“JŪN JŪN, CHÉN CHÉN, FÙ FÙ, ZǏ ZǏ” (君君, 臣臣, 父父, 子子).Dall’Oriente, un ritorno dei “Padri”?

Dalle pagine dei “La Repubblica”, Massimo Recalcati propone un‘ interpretazione psicanalitica del ritorno al Culto della Personalità in tutto il mondo (“Il Ritorno dei padri despoti”), che non ci convince per la sua ottica occidento-centrica, non atta, a nostro avviso, a cogliere le trasformazioni in corso nel mondo globalizzato, di cui la psicanalisi è solo una delle tante sfaccettature.

1.Pivot to Asia

Quando si dice che, con il “Pivot to Asia”, il mondo sta semplicemente tornando al suo assetto naturale, prima sconvolto dall’ eccezionalità del “Secolo dell’ Umiliazione” del Tian Xia cinese, non si chiarisce ancora tutto il significato più profondo di questa trasformazione. Certo, per cinquemila anni, il grosso della produzione, materiale e intellettuale, del mondo, si è realizzato fra il Nilo e l’Amur: le Piramidi, i Geroglifici, le Zigurrat, il cuneiforme, la filosofia, la matematica, l’ingegneria idraulica, la carta, la seta, la bussola, le armi da fuoco, gli occhiali….Ma anche con la Bibbia, Gilgamesh, le scritture zoroastriane, i filosofi islamici, il Ramayana, il Mahabharata, il Manavadharmashastra, . i Classici Confuciani, il Genji Monogatari

In tutti questi millenni, il PIL di India e Cina era rimasto costantemente superiore a quello dell’Europa, fino alla metà dell’ Ottocento, quando, con la Guerra dell’ Oppio, il Sacco di Delhi e l’occupazione di Pechino, gli Occidentali avevano inferto un duro colpo alle società e alle economie degl’ Imperi Ching e Mughal, e, con l’arrivo di Perry nel porto di Edo, avevano costretto il Giappone as aprirsi al commercio con l’ Occidente.

Dall’ inizio del XX secolo, l’Asia ha recuperato la sua posizione centrale: nella tecnologia, nell’ economia e nell’arte militare. E’ normale che anche nel settore culturale riprendano peso ora le concezioni asiatiche tradizionali (i “Valori Asiatici[LR1] ”). Brillanti ingegni europei (come Massignon, Max Mueller, Guénon, Saint-Exupéry, Simone Weil, Evola, Panikkar, se n’erano resi conto nell’Ottocento e nel Novecento, e, prima ancora, Marco Polo, i Gesuiti, Leibniz e Voltaire..

Confucio credeva che il caos nel mondo nella sua epoca (l’era delle “Primavere e Autunni”) derivasse dal fatto che le parole avevano perso il loro significato reale. Se un “re” si comporta in modo tirannico, non è più un re; se un “padre” non si cura del figlio, non è più un padre. Per Confucio, il nome (il titolo) porta con sé dei doveri morali. Se vuoi che la società funzioni, non devi inventare nuove leggi complicate, devi solo fare in modo che ognuno aderisca perfettamente alla responsabilità del proprio ruolo. Qualcosa di simile alla maieutica di Socrate.

Spesso leggiamo quella frase come un invito all’obbedienza, ma è un’arma a doppio taglio. Se il “principe non fa il principe” (ovvero non è giusto e saggio), perde la legittimità di governare (il “Mandato del Cielo”). È un richiamo alla responsabilità individuale. La stabilità dello Stato (Principe/Suddito) inizia dalla stabilità della famiglia (Padre/Figlio). Se la cellula base è in ordine, lo sarà anche l’impero. Questa idea è alla base di tutte le culture estremo-orientali, anche quelle non confuciane. In India, esso trova espressione nell’”homo hierarcicus” (Dumont), che ha una sua precisa collocazione (cosmica ed escatologica) nel proprio ceto (una casta: Varna, Jhati).Anche se lo scopo del movimento indipendentista era quello di eliminarle con l’”affirmative action”, di fatto, la Costituzione indiana è l’unica che citi e perpetui le caste, proprio come strumento dell’ “affirmative action”.

In buona parte delle lingue orientali (e in primo luogo, il Giapponese e il Coreano), esiste una forma specifica per indicare deferenza, mentre in tutti i Paesi asiatici permane la diglossia fra la lingua aulica (sempre più mitizzata), e le lingue popolari.

Solo l’Occidente contemporaneo ha messo al bando ogni forma di gerarchia, prima ecclesiastica, poi monarchica, poi ancora aristocratica, e, infine, culturale, produttiva o di genere (il “Despota Illuminato”, l’”Homme d’Esprit”, il “Maestro”,”l’Imprendotore”, la “Regina”,  il “Maschio Alfa” …

Quell’antica sottolineatura della gerarchia culturale si sposa invece molto bene con l’evoluzione della tecnologia sul piano mondiale. Da un lato, lo sviluppo della tecnica ha reso centrale la conoscenza, secondo un processo nato nell’ antica Cina: l’epistocrazia sancita dagli esami imperiali (Gaokao). Dall’ altro, l’enorme concentrazione del potere nelle mani dei guru dell’informatica rende più che mai necessario un contrappeso “politico” forte, oggi costituito da partiti di massa come il Partito Comunista Cinese e il Janata Bharatya Party (Partito Nazionalista) indiano, ambedue con più di 100 milioni di iscritti, ,e quindi in grado di controllare Stato e società.

In realtà, le culture orientali, come le nostre culture classiche e medievali,  erano e sono molto più complesse di come le immaginiamo. All’ interno della società cinese vi è una sintesi di confucianesimo, legalismo e influenze occidentali, che oggi sfocia nel “socialismo con caratteristiche cinesi”, che ha fra i suoi precedenti il “Datong” confuciano e taoista, l’ “ideologia Taiping”, il Datong Shu di Kang You Wei e i “Quattro Principi del Popolodi Sun Yat Sen. Non si tratta di un semplice compromesso, bensì di un’interpretazione originale, ma rigorosa, del marxismo: il “socialismo” non è il capitalismo di Stato in stile sovietico, bensì il marxiano“Controllo sociale dei mezzi di produzione”, che serve per sviluppare al massimo il sistema produttivo, e, quindi, rendere possibile il “comunismo”, identificato nell’ ideale l’ancestrale del “Datong”, l’ autogoverno della società in base all’etica e alla meritocrazia.

2.La”Rivalità Mimetica” fra “America-Mondo” (Valladao) e “Mondo-Contro”(Fabbri).

Che gli “Stati-Civiltà” basati sui “Valori Asiatici” siano più efficienti dell’”America-Mondo” diretta dalle tecnocrazie digitali lo dimostra l’andamento delle rispettive economie (cfr. Martin Jacques, Fareed Zakaria, Parag Khanna, Wang Weiwei, Daniel A. Bell, Pierrani, Scarpari, Aresu, ecc..). Non per nulla, i Governi occidentali (a partire da Trump, continuando con Meloni e con von Der Leyen) stanno correndo di fatto a folle velocità per allontanarsi dai loro modelli egualitari e unanimistici dell’era post-‘68,e per copiare, oggi, il culto della personalità (“Trump King”), domani, la censura (legislazione contro le “fake news”), dopodomani, l’”Unione del Civile e del Militare”(l’annunziata militarizzazione della società), la programmazione operativa (come quella prevista dalle più recenti leggi americane), e, infine, i “crackdown” contro i vari territori “separatisti” (dal Donbass al Venezuela).

Certo, un gravissimo ostacolo a una completa militarizzazione dell’ Occidente è l’esistenza di inauditi “Poteri Forti” segreti, quali quelli su cui si sta iniziando a indagare con gli “Epstein Files”, che costituiscono una “cupola” di potenti (da membri delle Case Regnanti ai guru dell’ informatica, dai leaders dell’ estrema sinistra americana, fino allo stesso Trump e i suoi consiglieri) capace di svuotare gli Stati, compreso quello americano. Per questo si propende per un ritorno di un monarca, capace di unire in sé il potere reale e quello formale.

La ragione di fondo dell’allineamento di fatto di tutto il mondo sul modello cinese è la “Rivalità Mimetica”(cfr. René Girard), vale a dire l’eterna tendenza di tutti i poteri a imitare i propri avversari per appropriarsi della loro forza.  Sono infatti decenni che l’Occidente dibatte su come contrastare l’inevitabile rovesciamento della sua egemonia culturale, militare, economica, finanziaria e sociale, a favore della Cina e altri Paesi asiatici, ma tutte le soluzioni adottate si sono rivelate inefficaci. Gl’ investimenti in Asia hanno solo rafforzato le economie locali; l’informatizzazione ha portato alla nascita di un ecosistema digitale cinese; i dazi hanno portato al rafforzamento dei rapporti commerciali all’ interno dell’ area eurasiatica e,  anziché spezzare le catene del valore cinesi, le hanno saldate con quelle di altri Paesi non occidentali, creando un sistema inattaccabile; l’accentramento dei poteri nei Paesi occidentali ha tolto ogni credibilità alle loro retoriche democratiche.

Tutto ciò contraddice, a nostro avviso, l’interpretazione psicanalitica della rivoluzione in corso, quella sostenuta da Recalcati, la quale si rivela così essere una ennesima mistificazione  della realtà da parte dell’ Occidente.

2.La critica del patriarcato

Tutta la storia, non solo occidentale, è dominata dall’ idea e dalla prassi del “patriarcato”, oggi bestia nera della cultura “woke”. La parola stessa, “patriarchi” (Avoth=Padri), deriva dalla Bibbia, e viene ancora usata correntemente nel discorso politico israeliano. Gli eroi delle antiche epopee (Gilgamesh, Mosè, Ulisse, Rama) erano al contempo capostipiti, guerrieri e sovrani. Le società antiche erano organizzate intorno al “signore della casa” (despotes, pater familias, jun), le sue mogli, le sue concubine,i suoi armigeri,  i suoi figli, i suoi parenti, i suoi “clientes”, i suoi servi. Questa struttura si era conservata nelle Repubbliche (la “patrios politeia”,  i “Patres Conscripti”), nelle Chiese (il Papa, gli abati,i Padri della Chiesa) e  nelle casate nobiliari (albero genealogico, legge salica). Ancor oggi, in molte lingue (Russo, Arabo), si usa comunemente il patronimico. I popoli delle steppe hanno anche un  concetto di “fratello maggiore”/il “precettore  del principe”(Atabeg in Turco arcaico, Lala in Persiano e Ottomano, Batya in Ungherese, in Russo, Batjushka, applicato più tardi addirittura al leader del comunismo mondiale: Josip Vissarionovich Djugashvili, detto“Stalin”, “d’ acciaio”).

Tutte le diverse società sono state così ossessionate da questa organizzazione sociale che i pretesi critici della stessa (come per esempio Freud), ne sono stati in realtà piuttosto affascinati. Per esempio, quest’ultimo aveva affermato, nella sua risposta ai Bney Brith (la massoneria ebraica) in occasione del suo settantesimo compleanno,  che tutta la sua riflessione (incentrata su Mosè) era stata dedicata all’identità ebraica. E’ vero che il nocciolo di quella riflessione era il mito dell’uccisione di Mosè da parte degl’Israeliti, per vendetta contro la vicenda del Vitello d’Oro ( a cui Freud dedicò il libro “L’uomo Mosè”),  ma questo conferma una volta ancora la centralità della figura del Padre. Il fatto che gl’Israeliti, come ricorda Recalcati, si siano riconosciuti come tali, cioè come fratelli, proprio  nella comune colpa per l’uccisione del Padre, nulla toglie alla centralità di tale figura, anzi, la esalta. Certo, Recalcati parla di una “paternità simbolica”, che sarebbe quella della legge, che, proprio grazie all’ omicidio rituale di Mosè, avrebbe sostituito l’antica “paternità ordalica”. Orbene, proprio la vicenda del Vitello d’Oro rafforza l’idea di una forte soggettività di Mosè, perché le tavole da lui portate all’ accampamento ebraico  dopo avere distrutto quelle originarie, scritte da Dio, erano state invece scritte da lui (con una pretesa evidentemente blasfema, sulla quale però si fonda l’intera tradizione occidentale).

Le personalità forti (anche femminili), che oggi governano il mondo sono le eredi concettuali di questa pretesa prometeica di sostituzione di Dio, secondo il progetto illustrato da Lessing ne”L’ Educazione del Genere Umano”. Come tali, essi sono in una posizione insostenibile, per la quale Nietzsche usa l’espressione “l’Uomo più Brutto” (vale a dire colui che ha ucciso Dio senza essere all’altezza di sostituirvisi).

3.I “Tiranni dello Spirito”

In Recalcati vi è un equivoco : quella paternità simbolica ch’egli invoca può esistere, ma non come quella della Legge, bensì come creazione di valori.  

L’uccisione del Padre inteso come distruzione delle originarie (e inconoscibili) tavole della legge non è il prologo a un nuovo dominio della politica o della ragione, bensì l’apertura a una ricerca tragica di senso, simboleggiata dalle “Tre Metamorfosi” dello Zarathustra  e agita da Heidegger. E’ per questo che i Post-moderni sono condannati a pescare disperatamente nelle varie tradizioni (la monarchia o la rivoluzione, l’ Avesta, il Vecchio Testamento o l’ Islam, l’Impero, la Terza Roma, il Sanatan Dharma, il Tian Xia o i Rashidun), come unica fonte d’ispirazione. Certo, le diverse tradizioni (siano esse orientali od occidentali), offrono tutte una grande panoplia  di valori, derivanti dall’ essere state esse delle società complesse (l’ascetismo o l’etica marziale, lo spirito dionisiaco o quello apollineo, eros e thanatos, la salvezza e la compassione, l’arte o il lignaggio, la filosofia o l’arte della guerra), sì che  una loro eventuale eventuale rinascita (quello che Xi Jinping chiama “il ringiovanimento della nazione cinese”)non può essere un fatto meccanico. Non è possibile far rinascere sic et simpliciter ciò che è morto (il “reincanto del mondo”).

Ciò che rende impossibile il ritorno puro e semplice alla figura del Padre  (e/o dell’incanto del mondo) è il Destino della Tecnica, che svuota l’Umanità della sua vitalità (la “Volontà di Potenza”, l’”élan vital”, ecc…). L’evento che provoca lo svuotamento dell’ umano è la Tecnica Dispiegata, che aliena l’uomo, non più capace di vivere all’altezza degli antichi santi e poeti. Gli unici capaci di rovesciare questo processo sono stati gli eroi culturali à la Carlyle: Nietzsche, Freud, Weber, Heisenberg,  Pound, Solzhenitsin...

Per “Tecnica” non dobbiamo qui intendere soltanto il fatto ingegneristico, bensì in generale la “techne”, prodotto della razionalità strumentale. Come affermava già Max Weber, la scuola, la ripetitività, la burocrazia, gli affari, il conformismo, uccidono l’individualità, sono la Gabbia di Acciaio in cui l’uomo moderno si è imprigionato da sé, trasformandosi in Uomo senza Qualità. Oggi, questo processo è ulteriormente avanzato, da un lato, grazie all’educazione anti-autoritaria, e, dall’altro, grazie all’ informatizzazione: due facce della stessa medaglia, che, da un lato, depotenziano le individualità, e, dall’ altra, le inseriscono in una routine in cui gli umani sono solo più una miniera di dati per le macchine che operano e decidono.

Contro questo svuotamento, s’impone l’azione degli “Uomini Superiori” , coloro che “tramontano” seguendo l’”Amor Fati”, come preludio di un’umanità più alta: L’”Uebermensch”. Nel vuoto della banalità tecnocratica, sola ancora di salvezza sono gli Eroi che riaffermano la volontà di esistere.

Intere biblioteche sono state dedicate a questi argomenti, ma gli apologeti della Modernità sembrano non accorgersene. Come accadeva nei Paesi del Socialismo Reale seguendo le idee di Lukacs, i libri che denunziano questa deriva vengono resi inaccessibili, e denunziati come “La distruzione della Ragione”.

4.Una dialettica esistenziale

Come si può già vedere, il “nuovo ordine internazionale” da tutti invocato sarà segnato prima di tutto da salutari differenze culturali. Ogni continente avrà una sua “missione”. L’ha chiarito il cancelliere Merz, dichiarando che i valori MAGA non sono i nostri. Ma perché mai dovrebbero esserlo? Non si può vivere benissimo con valori dominanti diversi in diversi Paesi e continenti?Coloro che hanno valori diversi devono per forza farsi la guerra? Ed è poi vero che in ogni continente tutti hanno gli stessi valori? In America, MAGA e Cultura Woke hanno forse gli stessi valori? E, così, in India, gl’induisti ortodossi e gl’Islamici?   

La fase che abbiamo davanti,  dominata dall’ Intelligenza Artificiale, dalla corsa agli armamenti e dalla proliferazione nucleare, dovrebbe essere caratterizzata dalla continuazione e dall’ approfondimento del dialogo fra i Continenti, per domare questi fenomeni. Quel dialogo non può però ripartire dal presupposto che solo i valori di un Continente, o addirittura, di un partito, siano legittimi, poiché ciascuno dovrà dare il suo contributo, concettuale e politico. Anche il tanto decantato “diritto internazionale basato sulle regole”, e, in particolare, la Dichiarazione universale dei diritti dell’ Uomo, erano nati con ben 4 “dissenting opinions”: quelle dell’ Associazione Antropologica Americana, dell’URSS, della Cina Nazionalista e dell’Arabia Saudita.

Né tanto meno, si può ripartire  dal programma americano, che, al tempo dei Neocon, era “il Nuovo Secolo Americano”, e, ora, per Rubio, è ”il Secolo Occidentale”. Se il “Mondo MAGA” non è democratico, e non vuole nemmeno esportare la democrazia, nel nome di che cosa Trump sta mobilitando mezzo mondo per “fermare la Cina”, tanto in campo economico che in quello militare?

Certamente, come ha affermato il Cardinale Zuppi, c’è un grande bisogno di Europa, non già come una delle parti in causa, cioè a difesa di un iper-modernismo oramai obsoleto e nocivo, bensì, come diceva Ursula von der Leyen con una delle sue poche frasi azzeccate, come “Trendsetter of the Worldwide Debate”, una sorta di moderatrice, che comprende le regioni di tutti perché in parte le condivide.

4.Dall’aereo GCAP a un nuovo “Asse Roma-Berlino-Tokyo”?

Friedrich Merz, cancelliere tedesco e democristiano, ha spiegato già qualche mese fa che il suo obiettivo è costruire “l’esercito più forte d’Europa”, non già un più forte esercito comune europeo. La conferma è arrivata in queste ore, con la sepoltura di fatto del progetto di “caccia del futuro” franco-tedesco, lanciato ai tempi di Angela Merkel.

Questo caccia pilotato è stato al centro, come tutti i progetti del genere da settant’anni a questa parte, delle aspre dispute industriali tra la francese Dassault e la “comunitaria” Airbus su chi dovesse averne la leadership, decidendo così anche su tecnologia, ripartizione del lavoro, dell’occupazione e dei profitti. Francia e Germania avevano fissato una scadenza al 17 dicembre dello scorso anno per raggiungere l’accordo, ma la data è passata senza trovare una soluzione.

A questo punto è anche venuto fuori che Berlino sta valutando per proprio conto un cambiamento radicale di progetto. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz sta ponendo ora maggiore attenzione sul programma rivale, il Global Combat Air Programme (GCAP) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Dall’asse franco tedesco a quello cripto-statunitense, insomma, con buona pace dell’”indipendenza europea”. E’ del resto la traccia indicata dal segretario della NATO, Mark Rutte, che aveva già affossato l’idea di “difesa autonoma”, spalleggiato dall’Ammiraglio  Cavo Dragone: «Chi pensa che l’Europa possa difendersi senza gli Stati Uniti, può continuare a sognare».

Del resto molti paesi sono formalmente dentro la UE, ma hanno stretto intese bilaterali con gli Usa o ne vengono direttamente finanziati (p.es., i Baltici). Questi ultimi stanno sostenendo che la sempre invocata e mai attuata Difesa Comune potrebbe essere diretta da un “Consiglio di Sicurezza”di 5 membri. Ma si è mai visto un esercito con 5 comandanti, specie in un momento, come questo, di, come dicono i generali cinesi, “guerra senza limiti”: guerre culturali e informative, operazioni militari speciali, guerre ibride, guerre per procura, ecc..?

Per gestire una politica di difesa occorre non tanto un quadro giuridico, quanto una filosofia comune, una classe dirigente comune, una cultura militare comune. E’ su questo che dovremmo concentrarci ora.


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