TURANDOT

un’identità europea ed eurasiatica

Il nostro punto di partenza è la riflessione senza pregiudizi sulla cultura europea. Al di là della retorica, essa costituisce davvero l’unica base solida della nostra identità e della nostra progettualità politica. Peccato che il movimento mainstream che ha dominato di fatto, a partire dal II dopoguerra, il discorso sull’integrazione europea, sia stato quel funzionalismo che parte dall’idea che quest’ultima sia solamente una questione di “funzioni” politico-economiche, le quali, attraverso una sorta di “piano inclinato”(la “teoria dello sviluppo” di Rostow), comunicherebbero l’unica direzione di marcia -quella della globalizzazione-.

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In tal modo, la ricchissima tradizione culturale europea, inscindibilmente legata alle antiche idee d’integrazione (greco-romane, medievali e illuministiche), è stata umiliata dal “pensiero unico” della teo-tecnocrazia occidentalistica, e scacciata dalle politiche europee. Si sono così ripudiati i grandi critici europei della Modernità (Kierkegaard, Nietzsche, Spengler, St.-Exupéry, Weil, Huxley, Burgess), accusati di essere dei “cattivi maestri, distruttori della Ragione”; si sono messi in sordina perfino i classici della letteratura e della filosofia (Machiavelli, Cartesio, Pascal, Alfieri, Goethe, Leopardi, Baudelaire, Freud, Jung, Weber), rei di avere guardato con distacco ai miti occidentali; si sono mistificate le opere dei classici e dei teologi cristiani (la Bibbia, Ippocrate, Erodoto, Socrate, Aristotele, San Paolo e Sant’Agostino), e del pensiero ebraico e islamico (Maimonide, Averroè, Ibn Haldun, Eisenstadt),indico e sinico (i Veda e l’ Avesta, Gilgamesh e il Do De Jing, Buddha e Confucio), ed euro-americano (Boaz e Herskovich, Elliot e Pound), per presentare, quale unica cultura europea, e perfino mondiale, una sbiadita narrazione tecnocratica derivante da una lettura distorta di alcuni pochi autori (Montesquieu, Kant, Einaudi, Gramsci, Rostow).

Giustamente gl’intellettuali stanno insorgendo un po’ in tutti i Paesi contro questa sempre più massiccia tirannide culturale (una “cancel culture” europea). Per parte nostra, crediamo che il modo migliore di partecipare a questa lotta sia fornire a tutti quei collegamenti concettuale che permettano loro di leggere in presa diretta le culture fondamentali per la nostra conoscenza dell’ Europa, come pure i dati che permettono di comprendere il loro contesto multicentrico.

Collegamenti

http://www.fahamu.org/

http://www.martinjacques.com/articles

https://danielabell.com/

https://sinosphere.blogs.nytimes.com/

https://www.eurasia-rivista.com/dal-bipolarismo-al-multipolarismo/

Fareed Zakaria