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CANTIERI D’EUROPA DIGITALI 2021

L’istituto  Italiano per l’ Intelligenza Artificiale nello scenario mondiale

Si è svolto venerdì 19 il previsto webinar, avente l’obiettivo primario di avviare un rapporto fra il pubblico del Nord Ovest e la Commissione Speciale per l’Intelligenza Artificiale (AIDA), recentemente creata del Parlamento Europeo, per chiarire al pubblico il ruolo della Commissione nelle politiche europee del digitale, e scambiare dei punti di vista circa il  ruolo stesso che istituti come quello di Torino possono e debbono svolgere all’ interno di esse.

1.La Strategia Nazionale dell’Intelligenza Artificiale

Nel corso del 2020,  l’Italia ha maturato, in modo autonomo ma coordinato con l’Unione, una politica del digitale, che dovrebbe avvalersi anche delle opportunità offerte dal Recovery Fund/Next Generation e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sembra sia stata inserita-.

L’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, che dovrebbe aver sede a Torino, costituisce un elemento di questa recente tendenza, che prende le mosse dall’”acquis” europeo circa i più recenti sviluppi delle nuove tecnologie. Come noto, la decisione iniziale, di creare l’Istituto come raccomandato dal Gruppo di Esperti, era stata assunta nel Settembre 2020 dal Governo Conte. Tuttavia, con le tempestose vicende che hanno caratterizzato il Governo italiano e le incertezze che ancora gravano sul PNRR, non è chiaro se lo si voglia realizzare davvero ancora, quando e come.

Per questo, un incontro fra la politica, europea e nazionale, e la società civile del territorio, è fondamentale per mantenere un adeguato livello di consapevolezza e di mobilitazione intorno a questo importante progetto.

La nostra Associazione sta dedicando da anni le sue principali cure alla definizione delle politiche del digitale, giacché è convinta che il XXI Secolo sia caratterizzato proprio dall’ utilizzo dell’ Intelligenza Artificiale in tutte le aree più strategiche della vita umana, dal mantenimento della pace, alla gestione della conoscenza, all’ ordine pubblico, alla finanza, alle professioni, all’economia…, come è stato illustrato dai singoli relatori.

2.Un “Trendsetter del Dibattito Mondiale”

Nel presentare il suo sempre più corposo pacchetto di politiche digitali, la Commissione si è data l’ambizioso obiettivo di qualificarsi quale “Trendsetter del dibattito mondiale”, in pratica impegnandosi, non solo a entrare con decisione nel dialogo internazionale sulla tecnica, ma anche a proporre un proprio modello, approfondito e convincente. Nella prospettiva della prossima Conferenza sul Futuro dell’Europa, si va ripetendo che occorre stimolare la partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche -in questo caso, la digitalizzazione, vero motore di questo secolo e una delle priorità dell’Unione-

Quale migliore campo sperimentale di questo vasto programma, se non la creazione di un’Istituzione, come l’Istituto, con potenzialità epocali, anche in considerazione dell’assenza, per ora, d’istituti comparabili nel resto d’ Europa?

Il presente ciclo, che, in attesa che l’uscita dalla pandemia renda nuovamente possibile un Salone del Libro in presenza, inaugura le attività dei “Cantieri Digitali d’ Europa 2021”, si  articola in una serie d’incontri, destinati a focalizzare i vari aspetti della questione: le politiche europee in materia di digitale e d’ intelligenza artificiale; le esperienze di altri Paesi; l’intelligenza artificiale nella cultura e nelle politiche sociali; la posizione dell’ Istituto fra gli hubs tecnologici; l’Istituto fra il territorio e i campioni europei.

Hanno parlato il Prof. Pier Virgilio Dastoli, Presidente della Commissione del Movimento Europeo Italia,la coordinatrice del PPE nell’ AIDA, l’ on.le Eva Maydell, On.le Brando Benifei, Capodelegazione PD al Parlamento europeo, relatore della Commissione AIDA per il Gruppo dei Socialisti, l’Onorevole Alessandra Basso, membro dell’AIDA (Identità e Democrazia), l’onorevole Sabrina Pignedoli, membro supplente dell’AIDA (Movimento 5 Stelle), Don Luca Peyron, Docente di teologia all’ Università Cattolica di Milano, Massimiliano Cipolletta, Vice-Presidente  di Confindustria Piemonte, l’Avvocato Fabrizio Lala, Studio Jacobacci & Partner e il Prof. Markus Krienke, Professore ordinario di Filosofia moderna ed Etica sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano e Direttore della Cattedra Rosmini.

I filmati saranno disponibili su You Tube nei prossimi giorni.

Il 21 marzo (due giorni dopo il nostro webinar) su La Stampa era comparso un articolo a firma Diego Longhin,che dimostrava l’utilità e l’urgenza della nostra iniziativa. Infatti, l’articolista registra che, come detto nel nostro convegno, “Da settembre a oggi nessun passo avanti. E c’è chi a Torino sospetta che l’istituto per l’ intelligenza artificiale, nel passaggio tra un governo e l’ altro e tra una maggioranza e l’altra, possa essere messo a rischio. Nessuno a Roma si è rimangiato l’impegno preso dal Conte  bis il 4 settembre dello scorso anno, quando ha deciso di candidare Milano come futura sede del Tribunale dei brevetti europei, dando però a Torino la sede dell’ I3A”

Da allora, si è scatenata una ridda di prese di posizione del mondo politico e imprenditoriale piemontese, finché, il 23, è arrivata una dichiarazione rassicurante del Sottosegretario Castelli. E’comunque necessario restare vigilanti, e seguire passo passo l’evoluzione del progetto.

Kamala Harris,la vice-presidente degli USA indicata dalla commissione Schmidt quale organo direttivo
del Consiglio per la Competitività Tecnologica, è molto vicina ai GAFAM

3.Le attività dei Parlamenti

Nel frattempo, si accavallano  nel mondo iniziative volte ad organizzare i singoli Paesi per fare fronte alle sfide dell’AI.

Mentre a Strasburgo ha appeno preso il via l’attività dell’AIDA, prima il Bundestag, e, poi, il Congresso americano, hanno elaborato complessi programmi operativi, volti letteralmente a rivoluzionare le attività delle Pubbliche Amministrazioni per adeguarli alla transizione digitale,  programmi molto più  radicali di quanto lascino trapelare i documenti dell’ Unione.

I documenti de Congresso e del Bundestag si differenziano poi per essere, come prevedibile, l’uno, focalizzato sugli aspetti militari, l’altro su quelli civili.

Il rapporto della National Security Commission, firmato significativamente da Eric Schmidt,  amministratore delegato di Google dal 2001 al 2011 e da allora presidente del consiglio di amministrazione. Nel 2013, con Jared Cohen , aveva  scritto il saggio: La nuova era digitale. La sfida del futuro per cittadini, imprese e nazioni..

Il rapporto al Congresso Americano costituisce la materializzazione del progetto espresso dai due managers 18 anni fa, secondo il quale Google ambiva a sostituire la Lockheed nel guidare l’ America alla conquista del mondo. Il rapporto è ispirato ad una visione ancor più aggressiva di quella del libro, atta a confermare le previsioni circa il futuro del Complesso Informatico-Militare di due classici del pensiero strategico: “La Guerra al tempo delle macchine intelligenti” e “Guerra senza Limiti”.

Il lavoro della commissione americana parte dall’idea che l’America (sostanzialmente a causa dell’ ideologia liberista) sia rimasta indietro rispetto alla Cina sotto molti aspetti, ma soprattutto per ciò che riguarda il settore digitale. Soprattutto, la Cina si è data una serie di programmi, in particolare “l’Unione del Civile e del Militare”, che le permetteranno  di divenire,  secondo quanto previsto, nel giro di pochi lustri, la prima potenza mondiale  nell’ industria digitale . Orbene, come ha affermato in passato il Presidente Putin, “chi controlla l’intelligenza artificiale controlla il mondo”.

L’idea di Schmidt è che, per questo motivo, l’America deve avviare una mobilitazione generale sotto la guida di Google:The NSCAI Final Report presents an integrated national strategy to reorganize the government, reorient the nation, and rally our closest allies and partners to defend and compete in the coming era of AI-accelerated competition and conflict”.

Mettendo in pratica le idee di De Landa e degli ufficiali cinesi, Schmidt, in quanto organo apicale dell’impresa centrale del complesso informatico-militare americano, si muove oggi, verso i legislatori, per prescrivere una riforma complessiva del sistema americano, avente come base non più la politica, né la tecnologia, bensì la cyberguerra:“In addition to AI’s narrow national security and defense applications, AI is the fulcrum of a broader technology competition in the world. AI will be leveraged to advance all dimensions of national power, from healthcare to food production to environmental sustainability. The successful adoption of AI in adjacent fields and technologies will drive economies, shape societies, and determine which states exert influence and exercise power in the world resources, commercial might, talent pool, and innovation ecosystem to lead the world in AI.”

Come prima mossa, la commissione suggerisce d’ istituire, accanto a un National Security Council sotto la guida della Vice-Presidente“to build a strategy that accounts for the complex security, economic, and scientific challenges of AI and its associated technologies.”Guarda caso, quello che noi propugnavamo per l’ Europa da un anno, la “European Technology Agency”.

Ed, esattamente sulla stessa linea d’onda la Commissione continua con un progetto iconoclastico, “We need to build entirely new talent pipelines from scratch. Academy and civilian National Reserve to grow tech talent with the same seriousness of purpose that we grow military “.

In netta competizione con il documento del Congresso, quello del Bundestag afferma che “la Germania e l’ Europa devono assumere un ruolo di leadership nello sviluppo e uso di questa fondamentale tecnologia.”, invocando la “Sovranità tecnologica europea” cara a Macron e trattata dal Rapporto Longue del Senato francese.

SENZA I PROPRI COLOSSI DEL WEB, NEL 2030 L’EUROPA SARA’ COME L’AFRICA

Invece di discutere tanto sulle forniture 5 G, perchè non compriamo la tecnologia Huawei?

SENZA I SUOI COLOSSI DIGITALI, L’EUROPA DEL 2030 SARA’ COME L’AFRICA

Sono oramai molti anni che condanniamo come suicida la scelta degli Europei di continuare indefinitamente a rappresentare se stessi come i “followers” degli Stati Uniti. Una scelta sbagliata già in passato, che, con l’accelerarsi della concorrenza internazionale, ci porterà in pochi anni al sottosviluppo e al caos. Certamente, questa scelta è stata in parte obbligata, date le continue pressioni fatte sugli Europei per evitare l’emergere di una programmazione europea e di campioni europei (basti pensare all’introduzione della legislazione antitrust attraverso lo studio legale Cleary and Gottlieb, alla cessione obbligata della Olivetti alla General Electric, all’Airbus militare, agli F35 e, oggi, all’ imposizione del fondo KKK per la rete unica italiana). Tuttavia, coloro che veramente aspiravano a ctrare un ecosistema tecnologico europeo, come l Generale de Galle, hanno comunque creato, in Francia e intorno alla Francia, realtà come la Force de Frappe,il sistema missilistico europeo, l’ ESA, Arianespace, Airbus e i treni ad alta velocità. Peccato che, dopo l’uscita di scena del Generale e l’entrata in forze della Cina, queste conquiste francesi e europee siano oramai divenute osolete, sopravanzate, come sono, non solo dagli Stati Uniti e dalla Russia, ma anche dai nuovi aerei, missili e treni cinesi.

Vi sono tuttavia alcuni  segnali che questa consapevolezza si stia sviluppando in ambienti sempre più vasti. Intanto, e soprattutto, la Corte di Giustizia, di cui mi onoro di essere stato funzionario, ha cassato molti anni di sforzi della Commissione per salvare lo status quo con i colossi americani de web, dichiarando invalidi gli strumenti adottati fino ad ora per attuare questo compromesso: le multe per presunti aiuti di Stato, il Privacy Shield e le Standard Contractual Clauses. Per parte sua, il Presidente Sassoli ha preso posizione contro la scelta del Consiglio del 21 luglio di tagliare le spese di ricerca, schierandosi a fianco degli Europarlamentari che vogliono dare battaglia. Il Presidente Draghi e il Presidente Bonmi hanno ammonito l’ Italia (ma il monito vale anche per l’Europa), a non indebitarsi per misure assistenzialistiche, bensì a finanziare investimenti produttivi.

Riprendendo quasi letteralmente le parole dei nostri libri, il Commissario Breton ha annunziato su vari quotidiani europei, che, oramai, la sovranità digitale europea per i prossimi 20 anni costituisce la principale priorità della presente Commissione, prendendo finalmente atto che, nel mondo,“assistiamo a una vera e propria corsa all’ autonomia e al potere”, da cui l’Europa non può ragionevolmente astrarsi. Tuttavia, questo presupporrà innanzitutto che il Parlamento riesca veramente a rovesciare l’impostazione di bilancio data, dal Consiglio Straordinario del 21 luglio, al Quadro Pluriennale 2021-202, e, i secondo luogo, che venga condotto, dalle Istituzioni, dall’ Accademia, dalla Società Civile, e, soprattutto, nella Conferenza su Futuro d’ Europa, una trasformazione concettuale e politica dell’ Europa coerente con le parole di Breton, nel senso che:

-nel 21° secolo, senza il digitale, non è possibile nessuna politica, in nessun campo, e, in primo luogo, non nei campi per cui l’Unione si ritiene competente e che la Commissione ha indicato come proprie priorità: quindi, tutte le politiche europee debbono divenire digitali;

le sentenze della Corte di Giustizia Apple e Schrems dimostrano che l’Europa non è sovrana, bensì dipendente, nel settore digitale, come confermato dalle inaccettabili pressioni in corso da parte dell’ Ambasciata americana, sul Governo Italiano, per escludere dalla rete italiana l’unico tecnologo competenze esistente sul mercato e farvi entrare una società finanziaria avente il solo merito di essere americana;

-soprattutto, la disapplicazione generalizzata delle sentenze Schrems da parte delle Autorità nazionali della Privacy dimostra che il diritto europeo non viene preso sul serio dalle stesse Autorità, smentendo la pretesa, costantemente ripetuta dall’ “estalishment”, secondo cui l’ Europa eccellerebbe sugli altri continenti, ivi compresa l’ America, per il suo rispetto della cosiddetta “Rule of Law”, vale a dire per la sovranità del diritto;

-giacché, come scriveva Heidegger,  “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, bensì è l’incarnazione più estrema della teologia politica occidentale, la sovranità digitale non potrà essere conseguita dagli Europei se essi non riusciranno a superare questa teologia attraverso un’intensa attività di studio e di dibattito, quale quella che stiamo promuovendo come associazione culturale europea.

Schrems è sempre più l’arcinemico di Zuckerberg

1 Ulteriori azioni di Schrems contro i GAFAM dopo “Schrems II”

“Una rapida analisi del codice sorgente HTML delle principali pagine web dell’UE mostra che molte aziende utilizzano ancora Google Analytics o Facebook Connect un mese dopo un’importante sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) – nonostante entrambe le aziende siano chiaramente soggette alle leggi di sorveglianza statunitensi, come la FISA 702. Né Facebook né Google sembrano avere una base giuridica per il trasferimento dei dati. Google sostiene ancora di fare affidamento sul “Privacy Shield” un mese dopo la sua invalidazione, mentre Facebook continua ad utilizzare gli “SCC”, nonostante la Corte abbia constatato che le leggi di sorveglianza statunitensi violano l’essenza dei diritti fondamentali dell’UE.

……Sono state presentate denunce in tutti i 30 Stati membri dell’UE e del SEE contro 101 aziende europee che trasmettono ancora i dati di ogni visitatore a Google e Facebook Le denunce vengono presentate anche contro Google e Facebook negli Stati Uniti, per aver continuato ad accettare questi trasferimenti di dati, nonostante essi siano in violazione del GDPR…..

……Le aziende statunitensi come Google, Facebook o Microsoft sono chiaramente soggette all’obbligo di fornire i dati personali delle persone nell’UE al governo statunitense in base a leggi come la FISA 702 o la EO 12.333. Essi sono addirittura menzionati nei documenti di Snowden. Nonostante la chiara sentenza della CGUE, essi sostengono ora che i trasferimenti di dati possono continuare secondo le cosiddette clausole contrattuali standard – e molte esportazioni di dati dell’UE sembrano più che disposte ad accettare questa falsa affermazione.”

…….Schrems: “Pur comprendendo che alcune cose potrebbero richiedere un certo tempo per riorganizzarsi, è inaccettabile che alcuni attori sembrino semplicemente ignorare la Corte suprema europea. Questo è ingiusto anche nei confronti dei concorrenti che rispettano queste regole. Gradualmente prenderemo provvedimenti contro i controllori e i processori che violano la GDPR e contro le autorità che non fanno rispettare la sentenza della Corte, ……

3.Che cosa vuol dire essere “followers”?

Servan-Schreiber avrebbe voluto un’industria europea alternativa a quella americana

I “followers” sono coloro che rinunziando ad effettuare ricerche in campi come il digitale, lo spazio, la bioingegneria…, accontentandosi di partecipare a progetti altrui, divengono  subfornitori dei “leaders” (come Leonardo verso la Boeing e la Lockheed). Oggi, per altro, i GAFAM retendono essersi sosituiti proprio alla Boeing e alla Lockheed nel loro rulo egmonico sull’ America e sul mondo (vedi Schmidt e Cohen, The New Digital Age).

Questa è la situazione della maggioranza degli Europei, in parte  successivamente alla II Guerra Mondiale, ma, parziamente, già nei due secoli precedenti, con la Rivoluzione Francese che ricalcava quella americana; Balbo, Goethe e List che dicevano d’imitare l’America; Meucci, Tesla, Fermi e Von Braun che si trasferivano in America e lì si facevano copiare le loro invenzioni; Mattè Trucco che si faceva consigliare da consulenti americani per imitare la Ford, e presentava la domanda di licenza edilizia per il Lingotto  facendovi espresso riferimento; l’Italia e la Germania che lanciavano la Balilla e il Maggiolino per non essere da meno della Ford T; la SNECMA (oggi SAFRAN) fondata con la General Electric per costruire i motori a reazione sul modello americano;  l’intera industria motoristica aereonautica europea e le società di revisione in mano agli USA…

La situazione è ancora peggiorata con l’informatica, da cui l’Europa è stata assente fin dall’ inizio dall’elaborazione dei concetti (le “Conferenze Macy sulla Cibernetica”); dalla ricerca militare del DARPA; dalla grande produzione dell’ IBM, della Hewlett Packard, di Apple e di Microsoft; dall’intelligence di Echelon e di Prism; dai provider di Internet; dai social networks; dai Big Data; dall’ Intelligenza Artificiale, dai calcolatori quantici; dal G5 e G6…

4.Le nuove arene competitive: dove sono gli Europei?

Le nuove taikonaute cinesi: noi abbiamo solo Samantha Cristoforetti, in rotta con l’ Itaia

In effetti, le posizioni di “leader” e di “followers” non sono fissate una volta per tutte. Nel 1500, gli Europei erano leaders rispetto agli indios e agli Africani; dal 1800, i “leaders” sono divenuti gli Stati Uniti, che sono ora in competizione con la  Cina e la Russia sulle nuove tecnologie, sullo spazio e sui social networks, mentre l’Europa non sa più dove posizionarsi.

I documenti sul digitale approvati  dalla Commissione a febbraio sono semplici parole, superati, come sono, dal Covid e dal nuovo Quadro Pluriennale 2021 e 2027, che, contrariamente a quanto affermato da Breton, non solo non aumenta, bensì riduce gli stanziamenti tecnologici. Come abbiamo visto, le sentenze Apple e Schrems della Corte di Giustizia non forniscono una soluzione, bensì aprono semplicemente due enormi lacune giuridiche, che qualcuno dovrà colmare.

Secondo Schrems, l’unica strada percorribile sarebbe l’”unbundling” di Facebook, sulla falsariga di Standard Oil, AT&T ed SKF, che realizzerebbe anche una “regionalizzazione dei dati” degli Europei. Questa soluzione, che molti considerano estrema, è in realtà di compromesso, perché non eliminerebbe la portata extraterritoriale delle leggi americane sulla sorveglianza militare, ma, almeno, lancerebbe un chiaro messaggio politico, come hanno fatto i recenti trends parziali in India e in Russia. Infatti, le tre iniziative lanciate da Francia e Germania per rispondere alla risposta tranchant della vecchia Commissione, secondo la quale questa non intendeva farsi direttamente promotrice dei Campioni Europei dell’ informatica (JEDI, QWANT e Gaia-X) non hanno dato per ora l’impressione di erodere quote di mercato dei loro concorrenti: ARPA, Google e i servers di Salt Lake City, ma potrebbero decollare se divenisse impossibile il trasferimento puro e semplice dei dati in America.

Perfino Huawei, Baidu, Alibababa, TikTok e Tencent sono infinitamente più efficienti delle nostre imprese, non solo sul mercato nazionale, che dominano attualmente seppure in forma pluralistica e concorrenziale ma anche su quelli internazionali; tant’è vero che l’unico strumento rimasto a disposizione di Trump per contrastarli è costituito da puri e sempre ordini amministrativi in stile dirigistico, basati su considerazioni di tipo militare, ma che offrono il fianco a serie contestazioni anche dal punto di vista del diritto pubblico americano. D’altra parte, TikTok sta spostando i propri server in Europa, che potrebbe divenire gradualmente un centro di gravità alternativo agli Stati Uniti, e la Cina stesa sta ostacolando la cessione della TikTok americana, perché questa comporterebbe il rischio di un trasferimento di tecnologia riservata (precisamente l’accusa che gli USA rivolgevno alla Cina).

5.Un piano di riscossa civile, morale ed economica

Alpina e Diàlexis si battono, e non da ieri, per la libertà e l’indipendenza dell’ Europa

Oramai, la classe dirigente europea non prova neppure più a nascondere una decadenza del nostro Continente sempre più evidente da un secolo, decennio dopo decennio. Oggi, le previsioni ufficiali sono che, mentre la Cina sta già nuovamente crescendo, noi recupereremo il PIL del 2017, se va bene, nel 2022. E dire che già nel 2017 il declino era impressionante.

Tutti invitano a pensare alle future generazioni, ma intanto nessuno investe nelle nuove tecnologie né nell’ “upskilling” della nostra società, né si ribella a dazi e sanzioni americani, per quanto tutti fingano di stupirsi per la mancanza di progetti in qualsivoglia campo, scaricando la rispettiva responsabilità gli uni sugli altri.

Quando Stati Uniti e Cina (le multinazionali del web e  forse anche Russia e India) avranno le loro colonie, e perfino i loro resorts turistici, su Marte, cosa faranno i nostri figli: i ristoratori e le badanti spaziali? Infatti, il motivo per cui i nostri (scarsi) laureati non trovano posto in patria è che oramai buona parte dei lavori intellettuali sono legati a filo doppio alla competizione ideologica, i nuovi programmi tecnologici, l’intelligence, la politica e la difesa, e quindi vengono attribuiti solo ai cittadini delle Grandi Potenze o ai loro fiduciari.

Oggi, è di moda definire la Cina come un “rivale sistemico”, ma il primo “rivale sistemico dell’ Europa sono gli Stati Uniti.

Molti, oramai, perfino fra i pochi Eurottimisti, sono oramai convinti che l’alleanza occidentale sia solo una modalità soft per spegnere la civiltà, non solo europea, bensì umanistica in generale, e guardano oramai a quest’entropia con lo stesso occhio nostalgico e impotenti del tardo impero romano, pregando solo il destino di risparmiare i loro ultimi anni da un brusco risveglio. Noi, invece, non ci siamo mai rassegnati. Tutto ciò che facciamo è in funzione della risposta alle nuove sfide concorrenziali. In sostanza, stiamo lavorando in controtendenza per costruire, come dice Breton, entro 20 anni,  la futura società digitale europea, con la sua Weltanschauung, le sue imprese e la sua élite. Come ha affermato il Ministro cinese Wang Yi in esito all’ incontro con Di Maio, la Cina sta pensando non già ai prossimi 10, bensì ai prossimi 50 anni di relazioni con l’ Europa, mentre questa guarda solo alla ripresa dell’ Autunno, al Recovery Fund e alle prossime elezioni. La preveggenza cinese viene scambiata, dagli Occidentali, per aggressività, quando essa è soltanto millenaria saggezza (che anche noi avevamo, ma abbiamo dimenticato).

Walther Rathenau: uno dei pochi politici e imprenditori visionari europei:
“Von den kommenden Dingen”

6.Un piano concreto di rinascita dell’ Europa

Contrariamente a quanto affermato anche dai migliori politici, non si tratta di un compito unidimensionale, riservato all’ establishment, bensì di un progetto poliedrico, che noi concepiamo come articolato in 10 fasi:

Prima fase: Riflettere come stiamo facendo ora), mettendo nero su bianco ciò che sappiamo della società tecnologica e dei suoi problemi esistenziali;

Seconda fase: stimolare, all’ interno di un ambito ristretto e qualificato, lo studio su tecnologia e valori (l’ “Umanesimo Digitale”);

Terza fase: progettare l’industria culturale europea attraverso un confronto sul futuro del mondo con tutta la società civile europea (sulla falsariga delle “Conferenze Macy”, ch’erano durate più di 20 anni);

Quarta fase: Dibattere, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, sul ruolo  di quest’ultima nel mondo tecnologizzato del prossimo decennio, ricercando la convergenza politica intorno a una forma di protagonismo culturale e tecnologico del nostro Continente;

Quinta Fase: Favorire, negli ambienti politici ed economici, la costruzione concreta di alcune ipotesi di scenari alternativi di sviluppo per i decenni successivi (scuole, movimenti, imprese);

Sesta fase: Avviare un movimento politico-culturale paneuropeo (un rinnovato Movimento Europeo) che prenda veramente in mano le strutture esistenti, gettando i semi dell’Europa umanistica e digitale

Sesta fase:  Fare, del Movimento Europeo, il motore di una ricerca, una industria, una struttura istituzionale e una difesa europei, veramente sovrani;

Settima fase: Creare veri campioni paneuropei nei settori dell’ industria culturale, del digitale, della difesa, della finanza, dell’ ambiente, dell’aerospaziale, dell’urbanistica, del turismo…

Ottava fase: cambiare la classe dirigente, sviluppare le imprese tecnologiche, affrontare la concorrenza internazionale

Nona fase: affermare la sovranità europea; partecipare al dibattito con il resto del mondo al futuro dell’ umanità digitale;

Decima fase: affermare il nuovo ethos umanistico-digitale; coordinare le imprese europee per il conseguimento degli obiettivi sociali conseguenti.

7.Le elezioni americane possono arrestare il nostro declino?

La donna del complesso informatico-militare

Le prossime elezioni americane non sono destinate a realizzare alcun’innovazione reale, né per ciò che riguarda la guerra tecnologica fra USA e Cina, né per ciò che riguarda la sovranità europea. Alcuni dei peggiori eventi per la libertà e l’indipendenza dell’ Europa (come la cessione forzosa dell’ Olivetti, le guerre contro la Serbia e contro la Libia) sono avvenuti sotto presidenti democratici, che, come Clinton e Obama, credevano fermamente nella missione dell’ America d’imporre ovunque il proprio modello. Anche la vicepresidentessa in pectore Kamala Harris, prescelta da Biden, altro non è che la fiduciaria del Complesso Informatico-Militare (Hollywood, Wall Street, Silicon Valley) e dell’Ideologia Californiana (è stata la Procuratrice Generale della California), sì che, nel caso di vittoria di Biden,  le pressioni americane su Istituzioni e Governi sarebbero destinate ad aumentare. Esse sarebbero solamente più insidiose, perché gl’interlocutori americani sarebbero più graditi ai nostri governanti.

L’Europa potrà salvarsi solamente da sola, recuperando la consapevolezza della propria cultura e del proprio ruolo nel mondo, e fondando su questa la propria sovranità ed equidistanza dalle Superpotenze..