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LA DEMOGRAFIA DELL’ EUROPA E DEL MONDO: decostruiti i luoghi comuni, resta il non piccolo problema di “decidere il Futuro dell’ Europa”

La fine dell’ Umanità può venire in molti modi

Il numero di “L’Express” dell’1-7 luglio, che titola in modo allarmante “Espèce en voie de disparition”, contiene vari articoli di “futurologia demografica”, che parlano di evoluzione della popolazione mondiale, di sostenibilità, di nuove tecnologie, di surriscaldamento atmosferico, di migrazioni -articoli fondati su studi di prestigiose istituzioni, che, sulla base di dati scientifici, non solo sconvolgono molte delle tesi più accreditate, ma aprono anche la strada a un dibattito serrato sui principi stessi-.

Inutile dirlo, l’ “Espèce en voi de disparition” è quella umana, minacciata, secondo la rivista, non solo dalla crisi economica, bensì anche dal calo della natalità. E, aggiungiamo noi, anche e soprattutto dal sorpasso dell’ uomo da parte delle macchine.

Questi servizi vanno per altro letti “in controluce” del fondamentale libro di Parag Khanna “Il movimento del mondo”,  il quale contribuisce anch’esso, anche se in modo troppo torrenziale e impreciso, a questa demistificazione, attraverso un’illustrazione “a 180° di questo mondo in via di movimento e di sommuovimento. Altrettanto rilevante, di Pascal Bruckner, “Un colpevole quasi perfetto”, un pamphlet che situa il dibattito sulle migrazioni sullo sfondo della “cancel culture” .

Vediamo intanto le tesi più rilevanti  contenute nel servizio de “L’Express”:

1)Dopo il 2064, la popolazione mondiale comincerà a ridursi, per via dell’incessante urbanizzazione, che porta con sé la diminuzione del tasso di fertilità(John Ibbitson)

2)l’ondata migratoria  dall’  Africa sarà  meno massiccia di quanto prevista, perché il PIL di quell’area sta aumentando, anche se non in modo sufficiente a compensare l’esplosione demografica (Clément Daniez);

3)La Cina ridurrà la propria popolazione a causa delle difficoltà incontrate dalla politica del “terzo figlio”(Cyrille Pluyette);

4)L’invecchiamento della popolazione in tutto il mondo(Clément Daniez),così come l’immigrazione negli Stati Uniti (Michel Guillot) sfavorirà le guerre, ma accrescerà i conflitti sociali;

5)Il Giappone sta già ovviando, con la produzione di automi, al suo rifiuto di accettare l’immigrazione, e alla conseguente mancanza di addetti ai servizi alla persona.

Nonostante questa dovizia d’informazioni, negli articoli in questione vengono lasciati da parte molti aspetti, collaterali ma tutt’altro che marginali, dell’argomento. Per esempio:

a)la fine dell’egemonia WASP negli Stati Uniti per la diluizione crescente della popolazione bianca (situazione già evidente nel Texas);

b)la trasformazione della Cina, da “fabbrica del mondo”, a “cervello del mondo;

c)l’accelerazione, in tutto l’Estremo Oriente, della sostituzione dell’uomo con i robot;

d)l’intensificazione, da parte della Cina, del controllo sui BATX;

e)una tensione crescente sull’ Artico, divenuto abitabile e navigabile a causa dello scioglimento dei ghiacci. Su questo aspetto si concentra Parag Khanna, che sottolinea giustamente le enormi sfide ad esso legate;

f)la crescente divaricazione fra le sempre più invasive retoriche pacifistiche, ambientalistiche, egualitarie e informatiche, e la realtà della corsa agli armamenti, dei disastri ambientali nel cuore dell’ Europa, della distruzione della dignità del lavoro e della dittatura dei GAFAM.

Il surriscaldamento atmosferico favorirà Europa, Russia e Canada

1.Contro il determinismo, il ritorno del volontarismo

Come sottolinea Khanna, più che dei fenomeni puramente naturali e deterministici, si tratta di fenomeni sociali altamente dipendenti dagli aspetti più intimi dell’umano: identità; riproduzione; egemonie; vitalità e decadenza; uomo vs. macchina; tensioni geopolitiche.

Non dipenderà dall’andamento dell’ economia, ma dalla cultura delle varie società, in quale misura e in che forme esse accetteranno il meticciato; se saranno inclinate, o meno, a fondare famiglie numerose; quali culture saranno dominanti (puritana, latinoamericana, africana,  mitteleuropea, ebraica, islamica, indica, confuciana); se  si diffonderà il nichilismo; come l’uomo s’interfaccerà con le macchine; come si relazioneranno vecchi e nuovi Stati-Civiltà; come verrà gestita l’allocazione delle risorse fra sfera politico-culturale, struttura tecnocratica e fabbisogni economici.

E, almeno a giudicare dal libro di Bruckner, questo genere di sensibilità è oramai colpito, per effetto di un crescente conformismo, da un turbinio di preconcetti ideologici  fra di loro contraddittori, che rendono sempre più difficile qualsivoglia decisione sensata. Il libro di Khanna potrebbe essere considerato un esempio di questo tipo di pregiudizi, anche se di colore differente da quelli del “politicamente corretto” bersaglio di Bruckner.

E’innanzitutto  assai discutibile che, come si afferma in vari servizi de l’ Express, le macchine non abbiano, né bisogni, né potere di acquisto. Per costruire le macchine ci vogliono energia e materie prime; per gestirle, altra energia. Come dimostrano i bitcoin e le terre rare, le macchine sono più voraci degli uomini, e quindi non risolvono la questione ecologica (che sarà risolta o per via “neo-malthusiana”, e/o con le migrazioni verso lo spazio, e/o attraverso un’ “ecologia profonda”, che incida sullo spirito delle persone prima che sulle cose).

Più in generale, le teorie ambientalistiche delle “élites”(elaborate preveggentemente sessant’anni fa a partire dal documento del Club di Roma)peccano oggi, nei suoi epigoni, di retorica, ideologia, autoreferenzialità e favori neanche troppo nascosti per le multinazionali (cfr. “Laudato sì”).

Il problema principale è probabilmente che, per gestire i fabbisogni delle macchine, si rivelano più adeguati i metodi digitali di programmazione che non quelli politici o di mercato. Per compensare questa crescente forza del “phylum macchinico”(Manuel De Landa), la sfera politico-culturale  dovrà essere più  potente di quella tecnologica (delle macchine e degli stessi uomini).In particolare, il controllo sui territori e sulle risorse naturali deve restare una questione squisitamente politica.

Più ancora di quanto avvenuto nel momento del massimo choc della Modernità, alla fine della IIa Guerra Mondiale (con la “questione della bomba” e la Shoah),  questa crisi  della Postmodernità porterà in evidenza nel modo più acuto le questioni più radicali: il nichilismo buddhista contro il pragmatismo confuciano; il “pari” pascaliano contro le “idee chiare e distinte” di Cartesio; il messianesimo occidentale contro il vitalismo delle “culture naturali”; il culto degli antenati o quello della tecnologia; quello del sangue o quello del  Libro. Per questo sarà necessario che, nelle competenti sedi internazionali, possano avere una voce (come aveva chiesto per esempio Herskovits alla fondazione dell’ ONU), tutte le grandi culture del mondo, e che comunque, sul proprio territorio, ciascuno sia libero di risolvere le questioni vitali in modo consono alle proprie tradizioni, senza ingerenza di un potere mondiale come quello occidentale attuale, in modo da poterne sperimentarne veramente l’efficacia (ecco che cosa sono le misteriore “sandboxes” citate in tanto documenti di “policy”!).

Per esempio:

-i “Paesi di immigrati” dovranno  ristabilire il giusto equilibrio, fra da un lato, ai diritti ancestrali dei nativi (le “leggi di restituzione”), e, dall’ altro,  la loro esigenza di selezionare i nuovi immigrati per mantenere l’identità del Paese (“green cards”);

-l’Europa deve rifiutare l’assimilazione azione culturale, ideologica e politica, ai “Paesi di Immigrati”, perché, essendo un “paese di emigrazione” hanno problemi opposti e speculari -colonizzazione e appropriazione culturale-, simili, sotto certi aspetti, a Medio Oriente, India e Cina;

-il “terraforming” dell’ Artico e della Siberia dovrà essere negoziata fra Russia, Canada, Europa, Cina e Sud del mondo, perchè non potrà essere fatta unilateralmente da nessuno;

-gli USA, l’India e il Giappone potranno pur dare, in coerenza con le loro tradizioni, sempre più largo spazio ai robot, ma non in modo da mettere in pericolo l’ Umanità intera …

Questo equilibrio potrà essere soltanto il prodotto  di indispensabili necessari processi nella sfera politico-culturale, soggetti alla negoziazione fra le diverse visioni del mondo,  che richiedono  la presenza di potenti Stati-Civiltà veramente autonomi.

Secondo Khanna, prevarranno ovunque migrazioni e meticciato: però, lo stesso Khanna omette di chiarire come ciò sarà possibile in una situazione in cui il tenore di vita generale tenderà (per sua stessa ammissione)  a diminuire, visto che le migrazioni hanno un costo per lo più  esorbitante in proporzione al reddito che permettono di conseguire. Basti già pensare a quanto costa (in termini di denaro, di rischi e anche di tempo) un’emigrazione clandestina attraverso il Mediterraneo (assolutamente non alla portata di una famiglia africana, non diciamo povera, ma neppure media). Oppure alle condizioni in cui vivono i giovani migranti intellettuali precari all’ interno della stessa Europa.

Il nomadismo intercontinentale di cui parla Khanna continuerà ad essere possibile solo per una ristrettissima fascia medio-alta (a cui egli appartiene) di giovani ricchi e super specializzati, che sfuggiranno alla disoccupazione in patria solo accettando perennemente lavori inferiori alla loro qualificazione, e un tenore di vita bassissimo, distruggendo perfino  a medio termine il loro patrimonio familiare.

Queste profezie (che non si autoavverano, ma che invece provocano tanti fallimenti fra giovani migranti africani ed europei) sono per altro funzionali alla strategia dei GAFAM, i quali stanno appunto tentando di sostituire il governo delle multinazionali a quello dei governi, tanto amato da Khanna. E rientrerebbero anche nelle ambizioni dei BATX, che però il Governo cinese per ora sta tenendo a bada, applicando in modo finalmente serio quelle legislazioni sulla privacy, antitrust e di banca e borsa che  la Cina ha appena “copiato” dall’Occidente, ma sta prendendo ben altrimenti sul serio.

La crisi in corso può, e deve, mettere in crisi i vecchi riflessi condizionati

3.Uno scenario assolutamente inedito.  

 Con tutti i loro limiti, gli studi  sopra menzionati ridimensionano i problemi che invece il “mainstream” considera centrali:

a. Il surriscaldamento atmosferico, che dovrebbe comunque rallentare per l’effetto congiunto delle tecnologie ecologiche e della diminuzione della popolazione, e perfino favorire, anche culturalmente,  certi Paesi, come la Russia, il Canada e l’ Europa settentrionale (quindi, in un qualche modo, anche noi);

b.La questione della “povertà assoluta”, che si sta riducendo sul piano mondiale (in Cina è stata eliminata quest’anno), mentre sta aumentando solo in Europa (confronta a questo proposito le incredibili  affermazioni della Presidentessa Von der Leyen al “Vertice Sociale di Porto”, secondo cui, in base al Piano della Commissione, alla fine  degli Anni ’20,“il 78% degli adulti dovrebbe avere un lavoro”, e “15 milioni di Europei dovrebbero essere liberati dalla povertà assoluta”).

Il guaio della crisi del “Progetto della Modernità” (oramai data da tutti come un fatto acquisito)è che, essa  non presenta più alcuna via d’uscita ”positiva”, che, come invece avevano profetizzato un po’ tutti (Giocchino da Fiore, Saint Simon, Hegel, Marx, Nietzsche, Tsiolkovski),che pensavano ch’essa fosse in grado di risolvere tutte le contraddizioni.

Nonostante l’apparente unanimismo degli obiettivi 2030 delle Nazioni Unite, quale  potrebbe essere infatti oggi un possibile obiettivo condiviso di un auspicabile “Projekt Weltethos” (Hans Kueng), capace di affrontare in modo condiviso le sfide atuali dell’ Umanità?

-Affermare ovunque e comunque la presenza della nostra specie (Specismo)?

-Prolungare comunque la vita per ottenere la “quasi eternità”(Vitalismo)?

-Il benessere economico per il più gran numero(Eudemonismo)?

-L’assenza di conflitti (Irenismo)?

-La fine della Storia (Chiliasmo)?

-La sua continuazione indefinita (l’Eterno Ritorno)?

-La fine di tutte le differenze (l’Egualitarismo assoluto)?

-Una buddistica fine del soggetto (Ego-dissolution) ?

-Il ristabilimento dell’equilibrio fra gli ex colonizzati e gli ex colonizzatori (la “Sostituzione etnica”)?

Le scelte su temi come questi sono sempre, per loro natura, parziali, contingenti, localizzate, transeunti :”Es irrt der Mensch, solange er strebt”(Goethe); purtroppo, invece, oggi troppi giurano che uno o più di questi obiettivi (fra di loro contraddittori) , “non sono negoziabili”.

Una soluzione sarebbe possibile solo partendo da un punto di vista ben più alto, che riporti tutte queste pretese alle loro giuste dimensioni.

Di questa grande conflittualità, in cui l’ Europa è immersa, dovrebbe tenersi conto innanzitutto nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, per sfuggire al rischio di lavorare prendendo le mosse da scenari ormai superati, propri del XX° secolo, e di non riuscire, così, ad affrontare i reali problemi “del Futuro d’Europa” -un futuro che va dal 2023 ai decenni che seguono, e per il quale i Paesi nostri concorrenti hanno già delineato precisi scenari, ma noi no-.