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DALL’ ARCO DI TRIONFO ALLE TRATTATIVE SULLA SICUREZZA

Continuano le umiliazioni della Francia (e dell’ Europa).

La bandiera europea all’ Arco di Trionfo

Il Presidente Macron avrebbe voluto fare, del Semestre Francese, una marcia trionfale verso la rielezione, facendo leva sull’ enfatizzazione della propria posizione europeistica, e, in particolare, sulla (sacrosanta) concezione  della “Sovranità Europea” ribadita a partire dal “Discorso della Sorbona”,  un’idea tipicamente francese, erede di quelle , gaulliana, di “Europa dall’ Atlantico agli Urali”, giscardiana, di ”Europe Puissance”e, mitterrandiana di confederazione con l’URSS (“Conferenza di Praga” e “Carta Europea”).

Purtroppo, i fatti stanno dimostrando che, nell’ Europa di oggi, né il clima culturale, né i rapporti di forza, sono (ancora) tali da permettere una politica di questo tipo. Anzi, nel corso dei decenni, ci siamo allontanati sempre di più da quest’ obiettivo. Del resto, neppure De Gaulle, né Giscard, né Mitterrand, erano riusciti a tenere fede alle loro promesse, perché nessuno li aveva seguiti su questa strada. Friedman aveva dato atto sul New York Times che “i gaullisti non avevano mai minacciato gl’interessi strategici americani”. Ed invece proprio ciò significherebbe un’eventuale “sovranità europea”, che scalfirebbe definitivamente il mito degli Stati Uniti quale “nazione necessaria”(Madeleine Albright). La “riprogettazione” dell’Europa avvenuta a Yalta era stata così radicale, da rendere difficilissimo discostarsene, anche per chi Yalta la contestava. Come aveva affermato, con grande scandalo di tutti, Alexander Rahr, “gli Americani ci hanno asportato il cervello”.

L’esempio più eclatante di questo eterno fallimento del sovranismo europeo è costituito proprio dal tentativo di De Gaulle si costruirsi una “force de frappe” autonoma, cioè “à tous les azimuts”, poi naufragata sotto Chirac con il rientro della Francia nella NATO. Un secondo esempio particolarmente evidente è stato, nel 1989, alla caduta del Muro di Berlino con e l’intesa fra Gorbačev e Papa Wojtyla (la “Casa Comune Europea”), il progetto di Confederazione europea di Mitterrand, subito bloccata dai Cecoslovacchi e dall’ America.

Lo stesso rischia di capitare ora a Macron, il cui piano di una “Politica Industriale UE”, fondamentalmente quella praticata a suo tempo da De Gaulle e teorizzata da Servan-Schreiber, è già stato declassato ad una semplice serie di “alleanze” di dubbie prospettive (e già presenti per altro nel programma del Rassemblement National), escludendo innanzitutto qualsiasi ipotesi di un “DARPA europeo” e di “GAFAM Europei” (due temi abbozzati a suo tempo dallo stesso Macron). Ciò anche e soprattutto alla luce della sconvolgente esperienza della prima di queste “alleanze” (GAIA-X), di cui abbiamo parlato in un precedente blog.

E’ quindi sempre più attuale la nostra proposta di un’ “Agenzia Tecnologica Europea”(“European Technology Agency”, di cui avevamo discusso, tra gli altri, con il Presidente Sassoli (cfr. precedente blog).

Quanto ora accaduto con la bandiera europea scacciata dall’Arco di Trionfo e con le trattative sull’ Ucraina rischia di confermare le più cupe previsioni circa l’irrilevanza dell’”europeismo sovranista” di Macron. Non parliamo poi del fatto che, dalle varie presentazioni del Semestre Francese, sono quasi completamente scomparsi i suoi due elementi essenziali: la Conferenza sul Futuro dell’ Europa e la Sovranità Tecnologica.

Adesso, abbiamo le campagne del Ministero della Pubblica Istruzione francese contro l’imperversare dell’ Inglese e per lo studio delle lingue classiche, che fa concorrenza alla campagna di Zemmour per l’abbandono dell’ Inglese nelle Istituzioni europee. Vedremo come vanno a finire anche queste campagne sovraniste dei Francesi, che, secondo me, poggiano anch’esse su basi troppo fragili.

L’Impero Francese sotto Napoleone era l’ Europa

1.La Sovranità Europea

Il problema della Sovranità Europea è innanzitutto una questione culturale.  Il ritardo nella creazione del primo embrione delle Comunità Economiche Europee, a ben 12 anni dalla creazione della NATO e del COMECON, dimostra lo scarso entusiasmo degli stessi Padri Fondatori (per non parlare degli altri), i quali, proprio in quegli anni, erano tutto tranne che sovrani (basi pensare alle vicende di Olivetti e di Mattei, nonché della concessione, da parte di De Gasperi, delle basi americane). Non parliamo poi della schiacciante documentazione oramai disponibile su come l’America abbia manipolato il Movimento Europeo, isolando i più ferventi sostenitori di un’Europa culturale e politica (Coudenhove Kalergi, Spinelli, Marc, Sandys e lo stesso Churchill), e mandando avanti dei mediocri  burocrati proni ai suoi voleri (Richard J. Aldrich,University of Nottingham,1 Marzo 1997).

Quando De Gaulle aveva lanciato la propria idea dell’Europa dall’ Atlantico agli Urali (coerente seguito della proposta di Chruśćev di adesione dell’ URSS alla NATO), era stato aggredito da tutti come “antieuropeo”, anche se in realtà era l’unico a progettare un futuro veramente “europeo”. L’idea che l’Europa potesse essere autonoma tanto dall’URSS quanto dagli Stati Uniti si presentava infatti allora, a sprazzi, oltre che nel Governo francese, solo in sparute minoranze giovanili di estrema destra e sinistra, le quali tutte si guardavano bene da dare un seguito coerente alle proprie proposte (per altro anch’esse carentemente motivate: l’“Europe Nation”).

Nell’ era della tecnica dispiegata, né le “nazioni borghesi” otto-novecentesche, né l’inedito “Occidente”, costituiscono oramai un sufficiente baluardo contro l’omologazione tecnocratica, che è oggi l’unico vero ostacolo alla libertà e alla stessa sopravvivenza dell’Umanità (il “rischio esistenziale”,cfr. De Landa, Joy,Hawking, Rees). S’impongono strutture più grandi, fondate non già su “ideologie” moderne di corto respiro, bensì su tendenze “di lunga durata” (Tian Ming, Translatio Imperii), capaci di sintetizzare e rivitalizzare la storia culturale d’ intere civiltà, mobilitandole nella lotta per il controllo sulla tecnica dispiegata. S’impone soprattutto un nuovo “Stato Civiltà” come l’ Europa, che, se profondamente rinnovata, potrebbe condurre sul serio una vera battaglia per l’“Umanesimo Digitale”, che oggi ancora non s’intravvede, nonostante le tonnellate di carta prodotte.

Queste esigenze erano già presenti dall’ inizio del ‘900, ma, in realtà, nessuno aveva mai voluto che si studiassero  a fondo le ragioni d’essere del “Denken für Kontinenten”, avviato dal tanto vituperato Haushofer, del “Paneuropeismo” di Coudenhove Kalergi, né del concetto cinese di “Stati-Civiltà”, presente già fin dal 1950 in tutti i libri  scolastici cinesi.Né, tanto meno, nessuno ha mai voluto, e continua a non volere, che si approfondiscano gli aspetti tecnico-militari della sicurezza europea, che passano attraverso le tecnologie digitale, spaziale e quantica, dove non risulta che l’Europa stia facendo un bel nulla (e gli stessi esperti brancolano nel buio, cfr.Marcello Spagnulo, L’Italia spaziale, da terzo grande a satellite di chi?, in Limes, 12/21).

Ricordo quando, al Parlamento Europeo, Pat Cox aveva addirittura negato la parola a Elcin, il presidente russo più filo-occidentale della storia. Tanta è stata da sempre la paura che la Russia chiedesse, come suo diritto, di far parte delle Istituzioni europee (con la conseguente rivoluzione delle rappresentanze nazionali). Orbene, è evidente che un’autentica sovranità europea non potrebbe essere possibile se non coll’ eliminazione delle tensioni fra Europa, Russia e Medio Oriente, oggi usate come leva per mantenere forzatamente gli Europei nella NATO. Già la “Casa Comune Europea” di Gorbaciov e Giovanni Paolo II presupponeva infatti, e ancora presuppone,  che la Paneuropa non resti l’area di confine fra due sistemi, bensì un unico sistema che riprenda i lati migliori di quelli che lo avevano preceduto. Come aveva affermato allora Giorgio Shevardnadze, “un sistema migliore di quelli capitalista, socialista e feudale”.

Il monumento a De Gaulle a Mosca

2.La bandiera europea sotto l’Arco di Trionfo

Poche vicende rivelano bene come questa la sostanza copertamente anti-sovranista, tanto del Rassemblement National, quanto della politica Macron.

Quanto al primo, anziché essere fiero del fatto che la Francia abbia la presidenza dell’Europa e possa perciò dare ancor più peso ai temi che le sono cari, ha presentato addirittura un ricorso giudiziario contro l’esposizione della bandiera europea sotto l’Arco di Trionfo, dimenticando che Napoleone, che aveva voluto quell’ arco, era sdtato, di fatto, l’Imperatore dell’Europa. Quanto al secondo, lungi dal possedere l’assertività, non diciamo di Napoleone, ma perfino di De Gaulle, si è fatto intimidire da una mediocre manovra causidico-propagandistica  della candidata  rivale.

L’uso dei micro-nazionalismi in chiave anti-europea è una trovata relativamente recente, da quando, con la caduta del Muro di Berlino,  si è manifestata una fondata aspettativa che l’Europa unificata possa costituire un’alternativa agli USA. A questo fine  erano tornati utili Farage e Le Pen, Lukašenka e Meloni , che un tempo non si volevano neppure sentir nominare.

Infatti, prima dell’ ‘89, né l’europeismo, né i micro-nazionalismi, avevano alcun peso, perché imperavano, da un lato, l’egemonia culturale marxista, e, dall’ altra, l’atlantismo maccartista, abbondantemente sufficienti, dal punto di vista dei poteri forti, per stroncare ogni velleità di autonomia paneuropea. Non per nulla, le Istituzioni vivacchiavano sotto la cappa dell’ideologia funzionalistica. Dal 1989 in poi, venuta meno la credibilità di quei due orientamenti geopolitici fintamente contrapposti, non si è trovato nulla di meglio che suscitare una falsa dialettica fra i sovranismi piccolo-nazionali e europeo. Con gran divertimento degli USA, e con la tentazione della Russia di “ricrearsi l’URSS”, vale a dire una realtà speculare all’ Impero Americano, ma che in realtà lo puntellava egregiamente.

Francois Mitterrand tentò di lanciare una Confederazione Europea con l’URSS

3.”Ricostituire l’ Unione Sovietica”?

Le vicende alle frontiere bielorussa e ucraina, e l’intervento alleato in Kazakhstan, dimostrano che il disegno di una “Yalta 2”  è in fase di attuazione, e che l’America e la NATO sarebbero ben felici che la Russia “ricreasse l’Unione Sovietica”, in modo da impedire ulteriormente la “Casa Comune Europea”(e da vendere all’ Europa il gas americano).

Secondo Putin, “coloro che non rimpiangono l’ Unione Sovietica sono senza cuore, ma coloro che vogliono ricostituirla sono senza cervello”. Quindi, l’associazione d’idee fra l’URSS e il “Russkij Mir” (concetto preferito da Putin) è arbitraria, perché la strategia attuale di Mosca non risponde affatto all’idea internazionalistica dell’ex URSS, bensì segue molto da vicino il progetto panrusso di Sol’zhenitzin (“Kak obostruit’ nam Rossiju”=”Come ristrutturare la nostra Russia”), di cui il lungo articolo di Putin del Luglio del ‘21(“Ob istoričeskom edinstve Russkih i Ukraintsev”=”Sull’unità storica fra Russi e Ucraini”) costituisce in gran parte un’esplicitazione. Sol’zhenitzin non voleva difendere l’Unione Sovietica, anzi fu colui che per primo ne propose la dissoluzione, ma opponendosi nettamente alla scissione fra i tre popoli slavi orientali: Russi, Ucraini e Bielorussi, e postulando la restaurazione del sistema di autogoverno locale (“zemstvo”), tipico degli ultimi anni dello zarismo. Un discorso a parte Sol’zhenitsin lo dedicava al Kazakhstan, nel nord del quale Stalin aveva trasferito, per motivi vari, milioni di Russi, Ucraini e Bielorussi, oltre a parti di popoli minori, come i Tedeschi del Volga, i Tatari di Crimea, i Ceceni e i Mescheti. Secondo Sol’zhenitsin, questa parte del Kazakhstan (intorno alla nuova capitale Astana, e con lingua veicolare il Russo) avrebbe dovuto rimanere con gli Slavi Orientali.

In parole povere, la visione della Russia di Sol’zhenitsin e di Putin (“Russkij Mir”) è speculare a quelle dei “Brexiteers” per l’arcipelago britannico, del Gruppo di Visegràd per i “nazionali” dell’ Europa Centrale, del “Neo-Ottomanesimo” per l’AKP: rinverdire l’identità degli antichi imperi , regni o Repubbliche, che avevano dominato l’ Europa per secoli. Il problema dell’Europa, se non vuole andare a pezzi, è quello di recuperare tutte le sue grandi “regioni” all’ interno di un disegno più vasto con una sua missione specifica (la “Casa Comune Europea”, la “Confederazione Europea”), tenendo conto soprattutto delle esigenze tecnologiche e di difesa. Quelli (insieme  all’ attuale “nocciolo duro carolingio”, e al “Grande Nord”) sono veri e propri “Stati membri”complessi dell’ Europa, che è qualcosa di molto più grande (geograficamente e concettualmente) dell’ Unione Europea, e va gestito con più ampio respiro. E’ fra quelle grandi “macroregioni europee” che va trovato un vitale equilibrio, mentre l’attuale Unione, federalizzata,  dovrebbe fungere da cuore pulsante dell’ intero sistema (la vera “Europa a cerchi concentrici”).

Il programma di Sol’zhenitsyn è stato ripreso da Putin

4. La “democrazia” quale strumento di discriminazione

E’paradossale che le discriminazioni nei confronti dei Paesi dell’Est Europa siano motivate, essenzialmente, dalla loro presunta mancanza di “democrazia” secondo un modello idealizzato degli USA, i quali  sono, invece, l’esempio più palese di non-democrazia proprio nei suoi elemento primari: il diritto di voto (da sempre soggetto a restrizioni di ogni tipo), la libertà di espressione (soggetta alla censura dei GAFAM e del “politically correct”); la libertà personale (Patriot Act, CLOUD Act).Anche il continuo richiamo a presunti “valori europei” che solo gli  altri starebbero violando non regge di fronte alle continue dimostrazioni dell’ incoerenza degli Europei,dove il richiamo formale a presunti valori condivisi (ripudio della guerra, libertà individuale e nazionale, pluralismo, misericordia) è  espressione d’ipocrisia e di “doppio standard” (pensiamo alle guerre neocoloniali ancora in corso; alle testate nucleari americane sul nostro territorio; alle “extraordinary renditions”;al trattamento di profughi, Catalani, russofoni; alla violazione  di fondamentali sentenze della Corte di Giustizia; alla disapplicazione del GDPR…).Tutto ciò delegittima anche l’ Unione Europea nel ruolo di fustigatrice per procura degli USA, ch’essa si arroga, della maggioranza degli altri Stati. Ciò che accomuna “i due Occidenti” è in sostanza l’ipocrisia puritana, di chi predica valori troppo sublimi in modo da mascherare le peggiori infamie.

Così stando le cose, non ci si venga a dire che certe parti d’ Europa non sono con noi compatibili perché hanno storie e tradizioni (parzialmente) diverse dalle nostre (limitatamente agli ultimi 2 secoli). C’è da chiedersiallorache cosa intende il nostro “mainstream” per “multiculturalismo”? Che tutti i Paesi, vicini e lontani, devono diventare come noi? Oppure che tutti quelli che non sono come noi devono starci lontani? Ma allora, che senso ha tutto (il -falso-) interesse dimostrato per gl’immigrati? Non sono questi (in genere) ancora più diversi dei Polacchi, dei Russi e dei Turchi? E anch’essi hanno o non hanno il diritto di rimanere diversi? In base a quale criterio la parte sud-occidentale dell’Europa si sente in diritto di giudicare ciò che sta a Nord, Est, a Sud-Est, e, soprattutto, a Sud? E, poi, si può dire che Solimano, Pushkin o Mickiewicz siano molto diversi da Lorenzo il Magnifico, Foscolo o Goethe?

L’”Occidente” si è sempre sforzato di negare e controbilanciare la naturale affinità e complementarietà fra Europa e Russia (che  comprende anche, fra l’altro, il boom di esportazioni italiane e tedesche e i due North Stream), per fare in modo che Europa Occidentale ed Orientale siano portate automaticamente (e innaturalmente) a respingersi, sicché l’ Europa non possa mai unificarsi veramente (“tenere i Tedeschi sotto, gli Americani dentro e i Russi fuori”). Lo stesso “trucco” usato con la Russia è stato usato anche con gli altri Paesi dell’Europa dell’ Est, dove il sostegno alle idiosincrasie micro-nazionalistiche (spesso attraverso emigrati in America), ha permesso di rinfocolare le rivalità fra Lituani e Russi, Polacchi e Bielorussi, Ungheresi e Slovacchi, e addirittura fra Bruxelles e gli Est Europei in generale, quando invece sono sempre state più importanti le affinità. In questo modo, diventa difficile non solo un sentimento paneuropeo, bensì perfino una solidarietà fra gli stessi Europei dell’Est. E dire che il pezzo forte dell’ideologia panslavista sempre stata costituita dall’origine eurasiatica degli Slavi (cosa comune ai Germanici e agli uralo-altaici); che la base del “Pensiero Russo” è il “Bizantinismo” costantinopolitano; che il pensiero di un  “Romanticismo Slavo” nasce con Böhme, Herder e Tommaseo; che il costituzionalismo polacco non è meno antico di quello inglese…

Questi continui rifiuti verso la Russia da parte dell’Europa (assolutamente immotivati) a partire dal 1991 hanno trasformato l’originario entusiasmo per l’apertura all’ Occidente in una (comprensibile) volontà di difendersi da calunnie, sanzioni, destabilizzazioni -e missili-), costringendo la Russia a consolidare il proprio spazio (culturale, politico, commerciale, militare) anche verso Est. Fenomeno non dissimile da quanto accaduto in Turchia, nel Regno Unito e, parzialmente, in Polonia, le quali, per poter sopravvivere come culture, sono state costrette ad opporsi ad una Bruxelles sempre più intollerante ed autoreferenziale. E si noti che, prima, esse tutte avevano fatto uno sforzo enorme di trasformazione legislativa per poter accedere all’ Unione. Basti riascoltare il discorso programmatico televisivo di Putin la notte di capodanno del 2000, in cui s’impegnava ad introdurre in Russia tutti i principi concordati con i Paesi Europei in sede OSCE, in totale contraddizione con l’immagine che ne hanno sempre dipinto i media occidentali.

Le “macroregioni europee” ricordano gli Stati del ‘600

5. Le attuali trattative sul sistema di sicurezza europeo

Questa settimana si sono svolti incontri USA-Russia, NATO-Russia e OCSE-Ucraina per discutere i due trattati proposti dalla Russia  sulla sicurezza in Europa (“Agreement on Measures to Ensure the Security of the Russian Federation and Member States of the North Atlantic Treaty Organization;  “Treaty between the United States of America and the Russian Federation on Security Guarantees), che ricalcano, da un lato, quelli vigenti fino a poco tempo fa e ripudiati dagli USA,  e, dall’ altro, quanto da più di 30 anni la Russia sostiene essere stati gli accordi verbali fra Baker e Gorbaciov, e si riallaccia, infine,  implicitamente, alla Conferenza di Praga e alla Carta europea di Mitterrand e Hàvel.

Naturalmente, le proposte russe non sono state neppure prese in considerazione dagli USA, con la conseguente escalation da parte dei Russi (si parla di testate ipersoniche posizionate nel continente americano, come i famosi missili di Cuba, grazie ai quali l’URSS aveva ottenuto l’allontanamento di quelli in Turchia).

In questo bailamme, il compito minimo dell’Unione Europea sarebbe ora quello di delineare un progetto condiviso da tutta l’Europa, proporlo ai singoli Stati, membri o non membri della UE, e, infine, costruire strade per realizzarlo. Se Putin ha potuto scrivere sul suo sito un articolo di 39 pagine sull’ unità fra Russi e Ucraini, e tutta la stampa dell’Europa Orientale ha potuto scrivere fior di controrepliche allo stesso, perché nell’ Unione non si sa produrre nulla sulle identità degli Europei? L’Europa, nell’ ambito della Conferenza sul Futuro dell’ uropa, avrebbe dovuto elaborare una sua posizione su questi temi.

Invece, un siffatto progetto manca completamente: non soltanto si è lasciata da 23 anni senza risposta la domanda di adesione della Turchia; non soltanto ci si è urtati sempre più (come si è visto) con la Russia, ma perfino il più modesto compito dell’adesione dei Balcani Occidentali, previsto nel “Piano Janša” proposto dalla presidenza slovena alla Conferenza di Lubiana del 2021 è rimasto senza seguito, arenatosi nelle rivalità fra Serbo-Bosniaci e Bosgnacchi e fra Bulgari e Macedoni. Il fatto è che gli Europei, pur essendo confusamente insofferenti dello “status quo”, sono incapaci perfino ad immaginarsi un futuro alternativo.

L’obiettivo occulto è destabilizzare l’Europa Orientale, spezzettando le maggiori formazioni per poi inglobare alle proprie condizioni i nuovi micro-Stati, come successe con la disgregazione degl’Imperi Centrali e di quello russo dopo la IIa Guerra Mondiale. E’ proprio questa tendenza di lungo periodo dell’ “Occidente” che si sta scontrando contro la resistenza della Russia, della Turchia e, in minor misura, della Polonia.

Ciò detto, chi arriva con delle proposte (buone o cattive che siano) al tavolo delle trattative sul futuro dell’ Europa Centrale e Orientale  è, ora come sempre, la  Russia,  e gli USA rispondono senza nemmeno consultare gli Europei. Sono  due Stati veramente sovrani, che hanno una loro politica estera e un loro completo arsenale nucleare, e, pertanto, si arrogano (non senza ragione)  il diritto di decidere sul futuro dell’ Europa. Altro che Conferenza!

Le due bozze di trattato sono dunque state elaborate dalla Russia e respinte senza discussione dall’America, senza che gli Europei abbiano detto nulla. Eppure, si tratta del nostro territorio, del nostro futuro, perfino del nostro gas! Se non è questa una questione di Sovranità Europea, quale altra lo è?Cosa intendiamo dunque per “sovranità europea”?

La realtà è che il nostro Continente è visto solo come un campo di battaglia, oggi per attacchi ibridi (come le rivoluzioni colorate, le Repubbliche secessioniste, le crisi migratorie); domani, per invasioni militari come in Kazakhstan; dopodomani, per guerre nucleari, chimiche e batteriologiche, senza che gli Europei possano farci nulla. C’è di più: oggi, in barba alle premesse pacifistiche del Diritto dello Spazio, le grandi potenze stanno militarizzando lo spazio siderale, senza che, di nuovo, l’ Europa possa farci nulla.

Noi abbiamo “delegato agli USA” semplicemente la gestione di tutti i rischi esistenziali del XXI° Secolo. Quindi, se “sovrano è chi decide sullo stato di eccezione” (Carl Schmidt), noi non siamo sovrani.

Possibile che l’Europa di Macron, che, pretenderebbe di darsi una politica estera e di difesa “sovrana”, non abbia nulla da proporre, e lasci la discussione agli eterni “federatori esterni”, USA e Russia? Così stando le cose, come fare a impedire che i cittadini prendano le distanze dall’ Unione? Come ha scritto nella sua newsletter il Movimento Europeo, “appare stupefacente il gap fra il desiderio di grandeur che traspare dal programma della presidenza francese e la parte assolutamente marginale che svolgerà Parigi durante i sei mesi di presidenza.

Nonostante il volontarismo del Presidente Macron – preannunciato nella Conferenza stampa di dicembre, reiterato nell’incontro dell’Epifania con la Commissione europea al Palazzo dell’Eliseo e certamente più marcato quando parlerà davanti al Parlamento europeo il 18 gennaio – sarà difficile immaginare che in sei mesi potranno essere raggiunti risultati concreti e definitivi”.

Eppure, ce ne sarebbero di cose da dire! Sui rischi di una nuova guerra mondiale, con le testate nucleari in casa nostra e la militarizzazione dello spazio. Sull’ unità di tutta l’Europa. Sulla regolamentazione internazionale del digitale. Sul ruolo delle grandi aree macroregionali, come quella nord-atlantica, quella latina, quelle centrale e orientale, quelle artica e balcanica…Purché si lasci parlare chi le idee le ha, e non si strozzi preliminarmente il dibattito, come accade sempre più frequentemente.