E intanto Trump ci aumenta i dazi.
1.Il ritiro delle truppe USA
Innanzitutto, è controintuitivo che un Paese occupante “minacci” di liberare il Paese occupato, e questo’ ultimo, anziché festeggiare, protesti.
E dire che le basi americane in Europa, e soprattutto quelle in Italia, sono per noi la più diabolica delle trappole, perché, ospitando, da un lato, centri direzionali e di ascolto come Napoli e Niscemi e, dall’ altro, testate nucleari americane (come Aviano, Ghedi e Gioia del Colle) sarebbero necessariamente, in caso di guerra mondiale, fra i primi bersagli degli avversari degli USA, senza costituire alcun deterrente contro un attacco all’ Italia. L’Italia non potrebbe che rallegrarsi del loro abbandono.
In secondo luogo, è altrettanto contraddittorio che Trump si dichiari così offeso dalla mancata autorizzazione all’ uso delle basi europee per la guerra in Iran (contrario allo spirito della NATO), e poi minacci, come reazione, di dismettere le stesse basi che si sono rivelate così poco utili per lui, ma che comunque servono alla proiezione di potenza degli USA.
Per questo motivo, non possiamo credere alla buona fede, né di Trump, né dei politici europei. Quest’ incredulità era già stata espressa da Franz Joseph Strauss ben 50 anni fa: “Non capisco perché 200 milioni di Americani debbano difendere 400 milioni di Europei da 300 milioni di Russi”.Gli faceva eco la battuta di Lord Ismay “Keep the Americans in, the Russians out, and the Germans down”) E questo, tanto più in quanto oggi gli Europei sono divenuti 500 milioni e i Russi 150, e gli Europei hanno speso, e continuano a spendere, per la difesa, molto più dei Russi. E, infine, i “Russi” di allora erano in realtà dei “Sovietici”, i quali, in primo luogo, erano comunisti, e, in secondo luogo, erano per metà centro-asiatici.Oggi, i Russi sono, come affermato da Putin, Europei a pieno titolo, e qualcuno ci dovrebbe spiegare perché sono stati osteggiati tanto più dei Sovietici.
In realtà, tanto i politici europei, quanto Trump, nascondono dei monumentali “arrière pensées”:
-I politici europei vogliono la presenza delle truppe americane perché sanno di rappresentare una minoranza degli Europei, che, senza la cappa di controlli ideologici, spionistici, politici, militari, polizieschi e finanziari, americani, verrebbero agevolmente rovesciati dagli Europei stessi. Per quanto la situazione vari da Paese a Paese, basti vedere che, in Italia, dove (situazione unica) vi è un partito nettamente dominante, FdI, anche quest’ultimo ha totalizzato, alle ultime elezioni, poco più di 7 milioni di voti su circa 45 milioni di aventi diritto, quindi poco più del 15%. E questo solo perché ci sono i cosiddetti “post-fascisti”, che, a torto o a ragione, non sono ancora identificati al 100% come facenti parte dell’ “establishment”(anche se ultimamente si stanno comportando come tali). Ancor peggiore la situazione in Francia, dove il Presidente della Repubblica è minoritario da molti anni, e ciononostante continua a governare. I governi ceco e bulgaro sono stati rovesciati, e quello rumeno sta per esserlo; Starmer, Merz, Sanchez, sono tutti sul piede di partenza. E’ ovvio che la presenza dei militari, ma soprattutto dei social e degli agenti segreti americani, costituisca per tutti loro una rassicurazione di sopravvivenza personale, almeno fisica.
-Quanto a Trump, sono molti anni che dice che gli Europei debbono provvedere essi stessi alla loro difesa, ma non ha la minima intenzione di permetterglielo, perché, il tal caso, l’Europa diverrebbe più importante degli USA, e ciò è esattamente ciò che la politica “MAGA” mira ad impedire. Intanto, ha annunziato l’aumento dei dazi contemporaneamente al ritiro delle truppe, e anche in concomitanza con il riaccendersi del braccio di ferro UE-Cina sulle joint ventures automobilistiche di Stellantis, BMW, Mercedes e Volkswagen. Infine, rilanciando un post che preannunzia una svolta filoamericana e anti-UE di Meloni, dimostra le sue vere intenzioni, che sono quelle di stringere, non già di allentare, la morsa americana sull’ Europa.
Come uscire da quest’ Impasse?
2.I nuovi dazi americani
La Commissione Europea si è limitata a una formula diplomatica, affermando di riservarsi “ogni possibilità di azione per tutelare i propri interessi”. L’accordo ‘violato’ secondo Trump (l’”Accordo di Turnberry“) risale allo scorso luglio, quando Trump e Ursula von der Leyen si erano stretti la mano, metaforicamente, in un campo da golf scozzese (di proprietà del Tycoon). L’intesa prevedeva una tariffa del 15 per cento sulla maggior parte delle merci europee verso gli Stati Uniti, in cambio di maggiori acquisti europei di energia e armamenti americani. L’Europa aveva accolto l’accordo con sollievo: seppure immotivati dazi al 15% non erano la fine del mondo, insomma sembrava la fine della guerra dei dazi.
La fragilità di quell’equilibrio era emersa però con chiarezza a febbraio 2026, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva colpito il cuore dell’intera costruzione. Con una sentenza tanto giuridicamente rilevante quanto politicamente clamorosa, i giudici avevano stabilito che Trump non aveva l’autorità legale per dichiarare un’emergenza economica e imporre tariffe sulle merci europee. Da quel momento, l’accordo di Turnberry era entrato in una zona grigia. Le tariffe erano scese al 10 per cento, l’amministrazione americana cercò di riorganizzare il quadro, ma il fondamento normativo era ormai incrinato.
3.Il problema non è Trump: è l’Unione Europea
Il problema non è che Trump abbia deciso di alzare i dazi in modo illegale, cioè violando la sentenza della Corte Suprema americana. Prima o poi sarebbe accaduto comunque. La questione riguarda l’ incapacità europea di rispondere in modo coercitivo e credibile, tanto sulla NATO, quanto sui dazi. Alzare dazi di ritorsione contro gli Stati Uniti richiederebbe infatti mettere d’accordo ventisette governi con interessi divergenti, con diversi gradi di esposizione commerciale verso Washington, e con diversi calcoli interni sul costo elettorale di uno scontro aperto con Trump. La Germania non vuole sacrificare il mercato americano per le sue auto; i paesi dell’Europa orientale non vogliono irritare l’alleato da cui dipende la loro sicurezza; e alcuni governi, come quello italiano, hanno coltivato un legame personale o ideologico con l’amministrazione Trump che rende ancora più difficile il passaggio dalla protesta diplomatica alla rappresaglia economica.Quanto alla NATO, basterebbe invocare l’applicazione dei Trattati NATO, che non prevedono operazioni “out of area”.
Purtroppo, cumulando le pressioni di Trump sulla difesa, sui dazi e sul digitale, l’ Europa rischia di risultare ancora più indebolita di quanto già lo sia. E ancor più povera, perché i cedimenti su questi fronti si traducono immediatamente in aumenti di costi, riduzione di mercati e margini, maggiore controllo da parte americana.
In realtà, basterebbe colpire gli USA in qualche loro interesse vitale (una stretta sui GAFAM, su Israele, sulle testate nucleari, le collaborazioni con la Cina), e Trump sarebbe costretto a cedere sui dazi (e/o su altro), ma l’attuale classe politica europea (e non solo Giorgia Meloni) non ha il coraggio di adottare semplicissimi provvedimenti di ritorsione sui tre fronti, perché per la propria stessa sopravvivenza (pensiamo a Olivetti, Mario Tschu, Mattei, Moro, oppure anche Mossadeq, Kennedy, Saddam, Carrero Blanco, Herrhausen,Gheddafi, Bin Laden, Maduro, Ali Khamenei). Inoltre, la destabilizzazione dell’attuale classe dirigente annunziata dai BRICS (in particolare con l’ultimatum di Lavrov del 2021) è un per loro pericolo reale, che spaventa chi oggi detiene il potere , giustificando l’ossessione anti-russa.
Per altro, purtroppo, una volontà politica per opporsi all’ America potrebbe provenire oggi, all’ Europa, solo dall’ esterno.
4.La Costituzione Europea, uno pseudo-problema
Molti sostengono che, per dare all’ Europa più capacità decisionale, occorrerebbe fare leva su una Costituzione Europea fondata sul “patriottismo della costituzione”. Premesso che oggi le questioni più importanti non si decidono in grandi consessi come il Consiglio Europeo, bensì in piccoli vertici informali (“coalizioni”), e quindi qualunque modifica istituzionale servirebbe a poco, Maffettone, su “La Stampa” del 3 maggio,ha scritto giustamente che “da Nizza,anno 2000, alle ratifiche mancate del 2005 in Francia e in Olanda, c’è tutto un trend che tende a costituzionalizzare l’ Europa e non ci riesce.” Non si capisce però perché Maffettone insista a dire che “Bisogna far sì che il popolo sia convinto del bisogno di avere una Costituzione”.A parte che questa frase fa capire quanto siano “democratici” gl’intellettuali “mainstream”, ci domandiamo soprattutto: “Ma perché”? Intanto, gli Stati non sono mai nati perché “il popolo” ne fosse convinto, bensì perché imposti, con una o più guerre, da una minoranza: dagli Stati Uniti,alla Grecia, al Belgio, all’ Italia, alla Germania, ecc…In secondo luogo, non hanno bisogno di una Costituzione in senso formale (anche se hanno sempre una “costituzione materiale”). Il Regno Unito e Israele ne fanno tranquillamente a meno. Esistono “Ye Olde Laws of England”, le sentenze delle corti supreme, le Conventions of the Constitution, la Dichiarazione d’indipendenza dall’ Inghilterra, la Torà…L’idea che ogni Stato debba avere una Costituzione in senso formale è un’ennesima idea imposta dall’ America. L’Europa di domani dovrebbe invece avere una sua “costituzione materiale”, edificata completando le sue strutture tradizionali, ed evitando di costituzionalizzare” dei principi astratti e inapplicabili, come hanno fatto tutte le Costituzioni moderne.
Sempre seguendo l’articolo di Maffettone, è sacrosantamente vero che i popoli rifiutano l’integrazione europea perché essa si manifesta nella forma di una “iperglobalizzazione”. I “popoli” sono legati al locale, alle tradizioni, al “particulare”. Non ha senso costringerli a condividere scelte di largo respiro, come quelle sul futuro del mondo. A questo ci pensano, e ci hanno sempre pensato, le “élites”. Oggi,però, ci sono in Europa delle pseudo-élites (oclocrazie ) “occidentali” che impongono agli Europei l’”iperglobalizzazione” post-umanistica (razionalismo, internazionalismo, informatica, intelligenza artificiale) perché sono marionette del Complesso Informatico-Militare americano, il quale persegue un progetto ben preciso, la “Singularity Tecnologica” attraverso l’”America-Mondo”(Valladao) e il suo “tecno-fascismo”. “I popoli” non potrebbero che rifiutare questo progetto, ma manca loro un’élite europea anti-Singularity che sappia condurre la lotta contro l’”America-Mondo”, e, in tal modo, guadagnarsi la fiducia dei popoli d’ Europa, ch’ essa dovrebbe guidare verso una nuova “costituzione materiale”, diversa e antagonistica rispetto a quella dell’attuale “America-Mondo”!.
Tuttavia, neppure l’attuale identificazione dell’ “establishment” europeo con il “Wokismo” internazionale aiuta la creazione di questa nuova “élite”, perché, anzi, potrebbe permettere al movimento “MAGA” di proporsi come il vero sostenitore dell’“Identità Europea”(così come pretenderebbero per esempio Rubio e Thiel). S’ impone più che mai un urgente compito di chiarimento culturale.



