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DOMANI,VENERDì 9 APRILE,

Ore 15,00

WEBINAR SU INTELLIGENZA ARTIFICIALE!

Continua la serie di manifestazioni dei Cantieri Digitali d’ Europa dedicata all’Intelligenza

PER ENTRARE: DIGITARE: https://www.youtube.com/channel/UCLZjh9nN2FxuodTx90LZpTA

Per eventuali problemi, telefonare a:

 3357761536 0116690004

Come non si stancano di ripetere autorevoli istanze, quali le recenti commissioni parlamentari tedesca e americana, la tendenza prevalente dell’ intelligencija, della politica, della Pubblica Amministrazione, delle imprese e dell’opinione pubblica, è, al di fuori dell’ Asia, quella d’ignorare la profondità delle trasformazioni che l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale sta apportando alla vita dell’Umanità (dalla religione al gioco, dall’epistemologia alla medicina, dalla filosofia alla vita domestica, dalla politica alla scuola, dalla difesa ai trasporti, dalla geopolitica alla finanza, dall’economia al lavoro…).

Sempre quelle autorevoli fonti ammoniscono la classe dirigente sugl’inconvenienti che derivano dalla noncuranza con cui questo fenomeno viene lasciato a se stesso, anziché tenerlo sotto controllo attraverso una serie di attenzioni: sul piano della riflessione culturale, della legislazione, della organizzazione sociale, dell’educazione…

Nell’ambito delle riflessioni, da un lato, sulla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro, sull’Istituto Italiano di Intelligenza Internazionale, i Cantieri d’ Europa dedicano il webinar del 9 aprile precisamente alla comprensione di che cosa caratterizza la transizione dall’informatica all’ Intelligenza Artificiale -prima realizzazione concreta di certe misteriose realtà astratte di cui parlavano, a volte, le religioni, le filosofie, le ideologie politiche, la fantascienza: l’Intelletto Immaginale, l’ Intelletto Attivo, lo Spirito Assoluto, il “General Intellect”, la “Singularity Tecnologica”.

Questa è la realtà in cui viviamo, con il suo equilibrio nucleare, con i suoi big data, con la sorveglianza di massa, con le “fake news”…

Fortunatamente, qualcosa si muove anche in campo organizzativo e legislativo. S’ incomincia a parlare di strumenti internazionali di controllo sulle armi autonome, di forme condivise di tassazione dei GAFAM, di un maggior intervento pubblico per diffondere la cultura tecnologica….

Se vogliamo essere dei cittadini a tutto tondo, non possiamo certo disinteressarci dell’Intelligenza Artificiale e di tutto ciò ch’essa comporta.

Paola Pisano

CANTIERI DIGITALI D’EUROPA/ 2021 EUROPE’S DIGITAL BUILDING SITES 2021/DIGITALE BAUSTELLEN EUROPAS 2021 /CHANTIERS DIGITAUX D’EUROPE 2021

CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ EUROPA

CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE

KONFERENZ UEBER DIE ZUKUNFT EUROPAS

CONFERENCE SUR LE FUTUR DE L’EUROPE

Dibattito transnazionale su: “L’Intelligenza Artificiale nel futuro dell’ Europa”

Transnational debate on: “Artificial intelligence in the Future of Europe”

Uebernationale Debatte um: „Künstliche Intelligenz in der Zukunft Europas“

Débat transnational : « L’Intelligence artificielle dans le futur de l’ Europe

n.2

Dialexis insiste da 7 anni con i vertici europei affinché prendano sul serio la rivoluzione digitale

XXI SECOLO : DALLA SOCIETÀ DELL’INFORMATICA A QUELLA DELL’ IA/XXI CENTURY: FROM A DIGITAL SOCIETY TO THE AI /XXI JAHRHUNDERT: VON DER DIGITALER ZUR K.I.-GESELLSCHAFT/XXI SIÈCLE: DE LA SOCIÉTÉ NUMÉRIQUE À LA SOCIÉTÉ DE L’ IA

La controversa decisione di collocare a Torino l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ha avuto il pregio di portare allo scoperto discussioni che normalmente si svolgono all’ ombra delle cancellerie, delle segreterie di partito, delle lobbies: quelle circa gli strumenti per promuovere, orientare e controllare l’innovazione tecnologica. E’ stata comunque una vittoria della trasparenza.

Il discusso istituto è chiamato a inserirsi, con un ruolo di punta, all’interno di una vasta ragnatela di hubs tecnologici, istituiti o istituendi dagli Stati europei all’ interno di un quadro determinato dall’ Unione, per presiedere alla transizione digitale.

La necessità e l’urgenza di enti di questo tipo è confermata dal recentissimo Final Report al Presidente e al Congresso della National Security Commission on Artificial Intelligence americana, presieduta da Eric Schmidt, la quale, dopo aver affermato che occorre “buttare nel cestino” quanto fatto finora in America (almeno dalla Pubblica Amministrazione, e soprattutto delle Forze Armate) nel campo dell’ AI, indica come soluzione principe la creazione di una National Technology Foundation, che assomiglia molto alla European Technology Agency  caldeggiata dalla nostra Associazione.

Nessuno può oggi, infatti, fare a meno di organi che promuovano, coordinino, gestiscano e orientino l’innovazione digitale.

In attesa che il Governo chiarisca le proprie intenzioni circa l’Istituto assegnato a Torino, il nostro ciclo di webinar dedicato al nuovo Istituto prosegue così (nell’ ottica d’inserirsi, da un lato, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, e, dall’ altro,  di elaborare un libro bianco dedicato, nel prossimo Salone del Libro di Torino), con un nuovo incontro, focalizzato sulle basi stesse della transizione verso l’AI, partendo dalla sua natura,  per poi passare alla sua articolazione interna e ai suoi diversi campi di attuazione.

L’obiettivo è quello di far comprendere che l’Intelligenza Artificiale non è una circoscritta disciplina specialistica, bensì un intero spazio culturale, del quale non possiamo disinteressarci se vogliamo essere capaci di vivere come cittadini attivi nel  21° secolo.

WEBINAR DEL 9APRILE 2021

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 15,00 Apertura dei lavori

Ore 15,10  Prof. Ferruccio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia: E’ possibile inserire l’Intelligenza Artificiale fra i temi della Conferenza sul Futuro dell’ Europa?

15,30 Prof.Paola Pisano, Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino, già Ministro dell’ Innovazione Tecnologica   e della Digitalizzazione: La transizione fra la società industriale avanzata e la società dell’Intelligenza Artificiale

15,50 On.le Alessandra Basso,Membro della Commissione Speciale AIDA per l’ Intelligenza Artificiale: Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando la società: il ruolo del Parlamento Europeo

16,10 Prof.Markus Krienke, Ordinario di filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; presidente della Cattedra Rosmini Intelligenza Artificiale e filosofia: L’intelligenza artificiale e la filosofia. Considerazioni etiche ed antropologiche.

16,30 Prof. Roberto Saracco, responsabile dell’Industry Advisory Board dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers, e Senior Advisor di Reply Srl “L’AI e l’industria italiana fra Next Generation e Piano nazionale di ripresa e resilienza”

16,50 Domande e dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis


 [LR1]Serire

BANCHE D’AFFARI, AUDITORS, STUDI ASSOCIATI, PIATTAFORME:

Perchè in Europa non ci sono?

Fino dal 2014 chiedevamo a Juncker di affrontare questo problema

Lo scandalo del PNRR gestito (o comunque supportato) dalla McKinsey apre uno spiraglio sul fenomeno, fondamentale nella geopolitica del potere mondiale, delle multinazionali americane dei servizi.

Perché, come riferivamo nella precedente newsletter, molti politici hanno protestato contro la decisione del ministero dell’Economia di avvalersi di una delle più prestigiose società di consulenza per finire il lavoro sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)?

Formalmente, è tutto corretto, e anche l’esecutivo Conte e governi precedenti  si sono avvalsi delle capacità di McKinsey e dei suoi concorrenti in questi anni. Ma è il prezzo irrisorio di questa consulenza a far capire che i piani del contractor (e del Ministero dell’ Economia e della Finanza) potrebbero essere diversi rispetto a quelli dell’incarico (conferito senza gara dal Ministero). E questo può costituire un problema per gl’ interessi nazionali, perché, grazie a questa procedura, McKinsey mette le mani sulle più sensibili decisioni di politica economica dell’ Italia ( e dell’ Europa) per i prossimi anni.

Radio Popolare ha definito la  MacKinsey “una specie di governo parallelo”.Le sue consulenze spaziano in molti campi dell’economia e della gestione delle risorse e sfociano poi, di fatto, in scelte politiche. Un esempio: quando era alla Casa Bianca, Trump la chiamò per ottimizzare le espulsioni dei migranti. La radio racconta poi della multa milionaria pagata alle autorità americane per il suo ruolo nello scandalo degli oppiacei: aveva consigliato alle industrie farmaceutiche una campagna molto aggressiva di vendita di prodotti rivelatisi poi dannosi per la salute.

Secondo quanto scrive Carlo Di Foggia, ci sono anche altri colossi del settore della consulenza al lavoro sul Recovery Plan e, soprattutto, alcuni sono stati coinvolti anche  dal Governo Conte (tra l’altro sul “Decreto Ristori”. Repubblica  afferma che il contratto tra la società e il ministero dell’Economia è stato firmato nei giorni scorsi per accelerare la riscrittura del piano italiano, colmando  i ritardi accumulati nei mesi scorsi. E aggiunge che “dalla consulenza McKinsey dovrebbe ricevere soltanto una sorta di rimborso spese. Ma i ritorni per la multinazionale potrebbero esserci a valle dell’operazione, quando bisognerà mettere a terra tutti i progetti approvati”.

Il MEF ha puntualizzato con un comunicato che “la governance del PNRR italiano è in capo alle Amministrazioni competenti e alle strutture del MEF che si avvalgono di personale interno degli uffici” e quindi che McKinsey non è coinvolta nella definizione dei progetti, i cui aspetti decisionali “restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia”. La stessa McKinsey però ha ammesso  di lavorare “all’elaborazione di uno studio sui piani nazionali ‘Next Generation’ già predisposti dagli altri paesi dell’Unione Europea e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano”. Quindi, il collegamento fra l’ Italia e gli altri Stati Membri non lo tiene la Commissione, bensì la McKinsey. Il contratto – ha comunicato il Ministero – “ha un valore di 25mila euro +IVA ed è stato affidato ai sensi dell’art. 36, comma 2, del Codice degli Appalti, ovvero dei cosiddetti contratti diretti ‘sotto soglia’”. Quindi, senza gara e senza consultare concorrenti (e questo spiega il suo modico valore).

In Polonia, le società di consulenza si erano installate nel Ministero del Tesoro

1.Le società di consulenza nella storia europea

Questo ruolo delle società di consulenza americane è stato determinante in tutta la storia contemporanea. Intanto, tutte le società automobilistiche europee hanno costruito i loro primi grandi stabilimenti sulla base di consulenze di società americane, come certificato dalla domanda di licenza edilizia presentata per la FIAT dall’ Ing. Mattè Trucco all’Ufficio Tecnico Comunale di Torino sotto la dicitura: “stabilimento secondo il modello americano”.

La moda del fumo per le donne fu avviata, come noto, in seguito ad un’operazione montata, per la Philip Morris, dal consulente Barneis, con una manifestazione di donne fumatrici e  lo slogan: “le fiaccole della libertà”.

Un grande sviluppo delle società di consulenza americane in Europa si era verificato come effetto del Piano Marshall, che aveva, fra gli altri obiettivi, quello di fare, degli Stati Uniti, la “società di riferimento” per gli Europei.

Le società di  consulenza hanno così svolto un ruolo fondamentale nel trasmettere modelli e valori americani. Bruxelles   esercitava un ruolo centrale nell’americanizzazione della formazione manageriale,  in particolare attraverso lo European Institute of Advanced Management Studies (EIASM).  Tanto in Belgio che in Spagn simili centri furono creati particolarmente in cooperazione con istituzioni cattoliche.

Il sito dello studio legale Cleary and Gottlieb di Bruxelles afferma:

“Cleary Gottlieb’s Brussels office was established in 1960 as a direct consequence of the close relationship between French political and economic adviser Jean Monnet and former U.S. Under-Secretary of State, George Ball, one of the firm’s founding partners and legal advisor to Monnet on the implementation of the Marshall Plan and the drafting of the Treaties of the European Communities.” Se ciò corrisponde alla realtà, perfino i Trattati di Parigi e di Roma sarebbero stati prodotti della penna di consulenti americani.

Anche le liberalizzazioni dell’ Est Europa furono appaltate completamente alle società di consulenza americane, le quali, come e più di quelle attuali, avevano, uffici permanenti, dai quali esse trattavano con le imprese estere, nei Ministeri di Varsavia e di Budapest, dove io ebbi occasione di incontrarne alcune.

Poi, venne l’ondata delle liberalizzazioni e privatizzazioni occidentali, il cui obiettivo, condiviso dai Governi e dalle imprese nazionali, era quello di “americanizzare” al massimo le economie europee, spezzando i “monopoli” che frenavano la presenza in Europa dei grandi gruppi finanziari americani e delle utilities anglosassoni, oltre che di svuotare di potere i ministeri e le istituzioni europee e di mettere fuori mercato le nostre professioni intellettuali, al fine di rendere irreversibile l’integrazione dell’ Europa nell’ Occidente dopo la caduta del Muro di Berlino

Per ciò che riguarda l’Italia, possiamo constatare che, negli ultimi 30 anni, sono scomparse quasi totalmente le grandi imprese nazionali, fossero esse pubbliche o private.

Secondo il rapporto della Corte dei Conti, in alcuni dei casi esaminati di privatizzazione (Telecom, Enel) si è  riscontrata la tendenza del Comitato ad avvalorare il parere già espresso dai consulenti dell‘Amministrazione, finendo coll‘assumere un ruolo quasi formale, senza esercitare compiutamente quella funzione di indirizzo che il quadro normativo gli attribuisce. In sede di indagine su “Obiettivi e risultati delle operazioni di privatizzazione di partecipazioni pubbliche” (relazione approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato con deliberazione n. 3 del 12 febbraio 2010)numerose sono state le difficoltà incontrate nell‘esprimere una più puntuale valutazione della gestione dell‘intero processo di privatizzazione a causa della mancata disponibilità, al di là dei dati di base contenuti nelle relazioni al Parlamento, di più analitici, precisi ed esaurienti elementi informativi, soprattutto sul ruolo effettivamente svolto dai diversi soggetti intervenuti nel processo stesso: le strutture amministrative, i contractor, il ―Comitato permanente di consulenza globale e di garanzia per le privatizzazioni, per brevità Comitato per le privatizzazioni.”

Complessivamente, lo Stato ha speso, per incarichi ai consulenti, 2,2 miliardi di euro, quasi il 2% di quanto incassato dalle privatizzazioni (120 miliardi).

In un’inchiesta dei mesi scorsi, ProPublica ha scritto che McKinsey ha una seconda linea di ricavi per le sue attività con il settore pubblico: “L’azienda riesce a vendere i dati che ottiene da un progetto governativo ad altre agenzie. Costruisce un database centrale con lavori anonimizzati, così che i futuri team di consulenti possano usarli per cominciare progetti simili“.

Il nuovo impero digitale sta sostituendo le Big Five della consulenza

3.I GAFAM sostituiscono le società di consulenza .

Attualmente, con l’evoluzione del lavoro (soprattutto intellettuale) nella direzione della massima automazione, le società di software (Google e Microsoft), stanno divenendo i massimi fornitori di consulenza, giacché, in Enti come organizzazioni internazionali, ministeri, società di servizi…, l’organizzazione del personale è oramai sostituita dall’ organizzazione dei sistemi.

Esempi di quest’evoluzione sono costituiti dai contratti di Microsoft con Poste Italiane e con le Istituzioni Europee.

Secondo il sito di Poste Italiane,” … la partnership tra Poste Italiane e Microsoft ruota attorno ad alcune aree strategiche di collaborazione.
 

  • In primo luogo, la creazione di una “Piattaforma di Ecosistema per le PMI” volta a promuovere la trasformazione digitale delle aziende motore dell’economia del Paese…. 

     
  • L’altro pilastro dell’accordo stabilisce lo sviluppo di una Piattaforma Nazionale di Cloud Ibrido che combina i pilastri dell’architettura DataCenter di Poste Italiane con le soluzioni cloud Microsoft Azure per permettere al mondo delle aziende private e della Pubblica Amministrazione di intraprendere percorsi di trasformazione digitale e di modernizzazione dei servizi pubblici …
  • Il terzo punto della strategia è relativo al processo di Trasformazione Digitale di Poste Italiane….. 
      
  • Infine, ampio spazio di sviluppo operativo è dedicato al Programma di formazione e aggiornamento delle competenze dei collaboratori di Poste Italiane…..”

Quanto alle Istituzioni Europee, l’Ente Europeo per la Protezione dei Dati, rincarando la dose rispetto alla Corte dei Conti italiana, ha affermato che semplicemente è stato invertito il rapporto fra controllato e controllore, cosicché risulta accertato ufficialmente che Microsoft controlla le istituzioni europee:

“Il GDPR ex art. 28 prevede che sia il titolare a dare indicazioni su quali debbano essere le caratteristiche e le modalità del trattamento dei dati, in caso di esternalizzazione del servizio, attraverso la nomina a responsabile del trattamento, atto che deve essere di natura contrattuale o di pari valore.

Semplificando, ciò comporta una serie di oneri e controlli che il titolare deve effettuare sul proprio ‘fornitore’. Se la prassi è ormai divenuta consolidata per gli attori su cui le organizzazioni hanno un potere contrattuale superiore o analogo, è pressoché utopico con i giganti del web…….

.Microsoft è a tutti gli effetti un fornitore di gran parte delle organizzazioni europee, pubbliche e private. In quanto tale dovrebbe assoggettarsi alle indicazioni dell’articolo 28 GDPR ma ciò non avviene. Le condizioni contrattuali delle licenze standard dei prodotti e servizi di Microsoft vengono accettate senza alcuna possibilità di negoziazione da parte della quasi totalità dei suoi clienti e ciò è palesemente in contraddizione con il GDPR…….

Le licenze standard di Microsoft consentono al gigante di Redmond il diritto illimitato di modificare unilateralmente in qualsiasi momento l’intera ‘suite’ contrattuale e consequenzialmente i termini relativi alla protezione dei dati, le finalità per le quali ha elaborato i dati personali, l’ubicazione dei dati e le norme che disciplinano la divulgazione e il trasferimento di dati, senza che i clienti abbiano facoltà di un ricorso contrattuale contro tali cambiamenti.

Nello specifico dell’ILA (accordo fra Microsoft e UE firmato nel 2018), nel gennaio del 2020 Microsoft di sua iniziativa ha introdotto un nuovo documento standard chiamato ‘Addendum per la protezione dei dati’ nel quale ha travasato una serie di importanti condizioni sulla protezione dei dati, prima incluse nel documento ‘Termini dei servizi online’, a suo tempo firmato in sede di attivazione dei servizi dalle istituzioni europee.

La criticità risiede nel fatto che l’Addendum non è mai stato firmato dalla controparte e tra i documenti ufficiali non vi è alcun riferimento a quest’ultimo. ….

‘Un tale livello di discrezionalità… rende di fatto Microsoft un controllore’, afferma il Garante UE nel suo paper.

Contribuiamo a fare delle banche d’affari un oggetto di antiquariato

4.Ma perché non ci facciamo le nostre società di servizi?

Negli anni ’80 e ’90, operando in società di consulenza in seno a grandi gruppi industriali, mi ero molto adoperato affinché questo tipo di situazioni cessasse. In particolare, esistendo fior di fondi europei per finanziare la consulenza dall’ Europa dell’ Ovest all’ Europa dell’ Est per supportare la transizione, avevo proposto al massimo livello di presentarci come consorzio per i più svariati servizi, di banca d’affari, consulenti alle privatizzazioni, credito all’ export, formazione….Naturalmente, la proposta era stata respinta” perché il progetto non era abbastanza profittevole”. Anche se era finanziato a fondo perduto, e avrebbe potuto avere molte ricadute indirette. Evidentemente, esiste un’ampia rete di colleganze a difesa delle posizioni acquisite dalle società americane di servizi.

Ancor oggi, con l’imperversare dei GAFAM, continuo a chiedere a tutti perché l’Europa non possa creare i propri GAFAM (o BATX), con lo stesso meccanismo con cui li avevano creati gli Stati Uniti, vale a dire attraverso il DARPA, vale a dire un Ente pubblico che finanzia le tecnologie Dual Use (cioè civili e militari), e che, se ho ben capito, corrisponde grosso modo a quello che oggi in Cina si Chiama “Comitato per l’Unione fra Civile e Militare”.E l’aveva anche chiesto il Presidente Macron.  

Anche oggi, tuttavia, non c’è mai stata nessuna risposta.