UNA NUOVA ELITE CULTURALE EUROPEA PER LA BATTAGLIA CONTRO LA SINGULARITY TECNOLOGICA

Rifiutiamo la militarizzazione della storia .

Dall’anno scolastico 2026/2027, le nuove Indicazioni del Ministero della Pubblica Istruzione (le “Direttive Valditara”)cominciano a essere adottate nel primo ciclo scolastico, a partire dalle classi prime della primaria e della secondaria di primo grado.

Proprio alla storia tali  Indicazioni affidano un’impostazione fortemente centrata su una presunta “tradizione occidentale”. Il testo si apre con un’affermazione di un’ignoranza e di una presunzione inqualificabili: «Solo l’Occidente conosce la storia». L’”Occidente”, la sua formazione e i suoi rapporti con il resto del mondo diventano così uno degli assi del percorso storico. Vorremmo ricordare che la prima, fondativa, opera di storia occidentale (“Herodotu Alikarnesseu Historiai”), fu composta da Erodito, greco di Alicarnasso nel territorio definito “Asia”(“Asu”, Oriente, in Accadico), o “Anatolia” (“Anatolé”, Oriente in Greco), ma il più antico manoscritto è il Codice Laurenziano, dell’ 11° Secolo d.C.. Si vede la statua di Erodoto, accanto alla bandiera turca, appena si sbarca da Cos nel porto di Bodrum,l’antica  Alicarnasso. Di fatto, le “Storie” sono soprattutto la storia dell’ Impero Persiano e dei suoi satelliti (fra i quali la Grecia). Anche le vicende della  Bibbia si svolgono interamente in Asia.

Parallelamente, tutta la storia cinese è contenuta negli annali ufficiali che partono dal primo imperatore mitico, Huang Di, il cui testo originale fu trovato in una tomba del III Secolo a.C.. Come fare a dire che solo l’Occidente conosce la storia?

Semmai, è l’Asia ad avere insegnato la storia al resto del mondo, e, in primo luogo, all’ Europa. E’ impossibile insegnare la storia dell’ Italia, dell’ Europa, dell’ Occidente e del mondo senza l’”Out of Africa”, la Civiltà Danubiana, i nomadi eurasiatici, le tradizioni medio-orientali e mediterranee, le missioni cristiane in Cina e la Russia, zarista o sovietica.

Im realtà, la storia a cui pensa Valditara non è la storia reale, oggetto di ricerca scientifica, bensì la Storia divinizzata con la S maiuscola, quella di Hegel e del marxismo, che, in effetti, è la grande narrazione modernistica del passaggio della “civiltà” da Oriente ad Occidente. Ma anche questa ha le sue radici nell’epica ed apocalittica persiana ed  ebraica, anche questi, prodotti culturali “orientali”.

1.Una preparazione alla guerra mondiale

Quelle direttive governative si innestano in due fenomeni storici in corso, di portata epocale:

a)la militarizzaziome della società in preparazione di una  3° Guerra Mondiale che piò scoppiare da un momento all’ altro;

b) il sorpasso, fra la popolazione scolastica europea, dei ragazzi immigrati o stranieri rispetto a quelli autoctoni.

E’ chiaro che, in questa situazione, per i governi filoamericani dell’ Europa, diventa sempre più difficile gestire la formazione presso di noi di giovani del “Resto del Mondo” (immigrati o studenti) , vale a dire di aree del mondo, come il Medio Oriente, l’Africa o la Cina, che l’”establishment” si sforza, in preparazione della guerra, di dipingere come “nemici” proprio a causa dei loro diversi sistemi di valori (islamici, tribali o confuciani ch’essi siano),e  non assimilabili al “pensiero unico” modernista, incentrato sulla “tradizione euro-atlantica”, cioè la “Storia” con la S maiscola a cui pensa Valditara. In particolare, risulta pericoloso avere tanti giovani islamici in età militare quando si sta combattendo contro l’ Iran e gli Huthi yemeniti, come pure tanti giovani cinesi mentre si prepara una confrontazione con la Cina. Occorre perciò irreggimentare la formazione ideologica dei giovani che potrebbero essere chiamati a combattere. Anche la “remigrazione” dovrebbe servire a eliminare in qualche modo le Quinte Colonne che “non si sono integrate”, vale a dire quei giovani che sono rimasti fedeli alle tradizioni dei loro genitori (pensiamo alla lingua araba o al culto degli antenati), e avrebbero difficoltà a combattere contro popoli di culture affini.

Su questo sfondo acquista particolare interesse l’intervento di Franco Cardini pubblicato sul Fatto Quotidiano con un titolo altrettanto netto: “Basta insegnare solo l’Occidente”. Cardini parte dall’imminente riapertura delle scuole e dal dibattito sull’insegnamento della storia promosso dal ministro Valditara, proponendo di rovesciare la prospettiva. Nel mondo attuale, scrive, «la vecchia trincea ‘occidentalistica’” non regge più» e la stessa parola Occidente appare «abusata e ambigua». Il tempo dell’“impero americano”, riassume Cardini, è finito, così come la sua influenza su vaste aree del pianeta. Al suo posto arrivano nuovi attori che i nostri studenti (ma io aggiungerei: anche i nostri intellettuali, i nostri politici, i nostri elettori e i nostri insegnanti)  dovrebbero imparare a conoscere. Non solo gli extraeuropei, ma anche le grandi piattaforme informatiche, divenute soggetti geo-politici superiori agli stessi Stati E, aggiungerei, fra “i nostri studenti” ci sono quelli islamici, africani, estremo-orientali, oggi consapevoli, e fieri, delle loro rispettive millenarie radici.

Come correttamente afferma Cardini, il fatto di non avere approfondito, né il tema della pluralità culturale, né quello della transizione digitale, ci pone in uno stato d’inferiorità permanente rispetto agli altri popoli, che l’hanno fatto. Le Direttive Valditara dimostrano che il Governo non ritiene che i cittadini di domani possano o debbano tentare d’influire sulle sorti del mondo, lasciando il compito completamente ad altri popoli, più attenti alle dinamiche del mondo contemporaneo.

Il punto, per Cardini, non è rinunciare alla storia europea o italiana. Comprenderne le radici resta essenziale (anzi, aggiungiamo noi, è più essenziale di prima). Ma quelle radici vanno collocate dentro una storia più ampia, capace di rendere intelligibili non solo gli spostamenti di potere, le interdipendenze e l’emergere di nuovi protagonisti globali, ma, anche e soprattutto,  le affinità fra la nostra cultura e le loro (basti pensare alle letterature antiche, ai Cristianesimi orientali, all’ Impero Ottomano). È ormai «impensabile», osserva Cardini, conoscere poco o nulla di civiltà come quella cinese, indiana, persiana, africana o precolombiana. E, aggiungerei, anche di quelle mediterranea e alpina (di cui siamo stati parte con la Magna Grecia, la Savoia, gli Emirati di Palermo e di Bari, gli Hohenstaufen, Venezia, le Crociate,  il Lombardo-Veneto, Istria, Dalmazia, Albania, Libia..).

Purtroppo, fior di professori di filosofia hanno confessato, quando proponevamo d’ inserire elementi delle filosofie indiana, cinese, ebraica o islamica, che essi non potevano farlo perché non le conoscevano. Ma è possibile, nel 2026, per un  professore di storia e filosofia ignori che cos’è la teoria “Out of Africa”, oppure lo zoroastrismo, il “Mandato del Cielo” o il “Dar al Islam”..?

Da qui la proposta cardiniana di una «nuova storia sintetica di tutti i popoli della terra», fondata su una solida base geo-antropologica e capace di mostrare come civiltà, saperi ed egemonie si siano succeduti e intrecciati nel tempo. Una trasformazione che Cardini definisce una «rivoluzione antropologico-didattica»: non solo nuovi contenuti, ma anche nuovi modi di organizzarli e insegnarli. La questione non è scegliere tra storia dell’Occidente e storia del mondo, ma chiedersi quale storia permetta agli studenti di comprendere il mondo in cui stanno entrando. E se la scuola debba continuare a guardarlo soprattutto da un centro, oppure insegnare a leggerlo attraverso una pluralità di prospettive. Oppure ancora, aggiungiamo noi, vederlo in modo “poliedrico”, come diceva Papa Francesco: storia locale, nazionale, europea, mondiale.

In chiusura, Cardini porta un esempio di storia veramente mondiale, citando il volume The Once and Future World Order dello studioso indo-americano Amitav Acharya, già presente in edizioni inglese e francese e molto diffuso dagli Stati Uniti al sudest asiatico, che in Italia è stato tradotto  a cura della editrice  Fazi (con prefazione di Cardini) con il  titolo di Storia e futuro dell’ordine mondiale e relativo sottotitolo che è, da solo, tutto un programma: Perché la civiltà globale sopravviverà al declino dell’Occidente”. 

Qualcosa di diverso, dice Cardini, dall’ “invito a tornare a mettere al centro del lavoro scolastico la storia dell’Italia, al punto che, a scopo s’intende puramente indicativo, si era citato addirittura come modello il celebre racconto deamicisiano della Piccola Vedetta Lombarda”.Che non per nulla muore eroicamente in combattimento per l’avanzamento del progetto modernista dell’ Unità d’ Italia, ma non vorremmo ri-morisse per difendere un fittizio “Occidente”.

Anche noi abbiamo letto il libro di Acharya, che consideriamo un’opera fondamentale, un  degno aggiornamento delle opere pionieristiche di  Spengler e di Toynbee, e, tuttavia, neppur esso ci appare sufficiente per affrontare le sfide del presente. Anche in Acharya, manca un vero pluralismo di prospettive : anch’ egli ricerca, nelle varie culture, soprattutto ciò che anticipa la modernità occidentale,  e ignora il ruolo storico delle tecnologie, tanto nel configurare le diverse civiltà, quanto nel determinare il dibattito sulle possibili vie alternative per la storia mondiale dei prossimi anni (governance globale, governo dell’ Intelligenza Artificiale). Sotto questo punto di vista, era meglio la vecchia impostazione marxista, per esempio di un Saitta (che per altro ignorava anch’egli, scusabilmente, la nascente informatica).

Sotto il primo punto di vista, il libro indaga, con una profondità assolutamente nuova, la nascita delle prime forme di democrazia e dei diritti dell’ uomo anche in contesti extraeuropei, come pure le basi persiane delle idee di storia, di Stato e impero, ma non si pone mai la questione del se atteggiamenti, tanto antichi quanto moderni, incompatibili con la Modernità (come l’assenza del futuro nella lingua e cultura cinese, oppure la critica spietata della democrazia in quella greco-romana -per esempio in Socrate-) non abbiano almeno pari dignità, nell’ ottica di oggi, della logica meccanicistica indo-europea e semitica-occidentale insita nelle filosofie occidentali, o della “passione dell’ eguaglianza” (Tocqueville) che appare solo nella storia euroatlantica (l’”Homo Aequalis” contrapposto all’ “Homo Hierarcicus”). Tutti  continuano a pensare che il mondo stia procedendo come sempre, con la continuazione della “specie uomo”, con la sua poliedricità e le sue identità, e la fede universale in una “realtà obiettiva”. Purtroppo, ciò non corrisponde assolutamente allo scenario che ci circonda, figlio del “Disincanto del Mondo”, dove il “software” prevale sull’”hardware”(“il mondo vero è diventato favola”), l’Umanità è unificata di fatto da un’ “Internet” che gestisce, per conto di una ristretta conventicola di “stregoni”, una mega-macchina universale, e le macchine intelligenti stanno conducendo in prima persona, seppure ancora con un modesto apporto umano, una “Terza Guerra Mondiale a Pezzi”, che segna l’appropriazione dei ruoli strategici e di comando da parte dell’Intelligenza Artificiale (la Guerra al tempo delle macchine intelligenti di De Landa: pensiamo alle unità militari robotiche dispiegate in Ucraina, pensiamo a Starlink).

2.Come fermare la IIIa Guerra Mondiale e la Singularity?

Le Direttive Valditara s’ inseriscono dunque nella preparazione, in una prospettiva “occidentale”, di questa IIIa Guerra Mondiale, che comprende anche:

-il “Riarmo Europeo”;

-l’incremento della censura e dei reati di opinione;

-la diffusione di forme di controllo come la lettura dei messaggi digitali e il riconoscimento facciale

Tutti si affannano a parlare di pace, ma quelle attività, svolte con la cooperazione o la connivenza di Chiese, Istituzioni Europee, Stati e partiti, di destra e di sinistra,  sono già oggi, di per sé,  atti di guerra. Il solo modo per fermare , se ancora possibile, la IIIa Guerra Mondiale (un’altra “Inutile Strage”) e la presa del potere da parte dell’ Intelligenza Artificiale (la “Singularity Tecnologica”) è operare al più presto sulla cultura in senso opposto alle Direttive Valditara, vale a dire favorendo una cultura (non solo storica)veramente poliedrica (nelle materie: storia, tecnologia, geografia, scienze strategiche, filologia, linguistica, politologia, filosofia, letteratura, teologia, così come nelle tradizioni culturali :Europa occidentale e orientale, America, Asia,Africa).

Perfino l’America (presso di noi tanto esaltata, chi nella sua versione Woke,  chi in quella MAGA) sta assorbendo a piene mani elementi tratti dalle culture afro-asiatiche, così come noi auspichiamo dovrebbe fare l’ Europa: dalla decolonizzazione al suprematismo nero e asiatico; dal  fondamentalismo religioso di Thiel alle nostalgie monarchiche di Yarvin e alla Repubblica Tecnologica di Karp).

Mentre la Modernità si sta dileguando, com’era già implicito nelle  sue stesse premesse (la “Nuova Età Organica” di Saint-Simon, l’”Eterogenesi dei Fini” di Wolff, la “Dialettica dell’ Illuminismo” di Horkheimer e Adorno), solo l’ establishment europeo (sia esso progressista o populista) vi si è avvinghiato morbosamente, in un modo tale che il crollo (già in corso) della Modernità segnerà probabilmente anche quello dell’ Europa (estromissione dalle nuove tecnologie, tributi versati all’ America, apatia delle giovani generazioni)..

In realtà,l’idea di una “Patria Europea” era nata con la Santa Alleanza, sotto l’egida di sovrani “illuminati”, proprio come una barriera contro la Modernità (Novalis, Christenheit oder Europa). Solo  a metà del XX° secolo Kojève  avrebbe immaginato di concepire hegelianamente l’ Europa come la “Fine della Storia”. Ma questo concetto era già stato fatto proprio molto prima dall’ America (i 14 Punti di Wilson, lo One-Worldism , Fukuyama). L’America è condannata a portare fino in fondo questo percorso, fino alla Singularity, unico mezzo per preservare la propria egemonia (Morozov). Oggi, l’unico modo per l’ Europa di ritagliarsi un proprio ruolo nell’attuale “Fine della Fine della Storia” è invece proporre sulla scena mondiale un  esito alternativo della storia stessa, che non preveda l’unificazione mondiale nella megamacchina tecnocratica retta dall’alleanza fra l’ oligarchia digitale dei GAFAM e il Complesso Infomatico-Digitale americano (secondo Kant, “una tirannide senz’anima”), ma che resti invece coerente  con l’idea evangelica dell’ imprevedibilità dell’ Apocalisse: “Ecco, io vengo come un ladro”. Apocalisse di Giovanni(3,3 e 16,15).

Per fare ciò, di fronte a una realtà sociale refrattaria, occorrerà formare prima gli intellettuali, poi gl’insegnanti, e solo alla fine gli studenti, creando una comunità culturale indipendente e libera al di fuori delle istituzioni ufficiali, pronta a riprendere il testimone nel momento della difficoltà, sfruttando la propria “intellectual leadership”, sul modello della la cinese  “Università di Yan’an” (Kangda) deitempi della Guerracon il Giappone , e soprattutto delle università clandestine polacche: l’”Università Volante” (Uniwersytet Latający) del periodo ottocentesco (1885–1905) e l’ “Insegnamento clandestino” (Tajne Nauczanie ) durante l’occupazione nazista (1939–1945), il cui “prodotto” migliore era stato  Karol Wojtyla.

La governance mondiale della Intelligenza artificiale, proposta da Kissinger e ora dibattuta duramente, fra i Guru dell’ Informatica e il Governo cinese (che ha creato la prima organizzazione internazionale a ciò dedicata) ,dovrà partire dal tema, attualissimo, sollevato da Bill Gates, della suddivisione dei ruoli fra umanità e macchine intelligenti, e dal concetto che queste ultime, come accertato da vari tribunali, mettono in pericolo la sanità mentale dell’ Umanità. Quel 40% che Gates vuole riservare all’ Umanità non deve riguardare, però a nostro avviso, “gli impieghi”, bensì le posizioni apicali: teologia, geopolitica, arte, difesa, filosofia, politica, economia, ricerca, insegnamento, ordine pubblico, amministrazione, comunicazione, le quali tutte potrebbero avere uno sviluppo eccezionale proprio grazie ai lavori ripetitivo delle macchine.Tutte cose che Gates, Thiel, Karp, Musk e Zuckerberg vogliono riservare a se stessi, e noi, invece, alla nuova élite internazionale.

L’”upskilling” della popolazione grazie all’ Intelligenza Artificiale permetterebbe proprio quell’allargamento dello studio a una visione olistica, che oggi. Ma ciò richiederebbe a sua volta un colossale sforzo politico. Ma, di questo, in un nuovo capitolo.

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