Anticipando di alcuni giorni l’intervista del Ministro della Cultura Giuli al Circolo dei Lettori di Torino, alcuni articolisti “mainstream” avevano già invocato nelle settimane scorse una rilettura della storia e della ragion d’essere dell’ Unione Europea.
1.Le critiche di Quirico e Fabbri
Per esempio, ripetendo quanto da noi scritto, inascoltati, oramai fino alla nausea da decenni, Quirico aveva criticato, su “La Stampa”, l’arroganza degli Europei:“Il resto del mondo America, Cina, Russia , il Sud globale che una volta era formato da nostri sviliti sudditi, lo ha compreso da un pezzo e si comporta di conseguenza. Ignorandoci. E’ inutile discutere e perdere tempo con personaggi irrilevanti, ma che insistono a fingersi Napoleone o Churchill. E pretendono di fare correzioni alla realtà, imporre punizioni e scrivere la loro parola fine, loro che sono, più o meno, i rappresentanti di 450 milioni di consumatori”!Cioè, sul piano mondiale, pochissimo!
Ma, senza una presa d’atto della nostra decadenza, non nascerà mai un vigoroso progetto di riscatto.
La presunzione con cui gli Europei si impuntano a ostacolare in modo del tutto inefficace i tentativi di pace in Ucraina potrebbe sembrare ispirata a un’abile manovra tattica (per sfuggire al consueto ossequio all’ America), ma conduce invece a una strategia molto autolesionistica, sia perché potrebbe portare da un momento all’ altro a uno “show-down” militare con la Russia (come quello a cui sembra mirare Cavo Dragone), al quale per altro, come affermato per primo da Crosetto, siamo impreparati, sia perché ci esporrebbe anche dal lato dell’ America, la quale non verrebbe neppure in nostro soccorso.
Quirico se la prende poi con la pretestuosa difesa del diritto internazionale che gli Occidentali, e, in primis, gli Europei, sono stati i primi a violare (cfr. p.es. i casi del processo al Kaiser, dei bombardamenti a tappeto, del Canale di Suez, del Kossovo..):“.. le sue nazioni e le sue azzoppatissime elite si ostinano a presentarsi come i sacerdoti del tempio del diritto internazionale. E in base a questa veste sacerdotale che ci siamo attribuiti come consacrati apostoli del dio pensiamo di poter continuare a fulminare e punire peccati della perduta gente fatta di eretici, o, peggio, atei autocratici. Pensiamo a noi stessi come all’inizio di una era nuova, una infanzia della vera umanità, di una promessa. Promettiamo l’età dell’oro, la pace millenaria. Ma è davvero così? Sono bugie a cui crediamo solo noi che le abbiamo inventate. Non siamo stati noi per primi occasione di vari delitti?”
Ma, prima ancora di compiere delitti, la nostra cultura ha sempre esaltato, nonostante gli scongiuri in contrario, la guerra nelle sue forme estreme, dal Vecchio Testamento all’ Apocalisse, da Omero a Erodoto, dal De Bello Gallico alle Gesta Dei per Francos, dalle prediche di Lutero a Thomas Mann, da Marinetti a D’Annunzio. Ancor oggi, i nostri politici fanno a gara a predicare guerre contro “le autocrazie”, dal tedesco Merz, che sta attuando il riarmo della Germania, all’Alto Rappresentante Kallas, che invoca una guerra per distruggere la Russia, fino a Francia e Inghilterra che smaniano di poter stazionare truppe in Ucraina, rendendo più che mai impossibile una politica comune europea di difesa, meno che mai “sovrana”.
Una siffatta “guerra contro le autocrazie”, da parte dell’ Europa postbellica, non c’era mai stata: non contro l’Unione Sovietica, non contro i regimi iberici e medio-orientali alleati dell’ America, non contro la Turchia e la Grecia dei colonnelli. Vecchi amici del Patto di Varsavia si accorgono delle“autocrazie” solo adesso, quando i Paesi ex comunisti sono passati, dal Socialismo Reale, sotto diverse ideologie.
A Quirico fa eco Dario Fabbri su Domino, il quale se la prende con la vuotezza dell’europeismo del “mainstream”. Ricorderò qui che, quando il Ministro Mogherini era Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa, faceva aggiornare la Dottrina UE di Politica Estera e Difesa direttamente dai suoi consulenti americani, senza curarsi neppure di tradurla nelle lingue ufficiali dell’ Unione. Questo fa dire a Fabbri “Non è dato per altro conoscere con quale lingua e guidati da quale canone dominante possa generarsi un’Europa unitaria”.
La tabe originaria dell’integrazione post-bellica è stata infatti l’assoluta subordinazione fin dall’ inizio alle idee, agli interessi e ai diktat americani, che ancor oggi impedisce una visione chiara della situazione:”Soprattutto, la presenza militare statunitense viene quasi messa da parte. Sovrastati da una narrazione politologica e sovrastrutturale, vediamo in Donald Trump l’ennesimo avversario dell’ Europa Unita, tolto il quale gli statunitensi accetterebbero di buon grado l’iperbolica ‘autonomia strategica’ europea. Da alleati e da pari della superpotenza.”Tutto ciò è una pia illusione.Infatti,Gli Stati Uniti sono stati molto interessatamente (per opporsi all’ URSS) alla ripresa ,a cavallo della IIa Guerra Mondiale, dell’ideologia europeista a suo tempo abbozzata dagl’Illuministi, dalla Santa Alleanza, dalla Massoneria, da Nietzsche e dall’ Asse, ospitando in America, e finanziando, tramite Warburg, Coudenhove-Kalergi. Poi, approvando in Senato la mozione Fulbright sull’unificazione dell’Europa. Infine, finanziando, attraverso l’ ACUE, la nascita del Movimento Europeo e prendendone il controllo esautorando perfino Churchill(Cfr. De Villiers, “Je tire les ficelles..”).
Anche la tanto esaltata “Dichiarazione Schuman” fu in realtà un adeguamento, alle critiche “funzionalistiche” di Mitrany (insegnante in America), del federalismo di Spinelli, già anch’esso per altro succube al fascino americano dei “Federalist Papers” di Hamilton. Essa fu scritta da Jean Monnet, presentata a Schuman alla Gare de l’Est mentre questi stava tornando al suo paese natio in Lorena per il week-end, e, infine, concordata con il Segretario di Stato Dean Acheson venuto apposta a Parigi prima di informarne, all’ ultimo momento, Adenauer.
E, ancora, l’idea della CED (Comunità Europea di Difesa) anticipava già l’attuale impostazione di un “riarmo dell’ Europa”, poi imposta da Biden, da Trump e dalla von der Leyen: una serie di eserciti europei arretrati e scoordinati (o meglio, coordinati da Washington), aventi come unico obiettivo quello di combattere l’Unione Sovietica, mentre invece l’idea di una bomba atomica italo-franco-tedesca veniva bocciata, e sostituita dalla diabolica trovata delle testate nucleari americane “con doppia chiave” parcheggiate in basi europee, facendo così degli Europei degli ostaggi permanenti dell’ America e il primo bersaglio dei missili russi.
Gli unici che avessero genuinamente (e, diremmo, addirittura fanaticamente) perseguito un’unità europea “sovrana” erano stati Nietzsche e Coudenhove-Kalergi , i quali però non avevano scorto i segni premonitori dell’eccezionalismo americano (Winthrop, Washington, Emerson, Fiske, Kipling, Wilson…).Certo, moltissimi si erano ribellati contro l’americanizzazione dell’ Europa (per esempio, Dickens, Céline, Malaparte, Gonella, Pzywara, De Gaulle, Servan-Schreiber), ma nessuno aveva proposto e perseguito un’alternativa concreta.
2.Lo smascheramento del diritto internazionale
Perciò, per Quirico, il diritto internazionale tanto conclamato dal mainstream occidentale si rivela una frode: “Questo dio non esiste più, non è morto, non è mai esistito. Prima ancora di cominciare aveva già la spina dorsale rotta. L’essenza del secolo dei diritti è una vita che sputa sangue, ingiustizia e morte.” Basti pensare alla Guerra di Crimea, a San Martino e Solferino, alla “lotta al brigantaggio” -tutte tappe esaltate del Risorgimento Italiano, che costituirono invece una delle molte anticipazioni delle stragi del ‘900-: l’occupazione occidentale della Cina; lo “Stato Libero del Congo”; le Guerre Mondiali; la bomba atomica..-.
Il diritto internazionale come “dio”: un’ennesima incarnazione della religione secolarizzata che ispira il “mainstream” occidentale (“the Gods of America”: il Metodo Scientifico; il Progresso; il Benessere; la Democrazia..).
Forse, Quirico esagera, perché, di fatto, il diritto internazionale esiste da millenni, per esempio a partire dal Trattato di Qadesh (un primo preteso “Trattato Eterno”),del 1259 a.C., fra l’ Egitto e l’ impero Ittita (scritto in Egizio, Ittitico e Accadico,invocando gli dei dei due Paesi), per continuare con la “Pax Aeterna” con la Persia di Filippo l’Arabo, per poi venire al “Serment de Strasbourg”, in Althochdeutsch e Langue d’Oil, fra i figli di Carlo Magno, al Dar al-‘Uqd della dottrina islamica e alla tregua decennale per Gerusalemme di Federico II e il re egiziano al-Malik (incredibilmente simile al “Piano Trump” per Gaza), per concludere con i Trattati di Tordesillas, Vestfalia e Vienna. Si trattava (e si tratta) però, di un diritto consuetudinario e pattizio, che riposa sulla “compliance spontanea” delle parti.
Un qualche “diritto internazionale umanitario” in senso moderno moderno comincia solo con le convenzioni dell’ Aia e di Ginevra, e -cosa sempre taciuta- sotto l’impulso dello Zar Nicola II (proprio quello ucciso con la sua famiglia dai Bolscevichi).Le conferenze di pace tenutesi all’Aia sotto gli auspici della Russia e conclusesi con le convenzioni del 29.7.1899 e del 18.10.1907, furono il primo serio tentativo (se vogliamo, “paternalistico”) di tradurre in realtà i vecchi progetti, imperiali, cristiani e illuministici, volti al mantenimento della pace universale. Da qui la loro importanza nella storia delle relazioni internazionali, anche se subito violate.
Perciò, secondo Quirico, nel caso del mito europeo della Pace Perpetua, “gli officianti erano sacerdoti finti, come quelli della rivoluzionaria dea Ragione giacobina, imbonitori che agitavano turiboli e organizzavano processioni ma che servivano solo al proprio potere[LR1] .”Basti pensare alla pretestuosità del “grido di dolore” di Vittorio Emanuele II (anticipazione del Donbass), all’incriminazione del Kaiser per lo scoppio della Ia Guerra Mondiale (iniziata in realtà fra Serbia e Austria), ai bombardamenti a tappeto e alla bomba atomica, che colpirono deliberatamente le popolazioni civili, e alla IIa Guerra del Golfo, partita con l’assurda sceneggiata di Colin Powell alle Nazioni Unite (con la complicità di queste ultime), con una presunta provetta di antrace, che, se tale fosse stata veramente, avrebbe dovuto comportare l’immediata sospensione della seduta, l’evacuazione della sala e l’allontanamento di Powell.
3.Con Trump, l’Occidente ha gettato la maschera
Scrive Quirico: “Con Trump perfino questa finzione è stata arrogantemente abolita.”Per questo Trump è tanto aborrito da tutti: perché li costringe a vedere la terribile verità sottostante:”Nessun imperialismo umanitario”, bensì l’imperativo americano di conquistare il mondo per imporre una nuova umanità tecnologica, come affermato nelle dottrine ufficiali del Pentagono e nelle opere di guru americani dell’informatica come Schmidt, Cohen e Karp.
Da un altro punto di vista, Trump rappresenta una sorta di “provvida sventura”, perché getta le basi di una possibile emancipazione progressiva dell’ Europa dal “Progetto Incompiuto della Modernità”: dall’ infatuazione rivoluzionaria a quella democratica, per passare al fatalismo capitalistico e poi al “piano inclinato” della Singularity Tecnologica, tutti smentiti dalla brutalità della retorica MAGA e dal fallimento delle strategie già avviate dai predecessori e portate a maturazione sotto Trump.
Invece di quella deterministica “Teoria dello Sviluppo”, nasce ora uno scenario aperto a molte alternative, in cui tanto le potenze intermedie, quanto nuove tendenze culturali, hanno qualche chance di farsi strada senza venire stroncate immediatamente.
E’ questo l’inizio dell’ era multipolare, in cui il dialogo internazionale si farà sulla base del rispetto reciproco fra le Weltanschauungen, come tentato, a suo tempo, da Marco Polo, Matteo Ricci, Akbar, Schopenhauer, Kang You Wei, Eliade, Massignon, Guénon, Pound, Evola, Panikkar, Béjart, Papa Francesco.
Il che, dal punto di vista culturale, si dovrebbe tradurre in un rinnovato e approfondito studio comparato di tutte le culture e ideologie, e, da quello politico, in un’arena mondiale dove le soluzioni derivanti da ciascuna cultura possano confrontarsi, così come avvenuto a suo tempo al momento dell’ approvazione della Carta Universale dei Diritti dell’ Uomo, dove poterono almeno esprimere le loro “dissenting opinions” l’Associazione Antropologica Americana, l’ Arabia Saudita, l’Unione Sovietica e il Kuomintang cinese.

4.L’Europa nella nuova Dottrina USA di Sicurezza:”imminent, total, cultural unravelling in Europe”.
Quest’affermazione è contenuta nella U.S. National Security Strategy:”The larger issues facing Europe include activities of the European Union and other transnational bodies that undermine political liberty and sovereignty, migration policies that are transforming the continent and creating strife, censorship of free speech and suppression of political opposition, cratering birthrates, and loss of national identities and self-confidence” .
Nuovo tentativo dell’ Amministrazione Trump di influenzare il corso delle politiche in Europa, in linea con quanto già fatto da Musk e Vance: “America encourages its political allies in Europe to promote this revival of spirit, and the growing influence of patriotic European parties indeed gives cause for great optimism”.
Il documento sostiene anche la “Teoria della Grande Sostituzione” (attribuita impropriamente a Coudenhove-Kalergi), che afferma che delle élites tramano per ridurre la forza elettorale degli Europei bianchi attraverso l’immigrazione:“Over the long term, it is more than plausible that within a few decades at the latest, certain NATO members will become majority non-European,”.Peccato che il Paese NATO che quasi certamente avrà, fra pochi anni, una maggioranza “non-white”(latina, africana, asiatica,medio-orientale) siano proprio gli Stati Uniti (e il secondo sarà Israele)

5.Una “guerra esistenziale”
Gabriele Segre descrive così le sensazioni di sgomento dell’ establishment occidentale di fronte ai nuovi scenari:
“…viviamo questa guerra con la sensazione che, nel Donbass, non si stia decidendo soltanto il futuro dell’Ucraina, ma la sopravvivenza dell’idea di mondo in cui abbiamo creduto per ottant’anni.
L’epoca in cui vivevamo è cambiata, e questo lo abbiamo ormai capito. Di più: lo abbiamo studiato, discusso, interiorizzato fino alla nausea. Eppure, continuiamo a fare una fatica immensa ad accettarlo, al punto da trasformare questa guerra in una sorta di consultazione del destino: di giorno in giorno seguiamo i bollettini dal fronte, all’affannosa ricerca di indizi che smentiscano la sensazione che il nostro rassicurante passato sia davvero finito e, allo stesso tempo, ci suggeriscano che l’Europa in cui ci eravamo riconosciuti sia ancora viva da qualche parte, pronta a riemergere. Così, quella con la Russia è diventata, prima ancora che una guerra esistenziale, il sintomo più evidente della nostra crisi identitaria collettiva: il momento in cui ci accorgiamo che l’immagine che avevamo di noi non coincide più con il tempo che stiamo vivendo.”
Secondo le “retoriche dell’ idea di Europa”,L’Europa era il punto più avanzato di un ordine che immaginavamo pacificato. Avevamo perfino creato una cittadinanza senza popolo, fondata non su un’origine comune ma su un principio: l’adesione a un progetto in cui la violenza era stata espulsa dalla storia.”
Giustamente, Segre osserva che questa incertezza ha una base più profonda:
“Questa guerra ci rivela che siamo sempre meno disposti a cercare dentro di noi la risposta a questo interrogativo e, piuttosto che interrogarci, preferiamo affidarla agli spostamenti del fronte, al fatto che la Russia avanzi o arretri, alle decisioni che maturano a Kyiv, Mosca e Washington. Così, se Mosca guadagna terreno, ci convinciamo che il nostro vecchio mondo sia davvero finito; se invece l’Ucraina resiste, ci aggrappiamo all’idea che qualcosa dell’ordine passato possa ancora reggere, come un edificio puntellato in fretta per ritardarne il crollo. La verità è che non stiamo sostenendo l’Ucraina per paura della Russia: ci stiamo aggrappando all’Europa per paura del futuro.”
E ne consegue che “la verità — scomoda, ma forse liberatoria — è un’altra: la nostra crisi identitaria proseguirà comunque, a prescindere dalla Russia. È innanzitutto una frattura temporale, non un effetto collaterale del Cremlino. Finché non faremo i conti con questo, non riusciremo a leggere il conflitto in Ucraina per ciò che è”…
La crisi identitaria è di lunga durata, è figlia della democratizzazione, della secolarizzazione, della sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, e, infine, della Società del Controllo Totale:“Ed è questo, alla fine, il punto decisivo: solo un’Europa capace di chiarire a se stessa che cosa può e vuole diventare riuscirà a uscire dalla logica della guerra esistenziale.”Di fronte alla società del controllo totale, nessuna società del mondo sa che cosa rispondere, però, fra tutte, l’Europa è la meno preparata, perché ha soffocato da quasi un secolo la propria identità sotto quella americana, e, ora che l’America sta per affondare, l’Europa rischia di affondare con essa.


