L’attrazione fatale per l’ America dell’establishment europeo
Qualche volta, lo spirito provocatorio di Trump coglie nel segno. Invocando un “Restraining Order”(provvedimento di protezione) contro Giorgia Meloni, Trump ha implicitamente accostato l’attaccamento morboso alla sua persona a quello di uno stalker nei confronti della sua vittima, un attaccamento che giustificherebbe l’adozione, da parte del giudice, di un divieto di avvicinamento, spesso garantito dall’imposizione un braccialetto elettronico (guarda caso, proprio quello della Le Pen). Si noti la mentalità vittimistica del Presidente americano: nel suo eccessivo amore per l’ America, sarebbe la Meloni, non già Trump, a comportarsi in modo incontinente e compulsivo.
1.L’Establishment europeo ipnotizzato dagli USA
L’accostamento agli stalkers vale non soltanto per Giorgia Meloni, ma per l’intera classe dirigente europea, che continua assurdamente a distinguere fra i”cattivi comportamenti” di Trump e l’indiscusso carattere salvifico degli Stati Uniti – deviata, com’essa è, sia dalla condivisione, da parte di tutti i progressisti (di sinistra core di destra), dell’ interpretazione puritana della Storia (la “Narrativa Whig”), sia dal ruolo-guida degli USA nel progresso tecnologico (esaltato per primo da Carlo Marx), sia dalla loro vittoria nelle due Guerre Mondiali, che avrebbe permesso di sconfiggere, prima, gli antichi imperi europei, e, poi il nazifascismo, due “bestie nere” dell’ attuale establishment europeo.
Anche Rutte, Merz e la von der Leyen continuano a mostrare una deferenza fuori luogo e una sostanziale acquiescenza a tutti i desiderata americani. Vittime di antichi tabù, tutti si affrettano a garantire che, nella loro giovinezza (ricondotta implicitamente al Sessantottismo),essi avevano amato l’ America di Jefferson, di Whitman, di Wilson, di Kennedy, di Martin Luther King, della Rivolta di Berkeley, di Obama. Il che è, almeno parzialmente, falso , visto che molti, a cominciare da leader di sinistra e di destra come Gentiloni e Alemanno, erano stati addirittura arrestati per aver partecipato a manifestazioni anti-americane. Neanche i Pontefici (per altro ricambiati) avevano mai avuto una grande considerazione per il cattolicesimo americano (l’”Americanismo”), già contestato apertamente da Leone XIII, che, con la Rerum Novarum, aveva invece rilanciato , contro la narrativa liberista dell’ America, un corporativismo europeo nostalgico dell’ “Ancien Régime”. Ancora l’attuale Papa americano disdegna il suprematismo WASP, simpatizzando piuttosto per i Latinos (come testimoniato dalla scelta della cittadinanza peruviana).
L’insistenza l’attuale classe dirigente europea ch’essa è il prodotto di quella “lunga marcia attraverso le Istituzioni” teorizzata da Rudi Dutchke, la quale ha portato, dopo decenni, il “sessantottismo” (dal pansessualismo di Marcuse all’”antiautoritarismo” di Cohn Bendit, all’americanismo, appunto, della Rivolta di Berkeley) a dominare sotterraneamente il “mainstream” europeo.
Gli apologeti di quella pretesa “buona vecchia America” hanno oggi l’obiettivo di ingraziarsi i politici democratici americani, pur sapendo che neppure nel caso di vittoria democratica nelle elezioni verrebbero meno le odiate caratteristiche degli USA smascherate da Trump nella sua rozzezza: il fondamentalismo protestante, il suprematismo WASP, la protezione dei GAFAM, il saccheggio delle risorse mondiali e l’” Europe Bashing” – tutte cose intrinseche all’identità americana, che c’erano già ai tempi di Obama e di Biden, a Emerson, a Whitman, a perché risalgono a Winthrop, a Washington,a Emerson, a Whitman, a Fiske, a Wilson, a Willkie, a Wolfowitz, a Fukuyama, a Huntington-.
In particolare, è implicita nell’”ideologia whig” l’ipocrisia della “Duplex Veritas” inaugurata già dall’Averroismo: una verità per il discorso pubblico, e un’altra, opposta, per il pensiero “vero”. Secondo Averroè (cfr. “il Trattato Decisivo””), i “filosofi” debbono ricercare la verità, ed istruire il principe, mentre i “teologi” debbono parlare al popolo, che, come dirà Nietzsche, vuole essere ingannato. Questa concezione, nata nel contesto elitario del Medioevo, e, in particolare, di quello islamico, conserva la sua validità anche e soprattutto in questa Post-Modernità dominata da conventicole ristrette se non segrete (la “Società dell’ 1%”, i guru dell’ informatica…).Queste ultime non gradiscono affatto che venga discusso pubblicamente la loro “Hidden Agenda”, che si prolunga senza soluzione di continuità temporale, dal livellamento generale indotto dai movimenti democratici e socialisti, al nichilismo generalizzato, allo sviluppo dell’ informatica, per sfociare infine nell’ alleanza fra GAFAM e MAGA. Né, tanto meno, che emerga la contraddizione programmatica fra l’ostentato ottimismo messianico e la reale consapevolezza del carattere tragico del mondo.E’ oramai evidente che l’ America serve innanzitutto a coprire questa manovra a tenaglia fra élitismo tecnocratico e populismo democratico, distraendo i popoli, grazie ai suoi miti sempre cangianti ( i Diritti dell’ Uomo, la Frontiera,il mercato,l’anti-autoritarismo, la Società dell’Informazione, la globalizzazione, la Fine della Storia, la cultura “woke”, la Guerra senza limiti) ,dall’affrontare le vere ed urgenti sfide della tecnocrazia. In particolare, la “passione per l’ eguaglianza” di cui parlava Tocqueville non è altro che l’occultamento del soffocamento dell’ Umanità autentica all’ interno di una Megamacchina mondiale, dove non deve emergere alcun’ eccellenza che possa avere l’ambizione e la capacità di dominare l’ Intelligenza Artificiale, il vero Salvatore dell’ Apocalisse laica.
Se (come ci chiede Papa Leone) si vuole salvare il mondo dal progetto post-umanista dei GAFAM, che hanno assunto oramai il potere assoluto nell’America di Trump, occorre quindi combattere a tutto tondo l’”americanismo”, inteso in primo luogo come l’“eresia americana” che sta tentando di “dirottare”, tanto l’Identità Europea, quanto la Tradizione Giudaico-Cristiana ,verso l’adorazione estatica del modello puritano, ben rappresentata nell’ immagine di Giorgia Meloni in contemplazione di Trump, costruita da quest’ultimo con l’ Intelligenza Artificiale e postata su Truth.
S’impone una battaglia culturale che dimostri l’alterità fra l’America (sia essa progressista o maccartista) e un’Europa al contempo elitaria, pluralista e partecipativa, quella che fu di Rousseau, Leibniz, Voltaire, Canaletto, Tiepolo, Mozart e Beethoven, descritta da Montesquieu, Novalis, Tocqueville, Nietzsche, Toniolo e Coudenhove Kalergi, e la quale era l’opposto del modello di “Società totalitaria” che si è poi affermato nella realtà. Ricordiamo anche che, di converso, gli USA nascono, con la Dichiarazione d’Indipendenza (e con il Testamento di Giorgio Washington),proprio in rottura con quell’ Europa. I primi critici del totalitarismo, Voegelin e Molnar, erano stati due conservatori europei che scrivevano in America, e che chiameremo quindi “Euroamericani”), i quali equiparavano, come forme di totalitarismo, il socialismo reale, il nazifascismo e le liberaldemocrazie occidentali, visti come tre diverse facce dello stesso Progetto della Modernità, che solo oggi si sta rivelando nella sua integralità, cioè come Società delle Macchine Intelligenti.
Non per nulla, dopo la vittoria del modello americano, sono scomparse le ricchissime forme di cultura che percorrevano la vecchia Europa, dal barocco al neo-classicismo, dall’illuminismo al romanticismo, e che ancor oggi fanno dell’Europa un centro di attrazione mondiale.
Questa battaglia culturale si combatte anche e innanzitutto in teologia. Occorre infatti impedire che, con manovre come la conversione di Vance, l’abbazia di Trisulti, le conferenze di Thiel o lo scisma lefebvriano, il movimento MAGA dirotti anche il cattolicesimo politico, fino a farlo diventare il “cane da guardia” dell’ America WASP, così come i teocon stanno tentando di fare da decenni.
2.Uno strano “gioco delle parti”
Certamente, gli Europei si sono spesso illusi di essere anch’essi capaci di dirottare l’ America verso i propri fini. Da Mazzini, che offriva a Lincoln la sottomissione degli Europei all’ America purchè questa aiutasse i “repubblicani” a sconfiggere le monarchie (che è quello che ancor oggi vogliono i “patrioti occidentali” quando parlano dell’ aiuto americano contro lo “zar” russo); a Trockij, che, nella rivoluzione sovietica, agiva come rappresentante degl’interessi dei Rockfeller; a Hitler, che, per predisporre le sue leggi razziali, aveva inviato in America i suoi giuristi a studiare la legislazione segregazionista (cfr. James Q. Whitman)… In realtà, accadde sempre il contrario: i “progressisti” europei si americanizzarono sempre più; Hitler fu sconfitto sul campo di battaglia; l’americanismo dissolse l’URSS…
Oggi, l’”establishment” europeo vorrebbe che gli Americani “non lo abbandonino”, non già perché non sia in grado di darsi un proprio esercito (spende dieci volte più della Russia), bensì perché non ha mai avuto un proprio distinto progetto storico, ed è sempre stato una semplice marionetta del progetto americano, a cominciare dall’ idea di Hugo degli “Stati Uniti d’Europa” (che avrebbero fatto da pendant degli Estados Unidos Mexicanos e degli Estados Unidos do Brazil) .In effetti, se gli Stati Uniti abbandonassero le loro basi in Europa, né la Russia, né la Cina, occuperebbero il continente, ma, certamente, Russia, Cina, Israele e Islam si contenderebbero, reciprocamente e con gli States stessi, l’influenza culturale, ideologica, militare, politica ed economica sui singoli Stati europei ancor più di quanto già accade ora, perché non dovrebbero più fare i conti con il prevalere delle “covert operations” americane, né con l’applicazione extraterritoriale del diritto americano.
I cantori dell’ Occidente a guida americana sostengono che un siffatto scenario veramente “poliedrico” sarebbe la fine dell’ Europa. Invece, paradossalmente, a nostro avviso, quello sarebbe il contesto ideale per la nascita di un vero Movimento Europeo, autenticamente sovrano, che potrebbe sostenersi (culturalmente, politicamente, militarmente ed economicamente) anche e soprattutto attraverso alleanze mutevoli con il resto del mondo, come proposto per esempio dall’ambasciatrice Elena Basile su “Il Fatto Quotidiano”.
Contro questo, che è un rischio assolutamente reale per l’ America, Trump ha inaugurato un nuovo approccio alla comunicazione con l’ Europa, basato sulla presunzione di poter uscire dall’ambiguità del tradizionale discorso americano, prescindendo dall’ ipocrisia puritana, perché, oramai il divario di potere reale fra le due sponde dell’ Atlantico sarebbe già divenuto così abissale, che oramai gli USA possono ricorrere, per intimidirci, alla pura violenza, di cui il dileggio della Meloni costituisce solo un aspetto esteriore. Come scrive Ezio Mauro “Questo meccanismo psico-polittico consemte al presidente americano di esercitare la piena libertà di capriccio”
Mauro conclude: “E’ l’Est che riemerge come pretendente imperiale”. E, certamente, l’idea di Impero viene da Oriente (Egitto e Cina e si trasferisce in Occidente attraverso la Mesopotamia e la Persia); l’Impero Romano, di cui tutti (Chiesa Cattolica, Stati Uniti, Russia, Turchia) rivendicano la successione, era un’eredità di quello macedone; l’Islam rilancia il Califfato e la Cina il Mandato del Cielo).
L’idea che si possa costruire un concerto paritetico fra nazioni borghesi per gestire a livello mondiale la transizione digitale si è rivelata irrealistica, perché, all’ interno della Multi-Level Governance mondiale, lo Stato Nozione non è il livello adeguato per canalizzare le istanze locali nel dibattito. La prova provata è che non si è ancora superata l’impasse del Consiglio di Sicurezza dell’ ONU. La forma-impero, con un leader, una Classe dirigente, un’Area Centrale, le Organizzazioni Sociali, diverse Macro-Regioni e le singole autonomie, è la forma adeguata per fare emergere non più di 10 macro-progetti di rapporto uomo-macchina, e per confrontarli sull’ arena mondiale. Così, di fatto, si stanno formando vari imperi, gli “Stati-Civiltà”(USA, Cina, Russia, Iran, Israele), i quali, nonostante il fondo militare dei loro conflitti, sono in discussione permanente fra di loro sul futuro de mondo, mostra come questo meccanismo funziona.
Se l’Europa vuole divenire uno di questi imperi, deve prendere atto del trend mondiale e organizzarsi di conseguenza.

