La partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, “snobbata” in Italia, costituisce invece da sempre un aspetto di forza del sistema industriale tedesco.
Se ne è parlato venerdì 16 al Circolo della Stampa di Torino, sotto gli auspici delI’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, anche in seguito a vicende come l’applicazione alla Lamborghini del modello tedesco del Gruppo Volkswagen, e a forme di partecipazione dei lavoratori all’ azionariato della FCA (americana).
l modello tedesco d’impresa (Betriebsverfassung) costituisce la realizzazione pratica della concezione istituzionale dell’ impresa, l’esatto opposto della visione assolutamente privatistica. La “Costituzione d’impresa” realizza pertanto il principio che l’impresa non sia solo degli Shareholders (gli azionisti), bensì di tutti gli “Stakeholders”. Ne consegue che le imprese soggette allo Statuto d’Impresa, specie a quello nella sua forma più pura (il “Modello dell’industria Carbosiderurgica”) sono rette da un consiglio che comprende rappresentanti degli azionisti, dei lavoratori (dai dirigenti agli operai) e dello Stato. Grazie a questo modello, nessuna delle operazioni che hanno distrutto le imprese di tutta Europa (finanziarizzazione, svuotamento, delocalizzazione) sono state possibili in Germania.
1.L’avanzare dell’ informatizzazione
Certamente, nei prossimi anni, ogni forma di partecipazione dei lavoratori correrà il rischio di venire ridimensionata dalla perdita di peso del manifatturiero e dalla robotizzazione del lavoro, che renderà apparentemente meno acuta la questione della rappresentanza di larghe masse di lavoratori.
In realtà, le esigenze che erano state alla base della partecipazione dei lavoratori nel passato lo saranno ancor più nel futuro, quando, da un lato, vi sarà ancor più forte l’esigenza della tutela di masse sempre più precarizzate, e, dall’ altro, con la robotizzazione, le competenze e le responsabilità dei lavoratori s’ incrementeranno a dismisura. Infatti, qualunque attività, dalla pianificazione strategica alla pulizia delle strade, dalla legislazione ai lavori domestici, dalla sanità all’insegnamento, dalla difesa alla banca, dall’editoria alla guida, sarà svolta in forma informatizzata, e, quindi, gli addetti, dai manager ai manovali, saranno di fatto dei numerosissimi manutentori di sistemi informatici complessi (Governi, Ministeri, Eserciti, Enti locali, Imprese, servizi pubblici e culturali, complessi abitativi), le cui attività avranno un impatto enorme sugl’interessi generali della società, essendo essenziali bancomat, dai metro all’amministrazione pubblica online), e i relativi dati; gl’imprenditori informatici, che sono più che altro dei mediatori fra tecnici ultra-specializzati e le grandi organizzazioni clienti e/o finanziatrici (grandi imprese, agenzie pubbliche, Enti di ricerca, eserciti); un’Amministrazione pubblica che in pratica orienta e dirige le politiche delle imprese informatiche attraverso la gestione dei “bandi” pubblici per la ricerca; la politica, che destina gl’ ingenti fondi, contratti ed esenzioni che caratterizzano il settore informatico (DARPA, fondi europei, cyberguerra, tax rulings). Il tutto con una quantità di problemi tecnici, etici, politici, sociali, psicologici senza porecedenti, studiati nel dettaglio da Nick Bostrom.
2.Uno Jus activae civitatis
In una situazione di questo tipo, tanto le imprese informatiche quanto i lavoratori assumono la funzione di esercenti di un pubblico servizio, dotati delle corrispondenti responsabilità, ma anche di corrispondenti diritti.
Dato che buona parte dell’infrastruttura informatica è finanziata, in tutto o in parte, da fondi pubblici, sarebbe giusto che, come nell’ industria carbosiderurgica tedesca, le attività informatiche (vale a dire in un prossimo futuro, tutte le attività economiche), fossero gestite insieme da tutti gli stakeholders. Sarebbe perciò logico che i lavoratori che di fatto faranno funzionare da soli intere banche e interi ospedali come pure il settore pubblico, che finanzia bene o male tutta l’industria informatica, abbiano il diritto di avere loro rappresentanti nei relativi consigli di amministrazione, e/o di sorveglianza.
La riduzione di mano d’opera apparentemente provocata dalla maggiore produttività delle attività automatizzate sarà compensata dall’enorme fabbisogno di funzioni ideative (teorici sociali), politiche (decisori istituzionali),di progettazione (studiosi di informatica), di controllo (comitati etici, servizi di manutenzione), di produzione (imprenditori elettronici), di coordinamento (comitati internazionali e/o interministeriali), di studio (sistema scolastico), di sicurezza (cybersecurity, intelligence), di garanzia (legislatori e giudici specializzati), di gestione (amministratori), ecc…
Tutto questo processo non può ovviamente essere lasciato alla libera discrezionalità del Complesso Informatico-Militare, che, come dimostrato dai casi Wikileaks, Dataleaks, Vault 7, Taxleaks, Schrems, antitrust, braccialetti elettronici, ecc.. tende ad abusarne in modo abnorme, ed, anzi, non può non farlo per una tendenza insista nel sistema.
Gli strumenti tecnici, giuridici e politici attualmente esistenti (tutela costituzionale, diritto militare e internazionale, diritto fiscale, diritto antitrust, diritto della privacy, diritto del lavoro) sono assolutamente inefficaci a coprire questi fenomeni nuovi. Nell’ elaborare le nuove regole, occorrerà, almeno per ciò che riguarda l’ Europa, attenersi al principio di sussidiarietà, con la massima tutela del singolo lavoratore sia dal punto di vista economico che dal punto di vista dei poteri di gestione e rappresentanza; con una grande flessibilità degl’imprenditori informatici, con un ruolo importante delle Autorità locali, un diritto sociale inderogabile e la tutela inflessibile della tutela degl’interessi e della sovranità dell’ Europa.
L’Europa è particolarmente arretrata in tutti questi settori, e dovrebbe studiare fin da subito una programmazione a lungo termine dell’ intero processo, dibattendo al più presto le adeguate politiche, creando senza indugio Istituzioni dedicate, iniziando ad operare a breve, implementando il modello a medio-breve, in modo da poter partecipare a medio termine alle necessarie attività internazionali, con l’obiettivo di divenire a medio-lungo un modello, e, a lungo termine ,un Paese leader in questo campo.
