflection, of political debate, of institutional reform, culminating in a new era of Digital Humanism, alternative to the one of Superpowers.

For the above reasons, during the discussions about the 2021 seven years budget which are bound to start soon, as well in the ones that must precede the Conference on the Future of Europe, the question of an overall restructuring (philosophical, conceptual, geo-political, institutional, technological and financial) of the orientation of European society cannot be escaped.

For these reasons, a preliminary question is whether the existence of EIT still makes sense, and whether or not should it be merged with ESA and other entities.

Let’s recall just some fundamental and unresolved issues, which have to be addressed before it is too late:

-the lack of a digital-humanistic ruling class;

-the abuses of the digital-military complex in the areas of data storage, tax evasion and antitrust;

-the upgrading of the European society, from an Industrial Society, to a Society of Intelligent Machines;

-Europe as an ideal battlefield among great powers in all possible areas of human life: economic war, battle of narratives, NCBW, political destabilisation…

Our book, and our formal proposal for the Conference, has the ambition to suggest the headlines of a global response to these unanswered questions

President Sassoli has replied to us very kindly, suggesting to address all the members of the ITRE Committee, who are, in last instance, responsible for a decision together with the Council (see below).

We are at your disposal for further illustrating the proposals, as well as for collaborating with your services in arriving at more concrete results. At the same time, we are addressing the same appeal to the Commission, so that this crucial deadline of European history is not missed.

We would be honoured by any reaction on your side, and we remain available for any form of cooperation.

Thanking you for your attention,

Kindest regards,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis

CHE FINE HA FATTO LA STRATEGIA INDUSTRIALE EUROPEA?

Jean-Jacques Servan Schreiber

Pubblichiamo qui di seguito, con una breve premessa, la versione italiana del post di “Technologies for Europe”, in cui si è relazionato sulle lettere aperte inviate, dall’ Associazione Culturale Diàlexis, a Parlamento, Consiglio e Commissione.

1.Breve storia della politica economica e industriale dell’ Europa.

Qui vogliamo mettere in evidenza soprattutto che, come risulta dallo screenshot, allegato, del sito della Commissione, quest’ultima aveva previsto l’ambiziosissima tappa di una “Strategia Industriale Europea” come inserita (per marzo 2020), nel percorso per pervenire al “Green New Deal”. Orbene, senza una strategia industriale non è possibile nessun’altra strategia. Anche perché, oggi, i confini fra industria, da una parte, e cultura, geopolitica, biopolitica..,sono divenuti evanescenti.

A parte il Coronavirus, i rapporti fra strategia industriale e Unione Europea sono stati sempre difficili, perché, nonostante che Jean Monnet fosse stato il più importante pianificatore (nel senso sovietico del termine ), che mai abbia avuto l’ Europa Occidentale (era il “Commissaire Général au Plan), e nonostante che la CECA fosse praticamente un cartello, i Trattati furono redatti con il supporto determinante di giuristi americani, legati nello stesso tempo alle banche d’affari e all’ Amministrazione Americana. Si legge per esempio testualmente nel suosito della sede di Bruxelles che  “Cleary Gottlieb’s Brussels office was established in 1960 as a direct consequence of the close relationship between French political and economic adviser Jean Monnet and former U.S. Under-Secretary of State, George Ball, one of the firm’s founding partners and legal advisor to Monnet on the implementation of the Marshall Plan and the drafting of the Treaties of the European Communities.”

Per questo motivo, i Trattati sono stati ispirati all’ideologia liberistica, e mirano soprattutto ad evitare la formazione di forti cartelli europei (i “Campioni Europei”, capaci di competere con i colossi americani.

Anche l’idea di una programmazione, amatissima dall’Amministrazione americana nell’ immediato Dopoguerra in quanto erede dell’economia di guerra (il Piano Marshall), divenne presto tabù.

Per questo motivo, né l’Unione Europea, né gli Stati Membri, avrebbero dovuto avere una politica industriale. Né, d’altro canto, una politica industriale ufficiale avrebbero gli Stati Uniti, dove, come brillantemente intuito da Kalecki, la politica industriale la fanno le forze Armate (per il tramite del DARPA).Perfino la Francia ha dovuto smorzare negli anni la sua politica indstriale, declassando il Commissariat Général au Plan al rango di un’ “Agency”:France Stratégie. Cosa che in epoca di neo-liberismo internazionale era capitato un po’ dovunque, dal Giappone alla Cina.

I pericoli di questa situazione erano stati giustamente posti in luce, nel 1968, da Jean-Jacques Servan-Schreiber, e, nel 1983, da Glotz, Lutz Suessmuth, ma senz’alcun risultato; anzi, l’ Europa subiva, nel 1973, la cisi petrolifera, e, negli anni successivo, l’aggravarsi del technological gap, restando esclusa (casi Olivetti e Minitel) dall’ informatica, per poi venire travolta dalle crisi delle Torri Gemelle, dei subprimes, delle sanzioni, delle guerre commerciali e del Coronavirus..

Le stesse cose le scrive ora, anch’essa con scarsi risultati, Mariana Mazzucato.

Solo l’anno scorso, con enorme fatica, il Ministro tedesco Altmaier era riuscito, scusandosi mille volte, a fare accettare l’idea di una “politica industriale per la Germania e per l’Europa”, ma, dopo consultazioni con l’industria tedesca e con i Francesi, si era accontentato di una versione edulcorata, che sarebbe forse stata fatta propria da Bruxelles se non fosse sopravvenuto il Coronavirus.

Alla fine di Febbraio, le domande di cassa integrazione in Germania erano raddoppiate, e la maggiore preoccupazione di Altmaier era stata quella di farsi autorizzare da Bruxelles a nazionalizzare le grandi imprese in crisi. La Commissaria Vestager faceva ancora di più: non solo concedeva l’autorizzazione, ma poneva anche il vincolo che l’intervento fosse provvisorio e che gli Stati Membri non richiedessero poteri nelle società “nazionalizzate”. Con il solito risultato di pubblicizzare le perdite e privatizzare gli utili.

Quindi, tutto il lavoro fatto sulla Strategia Industriale è oggi da rifare, e certo non lo si rifarà in tempo per progettare il budget 2021-2027.

In questo periodo, quando tutte le principali decisioni sono sospese in attesa che la pandemia prima o poi si attenui, non si può per altro perdere altro tempo nel decidere il futuro che vogliamo per l’Europa.I processi decisionali europei sono stati paralizzati  addirittura per due anni: prima, a causa delle Elezioni Europee, poi, per l’onerosa procedura necessaria per formare la nuova Commissione, e, finalmente, dallo stato di eccezione dovuto alla pandemia.

Ma già prima di allora si andava accumulando una gran massa di problemi irrisolti: l’incertezza nei rapporti con il resto del mondo, così come l’incessante decadenza demografica, culturale, politica, economica e tecnologica, rispetto agli altri Continenti.

Peter Glotz

2.Un muro di gomma contro la realtà

“Consapevole di questi pericoli, l’Associazione Culturale Diàlexis non si è mai stancata di sollecitare tutti i soggetti responsabili a farsi carico di quest’emergenza, facendola rientrare fra le priorità dell’Europa. Rendiamo conto sistematicamente, tramite questo sito, dei passi compiuti verso le varie Istituzioni. Per ora, solo alcune di esse hanno reagito.

Quando, parecchi decenni orsono, incitavamo di non cedere ad ideologie irrealistiche, nessuno ci ascoltava; quando tentavamo d’indirizzare gli Italiani verso lo studio del sistema sociale mitteleuropeo per trarne degl’insegnamenti, nessuno era interessato; quando viaggiavamo per tutto il mondo per promuovere una forma di globalizzazione che potesse essere feconda, al contempo, per l’Italia, l’ Europa e i Paesi terzi, tutti ci boicottavano; quando ammonivamo contro l’indifferenza verso l’assenza di un’identità europea, si negava perfino che ciò costituisse un problema; quando precisavamo che, con un tasso annuale di crescita del 4,5%, l’ Europa e l’ Italia si sarebbero trovate in una situazione di continua recessione, questo scenario sembrava impossibile. Ora, però, i dati circa il posizionamento dell’Europa nell’ economia mondiale negli ultimi 40 anni sono acquisiti e non possono essere smentiti. Se ad essi aggiungiamo gli effetti del Coronavirus, che sono, sì, imprevisti, ma però prevedibili, il giudizio sulle classi dirigenti di questi decenni non può essere che negativo.

Oggi, ammoniamo sul gap tecnologico ancora accresciuto fra l’ Europa, da una parte, e la Cina, gli Stati Uniti, la Corea del Sud e Israele, dall’ altra. Ancor oggi, i più tentano di distorcere il senso di quest’ammonimento, come se “nuove tecnologie” significasse solo Industria 4.0, auto elettriche, centrali solari e G5, mentre il mondo sta oramai viaggiando verso la Sorveglianza Totale, la concentrazione dei Big Data, i computer quantici e la corsa allo spazio.  Così, l’Europa rimarrà ancora più arretrata di quanto già lo sia, e sarà obbligata ad accettare, di fatto, le soluzioni ideologiche ed economiche che saranno scelte per noi dalle superpotenze tecnologiche.

Abbiamo già pubblicato le lettere inviate alla Commissione ITRE del Parlamento Europeo. Con questo post, riferiamo ora circa quelle indirizzate ai membri del Consiglio e della Commissione.

Fino ad ora, la sola Autorità che ha  si è espressa è stato il Presidente del Parlamento Europeo, Davide Sassoli.

Konrad Seitz

Torino, 22 Maggio 2020

Signore e Signori,

Abbiamo inviato ai membri del Consiglio Europeo (e alla Presidentessa Ursula von der Leyen) la seguente lettera, che ora inviamo anche a Voi per le specifiche competenze di ciascuno.

Cogliamo l’occasione per notare che, sul sito della Commissione, la pagina dedicata alla “Strategia Industriale Europea”, che farebbe parte della tabella temporale dello “European Green Deal, risulta mancante.

Capiamo che, nel mese di Marzo, all’apice della crisi del Coronavirus, sarebbe stato difficile decidere una Strategia Industriale Europea. Tuttavia, senza tale Strategia Industriale, nessun Piano di Rilancio avrebbe senso, specie se legato al budget settennale 2021-2027. Il nostro libro e la proposta, ad esso allegata, per la Conferenza sul Futuro dell’Europa, costituiscono un tentativo di colmare questa lacuna con la creazione di un nuovo soggetto dedicato a una parte decisiva di queste funzioni: le nuove tecnologie.  L’idea sottostante è che, nella terza decade del Terzo Millennio, nessuno dei problemi dell’Umanità (ambiente, pace, cultura, equità, salute), per non parlare dell’Europa, potrà essere risolto senza dominare le nuove tecnologie, e, innanzitutto, i Big Data, Internet, la cyber-intelligence, l’Intelligenza Artificiale, la finanza digitale. Fintanto che l’Europa rinuncerà ad avere le proprie Alte Tecnologie, la sua decadenza proseguirà all’ infinito.

Questo decennio sarà decisivo per i destini dell’Europa e del mondo.L’Europa non può rimanere lo spettatore passivo di una rivoluzione tecnologica  in contrasto con l’ “European Way of Life” e con gl’interessi legittimi degli Europei.

Confidiamo che le Istituzioni affronteranno questa contraddizione, operando sul bilancio settennale e strutturando adeguatamente la Conferenza sul Futuro dell’Europa. Siamo a Vostra disposizione per illustrarVi i nostri studi e i nostri dibattiti su quest’urgente materia.

RingraziandoVi per l’attenzione,

Per l’Associazione Culturale Diàlexis,

Il Presidente

Riccardo Lala.

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

Rita SŸuessmuth

Torino, 14/5/2020

Ai membri del Consiglio Europeo

 Signori e Signore,

Ci eravamo rivolti ai relatori della Commissione “Industria, Ricerca ed Energia” del Parlamento Europeo nella sessione del 28 Aprile per la discussione (e la possibile approvazione in prima lettura) di due proposte, riguardanti una revisione della regolamentazione dello IET, e il suo rifinanziamento per l’esercizio 2021-2027.

In quella lettera, sottolineavamo che, dopo la crisi del Coronavirus, tutto nel mondo è cambiato, cosicché le politiche preesistenti dovranno essere in ogni caso modificate. Come ha affermato la Presidentessa Ursula von der Leyen”…giacché  questa crisi è diversa da qualunque altra, il nostro prossimo budget settennale dovrà essere diverso da quanto abbiamo conosciuto. Avremmo bisogno di anticiparlo, in modo da poter sorreggere gl’investimenti in questi primi determinanti anni di rilancio”.

Avevamo inviato ai relatori la versione finale del libro “A European Technology Agency”, che inviamo anche a ciascuno di Voi, con allegata una proposta, dell’Associazione Culturale Diàlexis, di ristrutturazione globale della politica tecnologica europea in base alle priorità della Commissione, e, in particolare, la sua Strategia Digitale, profondamente rivista in base alle esigenze di rilancio dopo la crisi economica sempre più grave e il Coronavirus.

Notiamo intanto che l’Alta Autorità per il Carbone e l’ Acciaio, di cui il 9 maggio ricorreva l’anniversario, era in fin dei conti un’agenzia europea per la gestione di un consorzio europeo, che, all’ epoca, rappresentava il nocciolo duro delle industrie essenziali. Nello stesso modo, proponiamo ora di porre sotto un controllo europeo comune le industrie europee più sensibili: quelle delle nuove tecnologie. Così come le industrie del carbone e dell’acciaio erano state condivise perchè esse costituivano la base della mobilitazione industriale bellica, così oggi lo sono Internet, i Campioni Europei, l’Intelligenza Artificiale, le Divise Digitali, le tecnologie ambientali, l’industria biomedica.

L’approccio adottato fino ad ora, in base al quale le nuove tecnologie della difesa, dell’aerospazio, dell’informatica, della biotecnologia, dei trasporti, dell’ambiente, delle comunicazioni, dell’organizzazione, sono talmente disperse da risultare inefficaci, va riconsiderato radicalmente, con l’idea di un unico organismo di programmazione, comune alla Banca Europea d’Investimento, alla Commissione, al Consiglio, agli Stati Membri, alle Regioni, alle Imprese e alle Città, il quale potrà concentrare l’immane sforzo dei prossimi anni, per sfidare, da un lato, il DARPA, e, dall’ altro, “made in China 2025” e “gli “Standard Cinesi 2035”.

Ricordiamo anche che Jean Monnet, prima di essere nominato primo Presidente dell’Alta Autorità, era stato il Commissaire Général au Plan della Francia, e, prima ancora, aveva lavorato per un consorzio militare delle Forze Alleate.

Basti dire che, come risulta dalle carte con cui si sta confrontando ora il Parlamento per la rendicontazione, le Agenzie e le Entità miste pubblico-private della Commissione (per lo più con elevate responsabilità in campo tecnologico) sono circa una quarantina, a cui bisogna aggiungere Enti importanti come l’ ESA Sarebbe molto più ragionevole avere un unico grande Ente, come il MITI o il DARPA, con una visione globale di quanto sta accadendo in tutte le branche della tecnologia, e avente la capacità di reagire immediatamente.

Avevamo inviato il libro e le proposte a membri del Parlamento e ai Commissari competenti, sollecitandoli a considerare quanto ivi articolato e proposto. Infine, stiamo anche preparando un secondo libro, dedicato al dibattito fra intellettuali, politici, Movimenti europei e società civile, sull’umanesimo tecnologico in Europa dopo il Coronavirus. Speriamo di ricevere contributi da parte di tutti in tempo utile per influenzare i dibattiti in corso. Ovviamente, pensiamo in primo luogo ai destinatari di questa comunicazione.

L’idea di fondo è che, già prima della crisi del Coronavirus, gli autorevoli studi eseguiti dal Senato francese (Rapport Longuet) e dal Governo tedesco (Nationale Industriestrategie) avevano preso atto del fatto che l’ Europa non aveva alcuna speranza di riprendere in tempi ragionevoli le precedenti posizioni nei settori del web, dei Campioni Europei, della cyber-intelligence, dell’Intelligenza artificiale, della computazione quantica, della cyber-guerra, delle divise digitali, delle biotecnologie, entro il termine proposto, il 2030, e che il Manifesto Congiunto Franco-Tedesco era già superato dagli avvenimenti degli ultimi anni.

Di conseguenza, la posizione dell’ Europa è condannata a deteriorarsi continuamente, dal punto di vista dei risultati economici complessivi (Mazzucato, Morozov, Zuboff), da quello della sicurezza militare (De Landa, Dinucci, Mini), della crisi ambientale (Greta Thunberg, “laudato Sì”, “Querida Amazonia”) e della protezione dei diritti dei cittadini (Assange, Snowden, Greenwald)., a meno che l’Unione non intraprenda una strategia globale di riflessione, di dibattito politico, di riforme istituzionali, culminante in una nuova era di Umanesimo Digitale, alternativa a quella delle Superpotenze.

Per le ragioni sopra esposte, durante il dibattito sul budget settennale 2021-2027, che dovrebbe cominciare ora, come pure in quelle che dovranno precedere la Conferenza sul Futuro dell’Europa, è ineludibile la questione della ristrutturazione globale (filosofica, concettuale, geo-politica, istituzionale, tecnologica e finanziaria) dell’orientamento della società europea.

Per quanto precede, si pone preliminarmente la questione del se l’IET abbia ancora un senso, oppure non debba essere fuso con l’ESA e altri Enti.

Ricordiamo ancora alcune questioni fondamentali irrisolte, da affrontarsi prima che sia troppo tardi:

-l’assenza di una classe dirigente digitale e umanistica;

-gli abusi del complesso informatico-digitale nelle aree dell’immagazzinamento dei dati, dell’evasione fiscale e dell’antitrust;

-l’”upgrading” della società europea, da una società industriale,  a una società delle macchine intelligenti;

-l’Europa quale campo di battaglia ideale fra le grandi potenze in tutte le aree possibili della vita umana: la guerra economica, la battaglia delle narrazioni, la guerra nucleare, chimica e batteriologica, la destabilizzazione politica…

Il nostro libro, e la nostra proposta formale per la Conferenza, nutrono l’ambizione di suggerire le grandi linee di tale risposta globale a quelle domande irrisolte.

Il Presidente Sassoli ci ha risposto molto gentilmente, suggerendoci di rivolgerci a tutti i membri della Commissione  ITRE che sono, in ultima istanza, , insieme al Consiglio responsabili per la decisione (vedi infra).

Siamo a Vostra disposizione per illustrarVi ulteriormente la proposta, nonché per collaborare con i Vostri servizi per perseguire risultati più concreti. Nello stesso tempo, stiamo rivolgendo il nostro appello anche alla Commissione, per evitare che l’Europa perda questa cruciale occasione.

Saremmo onorati di ricevere una qualche reazione da parte Vostra, dichiarandoci disponibili a qualunque forma di collaborazione.

RingraziandoVi per l’ attenzione,

Distinti saluti

Per l’ Associazione Culturale Diàlexis

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis

Via Bernardino Galliari 32

10125 Torino

Tel: 00390116690004

00393357761536