PERCHE’ “DIVENTARE COME NOI”?

E “noi” chi?

L’articolo di Sergio Fabbrini sul Sole 24 Ore del 26 aprile ha messo a fuoco una questione tutt’altro che anodina, che addita addirittura un percorso per capire il perché della crisi , mondiale, ma soprattutto europea, nella quale stiamo vivendo.

Secondo Fabbrini, “per molto tempo si era ritenuto che, con gli aiuti economici, i ‘Paesi dell’ Est sarebbero ‘Divenuti come noi’. Bastava cambiare la struttura economica e una nuova sovrastruttura culturale sarebbe emersa. Il trionfo di Carlo Marx.”Invece, nota Fabbrini, “Obbligato a imitare l’Ovest, l’Est si è ribellato. Come ci ribella a un impero, per dirla con Zielonka.”

Fabbrini coglie nel segno quando riconosce nel progetto dell’ “Allargamento dell’ Unione” una radice deterministica di ascendenza marxiana, che ha fatto del mainstream europeo il vero erede del Diamat, il Materialismo Dialettico , ideologia ufficiale del PCUS e dei suoi satelliti.

Se non fosse stato per questo pregiudizio0 dell’ “establishment”, la suddetta evoluzione  avrebbe potuto e dovuto essere prevista. Una vera unificazione, quale quella che si vorrebbe realizzare per l’Europa,  presuppone una parità fra le sue parti, non già l’imposizione a tutti dei valori di una sua sola parte:l’Europa Occidentale. Quest’ultima  è stata radicalmente trasformata, negli ultimi 300 anni, dall’ influenza dell’ America (sulla Francia rivoluzionaria, sullo Zollverein tedesco, sull’Unione Europea,  sull’economia, sulle Chiese): all’ “Homo Hierarcicus”  si è sostituito l”Homo Aequalis” (Dumont); all’ Europa Cristiana, la religione politica dell’omologazione; alla libertà liberale, la dittatura del web. E’ l’Europa Occidentale che si è estraniata dall’ Europa storica, quella di Omero, Ippocrate, Eraclito, Socrate, Cesare, Augusto, SanPaolo, Federico di Svevia, Dante, Machiavelli, Matteo Ricci, Pascal, Voltaire, Napoleone, Nietzsche…. , per divenire un’appendice della Repubblica tecnologica americana.

Un’ unificazione dell’ Europa su un piede di parità fra Est e Ovest era stata anticipata dalla versione russa della Santa Alleanza – l’”Europa Nazione Cristiana”, incarnata in un documento firmato dai tre imperatori (russo, tedesco e austriaco) letto tutti gli anni in tutte le Chiese della Russia, e parallelo al “Christenheit oder Europa” di Novalis-. Inoltre, Alessandro I aveva incaricato Czartoryski e Novossiltsov di negoziare con l’ Inglese Pitt unnuovo equilibrio europeo ricalcato sui progetti d’integrazione di Sully e Saint-Pierre, espressamente menzionati nelle istruzioni a Novossiltsov. Ad essa si riferivano De Maistre nelle sue “Soirees de Saint-Petersbourg” e  Dostojevskij quando parlava della salvezza dell’ Europa per opera della Russia.

L’Europa Orientale era stata poi preservata nei suoi caratteri originari (soprattutto la “Pasionarnost’”, che la mantiene  pulsante al contrario dell’ Occidente cloroformizzato), prima, dai grandi imperi russo, tedesco, austriaco e ottomano, e, poi,  da ciò che Diego Fusaro ha chiamato “il Katèchon comunista”. Caduto il blocco dell’ Est, essa non è divenuta perciò una “terza America” (dopo la  seconda, l’Europa Occidentale), bensì ha riscoperto, mutatis mutandis,le proprie radici geopolitiche ancestrali: l’”etnogenesi” di Gumilev, il Kanun e la Bessa di Kadaré, il Bizantinismo di Leontijev, il Sarmatismo della Repubblica Lituano-Polacca, il Pannonismo di Herceg, il Panmongolismo di Vanbéry, l’Eurasiatismo di Trubeckoy,  la Romeossini di Theodorakis,il “Neo-Ottomanismo” di Davutoğlu.

Se,nel 1989, si fosse dato seguito alla Casa Comune Europea proposta da Gorbachev, si sarebbero evitate le guerre civili nell’ex Jugoslavia, nella ex URSS e in Romania, come pure l’incancrenirsi dei rapporti fra Est e Ovest in connessione con la Guerra in Ucraina, e l’attuale corsa generalizzata verso il riarmo e l’animosità esasperata fra i due campi. Nello stesso modo, si sarebbe accelerata l’integrazione dell’ Europa nel suo complesso. Non si è voluto perché applicare le regole “comunitarie” alle Istituzioni in un’ Europa allargata avrebbe comportato un netto predominio dell’ Oriente nel Parlamento, nel Consiglio e nella Commissione. Ma la democrazia va bene se vincono i “nostri”, non se vincono “gli altri”.

1.L’Oriente maggiore dell’ Occidente

L’Europa Orientale è più popolosa e più vasta, sotto ogni punto di vista,  di quella occidentale. Basti considerare la popolazione in milioni di abitanti:

Russia: 146

Kazakhstan: ~20.1

Ucraina 39.5

Belarus: ~9.1

Moldova: ~2.6

Romania: ~19.0

Paesi baltici: 6

Finlandia: ~5.6

Polonia: 37.8

Germania Centro-Orientale:16

Repubblica Ceca: ~10.9

Slovacchia: ~5.4

Ungheria: ~9.5

Slovenia: 2,1

Croazia: ~3.8

Austria: ~8.9

Balcani Occidentali: 14

Grecia: ~10.5

Bulgaria: ~6.4

Turchia~86

Cipro:1

Caucaso: 17.2

Totale: 483, 4, contro un totale, del continente Europeo, di 744

Due terzi degli Europei sono dunque “Europei Orientali”, con le tradizioni dei popoli delle steppe (germanici orientali, ugro-finnici, turchici, mongolici, tsigani, iranici, slavi), di imperi orientali (Unno, Avaro, Bizantino, Bulgaro, Ungherese,Turco ,  Russo, Austro-Ungarico, Prussiano, del 1°, 2° e 3° Reich), Repubbliche militari (ordine Teutonico, Polonia, Cosacchi), Islam (Bulgari del Volga,al-Andalus, Italia e Francia Meridionale,  Bosniaci, Albanesi, Pomiachi, Tartari).

Queste tradizioni sono tutt’altro che estranee anche all’ Europa Occidentale (Cristianesimo, Sarmatismo delle aristocrazie, nascita della filosofia medievale ebraica e cristiana  durante il millennio di Islam iberico). “Les Soirees de Sant Petersbourg” era stato scritto da De Maistre, filosofo savoiardo, primo ministro del Regno di Sardegna e ambasciatore di quest’ultimo press lo Zar. La Hasanaginica, in serbo-croato, attraverso Fortis, ispirò Goethe, Pushkin, Mérimée, Tommaseo  e altri, facendo, dei “canti illirici” un modello per il Romanticismo Europeo.

Buona parte della “cultura alta” europea è nata a Est della linea Lubecca-Salisburgo-Trieste: Omero, Ippocrate, Eschilo, Socrate, Platone, Aristotele, Erodoto, Paolo di Tarso, Giustiniano, Cirillo e Metodio, Rabbi Loew di Praga, Hus, Lutero, Bach, Mozart, Kant, Pushkin, Chopin, Ciajkovski, Nietzsche, Freud, Atatuerk e Hikmet…   

A partire dalla Rivoluzione Bolscevica, Mosca fu il faro della sinistra mondiale, e un’infinità di partiti socialcomunisti sul modello sovietico esercitò per decenni un ruolo centrale nella politica europea, fino a sfociare nell’ Eurocomunismo.

2. “Arroganza romano-germanica” (Trubeckoj) contro Perestrojka

Ne consegue che l’idea stessa di “allargamento” (così come è stato concepito dopo la caduta del Muro di Berlino) era, e continua ad essere, un progetto di colonialismo intra-europeo (“arroganza romano-germanica”), così come lo è, negli Stati Uniti il “White Privilege”(cioè il mantenimento dell’ egemonia WASP anche in presenza negli USA di una maggioranza non-white). Anzi, l’idea di “allargamento” era stata proprio l’estensione del White Privilege all’area eurasiatica. Non per nulla l’idea che, dell’ Unione Europea, esprimeva nella Grande Scacchiera Zbigniew Brzezinski, era che l’Unione Europea doveva costituire l’avamposto dell’ America in Eurasia. Concetto che è stato costantemente perseguito dal Deep State americano in seguito agl’insegnamenti di Brzezinski (Albright, Rice, Nuland, Blinken….).

A questo punto, si spiegano agevolmente  le vicende che hanno portato alla caduta dell’ URSS, al fallimento di Gorbachev, al periodo elziniano, all’ ascesa di Putin e alla nuova contrapposizione  fra Russia e Occidente. L’idea di Gorbachev era che un “Socialismo con il volto umano” avrebbe potuto coesistere con l’Europa Occidentale. La Perestrojka avrebbe contribuito a ravvicinare politica, cultura ed economia di Est ed Ovest, formando una “Casa Comune Europea”. In parallelo, la Turchia di Erdogan, abbandonate tanto le frenesie laicistiche delle precedenti dittature militari  kemaliste quanto l’integralismo islamico di Erbakan, avrebbe potuto operare in parallelo con il Russkij Konzervatizm di Putin. Invece, l’Occidente aveva in mente un altro scenario: la vittoria -su tutte le altre- della visione del mondo “occidentale” e l’imposizione dei modelli occidentali, sul modello della Germania Est, a cui era stata imposta la costituzione della Repubblica Federale.

Tutto ciò si reggeva sul mito secondo cui il Patto di Varsavia era caduto per la debolezza del sistema comunista rispetto alle economie di mercato.Invece,  la caduta del Muro di Berlino non era stata, in realtà, la vittoria dell’Occidente, bensì anche e soprattutto di Papa Giovanni Paolo II, dei Talibani che avevano cacciato i Sovietici dall’ Afghanistan, di Solidarnosc, un sindacato operaio, cattolico e nazionalista, dei Ceceni islamisti (la Qadiriyya è una delle Tariqat sunnite, retta tradizionalmente dalla dinastia dei Kadirov)… Il referendum del 1991 che viene continuamente citato come prova che tutta l’Ucraina era contraria alla continuità del rapporto con la Russia è un falso: la questione che era stata posta agli elettori dell’ URSS, e alla quale tutti avevano  risposto positivamente, era stata se essi volessero che l’URSS (cioè un’ unione di Stati solo apparentemente federale ma in realtà tenuta insieme forzosamente dal PCUS) fosse sostituita con una una “rinnovata federazione di Repubbliche uguali e sovrane”. Risultato: Il 76,4% dei votanti si era espressa a favore del “SÌ” alla conservazione dell’Unione. Questa avrebbe dovuto essere realizzata nella forma della “Comunità di Stati Indipendenti”, che richiamava già dal nome la Comunità Europee (con cui essa aspirava a integrarsi). Tuttavia, le leadership delle Repubbliche non diedero seguito, se non in modo fumoso,  all’ esito del referendum, e, con gli accordi di Belaveza, si decretò lo scioglimento unilaterale dell’ URSS da parte delle sue repubbliche slave.Si portò avanti,nei fatti,  il progetto occidentale di un’adesione per gradi, alla NATO e alle Comunità Europee, dei Paesi del Comecon, e solo dopo  di alcune repubbliche jugoslave e sovietiche, in modo da indebolire la forza negoziale dell’ Est verso l’ Ovest, il quale ultimo avrebbe mantenuto la propria egemonia sotto la guida degli USA. Tutto ciò mirando a garantire l’egemonia americana contro una possibile autonomia strategica di un blocco eurasiatico euro-russo-turco, quale avrebbe potuto nascere dagli sviluppi della Casa Comune Europea di Gorbachev.

Questo disegno occidentale  non risultò chiaro se non più tardi, ed è allora che nacque la volontà di molti di reagire, rafforzando l’Est Europa, come teorizzato da Orbàn, nelle varie forme delle Repubbliche secessioniste (Transnistria, Republika Srpska, Abhasia, Ossezia,Crimea, Donbass), del Gruppo di Visegràd, della Federazione Russa, del “Conservatorismo Russo”, del “Russkij Mir”, del  “Katèchon Settentrionale” di Dugin. Volontà che si manifestò plasticamente nella corsa dei carri armati russi dal Kossovo all’ Aeroporto di Prishtina, nel contrasto fulmineo all’attacco georgiano contro Tskhinval, nella rivolta del Donbass contro le truppe ucraine.

3.Fare rinascere la “Casa Comune Europea”

Oggi, l’originario progetto di Alessandro I, di Dostojevskij e di  Gorbachev, potrebbe ancora essere realizzato, nell’ ambito del Nuovo Ordine Mondiale sospinto dai BRICS. Le guerre di Ucraina e del Medio Oriente,  la reazione scomposta di Trump e la necessità di ripensare l’ Europa, hanno “riportato la palla in mezzo al campo”. Spetta ai veri “sovranisti europei” giocarla al meglio, creando una Europa che non sia la brutta copia dell’ America, bensì un punto di equilibrio delle culture del nostro Continente (nordica, orientale e mediterranea), contro il progetto post-umanistico della Singularity (di Kurzweil, Schmidt, Land,  Yarvin, Musk, Thiel e Karp), che sta facendo dell’ America lo strumento della propria vittoria, e, così, della fine dell’ Umanità.

In questo modo, la nuova Europa potrebbe veramente divenire, come presuntuosamente proponeva Ursula von der Leyen, il “Trendsetter of the Worldwide Debate” fra le Americhe, il mondo sinico, l’Islam, Israele e il Sud del Mondo, mediando fra i progetti per il futuro dell’ Umanità dei vari Stati-Civiltà, ovviamente diversi dalle aspirazioni europee, ma che dovranno  risultare alla fine conciliabili.

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