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IN MEMORIA DI VALERY GISCARD D’ESTAING

De Gaulle e Giscard, amici-nemici

E’ morto, il 3 dicembre, Valéry Giscard d’Estaing, ex presidente francese ed ex presidente della Convenzione sul Futuro dell’Europa, la quale  aveva predisposto quella Costituzione Europea ch’era poi stata bocciata dagli elettori francesi e olandesi.

Il giudizio storico come presidente francese e come presidente della Convenzione non può essere che molto diverso. Infatti, certamente, come ricordato da Emmanuel Macron,  il settennato di Giscard, pur non essendo questi gollista, aveva coinciso con un periodo in cui la Francia aveva proseguito lungo la strada già tracciata dal Generale De Gaulle, soprattutto con la creazione dei pochi, anzi degli unici, “progetti europei” effettivamente realizzati.

Inoltre, Giscard d’ Estaing era stato l’unico a lanciare l’idea di una “Europe Puissance ”, diversa dall’”Europa delle Patrie”, anche se con essa strettamente imparentata.

Giustamente Macron ha affermato con chiarezza, nella propria commemorazione, che la Francia si è sempre situata, dopo di lui,  nel solco di quanto seminato da Giscard stesso. Pensiamo soprattutto al concetto di ”Autonomie Stratégique Européenne”, che Macron è riuscito ad affermare talmente, nel discorso politico europeo, da farlo  adottare dal Presidente Europeo Michel, dall’Alto rappresentante Borrell, dal Commissario Macron, dal Ministro tedesco Altmaier, da quello francese Le Maire e dalla ministra italiana Pisano. Concetto che altro non è se non la riedizione aggiornata del concetto giscardiano di “Europe Puissance”.

E, in effetti, il progetto europeo che noi stessi stiamo tentando di delineare, che comprende elementi di continuità storica, di federalismo integrale, di laicità non laicistica, di decisionismo, incorpora infiniti aspetti della  “ideologia francese” (il realismo politico, l’assertività, la fusione del civile e del militare, lo Stato culturale, la programmazione operativa, la “cospirazione nel pubblico interesse”, la Force de Frappe,  i Campioni Europei), anche se pretende di superarlo e di andare molto più in là..

Infatti, il nostro modello non può esaurirsi nello schema gollista-giscardiano, già obsoleto negli Anni ’70, ma oggi ulteriormente sminuito dalla persistenta mancata reazione europea alla caduta del Muro, alla Società della Sorveglianza, all’avanzata del Mondo Extraeuropeo…

Più che una Costituzione, ci vorrebbe una Dichiarazione d’ Indipendenza

1.Una Costituzione con i piedi di argilla

Purtroppo, il tentativo di scrivere la Costituzione Europea, anziché una risposta tempestiva a quelle nuove sfide, era stato l’ennesima dimostrazione di come le generazioni postbelliche, nonostante tutte le loro retoriche, non siano all’ altezza del compito immane, ma improrogabile, dell’Europa, di darsi il proprio specifico regime  per il XXI Secolo.

Innanzitutto, per la debolezza del loro impianto culturale, fondato su un bricolage “antologico” (l’“occasionalismo politico”) di slogans (democrazia, classicità, illuminismo, modernità), a cui non corrisponde una reale consapevolezza storico-filosofica, e, spesso, neppure un riscontro fattuale.

Basti ricordare che, come  messo in rilievo da Canfora, la citazione “in exergo” della Costituzione della frase di Tucidide che cita la democrazia è mistificante sotto moltissimi aspetti. Non soltanto perché la “democrazia” di Pericle, a cui Tucidide fa pronunziare la frase stessa, non ha praticamente nulla in comune con la nostra, ma poi anche perché Pericle stesso dice con quella frase che si tratta di un regime rifiutato da tutti gli altri Greci, e inoltre lo dice in modo ambiguo (“chiamiamo democrazia..”), lasciando intendere di non crederci neppure lui, e soprattutto che non ci credesse Tucidide.

Lo stesso equivoco per la classicità, che, come noto, non è certo fatta soltanto di statue di Fidia e di templi dorici, bensì anche dei misteri, dello spirito dionisiaco, della tragedia, del “Rex Nemorensis”…, e  per l’ Illuminismo, di cui fanno parte a tutti gli effetti la dissertazione  di Rousseau  per l’ Accademia di Digione, il “Despotisme de la Chine” di Quesnais e il “Rescrit de l’ empereur de la Chine” di Voltaire, oltre che la notissima “Dialettica dell’ Illuminismo” di Horkheimer e Adorno.

Quanto alla Modernità, la Costituzione di Giscard non teneva assolutamente conto, né della radicale critica nietzscheana, né della psicanalisi, né del pessimismo culturale, né della polemica da parte della Chiesa sull’ “Identità Cristiana”.

Nel collage della Costituzione giscardiana mancava il filo conduttore critico della Dialettica dell’ Illuminismo

2.Mancanza di un disegno istituzionale

L’Europa è certamente un campo di sperimentazione  vasto, accidentato e affascinante per il costituzionalismo del XXI Secolo. Intanto, per le sue radici poliedriche, che si risalgono fino a un federalismo tribale ancestrale che riemerge carsicamente nei secoli(ed oggi più che mai, con Brexit e Catalogna, Grecia e Turchia, Polonia e Ungheria, Russia e Ucraina, nordici e sovranisti..), che continua con una concezione pluralistica dell’ impero, e sbocca, oggi, finalmente, in una sostanziale ambiguità fra Occidente, America, Europa, Macroregioni, Stati Membri, Regioni europee..

La Costituzione approvata dalla Convenzione e bocciata nel 2005 dagli elettori non affrontava minimamente questa complessità, limitandosi a un abnorme “collage” (di 500 articoli ), di tutti gli atti normativi pregressi delle Comunità Europee (fossero essi di natura internazionale, soprannazionale, costituzionale, amministrativa o civilistica). Non si trattava certo di una “norma fondamentale”, bensì di un vero e proprio codice.

Né si poneva la questione giuridica della scelta fra una costituzione scritta e una costituzione consuetudinaria, come quelle inglese e israeliana, né quella di una necessaria rottura istituzionale (visto che aveva comunque la forma di un trattato, non già di una costituzione). Né, infine,  quella di una scelta filosofica, come quella che (anche qui, con non grande fiuto) avrebbe voluto Benedetto XVI (“autogoal”, questo, della Chiesa).

Sarebbe stata ben più efficace la Costituzione Europea scritta da Duccio Galimberti il primo giorno della Resistenza.

Infine, la Costituzione proposta non affrontava le grandi domande della costruzione europea: a chi spetta “decidere sullo Stato di Eccezione”(vedi Covid)? chi comanderà l’esercito europeo? come si garantisce la coerenza  fra le politiche economiche (vedi Recovery Fund, MES, SURE…)?…

La Costituzione del 2005 è uno dei molti esempi di ciò che l’ Europa non deve più ripetere, come farsi travolgere da questioni teologiche (come il Dictatus Papae, lo Scisma d’ Oriente, le Crociate e le Guerre di Religione), l’affermazione di una “Grande Nation” conquistatrice (Napoleone, Hitler), l’egemonia di una parte d’ Europa (l’”Arroganza Romano-Germanica” di Trubeckoj), sulle altre parti del Continente (Orientale, Mediterranea).

L’azione per di De Gaulle e di Giscard per l’indipendenza dell’ Europa era stata comunque fin troppo debole, tant’è vero che Friedman aveva scritto sull’ International Herald Tribune che non intaccavano gl’interessi strategici americani. Quella di Macron e di alcuni vertici dell’ Unione che lo seguono, come Michel, Borrell e Breton, rischia di esserlo altrettanto. .Oggi vediamo infatti che, dopo tante declamazioni sull’ “autonomia strategica dell’ Europa”,alcuni, come il leader PPE Manfred Weber, parlano già di “un’alleanza fra America ed Europa contro la Cina” proprio quando quest’ultima è divenuta il pr solo grazie al mercato cinese.

Nello stesso modo, Gaia-X, partita con l’idea di contrastare il Cloud-Act, viene di fatto in gran parte monopolizzata dai GAFAM.Come scrive  Clothilde Goujard su Wired, “La battaglia pià dura potrebbe essere quella all’ interno della Commissione,” dice Johan Bjerkem, analista dello European Policy Centre di Bruxelles. “La delega al digitale del francese Breton si sovrappone con quella del vice-presidente operativo, responsabile spremo per l’ antitrust, Margrethe Vestager, con più potere di Breton ed uno stile diverso-“…

I tentativi di ricostruire l’Europa sulla base dell’ attuale Unione si sono rivelati meno concreti di quelli dei profeti degli anni ’30 e ’40

3. Non ripetere gli stessi errori della Convenzione

La Conferenza, che Ursula von der Leyen aveva inserito nel suo programma nel 2018, e che avrebbe dovuto cominciare a Dubrovnik nel 2019, non s’è fatta neppure nel 2020, e non sembra che nessuno abbia alcuna fretta di farla.

In realtà, la neo-battezzata Unione Europea ha subito, dopo la bocciatura, nel 2005, della proposta di Costituzione, altre gravi sconfitte, come il fallimento dell’ allargamento alle Repubbliche ex sovietiche, la repressione in Catalogna, il superamento tecnologico ed economico da parte della Cina, la spartizione del Mediterraneo fra la Russia e le potenze islamiche, i dazi americani, la crisi Covid, l’ingestibilità del GDPR, la “Hard Brexit” e la ribellione dei Paesi di Visegràd.

Di fronte a questi fallimenti, nessuno ha fatto la necessaria autocritica, ed, invece, si continua a mantenere un tono trionfalistico senz’alcun riscontro nei fatti. “70 anni di pace”, “il livello di vita europeo”, l’”economia sociale di mercato”, “lo Stato di Diritto” sono formule vuote, a cui non corrisponde talvolta, nella UE, perfino nessuna concreta realtà.

Di fronte alle infinite guerre in cui siamo coinvolti (spesso nostro malgrado), all’invito sempre più pressante a predisporci a una guerra un po’ contro tutti a difesa dell’ “Occidente”, alla continua discesa del nostro PIL rispetto alla media mondiale, al capitalismo della sorveglianza, alle enormità costituite da Assange, dai “non cittadini” dei Paesi Baltici, dal Governo catalano in prigione, risulta impressionante come i vertici europei abbiano il coraggio di fare continuamente prediche a tutti gli altri Paesi del mondo senza curarsi di rimediare alle proprie pecche: “non guardare la pagliuzza nell’ occhio del vicino anziché la trave che c’è nel tuo!”

La Conferenza sul Futuro dell’ Europa dovrà scrivere una forma di Patto Costituzionale (non necessariamente una Costituzione, meglio una Dichiarazione d’Indipendenza), che affronti con occhio nuovo tutti questi temi, andando alla radice degli stessi, che sta nel carattere apocalittico della società postmoderna, che non può essere governata con i principi dell’era moderna, cioè industriale, bensì solo in un’ottica “catecontica”, come scriveva il compianto Pietro Barcellona.


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